THE NEW REVELATION CONTENTS PREFACE CHAPTER I. THE SEARCH CHAPTER II. THE REVELATION CHAPTER III. THE COMING LIFE
CAPITOLO IV. PROBLEMI E LIMITAZIONI
Dedica
A tutti gli uomini e le donne coraggiosi, umili o eruditi, che per settant’anni hanno avuto il coraggio morale di affrontare derisioni o svantaggi materiali, al solo fine di testimoniare una verità di fondamentale importanza.
Marzo 1918
La nuova rivelazione
Prefazione Molte più menti filosofiche delle mie hanno riflettuto sul lato religioso di questo argomento, e molti più cervelli scientifici si sono concentrati sul suo aspetto fenomenologico. Tuttavia, per quanto ne so, non è mai stata fatta un’analisi che chiarisca esattamente il rapporto tra i due aspetti. Credo che, se riuscirò a rendere questo concetto più comprensibile, avrò contribuito a risolvere ciò che ritengo sia la questione più importante per l’umanità. Nel 1899, la celebre medium Mrs. Piper pronunciò alcune parole che furono registrate dal dottor Hodgson sul momento. Parlava in stato di trance riguardo al futuro della religione spirituale e disse: “Nel prossimo secolo, questo aspetto diventerà straordinariamente evidente per gli esseri umani. Farò anche un’affermazione che sicuramente si avvererà. Prima della chiara rivelazione della comunicazione spirituale, ci sarà una terribile guerra in varie parti del mondo. L’intero pianeta deve essere purificato prima che gli esseri umani possano vedere, attraverso la loro visione spirituale, i propri amici nell’aldilà; ed è proprio questa azione concreta che porterà a uno stato di perfezione. Amico mio, rifletti attentamente su queste parole.” La “terribile guerra” descritta da Mrs. Piper si è già verificata in varie parti del mondo; ora resta da realizzare la seconda parte della sua profezia. A. C. D.
1918
CAPITOLO I. LA RICERCA
L’argomento della ricerca psichica è uno su cui ho riflettuto molto e sul quale ho impiegato più tempo per formarmi un’opinione, rispetto a qualsiasi altro argomento. Di tanto in tanto, nella vita quotidiana, accade qualche piccolo evento che ci fa rendere conto con forza di come il tempo passi e di come la giovinezza, poi l’età matura, svaniscano progressivamente. Qualcosa del genere è successo anche l’altro giorno.
In quel meraviglioso settimanale, “Light”, c’è una sezione dedicata a ciò che veniva registrato nella stessa data di una generazione fa, ovvero trent’anni fa. Leggendo di recente questa sezione, sono rimasto molto sorpreso nel vedere il mio nome e la ristampa di una lettera che avevo scritto nel 1887, in cui descrivevo un’interessante esperienza spirituale avvenuta durante una seduta spiritica. Questo dimostra quanto sia profondo il mio interesse per l’argomento; inoltre, poiché solo negli ultimi uno o due anni ho finalmente dichiarato di essere soddisfatto delle prove disponibili, è evidente che non mi sono affrettato a formarmi un’opinione. Se condividerò alcune delle mie esperienze e difficoltà, spero che i lettori non penseranno che sia un atto di egoismo da parte mia, ma capiranno che si tratta del modo più efficace per illustrare gli aspetti che qualsiasi altro ricercatore potrebbe incontrare nel suo percorso. Una volta esaminato questo argomento in dettaglio, sarà possibile passare a qualcosa di più generale e impersonale.
Quando nel 1882 conclusi i miei studi medici, mi ritrovai, come molti giovani medici dell’epoca, convinto che il nostro destino personale fosse determinato da fattori materiali. Tuttavia non avevo mai smesso di essere un vero credente in Dio: mi sembrava infatti che la domanda posta da Napoleone ai professori atei quella notte stellata durante il suo viaggio verso l’Egitto – “Chi, signori, ha creato queste stelle?” – non avesse mai ricevuto risposta. Affermare che l’Universo sia stato formato soltanto da leggi immutabili significava semplicemente spostare il problema: chi aveva creato quelle leggi? Naturalmente non credevo in un Dio antropomorfo, ma credevo – e credo ancora oggi – nell’esistenza di una Forza intelligente alla base di tutte le operazioni della Natura; una forza così infinitamente complessa e potente che il mio limitato intelletto non era in grado di comprenderne appieno l’essenza. Giusto e sbagliato mi sembravano semplicemente fatti evidenti, che non richiedevano alcuna rivelazione divina. Tuttavia, quando si trattava della possibilità che le nostre personalità sopravvivessero alla morte, l’intera logica della Natura sembrava contraddirla: quando una candela si spegne, la luce scompare; quando una cella elettrica si rompe, la corrente cessa; quando il corpo si dissolve, tutto finisce. Ognuno di noi, nel proprio egoismo, potrebbe pensare di meritare di sopravvivere. Ma guardiamo ad esempio un individuo qualsiasi: chi potrebbe sostenere che ci sia una ragione evidente per cui quella specifica personalità debba continuare a esistere? Mi sembrava una illusione, e ero convinto che la morte ponesse davvero fine a tutto, anche se non riuscivo a capire come questo potesse influenzare il nostro dovere verso l’umanità durante questa nostra esistenza effimera.
Ecco il mio stato d’animo quando per la prima volta mi imbattei in fenomeni spirituali. Avevo sempre considerato queste cose il massimo nonsenso; avevo letto di medium che venivano smascherati come truffatori e non riuscivo a capire come qualcuno potesse credere in simili storie. Tuttavia incontrai alcuni amici interessati a questo argomento, e partecipai con loro a alcune sedute di spiritismo. Ricevemmo messaggi. Ma l’unica conseguenza di queste esperienze fu che iniziai a sospettare di loro. Spesso si trattava di messaggi lunghi, scritti attraverso movimenti casuali del tavolo. Era impossibile che fossero frutto della pura coincidenza: qualcuno, quindi, stava effettivamente manipolando il tavolo. Pensavo fossero loro. Probabilmente pensavano che fossi io. Ero perplesso e preoccupato. Non riuscivo a immaginare che potessero essere persone disposte a ingannare gli altri. Ma non capivo come quei messaggi potessero essere prodotti se non attraverso una volontà consapevole.
Intorno a quell’epoca – nel 1886 – mi imbattei in un libro intitolato “The Reminiscences of Judge Edmunds”. Questo giudice dei tribunali federali americani era una persona di grande prestigio. Il libro raccontava come sua moglie fosse morta e come, per molti anni, lui fosse riuscito a mantenere un legame con lei; venivano forniti tutti i dettagli relativi a questa situazione. Lessi il libro con interesse, ma anche con totale scetticismo. Mi sembrava l’esempio di come una persona pragmatica e razionale potesse avere, nel proprio cervello, un aspetto più debole, una sorta di reazione contro le dure realtà della vita che doveva affrontare. Dove si trovava allora quel “spirito” di cui parlava? Immaginiamo che un uomo subisca un incidente e si rompa il cranio: tutto il suo carattere potrebbe cambiare, e una natura nobile potrebbe trasformarsi in una meschina. Con l’alcol, l’oppio o molte altre droghe, è evidente che si possa modificare profondamente lo spirito di una persona. Ma allora lo spirito dipende dalla materia. Questi erano i ragionamenti che facevo all’epoca. Non mi rendevo conto che, in casi del genere, non era lo spirito a cambiare, ma il corpo attraverso cui lo spirito operava. Proprio come non si potrebbe negare l’esistenza di un musicista solo perché si altera il suo violino in modo che ne escano soltanto suoni dissonanti. Ero abbastanza interessato da continuare a leggere ogni tipo di testo che mi capitasse tra le mani. Rimasi sorpreso nello scoprire quante persone straordinarie – figure di spicco nella scienza – credessero fermamente che lo spirito fosse indipendente dalla materia e potesse sopravviverle. Quando consideravo il spiritualismo una semplice illusione dei meno istruiti, potevo disprezzarlo; ma quando veniva sostenuto da persone come Crookes – il chimico britannico più promettente dell’epoca – da Wallace, rivale di Darwin, e da Flammarion, l’astronomo più noto del mondo, non potevo più ignorarlo. Era facile gettare via i libri di queste persone contenenti le loro conclusioni mature e le loro ricerche approfondite, e dire “Beh, hanno semplicemente un punto debole nel cervello, ” Ma bisogna essere davvero molto sicuri di sé per non chiedersi, un giorno, se quel punto debole non si trovi proprio nel proprio cervello. Per un po’, il mio scetticismo fu rafforzato dal fatto che molte figure famose – come Darwin stesso, Huxley, Tyndall e Herbert Spencer – deridevano questa nuova branca della conoscenza; ma quando scoprii che la loro derisione arrivava al punto di non voler nemmeno esaminarla, e che Spencer aveva dichiarato apertamente di essersene convinto sulla base di principi a priori, mentre Huxley aveva detto che non lo interessava affatto, fui costretto ad ammettere che, per quanto grandi fossero in campo scientifico, il loro comportamento in questa materia era estremamente poco scientifico e dogmatico. Al contrario, coloro che studiavano questi fenomeni e cercavano di scoprire le leggi che li governavano seguivano davvero la strada giusta, quella che aveva portato l’umanità a grandi progressi e conoscenze. A quel punto, il mio scetticismo iniziò ad indebolirsi.
Tuttavia, questa convinzione fu in parte rafforzata dalle mie stesse esperienze. Bisogna ricordare che lavoravo senza l’ausilio di alcun mezzo tecnico, proprio come un astronomo che operi senza un telescopio. Io stesso non possedevo poteri psichici, e nemmeno coloro che collaboravano con me ne avevano molti. Tra di noi riuscivamo a generare soltanto quella sorta di “forza magnetica”, o comunque la si voglia chiamare, necessaria per far muovere il tavolo e farne apparire quei messaggi sospetti e spesso assurdi. Ancora oggi conservo appunti su quelle sedute e copie di alcuni di quei messaggi; non erano sempre del tutto ridicoli. Ad esempio, in un’occasione, quando gli chiesi una domanda semplice – quanti soldi avevo in tasca – il tavolo scrisse: “Siamo qui per educare e elevare, non per risolvere enigmi”. E poi aggiunse: “È lo spirito religioso, non quello critico, che desideriamo diffondere”. Ora, nessuno potrebbe definire questo un messaggio infantile. D’altra parte, ero sempre preoccupato dal timore di subire pressioni involontarie da parte delle persone sedute intorno al tavolo. Poi accadde un episodio che mi confuse e disgustò profondamente: una sera le condizioni erano ottimali e i movimenti del tavolo sembravano davvero indipendenti dalle nostre azioni. Arrivarono messaggi lunghi e dettagliati, provenienti da uno spirito che si presentò e disse di essere un viaggiatore commerciale morto in un incendio avvenuto in un teatro a Exeter. Tutti i dettagli erano esatti; quell’essere ci pregò di scrivere alla sua famiglia, che viveva a Slattenmere, nel Cumberland. Così feci, ma la mia lettera tornò indietro. A oggi non so se siamo stati ingannati o se ci sia stato un errore riguardo al nome del luogo; comunque, quegli eventi mi disgustarono così tanto che per un po’ persi ogni interesse per l’intera questione. Studiare un argomento è una cosa, ma quando quell’argomento inizia a giocare scherzi meschini, è arrivato il momento di fermarsi. Se esiste davvero un posto chiamato Slattenmere nel mondo, sarei ancora felice di saperlo.
In quel periodo mi trovavo a Southsea per le mie pratiche spirituali; lì risiedeva il generale Drayson, un uomo di carattere davvero notevole e uno dei pionieri dello spiritualismo in questo paese. Andai da lui con i miei dubbi e li ascoltò con grande pazienza. Prese alla leggera le mie critiche riguardo alla natura sciocca di molti di questi messaggi, nonché all’assoluta falsità di alcuni di essi. “Non hai ancora compreso la verità fondamentale”, mi disse. “La verità è che ogni spirito, mentre è ancora in questo mondo, passa nell’altro esattamente com’è, senza alcun cambiamento. Questo mondo è pieno di persone deboli o sciocche; lo stesso vale per l’aldilà. Non c’è bisogno di mescolarsi con loro, proprio come non lo si fa in questo mondo. Ognuno sceglie i propri compagni. Ma supponiamo che un uomo, qui sulla terra, che abbia vissuto da solo e mai si sia mescolato con gli altri, decidesse finalmente di guardare fuori dalla finestra per vedere com’è il mondo là fuori: probabilmente qualche ragazzo dispettoso gli direbbe qualcosa di offensivo. Comunque, non vedrebbe nulla della saggezza o della grandezza del mondo; tirerebbe indietro la testa pensando che si tratti di un posto molto povero. È esattamente quello che hai fatto tu: in una seduta spiritica senza scopo preciso, hai “messo la testa” nell’aldilà e hai incontrato, beh, alcuni ragazzi dispettosi. Prova ad andare avanti e cerca di raggiungere qualcosa di meglio.” Questa fu l’interpretazione del generale Drayson; anche se all’epoca non mi convinse del tutto, ora penso che rappresentasse comunque un’approssimazione più o meno corretta alla verità. Quei furono i miei primi passi nello spiritualismo. Ero ancora scettico, ma almeno ero disposto ad approfondire l’argomento. Quando sentivo alcuni critici dire che tutto ciò non aveva alcuna spiegazione logica e che si trattasse soltanto di truffe, o che fossero necessari maghi per smascherarle, sapevo almeno che quelle erano sciocchezze. È vero che le prove a mia disposizione fino ad allora non erano sufficienti per convincermi, ma la lettura costante mi fece capire quanto altri fossero seri e convinti in questa materia. E riconobbi che i testimoni erano così numerosi e autorevoli che nessun altro movimento religioso al mondo poteva competere con essi. Questo non dimostrava necessariamente che tutto ciò fosse vero, ma almeno dimostrava che meritava di essere preso sul serio e non poteva essere ignorato. Prendiamo ad esempio quel caso che Wallace ha definito un “miracolo moderno”. L’ho scelto perché è davvero incredibile. Si tratta dell’affermazione secondo cui D.D. Home – che, tra l’altro, non era affatto un avventuriero pagato, ma il nipote dell’Earl of Home – sarebbe riuscito a fluttuare da una finestra all’altra a settanta piedi di altezza. Non potevo crederci. Eppure, quando seppi che l’evento era stato testimoniato da tre persone oneste e rispettabili – Lord Dunraven, Lord Lindsay e Captain Wynne – non potei fare a meno di ammettere che le prove erano più concrete di quelle relative a eventi lontani e accettati da tutti come veri. Questo non dimostrava necessariamente che tutto fosse vero, ma almeno indicava che meritava di essere considerato con serietà.
In quegli anni continuai ad organizzare sedute spiritiche: alcune non producevano risultati, altre portavano a conclusioni banali, mentre altre ancora rivelavano cose sorprendenti. Ho ancora le note di quelle sedute, e qui riporto i risultati di una in particolare: erano così diversi da qualsiasi concezione che avessi riguardo alla vita oltre la morte, che all’epoca mi divertirono più che illuminarmi. Oggi, tuttavia, scopro che questi resoconti coincidono molto bene con le rivelazioni contenute in opere di Raymond e in altre testimonianze successive; per questo li considero ora con occhi diversi. So bene che tutti questi racconti sulla vita oltre la morte differiscono nei dettagli – suppongo che anche qualsiasi descrizione della nostra vita attuale presenti discrepanze – ma nel complesso esiste una grande somiglianza. In questo caso, in particolare, le informazioni ricevute erano molto lontane sia dalle mie concezioni che da quelle delle due signore che partecipavano alle sedute. Due “medium” inviarono messaggi: il primo menzionò il nome “Dorothy Postlethwaite”, un nome sconosciuto a tutti noi. Lei disse di essere morta a Melbourne cinque anni prima, all’età di sedici anni; ora era felice, aveva del lavoro da fare e aveva frequentato la stessa scuola di una delle signore presenti. Quando chiesi a quella signora di alzare la mano e nominare alcune persone, il tavolo si inclinò verso il nome corretto della direttrice della scuola. Questo sembrava un test. Lei continuò dicendo che il regno in cui viveva circondava tutta la Terra; conosceva i pianeti; su Marte viveva una razza più avanzata di noi, e quei cosiddetti “canali” erano in realtà artificiali; nel suo regno non esisteva dolore fisico, ma potevano esserci ansie mentali; le persone venivano governate da leggi precise, assumevano cibo. Era stata cattolica e lo era ancora, ma la sua condizione non era migliore di quella dei protestanti; nel suo regno c’erano buddisti e musulmani, ma tutti vivevano allo stesso modo; non aveva mai visto Cristo e non ne sapeva molto più di quanto sapesse sulla Terra, ma credeva nella Sua influenza. Gli spiriti pregavano e morivano nel loro nuovo regno prima di entrare in un altro; provavano piaceri. La musica faceva parte di quei piaceri. Era un luogo di luce e risate. Aggiunse anche che non esistevano ricchi o poveri, e che le condizioni generali di vita erano molto più felici di quelle sulla Terra.
Questa signora ci augurò la buonanotte, e immediatamente il tavolo fu preso da una forza molto più potente, che lo scagliava violentemente in tutte le direzioni. In risposta alle mie domande, quella forza affermò di essere lo spirito di una persona che chiamerò Dodd, un famoso giocatore di cricket; avevo avuto con lui alcune conversazioni serie al Cairo prima che partisse verso il Nilo, dove perse la vita nell’expeditione del Dongola. Ora, posso dire, le mie esperienze hanno raggiunto l’anno 1896. Nessuna delle due signore conosceva Dodd. Ho iniziato a porre domande a quel “spirito”, come se fosse seduto davanti a me; lui rispondeva rapidamente e con decisione. Le risposte spesso erano del tutto contrarie a ciò che mi aspettavo, quindi non potevo credere di essere io ad influenzarle. Diceva di essere felice, di non voler tornare sulla terra; era stato un libero pensatore, ma in vita futura non ne aveva sofferto. Tuttavia, la preghiera era una cosa positiva, poiché ci manteneva in contatto con il mondo spirituale. Se avesse pregato di più, sarebbe stato in posizioni più elevate nell’aldilà. Questo, però, sembrava contraddire l’affermazione secondo cui non aveva sofferto per essere un libero pensatore; del resto, molti uomini che non sono liberi pensatori trascurano comunque la preghiera. La sua morte fu indolore; ricordava la morte di Polwhele, un giovane ufficiale che era morto prima di lui. Al momento della sua morte, c’erano persone ad accoglierlo, ma Polwhele non era tra loro. Aveva del lavoro da fare; sapeva dell’occupazione di Dongola, ma non aveva partecipato spiritualmente al banchetto che si tenne dopo al Cairo. Sapeva più cose di quanto sapesse in vita. Ricordava le nostre conversazioni al Cairo. La durata della vita nell’aldilà era più breve di quella sulla terra. Non aveva incontrato il generale Gordon, né alcun altro spirito famoso. Gli spiriti vivevano in famiglie e comunità. Le persone sposate non si riincontravano necessariamente, ma quelle che si amavano sì. Ho fornito questa sintesi di una comunicazione per mostrare il tipo di informazioni che ricevevamo, anche se questo era un esempio particolarmente favorevole, sia per lunghezza che per coerenza. Questo dimostra che non si può semplicemente affermare, come fanno molti critici, che ciò che viene trasmesso sono solo sciocchezze. Non c’erano sciocchezze in quelle parole, a meno che non consideriamo sciocca qualsiasi cosa non corrisponda alle nostre idee preconcette. D’altra parte, quale prova esisteva che queste affermazioni fossero vere? Non ne vedevo alcuna, e semplicemente mi lasciavano perplesso. Ora, con una maggiore esperienza, e constatando che lo stesso tipo di informazioni è stato ricevuto indipendentemente da molte persone in molti luoghi diversi, penso che l’unanimità dei testimoni costituisca, come in tutti i casi di prove, un argomento a favore della veridicità di quelle affermazioni. All’epoca, non riuscivo ad inserire questa concezione del mondo futuro nel mio schema filosofico, quindi l’ho semplicemente annotata e ho continuato per la mia strada.
Continuai a leggere molti libri sull’argomento e cominciai ad apprezzare sempre di più l’esistenza di un gran numero di testimoni e la precisione delle loro osservazioni. Questo mi colpì molto di più rispetto ai fenomeni limitati che rientravano nel campo della nostra indagine. In quel periodo, o in seguito, lessi un libro del signor Jacolliot sui fenomeni occulti in India. Jacolliot era il giudice capo della colonia francese di Crandenagur; possedeva una mentalità molto analitica, ma era piuttosto prevenuto contro lo spiritualismo. Condusse una serie di esperimenti con dei fakiri locali, i quali gli confidarono la loro fiducia perché lui era una persona empatica e parlava la loro lingua. Descrisse con grande impegno tutti i passaggi necessari per escludere eventuali truffe. In breve, scoprì che quei fakiri erano in grado di compiere tutti i fenomeni tipici della mediumnità europea avanzata: levitazione del corpo, manipolazione del fuoco, spostamento di oggetti a distanza, crescita rapida delle piante, sollevamento di tavoli, ecc. Secondo loro, questi fenomeni erano causati da spiriti o entità soprannaturali; l’unica differenza rispetto ai nostri metodi consisteva nell’uso più frequente dell’evocazione diretta. Affermavano inoltre che queste capacità fossero tramandate fin dall’antichità, addirittura ai Caldei. Tutto ciò mi colpì profondamente: qui, indipendentemente da noi, si ottenevano esattamente gli stessi risultati, senza alcun dubbio riguardo a possibili truffe o elementi volgari legati a fenomeni simili in Europa.
In quel periodo, anche il rapporto della Dialectical Society influenzò la mia opinione, sebbene fosse stato presentato già nel 1869. Si trattava di un documento molto convincente; nonostante venisse accolto con derisione da parte dei giornali ignoranti e materialisti dell’epoca, rappresentava comunque una fonte di informazioni di grande valore. La società era stata fondata da persone di buona reputazione e aperte a indagare sui fenomeni fisici legati allo spiritualismo; venivano descritti in dettaglio le loro esperienze e le precauzioni adottate per evitare truffe. Dopo aver letto tutti questi resoconti, era difficile non giungere alla conclusione che quei fenomeni fossero senza dubbio autentici e che indicassero l’esistenza di leggi e forze ancora poco esplorate dalla scienza. È davvero strano che, se il verdetto fosse stato contrario allo spiritualismo, sarebbe sicuramente stato considerato un colpo mortale per quel movimento; invece, poiché confermava l’autenticità dei fenomeni, venne accolto soltanto con derisione. Questo è stato il destino di molte altre indagini, sia quelle condotte a Hydesville nel 1848, che quelle successive in cui il professor Hare di Filadelfia cercò invano di opporsi ai fenomeni spiritualisti, finendo per arrendersi alla verità.
Intorno al 1891 mi iscrissi alla Psychical Research Society e ebbi la possibilità di leggere tutti i loro rapporti. Il mondo deve molto alla instancabile diligenza di questa società, nonché alla sobrietà delle sue dichiarazioni; tuttavia devo ammettere che quest’ultima caratteristica a volte può risultare fastidiosa, poiché spinge le persone ad ignorare i meravigliosi risultati ottenuti attraverso ricerche serie. La loro terminologia semiscientifica, inoltre, rende difficile la comprensione da parte del lettore comune. Una volta, dopo aver letto alcuni dei loro articoli, mi venne in mente ciò che un cacciatore americano delle Montagne Rocciose aveva detto di uno studente universitario che lo aveva accompagnato per tutta la stagione: “Era così intelligente,” disse, “che non si riusciva a capire cosa dicesse”. Ma nonostante queste piccole peculiarità, tutti coloro che desideravano conoscere la verità hanno trovato aiuto nel lavoro meticoloso e instancabile della Psychical Research Society. La sua influenza fu uno dei fattori che contribuirono a plasmare le mie idee. C’era però un altro aspetto che ebbe su di me un impatto profondo: fino ad allora avevo letto delle meravigliose esperienze di grandi esperimentatori, ma non avevo mai visto alcuno sforzo da parte loro per creare un sistema che potesse spiegare e comprendere tutti questi fenomeni. Poi lessi quel libro fondamentale: “Human Personality” di Myers, una vera e propria fonte di conoscenza dalla quale sarebbe germogliata un’intera catena di scoperte scientifiche. In questo libro Myers non riuscì a formulare una teoria che potesse spiegare tutti i fenomeni considerati “spirituali”, ma discutendo dell’azione della mente su altra mente – quella che lui stesso chiamava telepatia – dimostrò in modo convincente il proprio punto di vista, fornendo tantissimi esempi. A parte coloro che erano deliberatamente ciechi di fronte alle prove, questa teoria divenne da allora un fatto scientifico riconosciuto. Ma questo rappresentava davvero un enorme passo avanti: se la mente poteva agire a distanza su altra mente, allora esistevano poteri umani completamente diversi da quelli che avevamo sempre considerato legati alla materia. I fondamenti della dottrina materialista venivano così messi in discussione. La mia precedente convinzione, secondo cui la fiamma non poteva esistere senza la candela, era ormai invalidata: la fiamma, pur essendo lontana dalla candela, continuava ad ardere. Quell’analogia, però, era chiaramente errata. Se la mente, lo spirito, l’intelligenza umana potevano operare a distanza dal corpo, allora significava che erano in qualche modo separati da esso. Perché dunque non avrebbero potuto esistere anche dopo la morte del corpo? Non solo le impressioni provenivano da lontano nel caso di persone appena decedute, ma anche prove concrete dimostravano che gli spiriti dei defunti potevano manifestarsi, il che significava che tali fenomeni erano causati da qualcosa di simile al corpo, ma che agiva in modo indipendente dalla materia stessa.
La catena di prove che va dai casi più semplici di “lettura del pensiero” da un lato, alla manifestazione reale dello spirito in modo indipendente dal corpo dall’altro, rappresenta una sequenza ininterrotta: ogni fase conduce alla successiva. Questo fatto, a mio parere, introduce i primi segni di scienza sistematica e ordine in ciò che prima non era altro che un insieme di fatti confusi e più o meno privi di collegamenti tra loro.
Intorno a questo periodo ebbi un’esperienza interessante: fui uno dei tre delegati inviati dalla Società Psichica per trascorrere la notte in una casa infestata. Si trattava di un caso di “poltergeist”, caratterizzato da rumori e scherzi bizzarri che duravano da alcuni anni; molto simile, ad esempio, al caso della famiglia di John Wesley a Epworth nel 1726, o a quello della famiglia Fox a Hydesville vicino a Rochester nel 1848, che fu il punto di partenza dello spiritualismo moderno. La nostra visita non portò a nulla di sensazionale, ma non fu nemmeno del tutto infruttuosa. La prima notte non accadde nulla; la seconda, invece, si udirono rumori terribili, simili al suono di qualcuno che colpisse un tavolo con un bastone. Avevamo preso tutte le precauzioni possibili, ma non riuscivamo a spiegare quei rumori; d’altra parte, non potevamo nemmeno escludere che si trattasse di qualche scherzo ingegnoso. Per il momento, la questione rimase irrisolta. Tuttavia, alcuni anni dopo incontrai un membro della famiglia che abitava in quella casa e mi raccontò che, dopo la nostra visita, nel giardino furono trovate le ossa di un bambino, evidentemente sepolto da molto tempo. Bisogna ammettere che questo è davvero straordinario. Le case infestate sono rare; e anche le case in cui ci sono esseri umani sepolti nei loro giardini lo sono, speriamo. Il fatto che entrambi questi elementi si trovassero nella stessa casa rappresenta sicuramente un argomento a favore dell’attendibilità di tali fenomeni. È interessante ricordare che anche nel caso della famiglia Fox furono trovate ossa umane e prove di omicidio nel seminterrato, sebbene non venisse mai dimostrato l’esistenza di un crimine effettivo. Non ho dubbi che, se la famiglia Wesley avesse potuto parlare con chi li perseguitava, avrebbero anche scoperto il motivo di tali persecuzioni. Sembra quasi che una vita interrotta bruscamente e in modo violento possieda ancora una sorta di energia inespressa, capace di manifestarsi in modi strani e maliziosi. In seguito ebbi un’altra esperienza personale simile, che descriverò alla fine di questo discorso. Vedi Appendice III.
Da quel periodo fino all’inizio della Prima Guerra Mondiale, continuai, nei momenti di tempo libero di una vita molto impegnativa, a dedicarmi a questo argomento. Avevo sperimentato una serie di sedute con risultati davvero sorprendenti, inclusi alcuni fenomeni di materializzazione osservati in condizioni di scarsa illuminazione. Tuttavia, poiché poco dopo si scoprì che il medium coinvolto utilizzava trucchi, eliminai completamente tutte quelle prove come elementi probanti. Allo stesso tempo, ritengo che sia molto chiaro che, nel caso di alcuni medium come Eusapia Palladino, possa verificarsi che questi ricorrano a inganni quando le loro capacità non sono sufficienti; tuttavia, in altri momenti possono dimostrare davvero di possedere doni autentici. La medianità, nelle sue forme più basse, rappresenta semplicemente un dono fisico, privo qualsiasi legame con la morale; in molti casi è intermittente e non può essere controllata a piacimento. Eusapia fu almeno due volte condannata per frodi goffe e stupide, mentre lei stessa subì numerose indagini sotto tutte le possibili condizioni di verifica da parte di comitati scientifici composti dai migliori esperti della Francia, dell’Italia e dell’Inghilterra. Tuttavia, personalmente preferisco escludere dalla mia documentazione qualsiasi esperienza avuta con un medium screditato; inoltre, ritengo che tutti i fenomeni fisici osservati al buio perdano inevitabilmente gran parte del loro valore, a meno che non siano accompagnati da messaggi probanti. I nostri critici tendono ad assumere che, eliminando i medium che finiscono nei guai, si perdano anche la maggior parte delle prove disponibili; ma questo non è affatto vero. Fino a quando non è avvenuto questo episodio, non avevo mai partecipato a sedute con medium professionisti, eppure avevo sicuramente raccolto alcune prove concrete. Il più grande medium di tutti, il signor D. D. Home, mostrava i suoi fenomeni in pieno giorno ed era sempre disposto a sottoporsi a qualsiasi tipo di verifica; nessuna accusa di truffa fu mai confermata contro di lui, così come per molti altri medium. È giusto riconoscere che, quando un medium diventa un bersaglio facile per coloro che cercano scandali, detective dilettanti e giornalisti sensazionalisti, e deve difendersi davanti a giurie e giudici che di solito non conoscono affatto le condizioni che influenzano tali fenomeni, sarebbe meraviglioso se potesse evitarne occasionalmente gli scandali. Allo stesso tempo, il sistema attuale, basato sul pagamento in base ai risultati ottenuti – poiché un medium che non riesce a produrre risultati non riceve alcun compenso – è davvero dannoso. Solo quando al medium professionista viene garantita un’indennità indipendente dai risultati ottenuti, possiamo eliminare la forte tentazione di sostituire i fenomeni reali con quelli falsi.
Ho ora ricostruito il percorso evolutivo del mio pensiero fino al periodo della guerra. Posso affermare, spero con convinzione, che tale processo sia stato deliberato e privo di quella credulità di cui i nostri avversari ci accusano. È stato davvero un processo consapevole: ho esitato troppo a utilizzare, anche solo in piccola misura, l’influenza che potevo esercitare per contribuire alla verità. Avrei potuto continuare per tutta la vita come ricercatore nel campo delle fenomenologie psichiche, assumendo un atteggiamento di interesse, ma più o meno dilettantistico, verso l’intero argomento, come se si trattasse semplicemente di dibattere su questioni impersonali, come l’esistenza dell’Atlantide o la controversia legata a Bacon. Ma è arrivata la guerra. E quando è arrivata la guerra, ha portato serietà nelle nostre anime, costringendoci ad esaminare più attentamente le nostre convinzioni e a rivalutarne il valore. Di fronte a un mondo sofferente, ascoltando ogni giorno delle notizie sulla morte dei giovani della nostra razza, vedendo intorno a noi mogli e madri che non avevano la minima idea di dove fossero andati i loro cari. All’improvviso ho capito che questo argomento, con cui avevo tanto giocato fino ad allora, non era semplicemente lo studio di una forza al di fuori delle regole della scienza, ma qualcosa di davvero enorme: la distruzione dei confini tra due mondi, un messaggio diretto e inconfutabile proveniente dall’aldilà, un appello alla speranza e alla guida per l’umanità nel momento del suo dolore più profondo. Il lato “oggettivo” di questi fenomeni ha smesso di interessarmi, una volta che ero convinto della loro realtà; il lato religioso, invece, era chiaramente di importanza infinitamente maggiore. Il campanello del telefono, in sé, può sembrare qualcosa di molto banale. Ma potrebbe essere il segnale di un messaggio vitale. Sembrava che tutti questi fenomeni, grandi e piccoli, fossero come quei campanelli che, per se stessi insensati, inviavano all’umanità il messaggio: “Risvegliatevi! State attenti! Ecco i segni che Dio vuole inviarvi. Essi vi condurranno al messaggio che desidera comunicarvi”. Era il messaggio stesso, non i segni, ciò che contava davvero. Sembra che una nuova rivelazione stia per essere consegnata all’umanità. Ma fino a che punto sia ancora in uno stadio preliminare, e quanto possano diventare più chiari e completi in futuro. Nessuno può saperlo con certezza. Quello che voglio dire è che i fenomeni fisici, di cui sono state fornite prove inequivocabili a chiunque desideri esaminarle, in realtà non hanno alcuna rilevanza. Il loro vero valore risiede nel fatto che supportano e conferiscono realtà oggettiva a un vasto insieme di conoscenze che dovranno modificare profondamente le nostre concezioni religiose. E, se comprese e assimilate correttamente, renderanno la religione qualcosa di concreto, non più una questione di fede, ma di esperienza e realtà.
È proprio su questo aspetto della questione che ora mi concentrerò, ma devo aggiungere alle mie precedenti osservazioni riguardanti l’esperienza personale che, da quando è scoppiata la guerra, ho avuto alcune opportunità davvero eccezionali per confermare tutte le opinioni che avevo già formato riguardo alla veridicità dei fatti generali su cui si basano tali opinioni.
Queste opportunità sono nate dal fatto che una signora che viveva con noi, la signorina L. S., ha sviluppato la capacità di scrivere automaticamente. Tra tutte le forme di mediumship, questa mi sembra quella che dovrebbe essere verificata con maggiore rigore, poiché lascia spazio facilmente non tanto all’inganno quanto all’autosuggerimento, il quale è qualcosa di più subdolo e pericoloso. È davvero la signorina stessa a scrivere, o esiste, come lei sostiene, una forza che la controlla, proprio come il cronista degli Ebrei nella Bibbia affermava di essere controllato da una forza superiore? Nel caso della signorina L. S., non si può negare che alcune comunicazioni risultassero false – soprattutto per quanto riguarda l’accuratezza dei tempi in cui venivano inviate. D’altra parte, i numeri che si sono rivelati veri andavano ben oltre ciò che potesse spiegarsi con supposizioni o coincidenze casuali. Ad esempio, quando la Lusitania affondò e i giornali del mattino annunciarono che, per quanto ne sapevano, non c’erano state vittime, la medium scrisse immediatamente: “È terribile, avrà un grande impatto sulla guerra”. Poiché fu proprio questo primo impulso a spingere l’America verso la guerra, il messaggio si rivelò vero in entrambi i sensi. Inoltre, lei predisse l’arrivo di un telegramma importante in un determinato giorno, fornendo persino il nome della persona che lo avrebbe consegnato, una persona del tutto improbabile. Insomma, nessuno poteva dubitare della realtà delle sue ispirazioni, anche se alcuni messaggi risultavano errati. Era come ricevere un buon messaggio attraverso un telefono molto imperfetto. Un altro episodio dei primi giorni di guerra mi è rimasto impresso nella memoria. Una signora di cui ero interessato era morta in una città provinciale; soffriva di gravi malattie croniche e accanto al suo letto fu trovata della morfina. Si tenne un’inchiesta con verdetto non conclusivo. Otto giorni dopo andai da Mr. Vout Peters per una seduta spiritica. Dopo avermi fornito alcune informazioni vaghe e irrilevanti, lui disse improvvisamente: “C’è qui una signora, si appoggia a una donna più anziana e continua a ripetere ‘Morfina’. L’ha detto tre volte. La sua mente era confusa. Non lo intendeva davvero. Morfina!” Queste furono quasi esattamente le sue parole. La telepatia era fuori discussione, poiché in quel momento avevo altri pensieri in testa e non mi aspettavo affatto un messaggio del genere. Oltre alle esperienze personali, questo movimento ha guadagnato una grande solidità grazie alla meravigliosa letteratura che è emersa negli ultimi anni. Se non esistessero altri libri spirituali, basta considerare i cinque pubblicati nell’ultimo anno circa: “Raymond” del professor Lodge, “Psychical Investigations” di Arthur Hill, “Reality of Psychical Phenomena” del professor Crawford, “Threshold of the Unseen” del professor Barrett e “Ear of Dionysius” di Gerald Balfour. Secondo me, questi cinque soli sarebbero sufficienti a dimostrare i fatti a qualsiasi persona razionale.
Prima di affrontare la questione di una nuova rivelazione religiosa, di come essa possa essere raggiunta e di cosa consista, vorrei dire qualcosa su un altro argomento. I nostri oppositori hanno sempre adottato due tipi di approcci: il primo sostiene che i nostri fatti non siano veri; ho già affrontato questa obiezione. Il secondo afferma che stiamo calpestando terreno proibito e che dovremmo lasciarlo in pace. Poiché io parto da una posizione di materialismo comparativo, questa obiezione non ha alcun significato per me; tuttavia, vorrei sollevare uno o due argomenti riguardo ad altri. Il principale è questo: Dio non ci ha dato alcun potere che possa essere utilizzato in alcuna circostanza. Il fatto stesso che lo possediamo dimostra che è nostro dovere studiarlo e svilupparlo. È vero che, come ogni altro potere, anche questo può essere abusato se perdiamo il senso della proporzione e della ragione; ma ripeto: il semplice fatto di possederlo rappresenta una forte motivazione per ritenere che sia legittimo e doveroso utilizzarlo.
Bisogna inoltre ricordare che questo grido contro la conoscenza “illegittima”, sostenuto da testi più o meno appropriati, è stato utilizzato contro ogni progresso della scienza umana: contro la nuova astronomia (Galileo dovette addirittura ritrattare le sue teorie), contro Galvani ed l’elettricità, contro Darwin. Che certamente sarebbe stato bruciato se fosse vissuto alcuni secoli prima. È stato utilizzato anche contro l’uso del cloroformo durante il parto da parte di Simpson, sulla base della dichiarazione biblica “con dolore li darai alla luce”. Senza dubbio, un argomento che è stato sollevato così spesso e poi abbandonato non può essere preso troppo seriamente.
Tuttavia, per coloro a cui l’aspetto teologico rappresenta ancora un ostacolo, consiglio la lettura di due brevi libri, entrambi scritti da religiosi: “Is Spiritualism of the Devil” del reverendo Fielding Ould (disponibile a due penny) e “Our Self After Death” del reverendo Arthur Chambers. Posso anche raccomandare gli scritti del reverendo Charles Tweedale sull’argomento. Aggiungo che, quando iniziai per la prima volta a rendere pubbliche le mie opinioni, una delle prime lettere di solidarietà che ricevetti fu quella dell’ex arcidiacono Wilberforce.
Ci sono alcuni teologi che non solo si oppongono a tale culto, ma vanno addirittura fino a sostenere che tali fenomeni e messaggi provengano da demoni che impersonano i nostri defunti o fingono di essere insegnanti celesti. È difficile credere che coloro che condividono questa opinione abbiano mai avuto un’esperienza personale dell’effetto consolante e rinvigorente che tali comunicazioni possono avere sul destinatario. Ruskin ha lasciato scritto che la sua convinzione nella vita futura derivasse dallo Spiritualismo, anche se in modo piuttosto ingrato e illogico aggiunse che, una volta ottenuta questa convinzione, non desiderava più averci a che fare. Tuttavia, ci sono molti – una piccola parte del tutto – che possono dichiarare senza alcuna riserva di essere passati dal materialismo alla fede nella vita futura, con tutto ciò che essa implica, grazie allo studio di questo argomento. Se si tratta davvero dell’opera del diavolo, allora si può solo dire che il diavolo sembra essere un lavoratore molto maldestro, ottenendo risultati ben lontani da quelli che ci si potrebbe aspettare da lui.
CAPITOLO II. La rivelazione
Ora posso, con un certo sollievo, affrontare questo grande argomento da un punto di vista più impersonale. È stata fatta allusione a una serie di nuove dottrine: da dove derivano? In gran parte provengono attraverso scritti ottenuti in condizioni di trance, in cui la mano del medium viene controllata o da presunte anime defunte, come nel caso di Miss Julia Ames, o da presunti insegnanti superiori, come nel caso di Mr. Stainton Moses. Queste comunicazioni scritte vengono integrate da un gran numero di dichiarazioni fatte durante stati di trance, nonché da messaggi verbali inviati dagli spiriti attraverso le labbra dei medium. A volte tali informazioni arrivano anche sotto forma di voci dirette, come nei numerosi casi descritti dall’ammiraglio Usborne Moore nel suo libro The Voices. Occasionalmente, queste rivelazioni si manifestano attraverso fenomeni legati al movimento dei tavoli o a comunicazioni familiari, come nei due casi che ho descritto personalmente in precedenza. Altre volte, come nel caso registrato da Mrs. de Morgan, tali messaggi arrivano addirittura attraverso la mano di un bambino.
Ora, naturalmente, ci troviamo di fronte a un’obiezione ovvia: come possiamo essere certi che questi messaggi provengano davvero dall’aldilà? Come possiamo sapere che il medium non li stia scrivendo consapevolmente, o – nel caso in cui ciò sia improbabile – che non li stia scrivendo inconsciamente attraverso il proprio “io superiore”? Questa è una critica del tutto legittima, e dobbiamo applicarla rigorosamente in ogni caso. Infatti, se tutto il mondo dovesse essere pieno di “piccoli profeti” che esprimono le proprie opinioni sullo stato religioso senza alcuna prova se non la propria affermazione, torneremmo certamente ai tempi bui della fede cieca. La risposta è che abbiamo bisogno di segni che possiamo verificare prima di accettare affermazioni che non possiamo mettere alla prova. In passato, le persone chiedevano un segno a un profeta: era una richiesta del tutto ragionevole e rimane valida ancora oggi. Se qualcuno mi racconta di vita in un altro mondo senza alcuna prova se non la propria affermazione, preferirei che quel racconto finisse nella spazzatura piuttosto che sulla mia scrivania. La vita è troppo breve per valutare i meriti di simili “opere”. Ma se, come nel caso di Stainton Moses e delle sue “Insegnanze dello Spirito”, le dottrine affermate provenire dall’aldilà sono accompagnate da numerosi doni straordinari – e Stainton Moses fu uno dei maggiori medium che l’Inghilterra abbia mai prodotto – allora considero la questione con maggiore serietà. Inoltre, se Miss Julia Ames riesce a rivelare a Mr. Stead informazioni sulla sua vita terrena di cui lui non avrebbe potuto conoscenza, e se queste informazioni si dimostrano vere quando vengono verificate, allora è più facile credere che anche quelle informazioni che non possono essere verificate siano in realtà vere. Oppure, se Raymond ci parla di una fotografia la cui copia non era mai arrivata in Inghilterra e che si rivela esattamente come lui l’aveva descritta, e se riesce a fornirci dettagli sulla sua vita familiare che i suoi stessi parenti hanno dovuto verificare per constatarne la veridicità, non è forse ragionevole supporre che sia abbastanza preciso nella descrizione delle proprie esperienze e del proprio stato di vita nel momento in cui le comunica? E quando Mr. Arthur Hill riceve messaggi da persone di cui non aveva mai sentito parlare e successivamente verifica che sono veri in ogni dettaglio, non è forse logico pensare che anche quelle persone stiano dicendo la verità riguardo alla propria situazione attuale? I casi sono molti; ne menziono solo alcuni, ma il punto principale è che l’intero sistema, dal più banale fenomeno fisico come i movimenti di un tavolo fino alle parole più ispirate di un profeta, costituisce un tutto coerente: ogni elemento è collegato al successivo. Quando l’estremità più umile di questa catena fu messa nelle mani dell’umanità, lo scopo era che quest’ultima potesse, con diligenza e ragionamento, risalire lungo di essa fino a raggiungere la rivelazione che si trovava alla fine.
Non deridete le umili origini, il tavolo che si muove o la tamburina che “vola”, per quanto tali fenomeni possano essere stati abusati o simulati; ricordate invece che una mela che cade ci ha insegnato la gravità, una pentola che bollisce ci ha portato la macchina a vapore, e il movimento convulso di una rana ha aperto la strada a riflessioni ed esperimenti che ci hanno permesso di scoprire l’elettricità. Quindi, quelle manifestazioni apparentemente semplici di Hydesville hanno portato a risultati che hanno attirato i più brillanti intellettuali di questo paese negli ultimi vent’anni, e che, a mio parere, saranno alla base di uno sviluppo umano senza precedenti nella storia del mondo.
Uomini di cui rispetto molto l’opinione – in particolare Sir William Barratt – hanno affermato che la ricerca psichica sia del tutto diversa dalla religione. Certamente lo è, nel senso che una persona può essere un ottimo ricercatore psichico ma una cattiva persona. Tuttavia, i risultati della ricerca psichica, le deduzioni che possiamo trarne e le lezioni che possiamo imparare ci insegnano sulla continuità della vita dell’‘anima, sulla natura di quella vita e su come essa sia influenzata dal nostro comportamento in questa vita. Se questo è diverso dalla religione, devo confessare di non comprendere tale distinzione. Per me, questa ricerca rappresenta proprio la essenza della religione. Ma ciò non significa che debba necessariamente trasformarsi in una nuova religione. Personalmente spero che non accada. Siamo già abbastanza divisi, non credete? Piuttosto, vorrei che diventasse quella grande forza unificatrice, quell’elemento comune a tutte le religioni, cristiane o no, che costituisca la base su cui ciascuna può costruire il proprio sistema, anche se questo dovesse essere diverso dagli altri. Le razze meridionali chiederanno sempre qualcosa di meno austero rispetto al Nord; l’Ovest sarà sempre più critico dell’Est. Non si può pretendere che tutti aderiscano a uno stesso standard. Ma se le idee fondamentali contenute in questa dottrina venissero accettate, allora l’umanità avrebbe compiuto un grande passo verso la pace e l’unità religiose. La domanda che ci poniamo quindi è: come quest’influenza influenzerà le religioni e le filosofie organizzate che hanno finora guidato le azioni degli uomini? La risposta è che solo per una di queste religioni o filosofie questa nuova )rivelazione rappresenta un vero pericolo: il Materialismo. Non lo dico con alcun intento ostile nei confronti dei materialisti, i quali, in quanto gruppo organizzato, sono, a mio parere, altrettanto seri e morali di qualsiasi altro gruppo. Ma è evidente che, se lo spirito può esistere senza la materia, allora le basi del Materialismo crollano completamente, e l’intero sistema di pensiero si dissolve.
Per quanto riguarda le altre credenze, bisogna ammettere che l’accettazione degli insegnamenti portati a noi da fonti esterne modificherebbe profondamente la tradizionale Christianità. Tuttavia, tali modifiche sarebbero piuttosto orientate verso una spiegazione e uno sviluppo dei principi cristiani, piuttosto che verso contraddizioni. Eliminerebbero gravi malintesi che hanno sempre offeso la ragione di ogni uomo riflessivo, confermando al contempo con certezza il fatto della vita dopo la morte, fondamento di tutta la religione. Confermerebbero anche le conseguenze negative del peccato, mostrando però che tali conseguenze non sono mai assolutamente permanenti. Riconoscerebbero l’esistenza di esseri superiori – quegli che chiamiamo angeli – e di una gerarchia sempre più elevata al di sopra di noi, nella quale lo spirito di Cristo trova il suo posto, raggiungendo infine vette infinite associate all’idea di onnipotenza o di Dio. Confermerebbero inoltre l’esistenza del cielo e di uno stato punitivo temporaneo, corrispondente al purgatorio piuttosto che all’inferno. Quindi, su alcuni dei punti più fondamentali, questa nuova rivelazione NON è distruttiva delle credenze esistenti; anzi, dovrebbe essere accolta con entusiasmo da persone sincere di tutte le fedi come un potente alleato, e non come un pericoloso nemico generato dal demonio.
D’altra parte, consideriamo ora i punti in cui la Christianità deve essere modificata da questa nuova rivelazione. Prima di tutto, si può affermare qualcosa che è ovvio per molti, anche se lo deplorano: la Christianità deve cambiare, altrimenti perirà. Questa è la legge della vita: le cose devono adattarsi o scomparire. La Christianità ha rinviato questo cambiamento per molto tempo; l’ha rinviato fino a quando le sue chiese non sono diventate semivuote, fino a quando le donne ne sono diventate i principali sostenitori, e fino a quando sia la parte istruita della comunità che la classe più povera, in città come in campagna, si sono in gran parte allontanate da essa. Cerchiamo di individuare il motivo di questo fenomeno: esso è evidente in tutte le sette e deriva quindi da una causa comune e profonda.
Le persone si sentono alienate perché, francamente, non ritengono vere le informazioni che loro vengono presentate. Sia la loro ragione che il loro senso della giustizia vengono offesi allo stesso modo. Non si può riconoscere alcuna giustizia in un sacrificio altrui, né in un Dio che potrebbe essere placato con simili mezzi. Soprattutto, molte persone non riescono a comprendere espressioni come “redenzione dal peccato” o “purificazione dal sangue dell’Agnello”. Finché esisteva anche solo il minimo dubbio sulla caduta dell’uomo, c’era almeno una sorta di spiegazione per queste frasi; ma quando divenne certo che l’uomo non era mai caduto – quando, con conoscenze sempre più approfondite, potemmo seguire le tracce dei nostri antenati fino all’uomo delle caverne e all’uomo primitivo, indietro a quel tempo remoto in cui l’animale simile all’uomo si è lentamente evoluto nell’uomo – guardando indietro su tutta questa vasta successione di vita, capimmo che essa era sempre stata un progresso graduale. Non esisteva mai alcuna prova di una caduta. Ma se non c’era stata alcuna caduta, allora cosa significavano il sacrificio espiatorio, la redenzione, il peccato originale e gran parte della filosofia mistica cristiana? Anche se queste idee fossero in sé razionali, rimarrebbero comunque del tutto lontane dalla realtà.
Inoltre, sembra che si dia troppa importanza alla morte di Cristo. Non è affatto raro morire per un’idea: ogni religione ha avuto i suoi martiri; molte persone muoiono continuamente per le loro convinzioni. In questo momento stesso, migliaia dei nostri giovani lo stanno facendo in Francia. Pertanto, la morte di Cristo, per quanto bella sia nella narrazione evangelica, sembra aver assunto un’importanza eccessiva, come se fosse un fenomeno isolato nel corso della storia umana. A mio parere, si è dato troppo enfasi alla morte di Cristo e troppo poco alla Sua vita: era proprio nella Sua vita che risiedevano la vera grandezza e il vero messaggio. Era una vita in cui non c’era alcun tratto brutto, nemmeno nelle informazioni limitate che ne abbiamo; una vita piena di tolleranza verso gli altri, di carità, di moderazione, di coraggio gentile, sempre aperta a nuove idee, eppure mai ostile verso quelle idee che in realtà stava sostituendo. Anche se talvolta perdeva la pazienza con i loro sostenitori più bigotti e ristretti. In particolare, ammiro la Sua disponibilità ad affrontare lo spirito della religione, mettendo da parte i testi e le forme rituali. Nessuno aveva mai avuto un senso comune così robusto, né una tale compassione per la debolezza umana. È proprio questa vita meravigliosa e straordinaria, e non la Sua morte, il vero cuore della religione cristiana.
Ora, consideriamo la luce che riceviamo dai guide spirituali riguardo a questa questione del Cristianesimo. Le opinioni, laggiù come qui, non sono assolutamente uniformi; tuttavia, leggendo numerosi messaggi sull’argomento, si arriva alla seguente conclusione: ci sono molti spiriti elevati insieme ai nostri defunti, e questi spiriti differiscono per grado. Chiamateli “angeli”, e vi troverete in linea con le antiche concezioni religiose. Al di sopra di tutti questi si trova lo spirito più grande di cui abbiano conoscenza: non Dio, poiché Dio è così infinito da essere al di là della loro comprensione, ma qualcuno che è più vicino a Dio e, in questo senso, lo rappresenta. Questo è lo Spirito di Cristo. La sua cura principale riguarda la terra; egli discese su di essa in un’epoca di grande corruzione, quando il mondo era quasi altrettanto malvagio quanto oggi, al fine di insegnare alle persone l’esempio di una vita ideale. Poi tornò alla sua alta posizione, lasciando dietro di sé un esempio che ancora oggi viene talvolta seguito. Questa è la storia di Cristo così come descritta dagli spiriti. Qui non c’è nulla riguardo all’Espiazione o alla Redenzione; tuttavia esiste un piano perfettamente ragionevole e realizzabile, che io stesso potrei facilmente credere in esso.
Se una tale visione del Cristianesimo venisse generalmente accettata, e se fosse avvalorata dalle certezze e dalle dimostrazioni fornite dalla Nuova Rivelazione che ci sta giungendo dall’altra dimensione, allora avremmo un credo in grado di unire le chiese, di conciliarsi con la scienza, di resistere a ogni attacco e di portare la Fede Cristiana per un periodo indefinito. Ragione e Fede finalmente si sarebbero riconciliate, un incubo svanirebbe dalle nostre menti e regnerebbe la pace spirituale. Non credo che tali risultati possano arrivare attraverso una conquista improvvisa o una rivoluzione violenta; piuttosto, avverranno in modo pacifico, proprio come alcune idee primitive, come quella dell’Inferno Eterno, sono già lentamente scomparse nel corso della nostra vita. Tuttavia, è solo quando l’anima umana viene messa alla prova dal dolore che i semi della verità possono essere piantati; e così, in futuro, una qualche ricompensa spirituale sicuramente sorgerà dai giorni in cui viviamo oggi.
Quando leggo il Nuovo Testamento con la conoscenza che ho dello spiritualismo, rimango profondamente convinto che l’insegnamento di Cristo sia stato, in molti aspetti fondamentali, perduto dalla Chiesa primitiva e non ci sia pervenuto fino ad oggi. Tutte queste allusioni a una vittoria sulla morte sembrano avere poco significato nella filosofia cristiana attuale; invece, per coloro che hanno visto, anche se vagamente, attraverso quel velo e toccato, anche se leggermente, quelle mani tese al di là della morte, questa vittoria è davvero stata realizzata. Quando leggiamo tante menzioni a fenomeni che ci sono familiari – le levitazioni, le lingue di fuoco, il vento impetuoso, i doni spirituali, l’operare miracoli – sentiamo che il fatto centrale di tutto ciò, cioè la continuità della vita e la comunicazione con i morti, era certamente conosciuto. Ci colpiscono frasi come: “Qui non ha operato alcun miracolo perché la gente mancava di fede”. Non è forse questo in perfetta armonia con le leggi dello spiritualismo così come le conosciamo oggi? O quando Cristo, venendo toccato dalla donna malata, disse: “Chi mi ha toccato? Molta virtù è uscita da me”. Non potrebbe dire più chiaramente ciò che un medium guaritore direbbe oggi, se non utilizzasse la parola “potere” al posto di “virtù”? O quando leggiamo: “Provaate questi spiriti per vedere se sono di Dio”; non è forse proprio questo il consiglio che si darebbe oggi a un neofita che si avvicina a una seduta spiritica? È una questione troppo importante perché io possa fare di più che indicarne alcuni aspetti; credo però che questo argomento, contro cui le chiese cristiane più rigide attaccano con tanta ferocia oggi, sia in realtà l’insegnamento centrale del Cristianesimo stesso. A coloro che desiderano approfondire questa linea di pensiero, consiglio vivamente il libro “Gesù di Nazareth” del dottor Abraham Wallace, se questo prezioso lavoro non è più in stampa. In esso dimostra in modo molto convincente che i miracoli di Cristo rientravano tutte nelle possibilità delle leggi dello spiritualismo così come le comprendiamo oggi, e seguivano esattamente tali leggi anche nei dettagli più piccoli. Sono già stati forniti due esempi; molti altri ne sono analizzati in quel pamphlet. Uno di quelli che mi ha convinto della veridicità di quanto affermato è l’argomento secondo cui la storia della materializzazione dei due profeti sulla montagna risulta estremamente accurata se valutata secondo le leggi dello spiritualismo. C’è il fatto che Pietro, Giacomo e Giovanni (che formavano il cerchio spirituale durante l’episodio della resurrezione dei morti, e probabilmente erano i più capaci del gruppo) furono coinvolti in quell’evento. Inoltre, la scelta dell’aria pura della montagna, la sonnolenza dei medium presenti, il cambiamento esteriore di Cristo, le vesti luminose, la nuvola, le parole “Facciamo tre tabernacoli” – con l’altra possibile interpretazione: “Facciamo tre capanne o stanze” (il modo ideale per concentrare energia e produrre materializzazioni) – tutto ciò costituisce una teoria molto coerente sulla natura di quegli eventi. Per quanto riguarda gli altri aspetti, l’elenco dei doni che San.
Quello che Paolo considera necessario per il discepolo cristiano è, in realtà, l’elenco dei doni di un medium molto potente, tra cui la profezia, la guarigione, la capacità di compiere miracoli o fenomeni fisici, la chiaroveggenza e altri poteri (I Corinzi, xii, 8, 11). La Chiesa cristiana primitiva era permeata da pratiche spiritualistiche, e sembra che non abbiano prestato attenzione a quelle proibizioni dell’Antico Testamento che avevano lo scopo di riservare tali poteri esclusivamente all’uso e al beneficio del sacerdozio.
CAPITOLO III. LA VITA DOPOTRAVIA
Ora, lasciando da parte questo vasto e probabilmente controverso argomento riguardante i cambiamenti che tali nuove rivelazioni devono apportare nella Chiesa cristiana, proviamo ad analizzare ciò che accade all’uomo dopo la morte. Le prove in merito sono piuttosto numerose e coerenti. Messaggi provenienti dai defunti sono stati ricevuti in molti luoghi e in diversi momenti, e spesso contengono informazioni riguardanti questo mondo che possiamo verificare. Quando tali messaggi arrivano, ritengo sia giusto supporre che ciò che possiamo confermare come vero debba essere considerato vero anche per quanto non possiamo verificarlo direttamente. Inoltre, quando notiamo una grande uniformità nei contenuti di questi messaggi e un accordo su dettagli che non corrispondono affatto a alcun schema di pensiero preesistente, allora la probabilità che siano veri diventa molto alta. È difficile credere che quindici o venti messaggi provenienti da diverse fonti, di cui ho personalmente preso appunti, possano essere tutti falsi; altrettanto difficile è pensare che gli spiriti possano dire la verità sul nostro mondo ma mentire su quello loro. Di recente, nella stessa settimana, ho ricevuto due descrizioni della vita nell’aldilà: una tramite un parente di alto rango della Chiesa, l’altra attraverso la moglie di un meccanico scozzese. Nessuno dei due avrebbe potuto conoscere l’esistenza dell’altro, eppure le descrizioni erano così simili da essere praticamente identiche. Si veda l’Appendice II. A mio parere, questi messaggi sono estremamente rassicuranti, sia per quanto riguarda il nostro destino che quello dei nostri amici. I defunti concordano tutti nel dire che il passaggio dalla vita terrena alla vita successiva avviene solitamente in modo facile e indolore, seguito da un senso di pace e tranquillità. L’individuo si ritrova in un corpo spirituale che è esattamente l’equivalente del suo vecchio corpo, ma privo di malattie, debolezze o deformità. Questo nuovo corpo si trova accanto al corpo fisico ed è consapevole sia di esso che delle persone intorno a lui. In questo momento, il defunto è più vicino alla materia di quanto lo sarà mai più in futuro; per questo motivo, in molti casi, i suoi pensieri rivolti verso qualcuno lontano fanno sì che il corpo spirituale si diriga verso quella persona e appaia davanti a lei. Dei circa 250 casi attentamente esaminati dal signor Gurney, 134 di queste apparizioni sono avvenute proprio in questo momento di transizione, quando si può immaginare che il nuovo corpo spirituale fosse ancora abbastanza “materiale” da essere visibile agli occhi umani.
Questi casi, tuttavia, sono molto rari rispetto al numero totale di decessi. Nella maggior parte dei casi, immagino che la persona deceduta sia troppo presa dalla propria straordinaria esperienza per preoccuparsi degli altri. Presto scopre, con sua sorpresa, che anche se cerca di comunicare con coloro che vede, la sua voce eterea e il suo tocco etereo sono ugualmente incapaci di lasciare un’impressione su quegli organi umani che sono sensibili soltanto a stimoli più grossolani. È un argomento interessante per la speculazione: forse una conoscenza più approfondita di quei raggi luminosi che sappiamo esistere al di là dello spettro, o di quei suoni che possiamo dimostrare esistono attraverso le vibrazioni del diaframma, anche se sono troppo acuti per l’orecchio umano, potrebbe portarci a nuove conoscenze psichiche. Ma mettendo da parte questo aspetto, seguiamo ora il destino di quest’anima che si appresta a lasciare questo mondo. In quel momento, essa è consapevole che nella stanza ci sono altre persone, oltre a quelle che erano presenti in vita sua; tra queste, figure familiari le sembrano altrettanto reali dei viventi. Le sue mani vengono strette, le sue labbra baciate da coloro che aveva amato e poi perso. Poi, in loro compagnia, e con l’aiuto di esseri ancora più radiosi che hanno atteso il suo arrivo, essa supera tutti gli ostacoli e entra nella sua nuova vita.
Questa è una dichiarazione chiara e concisa; storie simili vengono raccontate da molte persone con coerenza tale da suscitare fiducia. Questo concetto è già molto diverso da qualsiasi dottrina teologica tradizionale: lo “spirito” non è un angelo glorificato né uno spirito malvagio, ma semplicemente la persona stessa, con tutte le sue qualità e debolezze, così come conserva il proprio aspetto fisico. È facile credere che anche la persona più frivola e sciocca possa essere costretta a comportarsi in modo decente da un’esperienza del genere. Tuttavia, queste impressioni tendono presto ad affievolirsi; la vecchia natura umana può facilmente riemergere in nuovi contesti, e le persone frivole continuano comunque a esistere, come possono testimoniare le nostre sedute spiritiche.
Prima di iniziare la sua nuova vita, lo “spirito” trascorre un periodo di sonno la cui durata varia: a volte è quasi nullo, altre volte dura settimane o mesi. Raymond ha detto che il suo periodo di sonno è durato sei giorni; lo stesso vale per un caso di cui ho personalmente conoscenza. Mr. Myers, invece, ha parlato di un periodo di incoscienza molto più lungo. È probabile che la durata di questo periodo dipenda dalla quantità di problemi o preoccupazioni mentali accumulate in questa vita: un riposo più lungo aiuta a “ cancellare” queste influenze negative. Probabilmente un bambino piccolo non avrebbe affatto bisogno di un tale periodo di recupero. Questo, ovviamente, è solo una speculazione. Tuttavia esiste un ampio consenso riguardo all’esistenza di questo periodo di oblio dopo la prima esperienza della nuova vita, prima che si inizi ad assumerne le responsabilità.
Essendo emerso da questo sonno, lo spirito è debole, proprio come un bambino dopo la nascita terrena. Tuttavia, presto ritorna la forza e inizia una nuova vita. Questo ci porta a riflettere su cielo e inferno. L’inferno, posso dire, non esiste affatto, poiché da tempo è stato dimenticato anche dai pensieri di ogni uomo ragionevole. Questa odiosa concezione, così blasfema nella sua visione del Creatore, è nata dalle esagerazioni di frasi orientali e forse può essere stata utile in un’epoca primitiva, quando le persone avevano paura dei fuochi, proprio come gli animali selvatici temono i viaggiatori. L’inferno come luogo permanente non esiste. Ma l’idea di punizione, di una purificazione attraverso la sofferenza – in altre parole, l’idea del Purgatorio – è giustificata dalle testimonianze provenienti dall’aldilà. Senza tale punizione, non ci sarebbe giustizia nell’Universo: sarebbe impossibile immaginare che il destino di un individuo malvagio fosse lo stesso di quello di una persona buona. La punizione è certa e grave; nelle sue forme meno severe, consiste semplicemente nel fatto che le anime più corrotte si trovino in sfere inferiori, consapevoli di essere lì a causa delle proprie azioni, ma anche con la speranza che il pentimento e l’aiuto di coloro che sono al di sopra possano educarle e farle raggiungere lo stesso livello degli altri. In questo processo salvifico, gli spiriti più elevati svolgono un ruolo importante. La signorina Julia Ames, nel suo bellissimo libro pubblicato postumamente, scrive parole memorabili: “La più grande gioia del cielo consiste nel vuotare l’inferno”.
Lasciando da parte quelle sfere di prova, che forse dovrebbero essere considerate piuttosto come un ospedale per anime deboli piuttosto che comunità peneali, tutte le testimonianze provenienti dall’aldilà concordano sulle piacevoli condizioni di vita nell’oltretomba. Si dice che i simili si uniscano tra loro, che coloro che si amano o che hanno interessi in comune vivano insieme in una vita piena di attività e interesse, e che non desidererebbero affatto tornare indietro. Tutto ciò rappresenta sicuramente notizie di grande gioia; ripeto che non si tratta di una fede o di una speranza vaga, ma di affermazioni supportate da tutte le leggi della logica: quando molti testimoni indipendenti forniscono descrizioni simili, tali descrizioni hanno il diritto di essere considerate vere. Se si trattasse semplicemente di storie su anime glorificate, purgate immediatamente da ogni debolezza umana e immerse in un’estasi continua di adorazione intorno al trono del Potente, si potrebbe sospettare che si tratti soltanto della riflessione di una teologia popolare condivisa da molti medium fin dall’infanzia. Tuttavia, questa visione è molto diversa da qualsiasi sistema religioso preesistente; inoltre, come ho già detto, non è supportata soltanto dalla coerenza delle testimonianze, ma anche dal fatto che queste testimonianze sono il risultato di una lunga serie di fenomeni verificatisi e confermati da persone che li hanno esaminati attentamente.
In relazione al tema generale della vita dopo la morte, le persone potrebbero dire di possedere già questa conoscenza attraverso la fede. Ma la fede, per quanto bella a livello individuale, è sempre stata una qualità a doppio taglio nei contesti collettivi. Tutto andrebbe bene se ogni fede fosse uguale e le intuizioni dell’umanità fossero costanti. Sappiamo invece che non è così. La fede significa credere completamente in qualcosa di cui non si può fornire alcuna prova. Uno dice: “La mia fede è questa”; un altro dice: “La mia fede è quella”. Nessuno dei due può dimostrarlo, quindi continuano a discutere, sia mentalmente che, nei tempi passati, fisicamente. Se uno è più forte dell’altro, tende a perseguitarlo nel tentativo di farlo convergere verso la “vera fede”. Poiché la fede di Filippo II era forte e chiara, egli uccise centomila olandesi nella speranza che i loro connazionali si convertissero alla verità fondamentale. Ora, se si riconoscesse che non è affatto virtuoso affermare ciò che non si può provare, saremmo costretti ad osservare i fatti, a ragionarne e forse a giungere a un accordo comune. È per questo che questo movimento psichico appare così prezioso: si basa su qualcosa di più solido dei testi, delle tradizioni o delle intuizioni. È una religione che tiene conto sia del mondo attuale che delle antiche tradizioni di un solo mondo.
Non possiamo considerare questo mondo futuro come un giardino olandese ordinato, un luogo così preciso da poter essere descritto facilmente. È probabile che quei messaggeri che tornano da noi si trovino tutti, più o meno, nello stesso stadio di sviluppo e rappresentino la stessa ondata di vita che si allontana dalle nostre rive. Le comunicazioni provengono solitamente da coloro che non sono passati a miglior vita da molto tempo, e tendono ad affievolirsi, come ci si potrebbe aspettare. A questo proposito, è interessante notare che le ricomparsizioni di Cristo ai suoi discepoli o a Paolo avvennero entro pochi anni dalla sua morte, e che tra i primi cristiani non vi fu alcuna affermazione secondo cui lo si fosse visto in seguito. I casi di spiriti che dimostrano una buona autenticità ma sono passati un certo tempo dall’essere morti non sono comuni. Nella vita del signor Dawson Rogers c’è un ottimo esempio di spirito che si presentò come Manton e affermò di essere nato a Lawrence Lydiard e sepolto a Stoke Newington nel 1677; in seguito si dimostrò che tale persona esisteva davvero ed era il cappellano di Oliver Cromwell. Per quanto ne so, questo è lo spirito più antico di cui si abbia memoria riguardo a ricomparsioni; in generale, questi fenomeni avvengono piuttosto di recente. Pertanto, le nostre conoscenze derivano soltanto da una singola generazione, e non possono essere considerate definitive, ma solo parziali. Il fatto che gli spiriti possano vedere le cose in modo diverso man mano che progrediscono nell’aldilà è dimostrato anche dalla signorina Julia Ames: all’inizio era profondamente convinta della necessità di creare un organismo per le comunicazioni con i morti, ma dopo quindici anni ammise che nessuno spirito, tra milioni, desiderasse mai comunicare con noi, una volta che i propri cari erano già passati a miglior vita. Era stata ingannata dal fatto che, quando lei stessa era morta, tutte le persone che aveva incontrato erano appena arrivate nell’aldilà, proprio come lei.
Quindi, il resoconto che forniamo potrebbe essere parziale, ma comunque molto coerente e di estremo interesse, poiché riguarda il nostro stesso destino e quello delle persone che amiamo. Tutti concordano sul fatto che la vita nell’aldilà duri per un periodo limitato, dopo il quale si passa ad altre fasi; tuttavia sembra esserci una maggiore comunicazione tra queste fasi di quanto ce ne sia tra noi e il “Regno dello Spirito”. Quelli che sono in uno stato inferiore non possono ascendere, ma quelli che sono in uno stato superiore possono discendere a piacimento. La vita nell’aldilà presenta molte analogie con quella di questo mondo nel suo aspetto migliore: è soprattutto una vita dello spirito, così come questa è una vita del corpo. Preoccupazioni legate al cibo, al denaro, alla lussuria, al dolore, ecc., appartengono al corpo e scompaiono in quell’aldilà; musica, arti, conoscenze intellettuali e spirituali, nonché il progresso personale, aumentano. Le persone sono vestite, come ci si potrebbe aspettare, poiché non c’è motivo che la modestia scompaia con le nuove forme di esistenza. Queste nuove forme rappresentano la riproduzione assoluta di quelle antiche nel loro aspetto migliore: i giovani crescono e gli anziani invecchiano, fino a quando tutti raggiungono uno stato normale. Le persone vivono in comunità, poiché simili attraggono simili; lo spirito maschile trova ancora la sua vera compagna, anche se non esiste una sessualità nel senso più stretto né processi di parto. Poiché i legami tra le persone continuano ad esistere e coloro che si trovano nello stesso stadio di sviluppo rimangono in contatto, ci si potrebbe aspettare che le nazioni siano ancora divise l’una dall’altra, anche se il linguaggio non rappresenta più un ostacolo, poiché il pensiero è diventato il mezzo principale di comunicazione. Quanto sia stretta la connessione tra anime affini in quell’aldilà lo dimostra il fatto che Myers, Gurney e Roden Noel, tutti amici e colleghi sulla Terra, inviarono messaggi insieme attraverso la signora Holland, che non conosceva nessuno di loro; ogni messaggio aveva caratteristiche tipiche delle persone che li avevano conosciuti in vita. Lo stesso vale per il caso del professor Verrall e del professor Butcher, entrambi famosi studiosi di greco: collaborarono insieme per risolvere un problema matematico, analizzato dal signor Gerald Balfour in “The Ear of Dionysius”; quell’autore riconobbe che tale risultato non avrebbe potuto essere ottenuto da nessun altro, se non da Verrall e Butcher. Si può osservare, a margine, che questi e altri esempi dimostrano chiaramente che gli spiriti dispongono di una straordinaria biblioteca di riferimento o che possiedono ricordi che permettono loro di avere una sorta di onniscienza; nessuna memoria umana potrebbe mai contenere tutte le citazioni esatte presenti in comunicazioni del genere.
In parole povere, queste sono le linee essenziali della vita nell’aldilà, nella sua espressione più semplice; tuttavia non tutto è così semplice, e noi intravediamo solo vagamente cerchi infiniti che discendono verso l’oscurità e cerchi infiniti che ascendono verso la gloria: tutto ciò evolve, ha uno scopo, è intensamente vitale. Tutti concordano sul fatto che nessuna religione terrena abbia un vantaggio rispetto alle altre, ma che carattere e raffinatezza siano ciò che conta veramente. Allo stesso tempo, tutti riconoscono che le religioni che inculcano la preghiera e uno sguardo verso l’alto, piuttosto che fissarsi sempre sul livello attuale, siano positive. In questo senso, e solo in questo, ogni forma religiosa può avere un valore per qualcuno come aiuto nella vita spirituale. Se far girare un cilindro di rame induce un tibetano ad ammettere che esiste qualcosa di più alto delle sue montagne e di più prezioso dei suoi yak, allora in quella misura tale pratica è utile. Non dobbiamo essere troppo critici in queste questioni. C’è però un punto che merita di essere menzionato: a prima vista può sembrare sorprendente, ma riflettendoci bene ci appare logico. Si tratta dell’affermazione costante secondo cui le persone appena decedute non sanno di essere morte, e che spesso occorre molto tempo perché comprendano la realtà. Tutti concordano sul fatto che questo stato di confusione sia dannoso e ostacoli lo sviluppo spirituale; quindi conoscere almeno in parte la verità su questo lato è l’unico modo per evitare di rimanere disorientati nell’aldilà. Trovandosi di fronte a condizioni completamente diverse da quelle previste dalla scienza o dalla religione, non sorprende che queste nuove esperienze vengano considerate come strani sogni; più le credenze di una persona sono rigide e ortodosse, più le sarà difficile accettare questo nuovo ambiente e tutto ciò che esso implica. Proprio per questa ragione, e per molte altre ancora, questa nuova “rivelazione” è davvero necessaria per l’umanità. Un altro aspetto pratico importante è che gli anziani dovrebbero rendersi conto che vale comunque la pena migliorare le proprie conoscenze: anche se in questo mondo non avranno modo di utilizzarle, esse rimarranno parte della loro cultura spirituale nell’aldilà.
Per quanto riguarda i dettagli più piccoli di questa vita futura, forse è meglio non occuparsene, per una ragione molto semplice: si tratta pur sempre di dettagli minori. Li scopriremo tutti noi stessi molto presto, e chiederli ora è solo frutto di una curiosità vana. Una cosa è certa: esistono intelligenze più elevate là fuori, per le quali la chimica sintetica – che non solo produce sostanze ma anche ne dà forma – rappresenta un’operazione assolutamente semplice. Le vediamo all’opera nei contesti più materiali, percepibili dai nostri sensi fisici, nelle sale di sedute spiritiche. Se loro riescono a creare simulacri in tali ambienti, che cosa possiamo aspettarci quando operano su oggetti eterei, nell’etere stesso che costituisce il loro ambiente naturale? Si può dire in generale che sono in grado di creare qualsiasi cosa esista sulla Terra. Il modo in cui lo fanno, tuttavia, rimane un mistero per gli spiriti meno evoluti, proprio come i fenomeni della scienza moderna rappresentano un enigma per noi. Se uno di noi venisse improvvisamente chiamato da esseri di mondi subumani e gli venisse chiesto di spiegare esattamente cos’è la gravità o il magnetismo, saremmo completamente impotenti! Possiamo quindi considerarci nella stessa situazione di un giovane ingegnere militare come Raymond Lodge, che cerca di formulare teorie sulla natura della materia nell’aldilà, teorie che molto probabilmente verranno contraddette da altri spiriti che cercano anch’essi di comprendere ciò che è al di là del nostro mondo. Potrebbe avere ragione, o potrebbe sbagliarsi, ma sta facendo del suo meglio per esprimere ciò che ritiene corretto, proprio come faremmo noi in una situazione simile. Crede che i suoi “chimici trascendentali” possano creare qualsiasi cosa, persino sostanze materiali come l’alcol o il tabacco potrebbero essere oggetto delle loro capacità, e che tali sostanze possano ancora essere desiderate da spiriti non evoluti. Questo aspetto ha suscitato molte critiche, tanto che si potrebbe dire che i commenti relativi a questo argomento siano l’unica parte davvero interessante di un libro composto da 400 pagine fitte di testo. Raymond potrebbe avere ragione o sbagliarsi, ma ciò che questo episodio dimostra, per me, è l’incondizionata coraggiosezza e onestà dell’uomo che lo ha raccontato, consapevole del fatto che stava fornendo ai suoi nemici un’ottima opportunità per attaccarlo.
Ci sono molte persone che protestano perché questo mondo che ci viene descritto è troppo materiale per i loro gusti; non corrisponde a ciò che desidererebbero. Beh, in questo mondo ci sono molte cose che sembrano diverse da ciò che vogliamo, ma esistono comunque. Tuttavia, quando proviamo ad analizzare questa accusa di materialismo e cerchiamo di costruire un sistema che possa soddisfare gli idealisti, ci rendiamo conto che si tratta di una compito molto difficile. Dovremmo forse essere semplici “filamenti di felicità gassosa” che fluttuano nell’aria? Sembra proprio questa l’idea. Ma se non esiste un corpo come il nostro, né un carattere come il nostro, allora, per quanto si possa dire, siamo davvero estinti. Cosa significa per una madre vedere mostrato a lei qualche entità impersonale e idealizzata? Dirà: “Quello non è mio figlio. Voglio i suoi capelli gialli, il suo sorriso veloce, le sue piccole espressioni che conosco così bene”. Questo è ciò che vuole. E credo che sia proprio questo che otterrà. Ma non lo otterrà attraverso nessun sistema che ci separi da tutto ciò che ci ricorda la materia e ci porti in una regione vaga di emozioni fluttuanti. Esiste anche un’altra corrente di critici che ritiene difficile immaginare una vita caratterizzata da percezioni acute, emozioni forti e un ambiente solido, costruita tutta con materiali così trasparenti. Ricordiamo che tutto dipende dal confronto con ciò che ci circonda. Se potessimo concepire un mondo mille volte più denso, più pesante e più monotono di questo, vedremmo chiaramente che per i suoi abitanti sembrerebbe esattamente lo stesso, poiché la loro forza e la loro struttura fisica sarebbero proporzionali. Tuttavia, se questi abitanti entrassero in contatto con noi, ci considererebbero esseri estremamente eterei, che vivono in un’atmosfera strana, leggera e spirituale. Non si renderebbero conto che anche noi, poiché il nostro essere e il nostro ambiente sono in armonia tra loro, sentiamo e agiamo esattamente come loro. Ora dobbiamo considerare un altro livello di vita, uno che è tanto più elevato del nostro quanto la comunità pesante e monotona sarebbe inferiore a noi. Anche per noi sembra che queste persone, questi “spiriti”, vivano una vita fatta di vapori e ombre. Non ci rendiamo conto che anche per loro tutto è in proporzione e in armonia. Quindi quella che potrebbe sembrarci solo un sogno, per lo spirito è altrettanto reale quanto le nostre scene quotidiane o i nostri luoghi di vita. E il corpo spirituale è altrettanto reale e tangibile per un altro spirito quanto il nostro lo è per i nostri amici.
CAPITOLO IV. PROBLEMI E LIMITAZIONI Lasciando per un momento da parte le discussioni più ampie riguardo alle linee di questa rivelazione e alle prove concrete della sua validità, ci sono alcuni aspetti minori che hanno attirato la mia attenzione durante l’analisi dell’argomento. Questo “luogo” dei nostri defunti sembra essere molto vicino a noi – così vicino che, come ci dicono, continuiamo a “visitarli” nel sonno. Quella tranquilla rassegnazione che osserviamo spesso nelle persone che hanno perso coloro che amavano – persone che, secondo le nostre precedenti opinioni, sarebbero impazzite per una tale perdita – è dovuta al fatto che hanno incontrato i loro defunti; e sebbene il “conflitto” tra la coscienza vigile e lo stato di sonno sia completamente terminato e non riescano a ricordare nulla di quell’esperienza, i suoi effetti rassicuranti continuano ad agire attraverso l’inconscio. Il passaggio dallo stato di veglia a quello di sonno è, come ho detto, completo, ma a volte, per qualche motivo, si arresta per una frazione di secondo; ed è in quei momenti che il sognatore ritorna dal sogno “trascinando con sé nuvole di gloria”. Da questo fenomeno derivano anche molti dei sogni profetici, di cui molte testimonianze esistono. Ho avuto personalmente un’esperienza del genere lo scorso anno: il 4 aprile 1917 mi svegliai con la sensazione che qualcuno avesse cercato di comunicarmi qualcosa; ricordavo soltanto una parola che continuava a rimbombarmi nella testa: “Piave”. Per quanto ne so, non avevo mai sentito quella parola prima. Poiché sembrava il nome di un luogo, andai nello studio non appena mi fui vestito e cercai nell’indice del mio atlante. C’era davvero “Piave”: si trattava di un fiume in Italia, situato a circa quaranta miglia dietro la linea del fronte, che in quel momento stava avanzando vittoriosamente. Era difficile immaginare che la guerra potesse ripiegarsi fino al Piave. Eppure rimasi così colpito da redigere una dichiarazione in cui prevedevo che un evento del genere si sarebbe verificato lì; la feci firmare dal mio segretario e testimoniare da mia moglie, aggiungendo anche la data: 4 aprile. È storia che sei mesi dopo l’intera linea italiana dovette arretrare, abbandonando una posizione dopo l’altra lungo i fiumi. E proprio sul Piave si verificò questo ritiro, nonostante gli esperti militari considerassero quella zona strategicamente insostenibile. Se nulla di più dovesse accadere (scrivo il 20 febbraio 1918), allora la menzione di quel nome si sarà rivelata completamente giustificata. Presumendo che qualche amico nell’aldilà avesse previsto gli eventi futuri della guerra. Tuttavia, ho ancora la speranza che ci fosse qualcosa di più. Che una vittoria decisiva degli Alleati in quel luogo possa ulteriormente giustificare il modo strano in cui quel nome mi è stato comunicato.
Le persone potrebbero benissimo opporsi a questa teoria del sonno sostenendo che tutti quei sogni grotteschi, mostruosi e ripugnanti che ci tormentano non possano certo provenire da una fonte “alta”. Su questo punto ho una teoria molto precisa, che forse merita di essere discussa. Ritengo esistano soltanto due tipi di sogni: quelli derivanti dalle esperienze dello spirito liberato, e quelli causati dall’azione confusa delle facoltà inferiori che rimangono nel corpo quando lo spirito è assente. I primi sono rari e belli, ma la loro memoria ci sfugge; i secondi, invece, sono comuni e variegati, ma solitamente fantastici o ignobili. Notando ciò che manca nei sogni di tipo inferiore, si possono individuare le qualità che vi sono assenti e quindi capire quale parte di noi costituisce lo “spirito”. Nei sogni di questo tipo, ad esempio, manca l’umorismo: vediamo cose che in seguito ci sembrano ridicole e non proviamo alcun divertimento. Scompaiono anche il senso della proporzione, del giudizio e dell’aspirazione. In breve, le facoltà “superiori” sono chiaramente assenti, mentre quelle inferiori – come la paura, le impressioni sensoriali e l’istinto di autoconservazione – funzionano ancora più intensamente, poiché non sono più soggette al controllo delle facoltà superiori.
I limiti delle capacità degli spiriti diventano evidenti in questi studi. Le persone si chiedono: “Se esistono, perché non fanno questo o quello?”. Di solito la risposta è che non possono farlo. Sembrano avere limitazioni molto precise, proprio come le nostre. Questo aspetto è stato chiaramente evidenziato negli esperimenti di corrispondenza: diversi medium scrivevano a distanza, in modo completamente indipendente l’uno dall’altro, e l’obiettivo era ottenere risposte che non potessero essere casuali. Gli spiriti sembrano sapere esattamente ciò che trasmettono alle menti dei viventi, ma non conoscono fino a che punto le loro istruzioni vengono attuate. Il loro contatto con noi è intermittente. Negli esperimenti di corrispondenza, gli spiriti chiedevano continuamente: “L’hai capito?”, “È andato tutto bene?”. A volte avevano una conoscenza parziale di ciò che veniva fatto; ad esempio, Myers diceva: “Ho visto il cerchio, ma non ero sicuro del triangolo”. È evidente che anche gli spiriti di coloro che erano in stretto contatto con i soggetti psichici – come Myers e Hodgson – incontravano difficoltà quando cercavano di conoscere informazioni materiali, come un documento scritto. Immagino che potessero farlo soltanto materializzandosi parzialmente. Ma forse non possedevano questa capacità. Questo spiega anche il famoso caso citato spesso dai nostri oppositori: Myers non riuscì a ricordare una frase lasciata in una scatola sigillata. A quanto pare, da dove si trovava non poteva vedere quel documento; se la sua memoria gli fosse fallita, avrebbe probabilmente commesso un errore.
Molti errori, penso, possono essere spiegati in questo modo. Dall’altra parte si sostiene, e questa affermazione mi sembra ragionevole, che quando le persone parlano delle proprie condizioni, stanno parlando di ciò che conoscono e di ciò che possono discutere facilmente e con certezza; ma quando noi insistiamo (e a volte dobbiamo farlo) su prove materiali, queste li riportano in un altro livello di realtà, mettendoli in una situazione molto più difficile e soggetta ad errori.
Un altro argomento che può essere utilizzato contro di noi è questo: agli spiriti risulta estremamente difficile farci arrivare i loro nomi, ed è proprio questo che rende molte delle loro comunicazioni vaghe e insoddisfacenti. Essi parlano in modo indiretto, senza mai riuscire a menzionare il nome esatto che potrebbe chiarire completamente la questione. C’è un esempio in una recente comunicazione pubblicata su “Light”: un giovane ufficiale morto di recente cercò di inviare un messaggio al proprio padre attraverso il metodo della voce diretta utilizzato da Mrs. Susannah Harris, ma non riuscì a far arrivare il proprio nome. Tuttavia, riuscì a chiarire che suo padre era membro del Kildare Street Club di Dublino. Le indagini portarono al ritrovamento del padre, il quale aveva già ricevuto un messaggio indipendente da Londra che annunciava l’arrivo di ulteriori informazioni da quella città. Non so se il nome terreno sia qualcosa di effimero, completamente separato dalla personalità dell’individuo, e forse il primo ad essere “abbandonato” durante le comunicazioni con l’aldilà. È certamente possibile che sia così. Oppure potrebbe esistere qualche legge che regola i nostri scambi con l’altro mondo, impedendo che siano troppo diretti e lasciando spazio all’intelligenza umana.
L’idea che esista una legge che renda le comunicazioni indirette più semplici di quelle dirette è ampiamente confermata dalle corrispondenze incrociate: in queste, l’espressione indiretta sostituisce spesso l’affermazione diretta. Ad esempio, nella corrispondenza di San Paolo trattata nel pamphlet di luglio della S.P.R., l’intenzione era quella di far trasmettere il messaggio di San Paolo da uno scrittore automatico a due altri, entrambi lontani, uno dei quali si trovava in India. Il dottor Hodgson fu lo spirito che presiedette a questo esperimento. Si potrebbe pensare che le semplici parole “San Paolo” fossero sufficienti per trasmettere il messaggio; invece no: egli fece riferimento indiretto a San Paolo in più occasioni, citando addirittura cinque passaggi delle sue scritture. Questo non è certo un caso fortuito, ma dimostra il modo curioso con cui avvengono queste comunicazioni. Se si potesse immaginare che uno spirito saggio dall’aldilà dicesse: “Non rendete le cose troppo facili per queste persone. Lasciate che usino un po’ la propria intelligenza. Diventeranno semplici automi se facciamo tutto al loro posto”, beh, questo spiegherebbe perfettamente il fenomeno. Qualunque sia l’interpretazione, si tratta comunque di un fatto degno di nota.
C’è un altro aspetto riguardo alle comunicazioni con gli spiriti che merita di essere menzionato: l’incertezza che caratterizza tali comunicazioni ogni volta che sono coinvolti elementi temporali. Le loro stime sul tempo sono quasi sempre errate. Il tempo terrestre e il tempo degli spiriti rappresentano probabilmente concetti diversi, ed è proprio questa differenza a causare confusione. Noi abbiamo avuto la fortuna, come ho già detto, di disporre di una donna nella nostra famiglia che aveva sviluppato la capacità di ricevere messaggi dagli spiriti; lei era in stretto contatto con tre fratelli tutti morti in guerra. Questa donna, nel trasmettere i messaggi dei suoi fratelli, raramente sbagliava sui fatti, ma spesso si sbagliava riguardo ai tempi. C’è stata tuttavia un’eccezione degna di nota: sebbene le sue previsioni su eventi pubblici avvenissero a settimane o addirittura mesi di distanza, in un caso specifico riuscì a predire con esattezza l’arrivo di un telegramma dall’Africa nel giorno stesso. Il telegramma era già stato inviato, ma il suo arrivo era stato ritardato; quindi sembra che lei fosse in grado di prevedere lo svolgimento degli eventi e di calcolare quanto tempo avrebbero impiegato a concludersi. D’altra parte, devo ammettere che riuscì con certezza a predire la fuga del suo quarto fratello, prigioniero in Germania, e questa previsione si avverò effettivamente. Nel complesso, mantengo un atteggiamento aperto riguardo alle capacità e ai limiti delle profezie.
Ma oltre a tutti questi limiti, purtroppo dobbiamo fare i conti anche con la menzogna spietata da parte di intelligenze malvagie o dispettose. Chiunque abbia studiato questo argomento si è sicuramente imbattuto in esempi di inganni deliberati, che a volte si mescolano con comunicazioni genuine e sincere. Fu proprio di queste ultime che parlò l’Apostolo quando scrisse: “Carissimi, credete, ma mettete alla prova gli spiriti per vedere se sono di Dio”. Queste parole significano chiaramente che i primi cristiani non solo praticavano il spiritualismo nel senso in cui lo comprendiamo oggi, ma affrontavano anche le stesse difficoltà che noi incontriamo oggi. Non c’è nulla di più enigmatico del fatto che si possa ricevere una descrizione dettagliata e completa di un evento, solo per scoprire in seguito che si tratta di una pura invenzione. Tuttavia dobbiamo ricordare che anche un’unica previsione corretta può compensare molti errori; proprio come un telegramma corretto ci conferma l’esistenza di una linea di comunicazione e di un mittente, anche se successivamente tutto va storto. Bisogna ammettere però che queste situazioni possono generare grande scetticismo riguardo alle comunicazioni con gli spiriti, fino a quando non vengono verificate. Simili a queste false influenze sono tutte quelle imitazioni assurde di persone come Milton, Shelley o Shakespeare: si tratta chiaramente di frodi deliberate, provenienti da una parte o dall’altra, ma affermare che tali imitazioni rendano l’intero argomento privo di valore è altrettanto assurdo quanto sostenere che il nostro mondo non abbia valore solo perché incontriamo persone spiacevoli.
Una cosa che posso dire con certezza è che, nonostante i messaggi falsi, in tutti questi anni non ho mai incontrato messaggi blasfemi, crudeli o osceni. Tali casi devono essere di natura davvero eccezionale. Penso anche che, per quanto riguarda le accuse di follia, ossessione e simili, siano completamente immaginarie: le statistiche degli ospedali psichiatrici non confermano tali affermazioni, e i medium vivono in media per gli stessi anni di chiunque altro. Tuttavia, credo che il culto delle sedute spiritiche possa essere davvero esagerato. Una volta che si è convinti della veridicità di questi fenomeni, le sedute fisiche hanno ormai svolto il loro compito; una persona che trascorre la propria vita da un’seduta all’altra rischia però di diventare soltanto un “cacciatore di sensazioni”. Qui, come in altri culti, la forma rischia di oscurare il contenuto reale; nella ricerca di prove fisiche si può dimenticare che l’obiettivo vero di tutto ciò è, come ho cercato di sottolineare, fornirci sicurezza per il futuro e forza spirituale nel presente, per comprendere appieno la natura effimera della materia e l’importanza di ciò che è immateriale.
La conclusione, dunque, della mia lunga ricerca della verità è che, nonostante le occasionali frodi che gli spiritisti deplorano e le fantasie selvagge che essi scoraggiano, in questo movimento esiste ancora un nucleo solido e affidabile, molto più vicino a prove concrete di qualsiasi altro sviluppo religioso conosciuto. Come ho dimostrato, sembra trattarsi piuttosto di una riscoperta che di qualcosa di completamente nuovo; tuttavia, nel contesto dell’epoca attuale, il risultato è lo stesso. I tempi in cui le opinioni mature e ponderate di persone come Crookes, Wallace, Flammarion, Chas. Richet, Lodge, Barrett, Lombroso, i generali Drayson e Turner, il sergente Ballantyne, W. T. Stead, il giudice Edmunds, l’ammiraglio Usborne Moore, l’ex arcidiacono Wilberforce e molti altri testimoni potessero essere semplicemente liquidate con frasi banali come “tutto falso” o “discorsi nauseanti”, sono ormai passati. Come ha detto bene il signor Arthur Hill, abbiamo raggiunto un punto in cui ulteriori prove sono superflue; è piuttosto chi nega queste realtà a dover fornire spiegazioni convincenti. Le stesse persone che chiedono prove di solito non si prendono nemmeno la briga di esaminare le numerose evidenze già disponibili. Ognuno sembra ritenere che l’intero argomento debba essere riesaminato da capo solo perché ha chiesto informazioni. Il metodo degli oppositori consiste nel concentrarsi sulle ultime dichiarazioni di un certo personaggio – in questo caso Sir Oliver Lodge – e poi trattarlo come se avesse presentato nuove teorie basate esclusivamente sulle sue affermazioni, senza tenere conto delle conferme fornite da molti altri studiosi indipendenti. Questo non è certo un metodo critico onesto: in realtà, l’accordo tra i testimoni rappresenta la base fondamentale della veridicità di un’affermazione. Tuttavia, esistono molte testimonianze individuali su cui questa teoria può basarsi con certezza. Ad esempio, se la nostra conoscenza delle forze sconosciute dipendesse soltanto dalle ricerche del dottor Crawford di Belfast – che ha messo il proprio medium in una bilancia e ha registrato differenze di peso corrispondenti ai fenomeni osservati – non vedo come tale teoria possa essere messa in discussione. Questi fenomeni sono ormai ampiamente confermati da persone con mente aperta; sembra quindi che il momento delle ricerche sia passato, e che sia arrivato il momento di costruire una vera comprensione religiosa basata su prove concrete.
Dovremmo accontentarci di osservare questi fenomeni senza prestare attenzione al loro significato, come farebbero dei selvaggi che fissano una struttura wireless senza comprendere i messaggi che vi transitano attraverso, oppure dobbiamo impegnarci con determinazione a interpretare queste manifestazioni sottili ed elusive provenienti dall’aldilà e costruire su di esse un sistema religioso fondato da un lato sulla ragione umana e dall’altro sull’ispirazione spirituale? Questi fenomeni hanno superato la fase di semplici curiosità scientifiche; ora stanno emergendo come basi per un sistema di pensiero religioso concreto, che in alcuni aspetti conferma i sistemi antichi e in altri rappresenta qualcosa di completamente nuovo. Le prove a sostegno di questo sistema sono così numerose che servirebbe una biblioteca intera per contenerle; i testimoni non sono figure oscure del passato inaccessibili al nostro esame, ma i nostri contemporanei, persone di carattere e intelletto che tutti dovrebbero rispettare. La situazione, a mio parere, può essere riassunta in due ipotesi opposte: l’una sostiene che si sia verificata un’epidemia di follia che ha colpito due generazioni dell’umanità, colpendo individui altrimenti sani; l’altra ipotesi afferma che negli ultimi anni ci sia stata rivelata da fonti divine una nuova verità religiosa, la più importante dai tempi della morte di Cristo (poiché la Riforma rappresentava soltanto un riorganizzazione delle dottrine antiche, non una vera e propria rivelazione). Tra queste due ipotesi non esiste una posizione equilibrata: le teorie basate sulla frode o sull’illusione non sono in grado di spiegare i fatti osservati. Si tratta quindi o di una follia assoluta, o di una rivoluzione nel pensiero religioso che ci dona un totale disprezzo per la morte e un immenso conforto quando coloro che ci sono cari lasciano questo mondo. Vorrei aggiungere alcune parole pratiche per coloro che conoscono la verità di quanto sto dicendo: abbiamo davanti a noi uno sviluppo enorme, il più significativo nella storia dell’umanità. Come dovremmo utilizzarlo? Credo che sia nostro dovere, per rispetto, esprimere le nostre convinzioni, soprattutto verso coloro che sono in difficoltà. Una volta espresse, non dobbiamo imporle agli altri, ma lasciare che siano la saggezza superiore a guidarci. Non vogliamo distruggere alcuna religione; desideriamo soltanto aiutare le persone orientate verso il mondo materiale ad uscire dalle loro condizioni limitate e a contemplare orizzonti più ampi. Le religioni, nella maggior parte dei casi, sono diventate rigide e decadute, piene di forme rituali e misteri oscuri; possiamo dimostrare che non è necessario tutto ciò. Ciò che è essenziale è semplice e certo.
Il chiaro appello al nostro aiuto proviene da coloro che hanno subito una perdita e desiderano ristabilire un legame con i loro cari defunti. Tuttavia, anche questo atteggiamento può essere esagerato: se tuo figlio fosse in Australia, non ti aspetteresti certo che interrompesse continuamente il suo lavoro per scriverti lunghe lettere in qualsiasi stagione. Una volta entrati in contatto, sii moderata nelle tue richieste; non accontentarti di prove inferiori alle migliori, ma una volta ottenute queste, puoi aspettare quel breve periodo in cui tutti noi ci riuniremo di nuovo. Attualmente sono in contatto con tredici madri che mantengono corrispondenza con i loro figli morti; in ogni caso, il marito, qualora sia ancora vivo, concorda sulle prove da presentare. Solo in un caso, per quanto ne so, i genitori erano a conoscenza di fenomeni psichici prima della guerra. Alcuni di questi casi presentano particolarità specifiche: in due di essi, le immagini dei ragazzi defunti sono apparse accanto alle madri in delle fotografie; in un altro caso, il primo messaggio inviato alla madre è arrivato tramite uno sconosciuto a cui era stata fornita l’indirizzo corretto della donna; successivamente la comunicazione è diventata diretta. In altri casi, i messaggi venivano inviati facendo riferimento a pagine e righe specifiche di libri presenti in biblioteche lontane, il tutto per trasmettere un determinato messaggio. Il procedimento richiedeva di eliminare qualsiasi paura legata alla telepatia. In realtà, non esiste alcun modo possibile per dimostrare una verità se questa non è già stata dimostrata in altri modi. Come dovresti agire? Ecco la difficoltà: ci sono persone sincere e ci sono truffatori; devi quindi procedere con cautela. Per quanto riguarda i medium professionisti, non sarà difficile ottenere raccomandazioni. Anche con i migliori, però, potresti rimanere delusa; le condizioni necessarie per avere successo sono molto elusive. Eppure alcuni riescono immediatamente nel loro intento. Non possiamo stabilire regole precise, perché anche la legge agisce da entrambe le parti. Quasi ogni donna è, in potenza, un medium non ancora sviluppato; lasciale provare i propri poteri di scrittura automatica. Ma tutto deve essere fatto con estrema cautela, per evitare autoinganni, e in uno stato di reverenza e preghiera. Se sei sincera, riuscirai comunque nel tuo intento, perché probabilmente anche qualcun altro sta cercando di comunicare dall’altra parte. Alcuni ritengono che le comunicazioni con i defunti ostacolino il loro progresso nell’aldilà. Non esiste alcuna prova a sostegno di questa tesi; anzi, gli spiriti affermano proprio il contrario: dichiarano di essere aiutati e rafforzati dal contatto con coloro che amano. Conosco pochi passaggi più commoventi nella loro semplice eloquenza infantile di quelli in cui Raymond descrive i sentimenti dei ragazzi defunti che desiderano inviare messaggi alle loro famiglie, ma scoprono che l’ignoranza e i pregiudizi rappresentano un ostacolo insormontabile. “È difficile credere che i propri figli siano morti, ma molte persone lo pensano davvero. È rivoltante sentire i ragazzi dire che nessuno parla mai di loro. Mi fa soffrire profondamente.”
Prima di tutto, leggete la letteratura su questo argomento. È stata troppo trascurata, non solo dal mondo materiale ma anche dai credenti. Immergetevi in questa grande verità, familiarizzatevi con le prove schiaccianti che la supportano. Allontanatevi dagli aspetti fenomenologici e apprendete gli insegnamenti elevati contenuti in libri meravigliosi come “After Death” o “Spirit Teachings” di Stainton Moses. Esiste un’intera biblioteca di testi del genere, di valore disomogeneo ma con un livello medio molto alto. Ampliate e spiritualizzate i vostri pensieri; mostrate i risultati in vita vostra. L’altruismo è la chiave per il progresso. Riconoscete, non come una credenza o una fede, ma come un fatto altrettanto concreto delle strade di Londra, che presto passeremo a un’altra vita, che lì tutto sarà molto felice, e che l’unica cosa in grado di rovinare o ritardare questa felicità è la follia e l’egoismo in questi pochi anni effimeri.
Devo ripetere che, sebbene la nuova rivelazione possa sembrare distruttiva per coloro che mantengono i dogmi cristiani con estrema rigidità, ha esattamente l’effetto opposto su quelle menti che, come molte moderne, avevano considerato l’intero sistema cristiano una enorme illusione. Viene chiaramente dimostrato che la vecchia rivelazione presenta molte somiglianze con quella nuova – somiglianze offuscate dal tempo e distorte dall’uso sbagliato da parte dell’uomo e dal materialismo, ma che comunque indicano lo stesso schema generale. Le idee accettate riguardo alla vita dopo la morte, agli spiriti superiori e inferiori, alla felicità che dipende dalle nostre azioni, alle punizioni attraverso il dolore, agli spiriti guardiani, agli insegnanti elevati, a un potere centrale infinito, ai cerchi sempre più vicini alla Sua presenza, tutte queste concezioni riappaiono e vengono confermate da molti testimoni. Solo le pretese di infallibilità e monopolio, l’intolleranza e la pedanteria dei teologi, nonché i riti creati dall’uomo che privano questi pensieri del loro significato divino, sono stati responsabili di offuscare la verità.
Non posso concludere questo piccolo libro in modo migliore di utilizzando parole più eloquenti di qualsiasi altra possa scrivere: un esempio straordinario dello stile e del pensiero inglesi. Queste parole sono state scritte molti anni fa dal notevole pensatore e poeta Gerald Massey:
“Lo spiritualismo, per me come per molti altri, è stato un modo per elevare l’orizzonte mentale e aprire le porte al cielo; è stato un processo attraverso il quale la fede si è trasformata in realtà concreta. Posso solo paragonare la vita senza di esso a viaggiare su una nave con i boccaporti chiusi, prigionieri della luce di una candela; poi, improvvisamente, in una notte stellata meravigliosa, essere finalmente autorizzati ad uscire sul ponte per ammirare il magnifico meccanismo del cielo, tutto illuminato dalla gloria di Dio.”
Documenti supplementari
I. La prossima fase della vita
Ho parlato nel testo del modo sorprendente con cui le descrizioni della vita nella fase successiva, pur provenendo da fonti molto diverse e indipendenti, risultano comunque sostanzialmente concordanti – una concordanza che a volte si estende anche ai dettagli più piccoli. Una certa varietà viene introdotta da quella visione più completa che è in grado di percepire e descrivere più livelli di realtà, ma le descrizioni di quel regno felice verso cui ogni mortale può aspirare rimangono estremamente coerenti. Da quando ho scritto questo testo, ho letto altre tre descrizioni indipendenti che confermano ulteriormente il punto che volevo sottolineare. Una di queste è quella fornita da “A King’s Counsel” nel suo recente libro I Heard a Voice (Kegan Paul); l’ho consigliato a chi fosse interessato, anche se presenta una forte inclinazione cattolica romana, il che dimostra quanto siano persistenti le nostre linee di pensiero principali. Un’altra descrizione proviene dal libretto The Light on the Future, che fornisce dettagli molto interessanti su ciò che si trova oltre la vita, raccolti da un gruppo di persone sincere e devote a Dublino. L’ultima descrizione è contenuta in una lettera privata del signor Hubert Wales; penso sia particolarmente istruttiva. Il signor Wales è un ricercatore cauto e piuttosto scettico che aveva accolto con incredulità i risultati ottenuti attraverso la scrittura automatica. Dopo aver letto la mia descrizione delle condizioni descritte oltre la morte, ha ritrovato le proprie vecchie trascrizioni, che inizialmente non gli erano sembrate molto significative. Dice: “Dopo aver letto il vostro articolo, sono rimasto sorpreso nel constatare che le affermazioni che sostenevate essere state fatte a me riguardo alle condizioni post-morte coincidevano – credo quasi nei minimi dettagli – con quelle che avevate riportato sulla base di materiali raccolti da molteplici fonti. Non riesco a immaginare che ci fosse nulla nelle letture che avevo fatto in precedenza che potesse spiegare questa coincidenza; di certo non avevo letto nulla di ciò che avevate pubblicato sull’argomento. Avevo deliberatamente evitato libri come quello di Raymond, per non influenzare negativamente i miei risultati personali, e le pubblicazioni della S.P.R. che avevo letto all’epoca non trattavano affatto delle condizioni post-morte.”
In ogni caso, in diversi momenti ottenni dichiarazioni (come mostrano le mie note dell’epoca) secondo cui, in questo stato persistente di esistenza, essi possiedono corpi che, sebbene impercettibili ai nostri sensi, sono per loro altrettanto solidi quanto i nostri corpi lo sono per noi; che questi corpi si basano sulle caratteristiche generali dei nostri corpi attuali, ma sono arricchiti di elementi positivi; che non hanno età, né dolore, né distinzioni tra ricchi e poveri; che indossano abiti e assumono cibo; che non dormono (sebbene talvolta entrino in uno stato semicosciente che chiamavano “dormire” – una condizione che, mi viene in mente ora, sembra corrispondere approssimativamente allo stato ipnoidale); che, dopo un periodo solitamente più breve della durata media della vita umana qui, passano a uno stato di esistenza successivo; che persone con pensieri, gusti e sentimenti simili tendono a riunirsi tra loro; che le coppie sposate non si ricongiungono necessariamente, ma che l’amore tra uomo e donna continua e è privo di quegli elementi che qui spesso ostacolano la sua realizzazione perfetta; che immediatamente dopo la morte le persone entrano in uno stato di riposo semicosciente che dura per periodi variabili, che non sono in grado di provare dolore fisico, ma talvolta sperimentano ansia mentale; che una morte dolorosa è “assolutamente impossibile”; che le credenze religiose non influiscono in alcun modo su questo stato successivo alla morte; e che la loro vita nel complesso è estremamente felice, tanto che nessuno che l’abbia sperimentata vorrebbe mai tornare qui. Non ricevetti alcuna menzione riguardo al “lavoro”, ma molte informazioni sui vari interessi che si diceva occupassero loro; probabilmente si tratta soltanto di un altro modo per esprimere la stessa cosa. Per noi, il “lavoro” significa generalmente “lavorare per vivere”, mentre mi fu detto con enfasi che per loro questo non era vero: tutti i bisogni della vita venivano in qualche modo “forniti” misteriosamente. Non ricevetti nemmeno alcuna menzione riguardo a uno specifico “stato punitivo temporaneo”, ma capii che le persone vi arrivavano nel punto dello sviluppo intellettuale e morale in cui noi ci fermiamo qui; e poiché la loro felicità si basava principalmente sulla compassione, coloro che arrivavano in uno stato morale basso avevano difficoltà, per periodi variabili, ad apprezzarla e goderla.
Scrittura automatica
Questo tipo di mediumship produce i risultati più eccellenti, eppure per sua stessa natura è soggetto all’autoinganno. Stiamo utilizzando la nostra mano o c’è una forza esterna che la dirige? Solo attraverso le informazioni ricevute possiamo stabilirlo, e anche in quel caso dobbiamo tenere conto dell’azione del nostro subconscio. Vale forse la pena citare un caso che, a mio parere, è del tutto immune a critiche, affinché chi indaga possa vedere quanto siano solide le prove che queste messaggi non siano frutto di processi mentali spontanei. Questo caso viene riportato nel recente libro di Arthur Hill, “L’uomo è uno spirito” (Cassell & Co.), ed è fornito da un gentiluomo che si fa chiamare Capitano James Burton. So che si tratta dello stesso medium (amatoriale) attraverso il quale è stata recentemente individuata la posizione delle rovine sepolte a Glastonbury. “Una settimana dopo i funerali di mio padre, stavo scrivendo una lettera d’affari quando, all’improvviso, qualcosa sembrò intervenire tra la mia mano e i centri motori del mio cervello; la mia mano iniziò a scrivere a una velocità incredibile, utilizzando la firma di mio padre e apparentemente provenendo da lui. Ero molto turbato: il lato destro del mio corpo e il braccio divennero freddi e intorpiditi.”
Per un anno, dopo quell’episodio, le lettere arrivarono con frequenza, sempre in momenti inaspettati. Non sapevo mai cosa contenessero fino a quando non le esaminavo al microscopio: erano di dimensioni minuscole e contenevano una quantità enorme di informazioni che per me era impossibile comprendere. Mia madre, che viveva a circa sessanta miglia di distanza, aveva perso il cane domestico che mio padre le aveva regalato. Nella stessa notte ricevetti da lui una lettera in cui le esprimeva il suo cordoglio e le diceva che il cane ora era con lui, “Tutto ciò che ci ama e che è necessario per la nostra felicità in questo mondo è qui con noi.” Un segreto sacro, conosciuto solo da mio padre e mia madre, riguardante un evento accaduto anni prima della mia nascita, mi fu poi rivelato nella scrittura, accompagnato dal commento: “Diglielo a tua madre. Lei capirà che sono io, tuo padre, a scrivere.” Mia madre non aveva mai potuto accettare questa possibilità. Ma quando le raccontai tutto, svenne. Da quel momento in poi, quelle lettere divennero la sua unica consolazione: i due erano stati amanti per quarant’anni di matrimonio. E la morte di lui l’aveva quasi distrutta.
“Per quanto mi riguarda, sono altrettanto convinto che mio padre, con la sua personalità originale, esista ancora, come se fosse ancora nel suo studio con la porta chiusa. Non è morto di più di quanto lo sarebbe se vivesse in America.
Ho confrontato la dizione e il vocabolario di queste lettere con quelli utilizzati nelle mie stesse scritture – non sono sconosciuto come collaboratore di riviste – e non ho trovato alcuna somiglianza tra i due. Esistono molte altre prove a sostegno di questa tesi; per maggiori dettagli, si rimanda al libro stesso.
THE CHERITON DUGOUT”
Ho menzionato nel testo di aver avuto recentemente esperienze con casi in cui uno “spirito maligno” o entità dispettosa si era manifestata. Queste entità sembrano appartenere a un ordine poco evoluto e essere più vicine alle condizioni terrestri rispetto ad altre di cui siamo a conoscenza. Questo atteggiamento materialista da parte loro le colloca in una posizione bassa nella scala dello spirito; forse non sono adatte come interlocutrici, ma hanno un valore particolare nel destare l’attenzione su fenomeni evidenti e crudi, attirando così l’interesse umano e facendoci rendere conto che nell’universo esistono altre forme di vita. In passato, queste entità hanno suscitato interesse in diversi luoghi: le persecuzioni dei Wesley a Epworth, il “Suonatore di tamburo” di Tedworth, i “Campanelli” di Bealing, ecc., ognuno di questi casi rappresentando l’interazione di forze sconosciute con la vita umana. Quasi contemporaneamente, si sono verificati il caso di Hydesville in America e i disturbi di Cideville in Francia, così evidenti da non poter essere ignorati. Da questi casi è nato l’intero movimento moderno che, partendo da piccoli fenomeni per arrivare a quelli più grandi, da eventi grezzi a quelli evoluti, da semplici manifestazioni a messaggi concreti, è destinato a fornire alla religione una base solida come mai prima d’ora. Pertanto, per quanto queste manifestazioni possano sembrare umili e banali, sono in realtà il seme di grandi sviluppi e meritano la nostra attenzione rispettosa, anche se critica. Negli ultimi anni si sono verificati molti casi del genere in varie parti del mondo; la stampa li tratta per lo più in modo umoristico, convinta che l’uso della parola “spettro” possa screditare l’evento e porre fine alle discussioni. È sorprendente che ogni caso venga considerato un fenomeno isolato, impedendo così al lettore comune di comprendere la forza delle prove accumulate. Nel caso specifico del Cheriton Dugout, i fatti sono i seguenti:
Il signor Jaques, giudice di pace e uomo colto e intelligente, residente a Embrook House, Cheriton, vicino a Folkestone, costruì una capanna proprio di fronte alla sua abitazione per proteggersi dai raid aerei. La casa, va detto, era molto antica; parte di essa risaliva infatti a un’antica fondazione religiosa del XIV secolo. La capanna fu costruita alla base di una piccola scogliera, utilizzando normale arenaria morbida. I lavori furono eseguiti da un muratore locale di nome Rolfe, assistito da un ragazzo. Poco dopo l’inizio dei lavori, Rolfe si rese conto che la sua candela veniva continuamente spenta da getti di sabbia, e che simili getti colpivano anche il suo viso. Immaginò che questi fenomeni fossero causati da qualche forza gassosa o elettrica, ma essi divennero così intensi da ostacolare seriamente i suoi lavori. Ne parlò al signor Jaques, il quale accolse la sua storia con assoluta incredulità. Tuttavia, le “persecuzioni” continuarono, assumendo ora la forma di colpi veri e propri causati da oggetti pesanti che volavano verso di lui e colpivano le pareti con violenza. Rolfe, continuando a cercare una spiegazione fisica, si rivolse al signor Hesketh, l’elettricista comunale di Folkestone, un uomo molto istruito e intelligente. Quest’ultimo andò sul posto e constatò che i fenomeni erano certamente reali e inspiegabili con le leggi ordinarie. Un soldato canadese ospitato da Rolfe ascoltò la sua storia e, convinto che il padrone di casa fosse pazzo, andò nella capanna, ma le sue esperienze furono così intense e spaventose che fuggì immediatamente. Anche la domestica della casa vide oggetti pesanti muoversi senza alcuna causa umana. Il signor Jaques, la cui incredulità si era gradualmente dissipata di fronte a tutte queste prove, scese nella capanna quando nessuno c’era, e cinque pietre colpirono la porta dall’interno. Riaprì la porta e le trovò sul pavimento. Nel frattempo, Sir William Barrett era sceso anch’egli, ma non aveva visto nulla; il suo soggiorno fu breve. In seguito, visitai quell’“antro” per circa due ore ogni volta, ma senza ottenere alcuna informazione diretta, sebbene notassi che le nuove pareti di mattoni erano state danneggiate dai colpi subiti. Le forze misteriose sembravano non interessarsi affatto alla ricerca psichica: non si manifestavano mai davanti agli investigatori, eppure la loro presenza e azione furono osservate da almeno sette persone diverse. Inoltre, lasciarono dietro di sé tracce evidenti: estrassero persino le pietre di selce dal cemento nuovo utilizzato per il pavimento e le disposero in piccoli mucchi ordinati. L’ipotesi che si trattasse semplicemente di scherzi di un ragazzo fu scartata, visto che i fenomeni avvenivano anche quando lui non c’era.
Un altro scienziato si recò sul posto per un momento, ma poiché la sua spiegazione era che i fenomeni osservati fossero dovuti all’emissione di gas di palude, questa non portò a grandi progressi nella comprensione della situazione. I disturbi continuano ancora; stamattina stesso (21 febbraio 1918) ho ricevuto una lettera dal signor Hesketh, l’ingegnere, che fornisce dettagli più completi e aggiornati.
Qual è la vera spiegazione di un simile fenomeno? Posso solo dire che ho consigliato il signor Jaques di indagare più a fondo sotto quella struttura su cui sta costruendo il suo seminterrato. Ho effettuato anch’io alcune ricerche e sono giunto alla conclusione che il terreno in quel punto sia stato disturbato, almeno fino a una profondità di cinque piedi. Qualcosa è stato sepolto lì, e molto probabilmente esiste un legame tra questo fatto e i fenomeni osservati. È molto probabile che il signor Rolfe, senza saperlo, sia un “medium” fisico; quando si trovava nel seminterrato ristretto, quel luogo diventava una sorta di “armadio” in cui le sue capacità magnetiche potevano accumularsi e essere utilizzate. È stato semplicemente caso che in quel posto ci fosse qualcosa che ha deciso di sfruttare queste energie, generando così i fenomeni osservati. Quando il signor Jaques è andato da solo nella grotta, l’energia lasciata dal signor Rolfe non era ancora esaurita, quindi sono stati possibile alcuni fenomeni. È così che ho interpretato gli eventi, ma in queste questioni non si dovrebbe essere dogmatici. Se verranno effettuate indagini sistematiche, probabilmente emergerà una spiegazione definitiva. Mentre queste prove venivano pubblicate, ne sono venuto a conoscenza un altro caso molto evidente di fenomeni legati a “spiriti disturbatori”. Non posso rivelare i dettagli senza violare la confidenza delle persone coinvolte, e questi fenomeni continuano ancora oggi. È curioso che questo nuovo caso sia venuto alla mia conoscenza proprio perché una delle persone colpite aveva letto alcuni dei miei commenti sul caso del rifugio di Cheriton; quella signora mi ha scritto subito per chiedere consiglio e aiuto. Il luogo in questione è remoto, e non sono ancora riuscito a visitarlo, ma dalle informazioni che ho ricevuto sembra presentare tutti gli elementi tipici di questi fenomeni, con l’aggiunta della capacità di scrivere direttamente su superfici diverse. Mi sono stati inviati alcuni esempi di queste scritture. Due religiosi hanno cercato di mitigare questi fenomeni, che a volte possono essere molto violenti, ma finora senza successo. Forse può essere un po’ consolante sapere che, nelle molte occasioni in cui questi fenomeni sono stati attentamente documentati, non è mai stato causato alcun danno fisico né agli esseri umani né agli animali.
Il messaggio vitale
CHAPTER IV. PROBLEMS AND LIMITATIONS
Dedication To all the brave men and women, humble or learned, who have the moral courage during seventy years to face ridicule or worldly disadvantage in order to testify to an all-important truth. March, 1918
THE NEW REVELATION PREFACE Many more philosophic minds than mine have thought over the religious side of this subject and many more scientific brains have turned their attention to its phenomenal aspect. So far as I know, however, there has been no former attempt to show the exact relation of the one to the other. I feel that if I should succeed in making this a little more clear I shall have helped in what I regard as far the most important question with which the human race is concerned. A celebrated Psychic, Mrs. Piper, uttered, in the year 1899 words which were recorded by Dr. Hodgson at the time. She was speaking in trance upon the future of spiritual religion, and she said: “In the next century this will be astonishingly perceptible to the minds of men. I will also make a statement which you will surely see verified. Before the clear revelation of spirit communication there will be a terrible war in different parts of the world. The entire world must be purified and cleansed before mortal can see, through his spiritual vision, his friends on this side and it will take just this line of action to bring about a state of perfection. Friend, kindly think of this.” We have had “the terrible war in different parts of the world.” The second half remains to be fulfilled. A. C. D. 1918.
CAPITOLO IV. PROBLEMI E LIMITAZIONI
Dedica
A tutti gli uomini e le donne coraggiosi, umili o eruditi, che per settant’anni hanno avuto il coraggio morale di affrontare derisioni o svantaggi materiali, al solo fine di testimoniare una verità di fondamentale importanza.
Marzo 1918
La nuova rivelazione
Prefazione Molte più menti filosofiche delle mie hanno riflettuto sul lato religioso di questo argomento, e molti più cervelli scientifici si sono concentrati sul suo aspetto fenomenologico. Tuttavia, per quanto ne so, non è mai stata fatta un’analisi che chiarisca esattamente il rapporto tra i due aspetti. Credo che, se riuscirò a rendere questo concetto più comprensibile, avrò contribuito a risolvere ciò che ritengo sia la questione più importante per l’umanità. Nel 1899, la celebre medium Mrs. Piper pronunciò alcune parole che furono registrate dal dottor Hodgson sul momento. Parlava in stato di trance riguardo al futuro della religione spirituale e disse: “Nel prossimo secolo, questo aspetto diventerà straordinariamente evidente per gli esseri umani. Farò anche un’affermazione che sicuramente si avvererà. Prima della chiara rivelazione della comunicazione spirituale, ci sarà una terribile guerra in varie parti del mondo. L’intero pianeta deve essere purificato prima che gli esseri umani possano vedere, attraverso la loro visione spirituale, i propri amici nell’aldilà; ed è proprio questa azione concreta che porterà a uno stato di perfezione. Amico mio, rifletti attentamente su queste parole.” La “terribile guerra” descritta da Mrs. Piper si è già verificata in varie parti del mondo; ora resta da realizzare la seconda parte della sua profezia. A. C. D.
1918
CHAPTER I. THE SEARCH The subject of psychical research is one upon which I have thought more and about which I have been slower to form my opinion, than upon any other subject whatever. Every now and then as one jogs along through life some small incident happens which very forcibly brings home the fact that time passes and that first youth and then middle age are slipping away. Such a one occurred the other day. There is a column in that excellent little paper, Light, which is devoted to what was recorded on the corresponding date a generation — that is thirty years — ago. As I read over this column recently I had quite a start as I saw my own name, and read the reprint of a letter which I had written in 1887, detailing some interesting spiritual experience which had occurred in a seance. Thus it is manifest that my interest in the subject is of some standing, and also, since it is only within the last year or two that I have finally declared myself to be satisfied with the evidence, that I have not been hasty in forming my opinion. If I set down some of my experiences and difficulties my readers will not, I hope, think it egotistical upon my part, but will realise that it is the most graphic way in which to sketch out the points which are likely to occur to any other inquirer. When I have passed over this ground, it will be possible to get on to something more general and impersonal in its nature. When I had finished my medical education in 1882, I found myself, like many young medical men, a convinced materialist as regards our personal destiny. I had never ceased to be an earnest theist, because it seemed to me that Napoleon’s question to the atheistic professors on the starry night as he voyaged to Egypt: “Who was it, gentlemen, who made these stars?” has never been answered. To say that the Universe was made by immutable laws only put the question one degree further back as to who made the laws. I did not, of course, believe in an anthropomorphic God, but I believed then, as I believe now, in an intelligent Force behind all the operations of Nature — a force so infinitely complex and great that my finite brain could get no further than its existence. Right and wrong I saw also as great obvious facts which needed no divine revelation. But when it came to a question of our little personalities surviving death, it seemed to me that the whole analogy of Nature was against it. When the candle burns out the light disappears. When the electric cell is shattered the current stops. When the body dissolves there is an end of the matter. Each man in his egotism may feel that he ought to survive, but let him look, we will say, at the average loafer — of high or low degree — would anyone contend that there was any obvious reason why THAT personality should carry on? It seemed to be a delusion, and I was convinced that death did indeed end all, though I saw no reason why that should affect our duty towards humanity during our transitory existence. This was my frame of mind when Spiritual phenomena first came before my notice. I had always regarded the subject as the greatest nonsense upon earth, and I had read of the conviction of fraudulent mediums and wondered how any sane man could believe such things. I met some friends, however, who were interested in the matter, and I sat with them at some table-moving seances. We got connected messages. I am afraid the only result that they had on my mind was that I regarded these friends with some suspicion. They were long messages very often, spelled out by tilts, and it was quite impossible that they came by chance. Someone then, was moving the table. I thought it was they. They probably thought that I did it. I was puzzled and worried over it, for they were not people whom I could imagine as cheating — and yet I could not see how the messages could come except by conscious pressure. About this time — it would be in 1886 — I came across a book called The Reminiscences of Judge Edmunds. He was a judge of the U.S. High Courts and a man of high standing. The book gave an account of how his wife had died, and how he had been able for many years to keep in touch with her. All sorts of details were given. I read the book with interest, and absolute scepticism. It seemed to me an example of how a hard practical man might have a weak side to his brain, a sort of reaction, as it were, against those plain facts of life with which he had to deal. Where was this spirit of which he talked? Suppose a man had an accident and cracked his skull; his whole character would change, and a high nature might become a low one. With alcohol or opium or many other drugs one could apparently quite change a man’s spirit. The spirit then depended upon matter. These were the arguments which I used in those days. I did not realise that it was not the spirit that was changed in such cases, but the body through which the spirit worked, just as it would be no argument against the existence of a musician if you tampered with his violin so that only discordant notes could come through. I was sufficiently interested to continue to read such literature as came in my way. I was amazed to find what a number of great men — men whose names were to the fore in science — thoroughly believed that spirit was independent of matter and could survive it. When I regarded Spiritualism as a vulgar delusion of the uneducated, I could afford to look down upon it; but when it was endorsed by men like Crookes, whom I knew to be the most rising British chemist, by Wallace, who was the rival of Darwin, and by Flammarion, the best known of astronomers, I could not afford to dismiss it. It was all very well to throw down the books of these men which contained their mature conclusions and careful investigations, and to say “Well, he has one weak spot in his brain,” but a man has to be very self-satisfied if the day does not come when he wonders if the weak spot is not in his own brain. For some time I was sustained in my scepticism by the consideration that many famous men, such as Darwin himself, Huxley, Tyndall and Herbert Spencer, derided this new branch of knowledge; but when I learned that their derision had reached such a point that they would not even examine it, and that Spencer had declared in so many words that he had decided against it on a priori grounds, while Huxley had said that it did not interest him, I was bound to admit that, however great, they were in science, their action in this respect was most unscientific and dogmatic, while the action of those who studied the phenomena and tried to find out the laws that governed them, was following the true path which has given us all human advance and knowledge. So far I had got in my reasoning, so my sceptical position was not so solid as before. It was somewhat reinforced, however, by my own experiences. It is to be remembered that I was working without a medium, which is like an astronomer working without a telescope. I have no psychical powers myself, and those who worked with me had little more. Among us we could just muster enough of the magnetic force, or whatever you will call it, to get the table movements with their suspicious and often stupid messages. I still have notes of those sittings and copies of some, at least, of the messages. They were not always absolutely stupid. For example, I find that on one occasion, on my asking some test question, such as how many coins I had in my pocket, the table spelt out: “We are here to educate and to elevate, not to guess riddles.” And then: “The religious frame of mind, not the critical, is what we wish to inculcate.” Now, no one could say that that was a puerile message. On the other hand, I was always haunted by the fear of involuntary pressure from the hands of the sitters. Then there came an incident which puzzled and disgusted me very much. We had very good conditions one evening, and an amount of movement which seemed quite independent of our pressure. Long and detailed messages came through, which purported to be from a spirit who gave his name and said he was a commercial traveller who bad lost his life in a recent fire at a theatre at Exeter. All the details were exact, and he implored us to write to his family, who lived, he said, at a place called Slattenmere, in Cumberland. I did so, but my letter came back, appropriately enough, through the dead letter office. To this day I do not know whether we were deceived, or whether there was some mistake in the name of the place; but there are the facts, and I was so disgusted that for some time my interest in the whole subject waned. It was one thing to study a subject, but when the subject began to play elaborate practical jokes it seemed time to call a halt. If there is such a place as Slattenmere in the world I should even now be glad to know it. I was in practice in Southsea at this time, and dwelling there was General Drayson, a man of very remarkable character, and one of the pioneers of Spiritualism in this country. To him I went with my difficulties, and he listened to them very patiently. He made light of my criticism of the foolish nature of many of these messages, and of the absolute falseness of some. “You have not got the fundamental truth into your head,” said he. “That truth is, that every spirit in the flesh passes over to the next world exactly as it is, with no change whatever. This world is full of weak or foolish people. So is the next. You need not mix with them, any more than you do in this world. One chooses one’s companions. But suppose a man in this world, who had lived in his house alone and never mixed with his fellows, was at last to put his head out of the window to see what sort of place it was, what would happen? Some naughty boy would probably say something rude. Anyhow, he would see nothing of the wisdom or greatness of the world. He would draw his head in thinking it was a very poor place. That is just what you have done. In a mixed seance, with no definite aim, you have thrust your head into the next world and you have met some naughty boys. Go forward and try to reach something better.” That was General Drayson’s explanation, and though it did not satisfy me at the time, I think now that it was a rough approximation to the truth. These were my first steps in Spiritualism. I was still a sceptic, but at least I was an inquirer, and when I heard some old-fashioned critic saying that there was nothing to explain, and that it was all fraud, or that a conjuror was needed to show it up, I knew at least that that was all nonsense. It is true that my own evidence up to then was not enough to convince me, but my reading, which was continuous, showed me how deeply other men had gone into it, and I recognised that the testimony was so strong that no other religious movement in the world could put forward anything to compare with it. That did not prove it to be true, but at least it proved that it must be treated with respect and could not be brushed aside. Take a single incident of what Wallace has truly called a modern miracle. I choose it because it is the most incredible. I allude to the assertion that D. D. Home — who, by the way, was not, as is usually supposed, a paid adventurer, but was the nephew of the Earl of Home — the assertion, I say, that he floated out of one window and into another at the height of seventy feet above the ground. I could not believe it. And yet, when I knew that the fact was attested by three eye-witnesses, who were Lord Dunraven, Lord Lindsay, and Captain Wynne, all men of honour and repute, who were willing afterwards to take their oath upon it, I could not but admit that the evidence for this was more direct than for any of those far-off events which the whole world has agreed to accept as true. I still continued during these years to hold table seances, which sometimes gave no results, sometimes trivial ones, and sometimes rather surprising ones. I have still the notes of these sittings, and I extract here the results of one which were definite, and which were so unlike any conceptions which I held of life beyond the grave that they amused rather than edified me at the time. I find now, however, that they agree very closely, with the revelations in Raymond and in other later accounts, so that I view them with different eyes. I am aware that all these accounts of life beyond the grave differ in detail — I suppose any of our accounts of the present life would differ in detail — but in the main there is a very great resemblance, which in this instance was very far from the conception either of myself or of either of the two ladies who made up the circle. Two communicators sent messages, the first of whom spelt out as a name “Dorothy Postlethwaite,” a name unknown to any of us. She said she died at Melbourne five years before, at the age of sixteen, that she was now happy, that she had work to do, and that she had been at the same school as one of the ladies. On my asking that lady to raise her hands and give a succession of names, the table tilted at the correct name of the head mistress of the school. This seemed in the nature of a test. She went on to say that the sphere she inhabited was all round the earth; that she knew about the planets; that Mars was inhabited by a race more advanced than us, and that the canals were artificial; there was no bodily pain in her sphere, but there could be mental anxiety; they were governed; they took nourishment; she had been a Catholic and was still a Catholic, but had not fared better than the Protestants; there were Buddhists and Mohammedans in her sphere, but all fared alike; she had never seen Christ and knew no more about Him than on earth, but believed in His influence; spirits prayed and they died in their new sphere before entering another; they had pleasures — music was among them. It was a place of light and of laughter. She added that they had no rich or poor, and that the general conditions were far happier than on earth. This lady bade us good-night, and immediately the table was seized by a much more robust influence, which dashed it about very violently. In answer to my questions it claimed to be the spirit of one whom I will call Dodd, who was a famous cricketer, and with whom I had some serious conversation in Cairo before he went up the Nile, where he met his death in the Dongolese Expedition. We have now, I may remark, come to the year 1896 in my experiences. Dodd was not known to either lady. I began to ask him questions exactly as if he were seated before me, and he sent his answers back with great speed and decision. The answers were often quite opposed to what I expected, so that I could not believe that I was influencing them. He said that he was happy, that he did not wish to return to earth. He had been a free-thinker, but had not suffered in the next life for that reason. Prayer, however, was a good thing, as keeping us in touch with the spiritual world. If he had prayed more he would have been higher in the spirit world. This, I may remark, seemed rather in conflict with his assertion that he had not suffered through being a free-thinker, and yet, of course, many men neglect prayer who are not free-thinkers. His death was painless. He remembered the death of Polwhele, a young officer who died before him. When he (Dodd) died he had found people to welcome him, but Polwhele had not been among them. He had work to do. He was aware of the Fall of Dongola, but had not been present in spirit at the banquet at Cairo afterwards. He knew more than he did in life. He remembered our conversation in Cairo. Duration of life in the next sphere was shorter than on earth. He had not seen General Gordon, nor any other famous spirit. Spirits lived in families and in communities. Married people did not necessarily meet again, but those who loved each other did meet again. I have given this synopsis of a communication to show the kind of thing we got — though this was a very favourable specimen, both for length and for coherence. It shows that it is not just to say, as many critics say, that nothing but folly comes through. There was no folly here unless we call everything folly which does not agree with preconceived ideas. On the other hand, what proof was there that these statements were true? I could see no such proof, and they simply left me bewildered. Now, with a larger experience, in which I find that the same sort of information has come to very, many people independently in many lands, I think that the agreement of the witnesses does, as in all cases of evidence, constitute some argument for their truth. At the time I could not fit such a conception of the future world into my own scheme of philosophy, and I merely noted it and passed on. I continued to read many books upon the subject and to appreciate more and more what a cloud of witnesses existed, and how careful their observations had been. This impressed my mind very much more than the limited phenomena which came within the reach of our circle. Then or afterwards I read a book by Monsieur Jacolliot upon occult phenomena in India. Jacolliot was Chief Judge of the French Colony of Crandenagur, with a very judicial mind, but rather biassed{sic} against spiritualism. He conducted a series of experiments with native fakirs, who gave him their confidence because he was a sympathetic man and spoke their language. He describes the pains he took to eliminate fraud. To cut a long story short he found among them every phenomenon of advanced European mediumship, everything which Home, for example, had ever done. He got levitation of the body, the handling of fire, movement of articles at a distance, rapid growth of plants, raising of tables. Their explanation of these phenomena was that they were done by the Pitris or spirits, and their only difference in procedure from ours seemed to be that they made more use of direct evocation. They claimed that these powers were handed down from time immemorial and traced back to the Chaldees. All this impressed me very much, as here, independently, we had exactly the same results, without any question of American frauds, or modern vulgarity, which were so often raised against similar phenomena in Europe. My mind was also influenced about this time by the report of the Dialectical Society, although this Report had been presented as far back as 1869. It is a very cogent paper, and though it was received with a chorus of ridicule by the ignorant and materialistic papers of those days, it was a document of great value. The Society was formed by a number of people of good standing and open mind to enquire into the physical phenomena of Spiritualism. A full account of their experiences and of their elaborate precautions against fraud are given. After reading the evidence, one fails to see how they could have come to any other conclusion than the one attained, namely, that the phenomena were undoubtedly genuine, and that they pointed to laws and forces which had not been explored by Science. It is a most singular fact that if the verdict had been against spiritualism, it would certainly have been hailed as the death blow of the movement, whereas being an endorsement of the phenomena it met with nothing by ridicule. This has been the fate of a number of inquiries since those conducted locally at Hydesville in 1848, or that which followed when Professor Hare of Philadelphia, like Saint Paul, started forth to oppose but was forced to yield to the truth. About 1891, I had joined the Psychical Research Society and had the advantage of reading all their reports. The world owes a great deal to the unwearied diligence of the Society, and to its sobriety of statement, though I will admit that the latter makes one impatient at times, and one feels that in their desire to avoid sensationalism they discourage the world from knowing and using the splendid work which they are doing. Their semi-scientific terminology also chokes off the ordinary reader, and one might say sometimes after reading their articles what an American trapper in the Rocky Mountains said to me about some University man whom he had been escorting for the season. “He was that clever,” he said, “that you could not understand what he said.” But in spite of these little peculiarities all of us who have wanted light in the darkness have found it by the methodical, never-tiring work of the Society. Its influence was one of the powers which now helped me to shape my thoughts. There was another, however, which made a deep impression upon me. Up to now I had read all the wonderful experiences of great experimenters, but I had never come across any effort upon their part to build up some system which would cover and contain them all. Now I read that monumental book, Myers’ Human Personality, a great root book from which a whole tree of knowledge will grow. In this book Myers was unable to get any formula which covered all the phenomena called “spiritual,” but in discussing that action of mind upon mind which he has himself called telepathy he completely proved his point, and he worked it out so thoroughly with so many examples, that, save for those who were wilfully blind to the evidence, it took its place henceforth as a scientific fact. But this was an enormous advance. If mind could act upon mind at a distance, then there were some human powers which were quite different to matter as we had always understood it. The ground was cut from under the feet of the materialist, and my old position had been destroyed. I had said that the flame could not exist when the candle was gone. But here was the flame a long way off the candle, acting upon its own. The analogy was clearly a false analogy. If the mind, the spirit, the intelligence of man could operate at a distance from the body, then it was a thing to that extent separate from the body. Why then should it not exist on its own when the body was destroyed? Not only did impressions come from a distance in the case of those who were just dead, but the same evidence proved that actual appearances of the dead person came with them, showing that the impressions were carried by something which was exactly like the body, and yet acted independently and survived the death of the body. The chain of evidence between the simplest cases of thought-reading at one end, and the actual manifestation of the spirit independently of the body at the other, was one unbroken chain, each phase leading to the other, and this fact seemed to me to bring the first signs of systematic science and order into what had been a mere collection of bewildering and more or less unrelated facts. About this time I had an interesting experience, for I was one of three delegates sent by the Psychical Society to sit up in a haunted house. It was one of these poltergeist cases, where noises and foolish tricks had gone on for some years, very much like the classical case of John Wesley’s family at Epworth in 1726, or the case of the Fox family at Hydesville near Rochester in 1848, which was the starting-point of modern spiritualism. Nothing sensational came of our journey, and yet it was not entirely barren. On the first night nothing occurred. On the second, there were tremendous noises, sounds like someone beating a table with a stick. We had, of course, taken every precaution, and we could not explain the noises; but at the same time we could not swear that some ingenious practical joke had not been played upon us. There the matter ended for the time. Some years afterwards, however, I met a member of the family who occupied the house, and he told me that after our visit the bones of a child, evidently long buried, had been dug up in the garden. You must admit that this was very remarkable. Haunted houses are rare, and houses with buried human beings in their gardens are also, we will hope, rare. That they should have both united in one house is surely some argument for the truth of the phenomena. It is interesting to remember that in the case of the Fox family there was also some word of human bones and evidence of murder being found in the cellar, though an actual crime was never established. I have little doubt that if the Wesley family could have got upon speaking terms with their persecutor, they would also have come upon some motive for the persecution. It almost seems as if a life cut suddenly and violently short had some store of unspent vitality which could still manifest itself in a strange, mischievous fashion. Later I had another singular personal experience of this sort which I may describe at the end of this argument. Vide Appendix III. From this period until the time of the War I continued in the leisure hours of a very busy life to devote attention to this subject. I had experience of one series of seances with very amazing results, including several materialisations seen in dim light. As the medium was detected in trickery shortly afterwards I wiped these off entirely as evidence. At the same time I think that the presumption is very clear, that in the case of some mediums like Eusapia Palladino they may be guilty of trickery when their powers fail them, and yet at other times have very genuine gifts. Mediumship in its lowest forms is a purely physical gift with no relation to morality and in many cases it is intermittent and cannot be controlled at will. Eusapia was at least twice convicted of very clumsy and foolish fraud, whereas she several times sustained long examinations under every possible test condition at the hands of scientific committees which contained some of the best names of France, Italy, and England. However, I personally prefer to cut my experience with a discredited medium out of my record, and I think that all physical phenomena produced in the dark must necessarily lose much of their value, unless they are accompanied by evidential messages as well. It is the custom of our critics to assume that if you cut out the mediums who got into trouble you would have to cut out nearly all your evidence. That is not so at all. Up to the time of this incident I had never sat with a professional medium at all, and yet I had certainly accumulated some evidence. The greatest medium of all, Mr. D. D. Home, showed his phenomena in broad daylight, and was ready to submit to every test and no charge of trickery was ever substantiated against him. So it was with many others. It is only fair to state in addition that when a public medium is a fair mark for notoriety hunters, for amateur detectives and for sensational reporters, and when he is dealing with obscure elusive phenomena and has to defend himself before juries and judges who, as a rule, know nothing about the conditions which influence the phenomena, it would be wonderful if a man could get through without an occasional scandal. At the same time the whole system of paying by results, which is practically the present system, since if a medium never gets results he would soon get no payments, is a vicious one. It is only when the professional medium can be guaranteed an annuity which will be independent of results, that we can eliminate the strong temptation, to substitute pretended phenomena when the real ones are wanting. I have now traced my own evolution of thought up to the time of the War. I can claim, I hope, that it was deliberate and showed no traces of that credulity with which our opponents charge us. It was too deliberate, for I was culpably slow in throwing any small influence I may possess into the scale of truth. I might have drifted on for my whole life as a psychical Researcher, showing a sympathetic, but more or less dilettante attitude towards the whole subject, as if we were arguing about some impersonal thing such as the existence of Atlantis or the Baconian controversy. But the War came, and when the War came it brought earnestness into all our souls and made us look more closely at our own beliefs and reassess their values. In the presence of an agonized world, hearing every day of the deaths of the flower of our race in the first promise of their unfulfilled youth, seeing around one the wives and mothers who had no clear conception whither their loved ones had gone to, I seemed suddenly to see that this subject with which I had so long dallied was not merely a study of a force outside the rules of science, but that it was really something tremendous, a breaking down of the walls between two worlds, a direct undeniable message from beyond, a call of hope and of guidance to the human race at the time of its deepest affliction. The objective side of it ceased to interest for having made up one’s mind that it was true there was an end of the matter. The religious side of it was clearly of infinitely greater importance. The telephone bell is in itself a very childish affair, but it may be the signal for a very vital message. It seemed that all these phenomena, large and small, had been the telephone bells which, senseless in themselves, had signalled to the human race: “Rouse yourselves! Stand by! Be at attention! Here are signs for you. They will lead up to the message which God wishes to send.” It was the message not the signs which really counted. A new revelation seemed to be in the course of delivery to the human race, though how far it was still in what may be called the John-the-Baptist stage, and how far some greater fulness and clearness might be expected hereafter, was more than any man can say. My point is, that the physical phenomena which have been proved up to the hilt for all who care to examine the evidence, are really of no account, and that their real value consists in the fact that they support and give objective reality to an immense body of knowledge which must deeply modify our previous religious views, and must, when properly understood and digested, make religion a very real thing, no longer a matter of faith, but a matter of actual experience and fact. It is to this side of the question that I will now turn, but I must add to my previous remarks about personal experience that, since the War, I have had some very exceptional opportunities of confirming all the views which I had already formed as to the truth of the general facts upon which my views are founded. These opportunities came through the fact that a lady who lived with us, a Miss L. S., developed the power of automatic writing. Of all forms of mediumship, this seems to me to be the one which should be tested most rigidly, as it lends itself very easily not so much to deception as to self-deception, which is a more subtle and dangerous thing. Is the lady herself writing, or is there, as she avers, a power that controls her, even as the chronicler of the Jews in the Bible averred that he was controlled? In the case of L. S. there is no denying that some messages proved to be not true — especially in the matter of time they were quite unreliable. But on the other hand, the numbers which did come true were far beyond what any guessing or coincidence could account for. Thus, when the Lusitania was sunk and the morning papers here announced that so far as known there was no loss of life, the medium at once wrote: “It is terrible, terrible — and will have a great influence on the war.” Since it was the first strong impulse which turned America towards the war, the message was true in both respects. Again, she foretold the arrival of an important telegram upon a certain day, and even gave the name of the deliverer of it — a most unlikely person. Altogether, no one could doubt the reality of her inspiration, though the lapses were notable. It was like getting a good message through a very imperfect telephone. One other incident of the early war days stands out in my memory. A lady in whom I was interested had died in a provincial town. She was a chronic invalid and morphia was found by her bedside. There was an inquest with an open verdict. Eight days later I went to have a sitting with Mr. Vout Peters. After giving me a good deal which was vague and irrelevant, he suddenly said: “There is a lady here. She is leaning upon an older woman. She keeps saying ‘Morphia.’ Three times she has said it. Her mind was clouded. She did not mean it. Morphia!” Those were almost his exact words. Telepathy was out of the question, for I had entirely other thoughts in my mind at the time and was expecting no such message. Apart from personal experiences, this movement must gain great additional solidity from the wonderful literature which has sprung up around it during the last few years. If no other spiritual books were in existence than five which have appeared in the last year or so — I allude to Professor Lodge’s Raymond, Arthur Hill’s Psychical Investigations, Professor Crawford’s Reality of Psychical Phenomena, Professor Barrett’s Threshold of the Unseen, and Gerald Balfour’s Ear of Dionysius — those five alone would, in my opinion, be sufficient to establish the facts for any reasonable enquirer. Before going into this question of a new religious revelation, how it is reached, and what it consists of, I would say a word upon one other subject. There have always been two lines of attack by our opponents. The one is that our facts are not true. This I have dealt with. The other is that we are upon forbidden ground and should come off it and leave it alone. As I started from a position of comparative materialism, this objection has never had any meaning for me, but to others I would submit one or two considerations. The chief is that God has given us no power at all which is under no circumstances to be used. The fact that we possess it is in itself proof that it is our bounden duty to study and to develop it. It is true that this, like every other power, may be abused if we lose our general sense of proportion and of reason. But I repeat that its mere possession is a strong reason why it is lawful and binding that it be used. It must also be remembered that this cry of illicit knowledge, backed by more or less appropriate texts, has been used against every advance of human knowledge. It was used against the new astronomy, and Galileo had actually to recant. It was used against Galvani and electricity. It was used against Darwin, who would certainly have been burned had he lived a few centuries before. It was even used against Simpson’s use of chloroform in child-birth, on the ground that the Bible declared “in pain shall ye bring them forth.” Surely a plea which has been made so often, and so often abandoned, cannot be regarded very seriously. To those, however, to whom the theological aspect is still a stumbling block, I would recommend the reading of two short books, each of them by clergymen. The one is the Rev. Fielding Ould’s Is Spiritualism of the Devil, purchasable for twopence; the other is the Rev. Arthur Chambers’ Our Self After Death. I can also recommend the Rev. Charles Tweedale’s writings upon the subject. I may add that when I first began to make public my own views, one of the first letters of sympathy which I received was from the late Archdeacon Wilberforce. There are some theologians who are not only opposed to such a cult, but who go the length of saying that the phenomena and messages come from fiends who personate our dead, or pretend to be heavenly teachers. It is difficult to think that those who hold this view have ever had any personal experience of the consoling and uplifting effect of such communications upon the recipient. Ruskin has left it on record that his conviction of a future life came from Spiritualism, though he somewhat ungratefully and illogically added that having got that, he wished to have no more to do with it. There are many, however — quorum pars parva su — who without any reserve can declare that they were turned from materialism to a belief in future life, with all that that implies, by the study of this subject. If this be the devil’s work one can only say that the devil seems to be a very bungling workman and to get results very far from what he might be expected to desire.
CAPITOLO I. LA RICERCA
L’argomento della ricerca psichica è uno su cui ho riflettuto molto e sul quale ho impiegato più tempo per formarmi un’opinione, rispetto a qualsiasi altro argomento. Di tanto in tanto, nella vita quotidiana, accade qualche piccolo evento che ci fa rendere conto con forza di come il tempo passi e di come la giovinezza, poi l’età matura, svaniscano progressivamente. Qualcosa del genere è successo anche l’altro giorno.
In quel meraviglioso settimanale, “Light”, c’è una sezione dedicata a ciò che veniva registrato nella stessa data di una generazione fa, ovvero trent’anni fa. Leggendo di recente questa sezione, sono rimasto molto sorpreso nel vedere il mio nome e la ristampa di una lettera che avevo scritto nel 1887, in cui descrivevo un’interessante esperienza spirituale avvenuta durante una seduta spiritica. Questo dimostra quanto sia profondo il mio interesse per l’argomento; inoltre, poiché solo negli ultimi uno o due anni ho finalmente dichiarato di essere soddisfatto delle prove disponibili, è evidente che non mi sono affrettato a formarmi un’opinione. Se condividerò alcune delle mie esperienze e difficoltà, spero che i lettori non penseranno che sia un atto di egoismo da parte mia, ma capiranno che si tratta del modo più efficace per illustrare gli aspetti che qualsiasi altro ricercatore potrebbe incontrare nel suo percorso. Una volta esaminato questo argomento in dettaglio, sarà possibile passare a qualcosa di più generale e impersonale.
Quando nel 1882 conclusi i miei studi medici, mi ritrovai, come molti giovani medici dell’epoca, convinto che il nostro destino personale fosse determinato da fattori materiali. Tuttavia non avevo mai smesso di essere un vero credente in Dio: mi sembrava infatti che la domanda posta da Napoleone ai professori atei quella notte stellata durante il suo viaggio verso l’Egitto – “Chi, signori, ha creato queste stelle?” – non avesse mai ricevuto risposta. Affermare che l’Universo sia stato formato soltanto da leggi immutabili significava semplicemente spostare il problema: chi aveva creato quelle leggi? Naturalmente non credevo in un Dio antropomorfo, ma credevo – e credo ancora oggi – nell’esistenza di una Forza intelligente alla base di tutte le operazioni della Natura; una forza così infinitamente complessa e potente che il mio limitato intelletto non era in grado di comprenderne appieno l’essenza. Giusto e sbagliato mi sembravano semplicemente fatti evidenti, che non richiedevano alcuna rivelazione divina. Tuttavia, quando si trattava della possibilità che le nostre personalità sopravvivessero alla morte, l’intera logica della Natura sembrava contraddirla: quando una candela si spegne, la luce scompare; quando una cella elettrica si rompe, la corrente cessa; quando il corpo si dissolve, tutto finisce. Ognuno di noi, nel proprio egoismo, potrebbe pensare di meritare di sopravvivere. Ma guardiamo ad esempio un individuo qualsiasi: chi potrebbe sostenere che ci sia una ragione evidente per cui quella specifica personalità debba continuare a esistere? Mi sembrava una illusione, e ero convinto che la morte ponesse davvero fine a tutto, anche se non riuscivo a capire come questo potesse influenzare il nostro dovere verso l’umanità durante questa nostra esistenza effimera.
Ecco il mio stato d’animo quando per la prima volta mi imbattei in fenomeni spirituali. Avevo sempre considerato queste cose il massimo nonsenso; avevo letto di medium che venivano smascherati come truffatori e non riuscivo a capire come qualcuno potesse credere in simili storie. Tuttavia incontrai alcuni amici interessati a questo argomento, e partecipai con loro a alcune sedute di spiritismo. Ricevemmo messaggi. Ma l’unica conseguenza di queste esperienze fu che iniziai a sospettare di loro. Spesso si trattava di messaggi lunghi, scritti attraverso movimenti casuali del tavolo. Era impossibile che fossero frutto della pura coincidenza: qualcuno, quindi, stava effettivamente manipolando il tavolo. Pensavo fossero loro. Probabilmente pensavano che fossi io. Ero perplesso e preoccupato. Non riuscivo a immaginare che potessero essere persone disposte a ingannare gli altri. Ma non capivo come quei messaggi potessero essere prodotti se non attraverso una volontà consapevole.
Intorno a quell’epoca – nel 1886 – mi imbattei in un libro intitolato “The Reminiscences of Judge Edmunds”. Questo giudice dei tribunali federali americani era una persona di grande prestigio. Il libro raccontava come sua moglie fosse morta e come, per molti anni, lui fosse riuscito a mantenere un legame con lei; venivano forniti tutti i dettagli relativi a questa situazione. Lessi il libro con interesse, ma anche con totale scetticismo. Mi sembrava l’esempio di come una persona pragmatica e razionale potesse avere, nel proprio cervello, un aspetto più debole, una sorta di reazione contro le dure realtà della vita che doveva affrontare. Dove si trovava allora quel “spirito” di cui parlava? Immaginiamo che un uomo subisca un incidente e si rompa il cranio: tutto il suo carattere potrebbe cambiare, e una natura nobile potrebbe trasformarsi in una meschina. Con l’alcol, l’oppio o molte altre droghe, è evidente che si possa modificare profondamente lo spirito di una persona. Ma allora lo spirito dipende dalla materia. Questi erano i ragionamenti che facevo all’epoca. Non mi rendevo conto che, in casi del genere, non era lo spirito a cambiare, ma il corpo attraverso cui lo spirito operava. Proprio come non si potrebbe negare l’esistenza di un musicista solo perché si altera il suo violino in modo che ne escano soltanto suoni dissonanti. Ero abbastanza interessato da continuare a leggere ogni tipo di testo che mi capitasse tra le mani. Rimasi sorpreso nello scoprire quante persone straordinarie – figure di spicco nella scienza – credessero fermamente che lo spirito fosse indipendente dalla materia e potesse sopravviverle. Quando consideravo il spiritualismo una semplice illusione dei meno istruiti, potevo disprezzarlo; ma quando veniva sostenuto da persone come Crookes – il chimico britannico più promettente dell’epoca – da Wallace, rivale di Darwin, e da Flammarion, l’astronomo più noto del mondo, non potevo più ignorarlo. Era facile gettare via i libri di queste persone contenenti le loro conclusioni mature e le loro ricerche approfondite, e dire “Beh, hanno semplicemente un punto debole nel cervello, ” Ma bisogna essere davvero molto sicuri di sé per non chiedersi, un giorno, se quel punto debole non si trovi proprio nel proprio cervello. Per un po’, il mio scetticismo fu rafforzato dal fatto che molte figure famose – come Darwin stesso, Huxley, Tyndall e Herbert Spencer – deridevano questa nuova branca della conoscenza; ma quando scoprii che la loro derisione arrivava al punto di non voler nemmeno esaminarla, e che Spencer aveva dichiarato apertamente di essersene convinto sulla base di principi a priori, mentre Huxley aveva detto che non lo interessava affatto, fui costretto ad ammettere che, per quanto grandi fossero in campo scientifico, il loro comportamento in questa materia era estremamente poco scientifico e dogmatico. Al contrario, coloro che studiavano questi fenomeni e cercavano di scoprire le leggi che li governavano seguivano davvero la strada giusta, quella che aveva portato l’umanità a grandi progressi e conoscenze. A quel punto, il mio scetticismo iniziò ad indebolirsi.
Tuttavia, questa convinzione fu in parte rafforzata dalle mie stesse esperienze. Bisogna ricordare che lavoravo senza l’ausilio di alcun mezzo tecnico, proprio come un astronomo che operi senza un telescopio. Io stesso non possedevo poteri psichici, e nemmeno coloro che collaboravano con me ne avevano molti. Tra di noi riuscivamo a generare soltanto quella sorta di “forza magnetica”, o comunque la si voglia chiamare, necessaria per far muovere il tavolo e farne apparire quei messaggi sospetti e spesso assurdi. Ancora oggi conservo appunti su quelle sedute e copie di alcuni di quei messaggi; non erano sempre del tutto ridicoli. Ad esempio, in un’occasione, quando gli chiesi una domanda semplice – quanti soldi avevo in tasca – il tavolo scrisse: “Siamo qui per educare e elevare, non per risolvere enigmi”. E poi aggiunse: “È lo spirito religioso, non quello critico, che desideriamo diffondere”. Ora, nessuno potrebbe definire questo un messaggio infantile. D’altra parte, ero sempre preoccupato dal timore di subire pressioni involontarie da parte delle persone sedute intorno al tavolo. Poi accadde un episodio che mi confuse e disgustò profondamente: una sera le condizioni erano ottimali e i movimenti del tavolo sembravano davvero indipendenti dalle nostre azioni. Arrivarono messaggi lunghi e dettagliati, provenienti da uno spirito che si presentò e disse di essere un viaggiatore commerciale morto in un incendio avvenuto in un teatro a Exeter. Tutti i dettagli erano esatti; quell’essere ci pregò di scrivere alla sua famiglia, che viveva a Slattenmere, nel Cumberland. Così feci, ma la mia lettera tornò indietro. A oggi non so se siamo stati ingannati o se ci sia stato un errore riguardo al nome del luogo; comunque, quegli eventi mi disgustarono così tanto che per un po’ persi ogni interesse per l’intera questione. Studiare un argomento è una cosa, ma quando quell’argomento inizia a giocare scherzi meschini, è arrivato il momento di fermarsi. Se esiste davvero un posto chiamato Slattenmere nel mondo, sarei ancora felice di saperlo.
In quel periodo mi trovavo a Southsea per le mie pratiche spirituali; lì risiedeva il generale Drayson, un uomo di carattere davvero notevole e uno dei pionieri dello spiritualismo in questo paese. Andai da lui con i miei dubbi e li ascoltò con grande pazienza. Prese alla leggera le mie critiche riguardo alla natura sciocca di molti di questi messaggi, nonché all’assoluta falsità di alcuni di essi. “Non hai ancora compreso la verità fondamentale”, mi disse. “La verità è che ogni spirito, mentre è ancora in questo mondo, passa nell’altro esattamente com’è, senza alcun cambiamento. Questo mondo è pieno di persone deboli o sciocche; lo stesso vale per l’aldilà. Non c’è bisogno di mescolarsi con loro, proprio come non lo si fa in questo mondo. Ognuno sceglie i propri compagni. Ma supponiamo che un uomo, qui sulla terra, che abbia vissuto da solo e mai si sia mescolato con gli altri, decidesse finalmente di guardare fuori dalla finestra per vedere com’è il mondo là fuori: probabilmente qualche ragazzo dispettoso gli direbbe qualcosa di offensivo. Comunque, non vedrebbe nulla della saggezza o della grandezza del mondo; tirerebbe indietro la testa pensando che si tratti di un posto molto povero. È esattamente quello che hai fatto tu: in una seduta spiritica senza scopo preciso, hai “messo la testa” nell’aldilà e hai incontrato, beh, alcuni ragazzi dispettosi. Prova ad andare avanti e cerca di raggiungere qualcosa di meglio.” Questa fu l’interpretazione del generale Drayson; anche se all’epoca non mi convinse del tutto, ora penso che rappresentasse comunque un’approssimazione più o meno corretta alla verità. Quei furono i miei primi passi nello spiritualismo. Ero ancora scettico, ma almeno ero disposto ad approfondire l’argomento. Quando sentivo alcuni critici dire che tutto ciò non aveva alcuna spiegazione logica e che si trattasse soltanto di truffe, o che fossero necessari maghi per smascherarle, sapevo almeno che quelle erano sciocchezze. È vero che le prove a mia disposizione fino ad allora non erano sufficienti per convincermi, ma la lettura costante mi fece capire quanto altri fossero seri e convinti in questa materia. E riconobbi che i testimoni erano così numerosi e autorevoli che nessun altro movimento religioso al mondo poteva competere con essi. Questo non dimostrava necessariamente che tutto ciò fosse vero, ma almeno dimostrava che meritava di essere preso sul serio e non poteva essere ignorato. Prendiamo ad esempio quel caso che Wallace ha definito un “miracolo moderno”. L’ho scelto perché è davvero incredibile. Si tratta dell’affermazione secondo cui D.D. Home – che, tra l’altro, non era affatto un avventuriero pagato, ma il nipote dell’Earl of Home – sarebbe riuscito a fluttuare da una finestra all’altra a settanta piedi di altezza. Non potevo crederci. Eppure, quando seppi che l’evento era stato testimoniato da tre persone oneste e rispettabili – Lord Dunraven, Lord Lindsay e Captain Wynne – non potei fare a meno di ammettere che le prove erano più concrete di quelle relative a eventi lontani e accettati da tutti come veri. Questo non dimostrava necessariamente che tutto fosse vero, ma almeno indicava che meritava di essere considerato con serietà.
In quegli anni continuai ad organizzare sedute spiritiche: alcune non producevano risultati, altre portavano a conclusioni banali, mentre altre ancora rivelavano cose sorprendenti. Ho ancora le note di quelle sedute, e qui riporto i risultati di una in particolare: erano così diversi da qualsiasi concezione che avessi riguardo alla vita oltre la morte, che all’epoca mi divertirono più che illuminarmi. Oggi, tuttavia, scopro che questi resoconti coincidono molto bene con le rivelazioni contenute in opere di Raymond e in altre testimonianze successive; per questo li considero ora con occhi diversi. So bene che tutti questi racconti sulla vita oltre la morte differiscono nei dettagli – suppongo che anche qualsiasi descrizione della nostra vita attuale presenti discrepanze – ma nel complesso esiste una grande somiglianza. In questo caso, in particolare, le informazioni ricevute erano molto lontane sia dalle mie concezioni che da quelle delle due signore che partecipavano alle sedute. Due “medium” inviarono messaggi: il primo menzionò il nome “Dorothy Postlethwaite”, un nome sconosciuto a tutti noi. Lei disse di essere morta a Melbourne cinque anni prima, all’età di sedici anni; ora era felice, aveva del lavoro da fare e aveva frequentato la stessa scuola di una delle signore presenti. Quando chiesi a quella signora di alzare la mano e nominare alcune persone, il tavolo si inclinò verso il nome corretto della direttrice della scuola. Questo sembrava un test. Lei continuò dicendo che il regno in cui viveva circondava tutta la Terra; conosceva i pianeti; su Marte viveva una razza più avanzata di noi, e quei cosiddetti “canali” erano in realtà artificiali; nel suo regno non esisteva dolore fisico, ma potevano esserci ansie mentali; le persone venivano governate da leggi precise, assumevano cibo. Era stata cattolica e lo era ancora, ma la sua condizione non era migliore di quella dei protestanti; nel suo regno c’erano buddisti e musulmani, ma tutti vivevano allo stesso modo; non aveva mai visto Cristo e non ne sapeva molto più di quanto sapesse sulla Terra, ma credeva nella Sua influenza. Gli spiriti pregavano e morivano nel loro nuovo regno prima di entrare in un altro; provavano piaceri. La musica faceva parte di quei piaceri. Era un luogo di luce e risate. Aggiunse anche che non esistevano ricchi o poveri, e che le condizioni generali di vita erano molto più felici di quelle sulla Terra.
Questa signora ci augurò la buonanotte, e immediatamente il tavolo fu preso da una forza molto più potente, che lo scagliava violentemente in tutte le direzioni. In risposta alle mie domande, quella forza affermò di essere lo spirito di una persona che chiamerò Dodd, un famoso giocatore di cricket; avevo avuto con lui alcune conversazioni serie al Cairo prima che partisse verso il Nilo, dove perse la vita nell’expeditione del Dongola. Ora, posso dire, le mie esperienze hanno raggiunto l’anno 1896. Nessuna delle due signore conosceva Dodd. Ho iniziato a porre domande a quel “spirito”, come se fosse seduto davanti a me; lui rispondeva rapidamente e con decisione. Le risposte spesso erano del tutto contrarie a ciò che mi aspettavo, quindi non potevo credere di essere io ad influenzarle. Diceva di essere felice, di non voler tornare sulla terra; era stato un libero pensatore, ma in vita futura non ne aveva sofferto. Tuttavia, la preghiera era una cosa positiva, poiché ci manteneva in contatto con il mondo spirituale. Se avesse pregato di più, sarebbe stato in posizioni più elevate nell’aldilà. Questo, però, sembrava contraddire l’affermazione secondo cui non aveva sofferto per essere un libero pensatore; del resto, molti uomini che non sono liberi pensatori trascurano comunque la preghiera. La sua morte fu indolore; ricordava la morte di Polwhele, un giovane ufficiale che era morto prima di lui. Al momento della sua morte, c’erano persone ad accoglierlo, ma Polwhele non era tra loro. Aveva del lavoro da fare; sapeva dell’occupazione di Dongola, ma non aveva partecipato spiritualmente al banchetto che si tenne dopo al Cairo. Sapeva più cose di quanto sapesse in vita. Ricordava le nostre conversazioni al Cairo. La durata della vita nell’aldilà era più breve di quella sulla terra. Non aveva incontrato il generale Gordon, né alcun altro spirito famoso. Gli spiriti vivevano in famiglie e comunità. Le persone sposate non si riincontravano necessariamente, ma quelle che si amavano sì. Ho fornito questa sintesi di una comunicazione per mostrare il tipo di informazioni che ricevevamo, anche se questo era un esempio particolarmente favorevole, sia per lunghezza che per coerenza. Questo dimostra che non si può semplicemente affermare, come fanno molti critici, che ciò che viene trasmesso sono solo sciocchezze. Non c’erano sciocchezze in quelle parole, a meno che non consideriamo sciocca qualsiasi cosa non corrisponda alle nostre idee preconcette. D’altra parte, quale prova esisteva che queste affermazioni fossero vere? Non ne vedevo alcuna, e semplicemente mi lasciavano perplesso. Ora, con una maggiore esperienza, e constatando che lo stesso tipo di informazioni è stato ricevuto indipendentemente da molte persone in molti luoghi diversi, penso che l’unanimità dei testimoni costituisca, come in tutti i casi di prove, un argomento a favore della veridicità di quelle affermazioni. All’epoca, non riuscivo ad inserire questa concezione del mondo futuro nel mio schema filosofico, quindi l’ho semplicemente annotata e ho continuato per la mia strada.
Continuai a leggere molti libri sull’argomento e cominciai ad apprezzare sempre di più l’esistenza di un gran numero di testimoni e la precisione delle loro osservazioni. Questo mi colpì molto di più rispetto ai fenomeni limitati che rientravano nel campo della nostra indagine. In quel periodo, o in seguito, lessi un libro del signor Jacolliot sui fenomeni occulti in India. Jacolliot era il giudice capo della colonia francese di Crandenagur; possedeva una mentalità molto analitica, ma era piuttosto prevenuto contro lo spiritualismo. Condusse una serie di esperimenti con dei fakiri locali, i quali gli confidarono la loro fiducia perché lui era una persona empatica e parlava la loro lingua. Descrisse con grande impegno tutti i passaggi necessari per escludere eventuali truffe. In breve, scoprì che quei fakiri erano in grado di compiere tutti i fenomeni tipici della mediumnità europea avanzata: levitazione del corpo, manipolazione del fuoco, spostamento di oggetti a distanza, crescita rapida delle piante, sollevamento di tavoli, ecc. Secondo loro, questi fenomeni erano causati da spiriti o entità soprannaturali; l’unica differenza rispetto ai nostri metodi consisteva nell’uso più frequente dell’evocazione diretta. Affermavano inoltre che queste capacità fossero tramandate fin dall’antichità, addirittura ai Caldei. Tutto ciò mi colpì profondamente: qui, indipendentemente da noi, si ottenevano esattamente gli stessi risultati, senza alcun dubbio riguardo a possibili truffe o elementi volgari legati a fenomeni simili in Europa.
In quel periodo, anche il rapporto della Dialectical Society influenzò la mia opinione, sebbene fosse stato presentato già nel 1869. Si trattava di un documento molto convincente; nonostante venisse accolto con derisione da parte dei giornali ignoranti e materialisti dell’epoca, rappresentava comunque una fonte di informazioni di grande valore. La società era stata fondata da persone di buona reputazione e aperte a indagare sui fenomeni fisici legati allo spiritualismo; venivano descritti in dettaglio le loro esperienze e le precauzioni adottate per evitare truffe. Dopo aver letto tutti questi resoconti, era difficile non giungere alla conclusione che quei fenomeni fossero senza dubbio autentici e che indicassero l’esistenza di leggi e forze ancora poco esplorate dalla scienza. È davvero strano che, se il verdetto fosse stato contrario allo spiritualismo, sarebbe sicuramente stato considerato un colpo mortale per quel movimento; invece, poiché confermava l’autenticità dei fenomeni, venne accolto soltanto con derisione. Questo è stato il destino di molte altre indagini, sia quelle condotte a Hydesville nel 1848, che quelle successive in cui il professor Hare di Filadelfia cercò invano di opporsi ai fenomeni spiritualisti, finendo per arrendersi alla verità.
Intorno al 1891 mi iscrissi alla Psychical Research Society e ebbi la possibilità di leggere tutti i loro rapporti. Il mondo deve molto alla instancabile diligenza di questa società, nonché alla sobrietà delle sue dichiarazioni; tuttavia devo ammettere che quest’ultima caratteristica a volte può risultare fastidiosa, poiché spinge le persone ad ignorare i meravigliosi risultati ottenuti attraverso ricerche serie. La loro terminologia semiscientifica, inoltre, rende difficile la comprensione da parte del lettore comune. Una volta, dopo aver letto alcuni dei loro articoli, mi venne in mente ciò che un cacciatore americano delle Montagne Rocciose aveva detto di uno studente universitario che lo aveva accompagnato per tutta la stagione: “Era così intelligente,” disse, “che non si riusciva a capire cosa dicesse”. Ma nonostante queste piccole peculiarità, tutti coloro che desideravano conoscere la verità hanno trovato aiuto nel lavoro meticoloso e instancabile della Psychical Research Society. La sua influenza fu uno dei fattori che contribuirono a plasmare le mie idee. C’era però un altro aspetto che ebbe su di me un impatto profondo: fino ad allora avevo letto delle meravigliose esperienze di grandi esperimentatori, ma non avevo mai visto alcuno sforzo da parte loro per creare un sistema che potesse spiegare e comprendere tutti questi fenomeni. Poi lessi quel libro fondamentale: “Human Personality” di Myers, una vera e propria fonte di conoscenza dalla quale sarebbe germogliata un’intera catena di scoperte scientifiche. In questo libro Myers non riuscì a formulare una teoria che potesse spiegare tutti i fenomeni considerati “spirituali”, ma discutendo dell’azione della mente su altra mente – quella che lui stesso chiamava telepatia – dimostrò in modo convincente il proprio punto di vista, fornendo tantissimi esempi. A parte coloro che erano deliberatamente ciechi di fronte alle prove, questa teoria divenne da allora un fatto scientifico riconosciuto. Ma questo rappresentava davvero un enorme passo avanti: se la mente poteva agire a distanza su altra mente, allora esistevano poteri umani completamente diversi da quelli che avevamo sempre considerato legati alla materia. I fondamenti della dottrina materialista venivano così messi in discussione. La mia precedente convinzione, secondo cui la fiamma non poteva esistere senza la candela, era ormai invalidata: la fiamma, pur essendo lontana dalla candela, continuava ad ardere. Quell’analogia, però, era chiaramente errata. Se la mente, lo spirito, l’intelligenza umana potevano operare a distanza dal corpo, allora significava che erano in qualche modo separati da esso. Perché dunque non avrebbero potuto esistere anche dopo la morte del corpo? Non solo le impressioni provenivano da lontano nel caso di persone appena decedute, ma anche prove concrete dimostravano che gli spiriti dei defunti potevano manifestarsi, il che significava che tali fenomeni erano causati da qualcosa di simile al corpo, ma che agiva in modo indipendente dalla materia stessa.
La catena di prove che va dai casi più semplici di “lettura del pensiero” da un lato, alla manifestazione reale dello spirito in modo indipendente dal corpo dall’altro, rappresenta una sequenza ininterrotta: ogni fase conduce alla successiva. Questo fatto, a mio parere, introduce i primi segni di scienza sistematica e ordine in ciò che prima non era altro che un insieme di fatti confusi e più o meno privi di collegamenti tra loro.
Intorno a questo periodo ebbi un’esperienza interessante: fui uno dei tre delegati inviati dalla Società Psichica per trascorrere la notte in una casa infestata. Si trattava di un caso di “poltergeist”, caratterizzato da rumori e scherzi bizzarri che duravano da alcuni anni; molto simile, ad esempio, al caso della famiglia di John Wesley a Epworth nel 1726, o a quello della famiglia Fox a Hydesville vicino a Rochester nel 1848, che fu il punto di partenza dello spiritualismo moderno. La nostra visita non portò a nulla di sensazionale, ma non fu nemmeno del tutto infruttuosa. La prima notte non accadde nulla; la seconda, invece, si udirono rumori terribili, simili al suono di qualcuno che colpisse un tavolo con un bastone. Avevamo preso tutte le precauzioni possibili, ma non riuscivamo a spiegare quei rumori; d’altra parte, non potevamo nemmeno escludere che si trattasse di qualche scherzo ingegnoso. Per il momento, la questione rimase irrisolta. Tuttavia, alcuni anni dopo incontrai un membro della famiglia che abitava in quella casa e mi raccontò che, dopo la nostra visita, nel giardino furono trovate le ossa di un bambino, evidentemente sepolto da molto tempo. Bisogna ammettere che questo è davvero straordinario. Le case infestate sono rare; e anche le case in cui ci sono esseri umani sepolti nei loro giardini lo sono, speriamo. Il fatto che entrambi questi elementi si trovassero nella stessa casa rappresenta sicuramente un argomento a favore dell’attendibilità di tali fenomeni. È interessante ricordare che anche nel caso della famiglia Fox furono trovate ossa umane e prove di omicidio nel seminterrato, sebbene non venisse mai dimostrato l’esistenza di un crimine effettivo. Non ho dubbi che, se la famiglia Wesley avesse potuto parlare con chi li perseguitava, avrebbero anche scoperto il motivo di tali persecuzioni. Sembra quasi che una vita interrotta bruscamente e in modo violento possieda ancora una sorta di energia inespressa, capace di manifestarsi in modi strani e maliziosi. In seguito ebbi un’altra esperienza personale simile, che descriverò alla fine di questo discorso. Vedi Appendice III.
Da quel periodo fino all’inizio della Prima Guerra Mondiale, continuai, nei momenti di tempo libero di una vita molto impegnativa, a dedicarmi a questo argomento. Avevo sperimentato una serie di sedute con risultati davvero sorprendenti, inclusi alcuni fenomeni di materializzazione osservati in condizioni di scarsa illuminazione. Tuttavia, poiché poco dopo si scoprì che il medium coinvolto utilizzava trucchi, eliminai completamente tutte quelle prove come elementi probanti. Allo stesso tempo, ritengo che sia molto chiaro che, nel caso di alcuni medium come Eusapia Palladino, possa verificarsi che questi ricorrano a inganni quando le loro capacità non sono sufficienti; tuttavia, in altri momenti possono dimostrare davvero di possedere doni autentici. La medianità, nelle sue forme più basse, rappresenta semplicemente un dono fisico, privo qualsiasi legame con la morale; in molti casi è intermittente e non può essere controllata a piacimento. Eusapia fu almeno due volte condannata per frodi goffe e stupide, mentre lei stessa subì numerose indagini sotto tutte le possibili condizioni di verifica da parte di comitati scientifici composti dai migliori esperti della Francia, dell’Italia e dell’Inghilterra. Tuttavia, personalmente preferisco escludere dalla mia documentazione qualsiasi esperienza avuta con un medium screditato; inoltre, ritengo che tutti i fenomeni fisici osservati al buio perdano inevitabilmente gran parte del loro valore, a meno che non siano accompagnati da messaggi probanti. I nostri critici tendono ad assumere che, eliminando i medium che finiscono nei guai, si perdano anche la maggior parte delle prove disponibili; ma questo non è affatto vero. Fino a quando non è avvenuto questo episodio, non avevo mai partecipato a sedute con medium professionisti, eppure avevo sicuramente raccolto alcune prove concrete. Il più grande medium di tutti, il signor D. D. Home, mostrava i suoi fenomeni in pieno giorno ed era sempre disposto a sottoporsi a qualsiasi tipo di verifica; nessuna accusa di truffa fu mai confermata contro di lui, così come per molti altri medium. È giusto riconoscere che, quando un medium diventa un bersaglio facile per coloro che cercano scandali, detective dilettanti e giornalisti sensazionalisti, e deve difendersi davanti a giurie e giudici che di solito non conoscono affatto le condizioni che influenzano tali fenomeni, sarebbe meraviglioso se potesse evitarne occasionalmente gli scandali. Allo stesso tempo, il sistema attuale, basato sul pagamento in base ai risultati ottenuti – poiché un medium che non riesce a produrre risultati non riceve alcun compenso – è davvero dannoso. Solo quando al medium professionista viene garantita un’indennità indipendente dai risultati ottenuti, possiamo eliminare la forte tentazione di sostituire i fenomeni reali con quelli falsi.
Ho ora ricostruito il percorso evolutivo del mio pensiero fino al periodo della guerra. Posso affermare, spero con convinzione, che tale processo sia stato deliberato e privo di quella credulità di cui i nostri avversari ci accusano. È stato davvero un processo consapevole: ho esitato troppo a utilizzare, anche solo in piccola misura, l’influenza che potevo esercitare per contribuire alla verità. Avrei potuto continuare per tutta la vita come ricercatore nel campo delle fenomenologie psichiche, assumendo un atteggiamento di interesse, ma più o meno dilettantistico, verso l’intero argomento, come se si trattasse semplicemente di dibattere su questioni impersonali, come l’esistenza dell’Atlantide o la controversia legata a Bacon. Ma è arrivata la guerra. E quando è arrivata la guerra, ha portato serietà nelle nostre anime, costringendoci ad esaminare più attentamente le nostre convinzioni e a rivalutarne il valore. Di fronte a un mondo sofferente, ascoltando ogni giorno delle notizie sulla morte dei giovani della nostra razza, vedendo intorno a noi mogli e madri che non avevano la minima idea di dove fossero andati i loro cari. All’improvviso ho capito che questo argomento, con cui avevo tanto giocato fino ad allora, non era semplicemente lo studio di una forza al di fuori delle regole della scienza, ma qualcosa di davvero enorme: la distruzione dei confini tra due mondi, un messaggio diretto e inconfutabile proveniente dall’aldilà, un appello alla speranza e alla guida per l’umanità nel momento del suo dolore più profondo. Il lato “oggettivo” di questi fenomeni ha smesso di interessarmi, una volta che ero convinto della loro realtà; il lato religioso, invece, era chiaramente di importanza infinitamente maggiore. Il campanello del telefono, in sé, può sembrare qualcosa di molto banale. Ma potrebbe essere il segnale di un messaggio vitale. Sembrava che tutti questi fenomeni, grandi e piccoli, fossero come quei campanelli che, per se stessi insensati, inviavano all’umanità il messaggio: “Risvegliatevi! State attenti! Ecco i segni che Dio vuole inviarvi. Essi vi condurranno al messaggio che desidera comunicarvi”. Era il messaggio stesso, non i segni, ciò che contava davvero. Sembra che una nuova rivelazione stia per essere consegnata all’umanità. Ma fino a che punto sia ancora in uno stadio preliminare, e quanto possano diventare più chiari e completi in futuro. Nessuno può saperlo con certezza. Quello che voglio dire è che i fenomeni fisici, di cui sono state fornite prove inequivocabili a chiunque desideri esaminarle, in realtà non hanno alcuna rilevanza. Il loro vero valore risiede nel fatto che supportano e conferiscono realtà oggettiva a un vasto insieme di conoscenze che dovranno modificare profondamente le nostre concezioni religiose. E, se comprese e assimilate correttamente, renderanno la religione qualcosa di concreto, non più una questione di fede, ma di esperienza e realtà.
È proprio su questo aspetto della questione che ora mi concentrerò, ma devo aggiungere alle mie precedenti osservazioni riguardanti l’esperienza personale che, da quando è scoppiata la guerra, ho avuto alcune opportunità davvero eccezionali per confermare tutte le opinioni che avevo già formato riguardo alla veridicità dei fatti generali su cui si basano tali opinioni.
Queste opportunità sono nate dal fatto che una signora che viveva con noi, la signorina L. S., ha sviluppato la capacità di scrivere automaticamente. Tra tutte le forme di mediumship, questa mi sembra quella che dovrebbe essere verificata con maggiore rigore, poiché lascia spazio facilmente non tanto all’inganno quanto all’autosuggerimento, il quale è qualcosa di più subdolo e pericoloso. È davvero la signorina stessa a scrivere, o esiste, come lei sostiene, una forza che la controlla, proprio come il cronista degli Ebrei nella Bibbia affermava di essere controllato da una forza superiore? Nel caso della signorina L. S., non si può negare che alcune comunicazioni risultassero false – soprattutto per quanto riguarda l’accuratezza dei tempi in cui venivano inviate. D’altra parte, i numeri che si sono rivelati veri andavano ben oltre ciò che potesse spiegarsi con supposizioni o coincidenze casuali. Ad esempio, quando la Lusitania affondò e i giornali del mattino annunciarono che, per quanto ne sapevano, non c’erano state vittime, la medium scrisse immediatamente: “È terribile, avrà un grande impatto sulla guerra”. Poiché fu proprio questo primo impulso a spingere l’America verso la guerra, il messaggio si rivelò vero in entrambi i sensi. Inoltre, lei predisse l’arrivo di un telegramma importante in un determinato giorno, fornendo persino il nome della persona che lo avrebbe consegnato, una persona del tutto improbabile. Insomma, nessuno poteva dubitare della realtà delle sue ispirazioni, anche se alcuni messaggi risultavano errati. Era come ricevere un buon messaggio attraverso un telefono molto imperfetto. Un altro episodio dei primi giorni di guerra mi è rimasto impresso nella memoria. Una signora di cui ero interessato era morta in una città provinciale; soffriva di gravi malattie croniche e accanto al suo letto fu trovata della morfina. Si tenne un’inchiesta con verdetto non conclusivo. Otto giorni dopo andai da Mr. Vout Peters per una seduta spiritica. Dopo avermi fornito alcune informazioni vaghe e irrilevanti, lui disse improvvisamente: “C’è qui una signora, si appoggia a una donna più anziana e continua a ripetere ‘Morfina’. L’ha detto tre volte. La sua mente era confusa. Non lo intendeva davvero. Morfina!” Queste furono quasi esattamente le sue parole. La telepatia era fuori discussione, poiché in quel momento avevo altri pensieri in testa e non mi aspettavo affatto un messaggio del genere. Oltre alle esperienze personali, questo movimento ha guadagnato una grande solidità grazie alla meravigliosa letteratura che è emersa negli ultimi anni. Se non esistessero altri libri spirituali, basta considerare i cinque pubblicati nell’ultimo anno circa: “Raymond” del professor Lodge, “Psychical Investigations” di Arthur Hill, “Reality of Psychical Phenomena” del professor Crawford, “Threshold of the Unseen” del professor Barrett e “Ear of Dionysius” di Gerald Balfour. Secondo me, questi cinque soli sarebbero sufficienti a dimostrare i fatti a qualsiasi persona razionale.
Prima di affrontare la questione di una nuova rivelazione religiosa, di come essa possa essere raggiunta e di cosa consista, vorrei dire qualcosa su un altro argomento. I nostri oppositori hanno sempre adottato due tipi di approcci: il primo sostiene che i nostri fatti non siano veri; ho già affrontato questa obiezione. Il secondo afferma che stiamo calpestando terreno proibito e che dovremmo lasciarlo in pace. Poiché io parto da una posizione di materialismo comparativo, questa obiezione non ha alcun significato per me; tuttavia, vorrei sollevare uno o due argomenti riguardo ad altri. Il principale è questo: Dio non ci ha dato alcun potere che possa essere utilizzato in alcuna circostanza. Il fatto stesso che lo possediamo dimostra che è nostro dovere studiarlo e svilupparlo. È vero che, come ogni altro potere, anche questo può essere abusato se perdiamo il senso della proporzione e della ragione; ma ripeto: il semplice fatto di possederlo rappresenta una forte motivazione per ritenere che sia legittimo e doveroso utilizzarlo.
Bisogna inoltre ricordare che questo grido contro la conoscenza “illegittima”, sostenuto da testi più o meno appropriati, è stato utilizzato contro ogni progresso della scienza umana: contro la nuova astronomia (Galileo dovette addirittura ritrattare le sue teorie), contro Galvani ed l’elettricità, contro Darwin. Che certamente sarebbe stato bruciato se fosse vissuto alcuni secoli prima. È stato utilizzato anche contro l’uso del cloroformo durante il parto da parte di Simpson, sulla base della dichiarazione biblica “con dolore li darai alla luce”. Senza dubbio, un argomento che è stato sollevato così spesso e poi abbandonato non può essere preso troppo seriamente.
Tuttavia, per coloro a cui l’aspetto teologico rappresenta ancora un ostacolo, consiglio la lettura di due brevi libri, entrambi scritti da religiosi: “Is Spiritualism of the Devil” del reverendo Fielding Ould (disponibile a due penny) e “Our Self After Death” del reverendo Arthur Chambers. Posso anche raccomandare gli scritti del reverendo Charles Tweedale sull’argomento. Aggiungo che, quando iniziai per la prima volta a rendere pubbliche le mie opinioni, una delle prime lettere di solidarietà che ricevetti fu quella dell’ex arcidiacono Wilberforce.
Ci sono alcuni teologi che non solo si oppongono a tale culto, ma vanno addirittura fino a sostenere che tali fenomeni e messaggi provengano da demoni che impersonano i nostri defunti o fingono di essere insegnanti celesti. È difficile credere che coloro che condividono questa opinione abbiano mai avuto un’esperienza personale dell’effetto consolante e rinvigorente che tali comunicazioni possono avere sul destinatario. Ruskin ha lasciato scritto che la sua convinzione nella vita futura derivasse dallo Spiritualismo, anche se in modo piuttosto ingrato e illogico aggiunse che, una volta ottenuta questa convinzione, non desiderava più averci a che fare. Tuttavia, ci sono molti – una piccola parte del tutto – che possono dichiarare senza alcuna riserva di essere passati dal materialismo alla fede nella vita futura, con tutto ciò che essa implica, grazie allo studio di questo argomento. Se si tratta davvero dell’opera del diavolo, allora si può solo dire che il diavolo sembra essere un lavoratore molto maldestro, ottenendo risultati ben lontani da quelli che ci si potrebbe aspettare da lui.
CHAPTER II. THE REVELATION I can now turn with some relief to a more impersonal view of this great subject. Allusion has been made to a body of fresh doctrine. Whence does this come? It comes in the main through automatic writing where the hand of the human medium is controlled, either by an alleged dead human being, as in the case of Miss Julia Ames, or by an alleged higher teacher, as in that of Mr. Stainton Moses. These written communications are supplemented by a vast number of trance utterances, and by the verbal messages of spirits, given through the lips of mediums. Sometimes it has even come by direct voices, as in the numerous cases detailed by Admiral Usborne Moore in his book The Voices. Occasionally it has come through the family circle and table-tilting, as, for example, in the two cases I have previously detailed within my own experience. Sometimes, as in a case recorded by Mrs. de Morgan, it has come through the hand of a child. Now, of course, we are at once confronted with the obvious objection — how do we know that these messages are really from beyond? How do we know that the medium is not consciously writing, or if that be improbable, that he or she is unconsciously writing them by his or her own higher self? This is a perfectly just criticism, and it is one which we must rigorously apply in every case, since if the whole world is to become full of minor prophets, each of them stating their own views of the religious state with no proof save their own assertion, we should, indeed, be back in the dark ages of implicit faith. The answer must be that we require signs which we can test before we accept assertions which we cannot test. In old days they demanded a sign from a prophet, and it was a perfectly reasonable request, and still holds good. If a person comes to me with an account of life in some further world, and has no credentials save his own assertion, I would rather have it in my waste-paperbasket than on my study table. Life is too short to weigh the merits of such productions. But if, as in the case of Stainton Moses, with his Spirit Teachings, the doctrines which are said to come from beyond are accompanied with a great number of abnormal gifts — and Stainton Moses was one of the greatest mediums in all ways that England has ever produced — then I look upon the matter in a more serious light. Again, if Miss Julia Ames can tell Mr. Stead things in her own earth life of which he could not have cognisance, and if those things are shown, when tested, to be true, then one is more inclined to think that those things which cannot be tested are true also. Or once again, if Raymond can tell us of a photograph no copy of which had reached England, and which proved to be exactly as he described it, and if he can give us, through the lips of strangers, all sorts of details of his home life, which his own relatives had to verify before they found them to be true, is it unreasonable to suppose that he is fairly accurate in his description of his own experiences and state of life at the very moment at which he is communicating? Or when Mr. Arthur Hill receives messages from folk of whom he never heard, and afterwards verifies that they are true in every detail, is it not a fair inference that they are speaking truths also when they give any light upon their present condition? The cases are manifold, and I mention only a few of them, but my point is that the whole of this system, from the lowest physical phenomenon of a table-rap up to the most inspired utterance of a prophet, is one complete whole, each attached to the next one, and that when the humbler end of that chain was placed in the hand of humanity, it was in order that they might, by diligence and reason, feel their way up it until they reached the revelation which waited in the end. Do not sneer at the humble beginnings, the heaving table or the flying tambourine, however much such phenomena may have been abused or simulated, but remember that a falling apple taught us gravity, a boiling kettle brought us the steam engine, and the twitching leg of a frog opened up the train of thought and experiment which gave us electricity. So the lowly manifestations of Hydesville have ripened into results which have engaged the finest group of intellects in this country during the last twenty years, and which are destined, in my opinion, to bring about far the greatest development of human experience which the world has ever seen. It has been asserted by men for whose opinion I have a deep regard — notably by Sir William Barratt — that psychical research is quite distinct from religion. Certainly it is so, in the sense that a man might be a very good psychical researcher but a very bad man. But the results of psychical research, the deductions which we may draw, and the lessons we may learn, teach us of the continued life of the soul, of the nature of that life, and of how it is influenced by our conduct here. If this is distinct from religion, I must confess that I do not understand the distinction. To me it IS religion — the very essence of it. But that does not mean that it will necessarily crystallise into a new religion. Personally I trust that it will not do so. Surely we are disunited enough already? Rather would I see it the great unifying force, the one provable thing connected with every religion, Christian or non-Christian, forming the common solid basis upon which each raises, if it must needs raise, that separate system which appeals to the varied types of mind. The Southern races will always demand what is less austere than the North, the West will always be more critical than the East. One cannot shape all to a level conformity. But if the broad premises which are guaranteed by this teaching from beyond are accepted, then the human race has made a great stride towards religious peace and unity. The question which faces us, then, is how will this influence bear upon the older organised religions and philosophies which have influenced the actions of men. The answer is, that to only one of these religions or philosophies is this new revelation absolutely fatal. That is to Materialism. I do not say this in any spirit of hostility to Materialists, who, so far as they are an organized body, are, I think, as earnest and moral as any other class. But the fact is manifest that if spirit can live without matter, then the foundation of Materialism is gone, and the whole scheme of thought crashes to the ground. As to other creeds, it must be admitted that an acceptance of the teaching brought to us from beyond would deeply modify conventional Christianity. But these modifications would be rather in the direction of explanation and development than of contradiction. It would set right grave misunderstandings which have always offended the reason of every thoughtful man, but it would also confirm and make absolutely certain the fact of life after death, the base of all religion. It would confirm the unhappy results of sin, though it would show that those results are never absolutely permanent. It would confirm the existence of higher beings, whom we have called angels, and of an ever-ascending hierarchy above us, in which the Christ spirit finds its place, culminating in heights of the infinite with which we associate the idea of all-power or of God. It would confirm the idea of heaven and of a temporary penal state which corresponds to purgatory rather than to hell. Thus this new revelation, on some of the most vital points, is NOT destructive of the beliefs, and it should be hailed by really earnest men of all creeds as a most powerful ally rather than a dangerous devil-begotten enemy. On the other hand, let us turn to the points in which Christianity must be modified by this new revelation. First of all I would say this, which must be obvious to many, however much they deplore it: Christianity must change or must perish. That is the law of life — that things must adapt themselves or perish. Christianity has deferred the change very long, she has deferred it until her churches are half empty, until women are her chief supporters, and until both the learned part of the community on one side, and the poorest class on the other, both in town and country, are largely alienated from her. Let us try and trace the reason for this. It is apparent in all sects, and comes, therefore, from some deep common cause. People are alienated because they frankly do not believe the facts as presented to them to be true. Their reason and their sense of justice are equally offended. One can see no justice in a vicarious sacrifice, nor in the God who could be placated by such means. Above all, many cannot understand such expressions as the “redemption from sin,” “cleansed by the blood of the Lamb,” and so forth. So long as there was any question of the fall of man there was at least some sort of explanation of such phrases; but when it became certain that man had never fallen — when with ever fuller knowledge we could trace our ancestral course down through the cave-man and the drift-man, back to that shadowy and far-off time when the man-like ape slowly evolved into the apelike man — looking back on all this vast succession of life, we knew that it had always been rising from step to step. Never was there any evidence of a fall. But if there were no fall, then what became of the atonement, of the redemption, of original sin, of a large part of Christian mystical philosophy? Even if it were as reasonable in itself as it is actually unreasonable, it would still be quite divorced from the facts. Again, too much seemed to be made of Christ’s death. It is no uncommon thing to die for an idea. Every religion has equally had its martyrs. Men die continually for their convictions. Thousands of our lads are doing it at this instant in France. Therefore the death of Christ, beautiful as it is in the Gospel narrative, has seemed to assume an undue importance, as though it were an isolated phenomenon for a man to die in pursuit of a reform. In my opinion, far too much stress has been laid upon Christ’s death, and far too little upon His life. That was where the true grandeur and the true lesson lay. It was a life which even in those limited records shows us no trait which is not beautiful — a life full of easy tolerance for others, of kindly charity, of broad-minded moderation, of gentle courage, always progressive and open to new ideas, and yet never bitter to those ideas which He was really supplanting, though He did occasionally lose His temper with their more bigoted and narrow supporters. Especially one loves His readiness to get at the spirit of religion, sweeping aside the texts and the forms. Never had anyone such a robust common sense, or such a sympathy for weakness. It was this most wonderful and uncommon life, and not his death, which is the true centre of the Christian religion. Now, let us look at the light which we get from the spirit guides upon this question of Christianity. Opinion is not absolutely uniform yonder, any more than it is here; but reading a number of messages upon this subject, they amount to this: There are many higher spirits with our departed. They vary in degree. Call them “angels,” and you are in touch with old religious thought. High above all these is the greatest spirit of whom they have cognisance — not God, since God is so infinite that He is not within their ken — but one who is nearer God and to that extent represents God. This is the Christ Spirit. His special care is the earth. He came down upon it at a time of great earthly depravity — a time when the world was almost as wicked as it is now, in order to give the people the lesson of an ideal life. Then he returned to his own high station, having left an example which is still occasionally followed. That is the story of Christ as spirits have described it. There is nothing here of Atonement or Redemption. But there is a perfectly feasible and reasonable scheme, which I, for one, could readily believe. If such a view of Christianity were generally accepted, and if it were enforced by assurance and demonstration from the New Revelation which is coming to us from the other side, then we should have a creed which might unite the churches, which might be reconciled to science, which might defy all attacks, and which might carry the Christian Faith on for an indefinite period. Reason and Faith would at last be reconciled, a nightmare would be lifted from our minds, and spiritual peace would prevail. I do not see such results coming as a sudden conquest or a violent revolution. Rather will it come as a peaceful penetration, as some crude ideas, such as the Eternal Hell idea, have already gently faded away within our own lifetime. It is, however, when the human soul is ploughed and harrowed by suffering that the seeds of truth may be planted, and so some future spiritual harvest will surely rise from the days in which we live. When I read the New Testament with the knowledge which I have of Spiritualism, I am left with a deep conviction that the teaching of Christ was in many most important respects lost by the early Church, and has not come down to us. All these allusions to a conquest over death have, as it seems to me, little meaning in the present Christian philosophy, whereas for those who have seen, however dimly, through the veil, and touched, however slightly, the outstretched hands beyond, death has indeed been conquered. When we read so many references to the phenomena with which we are familiar, the levitations, the tongues of fire, the rushing wind, the spiritual gifts, the working of wonders, we feel that the central fact of all, the continuity of life and the communication with the dead, was most certainly known. Our attention is arrested by such a saying as: “Here he worked no wonders because the people were wanting in faith.” Is this not absolutely in accordance with psychic law as we know it? Or when Christ, on being touched by the sick woman, said: “Who has touched me? Much virtue has passed out of me.” Could He say more clearly what a healing medium would say now, save that He would use the word “Power” instead of “virtue”; or when we read: “Try the spirits whether they be of God,” is it not the very, advice which would now be given to a novice approaching a seance? It is too large a question for me to do more than indicate, but I believe that this subject, which the more rigid Christian churches now attack so bitterly, is really the central teaching of Christianity itself. To those who would read more upon this line of thought, I strongly recommend Dr. Abraham Wallace’s Jesus of Nazareth, if this valuable little work is not out of print. He demonstrates in it most convincingly that Christ’s miracles were all within the powers of psychic law as we now understand it, and were on the exact lines of such law even in small details. Two examples have already been given. Many are worked out in that pamphlet. One which convinced me as a truth was the thesis that the story of the materialisation of the two prophets upon the mountain was extraordinarily accurate when judged by psychic law. There is the fact that Peter, James and John (who formed the psychic circle when the dead was restored to life, and were presumably the most helpful of the group) were taken. Then there is the choice of the high pure air of the mountain, the drowsiness of the attendant mediums, the transfiguring, the shining robes, the cloud, the words: “Let us make three tabernacles,” with its alternate reading: “Let us make three booths or cabinets” (the ideal way of condensing power and producing materialisations) — all these make a very consistent theory of the nature of the proceedings. For the rest, the list of gifts which St. Paul gives as being necessary for the Christian Disciple, is simply the list of gifts of a very powerful medium, including prophecy, healing, causing miracles (or physical phenomena), clairvoyance, and other powers (I Corinth, xii, 8, 11). The early Christian Church was saturated with spiritualism, and they seem to have paid no attention to those Old Testament prohibitions which were meant to keep these powers only for the use and profit of the priesthood.
CAPITOLO II. La rivelazione
Ora posso, con un certo sollievo, affrontare questo grande argomento da un punto di vista più impersonale. È stata fatta allusione a una serie di nuove dottrine: da dove derivano? In gran parte provengono attraverso scritti ottenuti in condizioni di trance, in cui la mano del medium viene controllata o da presunte anime defunte, come nel caso di Miss Julia Ames, o da presunti insegnanti superiori, come nel caso di Mr. Stainton Moses. Queste comunicazioni scritte vengono integrate da un gran numero di dichiarazioni fatte durante stati di trance, nonché da messaggi verbali inviati dagli spiriti attraverso le labbra dei medium. A volte tali informazioni arrivano anche sotto forma di voci dirette, come nei numerosi casi descritti dall’ammiraglio Usborne Moore nel suo libro The Voices. Occasionalmente, queste rivelazioni si manifestano attraverso fenomeni legati al movimento dei tavoli o a comunicazioni familiari, come nei due casi che ho descritto personalmente in precedenza. Altre volte, come nel caso registrato da Mrs. de Morgan, tali messaggi arrivano addirittura attraverso la mano di un bambino.
Ora, naturalmente, ci troviamo di fronte a un’obiezione ovvia: come possiamo essere certi che questi messaggi provengano davvero dall’aldilà? Come possiamo sapere che il medium non li stia scrivendo consapevolmente, o – nel caso in cui ciò sia improbabile – che non li stia scrivendo inconsciamente attraverso il proprio “io superiore”? Questa è una critica del tutto legittima, e dobbiamo applicarla rigorosamente in ogni caso. Infatti, se tutto il mondo dovesse essere pieno di “piccoli profeti” che esprimono le proprie opinioni sullo stato religioso senza alcuna prova se non la propria affermazione, torneremmo certamente ai tempi bui della fede cieca. La risposta è che abbiamo bisogno di segni che possiamo verificare prima di accettare affermazioni che non possiamo mettere alla prova. In passato, le persone chiedevano un segno a un profeta: era una richiesta del tutto ragionevole e rimane valida ancora oggi. Se qualcuno mi racconta di vita in un altro mondo senza alcuna prova se non la propria affermazione, preferirei che quel racconto finisse nella spazzatura piuttosto che sulla mia scrivania. La vita è troppo breve per valutare i meriti di simili “opere”. Ma se, come nel caso di Stainton Moses e delle sue “Insegnanze dello Spirito”, le dottrine affermate provenire dall’aldilà sono accompagnate da numerosi doni straordinari – e Stainton Moses fu uno dei maggiori medium che l’Inghilterra abbia mai prodotto – allora considero la questione con maggiore serietà. Inoltre, se Miss Julia Ames riesce a rivelare a Mr. Stead informazioni sulla sua vita terrena di cui lui non avrebbe potuto conoscenza, e se queste informazioni si dimostrano vere quando vengono verificate, allora è più facile credere che anche quelle informazioni che non possono essere verificate siano in realtà vere. Oppure, se Raymond ci parla di una fotografia la cui copia non era mai arrivata in Inghilterra e che si rivela esattamente come lui l’aveva descritta, e se riesce a fornirci dettagli sulla sua vita familiare che i suoi stessi parenti hanno dovuto verificare per constatarne la veridicità, non è forse ragionevole supporre che sia abbastanza preciso nella descrizione delle proprie esperienze e del proprio stato di vita nel momento in cui le comunica? E quando Mr. Arthur Hill riceve messaggi da persone di cui non aveva mai sentito parlare e successivamente verifica che sono veri in ogni dettaglio, non è forse logico pensare che anche quelle persone stiano dicendo la verità riguardo alla propria situazione attuale? I casi sono molti; ne menziono solo alcuni, ma il punto principale è che l’intero sistema, dal più banale fenomeno fisico come i movimenti di un tavolo fino alle parole più ispirate di un profeta, costituisce un tutto coerente: ogni elemento è collegato al successivo. Quando l’estremità più umile di questa catena fu messa nelle mani dell’umanità, lo scopo era che quest’ultima potesse, con diligenza e ragionamento, risalire lungo di essa fino a raggiungere la rivelazione che si trovava alla fine.
Non deridete le umili origini, il tavolo che si muove o la tamburina che “vola”, per quanto tali fenomeni possano essere stati abusati o simulati; ricordate invece che una mela che cade ci ha insegnato la gravità, una pentola che bollisce ci ha portato la macchina a vapore, e il movimento convulso di una rana ha aperto la strada a riflessioni ed esperimenti che ci hanno permesso di scoprire l’elettricità. Quindi, quelle manifestazioni apparentemente semplici di Hydesville hanno portato a risultati che hanno attirato i più brillanti intellettuali di questo paese negli ultimi vent’anni, e che, a mio parere, saranno alla base di uno sviluppo umano senza precedenti nella storia del mondo.
Uomini di cui rispetto molto l’opinione – in particolare Sir William Barratt – hanno affermato che la ricerca psichica sia del tutto diversa dalla religione. Certamente lo è, nel senso che una persona può essere un ottimo ricercatore psichico ma una cattiva persona. Tuttavia, i risultati della ricerca psichica, le deduzioni che possiamo trarne e le lezioni che possiamo imparare ci insegnano sulla continuità della vita dell’‘anima, sulla natura di quella vita e su come essa sia influenzata dal nostro comportamento in questa vita. Se questo è diverso dalla religione, devo confessare di non comprendere tale distinzione. Per me, questa ricerca rappresenta proprio la essenza della religione. Ma ciò non significa che debba necessariamente trasformarsi in una nuova religione. Personalmente spero che non accada. Siamo già abbastanza divisi, non credete? Piuttosto, vorrei che diventasse quella grande forza unificatrice, quell’elemento comune a tutte le religioni, cristiane o no, che costituisca la base su cui ciascuna può costruire il proprio sistema, anche se questo dovesse essere diverso dagli altri. Le razze meridionali chiederanno sempre qualcosa di meno austero rispetto al Nord; l’Ovest sarà sempre più critico dell’Est. Non si può pretendere che tutti aderiscano a uno stesso standard. Ma se le idee fondamentali contenute in questa dottrina venissero accettate, allora l’umanità avrebbe compiuto un grande passo verso la pace e l’unità religiose. La domanda che ci poniamo quindi è: come quest’influenza influenzerà le religioni e le filosofie organizzate che hanno finora guidato le azioni degli uomini? La risposta è che solo per una di queste religioni o filosofie questa nuova )rivelazione rappresenta un vero pericolo: il Materialismo. Non lo dico con alcun intento ostile nei confronti dei materialisti, i quali, in quanto gruppo organizzato, sono, a mio parere, altrettanto seri e morali di qualsiasi altro gruppo. Ma è evidente che, se lo spirito può esistere senza la materia, allora le basi del Materialismo crollano completamente, e l’intero sistema di pensiero si dissolve.
Per quanto riguarda le altre credenze, bisogna ammettere che l’accettazione degli insegnamenti portati a noi da fonti esterne modificherebbe profondamente la tradizionale Christianità. Tuttavia, tali modifiche sarebbero piuttosto orientate verso una spiegazione e uno sviluppo dei principi cristiani, piuttosto che verso contraddizioni. Eliminerebbero gravi malintesi che hanno sempre offeso la ragione di ogni uomo riflessivo, confermando al contempo con certezza il fatto della vita dopo la morte, fondamento di tutta la religione. Confermerebbero anche le conseguenze negative del peccato, mostrando però che tali conseguenze non sono mai assolutamente permanenti. Riconoscerebbero l’esistenza di esseri superiori – quegli che chiamiamo angeli – e di una gerarchia sempre più elevata al di sopra di noi, nella quale lo spirito di Cristo trova il suo posto, raggiungendo infine vette infinite associate all’idea di onnipotenza o di Dio. Confermerebbero inoltre l’esistenza del cielo e di uno stato punitivo temporaneo, corrispondente al purgatorio piuttosto che all’inferno. Quindi, su alcuni dei punti più fondamentali, questa nuova rivelazione NON è distruttiva delle credenze esistenti; anzi, dovrebbe essere accolta con entusiasmo da persone sincere di tutte le fedi come un potente alleato, e non come un pericoloso nemico generato dal demonio.
D’altra parte, consideriamo ora i punti in cui la Christianità deve essere modificata da questa nuova rivelazione. Prima di tutto, si può affermare qualcosa che è ovvio per molti, anche se lo deplorano: la Christianità deve cambiare, altrimenti perirà. Questa è la legge della vita: le cose devono adattarsi o scomparire. La Christianità ha rinviato questo cambiamento per molto tempo; l’ha rinviato fino a quando le sue chiese non sono diventate semivuote, fino a quando le donne ne sono diventate i principali sostenitori, e fino a quando sia la parte istruita della comunità che la classe più povera, in città come in campagna, si sono in gran parte allontanate da essa. Cerchiamo di individuare il motivo di questo fenomeno: esso è evidente in tutte le sette e deriva quindi da una causa comune e profonda.
Le persone si sentono alienate perché, francamente, non ritengono vere le informazioni che loro vengono presentate. Sia la loro ragione che il loro senso della giustizia vengono offesi allo stesso modo. Non si può riconoscere alcuna giustizia in un sacrificio altrui, né in un Dio che potrebbe essere placato con simili mezzi. Soprattutto, molte persone non riescono a comprendere espressioni come “redenzione dal peccato” o “purificazione dal sangue dell’Agnello”. Finché esisteva anche solo il minimo dubbio sulla caduta dell’uomo, c’era almeno una sorta di spiegazione per queste frasi; ma quando divenne certo che l’uomo non era mai caduto – quando, con conoscenze sempre più approfondite, potemmo seguire le tracce dei nostri antenati fino all’uomo delle caverne e all’uomo primitivo, indietro a quel tempo remoto in cui l’animale simile all’uomo si è lentamente evoluto nell’uomo – guardando indietro su tutta questa vasta successione di vita, capimmo che essa era sempre stata un progresso graduale. Non esisteva mai alcuna prova di una caduta. Ma se non c’era stata alcuna caduta, allora cosa significavano il sacrificio espiatorio, la redenzione, il peccato originale e gran parte della filosofia mistica cristiana? Anche se queste idee fossero in sé razionali, rimarrebbero comunque del tutto lontane dalla realtà.
Inoltre, sembra che si dia troppa importanza alla morte di Cristo. Non è affatto raro morire per un’idea: ogni religione ha avuto i suoi martiri; molte persone muoiono continuamente per le loro convinzioni. In questo momento stesso, migliaia dei nostri giovani lo stanno facendo in Francia. Pertanto, la morte di Cristo, per quanto bella sia nella narrazione evangelica, sembra aver assunto un’importanza eccessiva, come se fosse un fenomeno isolato nel corso della storia umana. A mio parere, si è dato troppo enfasi alla morte di Cristo e troppo poco alla Sua vita: era proprio nella Sua vita che risiedevano la vera grandezza e il vero messaggio. Era una vita in cui non c’era alcun tratto brutto, nemmeno nelle informazioni limitate che ne abbiamo; una vita piena di tolleranza verso gli altri, di carità, di moderazione, di coraggio gentile, sempre aperta a nuove idee, eppure mai ostile verso quelle idee che in realtà stava sostituendo. Anche se talvolta perdeva la pazienza con i loro sostenitori più bigotti e ristretti. In particolare, ammiro la Sua disponibilità ad affrontare lo spirito della religione, mettendo da parte i testi e le forme rituali. Nessuno aveva mai avuto un senso comune così robusto, né una tale compassione per la debolezza umana. È proprio questa vita meravigliosa e straordinaria, e non la Sua morte, il vero cuore della religione cristiana.
Ora, consideriamo la luce che riceviamo dai guide spirituali riguardo a questa questione del Cristianesimo. Le opinioni, laggiù come qui, non sono assolutamente uniformi; tuttavia, leggendo numerosi messaggi sull’argomento, si arriva alla seguente conclusione: ci sono molti spiriti elevati insieme ai nostri defunti, e questi spiriti differiscono per grado. Chiamateli “angeli”, e vi troverete in linea con le antiche concezioni religiose. Al di sopra di tutti questi si trova lo spirito più grande di cui abbiano conoscenza: non Dio, poiché Dio è così infinito da essere al di là della loro comprensione, ma qualcuno che è più vicino a Dio e, in questo senso, lo rappresenta. Questo è lo Spirito di Cristo. La sua cura principale riguarda la terra; egli discese su di essa in un’epoca di grande corruzione, quando il mondo era quasi altrettanto malvagio quanto oggi, al fine di insegnare alle persone l’esempio di una vita ideale. Poi tornò alla sua alta posizione, lasciando dietro di sé un esempio che ancora oggi viene talvolta seguito. Questa è la storia di Cristo così come descritta dagli spiriti. Qui non c’è nulla riguardo all’Espiazione o alla Redenzione; tuttavia esiste un piano perfettamente ragionevole e realizzabile, che io stesso potrei facilmente credere in esso.
Se una tale visione del Cristianesimo venisse generalmente accettata, e se fosse avvalorata dalle certezze e dalle dimostrazioni fornite dalla Nuova Rivelazione che ci sta giungendo dall’altra dimensione, allora avremmo un credo in grado di unire le chiese, di conciliarsi con la scienza, di resistere a ogni attacco e di portare la Fede Cristiana per un periodo indefinito. Ragione e Fede finalmente si sarebbero riconciliate, un incubo svanirebbe dalle nostre menti e regnerebbe la pace spirituale. Non credo che tali risultati possano arrivare attraverso una conquista improvvisa o una rivoluzione violenta; piuttosto, avverranno in modo pacifico, proprio come alcune idee primitive, come quella dell’Inferno Eterno, sono già lentamente scomparse nel corso della nostra vita. Tuttavia, è solo quando l’anima umana viene messa alla prova dal dolore che i semi della verità possono essere piantati; e così, in futuro, una qualche ricompensa spirituale sicuramente sorgerà dai giorni in cui viviamo oggi.
Quando leggo il Nuovo Testamento con la conoscenza che ho dello spiritualismo, rimango profondamente convinto che l’insegnamento di Cristo sia stato, in molti aspetti fondamentali, perduto dalla Chiesa primitiva e non ci sia pervenuto fino ad oggi. Tutte queste allusioni a una vittoria sulla morte sembrano avere poco significato nella filosofia cristiana attuale; invece, per coloro che hanno visto, anche se vagamente, attraverso quel velo e toccato, anche se leggermente, quelle mani tese al di là della morte, questa vittoria è davvero stata realizzata. Quando leggiamo tante menzioni a fenomeni che ci sono familiari – le levitazioni, le lingue di fuoco, il vento impetuoso, i doni spirituali, l’operare miracoli – sentiamo che il fatto centrale di tutto ciò, cioè la continuità della vita e la comunicazione con i morti, era certamente conosciuto. Ci colpiscono frasi come: “Qui non ha operato alcun miracolo perché la gente mancava di fede”. Non è forse questo in perfetta armonia con le leggi dello spiritualismo così come le conosciamo oggi? O quando Cristo, venendo toccato dalla donna malata, disse: “Chi mi ha toccato? Molta virtù è uscita da me”. Non potrebbe dire più chiaramente ciò che un medium guaritore direbbe oggi, se non utilizzasse la parola “potere” al posto di “virtù”? O quando leggiamo: “Provaate questi spiriti per vedere se sono di Dio”; non è forse proprio questo il consiglio che si darebbe oggi a un neofita che si avvicina a una seduta spiritica? È una questione troppo importante perché io possa fare di più che indicarne alcuni aspetti; credo però che questo argomento, contro cui le chiese cristiane più rigide attaccano con tanta ferocia oggi, sia in realtà l’insegnamento centrale del Cristianesimo stesso. A coloro che desiderano approfondire questa linea di pensiero, consiglio vivamente il libro “Gesù di Nazareth” del dottor Abraham Wallace, se questo prezioso lavoro non è più in stampa. In esso dimostra in modo molto convincente che i miracoli di Cristo rientravano tutte nelle possibilità delle leggi dello spiritualismo così come le comprendiamo oggi, e seguivano esattamente tali leggi anche nei dettagli più piccoli. Sono già stati forniti due esempi; molti altri ne sono analizzati in quel pamphlet. Uno di quelli che mi ha convinto della veridicità di quanto affermato è l’argomento secondo cui la storia della materializzazione dei due profeti sulla montagna risulta estremamente accurata se valutata secondo le leggi dello spiritualismo. C’è il fatto che Pietro, Giacomo e Giovanni (che formavano il cerchio spirituale durante l’episodio della resurrezione dei morti, e probabilmente erano i più capaci del gruppo) furono coinvolti in quell’evento. Inoltre, la scelta dell’aria pura della montagna, la sonnolenza dei medium presenti, il cambiamento esteriore di Cristo, le vesti luminose, la nuvola, le parole “Facciamo tre tabernacoli” – con l’altra possibile interpretazione: “Facciamo tre capanne o stanze” (il modo ideale per concentrare energia e produrre materializzazioni) – tutto ciò costituisce una teoria molto coerente sulla natura di quegli eventi. Per quanto riguarda gli altri aspetti, l’elenco dei doni che San.
Quello che Paolo considera necessario per il discepolo cristiano è, in realtà, l’elenco dei doni di un medium molto potente, tra cui la profezia, la guarigione, la capacità di compiere miracoli o fenomeni fisici, la chiaroveggenza e altri poteri (I Corinzi, xii, 8, 11). La Chiesa cristiana primitiva era permeata da pratiche spiritualistiche, e sembra che non abbiano prestato attenzione a quelle proibizioni dell’Antico Testamento che avevano lo scopo di riservare tali poteri esclusivamente all’uso e al beneficio del sacerdozio.
CHAPTER III. THE COMING LIFE Now, leaving this large and possibly contentious subject of the modifications which such new revelations must produce in Christianity, let us try to follow what occurs to man after death. The evidence on this point is fairly full and consistent. Messages from the dead have been received in many lands at various times, mixed up with a good deal about this world, which we could verify. When messages come thus, it is only fair, I think, to suppose that if what we can test is true, then what we cannot test is true also. When in addition we find a very great uniformity in the messages and an agreement as to details which are not at all in accordance with any pre-existing scheme of thought, then I think the presumption of truth is very strong. It is difficult to think that some fifteen or twenty messages from various sources of which I have personal notes, all agree, and yet are all wrong, nor is it easy to suppose that spirits can tell the truth about our world but untruth about their own. I received lately, in the same week, two accounts of life in the next world, one received through the hand of the near relative of a high dignitary of the Church, while the other came through the wife of a working mechanician in Scotland. Neither could have been aware of the existence of the other, and yet the two accounts are so alike as to be practically the same. Vide Appendix II. The message upon these points seems to me to be infinitely reassuring, whether we regard our own fate or that of our friends. The departed all agree that passing is usually both easy and painless, and followed by an enormous reaction of peace and ease. The individual finds himself in a spirit body, which is the exact counterpart of his old one, save that all disease, weakness, or deformity has passed from it. This body is standing or floating beside the old body, and conscious both of it and of the surrounding people. At this moment the dead man is nearer to matter than he will ever be again, and hence it is that at that moment the greater part of those cases occur where, his thoughts having turned to someone in the distance, the spirit body went with the thoughts and was manifest to the person. Out of some 250 cases carefully examined by Mr. Gurney, 134 of such apparitions were actually at this moment of dissolution, when one could imagine that the new spirit body was possibly so far material as to be more visible to a sympathetic human eye than it would later become. These cases, however, are very rare in comparison with the total number of deaths. In most cases I imagine that the dead man is too preoccupied with his own amazing experience to have much thought for others. He soon finds, to his surprise, that though he endeavours to communicate with those whom he sees, his ethereal voice and his ethereal touch are equally unable to make any impression upon those human organs which are only attuned to coarser stimuli. It is a fair subject for speculation, whether a fuller knowledge of those light rays which we know to exist on either side of the spectrum, or of those sounds which we can prove by the vibrations of a diaphragm to exist, although they are too high for mortal ear, may not bring us some further psychical knowledge. Setting that aside, however, let us follow the fortunes of the departing spirit. He is presently aware that there are others in the room besides those who were there in life, and among these others, who seem to him as substantial as the living, there appear familiar faces, and he finds his hand grasped or his lips kissed by those whom he had loved and lost. Then in their company, and with the help and guidance of some more radiant being who has stood by and waited for the newcomer, he drifts to his own surprise through all solid obstacles and out upon his new life. This is a definite statement, and this is the story told by one after the other with a consistency which impels belief. It is already very different from any old theology. The Spirit is not a glorified angel or goblin damned, but it is simply the person himself, containing all his strength and weakness, his wisdom and his folly, exactly as he has retained his personal appearance. We can well believe that the most frivolous and foolish would be awed into decency by so tremendous an experience, but impressions soon become blunted, the old nature may soon reassert itself in new surroundings, and the frivolous still survive, as our seance rooms can testify. And now, before entering upon his new life, the new Spirit has a period of sleep which varies in its length, sometimes hardly existing at all, at others extending for weeks or months. Raymond said that his lasted for six days. That was the period also in a case of which I had some personal evidence. Mr. Myers, on the other hand, said that he had a very prolonged period of unconsciousness. I could imagine that the length is regulated by the amount of trouble or mental preoccupation of this life, the longer rest giving the better means of wiping this out. Probably the little child would need no such interval at all. This, of course, is pure speculation, but there is a considerable consensus of opinion as to the existence of a period of oblivion after the first impression of the new life and before entering upon its duties. Having wakened from this sleep, the spirit is weak, as the child is weak after earth birth. Soon, however, strength returns and the new life begins. This leads us to the consideration of heaven and hell. Hell, I may say, drops out altogether, as it has long dropped out of the thoughts of every reasonable man. This odious conception, so blasphemous in its view of the Creator, arose from the exaggerations of Oriental phrases, and may perhaps have been of service in a coarse age where men were frightened by fires, as wild beasts are seared by the travellers. Hell as a permanent place does not exist. But the idea of punishment, of purifying chastisement, in fact of Purgatory, is justified by the reports from the other side. Without such punishment there could be no justice in the Universe, for how impossible it would be to imagine that the fate of a Rasputin is the same as that of a Father Damien. The punishment is very certain and very serious, though in its less severe forms it only consists in the fact that the grosser souls are in lower spheres with a knowledge that their own deeds have placed them there, but also with the hope that expiation and the help of those above them will educate them and bring them level with the others. In this saving process the higher spirits find part of their employment. Miss Julia Ames in her beautiful posthumous book, says in memorable words: “The greatest joy of Heaven is emptying Hell.” Setting aside those probationary spheres, which should perhaps rather be looked upon as a hospital for weakly souls than as a penal community, the reports from the other world are all agreed as to the pleasant conditions of life in the beyond. They agree that like goes to like, that all who love or who have interests in common are united, that life is full of interest and of occupation, and that they would by no means desire to return. All of this is surely tidings of great joy, and I repeat that it is not a vague faith or hope, but that it is supported by all the laws of evidence which agree that where many independent witnesses give a similar account, that account has a claim to be considered a true one. If it were an account of glorified souls purged instantly from all human weakness and of a constant ecstasy of adoration round the throne of the all powerful, it might well be suspected as being the mere reflection of that popular theology which all the mediums had equally received in their youth. It is, however, very different to any preexisting system. It is also supported, as I have already pointed out, not merely by the consistency of the accounts, but by the fact that the accounts are the ultimate product of a long series of phenomena, all of which have been attested as true by those who have carefully examined them. In connection with the general subject of life after death, people may say we have got this knowledge already through faith. But faith, however beautiful in the individual, has always in collective bodies been a very two-edged quality. All would be well if every faith were alike and the intuitions of the human race were constant. We know that it is not so. Faith means to say that you entirely believe a thing which you cannot prove. One man says: “My faith is THIS.” Another says: “My faith is THAT.” Neither can prove it, so they wrangle for ever, either mentally or in the old days physically. If one is stronger than the other, he is inclined to persecute him just to twist him round to the true faith. Because Philip the Second’s faith was strong and clear he, quite logically, killed a hundred thousand Lowlanders in the hope that their fellow countrymen would be turned to the all-important truth. Now, if it were recognised that it is by no means virtuous to claim what you could not prove, we should then be driven to observe facts, to reason from them, and perhaps reach common agreement. That is why this psychical movement appears so valuable. Its feet are on something more solid than texts or traditions or intuitions. It is religion from the double point of view of both worlds up to date, instead of the ancient traditions of one world. We cannot look upon this coming world as a tidy Dutch garden of a place which is so exact that it can easily be described. It is probable that those messengers who come back to us are all, more or less, in one state of development and represent the same wave of life as it recedes from our shores. Communications usually come from those who have not long passed over, and tend to grow fainter, as one would expect. It is instructive in this respect to notice that Christ’s reappearances to his disciples or to Paul, are said to have been within a very few years of his death, and that there is no claim among the early Christians to have seen him later. The cases of spirits who give good proof of authenticity and yet have passed some time are not common. There is, in Mr. Dawson Roger’s life, a very good case of a spirit who called himself Manton, and claimed to have been born at Lawrence Lydiard and buried at Stoke Newington in 1677. It was clearly shown afterwards that there was such a man, and that he was Oliver Cromwell’s chaplain. So far as my own reading goes, this is the oldest spirit who is on record as returning, and generally they are quite recent. Hence, one gets all one’s views from the one generation, as it were, and we cannot take them as final, but only as partial. How spirits may see things in a different light as they progress in the other world is shown by Miss Julia Ames, who was deeply impressed at first by the necessity of forming a bureau of communication, but admitted, after fifteen years, that not one spirit in a million among the main body upon the further side ever wanted to communicate with us at all since their own loved ones had come over. She had been misled by the fact that when she first passed over everyone she met was newly arrived like herself. Thus the account we give may be partial, but still such as it is it is very consistent and of extraordinary interest, since it refers to our own destiny and that of those we love. All agree that life beyond is for a limited period, after which they pass on to yet other phases, but apparently there is more communication between these phases than there is between us and Spiritland. The lower cannot ascend, but the higher can descend at will. The life has a close analogy to that of this world at it its best. It is pre-eminently a life of the mind, as this is of the body. Preoccupations of food, money, lust, pain, etc., are of the body and are gone. Music, the Arts, intellectual and spiritual knowledge, and progress have increased. The people are clothed, as one would expect, since there is no reason why modesty should disappear with our new forms. These new forms are the absolute reproduction of the old ones at their best, the young growing up and the old reverting until all come to the normal. People live in communities, as one would expect if like attracts like, and the male spirit still finds his true mate though there is no sexuality in the grosser sense and no childbirth. Since connections still endure, and those in the same state of development keep abreast, one would expect that nations are still roughly divided from each other, though language is no longer a bar, since thought has become a medium of conversation. How close is the connection between kindred souls over there is shown by the way in which Myers, Gurney and Roden Noel, all friends and co-workers on earth, sent messages together through Mrs. Holland, who knew none of them, each message being characteristic to those who knew the men in life — or the way in which Professor Verrall and Professor Butcher, both famous Greek scholars, collaborated to produce the Greek problem which has been analysed by Mr. Gerald Balfour in The Ear of Dionysius, with the result that that excellent authority testified that the effect COULD have been attained by no other entities, save only Verrall and Butcher. It may be remarked in passing that these and other examples show clearly either that the spirits have the use of an excellent reference library or else that they have memories which produce something like omniscience. No human memory could possibly carry all the exact quotations which occur in such communications as The Ear of Dionysius. These, roughly speaking, are the lines of the life beyond in its simplest expression, for it is not all simple, and we catch dim glimpses of endless circles below descending into gloom and endless circles above, ascending into glory, all improving, all purposeful, all intensely alive. All are agreed that no religion upon earth has any advantage over another, but that character and refinement are everything. At the same time, all are also in agreement that all religions which inculcate prayer, and an upward glance rather than eyes for ever on the level, are good. In this sense, and in no other — as a help to spiritual life — every form may have a purpose for somebody. If to twirl a brass cylinder forces the Thibetan to admit that there is something higher than his mountains, and more precious than his yaks, then to that extent it is good. We must not be censorious in such matters. There is one point which may be mentioned here which is at first startling and yet must commend itself to our reason when we reflect upon it. This is the constant assertion from the other side that the newly passed do not know that they are dead, and that it is a long time, sometimes a very long time, before they can be made to understand it. All of them agree that this state of bewilderment is harmful and retarding to the spirit, and that some knowledge of the actual truth upon this side is the only way to make sure of not being dazed upon the other. Finding conditions entirely different from anything for which either scientific or religious teaching had prepared them, it is no wonder that they look upon their new sensations as some strange dream, and the more rigidly orthodox have been their views, the more impossible do they find it to accept these new surroundings with all that they imply. For this reason, as well as for many others, this new revelation is a very needful thing for mankind. A smaller point of practical importance is that the aged should realise that it is still worth while to improve their minds, for though they have no time to use their fresh knowledge in this world it will remain as part of their mental outfit in the next. As to the smaller details of this life beyond, it is better perhaps not to treat them, for the very good reason that they are small details. We will learn them all soon for ourselves, and it is only vain curiosity which leads us to ask for them now. One thing is clear: there are higher intelligences over yonder to whom synthetic chemistry, which not only makes the substance but moulds the form, is a matter of absolute ease. We see them at work in the coarser media, perceptible to our material senses, in the seance room. If they can build up simulacra in the seance room, how much may we expect them to do when they are working upon ethereal objects in that ether which is their own medium. It may be said generally that they can make something which is analogous to anything which exists upon earth. How they do it may well be a matter of guess and speculation among the less advanced spirits, as the phenomena of modern science are a matter of guess and speculation to us. If one of us were suddenly called up by the denizen of some sub-human world, and were asked to explain exactly what gravity is, or what magnetism is, how helpless we should be! We may put ourselves in the position, then, of a young engineer soldier like Raymond Lodge, who tries to give some theory of matter in the beyond — a theory which is very likely contradicted by some other spirit who is also guessing at things above him. He may be right, or he may be wrong, but he is doing his best to say what he thinks, as we should do in similar case. He believes that his transcendental chemists can make anything, and that even such unspiritual matter as alcohol or tobacco could come within their powers and could still be craved for by unregenerate spirits. This has tickled the critics to such an extent that one would really think to read the comments that it was the only statement in a book which contains 400 closely-printed pages. Raymond may be right or wrong, but the only thing which the incident proves to me is the unflinching courage and honesty of the man who chronicled it, knowing well the handle that he was giving to his enemies. There are many who protest that this world which is described to us is too material for their liking. It is not as they would desire it. Well, there are many things in this world which seem different from what we desire, but they exist none the less. But when we come to examine this charge of materialism and try to construct some sort of system which would satisfy the idealists, it becomes a very difficult task. Are we to be mere wisps of gaseous happiness floating about in the air? That seems to be the idea. But if there is no body like our own, and if there is no character like our own, then say what you will, WE have become extinct. What is it to a mother if some impersonal glorified entity is shown to her? She will say, “that is not the son I lost — I want his yellow hair, his quick smile, his little moods that I know so well.” That is what she wants; that, I believe, is what she will have; but she will not have them by any system which cuts us away from all that reminds us of matter and takes us to a vague region of floating emotions. There is an opposite school of critics which rather finds the difficulty in picturing a life which has keen perceptions, robust emotions, and a solid surrounding all constructed in so diaphanous a material. Let us remember that everything depends upon its comparison with the things around it. If we could conceive of a world a thousand times denser, heavier and duller than this world, we can clearly see that to its inmates it would seem much the same as this, since their strength and texture would be in proportion. If, however, these inmates came in contact with us, they would look upon us as extraordinarily airy beings living in a strange, light, spiritual atmosphere. They would not remember that we also, since our beings and our surroundings are in harmony and in proportion to each other, feel and act exactly as they do. We have now to consider the case of yet another stratum of life, which is as much above us as the leaden community would be below us. To us also it seems as if these people, these spirits, as we call them, live the lives of vapour and of shadows. We do not recollect that there also everything is in proportion and in harmony so that the spirit scene or the spirit dwelling, which might seem a mere dream thing to us, is as actual to the spirit as are our own scenes or our own dwellings, and that the spirit body is as real and tangible to another spirit as ours to our friends.
CAPITOLO III. LA VITA DOPOTRAVIA
Ora, lasciando da parte questo vasto e probabilmente controverso argomento riguardante i cambiamenti che tali nuove rivelazioni devono apportare nella Chiesa cristiana, proviamo ad analizzare ciò che accade all’uomo dopo la morte. Le prove in merito sono piuttosto numerose e coerenti. Messaggi provenienti dai defunti sono stati ricevuti in molti luoghi e in diversi momenti, e spesso contengono informazioni riguardanti questo mondo che possiamo verificare. Quando tali messaggi arrivano, ritengo sia giusto supporre che ciò che possiamo confermare come vero debba essere considerato vero anche per quanto non possiamo verificarlo direttamente. Inoltre, quando notiamo una grande uniformità nei contenuti di questi messaggi e un accordo su dettagli che non corrispondono affatto a alcun schema di pensiero preesistente, allora la probabilità che siano veri diventa molto alta. È difficile credere che quindici o venti messaggi provenienti da diverse fonti, di cui ho personalmente preso appunti, possano essere tutti falsi; altrettanto difficile è pensare che gli spiriti possano dire la verità sul nostro mondo ma mentire su quello loro. Di recente, nella stessa settimana, ho ricevuto due descrizioni della vita nell’aldilà: una tramite un parente di alto rango della Chiesa, l’altra attraverso la moglie di un meccanico scozzese. Nessuno dei due avrebbe potuto conoscere l’esistenza dell’altro, eppure le descrizioni erano così simili da essere praticamente identiche. Si veda l’Appendice II. A mio parere, questi messaggi sono estremamente rassicuranti, sia per quanto riguarda il nostro destino che quello dei nostri amici. I defunti concordano tutti nel dire che il passaggio dalla vita terrena alla vita successiva avviene solitamente in modo facile e indolore, seguito da un senso di pace e tranquillità. L’individuo si ritrova in un corpo spirituale che è esattamente l’equivalente del suo vecchio corpo, ma privo di malattie, debolezze o deformità. Questo nuovo corpo si trova accanto al corpo fisico ed è consapevole sia di esso che delle persone intorno a lui. In questo momento, il defunto è più vicino alla materia di quanto lo sarà mai più in futuro; per questo motivo, in molti casi, i suoi pensieri rivolti verso qualcuno lontano fanno sì che il corpo spirituale si diriga verso quella persona e appaia davanti a lei. Dei circa 250 casi attentamente esaminati dal signor Gurney, 134 di queste apparizioni sono avvenute proprio in questo momento di transizione, quando si può immaginare che il nuovo corpo spirituale fosse ancora abbastanza “materiale” da essere visibile agli occhi umani.
Questi casi, tuttavia, sono molto rari rispetto al numero totale di decessi. Nella maggior parte dei casi, immagino che la persona deceduta sia troppo presa dalla propria straordinaria esperienza per preoccuparsi degli altri. Presto scopre, con sua sorpresa, che anche se cerca di comunicare con coloro che vede, la sua voce eterea e il suo tocco etereo sono ugualmente incapaci di lasciare un’impressione su quegli organi umani che sono sensibili soltanto a stimoli più grossolani. È un argomento interessante per la speculazione: forse una conoscenza più approfondita di quei raggi luminosi che sappiamo esistere al di là dello spettro, o di quei suoni che possiamo dimostrare esistono attraverso le vibrazioni del diaframma, anche se sono troppo acuti per l’orecchio umano, potrebbe portarci a nuove conoscenze psichiche. Ma mettendo da parte questo aspetto, seguiamo ora il destino di quest’anima che si appresta a lasciare questo mondo. In quel momento, essa è consapevole che nella stanza ci sono altre persone, oltre a quelle che erano presenti in vita sua; tra queste, figure familiari le sembrano altrettanto reali dei viventi. Le sue mani vengono strette, le sue labbra baciate da coloro che aveva amato e poi perso. Poi, in loro compagnia, e con l’aiuto di esseri ancora più radiosi che hanno atteso il suo arrivo, essa supera tutti gli ostacoli e entra nella sua nuova vita.
Questa è una dichiarazione chiara e concisa; storie simili vengono raccontate da molte persone con coerenza tale da suscitare fiducia. Questo concetto è già molto diverso da qualsiasi dottrina teologica tradizionale: lo “spirito” non è un angelo glorificato né uno spirito malvagio, ma semplicemente la persona stessa, con tutte le sue qualità e debolezze, così come conserva il proprio aspetto fisico. È facile credere che anche la persona più frivola e sciocca possa essere costretta a comportarsi in modo decente da un’esperienza del genere. Tuttavia, queste impressioni tendono presto ad affievolirsi; la vecchia natura umana può facilmente riemergere in nuovi contesti, e le persone frivole continuano comunque a esistere, come possono testimoniare le nostre sedute spiritiche.
Prima di iniziare la sua nuova vita, lo “spirito” trascorre un periodo di sonno la cui durata varia: a volte è quasi nullo, altre volte dura settimane o mesi. Raymond ha detto che il suo periodo di sonno è durato sei giorni; lo stesso vale per un caso di cui ho personalmente conoscenza. Mr. Myers, invece, ha parlato di un periodo di incoscienza molto più lungo. È probabile che la durata di questo periodo dipenda dalla quantità di problemi o preoccupazioni mentali accumulate in questa vita: un riposo più lungo aiuta a “ cancellare” queste influenze negative. Probabilmente un bambino piccolo non avrebbe affatto bisogno di un tale periodo di recupero. Questo, ovviamente, è solo una speculazione. Tuttavia esiste un ampio consenso riguardo all’esistenza di questo periodo di oblio dopo la prima esperienza della nuova vita, prima che si inizi ad assumerne le responsabilità.
Essendo emerso da questo sonno, lo spirito è debole, proprio come un bambino dopo la nascita terrena. Tuttavia, presto ritorna la forza e inizia una nuova vita. Questo ci porta a riflettere su cielo e inferno. L’inferno, posso dire, non esiste affatto, poiché da tempo è stato dimenticato anche dai pensieri di ogni uomo ragionevole. Questa odiosa concezione, così blasfema nella sua visione del Creatore, è nata dalle esagerazioni di frasi orientali e forse può essere stata utile in un’epoca primitiva, quando le persone avevano paura dei fuochi, proprio come gli animali selvatici temono i viaggiatori. L’inferno come luogo permanente non esiste. Ma l’idea di punizione, di una purificazione attraverso la sofferenza – in altre parole, l’idea del Purgatorio – è giustificata dalle testimonianze provenienti dall’aldilà. Senza tale punizione, non ci sarebbe giustizia nell’Universo: sarebbe impossibile immaginare che il destino di un individuo malvagio fosse lo stesso di quello di una persona buona. La punizione è certa e grave; nelle sue forme meno severe, consiste semplicemente nel fatto che le anime più corrotte si trovino in sfere inferiori, consapevoli di essere lì a causa delle proprie azioni, ma anche con la speranza che il pentimento e l’aiuto di coloro che sono al di sopra possano educarle e farle raggiungere lo stesso livello degli altri. In questo processo salvifico, gli spiriti più elevati svolgono un ruolo importante. La signorina Julia Ames, nel suo bellissimo libro pubblicato postumamente, scrive parole memorabili: “La più grande gioia del cielo consiste nel vuotare l’inferno”.
Lasciando da parte quelle sfere di prova, che forse dovrebbero essere considerate piuttosto come un ospedale per anime deboli piuttosto che comunità peneali, tutte le testimonianze provenienti dall’aldilà concordano sulle piacevoli condizioni di vita nell’oltretomba. Si dice che i simili si uniscano tra loro, che coloro che si amano o che hanno interessi in comune vivano insieme in una vita piena di attività e interesse, e che non desidererebbero affatto tornare indietro. Tutto ciò rappresenta sicuramente notizie di grande gioia; ripeto che non si tratta di una fede o di una speranza vaga, ma di affermazioni supportate da tutte le leggi della logica: quando molti testimoni indipendenti forniscono descrizioni simili, tali descrizioni hanno il diritto di essere considerate vere. Se si trattasse semplicemente di storie su anime glorificate, purgate immediatamente da ogni debolezza umana e immerse in un’estasi continua di adorazione intorno al trono del Potente, si potrebbe sospettare che si tratti soltanto della riflessione di una teologia popolare condivisa da molti medium fin dall’infanzia. Tuttavia, questa visione è molto diversa da qualsiasi sistema religioso preesistente; inoltre, come ho già detto, non è supportata soltanto dalla coerenza delle testimonianze, ma anche dal fatto che queste testimonianze sono il risultato di una lunga serie di fenomeni verificatisi e confermati da persone che li hanno esaminati attentamente.
In relazione al tema generale della vita dopo la morte, le persone potrebbero dire di possedere già questa conoscenza attraverso la fede. Ma la fede, per quanto bella a livello individuale, è sempre stata una qualità a doppio taglio nei contesti collettivi. Tutto andrebbe bene se ogni fede fosse uguale e le intuizioni dell’umanità fossero costanti. Sappiamo invece che non è così. La fede significa credere completamente in qualcosa di cui non si può fornire alcuna prova. Uno dice: “La mia fede è questa”; un altro dice: “La mia fede è quella”. Nessuno dei due può dimostrarlo, quindi continuano a discutere, sia mentalmente che, nei tempi passati, fisicamente. Se uno è più forte dell’altro, tende a perseguitarlo nel tentativo di farlo convergere verso la “vera fede”. Poiché la fede di Filippo II era forte e chiara, egli uccise centomila olandesi nella speranza che i loro connazionali si convertissero alla verità fondamentale. Ora, se si riconoscesse che non è affatto virtuoso affermare ciò che non si può provare, saremmo costretti ad osservare i fatti, a ragionarne e forse a giungere a un accordo comune. È per questo che questo movimento psichico appare così prezioso: si basa su qualcosa di più solido dei testi, delle tradizioni o delle intuizioni. È una religione che tiene conto sia del mondo attuale che delle antiche tradizioni di un solo mondo.
Non possiamo considerare questo mondo futuro come un giardino olandese ordinato, un luogo così preciso da poter essere descritto facilmente. È probabile che quei messaggeri che tornano da noi si trovino tutti, più o meno, nello stesso stadio di sviluppo e rappresentino la stessa ondata di vita che si allontana dalle nostre rive. Le comunicazioni provengono solitamente da coloro che non sono passati a miglior vita da molto tempo, e tendono ad affievolirsi, come ci si potrebbe aspettare. A questo proposito, è interessante notare che le ricomparsizioni di Cristo ai suoi discepoli o a Paolo avvennero entro pochi anni dalla sua morte, e che tra i primi cristiani non vi fu alcuna affermazione secondo cui lo si fosse visto in seguito. I casi di spiriti che dimostrano una buona autenticità ma sono passati un certo tempo dall’essere morti non sono comuni. Nella vita del signor Dawson Rogers c’è un ottimo esempio di spirito che si presentò come Manton e affermò di essere nato a Lawrence Lydiard e sepolto a Stoke Newington nel 1677; in seguito si dimostrò che tale persona esisteva davvero ed era il cappellano di Oliver Cromwell. Per quanto ne so, questo è lo spirito più antico di cui si abbia memoria riguardo a ricomparsioni; in generale, questi fenomeni avvengono piuttosto di recente. Pertanto, le nostre conoscenze derivano soltanto da una singola generazione, e non possono essere considerate definitive, ma solo parziali. Il fatto che gli spiriti possano vedere le cose in modo diverso man mano che progrediscono nell’aldilà è dimostrato anche dalla signorina Julia Ames: all’inizio era profondamente convinta della necessità di creare un organismo per le comunicazioni con i morti, ma dopo quindici anni ammise che nessuno spirito, tra milioni, desiderasse mai comunicare con noi, una volta che i propri cari erano già passati a miglior vita. Era stata ingannata dal fatto che, quando lei stessa era morta, tutte le persone che aveva incontrato erano appena arrivate nell’aldilà, proprio come lei.
Quindi, il resoconto che forniamo potrebbe essere parziale, ma comunque molto coerente e di estremo interesse, poiché riguarda il nostro stesso destino e quello delle persone che amiamo. Tutti concordano sul fatto che la vita nell’aldilà duri per un periodo limitato, dopo il quale si passa ad altre fasi; tuttavia sembra esserci una maggiore comunicazione tra queste fasi di quanto ce ne sia tra noi e il “Regno dello Spirito”. Quelli che sono in uno stato inferiore non possono ascendere, ma quelli che sono in uno stato superiore possono discendere a piacimento. La vita nell’aldilà presenta molte analogie con quella di questo mondo nel suo aspetto migliore: è soprattutto una vita dello spirito, così come questa è una vita del corpo. Preoccupazioni legate al cibo, al denaro, alla lussuria, al dolore, ecc., appartengono al corpo e scompaiono in quell’aldilà; musica, arti, conoscenze intellettuali e spirituali, nonché il progresso personale, aumentano. Le persone sono vestite, come ci si potrebbe aspettare, poiché non c’è motivo che la modestia scompaia con le nuove forme di esistenza. Queste nuove forme rappresentano la riproduzione assoluta di quelle antiche nel loro aspetto migliore: i giovani crescono e gli anziani invecchiano, fino a quando tutti raggiungono uno stato normale. Le persone vivono in comunità, poiché simili attraggono simili; lo spirito maschile trova ancora la sua vera compagna, anche se non esiste una sessualità nel senso più stretto né processi di parto. Poiché i legami tra le persone continuano ad esistere e coloro che si trovano nello stesso stadio di sviluppo rimangono in contatto, ci si potrebbe aspettare che le nazioni siano ancora divise l’una dall’altra, anche se il linguaggio non rappresenta più un ostacolo, poiché il pensiero è diventato il mezzo principale di comunicazione. Quanto sia stretta la connessione tra anime affini in quell’aldilà lo dimostra il fatto che Myers, Gurney e Roden Noel, tutti amici e colleghi sulla Terra, inviarono messaggi insieme attraverso la signora Holland, che non conosceva nessuno di loro; ogni messaggio aveva caratteristiche tipiche delle persone che li avevano conosciuti in vita. Lo stesso vale per il caso del professor Verrall e del professor Butcher, entrambi famosi studiosi di greco: collaborarono insieme per risolvere un problema matematico, analizzato dal signor Gerald Balfour in “The Ear of Dionysius”; quell’autore riconobbe che tale risultato non avrebbe potuto essere ottenuto da nessun altro, se non da Verrall e Butcher. Si può osservare, a margine, che questi e altri esempi dimostrano chiaramente che gli spiriti dispongono di una straordinaria biblioteca di riferimento o che possiedono ricordi che permettono loro di avere una sorta di onniscienza; nessuna memoria umana potrebbe mai contenere tutte le citazioni esatte presenti in comunicazioni del genere.
In parole povere, queste sono le linee essenziali della vita nell’aldilà, nella sua espressione più semplice; tuttavia non tutto è così semplice, e noi intravediamo solo vagamente cerchi infiniti che discendono verso l’oscurità e cerchi infiniti che ascendono verso la gloria: tutto ciò evolve, ha uno scopo, è intensamente vitale. Tutti concordano sul fatto che nessuna religione terrena abbia un vantaggio rispetto alle altre, ma che carattere e raffinatezza siano ciò che conta veramente. Allo stesso tempo, tutti riconoscono che le religioni che inculcano la preghiera e uno sguardo verso l’alto, piuttosto che fissarsi sempre sul livello attuale, siano positive. In questo senso, e solo in questo, ogni forma religiosa può avere un valore per qualcuno come aiuto nella vita spirituale. Se far girare un cilindro di rame induce un tibetano ad ammettere che esiste qualcosa di più alto delle sue montagne e di più prezioso dei suoi yak, allora in quella misura tale pratica è utile. Non dobbiamo essere troppo critici in queste questioni. C’è però un punto che merita di essere menzionato: a prima vista può sembrare sorprendente, ma riflettendoci bene ci appare logico. Si tratta dell’affermazione costante secondo cui le persone appena decedute non sanno di essere morte, e che spesso occorre molto tempo perché comprendano la realtà. Tutti concordano sul fatto che questo stato di confusione sia dannoso e ostacoli lo sviluppo spirituale; quindi conoscere almeno in parte la verità su questo lato è l’unico modo per evitare di rimanere disorientati nell’aldilà. Trovandosi di fronte a condizioni completamente diverse da quelle previste dalla scienza o dalla religione, non sorprende che queste nuove esperienze vengano considerate come strani sogni; più le credenze di una persona sono rigide e ortodosse, più le sarà difficile accettare questo nuovo ambiente e tutto ciò che esso implica. Proprio per questa ragione, e per molte altre ancora, questa nuova “rivelazione” è davvero necessaria per l’umanità. Un altro aspetto pratico importante è che gli anziani dovrebbero rendersi conto che vale comunque la pena migliorare le proprie conoscenze: anche se in questo mondo non avranno modo di utilizzarle, esse rimarranno parte della loro cultura spirituale nell’aldilà.
Per quanto riguarda i dettagli più piccoli di questa vita futura, forse è meglio non occuparsene, per una ragione molto semplice: si tratta pur sempre di dettagli minori. Li scopriremo tutti noi stessi molto presto, e chiederli ora è solo frutto di una curiosità vana. Una cosa è certa: esistono intelligenze più elevate là fuori, per le quali la chimica sintetica – che non solo produce sostanze ma anche ne dà forma – rappresenta un’operazione assolutamente semplice. Le vediamo all’opera nei contesti più materiali, percepibili dai nostri sensi fisici, nelle sale di sedute spiritiche. Se loro riescono a creare simulacri in tali ambienti, che cosa possiamo aspettarci quando operano su oggetti eterei, nell’etere stesso che costituisce il loro ambiente naturale? Si può dire in generale che sono in grado di creare qualsiasi cosa esista sulla Terra. Il modo in cui lo fanno, tuttavia, rimane un mistero per gli spiriti meno evoluti, proprio come i fenomeni della scienza moderna rappresentano un enigma per noi. Se uno di noi venisse improvvisamente chiamato da esseri di mondi subumani e gli venisse chiesto di spiegare esattamente cos’è la gravità o il magnetismo, saremmo completamente impotenti! Possiamo quindi considerarci nella stessa situazione di un giovane ingegnere militare come Raymond Lodge, che cerca di formulare teorie sulla natura della materia nell’aldilà, teorie che molto probabilmente verranno contraddette da altri spiriti che cercano anch’essi di comprendere ciò che è al di là del nostro mondo. Potrebbe avere ragione, o potrebbe sbagliarsi, ma sta facendo del suo meglio per esprimere ciò che ritiene corretto, proprio come faremmo noi in una situazione simile. Crede che i suoi “chimici trascendentali” possano creare qualsiasi cosa, persino sostanze materiali come l’alcol o il tabacco potrebbero essere oggetto delle loro capacità, e che tali sostanze possano ancora essere desiderate da spiriti non evoluti. Questo aspetto ha suscitato molte critiche, tanto che si potrebbe dire che i commenti relativi a questo argomento siano l’unica parte davvero interessante di un libro composto da 400 pagine fitte di testo. Raymond potrebbe avere ragione o sbagliarsi, ma ciò che questo episodio dimostra, per me, è l’incondizionata coraggiosezza e onestà dell’uomo che lo ha raccontato, consapevole del fatto che stava fornendo ai suoi nemici un’ottima opportunità per attaccarlo.
Ci sono molte persone che protestano perché questo mondo che ci viene descritto è troppo materiale per i loro gusti; non corrisponde a ciò che desidererebbero. Beh, in questo mondo ci sono molte cose che sembrano diverse da ciò che vogliamo, ma esistono comunque. Tuttavia, quando proviamo ad analizzare questa accusa di materialismo e cerchiamo di costruire un sistema che possa soddisfare gli idealisti, ci rendiamo conto che si tratta di una compito molto difficile. Dovremmo forse essere semplici “filamenti di felicità gassosa” che fluttuano nell’aria? Sembra proprio questa l’idea. Ma se non esiste un corpo come il nostro, né un carattere come il nostro, allora, per quanto si possa dire, siamo davvero estinti. Cosa significa per una madre vedere mostrato a lei qualche entità impersonale e idealizzata? Dirà: “Quello non è mio figlio. Voglio i suoi capelli gialli, il suo sorriso veloce, le sue piccole espressioni che conosco così bene”. Questo è ciò che vuole. E credo che sia proprio questo che otterrà. Ma non lo otterrà attraverso nessun sistema che ci separi da tutto ciò che ci ricorda la materia e ci porti in una regione vaga di emozioni fluttuanti. Esiste anche un’altra corrente di critici che ritiene difficile immaginare una vita caratterizzata da percezioni acute, emozioni forti e un ambiente solido, costruita tutta con materiali così trasparenti. Ricordiamo che tutto dipende dal confronto con ciò che ci circonda. Se potessimo concepire un mondo mille volte più denso, più pesante e più monotono di questo, vedremmo chiaramente che per i suoi abitanti sembrerebbe esattamente lo stesso, poiché la loro forza e la loro struttura fisica sarebbero proporzionali. Tuttavia, se questi abitanti entrassero in contatto con noi, ci considererebbero esseri estremamente eterei, che vivono in un’atmosfera strana, leggera e spirituale. Non si renderebbero conto che anche noi, poiché il nostro essere e il nostro ambiente sono in armonia tra loro, sentiamo e agiamo esattamente come loro. Ora dobbiamo considerare un altro livello di vita, uno che è tanto più elevato del nostro quanto la comunità pesante e monotona sarebbe inferiore a noi. Anche per noi sembra che queste persone, questi “spiriti”, vivano una vita fatta di vapori e ombre. Non ci rendiamo conto che anche per loro tutto è in proporzione e in armonia. Quindi quella che potrebbe sembrarci solo un sogno, per lo spirito è altrettanto reale quanto le nostre scene quotidiane o i nostri luoghi di vita. E il corpo spirituale è altrettanto reale e tangibile per un altro spirito quanto il nostro lo è per i nostri amici.
CHAPTER IV. PROBLEMS AND LIMITATIONS Leaving for a moment the larger argument as to the lines of this revelation and the broad proofs of its validity, there are some smaller points which have forced themselves upon my attention during the consideration of the subject. This home of our dead seems to be very near to us — so near that we continually, as they tell us, visit them in our sleep. Much of that quiet resignation which we have all observed in people who have lost those whom they loved — people who would in our previous opinion have been driven mad by such loss — is due to the fact that they have seen their dead, and that although the switch-off is complete and they can recall nothing whatever of the spirit experience in sleep, the soothing result of it is still carried on by the subconscious self. The switch-off is, as I say, complete, but sometimes for some reason it is hung up for a fraction of a second, and it is at such moments that the dreamer comes back from his dream “trailing clouds of glory.” From this also come all those prophetic dreams many of which are well attested. I have had a recent personal experience of one which has not yet perhaps entirely justified itself but is even now remarkable. Upon April 4th of last year, 1917, I awoke with a feeling that some communication had been made to me of which I had only carried back one word which was ringing in my head. That word was “Piave.” To the best of my belief I had never heard the word before. As it sounded like the name of a place I went into my study the moment I had dressed and I looked up the index of my Atlas. There was “Piave” sure enough, and I noted that it was a river in Italy some forty miles behind the front line, which at that time was victoriously advancing. I could imagine few more unlikely things than that the war should roll back to the Piave, and I could not think how any military event of consequence could arise there, but none the less I was so impressed that I drew up a statement that some such event would occur there, and I had it signed by my secretary and witnessed by my wife with the date, April 4th, attached. It is a matter of history how six months later the whole Italian line fell back, how it abandoned successive positions upon rivers, and how it stuck upon this stream which was said by military critics to be strategically almost untenable. If nothing more should occur (I write upon February 20th, 1918), the reference to the name has been fully justified, presuming that some friend in the beyond was forecasting the coming events of the war. I have still a hope, however, that more was meant, and that some crowning victory of the Allies at this spot may justify still further the strange way in which the name was conveyed to my mind. People may well cry out against this theory of sleep on the grounds that all the grotesque, monstrous and objectionable dreams which plague us cannot possibly come from a high source. On this point I have a very definite theory, which may perhaps be worthy of discussion. I consider that there are two forms of dreams, and only two, the experiences of the released spirit, and the confused action of the lower faculties which remain in the body when the spirit is absent. The former is rare and beautiful, for the memory of it fails us. The latter are common and varied, but usually fantastic or ignoble. By noting what is absent in the lower dreams one can tell what the missing qualities are, and so judge what part of us goes to make up the spirit. Thus in these dreams humour is wanting, since we see things which strike us afterwards as ludicrous, and are not amused. The sense of proportion and of judgment and of aspiration is all gone. In short, the higher is palpably gone, and the lower, the sense of fear, of sensual impression, of self-preservation, is functioning all the more vividly because it is relieved from the higher control. The limitations of the powers of spirits is a subject which is brought home to one in these studies. People say, “If they exist why don’t they do this or that!” The answer usually is that they can’t. They appear to have very fixed limitations like our own. This seemed to be very clearly brought out in the cross-correspondence experiments where several writing mediums were operating at a distance quite independently of each other, and the object was to get agreement which was beyond the reach of coincidence. The spirits seem to know exactly what they impress upon the minds of the living, but they do not know how far they carry their instruction out. Their touch with us is intermittent. Thus, in the cross-correspondence experiments we continually have them asking, “Did you get that?” or “Was it all right?” Sometimes they have partial cognisance of what is done, as where Myers says: “I saw the circle, but was not sure about the triangle.” It is everywhere apparent that their spirits, even the spirits of those who, like Myers and Hodgson, were in specially close touch with psychic subjects, and knew all that could be done, were in difficulties when they desired to get cognisance of a material thing, such as a written document. Only, I should imagine, by partly materialising themselves could they do so, and they may not have had the power of self-materialisation. This consideration throws some light upon the famous case, so often used by our opponents, where Myers failed to give some word or phrase which had been left behind in a sealed box. Apparently he could not see this document from his present position, and if his memory failed him he would be very likely to go wrong about it. Many mistakes may, I think, be explained in this fashion. It has been asserted from the other side, and the assertion seems to me reasonable, that when they speak of their own conditions they are speaking of what they know and can readily and surely discuss; but that when we insist (as we must sometimes insist) upon earthly tests, it drags them back to another plane of things, and puts them in a position which is far more difficult, and liable to error. Another point which is capable of being used against us is this: The spirits have the greatest difficulty in getting names through to us, and it is this which makes many of their communications so vague and unsatisfactory. They will talk all round a thing, and yet never get the name which would clinch the matter. There is an example of the point in a recent communication in Light, which describes how a young officer, recently dead, endeavoured to get a message through the direct voice method of Mrs. Susannah Harris to his father. He could not get his name through. He was able, however, to make it clear that his father was a member of the Kildare Street Club in Dublin. Inquiry found the father, and it was then learned that the father had already received an independent message in Dublin to say that an inquiry was coming through from London. I do not know if the earth name is a merely ephemeral thing, quite disconnected from the personality, and perhaps the very first thing to be thrown aside. That is, of course, possible. Or it may be that some law regulates our intercourse from the other side by which it shall not be too direct, and shall leave something to our own intelligence. This idea, that there is some law which makes an indirect speech more easy than a direct one, is greatly borne out by the cross-correspondences, where circumlocution continually takes the place of assertion. Thus, in the St. Paul correspondence, which is treated in the July pamphlet of the S.P.R., the idea of St. Paul was to be conveyed from one automatic writer to two others, both of whom were at a distance, one of them in India. Dr. Hodgson was the spirit who professed to preside over this experiment. You would think that the simple words “St. Paul” occurring in the other scripts would be all-sufficient. But no; he proceeds to make all sorts of indirect allusions, to talk all round St. Paul in each of the scripts, and to make five quotations from St. Paul’s writings. This is beyond coincidence, and quite convincing, but none the less it illustrates the curious way in which they go round instead of going straight. If one could imagine some wise angel on the other side saying, “Now, don’t make it too easy for these people. Make them use their own brains a little. They will become mere automatons if we do everything for them” — if we could imagine that, it would just cover the case. Whatever the explanation, it is a noteworthy fact. There is another point about spirit communications which is worth noting. This is their uncertainty wherever any time element comes in. Their estimate of time is almost invariably wrong. Earth time is probably a different idea to spirit time, and hence the confusion. We had the advantage, as I have stated, of the presence of a lady in our household who developed writing mediumship. She was in close touch with three brothers, all of whom had been killed in the war. This lady, conveying messages from her brothers, was hardly ever entirely wrong upon facts, and hardly ever right about time. There was one notable exception, however, which in itself is suggestive. Although her prophecies as to public events were weeks or even months out, she in one case foretold the arrival of a telegram from Africa to the day. Now the telegram had already been sent, but was delayed, so that the inference seems to be that she could foretell a course of events which had actually been set in motion, and calculate how long they would take to reach their end. On the other hand, I am bound to admit that she confidently prophesied the escape of her fourth brother, who was a prisoner in Germany, and that this was duly fulfilled. On the whole I preserve an open mind upon the powers and limitations of prophecy. But apart from all these limitations we have, unhappily, to deal with absolute coldblooded lying on the part of wicked or mischievous intelligences. Everyone who has investigated the matter has, I suppose, met with examples of wilful deception, which occasionally are mixed up with good and true communications. It was of such messages, no doubt, that the Apostle wrote when he said: “Beloved, believe, not every spirit, but try the spirits whether they are of God.” These words can only mean that the early Christians not only practised Spiritualism as we understand it, but also that they were faced by the same difficulties. There is nothing more puzzling than the fact that one may get a long connected description with every detail given, and that it may prove to be entirely a concoction. However, we must bear in mind that if one case comes absolutely correct, it atones for many failures, just as if you had one telegram correct you would know that there was a line and a communicator, however much they broke down afterwards. But it must be admitted that it is very discomposing and makes one sceptical of messages until they are tested. Of a kin with these false influences are all the Miltons who cannot scan, and Shelleys who cannot rhyme, and Shakespeares who cannot think, and all the other absurd impersonations which make our cause ridiculous. They are, I think, deliberate frauds, either from this side or from the other, but to say that they invalidate the whole subject is as senseless as to invalidate our own world because we encounter some unpleasant people. One thing I can truly say, and that is, that in spite of false messages, I have never in all these years known a blasphemous, an unkind, or an obscene message. Such incidents must be of very exceptional nature. I think also that, so far as allegations concerning insanity, obsession, and so forth go, they are entirely imaginary. Asylum statistics do not bear out such assertions, and mediums live to as good an average age as anyone else. I think, however, that the cult of the seance may be very much overdone. When once you have convinced yourself of the truth of the phenomena the physical seance has done its work, and the man or woman who spends his or her life in running from seance to seance is in danger of becoming a mere sensation hunter. Here, as in other cults, the form is in danger of eclipsing the real thing, and in pursuit of physical proofs one may forget that the real object of all these things is, as I have tried to point out, to give us assurance in the future and spiritual strength in the present, to attain a due perception of the passing nature of matter and the all-importance of that which is immaterial. The conclusion, then, of my long search after truth, is that in spite of occasional fraud, which Spiritualists deplore, and in spite of wild imaginings, which they discourage, there remains a great solid core in this movement which is infinitely nearer to positive proof than any other religious development with which I am acquainted. As I have shown, it would appear to be a rediscovery rather than an absolutely new thing, but the result in this material age is the same. The days are surely passing when the mature and considered opinions of such men as Crookes, Wallace, Flammarion, Chas. Richet, Lodge, Barrett, Lombroso, Generals Drayson and Turner, Sergeant Ballantyne, W. T. Stead, Judge Edmunds, Admiral Usborne Moore, the late Archdeacon Wilberforce, and such a cloud of other witnesses, can be dismissed with the empty “All rot” or “Nauseating drivel” formulae. As Mr. Arthur Hill has well said, we have reached a point where further proof is superfluous, and where the weight of disproof lies upon those who deny. The very people who clamour for proofs have as a rule never taken the trouble to examine the copious proofs which already exist. Each seems to think that the whole subject should begin de novo because he has asked for information. The method of our opponents is to fasten upon the latest man who has stated the case — at the present instant it happens to be Sir Oliver Lodge — and then to deal with him as if he had come forward with some new opinions which rested entirely upon his own assertion, with no reference to the corroboration of so many independent workers before him. This is not an honest method of criticism, for in every case the agreement of witnesses is the very root of conviction. But as a matter of fact, there are many single witnesses upon whom this case could rest. If, for example, our only knowledge of unknown forces depended upon the researches of Dr. Crawford of Belfast, who places his amateur medium in a weighing chair with her feet from the ground, and has been able to register a difference of weight of many pounds, corresponding with the physical phenomena produced, a result which he has tested and recorded in a true scientific spirit of caution, I do not see how it could be shaken. The phenomena are and have long been firmly established for every open mind. One feels that the stage of investigation is passed, and that of religious construction is overdue. For are we to satisfy ourselves by observing phenomena with no attention to what the phenomena mean, as a group of savages might stare at a wireless installation with no appreciation of the messages coming through it, or are we resolutely to set ourselves to define these subtle and elusive utterances from beyond, and to construct from them a religious scheme, which will be founded upon human reason on this side and upon spirit inspiration upon the other? These phenomena have passed through the stage of being a parlour game; they are now emerging from that of a debatable scientific novelty; and they are, or should be, taking shape as the foundations of a definite system of religious thought, in some ways confirmatory of ancient systems, in some ways entirely new. The evidence upon which this system rests is so enormous that it would take a very considerable library to contain it, and the witnesses are not shadowy people living in the dim past and inaccessible to our cross-examination, but are our own contemporaries, men of character and intellect whom all must respect. The situation may, as it seems to me, be summed up in a simple alternative. The one supposition is that there has been an outbreak of lunacy extending over two generations of mankind, and two great continents — a lunacy which assails men or women who are otherwise eminently sane. The alternative supposition is that in recent years there has come to us from divine sources a new revelation which constitutes by far the greatest religious event since the death of Christ (for the Reformation was a re-arrangement of the old, not a revelation of the new), a revelation which alters the whole aspect of death and the fate of man. Between these two suppositions there is no solid position. Theories of fraud or of delusion will not meet the evidence. It is absolute lunacy or it is a revolution in religious thought, a revolution which gives us as by-products an utter fearlessness of death, and an immense consolation when those who are dear to us pass behind the veil. I should like to add a few practical words to those who know the truth of what I say. We have here an enormous new development, the greatest in the history of mankind. How are we to use it? We are bound in honour, I think, to state our own belief, especially to those who are in trouble. Having stated it, we should not force it, but leave the rest to higher wisdom than our own. We wish to subvert no religion. We wish only to bring back the material-minded — to take them out of their cramped valley and put them on the ridge, whence they can breathe purer air and see other valleys and other ridges beyond. Religions are mostly petrified and decayed, overgrown with forms and choked with mysteries. We can prove that there is no need for this. All that is essential is both very simple and very sure. The clear call for our help comes from those who have had a loss and who yearn to re-establish connection. This also can be overdone. If your boy were in Australia, you would not expect him to continually stop his work and write long letters at all seasons. Having got in touch, be moderate in your demands. Do not be satisfied with any evidence short of the best, but having got that, you can, it seems to me, wait for that short period when we shall all be re-united. I am in touch at present with thirteen mothers who are in correspondence with their dead sons. In each case, the husband, where he is alive, is agreed as to the evidence. In only one case so far as I know was the parent acquainted with psychic matters before the war. Several of these cases have peculiarities of their own. In two of them the figures of the dead lads have appeared beside the mothers in a photograph. In one case the first message to the mother came through a stranger to whom the correct address of the mother was given. The communication afterwards became direct. In another case the method of sending messages was to give references to particular pages and lines of books in distant libraries, the whole conveying a message. The procedure was to weed out all fear of telepathy. Verily there is no possible way by which a truth can be proved by which this truth has not been proved. How are you to act? There is the difficulty. There are true men and there are frauds. You have to work warily. So far as professional mediums go, you will not find it difficult to get recommendations. Even with the best you may draw entirely blank. The conditions are very elusive. And yet some get the result at once. We cannot lay down laws, because the law works from the other side as well as this. Nearly every woman is an undeveloped medium. Let her try her own powers of automatic writing. There again, what is done must be done with every precaution against self-deception, and in a reverent and prayerful mood. But if you are earnest, you will win through somehow, for someone else is probably trying on the other side. Some people discountenance communication upon the ground that it is hindering the advance of the departed. There is not a tittle of evidence for this. The assertions of the spirits are entirely to the contrary and they declare that they are helped and strengthened by the touch with those whom they love. I know few more moving passages in their simple boyish eloquence than those in which Raymond describes the feelings of the dead boys who want to get messages back to their people and find that ignorance and prejudice are a perpetual bar. “It is hard to think your sons are dead, but such a lot of people do think so. It is revolting to hear the boys tell you how no one speaks of them ever. It hurts me through and through.” Above all read the literature of this subject. It has been far too much neglected, not only by the material world but by believers. Soak yourself with this grand truth. Make yourself familiar with the overpowering evidence. Get away from the phenomenal side and learn the lofty teaching from such beautiful books as After Death or from Stainton Moses’ Spirit Teachings. There is a whole library of such literature, of unequal value but of a high average. Broaden and spiritualise your thoughts. Show the results in your lives. Unselfishness, that is the keynote to progress. Realise not as a belief or a faith, but as a fact which is as tangible as the streets of London, that we are moving on soon to another life, that all will be very happy there, and that the only possible way in which that happiness can be marred or deferred is by folly and selfishness in these few fleeting years. It must be repeated that while the new revelation may seem destructive to those who hold Christian dogmas with extreme rigidity, it has quite the opposite effect upon the mind which, like so many modern minds, had come to look upon the whole Christian scheme as a huge delusion. It is shown clearly that the old revelation has so many resemblances, defaced by time and mangled by man’s mishandling and materialism, but still denoting the same general scheme, that undoubtedly both have come from the same source. The accepted ideas of life after death, of higher and lower spirits, of comparative happiness depending upon our own conduct, of chastening by pain, of guardian spirits, of high teachers, of an infinite central power, of circles above circles approaching nearer to His presence — all of these conceptions appear once more and are confirmed by many witnesses. It is only the claims of infallibility and of monopoly, the bigotry and pedantry of theologians, and the man-made rituals which take the life out of the God-given thoughts — it is only this which has defaced the truth. I cannot end this little book better than by using words more eloquent than any which I could write, a splendid sample of English style as well as of English thought. They are from the pen of that considerable thinker and poet, Mr. Gerald Massey, and were written many years ago. “Spiritualism has been for me, in common with many others, such a lifting of the mental horizon and letting-in of the heavens — such a formation of faith into facts, that I can only compare life without it to sailing on board ship with hatches battened down and being kept a prisoner, living by the light of a candle, and then suddenly, on some splendid starry night, allowed to go on deck for the first time to see the stupendous mechanism of the heavens all aglow with the glory of God.” SUPPLEMENTARY DOCUMENTS I. THE NEXT PHASE OF LIFE I have spoken in the text of the striking manner in which accounts of life in the next phase, though derived from the most varied and independent sources, are still in essential agreement — an agreement which occasionally descends to small details. A variety is introduced by that fuller vision which can see and describe more than one plane, but the accounts of that happy land to which the ordinary mortal may hope to aspire, are very consistent. Since I wrote the statement I have read three fresh independent descriptions which again confirm the point. One is the account given by “A King’s Counsel,” in his recent book, I Heard a Voice (Kegan Paul), which I recommended to inquirers, though it has a strong Roman Catholic bias running through it which shows that our main lines of thought are persistent. A second is the little book The Light on the Future, giving the very interesting details of the beyond, gathered by an earnest and reverent circle in Dublin. The other came in a private letter from Mr. Hubert Wales, and is, I think, most instructive. Mr. Wales is a cautious and rather sceptical inquirer who had put away his results with incredulity (he had received them through his own automatic writing). On reading my account of the conditions described in the beyond, he hunted up his own old script which had commended itself so little to him when he first produced it. He says: “After reading your article, I was struck, almost startled, by the circumstance that the statements which had purported to be made to me regarding conditions after death coincided — I think almost to the smallest detail — with those you set out as the result of your collation of material obtained from a great number of sources. I cannot think there was anything in my antecedent reading to account for this coincidence. I had certainly read nothing you had published on the subject. I had purposely avoided Raymond and books like it, in order not to vitiate my own results, and the Proceedings of the S.P.R. which I had read at that time, do not touch, as you know, upon after-death conditions. At any rate I obtained, at various times, statements (as my contemporary notes show) to the effect that, in this persisting state of existence, they have bodies which, though imperceptible by our senses, are as solid to them as ours to us, that these bodies are based on the general characteristics of our present bodies but beautified; that they have no age, no pain, no rich and poor; that they wear clothes and take nourishment; that they do not sleep (though they spoke of passing occasionally into a semiconscious state which they called ‘lying asleep’ — a condition, it just occurs to me, which seems to correspond roughly with the ‘Hypnoidal’ state); that, after a period which is usually shorter than the average life-time here, they pass to some further state of existence; that people of similar thoughts, tastes and feelings, gravitate together; that married couples do not necessarily reunite, but that the love of man and woman continues and is freed of elements which with us often militate against its perfect realisation; that immediately after death people pass into a semi-conscious rest-state lasting various periods, that they are unable to experience bodily pain, but are susceptible at times to some mental anxiety; that a painful death is ‘absolutely unknown,’ that religious beliefs make no difference whatever in the after-state, and that their life altogether is intensely happy, and no one having ever realised it could wish to return here. I got no reference to ‘work’ by that word, but much to the various interests that were said to occupy them. That is probably only another way of saying the same thing. ‘Work’ with us has come usually to mean ‘work to live,’ and that, I was emphatically informed, was not the case with them — that all the requirements of life were somehow mysteriously ‘provided.’ Neither did I get any reference to a definite ‘temporary penal state,’ but I gathered that people begin there at the point of intellectual and moral development where they leave off here; and since their state of happiness was based mainly upon sympathy, those who came over in a low moral condition, failed at first for various lengths of time to have the capacity to appreciate and enjoy it.” AUTOMATIC WRITING This form of mediumship gives the very highest results, and yet in its very nature is liable to self-deception. Are we using our own hand or is an outside power directing it? It is only by the information received that we can tell, and even then we have to make broad allowance for the action of our own subconscious knowledge. It is worth while perhaps to quote what appears to me to be a thoroughly critic-proof case, so that the inquirer may see how strong the evidence is that these messages are not self-evolved. This case is quoted in Mr. Arthur Hill’s recent book Man Is a Spirit (Cassell & Co.) and is contributed by a gentleman who takes the name of Captain James Burton. He is, I understand, the same medium (amateur) through whose communications the position of the buried ruins at Glastonbury have recently been located. “A week after my father’s funeral I was writing a business letter, when something seemed to intervene between my hand and the motor centres of my brain, and the hand wrote at an amazing rate a letter, signed with my father’s signature and purporting to come from him. I was upset, and my right side and arm became cold and numb. For a year after this letters came frequently, and always at unexpected times. I never knew what they contained until I examined them with a magnifying-glass: they were microscopic. And they contained a vast amount of matter with which it was impossible for me to be acquainted.” … “Unknown to me, my mother, who was staying some sixty miles away, lost her pet dog, which my father had given her. The same night I had a letter from him condoling with her, and stating that the dog was now with him. ‘All things which love us and are necessary to our happiness in the world are with us here.’ A most sacred secret, known to no one but my father and mother, concerning a matter which occurred years before I was born, was afterwards told me in the script, with the comment: ‘Tell your mother this, and she will know that it is I, your father, who am writing.’ My mother had been unable to accept the possibility up to now, but when I told her this she collapsed and fainted. From that moment the letters became her greatest comfort, for they were lovers during the forty years of their married life, and his death almost broke her heart. “As for myself, I am as convinced that my father, in his original personality, still exists, as if he were still in his study with the door shut. He is no more dead than he would be were he living in America. “I have compared the diction and vocabulary of these letters with those employed in my own writing — I am not unknown as a magazine contributor — and I find no points of similarity between the two.” There is much further evidence in this case for which I refer the reader to the book itself. THE CHERITON DUGOUT I have mentioned in the text that I had some recent experience of a case where a “polter-geist” or mischievous spirit had been manifesting. These entities appear to be of an undeveloped order and nearer to earth conditions than any others with which we are acquainted. This comparative materialism upon their part places them low in the scale of spirit, and undesirable perhaps as communicants, but it gives them a special value as calling attention to crude obvious phenomena, and so arresting the human attention and forcing upon our notice that there are other forms of life within the universe. These borderland forces have attracted passing attention at several times and places in the past, such cases as the Wesley persecution at Epworth, the Drummer of Tedworth, the Bells of Bealing, etc., startling the country for a time — each of them being an impingement of unknown forces upon human life. Then almost simultaneously came the Hydesville case in America and the Cideville disturbances in France, which were so marked that they could not be overlooked. From them sprang the whole modern movement which, reasoning upwards from small things to great, from raw things to developed ones, from phenomena to messages, is destined to give religion the firmest basis upon which it has ever stood. Therefore, humble and foolish as these manifestations may seem, they have been the seed of large developments, and are worthy of our respectful, though critical, attention. Many such manifestations have appeared of recent years in various quarters of the world, each of which is treated by the press in a more or less comic vein, with a conviction apparently that the use of the word “spook” discredits the incident and brings discussion to an end. It is remarkable that each is treated as an entirely isolated phenomenon, and thus the ordinary reader gets no idea of the strength of the cumulative evidence. In this particular case of the Cheriton Dugout the facts are as follows: Mr. Jaques, a Justice of the Peace and a man of education and intelligence, residing at Embrook House, Cheriton, near Folkestone, made a dugout just opposite to his residence as a protection against air raids. The house was, it may be remarked, of great antiquity, part of it being an old religious foundation of the 14th Century. The dugout was constructed at the base of a small bluff, and the sinking was through ordinary soft sandstone. The work was carried out by a local jobbing builder called Rolfe, assisted by a lad. Soon after the inception of his task he was annoyed by his candle being continually blown out by jets of sand, and, by similar jets hitting up against his own face. These phenomena he imagined to be due to some gaseous or electrical cause, but they reached such a point that his work was seriously hampered, and he complained to Mr. Jaques, who received the story with absolute incredulity. The persecution continued, however, and increased in intensity, taking the form now of actual blows from moving material, considerable objects, such as stones and bits of brick, flying past him and hitting the walls with a violent impact. Mr. Rolfe, still searching for a physical explanation, went to Mr. Hesketh, the Municipal Electrician of Folkestone, a man of high education and intelligence, who went out to the scene of the affair and saw enough to convince himself that the phenomena were perfectly genuine and inexplicable by ordinary laws. A Canadian soldier who was billeted upon Mr. Rolfe, heard an account of the happenings from his host, and after announcing his conviction that the latter had “bats in his belfry” proceeded to the dugout, where his experiences were so instant and so violent that he rushed out of the place in horror. The housekeeper at the Hall also was a witness of the movement of bricks when no human hands touched them. Mr. Jaques, whose incredulity had gradually thawed before all this evidence, went down to the dugout in the absence of everyone, and was departing from it when five stones rapped up against the door from the inside. He reopened the door and saw them lying there upon the floor. Sir William Barrett had meanwhile come down, but had seen nothing. His stay was a short one. I afterwards made four visits of about two hours each to the grotto, but got nothing direct, though I saw the new brickwork all chipped about by the blows which it had received. The forces appeared to have not the slightest interest in psychical research, for they never played up to an investigator, and yet their presence and action have been demonstrated to at least seven different observers, and, as I have said, they left their traces behind them, even to the extent of picking the flint stones out of the new cement which was to form the floor, and arranging them in tidy little piles. The obvious explanation that the boy was an adept at mischief had to be set aside in view of the fact that the phenomena occurred in his absence. One extra man of science wandered on to the scene for a moment, but as his explanation was that the movements occurred through the emanation of marsh-gas, it did not advance matters much. The disturbances are still proceeding, and I have had a letter this very morning (February 21st, 1918) with fuller and later details from Mr. Hesketh, the Engineer. What is the REAL explanation of such a matter? I can only say that I have advised Mr. Jaques to dig into the bluff under which he is constructing his cellar. I made some investigation myself upon the top of it and convinced myself that the surface ground at that spot has at some time been disturbed to the depth of at least five feet. Something has, I should judge, been buried at some date, and it is probable that, as in the case cited in the text, there is a connection between this and the disturbances. It is very probable that Mr. Rolfe is, unknown to himself, a physical medium, and that when he was in the confined space of the cellar he turned it into a cabinet in which his magnetic powers could accumulate and be available for use. It chanced that there was on the spot some agency which chose to use them, and hence the phenomena. When Mr. Jaques went alone to the grotto the power left behind by Mr. Rolfe, who had been in it all morning, was not yet exhausted and he was able to get some manifestations. So I read it, but it is well not to be dogmatic on such matters. If there is systematic digging I should expect an epilogue to the story. Whilst these proofs were in the press a second very marked case of a Polter-geist came within my knowledge. I cannot without breach of confidence reveal the details and the phenomena are still going on. Curiously enough, it was because one of the sufferers from the invasion read some remarks of mine upon the Cheriton dugout that this other case came to my knowledge, for the lady wrote to me at once for advice and assistance. The place is remote and I have not yet been able to visit it, but from the full accounts which I have now received it seems to present all the familiar features, with the phenomenon of direct writing superadded. Some specimens of this script have reached me. Two clergymen have endeavoured to mitigate the phenomena, which are occasionally very violent, but so far without result. It may be some consolation to any others who may be suffering from this strange infliction, to know that in the many cases which have been carefully recorded there is none in which any physical harm has been inflicted upon man or beast.
THE VITAL MESSAGE
CAPITOLO IV. PROBLEMI E LIMITAZIONI Lasciando per un momento da parte le discussioni più ampie riguardo alle linee di questa rivelazione e alle prove concrete della sua validità, ci sono alcuni aspetti minori che hanno attirato la mia attenzione durante l’analisi dell’argomento. Questo “luogo” dei nostri defunti sembra essere molto vicino a noi – così vicino che, come ci dicono, continuiamo a “visitarli” nel sonno. Quella tranquilla rassegnazione che osserviamo spesso nelle persone che hanno perso coloro che amavano – persone che, secondo le nostre precedenti opinioni, sarebbero impazzite per una tale perdita – è dovuta al fatto che hanno incontrato i loro defunti; e sebbene il “conflitto” tra la coscienza vigile e lo stato di sonno sia completamente terminato e non riescano a ricordare nulla di quell’esperienza, i suoi effetti rassicuranti continuano ad agire attraverso l’inconscio. Il passaggio dallo stato di veglia a quello di sonno è, come ho detto, completo, ma a volte, per qualche motivo, si arresta per una frazione di secondo; ed è in quei momenti che il sognatore ritorna dal sogno “trascinando con sé nuvole di gloria”. Da questo fenomeno derivano anche molti dei sogni profetici, di cui molte testimonianze esistono. Ho avuto personalmente un’esperienza del genere lo scorso anno: il 4 aprile 1917 mi svegliai con la sensazione che qualcuno avesse cercato di comunicarmi qualcosa; ricordavo soltanto una parola che continuava a rimbombarmi nella testa: “Piave”. Per quanto ne so, non avevo mai sentito quella parola prima. Poiché sembrava il nome di un luogo, andai nello studio non appena mi fui vestito e cercai nell’indice del mio atlante. C’era davvero “Piave”: si trattava di un fiume in Italia, situato a circa quaranta miglia dietro la linea del fronte, che in quel momento stava avanzando vittoriosamente. Era difficile immaginare che la guerra potesse ripiegarsi fino al Piave. Eppure rimasi così colpito da redigere una dichiarazione in cui prevedevo che un evento del genere si sarebbe verificato lì; la feci firmare dal mio segretario e testimoniare da mia moglie, aggiungendo anche la data: 4 aprile. È storia che sei mesi dopo l’intera linea italiana dovette arretrare, abbandonando una posizione dopo l’altra lungo i fiumi. E proprio sul Piave si verificò questo ritiro, nonostante gli esperti militari considerassero quella zona strategicamente insostenibile. Se nulla di più dovesse accadere (scrivo il 20 febbraio 1918), allora la menzione di quel nome si sarà rivelata completamente giustificata. Presumendo che qualche amico nell’aldilà avesse previsto gli eventi futuri della guerra. Tuttavia, ho ancora la speranza che ci fosse qualcosa di più. Che una vittoria decisiva degli Alleati in quel luogo possa ulteriormente giustificare il modo strano in cui quel nome mi è stato comunicato.
Le persone potrebbero benissimo opporsi a questa teoria del sonno sostenendo che tutti quei sogni grotteschi, mostruosi e ripugnanti che ci tormentano non possano certo provenire da una fonte “alta”. Su questo punto ho una teoria molto precisa, che forse merita di essere discussa. Ritengo esistano soltanto due tipi di sogni: quelli derivanti dalle esperienze dello spirito liberato, e quelli causati dall’azione confusa delle facoltà inferiori che rimangono nel corpo quando lo spirito è assente. I primi sono rari e belli, ma la loro memoria ci sfugge; i secondi, invece, sono comuni e variegati, ma solitamente fantastici o ignobili. Notando ciò che manca nei sogni di tipo inferiore, si possono individuare le qualità che vi sono assenti e quindi capire quale parte di noi costituisce lo “spirito”. Nei sogni di questo tipo, ad esempio, manca l’umorismo: vediamo cose che in seguito ci sembrano ridicole e non proviamo alcun divertimento. Scompaiono anche il senso della proporzione, del giudizio e dell’aspirazione. In breve, le facoltà “superiori” sono chiaramente assenti, mentre quelle inferiori – come la paura, le impressioni sensoriali e l’istinto di autoconservazione – funzionano ancora più intensamente, poiché non sono più soggette al controllo delle facoltà superiori.
I limiti delle capacità degli spiriti diventano evidenti in questi studi. Le persone si chiedono: “Se esistono, perché non fanno questo o quello?”. Di solito la risposta è che non possono farlo. Sembrano avere limitazioni molto precise, proprio come le nostre. Questo aspetto è stato chiaramente evidenziato negli esperimenti di corrispondenza: diversi medium scrivevano a distanza, in modo completamente indipendente l’uno dall’altro, e l’obiettivo era ottenere risposte che non potessero essere casuali. Gli spiriti sembrano sapere esattamente ciò che trasmettono alle menti dei viventi, ma non conoscono fino a che punto le loro istruzioni vengono attuate. Il loro contatto con noi è intermittente. Negli esperimenti di corrispondenza, gli spiriti chiedevano continuamente: “L’hai capito?”, “È andato tutto bene?”. A volte avevano una conoscenza parziale di ciò che veniva fatto; ad esempio, Myers diceva: “Ho visto il cerchio, ma non ero sicuro del triangolo”. È evidente che anche gli spiriti di coloro che erano in stretto contatto con i soggetti psichici – come Myers e Hodgson – incontravano difficoltà quando cercavano di conoscere informazioni materiali, come un documento scritto. Immagino che potessero farlo soltanto materializzandosi parzialmente. Ma forse non possedevano questa capacità. Questo spiega anche il famoso caso citato spesso dai nostri oppositori: Myers non riuscì a ricordare una frase lasciata in una scatola sigillata. A quanto pare, da dove si trovava non poteva vedere quel documento; se la sua memoria gli fosse fallita, avrebbe probabilmente commesso un errore.
Molti errori, penso, possono essere spiegati in questo modo. Dall’altra parte si sostiene, e questa affermazione mi sembra ragionevole, che quando le persone parlano delle proprie condizioni, stanno parlando di ciò che conoscono e di ciò che possono discutere facilmente e con certezza; ma quando noi insistiamo (e a volte dobbiamo farlo) su prove materiali, queste li riportano in un altro livello di realtà, mettendoli in una situazione molto più difficile e soggetta ad errori.
Un altro argomento che può essere utilizzato contro di noi è questo: agli spiriti risulta estremamente difficile farci arrivare i loro nomi, ed è proprio questo che rende molte delle loro comunicazioni vaghe e insoddisfacenti. Essi parlano in modo indiretto, senza mai riuscire a menzionare il nome esatto che potrebbe chiarire completamente la questione. C’è un esempio in una recente comunicazione pubblicata su “Light”: un giovane ufficiale morto di recente cercò di inviare un messaggio al proprio padre attraverso il metodo della voce diretta utilizzato da Mrs. Susannah Harris, ma non riuscì a far arrivare il proprio nome. Tuttavia, riuscì a chiarire che suo padre era membro del Kildare Street Club di Dublino. Le indagini portarono al ritrovamento del padre, il quale aveva già ricevuto un messaggio indipendente da Londra che annunciava l’arrivo di ulteriori informazioni da quella città. Non so se il nome terreno sia qualcosa di effimero, completamente separato dalla personalità dell’individuo, e forse il primo ad essere “abbandonato” durante le comunicazioni con l’aldilà. È certamente possibile che sia così. Oppure potrebbe esistere qualche legge che regola i nostri scambi con l’altro mondo, impedendo che siano troppo diretti e lasciando spazio all’intelligenza umana.
L’idea che esista una legge che renda le comunicazioni indirette più semplici di quelle dirette è ampiamente confermata dalle corrispondenze incrociate: in queste, l’espressione indiretta sostituisce spesso l’affermazione diretta. Ad esempio, nella corrispondenza di San Paolo trattata nel pamphlet di luglio della S.P.R., l’intenzione era quella di far trasmettere il messaggio di San Paolo da uno scrittore automatico a due altri, entrambi lontani, uno dei quali si trovava in India. Il dottor Hodgson fu lo spirito che presiedette a questo esperimento. Si potrebbe pensare che le semplici parole “San Paolo” fossero sufficienti per trasmettere il messaggio; invece no: egli fece riferimento indiretto a San Paolo in più occasioni, citando addirittura cinque passaggi delle sue scritture. Questo non è certo un caso fortuito, ma dimostra il modo curioso con cui avvengono queste comunicazioni. Se si potesse immaginare che uno spirito saggio dall’aldilà dicesse: “Non rendete le cose troppo facili per queste persone. Lasciate che usino un po’ la propria intelligenza. Diventeranno semplici automi se facciamo tutto al loro posto”, beh, questo spiegherebbe perfettamente il fenomeno. Qualunque sia l’interpretazione, si tratta comunque di un fatto degno di nota.
C’è un altro aspetto riguardo alle comunicazioni con gli spiriti che merita di essere menzionato: l’incertezza che caratterizza tali comunicazioni ogni volta che sono coinvolti elementi temporali. Le loro stime sul tempo sono quasi sempre errate. Il tempo terrestre e il tempo degli spiriti rappresentano probabilmente concetti diversi, ed è proprio questa differenza a causare confusione. Noi abbiamo avuto la fortuna, come ho già detto, di disporre di una donna nella nostra famiglia che aveva sviluppato la capacità di ricevere messaggi dagli spiriti; lei era in stretto contatto con tre fratelli tutti morti in guerra. Questa donna, nel trasmettere i messaggi dei suoi fratelli, raramente sbagliava sui fatti, ma spesso si sbagliava riguardo ai tempi. C’è stata tuttavia un’eccezione degna di nota: sebbene le sue previsioni su eventi pubblici avvenissero a settimane o addirittura mesi di distanza, in un caso specifico riuscì a predire con esattezza l’arrivo di un telegramma dall’Africa nel giorno stesso. Il telegramma era già stato inviato, ma il suo arrivo era stato ritardato; quindi sembra che lei fosse in grado di prevedere lo svolgimento degli eventi e di calcolare quanto tempo avrebbero impiegato a concludersi. D’altra parte, devo ammettere che riuscì con certezza a predire la fuga del suo quarto fratello, prigioniero in Germania, e questa previsione si avverò effettivamente. Nel complesso, mantengo un atteggiamento aperto riguardo alle capacità e ai limiti delle profezie.
Ma oltre a tutti questi limiti, purtroppo dobbiamo fare i conti anche con la menzogna spietata da parte di intelligenze malvagie o dispettose. Chiunque abbia studiato questo argomento si è sicuramente imbattuto in esempi di inganni deliberati, che a volte si mescolano con comunicazioni genuine e sincere. Fu proprio di queste ultime che parlò l’Apostolo quando scrisse: “Carissimi, credete, ma mettete alla prova gli spiriti per vedere se sono di Dio”. Queste parole significano chiaramente che i primi cristiani non solo praticavano il spiritualismo nel senso in cui lo comprendiamo oggi, ma affrontavano anche le stesse difficoltà che noi incontriamo oggi. Non c’è nulla di più enigmatico del fatto che si possa ricevere una descrizione dettagliata e completa di un evento, solo per scoprire in seguito che si tratta di una pura invenzione. Tuttavia dobbiamo ricordare che anche un’unica previsione corretta può compensare molti errori; proprio come un telegramma corretto ci conferma l’esistenza di una linea di comunicazione e di un mittente, anche se successivamente tutto va storto. Bisogna ammettere però che queste situazioni possono generare grande scetticismo riguardo alle comunicazioni con gli spiriti, fino a quando non vengono verificate. Simili a queste false influenze sono tutte quelle imitazioni assurde di persone come Milton, Shelley o Shakespeare: si tratta chiaramente di frodi deliberate, provenienti da una parte o dall’altra, ma affermare che tali imitazioni rendano l’intero argomento privo di valore è altrettanto assurdo quanto sostenere che il nostro mondo non abbia valore solo perché incontriamo persone spiacevoli.
Una cosa che posso dire con certezza è che, nonostante i messaggi falsi, in tutti questi anni non ho mai incontrato messaggi blasfemi, crudeli o osceni. Tali casi devono essere di natura davvero eccezionale. Penso anche che, per quanto riguarda le accuse di follia, ossessione e simili, siano completamente immaginarie: le statistiche degli ospedali psichiatrici non confermano tali affermazioni, e i medium vivono in media per gli stessi anni di chiunque altro. Tuttavia, credo che il culto delle sedute spiritiche possa essere davvero esagerato. Una volta che si è convinti della veridicità di questi fenomeni, le sedute fisiche hanno ormai svolto il loro compito; una persona che trascorre la propria vita da un’seduta all’altra rischia però di diventare soltanto un “cacciatore di sensazioni”. Qui, come in altri culti, la forma rischia di oscurare il contenuto reale; nella ricerca di prove fisiche si può dimenticare che l’obiettivo vero di tutto ciò è, come ho cercato di sottolineare, fornirci sicurezza per il futuro e forza spirituale nel presente, per comprendere appieno la natura effimera della materia e l’importanza di ciò che è immateriale.
La conclusione, dunque, della mia lunga ricerca della verità è che, nonostante le occasionali frodi che gli spiritisti deplorano e le fantasie selvagge che essi scoraggiano, in questo movimento esiste ancora un nucleo solido e affidabile, molto più vicino a prove concrete di qualsiasi altro sviluppo religioso conosciuto. Come ho dimostrato, sembra trattarsi piuttosto di una riscoperta che di qualcosa di completamente nuovo; tuttavia, nel contesto dell’epoca attuale, il risultato è lo stesso. I tempi in cui le opinioni mature e ponderate di persone come Crookes, Wallace, Flammarion, Chas. Richet, Lodge, Barrett, Lombroso, i generali Drayson e Turner, il sergente Ballantyne, W. T. Stead, il giudice Edmunds, l’ammiraglio Usborne Moore, l’ex arcidiacono Wilberforce e molti altri testimoni potessero essere semplicemente liquidate con frasi banali come “tutto falso” o “discorsi nauseanti”, sono ormai passati. Come ha detto bene il signor Arthur Hill, abbiamo raggiunto un punto in cui ulteriori prove sono superflue; è piuttosto chi nega queste realtà a dover fornire spiegazioni convincenti. Le stesse persone che chiedono prove di solito non si prendono nemmeno la briga di esaminare le numerose evidenze già disponibili. Ognuno sembra ritenere che l’intero argomento debba essere riesaminato da capo solo perché ha chiesto informazioni. Il metodo degli oppositori consiste nel concentrarsi sulle ultime dichiarazioni di un certo personaggio – in questo caso Sir Oliver Lodge – e poi trattarlo come se avesse presentato nuove teorie basate esclusivamente sulle sue affermazioni, senza tenere conto delle conferme fornite da molti altri studiosi indipendenti. Questo non è certo un metodo critico onesto: in realtà, l’accordo tra i testimoni rappresenta la base fondamentale della veridicità di un’affermazione. Tuttavia, esistono molte testimonianze individuali su cui questa teoria può basarsi con certezza. Ad esempio, se la nostra conoscenza delle forze sconosciute dipendesse soltanto dalle ricerche del dottor Crawford di Belfast – che ha messo il proprio medium in una bilancia e ha registrato differenze di peso corrispondenti ai fenomeni osservati – non vedo come tale teoria possa essere messa in discussione. Questi fenomeni sono ormai ampiamente confermati da persone con mente aperta; sembra quindi che il momento delle ricerche sia passato, e che sia arrivato il momento di costruire una vera comprensione religiosa basata su prove concrete.
Dovremmo accontentarci di osservare questi fenomeni senza prestare attenzione al loro significato, come farebbero dei selvaggi che fissano una struttura wireless senza comprendere i messaggi che vi transitano attraverso, oppure dobbiamo impegnarci con determinazione a interpretare queste manifestazioni sottili ed elusive provenienti dall’aldilà e costruire su di esse un sistema religioso fondato da un lato sulla ragione umana e dall’altro sull’ispirazione spirituale? Questi fenomeni hanno superato la fase di semplici curiosità scientifiche; ora stanno emergendo come basi per un sistema di pensiero religioso concreto, che in alcuni aspetti conferma i sistemi antichi e in altri rappresenta qualcosa di completamente nuovo. Le prove a sostegno di questo sistema sono così numerose che servirebbe una biblioteca intera per contenerle; i testimoni non sono figure oscure del passato inaccessibili al nostro esame, ma i nostri contemporanei, persone di carattere e intelletto che tutti dovrebbero rispettare. La situazione, a mio parere, può essere riassunta in due ipotesi opposte: l’una sostiene che si sia verificata un’epidemia di follia che ha colpito due generazioni dell’umanità, colpendo individui altrimenti sani; l’altra ipotesi afferma che negli ultimi anni ci sia stata rivelata da fonti divine una nuova verità religiosa, la più importante dai tempi della morte di Cristo (poiché la Riforma rappresentava soltanto un riorganizzazione delle dottrine antiche, non una vera e propria rivelazione). Tra queste due ipotesi non esiste una posizione equilibrata: le teorie basate sulla frode o sull’illusione non sono in grado di spiegare i fatti osservati. Si tratta quindi o di una follia assoluta, o di una rivoluzione nel pensiero religioso che ci dona un totale disprezzo per la morte e un immenso conforto quando coloro che ci sono cari lasciano questo mondo. Vorrei aggiungere alcune parole pratiche per coloro che conoscono la verità di quanto sto dicendo: abbiamo davanti a noi uno sviluppo enorme, il più significativo nella storia dell’umanità. Come dovremmo utilizzarlo? Credo che sia nostro dovere, per rispetto, esprimere le nostre convinzioni, soprattutto verso coloro che sono in difficoltà. Una volta espresse, non dobbiamo imporle agli altri, ma lasciare che siano la saggezza superiore a guidarci. Non vogliamo distruggere alcuna religione; desideriamo soltanto aiutare le persone orientate verso il mondo materiale ad uscire dalle loro condizioni limitate e a contemplare orizzonti più ampi. Le religioni, nella maggior parte dei casi, sono diventate rigide e decadute, piene di forme rituali e misteri oscuri; possiamo dimostrare che non è necessario tutto ciò. Ciò che è essenziale è semplice e certo.
Il chiaro appello al nostro aiuto proviene da coloro che hanno subito una perdita e desiderano ristabilire un legame con i loro cari defunti. Tuttavia, anche questo atteggiamento può essere esagerato: se tuo figlio fosse in Australia, non ti aspetteresti certo che interrompesse continuamente il suo lavoro per scriverti lunghe lettere in qualsiasi stagione. Una volta entrati in contatto, sii moderata nelle tue richieste; non accontentarti di prove inferiori alle migliori, ma una volta ottenute queste, puoi aspettare quel breve periodo in cui tutti noi ci riuniremo di nuovo. Attualmente sono in contatto con tredici madri che mantengono corrispondenza con i loro figli morti; in ogni caso, il marito, qualora sia ancora vivo, concorda sulle prove da presentare. Solo in un caso, per quanto ne so, i genitori erano a conoscenza di fenomeni psichici prima della guerra. Alcuni di questi casi presentano particolarità specifiche: in due di essi, le immagini dei ragazzi defunti sono apparse accanto alle madri in delle fotografie; in un altro caso, il primo messaggio inviato alla madre è arrivato tramite uno sconosciuto a cui era stata fornita l’indirizzo corretto della donna; successivamente la comunicazione è diventata diretta. In altri casi, i messaggi venivano inviati facendo riferimento a pagine e righe specifiche di libri presenti in biblioteche lontane, il tutto per trasmettere un determinato messaggio. Il procedimento richiedeva di eliminare qualsiasi paura legata alla telepatia. In realtà, non esiste alcun modo possibile per dimostrare una verità se questa non è già stata dimostrata in altri modi. Come dovresti agire? Ecco la difficoltà: ci sono persone sincere e ci sono truffatori; devi quindi procedere con cautela. Per quanto riguarda i medium professionisti, non sarà difficile ottenere raccomandazioni. Anche con i migliori, però, potresti rimanere delusa; le condizioni necessarie per avere successo sono molto elusive. Eppure alcuni riescono immediatamente nel loro intento. Non possiamo stabilire regole precise, perché anche la legge agisce da entrambe le parti. Quasi ogni donna è, in potenza, un medium non ancora sviluppato; lasciale provare i propri poteri di scrittura automatica. Ma tutto deve essere fatto con estrema cautela, per evitare autoinganni, e in uno stato di reverenza e preghiera. Se sei sincera, riuscirai comunque nel tuo intento, perché probabilmente anche qualcun altro sta cercando di comunicare dall’altra parte. Alcuni ritengono che le comunicazioni con i defunti ostacolino il loro progresso nell’aldilà. Non esiste alcuna prova a sostegno di questa tesi; anzi, gli spiriti affermano proprio il contrario: dichiarano di essere aiutati e rafforzati dal contatto con coloro che amano. Conosco pochi passaggi più commoventi nella loro semplice eloquenza infantile di quelli in cui Raymond descrive i sentimenti dei ragazzi defunti che desiderano inviare messaggi alle loro famiglie, ma scoprono che l’ignoranza e i pregiudizi rappresentano un ostacolo insormontabile. “È difficile credere che i propri figli siano morti, ma molte persone lo pensano davvero. È rivoltante sentire i ragazzi dire che nessuno parla mai di loro. Mi fa soffrire profondamente.”
Prima di tutto, leggete la letteratura su questo argomento. È stata troppo trascurata, non solo dal mondo materiale ma anche dai credenti. Immergetevi in questa grande verità, familiarizzatevi con le prove schiaccianti che la supportano. Allontanatevi dagli aspetti fenomenologici e apprendete gli insegnamenti elevati contenuti in libri meravigliosi come “After Death” o “Spirit Teachings” di Stainton Moses. Esiste un’intera biblioteca di testi del genere, di valore disomogeneo ma con un livello medio molto alto. Ampliate e spiritualizzate i vostri pensieri; mostrate i risultati in vita vostra. L’altruismo è la chiave per il progresso. Riconoscete, non come una credenza o una fede, ma come un fatto altrettanto concreto delle strade di Londra, che presto passeremo a un’altra vita, che lì tutto sarà molto felice, e che l’unica cosa in grado di rovinare o ritardare questa felicità è la follia e l’egoismo in questi pochi anni effimeri.
Devo ripetere che, sebbene la nuova rivelazione possa sembrare distruttiva per coloro che mantengono i dogmi cristiani con estrema rigidità, ha esattamente l’effetto opposto su quelle menti che, come molte moderne, avevano considerato l’intero sistema cristiano una enorme illusione. Viene chiaramente dimostrato che la vecchia rivelazione presenta molte somiglianze con quella nuova – somiglianze offuscate dal tempo e distorte dall’uso sbagliato da parte dell’uomo e dal materialismo, ma che comunque indicano lo stesso schema generale. Le idee accettate riguardo alla vita dopo la morte, agli spiriti superiori e inferiori, alla felicità che dipende dalle nostre azioni, alle punizioni attraverso il dolore, agli spiriti guardiani, agli insegnanti elevati, a un potere centrale infinito, ai cerchi sempre più vicini alla Sua presenza, tutte queste concezioni riappaiono e vengono confermate da molti testimoni. Solo le pretese di infallibilità e monopolio, l’intolleranza e la pedanteria dei teologi, nonché i riti creati dall’uomo che privano questi pensieri del loro significato divino, sono stati responsabili di offuscare la verità.
Non posso concludere questo piccolo libro in modo migliore di utilizzando parole più eloquenti di qualsiasi altra possa scrivere: un esempio straordinario dello stile e del pensiero inglesi. Queste parole sono state scritte molti anni fa dal notevole pensatore e poeta Gerald Massey:
“Lo spiritualismo, per me come per molti altri, è stato un modo per elevare l’orizzonte mentale e aprire le porte al cielo; è stato un processo attraverso il quale la fede si è trasformata in realtà concreta. Posso solo paragonare la vita senza di esso a viaggiare su una nave con i boccaporti chiusi, prigionieri della luce di una candela; poi, improvvisamente, in una notte stellata meravigliosa, essere finalmente autorizzati ad uscire sul ponte per ammirare il magnifico meccanismo del cielo, tutto illuminato dalla gloria di Dio.”
Documenti supplementari
I. La prossima fase della vita
Ho parlato nel testo del modo sorprendente con cui le descrizioni della vita nella fase successiva, pur provenendo da fonti molto diverse e indipendenti, risultano comunque sostanzialmente concordanti – una concordanza che a volte si estende anche ai dettagli più piccoli. Una certa varietà viene introdotta da quella visione più completa che è in grado di percepire e descrivere più livelli di realtà, ma le descrizioni di quel regno felice verso cui ogni mortale può aspirare rimangono estremamente coerenti. Da quando ho scritto questo testo, ho letto altre tre descrizioni indipendenti che confermano ulteriormente il punto che volevo sottolineare. Una di queste è quella fornita da “A King’s Counsel” nel suo recente libro I Heard a Voice (Kegan Paul); l’ho consigliato a chi fosse interessato, anche se presenta una forte inclinazione cattolica romana, il che dimostra quanto siano persistenti le nostre linee di pensiero principali. Un’altra descrizione proviene dal libretto The Light on the Future, che fornisce dettagli molto interessanti su ciò che si trova oltre la vita, raccolti da un gruppo di persone sincere e devote a Dublino. L’ultima descrizione è contenuta in una lettera privata del signor Hubert Wales; penso sia particolarmente istruttiva. Il signor Wales è un ricercatore cauto e piuttosto scettico che aveva accolto con incredulità i risultati ottenuti attraverso la scrittura automatica. Dopo aver letto la mia descrizione delle condizioni descritte oltre la morte, ha ritrovato le proprie vecchie trascrizioni, che inizialmente non gli erano sembrate molto significative. Dice: “Dopo aver letto il vostro articolo, sono rimasto sorpreso nel constatare che le affermazioni che sostenevate essere state fatte a me riguardo alle condizioni post-morte coincidevano – credo quasi nei minimi dettagli – con quelle che avevate riportato sulla base di materiali raccolti da molteplici fonti. Non riesco a immaginare che ci fosse nulla nelle letture che avevo fatto in precedenza che potesse spiegare questa coincidenza; di certo non avevo letto nulla di ciò che avevate pubblicato sull’argomento. Avevo deliberatamente evitato libri come quello di Raymond, per non influenzare negativamente i miei risultati personali, e le pubblicazioni della S.P.R. che avevo letto all’epoca non trattavano affatto delle condizioni post-morte.”
In ogni caso, in diversi momenti ottenni dichiarazioni (come mostrano le mie note dell’epoca) secondo cui, in questo stato persistente di esistenza, essi possiedono corpi che, sebbene impercettibili ai nostri sensi, sono per loro altrettanto solidi quanto i nostri corpi lo sono per noi; che questi corpi si basano sulle caratteristiche generali dei nostri corpi attuali, ma sono arricchiti di elementi positivi; che non hanno età, né dolore, né distinzioni tra ricchi e poveri; che indossano abiti e assumono cibo; che non dormono (sebbene talvolta entrino in uno stato semicosciente che chiamavano “dormire” – una condizione che, mi viene in mente ora, sembra corrispondere approssimativamente allo stato ipnoidale); che, dopo un periodo solitamente più breve della durata media della vita umana qui, passano a uno stato di esistenza successivo; che persone con pensieri, gusti e sentimenti simili tendono a riunirsi tra loro; che le coppie sposate non si ricongiungono necessariamente, ma che l’amore tra uomo e donna continua e è privo di quegli elementi che qui spesso ostacolano la sua realizzazione perfetta; che immediatamente dopo la morte le persone entrano in uno stato di riposo semicosciente che dura per periodi variabili, che non sono in grado di provare dolore fisico, ma talvolta sperimentano ansia mentale; che una morte dolorosa è “assolutamente impossibile”; che le credenze religiose non influiscono in alcun modo su questo stato successivo alla morte; e che la loro vita nel complesso è estremamente felice, tanto che nessuno che l’abbia sperimentata vorrebbe mai tornare qui. Non ricevetti alcuna menzione riguardo al “lavoro”, ma molte informazioni sui vari interessi che si diceva occupassero loro; probabilmente si tratta soltanto di un altro modo per esprimere la stessa cosa. Per noi, il “lavoro” significa generalmente “lavorare per vivere”, mentre mi fu detto con enfasi che per loro questo non era vero: tutti i bisogni della vita venivano in qualche modo “forniti” misteriosamente. Non ricevetti nemmeno alcuna menzione riguardo a uno specifico “stato punitivo temporaneo”, ma capii che le persone vi arrivavano nel punto dello sviluppo intellettuale e morale in cui noi ci fermiamo qui; e poiché la loro felicità si basava principalmente sulla compassione, coloro che arrivavano in uno stato morale basso avevano difficoltà, per periodi variabili, ad apprezzarla e goderla.
Scrittura automatica
Questo tipo di mediumship produce i risultati più eccellenti, eppure per sua stessa natura è soggetto all’autoinganno. Stiamo utilizzando la nostra mano o c’è una forza esterna che la dirige? Solo attraverso le informazioni ricevute possiamo stabilirlo, e anche in quel caso dobbiamo tenere conto dell’azione del nostro subconscio. Vale forse la pena citare un caso che, a mio parere, è del tutto immune a critiche, affinché chi indaga possa vedere quanto siano solide le prove che queste messaggi non siano frutto di processi mentali spontanei. Questo caso viene riportato nel recente libro di Arthur Hill, “L’uomo è uno spirito” (Cassell & Co.), ed è fornito da un gentiluomo che si fa chiamare Capitano James Burton. So che si tratta dello stesso medium (amatoriale) attraverso il quale è stata recentemente individuata la posizione delle rovine sepolte a Glastonbury. “Una settimana dopo i funerali di mio padre, stavo scrivendo una lettera d’affari quando, all’improvviso, qualcosa sembrò intervenire tra la mia mano e i centri motori del mio cervello; la mia mano iniziò a scrivere a una velocità incredibile, utilizzando la firma di mio padre e apparentemente provenendo da lui. Ero molto turbato: il lato destro del mio corpo e il braccio divennero freddi e intorpiditi.”
Per un anno, dopo quell’episodio, le lettere arrivarono con frequenza, sempre in momenti inaspettati. Non sapevo mai cosa contenessero fino a quando non le esaminavo al microscopio: erano di dimensioni minuscole e contenevano una quantità enorme di informazioni che per me era impossibile comprendere. Mia madre, che viveva a circa sessanta miglia di distanza, aveva perso il cane domestico che mio padre le aveva regalato. Nella stessa notte ricevetti da lui una lettera in cui le esprimeva il suo cordoglio e le diceva che il cane ora era con lui, “Tutto ciò che ci ama e che è necessario per la nostra felicità in questo mondo è qui con noi.” Un segreto sacro, conosciuto solo da mio padre e mia madre, riguardante un evento accaduto anni prima della mia nascita, mi fu poi rivelato nella scrittura, accompagnato dal commento: “Diglielo a tua madre. Lei capirà che sono io, tuo padre, a scrivere.” Mia madre non aveva mai potuto accettare questa possibilità. Ma quando le raccontai tutto, svenne. Da quel momento in poi, quelle lettere divennero la sua unica consolazione: i due erano stati amanti per quarant’anni di matrimonio. E la morte di lui l’aveva quasi distrutta.
“Per quanto mi riguarda, sono altrettanto convinto che mio padre, con la sua personalità originale, esista ancora, come se fosse ancora nel suo studio con la porta chiusa. Non è morto di più di quanto lo sarebbe se vivesse in America.
Ho confrontato la dizione e il vocabolario di queste lettere con quelli utilizzati nelle mie stesse scritture – non sono sconosciuto come collaboratore di riviste – e non ho trovato alcuna somiglianza tra i due. Esistono molte altre prove a sostegno di questa tesi; per maggiori dettagli, si rimanda al libro stesso.
THE CHERITON DUGOUT”
Ho menzionato nel testo di aver avuto recentemente esperienze con casi in cui uno “spirito maligno” o entità dispettosa si era manifestata. Queste entità sembrano appartenere a un ordine poco evoluto e essere più vicine alle condizioni terrestri rispetto ad altre di cui siamo a conoscenza. Questo atteggiamento materialista da parte loro le colloca in una posizione bassa nella scala dello spirito; forse non sono adatte come interlocutrici, ma hanno un valore particolare nel destare l’attenzione su fenomeni evidenti e crudi, attirando così l’interesse umano e facendoci rendere conto che nell’universo esistono altre forme di vita. In passato, queste entità hanno suscitato interesse in diversi luoghi: le persecuzioni dei Wesley a Epworth, il “Suonatore di tamburo” di Tedworth, i “Campanelli” di Bealing, ecc., ognuno di questi casi rappresentando l’interazione di forze sconosciute con la vita umana. Quasi contemporaneamente, si sono verificati il caso di Hydesville in America e i disturbi di Cideville in Francia, così evidenti da non poter essere ignorati. Da questi casi è nato l’intero movimento moderno che, partendo da piccoli fenomeni per arrivare a quelli più grandi, da eventi grezzi a quelli evoluti, da semplici manifestazioni a messaggi concreti, è destinato a fornire alla religione una base solida come mai prima d’ora. Pertanto, per quanto queste manifestazioni possano sembrare umili e banali, sono in realtà il seme di grandi sviluppi e meritano la nostra attenzione rispettosa, anche se critica. Negli ultimi anni si sono verificati molti casi del genere in varie parti del mondo; la stampa li tratta per lo più in modo umoristico, convinta che l’uso della parola “spettro” possa screditare l’evento e porre fine alle discussioni. È sorprendente che ogni caso venga considerato un fenomeno isolato, impedendo così al lettore comune di comprendere la forza delle prove accumulate. Nel caso specifico del Cheriton Dugout, i fatti sono i seguenti:
Il signor Jaques, giudice di pace e uomo colto e intelligente, residente a Embrook House, Cheriton, vicino a Folkestone, costruì una capanna proprio di fronte alla sua abitazione per proteggersi dai raid aerei. La casa, va detto, era molto antica; parte di essa risaliva infatti a un’antica fondazione religiosa del XIV secolo. La capanna fu costruita alla base di una piccola scogliera, utilizzando normale arenaria morbida. I lavori furono eseguiti da un muratore locale di nome Rolfe, assistito da un ragazzo. Poco dopo l’inizio dei lavori, Rolfe si rese conto che la sua candela veniva continuamente spenta da getti di sabbia, e che simili getti colpivano anche il suo viso. Immaginò che questi fenomeni fossero causati da qualche forza gassosa o elettrica, ma essi divennero così intensi da ostacolare seriamente i suoi lavori. Ne parlò al signor Jaques, il quale accolse la sua storia con assoluta incredulità. Tuttavia, le “persecuzioni” continuarono, assumendo ora la forma di colpi veri e propri causati da oggetti pesanti che volavano verso di lui e colpivano le pareti con violenza. Rolfe, continuando a cercare una spiegazione fisica, si rivolse al signor Hesketh, l’elettricista comunale di Folkestone, un uomo molto istruito e intelligente. Quest’ultimo andò sul posto e constatò che i fenomeni erano certamente reali e inspiegabili con le leggi ordinarie. Un soldato canadese ospitato da Rolfe ascoltò la sua storia e, convinto che il padrone di casa fosse pazzo, andò nella capanna, ma le sue esperienze furono così intense e spaventose che fuggì immediatamente. Anche la domestica della casa vide oggetti pesanti muoversi senza alcuna causa umana. Il signor Jaques, la cui incredulità si era gradualmente dissipata di fronte a tutte queste prove, scese nella capanna quando nessuno c’era, e cinque pietre colpirono la porta dall’interno. Riaprì la porta e le trovò sul pavimento. Nel frattempo, Sir William Barrett era sceso anch’egli, ma non aveva visto nulla; il suo soggiorno fu breve. In seguito, visitai quell’“antro” per circa due ore ogni volta, ma senza ottenere alcuna informazione diretta, sebbene notassi che le nuove pareti di mattoni erano state danneggiate dai colpi subiti. Le forze misteriose sembravano non interessarsi affatto alla ricerca psichica: non si manifestavano mai davanti agli investigatori, eppure la loro presenza e azione furono osservate da almeno sette persone diverse. Inoltre, lasciarono dietro di sé tracce evidenti: estrassero persino le pietre di selce dal cemento nuovo utilizzato per il pavimento e le disposero in piccoli mucchi ordinati. L’ipotesi che si trattasse semplicemente di scherzi di un ragazzo fu scartata, visto che i fenomeni avvenivano anche quando lui non c’era.
Un altro scienziato si recò sul posto per un momento, ma poiché la sua spiegazione era che i fenomeni osservati fossero dovuti all’emissione di gas di palude, questa non portò a grandi progressi nella comprensione della situazione. I disturbi continuano ancora; stamattina stesso (21 febbraio 1918) ho ricevuto una lettera dal signor Hesketh, l’ingegnere, che fornisce dettagli più completi e aggiornati.
Qual è la vera spiegazione di un simile fenomeno? Posso solo dire che ho consigliato il signor Jaques di indagare più a fondo sotto quella struttura su cui sta costruendo il suo seminterrato. Ho effettuato anch’io alcune ricerche e sono giunto alla conclusione che il terreno in quel punto sia stato disturbato, almeno fino a una profondità di cinque piedi. Qualcosa è stato sepolto lì, e molto probabilmente esiste un legame tra questo fatto e i fenomeni osservati. È molto probabile che il signor Rolfe, senza saperlo, sia un “medium” fisico; quando si trovava nel seminterrato ristretto, quel luogo diventava una sorta di “armadio” in cui le sue capacità magnetiche potevano accumularsi e essere utilizzate. È stato semplicemente caso che in quel posto ci fosse qualcosa che ha deciso di sfruttare queste energie, generando così i fenomeni osservati. Quando il signor Jaques è andato da solo nella grotta, l’energia lasciata dal signor Rolfe non era ancora esaurita, quindi sono stati possibile alcuni fenomeni. È così che ho interpretato gli eventi, ma in queste questioni non si dovrebbe essere dogmatici. Se verranno effettuate indagini sistematiche, probabilmente emergerà una spiegazione definitiva. Mentre queste prove venivano pubblicate, ne sono venuto a conoscenza un altro caso molto evidente di fenomeni legati a “spiriti disturbatori”. Non posso rivelare i dettagli senza violare la confidenza delle persone coinvolte, e questi fenomeni continuano ancora oggi. È curioso che questo nuovo caso sia venuto alla mia conoscenza proprio perché una delle persone colpite aveva letto alcuni dei miei commenti sul caso del rifugio di Cheriton; quella signora mi ha scritto subito per chiedere consiglio e aiuto. Il luogo in questione è remoto, e non sono ancora riuscito a visitarlo, ma dalle informazioni che ho ricevuto sembra presentare tutti gli elementi tipici di questi fenomeni, con l’aggiunta della capacità di scrivere direttamente su superfici diverse. Mi sono stati inviati alcuni esempi di queste scritture. Due religiosi hanno cercato di mitigare questi fenomeni, che a volte possono essere molto violenti, ma finora senza successo. Forse può essere un po’ consolante sapere che, nelle molte occasioni in cui questi fenomeni sono stati attentamente documentati, non è mai stato causato alcun danno fisico né agli esseri umani né agli animali.
Il messaggio vitale