CHRISTABEL PREFAZIONE
La prima parte del poema che segue fu scritta
nell’anno 1797, a Stowey, nella contea del Somerset. La
seconda parte, dopo il mio ritorno dalla Germania, nell’anno
1800, a Keswick, nel Cumberland. È probabile che, se il
poema fosse stato compiuto in uno dei periodi anteriori, o 5
se anche solo la prima e la seconda parte fossero uscite
nell’anno 1800, l’impressione della sua originalità sarebbe
stata assai maggiore di quanta io osi ora attendermene. Ma di questo
non ho da incolpare che la mia indolenza. Le date sono
menzionate al solo scopo di prevenire accuse di 10
plagio o di servile imitazione a mio carico. Poiché v’è
fra noi una schiera di critici i quali paiono ritenere che ogni
pensiero e ogni immagine possibili siano tradizionali; che non hanno
idea che esistano al mondo cose quali le fonti,
piccole tanto quanto grandi; e che perciò caritatevolmente 15
farebbero derivare ogni ruscello che vedono scorrere da una falla
praticata nella cisterna di qualcun altro. Sono certo, tuttavia,
che, per quanto concerne il presente poema, i celebrati
poeti che potrei essere sospettato di avere
imitato, o in passi particolari, o nel tono e nello 20
spirito dell’insieme, sarebbero tra i primi a scagionarmi
dall’accusa, e che, a ogni notevole coincidenza,
mi consentirebbero di rivolgere loro questa versione in rima zoppa
di due esametri latini monacali.
È mio, ed è del pari vostro; 25
ma se questo non basta,
sia mio, buon amico! ché io
sono il più povero dei due.
Non mi resta che aggiungere che il metro di Christabel non è,
propriamente parlando, irregolare, per quanto possa sembrarlo, 30
essendo fondato su un principio nuovo: quello, cioè, di contare
in ciascun verso gli accenti, non le sillabe. Benché queste ultime
possano variare da sette a dodici, in ciascun verso gli accenti
risulteranno essere soltanto quattro. Nondimeno, questa occasionale
variazione nel numero delle sillabe non è introdotta a capriccio, 35
o per meri fini di comodità, ma in corrispondenza
con qualche transizione nella natura delle immagini o della passione.

CHRISTABELPARTE I
È mezza notte: del castello lo dice l’orologio,
e i gufi hanno destato il gallo che canta;
Tu — whit! —— Tu — whoo!
E ascolta, ancora! il gallo che canta,
com’è assonnato il suo verso. 5
Sir Leoline, il Barone ricco,
ha una mastina vecchia e sdentata;
dal suo canile sotto la roccia
essa risponde all’orologio,
quattro rintocchi per i quarti, e dodici per l’ora; 10
sempre e per sempre, con sole e con pioggia,
sedici brevi ululati, non troppo forti;
c’è chi dice che veda il sudario della mia signora.
È fredda e buia la notte?
La notte è fredda, ma non buia. 15
La nube grigia e sottile è distesa lassù,
copre ma non nasconde il cielo.
La luna è dietro, ed è piena;
eppure appare piccola e smorta.
La notte è fredda, la nube è grigia: 20
manca un mese al mese di maggio,
e la Primavera sale lenta per questa via.
La bella dama, Christabel,
che il padre suo ama tanto bene,
che cosa la tiene nel bosco così tardi, 25
a un tiro di sasso dal cancello del castello?
Ebbe sogni per tutta la notte scorsa
del cavaliere a lei promesso;
e nel bosco di mezzanotte pregherà
per la salvezza del suo amante lontano. 30
Avanzò furtiva, non disse nulla,
i sospiri che trasse erano lievi e bassi,
e nulla era verde sulla quercia
se non muschio e vischio rarissimo:
s’inginocchia sotto l’enorme quercia, 35
e in silenzio prega.
La dama balzò in piedi d’un tratto,
la bella dama, Christabel!
Gemeva vicino, vicino quanto si può,
ma che cosa sia lei non sa dire. — 40
Dall’altro lato pare venire,
della vecchia quercia dal petto largo e immenso.
La notte è fredda; la foresta è spoglia;
è il vento che geme desolato?
Non c’è vento abbastanza nell’aria 45
per scostare il ricciolo inanellato
dalla guancia della bella dama —
non c’è vento abbastanza per far girare
l’unica foglia rossa, l’ultima del suo clan,
che danza ogni volta che danzare le riesce, 50
appesa così lieve, e appesa così in alto,
sul ramoscello più alto che guarda il cielo.
Taci, cuore che batti di Christabel!
Gesù, Maria, proteggetela bene!
Incrociò le braccia sotto il mantello, 55
e sgusciò dall’altro lato della quercia.
Che cosa vede là?
Là vede una damigella lucente,
vestita d’una veste di seta bianca,
che ombrosa splendeva al chiaro di luna: 60
il collo che faceva smorta quella veste bianca,
il suo collo altero, e le braccia erano nude;
i piedi dalle vene azzurre erano scalzi,
e selvaggiamente brillavano qua e là
le gemme impigliate nei suoi capelli. 65
Credo che fosse spaventoso vedere là
una dama vestita così riccamente —
bella oltre ogni misura!
Maria madre, salvami adesso!
(disse Christabel,) E tu chi sei? 70
La dama straniera diede degna risposta,
e la sua voce era fioca e dolce: —
Abbi pietà del mio duro affanno,
a stento posso parlare per la stanchezza:
stendi la tua mano, e non aver paura! 75
Disse Christabel: come sei giunta qui?
E la dama, la cui voce era fioca e dolce,
così proseguì la sua degna risposta: —
Mio padre è di nobile stirpe,
e il mio nome è Geraldine: 80
cinque guerrieri mi presero ieri mattina,
me, proprio me, fanciulla derelitta:
soffocarono le mie grida con forza e terrore,
e mi legarono su un palafreno bianco.
Il palafreno era veloce come il vento, 85
e loro cavalcavano furiosi dietro.
Spronavano a più non posso, i loro destrieri erano bianchi:
e una volta attraversammo l’ombra della notte.
Com’è certo che il Cielo mi salverà,
non ho idea di che uomini fossero; 90
né so quanto tempo sia passato
(ché son giaciuta rapita, io credo)
da quando uno, il più alto dei cinque,
mi tolse dalla groppa del palafreno,
donna sfinita, appena viva. 95
Qualche parola bisbigliata dissero i suoi compagni:
mi depose sotto questa quercia;
giurò che sarebbero tornati in fretta;
dove siano andati non so dire —
mi parve di udire, pochi minuti fa, 100
suoni come d’una campana di castello.
Stendi la tua mano (così ella finì),
e aiuta a fuggire una misera fanciulla.
Allora Christabel stese la mano,
e confortò la bella Geraldine: 105
O bene, splendida dama! tu puoi disporre
del servizio di Sir Leoline;
e volentieri la nostra salda cavalleria
egli manderà, e amici insieme,
a guidarti e a proteggerti salva e libera 110
a casa, nella sala del tuo nobile padre.
Ella si alzò: e avanti passarono con passi
che si sforzavano d’essere, e non erano, veloci.
Le sue stelle benigne la dama benedisse,
e così proseguì la dolce Christabel: 115
Tutta la nostra casa riposa,
la sala silenziosa come la cella;
Sir Leoline è debole di salute,
e non è bene che venga svegliato,
ma noi ci muoveremo come di soppiatto, 120
e imploro la tua cortesia:
questa notte, di dividere con me il giaciglio.
Varcarono il fossato, e Christabel
prese la chiave che entrava bene;
una porticina aprì di colpo, 125
proprio nel mezzo del portone;
il portone ferrato dentro e fuori,
donde un esercito in ordine di battaglia era uscito.
La dama si accasciò, forse per il dolore,
e Christabel con tutte le sue forze 130
la sollevò, peso sfinito,
oltre la soglia del portone:
poi la dama si alzò di nuovo,
e si mosse, come non provasse dolore.
Così libere dal pericolo, libere dalla paura, 135
attraversarono la corte: ben liete erano.
E Christabel devotamente esclamò
alla dama che le stava al fianco:
Lodiamo la Vergine tutta divina
che ti ha salvata dal tuo affanno! 140
Ahimè, ahimè! disse Geraldine,
non posso parlare per la stanchezza.
Così libere dal pericolo, libere dalla paura,
attraversarono la corte: ben liete erano.
Fuori dal suo canile, la mastina vecchia 145
giaceva addormentata, nel freddo lume di luna.
La mastina vecchia non si svegliò,
eppure un gemito adirato levò!
E che cosa può avere la mastina?
Mai fino a ora aveva gettato un urlo 150
sotto lo sguardo di Christabel.
Forse è lo stridere della civetta:
ché cosa può avere la mastina?
Passarono la sala, che ancora echeggia,
per lieve che sia il passo che vi posi! 155
I tizzoni erano bassi, i tizzoni morivano,
giacendo tra le loro bianche ceneri;
ma quando la dama passò, venne
una lingua di luce, un guizzo di fiamma;
e Christabel vide l’occhio della dama, 160
e nient’altro vide a quel bagliore,
salvo l’umbone dello scudo dell’alto Sir Leoline,
che pendeva in una vecchia nicchia buia nel muro.
Oh cammina piano, disse Christabel,
mio padre di rado dorme bene. 165
La dolce Christabel si scalza i piedi,
e gelose dell’aria che ascolta
rubano il cammino di scala in scala,
ora nel barlume, e ora nel buio,
e ora passano la stanza del Barone, 170
immobili come la morte, col fiato soffocato!
E ora hanno raggiunto la porta della sua camera;
e ora Geraldine preme
i giunchi del pavimento della camera.
La luna splende fioca all’aria aperta, 175
e non un raggio entra qui dentro.
Ma esse senza la sua luce vedono
la camera intagliata così stranamente,
intagliata con figure strane e dolci,
tutte nate dalla mente dell’intagliatore, 180
degne d’una camera di dama:
la lampada dalla doppia catena d’argento
è fissata ai piedi d’un angelo.
La lampada d’argento arde spenta e fioca;
ma Christabel ravviverà la lampada. 185
Ravvivò la lampada, e la fece splendere,
e la lasciò oscillare avanti e indietro,
mentre Geraldine, in misero stato,
si accasciò sul pavimento là sotto.
O dama sfinita, Geraldine, 190
ti prego, bevi questo vino cordiale!
È un vino di virtuose potenze;
mia madre lo fece di fiori selvatici.
E avrà pietà di me tua madre,
che sono una fanciulla derelitta? 195
Christabel rispose — Povera me!
Ella morì nell’ora in cui io nacqui.
Ho udito il frate dai capelli grigi raccontare
come sul letto di morte ella disse
che avrebbe udito la campana del castello 200
battere dodici il giorno delle mie nozze.
O madre cara! foss’tu qui!
Lo vorrei, disse Geraldine, che ci fosse!
Ma subito con voce mutata, disse —
‘Via, madre errante! Struggiti e consumati! 205
ho il potere di comandarti la fuga.’
Ahimè! che cos’ha la povera Geraldine?
Perché fissa con occhio sconvolto?
Può scorgere i morti senza corpo?
E perché con voce cava grida, 210
‘Via, donna, via! quest’ora è mia —
benché tu sia il suo spirito custode,
via, donna, via! a me è stata concessa.’
Allora Christabel s’inginocchiò al fianco della dama,
e alzò al cielo i suoi occhi così azzurri — 215
Ahimè! disse, questa cavalcata spettrale —
cara dama! ti ha smarrita la mente!
La dama si asciugò la fronte umida e fredda,
e fiocamente disse: ‘ora è passato!’
Di nuovo bevve il vino dei fiori selvatici: 220
i suoi grandi occhi chiari presero a brillare,
e dal pavimento su cui era caduta,
l’altera dama si drizzò in piedi:
era bellissima a vedersi,
come una dama d’un paese lontano. 225
E così l’altera dama parlò —
‘Tutti coloro che vivono nell’alto cielo
ti amano, santa Christabel!
E tu ami loro, e per amor loro
e per il bene che a me è toccato, 230
anch’io nel mio grado tenterò,
bella fanciulla, di ricompensarti bene.
Ma ora spògliati; ché io
devo pregare, prima di coricarmi.’
Disse Christabel: Così sia! 235
E come la dama ordinò, così fece.
Le sue membra gentili spogliò,
e si distese nella sua bellezza.
Ma per la sua mente di gioia e di pena
tanti pensieri andavano avanti e indietro, 240
che vano era chiudere le palpebre;
così a mezzo dal letto si levò,
e sul gomito si appoggiò
per guardare la dama Geraldine.
Sotto la lampada la dama si chinò, 245
e lentamente girò intorno gli occhi;
poi traendo il fiato con forza,
come chi rabbrividisce, sciolse
la cintura da sotto il seno:
la sua veste di seta, e la sottoveste, 250
caddero ai suoi piedi, e in piena vista,
ecco! il suo petto e metà del suo fianco —
una vista da sognare, non da dire!
Oh proteggetela! proteggete la dolce Christabel!
Eppure Geraldine non parla né si muove; 255
ah! che sguardo colpito era il suo!
Dal fondo di sé pare a mezzo
sollevare un peso con prova malata,
e guarda la fanciulla e cerca indugio;
poi d’un tratto, come chi è sfidato, 260
si ricompone in disprezzo e orgoglio,
e si distese al fianco della Fanciulla! —
E fra le braccia la fanciulla prese,
ahi, giorno funesto!
e con voce bassa e sguardo dolente 265
queste parole disse:
‘Nel tocco di questo seno opera un incantesimo,
che è signore della tua parola, Christabel!
Tu lo sai stanotte, e lo saprai domani,
questo marchio della mia vergogna, questo sigillo del mio dolore; 270
ma invano tu combatti,
ché questo è solo in
tuo potere dichiarare:
che nella cupa foresta
udisti un basso gemito, 275
e trovasti una dama lucente, di bellezza suprema;
e la portasti a casa con te in amore e in carità,
a proteggerla e a riparare lei dall’aria umida.’

CHRISTABEL LA CONCLUSIONE DELLA PARTE I
Era una dolce vista, vedere
la dama Christabel, quando ella 280
pregava presso la vecchia quercia.
Fra le ombre frastagliate
di rami muschiosi e spogli,
inginocchiata al chiaro di luna,
a fare i suoi miti voti; 285
le esili palme strette insieme,
che a tratti le si alzavano sul petto;
il volto rassegnato a gioia o a sventura —
il volto, oh, dillo bello e non pallido,
e gli occhi azzurri più lucenti che chiari, 290
ciascuno lì lì per avere una lacrima.
A occhi aperti (ahimè, che pena!)
dormiva, e sognava paurosamente,
paurosamente sognando, eppure, io credo,
sognando quello soltanto, che è — 295
oh dolore e vergogna! Può essere lei,
la dama che s’inginocchiò alla vecchia quercia?
Ed ecco! l’artefice di questi mali,
che tiene la fanciulla fra le braccia,
sembra dormire quieta e mite, 300
come una madre col suo bambino.
Una stella è tramontata, una stella è sorta,
oh Geraldine! da quando le tue braccia
sono state la prigione della bella dama.
Oh Geraldine! un’ora fu tua — 305
hai avuto il tuo volere! Per lago e ruscello,
della notte gli uccelli tacquero quell’ora intera.
Ma ora esultano di nuovo,
da rupe e da torre, tu — whoo! tu — whoo!
Tu — whoo! tu — whoo! da bosco e da brughiera! 310
E guarda! la dama Christabel
si raccoglie fuori dal suo rapimento;
le membra si allentano, il suo volto
si fa triste e mite; le lisce palpebre sottili
si chiudono sugli occhi; ed ella versa lacrime — 315
grandi lacrime che lasciano lucide le ciglia!
E spesso, intanto, sembra sorridere
come i bimbi a una luce improvvisa!
Sì, ella sorride, ed ella piange,
come una giovane eremita, 320
bella dentro un deserto,
che, pregando sempre, prega nel sonno.
E, se si muove inquieta,
forse non è che il sangue così libero
che rifluisce e le formicola nei piedi. 325
Senza dubbio ha una dolce visione.
E se fosse il suo spirito custode,
e se sentisse la madre vicina?
Ma questo ella sa, fra gioie e pene,
che i santi soccorrono se gli uomini chiamano: 330
ché il cielo azzurro si curva su tutti!
1797.

CHRISTABEL PARTE II
Ogni campana mattutina, dice il Barone,
Rintocca e ci rende a un mondo di morte.
Queste parole Sir Leoline disse per primo,
Quando si levò e trovò morta la sua dama: 335
Queste parole Sir Leoline dirà
In molti mattini, fino al giorno che morrà!
E di qui nacquero l’usanza e la legge
Che ancora all’alba il sagrestano,
Che a dovere tira la pesante campana, 340
Debba sgranare quarantacinque grani
Fra un tocco e l’altro — un rintocco d’avviso,
Che non c’è anima che possa non udire
Da Bratha Head fino a Wyndermere.
Dice Bracy il bardo: E rintocchi pure! 345
E il sagrestano assonnato
Conti ancora più lento che può!
Non manca, io credo, chi possa
Riempire bene lo spazio in mezzo.
Nel Langdale Pike e nella Tana della Strega, 350
E nel Dungeon-ghyll così turpemente squarciato,
Con funi di roccia e campane d’aria
Stanno chiusi i fantasmi di tre sagrestani peccatori,
Che tutti rimandano, l’uno dopo l’altro,
La nota di morte al loro fratello vivo; 355
E spesso anche, offesi dal rintocco,
Appena finito il loro uno! due! tre!,
Il diavolo schernisce la lugubre storia
Con un allegro scampanio da Borodale.
L’aria è ferma! tra nebbia e nube 360
Quell’allegro scampanio giunge sonoro;
E Geraldine scuote via il suo terrore,
E si leva lieve dal letto;
Indossa le sue bianche vesti di seta,
E acconcia i capelli in graziosa foggia, 365
E senza dubitare per nulla del suo incanto
Sveglia la dama Christabel.
Dormi, dolce dama Christabel?
Confido che tu abbia riposato bene.’
E Christabel si destò e scorse 370
La stessa che le si era coricata accanto —
O meglio di’: la stessa che lei
Sollevò sotto la vecchia quercia!
Anzi, più bella ancora! e ancora più bella!
Ché forse ha bevuto a fondo 375
Tutta la beatitudine del sonno!
E mentre parlava, il suo sguardo, la sua aria
Dichiarano una gratitudine così mite,
Che (così parve) le sue vesti cinte
Si fecero strette sotto il petto ansante. 380
‘Certo ho peccato!’ disse Christabel,
‘Ora sia lodato il cielo, se tutto è bene!’
E con tono basso e incerto, eppure dolce,
Salutò l’alta dama
Con quel turbamento della mente 385
Che i sogni troppo vividi lasciano dietro sé.
Così presto si levò, e presto vestì
Le membra virginee, e avendo pregato
Che Colui che sulla croce gemette
Lavasse via i suoi peccati ignoti, 390
Condusse subito la bella Geraldine
A incontrare suo padre, Sir Leoline.
La leggiadra fanciulla e l’alta dama
Muovono a passo lento entrambe nella sala,
E passando oltre fra paggi e staffieri, 395
Entrano nella stanza d’udienza del Barone.
Il Barone si levò, e mentre stringeva
La mite figlia al suo petto,
Con lieta meraviglia negli occhi
Scorge la dama Geraldine, 400
E le diede tale benvenuto,
Quale a dama sì splendida s’addice!
Ma quando udì il racconto della dama,
E quando lei disse il nome di suo padre,
Perché si fece così pallido Sir Leoline, 405
Mormorando ancora quel nome,
Lord Roland de Vaux di Tryermaine?
Ahimè! erano stati amici in gioventù;
Ma lingue che sussurrano possono avvelenare la verità;
E la costanza vive in regni superni; 410
E la vita è spinosa; e la gioventù è vana;
Ed essere in collera con chi si ama
Opera come follia dentro il cervello.
E così avvenne, io lo indovino,
A Roland e a Sir Leoline. 415
Ciascuno disse parole d’alto disprezzo
E d’insulto al miglior fratello del suo cuore:
Si separarono — per non incontrarsi mai più!
Ma nessuno dei due ne trovò un altro
Che liberasse il cuore vuoto dalla pena — 420
Stettero in disparte, restando le cicatrici,
Come rupi che fossero state squarciate;
Un mare tetro ora scorre in mezzo; —
Ma né calore, né gelo, né tuono
Cancelleranno del tutto, io credo, 425
I segni di ciò che una volta è stato.
Sir Leoline, per lo spazio d’un istante,
Stette fissando il volto della damigella:
E il giovane Signore di Tryermaine
Gli tornò di nuovo dentro il cuore. 430
Oh, allora il Barone scordò la sua età,
Il suo nobile cuore gonfiò alto d’ira;
Giurò per le piaghe nel fianco di Gesù
Che l’avrebbe proclamato in lungo e in largo,
Con tromba e solenne araldica, 435
Che quanti avevano fatto torto alla dama
Erano vili come infamia macchiata!
‘E se osano negarlo,
Il mio araldo fisserà una settimana,
E i traditori codardi cerchino 440
La mia corte del torneo — che lì e allora
Io possa sloggiare le loro anime di rettile
Dai corpi e dalle forme d’uomini!’
Parlò: il suo occhio ruota in un lampo!
Ché la dama fu spietatamente rapita; ed egli riconobbe 445
Nella bella dama la figlia del suo amico!
E ora le lacrime erano sul suo volto,
E teneramente fra le braccia prese
La bella Geraldine, che accolse l’abbraccio,
Prolungandolo con gioioso sguardo. 450
E come lei vide ciò, una visione cadde
Sull’anima di Christabel,
La visione della paura, il tocco e la pena!
Si ritrasse e rabbrividì, e vide di nuovo —
(Ah, me misera! Era per te, 455
Mite fanciulla, veder simili cose?)
Di nuovo vide quel seno vecchio,
Di nuovo sentì quel seno freddo,
E trasse il fiato con un suono di sibilo:
Al che il Cavaliere si volse d’un tratto, 460
E nulla vide, se non la sua dolce fanciulla
Con gli occhi levati, come chi prega.
Il tocco, la vista, erano svaniti,
E al loro posto quella visione beata,
Che le confortò il riposo di poi 465
Mentre giaceva fra le braccia della dama,
Le aveva messo un rapimento nel petto,
E sulle labbra e sopra gli occhi
Sparse sorrisi come luce!
Con nuova sorpresa,
‘Che ha dunque la mia amata figlia?’ 470
Disse il Barone — La sua mite figliola
Rispose: ‘Tutto sarà ancora bene!’
Credo che non avesse potere di dire
Altro: tanto potente era l’incanto.
Eppure chi vedeva questa Geraldine 475
L’avrebbe certo creduta cosa divina:
Tanto dolore con tanta grazia mescolava,
Come temesse d’avere offeso
La dolce Christabel, quella mite fanciulla!
E con toni così umili pregò 480
D’essere mandata senza indugio
A casa, nel palazzo di suo padre.
‘No!
No, per l’anima mia!’ disse Leoline.
‘Olà! Bracy il bardo, tuo sia l’incarico!
Va’ tu, con musica dolce e alta, 485
E prendi due destrieri dalle bardature superbe,
E prendi il giovane che più ami
Perché porti la tua arpa e impari il tuo canto,
E vestitevi entrambi di veste solenne,
E per le montagne affrettatevi, 490
Ché gente vagante, che è per il mondo,
Non vi trattenga sulla strada della valle.
‘E quando avrà passato la piena dell’Irthing,
Il mio allegro bardo! s’affretta, s’affretta
Su per Knorren Moor, per Halegarth Wood, 495
E raggiunge presto quel buon castello
Che sta e minaccia le lande di Scozia.
‘Bardo Bracy! bardo Bracy! i tuoi cavalli son veloci,
Dovete cavalcare su per la sala, la vostra musica sì dolce,
Più forte degli zoccoli echeggianti dei cavalli! 500
E forte e forte chiamate a Lord Roland:
Tua figlia è salva nella sala di Langdale!
La tua bella figlia è salva e libera —
Sir Leoline così ti saluta per mio mezzo!
T’invita a venire senza indugio 505
Con tutto il tuo numeroso corteo
E a portare a casa la tua amabile figlia:
Ed egli ti verrà incontro per via
Con tutto il suo numeroso corteo
Bianco della schiuma dei palafreni ansanti: 510
E, sul mio onore! io dirò
Che mi pento del giorno
In cui dissi parole di fiero disprezzo
A Roland de Vaux di Tryermaine! —
— Ché da quando quell’ora malvagia è volata, 515
Molti soli d’estate hanno brillato;
Eppure mai più trovai un amico
Come Roland de Vaux di Tryermaine.’
La dama cadde, e gli strinse le ginocchia,
Il viso levato, gli occhi traboccanti; 520
E Bracy rispose, con voce incerta,
Elargendo a tutti il suo gentile Salve! —
‘Le tue parole, o padre di Christabel,
Sono più dolci di quanto la mia arpa sappia dire;
Pure, se ottenessi da te una grazia, 525
Oggi il mio viaggio non avrebbe luogo,
Ché un sogno tanto strano m’è venuto,
Che ho fatto voto, con musica alta,
Di ripulire quel bosco da cosa maledetta,
Avvertito da una visione nel mio riposo! 530
Perché nel mio sonno vidi quella colomba,
Quel mite uccello che tu ami,
E chiami col nome della tua stessa figlia —
Sir Leoline! io vidi proprio lei
Palpitare, ed emettere gemiti spaventosi, 535
Fra le verdi erbe nella foresta, sola.
E quando ciò vidi e quando udii,
Mi meravigliai di che male avesse l’uccello;
Perché nulla vicino a lei potevo vedere,
Se non l’erba e le verdi erbe sotto il vecchio albero.
‘E nel mio sogno mi parve d’andare 541
A cercare che cosa vi si potesse trovare;
E che significasse la pena del dolce uccello,
Che così giaceva palpitando al suolo.
Andai e scrutai, e non riuscii a scorgere 545
Nessuna causa del suo grido angosciato;
Ma pure, per amore della sua cara dama,
Mi chinai, mi parve, a prendere la colomba,
Quando ecco! vidi un serpente d’un verde lucente
Avvolto intorno alle sue ali e al collo. 550
Verde come le erbe su cui giaceva,
Vicino a quella della colomba acquattava la testa;
E con la colomba si solleva e si muove,
Gonfiando il suo collo come lei gonfiava il suo!
Mi svegliai; era l’ora di mezzanotte, 555
L’orologio echeggiava nella torre;
Ma benché il mio sonno fosse passato,
Questo sogno non voleva andarsene —
Pare che viva sopra il mio occhio!
E di lì feci voto, questo medesimo giorno, 560
Con musica forte e santo canto,
D’errare per la foresta spoglia,
Ché nulla d’empio vi indugi.’
Così disse Bracy: il Barone, intanto,
L’ascoltava a mezzo con un sorriso; 565
Poi si volse a Lady Geraldine,
Gli occhi fatti di meraviglia e d’amore;
E disse in accenti cortesi e fini:
‘Dolce fanciulla, bella colomba di Lord Roland,
Con braccia più forti d’arpa o di canto, 570
Tuo padre e io schiacceremo il serpente!’
Le baciò la fronte mentre parlava,
E Geraldine, con modi verginali,
Abbassando i grandi occhi lucenti,
Con guancia arrossata e garbata cortesia 575
Si volse via da Sir Leoline;
Raccogliendo dolcemente il suo strascico,
Che sul braccio destro le ricadde;
E incrociò le braccia sul petto,
E chinò il capo sul seno, 580
E guardò di sbieco Christabel
Gesù, Maria, proteggetela bene!
L’occhio piccolo d’un serpente ammicca torbido e schivo;
E gli occhi della dama si ritrassero nel capo,
Ciascuno ridotto a un occhio di serpente, 585
E con un poco di malizia, e più di terrore,
Guardò di sbieco Christabel! —
Un istante — e la vista era fuggita!
Ma Christabel, in vertiginosa trance,
Inciampando sul suolo malfermo 590
Rabbrividì forte, con un suono di sibilo;
E Geraldine si volse di nuovo,
E come cosa che cercasse sollievo,
Piena di meraviglia e piena di pena,
Volse i suoi grandi occhi divini e lucenti 595
Selvaggiamente su Sir Leoline.
La fanciulla, ahimè! i suoi pensieri sono andati,
Nulla vede — nessuna vista se non una!
La fanciulla, priva d’inganno e di peccato,
Non so come, in modo spaventoso, 600
Aveva bevuto così a fondo
Quello sguardo, quegli occhi di serpente ritratti,
Che tutti i suoi tratti si arresero
A quella sola immagine nella sua mente:
E passivamente imitò 605
Quello sguardo d’odio torbido e infido!
E così stava, in vertiginosa trance,
Ancora ritraendo quello sguardo di sbieco
Con forzata inconscia simpatia
Proprio davanti allo sguardo del padre —— 610
Per quanto tale sguardo potesse essere
In occhi così innocenti e azzurri!
E quando la trance fu finita, la fanciulla
Sostò un poco, e in cuore pregò:
Poi, cadendo ai piedi del Barone, 615
‘Per l’anima di mia madre ti supplico
Che tu mandi via questa donna!’
Disse: e più non poté dire:
Ché quel che sapeva non poteva raccontare,
Soggiogata dal potente incanto. 620
Perché la tua guancia è così smorta e stravolta,
Sir Leoline? La tua unica figlia
Giace ai tuoi piedi, tua gioia, tuo orgoglio,
Così bella, così innocente, così mite;
La stessa per cui la tua dama morì! 625
Oh, per le doglie della sua cara madre,
Non pensare male della tua figlia!
Per lei, e per te, e per nessun altro,
Ella pregò nell’istante prima di morire:
Pregò che la bimba per cui moriva 630
Fosse gioia e orgoglio del suo caro signore!
Quella preghiera ingannò le sue doglie mortali,
Sir Leoline!
E vorresti far torto alla tua unica figlia,
La sua figlia e la tua? 635
Nel cuore e nel cervello del Barone,
Se pensieri come questi ebbero parte alcuna,
Non fecero che gonfiare la sua ira e la sua pena,
E non operarono là che confusione.
Il suo cuore era spaccato da pena e ira, 640
Le guance gli tremavano, gli occhi erano stravolti,
Disonorato così nella sua vecchiaia;
Disonorato dalla sua unica figlia,
E tutta la sua ospitalità
Verso la figlia oltraggiata del suo amico 645
Da più che femminile gelosia
Portata così a vergognosa fine —
Volse l’occhio con severo cipiglio
Sul mite bardo menestrello,
E disse in toni bruschi, austeri — 650
‘Come, Bracy! indugi tu ancora qui?
T’ho detto d’andartene!’ Il bardo obbedì;
E voltandosi dalla sua dolce fanciulla,
L’attempato cavaliere, Sir Leoline,
Condusse fuori la dama Geraldine! 655
1800.

CHRISTABEL LA CONCLUSIONE DELLA PARTE II
Un piccolo bimbo, un elfo agile,
che canta e danza per sé solo,
creatura fatata dalle guance tonde e rosse,
che sempre trova e non cerca mai,
offre allo sguardo una tale visione 660
da empire di luce gli occhi di un padre;
e i piaceri gli affluiscono così fitti e rapidi
sopra il cuore, che alla fine
gli tocca esprimere l’eccesso del suo amore
con parole di non voluta amarezza. 665
Forse è grazioso costringere insieme
pensieri così dissimili tra loro;
borbottare e schernire un incanto spezzato,
scherzare con un torto che non fa danno.
Forse è tenero anche, e grazioso, 670
sentire a ogni parola selvaggia, dentro,
un dolce contraccolpo di amore e pietà.
E che sarà, se in un mondo di peccato
(oh dolore e vergogna, se ciò fosse vero!)
tale vertigine di cuore e di mente 675
di rado viene se non da rabbia e pena,
e così parla come più è avvezza a fare.
1801.

CHRISTABEL PREFACE The first part of the following poem was written in the year 1797, at Stowey, in the county of Somerset. The second part, after my return from Germany, in the year 1800, at Keswick, Cumberland. It is probable that if the poem had been finished at either of the former periods, or 5 if even the first and second part had been published in the year 1800, the impression of its originality would have been much greater than I dare at present expect. But for this I have only my own indolence to blame. The dates are mentioned for the exclusive purpose of precluding charges of 10 plagiarism or servile imitation from myself. For there is amongst us a set of critics, who seem to hold, that every possible thought and image is traditional; who have no notion that there are such things as fountains in the world, small as well as great; and who would therefore charitably 15 derive every rill they behold flowing, from a perforation made in some other man’s tank. I am confident, however, that as far as the present poem is concerned, the celebrated poets whose writings I might be suspected of having imitated, either in particular passages, or in the tone and 20 the spirit of the whole, would be among the first to vindicate me from the charge, and who, on any striking coincidence, would permit me to address them in this doggerel version of two monkish Latin hexameters. ‘Tis mine and it is likewise yours; 25 But an if this will not do; Let it be mine, good friend! for I Am the poorer of the two. I have only to add that the metre of Christabel is not, properly speaking, irregular, though it may seem so from its 30 being founded on a new principle: namely, that of counting in each line the accents, not the syllables. Though the latter may vary from seven to twelve, yet in each line the accents will be found to be only four. Nevertheless, this occasional variation in number of syllables is not introduced wantonly, 35 or for the mere ends of convenience, but in correspondence with some transition in the nature of the imagery or passion.

CHRISTABEL PREFAZIONE
La prima parte del poema che segue fu scritta
nell’anno 1797, a Stowey, nella contea del Somerset. La
seconda parte, dopo il mio ritorno dalla Germania, nell’anno
1800, a Keswick, nel Cumberland. È probabile che, se il
poema fosse stato compiuto in uno dei periodi anteriori, o 5
se anche solo la prima e la seconda parte fossero uscite
nell’anno 1800, l’impressione della sua originalità sarebbe
stata assai maggiore di quanta io osi ora attendermene. Ma di questo
non ho da incolpare che la mia indolenza. Le date sono
menzionate al solo scopo di prevenire accuse di 10
plagio o di servile imitazione a mio carico. Poiché v’è
fra noi una schiera di critici i quali paiono ritenere che ogni
pensiero e ogni immagine possibili siano tradizionali; che non hanno
idea che esistano al mondo cose quali le fonti,
piccole tanto quanto grandi; e che perciò caritatevolmente 15
farebbero derivare ogni ruscello che vedono scorrere da una falla
praticata nella cisterna di qualcun altro. Sono certo, tuttavia,
che, per quanto concerne il presente poema, i celebrati
poeti che potrei essere sospettato di avere
imitato, o in passi particolari, o nel tono e nello 20
spirito dell’insieme, sarebbero tra i primi a scagionarmi
dall’accusa, e che, a ogni notevole coincidenza,
mi consentirebbero di rivolgere loro questa versione in rima zoppa
di due esametri latini monacali.
È mio, ed è del pari vostro; 25
ma se questo non basta,
sia mio, buon amico! ché io
sono il più povero dei due.
Non mi resta che aggiungere che il metro di Christabel non è,
propriamente parlando, irregolare, per quanto possa sembrarlo, 30
essendo fondato su un principio nuovo: quello, cioè, di contare
in ciascun verso gli accenti, non le sillabe. Benché queste ultime
possano variare da sette a dodici, in ciascun verso gli accenti
risulteranno essere soltanto quattro. Nondimeno, questa occasionale
variazione nel numero delle sillabe non è introdotta a capriccio, 35
o per meri fini di comodità, ma in corrispondenza
con qualche transizione nella natura delle immagini o della passione.

CHRISTABELPART I
‘Tis the middle of night by the castle clock,
And the owls have awakened the crowing cock;
Tu — whit! —— Tu — whoo!
And hark, again! the crowing cock,
How drowsily it crew. 5
Sir Leoline, the Baron rich,
Hath a toothless mastiff bitch;
From her kennel beneath the rock
She maketh answer to the clock,
Four for the quarters, and twelve for the hour; 10
Ever and aye, by shine and shower,
Sixteen short howls, not over loud;
Some say, she sees my lady’s shroud.
Is the night chilly and dark?
The night is chilly, but not dark. 15
The thin gray cloud is spread on high,
It covers but not hides the sky.
The moon is behind, and at the full;
And yet she looks both small and dull.
The night is chill, the cloud is gray: 20
‘Tis a month before the month of May,
And the Spring comes slowly up this way.
The lovely lady, Christabel,
Whom her father loves so well,
What makes her in the wood so late, 25
A furlong from the castle gate?
She had dreams all yesternight
Of her own betrothéd knight;
And she in the midnight wood will pray
For the weal of her lover that’s far away. 30
She stole along, she nothing spoke,
The sighs she heaved were soft and low,
And naught was green upon the oak
But moss and rarest misletoe:
She kneels beneath the huge oak tree, 35
And in silence prayeth she.
The lady sprang up suddenly,
The lovely lady, Christabel!
It moaned as near, as near can be,
But what it is she cannot tell. — 40
On the other side it seems to be,
Of the huge, broad-breasted, old oak tree.
The night is chill; the forest bare;
Is it the wind that moaneth bleak?
There is not wind enough in the air 45
To move away the ringlet curl
From the lovely lady’s cheek —
There is not wind enough to twirl
The one red leaf, the last of its clan,
That dances as often as dance it can, 50
Hanging so light, and hanging so high,
On the topmost twig that looks up at the sky.
Hush, beating heart of Christabel!
Jesu, Maria, shield her well!
She folded her arms beneath her cloak, 55
And stole to the other side of the oak.
What sees she there?
There she sees a damsel bright,
Drest in a silken robe of white,
That shadowy in the moonlight shone: 60
The neck that made that white robe wan,
Her stately neck, and arms were bare;
Her blue-veined feet unsandal’d were,
And wildly glittered here and there
The gems entangled in her hair. 65
I guess, ‘twas frightful there to see
A lady so richly clad as she —
Beautiful exceedingly!
Mary mother, save me now!
(Said Christabel,) And who art thou? 70
The lady strange made answer meet,
And her voice was faint and sweet: —
Have pity on my sore distress,
I scarce can speak for weariness:
Stretch forth thy hand, and have no fear! 75
Said Christabel, How camest thou here?
And the lady, whose voice was faint and sweet,
Did thus pursue her answer meet: —
My sire is of a noble line,
And my name is Geraldine: 80
Five warriors seized me yestermorn,
Me, even me, a maid forlorn:
They choked my cries with force and fright,
And tied me on a palfrey white.
The palfrey was as fleet as wind, 85
And they rode furiously behind.
They spurred amain, their steeds were white:
And once we crossed the shade of night.
As sure as Heaven shall rescue me,
I have no thought what men they be; 90
Nor do I know how long it is
(For I have lain entranced I wis)
Since one, the tallest of the five,
Took me from the palfrey’s back,
A weary woman, scarce alive. 95
Some muttered words his comrades spoke:
Ha placed me underneath this oak;
He swore they would return with haste;
Whither they went I cannot tell —
I thought I heard, some minutes past, 100
Sounds as of a castle bell.
Stretch forth thy hand (thus ended she),
And help a wretched maid to flee.
Then Christabel stretched forth her hand,
And comforted fair Geraldine: 105
O well, bright dame! may you command
The service of Sir Leoline;
And gladly our stout chivalry
Will he send forth and friends withal
To guide and guard you safe and free 110
Home to your noble father’s hall.
She rose: and forth with steps they passed
That strove to be, and were not, fast.
Her gracious stars the lady blest,
And thus spake on sweet Christabel: 115
All our household are at rest,
The hall as silent as the cell;
Sir Leoline is weak in health,
And may not well awakened be,
But we will move as if in stealth, 120
And I beseech your courtesy,
This night, to share your couch with me.
They crossed the moat, and Christabel
Took the key that fitted well;
A little door she opened straight, 125
All in the middle of the gate;
The gate that was ironed within and without,
Where an army in battle array had marched out.
The lady sank, belike through pain,
And Christabel with might and main 130
Lifted her up, a weary weight,
Over the threshold of the gate:
Then the lady rose again,
And moved, as she were not in pain.
So free from danger, free from fear, 135
They crossed the court: right glad they were.
And Christabel devoutly cried
To the lady by her side,
Praise we the Virgin all divine
Who hath rescued thee from thy distress! 140
Alas, alas! said Geraldine,
I cannot speak for weariness.
So free from danger, free from fear,
They crossed the court: right glad they were.
Outside her kennel, the mastiff old 145
Lay fast asleep, in moonshine cold.
The mastiff old did not awake,
Yet she an angry moan did make!
And what can ail the mastiff bitch?
Never till now she uttered yell 150
Beneath the eye of Christabel.
Perhaps it is the owlet’s scritch:
For what can ail the mastiff bitch?
They passed the hall, that echoes still,
Pass as lightly as you will! 155
The brands were flat, the brands were dying,
Amid their own white ashes lying;
But when the lady passed, there came
A tongue of light, a fit of flame;
And Christabel saw the lady’s eye, 160
And nothing else saw she thereby,
Save the boss of the shield of Sir Leoline tall,
Which hung in a murky old niche in the wall.
O softly tread, said Christabel,
My father seldom sleepeth well. 165
Sweet Christabel her feet doth bare,
And jealous of the listening air
They steal their way from stair to stair,
Now in glimmer, and now in gloom,
And now they pass the Baron’s room, 170
As still as death, with stifled breath!
And now have reached her chamber door;
And now doth Geraldine press down
The rushes of the chamber floor.
The moon shines dim in the open air, 175
And not a moonbeam enters here.
But they without its light can see
The chamber carved so curiously,
Carved with figures strange and sweet,
All made out of the carver’s brain, 180
For a lady’s chamber meet:
The lamp with twofold silver chain
Is fastened to an angel’s feet.
The silver lamp burns dead and dim;
But Christabel the lamp will trim. 185
She trimmed the lamp, and made it bright,
And left it swinging to and fro,
While Geraldine, in wretched plight,
Sank down upon the floor below.
O weary lady, Geraldine, 190
I pray you, drink this cordial wine!
It is a wine of virtuous powers;
My mother made it of wild flowers.
And will your mother pity me,
Who am a maiden most forlorn? 195
Christabel answered — Woe is me!
She died the hour that I was born.
I have heard the grey-haired friar tell
How on her death-bed she did say,
That she should hear the castle-bell 200
Strike twelve upon my wedding-day.
O mother dear! that thou wert here!
I would, said Geraldine, she were!
But soon with altered voice, said she —
‘Off, wandering mother! Peak and pine! 205
I have power to bid thee flee.’
Alas! what ails poor Geraldine?
Why stares she with unsettled eye?
Can she the bodiless dead espy?
And why with hollow voice cries she, 210
‘Off, woman, off! this hour is mine —
Though thou her guardian spirit be,
Off, woman, off! ‘tis given to me.’
Then Christabel knelt by the lady’s side,
And raised to heaven her eyes so blue — 215
Alas! said she, this ghastly ride —
Dear lady! it hath wildered you!
The lady wiped her moist cold brow,
And faintly said, ‘‘tis over now!’
Again the wild-flower wine she drank: 220
Her fair large eyes ‘gan glitter bright,
And from the floor whereon she sank,
The lofty lady stood upright:
She was most beautiful to see,
Like a lady of a far countrée. 225
And thus the lofty lady spake —
‘All they who live in the upper sky,
Do love you, holy Christabel!
And you love them, and for their sake
And for the good which me befel, 230
Even I in my degree will try,
Fair maiden, to requite you well.
But now unrobe yourself; for I
Must pray, ere yet in bed I lie.’
Quoth Christabel, So let it be! 235
And as the lady bade, did she.
Her gentle limbs did she undress,
And lay down in her loveliness.
But through her brain of weal and woe
So many thoughts moved to and fro, 240
That vain it were her lids to close;
So half-way from the bed she rose,
And on her elbow did recline
To look at the lady Geraldine.
Beneath the lamp the lady bowed, 245
And slowly rolled her eyes around;
Then drawing in her breath aloud,
Like one that shuddered, she unbound
The cincture from beneath her breast:
Her silken robe, and inner vest, 250
Dropt to her feet, and full in view,
Behold! her bosom and half her side —
A sight to dream of, not to tell!
O shield her! shield sweet Christabel!
Yet Geraldine nor speaks nor stirs; 255
Ah! what a stricken look was hers!
Deep from within she seems half-way
To lift some weight with sick assay,
And eyes the maid and seeks delay;
Then suddenly, as one defied, 260
Collects herself in scorn and pride,
And lay down by the Maiden’s side! —
And in her arms the maid she took,
Ah wel-a-day!
And with low voice and doleful look 265
These words did say:
‘In the touch of this bosom there worketh a spell,
Which is lord of thy utterance, Christabel!
Thou knowest to-night, and wilt know to-morrow,
This mark of my shame, this seal of my sorrow; 270
But vainly thou warrest,
For this is alone in
Thy power to declare,
That in the dim forest
Thou heard’st a low moaning, 275
And found’st a bright lady, surpassingly fair;
And didst bring her home with thee in love and in charity,
To shield her and shelter her from the damp air.’

CHRISTABELPARTE I
È mezza notte: del castello lo dice l’orologio,
e i gufi hanno destato il gallo che canta;
Tu — whit! —— Tu — whoo!
E ascolta, ancora! il gallo che canta,
com’è assonnato il suo verso. 5
Sir Leoline, il Barone ricco,
ha una mastina vecchia e sdentata;
dal suo canile sotto la roccia
essa risponde all’orologio,
quattro rintocchi per i quarti, e dodici per l’ora; 10
sempre e per sempre, con sole e con pioggia,
sedici brevi ululati, non troppo forti;
c’è chi dice che veda il sudario della mia signora.
È fredda e buia la notte?
La notte è fredda, ma non buia. 15
La nube grigia e sottile è distesa lassù,
copre ma non nasconde il cielo.
La luna è dietro, ed è piena;
eppure appare piccola e smorta.
La notte è fredda, la nube è grigia: 20
manca un mese al mese di maggio,
e la Primavera sale lenta per questa via.
La bella dama, Christabel,
che il padre suo ama tanto bene,
che cosa la tiene nel bosco così tardi, 25
a un tiro di sasso dal cancello del castello?
Ebbe sogni per tutta la notte scorsa
del cavaliere a lei promesso;
e nel bosco di mezzanotte pregherà
per la salvezza del suo amante lontano. 30
Avanzò furtiva, non disse nulla,
i sospiri che trasse erano lievi e bassi,
e nulla era verde sulla quercia
se non muschio e vischio rarissimo:
s’inginocchia sotto l’enorme quercia, 35
e in silenzio prega.
La dama balzò in piedi d’un tratto,
la bella dama, Christabel!
Gemeva vicino, vicino quanto si può,
ma che cosa sia lei non sa dire. — 40
Dall’altro lato pare venire,
della vecchia quercia dal petto largo e immenso.
La notte è fredda; la foresta è spoglia;
è il vento che geme desolato?
Non c’è vento abbastanza nell’aria 45
per scostare il ricciolo inanellato
dalla guancia della bella dama —
non c’è vento abbastanza per far girare
l’unica foglia rossa, l’ultima del suo clan,
che danza ogni volta che danzare le riesce, 50
appesa così lieve, e appesa così in alto,
sul ramoscello più alto che guarda il cielo.
Taci, cuore che batti di Christabel!
Gesù, Maria, proteggetela bene!
Incrociò le braccia sotto il mantello, 55
e sgusciò dall’altro lato della quercia.
Che cosa vede là?
Là vede una damigella lucente,
vestita d’una veste di seta bianca,
che ombrosa splendeva al chiaro di luna: 60
il collo che faceva smorta quella veste bianca,
il suo collo altero, e le braccia erano nude;
i piedi dalle vene azzurre erano scalzi,
e selvaggiamente brillavano qua e là
le gemme impigliate nei suoi capelli. 65
Credo che fosse spaventoso vedere là
una dama vestita così riccamente —
bella oltre ogni misura!
Maria madre, salvami adesso!
(disse Christabel,) E tu chi sei? 70
La dama straniera diede degna risposta,
e la sua voce era fioca e dolce: —
Abbi pietà del mio duro affanno,
a stento posso parlare per la stanchezza:
stendi la tua mano, e non aver paura! 75
Disse Christabel: come sei giunta qui?
E la dama, la cui voce era fioca e dolce,
così proseguì la sua degna risposta: —
Mio padre è di nobile stirpe,
e il mio nome è Geraldine: 80
cinque guerrieri mi presero ieri mattina,
me, proprio me, fanciulla derelitta:
soffocarono le mie grida con forza e terrore,
e mi legarono su un palafreno bianco.
Il palafreno era veloce come il vento, 85
e loro cavalcavano furiosi dietro.
Spronavano a più non posso, i loro destrieri erano bianchi:
e una volta attraversammo l’ombra della notte.
Com’è certo che il Cielo mi salverà,
non ho idea di che uomini fossero; 90
né so quanto tempo sia passato
(ché son giaciuta rapita, io credo)
da quando uno, il più alto dei cinque,
mi tolse dalla groppa del palafreno,
donna sfinita, appena viva. 95
Qualche parola bisbigliata dissero i suoi compagni:
mi depose sotto questa quercia;
giurò che sarebbero tornati in fretta;
dove siano andati non so dire —
mi parve di udire, pochi minuti fa, 100
suoni come d’una campana di castello.
Stendi la tua mano (così ella finì),
e aiuta a fuggire una misera fanciulla.
Allora Christabel stese la mano,
e confortò la bella Geraldine: 105
O bene, splendida dama! tu puoi disporre
del servizio di Sir Leoline;
e volentieri la nostra salda cavalleria
egli manderà, e amici insieme,
a guidarti e a proteggerti salva e libera 110
a casa, nella sala del tuo nobile padre.
Ella si alzò: e avanti passarono con passi
che si sforzavano d’essere, e non erano, veloci.
Le sue stelle benigne la dama benedisse,
e così proseguì la dolce Christabel: 115
Tutta la nostra casa riposa,
la sala silenziosa come la cella;
Sir Leoline è debole di salute,
e non è bene che venga svegliato,
ma noi ci muoveremo come di soppiatto, 120
e imploro la tua cortesia:
questa notte, di dividere con me il giaciglio.
Varcarono il fossato, e Christabel
prese la chiave che entrava bene;
una porticina aprì di colpo, 125
proprio nel mezzo del portone;
il portone ferrato dentro e fuori,
donde un esercito in ordine di battaglia era uscito.
La dama si accasciò, forse per il dolore,
e Christabel con tutte le sue forze 130
la sollevò, peso sfinito,
oltre la soglia del portone:
poi la dama si alzò di nuovo,
e si mosse, come non provasse dolore.
Così libere dal pericolo, libere dalla paura, 135
attraversarono la corte: ben liete erano.
E Christabel devotamente esclamò
alla dama che le stava al fianco:
Lodiamo la Vergine tutta divina
che ti ha salvata dal tuo affanno! 140
Ahimè, ahimè! disse Geraldine,
non posso parlare per la stanchezza.
Così libere dal pericolo, libere dalla paura,
attraversarono la corte: ben liete erano.
Fuori dal suo canile, la mastina vecchia 145
giaceva addormentata, nel freddo lume di luna.
La mastina vecchia non si svegliò,
eppure un gemito adirato levò!
E che cosa può avere la mastina?
Mai fino a ora aveva gettato un urlo 150
sotto lo sguardo di Christabel.
Forse è lo stridere della civetta:
ché cosa può avere la mastina?
Passarono la sala, che ancora echeggia,
per lieve che sia il passo che vi posi! 155
I tizzoni erano bassi, i tizzoni morivano,
giacendo tra le loro bianche ceneri;
ma quando la dama passò, venne
una lingua di luce, un guizzo di fiamma;
e Christabel vide l’occhio della dama, 160
e nient’altro vide a quel bagliore,
salvo l’umbone dello scudo dell’alto Sir Leoline,
che pendeva in una vecchia nicchia buia nel muro.
Oh cammina piano, disse Christabel,
mio padre di rado dorme bene. 165
La dolce Christabel si scalza i piedi,
e gelose dell’aria che ascolta
rubano il cammino di scala in scala,
ora nel barlume, e ora nel buio,
e ora passano la stanza del Barone, 170
immobili come la morte, col fiato soffocato!
E ora hanno raggiunto la porta della sua camera;
e ora Geraldine preme
i giunchi del pavimento della camera.
La luna splende fioca all’aria aperta, 175
e non un raggio entra qui dentro.
Ma esse senza la sua luce vedono
la camera intagliata così stranamente,
intagliata con figure strane e dolci,
tutte nate dalla mente dell’intagliatore, 180
degne d’una camera di dama:
la lampada dalla doppia catena d’argento
è fissata ai piedi d’un angelo.
La lampada d’argento arde spenta e fioca;
ma Christabel ravviverà la lampada. 185
Ravvivò la lampada, e la fece splendere,
e la lasciò oscillare avanti e indietro,
mentre Geraldine, in misero stato,
si accasciò sul pavimento là sotto.
O dama sfinita, Geraldine, 190
ti prego, bevi questo vino cordiale!
È un vino di virtuose potenze;
mia madre lo fece di fiori selvatici.
E avrà pietà di me tua madre,
che sono una fanciulla derelitta? 195
Christabel rispose — Povera me!
Ella morì nell’ora in cui io nacqui.
Ho udito il frate dai capelli grigi raccontare
come sul letto di morte ella disse
che avrebbe udito la campana del castello 200
battere dodici il giorno delle mie nozze.
O madre cara! foss’tu qui!
Lo vorrei, disse Geraldine, che ci fosse!
Ma subito con voce mutata, disse —
‘Via, madre errante! Struggiti e consumati! 205
ho il potere di comandarti la fuga.’
Ahimè! che cos’ha la povera Geraldine?
Perché fissa con occhio sconvolto?
Può scorgere i morti senza corpo?
E perché con voce cava grida, 210
‘Via, donna, via! quest’ora è mia —
benché tu sia il suo spirito custode,
via, donna, via! a me è stata concessa.’
Allora Christabel s’inginocchiò al fianco della dama,
e alzò al cielo i suoi occhi così azzurri — 215
Ahimè! disse, questa cavalcata spettrale —
cara dama! ti ha smarrita la mente!
La dama si asciugò la fronte umida e fredda,
e fiocamente disse: ‘ora è passato!’
Di nuovo bevve il vino dei fiori selvatici: 220
i suoi grandi occhi chiari presero a brillare,
e dal pavimento su cui era caduta,
l’altera dama si drizzò in piedi:
era bellissima a vedersi,
come una dama d’un paese lontano. 225
E così l’altera dama parlò —
‘Tutti coloro che vivono nell’alto cielo
ti amano, santa Christabel!
E tu ami loro, e per amor loro
e per il bene che a me è toccato, 230
anch’io nel mio grado tenterò,
bella fanciulla, di ricompensarti bene.
Ma ora spògliati; ché io
devo pregare, prima di coricarmi.’
Disse Christabel: Così sia! 235
E come la dama ordinò, così fece.
Le sue membra gentili spogliò,
e si distese nella sua bellezza.
Ma per la sua mente di gioia e di pena
tanti pensieri andavano avanti e indietro, 240
che vano era chiudere le palpebre;
così a mezzo dal letto si levò,
e sul gomito si appoggiò
per guardare la dama Geraldine.
Sotto la lampada la dama si chinò, 245
e lentamente girò intorno gli occhi;
poi traendo il fiato con forza,
come chi rabbrividisce, sciolse
la cintura da sotto il seno:
la sua veste di seta, e la sottoveste, 250
caddero ai suoi piedi, e in piena vista,
ecco! il suo petto e metà del suo fianco —
una vista da sognare, non da dire!
Oh proteggetela! proteggete la dolce Christabel!
Eppure Geraldine non parla né si muove; 255
ah! che sguardo colpito era il suo!
Dal fondo di sé pare a mezzo
sollevare un peso con prova malata,
e guarda la fanciulla e cerca indugio;
poi d’un tratto, come chi è sfidato, 260
si ricompone in disprezzo e orgoglio,
e si distese al fianco della Fanciulla! —
E fra le braccia la fanciulla prese,
ahi, giorno funesto!
e con voce bassa e sguardo dolente 265
queste parole disse:
‘Nel tocco di questo seno opera un incantesimo,
che è signore della tua parola, Christabel!
Tu lo sai stanotte, e lo saprai domani,
questo marchio della mia vergogna, questo sigillo del mio dolore; 270
ma invano tu combatti,
ché questo è solo in
tuo potere dichiarare:
che nella cupa foresta
udisti un basso gemito, 275
e trovasti una dama lucente, di bellezza suprema;
e la portasti a casa con te in amore e in carità,
a proteggerla e a riparare lei dall’aria umida.’

CHRISTABEL THE CONCLUSION TO PART I
It was a lovely sight to see
The lady Christabel, when she 280
Was praying at the old oak tree.
Amid the jaggéd shadows
Of mossy leafless boughs,
Kneeling in the moonlight,
To make her gentle vows; 285
Her slender palms together prest,
Heaving sometimes on her breast;
Her face resigned to bliss or bale —
Her face, oh call it fair not pale,
And both blue eyes more bright than clear, 290
Each about to have a tear.
With open eyes (ah woe is me!)
Asleep, and dreaming fearfully,
Fearfully dreaming, yet, I wis,
Dreaming that alone, which is — 295
O sorrow and shame! Can this be she,
The lady, who knelt at the old oak tree?
And lo! the worker of these harms,
That holds the maiden in her arms,
Seems to slumber still and mild, 300
As a mother with her child.
A star hath set, a star hath risen,
O Geraldine! since arms of thine
Have been the lovely lady’s prison.
O Geraldine! one hour was thine — 305
Thou’st had thy will! By tairn and rill,
The night-birds all that hour were still.
But now they are jubilant anew,
From cliff and tower, tu — whoo! tu — whoo!
Tu — whoo! tu — whoo! from wood and fell! 310
And see! the lady Christabel
Gathers herself from out her trance;
Her limbs relax, her countenance
Grows sad and soft; the smooth thin lids
Close o’er her eyes; and tears she sheds — 315
Large tears that leave the lashes bright!
And oft the while she seems to smile
As infants at a sudden light!
Yea, she doth smile, and she doth weep,
Like a youthful hermitess, 320
Beauteous in a wilderness,
Who, praying always, prays in sleep.
And, if she move unquietly,
Perchance, ‘tis but the blood so free
Comes back and tingles in her feet. 325
No doubt, she hath a vision sweet.
What if her guardian spirit ‘twere,
What if she knew her mother near?
But this she knows, in joys and woes,
That saints will aid if men will call: 330
For the blue sky bends over all!
1797.

CHRISTABEL LA CONCLUSIONE DELLA PARTE I
Era una dolce vista, vedere
la dama Christabel, quando ella 280
pregava presso la vecchia quercia.
Fra le ombre frastagliate
di rami muschiosi e spogli,
inginocchiata al chiaro di luna,
a fare i suoi miti voti; 285
le esili palme strette insieme,
che a tratti le si alzavano sul petto;
il volto rassegnato a gioia o a sventura —
il volto, oh, dillo bello e non pallido,
e gli occhi azzurri più lucenti che chiari, 290
ciascuno lì lì per avere una lacrima.
A occhi aperti (ahimè, che pena!)
dormiva, e sognava paurosamente,
paurosamente sognando, eppure, io credo,
sognando quello soltanto, che è — 295
oh dolore e vergogna! Può essere lei,
la dama che s’inginocchiò alla vecchia quercia?
Ed ecco! l’artefice di questi mali,
che tiene la fanciulla fra le braccia,
sembra dormire quieta e mite, 300
come una madre col suo bambino.
Una stella è tramontata, una stella è sorta,
oh Geraldine! da quando le tue braccia
sono state la prigione della bella dama.
Oh Geraldine! un’ora fu tua — 305
hai avuto il tuo volere! Per lago e ruscello,
della notte gli uccelli tacquero quell’ora intera.
Ma ora esultano di nuovo,
da rupe e da torre, tu — whoo! tu — whoo!
Tu — whoo! tu — whoo! da bosco e da brughiera! 310
E guarda! la dama Christabel
si raccoglie fuori dal suo rapimento;
le membra si allentano, il suo volto
si fa triste e mite; le lisce palpebre sottili
si chiudono sugli occhi; ed ella versa lacrime — 315
grandi lacrime che lasciano lucide le ciglia!
E spesso, intanto, sembra sorridere
come i bimbi a una luce improvvisa!
Sì, ella sorride, ed ella piange,
come una giovane eremita, 320
bella dentro un deserto,
che, pregando sempre, prega nel sonno.
E, se si muove inquieta,
forse non è che il sangue così libero
che rifluisce e le formicola nei piedi. 325
Senza dubbio ha una dolce visione.
E se fosse il suo spirito custode,
e se sentisse la madre vicina?
Ma questo ella sa, fra gioie e pene,
che i santi soccorrono se gli uomini chiamano: 330
ché il cielo azzurro si curva su tutti!
1797.

CHRISTABEL PART II
Each matin bell, the Baron saith,
Knells us back to a world of death.
These words Sir Leoline first said,
When he rose and found his lady dead: 335
These words Sir Leoline will say
Many a morn to his dying day!
And hence the custom and law began
That still at dawn the sacristan,
Who duly pulls the heavy bell, 340
Five and forty beads must tell
Between each stroke — a warning knell,
Which not a soul can choose but hear
From Bratha Head to Wyndermere.
Saith Bracy the bard, So let it knell! 345
And let the drowsy sacristan
Still count as slowly as he can!
There is no lack of such, I ween,
As well fill up the space between.
In Langdale Pike and Witch’s Lair, 350
And Dungeon-ghyll so foully rent,
With ropes of rock and bells of air
Three sinful sextons’ ghosts are pent,
Who all give back, one after t’other,
The death-note to their living brother; 355
And oft too, by the knell offended,
Just as their one! two! three! is ended,
The devil mocks the doleful tale
With a merry peal from Borodale.
The air is still! through mist and cloud 360
That merry peal comes ringing loud;
And Geraldine shakes off her dread,
And rises lightly from the bed;
Puts on her silken vestments white,
And tricks her hair in lovely plight, 365
And nothing doubting of her spell
Awakens the lady Christabel.
Sleep you, sweet lady Christabel?
I trust that you have rested well.’
And Christabel awoke and spied 370
The same who lay down by her side —
O rather say, the same whom she
Raised up beneath the old oak tree!
Nay, fairer yet! and yet more fair!
For she belike hath drunken deep 375
Of all the blessedness of sleep!
And while she spake, her looks, her air
Such gentle thankfulness declare,
That (so it seemed) her girded vests
Grew tight beneath her heaving breasts. 380
‘Sure I have sinn’d!’ said Christabel,
‘Now heaven be praised if all be well!’
And in low faltering tones, yet sweet,
Did she the lofty lady greet
With such perplexity of mind 385
As dreams too lively leave behind.
So quickly she rose, and quickly arrayed
Her maiden limbs, and having prayed
That He, who on the cross did groan,
Might wash away her sins unknown, 390
She forthwith led fair Geraldine
To meet her sire, Sir Leoline.
The lovely maid and the lady tall
Are pacing both into the hall,
And pacing on through page and groom, 395
Enter the Baron’s presence-room.
The Baron rose, and while he prest
His gentle daughter to his breast,
With cheerful wonder in his eyes
The lady Geraldine espies, 400
And gave such welcome to the same,
As might beseem so bright a dame!
But when he heard the lady’s tale,
And when she told her father’s name,
Why waxed Sir Leoline so pale, 405
Murmuring o’er the name again,
Lord Roland de Vaux of Tryermaine?
Alas! they had been friends in youth;
But whispering tongues can poison truth;
And constancy lives in realms above; 410
And life is thorny; and youth is vain;
And to be wroth with one we love
Doth work like madness in the brain.
And thus it chanced, as I divine,
With Roland and Sir Leoline. 415
Each spake words of high disdain
And insult to his heart’s best brother:
They parted — ne’er to meet again!
But never either found another
To free the hollow heart from paining — 420
They stood aloof, the scars remaining,
Like cliffs which had been rent asunder;
A dreary sea now flows between; —
But neither heat, nor frost, nor thunder,
Shall wholly do away, I ween, 425
The marks of that which once hath been.
Sir Leoline, a moment’s space,
Stood gazing on the damsel’s face:
And the youthful Lord of Tryermaine
Came back upon his heart again. 430
O then the Baron forgot his age,
His noble heart swelled high with rage;
He swore by the wounds in Jesu’s side
He would proclaim it far and wide,
With trump and solemn heraldry, 435
That they, who thus had wronged the dame,
Were base as spotted infamy!
‘And if they dare deny the same,
My herald shall appoint a week,
And let the recreant traitors seek 440
My tourney court — that there and then
I may dislodge their reptile souls
From the bodies and forms of men!’
He spake: his eye in lightning rolls!
For the lady was ruthlessly seized; and he kenned 445
In the beautiful lady the child of his friend!
And now the tears were on his face,
And fondly in his arms he took
Fair Geraldine, who met the embrace,
Prolonging it with joyous look. 450
Which when she viewed, a vision fell
Upon the soul of Christabel,
The vision of fear, the touch and pain!
She shrunk and shuddered, and saw again —
(Ah, woe is me! Was it for thee, 455
Thou gentle maid! such sights to see?)
Again she saw that bosom old,
Again she felt that bosom cold,
And drew in her breath with a hissing sound:
Whereat the Knight turned wildly round, 460
And nothing saw, but his own sweet maid
With eyes upraised, as one that prayed.
The touch, the sight, had passed away,
And in its stead that vision blest,
Which comforted her after-rest 465
While in the lady’s arms she lay,
Had put a rapture in her breast,
And on her lips and o’er her eyes
Spread smiles like light!
With new surprise,
‘What ails then my belovéd child?’ 470
The Baron said — His daughter mild
Made answer, ‘All will yet be well!’
I ween, she had no power to tell
Aught else: so mighty was the spell.
Yet he, who saw this Geraldine, 475
Had deemed her sure a thing divine:
Such sorrow with such grace she blended,
As if she feared she had offended
Sweet Christabel, that gentle maid!
And with such lowly tones she prayed 480
She might be sent without delay
Home to her father’s mansion.
‘Nay!
Nay, by my soul!’ said Leoline.
‘Ho! Bracy the bard, the charge be thine!
Go thou, with music sweet and loud, 485
And take two steeds with trappings proud,
And take the youth whom thou lov’st best
To bear thy harp, and learn thy song,
And clothe you both in solemn vest,
And over the mountains haste along, 490
Lest wandering folk, that are abroad,
Detain you on the valley road.
‘And when he has crossed the Irthing flood,
My merry bard! he hastes, he hastes
Up Knorren Moor, through Halegarth Wood, 495
And reaches soon that castle good
Which stands and threatens Scotland’s wastes.
‘Bard Bracy! bard Bracy! your horses are fleet,
Ye must ride up the hall, your music so sweet,
More loud than your horses’ echoing feet! 500
And loud and loud to Lord Roland call,
Thy daughter is safe in Langdale hall!
Thy beautiful daughter is safe and free —
Sir Leoline greets thee thus through me!
He bids thee come without delay 505
With all thy numerous array
And take thy lovely daughter home:
And he will meet thee on the way
With all his numerous array
White with their panting palfreys’ foam: 510
And, by mine honour! I will say,
That I repent me of the day
When I spake words of fierce disdain
To Roland de Vaux of Tryermaine! —
— For since that evil hour hath flown, 515
Many a summer’s sun hath shone;
Yet ne’er found I a friend again
Like Roland de Vaux of Tryermaine.’
The lady fell, and clasped his knees,
Her face upraised, her eyes o’erflowing; 520
And Bracy replied, with faltering voice,
His gracious Hail on all bestowing! —
‘Thy words, thou sire of Christabel,
Are sweeter than my harp can tell;
Yet might I gain a boon of thee, 525
This day my journey should not be,
So strange a dream hath come to me,
That I had vowed with music loud
To clear yon wood from thing unblest,
Warned by a vision in my rest! 530
For in my sleep I saw that dove,
That gentle bird, whom thou dost love,
And call’st by thy own daughter’s name —
Sir Leoline! I saw the same
Fluttering, and uttering fearful moan, 535
Among the green herbs in the forest alone.
Which when I saw and when I heard,
I wonder’d what might ail the bird;
For nothing near it could I see,
Save the grass and green herbs underneath the old tree.
‘And in my dream methought I went 541
To search out what might there be found;
And what the sweet bird’s trouble meant,
That thus lay fluttering on the ground.
I went and peered, and could descry 545
No cause for her distressful cry;
But yet for her dear lady’s sake
I stooped, methought, the dove to take,
When lo! I saw a bright green snake
Coiled around its wings and neck. 550
Green as the herbs on which it couched,
Close by the dove’s its head it crouched;
And with the dove it heaves and stirs,
Swelling its neck as she swelled hers!
I woke; it was the midnight hour, 555
The clock was echoing in the tower;
But though my slumber was gone by,
This dream it would not pass away —
It seems to live upon my eye!
And thence I vowed this self-same day 560
With music strong and saintly song
To wander through the forest bare,
Lest aught unholy loiter there.’
Thus Bracy said: the Baron, the while,
Half-listening heard him with a smile; 565
Then turned to Lady Geraldine,
His eyes made up of wonder and love;
And said in courtly accents fine,
‘Sweet maid, Lord Roland’s beauteous dove,
With arms more strong than harp or song, 570
Thy sire and I will crush the snake!’
He kissed her forehead as he spake,
And Geraldine in maiden wise
Casting down her large bright eyes,
With blushing cheek and courtesy fine 575
She turned her from Sir Leoline;
Softly gathering up her train,
That o’er her right arm fell again;
And folded her arms across her chest,
And couched her head upon her breast, 580
And looked askance at Christabel
Jesu, Maria, shield her well!
A snake’s small eye blinks dull and shy;
And the lady’s eyes they shrunk in her head,
Each shrunk up to a serpent’s eye, 585
And with somewhat of malice, and more of dread,
At Christabel she looked askance! —
One moment — and the sight was fled!
But Christabel in dizzy trance
Stumbling on the unsteady ground 590
Shuddered aloud, with a hissing sound;
And Geraldine again turned round,
And like a thing, that sought relief,
Full of wonder and full of grief,
She rolled her large bright eyes divine 595
Wildly on Sir Leoline.
The maid, alas! her thoughts are gone,
She nothing sees — no sight but one!
The maid, devoid of guile and sin,
I know not how, in fearful wise, 600
So deeply had she drunken in
That look, those shrunken serpent eyes,
That all her features were resigned
To this sole image in her mind:
And passively did imitate 605
That look of dull and treacherous hate!
And thus she stood, in dizzy trance,
Still picturing that look askance
With forced unconscious sympathy
Full before her father’s view —— 610
As far as such a look could be
In eyes so innocent and blue!
And when the trance was o’er, the maid
Paused awhile, and inly prayed:
Then falling at the Baron’s feet, 615
‘By my mother’s soul do I entreat
That thou this woman send away!’
She said: and more she could not say:
For what she knew she could not tell,
O’er-mastered by the mighty spell. 620
Why is thy cheek so wan and wild,
Sir Leoline? Thy only child
Lies at thy feet, thy joy, thy pride,
So fair, so innocent, so mild;
The same, for whom thy lady died! 625
O by the pangs of her dear mother
Think thou no evil of thy child!
For her, and thee, and for no other,
She prayed the moment ere she died:
Prayed that the babe for whom she died, 630
Might prove her dear lord’s joy and pride!
That prayer her deadly pangs beguiled,
Sir Leoline!
And wouldst thou wrong thy only child,
Her child and thine? 635
Within the Baron’s heart and brain
If thoughts, like these, had any share,
They only swelled his rage and pain,
And did but work confusion there.
His heart was cleft with pain and rage, 640
His cheeks they quivered, his eyes were wild,
Dishonoured thus in his old age;
Dishonoured by his only child,
And all his hospitality
To the wronged daughter of his friend 645
By more than woman’s jealousy
Brought thus to a disgraceful end —
He rolled his eye with stern regard
Upon the gentle minstrel bard,
And said in tones abrupt, austere — 650
‘Why, Bracy! dost thou loiter here?
I bade thee hence!’ The bard obeyed;
And turning from his own sweet maid,
The agéd knight, Sir Leoline,
Led forth the lady Geraldine! 655
1800.

CHRISTABEL PARTE II
Ogni campana mattutina, dice il Barone,
Rintocca e ci rende a un mondo di morte.
Queste parole Sir Leoline disse per primo,
Quando si levò e trovò morta la sua dama: 335
Queste parole Sir Leoline dirà
In molti mattini, fino al giorno che morrà!
E di qui nacquero l’usanza e la legge
Che ancora all’alba il sagrestano,
Che a dovere tira la pesante campana, 340
Debba sgranare quarantacinque grani
Fra un tocco e l’altro — un rintocco d’avviso,
Che non c’è anima che possa non udire
Da Bratha Head fino a Wyndermere.
Dice Bracy il bardo: E rintocchi pure! 345
E il sagrestano assonnato
Conti ancora più lento che può!
Non manca, io credo, chi possa
Riempire bene lo spazio in mezzo.
Nel Langdale Pike e nella Tana della Strega, 350
E nel Dungeon-ghyll così turpemente squarciato,
Con funi di roccia e campane d’aria
Stanno chiusi i fantasmi di tre sagrestani peccatori,
Che tutti rimandano, l’uno dopo l’altro,
La nota di morte al loro fratello vivo; 355
E spesso anche, offesi dal rintocco,
Appena finito il loro uno! due! tre!,
Il diavolo schernisce la lugubre storia
Con un allegro scampanio da Borodale.
L’aria è ferma! tra nebbia e nube 360
Quell’allegro scampanio giunge sonoro;
E Geraldine scuote via il suo terrore,
E si leva lieve dal letto;
Indossa le sue bianche vesti di seta,
E acconcia i capelli in graziosa foggia, 365
E senza dubitare per nulla del suo incanto
Sveglia la dama Christabel.
Dormi, dolce dama Christabel?
Confido che tu abbia riposato bene.’
E Christabel si destò e scorse 370
La stessa che le si era coricata accanto —
O meglio di’: la stessa che lei
Sollevò sotto la vecchia quercia!
Anzi, più bella ancora! e ancora più bella!
Ché forse ha bevuto a fondo 375
Tutta la beatitudine del sonno!
E mentre parlava, il suo sguardo, la sua aria
Dichiarano una gratitudine così mite,
Che (così parve) le sue vesti cinte
Si fecero strette sotto il petto ansante. 380
‘Certo ho peccato!’ disse Christabel,
‘Ora sia lodato il cielo, se tutto è bene!’
E con tono basso e incerto, eppure dolce,
Salutò l’alta dama
Con quel turbamento della mente 385
Che i sogni troppo vividi lasciano dietro sé.
Così presto si levò, e presto vestì
Le membra virginee, e avendo pregato
Che Colui che sulla croce gemette
Lavasse via i suoi peccati ignoti, 390
Condusse subito la bella Geraldine
A incontrare suo padre, Sir Leoline.
La leggiadra fanciulla e l’alta dama
Muovono a passo lento entrambe nella sala,
E passando oltre fra paggi e staffieri, 395
Entrano nella stanza d’udienza del Barone.
Il Barone si levò, e mentre stringeva
La mite figlia al suo petto,
Con lieta meraviglia negli occhi
Scorge la dama Geraldine, 400
E le diede tale benvenuto,
Quale a dama sì splendida s’addice!
Ma quando udì il racconto della dama,
E quando lei disse il nome di suo padre,
Perché si fece così pallido Sir Leoline, 405
Mormorando ancora quel nome,
Lord Roland de Vaux di Tryermaine?
Ahimè! erano stati amici in gioventù;
Ma lingue che sussurrano possono avvelenare la verità;
E la costanza vive in regni superni; 410
E la vita è spinosa; e la gioventù è vana;
Ed essere in collera con chi si ama
Opera come follia dentro il cervello.
E così avvenne, io lo indovino,
A Roland e a Sir Leoline. 415
Ciascuno disse parole d’alto disprezzo
E d’insulto al miglior fratello del suo cuore:
Si separarono — per non incontrarsi mai più!
Ma nessuno dei due ne trovò un altro
Che liberasse il cuore vuoto dalla pena — 420
Stettero in disparte, restando le cicatrici,
Come rupi che fossero state squarciate;
Un mare tetro ora scorre in mezzo; —
Ma né calore, né gelo, né tuono
Cancelleranno del tutto, io credo, 425
I segni di ciò che una volta è stato.
Sir Leoline, per lo spazio d’un istante,
Stette fissando il volto della damigella:
E il giovane Signore di Tryermaine
Gli tornò di nuovo dentro il cuore. 430
Oh, allora il Barone scordò la sua età,
Il suo nobile cuore gonfiò alto d’ira;
Giurò per le piaghe nel fianco di Gesù
Che l’avrebbe proclamato in lungo e in largo,
Con tromba e solenne araldica, 435
Che quanti avevano fatto torto alla dama
Erano vili come infamia macchiata!
‘E se osano negarlo,
Il mio araldo fisserà una settimana,
E i traditori codardi cerchino 440
La mia corte del torneo — che lì e allora
Io possa sloggiare le loro anime di rettile
Dai corpi e dalle forme d’uomini!’
Parlò: il suo occhio ruota in un lampo!
Ché la dama fu spietatamente rapita; ed egli riconobbe 445
Nella bella dama la figlia del suo amico!
E ora le lacrime erano sul suo volto,
E teneramente fra le braccia prese
La bella Geraldine, che accolse l’abbraccio,
Prolungandolo con gioioso sguardo. 450
E come lei vide ciò, una visione cadde
Sull’anima di Christabel,
La visione della paura, il tocco e la pena!
Si ritrasse e rabbrividì, e vide di nuovo —
(Ah, me misera! Era per te, 455
Mite fanciulla, veder simili cose?)
Di nuovo vide quel seno vecchio,
Di nuovo sentì quel seno freddo,
E trasse il fiato con un suono di sibilo:
Al che il Cavaliere si volse d’un tratto, 460
E nulla vide, se non la sua dolce fanciulla
Con gli occhi levati, come chi prega.
Il tocco, la vista, erano svaniti,
E al loro posto quella visione beata,
Che le confortò il riposo di poi 465
Mentre giaceva fra le braccia della dama,
Le aveva messo un rapimento nel petto,
E sulle labbra e sopra gli occhi
Sparse sorrisi come luce!
Con nuova sorpresa,
‘Che ha dunque la mia amata figlia?’ 470
Disse il Barone — La sua mite figliola
Rispose: ‘Tutto sarà ancora bene!’
Credo che non avesse potere di dire
Altro: tanto potente era l’incanto.
Eppure chi vedeva questa Geraldine 475
L’avrebbe certo creduta cosa divina:
Tanto dolore con tanta grazia mescolava,
Come temesse d’avere offeso
La dolce Christabel, quella mite fanciulla!
E con toni così umili pregò 480
D’essere mandata senza indugio
A casa, nel palazzo di suo padre.
‘No!
No, per l’anima mia!’ disse Leoline.
‘Olà! Bracy il bardo, tuo sia l’incarico!
Va’ tu, con musica dolce e alta, 485
E prendi due destrieri dalle bardature superbe,
E prendi il giovane che più ami
Perché porti la tua arpa e impari il tuo canto,
E vestitevi entrambi di veste solenne,
E per le montagne affrettatevi, 490
Ché gente vagante, che è per il mondo,
Non vi trattenga sulla strada della valle.
‘E quando avrà passato la piena dell’Irthing,
Il mio allegro bardo! s’affretta, s’affretta
Su per Knorren Moor, per Halegarth Wood, 495
E raggiunge presto quel buon castello
Che sta e minaccia le lande di Scozia.
‘Bardo Bracy! bardo Bracy! i tuoi cavalli son veloci,
Dovete cavalcare su per la sala, la vostra musica sì dolce,
Più forte degli zoccoli echeggianti dei cavalli! 500
E forte e forte chiamate a Lord Roland:
Tua figlia è salva nella sala di Langdale!
La tua bella figlia è salva e libera —
Sir Leoline così ti saluta per mio mezzo!
T’invita a venire senza indugio 505
Con tutto il tuo numeroso corteo
E a portare a casa la tua amabile figlia:
Ed egli ti verrà incontro per via
Con tutto il suo numeroso corteo
Bianco della schiuma dei palafreni ansanti: 510
E, sul mio onore! io dirò
Che mi pento del giorno
In cui dissi parole di fiero disprezzo
A Roland de Vaux di Tryermaine! —
— Ché da quando quell’ora malvagia è volata, 515
Molti soli d’estate hanno brillato;
Eppure mai più trovai un amico
Come Roland de Vaux di Tryermaine.’
La dama cadde, e gli strinse le ginocchia,
Il viso levato, gli occhi traboccanti; 520
E Bracy rispose, con voce incerta,
Elargendo a tutti il suo gentile Salve! —
‘Le tue parole, o padre di Christabel,
Sono più dolci di quanto la mia arpa sappia dire;
Pure, se ottenessi da te una grazia, 525
Oggi il mio viaggio non avrebbe luogo,
Ché un sogno tanto strano m’è venuto,
Che ho fatto voto, con musica alta,
Di ripulire quel bosco da cosa maledetta,
Avvertito da una visione nel mio riposo! 530
Perché nel mio sonno vidi quella colomba,
Quel mite uccello che tu ami,
E chiami col nome della tua stessa figlia —
Sir Leoline! io vidi proprio lei
Palpitare, ed emettere gemiti spaventosi, 535
Fra le verdi erbe nella foresta, sola.
E quando ciò vidi e quando udii,
Mi meravigliai di che male avesse l’uccello;
Perché nulla vicino a lei potevo vedere,
Se non l’erba e le verdi erbe sotto il vecchio albero.
‘E nel mio sogno mi parve d’andare 541
A cercare che cosa vi si potesse trovare;
E che significasse la pena del dolce uccello,
Che così giaceva palpitando al suolo.
Andai e scrutai, e non riuscii a scorgere 545
Nessuna causa del suo grido angosciato;
Ma pure, per amore della sua cara dama,
Mi chinai, mi parve, a prendere la colomba,
Quando ecco! vidi un serpente d’un verde lucente
Avvolto intorno alle sue ali e al collo. 550
Verde come le erbe su cui giaceva,
Vicino a quella della colomba acquattava la testa;
E con la colomba si solleva e si muove,
Gonfiando il suo collo come lei gonfiava il suo!
Mi svegliai; era l’ora di mezzanotte, 555
L’orologio echeggiava nella torre;
Ma benché il mio sonno fosse passato,
Questo sogno non voleva andarsene —
Pare che viva sopra il mio occhio!
E di lì feci voto, questo medesimo giorno, 560
Con musica forte e santo canto,
D’errare per la foresta spoglia,
Ché nulla d’empio vi indugi.’
Così disse Bracy: il Barone, intanto,
L’ascoltava a mezzo con un sorriso; 565
Poi si volse a Lady Geraldine,
Gli occhi fatti di meraviglia e d’amore;
E disse in accenti cortesi e fini:
‘Dolce fanciulla, bella colomba di Lord Roland,
Con braccia più forti d’arpa o di canto, 570
Tuo padre e io schiacceremo il serpente!’
Le baciò la fronte mentre parlava,
E Geraldine, con modi verginali,
Abbassando i grandi occhi lucenti,
Con guancia arrossata e garbata cortesia 575
Si volse via da Sir Leoline;
Raccogliendo dolcemente il suo strascico,
Che sul braccio destro le ricadde;
E incrociò le braccia sul petto,
E chinò il capo sul seno, 580
E guardò di sbieco Christabel
Gesù, Maria, proteggetela bene!
L’occhio piccolo d’un serpente ammicca torbido e schivo;
E gli occhi della dama si ritrassero nel capo,
Ciascuno ridotto a un occhio di serpente, 585
E con un poco di malizia, e più di terrore,
Guardò di sbieco Christabel! —
Un istante — e la vista era fuggita!
Ma Christabel, in vertiginosa trance,
Inciampando sul suolo malfermo 590
Rabbrividì forte, con un suono di sibilo;
E Geraldine si volse di nuovo,
E come cosa che cercasse sollievo,
Piena di meraviglia e piena di pena,
Volse i suoi grandi occhi divini e lucenti 595
Selvaggiamente su Sir Leoline.
La fanciulla, ahimè! i suoi pensieri sono andati,
Nulla vede — nessuna vista se non una!
La fanciulla, priva d’inganno e di peccato,
Non so come, in modo spaventoso, 600
Aveva bevuto così a fondo
Quello sguardo, quegli occhi di serpente ritratti,
Che tutti i suoi tratti si arresero
A quella sola immagine nella sua mente:
E passivamente imitò 605
Quello sguardo d’odio torbido e infido!
E così stava, in vertiginosa trance,
Ancora ritraendo quello sguardo di sbieco
Con forzata inconscia simpatia
Proprio davanti allo sguardo del padre —— 610
Per quanto tale sguardo potesse essere
In occhi così innocenti e azzurri!
E quando la trance fu finita, la fanciulla
Sostò un poco, e in cuore pregò:
Poi, cadendo ai piedi del Barone, 615
‘Per l’anima di mia madre ti supplico
Che tu mandi via questa donna!’
Disse: e più non poté dire:
Ché quel che sapeva non poteva raccontare,
Soggiogata dal potente incanto. 620
Perché la tua guancia è così smorta e stravolta,
Sir Leoline? La tua unica figlia
Giace ai tuoi piedi, tua gioia, tuo orgoglio,
Così bella, così innocente, così mite;
La stessa per cui la tua dama morì! 625
Oh, per le doglie della sua cara madre,
Non pensare male della tua figlia!
Per lei, e per te, e per nessun altro,
Ella pregò nell’istante prima di morire:
Pregò che la bimba per cui moriva 630
Fosse gioia e orgoglio del suo caro signore!
Quella preghiera ingannò le sue doglie mortali,
Sir Leoline!
E vorresti far torto alla tua unica figlia,
La sua figlia e la tua? 635
Nel cuore e nel cervello del Barone,
Se pensieri come questi ebbero parte alcuna,
Non fecero che gonfiare la sua ira e la sua pena,
E non operarono là che confusione.
Il suo cuore era spaccato da pena e ira, 640
Le guance gli tremavano, gli occhi erano stravolti,
Disonorato così nella sua vecchiaia;
Disonorato dalla sua unica figlia,
E tutta la sua ospitalità
Verso la figlia oltraggiata del suo amico 645
Da più che femminile gelosia
Portata così a vergognosa fine —
Volse l’occhio con severo cipiglio
Sul mite bardo menestrello,
E disse in toni bruschi, austeri — 650
‘Come, Bracy! indugi tu ancora qui?
T’ho detto d’andartene!’ Il bardo obbedì;
E voltandosi dalla sua dolce fanciulla,
L’attempato cavaliere, Sir Leoline,
Condusse fuori la dama Geraldine! 655
1800.

CHRISTABEL THE CONCLUSION TO PART II
A little child, a limber elf,
Singing, dancing to itself,
A fairy thing with red round cheeks,
That always finds, and never seeks,
Makes such a vision to the sight 660
As fills a father’s eyes with light;
And pleasures flow in so thick and fast
Upon his heart, that he at last
Must needs express his love’s excess
With words of unmeant bitterness. 665
Perhaps ‘tis pretty to force together
Thoughts so all unlike each other;
To mutter and mock a broken charm,
To dally with wrong that does no harm.
Perhaps ‘tis tender too and pretty 670
At each wild word to feel within
A sweet recoil of love and pity.
And what, if in a world of sin
(O sorrow and shame should this be true!)
Such giddiness of heart and brain 675
Comes seldom save from rage and pain,
So talks as it’s most used to do.
1801.

CHRISTABEL LA CONCLUSIONE DELLA PARTE II
Un piccolo bimbo, un elfo agile,
che canta e danza per sé solo,
creatura fatata dalle guance tonde e rosse,
che sempre trova e non cerca mai,
offre allo sguardo una tale visione 660
da empire di luce gli occhi di un padre;
e i piaceri gli affluiscono così fitti e rapidi
sopra il cuore, che alla fine
gli tocca esprimere l’eccesso del suo amore
con parole di non voluta amarezza. 665
Forse è grazioso costringere insieme
pensieri così dissimili tra loro;
borbottare e schernire un incanto spezzato,
scherzare con un torto che non fa danno.
Forse è tenero anche, e grazioso, 670
sentire a ogni parola selvaggia, dentro,
un dolce contraccolpo di amore e pietà.
E che sarà, se in un mondo di peccato
(oh dolore e vergogna, se ciò fosse vero!)
tale vertigine di cuore e di mente 675
di rado viene se non da rabbia e pena,
e così parla come più è avvezza a fare.
1801.