Il caso controverso della signora Emsley
Nella feroce indignazione popolare suscitata da un crimine sanguinoso, c’è una tendenza, condivisa sia dai giudici che dalle giurie, a ignorare o considerare irrilevanti quelle dubbi i cui benefici sono considerati uno dei privilegi dell’accusato. Lord Tenterden ha ridotto al minimo la teoria del dubbio, affermando che una giuria abbia il diritto di emettere un verdetto basandosi su prove che accetterebbe come definitive anche in questioni di vita o di morte. Ma se ci si sovviene quante volte siamo stati certi di qualcosa e poi ci siamo sbagliati, quante volte ciò che sembrava certo ci ha deluso, e quante volte ciò che pareva impossibile è invece avvenuto, ci rendiamo conto che se il diritto penale fosse basato su tali principi, probabilmente sarebbe esso stesso il “grande assassino” dell’Inghilterra. Molto più saggio è quindi ritenere che sia meglio che novantanove colpevoli scampino alla punizione piuttosto che che un innocente soffra; pertanto, se si può affermare che esista una possibilità su cento a favore dell’imputato, egli ha diritto ad essere assolto. Non c’è dubbio che, in Inghilterra, il verdetto scozzese di “Non provato”, che né condanna né assolve, sarebbe stato applicato in molti casi che, secondo la nostra legge più severa, si sarebbero conclusi con l’esecuzione. Un simile verdetto sarebbe probabilmente stato accolto con favore sia dal giudice che dalla giuria che hanno esaminato le particolari circostanze del caso della signora Mary Emsley. Lo straniero a Londra che si allontana dai sentieri battuti e si addentra nelle zone dove vivono i lavoratori rimane sbalordito dalla loro uniformità, dalle infinite file di case in mattoni uguali, interrotte solo da qualche pub o da chiese sparse qua e là. L’espansione della grande città è stata in gran parte dovuta alla costruzione di queste lunghe file di abitazioni umili; negli anni successivi alla fine della Guerra di Crimea e fino al 1860, si registrò un’intensa attività in questa direzione. Molti piccoli imprenditori, ipotecando continuamente ciò che avevano costruito e utilizzando i capitali ottenuti per avviare nuovi progetti anch’essi ipotecati, riuscirono a edificare strada dopo strada, accumulando così ingenti fortune grazie all’aumento generale dei valori immobiliari. Tra questi speculatori astuti c’era John Emsley, che alla sua morte lasciò tutte le sue proprietà alla moglie Mary.
Mary Emsley, ormai una donna anziana, aveva vissuto per troppo tempo in condizioni umili senza mai cambiare il proprio stile di vita. Non aveva figli e tutte le sue attività ruotavano intorno alla gestione economica delle sue proprietà e al riscatto degli affitti settimanali da parte degli inquilini che vi abitavano. Donna severa, eccentrica e dall’aspetto cupo, suscitava sentimenti misti di avversione e curiosità tra gli abitanti di Grove Road, a Stepney, dove si trovava la sua casa. Le sue proprietà si estendevano su Stratford, Bow e Bethnal Green, e nonostante l’età intraprendeva spesso lunghi viaggi per gestirle: riscuotere gli affitti, sfrattare gli inquilini, ecc., dimostrando sempre una grande abilità nel negoziare. Per risparmiare, quando aveva bisogno di aiuto nella gestione delle sue proprietà preferiva assumere agenti temporanei piuttosto che un rappresentante a tempo pieno. Molti le facevano lavori occasionali; tra questi c’erano due uomini i cui nomi in seguito divennero noti al pubblico: John Emms, un calzolaio, e George Mullins, un intonacatore. Nonostante la sua ricchezza, Mary Emsley viveva completamente da sola, ad eccezione di una donna che veniva ogni sabato a pulire la casa. Dimostrava anche un’estrema timidezza e cautela, caratteristiche spesso riscontrabili in persone che in seguito venivano vittime di violenza, come se nell’essere umano esistesse qualche vago istinto profetico. Apriva la porta con riluttanza e ogni visitatore veniva osservato dalla finestra della sua stanza. La sua fortuna le avrebbe permesso di godersi ogni lusso, ma abitava in una casa piccola, composta da due piani e un seminterrato, con un giardino trascurato; il suo stile di vita era ancora più semplice della sua dimora. Fu un’età avanzata strana e innaturale.
Mary Emsley fu vista viva per l’ultima volta nella serata di lunedì 13 agosto 1860. Quel giorno, alle sette di sera, due vicini la videro seduta alla finestra della sua camera da letto. Il mattino seguente, poco dopo le dieci, uno dei suoi agenti temporanei andò a chiederle informazioni riguardo ai rubinetti di rame, ma non ottenne risposta alle sue ripetute bussate. Anche nel corso del martedì molti altri visitatori ebbero lo stesso problema; mercoledì e giovedì trascorsero senza alcun segno di vita all’interno della casa. Si sarebbe potuto pensare che questo avrebbe destato immediatamente sospetti, ma i vicini erano troppo abituati alle eccentricità della vedova per allarmarsi subito. Fu solo venerdì che John Emms, il calzolaio, notò lo stesso silenzio inquietante nella casa. Allora provò paura che fosse accaduto qualcosa di brutto. Corse da Mr. Rose, l’avvocato di Mary Emsley, e da Mr. Faith, un suo parente lontano; i tre uomini tornarono insieme alla casa. Lungo la strada incontrarono il poliziotto Dillon, che li accompagnò.
La porta d’ingresso era chiusa a chiave e le finestre erano sprangate; quindi il gruppo attraversò il muro del giardino per raggiungere l’ingresso posteriore, che sembrava essere stato aperto senza difficoltà. John Emms guidava la strada, poiché conosceva bene la casa. Al piano terra non c’era traccia della vecchia donna; il solo rumore che rompeva il silenzio era lo scricchiolio delle loro scarpe e il sussurro sommesso delle loro voci. Salirono le scale con un senso di sollievo. Forse tutto sarebbe andato bene, dopotutto: era molto probabile che quella strana vedova fosse andata a fare una visita da qualcuno. Ma quando arrivarono al pianerottolo, John Emms si fermò di colpo; gli altri, guardando oltre di lui, videro ciò che spezzò ogni loro speranza.
C’era l’impronta di un piede umano, appena visibile nel sangue sul pavimento di legno. La porta della stanza d’ingresso era quasi chiusa; quell’orribile presagio si presentava davanti a loro, con le punte del piede rivolte verso l’esterno. Il poliziotto provò ad aprirla, ma qualcosa all’interno la impediva di muoversi. Alla fine, grazie ai loro sforzi congiunti, riuscirono ad entrare. Lì giaceva la povera vecchia donna: i suoi arti magri erano distesi sul pavimento; sotto un braccio aveva due rotoli di carta da parati, mentre altri erano sparsi intorno a lei. Era evidente che i terribili colpi che le avevano frantumato la testa l’avevano colpita all’improvviso, lasciandola priva di sensi in un istante. Non aveva avuto il tempo di provare quella paura anticipatoria che è l’unica vera orrore della morte.
La notizia dell’omicidio di un residente così conosciuto causò grande agitazione nel quartiere, e furono fatti tutti gli sforzi possibili per individuare l’assassino. La ricompensa offerta dal governo, inizialmente di 100 sterline, fu presto aumentata a 300 sterline, ma senza successo. Un’attenta ispezione della casa non rivelò nulla che potesse costituire una pista affidabile. Era difficile determinare l’ora dell’omicidio, poiché c’erano motivi per ritenere che la donna morta a volte trascurasse di fare il letto; quindi il fatto che il letto fosse disfatto non significava necessariamente che vi si fosse dormito. Era completamente vestita, come avrebbe fatto alla sera, e era improbabile che alle prime ore del mattino si occupasse di comprare carta da parati. In generale, le prove sembravano indicare che il crimine fosse stato commesso lunedì sera, dopo le sette. Non c’era stata alcuna forzatura su porte o finestre, quindi l’assassino doveva essere stato fatto entrare dalla signora Emsley. Non era conforme alle sue abitudini permettere a qualcuno che non conosceva di entrare a quell’ora, e la presenza della carta da parati indicava che si trattasse di qualcuno con cui aveva degli affari da sbrigare. Per il momento, la polizia sembrava essere sulla buona strada. L’assassino non sembrava aver tratto grandi vantaggi dal suo crimine, poiché l’unica somma di denaro presente in casa, 48 sterline, fu trovata nascosta nel seminterrato, e non mancava nulla se non alcuni oggetti di scarso valore. Per settimane il pubblico attese con impazienza l’arresto dell’assassino, mentre la polizia rimase silenziosa, ma attiva. Alla fine, l’arresto avvenne in modo piuttosto drammatico.
Tra le molte persone che avevano guadagnato piccole somme di denaro aiutando la donna assassinata, c’era un uomo dall’aspetto rispettabile di nome George Mullins, sulla cinquantina, con la schiena dritta tipica di chi in passato aveva ricevuto una buona formazione. Infatti, aveva prestato servizio nella polizia irlandese e aveva vissuto molte altre esperienze prima di stabilirsi come intonacatore nell’East End di Londra. Fu proprio quest’uomo a presentarsi al sergente Tanner della polizia e a fornire una dichiarazione che sembrava in grado di risolvere l’intero mistero.
Secondo quanto raccontò, Mullins aveva fin dall’inizio sospettato di Emms, il calzolaio, e aveva preso delle misure per verificare le sue supposizioni, spinto sia dal desiderio di giustizia che dalla speranza di ottenere la ricompensa offerta. Le 300 sterline rappresentavano una tentazione enorme per lui. “Se tutto va bene, me ne occuperò io”, disse durante il suo primo colloquio con la polizia, aggiungendo, in riferimento alla sua precedente esperienza nel settore della polizia, che “era abile in queste cose”. Era così abile che la sua descrizione di ciò che aveva visto e fatto fornì alla polizia un’ottima pista su cui agire.
Sembra che il calzolaio vivesse in una piccola capanna ai margini di un vecchio campo di mattoni. In quel campo, a circa cinquanta metri dalla capanna, c’era un capanno in rovina che era stato abbandonato. A quanto pare, da tempo Mullins teneva d’occhio Emms e aveva notato che questi portava fuori dalla sua capanna un pacco di carta per poi nasconderlo da qualche parte nel capanno. “È molto probabile”, disse l’astuto Mullins, “che stia nascondendo parte del bottino che ha rubato”. Anche la polizia riteneva che questa ipotesi non fosse impossibile; così, il mattino seguente, tre agenti, con Mullins al loro seguito, si presentarono alla capanna di Emms e perquisirono sia l’interno che il capanno. Tuttavia, i loro sforzi risultarono vani: non fu trovato nulla.
Questo risultato non fu affatto soddisfacente per l’attento Mullins, il quale li rimproverò aspramente per non aver nemmeno ispezionato a fondo lo stallo e li persuase a provare di nuovo. Lo fecero sotto la sua supervisione, e questa volta ottennero i migliori risultati. Dietro un pezzo di legno nello stallo trovarono un pacchetto di carta di natura molto curiosa: era legato con del nastro grosso, e aprendolo scoprirono un altro pacchetto legato con filo di cera. All’interno c’erano tre cucchiai piccoli e uno grande, due lenti ottiche, e un assegno intestato a Mrs. Emsley, che si sapeva fosse stato pagato il giorno dell’omicidio. Non c’era dubbio che anche gli altri oggetti appartenessero alla donna morta. La scoperta era di estrema importanza; l’intero gruppo si recò quindi alla stazione di polizia, mentre Emms era coperta da confusione e disperazione, mentre Mullins provava un grande orgoglio per essere stato un detective dilettante così efficace. Ma la sua vittoria non durò a lungo: alla stazione di polizia l’ispettore lo accusò di essere coinvolto personalmente nella morte di Mrs. Emsley.
“È così che mi trattate dopo che vi ho fornito queste informazioni?”, gridò.
“Se sei innocente, non ti accadrà nulla di male”, disse l’ispettore, e l’uomo fu immediatamente portato in tribunale per il processo. Questo improvviso ribaltamento della situazione suscitò grande clamore nell’opinione pubblica; ovunque si esprimeva profondo disgusto verso quell’uomo accusato non solo di un omicidio commesso con estrema freddezza, ma anche di aver cercato deliberatamente di incolpare un altro al fine di ottenere la ricompensa. Presto si capì che Emms era almeno innocente, poiché riuscì a fornire un alibi molto convincente. Ma se Emms era innocente, chi allora era il colpevole? Solo l’uomo che aveva nascosto gli oggetti rubati nel capanno, e chi altri poteva essere se non Mullins, che aveva informato la polizia della loro presenza lì? Il caso fu giudicato in anticipo dall’opinione pubblica, prima ancora che il prigioniero comparisse in aula; le prove preparate dalla polizia non erano sufficienti per far cambiare loro idea. Una serie di fatti incriminanti venne presentata al tribunale dal sergente Parry presso la Corte Penale Centrale il 25 ottobre, circa dieci settimane dopo l’omicidio.
A prima vista, le prove contro Mullins sembravano irrefutabili. Un’ispezione delle sue stanze subito dopo l’arresto permise alla polizia di trovare del nastro adesivo sul caminetto, che corrispondeva esattamente a quello utilizzato per sigillare il pacco. Ogni striscia di nastro conteneva trentadue fili. Fu anche trovato un pezzo di cera da calzolaio, proprio quello necessario per incollare i lacci dei pacchi interni. La cera da calzolaio non era una sostanza di cui Mullins avesse bisogno nel suo lavoro, quindi l’accusa ipotizzò che l’avesse acquistata apposta per far ricadere i sospetti su quel povero calzolaio. Fu trovato anche un martello da muratore, che poteva essere stato utilizzato per infliggere le ferite, nonché una cucchiaiata che corrispondeva esattamente a quelle perdute dalla signora Emsley. Si scoprì inoltre che la signora Mullins aveva venduto di recente una piccola custodia da portapenne d’oro a un barista del quartiere, e due testimoni dichiararono con certezza che quella custodia apparteneva alla signora Emsley e che era in suo possesso poco prima della sua morte. Fu trovata anche una coppia di stivali; uno di essi sembrava adattarsi perfettamente all’impronta lasciata sul pavimento, e prove mediche confermarono la presenza di capelli umani sulla suola dello stivale stesso. Altre prove mediche evidenziarono la presenza di tracce di sangue sulla custodia da portapenne venduta dalla signora Mullins. La donna incaricata delle pulizie, che veniva ogni sabato, testimoniò che due giorni prima dell’omicidio Mullins era entrato in casa portando con sé dei rotoli di carta da parati; la signora Emsley gli aveva chiesto di portarli nella stanza dove in seguito sarebbe avvenuta la tragedia. Era quindi logico che fosse proprio Mullins la persona con cui la signora Emsley aveva discusso dei colori della carta da parati. Inoltre, durante il giorno la signora Emsley aveva consegnato a Mullins una certa chiave; questa fu trovata nella stessa stanza del cadavere, e l’accusa chiese come potesse esserci finita se non era stata portata da Mullins stesso. Fino a quel momento, le prove presentate dalla polizia sembravano davvero convincenti; inoltre, vennero fornite ulteriori testimonianze che dimostravano che Mullins era stato visto sia andare verso il luogo del crimine che tornarne via. Un testimone, di nome Raymond, giurò di averlo visto quella sera alle otto in strada vicino alla casa della signora Emsley; indossava un cappello nero. Fu presentato anche un marinaio che affermò di averlo visto il giorno seguente poco dopo le cinque a Stepney Green; secondo il suo racconto, l’uomo gli era sembrato molto nervoso e agitato, e i suoi pantaloni erano molto gonfi; indossava un cappello marrone. Quando venne a sapere dell’omicidio, aveva immediatamente informato la polizia e giurò che si trattava proprio di Mullins.
Era proprio così come presentato contro l’accusato, e tale versione veniva rafforzata da molte altre piccole circostanze sospette. Una di queste era che, quando aveva fornito informazioni alla polizia su Emms, aveva detto che Emms era probabilmente l’unico uomo a cui la signora Emsley avrebbe aperto la porta.
“Non vi avrebbe aperta la porta nemmeno a voi, Mullins?”, chiese il poliziotto.
“No”, rispose lui. “Mi avrebbe chiamato dalla finestra del piano di sopra.”
Questa risposta – che si rivelò falsa – fu molto dannosa per lui durante il processo.
Fu un compito arduo quello che il signor Best dovette affrontare quando si alzò per difendere questa accusa complicata e di vasta portata. Prima di tutto, cercò di fornire un alibi chiamando i figli di Mullins, i quali erano disposti a testimoniare che lui era tornato a casa molto presto quel lunedì. Tuttavia, le loro testimonianze non furono particolarmente convincenti e vennero messe in dubbio dalla lavandaia, la quale dimostrò che i bambini confondevano una data con un’altra. Per quanto riguarda il berretto, l’avvocato sottolineò che i muratori utilizzavano capelli umani nel loro lavoro e osservò come l’accusa non fosse riuscita a dimostrare che ci fosse davvero del sangue sul berretto stesso da cui si supponeva provenisse l’impronta. Inoltre, riguardo alla macchia di sangue sulla scatola dei matite, fece notare che il barista, dopo aver comprato la matita, l’aveva pulita e lucidata con cura; quindi, se c’era davvero del sangue su di essa, sicuramente non era quello della signora Emsley. Commentò anche la discrepanza tra le testimonianze di Raymond, che aveva visto l’accusato alle otto di sera con un cappello nero, e quelle del marinaio, che lo aveva incontrato alle cinque di mattina con uno marrone: se l’ipotesi dell’accusa era che l’accusato avesse trascorso la notte nella casa della donna assassinata, come mai il suo cappello fosse cambiato? Uno o entrambi i testimoni dovevano essere inaffidabili. Inoltre, il marinaio aveva incontrato il misterioso sconosciuto a Stepney Green, il che era del tutto fuori dalla zona tra il luogo del crimine e l’abitazione di Mullins.
Per quanto riguarda le tasche gonfie, solo pochi oggetti erano stati presi dalla casa, e sicuramente non avrebbero potuto far gonfiare le tasche dei rapinatori. Né Raymond né il marinaio avevano fornito prove che il prigioniero portasse con sé il martello da muratore utilizzato per commettere l’omicidio.
E ora egli presentò due nuovi e molto importanti testimoni, le cui testimonianze fornirono un’altra di quelle sorprese improvvisi che avevano caratterizzato il caso. La signora Barnes, che abitava in Grove Road, di fronte al luogo del delitto, era pronta a giurare che alle venti minuti prima delle dieci di martedì mattina – dodici ore dopo l’ora in cui secondo la teoria della polizia il crimine era stato commesso – aveva visto qualcuno muovere le tende nella stanza al piano di sopra, e aveva anche notato che la finestra a destra era leggermente aperta. Ora, per quanto riguarda uno di questi due punti, era possibile che si trattasse di un’illusione, ma era difficile credere che avesse sbagliato in entrambi. Se davvero c’era qualcuno nella stanza in quel momento, che si trattasse della signora Emsley o del suo assassino, in ogni caso ciò dimostrava che la teoria dell’accusa era completamente errata.
La seconda testimonianza proveniva da Stephenson, un muratore, il quale dichiarò di aver visto quel martedì mattina Rowland, anch’egli muratore, uscire da una casa con dei rivestimenti murali in mano. Era poco dopo le dieci. Non riusciva a ricordare esattamente la casa, ma pensava che fosse quella della signora Emsley. Quando Stephenson lo fermò per chiedergli se lavorasse nel settore dei rivestimenti murali, Rowland rispose di sì.
“Sì, non lo sapevi?” disse Rowland.
“No,” disse Stephenson, “altrimenti ti avrei dato un lavoro o due.”
“Oh, sì, sono cresciuto in questo ambiente,” disse Rowland, e se ne andò.
In risposta a queste accuse, Rowland comparve in tribunale e affermò che considerava Stephenson poco intelligente. Ammise di aver avuto quell’incontro e quella conversazione, ma sosteneva che fossero avvenuti diversi giorni prima. In realtà, in quel momento stava rivestendo la casa accanto a quella della signora Emsley, ed era proprio da lì che era uscito.
Le questioni rimasero aperte quando il Capo Barone iniziò l’ardua compito di riassumere i fatti. Alcune delle prove su cui la polizia aveva fatto affidamento furono liquidate con estrema leggerezza da parte sua. Per quanto riguardava la pellicola adesiva, la maggior parte di esse era composta da trentadue strisce, e sembrava evidente che i due pezzi non fossero esattamente dello stesso tipo. La cera da calzolaio non era una sostanza insolita, e non si poteva biasimare un imbianchino per possedere un martello da imbianchino. Anche la scarpa non assomigliava in modo preciso all’impronta di sangue, quindi non si potevano trarre conclusioni definitive al suo riguardo. Il punto debole della difesa era che sembrava quasi certo che Mullins avesse nascosto quegli oggetti nel capanno. Se non aveva commesso il crimine, perché allora non aveva fornito spontaneamente spiegazioni su come fossero finiti in suo possesso? La sua affermazione secondo cui la signora Emsley non gli avrebbe aperto la porta, quando invece era certo che lo avrebbe fatto, era molto contro di lui. D’altra parte, le testimonianze contraddittorie del marinaio e dell’altro uomo che avevano visto Mullins vicino al luogo del crimine non erano particolarmente convincenti; inoltre, l’episodio della chiave non risultava affatto decisivo, poiché questa poteva essere stata restituita durante la giornata. Nel complesso, sembrava possibile superare tutti gli ostacoli tranne quello legato al nascondimento del pacchetto nel capanno, e questo particolare aspetto era così incriminante che, anche senza altri elementi, costituiva un caso molto grave.
La giuria deliberò per tre ore prima di dichiarare Mullins “colpevole”, decisione con cui il giudice concordò. Tuttavia, alcune delle sue parole durante la sentenza lasciavano intendere che non fosse affatto convinto della colpevolezza dell’imputato.
“Se anche ora riuscite a dimostrare di essere innocenti”, disse il giudice, “non dubito che verrà prestata attenzione a qualsiasi prova convincente venga presentata davanti a coloro che hanno il compito di applicare la legge”.
Alludere alla possibilità dell’innocenza di una persona e allo stesso tempo condannarla a morte sembra un procedimento piuttosto barbaro e illogico. È vero che le prove contro Mullins erano molto convincenti, e che i suoi precedenti risultavano estremamente negativi; tuttavia, anche le prove circostanziali, anche quando indicano chiaramente una direzione, non possono essere accettate con troppa leggerezza, poiché è quasi sempre possibile interpretarle in modo diverso.
In questo caso, anche ammettendo che le prove fornite dai figli di Mullins riguardo all’alibi siano prive di valore, e anche considerando che le testimonianze del signor Stephenson possano essere ignorate, rimane comunque la testimonianza positiva e assolutamente imparziale della signora Barnes, la quale sembrerebbe dimostrare che, anche se Mullins avesse commesso il crimine, l’abbia fatto in modo completamente diverso da quanto immaginasse la polizia. Inoltre, non è forse estremamente improbabile che un uomo compia un omicidio intorno alle otto di sera, rimanga tutta la notte in casa con il corpo della vittima, agisca al buio – poiché una luce che si muovesse nella casa sarebbe sicuramente stata notata dai vicini – e non fugga durante la notte, ma aspetti invece la piena luce di una mattina d’agosto prima di uscire?
Dopo aver letto le prove, rimane l’impressione inconfutabile che, sebbene Mullins fosse molto probabilmente colpevole, la polizia non sia mai riuscita a stabilire i dettagli del crimine, e che esistesse il rischio di un errore giudiziario quando è stata emessa la sentenza di morte.
All’epoca ci furono molte discussioni tra gli addetti al diritto riguardo alla sufficienza delle prove, ma il pubblico in generale era abbastanza soddisfatto, poiché il crimine era così scioccante da suscitare un’opinione negativa universale nei confronti dell’accusato. Mullins fu impiccato il 19 novembre e lasciò dietro di sé una dichiarazione in cui ribadiva la propria innocenza. Non tentò mai di spiegare le circostanze che gli costarono la vita, ma dichiarò nelle sue ultime ore di credere nell’innocenza di Emms, il che alcuni hanno interpretato come una confessione secondo cui fosse stato lui stesso ad inserire gli oggetti incriminanti nel capanno. Quarant’anni sono trascorsi senza che vengano fornite nuove informazioni su questo caso.
Trascrizione del processo per l’omicidio di Emmsley
Procedimenti della Corte dell’Old Bailey, 22 ottobre 1860
Presieduto dal Lord Chief Baron Pollock
Numero di riferimento: t18601022-874
874. James Mullins (52) fu incriminato per l’omicidio volontario di Mary Emsley; fu anche accusato dello stesso reato durante l’inchiesta del coroner.
Il pubblico ministero, il sergente Parry, insieme ai signori Clerk e Orridge, condussero l’accusa.
WILLIAM ROSE. Sono un avvocato che risiede in Victoria-Park Square; conoscevo la signora Mary Emsley, che abitava al numero 9 di Grove Road: era una mia cliente e lo è stata per diversi anni prima della sua morte. Possedeva diverse proprietà immobiliari in quella zona e riscuoteva personalmente gran parte degli affitti dai locatari settimanali; viveva da sola, senza alcun domestico. Conoscevo una persona di nome Walter Emm che occasionalmente l’aiutava nel riscuoto degli affitti. Venerdì 17 agosto, Emm venne da me e mi comunicò qualcosa; non andai con lui, ma gli dissi di recarsi da solo all’indirizzo indicato e di incontrarmi lì. Lì incontrai Dillon; quando arrivammo, la porta della casa era chiusa a chiave. Bussammo alla porta principale, ma non fu possibile entrare. Allora chiesi al poliziotto di scalare il muro sul retro: lo fece e disse che la porta era aperta; io lo seguii e insieme entrammo nella casa. Non trovammo nessuno al piano terra; la porta del salotto era aperta e sembrava che anche la finestra posteriore fosse leggermente socchiusa. C’erano due salotti, uno davanti all’altro, che si collegavano tra loro formando una sola stanza. Salimmo al primo piano: la porta della camera da letto principale era aperta; quella era la stanza in cui la signora Emsley dormiva. C’era anche una piccola stanza sul retro, piena di legna; sembrava che il letto non fosse stato utilizzato. Salimmo poi al secondo piano: la porta della stanza principale era aperta e lì vidi il corpo della signora Emsley, con la testa rivolta verso le scale, vicino alla porta d’ingresso; il corpo era così posizionato da impedire che la porta si chiudesse. Era quasi impossibile entrare nella stanza senza calpestare il cadavere. Davanti a lei c’era un mazzo di fogli utilizzati per tappezzare le stanze, e due pezzi di carta sotto il suo braccio. Su mia richiesta, fu chiamato il dottor Gill; arrivò quasi immediatamente. La signora Emsley rimase nella posizione in cui era fino all’arrivo del dottore; su mio ordine, non fu disturbata in alcun modo. Quel giorno, notai questa chiave: è davvero particolare. La vidi nella camera da letto della signora Emsley, al primo piano; c’era un tavolo accanto alla finestra. Non sono sicuro che fosse in un cestino, ma credo di sì; nel cestino c’erano alcuni biscotti e altre chiavi. Tuttavia, notai quella chiave soprattutto per il suo particolare ornamento a forma di fiocco.
Interrogato dal signor BEST (insieme al signor PALMER).
Q: Lei conosceva il prigioniero, giusto?
A: Non credo di averlo mai visto prima che venisse arrestato; penso che quella sia stata la prima volta che l’ho incontrato; per quanto ne so, non lo avevo mai visto prima. Penso che la signora Emsley avesse una persona di nome Rowland che le aiutava a raccogliere gli affitti. Non ho mai sentito parlare di un uomo di nome Wright. Non sono sicuro che una persona di nome Wilson, residente a Ratcliffe, non abbia raccolto alcuni affitti. Lui è uno inquilino della signora Emsley. Non ne ho conoscenza personale. La porta d’ingresso era chiusa con una serratura comune e una chiave a leva. Ho controllato la porta esterna e ho notato che sembrava essere stata tirata verso l’interno; non era fissata dall’interno. C’erano dei bulloni all’interno, ma non erano stati chiusi. Non sembrava esserci stata alcuna forza esterna che avesse causato il danneggiamento. C’era una grande quantità di sangue in questa stanza dove abbiamo trovato la vittima; non era dappertutto. C’era un laghetto di sangue. Non ho notato particolari schizzi di sangue nella stanza. L’odore e l’aspetto del luogo erano così disgustosi che non sono entrato per esaminarlo più attentamente.
EDWARD DILLON (sergente di polizia, K 19). Venerdì 17 agosto fui chiamato da un uomo di nome Emm al numero 9 di Grove-road; andai lì e trovai il signor Rose, il signor Faith, il signor Whitaker e il signor Biggs ad aspettare fuori dalla casa. Entrai nell’edificio accanto e passai attraverso il muro posteriore fino al cortile della casa del defunto; la porta sul retro era chiusa a chiave, mentre la porta d’ingresso era chiusa con una serratura a molla ma non a doppio scatto; avrebbe potuto essere chiusa a doppio scatto. Non c’erano chiavioni tirati; se qualcuno fosse uscito e avesse richiuso la porta dietro di sé, questa sarebbe rimasta sicuramente chiusa a chiave. Entrai quindi nella sala posteriore e notai che la finestra sul retro era sollevata di circa quattro o cinque pollici; le persiane erano chiuse ma non fissate; entrai anche nella sala d’ingresso: le persiane erano abbassate e le tende tirate indietro. Salii al piano di sopra e vidi una camera d’ingresso; il letto sembrava non essere stato utilizzato di recente, non era fatto. Le tende della finestra a destra erano abbassate e quelle a sinistra sollevate. Entrai poi nella stanza sullo stesso piano, che era piena di legname e numerosi drappi di carta; salii le scale e vidi il defunto disteso morto nella camera d’ingresso, al piano sopra quella principale. La finestra a sinistra era sollevata di qualche centimetro, quella a destra abbassata; il defunto giaceva sul lato sinistro, con la testa appoggiata allo stipite della porta; il viso era rivolto verso il basso, sul lato sinistro. Nella stanza c’erano numerosi drappi di carta, anche dietro la schiena del defunto; ce n’erano alcuni vicino alla sua testa. Notai anche le tracce di sangue sul pavimento del corridoio esterno. Non ero presente quando quel pezzo di legno fu tagliato via; successivamente fu chiamato il dottor Gill, e rimasi lì fino al suo arrivo. Tutto rimase nello stesso stato in cui l’ho descritto.
Gill fece la sua apparizione; dalla direzione della traccia lasciata dal piede, si poteva dedurre che fosse entrato dalla stanza. Esaminai tutti i bulloni delle porte e delle persiane della casa, ma non trovai alcun segno di un’irruzione violenta. Successivamente ispezionai le stanze al piano di sotto e scoprii un anello da lutto d’oro nascosto tra il telaio del letto e il materasso; l’anello si trova ora in tribunale, è in possesso dell’ispettore. Lo trovai nella camera da letto al primo piano; portava inciso il nome di Samuel Emsley. Vidi anche tre monete da mezzo penny su una sedia. Detti l’anello all’ispettore Kerrison e rimasi sul posto fino a quando non fui congedato. Il giardino della casa è circondato da muri; i giardini delle case situate dietro quelle in Grove-road confinano su entrambi i lati con il giardino della casa del defunto. Non c’è alcuna strada che li separi. Le case in Grove-street si trovano alle spalle di quelle in Grove-road; la porta posteriore del numero 9 è dotata di una finestra di vetro.
Interrogatorio incrociato.
Q: Siete entrato in questa stanza dove avete trovato la vittima distesa; avete notato se ci fosse molto sangue intorno?
A: C’era una grande quantità di sangue; c’erano molte macchie sul pavimento e sul muro, come se il sangue fosse schizzato fuori dalla persona che era stata colpita.
MR. SERJEANT PARRY: Avete notato in quale direzione sembrava essere fluito il sangue?
A: Sembrava essersi diffuso davanti alla donna, partendo dalla posizione in cui l’avevo trovata, e una grande quantità di sangue si era sparsa alle sue spalle.
SAMUEL LAWRENCE GILL. Sono membro del College of Physicians di Edimburgo e chirurgo a Londra; sono stato chiamato per esaminare la defunta. L’ho trovata distesa supina sul lato sinistro, con il viso leggermente rivolto verso sinistra, verso le assi del letto; era vestita e non c’erano segni che avesse preparato il letto per dormire. La prima ferita che ho notato era una grande apertura nella parte posteriore del cranio, che si estendeva profondamente nel cervello; penso fosse il risultato di colpi ripetuti. Quella sola ferita era sufficiente a causare la morte. C’erano inoltre numerosi frammenti del cranio rimasti all’interno del cervello e accumulatisi nella sua sostanza. La parte posteriore del cervello era chiaramente danneggiata; c’erano altre ferite che avrebbero potuto causare la morte, tra cui quella sopra l’orecchio sinistro, una ferita contusa che aveva spinto l’intera osso temporale di quel lato all’interno del cranio. C’era anche una ferita lacero-contusa sopra l’arcobaleno sinistro e un’altra ferita nell’orecchio sinistro. Prima di vedere questo martello, avevo già formulato un’ipotesi sul tipo di arma utilizzata per infliggere questi colpi; quella ferita, causata da ripetuti colpi, poteva essere stata prodotta dal lato smusso di quel martello. Ho verificato che la lama del martello corrispondeva alla lunghezza di quella ferita sull’arcobaleno; ritengo quindi che sia stato proprio quel tipo di arma ad aver causato il danno. Ho notato anche una grande quantità di sangue: c’era un pozzetto sul pavimento formato dal sangue che era fuoriuscito dal corpo e si era diffuso nella stanza attraverso la porta. La parte della stanza dove si trovava la testa della donna presentava un’inclinazione; ho notato inoltre una traccia di sangue sulla parte inferiore del suo grembiule, ma si trattava di una macchia superficiale, probabilmente causata dall’essere stato spostato sopra la testa.
Interrogato ulteriormente.
Q: Potrebbe formarsi un’opinione in base all’aspetto delle ferite riguardo al fatto che una di esse sia stata inflitta per prima?
A: Sarebbe soltanto una questione di opinione, ma tenderei a pensare che la ferita sulla tempia sia stata inferta per prima; sembrava essere il risultato di un unico colpo. Il corpo era leggermente in decomposizione quando l’ho esaminato: il viso presentava segni evidenti di decomposizione, mentre la ferita all’arcata sopraccigliare non sembrava essere altrettanto avanzata. C’erano chiari indizi di decomposizione in corso; in alcune circostanze, infatti, questa processo può causare le ferite ad espandersi e a aprirsi. Non credo che la ferita si fosse dilatata a causa della decomposizione, poiché era relativamente asciutta. In questo caso, la ferita avrebbe sicuramente presentato segni di apertura. Non ricordo esattamente quanto tempo sia trascorso dopo il mio primo esame prima che mi venisse mostrato quel martello; probabilmente una settimana, o forse di più. Non ne ho alcun ricordo preciso; potrebbe anche essere stato due settimane. Non l’ho confrontato direttamente con il corpo della vittima; ho semplicemente misurato la ferita e ne ho esaminato la profondità con le dita. La mia opinione riguardo all’arma utilizzata si basa sull’aspetto delle ferite stesse, nonché sulla mia esperienza nell’esaminare ferite causate da vari tipi di strumenti. Un pezzo di ferro, o una barra di ferro con l’estremità affilata, senza dubbio potrebbero aver prodotto ferite del genere. Penso che sia possibile che le ferite alla parte posteriore della testa siano state causate da un’arma più grande. Ho considerato anche la possibilità che fosse stato utilizzato un martello; tuttavia, la ferita in quel punto era di dimensioni considerevolmente maggiori rispetto alle dimensioni del martello stesso. Immagino che qualsiasi arma sia stata usata abbia lasciato tracce evidenti di sangue su di essa. MR. SERJEANT PARRY: Q: È possibile che ferite così gravi, più grandi di qualsiasi singola ferita, siano state causate da quel martello attraverso colpi ripetuti?
A: Sì, è possibile. Ho misurato la ferita all’arcata sopraccigliare: aveva una lunghezza di un pollice e mezzo. Tutto ciò che posso dire è che quel martello potrebbe essere stato l’arma utilizzata per infliggere quelle ferite. Quando ho esaminato il corpo, ho ritenuto con ogni probabilità che la vittima fosse morta da tre o quattro giorni. L’ho vista venerdì a mezzogiorno. Quello che ho osservato era del tutto coerente con l’ipotesi che l’aggressione sia avvenuta lunedì 13 agosto.
CORT: Q: Afferma che l’aspetto della vittima fosse compatibile con il fatto che fosse stata ferita lunedì. Che ciò che le è accaduto potrebbe essere avvenuto proprio quel giorno?
A: Sì, molto probabilmente. Non sarei in grado di stabilire con precisione entro quale giorno esatto. Potrebbe essere stato lunedì sera, o martedì mattina, o anche domenica. Dipendeva dalle condizioni atmosferiche del momento.
ELIZABETH PASHLEY. Abito al numero 16 di Grove-road, esattamente di fronte al numero 9, dove abitava la signora Emsley; vivo lì da dodici anni. L’ultima volta che l’ho vista viva è stato lunedì sera, il 13 agosto, tra le 7 e le 8: era seduta alla finestra del primo piano. Di solito andava a letto intorno alle 10, o anche prima; però spesso lo faceva verso quell’ora. Le persiane della sua casa erano sempre chiuse al tramonto; non le ho mai viste aperte dopo il calare delle tenebre. Ho notato che la sera del 13 agosto le persiane erano aperte, il che mi ha colpito. Il giorno seguente, all’alba, ho osservato di nuovo la casa: le persiane erano ancora aperte; le tende erano esattamente come il lunedì precedente. Una delle tende del primo piano era abbassata, mentre l’altra era sollevata per più della metà; al secondo piano non c’erano tende, e una delle finestre era leggermente aperta. Mercoledì ho visto qualcuno bussare alla porta tre volte; ho notato anche altre persone che bussavano, ma non ricordo esattamente in quali giorni. Quando qualcuno bussava alla porta della defunta, lei apriva la finestra del primo piano e parlava con loro da lì; a volte parlava anche dall’area recintata sopra la finestra. Non c’era alcun accesso alla casa da quella parte; permetteva di entrare solo a coloro che avevano l’abitudine di andarci o che lavoravano lì. Se conosceva quelle persone, scendeva giù o rispondeva dalla finestra. Ma prima guardava sempre fuori.
Interrogatorio successivo: Q. Non c’era nessuno in casa con lei? A. No; per quanto ne so, non aveva mai domestici. Non so quante persone avessero l’abitudine di visitarla durante il giorno. Di solito era fuori; solo poche persone che lavoravano lì entravano in casa. Non posso dire esattamente quante. Non più di una dozzina. Non aveva mai artigiani che venissero a casa sua. Ho visto un tappezziere entrare, così come il signor Rowland e il signor Emm. Non conosco i signori Wilson o Wright. Ho visto altre persone entrare, ma erano solitamente persone che le portavano cose. So che lei le conosceva.
ELIZABETH FRANCES MUGGERIDGE. Vivo al numero 17 di Grove-road, quasi di fronte alla casa della defunta, la signora Emsley. Lunedì 13 agosto, verso le 19:00, la vidi seduta alla finestra della sua camera da letto al primo piano; non notai che facesse nulla di particolare. Quella stessa sera, tra le 22:00 e le 23:00, osservai di nuovo la casa: le persiane del salotto erano aperte e una delle tende era tirata più indietro del solito; inoltre, la finestra della camera da letto al primo piano era semi-aperta, il che era insolito. Avevo notato che aveva l’abitudine di chiudere le persiane al tramonto e avevo anche visto che, quando qualcuno veniva a trovarla, lei guardava fuori dalla finestra o rispondeva dal piano di sopra. Mercoledì mattina, intorno alle 11:00, vidi un uomo e una donna bussare alla porta; bussarono più volte senza essere ammessi. Non notai nessun altro dopo quel momento. WILLIAM SMITH. Lavoro per il signor Linsell, un mercante di stoffe in Mile-end-road. Non conoscevo personalmente la signora Emsley; ricordo che martedì 14 agosto, verso le 8:30 del mattino, dovetti portare un messaggio da lei. Fui mandato dal mio padrone e bussai alla porta per circa cinque minuti, abbastanza forte da essere sentito, se qualcuno fosse stato in casa. Tornai più tardi, nel pomeriggio tra le 20:00 e le 21:00, ma non fui ammesso nemmeno quella volta. Guardai attraverso la serratura per vedere se c’era qualcuno. JOHN COOK. Vivo a Peckham e sono un costruttore. Il 14 agosto, poco dopo le 10:00 del mattino, andai al numero 9 di Grove-road, alla casa della signora Emsley, per acquistare alcune stoffe da tappezzeria. Avevo ricevuto una nota il 10 agosto in cui mi diceva che ne aveva disponibili. Bussai tre volte, ma non fui ammesso. Allora girai intorno al quartiere e tornai ancora; bussai di nuovo, ma senza successo. Durante l’interrogatorio: “Conosceva già questa signora anziana?” “La conoscevo da circa due anni. Prima non avevo mai avuto rapporti daffari con lei riguardo alle stoffe da tappezzeria. Sto costruendo sulla sua proprietà, quindi veniva spesso a trovarmi. Penso che l’ultima volta sia stata a casa mia alla fine di luglio.” EDWIN EMM. Sono il figlio di Walter Thomas Emm, un calzolaio che vive nei campi di mattoni di Bethnal-green. Conoscevo la defunta. Lunedì 13 agosto scorso, mio padre mi mandò a casa sua per prendere alcune rubinetti in ottone. Non ci andai quel giorno, ma il giorno dopo bussai alla porta.
Richard Tanner: Sono un sergente della polizia investigativa; conosco il prigioniero. Lo conosco solo da quando è avvenuto l’omicidio. Sono stato incaricato di indagare su questo caso insieme all’ispettore Thornton e al sergente Thomas. L’avevo già visto prima che mi comunicasse qualcosa, il 28 agosto, se ricordo bene. Era verso la fine di agosto: il sergente Thomas lo aveva portato dai suoi alloggi, e io, insieme all’ispettore Thornton, abbiamo discusso con lui riguardo all’omicidio della signora Emsley. L’abbiamo fatto venire per porre alcune domande. Sabato 8 settembre, verso le 18:00, è venuto a casa mia in Wood-street, Westminster. Non indossava occhiali quando è arrivato. Mi ha detto: “Sono venuto a darvi qualche informazione. Sono stato da Mr. Thornton, ma lui non c’è”. L’ho fatto entrare nel mio ufficio e mi ha detto: “Sergente Tanner, da quando vi ho visti voi e l’ispettore Thornton, ho iniziato a sospettare di una certa persona che potrebbe essere il colpevole. L’ho tenuto d’occhio”. Gli ho chiesto: “Prima di andare oltre, chi è questa persona?”. Mi ha risposto: “Emms”. Credo che il suo nome sia Emm, ma lui ha detto “Emms”. Ha continuato: “Stamattina alle 5:00 sono andato nel campo di mattoni degli Emsley e ho iniziato a osservare Emms, fingendo di raccogliere erbe. Tra le 8 e le 9:00 l’ho visto uscire di casa e dirigersi verso una capanna in rovina situata a circa cinquanta metri dalla sua abitazione. Ha portato fuori un grosso pacco, l’ha portato dentro, è rimasto lì per circa dieci minuti, poi è uscito di nuovo. Sembrava cercare qualcosa; aveva in mano un piccolo pacco, grande più o meno come una pentola da una pinta. Si è diretto verso un capanno annesso alla casa principale, è entrato dentro, è rimasto lì per circa due minuti, poi è uscito di nuovo con il pacco e se n’è andato”. Gli ho chiesto: “Cosa pensate che contenesse quel pacco?”. Mi ha risposto: “Non lo so, ”. Allora sono uscito con lui e siamo andati alla residenza dell’ispettore Thornton, che era vicina. Prima di arrivare lì, non ha detto nulla in più riguardo al pacco. Non ci ha fornito alcuna informazione su dove fosse stato messo. Siamo andati da Thornton, ma lui non c’era. L’ho accompagnato fino a Palace-yard. Gli ho offerto qualcosa da bere; abbiamo bevuto una birra. Quando siamo usciti, mi ha detto: “Adesso non andate via senza di me, ”. Voleva venire con me quella sera. Gli ho risposto: “No, non posso venire stasera, ”. Avevo un motivo per rifiutare. L’ispettore Thornton non c’era e lui era incaricato del caso. Penso di avergli detto: “Signor, ”
Thornton non è a casa; non posso andare senza di lui” – poi aggiunse: “Ora però non andartene senza di me”. Risposi: “No, sai che ho trascritto per iscritto il contenuto delle tue dichiarazioni in un libro, e le tue informazioni non verranno mai sfruttate a mio vantaggio; spero tu creda che siamo al di là di queste cose”. Lui disse: “Va bene”. Allora dissi: “Domani mattina verrò con te; manderò un sergente a prenderti. Dove dovrei mandarlo?” Lui rispose: “Al numero 17 di Oakum-street, Chelsea”. A quel tempo era stata offerta una ricompensa; ho trovato un avviso simile a quelli affissi in giro per Londra; venivano pubblicati ovunque nella città: prima una ricompensa di 100 sterline, poi di 300 sterline. Mullins era a conoscenza della ricompensa offerta; al momento del congedo disse: “Non andartene senza di me. Se tutto va bene, mi occuperò io di te”. Questo è in sostanza ciò che si è detto tra noi quella notte. Il giorno dopo mattina andai nel cantiere di mattoni di Emsley insieme all’ispettore Thornton, al sergente Thomas e al prigioniero; prendemmo una cab. Non successe nulla a me: ero fuori; Thornton e Thomas erano dentro con lui. Questo piano sembra molto accurato. C’è un capanno accanto alla casetta di Emm dove alla fine è stato trovato il pacco. Qui è indicata anche una casa in rovina; si trova a circa cinquanta metri dalla casetta di Emm. Arrivammo lì verso mezzogiorno di domenica mattina. La casa in rovina era completamente distrutta; si trattava di una vecchia e fatiscente capanna. C’era un buco nel muro attraverso cui chiunque poteva entrare. C’era anche una porta che conduceva al capanno, ma la parte inferiore era stata distrutta; rimaneva solo la parte superiore. La porta era aperta. Sembrava quindi possibile entrare in quel capanno in qualsiasi momento. Quando arrivammo quella mattina, il capanno era aperto e c’era un blocco di pietra appoggiato contro il muro. Questo è indicato anche sul piano. Questo campo, chiamato “cantiere di mattoni di Emsley”, è un terreno aperto; le persone non hanno diritti su di esso, ma possono entrare facilmente. Le recinzioni sembrano essere state abbattute. C’è abbastanza spazio perché chiunque possa entrare. C’era anche un cancello che trovai aperto. Inoltre, ci erano delle fessure nelle recinzioni che probabilmente erano state create apposta per permettere l’ingresso. Arrivammo in Bonner’s-lane; io, Thornton e Thomas camminavamo lungo la strada quando, attraverso una fessura nella recinzione, vedemmo Emm e un uomo che stavano parlando. Si trovavano all’estremità opposta del campo, a circa 200 metri dalla casa di Emm. Dissemmo a Mullins di aspettare qui, fuori dal campo, in modo da non essere visti. Noi tre andammo da Emm; lui fu chiamato da parte e il signor.
Thornton gli fece alcune comunicazioni davanti a me; gli fu riferita sostanzialmente l’accusa mossa da Mullins. Non gli dicemmo però che fosse stato Mullins ad avanzarla. Successivamente, su indicazione dell’ispettore Thornton, andai a casa di Emm e la perquisii; parlai anche con la signora.
Emm non c’era in quel momento; era rimasto con il signor Thornton. Abbiamo cercato nel capanno, ma in quel momento non abbiamo trovato nulla. Poi siamo tornati dal signor Thornton per riferirgli i risultati della nostra ricerca, e proprio in quel momento Mullins è apparso nel campo, a meno di cinquanta metri da noi. Ho visto che Thornton ed Emm erano già arrivati presso la capanna in rovina; stavano davanti ad essa. Quando ho notato Mullins nel campo, mi sono avvicinato a lui, e appena mi sono avvicinato, lui ha detto: “Non hai ancora cercato bene in quel posto. Lei (intendo probabilmente la signora Emm) era sempre di spalle a te. Vieni, ti mostrerò dove penso che sia stato messo”. Ho risposto: “No, non ora. Non vogliamo che Emm sappia che sei tu il informatore”. Durante la conversazione, abbiamo camminato intorno a un mucchio di mattoni e a un altro vecchio capanno presente nel campo. Ci siamo fermati a circa quattro o cinque metri dal capanno di cui Mullins aveva parlato. Lui ha detto: “Ecco, guarda. Vai e solleva quella lastra di pietra e rovescia quei mattoni”. Gli ho risposto e ci siamo allontanati da quel posto. Non sono andato verso il capanno. Sono tornato indietro per circa venti metri, ho parlato con il sergente Thomas e gli ho chiesto di andare a sollevare quella lastra di pietra; intanto ho detto a Mullins di andare al Rising Sail ad aspettarmi. Thomas è andato a fare ciò che gli era stato chiesto ed è tornato da noi. Thornton ed Emm erano ancora davanti alla capanna in rovina. Ho visto Thomas sollevare la lastra di pietra e tirare fuori il pacchetto. La lastra di pietra è indicata sulla mappa; bastava semplicemente spostarla in avanti per prenderlo. Chiunque avrebbe potuto metterlo lì senza entrare nel capanno. Il pacchetto è stato aperto davanti agli occhi di Emm. Non posso descrivere bene lo stato in cui si trovava. È stato Thomas ad occuparsene; lui l’ha aperto. Io non l’ho toccato mentre era ancora nella sua forma originale. Ho visto cosa conteneva. Questo è il foglio esterno del pacchetto. Era legato esattamente come lo è ora, con questo pezzo di nastro adesivo. Si tratta di un nastro che potrebbe essere utilizzato anche per fare una cintura o qualcosa del genere. Inoltre, all’interno del pacchetto c’era un altro involucro. Ecco. Era legato esattamente come lo è ora, con un pezzo di corda impermeabilizzata da calzolaio. All’interno c’erano alcuni fogli di giornale, della carta assorbente, un cucchiaio di metallo e tre cucchiaini di metallo, oltre a queste due lenti o occhiali da ingrandimento. Due dei cucchiaini avevano scritto sopra “W”.
“P.” – Oltre a questi, c’era anche un assegno da 10 sterline della Banca di Londra; è proprio questo. Quell’assegno viene descritto nel volantino come emesso da Pickering e Carrier presso la Banca di Londra, datato 14 agosto 1860. Questi erano tutti gli oggetti contenuti nella busta. Mi fu poi chiesto di riportare Mullins dal pub, cosa che feci, lasciando Thornton, Thomas ed Emm ancora davanti al capanno in rovina. Mullins tornò e si fermò davanti a un vecchio carretto che c’era lì; mi chiese: “Hai trovato qualcosa?” Sembrava molto soddisfatto, si strofinò le mani, rise e disse: “Hai trovato del denaro?” Risposi: “Thomas ha trovato qualcosa, ma non posso dirti di cosa si tratti; Emm è molto malata.” Lui continuò a ridere, si strofinò le mani e commentò: “Oh, certo che lo è, ” Mi fu poi detto di portarlo alla stazione di Arbour-square, cosa che feci anche con Emm. Lì furono entrambi accusati ufficialmente; l’accusa fu redatta dal detective Thornton davanti a me, e il verbale dell’arresto si trova ora presso Scotland Yard. Al momento dell’arresto, Mullins disse: “È così che mi trattate dopo che vi ho fornito delle informazioni?” Lo perquisii e notai che la sua scarpa era legata con un pezzo di corda cerata; ce l’ho qui con me: è davvero fatta di cera da calzolaio. Anche il nastro utilizzato per legare la busta era cerato. Gli trovai anche una borsa di pelle e degli occhiali, ma nulla di rilevante per questo caso; gli occhiali erano nella sua tasca. In seguito andai al numero 33 di Barnsley-street, dove lui aveva affittato una stanza; lì trovai un pezzo di nastro adesivo, che presento ora.
CORTESIA. Q. Quel pezzo di nastro è stato esaminato per verificare il numero di fili che contiene? R. È stato esaminato da diversi signori appartenenti alla giuria del coroner, che erano sarti; io non ho contato il numero dei fili presenti nel nastro – l’ispettore Thornton era originariamente un sarto – il pezzo di nastro situato all’estremità del pacco sembra corrispondere a questo; a mio parere si tratta dello stesso nastro. Penso che quel pezzetto corto presente alla fine del pacco e questo pezzo siano esattamente lo stesso tipo di nastro.
SIGNOR SERGENTE PARRY. Q. Credo che abbiate anche presentato un pezzo di cera trovato sul camino della stanza del prigioniero, vero? R. Thomas l’ha trovato in mia presenza; l’ho visto prenderlo dal camino; ero anche presente quando il signor Thornton ha trovato il martello.
Interrogatorio successivo: Q. Se ho capito bene, avevate già avuto contatti con il prigioniero già dal 28 agosto? R. Penso che fosse più o meno quella data; in quel momento era stata offerta una ricompensa di 300 sterline. L’intera somma della ricompensa era stata proposta proprio il 24 agosto.
CORTESIA. Q. La ricompensa di 300 sterline era stata offerta prima che aveste avuto qualsiasi contatto con il prigioniero? R. Sì.
SIGNOR BEST. Q. Ci avete detto di averlo lasciato fuori dal campo mentre andavate a cercare nel capanno, giusto? R. Sì; pensavo che in quel momento fosse dove gli avevo detto di aspettare, cioè fuori dal campo. Quando l’ho visto poi avvicinarsi al capanno, si trovava a circa cinquanta o sessanta metri di distanza; da dove si trovava, non poteva certo vedere cosa stavamo facendo all’interno del capanno. Poteva solo vederci entrare. Siamo rimasti lì per circa due minuti, poi ci ha raggiunti. Non ci ha fatto notare subito i mattoni sparsi intorno. Non ha menzionato nulla riguardo alla ricerca di alcuni mattoni prima di parlare della lastra di pietra. Sono sicuro che non l’abbia fatto, né abbia accennato a una possibile ricerca di legno. In seguito ci ha detto: “Rovistate tra quei mattoni”. Questo è stato prima che trovassimo il pacco. Emm lavora come calzolaio; ho trovato i suoi strumenti in casa sua; sua figlia stava lavorando. Ho esaminato quegli strumenti. Credo che ci fosse anche un martello da calzolaio tra di essi. Non ne sono del tutto sicuro. Penso che i calzolai usino un martello nel loro lavoro. Il sergente Thomas ha perquisito quella parte della casa.
WILLIAM THOMAS. Sono un sergente della polizia investigativa. Domenica mattina, il 9 settembre, su istruzioni dell’ispettore Thornton, andai al numero 17 di Oakum-street, a Chelsea, tra le 10 e le 11 del giorno; trovai il prigioniero lì: era appena uscito di casa; ero proprio dietro di lui; svoltai improvvisamente e lo incontrai; quando mi vide, gli feci segno di avvicinarsi e lui mi seguì in Brompton-road. Fu lui ad parlare per primo: “Thomas, pensavo fossi Tanner. Sai che sono molto abile in queste faccende: ho lavorato giorno e notte per scoprire l’assassino di Mrs. Emsley, ed ecco che l’ho trovato.” Gli chiesi: “Chi sospetti?” Lui rispose: “Quell’uomo, Emm. Che ha testimoniato durante l’inchiesta del coroner. Era il principale sospettato; aveva tutte le opportunità per commettere l’omicidio: era abituato a prendere piccole somme di denaro e Mrs. Emsley lo lasciava entrare in casa in qualsiasi momento.” Aggiunsi: “Mullins. Lei ti avrebbe lasciato entrare?” Lui rispose: “Oh no. Mi avrebbe risposto dalla finestra, o dall’altro lato della casa, ” Non disse altro in quel momento. L’avevo già visto e parlato con lui in precedenza. Non lo conoscevo da molti anni. Lo accompagnai a Scotland Yard, poi insieme all’ispettore Thornton e a Tanner andammo a Bethnal-green. Mentre eravamo in taxi, il prigioniero e l’ispettore Thornton chiacchieravano; dopo essere scesi dall’auto, gli chiesi: “Mullins. Che tipo di pacco hai visto Emm mettere nel capanno?” Lui si alzò di scatto, tirò fuori un fazzoletto dalla tasca del cappotto e lo arrotolò fino a farlo avere più o meno le stesse dimensioni del pacco in questione, “Esattamente quelle dimensioni,” disse.
Corte: E era davvero quella la dimensione? Risposta: Sì. Più tardi ho verificato che fosse proprio quella.
UOMO DELLA BANCA: Ha detto a Thornton, nell’auto, ciò che aveva visto Emm fare?
RISPOSTA: Thornton e il prigioniero stavano conversando, ma non ho sentito tutto ciò che hanno detto. Quando siamo arrivati nel campo di mattoni, siamo entrati lì; sono andato nella stalla di cui era stata parlata, quella adiacente alla casa. Ho guardato all’interno della stalla, ma non ho disturbato nulla; mi sono semplicemente assicurato che tutto fosse a posto. Dopo, sono entrato in casa e ho cercato lì; ho trovato alcuni documenti relativi a delle proprietà appartenenti al defunto ed Emm. Poi sono tornato dall’ispettore Thornton; in quel momento Mullins è apparso nel campo. L’avevo portato lungo Bonner’s-lane, lontano dal luogo dove si trovava Emm, e gli avevo detto: “Mullins, aspetta qui finché non ti chiameremo, ” Era a circa 150 metri dal punto in cui l’ho visto di nuovo. Ha avuto una conversazione con Tanner nel campo; non ho sentito cosa si sono detti. Poi Tanner mi ha parlato; sulla base di ciò che mi ha detto, sono tornato nella stalla e ho rimosso una pietra posizionata proprio all’interno della porta. Lì ho trovato un pacchetto legato con del nastro adesivo. Era nascosto dietro la pietra, tra questa e il muro. Sul fondo c’erano alcuni mattoni e rifiuti. La pietra era sepolta a circa tre o quattro pollici dal muro. Il pacchetto si trovava sopra i mattoni, tra il muro e la pietra. I mattoni non erano visibili dall’esterno del campo, finché non ho rimosso la pietra. Il pacchetto era nascosto proprio dietro di essa. La pietra distava due pollici dal muro nella parte inferiore. Era posizionata quasi contro il muro, appoggiandosi ad esso. I rifiuti di mattoni si trovavano tra la base della pietra e il muro. Non erano visibili quando ero fuori nel campo. Dopo aver preso il pacchetto, l’ho portato dove Thornton stava aspettando nel campo. Prima di aprirlo, ho parlato con Emm. Mullins non era abbastanza vicino da sentire ciò che si diceva. Ho aperto il pacchetto davanti a Tanner. Conteneva alcune cucchiai, un assegno da 10 sterline e due lenti. In seguito sono andato al numero 33 di Barnsley-street; sono entrato nella stanza sul retro al piano terra di quella casa. C’ero già stato prima. Il prigioniero viveva lì; lo avevo visto lì. Ho trovato un po’ di cera da calzolaio e un po’ di corda, posizionati insieme sul camino. Li presento ora. La porta d’ingresso della casa si apre con un pezzo di corda; chiunque può aprirla dall’esterno. La porta della stanza del prigioniero era chiusa a chiave; non l’avevo con me, quindi l’ho rotta per entrare. In seguito sono andato al numero 17 di Oakum-street, dalla casa da cui avevo visto uscire il prigioniero. La proprietaria di quella casa si chiama Kelly. Sono entrato in una stanza sul retro e ho trovato la moglie del prigioniero; lì ho trovato un cucchiaio, che presento ora. Sul dorso ha le lettere W.P.
Interrogato di nuovo.
Q: Quindi quella è il marchio commerciale ordinario, giusto?
A: Credo di sì. Penso che sia il marchio del produttore; quelle cucchiaie sono di solito cucchiai di metallo tedesco, comunemente in uso. C’è una leggera differenza nell’aspetto tra il cucchiaio trovato nella casa del prigioniero e quelli presenti nel pacco. Direi che quello trovato in casa fosse più consumato rispetto a quelli nel pacco. Due di quelli nel pacco sono identici, e uno di quelli nel pacco e quello trovato in casa hanno lo stesso disegno. Guardando le ciotole, invece, ho notato che hanno una forma diversa. Tre di esse sono uguali; quella trovata in casa è simile a queste. Sono d’argento tedesco. Sono andato per la prima volta in quella casa in Barnsley-street martedì 28 agosto. È una stanzetta molto piccola dove il prigioniero viveva, non molto pulita. Non ho visto nessuno lì, tranne lui stesso. C’era qualcuno che abitava al piano di sopra, una persona malata. Non conosco il suo nome. Non c’era nessuno al piano di sotto. Non so quante stanze ci siano al piano di sopra; ce ne sono tre al piano di sotto. Il prigioniero occupava una sola stanza; le altre erano vuote. Quella era l’unica stanza abitata al piano di sotto.
DR. GILL (interrogato di nuovo): Ho esaminato i due pezzi di nastro prodotti. Ho contato attentamente il numero dei fili presenti in ciascuno di essi. Tanner era presente; li ha contati davanti a me, senza dirmi il risultato del suo conteggio. Ci sono trentatré fili in ogni pezzo.
CORT: Quindi quei due pezzi appartengono allo stesso tipo di nastro?
A: A mio parere sì. Questo è tutto ciò che posso dire.
MR. BEST: Non si occupa della produzione di nastri, vero?
A: No. Ho l’abitudine di esaminare tutti i tipi di tessuti, qualsiasi cosa mi interessi. Li esamino al microscopio. Ho l’abitudine di analizzare cotone, seta o qualsiasi altro materiale per motivi personali.
MR. SERJEANT PARRY: A volte è davvero un’indagine molto interessante, non è vero, esaminare i tessuti?
A: Sì. È estremamente interessante.
STEPHEN THORNTON. Sono un ispettore della polizia investigativa. Sabato 8 settembre, il prigioniero venne a casa mia; la mattina seguente andai con Tanner, Thomas e il prigioniero a Bethnal-green. Lungo la strada, il prigioniero disse di aver osservato Emm, che da qualche tempo viveva nel campo di mattoni del signor Emsley a Bethnal-green. Sabato, verso le otto e mezza del mattino, lo vide uscire di casa, dirigersi verso una rovina o un capanno situato a circa cinquanta metri da casa sua, prendere un pacco, guardarsi intorno e rientrare in casa. Rimase lì per qualche minuto, poi ne uscì con un pacco più piccolo e andò in un altro capanno adiacente alla sua abitazione; rimase lì ancora per circa un minuto, dopodiché uscì senza il pacco. Disse che il pacco preso dalla sua casa era di dimensioni simili a quelle di una pentola da una pinta. Andai quindi in quel campo di mattoni; diedi istruzioni a Thomas di cercare nel capanno e in casa. In seguito mi fu portato il pacco. A quel tempo, Emm non stava bene: sembrava soffrire molto a causa della malattia e aveva già dato indicazioni su dove dovesse rimanere. Gli dissi di aspettare fuori dal campo di mattoni; se avessimo avuto bisogno di lui, lo avremmo chiamato. Poco dopo lo vidi nel campo, all’estremità nord-est; dieci minuti più tardi si avvicinò a circa venticinque metri da dove mi trovavo e io mandai Tanner ad arrestarlo. Vidi il pacco essere aperto e i suoi contenuti sono stati presentati qui. In seguito andai nella casa in Barnsley-street e trovai questo martello da muratore, che è stato anch’esso presentato. Lo trovai sul pavimento della stanza, insieme ad altri attrezzi.
Interrogatorio successivo: Q. Il martello era completamente aperto, giusto? A. Già; era posato sul pavimento, senza alcun tentativo di nasconderlo. L’ho esaminato personalmente e ho trovato che era quasi nello stesso stato in cui si trova ora; c’era un po’ di intonaco sopra. Non era così pulito come adesso. Sembrava essere stato usato. Ho passato tutto questo tempo dando istruzioni riguardo a questo caso, ma per parte del tempo ero in congedo. Non ho ricevuto alcuna informazione riguardo a qualcuno che sarebbe stato visto uscire dalla casa della vittima martedì mattina. A causa di alcune indagini che ho condotto su altre persone, oltre a Mullins, prima che quest’ultimo venisse arrestato.
MR. SERJEANT PARRY: Dopo l’arresto di Mullins, ha indagato su altre persone? A. No; non l’ho fatto.
JOHN JOSHUA CARRIER: Sono uno dei membri della ditta Pickering and Co., situata in Suffolk-street, Cambridge-road. Conoscevo la defunta signora Emsley; l’ultima volta che l’ho vista viva è stato lunedì 13 agosto scorso. Ho emesso questo assegno e gliel’ho pagato. L’assegno è datato 14 agosto, ma in realtà dovrebbe essere il 13. È un errore nella data. È stato un mio errore quando l’ho emesso.
CORTESIA. Q. È sicuro di averlo compilato il 13°? R. Assolutamente sicuro, e gliel’ho consegnato personalmente quella stessa mattina.
Interrogatorio incrociato. Q. A che ora glielo ha dato? R. Intorno alle 12; forse un po’ prima delle 12.
CORTESIA. Q. Da quanto tempo era in affitto dalla signora Emsley? R. Circa diciotto anni, sia l’attività precedente che quella successiva. Non so se avesse un banchiere. Non ne sono a conoscenza; pagavo lei personalmente, a volte con assegni, a volte in contanti. Più spesso con assegni. Non so cosa ne sia stato degli assegni dopo che li aveva ricevuti. Non li incassavamo mai. Le davo sempre assegni scoperti. Ora non riesco a ricordare se, esaminando i nostri conti, abbia mai verificato quando gli assegni venivano registrati come pagamenti. Non ne so nulla.
SIGNOR SERJEANT PARRY. Q. Questo assegno non è mai passato attraverso il suo banchiere. Non è mai stato incassato? R. Mai.
JOSEPH BIGGS. Vivo in Connaught-row, Bethnal-green. Ero molto a conoscenza della signora Mary Emsley negli ultimi quattro anni; credo che questa sia la quarta estate che trascorro lì. Conoscevo suo marito già dal 1820 circa. Avevo l’abitudine di andare a trovarla una volta alla settimana, dato che viveva in Grove-road; di solito ci andavo la domenica sera. Sono andato da lei domenica 12 agosto, il giorno prima dell’incidente tragico. Avrei dovuto tornarci martedì per vedere il signor Cook, che era un mio conoscente. Non sono andato all’ora prevista: invece di arrivare alle 11, ci sono arrivato verso le 13:30. Non sono riuscito a entrare. Ho visto alcuni oggetti che la defunta mi aveva affidato; non li ho più visti dal momento in cui me li ha dati fino al giorno in cui ha voluto riprenderne alcuni. Li tenevo al sicuro, dato che lei li aveva legati bene. Ha riportato via alcune cose: alcuni oggetti da vendere, come una scatola da tabacco d’argento, una custodia per matite da signora e un orologio d’argento, oltre a spille dorate con pietre colorate. Credo che abbia preso via una custodia per matite circa quattro mesi fa, all’inizio dell’estate. Non ricordo esattamente quando. Comunque, sono passati circa quattro mesi. Non ho più visto quella custodia fino a quando non l’ho vista in tribunale, o meglio, fino a quando Tanner me l’ha mostrata. Credo che si tratti proprio di quella custodia che ha preso con sé. Quando l’ha tirata fuori dal pacco, non sapevo nemmeno che ci fosse; ha detto: “Ecco una custodia per matite. Come se volesse chiedermi se la volevo, ” Ho preso in mano la custodia e ho detto: “Oh, è davvero un modello vecchio stile. La punta della matita era sottile e molto piegata; ora invece è stata sistemata, ” Ho detto che probabilmente non aveva più molto valore. Lei ha risposto che probabilmente era vero. E così l’ha ripresa con sé. All’epoca ho notato che la custodia aveva una parte rotonda. Credo proprio che si tratti di quella stessa custodia. Ho anche visto alcune lenti di telescopio in suo possesso, circa quattro settimane prima della sua morte; me le ha date per farle vedere, chiedendomi quale delle due lenti ingrandisse di più. Penso che si tratti proprio di quelle stesse lenti. Ricordo che una era molto migliore dell’altra. Credo che siano le stesse.
Interrogato ulteriormente. Q: Quindi questa custodia per penne non è più nello stesso stato in cui vi è stata lasciata? A: No, sembrava molto più vecchia. Credo che sia la stessa; quando mi è stata mostrata, non sapevo che qualcuno fosse accusato di omicidio. Me l’hanno portata e mi hanno chiesto: “Sa qualcosa al riguardo?”. Non sapevo assolutamente nulla riguardo alla sua vendita o acquisto. Naturalmente ho risposto di sì. Non posso giurare con certezza che sia proprio la stessa; credo solo che lo sia. Quella signora aveva l’abitudine di vendere gli oggetti che portava con sé. Credo che amasse i soldi e avesse l’abitudine di trasformare quegli oggetti in denaro. Queste due lenti sono semplici occhiali. Credo che siano proprio quelle. Naturalmente non posso affermare con certezza che non ne esistano altre simili. Non ne ho mai viste prima. So che ne aveva due di questo tipo. Non sono abituata a esaminare lenti.
MR. SERJEANT PARRY: Crede che la penna e le lenti appartenessero a questa signora? A: Credo di sì, sinceramente.
ELIZABETH GOETZ: Sono la moglie di Joseph Goetz, residente al numero 18 di Bamsley-street, Bethnal-green. Ero la nipote di Mrs. Emsley. Conosco il prigioniero. So che a volte lavorava per mia zia. Ricordo di aver sentito parlare dell’omicidio di mia zia venerdì. L’avevo vista il lunedì precedente a casa mia; aveva pranzato da me quel giorno e se n’è andata alle 14:15. Mentre era lì, il prigioniero è venuto a prendere alcune chiavi. Prima ha chiesto una chiave per una scatola. Mia zia gliene ha date alcune. È tornato due o tre volte quel giorno, chiedendo sempre le stesse chiavi. Gli ho dato quattro o cinque chiavi, ma nessuna andava bene; ne aveva altre con sé. Riconosco questa chiave: era tra quelle che avevo dato a Mullins. Era il lunedì in cui mia zia è stata uccisa. L’ho vista di nuovo nella casa di mia zia domenica seguente, dopo l’omicidio. Credo che queste siano le stesse cucchiai da tè che ho visto usare da mia zia. Noto che uno di essi ha il manico piegato; questo qui. Ricordo che l’ultima volta che sono stata a casa sua per bere il tè, circa quattro settimane prima dell’omicidio, ho notato questo cucchiaio. Credo che questi cucchiai appartenessero a mia zia. Conosco una custodia per penne che aveva; è davanti a me. La riconosco. Sembra proprio quella che usava spesso a casa mia. Non ricordo nulla di particolare riguardo ad essa prima d’ora. Penso di averla vista alcune settimane prima del 13 agosto, a casa mia. Mia zia aveva l’abitudine di venire a trovarmi; non mancava mai quando veniva a Bamsley-street. So che dopo l’omicidio non le rimasero più cucchiai da tè in casa. Non riuscivo a trovare nemmeno uno per fare colazione.
Interrogato in contraddizione.
Q: Quando ha ispezionato la casa?
A: Sono stato chiamato venerdì e sabato mattina ho fatto colazione lì; non riuscivo a trovare una cucchiaino da tè. Era la prima volta che cercavo delle cucchiai. Non ne ho trovati nessuno. Ho cercato nel cassetto della cucina e nell’armadio. Di solito venivano tenuti tra le stoviglie in cucina. Ne avevo visto tre o quattro insieme. Ne avevo visti anche di più, ma non in quella casa. Avevo visto cucchiai d’argento, ma non in quella casa. Non so da quanto tempo la vecchia signora avesse l’abitudine di usare quel portapenne. L’avevo visto di tanto in tanto, per un po’ di tempo. Forse da quattro anni prima. Non aveva l’abitudine di usarlo costantemente, ma a volte lo vedevamo. Conoscevo il prigioniero da circa sei o sette mesi, per quanto ricordo. So che in generale lavorava per mia zia. Durante quel periodo, quando c’era del lavoro da fare, lui era il suo collaboratore abituale. Era lui che si occupava delle riparazioni in intonaco e di altre cose del genere. Dopo la morte dell’ultimo uomo, di solito era Mullins a svolgere quel lavoro. Mia zia aveva molte case, quindi c’era sempre molto da fare. Quando soggiornava a casa mia, lui veniva spesso a trovarla e riceveva le sue istruzioni. Su suo ordine, gli dissi di passare proprio lunedì per far installare una serratura sulla porta. Gli diedi prima una serratura a scatto. Mia zia lasciò casa mia intorno alle 14:15. Mullins era stato lì dalle 10 alle 12. Non posso dire esattamente a che ora. Non tornò più fino alle 14:00 circa. Sono sicuro che non tornò mai più in quella casa dopo che mia zia se ne andò. Solo mercoledì se ne andò per prendere delle chiavi per un’altra porta. Se ne andò insieme a mia zia. Quella fu la terza volta che se ne andò. Era sempre andato avanti e indietro con le chiavi, per sistemarle su altre porte. Mia zia aveva altri impegni da svolgere, quindi lui se ne andò da solo con le chiavi. Dopo la terza volta che se ne andò insieme a mia zia, tornò alla casa dove viveva.
ELIZABETH GEORGE. Vivo al numero 8 di Cutworth-street, a Bethnal-green. Conoscevo la defunta signora Emsley; per 18 mesi le ho fatto da domestica. Non aveva altri assistenti, che io sappia. Avevo l’abitudine di andare da lei il sabato. Dormiva nella stanza anteriore con un letto singolo. Quando qualcuno veniva a trovarla, aveva l’abitudine di guardare fuori dalla finestra, soprattutto al tramonto, prima di rispondere. È quello che faceva anche quando ero lì. L’ultima volta che sono stata da lei è stato il sabato precedente all’omicidio, poiché si riteneva che la signora Emsley sarebbe stata uccisa di lunedì. Il sabato prima di quel giorno aveva ricevuto molti tendaggi di carta; questi venivano appesi al soffitto delle stanze anteriore e posteriore. Era Mullins a portarli su; nessun altro. L’avevo visto lì diverse volte in precedenza; sapevo che lavorava per la signora Emsley e che aveva l’abitudine di venire il sabato per farsi pagare il lavoro svolto. L’ho visto anche quel sabato, poco prima che si verificasse l’omicidio; in quell’occasione le è stato pagato circa 6 scellini. Lei prendeva i soldi dalla tasca e me li dava perché li contassi, per verificare se ci fossero delle sovrane al loro interno. Era quasi buio, alle 7 di sera; mi disse che voleva controllare se ci fossero delle sovrane. Mullins non era abbastanza vicino da sentire quella frase. Non c’erano sovrane. Lui se ne andò alle 7. Io rimasi fino dopo le 10, come al solito. Ho visto tre cucchiaini di tè; questi sono esattamente uguali a quelli che ho visto, ma non posso giurare che siano gli stessi. Sono dello stesso tipo, ma ce n’erano solo tre in cucina. L’ultima volta che li ho visti è stato quel sabato; quando me ne sono andata alle 10, li ho lasciati lì.
Interrogato ulteriormente:
Q. Lei andava a pulire la sua casa ogni settimana?
A. Sì; non assumeva altri domestici. Era una signora anziana, molto parsimoniosa nelle sue spese. Non aveva l’abitudine di portare con sé somme ingenti di denaro. Non viveva in condizioni molto umili. Era una casa molto rispettabile, piuttosto grande. Il suo stile di vita era semplice, non stravagante. La conosco da 17 anni; quando si sposò per la prima volta con il signor Emsley, non l’ho mai vista con molto denaro addosso. A volte vedevo un paio di borse sul caminetto, grandi più o meno come il mio pugno, ma non le ho mai viste aperte. Le vedevo quando entravo nella stanza, ma poi sparivano. Quel sabato sera non c’erano borse sul caminetto. Quel giorno avevo pulito quella stanza in parte. Un signore anziano di nome Green venne a trovarla. Viveva vicino al parco. C’era anche un uomo basso che venne a leggere i giornali; credo fosse il signor Wright, che abita nella Mile-end-road. Non lo conoscevo all’epoca. Intorno alle 12 arrivò anche un uomo con un mucchio di tende di carta. Ne aveva molte. Solo verso la fine della sua vita iniziò a venderle; una o due settimane prima di morire, diverse persone vennero da lei per acquistarne. Non ho mai incontrato nessun altro oltre al signor Wright.
MR. SERJEANT PARRY: Il signor Wright se ne andò mentre lei era lì?
A. Sì. Il signor Green ha circa 50 o 60 anni. Non so se quell’altro uomo abbia comprato qualcosa. La signora Emsley lo portò di sopra. Non so se abbia acquistato qualcosa. Lui se ne andò mentre io ero lì. Era un sabato. Quella signora aveva l’abitudine di portare con sé un piccolo cestino per raccogliere gli affitti e mettere i soldi in una borsa di pelle.
CORT: Aveva qualche bancaio?
A. Sì; andava in banca. Ho sentito dire che faceva operazioni bancarie. Si rivolgeva alla Banca d’Inghilterra.
MR. BEST: È mai andata lei stessa in Banca d’Inghilterra per conto suo?
A. No. Quando quel signore venne per le tende di carta, sembrò che la signora Emsley gli dicesse di tornare un’altra volta. Non l’ho sentito chiaramente. Passavo solo sulle scale.
WALTER THOMAS EMM. Il mio mestiere è quello di calzolaio; abito in una piccola capanna nel campo di mattoni di Emsley, a Globe-town, Bethnal-green. Conosco quel prigioniero: lo conosco da quando, credo, all’inizio di febbraio scorso. È venuto a casa mia, ha mangiato lì, e ha bevuto tè tre o quattro volte nella mia capanna nel campo di mattoni. Penso che abbia anche mangiato carne e pane lì, dopo cena quando veniva a trovarmi. Credo che sia stato circa quattro settimane prima del 13 agosto, il giorno dell’omicidio, che è stato nella mia capanna; tuttavia lo ho visto due giorni in quella settimana in Barnsley-street. Il giovedì precedente al 13 agosto dovevo andare a prenderlo per aiutare una signora anziana a spostare una lastra di pietra in una casa di Barnsley-street, nel cortile posteriore. Lo ho visto anche il venerdì precedente all’omicidio, nel pomeriggio. Avevo l’abitudine di vederlo spesso: lavorava per me e anche per la signora Emsley, quindi dovevo incontrarlo regolarmente. La signora Emsley mi incaricava di riscuotere gli affitti per lei; ricordo che Thornton, Thomas e Tanner sono venuti da me nel campo di mattoni. Era domenica, il 9 settembre, credo. In quel momento sono stato arrestato; non sapevo quale fosse l’accusa contro di me. Mi è stato imputato di aver conservato un pacco appartenente alla signora Emsley nel mio posto.
Q: Abbiamo sentito dire che un pacco è stato trovato da Serjeaut Thomas, dietro una lastra in un annesso della vostra capanna; l’avete voi messo lì?
A: No. Non avevo nulla a che fare con quel pacco. Non l’avevo mai visto prima che venisse mostrato davanti a me da Thomas. Sapevo che era stata offerta una ricompensa per chi lo avesse trovato. Lunedì 13 agosto, verso le 2 del pomeriggio, ho visto quella signora anziana all’estremità di Barnsley-street. Quella è stata l’ultima volta che l’ho vista viva. Dopo aver lasciato la signora Emsley il 13 agosto, sono andato in una casa per vedere un idraulico e poi sono tornato a casa. Sono arrivato intorno alle 3:30. Sono rimasto a casa fino alle 6 o poco dopo; poi sono andato con il signor Rowland al ricovero di Bethnal-green. Sono rimasto lì per un po’, finché Rowland, mia moglie e una certa signora Buckle non sono usciti. Poi sono tornato nel campo con loro. Volevo che Rowland mi portasse a Stratford. Sono stato nel campo per un po’; non sono riuscito ad attaccare il pony al carro. Ci è voluto del tempo. Poi sono andato dal signor Rumble, il proprietario del pony, per chiedergli se poteva venire ad aiutarmi. Quando sono tornato, Rowland, mia moglie e un’altra persona avevano già attaccato il pony al carro. Sono partito intorno alle 9 per andare a Bromley e Stratford. Forse erano le 9:02 o 9:03. Non sono sicuro esattamente dell’orario. Penso di essere arrivato a Globe-town intorno alle 23:30. Mia moglie è venuta con me a Stratford, insieme a una donna di nome Buckle; il signor Rumble ci ha portati lì. Eravamo in quattro. Ho ancora un biglietto del pedaggio che ho usato quel giorno. Ecco qui (lo mostro); la data è il 13 agosto.
Q. Sulla solenne promessa di dire la verità, aveva lei qualche rapporto con l’omicidio di questa anziana signora?
A. No, non ne avevo alcuno. Ricordo il giorno in cui fui arrestato: il pacco fu trovato quel giorno stesso; il giorno prima, sabato, credo fossero circa le 9 e mezza quando mi alzai. Non stavo bene quel giorno, quindi avrei dovuto alzarmi prima. Quel giorno uscii dalla capanna verso le 10 e venti. Prima di allora non ero mai uscito affatto. Mia figlia era nella capanna quella mattina; lavora per me. Mia moglie era anche lì. Conosco una stalla a circa 40-50 metri dalla mia capanna. Quel mattino non ci sono andato. Non ho lasciato alcun pacco lì. Non sono entrato nella stalla vicino alla mia capanna. Sono andato solo in quella sul lato destro. Cioè, in un bagno. Sono tornato dopo due o tre minuti. Poi sono rimasto in casa a lavorare fino al momento di cena. Non sono più uscito. Quella sera dovevo riscuotere gli affitti per quell’anziana signora a Stratford. Era il mio compito. Sono andato lì su ordine della signora Emsley alle 2 del pomeriggio, quando l’ho vista. Non avevo mandato mio figlio sabato. Sono andato in una casa per riscuotere 1 sterlina. Non ho ricevuto quella somma. Sono andato lì proprio per quello scopo. Dopo non sono più andato a casa della signora Emsley fino al mercoledì seguente, il 15 agosto. Sono andato a chiederle di accompagnarmi a Stratford. Non sono stato ammesso in casa. In seguito, a causa di ciò che avevo sentito, ho informato il signor Rose, nella sua casa privata, alle 8 del venerdì mattina seguente, che non riuscivo ad entrare in quella casa.
Interrogato in contraddizione.
Q: Con quale frequenza andavate in quella casa il mercoledì?
A: Il mercoledì 15, andavo nel pomeriggio; poi, tornando a casa da Stratford, alle 21:30. Ho bussato nel pomeriggio, ma non ci fu risposta; ho bussato di nuovo la sera alle 21:30. Non sono rimasto lì perché pioveva; ho mandato mia moglie giovedì mattina, e io stesso sono andato giovedì sera. Ho bussato ancora, ma senza risultato. Il signor Whitaker, un parente della signora Emsley, vive vicino di lì. Non posso dire di aver pensato che ci fosse qualcosa che non andava con la vecchia signora; quando ho bussato due volte il mercoledì, giovedì sera, sì, ho bussato di nuovo. Non sono andato a dirlo subito a nessuno che non riuscivo ad entrare. Ho parlato con il vicino di casa numero 8, che è tornato mentre stavo lì; gli ho chiesto se aveva visto la signora Emsley quel giorno. Lui ha detto di no, che era stato fuori tutto il giorno. Ha guardato mia moglie e ha detto: “Ma voi eravate qui stamattina, ” Mia moglie mi aveva detto di aver bussato quella mattina. Ho continuato dicendo che bussavo da un po’; era molto strano. Avevo bussato anche ieri sera alle 21:30. Lui ha risposto che allora la signora Emsley doveva essere tornata tardi a casa. Allora ho detto a mia moglie: “Bene, lasciamo perdere. Domani mattina manderemo qualcuno da quella casa per vedere se è ancora nello stesso stato di prima; se sì, dirò a tutti quelli che conoscono la signora Emsley di cosa è successo, ” Per questo motivo, alle 6 del mattino ho mandato una ragazza da quella casa. È tornata da me, poi ho fatto colazione e sono andato dal signor Rose per raccontargli tutto ciò che era accaduto. Mi sono poi ricordato che il ragazzo non era riuscito ad entrare nemmeno martedì, e ne ho parlato al signor Rose. Dopo di ciò, ho mandato uno dei bambini dal signor Biggs, e sono andato a Brook-street, Ratcliff, da un certo signor Churchley, pensando che forse avesse visto la signora Emsley.
Emsley: Non sapevo che quella vecchia signora avesse crisi epilettiche, né che circa tre o quattro settimane prima di essere assassinata avesse continuamente parlato del nuoto. Non credo di aver detto, quando sono andato a trovarla mercoledì, che pensassi stesse avendo una crisi; ne sono sicuro. Avevo l’abitudine di andare a Stratford tre volte a settimana per riscuotere gli affitti: lunedì, mercoledì e sabato. Appena tornavo, portavo subito gli affitti alla vecchia signora. Non è mai successo che non andassi da lei un mercoledì senza riscuotere qualche affitto; di solito lunedì e sabato non avevo bisogno di farlo. Direi che questa sia stata l’unica volta negli ultimi mesi in cui sono andato a Stratford con un veicolo per riscuotere gli affitti, anche se spesso ci andavo comunque in carrozza. Non ricordo sempre di aver ricevuto biglietti dal custode del pedaggio; a volte era il conducente della carrozza a occuparsene. Non è sempre stato lo stesso conducente ad accompagnarmi. Quando ne ricevevo, non mi preoccupavo mai di conservarli, perché non pensavo che potessero essermi utili. L’ho trovato in tasca; non credevo che avesse alcun valore per me. L’ho trovato nella tasca del mio gilet. È obbligatorio averli, perché bisogna passare attraverso due o tre barriere e indicare il proprio numero. Non ricordo esattamente quando l’abbia indossato; forse da quando sono stato rilasciato. A volte ne mettevo uno, altre volte un altro. Ho forse una mezza dozzina di gilet, o più. Ne indosso uno spesso per le notti fredde e uno leggero se fa caldo. Ho chiesto al conducente della carrozza se avesse quel biglietto; ho controllato nelle mie tasche e l’ho trovato in una di esse. Non ricordo esattamente quando. L’ho trovato dopo essere stato arrestato. Non è la prima volta che parlo di questo biglietto. Penso di averlo preso la prima settimana dopo essere stato rilasciato. L’ho portato a Mr. Wontner, che mi ha detto di tenerlo bene. Non l’ho presentato al magistrato; nessuno me lo ha mai chiesto. L’avevo sempre con me, nel caso fosse stato necessario. Mr. Wontner ce l’aveva, me l’ha restituito e mi ha detto di tenerlo bene. Rowland era una delle persone che erano con me quella sera; è rimasto con me fino alle 9 circa, ma Rumble, Buckle e mia moglie sono stati quelli che sono andati con me a Stratford. Non ricordo esattamente quando l’ho rivisto dopo quel momento, perché lo vedevo spesso. L’ho visto poco dopo essere stato rilasciato, ma lui ne ha parlato agli agenti e anche a Mr. Wontner.
Quel giorno stesso in cui fui rinchiuso, prima che venissi rilasciato, Rumble e Buckle erano con me. Lui lo sapeva già il giorno prima del mio rilascio. Non mi fu detto nulla di fronte a me. Fui rinchiuso quando Rowland aveva fatto venire Rumble e Buckle per dimostrare che io fossi lì. A quel tempo non erano stati ancora esaminati. Non stavo bene quando vidi Mullins il venerdì precedente all’omicidio. Quello fu un mese prima che mi portassero via. Per tutto quel periodo, la mia salute era molto precaria. Dall’istante in cui vidi Mullins fino al momento in cui fui portato via, non mi alzavo mai dal letto prima delle 9:30 del mattino. Ma a volte mi alzavo anche alle 8. Ne sono sicuro. Entro un giorno o due dopo il mio arresto, mi alzai già alle 8. Non credo di essermi mai alzato prima delle 8 in nessuna occasione. So per certo che non è mai successo. Non avevo nulla di cui occuparmi nel campo. Per quel motivo non avrei dovuto alzarmi così presto. Lavoro come calzolaio.
MARY ANN BUCKLE: Vivo a Holly-bush-gardens, Bethnal-green-road. Ricordo che un lunedì accompagnai Emm a Stratford; quel giorno ero stata alla casa di accoglienza con la signora Emm. La signora Emm e io andammo prima; il signor Rowland arrivò mentre eravamo lì. Non ricordo esattamente quale giorno del mese fosse; credo fosse il 13 agosto, il giorno in cui si pensava che la vecchia signora fosse stata assassinata. Quel giorno, verso le sei e mezza, vidi Rowland. Walter Emm ci aspettava fuori dall’Union quando uscimmo; lo vidi lì. In seguito andai a Stratford in carrozza con Emm e sua moglie; Rumble ci guidò. Quando tornammo a casa del signor English erano quasi le undici e mezza. Lui vive in Park-street, Bethnal-green. Emm era con noi tutto il tempo; ci fermammo da lui per circa cinque minuti. Interrogatorio: Quando e da chi siete stata interrogata per la prima volta riguardo alla vostra visita a Stratford con Emm quella sera?
Risposta: Alla Arbour-square, martedì scorso. Non ero mai stata interrogata prima. Ricordo di essere andata a Stratford quel giorno perché si diceva che fosse il 13 agosto l’omicidio della vecchia signora. Prima di domenica non avevo sentito nulla riguardo all’omicidio. Avevo saputo che Emm era stato arrestato e accusato dell’omicidio. Quella sera era con noi. Non ne ho parlato con nessuno; sua moglie era anche con noi. Ho saputo che era stato arrestato solo lunedì mattina. Sono andata da la signora Emm, ma lei non c’era. L’ho vista lunedì sera. Sono andata a casa sua e l’ho visto. Credo di essere stata io ad parlare per prima. Non ricordo esattamente cosa gli ho detto. Gli ho chiesto: “Signor Emm, ho sentito che è stato arrestato per il caso della signora Emsley, ” Lui ha risposto: “Sì, ” Era in libertà su cauzione. Mi ha chiesto: “Si ricorda di lunedì 13 agosto? Ero con voi a Stratford, ” Non ho detto nulla al riguardo. Da allora sono stata spesso a Stratford, ma non prima d’allora. Martedì successivo ci sono andata di nuovo con la signora Emm. Il signor Rowland non era con me in nessuna delle due occasioni. Non c’era lunedì; era solo quando eravamo alla casa di accoglienza. Io, il signor e la signora Emm, e il signor Rumble siamo andati a Stratford. Martedì ci siamo andati io, il signor e la signora Emm, e il signor Rowland. Non il signor Rumble. Penso fosse il signor Rowland. Siamo andati a piedi. Non abbiamo usato alcun mezzo di trasporto. Corte: Chi era con voi lunedì?
Risposta: Il signor e la signora Emm, io e il signor Rumble. Siamo partiti alle nove e dieci minuti; quando siamo arrivati alla fine di White-horse-lane erano già le undici e mezza quando siamo tornati a casa del signor English. Tornammo tutti insieme; il signor e la signora Emm, e sua figlia maggiore vennero con me a casa mia; il signor Rumble tornò a casa.
Signor Clark: Ha visitato qualche casa per acquistarne una? Sì, sono andato a riscuotere alcuni affitti e abbiamo visto due case disponibili in locazione; la signora ci ne ha mostrata una, ma non ci è piaciuta; pensavamo che l’altra fosse migliore. Martedì sono tornato a vederla di nuovo e lunedì sera ho pagato un acconto.
Thomas Rumble: Vivo in Digby-street, Grove-lane, Bethnal-green. Conosco bene Emm; tengo il mio cavallo nel suo campo. Ricordo che lunedì sera, il 13 agosto, sono uscito con lui. Il bambino è venuto da me per primo; non sono andato a casa sua. Il bambino mi ha detto che non riusciva a prendere il pony, e nemmeno suo padre ci riusciva; così ho mandato mio figlio insieme a suo padre, e loro hanno catturato il pony. Era circa le 8 di sera quando è tornato da me; intorno alle 9, quando il pony è stato preso, è stato messo nel carretto davanti alla mia casa. Io, la signora Emm e la signora Buckle siamo saliti sul carretto e ci siamo diretti a Bromley. La signora Emm e suo marito sono scesi a Bromley; io e la signora Buckle abbiamo continuato il viaggio fino a Stratford. Siamo tornati, non a casa del signor Emm, ma in una taverna all’inizio della strada, verso le 11:30.
Interrogatorio successivo: Ricorda che Emm sia stato arrestato dalla polizia? Sì, domenica. L’ho saputo domenica, perché quel pomeriggio ero nel campo. Non ricordo esattamente quando ho iniziato a pensare al giorno in cui l’ho portato lui e sua moglie a Stratford. So solo che è stato il giorno in cui Emm è stato arrestato nel campo; non conosco la data esatta. Sono sicuro del giorno in cui sono andato a Stratford: era il 13.
Corte: Come fa ad esserne certo? Ha qualche documento in cui abbia registrato eventuali accuse contro di lui, o qualcosa del genere? No. Sono sicuro che fosse lunedì.
Signor Best. Domanda: Potrebbe essere stato il lunedì precedente? Risposta: No, era il lunedì 13 – lo so perché ho conservato il biglietto del pedaggio; l’ho dato al signor Emm, ma non ricordo di averlo più visto da allora. C’era la data scritta sul biglietto; so che era proprio il giorno in cui sono passato dal cancello. Ogni volta che lo attraverso ricevo un biglietto. L’ho fatto molte volte prima e dopo quell’evento; ho sempre avuto i biglietti. Ne ho uno in tasca adesso, ma non conosco la data. Non ricordo chi sia stato il primo a parlarmi di quel giorno, dopo che Emm è stato arrestato. Il signor Tanner e Thomas sono venuti a dirmelo. Non ricordo esattamente il giorno del mese in cui sono venuti da me; è stato pochi giorni dopo l’arresto di Emm. Non so quale giorno fosse. Sono venuti entrambi insieme. Non ricordo chi dei due abbia parlato per primo con me. Non so nemmeno se abbiano parlato prima che io dicessi qualcosa loro. Credo che mi abbiano chiesto: “Si ricorda il giorno in cui ha portato Emm a Stratford?” Hanno detto: “Si ricorda di averlo portato lunedì 13 agosto scorso?” Ma non è stato per quello che ho ricordato quel giorno. Il biglietto del pedaggio, come vi ho già detto, indicava chiaramente il giorno del mese. Ricordo molto bene quella notte. Quando l’uomo mi ha dato il biglietto, l’ho passato a Emm e ho visto subito la data. È stata la prima volta che l’ho notata. Non ci ho fatto caso fino a quando il signor Tanner e Thomas non sono venuti da me. Loro non mi hanno detto esplicitamente che si trattava del lunedì 13 agosto. Non so se sia stato io o loro a menzionare quella data.
Signor Sergente Parry. Domanda: Ha qualche altro motivo per ricordare quella notte, oltre a quello che ci ha raccontato? Risposta: No. Ho saputo della morte di Emm solo venerdì. Credo che si pensasse che fosse avvenuta lunedì 13. Avevo già portato la signora Buckle a Stratford in precedenza. Quella notte del 13 agosto l’avevo accompagnata insieme al signor e alla signora Emm. Prima di allora, per quanto ne so, non l’avevo mai portata lì. Quella fu la prima volta che lo feci.
ANN EMM. Sono la moglie di Walter Thomas Emm. Ricordo che mio marito fu portato in custodia domenica. Si era alzato sabato mattina, verso le 9 e mezza; venerdì stava molto male, quindi sono sicura che non si sia alzato prima delle 9 e mezza. Quel giorno non è uscito dalla casa se non per andare in bagno, e io ero alla porta quando è uscito. Era sabato mattina. Mio marito non avrebbe potuto recarsi nella stalla accanto a casa nostra o nelle rovine tra le 8 e le 9 di quella sera senza che io me ne accorgessi. Sono sicura che non l’abbia fatto. Ricordo lunedì 13 agosto: sono andata a Stratford. Ero da mio padre, all’Union, prima di partire. Mrs. Buckle è venuta con me; poco dopo sono arrivati anche Mr. Rowland e mio marito. Erano circa le 7 di sera quando sono venuti da me. Mr. Rumble è andato a Stratford anch’egli. Dalle 7 di sera fino al mio ritorno, sono stata con mio marito. Sono partita per Stratford verso le 9 di sera; Mrs. Buckle, Mr. Rumble e mio marito sono venuti con me. Rowland non ci ha accompagnato. Ci ha lasciati quando siamo saliti sul carro. Sono sicura che fosse lunedì 13 agosto.
Interrogatorio successivo: Quando vi siete resa conto per la prima volta che quel giorno eravate andata a Stratford? “Sapevo che era il 13 quando siamo partiti, perché dovevamo riscuotere l’affitto per quella signora anziana. Di solito andavo a Bromley a riscuotere gli affitti delle piccole case lì e poi accompagnavo mio marito a Stratford. Avevo l’abitudine di farlo anche in altri giorni. Ricordo proprio quel lunedì 13, perché era il giorno in cui dovevo vedere mio padre prima di partire. L’avevo visto diverse volte, ma non sono andata a Stratford lo stesso giorno; ne sono sicura. Era lunedì, perché abbiamo scoperto che Mrs. Emsley era morta il venerdì successivo. Prima che mio marito fosse portato in custodia, mi è venuto in mente che fosse proprio quel giorno. Ovviamente sapevo che era il 13 quando siamo partiti. So che eravamo tutti e quattro insieme a Stratford quel giorno. Se mio marito non fosse stato arrestato, avrei sicuramente ricordato che era quel particolare lunedì. Di solito andavamo lì in carro il lunedì. Ci ho pensato molte volte da allora. Mio marito è naturalmente un uomo molto malato; spesso si alza tardi. Raramente usciva di casa senza che io sapessi dove stesse andando o per quale motivo. Di solito mi alzo prima io. Di solito mi alzo subito dopo di lui. So generalmente dove va quando esce di casa; se ha intenzione di andare da qualche parte in particolare, me lo dice. Non si allontana mai senza dirmi dove va.”
SUSANNAH EMM. Sono la figlia di Walter Emm; vivo con lui nella capanna nel campo di mattoni. Ricordo quella mattina di lunedì in cui la polizia venne a casa nostra e portò mio padre in custodia. Il giorno prima, la salute di mio padre era molto cattiva: aveva fatto colazione a letto. Glielo portavo intorno alle 8:45 del mattino; in quel momento era ancora a letto. Lo aiutavo con le sue faccende quotidiane e lavoravo vicino alla finestra, accanto allo stallo. La capanna ha cinque finestre: due al piano di sotto e tre al piano di sopra. Se qualcuno andasse dalla porta allo stallo, dovrebbe passare davanti alla finestra dove io stavo lavorando. Dopo avergli portato la colazione, rimanevo seduta alla finestra per tutto il giorno, tranne quando mi alzavo per mangiare. Mio padre non passava mai davanti a quella finestra mentre io lavoravo lì; non avrebbe potuto farlo senza che lo vedessi. Dalla finestra potevo anche vedere la capanna in rovina nel campo: quel mattino, nessuno andò lì dalla nostra capanna. Lavoravo lì tutto il giorno, tranne quando mangiavo. Conosco quell’uomo detenuto di vista; a volte ha mangiato a casa nostra. Quel sabato mattina, mentre mio padre era a letto, vidi Mullins nel campo di mattoni: erano circa le 14:30. Si trovava dietro il muro della scuola, proprio di fronte alla finestra; la scuola si trova all’altra estremità del campo rispetto alla nostra capanna. Vedo la posizione della capanna qui (indicando sulla mappa); fu più o meno lì che vidi quell’uomo alle 14:30. Questa è la finestra dove stavo seduta quando lo vidi. Quando lo vidi nel campo di mattoni, camminava e guardava a terra, come se stesse cercando qualcosa.
Interrogatorio successivo: Q. A che distanza si trovava? A. Era a circa tre metri di distanza dalla finestra; il mio lavoro consiste nel fare scarpe vicino a questa finestra. Posso lavorare guardando fuori e allo stesso tempo fare le scarpe; forse non guardo sempre le scarpe mentre lavoro, ma guardo spesso fuori dalla finestra. Osservo sempre il campo intorno. Qualcuno potrebbe andare allo stallo senza che io lo veda, ma non fino alla capanna in rovina. Non tengo sempre gli occhi fissi sull’stallo; invece, guardo sempre la capanna in rovina, perché si trova allo stesso livello della finestra. Quel mattino sono andata a lavorare prima di portare la colazione a mio padre; poi sono rimasta seduta alla finestra per tutto il giorno. Ero lì anche il giorno prima, venerdì, e quello precedente. Lavoro sempre lì.
MR. SERJEANT PARRY: Q. Lo stallo dove avete sentito parlare del pacco trovato si trova a sinistra della vostra finestra? A. Sì; quindi qualcuno potrebbe andarci da questa parte senza che io lo veda. Se qualcuno uscisse dalla porta della nostra capanna, non potrebbe andare allo stallo senza che io lo vedessi.
WALTER THOMAS EMM, JUN. Ricordo che mio padre fu portato in custodia. Avevo dieci anni. Fu portato in custodia di domenica. Conosco il prigioniero Mullins; l’avevo già visto prima di quella domenica. Lo vidi venerdì nel campo, sdraiato con un fazzoletto sugli occhi. Era disteso dietro il muro della scuola. Lo vidi lì per circa mezz’ora. Poi andai a occuparmi dei miei maiali. Lo rividi sabato: si avvicinò a un mucchio di sabbia dove stavano posizionando delle tubature di drenaggio, poi tornò indietro. Non lo vidi più lì.
Interrogatorio successivo: Q. L’avevi visto anche nei giorni precedenti? A. Sì; lo avevo visto una o due settimane prima. Raccoglieva erbe, raccoglieva qualcosa dal terreno. Quando si avvicinò a quel mucchio di sabbia, nessuno stava posizionando le tubature di drenaggio; stavano costruendo una strada lì. C’erano otto uomini. Non si avvicinò a loro, perché c’era un mucchio di terra che stavano smantellando. Non andò nemmeno a guardarli; si avvicinò al mucchio e poi tornò indietro. Non so se riuscissero a vederlo. Lui mi conosceva.
SERGENTE PARRY: Q. Cosa stavate facendo lì? R. Stavo badando ai maiali di mio padre.
JOHN RAYMOND: Lavoro come sarto e abito al numero 12 di Oxfordsquare. Ricordo la notte del 13 agosto. Conosco bene Grove-road; non conoscevo né avevo mai visto la signora Emeley. All’angolo di Grove-road c’è una taverna con l’insegna dell’Earl of Aberdeen; accanto ci è un water, a circa dodici piedi di distanza. Ricordo di essere stato lì quella sera, verso le 20:00. C’era un uomo lì e io aspettavo. Stavo di fronte al water per poter vedere chi ne uscisse. Ho visto quell’uomo uscire; era il prigioniero. È andato oltre l’angolo di Aberdeen; girando a destra, si arriva alla casa numero 9, sul lato destro della strada.
CORT: Q. Quanta distanza c’è tra quel posto e la casa numero 9? R. Circa quattrocentoventi iarde, più o meno.
SERGENTE PARRY: Q. L’avete misurata? R. No. È solo una stima.
Interrogato ulteriormente:
Q. Lei è un sarto?
A. Sì; sono un sarto artigiano, non uno che lavora su commissione. Sono un confezionatore di abiti; lavoro per il signor James Cook, al numero 63 di Shorediteh. Lui fu l’ultimo direttore del carcere. Nel 1847 ho lavorato per Stevens e Clark. Da allora non ho più lavorato per nessuno. Lavoro da nove anni per la persona che mi ha assunto. Ora lavoro ancora per lui; ne sono assolutamente certo. Non ho alcun obbligo di andare a prendere il mio lavoro. Vado semplicemente nei locali dove lavoro. Il venerdì precedente all’ultima interrogazione del prigioniero, sono andato a Scotland Yard. Credo che il prigioniero fosse già stato interrogato due volte prima che io ci andassi. Ne ero a conoscenza. Leggevo i giornali; però non ho mai letto nessun resoconto sull’interrogatorio nei giornali, nemmeno una volta.
CORTESIA DEL GIUDICE: Lei conosceva il carcere di vista?
RISPOSTA: Non l’ho mai visto in vita mia; non conoscevo nemmeno il suo nome. L’ho riconosciuto semplicemente leggendo la descrizione dell’interrogatorio nei documenti, e sono stato certo che l’uomo che ho visto uscire dal bagno fosse proprio colui accusato di omicidio. Era così che immaginavo la situazione, dopo aver letto i documenti e saputo che il suo mestiere era quello di intonacatore; inoltre, vedendolo uscire dal bagno, ho notato che indossava effettivamente abiti da intonacatore. L’ho visto per la prima volta il 2 ottobre, presso il tribunale di Arbour-square, per poterlo identificare con certezza.
SIGNOR BEST: Ha detto di aver letto nei documenti che era un intonacatore. Ha anche trovato una descrizione del suo aspetto?
RISPOSTA: No, non l’ho fatta; sono assolutamente certo. Ho notato che fosse un intonacatore dal tipo di abiti che indossava e dal cappello che portava. Sembrava proprio un uomo che tornasse a casa dopo il lavoro, a quell’ora della sera. L’ho visto solo per un attimo, mentre usciva dal bagno; ho notato il suo viso. Non mi sono nemmeno preso la briga di contare quante altre persone ci fossero nella stanza insieme al prigioniero quando l’ho visto ad Arbour-square. C’erano molte altre persone. Non si trovava nel tribunale, ma in una stanza situata davanti all’ingresso del tribunale. Sono stato portato lì per vedere se riuscivo a identificare l’uomo che avevo visto nel bagno. A quel momento non indossava ancora abiti da intonacatore né il cappello che poi avrebbe messo. Gli ho giurato sul suo aspetto. Ho effettivamente visto i suoi tratti facciali quella notte, per un periodo di circa due o tre minuti. L’uomo mi ha dato tutte le opportunità possibili per osservare il suo viso. Sulla base di quanto mi era stato detto e di ciò che avevo letto nei documenti, sono stato certo che l’uomo che avevo visto fosse proprio colui accusato di omicidio. Non noto sempre le persone che vedo. Ma in quel momento stavo aspettando di entrare nel tribunale, con le braccia incrociate. L’uomo, uscendo, mi ha guardato attentamente. Non è stato uno sguardo casuale. Mi ha dato davvero tutte le opportunità per osservarlo. Sembrava essere colpito dal mio aspetto. Si è fermato e mi ha fissato. Prima di andare al tribunale, non avevo descritto l’aspetto dell’uomo a nessuno.
SERGENTE PARRY: Quando è andato al tribunale, il prigioniero le era stato già indicato, oppure l’ha riconosciuto tra diverse altre persone?
RISPOSTA: L’ho riconosciuto immediatamente non appena la porta si è aperta. Non mi era stato affatto indicato.
DOMANDA: Ha qualche dubbio, anche sotto giuramento, che sia proprio lui l’uomo in questione?
RISPOSTA: So di essere accusato di omicidio. E so che, da parte della Regina, se avessi avuto il minimo dubbio prima di entrare nel tribunale, avrei concesso al prigioniero il beneficio del dubbio. È uscito dal bagno e mi ha guardato direttamente in faccia. Ero vicino a lui. Ho avuto tutte le opportunità possibili per osservarlo.
Signor BEST: Domanda: Qual ufficiale vi ha accompagnato nella stanza dove si trovava il prigioniero? Risposta: Sergente Tanner. Immagino che ci fossero tra i quindici e i venti persone lì dentro; non potrei giurare con certezza che fossero venti, ma sono sicuro che fossero quindici. Erano uomini e donne, apparentemente prigionieri, accusati di vari reati, in attesa di essere portati davanti al magistrato.
Signor BEST a Richard Tanner: Ha accompagnato il testimone nella stanza? Risposta: Sì; credo che ci fossero circa dodici o quindici persone. È piuttosto difficile determinare con esattezza il numero delle persone presenti nella stanza. C’erano probabilmente tre o quattro uomini più o meno dell’età del prigioniero. Ho detto al testimone di seguirmi, spiegandogli che ci sarebbero state diverse persone lì dentro e che, se avesse visto il prigioniero, doveva dirlo. Lui mi ha fermato e mi ha detto che il prigioniero, che in quel momento era seduto all’estremità della stanza, era lo stesso uomo che aveva visto uscire dal water e svoltare in Grove-road.
Corte: Ha impiegato molto tempo per arrivare a questa conclusione? Risposta: Non più di un minuto.
Signor BEST: Ha mai visto il prigioniero indossare un cappello con la tesa rialzata? Risposta: L’ho visto solo due volte prima che diventasse prigioniero. Non l’ho mai visto indossare nulla del genere.
Sergente Parry: Ha in qualche modo indicato il prigioniere al testimone, o gli ha dato suggerimenti al riguardo? Risposta: No; le sue azioni sono state completamente spontanee.
Prigioniero: Non avrebbe avuto l’opportunità di vedermi nei giorni precedenti ad Arbour-square? Risposta: Certamente. Se ci fosse stato.
Corte: Secondo la prassi vigente, il testimone ha diritto a ricevere una parte della ricompensa per le informazioni fornite in questa occasione? Risposta: Penso di no. Ho visto casi in cui la ricompensa venisse divisa tra più testimoni.
JOHN MITCHELL. Sono un marinaio; lavoro anche ai moli; abito a Hoxton. Lunedì 13 e martedì 14 agosto lavoravo ai moli. Martedì mattina alle 4 sono uscito di casa per andare al lavoro. Lungo la strada verso i moli sono passato per Stepney-green; ci volevano circa cinque minuti per arrivare lì. Mentre attraversavo il parco, ho visto un uomo avvicinarsi a me lungo lo stesso lato della strada. All’inizio non c’era nulla di particolare in lui che attirasse la mia attenzione, ma avvicinandosi mi sono reso conto che tremava; sembrava molto nervoso e agitato: aveva le guance arrossate, tremava e le labbra gli tremavano. Lui era sul ciglio della strada, io ero sul lato destro; ha attraversato la strada per spostarsi di lato rispetto a me. Quando si è avvicinato, ho tirato fuori le mani dalle tasche; lui ha vacillato e tremato ancora di più, poi è passato dal mio lato sinistro. Dopo che si è allontanato, mi sono girato per guardargli le spalle; ho avuto l’opportunità di vedere chiaramente il suo viso mentre si avvicinava a me e ho notato attentamente tutte le sue caratteristiche fisiche. Quell’uomo era il prigioniero di cui parliamo. Le sue tasche erano molto gonfie, soprattutto quella destra. Conosco bene la Grove-road; penso che il punto in cui l’ho incontrato disti circa tre quarti di miglio da lì. Conosco anche Barnsley-street; passare per quella strada sarebbe un percorso più lungo rispetto alla Grove-road. La Mile-end-road, invece, sarebbe la via più diretta.
Interrogatorio successivo: Q. Credo che tu fossi davvero spaventato da quell’uomo, vero? A. Mi ha un po’ allarmato, ma non mi ha davvero spaventato molto; ho semplicemente evitato di incrociarlo. Vedere una persona in quello stato, naturalmente, mi ha preoccupato. Anche tu saresti stato spaventato se fossi stato al mio posto. Lui indossava pantaloni di velluto a coste, un cappotto marrone e un tipo di giacca di tweed scuro, con tasche molto grandi; quelle tasche erano piene fino all’orlo. C’era qualcosa di pesante al loro interno. Entrambe le tasche erano davvero molto gonfie. Sembrava che avesse difficoltà a portare quel peso. Quel modo in cui si muoveva mi ha fatto sospettare che avesse fatto qualcosa di sbagliato. Era come se stesse trasportando qualcosa di molto ingombrante.
Q: Quando ha fornito informazioni su ciò che aveva visto?
A: Non ci ho più pensato fino a quando non ho sentito parlare dell’omicidio venerdì; ho visto annunciato in un negozio di giornali dell’atroce omicidio di una vecchia signora, ma non sapevo in quale parte di Stepney fosse avvenuto; circa una settimana dopo sono passato per Grove-road e ho chiesto informazioni; mi hanno detto che era lì che la vecchia signora era stata uccisa, e allora ho subito capito che si trattava della persona che avevo visto quella mattina. Sono andato a fornire le informazioni alla polizia due o tre giorni dopo, alla stazione di Robert-street. Non ricordo esattamente la data. Penso fosse l’ispettore a cui mi sono rivolto; aveva carta e penna davanti a sé, ma non so se abbia prestato attenzione alle mie informazioni. Sono andato martedì, poiché il prigioniero era in custodia lunedì. Avevo sentito dire che un uomo era stato arrestato, e dalla descrizione che ne avevano dato, ho pensato che fosse la persona che avevo visto. Non ho ricevuto alcuna descrizione ufficiale di lui, ma ho sentito molte persone parlarne; quindi ho dedotto che fosse lui. Non sono andato a vedere il prigioniero fino a quando non l’ho incontrato nella Casa di Detenzione. Era sabato, poiché era stato arrestato lunedì. L’ho visto nella sua cella. Era da solo. Nessuno mi ha fatto fare il giro; il custode mi ha accompagnato e aperto tutte le porte. Non ho visto nessun altro che assomigliasse a quel uomo, tranne lui stesso. Ne ho visti circa trenta. Quando la porta si è aperta, lui stava in piedi di lato, mentre gli altri erano rivolti verso l’esterno. Non è stato per questo che ho pensato che ci fosse qualcosa di strano. Ho riconosciuto subito i suoi tratti, grazie alla descrizione che ne avevo dato. Non potevo sbagliarmi. Non mi sono basato su quanto avevo sentito dire dagli altri. Ne avevo parlato con molte persone, prima e dopo che l’omicidio venisse scoperto. Lavoro come manovale portuale. Sono cresciuto come marinaio. Devo andare al lavoro alle sei del mattino; devo camminare per quattro miglia e mezza. Appartengo al gruppo incaricato di spostare le navi da un posto all’altro. Avevo sentito parlare della ricompensa offerta. Ma non prima di aver fornito le informazioni. Non l’ho fatto per la ricompensa. Spero comunque di essere premiato per questo.
MR. SERJEANT PARRY: Qual è stata l’occasione che le ha permesso di vedere il prigioniero? Quanto tempo pensa che sia durata l’incontro con lui a Stepney-green?
A: Probabilmente circa cinque minuti. Ero vicino alla fabbrica del signor Spill quando ho visto quell’uomo avvicinarsi. Era più o meno alla stessa distanza di College-terrace. Circa 300 metri da me. Veniva verso di me per circa cinque minuti. Non sono riuscito a vedere chiaramente i suoi tratti, fino a quando non si è avvicinato di più. Mi sono chiesto chi fosse.
Q: Qual è stata l’opportunità che hai avuto di vedere il suo viso quando ti si è avvicinato?
A: A causa del suo aspetto orribile. Quando sono entrato nella Casa di Detenzione, non c’era nessuno tranne due guardie e un signore; nessuna di quelle persone mi ha indicato in alcun modo il prigioniero. Hanno aperto trenta celle; le ho controllate tutte e alla fine ho scelto quest’uomo. Non so se un cappello a punta e uno “wide-awake” siano la stessa cosa.
STEPHEN THORNTON (riconfrontato). Un cappello a punta e uno “wide-awake” sono la stessa cosa.
WILLIAM ROWLAND. Vivo al numero 25 di Barnaley-street, a Bethnal-green, e faccio il tappezziere; avevo l’abitudine di lavorare per la signora Emsley. Per alcuni anni sono stato ufficiale di polizia presso il tribunale di Worship-street. L’13 agosto scorso ho visto la signora Emsley a casa mia e le ho pagato una somma di circa 2 sterline; dopo quel giorno non l’ho più vista. Conosco il prigioniero: so che occasionalmente lavorava per la signora Emsley. L’ho visto lunedì 13, verso mezzogiorno, in Temple-terrace, vicino a Barnaley-street; non l’ho più visto fino al mercoledì. Aveva promesso di finire un lavoro per me quel lunedì, ma non l’ha fatto fino al mercoledì successivo; non è venuto a lavorare nemmeno martedì, ma solo mercoledì. Gli ho dato istruzioni riguardo al lavoro e mi aspettavo che lo finisse il lunedì, ma invece ci ha impiegato tutto il mercoledì. L’ho visto di nuovo venerdì; è venuto da me chiedendomi aiuto per un altro lavoro, ma gli ho detto che non avevo molto tempo a disposizione perché dovevo occuparmi di un altro incarico. Ha insistito per aiutarmi e così ha fatto la mattina seguente. Poi sono andato da Gaffney, il falegname; lungo la strada qualcuno mi ha chiesto, davanti a Mullins: “Ha sentito dire che una vecchia signora è stata assassinata in Grove-road?” Ho risposto di no, e quella persona ha detto: “Spero non sia la signora Emsley, ” In quel momento ho notato che Mullins era molto turbato; il suo viso aveva un’espressione strana. Poi sono andato avanti con il lavoro per lui e ho scoperto che l’aveva fatto in modo molto goffo: il cartone era stato messo al contrario, e il suo modo di lavorare sembrava quello di una persona incompetente. Dopo aver finito il lavoro che gli avevo chiesto, me ne sono andato; poco dopo ho saputo con certezza che era stata la signora Emsley ad essere assassinata. Sono tornato da Gaffney e l’ho chiamato fuori, dicendogli: “Mullins, è stata uccisa la signora Emsley, ” Ho notato un cambiamento molto evidente in lui: sembrava nervoso ed eccitato; mi ha invitato a bere del rum in una taverna vicina. Il suo aspetto indicava chiaramente che qualcosa di grave gli era accaduto. L’ho visto di nuovo mercoledì 5 settembre, prima dell’arresto di Emm domenica. L’ho incontrato verso le 20:30 e gli ho chiesto se avesse scoperto qualcosa riguardo all’omicidio della signora Emsley.
“Emsley?” disse lui, “No. Nemmeno io.” Gli dissi che stava per andare a prendere qualcosa per la cena; lui rispose che avrebbe camminato con me. Entrammo in una casa per incontrare una persona, ma non riuscimmo a trovarla. Quando uscimmo, il prigioniero chiese di bere del liquore; bevemmo un po’ di gin. Poi lo lasciai e gli dissi: “Mullins, sospetto fortemente di una persona. Ora riesco a immaginare chi sia. Non perderò le sue tracce finché non verrà scoperto l’autore di questo orribile omicidio.” Allora lui assunse un aspetto molto spaventoso: il suo viso divenne pallido, livido come quello di un morto, e disse: “Anch’io sospetto quella persona. La sto tenendo d’occhio, ” Gli dissi che probabilmente non si trattava della stessa persona che lui sospettava. Voleva lasciarmi, anche se aveva detto di voler andare nella mia direzione; gli chiesi perché non volesse cenare. Lui rispose che non avrebbe mangiato nulla quella sera. Gli feci altre domande riguardo alla rimozione del foglio di carta dalla casa della signora Emsley: quel foglio era stato messo nel salotto e poi portato al secondo piano. Lui disse che qualcuno lo aveva aiutato a spostarlo. Gli chiesi chi fosse quell’uomo. Lui rispose di non riuscire a descriverlo. Gli dissi che era impossibile, visto che quell’uomo lo aveva aiutato per un’ora e mezza. Lui insistette nel volermi lasciare. Lo conoscevo da quasi tre mesi; ne avevo sentito parlare prima, ma non lo conoscevo personalmente. La signora Emm. Il 13 agosto, proprio il giorno in questione, andai con lei all’ospizio per incontrare un suo parente, un anziano che conoscevo da molti anni. Suo marito era con loro. Arrivammo lì verso le sei e mezza e rimanemmo fino a quando non fece buio. Intorno alle sette e mezza, era già molto scuro. Non riuscivamo quasi a vedere nella stanza dove si trovava quell’anziano. Lei rimase con me tutto il tempo. Verso le nove di quella stessa sera, se ne andarono in carrozza. C’erano la signora Emm, la signora Buckley e Walter Emm. Li vidi partire. Andavano a Stratford. Volevano che li accompagnassi, ma rifiutai. Li vidi allontanarsi verso le nove di quella sera.
Interrogato ulteriormente:
Q. Mulling è di mestiere intonacatore, giusto? Non un tappezziere.
A. Beh, non so esattamente quale sia il suo mestiere; mi è stato detto che fosse intonacatore, e credo che lo sia davvero. Installare tende di carta non è certo un lavoro difficile; si può imparare in circa sei mesi. Non penso che Mulling sia un tappezziere. Non è un artigiano vero e proprio. Ho avuto diverse conversazioni con lui riguardo a quella povera signora anziana. So che aveva l’abitudine di andare da lei e lavorarci. Anch’io ero stato assunto da lei in passato. Mi dispiace molto per la sua morte; mi addolora che una donna possa essere assassinata in quel modo, e lo stesso valebbe per qualsiasi uomo con un minimo di sensibilità. Non ho visto il prigioniero dal 13 al 15. L’ho visto un paio di volte dopo. Dopo il 5 settembre non ho più avuto alcuna conversazione con lui; quella è stata l’ultima volta, dopo che l’omicidio era stato scoperto. Le altre conversazioni erano avvenute prima che venisse scoperto. Lo ho visto diverse volte in quei giorni. Non è perché i carpentieri non avessero finito il loro lavoro che lui non ha completato il proprio compito; non c’erano carpentieri impegnati. C’era solo del lavoro da fare sui soffitti di alcune piccole case, lavori che dovevano essere eseguiti immediatamente per evitare problemi. Mi aspettavo che lui li portasse a termine. Non era necessario rimuovere la carta vecchia, almeno non per quanto riguardava il suo compito.
Q. Ricorda che tipo di cappello indossasse di solito?
A. Sì, a volte un cappello normale, altre volte un berretto a punta. Quando l’ho visto intorno alle 2 del lunedì, credo avesse il suo cappello o quel berretto a punta. Non riesco proprio a ricordare con precisione. Non l’ho mai visto indossare un cappello a cilindro. Non ho mai fornito alcuna informazione contro un certo Smith in relazione a questo omicidio. Ho detto al coroner che quell’uomo aveva avuto una lite con la signora Emsley. Questo è stato prima che venissi a sapere nulla di questa accusa, dopo che lei era stata trovata assassinata. Non ho fornito informazioni su Smith; ho solo detto che aveva avuto una lite con la signora Emsley e che il caso mi era stato affidato per essere esaminato. Lei mi ha detto: “Quest’uomo vuole derubarmi di una banconota da 50 sterline, ” Ho risposto: “No, non credo che lo faccia, ” Aveva trattenuto il suo libro degli affitti e lui cercava di riprenderlo; inoltre aveva afferrato la sua cesta. Era un inquilino della signora Emsley. Lo conosco; è un uomo zoppo che cammina con un bastone. Ho risolto amichevolmente la questione tra loro; ho scoperto che la signora Emsley aveva torto e l’inquilino ragione. Ma lei ha usato un’espressione del tipo: “Quest’uomo vuole derubarmi di una banconota da 50 sterline. L’ho qui con me, ” Non ho detto al coroner che avevo prove importanti da fornire; ho solo detto di avere informazioni riguardo alle abitudini e ai comportamenti della defunta signora Emsley. Non sono stato interrogato in quel momento; credo che sia successo solo la terza volta.
Il sergente Parry: “Ho capito bene che questa disputa, qualunque essa fosse, tra la signora Emsley e Smith sia stata risolta amichevolmente?”
Risposta: “Sì, si sono separati in termini cordiali; almeno entrambi erano soddisfatti. Smith ha circa quarantasei anni.” Isaac Tyrrell: “Vivo al numero 1 di Temple-Terrace, Bethnal-Green. Conosco il prigioniero; ha lavorato nella mia casa, ma non per me. Ricordo che lunedì 13 agosto stava sistemando le piastrelle e riparando il soffitto del soggiorno. Lo ho visto lavorare quel giorno; aveva un martello con cui operava. Ha usato il martello per abbattere il soffitto. Questo è qualcosa di simile a quel martello.” Il tribunale: “È quel tipo di martello comunemente utilizzato dai muratori?”
Risposta: “Sì, lo è.” Il sergente Parry: “Ricorda a che ora ha terminato il lavoro?”
Risposta: “Intorno alle 18; non era ancora finito. Non avevo dato istruzioni precise riguardo alla conclusione del lavoro. Non avevo nulla a che fare con esso. È tornato solo mercoledì, ” Durante l’interrogatorio successivo: “Credo che non abbia potuto terminare il lavoro a causa di alcun lavoro da falegname necessario, vero?”
Risposta: “Oh no. Avrebbe potuto finire. Gli serviva del cemento per le piastrelle sul tetto; avrebbe potuto procurarselo. Non so se ne abbia trovato quel giorno. Non l’ho visto. Credo che non ce ne fosse affatto lunedì. Aveva con sé altri attrezzi, anche una paletta. Non li ha lasciati lì; se li è portati via. Sono sicuro di questo. Non gli sono stati dati dei listelli da fissare con il falegname. Nella mia casa, almeno. Giovedì gli è stato dato un pezzo di legno per posizionare la botola che porta sul tetto. Quello non è stato finito fino a giovedì; il cemento è stato applicato mercoledì.” Thomas Prior: “Sono barman al pub Royal Oak, in Keppelstreet, Chelsea. Venerdì 7 settembre scorso ho comprato una scatola da pennini della moglie del prigioniero. Questa è proprio quella. Il manico della scatola era quasi completamente piegato quando l’ho comprata; l’ho raddrizzato. Era davvero molto sporca. L’ho pulita con pietra marcia.” Ann Cooper: “Sono una vedova che vive al numero 12 di Little Orford-street, Chelsea. Conosco il prigioniero. Lui, sua moglie e i loro figli soggiornavano nella mia casa. Hanno lasciato la mia casa il 26 agosto. Dopo che se ne sono andati, è venuto l’ispettore Thornton. L’ho visto trovare una scarpa. L’avevo già vista prima; l’avevo vista gettata fuori dalla finestra di Mullins domenica pomeriggio, quando se ne sono andati la sera. Era nel canale di scolo quando Thornton l’ha trovata. Questa è proprio quella scarpa.” Durante l’interrogatorio successivo: “In quale parte della casa si trovava quando ha visto quella scarpa essere gettata fuori dalla finestra?”
Risposta: “Nella stanza sul retro al primo piano, che dà sul cortile. Ci sono tre stanze al piano di sopra e due al piano di sotto, oltre a una cucina. La scarpa è stata gettata fuori dalla finestra del soggiorno posteriore. Stavo scuotendo un panno fuori dalla finestra per un giovane che aveva appena fatto colazione. Non era Charles Shirley; in quel momento non si trovava nella casa.”
CORTESIA. Q: La stanza sul retro era quella occupata dal prigioniero? R: Sì, era proprio quella stanza che lui utilizzava.
SIGNOR BEST. Q: Chi occupava le altre stanze? R: Una persona di nome Cowper abitava nella stanza davanti; vi era da circa una settimana. Un giovane di nome Levick viveva anche in quella casa; se ne andò il sabato successivo. Non c’era nessun altro lì. Penso che Cowper lavorasse in un negozio di porcellane, ma non ne sono sicuro; l’altro uomo guidava un carretto per il trasporto del carbone; il suo datore di lavoro era un commerciante di carbone e coke. Sono certo che non ci fosse nessuno di nome Shirley in quella casa; ho visto un giovane con quel nome lì una o due volte, quando Mullins vi abitava.
SIGNOR PARRY. Q: Chi era? Sapeva qualcosa su di lui? R: Non sapevo molto su di lui. Credo che suo padre lavori come laminatore o lucidatore di stoffe, non come intonacatore. Ha circa ventiquattro o venticinque anni. Mullins non dormiva spesso a casa. Mi ha detto una volta che il suo lavoro lo portava a Stepney; aveva l’abitudine di andarsene di lunedì e tornare sabato sera. Sua moglie e i suoi figli stavano per lo più a casa. Penso che la signora Mullins andasse a lavare l’avena.
STEPHEN THORNTON (rinvestigato). Ho trovato questa scarpa nel buco della polvere descritto dalla signora Cooper, nella casa numero 12 di Orford-street, Marlborough-road, Chelsea. Ho fatto fare tagliare un pezzo del pavimento al secondo piano della casa numero 9 di Grove-road; il lavoro è stato eseguito e lo presento qui. È stato il sergente Tanner a effettuare i tagli. C’è una traccia di sangue su quella scarpa, appartiene alla scarpa sinistra di un uomo e proviene dalla stanza in questione.
WILLIAM THOMAS (rinvestigato). Ero presente quando quel pezzo di legno è stato tagliato dal pavimento. Questo è proprio il pezzo in questione; è stato preso dal secondo piano della casa. Dalla parte superiore dell’edificio.
STEPHEN THORNTON (rinvestigato). Le tracce su quella scarpa sono effettivamente tracce di sangue. Ho dovuto lavare la scarpa; era in uno stato molto sporco. Era stata gettata tra le ceneri per circa due piedi. Ho confrontato quella scarpa con le tracce presenti su quel pezzo di legno. Ci sono due chiodi vicino alle tracce di sangue che sembrano corrispondere esattamente; inoltre, c’è una macchia di sangue nel centro della scarpa. Penso si tratti di un foro attraverso cui il sangue si è raccolto, lasciando le impronte visibili su quel pezzo di legno. C’è anche una doppia fila di chiodi sul lato sinistro della scarpa; inoltre, ci sono altri due chiodi particolarmente evidenti sulla scarpa, proprio come quelli presenti sul pezzo di legno. Se si gira la scarpa verso le impronte, si possono vedere chiaramente quei due chiodi. Nel lavare la scarpa, gran parte della suola è venuta via; era in uno stato davvero sporco. Tutti tipi di sporcizia erano state gettate nel buco della polvere.
Interrogato di nuovo.
Q: Ha messo quel segno fatto con la matita intorno all’impronta?
A: No; penso che sia stato il dottor Gill a farlo – avevo visto quei segni più volte; quei due chiodi presenti nella scarpa mi erano rimasti ben impressi in mente. È stato questo a spingermi a portare via la scarpa, avendo un’idea di quale tipo di impronta potesse lasciare il sangue caldo. Tanner ha tagliato via quel segno; prima, uno degli agenti aveva fissato una tavola sopra quell’area con dei chiodi. L’avevo vista fissata con l’ordine di conservarla. RICHARD TANNER (interrogato di nuovo): Il pezzo di legno che Thornton ha presentato è nello stesso stato in cui è stato osservato per la prima volta nella casa, ad eccezione del segno fatto con la matita intorno ad esso, che è stato tracciato dal dottor Gill davanti a me. L’ho tagliato io stesso. Capisco che i termini “billycock” e “wide-awake” significhino la stessa cosa; a Londra vengono generalmente chiamati “wide-awakes”, mentre nello Staffordshire e in quelle zone ho sentito dire che vengano chiamati “billy-cocks”. MR. BEST: Crede di non essere stato presente nella casa la prima volta che è stata scoperta l’impronta?
A: Sì, ero il primo detective ad arrivare sulla scena; Dillon era già lì prima di me. Me ne ha parlato l’ispettore Kerrison. WALTER KERRISON (ispettore di polizia): Presento un coltello che ho trovato nella tasca della defunta. Ho perquisito le sue tasche la mattina stessa; ho visto Dillon trovare un anello. Questo è quel coltello: è stato trovato tra il materasso e il letto. Ho notato alcune tracce di sangue sul pavimento della stanza. Ho attirato l’attenzione del dottor Gill su di esse. Questa è la tavola che è stata tagliata da quella parte del pavimento; ad eccezione del segno fatto con la matita, è nello stesso stato in cui l’ho osservata per la prima volta. Non ho trovato nulla nelle tasche della vecchia signora, tranne questo coltello. Nessun denaro o oggetti simili. DR. GILL (interrogato di nuovo): Ho esaminato questa scarpa con un potente microscopio. Ho trovato un capello tra la suola e il rivestimento interno della scarpa; la parte migliore di quel capello era racchiusa all’interno della stessa. Ne ho trovati altri due sulla superficie. Ritengo che siano capelli umani. Penso di poterli mostrare ora. Alcuni di essi sono stati tagliati per essere esaminati al microscopio, mentre altri sono stati tagliati dal dottor Letheby. Corte: Afferma che si tratti sicuramente di capelli umani?
A: Sicuramente. Ho potuto confermarlo attraverso il microscopio. La mia esperienza mi permette di affermare con certezza che si tratta di capelli umani. Riuscivo a distinguere anche il loro colore. Era molto simile al colore dei capelli della signora Emsley. Avevo alcuni suoi capelli con me per fare il confronto. Ho confrontato quei capelli con quelli che ho effettivamente prelevati dalla sua testa. Sembravano avere lo stesso colore.
Signor Sergente Parry. Domanda: Non può certo dire di più, vero? Risposta: Nessuno potrebbe dire di più; i capelli umani vengono utilizzati per intonaco e malta, non c’è dubbio al riguardo. Ho esaminato la scatola da pennini prodotta in tribunale; ho notato una macchia che ho ritenuto fosse sangue. Si trovava sul bordo della scatola. Ho chiesto al Dottor Ansell di esaminarla con me, e l’abbiamo analizzata insieme al microscopio. A mio parere, quella macchia era sangue; il microscopio rappresenta un metodo infallibile per verificare la presenza di sangue. Si ritiene che sia così.
Signor Best. Domanda: Non è possibile stabilire se quel sangue fosse umano, giusto? Risposta: Certamente no.
Signor Sergente Parry. Domanda: Purtroppo, al momento non esiste alcun metodo per distinguere il sangue umano da altri tipi di sangue, vero? Risposta: No.
Corte. Domanda: Dove si trova la macchia di cui parla? Risposta: Lungo il bordo dell’apertura della scatola da pennini. Tra quella zona e la parte superiore della scatola stessa.
Robert Went (poliziotto, K 160): Dopo la scoperta del delitto, ho perquisito il seminterrato della casa situata in Grove-road, numero 9. Nel seminterrato, sotto le scorie di carbone, ho trovato una scatola di latta; era avvolta in parte in un fazzoletto. All’interno della scatola c’erano 16 sterline e 2 scellini in argento, nonché 32 sterline in oro.
James Wright: Sono un agente immobiliare; svolgo il mio lavoro in Bow-road. Sabato 11, per quanto ne so, sono andato da Mrs. Emsley per discutere di alcune questioni relative alle decorazioni murali. Era il sabato precedente al delitto. L’ho vista verso le 18:00; sono rimasto con lei per circa un’ora. Non ho guardato i documenti tutto il tempo. Sono salito al piano di sopra. Quando sono entrato nel corridoio, la donna incaricata delle pulizie aveva già aperto la porta. Quella è stata l’ultima volta che ho visto la vecchia signora. C’era un’altra persona in casa in quel momento; ho visto qualcuno seduto sulle scale. Quella è la stessa persona che ho visto davanti alla giuria del coroner. Si chiama Mullins. Lo vedo qui adesso. È il prigioniero.
Interrogatorio cross: Dove vive? Nelle vicinanze, vero? Risposta: Circa duecento metri dal luogo del delitto. Martedì 14 non ero affatto in quella casa; ne sono assolutamente certo. Non conosco nessuno di nome Stevenson. Sono sicuro di non essere mai entrato in quella casa dopo il sabato. Assolutamente no, nemmeno nel pomeriggio di martedì. Ne sono assolutamente certo.
Signor Sergente Parry: Domanda: Esiste qualche possibilità che si possa ipotizzare che lei sia stato nelle vicinanze della casa dopo il sabato? Risposta: Nessuna. Conoscevo già quella vecchia signora; avevo fatto diversi lavori per lei.
ELIZABETH FUKE. Sono sposata e vivo al numero 17 1/2 di James-street, Commercial-road, East; quella casa apparteneva alla defunta signora Emsley. Ero in affitto di una sua abitazione al numero 14 della stessa strada. Conosco il prigioniero; ricordo di aver sentito parlare di questo omicidio. Qualche giorno prima del 13 agosto, venne a casa mia per ordinare un pezzo di rame. Credo fossero circa dodici giorni prima dell’omicidio. Quando arrivò, disse che la signora Emsley era una povera vecchia miserabile; che mandava persone a fare lavoro, ma non sempre trovava i materiali necessari per farlo. Gli chiesi di cosa avesse bisogno e mi rispose che gli serviva del cemento. Gli chiesi quanta quantità, e lui disse “Circa un peck”. Gli diedi i soldi e se ne andò; al suo ritorno aggiunse che quel mattino era stato a casa sua: lei stava pranzando, ma lui non avrebbe mai mangiato con lei. Lei non si permetteva nemmeno di mettere un po’ di latte nel tè. Beveva il tè senza nulla. È davvero una grande vergogna che una persona così miserabile possa continuare a vivere. Interrogatorio: Q. Si riferiva alle sue abitudini parsimoniose e al suo modo di vivere? Non pensava che avesse intenzione di ucciderla, vero? A. No. Credo che si riferisse semplicemente alle sue abitudini parsimoniose. Per la difesa furono chiamati i seguenti testimoni:
MARY MULLINS: Il 13 agosto scorso, vivevo con mia madre al numero 12 di Orford-street, Chelsea. Mio padre all’epoca viveva a Barnsley-street; due miei fratelli, James e Thomas, abitavano con nostra madre. C’era anche un altro fratello, John. A volte veniva da noi. Ho visto questa scatola di matite in possesso di mio fratello James a giugno e luglio. Non so dove sia ora. Lui è un marinaio. L’ho vista a giugno scorso. L’ho vista diverse volte anche dopo, a casa nostra, ad agosto. E circa quindici giorni prima che mio padre venisse arrestato. Ne ho avuto molte occasioni di osservarla. L’ho tenuta in mano più volte. Credo che sia proprio questa la scatola di matite che ho visto con mio fratello. Interrogatorio da parte del sergente PARRY: Q. Quando ha sentito parlare per la prima volta dell’omicidio? A. Non ricordo esattamente il giorno del mese. Era un sabato. L’ho letto sui giornali. All’epoca vivevo al numero 9 di Sloane-terrace, Chelsea, con il signor Gibson. Ho visto la signora Emsley una o due volte. So che mio padre lavorava per lei. Prima di sentire parlare dell’omicidio, non l’avevo mai visto. L’ho visto sabato sera, dopo l’omicidio. Lo stesso giorno il signor Gibson mi ha licenziata. Lunedì, dopo l’arresto di mio padre. È stato arrestato domenica. Sono stata licenziata a settembre. Il motivo del licenziamento è stato che il mio datore di lavoro ne aveva letto parlare sui giornali. Questo è tutto. Giuro su ciò che è sacro. Questo è l’unico motivo che posso fornire. Mi ha detto di andarmene, perché mio padre era stato arrestato. Non voleva che fossi in casa.
Q. Non si è detto nulla riguardo alla rimozione di una pietra in cucina? A.
Sì; avevo perso un scellino lì. Il motivo per cui fui licenziato non fu perché mi fosse stato trovato mentre rimuovevo una pietra in cucina, né perché si pensasse che nascondessi qualcosa. Fu dopo, quando ricevetti il mio stipendio, che il padrone mi disse di andarmene. La padrona mi pagò in cucina, e io persi quel scellino vicino al camino. Entrò una bambina; lei mi vide mentre rimuovevo la pietra. Le chiesi di tenere la candela mentre lo facevo; dopo che me ne andai, lei ne parlò al mio padrone. La rimozione della pietra non fu il motivo per cui fui licenziato. Trovai quel scellino. Nessuno era presente quando lo trovai. La bambina che teneva la luce non mi vide raccoglierlo; fu chiamata via. Suonò la campanella perché dovesse salire le scale. Non trovai il scellino davanti a nessuno. Non fui licenziato per aver rimosso quella pietra, perché non si pensava che nascondessi qualcosa. Il padrone, quando portai i documenti al piano di sopra la mattina seguente, ne lesse parlare sui giornali. Non mi disse nulla per un’ora dopo. Una delle giovani signore era malata, e lui temeva che ciò potesse disturbarle. Così mi chiamò fuori e mi disse di incontrarlo in Sloane Street. Mi chiese se avessi sentito parlare di mio padre. Disse di aver letto della sua morte sui giornali. Era una situazione molto grave. Voleva che me ne andassi. Avevo già portato via quella pietra prima che la bambina entrasse in cucina. Le chiesi di tenere la candela per me. Fu chiamata via per caso, e non mi vide raccogliere lo scellino. Non le dissi di non parlarne. Non le promisi sei penny se non lo avesse fatto. Non posso dire esattamente a che ora della giornata fu rimossa quella pietra. Penso fosse poco dopo le 2. Fui licenziato il lunedì successivo alla morte di mio padre. Penso fossero circa le 4. Tra le 3 e le 4. Stavo rimuovendo quella pietra verso le 2, e fui licenziato tra le 3 e le 4. Fu dopo che il padrone mi disse di andarmene che continuai a lavorare su quella pietra. Dovevo prendere i miei vestiti e le mie cose. L’ultima volta che vidi mio fratello James fu a luglio, o all’inizio di agosto. Penso fosse a luglio. Non lo vedevo da un po’ prima dell’omicidio. Non lasciò casa dopo l’omicidio. Se ne andò qualche tempo prima. Ho visto questa scatola da pennini con mio fratello James. Ho altri due fratelli: John e Thomas. John a volte dormiva a casa di mia madre, altre volte a casa di mio padre. Entrambi, John e Thomas, a volte dormivano nella stanza di mia madre, altre volte con mio padre. Mio padre rientrava a casa molto di rado. Solo il sabato. Non aveva l’abitudine di dormire con noi. Solo la sera del sabato o la domenica. Mio fratello andò in campagna; quando seppe che ero tornato dal mare, venne a trovarmi e rimase a casa fino a dopo il mio ritorno. Mio fratello tornò dal mare a maggio. A agosto, John e Thomas vivevano generalmente con mia madre. Thomas lavorava in un negozio di verdure, in Marlborough Road, Chelsea. Era un ragazzo che faceva commissioni. Andava lì ogni giorno e dormiva a casa. Quando non avevo lavoro, dormivo anch’io a casa. Andai a trovare mio padre il sabato dopo l’omicidio, perché volevo sapere cosa fosse successo. Volevo conoscere i dettagli riguardanti la signora.
Emsley, vedendolo sui giornali, non mi mandò né venne da me; andai io da lui, a casa di mia madre. Il signor Gibson mi pagava 12 sterline all’anno. Non riesco a ricordare esattamente quanto ricevetti lunedì quando fui licenziato: non era nemmeno una sterlina intera. Erano 17 o 18 scellini. Non ne sono sicuro. Sono stato lì solo per poco tempo. La lastra che stavo rimuovendo si trovava nella cucina posteriore, accanto al camino; c’era un buco vicino alla grata. La casa del signor Gibson è molto grande.
THOMAS MULLINS. Vivo al numero 1 di Rose-court, East Smithfield; ho circa sedici anni, lavoro in lavori manuali leggeri; una volta ho aiutato mio padre nel suo mestiere; sono andato a trovarlo in Barnsley-street e sono rimasto da lui lì; ricordo che lunedì 13 agosto scorso ero con lui in Barnsley-street, al numero 33; anche mio fratello John stava con lui; quel giorno non facevo nulla, ero a casa tutto il giorno; mio padre era fuori a lavorare; ricordo che è tornato a casa verso le 19:15; dopo è rimasto in casa e non è più uscito; ha dormito lì, in un lettino piccolo per sé, mentre io e mio fratello dormivamo nella stessa stanza; mi sono alzato la mattina alle 7:30 circa; dopo essersi alzato, mio padre è andato a pulire il soffitto del corridoio e a tappare i fori dei chiodi; ha lavorato fino alle 12; poi è entrato a pranzo intorno alle 12 e è uscito verso le 12:30; non l’ho accompagnato; non conosco affatto questo stivale, non l’ho mai visto, né ho mai visto mio padre indossare uno stivale del genere; a volte pulisco gli stivali di mio padre; so cos’è un cappello a cilindro, ma non l’ho mai visto indossare da lui; si chiama così perché è rotondo, è lo stesso che un “wide-awake”; lunedì sera non indossava affatto un cappello del genere, indossava il suo solito cappello.
Interrogato dal sergente Parky: Quando hai visto per l’ultima volta tuo fratello James? Risposta: Circa tre mesi fa, più o meno; ricordo benissimo quando è avvenuto l’omicidio, in quel momento lui era a casa.
Domanda: Quando se n’è andato di casa? Risposta: Oh, in realtà non era a casa; ho fatto un errore. Ho detto che era a casa, ma in realtà se n’era andato circa tre o quattro settimane prima dell’omicidio presunto.
Domanda: Se lo sapevi, perché hai detto che era a casa? Risposta: Me ne sono ricordato all’improvviso. Mi è venuto in mente mentre qualcuno mi chiedeva se mio fratello fosse a casa al momento dell’omicidio. Non ne abbiamo mai parlato molto in famiglia. Qualcuno me l’aveva chiesto, quindi ho risposto così per errore. Lui non indossava mai cappelli del genere; nella nostra famiglia non esistevano cappelli del genere. È andato in mare. Non so dove sia. È partito con la nave “Mechanic”. Non so per quale destinazione. New York. Al momento dell’omicidio non lavoravo. Ho lavorato in Marlborough-road, ma nell’agosto non lavoravo lì. Posso giurare che il 13 agosto ero con mio padre. Nell’agosto non lavoravo in un negozio di verdure a Marlborough-road. Sì, forse sì. Il giorno stesso in cui me ne sono andato, sono tornato da mio padre.
Corte: Lavoravi in un negozio di verdure a Marlborough-road nell’agosto? Risposta: Non lo so. Non ricordo.
Signor Sergente Parry. Q: Poco fa ha detto che il giorno stesso in cui se ne è andato è tornato a casa di suo padre. A: Sì, sono tornato a casa di mio padre; me ne sono andato domenica mattina e sono tornato lunedì. Non posso dire con certezza se quel giorno lavorassi nel negozio di verdure. Lavoro lì dal 13 agosto.
Pinnock’s. Sono stato lì solo per un giorno; è tutto il lavoro che ricordo di aver fatto dopo il 13 agosto. Prima del 12 agosto lavoravo in un negozio di verdure in Marlborough-road; tutta quella parte di agosto, fino al 12. Il nome del negoziante è Pinnock. Ho anche lavorato per lui due sabati fa. È tutto il lavoro che ho fatto. Prima di questo avevo lavorato per lui per circa sei mesi, e da allora ne ho fatto un altro lavoro. Sono stato licenziato. Non mi hanno mandato via. Me ne sono andato di mia volontà. Non avevo altre possibilità. Sono sicuro di essere partito il 12 agosto. Non sono andato con mio padre il 13. Il 13 agosto sono stato tutto il giorno in Barasley-street. Sono arrivato lì intorno alle 12 del pomeriggio. Nessuno mi ha accompagnato, solo io. Mio fratello John era nella stanza in Barnsley-street. Domenica sera ho dormito a casa con mio padre, in Orford-street. Mio padre era a casa domenica. Se n’è andato lunedì mattina alle 6 circa. Nessuno lo ha accompagnato. Sono andato in Barnsley-street alle 12 del pomeriggio. Non ho fatto nulla lì tutto il giorno. Sono andato lì per vedere mio padre e come procedeva con il suo lavoro. Non è stato questo il motivo per cui ho lasciato quel lavoro. Non sono rimasto chiuso in camera tutto il giorno. Mio fratello John era lì quando sono arrivato. Siamo stati insieme nella stanza tutto il giorno; alle 12 siamo usciti. Ma non per molto. Mio fratello non mi ha accompagnato; è rimasto dentro. Aveva dormito a Barnsley-street la notte prima, da solo. È più grande di me. Non lo sapevo. L’ho scoperto da solo. Ero lì con lui. No, non la notte prima. Ero lì tutto il giorno con lui; lui aveva dormito lì. So che ha dormito lì domenica sera, perché quando sono tornato a casa, mio fratello non era con me. Lunedì mattina è stato lì. Domenica sera ho dormito con mia madre in Orford-street. Mio fratello John non c’era. Dormiva a Barnsley-street. In quel momento non stava facendo nessun lavoro. Nessuno di noi due lavorava. Si occupava di gestire il negozio; viveva vicino ai moli. Sono uscito per circa quindici minuti. Non ricordo a che ora del giorno fosse. Era più o meno a metà giornata. Quel giorno ho pranzato a Barnsley-street con mio padre e mio fratello. Sono sicuro che mio padre abbia pranzato lì; abbiamo mangiato del pane e della carne per pranzo. Abbiamo pranzato intorno all’ora di pranzo. Mio padre è tornato a casa per pranzare. Non ricordo a che ora sia tornato. Quando sono stato lì, non c’era nessun tavolo nella stanza. C’era solo una sedia. Non c’era nemmeno un letto su cui dormire. Io e mio fratello non abbiamo dormito sul pavimento nudo. C’erano alcune canne per terra; di solito si usano per fare sedie. Erano sul letto, le abbiamo tolte dal letto e le abbiamo messe per terra. Il letto è solo una struttura di legno con un telo sopra. Mio padre dormiva lì. Quel piccolo letto di cui ho parlato poco fa. Dopo essere tornato a casa, mio padre è rimasto lì fino alle 18:45 circa. Poi abbiamo mangiato la cena. Ho mangiato del pane e del tè per cena. Io e mio fratello ci siamo messi a letto alle 21:00. Non sono riuscito ad addormentarmi subito. Non sono rimasto sveglio tutta la notte. Non ci siamo addormentati fino a quando mio padre non è andato a letto. Io mi sono addormentato intorno alle 00:00. Mi ero messo a letto alle 21:00 e ho dormito fino alle 00:00. Non riuscivo ad addormentarmi. Non so a che ora mio padre si sia addormentato. Si è addormentato alla stessa ora in cui ci siamo messi a letto noi. Non sono riuscito ad addormentarmi fino a quando non è andato a letto lui. Si è addormentato alle 21:00.
Q. Perché non riuscivi a addormentarti prima delle 12 di notte?
A. Perché non potevo. Dico sul serio: il giorno dopo non me ne sono andato. Sono rimasto in Barnsley-street per tutto il martedì successivo. Ho dormito di nuovo con mio padre quella sera. Ho continuato a dormire lì fino al giovedì, poi sono tornato a casa. Mio fratello John era nella stessa stanza. Martedì sono uscito per un quarto d’ora al massimo. La stanza è molto piccola, al piano terra. Io e mio fratello siamo rimasti lì tutto il lunedì e il martedì. Sono arrivato lì lunedì intorno alle 12 di notte. Da solo. Ho saputo della rapina per la prima volta sabato sera. Allora mi sono ricordato di aver dormito lì quella notte. Quando ho sentito parlare della rapina, mi è venuto in mente che avevo dormito lì. Ho saputo della rapina quando mio padre è tornato a casa. C’era una lite in casa con la signora Emsley e un’altra donna. Io ero nella stanza. Penso fosse lunedì. Una lite al numero 33 di Barnsley-street. Era una delle case della signora Emsley. C’erano alcuni bambini che dormivano lì. Di proprietà della signora Musick. Dormivano nella stanza dove mio padre soggiornava. Non ricordo dove dormissero quella notte. Non dormivano con me. Non so se dormissero nella stessa stanza. Non me lo ricordo. Quei bambini hanno circa sette o otto anni. Ce ne sono tre. Non ricordo se dormissero lì anche martedì sera. Non so nemmeno se dormissero lì mercoledì o giovedì.
CORTESIA. Q. Quando hai dormito per l’ultima volta a Barnsley-street?
A. Martedì sera. Dopo quel giorno non ci sono più tornato. Sono andato lì solo per controllare il lavoro. L’ultima volta che ho dormito lì è stato mercoledì dopo il 13 agosto. C’era la signora Musick, la madre di quei bambini. Avevo già dormito lì prima di lunedì. All’epoca avevo l’abitudine di dormire lì qualche volta.
MR. SERJEANT PARRY. Q. Hai dormito lì sabato sera, prima di lunedì?
A. No. La signora Emsley non ha fatto uscire la signora Musick. Le ha ordinato di andarsene. Lei è rimasta lì con il permesso di mio padre mentre lui era assente. Quando mio padre era a Brompton, lei dormiva nella stessa stanza. È quello che mi hanno detto. Io non ho mai dormito nella stessa stanza quando lei c’era. Non so dove dormisse la notte del 13 agosto. Penso fosse in casa. Quando mio padre c’era, lei dormiva nella cucina posteriore, e a volte i suoi bambini dormivano nella stanza di mio padre.
Q. Vi chiederò ancora come abbiate fatto a sapere, nel sabato successivo all’omicidio, che l’omicidio era avvenuto di lunedì 13 agosto; come vi siete resi conto della data?
A. Beh, ho sentito parlare della rissa in Barnsley-street il lunedì stesso quando mi trovavo lì. Non sapevo che l’omicidio fosse avvenuto quella sera di lunedì; non ho detto nemmeno che fosse avvenuto di lunedì sera. Nessuno mi ha chiesto, nel sabato, se ricordassi di aver dormito lì il lunedì. Ho appreso dai giornali che l’omicidio era avvenuto il 13 agosto. L’ho saputo quella sera di sabato; ho sentito dire che fosse avvenuto di lunedì o di martedì.
MR. BEST: Quando avete saputo che l’omicidio era stato commesso, vi siete ricordati della rissa in Barnsley-street?
A: Sì. È stato proprio per quella rissa che mi sono ricordato di essere stato a Barnsley-street il lunedì. Il letto di giunchi non era molto confortevole; non riuscivo a addormentarmi perché era troppo duro.
JOHN MULLINS.
Sono il figlio di un prigioniero e vivo al numero 1 di Rose-Court, East Smithfield; sono un lavoratore, ma al momento sono senza lavoro. Quando ho lavoro, è sempre nei porti. Ricordo bene che mio padre abitava al numero 33 di Barnsley-street: vivevo lì con lui. Ero lì anche lunedì 13 agosto scorso; mio padre c’era quel giorno, così come mio fratello, l’ultimo testimone. Mio padre usciva ogni mattina alle otto, dopo colazione, e tornava a casa intorno alle dodici per pranzo; poi andava di nuovo al lavoro. L’ultima volta che l’ho visto è stato alle sette. Forse erano passati qualche minuto dalle sette quando è entrato nella stanza dove mi trovavo. Si è cenato alle otto e si è andati a letto alle nove; anch’io sono andato a dormire lì, nel letto di mio padre. Non sono riuscito ad addormentarmi subito. Non sempre ci si addormenta appena si mette a letto. Sono tornato in piedi la mattina, più o meno alle sette e mezza. Mio padre si è alzato, ha fatto colazione poco dopo le otto, poi ha pulito il corridoio e tappato i buchi lasciati dai chiodi. Alle dodici è tornato a casa per pranzo; alle dodici e mezza mi ha detto che andava a lavorare su Cambridge-road. Poi se n’è andato. Non ho mai visto quella scarpa in tutta la mia vita. So benissimo cos’è un cappello da cowboy. È quello che indossano in Irlanda. Mio padre non ne ha mai portato uno.
Interrogato dal signor sergente PARRY: Q. Ha mai indossato uno di quegli oggetti? A. A volte, in Irlanda, ne ho indossato uno per circa un mese. Ora non lavoro; in quel periodo di cui parlo ad agosto non lavoravo affatto. Da allora non ho più lavorato. Direi che siano passati circa quattro mesi da quando lavoravo nei porti. Durante quel tempo non ho fatto nulla, perché la mia salute me lo impediva. In quei giorni ho vissuto con mio padre in Barnsley-street e a Brompton, in Orford-street. Sono andato lì un paio di volte. La notte del delitto mio padre dormiva a casa. Intendo dire, in Little Orford-street.
Q. Ha appena detto che si è alzato alle 8, come di solito il lunedì mattina. È vero?
A. Parla un po’ troppo velocemente per me; ricordo che mio padre si alzava il lunedì mattino, il 13 agosto. Se parlasse più lentamente, la capirei meglio. CORTESIA. Q. Dove ha dormito lunedì notte, il 13 agosto?
A. Al numero 33 di Barnsley-street. MR. SERJEANT PARRY. Q. Ne è sicuro?
A. Lunedì notte ho dormito a Barnsley-street; domenica notte invece ero con mio padre. Ricordo che lui ha fatto colazione lunedì mattina. Q. Chi, oltre a lei, dormiva con suo padre domenica notte?
A. Domenica notte? Lui di solito tornava a casa sabato sera.
Q. Non importa cosa facesse di solito; ha detto che dormiva con suo padre domenica notte a Barnsley-street. Chi dormiva con lei?
A. Domenica notte? Si sbaglia. Ha parlato troppo velocemente; non ho capito cosa ha detto. Q. Ha detto chiaramente di aver dormito con suo padre a Barnsley-street, e che suo padre si alzava alle 8 per fare colazione. È vero o falso?
A. Ha detto dove faceva colazione lunedì mattina, giusto? Beh, la faceva al numero 33 di Barnsley-street. No, non è lì. È al numero 33 di Barnsley-street. CORTESIA. Q. Lunedì mattina faceva colazione a Barnsley-street, giusto?
A. Lunedì mattina. Lui di solito se ne andava da Oakum-street. No, non è lì. È al numero 33 di Barnsley-street.
Signor Sergente Parry: Lei era a casa tutto il giorno di lunedì? Questo sembra confonderla riguardo alla colazione.
Risposta: No, non mi confonde. Non posso dire se abbia fatto colazione in Barnsley-street quella mattina di lunedì. Di solito tornava a casa la sera di sabato. Per quanto ne so, lunedì sera ero al numero 33 di Barnsley-street. Non ho dormito lì martedì sera; sono andata a Little Orford-street. Non posso dire per quanto tempo ci sono rimasta. Mio padre era fuori a lavorare lunedì e io ero nella stanza con mio fratello Thomas. Lunedì sera credo di aver dormito da sola. Se avessi detto di aver dormito con mio padre, mi sarei sbagliata. Non ho fatto nulla tutto il giorno di lunedì; sono rimasta nella stanza a leggere un almanacco. C’era solo un piccolo letto nella stanza. Mio fratello Thomas ha dormito con me quella notte. Conosco tre bambini di nome Musick; di solito dormivano in cucina. Lunedì sera probabilmente dormivano in cucina. Non posso giurarlo. Devono aver dormito o nella stanza o in cucina. So per certo che erano in casa. Ricordo bene quando mio fratello è andato in mare: era a luglio. Non so dove abbiano dormito quei bambini quella notte, ma di sicuro erano in casa. Signor Best: Ha provato a trovare la signora Musick?
Risposta: Sì, abbiamo cercato informazioni su di lei, ma non riusciamo a trovarla. Lunedì non indossavo un cappello con piuma. Caroline Barnes: Vivo a Laurestine-cottage, Grove-road. Conosco il numero 9 di Grove-road, dove viveva la signora Emsley. La mia casa è quasi di fronte alla sua. Ricordo lunedì 13 agosto scorso: ho visto la signora Einsley quel giorno. Martedì mattina ho visto qualcuno muovere i pannelli di carta da parati nella stanza in cima. I pannelli erano molto bianchi. Era circa alle dieci meno venti quando l’ho visto. Ho notato che la finestra a destra della stanza in cima era leggermente aperta; ho visto qualcuno muoversi all’interno. Non riuscivo a capire chi fosse.
Interrogato dal signor sergente Parry:
Q: Quando ha per la prima volta prestato attenzione a questa questione; quando ha saputo dell’omicidio?
A: Venerdì. Ho parlato di questo con il signor Rose; ho detto che pensavo fosse stata la signora Emsley, ma non avevo visto quella vecchia signora. Non l’avevo vista da quando l’avevo vista muovere quei fogli di carta. Pensavo fosse lei, ma non ci ho fatto molto caso. Ero molto occupato in quel momento. Era circa venti minuti prima delle 10 di martedì. Il signor Best:
Q: Credo che abbia fornito questa testimonianza davanti al coroner, giusto?
A: Sì, è vero. James Stevenson:
Sono un costruttore e risiedo al numero 3 di Library-road, Oldford. Martedì mattina, il 14 agosto scorso, ho avuto bisogno di andare a Grove-road. Sono passato dal numero 3 di Grove-road, presso la casa di un uomo di nome Piper. Non l’ho visto, ma ho visto la sua famiglia e gli ho lasciato un messaggio. Era appena passate le 10. Da quando avevo saputo di questa situazione, ho notato la casa dove abitava la signora Emsley, il numero 9 di Grove-road. Prima non l’avevo mai notata. Sono passato davanti a quella casa verso le 9:30 del mattino. Sono entrato in Grove-road e ho lasciato un messaggio per il signor Piper. Dopo essere uscito, sono andato dall’altra parte della strada, diretto verso la stazione di Bow. Non avevo ancora deciso se tornare a casa in autobus o no. Dopo aver camminato per qualche passo verso la stazione ferroviaria di Bow, ho guardato giù lungo la strada e ho visto un uomo alto uscire da un giardino con alcuni fogli di carta sotto il braccio. Non so esattamente se fossero tre o quattro. Stava uscendo da un giardino situato vicino al numero 9 della strada. Poi sono tornato indietro e ho camminato per qualche passo verso la città di Londra. Mentre camminavo, ho guardato di nuovo lungo Grove-road e ho visto quell’uomo avvicinarsi a Mile-end-road o Bow-road. Dopo aver attraversato la strada, mi sono deciso a tornare a casa. Mentre camminavo verso casa, appena svoltato l’angolo per entrare in Grove-road, l’ho incontrato faccia a faccia. Gli ho detto: “Salve, lavora nel settore della carta?” Lui ha risposto di sì, in modo affrettato e con voce tremante. Penso che fosse sorpreso dal mio improvviso arrivo. Ha aggiunto: “Sì, non lo sapevi?” Ho detto: “No, non lo sapevo. Se lo avessi saputo, ti avrei dato un lavoro. Ho circa 180 fogli di carta da appendere, ” Lui ha risposto: “Oh, sì. Ho già lavorato in questo settore, ” Allora ho detto: “Beh, ne avrò bisogno ancora presto. So dove abiti: al numero 9 di Barnsley-street, Bethnal-green.” Il tribunale:
Q: Quindi conosceva quell’uomo?
A: Sì, lo conoscevo bene. Era il signor Rowland.
Signor Best: Ha fornito queste informazioni a qualcuno? Risposta: Solo alcuni giorni dopo. Ho parlato con mia cognata; nel pomeriggio di sabato sono andato dal signor Rose, l’avvocato della signora Emsley, e gli ho raccontato tutto. Era il giorno successivo alla scoperta dell’omicidio. Ne ero venuto a conoscenza venerdì, quindi lunedì sono andato da lui e gli ho riferito quanto accaduto; mi ha consigliato di recarmi a Scotland Yard. Non ci sono andato quella sera, ma il giorno dopo, lunedì, ho presentato le informazioni al sergente Tanner. In seguito, il sergente Tanner e l’ispettore Thornton sono venuti a casa mia, e poi anche l’ispettore Kerrison. Sono stato convocato all’inchiesta, ma non sono stato interrogato. All’epoca ho fornito una dichiarazione scritta al sergente Tanner. Interrogatorio del sergente Parry: Sapeva che accanto alla casa della vittima c’era un’altra abitazione in corso di ristrutturazione? Risposta: No, non ne sapevo nulla. Non ho nemmeno saputo che lei viveva lì fino a dopo l’accaduto. Non so se fosse davvero così. Era martedì mattina, 14 agosto. Non ho riconosciuto il signor Rowland finché non l’ho incontrato nel modo in cui ho descritto. Prima di allora non sapevo che facesse il tappezziere come lavoro. L’ho scoperto solo da ciò che lui stesso ha detto. Michael Gaffnet: Vivo al numero 7 di Queen’s-row, Cambridge-road, Bethnalgreen. Conosco il prigioniero; in agosto mi stava facendo dei lavori. Ricordo martedì 14 agosto. È venuto a lavorare da me quel giorno, verso l’ora di pranzo. Non l’avevo mai visto prima di lunedì, quando è venuto a controllare i lavori. Interrogatorio del sergente Parry: A che ora dice che ha iniziato a lavorare? Risposta: Intorno all’ora di pranzo, martedì. Non era venuto a lavorare il lunedì; era solo venuto a dare un’occhiata ai lavori. Gli ho chiesto a che ora sarebbe arrivato, così da poter spostare le cose per fargli posto. Mi ha detto che sarebbe arrivato martedì mattina. Non aveva specificato l’orario esatto, ma è arrivato verso l’ora di pranzo. Il sergente Parry ribatte: William Rowland. Conosco James Stevenson, il costruttore; lo vedo in tribunale. Non l’ho visto in Grove-road il 14 agosto scorso. Non ero nemmeno nelle vicinanze. Diversi testimoni possono confermare che in quel momento mi trovavo a circa due miglia di distanza. Non sono mai uscito da nessuna casa in quella zona. Forse è necessario chiarire che ho visto il signor Stevenson qualche giorno prima, quasi una settimana prima. All’epoca avevo del cartone sotto il braccio. Lo conosco da alcuni anni. So che soffre di alcune convinzioni errate. Anzi, ho l’impressione che non sia del tutto sano di mente.
CAROLINE BRIMSON. Sono single; lavoro in una lavanderia; ho un’anziana zia che abitava al numero 33 di Barnsley-street. A volte la signora Musick andava a prendersi cura di lei: si trattava di una persona non in grado di muoversi liberamente, anche se non era costretta a letto per tutto il tempo; è rimasta così per nove mesi. Quando la signora Musick se ne andò, io andai a Barnsley-street per prendermi cura della mia zia. Avevo appena lasciato il mio lavoro precedente; ci andai di martedì. Non ricordo esattamente quale giorno del mese fosse, ma sicuramente era di martedì, poiché si diceva che la signora Emsley fosse stata assassinata di lunedì. Ne sono assolutamente certa. Arrivai lì alle 10 del mattino; rimasi lì per tutto quel giorno e il seguente, e da allora ci vivo ancora. Conosco quei due giovani, i Mullins: li ho visti lì. Ne ho visto uno di martedì, quello più basso (Thomas); l’altro non c’era affatto di martedì. C’era invece nella settimana successiva. Ricordo che il pavimento fu lavato con acqua; ero lì in quel momento, perché il prigioniero aveva preso in prestito il secchio di mia zia per farlo. Il prigioniero lavò il pavimento di giovedì, non di martedì. Non era la prima volta che lo vedevo lì. Lo vidi martedì mattina, tra le 9 e le 10. Sono assolutamente certa che il lavaggio avvenne di giovedì.
Interrogata dal signor Best: “In quel periodo vi prendevate cura della vostra zia?” “Sì; passavo la maggior parte del tempo con lei durante il giorno, quando non avevo nulla da fare in lavanderia. Mia zia abitava al piano di sopra. Andavo su e giù. Non entrai mai nella stanza dei Mullins. In vita mia non sono mai stata nella sua stanza. Lui lavò il corridoio. Di giovedì. Il pavimento aveva un colore giallastro. Non ricordo se prima fosse stato imbiancato di sabato, ”
Il sergente Parry: “Il signor Mullins fece qualcosa riguardo al lavaggio di martedì?” “No.”
COLPEVOLE. PENA DI MORTE.
Fine.
L’AFFARE D’amORE DI GEORGE VINCENT PARKER
Lo studioso degli annali criminali, classificando i vari casi, scoprirà che le due cause più probabili che spingono un essere umano al crimine di omicidio sono la brama di denaro e il risentimento derivante da un amore deluso. Di queste due, il secondo è sia più raro che più interessante, poiché nasce da motivi più sottili e si basa su dinamiche psicologiche più profonde. Non è possibile provare alcuna simpatia per la brama brutale e l’egoismo che mettono a confronto un portafoglio con una vita umana; tuttavia, nel caso di un uomo spinto dalla gelosia e dal dolore verso una follia violenta temporanea, c’è qualcosa di più “spirituale” in ciò che lo spinge a compiere il crimine. Per usare il linguaggio della scienza, si tratta di un tipo criminale passionale, diverso da quello istintivo. Entrambe queste categorie di crimini possono essere punite con la stessa severità, ma riteniamo che non siano ugualmente spregevoli; inoltre, nessuno di noi potrebbe dire con certezza come reagiremmo se i nostri sentimenti e il nostro rispetto per noi stessi venissero improvvisamente e crudelmente offesi. Anche quando approviamo la sentenza emessa nei confronti del criminale, è ancora possibile provare un filo di compassione per lui: il suo reato non è stato il risultato di una pianificazione egoistica e fredda, ma la conseguenza – per quanto orribile e sproporzionata – di motivi per cui altri erano responsabili. Come esempio di questo tipo di crimine, vorrei raccontare le circostanze legate a George Vincent Parker, modificando i nomi delle persone e dei luoghi ogni volta che ciò possa evitare di causare dolore alla loro rivelazione.
Quasi quarant’anni fa, in una delle città dell’entroterra viveva un certo signor Parker, che svolgeva un’attività commerciale molto redditizia come agente di commissione. Era un uomo estremamente abile negli affari e, durante gli anni di progresso che seguirono la guerra di Crimea e quella americana, la sua fortuna aumentò rapidamente. Si costruì una villa in una bella zona residenziale alla periferia della città e, avendo una moglie affascinante e comprensiva, sembrava destinato a trascorrere gli ultimi anni della sua vita felicemente. L’unica difficoltà che doveva affrontare era la sua incapacità di comprendere il carattere del proprio unico figlio, o di decidere quali piani intraprendere per il suo futuro.
George Vincent Parker, il giovane in questione, apparteneva a quel tipo di persone che continuamente ricorre nella storia e che spesso tendono verso il tragico. Per qualche strano effetto dell’atavismo, non provava alcun affetto per la grande città e per la sua frenetica vita, né per le noiose routine lavorative, né aveva l’ambizione di ottenere i benefici che una carriera di successo nel mondo degli affari poteva portare. Non condivideva gli interessi o i modi di comportamento di suo padre, e la vita d’ufficio lo disgustava profondamente. Tuttavia, questa avversione al lavoro non derivava dalla malvagità o dall’indolenza: era innata e costituzionale. In altri ambiti, invece, la sua mente era sveglia e ricettiva; amava la musica e dimostrava una notevole predisposizione in questo campo. Era un ottimo linguista e possedeva anche un certo gusto per la pittura. In breve, era un uomo dal temperamento artistico, con tutti i difetti di nervosismo e carattere che tale temperamento comporta. A Londra avrebbe incontrato centinaia di persone dello stesso tipo e avrebbe potuto trovare un’occupazione congeniale dedicandosi alla letteratura o alla critica artistica. Tra i commercianti di cotone delle Midlands, però, la sua posizione era isolata; suo padre non faceva che scuotere la testa, ritenendolo del tutto inadatto a proseguire l’attività familiare. Era di indole gentile, riservato con gli estranei, ma molto popolare tra i pochi amici che aveva. Una o due volte si era notato che fosse capace di provare intensi momenti di passione quando si sentiva ingiustamente trattato. Questo tipo di uomo non suscita affetto nelle persone impegnate nella vita pratica, ma attira inevitabilmente il cuore femminile. C’è in lui una certa fragilità e un bisogno sincero di comprensione che il cuore di una donna risponde immediatamente. E spesso è proprio la donna più forte e vigorosa ad essere la prima a rispondere a quel richiamo. Non sappiamo quali altre consolazioni questo tranquillo dilettante abbia trovato nella vita, ma conosciamo i dettagli di un legame che ebbe. Fu durante una serata musicale presso la casa di un medico locale che incontrò per la prima volta Miss Mary Groves. Il medico era suo zio; lei era venuta in città per fargli visita, ma la sua vita trascorreva prendendosi cura di suo nonno, un anziano signore ancora molto attivo, il cui ottantesimo anno d’età non gli impediva di svolgere tutti i doveri tipici di un gentiluomo di campagna, compresi quelli legati alle funzioni pubbliche. Dopo la tranquillità di una dimora isolata, la ragazza, nel fiore della sua giovinezza e bellezza, godette della vita in città e sembrò essere particolarmente attratta da questo raffinato giovane musicista, il cui aspetto e i suoi modi trasmettevano quel tocco di romanticismo che tutte le ragazze desiderano. Anche lui fu attratto da lei per la sua freschezza tipica delle campagne e per la comprensione che dimostrava nei suoi confronti. Prima del suo ritorno alla dimora di campagna, l’amicizia si trasformò in amore e i due si fidanzarono.
Ma entrambe le famiglie coinvolte non vedevano con favore questo fidanzamento. Il vecchio Parker era morto e sua vedova disponeva di mezzi sufficienti per vivere comodamente, ma diventava ancora più urgente trovare una professione per suo figlio. La sua invincibile avversione verso gli affari rappresentava un ostacolo insormontabile. D’altra parte, la giovane proveniva da una buona famiglia e i suoi parenti, guidati dal vecchio signore del posto, si opponevano al suo matrimonio con un giovane senza soldi, dalle strane preferenze e dal carattere bizzarro. Così il fidanzamento andò avanti per quattro anni; durante questo periodo i due innamorati continuarono a scriversi costantemente, ma si incontravano raramente. Alla fine di quel periodo lui aveva ventiquattro anni e lei ventitré, ma la prospettiva del loro matrimonio sembrava ancora più lontana che mai. Alla fine, le preghiere dei suoi parenti ebbero la meglio sulla sua fedeltà e lei decise di porre fine a quel legame. Ci provò cambiando il tono delle sue lettere e inserendo frasi allusive per prepararlo al colpo imminente.
Il 12 agosto del 18, scrisse che aveva conosciuto un prete, l’uomo più affascinante che avesse mai incontrato in vita sua. “Sta soggiornando da noi”, disse, “e mio nonno pensava che fosse perfetto per me, ma questo non è possibile”. Nonostante alcune parole di conforto, questa lettera gettò Vincent Parker nel più profondo sconforto. Sua madre raccontò in seguito quanto fosse depresso; il fatto che soffrisse già di una naturale malinconia e tendesse sempre a vedere le cose dal lato peggiore rendeva la sua situazione ancora più grave. Il giorno dopo ricevette un’altra lettera, il cui tono era ancora più deciso:
“Devo dirti qualcosa di importante, e meglio farlo subito”, scriveva lei. “Mio nonno ha scoperto della nostra corrispondenza ed è furioso all’idea che possa esserci qualche ostacolo al nostro matrimonio. Voglio che tu mi liberi, così potrò dichiarare pubblicamente di essere libera. Non prendertela troppo a male, per pietà. Se posso evitarlo, non sposerò mai quel prete”.
Questa seconda lettera ebbe un effetto devastante su di lui. Era talmente sconvolto che sua madre dovette chiedere ad un amico di famiglia di restare con lui tutta la notte. Camminava avanti e indietro, in preda a una nervosa agitazione, piangendo continuamente; le sue mani e i suoi piedi tremavano convulsivamente. Gli fu somministrata morfina, ma senza alcun effetto. Rifiutò di mangiare qualsiasi cosa. Gli fu estremamente difficile rispondere alla lettera; il giorno dopo riuscì a farlo solo con l’aiuto dell’amico che era rimasto con lui. La sua risposta era ragionevole, e anche piena di affetto.
“Mia cara Mary,” le scrisse. “Tu sarai sempre la persona più cara per me. Dire che non sono particolarmente addolorato sarebbe una bugia, ma comunque sai che non sono il tipo da mettermi di mezzo tra te e i tuoi desideri. Non rispondo alla tua ultima lettera, se non per dirti che vorrei sentire dalle tue stesse labbra quali siano le tue intenzioni, e allora le acconsentirò. Mi conosci troppo bene per pensare che possa cedere a sciocchezze o sentimentalismi inutili. Prima di lasciare l’Inghilterra vorrei rivederti un’ultima volta, anche se Dio sa quanto mi costi dirlo. Ammetterai che il mio desiderio di vederti è del tutto naturale. Dimmi nella tua prossima lettera dove vuoi che ci incontriamo. Sempre, con affetto, tuo GEORGE.”
Il giorno dopo scrisse un’altra lettera in cui la pregava ancora una volta di fissargli un appuntamento, dicendo che qualsiasi luogo tra la loro casa e Standwell, il villaggio più vicino, andasse bene. “Sono malato e profondamente turbato. Non mi meraviglio che tu lo sia anche tu,” le scrisse. “Dopo questo ultimo incontro, entrambi saremo più felici, sia nel corpo che nello spirito. Sarò all’appuntamento, a qualunque costo. Sempre tuo affettuoso GEORGE.”
Sembra che abbia ricevuto una risposta in cui le veniva fissato un appuntamento, perché il 19 marzo scrisse di nuovo: “Mia cara Mary, dirò solo che arriverò con il treno di cui parli. Spero che tu non ti preoccupi troppo per questa faccenda. Per la mia tranquillità interiore, vorrei rivederti. Non penserai certo che sia egoismo da parte mia. Del resto, ripeto solo ciò che ho già detto: voglio sentire dalle tue stesse labbra quali siano i tuoi desideri e li acconsentirò. Ho abbastanza savoir faire per non creare problemi inutilmente. Non lasciare che io diventi causa di litigi tra te e tuo nonno. Se vuoi venire all’ostello, non mi muoverò fino al tuo arrivo. Ma lascio questa decisione a te.”
Proprio come il professor Owen riesce a ricostruire un intero animale partendo da un singolo osso, anche da questa breve lettera emerge chiaramente la vera natura di quest’uomo: i frammenti di francese, le allusioni autoconscie al proprio savoir faire, le assicurazioni enfatiche ma prive di significato. Tutto ciò costituisce in realtà un sottile autoritratto.
La signorina Groves aveva già rimpianto di avergli concesso quell’appuntamento. Forse in quel suo eccentrico amante c’erano alcune caratteristiche che ora le tornavano in mente e le avvertivano di non fidarsi della sua influenza, “Mio caro George,” scriveva, “ti scrivo con la massima urgenza per dirti di non venire assolutamente. Me ne vado oggi stesso e non so quando tornerò. Non desidero vederti se è possibile evitarlo. E in realtà ora non ci sarà più alcuna possibilità. È meglio porre fine a questa situazione di incertezza subito e dire addio senza incontrarci. Sono sicura che non potrei sopportare quell’incontro. Se scrivi ancora entro i prossimi tre giorni, riceverò la tua lettera. Ma dopo quel termine, sicuramente verrà letta, perché le mie lettere vengono attentamente controllate e persino aperte. Con affetto, Mary.”
Questa lettera sembrò dare concretezza a eventuali piani vaghi che il giovane potesse già avere in mente. Se gli restavano solo tre giorni per incontrarla, non poteva permettersi di perdere tempo. Nello stesso giorno si recò nella città della contea, ma essendo tardi non proseguì verso Standwell, dove lei abitava. I camerieri dell’hotel Midland notarono il suo comportamento strano e lo sguardo assente. Vagò per la sala da caffè mormorando tra sé; ordinò carne e tè, ma bevve solo un po’ di brandy e soda. La mattina seguente, il 21 agosto, prese un biglietto per Standwell e arrivò lì alle undici e mezza. Dalla stazione alla residenza della signorina Groves c’erano due miglia. Vicino alla stazione c’era una locanda chiamata “The Bull’s Head”. Vincent Parker vi andò e ordinò del brandy; poi chiese se fosse stata lasciata qualche nota per lui, ma apprese con disappunto che non ce n’erano. Intorno alle dodici e un quarto, si diresse verso la residenza.
A circa due miglia di distanza dalla residenza, e a quattro miglia dalla locanda “The Bull’s Head”, c’era una scuola elementare molto attiva. Il preside della scuola era amico della famiglia Groves e conosceva anche Vincent Parker. Il giovane pensò quindi che quella fosse la migliore opportunità per ottenere informazioni. Arrivò alla scuola verso l’una e mezza. Il preside fu certamente sorpreso dall’aspetto disordinato e dal forte odore di brandy di quel visitatore, ma rispose alle sue domande con discrezione e cortesia.
“Sono venuto da voi,” disse Parker, “in qualità di amico della signorina Groves. Immagino che sappiate dell’impegno tra noi, ”
“So che c’era un impegno, ma che è stato annullato,” rispose il preside.
“Sì,” disse Parker. “Lei mi ha scritto per rompere l’impegno e rifiuta di vedermi. Voglio sapere esattamente cosa sta succedendo, ”
“Qualsiasi informazione io possa avere,” rispose il preside, “è confidenziale. Quindi non posso dirvela.”
“I lo scoprirò prima o poi,” disse Parker, e poi chiese chi fosse il prete che aveva soggiornato nella dimora. Il padrone ammise che c’era stato davvero un prete, ma rifiutò di fornire il suo nome. Parker chiese quindi se Miss Groves si trovasse ancora nella dimora e se venissero usate alcune misure coercitive nei suoi confronti. L’altro rispose che lei era effettivamente lì e che non venivano utilizzate alcuna forma di costrizione.
“Prima o poi dovrò vederla,” disse Parker. “Ho scritto per annullare il suo fidanzamento, ma devo sentire dalle sue stesse labbra che mi rifiuta. È maggiorenne ormai e deve decidere da sola. So di non essere una buona partita, e non voglio ostacolarla.”
Il padrone osservò che era ora di andare a scuola, ma che Parker avrebbe potuto tornare alle quattro e mezza se aveva altro da dire; Parker promise quindi di ritornare. Non si sa come abbia trascorso le due ore successive, ma probabilmente trovò una locanda in campagna dove pranzò. Alle quattro e mezza fu di nuovo alla scuola e chiese al padrone consiglio su cosa fare. Questi suggerì che la cosa migliore fosse scrivere a Miss Groves e fissare un appuntamento per il giorno seguente.
“Se andaste a trovarla in casa, forse lei vi riceverebbe,” disse il padrone, pieno di comprensione, ma anche di imprudenza.
“Lo farò, così potrò liberarmi di questo pensiero,” rispose Vincent Parker.
Intorno alle cinque lasciò la scuola, con un’aria completamente calma e composta. Quaranta minuti dopo, l’ex innamorato arrivò alla casa della sua amata. Bussò alla porta e chiese di Miss Groves. Probabilmente lei lo aveva visto mentre scendeva il vialetto, perché lo accolse subito all’ingresso del salotto e lo invitò nel giardino. Il suo cuore batteva forte, temeva che suo nonno lo vedesse e scoppiasse una scenata. Era più sicuro trovarsi nel giardino che in casa. Camminarono insieme per un po’, e mezz’ora dopo li si vide chiacchierare tranquillamente su uno dei sedili del giardino. Poco dopo la cameriera venne a dire a Miss Groves che il tè era pronto; lei entrò da sola, e sembra evidente, considerando le opinioni di suo nonno, che Parker fu invitato anche lui a prendere il tè. Dopo un po’ uscì di nuovo nel giardino e rimase lì a parlare con il giovane per molto tempo; poi insieme si incamminarono lungo i sentieri di campagna. Ma cosa accadde durante quella passeggiata, quali accuse da parte sua, quali risposte da parte sua, non lo sapremo mai. Fu vista una sola volta in quel momento. Intorno alle otto e mezza di sera, un lavoratore che percorreva un lungo sentiero che portava dalla strada principale alla dimora vide un uomo e una donna camminare insieme; riconobbe Miss Groves nella semioscurità. Quando si girò indietro, li vide fermarsi e parlare faccia a faccia.
Poco dopo, Reuben Conway, un lavoratore, stava passando lungo quel sentiero quando udì un debole suono di lamenti. Si fermò ad ascoltare e, nel silenzio della sera campestre, si rese conto che quel suono inquietante si stava avvicinando a lui. Da un lato del sentiero c’era un muro; guardandosi intorno, notò qualcosa che si muoveva lentamente nell’oscurità. Per un momento gli sembrò un animale ferito, ma avvicinandosi vide con stupore che si trattava di una donna che barcollava lungo il muro, appoggiandosi a esso per non cadere. Con un grido di orrore riconobbe il viso di Miss Groves, pallido e tremolante nell’oscurità.
“Portami a casa!”, sussurrò lei. “Quell’uomo laggiù mi sta uccidendo, ”
Il lavoratore, inorridito, la prese tra le braccia e la portò per circa venti metri verso casa.
“Vedi qualcuno lungo il sentiero?”, chiese lei quando si fermarono per riprendere fiato.
Lui guardò: attraverso il tunnel oscuro degli alberi, vide una figura nera che si muoveva lentamente dietro di loro. Aspettò ancora, tenendo sollevata la testa della ragazza, finché non li raggiunse il giovane Parker.
“Chi sta uccidendo la signorina Groves?” chiese Reuben Conway.
“L’ho pugnalata,” disse Parker con estrema calma.
“Allora, dovresti aiutarmi a portarla a casa,” disse il lavoratore. Così, lungo quel sentiero buio, si mosse quella strana processione: il contadino e l’amante, con il corpo della ragazza morente tra loro.
“Povera Mary, ” mormorò Parker. “Non avresti dovuto tradirmi, ”
Quando arrivarono alla porta della capanna, Parker suggerì a Reuben Conway di correre a prendere qualcosa che potesse fermare la fuoriuscita di sangue. Lui se ne andò, lasciando quei due amanti per l’ultima volta insieme. Quando tornò, trovò Parker che le teneva qualcosa attorno al collo.
“È ancora viva?” chiese.
“Sì,” rispose Parker.
“Oh, portami a casa, ” gemette la povera ragazza. Più avanti, nel loro doloroso viaggio, incontrarono due agricoltori che li aiutarono.
“Chi ha fatto questo?” chiese uno di loro.
“Lui lo sa e io lo so,” disse Parker con tristezza. “Sono stato io ad assassinarla. E verrò impiccato per questo. L’ho fatto, e non c’è dubbio alcuno al riguardo.”
Queste risposte non sembrarono mai portare insulti o offese su di lui, perché tutti sembravano essere stati sopraffatti dalla tragica situazione.
“Sto morendo!”, ansimò povera Mary; quelle furono le sue ultime parole. All’interno del cancello d’ingresso incontrarono il povero vecchio signore che correva disperatamente, spinto da voci vaghe su un disastro imminente. I portatori si fermarono quando videro i suoi capelli bianchi brillare nell’oscurità.
“Che cosa è successo?”, gridò.
Parker rispose con calma: “È stata vostra nipote Mary ad essere assassinata.”
“Chi l’ha fatto?”, urlò il vecchio.
“L’ho fatto io.”
“Chi siete voi?”, chiese ancora.
“Mi chiamo Vincent Parker.”
“Perché l’avete fatto?”
Il tranquillo e concentrato comportamento di quell’uomo sembrava aver zittito ogni rimprovero.
“Le ho detto che l’avrei uccisa,” disse mentre tutti entravano insieme in casa. “Conosceva il mio carattere.”
Il corpo fu portato in cucina e posato sul tavolo. Nel frattempo, Parker aveva seguito quell’uomo anziano, confuso e sconvolto, nel salotto; gli porse alcune cose – tra cui l’orologio e del denaro – chiedendogli se volesse prendersene cura. L’anziano rifiutò con rabbia. Allora Parker tirò fuori dalla tasca due mazzi di lettere: tutto ciò che rimaneva della loro triste storia d’amore.
“Le prenderai tu cura?” chiese. “Puoi leggerle, bruciarle, fai pure ciò che vuoi. Non voglio che vengano portate in tribunale.”
L’anziano prese le lettere e le bruciò immediatamente.
Ora il dottore e il poliziotto, i due “accompagnatori” inevitabili della violenza, stavano correndo giù per la strada. Povera Mary, era morta sul tavolo della cucina, con tre gravi ferite al collo. Come fosse riuscita a camminare così lontano o a sopravvivere così a lungo, nonostante avesse la carotide recisa, è uno dei misteri di quel caso. Per quanto riguarda il poliziotto, non ebbe alcuna difficoltà a trovare il suo prigioniero: appena entrato nella stanza, Parker gli si avvicinò e dichiarò di volersi consegnare per l’omicidio di una giovane donna. Quando gli chiesero se fosse a conoscenza delle accuse rivolte contro di lui, rispose: “Sì, certo, verrò con voi tranquillamente, ma lasciate che la veda prima.”
“Che ne hai fatto del coltello?” chiese il poliziotto.
Parker glielo mostrò: era un coltello molto ordinario, con una lama a scatto. È sorprendente che in seguito gli venissero trovati altri due coltelli addosso. Lo portarono in cucina e lui guardò la sua vittima.
“Ora sono molto più felice di averlo fatto, spero anche lei lo sia,” disse.
Questo è il resoconto dell’omicidio di Mary Groves a opera di Vincent Parker: un crimine caratterizzato da quella sorta di superficialità e brutale ingenuità che distinguono la realtà dalla finzione. Nella finzione facciamo dire e fare alle persone ciò che riteniamo probabile che dicano o facciano, ma nella realtà loro dicono e fanno cose che nessuno si sarebbe mai aspettato. Che quelle lettere potessero preludere a un omicidio, o che dopo un crimine il colpevole cercasse di fermare le ferite della sua vittima, o avesse una conversazione del genere con l’anziano, queste sono cose che nessuna invenzione umana oserebbe mai immaginare. Leggendo tutte quelle lettere e valutando i fatti, è davvero difficile credere che Vincent Parker fosse uscito quel giorno con l’intenzione di uccidere la sua ex fidanzata. Ma se quell’idea orribile fosse sempre stata presente nella sua mente, o se sia sorta in un momento di follia scatenato dalla loro conversazione, questo non lo sapremo mai. È certo che lei non avrebbe potuto notare nulla di pericoloso in lui fino all’istante stesso del crimine, altrimenti avrebbe sicuramente chiesto aiuto al lavoratore che li aveva incrociati nel vicolo.
Il caso, che suscitò un enorme interesse in tutta l’Inghilterra, fu giudicato davanti al Barone Martin durante le successive assise. Non c’era bisogno di provare la colpevolezza del prigioniero, poiché egli ne andava apertamente fiero; tuttavia, l’intera questione ruotava attorno alla sua sanità mentale, e ciò portò a alcune complesse situazioni che resero necessaria la riforma di tutta la legge in materia. Si cercò di dimostrare che la follia era diffusa nella famiglia del prigioniero: su dieci cugini, cinque erano mentalmente malati. Sua madre testimoniò con estrema veemenza che suo figlio era pazzo, e che il suo stesso matrimonio era stato ostacolato proprio a causa della follia presente nel suo sangue. Tutti i testimoni concordarono sul fatto che il prigioniero non fosse una persona irascibile, ma sensibile, gentile e colto, con tendenze alla malinconia. Il cappellano del carcere affermò di aver avuto conversazioni con Parker e che la sua percezione morale sembrava essere completamente assente; secondo lui, il prigioniero non riusciva nemmeno a distinguere tra ciò che era giusto e ciò che era sbagliato. Due specialisti in malattie mentali lo esaminarono e conclusero che fosse di mente perturbata; la loro opinione si basava sul fatto che Parker dichiarasse di non rendersi conto di aver commesso alcun reato.
“Miss Groves mi era stata promessa”, disse, “quindi apparteneva a me. Potevo fare di lei ciò che volevo. Solo un miracolo potrebbe cambiare le mie convinzioni.” Il dottore cercò di discutere con lui: “Supponiamo che qualcuno vi faccia una foto, quali misure prendreste per recuperarla?” “Chiederei il risarcimento”, rispose Parker, “altrimenti ucciderei il ladro senza esitazione.” Il dottore sottolineò che esistevano leggi a cui ricorrere, ma Parker ribatté che era nato nel mondo senza che nessuno lo consultasse, quindi non riconosceva il diritto di alcuno di giudicarlo. La conclusione del dottore fu che la sua percezione morale fosse più distorta di qualsiasi caso avesse mai visto; tuttavia, sostenere che ciò costituisse follia sarebbe stato un errore pericoloso, poiché significherebbe che, se una persona fosse abbastanza malvagia, potrebbe sfuggire alla punizione dei suoi crimini. Il Barone Martin riassunse la situazione in termini di buon senso: il mondo era pieno di persone eccentriche, concedere loro l’immunità legata alla follia sarebbe stato un pericolo pubblico. Per essere considerato pazzo ai sensi della legge, un criminale doveva trovarsi in uno stato tale da non rendersi conto di aver commesso un reato o di dover affrontare conseguenze legali. Ora era chiaro che Parker si rendeva perfettamente conto di ciò, quindi il Barone accettò la condanna del giurì e condannò il prigioniero a morte.
Lì la faccenda avrebbe potuto concludersi facilmente, se non fosse stato per i scrupoli di coscienza del barone Martin. La sua stessa decisione era stata ammirevole, ma le testimonianze di quei medici pazzi pesavano molto su di lui; inoltre, la semplice possibilità che un uomo davvero non responsabile delle proprie azioni potesse perdere la vita a causa della sua decisione lo turbava profondamente. È probabile che questo pensiero lo tenne sveglio tutta quella notte, perché il giorno dopo scrisse al Segretario di Stato, dichiarando di non volersi assumere la responsabilità di una tale decisione.
Il Segretario di Stato, dopo aver attentamente esaminato le prove e i commenti del giudice, stava per confermare la sua decisione quando, alla vigilia dell’esecuzione, arrivò una notizia da parte degli osservatori presenti in prigione: Parker mostrava chiari segni di follia. Di fronte a questa situazione, il Segretario di Stato non ebbe altra scelta se non rinviare l’esecuzione e incaricare una commissione di quattro eminenti psichiatri di valutare lo stato del prigioniero. Questi quattro conclusero all’unanimità che Parker era perfettamente sano di mente. Tuttavia, esiste una regola non scritta secondo cui un prigioniero una volta graziato non viene mai giustiziato; pertanto la pena di Vincent Parker fu commutata in reclusione a vita, una decisione che, nel complesso, soddisfece la coscienza dell’opinione pubblica.
Fine.
THE DEBATABLE CASE OF MRS. EMSLEY IN the fierce popular indignation which is excited by a sanguinary crime there is a tendency, in which judges and juries share, to brush aside or to treat as irrelevant those doubts the benefit of which is supposed to be one of the privileges of the accused. Lord Tenterden has whittled down the theory of doubt by declaring that a jury is justified in giving its verdict upon such evidence as it would accept to be final in any of the issues of life. But when one looks back and remembers how often one has been very sure and yet has erred in the issues of life, how often what has seemed certain has failed us, and that which appeared impossible has come to pass, we feel that if the criminal law has been conducted upon such principles it is probably itself the giant murderer of England. Far wiser is the contention that it is better that ninety-nine guilty should escape than that one innocent man should suffer, and that, therefore, if it can be claimed that there is one chance in a hundred in favour of the prisoner he is entitled to his acquittal. It cannot be doubted that if the Scotch verdict of ‘Not proven,’ which neither condemns nor acquits, had been permissible in England it would have been the outcome of many a case which, under our sterner law, has ended upon the scaffold. Such a verdict would, I fancy, have been hailed as a welcome compromise by the judge and the jury who investigated the singular circumstances which attended the case of Mrs. Mary Emsley. The stranger in London who wanders away from the beaten paths and strays into the quarters in which the workers dwell is astounded by their widespread monotony, by the endless rows of uniform brick houses broken only by the corner public-houses and more infrequent chapels which are scattered amongst them. The expansion of the great city has been largely caused by the covering of district after district with these long lines of humble dwellings, and the years between the end of the Crimean War and 1860 saw great activity in this direction. Many small builders by continually mortgaging what they had done, and using the capital thus acquired to start fresh works which were themselves in turn mortgaged, contrived to erect street after street, and eventually on account of the general rise of property to make considerable fortunes. Amongst these astute speculators there was one John Emsley, who, dying, left his numerous houses and various interests to his widow Mary. Mary Emsley, now an old woman, had lived too long in a humble fashion to change her way of life. She was childless, and all the activities of her nature were centred upon the economical management of her property, and the collection of the weekly rents from the humble tenants who occupied them. A grim, stern, eccentric woman, she was an object of mingled dislike and curiosity among the inhabitants of Grove Road, Stepney, in which her house was situated. Her possessions extended over Stratford, Bow, and Bethnal Green, and in spite of her age she made long journeys, collecting, evicting, and managing, always showing a great capacity for the driving of a hard bargain. One of her small economies was that when she needed help in managing these widespread properties she preferred to employ irregular agents to engaging a salaried representative. There were many who did odd jobs for her, and among them were two men whose names were destined to become familiar to the public. The one was John Emms, a cobbler; the other George Mullins, a plasterer. Mary Emsley, in spite of her wealth, lived entirely alone, save that on Saturdays a charwoman called to clean up the house. She showed also that extreme timidity and caution which are often characteristic of those who afterwards perish by violence — as if there lies in human nature some vague instinctive power of prophecy. It was with reluctance that she ever opened her door, and each visitor who approached her was reconnoitred from the window of her area. Her fortune would have permitted her to indulge herself with every luxury, but the house was a small one, consisting of two stories and a basement, with a neglected back garden, and her mode of life was even simpler than her dwelling. It was a singular and most unnatural old age. Mrs. Emsley was last seen alive upon the evening of Monday, August 13th, 1860. Upon that date, at seven o’clock, two neighbours perceived her sitting at her bedroom window. Next morning, shortly after ten, one of her irregular retainers called upon some matter of brass taps, but was unable to get any answer to his repeated knockings. During that Tuesday many visitors had the same experience, and the Wednesday and Thursday passed without any sign of life within the house. One would have thought that this would have aroused instant suspicions, but the neighbours were so accustomed to the widow’s eccentricities that they were slow to be alarmed. It was only upon the Friday, when John Emms, the cobbler, found the same sinister silence prevailing in the house, that a fear of foul play came suddenly upon him. He ran round to Mr. Rose, her attorney, and Mr. Faith, who was a distant relation, and the three men returned to the house. On their way they picked up Police-constable Dillon, who accompanied them. The front door was fastened and the windows snibbed, so the party made their way over the garden wall and so reached the back entrance, which they seem to have opened without difficulty. John Emms led the way, for he was intimately acquainted with the house. On the ground floor there was no sign of the old woman. The creak of their boots and the subdued whisper of their voices were the only sounds which broke the silence. They ascended the stair with a feeling of reassurance. Perhaps it was all right after all. It was quite probable that the eccentric widow might have gone on a visit. And then as they came upon the landing John Emms stood staring, and the others, peering past him, saw that which struck the hope from their hearts. It was the footprint of a man dimly outlined in blood upon the wooden floor. The door of the front room was nearly closed, and this dreadful portent lay in front of it with the toes pointing away. The police-constable pushed at the door, but something which lay behind it prevented it from opening. At last by their united efforts they effected an entrance. There lay the unfortunate old woman, her lank limbs all asprawl upon the floor, with two rolls of wall-paper under her arm and several others scattered in front of her. It was evident that the frightful blows which had crushed in her head had fallen upon her unforeseen, and had struck her senseless in an instant. She had none of that anticipation which is the only horror of death. The news of the murder of so well known an inhabitant caused the utmost excitement in the neighbourhood, and every effort was made to detect the assassin. A Government reward of £100 was soon raised to £300, but without avail. A careful examination of the house failed to reveal anything which might serve as a reliable clue. It was difficult to determine the hour of the murder, for there was reason to think that the dead woman occasionally neglected to make her bed, so that the fact that the bed was unmade did not prove that it had been slept in. She was fully dressed, as she would be in the evening, and it was unlikely that she would be doing business with wall-papers in the early morning. On the whole, then, the evidence seemed to point to the crime having been committed upon the Monday evening some time after seven. There had been no forcing of doors or windows, and therefore the murderer had been admitted by Mrs. Emsley. It was not consistent with her habits that she should admit anyone whom she did not know at such an hour, and the presence of the wall-papers showed that it was someone with whom she had business to transact. So far the police could hardly go wrong. The murderer appeared to have gained little by his crime, for the only money in the house, £48, was found concealed in the cellar, and nothing was missing save a few articles of no value. For weeks the public waited impatiently for an arrest, and for weeks the police remained silent though not inactive. Then an arrest was at last effected, and in a curiously dramatic fashion. Amongst the numerous people who made small sums of money by helping the murdered woman there was one respectable-looking man, named George Mullins — rather over fifty years of age, with the straight back of a man who has at some period been well drilled. As a matter of fact, he had served in the Irish Constabulary, and had undergone many other curious experiences before he had settled down as a plasterer in the East-end of London. This man it was who called upon Sergeant Tanner, of the police, and laid before him a statement which promised to solve the whole mystery. According to this account, Mullins had from the first been suspicious of Emms, the cobbler, and had taken steps to verify his suspicions, impelled partly by his love of justice and even more by his hope of the reward. The £300 bulked largely before his eyes. ‘If this only goes right I’ll take care of you,’ said he, on his first interview with the police, and added, in allusion to his own former connection with the force, that he ‘was clever at these matters.’ So clever was he that his account of what he had seen and done gave the police an excellent clue upon which to act. It appears that the cobbler dwelt in a small cottage at the edge of an old brick-field. On this brick-field, and about fifty yards from the cottage, there stood a crumbling outhouse which had been abandoned. Mullins, it seems, had for some time back been keeping a watchful eye upon Emms, and he had observed him carrying a paper parcel from his cottage and concealing it somewhere in the shed. ‘Very likely,’ said the astute Mullins, ‘he is concealing some of the plunder which he has stolen.’ To the police also the theory seemed not impossible, and so, on the following morning, three of them, with Mullins hanging at their heels, appeared at Emms’s cottage, and searched both it and the shed. Their efforts, however, were in vain, and nothing was found. This result was by no means satisfactory to the observant Mullins, who rated them soundly for not having half-searched the shed, and persuaded them to try again. They did so under his supervision, and this time with the best results. Behind a slab in the outhouse they came on a paper parcel of a very curious nature. It was tied up with coarse tape, and when opened disclosed another parcel tied with waxed string. Within were found three small spoons and one large one, two lenses, and a cheque drawn in favour of Mrs. Emsley, and known to have been paid to her upon the day of the murder. There was no doubt that the other articles had also belonged to the dead woman. The discovery was of the first importance then, and the whole party set off for the police-station, Emms covered with confusion and dismay, while Mullins swelled with all the pride of the successful amateur detective. But his triumph did not last long. At the police-station the inspector charged him with being himself concerned in the death of Mrs. Emsley. ‘Is this the way that I am treated after giving you information?’ he cried. ‘If you are innocent no harm will befall you,’ said the inspector, and he was duly committed for trial. This dramatic turning of the tables caused the deepest public excitement, and the utmost abhorrence was everywhere expressed against the man who was charged not only with a very cold-blooded murder, but with a deliberate attempt to saddle another man with the guilt in the hope of receiving the reward. It was very soon seen that Emms at least was innocent, as he could prove the most convincing alibi. But if Emms was innocent who was guilty save the man who had placed the stolen articles in the outhouse? and who could this be save Mullins, who had informed the police that they were there? The case was prejudged by the public before ever the prisoner had appeared in the dock, and the evidence which the police had prepared against him was not such as to cause them to change their opinion. A damning series of facts were arraigned in proof of their theory of the case, and they were laid before the jury by Serjeant Parry at the Central Criminal Court upon the 25th of October, about ten weeks after the murder. At first sight the case against Mullins appeared to be irresistible. An examination of his rooms immediately after his arrest enabled the police to discover some tape upon his mantelpiece which corresponded very closely with the tape with which the parcel had been secured. There were thirty-two strands in each. There was also found a piece of cobbler’s wax, such as would be needed to wax the string of the inner parcel. Cobbler’s wax was not a substance which Mullins needed in his business, so that time theory of the prosecution was that he had simply procured it in order to throw suspicion upon the unfortunate cobbler. A plasterer’s hammer, which might have inflicted the injuries, was also discovered upon the premises, and so was a spoon which corresponded closely to the spoons which Mrs. Emsley had lost. It was shown also that Mrs. Mullins had recently sold a small gold pencil-case to a neighbouring barman, and two witnesses were found to swear that this pencil-case belonged to Mrs. Emsley and had been in her possession a short time before her death. There was also discovered a pair of boots, one of which appeared to fit the impression upon the floor, and medical evidence attested that there was some human hair upon the sole of it. The same medical evidence swore to a blood mark upon the gold pencil which had been sold by Mrs. Mullins. It was proved by the charwoman, who came upon Saturdays, that when she had been in the house two days before the murder Mullins had called, bringing with him some rolls of wall-paper, and that he had been directed by Mrs. Emsley to carry it up to the room in which the tragedy afterwards occurred. Now, it was clear that Mrs. Emsley had been discussing wall-papers at the time that she was struck down, and what more natural than that it should have been with the person who had originally brought them? Again, it had been shown that during the day Mrs. Emsley had handed to Mullins a certain key. This key was found lying in the same room as the dead body, and the prosecution asked how it could have come there if Mullins did not bring it. So far the police had undoubtedly a very strong case, and they endeavoured to make it more convincing still by producing evidence to show that Mullins had been seen both going to the crime and coming away from it. One, Raymond, was ready to swear that at eight o’clock that evening he had caught a glimpse of him in the street near Mrs. Emsley’s. He was wearing a black billy-cock hat. A sailor was produced who testified that he had seen him at Stepney Green a little after five next morning. According to the sailor’s account his attention was attracted by the nervous manner and excited appearance of the man whom he had met, and also by the fact that his pockets were very bulging. He was wearing a brown hat. When he heard of the murder he had of his own accord given information to the police, and he would swear that Mullins was the man whom he had seen. This was the case as presented against the accused, and it was fortified by many smaller points of suspicion. One of them was that when he was giving the police information about Emms he had remarked that Emms was about the only man to whom Mrs. Emsley would open her door. ‘Wouldn’t she open it for you, Mullins?’ asked the policeman. ‘No,’ said he. ‘She would have called to me from the window of the area.’ This answer of his — which was shown to be untrue — told very heavily against him at the trial. It was a grave task which Mr. Best had to perform when he rose to answer this complicated and widely-reaching indictment. He first of all endeavoured to establish an alibi by calling Mullins’s children, who were ready to testify that he came home particularly early upon that particular Monday. Their evidence, however, was not very conclusive, and was shaken by the laundress, who showed that they were confusing one day with another. As regards the boot, the counsel pointed out that human hair was used by plasterers in their work, and he commented upon the failure of the prosecution to prove that there was blood upon the very boot which was supposed to have produced the blood-print. He also showed as regards the bloodstain upon the pencil-case that the barman upon buying the pencil had carefully cleaned and polished it, so that if there was any blood upon it, it was certainly not that of Mrs. Emsley. He also commented upon the discrepancy of the evidence between Raymond, who saw the accused at eight in the evening in a black hat, and the sailor who met him at five in the morning in a brown one. If the theory of the prosecution was that the accused had spent the night in the house of the murdered woman, how came his hat to be changed? One or other or both the witnesses must be worthless. Besides, the sailor had met his mysterious stranger at Stepney Green, which was quite out of the line between the scene of the crime and Mullins’s lodgings. As to the bulging pockets, only a few small articles had been taken from the house, and they would certainly not cause the robbers pockets to bulge. There was no evidence either from Raymond or from the sailor that the prisoner was carrying the plasterer’s hammer with which the deed was supposed to have been done. And now he produced two new and very important witnesses, whose evidence furnished another of those sudden surprises with which the case had abounded. Mrs. Barnes, who lived in Grove Road, opposite to the scene of the murder, was prepared to swear that at twenty minutes to ten on Tuesday morning — twelve hours after the time of the commission of the crime, according to the police theory — she saw someone moving paper-hangings in the top room, and that she also saw the right-hand window open a little way. Now, in either of these points she might be the victim of a delusion, but it is difficult to think that she was mistaken in them both. If there was really someone in the room at that hour, whether it was Mrs. Emsley or her assassin, in either case it proved the theory of the prosecution to be entirely mistaken. The second piece of evidence was from Stephenson, a builder, who testified that upon that Tuesday morning he had seen one Rowland, also a builder, come out of some house with wall-papers in his hand. This was a little after ten o’clock. He could not swear to the house, but he thought that it was Mrs. Emsley’s. Rowland was hurrying past him when he stopped him and asked him — they were acquaintances — whether he was in the paper line. ‘Yes; didn’t you know that?’ said Rowland. ‘No,’ said Stephenson, ‘else I should have given you a job or two.’ ‘Oh, yes, I was bred up to it,’ said Rowland, and went on his way. In answer to this Rowland appeared in the box and stated that he considered Stephenson to be half-witted. He acknowledged the meeting and the conversation, but asserted that it was several days before. As a matter of fact, he was engaged in papering the house next to Mrs. Emsley’s, and it was from that that he had emerged. So stood the issues when the Chief Baron entered upon the difficult task of summing up. Some of the evidence upon which the police had principally relied was brushed aside by him very lightly. As to the tape, most tape consisted of thirty-two strands, and it appeared to him that the two pieces were not exactly of one sort. Cobbler’s wax was not an uncommon substance, and a plasterer could not be blamed for possessing a plasterer’s hammer. The boot, too, was not so exactly like the blood-print that any conclusions could be drawn from it. The weak point of the defense was that it was almost certain that Mullins hid the things in the shed. If he did not commit the crime, why did he not volunteer a statement as to how the things came into his possession? His remark that Mrs. Emsley would not open the door to him, when it was certain that she would do so, was very much against him. On the other hand, the conflicting evidence of the sailor and of the other man who had seen Mullins near the scene of the crime was not very convincing, nor did he consider the incident of the key to be at all conclusive, since the key might have been returned in the course of the day. On the whole, everything might be got round except the hiding of the parcel in the shed, and that was so exceedingly damning that, even without anything else, it amounted to a formidable case. The jury deliberated for three hours and then brought in a verdict of ‘Guilty,’ in which the judge concurred. Some of his words, however, in passing sentence were such as to show that his mind was by no means convinced upon the point. ‘If you can even now make it manifest that you are innocent of the charge,’ said he, ‘I do not doubt that every attention will be paid to any cogent proof laid before those with whom it rests to carry out the finding of the law.’ To allude to the possibility of a man’s innocence and at the same time to condemn him to be hanged strikes the lay mind as being a rather barbarous and illogical proceeding. It is true that the cumulative force of the evidence against Mullins was very strong, and that investigation proved the man’s antecedents to have been of the worst. But still, circumstantial evidence, even when it all points one way and there is nothing to be urged upon the other side, cannot be received with too great caution, for it is nearly always possible to twist it to some other meaning. In this case, even allowing that the evidence for an alibi furnished by Mullins’s children was worthless, and allowing also that Mr. Stephenson’s evidence may be set aside, there remains the positive and absolutely disinterested testimony of Mrs. Barnes, which would seem to show that even if Mullins did the crime he did it in an entirely different way to that which the police imagined. Besides, is it not on the face of it most improbable that a man should commit a murder at eight o’clock or so in the evening, should remain all night in the house with the body of his victim, that he should do this in the dark — for a light moving about the house would have been certainly remarked by the neighbours — that he should not escape during the darkness, but that he should wait for the full sunlight of an August morning before he emerged? After reading the evidence one is left with an irresistible impression that, though Mullins was very likely guilty, the police were never able to establish the details of the crime, and that there was a risk of a miscarriage of justice when the death sentence was carried out. There was much discussion among the legal profession at the time as to the sufficiency of the evidence, but the general public was quite satisfied, for the crime was such a shocking one that universal prejudice was excited against the accused. Mullins was hanged on the 19th of November, and he left a statement behind him reaffirming his own innocence. He never attempted to explain the circumstances which cost him his life, but he declared in his last hours that he believed Emms to be innocent of the murder, which some have taken to be a confession that he had himself placed the incriminating articles in the shed. Forty years have served to throw no fresh light upon the matter. TRANSCRIPT OF THE EMSLEY MURDER TRIAL Proceedings Of The Old Bailey, 22nd October 1860 Before Lord Chief Baron Pollock Reference Number: t18601022-874 874. JAMES MULLINS (52), was indicted for the wilful murder of Mary Emsley; he was also charged on the coroner’s inquisition with the like offence. MR. SERJEANT PARRY, with MESSRS. CLERK and ORRIDGE conducted the Prosecution. WILLIAM ROSE. I am a solicitor residing in Victoria-park square — I knew Mrs. Mary Emsley, who lived at 9, Grove-road — she was a client of mine, and had been so for some years prior to her death — she was possessed of considerable house property in that neighbourhood — she collected a great part of her rents herself from weekly tenants — she lived alone, without any servant — I know a person of the name of Walter Emm — he occasionally assisted her in the collection of rents — On Friday, 17th August, Emm called on me and made a communication to me — I did not go with him, but sent him, and appointed to meet him at the house in Grove-road — I met Dillon there — the door of the house was fastened when we got there — we knocked at the front door and there was no admittance to be gained — I then desired the constable to get over the garden wall at the back — he did so, and said the door was open, and I went over the wall and followed him in the same way — we went through the house — we found no person on the ground floor — the door of the parlour was open, and the back window appeared to be a little open — there is a front and back parlour; they open from the one to the other, and form one room — we then went up on to the first floor — the door of the front bedroom on the first floor was open — that was the room used by the deceased as her bedroom — there is a small back room as well with lumber in it — the bed appeared not to have been slept in — we then went up stairs to the second floor — the door of the front room was open, and I there saw the body of Mrs. Emsley, with her head towards the landing, near the doorway — the body was lying so much in the doorway as to prevent the door from closing — you could scarcely enter the room without treading over the body — there was a bundle of papers for papering rooms in front of her, and two pieces of paper under her arm — Dr. Gill was then sent for at my request; he came almost immediately — the deceased remained in the position in which she was lying until the doctor came, at my request, she was not disturbed in any way — when I was there that day I noticed this key (produced) — it is a remarkable one — I saw it in the bedroom of the deceased, on the first floor — that is the room underneath that in which she was found dead — the key was on the table — there was a table in the bed-room next to the window, and I am not sure whether it was not in a basket, I think it was — there was some biscuit in the basket, and I think some other keys, but I noticed that key particularly on account of the bow being remarkable. Cross-examined by MR. BEST (with MR. PALMER). Q. You have known the prisoner, I believe? A. I don’t think I ever saw him till he was in custody; I think that was the first time I ever saw him; to my knowledge I had never seen him before — I think Mrs. Emsley bad a person of the name of Rowland who assisted her in the collection of rents — I never heard of a man of the name of Wright — I am not sure that a person of the name of Wilson, of Ratcliffe, did not collect some rents — he is a tenant of hers — I have no personal knowledge of that — the fastening to the front door was a common lock and a latch-key lock — I looked at the street door and found that the door had been apparently pulled to — it was not fastened inside — there are bolts inside — those were not fastened — there did not appear to have been any force at all — there was a great quantity of blood about in this room where we found the deceased lying — not all over her; there was a pool of blood; I did not notice particularly as to any splashes about the room — the smell and appearance was so offensive I did not enter the room to examine it minutely. EDWARD DILLON (Police-sergeant, K 19). On Friday, 17th August, I was called by a man, of the name of Emm, to No. 9, Grove-road — I went there and found Mr. Rose, Mr. Faith, Mr. Whitaker, and Mr. Biggs, waiting outside the house — I gained admittance at the next door, and passed over the back wall to the back yard of the deceased’s house-I found the back door shut, on the latch — the front door was shut on the spring-lock, but not double-locked; it would double-lock — there were no bolts drawn — a person going out and pulling the front door after him would leave it securely latched — I next went into the back parlour, and saw the back window raised up four or five inches — the shutters were closed but not fastened; not bolted — I saw the front parlour window shutters down and the curtains drawn back — I went into the front parlour; the curtains were drawn back and the shutters open; the window was fastened by a catch above — I next proceeded to the first floor front room — I saw a bed there which did not appear to have been slept in recently; the bed was not made-the right hand window-blind in the room was drawn down and the left drawn up-I then went into the back room on the same floor, which was filled with lumber and a quantity of paper hangings — I then went up stairs, and saw the deceased lying dead in the front room — that was on the floor above the front bed-room — the left hand window in the room was raised up a few inches, the right hand window was down — the deceased was lying on her left side, with her head against the door-post; her face was towards the boards, downwards, on the left side — there were a quantity of paper-hangings in that room and a quantity behind the deceased’s back; there were several pieces near her head — I noticed the floor of the landing outside, and observed a footprint in the blood — I was not present when the piece of board was cut out — Dr. Gill was then sent for — I remained there till he came — everything was left in the same state as I have described it until Dr. Gill made his appearance — from the direction of the footprint the foot would be coming from the room — I examined all the bolts of the doors and shutters in the house — I discovered no marks whatever of any violent entry having been made — I afterwards made a search of the rooms below, and found a gold mourning ring between the bed-tick and mattress — the ring is in Court; my inspector has it — I found that in the first-floor, in the bed room; it bore the inscription of Samuel Emsley, Esq. — I also saw three half-pence in coppers on a chair — I gave the ring to Inspector Kerrison — I remained on the premises till I was relieved — the garden of the house is surrounded by walls — the gardens of the houses at the back of the houses in Grove-road abut on the garden of the house of the deceased on either side — there is no road between — the houses in Grove-street are at the back of the Grove-road houses — the back door of No. 9 has a glass window in it. Cross-examined. Q. You went to this room where you found the deceased lying, did you observe whether there was much blood about it? A. A great quantity of blood — there were a great many splashes about the floor and the wall, as if the blood had spurted out from the person who had been struck. MR. SERJEANT PARRY. Q. Did you notice the direction in which the blood appeared to have flowed? A. It appeared to have flowed in front of the woman from the position I found her in, and a great quantity splashed behind her. SAMUEL LAWRENCE GILL. I am a member of the Edinburgh College of Physicians, and a surgeon of London — I was called in to see the deceased — I found her lying at full length on her left side, with the face turned a little more to the left, towards the boards — she was dressed — there was no sign of her having made any preparation for going to bed — the first wound which presented itself to my notice was a large opening in the back of the skull, extending deeply into the brain — I think that was the result of repeated blows — that wound alone was quite sufficient to account for death — there were a great number of minute portions of the skull carried completely within the brain and packed under the other portion of the skull, into the interior of the substance of the brain, and deposited within the upper portion of the skull — the posterior portion of the cerebrum would be immediately exposed to that injury, the posterior portion of the big brain, and of the little brain also, the opening was so large — there were several other wounds which would have caused death besides that one — the wound over the left ear would have caused death — it was a contused wound, and the whole of the temporal bone on that side was driven in; that also being in small fragments — there was also a blow above the other ear, that was a contused wound — there was no wound in the scalp on that side, but there had evidently been a heavy blow on that side — there was also what we should almost term a lacerated wound above the left eyebrow, and another, wound in the left ear, also a lacerated wound — before I saw this hammer (produced) I had formed an opinion as to the character of the instrument with which these blows were inflicted — the wound, which was the result of repeated blows, might have been inflicted with the blunt side of this hammer — I had an opportunity of seeing whether the hammer fitted the wound on the eyebrow; the blade, of the hammer corresponded with the length of that wound — I consider it was. such a wound as might have been inflicted by the thin end of that hammer — I noticed a quantity of blood; there was a pool on the floor which had flowed from the body, from one point, passing away from her into the room from the doorway — from the place where the head was, the room was. inclined — I noticed a mark of blood on the under part of her petticoat, but, of course, external, as the petticoat was drawn upwards over the head — it was a superficial smear — it appeared to me as if something had been wiped on it Cross-examined. Q. Could you form any opinion from the appearance of the wounds which wound was inflicted first? A. It would be a mere, matter of opinion, but I should rather think that the wound on the temple had been inflicted first; that appeared to have been one blow — the body was slightly decomposed when I saw it — the face was very slightly decomposed — I don’t think the incised wound on the eyebrow was as. much decomposed as the opposite side of the face — there were indications of decomposition going on, certainly — the effect of decomposition, under some circumstances, would be to cause a wound to expand, to gape — I don’t consider that it was at all distended from decomposition, because it was comparatively dry — in this case the wound would gape slightly, certainly — I forget how long after my first examination this hammer was shown to me; I should think a week, perhaps more — I have not the slightest recollection; it might have been a fortnight; I don’t bear it in mind — I did not compare the hammer with the body — I measured the wound over the eyebrow, and probed the depth of it with my finger — I form my opinion as to the instrument which inflicted the wounds from the appearance of the wounds and from being accustomed to see wounds inflicted by all sorts of instruments — a piece of iron, an iron bar, sharp at the end, would, undoubtedly produce such wounds as these — I should think it possible, certainly, that the wounds at the back of the head might have been done with a larger instrument than this — I considered they could have been done with a hammer — the wound at the back of the head was considerably greater than this part of the hammer; it was some inches in size — I should imagine that whatever instrument was used there would be a considerable quantity of blood on it. MR. SERJEANT PARRY. Q. Could large wounds, larger than any single wound, have been inflicted by that hammer by repeated blows? A. By repeated blows — I measured the wound on the eyebrow; it was an inch and a half long — all I say is that this hammer might have inflicted the wounds — I gave it as my opinion when I saw the body that she had been dead, in all probability, three or four days — I saw her on Friday in the middle of the day — what I saw and observed was quite consistent with an attack on Monday, 13th August. COURT. Q. You say her appearance was consistent with her being wounded on the Monday; that what happened to her might have happened on Monday? A. Quite likely — I could not fix within a day either way — it might have been on Monday evening, or Tuesday morning, or on the Sunday — it would depend on the state of the atmosphere. ELIZABETH PASHLEY. I reside at 16, Grove-road, immediately opposite No. 9, where Mrs. Emsley used to live — I have lived there twelve years — I last saw her alive on Monday evening, August 13th, between 7 and 8 o’clock, sitting at her first-floor window — she usually went to bed about 10, or even before, I have seen her, but usually about 10 — the shutters of her house were always closed by dusk — I never saw them open after dusk — I noticed her house about 12 o’clock on the night of 13th August — the shutters were open — my attention was attracted by it; I thought it remarkable — I observed the house early the next morning, about daybreak; it was not quite light — the shutters were not closed — the blinds were just the same as they were on the Monday — the first floor blind was down — the window even with it was up rather more than half-way — one blind was pulled down and the other blind was rather more than half-way up — there were no blinds on the second floor — one of the windows of the second floor was slightly open — I saw a person on the Wednesday knock at the door three times — I observed other persons knocking, but I do Dot know which days they were — when persons knocked at the door of the deceased she would open the first-floor window, where she usually sat, and look out and speak to them from the window — she would sometimes speak to them from the area, which is grated over — there was no access into the house by the area — she would only let those persons in who were in the habit of going there, or who worked then — if she knew them she would come down or answer them from the window, but she always looked out from the window first Cross-examined. Q. There was nobody in the house with her? A. No; she never kept any servants in my experience — I do not know how many persons were in the habit of visiting her during the day — she was generally out in the day — only a very few work people went into the house — I can’t say how many; not so many as a dozen — she never had any tradespeople — I have seen a paperhanger go in — I have seen Mr. Rowland go in, and Mr. Emm — I do not know Mr. Wilson, or Mr. Wright — I have seen others go in but they would be persons who were bringing things to the house, and I know she knew them. ELIZABETH FRANCES MUGGERIDGE. I live at 17, Grove-road, nearly opposite the house of the deceased, Mrs. Emsley — On Monday, 13th August, I saw her about 7 o’clock in the evening, sitting at her first-floor bedroom window — I did not observe her doing anything — I noticed the house again that night between 10 and 11 — the parlour shutters were open and one of the curtains was drawn further back than usual, and the first-floor bedroom window was half-way up; the shutters being open at that time was an unusual circumstance — I had noticed it was her habit to close her shutters at dusk, had also observed that when persons called on her she would look out at the window or answer them up the area — on Wednesday morning, about 11 o’clock, I saw a man and woman call at the house — they knocked several times at the door and gained no admittance — I did not observe any one else particularly after that WILLIAM SMITH. I am in Mr. Linsell’s service, a draper in the Mile-end- road — I did not know Mrs. Emsley myself — I remember having to take a message there on Tuesday, the 14th August, about half-past 8 in the morning — I was sent by my master — I knocked at the door for about five minutes, loud, so that anybody must have heard, if there had been anybody in the house — I then went away and returned again in the evening between 8 and 9; I knocked again and failed to gain admittance — I looked through the key hole to see if I could see anybody. JOHN COOK. I reside at Peckham, and am a builder — On 14th August, a little after 10 in the morning, I called at 9, Grove-road, at the house of Mrs. Emsley, about some paper hangings — I expected to buy some — I had received a note on the 10th, saying that she had some to dispose of — I knocked at the door three times and got no admittance — I then walked away round the square, and about, and came again, knocked and got no admittance. Cross-examined, Q. Had you known this old lady before? A. About two years — I had not had dealings with her for paper-hangings before this — I am building on her ground and therefore she often came to see me — I think it was the last day in July she was at my house. EDWIN EMM. I am the son of Walter Thomas Emm, a shoemaker, living at Mr. Emsley’s brick-fields, Bethnal-green — I knew the deceased — on Monday, 13th August last, I was sent by my father to her house for some brass taps — I did not go that day, I went on the following day and knocked at the door of the house. RICHARD TANNER. I am a sergeant of the detective police — I know the prisoner; I have only known him since the murder — I was employed to investigate this murder, with Inspector Thornton and Sergeant Thomas — I had seen the prisoner previous to his making a communication to me, about 28th August, as near as I can recollect; it was the latter end of August — he was fetched from his lodgings by Sergeant Thomas, and Mr. Thornton and myself had a consultation with him in reference to the murder of Mrs. Emsley — we sent for him for the purpose of making inquiries — on Saturday, 8th September, about 6 o’clock, he came to my house in Wood-street, Westminster — he did not wear spectacles when he came to me — he said, “I am come to give you some information; I have been to Mr. Thornton’s and he is out” — I asked him into my room and he said, “You know, Sergeant Tanner, that since I saw you and Inspector Thornton, I have had my suspicions about the man who committed the murder, and I have been watching him” — I said, “Before you go any farther, Mullins, who is it 1s.; he replied, “Emms” — I believe his name is Emm, but he said “Emms” — he said, “This morning I went to Emsley’s brick-field at 5 o’clock, and I remained there watching Emms, pretending to be picking herbs, and between 8 and 9 o’clock I saw Emms come out of his house and go to a ruined cottage about fifty yards in front of his house; he brought out from then a large parcel, took it indoors, remained about ten minutes, came out again, appeared to be looking about him, and he had a small parcel in his hand about the size of a pint pot; he went to a shed or a lean-to adjoining big own house, went inside, remained about two minutes, came out again with, out the parcel and went indoors” — I said, “What do you think the parcel contained?” — he said, “I can’t tell” — I then left my own home with him and went to Mr. Thornton’s residence which is close by — he said nothing else before we went to Mr. Thornton’s — he said nothing about where the parcel was put, further than what I have stated — he did not then give any information about where the parcel was put — we went to Thornton’s — he was not at home — I walked with him then as far as Palace-yard — I asked him if he would have some refreshment and he did; we had a glass of ale — when we came out, on parting he said, “Now don’t go without me” — he desired to go that night — I said, “No, I can’t go to-night” — I had a motive, Mr. Thornton was not there and he had charge of the case — I think I said, “Mr. Thornton is not at home; I can’t go without him” — he then said, “Now don’t go without me” — I said, “No, you know I have taken down the substance of your statement, in writing in a book, and no advantage shall be taken of your information; I hope you think we are beyond that” — he said, “Very well” — I said, “I will go with you tomorrow morning; I will send a sergeant for you, where shall I send for you?” — he said, “To 17, Oakum-street, Chelsea” — a reward had been offered at that time — I have got a bill (producing one) similar to those which were posted and placarded about — it was posted all over London; first a reward of 100l. and then of 300l. — Mullins was aware of the reward having been offered — he said on parting, “Don’t go without me; if it comes off all right I will take care of you” — that is the substance of what passed between us that night — I went the next morning to Emsley’s brick-field with Inspector Thornton, Sergeant Thomas, and the prisoner — we went in a cab — nothing passed with me, I was outside; Thornton and Thomas were inside with him — this plan (produced) appears very correct — there is a shed by the side of Emm’s cottage in which ultimately the parcel was found — there is a ruined house shown here; that is about fifty yards from Emm’s cottage — it was about midday on Sunday morning when we arrived there — the ruin is a perfect wreck; it is a very old dilapidated cottage, in fact, there is a hole in the wall where any person ean go in — there is a door to the shed by Emm’s cottage, but the lower half of it is gone, there is only the top portion complete — it was open — it appears that anybody, at any time, could have got into that shed — at the time we arrived on that morning the shed was open, and there was a slab of stone just against the side of it — that is shown on the plan — this field, which is called Emsley’s brick-field, is an open field; persons have no right there, but they can get in very easily — the palings appear to be knocked down — there is room enough for any person to go in — there is a gate also which I found open, but independent of that, there are gaps in the palings which appear to have been knocked down, and any person can get in — we arrived in Bonner’s-lane, myself, Thornton, and Thomas were walking down Bonner’s-lane, and through a gap in the place we saw Emm and a man standing in conversation — they were at the other end of the field from Emm’s house, at the extreme end, I should say quite 200 yards — we told Mullins to remain as it were about here (pointing to the plan), out of the field entirely so as not to be seen — we all three went to Emm; he was called aside, and Mr. Thornton made some communication to him in my presence — he was told the accusation in substance, that Mullins had made — we did not tell him that Mullins had made it — I then went, by the direction’ of Inspector Thornton, to Emm’s house and searched it — I spoke to Mrs. Emm — Emm was not there then, he was left with Mr. Thornton — we looked in the shed and at that time found nothing — we then went back to Mr. Thornton to report the result of our mission, and at that period Mullins appeared in the field, within fifty yards of us — I found Thornton and Emm had advanced to the ruined cottage; they were standing in front of it — at the time I saw Mullins in the field I went to him, and on my approach he said, “You have not half searched the place, she (meaning, I suppose, Mm. Emm) had her back to you all the while; come, I will show you where I think it is put” — I said, “No, not now; we don’t want Emm to know you are the informant,” and in the conversation we walked round between a stack of bricks and another old shed which is in the field — we halted four or five yards in front of the identical shed which he alluded to as where he saw Emm put the parcel, and he said, “There, look now, go and pull down that b — slab and turn up those bricks” — I looked at him and retired with him from the spot — I did not go towards the shed — I came back some twenty yards — I spoke to Sergeant Thomas and desired him to go and pull down the stone, at the same time telling Mullins to go to the Rising Sail and wait for me — Thomas went to the stone and returned to where Thornton, Emm, and I were — Thornton and Emm were still in front of the ruin — I saw Thomas pull the stone on one side, and saw him bring out the parcel — the slab is shown on the plan, we had simply to pull the stone forward and take it out; anyone could have placed it there without going into the shed — the parcel was opened in the presence of Emm — I cannot speak to its condition so well as Thomas; he handled it and undid it — I did not handle it in its original state — I saw it opened and saw what it contained — this is the outer paper; it was tied round the same as it is now, with this piece of tape — it is a piece of tape which might form an apron string or anything of that sort; besides that there was an inner parcel — this is it, it was tied as it is now, with a piece of shoemaker’s waxed string — it contained some pieces of newspaper, some blotting paper, one metal table spoon, and three metal tea spoons, and these two lenses or magnifying glasses; two of the spoons are lettered “W. P.” — besides these there was a cheque for 10l. on the Bank of London — this is it — that cheque is described in the handbill as a cheque drawn by Pickering and Carrier on the Bank of London, dated August 14th, 1860 — those were all the contents of the parcel — I was then directed to fetch Mullins back from the public-house, which I did, leaving Thornton, Thomas, and Emm still in front of the ruined shed — Mullins came back and stood in front of an old waggon that was there — he said, “Have you found anything?” — he appeared delighted, rubbed his hands, and laughed, and said, “Have you found any b — money?” — I said; “Thomas has found something, I cannot tell you what; Emm is very ill” — he appeared to laugh, rubbed his hands and said, “Oh, of course he would be” — I was then told to take him to the station in Arbour-square, which I did — Emm was also taken — he was there charged and Mullins also — he was charged by Inspector Thornton, in my presence, the charge was taken down in writing — the charge sheet is not here — it would be at Scotland-yard now — upon being charged, Mullins said, “Is this the way I am to be served, after giving information?” — I searched him — I found that his shoe was tied with a piece of waxed string — I have it here; it is waxed with cobbler’s wax — the string round the parcel is waxed with cobbler’s wax — I also found on him a pocket-book and some spectacles, but nothing material to this case; the spectacles were in his pocket — I afterwards went to 33, Barnsley-street, where he occupied a room — I there found a piece of tape, which 1 produce. COURT. Q. Has that piece of tape been examined so as to ascertain the number of threads it contains? A. It was examined by several gentlemen on the coroner’s jury who were drapers; I have not counted the number of threads in it — Inspector Thornton was originally a draper — the piece of tape at the extreme end of the parcel, I thought corresponded with this piece — they appear to me to be the same tape — I think the short piece at the end of the parcel, and this piece, correspond; they appear to be exactly the same kind of tape. MR. SERJEANT PARRY. Q. I believe you also produce a piece of wax that you found on the chimney piece in the prisoner’s room? A. Thomas found that in my presence — I saw him take it from the chimney- piece — I was also with Mr. Thornton when he found the hammer. Cross-examined, Q. If understand you rightly, you had been in communication with the prisoner as early as 28th August? A. I think about that time — a reward had been offered then; 300l. — the whole of the reward had been offered then — it was offered on the 24th. COURT. Q. The 300l. had been offered before you had any communication with the prisoner? A. Yes. MR. BEST. Q. You have told us that you left him outside the field while you went to search the shed. A. Yes; I supposed him during that time to be where I had directed him to wait, outside the field — when I afterward? saw him coming towards the shed, he was about fifty or sixty yards from it; he could not from where he was, have seen what we had done inside the shed — he could see us enter the shed — we remained there two minutes probably, then he came up to us — he did not first call our attention to the bricks which were lying about — he did not mention anything about searching some bricks previous to telling us about the slab — I am sure he did not, or about searching some wood — he afterwards said “Turn up those bricks” — that was before we had found the parcel — Emm is by trade a shoemaker — I found his tools in his house; his daughter was at work — I examined his tools; I believe a shoemaker’s hammer was amongst them; I am not quite sure — I believe shoemakers use a hammer in their trade — Sergeant Thomas searched that portion of the house. WILLIAM THOMAS. I am a sergeant of the detective police — On Sunday morning, 9th September, in consequence of instructions from Inspector Thornton, I went to 17, Oakum-street, Chelsea, between 10 and 11 in the day; I found the prisoner there — he came out of the house; I was just behind him — I took a turn and met him, and beckoned to him when he saw me, and he followed me into the Brompton-road — he spoke first to me, he said “Thomas, I took you to be Tanner” — he said “You know that I am very elever in these matters, I have been working hard, day and night to discover the murderer of Mrs. Emsley, and I have found him out” — I said, “Who do you suspect?” — he said, “The man Emm, who gave evidence on the coroner’s inquest; he was suspected; no one had better opportunity, as he was in the habit of taking small sums of money, and would be admitted by Mrs. Emsley at any time” — I said, “Mullins, would she admit you V — he said, “Oh, no, she would answer me from the window, and up the area” — he said nothing more at that time — I had seen him before and spoken to him before — I had not know him for any number of years — I went with him to Scotland-yard, and then went with him, Inspector Thornton, and Tanner, to Bethnal-green — as we were going along in the cab, the prisoner and Thornton were in conversation, and after they had stopped, I said, “Mullins, what sort of a parcel did you see Emm place in the shed?” — he jumped up, put his hand into his coat pocket, and withdrew a handkerchief, and rolled it up to about the same size as the parcel, and said, “That is about the size.” COURT. Q. And was that the size? A. Yes; I afterwards found that to be the size. MR. CLERK. Q. Was he telling Thornton in the cab what he had seen Emm do? A. Thornton and the prisoner were in conversation, but I did not bear all they said — When we got to the brick-field we went into the brickfield — I went to the shed that had been spoken of, adjoining the house — I looked into the shed, but did not disturb anything; I merely looked into it — after that I went into the house and searched there; I saw some papers relating to some property between the deceased and Emm — I then returned to Inspector Thornton, and at that time Mullins made his appearance in the field — I had taken him up Bonner’s-lane, out of sight of Emm’s place altogether, and said, “Mullins, remain here till we send for you” — that was about 150 yards from the place where I next saw him — he had some conversation with Tanner in the field — I did not hear what passed — Tanner then spoke to me, and from what he said I went again to the shed, and removed a flagstone that was just inside the door, and there I found a parcel, tied round with tape — it was behind the stone, between the stone and the wall — at the bottom there were some bricks and rubbish — the stone was buried about three or four inches outside and inside — the parcel was on the top of the bricks, between the wall and the stone — the bricks were not visible from outside, in the field, until I had removed the stone, not what was behind the stone, not in the middle, where the parcel was — the stone was two inches from the wall at the bottom part — it was standing nearly against the wall, it leant towards the wall — the brick rubbish was between the bottom of the stone and the wall — the brick rubbish was not visible when I was outside in the field — when I took the parcel I brought it to where Thornton was standing in the field — I spoked to Emm first, before I untied the parcel — Mullins was not near enough to hear what was said — I opened the parcel in Tanner’s presence — it contained some spoons, a cheque for 10l. and two lenses — I afterwards went to 33, Barnsley-street, I went to the back room on the ground floor in that house — I had been in that room before — the prisoner lived there; I had seen him there — I there found a small bit of shoemaker’s wax and a small bit of twine, together on the mantelpiece — I produce them — the street door of the house opens by a small bit of twine; anybody can open it from the outside — the door of the prisoner’s room was locked — I had not the key with me; I broke it open — I afterwards went to the house, 17, Oakum-street, from which I had seen the prisoner come — a person named Kelly is the landlady of that house — I went into a back room there where I found the prisoner’s wife, and in that room I found a spoon, which I produce, it has on the back of it the letters W. P. Cross-examined. Q. That is the ordinary trade mark, is it not? A. I believe so — I believe it is the maker’s mark — the spoons are ordinary sort of German metal spoons, generally in use — there is a slight difference between the appearance of the spoon found at the prisoner’s house, and the spoons found in the parcel — I should say the one found in the house was worn more than those found in the parcel — two of those in the parcel are alike, and one of those in the parcel and the one found in the house are just the same pattern — when I come to look at the bowls they are a different shape (examining them) — three are alike; the one found in the house is similar to this — they are German silver — I first went to the house in Barnsley-street, on Tuesday, 28th August — it is a very small backroom where the prisoner lived, not very clean — I saw no one there besides himself — there was a person living up stairs, an invalid, whose name I do not know — there was no one down stairs — I do not know how many rooms there are upstairs, there are three down — the prisoner occupied one, no one occupied the others — that was the only room occupied down stairs. DR. GILL (re-examined). I have examined the ends of the two pieces of tape produced — I have carefully counted the number of strands in them — Tanner was present — he counted them before me, not letting me know the number he counted; there are thirty-three strands in each. COURT. Q. So that those two pieces are pieces of the same sort of tape? A. They are in my opinion — that is all I can say. MR. BEST. Q. You are not engaged in the manufacture of tape, I suppose? A. No; I have been in the habit of examining all fabrics, I examine all things that I feel an interest in, under the microscope — I am in the habit of examining cotton, silk, or anything, for my own private investigation. MR. SERJEANT PARRY. Q. It is a very beautiful investigation sometimes, is it not, to examine fabrics? A. It is exceedingly beautiful. STEPHEN THORNTON. I am an inspector of the detective police — On Saturday, 8th September, the prisoner called at my house — on the following morning I went with Tanner, Thomas, and the prisoner, to Bethnal-green — as we went along, the prisoner said he had been watching Emm, who had been living in Mr. Emsley’s brick-field, Bethnal-green, for some time, and on Saturday, about half-past 8 in the morning, he saw him come out of his house, go to a ruin or shed, about fifty yards from his house, bring out a parcel, and, looking about him, go into his own house, that he was there a few minutes, then came out with a smaller parcel, and went to a shed or lean-to adjoining his own house, and was there about a minute, and then came out without the parcel — he said the parcel that he fetched from his own house was a small parcel about the size of a pint pot — I went to that brickfield — directions were given to Thomas to search in the shed and the house — the parcel was afterwards brought to me — Emm was not in good health at that time; he seemed to be labouring from illness, and suffering — had given instructions to Mullins as to where he was to remain — I told him to remain outside the brick-field, and if we wanted him we would send for him — I saw him in the brick-field at the extreme or northeast end of the brick-field shortly after — some ten minutes afterwards he came up to within twenty-five yards of where I was standing, and I sent Tanner to take him away — I saw the parcel opened, and the contents have been produced here — I afterwards went to the house in Barnsley-street, and found this plasterer’s hammer, which has been produced — I found it lying with other tools, I believe, on the floor in the room. Cross-examined. Q. The hammer was quite open, I believe, not concealed? A. It was lying on the floor — there was no concealment about it — I examined it directly, and found it nearly in the same state as it is now — there was some plaster on it — it was not so clean as it is now — it appeared to me as if it had been used — I have been engaged in giving directions about this case the whole time, but part of the time I have been on leave — I have not received any communication that a person was seen to come out of the deceased’s house on the Tuesday morning — in consequence of something I have made inquiries about one or two persons besides Mullins, previous to his being apprehended. MR. SERJEANT PARRY. Q. Since his apprehension, have you made inquiry about any other person? A. No; I have not. JOHN JOSHUA CARRIER. I am one of the firm of Pickering and Co. 4, Suffolk- street, Cambridge-road — I knew the deceased Mrs. Emsley — I last saw her alive on Monday, 13th August last — I drew this cheque, and paid it to her — I gave it to her — it is dated 14th August; it should have been the 13th — it is an error in the date — it is a mistake I made in drawing it. COURT. Q. Are you quite sure you drew it on the 13th? A. Quite sure, and gave it her myself on the same morning. Cross-examined. Q. What time did you give it her? A. About 12 o’clock; it might have been a little before 12. COURT. Q. How long had you been a tenant of Mrs. Emsley’s? A. About eighteen years, the old and new firm together — I am not aware that she kept a banker — I do not know anything about that; I did not know that she did — I paid her on other occasions, sometimes by cheque, and sometimes money; more frequently by cheque — I do not know what became of the cheques after she had them — we never crossed the cheques; it was always an open cheque that I gave her — I cannot say now whether in looking over our accounts I ever ascertained when the cheques came into our bankers as paid — I know nothing about it. MR. SERJEANT PARRY. Q. This cheque has never been through your bankers; it has never been paid? A. Never. JOSEPH BIGGS. I live at Connaught-row, Bethnal-green. I was well acquainted with Mrs. Mary Emsley during the last four years, I think this is the fourth summer — I knew her husband before, from about the year 1820 — I was in the habit of calling upon her in general once a week, since she lived in Grove-road — I used to call there on Sunday evening mostly — I called there on Sunday, 12th August, the day before this calamitous affair — I was to have gone there on the Tuesday to see Mr. Cook, he being an acquaintance of mine — I did not go at the time appointed; instead of going at 11, it was about half-past 1 — I could not get in — I have seen some plate which the deceased deposited with me; I did not see it from the time of her depositing it with me, until the time she wanted to take something out of it, I had not any farther knowledge of it — I kept it secured as she tied it up — she took back some of that; a few articles to sell, such as a silver snuff-box, a lady’s pencil-case, and a silver watch, and gold pins with coloured stones — she took away a silver pencil-case with her about four months ago, I think, somewhere early in the summer; I cannot call to mind the time exactly; it was about four months, it might have been more or less — I did not see that pencil-case afterwards until I saw it at the police court, or rather until Tanner showed it to me — I believe that this (produced) was the pencil-case which she took away with her, and for this reason; when she took it out of the parcel, (indeed I did not know it was there before,) she said “Here is a pencil-case, seeming to say, “Would you like to have it?” — that was how I understood her — I took hold of it and said, “Oh, it is an old-fashioned concern” — the point was thin, very much bent, more so than it is now — that has been put in order — I said I did not think I should—”I don’t think it is of much use, it appears to be very much broke” — she said, “I don’t suppose it is;” and consequently took it back again with her — I observed the head of the pencil-case at the time; it was a round head like this; I believe this to be the very pencil-case — I saw some lenses of a telescope in her possession, something like four weeks before her decease, when she gave them to me to look at, saying, “Here are two glasses, which do you think magnifies the most?” and so on — these appear to me to be the very two glasses; I remember one was much better than the other — I believe they are the same. Cross-examined. Q. Then this pencil-case is not in the same state as when it left you? A. It is not — it looked much older then — I believe it is the same — at the time it was shown to me, I was not aware that any one was charged with the murder — they brought it to me and said “Do you know anything of this?” — I knew nothing at all about its being sold, or bought, or the least thing, not a word — of course I said, “Yes” — there is nothing I can positively swear to about it, any more than that I believe it to be the very same — the old lady was fond of selling her articles that she took away with her — I believe she was fond of money, and was in the habit of converting the things into money — these two lenses are two simple glasses — I believe them to be the two; of course I could not say there are not two others like them — I never to my knowledge saw any like them before — I know she had two like these — I am not accustomed to look at lenses. MR. SERJEANT PARRY. Q. You believe the pencil and the lenses to have belonged to this old lady? A. I believe they did; conscientiously. ELIZABETH GOETZ. I am the wife of Joseph Goetz, of 18, Bamsley-street, Bethnal-green — I was the niece of Mrs. Emsley — I know the prisoner — I know that he was in the habit of working at times for my aunt — I remember hearing of the murder of my aunt on the Friday — I had seen her on the Monday before that at my house; she dined with me on that day — she left me at a quarter to 2 o’clock — while she was there the prisoner came there for some keys; he came first for a box lock — my aunt gave him some keys — he came twice or three times that day — he asked for keys each time — he came and said it was a key wanted, not a box; I gave him four or five keys, and he came back with several which would not do, and he had a few more — I recognize this key, it is one that was amongst the keys that I gave to Mullins — that was on the Monday that my aunt was murdered — I next saw that key at my aunt’s house on the Sunday following — that was after the murder — I believe these to be the same tea-spoons that I have seen my aunt use — I have noticed one of them bent in the handle; this one (pointing it out) — I noticed that the last time that I tea’d in that house — I saw it about four weeks before the murder — I believe these spoons to have belonged to my aunt — I know a pencil-case that she had; it is before me; I recognize it — it appears to be a pencil-case that she used at my house several times — there is nothing particular about it that I had noticed before — I think I had seen it a few weeks before 13th August, at my house — my aunt was accustomed to visit me; she never came into Bamsley-street without coming — I am aware that there were no tea-spoons left in her house after the murder — I could not find a tea-spoon to use for my breakfast, not one of any description. Cross-examined. Q. When did you examine the house? A. I was called in on Friday, and on Saturday morning I had breakfast there, and I could not find a tea-spoon — that was the first time I looked for spoons — I did not find any — I looked for them in a table-drawer in the kitchen, and on the dresser; they were usually kept amongst the tea-things in the kitchen — I have seen three or four spoons there at a time — I have seen more than those, but not in that house; I have seen silver spoons, but not in that house — I do not know how long the old lady was in the habit of using the pencil-case; I have seen it on and off, for some time — I have seen it a long time, perhaps four years, before — she was not in the habit of using it constantly but at different times I have seen it — I have known the prisoner about six or seven months at the outside, to the best of my recollection — I have known him as being, generally speaking, employed by my aunt — he was at work for her during that period, when there was any work to do — he was the person she employed usually to carry out her plastering jobs, and so on — since the last man died Mullins generally did the work — she had a large number of houses, and consequently there was a great deal of work to be done, constant work — when she has been staying at my house, he has called there to see her, and received his orders from her, frequently — by her orders I told him to call on that very Monday for the lock to put on a door — I gave him a box-lock first — my aunt left my house that day about a quarter to 2 o’clock — Mullins had been there from 10 to 12 o’clock, during that time — I can’t say exactly at what time — he did not come back again about 2 o’clock — I am quite positive he never came to the house after my aunt left; not till Wednesday — he left, and went away to get some keys for another door — he left with my aunt — that was the third time of his leaving — he had been to and fro with keys, fitting to other doors — my aunt had other business to do, and he went away with the keys by himself; and after the third time he went away with my aunt from the door, down to the house where he lived. ELIZABETH GEORGE. I live at 8, Cutworth-street, Bethnal-green — I knew the deceased Mrs. Emsley — I had attended her for 18 months as a charwoman — she had no other attendant than me, that I know of — I was in the habit of going to the house on Saturdays — she slept in the one-pair front room — when any one called on her, her habit was to look out from the area, or to look out of the window if it was dusk, before she answered them — that was what she did when I was there — I was last there before the murder on the Saturday, as Mrs. Emsley was supposed to be murdered on the Monday — on the Saturday before that she had received a lot of paperhangings — they were put up stairs in the two-pair front and back rooms — Mullins carried them up; no one else — I had seen him there before several times — I knew that he did work for Mrs. Emsley, aud he was in the habit of coming on a Saturday to be paid for the work he had done — I saw him there on the Saturday before the murder was supposed to be committed — he was then paid about 6s. by the deceased — she took the money from her pocket — she gave me the money to examine it, to take to the door to see if there were any sovereigns in it — it was about dusk, 7 o’clock — she said it was to look if there were any sovereigns in it — Mullins was not near enough to hear that remark of hers — there were no sovereigns — he left at 7 o’clock — I remained till past 10 o’clock, my usual time — I have seen three tea-spoons — these are exactly like them, but I cannot swear they are the same — they are exactly the same sort — there were but three kept in the kitchen — I last saw them on the Saturday — when I left at 10 o’clock I left them there. Cross-examined. Q. You attended her as charwoman weekly? A. Yes; she employed no other servant — she was an old lady, very penurious in her habits — she was never in the habit of carrying any sovereigns in her pocket, to my knowledge — she did not live in a very humble way — it was a very respectable house, a large house — her mode of living was humble, not extravagant — I have known her 17 years, when she was first married to Mr. Emsley — during that time I never saw her with much money in her pocket — some times I saw a couple of bags on the mantel-piece, about as large as my fist, but I never saw them untied — I saw them when I went, but they were not there again — I did not see any bags on the mantel-piece on this Saturday evening — I partly cleaned that room on the Saturday — an old gentleman came on the Saturday of the name of Green — he lived up at the Park — there was also a short man came to look at the paper — I believe that to be Mr. Wright, in the Mile-end-road — I did not know him at the time — a man also came about 12 o’clock with a bundle of paperhangings — she had a great many paperhangings — she was not in the habit, till latterly, of selling them, not till a week or two before her death — a week or two before she died she had several persons call upon her about paperhangings — I never saw but this Mr. Wright. MR. SERJEANT PARRY. Q. Did Wright go away while you were there? A. Yes — Mr. Green is 50 or 60 years old — I do not know whether the other person bought some — Mrs. Emsley took him up stairs — I do not know whether he bought any — he passed out — he went away while I was there — this was on the Saturday — the old lady used to carry a small basket in collecting her rents, and put the money into a leather bag. COURT. Q. Had she any banker? A. Yes; she went to the bank — I heard say she did bank; she banked with the Bank of England. MR. BEST. Q. Did you ever go to the Bank of England for her? A. No; when the gentleman called about the paperhangings the old lady, as he left, seemed to say that he was to call another time — I did not distinctly hear — I only passed on the stairs. WALTER THOMAS EMM. I am a shoemaker by trade — I reside at a little cottage in Emsley’s brick-field, Globe-town, Bethnal-green — I know the prisoner — I have know him from, I think, about the beginning of last February — he has visited at my house — he has had meals there — he has had tea three or four times at the house in the brick-field, and I think he has had meat and bread too there, after dinner when he has called in — I think it was about four weeks before 13th August, the day of the murder, that he had been at my cottage, but I saw him in Barnsley-street two days in that week — I had to fetch him on the Thursday before the 13th August for the old lady, to move a slab-stone in one of the houses in Barnsley-street, in the back yard — I saw him on the Friday before the murder, in the afternoon — I was frequently in the habit of seeing him — he worked for me — he worked for Mrs. Emsley, and I had to see him — I was employed by Mrs. Emsley to collect her rents, and I took jobs from her — I remember Thornton, and Thomas, and Tanner coming to me at the brick-field — that was on Sunday, 9th September, I think — I was then taken in custody — I did not know what the charge was — I was charged with having a parcel there belonging to Mrs. Emsley. Q. We have heard that a parcel was found by Serjeaut Thomas, behind a slab in an out-house of your cottage; did you put it there? A. No; I had not anything whatever to do with that parcel — I had never seen that parcel before it was produced in my presence by Thomas — I was aware that a reward had been offered — I saw the old lady on the afternoon of Monday, 13th August, about 2 o’clock, at the end of Barnsley-street — that was the last time I saw her alive — after I left Mrs. Emsley on Monday, 13th August, I went into one of the houses to see a plumber, and from there I went home — I got home about half-past 3 — I then stopped at home till 6 o’clock, or a little after 6; then I went with Mr. Rowland to Bethnal-green workhouse — I stopped there for some time, till Rowland, and my wife, and a Mrs. Buckle came out — I then went on to the field again with them — I wanted Rowland to drive me to Stratford — I was on the field some length of time — I could not catch the pony to get it harnessed; that took me some time — then I went to Mr. Rumble, the owner of the pony, to see if he would come and catch it, and when I came back again Rowland and my wife, and some one else, had caught the pony — I started about 9 o’clock to go to Bromley and Stratford — it might be two or three minutes past 9, I am not exactly confident what time exactly it was — I think I got home to Globe-town about half-past 11 o’clock — my wife went with me to Stratford, and a woman of the name of Buckle; and Rumble, the owner of the pony, drove me there — we were the four that went — I have a toll-ticket that I had on that day; this is it (produced) — the date is the 13th of the 8th month. Q. On the solemn oath that you have taken to tell the truth, had you anything to do with the murder of this old lady? A. No I had not — I remember the day I was taken into custody, when the parcel was found — on the previous day, Saturday, I think it was about half-past 9 when I got up — I was not well that day, or I should have been up before — I went out of the cottage that day, I think, about a quarter or twenty minutes past 10 — I had not left the cottage before that at all — ray daughter was in the cottage that morning — she works for me — she binds, and works on the seat — my wife was in the cottage that morning — I know a shed about 40 or 50 yards from my cottage — I did not go there that morning — I did not put any parcel there — I did not go into the shed that morning by the side of my cottage — I only went to the shed on the right side — that is — a water- closet — I went there — I returned in two or three minutes — I then remained in the house working till my dinner was ready — I was not outside any more — I collected rents for the old lady, at Stratford — that was my business that night — I went there by Mrs. Emsley’s orders at 2 o’clock that day when I saw her, because I did not send my boy on Saturday — it was one house I went to, to receive 1l. — I did not receive the 1l. — I went for that purpose — I did not call at Mrs. Emsley’s house after that till the following Wednesday, 15th August — I called for her to go with me to Stratford — I found no admittance to the house — afterwards, in consequence of what I had heard, I acquainted Mr. Rose, at his private house, at 8 o’clock on the following Friday morning, that I could not obtain admission to the house. Cross-examined. Q. How often did you go on the Wednesday to this house? A. On Wednesday, the 15th, I went in the afternoon, and then, as I came home from Stratford, at half-past 9 in the evening — I knocked in the afternoon; there was no answer — I knocked again at night at half-past 9 — I did not stop there, because it was raining — I sent my wife on the Thursday morning — I went on Thursday evening myself — I knocked again; there was no answer — Mr. Whitaker, a relative of Mrs. Emsley’s, lives close by there, across in the Bow-road — I can’t say that I thought there was something the matter with the old lady; when I knocked twice on the Wednesday — on the Thursday night I should say I did — I did not go and tell any one then that I could not get in — I spoke to the next-door neighbour, at No. 8, who came home while I was standing there — I said, “Have you seen Mrs. Emsley to-day?” — he said, “No, I have been out all day” — he looked at my wife and said, “Why, you were here this morning” — my wife had told me she had knocked in the morning — I said, “I have been knocking now for some time; it is very strange; I was knocking here at half-past 9 last night” — he said, “Oh! then she came home late” — with that I turned to my wife and said, “Well, we had better let this be; we will call one of the youngsters up in the morning, and send them to the house, and see whether we find the house in the same position as it is now; if we find the house in the same position then I will let all that I know who know Mrs. Emsley know of it” — for that reason I called the girl up at 6 o’clock, and sent her to the house — she came home again to me, and I got my breakfast, and then I called on Mr. Rose, and told him all that had gone on — I then recollected that the boy could not get admittance on the Tuesday, and I told Mr. Rose of it — from there I sent one of the children to Mr. Biggs, and I went to Brook-street, Ratcliff, to a Mr. Churchley, thinking he might have seen Mrs. Emsley — I did not know that the old lady was subject to fits, and that she had a swimming in the head about three or four weeks previous to her being murdered — I don’t think I have said that I thought she was in a fit when I called on the Wednesday — I am sure I did not say so — I could not have said such a thing as that — if I had thought that, I could have got a ladder and got into the house — I did not allege, as a reason for not telling her relatives, that I thought she was in a fit — I am sure of that — I was in the habit of going sometimes three times a week to Stratford to collect those rents, Monday, Wednesday, and Saturday — I used to take the old lady the rents as soon as I got back — I never went on a Wednesday but what I did receive some rents — on Mondays and Saturdays I did not have to call at her house — I dare say that this was the only occasion within the last month or so that I went down in a vehicle to collect these rents, but I have often been to Stratford in a vehicle — I don’t know that I received tickets from the turnpike-keeper always — sometimes the driver of the cart did — it has not always been the same that drove me — when I have received them I have not taken any notice whether I have kept them, for I did not think they would be of any use to me — I found this one in my pocket — I did not think it would be any use to me — I found it in my waistcoat pocket — you are obliged to have them, because you go through two or three bars, and are obliged to sing out the number — I can’t say whether I wore that waistcoat from that time up to the time I found the ticket; sometimes I put on one and sometimes another — I have got, perhaps, half-a-dozen waistcoats or more — I put on one, a thick waistcoat suitable for a chilly night, and a thin oue if it is warm — I asked the carman if he had this ticket and I felt in my pockets to see if I had got it, and I found it in one of my pockets — I can’t say when — it was after my apprehension that I found it; after I was locked up — this was not the first time I have ever said anything about this ticket — I took it, I think, the first week after I was liberated — I took it to Mr. Wontner — Mr. Wontner told me to take care of it — I did not produce it before the magistrate; it was never asked for — I had it there ready if asked for — Mr. Wontner had it, and he gave it me back again, and told me to take care of it — Rowland was the name of one of the persons with me that evening — he was with me up to about 9 o’clock, but Rumble, Buckle, and my wife were the parties that went with me to Stratford — I cannot tell you when I first saw Rowland after that, for I often saw him — I saw him shortly after I was released, but he told the officers, and told Mr. Young, the same day I was locked up, before I was released, that Rumble and Buckle were with me — he knew it the day before I was discharged — it was not told in my presence — I was locked up when Rowland had got Rumble and Buckle to prove that I was there — they had not been examined then — I was not well when I saw Mullins on the Friday previous to the murder — that was a month before I was taken — I had been on and off in an ill state, the whole of that time — I had not been lying in bed till half-past 9 each morning from the time I saw Mullins first till I was taken, but in between I had — I have not been up as early as 5 o’clock — I am confident of that — I got up as early as 8 o’clock within a day or two of my being taken in custody, not earlier than 8 I am quite sure; never on any occasion that I now think of, I don’t think I have been up before 8, I know that I have not; it is above thinking, I know I was not up before 8 — there was nothing for me to look after on the field; for that reason I should not have to get up — I carry on the trade of a shoemaker. MARY ANN BUCKLE. I live at Holly-bush-gardens, Bethnal-green-road — I remember going with Emm on a Monday down to Stratford — I had been at the workhouse that day with Mrs. Emm — Mrs. Emm and I went first — Mr. Rowland came while we were there — I do not know exactly what day of the month it was; it was the 13th August I suppose; the day it was expected that the old lady was murdered — it was, as near as I can say, about half-past 6 o’clock that day, that I saw Rowland — Walter Emm was waiting outside the Union when we came out — I saw him there — I afterwards went down in a cart to Stratford with Emm and his wife — Rumble drove us — when we got back to Mr. English’s it was nearly half-past 11 — he lives in Park-street, Bethnal-green — Emm was with us all that time — we stopped at Mr. English’s about five minutes. Cross-examined. Q. When were you first asked, and by whom, about this evening that you went to Stratford with Emm? A. At Arbour-square; last Tuesday, week I think — I had not been asked before — I recollected going down to Stratford on that particular day, because they said it was 13th August that the old lady was murdered — I did not hear, I think, before the Sunday that the old lady was murdered — I heard that Emm was taken in custody and charged with the murder — I knew that he was out with us that evening — I did not tell anybody so, his wife was with us at the same time — I did not hear of his being taken till the Monday morning as he was taken on the Sunday — I then went to Mrs. Emm and she was gone out — I saw her on the Monday night — I went to her house and saw him — I believe I spoke first — I can hardly recollect the words I said to him — I said. “Mr. Emm, I heard you were taken up for Mrs. Emsley” — he said, “Yes;” he was out on bail — he said, “Do you remember Monday, 13th August, I was with you at Stratford?” — I did not say anything about it — I have been at Stratford since, but never before — I went on the Tuesday after this, along with Mrs. Emm — Mr. Rowland was not with me either time — he was not with me on the Monday, only when he was in with us at the workhouse — I, Mr. and Mrs. Emm, and Mr. Rumble went to Stratford — on the Tuesday I, and Mr. and Mrs. Emm, and Mr. Rowland went, not Mr. Rumble; I think it was Mr. Rowland — I am quite sure it was Rowland — we walked down there on the Tuesday; we did not go in any vehicle. COURT. Q. Who was with you on Monday? A. Mr. and Mrs. Emm, myself and Mr. Rumble — we started to go down there at ten minutes past 9 when we were at the end of White-horse-lane, when we got to the toll, and it was about half-past 11 when we were back in at Mr. English’s — we all came back together, and Mr. and Mrs. Emm and his eldest daughter went with me to my place, and Mr. Rumble went home. MR. CLARK. Q. Had you gone down to see about a house? A. Yes, to collect some rents; and we went to see a house that was there to let — there were two at the time, and the lady shewed us one house, and we said we did not like the house; we thought the other one was the best — I walked down on the Tuesday to see the house again, and paid a deposit on it on the Monday night. THOMAS RUMBLE. I live at Digby-street, Grove-lane, Bethnal-green, and a carman — I know Emm well — I keep my horse in his field — I remember Monday night, 13th August — I went out with him that night — the little boy came round to me first — I did not go round to his place; the little boy came round to me and said he could not catch the pony, and his father could not, and his father came round — I sent my little boy round with the father and they caught the pony — it was about 8 o’clock when he came round to me — about 9 o’clock, when the pony was caught, it was put in the cart opposite my place, and Mr. and Mrs. Emm, and Mrs. Buckle, and I got into the cart — I drove them from there to Bromley — Mr. and Mrs. Emm got out of the cart at Bromley, and Mrs. Buckle and I sat in the cart — after that we went on to Stratford — we got back, not to Mr. Emm’s house, but to the beershop just at the top of the street, about half-past 11. Cross-examined. Q. Do you remember Emm being taken up by the police? A. Yes, on the Sunday — I heard of it on the Sunday, because I was in the field in the afternoon — I can’t say when my attention was first called to the day upon which I drove him and his wife down to Stratford — it was on the day when Mr. Emm was taken in the field; that is all I know; I don’t know the day — I speak with certainty as to the day I went down to Stratford; it was on the 13th. COURT. Q. How do you know that; have you any book in which you entered any charge against him, or anything of that sort? A. No; I am confident it was Monday. MR. BEST. Q. Might it have been the Monday before? A. No, it was Monday the 13th — I know it by the toll-ticket — I took the toll- ticket, and I believe I passed it into Mr. Emm’s hands — I cannot say that I have sees it since — I saw the date on the toll-ticket — I know that was the very day I went through the gate — I always get a ticket when I go through the gate — I have been through a good many times before and since; I always had tickets — I have got one in my pocket now but I do not know the date of it — I can’t say who first spoke to me about that particular day after Emm was taken in custody — Mr. Tanner and Thomas came to let me know about it — I can’t say the day of the month they came to me; it was a very few days after Emm was taken; I can’t say what day — they both came together — I can’t say which spoke to me first — I can’t say whether they did or not speak to me before I said anything to them — I believe they said to me,”Do you remember the day you drove Emm down to Stratford?” — they said, “Do you remember driving Emm down on Monday, 13th August last?” — it was not from what they said that I remembered the day; because the toll-ticket, as I told you before, told me the day of the month; I remember the night very well — when the man gave the toll-ticket to me I passed it to Emm, and I saw the number of it then — that was the first time I saw the date, and I did not take any notice of it till Tanner and Thomas came to me — they did not put it to me as Monday, August 13th; I can’t say whether I or they said it. MR. SERJEANT PARRY. Q. Have you any other reason for remembering the night than what you have told us? A. No — I first heard of the murder on the Friday, I believe — I believe it was supposed to have been committed on Monday, the 13th — I have driven Mrs. Buckle down to Stratford before — I drove her in company with Mr. and Mrs. Emm on that night, 13th August — I never drove her down to Stratford before that, to my knowledge — that was the first night I ever drove her down. ANN EMM. I am the wife of Walter Thomas Emm — I remember my husband being taken into custody on the Sunday — he got up on the morning of the Saturday before that, about half-past 9 — he was very ill on Friday — I am quite sure he did not get up till half-past 9 — he only went out of the cottage to the water-closet and in again, and I was at the door when he went outside — that was on the Saturday morning — my husband could not have gone out to the shed by the side of our house, or have gone to the ruin, between 8 and 9 o’clock, without my knowing it, and I am sure he did not — I remember Monday, 13th August — I remember going to Stratford — I was at my father’s, at the Union, before I went down to Stratford — Mrs. Buckle went with me — Mr. Rowland and my husbaud came shortly afterwards — it was pretty well 7 o’clock in the afternoon when they came to me — Mr. Rumble went down to Stratford — from 7 o’clock that afternoon till I returned from Stratford, I was with my husband — I went to Stratford about 9 at night — Mrs. Buckle, Mr. Rumble, and my husband went with me — Rowland did not go with us — he left us when we got into the cart — I am quite sure this was Monday, 13th August Cross-Examined. Q. When did you first remember that was the day you went to Stratford? A. I knew it was on the 13th we went to Stratford, because of going to get some rent for the old lady — I used to go to Bromley getting rents of little houses there, and then accompany my husband to Stratford — I was in the habit of going on other days — I remember this particular Monday the 13th, because it was the day I went to see my father before I went — I went to see him several times, but I did not go to Stratford the same day, afterwards: that I am sure of — it was the Monday, as we found Mrs. Emsley was dead on the following Friday — it was before, not after my husband was taken in custody, that it came to my recollection; of course I was aware it was the 13th that I went — I know we all four went together to Stratford on that day — I should have known it was that particular Monday, if my husband had not been apprehended, because we rode there in a cart on the Monday — I have thought of it a good many times since — my husband is naturally a very ailing man; he often gets up late — he was very seldom out of the place unless I knew where he was going, or what for — I usually get up first — I am generally up as soon as he is — I generally know where he goes to when he goes out of the house; he tells me if he is going anywhere particular — he never goes away without saying where he is going. SUSANNAH EMM. I am the daughter of Walter Emm — I live with him in the cottage in the brick-field — I remember the Monday morning on which the police came to our house, and took my father into custody — my father had been in a very bad state of health the day before — he had his breakfast in bed — I give it to him at about a quarter to 9 — he was then in bed — I assist him in his business — I work by the window against the shed — there are five windows to the cottage, two down stairs and three up — if a person goes from the door to the shed, they must pass the window where I was sitting at work — after I gave my father his breakfast at a quarter to 9, I was sitting at work at the window all the day, barring when I got up to my meals — my father did not go by the window to that shed while I was at work there — he could not have gone by without my seeing him — I could also see from the window the ruined cottage in the field — nobody went there from our cottage that morning — I was at work in the cottage all the day, except the time I was at my meals — I know the prisoner by sight — he has had meals at our house sometimes — in the course of that Saturday morning on which my father was in bed I saw Mullins in the brick-field — that was about half-past 2 in the afternoon — he was at the back of the school wall, right straight across the field from the window — the school is right at the opposite end of the field to our cottage — I see the cottage here (referring to the plan) — it was somewhere about here that I saw the prisoner at half-past 2 — this is the window where I was sitting — when I saw the prisoner in the brick-field about half-past 2, he was walking along, looking down on the ground as if he was looking for something. Cross-examined. Q. How far off was he? A. He was three parts across the field — shoemaking is the work I follow at this window — I can look out of the window and make shoes as well; because I am not looking at the shoes perhaps every minute in the day — I look out of the window very often — I always look about the field — anybody could go to the shed without my seeing them, but not to the ruin — I do not always have my eyes fixed on the shed; on the ruin I do, but not on the shed — I look at the ruin always, because it is right level with the window — I went to work that morning before I gave my father his breakfast; and I sat at the window at work all day afterwards — I was there the day before, Friday, and the day before that — I worked all the week — I always work at the window. MR. SERJEANT PARRY. Q. The shed where you heard of the parcel being found, is on the left of your window? A. Yes; therefore a person might come this way to it without my seeing them — if a person went from the door of our cottage they could not go to the shed without my seeing them. WALTER THOMAS EMM, JUN. I remember my father being taken in custody — I am ten years old — my father was taken in custody on the Sunday — I know the prisoner Mullins — I had seen him before that Sunday — I saw him in the field on Friday, lying down with a handkerchief up to his eyes — he was lying at the back of the school wall — I saw him there about half an hour — I went away then to mind my pigs — I saw him again on Saturday, he came up towards some mound where they were putting down some drain pipes, and walked back again — it was a heap of sand in the middle of the field — he stayed there about half an hour — I did not see him there again. Cross-examined. Q. Had you seen him there any days before? A. Yes; I saw him one or two weeks — he was getting herbs; picking up something off the ground — there were not persons putting drains down when he went up to this place by the sand; they were making a road there, there were eight men there — he did not go close to them, because there was a mound they were knocking down — he did not go and look at them; he walked up towards the mound, and then he walked back again — I do not know whether they could see him — he knew me. MR. SERJEANT PARRY. Q. What were you doing there? A. I was minding my father’s pigs. JOHN RAYMOND. I am a tailor by business, and reside at 12, Oxfordsquare — I remember the night of 13th August — I know the Grove-road — I did not know and never saw Mrs. Emeley — at the corner of Grove-road there is a public-house, of the sign of the Earl of Aberdeen — there is a urinal by the side of it; about twelve feet from it — I remember being there on the evening of 13th August, about ten minutes to 8 o’olock — there was a man there and I waited — I was facing the urinal so as to see any one that came out — I saw the man that came out; it was the prisoner — he went round the corner of the Aberdeen; going round the corner, and turning to the right, would lead to the house No. 9, on the right hand side of the way. COURT. Q. How far would the place be from the house No. 9? A. About four hundred and twenty yards as near as possible. MR. SERJEANT PARRY. Q. Have you measured it? A. No; it is merely guess. Cross-examined. Q. You are a tailor? A. Yes; a journeyman tailor; not a jobbing tailor — I am a coat maker — I work for Mr. James Cook, of 63, Shorediteh — he was the last pereon — in 1847, I worked for Stevens and Clark — I have not been working for anybody since — I have been working nine years for the person who employed me — I work for him now; I am quite sure — I am not obliged to send for my work at all — I go to and for the premises for my work — I went to Scotland-yard on the Friday previous to the last examination of the prisouer — the prisoner bad been examained twice, I believe, previously to my going to Scotland-yard — I had beard of it — I read the newspapers; I had not read the account of the examination in the newspapers, never but once. COURT. Q. Did you know the prison by sight? A. I never saw him in my life — I did not know him by name — I identified him simply by seeing the account of the examination in the papers, and I was satisfied that the man I saw come out of the urinal was the man charged with the murder — that was the way in which I imagined the case — having read the papers and seen that he was termed a plasterer by trade, and seeing the person come out of the urinal I saw that that man was a plasterer — I first saw him so as to identify him on 2d October, at the police-court in Arbour-square. MR. BEST. Q. You say you saw something in the papers about his being a plasterer, did you also see a description of what he was like? A. No, I did not, I am quite sure — I observed that he was a plasterer by the coat he wore and the billy-cocked hat — he looked like a man engaged in that capacity returning home from his work at that hour of the nigh — I only caught a casual glance of him as he came out of the urinal — I observed his face — I did not take the trouble to count how many persons there ware in the room with the prisoner when I saw him at Arbour-square — he was among a great many more; these might have been twenty — he was not in the court, bat in a room at the door of the court — I was taken there to see if I could point out the man I saw in the urinal — he had not then got on a plasterer’s coat and a billy-cocked hat — I swore to him by his feature — I did see his features on the night in question, not longer perhaps than for two or three minutes — the man gave me every opportunity of looking at his countenance from what I was told and what I saw in the papers, I was satisfied that the man I had seen in the retiring-place was the man who was charged with the murder — I do not always notice the persons I see, but I was standing in this position (folding his arms) waiting to go in, and the man as he came out looked straight at me, up and down — it was not a casual glance that I had, the man gave me every opportunity of looking at his features, he seemed to be struck with my appearance — he stood and looked at me — I did not describe the appearance of the man before I went to the polioce court, not to a single person. MR. SERJEANT PARRY. Q. When you went to the police-conrt was the prisoner at all pointed out to you, or did you select him from a number of other persons? A. I selected him instantly the door was opened — he was not pointed out to me at all. Q. Have you any doubt at all, on the oath you have taken, that he is the man? A. I know I am on the charge of murder, and that, on the part of her Majesty, if I had had the least doubt previous to my going in, I should have given the prisoner the benefit thereof — he came out of the urinal and looked me in the face — I was close to him — I had a full opportunity of seeing him. MR. BEST. Q. What officer went with you into the room where the prisoner was? A. Serjeant Tanner — I should imagine there were from fifteen to twenty persons there — I could not positively swear there were twenty — I am positively certain there were fifteen — they were men and women, apparently prisoners, charged with various offences, waiting to go before the magistrate. MR. BEST to RICHARD TANNER. Q. Did you accompany the lost witness into the room? A. Yes; I suppose there were about twelve or fifteen persons there — it is rather difficult to tell the number of persons really in the room — there were probably three or four men of about the same age as the prisoner — I told the witness to follow me, that there would be a number of persons, to look about him, and if he saw the prisoner to say so — he stopped me and told me that the prisoner, who was then sitting down at the end of the room, was the man he had seen come out of the urinal and turn down the Grove-road. COURT. Q. Was he long in coming to that conclusion? A. Not more than a minute. MR. BEST. Q. You have seen the prisoner on several occasions, have you ever seen him with a billy-cocked hat? A. I never saw him but twice before he was a prisoner — I never saw him with anything of that description. MR. SERJEANT PARRY. Q. Did you in any way point out the prisoner, or suggest, or direct the witness in reference to him? A. No; what he did was perfectly spontaneous. Prisoner. Q. Had he not the opportunity of seeing me on previous days at Arbour-square? A. Certainly; if he had been there. COURT. Q. According to the practice would the witness be entitled to any part of the reward for giving evidence on this occasion? A. I think not — I have known a reward to be divided between witnesses in a case. JOHN MITCHELL. I am a seaman — I also work at the docks — I live at Hoxton — I was working at the docks on Monday, 13th, and Tuesday, 14th August — I left my house at 4 o’clock on Tuesday morning to go to my work — on my way to the docks I passed through Stepney-green — it might be about five minutes to 5, as I was going down from the top of the Green — as I was going through the Green towards the docks I saw a man coming up the Green towards me, he was on the same side of the road as myself, the right side — there was nothing about the man at first to attract my attention, but on acloser approach he trembled — he seemed in a state of very nervous excitement — he had a flush on his cheek, he trembled, and his lips quivered — he was on the kerb and I was on the right, and he made a cross-walk and came aside of me, and as he came close to me I took my hands out of my pocket and he made a falter and trembled, and he stepped on my left and I turned round and had a look at his back afterwards — I had an opportunity of seeing his face distinctly as he came towards me — I took particular remark of all his feature — the prisoner is the man — his pockets were very bulky, particularly the right-hand pocket — I know the Grove-road — I suppose where I met the man would be about three-quarters of a mile from there — I know Barnsley-street — it would be a circuitous route to come that way from Grove-road to Barnsley-street — the Mile-end-road would be the direct way. Cross-examined. Q. I believe you were quite frightened at the man, were you not? A. He rather alarmed me, but he did not frighten me much; I got out of his road — I stepped on one side; seeing a man in that state, of course it alarmed me; you would have been alarmed if you had been there — he had on corduroy trousers, a brown wide-awake, and a kind of a drab tweed coat, with shooting pockets, and the pockets were loaded up to the mouth, at least the mouth gaped; there was something heavy in the bottom of them — both the pockets quite bulged out, very largely indeed — he seemed to labour under the weight he was carrying — he Seemed to labour that way that it excited my suspicion that he had done something bad — it was as though he was carrying something very bulky. Q. When did you give any information of what you had seen? A. I took no more notice of it till I heard of the murder on the Friday; I saw posted up at a newsvendor’s the atrocious murder of an old lady, but I did not know in what part of Stepney it was; and about a week after that I went through the Grove-road and made inquiry about what was the matter, and they told me that was where the old lady was murdered, and then I directly calculated that it was the party I had seen that morning — I went and gave information to the police two or three days after, at the Robert-street station — I do not know the date — I think it was the inspector I went to; he had pen and ink before him, but whether he took heed of it or not I did not know — I went and gave information on the tuesday as the prisoner was in custody on the Monday — I heard that a man had been taken into custody, and according to the description of him I took it to be the party I had seen — I did not hear a description of him from anybody, but I heard many people talking about him, and by that I thought he was the party — I did not go to see the prisoner until I saw him at the House of Detention; that was on the Saturday as he was in custody on the Monday — I then saw the prisoner — he was in his cell by himself — nobody showed him to me; the turnkey took me round and opened every door — I saw no man completely to resemble the man but the prisoner — I saw about thirty — when the door was opened he stood sideways, all the others faced out — it was not that that made me think something was not right — I knew his features again directly, by the description I gave of him — I could not be mistaken in him — I did not go by what I heard from other people — I had been talking about this with lots of other people; before the murder was discovered and afterwards — I am a dock labourer — I was brought up a seaman — I have to be at my work at six o’clock, and I have to walk four miles and a half — I belong to the transporting gang, that remove the ships from one part to another — I heard of the reward that had been offered — that was not before I gave the information — I did not do it for the reward — I expect to be rewarded for it. MR. SERJEANT PARRY. Q. What opportunity had you of seeing the prisoner? — how long do you think you saw him when you met him in Stepney-green? A. It might be about five minutes — I was abreast of Mr. Spill’s manufactory when I saw the man coming up — he was about abreast of College-terrace — I suppose that might be 300 yards from me — he was coming up in my direction for about five minutes — I did not have that opportunity of seeing his features, not till he got closer — I remarked to myself I wondered who he was. Q. What opportunity had you of seeing his face when he came up to you? A. By his ghastly appearance — when I went to the House of Detention there was nobody there but two turnkeys and one gentleman — neither of those persons pointed out the prisoner to me in any way — they opened thirty cells; I went through them all and eventually selected this man — I do not know whether a wide-awake and a billy-cocked hat are the same. STEPHEN THORNTON (re-examined). A billy-cock and a wide-awake are the same thing. WILLIAM ROWLAND. I live at 25, Barnaley-street, Bethnal-green, and am a paper-hanger — I was in the habit of doing work for Mrs. Emsley — I was for some years warrant officer, at Worship-street police court — I saw Mrs. Emsley at my house on 13th August last, and paid her some money, about 2l. — I never saw her afterwards — I know the prisoner — I know him as working for Mrs. Emsley occasionally — I saw him on Monday, 13th, about the middle of the day, somewhere about 1 or 2 o’clock, two I think it was, in Temple-terrace, close by Barnsley- street — I did not see him again till the Wednesday — he was to do some work for me on the Monday — I gave him directions to do it and expected he would have completed it on the Monday, but he did not till the Wednesday — he did not come to work on the Tuesday — he came on the Wednesday — I saw him at the job on the Wednesday — I said nothing to him that day — he completed the work — I saw him again on the Friday — he came to me and asked me to assist him in doing some work — I said, “I cannot very well afford the time, as I have got some other job” — he said, “If you will I will come and assist you,” and he did come and assist me in the morning, and then I went to Gaffney’s, the cooper’s, and on the road I met a person who asked me, in Mullins’s presence, “Have you heard that an old lady has been murdered in Grove-road? “I said, “No, I have not, “and the party said,” I hope it is not Mrs. Emsley” — I noticed Mullins at that time — I noticed a tremor come over him, and a slight alteration of the features — I then went on with him to Gaffney’s and finished his job — I found his work was done in a very strange manner, the paper was all turned upside down, and his mode of doing things was more like a person that was imbecile than anything else — after finishing what I agreed to do for him I left, and just afterwards I heard it confirmed that it was Mrs. Emsley that was murdered — I then went back to the cooper’s where he was at work, called him out, and said, “Mullins, I want to speak to you; it is Mrs. Emsley that is murdered” — I then saw a very remarkable change in the man — he said, “Is it? come outside,” in a nervous irritable way — he seemed excited, very much indeed — he said, “Come, and have some drink” — there was a public house about two doors off, and he said, “Let us have some rum, you like rum” — I do not like rum particularly, however, I did have some with him, and then I noticed that his appearance indicated something very extraordinary; he was pale, and he shook and trembled, which gave me a notion at the time that there was something very wrong about him — I next saw him on Wednesday, 5th September, previous to the apprehension of Emm on the Sunday — I met him about half-past 8 o’clock in the evening — I said to him, “Mullins, they have not found out the murderer of Mrs. Emsley; have you heard anything of the murder of Mrs. Emsley?” — he said, “No; “Nor have I, “I said — he said he was going to get something for his supper — I said, “I am going round here; “he said, “I will walk with you” — we went into a house to see a person, but did not see him — when we came out the prisoner said, “Let us have some spirits, I want some spirits, “and we did have a small drop of gin — I then went out of the house with him and I said, “Mullins, I suspect a man very strongly, and I have got him in my mind’s eye now, and I will not lose sight of him till the perpetrator of this diabolical murder has been discovered” — he then assumed a very ghastly appearance; a pallor came over him, a death-like hue, and he said, “I suspect the man likewise, and I am watching him now” — I said, “I believe, Mullins, the man I suspect is not the man you suspect” — he then wanted to leave me, although he had said he was going my way — I said, “I thought you were going to get something for your supper?” — he said, “No, I shall not have any supper now” — then I put another question to him respecting the removal of the paper at Mrs. Emsley’s house, which had been deposited in the parlour and which was taken up into the second floor — he said, “Some man helped me to move it” — I said, “Who was that man?” — he said, “I can’t describe the man” — I said, “Why, can’t you describe the man that helped you for an hour and a half, you being an old officer?” — he said, “No, I can’t” — I said, “I can hardly believe you” — he then said, “I will leave you, I won’t go any further with you, “and there I left him — I had known him before for nearly three months — I had heard of him before that, but did not know him personally — I know Mrs. Emm — on 13th August, the very day in question, I went with her to the workhouse to see a relation of hers, an old gentleman that I have known many years — her husband was with her — we went there about half-past 6, and stopped there till it was getting dark; at that time it was dark about half-past 7; we could hardly see in the ward where the old man was lying — she remained with me the whole of the time, and Emm was there — about ten minutes past 9, that same night, they went away with a man who is here, the driver of the cart — Mrs. Emm, Mrs. Buckley, and Walter Emm, four of them, went away in the cart — I saw them depart; they were going to Stratford — they wanted me to go, but I said, no, I had other business — I saw them depart about ten minutes past 9 that same night. Cross-examined. Q. Mulling is a plasterer by trade is he not, not a paperhanger? A. Well, I don’t know exactly what he is; he was represented to me to be a plasterer, and I believe he is — it is not difficult-to put up paperhangings — as a business it is nothing, you may learn it in about six months — I don’t believe Mullins is a paper-hanger; not a tradesman — I have had several conversations with him about this poor old lady — I know he was in the habit of going to her place, and working for her — I was also in the habit of being employed by her — I was sorry to hear of her death, because I lose something by it; I felt grieved that a woman should be murdered in that way, and so would any man with any feeling — I did not see the prisoner from the 13th till the 15th — I saw him once or twice afterwards — I had no other conversation with him after the 5th September, that was the last; that was after the murder had been found out — the other conversation was before it was discovered — I saw him about the neighbourhood several times during that period — it was not because the carpenters had not finished their work that he did not finish the job, there were no carpenters employed — there was some patch-work to finish to the ceilings in some small houses, which was work that required to be done directly, as it puts them to inconvenience, and I expected him to do it — the old paper had not to be taken off, not as far as he was concerned. Q. Do you remember what sort of a hat he wore generally? A. Yes, sometimes a hat and sometimes a peaked cap — when I saw him about 2 o’clock on the Monday I believe he had his hat or cap on; I really cannot tell now — I never saw him wear a billy-cock hat — I have never given any information against a man named Smith about this murder — I spoke before the Coroner of the man having some quarrel with Mrs. Emsley — that was before I know anything about this charge, it was after she was found murdered — I did not give information about Smith, I merely said that he had had a quarrel with Mrs. Emsley and the matter was referred to me — she said to me, “This man wants to rob me, Mr. Rowland, of a 50l. note” — I said, “No, I don’t think he does” — she had detained his rent-book and he was trying to get it and seized her basket — he was a tenant of Mrs. Emsley — I know him, he is a lame man and walks with a crutch — I settled the matter between them amicably, I found that Mrs. Emsley was wrong and the tenant was right; but she made use of an exclamation, “This man wants to rob me of a 50l. note, and I have got it here” — I did not tell the Coroner I had important evidence to give — I said I had evidence to give respecting the customs and habits of the late Mrs. Emsley — I was not examined then; I think not till the third time. MR. SERJEANT PARRY. Q. Do I understand you to say that this dispute whatever it was, between Mrs. Emsley and Smith was amicably settled? A. Yes, and they parted on friendly terms, at least they were both satisfied — Smith is a man of about forty-six years of age. ISAAC TYRRELL. I live at 1, Temple-terrace, Bethnal-green — I know the prisoner, he has worked at my house, not for me — I remember his working there on Monday, 13th August, pointing tiles and repairing the ceiling of the front-room — I saw him at work on that day — he had a hammer that he was working with — he knocked the ceiling down with a hammer — this (produced) is something like the hammer. COURT. Q. Is that the common hammer that is used by a plasterer? A. It is. MR. SERJEANT PARRY. Q. Do you remember what time he left his work? A. About 6 in the evening; it was not finished — I had not given directions as to its being finished — I had nothing whatever to do with it — he came next on the Wednesday, not before — he did not come at all on the Tuesday. Cross-examined. Q. I believe he could not finish in consequence of some carpenter’s work being required to be done? A. Oh, no; he could have finished — he wanted some cement for the tiles on the copper; he could have done that — I can’t say whether he got any cement that day; I did not see him — I believe there was none there on the Monday — he had other tools with him, he had a trowel — he did not leave them behind, he took them away with him, I am confident of that — there were no boards given him to be fastened down by a carpenter, not in my house — a piece of board was given him on the Thursday to put on the trap door leading to the copper — that was not finished till the Thursday; the cement was put on on the Wednesday. THOMAS PRIOR. I am barman at the Royal Oak public-house, Keppelstreet, Chelsea — On Friday, 7th September last, I bought a pencil-case of the prisoner’s wife — this is the one (produced) — the point of the pencilcase was bent nearly flat when I bought it — I straightened it — it was very dirty indeed — I cleaned it with rotten stone. ANN COOPER. I am a widow living at 12, Little Orford-street, Chelsea — I know the prisoner — he, his wife and family, lodged at my house — he has five children; they left my house on 26th August — after they left Inspector Thornton came there — I saw him find a boot — I had seen that boot before; I saw it thrown out of Mullins’ window on the Sunday afternoon, as they left in the evening — it was in the dust-hole when Thornton found it — this is the boot (produced). Cross-examined. Q. What part of the house were you in when you say this boot came out of the window? A. In the first-floor back room, looking into the yard — there are three rooms up stairs and two down, and a kitchen; it came out of the back parlour window — I was shaking a cloth out of the window from a young man’s table who had been having breakfast — it was not Charles Shirley, he was not in the house at that time. COURT. Q. Was the back parlour a room occupied by the prisoner? A. That was the room occupied by him. MR. BEST. Q. Who occupied the other rooms? A. A person of the name of Cowper occupied the front parlour — he had been there about a week — a young man named Levick also lived in the house; he left on the following Saturday — there was no other person living there — I think Cowper served in a china-ware shop, but I don’t know exactly; the other man used to drive a coal cart, his employer is a coal and coke merchant — I am sure there was no man of the name of Shirley there — I have seen a young man of that name there once or twice whilst Mullins was there. MR. PARRY. Q. Who was he? did you know anything about him? A. I did not know much about him — I believe his father is a calenderer, a calico glazer, or something of that sort, not a plasterer — he is about twentyfive or twenty-six years of age — Mullins did not sleep at home regularly — I believe he once told me that his work laid over at Stepney, it was his habit to go out on a Monday and return on Saturday night — his wife and children were most of the time at home — I believe Mrs. Mullins used to go oat washing. STEPHEN THORNTON (re-examined). I found this boot in the dust-hole described by Mrs. Cooper at the house 12, Orford-street, Marlborough-road, Chelsea — I gave instructions for a piece of the landing to be cut out on the second-floor of the house 9, Grove-road — it was done and I produce it — Sergeant Tanner actually cut it out — there is a foot mark of blood on it, of the left boot of a man, coming from the room. WILLIAM THOMAS (re-examined). I was present when the piece of wood was cut out of the landing — this is the piece, it was taken from the landing on the second-floor; the top of the house. STEPHEN THORNTON (re-examined). The marks on it are marks of blood — I had to wash the boot, it was in a very filthy state, it laid about two feet in the ashes — I have made a comparison of the boot with the marks on this piece of the landing — there are two nails near the too that seem to correspond exactly, and there is a licking up of the blood in the centre of the boot which appears to me a hole that would gather up the blood and leave the impression that appears to be left on that board — there is a double row of nails on the left side of the boot, and there are two nails more especially very prominent in the boot as there is on the board; if you turn the boot on to the impression you will see the two nails speak of — in washing the boot a great portion of the heel fell off; it was in a filthy state — all manner of filth had been thrown into the dust-hole. Cross-examined. Q. Did you put this pencil mark round the impression? A. No; I think Dr. Gill did it — I had seen the marks repeatedly — these two nails in the shoe were strong in my mind — it was that which made me bring the boot away having an idea of what such an impression would leave in the warm blood — Tanner cut the mark out — a board was previously nailed over it by one of the officers — I saw it nailed over with instructions that it should be preserved. RICHARD TANNER (re-examined). The piece of wood which Thornton has produced is in the same state that it was when it was first observed at the house, with the exception of the pencil mark round it, that was made by Dr. Gill in my presence — I cut it out myself — I understand the terms billycock and wide-awake to mean the same thing — in London they are generally called wide-awakes, in Staffordshire and those parts, I have heard they are called billy-cocks. MR. BEST. Q. I believe you were not at the house the first time the footmark was discovered? A. I was the first detective at the house, Dillon was there before me, it was pointed out to me by inspector Kerrison. WALTER KERRISON (Police-inspector). I produce a knife which I found in the pocket of the deceased — I searched her pockets in the morning — I saw Dillon find a ring; this is it (produced) it was found between the mattress and the bed — I observed some marks of blood on the landing of the room — I called Dr. Gill’s attention to them — this is the piece of board that was cut out of that landing — with the exception of the pencil mark, it is in the same state as when I first observed it — I found nothing in the old lady’s pockets but this knife — I found no money or anything of the kind. DR. GILL (re-examined). I have examined this boot with a powerful magnifying glass — I found one hair between the welt and the sole in this broken side, the best part of it was packed within the boot; I found another hair on the surface, and a third here — I am of opinion that they were human hairs — I think I can produce them now — part of them were cut up to put under the microscope, and part of them Dr. Letheby cut up. COURT. Q. Do you say that they are certainly human hairs? A. Certainly — I ascertained that, by means of the microscope — my experience enables me to say that they are human hairs — I could tell what colour they were — they were much the same colour as Mrs. Emsley’s hair — I had some of her hair in my possession to compare the two — I compared the hairs with what I actually took from her head — they appeared to correspond in colour. MR. SERJEANT PARRY. Q. You cannot of course say more than that? A. No one could say more than that — human hair is used for plaster and mortar; there is no doubt of that — I examined the pencil case that has been produced — I saw a spot on it which I imagined to be blood — it was on the edge — I asked Dr. Ansell to examine it with me, and we examined it together under the microscope — in my judgment that spot was blood — a microscope is an infallible test as far as regards the proof of blood — it is believed to be so. MR. BEST. Q. You cannot tell whether that blood was human blood or not, I believe? A. Certainly not. MR. SERJEANT PARRY. Q. Unfortunately at present there is no test by which you can detect human blood from other blood, is there? A. No. COURT. Q. Where is the mark you speak of? A. Along the line of the opening of the pencil case; between that and the head. ROBERT WENT (Policeman, K 160). After the discovery of the murder I searched the coal cellar at the house, 9, Grove-road — in the coal cellar under the coal, I found a tin box — it was wrapped up in part of a handkerchief — I found in the box 16l. 2s. in silver, and 32l. in gold. JAMES WRIGHT. I am an estate and house agent — I cany on my business in Bow-road — I called on Mrs. Emsley about some paper-hangings on Saturday, the 11th, to the best of my knowledge; the Saturday previous to the murder — I saw her in the evening about 6 o’clock — I remained with her, I dare say, an hour; not looking at the papers all the time — I went up stairs — when I first went in the passage, the charwoman who has been examined, opened the door — that was the last time I saw the old lady — there was another person in the house at the time — I saw a person sitting on the stairs — that was the person whom I saw at the Coroner’s jury — his name is Mullins — I see him here now — it is the prisoner. Cross-examined. Q. Where do you live? — in the neighbourhood? A. About two hundred yards from the place — I was not at the house at all on Tuesday, the 14th, I am quite positive — I do not know a man of the name of Stevenson — I am quite positive that I never entered the house after the Saturday — not at all in the afternoon of Tuesday — that I am quite positive of. MR. SERJEANT PARRY. Q. Is there any pretence for suggesting that you were ever near the house after the Saturday? A. Not any — I know the old lady before — I had done several things for her. ELIZABETH FUKE. I am married, and live at 17 1/2, James-street, Commercial-road, East — that house belonged to the late Mrs. Emsley — I was tenant of a house of hers at No. 14, in that street — I know the prisoner — I remember hearing of this murder — he came to my house a few days before 13th August, to set a copper — that was, I believe, about twelve days before 13th August — when he came, he said Mrs. Elmsley was a miserable old wretch; that she sent men about to do work, but she did not always find them in materials to do it with — I asked him what he required and he said some cement — I asked him what quantity, he said, “About a peck” — I gave him the money and he went for it, and when he returned he further said that he had been at her house that morning; that she was sitting down to breakfast which he would not have sat down to himself, she would not even allow herself as much as a farthing’s worth of milk to put in her tea; she was drinking it without, but I need not take any notice of it to her; it was a great pity such a miserable old wretch should be allowed to live. Cross-examined. Q. Was that alluding to her penurious habits, and mode of life? you did not think he was going to murder her, from that? A. No; I believed it was in allusion to her penurious habits. The following Witnesses were called for the Defence. MARY MULLINS On 13th August last, I resided with my mother, at 12, Orford- street, Chelsea — my father lived at Barnsley-street at that time — two of my brothers, James and Thomas, lived at home with my mother — there was another, John, he used to be down with my father; he sometimes used to come up to mother’s — I have seen this pencil-case with my brother James, in June and July, in his possession — I do not know, where my brother James is now — he is a sailor — I saw it in June last — I have seen it several times since at my mother’s house, in August, and about a fortnight before my father was taken — I have had frequent opportunities of observing it — I have had it in my hand several times — I believe this to be the pencilcase I have seen with my brother. Cross-examined by MR. SERJEANT PARRY. Q. When did you first hear of the murder? A. I can’t exactly say the day of the month — it was on Saturday — I read of it in the papers — I was in a situation at 9, Sloane-terraee, Chelsea, with Mr. Gibson — I have seen Mrs. Emsley once or twice — I know that my father worked for her — I had not seen my father before I heard of the murder — I saw him on the Saturday night, that was after the murder; I was dismissed the same day by Mr. Gibson from his service; on the Monday after my father was taken — he was taken on the Sunday — it was in September that I was dismissed — I was dismissed from my situation because my master read of it in the paper — that was all — I swear that — that is all the reason I can give — he told me I had better go, as my father had been taken, as he did not like to have me in the house. Q. Was nothing said about removing a stone in the kitchen? A. Yes; I dropped a shilling there — the reason I was dismissed was not because I had been found removing a stone in the kitchen, and been supposed to be hiding something — it was after that, when I was paid my wages, when master told me to go — mistress paid me in the kitchen, and I dropped a shilling down by the side of the fire-place — there was a little girl came in, she saw me removing the stone — I told her to hold the candle while I removed it; she told my master after I had left — the removal of the stone was not the cause of my being dismissed — I found the shilling — no one was present when I found it — the little girl who held the light did not see me pick it up; she was called away — the bell rang for her to go up stairs — I did not find the shilling in anybody’s presence — I was not dismissed for removing the stone because it was supposed I was hiding something — the master, when I took the papers up in the morning, read of it in the newspapers — he did not tell me for an hour after, for one of the young ladies was ill, and he was afraid it might disturb them, so he called me out, and told me to meet him in Sloane-street; and he asked me if I had heard about my father; he said he had seen it in the newspapers, and it was very bad, and he wished me to leave — I had got the stone up before the little girl came into the kitchen — I called her to hold the candle for me — she was accidentally called away, and did not see me find the shilling; I did not tell her not to say anything about it — I did not tell her I would give her sixpence if she did not say anything about it — I can’t say exactly what time in the day it was that this stone was being removed, a little after 2 o’clock, I think — I was dismissed on the Monday after my father was taken; about 4 o’clock I think it was; between 3 and 4 o’clock — I was lifting the stone about 2 o’clock, and I was dismissed between 3 and 4 o’clock — it was after the master had told me to leave, that I was lifting the stone; I had to get my clothes and things — I last saw my brother James in July, or the beginning of August; in July I think it was — I had not seen him for some time before the murder; he did not leave home since the murder; he left some time before — I have seen this pencil-case with my brother James — I have two other brothers, John and Thomas — John used to sleep sometimes at my mother’s, sometimes down at my father’s; both of them, John and Thomas, slept sometimes in my mother’s room, and sometimes with my father — my father used to come home very seldom; only on the Saturday — he was not in the habit of sleeping with us; only on Saturday night or Sunday — my brother went down in the country, and he heard of my brother coming home from sea, and came to see him, and he remained at home till some time after my brother came home from sea — my brother came home from sea in May — in August John and Thomas were living generally with my mother — Thomas was in a situation at a green-grocer’s, in Marlborough-road, Chelsea — he was an errand-boy — he used to go there regularly every day, and slept at home — when I was out of a situation I used to sleep at home — I went to see my father on the Saturday after the murder, because I was anxious to hear about it; I was anxious to hear about Mrs. Emsley, seeing it in the papers — he did not send or come to me, I went to him, to my mother’s — I was paid 12l. a year by Mr. Gibson — I can’t say exactly how much it was that I received on the Monday when I was dismissed — it was not so much as a pound — it was 17s. or 18s. I am not sure which — I was only there for a short time — the slab that I was removing, was in the back kitchen, by the side of the fire-place; there was a hole by the side of the fender — Mr. Gibson’s is a large house. THOMAS MULLINS. I live at No. 1, Rose-court, East Smithfield — I am about sixteen years old — I work at light labouring — I have once assisted my father in his trade — I have been to see him in Barnsley- street — I stayed with him there — I remember Monday, 13th August last — I was staying with him in Barnsley-street that day, at No. 33 — my brother John was staying with him besides me — I was doing nothing that day — I was at home all day — my father was out at work — I remember what time he came home that evening from his work, it was about a quarter-past 7 — he stayed in the house after that, and did not go out any more after that — he slept there — he slept in a little bed by himself, and I and my brother slept together in the same room — I got up in the morning about half-past 7 — my father, after he got up, went and water-washed the passage ceiling, and stopped the nail holes — he was at work doing that till about 12 o’clock; he then came in and had his dinner about 12, and went out about half-past 12 — I did not go with him — I do not know this boot at all — I have never seen it — I never saw my father with a boot like that — I clean my father’s boots sometimes — I know what a billy-cock hat is — I never saw my father wear one of those — one generally hears it called by that name — it is a round hat — it is the same thing as a wide-awake — he had not a brown wide-awake on the Monday evening at all, he had his hat. Cross-examined by MR. SERJEANT PARKY. Q. When did you last see your brother James? A. About three mouths ago from this time as near as I can judge — I perfectly remember the time of the murder; he was then at home. Q. When did he leave home? A. Oh, he was not at home; I made a mistake — I said just now that he was at home — he left home about three or four weeks before the supposed murder. Q. If you knew that, what made you tell me that he was at home? A. I bethought myself; it ran in my mind — I have been spoken to about whether my brother was at home or not at the time of the murder — it has not been very much spoken of in our family whether he was at home or not — I have heard it spoken of, because some persons asked me — I made a mistake when I said that he was at home — he never wore a wide-awake hat — there was not such a thing as a wide-awake hat in the family — he went to sea — I do not know where he is — he went in the “Mechanic” — I don’t know where for; New York — I was not in work at the time of the murder — I have worked in the Marlborough-road — I was not working there in August — I can swear I was with my father on the 13th — I was not at work at a green-grocer’s in Marlborough-road in August — Yes, I dare say I was; the very day I left I came down to my father’s. COURT. Q. Were you at work in Marlborough-road at a green-grocer’s in the month of August? A. I do not know; I don’t recollect. MR. SERJEANT PARRY. Q. Just now you said the very day you left you came down to your father’s? A. I came down to my father’s — it was on a Sunday morning that I left, and I came down on Monday to my father’s — I can’t answer whether I was at work at this green-grocer’s on Sunday, 12th August — I have done work since 13th August, at Mr. Pinnock’s — I have only been there one day, that is all the work I can recollect that I have done since 13th August — that is all that I have done since 13th August — I do recollect — before the 12th August I was at work at a green-grocer’s in Marlborough-road, all that part of August up to the 12th — Pinnock is the name of the green-grocer — I was also at work for him two Saturdays ago — that is all the work I have done — I had been at work for him about six months before, and I have done one job for him since — I was dismissed — I was not sent away — I left myself, of my own accord — I did not have any other situation — I was not sent away, I am quite sure — I am quite sure I left on 12th August — I did not go with my father on the 13th — I was at Barasley-street all day on 13th August — I was there about 12 o’clock in the day time — no one went with me, only myself; that was all — my brother John was down in the room in Barnsley-street — I slept at home on the Sunday night with my father, in Orford-street — that was on the Sunday night — my father was at home on the Sunday — he left home on the Monday morning about six o’clock — no one went with him — I went to Barnsley-street at 12 o’clock in the day — I did nothing there all day — I went there to see my father, and to see how he got on with his work — that was not the reason I gave up my situation — I did not shut myself in the room all day — my brother John was there when I got there — he and I were in the room all day together; at 12 o’clock we were — I went out, but I was not long out — my brother did not go with me; he stayed in — he had slept in Barnsley-street the night before, by himself — he is older than I — I did not know that from him; I knew it by myself — I was there with him — no, not the night before; I was there all the day with him, and he slept there — I know he slept there on the Sunday night, because I went home, and my brother did not sleep with me, and when I went down there on the Monday morning he was there — I slept with my mother in Orford-street on the Sunday night — my brother John was not there — he slept at Barnsley- street — he was not doing any work at that time — he was not in work at all, neither of us — he was looking after work, he went there being near the docks — I went out for about a quarter of an hour — I have no remembrance what time of the day that was — it was about the middle of the day — I dined that day in Barnsley-street, with my father and brother — I am sure my father dined there; we had some bread and meat for dinner — we dined about one o’clock — my father came home to have his dinner — I don’t recollect at what time he came home to his dinner — there was no table in the room when I was there — there was one chair — there was no bed forme to lie on — I and my brother did not sleep on the bare floor — there were some canes there on the floor, that they make chairs of — they were on the bed and we took them off the bed and put them on the floor — the bed is a mere tressel with a sacking; my father slept there — that is the little bed I spoke of just now — my father remained in after coming home about a quarter to 7 — we had our supper afterwards — I had some bread and tea for supper — my brother and I went to bed at 9 o’clock — I did not go to sleep — I was not awake all night — we did not go to sleep till my father got into bed — I went to sleep about 12 o’clock — I went to bed about 9 and went to sleep about 12 — I could not go to sleep — I do not know what time my father went to sleep — he went to bed at the same time we did — I could not go to sleep till my father came to bed — he came to bed at 9 o’clock. Q. Why could you not go to sleep before 12 o’clock? A. Because I could I not — I am really in earnest in saying that — I did not go away the next day — I remained in Barnsley-street the whole of the next day, Tuesday — I slept with I my father again on Tuesday night — I continued to sleep there till about Thursday, and then I went home again — my brother John was in the same room — I went out once on the Tuesday for a quarter of an hour again, not much more — the room is a very small room on the ground-floor — I and my brother remained in that room the whole of Monday and Tuesday — I got there on Monday, about 12 o’clock; alone — I first heard of the murder on Saturday evening — I then remembered that I had slept there on the Monday night — when I first heard of the murder on the Saturday evening I remembered that I had slept there on the Monday night — I first heard of the murder when my father came home — there was a row in the house with Mrs. Emsley and another woman, I was in the room — that was, I believe, on the Monday — a row in No. 33, Barnsley-street — that was one of Mrs. Emsley’s houses — there were some children used to sleep in the room; Mrs. Musick’s — they slept in the room my father occupied — I can’t recollect where they slept on the Monday night — they did not sleep with me — I do not know about their sleeping in the same room; I don’t recollect it — those children are about seven or eight years old; the eldest — there are three children — I can’t recollect whether they slept in the room that same night — I don’t recollect whether they did on the Tuesday night — I have slept in the same room with those children, in Barnsley-street — I can’t tell whether they slept with me on the Monday night — I don’t know whether my brother can — I can’t tell you — I don’t recollect whether they slept there on the Tuesday, or on the Wednesday or Thursday. COURT. Q. When did you last sleep in Barnsley-street? A. On Wednesday night — I never went there any more after — I came up to look after work — I last slept in Barnsley-street on the Wednesday after 13th August — there was a Mrs. Musick, the mother of these children, who slept there — I had slept there before the Monday — I was in the habit of sleeping then sometimes. MR. SERJEANT PARRY. Q. Did you sleep there on the Saturday nigh before the Monday? A. No — Mrs. Emsley did not turn Mrs. Musiek out — she ordered her to go — she stayed there by my father’s permission while he was away — when my father was up at Brompton she used to sleep in the same room — that is what I have been told — I have never slept in the same room when she has been sleeping there — I do not know where she slept on the night of 13th August — I believe she was in the house — when my father was there she used to sleep in the back kitchen, and her children used sometimes to sleep in my father’s room. Q. I will again ask you how you came to know, on the Saturday following the murder, that the murder was committed on Monday, 13th August; how was your attention called to the date? A. Well, hearing of the row, in Barnsley-street on the Monday when I was there — I did not know that the murder was committed on the Monday night; I did not say it had been committed on the Monday night — no one asked me on the Saturday whether I remembered having slept there on the Monday — I understood by the papers that the murder was committed on the 13th — I heard that on the Saturday evening; I heard that it was committed on the Monday or Tuesday. MR. BEST. Q. When you heard of this murder having been committed did you remember the row in Barnsley-street? A. Yes — it was from that that I remembered being in Barnsley-street on the Monday — the bed of rushes was not a very comfortable bed; I could not go to sleep because it was so hard. JOHN MULLINS. I am the son of the prisoner, and live at No. 1, Rose- court, East Smithfield — I am a labourer — at present I am out of employ — when I am employed it is at the docks — I remember my father living at 33, Barnsley-street, right well; I lived there with him — I was there on Monday, 13th August last — my father was there on that day, and my brother, the last witness — my father went out at his regular time in the morning, a little after 8, after breakfast — he came home again about 12, I should say, and had his dinner; he then went to work again — I next saw him at 7 o’clock; it might want a few minutes to 7 — he came into the room where I was — he had his supper at 8 o’clock and went to bed at 9 — I went to bed there — I slept in that room — my father slept in the bed — I did not go to sleep for some time after I went to bed; it is not every time you can go to sleep when you lie down — I got up in the morning about the same time, half-past 7 — my father got up, he had his breakfast a little after 8 o’clock, and then he water washed the passage and stopped the nail-holes — at 12 o’clock he came in to his dinner, and at half-past 12 he told me he was going to Cambridge-road to work there; he then left — I never saw this boot in all my life — I know right well what a billy-cock hat is — it is what they wear in Ireland — my father never wore one of those. Cross-examined by MR. SERJEANT PARRY. Q. Did you ever wear one? A. At times, in Ireland, I might have one for about a month — I am not at work now — I was not at work at the time I spoke of in August — I have not been at work since — I should say it was about four months since I was at work in the docks; during that time I have done nothing, because my health would not allow me — I have lived with my father during that time in Barnsley-street, and at Brompton, in Orford-street — I went there once or twice — my father slept at home on the night of the murder — I mean in Little Orford-street. Q. You said just now that he got up about 8, his usual time, on the Monday morning, is that so? A. You speak a little too fast for me; I recollect my father getting up on Monday morning, 13th August — if you speak a little easier I shall understand you. COURT. Q. Where did you sleep on Monday night, 13th August? A. At 33, Barnsley-street. MR. SERJEANT PARRY. Q. You are quite sure of that? A. On Monday night I slept in Barnsley-street; and on Sunday night, with my father — he had his breakfast on Monday morning, I recollect that. Q. Who slept with your father on the Sunday night besides yourself? A. On Sunday night? he used to go home of a Saturday night. Q. Never mind what he used to do; you say you slept with your father on the Sunday night, at Barnsley-street, who slept with you? A. On Sunday night? you are mistaken, you spoke too fast; I did not understand what you said. Q. You said distinctly that you slept with your father in Barnsley- street, and that your father got up to breakfast at 8 o’clock in the morning, is that true or false? A. You say, where he had his breakfast on Monday morning, don’t you? well, he had it in Oakum-street, no, not in Oakum-street, at 33, Barnsley-street. COURT. Q. On Monday morning he had his breakfast in Barnsley- street, is that so? A. On Monday morning had he his breakfast in Barnsley-street? he used to go away on Monday morning from Oakum-steeet. MR. SERJEANT PARRY. Q. Were you at home all day on the Monday, it seems to puzzle you about the breakfast? A. No, it does not puzzle me — I cannot say whether he did breakfast in Barnsley-street on the Monday morning — he used to come home on Saturday night to his own place — to the best of my knowledge I was at 33, Barnsley-street on the Sunday night — I did not sleep there on the Tuesday night; I went up to Little Orford-street — I can’t say how long I stayed there; my father was out at work on the Monday and I was in the room along with my brother Thomas — on Sunday night I think I slept with myself — if I said I slept with my father I was mistaken — I did not do any work on Monday — I did not go out the whole of the day — I sat in the little room all day reading an almanack, that was all that there was there — there was a little bedstead in the room, only one — my brother Thomas slept with me on the Monday night — I know three little children of the name of Musick — they used to sleep in the kitchen — they have; slept in my father’s room — on Monday night they slept in the kitchen — I won’t swear that they did; they must either have slept in the room or in the kitchen — I swear they slept in the house, I used to hear them asking their mother for a good many things — I did not leave the house till Tuesday evening — I remained in the house all day doing nothing — there were other persons in the house at 33, Barnsley-street — I know a young woman named Brimson — I think Mrs. Musick saw my father water-washing the passage and stopping the nail-holes; she was in and out — I don’t know where she is now; we can’t find her; she is put out of the way, there is no doubt about it — I remember right well when my brother went to sea, it was in July — I cannot tell where these children slept on the night in question, except that they slept in the house. MR. BEST. Q. Have you tried to find Mrs. Musick? A. Yes, we have made inquiries about her and cannot find her out — I had no billy-cock hat on this Monday. CAROLINE BARNES. I live at Laurestine-cottage, Grove-road — I know No. 9, Grove-road, where Mrs. Emsley lived — my house is nearly opposite to that house — I remember Monday, 13th August last — I saw Mrs. Einsley, on that day — I saw the house on the Tuesday morning — I saw some one moving the paper on the Tuesday morning — the paper was very white outside, paper-hangings — it was in the top room — it was about twenty minutes to 10 o’clock when I saw this — I saw the right hand window of the top room open a little way, which attracted my attention — I saw the window move; it attracted me being opened; I saw it opening — I could not tell who the person was that was in the room. Cross-examined by MR. SERJEANT PARRY. Q. When was your attention first called to this matter; when did you hear of the murder? A. On the Friday — I told Mr. Rose about this; I said I supposed it to be Mrs. Emsley, but I did not see the old lady — I said I had not seen her since I saw her moving the paper — I supposed it to be her; I did not take any notice — I was very busy at the time — it was about twenty minutes to 10 on the Tuesday. MR. BEST. Q. I believe you gave evidence of this before the coroner? A. I did. JAMES STEVENSON. I am a builder, and reside at 3, Library-road, Oldford — I had occasion to go to Grove-road on Tuesday morning, 14th August last — I called at 3, Grove-road, at the house of a man named Piper — I did not see him, but I saw his family, and left a message for him — that was just turned half-past 10 o’clock — since I heard of the circumstance I have noticed the house where Mrs. Emsley used to live, No. 9, Grove-road — I had not noticed it previously — I passed by that house about half-past 9 o’clock, or a few minutes later that morning — I went round into the Grove-road, and left a message for Mr. Piper, the plasterer, and after leaving there I walked on the other side of the way towards Bow station, undecided whether I should go home by bus or not — after I had walked a few paces towards the Bow-railway station I looked down the Bow-road, and in looking down the Bow-road I saw a tall man coming out of a garden there with some paper under his arm — whether it was three or four pieces I cannot be positive — he was coming out of a garden apparently about the number of the house, No. 9 — I then returned, and walked a few paces towards the city of London, and as I was walking I looked down the Grove-road again, and saw the person coming towards the Mile-end-road or Bow-road, some people call it one and some the other — after that I crossed over the road, one door from the Grove- road, and then I made up my mind to go home — I was walking towards home, and had just turned the corner to go down the Grove-road when I met the party face to face, nearly in each other’s arms — I said, “Hallo, what, are you in the paper line?” — he said, “Yes, “in a flurried manner (speaking in a faltering tone) — I thought it might be from my coming on him all of a sudden — he said, “Yes, didn’t you know that?” — I said, “No, I didn’t know it; had I known it I could have given you a job, for I have got about 180 pieces of paper being hung” — he said, “Oh, yes, I have served my time at it”—”Well,” I said, “I shall want some more done by and by, and the first job I have I know where you live, in Barnsley-street, Bethnal-green.” COURT. Q. Then you knew the man? A. Yes, I knew him well, it was Mr. Rowland. MR. BEST. Q. Did you give any information of this to any one? A. Not till some days afterwards — I told my sister-in-law — on the Saturday afternoon I went to Mr. Rose, the solicitor of Mrs. Emsley, and made him acquainted with it — that was the day after the murder was made known — I heard of it on the Friday, and on the Saturday I went and made him acquainted with it — he recommended me to go to Scotland-yard — I did not go that evening, but I went next morning, Monday; and gave information to Sergeant Tanner, and from that Sergeant Tanner and Inspector Thornton came to my house, and after that Inspector Kerrison, and I was summoned on the inquest, but was not examined. I gave in a written statement at the time to Sergeant Tanner. Cross-examined by MR. SERJEANT PARRY. Q. I don’t know whether you were aware that there was a house being papered next door to the deceased’s? A. No, I did not know anything about that — I did not even know that she lived there until after the affair — I do not know whether that was so or not — this was on the Tuesday morning, 14th August — I did not recognize Mr. Rowland until I came upon him as I have described — I did not know previously that he was a paper-hanger by trade — I only knew it from what he stated. MICHAEL GAFFNET. I live at 7, Queen’s-row, Cambridge-road, Bethnalgreen — I know the prisoner — he was doing work for me in August — I remember Tuesday, 14th August — he came to work for me on that day — he came about 1 o’clock — I had never seen him before the Monday when he came to look at the work. Cross-examined by MR. SERJEANT PARRY. Q. What time do you say he was working for you? A. It was about 1 o’clock on the Tuesday when he came — he had not been at work on the Monday for me — he only came to look at the work — I asked him when he would be there, so as I might clear the things out of the way for him, and he said he would be there on the Tuesday morning — he did not name the time, but he came about 1 o’clock in the day. MR. SERJEANT PARRY in reply re-called WILLIAM ROWLAND. I know James Stevenson the builder; I see him in Court — I did not see him in Grove-road on 14th August last — I was not near the place — several witnesses can prove that I was some two miles from there at the time, and the whole of the day — I did not come out of any house there — perhaps it may be necessary to explain that I saw Mr. Stevenson some time previous, nearly a week before, and I then had some paper under my arm — I have known him for some years, and I know he is a man labouring under some impressions, in fact, I have the impression that he was not quite right in his mind. CAROLINE BRIMSON. I am single — I work in a laundry — I have an aunt who lodged at 33, Barnsley-street — Mrs. Musick used sometimes to attend upon her, she is an invalid — she is not bed ridden, but she was so for nine months — Mrs. Musick used to attend upon her — in consequence of Mrs. Musick going away, I went to Barnsley-street to attend upon my aunt — I had just left service — I went on the Tuesday — I do not know the day of the month, but it was on the Tuesday as Mrs. Emsley was supposed to be murdered on the Monday — I am quite sure of that — I went there at 10 o’clock in the morning — I was there the whole of that day and the next, and have been there ever since — I know the two young men, the Mullins, I saw them there — I saw one on the Tuesday, the shortest one (Thomas) — the other one was not there at all on the Tuesday — he was there on the Tuesday’week; the following Tuesday — I remember the place being waterI washed — I was there at the time, because the prisoner borrowed my aunt’s pail to do it with — the prisoner water-washed the place on the Thursday, not on the Tuesday, but Thursday — that was not the first time I had seen the prisoner there — I saw him on the Tuesday morning between 9 and 10 o’clock — I am quite sure the water-washing was on the Thursday. Cross-examined by MR. BEST. Q. Were you attending upon your aunt at this time? A. Yes, I was principally engaged with my aunt during the day, I when I had nothing to do at the laundry — my aunt had the up stairs apartmeats — I was up and down — I did not go in and out of Mullins’s room — I was never in his room in my life — he washed the passage — on the Thursday, it was a wash of a yellowish cast — I did not notice whether it, was first white-washed on the Saturday. MR. SERJEANT PARRY. Q. Did Mullins do anything at all on the Tuesday in the way of water-washing? A. No. GUILTY. — DEATH. THE END
Il caso controverso della signora Emsley
Nella feroce indignazione popolare suscitata da un crimine sanguinoso, c’è una tendenza, condivisa sia dai giudici che dalle giurie, a ignorare o considerare irrilevanti quelle dubbi i cui benefici sono considerati uno dei privilegi dell’accusato. Lord Tenterden ha ridotto al minimo la teoria del dubbio, affermando che una giuria abbia il diritto di emettere un verdetto basandosi su prove che accetterebbe come definitive anche in questioni di vita o di morte. Ma se ci si sovviene quante volte siamo stati certi di qualcosa e poi ci siamo sbagliati, quante volte ciò che sembrava certo ci ha deluso, e quante volte ciò che pareva impossibile è invece avvenuto, ci rendiamo conto che se il diritto penale fosse basato su tali principi, probabilmente sarebbe esso stesso il “grande assassino” dell’Inghilterra. Molto più saggio è quindi ritenere che sia meglio che novantanove colpevoli scampino alla punizione piuttosto che che un innocente soffra; pertanto, se si può affermare che esista una possibilità su cento a favore dell’imputato, egli ha diritto ad essere assolto. Non c’è dubbio che, in Inghilterra, il verdetto scozzese di “Non provato”, che né condanna né assolve, sarebbe stato applicato in molti casi che, secondo la nostra legge più severa, si sarebbero conclusi con l’esecuzione. Un simile verdetto sarebbe probabilmente stato accolto con favore sia dal giudice che dalla giuria che hanno esaminato le particolari circostanze del caso della signora Mary Emsley. Lo straniero a Londra che si allontana dai sentieri battuti e si addentra nelle zone dove vivono i lavoratori rimane sbalordito dalla loro uniformità, dalle infinite file di case in mattoni uguali, interrotte solo da qualche pub o da chiese sparse qua e là. L’espansione della grande città è stata in gran parte dovuta alla costruzione di queste lunghe file di abitazioni umili; negli anni successivi alla fine della Guerra di Crimea e fino al 1860, si registrò un’intensa attività in questa direzione. Molti piccoli imprenditori, ipotecando continuamente ciò che avevano costruito e utilizzando i capitali ottenuti per avviare nuovi progetti anch’essi ipotecati, riuscirono a edificare strada dopo strada, accumulando così ingenti fortune grazie all’aumento generale dei valori immobiliari. Tra questi speculatori astuti c’era John Emsley, che alla sua morte lasciò tutte le sue proprietà alla moglie Mary.
Mary Emsley, ormai una donna anziana, aveva vissuto per troppo tempo in condizioni umili senza mai cambiare il proprio stile di vita. Non aveva figli e tutte le sue attività ruotavano intorno alla gestione economica delle sue proprietà e al riscatto degli affitti settimanali da parte degli inquilini che vi abitavano. Donna severa, eccentrica e dall’aspetto cupo, suscitava sentimenti misti di avversione e curiosità tra gli abitanti di Grove Road, a Stepney, dove si trovava la sua casa. Le sue proprietà si estendevano su Stratford, Bow e Bethnal Green, e nonostante l’età intraprendeva spesso lunghi viaggi per gestirle: riscuotere gli affitti, sfrattare gli inquilini, ecc., dimostrando sempre una grande abilità nel negoziare. Per risparmiare, quando aveva bisogno di aiuto nella gestione delle sue proprietà preferiva assumere agenti temporanei piuttosto che un rappresentante a tempo pieno. Molti le facevano lavori occasionali; tra questi c’erano due uomini i cui nomi in seguito divennero noti al pubblico: John Emms, un calzolaio, e George Mullins, un intonacatore. Nonostante la sua ricchezza, Mary Emsley viveva completamente da sola, ad eccezione di una donna che veniva ogni sabato a pulire la casa. Dimostrava anche un’estrema timidezza e cautela, caratteristiche spesso riscontrabili in persone che in seguito venivano vittime di violenza, come se nell’essere umano esistesse qualche vago istinto profetico. Apriva la porta con riluttanza e ogni visitatore veniva osservato dalla finestra della sua stanza. La sua fortuna le avrebbe permesso di godersi ogni lusso, ma abitava in una casa piccola, composta da due piani e un seminterrato, con un giardino trascurato; il suo stile di vita era ancora più semplice della sua dimora. Fu un’età avanzata strana e innaturale.
Mary Emsley fu vista viva per l’ultima volta nella serata di lunedì 13 agosto 1860. Quel giorno, alle sette di sera, due vicini la videro seduta alla finestra della sua camera da letto. Il mattino seguente, poco dopo le dieci, uno dei suoi agenti temporanei andò a chiederle informazioni riguardo ai rubinetti di rame, ma non ottenne risposta alle sue ripetute bussate. Anche nel corso del martedì molti altri visitatori ebbero lo stesso problema; mercoledì e giovedì trascorsero senza alcun segno di vita all’interno della casa. Si sarebbe potuto pensare che questo avrebbe destato immediatamente sospetti, ma i vicini erano troppo abituati alle eccentricità della vedova per allarmarsi subito. Fu solo venerdì che John Emms, il calzolaio, notò lo stesso silenzio inquietante nella casa. Allora provò paura che fosse accaduto qualcosa di brutto. Corse da Mr. Rose, l’avvocato di Mary Emsley, e da Mr. Faith, un suo parente lontano; i tre uomini tornarono insieme alla casa. Lungo la strada incontrarono il poliziotto Dillon, che li accompagnò.
La porta d’ingresso era chiusa a chiave e le finestre erano sprangate; quindi il gruppo attraversò il muro del giardino per raggiungere l’ingresso posteriore, che sembrava essere stato aperto senza difficoltà. John Emms guidava la strada, poiché conosceva bene la casa. Al piano terra non c’era traccia della vecchia donna; il solo rumore che rompeva il silenzio era lo scricchiolio delle loro scarpe e il sussurro sommesso delle loro voci. Salirono le scale con un senso di sollievo. Forse tutto sarebbe andato bene, dopotutto: era molto probabile che quella strana vedova fosse andata a fare una visita da qualcuno. Ma quando arrivarono al pianerottolo, John Emms si fermò di colpo; gli altri, guardando oltre di lui, videro ciò che spezzò ogni loro speranza.
C’era l’impronta di un piede umano, appena visibile nel sangue sul pavimento di legno. La porta della stanza d’ingresso era quasi chiusa; quell’orribile presagio si presentava davanti a loro, con le punte del piede rivolte verso l’esterno. Il poliziotto provò ad aprirla, ma qualcosa all’interno la impediva di muoversi. Alla fine, grazie ai loro sforzi congiunti, riuscirono ad entrare. Lì giaceva la povera vecchia donna: i suoi arti magri erano distesi sul pavimento; sotto un braccio aveva due rotoli di carta da parati, mentre altri erano sparsi intorno a lei. Era evidente che i terribili colpi che le avevano frantumato la testa l’avevano colpita all’improvviso, lasciandola priva di sensi in un istante. Non aveva avuto il tempo di provare quella paura anticipatoria che è l’unica vera orrore della morte.
La notizia dell’omicidio di un residente così conosciuto causò grande agitazione nel quartiere, e furono fatti tutti gli sforzi possibili per individuare l’assassino. La ricompensa offerta dal governo, inizialmente di 100 sterline, fu presto aumentata a 300 sterline, ma senza successo. Un’attenta ispezione della casa non rivelò nulla che potesse costituire una pista affidabile. Era difficile determinare l’ora dell’omicidio, poiché c’erano motivi per ritenere che la donna morta a volte trascurasse di fare il letto; quindi il fatto che il letto fosse disfatto non significava necessariamente che vi si fosse dormito. Era completamente vestita, come avrebbe fatto alla sera, e era improbabile che alle prime ore del mattino si occupasse di comprare carta da parati. In generale, le prove sembravano indicare che il crimine fosse stato commesso lunedì sera, dopo le sette. Non c’era stata alcuna forzatura su porte o finestre, quindi l’assassino doveva essere stato fatto entrare dalla signora Emsley. Non era conforme alle sue abitudini permettere a qualcuno che non conosceva di entrare a quell’ora, e la presenza della carta da parati indicava che si trattasse di qualcuno con cui aveva degli affari da sbrigare. Per il momento, la polizia sembrava essere sulla buona strada. L’assassino non sembrava aver tratto grandi vantaggi dal suo crimine, poiché l’unica somma di denaro presente in casa, 48 sterline, fu trovata nascosta nel seminterrato, e non mancava nulla se non alcuni oggetti di scarso valore. Per settimane il pubblico attese con impazienza l’arresto dell’assassino, mentre la polizia rimase silenziosa, ma attiva. Alla fine, l’arresto avvenne in modo piuttosto drammatico.
Tra le molte persone che avevano guadagnato piccole somme di denaro aiutando la donna assassinata, c’era un uomo dall’aspetto rispettabile di nome George Mullins, sulla cinquantina, con la schiena dritta tipica di chi in passato aveva ricevuto una buona formazione. Infatti, aveva prestato servizio nella polizia irlandese e aveva vissuto molte altre esperienze prima di stabilirsi come intonacatore nell’East End di Londra. Fu proprio quest’uomo a presentarsi al sergente Tanner della polizia e a fornire una dichiarazione che sembrava in grado di risolvere l’intero mistero.
Secondo quanto raccontò, Mullins aveva fin dall’inizio sospettato di Emms, il calzolaio, e aveva preso delle misure per verificare le sue supposizioni, spinto sia dal desiderio di giustizia che dalla speranza di ottenere la ricompensa offerta. Le 300 sterline rappresentavano una tentazione enorme per lui. “Se tutto va bene, me ne occuperò io”, disse durante il suo primo colloquio con la polizia, aggiungendo, in riferimento alla sua precedente esperienza nel settore della polizia, che “era abile in queste cose”. Era così abile che la sua descrizione di ciò che aveva visto e fatto fornì alla polizia un’ottima pista su cui agire.
Sembra che il calzolaio vivesse in una piccola capanna ai margini di un vecchio campo di mattoni. In quel campo, a circa cinquanta metri dalla capanna, c’era un capanno in rovina che era stato abbandonato. A quanto pare, da tempo Mullins teneva d’occhio Emms e aveva notato che questi portava fuori dalla sua capanna un pacco di carta per poi nasconderlo da qualche parte nel capanno. “È molto probabile”, disse l’astuto Mullins, “che stia nascondendo parte del bottino che ha rubato”. Anche la polizia riteneva che questa ipotesi non fosse impossibile; così, il mattino seguente, tre agenti, con Mullins al loro seguito, si presentarono alla capanna di Emms e perquisirono sia l’interno che il capanno. Tuttavia, i loro sforzi risultarono vani: non fu trovato nulla.
Questo risultato non fu affatto soddisfacente per l’attento Mullins, il quale li rimproverò aspramente per non aver nemmeno ispezionato a fondo lo stallo e li persuase a provare di nuovo. Lo fecero sotto la sua supervisione, e questa volta ottennero i migliori risultati. Dietro un pezzo di legno nello stallo trovarono un pacchetto di carta di natura molto curiosa: era legato con del nastro grosso, e aprendolo scoprirono un altro pacchetto legato con filo di cera. All’interno c’erano tre cucchiai piccoli e uno grande, due lenti ottiche, e un assegno intestato a Mrs. Emsley, che si sapeva fosse stato pagato il giorno dell’omicidio. Non c’era dubbio che anche gli altri oggetti appartenessero alla donna morta. La scoperta era di estrema importanza; l’intero gruppo si recò quindi alla stazione di polizia, mentre Emms era coperta da confusione e disperazione, mentre Mullins provava un grande orgoglio per essere stato un detective dilettante così efficace. Ma la sua vittoria non durò a lungo: alla stazione di polizia l’ispettore lo accusò di essere coinvolto personalmente nella morte di Mrs. Emsley.
“È così che mi trattate dopo che vi ho fornito queste informazioni?”, gridò.
“Se sei innocente, non ti accadrà nulla di male”, disse l’ispettore, e l’uomo fu immediatamente portato in tribunale per il processo. Questo improvviso ribaltamento della situazione suscitò grande clamore nell’opinione pubblica; ovunque si esprimeva profondo disgusto verso quell’uomo accusato non solo di un omicidio commesso con estrema freddezza, ma anche di aver cercato deliberatamente di incolpare un altro al fine di ottenere la ricompensa. Presto si capì che Emms era almeno innocente, poiché riuscì a fornire un alibi molto convincente. Ma se Emms era innocente, chi allora era il colpevole? Solo l’uomo che aveva nascosto gli oggetti rubati nel capanno, e chi altri poteva essere se non Mullins, che aveva informato la polizia della loro presenza lì? Il caso fu giudicato in anticipo dall’opinione pubblica, prima ancora che il prigioniero comparisse in aula; le prove preparate dalla polizia non erano sufficienti per far cambiare loro idea. Una serie di fatti incriminanti venne presentata al tribunale dal sergente Parry presso la Corte Penale Centrale il 25 ottobre, circa dieci settimane dopo l’omicidio.
A prima vista, le prove contro Mullins sembravano irrefutabili. Un’ispezione delle sue stanze subito dopo l’arresto permise alla polizia di trovare del nastro adesivo sul caminetto, che corrispondeva esattamente a quello utilizzato per sigillare il pacco. Ogni striscia di nastro conteneva trentadue fili. Fu anche trovato un pezzo di cera da calzolaio, proprio quello necessario per incollare i lacci dei pacchi interni. La cera da calzolaio non era una sostanza di cui Mullins avesse bisogno nel suo lavoro, quindi l’accusa ipotizzò che l’avesse acquistata apposta per far ricadere i sospetti su quel povero calzolaio. Fu trovato anche un martello da muratore, che poteva essere stato utilizzato per infliggere le ferite, nonché una cucchiaiata che corrispondeva esattamente a quelle perdute dalla signora Emsley. Si scoprì inoltre che la signora Mullins aveva venduto di recente una piccola custodia da portapenne d’oro a un barista del quartiere, e due testimoni dichiararono con certezza che quella custodia apparteneva alla signora Emsley e che era in suo possesso poco prima della sua morte. Fu trovata anche una coppia di stivali; uno di essi sembrava adattarsi perfettamente all’impronta lasciata sul pavimento, e prove mediche confermarono la presenza di capelli umani sulla suola dello stivale stesso. Altre prove mediche evidenziarono la presenza di tracce di sangue sulla custodia da portapenne venduta dalla signora Mullins. La donna incaricata delle pulizie, che veniva ogni sabato, testimoniò che due giorni prima dell’omicidio Mullins era entrato in casa portando con sé dei rotoli di carta da parati; la signora Emsley gli aveva chiesto di portarli nella stanza dove in seguito sarebbe avvenuta la tragedia. Era quindi logico che fosse proprio Mullins la persona con cui la signora Emsley aveva discusso dei colori della carta da parati. Inoltre, durante il giorno la signora Emsley aveva consegnato a Mullins una certa chiave; questa fu trovata nella stessa stanza del cadavere, e l’accusa chiese come potesse esserci finita se non era stata portata da Mullins stesso. Fino a quel momento, le prove presentate dalla polizia sembravano davvero convincenti; inoltre, vennero fornite ulteriori testimonianze che dimostravano che Mullins era stato visto sia andare verso il luogo del crimine che tornarne via. Un testimone, di nome Raymond, giurò di averlo visto quella sera alle otto in strada vicino alla casa della signora Emsley; indossava un cappello nero. Fu presentato anche un marinaio che affermò di averlo visto il giorno seguente poco dopo le cinque a Stepney Green; secondo il suo racconto, l’uomo gli era sembrato molto nervoso e agitato, e i suoi pantaloni erano molto gonfi; indossava un cappello marrone. Quando venne a sapere dell’omicidio, aveva immediatamente informato la polizia e giurò che si trattava proprio di Mullins.
Era proprio così come presentato contro l’accusato, e tale versione veniva rafforzata da molte altre piccole circostanze sospette. Una di queste era che, quando aveva fornito informazioni alla polizia su Emms, aveva detto che Emms era probabilmente l’unico uomo a cui la signora Emsley avrebbe aperto la porta.
“Non vi avrebbe aperta la porta nemmeno a voi, Mullins?”, chiese il poliziotto.
“No”, rispose lui. “Mi avrebbe chiamato dalla finestra del piano di sopra.”
Questa risposta – che si rivelò falsa – fu molto dannosa per lui durante il processo.
Fu un compito arduo quello che il signor Best dovette affrontare quando si alzò per difendere questa accusa complicata e di vasta portata. Prima di tutto, cercò di fornire un alibi chiamando i figli di Mullins, i quali erano disposti a testimoniare che lui era tornato a casa molto presto quel lunedì. Tuttavia, le loro testimonianze non furono particolarmente convincenti e vennero messe in dubbio dalla lavandaia, la quale dimostrò che i bambini confondevano una data con un’altra. Per quanto riguarda il berretto, l’avvocato sottolineò che i muratori utilizzavano capelli umani nel loro lavoro e osservò come l’accusa non fosse riuscita a dimostrare che ci fosse davvero del sangue sul berretto stesso da cui si supponeva provenisse l’impronta. Inoltre, riguardo alla macchia di sangue sulla scatola dei matite, fece notare che il barista, dopo aver comprato la matita, l’aveva pulita e lucidata con cura; quindi, se c’era davvero del sangue su di essa, sicuramente non era quello della signora Emsley. Commentò anche la discrepanza tra le testimonianze di Raymond, che aveva visto l’accusato alle otto di sera con un cappello nero, e quelle del marinaio, che lo aveva incontrato alle cinque di mattina con uno marrone: se l’ipotesi dell’accusa era che l’accusato avesse trascorso la notte nella casa della donna assassinata, come mai il suo cappello fosse cambiato? Uno o entrambi i testimoni dovevano essere inaffidabili. Inoltre, il marinaio aveva incontrato il misterioso sconosciuto a Stepney Green, il che era del tutto fuori dalla zona tra il luogo del crimine e l’abitazione di Mullins.
Per quanto riguarda le tasche gonfie, solo pochi oggetti erano stati presi dalla casa, e sicuramente non avrebbero potuto far gonfiare le tasche dei rapinatori. Né Raymond né il marinaio avevano fornito prove che il prigioniero portasse con sé il martello da muratore utilizzato per commettere l’omicidio.
E ora egli presentò due nuovi e molto importanti testimoni, le cui testimonianze fornirono un’altra di quelle sorprese improvvisi che avevano caratterizzato il caso. La signora Barnes, che abitava in Grove Road, di fronte al luogo del delitto, era pronta a giurare che alle venti minuti prima delle dieci di martedì mattina – dodici ore dopo l’ora in cui secondo la teoria della polizia il crimine era stato commesso – aveva visto qualcuno muovere le tende nella stanza al piano di sopra, e aveva anche notato che la finestra a destra era leggermente aperta. Ora, per quanto riguarda uno di questi due punti, era possibile che si trattasse di un’illusione, ma era difficile credere che avesse sbagliato in entrambi. Se davvero c’era qualcuno nella stanza in quel momento, che si trattasse della signora Emsley o del suo assassino, in ogni caso ciò dimostrava che la teoria dell’accusa era completamente errata.
La seconda testimonianza proveniva da Stephenson, un muratore, il quale dichiarò di aver visto quel martedì mattina Rowland, anch’egli muratore, uscire da una casa con dei rivestimenti murali in mano. Era poco dopo le dieci. Non riusciva a ricordare esattamente la casa, ma pensava che fosse quella della signora Emsley. Quando Stephenson lo fermò per chiedergli se lavorasse nel settore dei rivestimenti murali, Rowland rispose di sì.
“Sì, non lo sapevi?” disse Rowland.
“No,” disse Stephenson, “altrimenti ti avrei dato un lavoro o due.”
“Oh, sì, sono cresciuto in questo ambiente,” disse Rowland, e se ne andò.
In risposta a queste accuse, Rowland comparve in tribunale e affermò che considerava Stephenson poco intelligente. Ammise di aver avuto quell’incontro e quella conversazione, ma sosteneva che fossero avvenuti diversi giorni prima. In realtà, in quel momento stava rivestendo la casa accanto a quella della signora Emsley, ed era proprio da lì che era uscito.
Le questioni rimasero aperte quando il Capo Barone iniziò l’ardua compito di riassumere i fatti. Alcune delle prove su cui la polizia aveva fatto affidamento furono liquidate con estrema leggerezza da parte sua. Per quanto riguardava la pellicola adesiva, la maggior parte di esse era composta da trentadue strisce, e sembrava evidente che i due pezzi non fossero esattamente dello stesso tipo. La cera da calzolaio non era una sostanza insolita, e non si poteva biasimare un imbianchino per possedere un martello da imbianchino. Anche la scarpa non assomigliava in modo preciso all’impronta di sangue, quindi non si potevano trarre conclusioni definitive al suo riguardo. Il punto debole della difesa era che sembrava quasi certo che Mullins avesse nascosto quegli oggetti nel capanno. Se non aveva commesso il crimine, perché allora non aveva fornito spontaneamente spiegazioni su come fossero finiti in suo possesso? La sua affermazione secondo cui la signora Emsley non gli avrebbe aperto la porta, quando invece era certo che lo avrebbe fatto, era molto contro di lui. D’altra parte, le testimonianze contraddittorie del marinaio e dell’altro uomo che avevano visto Mullins vicino al luogo del crimine non erano particolarmente convincenti; inoltre, l’episodio della chiave non risultava affatto decisivo, poiché questa poteva essere stata restituita durante la giornata. Nel complesso, sembrava possibile superare tutti gli ostacoli tranne quello legato al nascondimento del pacchetto nel capanno, e questo particolare aspetto era così incriminante che, anche senza altri elementi, costituiva un caso molto grave.
La giuria deliberò per tre ore prima di dichiarare Mullins “colpevole”, decisione con cui il giudice concordò. Tuttavia, alcune delle sue parole durante la sentenza lasciavano intendere che non fosse affatto convinto della colpevolezza dell’imputato.
“Se anche ora riuscite a dimostrare di essere innocenti”, disse il giudice, “non dubito che verrà prestata attenzione a qualsiasi prova convincente venga presentata davanti a coloro che hanno il compito di applicare la legge”.
Alludere alla possibilità dell’innocenza di una persona e allo stesso tempo condannarla a morte sembra un procedimento piuttosto barbaro e illogico. È vero che le prove contro Mullins erano molto convincenti, e che i suoi precedenti risultavano estremamente negativi; tuttavia, anche le prove circostanziali, anche quando indicano chiaramente una direzione, non possono essere accettate con troppa leggerezza, poiché è quasi sempre possibile interpretarle in modo diverso.
In questo caso, anche ammettendo che le prove fornite dai figli di Mullins riguardo all’alibi siano prive di valore, e anche considerando che le testimonianze del signor Stephenson possano essere ignorate, rimane comunque la testimonianza positiva e assolutamente imparziale della signora Barnes, la quale sembrerebbe dimostrare che, anche se Mullins avesse commesso il crimine, l’abbia fatto in modo completamente diverso da quanto immaginasse la polizia. Inoltre, non è forse estremamente improbabile che un uomo compia un omicidio intorno alle otto di sera, rimanga tutta la notte in casa con il corpo della vittima, agisca al buio – poiché una luce che si muovesse nella casa sarebbe sicuramente stata notata dai vicini – e non fugga durante la notte, ma aspetti invece la piena luce di una mattina d’agosto prima di uscire?
Dopo aver letto le prove, rimane l’impressione inconfutabile che, sebbene Mullins fosse molto probabilmente colpevole, la polizia non sia mai riuscita a stabilire i dettagli del crimine, e che esistesse il rischio di un errore giudiziario quando è stata emessa la sentenza di morte.
All’epoca ci furono molte discussioni tra gli addetti al diritto riguardo alla sufficienza delle prove, ma il pubblico in generale era abbastanza soddisfatto, poiché il crimine era così scioccante da suscitare un’opinione negativa universale nei confronti dell’accusato. Mullins fu impiccato il 19 novembre e lasciò dietro di sé una dichiarazione in cui ribadiva la propria innocenza. Non tentò mai di spiegare le circostanze che gli costarono la vita, ma dichiarò nelle sue ultime ore di credere nell’innocenza di Emms, il che alcuni hanno interpretato come una confessione secondo cui fosse stato lui stesso ad inserire gli oggetti incriminanti nel capanno. Quarant’anni sono trascorsi senza che vengano fornite nuove informazioni su questo caso.
Trascrizione del processo per l’omicidio di Emmsley
Procedimenti della Corte dell’Old Bailey, 22 ottobre 1860
Presieduto dal Lord Chief Baron Pollock
Numero di riferimento: t18601022-874
874. James Mullins (52) fu incriminato per l’omicidio volontario di Mary Emsley; fu anche accusato dello stesso reato durante l’inchiesta del coroner.
Il pubblico ministero, il sergente Parry, insieme ai signori Clerk e Orridge, condussero l’accusa.
WILLIAM ROSE. Sono un avvocato che risiede in Victoria-Park Square; conoscevo la signora Mary Emsley, che abitava al numero 9 di Grove Road: era una mia cliente e lo è stata per diversi anni prima della sua morte. Possedeva diverse proprietà immobiliari in quella zona e riscuoteva personalmente gran parte degli affitti dai locatari settimanali; viveva da sola, senza alcun domestico. Conoscevo una persona di nome Walter Emm che occasionalmente l’aiutava nel riscuoto degli affitti. Venerdì 17 agosto, Emm venne da me e mi comunicò qualcosa; non andai con lui, ma gli dissi di recarsi da solo all’indirizzo indicato e di incontrarmi lì. Lì incontrai Dillon; quando arrivammo, la porta della casa era chiusa a chiave. Bussammo alla porta principale, ma non fu possibile entrare. Allora chiesi al poliziotto di scalare il muro sul retro: lo fece e disse che la porta era aperta; io lo seguii e insieme entrammo nella casa. Non trovammo nessuno al piano terra; la porta del salotto era aperta e sembrava che anche la finestra posteriore fosse leggermente socchiusa. C’erano due salotti, uno davanti all’altro, che si collegavano tra loro formando una sola stanza. Salimmo al primo piano: la porta della camera da letto principale era aperta; quella era la stanza in cui la signora Emsley dormiva. C’era anche una piccola stanza sul retro, piena di legna; sembrava che il letto non fosse stato utilizzato. Salimmo poi al secondo piano: la porta della stanza principale era aperta e lì vidi il corpo della signora Emsley, con la testa rivolta verso le scale, vicino alla porta d’ingresso; il corpo era così posizionato da impedire che la porta si chiudesse. Era quasi impossibile entrare nella stanza senza calpestare il cadavere. Davanti a lei c’era un mazzo di fogli utilizzati per tappezzare le stanze, e due pezzi di carta sotto il suo braccio. Su mia richiesta, fu chiamato il dottor Gill; arrivò quasi immediatamente. La signora Emsley rimase nella posizione in cui era fino all’arrivo del dottore; su mio ordine, non fu disturbata in alcun modo. Quel giorno, notai questa chiave: è davvero particolare. La vidi nella camera da letto della signora Emsley, al primo piano; c’era un tavolo accanto alla finestra. Non sono sicuro che fosse in un cestino, ma credo di sì; nel cestino c’erano alcuni biscotti e altre chiavi. Tuttavia, notai quella chiave soprattutto per il suo particolare ornamento a forma di fiocco.
Interrogato dal signor BEST (insieme al signor PALMER).
Q: Lei conosceva il prigioniero, giusto?
A: Non credo di averlo mai visto prima che venisse arrestato; penso che quella sia stata la prima volta che l’ho incontrato; per quanto ne so, non lo avevo mai visto prima. Penso che la signora Emsley avesse una persona di nome Rowland che le aiutava a raccogliere gli affitti. Non ho mai sentito parlare di un uomo di nome Wright. Non sono sicuro che una persona di nome Wilson, residente a Ratcliffe, non abbia raccolto alcuni affitti. Lui è uno inquilino della signora Emsley. Non ne ho conoscenza personale. La porta d’ingresso era chiusa con una serratura comune e una chiave a leva. Ho controllato la porta esterna e ho notato che sembrava essere stata tirata verso l’interno; non era fissata dall’interno. C’erano dei bulloni all’interno, ma non erano stati chiusi. Non sembrava esserci stata alcuna forza esterna che avesse causato il danneggiamento. C’era una grande quantità di sangue in questa stanza dove abbiamo trovato la vittima; non era dappertutto. C’era un laghetto di sangue. Non ho notato particolari schizzi di sangue nella stanza. L’odore e l’aspetto del luogo erano così disgustosi che non sono entrato per esaminarlo più attentamente.
EDWARD DILLON (sergente di polizia, K 19). Venerdì 17 agosto fui chiamato da un uomo di nome Emm al numero 9 di Grove-road; andai lì e trovai il signor Rose, il signor Faith, il signor Whitaker e il signor Biggs ad aspettare fuori dalla casa. Entrai nell’edificio accanto e passai attraverso il muro posteriore fino al cortile della casa del defunto; la porta sul retro era chiusa a chiave, mentre la porta d’ingresso era chiusa con una serratura a molla ma non a doppio scatto; avrebbe potuto essere chiusa a doppio scatto. Non c’erano chiavioni tirati; se qualcuno fosse uscito e avesse richiuso la porta dietro di sé, questa sarebbe rimasta sicuramente chiusa a chiave. Entrai quindi nella sala posteriore e notai che la finestra sul retro era sollevata di circa quattro o cinque pollici; le persiane erano chiuse ma non fissate; entrai anche nella sala d’ingresso: le persiane erano abbassate e le tende tirate indietro. Salii al piano di sopra e vidi una camera d’ingresso; il letto sembrava non essere stato utilizzato di recente, non era fatto. Le tende della finestra a destra erano abbassate e quelle a sinistra sollevate. Entrai poi nella stanza sullo stesso piano, che era piena di legname e numerosi drappi di carta; salii le scale e vidi il defunto disteso morto nella camera d’ingresso, al piano sopra quella principale. La finestra a sinistra era sollevata di qualche centimetro, quella a destra abbassata; il defunto giaceva sul lato sinistro, con la testa appoggiata allo stipite della porta; il viso era rivolto verso il basso, sul lato sinistro. Nella stanza c’erano numerosi drappi di carta, anche dietro la schiena del defunto; ce n’erano alcuni vicino alla sua testa. Notai anche le tracce di sangue sul pavimento del corridoio esterno. Non ero presente quando quel pezzo di legno fu tagliato via; successivamente fu chiamato il dottor Gill, e rimasi lì fino al suo arrivo. Tutto rimase nello stesso stato in cui l’ho descritto.
Gill fece la sua apparizione; dalla direzione della traccia lasciata dal piede, si poteva dedurre che fosse entrato dalla stanza. Esaminai tutti i bulloni delle porte e delle persiane della casa, ma non trovai alcun segno di un’irruzione violenta. Successivamente ispezionai le stanze al piano di sotto e scoprii un anello da lutto d’oro nascosto tra il telaio del letto e il materasso; l’anello si trova ora in tribunale, è in possesso dell’ispettore. Lo trovai nella camera da letto al primo piano; portava inciso il nome di Samuel Emsley. Vidi anche tre monete da mezzo penny su una sedia. Detti l’anello all’ispettore Kerrison e rimasi sul posto fino a quando non fui congedato. Il giardino della casa è circondato da muri; i giardini delle case situate dietro quelle in Grove-road confinano su entrambi i lati con il giardino della casa del defunto. Non c’è alcuna strada che li separi. Le case in Grove-street si trovano alle spalle di quelle in Grove-road; la porta posteriore del numero 9 è dotata di una finestra di vetro.
Interrogatorio incrociato.
Q: Siete entrato in questa stanza dove avete trovato la vittima distesa; avete notato se ci fosse molto sangue intorno?
A: C’era una grande quantità di sangue; c’erano molte macchie sul pavimento e sul muro, come se il sangue fosse schizzato fuori dalla persona che era stata colpita.
MR. SERJEANT PARRY: Avete notato in quale direzione sembrava essere fluito il sangue?
A: Sembrava essersi diffuso davanti alla donna, partendo dalla posizione in cui l’avevo trovata, e una grande quantità di sangue si era sparsa alle sue spalle.
SAMUEL LAWRENCE GILL. Sono membro del College of Physicians di Edimburgo e chirurgo a Londra; sono stato chiamato per esaminare la defunta. L’ho trovata distesa supina sul lato sinistro, con il viso leggermente rivolto verso sinistra, verso le assi del letto; era vestita e non c’erano segni che avesse preparato il letto per dormire. La prima ferita che ho notato era una grande apertura nella parte posteriore del cranio, che si estendeva profondamente nel cervello; penso fosse il risultato di colpi ripetuti. Quella sola ferita era sufficiente a causare la morte. C’erano inoltre numerosi frammenti del cranio rimasti all’interno del cervello e accumulatisi nella sua sostanza. La parte posteriore del cervello era chiaramente danneggiata; c’erano altre ferite che avrebbero potuto causare la morte, tra cui quella sopra l’orecchio sinistro, una ferita contusa che aveva spinto l’intera osso temporale di quel lato all’interno del cranio. C’era anche una ferita lacero-contusa sopra l’arcobaleno sinistro e un’altra ferita nell’orecchio sinistro. Prima di vedere questo martello, avevo già formulato un’ipotesi sul tipo di arma utilizzata per infliggere questi colpi; quella ferita, causata da ripetuti colpi, poteva essere stata prodotta dal lato smusso di quel martello. Ho verificato che la lama del martello corrispondeva alla lunghezza di quella ferita sull’arcobaleno; ritengo quindi che sia stato proprio quel tipo di arma ad aver causato il danno. Ho notato anche una grande quantità di sangue: c’era un pozzetto sul pavimento formato dal sangue che era fuoriuscito dal corpo e si era diffuso nella stanza attraverso la porta. La parte della stanza dove si trovava la testa della donna presentava un’inclinazione; ho notato inoltre una traccia di sangue sulla parte inferiore del suo grembiule, ma si trattava di una macchia superficiale, probabilmente causata dall’essere stato spostato sopra la testa.
Interrogato ulteriormente.
Q: Potrebbe formarsi un’opinione in base all’aspetto delle ferite riguardo al fatto che una di esse sia stata inflitta per prima?
A: Sarebbe soltanto una questione di opinione, ma tenderei a pensare che la ferita sulla tempia sia stata inferta per prima; sembrava essere il risultato di un unico colpo. Il corpo era leggermente in decomposizione quando l’ho esaminato: il viso presentava segni evidenti di decomposizione, mentre la ferita all’arcata sopraccigliare non sembrava essere altrettanto avanzata. C’erano chiari indizi di decomposizione in corso; in alcune circostanze, infatti, questa processo può causare le ferite ad espandersi e a aprirsi. Non credo che la ferita si fosse dilatata a causa della decomposizione, poiché era relativamente asciutta. In questo caso, la ferita avrebbe sicuramente presentato segni di apertura. Non ricordo esattamente quanto tempo sia trascorso dopo il mio primo esame prima che mi venisse mostrato quel martello; probabilmente una settimana, o forse di più. Non ne ho alcun ricordo preciso; potrebbe anche essere stato due settimane. Non l’ho confrontato direttamente con il corpo della vittima; ho semplicemente misurato la ferita e ne ho esaminato la profondità con le dita. La mia opinione riguardo all’arma utilizzata si basa sull’aspetto delle ferite stesse, nonché sulla mia esperienza nell’esaminare ferite causate da vari tipi di strumenti. Un pezzo di ferro, o una barra di ferro con l’estremità affilata, senza dubbio potrebbero aver prodotto ferite del genere. Penso che sia possibile che le ferite alla parte posteriore della testa siano state causate da un’arma più grande. Ho considerato anche la possibilità che fosse stato utilizzato un martello; tuttavia, la ferita in quel punto era di dimensioni considerevolmente maggiori rispetto alle dimensioni del martello stesso. Immagino che qualsiasi arma sia stata usata abbia lasciato tracce evidenti di sangue su di essa. MR. SERJEANT PARRY: Q: È possibile che ferite così gravi, più grandi di qualsiasi singola ferita, siano state causate da quel martello attraverso colpi ripetuti?
A: Sì, è possibile. Ho misurato la ferita all’arcata sopraccigliare: aveva una lunghezza di un pollice e mezzo. Tutto ciò che posso dire è che quel martello potrebbe essere stato l’arma utilizzata per infliggere quelle ferite. Quando ho esaminato il corpo, ho ritenuto con ogni probabilità che la vittima fosse morta da tre o quattro giorni. L’ho vista venerdì a mezzogiorno. Quello che ho osservato era del tutto coerente con l’ipotesi che l’aggressione sia avvenuta lunedì 13 agosto.
CORT: Q: Afferma che l’aspetto della vittima fosse compatibile con il fatto che fosse stata ferita lunedì. Che ciò che le è accaduto potrebbe essere avvenuto proprio quel giorno?
A: Sì, molto probabilmente. Non sarei in grado di stabilire con precisione entro quale giorno esatto. Potrebbe essere stato lunedì sera, o martedì mattina, o anche domenica. Dipendeva dalle condizioni atmosferiche del momento.
ELIZABETH PASHLEY. Abito al numero 16 di Grove-road, esattamente di fronte al numero 9, dove abitava la signora Emsley; vivo lì da dodici anni. L’ultima volta che l’ho vista viva è stato lunedì sera, il 13 agosto, tra le 7 e le 8: era seduta alla finestra del primo piano. Di solito andava a letto intorno alle 10, o anche prima; però spesso lo faceva verso quell’ora. Le persiane della sua casa erano sempre chiuse al tramonto; non le ho mai viste aperte dopo il calare delle tenebre. Ho notato che la sera del 13 agosto le persiane erano aperte, il che mi ha colpito. Il giorno seguente, all’alba, ho osservato di nuovo la casa: le persiane erano ancora aperte; le tende erano esattamente come il lunedì precedente. Una delle tende del primo piano era abbassata, mentre l’altra era sollevata per più della metà; al secondo piano non c’erano tende, e una delle finestre era leggermente aperta. Mercoledì ho visto qualcuno bussare alla porta tre volte; ho notato anche altre persone che bussavano, ma non ricordo esattamente in quali giorni. Quando qualcuno bussava alla porta della defunta, lei apriva la finestra del primo piano e parlava con loro da lì; a volte parlava anche dall’area recintata sopra la finestra. Non c’era alcun accesso alla casa da quella parte; permetteva di entrare solo a coloro che avevano l’abitudine di andarci o che lavoravano lì. Se conosceva quelle persone, scendeva giù o rispondeva dalla finestra. Ma prima guardava sempre fuori.
Interrogatorio successivo: Q. Non c’era nessuno in casa con lei? A. No; per quanto ne so, non aveva mai domestici. Non so quante persone avessero l’abitudine di visitarla durante il giorno. Di solito era fuori; solo poche persone che lavoravano lì entravano in casa. Non posso dire esattamente quante. Non più di una dozzina. Non aveva mai artigiani che venissero a casa sua. Ho visto un tappezziere entrare, così come il signor Rowland e il signor Emm. Non conosco i signori Wilson o Wright. Ho visto altre persone entrare, ma erano solitamente persone che le portavano cose. So che lei le conosceva.
ELIZABETH FRANCES MUGGERIDGE. Vivo al numero 17 di Grove-road, quasi di fronte alla casa della defunta, la signora Emsley. Lunedì 13 agosto, verso le 19:00, la vidi seduta alla finestra della sua camera da letto al primo piano; non notai che facesse nulla di particolare. Quella stessa sera, tra le 22:00 e le 23:00, osservai di nuovo la casa: le persiane del salotto erano aperte e una delle tende era tirata più indietro del solito; inoltre, la finestra della camera da letto al primo piano era semi-aperta, il che era insolito. Avevo notato che aveva l’abitudine di chiudere le persiane al tramonto e avevo anche visto che, quando qualcuno veniva a trovarla, lei guardava fuori dalla finestra o rispondeva dal piano di sopra. Mercoledì mattina, intorno alle 11:00, vidi un uomo e una donna bussare alla porta; bussarono più volte senza essere ammessi. Non notai nessun altro dopo quel momento. WILLIAM SMITH. Lavoro per il signor Linsell, un mercante di stoffe in Mile-end-road. Non conoscevo personalmente la signora Emsley; ricordo che martedì 14 agosto, verso le 8:30 del mattino, dovetti portare un messaggio da lei. Fui mandato dal mio padrone e bussai alla porta per circa cinque minuti, abbastanza forte da essere sentito, se qualcuno fosse stato in casa. Tornai più tardi, nel pomeriggio tra le 20:00 e le 21:00, ma non fui ammesso nemmeno quella volta. Guardai attraverso la serratura per vedere se c’era qualcuno. JOHN COOK. Vivo a Peckham e sono un costruttore. Il 14 agosto, poco dopo le 10:00 del mattino, andai al numero 9 di Grove-road, alla casa della signora Emsley, per acquistare alcune stoffe da tappezzeria. Avevo ricevuto una nota il 10 agosto in cui mi diceva che ne aveva disponibili. Bussai tre volte, ma non fui ammesso. Allora girai intorno al quartiere e tornai ancora; bussai di nuovo, ma senza successo. Durante l’interrogatorio: “Conosceva già questa signora anziana?” “La conoscevo da circa due anni. Prima non avevo mai avuto rapporti daffari con lei riguardo alle stoffe da tappezzeria. Sto costruendo sulla sua proprietà, quindi veniva spesso a trovarmi. Penso che l’ultima volta sia stata a casa mia alla fine di luglio.” EDWIN EMM. Sono il figlio di Walter Thomas Emm, un calzolaio che vive nei campi di mattoni di Bethnal-green. Conoscevo la defunta. Lunedì 13 agosto scorso, mio padre mi mandò a casa sua per prendere alcune rubinetti in ottone. Non ci andai quel giorno, ma il giorno dopo bussai alla porta.
Richard Tanner: Sono un sergente della polizia investigativa; conosco il prigioniero. Lo conosco solo da quando è avvenuto l’omicidio. Sono stato incaricato di indagare su questo caso insieme all’ispettore Thornton e al sergente Thomas. L’avevo già visto prima che mi comunicasse qualcosa, il 28 agosto, se ricordo bene. Era verso la fine di agosto: il sergente Thomas lo aveva portato dai suoi alloggi, e io, insieme all’ispettore Thornton, abbiamo discusso con lui riguardo all’omicidio della signora Emsley. L’abbiamo fatto venire per porre alcune domande. Sabato 8 settembre, verso le 18:00, è venuto a casa mia in Wood-street, Westminster. Non indossava occhiali quando è arrivato. Mi ha detto: “Sono venuto a darvi qualche informazione. Sono stato da Mr. Thornton, ma lui non c’è”. L’ho fatto entrare nel mio ufficio e mi ha detto: “Sergente Tanner, da quando vi ho visti voi e l’ispettore Thornton, ho iniziato a sospettare di una certa persona che potrebbe essere il colpevole. L’ho tenuto d’occhio”. Gli ho chiesto: “Prima di andare oltre, chi è questa persona?”. Mi ha risposto: “Emms”. Credo che il suo nome sia Emm, ma lui ha detto “Emms”. Ha continuato: “Stamattina alle 5:00 sono andato nel campo di mattoni degli Emsley e ho iniziato a osservare Emms, fingendo di raccogliere erbe. Tra le 8 e le 9:00 l’ho visto uscire di casa e dirigersi verso una capanna in rovina situata a circa cinquanta metri dalla sua abitazione. Ha portato fuori un grosso pacco, l’ha portato dentro, è rimasto lì per circa dieci minuti, poi è uscito di nuovo. Sembrava cercare qualcosa; aveva in mano un piccolo pacco, grande più o meno come una pentola da una pinta. Si è diretto verso un capanno annesso alla casa principale, è entrato dentro, è rimasto lì per circa due minuti, poi è uscito di nuovo con il pacco e se n’è andato”. Gli ho chiesto: “Cosa pensate che contenesse quel pacco?”. Mi ha risposto: “Non lo so, ”. Allora sono uscito con lui e siamo andati alla residenza dell’ispettore Thornton, che era vicina. Prima di arrivare lì, non ha detto nulla in più riguardo al pacco. Non ci ha fornito alcuna informazione su dove fosse stato messo. Siamo andati da Thornton, ma lui non c’era. L’ho accompagnato fino a Palace-yard. Gli ho offerto qualcosa da bere; abbiamo bevuto una birra. Quando siamo usciti, mi ha detto: “Adesso non andate via senza di me, ”. Voleva venire con me quella sera. Gli ho risposto: “No, non posso venire stasera, ”. Avevo un motivo per rifiutare. L’ispettore Thornton non c’era e lui era incaricato del caso. Penso di avergli detto: “Signor, ”
Thornton non è a casa; non posso andare senza di lui” – poi aggiunse: “Ora però non andartene senza di me”. Risposi: “No, sai che ho trascritto per iscritto il contenuto delle tue dichiarazioni in un libro, e le tue informazioni non verranno mai sfruttate a mio vantaggio; spero tu creda che siamo al di là di queste cose”. Lui disse: “Va bene”. Allora dissi: “Domani mattina verrò con te; manderò un sergente a prenderti. Dove dovrei mandarlo?” Lui rispose: “Al numero 17 di Oakum-street, Chelsea”. A quel tempo era stata offerta una ricompensa; ho trovato un avviso simile a quelli affissi in giro per Londra; venivano pubblicati ovunque nella città: prima una ricompensa di 100 sterline, poi di 300 sterline. Mullins era a conoscenza della ricompensa offerta; al momento del congedo disse: “Non andartene senza di me. Se tutto va bene, mi occuperò io di te”. Questo è in sostanza ciò che si è detto tra noi quella notte. Il giorno dopo mattina andai nel cantiere di mattoni di Emsley insieme all’ispettore Thornton, al sergente Thomas e al prigioniero; prendemmo una cab. Non successe nulla a me: ero fuori; Thornton e Thomas erano dentro con lui. Questo piano sembra molto accurato. C’è un capanno accanto alla casetta di Emm dove alla fine è stato trovato il pacco. Qui è indicata anche una casa in rovina; si trova a circa cinquanta metri dalla casetta di Emm. Arrivammo lì verso mezzogiorno di domenica mattina. La casa in rovina era completamente distrutta; si trattava di una vecchia e fatiscente capanna. C’era un buco nel muro attraverso cui chiunque poteva entrare. C’era anche una porta che conduceva al capanno, ma la parte inferiore era stata distrutta; rimaneva solo la parte superiore. La porta era aperta. Sembrava quindi possibile entrare in quel capanno in qualsiasi momento. Quando arrivammo quella mattina, il capanno era aperto e c’era un blocco di pietra appoggiato contro il muro. Questo è indicato anche sul piano. Questo campo, chiamato “cantiere di mattoni di Emsley”, è un terreno aperto; le persone non hanno diritti su di esso, ma possono entrare facilmente. Le recinzioni sembrano essere state abbattute. C’è abbastanza spazio perché chiunque possa entrare. C’era anche un cancello che trovai aperto. Inoltre, ci erano delle fessure nelle recinzioni che probabilmente erano state create apposta per permettere l’ingresso. Arrivammo in Bonner’s-lane; io, Thornton e Thomas camminavamo lungo la strada quando, attraverso una fessura nella recinzione, vedemmo Emm e un uomo che stavano parlando. Si trovavano all’estremità opposta del campo, a circa 200 metri dalla casa di Emm. Dissemmo a Mullins di aspettare qui, fuori dal campo, in modo da non essere visti. Noi tre andammo da Emm; lui fu chiamato da parte e il signor.
Thornton gli fece alcune comunicazioni davanti a me; gli fu riferita sostanzialmente l’accusa mossa da Mullins. Non gli dicemmo però che fosse stato Mullins ad avanzarla. Successivamente, su indicazione dell’ispettore Thornton, andai a casa di Emm e la perquisii; parlai anche con la signora.
Emm non c’era in quel momento; era rimasto con il signor Thornton. Abbiamo cercato nel capanno, ma in quel momento non abbiamo trovato nulla. Poi siamo tornati dal signor Thornton per riferirgli i risultati della nostra ricerca, e proprio in quel momento Mullins è apparso nel campo, a meno di cinquanta metri da noi. Ho visto che Thornton ed Emm erano già arrivati presso la capanna in rovina; stavano davanti ad essa. Quando ho notato Mullins nel campo, mi sono avvicinato a lui, e appena mi sono avvicinato, lui ha detto: “Non hai ancora cercato bene in quel posto. Lei (intendo probabilmente la signora Emm) era sempre di spalle a te. Vieni, ti mostrerò dove penso che sia stato messo”. Ho risposto: “No, non ora. Non vogliamo che Emm sappia che sei tu il informatore”. Durante la conversazione, abbiamo camminato intorno a un mucchio di mattoni e a un altro vecchio capanno presente nel campo. Ci siamo fermati a circa quattro o cinque metri dal capanno di cui Mullins aveva parlato. Lui ha detto: “Ecco, guarda. Vai e solleva quella lastra di pietra e rovescia quei mattoni”. Gli ho risposto e ci siamo allontanati da quel posto. Non sono andato verso il capanno. Sono tornato indietro per circa venti metri, ho parlato con il sergente Thomas e gli ho chiesto di andare a sollevare quella lastra di pietra; intanto ho detto a Mullins di andare al Rising Sail ad aspettarmi. Thomas è andato a fare ciò che gli era stato chiesto ed è tornato da noi. Thornton ed Emm erano ancora davanti alla capanna in rovina. Ho visto Thomas sollevare la lastra di pietra e tirare fuori il pacchetto. La lastra di pietra è indicata sulla mappa; bastava semplicemente spostarla in avanti per prenderlo. Chiunque avrebbe potuto metterlo lì senza entrare nel capanno. Il pacchetto è stato aperto davanti agli occhi di Emm. Non posso descrivere bene lo stato in cui si trovava. È stato Thomas ad occuparsene; lui l’ha aperto. Io non l’ho toccato mentre era ancora nella sua forma originale. Ho visto cosa conteneva. Questo è il foglio esterno del pacchetto. Era legato esattamente come lo è ora, con questo pezzo di nastro adesivo. Si tratta di un nastro che potrebbe essere utilizzato anche per fare una cintura o qualcosa del genere. Inoltre, all’interno del pacchetto c’era un altro involucro. Ecco. Era legato esattamente come lo è ora, con un pezzo di corda impermeabilizzata da calzolaio. All’interno c’erano alcuni fogli di giornale, della carta assorbente, un cucchiaio di metallo e tre cucchiaini di metallo, oltre a queste due lenti o occhiali da ingrandimento. Due dei cucchiaini avevano scritto sopra “W”.
“P.” – Oltre a questi, c’era anche un assegno da 10 sterline della Banca di Londra; è proprio questo. Quell’assegno viene descritto nel volantino come emesso da Pickering e Carrier presso la Banca di Londra, datato 14 agosto 1860. Questi erano tutti gli oggetti contenuti nella busta. Mi fu poi chiesto di riportare Mullins dal pub, cosa che feci, lasciando Thornton, Thomas ed Emm ancora davanti al capanno in rovina. Mullins tornò e si fermò davanti a un vecchio carretto che c’era lì; mi chiese: “Hai trovato qualcosa?” Sembrava molto soddisfatto, si strofinò le mani, rise e disse: “Hai trovato del denaro?” Risposi: “Thomas ha trovato qualcosa, ma non posso dirti di cosa si tratti; Emm è molto malata.” Lui continuò a ridere, si strofinò le mani e commentò: “Oh, certo che lo è, ” Mi fu poi detto di portarlo alla stazione di Arbour-square, cosa che feci anche con Emm. Lì furono entrambi accusati ufficialmente; l’accusa fu redatta dal detective Thornton davanti a me, e il verbale dell’arresto si trova ora presso Scotland Yard. Al momento dell’arresto, Mullins disse: “È così che mi trattate dopo che vi ho fornito delle informazioni?” Lo perquisii e notai che la sua scarpa era legata con un pezzo di corda cerata; ce l’ho qui con me: è davvero fatta di cera da calzolaio. Anche il nastro utilizzato per legare la busta era cerato. Gli trovai anche una borsa di pelle e degli occhiali, ma nulla di rilevante per questo caso; gli occhiali erano nella sua tasca. In seguito andai al numero 33 di Barnsley-street, dove lui aveva affittato una stanza; lì trovai un pezzo di nastro adesivo, che presento ora.
CORTESIA. Q. Quel pezzo di nastro è stato esaminato per verificare il numero di fili che contiene? R. È stato esaminato da diversi signori appartenenti alla giuria del coroner, che erano sarti; io non ho contato il numero dei fili presenti nel nastro – l’ispettore Thornton era originariamente un sarto – il pezzo di nastro situato all’estremità del pacco sembra corrispondere a questo; a mio parere si tratta dello stesso nastro. Penso che quel pezzetto corto presente alla fine del pacco e questo pezzo siano esattamente lo stesso tipo di nastro.
SIGNOR SERGENTE PARRY. Q. Credo che abbiate anche presentato un pezzo di cera trovato sul camino della stanza del prigioniero, vero? R. Thomas l’ha trovato in mia presenza; l’ho visto prenderlo dal camino; ero anche presente quando il signor Thornton ha trovato il martello.
Interrogatorio successivo: Q. Se ho capito bene, avevate già avuto contatti con il prigioniero già dal 28 agosto? R. Penso che fosse più o meno quella data; in quel momento era stata offerta una ricompensa di 300 sterline. L’intera somma della ricompensa era stata proposta proprio il 24 agosto.
CORTESIA. Q. La ricompensa di 300 sterline era stata offerta prima che aveste avuto qualsiasi contatto con il prigioniero? R. Sì.
SIGNOR BEST. Q. Ci avete detto di averlo lasciato fuori dal campo mentre andavate a cercare nel capanno, giusto? R. Sì; pensavo che in quel momento fosse dove gli avevo detto di aspettare, cioè fuori dal campo. Quando l’ho visto poi avvicinarsi al capanno, si trovava a circa cinquanta o sessanta metri di distanza; da dove si trovava, non poteva certo vedere cosa stavamo facendo all’interno del capanno. Poteva solo vederci entrare. Siamo rimasti lì per circa due minuti, poi ci ha raggiunti. Non ci ha fatto notare subito i mattoni sparsi intorno. Non ha menzionato nulla riguardo alla ricerca di alcuni mattoni prima di parlare della lastra di pietra. Sono sicuro che non l’abbia fatto, né abbia accennato a una possibile ricerca di legno. In seguito ci ha detto: “Rovistate tra quei mattoni”. Questo è stato prima che trovassimo il pacco. Emm lavora come calzolaio; ho trovato i suoi strumenti in casa sua; sua figlia stava lavorando. Ho esaminato quegli strumenti. Credo che ci fosse anche un martello da calzolaio tra di essi. Non ne sono del tutto sicuro. Penso che i calzolai usino un martello nel loro lavoro. Il sergente Thomas ha perquisito quella parte della casa.
WILLIAM THOMAS. Sono un sergente della polizia investigativa. Domenica mattina, il 9 settembre, su istruzioni dell’ispettore Thornton, andai al numero 17 di Oakum-street, a Chelsea, tra le 10 e le 11 del giorno; trovai il prigioniero lì: era appena uscito di casa; ero proprio dietro di lui; svoltai improvvisamente e lo incontrai; quando mi vide, gli feci segno di avvicinarsi e lui mi seguì in Brompton-road. Fu lui ad parlare per primo: “Thomas, pensavo fossi Tanner. Sai che sono molto abile in queste faccende: ho lavorato giorno e notte per scoprire l’assassino di Mrs. Emsley, ed ecco che l’ho trovato.” Gli chiesi: “Chi sospetti?” Lui rispose: “Quell’uomo, Emm. Che ha testimoniato durante l’inchiesta del coroner. Era il principale sospettato; aveva tutte le opportunità per commettere l’omicidio: era abituato a prendere piccole somme di denaro e Mrs. Emsley lo lasciava entrare in casa in qualsiasi momento.” Aggiunsi: “Mullins. Lei ti avrebbe lasciato entrare?” Lui rispose: “Oh no. Mi avrebbe risposto dalla finestra, o dall’altro lato della casa, ” Non disse altro in quel momento. L’avevo già visto e parlato con lui in precedenza. Non lo conoscevo da molti anni. Lo accompagnai a Scotland Yard, poi insieme all’ispettore Thornton e a Tanner andammo a Bethnal-green. Mentre eravamo in taxi, il prigioniero e l’ispettore Thornton chiacchieravano; dopo essere scesi dall’auto, gli chiesi: “Mullins. Che tipo di pacco hai visto Emm mettere nel capanno?” Lui si alzò di scatto, tirò fuori un fazzoletto dalla tasca del cappotto e lo arrotolò fino a farlo avere più o meno le stesse dimensioni del pacco in questione, “Esattamente quelle dimensioni,” disse.
Corte: E era davvero quella la dimensione? Risposta: Sì. Più tardi ho verificato che fosse proprio quella.
UOMO DELLA BANCA: Ha detto a Thornton, nell’auto, ciò che aveva visto Emm fare?
RISPOSTA: Thornton e il prigioniero stavano conversando, ma non ho sentito tutto ciò che hanno detto. Quando siamo arrivati nel campo di mattoni, siamo entrati lì; sono andato nella stalla di cui era stata parlata, quella adiacente alla casa. Ho guardato all’interno della stalla, ma non ho disturbato nulla; mi sono semplicemente assicurato che tutto fosse a posto. Dopo, sono entrato in casa e ho cercato lì; ho trovato alcuni documenti relativi a delle proprietà appartenenti al defunto ed Emm. Poi sono tornato dall’ispettore Thornton; in quel momento Mullins è apparso nel campo. L’avevo portato lungo Bonner’s-lane, lontano dal luogo dove si trovava Emm, e gli avevo detto: “Mullins, aspetta qui finché non ti chiameremo, ” Era a circa 150 metri dal punto in cui l’ho visto di nuovo. Ha avuto una conversazione con Tanner nel campo; non ho sentito cosa si sono detti. Poi Tanner mi ha parlato; sulla base di ciò che mi ha detto, sono tornato nella stalla e ho rimosso una pietra posizionata proprio all’interno della porta. Lì ho trovato un pacchetto legato con del nastro adesivo. Era nascosto dietro la pietra, tra questa e il muro. Sul fondo c’erano alcuni mattoni e rifiuti. La pietra era sepolta a circa tre o quattro pollici dal muro. Il pacchetto si trovava sopra i mattoni, tra il muro e la pietra. I mattoni non erano visibili dall’esterno del campo, finché non ho rimosso la pietra. Il pacchetto era nascosto proprio dietro di essa. La pietra distava due pollici dal muro nella parte inferiore. Era posizionata quasi contro il muro, appoggiandosi ad esso. I rifiuti di mattoni si trovavano tra la base della pietra e il muro. Non erano visibili quando ero fuori nel campo. Dopo aver preso il pacchetto, l’ho portato dove Thornton stava aspettando nel campo. Prima di aprirlo, ho parlato con Emm. Mullins non era abbastanza vicino da sentire ciò che si diceva. Ho aperto il pacchetto davanti a Tanner. Conteneva alcune cucchiai, un assegno da 10 sterline e due lenti. In seguito sono andato al numero 33 di Barnsley-street; sono entrato nella stanza sul retro al piano terra di quella casa. C’ero già stato prima. Il prigioniero viveva lì; lo avevo visto lì. Ho trovato un po’ di cera da calzolaio e un po’ di corda, posizionati insieme sul camino. Li presento ora. La porta d’ingresso della casa si apre con un pezzo di corda; chiunque può aprirla dall’esterno. La porta della stanza del prigioniero era chiusa a chiave; non l’avevo con me, quindi l’ho rotta per entrare. In seguito sono andato al numero 17 di Oakum-street, dalla casa da cui avevo visto uscire il prigioniero. La proprietaria di quella casa si chiama Kelly. Sono entrato in una stanza sul retro e ho trovato la moglie del prigioniero; lì ho trovato un cucchiaio, che presento ora. Sul dorso ha le lettere W.P.
Interrogato di nuovo.
Q: Quindi quella è il marchio commerciale ordinario, giusto?
A: Credo di sì. Penso che sia il marchio del produttore; quelle cucchiaie sono di solito cucchiai di metallo tedesco, comunemente in uso. C’è una leggera differenza nell’aspetto tra il cucchiaio trovato nella casa del prigioniero e quelli presenti nel pacco. Direi che quello trovato in casa fosse più consumato rispetto a quelli nel pacco. Due di quelli nel pacco sono identici, e uno di quelli nel pacco e quello trovato in casa hanno lo stesso disegno. Guardando le ciotole, invece, ho notato che hanno una forma diversa. Tre di esse sono uguali; quella trovata in casa è simile a queste. Sono d’argento tedesco. Sono andato per la prima volta in quella casa in Barnsley-street martedì 28 agosto. È una stanzetta molto piccola dove il prigioniero viveva, non molto pulita. Non ho visto nessuno lì, tranne lui stesso. C’era qualcuno che abitava al piano di sopra, una persona malata. Non conosco il suo nome. Non c’era nessuno al piano di sotto. Non so quante stanze ci siano al piano di sopra; ce ne sono tre al piano di sotto. Il prigioniero occupava una sola stanza; le altre erano vuote. Quella era l’unica stanza abitata al piano di sotto.
DR. GILL (interrogato di nuovo): Ho esaminato i due pezzi di nastro prodotti. Ho contato attentamente il numero dei fili presenti in ciascuno di essi. Tanner era presente; li ha contati davanti a me, senza dirmi il risultato del suo conteggio. Ci sono trentatré fili in ogni pezzo.
CORT: Quindi quei due pezzi appartengono allo stesso tipo di nastro?
A: A mio parere sì. Questo è tutto ciò che posso dire.
MR. BEST: Non si occupa della produzione di nastri, vero?
A: No. Ho l’abitudine di esaminare tutti i tipi di tessuti, qualsiasi cosa mi interessi. Li esamino al microscopio. Ho l’abitudine di analizzare cotone, seta o qualsiasi altro materiale per motivi personali.
MR. SERJEANT PARRY: A volte è davvero un’indagine molto interessante, non è vero, esaminare i tessuti?
A: Sì. È estremamente interessante.
STEPHEN THORNTON. Sono un ispettore della polizia investigativa. Sabato 8 settembre, il prigioniero venne a casa mia; la mattina seguente andai con Tanner, Thomas e il prigioniero a Bethnal-green. Lungo la strada, il prigioniero disse di aver osservato Emm, che da qualche tempo viveva nel campo di mattoni del signor Emsley a Bethnal-green. Sabato, verso le otto e mezza del mattino, lo vide uscire di casa, dirigersi verso una rovina o un capanno situato a circa cinquanta metri da casa sua, prendere un pacco, guardarsi intorno e rientrare in casa. Rimase lì per qualche minuto, poi ne uscì con un pacco più piccolo e andò in un altro capanno adiacente alla sua abitazione; rimase lì ancora per circa un minuto, dopodiché uscì senza il pacco. Disse che il pacco preso dalla sua casa era di dimensioni simili a quelle di una pentola da una pinta. Andai quindi in quel campo di mattoni; diedi istruzioni a Thomas di cercare nel capanno e in casa. In seguito mi fu portato il pacco. A quel tempo, Emm non stava bene: sembrava soffrire molto a causa della malattia e aveva già dato indicazioni su dove dovesse rimanere. Gli dissi di aspettare fuori dal campo di mattoni; se avessimo avuto bisogno di lui, lo avremmo chiamato. Poco dopo lo vidi nel campo, all’estremità nord-est; dieci minuti più tardi si avvicinò a circa venticinque metri da dove mi trovavo e io mandai Tanner ad arrestarlo. Vidi il pacco essere aperto e i suoi contenuti sono stati presentati qui. In seguito andai nella casa in Barnsley-street e trovai questo martello da muratore, che è stato anch’esso presentato. Lo trovai sul pavimento della stanza, insieme ad altri attrezzi.
Interrogatorio successivo: Q. Il martello era completamente aperto, giusto? A. Già; era posato sul pavimento, senza alcun tentativo di nasconderlo. L’ho esaminato personalmente e ho trovato che era quasi nello stesso stato in cui si trova ora; c’era un po’ di intonaco sopra. Non era così pulito come adesso. Sembrava essere stato usato. Ho passato tutto questo tempo dando istruzioni riguardo a questo caso, ma per parte del tempo ero in congedo. Non ho ricevuto alcuna informazione riguardo a qualcuno che sarebbe stato visto uscire dalla casa della vittima martedì mattina. A causa di alcune indagini che ho condotto su altre persone, oltre a Mullins, prima che quest’ultimo venisse arrestato.
MR. SERJEANT PARRY: Dopo l’arresto di Mullins, ha indagato su altre persone? A. No; non l’ho fatto.
JOHN JOSHUA CARRIER: Sono uno dei membri della ditta Pickering and Co., situata in Suffolk-street, Cambridge-road. Conoscevo la defunta signora Emsley; l’ultima volta che l’ho vista viva è stato lunedì 13 agosto scorso. Ho emesso questo assegno e gliel’ho pagato. L’assegno è datato 14 agosto, ma in realtà dovrebbe essere il 13. È un errore nella data. È stato un mio errore quando l’ho emesso.
CORTESIA. Q. È sicuro di averlo compilato il 13°? R. Assolutamente sicuro, e gliel’ho consegnato personalmente quella stessa mattina.
Interrogatorio incrociato. Q. A che ora glielo ha dato? R. Intorno alle 12; forse un po’ prima delle 12.
CORTESIA. Q. Da quanto tempo era in affitto dalla signora Emsley? R. Circa diciotto anni, sia l’attività precedente che quella successiva. Non so se avesse un banchiere. Non ne sono a conoscenza; pagavo lei personalmente, a volte con assegni, a volte in contanti. Più spesso con assegni. Non so cosa ne sia stato degli assegni dopo che li aveva ricevuti. Non li incassavamo mai. Le davo sempre assegni scoperti. Ora non riesco a ricordare se, esaminando i nostri conti, abbia mai verificato quando gli assegni venivano registrati come pagamenti. Non ne so nulla.
SIGNOR SERJEANT PARRY. Q. Questo assegno non è mai passato attraverso il suo banchiere. Non è mai stato incassato? R. Mai.
JOSEPH BIGGS. Vivo in Connaught-row, Bethnal-green. Ero molto a conoscenza della signora Mary Emsley negli ultimi quattro anni; credo che questa sia la quarta estate che trascorro lì. Conoscevo suo marito già dal 1820 circa. Avevo l’abitudine di andare a trovarla una volta alla settimana, dato che viveva in Grove-road; di solito ci andavo la domenica sera. Sono andato da lei domenica 12 agosto, il giorno prima dell’incidente tragico. Avrei dovuto tornarci martedì per vedere il signor Cook, che era un mio conoscente. Non sono andato all’ora prevista: invece di arrivare alle 11, ci sono arrivato verso le 13:30. Non sono riuscito a entrare. Ho visto alcuni oggetti che la defunta mi aveva affidato; non li ho più visti dal momento in cui me li ha dati fino al giorno in cui ha voluto riprenderne alcuni. Li tenevo al sicuro, dato che lei li aveva legati bene. Ha riportato via alcune cose: alcuni oggetti da vendere, come una scatola da tabacco d’argento, una custodia per matite da signora e un orologio d’argento, oltre a spille dorate con pietre colorate. Credo che abbia preso via una custodia per matite circa quattro mesi fa, all’inizio dell’estate. Non ricordo esattamente quando. Comunque, sono passati circa quattro mesi. Non ho più visto quella custodia fino a quando non l’ho vista in tribunale, o meglio, fino a quando Tanner me l’ha mostrata. Credo che si tratti proprio di quella custodia che ha preso con sé. Quando l’ha tirata fuori dal pacco, non sapevo nemmeno che ci fosse; ha detto: “Ecco una custodia per matite. Come se volesse chiedermi se la volevo, ” Ho preso in mano la custodia e ho detto: “Oh, è davvero un modello vecchio stile. La punta della matita era sottile e molto piegata; ora invece è stata sistemata, ” Ho detto che probabilmente non aveva più molto valore. Lei ha risposto che probabilmente era vero. E così l’ha ripresa con sé. All’epoca ho notato che la custodia aveva una parte rotonda. Credo proprio che si tratti di quella stessa custodia. Ho anche visto alcune lenti di telescopio in suo possesso, circa quattro settimane prima della sua morte; me le ha date per farle vedere, chiedendomi quale delle due lenti ingrandisse di più. Penso che si tratti proprio di quelle stesse lenti. Ricordo che una era molto migliore dell’altra. Credo che siano le stesse.
Interrogato ulteriormente. Q: Quindi questa custodia per penne non è più nello stesso stato in cui vi è stata lasciata? A: No, sembrava molto più vecchia. Credo che sia la stessa; quando mi è stata mostrata, non sapevo che qualcuno fosse accusato di omicidio. Me l’hanno portata e mi hanno chiesto: “Sa qualcosa al riguardo?”. Non sapevo assolutamente nulla riguardo alla sua vendita o acquisto. Naturalmente ho risposto di sì. Non posso giurare con certezza che sia proprio la stessa; credo solo che lo sia. Quella signora aveva l’abitudine di vendere gli oggetti che portava con sé. Credo che amasse i soldi e avesse l’abitudine di trasformare quegli oggetti in denaro. Queste due lenti sono semplici occhiali. Credo che siano proprio quelle. Naturalmente non posso affermare con certezza che non ne esistano altre simili. Non ne ho mai viste prima. So che ne aveva due di questo tipo. Non sono abituata a esaminare lenti.
MR. SERJEANT PARRY: Crede che la penna e le lenti appartenessero a questa signora? A: Credo di sì, sinceramente.
ELIZABETH GOETZ: Sono la moglie di Joseph Goetz, residente al numero 18 di Bamsley-street, Bethnal-green. Ero la nipote di Mrs. Emsley. Conosco il prigioniero. So che a volte lavorava per mia zia. Ricordo di aver sentito parlare dell’omicidio di mia zia venerdì. L’avevo vista il lunedì precedente a casa mia; aveva pranzato da me quel giorno e se n’è andata alle 14:15. Mentre era lì, il prigioniero è venuto a prendere alcune chiavi. Prima ha chiesto una chiave per una scatola. Mia zia gliene ha date alcune. È tornato due o tre volte quel giorno, chiedendo sempre le stesse chiavi. Gli ho dato quattro o cinque chiavi, ma nessuna andava bene; ne aveva altre con sé. Riconosco questa chiave: era tra quelle che avevo dato a Mullins. Era il lunedì in cui mia zia è stata uccisa. L’ho vista di nuovo nella casa di mia zia domenica seguente, dopo l’omicidio. Credo che queste siano le stesse cucchiai da tè che ho visto usare da mia zia. Noto che uno di essi ha il manico piegato; questo qui. Ricordo che l’ultima volta che sono stata a casa sua per bere il tè, circa quattro settimane prima dell’omicidio, ho notato questo cucchiaio. Credo che questi cucchiai appartenessero a mia zia. Conosco una custodia per penne che aveva; è davanti a me. La riconosco. Sembra proprio quella che usava spesso a casa mia. Non ricordo nulla di particolare riguardo ad essa prima d’ora. Penso di averla vista alcune settimane prima del 13 agosto, a casa mia. Mia zia aveva l’abitudine di venire a trovarmi; non mancava mai quando veniva a Bamsley-street. So che dopo l’omicidio non le rimasero più cucchiai da tè in casa. Non riuscivo a trovare nemmeno uno per fare colazione.
Interrogato in contraddizione.
Q: Quando ha ispezionato la casa?
A: Sono stato chiamato venerdì e sabato mattina ho fatto colazione lì; non riuscivo a trovare una cucchiaino da tè. Era la prima volta che cercavo delle cucchiai. Non ne ho trovati nessuno. Ho cercato nel cassetto della cucina e nell’armadio. Di solito venivano tenuti tra le stoviglie in cucina. Ne avevo visto tre o quattro insieme. Ne avevo visti anche di più, ma non in quella casa. Avevo visto cucchiai d’argento, ma non in quella casa. Non so da quanto tempo la vecchia signora avesse l’abitudine di usare quel portapenne. L’avevo visto di tanto in tanto, per un po’ di tempo. Forse da quattro anni prima. Non aveva l’abitudine di usarlo costantemente, ma a volte lo vedevamo. Conoscevo il prigioniero da circa sei o sette mesi, per quanto ricordo. So che in generale lavorava per mia zia. Durante quel periodo, quando c’era del lavoro da fare, lui era il suo collaboratore abituale. Era lui che si occupava delle riparazioni in intonaco e di altre cose del genere. Dopo la morte dell’ultimo uomo, di solito era Mullins a svolgere quel lavoro. Mia zia aveva molte case, quindi c’era sempre molto da fare. Quando soggiornava a casa mia, lui veniva spesso a trovarla e riceveva le sue istruzioni. Su suo ordine, gli dissi di passare proprio lunedì per far installare una serratura sulla porta. Gli diedi prima una serratura a scatto. Mia zia lasciò casa mia intorno alle 14:15. Mullins era stato lì dalle 10 alle 12. Non posso dire esattamente a che ora. Non tornò più fino alle 14:00 circa. Sono sicuro che non tornò mai più in quella casa dopo che mia zia se ne andò. Solo mercoledì se ne andò per prendere delle chiavi per un’altra porta. Se ne andò insieme a mia zia. Quella fu la terza volta che se ne andò. Era sempre andato avanti e indietro con le chiavi, per sistemarle su altre porte. Mia zia aveva altri impegni da svolgere, quindi lui se ne andò da solo con le chiavi. Dopo la terza volta che se ne andò insieme a mia zia, tornò alla casa dove viveva.
ELIZABETH GEORGE. Vivo al numero 8 di Cutworth-street, a Bethnal-green. Conoscevo la defunta signora Emsley; per 18 mesi le ho fatto da domestica. Non aveva altri assistenti, che io sappia. Avevo l’abitudine di andare da lei il sabato. Dormiva nella stanza anteriore con un letto singolo. Quando qualcuno veniva a trovarla, aveva l’abitudine di guardare fuori dalla finestra, soprattutto al tramonto, prima di rispondere. È quello che faceva anche quando ero lì. L’ultima volta che sono stata da lei è stato il sabato precedente all’omicidio, poiché si riteneva che la signora Emsley sarebbe stata uccisa di lunedì. Il sabato prima di quel giorno aveva ricevuto molti tendaggi di carta; questi venivano appesi al soffitto delle stanze anteriore e posteriore. Era Mullins a portarli su; nessun altro. L’avevo visto lì diverse volte in precedenza; sapevo che lavorava per la signora Emsley e che aveva l’abitudine di venire il sabato per farsi pagare il lavoro svolto. L’ho visto anche quel sabato, poco prima che si verificasse l’omicidio; in quell’occasione le è stato pagato circa 6 scellini. Lei prendeva i soldi dalla tasca e me li dava perché li contassi, per verificare se ci fossero delle sovrane al loro interno. Era quasi buio, alle 7 di sera; mi disse che voleva controllare se ci fossero delle sovrane. Mullins non era abbastanza vicino da sentire quella frase. Non c’erano sovrane. Lui se ne andò alle 7. Io rimasi fino dopo le 10, come al solito. Ho visto tre cucchiaini di tè; questi sono esattamente uguali a quelli che ho visto, ma non posso giurare che siano gli stessi. Sono dello stesso tipo, ma ce n’erano solo tre in cucina. L’ultima volta che li ho visti è stato quel sabato; quando me ne sono andata alle 10, li ho lasciati lì.
Interrogato ulteriormente:
Q. Lei andava a pulire la sua casa ogni settimana?
A. Sì; non assumeva altri domestici. Era una signora anziana, molto parsimoniosa nelle sue spese. Non aveva l’abitudine di portare con sé somme ingenti di denaro. Non viveva in condizioni molto umili. Era una casa molto rispettabile, piuttosto grande. Il suo stile di vita era semplice, non stravagante. La conosco da 17 anni; quando si sposò per la prima volta con il signor Emsley, non l’ho mai vista con molto denaro addosso. A volte vedevo un paio di borse sul caminetto, grandi più o meno come il mio pugno, ma non le ho mai viste aperte. Le vedevo quando entravo nella stanza, ma poi sparivano. Quel sabato sera non c’erano borse sul caminetto. Quel giorno avevo pulito quella stanza in parte. Un signore anziano di nome Green venne a trovarla. Viveva vicino al parco. C’era anche un uomo basso che venne a leggere i giornali; credo fosse il signor Wright, che abita nella Mile-end-road. Non lo conoscevo all’epoca. Intorno alle 12 arrivò anche un uomo con un mucchio di tende di carta. Ne aveva molte. Solo verso la fine della sua vita iniziò a venderle; una o due settimane prima di morire, diverse persone vennero da lei per acquistarne. Non ho mai incontrato nessun altro oltre al signor Wright.
MR. SERJEANT PARRY: Il signor Wright se ne andò mentre lei era lì?
A. Sì. Il signor Green ha circa 50 o 60 anni. Non so se quell’altro uomo abbia comprato qualcosa. La signora Emsley lo portò di sopra. Non so se abbia acquistato qualcosa. Lui se ne andò mentre io ero lì. Era un sabato. Quella signora aveva l’abitudine di portare con sé un piccolo cestino per raccogliere gli affitti e mettere i soldi in una borsa di pelle.
CORT: Aveva qualche bancaio?
A. Sì; andava in banca. Ho sentito dire che faceva operazioni bancarie. Si rivolgeva alla Banca d’Inghilterra.
MR. BEST: È mai andata lei stessa in Banca d’Inghilterra per conto suo?
A. No. Quando quel signore venne per le tende di carta, sembrò che la signora Emsley gli dicesse di tornare un’altra volta. Non l’ho sentito chiaramente. Passavo solo sulle scale.
WALTER THOMAS EMM. Il mio mestiere è quello di calzolaio; abito in una piccola capanna nel campo di mattoni di Emsley, a Globe-town, Bethnal-green. Conosco quel prigioniero: lo conosco da quando, credo, all’inizio di febbraio scorso. È venuto a casa mia, ha mangiato lì, e ha bevuto tè tre o quattro volte nella mia capanna nel campo di mattoni. Penso che abbia anche mangiato carne e pane lì, dopo cena quando veniva a trovarmi. Credo che sia stato circa quattro settimane prima del 13 agosto, il giorno dell’omicidio, che è stato nella mia capanna; tuttavia lo ho visto due giorni in quella settimana in Barnsley-street. Il giovedì precedente al 13 agosto dovevo andare a prenderlo per aiutare una signora anziana a spostare una lastra di pietra in una casa di Barnsley-street, nel cortile posteriore. Lo ho visto anche il venerdì precedente all’omicidio, nel pomeriggio. Avevo l’abitudine di vederlo spesso: lavorava per me e anche per la signora Emsley, quindi dovevo incontrarlo regolarmente. La signora Emsley mi incaricava di riscuotere gli affitti per lei; ricordo che Thornton, Thomas e Tanner sono venuti da me nel campo di mattoni. Era domenica, il 9 settembre, credo. In quel momento sono stato arrestato; non sapevo quale fosse l’accusa contro di me. Mi è stato imputato di aver conservato un pacco appartenente alla signora Emsley nel mio posto.
Q: Abbiamo sentito dire che un pacco è stato trovato da Serjeaut Thomas, dietro una lastra in un annesso della vostra capanna; l’avete voi messo lì?
A: No. Non avevo nulla a che fare con quel pacco. Non l’avevo mai visto prima che venisse mostrato davanti a me da Thomas. Sapevo che era stata offerta una ricompensa per chi lo avesse trovato. Lunedì 13 agosto, verso le 2 del pomeriggio, ho visto quella signora anziana all’estremità di Barnsley-street. Quella è stata l’ultima volta che l’ho vista viva. Dopo aver lasciato la signora Emsley il 13 agosto, sono andato in una casa per vedere un idraulico e poi sono tornato a casa. Sono arrivato intorno alle 3:30. Sono rimasto a casa fino alle 6 o poco dopo; poi sono andato con il signor Rowland al ricovero di Bethnal-green. Sono rimasto lì per un po’, finché Rowland, mia moglie e una certa signora Buckle non sono usciti. Poi sono tornato nel campo con loro. Volevo che Rowland mi portasse a Stratford. Sono stato nel campo per un po’; non sono riuscito ad attaccare il pony al carro. Ci è voluto del tempo. Poi sono andato dal signor Rumble, il proprietario del pony, per chiedergli se poteva venire ad aiutarmi. Quando sono tornato, Rowland, mia moglie e un’altra persona avevano già attaccato il pony al carro. Sono partito intorno alle 9 per andare a Bromley e Stratford. Forse erano le 9:02 o 9:03. Non sono sicuro esattamente dell’orario. Penso di essere arrivato a Globe-town intorno alle 23:30. Mia moglie è venuta con me a Stratford, insieme a una donna di nome Buckle; il signor Rumble ci ha portati lì. Eravamo in quattro. Ho ancora un biglietto del pedaggio che ho usato quel giorno. Ecco qui (lo mostro); la data è il 13 agosto.
Q. Sulla solenne promessa di dire la verità, aveva lei qualche rapporto con l’omicidio di questa anziana signora?
A. No, non ne avevo alcuno. Ricordo il giorno in cui fui arrestato: il pacco fu trovato quel giorno stesso; il giorno prima, sabato, credo fossero circa le 9 e mezza quando mi alzai. Non stavo bene quel giorno, quindi avrei dovuto alzarmi prima. Quel giorno uscii dalla capanna verso le 10 e venti. Prima di allora non ero mai uscito affatto. Mia figlia era nella capanna quella mattina; lavora per me. Mia moglie era anche lì. Conosco una stalla a circa 40-50 metri dalla mia capanna. Quel mattino non ci sono andato. Non ho lasciato alcun pacco lì. Non sono entrato nella stalla vicino alla mia capanna. Sono andato solo in quella sul lato destro. Cioè, in un bagno. Sono tornato dopo due o tre minuti. Poi sono rimasto in casa a lavorare fino al momento di cena. Non sono più uscito. Quella sera dovevo riscuotere gli affitti per quell’anziana signora a Stratford. Era il mio compito. Sono andato lì su ordine della signora Emsley alle 2 del pomeriggio, quando l’ho vista. Non avevo mandato mio figlio sabato. Sono andato in una casa per riscuotere 1 sterlina. Non ho ricevuto quella somma. Sono andato lì proprio per quello scopo. Dopo non sono più andato a casa della signora Emsley fino al mercoledì seguente, il 15 agosto. Sono andato a chiederle di accompagnarmi a Stratford. Non sono stato ammesso in casa. In seguito, a causa di ciò che avevo sentito, ho informato il signor Rose, nella sua casa privata, alle 8 del venerdì mattina seguente, che non riuscivo ad entrare in quella casa.
Interrogato in contraddizione.
Q: Con quale frequenza andavate in quella casa il mercoledì?
A: Il mercoledì 15, andavo nel pomeriggio; poi, tornando a casa da Stratford, alle 21:30. Ho bussato nel pomeriggio, ma non ci fu risposta; ho bussato di nuovo la sera alle 21:30. Non sono rimasto lì perché pioveva; ho mandato mia moglie giovedì mattina, e io stesso sono andato giovedì sera. Ho bussato ancora, ma senza risultato. Il signor Whitaker, un parente della signora Emsley, vive vicino di lì. Non posso dire di aver pensato che ci fosse qualcosa che non andava con la vecchia signora; quando ho bussato due volte il mercoledì, giovedì sera, sì, ho bussato di nuovo. Non sono andato a dirlo subito a nessuno che non riuscivo ad entrare. Ho parlato con il vicino di casa numero 8, che è tornato mentre stavo lì; gli ho chiesto se aveva visto la signora Emsley quel giorno. Lui ha detto di no, che era stato fuori tutto il giorno. Ha guardato mia moglie e ha detto: “Ma voi eravate qui stamattina, ” Mia moglie mi aveva detto di aver bussato quella mattina. Ho continuato dicendo che bussavo da un po’; era molto strano. Avevo bussato anche ieri sera alle 21:30. Lui ha risposto che allora la signora Emsley doveva essere tornata tardi a casa. Allora ho detto a mia moglie: “Bene, lasciamo perdere. Domani mattina manderemo qualcuno da quella casa per vedere se è ancora nello stesso stato di prima; se sì, dirò a tutti quelli che conoscono la signora Emsley di cosa è successo, ” Per questo motivo, alle 6 del mattino ho mandato una ragazza da quella casa. È tornata da me, poi ho fatto colazione e sono andato dal signor Rose per raccontargli tutto ciò che era accaduto. Mi sono poi ricordato che il ragazzo non era riuscito ad entrare nemmeno martedì, e ne ho parlato al signor Rose. Dopo di ciò, ho mandato uno dei bambini dal signor Biggs, e sono andato a Brook-street, Ratcliff, da un certo signor Churchley, pensando che forse avesse visto la signora Emsley.
Emsley: Non sapevo che quella vecchia signora avesse crisi epilettiche, né che circa tre o quattro settimane prima di essere assassinata avesse continuamente parlato del nuoto. Non credo di aver detto, quando sono andato a trovarla mercoledì, che pensassi stesse avendo una crisi; ne sono sicuro. Avevo l’abitudine di andare a Stratford tre volte a settimana per riscuotere gli affitti: lunedì, mercoledì e sabato. Appena tornavo, portavo subito gli affitti alla vecchia signora. Non è mai successo che non andassi da lei un mercoledì senza riscuotere qualche affitto; di solito lunedì e sabato non avevo bisogno di farlo. Direi che questa sia stata l’unica volta negli ultimi mesi in cui sono andato a Stratford con un veicolo per riscuotere gli affitti, anche se spesso ci andavo comunque in carrozza. Non ricordo sempre di aver ricevuto biglietti dal custode del pedaggio; a volte era il conducente della carrozza a occuparsene. Non è sempre stato lo stesso conducente ad accompagnarmi. Quando ne ricevevo, non mi preoccupavo mai di conservarli, perché non pensavo che potessero essermi utili. L’ho trovato in tasca; non credevo che avesse alcun valore per me. L’ho trovato nella tasca del mio gilet. È obbligatorio averli, perché bisogna passare attraverso due o tre barriere e indicare il proprio numero. Non ricordo esattamente quando l’abbia indossato; forse da quando sono stato rilasciato. A volte ne mettevo uno, altre volte un altro. Ho forse una mezza dozzina di gilet, o più. Ne indosso uno spesso per le notti fredde e uno leggero se fa caldo. Ho chiesto al conducente della carrozza se avesse quel biglietto; ho controllato nelle mie tasche e l’ho trovato in una di esse. Non ricordo esattamente quando. L’ho trovato dopo essere stato arrestato. Non è la prima volta che parlo di questo biglietto. Penso di averlo preso la prima settimana dopo essere stato rilasciato. L’ho portato a Mr. Wontner, che mi ha detto di tenerlo bene. Non l’ho presentato al magistrato; nessuno me lo ha mai chiesto. L’avevo sempre con me, nel caso fosse stato necessario. Mr. Wontner ce l’aveva, me l’ha restituito e mi ha detto di tenerlo bene. Rowland era una delle persone che erano con me quella sera; è rimasto con me fino alle 9 circa, ma Rumble, Buckle e mia moglie sono stati quelli che sono andati con me a Stratford. Non ricordo esattamente quando l’ho rivisto dopo quel momento, perché lo vedevo spesso. L’ho visto poco dopo essere stato rilasciato, ma lui ne ha parlato agli agenti e anche a Mr. Wontner.
Quel giorno stesso in cui fui rinchiuso, prima che venissi rilasciato, Rumble e Buckle erano con me. Lui lo sapeva già il giorno prima del mio rilascio. Non mi fu detto nulla di fronte a me. Fui rinchiuso quando Rowland aveva fatto venire Rumble e Buckle per dimostrare che io fossi lì. A quel tempo non erano stati ancora esaminati. Non stavo bene quando vidi Mullins il venerdì precedente all’omicidio. Quello fu un mese prima che mi portassero via. Per tutto quel periodo, la mia salute era molto precaria. Dall’istante in cui vidi Mullins fino al momento in cui fui portato via, non mi alzavo mai dal letto prima delle 9:30 del mattino. Ma a volte mi alzavo anche alle 8. Ne sono sicuro. Entro un giorno o due dopo il mio arresto, mi alzai già alle 8. Non credo di essermi mai alzato prima delle 8 in nessuna occasione. So per certo che non è mai successo. Non avevo nulla di cui occuparmi nel campo. Per quel motivo non avrei dovuto alzarmi così presto. Lavoro come calzolaio.
MARY ANN BUCKLE: Vivo a Holly-bush-gardens, Bethnal-green-road. Ricordo che un lunedì accompagnai Emm a Stratford; quel giorno ero stata alla casa di accoglienza con la signora Emm. La signora Emm e io andammo prima; il signor Rowland arrivò mentre eravamo lì. Non ricordo esattamente quale giorno del mese fosse; credo fosse il 13 agosto, il giorno in cui si pensava che la vecchia signora fosse stata assassinata. Quel giorno, verso le sei e mezza, vidi Rowland. Walter Emm ci aspettava fuori dall’Union quando uscimmo; lo vidi lì. In seguito andai a Stratford in carrozza con Emm e sua moglie; Rumble ci guidò. Quando tornammo a casa del signor English erano quasi le undici e mezza. Lui vive in Park-street, Bethnal-green. Emm era con noi tutto il tempo; ci fermammo da lui per circa cinque minuti. Interrogatorio: Quando e da chi siete stata interrogata per la prima volta riguardo alla vostra visita a Stratford con Emm quella sera?
Risposta: Alla Arbour-square, martedì scorso. Non ero mai stata interrogata prima. Ricordo di essere andata a Stratford quel giorno perché si diceva che fosse il 13 agosto l’omicidio della vecchia signora. Prima di domenica non avevo sentito nulla riguardo all’omicidio. Avevo saputo che Emm era stato arrestato e accusato dell’omicidio. Quella sera era con noi. Non ne ho parlato con nessuno; sua moglie era anche con noi. Ho saputo che era stato arrestato solo lunedì mattina. Sono andata da la signora Emm, ma lei non c’era. L’ho vista lunedì sera. Sono andata a casa sua e l’ho visto. Credo di essere stata io ad parlare per prima. Non ricordo esattamente cosa gli ho detto. Gli ho chiesto: “Signor Emm, ho sentito che è stato arrestato per il caso della signora Emsley, ” Lui ha risposto: “Sì, ” Era in libertà su cauzione. Mi ha chiesto: “Si ricorda di lunedì 13 agosto? Ero con voi a Stratford, ” Non ho detto nulla al riguardo. Da allora sono stata spesso a Stratford, ma non prima d’allora. Martedì successivo ci sono andata di nuovo con la signora Emm. Il signor Rowland non era con me in nessuna delle due occasioni. Non c’era lunedì; era solo quando eravamo alla casa di accoglienza. Io, il signor e la signora Emm, e il signor Rumble siamo andati a Stratford. Martedì ci siamo andati io, il signor e la signora Emm, e il signor Rowland. Non il signor Rumble. Penso fosse il signor Rowland. Siamo andati a piedi. Non abbiamo usato alcun mezzo di trasporto. Corte: Chi era con voi lunedì?
Risposta: Il signor e la signora Emm, io e il signor Rumble. Siamo partiti alle nove e dieci minuti; quando siamo arrivati alla fine di White-horse-lane erano già le undici e mezza quando siamo tornati a casa del signor English. Tornammo tutti insieme; il signor e la signora Emm, e sua figlia maggiore vennero con me a casa mia; il signor Rumble tornò a casa.
Signor Clark: Ha visitato qualche casa per acquistarne una? Sì, sono andato a riscuotere alcuni affitti e abbiamo visto due case disponibili in locazione; la signora ci ne ha mostrata una, ma non ci è piaciuta; pensavamo che l’altra fosse migliore. Martedì sono tornato a vederla di nuovo e lunedì sera ho pagato un acconto.
Thomas Rumble: Vivo in Digby-street, Grove-lane, Bethnal-green. Conosco bene Emm; tengo il mio cavallo nel suo campo. Ricordo che lunedì sera, il 13 agosto, sono uscito con lui. Il bambino è venuto da me per primo; non sono andato a casa sua. Il bambino mi ha detto che non riusciva a prendere il pony, e nemmeno suo padre ci riusciva; così ho mandato mio figlio insieme a suo padre, e loro hanno catturato il pony. Era circa le 8 di sera quando è tornato da me; intorno alle 9, quando il pony è stato preso, è stato messo nel carretto davanti alla mia casa. Io, la signora Emm e la signora Buckle siamo saliti sul carretto e ci siamo diretti a Bromley. La signora Emm e suo marito sono scesi a Bromley; io e la signora Buckle abbiamo continuato il viaggio fino a Stratford. Siamo tornati, non a casa del signor Emm, ma in una taverna all’inizio della strada, verso le 11:30.
Interrogatorio successivo: Ricorda che Emm sia stato arrestato dalla polizia? Sì, domenica. L’ho saputo domenica, perché quel pomeriggio ero nel campo. Non ricordo esattamente quando ho iniziato a pensare al giorno in cui l’ho portato lui e sua moglie a Stratford. So solo che è stato il giorno in cui Emm è stato arrestato nel campo; non conosco la data esatta. Sono sicuro del giorno in cui sono andato a Stratford: era il 13.
Corte: Come fa ad esserne certo? Ha qualche documento in cui abbia registrato eventuali accuse contro di lui, o qualcosa del genere? No. Sono sicuro che fosse lunedì.
Signor Best. Domanda: Potrebbe essere stato il lunedì precedente? Risposta: No, era il lunedì 13 – lo so perché ho conservato il biglietto del pedaggio; l’ho dato al signor Emm, ma non ricordo di averlo più visto da allora. C’era la data scritta sul biglietto; so che era proprio il giorno in cui sono passato dal cancello. Ogni volta che lo attraverso ricevo un biglietto. L’ho fatto molte volte prima e dopo quell’evento; ho sempre avuto i biglietti. Ne ho uno in tasca adesso, ma non conosco la data. Non ricordo chi sia stato il primo a parlarmi di quel giorno, dopo che Emm è stato arrestato. Il signor Tanner e Thomas sono venuti a dirmelo. Non ricordo esattamente il giorno del mese in cui sono venuti da me; è stato pochi giorni dopo l’arresto di Emm. Non so quale giorno fosse. Sono venuti entrambi insieme. Non ricordo chi dei due abbia parlato per primo con me. Non so nemmeno se abbiano parlato prima che io dicessi qualcosa loro. Credo che mi abbiano chiesto: “Si ricorda il giorno in cui ha portato Emm a Stratford?” Hanno detto: “Si ricorda di averlo portato lunedì 13 agosto scorso?” Ma non è stato per quello che ho ricordato quel giorno. Il biglietto del pedaggio, come vi ho già detto, indicava chiaramente il giorno del mese. Ricordo molto bene quella notte. Quando l’uomo mi ha dato il biglietto, l’ho passato a Emm e ho visto subito la data. È stata la prima volta che l’ho notata. Non ci ho fatto caso fino a quando il signor Tanner e Thomas non sono venuti da me. Loro non mi hanno detto esplicitamente che si trattava del lunedì 13 agosto. Non so se sia stato io o loro a menzionare quella data.
Signor Sergente Parry. Domanda: Ha qualche altro motivo per ricordare quella notte, oltre a quello che ci ha raccontato? Risposta: No. Ho saputo della morte di Emm solo venerdì. Credo che si pensasse che fosse avvenuta lunedì 13. Avevo già portato la signora Buckle a Stratford in precedenza. Quella notte del 13 agosto l’avevo accompagnata insieme al signor e alla signora Emm. Prima di allora, per quanto ne so, non l’avevo mai portata lì. Quella fu la prima volta che lo feci.
ANN EMM. Sono la moglie di Walter Thomas Emm. Ricordo che mio marito fu portato in custodia domenica. Si era alzato sabato mattina, verso le 9 e mezza; venerdì stava molto male, quindi sono sicura che non si sia alzato prima delle 9 e mezza. Quel giorno non è uscito dalla casa se non per andare in bagno, e io ero alla porta quando è uscito. Era sabato mattina. Mio marito non avrebbe potuto recarsi nella stalla accanto a casa nostra o nelle rovine tra le 8 e le 9 di quella sera senza che io me ne accorgessi. Sono sicura che non l’abbia fatto. Ricordo lunedì 13 agosto: sono andata a Stratford. Ero da mio padre, all’Union, prima di partire. Mrs. Buckle è venuta con me; poco dopo sono arrivati anche Mr. Rowland e mio marito. Erano circa le 7 di sera quando sono venuti da me. Mr. Rumble è andato a Stratford anch’egli. Dalle 7 di sera fino al mio ritorno, sono stata con mio marito. Sono partita per Stratford verso le 9 di sera; Mrs. Buckle, Mr. Rumble e mio marito sono venuti con me. Rowland non ci ha accompagnato. Ci ha lasciati quando siamo saliti sul carro. Sono sicura che fosse lunedì 13 agosto.
Interrogatorio successivo: Quando vi siete resa conto per la prima volta che quel giorno eravate andata a Stratford? “Sapevo che era il 13 quando siamo partiti, perché dovevamo riscuotere l’affitto per quella signora anziana. Di solito andavo a Bromley a riscuotere gli affitti delle piccole case lì e poi accompagnavo mio marito a Stratford. Avevo l’abitudine di farlo anche in altri giorni. Ricordo proprio quel lunedì 13, perché era il giorno in cui dovevo vedere mio padre prima di partire. L’avevo visto diverse volte, ma non sono andata a Stratford lo stesso giorno; ne sono sicura. Era lunedì, perché abbiamo scoperto che Mrs. Emsley era morta il venerdì successivo. Prima che mio marito fosse portato in custodia, mi è venuto in mente che fosse proprio quel giorno. Ovviamente sapevo che era il 13 quando siamo partiti. So che eravamo tutti e quattro insieme a Stratford quel giorno. Se mio marito non fosse stato arrestato, avrei sicuramente ricordato che era quel particolare lunedì. Di solito andavamo lì in carro il lunedì. Ci ho pensato molte volte da allora. Mio marito è naturalmente un uomo molto malato; spesso si alza tardi. Raramente usciva di casa senza che io sapessi dove stesse andando o per quale motivo. Di solito mi alzo prima io. Di solito mi alzo subito dopo di lui. So generalmente dove va quando esce di casa; se ha intenzione di andare da qualche parte in particolare, me lo dice. Non si allontana mai senza dirmi dove va.”
SUSANNAH EMM. Sono la figlia di Walter Emm; vivo con lui nella capanna nel campo di mattoni. Ricordo quella mattina di lunedì in cui la polizia venne a casa nostra e portò mio padre in custodia. Il giorno prima, la salute di mio padre era molto cattiva: aveva fatto colazione a letto. Glielo portavo intorno alle 8:45 del mattino; in quel momento era ancora a letto. Lo aiutavo con le sue faccende quotidiane e lavoravo vicino alla finestra, accanto allo stallo. La capanna ha cinque finestre: due al piano di sotto e tre al piano di sopra. Se qualcuno andasse dalla porta allo stallo, dovrebbe passare davanti alla finestra dove io stavo lavorando. Dopo avergli portato la colazione, rimanevo seduta alla finestra per tutto il giorno, tranne quando mi alzavo per mangiare. Mio padre non passava mai davanti a quella finestra mentre io lavoravo lì; non avrebbe potuto farlo senza che lo vedessi. Dalla finestra potevo anche vedere la capanna in rovina nel campo: quel mattino, nessuno andò lì dalla nostra capanna. Lavoravo lì tutto il giorno, tranne quando mangiavo. Conosco quell’uomo detenuto di vista; a volte ha mangiato a casa nostra. Quel sabato mattina, mentre mio padre era a letto, vidi Mullins nel campo di mattoni: erano circa le 14:30. Si trovava dietro il muro della scuola, proprio di fronte alla finestra; la scuola si trova all’altra estremità del campo rispetto alla nostra capanna. Vedo la posizione della capanna qui (indicando sulla mappa); fu più o meno lì che vidi quell’uomo alle 14:30. Questa è la finestra dove stavo seduta quando lo vidi. Quando lo vidi nel campo di mattoni, camminava e guardava a terra, come se stesse cercando qualcosa.
Interrogatorio successivo: Q. A che distanza si trovava? A. Era a circa tre metri di distanza dalla finestra; il mio lavoro consiste nel fare scarpe vicino a questa finestra. Posso lavorare guardando fuori e allo stesso tempo fare le scarpe; forse non guardo sempre le scarpe mentre lavoro, ma guardo spesso fuori dalla finestra. Osservo sempre il campo intorno. Qualcuno potrebbe andare allo stallo senza che io lo veda, ma non fino alla capanna in rovina. Non tengo sempre gli occhi fissi sull’stallo; invece, guardo sempre la capanna in rovina, perché si trova allo stesso livello della finestra. Quel mattino sono andata a lavorare prima di portare la colazione a mio padre; poi sono rimasta seduta alla finestra per tutto il giorno. Ero lì anche il giorno prima, venerdì, e quello precedente. Lavoro sempre lì.
MR. SERJEANT PARRY: Q. Lo stallo dove avete sentito parlare del pacco trovato si trova a sinistra della vostra finestra? A. Sì; quindi qualcuno potrebbe andarci da questa parte senza che io lo veda. Se qualcuno uscisse dalla porta della nostra capanna, non potrebbe andare allo stallo senza che io lo vedessi.
WALTER THOMAS EMM, JUN. Ricordo che mio padre fu portato in custodia. Avevo dieci anni. Fu portato in custodia di domenica. Conosco il prigioniero Mullins; l’avevo già visto prima di quella domenica. Lo vidi venerdì nel campo, sdraiato con un fazzoletto sugli occhi. Era disteso dietro il muro della scuola. Lo vidi lì per circa mezz’ora. Poi andai a occuparmi dei miei maiali. Lo rividi sabato: si avvicinò a un mucchio di sabbia dove stavano posizionando delle tubature di drenaggio, poi tornò indietro. Non lo vidi più lì.
Interrogatorio successivo: Q. L’avevi visto anche nei giorni precedenti? A. Sì; lo avevo visto una o due settimane prima. Raccoglieva erbe, raccoglieva qualcosa dal terreno. Quando si avvicinò a quel mucchio di sabbia, nessuno stava posizionando le tubature di drenaggio; stavano costruendo una strada lì. C’erano otto uomini. Non si avvicinò a loro, perché c’era un mucchio di terra che stavano smantellando. Non andò nemmeno a guardarli; si avvicinò al mucchio e poi tornò indietro. Non so se riuscissero a vederlo. Lui mi conosceva.
SERGENTE PARRY: Q. Cosa stavate facendo lì? R. Stavo badando ai maiali di mio padre.
JOHN RAYMOND: Lavoro come sarto e abito al numero 12 di Oxfordsquare. Ricordo la notte del 13 agosto. Conosco bene Grove-road; non conoscevo né avevo mai visto la signora Emeley. All’angolo di Grove-road c’è una taverna con l’insegna dell’Earl of Aberdeen; accanto ci è un water, a circa dodici piedi di distanza. Ricordo di essere stato lì quella sera, verso le 20:00. C’era un uomo lì e io aspettavo. Stavo di fronte al water per poter vedere chi ne uscisse. Ho visto quell’uomo uscire; era il prigioniero. È andato oltre l’angolo di Aberdeen; girando a destra, si arriva alla casa numero 9, sul lato destro della strada.
CORT: Q. Quanta distanza c’è tra quel posto e la casa numero 9? R. Circa quattrocentoventi iarde, più o meno.
SERGENTE PARRY: Q. L’avete misurata? R. No. È solo una stima.
Interrogato ulteriormente:
Q. Lei è un sarto?
A. Sì; sono un sarto artigiano, non uno che lavora su commissione. Sono un confezionatore di abiti; lavoro per il signor James Cook, al numero 63 di Shorediteh. Lui fu l’ultimo direttore del carcere. Nel 1847 ho lavorato per Stevens e Clark. Da allora non ho più lavorato per nessuno. Lavoro da nove anni per la persona che mi ha assunto. Ora lavoro ancora per lui; ne sono assolutamente certo. Non ho alcun obbligo di andare a prendere il mio lavoro. Vado semplicemente nei locali dove lavoro. Il venerdì precedente all’ultima interrogazione del prigioniero, sono andato a Scotland Yard. Credo che il prigioniero fosse già stato interrogato due volte prima che io ci andassi. Ne ero a conoscenza. Leggevo i giornali; però non ho mai letto nessun resoconto sull’interrogatorio nei giornali, nemmeno una volta.
CORTESIA DEL GIUDICE: Lei conosceva il carcere di vista?
RISPOSTA: Non l’ho mai visto in vita mia; non conoscevo nemmeno il suo nome. L’ho riconosciuto semplicemente leggendo la descrizione dell’interrogatorio nei documenti, e sono stato certo che l’uomo che ho visto uscire dal bagno fosse proprio colui accusato di omicidio. Era così che immaginavo la situazione, dopo aver letto i documenti e saputo che il suo mestiere era quello di intonacatore; inoltre, vedendolo uscire dal bagno, ho notato che indossava effettivamente abiti da intonacatore. L’ho visto per la prima volta il 2 ottobre, presso il tribunale di Arbour-square, per poterlo identificare con certezza.
SIGNOR BEST: Ha detto di aver letto nei documenti che era un intonacatore. Ha anche trovato una descrizione del suo aspetto?
RISPOSTA: No, non l’ho fatta; sono assolutamente certo. Ho notato che fosse un intonacatore dal tipo di abiti che indossava e dal cappello che portava. Sembrava proprio un uomo che tornasse a casa dopo il lavoro, a quell’ora della sera. L’ho visto solo per un attimo, mentre usciva dal bagno; ho notato il suo viso. Non mi sono nemmeno preso la briga di contare quante altre persone ci fossero nella stanza insieme al prigioniero quando l’ho visto ad Arbour-square. C’erano molte altre persone. Non si trovava nel tribunale, ma in una stanza situata davanti all’ingresso del tribunale. Sono stato portato lì per vedere se riuscivo a identificare l’uomo che avevo visto nel bagno. A quel momento non indossava ancora abiti da intonacatore né il cappello che poi avrebbe messo. Gli ho giurato sul suo aspetto. Ho effettivamente visto i suoi tratti facciali quella notte, per un periodo di circa due o tre minuti. L’uomo mi ha dato tutte le opportunità possibili per osservare il suo viso. Sulla base di quanto mi era stato detto e di ciò che avevo letto nei documenti, sono stato certo che l’uomo che avevo visto fosse proprio colui accusato di omicidio. Non noto sempre le persone che vedo. Ma in quel momento stavo aspettando di entrare nel tribunale, con le braccia incrociate. L’uomo, uscendo, mi ha guardato attentamente. Non è stato uno sguardo casuale. Mi ha dato davvero tutte le opportunità per osservarlo. Sembrava essere colpito dal mio aspetto. Si è fermato e mi ha fissato. Prima di andare al tribunale, non avevo descritto l’aspetto dell’uomo a nessuno.
SERGENTE PARRY: Quando è andato al tribunale, il prigioniero le era stato già indicato, oppure l’ha riconosciuto tra diverse altre persone?
RISPOSTA: L’ho riconosciuto immediatamente non appena la porta si è aperta. Non mi era stato affatto indicato.
DOMANDA: Ha qualche dubbio, anche sotto giuramento, che sia proprio lui l’uomo in questione?
RISPOSTA: So di essere accusato di omicidio. E so che, da parte della Regina, se avessi avuto il minimo dubbio prima di entrare nel tribunale, avrei concesso al prigioniero il beneficio del dubbio. È uscito dal bagno e mi ha guardato direttamente in faccia. Ero vicino a lui. Ho avuto tutte le opportunità possibili per osservarlo.
Signor BEST: Domanda: Qual ufficiale vi ha accompagnato nella stanza dove si trovava il prigioniero? Risposta: Sergente Tanner. Immagino che ci fossero tra i quindici e i venti persone lì dentro; non potrei giurare con certezza che fossero venti, ma sono sicuro che fossero quindici. Erano uomini e donne, apparentemente prigionieri, accusati di vari reati, in attesa di essere portati davanti al magistrato.
Signor BEST a Richard Tanner: Ha accompagnato il testimone nella stanza? Risposta: Sì; credo che ci fossero circa dodici o quindici persone. È piuttosto difficile determinare con esattezza il numero delle persone presenti nella stanza. C’erano probabilmente tre o quattro uomini più o meno dell’età del prigioniero. Ho detto al testimone di seguirmi, spiegandogli che ci sarebbero state diverse persone lì dentro e che, se avesse visto il prigioniero, doveva dirlo. Lui mi ha fermato e mi ha detto che il prigioniero, che in quel momento era seduto all’estremità della stanza, era lo stesso uomo che aveva visto uscire dal water e svoltare in Grove-road.
Corte: Ha impiegato molto tempo per arrivare a questa conclusione? Risposta: Non più di un minuto.
Signor BEST: Ha mai visto il prigioniero indossare un cappello con la tesa rialzata? Risposta: L’ho visto solo due volte prima che diventasse prigioniero. Non l’ho mai visto indossare nulla del genere.
Sergente Parry: Ha in qualche modo indicato il prigioniere al testimone, o gli ha dato suggerimenti al riguardo? Risposta: No; le sue azioni sono state completamente spontanee.
Prigioniero: Non avrebbe avuto l’opportunità di vedermi nei giorni precedenti ad Arbour-square? Risposta: Certamente. Se ci fosse stato.
Corte: Secondo la prassi vigente, il testimone ha diritto a ricevere una parte della ricompensa per le informazioni fornite in questa occasione? Risposta: Penso di no. Ho visto casi in cui la ricompensa venisse divisa tra più testimoni.
JOHN MITCHELL. Sono un marinaio; lavoro anche ai moli; abito a Hoxton. Lunedì 13 e martedì 14 agosto lavoravo ai moli. Martedì mattina alle 4 sono uscito di casa per andare al lavoro. Lungo la strada verso i moli sono passato per Stepney-green; ci volevano circa cinque minuti per arrivare lì. Mentre attraversavo il parco, ho visto un uomo avvicinarsi a me lungo lo stesso lato della strada. All’inizio non c’era nulla di particolare in lui che attirasse la mia attenzione, ma avvicinandosi mi sono reso conto che tremava; sembrava molto nervoso e agitato: aveva le guance arrossate, tremava e le labbra gli tremavano. Lui era sul ciglio della strada, io ero sul lato destro; ha attraversato la strada per spostarsi di lato rispetto a me. Quando si è avvicinato, ho tirato fuori le mani dalle tasche; lui ha vacillato e tremato ancora di più, poi è passato dal mio lato sinistro. Dopo che si è allontanato, mi sono girato per guardargli le spalle; ho avuto l’opportunità di vedere chiaramente il suo viso mentre si avvicinava a me e ho notato attentamente tutte le sue caratteristiche fisiche. Quell’uomo era il prigioniero di cui parliamo. Le sue tasche erano molto gonfie, soprattutto quella destra. Conosco bene la Grove-road; penso che il punto in cui l’ho incontrato disti circa tre quarti di miglio da lì. Conosco anche Barnsley-street; passare per quella strada sarebbe un percorso più lungo rispetto alla Grove-road. La Mile-end-road, invece, sarebbe la via più diretta.
Interrogatorio successivo: Q. Credo che tu fossi davvero spaventato da quell’uomo, vero? A. Mi ha un po’ allarmato, ma non mi ha davvero spaventato molto; ho semplicemente evitato di incrociarlo. Vedere una persona in quello stato, naturalmente, mi ha preoccupato. Anche tu saresti stato spaventato se fossi stato al mio posto. Lui indossava pantaloni di velluto a coste, un cappotto marrone e un tipo di giacca di tweed scuro, con tasche molto grandi; quelle tasche erano piene fino all’orlo. C’era qualcosa di pesante al loro interno. Entrambe le tasche erano davvero molto gonfie. Sembrava che avesse difficoltà a portare quel peso. Quel modo in cui si muoveva mi ha fatto sospettare che avesse fatto qualcosa di sbagliato. Era come se stesse trasportando qualcosa di molto ingombrante.
Q: Quando ha fornito informazioni su ciò che aveva visto?
A: Non ci ho più pensato fino a quando non ho sentito parlare dell’omicidio venerdì; ho visto annunciato in un negozio di giornali dell’atroce omicidio di una vecchia signora, ma non sapevo in quale parte di Stepney fosse avvenuto; circa una settimana dopo sono passato per Grove-road e ho chiesto informazioni; mi hanno detto che era lì che la vecchia signora era stata uccisa, e allora ho subito capito che si trattava della persona che avevo visto quella mattina. Sono andato a fornire le informazioni alla polizia due o tre giorni dopo, alla stazione di Robert-street. Non ricordo esattamente la data. Penso fosse l’ispettore a cui mi sono rivolto; aveva carta e penna davanti a sé, ma non so se abbia prestato attenzione alle mie informazioni. Sono andato martedì, poiché il prigioniero era in custodia lunedì. Avevo sentito dire che un uomo era stato arrestato, e dalla descrizione che ne avevano dato, ho pensato che fosse la persona che avevo visto. Non ho ricevuto alcuna descrizione ufficiale di lui, ma ho sentito molte persone parlarne; quindi ho dedotto che fosse lui. Non sono andato a vedere il prigioniero fino a quando non l’ho incontrato nella Casa di Detenzione. Era sabato, poiché era stato arrestato lunedì. L’ho visto nella sua cella. Era da solo. Nessuno mi ha fatto fare il giro; il custode mi ha accompagnato e aperto tutte le porte. Non ho visto nessun altro che assomigliasse a quel uomo, tranne lui stesso. Ne ho visti circa trenta. Quando la porta si è aperta, lui stava in piedi di lato, mentre gli altri erano rivolti verso l’esterno. Non è stato per questo che ho pensato che ci fosse qualcosa di strano. Ho riconosciuto subito i suoi tratti, grazie alla descrizione che ne avevo dato. Non potevo sbagliarmi. Non mi sono basato su quanto avevo sentito dire dagli altri. Ne avevo parlato con molte persone, prima e dopo che l’omicidio venisse scoperto. Lavoro come manovale portuale. Sono cresciuto come marinaio. Devo andare al lavoro alle sei del mattino; devo camminare per quattro miglia e mezza. Appartengo al gruppo incaricato di spostare le navi da un posto all’altro. Avevo sentito parlare della ricompensa offerta. Ma non prima di aver fornito le informazioni. Non l’ho fatto per la ricompensa. Spero comunque di essere premiato per questo.
MR. SERJEANT PARRY: Qual è stata l’occasione che le ha permesso di vedere il prigioniero? Quanto tempo pensa che sia durata l’incontro con lui a Stepney-green?
A: Probabilmente circa cinque minuti. Ero vicino alla fabbrica del signor Spill quando ho visto quell’uomo avvicinarsi. Era più o meno alla stessa distanza di College-terrace. Circa 300 metri da me. Veniva verso di me per circa cinque minuti. Non sono riuscito a vedere chiaramente i suoi tratti, fino a quando non si è avvicinato di più. Mi sono chiesto chi fosse.
Q: Qual è stata l’opportunità che hai avuto di vedere il suo viso quando ti si è avvicinato?
A: A causa del suo aspetto orribile. Quando sono entrato nella Casa di Detenzione, non c’era nessuno tranne due guardie e un signore; nessuna di quelle persone mi ha indicato in alcun modo il prigioniero. Hanno aperto trenta celle; le ho controllate tutte e alla fine ho scelto quest’uomo. Non so se un cappello a punta e uno “wide-awake” siano la stessa cosa.
STEPHEN THORNTON (riconfrontato). Un cappello a punta e uno “wide-awake” sono la stessa cosa.
WILLIAM ROWLAND. Vivo al numero 25 di Barnaley-street, a Bethnal-green, e faccio il tappezziere; avevo l’abitudine di lavorare per la signora Emsley. Per alcuni anni sono stato ufficiale di polizia presso il tribunale di Worship-street. L’13 agosto scorso ho visto la signora Emsley a casa mia e le ho pagato una somma di circa 2 sterline; dopo quel giorno non l’ho più vista. Conosco il prigioniero: so che occasionalmente lavorava per la signora Emsley. L’ho visto lunedì 13, verso mezzogiorno, in Temple-terrace, vicino a Barnaley-street; non l’ho più visto fino al mercoledì. Aveva promesso di finire un lavoro per me quel lunedì, ma non l’ha fatto fino al mercoledì successivo; non è venuto a lavorare nemmeno martedì, ma solo mercoledì. Gli ho dato istruzioni riguardo al lavoro e mi aspettavo che lo finisse il lunedì, ma invece ci ha impiegato tutto il mercoledì. L’ho visto di nuovo venerdì; è venuto da me chiedendomi aiuto per un altro lavoro, ma gli ho detto che non avevo molto tempo a disposizione perché dovevo occuparmi di un altro incarico. Ha insistito per aiutarmi e così ha fatto la mattina seguente. Poi sono andato da Gaffney, il falegname; lungo la strada qualcuno mi ha chiesto, davanti a Mullins: “Ha sentito dire che una vecchia signora è stata assassinata in Grove-road?” Ho risposto di no, e quella persona ha detto: “Spero non sia la signora Emsley, ” In quel momento ho notato che Mullins era molto turbato; il suo viso aveva un’espressione strana. Poi sono andato avanti con il lavoro per lui e ho scoperto che l’aveva fatto in modo molto goffo: il cartone era stato messo al contrario, e il suo modo di lavorare sembrava quello di una persona incompetente. Dopo aver finito il lavoro che gli avevo chiesto, me ne sono andato; poco dopo ho saputo con certezza che era stata la signora Emsley ad essere assassinata. Sono tornato da Gaffney e l’ho chiamato fuori, dicendogli: “Mullins, è stata uccisa la signora Emsley, ” Ho notato un cambiamento molto evidente in lui: sembrava nervoso ed eccitato; mi ha invitato a bere del rum in una taverna vicina. Il suo aspetto indicava chiaramente che qualcosa di grave gli era accaduto. L’ho visto di nuovo mercoledì 5 settembre, prima dell’arresto di Emm domenica. L’ho incontrato verso le 20:30 e gli ho chiesto se avesse scoperto qualcosa riguardo all’omicidio della signora Emsley.
“Emsley?” disse lui, “No. Nemmeno io.” Gli dissi che stava per andare a prendere qualcosa per la cena; lui rispose che avrebbe camminato con me. Entrammo in una casa per incontrare una persona, ma non riuscimmo a trovarla. Quando uscimmo, il prigioniero chiese di bere del liquore; bevemmo un po’ di gin. Poi lo lasciai e gli dissi: “Mullins, sospetto fortemente di una persona. Ora riesco a immaginare chi sia. Non perderò le sue tracce finché non verrà scoperto l’autore di questo orribile omicidio.” Allora lui assunse un aspetto molto spaventoso: il suo viso divenne pallido, livido come quello di un morto, e disse: “Anch’io sospetto quella persona. La sto tenendo d’occhio, ” Gli dissi che probabilmente non si trattava della stessa persona che lui sospettava. Voleva lasciarmi, anche se aveva detto di voler andare nella mia direzione; gli chiesi perché non volesse cenare. Lui rispose che non avrebbe mangiato nulla quella sera. Gli feci altre domande riguardo alla rimozione del foglio di carta dalla casa della signora Emsley: quel foglio era stato messo nel salotto e poi portato al secondo piano. Lui disse che qualcuno lo aveva aiutato a spostarlo. Gli chiesi chi fosse quell’uomo. Lui rispose di non riuscire a descriverlo. Gli dissi che era impossibile, visto che quell’uomo lo aveva aiutato per un’ora e mezza. Lui insistette nel volermi lasciare. Lo conoscevo da quasi tre mesi; ne avevo sentito parlare prima, ma non lo conoscevo personalmente. La signora Emm. Il 13 agosto, proprio il giorno in questione, andai con lei all’ospizio per incontrare un suo parente, un anziano che conoscevo da molti anni. Suo marito era con loro. Arrivammo lì verso le sei e mezza e rimanemmo fino a quando non fece buio. Intorno alle sette e mezza, era già molto scuro. Non riuscivamo quasi a vedere nella stanza dove si trovava quell’anziano. Lei rimase con me tutto il tempo. Verso le nove di quella stessa sera, se ne andarono in carrozza. C’erano la signora Emm, la signora Buckley e Walter Emm. Li vidi partire. Andavano a Stratford. Volevano che li accompagnassi, ma rifiutai. Li vidi allontanarsi verso le nove di quella sera.
Interrogato ulteriormente:
Q. Mulling è di mestiere intonacatore, giusto? Non un tappezziere.
A. Beh, non so esattamente quale sia il suo mestiere; mi è stato detto che fosse intonacatore, e credo che lo sia davvero. Installare tende di carta non è certo un lavoro difficile; si può imparare in circa sei mesi. Non penso che Mulling sia un tappezziere. Non è un artigiano vero e proprio. Ho avuto diverse conversazioni con lui riguardo a quella povera signora anziana. So che aveva l’abitudine di andare da lei e lavorarci. Anch’io ero stato assunto da lei in passato. Mi dispiace molto per la sua morte; mi addolora che una donna possa essere assassinata in quel modo, e lo stesso valebbe per qualsiasi uomo con un minimo di sensibilità. Non ho visto il prigioniero dal 13 al 15. L’ho visto un paio di volte dopo. Dopo il 5 settembre non ho più avuto alcuna conversazione con lui; quella è stata l’ultima volta, dopo che l’omicidio era stato scoperto. Le altre conversazioni erano avvenute prima che venisse scoperto. Lo ho visto diverse volte in quei giorni. Non è perché i carpentieri non avessero finito il loro lavoro che lui non ha completato il proprio compito; non c’erano carpentieri impegnati. C’era solo del lavoro da fare sui soffitti di alcune piccole case, lavori che dovevano essere eseguiti immediatamente per evitare problemi. Mi aspettavo che lui li portasse a termine. Non era necessario rimuovere la carta vecchia, almeno non per quanto riguardava il suo compito.
Q. Ricorda che tipo di cappello indossasse di solito?
A. Sì, a volte un cappello normale, altre volte un berretto a punta. Quando l’ho visto intorno alle 2 del lunedì, credo avesse il suo cappello o quel berretto a punta. Non riesco proprio a ricordare con precisione. Non l’ho mai visto indossare un cappello a cilindro. Non ho mai fornito alcuna informazione contro un certo Smith in relazione a questo omicidio. Ho detto al coroner che quell’uomo aveva avuto una lite con la signora Emsley. Questo è stato prima che venissi a sapere nulla di questa accusa, dopo che lei era stata trovata assassinata. Non ho fornito informazioni su Smith; ho solo detto che aveva avuto una lite con la signora Emsley e che il caso mi era stato affidato per essere esaminato. Lei mi ha detto: “Quest’uomo vuole derubarmi di una banconota da 50 sterline, ” Ho risposto: “No, non credo che lo faccia, ” Aveva trattenuto il suo libro degli affitti e lui cercava di riprenderlo; inoltre aveva afferrato la sua cesta. Era un inquilino della signora Emsley. Lo conosco; è un uomo zoppo che cammina con un bastone. Ho risolto amichevolmente la questione tra loro; ho scoperto che la signora Emsley aveva torto e l’inquilino ragione. Ma lei ha usato un’espressione del tipo: “Quest’uomo vuole derubarmi di una banconota da 50 sterline. L’ho qui con me, ” Non ho detto al coroner che avevo prove importanti da fornire; ho solo detto di avere informazioni riguardo alle abitudini e ai comportamenti della defunta signora Emsley. Non sono stato interrogato in quel momento; credo che sia successo solo la terza volta.
Il sergente Parry: “Ho capito bene che questa disputa, qualunque essa fosse, tra la signora Emsley e Smith sia stata risolta amichevolmente?”
Risposta: “Sì, si sono separati in termini cordiali; almeno entrambi erano soddisfatti. Smith ha circa quarantasei anni.” Isaac Tyrrell: “Vivo al numero 1 di Temple-Terrace, Bethnal-Green. Conosco il prigioniero; ha lavorato nella mia casa, ma non per me. Ricordo che lunedì 13 agosto stava sistemando le piastrelle e riparando il soffitto del soggiorno. Lo ho visto lavorare quel giorno; aveva un martello con cui operava. Ha usato il martello per abbattere il soffitto. Questo è qualcosa di simile a quel martello.” Il tribunale: “È quel tipo di martello comunemente utilizzato dai muratori?”
Risposta: “Sì, lo è.” Il sergente Parry: “Ricorda a che ora ha terminato il lavoro?”
Risposta: “Intorno alle 18; non era ancora finito. Non avevo dato istruzioni precise riguardo alla conclusione del lavoro. Non avevo nulla a che fare con esso. È tornato solo mercoledì, ” Durante l’interrogatorio successivo: “Credo che non abbia potuto terminare il lavoro a causa di alcun lavoro da falegname necessario, vero?”
Risposta: “Oh no. Avrebbe potuto finire. Gli serviva del cemento per le piastrelle sul tetto; avrebbe potuto procurarselo. Non so se ne abbia trovato quel giorno. Non l’ho visto. Credo che non ce ne fosse affatto lunedì. Aveva con sé altri attrezzi, anche una paletta. Non li ha lasciati lì; se li è portati via. Sono sicuro di questo. Non gli sono stati dati dei listelli da fissare con il falegname. Nella mia casa, almeno. Giovedì gli è stato dato un pezzo di legno per posizionare la botola che porta sul tetto. Quello non è stato finito fino a giovedì; il cemento è stato applicato mercoledì.” Thomas Prior: “Sono barman al pub Royal Oak, in Keppelstreet, Chelsea. Venerdì 7 settembre scorso ho comprato una scatola da pennini della moglie del prigioniero. Questa è proprio quella. Il manico della scatola era quasi completamente piegato quando l’ho comprata; l’ho raddrizzato. Era davvero molto sporca. L’ho pulita con pietra marcia.” Ann Cooper: “Sono una vedova che vive al numero 12 di Little Orford-street, Chelsea. Conosco il prigioniero. Lui, sua moglie e i loro figli soggiornavano nella mia casa. Hanno lasciato la mia casa il 26 agosto. Dopo che se ne sono andati, è venuto l’ispettore Thornton. L’ho visto trovare una scarpa. L’avevo già vista prima; l’avevo vista gettata fuori dalla finestra di Mullins domenica pomeriggio, quando se ne sono andati la sera. Era nel canale di scolo quando Thornton l’ha trovata. Questa è proprio quella scarpa.” Durante l’interrogatorio successivo: “In quale parte della casa si trovava quando ha visto quella scarpa essere gettata fuori dalla finestra?”
Risposta: “Nella stanza sul retro al primo piano, che dà sul cortile. Ci sono tre stanze al piano di sopra e due al piano di sotto, oltre a una cucina. La scarpa è stata gettata fuori dalla finestra del soggiorno posteriore. Stavo scuotendo un panno fuori dalla finestra per un giovane che aveva appena fatto colazione. Non era Charles Shirley; in quel momento non si trovava nella casa.”
CORTESIA. Q: La stanza sul retro era quella occupata dal prigioniero? R: Sì, era proprio quella stanza che lui utilizzava.
SIGNOR BEST. Q: Chi occupava le altre stanze? R: Una persona di nome Cowper abitava nella stanza davanti; vi era da circa una settimana. Un giovane di nome Levick viveva anche in quella casa; se ne andò il sabato successivo. Non c’era nessun altro lì. Penso che Cowper lavorasse in un negozio di porcellane, ma non ne sono sicuro; l’altro uomo guidava un carretto per il trasporto del carbone; il suo datore di lavoro era un commerciante di carbone e coke. Sono certo che non ci fosse nessuno di nome Shirley in quella casa; ho visto un giovane con quel nome lì una o due volte, quando Mullins vi abitava.
SIGNOR PARRY. Q: Chi era? Sapeva qualcosa su di lui? R: Non sapevo molto su di lui. Credo che suo padre lavori come laminatore o lucidatore di stoffe, non come intonacatore. Ha circa ventiquattro o venticinque anni. Mullins non dormiva spesso a casa. Mi ha detto una volta che il suo lavoro lo portava a Stepney; aveva l’abitudine di andarsene di lunedì e tornare sabato sera. Sua moglie e i suoi figli stavano per lo più a casa. Penso che la signora Mullins andasse a lavare l’avena.
STEPHEN THORNTON (rinvestigato). Ho trovato questa scarpa nel buco della polvere descritto dalla signora Cooper, nella casa numero 12 di Orford-street, Marlborough-road, Chelsea. Ho fatto fare tagliare un pezzo del pavimento al secondo piano della casa numero 9 di Grove-road; il lavoro è stato eseguito e lo presento qui. È stato il sergente Tanner a effettuare i tagli. C’è una traccia di sangue su quella scarpa, appartiene alla scarpa sinistra di un uomo e proviene dalla stanza in questione.
WILLIAM THOMAS (rinvestigato). Ero presente quando quel pezzo di legno è stato tagliato dal pavimento. Questo è proprio il pezzo in questione; è stato preso dal secondo piano della casa. Dalla parte superiore dell’edificio.
STEPHEN THORNTON (rinvestigato). Le tracce su quella scarpa sono effettivamente tracce di sangue. Ho dovuto lavare la scarpa; era in uno stato molto sporco. Era stata gettata tra le ceneri per circa due piedi. Ho confrontato quella scarpa con le tracce presenti su quel pezzo di legno. Ci sono due chiodi vicino alle tracce di sangue che sembrano corrispondere esattamente; inoltre, c’è una macchia di sangue nel centro della scarpa. Penso si tratti di un foro attraverso cui il sangue si è raccolto, lasciando le impronte visibili su quel pezzo di legno. C’è anche una doppia fila di chiodi sul lato sinistro della scarpa; inoltre, ci sono altri due chiodi particolarmente evidenti sulla scarpa, proprio come quelli presenti sul pezzo di legno. Se si gira la scarpa verso le impronte, si possono vedere chiaramente quei due chiodi. Nel lavare la scarpa, gran parte della suola è venuta via; era in uno stato davvero sporco. Tutti tipi di sporcizia erano state gettate nel buco della polvere.
Interrogato di nuovo.
Q: Ha messo quel segno fatto con la matita intorno all’impronta?
A: No; penso che sia stato il dottor Gill a farlo – avevo visto quei segni più volte; quei due chiodi presenti nella scarpa mi erano rimasti ben impressi in mente. È stato questo a spingermi a portare via la scarpa, avendo un’idea di quale tipo di impronta potesse lasciare il sangue caldo. Tanner ha tagliato via quel segno; prima, uno degli agenti aveva fissato una tavola sopra quell’area con dei chiodi. L’avevo vista fissata con l’ordine di conservarla. RICHARD TANNER (interrogato di nuovo): Il pezzo di legno che Thornton ha presentato è nello stesso stato in cui è stato osservato per la prima volta nella casa, ad eccezione del segno fatto con la matita intorno ad esso, che è stato tracciato dal dottor Gill davanti a me. L’ho tagliato io stesso. Capisco che i termini “billycock” e “wide-awake” significhino la stessa cosa; a Londra vengono generalmente chiamati “wide-awakes”, mentre nello Staffordshire e in quelle zone ho sentito dire che vengano chiamati “billy-cocks”. MR. BEST: Crede di non essere stato presente nella casa la prima volta che è stata scoperta l’impronta?
A: Sì, ero il primo detective ad arrivare sulla scena; Dillon era già lì prima di me. Me ne ha parlato l’ispettore Kerrison. WALTER KERRISON (ispettore di polizia): Presento un coltello che ho trovato nella tasca della defunta. Ho perquisito le sue tasche la mattina stessa; ho visto Dillon trovare un anello. Questo è quel coltello: è stato trovato tra il materasso e il letto. Ho notato alcune tracce di sangue sul pavimento della stanza. Ho attirato l’attenzione del dottor Gill su di esse. Questa è la tavola che è stata tagliata da quella parte del pavimento; ad eccezione del segno fatto con la matita, è nello stesso stato in cui l’ho osservata per la prima volta. Non ho trovato nulla nelle tasche della vecchia signora, tranne questo coltello. Nessun denaro o oggetti simili. DR. GILL (interrogato di nuovo): Ho esaminato questa scarpa con un potente microscopio. Ho trovato un capello tra la suola e il rivestimento interno della scarpa; la parte migliore di quel capello era racchiusa all’interno della stessa. Ne ho trovati altri due sulla superficie. Ritengo che siano capelli umani. Penso di poterli mostrare ora. Alcuni di essi sono stati tagliati per essere esaminati al microscopio, mentre altri sono stati tagliati dal dottor Letheby. Corte: Afferma che si tratti sicuramente di capelli umani?
A: Sicuramente. Ho potuto confermarlo attraverso il microscopio. La mia esperienza mi permette di affermare con certezza che si tratta di capelli umani. Riuscivo a distinguere anche il loro colore. Era molto simile al colore dei capelli della signora Emsley. Avevo alcuni suoi capelli con me per fare il confronto. Ho confrontato quei capelli con quelli che ho effettivamente prelevati dalla sua testa. Sembravano avere lo stesso colore.
Signor Sergente Parry. Domanda: Non può certo dire di più, vero? Risposta: Nessuno potrebbe dire di più; i capelli umani vengono utilizzati per intonaco e malta, non c’è dubbio al riguardo. Ho esaminato la scatola da pennini prodotta in tribunale; ho notato una macchia che ho ritenuto fosse sangue. Si trovava sul bordo della scatola. Ho chiesto al Dottor Ansell di esaminarla con me, e l’abbiamo analizzata insieme al microscopio. A mio parere, quella macchia era sangue; il microscopio rappresenta un metodo infallibile per verificare la presenza di sangue. Si ritiene che sia così.
Signor Best. Domanda: Non è possibile stabilire se quel sangue fosse umano, giusto? Risposta: Certamente no.
Signor Sergente Parry. Domanda: Purtroppo, al momento non esiste alcun metodo per distinguere il sangue umano da altri tipi di sangue, vero? Risposta: No.
Corte. Domanda: Dove si trova la macchia di cui parla? Risposta: Lungo il bordo dell’apertura della scatola da pennini. Tra quella zona e la parte superiore della scatola stessa.
Robert Went (poliziotto, K 160): Dopo la scoperta del delitto, ho perquisito il seminterrato della casa situata in Grove-road, numero 9. Nel seminterrato, sotto le scorie di carbone, ho trovato una scatola di latta; era avvolta in parte in un fazzoletto. All’interno della scatola c’erano 16 sterline e 2 scellini in argento, nonché 32 sterline in oro.
James Wright: Sono un agente immobiliare; svolgo il mio lavoro in Bow-road. Sabato 11, per quanto ne so, sono andato da Mrs. Emsley per discutere di alcune questioni relative alle decorazioni murali. Era il sabato precedente al delitto. L’ho vista verso le 18:00; sono rimasto con lei per circa un’ora. Non ho guardato i documenti tutto il tempo. Sono salito al piano di sopra. Quando sono entrato nel corridoio, la donna incaricata delle pulizie aveva già aperto la porta. Quella è stata l’ultima volta che ho visto la vecchia signora. C’era un’altra persona in casa in quel momento; ho visto qualcuno seduto sulle scale. Quella è la stessa persona che ho visto davanti alla giuria del coroner. Si chiama Mullins. Lo vedo qui adesso. È il prigioniero.
Interrogatorio cross: Dove vive? Nelle vicinanze, vero? Risposta: Circa duecento metri dal luogo del delitto. Martedì 14 non ero affatto in quella casa; ne sono assolutamente certo. Non conosco nessuno di nome Stevenson. Sono sicuro di non essere mai entrato in quella casa dopo il sabato. Assolutamente no, nemmeno nel pomeriggio di martedì. Ne sono assolutamente certo.
Signor Sergente Parry: Domanda: Esiste qualche possibilità che si possa ipotizzare che lei sia stato nelle vicinanze della casa dopo il sabato? Risposta: Nessuna. Conoscevo già quella vecchia signora; avevo fatto diversi lavori per lei.
ELIZABETH FUKE. Sono sposata e vivo al numero 17 1/2 di James-street, Commercial-road, East; quella casa apparteneva alla defunta signora Emsley. Ero in affitto di una sua abitazione al numero 14 della stessa strada. Conosco il prigioniero; ricordo di aver sentito parlare di questo omicidio. Qualche giorno prima del 13 agosto, venne a casa mia per ordinare un pezzo di rame. Credo fossero circa dodici giorni prima dell’omicidio. Quando arrivò, disse che la signora Emsley era una povera vecchia miserabile; che mandava persone a fare lavoro, ma non sempre trovava i materiali necessari per farlo. Gli chiesi di cosa avesse bisogno e mi rispose che gli serviva del cemento. Gli chiesi quanta quantità, e lui disse “Circa un peck”. Gli diedi i soldi e se ne andò; al suo ritorno aggiunse che quel mattino era stato a casa sua: lei stava pranzando, ma lui non avrebbe mai mangiato con lei. Lei non si permetteva nemmeno di mettere un po’ di latte nel tè. Beveva il tè senza nulla. È davvero una grande vergogna che una persona così miserabile possa continuare a vivere. Interrogatorio: Q. Si riferiva alle sue abitudini parsimoniose e al suo modo di vivere? Non pensava che avesse intenzione di ucciderla, vero? A. No. Credo che si riferisse semplicemente alle sue abitudini parsimoniose. Per la difesa furono chiamati i seguenti testimoni:
MARY MULLINS: Il 13 agosto scorso, vivevo con mia madre al numero 12 di Orford-street, Chelsea. Mio padre all’epoca viveva a Barnsley-street; due miei fratelli, James e Thomas, abitavano con nostra madre. C’era anche un altro fratello, John. A volte veniva da noi. Ho visto questa scatola di matite in possesso di mio fratello James a giugno e luglio. Non so dove sia ora. Lui è un marinaio. L’ho vista a giugno scorso. L’ho vista diverse volte anche dopo, a casa nostra, ad agosto. E circa quindici giorni prima che mio padre venisse arrestato. Ne ho avuto molte occasioni di osservarla. L’ho tenuta in mano più volte. Credo che sia proprio questa la scatola di matite che ho visto con mio fratello. Interrogatorio da parte del sergente PARRY: Q. Quando ha sentito parlare per la prima volta dell’omicidio? A. Non ricordo esattamente il giorno del mese. Era un sabato. L’ho letto sui giornali. All’epoca vivevo al numero 9 di Sloane-terrace, Chelsea, con il signor Gibson. Ho visto la signora Emsley una o due volte. So che mio padre lavorava per lei. Prima di sentire parlare dell’omicidio, non l’avevo mai visto. L’ho visto sabato sera, dopo l’omicidio. Lo stesso giorno il signor Gibson mi ha licenziata. Lunedì, dopo l’arresto di mio padre. È stato arrestato domenica. Sono stata licenziata a settembre. Il motivo del licenziamento è stato che il mio datore di lavoro ne aveva letto parlare sui giornali. Questo è tutto. Giuro su ciò che è sacro. Questo è l’unico motivo che posso fornire. Mi ha detto di andarmene, perché mio padre era stato arrestato. Non voleva che fossi in casa.
Q. Non si è detto nulla riguardo alla rimozione di una pietra in cucina? A.
Sì; avevo perso un scellino lì. Il motivo per cui fui licenziato non fu perché mi fosse stato trovato mentre rimuovevo una pietra in cucina, né perché si pensasse che nascondessi qualcosa. Fu dopo, quando ricevetti il mio stipendio, che il padrone mi disse di andarmene. La padrona mi pagò in cucina, e io persi quel scellino vicino al camino. Entrò una bambina; lei mi vide mentre rimuovevo la pietra. Le chiesi di tenere la candela mentre lo facevo; dopo che me ne andai, lei ne parlò al mio padrone. La rimozione della pietra non fu il motivo per cui fui licenziato. Trovai quel scellino. Nessuno era presente quando lo trovai. La bambina che teneva la luce non mi vide raccoglierlo; fu chiamata via. Suonò la campanella perché dovesse salire le scale. Non trovai il scellino davanti a nessuno. Non fui licenziato per aver rimosso quella pietra, perché non si pensava che nascondessi qualcosa. Il padrone, quando portai i documenti al piano di sopra la mattina seguente, ne lesse parlare sui giornali. Non mi disse nulla per un’ora dopo. Una delle giovani signore era malata, e lui temeva che ciò potesse disturbarle. Così mi chiamò fuori e mi disse di incontrarlo in Sloane Street. Mi chiese se avessi sentito parlare di mio padre. Disse di aver letto della sua morte sui giornali. Era una situazione molto grave. Voleva che me ne andassi. Avevo già portato via quella pietra prima che la bambina entrasse in cucina. Le chiesi di tenere la candela per me. Fu chiamata via per caso, e non mi vide raccogliere lo scellino. Non le dissi di non parlarne. Non le promisi sei penny se non lo avesse fatto. Non posso dire esattamente a che ora della giornata fu rimossa quella pietra. Penso fosse poco dopo le 2. Fui licenziato il lunedì successivo alla morte di mio padre. Penso fossero circa le 4. Tra le 3 e le 4. Stavo rimuovendo quella pietra verso le 2, e fui licenziato tra le 3 e le 4. Fu dopo che il padrone mi disse di andarmene che continuai a lavorare su quella pietra. Dovevo prendere i miei vestiti e le mie cose. L’ultima volta che vidi mio fratello James fu a luglio, o all’inizio di agosto. Penso fosse a luglio. Non lo vedevo da un po’ prima dell’omicidio. Non lasciò casa dopo l’omicidio. Se ne andò qualche tempo prima. Ho visto questa scatola da pennini con mio fratello James. Ho altri due fratelli: John e Thomas. John a volte dormiva a casa di mia madre, altre volte a casa di mio padre. Entrambi, John e Thomas, a volte dormivano nella stanza di mia madre, altre volte con mio padre. Mio padre rientrava a casa molto di rado. Solo il sabato. Non aveva l’abitudine di dormire con noi. Solo la sera del sabato o la domenica. Mio fratello andò in campagna; quando seppe che ero tornato dal mare, venne a trovarmi e rimase a casa fino a dopo il mio ritorno. Mio fratello tornò dal mare a maggio. A agosto, John e Thomas vivevano generalmente con mia madre. Thomas lavorava in un negozio di verdure, in Marlborough Road, Chelsea. Era un ragazzo che faceva commissioni. Andava lì ogni giorno e dormiva a casa. Quando non avevo lavoro, dormivo anch’io a casa. Andai a trovare mio padre il sabato dopo l’omicidio, perché volevo sapere cosa fosse successo. Volevo conoscere i dettagli riguardanti la signora.
Emsley, vedendolo sui giornali, non mi mandò né venne da me; andai io da lui, a casa di mia madre. Il signor Gibson mi pagava 12 sterline all’anno. Non riesco a ricordare esattamente quanto ricevetti lunedì quando fui licenziato: non era nemmeno una sterlina intera. Erano 17 o 18 scellini. Non ne sono sicuro. Sono stato lì solo per poco tempo. La lastra che stavo rimuovendo si trovava nella cucina posteriore, accanto al camino; c’era un buco vicino alla grata. La casa del signor Gibson è molto grande.
THOMAS MULLINS. Vivo al numero 1 di Rose-court, East Smithfield; ho circa sedici anni, lavoro in lavori manuali leggeri; una volta ho aiutato mio padre nel suo mestiere; sono andato a trovarlo in Barnsley-street e sono rimasto da lui lì; ricordo che lunedì 13 agosto scorso ero con lui in Barnsley-street, al numero 33; anche mio fratello John stava con lui; quel giorno non facevo nulla, ero a casa tutto il giorno; mio padre era fuori a lavorare; ricordo che è tornato a casa verso le 19:15; dopo è rimasto in casa e non è più uscito; ha dormito lì, in un lettino piccolo per sé, mentre io e mio fratello dormivamo nella stessa stanza; mi sono alzato la mattina alle 7:30 circa; dopo essersi alzato, mio padre è andato a pulire il soffitto del corridoio e a tappare i fori dei chiodi; ha lavorato fino alle 12; poi è entrato a pranzo intorno alle 12 e è uscito verso le 12:30; non l’ho accompagnato; non conosco affatto questo stivale, non l’ho mai visto, né ho mai visto mio padre indossare uno stivale del genere; a volte pulisco gli stivali di mio padre; so cos’è un cappello a cilindro, ma non l’ho mai visto indossare da lui; si chiama così perché è rotondo, è lo stesso che un “wide-awake”; lunedì sera non indossava affatto un cappello del genere, indossava il suo solito cappello.
Interrogato dal sergente Parky: Quando hai visto per l’ultima volta tuo fratello James? Risposta: Circa tre mesi fa, più o meno; ricordo benissimo quando è avvenuto l’omicidio, in quel momento lui era a casa.
Domanda: Quando se n’è andato di casa? Risposta: Oh, in realtà non era a casa; ho fatto un errore. Ho detto che era a casa, ma in realtà se n’era andato circa tre o quattro settimane prima dell’omicidio presunto.
Domanda: Se lo sapevi, perché hai detto che era a casa? Risposta: Me ne sono ricordato all’improvviso. Mi è venuto in mente mentre qualcuno mi chiedeva se mio fratello fosse a casa al momento dell’omicidio. Non ne abbiamo mai parlato molto in famiglia. Qualcuno me l’aveva chiesto, quindi ho risposto così per errore. Lui non indossava mai cappelli del genere; nella nostra famiglia non esistevano cappelli del genere. È andato in mare. Non so dove sia. È partito con la nave “Mechanic”. Non so per quale destinazione. New York. Al momento dell’omicidio non lavoravo. Ho lavorato in Marlborough-road, ma nell’agosto non lavoravo lì. Posso giurare che il 13 agosto ero con mio padre. Nell’agosto non lavoravo in un negozio di verdure a Marlborough-road. Sì, forse sì. Il giorno stesso in cui me ne sono andato, sono tornato da mio padre.
Corte: Lavoravi in un negozio di verdure a Marlborough-road nell’agosto? Risposta: Non lo so. Non ricordo.
Signor Sergente Parry. Q: Poco fa ha detto che il giorno stesso in cui se ne è andato è tornato a casa di suo padre. A: Sì, sono tornato a casa di mio padre; me ne sono andato domenica mattina e sono tornato lunedì. Non posso dire con certezza se quel giorno lavorassi nel negozio di verdure. Lavoro lì dal 13 agosto.
Pinnock’s. Sono stato lì solo per un giorno; è tutto il lavoro che ricordo di aver fatto dopo il 13 agosto. Prima del 12 agosto lavoravo in un negozio di verdure in Marlborough-road; tutta quella parte di agosto, fino al 12. Il nome del negoziante è Pinnock. Ho anche lavorato per lui due sabati fa. È tutto il lavoro che ho fatto. Prima di questo avevo lavorato per lui per circa sei mesi, e da allora ne ho fatto un altro lavoro. Sono stato licenziato. Non mi hanno mandato via. Me ne sono andato di mia volontà. Non avevo altre possibilità. Sono sicuro di essere partito il 12 agosto. Non sono andato con mio padre il 13. Il 13 agosto sono stato tutto il giorno in Barasley-street. Sono arrivato lì intorno alle 12 del pomeriggio. Nessuno mi ha accompagnato, solo io. Mio fratello John era nella stanza in Barnsley-street. Domenica sera ho dormito a casa con mio padre, in Orford-street. Mio padre era a casa domenica. Se n’è andato lunedì mattina alle 6 circa. Nessuno lo ha accompagnato. Sono andato in Barnsley-street alle 12 del pomeriggio. Non ho fatto nulla lì tutto il giorno. Sono andato lì per vedere mio padre e come procedeva con il suo lavoro. Non è stato questo il motivo per cui ho lasciato quel lavoro. Non sono rimasto chiuso in camera tutto il giorno. Mio fratello John era lì quando sono arrivato. Siamo stati insieme nella stanza tutto il giorno; alle 12 siamo usciti. Ma non per molto. Mio fratello non mi ha accompagnato; è rimasto dentro. Aveva dormito a Barnsley-street la notte prima, da solo. È più grande di me. Non lo sapevo. L’ho scoperto da solo. Ero lì con lui. No, non la notte prima. Ero lì tutto il giorno con lui; lui aveva dormito lì. So che ha dormito lì domenica sera, perché quando sono tornato a casa, mio fratello non era con me. Lunedì mattina è stato lì. Domenica sera ho dormito con mia madre in Orford-street. Mio fratello John non c’era. Dormiva a Barnsley-street. In quel momento non stava facendo nessun lavoro. Nessuno di noi due lavorava. Si occupava di gestire il negozio; viveva vicino ai moli. Sono uscito per circa quindici minuti. Non ricordo a che ora del giorno fosse. Era più o meno a metà giornata. Quel giorno ho pranzato a Barnsley-street con mio padre e mio fratello. Sono sicuro che mio padre abbia pranzato lì; abbiamo mangiato del pane e della carne per pranzo. Abbiamo pranzato intorno all’ora di pranzo. Mio padre è tornato a casa per pranzare. Non ricordo a che ora sia tornato. Quando sono stato lì, non c’era nessun tavolo nella stanza. C’era solo una sedia. Non c’era nemmeno un letto su cui dormire. Io e mio fratello non abbiamo dormito sul pavimento nudo. C’erano alcune canne per terra; di solito si usano per fare sedie. Erano sul letto, le abbiamo tolte dal letto e le abbiamo messe per terra. Il letto è solo una struttura di legno con un telo sopra. Mio padre dormiva lì. Quel piccolo letto di cui ho parlato poco fa. Dopo essere tornato a casa, mio padre è rimasto lì fino alle 18:45 circa. Poi abbiamo mangiato la cena. Ho mangiato del pane e del tè per cena. Io e mio fratello ci siamo messi a letto alle 21:00. Non sono riuscito ad addormentarmi subito. Non sono rimasto sveglio tutta la notte. Non ci siamo addormentati fino a quando mio padre non è andato a letto. Io mi sono addormentato intorno alle 00:00. Mi ero messo a letto alle 21:00 e ho dormito fino alle 00:00. Non riuscivo ad addormentarmi. Non so a che ora mio padre si sia addormentato. Si è addormentato alla stessa ora in cui ci siamo messi a letto noi. Non sono riuscito ad addormentarmi fino a quando non è andato a letto lui. Si è addormentato alle 21:00.
Q. Perché non riuscivi a addormentarti prima delle 12 di notte?
A. Perché non potevo. Dico sul serio: il giorno dopo non me ne sono andato. Sono rimasto in Barnsley-street per tutto il martedì successivo. Ho dormito di nuovo con mio padre quella sera. Ho continuato a dormire lì fino al giovedì, poi sono tornato a casa. Mio fratello John era nella stessa stanza. Martedì sono uscito per un quarto d’ora al massimo. La stanza è molto piccola, al piano terra. Io e mio fratello siamo rimasti lì tutto il lunedì e il martedì. Sono arrivato lì lunedì intorno alle 12 di notte. Da solo. Ho saputo della rapina per la prima volta sabato sera. Allora mi sono ricordato di aver dormito lì quella notte. Quando ho sentito parlare della rapina, mi è venuto in mente che avevo dormito lì. Ho saputo della rapina quando mio padre è tornato a casa. C’era una lite in casa con la signora Emsley e un’altra donna. Io ero nella stanza. Penso fosse lunedì. Una lite al numero 33 di Barnsley-street. Era una delle case della signora Emsley. C’erano alcuni bambini che dormivano lì. Di proprietà della signora Musick. Dormivano nella stanza dove mio padre soggiornava. Non ricordo dove dormissero quella notte. Non dormivano con me. Non so se dormissero nella stessa stanza. Non me lo ricordo. Quei bambini hanno circa sette o otto anni. Ce ne sono tre. Non ricordo se dormissero lì anche martedì sera. Non so nemmeno se dormissero lì mercoledì o giovedì.
CORTESIA. Q. Quando hai dormito per l’ultima volta a Barnsley-street?
A. Martedì sera. Dopo quel giorno non ci sono più tornato. Sono andato lì solo per controllare il lavoro. L’ultima volta che ho dormito lì è stato mercoledì dopo il 13 agosto. C’era la signora Musick, la madre di quei bambini. Avevo già dormito lì prima di lunedì. All’epoca avevo l’abitudine di dormire lì qualche volta.
MR. SERJEANT PARRY. Q. Hai dormito lì sabato sera, prima di lunedì?
A. No. La signora Emsley non ha fatto uscire la signora Musick. Le ha ordinato di andarsene. Lei è rimasta lì con il permesso di mio padre mentre lui era assente. Quando mio padre era a Brompton, lei dormiva nella stessa stanza. È quello che mi hanno detto. Io non ho mai dormito nella stessa stanza quando lei c’era. Non so dove dormisse la notte del 13 agosto. Penso fosse in casa. Quando mio padre c’era, lei dormiva nella cucina posteriore, e a volte i suoi bambini dormivano nella stanza di mio padre.
Q. Vi chiederò ancora come abbiate fatto a sapere, nel sabato successivo all’omicidio, che l’omicidio era avvenuto di lunedì 13 agosto; come vi siete resi conto della data?
A. Beh, ho sentito parlare della rissa in Barnsley-street il lunedì stesso quando mi trovavo lì. Non sapevo che l’omicidio fosse avvenuto quella sera di lunedì; non ho detto nemmeno che fosse avvenuto di lunedì sera. Nessuno mi ha chiesto, nel sabato, se ricordassi di aver dormito lì il lunedì. Ho appreso dai giornali che l’omicidio era avvenuto il 13 agosto. L’ho saputo quella sera di sabato; ho sentito dire che fosse avvenuto di lunedì o di martedì.
MR. BEST: Quando avete saputo che l’omicidio era stato commesso, vi siete ricordati della rissa in Barnsley-street?
A: Sì. È stato proprio per quella rissa che mi sono ricordato di essere stato a Barnsley-street il lunedì. Il letto di giunchi non era molto confortevole; non riuscivo a addormentarmi perché era troppo duro.
JOHN MULLINS.
Sono il figlio di un prigioniero e vivo al numero 1 di Rose-Court, East Smithfield; sono un lavoratore, ma al momento sono senza lavoro. Quando ho lavoro, è sempre nei porti. Ricordo bene che mio padre abitava al numero 33 di Barnsley-street: vivevo lì con lui. Ero lì anche lunedì 13 agosto scorso; mio padre c’era quel giorno, così come mio fratello, l’ultimo testimone. Mio padre usciva ogni mattina alle otto, dopo colazione, e tornava a casa intorno alle dodici per pranzo; poi andava di nuovo al lavoro. L’ultima volta che l’ho visto è stato alle sette. Forse erano passati qualche minuto dalle sette quando è entrato nella stanza dove mi trovavo. Si è cenato alle otto e si è andati a letto alle nove; anch’io sono andato a dormire lì, nel letto di mio padre. Non sono riuscito ad addormentarmi subito. Non sempre ci si addormenta appena si mette a letto. Sono tornato in piedi la mattina, più o meno alle sette e mezza. Mio padre si è alzato, ha fatto colazione poco dopo le otto, poi ha pulito il corridoio e tappato i buchi lasciati dai chiodi. Alle dodici è tornato a casa per pranzo; alle dodici e mezza mi ha detto che andava a lavorare su Cambridge-road. Poi se n’è andato. Non ho mai visto quella scarpa in tutta la mia vita. So benissimo cos’è un cappello da cowboy. È quello che indossano in Irlanda. Mio padre non ne ha mai portato uno.
Interrogato dal signor sergente PARRY: Q. Ha mai indossato uno di quegli oggetti? A. A volte, in Irlanda, ne ho indossato uno per circa un mese. Ora non lavoro; in quel periodo di cui parlo ad agosto non lavoravo affatto. Da allora non ho più lavorato. Direi che siano passati circa quattro mesi da quando lavoravo nei porti. Durante quel tempo non ho fatto nulla, perché la mia salute me lo impediva. In quei giorni ho vissuto con mio padre in Barnsley-street e a Brompton, in Orford-street. Sono andato lì un paio di volte. La notte del delitto mio padre dormiva a casa. Intendo dire, in Little Orford-street.
Q. Ha appena detto che si è alzato alle 8, come di solito il lunedì mattina. È vero?
A. Parla un po’ troppo velocemente per me; ricordo che mio padre si alzava il lunedì mattino, il 13 agosto. Se parlasse più lentamente, la capirei meglio. CORTESIA. Q. Dove ha dormito lunedì notte, il 13 agosto?
A. Al numero 33 di Barnsley-street. MR. SERJEANT PARRY. Q. Ne è sicuro?
A. Lunedì notte ho dormito a Barnsley-street; domenica notte invece ero con mio padre. Ricordo che lui ha fatto colazione lunedì mattina. Q. Chi, oltre a lei, dormiva con suo padre domenica notte?
A. Domenica notte? Lui di solito tornava a casa sabato sera.
Q. Non importa cosa facesse di solito; ha detto che dormiva con suo padre domenica notte a Barnsley-street. Chi dormiva con lei?
A. Domenica notte? Si sbaglia. Ha parlato troppo velocemente; non ho capito cosa ha detto. Q. Ha detto chiaramente di aver dormito con suo padre a Barnsley-street, e che suo padre si alzava alle 8 per fare colazione. È vero o falso?
A. Ha detto dove faceva colazione lunedì mattina, giusto? Beh, la faceva al numero 33 di Barnsley-street. No, non è lì. È al numero 33 di Barnsley-street. CORTESIA. Q. Lunedì mattina faceva colazione a Barnsley-street, giusto?
A. Lunedì mattina. Lui di solito se ne andava da Oakum-street. No, non è lì. È al numero 33 di Barnsley-street.
Signor Sergente Parry: Lei era a casa tutto il giorno di lunedì? Questo sembra confonderla riguardo alla colazione.
Risposta: No, non mi confonde. Non posso dire se abbia fatto colazione in Barnsley-street quella mattina di lunedì. Di solito tornava a casa la sera di sabato. Per quanto ne so, lunedì sera ero al numero 33 di Barnsley-street. Non ho dormito lì martedì sera; sono andata a Little Orford-street. Non posso dire per quanto tempo ci sono rimasta. Mio padre era fuori a lavorare lunedì e io ero nella stanza con mio fratello Thomas. Lunedì sera credo di aver dormito da sola. Se avessi detto di aver dormito con mio padre, mi sarei sbagliata. Non ho fatto nulla tutto il giorno di lunedì; sono rimasta nella stanza a leggere un almanacco. C’era solo un piccolo letto nella stanza. Mio fratello Thomas ha dormito con me quella notte. Conosco tre bambini di nome Musick; di solito dormivano in cucina. Lunedì sera probabilmente dormivano in cucina. Non posso giurarlo. Devono aver dormito o nella stanza o in cucina. So per certo che erano in casa. Ricordo bene quando mio fratello è andato in mare: era a luglio. Non so dove abbiano dormito quei bambini quella notte, ma di sicuro erano in casa. Signor Best: Ha provato a trovare la signora Musick?
Risposta: Sì, abbiamo cercato informazioni su di lei, ma non riusciamo a trovarla. Lunedì non indossavo un cappello con piuma. Caroline Barnes: Vivo a Laurestine-cottage, Grove-road. Conosco il numero 9 di Grove-road, dove viveva la signora Emsley. La mia casa è quasi di fronte alla sua. Ricordo lunedì 13 agosto scorso: ho visto la signora Einsley quel giorno. Martedì mattina ho visto qualcuno muovere i pannelli di carta da parati nella stanza in cima. I pannelli erano molto bianchi. Era circa alle dieci meno venti quando l’ho visto. Ho notato che la finestra a destra della stanza in cima era leggermente aperta; ho visto qualcuno muoversi all’interno. Non riuscivo a capire chi fosse.
Interrogato dal signor sergente Parry:
Q: Quando ha per la prima volta prestato attenzione a questa questione; quando ha saputo dell’omicidio?
A: Venerdì. Ho parlato di questo con il signor Rose; ho detto che pensavo fosse stata la signora Emsley, ma non avevo visto quella vecchia signora. Non l’avevo vista da quando l’avevo vista muovere quei fogli di carta. Pensavo fosse lei, ma non ci ho fatto molto caso. Ero molto occupato in quel momento. Era circa venti minuti prima delle 10 di martedì. Il signor Best:
Q: Credo che abbia fornito questa testimonianza davanti al coroner, giusto?
A: Sì, è vero. James Stevenson:
Sono un costruttore e risiedo al numero 3 di Library-road, Oldford. Martedì mattina, il 14 agosto scorso, ho avuto bisogno di andare a Grove-road. Sono passato dal numero 3 di Grove-road, presso la casa di un uomo di nome Piper. Non l’ho visto, ma ho visto la sua famiglia e gli ho lasciato un messaggio. Era appena passate le 10. Da quando avevo saputo di questa situazione, ho notato la casa dove abitava la signora Emsley, il numero 9 di Grove-road. Prima non l’avevo mai notata. Sono passato davanti a quella casa verso le 9:30 del mattino. Sono entrato in Grove-road e ho lasciato un messaggio per il signor Piper. Dopo essere uscito, sono andato dall’altra parte della strada, diretto verso la stazione di Bow. Non avevo ancora deciso se tornare a casa in autobus o no. Dopo aver camminato per qualche passo verso la stazione ferroviaria di Bow, ho guardato giù lungo la strada e ho visto un uomo alto uscire da un giardino con alcuni fogli di carta sotto il braccio. Non so esattamente se fossero tre o quattro. Stava uscendo da un giardino situato vicino al numero 9 della strada. Poi sono tornato indietro e ho camminato per qualche passo verso la città di Londra. Mentre camminavo, ho guardato di nuovo lungo Grove-road e ho visto quell’uomo avvicinarsi a Mile-end-road o Bow-road. Dopo aver attraversato la strada, mi sono deciso a tornare a casa. Mentre camminavo verso casa, appena svoltato l’angolo per entrare in Grove-road, l’ho incontrato faccia a faccia. Gli ho detto: “Salve, lavora nel settore della carta?” Lui ha risposto di sì, in modo affrettato e con voce tremante. Penso che fosse sorpreso dal mio improvviso arrivo. Ha aggiunto: “Sì, non lo sapevi?” Ho detto: “No, non lo sapevo. Se lo avessi saputo, ti avrei dato un lavoro. Ho circa 180 fogli di carta da appendere, ” Lui ha risposto: “Oh, sì. Ho già lavorato in questo settore, ” Allora ho detto: “Beh, ne avrò bisogno ancora presto. So dove abiti: al numero 9 di Barnsley-street, Bethnal-green.” Il tribunale:
Q: Quindi conosceva quell’uomo?
A: Sì, lo conoscevo bene. Era il signor Rowland.
Signor Best: Ha fornito queste informazioni a qualcuno? Risposta: Solo alcuni giorni dopo. Ho parlato con mia cognata; nel pomeriggio di sabato sono andato dal signor Rose, l’avvocato della signora Emsley, e gli ho raccontato tutto. Era il giorno successivo alla scoperta dell’omicidio. Ne ero venuto a conoscenza venerdì, quindi lunedì sono andato da lui e gli ho riferito quanto accaduto; mi ha consigliato di recarmi a Scotland Yard. Non ci sono andato quella sera, ma il giorno dopo, lunedì, ho presentato le informazioni al sergente Tanner. In seguito, il sergente Tanner e l’ispettore Thornton sono venuti a casa mia, e poi anche l’ispettore Kerrison. Sono stato convocato all’inchiesta, ma non sono stato interrogato. All’epoca ho fornito una dichiarazione scritta al sergente Tanner. Interrogatorio del sergente Parry: Sapeva che accanto alla casa della vittima c’era un’altra abitazione in corso di ristrutturazione? Risposta: No, non ne sapevo nulla. Non ho nemmeno saputo che lei viveva lì fino a dopo l’accaduto. Non so se fosse davvero così. Era martedì mattina, 14 agosto. Non ho riconosciuto il signor Rowland finché non l’ho incontrato nel modo in cui ho descritto. Prima di allora non sapevo che facesse il tappezziere come lavoro. L’ho scoperto solo da ciò che lui stesso ha detto. Michael Gaffnet: Vivo al numero 7 di Queen’s-row, Cambridge-road, Bethnalgreen. Conosco il prigioniero; in agosto mi stava facendo dei lavori. Ricordo martedì 14 agosto. È venuto a lavorare da me quel giorno, verso l’ora di pranzo. Non l’avevo mai visto prima di lunedì, quando è venuto a controllare i lavori. Interrogatorio del sergente Parry: A che ora dice che ha iniziato a lavorare? Risposta: Intorno all’ora di pranzo, martedì. Non era venuto a lavorare il lunedì; era solo venuto a dare un’occhiata ai lavori. Gli ho chiesto a che ora sarebbe arrivato, così da poter spostare le cose per fargli posto. Mi ha detto che sarebbe arrivato martedì mattina. Non aveva specificato l’orario esatto, ma è arrivato verso l’ora di pranzo. Il sergente Parry ribatte: William Rowland. Conosco James Stevenson, il costruttore; lo vedo in tribunale. Non l’ho visto in Grove-road il 14 agosto scorso. Non ero nemmeno nelle vicinanze. Diversi testimoni possono confermare che in quel momento mi trovavo a circa due miglia di distanza. Non sono mai uscito da nessuna casa in quella zona. Forse è necessario chiarire che ho visto il signor Stevenson qualche giorno prima, quasi una settimana prima. All’epoca avevo del cartone sotto il braccio. Lo conosco da alcuni anni. So che soffre di alcune convinzioni errate. Anzi, ho l’impressione che non sia del tutto sano di mente.
CAROLINE BRIMSON. Sono single; lavoro in una lavanderia; ho un’anziana zia che abitava al numero 33 di Barnsley-street. A volte la signora Musick andava a prendersi cura di lei: si trattava di una persona non in grado di muoversi liberamente, anche se non era costretta a letto per tutto il tempo; è rimasta così per nove mesi. Quando la signora Musick se ne andò, io andai a Barnsley-street per prendermi cura della mia zia. Avevo appena lasciato il mio lavoro precedente; ci andai di martedì. Non ricordo esattamente quale giorno del mese fosse, ma sicuramente era di martedì, poiché si diceva che la signora Emsley fosse stata assassinata di lunedì. Ne sono assolutamente certa. Arrivai lì alle 10 del mattino; rimasi lì per tutto quel giorno e il seguente, e da allora ci vivo ancora. Conosco quei due giovani, i Mullins: li ho visti lì. Ne ho visto uno di martedì, quello più basso (Thomas); l’altro non c’era affatto di martedì. C’era invece nella settimana successiva. Ricordo che il pavimento fu lavato con acqua; ero lì in quel momento, perché il prigioniero aveva preso in prestito il secchio di mia zia per farlo. Il prigioniero lavò il pavimento di giovedì, non di martedì. Non era la prima volta che lo vedevo lì. Lo vidi martedì mattina, tra le 9 e le 10. Sono assolutamente certa che il lavaggio avvenne di giovedì.
Interrogata dal signor Best: “In quel periodo vi prendevate cura della vostra zia?” “Sì; passavo la maggior parte del tempo con lei durante il giorno, quando non avevo nulla da fare in lavanderia. Mia zia abitava al piano di sopra. Andavo su e giù. Non entrai mai nella stanza dei Mullins. In vita mia non sono mai stata nella sua stanza. Lui lavò il corridoio. Di giovedì. Il pavimento aveva un colore giallastro. Non ricordo se prima fosse stato imbiancato di sabato, ”
Il sergente Parry: “Il signor Mullins fece qualcosa riguardo al lavaggio di martedì?” “No.”
COLPEVOLE. PENA DI MORTE.
Fine.
THE LOVE AFFAIR OF GEORGE VINCENT PARKER THE student of criminal annals will find upon classifying his cases that the two causes which are the most likely to incite a human being to the crime of murder are the lust of money and the black resentment of a disappointed love. Of these the latter are both rarer and more interesting, for they are subtler in their inception and deeper in their psychology. The mind can find no possible sympathy with the brutal greed and selfishness which weighs a purse against a life; but there is something more spiritual in the case of the man who is driven by jealousy and misery to a temporary madness of violence. To use the language of science it is the passionate as distinguished from the instinctive criminal type. The two classes of crime may be punished by the same severity, but we feel that they are not equally sordid, and that none of us is capable of saying how he might act if his affections and his self-respect were suddenly and cruelly outraged. Even when we indorse the verdict it is still possible to feel some shred of pity for the criminal. His offence has not been the result of a self-interested and cold-blooded plotting, but it has been the consequence — however monstrous and disproportionate — of a cause for which others were responsible. As an example of such a crime I would recite the circumstances connected with George Vincent Parker, making some alteration in the names of persons and of places wherever there is a possibility that pain might be inflicted by their disclosure. Nearly forty years ago there lived in one of our Midland cities a certain Mr. Parker, who did a considerable business as a commission agent. He was an excellent man of affairs, and during those progressive years which intervened between the Crimean and the American wars his fortune increased rapidly. He built himself a villa in a pleasant suburb outside the town, and being blessed with a charming and sympathetic wife there was every prospect that the evening of his days would be spent in happiness. The only trouble which he had to contend with was his inability to understand the character of his only son, or to determine what plans he should make for his future. George Vincent Parker, the young man in question, was of a type which continually recurs and which verges always upon the tragic. By some trick of atavism he had no love for the great city and its roaring life, none for the weary round of business, and no ambition to share the rewards which successful business brings. He had no sympathy with his father’s works or his father’s ways, and the life of the office was hateful to him. This aversion to work could not, however, be ascribed to viciousness or indolence. It was innate and constitutional. In other directions his mind was alert and receptive. He loved music and showed a remarkable aptitude for it. He was an excellent linguist and had some taste in painting. In a word, he was a man of artistic temperament, with all the failings of nerve and of character which that temperament implies. In London he would have met hundreds of the same type, and would have found a congenial occupation in making small incursions into literature and dabbling in criticism. Among the cotton-brokers of the Midlands his position was at that time an isolated one, and his father could only shake his head and pronounce him to be quite unfit to carry on the family business. He was gentle in his disposition, reserved with strangers, but very popular among his few friends. Once or twice it had been remarked that he was capable of considerable bursts of passion when he thought himself ill-used. This is a type of man for whom the practical workers of the world have no affection, but it is one which invariably appeals to the feminine nature. There is a certain helplessness about it and a na ve appeal for sympathy to which a woman’s heart readily responds — and it is the strongest, most vigorous woman who is the first to answer the appeal. We do not know what other consolers this quiet dilettante may have found, but the details of one such connection have come down to us. It was at a musical evening at the house of a local doctor that he first met Miss Mary Groves. The doctor was her uncle, and she had come to town to visit him, but her life was spent in attendance upon her grandfather, who was a very virile old gentleman, whose eighty years did not prevent him from fulfilling all the duties of a country gentleman, including those of the magisterial bench. After the quiet of a secluded manor-house the girl in the first flush of her youth and her beauty enjoyed the life of the town, and seems to have been particularly attracted by this refined young musician, whose appearance and manners suggested that touch of romance for which a young girl craves. He on his side was drawn to her by her country freshness and by the sympathy which she showed for him. Before she returned to the Manor-house friendship had grown into love and the pair were engaged. But the engagement was not looked upon with much favour by either of the families concerned. Old Parker had died, and his widow was left with sufficient means to live in comfort, but it became more imperative than ever that some profession should be found for the son. His invincible repugnance to business still stood in the way. On the other hand the young lady came of a good stock, and her relations, headed by the old country squire, objected to her marriage with a penniless young man of curious tastes and character. So for four years the engagement dragged along, during which the lovers corresponded continually, but seldom met. At the end of that time he was twenty-five and she was twenty-three, but the prospect of their union seemed as remote as ever. At last the prayers of her relatives overcame her constancy, and she took steps to break the tie which held them together. This she endeavoured to do by a change in the tone of her letters, and by ominous passages to prepare him for the coming blow. On August 12th, 18 — she wrote that she had met a clergyman who was the most delightful man she had ever seen in her life. ‘He has been staying with us,’ she said, ‘and grandfather thought that he would just suit me, but that would not do.’ This passage, in spite of the few lukewarm words of reassurance, disturbed young Vincent Parker exceedingly. His mother testified afterwards to the extreme depression into which he was thrown, which was the less remarkable as he was a man who suffered from constitutional low spirits, and who always took the darkest view upon every subject. Another letter reached him next day which was more decided in its tone. ‘I have a good deal to say to you, and it had better be said at once,’ said she. ‘My grandfather has found out about our correspondence, and is wild that there should be any obstacle to the match between the clergyman and me. I want you to release me that I may have it to say that I am free. Don’t take this too hardly, in pity for me. I shall not marry if I can help it.’ This second letter had an overpowering effect. His state was such that his mother had to ask a family friend to sit up with him all night. He paced up and down in an extreme state of nervous excitement, bursting constantly into tears. When he lay down his hands and feet twitched convulsively. Morphia was administered, but without effect. He refused all food. He had the utmost difficulty in answering the letter, and when he did so next day it was with the help of the friend who had stayed with him all night. His answer was reasonable and also affectionate. ‘My dearest Mary,’ he said. ‘Dearest you will always be to me. To say that I am not terribly cut up would be a lie, but at any rate you know that I am not the man to stand in your way. I answer nothing to your last letter except that I wish to hear from your own lips what your wishes are, and I will then accede to them. You know me too well to think that I would then give way to any unnecessary nonsense or sentimentalism. Before I leave England I wish to see you once again, and for the last time, though God knows what misery it gives me to say so. You will admit that my desire to see you is but natural. Say in your next where you will meet me. Ever, dearest Mary, your affectionate GEORGE.’ Next, day he wrote another letter in which he again implored her to give him an appointment, saying that any place between their house and Standwell, the nearest village, would do. ‘I am ill and thoroughly upset, and I do not wonder that you are,’ said he. ‘We shall both be happier and better in mind as well as in body after this last interview. I shall be at your appointment, coûte qu’il coûte. Always your affectionate GEORGE.’ There seems to have been an answer to this letter actually making an appointment, for he wrote again upon Wednesday, the 19th. ‘My dear Mary,’ said he, ‘I will only say here that I will arrive by the train you mention and that I hope, dear Mary, that you will not bother yourself unnecessarily about all this so far as I am concerned. For my own peace of mind I wish to see you, which I hope you won’t think selfish. Du reste I only repeat what I have already said. I have but to hear from you what your wishes are and they shall be complied with. I have sufficient savoir faire not to make a bother about what cannot be helped. Don’t let me be the cause of any row between you and your grandpapa. If you like to call at the inn I will not stir out until you come, but I leave this to your judgment.’ As Professor Owen would reconstruct an entire animal out of a single bone, so from this one little letter the man stands flagrantly revealed. The scraps of French, the self-conscious allusion to his own savoir faire, the florid assurances which mean nothing, they are all so many strokes in a subtle self-portrait. Miss Groves had already repented the appointment which she had given him. There may have been some traits in this eccentric lover whom she had abandoned which recurred to her memory and warned her not to trust herself in his power. — My dear George,’ she wrote — and her letter must have crossed his last one—’I write this in the greatest haste to tell you not to come on any account. I leave here today, and can’t tell when I can or shall be back. I do not wish to see you if it can possibly be avoided, and indeed there will be no chance now, so we had best end this state of suspense at once and say good-bye without seeing each other. I feel sure I could not stand the meeting. If you write once more within the next three days I shall get it, but not later than that time without its being seen, for my letters are strictly watched and even opened. Yours truly, MARY.’ This letter seems to have brought any vague schemes which may have been already forming in the young man’s mind to an immediate head. If he had only three days in which he might see her he could not afford to waste any time. On the same day he went to the county town, but as it was late he did not go on to Standwell, which was her station. The waiters at the Midland Hotel noticed his curious demeanour and his vacant eye. He wandered about the coffee-room muttering to himself, and although he ordered chops and tea he swallowed nothing but some brandy and soda. Next morning, August 21st, he took a ticket to Standwell and arrived there at half-past eleven. From Standwell Station to the Manor-house where Miss Groves resided with the old squire is two miles. There is an inn close to the station called “The Bull’s Head.” Vincent Parker called there and ordered some brandy. He then asked whether a note had been left for his, and seemed much disturbed upon hearing that there was none. Then, the time being about a quarter past twelve, he went off in the direction of the Manor-house. About two miles upon the other side of the Manor-house, and four miles from the Bull’s Head Inn, there is a thriving grammar school, the head master of which was a friend of the Groves family and had some slight acquaintance with Vincent Parker. The young man thought, therefore, that this would be the best place for him to apply for information, and he arrived at the school about half-past one. The head master was no doubt considerably astonished at the appearance of this dishevelled and brandy-smelling visitor, but he answered his questions with discretion and courtesy. ‘I have called upon you,’ said Parker, ‘as a friend of Miss Groves. I suppose you know that there is an engagement between us?’ ‘I understood that there was an engagement, and that it had been broken off,’ said the master. ‘Yes,’ Parker answered. ‘she has written to me to break off the engagement and declines to see me. I want to know how matters stand.’ ‘Anything I may know,’ said the master, ‘is in confidence, and so I cannot tell you.’ ‘I will find it out sooner or later,’ said Parker, and then asked who the clergyman was who had been staying at the Manor-house. The master acknowledged that there had been one, but refused to give the name. Parker then asked whether Miss Groves was at the Manor-house and if any coercion was being used to her. The other answered that she was at the Manor-house and that no coercion was being used. ‘Sooner or later I must see her,’ said Parker. ‘I have written to release her from her engagement, but I must hear from her own lips that she gives me up. She is of age and must please herself. I know that I am not a good match, and I do not wish to stand in her way.’ The master then remarked that it was time for school, but that he should be free again at half-past four if Parker had anything more to say to him, and Parker left, promising to return. It is not known how he spent the next two hours, but he may have found some country inn in which he obtained some luncheon. At half-past four he was back at the school, and asked the master for advice as to how to act. The master suggested that his best course was to write a note to Miss Groves and to make an appointment with her for next morning. ‘If you were to call at the house, perhaps Miss Groves would see you,’ said this sympathetic and most injudicious master. ‘I will do so and get it off my mind,’ said Vincent Parker. It was about five o’clock when he left the school, his manner at that time being perfectly calm and collected. It was forty minutes later when the discarded lover arrived at the house of his sweetheart. He knocked at the door and asked for Miss. Groves. She had probably seen him as he came down the drive, for she met him at the drawing-room door as he came in, and she invited him to come with her into the garden. Her heart was in her mouth, no doubt, lest her grandfather should see him and a scene ensue. It was safer to have him in the garden than in the house. They walked out, therefore, and half an hour later they were seen chatting quietly upon one of the benches. A little afterwards the maid went out and told Miss Groves that tea was ready. She came in alone, and it is suggestive of the views taken by the grandfather that there seems to have been no question about Parker coming in also to tea. She came out again into the garden and sat for a long time with the young man, after which they seem to have set off together for a stroll down the country lanes. What passed during that walk, what recriminations upon his part, what retorts upon hers, will never now be known. They were only once seen in the course of it. At about half-past eight o’clock a labourer, coming up a long lane which led from the high road to the Manor-house, saw a man and a woman walking together. As he passed them he recognised in the dusk that the lady was Miss Groves, the granddaughter of the squire. When he looked back he saw that they had stopped and were standing face to face conversing. A very short time after this Reuben Conway, a workman, was passing down this lane when he heard a low sound of moaning. He stood listening, and in the silence of the country evening he became aware that this ominous sound was drawing nearer to him. A wall flanked one side of the lane, and as he stared about him his eye caught something moving slowly down the black shadow at the side. For a moment it must have seemed to him to be some wounded animal, but as he approached it he saw to his astonishment that it was a woman who was slowly stumbling along, guiding and supporting herself by her hand against the wall. With a cry of horror he found himself looking into the face of Miss Groves, glimmering white through the darkness. ‘Take me home!’ she whispered. ‘Take me home! The gentleman down there has been murdering me.’ The horrified labourer put his arms round her, and carried her for about twenty yards towards home. ‘Can you see anyone down the lane?’ she asked, when he stopped for breath. He looked, and through the dark tunnel of trees he saw a black figure moving slowly behind them. The labourer waited, still propping up the girl’s head, until young Parker overtook them. ‘Who has been murdering Miss Groves?’ asked Reuben Conway. ‘I have stabbed her,’ said Parker, with the utmost coolness. ‘Well, then, you had best help me to carry her home,’ said the labourer. So down the dark lane moved that singular procession: the rustic and the lover, with the body of the dying girl between them. ‘Poor Mary!’ Parker muttered. ‘Poor Mary! You should not have proved false to me!’ When they got as far as the lodge-gate Parker suggested that Reuben Conway should run and get something which might stanch the bleeding. He went, leaving these tragic lovers together for the last time. When he returned he found Parker holding something to her throat. ‘Is she living?’ he asked. ‘She is,’ said Parker. ‘Oh, take me home!’ wailed the poor girl. A little farther upon their dolorous journey they met two farmers, who helped them. ‘Who has done this?’ asked one of them. ‘He knows and I know,’ said Parker, gloomily. ‘I am the man who has done this, and I shall be hanged for it. I have done it, and there is no question about that at all.’ These replies never seem to have brought insult or invective upon his head, for everyone appears to have been silenced by the overwhelming tragedy of the situation. ‘I am dying!’ gasped poor Mary, and they were the last words which she ever said. Inside the hall-gates they met the poor old squire running wildly up on some vague rumour of a disaster. The bearers stopped as they saw the white hair gleaming through the darkness. ‘What is amiss?’ he cried. Parker said, calmly, ‘It is your grand-daughter Mary murdered.’ ‘Who did it?’ shrieked the old man. ‘I did it.’ ‘Who are you?’ he cried. ‘My name is Vincent Parker.’ ‘Why did you do it?’ ‘She has deceived me, and the woman who deceives me must die.’ The calm concentration of his manner seems to have silenced all reproaches. ‘I told her I would kill her,’ said he, as they all entered the house together. ‘She knew my temper.’ The body was carried into the kitchen and laid upon the table. In the meantime Parker had followed the bewildered and heart-broken old man into the drawing-room, and holding out a handful of things, including his watch and some money, he asked him if he would take care of them. The squire angrily refused. He then took two bundles of her letters out of his pocket — all that was left of their miserable love story. ‘Will you take care of these?’ said he. ‘You may read them, burn them, do what you like with them. I don’t wish them to be brought into court.’ The grandfather took the letters and they were duly burned. And now the doctor and the policeman, the twin attendants upon violence, came hurrying down the avenue. Poor Mary was dead upon the kitchen table, with three great wounds upon her throat. How, with a severed carotid, she could have come so far or lived so long is one of the marvels of the case. As to the policeman, he had no trouble in looking for his prisoner. As he entered the room Parker walked towards him and said that he wished to give himself up for murdering a young lady. When asked if he were aware of the nature of the charge he said, ‘Yes, quite so, and I will go with you quietly, only let me see her first.’ ‘What have you done with the knife?’ asked the policeman. Parker produced it from his pocket, a very ordinary one with a clasp blade. It is remarkable that two other penknives were afterwards found upon him. They took him into the kitchen and he looked at his victim. ‘I am far happier now that I have done it than before, and I hope that she is.’ said he. This is the record of the murder of Mary Groves by Vincent Parker, a crime characterized by all that inconsequence and grim artlessness which distinguish fact from fiction. In fiction we make people say and do what we should conceive them to be likely to say or do, but in fact they say and do what no one would ever conceive to be likely. That those letters should be a prelude to a murder, or that after a murder the criminal should endeavour to stanch the wounds of his victim, or hold such a conversation as that described with the old squire, is what no human invention would hazard. One finds it very difficult on reading all the letters and weighing the facts to suppose that Vincent Parker came out that day with the preformed intention of killing his former sweetheart. But whether the dreadful idea was always there, or whether it came in some mad flash of passion provoked by their conversation, is what we shall never know. It is certain that she could not have seen anything dangerous in him up to the very instant of the crime, or she would certainly have appealed to the labourer who passed them in the lane. The case, which excited the utmost interest through the length and breadth of England, was tried before Baron Martin at the next assizes. There was no need to prove the guilt of the prisoner, since he openly gloried in it, but the whole question turned upon his sanity, and led to some curious complications which have caused the whole law upon the point to be reformed. His relations were called to show that madness was rampant in the family, and that out of ten cousins five were insane. His mother appeared in the witness-box contending with dreadful vehemence that her son was mad, and that her own marriage had been objected to on the ground of the madness latent in her blood. All the witnesses agreed that the prisoner was not an ill-tempered man, but sensitive, gentle, and accomplished, with a tendency to melancholy. The prison chaplain affirmed that he had held conversations with Parker, and that his moral perception seemed to be so entirely wanting that he hardly knew right from wrong. Two specialists in lunacy examined him, and said that they were of opinion that he was of unsound mind. The opinion was based upon the fact that the prisoner declared that he could not see that he had done any wrong. ‘Miss Groves was promised to me,’ said he, ‘and therefore she was mine. I could do what I liked with her. Nothing short of a miracle will alter my convictions.’ The doctor attempted to argue with him. ‘Suppose anyone took a picture from you, what steps would you take to recover it?’ he asked. ‘I should demand restitution,’ said he ‘if not, I should take the thief’s life without compunction.’ The doctor pointed out that the law was there to be appealed to, but Parker answered that he had been born into the world without being consulted, and therefore he recognised the right of no man to judge him. The doctor’s conclusion was that his moral sense was more vitiated than any case that he had seen. That this constitutes madness would, however, be a dangerous doctrine to urge, since it means that if a man were only wicked enough he would be screened from the punishment of his wickedness. Baron Martin summed up in a common-sense manner. He declared that the world was full of eccentric people, and that to grant them all the immunity of madness would be a public danger. To be mad within the meaning of the law a criminal should be in such a state as not to know that he has committed crime or incurred punishment. Now, it was clear that Parker did know this, since he had talked of being hanged. The Baron accordingly accepted the jury’s finding of ‘Guilty,’ and sentenced the prisoner to death. There the matter might very well have ended were it not for Baron Martin’s conscientious scruples. His own ruling had been admirable, but the testimony of the mad doctors weighed heavily upon him, and his conscience was uneasy at the mere possibility that a man who was really not answerable for his actions should lose his life through his decision. It is probable that the thought kept him awake that night, for next morning he wrote to the Secretary of State, and told him that he shrank from the decision of such a case. The Secretary of State, having carefully read the evidence and the judge’s remarks, was about to confirm the decision of the latter, when, upon the very eve of the execution, there came a report from the gaol visitors — perfectly untrained observers — that Parker was showing undoubted signs of madness. This being so the Secretary of State had no choice but to postpone the execution, and to appoint a commission of four eminent alienists to report upon the condition of the prisoner. These four reported unanimously that he was perfectly sane. It is an unwritten law, however, that a prisoner once reprieved is never executed, so Vincent Parker’s sentence was commuted to penal servitude for life — a decision which satisfied, upon the whole, the conscience of the public. THE END
L’AFFARE D’amORE DI GEORGE VINCENT PARKER
Lo studioso degli annali criminali, classificando i vari casi, scoprirà che le due cause più probabili che spingono un essere umano al crimine di omicidio sono la brama di denaro e il risentimento derivante da un amore deluso. Di queste due, il secondo è sia più raro che più interessante, poiché nasce da motivi più sottili e si basa su dinamiche psicologiche più profonde. Non è possibile provare alcuna simpatia per la brama brutale e l’egoismo che mettono a confronto un portafoglio con una vita umana; tuttavia, nel caso di un uomo spinto dalla gelosia e dal dolore verso una follia violenta temporanea, c’è qualcosa di più “spirituale” in ciò che lo spinge a compiere il crimine. Per usare il linguaggio della scienza, si tratta di un tipo criminale passionale, diverso da quello istintivo. Entrambe queste categorie di crimini possono essere punite con la stessa severità, ma riteniamo che non siano ugualmente spregevoli; inoltre, nessuno di noi potrebbe dire con certezza come reagiremmo se i nostri sentimenti e il nostro rispetto per noi stessi venissero improvvisamente e crudelmente offesi. Anche quando approviamo la sentenza emessa nei confronti del criminale, è ancora possibile provare un filo di compassione per lui: il suo reato non è stato il risultato di una pianificazione egoistica e fredda, ma la conseguenza – per quanto orribile e sproporzionata – di motivi per cui altri erano responsabili. Come esempio di questo tipo di crimine, vorrei raccontare le circostanze legate a George Vincent Parker, modificando i nomi delle persone e dei luoghi ogni volta che ciò possa evitare di causare dolore alla loro rivelazione.
Quasi quarant’anni fa, in una delle città dell’entroterra viveva un certo signor Parker, che svolgeva un’attività commerciale molto redditizia come agente di commissione. Era un uomo estremamente abile negli affari e, durante gli anni di progresso che seguirono la guerra di Crimea e quella americana, la sua fortuna aumentò rapidamente. Si costruì una villa in una bella zona residenziale alla periferia della città e, avendo una moglie affascinante e comprensiva, sembrava destinato a trascorrere gli ultimi anni della sua vita felicemente. L’unica difficoltà che doveva affrontare era la sua incapacità di comprendere il carattere del proprio unico figlio, o di decidere quali piani intraprendere per il suo futuro.
George Vincent Parker, il giovane in questione, apparteneva a quel tipo di persone che continuamente ricorre nella storia e che spesso tendono verso il tragico. Per qualche strano effetto dell’atavismo, non provava alcun affetto per la grande città e per la sua frenetica vita, né per le noiose routine lavorative, né aveva l’ambizione di ottenere i benefici che una carriera di successo nel mondo degli affari poteva portare. Non condivideva gli interessi o i modi di comportamento di suo padre, e la vita d’ufficio lo disgustava profondamente. Tuttavia, questa avversione al lavoro non derivava dalla malvagità o dall’indolenza: era innata e costituzionale. In altri ambiti, invece, la sua mente era sveglia e ricettiva; amava la musica e dimostrava una notevole predisposizione in questo campo. Era un ottimo linguista e possedeva anche un certo gusto per la pittura. In breve, era un uomo dal temperamento artistico, con tutti i difetti di nervosismo e carattere che tale temperamento comporta. A Londra avrebbe incontrato centinaia di persone dello stesso tipo e avrebbe potuto trovare un’occupazione congeniale dedicandosi alla letteratura o alla critica artistica. Tra i commercianti di cotone delle Midlands, però, la sua posizione era isolata; suo padre non faceva che scuotere la testa, ritenendolo del tutto inadatto a proseguire l’attività familiare. Era di indole gentile, riservato con gli estranei, ma molto popolare tra i pochi amici che aveva. Una o due volte si era notato che fosse capace di provare intensi momenti di passione quando si sentiva ingiustamente trattato. Questo tipo di uomo non suscita affetto nelle persone impegnate nella vita pratica, ma attira inevitabilmente il cuore femminile. C’è in lui una certa fragilità e un bisogno sincero di comprensione che il cuore di una donna risponde immediatamente. E spesso è proprio la donna più forte e vigorosa ad essere la prima a rispondere a quel richiamo. Non sappiamo quali altre consolazioni questo tranquillo dilettante abbia trovato nella vita, ma conosciamo i dettagli di un legame che ebbe. Fu durante una serata musicale presso la casa di un medico locale che incontrò per la prima volta Miss Mary Groves. Il medico era suo zio; lei era venuta in città per fargli visita, ma la sua vita trascorreva prendendosi cura di suo nonno, un anziano signore ancora molto attivo, il cui ottantesimo anno d’età non gli impediva di svolgere tutti i doveri tipici di un gentiluomo di campagna, compresi quelli legati alle funzioni pubbliche. Dopo la tranquillità di una dimora isolata, la ragazza, nel fiore della sua giovinezza e bellezza, godette della vita in città e sembrò essere particolarmente attratta da questo raffinato giovane musicista, il cui aspetto e i suoi modi trasmettevano quel tocco di romanticismo che tutte le ragazze desiderano. Anche lui fu attratto da lei per la sua freschezza tipica delle campagne e per la comprensione che dimostrava nei suoi confronti. Prima del suo ritorno alla dimora di campagna, l’amicizia si trasformò in amore e i due si fidanzarono.
Ma entrambe le famiglie coinvolte non vedevano con favore questo fidanzamento. Il vecchio Parker era morto e sua vedova disponeva di mezzi sufficienti per vivere comodamente, ma diventava ancora più urgente trovare una professione per suo figlio. La sua invincibile avversione verso gli affari rappresentava un ostacolo insormontabile. D’altra parte, la giovane proveniva da una buona famiglia e i suoi parenti, guidati dal vecchio signore del posto, si opponevano al suo matrimonio con un giovane senza soldi, dalle strane preferenze e dal carattere bizzarro. Così il fidanzamento andò avanti per quattro anni; durante questo periodo i due innamorati continuarono a scriversi costantemente, ma si incontravano raramente. Alla fine di quel periodo lui aveva ventiquattro anni e lei ventitré, ma la prospettiva del loro matrimonio sembrava ancora più lontana che mai. Alla fine, le preghiere dei suoi parenti ebbero la meglio sulla sua fedeltà e lei decise di porre fine a quel legame. Ci provò cambiando il tono delle sue lettere e inserendo frasi allusive per prepararlo al colpo imminente.
Il 12 agosto del 18, scrisse che aveva conosciuto un prete, l’uomo più affascinante che avesse mai incontrato in vita sua. “Sta soggiornando da noi”, disse, “e mio nonno pensava che fosse perfetto per me, ma questo non è possibile”. Nonostante alcune parole di conforto, questa lettera gettò Vincent Parker nel più profondo sconforto. Sua madre raccontò in seguito quanto fosse depresso; il fatto che soffrisse già di una naturale malinconia e tendesse sempre a vedere le cose dal lato peggiore rendeva la sua situazione ancora più grave. Il giorno dopo ricevette un’altra lettera, il cui tono era ancora più deciso:
“Devo dirti qualcosa di importante, e meglio farlo subito”, scriveva lei. “Mio nonno ha scoperto della nostra corrispondenza ed è furioso all’idea che possa esserci qualche ostacolo al nostro matrimonio. Voglio che tu mi liberi, così potrò dichiarare pubblicamente di essere libera. Non prendertela troppo a male, per pietà. Se posso evitarlo, non sposerò mai quel prete”.
Questa seconda lettera ebbe un effetto devastante su di lui. Era talmente sconvolto che sua madre dovette chiedere ad un amico di famiglia di restare con lui tutta la notte. Camminava avanti e indietro, in preda a una nervosa agitazione, piangendo continuamente; le sue mani e i suoi piedi tremavano convulsivamente. Gli fu somministrata morfina, ma senza alcun effetto. Rifiutò di mangiare qualsiasi cosa. Gli fu estremamente difficile rispondere alla lettera; il giorno dopo riuscì a farlo solo con l’aiuto dell’amico che era rimasto con lui. La sua risposta era ragionevole, e anche piena di affetto.
“Mia cara Mary,” le scrisse. “Tu sarai sempre la persona più cara per me. Dire che non sono particolarmente addolorato sarebbe una bugia, ma comunque sai che non sono il tipo da mettermi di mezzo tra te e i tuoi desideri. Non rispondo alla tua ultima lettera, se non per dirti che vorrei sentire dalle tue stesse labbra quali siano le tue intenzioni, e allora le acconsentirò. Mi conosci troppo bene per pensare che possa cedere a sciocchezze o sentimentalismi inutili. Prima di lasciare l’Inghilterra vorrei rivederti un’ultima volta, anche se Dio sa quanto mi costi dirlo. Ammetterai che il mio desiderio di vederti è del tutto naturale. Dimmi nella tua prossima lettera dove vuoi che ci incontriamo. Sempre, con affetto, tuo GEORGE.”
Il giorno dopo scrisse un’altra lettera in cui la pregava ancora una volta di fissargli un appuntamento, dicendo che qualsiasi luogo tra la loro casa e Standwell, il villaggio più vicino, andasse bene. “Sono malato e profondamente turbato. Non mi meraviglio che tu lo sia anche tu,” le scrisse. “Dopo questo ultimo incontro, entrambi saremo più felici, sia nel corpo che nello spirito. Sarò all’appuntamento, a qualunque costo. Sempre tuo affettuoso GEORGE.”
Sembra che abbia ricevuto una risposta in cui le veniva fissato un appuntamento, perché il 19 marzo scrisse di nuovo: “Mia cara Mary, dirò solo che arriverò con il treno di cui parli. Spero che tu non ti preoccupi troppo per questa faccenda. Per la mia tranquillità interiore, vorrei rivederti. Non penserai certo che sia egoismo da parte mia. Del resto, ripeto solo ciò che ho già detto: voglio sentire dalle tue stesse labbra quali siano i tuoi desideri e li acconsentirò. Ho abbastanza savoir faire per non creare problemi inutilmente. Non lasciare che io diventi causa di litigi tra te e tuo nonno. Se vuoi venire all’ostello, non mi muoverò fino al tuo arrivo. Ma lascio questa decisione a te.”
Proprio come il professor Owen riesce a ricostruire un intero animale partendo da un singolo osso, anche da questa breve lettera emerge chiaramente la vera natura di quest’uomo: i frammenti di francese, le allusioni autoconscie al proprio savoir faire, le assicurazioni enfatiche ma prive di significato. Tutto ciò costituisce in realtà un sottile autoritratto.
La signorina Groves aveva già rimpianto di avergli concesso quell’appuntamento. Forse in quel suo eccentrico amante c’erano alcune caratteristiche che ora le tornavano in mente e le avvertivano di non fidarsi della sua influenza, “Mio caro George,” scriveva, “ti scrivo con la massima urgenza per dirti di non venire assolutamente. Me ne vado oggi stesso e non so quando tornerò. Non desidero vederti se è possibile evitarlo. E in realtà ora non ci sarà più alcuna possibilità. È meglio porre fine a questa situazione di incertezza subito e dire addio senza incontrarci. Sono sicura che non potrei sopportare quell’incontro. Se scrivi ancora entro i prossimi tre giorni, riceverò la tua lettera. Ma dopo quel termine, sicuramente verrà letta, perché le mie lettere vengono attentamente controllate e persino aperte. Con affetto, Mary.”
Questa lettera sembrò dare concretezza a eventuali piani vaghi che il giovane potesse già avere in mente. Se gli restavano solo tre giorni per incontrarla, non poteva permettersi di perdere tempo. Nello stesso giorno si recò nella città della contea, ma essendo tardi non proseguì verso Standwell, dove lei abitava. I camerieri dell’hotel Midland notarono il suo comportamento strano e lo sguardo assente. Vagò per la sala da caffè mormorando tra sé; ordinò carne e tè, ma bevve solo un po’ di brandy e soda. La mattina seguente, il 21 agosto, prese un biglietto per Standwell e arrivò lì alle undici e mezza. Dalla stazione alla residenza della signorina Groves c’erano due miglia. Vicino alla stazione c’era una locanda chiamata “The Bull’s Head”. Vincent Parker vi andò e ordinò del brandy; poi chiese se fosse stata lasciata qualche nota per lui, ma apprese con disappunto che non ce n’erano. Intorno alle dodici e un quarto, si diresse verso la residenza.
A circa due miglia di distanza dalla residenza, e a quattro miglia dalla locanda “The Bull’s Head”, c’era una scuola elementare molto attiva. Il preside della scuola era amico della famiglia Groves e conosceva anche Vincent Parker. Il giovane pensò quindi che quella fosse la migliore opportunità per ottenere informazioni. Arrivò alla scuola verso l’una e mezza. Il preside fu certamente sorpreso dall’aspetto disordinato e dal forte odore di brandy di quel visitatore, ma rispose alle sue domande con discrezione e cortesia.
“Sono venuto da voi,” disse Parker, “in qualità di amico della signorina Groves. Immagino che sappiate dell’impegno tra noi, ”
“So che c’era un impegno, ma che è stato annullato,” rispose il preside.
“Sì,” disse Parker. “Lei mi ha scritto per rompere l’impegno e rifiuta di vedermi. Voglio sapere esattamente cosa sta succedendo, ”
“Qualsiasi informazione io possa avere,” rispose il preside, “è confidenziale. Quindi non posso dirvela.”
“I lo scoprirò prima o poi,” disse Parker, e poi chiese chi fosse il prete che aveva soggiornato nella dimora. Il padrone ammise che c’era stato davvero un prete, ma rifiutò di fornire il suo nome. Parker chiese quindi se Miss Groves si trovasse ancora nella dimora e se venissero usate alcune misure coercitive nei suoi confronti. L’altro rispose che lei era effettivamente lì e che non venivano utilizzate alcuna forma di costrizione.
“Prima o poi dovrò vederla,” disse Parker. “Ho scritto per annullare il suo fidanzamento, ma devo sentire dalle sue stesse labbra che mi rifiuta. È maggiorenne ormai e deve decidere da sola. So di non essere una buona partita, e non voglio ostacolarla.”
Il padrone osservò che era ora di andare a scuola, ma che Parker avrebbe potuto tornare alle quattro e mezza se aveva altro da dire; Parker promise quindi di ritornare. Non si sa come abbia trascorso le due ore successive, ma probabilmente trovò una locanda in campagna dove pranzò. Alle quattro e mezza fu di nuovo alla scuola e chiese al padrone consiglio su cosa fare. Questi suggerì che la cosa migliore fosse scrivere a Miss Groves e fissare un appuntamento per il giorno seguente.
“Se andaste a trovarla in casa, forse lei vi riceverebbe,” disse il padrone, pieno di comprensione, ma anche di imprudenza.
“Lo farò, così potrò liberarmi di questo pensiero,” rispose Vincent Parker.
Intorno alle cinque lasciò la scuola, con un’aria completamente calma e composta. Quaranta minuti dopo, l’ex innamorato arrivò alla casa della sua amata. Bussò alla porta e chiese di Miss Groves. Probabilmente lei lo aveva visto mentre scendeva il vialetto, perché lo accolse subito all’ingresso del salotto e lo invitò nel giardino. Il suo cuore batteva forte, temeva che suo nonno lo vedesse e scoppiasse una scenata. Era più sicuro trovarsi nel giardino che in casa. Camminarono insieme per un po’, e mezz’ora dopo li si vide chiacchierare tranquillamente su uno dei sedili del giardino. Poco dopo la cameriera venne a dire a Miss Groves che il tè era pronto; lei entrò da sola, e sembra evidente, considerando le opinioni di suo nonno, che Parker fu invitato anche lui a prendere il tè. Dopo un po’ uscì di nuovo nel giardino e rimase lì a parlare con il giovane per molto tempo; poi insieme si incamminarono lungo i sentieri di campagna. Ma cosa accadde durante quella passeggiata, quali accuse da parte sua, quali risposte da parte sua, non lo sapremo mai. Fu vista una sola volta in quel momento. Intorno alle otto e mezza di sera, un lavoratore che percorreva un lungo sentiero che portava dalla strada principale alla dimora vide un uomo e una donna camminare insieme; riconobbe Miss Groves nella semioscurità. Quando si girò indietro, li vide fermarsi e parlare faccia a faccia.
Poco dopo, Reuben Conway, un lavoratore, stava passando lungo quel sentiero quando udì un debole suono di lamenti. Si fermò ad ascoltare e, nel silenzio della sera campestre, si rese conto che quel suono inquietante si stava avvicinando a lui. Da un lato del sentiero c’era un muro; guardandosi intorno, notò qualcosa che si muoveva lentamente nell’oscurità. Per un momento gli sembrò un animale ferito, ma avvicinandosi vide con stupore che si trattava di una donna che barcollava lungo il muro, appoggiandosi a esso per non cadere. Con un grido di orrore riconobbe il viso di Miss Groves, pallido e tremolante nell’oscurità.
“Portami a casa!”, sussurrò lei. “Quell’uomo laggiù mi sta uccidendo, ”
Il lavoratore, inorridito, la prese tra le braccia e la portò per circa venti metri verso casa.
“Vedi qualcuno lungo il sentiero?”, chiese lei quando si fermarono per riprendere fiato.
Lui guardò: attraverso il tunnel oscuro degli alberi, vide una figura nera che si muoveva lentamente dietro di loro. Aspettò ancora, tenendo sollevata la testa della ragazza, finché non li raggiunse il giovane Parker.
“Chi sta uccidendo la signorina Groves?” chiese Reuben Conway.
“L’ho pugnalata,” disse Parker con estrema calma.
“Allora, dovresti aiutarmi a portarla a casa,” disse il lavoratore. Così, lungo quel sentiero buio, si mosse quella strana processione: il contadino e l’amante, con il corpo della ragazza morente tra loro.
“Povera Mary, ” mormorò Parker. “Non avresti dovuto tradirmi, ”
Quando arrivarono alla porta della capanna, Parker suggerì a Reuben Conway di correre a prendere qualcosa che potesse fermare la fuoriuscita di sangue. Lui se ne andò, lasciando quei due amanti per l’ultima volta insieme. Quando tornò, trovò Parker che le teneva qualcosa attorno al collo.
“È ancora viva?” chiese.
“Sì,” rispose Parker.
“Oh, portami a casa, ” gemette la povera ragazza. Più avanti, nel loro doloroso viaggio, incontrarono due agricoltori che li aiutarono.
“Chi ha fatto questo?” chiese uno di loro.
“Lui lo sa e io lo so,” disse Parker con tristezza. “Sono stato io ad assassinarla. E verrò impiccato per questo. L’ho fatto, e non c’è dubbio alcuno al riguardo.”
Queste risposte non sembrarono mai portare insulti o offese su di lui, perché tutti sembravano essere stati sopraffatti dalla tragica situazione.
“Sto morendo!”, ansimò povera Mary; quelle furono le sue ultime parole. All’interno del cancello d’ingresso incontrarono il povero vecchio signore che correva disperatamente, spinto da voci vaghe su un disastro imminente. I portatori si fermarono quando videro i suoi capelli bianchi brillare nell’oscurità.
“Che cosa è successo?”, gridò.
Parker rispose con calma: “È stata vostra nipote Mary ad essere assassinata.”
“Chi l’ha fatto?”, urlò il vecchio.
“L’ho fatto io.”
“Chi siete voi?”, chiese ancora.
“Mi chiamo Vincent Parker.”
“Perché l’avete fatto?”
Il tranquillo e concentrato comportamento di quell’uomo sembrava aver zittito ogni rimprovero.
“Le ho detto che l’avrei uccisa,” disse mentre tutti entravano insieme in casa. “Conosceva il mio carattere.”
Il corpo fu portato in cucina e posato sul tavolo. Nel frattempo, Parker aveva seguito quell’uomo anziano, confuso e sconvolto, nel salotto; gli porse alcune cose – tra cui l’orologio e del denaro – chiedendogli se volesse prendersene cura. L’anziano rifiutò con rabbia. Allora Parker tirò fuori dalla tasca due mazzi di lettere: tutto ciò che rimaneva della loro triste storia d’amore.
“Le prenderai tu cura?” chiese. “Puoi leggerle, bruciarle, fai pure ciò che vuoi. Non voglio che vengano portate in tribunale.”
L’anziano prese le lettere e le bruciò immediatamente.
Ora il dottore e il poliziotto, i due “accompagnatori” inevitabili della violenza, stavano correndo giù per la strada. Povera Mary, era morta sul tavolo della cucina, con tre gravi ferite al collo. Come fosse riuscita a camminare così lontano o a sopravvivere così a lungo, nonostante avesse la carotide recisa, è uno dei misteri di quel caso. Per quanto riguarda il poliziotto, non ebbe alcuna difficoltà a trovare il suo prigioniero: appena entrato nella stanza, Parker gli si avvicinò e dichiarò di volersi consegnare per l’omicidio di una giovane donna. Quando gli chiesero se fosse a conoscenza delle accuse rivolte contro di lui, rispose: “Sì, certo, verrò con voi tranquillamente, ma lasciate che la veda prima.”
“Che ne hai fatto del coltello?” chiese il poliziotto.
Parker glielo mostrò: era un coltello molto ordinario, con una lama a scatto. È sorprendente che in seguito gli venissero trovati altri due coltelli addosso. Lo portarono in cucina e lui guardò la sua vittima.
“Ora sono molto più felice di averlo fatto, spero anche lei lo sia,” disse.
Questo è il resoconto dell’omicidio di Mary Groves a opera di Vincent Parker: un crimine caratterizzato da quella sorta di superficialità e brutale ingenuità che distinguono la realtà dalla finzione. Nella finzione facciamo dire e fare alle persone ciò che riteniamo probabile che dicano o facciano, ma nella realtà loro dicono e fanno cose che nessuno si sarebbe mai aspettato. Che quelle lettere potessero preludere a un omicidio, o che dopo un crimine il colpevole cercasse di fermare le ferite della sua vittima, o avesse una conversazione del genere con l’anziano, queste sono cose che nessuna invenzione umana oserebbe mai immaginare. Leggendo tutte quelle lettere e valutando i fatti, è davvero difficile credere che Vincent Parker fosse uscito quel giorno con l’intenzione di uccidere la sua ex fidanzata. Ma se quell’idea orribile fosse sempre stata presente nella sua mente, o se sia sorta in un momento di follia scatenato dalla loro conversazione, questo non lo sapremo mai. È certo che lei non avrebbe potuto notare nulla di pericoloso in lui fino all’istante stesso del crimine, altrimenti avrebbe sicuramente chiesto aiuto al lavoratore che li aveva incrociati nel vicolo.
Il caso, che suscitò un enorme interesse in tutta l’Inghilterra, fu giudicato davanti al Barone Martin durante le successive assise. Non c’era bisogno di provare la colpevolezza del prigioniero, poiché egli ne andava apertamente fiero; tuttavia, l’intera questione ruotava attorno alla sua sanità mentale, e ciò portò a alcune complesse situazioni che resero necessaria la riforma di tutta la legge in materia. Si cercò di dimostrare che la follia era diffusa nella famiglia del prigioniero: su dieci cugini, cinque erano mentalmente malati. Sua madre testimoniò con estrema veemenza che suo figlio era pazzo, e che il suo stesso matrimonio era stato ostacolato proprio a causa della follia presente nel suo sangue. Tutti i testimoni concordarono sul fatto che il prigioniero non fosse una persona irascibile, ma sensibile, gentile e colto, con tendenze alla malinconia. Il cappellano del carcere affermò di aver avuto conversazioni con Parker e che la sua percezione morale sembrava essere completamente assente; secondo lui, il prigioniero non riusciva nemmeno a distinguere tra ciò che era giusto e ciò che era sbagliato. Due specialisti in malattie mentali lo esaminarono e conclusero che fosse di mente perturbata; la loro opinione si basava sul fatto che Parker dichiarasse di non rendersi conto di aver commesso alcun reato.
“Miss Groves mi era stata promessa”, disse, “quindi apparteneva a me. Potevo fare di lei ciò che volevo. Solo un miracolo potrebbe cambiare le mie convinzioni.” Il dottore cercò di discutere con lui: “Supponiamo che qualcuno vi faccia una foto, quali misure prendreste per recuperarla?” “Chiederei il risarcimento”, rispose Parker, “altrimenti ucciderei il ladro senza esitazione.” Il dottore sottolineò che esistevano leggi a cui ricorrere, ma Parker ribatté che era nato nel mondo senza che nessuno lo consultasse, quindi non riconosceva il diritto di alcuno di giudicarlo. La conclusione del dottore fu che la sua percezione morale fosse più distorta di qualsiasi caso avesse mai visto; tuttavia, sostenere che ciò costituisse follia sarebbe stato un errore pericoloso, poiché significherebbe che, se una persona fosse abbastanza malvagia, potrebbe sfuggire alla punizione dei suoi crimini. Il Barone Martin riassunse la situazione in termini di buon senso: il mondo era pieno di persone eccentriche, concedere loro l’immunità legata alla follia sarebbe stato un pericolo pubblico. Per essere considerato pazzo ai sensi della legge, un criminale doveva trovarsi in uno stato tale da non rendersi conto di aver commesso un reato o di dover affrontare conseguenze legali. Ora era chiaro che Parker si rendeva perfettamente conto di ciò, quindi il Barone accettò la condanna del giurì e condannò il prigioniero a morte.
Lì la faccenda avrebbe potuto concludersi facilmente, se non fosse stato per i scrupoli di coscienza del barone Martin. La sua stessa decisione era stata ammirevole, ma le testimonianze di quei medici pazzi pesavano molto su di lui; inoltre, la semplice possibilità che un uomo davvero non responsabile delle proprie azioni potesse perdere la vita a causa della sua decisione lo turbava profondamente. È probabile che questo pensiero lo tenne sveglio tutta quella notte, perché il giorno dopo scrisse al Segretario di Stato, dichiarando di non volersi assumere la responsabilità di una tale decisione.
Il Segretario di Stato, dopo aver attentamente esaminato le prove e i commenti del giudice, stava per confermare la sua decisione quando, alla vigilia dell’esecuzione, arrivò una notizia da parte degli osservatori presenti in prigione: Parker mostrava chiari segni di follia. Di fronte a questa situazione, il Segretario di Stato non ebbe altra scelta se non rinviare l’esecuzione e incaricare una commissione di quattro eminenti psichiatri di valutare lo stato del prigioniero. Questi quattro conclusero all’unanimità che Parker era perfettamente sano di mente. Tuttavia, esiste una regola non scritta secondo cui un prigioniero una volta graziato non viene mai giustiziato; pertanto la pena di Vincent Parker fu commutata in reclusione a vita, una decisione che, nel complesso, soddisfece la coscienza dell’opinione pubblica.
Fine.