Il parassita
Questa è una novella del 1894; il protagonista è un giovane di nome Austin Gilroy. Studia fisiologia e conosce un professore che si dedica allo studio degli argomenti occulti. Il giovane viene presentato a una donna di mezza età,Miss Penclosa, la quale soffre di una gamba paralizzata ma possiede poteri psichici; è amica della moglie del professore. La fidanzata scettica di Gilroy, Agatha, viene messa in trance per dimostrare i poteri di Miss Penclosa. Il tentativo ha successo e Gilroy inizia a frequentare la casa del professore, dove Miss Penclosa mette alla prova i suoi poteri su di lui (tra le molte cose che gli dice, c’è anche il fatto che tali poteri variano in base alla sua forza).

Il parassita

24 marzo. La primavera è ormai completamente arrivata. Fuori dalla finestra del mio laboratorio, il grande castagno è coperto di grandi boccioli appiccicosi e gelatinosi; alcuni di essi hanno già iniziato a schiudersi, trasformandosi in piccoli germogli verdi. Camminando per i sentieri, si percepiscono le forze silenziose e potenti della natura che operano intorno a noi: la terra umida emana un profumo fruttato e delizioso; ovunque spuntano germogli verdi, i rami sono rigidi per via della linfa in movimento, e l’aria umida e densa dell’Inghilterra è impregnata di un leggero profumo resinoso. I boccioli nei cespugli, i agnelli che pascolano sotto di loro, ovunque si osserva il lavoro della natura nel processo di riproduzione! Posso vederlo con i miei occhi e sentirlo dentro di me. Anche noi viviamo una “primavera” quando le piccole arteriole si dilatano, la linfa scorre più velocemente, le ghiandole lavorano intensamente. Ogni anno, la natura riadatta tutto il proprio sistema. In questo momento stesso percepisco un fermento nel mio sangue; e mentre la luce fresca del sole filtra attraverso la finestra, mi sentirei quasi tentato di danzare al suo ritmo. Se solo Charles Sadler non salisse di corsa le scale per chiedere cosa stesse succedendo. Inoltre, devo ricordare che sono il Professor Gilroy: un vecchio professore può permettersi di essere naturale, ma quando la fortuna ha concesso una delle prime cattedre universitarie a un uomo di quarantatré anni, deve cercare di comportarsi in modo coerente con quel ruolo. Che persona straordinaria è Wilson! Se solo potessi dedicare allo studio della fisiologia lo stesso entusiasmo che lui dedica alla psicologia, diventerei almeno come Claude Bernard. Tutto il suo essere è rivolto a questo scopo: si addormenta mentre mette in ordine i risultati delle ricerche di una giornata, e si sveglia pensando alle prossime indagini da intraprendere. Eppure, al di fuori del ristretto cerchio di persone che seguono le sue ricerche, riceve molto poco riconoscimento. La fisiologia è una scienza affermata; se aggiungo anche solo un piccolo contributo a questo campo, tutti lo notano e lo apprezzano. Ma Wilson sta cercando di gettare le basi per una scienza del futuro: il suo lavoro avviene “sotto terra”, e non è immediatamente visibile. Eppure continua senza lamentarsi, comunicando con centinaia di persone un po’ strane nella speranza di trovare un testimone affidabile, analizzando centinaia di falsità nella speranza di scoprire anche solo un piccolo frammento di verità, studiando vecchi libri, divorando quelli nuovi, sperimentando, tenendo lezioni, cercando di suscitare negli altri lo stesso entusiasmo che lo consuma. Quando penso a lui, sono pieno di ammirazione e meraviglia. Ma quando mi chiede di partecipare alle sue ricerche, devo dirgli che, nel loro stato attuale, non rappresentano alcun interesse per una persona devota alla scienza rigorosa. Se solo potesse mostrarmi qualcosa di concreto e oggettivo, allora forse sarei tentato di approcciare il problema dal punto di vista fisiologico. Finché metà dei suoi soggetti di studio sono contaminati da ciarlataneria e l’altra metà dall’isteria, noi fisiologi dobbiamo accontentarci del corpo, e lasciare la mente ai nostri discendenti. Senza dubbio sono un materialista. Agatha dice che sono di primo grado. Le rispondo che questo è un ottimo motivo per anticipare il nostro fidanzamento: ho davvero bisogno della sua spiritualità. Eppure potrei essere considerato un esempio curioso dell’influenza dell’educazione sul temperamento. Per natura, a meno che non mi inganni, sono una persona estremamente psichica: ero un ragazzo nervoso, sensibile, sognatore, sonnambulo, pieno di impressioni e intuizioni. I miei capelli neri, i miei occhi scuri, il mio viso snello e olivastro, le mie dita affusolate, tutto ciò caratterizza il mio vero temperamento; esperti come Wilson mi considerano uno dei loro. Ma la mia mente è piena di conoscenze precise: mi sono addestrato a trattare soltanto con fatti e prove. Congetture e fantasie non hanno posto nel mio modo di pensare. Mostratemi qualcosa che possa vedere al microscopio, tagliare con lo scalpello, pesare sulla bilancia. E vi dedicherò tutta la vita ad analizzarlo. Ma quando mi chiedete di studiare sentimenti, impressioni, suggestioni, vi sto chiedendo di fare qualcosa che mi è sgradevole, persino demoralizzante. Allontanarsi dalla pura ragione mi colpisce come un cattivo odore o una dissonanza musicale. Questo è senz’altro un motivo sufficiente per cui sono riluttante ad andare stasera da Professor Wilson. Tuttavia, non potrei rifiutare l’invito senza essere scortese. E ora che anche Mrs. Marden e Agatha ci vanno, beh, preferirei incontrarle altrove. So che Wilson cercherebbe di coinvolgermi in quelle sue teorie oscure e poco chiare. Nel suo entusiasmo è completamente insensibile a qualsiasi suggerimento o rimprovero. Solo una discussione aperta potrebbe fargli capire quanto io disprezzi tutto questo. Sono sicuro che abbia qualche nuovo “medium”, qualche “clairvoyant” da mostrarci. Beh, almeno sarà un divertimento per Agatha. Lei ne è interessata, come tutte le donne a ciò che è vago, mistico e indefinito. Ore 22:50. Questa abitudine di tenere un diario, credo, sia il risultato di quella mentalità scientifica di cui ho parlato stamattina. Mi piace registrare le mie impressioni mentre sono ancora fresche. Almeno una volta al giorno cerco di definire con precisione la mia posizione mentale. È un utile esercizio di autoanalisi, e credo abbia un effetto positivo sul carattere. Onestamente devo ammettere che ho bisogno di tutto ciò che possa rafforzare il mio “carattere”. Temo che, in fondo, gran parte del mio temperamento nevrotico sopravviva. E che io sia lontano dall’essere quella persona calma e precisa che sono Murdoch o Pratt-Haldane. Altrimenti, perché mai le sciocchezze a cui ho assistito stasera avrebbero messo i miei nervi in tale stato di agitazione? L’unica consolazione è che né Wilson né Miss Penclosa, né tantomeno Agatha potrebbero mai conoscere la mia debolezza. E poi, cosa c’era davvero di così eccitante? Niente, o almeno così poco da sembrare ridicolo se lo scrivo. I Marden arrivarono da Wilson prima di me. In effetti, fui uno degli ultimi ad arrivare e trovai la stanza piena di gente. Non ebbi nemmeno il tempo di dire una parola a Mrs. Marden e ad Agatha, che sembrava incantevole con il suo abito bianco e rosa e i brillanti nastri nei capelli, quando Wilson mi tirò da parte, tremando leggermente. “Vuoi qualcosa di concreto, Gilroy,” disse, portandomi in un angolo. “Amico mio, ho scoperto un fenomeno, un vero fenomeno!” Avrei dovuto essere più colpito se non avessi già sentito parlare della stessa cosa in precedenza. Il suo spirito ottimista trasforma ogni luccio di luna in una stella. “Questa volta non c’è alcun dubbio sulla credibilità di tutto ciò,” disse, forse rispondendo a un leggero sorriso nei miei occhi. “Mia moglie la conosce da molti anni; entrambe vengono dal Trinidad, sai. Miss Penclosa è in Inghilterra da soltanto un mese o due e non conosce nessuno al di fuori del mondo accademico, ma ti assicuro che ciò che ci ha raccontato è sufficiente per dimostrare l’esistenza della chiaroveggenza su basi scientifiche. Non c’è nessuno come lei, né dilettante né professionista. Vieni, fatti presentare!” Non mi piace nessuno di questi che amano inventare storie misteriose, ma soprattutto non quell’amateur. Con un professionista pagato puoi intervenire immediatamente e smascherarlo non appena capisci il trucco che usa: lui è lì per ingannarti, e tu sei lì per scoprirlo. Ma cosa fai con l’amica della moglie del tuo ospite? Devi accendere all’improvviso la luce per scoprire che sta suonando di nascosto il banjo? O devi gettare della cocciniglia sul suo abito da sera quando si avvicina di nascosto con la sua bottiglietta di fosforo e le sue banalità soprannaturali? Ci sarebbe una scenata terribile, e ti considererebbero un bruto. Quindi, puoi scegliere: essere uno di loro o diventare una vittima delle loro stesse truffe. Non ero affatto di buon umore quando seguii Wilson da quella signora. Nessuno poteva essere meno all’altezza della mia idea di una donna delle Indie Occidentali. Era una creatura piccola e fragile, oltre i quarant’anni, con un viso pallido e magro, e capelli di un colore castano molto chiaro. La sua presenza era insignificante, il suo comportamento riservato; in qualsiasi gruppo di dieci donne, sarebbe stata l’ultima a essere notata. I suoi occhi forse erano la caratteristica più straordinaria, ma anche, devo ammetterlo, la meno piacevole. Erano di colore grigio, con una sfumatura verde; il loro sguardo mi sembrava decisamente furtivo. Forse “furtivo” è la parola giusta, o forse dovrei dire “feroce”? Ripensandoci, “felino” sarebbe stato un termine più appropriato. Un bastone appoggiato al muro rivelava chiaramente che, quando si alzava, una delle sue gambe era zoppa.
Così fui presentato a Miss Penclosa. E non mi sfuggì che, quando fu menzionato il mio nome, lei gettò un’occhiata ad Agatha. Wilson aveva evidentemente parlato di me. E presto, pensai, mi avrebbe comunicato in qualche modo misterioso che ero fidanzato con una giovane donna dai capelli biondi. Mi chiedevo quanto altro Wilson le avesse raccontato su di me. “Il professor Gilroy è un incredulo terribile,” disse lui; “spero, signorina Penclosa, che riuscirete a convertirlo.”
Lei mi guardò attentamente.
“Il professor Gilroy ha tutto il diritto di essere scettico se non ha visto nulla di convincente,” rispose lei. “Avrei dovuto pensare,” aggiunse, “che anche voi sareste stato un soggetto ideale per questo esperimento.”
“Per quale motivo, posso chiedervi?” dissi io.
“Beh, ad esempio, per il mesmerismo.”
“La mia esperienza mi ha insegnato che i mesmeristi scelgono come soggetti persone mentalmente instabili. Tutti i risultati ottenuti, a mio parere, sono compromessi dal fatto che si lavora con individui anormali.”
“Quale di queste signore, secondo voi, possiede un organismo mentale normale?” chiese lei. “Vorrei che sceglieste quella che vi sembra avere la mente più equilibrata. Forse la ragazza in rosa e bianco?. Miss Agatha Marden, credo sia questo il suo nome.”
“Sì, darei molta importanza ai risultati ottenuti da lei.”
“Non ho mai provato fino a che punto possa essere influenzabile. Certo, alcune persone reagiscono molto più rapidamente di altre. Posso chiedervi fino a che punto si estende il vostro scetticismo? Immagino che ammettiate l’esistenza del sonno mesmerico e il potere della suggestione, ”
“Non ammetto nulla, signorina Penclosa.”
“Oh, credevo che la scienza fosse arrivata più lontano. Certo, non ne so nulla riguardo ai aspetti scientifici di questo fenomeno. So solo ciò che io riesco a fare. Guardate quella ragazza in rosso, laggiù vicino al vaso giapponese. Voglio che venga da noi.”
Mentre parlava, si chinò in avanti e lasciò cadere il ventaglio per terra. La ragazza si girò immediatamente e venne verso di noi, con un’espressione curiosa sul viso, come se qualcuno l’avesse chiamata.
“Che ne pensate, Gilroy?” esclamò Wilson, in un tono eccitato.
Non osai dirgli ciò che ne pensavo. Per me era la truffa più palese e sfacciata a cui avessi mai assistito. La collusione tra le persone coinvolte e i segnali utilizzati erano davvero troppo evidenti.
“Il professor Gilroy non è soddisfatto,” disse lei, alzando lo sguardo verso di me con i suoi strani occhietti. “A quanto pare, sarà il mio povero ventaglio ad essere riconosciuto come l’oggetto principale di questo esperimento. Beh, dobbiamo provare qualcos’altro. Signorina Marden, avete obiezioni se vi faccio aspettare un attimo?”
“Oh, no, mi piacerebbe molto!” esclamò Agatha.
A quel punto, tutta l’assemblea si era radunata intorno a noi in cerchio: uomini con camicie bianche e donne dal collo candido. Alcuni erano sbalorditi, altri critici. Come se si trattasse di una sorta di cerimonia religiosa o di uno spettacolo da prestigiatore. Un divano di velluto rosso era stato messo al centro; Agatha vi si sdraiò sopra, un po’ arrossata e tremante per l’eccitazione. Riuscivo a notarlo dal movimento leggero dei suoi capelli. La signorina Penclosa si alzò dalla sua sedia e si avvicinò a lei, appoggiandosi alla sua stampella. La donna era cambiata. Non sembrava più piccola né insignificante; vent’anni sembravano essere svaniti dalla sua età. I suoi occhi brillavano, le sue guance pallide avevano ripreso colore, e tutta la sua figura appariva più piena e vitale. Così ho visto un ragazzo dallo sguardo spento e apatico trasformarsi all’istante in una persona vivace e energica quando gli è stata affidata una task che sentiva di poter svolgere con successo. Guardò Agatha con un’espressione che odiavo profondamente nel mio cuore: quell’espressione con cui un’imperatrice romana avrebbe potuto guardare la sua schiava in ginocchio. Poi, con un gesto rapido e autoritario, alzò le braccia e le lasciò scendere lentamente davanti a sé.
Osservavo attentamente Agatha. Durante i primi tre tentativi sembrava semplicemente divertita; al quarto notai un leggero velo negli occhi, accompagnato da una leggera dilatazione delle pupille; al sesto ci fu un momento di rigidità; al settimo le palpebre iniziarono ad abbassarsi; al decimo gli occhi si chiusero e il suo respiro divenne più lento e profondo del solito. Cercai di mantenere la calma scientifica mentre osservavo, ma una strana agitazione mi colpì senza motivo. Spero di averla nascosta bene, ma mi sentivo come un bambino al buio. Non avrei mai creduto di essere ancora così vulnerabile a simili debolezze.
“È in trance,” disse Miss Penclosa.
“Sta dormendo!” gridai.
“Allora svegliala!”
La presi per il braccio e le urlai all’orecchio. Ma sembrava che fosse morta; il suo corpo era lì, sulla sedia di velluto. I suoi organi funzionavano. Il cuore, i polmoni. Ma l’anima? Era svanita al di là della nostra comprensione. Dove era andata? Quale forza l’aveva allontanata da noi? Ero confusa e sconcertata.
“Ecco quindi la cosiddetta ‘sonnambulazione ipnotica’,” disse Miss Penclosa. “Per quanto riguarda le suggestioni, qualsiasi cosa io suggerisca, Miss Marden la seguirà inevitabilmente, sia ora che dopo essersi svegliata dalla trance. Vuole una prova?”
“Certo,” dissi.
“La avrà.” Vidi un sorriso apparire sul suo viso, come se le fosse venuta in mente un’idea divertente. Si chinò e sussurrò qualcosa all’orecchio di Agatha. Agatha, che prima non mi aveva prestato alcuna attenzione, annuì mentre ascoltava.
“Sveglia!” gridò Miss Penclosa, battendo con forza la sua stampella sul pavimento. Gli occhi si aprirono. Il velo negli occhi scomparve lentamente. L’anima tornò a mostrarsi dopo quella strana assenza. Ce ne andammo presto. Agatha non sembrava affatto peggiorata per quell’esperienza strana. Ma io ero nervosa e inquieta, incapace di ascoltare o rispondere al flusso di commenti che Wilson continuava a fare a mio beneficio. Mentre le dicevo buonanotte, Miss Penclosa mi infilò in mano un foglio di carta.
“Per favore, perdonami se uso questi mezzi per superare il tuo scetticismo. Apri questo biglietto alle dieci di domani mattina. È una piccola prova personale, ” Non riesco a immaginare cosa intenda, ma c’è quella nota, e dovrà essere aperta secondo le sue indicazioni. Mi fa male la testa; ho scritto abbastanza per stasera. Domani, forse, ciò che sembra così incomprensibile assumerà un significato completamente diverso. Non rinuncierò alle mie convinzioni senza lottare. 25 marzo. Sono sbalordita, confusa. È evidente che devo ripensare la mia opinione su questa questione. Ma prima lasciate che registri ciò che è accaduto.
Avevo finito di colazione e stavo esaminando alcuni diagrammi che avrebbero dovuto illustrare la mia lezione, quando la mia domestica entrò per dirmi che Agatha era nel mio studio e voleva vedermi immediatamente. Guardai l’orologio: erano appena le nove e mezza.
Quando entrai nella stanza, lei stava in piedi davanti al camino, rivolta verso di me. Qualcosa nel suo atteggiamento mi fece rabbrividire. Le sue parole non riuscirono a uscirmi dalle labbra. Il velo le copriva metà del viso, ma vidi che era pallida e che la sua espressione era rigida.
“Austin,” disse, “sono venuta ad annunciarti che il nostro fidanzamento è finito.”
Barcollai. Credo di aver davvero barcollato; mi appoggiai alla libreria per non cadere.
“Ma, ma, ” balbettai. “È troppo improvviso, Agatha, ”
“Sì, Austin. Il nostro fidanzamento è finito.”
“Ma sicuramente, devi darmi una spiegazione! Non è da te comportarti così. Dimmi cosa ho fatto per offenderti, ”
“È tutto finito, Austin.”
“Ma perché? Devi essere in errore. Forse ti hanno detto qualcosa di falso su di me. O forse hai frainteso qualcosa che ti ho detto. Dimmelo. Forse basta una parola per risolvere tutto, ”
“Dobbiamo considerare che tutto sia finito.”
“Ma ieri sera non mi hai dato alcun segno di disaccordo. Cosa può essere cambiato nel frattempo? Deve essere successo qualcosa stanotte. Devi averci ripensato e aver ritenuto che il mio comportamento fosse inappropriato. Forse è stato quel. [mesmerismo]. Mi hai forse incolpato per aver permesso a quella donna di esercitare su di te quel potere? Sai che avrei dovuto intervenire al primo segnale, ”
“È inutile, Austin. Tutto è finito.”
La sua voce era fredda e decisa; il suo comportamento stranamente formale e distaccato. Sembrava assolutamente determinata a non entrare in alcuna discussione o spiegazione. Io, invece, tremavo per l’agitazione. Girai il viso dall’altra parte, imbarazzata all’idea che potesse vedere quanto fossi fuori controllo. “Devi capire cosa significa tutto questo per me!” gridai. “È la fine di tutte le mie speranze. La rovina della mia vita! Non puoi infliggermi una punizione del genere senza darmi alcuna spiegazione. Dimmi cosa è successo. Considera quanto sia impossibile, in qualsiasi circostanza, che io possa comportarmi così con te. Per l’amor di Dio, Agatha, dimmi cosa ho fatto!”
Lei passò accanto a me senza dire una parola e aprì la porta. “È del tutto inutile, Austin,” disse lei. “Dovete considerare il nostro fidanzamento terminato.” Un attimo dopo se ne andò, e prima che riuscissi a riprendermi abbastanza da seguirla, sentii la porta d’ingresso chiudersi alle sue spalle. Corsi nella mia stanza per cambiarmi il cappotto, con l’intenzione di recarmi subito da Mrs. Marden per scoprire quale potesse essere la causa della mia sfortuna. Ero così scosso che faticavo a allacciare le scarpe. Non dimenticherò mai quei terribili dieci minuti: appena mi ero infilato il cappotto, l’orologio sul caminetto batté le dieci. Dieci. Quel numero mi fece pensare alla nota di Miss Penclosa. Era ancora lì, sul tavolo; la strappai aperta e lessi ciò che era scritto: “Mio caro Professor Gilroy. Per favore perdonate il carattere personale di questo test che vi sto proponendo. Il Professor Wilson ha menzionato casualmente le vostre relazioni con la mia ‘soggetto’ di stasera, e mi è venuto in mente che nulla potrebbe essere più convincente per voi se suggerissi a Miss Marden di venire da voi domani mattina alle nove e mezza, facendovi annullare l’appuntamento per circa mezz’ora. La scienza richiede spesso metodi rigorosi; tuttavia sono convinta che questo sia un esperimento che lei difficilmente avrebbe proposto di sua iniziativa. Dimenticate tutto ciò che lei possa aver detto: non ha davvero nulla a che fare con questa faccenda, e sicuramente non se ne ricorderà. Scrivo questa nota per alleviare la vostra ansia e per chiedervi scusa per l’imbarazzo che questa proposta vi ha causato.” “Con affetto,
Helen Penclosa.” Davvero. Dopo aver letto quella nota, provai solo sollievo, e non riuscivo nemmeno ad arrabbiarmi. Era stata una libertà. Una libertà davvero eccessiva da parte di una signora che avevo incontrato soltanto una volta. Ma dopotutto, ero stato io stesso a sfidarla con il mio scetticismo. Forse era davvero difficile trovare un test in grado di soddisfarmi. E lei ci era riuscita. Non c’era alcun dubbio al riguardo: l’ipnotica suggestione aveva avuto effetto. Agatha, tra tutte le donne che conoscevo, quella con la mente più equilibrata, era stata ridotta a uno stato di automatismo. Una persona lontana aveva “guidato” i suoi movimenti, come un ingegnere che dirige il funzionamento di un sottomarino. Un’altra “anima” si era sostituita alla sua, prendendo il controllo dei suoi nervi. E Agatha doveva essere stata completamente inconsapevole in quel momento. Come aveva fatto a muoversi per le strade in quello stato? Mi misi il cappello e corsi subito da lei per vedere se stesse bene. Sì. Era a casa. Mi fecero entrare nel salotto; era lì, con un libro in grembo. “Siete venuto presto, Austin,” disse sorridendo. “E voi siete arrivato ancora prima, ” risposi io. Sembrava perplessa. “Cosa intendi dire?” chiese.
“Non sei uscita oggi, vero?”
“No, assolutamente no.”
“Agatha,” dissi seriamente, “potresti dirmi esattamente cosa hai fatto stamattina?”
Rispose ridendo della mia serietà.
“Hai quell’aspetto da professionista, Austin. Vedi un po’ cosa succede quando si sposa un uomo di scienza! Comunque, te lo dirò: mi sono alzata alle otto, ho fatto colazione alle nove e mezza, sono entrata in questa stanza alle nove e dieci minuti e ho iniziato a leggere i ‘Memorie di Madame de Remusat’. Dopo pochi minuti, beh, mi è venuto sonno mentre leggevo, e ho sognato di te. Mi sono svegliata solo poco fa.”
“E ti sei ritrovata esattamente nel punto in cui eri prima, ”
“Perché, dove altro dovrei trovarmi?”
“Potresti dirmi, Agatha, di cosa hai sognato? Non è davvero solo curiosità da parte mia, ”
“Avevo soltanto l’impressione vaga che tu fossi presente nel sogno. Non ricordo nulla di preciso.”
“Se non sei uscita oggi, Agatha, come mai i tuoi scarpi sono pieni di polvere?”
Un’espressione di dolore apparve sul suo viso. “Davvero, Austin, non so proprio cosa ti sia preso stamattina. Si potrebbe quasi pensare che dubiti della mia parola. Se le mie scarpe sono polverose, significa sicuramente che ho indossato un paio che la cameriera non aveva pulito.”
Era evidente che lei non sapeva assolutamente nulla al riguardo, e riflettei che forse era meglio non informarla. Potrebbe spaventarsi, e in ogni caso non avrebbe portato a nulla di utile. Così non dissi più nulla al riguardo e poco dopo me ne andai per tenere la mia lezione. Ma sono profondamente colpito. Il mio orizzonte di possibilità scientifiche si è improvvisamente ampliato enormemente. Non mi meraviglio più dell’energia e dell’entusiasmo “demoniaco” di Wilson. Chi non lavorerebbe sodo se avesse a disposizione un vasto campo ancora inesplorato? Il fatto di aver scoperto una nuova forma del nucleolo, o una piccola peculiarità delle fibre muscolari striate osservata attraverso un obiettivo da 300 di diametro, mi riempie di gioia. Quanto appaiono banali tali ricerche rispetto a quella che colpisce direttamente le radici della vita e della natura dell’anima! Ho sempre considerato lo spirito un prodotto della materia: il cervello, pensavo, produceva la mente, proprio come il fegato produce la bile. Ma come può essere vero, se vedo la mente agire a distanza, manipolando la materia come un musicista su un violino? Il corpo, dunque, non genera l’anima, ma è piuttosto lo strumento attraverso cui lo spirito si manifesta. Un mulino a vento non produce il vento, ma ne indica soltanto la presenza. Questa teoria contraddiceva completamente le mie abitudini di pensiero. Eppure era indubbiamente possibile e meritevole di essere studiata. E perché non dovrei indagare? Vedo che sotto la data di ieri ho scritto: “Se riuscissi a trovare qualcosa di positivo e oggettivo, potrei essere tentato di approcciarmi alla questione dal punto di vista fisiologico.” Beh, ora ho il mio test; manterrò la mia parola. Sono sicuro che questa indagine sarà di enorme interesse. Alcuni dei miei colleghi potrebbero guardarla con scetticismo, perché la scienza è piena di pregiudizi irragionevoli. Ma se Wilson ha il coraggio delle sue convinzioni, anch’io sono disposto ad averlo. Andrò da lui domani mattina. Da lui e da Miss Penclosa. Se lei è in grado di mostrarci così tanto, probabilmente può mostrarci anche di più.

II
26 marzo. Wilson era, come avevo previsto, molto eccitato per la mia conversione, e anche Miss Penclosa sembrava compiaciuta del risultato del suo “esperimento”. Strano, che creatura silenziosa e incolore è, se non quando esercita il proprio potere! Anche parlarne le dà colore e vita. Sembra provare un interesse particolare per me. Non posso fare a meno di notare come i suoi occhi mi seguano ovunque nella stanza.
Abbiamo avuto una conversazione molto interessante sui suoi stessi poteri. È comunque utile registrare le sue opinioni, anche se, naturalmente, non possono avere alcun valore scientifico. “Ti trovi proprio ai confini di questo argomento,” disse lei quando espressi meraviglia per l’esempio straordinario di suggestione che mi aveva mostrato. “Non ho avuto alcun influenza diretta su Miss Marden quando è venuta da te. Quella mattina non pensavo nemmeno a lei. Quello che ho fatto è stato ‘impostare’ nella sua mente un determinato pensiero, proprio come si regola l’orologio in modo che suoni all’ora prestabilita. Se avessi suggerito che fossero trascorsi sei mesi invece di dodici, sarebbe successo lo stesso.”
“E se il suggerimento fosse stato di assassinarmi?”
“Probabilmente l’avrebbe fatto, ”
“Ma questo è un potere terribile!” esclamai. “È, come dici tu, un potere terribile,” rispose lei seriamente, “e più ne sai, più ti sembrerà spaventoso.”
“Posso chiedervi,” dissi, “cosa intendevate quando avete detto che la questione della suggestione rappresenta soltanto una parte marginale di questo fenomeno? Cosa considerate essenziale?”
“Preferirei non dirvelo.”
Fui sorpreso dalla sua risposta.
“Capite,” dissi, “che non lo chiedo per curiosità, ma nella speranza di trovare una spiegazione scientifica ai fatti che mi state raccontando.”
“Onestamente, Professore Gilroy,” disse lei, “non m’interessa affatto la scienza, e non mi importa nemmeno se sia possibile classificare questi poteri o meno.”
“Ma io speravo, ” “Ah, quella è un’altra questione. Se la fate diventare una questione personale,” disse lei, con il sorriso più piacevole, “sarò più che felice di raccontarvi tutto ciò che desiderate sapere. Lasciate che ci pensi. Che cosa mi avevate chiesto? Ah, riguardo a quei poteri ulteriori. Il professor Wilson non ci crederà, ma sono davvero reali. Ad esempio, è possibile per un operatore assumere il completo controllo su una persona – purché questa sia adatta. Senza alcun suggerimento preventivo, può farle fare qualsiasi cosa desideri.”
“Senza che la persona se ne accorga?”
“Dipende. Se il potere viene esercitato con forza, lei non ne saprà nulla, proprio come Miss Marden quando è venuta da voi e vi ha spaventato. Oppure, se l’influenza è meno intensa, potrebbe essere consapevole di ciò che sta facendo, ma non essere in grado di impedirselo.”
“Allora avrebbe perso la propria volontà?”
“Sì. La sua volontà verrebbe sopraffatta da un’altra più forte.”
“Avete mai esercitato voi stessa questo potere?”
“Molte volte.”
“Quindi anche la vostra volontà è così forte?” Beh, non dipende esattamente da questo. Molti hanno una volontà forte che non può essere separata da loro stessi. L’importante è avere il dono di proiettarla in un’altra persona e sostituirla con la sua. Trovo che questa capacità varii in base alla mia forza e alla mia salute.
“In pratica, si tratta di inviare la propria anima nel corpo di un’altra persona.”
“Beh, potresti dirlo così.”
“E cosa succede al proprio corpo?”
“Si sente semplicemente appesantito.”
“Ma non c’è pericolo per la salute personale?” chiesi.
“Forse un po’. Bisogna fare attenzione a non perdere completamente la propria coscienza; altrimenti si potrebbero avere difficoltà a tornare indietro. È necessario mantenere sempre quel legame, in qualche modo. Mi dispiace di esprimermi così male, Professore Gilroy. Ma ovviamente non so come spiegare queste cose in modo scientifico. Vi sto semplicemente raccontando le mie esperienze e le mie interpretazioni.”
Ora che ho riletto tutto con calma, mi meraviglio di me stesso! Questo è davvero Austin Gilroy, l’uomo che si è fatto strada grazie alla sua capacità di ragionare e al suo impegno verso i fatti? Eppure qui sto ascoltando seriamente le storie di una donna che mi parla di come la sua anima possa essere proiettata fuori dal corpo, e di come, mentre lei è in uno stato di torpore, possa controllare le azioni delle persone a distanza. La accetto? Assolutamente no. Deve dimostrarmelo più volte prima che io sia disposto ad ammettere qualcosa. Ma almeno non sono più scettico. Questa sera avremo un incontro, e lei proverà a esercitare su di me qualche effetto ipnotico. Se ci riuscirà, sarà un ottimo punto di partenza per le nostre ricerche. Almeno nessuno potrà accusarmi di complicità. Se non ci riuscirà, dovremo cercare un altro soggetto adatto. Wilson, invece, è completamente insensibile a queste cose.
Ore 22:00. Credo di essere sull’orlo di una scoperta rivoluzionaria. Avere la possibilità di studiare questi fenomeni dall’interno. Disporre di un organismo che reagisca, e al contempo di un cervello in grado di comprenderli e analizzarli. Questo è sicuramente un grande vantaggio. Sono certo che Wilson darebbe cinque anni della sua vita pur di essere altrettanto sensibile a queste cose quanto me. Non c’era nessuno presente tranne Wilson e sua moglie. Ero seduto con la testa appoggiata all’indietro; Miss Penclosa, in piedi davanti a me, un po’ a sinistra, utilizzava gli stessi movimenti lunghi e fluidi che aveva usato con Agatha. Ogni volta che li eseguiva, una corrente d’aria calda sembrava colpirmi, diffondendo in tutto il mio corpo un senso di eccitazione e felicità. I miei occhi erano fissi sul viso di Miss Penclosa, ma mentre la guardavo i suoi tratti sembravano sfocarsi e svanire. Riuscivo a percepire soltanto i suoi occhi che mi fissavano: grigi, profondi, insondabili. Diventavano sempre più grandi, fino a quando improvvisamente assomigliarono a due laghi montani verso cui sembravo cadere a una velocità terribile. Rabbrividii. E in quel momento un pensiero più profondo mi fece capire che quel rabbrivido rappresentava esattamente lo stesso stato di tensione che avevo osservato in Agatha. Un attimo dopo toccai la superficie dei laghi, ormai uniti in uno solo. E scesi sott’acqua, con una sensazione di pienezza nella mente e un ronzio nelle orecchie. Scendevo sempre più giù. Poi, all’improvviso, risalii in superficie, e vidi la luce brillare intensamente attraverso l’acqua verde. Ero quasi giunto in superficie quando la parola “Svegliati!” risuonò nella mia mente; con un sussulto, mi ritrovai di nuovo nella poltrona, con Miss Penclosa appoggiata al suo bastone e Wilson, con il taccuino in mano, che sbirciava sopra la sua spalla. Nessun senso di pesantezza o stanchezza era rimasto; al contrario, anche se è passato solo un’ora dall’esperimento, mi sento così sveglio che preferisco dedicarmi allo studio piuttosto che andare a letto. Intravedo davanti a me una serie di interessanti esperimenti e non vedo l’ora di iniziarli. 27 marzo. Una giornata vuota: la signorina Penclosa va con Wilson e sua moglie dai Suttons. Ho iniziato a studiare “Il magnetismo animale” di Binet e Ferre. Che acque strane e profonde! Risultati, risultati, risultati, ma la causa rimane un mistero assoluto. È stimolante per l’immaginazione, ma devo stare attenta a non trarre conclusioni affrettate. Solo fatti concreti. So che lo stato di trance ipnotica esiste davvero; so che la suggestione ipnotica è effettiva; so anche di essere sensibile a questa forza. Questa è la mia situazione attuale. Ho comprato un nuovo quaderno su cui registrerò soltanto dati scientifici dettagliati.
Serata lunga con Agatha e la signora Marden riguardo al nostro matrimonio. Pensiamo che le vacanze estive siano il momento migliore per celebrarlo. Perché ritardare? Mi dispiacerebbe persino perdere quei pochi mesi. Comunque, come dice la signora Marden, ci sono ancora molte cose da organizzare.
28 marzo. Sono stata di nuovo ipnotizzata dalla signorina Penclosa. L’esperienza è più o meno la stessa di prima, tranne che lo stato di incoscienza si è manifestato più rapidamente. Per i dati relativi alla temperatura della stanza, alla pressione barometrica, al polso e alla respirazione, consultare il Quaderno A, registrati dal professor Wilson. 29 marzo. Di nuovo incantato. I dettagli sono nella Note-book A. 30 marzo. Domenica, una giornata vuota. Detesto qualsiasi interruzione dei nostri esperimenti. Al momento, questi si limitano ad osservare i segni fisici legati a forme lievi, complete o estreme di insensibilità. In seguito, speriamo di passare ai fenomeni legati alla suggestione e alla lucidità. I professori hanno già dimostrato queste cose sulle donne a Nancy e al Salpetière. Sarà ancora più convincente se una donna stessa le dimostra su un professore, con un altro professore come testimone. E che io sia quella donna. Io, la scettica, il materialista! Almeno ho dimostrato che il mio impegno per la scienza è maggiore del mio attaccamento alla coerenza personale. Rinunciare alle proprie convinzioni è il più grande sacrificio che la verità ci possa chiedere.
Stasera è venuto a trovarmi il mio vicino, Charles Sadler, quel bel giovane docente di anatomia. Mi ha restituito un volume degli “Archivi” di Virchow che gli avevo prestato. Lo chiamo giovane, ma in realtà è più vecchio di me di un anno. “So che la signorina Penclosa sta conducendo esperimenti su di te, Gilroy, ” ha detto. “Beh, se fossi al tuo posto, non permetterei che andassero avanti. Probabilmente penserai che io sia molto indiscreto, ma sento comunque il dovere di consigliarti di interrompere ogni rapporto con lei.”
Gli ho chiesto naturalmente il motivo. “La mia posizione non mi permette di entrare nei dettagli, ” ha risposto. “La signorina Penclosa è amica di un mio amico. La situazione è delicata. Posso solo dire che anch’io sono stato oggetto di alcuni dei suoi esperimenti. E che questi mi hanno lasciato un’impressione molto negativa, ”
Non potevo certo accontentarmi di una risposta del genere. Ho cercato di ottenere informazioni più precise, ma senza successo. È possibile che sia geloso perché ho preso il suo posto? O forse appartiene a quegli scienziati che si sentono offesi quando i fatti contraddicono le loro opinioni preconcette? Non può certo pensare che, solo perché ha qualche lamentela vaga, io debba abbandonare una serie di esperimenti che promettono risultati così importanti. Sembrava infastidito dal modo leggero con cui ho accolto i suoi avvertimenti. E ci siamo separati con un po’ di freddezza da entrambe le parti. 31 marzo. Incantato dalla signorina P. 1° aprile. Incantato dalla signorina P. (Notebook A.)
2° aprile. Incantato dalla signorina P. (Grafico sfigmografico realizzato dal professor Wilson.) 3 aprile. È possibile che questo percorso di mesmerismo possa risultare un po’ faticoso per la salute generale. Agatha dice che sono più magro e che ho delle occhiaie scure. Sento una nervosità che prima non avevo; il minimo rumore mi fa sobbalzare, e l’idiozia di uno studente mi infastidisce invece di divertirmi. Agatha vorrebbe che smettessi, ma le dico che ogni studio comporta sforzi, e che non si può ottenere nulla senza pagare un prezzo. Quando vedrà l’impatto che il mio prossimo articolo su “Il rapporto tra mente e materia” potrà avere, capirà che vale la pena di sopportare questa leggera nervosità. Non mi sorprenderebbe affatto se ricevessi un F. R. S. per questo lavoro.
Stasera sono stato di nuovo “mesmerizzato”: l’effetto si manifesta più rapidamente, e le visioni soggettive sono meno evidenti. Sto prendendo appunti dettagliati su ogni seduta. Wilson parte per la città per una settimana o dieci giorni, ma non interromperemo gli esperimenti: il loro successo dipende tanto dalle mie sensazioni quanto dalle sue osservazioni.
4 aprile. Devo stare molto attento. Negli esperimenti è emersa una complicazione che non avevo previsto. Nella mia fretta di ottenere risultati scientifici, sono stato stupidamente cieco riguardo alle relazioni umane tra me e Miss Penclosa. Posso scrivere qui cose che non oserei mai dire a nessuno. Quella donna sfortunata sembra aver sviluppato per me un sentimento particolare. Non dovrei dire una cosa del genere, nemmeno nella privacy del mio diario intimo, se la situazione non fosse arrivata a un punto tale da renderla impossibile ignorare. Da qualche tempo – cioè dall’ultima settimana – ci sono stati segnali che ho cercato di ignorare, rifiutandomi di pensarci. Il suo sorriso quando arrivo, la sua tristezza quando me ne vado, il suo desiderio che io tornassi spesso, l’espressione dei suoi occhi, il tono della sua voce. Ho cercato di convincermi che non significassero nulla, che fossero forse soltanto i modi appassionati tipici delle donne delle Indie Occidentali. Ma ieri notte, mentre mi svegliavo da quel sonno ipnotico, ho allungato la mano, inconsciamente, involontariamente, e l’ho stretta nella sua. Quando sono tornato completamente in me, eravamo ancora con le mani intrecciate; lei mi guardava con un sorriso pieno di aspettativa. E la cosa orribile è che ho sentito il bisogno irresistibile di dire ciò che lei si aspettava che dicessi. Che misero essere sarei stato! Quanto mi avrei odiato oggi se avessi ceduto alla tentazione di quel momento. Ma, grazie a Dio, sono stato abbastanza forte da alzarmi e andarmene immediatamente. Forse sono stato scortese, ma non potevo, no, NON POTEVO più fidarmi di me stesso nemmeno per un istante. Io, un gentiluomo, un uomo d’onore, fidanzato con una delle ragazze più dolci d’Inghilterra. Eppure, in un momento di passione irrazionale, ho quasi confessato il mio amore per questa donna che quasi non conosco. È molto più anziana di me e inoltre è disabile. È orribile, disgustoso. Eppure quell’impulso era così forte che, se fossi rimasto un minuto in più al suo fianco, avrei commesso un errore irreparabile. Che cosa era? Devo insegnare ad altri il funzionamento del nostro organismo. Ma cosa ne so io stesso? Forse si trattava dell’improvvisa emersione di qualche strato più primitivo della mia natura. Un istinto brutale e primordiale che si è improvvisamente impadronito di me. Quasi potrei credere alle storie sugli ossessioni causate da spiriti malvagi. Quel sentimento era davvero così travolgente. Beh, questo incidente mi mette in una posizione molto sfortunata. Da un lato, mi dispiace moltissimo abbandonare una serie di esperimenti che sono già arrivati così lontano e che promettono risultati straordinari. Dall’altro lato, se questa donna ha davvero sviluppato dei sentimenti per me. Ma sicuramente anche ora devo aver commesso qualche terribile errore. Lei, con la sua età e la sua deformità. È impossibile. Inoltre, lei sapeva di Agatha; aveva capito in che situazione mi trovavo. Forse ha semplicemente sorriso, divertita, quando, nel mio stato di confusione, ho afferrato la sua mano. È stato il mio cervello, semi-ipnotizzato, a dare a quel gesto un significato errato e a reagire in modo così folle. Vorrei tanto convincermi che sia davvero andata così. In ogni caso, forse il piano più sensato sarebbe rimandare gli altri esperimenti fino al ritorno di Wilson. Ho quindi scritto una nota a Miss Penclosa, senza fare alcuna allusione a ieri sera, ma spiegando che un aumento del lavoro mi costringerà ad interrompere le nostre sessioni per qualche giorno. Lei ha risposto in modo piuttosto formale, dicendo che se cambiassi idea la troverò a casa all’ora solita. Le 10 di sera. Beh, che debole sono! Ultimamente sto iniziando a conoscere meglio me stesso, e più imparo, più mi considero inferiore. Di certo non ero sempre così debole. Alle quattro avrei dovuto sorridere se qualcuno mi avesse detto di andare da Miss Penclosa quella sera; invece, alle otto ero già davanti alla porta di Wilson, come al solito. Non so come sia successo. Forse è l’influenza dell’abitudine. O forse esiste una sorta di ossessione, simile a quella per l’oppio, e io ne sono vittima. So solo che, mentre lavoravo nello studio, diventavo sempre più inquieto: mi agitavo, ero preoccupato, non riuscivo a concentrarmi sui documenti davanti a me. E poi, quasi senza rendermene conto, presi il cappello e corsi ad mantenere l’appuntamento abituale.
È stata una serata interessante. La signora Wilson è stata presente per la maggior parte del tempo, il che ha evitato imbarazzi. Il comportamento di Miss Penclosa è stato come sempre; non ha mostrato alcuna sorpresa nel vedermi arrivare nonostante la mia lettera. Non c’era nulla nel suo atteggiamento che facesse pensare che l’incidente di ieri avesse lasciato qualche traccia in lei. Quindi, forse, ho esagerato. 6 aprile (sera): No, non ho esagerato. Ora devo ammetterlo: questa donna prova qualcosa per me. È assurdo, ma è vero. Stasera, ancora una volta, mi sono svegliato trovando la mia mano nella sua. E ho provato quella orribile sensazione che mi spinge a gettare via onore, carriera, tutto, per questa creatura che, quando non sono sotto il suo influsso, non possiede alcun fascino. Ma quando sono vicino a lei, non la percepisco così. Lei risveglia in me qualcosa di malvagio. Qualcosa di cui preferirei non pensare. Paralizza anche la mia parte migliore, nel momento stesso in cui stimola quella peggiore. Decisamente, non è salutare stare vicino a lei. Ieri sera è stata ancora peggio di prima. Invece di fuggire, sono rimasto seduto per un po’, tenendo la sua mano e parlando di argomenti molto intimi. Abbiamo parlato anche di Agatha. Di cosa potevo sognare? Miss Penclosa ha detto di essere convenzionale. E io ho concordato con lei. Ha parlato in modo dispregiativo di sé stessa, e io non ho protestato. Che creatura sono stato!
Per debole che sia, ho ancora la forza di porre fine a tutto questo. Non accadrà più. Ho abbastanza buon senso da fuggire quando non posso combattere. Da questa domenica sera in poi, non mi siederò mai più con Miss Penclosa. Mai! Che vadano pure avanti gli esperimenti, che finisca pure la ricerca. Qualsiasi cosa è meglio che affrontare questa orribile tentazione che mi trascina così in basso. Non ho detto nulla a Miss Penclosa. Ma semplicemente me ne andrò. Lei capirà il motivo senza che io debba dire una parola. 7 aprile. Ho mantenuto le distanze, come avevo detto. Sarebbe un peccato rovinare un’indagine così interessante, ma sarebbe ancora più grave rovinarmi la vita. E SO di non potermi fidare di quella donna.
Ore 23:00. Dio aiutami! Cosa mi sta succedendo? Sto impazzendo? Cercherò di calmarmi e riflettere con lucidità. Prima di tutto, devo annotare esattamente ciò che è accaduto.
Erano quasi le otto quando ho scritto quelle righe. Sentendomi stranamente irrequieto, sono uscito dalle mie stanze per trascorrere la serata con Agatha e sua madre. Entrambe hanno notato che ero pallido e stanco. Verso le nove è arrivato il professor Pratt-Haldane e abbiamo giocato a whist. Ho cercato di concentrarmi sulle carte, ma l’irrequietezza cresceva sempre di più; non riuscivo proprio a stare fermo al tavolo. Alla fine, nel bel mezzo della partita, ho gettato via le carte e, con scuse incoerenti riguardo a un appuntamento, sono corso fuori dalla stanza. Come in un sogno, ricordo di aver attraversato il corridoio di corsa, preso il cappello dal portacappelli e sbattuto la porta alle mie spalle. Ho corso lungo la strada. Tutto era confuso, strano. Sono arrivato a casa di Wilson; ho visto la signora Wilson e Miss Penclosa. Non ricordo quasi di cosa abbiamo parlato, ma ricordo che Miss P. mi ha fatto l’occhiolino in modo scherzoso, accusandomi di essere in ritardo e di aver perso interesse per i nostri esperimenti. Non c’era alcun “mesmerismo” in gioco. Sono rimasto lì per un po’, e solo ora sono tornato a casa. Ora la mia mente è completamente lucida. Posso riflettere su ciò che è accaduto. È assurdo pensare che si tratti semplicemente di debolezza o abitudine. Ho provato a spiegarlo così l’altra notte, ma ora non basta più. È qualcosa di molto più profondo e terribile. Mentre ero al tavolo da whist dei Mardens, mi sono sentito trascinare via. Come se una corda fosse stata gettata intorno a me. Non posso più nasconderlo a me stesso. Quella donna ha il controllo su di me. Sono nelle sue mani. Ma devo mantenere la calma, riflettere e capire cosa è meglio fare. Ma che stupido sono stato! Nell’entusiasmo per le mie ricerche, sono andato dritto nella trappola. Non mi aveva forse avvertito? Non mi aveva detto, come leggo nel mio diario, che quando acquisisce potere su qualcuno, può farlo fare ciò che vuole? E lei ha ottenuto quel potere su di me. Al momento sono completamente alla sua mercé. Devo fare ciò che vuole. E, cosa peggiore, devo anche provare ciò che vuole. La odio e la temo. Ma finché sono sotto il suo incantesimo, probabilmente riuscirà a farmi anche amarla. C’è dunque un certo conforto nel pensare che quegli odiosi impulsi per cui mi sono biasimato in realtà non provengono affatto da me. Sono tutti trasmessi da lei, anche se all’epoca non avrei mai potuto immaginarlo. Questo pensiero mi fa sentire più pulito e più libero.
8 aprile. Sì, ora, alla luce del giorno, scrivendo con calma e prendendomi il tempo per riflettere, sono costretto a confermare tutto ciò che ho scritto nel mio diario ieri sera. Mi trovo in una situazione terribile, ma soprattutto non devo perdere la testa. Devo mettere il mio intelletto contro le sue forze. Dopotutto, non sono un stupido burattino che agisce al suo comando. Ho energia, intelligenza, coraggio. Forse riuscirò a sconfiggerla. Devo farlo, altrimenti cosa ne sarà di me?
Lasciami provare a ragionarci sopra. Questa donna, secondo le sue stesse spiegazioni, può dominare il mio organismo nervoso. Può proiettarsi dentro di me e prenderne il controllo. Ha un’anima parassita. Sì, è un parassita, un mostro. Si insinua nel mio corpo come il granchio eremita nella conchiglia del polpo. Sono impotente. Cosa posso fare? Sto affrontando forze di cui non so nulla. E non posso raccontare a nessuno i miei problemi. Mi considererebbero pazzo. Certamente, se la cosa venisse risaputa in giro, l’università direbbe che non ha bisogno di un professore posseduto dal demonio. E Agatha. No, devo affrontare tutto da solo.

III
Ho riletto le mie note riguardo a ciò che quella donna ha detto parlando dei suoi poteri. C’è un punto che mi riempie di preoccupazione: lei suggerisce che, quando l’influenza esercitata è debole, la persona sa ciò che sta facendo, ma non riesce a controllarsi; mentre quando l’influenza è forte, essa diventa completamente inconsapevole. Ora, io ho sempre saputo ciò che facevo, anche se ieri sera meno di quanto nelle occasioni precedenti. Ciò sembra significare che lei non abbia mai esercitato su di me tutti i suoi poteri. C’è stato forse un altro uomo nella stessa situazione?
Sì, forse sì, e molto vicino a me. Charles Sadler deve sapere qualcosa al riguardo! Le sue vaghe avvertenze ora hanno un senso. Oh, se solo l’avessi ascoltato allora, prima di contribuire con queste sedute ripetute a creare le “catene” che mi legano! Ma lo incontrerò oggi stesso. Gli chiederò scusa per aver preso alla leggera i suoi avvertimenti. Vedrò se potrà darmi qualche consiglio.
Alle 16:00. No, non può aiutarmi. Ho parlato con lui, e ha mostrato una tale sorpresa alle prime parole che ho cercato di pronunciare riguardo al mio segreto inesprimibile, che non ho continuato. Quanto posso capire (attraverso indizi e deduzioni, piuttosto che dichiarazioni esplicite), la sua esperienza personale si è limitata a parole o sguardi simili a quelli che anch’io ho ricevuto. Il fatto che abbia abbandonato Miss Penclosa dimostra che in realtà non è mai stato davvero sotto il suo controllo. Oh, se solo sapesse di essere riuscito a sfuggirle! Deve ringraziare il proprio temperamento freddo e posato per questo. Io sono nero e celtico. E questa strega ha una presa profonda sui miei nervi. Riuscirò mai a liberarmene? Riuscirò mai ad essere di nuovo l’uomo che ero soltanto quindici giorni fa?
Devo pensare a cosa fare. Non posso lasciare l’università a metà semestre. Se fossi libero, la mia decisione sarebbe ovvia: partirei immediatamente per la Persia. Ma mi permetterebbe di farlo? E non potrebbe il suo influenza raggiungermi anche là, costringendomi a tornare sotto il suo controllo? Posso scoprire i limiti di questo potere infernale soltanto attraverso esperienze personali dolorose. Combatterò, e cosa altro posso fare?
So molto bene che verso le otto di stasera quella voglia disperata di stare con lei, quell’irresistibile inquietudine, mi assaliranno di nuovo. Come riuscirò a superarle? Cosa dovrei fare? Devo impedirmi di lasciare la stanza. Chiuderò a chiave la porta e getterò la chiave fuori dalla finestra. Ma poi, cosa farò al mattino? Lasciamo perdere il mattino. Devo a tutti i costi spezzare queste catene che mi tengono prigioniero. 9 aprile. Vittoria! Sono riuscita magnificamente! Ieri sera alle sette ho mangiato in fretta, poi mi sono chiusa in camera da letto e ho gettato la chiave nel giardino. Ho scelto un romanzo divertente e ho provato a leggerlo per tre ore, ma ero in uno stato di terrore costante, aspettandomi che da un momento all’altro quella forza negativa influenzasse di nuovo la mia mente. Tuttavia nulla è successo, e stamattina mi sono svegliata con la sensazione che un orribile incubo fosse finalmente finito. Forse quella creatura ha capito cosa avevo fatto e si è resa conto che era inutile cercare di influenzarmi. Comunque sia, ci sono riuscita una volta, e se posso farlo una volta, posso farlo anche altre volte. La mattina è stata molto imbarazzante per via della chiave. Fortunatamente c’era un giardiniere sotto casa, e gli ho chiesto di gettarmela su. Sicuramente pensava che l’avessi semplicemente persa. Prima di permettere che qualcuno mi influenzasse di nuovo in questo modo, farò fissare porte e finestre e chiederò l’aiuto di sei uomini robusti per tenermi ferma a letto. Questo pomeriggio ho ricevuto una lettera dalla signora Marden che mi invitava a farle visita. In ogni caso avevo intenzione di andarci, ma temevo che ci fossero brutte notizie ad aspettarmi. Sembra che i coniugi Armstrong, da cui Agatha ha grandi aspettative, stiano per tornare ad Adelaide a bordo della nave Aurora e hanno scritto alla signora Marden chiedendole di incontrarli in città. Probabilmente saranno via per un mese o sei settimane. E poiché la nave arriverà mercoledì, dovranno partire subito, domani, se saranno pronti in tempo. Il mio conforto è che, quando ci rivedremo, non ci sarà più alcuna separazione tra Agatha e me. “Vorrei che facessi una cosa, Agatha,” le dissi quando fummo sole. “Se dovessi incontrare di nuovo la signorina Penclosa, sia in città che qui, devi promettermi che non permetterai mai più che ti influenzi con i suoi trucchi.” Agatha aprì gli occhi, sorpresa.
“Ma l’altro giorno eri ancora tu a dire quanto fosse interessante tutto questo e quanto fossi decisa a continuare con le tue esperimenti, ” “Lo so, ma da allora ho cambiato idea.” “E non ne vuoi più fare?” “No.” “Sono così contenta, Austin. Non puoi immaginare quanto tu sia pallida e stanca ultimamente. Era proprio questo il motivo principale per cui non volevamo andare a Londra: non volevamo lasciarti in questo stato. Inoltre, a volte il tuo comportamento era davvero strano. Specialmente quella notte in cui hai lasciato il povero professor Pratt-Haldane ad “fare da bersaglio” dei suoi esperimenti. Sono convinta che queste ricerche siano molto dannose per i tuoi nervi.” “Anch’io lo penso, cara, ” “E anche per i nervi della signorina Penclosa. Hai sentito dire che è malata?”
“No.” “La signora Wilson ce l’ha detto ieri sera. Si tratta di una febbre nervosa. Il professor Wilson tornerà questa settimana, e naturalmente la signora Wilson vuole assicurarsi che la signorina Penclosa si riprenda prima del suo arrivo. Ha molti esperimenti da portare avanti, ” Ero felice di aver ricevuto la promessa di Agatha, perché era sufficiente che questa donna avesse uno di noi nella sua “scatola segreta”. D’altra parte, però, ero turbata nell’apprendere della malattia di Miss Penclosa. Questo sembrava ridurre a nulla la vittoria che avevo apparentemente ottenuto ieri sera. Ricordo che lei aveva detto che la perdita di salute interferiva con le sue capacità. Forse è per questo che sono riuscita a resistere così facilmente. Beh, devo prendere le stesse precauzioni stasera e vedere cosa succederà. Mi spavento da bambina al solo pensiero di lei. 10 aprile: Ieri sera tutto è andato molto bene. Mi sono divertita vedendo l’espressione del giardiniere quando questa mattina ho dovuto chiamarlo di nuovo per fargli gettare via la mia chiave. Se continuerà così, diventerò famosa tra i domestici. Ma il punto principale è che sono rimasta nella mia stanza senza alcuna voglia di uscire. Credo davvero di stare riuscendo a liberarmi da questo legame inverosimile. O forse la potenza di quella donna è semplicemente sospesa finché non si riprenderà completamente? Posso solo sperare nel meglio. I Mardens se ne sono andati questa mattina, e sembra che sia svanita anche la luminosità del sole primaverile. Eppure è ancora molto bella quando illumina i castagni verdi di fronte alla mia finestra, dando un tocco di allegria alle pesanti mura ricoperte di licheni degli antichi college. Quanto è dolce, gentile e rassicurante la Natura. Chi avrebbe mai pensato che nascondesse in sé forze così orribili, possibilità così odiose. Certo, so bene che questa cosa terribile che mi ha colpita non è né soprannaturale né antinaturale. No: è semplicemente una forza naturale che quella donna può utilizzare, e della quale la società ignora l’esistenza. Il fatto stesso che svanisca con la sua forza dimostra quanto sia completamente soggetta alle leggi fisiche. Se avessi tempo, potrei indagare a fondo e trovare il suo antidoto. Ma non si può domare un tigre quando si è sotto le sue fauci. Si può solo cercare di liberarsi da lui. Ah. Quando mi guardo nello specchio e vedo i miei occhi scuri e il mio viso spagnolo dai tratti netti, desidero ardentemente che mi colpisca qualcosa di violento. Qualsiasi cosa potrebbe salvarmi da questa calamità. Sembra che stasera possa avere dei problemi. Ci sono due cose che mi fanno temere questo. Una è che ho incontrato Mrs. Wilson in strada, e lei mi ha detto che Miss Penclosa sta migliorando, anche se è ancora debole. In realtà, nel mio cuore spero che questa malattia sia stata la sua ultima. L’altra è che il Professor Wilson tornerà tra un giorno o due, e la sua presenza potrebbe rappresentare un ostacolo per lei. Non temerei i nostri incontri se ci fosse una terza persona presente. Per entrambi questi motivi, ho la sensazione che stasera ci saranno problemi. E prenderò le stesse precauzioni di prima. 10 aprile. No, grazie a Dio, ieri sera tutto è andato bene. Non avrei davvero potuto affrontare di nuovo quel giardiniere. Ho chiuso a chiave la porta e ho infilato la chiave sotto di essa, così che questa mattina ho dovuto chiedere alla cameriera di farmi uscire. Ma quella precauzione non era affatto necessaria: in realtà non avevo alcuna intenzione di uscire. Tre serate consecutive a casa! Sono sicuramente vicina alla fine dei miei problemi, perché Wilson tornerà a casa oggi o domani. Dovrei raccontargli tutto quello che mi è successo? Sono convinta che non proverebbe la minima compassione per me. Mi considererebbe semplicemente un caso interessante e ne parlerebbe alla prossima riunione della Società Psichica, discutendo seriamente la possibilità che io sia una bugiarda consapevole. O forse si chiederebbe se non fossi in uno stadio iniziale di follia. No, da Wilson non otterrò alcun conforto. Mi sento meravigliosamente bene. Non credo di aver mai tenuto una lezione con tanto entusiasmo. Oh, se solo potessi eliminare questa ombra dalla mia vita. Che felicità sarebbe! Giovane, abbastanza ricca, nella prima fila della mia professione, fidanzata con una ragazza bella e affascinante. Non ho forse tutto ciò che un uomo possa desiderare? Solo un problema. Ma quale problema. Mezzanotte. Diventerò pazza. Sì, sarà la fine. Sto per impazzire. Ormai non manca molto. La testa mi duole terribilmente. Tremo tutta come un cavallo spaventato. Oh, che notte terribile ho trascorso. Eppure ho anche motivi per essere soddisfatta. Rischiando di diventare lo zimbello della mia stessa cameriera, ho infilato di nuovo la chiave sotto la porta, imprigionandomi per la notte. Poi, trovandola troppo presto per andare a letto, mi sono sdraiata con i vestiti addosso e ho iniziato a leggere un romanzo di Dumas. All’improvviso qualcosa mi ha afferrato. Con forza estrema. Ho cercato di graffiare le coperte, di aggrapparmi al legno del letto. Credo di aver urlato. Ma tutto era inutile. Non c’era scampo. Solo all’inizio ho resistito. Poi quella forza è diventata troppo potente. Sono grata che non ci fossero testimoni intorno a me. Altrimenti non so cosa avrei fatto. E, oltre alla determinazione di uscire, ho anche dimostrato una freddezza e un’efficienza estrema nel scegliere il modo per farlo. Ho acceso una candela e, inginocchiata davanti alla porta, ho provato a tirare fuori la chiave con l’estremità piumata di una penna. Ma era troppo corta. Allora ho preso un coltello da carta dal cassetto e ci sono riuscita. Ho aperto la porta, sono entrata nello studio, ho preso una mia fotografia dal comò, ci ho scritto qualcosa sopra, l’ho messa nella tasca interna del mio cappotto e poi sono andata da Wilson. Tutto era straordinariamente chiaro, eppure separato dal resto della mia vita, proprio come gli eventi di un sogno più vivido possano esserlo. Possedevo una sorta di doppia coscienza: da un lato c’era quella volontà aliena che cercava di attirarmi al suo fianco, dall’altro c’era la mia personalità, più debole e protestante, che si opponeva debolmente a quell’impulso dominante, proprio come un terrier tenuto al guinzaglio potrebbe fare. Ricordo di aver riconosciuto queste due forze in conflitto, ma non ricordo nulla del percorso che ho seguito, né di come sia stato ammesso in quella casa. Molto vivida, tuttavia, è la mia memoria di quando ho conosciuto Miss Penclosa. Era sdraiata sul divano nel piccolo boudoir in cui di solito svolgevamo i nostri esperimenti. La testa era appoggiata sulla mano, e una stuoia di pelle di tigre le copriva parzialmente il corpo. Alzò lo sguardo con aria attesa quando entrai; la luce della lampada illuminò il suo viso, e vidi che era molto pallida e magra, con profonde occhiaie scure sotto gli occhi. Mi sorrise e indicò uno sgabello accanto a lei. Fu con la mano sinistra che fece quel gesto; io, correndo verso di lei, afferrai lo sgabello. Odiavo me stesso quando ci ripensavo. Lo premetti appassionatamente contro le mie labbra. Poi mi sedetti sullo sgabello, tenendo ancora la sua mano, e le diedi la fotografia che avevo portato con me; parlai senza sosta: del mio amore per lei, del mio dolore per la sua malattia, della mia gioia per la sua guarigione. Del tormento che provavo ogni volta che dovevo assentarmi anche solo una sera dal suo fianco. Lei rimase sdraiata in silenzio, guardandomi con occhi autoritari e quel sorriso provocante. Ricordo che una volta mi accarezzò i capelli come si farebbe con un cane. Quel gesto mi procurò piacere. Ero estasiato. Ero suo schiavo, corpo e anima, e in quel momento gioivo della mia schiavitù. E poi arrivò quel cambiamento benedetto. Non ditemi mai che non esista una Provvidenza! Ero sull’orlo della perdizione. Fu davvero una coincidenza che proprio in quell’istante arrivasse il aiuto? No, no: c’è davvero una Provvidenza, e la sua mano mi ha tratto indietro. C’è qualcosa nell’universo più potente di questa donna malvagia e dei suoi trucchi. Ah, che conforto è per il mio cuore pensarlo!
Mentre la guardavo, notai un cambiamento in lei: il suo viso, prima pallido, ora era terribile; i suoi occhi erano spenti, le palpebre pesantemente abbassate. Soprattutto, quell’espressione di serena fiducia era scomparsa dai suoi tratti. La sua bocca appariva debole, la fronte corrugata. Era spaventata e incerta. E mentre osservavo quel cambiamento, anche il mio spirito lottava disperatamente per liberarsi da quella morsa che lo teneva prigioniero. Una morsa che, di momento in momento, diventava sempre meno salda. “Austin,” sussurrò lei, “ho cercato di fare troppo. Non ero abbastanza forte. Non mi sono ancora ripresa dalla mia malattia. Ma non potevo vivere senza vederti. Non mi lascerai, vero, Austin? È solo una debolezza passeggera. Se mi dai soltanto cinque minuti, tornerò me stessa. Dammi quel piccolo decanter che c’è sul tavolo vicino alla finestra, ”
Ma io avevo già riacquistato la mia anima. Con le sue forze sempre più deboli, quell’influenza si era allontanata da me, lasciandomi libero. E io ero aggressivo. Con amarezza, con ferocia. Almeno questa volta avrei potuto far capire a quella donna quali fossero i miei veri sentimenti per lei. La mia anima era piena di un odio tanto bestiale quanto l’amore contro cui reagiva. Era la passione selvaggia e assassina di un servo ribelle. Avrei potuto strapparle quel bastone dal fianco e schiantarle il viso con esso. Alzò le mani, come se volesse evitare un colpo, e si ritirò nell’angolo del divano. “Il brandy!” gemette. “Il brandy, ”
Presi il decanter e lo versai sulle radici di una pianta vicino alla finestra. Poi le strappai la fotografia di mano e la strappai in mille pezzi. “Donna spregevole,” dissi, “se avessi adempiuto ai miei doveri verso la società, non saresti mai uscita viva da questa stanza, ”
“Ti amo, Austin. Ti amo!” singhiozzò.
“Sì. E anche Charles Sadler. E quanti altri prima di lui?”
“Charles Sadler!” esclamò. “Ti ha parlato? Allora. Charles Sadler. Charles Sadler, ” La sua voce usciva dalle sue labbra bianche come il sibilo di un serpente. “Sì, ti conosco. E anche altri ti conosceranno. Creatura senza vergogna! Sapevi quale fosse la mia posizione. Eppure hai usato il tuo potere spregevole per attirarmi a te. Forse ci riuscirai di nuovo. Ma almeno ricorderai che ho detto apertamente di amare Miss Marden con tutto il mio cuore. E che ti odio, ti disprezzo, ”
“La sola vista tua e il suono della tua voce mi riempiono di orrore e disgusto. Il pensiero di te è ripugnante. Così mi sento verso di te. E se per qualche tuo trucco riesci di nuovo ad attirarmi a te, come hai fatto stasera, almeno non avrai molta soddisfazione nel cercare di trasformare un uomo che ti ha detto la sua vera opinione in un amante. Puoi dire quello che vuoi delle mie parole. Ma non potrai dimenticare mai, ”
Mi fermai. La donna aveva perso i sensi. Non poteva sopportare di ascoltare ciò che dovevo dirle. Che soddisfazione mi dà il pensiero che, qualunque cosa accada in futuro, lei non potrà mai fraintendere i miei veri sentimenti per lei. Ma cosa accadrà in futuro? Cosa farà ancora? Non oso nemmeno pensarci. Oh, se solo potessi sperare che mi lasci in pace. Ma quando penso a ciò che le ho detto. Lascia perdere. Questa volta sono stato più forte di lei. 11 aprile. Ieri sera non ho quasi dormito; al mattino mi sono trovata così debole e febbricitante che ho dovuto chiedere a Pratt-Haldane di tenere la mia lezione al mio posto. È la prima volta che manco a una lezione del genere. Mi sono alzata a mezzogiorno, ma ho mal di testa, le mani mi tremano e i nervi sono in uno stato pietoso.
Chi sarebbe venuto stasera, se non Wilson? È appena tornato da Londra, dove ha tenuto lezioni, presentato articoli, organizzato riunioni, smascherato un medium, condotto una serie di esperimenti sulla trasferenza del pensiero, intrattenuto il professor Richet di Parigi, passato ore a osservare un cristallo. E ha raccontato tutto questo in un fiato.
“Ma tu!” esclamò alla fine. “Non sembri stare bene. E Miss Penclosa oggi è davvero molto malata. E gli esperimenti?”
“Li ho abbandonati.”
“Tut, tut! Perché?”
“Perché questo argomento mi sembra pericoloso, ”
Estrasse il suo grande quaderno marrone. “Questo è di grande interesse,” disse. “Quali sono le tue ragioni per ritenere che sia pericoloso? Per favore, fornisci i fatti in ordine cronologico, con date approssimative e nomi di testimoni affidabili insieme alle loro indirizzi.”
“Prima di tutto,” chiesi, “mi diresti se avete raccolto casi in cui il mesmerista abbia ottenuto un controllo su una persona e l’abbia utilizzato a scopi malvagi?”
“Dutzine!” esclamò con entusiasmo. “Crimini commessi tramite suggestione, ”
“Non intendo la suggestione. Intendo casi in cui un impulso improvviso arrivi da una persona lontana, un impulso incontrollabile, ”
“Ossessione!” gridò, estasiato. “È uno stato molto raro. Ne abbiamo otto casi, cinque ben documentati. Non vuoi dire che, ” La sua eccitazione lo rendeva quasi incoerente.
“No, non voglio dire quello,” dissi. “Buonasera. Scusami, ma stasera non mi sento bene.” E così finalmente riuscii a liberarmi di lui, mentre continuava a brandire la sua penna e il suo quaderno. I miei problemi possono sembrare terribili, ma almeno è meglio tenerli per me stessa, piuttosto che farmi esibire da Wilson come una curiosità in fiera. Lui ha dimenticato cosa significhi essere umani. Per lui tutto è un caso, un fenomeno da studiare. Morirò prima di parlare di nuovo con lui sull’argomento. 12 aprile. Ieri è stato un giorno di tranquillità. E ho trascorso una notte serena. La presenza di Wilson è davvero un grande conforto. Cosa può fare quella donna ora? Sicuramente, dopo aver sentito ciò che ho detto, prova lo stesso disgusto per me che io provo per lei. Non potrebbe certo desiderare avere un amante che l’ha insultata in quel modo. No. Credo di essere finalmente libera dal suo amore. Ma cosa ne sarà del suo odio? Potrebbe forse utilizzare queste sue capacità per vendicarsi. Tut. Perché dovrei spaventarmi per delle ombre? Dimenticherà di me, e io dimenticherò di lei. E tutto andrà bene. 13 aprile. I miei nervi hanno finalmente ripreso il loro normale tono. Sono davvero convinto di aver sconfitto quella donna. Ma devo ammettere che vivo ancora in uno stato di tensione. Lei sta bene, perché ho sentito dire che questo pomeriggio è uscita con la signora Wilson per strada.
14 aprile. Vorrei davvero poter lasciare questo posto per sempre. Partirò da Agatha non appena termina il semestre. So che è una debolezza da parte mia, ma quella donna mi tormenta terribilmente. L’ho vista di nuovo e ho parlato con lei.
Era subito dopo pranzo; stavo fumando una sigaretta nello studio quando ho sentito i passi del mio servitore Murray nel corridoio. Ho percepito anche altri passi alle mie spalle, ma non mi sono nemmeno chiesto chi potesse essere. Poi, un suono improvviso mi ha fatto alzare di scatto dalla sedia: il cuore mi si è stretto in gola dall’ansia. Non avevo mai prestato particolare attenzione al suono prodotto da una stampella. Ma i miei nervi tesi mi hanno fatto capire che era proprio quello che stavo sentendo. Un attimo dopo, il mio servitore l’ha fatta entrare.
Non ho seguito le solite convenzioni sociali, né lei lo ha fatto. Siamo semplicemente rimasti lì, io con la sigaretta ancora accesa in mano, a guardarci. Anche lei mi fissava in silenzio. E in quel momento mi sono ricordato di come, in queste stesse pagine, avevo cercato di descrivere l’espressione dei suoi occhi: se fossero timidi o feroci. Oggi erano feroci. Freddi e implacabili.
“Allora,” disse finalmente, “sei ancora della stessa opinione di quando ci siamo visti l’ultima volta?”
“Sempre.”
“Dovremmo capirci a vicenda, professor Gilroy, ” disse lentamente. “Non sono certo una persona con cui si possa scherzare. Dopotutto, sei stato tu ad invitarmi a partecipare a quegli esperimenti con te. Sei stato tu ad conquistare il mio affetto. Sei stato tu a dichiararmi il tuo amore. Sei stato tu a darmi la tua fotografia, accompagnata da parole d’amore. E poi, nello stesso giorno, sei stato tu ad insultarmi in modo così oltraggioso. Dimmi che quelle parole sono uscite per un momento di passione. Allora sarò pronta a dimenticarle e a perdonarti. Non le hai dette sul serio, vero, Austin? Non mi odi davvero, ”
Avrei potuto provare compassione per questa donna deformata. Quella sua disperata ricerca d’amore emergeva chiaramente dai suoi occhi. Ma poi ho pensato a tutto ciò che avevo passato. E il mio cuore si è indurito come la pietra.
“Se mai mi hai sentito parlare d’amore,” dissi, “sai bene che era la tua voce quella che parlava. Non la mia. Le uniche parole vere che sono mai riuscito a dirti sono quelle che hai sentito l’ultima volta che ci siamo visti, ” “Lo so. Qualcuno vi ha messo contro di me. È stato lui!” batté il suo bastone sul pavimento. “Bene, sapete molto bene che potrei farvi inginocchiare davanti a me in un istante. Non mi troverete più nel momento della mia debolezza, quando potreste insultarmi impunemente. Fate attenzione a ciò che state facendo, Professor Gilroy. Siete in una situazione terribile. Non avete ancora realizzato quanto controllo abbia su di voi.”
Scossi le spalle e mi allontanai.
“Beh, ” disse lei dopo un momento di silenzio, “se disprezzate il mio amore, dovrò provare a usare la paura. Sorridete, ma arriverà il giorno in cui verrete da me implorando perdono. Sì, vi prostrerete davanti a me, nonostante tutta la vostra orgoglio. E maledirete il giorno in cui mi avete trasformata dalla vostra migliore amica nel vostro più acerrimo nemico. Fate attenzione, Professor Gilroy, ” Vidi una mano bianca tremare nell’aria, e un viso quasi umano, tanto contorto dall’emozione. Un attimo dopo se ne andò; sentii il suo passo incerto allontanarsi lungo il corridoio. Ma ha lasciato un peso sul mio cuore. Vaghi presagi di sventura mi opprimono. Cerco invano di convincermi che si tratti solo di parole di rabbia vuota. Ricordo quegli occhi implacabili troppo chiaramente per crederci. Cosa dovrei fare? Ah, cosa dovrei fare? Non sono più padrone della mia anima. In qualsiasi momento quel disgustoso “parassita” potrebbe invadere il mio essere. E allora, dovrò raccontare a qualcuno il mio orribile segreto. Devo farlo, altrimenti impazzirò. Se solo avessi qualcuno che possa capirmi e darmi consigli. Wilson è fuori discussione. Charles Sadler potrebbe comprendere me soltanto fino ai limiti della sua esperienza personale. Pratt-Haldane! È un uomo equilibrato, pieno di buon senso e risorse. Andrò da lui. Gli dirò tutto. Che Dio mi aiuti a ricevere i suoi consigli.

IV
Ore 18:45. No, è inutile. Non c’è alcun aiuto umano per me; devo affrontare tutto da sola. Mi trovo di fronte a due possibilità: posso diventare l’amante di questa donna, oppure devo sopportare le persecuzioni che lei è in grado di infliggermi. Anche se non ci fossero persecuzioni, vivrei comunque nell’orrore della paura costante. Ma lei può torturarmi, può rendermi pazza, può uccidermi. Eppure non mi arrenderò mai, mai, mai. Cosa potrebbe infliggermi di peggiore che la perdita di Agatha, e la consapevolezza di essere una bugiarda, di aver perso il nome di gentiluomo? Pratt-Haldane era molto cortese e ascoltò con attenzione la mia storia. Ma guardando i suoi tratti grossolani, i suoi occhi lenti, e i mobili pesanti che lo circondavano, faticavo a trovare le parole giuste per esprimere ciò che volevo dire. Tutto sembrava così concreto, così materiale. E poi, cosa avrei io stessa detto un mese fa se uno dei miei colleghi mi avesse raccontato di una storia di possessione demoniaca? Forse sarei stata meno paziente di lui. Comunque, prese appunti della mia testimonianza, mi chiese quante tazze di tè bevevo al giorno, quante ore dormivo, se lavoravo troppo, se avevo dolori improvvisi alla testa, sogni inquietanti, tutte domande che suggerivano la sua convinzione che il problema fosse una congestione cerebrale. Alla fine mi congedò con molte banalità sul valore dell’esercizio all’aperto e sull’evitare situazioni stressanti. La sua prescrizione, che consisteva in cloralo e bromuro, la arrotolai e la gettai nel canale di scolo. No, non posso cercare aiuto da nessuno. Se continuerò a consultare qualcuno, potrebbero decidere insieme di rinchiudermi in un manicomio. Posso solo stringere i denti e pregare che un uomo onesto non venga abbandonato. 10 aprile. È la primavera più dolce che si possa ricordare. Tutto è così verde, così mite, così bello. Ah, quanto contrasto tra questa natura incantevole e la mia anima tormentata dal dubbio e dalla paura! È stata una giornata tranquilla, ma so di essere sull’orlo di un abisso. Lo so, eppure continuo con la routine quotidiana della mia vita. L’unica consolazione è che Agatha è felice, in salute, al sicuro da ogni pericolo. Se questa donna avesse il potere su ognuno di noi, cosa non potrebbe fare? 16 aprile. Questa donna è davvero ingegnosa nel suo modo di tormentarmi. Sa quanto apprezzi il mio lavoro e quanto siano apprezzate le mie lezioni. Quindi attacca proprio da questo punto. Alla fine perderò la mia cattedra, ma lotterò fino alla fine. Non mi farà uscire da quella posizione senza lottare. Non mi sono reso conto di alcun cambiamento durante la mia lezione di questa mattina, se non che per un minuto o due ho provato vertigini e una sensazione di stordimento che è passata rapidamente. Anzi, mi sono complimentato con me stesso per aver reso l’argomento trattato (le funzioni dei globuli rossi) sia interessante che chiaro. Pertanto, sono rimasto sorpreso quando, subito dopo la lezione, uno studente è entrato nel mio laboratorio e si è lamentato di essere confuso dalle discrepanze tra quanto avevo detto io e quanto riportato nei libri di testo. Mi ha mostrato il suo quaderno di appunti, nel quale era scritto che in una parte della lezione avevo sostenuto alcune tesi assurde e antiscientifiche. Naturalmente ho negato tutto, affermando che mi aveva frainteso, ma confrontando i suoi appunti con quelli dei suoi compagni, è risultato chiaro che aveva ragione: avevo davvero fatto dichiarazioni assolutamente ridicole. Certo, cercherò di spiegarlo come il risultato di un momento di errore, ma ho paura che questo non sia che l’inizio di una serie simile. Manca solo un mese alla fine del semestre. Spero di riuscire a resistere fino ad allora.
26 aprile: Sono passati dieci giorni da quando ho avuto il coraggio di scrivere qualcosa nel mio diario. Perché dovrei registrare la mia stessa umiliazione e degradazione? Avevo giurato di non aprirlo mai più. Eppure la forza dell’abitudine è forte: eccomi qui, di nuovo a raccontare le mie terribili esperienze. Proprio come un suicida potrebbe annotare gli effetti del veleno che lo ucciderà.
Beh. Il colpo che avevo previsto è arrivato. E non più tardi di ieri. Le autorità universitarie mi hanno revocato l’insegnamento. Hanno fatto tutto in modo molto delicato, sostenendo che si trattasse di una misura temporanea per aiutarmi a superare lo stress dovuto al sovraccarico di lavoro e darmi la possibilità di riprendermi. Ma è successo comunque. E ora non sono più il Professor Gilroy. Il laboratorio è ancora sotto la mia responsabilità, ma dubito che anche questo mi venga tolto presto. Il fatto è che le mie lezioni erano diventate oggetto di derisione in tutta l’università. La mia aula era sempre piena di studenti che venivano a vedere e ascoltare cosa avrebbe fatto o detto il professore eccentrico successivamente. Non posso entrare nei dettagli della mia umiliazione. Oh, quella donna malvagia! Non esiste alcun livello di buffoneria e stupidità al quale non mi abbia costretto. Iniziavo sempre la lezione in modo chiaro e ordinato, ma sentivo sempre che qualcosa stava per accadere. Lottavo contro quell’influenza, con le mani strette e il sudore che mi colava dalla fronte, mentre gli studenti, ascoltando le mie parole incoerenti e osservando le mie contorsioni, scoppiavano a ridere alle buffonate del loro professore. E poi, quando lei riusciva finalmente a prendere il controllo della situazione, emergevano le cose più assurde: barzellette stupide, frasi come se stessi proponendo un brindisi, frammenti di canzoni, persino insulti personali contro alcuni studenti. Poi, dopo un momento, la mia mente si schiariva di nuovo e la lezione proseguiva in modo decoroso fino alla fine. Non c’è da meravigliarsi che il mio comportamento fosse oggetto di conversazione in tutto l’università. E non c’è da meravigliarsi che il Senato universitario sia stato costretto a prendere atto ufficialmente di un simile scandalo. Oh, quella donna malvagia!
E la cosa più terribile è la mia solitudine. Siedo qui, in una finestra inglese ordinaria, guardando una strada inglese ordinaria, con i suoi “autobus” sgargianti e il poliziotto che se ne sta lì ad oziare. Dietro di me c’è un’ombra che non ha nulla a che fare con l’epoca e il luogo in cui mi trovo. Nella casa della conoscenza, sono oppresso e tormentato da una forza di cui la scienza non sa nulla. Nessun magistrato mi ascolterebbe. Nessun giornale discuterebbe del mio caso. Nessun medico crederebbe ai miei sintomi. I miei stessi amici più intimi considererebbero tutto questo un segno di squilibrio mentale. Sono completamente isolato dal mio genere umano. Oh, quella donna malvagia! Che si prenda cura di sé. Forse andrà troppo oltre. Quando la legge non può aiutare una persona, quella persona può crearsi una legge propria. Ieri sera mi ha incontrato in High Street e mi ha parlato. Forse è stato meglio che non fosse tra i cespugli di un solitario sentiero di campagna. Mi ha chiesto, con quel suo sorriso freddo, se fossi stato “punito” a sufficienza. Non ho degnato di risponderle, “Dobbiamo provare un altro approccio, ”, ha detto. Sta’ attenta, signora. Una volta l’ho avuta in mio potere. Forse ci sarà un’altra opportunità. 28 aprile. La sospensione della mia cattedra ha anche eliminato le occasioni per cui lei potesse infastidirmi, quindi ho goduto di due giorni di pace benedetta. Dopotutto, non c’è motivo di disperare: ricevo simpatie da tutti i lati, e tutti concordano sul fatto che sia la mia dedizione alla scienza e l’ardua natura delle mie ricerche ad aver indebolito il mio sistema nervoso. Ho ricevuto anche un messaggio molto gentile dal consiglio, che mi suggerisce di viaggiare all’estero, esprimendo la fiducia che possa riprendere tutte le mie mansioni all’inizio del semestre estivo. Non c’è nulla di più lusinghiero delle loro parole riguardo alla mia carriera e ai miei contributi all’università. Solo nella sfortuna si può veramente mettere alla prova la propria popolarità. Forse questa donna finirà per stancarsi di tormentarmi, e allora tutto potrà risolversi per il meglio. Che Dio lo voglia! 29 aprile. Nella nostra piccola città sonnolenta è scoppiato un piccolo scandalo: l’unica volta che abbiamo notizie di crimini è quando qualche studente turbolento rompe delle lampade o finisce per litigare con la polizia. Ieri sera, tuttavia, c’è stato un tentativo di scasso nella filiale della Banca d’Inghilterra, e tutti noi siamo molto agitati a causa di questo. Parkenson, il direttore della banca, è un mio caro amico; l’ho trovato molto turbato quando sono passato da quelle parti dopo colazione. Se i ladri fossero riusciti ad entrare nell’ufficio contabile, avrebbero comunque dovuto affrontare le casseforti, quindi la difesa era in realtà molto più efficace dell’attacco. In effetti, quest’ultimo non sembra nemmeno essere stato particolarmente temibile: due delle finestre inferiori presentano segni evidenti di tentativi di scasso, come se qualcuno avesse cercato di forzarle usando uno scalpello o un altro strumento simile. La polizia dovrebbe avere buone indicazioni, perché i telai delle finestre erano stati verniciati di verde solo il giorno prima. E dalle tracce di vernice è evidente che ne sia rimasta sulla mano o sui vestiti del criminale. 16:30. Ah, quella maledetta donna. Quella donna tre volte maledetta! Lasciamo perdere. Non riuscirà a distruggermi! No, non ci riuscirà. Ma oh, quel demonio. Mi ha tolto la cattedra. Ora vuole anche portarmi via l’onore. Non c’è nulla che possa fare contro di lei. Nessun altro modo se non. Ah, ma non riesco nemmeno a pensarci. È stato circa un’ora fa: sono entrato in camera da letto e stavo pettinandomi davanti allo specchio quando, all’improvviso, ho visto qualcosa che mi ha fatto sentire così male e freddo da dovermi sedere sul bordo del letto e piangere. È passato molto tempo dall’ultima volta che ho pianto. Ma ormai non avevo più alcuna forza. Potevo solo singhiozzare, in un dolore e una rabbia impotenti. Lì, appeso all’armadio, c’era il mio cappotto da casa, quello che indosso di solito dopo cena. La manica destra era completamente coperta di tracce di vernice verde, dalla mano al gomito. Quindi, questo era ciò che intendeva con quel suo “altro colpo basso”. Mi aveva reso ridicolo davanti a tutti. Ora voleva marchiarmi come un criminale. Questa volta non c’è riuscita. Ma cosa succederà la prossima volta? Non oso nemmeno pensarci. E poi c’è Agatha, e mia povera madre. Vorrei tanto essere morto. Sì, questa è un’altra mossa per stringermi ancora di più nella loro trappola. E senza dubbio era proprio questo che intendeva quando disse che non avevo ancora realizzato il potere che ha su di me. Ripensando al nostro dialogo, ricordo come dichiarò che con un semplice sforzo della sua volontà il suo “soggetto” poteva diventare cosciente, mentre con uno sforzo maggiore perdere i sensi. Ieri sera ero privo di conoscenza; avrei potuto giurare di aver dormito profondamente nel mio letto, senza nemmeno sognare. Eppure quelle macchie sulla mia pelle dimostrano che mi sono vestito, sono uscito, ho provato ad aprire le finestre della banca, e poi sono tornato indietro. Qualcuno mi ha visto? È possibile che qualcuno abbia assistito a tutto ciò e mi abbia seguito fino a casa? Ah, in quale inferno è diventata la mia vita! Non ho pace, non ho riposo. Ma la mia pazienza sta per esaurirsi.
Alle 22:00 ho pulito il mio cappotto con la trementina; penso che nessuno possa avermi visto. Sono stati i miei trapani a lasciare quelle macchie. Li ho trovati ricoperti di vernice, quindi li ho puliti. Mi fa male la testa terribilmente. Ho preso cinque grani di antipirina. Se non fosse per Agatha, ne avrei presi cinquanta e avrei finito con tutto questo. 3 maggio: Tre giorni tranquilli. Questa strega è come un gatto che insegue il topo: mi lascia libero solo per poi attaccarmi di nuovo. Non sono mai così spaventato quanto quando tutto è immobile intorno a me. La mia salute è terribile: continui conati di vomito e ptosi dell’occhio sinistro. Ho saputo dai Mardens che torneranno il giorno dopo domani. Non so se sia una buona notizia o no. Erano al sicuro a Londra. Ma una volta qui, potrebbero finire nella stessa trappola in cui sono intrappolato anch’io. E devo dirlo loro. Non posso sposare Agatha finché non sarò certo di essere responsabile delle mie azioni. Sì, devo dirlo loro, anche se questo significherà la fine di tutto tra noi. Stasera c’è il ballo universitario. Devo andarci. Dio sa quanto poco abbia voglia di festeggiare. Ma non posso permettere che si dica che non sono adatto a comparire in pubblico. Se qualcuno mi vede lì e parlo con alcuni dei dirigenti dell’università, questo potrebbe aiutarmi molto a dimostrare loro quanto sia ingiusto privarmi della mia cattedra. Le 10 di sera. Sono stato alla festa. Siamo andati insieme Charles Sadler e io, ma sono tornato prima di lui. Aspetterò comunque che arrivi, perché, in verità, temo di non riuscire a dormire queste notti. Lui è un uomo allegro e pratico; chiacchierare con lui mi aiuterà a calmarmi i nervi. Nel complesso, la serata è stata un grande successo. Ho parlato con tutte le persone influenti, e credo di essere riuscito a far loro capire che il mio posto non è ancora vacante. Quella donna era alla festa: ovviamente non poteva ballare, ma stava seduta con la signora Wilson. Più volte i suoi occhi si sono posati su di me. Sono stati quasi le ultime cose che ho visto prima di lasciare la stanza. Una volta, mentre ero seduto accanto a lei, l’ho osservata e ho notato che il suo sguardo era rivolto verso qualcun altro. Era Sadler, che in quel momento stava ballando con la seconda signorina Thurston. A giudicare dall’espressione di lei, per lui è meglio non essere nelle sue mani come lo sono io. Non sa ancora quanto sia stato fortunato. Ora credo di sentire i suoi passi in strada. Scenderò ad aprirgli. Se vorrà. 4 maggio. Perché ieri sera ho interrotto il mio racconto in questo modo? In fondo non sono mai sceso le scale. Almeno, non me ne ricordo. D’altra parte, non ricordo nemmeno di essere andato a letto. Questa mattina una delle mie mani è molto gonfia. Eppure non mi ricordo di essermela ferita ieri. Per il resto, mi sento molto meglio dopo la festa di ieri sera. Ma non capisco come mai non abbia incontrato Charles Sadler, se avevo intenzione di farlo. È possibile. Mio Dio, è molto probabile. Mi sta forse facendo fare di nuovo qualche “danza demoniaca”? Scenderò da Sadler e glielo chiederò. Mezzogiorno. La situazione è arrivata al culmine. La mia vita non vale più la pena essere vissuta. Ma se devo morire, allora anche lei dovrà morire con me. Non la lascerò qui a far impazzire un altro uomo, proprio come ha fatto con me. No. Ho raggiunto il limite della mia sopportazione. Mi ha reso un uomo disperato e pericoloso. Dio sa che non ho mai avuto il coraggio di fare del male nemmeno a una mosca. Eppure, se ora potessi mettere le mani su quella donna, non la lascerei mai più viva in questa stanza. La incontrerò oggi stesso. E imparerà cosa l’aspetta da me. Sono andato da Sadler e, con mia sorpresa, l’ho trovato a letto. Quando sono entrato, si è alzato e mi ha rivolto uno sguardo che mi ha fatto venire la nausea. “Ma Sadler, cosa ti è successo?” ho chiesto. Ma il mio cuore si è raffreddato nel dirlo. “Gilroy,” ha risposto lui, mormorando con le labbra gonfie, “da alcune settimane avevo l’impressione che tu fossi pazzo. Ora so che lo sei davvero. E anche pericoloso. Se non fosse perché non voglio creare uno scandalo all’università, ora saresti nelle mani della polizia, ” “Vuoi dire che, ” ho esclamato. “Voglio dire che ieri sera, quando ho aperto la porta, tu sei corso fuori verso di me, mi hai colpito in faccia con entrambe le mani, mi hai fatto cadere a terra, mi hai calciato violentemente sul fianco. E poi mi hai lasciato sdraiato quasi privo di sensi per strada. Guarda la tua mano. È lì a testimoniare contro di te, ” Sì, eccolo lì: gonfio, con le nocche simili a spugne, come se avesse ricevuto un colpo terribile. Cosa potevo fare? Anche se mi considerava un pazzo, dovevo dirgli tutto. Mi sedetti accanto al suo letto e raccontai tutte le mie difficoltà dall’inizio. Le espressi con mani tremanti e parole appassionate, capaci di convincere anche il più scettico. “Lei ti odia, e odia anche me!” gridai. “Ieri notte si è vendicata su entrambi. Mi ha visto lasciare la festa, e sicuramente ti ha visto anche tu. Sapeva quanto tempo ti ci sarebbe voluto per tornare a casa. E allora ha semplicemente usato la sua malvagia volontà. Ah, il tuo viso contuso è niente in confronto alla mia anima distrutta!”
La mia storia lo colpì profondamente. Era evidente. “Sì, mi ha osservato mentre lasciavo la stanza,” mormorò. “È capace di farlo. Ma è davvero possibile che ti abbia ridotto in questo stato? Cosa intendi fare?”
“Farla smettere!” gridai. “Sono disperato. Oggi le darò un avvertimento chiaro. E la prossima volta sarà l’ultima.”
“Non fare nulla di avventato,” disse lui.
“Avventato?! L’unica cosa davvero avventata sarebbe rimandare ancora, ” Con queste parole corsi nella mia stanza. Ed eccomi ora, alla vigilia di quella che potrebbe essere la crisi più grande della mia vita. Partirò subito. Oggi ho ottenuto qualcosa: almeno una persona ha finalmente compreso la verità su questa esperienza orribile che sto vivendo. E, se dovesse accadere il peggio, questo diario rimarrà come prova del motivo che mi ha spinto ad agire così.
Sera. Quando sono arrivato da Wilson, mi hanno fatto entrare e ho trovato lui seduto con Miss Penclosa. Per mezz’ora ho dovuto sopportare i suoi discorsi noiosi sulla sua recente ricerca riguardo alla natura del fenomeno spiritista. Mentre lei ed io sedevamo in silenzio, guardandoci l’un l’altro. Ho visto un sorriso sinistro nei suoi occhi. E sicuramente lei ha visto odio e minaccia nei miei. Stavo quasi perdendo la speranza di parlare con lei, quando lui è stato chiamato fuori dalla stanza, e siamo rimasti soli per qualche momento.
“Beh, Professor Gilroy, o forse Mr. Gilroy?” disse lei, con quel suo sorriso amaro. “Come sta il vostro amico Mr. Charles Sadler dopo la festa?”
“Strega!” gridai. “Ora hai esaurito tutti i tuoi trucchi. Non ne tollererò più nessuno. Ascolta bene quello che dico, ” Mi avvicinai a lei e la scossi con forza per la spalla: “Giuro su Dio, se provi ancora a farmi del male, ti ucciderò. Qualunque cosa accada, ti ucciderò. Ho raggiunto il limite di ciò che un uomo può sopportare, ”
“Il conto tra noi non è ancora chiuso,” disse lei, con una passione pari alla mia. “Posso amare, e posso odiare. Hai avuto la tua scelta. Hai scelto di rifiutare l’amore. Ora dovrai affrontare l’odio. Vedo che ci vorrà ancora un po’ per spezzare il tuo spirito. Ma lo farò. Miss Marden tornerà domani, se ho capito bene, ”
“Cosa c’entra lei con te?” gridai. “È una persona innocente. Non osare nemmeno pensare di farle del male. Se pensassi che tu potessi ferirla,!” Era spaventata, lo si poteva vedere, anche se cercava di nasconderlo. Lesse quel pensiero oscuro nella mia mente e si allontanò da me, intimidita.
“È fortunata ad avere un protettore del genere,” disse. “Osa davvero minacciare una donna sola. Devo davvero congratularmi con la signorina Marden per il suo difensore.”
Le parole erano amare, ma il tono e l’atteggiamento erano ancora più velenosi.
“Non ha senso parlare,” dissi. “Sono venuto qui solo per dirvi, e dirvelo con la massima serietà, che la prossima volta che vi comporterete male con me, sarà l’ultima.” Con queste parole, non appena sentii i passi di Wilson sulle scale, lasciai la stanza. Ah. Può anche sembrare velenosa e pericolosa, ma ora sta iniziando a capire che ha tanto da temere da me quanto io da lei. Omicidio. Ha un suono orribile. Ma non si parla mai di uccidere una serpente o un tigre. Lasciamo che ora abbia paura. 5 maggio. Alle undici in punto ho incontrato Agatha e sua madre alla stazione. Sembra così radiosa, felice, bellissima. E è stata davvero overjoyed nel vedermi. Cosa ho fatto per meritare un tale amore? Sono tornata a casa con loro e abbiamo pranzato insieme; tutti i problemi sembravano essere svaniti all’istante dalla mia vita. Lei mi ha detto che sembro pallida, preoccupata. Il caro angelo attribuisce tutto alla mia solitudine e alle attenzioni superficiali di una domestica. Prego affinché non venga mai a sapere la verità. Che l’ombra, se proprio deve esistere, rimanga sempre nera sulla mia vita, mentre la sua viva nella luce del sole. Torno appena da loro. Mi sento come un uomo nuovo. Con lei al mio fianco, credo di poter affrontare qualsiasi cosa la vita possa riservarmi.
Ora, cercherò di essere precisa. Di descrivere esattamente quanto è accaduto. È ancora fresco nella mia memoria; posso ricordarlo correttamente. Anche se probabilmente non arriverà mai il momento in cui dimenticherò gli eventi di oggi. Ero tornato dai Mardens dopo pranzo e stavo tagliando alcune sezioni microscopiche nel mio microtomo quando, in un istante, persi i sensi in quel modo improvviso e odioso che ormai mi è diventato fin troppo familiare negli ultimi tempi.
Quando ripresi conoscenza, mi trovavo in una piccola stanza molto diversa da quella in cui stavo lavorando: era accogliente e luminosa, con divani coperti di tessuti a fiori, tende colorate e mille piccoli oggetti graziosi appesi alle pareti. Davanti a me c’era un piccolo orologio ornamentale le cui lancette indicavano le tre e mezza. Tutto mi sembrava familiare, ma per un momento rimasi immobile, confuso, finché i miei occhi non si posarono su una fotografia mia appesa sopra il pianoforte; dall’altra parte c’era quella di Mrs. Marden. Allora ricordai subito dove mi trovavo: era il boudoir di Agatha. Ma come ci ero arrivato, e cosa volevo? Un terribile senso di panico mi invase il cuore. Forse ero stato mandato lì per qualche compito malvagio? E forse quel compito era già stato eseguito. Di certo sì; altrimenti, perché avrei potuto riprendere conoscenza? Oh, l’agonia di quel momento. Cosa avevo fatto? Mi alzai in piedi, disperato. E in quell’istante una piccola bottiglia di vetro cadde dalle mie ginocchia sul tappeto. Era intatto; lo presi in mano. Sulla etichetta c’era scritto: “Acido solforico. Forte”. Quando estrassi il tappo di vetro rotondo, un fumo denso si alzò lentamente nell’aria, diffondendo un odore pungente e soffocante nella stanza. Riconobbi quel liquido: lo utilizzavo per i miei esperimenti chimici nel mio laboratorio. Ma perché avevo portato una bottiglia di acido solforico nella stanza di Agatha? Non era forse proprio quel liquido denso e maleodorante che alcune donne invidiose usavano per rovinare la bellezza delle loro rivali? Il cuore mi si fermò quando misi la bottiglia sotto la luce. Grazie a Dio, era ancora piena! Nessun danno era stato causato. Ma se Agatha fosse entrata anche solo un minuto prima. Oh, non oso nemmeno pensarci! Ma dev’essere stato per quello che l’avevo portata con me. Al pensiero di ciò che avrei potuto fare, i miei nervi logori cedettero; mi sedetti tremando e contorcendomi, un povero relitto umano. Fu la voce di Agatha e il fruscio del suo abito a riportarmi in me. Alzai lo sguardo e vidi i suoi occhi blu, pieni di tenerezza e compassione, fissarsi su di me. “Dobbiamo portarti in campagna, Austin,” disse lei. “Hai bisogno di riposo e tranquillità. Sembri davvero molto malato.”
“Oh, niente!” risposi cercando di sorridere. “È stata solo una debolezza momentanea. Ora sto bene.”
“Mi dispiace tantissimo averti fatto aspettare. Povero ragazzo, devi essere stato qui almeno mezz’ora! Il vicario era in salotto, e poiché sapevo che non ti piaceva, ho pensato fosse meglio che Jane ti portasse qui. Credevo che non se ne andasse mai!”
“Grazie a Dio è rimasto! Grazie a Dio, ” gridai istericamente.
“Ma cosa c’è che non va, Austin? Perché sei contento che il vicario sia rimasto? E cos’è questa piccola bottiglia che hai in mano?”
“Niente. Ma devo andare. Devo fare qualcosa di importante.”
“Sembri così serio. Non ti ho mai visto così. Sei arrabbiato?”
“Sì, sono arrabbiato.”
“Ma non con me, ”
“No, no, tesoro. Non capiresti, ”
“Ma non mi hai ancora detto perché sei venuto, ” “Sono venuto a chiederti se mi amerai sempre, qualunque cosa io faccia, o quale ombra possa cadere sul mio nome. Crederai in me e mi fiderai, anche quando le apparenze sembreranno contro di me?”
“Lo sai che lo farò, Austin.”
“Sì, lo so che lo farai. Farò tutto questo per te. Non c’è altra via d’uscita, mio caro!” La baciai e uscii di corsa dalla stanza. Il tempo delle indecisioni era finito. Finché quella creatura minacciava le mie prospettive e il mio onore, forse avrei dovuto esitare su cosa fare. Ma ora, quando Agatha – la mia innocente Agatha – era in pericolo, il mio dovere mi apparve chiaro come una strada ben segnata. Non avevo armi, ma non ci pensai nemmeno un attimo: quale arma avrei mai potuto bisogno di usare, quando sentivo ogni muscolo del mio corpo vibrare di forza? Corsi per le strade, concentrato esclusivamente su ciò che dovevo fare, senza quasi accorgermi dei volti degli amici che incontravo. E nemmeno mi resi conto che il Professor Wilson mi incrociò, correndo nella direzione opposta con la stessa frenesia. Senza fiato ma risoluto, arrivai alla casa e suonai il campanello. Una cameriera dai tratti delicati aprì la porta, e impallidì ancora di più quando vide il mio volto.
“Portatemi subito da Miss Penclosa”, esigii.
“Signore, ”, balbettò, “Miss Penclosa è morta questo pomeriggio alle tre e mezza, ”

Le Lettere di Stark Munro
Di J. Stark Munro
Una serie di dodici lettere scritte da J. Stark Munro, M.B.,
al suo amico e ex compagno di studi, Herbert Swanborough,
di Lowell, Massachusetts, negli anni 1881-1884

THE PARASITE This is a 1894 novella, whose main character is a young man known as Austin Gilroy. He studies physiology and knows a professor who is studying the occult. The young man is introduced to a middle-aged woman known as Miss Penclosa, who has a crippled leg and psychic powers. She is a friend of the Professor’s wife. The skeptical Gilroy’s fiancée, Agatha, is put into a trance to prove Miss Penclosa’s powers. This succeeds and Gilroy begins to go to the Professor’s house where Miss Penclosa practices her powers on him (one of the many things she tells him is that her powers vary with her strength).

THE PARASITE CONTENTS I II III IV

I March 24. The spring is fairly with us now. Outside my laboratory window the great chestnut-tree is all covered with the big, glutinous, gummy buds, some of which have already begun to break into little green shuttlecocks. As you walk down the lanes you are conscious of the rich, silent forces of nature working all around you. The wet earth smells fruitful and luscious. Green shoots are peeping out everywhere. The twigs are stiff with their sap; and the moist, heavy English air is laden with a faintly resinous perfume. Buds in the hedges, lambs beneath them — everywhere the work of reproduction going forward! I can see it without, and I can feel it within. We also have our spring when the little arterioles dilate, the lymph flows in a brisker stream, the glands work harder, winnowing and straining. Every year nature readjusts the whole machine. I can feel the ferment in my blood at this very moment, and as the cool sunshine pours through my window I could dance about in it like a gnat. So I should, only that Charles Sadler would rush upstairs to know what was the matter. Besides, I must remember that I am Professor Gilroy. An old professor may afford to be natural, but when fortune has given one of the first chairs in the university to a man of four-and-thirty he must try and act the part consistently. What a fellow Wilson is! If I could only throw the same enthusiasm into physiology that he does into psychology, I should become a Claude Bernard at the least. His whole life and soul and energy work to one end. He drops to sleep collating his results of the past day, and he wakes to plan his researches for the coming one. And yet, outside the narrow circle who follow his proceedings, he gets so little credit for it. Physiology is a recognised science. If I add even a brick to the edifice, every one sees and applauds it. But Wilson is trying to dig the foundations for a science of the future. His work is underground and does not show. Yet he goes on uncomplainingly, corresponding with a hundred semi-maniacs in the hope of finding one reliable witness, sifting a hundred lies on the chance of gaining one little speck of truth, collating old books, devouring new ones, experimenting, lecturing, trying to light up in others the fiery interest which is consuming him. I am filled with wonder and admiration when I think of him, and yet, when he asks me to associate myself with his researches, I am compelled to tell him that, in their present state, they offer little attraction to a man who is devoted to exact science. If he could show me something positive and objective, I might then be tempted to approach the question from its physiological side. So long as half his subjects are tainted with charlatanerie and the other half with hysteria we physiologists must content ourselves with the body and leave the mind to our descendants. No doubt I am a materialist. Agatha says that I am a rank one. I tell her that is an excellent reason for shortening our engagement, since I am in such urgent need of her spirituality. And yet I may claim to be a curious example of the effect of education upon temperament, for by nature I am, unless I deceive myself, a highly psychic man. I was a nervous, sensitive boy, a dreamer, a somnambulist, full of impressions and intuitions. My black hair, my dark eyes, my thin, olive face, my tapering fingers, are all characteristic of my real temperament, and cause experts like Wilson to claim me as their own. But my brain is soaked with exact knowledge. I have trained myself to deal only with fact and with proof. Surmise and fancy have no place in my scheme of thought. Show me what I can see with my microscope, cut with my scalpel, weigh in my balance, and I will devote a lifetime to its investigation. But when you ask me to study feelings, impressions, suggestions, you ask me to do what is distasteful and even demoralising. A departure from pure reason affects me like an evil smell or a musical discord. Which is a very sufficient reason why I am a little loath to go to Professor Wilson’s tonight. Still I feel that I could hardly get out of the invitation without positive rudeness; and, now that Mrs. Marden and Agatha are going, of course I would not if I could. But I had rather meet them anywhere else. I know that Wilson would draw me into this nebulous semi-science of his if he could. In his enthusiasm he is perfectly impervious to hints or remonstrances. Nothing short of a positive quarrel will make him realise my aversion to the whole business. I have no doubt that he has some new mesmerist or clairvoyant or medium or trickster of some sort whom he is going to exhibit to us, for even his entertainments bear upon his hobby. Well, it will be a treat for Agatha, at any rate. She is interested in it, as woman usually is in whatever is vague and mystical and indefinite. 10.50 P. M. This diary-keeping of mine is, I fancy, the outcome of that scientific habit of mind about which I wrote this morning. I like to register impressions while they are fresh. Once a day at least I endeavor to define my own mental position. It is a useful piece of self-analysis, and has, I fancy, a steadying effect upon the character. Frankly, I must confess that my own needs what stiffening I can give it. I fear that, after all, much of my neurotic temperament survives, and that I am far from that cool, calm precision which characterizes Murdoch or Pratt-Haldane. Otherwise, why should the tomfoolery which I have witnessed this evening have set my nerves thrilling so that even now I am all unstrung? My only comfort is that neither Wilson nor Miss Penclosa nor even Agatha could have possibly known my weakness. And what in the world was there to excite me? Nothing, or so little that it will seem ludicrous when I set it down. The Mardens got to Wilson’s before me. In fact, I was one of the last to arrive and found the room crowded. I had hardly time to say a word to Mrs. Marden and to Agatha, who was looking charming in white and pink, with glittering wheat-ears in her hair, when Wilson came twitching at my sleeve. “You want something positive, Gilroy,” said he, drawing me apart into a corner. “My dear fellow, I have a phenomenon — a phenomenon!” I should have been more impressed had I not heard the same before. His sanguine spirit turns every fire-fly into a star. “No possible question about the bona fides this time,” said he, in answer, perhaps, to some little gleam of amusement in my eyes. “My wife has known her for many years. They both come from Trinidad, you know. Miss Penclosa has only been in England a month or two, and knows no one outside the university circle, but I assure you that the things she has told us suffice in themselves to establish clairvoyance upon an absolutely scientific basis. There is nothing like her, amateur or professional. Come and be introduced!” I like none of these mystery-mongers, but the amateur least of all. With the paid performer you may pounce upon him and expose him the instant that you have seen through his trick. He is there to deceive you, and you are there to find him out. But what are you to do with the friend of your host’s wife? Are you to turn on a light suddenly and expose her slapping a surreptitious banjo? Or are you to hurl cochineal over her evening frock when she steals round with her phosphorus bottle and her supernatural platitude? There would be a scene, and you would be looked upon as a brute. So you have your choice of being that or a dupe. I was in no very good humor as I followed Wilson to the lady. Any one less like my idea of a West Indian could not be imagined. She was a small, frail creature, well over forty, I should say, with a pale, peaky face, and hair of a very light shade of chestnut. Her presence was insignificant and her manner retiring. In any group of ten women she would have been the last whom one would have picked out. Her eyes were perhaps her most remarkable, and also, I am compelled to say, her least pleasant, feature. They were gray in colour, — gray with a shade of green, — and their expression struck me as being decidedly furtive. I wonder if furtive is the word, or should I have said fierce? On second thoughts, feline would have expressed it better. A crutch leaning against the wall told me what was painfully evident when she rose: that one of her legs was crippled. So I was introduced to Miss Penclosa, and it did not escape me that as my name was mentioned she glanced across at Agatha. Wilson had evidently been talking. And presently, no doubt, thought I, she will inform me by occult means that I am engaged to a young lady with wheat-ears in her hair. I wondered how much more Wilson had been telling her about me. “Professor Gilroy is a terrible sceptic,” said he; “I hope, Miss Penclosa, that you will be able to convert him.” She looked keenly up at me. “Professor Gilroy is quite right to be sceptical if he has not seen any thing convincing,” said she. “I should have thought,” she added, “that you would yourself have been an excellent subject.” “For what, may I ask?” said I. “Well, for mesmerism, for example.” “My experience has been that mesmerists go for their subjects to those who are mentally unsound. All their results are vitiated, as it seems to me, by the fact that they are dealing with abnormal organisms.” “Which of these ladies would you say possessed a normal organism?” she asked. “I should like you to select the one who seems to you to have the best balanced mind. Should we say the girl in pink and white? — Miss Agatha Marden, I think the name is.” “Yes, I should attach weight to any results from her.” “I have never tried how far she is impressionable. Of course some people respond much more rapidly than others. May I ask how far your scepticism extends? I suppose that you admit the mesmeric sleep and the power of suggestion.” “I admit nothing, Miss Penclosa.” “Dear me, I thought science had got further than that. Of course I know nothing about the scientific side of it. I only know what I can do. You see the girl in red, for example, over near the Japanese jar. I shall will that she come across to us.” She bent forward as she spoke and dropped her fan upon the floor. The girl whisked round and came straight toward us, with an enquiring look upon her face, as if some one had called her. “What do you think of that, Gilroy?” cried Wilson, in a kind of ecstasy. I did not dare to tell him what I thought of it. To me it was the most barefaced, shameless piece of imposture that I had ever witnessed. The collusion and the signal had really been too obvious. “Professor Gilroy is not satisfied,” said she, glancing up at me with her strange little eyes. “My poor fan is to get the credit of that experiment. Well, we must try something else. Miss Marden, would you have any objection to my putting you off?” “Oh, I should love it!” cried Agatha. By this time all the company had gathered round us in a circle, the shirt-fronted men, and the white-throated women, some awed, some critical, as though it were something between a religious ceremony and a conjurer’s entertainment. A red velvet arm-chair had been pushed into the centre, and Agatha lay back in it, a little flushed and trembling slightly from excitement. I could see it from the vibration of the wheat-ears. Miss Penclosa rose from her seat and stood over her, leaning upon her crutch. And there was a change in the woman. She no longer seemed small or insignificant. Twenty years were gone from her age. Her eyes were shining, a tinge of colour had come into her sallow cheeks, her whole figure had expanded. So I have seen a dull-eyed, listless lad change in an instant into briskness and life when given a task of which he felt himself master. She looked down at Agatha with an expression which I resented from the bottom of my soul — the expression with which a Roman empress might have looked at her kneeling slave. Then with a quick, commanding gesture she tossed up her arms and swept them slowly down in front of her. I was watching Agatha narrowly. During three passes she seemed to be simply amused. At the fourth I observed a slight glazing of her eyes, accompanied by some dilation of her pupils. At the sixth there was a momentary rigor. At the seventh her lids began to droop. At the tenth her eyes were closed, and her breathing was slower and fuller than usual. I tried as I watched to preserve my scientific calm, but a foolish, causeless agitation convulsed me. I trust that I hid it, but I felt as a child feels in the dark. I could not have believed that I was still open to such weakness. “She is in the trance,” said Miss Penclosa. “She is sleeping!” I cried. “Wake her, then!” I pulled her by the arm and shouted in her ear. She might have been dead for all the impression that I could make. Her body was there on the velvet chair. Her organs were acting — her heart, her lungs. But her soul! It had slipped from beyond our ken. Whither had it gone? What power had dispossessed it? I was puzzled and disconcerted. “So much for the mesmeric sleep,” said Miss Penclosa. “As regards suggestion, whatever I may suggest Miss Marden will infallibly do, whether it be now or after she has awakened from her trance. Do you demand proof of it?” “Certainly,” said I. “You shall have it.” I saw a smile pass over her face, as though an amusing thought had struck her. She stooped and whispered earnestly into her subject’s ear. Agatha, who had been so deaf to me, nodded her head as she listened. “Awake!” cried Miss Penclosa, with a sharp tap of her crutch upon the floor. The eyes opened, the glazing cleared slowly away, and the soul looked out once more after its strange eclipse. We went away early. Agatha was none the worse for her strange excursion, but I was nervous and unstrung, unable to listen to or answer the stream of comments which Wilson was pouring out for my benefit. As I bade her good-night Miss Penclosa slipped a piece of paper into my hand. “Pray forgive me,” said she, “if I take means to overcome your scepticism. Open this note at ten o’clock to-morrow morning. It is a little private test.” I can’t imagine what she means, but there is the note, and it shall be opened as she directs. My head is aching, and I have written enough for to-night. To-morrow I dare say that what seems so inexplicable will take quite another complexion. I shall not surrender my convictions without a struggle. March 25. I am amazed, confounded. It is clear that I must reconsider my opinion upon this matter. But first let me place on record what has occurred. I had finished breakfast, and was looking over some diagrams with which my lecture is to be illustrated, when my housekeeper entered to tell me that Agatha was in my study and wished to see me immediately. I glanced at the clock and saw with sun rise that it was only half-past nine. When I entered the room, she was standing on the hearth-rug facing me. Something in her pose chilled me and checked the words which were rising to my lips. Her veil was half down, but I could see that she was pale and that her expression was constrained. “Austin,” she said, “I have come to tell you that our engagement is at an end.” I staggered. I believe that I literally did stagger. I know that I found myself leaning against the bookcase for support. “But — but — —” I stammered. “This is very sudden, Agatha.” “Yes, Austin, I have come here to tell you that our engagement is at an end.” “But surely,” I cried, “you will give me some reason! This is unlike you, Agatha. Tell me how I have been unfortunate enough to offend you.” “It is all over, Austin.” “But why? You must be under some delusion, Agatha. Perhaps you have been told some falsehood about me. Or you may have misunderstood something that I have said to you. Only let me know what it is, and a word may set it all right.” “We must consider it all at an end.” “But you left me last night without a hint at any disagreement. What could have occurred in the interval to change you so? It must have been something that happened last night. You have been thinking it over and you have disapproved of my conduct. Was it the mesmerism? Did you blame me for letting that woman exercise her power over you? You know that at the least sign I should have interfered.” “It is useless, Austin. All is over:” Her voice was cold and measured; her manner strangely formal and hard. It seemed to me that she was absolutely resolved not to be drawn into any argument or explanation. As for me, I was shaking with agitation, and I turned my face aside, so ashamed was I that she should see my want of control. “You must know what this means to me!” I cried. “It is the blasting of all my hopes and the ruin of my life! You surely will not inflict such a punishment upon me unheard. You will let me know what is the matter. Consider how impossible it would be for me, under any circumstances, to treat you so. For God’s sake, Agatha, let me know what I have done!” She walked past me without a word and opened the door. “It is quite useless, Austin,” said she. “You must consider our engagement at an end.” An instant later she was gone, and, before I could recover myself sufficiently to follow her, I heard the hall-door close behind her. I rushed into my room to change my coat, with the idea of hurrying round to Mrs. Marden’s to learn from her what the cause of my misfortune might be. So shaken was I that I could hardly lace my boots. Never shall I forget those horrible ten minutes. I had just pulled on my overcoat when the clock upon the mantel-piece struck ten. Ten! I associated the idea with Miss Penclosa’s note. It was lying before me on the table, and I tore it open. It was scribbled in pencil in a peculiarly angular handwriting. “MY DEAR PROFESSOR GILROY [it said]: Pray excuse the personal nature of the test which I am giving you. Professor Wilson happened to mention the relations between you and my subject of this evening, and it struck me that nothing could be more convincing to you than if I were to suggest to Miss Marden that she should call upon you at half-past nine to-morrow morning and suspend your engagement for half an hour or so. Science is so exacting that it is difficult to give a satisfying test, but I am convinced that this at least will be an action which she would be most unlikely to do of her own free will. Forget any thing that she may have said, as she has really nothing whatever to do with it, and will certainly not recollect any thing about it. I write this note to shorten your anxiety, and to beg you to forgive me for the momentary unhappiness which my suggestion must have caused you. “Yours faithfully; “HELEN PENCLOSA. Really, when I had read the note, I was too relieved to be angry. It was a liberty. Certainly it was a very great liberty indeed on the part of a lady whom I had only met once. But, after all, I had challenged her by my scepticism. It may have been, as she said, a little difficult to devise a test which would satisfy me. And she had done that. There could be no question at all upon the point. For me hypnotic suggestion was finally established. It took its place from now onward as one of the facts of life. That Agatha, who of all women of my acquaintance has the best balanced mind, had been reduced to a condition of automatism appeared to be certain. A person at a distance had worked her as an engineer on the shore might guide a Brennan torpedo. A second soul had stepped in, as it were, had pushed her own aside, and had seized her nervous mechanism, saying: “I will work this for half an hour.” And Agatha must have been unconscious as she came and as she returned. Could she make her way in safety through the streets in such a state? I put on my hat and hurried round to see if all was well with her. Yes. She was at home. I was shown into the drawing-room and found her sitting with a book upon her lap. “You are an early visitor, Austin,” said she, smiling. “And you have been an even earlier one,” I answered. She looked puzzled. “What do you mean?” she asked. “You have not been out to-day?” “No, certainly not.” “Agatha,” said I seriously, “would you mind telling me exactly what you have done this morning?” She laughed at my earnestness. “You’ve got on your professional look, Austin. See what comes of being engaged to a man of science. However, I will tell you, though I can’t imagine what you want to know for. I got up at eight. I breakfasted at half-past. I came into this room at ten minutes past nine and began to read the ‘Memoirs of Mme. de Remusat.’ In a few minutes I did the French lady the bad compliment of dropping to sleep over her pages, and I did you, sir, the very flattering one of dreaming about you. It is only a few minutes since I woke up.” “And found yourself where you had been before?” “Why, where else should I find myself?” “Would you mind telling me, Agatha, what it was that you dreamed about me? It really is not mere curiosity on my part.” “I merely had a vague impression that you came into it. I cannot recall any thing definite.” “If you have not been out to-day, Agatha, how is it that your shoes are dusty?” A pained look came over her face. “Really, Austin, I do not know what is the matter with you this morning. One would almost think that you doubted my word. If my boots are dusty, it must be, of course, that I have put on a pair which the maid had not cleaned.” It was perfectly evident that she knew nothing whatever about the matter, and I reflected that, after all, perhaps it was better that I should not enlighten her. It might frighten her, and could serve no good purpose that I could see. I said no more about it, therefore, and left shortly afterward to give my lecture. But I am immensely impressed. My horizon of scientific possibilities has suddenly been enormously extended. I no longer wonder at Wilson’s demonic energy and enthusiasm. Who would not work hard who had a vast virgin field ready to his hand? Why, I have known the novel shape of a nucleolus, or a trifling peculiarity of striped muscular fibre seen under a 300-diameter lens, fill me with exultation. How petty do such researches seem when compared with this one which strikes at the very roots of life and the nature of the soul! I had always looked upon spirit as a product of matter. The brain, I thought, secreted the mind, as the liver does the bile. But how can this be when I see mind working from a distance and playing upon matter as a musician might upon a violin? The body does not give rise to the soul, then, but is rather the rough instrument by which the spirit manifests itself. The windmill does not give rise to the wind, but only indicates it. It was opposed to my whole habit of thought, and yet it was undeniably possible and worthy of investigation. And why should I not investigate it? I see that under yesterday’s date I said: “If I could see something positive and objective, I might be tempted to approach it from the physiological aspect.” Well, I have got my test. I shall be as good as my word. The investigation would, I am sure, be of immense interest. Some of my colleagues might look askance at it, for science is full of unreasoning prejudices, but if Wilson has the courage of his convictions, I can afford to have it also. I shall go to him to-morrow morning — to him and to Miss Penclosa. If she can show us so much, it is probable that she can show us more.

Il parassita
Questa è una novella del 1894; il protagonista è un giovane di nome Austin Gilroy. Studia fisiologia e conosce un professore che si dedica allo studio degli argomenti occulti. Il giovane viene presentato a una donna di mezza età,Miss Penclosa, la quale soffre di una gamba paralizzata ma possiede poteri psichici; è amica della moglie del professore. La fidanzata scettica di Gilroy, Agatha, viene messa in trance per dimostrare i poteri di Miss Penclosa. Il tentativo ha successo e Gilroy inizia a frequentare la casa del professore, dove Miss Penclosa mette alla prova i suoi poteri su di lui (tra le molte cose che gli dice, c’è anche il fatto che tali poteri variano in base alla sua forza).

Il parassita

24 marzo. La primavera è ormai completamente arrivata. Fuori dalla finestra del mio laboratorio, il grande castagno è coperto di grandi boccioli appiccicosi e gelatinosi; alcuni di essi hanno già iniziato a schiudersi, trasformandosi in piccoli germogli verdi. Camminando per i sentieri, si percepiscono le forze silenziose e potenti della natura che operano intorno a noi: la terra umida emana un profumo fruttato e delizioso; ovunque spuntano germogli verdi, i rami sono rigidi per via della linfa in movimento, e l’aria umida e densa dell’Inghilterra è impregnata di un leggero profumo resinoso. I boccioli nei cespugli, i agnelli che pascolano sotto di loro, ovunque si osserva il lavoro della natura nel processo di riproduzione! Posso vederlo con i miei occhi e sentirlo dentro di me. Anche noi viviamo una “primavera” quando le piccole arteriole si dilatano, la linfa scorre più velocemente, le ghiandole lavorano intensamente. Ogni anno, la natura riadatta tutto il proprio sistema. In questo momento stesso percepisco un fermento nel mio sangue; e mentre la luce fresca del sole filtra attraverso la finestra, mi sentirei quasi tentato di danzare al suo ritmo. Se solo Charles Sadler non salisse di corsa le scale per chiedere cosa stesse succedendo. Inoltre, devo ricordare che sono il Professor Gilroy: un vecchio professore può permettersi di essere naturale, ma quando la fortuna ha concesso una delle prime cattedre universitarie a un uomo di quarantatré anni, deve cercare di comportarsi in modo coerente con quel ruolo. Che persona straordinaria è Wilson! Se solo potessi dedicare allo studio della fisiologia lo stesso entusiasmo che lui dedica alla psicologia, diventerei almeno come Claude Bernard. Tutto il suo essere è rivolto a questo scopo: si addormenta mentre mette in ordine i risultati delle ricerche di una giornata, e si sveglia pensando alle prossime indagini da intraprendere. Eppure, al di fuori del ristretto cerchio di persone che seguono le sue ricerche, riceve molto poco riconoscimento. La fisiologia è una scienza affermata; se aggiungo anche solo un piccolo contributo a questo campo, tutti lo notano e lo apprezzano. Ma Wilson sta cercando di gettare le basi per una scienza del futuro: il suo lavoro avviene “sotto terra”, e non è immediatamente visibile. Eppure continua senza lamentarsi, comunicando con centinaia di persone un po’ strane nella speranza di trovare un testimone affidabile, analizzando centinaia di falsità nella speranza di scoprire anche solo un piccolo frammento di verità, studiando vecchi libri, divorando quelli nuovi, sperimentando, tenendo lezioni, cercando di suscitare negli altri lo stesso entusiasmo che lo consuma. Quando penso a lui, sono pieno di ammirazione e meraviglia. Ma quando mi chiede di partecipare alle sue ricerche, devo dirgli che, nel loro stato attuale, non rappresentano alcun interesse per una persona devota alla scienza rigorosa. Se solo potesse mostrarmi qualcosa di concreto e oggettivo, allora forse sarei tentato di approcciare il problema dal punto di vista fisiologico. Finché metà dei suoi soggetti di studio sono contaminati da ciarlataneria e l’altra metà dall’isteria, noi fisiologi dobbiamo accontentarci del corpo, e lasciare la mente ai nostri discendenti. Senza dubbio sono un materialista. Agatha dice che sono di primo grado. Le rispondo che questo è un ottimo motivo per anticipare il nostro fidanzamento: ho davvero bisogno della sua spiritualità. Eppure potrei essere considerato un esempio curioso dell’influenza dell’educazione sul temperamento. Per natura, a meno che non mi inganni, sono una persona estremamente psichica: ero un ragazzo nervoso, sensibile, sognatore, sonnambulo, pieno di impressioni e intuizioni. I miei capelli neri, i miei occhi scuri, il mio viso snello e olivastro, le mie dita affusolate, tutto ciò caratterizza il mio vero temperamento; esperti come Wilson mi considerano uno dei loro. Ma la mia mente è piena di conoscenze precise: mi sono addestrato a trattare soltanto con fatti e prove. Congetture e fantasie non hanno posto nel mio modo di pensare. Mostratemi qualcosa che possa vedere al microscopio, tagliare con lo scalpello, pesare sulla bilancia. E vi dedicherò tutta la vita ad analizzarlo. Ma quando mi chiedete di studiare sentimenti, impressioni, suggestioni, vi sto chiedendo di fare qualcosa che mi è sgradevole, persino demoralizzante. Allontanarsi dalla pura ragione mi colpisce come un cattivo odore o una dissonanza musicale. Questo è senz’altro un motivo sufficiente per cui sono riluttante ad andare stasera da Professor Wilson. Tuttavia, non potrei rifiutare l’invito senza essere scortese. E ora che anche Mrs. Marden e Agatha ci vanno, beh, preferirei incontrarle altrove. So che Wilson cercherebbe di coinvolgermi in quelle sue teorie oscure e poco chiare. Nel suo entusiasmo è completamente insensibile a qualsiasi suggerimento o rimprovero. Solo una discussione aperta potrebbe fargli capire quanto io disprezzi tutto questo. Sono sicuro che abbia qualche nuovo “medium”, qualche “clairvoyant” da mostrarci. Beh, almeno sarà un divertimento per Agatha. Lei ne è interessata, come tutte le donne a ciò che è vago, mistico e indefinito. Ore 22:50. Questa abitudine di tenere un diario, credo, sia il risultato di quella mentalità scientifica di cui ho parlato stamattina. Mi piace registrare le mie impressioni mentre sono ancora fresche. Almeno una volta al giorno cerco di definire con precisione la mia posizione mentale. È un utile esercizio di autoanalisi, e credo abbia un effetto positivo sul carattere. Onestamente devo ammettere che ho bisogno di tutto ciò che possa rafforzare il mio “carattere”. Temo che, in fondo, gran parte del mio temperamento nevrotico sopravviva. E che io sia lontano dall’essere quella persona calma e precisa che sono Murdoch o Pratt-Haldane. Altrimenti, perché mai le sciocchezze a cui ho assistito stasera avrebbero messo i miei nervi in tale stato di agitazione? L’unica consolazione è che né Wilson né Miss Penclosa, né tantomeno Agatha potrebbero mai conoscere la mia debolezza. E poi, cosa c’era davvero di così eccitante? Niente, o almeno così poco da sembrare ridicolo se lo scrivo. I Marden arrivarono da Wilson prima di me. In effetti, fui uno degli ultimi ad arrivare e trovai la stanza piena di gente. Non ebbi nemmeno il tempo di dire una parola a Mrs. Marden e ad Agatha, che sembrava incantevole con il suo abito bianco e rosa e i brillanti nastri nei capelli, quando Wilson mi tirò da parte, tremando leggermente. “Vuoi qualcosa di concreto, Gilroy,” disse, portandomi in un angolo. “Amico mio, ho scoperto un fenomeno, un vero fenomeno!” Avrei dovuto essere più colpito se non avessi già sentito parlare della stessa cosa in precedenza. Il suo spirito ottimista trasforma ogni luccio di luna in una stella. “Questa volta non c’è alcun dubbio sulla credibilità di tutto ciò,” disse, forse rispondendo a un leggero sorriso nei miei occhi. “Mia moglie la conosce da molti anni; entrambe vengono dal Trinidad, sai. Miss Penclosa è in Inghilterra da soltanto un mese o due e non conosce nessuno al di fuori del mondo accademico, ma ti assicuro che ciò che ci ha raccontato è sufficiente per dimostrare l’esistenza della chiaroveggenza su basi scientifiche. Non c’è nessuno come lei, né dilettante né professionista. Vieni, fatti presentare!” Non mi piace nessuno di questi che amano inventare storie misteriose, ma soprattutto non quell’amateur. Con un professionista pagato puoi intervenire immediatamente e smascherarlo non appena capisci il trucco che usa: lui è lì per ingannarti, e tu sei lì per scoprirlo. Ma cosa fai con l’amica della moglie del tuo ospite? Devi accendere all’improvviso la luce per scoprire che sta suonando di nascosto il banjo? O devi gettare della cocciniglia sul suo abito da sera quando si avvicina di nascosto con la sua bottiglietta di fosforo e le sue banalità soprannaturali? Ci sarebbe una scenata terribile, e ti considererebbero un bruto. Quindi, puoi scegliere: essere uno di loro o diventare una vittima delle loro stesse truffe. Non ero affatto di buon umore quando seguii Wilson da quella signora. Nessuno poteva essere meno all’altezza della mia idea di una donna delle Indie Occidentali. Era una creatura piccola e fragile, oltre i quarant’anni, con un viso pallido e magro, e capelli di un colore castano molto chiaro. La sua presenza era insignificante, il suo comportamento riservato; in qualsiasi gruppo di dieci donne, sarebbe stata l’ultima a essere notata. I suoi occhi forse erano la caratteristica più straordinaria, ma anche, devo ammetterlo, la meno piacevole. Erano di colore grigio, con una sfumatura verde; il loro sguardo mi sembrava decisamente furtivo. Forse “furtivo” è la parola giusta, o forse dovrei dire “feroce”? Ripensandoci, “felino” sarebbe stato un termine più appropriato. Un bastone appoggiato al muro rivelava chiaramente che, quando si alzava, una delle sue gambe era zoppa.
Così fui presentato a Miss Penclosa. E non mi sfuggì che, quando fu menzionato il mio nome, lei gettò un’occhiata ad Agatha. Wilson aveva evidentemente parlato di me. E presto, pensai, mi avrebbe comunicato in qualche modo misterioso che ero fidanzato con una giovane donna dai capelli biondi. Mi chiedevo quanto altro Wilson le avesse raccontato su di me. “Il professor Gilroy è un incredulo terribile,” disse lui; “spero, signorina Penclosa, che riuscirete a convertirlo.”
Lei mi guardò attentamente.
“Il professor Gilroy ha tutto il diritto di essere scettico se non ha visto nulla di convincente,” rispose lei. “Avrei dovuto pensare,” aggiunse, “che anche voi sareste stato un soggetto ideale per questo esperimento.”
“Per quale motivo, posso chiedervi?” dissi io.
“Beh, ad esempio, per il mesmerismo.”
“La mia esperienza mi ha insegnato che i mesmeristi scelgono come soggetti persone mentalmente instabili. Tutti i risultati ottenuti, a mio parere, sono compromessi dal fatto che si lavora con individui anormali.”
“Quale di queste signore, secondo voi, possiede un organismo mentale normale?” chiese lei. “Vorrei che sceglieste quella che vi sembra avere la mente più equilibrata. Forse la ragazza in rosa e bianco?. Miss Agatha Marden, credo sia questo il suo nome.”
“Sì, darei molta importanza ai risultati ottenuti da lei.”
“Non ho mai provato fino a che punto possa essere influenzabile. Certo, alcune persone reagiscono molto più rapidamente di altre. Posso chiedervi fino a che punto si estende il vostro scetticismo? Immagino che ammettiate l’esistenza del sonno mesmerico e il potere della suggestione, ”
“Non ammetto nulla, signorina Penclosa.”
“Oh, credevo che la scienza fosse arrivata più lontano. Certo, non ne so nulla riguardo ai aspetti scientifici di questo fenomeno. So solo ciò che io riesco a fare. Guardate quella ragazza in rosso, laggiù vicino al vaso giapponese. Voglio che venga da noi.”
Mentre parlava, si chinò in avanti e lasciò cadere il ventaglio per terra. La ragazza si girò immediatamente e venne verso di noi, con un’espressione curiosa sul viso, come se qualcuno l’avesse chiamata.
“Che ne pensate, Gilroy?” esclamò Wilson, in un tono eccitato.
Non osai dirgli ciò che ne pensavo. Per me era la truffa più palese e sfacciata a cui avessi mai assistito. La collusione tra le persone coinvolte e i segnali utilizzati erano davvero troppo evidenti.
“Il professor Gilroy non è soddisfatto,” disse lei, alzando lo sguardo verso di me con i suoi strani occhietti. “A quanto pare, sarà il mio povero ventaglio ad essere riconosciuto come l’oggetto principale di questo esperimento. Beh, dobbiamo provare qualcos’altro. Signorina Marden, avete obiezioni se vi faccio aspettare un attimo?”
“Oh, no, mi piacerebbe molto!” esclamò Agatha.
A quel punto, tutta l’assemblea si era radunata intorno a noi in cerchio: uomini con camicie bianche e donne dal collo candido. Alcuni erano sbalorditi, altri critici. Come se si trattasse di una sorta di cerimonia religiosa o di uno spettacolo da prestigiatore. Un divano di velluto rosso era stato messo al centro; Agatha vi si sdraiò sopra, un po’ arrossata e tremante per l’eccitazione. Riuscivo a notarlo dal movimento leggero dei suoi capelli. La signorina Penclosa si alzò dalla sua sedia e si avvicinò a lei, appoggiandosi alla sua stampella. La donna era cambiata. Non sembrava più piccola né insignificante; vent’anni sembravano essere svaniti dalla sua età. I suoi occhi brillavano, le sue guance pallide avevano ripreso colore, e tutta la sua figura appariva più piena e vitale. Così ho visto un ragazzo dallo sguardo spento e apatico trasformarsi all’istante in una persona vivace e energica quando gli è stata affidata una task che sentiva di poter svolgere con successo. Guardò Agatha con un’espressione che odiavo profondamente nel mio cuore: quell’espressione con cui un’imperatrice romana avrebbe potuto guardare la sua schiava in ginocchio. Poi, con un gesto rapido e autoritario, alzò le braccia e le lasciò scendere lentamente davanti a sé.
Osservavo attentamente Agatha. Durante i primi tre tentativi sembrava semplicemente divertita; al quarto notai un leggero velo negli occhi, accompagnato da una leggera dilatazione delle pupille; al sesto ci fu un momento di rigidità; al settimo le palpebre iniziarono ad abbassarsi; al decimo gli occhi si chiusero e il suo respiro divenne più lento e profondo del solito. Cercai di mantenere la calma scientifica mentre osservavo, ma una strana agitazione mi colpì senza motivo. Spero di averla nascosta bene, ma mi sentivo come un bambino al buio. Non avrei mai creduto di essere ancora così vulnerabile a simili debolezze.
“È in trance,” disse Miss Penclosa.
“Sta dormendo!” gridai.
“Allora svegliala!”
La presi per il braccio e le urlai all’orecchio. Ma sembrava che fosse morta; il suo corpo era lì, sulla sedia di velluto. I suoi organi funzionavano. Il cuore, i polmoni. Ma l’anima? Era svanita al di là della nostra comprensione. Dove era andata? Quale forza l’aveva allontanata da noi? Ero confusa e sconcertata.
“Ecco quindi la cosiddetta ‘sonnambulazione ipnotica’,” disse Miss Penclosa. “Per quanto riguarda le suggestioni, qualsiasi cosa io suggerisca, Miss Marden la seguirà inevitabilmente, sia ora che dopo essersi svegliata dalla trance. Vuole una prova?”
“Certo,” dissi.
“La avrà.” Vidi un sorriso apparire sul suo viso, come se le fosse venuta in mente un’idea divertente. Si chinò e sussurrò qualcosa all’orecchio di Agatha. Agatha, che prima non mi aveva prestato alcuna attenzione, annuì mentre ascoltava.
“Sveglia!” gridò Miss Penclosa, battendo con forza la sua stampella sul pavimento. Gli occhi si aprirono. Il velo negli occhi scomparve lentamente. L’anima tornò a mostrarsi dopo quella strana assenza. Ce ne andammo presto. Agatha non sembrava affatto peggiorata per quell’esperienza strana. Ma io ero nervosa e inquieta, incapace di ascoltare o rispondere al flusso di commenti che Wilson continuava a fare a mio beneficio. Mentre le dicevo buonanotte, Miss Penclosa mi infilò in mano un foglio di carta.
“Per favore, perdonami se uso questi mezzi per superare il tuo scetticismo. Apri questo biglietto alle dieci di domani mattina. È una piccola prova personale, ” Non riesco a immaginare cosa intenda, ma c’è quella nota, e dovrà essere aperta secondo le sue indicazioni. Mi fa male la testa; ho scritto abbastanza per stasera. Domani, forse, ciò che sembra così incomprensibile assumerà un significato completamente diverso. Non rinuncierò alle mie convinzioni senza lottare. 25 marzo. Sono sbalordita, confusa. È evidente che devo ripensare la mia opinione su questa questione. Ma prima lasciate che registri ciò che è accaduto.
Avevo finito di colazione e stavo esaminando alcuni diagrammi che avrebbero dovuto illustrare la mia lezione, quando la mia domestica entrò per dirmi che Agatha era nel mio studio e voleva vedermi immediatamente. Guardai l’orologio: erano appena le nove e mezza.
Quando entrai nella stanza, lei stava in piedi davanti al camino, rivolta verso di me. Qualcosa nel suo atteggiamento mi fece rabbrividire. Le sue parole non riuscirono a uscirmi dalle labbra. Il velo le copriva metà del viso, ma vidi che era pallida e che la sua espressione era rigida.
“Austin,” disse, “sono venuta ad annunciarti che il nostro fidanzamento è finito.”
Barcollai. Credo di aver davvero barcollato; mi appoggiai alla libreria per non cadere.
“Ma, ma, ” balbettai. “È troppo improvviso, Agatha, ”
“Sì, Austin. Il nostro fidanzamento è finito.”
“Ma sicuramente, devi darmi una spiegazione! Non è da te comportarti così. Dimmi cosa ho fatto per offenderti, ”
“È tutto finito, Austin.”
“Ma perché? Devi essere in errore. Forse ti hanno detto qualcosa di falso su di me. O forse hai frainteso qualcosa che ti ho detto. Dimmelo. Forse basta una parola per risolvere tutto, ”
“Dobbiamo considerare che tutto sia finito.”
“Ma ieri sera non mi hai dato alcun segno di disaccordo. Cosa può essere cambiato nel frattempo? Deve essere successo qualcosa stanotte. Devi averci ripensato e aver ritenuto che il mio comportamento fosse inappropriato. Forse è stato quel. [mesmerismo]. Mi hai forse incolpato per aver permesso a quella donna di esercitare su di te quel potere? Sai che avrei dovuto intervenire al primo segnale, ”
“È inutile, Austin. Tutto è finito.”
La sua voce era fredda e decisa; il suo comportamento stranamente formale e distaccato. Sembrava assolutamente determinata a non entrare in alcuna discussione o spiegazione. Io, invece, tremavo per l’agitazione. Girai il viso dall’altra parte, imbarazzata all’idea che potesse vedere quanto fossi fuori controllo. “Devi capire cosa significa tutto questo per me!” gridai. “È la fine di tutte le mie speranze. La rovina della mia vita! Non puoi infliggermi una punizione del genere senza darmi alcuna spiegazione. Dimmi cosa è successo. Considera quanto sia impossibile, in qualsiasi circostanza, che io possa comportarmi così con te. Per l’amor di Dio, Agatha, dimmi cosa ho fatto!”
Lei passò accanto a me senza dire una parola e aprì la porta. “È del tutto inutile, Austin,” disse lei. “Dovete considerare il nostro fidanzamento terminato.” Un attimo dopo se ne andò, e prima che riuscissi a riprendermi abbastanza da seguirla, sentii la porta d’ingresso chiudersi alle sue spalle. Corsi nella mia stanza per cambiarmi il cappotto, con l’intenzione di recarmi subito da Mrs. Marden per scoprire quale potesse essere la causa della mia sfortuna. Ero così scosso che faticavo a allacciare le scarpe. Non dimenticherò mai quei terribili dieci minuti: appena mi ero infilato il cappotto, l’orologio sul caminetto batté le dieci. Dieci. Quel numero mi fece pensare alla nota di Miss Penclosa. Era ancora lì, sul tavolo; la strappai aperta e lessi ciò che era scritto: “Mio caro Professor Gilroy. Per favore perdonate il carattere personale di questo test che vi sto proponendo. Il Professor Wilson ha menzionato casualmente le vostre relazioni con la mia ‘soggetto’ di stasera, e mi è venuto in mente che nulla potrebbe essere più convincente per voi se suggerissi a Miss Marden di venire da voi domani mattina alle nove e mezza, facendovi annullare l’appuntamento per circa mezz’ora. La scienza richiede spesso metodi rigorosi; tuttavia sono convinta che questo sia un esperimento che lei difficilmente avrebbe proposto di sua iniziativa. Dimenticate tutto ciò che lei possa aver detto: non ha davvero nulla a che fare con questa faccenda, e sicuramente non se ne ricorderà. Scrivo questa nota per alleviare la vostra ansia e per chiedervi scusa per l’imbarazzo che questa proposta vi ha causato.” “Con affetto,
Helen Penclosa.” Davvero. Dopo aver letto quella nota, provai solo sollievo, e non riuscivo nemmeno ad arrabbiarmi. Era stata una libertà. Una libertà davvero eccessiva da parte di una signora che avevo incontrato soltanto una volta. Ma dopotutto, ero stato io stesso a sfidarla con il mio scetticismo. Forse era davvero difficile trovare un test in grado di soddisfarmi. E lei ci era riuscita. Non c’era alcun dubbio al riguardo: l’ipnotica suggestione aveva avuto effetto. Agatha, tra tutte le donne che conoscevo, quella con la mente più equilibrata, era stata ridotta a uno stato di automatismo. Una persona lontana aveva “guidato” i suoi movimenti, come un ingegnere che dirige il funzionamento di un sottomarino. Un’altra “anima” si era sostituita alla sua, prendendo il controllo dei suoi nervi. E Agatha doveva essere stata completamente inconsapevole in quel momento. Come aveva fatto a muoversi per le strade in quello stato? Mi misi il cappello e corsi subito da lei per vedere se stesse bene. Sì. Era a casa. Mi fecero entrare nel salotto; era lì, con un libro in grembo. “Siete venuto presto, Austin,” disse sorridendo. “E voi siete arrivato ancora prima, ” risposi io. Sembrava perplessa. “Cosa intendi dire?” chiese.
“Non sei uscita oggi, vero?”
“No, assolutamente no.”
“Agatha,” dissi seriamente, “potresti dirmi esattamente cosa hai fatto stamattina?”
Rispose ridendo della mia serietà.
“Hai quell’aspetto da professionista, Austin. Vedi un po’ cosa succede quando si sposa un uomo di scienza! Comunque, te lo dirò: mi sono alzata alle otto, ho fatto colazione alle nove e mezza, sono entrata in questa stanza alle nove e dieci minuti e ho iniziato a leggere i ‘Memorie di Madame de Remusat’. Dopo pochi minuti, beh, mi è venuto sonno mentre leggevo, e ho sognato di te. Mi sono svegliata solo poco fa.”
“E ti sei ritrovata esattamente nel punto in cui eri prima, ”
“Perché, dove altro dovrei trovarmi?”
“Potresti dirmi, Agatha, di cosa hai sognato? Non è davvero solo curiosità da parte mia, ”
“Avevo soltanto l’impressione vaga che tu fossi presente nel sogno. Non ricordo nulla di preciso.”
“Se non sei uscita oggi, Agatha, come mai i tuoi scarpi sono pieni di polvere?”
Un’espressione di dolore apparve sul suo viso. “Davvero, Austin, non so proprio cosa ti sia preso stamattina. Si potrebbe quasi pensare che dubiti della mia parola. Se le mie scarpe sono polverose, significa sicuramente che ho indossato un paio che la cameriera non aveva pulito.”
Era evidente che lei non sapeva assolutamente nulla al riguardo, e riflettei che forse era meglio non informarla. Potrebbe spaventarsi, e in ogni caso non avrebbe portato a nulla di utile. Così non dissi più nulla al riguardo e poco dopo me ne andai per tenere la mia lezione. Ma sono profondamente colpito. Il mio orizzonte di possibilità scientifiche si è improvvisamente ampliato enormemente. Non mi meraviglio più dell’energia e dell’entusiasmo “demoniaco” di Wilson. Chi non lavorerebbe sodo se avesse a disposizione un vasto campo ancora inesplorato? Il fatto di aver scoperto una nuova forma del nucleolo, o una piccola peculiarità delle fibre muscolari striate osservata attraverso un obiettivo da 300 di diametro, mi riempie di gioia. Quanto appaiono banali tali ricerche rispetto a quella che colpisce direttamente le radici della vita e della natura dell’anima! Ho sempre considerato lo spirito un prodotto della materia: il cervello, pensavo, produceva la mente, proprio come il fegato produce la bile. Ma come può essere vero, se vedo la mente agire a distanza, manipolando la materia come un musicista su un violino? Il corpo, dunque, non genera l’anima, ma è piuttosto lo strumento attraverso cui lo spirito si manifesta. Un mulino a vento non produce il vento, ma ne indica soltanto la presenza. Questa teoria contraddiceva completamente le mie abitudini di pensiero. Eppure era indubbiamente possibile e meritevole di essere studiata. E perché non dovrei indagare? Vedo che sotto la data di ieri ho scritto: “Se riuscissi a trovare qualcosa di positivo e oggettivo, potrei essere tentato di approcciarmi alla questione dal punto di vista fisiologico.” Beh, ora ho il mio test; manterrò la mia parola. Sono sicuro che questa indagine sarà di enorme interesse. Alcuni dei miei colleghi potrebbero guardarla con scetticismo, perché la scienza è piena di pregiudizi irragionevoli. Ma se Wilson ha il coraggio delle sue convinzioni, anch’io sono disposto ad averlo. Andrò da lui domani mattina. Da lui e da Miss Penclosa. Se lei è in grado di mostrarci così tanto, probabilmente può mostrarci anche di più.

II March 26. Wilson was, as I had anticipated, very exultant over my conversion, and Miss Penclosa was also demurely pleased at the result of her experiment. Strange what a silent, colourless creature she is save only when she exercises her power! Even talking about it gives her colour and life. She seems to take a singular interest in me. I cannot help observing how her eyes follow me about the room. We had the most interesting conversation about her own powers. It is just as well to put her views on record, though they cannot, of course, claim any scientific weight. “You are on the very fringe of the subject,” said she, when I had expressed wonder at the remarkable instance of suggestion which she had shown me. “I had no direct influence upon Miss Marden when she came round to you. I was not even thinking of her that morning. What I did was to set her mind as I might set the alarum of a clock so that at the hour named it would go off of its own accord. If six months instead of twelve hours had been suggested, it would have been the same.” “And if the suggestion had been to assassinate me?” “She would most inevitably have done so.” “But this is a terrible power!” I cried. “It is, as you say, a terrible power,” she answered gravely, “and the more you know of it the more terrible will it seem to you.” “May I ask,” said I, “what you meant when you said that this matter of suggestion is only at the fringe of it? What do you consider the essential?” “I had rather not tell you.” I was surprised at the decision of her answer. “You understand,” said I, “that it is not out of curiosity I ask, but in the hope that I may find some scientific explanation for the facts with which you furnish me.” “Frankly, Professor Gilroy,” said she, “I am not at all interested in science, nor do I care whether it can or cannot classify these powers.” “But I was hoping — —” “Ah, that is quite another thing. If you make it a personal matter,” said she, with the pleasantest of smiles, “I shall be only too happy to tell you any thing you wish to know. Let me see; what was it you asked me? Oh, about the further powers. Professor Wilson won’t believe in them, but they are quite true all the same. For example, it is possible for an operator to gain complete command over his subject — presuming that the latter is a good one. Without any previous suggestion he may make him do whatever he likes.” “Without the subject’s knowledge?” “That depends. If the force were strongly exerted, he would know no more about it than Miss Marden did when she came round and frightened you so. Or, if the influence was less powerful, he might be conscious of what he was doing, but be quite unable to prevent himself from doing it.” “Would he have lost his own will power, then?” “It would be over-ridden by another stronger one.” “Have you ever exercised this power yourself?” “Several times.” “Is your own will so strong, then?” “Well, it does not entirely depend upon that. Many have strong wills which are not detachable from themselves. The thing is to have the gift of projecting it into another person and superseding his own. I find that the power varies with my own strength and health.” “Practically, you send your soul into another person’s body.” “Well, you might put it that way.” “And what does your own body do?” “It merely feels lethargic.” “Well, but is there no danger to your own health?” I asked. “There might be a little. You have to be careful never to let your own consciousness absolutely go; otherwise, you might experience some difficulty in finding your way back again. You must always preserve the connection, as it were. I am afraid I express myself very badly, Professor Gilroy, but of course I don’t know how to put these things in a scientific way. I am just giving you my own experiences and my own explanations.” Well, I read this over now at my leisure, and I marvel at myself! Is this Austin Gilroy, the man who has won his way to the front by his hard reasoning power and by his devotion to fact? Here I am gravely retailing the gossip of a woman who tells me how her soul may be projected from her body, and how, while she lies in a lethargy, she can control the actions of people at a distance. Do I accept it? Certainly not. She must prove and re-prove before I yield a point. But if I am still a sceptic, I have at least ceased to be a scoffer. We are to have a sitting this evening, and she is to try if she can produce any mesmeric effect upon me. If she can, it will make an excellent starting-point for our investigation. No one can accuse me, at any rate, of complicity. If she cannot, we must try and find some subject who will be like Caesar’s wife. Wilson is perfectly impervious. 10 P. M. I believe that I am on the threshold of an epoch-making investigation. To have the power of examining these phenomena from inside — to have an organism which will respond, and at the same time a brain which will appreciate and criticise — that is surely a unique advantage. I am quite sure that Wilson would give five years of his life to be as susceptible as I have proved myself to be. There was no one present except Wilson and his wife. I was seated with my head leaning back, and Miss Penclosa, standing in front and a little to the left, used the same long, sweeping strokes as with Agatha. At each of them a warm current of air seemed to strike me, and to suffuse a thrill and glow all through me from head to foot. My eyes were fixed upon Miss Penclosa’s face, but as I gazed the features seemed to blur and to fade away. I was conscious only of her own eyes looking down at me, gray, deep, inscrutable. Larger they grew and larger, until they changed suddenly into two mountain lakes toward which I seemed to be falling with horrible rapidity. I shuddered, and as I did so some deeper stratum of thought told me that the shudder represented the rigor which I had observed in Agatha. An instant later I struck the surface of the lakes, now joined into one, and down I went beneath the water with a fulness in my head and a buzzing in my ears. Down I went, down, down, and then with a swoop up again until I could see the light streaming brightly through the green water. I was almost at the surface when the word “Awake!” rang through my head, and, with a start, I found myself back in the arm-chair, with Miss Penclosa leaning on her crutch, and Wilson, his note book in his hand, peeping over her shoulder. No heaviness or weariness was left behind. On the contrary, though it is only an hour or so since the experiment, I feel so wakeful that I am more inclined for my study than my bedroom. I see quite a vista of interesting experiments extending before us, and am all impatience to begin upon them. March 27. A blank day, as Miss Penclosa goes with Wilson and his wife to the Suttons’. Have begun Binet and Ferre’s “Animal Magnetism.” What strange, deep waters these are! Results, results, results — and the cause an absolute mystery. It is stimulating to the imagination, but I must be on my guard against that. Let us have no inferences nor deductions, and nothing but solid facts. I KNOW that the mesmeric trance is true; I KNOW that mesmeric suggestion is true; I KNOW that I am myself sensitive to this force. That is my present position. I have a large new note-book which shall be devoted entirely to scientific detail. Long talk with Agatha and Mrs. Marden in the evening about our marriage. We think that the summer vac. (the beginning of it) would be the best time for the wedding. Why should we delay? I grudge even those few months. Still, as Mrs. Marden says, there are a good many things to be arranged. March 28. Mesmerized again by Miss Penclosa. Experience much the same as before, save that insensibility came on more quickly. See Note-book A for temperature of room, barometric pressure, pulse, and respiration as taken by Professor Wilson. March 29. Mesmerized again. Details in Note-book A. March 30. Sunday, and a blank day. I grudge any interruption of our experiments. At present they merely embrace the physical signs which go with slight, with complete, and with extreme insensibility. Afterward we hope to pass on to the phenomena of suggestion and of lucidity. Professors have demonstrated these things upon women at Nancy and at the Salpetriere. It will be more convincing when a woman demonstrates it upon a professor, with a second professor as a witness. And that I should be the subject — I, the sceptic, the materialist! At least, I have shown that my devotion to science is greater than to my own personal consistency. The eating of our own words is the greatest sacrifice which truth ever requires of us. My neighbour, Charles Sadler, the handsome young demonstrator of anatomy, came in this evening to return a volume of Virchow’s “Archives” which I had lent him. I call him young, but, as a matter of fact, he is a year older than I am. “I understand, Gilroy,” said he, “that you are being experimented upon by Miss Penclosa.” “Well,” he went on, when I had acknowledged it, “if I were you, I should not let it go any further. You will think me very impertinent, no doubt, but, none the less, I feel it to be my duty to advise you to have no more to do with her.” Of course I asked him why. “I am so placed that I cannot enter into particulars as freely as I could wish,” said he. “Miss Penclosa is the friend of my friend, and my position is a delicate one. I can only say this: that I have myself been the subject of some of the woman’s experiments, and that they have left a most unpleasant impression upon my mind.” He could hardly expect me to be satisfied with that, and I tried hard to get something more definite out of him, but without success. Is it conceivable that he could be jealous at my having superseded him? Or is he one of those men of science who feel personally injured when facts run counter to their preconceived opinions? He cannot seriously suppose that because he has some vague grievance I am, therefore, to abandon a series of experiments which promise to be so fruitful of results. He appeared to be annoyed at the light way in which I treated his shadowy warnings, and we parted with some little coldness on both sides. March 31. Mesmerized by Miss P. April 1. Mesmerized by Miss P. (Note-book A.) April 2. Mesmerized by Miss P. (Sphygmographic chart taken by Professor Wilson.) April 3. It is possible that this course of mesmerism may be a little trying to the general constitution. Agatha says that I am thinner and darker under the eyes. I am conscious of a nervous irritability which I had not observed in myself before. The least noise, for example, makes me start, and the stupidity of a student causes me exasperation instead of amusement. Agatha wishes me to stop, but I tell her that every course of study is trying, and that one can never attain a result with out paying some price for it. When she sees the sensation which my forthcoming paper on “The Relation between Mind and Matter” may make, she will understand that it is worth a little nervous wear and tear. I should not be surprised if I got my F. R. S. over it. Mesmerized again in the evening. The effect is produced more rapidly now, and the subjective visions are less marked. I keep full notes of each sitting. Wilson is leaving for town for a week or ten days, but we shall not interrupt the experiments, which depend for their value as much upon my sensations as on his observations. April 4. I must be carefully on my guard. A complication has crept into our experiments which I had not reckoned upon. In my eagerness for scientific facts I have been foolishly blind to the human relations between Miss Penclosa and myself. I can write here what I would not breathe to a living soul. The unhappy woman appears to have formed an attachment for me. I should not say such a thing, even in the privacy of my own intimate journal, if it had not come to such a pass that it is impossible to ignore it. For some time, — that is, for the last week, — there have been signs which I have brushed aside and refused to think of. Her brightness when I come, her dejection when I go, her eagerness that I should come often, the expression of her eyes, the tone of her voice — I tried to think that they meant nothing, and were, perhaps, only her ardent West Indian manner. But last night, as I awoke from the mesmeric sleep, I put out my hand, unconsciously, involuntarily, and clasped hers. When I came fully to myself, we were sitting with them locked, she looking up at me with an expectant smile. And the horrible thing was that I felt impelled to say what she expected me to say. What a false wretch I should have been! How I should have loathed myself to-day had I yielded to the temptation of that moment! But, thank God, I was strong enough to spring up and hurry from the room. I was rude, I fear, but I could not, no, I COULD not, trust myself another moment. I, a gentleman, a man of honor, engaged to one of the sweetest girls in England — and yet in a moment of reasonless passion I nearly professed love for this woman whom I hardly know. She is far older than myself and a cripple. It is monstrous, odious; and yet the impulse was so strong that, had I stayed another minute in her presence, I should have committed myself. What was it? I have to teach others the workings of our organism, and what do I know of it myself? Was it the sudden upcropping of some lower stratum in my nature — a brutal primitive instinct suddenly asserting itself? I could almost believe the tales of obsession by evil spirits, so overmastering was the feeling. Well, the incident places me in a most unfortunate position. On the one hand, I am very loath to abandon a series of experiments which have already gone so far, and which promise such brilliant results. On the other, if this unhappy woman has conceived a passion for me —— But surely even now I must have made some hideous mistake. She, with her age and her deformity! It is impossible. And then she knew about Agatha. She understood how I was placed. She only smiled out of amusement, perhaps, when in my dazed state I seized her hand. It was my half-mesmerized brain which gave it a meaning, and sprang with such bestial swiftness to meet it. I wish I could persuade myself that it was indeed so. On the whole, perhaps, my wisest plan would be to postpone our other experiments until Wilson’s return. I have written a note to Miss Penclosa, therefore, making no allusion to last night, but saying that a press of work would cause me to interrupt our sittings for a few days. She has answered, formally enough, to say that if I should change my mind I should find her at home at the usual hour. 10 P. M. Well, well, what a thing of straw I am! I am coming to know myself better of late, and the more I know the lower I fall in my own estimation. Surely I was not always so weak as this. At four o’clock I should have smiled had any one told me that I should go to Miss Penclosa’s to-night, and yet, at eight, I was at Wilson’s door as usual. I don’t know how it occurred. The influence of habit, I suppose. Perhaps there is a mesmeric craze as there is an opium craze, and I am a victim to it. I only know that as I worked in my study I became more and more uneasy. I fidgeted. I worried. I could not concentrate my mind upon the papers in front of me. And then, at last, almost before I knew what I was doing, I seized my hat and hurried round to keep my usual appointment. We had an interesting evening. Mrs. Wilson was present during most of the time, which prevented the embarrassment which one at least of us must have felt. Miss Penclosa’s manner was quite the same as usual, and she expressed no surprise at my having come in spite of my note. There was nothing in her bearing to show that yesterday’s incident had made any impression upon her, and so I am inclined to hope that I overrated it. April 6 (evening). No, no, no, I did not overrate it. I can no longer attempt to conceal from myself that this woman has conceived a passion for me. It is monstrous, but it is true. Again, tonight, I awoke from the mesmeric trance to find my hand in hers, and to suffer that odious feeling which urges me to throw away my honor, my career, every thing, for the sake of this creature who, as I can plainly see when I am away from her influence, possesses no single charm upon earth. But when I am near her, I do not feel this. She rouses something in me, something evil, something I had rather not think of. She paralyzes my better nature, too, at the moment when she stimulates my worse. Decidedly it is not good for me to be near her. Last night was worse than before. Instead of flying I actually sat for some time with my hand in hers talking over the most intimate subjects with her. We spoke of Agatha, among other things. What could I have been dreaming of? Miss Penclosa said that she was conventional, and I agreed with her. She spoke once or twice in a disparaging way of her, and I did not protest. What a creature I have been! Weak as I have proved myself to be, I am still strong enough to bring this sort of thing to an end. It shall not happen again. I have sense enough to fly when I cannot fight. From this Sunday night onward I shall never sit with Miss Penclosa again. Never! Let the experiments go, let the research come to an end; any thing is better than facing this monstrous temptation which drags me so low. I have said nothing to Miss Penclosa, but I shall simply stay away. She can tell the reason without any words of mine. April 7. Have stayed away as I said. It is a pity to ruin such an interesting investigation, but it would be a greater pity still to ruin my life, and I KNOW that I cannot trust myself with that woman. 11 P. M. God help me! What is the matter with me? Am I going mad? Let me try and be calm and reason with myself. First of all I shall set down exactly what occurred. It was nearly eight when I wrote the lines with which this day begins. Feeling strangely restless and uneasy, I left my rooms and walked round to spend the evening with Agatha and her mother. They both remarked that I was pale and haggard. About nine Professor Pratt-Haldane came in, and we played a game of whist. I tried hard to concentrate my attention upon the cards, but the feeling of restlessness grew and grew until I found it impossible to struggle against it. I simply COULD not sit still at the table. At last, in the very middle of a hand, I threw my cards down and, with some sort of an incoherent apology about having an appointment, I rushed from the room. As if in a dream I have a vague recollection of tearing through the hall, snatching my hat from the stand, and slamming the door behind me. As in a dream, too, I have the impression of the double line of gas-lamps, and my bespattered boots tell me that I must have run down the middle of the road. It was all misty and strange and unnatural. I came to Wilson’s house; I saw Mrs. Wilson and I saw Miss Penclosa. I hardly recall what we talked about, but I do remember that Miss P. shook the head of her crutch at me in a playful way, and accused me of being late and of losing interest in our experiments. There was no mesmerism, but I stayed some time and have only just returned. My brain is quite clear again now, and I can think over what has occurred. It is absurd to suppose that it is merely weakness and force of habit. I tried to explain it in that way the other night, but it will no longer suffice. It is something much deeper and more terrible than that. Why, when I was at the Mardens’ whist-table, I was dragged away as if the noose of a rope had been cast round me. I can no longer disguise it from myself. The woman has her grip upon me. I am in her clutch. But I must keep my head and reason it out and see what is best to be done. But what a blind fool I have been! In my enthusiasm over my research I have walked straight into the pit, although it lay gaping before me. Did she not herself warn me? Did she not tell me, as I can read in my own journal, that when she has acquired power over a subject she can make him do her will? And she has acquired that power over me. I am for the moment at the beck and call of this creature with the crutch. I must come when she wills it. I must do as she wills. Worst of all, I must feel as she wills. I loathe her and fear her, yet, while I am under the spell, she can doubtless make me love her. There is some consolation in the thought, then, that those odious impulses for which I have blamed myself do not really come from me at all. They are all transferred from her, little as I could have guessed it at the time. I feel cleaner and lighter for the thought. April 8. Yes, now, in broad daylight, writing coolly and with time for reflection, I am compelled to confirm every thing which I wrote in my journal last night. I am in a horrible position, but, above all, I must not lose my head. I must pit my intellect against her powers. After all, I am no silly puppet, to dance at the end of a string. I have energy, brains, courage. For all her devil’s tricks I may beat her yet. May! I MUST, or what is to become of me? Let me try to reason it out! This woman, by her own explanation, can dominate my nervous organism. She can project herself into my body and take command of it. She has a parasite soul; yes, she is a parasite, a monstrous parasite. She creeps into my frame as the hermit crab does into the whelk’s shell. I am powerless What can I do? I am dealing with forces of which I know nothing. And I can tell no one of my trouble. They would set me down as a madman. Certainly, if it got noised abroad, the university would say that they had no need of a devil-ridden professor. And Agatha! No, no, I must face it alone.

II
26 marzo. Wilson era, come avevo previsto, molto eccitato per la mia conversione, e anche Miss Penclosa sembrava compiaciuta del risultato del suo “esperimento”. Strano, che creatura silenziosa e incolore è, se non quando esercita il proprio potere! Anche parlarne le dà colore e vita. Sembra provare un interesse particolare per me. Non posso fare a meno di notare come i suoi occhi mi seguano ovunque nella stanza.
Abbiamo avuto una conversazione molto interessante sui suoi stessi poteri. È comunque utile registrare le sue opinioni, anche se, naturalmente, non possono avere alcun valore scientifico. “Ti trovi proprio ai confini di questo argomento,” disse lei quando espressi meraviglia per l’esempio straordinario di suggestione che mi aveva mostrato. “Non ho avuto alcun influenza diretta su Miss Marden quando è venuta da te. Quella mattina non pensavo nemmeno a lei. Quello che ho fatto è stato ‘impostare’ nella sua mente un determinato pensiero, proprio come si regola l’orologio in modo che suoni all’ora prestabilita. Se avessi suggerito che fossero trascorsi sei mesi invece di dodici, sarebbe successo lo stesso.”
“E se il suggerimento fosse stato di assassinarmi?”
“Probabilmente l’avrebbe fatto, ”
“Ma questo è un potere terribile!” esclamai. “È, come dici tu, un potere terribile,” rispose lei seriamente, “e più ne sai, più ti sembrerà spaventoso.”
“Posso chiedervi,” dissi, “cosa intendevate quando avete detto che la questione della suggestione rappresenta soltanto una parte marginale di questo fenomeno? Cosa considerate essenziale?”
“Preferirei non dirvelo.”
Fui sorpreso dalla sua risposta.
“Capite,” dissi, “che non lo chiedo per curiosità, ma nella speranza di trovare una spiegazione scientifica ai fatti che mi state raccontando.”
“Onestamente, Professore Gilroy,” disse lei, “non m’interessa affatto la scienza, e non mi importa nemmeno se sia possibile classificare questi poteri o meno.”
“Ma io speravo, ” “Ah, quella è un’altra questione. Se la fate diventare una questione personale,” disse lei, con il sorriso più piacevole, “sarò più che felice di raccontarvi tutto ciò che desiderate sapere. Lasciate che ci pensi. Che cosa mi avevate chiesto? Ah, riguardo a quei poteri ulteriori. Il professor Wilson non ci crederà, ma sono davvero reali. Ad esempio, è possibile per un operatore assumere il completo controllo su una persona – purché questa sia adatta. Senza alcun suggerimento preventivo, può farle fare qualsiasi cosa desideri.”
“Senza che la persona se ne accorga?”
“Dipende. Se il potere viene esercitato con forza, lei non ne saprà nulla, proprio come Miss Marden quando è venuta da voi e vi ha spaventato. Oppure, se l’influenza è meno intensa, potrebbe essere consapevole di ciò che sta facendo, ma non essere in grado di impedirselo.”
“Allora avrebbe perso la propria volontà?”
“Sì. La sua volontà verrebbe sopraffatta da un’altra più forte.”
“Avete mai esercitato voi stessa questo potere?”
“Molte volte.”
“Quindi anche la vostra volontà è così forte?” Beh, non dipende esattamente da questo. Molti hanno una volontà forte che non può essere separata da loro stessi. L’importante è avere il dono di proiettarla in un’altra persona e sostituirla con la sua. Trovo che questa capacità varii in base alla mia forza e alla mia salute.
“In pratica, si tratta di inviare la propria anima nel corpo di un’altra persona.”
“Beh, potresti dirlo così.”
“E cosa succede al proprio corpo?”
“Si sente semplicemente appesantito.”
“Ma non c’è pericolo per la salute personale?” chiesi.
“Forse un po’. Bisogna fare attenzione a non perdere completamente la propria coscienza; altrimenti si potrebbero avere difficoltà a tornare indietro. È necessario mantenere sempre quel legame, in qualche modo. Mi dispiace di esprimermi così male, Professore Gilroy. Ma ovviamente non so come spiegare queste cose in modo scientifico. Vi sto semplicemente raccontando le mie esperienze e le mie interpretazioni.”
Ora che ho riletto tutto con calma, mi meraviglio di me stesso! Questo è davvero Austin Gilroy, l’uomo che si è fatto strada grazie alla sua capacità di ragionare e al suo impegno verso i fatti? Eppure qui sto ascoltando seriamente le storie di una donna che mi parla di come la sua anima possa essere proiettata fuori dal corpo, e di come, mentre lei è in uno stato di torpore, possa controllare le azioni delle persone a distanza. La accetto? Assolutamente no. Deve dimostrarmelo più volte prima che io sia disposto ad ammettere qualcosa. Ma almeno non sono più scettico. Questa sera avremo un incontro, e lei proverà a esercitare su di me qualche effetto ipnotico. Se ci riuscirà, sarà un ottimo punto di partenza per le nostre ricerche. Almeno nessuno potrà accusarmi di complicità. Se non ci riuscirà, dovremo cercare un altro soggetto adatto. Wilson, invece, è completamente insensibile a queste cose.
Ore 22:00. Credo di essere sull’orlo di una scoperta rivoluzionaria. Avere la possibilità di studiare questi fenomeni dall’interno. Disporre di un organismo che reagisca, e al contempo di un cervello in grado di comprenderli e analizzarli. Questo è sicuramente un grande vantaggio. Sono certo che Wilson darebbe cinque anni della sua vita pur di essere altrettanto sensibile a queste cose quanto me. Non c’era nessuno presente tranne Wilson e sua moglie. Ero seduto con la testa appoggiata all’indietro; Miss Penclosa, in piedi davanti a me, un po’ a sinistra, utilizzava gli stessi movimenti lunghi e fluidi che aveva usato con Agatha. Ogni volta che li eseguiva, una corrente d’aria calda sembrava colpirmi, diffondendo in tutto il mio corpo un senso di eccitazione e felicità. I miei occhi erano fissi sul viso di Miss Penclosa, ma mentre la guardavo i suoi tratti sembravano sfocarsi e svanire. Riuscivo a percepire soltanto i suoi occhi che mi fissavano: grigi, profondi, insondabili. Diventavano sempre più grandi, fino a quando improvvisamente assomigliarono a due laghi montani verso cui sembravo cadere a una velocità terribile. Rabbrividii. E in quel momento un pensiero più profondo mi fece capire che quel rabbrivido rappresentava esattamente lo stesso stato di tensione che avevo osservato in Agatha. Un attimo dopo toccai la superficie dei laghi, ormai uniti in uno solo. E scesi sott’acqua, con una sensazione di pienezza nella mente e un ronzio nelle orecchie. Scendevo sempre più giù. Poi, all’improvviso, risalii in superficie, e vidi la luce brillare intensamente attraverso l’acqua verde. Ero quasi giunto in superficie quando la parola “Svegliati!” risuonò nella mia mente; con un sussulto, mi ritrovai di nuovo nella poltrona, con Miss Penclosa appoggiata al suo bastone e Wilson, con il taccuino in mano, che sbirciava sopra la sua spalla. Nessun senso di pesantezza o stanchezza era rimasto; al contrario, anche se è passato solo un’ora dall’esperimento, mi sento così sveglio che preferisco dedicarmi allo studio piuttosto che andare a letto. Intravedo davanti a me una serie di interessanti esperimenti e non vedo l’ora di iniziarli. 27 marzo. Una giornata vuota: la signorina Penclosa va con Wilson e sua moglie dai Suttons. Ho iniziato a studiare “Il magnetismo animale” di Binet e Ferre. Che acque strane e profonde! Risultati, risultati, risultati, ma la causa rimane un mistero assoluto. È stimolante per l’immaginazione, ma devo stare attenta a non trarre conclusioni affrettate. Solo fatti concreti. So che lo stato di trance ipnotica esiste davvero; so che la suggestione ipnotica è effettiva; so anche di essere sensibile a questa forza. Questa è la mia situazione attuale. Ho comprato un nuovo quaderno su cui registrerò soltanto dati scientifici dettagliati.
Serata lunga con Agatha e la signora Marden riguardo al nostro matrimonio. Pensiamo che le vacanze estive siano il momento migliore per celebrarlo. Perché ritardare? Mi dispiacerebbe persino perdere quei pochi mesi. Comunque, come dice la signora Marden, ci sono ancora molte cose da organizzare.
28 marzo. Sono stata di nuovo ipnotizzata dalla signorina Penclosa. L’esperienza è più o meno la stessa di prima, tranne che lo stato di incoscienza si è manifestato più rapidamente. Per i dati relativi alla temperatura della stanza, alla pressione barometrica, al polso e alla respirazione, consultare il Quaderno A, registrati dal professor Wilson. 29 marzo. Di nuovo incantato. I dettagli sono nella Note-book A. 30 marzo. Domenica, una giornata vuota. Detesto qualsiasi interruzione dei nostri esperimenti. Al momento, questi si limitano ad osservare i segni fisici legati a forme lievi, complete o estreme di insensibilità. In seguito, speriamo di passare ai fenomeni legati alla suggestione e alla lucidità. I professori hanno già dimostrato queste cose sulle donne a Nancy e al Salpetière. Sarà ancora più convincente se una donna stessa le dimostra su un professore, con un altro professore come testimone. E che io sia quella donna. Io, la scettica, il materialista! Almeno ho dimostrato che il mio impegno per la scienza è maggiore del mio attaccamento alla coerenza personale. Rinunciare alle proprie convinzioni è il più grande sacrificio che la verità ci possa chiedere.
Stasera è venuto a trovarmi il mio vicino, Charles Sadler, quel bel giovane docente di anatomia. Mi ha restituito un volume degli “Archivi” di Virchow che gli avevo prestato. Lo chiamo giovane, ma in realtà è più vecchio di me di un anno. “So che la signorina Penclosa sta conducendo esperimenti su di te, Gilroy, ” ha detto. “Beh, se fossi al tuo posto, non permetterei che andassero avanti. Probabilmente penserai che io sia molto indiscreto, ma sento comunque il dovere di consigliarti di interrompere ogni rapporto con lei.”
Gli ho chiesto naturalmente il motivo. “La mia posizione non mi permette di entrare nei dettagli, ” ha risposto. “La signorina Penclosa è amica di un mio amico. La situazione è delicata. Posso solo dire che anch’io sono stato oggetto di alcuni dei suoi esperimenti. E che questi mi hanno lasciato un’impressione molto negativa, ”
Non potevo certo accontentarmi di una risposta del genere. Ho cercato di ottenere informazioni più precise, ma senza successo. È possibile che sia geloso perché ho preso il suo posto? O forse appartiene a quegli scienziati che si sentono offesi quando i fatti contraddicono le loro opinioni preconcette? Non può certo pensare che, solo perché ha qualche lamentela vaga, io debba abbandonare una serie di esperimenti che promettono risultati così importanti. Sembrava infastidito dal modo leggero con cui ho accolto i suoi avvertimenti. E ci siamo separati con un po’ di freddezza da entrambe le parti. 31 marzo. Incantato dalla signorina P. 1° aprile. Incantato dalla signorina P. (Notebook A.)
2° aprile. Incantato dalla signorina P. (Grafico sfigmografico realizzato dal professor Wilson.) 3 aprile. È possibile che questo percorso di mesmerismo possa risultare un po’ faticoso per la salute generale. Agatha dice che sono più magro e che ho delle occhiaie scure. Sento una nervosità che prima non avevo; il minimo rumore mi fa sobbalzare, e l’idiozia di uno studente mi infastidisce invece di divertirmi. Agatha vorrebbe che smettessi, ma le dico che ogni studio comporta sforzi, e che non si può ottenere nulla senza pagare un prezzo. Quando vedrà l’impatto che il mio prossimo articolo su “Il rapporto tra mente e materia” potrà avere, capirà che vale la pena di sopportare questa leggera nervosità. Non mi sorprenderebbe affatto se ricevessi un F. R. S. per questo lavoro.
Stasera sono stato di nuovo “mesmerizzato”: l’effetto si manifesta più rapidamente, e le visioni soggettive sono meno evidenti. Sto prendendo appunti dettagliati su ogni seduta. Wilson parte per la città per una settimana o dieci giorni, ma non interromperemo gli esperimenti: il loro successo dipende tanto dalle mie sensazioni quanto dalle sue osservazioni.
4 aprile. Devo stare molto attento. Negli esperimenti è emersa una complicazione che non avevo previsto. Nella mia fretta di ottenere risultati scientifici, sono stato stupidamente cieco riguardo alle relazioni umane tra me e Miss Penclosa. Posso scrivere qui cose che non oserei mai dire a nessuno. Quella donna sfortunata sembra aver sviluppato per me un sentimento particolare. Non dovrei dire una cosa del genere, nemmeno nella privacy del mio diario intimo, se la situazione non fosse arrivata a un punto tale da renderla impossibile ignorare. Da qualche tempo – cioè dall’ultima settimana – ci sono stati segnali che ho cercato di ignorare, rifiutandomi di pensarci. Il suo sorriso quando arrivo, la sua tristezza quando me ne vado, il suo desiderio che io tornassi spesso, l’espressione dei suoi occhi, il tono della sua voce. Ho cercato di convincermi che non significassero nulla, che fossero forse soltanto i modi appassionati tipici delle donne delle Indie Occidentali. Ma ieri notte, mentre mi svegliavo da quel sonno ipnotico, ho allungato la mano, inconsciamente, involontariamente, e l’ho stretta nella sua. Quando sono tornato completamente in me, eravamo ancora con le mani intrecciate; lei mi guardava con un sorriso pieno di aspettativa. E la cosa orribile è che ho sentito il bisogno irresistibile di dire ciò che lei si aspettava che dicessi. Che misero essere sarei stato! Quanto mi avrei odiato oggi se avessi ceduto alla tentazione di quel momento. Ma, grazie a Dio, sono stato abbastanza forte da alzarmi e andarmene immediatamente. Forse sono stato scortese, ma non potevo, no, NON POTEVO più fidarmi di me stesso nemmeno per un istante. Io, un gentiluomo, un uomo d’onore, fidanzato con una delle ragazze più dolci d’Inghilterra. Eppure, in un momento di passione irrazionale, ho quasi confessato il mio amore per questa donna che quasi non conosco. È molto più anziana di me e inoltre è disabile. È orribile, disgustoso. Eppure quell’impulso era così forte che, se fossi rimasto un minuto in più al suo fianco, avrei commesso un errore irreparabile. Che cosa era? Devo insegnare ad altri il funzionamento del nostro organismo. Ma cosa ne so io stesso? Forse si trattava dell’improvvisa emersione di qualche strato più primitivo della mia natura. Un istinto brutale e primordiale che si è improvvisamente impadronito di me. Quasi potrei credere alle storie sugli ossessioni causate da spiriti malvagi. Quel sentimento era davvero così travolgente. Beh, questo incidente mi mette in una posizione molto sfortunata. Da un lato, mi dispiace moltissimo abbandonare una serie di esperimenti che sono già arrivati così lontano e che promettono risultati straordinari. Dall’altro lato, se questa donna ha davvero sviluppato dei sentimenti per me. Ma sicuramente anche ora devo aver commesso qualche terribile errore. Lei, con la sua età e la sua deformità. È impossibile. Inoltre, lei sapeva di Agatha; aveva capito in che situazione mi trovavo. Forse ha semplicemente sorriso, divertita, quando, nel mio stato di confusione, ho afferrato la sua mano. È stato il mio cervello, semi-ipnotizzato, a dare a quel gesto un significato errato e a reagire in modo così folle. Vorrei tanto convincermi che sia davvero andata così. In ogni caso, forse il piano più sensato sarebbe rimandare gli altri esperimenti fino al ritorno di Wilson. Ho quindi scritto una nota a Miss Penclosa, senza fare alcuna allusione a ieri sera, ma spiegando che un aumento del lavoro mi costringerà ad interrompere le nostre sessioni per qualche giorno. Lei ha risposto in modo piuttosto formale, dicendo che se cambiassi idea la troverò a casa all’ora solita. Le 10 di sera. Beh, che debole sono! Ultimamente sto iniziando a conoscere meglio me stesso, e più imparo, più mi considero inferiore. Di certo non ero sempre così debole. Alle quattro avrei dovuto sorridere se qualcuno mi avesse detto di andare da Miss Penclosa quella sera; invece, alle otto ero già davanti alla porta di Wilson, come al solito. Non so come sia successo. Forse è l’influenza dell’abitudine. O forse esiste una sorta di ossessione, simile a quella per l’oppio, e io ne sono vittima. So solo che, mentre lavoravo nello studio, diventavo sempre più inquieto: mi agitavo, ero preoccupato, non riuscivo a concentrarmi sui documenti davanti a me. E poi, quasi senza rendermene conto, presi il cappello e corsi ad mantenere l’appuntamento abituale.
È stata una serata interessante. La signora Wilson è stata presente per la maggior parte del tempo, il che ha evitato imbarazzi. Il comportamento di Miss Penclosa è stato come sempre; non ha mostrato alcuna sorpresa nel vedermi arrivare nonostante la mia lettera. Non c’era nulla nel suo atteggiamento che facesse pensare che l’incidente di ieri avesse lasciato qualche traccia in lei. Quindi, forse, ho esagerato. 6 aprile (sera): No, non ho esagerato. Ora devo ammetterlo: questa donna prova qualcosa per me. È assurdo, ma è vero. Stasera, ancora una volta, mi sono svegliato trovando la mia mano nella sua. E ho provato quella orribile sensazione che mi spinge a gettare via onore, carriera, tutto, per questa creatura che, quando non sono sotto il suo influsso, non possiede alcun fascino. Ma quando sono vicino a lei, non la percepisco così. Lei risveglia in me qualcosa di malvagio. Qualcosa di cui preferirei non pensare. Paralizza anche la mia parte migliore, nel momento stesso in cui stimola quella peggiore. Decisamente, non è salutare stare vicino a lei. Ieri sera è stata ancora peggio di prima. Invece di fuggire, sono rimasto seduto per un po’, tenendo la sua mano e parlando di argomenti molto intimi. Abbiamo parlato anche di Agatha. Di cosa potevo sognare? Miss Penclosa ha detto di essere convenzionale. E io ho concordato con lei. Ha parlato in modo dispregiativo di sé stessa, e io non ho protestato. Che creatura sono stato!
Per debole che sia, ho ancora la forza di porre fine a tutto questo. Non accadrà più. Ho abbastanza buon senso da fuggire quando non posso combattere. Da questa domenica sera in poi, non mi siederò mai più con Miss Penclosa. Mai! Che vadano pure avanti gli esperimenti, che finisca pure la ricerca. Qualsiasi cosa è meglio che affrontare questa orribile tentazione che mi trascina così in basso. Non ho detto nulla a Miss Penclosa. Ma semplicemente me ne andrò. Lei capirà il motivo senza che io debba dire una parola. 7 aprile. Ho mantenuto le distanze, come avevo detto. Sarebbe un peccato rovinare un’indagine così interessante, ma sarebbe ancora più grave rovinarmi la vita. E SO di non potermi fidare di quella donna.
Ore 23:00. Dio aiutami! Cosa mi sta succedendo? Sto impazzendo? Cercherò di calmarmi e riflettere con lucidità. Prima di tutto, devo annotare esattamente ciò che è accaduto.
Erano quasi le otto quando ho scritto quelle righe. Sentendomi stranamente irrequieto, sono uscito dalle mie stanze per trascorrere la serata con Agatha e sua madre. Entrambe hanno notato che ero pallido e stanco. Verso le nove è arrivato il professor Pratt-Haldane e abbiamo giocato a whist. Ho cercato di concentrarmi sulle carte, ma l’irrequietezza cresceva sempre di più; non riuscivo proprio a stare fermo al tavolo. Alla fine, nel bel mezzo della partita, ho gettato via le carte e, con scuse incoerenti riguardo a un appuntamento, sono corso fuori dalla stanza. Come in un sogno, ricordo di aver attraversato il corridoio di corsa, preso il cappello dal portacappelli e sbattuto la porta alle mie spalle. Ho corso lungo la strada. Tutto era confuso, strano. Sono arrivato a casa di Wilson; ho visto la signora Wilson e Miss Penclosa. Non ricordo quasi di cosa abbiamo parlato, ma ricordo che Miss P. mi ha fatto l’occhiolino in modo scherzoso, accusandomi di essere in ritardo e di aver perso interesse per i nostri esperimenti. Non c’era alcun “mesmerismo” in gioco. Sono rimasto lì per un po’, e solo ora sono tornato a casa. Ora la mia mente è completamente lucida. Posso riflettere su ciò che è accaduto. È assurdo pensare che si tratti semplicemente di debolezza o abitudine. Ho provato a spiegarlo così l’altra notte, ma ora non basta più. È qualcosa di molto più profondo e terribile. Mentre ero al tavolo da whist dei Mardens, mi sono sentito trascinare via. Come se una corda fosse stata gettata intorno a me. Non posso più nasconderlo a me stesso. Quella donna ha il controllo su di me. Sono nelle sue mani. Ma devo mantenere la calma, riflettere e capire cosa è meglio fare. Ma che stupido sono stato! Nell’entusiasmo per le mie ricerche, sono andato dritto nella trappola. Non mi aveva forse avvertito? Non mi aveva detto, come leggo nel mio diario, che quando acquisisce potere su qualcuno, può farlo fare ciò che vuole? E lei ha ottenuto quel potere su di me. Al momento sono completamente alla sua mercé. Devo fare ciò che vuole. E, cosa peggiore, devo anche provare ciò che vuole. La odio e la temo. Ma finché sono sotto il suo incantesimo, probabilmente riuscirà a farmi anche amarla. C’è dunque un certo conforto nel pensare che quegli odiosi impulsi per cui mi sono biasimato in realtà non provengono affatto da me. Sono tutti trasmessi da lei, anche se all’epoca non avrei mai potuto immaginarlo. Questo pensiero mi fa sentire più pulito e più libero.
8 aprile. Sì, ora, alla luce del giorno, scrivendo con calma e prendendomi il tempo per riflettere, sono costretto a confermare tutto ciò che ho scritto nel mio diario ieri sera. Mi trovo in una situazione terribile, ma soprattutto non devo perdere la testa. Devo mettere il mio intelletto contro le sue forze. Dopotutto, non sono un stupido burattino che agisce al suo comando. Ho energia, intelligenza, coraggio. Forse riuscirò a sconfiggerla. Devo farlo, altrimenti cosa ne sarà di me?
Lasciami provare a ragionarci sopra. Questa donna, secondo le sue stesse spiegazioni, può dominare il mio organismo nervoso. Può proiettarsi dentro di me e prenderne il controllo. Ha un’anima parassita. Sì, è un parassita, un mostro. Si insinua nel mio corpo come il granchio eremita nella conchiglia del polpo. Sono impotente. Cosa posso fare? Sto affrontando forze di cui non so nulla. E non posso raccontare a nessuno i miei problemi. Mi considererebbero pazzo. Certamente, se la cosa venisse risaputa in giro, l’università direbbe che non ha bisogno di un professore posseduto dal demonio. E Agatha. No, devo affrontare tutto da solo.

III I read over my notes of what the woman said when she spoke about her powers. There is one point which fills me with dismay. She implies that when the influence is slight the subject knows what he is doing, but cannot control himself, whereas when it is strongly exerted he is absolutely unconscious. Now, I have always known what I did, though less so last night than on the previous occasions. That seems to mean that she has never yet exerted her full powers upon me. Was ever a man so placed before? Yes, perhaps there was, and very near me, too. Charles Sadler must know something of this! His vague words of warning take a meaning now. Oh, if I had only listened to him then, before I helped by these repeated sittings to forge the links of the chain which binds me! But I will see him to-day. I will apologize to him for having treated his warning so lightly. I will see if he can advise me. 4 P. M. No, he cannot. I have talked with him, and he showed such surprise at the first words in which I tried to express my unspeakable secret that I went no further. As far as I can gather (by hints and inferences rather than by any statement), his own experience was limited to some words or looks such as I have myself endured. His abandonment of Miss Penclosa is in itself a sign that he was never really in her toils. Oh, if he only knew his escape! He has to thank his phlegmatic Saxon temperament for it. I am black and Celtic, and this hag’s clutch is deep in my nerves. Shall I ever get it out? Shall I ever be the same man that I was just one short fortnight ago? Let me consider what I had better do. I cannot leave the university in the middle of the term. If I were free, my course would be obvious. I should start at once and travel in Persia. But would she allow me to start? And could her influence not reach me in Persia, and bring me back to within touch of her crutch? I can only find out the limits of this hellish power by my own bitter experience. I will fight and fight and fight — and what can I do more? I know very well that about eight o’clock to-night that craving for her society, that irresistible restlessness, will come upon me. How shall I overcome it? What shall I do? I must make it impossible for me to leave the room. I shall lock the door and throw the key out of the window. But, then, what am I to do in the morning? Never mind about the morning. I must at all costs break this chain which holds me. April 9. Victory! I have done splendidly! At seven o’clock last night I took a hasty dinner, and then locked myself up in my bedroom and dropped the key into the garden. I chose a cheery novel, and lay in bed for three hours trying to read it, but really in a horrible state of trepidation, expecting every instant that I should become conscious of the impulse. Nothing of the sort occurred, however, and I awoke this morning with the feeling that a black nightmare had been lifted off me. Perhaps the creature realised what I had done, and understood that it was useless to try to influence me. At any rate, I have beaten her once, and if I can do it once, I can do it again. It was most awkward about the key in the morning. Luckily, there was an under-gardener below, and I asked him to throw it up. No doubt he thought I had just dropped it. I will have doors and windows screwed up and six stout men to hold me down in my bed before I will surrender myself to be hag-ridden in this way. I had a note from Mrs. Marden this afternoon asking me to go round and see her. I intended to do so in any case, but had not excepted to find bad news waiting for me. It seems that the Armstrongs, from whom Agatha has expectations, are due home from Adelaide in the Aurora, and that they have written to Mrs. Marden and her to meet them in town. They will probably be away for a month or six weeks, and, as the Aurora is due on Wednesday, they must go at once — to-morrow, if they are ready in time. My consolation is that when we meet again there will be no more parting between Agatha and me. “I want you to do one thing, Agatha,” said I, when we were alone together. “If you should happen to meet Miss Penclosa, either in town or here, you must promise me never again to allow her to mesmerize you.” Agatha opened her eyes. “Why, it was only the other day that you were saying how interesting it all was, and how determined you were to finish your experiments.” “I know, but I have changed my mind since then.” “And you won’t have it any more?” “No.” “I am so glad, Austin. You can’t think how pale and worn you have been lately. It was really our principal objection to going to London now that we did not wish to leave you when you were so pulled down. And your manner has been so strange occasionally — especially that night when you left poor Professor Pratt-Haldane to play dummy. I am convinced that these experiments are very bad for your nerves.” “I think so, too, dear.” “And for Miss Penclosa’s nerves as well. You have heard that she is ill?” “No.” “Mrs. Wilson told us so last night. She described it as a nervous fever. Professor Wilson is coming back this week, and of course Mrs. Wilson is very anxious that Miss Penclosa should be well again then, for he has quite a programme of experiments which he is anxious to carry out.” I was glad to have Agatha’s promise, for it was enough that this woman should have one of us in her clutch. On the other hand, I was disturbed to hear about Miss Penclosa’s illness. It rather discounts the victory which I appeared to win last night. I remember that she said that loss of health interfered with her power. That may be why I was able to hold my own so easily. Well, well, I must take the same precautions to-night and see what comes of it. I am childishly frightened when I think of her. April 10. All went very well last night. I was amused at the gardener’s face when I had again to hail him this morning and to ask him to throw up my key. I shall get a name among the servants if this sort of thing goes on. But the great point is that I stayed in my room without the slightest inclination to leave it. I do believe that I am shaking myself clear of this incredible bond — or is it only that the woman’s power is in abeyance until she recovers her strength? I can but pray for the best. The Mardens left this morning, and the brightness seems to have gone out of the spring sunshine. And yet it is very beautiful also as it gleams on the green chestnuts opposite my windows, and gives a touch of gayety to the heavy, lichen-mottled walls of the old colleges. How sweet and gentle and soothing is Nature! Who would think that there lurked in her also such vile forces, such odious possibilities! For of course I understand that this dreadful thing which has sprung out at me is neither supernatural nor even preternatural. No, it is a natural force which this woman can use and society is ignorant of. The mere fact that it ebbs with her strength shows how entirely it is subject to physical laws. If I had time, I might probe it to the bottom and lay my hands upon its antidote. But you cannot tame the tiger when you are beneath his claws. You can but try to writhe away from him. Ah, when I look in the glass and see my own dark eyes and clear-cut Spanish face, I long for a vitriol splash or a bout of the small-pox. One or the other might have saved me from this calamity. I am inclined to think that I may have trouble to-night. There are two things which make me fear so. One is that I met Mrs. Wilson in the street, and that she tells me that Miss Penclosa is better, though still weak. I find myself wishing in my heart that the illness had been her last. The other is that Professor Wilson comes back in a day or two, and his presence would act as a constraint upon her. I should not fear our interviews if a third person were present. For both these reasons I have a presentiment of trouble to-night, and I shall take the same precautions as before. April 10. No, thank God, all went well last night. I really could not face the gardener again. I locked my door and thrust the key underneath it, so that I had to ask the maid to let me out in the morning. But the precaution was really not needed, for I never had any inclination to go out at all. Three evenings in succession at home! I am surely near the end of my troubles, for Wilson will be home again either today or tomorrow. Shall I tell him of what I have gone through or not? I am convinced that I should not have the slightest sympathy from him. He would look upon me as an interesting case, and read a paper about me at the next meeting of the Psychical Society, in which he would gravely discuss the possibility of my being a deliberate liar, and weigh it against the chances of my being in an early stage of lunacy. No, I shall get no comfort out of Wilson. I am feeling wonderfully fit and well. I don’t think I ever lectured with greater spirit. Oh, if I could only get this shadow off my life, how happy I should be! Young, fairly wealthy, in the front rank of my profession, engaged to a beautiful and charming girl — have I not every thing which a man could ask for? Only one thing to trouble me, but what a thing it is! Midnight. I shall go mad. Yes, that will be the end of it. I shall go mad. I am not far from it now. My head throbs as I rest it on my hot hand. I am quivering all over like a scared horse. Oh, what a night I have had! And yet I have some cause to be satisfied also. At the risk of becoming the laughing-stock of my own servant, I again slipped my key under the door, imprisoning myself for the night. Then, finding it too early to go to bed, I lay down with my clothes on and began to read one of Dumas’s novels. Suddenly I was gripped — gripped and dragged from the couch. It is only thus that I can describe the overpowering nature of the force which pounced upon me. I clawed at the coverlet. I clung to the wood-work. I believe that I screamed out in my frenzy. It was all useless, hopeless. I MUST go. There was no way out of it. It was only at the outset that I resisted. The force soon became too overmastering for that. I thank goodness that there were no watchers there to interfere with me. I could not have answered for myself if there had been. And, besides the determination to get out, there came to me, also, the keenest and coolest judgment in choosing my means. I lit a candle and endeavored, kneeling in front of the door, to pull the key through with the feather-end of a quill pen. It was just too short and pushed it further away. Then with quiet persistence I got a paper-knife out of one of the drawers, and with that I managed to draw the key back. I opened the door, stepped into my study, took a photograph of myself from the bureau, wrote something across it, placed it in the inside pocket of my coat, and then started off for Wilson’s. It was all wonderfully clear, and yet disassociated from the rest of my life, as the incidents of even the most vivid dream might be. A peculiar double consciousness possessed me. There was the predominant alien will, which was bent upon drawing me to the side of its owner, and there was the feebler protesting personality, which I recognised as being myself, tugging feebly at the overmastering impulse as a led terrier might at its chain. I can remember recognising these two conflicting forces, but I recall nothing of my walk, nor of how I was admitted to the house. Very vivid, however, is my recollection of how I met Miss Penclosa. She was reclining on the sofa in the little boudoir in which our experiments had usually been carried out. Her head was rested on her hand, and a tiger-skin rug had been partly drawn over her. She looked up expectantly as I entered, and, as the lamp-light fell upon her face, I could see that she was very pale and thin, with dark hollows under her eyes. She smiled at me, and pointed to a stool beside her. It was with her left hand that she pointed, and I, running eagerly forward, seized it, — I loathe myself as I think of it, — and pressed it passionately to my lips. Then, seating myself upon the stool, and still retaining her hand, I gave her the photograph which I had brought with me, and talked and talked and talked — of my love for her, of my grief over her illness, of my joy at her recovery, of the misery it was to me to be absent a single evening from her side. She lay quietly looking down at me with imperious eyes and her provocative smile. Once I remember that she passed her hand over my hair as one caresses a dog; and it gave me pleasure — the caress. I thrilled under it. I was her slave, body and soul, and for the moment I rejoiced in my slavery. And then came the blessed change. Never tell me that there is not a Providence! I was on the brink of perdition. My feet were on the edge. Was it a coincidence that at that very instant help should come? No, no, no; there is a Providence, and its hand has drawn me back. There is something in the universe stronger than this devil woman with her tricks. Ah, what a balm to my heart it is to think so! As I looked up at her I was conscious of a change in her. Her face, which had been pale before, was now ghastly. Her eyes were dull, and the lids drooped heavily over them. Above all, the look of serene confidence had gone from her features. Her mouth had weakened. Her forehead had puckered. She was frightened and undecided. And as I watched the change my own spirit fluttered and struggled, trying hard to tear itself from the grip which held it — a grip which, from moment to moment, grew less secure. “Austin,” she whispered, “I have tried to do too much. I was not strong enough. I have not recovered yet from my illness. But I could not live longer without seeing you. You won’t leave me, Austin? This is only a passing weakness. If you will only give me five minutes, I shall be myself again. Give me the small decanter from the table in the window.” But I had regained my soul. With her waning strength the influence had cleared away from me and left me free. And I was aggressive — bitterly, fiercely aggressive. For once at least I could make this woman understand what my real feelings toward her were. My soul was filled with a hatred as bestial as the love against which it was a reaction. It was the savage, murderous passion of the revolted serf. I could have taken the crutch from her side and beaten her face in with it. She threw her hands up, as if to avoid a blow, and cowered away from me into the corner of the settee. “The brandy!” she gasped. “The brandy!” I took the decanter and poured it over the roots of a palm in the window. Then I snatched the photograph from her hand and tore it into a hundred pieces. “You vile woman,” I said, “if I did my duty to society, you would never leave this room alive!” “I love you, Austin; I love you!” she wailed. “Yes,” I cried, “and Charles Sadler before. And how many others before that?” “Charles Sadler!” she gasped. “He has spoken to you? So, Charles Sadler, Charles Sadler!” Her voice came through her white lips like a snake’s hiss. “Yes, I know you, and others shall know you, too. You shameless creature! You knew how I stood. And yet you used your vile power to bring me to your side. You may, perhaps, do so again, but at least you will remember that you have heard me say that I love Miss Marden from the bottom of my soul, and that I loathe you, abhor you! “The very sight of you and the sound of your voice fill me with horror and disgust. The thought of you is repulsive. That is how I feel toward you, and if it pleases you by your tricks to draw me again to your side as you have done to-night, you will at least, I should think, have little satisfaction in trying to make a lover out of a man who has told you his real opinion of you. You may put what words you will into my mouth, but you cannot help remembering — —” I stopped, for the woman’s head had fallen back, and she had fainted. She could not bear to hear what I had to say to her! What a glow of satisfaction it gives me to think that, come what may, in the future she can never misunderstand my true feelings toward her. But what will occur in the future? What will she do next? I dare not think of it. Oh, if only I could hope that she will leave me alone! But when I think of what I said to her —— Never mind; I have been stronger than she for once. April 11. I hardly slept last night, and found myself in the morning so unstrung and feverish that I was compelled to ask Pratt-Haldane to do my lecture for me. It is the first that I have ever missed. I rose at mid-day, but my head is aching, my hands quivering, and my nerves in a pitiable state. Who should come round this evening but Wilson. He has just come back from London, where he has lectured, read papers, convened meetings, exposed a medium, conducted a series of experiments on thought transference, entertained Professor Richet of Paris, spent hours gazing into a crystal, and obtained some evidence as to the passage of matter through matter. All this he poured into my ears in a single gust. “But you!” he cried at last. “You are not looking well. And Miss Penclosa is quite prostrated to-day. How about the experiments?” “I have abandoned them.” “Tut, tut! Why?” “The subject seems to me to be a dangerous one.” Out came his big brown note-book. “This is of great interest,” said he. “What are your grounds for saying that it is a dangerous one? Please give your facts in chronological order, with approximate dates and names of reliable witnesses with their permanent addresses.” “First of all,” I asked, “would you tell me whether you have collected any cases where the mesmerist has gained a command over the subject and has used it for evil purposes?” “Dozens!” he cried exultantly. “Crime by suggestion — —” “I don’t mean suggestion. I mean where a sudden impulse comes from a person at a distance — an uncontrollable impulse.” “Obsession!” he shrieked, in an ecstasy of delight. “It is the rarest condition. We have eight cases, five well attested. You don’t mean to say — —” His exultation made him hardly articulate. “No, I don’t,” said I. “Good-evening! You will excuse me, but I am not very well to-night.” And so at last I got rid of him, still brandishing his pencil and his note-book. My troubles may be bad to hear, but at least it is better to hug them to myself than to have myself exhibited by Wilson, like a freak at a fair. He has lost sight of human beings. Every thing to him is a case and a phenomenon. I will die before I speak to him again upon the matter. April 12. Yesterday was a blessed day of quiet, and I enjoyed an uneventful night. Wilson’s presence is a great consolation. What can the woman do now? Surely, when she has heard me say what I have said, she will conceive the same disgust for me which I have for her. She could not, no, she COULD not, desire to have a lover who had insulted her so. No, I believe I am free from her love — but how about her hate? Might she not use these powers of hers for revenge? Tut! why should I frighten myself over shadows? She will forget about me, and I shall forget about her, and all will be well. April 13. My nerves have quite recovered their tone. I really believe that I have conquered the creature. But I must confess to living in some suspense. She is well again, for I hear that she was driving with Mrs. Wilson in the High Street in the afternoon. April 14. I do wish I could get away from the place altogether. I shall fly to Agatha’s side the very day that the term closes. I suppose it is pitiably weak of me, but this woman gets upon my nerves most terribly. I have seen her again, and I have spoken with her. It was just after lunch, and I was smoking a cigarette in my study, when I heard the step of my servant Murray in the passage. I was languidly conscious that a second step was audible behind, and had hardly troubled myself to speculate who it might be, when suddenly a slight noise brought me out of my chair with my skin creeping with apprehension. I had never particularly observed before what sort of sound the tapping of a crutch was, but my quivering nerves told me that I heard it now in the sharp wooden clack which alternated with the muffled thud of the foot fall. Another instant and my servant had shown her in. I did not attempt the usual conventions of society, nor did she. I simply stood with the smouldering cigarette in my hand, and gazed at her. She in her turn looked silently at me, and at her look I remembered how in these very pages I had tried to define the expression of her eyes, whether they were furtive or fierce. To-day they were fierce — coldly and inexorably so. “Well,” said she at last, “are you still of the same mind as when I saw you last?” “I have always been of the same mind.” “Let us understand each other, Professor Gilroy,” said she slowly. “I am not a very safe person to trifle with, as you should realise by now. It was you who asked me to enter into a series of experiments with you, it was you who won my affections, it was you who professed your love for me, it was you who brought me your own photograph with words of affection upon it, and, finally, it was you who on the very same evening thought fit to insult me most outrageously, addressing me as no man has ever dared to speak to me yet. Tell me that those words came from you in a moment of passion and I am prepared to forget and to forgive them. You did not mean what you said, Austin? You do not really hate me?” I might have pitied this deformed woman — such a longing for love broke suddenly through the menace of her eyes. But then I thought of what I had gone through, and my heart set like flint. “If ever you heard me speak of love,” said I, “you know very well that it was your voice which spoke, and not mine. The only words of truth which I have ever been able to say to you are those which you heard when last we met.” “I know. Some one has set you against me. It was he!” She tapped with her crutch upon the floor. “Well, you know very well that I could bring you this instant crouching like a spaniel to my feet. You will not find me again in my hour of weakness, when you can insult me with impunity. Have a care what you are doing, Professor Gilroy. You stand in a terrible position. You have not yet realised the hold which I have upon you.” I shrugged my shoulders and turned away. “Well,” said she, after a pause, “if you despise my love, I must see what can be done with fear. You smile, but the day will come when you will come screaming to me for pardon. Yes, you will grovel on the ground before me, proud as you are, and you will curse the day that ever you turned me from your best friend into your most bitter enemy. Have a care, Professor Gilroy!” I saw a white hand shaking in the air, and a face which was scarcely human, so convulsed was it with passion. An instant later she was gone, and I heard the quick hobble and tap receding down the passage. But she has left a weight upon my heart. Vague presentiments of coming misfortune lie heavy upon me. I try in vain to persuade myself that these are only words of empty anger. I can remember those relentless eyes too clearly to think so. What shall I do — ah, what shall I do? I am no longer master of my own soul. At any moment this loathsome parasite may creep into me, and then —— I must tell some one my hideous secret — I must tell it or go mad. If I had some one to sympathize and advise! Wilson is out of the question. Charles Sadler would understand me only so far as his own experience carries him. Pratt-Haldane! He is a well-balanced man, a man of great common-sense and resource. I will go to him. I will tell him every thing. God grant that he may be able to advise me!

III
Ho riletto le mie note riguardo a ciò che quella donna ha detto parlando dei suoi poteri. C’è un punto che mi riempie di preoccupazione: lei suggerisce che, quando l’influenza esercitata è debole, la persona sa ciò che sta facendo, ma non riesce a controllarsi; mentre quando l’influenza è forte, essa diventa completamente inconsapevole. Ora, io ho sempre saputo ciò che facevo, anche se ieri sera meno di quanto nelle occasioni precedenti. Ciò sembra significare che lei non abbia mai esercitato su di me tutti i suoi poteri. C’è stato forse un altro uomo nella stessa situazione?
Sì, forse sì, e molto vicino a me. Charles Sadler deve sapere qualcosa al riguardo! Le sue vaghe avvertenze ora hanno un senso. Oh, se solo l’avessi ascoltato allora, prima di contribuire con queste sedute ripetute a creare le “catene” che mi legano! Ma lo incontrerò oggi stesso. Gli chiederò scusa per aver preso alla leggera i suoi avvertimenti. Vedrò se potrà darmi qualche consiglio.
Alle 16:00. No, non può aiutarmi. Ho parlato con lui, e ha mostrato una tale sorpresa alle prime parole che ho cercato di pronunciare riguardo al mio segreto inesprimibile, che non ho continuato. Quanto posso capire (attraverso indizi e deduzioni, piuttosto che dichiarazioni esplicite), la sua esperienza personale si è limitata a parole o sguardi simili a quelli che anch’io ho ricevuto. Il fatto che abbia abbandonato Miss Penclosa dimostra che in realtà non è mai stato davvero sotto il suo controllo. Oh, se solo sapesse di essere riuscito a sfuggirle! Deve ringraziare il proprio temperamento freddo e posato per questo. Io sono nero e celtico. E questa strega ha una presa profonda sui miei nervi. Riuscirò mai a liberarmene? Riuscirò mai ad essere di nuovo l’uomo che ero soltanto quindici giorni fa?
Devo pensare a cosa fare. Non posso lasciare l’università a metà semestre. Se fossi libero, la mia decisione sarebbe ovvia: partirei immediatamente per la Persia. Ma mi permetterebbe di farlo? E non potrebbe il suo influenza raggiungermi anche là, costringendomi a tornare sotto il suo controllo? Posso scoprire i limiti di questo potere infernale soltanto attraverso esperienze personali dolorose. Combatterò, e cosa altro posso fare?
So molto bene che verso le otto di stasera quella voglia disperata di stare con lei, quell’irresistibile inquietudine, mi assaliranno di nuovo. Come riuscirò a superarle? Cosa dovrei fare? Devo impedirmi di lasciare la stanza. Chiuderò a chiave la porta e getterò la chiave fuori dalla finestra. Ma poi, cosa farò al mattino? Lasciamo perdere il mattino. Devo a tutti i costi spezzare queste catene che mi tengono prigioniero. 9 aprile. Vittoria! Sono riuscita magnificamente! Ieri sera alle sette ho mangiato in fretta, poi mi sono chiusa in camera da letto e ho gettato la chiave nel giardino. Ho scelto un romanzo divertente e ho provato a leggerlo per tre ore, ma ero in uno stato di terrore costante, aspettandomi che da un momento all’altro quella forza negativa influenzasse di nuovo la mia mente. Tuttavia nulla è successo, e stamattina mi sono svegliata con la sensazione che un orribile incubo fosse finalmente finito. Forse quella creatura ha capito cosa avevo fatto e si è resa conto che era inutile cercare di influenzarmi. Comunque sia, ci sono riuscita una volta, e se posso farlo una volta, posso farlo anche altre volte. La mattina è stata molto imbarazzante per via della chiave. Fortunatamente c’era un giardiniere sotto casa, e gli ho chiesto di gettarmela su. Sicuramente pensava che l’avessi semplicemente persa. Prima di permettere che qualcuno mi influenzasse di nuovo in questo modo, farò fissare porte e finestre e chiederò l’aiuto di sei uomini robusti per tenermi ferma a letto. Questo pomeriggio ho ricevuto una lettera dalla signora Marden che mi invitava a farle visita. In ogni caso avevo intenzione di andarci, ma temevo che ci fossero brutte notizie ad aspettarmi. Sembra che i coniugi Armstrong, da cui Agatha ha grandi aspettative, stiano per tornare ad Adelaide a bordo della nave Aurora e hanno scritto alla signora Marden chiedendole di incontrarli in città. Probabilmente saranno via per un mese o sei settimane. E poiché la nave arriverà mercoledì, dovranno partire subito, domani, se saranno pronti in tempo. Il mio conforto è che, quando ci rivedremo, non ci sarà più alcuna separazione tra Agatha e me. “Vorrei che facessi una cosa, Agatha,” le dissi quando fummo sole. “Se dovessi incontrare di nuovo la signorina Penclosa, sia in città che qui, devi promettermi che non permetterai mai più che ti influenzi con i suoi trucchi.” Agatha aprì gli occhi, sorpresa.
“Ma l’altro giorno eri ancora tu a dire quanto fosse interessante tutto questo e quanto fossi decisa a continuare con le tue esperimenti, ” “Lo so, ma da allora ho cambiato idea.” “E non ne vuoi più fare?” “No.” “Sono così contenta, Austin. Non puoi immaginare quanto tu sia pallida e stanca ultimamente. Era proprio questo il motivo principale per cui non volevamo andare a Londra: non volevamo lasciarti in questo stato. Inoltre, a volte il tuo comportamento era davvero strano. Specialmente quella notte in cui hai lasciato il povero professor Pratt-Haldane ad “fare da bersaglio” dei suoi esperimenti. Sono convinta che queste ricerche siano molto dannose per i tuoi nervi.” “Anch’io lo penso, cara, ” “E anche per i nervi della signorina Penclosa. Hai sentito dire che è malata?”
“No.” “La signora Wilson ce l’ha detto ieri sera. Si tratta di una febbre nervosa. Il professor Wilson tornerà questa settimana, e naturalmente la signora Wilson vuole assicurarsi che la signorina Penclosa si riprenda prima del suo arrivo. Ha molti esperimenti da portare avanti, ” Ero felice di aver ricevuto la promessa di Agatha, perché era sufficiente che questa donna avesse uno di noi nella sua “scatola segreta”. D’altra parte, però, ero turbata nell’apprendere della malattia di Miss Penclosa. Questo sembrava ridurre a nulla la vittoria che avevo apparentemente ottenuto ieri sera. Ricordo che lei aveva detto che la perdita di salute interferiva con le sue capacità. Forse è per questo che sono riuscita a resistere così facilmente. Beh, devo prendere le stesse precauzioni stasera e vedere cosa succederà. Mi spavento da bambina al solo pensiero di lei. 10 aprile: Ieri sera tutto è andato molto bene. Mi sono divertita vedendo l’espressione del giardiniere quando questa mattina ho dovuto chiamarlo di nuovo per fargli gettare via la mia chiave. Se continuerà così, diventerò famosa tra i domestici. Ma il punto principale è che sono rimasta nella mia stanza senza alcuna voglia di uscire. Credo davvero di stare riuscendo a liberarmi da questo legame inverosimile. O forse la potenza di quella donna è semplicemente sospesa finché non si riprenderà completamente? Posso solo sperare nel meglio. I Mardens se ne sono andati questa mattina, e sembra che sia svanita anche la luminosità del sole primaverile. Eppure è ancora molto bella quando illumina i castagni verdi di fronte alla mia finestra, dando un tocco di allegria alle pesanti mura ricoperte di licheni degli antichi college. Quanto è dolce, gentile e rassicurante la Natura. Chi avrebbe mai pensato che nascondesse in sé forze così orribili, possibilità così odiose. Certo, so bene che questa cosa terribile che mi ha colpita non è né soprannaturale né antinaturale. No: è semplicemente una forza naturale che quella donna può utilizzare, e della quale la società ignora l’esistenza. Il fatto stesso che svanisca con la sua forza dimostra quanto sia completamente soggetta alle leggi fisiche. Se avessi tempo, potrei indagare a fondo e trovare il suo antidoto. Ma non si può domare un tigre quando si è sotto le sue fauci. Si può solo cercare di liberarsi da lui. Ah. Quando mi guardo nello specchio e vedo i miei occhi scuri e il mio viso spagnolo dai tratti netti, desidero ardentemente che mi colpisca qualcosa di violento. Qualsiasi cosa potrebbe salvarmi da questa calamità. Sembra che stasera possa avere dei problemi. Ci sono due cose che mi fanno temere questo. Una è che ho incontrato Mrs. Wilson in strada, e lei mi ha detto che Miss Penclosa sta migliorando, anche se è ancora debole. In realtà, nel mio cuore spero che questa malattia sia stata la sua ultima. L’altra è che il Professor Wilson tornerà tra un giorno o due, e la sua presenza potrebbe rappresentare un ostacolo per lei. Non temerei i nostri incontri se ci fosse una terza persona presente. Per entrambi questi motivi, ho la sensazione che stasera ci saranno problemi. E prenderò le stesse precauzioni di prima. 10 aprile. No, grazie a Dio, ieri sera tutto è andato bene. Non avrei davvero potuto affrontare di nuovo quel giardiniere. Ho chiuso a chiave la porta e ho infilato la chiave sotto di essa, così che questa mattina ho dovuto chiedere alla cameriera di farmi uscire. Ma quella precauzione non era affatto necessaria: in realtà non avevo alcuna intenzione di uscire. Tre serate consecutive a casa! Sono sicuramente vicina alla fine dei miei problemi, perché Wilson tornerà a casa oggi o domani. Dovrei raccontargli tutto quello che mi è successo? Sono convinta che non proverebbe la minima compassione per me. Mi considererebbe semplicemente un caso interessante e ne parlerebbe alla prossima riunione della Società Psichica, discutendo seriamente la possibilità che io sia una bugiarda consapevole. O forse si chiederebbe se non fossi in uno stadio iniziale di follia. No, da Wilson non otterrò alcun conforto. Mi sento meravigliosamente bene. Non credo di aver mai tenuto una lezione con tanto entusiasmo. Oh, se solo potessi eliminare questa ombra dalla mia vita. Che felicità sarebbe! Giovane, abbastanza ricca, nella prima fila della mia professione, fidanzata con una ragazza bella e affascinante. Non ho forse tutto ciò che un uomo possa desiderare? Solo un problema. Ma quale problema. Mezzanotte. Diventerò pazza. Sì, sarà la fine. Sto per impazzire. Ormai non manca molto. La testa mi duole terribilmente. Tremo tutta come un cavallo spaventato. Oh, che notte terribile ho trascorso. Eppure ho anche motivi per essere soddisfatta. Rischiando di diventare lo zimbello della mia stessa cameriera, ho infilato di nuovo la chiave sotto la porta, imprigionandomi per la notte. Poi, trovandola troppo presto per andare a letto, mi sono sdraiata con i vestiti addosso e ho iniziato a leggere un romanzo di Dumas. All’improvviso qualcosa mi ha afferrato. Con forza estrema. Ho cercato di graffiare le coperte, di aggrapparmi al legno del letto. Credo di aver urlato. Ma tutto era inutile. Non c’era scampo. Solo all’inizio ho resistito. Poi quella forza è diventata troppo potente. Sono grata che non ci fossero testimoni intorno a me. Altrimenti non so cosa avrei fatto. E, oltre alla determinazione di uscire, ho anche dimostrato una freddezza e un’efficienza estrema nel scegliere il modo per farlo. Ho acceso una candela e, inginocchiata davanti alla porta, ho provato a tirare fuori la chiave con l’estremità piumata di una penna. Ma era troppo corta. Allora ho preso un coltello da carta dal cassetto e ci sono riuscita. Ho aperto la porta, sono entrata nello studio, ho preso una mia fotografia dal comò, ci ho scritto qualcosa sopra, l’ho messa nella tasca interna del mio cappotto e poi sono andata da Wilson. Tutto era straordinariamente chiaro, eppure separato dal resto della mia vita, proprio come gli eventi di un sogno più vivido possano esserlo. Possedevo una sorta di doppia coscienza: da un lato c’era quella volontà aliena che cercava di attirarmi al suo fianco, dall’altro c’era la mia personalità, più debole e protestante, che si opponeva debolmente a quell’impulso dominante, proprio come un terrier tenuto al guinzaglio potrebbe fare. Ricordo di aver riconosciuto queste due forze in conflitto, ma non ricordo nulla del percorso che ho seguito, né di come sia stato ammesso in quella casa. Molto vivida, tuttavia, è la mia memoria di quando ho conosciuto Miss Penclosa. Era sdraiata sul divano nel piccolo boudoir in cui di solito svolgevamo i nostri esperimenti. La testa era appoggiata sulla mano, e una stuoia di pelle di tigre le copriva parzialmente il corpo. Alzò lo sguardo con aria attesa quando entrai; la luce della lampada illuminò il suo viso, e vidi che era molto pallida e magra, con profonde occhiaie scure sotto gli occhi. Mi sorrise e indicò uno sgabello accanto a lei. Fu con la mano sinistra che fece quel gesto; io, correndo verso di lei, afferrai lo sgabello. Odiavo me stesso quando ci ripensavo. Lo premetti appassionatamente contro le mie labbra. Poi mi sedetti sullo sgabello, tenendo ancora la sua mano, e le diedi la fotografia che avevo portato con me; parlai senza sosta: del mio amore per lei, del mio dolore per la sua malattia, della mia gioia per la sua guarigione. Del tormento che provavo ogni volta che dovevo assentarmi anche solo una sera dal suo fianco. Lei rimase sdraiata in silenzio, guardandomi con occhi autoritari e quel sorriso provocante. Ricordo che una volta mi accarezzò i capelli come si farebbe con un cane. Quel gesto mi procurò piacere. Ero estasiato. Ero suo schiavo, corpo e anima, e in quel momento gioivo della mia schiavitù. E poi arrivò quel cambiamento benedetto. Non ditemi mai che non esista una Provvidenza! Ero sull’orlo della perdizione. Fu davvero una coincidenza che proprio in quell’istante arrivasse il aiuto? No, no: c’è davvero una Provvidenza, e la sua mano mi ha tratto indietro. C’è qualcosa nell’universo più potente di questa donna malvagia e dei suoi trucchi. Ah, che conforto è per il mio cuore pensarlo!
Mentre la guardavo, notai un cambiamento in lei: il suo viso, prima pallido, ora era terribile; i suoi occhi erano spenti, le palpebre pesantemente abbassate. Soprattutto, quell’espressione di serena fiducia era scomparsa dai suoi tratti. La sua bocca appariva debole, la fronte corrugata. Era spaventata e incerta. E mentre osservavo quel cambiamento, anche il mio spirito lottava disperatamente per liberarsi da quella morsa che lo teneva prigioniero. Una morsa che, di momento in momento, diventava sempre meno salda. “Austin,” sussurrò lei, “ho cercato di fare troppo. Non ero abbastanza forte. Non mi sono ancora ripresa dalla mia malattia. Ma non potevo vivere senza vederti. Non mi lascerai, vero, Austin? È solo una debolezza passeggera. Se mi dai soltanto cinque minuti, tornerò me stessa. Dammi quel piccolo decanter che c’è sul tavolo vicino alla finestra, ”
Ma io avevo già riacquistato la mia anima. Con le sue forze sempre più deboli, quell’influenza si era allontanata da me, lasciandomi libero. E io ero aggressivo. Con amarezza, con ferocia. Almeno questa volta avrei potuto far capire a quella donna quali fossero i miei veri sentimenti per lei. La mia anima era piena di un odio tanto bestiale quanto l’amore contro cui reagiva. Era la passione selvaggia e assassina di un servo ribelle. Avrei potuto strapparle quel bastone dal fianco e schiantarle il viso con esso. Alzò le mani, come se volesse evitare un colpo, e si ritirò nell’angolo del divano. “Il brandy!” gemette. “Il brandy, ”
Presi il decanter e lo versai sulle radici di una pianta vicino alla finestra. Poi le strappai la fotografia di mano e la strappai in mille pezzi. “Donna spregevole,” dissi, “se avessi adempiuto ai miei doveri verso la società, non saresti mai uscita viva da questa stanza, ”
“Ti amo, Austin. Ti amo!” singhiozzò.
“Sì. E anche Charles Sadler. E quanti altri prima di lui?”
“Charles Sadler!” esclamò. “Ti ha parlato? Allora. Charles Sadler. Charles Sadler, ” La sua voce usciva dalle sue labbra bianche come il sibilo di un serpente. “Sì, ti conosco. E anche altri ti conosceranno. Creatura senza vergogna! Sapevi quale fosse la mia posizione. Eppure hai usato il tuo potere spregevole per attirarmi a te. Forse ci riuscirai di nuovo. Ma almeno ricorderai che ho detto apertamente di amare Miss Marden con tutto il mio cuore. E che ti odio, ti disprezzo, ”
“La sola vista tua e il suono della tua voce mi riempiono di orrore e disgusto. Il pensiero di te è ripugnante. Così mi sento verso di te. E se per qualche tuo trucco riesci di nuovo ad attirarmi a te, come hai fatto stasera, almeno non avrai molta soddisfazione nel cercare di trasformare un uomo che ti ha detto la sua vera opinione in un amante. Puoi dire quello che vuoi delle mie parole. Ma non potrai dimenticare mai, ”
Mi fermai. La donna aveva perso i sensi. Non poteva sopportare di ascoltare ciò che dovevo dirle. Che soddisfazione mi dà il pensiero che, qualunque cosa accada in futuro, lei non potrà mai fraintendere i miei veri sentimenti per lei. Ma cosa accadrà in futuro? Cosa farà ancora? Non oso nemmeno pensarci. Oh, se solo potessi sperare che mi lasci in pace. Ma quando penso a ciò che le ho detto. Lascia perdere. Questa volta sono stato più forte di lei. 11 aprile. Ieri sera non ho quasi dormito; al mattino mi sono trovata così debole e febbricitante che ho dovuto chiedere a Pratt-Haldane di tenere la mia lezione al mio posto. È la prima volta che manco a una lezione del genere. Mi sono alzata a mezzogiorno, ma ho mal di testa, le mani mi tremano e i nervi sono in uno stato pietoso.
Chi sarebbe venuto stasera, se non Wilson? È appena tornato da Londra, dove ha tenuto lezioni, presentato articoli, organizzato riunioni, smascherato un medium, condotto una serie di esperimenti sulla trasferenza del pensiero, intrattenuto il professor Richet di Parigi, passato ore a osservare un cristallo. E ha raccontato tutto questo in un fiato.
“Ma tu!” esclamò alla fine. “Non sembri stare bene. E Miss Penclosa oggi è davvero molto malata. E gli esperimenti?”
“Li ho abbandonati.”
“Tut, tut! Perché?”
“Perché questo argomento mi sembra pericoloso, ”
Estrasse il suo grande quaderno marrone. “Questo è di grande interesse,” disse. “Quali sono le tue ragioni per ritenere che sia pericoloso? Per favore, fornisci i fatti in ordine cronologico, con date approssimative e nomi di testimoni affidabili insieme alle loro indirizzi.”
“Prima di tutto,” chiesi, “mi diresti se avete raccolto casi in cui il mesmerista abbia ottenuto un controllo su una persona e l’abbia utilizzato a scopi malvagi?”
“Dutzine!” esclamò con entusiasmo. “Crimini commessi tramite suggestione, ”
“Non intendo la suggestione. Intendo casi in cui un impulso improvviso arrivi da una persona lontana, un impulso incontrollabile, ”
“Ossessione!” gridò, estasiato. “È uno stato molto raro. Ne abbiamo otto casi, cinque ben documentati. Non vuoi dire che, ” La sua eccitazione lo rendeva quasi incoerente.
“No, non voglio dire quello,” dissi. “Buonasera. Scusami, ma stasera non mi sento bene.” E così finalmente riuscii a liberarmi di lui, mentre continuava a brandire la sua penna e il suo quaderno. I miei problemi possono sembrare terribili, ma almeno è meglio tenerli per me stessa, piuttosto che farmi esibire da Wilson come una curiosità in fiera. Lui ha dimenticato cosa significhi essere umani. Per lui tutto è un caso, un fenomeno da studiare. Morirò prima di parlare di nuovo con lui sull’argomento. 12 aprile. Ieri è stato un giorno di tranquillità. E ho trascorso una notte serena. La presenza di Wilson è davvero un grande conforto. Cosa può fare quella donna ora? Sicuramente, dopo aver sentito ciò che ho detto, prova lo stesso disgusto per me che io provo per lei. Non potrebbe certo desiderare avere un amante che l’ha insultata in quel modo. No. Credo di essere finalmente libera dal suo amore. Ma cosa ne sarà del suo odio? Potrebbe forse utilizzare queste sue capacità per vendicarsi. Tut. Perché dovrei spaventarmi per delle ombre? Dimenticherà di me, e io dimenticherò di lei. E tutto andrà bene. 13 aprile. I miei nervi hanno finalmente ripreso il loro normale tono. Sono davvero convinto di aver sconfitto quella donna. Ma devo ammettere che vivo ancora in uno stato di tensione. Lei sta bene, perché ho sentito dire che questo pomeriggio è uscita con la signora Wilson per strada.
14 aprile. Vorrei davvero poter lasciare questo posto per sempre. Partirò da Agatha non appena termina il semestre. So che è una debolezza da parte mia, ma quella donna mi tormenta terribilmente. L’ho vista di nuovo e ho parlato con lei.
Era subito dopo pranzo; stavo fumando una sigaretta nello studio quando ho sentito i passi del mio servitore Murray nel corridoio. Ho percepito anche altri passi alle mie spalle, ma non mi sono nemmeno chiesto chi potesse essere. Poi, un suono improvviso mi ha fatto alzare di scatto dalla sedia: il cuore mi si è stretto in gola dall’ansia. Non avevo mai prestato particolare attenzione al suono prodotto da una stampella. Ma i miei nervi tesi mi hanno fatto capire che era proprio quello che stavo sentendo. Un attimo dopo, il mio servitore l’ha fatta entrare.
Non ho seguito le solite convenzioni sociali, né lei lo ha fatto. Siamo semplicemente rimasti lì, io con la sigaretta ancora accesa in mano, a guardarci. Anche lei mi fissava in silenzio. E in quel momento mi sono ricordato di come, in queste stesse pagine, avevo cercato di descrivere l’espressione dei suoi occhi: se fossero timidi o feroci. Oggi erano feroci. Freddi e implacabili.
“Allora,” disse finalmente, “sei ancora della stessa opinione di quando ci siamo visti l’ultima volta?”
“Sempre.”
“Dovremmo capirci a vicenda, professor Gilroy, ” disse lentamente. “Non sono certo una persona con cui si possa scherzare. Dopotutto, sei stato tu ad invitarmi a partecipare a quegli esperimenti con te. Sei stato tu ad conquistare il mio affetto. Sei stato tu a dichiararmi il tuo amore. Sei stato tu a darmi la tua fotografia, accompagnata da parole d’amore. E poi, nello stesso giorno, sei stato tu ad insultarmi in modo così oltraggioso. Dimmi che quelle parole sono uscite per un momento di passione. Allora sarò pronta a dimenticarle e a perdonarti. Non le hai dette sul serio, vero, Austin? Non mi odi davvero, ”
Avrei potuto provare compassione per questa donna deformata. Quella sua disperata ricerca d’amore emergeva chiaramente dai suoi occhi. Ma poi ho pensato a tutto ciò che avevo passato. E il mio cuore si è indurito come la pietra.
“Se mai mi hai sentito parlare d’amore,” dissi, “sai bene che era la tua voce quella che parlava. Non la mia. Le uniche parole vere che sono mai riuscito a dirti sono quelle che hai sentito l’ultima volta che ci siamo visti, ” “Lo so. Qualcuno vi ha messo contro di me. È stato lui!” batté il suo bastone sul pavimento. “Bene, sapete molto bene che potrei farvi inginocchiare davanti a me in un istante. Non mi troverete più nel momento della mia debolezza, quando potreste insultarmi impunemente. Fate attenzione a ciò che state facendo, Professor Gilroy. Siete in una situazione terribile. Non avete ancora realizzato quanto controllo abbia su di voi.”
Scossi le spalle e mi allontanai.
“Beh, ” disse lei dopo un momento di silenzio, “se disprezzate il mio amore, dovrò provare a usare la paura. Sorridete, ma arriverà il giorno in cui verrete da me implorando perdono. Sì, vi prostrerete davanti a me, nonostante tutta la vostra orgoglio. E maledirete il giorno in cui mi avete trasformata dalla vostra migliore amica nel vostro più acerrimo nemico. Fate attenzione, Professor Gilroy, ” Vidi una mano bianca tremare nell’aria, e un viso quasi umano, tanto contorto dall’emozione. Un attimo dopo se ne andò; sentii il suo passo incerto allontanarsi lungo il corridoio. Ma ha lasciato un peso sul mio cuore. Vaghi presagi di sventura mi opprimono. Cerco invano di convincermi che si tratti solo di parole di rabbia vuota. Ricordo quegli occhi implacabili troppo chiaramente per crederci. Cosa dovrei fare? Ah, cosa dovrei fare? Non sono più padrone della mia anima. In qualsiasi momento quel disgustoso “parassita” potrebbe invadere il mio essere. E allora, dovrò raccontare a qualcuno il mio orribile segreto. Devo farlo, altrimenti impazzirò. Se solo avessi qualcuno che possa capirmi e darmi consigli. Wilson è fuori discussione. Charles Sadler potrebbe comprendere me soltanto fino ai limiti della sua esperienza personale. Pratt-Haldane! È un uomo equilibrato, pieno di buon senso e risorse. Andrò da lui. Gli dirò tutto. Che Dio mi aiuti a ricevere i suoi consigli.

IV 6.45 P. M. No, it is useless. There is no human help for me; I must fight this out single-handed. Two courses lie before me. I might become this woman’s lover. Or I must endure such persecutions as she can inflict upon me. Even if none come, I shall live in a hell of apprehension. But she may torture me, she may drive me mad, she may kill me: I will never, never, never give in. What can she inflict which would be worse than the loss of Agatha, and the knowledge that I am a perjured liar, and have forfeited the name of gentleman? Pratt-Haldane was most amiable, and listened with all politeness to my story. But when I looked at his heavy set features, his slow eyes, and the ponderous study furniture which surrounded him, I could hardly tell him what I had come to say. It was all so substantial, so material. And, besides, what would I myself have said a short month ago if one of my colleagues had come to me with a story of demonic possession? Perhaps. I should have been less patient than he was. As it was, he took notes of my statement, asked me how much tea I drank, how many hours I slept, whether I had been overworking much, had I had sudden pains in the head, evil dreams, singing in the ears, flashes before the eyes — all questions which pointed to his belief that brain congestion was at the bottom of my trouble. Finally he dismissed me with a great many platitudes about open-air exercise, and avoidance of nervous excitement. His prescription, which was for chloral and bromide, I rolled up and threw into the gutter. No, I can look for no help from any human being. If I consult any more, they may put their heads together and I may find myself in an asylum. I can but grip my courage with both hands, and pray that an honest man may not be abandoned. April 10. It is the sweetest spring within the memory of man. So green, so mild, so beautiful! Ah, what a contrast between nature without and my own soul so torn with doubt and terror! It has been an uneventful day, but I know that I am on the edge of an abyss. I know it, and yet I go on with the routine of my life. The one bright spot is that Agatha is happy and well and out of all danger. If this creature had a hand on each of us, what might she not do? April 16. The woman is ingenious in her torments. She knows how fond I am of my work, and how highly my lectures are thought of. So it is from that point that she now attacks me. It will end, I can see, in my losing my professorship, but I will fight to the finish. She shall not drive me out of it without a struggle. I was not conscious of any change during my lecture this morning save that for a minute or two I had a dizziness and swimminess which rapidly passed away. On the contrary, I congratulated myself upon having made my subject (the functions of the red corpuscles) both interesting and clear. I was surprised, therefore, when a student came into my laboratory immediately after the lecture, and complained of being puzzled by the discrepancy between my statements and those in the text books. He showed me his note-book, in which I was reported as having in one portion of the lecture championed the most outrageous and unscientific heresies. Of course I denied it, and declared that he had misunderstood me, but on comparing his notes with those of his companions, it became clear that he was right, and that I really had made some most preposterous statements. Of course I shall explain it away as being the result of a moment of aberration, but I feel only too sure that it will be the first of a series. It is but a month now to the end of the session, and I pray that I may be able to hold out until then. April 26. Ten days have elapsed since I have had the heart to make any entry in my journal. Why should I record my own humiliation and degradation? I had vowed never to open it again. And yet the force of habit is strong, and here I find myself taking up once more the record of my own dreadful experiences — in much the same spirit in which a suicide has been known to take notes of the effects of the poison which killed him. Well, the crash which I had foreseen has come — and that no further back than yesterday. The university authorities have taken my lectureship from me. It has been done in the most delicate way, purporting to be a temporary measure to relieve me from the effects of overwork, and to give me the opportunity of recovering my health. None the less, it has been done, and I am no longer Professor Gilroy. The laboratory is still in my charge, but I have little doubt that that also will soon go. The fact is that my lectures had become the laughing-stock of the university. My class was crowded with students who came to see and hear what the eccentric professor would do or say next. I cannot go into the detail of my humiliation. Oh, that devilish woman! There is no depth of buffoonery and imbecility to which she has not forced me. I would begin my lecture clearly and well, but always with the sense of a coming eclipse. Then as I felt the influence I would struggle against it, striving with clenched hands and beads of sweat upon my brow to get the better of it, while the students, hearing my incoherent words and watching my contortions, would roar with laughter at the antics of their professor. And then, when she had once fairly mastered me, out would come the most outrageous things — silly jokes, sentiments as though I were proposing a toast, snatches of ballads, personal abuse even against some member of my class. And then in a moment my brain would clear again, and my lecture would proceed decorously to the end. No wonder that my conduct has been the talk of the colleges. No wonder that the University Senate has been compelled to take official notice of such a scandal. Oh, that devilish woman! And the most dreadful part of it all is my own loneliness. Here I sit in a commonplace English bow-window, looking out upon a commonplace English street with its garish ‘buses and its lounging policeman, and behind me there hangs a shadow which is out of all keeping with the age and place. In the home of knowledge I am weighed down and tortured by a power of which science knows nothing. No magistrate would listen to me. No paper would discuss my case. No doctor would believe my symptoms. My own most intimate friends would only look upon it as a sign of brain derangement. I am out of all touch with my kind. Oh, that devilish woman! Let her have a care! She may push me too far. When the law cannot help a man, he may make a law for himself. She met me in the High Street yesterday evening and spoke to me. It was as well for her, perhaps, that it was not between the hedges of a lonely country road. She asked me with her cold smile whether I had been chastened yet. I did not deign to answer her. “We must try another turn of the screw;” said she. Have a care, my lady, have a care! I had her at my mercy once. Perhaps another chance may come. April 28. The suspension of my lectureship has had the effect also of taking away her means of annoying me, and so I have enjoyed two blessed days of peace. After all, there is no reason to despair. Sympathy pours in to me from all sides, and every one agrees that it is my devotion to science and the arduous nature of my researches which have shaken my nervous system. I have had the kindest message from the council advising me to travel abroad, and expressing the confident hope that I may be able to resume all my duties by the beginning of the summer term. Nothing could be more flattering than their allusions to my career and to my services to the university. It is only in misfortune that one can test one’s own popularity. This creature may weary of tormenting me, and then all may yet be well. May God grant it! April 29. Our sleepy little town has had a small sensation. The only knowledge of crime which we ever have is when a rowdy undergraduate breaks a few lamps or comes to blows with a policeman. Last night, however, there was an attempt made to break-into the branch of the Bank of England, and we are all in a flutter in consequence. Parkenson, the manager, is an intimate friend of mine, and I found him very much excited when I walked round there after breakfast. Had the thieves broken into the counting-house, they would still have had the safes to reckon with, so that the defence was considerably stronger than the attack. Indeed, the latter does not appear to have ever been very formidable. Two of the lower windows have marks as if a chisel or some such instrument had been pushed under them to force them open. The police should have a good clue, for the wood-work had been done with green paint only the day before, and from the smears it is evident that some of it has found its way on to the criminal’s hands or clothes. 4.30 P. M. Ah, that accursed woman! That thrice accursed woman! Never mind! She shall not beat me! No, she shall not! But, oh, the she-devil! She has taken my professorship. Now she would take my honor. Is there nothing I can do against her, nothing save —— Ah, but, hard pushed as I am, I cannot bring myself to think of that! It was about an hour ago that I went into my bedroom, and was brushing my hair before the glass, when suddenly my eyes lit upon something which left me so sick and cold that I sat down upon the edge of the bed and began to cry. It is many a long year since I shed tears, but all my nerve was gone, and I could but sob and sob in impotent grief and anger. There was my house jacket, the coat I usually wear after dinner, hanging on its peg by the wardrobe, with the right sleeve thickly crusted from wrist to elbow with daubs of green paint. So this was what she meant by another turn of the screw! She had made a public imbecile of me. Now she would brand me as a criminal. This time she has failed. But how about the next? I dare not think of it — and of Agatha and my poor old mother! I wish that I were dead! Yes, this is the other turn of the screw. And this is also what she meant, no doubt, when she said that I had not realised yet the power she has over me. I look back at my account of my conversation with her, and I see how she declared that with a slight exertion of her will her subject would be conscious, and with a stronger one unconscious. Last night I was unconscious. I could have sworn that I slept soundly in my bed without so much as a dream. And yet those stains tell me that I dressed, made my way out, attempted to open the bank windows, and returned. Was I observed? Is it possible that some one saw me do it and followed me home? Ah, what a hell my life has become! I have no peace, no rest. But my patience is nearing its end. 10 P. M. I have cleaned my coat with turpentine. I do not think that any one could have seen me. It was with my screw-driver that I made the marks. I found it all crusted with paint, and I have cleaned it. My head aches as if it would burst, and I have taken five grains of antipyrine. If it were not for Agatha, I should have taken fifty and had an end of it. May 3. Three quiet days. This hell fiend is like a cat with a mouse. She lets me loose only to pounce upon me again. I am never so frightened as when every thing is still. My physical state is deplorable — perpetual hiccough and ptosis of the left eyelid. I have heard from the Mardens that they will be back the day after to-morrow. I do not know whether I am glad or sorry. They were safe in London. Once here they may be drawn into the miserable network in which I am myself struggling. And I must tell them of it. I cannot marry Agatha so long as I know that I am not responsible for my own actions. Yes, I must tell them, even if it brings every thing to an end between us. To-night is the university ball, and I must go. God knows I never felt less in the humor for festivity, but I must not have it said that I am unfit to appear in public. If I am seen there, and have speech with some of the elders of the university it will go a long way toward showing them that it would be unjust to take my chair away from me. 10 P. M. I have been to the ball. Charles Sadler and I went together, but I have come away before him. I shall wait up for him, however, for, indeed, I fear to go to sleep these nights. He is a cheery, practical fellow, and a chat with him will steady my nerves. On the whole, the evening was a great success. I talked to every one who has influence, and I think that I made them realise that my chair is not vacant quite yet. The creature was at the ball — unable to dance, of course, but sitting with Mrs. Wilson. Again and again her eyes rested upon me. They were almost the last things I saw before I left the room. Once, as I sat sideways to her, I watched her, and saw that her gaze was following some one else. It was Sadler, who was dancing at the time with the second Miss Thurston. To judge by her expression, it is well for him that he is not in her grip as I am. He does not know the escape he has had. I think I hear his step in the street now, and I will go down and let him in. If he will —— May 4. Why did I break off in this way last night? I never went down stairs, after all — at least, I have no recollection of doing so. But, on the other hand, I cannot remember going to bed. One of my hands is greatly swollen this morning, and yet I have no remembrance of injuring it yesterday. Otherwise, I am feeling all the better for last night’s festivity. But I cannot understand how it is that I did not meet Charles Sadler when I so fully intended to do so. Is it possible —— My God, it is only too probable! Has she been leading me some devil’s dance again? I will go down to Sadler and ask him. Mid-day. The thing has come to a crisis. My life is not worth living. But, if I am to die, then she shall come also. I will not leave her behind, to drive some other man mad as she has me. No, I have come to the limit of my endurance. She has made me as desperate and dangerous a man as walks the earth. God knows I have never had the heart to hurt a fly, and yet, if I had my hands now upon that woman, she should never leave this room alive. I shall see her this very day, and she shall learn what she has to expect from me. I went to Sadler and found him, to my surprise, in bed. As I entered he sat up and turned a face toward me which sickened me as I looked at it. “Why, Sadler, what has happened?” I cried, but my heart turned cold as I said it. “Gilroy,” he answered, mumbling with his swollen lips, “I have for some weeks been under the impression that you are a madman. Now I know it, and that you are a dangerous one as well. If it were not that I am unwilling to make a scandal in the college, you would now be in the hands of the police.” “Do you mean — —” I cried. “I mean that as I opened the door last night you rushed out upon me, struck me with both your fists in the face, knocked me down, kicked me furiously in the side, and left me lying almost unconscious in the street. Look at your own hand bearing witness against you.” Yes, there it was, puffed up, with sponge-like knuckles, as after some terrific blow. What could I do? Though he put me down as a madman, I must tell him all. I sat by his bed and went over all my troubles from the beginning. I poured them out with quivering hands and burning words which might have carried conviction to the most sceptical. “She hates you and she hates me!” I cried. “She revenged herself last night on both of us at once. She saw me leave the ball, and she must have seen you also. She knew how long it would take you to reach home. Then she had but to use her wicked will. Ah, your bruised face is a small thing beside my bruised soul!” He was struck by my story. That was evident. “Yes, yes, she watched me out of the room,” he muttered. “She is capable of it. But is it possible that she has really reduced you to this? What do you intend to do?” “To stop it!” I cried. “I am perfectly desperate; I shall give her fair warning to-day, and the next time will be the last.” “Do nothing rash,” said he. “Rash!” I cried. “The only rash thing is that I should postpone it another hour.” With that I rushed to my room, and here I am on the eve of what may be the great crisis of my life. I shall start at once. I have gained one thing to-day, for I have made one man, at least, realise the truth of this monstrous experience of mine. And, if the worst should happen, this diary remains as a proof of the goad that has driven me. Evening. When I came to Wilson’s, I was shown up, and found that he was sitting with Miss Penclosa. For half an hour I had to endure his fussy talk about his recent research into the exact nature of the spiritualistic rap, while the creature and I sat in silence looking across the room at each other. I read a sinister amusement in her eyes, and she must have seen hatred and menace in mine. I had almost despaired of having speech with her when he was called from the room, and we were left for a few moments together. “Well, Professor Gilroy — or is it Mr. Gilroy?” said she, with that bitter smile of hers. “How is your friend Mr. Charles Sadler after the ball?” “You fiend!” I cried. “You have come to the end of your tricks now. I will have no more of them. Listen to what I say.” I strode across and shook her roughly by the shoulder “As sure as there is a God in heaven, I swear that if you try another of your deviltries upon me I will have your life for it. Come what may, I will have your life. I have come to the end of what a man can endure.” “Accounts are not quite settled between us,” said she, with a passion that equalled my own. “I can love, and I can hate. You had your choice. You chose to spurn the first; now you must test the other. It will take a little more to break your spirit, I see, but broken it shall be. Miss Marden comes back to-morrow, as I understand.” “What has that to do with you?” I cried. “It is a pollution that you should dare even to think of her. If I thought that you would harm her — —” She was frightened, I could see, though she tried to brazen it out. She read the black thought in my mind, and cowered away from me. “She is fortunate in having such a champion,” said she. “He actually dares to threaten a lonely woman. I must really congratulate Miss Marden upon her protector.” The words were bitter, but the voice and manner were more acid still. “There is no use talking,” said I. “I only came here to tell you, — and to tell you most solemnly, — that your next outrage upon me will be your last.” With that, as I heard Wilson’s step upon the stair, I walked from the room. Ay, she may look venomous and deadly, but, for all that, she is beginning to see now that she has as much to fear from me as I can have from her. Murder! It has an ugly sound. But you don’t talk of murdering a snake or of murdering a tiger. Let her have a care now. May 5. I met Agatha and her mother at the station at eleven o’clock. She is looking so bright, so happy, so beautiful. And she was so overjoyed to see me. What have I done to deserve such love? I went back home with them, and we lunched together. All the troubles seem in a moment to have been shredded back from my life. She tells me that I am looking pale and worried and ill. The dear child puts it down to my loneliness and the perfunctory attentions of a housekeeper. I pray that she may never know the truth! May the shadow, if shadow there must be, lie ever black across my life and leave hers in the sunshine. I have just come back from them, feeling a new man. With her by my side I think that I could show a bold face to any thing which life might send. 5 P. M. Now, let me try to be accurate. Let me try to say exactly how it occurred. It is fresh in my mind, and I can set it down correctly, though it is not likely that the time will ever come when I shall forget the doings of to-day. I had returned from the Mardens’ after lunch, and was cutting some microscopic sections in my freezing microtome, when in an instant I lost consciousness in the sudden hateful fashion which has become only too familiar to me of late. When my senses came back to me I was sitting in a small chamber, very different from the one in which I had been working. It was cosey and bright, with chintz-covered settees, coloured hangings, and a thousand pretty little trifles upon the wall. A small ornamental clock ticked in front of me, and the hands pointed to half-past three. It was all quite familiar to me, and yet I stared about for a moment in a half-dazed way until my eyes fell upon a cabinet photograph of myself upon the top of the piano. On the other side stood one of Mrs. Marden. Then, of course, I remembered where I was. It was Agatha’s boudoir. But how came I there, and what did I want? A horrible sinking came to my heart. Had I been sent here on some devilish errand? Had that errand already been done? Surely it must; otherwise, why should I be allowed to come back to consciousness? Oh, the agony of that moment! What had I done? I sprang to my feet in my despair, and as I did so a small glass bottle fell from my knees on to the carpet. It was unbroken, and I picked it up. Outside was written “Sulphuric Acid. Fort.” When I drew the round glass stopper, a thick fume rose slowly up, and a pungent, choking smell pervaded the room. I recognised it as one which I kept for chemical testing in my chambers. But why had I brought a bottle of vitriol into Agatha’s chamber? Was it not this thick, reeking liquid with which jealous women had been known to mar the beauty of their rivals? My heart stood still as I held the bottle to the light. Thank God, it was full! No mischief had been done as yet. But had Agatha come in a minute sooner, was it not certain that the hellish parasite within me would have dashed the stuff into her —— Ah, it will not bear to be thought of! But it must have been for that. Why else should I have brought it? At the thought of what I might have done my worn nerves broke down, and I sat shivering and twitching, the pitiable wreck of a man. It was the sound of Agatha’s voice and the rustle of her dress which restored me. I looked up, and saw her blue eyes, so full of tenderness and pity, gazing down at me. “We must take you away to the country, Austin,” she said. “You want rest and quiet. You look wretchedly ill.” “Oh, it is nothing!” said I, trying to smile. “It was only a momentary weakness. I am all right again now.” “I am so sorry to keep you waiting. Poor boy, you must have been here quite half an hour! The vicar was in the drawing-room, and, as I knew that you did not care for him, I thought it better that Jane should show you up here. I thought the man would never go!” “Thank God he stayed! Thank God he stayed!” I cried hysterically. “Why, what is the matter with you, Austin?” she asked, holding my arm as I staggered up from the chair. “Why are you glad that the vicar stayed? And what is this little bottle in your hand?” “Nothing,” I cried, thrusting it into my pocket. “But I must go. I have something important to do.” “How stern you look, Austin! I have never seen your face like that. You are angry?” “Yes, I am angry.” “But not with me?” “No, no, my darling! You would not understand.” “But you have not told me why you came.” “I came to ask you whether you would always love me — no matter what I did, or what shadow might fall on my name. Would you believe in me and trust me however black appearances might be against me?” “You know that I would, Austin.” “Yes, I know that you would. What I do I shall do for you. I am driven to it. There is no other way out, my darling!” I kissed her and rushed from the room. The time for indecision was at an end. As long as the creature threatened my own prospects and my honor there might be a question as to what I should do. But now, when Agatha — my innocent Agatha — was endangered, my duty lay before me like a turnpike road. I had no weapon, but I never paused for that. What weapon should I need, when I felt every muscle quivering with the strength of a frenzied man? I ran through the streets, so set upon what I had to do that I was only dimly conscious of the faces of friends whom I met — dimly conscious also that Professor Wilson met me, running with equal precipitance in the opposite direction. Breathless but resolute I reached the house and rang the bell. A white cheeked maid opened the door, and turned whiter yet when she saw the face that looked in at her. “Show me up at once to Miss Penclosa,” I demanded. “Sir,” she gasped, “Miss Penclosa died this afternoon at half-past three!”

THE STARK MUNRO LETTERS By J. Stark Munro BEING A SERIES OF TWELVE LETTERS WRITTEN BY J. STARK MUNRO, M.B., TO HIS FRIEND AND FORMER FELLOW-STUDENT, HERBERT SWANBOROUGH, OF LOWELL, MASSACHUSETTS, DURING THE YEARS 1881-1884

IV
Ore 18:45. No, è inutile. Non c’è alcun aiuto umano per me; devo affrontare tutto da sola. Mi trovo di fronte a due possibilità: posso diventare l’amante di questa donna, oppure devo sopportare le persecuzioni che lei è in grado di infliggermi. Anche se non ci fossero persecuzioni, vivrei comunque nell’orrore della paura costante. Ma lei può torturarmi, può rendermi pazza, può uccidermi. Eppure non mi arrenderò mai, mai, mai. Cosa potrebbe infliggermi di peggiore che la perdita di Agatha, e la consapevolezza di essere una bugiarda, di aver perso il nome di gentiluomo? Pratt-Haldane era molto cortese e ascoltò con attenzione la mia storia. Ma guardando i suoi tratti grossolani, i suoi occhi lenti, e i mobili pesanti che lo circondavano, faticavo a trovare le parole giuste per esprimere ciò che volevo dire. Tutto sembrava così concreto, così materiale. E poi, cosa avrei io stessa detto un mese fa se uno dei miei colleghi mi avesse raccontato di una storia di possessione demoniaca? Forse sarei stata meno paziente di lui. Comunque, prese appunti della mia testimonianza, mi chiese quante tazze di tè bevevo al giorno, quante ore dormivo, se lavoravo troppo, se avevo dolori improvvisi alla testa, sogni inquietanti, tutte domande che suggerivano la sua convinzione che il problema fosse una congestione cerebrale. Alla fine mi congedò con molte banalità sul valore dell’esercizio all’aperto e sull’evitare situazioni stressanti. La sua prescrizione, che consisteva in cloralo e bromuro, la arrotolai e la gettai nel canale di scolo. No, non posso cercare aiuto da nessuno. Se continuerò a consultare qualcuno, potrebbero decidere insieme di rinchiudermi in un manicomio. Posso solo stringere i denti e pregare che un uomo onesto non venga abbandonato. 10 aprile. È la primavera più dolce che si possa ricordare. Tutto è così verde, così mite, così bello. Ah, quanto contrasto tra questa natura incantevole e la mia anima tormentata dal dubbio e dalla paura! È stata una giornata tranquilla, ma so di essere sull’orlo di un abisso. Lo so, eppure continuo con la routine quotidiana della mia vita. L’unica consolazione è che Agatha è felice, in salute, al sicuro da ogni pericolo. Se questa donna avesse il potere su ognuno di noi, cosa non potrebbe fare? 16 aprile. Questa donna è davvero ingegnosa nel suo modo di tormentarmi. Sa quanto apprezzi il mio lavoro e quanto siano apprezzate le mie lezioni. Quindi attacca proprio da questo punto. Alla fine perderò la mia cattedra, ma lotterò fino alla fine. Non mi farà uscire da quella posizione senza lottare. Non mi sono reso conto di alcun cambiamento durante la mia lezione di questa mattina, se non che per un minuto o due ho provato vertigini e una sensazione di stordimento che è passata rapidamente. Anzi, mi sono complimentato con me stesso per aver reso l’argomento trattato (le funzioni dei globuli rossi) sia interessante che chiaro. Pertanto, sono rimasto sorpreso quando, subito dopo la lezione, uno studente è entrato nel mio laboratorio e si è lamentato di essere confuso dalle discrepanze tra quanto avevo detto io e quanto riportato nei libri di testo. Mi ha mostrato il suo quaderno di appunti, nel quale era scritto che in una parte della lezione avevo sostenuto alcune tesi assurde e antiscientifiche. Naturalmente ho negato tutto, affermando che mi aveva frainteso, ma confrontando i suoi appunti con quelli dei suoi compagni, è risultato chiaro che aveva ragione: avevo davvero fatto dichiarazioni assolutamente ridicole. Certo, cercherò di spiegarlo come il risultato di un momento di errore, ma ho paura che questo non sia che l’inizio di una serie simile. Manca solo un mese alla fine del semestre. Spero di riuscire a resistere fino ad allora.
26 aprile: Sono passati dieci giorni da quando ho avuto il coraggio di scrivere qualcosa nel mio diario. Perché dovrei registrare la mia stessa umiliazione e degradazione? Avevo giurato di non aprirlo mai più. Eppure la forza dell’abitudine è forte: eccomi qui, di nuovo a raccontare le mie terribili esperienze. Proprio come un suicida potrebbe annotare gli effetti del veleno che lo ucciderà.
Beh. Il colpo che avevo previsto è arrivato. E non più tardi di ieri. Le autorità universitarie mi hanno revocato l’insegnamento. Hanno fatto tutto in modo molto delicato, sostenendo che si trattasse di una misura temporanea per aiutarmi a superare lo stress dovuto al sovraccarico di lavoro e darmi la possibilità di riprendermi. Ma è successo comunque. E ora non sono più il Professor Gilroy. Il laboratorio è ancora sotto la mia responsabilità, ma dubito che anche questo mi venga tolto presto. Il fatto è che le mie lezioni erano diventate oggetto di derisione in tutta l’università. La mia aula era sempre piena di studenti che venivano a vedere e ascoltare cosa avrebbe fatto o detto il professore eccentrico successivamente. Non posso entrare nei dettagli della mia umiliazione. Oh, quella donna malvagia! Non esiste alcun livello di buffoneria e stupidità al quale non mi abbia costretto. Iniziavo sempre la lezione in modo chiaro e ordinato, ma sentivo sempre che qualcosa stava per accadere. Lottavo contro quell’influenza, con le mani strette e il sudore che mi colava dalla fronte, mentre gli studenti, ascoltando le mie parole incoerenti e osservando le mie contorsioni, scoppiavano a ridere alle buffonate del loro professore. E poi, quando lei riusciva finalmente a prendere il controllo della situazione, emergevano le cose più assurde: barzellette stupide, frasi come se stessi proponendo un brindisi, frammenti di canzoni, persino insulti personali contro alcuni studenti. Poi, dopo un momento, la mia mente si schiariva di nuovo e la lezione proseguiva in modo decoroso fino alla fine. Non c’è da meravigliarsi che il mio comportamento fosse oggetto di conversazione in tutto l’università. E non c’è da meravigliarsi che il Senato universitario sia stato costretto a prendere atto ufficialmente di un simile scandalo. Oh, quella donna malvagia!
E la cosa più terribile è la mia solitudine. Siedo qui, in una finestra inglese ordinaria, guardando una strada inglese ordinaria, con i suoi “autobus” sgargianti e il poliziotto che se ne sta lì ad oziare. Dietro di me c’è un’ombra che non ha nulla a che fare con l’epoca e il luogo in cui mi trovo. Nella casa della conoscenza, sono oppresso e tormentato da una forza di cui la scienza non sa nulla. Nessun magistrato mi ascolterebbe. Nessun giornale discuterebbe del mio caso. Nessun medico crederebbe ai miei sintomi. I miei stessi amici più intimi considererebbero tutto questo un segno di squilibrio mentale. Sono completamente isolato dal mio genere umano. Oh, quella donna malvagia! Che si prenda cura di sé. Forse andrà troppo oltre. Quando la legge non può aiutare una persona, quella persona può crearsi una legge propria. Ieri sera mi ha incontrato in High Street e mi ha parlato. Forse è stato meglio che non fosse tra i cespugli di un solitario sentiero di campagna. Mi ha chiesto, con quel suo sorriso freddo, se fossi stato “punito” a sufficienza. Non ho degnato di risponderle, “Dobbiamo provare un altro approccio, ”, ha detto. Sta’ attenta, signora. Una volta l’ho avuta in mio potere. Forse ci sarà un’altra opportunità. 28 aprile. La sospensione della mia cattedra ha anche eliminato le occasioni per cui lei potesse infastidirmi, quindi ho goduto di due giorni di pace benedetta. Dopotutto, non c’è motivo di disperare: ricevo simpatie da tutti i lati, e tutti concordano sul fatto che sia la mia dedizione alla scienza e l’ardua natura delle mie ricerche ad aver indebolito il mio sistema nervoso. Ho ricevuto anche un messaggio molto gentile dal consiglio, che mi suggerisce di viaggiare all’estero, esprimendo la fiducia che possa riprendere tutte le mie mansioni all’inizio del semestre estivo. Non c’è nulla di più lusinghiero delle loro parole riguardo alla mia carriera e ai miei contributi all’università. Solo nella sfortuna si può veramente mettere alla prova la propria popolarità. Forse questa donna finirà per stancarsi di tormentarmi, e allora tutto potrà risolversi per il meglio. Che Dio lo voglia! 29 aprile. Nella nostra piccola città sonnolenta è scoppiato un piccolo scandalo: l’unica volta che abbiamo notizie di crimini è quando qualche studente turbolento rompe delle lampade o finisce per litigare con la polizia. Ieri sera, tuttavia, c’è stato un tentativo di scasso nella filiale della Banca d’Inghilterra, e tutti noi siamo molto agitati a causa di questo. Parkenson, il direttore della banca, è un mio caro amico; l’ho trovato molto turbato quando sono passato da quelle parti dopo colazione. Se i ladri fossero riusciti ad entrare nell’ufficio contabile, avrebbero comunque dovuto affrontare le casseforti, quindi la difesa era in realtà molto più efficace dell’attacco. In effetti, quest’ultimo non sembra nemmeno essere stato particolarmente temibile: due delle finestre inferiori presentano segni evidenti di tentativi di scasso, come se qualcuno avesse cercato di forzarle usando uno scalpello o un altro strumento simile. La polizia dovrebbe avere buone indicazioni, perché i telai delle finestre erano stati verniciati di verde solo il giorno prima. E dalle tracce di vernice è evidente che ne sia rimasta sulla mano o sui vestiti del criminale. 16:30. Ah, quella maledetta donna. Quella donna tre volte maledetta! Lasciamo perdere. Non riuscirà a distruggermi! No, non ci riuscirà. Ma oh, quel demonio. Mi ha tolto la cattedra. Ora vuole anche portarmi via l’onore. Non c’è nulla che possa fare contro di lei. Nessun altro modo se non. Ah, ma non riesco nemmeno a pensarci. È stato circa un’ora fa: sono entrato in camera da letto e stavo pettinandomi davanti allo specchio quando, all’improvviso, ho visto qualcosa che mi ha fatto sentire così male e freddo da dovermi sedere sul bordo del letto e piangere. È passato molto tempo dall’ultima volta che ho pianto. Ma ormai non avevo più alcuna forza. Potevo solo singhiozzare, in un dolore e una rabbia impotenti. Lì, appeso all’armadio, c’era il mio cappotto da casa, quello che indosso di solito dopo cena. La manica destra era completamente coperta di tracce di vernice verde, dalla mano al gomito. Quindi, questo era ciò che intendeva con quel suo “altro colpo basso”. Mi aveva reso ridicolo davanti a tutti. Ora voleva marchiarmi come un criminale. Questa volta non c’è riuscita. Ma cosa succederà la prossima volta? Non oso nemmeno pensarci. E poi c’è Agatha, e mia povera madre. Vorrei tanto essere morto. Sì, questa è un’altra mossa per stringermi ancora di più nella loro trappola. E senza dubbio era proprio questo che intendeva quando disse che non avevo ancora realizzato il potere che ha su di me. Ripensando al nostro dialogo, ricordo come dichiarò che con un semplice sforzo della sua volontà il suo “soggetto” poteva diventare cosciente, mentre con uno sforzo maggiore perdere i sensi. Ieri sera ero privo di conoscenza; avrei potuto giurare di aver dormito profondamente nel mio letto, senza nemmeno sognare. Eppure quelle macchie sulla mia pelle dimostrano che mi sono vestito, sono uscito, ho provato ad aprire le finestre della banca, e poi sono tornato indietro. Qualcuno mi ha visto? È possibile che qualcuno abbia assistito a tutto ciò e mi abbia seguito fino a casa? Ah, in quale inferno è diventata la mia vita! Non ho pace, non ho riposo. Ma la mia pazienza sta per esaurirsi.
Alle 22:00 ho pulito il mio cappotto con la trementina; penso che nessuno possa avermi visto. Sono stati i miei trapani a lasciare quelle macchie. Li ho trovati ricoperti di vernice, quindi li ho puliti. Mi fa male la testa terribilmente. Ho preso cinque grani di antipirina. Se non fosse per Agatha, ne avrei presi cinquanta e avrei finito con tutto questo. 3 maggio: Tre giorni tranquilli. Questa strega è come un gatto che insegue il topo: mi lascia libero solo per poi attaccarmi di nuovo. Non sono mai così spaventato quanto quando tutto è immobile intorno a me. La mia salute è terribile: continui conati di vomito e ptosi dell’occhio sinistro. Ho saputo dai Mardens che torneranno il giorno dopo domani. Non so se sia una buona notizia o no. Erano al sicuro a Londra. Ma una volta qui, potrebbero finire nella stessa trappola in cui sono intrappolato anch’io. E devo dirlo loro. Non posso sposare Agatha finché non sarò certo di essere responsabile delle mie azioni. Sì, devo dirlo loro, anche se questo significherà la fine di tutto tra noi. Stasera c’è il ballo universitario. Devo andarci. Dio sa quanto poco abbia voglia di festeggiare. Ma non posso permettere che si dica che non sono adatto a comparire in pubblico. Se qualcuno mi vede lì e parlo con alcuni dei dirigenti dell’università, questo potrebbe aiutarmi molto a dimostrare loro quanto sia ingiusto privarmi della mia cattedra. Le 10 di sera. Sono stato alla festa. Siamo andati insieme Charles Sadler e io, ma sono tornato prima di lui. Aspetterò comunque che arrivi, perché, in verità, temo di non riuscire a dormire queste notti. Lui è un uomo allegro e pratico; chiacchierare con lui mi aiuterà a calmarmi i nervi. Nel complesso, la serata è stata un grande successo. Ho parlato con tutte le persone influenti, e credo di essere riuscito a far loro capire che il mio posto non è ancora vacante. Quella donna era alla festa: ovviamente non poteva ballare, ma stava seduta con la signora Wilson. Più volte i suoi occhi si sono posati su di me. Sono stati quasi le ultime cose che ho visto prima di lasciare la stanza. Una volta, mentre ero seduto accanto a lei, l’ho osservata e ho notato che il suo sguardo era rivolto verso qualcun altro. Era Sadler, che in quel momento stava ballando con la seconda signorina Thurston. A giudicare dall’espressione di lei, per lui è meglio non essere nelle sue mani come lo sono io. Non sa ancora quanto sia stato fortunato. Ora credo di sentire i suoi passi in strada. Scenderò ad aprirgli. Se vorrà. 4 maggio. Perché ieri sera ho interrotto il mio racconto in questo modo? In fondo non sono mai sceso le scale. Almeno, non me ne ricordo. D’altra parte, non ricordo nemmeno di essere andato a letto. Questa mattina una delle mie mani è molto gonfia. Eppure non mi ricordo di essermela ferita ieri. Per il resto, mi sento molto meglio dopo la festa di ieri sera. Ma non capisco come mai non abbia incontrato Charles Sadler, se avevo intenzione di farlo. È possibile. Mio Dio, è molto probabile. Mi sta forse facendo fare di nuovo qualche “danza demoniaca”? Scenderò da Sadler e glielo chiederò. Mezzogiorno. La situazione è arrivata al culmine. La mia vita non vale più la pena essere vissuta. Ma se devo morire, allora anche lei dovrà morire con me. Non la lascerò qui a far impazzire un altro uomo, proprio come ha fatto con me. No. Ho raggiunto il limite della mia sopportazione. Mi ha reso un uomo disperato e pericoloso. Dio sa che non ho mai avuto il coraggio di fare del male nemmeno a una mosca. Eppure, se ora potessi mettere le mani su quella donna, non la lascerei mai più viva in questa stanza. La incontrerò oggi stesso. E imparerà cosa l’aspetta da me. Sono andato da Sadler e, con mia sorpresa, l’ho trovato a letto. Quando sono entrato, si è alzato e mi ha rivolto uno sguardo che mi ha fatto venire la nausea. “Ma Sadler, cosa ti è successo?” ho chiesto. Ma il mio cuore si è raffreddato nel dirlo. “Gilroy,” ha risposto lui, mormorando con le labbra gonfie, “da alcune settimane avevo l’impressione che tu fossi pazzo. Ora so che lo sei davvero. E anche pericoloso. Se non fosse perché non voglio creare uno scandalo all’università, ora saresti nelle mani della polizia, ” “Vuoi dire che, ” ho esclamato. “Voglio dire che ieri sera, quando ho aperto la porta, tu sei corso fuori verso di me, mi hai colpito in faccia con entrambe le mani, mi hai fatto cadere a terra, mi hai calciato violentemente sul fianco. E poi mi hai lasciato sdraiato quasi privo di sensi per strada. Guarda la tua mano. È lì a testimoniare contro di te, ” Sì, eccolo lì: gonfio, con le nocche simili a spugne, come se avesse ricevuto un colpo terribile. Cosa potevo fare? Anche se mi considerava un pazzo, dovevo dirgli tutto. Mi sedetti accanto al suo letto e raccontai tutte le mie difficoltà dall’inizio. Le espressi con mani tremanti e parole appassionate, capaci di convincere anche il più scettico. “Lei ti odia, e odia anche me!” gridai. “Ieri notte si è vendicata su entrambi. Mi ha visto lasciare la festa, e sicuramente ti ha visto anche tu. Sapeva quanto tempo ti ci sarebbe voluto per tornare a casa. E allora ha semplicemente usato la sua malvagia volontà. Ah, il tuo viso contuso è niente in confronto alla mia anima distrutta!”
La mia storia lo colpì profondamente. Era evidente. “Sì, mi ha osservato mentre lasciavo la stanza,” mormorò. “È capace di farlo. Ma è davvero possibile che ti abbia ridotto in questo stato? Cosa intendi fare?”
“Farla smettere!” gridai. “Sono disperato. Oggi le darò un avvertimento chiaro. E la prossima volta sarà l’ultima.”
“Non fare nulla di avventato,” disse lui.
“Avventato?! L’unica cosa davvero avventata sarebbe rimandare ancora, ” Con queste parole corsi nella mia stanza. Ed eccomi ora, alla vigilia di quella che potrebbe essere la crisi più grande della mia vita. Partirò subito. Oggi ho ottenuto qualcosa: almeno una persona ha finalmente compreso la verità su questa esperienza orribile che sto vivendo. E, se dovesse accadere il peggio, questo diario rimarrà come prova del motivo che mi ha spinto ad agire così.
Sera. Quando sono arrivato da Wilson, mi hanno fatto entrare e ho trovato lui seduto con Miss Penclosa. Per mezz’ora ho dovuto sopportare i suoi discorsi noiosi sulla sua recente ricerca riguardo alla natura del fenomeno spiritista. Mentre lei ed io sedevamo in silenzio, guardandoci l’un l’altro. Ho visto un sorriso sinistro nei suoi occhi. E sicuramente lei ha visto odio e minaccia nei miei. Stavo quasi perdendo la speranza di parlare con lei, quando lui è stato chiamato fuori dalla stanza, e siamo rimasti soli per qualche momento.
“Beh, Professor Gilroy, o forse Mr. Gilroy?” disse lei, con quel suo sorriso amaro. “Come sta il vostro amico Mr. Charles Sadler dopo la festa?”
“Strega!” gridai. “Ora hai esaurito tutti i tuoi trucchi. Non ne tollererò più nessuno. Ascolta bene quello che dico, ” Mi avvicinai a lei e la scossi con forza per la spalla: “Giuro su Dio, se provi ancora a farmi del male, ti ucciderò. Qualunque cosa accada, ti ucciderò. Ho raggiunto il limite di ciò che un uomo può sopportare, ”
“Il conto tra noi non è ancora chiuso,” disse lei, con una passione pari alla mia. “Posso amare, e posso odiare. Hai avuto la tua scelta. Hai scelto di rifiutare l’amore. Ora dovrai affrontare l’odio. Vedo che ci vorrà ancora un po’ per spezzare il tuo spirito. Ma lo farò. Miss Marden tornerà domani, se ho capito bene, ”
“Cosa c’entra lei con te?” gridai. “È una persona innocente. Non osare nemmeno pensare di farle del male. Se pensassi che tu potessi ferirla,!” Era spaventata, lo si poteva vedere, anche se cercava di nasconderlo. Lesse quel pensiero oscuro nella mia mente e si allontanò da me, intimidita.
“È fortunata ad avere un protettore del genere,” disse. “Osa davvero minacciare una donna sola. Devo davvero congratularmi con la signorina Marden per il suo difensore.”
Le parole erano amare, ma il tono e l’atteggiamento erano ancora più velenosi.
“Non ha senso parlare,” dissi. “Sono venuto qui solo per dirvi, e dirvelo con la massima serietà, che la prossima volta che vi comporterete male con me, sarà l’ultima.” Con queste parole, non appena sentii i passi di Wilson sulle scale, lasciai la stanza. Ah. Può anche sembrare velenosa e pericolosa, ma ora sta iniziando a capire che ha tanto da temere da me quanto io da lei. Omicidio. Ha un suono orribile. Ma non si parla mai di uccidere una serpente o un tigre. Lasciamo che ora abbia paura. 5 maggio. Alle undici in punto ho incontrato Agatha e sua madre alla stazione. Sembra così radiosa, felice, bellissima. E è stata davvero overjoyed nel vedermi. Cosa ho fatto per meritare un tale amore? Sono tornata a casa con loro e abbiamo pranzato insieme; tutti i problemi sembravano essere svaniti all’istante dalla mia vita. Lei mi ha detto che sembro pallida, preoccupata. Il caro angelo attribuisce tutto alla mia solitudine e alle attenzioni superficiali di una domestica. Prego affinché non venga mai a sapere la verità. Che l’ombra, se proprio deve esistere, rimanga sempre nera sulla mia vita, mentre la sua viva nella luce del sole. Torno appena da loro. Mi sento come un uomo nuovo. Con lei al mio fianco, credo di poter affrontare qualsiasi cosa la vita possa riservarmi.
Ora, cercherò di essere precisa. Di descrivere esattamente quanto è accaduto. È ancora fresco nella mia memoria; posso ricordarlo correttamente. Anche se probabilmente non arriverà mai il momento in cui dimenticherò gli eventi di oggi. Ero tornato dai Mardens dopo pranzo e stavo tagliando alcune sezioni microscopiche nel mio microtomo quando, in un istante, persi i sensi in quel modo improvviso e odioso che ormai mi è diventato fin troppo familiare negli ultimi tempi.
Quando ripresi conoscenza, mi trovavo in una piccola stanza molto diversa da quella in cui stavo lavorando: era accogliente e luminosa, con divani coperti di tessuti a fiori, tende colorate e mille piccoli oggetti graziosi appesi alle pareti. Davanti a me c’era un piccolo orologio ornamentale le cui lancette indicavano le tre e mezza. Tutto mi sembrava familiare, ma per un momento rimasi immobile, confuso, finché i miei occhi non si posarono su una fotografia mia appesa sopra il pianoforte; dall’altra parte c’era quella di Mrs. Marden. Allora ricordai subito dove mi trovavo: era il boudoir di Agatha. Ma come ci ero arrivato, e cosa volevo? Un terribile senso di panico mi invase il cuore. Forse ero stato mandato lì per qualche compito malvagio? E forse quel compito era già stato eseguito. Di certo sì; altrimenti, perché avrei potuto riprendere conoscenza? Oh, l’agonia di quel momento. Cosa avevo fatto? Mi alzai in piedi, disperato. E in quell’istante una piccola bottiglia di vetro cadde dalle mie ginocchia sul tappeto. Era intatto; lo presi in mano. Sulla etichetta c’era scritto: “Acido solforico. Forte”. Quando estrassi il tappo di vetro rotondo, un fumo denso si alzò lentamente nell’aria, diffondendo un odore pungente e soffocante nella stanza. Riconobbi quel liquido: lo utilizzavo per i miei esperimenti chimici nel mio laboratorio. Ma perché avevo portato una bottiglia di acido solforico nella stanza di Agatha? Non era forse proprio quel liquido denso e maleodorante che alcune donne invidiose usavano per rovinare la bellezza delle loro rivali? Il cuore mi si fermò quando misi la bottiglia sotto la luce. Grazie a Dio, era ancora piena! Nessun danno era stato causato. Ma se Agatha fosse entrata anche solo un minuto prima. Oh, non oso nemmeno pensarci! Ma dev’essere stato per quello che l’avevo portata con me. Al pensiero di ciò che avrei potuto fare, i miei nervi logori cedettero; mi sedetti tremando e contorcendomi, un povero relitto umano. Fu la voce di Agatha e il fruscio del suo abito a riportarmi in me. Alzai lo sguardo e vidi i suoi occhi blu, pieni di tenerezza e compassione, fissarsi su di me. “Dobbiamo portarti in campagna, Austin,” disse lei. “Hai bisogno di riposo e tranquillità. Sembri davvero molto malato.”
“Oh, niente!” risposi cercando di sorridere. “È stata solo una debolezza momentanea. Ora sto bene.”
“Mi dispiace tantissimo averti fatto aspettare. Povero ragazzo, devi essere stato qui almeno mezz’ora! Il vicario era in salotto, e poiché sapevo che non ti piaceva, ho pensato fosse meglio che Jane ti portasse qui. Credevo che non se ne andasse mai!”
“Grazie a Dio è rimasto! Grazie a Dio, ” gridai istericamente.
“Ma cosa c’è che non va, Austin? Perché sei contento che il vicario sia rimasto? E cos’è questa piccola bottiglia che hai in mano?”
“Niente. Ma devo andare. Devo fare qualcosa di importante.”
“Sembri così serio. Non ti ho mai visto così. Sei arrabbiato?”
“Sì, sono arrabbiato.”
“Ma non con me, ”
“No, no, tesoro. Non capiresti, ”
“Ma non mi hai ancora detto perché sei venuto, ” “Sono venuto a chiederti se mi amerai sempre, qualunque cosa io faccia, o quale ombra possa cadere sul mio nome. Crederai in me e mi fiderai, anche quando le apparenze sembreranno contro di me?”
“Lo sai che lo farò, Austin.”
“Sì, lo so che lo farai. Farò tutto questo per te. Non c’è altra via d’uscita, mio caro!” La baciai e uscii di corsa dalla stanza. Il tempo delle indecisioni era finito. Finché quella creatura minacciava le mie prospettive e il mio onore, forse avrei dovuto esitare su cosa fare. Ma ora, quando Agatha – la mia innocente Agatha – era in pericolo, il mio dovere mi apparve chiaro come una strada ben segnata. Non avevo armi, ma non ci pensai nemmeno un attimo: quale arma avrei mai potuto bisogno di usare, quando sentivo ogni muscolo del mio corpo vibrare di forza? Corsi per le strade, concentrato esclusivamente su ciò che dovevo fare, senza quasi accorgermi dei volti degli amici che incontravo. E nemmeno mi resi conto che il Professor Wilson mi incrociò, correndo nella direzione opposta con la stessa frenesia. Senza fiato ma risoluto, arrivai alla casa e suonai il campanello. Una cameriera dai tratti delicati aprì la porta, e impallidì ancora di più quando vide il mio volto.
“Portatemi subito da Miss Penclosa”, esigii.
“Signore, ”, balbettò, “Miss Penclosa è morta questo pomeriggio alle tre e mezza, ”

Le Lettere di Stark Munro
Di J. Stark Munro
Una serie di dodici lettere scritte da J. Stark Munro, M.B.,
al suo amico e ex compagno di studi, Herbert Swanborough,
di Lowell, Massachusetts, negli anni 1881-1884