THE CONFIDENTIAL CLERK Characters SIR CLAUDE MULHAMMER EGGERSON COLBY SIMPKINS B. KAGHAN LUCASTA ANGEL LADY ELIZABETH MULHAMMER MRS. GUZZARD

Atto 1, Scena 1

THE CONFIDENTIAL CLERK Characters SIR CLAUDE MULHAMMER EGGERSON COLBY SIMPKINS B. KAGHAN LUCASTA ANGEL LADY ELIZABETH MULHAMMER MRS. GUZZARD

Atto 1, Scena 1

Chi parlaBattuta
(didascalia)Lo studio degli affari al primo piano, da SIR CLAUDE MULHAMMER, a Londra, in casa sua. Primo pomeriggio. SIR CLAUDE scrive alla scrivania. Entra EGGERSON.
SIR CLAUDEAh, eccola, Eggerson! Puntuale come sempre.


Mi dispiace doverla far salire fino a Londra,
da Joshua Park, per una commissione simile.
Ma sa che mia moglie non vorrebbe che ad accoglierla
a Northolt ci fosse altri che lei. E non potevo mandare Colby.
Non è questo il modo di preparare il loro primo incontro,
al suo ritorno dalla Svizzera.
EGGERSONImpossibile, Sir Claude!


Una situazione delicatissima —
il suo primo incontro con il signor Simpkins.
Ma ero contento della scusa per venire a Londra:
ho passato la mattinata a far compere! Attrezzi da giardinaggio.
Quante cose servono per un giardino!
E ho pensato: è il momento giusto per comprare attrezzi nuovi,
così da non perdere un istante alla fine dell’inverno.
E ho trovato una stoffa intonata per la signora E.,
che desiderava da un pezzo. Sarà contenta.


Poi ho pranzato al magazzino — hanno un ristorante;
un ottimo pranzo, e a buon mercato, per i tempi che corrono.
Ma dov’è il signor Simpkins? Sarà qui?
SIR CLAUDEStamattina ho dovuto mandarlo alla City,


ma tornerà, spero, prima che lei parta.
EGGERSONE come se la cava? A meraviglia, ne sono certo,


dato che non ho più saputo nulla dall’ultima volta che sono venuto.
SIR CLAUDEBeh, naturalmente, Eggerson, lei è insostituibile…
EGGERSONOh, Sir Claude, non dovrebbe dirlo!


Il signor Simpkins è molto più qualificato di quanto fossi io
per essere il suo segretario privato.
Stava prendendo le misure, e in fretta,
nel tempo in cui abbiamo lavorato insieme.
Tutto ciò che gli serve è fiducia.
SIR CLAUDEEd esperienza.


Con un giovane è necessario qualche assestamento.
Ma mi pare che stia afferrando il meccanismo,
e credo che cominci a prenderci un vivo interesse.
EGGERSONE sta superando la sua delusione?


Naturalmente non gliene ho mai parlato:
è solo quello che mi ha detto lei.
SIR CLAUDERiguardo alla sua musica.


Sì, credo di sì. Capisco che cosa prova.
È come me, Eggerson. La stessa delusione
in forma diversa. Non dimenticherà
che la sua grande ambizione era di fare l’organista,
proprio come io non posso dimenticare… non importa.
La cosa importante era trovare qualcos’altro
che potesse fare, e fare bene. E credo che l’abbia trovato,
proprio come feci io. Gli parlerò di me.
Ma finora l’ho lasciato a se stesso:
ho pensato che si sarebbe adattato più in fretta a questa vita
se avessimo cominciato su un piano puramente d’affari.
EGGERSONSenza dubbio è la cosa migliore. Mentre vive ancora


dalla zia a Teddington, e viene su ogni giorno,
proprio come facevo io. E l’appartamentino nella corte?
Fra quanto sarà pronto per lui?
SIR CLAUDEDevono ancora finire le pareti. E poi va ammobiliato.


Sto cercando di trovargli un pianoforte davvero buono.
EGGERSONUn pianoforte? Sì, sono certo che si sentirà a casa


quando avrà un pianoforte. Lei pensa a tutto.
Ma se posso permettermi un suggerimento: le cassette da finestra!
Ha mostrato tanto interesse per il mio giardino
che credo dovrebbe avere le cassette da finestra.
Un giorno vorrà un giardino tutto suo. E sì, una vaschetta per gli uccelli!
SIR CLAUDEUna vaschetta per gli uccelli? Nella corte? A che scopo?
EGGERSONMi ha detto che gli piace molto osservare gli uccelli.
SIR CLAUDEMa non ci saranno uccelli — nessuno che valga la pena osservare.
EGGERSONNon saprei, Sir Claude. Proprio l’altro giorno


ho letto una lettera sul Times sugli uccelli selvatici avvistati a Londra:


e sono certo che, se qualcuno li troverà, sarà il signor Simpkins.
SIR CLAUDEBene, lasciamo perdere per ora. Dato che abbiamo un po’ di tempo


prima che lei parta per Northolt — l’automobile sarà pronta —
pensiamo a che cosa dirà a Lady Elizabeth,
tornando dall’aeroporto, a proposito di Colby.
Credo che dovrebbe avvertirla
di chi incontrerà al suo arrivo.
EGGERSONCome vorrebbe che affrontassi l’argomento?
SIR CLAUDENaturalmente sa che lei desiderava ritirarsi,


dato che ne abbiamo discusso a proposito della sua sostituzione.
Ma sa bene che lo considera — beh, a tutti gli effetti
uno di famiglia.
EGGERSONÈ un grande complimento.
SIR CLAUDEE ben meritato; ma piuttosto scomodo


quando si tratta di nominare un successore.
Rende molto difficile sostituirla.
Ritiene di dover avere voce nella scelta;
e per di più è convinta che lei, più di chiunque altro,
sappia giudicare il carattere meglio di me.
EGGERSONOh, non direi, Sir Claude!


Ha troppo rispetto per il suo genio negli affari.
Ma è vero che crede di avere ciò che chiama «guida».
SIR CLAUDELa guida. È peggio che credere nel proprio giudizio:


su quello si potrebbe discutere. Con la guida non si discute.
Ma se dovesse sembrare perplessa, o seccata
del fatto che ho fatto la nomina durante la sua assenza,
dica che lei ha dovuto lasciare per ordine del medico.
Si è sempre preoccupata della sua salute,
perciò sarà comprensiva. E quanto a Colby —
dica che il signor Simpkins aveva ottime referenze,
e dica che ho dovuto decidere in fretta
perché aveva un’altra offerta molto allettante.
Qualcosa del genere. Non ci si dilunghi troppo.
E spero proprio che le piaccia subito:
se sarà così, finirà di sicuro per credere
di averlo scelto lei stessa. A proposito, non dimentichi
di farle sapere che è molto musicale.
Potrà portarlo ai concerti. Ma non esageri!
EGGERSONMe ne ricorderò. La musica.
SIR CLAUDEE a proposito,
quanto le ha detto in realtà di lei?
Ricorda, le ho chiesto di prepararlo un poco;
ci sono cose che lei saprebbe dire meglio di me,
e modi in cui potrebbe rassicurarlo
meglio di me. Con lei è più a suo agio
che con me.
EGGERSONOh, non deve dirlo!


Anche se ho fatto del mio meglio per guadagnarmi la sua fiducia.
Le ho accennato al suo interesse per la Luce dall’Oriente.
SIR CLAUDEE l’Apocalisse? E la Sapienza di Atlantide?
EGGERSONBeh, a dire il vero, Sir Claude, ho solo sfiorato questi argomenti:


sono troppo profondi per me. E ho pensato: il signor Simpkins
è molto istruito. Comincerà presto ad afferrarli.
No, non gli ho detto molto di Lady Elizabeth.
Ma c’è una cosa che vorrei sapere —
se non le dispiace — prima di andare a incontrarla.
Fra quanto intende… spiegare il signor Simpkins?


Regolarizzare la sua posizione in famiglia?
Mi disse che era questa la sua intenzione finale.
SIR CLAUDEQuando — o addirittura se — rivelerò la sua identità


dipende da come lei lo prenderà. Questo pomeriggio
saprà soltanto che lei si è finalmente ritirato
e che ha un giovane successore,
un certo signor Colby Simpkins.
EGGERSONSemplicemente il signor Simpkins.
SIR CLAUDELe ragioni per farlo cominciare durante la sua assenza


sono chiarissime. Ma oltre a quel punto
non le ho ancora esposto i miei piani.
Il motivo per cui non le ho mai parlato di lui,
il motivo per cui lo incontrerà come semplice signor Simpkins,
è che lei ha un forte istinto materno…
EGGERSONMe ne rendo conto.
SIR CLAUDEChe è stato sempre frustrato.
EGGERSONSono certo che è stato un dolore per entrambi


non aver mai avuto figli.
SIR CLAUDENon peggiore, Eggerson,


di quello suo e di sua moglie, per aver avuto un figlio
caduto in guerra, e la sua tomba ignota.
EGGERSONE lei sta pensando senza dubbio che Lady Elizabeth


sarebbe richiamata al figlio che ha perduto.
SIR CLAUDEIn tutt’altro modo, sì. Si potrebbe dire smarrito,
dato che il padre è morto e non c’è modo di rintracciarlo.
Sì, pensavo al suo figlio scomparso:
date le circostanze, questo potrebbe renderla gelosa.
Ho spiegato tutto questo a Colby — al signor Simpkins.
EGGERSONCapisco che cosa intende.
SIR CLAUDEPrima deve affezionarsi a lui:


e allora, Eggerson, non dispero
che, nella convinzione che sia orfano,
voglia che lo adottiamo.
EGGERSONAdottarlo! Sì, davvero,


quella sarebbe la soluzione. Sì, addirittura ideale.
SIR CLAUDESono lieto che concordi. Il suo appoggio sarà utile.
EGGERSONSarò felicissimo di raccomandarlo.
SIR CLAUDENon deve esagerare! Ma la sua approvazione conta.


Sa bene che tiene in altissimo conto il suo parere.
EGGERSONBeh, credo che una volta o due, forse…


Ma temo che lei sopravvaluti la mia influenza.
Non sono mai riuscito a farle piacere la signorina Angel;
si distrae ogni volta che la nomino.
SIR CLAUDEMa di Lucasta — la signorina Angel — sapeva fin dall’inizio.


Quella era una difficoltà. E ce ne sono altre.
Tanto per cominciare, sono tutte e due donne.
EGGERSONVero.
SIR CLAUDEMa non credo che badi molto alla signorina Angel.


Semplicemente non la vede. E la signorina Angel
si sposerà presto, immagino.
EGGERSONLo spero anch’io. Una sistemazione quanto mai adatta.


Ma mi dica una cosa: se si arrivasse al punto
in cui Lady Elizabeth volesse adottarlo —
una soluzione ammirevole — che cosa seguirebbe?
Le farebbe sapere, allora, che il signor Simpkins
è in realtà suo figlio?
SIR CLAUDEÈ lì che brancolo nel buio.


Non riesco proprio a immaginare quale sarebbe la sua reazione.
C’è molto che non capisco di mia moglie.
C’è sempre qualcosa che si ignora
di chiunque, per quanto bene lo si conosca;
e può essere qualcosa della massima importanza.
È quando sei sicuro di capire una persona
che rischi di sbagliare su di lei nel modo peggiore.
A dire il vero, c’è molto che non so
di lei, Eggerson, benché abbiamo lavorato insieme
per quasi trent’anni.
EGGERSONQuasi trentuno.


Ma ora che me lo mette così bene,
devo ammettere che c’è molto che non capisco


di mia moglie.
SIR CLAUDEE altrettanto


lei non sa di lei. E altrettanto
lei non sa di me — di questo non sono così sicuro!
La mia regola è ricordare che non capisco nessuno,
ma d’altra parte non essere mai sicuro
che gli altri non capiscano me — molto meglio
di quanto mi farebbe piacere pensare, forse.
EGGERSONE devo dedurne


che non è sicuro di capire nemmeno il signor Simpkins?
SIR CLAUDEUn richiamo opportuno. Forse dovrà ripetermelo.


Ma ormai dovrebbe essere tornato. E allora la lascio.
Devo telefonare ad Amsterdam, e forse a Parigi.
Ma quando lei tornerà con Lady Elizabeth
sarò pronto ad aspettarvi per presentarlo.
(didascalia)[Entra COLBY SIMPKINS con una cartella]
SIR CLAUDEAh, Colby, stavo appunto dicendo a Eggerson


che era ora che tornasse. La mattinata è andata bene?
COLBYHo quel che voleva, Sir Claude. Buon pomeriggio,


signor Eggerson. Temevo di non trovarla più.
EGGERSONParto fra mezz’ora, signor Simpkins.
SIR CLAUDEOra vi lascio. Ma quando Eggerson tornerà


con Lady Elizabeth, vi raggiungerò.
(didascalia)[Esce SIR CLAUDE]
COLBYSono contento che non debba andarsene subito.


Sono piuttosto nervoso per questo incontro.
Mi ha detto pochissimo di Lady Elizabeth,
e Sir Claude stesso non mi ha detto molto:
così non ho idea di come dovrei comportarmi.
B. Kaghan mi ha raccontato qualcosa di lei,
ma è piuttosto allarmante.
EGGERSONIl signor Kaghan è prevenuto.


Non è mai andato d’accordo con Lady Elizabeth.
Non gli dia retta. Capisce Sir Claude,
e a Sir Claude è sempre stato molto riconoscente,
come è giusto che sia. Sir Claude lo scelse
e gli diede l’avvio. E lui ne ha tratto il massimo —
questo glielo riconosco. Un esempio incoraggiante
per lei, signor Simpkins. Sarà una potenza nella City!
E ha un cuore d’oro. Ma, senza girarci intorno,
è un diamante piuttosto grezzo. Modi assai disinvolti;
e Lady Elizabeth non gli ha mai preso simpatia.
Ma lei, signor Simpkins, è tutt’altra cosa.
COLBYNon capisco perché dovrebbe essere così diverso.


B. Kaghan mi piace. L’ho trovato molto disponibile
e ottima compagnia anche fuori dagli affari.
EGGERSONOh sì, il signor Kaghan è ottima compagnia.


A volte mi fa ridere. E io non rido facilmente.
È un bel tipo di spiritoso. Anzi, la signora E.
a volte mi dice: «Eggerson, perché non mi fai ridere
come faceva B. Kaghan?» L’ha visto una volta sola;
ma sa che cosa fece? Cominciò a chiamarla Muriel —
nei primi dieci minuti! Io ero inorridito.
Ma a lei in realtà piacque. Muriel è il suo nome.


Ha un certo modo con le signore, sa.
Ma con Lady Elizabeth non ha avuto altrettanto successo.
Una volta lei lo definì «senza distinzione»;
ma con lei, come dicevo, sarà tutt’altra cosa.
Vedrà subito che lei è un uomo di cultura;
e poi lei è molto musicale.
COLBYGrazie dell’avvertimento!
EGGERSONPerciò, se non le dispiace, accennerò subito


al fatto che lei è un musicista.
COLBYStarò in guardia.
EGGERSONLa sua musica sarà di certo una gran risorsa


con Lady Elizabeth. Gliela invidio.
Io ho sempre cantato nel nostro coro parrocchiale
e alla funzione dei canti natalizi. Ma vorrei essere musicale.
COLBYContinuo a non sentirmi molto ben preparato a incontrarla.
(didascalia)[Un bussare fragoroso. Entra B. KAGHAN]
(didascalia)Entra B. Kaghan. Ciao Colby!
KAGHANE ciao Eggers! Sono contento di trovarla qui.
È una fortuna per Colby.
EGGERSONE perché mai, signor Kaghan?
KAGHANPerché c’è Lucasta con me! La solita catastrofe.


È venuta a scucire un po’ di contante dalla cassa.
In bancarotta di nuovo! Così ho pensato di portarla
e di salire avanti io, per attutire il colpo a Colby.
Ma dato che c’è lei, Eggers, posso rilassarmi.
Mi godrò la partita dalla linea laterale.
(didascalia)[Entra LUCASTA ANGEL]
LUCASTAEggy, ho perso il posto!
EGGERSONDi nuovo, signorina Angel?
LUCASTASì, di nuovo! E gli sta bene!
EGGERSONÈ stata, presumo, ostinatamente in ritardo.
LUCASTASi sbaglia, Eggy. È pura ingiustizia.


Per due mesi ho archiviato quelle carte
che nessuno voleva mai — almeno, fino a ieri.
Poi, giusto per sfortuna, il capo volle una lettera
e io non riuscii a trovarla. E allora si insospettì
e chiese cose che di sicuro non gli servivano —
solo per far dispetto! E non ne trovai neanche una.
Ma sono tutte archiviate da qualche parte, ne sono certa, quindi che problema c’è?
Ma chi è questo, Eggy? È Colby Simpkins?
Presentatemelo, l’uno o l’altro di voi.
EGGERSONIl signor Simpkins, la signorina Angel. Come sa, signorina Angel,


il signor Simpkins ha preso il mio posto.
LUCASTAE sa che io sono uno dei suoi compiti?


L’ha preparato a prendersi cura anche di me?


Lo sapeva, Colby? Io sono Lucasta.
Solo Eggy mi chiama signorina Angel,
tanto per infastidirmi. Non trova
che Lucasta mi si addica di più?
COLBYSono certo che le si addicono entrambi.
LUCASTASnobbata di nuovo! Immagino di essermela cercata.


Ecco che cosa comporta la maledizione di un nome come Angel.
Sto pensando di cambiarlo. Ma, Colby,
lo sa che sono una delle sue responsabilità?
COLBYNo, temo di non saperlo.
EGGERSONNon deve cederle, signor Simpkins.
Io non lo faccio mai. Dico sempre
che se si dà alla signorina Angel un dito
lei si prende un’elle.
LUCASTAElle come Lucasta.


Continui, Eggy. Non gli dia retta, Colby.
Colby, lei è sposato?
COLBYNo, non sono sposato.
LUCASTAAllora non mi dispiace farmi vedere con lei in pubblico.


Può portarmi fuori a cena. Una ragazza che lavora come me
ha spesso una gran fame — vivendo con un’inezia —
a cuocersi una salsiccia sul fornello a gas…
EGGERSONNon deve credere a una sola parola di quel che dice.
LUCASTAIl signor Simpkins crederà a tutto quello che dico,


signor Eggerson. E so che sarà gentile con me


quando lei sarà fuori dai piedi. Perché non lo lascia parlare?
Eggy in fondo è quasi umano, Colby.
È solo che ha un terrore folle della signora Eggerson;
ecco perché non mi ha mai invitata a pranzo.
EGGERSONLasciamo fuori la signora Eggerson da tutto questo, signorina Angel.
LUCASTAÈ quello che dice sempre, Colby,


quando nomino la signora Eggerson. Abbocca ogni volta.
B.! Che cosa hai raccontato di me a Colby?
KAGHANÈ inutile raccontare di te a chicchessia:


nessuno crederebbe alla tua esistenza
finché non ti incontra. Colby vacilla ancora.
Sarà una mia responsabilità,
come tuo fidanzato, proteggere Colby da te.
Ma prima affrontiamo la crisi finanziaria.
LUCASTASì, Eggy, vuole dare lei la triste notizia a Claude?


Intanto, dovrà saccheggiare la cassa per me. Muoio di fame.
KAGHANLe ho appena offerto il pranzo. Il problema con Lucasta


è come tenerla sfamata fra un pasto e l’altro.
LUCASTAB., sei una bestia. Ho un appetito piccolissimo.


Ma il punto è che sono senza un soldo.
KAGHANHa avuto una settimana di stipendio in luogo del preavviso.
LUCASTAB., ricordati che sei mio fidanzato solo in prova.


Posso avere un po’ di denaro, Eggy?
EGGERSONNon sono più io a occuparmene


e quell’incombenza non è passata al signor Simpkins:


Sir Claude intende trattare queste faccende di persona.
Dovrà chiedere a Sir Claude. Ma gliene parlerò io
al ritorno da Northolt.
LUCASTAVa a incontrare Lizzie?
EGGERSONVado a incontrare Lady Elizabeth a Northolt.
LUCASTABeh, non ho intenzione di essere sulla scena quando arriva.
KAGHANE io non ho intenzione di lasciarti con Colby.


Ne ha avuto abbastanza per un giorno solo. Segui il mio consiglio, Colby.
Non concedere mai a Lucasta il minimo vantaggio
o lei lo sfrutterà. Con lei bisogna essere duri;
è dura come i chiodi. Ora te la tolgo dai piedi.
Ti farò vedere come si fa. Andiamo, Lucasta,
farò le cose in grande e ti porterò fuori a prendere il tè.
LUCASTAMuoio dalla voglia del tè. La tensione di questa crisi


è stata troppo per me. Un’altra volta, Colby.
La chiamerò, e mi lascerò portare fuori a pranzo.
(didascalia)[Esce LUCASTA]
KAGHANCon calma, Colby. Ci farai l’abitudine.
(didascalia)[Esce KAGHAN]
COLBYEgg… Signor Eggerson!
EGGERSONSì, signor Simpkins?
COLBYLei mi sembra sano di mente. E credo di esserlo anch’io.
EGGERSONNon ho dubbi né sull’uno né sull’altro punto, nessunissimo.
COLBYE anche B. Kaghan mi è sempre parso sano di mente.
EGGERSONLo definirei il ritratto stesso della sanità mentale.
COLBYMa di sicuro non mi aveva avvertito riguardo alla signorina Angel.


Come la mettiamo con lei?
EGGERSONOh, la signorina Angel.


È piuttosto sventata. Ma ha buon cuore.
COLBYMa davvero si rivolge a Sir Claude Mulhammer


chiamandolo Claude? In faccia?
EGGERSONProprio così.
COLBYE chiama Lady Elizabeth «Lizzie»?
EGGERSONBeh, non in sua presenza. Non quando c’ero io.


No, non credo che lo farebbe. Ma la chiama Lizzie,
a volte, parlando con Sir Claude. E sa una cosa?
Credo che a lui la faccenda diverta.
COLBYBeh, forse divertirà anche me.


Ma mi ha fatto girare la testa — tutti quei nomi di battesimo
la prima volta che l’ho incontrata. Non ci sono abituato.
EGGERSONCi farà presto l’abitudine. Chiamerà me Eggers


prima di accorgersene!
COLBYNon me ne stupirei.


Ci sono quasi arrivato, poco fa.
Allora sarei stato certo di aver perso la ragione:
la sua influenza è addirittura spaventosa.
Ma mi parli di Lu… della signorina Angel:
che rapporto ha con questa casa?
EGGERSONBeh. Una specie di rapporto fiduciario.


No, non credo che sia proprio il termine giusto.
Non ha denaro suo, come avrà intuito;
ma credo che suo padre fosse amico di Sir Claude,
e lui si è assunto la responsabilità di lei.
In ogni caso si è comportato da padre —
un uomo molto generoso, Sir Claude.
A dire il vero, lei è una specie di spina nel suo fianco:
perde sempre il posto, perché non sa tenerselo.
Lui le passa un assegno — davvero più che adeguato,
anche se lei è sempre indebitata. Ma non deve preoccuparsi
per lei, signor Simpkins. Sposerà il signor Kaghan
alla fine. È un uomo che ottiene ciò che vuole,
e credo che sappia tenerla a bada. Se qualcuno può.
COLBYMa è probabile che sia una seccatura?
EGGERSONNon se non le si dà corda.


Io non gliel’ho mai data.
COLBYMa lei ha la signora Eggerson.
EGGERSONSì, è una gran protezione. E ho il mio giardino


a proteggermi dalla signora E. È la mia battuta.
COLBYBeh, non ho mai conosciuto nessuno come la signorina Angel.
EGGERSONCi farà l’abitudine, signor Simpkins.


Il tempo fa miracoli, è quel che dico sempre.
Ma non credo che dovrà vederla molto:
quella responsabilità non pesa sulle sue spalle.
Lady Elizabeth, invece, è un altro discorso.
COLBYAlmeno non credo che Lady Elizabeth


possa essere insolita quanto la signorina Angel.
EGGERSONOh sì, signor Simpkins, molto più insolita.
COLBYOh!
EGGERSONBeh, come le dicevo, lei è davvero una gran dama,


una grande dame, come dicono i francesi.
È questo che Sir Claude ammira in lei.
Una volta mi disse, in un momento di confidenza —
era appena tornato da un pranzo ufficiale —
«Eggerson», disse, «volevo una signora,
e sono perfettamente soddisfatto dell’affare».
È vero, naturalmente, che le sue parentele
a volte sono state utili. Ma lui non ci pensò:
non è di animo meschino — anche se nulla gli sfugge.
E che cuore generoso! È piuttosto socialista.
Io, per parte mia, sono un conservatore convinto.
COLBYMa Lady Elizabeth è molto insolita


anche per altri versi, oltre che per essere una gran dama?
EGGERSONMa sì, certo, devo ammettere che lo è.


Quasi tutte le sue stranezze sono del tutto innocue.
Ci farà presto l’abitudine. È quel che disse Sir Claude:
«Assecondala, Eggerson», disse, «assecondala».
Ma c’è un tratto che credo di aver già sfiorato:
è molto distratta.
COLBYSpero che non intenda


che ha dei vuoti di memoria.
EGGERSONNon intendevo questo.


No. Non ha molta memoria da perdere,
anche se a volte ricorda quando meno te lo aspetti.
Ma dimentica le cose. E le piace viaggiare,
soprattutto per la salute. E quando è all’estero
è capace di comprare una casa. E poi se ne va
e se ne dimentica del tutto. Può essere complicato
e molto costoso. Ne ho vissute delle belle!
Ricordo che tanto tempo fa dicevo alla signora E.,
quando avevamo comprato la nostra casa a Joshua Park
(con un mutuo, s’intende): «ora che ci siamo sistemati
tutto il viaggiare che voglio è arrivare alla City


e tornare a Joshua Park la sera,
e una volta l’anno la vacanza a Dawlish».
E pensare che era solo l’inizio dei miei viaggi!
È stato un privilegio davvero insolito
vedere tanta Europa quanta ne ho vista,
tirando Lady Elizabeth fuori dai suoi guai.
COLBYForse non arriverà nemmeno con questo aereo.
EGGERSONOh, potrebbe succedere. A volte si perde,
o perde il biglietto, o perfino il passaporto.
Ma non attraversiamo i ponti
prima di arrivarci. È quel che dico sempre.


E sono certo che le piacerà. È una tale signora!


E per di più ha buon cuore.
COLBYSembra che tutti abbiano buon cuore.


Ma c’è una cosa in cui credo, signor Eggerson:
che lei abbia un cuore gentile. E sono convinto


che riesca sempre a pensare il meglio di chiunque.
EGGERSONVedrà che ho ragione, glielo assicuro.
(didascalia)[Entra SIR CLAUDE]
SIR CLAUDEEhilà! Ancora qui? È ora che parta.
EGGERSONSto andando. C’è un sacco di tempo.
(didascalia)[Guarda l’orologio]
EGGERSONArriverò all’aeroporto con qualche minuto d’anticipo,
e poi c’è la dogana. Le porterà via un po’ di tempo,
per quel che so io.
Voce di LADY ELIZABETH MULHAMMER da fuori.* Apra quella valigia, voglio prenderne una cosa.


Scarti quello — è una bottiglia di medicinale.
Ora, Parkman, vuole darla all’autista?
Mi dice che soffre di catarro cronico.
SIR CLAUDEEhilà! Che cos’è?
(didascalia)[Apre la porta sul pianerottolo e ascolta]
SIR CLAUDEÈ qui, Eggerson! È la sua voce.
Dov’è? Oh, è uscita di nuovo.
(didascalia)[Va alla finestra e guarda giù in strada]
SIR CLAUDESta conversando con il tassista.
Di che cosa possono parlare? Sta entrando!
Voce di LADY ELIZABETH MULHAMMER da fuori.* No, Gertrude, non ho pranzato,


e non ne voglio ora. Mi porti solo del tè.
Niente insieme. No, dimenticavo:
non ha ancora imparato a fare il tè come si deve.
Una tazza di caffè nero. Sir Claude è in casa?
Parlerò prima con lui.
SIR CLAUDESanto cielo, Eggerson, che cosa può essere successo?
EGGERSONÈ assolutamente straordinario. Mi lasci scendere a riceverla.
SIR CLAUDEDove dovremmo essere? Che cosa dovremmo fare?


EGGERSON [sulla porta aperta]. Sta parlando con la cameriera. Sta salendo.
SIR CLAUDEColby, si sieda alla scrivania e prenda in mano delle carte.


Dobbiamo sembrare immersi negli affari.
(didascalia)[Entra LADY ELIZABETH MULHAMMER]
SIR CLAUDEEGGERSON e SIR CLAUDE [insieme]. Lady Elizabeth!


Elizabeth!
SIR CLAUDEChe diamine è successo?
EGGERSONLady Elizabeth! Questa sì che è una sorpresa.
LADY ELIZABETHChe cosa c’è di sorprendente, Eggerson? Sono arrivata, tutto qui.
EGGERSONStavo giusto partendo per Northolt a incontrarla.
LADY ELIZABETHÈ stato molto premuroso da parte sua, Eggerson,


ma del tutto inutile. E poi
non sono venuta in aereo. Sono arrivata a Victoria.
SIR CLAUDEVuoi dire che hai cambiato il biglietto?
EGGERSONSì, come ha fatto a cambiare il biglietto?
LADY ELIZABETHSono andata all’agenzia e me l’hanno cambiato.


Non capisco perché siate tutti e due così sorpresi.
Sapete che sono una viaggiatrice espertissima.
SIR CLAUDEOh sì, certo che lo sappiamo, Elizabeth.


Ma perché hai cambiato programma?
LADY ELIZABETHPer via di Mildred Deverell.


Ha fatto la cura insieme a me
e non può viaggiare in aereo — dice che le dà il mal di mare;
così abbiamo preso il treno di notte e attraversato la Manica.
Ma chi è questo giovanotto? Il suo viso mi è familiare.
SIR CLAUDEQuesto giovanotto è il successore di Eggerson.


Sai che Eggerson aveva intenzione di ritirarsi…
EGGERSONPer ordine del medico, Lady Elizabeth:


il dottore è stato molto perentorio…
SIR CLAUDEIl signor Simpkins aveva referenze fortissime…
EGGERSONE nello stesso tempo aveva un’altra offerta allettante:


così abbiamo dovuto decidere in fretta.
SIR CLAUDENon volevo disturbarti, durante la tua cura…
EGGERSONE il signor Simpkins è molto più qualificato


di me a fare il segretario privato.
Per di più, è molto musicale.
LADY ELIZABETHMusicale?


Non è questo il giovanotto che ho intervistato io
e raccomandato a Sir Claude? Ma certo che è lui.
Ricordo di aver detto: «Ha una bell’aura».
Ricordo l’aura delle persone quasi meglio dei loro volti.
Come ha detto che si chiama?
SIR CLAUDEColby Simpkins.


LADY ELIZABETH [contando sulle dita]. Tredici lettere. È molto di buon auspicio —


al contrario di quel che pensa la maggior parte della gente.
Lei dovrebbe essere artistico. Ma ha l’aria piuttosto gracile.
Devo darle delle lezioni sull’arte della salute.
Dov’è la sua casa, signor Colby?
COLBYSimpkins.
EGGERSONIl signor Colby Simpkins.
LADY ELIZABETHPreferisco Colby.


Dove abita?
SIR CLAUDELa sua casa è fuori Londra.


Ma lo voglio più a portata di mano —
sai che seccatura è stata per Eggerson —
perciò sto facendo rimettere a nuovo l’appartamentino nella corte.
LADY ELIZABETHMa tutto nei colori sbagliati, ne sono certa. Mio marito


non comprende l’importanza del colore
per la nostra vita spirituale, signor Colby.
E nemmeno, mi duole dirlo, Eggerson.
Che colore avete scelto, voi due?
SIR CLAUDEPensavo che un giallo primula sarebbe stato allegro.
LADY ELIZABETHProprio come immaginavo. Un giallo primula


sarebbe assolutamente nefasto per il signor Colby.
Gli serve un malva chiaro. Me ne occuperò io.
Ma non oggi. Ora vado a riposare.
In un vagone letto è del tutto impossibile
trovare la propria ora di quiete. Un’ora di quiete al giorno
è essenziale, dice il dottor Rebmann.
SIR CLAUDERebmann? Credevo si trattasse di un dottor Leroux.
LADY ELIZABETHIl dottor Leroux è a Losanna.


Io sono stata a Zurigo, dal dottor Rebmann.
SIR CLAUDEMa dovevi andare dal dottor Leroux


a Losanna. Che cosa ti ha fatto andare a Zurigo?
LADY ELIZABETHEcco, ero appena arrivata a Losanna


che chi ti incontro se non Mildred Deverell.
Andava a Zurigo. E mi disse: «Vieni a Zurigo!
C’è un dottore meraviglioso che insegna il controllo della mente».
Così proseguii per Zurigo.
SIR CLAUDECosì proseguisti per Zurigo.


Ma credevo che il dottore di Losanna insegnasse il controllo della mente.
LADY ELIZABETHNo, Claude, lui insegna soltanto il controllo del pensiero.


Il controllo della mente è tutt’altra faccenda:
è più avanzato. Ma te ne ho scritto per filo e per segno.
SIR CLAUDEÈ vero, mi hai mandato delle cartoline da Zurigo;


ma sai che non riesco a decifrare la tua calligrafia.
Mi piace ricevere le cartoline, giusto per sapere dove sei
leggendo il timbro postale.
LADY ELIZABETHMa Claude, sono contenta di vedere


che hai seguito il mio consiglio.
SIR CLAUDEIl tuo consiglio? Riguardo a che cosa?
LADY ELIZABETHDi assumere il signor Colby. Sono davvero costernata!


Non è il primo segno che ho notato
del cedimento della tua memoria. Devo persuaderti
a fare un ciclo di cure dal dottor Rebmann —
no, al tuo stadio, credo, dal dottor Leroux.
Non ricordi? Dissi prima di partire:
«Fidati per una volta della mia guida e assumi quel giovanotto».
Ebbene, quello era il signor Colby.
SIR CLAUDEOh, capisco.


Sì, adesso comincio a ricordare.
Devo aver agito seguendo la tua guida.
LADY ELIZABETHDevo spiegarle, signor Colby,


che dovrò dividerla con mio marito.
Domani prenderà il tè con me,
e allora le parlerò dei miei comitati.
Ora devo andare a riposare.
SIR CLAUDESì, va’ a riposare.


Io sono nel mezzo di certi affari col signor…
LADY ELIZABETHColby!
(didascalia)[Esce LADY ELIZABETH]
SIR CLAUDEÈ andata davvero a cambiarsi il biglietto da sola.


È qualcosa di inaudito.
EGGERSONStraordinario, vero!
SIR CLAUDESe è questo che il dottore di Zurigo ha fatto per lei,


gli do il massimo dei voti. Beh, Eggerson,
pare che l’abbia fatta salire a Londra per niente.
EGGERSONOh, non per niente! Non me lo sarei perso.


E poi, come le dicevo, ho fatto qualche compera.
Ma è meglio che vada. Signor Simpkins —
se dovesse capitare qualcosa di imprevisto


e lei si trovasse spiazzato, mi chiami al telefono.
Se non sono in casa, sarò fuori in giardino.
E farò un salto in città in qualunque giorno, se ha bisogno di me.
Anzi, la signora E. ha detto: «Vorrei che ci telefonasse!
Sono certa che ha una voce molto raffinata».
COLBYGrazie mille, lo farò. È rassicurante


sapere di averla sempre alle spalle
se mi caccio nei guai. Ma spero
di non doverla disturbare spesso.
EGGERSONOh, e dimenticavo… La signora E. continua a dire:


«Perché non lo inviti a cena una domenica
Ma io dico: «Non possiamo chiedergli di venire
fin quaggiù a Joshua Park, in questa stagione
E ho detto: «Pensiamoci in primavera,
quando il giardino sarà davvero un piacere da vedere».
Bene, vado.
SIR CLAUDEArrivederci, e grazie, Eggerson.
EGGERSONBuona giornata, Sir Claude. Buona giornata, signor Simpkins.
(didascalia)[Esce EGGERSON]
SIR CLAUDEBene, Colby! Finora l’ho chiamata signor Simpkins


in pubblico, per prudenza.
Come avevamo stabilito. Ma dopo due mesi —
e dato che mia moglie insiste nel chiamarla signor Colby —
comincerò a chiamarla Colby davanti a tutti.
COLBYSono certo che sarà più facile per entrambi.
SIR CLAUDEIl suo arrivo improvviso è stato molto sconcertante:


come avrà capito, una cosa simile non era mai accaduta.
Così l’incontro non è andato proprio come avevo previsto;
eppure credo che sia stato tutto per il meglio.
È andato molto bene. È evidentissimo
che le ha preso subito simpatia.
COLBYHa davvero creduto


di avermi già visto?
SIR CLAUDEImpossibile dirlo.


Il punto è che ha preso una cotta per lei
e perciò l’accampa come cosa sua. È molto soddisfacente.
Ha dato per scontato che lei debba avere l’appartamento —
domani sarà certa di averlo proposto lei.
Perciò sono abbastanza fiducioso che, presto,
potremo mettere le cose su basi permanenti.
COLBYDevo confessare che, fino a questo punto,


non sono riuscito a sentirmi molto tranquillo.
E quel che lei ha in mente mi sembra ancora
come costruire la mia vita su un inganno.
Crede davvero che Lady Elizabeth
possa mai accettarmi come se fossi suo figlio?
SIR CLAUDECome se fosse suo figlio? Se arriverà a pensare a lei


come al tipo d’uomo che sarebbe stato suo figlio —
e credo che lo farà: sebbene io sia perfettamente convinto
che suo figlio sarebbe stato una persona di tutt’altro tipo —


allora lei diventerà suo figlio, ai suoi occhi. È fatta così.


Anzi, non mi sorprenderebbe se arrivasse a credere
che lei è davvero suo figlio, invece che mio.
Ha sempre vissuto in un mondo di finzione,
e il meglio che si possa fare è guidare le sue illusioni
nella direzione giusta.
COLBYNon mi pare del tutto onesto.


Se dobbiamo tutti vivere in un mondo di finzione,
è un bene per noi? O una gentilezza verso di lei?
SIR CLAUDESe non si ha la forza di imporre alla vita le proprie condizioni,


bisogna accettare quelle che essa offre.
Ma mi dica prima — ho una ragione per chiederlo —
le piace il suo lavoro? Non lo trova sgradevole?
Non sto cambiando argomento: ci sto tornando.
Sa che l’ho lasciata deliberatamente solo,
e finora abbiamo discusso solo di affari correnti,
pensando che le sarebbe stato più facile
cominciare con un rapporto piuttosto formale
nell’adattarsi a una situazione nuova.
COLBYLe sono molto grato di questo:


è davvero una situazione nuova e strana,
e nulla di essa mi è ancora reale.
SIR CLAUDEMa ora voglio che sia diverso. È curioso, Colby.


Non mi ero reso conto, finché lei non è entrato qui con me,
che ci conosciamo a malapena.
COLBYImmagino che non ce ne sia stata l’occasione.
SIR CLAUDEQuando lei era bambino, apparteneva a sua zia,


o almeno così me lo faceva sentire lei. Non l’ho mai visto solo.
E poi, quando vi mandai tutti e due in Canada
durante la guerra — forse fu un errore,
anche se sembrava avere vantaggi così evidenti
che al momento non ebbi dubbi — sono cinque anni;
e poi la sua scuola, e il servizio militare,
e poi il suo assorbimento nella musica…
COLBYAveva cominciato chiedendomi come trovo questo lavoro.
SIR CLAUDESì, come lo trova?
COLBYIn un certo senso, esaltante.


Scoprire che c’è qualcosa che so fare
e così remoto dai miei interessi di prima.
Mi dà, in un certo senso, una specie di fiducia in me stesso
che non ho mai avuto. Eppure al tempo stesso
è piuttosto inquietante. Non intendo il lavoro:
intendo, riguardo a me stesso. Come se stessi diventando
una persona diversa. Proprio come, immagino,
quando si impara a parlare correntemente una lingua straniera,
tanto da poterci pensare — ci si sente
una persona un po’ diversa mentre la si parla.
Non sono affatto sicuro che mi piaccia l’altra persona
che sento di stare diventando — benché mi affascini.
Eppure di tempo in tempo, quando meno me l’aspetto,
quando la mente si sgombra e si svuota, camminando per strada
o svegliandomi nella notte, allora la persona di prima,
quella che ero, torna a prendere possesso di me:
e sono di nuovo l’organista deluso,
e per un attimo la cosa che non so fare,
l’arte in cui non potrei mai eccellere,
mi pare l’unica cosa che valga la pena di fare, l’unica cosa
che io voglia fare. Devo combattere quella persona.
SIR CLAUDECapisco quel che sta dicendo


molto meglio di quanto lei creda. È la mia stessa esperienza
che lei sta ripetendo.
COLBYLa sua esperienza?
SIR CLAUDESì, io non volevo fare il finanziere.
COLBYChe cosa voleva fare?
SIR CLAUDEVolevo fare il ceramista.
COLBYIl ceramista!
SIR CLAUDEIl ceramista. Quando ero ragazzo


amavo dar forma alle cose. Amavo la forma e il colore
e amavo la materia che il ceramista maneggia.
Quasi tutti pensano che uno scultore o un pittore
sia qualcosa di più eccellente di un ceramista.
Quasi tutti pensano alla ceramica o alla porcellana
come a semplice uso, o decorazione —
in entrambi i casi, un’arte inferiore.
Per me non sono né «uso» né «decorazione» —
cioè decorazione come sfondo del vivere;
per me sono la vita stessa. Stare fra tali cose,
se è una fuga, è una fuga dentro il vivere,
fuga da un mondo sordido verso un mondo puro.
La scultura e la pittura — ne ho dei bei pezzi —
ma non hanno quella… lontananza che ho sempre desiderato.
Voglio un mondo dove la forma sia la realtà,
di cui il sostanziale non è che l’ombra.
È strano. Non ne ho mai parlato con nessuno.
Mai fino ad ora. Prova anche lei qualcosa di simile
quando è solo con la sua musica?
COLBYEsattamente lo stesso.


Per tutto il tempo che ha parlato, ho tradotto
in termini di musica. Ma posso chiederle:
con questa passione per… la ceramica, come è successo
che non ne ha fatto la sua professione?
SIR CLAUDELe pressioni della famiglia, in primo luogo.


Mio padre — suo nonno — costruì questa azienda
partendo dal nulla. Era la sua passione.


La amava con la stessa devozione
che io davo all’argilla, e a ciò che se ne poteva ricavare —
a ciò che speravo di ricavarne. Credevo di disprezzarlo
quando ero giovane. Eppure ne avevo soggezione.
Mi sbagliavo, in entrambe le cose. Detestavo questo mestiere
finché non cominciai a sentirci la mia forza.
Quella vita mi cambiò, come sta cambiando lei:
comincia come una specie di finzione
e il fingere la rende reale.
Non è tutta la storia. Mio padre sapeva che lo odiavo:
e questo fu un dolore per lui. Sapeva, ne sono certo,
che per lungo tempo coltivai un rimprovero segreto:
ma dopo la sua morte, e allora era troppo tardi,
capii che aveva ragione. E per tutta la vita
ho espiato. Verso un padre morto,
che aveva sempre avuto ragione. Non l’ho mai capito.
Ero troppo giovane. E quando fui abbastanza maturo
per capirlo, lui non c’era più.
COLBYNon ha ancora spiegato perché arrivò a pensare


che suo padre avesse avuto ragione.
SIR CLAUDEPerché arrivai a capire


che non sarei mai diventato un ceramista di prim’ordine.
Non l’avevo dentro. È strano, no,
che un uomo possa avere una passione divorante
per qualcosa di cui gli manca la capacità?
Si potrebbe dire che un uomo abbia la vocazione
di essere un ceramista di second’ordine? Di essere, nel migliore dei casi,
un abile copista, posseduto dalla brama
di creare, quando si è del tutto privi di creatività?
Non credo. Perché arrivai a vedere
di aver sempre saputo, nei momenti segreti,
che non l’avevo dentro. Ci sono occasioni
in cui vengo rapito — una persona diversa,
trasfigurata nella visione di qualche meravigliosa creazione,
e sento ciò che dev’essere stato il sentire di chi la fece.
Ma nulla di ciò che ho fatto mi ha mai dato quella contentezza —


quello stato di estenuazione assoluta e di pace
che viene dal morire per dare vita a qualcosa…
Intendo che lei abbia un buon pianoforte. Il migliore.
E quando sarà solo al suo pianoforte, la sera,
credo che varcherà la porta segreta
ed entrerà nel mondo reale, come faccio io, a volte.
COLBYIn verità, mentre lei parlava, ho sentito


che erano i miei sentimenti quelli che esprimeva,
benché il mezzo sia diverso. So
che non sarei mai diventato un grande organista,
come aspiravo a essere. Non sono un esecutore;
sono soltanto un’ombra dei grandi compositori.
Sempre, quando suono per me,
sento la musica che avrei voluto scrivere,
come il compositore la sentì quando gli venne;
ma quando suonavo davanti ad altri
ero sempre consapevole che ciò che udivano


non era ciò che odo io quando suono per me.
Ciò che odo è la musica di un grande musicista,
ciò che odono loro è un’esecuzione inferiore.
Così ho rinunciato a suonare per gli altri:
sono felice solo quando suono per me.
SIR CLAUDESuonerà per sé. E quanto a me,


tengo i miei pezzi in una stanza privata.
Non è che non voglia che nessuno li veda!
Ma quando sono solo, e guardo a lungo una cosa sola,
a volte provo quel senso di identificazione
con chi l’ha fatta, di cui parlavo — un’estasi straziante
che rende la vita sopportabile. È tutto ciò che ho.
Immagino che prenda il posto della religione:
proprio come le indagini di mia moglie
in quella che lei chiama la vita dello spirito
sono una specie di surrogato della religione.
Suppongo che le persone davvero religiose —
non ne ho mai conosciute — sappiano trovare una qualche unità.
Poi ci sono anche gli uomini di genio.
Ce ne sono altri, mi pare, che nel migliore dei casi devono vivere
in due mondi — ciascuno una specie di finzione.
Siamo lei e io. Un giorno, forse,
le mostrerò la mia collezione.
COLBYGrazie.
SIR CLAUDEE forse, col tempo, mi lascerà sentire come suona.


Non ne parlerò più. Aspetterò che me lo chieda lei.
Capisce adesso che cosa intendevo quando parlavo
di accettare le condizioni che la vita le impone,
fino al punto di accettare… la finzione?
COLBYCredo di sì. Almeno, la capisco meglio


imparando a capire le condizioni
che la vita ha imposto a lei. Ma… qualcosa in me
si ribella ad accettare condizioni simili.
Sarebbe tutto molto più semplice se lei non fosse mio padre!


Mi ha colpito quel che ha detto poco fa,
quando ha parlato di non aver mai capito suo padre
finché non fu troppo tardi. E ha parlato di espiazione.
Perfino il suo non riuscire a capirlo,
di cui ha parlato — anche quello era un rapporto
di padre e figlio. Dev’essere una cosa frequente.
E la riconciliazione, dopo la sua morte,
che porta a compimento il rapporto. Lei è sempre stato suo figlio
e lui è ancora suo padre. Vorrei soltanto
avere qualcosa da espiare!
C’è qualcosa che manca, fra lei e me,
e che lei ha avuto, e ha, e sempre avrà, con suo padre.
Comincio a vedere come l’ho sempre pensata —
come una specie di protettore, un generoso benefattore:
più come un mecenate che come un padre —
il padre che è mancato negli anni dell’infanzia.
Quegli anni se ne sono andati per sempre. Gli anni vuoti.
Oh, mi dispiace terribilmente dire questo;
ma serve a spiegare quel che ho detto poco fa
sul ribellarmi alle condizioni
che la vita ha imposto.
SIR CLAUDEÈ colpa mia.


Ho sempre voluto evitare gli errori
che mio padre fece con me. Eppure mi pare
di aver commesso un errore più grande del suo.
COLBYSo che le sto facendo male e so


che mi odio per il male che le faccio.
SIR CLAUDENon deve pensarci.
COLBYLe sono molto grato di tutto quello che ha fatto per me;


e voglio fare del mio meglio per giustificare la sua bontà
con il lavoro che faccio.
SIR CLAUDECome mio segretario privato.
COLBYIl lavoro che faccio mi interessa davvero


e ne desidero altro. Non voglio che la mia posizione
sia, in nessun modo, una finzione.
SIR CLAUDENon lo sarà. Intanto dobbiamo semplicemente aspettare di sapere


quali nuove condizioni la vita ci imporrà.
Proprio quando crediamo di aver saldato il conto
la vita ce ne presenta uno nuovo, più difficile da pagare.
— Ora vado a sedermi un poco con le mie porcellane.
COLBYMi scusi, ma devo ricordarle:


ha quella riunione nella City
domani mattina. Mi aveva chiesto di preparare
certe cifre per lei. Le ho qui.
SIR CLAUDEMolto dipende da mia moglie. Sia paziente con lei, Colby.


— Oh sì, quella riunione. Dobbiamo passare in rassegna le cifre.
SIPARIO

Atto 2, Scena 1

Chi parlaBattuta
(didascalia)L’appartamentino nella corte, qualche settimana dopo. COLBY è seduto al pianoforte; LUCASTA in poltrona. Al levarsi del sipario si odono le ultime battute di un pezzo di musica.
LUCASTACredo che tu suoni terribilmente bene, Colby —


non che il mio parere conti qualcosa:


lo sai. Ma vorrei imparare qualcosa di musica.
Vorrei che m’insegnassi ad apprezzarla.
COLBYNon credo che ti servirà molto insegnamento;


non a questo stadio, almeno. Tutto ciò che ti serve all’inizio
è ascoltare più musica. E scoprire che cosa ti piace.
Quando saprai che cosa ti piace, e comincerai a conoscerlo bene,
allora vorrai imparare la sua struttura
e le varie forme, e i diversi modi di eseguirla.
LUCASTAMa se mi piacessero solo le cose sbagliate?
COLBYNo, sono sicuro che preferirai quelle giuste, quando le sentirai.


Ti ho fatto una prova. Parecchi dei pezzi
che ti ho appena suonato erano di seconda scelta,
e non ti sono piaciuti. Ti sono piaciuti quelli giusti.
LUCASTAColby, non sapevo che fossi così astuto!


Dunque le cose che mi sono piaciute erano quelle giuste?
Eppure sono terribilmente ignorante. Ci credi
che non sono mai stata a un concerto in vita mia?
Vado agli spettacoli solo quando qualcuno mi invita,
e nessuno mi ha mai invitata a un concerto.
All’Opera ci sono stata, certo, parecchie volte,
ma temo di non aver mai davvero ascoltato la musica:
mi piaceva solo andarci — per vedere gli altri,
e per farmi vedere! E perché ti senti tagliata fuori
se non vai mai all’Opera, in stagione.
Anche se mi sono sempre sentita tagliata fuori. E ti rendi conto
che nessuno ha mai suonato per me prima d’ora?
COLBYE questa è la prima volta che io suono per qualcuno…
LUCASTANon fare l’impostore. Lo sai che mi hai detto


che il pianoforte è stato consegnato solo questa settimana
e che l’hai fatto accordare ieri. Comunque, sono lusingata
di essere la tua prima visitatrice in questo appartamento
e la prima a sentirti suonare questo pianoforte.
COLBYNon è questo che intendevo. Intendo che non ho suonato


per nessuno da quando sono giunto alla conclusione
che non sarei mai diventato un musicista.
LUCASTATi è pesato, allora, suonare per me?
COLBYA dire il vero, credo di aver suonato meglio.


Non riesco a decidermi a suonare per gli altri,
e quando sono solo non riesco a dimenticare
che suono soltanto per me stesso.
Ma con te non era né solitudine né… gli altri.
LUCASTASono contenta di non essere «gli altri». Suonerai ancora per me


e m’insegnerai la musica?
COLBYSì, certo che lo farò.


Ma sono sicuro che quando imparerai qualcosa di musica —
e non ci vorrà molto — e sentirai dei bravi esecutori,
ti accorgerai in fretta di quanto io suoni male.
LUCASTADavvero, Colby, quante difficoltà sollevi!


Ma che ne diresti di portarmi a un concerto?
COLBYProprio l’altro giorno ti ho invitata…
LUCASTAAd andare a vedere quella commedia musicale americana!
COLBYBeh, ti avevo sentita dire che volevi vederla.
LUCASTAMa non con te!
COLBYL’hai messo bene in chiaro.


Ma perché non con me?
LUCASTAPerché a te non piacciono —


le commedie musicali americane. Credi che sia un complimento
invitare una donna a qualcosa che a lei piacerebbe
quando lei sa che a te non piacerebbe? Non è un complimento:


è soltanto… degnarsi. Ma se mi inviti
a qualcosa che piace a te — quello sì è un complimento.


Vuol dire che vuoi educarmi.
COLBYMa non sapevo


che tu volessi essere educata.
LUCASTANon lo sapevo nemmeno io.


Ma volevo che tu volessi educarmi;
e ora comincio a credere che lo voglia anch’io.
COLBYBene, allora t’invito al prossimo concerto…
LUCASTAAl prossimo a cui vuoi andare tu.
COLBYE forse mi lascerai raccontarti prima


del programma — o delle cose che voglio sentire.
Ti suonerò i temi, così li riconoscerai.
Meglio ancora, ti farò sentire i dischi al grammofono.
LUCASTAPreferirei che mi suonassi tu qualche brano, spiegandomelo.


Cominceremo subito la mia educazione.
COLBYSospetto che sia tu a educare me.
LUCASTAColby, sei davvero pieno di sorprese!


Non ho mai conosciuto un uomo ignorante come te
e che pure sapesse tante cose che non sospetteresti.
Forse è per questo che mi piaci.
COLBYNon è proprio quella la ragione.
LUCASTAOh, dunque credi che tu mi piaccia?


Non sapevo che fossi così presuntuoso.
COLBYNo, non è presunzione — la ragione a cui penso.


È qualcosa di molto semplice.
LUCASTAAllora vorrei che me lo dicessi.


Perché io non lo so.
COLBYLa prima volta che ci siamo incontrati


ti sforzavi molto di dare un’impressione falsa.
E poi ti sei accorta di non esserci riuscita.
LUCASTAAh, dunque cercavo di dare un’impressione falsa?


Che genere d’impressione cercavo di dare?
COLBYQuesto in fondo non importa. Ma, per qualche ragione,


pensavi che io mi sarei fatto comunque un’impressione falsa.
Preferivi che fosse una di tua creazione
piuttosto che aspettare di vedere che cosa succedeva.
Spero che non ti dispiaccia: so che suona impertinente.
LUCASTABeh, c’è una cosa che non hai ancora imparato,


ed è accorgerti di quando fai un complimento.
Quello era un complimento. E molto abile.
COLBYAmmetto che all’inizio ero molto disorientato


da te… e da B.
LUCASTAOh, da me… e da B.
COLBYSolo più tardi,


dopo averti vista parecchie volte,
ho deciso che quella era solo la tua forma di autodifesa.
LUCASTAChe cosa ti ha fatto pensare che fosse autodifesa?
COLBYPerché non sapevi aspettare di vedere che cosa succedeva.


Hai paura di ciò che accadrebbe se lasciassi le cose a se stesse.
Salti — perché hai paura di essere spinta.
Credo che tu sia coraggiosa — e credo che tu sia spaventata.
Forse sei stata ferita gravemente, in qualche momento.
O almeno può esserci stato qualcosa nella tua vita
che ti ha derubata di ogni senso di sicurezza.
LUCASTAE sono certa che tu ce l’hai — il senso di sicurezza.
COLBYNo, non l’ho nemmeno io.
LUCASTAEcco, non ti credo.


Che cosa pensavo fino ad ora? Oh, è strano, no,
che man mano che si conosce meglio una persona
la si trovi per certi versi molto simile a sé,
in modi inattesi. E poi si cominciano
a scoprire differenze dentro la somiglianza.
Tu potrai sentirti insicuro, per certi versi —


ma la tua insicurezza non ha nulla a che fare con la mia.
COLBYIn che cosa è diversa?
LUCASTAÈ difficile da spiegare.


Forse è qualcosa che la tua musica rappresenta.
Una cosa la so. Quando mi raccontasti per la prima volta
che disastro fu nella tua vita
scoprire che non saresti mai stato un buon musicista —
certo, non so se avessi ragione.


Per quel che ne so, puoi esserti sbagliato,
e forse potresti essere un grandissimo musicista:
ma non è questo il punto. Tu ne eri convinto;
e sentivi che la tua vita era crollata
e che dovevi imparare a fare qualcosa di diverso.
E così hai fatto domanda per il posto di Eggerson,
e hai deciso di darti agli affari
e di diventare uno come Claude… o come B. Mi dispiaceva,
mi dispiaceva molto per te. Ammiravo il tuo coraggio
nel guardare in faccia i fatti — o i fatti come li vedevi tu.
Eppure, per tutto quel tempo, scoprivo di invidiarti


e non sapevo perché! E adesso credo di saperlo.
È terribile per un uomo dover rinunciare
a una carriera su cui ha messo il cuore, ne sono certa:
ma tu hai perduto soltanto il mondo esteriore:
ti resta il tuo mondo interiore — un mondo più reale.
Ecco perché sei diverso da tutti noi:
hai il tuo giardino segreto, in cui puoi ritirarti
chiudendoti il cancello alle spalle.
COLBYE chiudermi il cancello alle spalle?


Sei sicura di non avere anche tu il tuo giardino segreto
da qualche parte, se solo riuscissi a trovarlo?
LUCASTASe riuscissi a trovarlo!


No, il mio unico giardino è… una piazza pubblica sudicia
in un quartiere squallido di Londra — come quella dove abitavo
per un tempo, con mia madre. Non ho giardino.
Faccio fatica perfino a sentirmi una persona:
nient’altro che un pezzetto di materia viva
che galleggia sulla superficie del Regent’s Canal.
Che galleggia, ecco.
COLBYSei eccome una persona.


Sono certo che c’è un giardino da qualche parte anche per te —
per chiunque lo desideri quanto lo desideri tu.
LUCASTAE il tuo giardino è un giardino


in cui odi una musica che nessun altro potrebbe udire,
e i fiori hanno un profumo che nessun altro potrebbe sentire.
COLBYForse hai ragione, fino a un certo punto.


Eppure, sai, non mi è del tutto reale —
benché mi sia reale quanto… questo mondo.
Ma è proprio questo il guaio. Sembrano non avere legame.
Giro la chiave, varco il cancello,
ed eccomi lì… solo, nel mio «giardino».
Solo, ecco il punto. Per questo non è reale.
Sai, io credo che il giardino di Eggerson
sia più reale del mio.
LUCASTAIl giardino di Eggerson?


Che cosa ti fa pensare a Eggerson — proprio a lui?
COLBYBeh, lui si ritira nel suo giardino — alla lettera,


e anche nello stesso senso in cui io mi ritiro nel mio.
Ma lì non si sente solo. E quando ne esce
ha zucchine, o barbabietole, o piselli… per la signora Eggerson.
LUCASTATi stai burlando di me?
COLBYSono serissimo.


Voglio dire: il mio giardino non mi è meno irreale
del mondo fuori di esso. Se hai due vite
che non hanno assolutamente nulla a che fare l’una con l’altra —
beh, sono irreali entrambe. Ma per Eggerson
il suo giardino è parte di un unico mondo.
LUCASTAMa tu che cosa vuoi?
COLBYNon essere solo là dentro.


Se fossi religioso, Dio passeggerebbe nel mio giardino
e questo renderebbe reale il mondo di fuori
e accettabile, credo.
LUCASTASuoni terribilmente religioso.


Non c’è altro modo di rendertelo reale?
COLBYÈ semplicemente il fatto di essere solo là dentro


che lo rende irreale.
LUCASTANon può entrarci nessun altro?
COLBYNon si può fare spedendo inviti:


dovrebbero semplicemente venire. E io non li vedrei arrivare.
Non udirei aprirsi il cancello.
Sarebbero semplicemente… lì, all’improvviso,
inaspettatamente. Camminando lungo un viale
mi accorgerei che qualcuno cammina con me.
È l’unico modo che trovo per dirlo.
LUCASTAQuanta paura si ha… di essere feriti!
COLBYNon è la ferita che darebbe fastidio,


ma il senso di desolazione che viene dopo.
LUCASTACapisco che cosa intendi. Allora i fiori appassirebbero


e la musica si fermerebbe. E i muri sarebbero abbattuti.
E ti ritroveresti in una zona devastata —
un cratere di bomba… erbacce… una piazza pubblica sudicia.
Ma non riesco a immaginare che accada a te.
Mi sembri così sicuro. Non solo nella tua musica —
quella ne è solo l’espressione. Non mi sembri
aver bisogno di nessuno.
COLBYÈ del tutto falso.
LUCASTAMa tu hai qualcos’altro, che io non ho:


qualcosa di cui la musica è un… simbolo.
Vorrei davvero capire la musica,
non per poterne parlare,
ma… in parte per goderla… e per ciò che rappresenta.
Sai, sono un po’ gelosa della tua musica!
Quando la vedo come un mezzo di contatto con un mondo
più reale di qualsiasi mondo in cui io abbia mai vissuto.


E vorrei capire te.
COLBYCredo che tu già lo faccia,


meglio di… altre persone. E io voglio capire te.
Ma si arriva mai a capire qualcuno?
LUCASTATrovo che tu sia molto scoraggiante:


lo fai apposta?
COLBYNon è questo che intendevo.


Intendevo che non c’è una fine nel capire una persona.
Tutto ciò che si può fare è capirla meglio,
starle dietro; così che, quando l’altro cambia,
tu possa capire il cambiamento appena avviene,
anche se non avresti potuto prevederlo.
LUCASTACredo di stare cambiando.


Sono cambiata parecchio nelle ultime due ore.
COLBYE credo di stare cambiando anch’io. Ma forse ciò che chiamiamo cambiamento…
LUCASTAÈ capire meglio ciò che si è davvero.


E la ragione per cui questo accade, forse…
COLBYÈ che si comincia a capire un’altra persona.
LUCASTAOh Colby, ora che cominciamo a capirci,


vorrei che tu sapessi un po’ di più di me.
Te lo sarai chiesto.
COLBYMe lo sarò chiesto?


No, non me lo sono chiesto. È tutto un mondo strano
per me, sai, quello in cui mi ritrovo.
Ma se intendi chiedermi delle tue… origini:
no. Sono stato curioso di sapere che cosa sei,
non chi sei, nel senso comune.
È questo che intendi? Ti ho semplicemente accettata.
LUCASTAOh, è meraviglioso essere accettati!


Nessuno mi ha mai «semplicemente accettata» prima.
Certo, i fatti non contano, in un certo senso.
Ma ora che siamo arrivati a questo punto — tanto vale che tu li conosca.
COLBYTi direi volentieri tutto di me;


ma tu sai già quasi tutto quel che c’è da dire,
o da ciò che ti ho detto io
o da ciò che ho detto a B.; o da Sir Claude.
LUCASTAClaude non mi ha detto nulla di te;


non mi dice granché. E quanto a B. —
preferisco di gran lunga sentirlo da te.
COLBYC’è solo una cosa che non posso dirti.


Almeno, non ancora. Non mi è permesso dirla.
E riguarda i miei genitori.
LUCASTAOh, capisco.


Beh, non credo che abbia importanza.
Ma io posso dirti tutto dei miei genitori:


anzi, ho intenzione di farlo.
COLBYHa importanza nemmeno quello?
LUCASTAIn un certo senso sì. Poco fa


hai detto, molto acutamente, che quando ci siamo conosciuti
hai capito che cercavo di dare un’impressione falsa.
Ora voglio dirti perché cercavo di farlo.
E con gli altri mi è sempre riuscito:
ho preso l’abitudine di dare quell’impressione.
È lì che B. mi è stato di grande aiuto —
alimenta quell’impressione. Ci crede a metà.
Ma sa tutto di me, e sa
che quello che certi uomini hanno pensato di me non era vero.
COLBYChe cosa non era vero?
LUCASTAChe fossi l’amante di Claude —


o che lo fossi stata, e fossi stata rifilata a B.
COLBYNon ho mai pensato una cosa simile!
LUCASTANon hai mai pensato una cosa simile!


Non sono molti gli uomini che non l’avrebbero pensato.
Di B. non so. È molto generoso.
Non credo che gli sarebbe importato. Ma è anche molto acuto;
e ha indovinato la verità fin dal primo istante.
COLBYMa che cosa c’è da sapere?
LUCASTARiderai quando te lo dirò:


sono soltanto la figlia di Claude.
COLBYSua figlia!
LUCASTASua figlia. Oh, è una storia sordida.


Odiavo mia madre. Non ho mai capito
come Claude avesse potuto amarla. Oh, quell’infanzia
sempre in pensioni squallide
e sempre sbattuti fuori quando i vicini si lamentavano.
Oh, certo, Claude le dava del denaro, un assegno regolare;
ma non avrebbe fatto differenza quanto le desse:
era sempre speso prima della fine del trimestre
in gin e scommesse, immagino.
E sapevo come integrava le sue entrate
quando mi mandavano fuori. Sono stata chiusa in un armadio!
Avevo solo otto anni
quando morì per un’«overdose accidentale».
Allora Claude mi prese con sé. Fu una fortuna.
Ma ero abbastanza grande da ricordare… troppo.
COLBYSei la figlia di Claude!
LUCASTAOh, non c’è dubbio.


Sono certa che avrebbe voluto che ce ne fosse. È stato buono con me
a modo suo. Ma per lui sono sempre il ricordo
di qualcosa che preferirebbe dimenticare.
(didascalia)[Una pausa]
LUCASTAMa perché non dici niente? Sei scandalizzato?
COLBYScandalizzato? No. Sì. Non capisci.


Voglio spiegarti. Ma non posso, non ancora.
Oh, perché sono mai entrato in questa casa!
Lucasta…
LUCASTAVedo fin troppo bene che sei scandalizzato.


Dovresti vederti la faccia! Sono delusa.
Immagino sia tutto qui. Credo che tu sia più scandalizzato
di quanto lo saresti se ti avessi detto di essere l’amante di Claude.


Claude si è sempre vergognato di me:
ora ti vergogni tu di me. Pensavo che avresti capito.


Non sai che cosa vuol dire essere una bastarda
e non essere voluta da nessuno. So perché sei scandalizzato:
Claude mi ha semplicemente accettata come una voce di debito
fissa nel suo conto di cassa. Io non mi piaccio.
Non mi piace la persona che mi sono costretta a essere;
e tu mi piacevi perché neanche a te piaceva quella persona,
e credevo che saresti arrivato a vedermi come il tipo di persona vera
che voglio essere. Che so di essere.
Era una cosa nuova per me. Immagino di essermi sentita lusingata.
E pensavo: ora, forse, se qualcun altro mi vede
come sono davvero, potrei diventare me stessa.
COLBYOh Lucasta, non sono scandalizzato. Non da te,


non da nulla di ciò che pensi. Riguarda me stesso.
LUCASTATe stesso, già! Il tuo prezioso io!


Perché non ti chiudi in quel giardino
dove ti piace stare solo con te stesso?
O forse pensi che farebbe male alle tue prospettive
ora che sei il cocco di Claude.
Forse ti adotterà, e ti farà suo erede
e tu sposerai un’altra Lady Elizabeth.
Ma in tal caso, Colby, dovrai accettarmi
come tua sorella! Anche se sono una scugnizza…
COLBYNon devi usare parole simili! Non sai quanto fanno male.
LUCASTAPotrei usare parole molto più forti,


e lo farò, se mi va. Oh, scusami:
immagino sia mia madre che riemerge in me.
Sai, Colby, sono davvero delusa.
Ero certa, quando ti ho raccontato tutto,
che non te ne sarebbe importato nulla. Che forse ti sarei dispiaciuta.
Ma ora non voglio che tu provi pena per me, grazie.
Anzi, avevo pensato di dirtelo prima,
e ho rimandato, giusto per il gusto di farlo:
pensavo: quando glielo dirò, sarà così bello
tutto in un istante. E adesso non c’è niente,
proprio niente. È molto peggio di prima.
Proprio quando credi di essere sul punto di liberarti
dalla solitudine, ecco che la solitudine ti piomba addosso;
quando credi di uscirne, ci sprofondi di più,
e capisci finalmente che non c’è via di scampo.
Beh, me ne vado.
COLBYNon devi ancora andartene!


C’è qualcos’altro che voglio spiegarti,
e ora lo farò. Sto infrangendo una promessa. Ma…
LUCASTANon credo che ci sia niente da spiegare


che possa spiegare via qualcosa. Non dimenticherò
mai quello sguardo sulla tua faccia
quando ti ho parlato di Claude e di mia madre.
Sarò anche una bastarda, ma ho un po’ di amor proprio.
Beh, c’è sempre B. Credo che adesso
comincio proprio ad apprezzare B.
COLBYLucasta, aspetta!
(didascalia)[Entra B. KAGHAN]
(didascalia)Entra B. Kaghan.
KAGHANA vedere il nuovo appartamento. Ed ecco Lucasta.
Lo sapevo che l’avrei trovata qui per prima!
Fidatevi dell’intuito di Kaghan! Sono il tuo angelo custode,
Colby, per proteggerti da Lucasta.
LUCASTAPer il momento sei il mio angelo custode, B.


Devi portarmi fuori a cena. E muoio dalla voglia di bere qualcosa.
KAGHANL’avevo detto a Colby: non imparare mai a preparare i cocktail,


se non vuoi che le donne ti piombino sempre in casa.
E fra due tigri mangiatrici d’uomini
come te e Lizzie, gli ci vuole protezione.
LUCASTAColby non ha bisogno del tuo racket di protezione,


almeno per quel che mi riguarda, B. E quanto a Lizzie,
è meglio che tu non le capiti fra i piedi quando è a caccia.


Ma tutto quel che conta adesso è che ho fame,
e tu devi offrirmi un’ottima cena.
KAGHANSarai sfamata. Tutto a suo tempo.


Sono venuto a ispezionare il nuovo alloggio da scapolo
e ad augurare fortuna a Colby. Io sono sempre stato fortunato,
e porto sempre fortuna agli altri.
COLBYGradite un bicchiere di sherry?
KAGHANSì, prendo un bicchiere di sherry,


per brindare al successo dell’appartamento. Anche Lucasta:
molto meglio dei cocktail per te, Lucasta.
LUCASTASai che lo sherry non mi piace.
KAGHANDevi berlo lo stesso,


a Colby e a una felice vita da scapolo!
Che dipende, naturalmente, dall’impedire a Lizzie
di ficcare sempre il naso. Sii fermo con lei, Colby;
rivendica il tuo diritto a un po’ di intimità.
Adesso è il momento della fermezza. Non lasciarle varcare la soglia.
LUCASTACome se tu non ne avessi paura quanto gli altri!
KAGHANBeh, almeno sono sempre riuscito a sfuggirle.
LUCASTASolo perché non ha mai avuto voglia di inseguirti.
KAGHANSì, ho fatto una cattiva impressione fin dall’inizio:


vidi che era necessario. Temo che Colby
abbia fatto una buona impressione; e dovrà scontarla.
— Devo dire che mi piace come ha fatto sistemare il posto.
COLBYÈ stata Lady Elizabeth a scegliere la decorazione.
KAGHANAllora non sono sicuro che mi piaccia. Devi cambiare i colori.


È tutto un po’ troppo smorto. Ti serve qualcosa di più vivace.
Ma per il resto sembra piuttosto comodo.
Se io stessi al calduccio come Colby, Lucasta,
non avrei mai pensato di cambiare stato.
LUCASTASei sempre libero di ripensarci.
KAGHANIl matrimonio è una scommessa. Ma io sono uno scommettitore nato


e ci ho messo la camicia… no, non è proprio l’espressione giusta —
Lucasta è la speculazione più eccitante
in cui abbia mai pensato di investire.
Colby è più prudente. Sai, Colby,
tu e io dovremmo metterci in affari insieme.
Io indovino bene. Ma a volte indovino male.
Prendo decisioni sull’onda del momento,
ma tu non faresti mai un salto nel buio;
tu mi terresti sui binari.
COLBYSono sciocchezze.


Fai solo finta di essere uno scommettitore.
Hai la testa a posto come chiunque altro,
e non ti immischi mai in niente di rischioso.
Ti piace far credere agli altri
di essere un giocatore. Non credo che tu scommetta mai
su qualcosa che non sia una certezza.
KAGHANBeh, c’è del vero in questo. Sai, Lucasta,


Colby è un buon giudice del carattere.
LUCASTADovresti essere tu stesso un giudice migliore


del carattere, prima di dire una cosa simile di Colby.
KAGHANOh, sono un buon giudice. Ecco, ti dico la differenza


fra noi due e Colby. Tu e io —
l’unica cosa che vogliamo è la sicurezza


e la rispettabilità! Colby, invece,
della rispettabilità non gliene importa davvero —
ci è nato e cresciuto. Io no, Colby.
Lo sai che sono stato un trovatello? Non lo sapevi!
Mai avuto genitori. Adottato e basta, dal nulla.
Ecco perché voglio essere una potenza nella City,
nei consigli di tutte le società più solide:
perché non ho origini — nessuna origine.
È una delle cose che mi piacciono di Lucasta:
lei non mi disprezza.
LUCASTANessuno potrebbe disprezzarti.


E, cosa più importante, tu non disprezzi me.
KAGHANNessuno potrebbe disprezzarti, Lucasta;


e vogliamo le stesse cose. Ma quanto a Colby,
è il tipo che potrebbe mollare tutto
e andare a vivere su un’isola deserta.
Ma spero che non lo farai. Ci servi dove sei.
COLBYComincio a credere che tu abbia un intuito piuttosto acuto


per cose che non hanno nulla a che fare con gli affari.
KAGHANE tu hai una testa solidissima per gli affari.


Forse sei un finanziere migliore di me!
Ecco perché dovremmo metterci in affari insieme.
LUCASTASiete bravissimi tutti e due a fare complimenti;


ma io ho fatto notare che ho fame.
KAGHANNon puoi già volere la cena.


Sono solo le sei in punto. Non possiamo cenare prima delle otto;
non in un ristorante che ti piaccia.


— Tanto per cambiare, parliamo di Lucasta.
LUCASTA [alzandosi]. Se volete discutere di me…
(didascalia)[Un colpo alla porta. Entra LADY ELIZABETH]
LADY ELIZABETHOh, buonasera.


Buonasera, signor Kaghan. Buonasera, Lucasta.
Siete appena arrivati o state andando via?
LUCASTAStiamo per andare via, Lady Elizabeth.
LADY ELIZABETHSono venuta a dare un’occhiata all’appartamento


ora che si è trasferito. Perché non si può dire
se uno schema di decorazione
sia giusto finché il luogo non è stato abitato


dalla persona per cui è stato pensato.
Perciò devo vederla qui dentro. Diceva che stavate andando via?
KAGHANUsciamo a cena. Lucasta ha molta fame.
LADY ELIZABETHFame? Alle sei in punto? Dove cenerete?


Oh, lo so. È l’occasione per provare quel Ristorante delle Erbe
che le avevo consigliato. Potete cenare presto:
quasi tutti i loro clienti cenano alle sei e mezza.
Fanno le insalate più deliziose!
E le avevo detto, signor Kaghan, che lei è il tipo di persona
che ha bisogno di mangiare moltissima insalata.
Ricorda, le feci prendere nota dell’indirizzo;
e non credo che ci sia ancora andato.
KAGHANMa no, in effetti non ci sono andato.


Avevo sempre intenzione di farlo. Ci andiamo, Lucasta?
LUCASTAHo una tale fame che mangerei perfino un’insalata di erbe.
LADY ELIZABETHCosì va bene. Faccia solo il mio nome, signor Kaghan,


e chieda il tavolo nell’angolo a sinistra:
ha la cameriera migliore. Buona notte.
LUCASTABuona notte.
KAGHANE grazie mille. Dà sempre ottimi consigli.
(didascalia)[Escono KAGHAN e LUCASTA]
LADY ELIZABETHQuei giovani erano qui su appuntamento?


O sono capitati all’improvviso?
COLBYAvevo invitato Lucasta. Mi aveva chiesto di suonare per lei.
LADY ELIZABETHLa chiama Lucasta? I giovani d’oggi


sembrano aver abbandonato del tutto l’uso dei cognomi.
Ma, Colby, spero che non le dispiaccia un piccolo consiglio.
Temevo fosse possibile che lei diventasse troppo amico
del signor Kaghan e della signorina Angel.
Vedo che ha vissuto una vita piuttosto protetta,
e ho notato che le riservano molte attenzioni.
Vede, lei è per entrambi una specie di curiosità —
non è il genere di persona
che incontrano di solito nel loro ambiente.
Perciò è naturale che vogliano prenderla sotto la loro ala.
Posso parlare più liberamente, essendo una persona anziana.
COLBYMa, Lady Elizabeth…
LADY ELIZABETHBeh, più anziana di lei,


e molto più esperta delle vie del mondo.
COLBYMa, Lady Elizabeth, che cosa le rimprovera?


Sono entrambi intelligenti… e gentili.
LADY ELIZABETHOh, non dico che non siano intelligenti e gentili.


Non insinuo nulla di malevolo:
ma sono piuttosto mondani e materialisti,
e… beh, piuttosto volgari. Non sono affatto il suo genere.
COLBYNon li chiamerei volgari. Forse sono volgare anch’io.


Ma quale, secondo lei, è il mio genere?


Io non lo so. E mi piacerebbe saperlo.
LADY ELIZABETHIn primo luogo dovrebbe frequentare gente di buona famiglia.


Mi dissi, quando la vidi la prima volta:
«È molto ben nato». Non sapevo nulla di lei,
ma non c’è bisogno di sapere, se si sa che cosa sia la buona nascita.
E, in secondo luogo, le serve una società intellettuale.
Ecco che già questo restringe le sue conoscenze:
perché, ed è sorprendente, le persone ben nate
a volte sono tutt’altro che intellettuali;
e — cosa meno sorprendente — le persone intellettuali
sono spesso mal nate. Ma non è tutto.
Le servono persone intellettuali e ben nate
e dotate di spiritualità — ed è la cosa più rara.
COLBYQuesto ridurrebbe le mie conoscenze a un numero piccolissimo,


e non so dove trovarle.
LADY ELIZABETHSi possono trovare.


Ma ero venuta a dare un’occhiata all’appartamento
per vedere se lo schema di colori le si addicesse davvero.
Credo di sì. Le pareti; e le tende;
e quasi tutti i mobili. Ma quella scrivania!
Da dove viene quella scrivania?
COLBYÈ una scrivania da ufficio. Me l’ha procurata Sir Claude.


Gli dissi che mi serviva una scrivania in camera:
vede, farò buona parte del mio lavoro qui.
LADY ELIZABETHE che cos’è quell’oggetto coperto che ci sta sopra?


Non mi dica che è una macchina da scrivere.
COLBYÈ una macchina da scrivere.


Ho già cominciato a lavorare qui. In questo momento
sto lavorando a una relazione societaria.
LADY ELIZABETHNon avevo messo in conto relazioni e macchine da scrivere


quando ho progettato questa stanza.
COLBYÈ il tipo di stanza che volevo.


LADY ELIZABETH [alzandosi]. E vedo una fotografia in una cornice d’argento.


Temo che dovrò istruirla, Colby.
I ritratti fotografici — anche in cornice d’argento —
sono troppo intimi per il salotto.
Posso toglierla? Certamente la sua camera da letto
è il posto giusto per i ricordi fotografici.
(didascalia)[Si siede, tenendo in mano il ritratto]
COLBYChe cosa stavo per dire? Oh, ecco.
Lei crede nella reincarnazione?
COLBYNo, non ci credo. Cioè, non ci ho mai pensato.
LADY ELIZABETHNon posso dire di crederci.


Ci ho creduto per un periodo. Ho studiato la dottrina.
Ma stavo per dire: se ci credessi


direi che ci siamo già conosciuti
in qualche incarnazione precedente. — È sua madre, questa?
COLBYNo, quella è mia zia. Non ho mai conosciuto mia madre.


Morì quando io nacqui.
LADY ELIZABETHMorì quando lei nacque.


Ha altri parenti stretti? Fratelli o sorelle?
COLBYNé fratelli né sorelle. No. Quanto agli altri parenti,


non ne ho mai conosciuto nessuno, da bambino.
Immagino di non essermi mai interessato… ai parenti.
LADY ELIZABETHNon voleva conoscere i suoi parenti!


Capisco esattamente come si sentiva.
Quanto detestavo i miei genitori! Avevo un’istitutrice;
parecchie, anzi. E le detestavo tutte.
È stato allevato da un’istitutrice?
COLBYNo. Da mia zia.
LADY ELIZABETHE la detestava? No, certo che no.


O non ne terrebbe il ritratto. Se non ha mai conosciuto i suoi genitori…
ma suo padre era vivo?
COLBYNon ho mai conosciuto mio padre.
LADY ELIZABETHAllora, se non ha mai avuto un’istitutrice,


e se non ha mai conosciuto nessuno dei suoi genitori,
non può capire che cosa sia davvero il detestare.
Eppure dobbiamo avere qualche somiglianza di origini.
COLBYMa lei aveva dei genitori. E senza dubbio molti parenti.
LADY ELIZABETHOh, sciami di parenti! E che gente sgradevole!


Mi vedevo come una colomba in un nido d’aquile.
Erano così carnivori. Sempre a uccidere qualcosa e a mangiarsela.
Eppure la nostra infanzia dev’essere stata simile.
Queste sono solo differenze superficiali:
lei dev’essere stato un bambino solo, non avendo parenti —
né fratelli né sorelle — e io ero sola
perché erano tanti — e così poco affini.
Mi facevano sentire un’esclusa. Eppure erano così banali.
Sa, Colby, quando ero bambina
avevo tre ossessioni, e non l’ho mai detto a nessuno.
Mi chiedo se lei avesse le stesse ossessioni.
COLBYQuali erano?
LADY ELIZABETHLa prima era che io fossi bruttissima


e non lo sapessi. Poi, che fossi debole di mente
e non lo sapessi. Infine,
che fossi una trovatella e non lo sapessi.
Naturalmente ero terrorizzata di essere brutta
e di essere debole di mente: benché la mia famiglia me lo facesse credere.
Ma sa, in realtà mi piaceva credere


di essere una trovatella — o dovrei dire «una scambiata»?
COLBYNon so quale delle due intenda.
LADY ELIZABETHComunque sia,


non volevo appartenere a quel mondo. Mi rifiutavo di credere
che mio padre potesse essere un conte qualunque!
E non riuscivo a credere che mia madre fosse mia madre.


Erano fantasticherie sciocche. Ero una ragazzina sciocca
e molto romantica. Ma dimostra
quanto mi sentissi diversa.
E poi mi diedi alla Sapienza dell’Oriente
e credetti, per un po’, nella reincarnazione.
Quello sembrava spiegare tutto. Adesso non ci credo più.
Fu solo una fase. Ma rendeva tutto così semplice!
Poter pensare che i propri genitori terreni
sono soltanto il mezzo di cui dobbiamo servirci
per reincarnarci. E che la vera ascendenza
sono le nostre esistenze precedenti. Certo, c’è qualcosa in noi,
in tutti noi, che non è solo eredità,
ma qualcosa di unico. Qualcosa che siamo stati
dall’eternità. Qualcosa… che viene diritto da Dio.
Questo vuol dire che siamo più vicini a Dio che a chiunque altro.
— Dove viveva, da bambino?
COLBYA Teddington.
LADY ELIZABETHTeddington? In quale contea?
COLBYÈ vicinissimo a Londra.
LADY ELIZABETHEppure è cresciuto, come me, in campagna.


Teddington. Mi pare di averne sentito parlare.
Era una casa grande?
COLBYNo, piccolissima.
LADY ELIZABETHMa aveva sua zia. Ed era devota a lei,


non ho alcun dubbio. Come si chiama sua zia?
Si chiama Simpkins?
COLBYNo, è una zia acquisita.


Una vedova. Si chiama signora Guzzard.
LADY ELIZABETHGuzzard? Ha detto Guzzard? Un nome insolito.


Guzzard, ha detto? Quel nome mi dice qualcosa.
Sì. Guzzard. È il nome che cercavo da tanto!
COLBYPuò darsi che le sia capitato di incontrarlo prima;


benché, come dice lei, sia un nome raro.
Non può aver conosciuto mia zia.
LADY ELIZABETHNo. Non ho mai conosciuto… sua zia.


Ma il nome mi è familiare. Quanti anni ha, Colby?
COLBYVenticinque.
LADY ELIZABETHVenticinque. Che ne è stato di suo padre?
COLBYBeh… non ho avuto un padre.


Vede… ero un figlio illegittimo.
LADY ELIZABETHAh sì. Un figlio illegittimo.


Così l’unica parente che ha conosciuto
era la signora Guzzard. E l’ha sempre chiamata «zia»?
COLBYE perché no? Era mia zia.
LADY ELIZABETHE quanto a sua madre —


la sorella della signora Guzzard, immagino…
COLBYSua sorella — il che fa della signora Guzzard mia zia.
LADY ELIZABETHEd è proprio sicuro che la sorella della signora Guzzard —


quella che dice essere sua madre — fosse davvero sua madre?
COLBYMa come, Lady Elizabeth! Perché dovrei dubitarne?


Non è il genere di storia che mia zia inventerebbe.
LADY ELIZABETHNon se è davvero sua zia. La signora Guzzard


e il signor Guzzard — hanno avuto figli?
COLBYNon hanno avuto figli propri.


Cioè, ne avevano avuto uno, un bambino
morto quand’io ero ancora piccolissimo.
Non me lo ricordo. Me ne hanno parlato.
Ma non posso fare a meno di chiedermi perché la interessi tanto:
non c’è nulla di molto interessante nelle mie origini —
glielo assicuro.
LADY ELIZABETHPotrebbe essere più interessante


di quanto lei creda. Colby…
(didascalia)[Un colpo alla porta]
LADY ELIZABETHChi è?
(didascalia)[Entra SIR CLAUDE]
SIR CLAUDEElizabeth! Mi hanno detto che eri qui con Colby.


Così sono venuto invece di telefonare,
giusto per dargli questi appunti. Sono appunti per il mio discorso
al banchetto della Corporazione dei Ceramisti.
COLBYÈ domani sera, credo.
SIR CLAUDESì, è domani.
Ma sa che dovrò avere il discorso scritto per esteso
e poi impararlo a memoria. Non posso usare appunti:
deve suonare spontaneo. Ho buttato giù qualche titolo.
Veda un po’ se riesce a svilupparmeli
con qualche frase a effetto. Dovrebbe durare una decina di minuti.
E poi domani lo rivedremo insieme.
COLBY [guardando gli appunti]. Ci proverò.
SIR CLAUDEÈ proprio in casi come questo, Elizabeth,


che Colby può essermi di aiuto più di Eggerson.
Non avrei potuto chiedere a Eggerson di scrivermi un discorso.
Oh, a proposito, Colby, come va il pianoforte?
COLBYÈ un pianoforte meraviglioso. Non ho mai suonato


su uno strumento simile. È troppo bello per me.
SIR CLAUDELe serve un buon pianoforte. Suonerà tanto meglio.
LADY ELIZABETHClaude!
SIR CLAUDEChe c’è, Elizabeth?
LADY ELIZABETHHo appena fatto una scoperta strabiliante!


Tutto grazie a un nome — e all’intuizione.
Ma sarà provata. La verità è venuta a galla.
È Colby. Colby è il mio figlio perduto!
SIR CLAUDECome? Tuo figlio, Elizabeth? Che diamine te lo fa pensare?
LADY ELIZABETHDevo vedere questa signora Guzzard. Devo affrontarla.


Non può assolutamente essere una coincidenza.
Sembra incredibile, non è vero, Claude?
Eppure sarebbe ancora più incredibile
se fosse soltanto una coincidenza.
Forse non dovrei ancora crederci,
forse è sbagliato da parte mia esserne così certa,
ma pare che la Provvidenza te l’abbia ricondotto,
e che tu, Claude, ed Eggerson ne siate stati gli strumenti.
Devo aver ragione. Claude, dimmi che ho ragione.
SIR CLAUDEMa Elizabeth, che cosa ti ha portata a credere


che Colby sia tuo figlio?
LADY ELIZABETHOh, dimenticavo,


nell’eccitazione: sei arrivato proprio nell’istante
in cui la verità mi si è rivelata. La signora Guzzard!
Claude, Colby è stato allevato da una signora Guzzard.
SIR CLAUDELo so. Ma perché questo dovrebbe farne tuo figlio?
LADY ELIZABETHÈ il nome che ho cercato per tutti questi anni —
quello, e l’altro nome, Teddington:


la signora Guzzard di Teddington. Era tutto ciò che sapevo.
Poi Tony fu ucciso, come sai, in Africa,
e io persi il nome. La signora Guzzard.
SIR CLAUDEComincio ora a ricostruire il tutto.


Hai interrogato Colby sulla sua famiglia…
LADY ELIZABETHE quando ha nominato Teddington c’è stata una debole eco —


e poi la signora Guzzard! Dev’essere vero.
SIR CLAUDEÈ certamente una coincidenza notevole —


ammesso che sia una coincidenza. Ma temo, Elizabeth,
che quel che è accaduto sia questo: rimuginando sul passato,
hai cominciato a pensare a Colby come a ciò che sarebbe stato tuo figlio,
e poi hai cominciato a vederlo come tuo figlio,
e poi — qualunque nome avessi sentito ti sarebbe parso quello giusto.
LADY ELIZABETHOh Claude, come puoi essere così scettico!


Dobbiamo vedere questa signora Guzzard e farle confessare.
SIR CLAUDEMi dispiace, Elizabeth. Se la signora Guzzard verrà


a fare la sua confessione, sarà molto diversa
da quel che tu ti aspetti. Temo, Colby,
che mi tocchi farle sapere la verità.
COLBYMi pare… che non ci sia nulla —


assolutamente nulla — che io possa dire al riguardo.
Devo lasciarlo a lei.
SIR CLAUDEAvrei dovuto dirtelo un giorno o l’altro.


Ho sempre detestato tenerti nascosta una cosa simile.
Vedo ora che tanto valeva dirtelo prima,
ma avevo sperato — e ora sembra un pensiero sciocco…
Quel che accade somiglia tanto a ciò che si era progettato,
e insieme è una tale parodia di tutti i propri piani —
avevo sperato che ti affezionassi a Colby,
e che potesse prendere il posto del tuo figlio,
se prima lo avessi conosciuto — e che volessi adottarlo.
LADY ELIZABETHMa certo che voglio adottarlo, Claude!


Cioè, ammesso che sia permesso adottare il proprio figlio.
SIR CLAUDENon è questo che intendevo. Elizabeth,


Colby è mio figlio.
LADY ELIZABETHDel tutto impossibile, Claude!


Hai una figlia. Ora vuoi un figlio.
SIR CLAUDENon vorrei mai portarti via tuo figlio.
Forse hai un figlio. Ma non è Colby.
Avrei dovuto dirtelo anni fa.
Ti parlai di Lucasta, e tu mi parlasti
della tua… disgrazia. E quasi ti parlai
di Colby. Non lo feci. Per una ragione così sciocca.
Assurda a dirsi ora. Un figlio per uno —
sembrava abbastanza equo — anche se il tuo era andato perduto,
e il mio non potevo perderlo. Ma se ne avessi avuto un altro
temevo che tu pensassi: «e quanti altri?»
Avresti potuto sospettare un numero qualsiasi di figli!
Ora sembra grottesco. Ma mi influenzò.
E poi trovai una ragione migliore per tacere.
Vidi quanto desiderassi un figlio tuo,
e pensai: aspetterò che abbiamo figli nostri


e allora glielo dirò. E non arrivarono mai.
E ora rimpiango amaramente quella decisione.
Avrei dovuto dirti che avevo un figlio.
LADY ELIZABETHMa perché pensi che Colby sia tuo figlio?
SIR CLAUDEColby è il figlio della sorella della signora Guzzard,


che morì quando lui nacque. La signora Guzzard lo allevò,
e io provvidi alla sua educazione.
L’ho visto crescere. E la signora Guzzard
sa che è mio figlio.
LADY ELIZABETHMa tu dov’eri, Claude,


quando Colby nacque?
SIR CLAUDEDov’ero? In Canada.


Mio padre mi aveva mandato in giro d’affari
per conoscere i suoi investimenti oltremare.
LADY ELIZABETHAllora come sai che la sorella ebbe un figlio?


Forse la signora Guzzard inventò la storia…
SIR CLAUDEPerché avrebbe dovuto inventarla? Il figlio era atteso.
LADY ELIZABETHPer ottenere denaro da te, forse.


No, non dovrei dirlo. Ma si trovò un figlio
fra le mani. Il padre era morto
e non le avevano mai detto il nome della madre;
e la madre aveva dimenticato il nome della signora Guzzard,
e la madre ero io e il figlio era Colby;
e la signora Guzzard pensò che tu saresti stato felice
di credere di avere un figlio, e che ti saresti comportato bene con lui —
perché tu tenevi a quella ragazza, no?
SIR CLAUDESì, ci tenevo. Moltissimo. Non avevo mai


conosciuto l’amore prima.
LADY ELIZABETHMolto bene, allora.


È così che dev’essere andata.
Oh, Claude, lo sai che sono un po’ debole di testa
anche se cerco di essere intelligente. Cerca di aiutarmi.
SIR CLAUDEPoteva essere andata così. Ma sono certo che non è così.
LADY ELIZABETHOh, Colby, il suo istinto non le dice nulla?
SIR CLAUDESì, ci dica tutto quel che ha in mente.


So che questa situazione dev’essere un’angoscia
per lei più ancora che per… noi.
COLBYVorrei solo che fosse un’angoscia più acuta:


non so se durante questa conversazione abbia sofferto o no.
Mi sento soltanto… intorpidito.
Se c’è angoscia, è parte di un’angoscia totale
che non riesco ancora a cominciare a sentire. Sono semplicemente indifferente.
E per tutto il tempo che avete parlato
non ho fatto che pensare: «Che importanza ha
di chi io sia figlio?» Voi non capite
che quando si è vissuti senza genitori, da bambini,
resta un vuoto che non può mai essere colmato. Mai.
Vi voglio bene a entrambi, potrei perfino arrivare ad amarvi
ma come amici… amici più anziani. Nessuno dei due come genitore.
Mi dispiace. Ma è per questo che dico che non mi importa
quale di voi due sia il mio genitore.
LADY ELIZABETHMa una madre, Colby, non è cosa diversa?


Fra madre e figlio dovrebbe esserci sempre un legame,
per quanto a lungo si siano perduti l’una l’altro.
COLBYNo, Lady Elizabeth. La posizione è la stessa,


o più crudele. Supponiamo che io sia suo figlio.
Allora è soltanto un fatto. Meglio non sapere
che sapere il fatto e sapere che non significa nulla.
Al tempo in cui nacqui, lei avrebbe potuto essere mia madre,
ma scelse di non esserlo. Non gliene faccio colpa:
Dio me ne guardi! ma dobbiamo accettarne le conseguenze.
Al tempo in cui nacqui, il suo essere mia madre —
se lei è mia madre — era un fatto vivo.
Ora è un fatto morto, e dai fatti morti
nulla di vivo può germogliare. Ora è troppo tardi.
Non ho mai desiderato un genitore fino ad ora —
non ci ho mai pensato. Ora mi avete fatto pensare,
e vorrei aver potuto avere un padre e una madre.
LADY ELIZABETHFermo, Colby! Mi è venuta un’idea.


Claude! Non voglio toglierti
il figlio che credevi tuo. E da quel che hai detto so
che preferiresti che fosse nostro anziché soltanto tuo.
Perché fare altre indagini?
Consideriamolo come nostro figlio:


non sarà la stessa cosa che avevamo desiderato —
ma per certi versi sarà meglio! E impedirà a entrambi
di avanzare pretese irragionevoli su di lei, Colby.
È una buona idea! Perché non dovremmo essere felici,
tutti quanti? Già adesso, Claude,
mi sembra che questo ci abbia avvicinati.
SIR CLAUDESarei contento di un accordo simile;


e in fondo non è così lontano da quel che avevo pensato.
Potrebbe accettarci entrambi in quel modo, Colby?
COLBYPosso solo dire quel che sento in questo momento:


eppure credo che sentirò sempre lo stesso.
SIR CLAUDEEbbene?
COLBYSarebbe più facile, credo,


accettarvi entrambi al posto dei genitori
se nessuno dei due potesse esserlo. Se fosse pura finzione —
si può vivere di una finzione — ma non di una tale mescolanza
di finzione e realtà. Già è stato duro,
per me che non ho mai conosciuto i sentimenti di un figlio,
essere conteso fra due genitori.
Ma se seguissimo il suo suggerimento,
lo so, lo so che sarei sempre perseguitato
dai miserabili fantasmi degli altri genitori!
È già abbastanza strano avere due genitori —
ma io ne avrei quattro! E gli altri?
Dovrei vivere con quei fantasmi, l’uno indignato
di essere stato frodato della sua paternità — o maternità —
l’altro indignato per l’imputazione
di una falsa paternità. Entrambi derisi.
SIR CLAUDEMa allora che cosa vuole, Colby? Che cosa vuole?


Pensi al futuro. Quando si sposerà
vorrà dei genitori, per amore dei suoi figli.
COLBYStasera non sento di voler mai sposarmi.
Può darsi che lei abbia ragione. Non posso tenerne conto.
Ma ora voglio sapere di chi sono figlio.
SIR CLAUDEAllora la prima cosa è: dobbiamo vedere la signora Guzzard.
LADY ELIZABETHOh Claude! Mi dispiace terribilmente per te.


Credo che se avessi saputo della tua… illusione
non ti avrei mai disingannato.
SIR CLAUDEE quanto a me,


se avessi potuto sapere che cosa sarebbe accaduto,
ti avrei ceduto Colby volentieri.
Ma dobbiamo vedere la signora Guzzard. Farò in modo di portarla qui.
LADY ELIZABETHE credo che faresti bene a far venire anche Eggerson.


SIR CLAUDE [alzandosi]. Oh, certo, Eggerson! Lui sa tutto.


Non diciamo altro stasera. Ora, Colby,
riesce a trovare qualche consolazione al pianoforte?
COLBYNon credo che stasera il pianoforte mi aiuterebbe:


in questo momento non vorrei mai più toccarlo.
Ma c’è un’altra ragione. Devo ricordarle
il suo discorso per la Corporazione dei Ceramisti
di domani sera. Devo mettermici al lavoro.
SIR CLAUDEDomani sera. Devo proprio andare a quel banchetto


domani sera?
COLBYGuardavo i suoi appunti —


prima che lei mi coinvolgesse nella conversazione —
e ho trovato un appunto che non ho capito.
«Tono di reminiscenza.» Non posso svilupparlo
se non mi dice — reminiscenza di che cosa?
SIR CLAUDEReminiscenza di che cosa? Reminiscenza di che cosa?


«Stasera mi sento in un tono di reminiscenza» —
ah sì. Per dire qualcosa delle mie prime ambizioni
di fare il ceramista. Non che i membri
della Corporazione dei Ceramisti sappiano alcunché
di ceramica… o di qualsiasi altra arte.
No, non credo che sarò in tono di reminiscenza.
Cancelli quel punto. Mi ricorderebbe soltanto
cose che stupirebbero la Corporazione dei Ceramisti
se dicessi loro che cosa stavo davvero ricordando.
Vieni, Elizabeth.
LADY ELIZABETHMio povero Claude!
(didascalia)[Escono SIR CLAUDE e LADY ELIZABETH]
LADY ELIZABETHSIPARIO

Atto 3, Scena 1

Chi parlaBattuta
(didascalia)Lo studio degli affari, come nell’Atto I. Parecchie mattine dopo. SIR CLAUDE sta spostando le sedie. Entra LADY ELIZABETH.
LADY ELIZABETHClaude, che cosa stai facendo?
SIR CLAUDESistemo i posti.


È importante, quando si ha un incontro difficile,
decidere in anticipo la disposizione delle sedute.
Non credo che tu e io dovremmo stare vicini.
Vuoi sederti là, accanto alla scrivania?
LADY ELIZABETHDall’altra parte, con la luce alle spalle:


ma non ti siederai tu stesso alla scrivania?
SIR CLAUDENo, sarebbe troppo formale. Ho pensato che fosse meglio


mettere lì Eggerson, dietro la scrivania.
Vedi, voglio che faccia da presidente.
LADY ELIZABETHÈ una buona idea.
SIR CLAUDED’altra parte,


non dobbiamo sembrare due avvocati
pronti a fare il controinterrogatorio a un testimone.
È tutto molto delicato. Non vogliamo cominciare
offendendo la signora Guzzard. Per questo ho pensato
che fosse Eggerson a porre le prime domande.
È bravissimo ad avvicinare un argomento
per vie traverse. Ma dove la facciamo sedere?
LADY ELIZABETHLà, con la luce in pieno su di lei:


voglio poterle osservare l’espressione.
SIR CLAUDEMa non su questa sedia! Le ci vuole una poltrona…
LADY ELIZABETHNon così bassa. Quella lasciala nell’angolo


per Colby. Non vorrà stare in vista,
povero ragazzo!
SIR CLAUDEDopotutto è stato lui a insistere


su questa… indagine. Ma forse hai ragione.
LADY ELIZABETHClaude, ci ho pensato e ripensato —
per tutta la notte. Non ho quasi chiuso occhio.
Vorrei che Colby, in qualche modo, risultasse tuo figlio


invece che mio. Davvero, lo vorrei!
Sarebbe molto più giusto. Se è mio —
come sono certa che sia — allora tu non hai mai avuto un figlio;
mentre, se fosse tuo… potrebbe pur sempre prendere il posto
di mio figlio: e così sarebbe nostro figlio.


Povera me, che cosa voglio? Vorrei che fosse mio,
ma che tu credessi che è tuo!
Perciò spero che la signora Guzzard dica che è tuo figlio
e che io non debba crederle. Io non credo nei fatti.
Tu sì. È questa la differenza fra noi.
SIR CLAUDENon ne sono così sicuro. Ho cercato di credere nei fatti;


e ho sempre agito come se ci credessi.
Pensavo che fossero i fatti a cui credeva mio padre;
pensavo che ciò che gli stava a cuore fossero il potere e la ricchezza;
e poi arrivai a vedere che quel che io avevo interpretato
in quel modo era per lui qualcos’altro —


un’idea, un’ispirazione. Ciò che voleva trasmettermi
era quell’idea, quell’ispirazione,
che per lui era la vita. Per me fu un peso.
Un’ispirazione non si comunica
così, per forza di volontà. Lui fu un grande finanziere —
e io sono soltanto un finanziere di successo.
Forse sarei stato più fedele all’ispirazione di mio padre
se avessi fatto ciò che volevo fare.
LADY ELIZABETHNon mi hai mai parlato così prima d’ora!


Perché non l’hai fatto? Non credo di capire
e so che tu pensi che io non capisca nulla,
e forse non capisco. Ma vorrei che mi parlassi
qualche volta come se capissi,
e forse arriverei a capire meglio.
Che cosa volevi fare?
SIR CLAUDEIl ceramista.


Non ridere.
LADY ELIZABETHNon sto ridendo. Pensavo soltanto


com’è strano aver vissuto con te tutti questi anni
e adesso mi dici che ti sarebbe piaciuto fare il ceramista!
Vuoi dire davvero, fabbricare brocche e vasi
come quelli della tua collezione?
SIR CLAUDEÈ proprio quel che intendo.
LADY ELIZABETHMa mi sarebbe piaciuto tanto che tu facessi il ceramista!


Perché non me l’hai mai detto?
SIR CLAUDENon credevo


che ti avrebbe interessato. Anzi, di più.
Davo per scontato che ciò che volevi
fosse un marito importante. Pensavo che mi avresti disprezzato
se avessi saputo che cosa desideravo davvero essere.
LADY ELIZABETHE io davo per scontato che non t’interessasse


nulla al di fuori degli affari finanziari;
e che ti servissi di me soprattutto come padrona di casa.
È un grave errore, ne sono convinta,
per due sposi dare qualcosa per scontato.
SIR CLAUDEÈ stata un’osservazione molto intelligente.


Forse ho dato troppe cose per scontate
su di te, Elizabeth. Che cosa volevi tu?
LADY ELIZABETHIspirare un artista. Non ridere.
SIR CLAUDENon sto ridendo.


Dunque ciò che volevi era ispirare un artista!
LADY ELIZABETHO ispirare un poeta. Credevo che Tony fosse un poeta.


Perché mi scriveva poesie. Ed era così bello.
Adesso so che i poeti non hanno l’aria dei poeti:
e i finanzieri, a quanto pare, non hanno l’aria dei ceramisti —
è questo che intendo? Mi sto confondendo.
Credevo di sfuggire, con Tony, a un mondo che detestavo —
e poi, troppo tardi, scoprii
che apparteneva proprio al mondo da cui volevo fuggire.
Era così banale! Volevo dimenticarlo,
e così, immagino, volevo dimenticare
Colby. Ma Colby è un artista.
SIR CLAUDEUn musicista.


Io sono un artigiano deluso,
e Colby è un compositore deluso.
Sarei stato un ceramista di second’ordine,
e lui sarebbe stato un organista di second’ordine.
Abbiamo scelto entrambi… l’obbedienza ai fatti.
LADY ELIZABETHCredo che fosse proprio quello che cercavo di fare io.


È molto strano, Claude, ma questa è la prima volta
che parlo con te senza sentirmi stupidissima.
Mi hai sempre fatto sentire che non valeva la pena parlarmi.
SIR CLAUDEE tu mi hai sempre fatto sentire che i tuoi interessi


erano troppo profondi perché io potessi discuterne:


le cure per la salute. E l’arte moderna — purché fosse moderna —
e le danze dei dervisci.
LADY ELIZABETHLe danze dei dervisci!


Davvero, Claude, come sei assurdo!
Non che non ci sia molto da imparare,
non ne dubito, dai rituali dei dervisci.
Ma non importa che cosa ci dirà la signora Guzzard,
se basterà a soddisfare Colby. Qualunque cosa accada
sarà nostro figlio.
(didascalia)[Un colpo alla porta. Entra EGGERSON]
SIR CLAUDEBuongiorno, Eggerson.
EGGERSONBuongiorno, Sir Claude. E Lady Elizabeth!
SIR CLAUDEMi dispiace, Eggerson, di averla fatta salire a Londra


con così poco preavviso.
EGGERSONNon dica così, Sir Claude.


È vero, di questi tempi non ho molte occasioni per venire;
ma la signora E. vorrebbe che salissi più spesso!
Non sono tutte così, le signore? Prima si lamentava
perché stavo a Londra cinque o sei giorni la settimana:
e adesso dice: «Stai diventando un vero campagnolo!
Stai perdendo il contatto con la vita pubblica».
Il fatto è che le manca il contatto con Londra,
anche se non lo ammette. Le mancano le mie notizie
quando tornavo a casa la sera. E le ultime edizioni
dei giornali che compravo a Liverpool Street.
Ma ho tanto da fare, a Joshua Park —
oltre al giardino — che non ho un momento libero.
E ormai, davvero, a Londra mi sento del tutto perduto.
Ogni volta che vengo noto che il traffico
è peggiorato ancora.
SIR CLAUDESì, peggiora sempre.
LADY ELIZABETHSpero che la signora Eggerson stia bene.
EGGERSONAbbastanza bene.


È sempre giù di morale in questa stagione,
quando ci avviciniamo all’anniversario.
SIR CLAUDEL’anniversario? Della morte di suo figlio?
EGGERSONDel giorno in cui ne avemmo notizia. Non ne parliamo spesso;
eppure so che cos’ha in mente, giorni prima.
Ma eccomi qui a parlare di noi!
E abbiamo faccende più importanti, immagino.
SIR CLAUDEEggerson, aspetto la signora Guzzard.
EGGERSONDavvero! La signora Guzzard! E perché mai l’aspettiamo?
SIR CLAUDELe ho chiesto io di venire. Lady Elizabeth


è certa di conoscere il nome della signora Guzzard.
LADY ELIZABETHLa signora Guzzard, di Teddington.
EGGERSONAh, davvero!


Non avrei mai immaginato che quel nome le fosse noto.
SIR CLAUDEAveva interrogato Colby su di sé,


e lui ha fatto il nome di sua zia, la signora Guzzard.
Adesso è convinta che la signora Guzzard
di Teddington sia il nome della persona
a cui fu affidato il suo figlio.
EGGERSONChe coincidenza straordinaria!
SIR CLAUDEÈ proprio questo,


a meno che non si sbagli…
LADY ELIZABETHMa insomma, Claude!
SIR CLAUDEE ne ha concluso che il suo figlio debba essere Colby,


così le ho detto la verità. Ma non riesce a crederci.
LADY ELIZABETHClaude, non è del tutto esatto. Lasciami spiegare.


Sono convinta che Sir Claude si sbagli,
o che sia stato ingannato, e che Colby sia mio figlio.
Ne sono sicura. Ma non voglio saperlo:
sono perfettamente contenta di lasciare le cose come stanno,
così da poterlo considerare nostro figlio.
SIR CLAUDEQuesto è perfettamente esatto. È Colby


che non si accontenta di questa soluzione.
Lui pretende i fatti. Ed è per questo
che ho chiesto alla signora Guzzard di venire. Lei non lo sa.
EGGERSONUna posizione naturale, per il signor Simpkins,


se posso dirlo. Certo, potremmo scoprire
un’altra signora Guzzard…
LADY ELIZABETHDue signore Guzzard?
EGGERSONConcordo, è un nome rarissimo,


ma sono accadute cose più strane.
LADY ELIZABETHE tutt’e due a Teddington?
EGGERSONConcordo, sarebbe sorprendentissimo.


E allo stesso indirizzo?
LADY ELIZABETHL’indirizzo non lo so.


La signora Guzzard di Teddington, è tutto quel che so,
e su questo potrei giurare.
EGGERSONSembra davvero improbabile


che ci siano due signore Guzzard a Teddington.
Ma ammettendo, per il momento, una sola signora Guzzard,
non potrebbero esserci stati due bambini?
LADY ELIZABETHDue bambini, Eggerson?
EGGERSONSuggerivo soltanto


che forse la signora Guzzard faceva professione
di… occuparsi dei figli degli altri.
In un certo senso, è cosa perfettamente rispettabile.
SIR CLAUDESta insinuando che tenesse un allevamento di neonati.


È del tutto improbabile, ai nostri giorni.
E poi me ne sarei accorto. Visitavo la sua casa
spesso. Non ho mai visto più di un bambino.
EGGERSONPotrebbe averne preso un altro


come sistemazione provvisoria —
a condizioni adeguate. Ma se fece così,
dobbiamo domandare che ne fu dell’altro.
SIR CLAUDEMa questo bambino era Colby.
LADY ELIZABETHCerto che era Colby.
SIR CLAUDEMa Eggerson, non può davvero chiedermi di credere


che prese due bambini e li scambiò.
LADY ELIZABETHSembra proprio quel che è successo. E ora dobbiamo scoprire


che ne è stato del tuo figlio, Claude.
SIR CLAUDEChe ne è stato di mio figlio!


La madre di mio figlio era la sorella della signora Guzzard.


Lei non l’avrebbe ceduto. È il tuo figlio, Elizabeth,


quello che dobbiamo cercare di rintracciare.
EGGERSONSe c’era un altro bambino,


allora dobbiamo cercare di rintracciarlo. Certamente, Sir Claude:
il primo passo dev’essere interrogare la signora Guzzard.
SIR CLAUDEEd è per questo che siamo qui. Sarà qui a momenti.


E quando arriverà chiamerò Colby.
Volevo lei qui per primo, per spiegarle la situazione:
e ho pensato che mi piacerebbe che conducesse lei la riunione.
Vuole sedersi alla scrivania?
EGGERSONSe lo desidera, Sir Claude.


Mi sento più a mio agio quando sono dietro una scrivania:
è una seconda natura.
SIR CLAUDEE le esponga il caso.


Non le lasci credere che io abbia dubbi:


lei pone le domande per conto di mia moglie.
EGGERSONHo capito, Sir Claude: ho capito perfettamente.
(didascalia)[Un colpo alla porta]
SIR CLAUDESanto cielo, è già qui! Beh… Avanti!
(didascalia)[Entra LUCASTA]
LUCASTAÈ una riunione? Ero venuta a parlare con Colby.


Scusate.
SIR CLAUDEColby verrà.


Ma tu non c’entri in questa riunione, Lucasta.
Non può aspettare un’altra volta?
LUCASTAEro venuta a chiedere scusa


a Colby. Non importa. Sarà per un’altra volta.
Oh, sono contenta che tu sia qui, Eggy! Sei un tale sostegno.
A ogni modo ho un annuncio da fare,
e tanto vale farlo adesso. Se mi ascoltate.
SIR CLAUDECerto che ti ascolto. Ma abbiamo poco tempo.
LUCASTANon ci vorrà molto tempo. Sposo B.
SIR CLAUDESposi B.! Ma credevo che fosse tutto deciso.
LUCASTASì, certo, Claude. Tu credevi che tutto fosse deciso.


Il guaio era proprio quello. Rendevi così evidente
che sarebbe stata la soluzione ideale
dal tuo punto di vista. Per levarmi dai piedi.
Oh, lo so quanto ti sono sempre pesata!
E non ti ho reso le cose facili. Non ci ho provato.
E sapere che volevi che sposassi B.
mi rendeva decisa a non farlo. Solo per farti dispetto,
direi. Fu per questo che m’interessai
a Colby. Perché tu lo credevi troppo buono per me.
SIR CLAUDEA Colby!
LUCASTAPerché no? È perfettamente naturale.


Ma sono grata a Colby. Se non fosse per Colby
non sarei mai arrivata ad apprezzare B.
SIR CLAUDEMa Colby! Lucasta, se lo avessi sospettato


ti avrei spiegato tutto. Colby è tuo fratello.
EGGERSONFratellastro, signorina Angel.
SIR CLAUDESì, fratellastro.
LUCASTAChe cosa vuoi dire?
SIR CLAUDEColby è mio figlio.
LADY ELIZABETHQuesto è ciò che crede Sir Claude. Claude, lascia spiegare a me.
SIR CLAUDENo, spiego io. C’è stato un malinteso.


Mia moglie crede che Colby sia suo figlio.


È questa la ragione dell’incontro di oggi.
Aspettiamo la signora Guzzard — la zia di Colby.
LUCASTALa zia di Colby? Mi fai girare la testa.
SIR CLAUDEAvrei dovuto chiarirti le cose


all’epoca in cui lui arrivò qui. Ma non mi fidavo
che sapessi tenere un segreto. C’erano ragioni
che non esistono più. Ma avrei dovuto dirtelo.
LUCASTABeh, io non capisco. Quel che capisco


è il comportamento di Colby. Se lo sapeva.
SIR CLAUDELo sapeva.
LUCASTAPerché non me l’ha detto? Forse stava per farlo.


Comunque, sapevo che c’era stato un equivoco.


Non avete la minima idea di che cosa sto parlando!
Ma se sapeva di essere tuo figlio
dev’essere rimasto di sasso quando gli dissi che ero tua figlia!
Ero venuta a ringraziarlo per lo scossone che mi aveva dato.
Mi ha fatto vedere che cosa volevo davvero.
B. mi fa sentire al sicuro. Ed è questo che voglio.
E in un modo o nell’altro, io ho qualcosa da dargli —
qualcosa di cui lui ha bisogno. Colby non ha bisogno di me,
non ha bisogno di nessuno. È affascinante,
ma non ci si può contare. Ha un mondo suo,
e potrebbe svanirci dentro da un momento all’altro —
proprio nel momento in cui ne avessi più bisogno!
E nemmeno lui dipende dagli altri.
B. ha bisogno di me. La vita l’ha ferito, come ha ferito me,
e possiamo aiutarci a vicenda. Oh, lo so che tu lo vedi
solo come un uomo d’affari. Come vedevi me
solo come una seccatura. Siamo fatti l’uno per l’altra:
lo pensavi anche tu, Claude, ma per le ragioni sbagliate,
e questo mi allontanava. Perciò sono grata a Colby.
SIR CLAUDENon so che cosa sia successo, ma nondimeno
sono certo che tu abbia preso la decisione giusta.
LUCASTAMa le ragioni per cui lo pensi sono quelle sbagliate.
LADY ELIZABETHE anch’io sono certa, Lucasta, che tu abbia deciso saggiamente.
LUCASTAE so benissimo perché lo pensa:


pensa che siamo fatti l’uno per l’altra perché siamo entrambi volgari.


B. sa che lei lo considera volgare. E allora fa finta
di esserlo moltissimo, perché sa che lei lo pensa.
Ci avete assegnato le parti. E abbiamo dimostrato di saperle recitare.
LADY ELIZABETHNon credo che dovresti dire questo, Lucasta;


sono sempre stata una persona di idee liberali —
è per questo che non sono mai andata d’accordo con la mia famiglia.
LUCASTABeh, io non sono una persona di idee liberali.


Sono convenzionalissima. E non me ne vergogno.
SIR CLAUDEForse hai ragione. Non sono sicuro di nulla.


Forse, come dici, ho frainteso B.,
e non ho mai creduto di capire te;


e certamente non riesco a capire Colby.
LADY ELIZABETHMa tu e io, Claude, possiamo capirci,


per quanto tardi sia. E forse questo ci aiuterà
a capire gli altri. Lo spero.
Lucasta, ti considero una… figliastra;
e sarò felice di accogliere il signor Kaghan come genero.
LUCASTAGrazie. Sono sicura che lo apprezzerà.
Ma questo mi ricorda: sta aspettando di sotto.
Non credo che ci vogliate alla vostra riunione.
EGGERSONPermettete. Posso avanzare una proposta?


Ma prima di tutto devo cogliere l’occasione
per augurare alla signorina Angel ogni felicità.
E sono certo che sarà felice. Il signor Kaghan
è uno dei giovani più promettenti della City,
e ha un cuore d’oro. Come lei, signorina Angel.
Abbiamo questo colloquio importantissimo,
ma sono certo che vogliamo salutare la felice coppia.
È tutto in famiglia. Perché non lasciarli aspettare di sotto
e farli tornare dopo che la signora Guzzard se ne sarà andata?
SIR CLAUDENon è una cattiva idea. Se Colby è d’accordo.
LUCASTAMi fido di te, Eggy. E voglio fare pace con lui.
SIR CLAUDELo chiamiamo subito.
(didascalia)[Allunga la mano verso il telefono]
(didascalia)[Un colpo. Entra COLBY]
COLBYSono arrivato troppo presto?


Temo di essermi spazientito ad aspettare.
LUCASTAColby! Non sono venuta a interrompere la vostra riunione.


Mi hanno detto di che si tratta. Ma ero venuta proprio per te.
Sono venuta a chiederti scusa per come mi sono comportata
l’altro pomeriggio.
COLBYChiedermi scusa?
SIR CLAUDELe ho detto tutto.
COLBYMa perché dovresti chiedermi scusa?
LUCASTAOh, perché ho capito


di aver certamente frainteso la tua reazione.
Non sarebbe stato da te — come credevo che fosse.
Sei troppo… distaccato per restare mai scandalizzato
nel modo in cui credevo che fossi. Mi vergognavo
di ciò che ti stavo raccontando, e perciò mi aspettavo
proprio quello che credetti di ricevere. Ma non riuscivo a crederci!
Non è da te disprezzare la gente:
non t’importa abbastanza.
COLBYNon m’importa abbastanza?
LUCASTANo. O sei al di sopra di ogni interesse,


oppure sei insensibile — non intendo poco sensibile!
Ma sei terribilmente freddo. O altrimenti hai un fuoco
che ti scalda, e che non è lo stesso fuoco
che scalda gli altri. O sei un egoista
o qualcosa di così diverso da tutti noi
che non possiamo giudicarti. Sei fatto così, Colby.
COLBYSono fatto così, dici? Io semplicemente non lo so.


Forse mi conosci meglio di quanto mi conosca io.
Ma ora che sai che cosa sono…
LUCASTAChi sei,


nel senso che mi hanno detto che sei mio fratello;
il che rende più difficile sapere che cosa sei.


Può darsi che non ci sia nessuno più difficile da capire
di un fratello…
COLBYO di una sorella…
LUCASTALa cosa difficile


è riconoscere i limiti della propria comprensione.
Può darsi che la comprensione, da fratello a sorella,
venga col tempo. Forse, un giorno,
arriveremo a capirci. E ad accettare il fatto
che non ci siamo necessari l’uno all’altra
nel modo in cui avremmo potuto esserlo. Ma in un modo diverso
che si rivela col tempo. E forse — chi lo sa? —
potremmo diventarci più necessari l’uno all’altra,
da fratello e sorella, di quanto avremmo potuto esserlo
in qualsiasi altra forma di rapporto.
COLBYVoglio che tu sia felice.
LUCASTASarò felice,


se mi accetterai come sorella
per la felicità che quel rapporto potrà darci
fra venti o trenta o quarant’anni di tempo.
Sarò felice. Sposerò B.
So che B. ti piace.
COLBYGli voglio molto bene;


e sono contento al pensiero che sarà mio cognato.
Avrò bisogno di te, di tutti e due, Lucasta!
LUCASTASignificheremo qualcosa per te. Ma tu non hai bisogno di nessuno.
EGGERSONE ora posso interrompere, signorina Angel?


Perché lei e il signor Kaghan non aspettano di sotto
e non ci raggiungono quando questo colloquio sarà finito?
Sono certo che il signor Simpkins concorderà con la proposta.
COLBYCerto che li vorrei qui… Non può salire B. adesso?
EGGERSONMeglio aspettare dopo.
SIR CLAUDEGiustissimo, Eggerson.
LUCASTAAddio, Colby.
COLBYPerché dici addio?
LUCASTAAddio al Colby che Lucasta conosceva,


e addio alla Lucasta che Colby conosceva.
Da allora siamo cambiati: come dicevi tu, cambiamo sempre.
Quando tornerò saremo fratello e sorella —
o almeno lo spero. Sì, in ogni caso,
addio, Colby.
(didascalia)[Esce LUCASTA]
COLBYAddio, allora, Lucasta.
EGGERSONE ora, fra quanto aspettiamo la signora Guzzard?


SIR CLAUDE [guardando l’orologio]. Dovrebbe essere già qui! È sorprendente,


non mi ero accorto di come passava il tempo,
con la visita inattesa di Lucasta.
Dovrebbe essere qui. Non sarebbe da lei
arrivare in ritardo a un appuntamento. Me lo faceva sempre notare
quando andavo io da lei in ritardo.
(didascalia)[Entra LUCASTA]
LUCASTAScusate se torno. È un anticlimax.


Ma pare che non ci sia nessuno ad aprire la porta.
Ho appena fatto entrare una persona. È la signora Guzzard
che aspettavate. Ha un’aria piuttosto temibile.
SIR CLAUDEÈ il giorno libero di Parkman. Ma la cameriera dov’è?
LUCASTAMi è parso di sentire qualcuno cantare in dispensa.
LADY ELIZABETHOh, dimenticavo. È l’ora di raccoglimento di Gertrude.


Le ho dato delle lezioni di raccoglimento.
Ma non dovrebbe cantare.
LUCASTABeh, che faccio?
EGGERSONLasci che scenda io a spiegare alla signora Guzzard


e poi la accompagni su.
SIR CLAUDENo, la voglio qui, Eggerson.


Vuoi accompagnarla su tu, Lucasta?
LUCASTALo farò fare a B.
(didascalia)[Esce LUCASTA]
SIR CLAUDEVorrei che tu organizzassi meglio gli orari della servitù.


È un inizio davvero sfortunato.
LADY ELIZABETHHa fatto progressi, sotto la mia guida;


ma non avrebbe dovuto cantare.
SIR CLAUDEBene, siamo pronti?
(didascalia)[Un colpo discreto. Entra KAGHAN, accompagnando MRS. GUZZARD. Esce KAGHAN]
SIR CLAUDEBuongiorno, signora Guzzard. Devo scusarmi:
temo che ci sia stata una certa incompetenza domestica.
Avrebbero dovuto annunciarla.
MRSGUZZARD. Credo di essere stata puntuale.


Ma non mi è pesato affatto aspettare, Sir Claude.
So che lei è sempre molto occupato.
SIR CLAUDEAnzitutto, mi permetta di presentarle mia moglie.


Lady Elizabeth Mulhammer.
LADY ELIZABETHBuongiorno, signora Guzzard.


Lei non mi conosce, ma io so di lei:
abbiamo più cose in comune di quanto lei immagini.
MRSGUZZARD. Suppone che intenda Colby?
LADY ELIZABETHSì. A che fare con Colby.
SIR CLAUDEElizabeth, sai che dobbiamo lasciarlo fare a Eggerson.
Questo è il signor Eggerson, signora Guzzard:
il mio segretario privato. Vale a dire
il predecessore di Colby, che si è ritirato di recente.
Ora vive… in campagna. Ma conosce tutta la storia:
ha goduto della mia fiducia — e posso dire, è mio amico —
da moltissimi anni. Perciò gli ho chiesto di essere presente.
Spero che non le dispiaccia.
MRSGUZZARD. Perché dovrebbe dispiacermi?


Ho sentito parlare del signor Eggerson da Colby.
Sono lietissima di fare la sua conoscenza.
SIR CLAUDEE ho pensato che potesse… condurre lui la riunione:


è l’anima stessa del tatto e della discrezione.
MRSGUZZARD. Certamente, Sir Claude, se è questo che desidera.


Ma l’argomento di questo incontro —
che riguarda Colby, suppongo — è dunque così riservato?
EGGERSONSì, è proprio così che lo definirei, signora Guzzard.


Devo intendere, Sir Claude, che apra io la discussione?
SIR CLAUDESe vuole, Eggerson.
EGGERSONAllora cominciamo.


La questione riguarda, come lei ha supposto, il signor Simpkins.
Riguarda inoltre un problema di paternità.
LADY ELIZABETHO di maternità.
SIR CLAUDENon interrompere, Elizabeth.
MRSGUZZARD. Non la seguo.
EGGERSONLe cose stanno così, signora Guzzard.


Solo di recente Lady Elizabeth
ha sentito nominare il suo nome dal signor Simpkins.
L’hanno colpita il suo nome e il fatto che lei viva a Teddington.
E ora dobbiamo tornare indietro di molti anni:
beh, non poi tanti anni — quando si arriva alla mia età
il passato e il futuro sembrano entrambi brevissimi —
ma abbastanza indietro perché la domanda sia possibile.
Lady Elizabeth, prima del suo matrimonio,
ebbe un figlio
LADY ELIZABETHUn maschio.
EGGERSONEbbe un figlio


che non poté, date le circostanze, riconoscere.
Accade non di rado, signora Guzzard.
MRSGUZZARD. Ne sono consapevole. So che accade.
EGGERSON— Del quale si prese cura il padre.
Vale a dire: fu affidato alle cure
di una madre adottiva fino a nuovo avviso.
Purtroppo il padre morì all’improvviso…
LADY ELIZABETHFu travolto. Da un rinoceronte


in Tanganica.
SIR CLAUDENon è pertinente.


Lascia fare a Eggerson.
EGGERSONIl padre morì all’estero.


Lady Elizabeth non conosceva il nome della signora
che aveva preso il bambino. O meglio, l’aveva dimenticato.
Non era, in ogni caso, in una posizione
tale da poter avviare delle ricerche.
Così, per molti anni, è rimasta senza un indizio
fino all’altro giorno. Questo figlio, signora Guzzard,
se è vivo, dev’essere ormai un uomo fatto.
Credo che lei non abbia avuto figli suoi;
ma sono certo che può capire.
MRSGUZZARD. Posso capire.


Ho avuto un figlio, e l’ho perduto. Non nel modo
in cui è andato perduto il figlio di Lady Elizabeth.
Speriamo che il figlio le sia restituito.
EGGERSONÈ esattamente ciò a cui miriamo.


Abbiamo un indizio — o quello che sembra un indizio.
Per questo Sir Claude le ha chiesto di essere presente.
MRSGUZZARD. Pensate che io possa esservi d’aiuto?
EGGERSONSembra appena possibile. Pochi giorni fa,


come ho detto, Lady Elizabeth ha appreso il suo nome;
e quel nome le è parso familiare.
MRSGUZZARD. Davvero? Non è un nome molto comune.
EGGERSONÈ proprio questo che l’ha colpita. La signora Guzzard


di Teddington! Lady Elizabeth è convinta
che fosse a una signora Guzzard di Teddington
che venne affidato il suo figlio appena nato.
Certo, potrebbe sbagliarsi su Teddington…
LADY ELIZABETHNon mi sbaglio su Teddington.
EGGERSONSuggerivo soltanto, Lady Elizabeth,


che ci sono altri luoghi il cui nome suona come Teddington,
ma non molti nomi che suonino come Guzzard —
o se ce ne sono, sono altrettanto rari.
Ma, signora Guzzard, è qui che può aiutarci —
conosce lei qualche altra signora Guzzard?
MRSGUZZARD. Nessuna.
EGGERSONIntendo dire, né a Teddington né altrove?


Ora devo farle una domanda più delicata:
ha mai, in qualche momento, preso in casa un bambino
un bambino, voglio dire, di genitori a lei ignoti —
a tali condizioni?
MRSGUZZARD. Sì, presi in casa un bambino.


Mio marito e io eravamo senza figli… a quel tempo,
e molto poveri. Offriva due vantaggi.
EGGERSONE conosceva il nome del padre


o quello della madre?
MRSGUZZARD. Non mi dissero né l’uno né l’altro.


Mi fecero capire che il bambino era molto ben imparentato:
altrimenti non l’avrei preso.
Ma me lo portò una terza persona,
tramite la quale venivano fatti i pagamenti mensili.
EGGERSONLe condizioni erano soddisfacenti?
MRSGUZZARD. Molto soddisfacenti —


finché, s’intende, il denaro arrivava.
EGGERSONI pagamenti cessarono?
MRSGUZZARD. Di colpo.
LADY ELIZABETHDev’essere stato quando Tony ebbe l’incidente.
MRSGUZZARD. Mi fu comunicato che il padre era morto


senza fare testamento.
LADY ELIZABETHEra molto sbadato.
MRSGUZZARD. E che gli eredi non riconoscevano alcuna responsabilità.


La madre, suppongo, avrebbe potuto ottenere un provvedimento
se avesse potuto stabilire la paternità;
ma io non sapevo chi fosse! Che potevo fare?
LADY ELIZABETHOh, Claude, vedi? Capisci, Colby?
SIR CLAUDENon essere ancora così certa, Elizabeth.
LADY ELIZABETHNon c’è alcun dubbio.


Colby è mio figlio.
MRSGUZZARD. Suo figlio, Lady Elizabeth?


Sta insinuando che io abbia tenuto un figlio suo
ingannando Sir Claude col far credere che fosse il suo?
SIR CLAUDEÈ proprio questo il punto. Mia moglie si è convinta


che Colby sia suo figlio. Io so che è mio figlio.
E le ho chiesto di venire qui perché possa dirglielo.
EGGERSONNon lo prenda come un’allusione personale,


signora Guzzard. Tutt’altro. Deve avere indulgenza
per una madre che ha sperato contro ogni speranza
di ritrovare il figlio. Si metta nei suoi panni.
Se lei avesse perduto suo figlio, in modo simile,
non si aggrapperebbe a qualsiasi fuscello
che offrisse una speranza di ritrovarlo?
MRSGUZZARD. Forse sì.
LADY ELIZABETHNella mia mente non c’è l’ombra di un dubbio.


Mi stupisce che lei, Eggerson, con la sua formazione giuridica,
parli di fuscelli! Colby è mio figlio.
MRSGUZZARD. Date le circostanze, ignoro quell’osservazione.
EGGERSONPosso versare una goccia d’olio su queste acque agitate?


Affrontiamo la questione da un altro lato,
e chiediamo alla signora Guzzard che ne fu del bambino
che prese in casa, e che potrebbe essere quello di Lady Elizabeth.
SIR CLAUDEÈ una proposta molto sensata, Eggerson.


Un soffio di buonsenso. Grazie di questo.
MRSGUZZARD. Ce ne separammo. Un bambino delizioso.


Fui felice di tenerlo finché i pagamenti arrivavano;
ma non potevamo permetterci di adottare il bambino,
né di continuare a tenerlo, quando i pagamenti cessarono.
EGGERSONE come se ne liberò?
MRSGUZZARD. Avevamo dei vicini


senza figli, e ansiosi di adottare un bambino.
Se n’erano invaghiti. Così l’adottarono.
Poi lasciarono Teddington e li perdemmo di vista.
EGGERSONMa ne conosce il nome?
MRSGUZZARD. Sì, ne conosco il nome:


come il mio, un nome piuttosto insolito.
Forse sarebbe possibile rintracciarli.
Il nome era Kaghan.
SIR CLAUDESi chiamavano Kaghan!
MRSGUZZARD. K-A-G-H-A-N. Un nome strano.


Erano ottime persone. Non conformisti.
EGGERSONE il bambino, suppongo, aveva un nome di battesimo?
MRSGUZZARD. Nulla indicava che il bambino fosse stato battezzato


quando venne da noi; ma non potevamo esserne certi.
Mio marito era scrupoloso in queste cose,
e così gli facemmo impartire il battesimo condizionato.
EGGERSONChe nome gli deste?
MRSGUZZARD. Chiamammo il bambino Barnaba.
LADY ELIZABETHBarnaba? Non c’è mai stato un nome simile


nella mia famiglia. Né, ne sono certa, in quella di suo padre.
Ma come mai fu chiamato Colby?
SIR CLAUDEMa, Elizabeth, non è Colby!


Non vedi chi è?
MRSGUZZARD. Il nome lo scelse mio marito.


Ci eravamo sposati nella chiesa di San Barnaba.
COLBYBarnaba Kaghan. È lui il cuginetto


che morì? Non ricordi, zia Sarah,
quando trovai un sonaglio e un campanellino,
e tu mi dicesti che avevo avuto un cuginetto
che era morto?
MRSGUZZARD. Sì, Colby, è ciò che ti dissi.
LADY ELIZABETHDunque il mio figlio è vivo. Ne ero sicura.


Ma credo che Colby sia Barnaba.
SIR CLAUDENo, Elizabeth, Barnaba è Barnaba.


Devo spiegarle questo, signora Guzzard.
Ho un giovane collega molto promettente —
anzi, il giovanotto che l’ha accompagnata su —
che si chiama Barnaba Kaghan.
LADY ELIZABETHBarnaba?
SIR CLAUDESì, Elizabeth. A volte deve firmare col nome per esteso.


Ma quel nome non gli piace, per qualche ragione;
così lo chiamiamo B.
MRSGUZZARD. Un nome ottimo.


Dovrebbe esserne fiero.
LADY ELIZABETHQuanti anni ha questo Barnaba?
SIR CLAUDEVentotto, credo.
MRSGUZZARD. Dovrebbe averne ventotto.
LADY ELIZABETHAllora devo aver sbagliato i conti.
SIR CLAUDEQuesto non mi sorprenderebbe.
LADY ELIZABETHSì, che anno era?


Mi sto confondendo tanto. Con Colby che è Barnaba —
voglio dire, che non è Barnaba. E il signor Kaghan
che è Barnaba. Immagino che mi ci abituerò.
COLBYMa lui aspetta di sotto! Non è questo il momento
perché io lo faccia salire? E anche Lucasta?
EGGERSONOttima proposta, signor Simpkins.
(didascalia)[Esce COLBY]
EGGERSONE ora, se lei è d’accordo, Lady Elizabeth,


possiamo interrogare il signor Kaghan sui suoi genitori;
e se il signore e la signora Kaghan sono ancora vivi
la signora Guzzard dovrebbe poterli identificare.
LADY ELIZABETHE questo proverà che il signor Kaghan —


questo signor Kaghan — è mio figlio?
EGGERSONCrea una probabilità intrinseca —


se è questa l’espressione giusta.
SIR CLAUDECredo, Elizabeth,


che tu abbia ritrovato tuo figlio.
EGGERSONSalvo conferma.
LADY ELIZABETHE salvo la mia capacità di adattarmici.
(didascalia)[Rientra COLBY, con KAGHAN e LUCASTA]
COLBYHo detto loro di prepararsi a una sorpresa.
LADY ELIZABETHBarnaba! Il suo nome è Barnaba?
KAGHANMa sì, è così. Gliel’ha detto lei, Sir Claude?
SIR CLAUDENo, B. È stata la signora Guzzard a rivelarlo.


Questo è il signor Barnaba Kaghan —
la signora Guzzard. E… mia figlia Lucasta.
KAGHANMa come faceva la signora Guzzard a sapere il mio nome?
MRSGUZZARD. Il signore e la signora Alfred Kaghan erano i suoi genitori?
KAGHANSì. Lo sono. I miei genitori adottivi.
MRSGUZZARD. E vissero, un tempo, a Teddington?
KAGHANCredo di sì. Ma perché le interessa?
MRSGUZZARD. Lady Elizabeth, credo che questo sia suo figlio.


Se è così, sono discolpata dal suo ingiusto sospetto.
EGGERSONSignor Kaghan, i suoi genitori adottivi sono vivi?
KAGHANNel Kent. Volevano ritirarsi in campagna.


Così trovai loro un posticino vicino a Sevenoaks
dove tengono le api. Ma perché me lo chiede?
LADY ELIZABETHPerché, Barnaba, pare che lei sia mio figlio.
EGGERSONVorrà ottenere conferma


di questa interessante scoperta, signor Kaghan,
mettendo i suoi genitori adottivi in contatto
con la signora Guzzard. Tocca a loro confermare
di averla presa, da bambino, dalla signora Guzzard,
alla quale, a quanto pare, lei era stato affidato dapprima.
KAGHANNon so proprio quale emozione registrare…
LUCASTANon hai più bisogno di parlare quella lingua:


di’ semplicemente che sei imbarazzato.
KAGHANBeh, sono imbarazzato.


Se Lady Elizabeth è mia madre…
LADY ELIZABETHNon c’è il minimo dubbio al riguardo, Barnaba.


Sono sua madre.
KAGHANMa chi era mio padre?
LADY ELIZABETHMorì all’improvviso. Per un incidente fatale,


quando lei era piccolissimo. Ecco perché fu adottato.
KAGHANMa che cosa faceva? Era un finanziere?
LADY ELIZABETHNon era portato per i numeri. Il suo talento per gli affari


le viene, suppongo, dal lato mio della famiglia.
Ma era in un reggimento ottimo —
per un po’ di tempo, almeno.
KAGHANBeh, dovrò abituarmici.


Ma vorrei sapere come devo rivolgermi a lei,
Lady Elizabeth. Sono sempre stato abituato
a considerare la signora Kaghan come mia madre.
LADY ELIZABETHAllora, per evitare ogni pericolo di confusione,


può chiamarmi zia Elizabeth.
KAGHANCertamente più facile.
LADY ELIZABETHE vorrò conoscerli.


Claude, dobbiamo invitare i Kaghan a cena.
SIR CLAUDEMa certo, Elizabeth.
KAGHANMa, Lady Elizabeth —


voglio dire, zia Elizabeth: se la chiamo zia Elizabeth,
le dispiacerebbe molto chiamarmi… semplicemente «B»?
LADY ELIZABETHCertamente, se lo preferisce, Barnaba.
LUCASTAPerché non ti piace il nome di Barnaba?
KAGHANNon voglio che la gente mi chiami «Barney» —


Barney Kaghan! Kaghan va benissimo.
Ma Barney Kaghan — suona un po’ pacchiano:
non farebbe la giusta impressione nella City.
LUCASTAQuando sarai consigliere comunale, sarai Sir Barney Kaghan!
LADY ELIZABETHE sono contentissima che annunciate il vostro fidanzamento.


Lucasta, mi occuperò io del tuo matrimonio.
LUCASTAAvevamo pensato di sposarci in tutta discrezione


in un municipio.
LADY ELIZABETHDovete sposarvi in chiesa.
MRSGUZZARD. Sono lieta di sentirglielo dire, Lady Elizabeth.


Ma è soddisfatta?
LADY ELIZABETHSoddisfatta? Di che cosa?
MRSGUZZARD. Che i suoi sospetti su di me fossero del tutto infondati.
LADY ELIZABETHOh, signora Guzzard, non avevo alcun sospetto!


Pensavo che ci fosse stata una confusione — tutto qui.
MRSGUZZARD. Temevo che nella sua mente ci fosse una confusione


fra il significato di confusione e quello di impostura.
SIR CLAUDENon credo che ci sia più alcuna confusione:


sono certo che mia moglie è perfettamente convinta;
e la… madre del signor Kaghan, ne sono sicuro, lo confermerà.
MRSGUZZARD. Questo è nel mio interesse quanto in quello di chiunque altro.


Ma sua moglie si dirà soddisfatta,
quando avrà le prove che i Kaghan forniranno,
di riconoscere Barnaba Kaghan come suo figlio?
[a LADY ELIZABETH] È contenta di averlo come figlio?
SIR CLAUDEMi pare una domanda strana, signora Guzzard.
MRSGUZZARD. Sono stata chiamata qui a rispondere a domande strane —


e ora tocca a me farle.
Vorrei esaudire i desideri di tutti.
LADY ELIZABETHOh, certo… Sì, sono sicura… Sarò felicissima.
MRSGUZZARD. Lei desiderava suo figlio, e ora ha suo figlio.


Tutti noi dobbiamo adattarci
al desiderio che ci viene esaudito. Può essere un processo doloroso,
lo so bene. E lei, Barnaba Kaghan,
è soddisfatto di scoprirsi figlio
di Lady Elizabeth Mulhammer?
KAGHANÈ molto meglio che essere un trovatello —


se saprò esserne all’altezza. E… sì, certo,
se riuscirò a metterla a posto con i miei genitori.
Ci sono affezionato, sa.
LADY ELIZABETHCi penserò io, Barnaba.
KAGHANB. — se non le dispiace, zia Elizabeth.
LADY ELIZABETHB. — e sono certa che diventeremo grandi amici.
EGGERSONSono certo che non desideriamo altro.
MRSGUZZARD. I desideri, una volta realizzati, a volte si rivoltano


contro chi li ha formulati.
[a LADY ELIZABETH e KAGHAN] Non con voi, credo.
[a LUCASTA] Né, per quanto posso giudicare, con lei.


Forse lei è qui la più saggia fra chi ha desiderato:
non le chiederò se è soddisfatta
di essere la moglie di Barnaba Kaghan,
la nuora di Lady Elizabeth,
e la figlia di Sir Claude Mulhammer.
SIR CLAUDEQuesto riguarda me — che lei sia soddisfatta


di essere mia figlia.
MRSGUZZARD. E ora, Colby,


devo chiederti: hai avuto ciò che desideravi?
SIR CLAUDEColby voleva soltanto essere certo della verità.
COLBYÈ una domanda molto strana, zia Sarah:


alla quale posso dare solo una risposta strana.
Sir Claude ha ragione: volevo conoscere la verità.
Quale essa sia, non importa. Tutto ciò che volevo era liberarmi
dall’assillo di sapere che c’è un fatto
che non si conosce. Ma il fatto in sé
è irrilevante, una volta che lo si conosce.
MRSGUZZARD. Non avevi una preferenza? Fra un padre e una madre?
COLBYNon ho mai avuto né padre né madre —


per B. è diverso. Lui ha avuto i genitori adottivi,
e così può permettersi un altro legame.
Lasciate mia madre riposare in pace. Quanto a un padre —
io ho l’idea di un padre.
Mi è venuta proprio ora. Vorrei un padre
che non ho mai conosciuto e che non potrei conoscere adesso,
perché sarebbe morto prima che io nascessi
o prima che potessi ricordarlo; che potrei conoscere
soltanto per sentito dire, per documenti —
la storia della sua vita, del suo successo o del suo fallimento…
forse più del suo fallimento che del suo successo —
per gli oggetti che gli appartennero, e per fotografie sbiadite
in cui cercherei di decifrare una somiglianza;
la cui immagine potrei creare nella mia mente
per vivere con quell’immagine. Un uomo comune
la cui vita io potessi in qualche modo perpetuare
essendo la persona che lui avrebbe voluto essere
e facendo le cose che lui aveva desiderato fare.
MRSGUZZARD. Di chi vorresti essere figlio, Colby:
di Sir Claude — o di qualche altro uomo,
oscuro e silenzioso? Un uomo morto, Colby.
Sta’ attento a ciò che dici.
COLBYDi un uomo morto e oscuro.
MRSGUZZARD. Avrai il tuo desiderio. E quando avrai il tuo desiderio


dovrai venire a patti con esso. Avrai un padre
morto, e a te sconosciuto.
SIR CLAUDEChe cosa vuol dire?
MRSGUZZARD. Colby non è suo figlio, Sir Claude.
COLBYChi era mio padre, allora?
MRSGUZZARD. Herbert Guzzard.


Sei figlio di un musicista deluso.
COLBYE chi era mia madre?
MRSGUZZARD. Lascia riposare in pace tua madre.


Ero io tua madre; ma scelsi di essere tua zia.


Così puoi avere ciò che desideri, e non avere madre.
SIR CLAUDESignora Guzzard, questo è perfettamente incredibile!


Non può aver portato avanti un simile inganno
per tutti questi anni. E perché avrebbe dovuto ingannarmi?
EGGERSONSignora Guzzard, può comprovare questa dichiarazione?
MRSGUZZARD. Registrazione di nascita. A Herbert e Sarah Guzzard,


un figlio.
EGGERSONE che ne è di sua sorella e del suo figlio?
MRSGUZZARD. Registrazione di morte. Il bambino non nacque mai.
SIR CLAUDENon ci credo. Semplicemente non posso crederci.


Signora Guzzard, lei sta inventando questa finzione
in risposta a ciò che Colby ha detto di volere.
EGGERSONEsaminerò io stesso i registri, Sir Claude.


Non che dubitiamo della sua parola, signora Guzzard:
ma in una faccenda di tale estrema importanza
capirà la necessità di una conferma esatta.
MRSGUZZARD. Lo capisco, signor Eggerson. Molto bene.
SIR CLAUDEIo non ci crederò. Non crederò a quei registri.


Pretende di aver portato avanti un inganno
per venticinque anni? È del tutto impossibile.
MRSGUZZARD. Non avevo intenzione di ingannarla, Sir Claude,


finché non si ingannò da sé. Quando lei andò in Canada
mia sorella scoprì che aspettava un bambino:
questo è vero. Anch’io ne aspettavo uno.
Questo lei non lo sapeva. Non la riguardava.
Come ho appena detto, mia sorella morì
prima che il bambino potesse nascere. Lei era lontanissimo;
le mandai un messaggio, che non le giunse mai.
Al suo ritorno venne subito da me;
e mi trovai a dover essere io a darle la notizia.
Lei vide il bambino. Diede per scontato che fosse suo;
ed era così contento che, in quel momento, mi trattenni
dal disingannarla. E poi pensai — perché no?
Anche mio marito era morto. Ero rimasta poverissima.
Se le avessi lasciato credere che il bambino era suo,
mio figlio avrebbe avuto assicurato un avvio decoroso nella vita —
questo lo sapevo. E l’avrebbe reso così felice!
Se avessi detto che il bambino era mio, che avvenire avrebbe avuto?
E poi mi spaventai di ciò che avevo fatto.
Benché non avessi mai detto «questo bambino è suo»,
temevo che mi chiedesse il certificato di nascita.
Non me lo chiese mai. E così andò avanti.
SIR CLAUDEÈ orribilmente plausibile. Ma non può essere vero.
MRSGUZZARD. Consideri, Sir Claude. Le direi tutto questo


se non fosse vero? Dicendole la verità
sacrifico le mie ambizioni per Colby.
Sacrifico anche il mio sacrificio di prima.
Questo è ancora più grande del sacrificio che feci
quando la lasciai rivendicarlo. Le sembra cosa da poco
per me vedere l’ambizione della mia vita ridotta a nulla?
Quando rinunciai al mio posto di madre di Colby
rinunciai a qualcosa che non avrei mai potuto riavere.
Non capisce che questa rivelazione
spinge il coltello più a fondo e lo rigira nella piaga?
Avrei preferito di gran lunga che i fatti fossero altri.
COLBYTi credo. Devo crederti:


questo mi dà la libertà.
SIR CLAUDEMa, Colby —


se questo fosse vero — certo che non può essere vero! —
ma vedo che lei ci crede. Vuole crederci.
Bene, allora ci creda. Ma non lasci che questo cambi
i nostri rapporti. O, forse, in meglio?
Forse saremo più felici insieme se lei penserà
che io non sono suo padre. L’accetterò.
Purché lei resti con me. Non farà alcuna differenza
per i miei progetti sul suo avvenire.
COLBYGrazie, Sir Claude.


Lei è un uomo molto generoso. Ma ora che so chi era mio padre
devo seguire mio padre — così da poter arrivare a conoscerlo.
SIR CLAUDEChe cosa vuol dire?
COLBYVoglio fare l’organista.


Non importa il successo —
prima ho mirato troppo in alto — oltre le mie capacità.
Credevo di non voler fare l’organista
quando scoprii di non avere alcuna possibilità di arrivare in cima —
cioè di diventare l’organista di una cattedrale.
Ma mio padre fu un organista senza successo.
MRSGUZZARD. Dovresti dire, Colby, non molto fortunato.
COLBYE io desidero seguire mio padre.
SIR CLAUDEMa, Colby:


non ricorda una conversazione che avemmo —
tanto tempo fa! — quando ci confidammo le nostre ambizioni
e la nostra delusione? E lei descrisse ciò che provava
cominciando a imparare le vie degli affari;
l’esaltazione di scoprire che sapeva trattare
materie che avrebbe creduto tanto estranee;
e il modo in cui sentiva di star cambiando?
Quella conversazione mi avrebbe convinto,
senza nessun’altra prova, che lei era mio figlio,
perché descriveva esattamente la mia esperienza.
Non significa nulla per lei l’esperienza che abbiamo condiviso?
Il cielo lo sa — e lei lo sa — che non ho posto alcun ostacolo
sulla via delle sue ambizioni musicali —
se solo fosse stato in grado di realizzarle.
Creda pure, se vuole, che io non sono suo padre:
l’accetterò. Non avanzo pretese su di lei —
tranne la pretesa della nostra somiglianza reciproca.
Abbiamo attraversato la stessa disillusione:
voglio che ne traiamo il meglio, insieme.
COLBYNo, Sir Claude. Mi duole ferirla


come la sto ferendo. Ma è cosa molto diversa.
Finché credevo che lei fosse mio padre
mi accontentavo di avere avuto le stesse ambizioni
e di accettarne allo stesso modo il fallimento.
Lei aveva suo padre davanti a sé, come modello;
conosceva la sua eredità. Ora io conosco la mia.
SIR CLAUDENon le chiederò mai di considerarmi un padre;


tutto ciò che le chiedo è di considerarmi un amico.
COLBYMa lei continuerebbe a pensarmi come suo figlio.


Non può esistere un rapporto di padre e figlio
se non funziona nei due sensi. Che lei mi consideri —
come farebbe — suo figlio, quando io non potrei pensare a lei
come a mio padre: se accettassi questo
sarei colpevole verso di lei. Le voglio troppo bene.
Lei è diventato un uomo senza illusioni
su di sé, e senza ambizioni.
Ora che io ho abbandonato le mie illusioni e le mie ambizioni


non resta che l’amore. Ma non su false premesse:
ecco perché devo lasciarla.
SIR CLAUDEEggerson!


Non riesce a persuaderlo?
LADY ELIZABETHSì. Povero il mio Claude!


Cerchi di aiutarlo, Eggerson.
EGGERSONNon oserei.


Il signor Simpkins è un uomo che sa quel che vuole.
È vero, signor Simpkins, che ciò che desidera
è diventare organista di qualche chiesa parrocchiale?
COLBYÈ questo che voglio. Se qualcuno mi prenderà.
EGGERSONSe è così, mi capita di sapere di un posto vacante


proprio nella mia parrocchia, a Joshua Park —
se le andasse. L’organista che avevamo
è morto due mesi fa. Ne stiamo cercando un altro.
COLBYCrede che accetterebbero di mettermi alla prova?
EGGERSONMetterla alla prova? Ne sono certo.


Pare che i buoni organisti non abbiano voglia di venire a Joshua Park.
COLBYMa le ho detto che non sono un organista molto bravo!
EGGERSONNon dica così, signor Simpkins, finché non avrà provato il nostro organo!
COLBYBeh, se riuscisse a indurli a provarmi…
EGGERSONIl Consiglio parrocchiale ne sarà felicissimo,


e io ho una certa influenza. Sono il fabbriciere del Vicario.
COLBYVorrei fare domanda.
EGGERSONLo stipendio è modesto —


modestissimo, temo. Non basta per viverci.
Dovremo pensare ad altri modi
di integrare il reddito. Lezioni di pianoforte? —
come misura provvisoria; perché, signor Simpkins —
spero che non lo prenda come un’impertinenza —
non la vedo passare tutta la vita come organista.
Credo che arriverà a scoprire di avere un’altra vocazione.
Abbiamo lavorato insieme ogni giorno, sa,
per un bel po’ di tempo, e l’ho osservata da vicino.
Signor Simpkins! Penserà a studiare per prendere gli ordini.
E le resterà la musica. Ma sì, signor Simpkins,
Joshua Park potrebbe essere solo un trampolino
verso un posto di precentore! E un canonicato!
COLBYAttraverseremo quel ponte quando ci arriveremo, Eggers.


Oh, mi scusi…
EGGERSONNon si scusi: sono felicissimo.


E a proposito, un punto pratico:
se accettasse il posto, vorrà orientarsi un po’
a Joshua Park prima di scegliere un alloggio;
noi abbiamo una stanza libera. Saremmo felicissimi
se volesse fermarsi da noi finché non si sia sistemato.
COLBYNe sarei davvero lietissimo — se la signora Eggerson fosse d’accordo.
EGGERSONNon ci sarà nessuno più contento della signora E.;


di questo posso assicurarla.
MRSGUZZARD. Signor Eggerson,


non posso vedere le cose come lei,
essendo stata io stessa moglie di un organista;
ma anche lei, credo, ha avuto un desiderio esaudito.
— Credo che questo colloquio possa ormai considerarsi chiuso.
Se vuole scusarmi, Sir Claude…
SIR CLAUDEScusarla? Sì.
MRSGUZZARD. Tornerò a Teddington. Colby,


vuoi chiamarmi un taxi per andare a Waterloo?
COLBYChiamarti un taxi? Sì, zia Sarah;


ma dovrei accompagnarti a casa.
MRSGUZZARD. A casa? Solo fino a un taxi.


Le dispiace se mi congedo, Sir Claude?
Qui non servo più.
(didascalia)[Esce COLBY]
SIR CLAUDEDispiacermi? E che cosa mi dispiace ormai?
MRSGUZZARD. Allora le dico addio. Avete avuto tutti ciò che desideravate,


in una forma o nell’altra. Lei e io, Sir Claude,
avemmo i nostri desideri venticinque anni fa;


ma non ci accorgemmo, quando li avemmo,
che nel contratto c’era una clausola di scadenza a termine.
SIR CLAUDEChe cosa? Ah. Addio, signora Guzzard.
(didascalia)[Esce MRS. GUZZARD]
SIR CLAUDEChe è successo? Se ne sono andati? Colby torna?
LADY ELIZABETHPovero il mio Claude!
(didascalia)[LUCASTA attraversa la scena verso SIR CLAUDE e si inginocchia accanto a lui]
KAGHANSa, Claude, credo che abbiamo fatto tutti lo stesso errore —


tutti tranne Eggers…
EGGERSONIo, signor Kaghan?
KAGHANVolevamo che Colby fosse qualcosa che non era.
LADY ELIZABETHImmagino che valga per te e per me, Claude.


Fra il non sapere che cosa gli altri vogliono da noi
e il non sapere che cosa dobbiamo chiedere agli altri,
si fanno degli errori! Ma intendo fare meglio.
Claude, dobbiamo cercare di capire i nostri figli.
KAGHANE a noi piacerebbe capire voi…


voglio dire, includo tutti e due,
Claude… e zia Elizabeth.
Sa, Claude, sia Lucasta sia io
vorremmo significare qualcosa per lei… se ce lo permettesse;
e ci prenderemmo la responsabilità di significarlo davvero.
(didascalia)[LUCASTA cinge SIR CLAUDE con le braccia]
SIR CLAUDENon lasciarmi, Lucasta.


Eggerson! Le crede davvero?
(didascalia)[EGGERSON annuisce]
SIR CLAUDESIPARIO
Gli interpreti della prima rappresentazione al
Festival di Edimburgo
25 agosto – 5 settembre 1953


Sir Claude Mulhammer
PAUL ROGERS
Eggerson
ALAN WEBB
Colby Simpkins
DENHOLM ELLIOTT
B. Kaghan
PETER JONES
Lucasta Angel
MARGARET LEIGHTON
Lady Elizabeth Mulhammer
ISABEL JEANS
Mrs. Guzzard
ALISON LEGGATT
Produzione di HENRY SHEREK
Regia di E. MARTIN BROWNE
Scene di HUTCHINSON SCOTT
* Le parole di Lady Elizabeth fuori scena non sono destinate a essere udite distintamente dal pubblico in teatro.

IL GRANDE STATISTA
A MIA MOGLIE
a cui devo la gioia balzante
che ravviva i miei sensi nel tempo della veglia
e il ritmo che governa il riposo del nostro tempo del sonno,
il respiro all’unisono
degli amanti…
che pensano gli stessi pensieri senza bisogno di parole
e balbettano le stesse parole senza bisogno di senso:
a te dedico questo libro, per restituire come posso
con parole una piccola parte di ciò che tu mi hai dato.
Le parole dicono ciò che dicono, ma alcune hanno un senso ulteriore
per te e per me soltanto.
Personaggi
MONICA CLAVERTON-FERRY
CHARLES HEMINGTON
LAMBERT
LORD CLAVERTON
FEDERICO GOMEZ

SpeakerLine
(didascalia)The Business Room on the first floor of SIR CLAUDE MULHAMMER’S London house. Early afternoon. SIR CLAUDE writing at desk. Enter EGGERSON.
SIR CLAUDEAh, there you are, Eggerson! Punctual as always.


I’m sorry to have to bring you up to London
All the way from Joshua Park, on an errand like this.
But you know my wife wouldn’t like anyone to meet her
At Northolt, but you. And I couldn’t send Colby.
That’s not the way to arrange their first meeting,
On her return from Switzerland.
EGGERSONImpossible, Sir Claude!


A very delicate situation —
Her first meeting with Mr. Simpkins.
But I was glad of the excuse for coming up to London:
I’ve spent the morning shopping! Gardening tools.
The number of things one needs for a garden!
And I thought, now’s the moment to buy some new tools
So as not to lose a moment at the end of the winter
And I matched some material for Mrs. E.,
Which she’s been wanting. So she’ll be pleased.


Then I lunched at the store — they have a restaurant;
An excellent lunch, and cheap, for nowadays.
But where’s Mr. Simpkins? Will he be here?
SIR CLAUDEI had to send him to the City this morning,


But he’ll be back, I hope, before you leave.
EGGERSONAnd how’s he getting on? Swimmingly, I’m sure,


As I’ve heard nothing since the last time I came.
SIR CLAUDEWell, of course, Eggerson, you’re irreplaceable …
EGGERSONOh, Sir Claude, you shouldn’t say that!


Mr. Simpkins is far better qualified than I was
To be your confidential clerk.
He was finding his feet, very quickly,
During the time we worked together.
All he needs is confidence.
SIR CLAUDEAnd experience.


With a young man, some readjustment is necessary.
But I’m satisfied that he’s getting the hang of things,
And I think he’s beginning to take a keen interest.
EGGERSONAnd getting over his disappointment?


Of course, I never mentioned that:
It’s only what you told me.
SIR CLAUDEAbout his music.


Yes, I think so. I understand his feelings.
He’s like me, Eggerson. The same disappointment
In a different form. He won’t forget
That his great ambition was to be an organist,
Just as I can’t forget … no matter.
The great thing was to find something else
He could do, and do well. And I think he’s found it,
Just as I did. I shall tell him about myself.
But so far, I’ve left him to his own devices:
I thought he would fall into this way of life more quickly
If we started on a purely business basis.
EGGERSONNo doubt that’s best. While he’s still living


With his aunt in Teddington, and coming up daily
Just as I used to. And the flat in the mews?
How soon will that be ready for him?
SIR CLAUDEThey have still to do the walls. And then it must be furnished.


I’m trying to find him a really good piano.
EGGERSONA piano? Yes, I’m sure he’ll feel at home


When he has a piano. You think of everything.
But if I might make a suggestion: window boxes!
He’s expressed such an interest in my garden
That I think he ought to have window boxes.
Some day, he’ll want a garden of his own. And yes, a bird bath!
SIR CLAUDEA bird bath? In the mews? What’s the point of that?
EGGERSONHe told me he was very fond of bird watching.
SIR CLAUDEBut there won’t be any birds — none worth watching.
EGGERSONI don’t know, Sir Claude. Only the other day


I read a letter in The Times about wild birds seen in London:


And I’m sure Mr. Simpkins will find them if anybody.
SIR CLAUDEWell, we’ll leave that for the present. As we have a little time


Before you start for Northolt — the car will be ready —
Let’s think what you’re to say to Lady Elizabeth,
Coming back from the airport, about Colby.
I think, you ought to give her warning
Of whom she is to meet on her arrival.
EGGERSONHow would you like me to approach the subject?
SIR CLAUDEOf course, she knows you were wanting to retire,


As we had some discussion about replacing you.
But you know she regards you — well, completely
As one of the household.
EGGERSONThat’s a great compliment.
SIR CLAUDEAnd well deserved; but rather inconvenient


When it comes to appointing a successor.
Makes it very difficult to replace you.
She thinks she ought to have a hand in the choosing;
And besides, she is convinced that she, of all people,
Is a better judge of character than I am.
EGGERSONOh, I wouldn’t say that, Sir Claude!


She has too much respect for your business genius.
But it’s true she believes she has what she calls ‘guidance’.
SIR CLAUDEGuidance. That’s worse than believing in her judgment:


We could argue about that. You can’t argue with guidance.
But if she appears to be puzzled, or annoyed
At my making the appointment during her absence,
You must say you had to leave under medical orders.
She’s always been concerned about your state of health,
So she’ll be sympathetic. And as for Colby —
Say that Mr. Simpkins was highly recommended,
And say that I had to make a quick decision
Because he’d had another very tempting offer.
Something like that. Don’t make too much of it.
And I rather hope that she will take to him at once:
If so, she is certain to come to believe
That she chose him herself. By the way, don’t forget
To let her know that he’s very musical.
She can take him to concerts. But don’t overdo it!
EGGERSONI’ll remember that. Music.
SIR CLAUDEAnd by the way,
How much have you actually told him about her?
You remember,1 asked you to prepare him a little;
There are some things you could say better than I could,
And ways in which you could reassure him
Better than I. He’s more at ease with you
Than he is with me.
EGGERSONOh, you mustn’t say that!


Though I’ve done my best to gain his confidence.
I did mention her interest in Light from the East.
SIR CLAUDEAnd the Book of Revelation? And the Wisdom of Atlantis?
EGGERSONWell, to tell the truth, Sir Claude, I only touched on these matters,


They’re much too deep for me. And I thought, Mr. Simpkins,
He’s highly educated. He’ll soon begin to grasp them.
No, I haven’t told him much about Lady Elizabeth.
But there’s one thing I should like to know —
If you don’t mind — before I go to meet her.
How soon do you propose to … explain Mr. Simpkins?


Regularize his position in the household?
You told me that was your eventual intention.
SIR CLAUDEWhen — or indeed whether — I reveal his identity


Depends on how she takes to him. This afternoon
She will only learn that you have finally retired
And that you have a young successor,
A Mr. Colby Simpkins.
EGGERSONMerely Mr. Simpkins.
SIR CLAUDEThe reasons for starting him during her absence


Are perfectly clear. But beyond that point
I haven’t yet explained my plans to you.
Why I’ve never told her about him,
The reason for meeting him as merely Mr. Simpkins,
Is, that she has a strong maternal instinct …
EGGERSONI realise that.
SIR CLAUDEWhich has always been thwarted.
EGGERSONI’m sure it’s been a grief to both of you


That you’ve never had children.
SIR CLAUDENo worse, Eggerson,


Than for you and your wife, to have had a son
Lost in action, and his grave unknown.
EGGERSONAnd you’re thinking no doubt that Lady Elizabeth


Would be put in mind of the child she lost.
SIR CLAUDEIn a very different way, yes. You might say mislaid,
Since the father is dead, and there’s no way of tracing it.
Yes, I was thinking of her missing child:
In the circumstances, that might make her jealous.
I’ve explained all this to Colby — Mr. Simpkins.
EGGERSONI see what you mean.
SIR CLAUDEShe must get to like him first:


And then, Eggerson, I am not unhopeful
That, under the impression that he is an orphan,
She will want us to adopt him.
EGGERSONAdopt him! Yes, indeed,


That would be the solution. Yes, quite ideal.
SIR CLAUDEI’m glad you agree. Your support will be helpful.
EGGERSONI’m sure I shall be very happy to commend him.
SIR CLAUDEYou mustn’t overdo it! But your approval matters.


You know she thinks the world of your opinion.
EGGERSONWell, I believe that once or twice, perhaps …


But I’m afraid you overrate my influence.
I have never been able to make her like Miss Angel;
She becomes abstracted, whenever I mention her.
SIR CLAUDEBut she knew about Lucasta — Miss Angel, from the start.


That was one difficulty. And there are others.
For one, they’re both of them women.
EGGERSONTrue.
SIR CLAUDEBut I don’t think she takes much notice of Miss Angel.


She just doesn’t see her. And Miss Angel
Will soon be getting married, I expect.
EGGERSONAnd so I hope. A most suitable arrangement.


But will you tell me this: if it comes to the point
At which Lady Elizabeth wants to adopt him —
An admirable solution — then what follows?
Will you let her know, then, that Mr. Simpkins
Is actually your son?
SIR CLAUDEThat’s where I’m in the dark.


I simply can’t guess what her reaction would be.
There’s a lot I don’t understand about my wife.
There’s always something one’s ignorant of
About anyone, however well one knows them;
And that may be something of the greatest importance.
It’s when you’re sure you understand a person
That you’re liable to make the worst mistake about him.
As a matter of fact, there’s a lot I don’t know
About you, Eggerson, although we worked together
For nearly thirty years.
EGGERSONNearly thirty-one.


But now you put it so convincingly,
I must admit there’s a lot that I don’t understand


About my wife.
SIR CLAUDEAnd just as much


She doesn’t know about you. And just as much
You don’t know about me — I’m not so sure of that!
My rule is to remember that I understand nobody,
But on the other hand never to be sure
That they don’t understand me — a good deal better
Than I should care to think, perhaps.
EGGERSONAnd do I infer


That you’re not sure you understand Mr. Simpkins, either?
SIR CLAUDEA timely reminder. You may have to repeat it.


But he should be back by now. And then I’ll leave you.
I must telephone to Amsterdam, and possibly to Paris.
But when you return with Lady Elizabeth
I’ll be ready waiting to introduce him.
(didascalia)[Enter COLBY SIMPKINS with briefcase]
SIR CLAUDEAh, Colby, I was just saying to Eggerson


It was time you were back. Was your morning satisfactory?
COLBYI’ve got what you wanted, Sir Claude. Good afternoon,


Mr. Eggerson. I was afraid I’d miss you.
EGGERSONI’m off in half an hour, Mr. Simpkins.
SIR CLAUDEI’ll leave you now. But when Eggerson comes back


With Lady Elizabeth, I will rejoin you.
(didascalia)[Exit SIR CLAUDE]
COLBYI’m glad you don’t have to leave just yet.


I’m rather nervous about this meeting.
You’ve told me very little about Lady Elizabeth,
And Sir Claude himself hasn’t told me very much:
So I’ve no idea how I ought to behave.
B. Kaghan has told me something about her,
But that’s rather alarming.
EGGERSONMr. Kaghan is prejudiced.


He’s never hit it off with Lady Elizabeth.
Don’t listen to him. He understands Sir Claude,
And he’s always been very grateful to Sir Claude,
As he ought to be. Sir Claude picked him out
And gave him his start. And he’s made the most of it —
That I will say. An encouraging example
For you, Mr. Simpkins. He’ll be a power in the City!
And he has a heart of gold. But not to beat about the bush,
He’s rather a rough diamond. Very free and easy ways;
And Lady Elizabeth has never taken to him.
But you, Mr. Simpkins, that’s very different.
COLBYI don’t know why it should be so different.


I like B. Kaghan. I’ve found him very helpful
And very good company apart from business.
EGGERSONOh yes, Mr. Kaghan is very good company.


He makes me laugh sometimes. I don’t laugh easily.
Quite a humorist, he is. In fact, Mrs. E.
Sometimes says to me: ‘Eggerson, why can’t you make me laugh
The way B. Kaghan did?’ She’s only met him once;
But do you know, he began addressing her as Muriel —
Within the first ten minutes! I was horrified.
But she actually liked it. Muriel is her name.


He has a way with the ladies, you know.
But with Lady Elizabeth he wasn’t so successful.
She once referred to him as ‘undistinguished’;
But with you, as I said, it will be very different.
She’ll see at once that you’re a man of culture;
And besides, she’s very musical.
COLBYThank you for the warning!
EGGERSONSo if you don’t mind, I shall mention at once


That you are a musician.
COLBYI’ll be on my guard.
EGGERSONYour music will certainly be a great asset


With Lady Elizabeth. I envy you that.
I’ve always sung in our voluntary choir
And at the carol service. But I wish I was musical.
COLBYI still don’t feel very well prepared for meeting her.
(didascalia)[A loud knock. Enter B. KAGHAN]
(didascalia)Enter B. Kaghan. Hello Colby!
KAGHANAnd hello Eggers! I’m glad to find you here.
It’s lucky for Colby.
EGGERSONHow so Mr. Kaghan?
KAGHANBecause Lucasta’s with me! The usual catastrophe.


She’s come to pry some cash from the money-box.
Bankrupt again! So I thought I’d better bring her
And come upstairs ahead, to ease the shock for Colby.
But as you’re here, Eggers, I can just relax.
I’m going to enjoy the game from the sidelines.
(didascalia)[Enter LUCASTA ANGEL]
LUCASTAEggy, I’ve lost my job!
EGGERSONAgain, Miss Angel?
LUCASTAYes, again! And serve them right!
EGGERSONYou have been, I presume, persistently unpunctual.
LUCASTAYou’re wrong, Eggy. It’s rank injustice.


Two months I’d gone on filing those papers
Which no one ever wanted — at least, not till yesterday.
Then, just by bad luck, the boss did want a letter
And I couldn’t find it. And then he got suspicious
And asked for things I’m sure he didn’t want —
Just to make trouble! And I couldn’t find one of them.
But they’re all filed somewhere, I’m sure, so why bother?
But who’s this, Eggy? Is it Colby Simpkins?
Introduce him, one or the other of you.
EGGERSONMr. Simpkins, Miss Angel. As you know, Miss Angel,


Mr. Simpkins has taken over my duties.
LUCASTAAnd does he know that I’m one of his duties?


Have you prepared him for taking me over?


Did you know that, Colby? I’m Lucasta.
It’s only Eggy calls me Miss Angel,
Just to annoy me. Don’t you agree
That Lucasta suits me better?
COLBYI’m sure they both suit you.
LUCASTASnubbed again! I suppose I asked for it.


That’s what comes of being cursed with a name like Angel.
I’m thinking of changing it. But, Colby,
Do you know that I’m one of your responsibilities?
COLBYNo, I’m afraid I didn’t know that.
EGGERSONYou mustn’t give way to her, Mr. Simpkins.
I never do. I always say
That if you give Miss Angel an inch
She’ll take an ell.
LUCASTAL. for Lucasta.


Go on, Eggy. Don’t mind him, Colby.
Colby, are you married?
COLBYNo, I’m not married.
LUCASTAThen I don’t mind being seen with you in public.


You may take me out to dinner. A working girl like me
Is often very hungry — living on a pittance —
Cooking a sausage on a gas ring …
EGGERSONYou mustn’t believe a word she says.
LUCASTAMr. Simpkins is going to believe all I say,


Mr. Eggerson. And I know he’ll be nice to me


When you’re out of the way. Why don’t you let him speak?
Eggy’s really quite human, Colby.
It’s only that he’s terrified of Mrs. Eggerson;
That’s why he’s never asked me out to lunch.
EGGERSONWe will leave Mrs. Eggerson out of this, Miss Angel.
LUCASTAThat’s what he always says, Colby,


When I mention Mrs. Eggerson. He never fails to rise.
B.! What have you told Colby about me?
KAGHANIt’s no use telling anybody about you:


Nobody’d ever believe in your existence
Until they met you. Colby’s still reeling.
It’s going to be my responsibility,
As your fiancé, to protect Colby from you.
But first, let’s cope with the financial crisis.
LUCASTAYes, Eggy, will you break the sad news to Claude?


Meanwhile, you’ll have to raid the till for me. I’m starving.
KAGHANI’ve just given her lunch. The problem with Lucasta


Is how to keep her fed between meals.
LUCASTAB., you’re a beast. I’ve a very small appetite.


But the point is, that I’m penniless.
KAGHANShe’s had a week’s salary in lieu of notice.
LUCASTAB., remember you’re only my fiancé on approval.


Can I have some money, Eggy?
EGGERSONI’m no longer in charge


And that duty has not devolved on Mr. Simpkins:


Sir Claude intends to deal with these matters himself.
You will have to ask Sir Claude. But I’ll speak to him
When I return from Northolt.
LUCASTAYou’re going to meet Lizzie?
EGGERSONI am meeting Lady Elizabeth at Northolt.
LUCASTAWell, I don’t propose to be on the scene when she comes.
KAGHANAnd I don’t propose to leave you with Colby.


He’s had enough for one day. Take my advice, Colby.
Never allow Lucasta the slightest advantage
Or she’ll exploit it. You have to be tough with her;
She’s hard as nails. Now I’ll take her off your hands.
I’ll show you how it’s done. Come along, Lucasta,
I’m going to make a day of it, and take you out to tea.
LUCASTAI’m dying for my tea. The strain of this crisis


Has been too much for me. Another time, Colby.
I’ll ring you up, and let you take me out to lunch.
(didascalia)[Exit LUCASTA]
KAGHANTake it easy, Colby. You’ll get used to her.
(didascalia)[Exit KAGHAN]
COLBYEgg … Mr. Eggerson!
EGGERSONYes, Mr. Simpkins?
COLBYYou seem to me sane. And I think I am.
EGGERSONI have no doubt on either point, none at all.
COLBYAnd B. Kaghan has always seemed to me sane.
EGGERSONI should call him the very picture of sanity.
COLBYBut you never warned me about Miss Angel.


What about her?
EGGERSONOh, Miss Angel.


She’s rather flighty. But she has a good heart.
COLBYBut does she address Sir Claude Mulhammer


As Claude? To his face?
EGGERSONShe does indeed.
COLBYAnd does she call Lady Elizabeth Lizzie?
EGGERSONWell, not in her presence. Not when I’ve been there.


No, I don’t think she would. But she does call her Lizzie,
Sometimes, to Sir Claude. And do you know —
I think it amuses him.
COLBYWell, perhaps I’ll be amused.


But it did make my head spin — all those first names
The first time I met her. I’m not used to it.
EGGERSONYou’ll soon get used to it. You’ll be calling me Eggers


Before you know it!
COLBYI shouldn’t wonder.


I nearly did, a moment ago.
Then I’d have been certain I’d lost my reason:
Her influence is perfectly frightening.
But tell me about Lu … Miss Angel:
What’s her connection with this household?
EGGERSONWell. A kind of fiduciary relationship.


No, I don’t think that’s quite the right term.
She’s no money of her own, as you may have gathered;
But I think her father was a friend of Sir Claude’s,
And he’s made himself responsible for her.
In any case, he’s behaved like a father —
A very generous man, is Sir Claude.
To tell the truth, she’s something of a thorn in his flesh,
Always losing her jobs, because she won’t stick to them.
He gives her an allowance — very adequate indeed,
Though she’s always in debt. But you needn’t worry
About her, Mr. Simpkins. She’ll marry Mr. Kaghan
In the end. He’s a man who gets his own way,
And I think he can manage her. If anyone can.
COLBYBut is she likely to be a nuisance?
EGGERSONNot unless you give her encouragement.


I have never encouraged her.
COLBYBut you have Mrs. Eggerson.
EGGERSONYes, she’s a great protection. And I have my garden


To protect me against Mrs. E. That’s my joke.
COLBYWell, I’ve never met anyone like Miss Angel.
EGGERSONYou’ll get used to her, Mr. Simpkins.


Time works wonders, that’s what I always say.
But I don’t expect you’ll have to see much of her:
That responsibility’s not on your shoulders.
Lady Elizabeth, now, that’s different.
COLBYAt least, I don’t suppose Lady Elizabeth


Can be quite so unusual as Miss Angel.
EGGERSONO yes, Mr. Simpkins, much more unusual.
COLBYOh!
EGGERSONWell, as I told you, she really is a lady,


Rather a grande dame, as the French say.
That’s what Sir Claude admires about her.
He said to me once, in a moment of confidence —
He’d just come back from a public luncheon —
‘Eggerson’, he said, ‘I wanted a lady,
And I’m perfectly satisfied with the bargain.’
Of course it’s true that her family connections
Have sometimes been useful. But he didn’t think of that:
He’s not petty-minded — though nothing escapes him.
And such a generous heart! He’s rather a Socialist.
I’m a staunch Conservative, myself.
COLBYBut is Lady Elizabeth very unusual


In any other way, besides being a lady?
EGGERSONWhy, yes, indeed, I must admit she is.


Most of her oddities are perfectly harmless.
You’ll soon get used to them. That’s what Sir Claude said:
Humour her, Eggerson,’ he said, ‘humour her.’
But she has one trait that I think I did touch on:
She’s very absent-minded.
COLBYI hope you don’t mean,


She has lapses of memory?
EGGERSONI didn’t mean that.


No. She hasn’t very much memory to lose,
Though she sometimes remembers when you least expect it.
But she does forget things. And she likes to travel,
Mostly for her health. And when she’s abroad
She is apt to buy a house. And then goes away
And forgets all about it. That can be complicated
And very costly. I’ve had some rare adventures!
I remember long ago, saying to Mrs. E.,
When we’d bought our house in Joshua Park
(On a mortgage, of course) ‘now we’ve settled down
All the travel I want is up to the City


And back to Joshua Park in the evening,
And once a year our holiday at Dawlish’.
And to think that was only the beginning of my travels!
It’s been a very unusual privilege
To see as much of Europe as I have,
Getting Lady Elizabeth out of her difficulties.
COLBYPerhaps she won’t even arrive by this plane.
EGGERSONOh, that could happen. She sometimes gets lost,
Or loses her ticket, or even her passport.
But let’s not be crossing any bridges
Until we come to them. That’s what I always say.


And I’m sure you’ll like her. She’s such a lady!


And what’s more, she has a good heart.
COLBYEverybody seems to be kind-hearted.


But there’s one thing I do believe, Mr. Eggerson:
That you have a kind heart. And I’m convinced


That you always contrive to think the best of everyone.
EGGERSONYou’ll come to find that I’m right, I assure you.
(didascalia)[Enter SIR CLAUDE]
SIR CLAUDEHello! Still here? It’s time you were off.
EGGERSONI’m just going. There’s plenty of time.
(didascalia)[Looks at his watch]
EGGERSONI’ll arrive at the airport with minutes to spare,
And besides, there’s the Customs. That’ll take her a time,
From my experience.
LADY ELIZABETH MULHAMMER’S voice off.* Just open that case, I want something out of it.


Unwrap that — It’s a bottle of medicine.
Now, Parkman, will you give it to the driver?
He tells me that he suffers from chronic catarrh.
SIR CLAUDEHello! What’s that?
(didascalia)[Opens door on to landing and listens]
SIR CLAUDEShe’s here, Eggerson! That’s her voice.
Where is she? Oh, she’s gone out again.
(didascalia)[Goes to the window and looks down on the street]
SIR CLAUDEShe’s having a conversation with the cabman.
What can they be talking about? She’s coming in!
LADY ELIZABETH MULHAMMER’S voice off.* No, Gertrude, I haven’t had any lunch,


And I don’t want it now. Just bring me some tea.
Nothing with it. No, I forgot:
You haven’t learned yet how to make tea properly.
A cup of black coffee. Is Sir Claude at home?
I’ll speak to him first.
SIR CLAUDEGood heavens, Eggerson, what can have happened?
EGGERSONIt’s perfectly amazing. Let me go down to meet her.
SIR CLAUDEWhere ought we to be? What ought we to be doing?


EGGERSON [at the open door]. She’s speaking to the parlourmaid. She’s coming up.
SIR CLAUDEColby, sit at the desk, and pick up some papers.


We must look as if we’d been engaged in business.
(didascalia)[Enter LADY ELIZABETH MULHAMMER]
SIR CLAUDEEGGERSON & SIR CLAUDE [simultaneously]. Lady Elizabeth!


Elizabeth!
SIR CLAUDEWhat on earth has happened?
EGGERSONLady Elizabeth! This is most surprising.
LADY ELIZABETHWhat’s surprising, Eggerson? I’ve arrived, that’s all.
EGGERSONI was just starting for Northolt to meet you.
LADY ELIZABETHThat was very thoughtful of you, Eggerson,


But quite unnecessary. And besides,
I didn’t come by air. I arrived at Victoria.
SIR CLAUDEDo you mean to say that you changed your ticket?
EGGERSONYes, how did you manage to change your ticket?
LADY ELIZABETHI went to the agency and got them to change it.


I can’t understand why you’re both so surprised.
You know I’m a very experienced traveller.
SIR CLAUDEOh yes, of course we know that, Elizabeth.


But why did you change your plans?
LADY ELIZABETHBecause of Mildred Deverell.


She’s been having the treatment with me,
And she can’t go by air — she says it makes her sea-sick;
So we took the night train, and did the Channel crossing.
But who is this young man? His face is familiar.
SIR CLAUDEThis young man is Eggerson’s successor.


You know that Eggerson’s been meaning to retire …
EGGERSONUnder medical orders, Lady Elizabeth:


The doctor made it very imperative …
SIR CLAUDEMr. Simpkins had very strong recommendations …
EGGERSONAnd at the same time, he had another tempting offer:


So we had to make a quick decision.
SIR CLAUDEI didn’t want to bother you, during your treatment …
EGGERSONAnd Mr. Simpkins is much more highly qualified


Than I am, to be a confidential clerk.
Besides, he’s very musical.
LADY ELIZABETHMusical?


Isn’t this the young man I interviewed
And recommended to Sir Claude? Of course it is.
I remember saying: ‘He has a good aura.’
I remember people’s auras almost better than their faces.
What did you say his name was?
SIR CLAUDEColby Simpkins.


LADY ELIZABETH [counting on her fingers]. Thirteen letters. That’s very auspicious —


Contrary to what most people think.
You should be artistic. But you look rather frail.
I must give you lessons in the art of health.
Where is your home, Mr. Colby?
COLBYSimpkins.
EGGERSONMr. Colby Simpkins.
LADY ELIZABETHI prefer Colby.


Where are you living?
SIR CLAUDEHis home’s outside London.


But I want to have him closer at hand —
You know what a bother it’s been for Eggerson —
So I’m having the flat in the mews done over.
LADY ELIZABETHBut all in the wrong colours, I’m sure. My husband


Does not understand the importance of colour
For our spiritual life, Mr. Colby.
Neither, I regret to say, does Eggerson.
What colour have you chosen, between you?
SIR CLAUDEI thought a primrose yellow would be cheerful.
LADY ELIZABETHJust what I expected. A primrose yellow


Would be absolutely baneful to Mr. Colby.
He needs a light mauve. I shall see about that.
But not today. I shall go and rest now.
In a sleeping-car it is quite impossible
To get one’s quiet hour. A quiet hour a day
Is most essential, Dr. Rebmann says.
SIR CLAUDERebmann? I thought it was a Dr. Leroux.
LADY ELIZABETHDr. Leroux is in Lausanne.


I have been in Zürich, under Dr. Rebmann.
SIR CLAUDEBut you were going out to Dr. Leroux


In Lausanne. What made you go to Zürich?
LADY ELIZABETHWhy, I’d no sooner got to Lausanne


Than whom should I meet but Mildred Deverell.
She was going on to Zürich. So she said: ‘Come to Zürich!
There’s a wonderful doctor who teaches mind control.’
So on I went to Zürich.
SIR CLAUDESo on you went to Zürich.


But I thought that the doctor in Lausanne taught mind control?
LADY ELIZABETHNo, Claude, he only teaches thought control.


Mind control is a different matter:
It’s more advanced. But I wrote you all about it.
SIR CLAUDEIt’s true, you did send me postcards from Zürich;


But you know that I can’t decipher your writing.
I like to have the cards, just to know where you are
By reading the postmark.
LADY ELIZABETHBut Claude, I’m glad to find


That you’ve taken my advice.
SIR CLAUDEYour advice? About what?
LADY ELIZABETHTo engage Mr. Colby. I really am distressed!


This is not the first sign that I’ve noticed
Of your memory failing. I must persuade you
To have a course of treatment with Dr. Rebmann —
No, at your stage, I think, with Dr. Leroux.
Don’t you remember, I said before I left:
‘Trust my guidance for once, and engage that young man?’
Well, that was Mr. Colby.
SIR CLAUDEOh, I see.


Yes, now I am beginning to remember.
I must have acted on your guidance.
LADY ELIZABETHI must explain to you, Mr. Colby,


That I am to share you with my husband.
You shall have tea with me tomorrow,
And then I shall tell you about my committees.
I must go and rest now.
SIR CLAUDEYes, you go and rest.


I’m in the middle of some business with Mr….
LADY ELIZABETHColby!
(didascalia)[Exit LADY ELIZABETH]
SIR CLAUDEShe actually went and changed her own ticket.


It’s something unheard of.
EGGERSONAmazing, isn’t it!
SIR CLAUDEIf this is what the doctor in Zürich has done for her,


I give him full marks. Well, Eggerson,
I seem to have brought you up to London for nothing.
EGGERSONOh, not for nothing! I wouldn’t have missed it.


And besides, as I told you, I’ve done some shopping.
But I’d better be off now. Mr. Simpkins —
If anything should turn up unexpected


And you find yourself non-plussed, you must get me on the phone.
If I’m not in the house, I’ll be out in the garden.
And I’ll slip up to town any day, if you want me.
In fact, Mrs. E. said: ‘I wish he’d ring us up!
I’m sure he has a very cultivated voice.’
COLBYThank you very much, I will. It’s reassuring


To know that I have you always at my back
If I get into trouble. But I hope
That I shan’t have to call upon you often.
EGGERSONOh, and I forgot … Mrs. E. keeps saying:


‘Why don’t you ask him out to dinner one Sunday?’
But I say: ‘We couldn’t ask him to come
All the way to Joshua Park, at this time of year!’
I said: ‘Let’s think about it in the Spring
When the garden will really be a treat to look at.’
Well, I’ll be going.
SIR CLAUDEGoodbye, and thank you, Eggerson.
EGGERSONGood day, Sir Claude. Good day, Mr. Simpkins.
(didascalia)[Exit EGGERSON]
SIR CLAUDEWell, Colby! I’ve been calling you Mr. Simpkins


In public, till now, as a matter of prudence.
As we arranged. But after two months —
And as my wife insists upon your being Mr. Colby —
I shall begin to call you Colby with everyone.
COLBYI’m sure that will make it easier for both of us.
SIR CLAUDEHer sudden arrival was very disconcerting:


As you gather, such a thing never happened before.
So the meeting didn’t go quite the way I’d intended;
And yet I believe that it’s all for the best.
It went off very well. It’s very obvious
That she took to you at once.
COLBYDid she really think


That she had seen me before?
SIR CLAUDEImpossible to tell.


The point is that she’s taken a fancy to you
And so she lays claim to you. That’s very satisfactory.
She’s taken it for granted that you should have the flat —
By tomorrow she’ll be sure it was she who proposed it.
So I feel pretty confident that, before long,
We can put matters onto a permanent basis.
COLBYI must confess, that up to this point


I haven’t been able to feel very settled.
And what you’ve had in mind still seems to me
Like building my life upon a deception.
Do you really believe that Lady Elizabeth
Can ever accept me as if I was her son?
SIR CLAUDEAs if you were her son? If she comes to think of you


As the kind of man that her son would have been —
And I believe she will: though I’m perfectly convinced
That her son would have been a different type of person —


Then you will become her son, in her eyes. She’s like that.


Why, it wouldn’t surprise me if she came to believe
That you really are her son, instead of being mine.
She has always lived in a world of make-believe,
And the best one can do is to guide her delusions
In the right direction.
COLBYIt doesn’t seem quite honest.


If we all have to live in a world of make-believe,
Is that good for us? Or a kindness to her?
SIR CLAUDEIf you haven’t the strength to impose your own terms


Upon life, you must accept the terms it offers you.
But tell me first — I’ve a reason for asking —
How do you like your work? You don’t find it uncongenial?
I’m not changing the subject: I’m coming back to it.
You know I’ve deliberately left you alone,
And so far we’ve discussed only current business,
Thinking that you might find it easier
To start by a rather formal relationship
In adapting yourself to a new situation.
COLBYI’m very grateful to you, for that:


It is indeed a new and strange situation,
And nothing about it is real to me yet.
SIR CLAUDEBut now I want it to be different. It’s odd, Colby.


I didn’t realise, till you started with me here,
That we hardly know each other at all.
COLBYI suppose there hasn’t been the opportunity.
SIR CLAUDEWhen you were a child, you belonged to your aunt,


Or so she made me feel. I never saw you alone.
And then when I sent you both over to Canada
In the war — that was perhaps a mistake,
Though it seemed to have such obvious advantages
That I had no doubts at the time — that’s five years;
And then your school, and your military service,
And then your absorption in your music …
COLBYYou started by asking me how I found this work.
SIR CLAUDEYes, how do you find it?
COLBYIn a way, exhilarating.


To find there is something that I can do
So remote from my previous interests.
It gives me, in a way, a kind of self-confidence
I’ve never had before. Yet at the same time
It’s rather disturbing. I don’t mean the work:
I mean, about myself. As if I was becoming
A different person. Just as, I suppose,
If you learn to speak a foreign language fluently,
So that you can think in it — you feel yourself to be
Rather a different person when you’re talking it.
I’m not at all sure that I like the other person
That I feel myself becoming — though he fascinates me.
And yet from time to time, when I least expect it,
When my mind is cleared and empty, walking in the street
Or waking in the night, then the former person,
The person I used to be, returns to take possession:
And I am again the disappointed organist,
And for a moment the thing I cannot do,
The art that I could never excel in,
Seems the one thing worth doing, the one thing
That I want to do. I have to fight that person.
SIR CLAUDEI understand what you are saying


Much better than you think. It’s my own experience
That you are repeating.
COLBYYour own experience?
SIR CLAUDEYes, I did not want to be a financier.
COLBYWhat did you want to do?
SIR CLAUDEI wanted to be a potter.
COLBYA potter!
SIR CLAUDEA potter. When I was a boy


I loved to shape things. I loved form and colour
And I loved the material that the potter handles.
Most people think that a sculptor or a painter
Is something more excellent to be than a potter.
Most people think of china or porcelain
As merely for use, or for decoration —
In either case, an inferior art.
For me, they are neither ‘use’ nor ‘decoration’ —
That is, decoration as a background for living;
For me, they are life itself. To be among such things,
If it is an escape, is escape into living,
Escape from a sordid world to a pure one.
Sculpture and painting — I have some good things —
But they haven’t this … remoteness I have always longed for.
I want a world where the form is the reality,
Of which the substantial is only a shadow.
It’s strange. I have never talked of this to anyone.
Never until now. Do you feel at all like that
When you are alone with your music?
COLBYJust the same.


All the time you’ve been speaking, I’ve been translating
Into terms of music. But may I ask.
With this passion for … ceramics, how did it happen
That you never made it your profession?
SIR CLAUDEFamily pressure, in the first place.


My father — your grandfather — built up this business
Starting from nothing. It was his passion.


He loved it with the same devotion
That I gave to clay, and what could be done with it —
What I hoped I could do with it. I thought I despised him
When I was young. And yet I was in awe of him.
I was wrong, in both. I loathed this occupation
Until I began to feel my power in it.
The life changed me, as it is changing you:
It begins as a kind of make-believe
And the make-believing makes it real.
That’s not the whole story. My father knew I hated it:
That was a grief to him. He knew, I am sure,
That I cherished for a long time a secret reproach:
But after his death, and then it was too late,
I knew that he was right. And all my life
I have been atoning. To a dead father,
Who had always been right. I never understood him.
I was too young. And when I was mature enough
To understand him, he was not there.
COLBYYou’ve still not explained why you came to think


That your father had been right.
SIR CLAUDEBecause I came to see


That I should never have become a first-rate potter.
I didn’t have it in me. It’s strange, isn’t it,
That a man should have a consuming passion
To do something for which he lacks the capacity?
Could a man be said to have a vocation
To be a second-rate potter? To be, at best,
A competent copier, possessed by the craving
To create, when one is wholly uncreative?
I don’t think so. For I came to see
That I had always known, at the secret moments,
That I didn’t have it in me. There are occasions
When I am transported — a different person,
Transfigured in the vision of some marvellous creation,
And I feel what the man must have felt when he made it.
But nothing I made ever gave me that contentment —


That state of utter exhaustion and peace
Which comes in dying to give something life …
I intend that you shall have a good piano. The best.
And when you are alone at your piano, in the evening,
I believe you will go through the private door
Into the real world, as I do, sometimes.
COLBYIndeed, I have felt, while you’ve been talking,


That it’s my own feelings you have expressed,
Although the medium is different. I know
I should never have become a great organist,
As I aspired to be. I’m not an executant;
I’m only a shadow of the great composers.
Always, when I play to myself,
I hear the music I should like to have written,
As the composer heard it when it came to him;
But when I played before other people
I was always conscious that what they heard


Was not what I hear when I play to myself.
What I hear is a great musician’s music,
What they hear is an inferior rendering.
So I’ve given up trying to play to other people:
I am only happy when I play to myself.
SIR CLAUDEYou shall play to yourself. And as for me,


I keep my pieces in a private room.
It isn’t that I don’t want anyone to see them!
But when I am alone, and look at one thing long enough,
I sometimes have that sense of identification
With the maker, of which I spoke — an agonising ecstasy
Which makes life bearable. It’s all I have.
I suppose it takes the place of religion:
Just as my wife’s investigations
Into what she calls the life of the spirit
Are a kind of substitute for religion.
I dare say truly religious people —
I’ve never known any — can find some unity.
Then there are also the men of genius.
There are others, it seems to me, who have at best to live
In two worlds — each a kind of make-believe.
That’s you and me. Some day, perhaps,
I will show you my collection.
COLBYThank you.
SIR CLAUDEAnd perhaps, some time, you will let me hear you play.


I shan’t mention it again. I’ll wait until you ask me.
Do you understand now what I meant when I spoke
Of accepting the terms life imposes upon you
Even to the point of accepting … make-believe?
COLBYI think I do. At least, I understand you better


In learning to understand the conditions
Which life has imposed upon you. But … something in me
Rebels against accepting such conditions.
It would be so much simpler if you weren’t my father!


I was struck by what you said, a little while ago,
When you spoke of never having understood your father
Until it was too late. And you spoke of atonement.
Even your failure to understand him,
Of which you spoke — that was a relationship
Of father and son. It must often happen.
And the reconcilement, after his death,
That perfects the relation. You have always been his son
And he is still your father. I only wish
That I had something to atone for!
There’s something lacking, between you and me,
That you had, and have, and always will have, with your father.
I begin to see how I have always thought of you —
As a kind of protector, a generous provider:
Rather as a patron than a father —
The father who was missing in the years of childhood.
Those years have gone forever. The empty years.
Oh, I’m terribly sorry to be saying this;
But it goes to explain what I said just now
About rebelling against the terms
That life has imposed.
SIR CLAUDEIt’s my own fault.


I was always anxious to avoid the mistakes
My father made with me. And yet I seem
To have made a greater mistake than he did.
COLBYI know that I’m hurting you and I know


That I hate myself for hurting you.
SIR CLAUDEYou mustn’t think of that.
COLBYI’m very grateful for all you’ve done for me;


And I want to do my best to justify your kindness
By the work I do.
SIR CLAUDEAs my confidential clerk.
COLBYI’m really interested by the work I’m doing


And eager for more. I don’t want my position
To be, in any way, a make-believe.
SIR CLAUDEIt shan’t be. Meanwhile, we must simply wait to learn


What new conditions life will impose on us.
Just when we think we have settled our account
Life presents a new one, more difficult to pay.
— I shall go now, and sit for a while with my china.
COLBYExcuse me, but I must remind you:


You have that meeting in the City
Tomorrow morning. You asked me to prepare
Some figures for you. I’ve got them here.
SIR CLAUDEMuch depends on my wife. Be patient with her, Colby.


— Oh yes, that meeting. We must run through the figures.
CURTAIN


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Chi parlaBattuta
(didascalia)Lo studio degli affari al primo piano, da SIR CLAUDE MULHAMMER, a Londra, in casa sua. Primo pomeriggio. SIR CLAUDE scrive alla scrivania. Entra EGGERSON.
SIR CLAUDEAh, eccola, Eggerson! Puntuale come sempre.


Mi dispiace doverla far salire fino a Londra,
da Joshua Park, per una commissione simile.
Ma sa che mia moglie non vorrebbe che ad accoglierla
a Northolt ci fosse altri che lei. E non potevo mandare Colby.
Non è questo il modo di preparare il loro primo incontro,
al suo ritorno dalla Svizzera.
EGGERSONImpossibile, Sir Claude!


Una situazione delicatissima —
il suo primo incontro con il signor Simpkins.
Ma ero contento della scusa per venire a Londra:
ho passato la mattinata a far compere! Attrezzi da giardinaggio.
Quante cose servono per un giardino!
E ho pensato: è il momento giusto per comprare attrezzi nuovi,
così da non perdere un istante alla fine dell’inverno.
E ho trovato una stoffa intonata per la signora E.,
che desiderava da un pezzo. Sarà contenta.


Poi ho pranzato al magazzino — hanno un ristorante;
un ottimo pranzo, e a buon mercato, per i tempi che corrono.
Ma dov’è il signor Simpkins? Sarà qui?
SIR CLAUDEStamattina ho dovuto mandarlo alla City,


ma tornerà, spero, prima che lei parta.
EGGERSONE come se la cava? A meraviglia, ne sono certo,


dato che non ho più saputo nulla dall’ultima volta che sono venuto.
SIR CLAUDEBeh, naturalmente, Eggerson, lei è insostituibile…
EGGERSONOh, Sir Claude, non dovrebbe dirlo!


Il signor Simpkins è molto più qualificato di quanto fossi io
per essere il suo segretario privato.
Stava prendendo le misure, e in fretta,
nel tempo in cui abbiamo lavorato insieme.
Tutto ciò che gli serve è fiducia.
SIR CLAUDEEd esperienza.


Con un giovane è necessario qualche assestamento.
Ma mi pare che stia afferrando il meccanismo,
e credo che cominci a prenderci un vivo interesse.
EGGERSONE sta superando la sua delusione?


Naturalmente non gliene ho mai parlato:
è solo quello che mi ha detto lei.
SIR CLAUDERiguardo alla sua musica.


Sì, credo di sì. Capisco che cosa prova.
È come me, Eggerson. La stessa delusione
in forma diversa. Non dimenticherà
che la sua grande ambizione era di fare l’organista,
proprio come io non posso dimenticare… non importa.
La cosa importante era trovare qualcos’altro
che potesse fare, e fare bene. E credo che l’abbia trovato,
proprio come feci io. Gli parlerò di me.
Ma finora l’ho lasciato a se stesso:
ho pensato che si sarebbe adattato più in fretta a questa vita
se avessimo cominciato su un piano puramente d’affari.
EGGERSONSenza dubbio è la cosa migliore. Mentre vive ancora


dalla zia a Teddington, e viene su ogni giorno,
proprio come facevo io. E l’appartamentino nella corte?
Fra quanto sarà pronto per lui?
SIR CLAUDEDevono ancora finire le pareti. E poi va ammobiliato.


Sto cercando di trovargli un pianoforte davvero buono.
EGGERSONUn pianoforte? Sì, sono certo che si sentirà a casa


quando avrà un pianoforte. Lei pensa a tutto.
Ma se posso permettermi un suggerimento: le cassette da finestra!
Ha mostrato tanto interesse per il mio giardino
che credo dovrebbe avere le cassette da finestra.
Un giorno vorrà un giardino tutto suo. E sì, una vaschetta per gli uccelli!
SIR CLAUDEUna vaschetta per gli uccelli? Nella corte? A che scopo?
EGGERSONMi ha detto che gli piace molto osservare gli uccelli.
SIR CLAUDEMa non ci saranno uccelli — nessuno che valga la pena osservare.
EGGERSONNon saprei, Sir Claude. Proprio l’altro giorno


ho letto una lettera sul Times sugli uccelli selvatici avvistati a Londra:


e sono certo che, se qualcuno li troverà, sarà il signor Simpkins.
SIR CLAUDEBene, lasciamo perdere per ora. Dato che abbiamo un po’ di tempo


prima che lei parta per Northolt — l’automobile sarà pronta —
pensiamo a che cosa dirà a Lady Elizabeth,
tornando dall’aeroporto, a proposito di Colby.
Credo che dovrebbe avvertirla
di chi incontrerà al suo arrivo.
EGGERSONCome vorrebbe che affrontassi l’argomento?
SIR CLAUDENaturalmente sa che lei desiderava ritirarsi,


dato che ne abbiamo discusso a proposito della sua sostituzione.
Ma sa bene che lo considera — beh, a tutti gli effetti
uno di famiglia.
EGGERSONÈ un grande complimento.
SIR CLAUDEE ben meritato; ma piuttosto scomodo


quando si tratta di nominare un successore.
Rende molto difficile sostituirla.
Ritiene di dover avere voce nella scelta;
e per di più è convinta che lei, più di chiunque altro,
sappia giudicare il carattere meglio di me.
EGGERSONOh, non direi, Sir Claude!


Ha troppo rispetto per il suo genio negli affari.
Ma è vero che crede di avere ciò che chiama «guida».
SIR CLAUDELa guida. È peggio che credere nel proprio giudizio:


su quello si potrebbe discutere. Con la guida non si discute.
Ma se dovesse sembrare perplessa, o seccata
del fatto che ho fatto la nomina durante la sua assenza,
dica che lei ha dovuto lasciare per ordine del medico.
Si è sempre preoccupata della sua salute,
perciò sarà comprensiva. E quanto a Colby —
dica che il signor Simpkins aveva ottime referenze,
e dica che ho dovuto decidere in fretta
perché aveva un’altra offerta molto allettante.
Qualcosa del genere. Non ci si dilunghi troppo.
E spero proprio che le piaccia subito:
se sarà così, finirà di sicuro per credere
di averlo scelto lei stessa. A proposito, non dimentichi
di farle sapere che è molto musicale.
Potrà portarlo ai concerti. Ma non esageri!
EGGERSONMe ne ricorderò. La musica.
SIR CLAUDEE a proposito,
quanto le ha detto in realtà di lei?
Ricorda, le ho chiesto di prepararlo un poco;
ci sono cose che lei saprebbe dire meglio di me,
e modi in cui potrebbe rassicurarlo
meglio di me. Con lei è più a suo agio
che con me.
EGGERSONOh, non deve dirlo!


Anche se ho fatto del mio meglio per guadagnarmi la sua fiducia.
Le ho accennato al suo interesse per la Luce dall’Oriente.
SIR CLAUDEE l’Apocalisse? E la Sapienza di Atlantide?
EGGERSONBeh, a dire il vero, Sir Claude, ho solo sfiorato questi argomenti:


sono troppo profondi per me. E ho pensato: il signor Simpkins
è molto istruito. Comincerà presto ad afferrarli.
No, non gli ho detto molto di Lady Elizabeth.
Ma c’è una cosa che vorrei sapere —
se non le dispiace — prima di andare a incontrarla.
Fra quanto intende… spiegare il signor Simpkins?


Regolarizzare la sua posizione in famiglia?
Mi disse che era questa la sua intenzione finale.
SIR CLAUDEQuando — o addirittura se — rivelerò la sua identità


dipende da come lei lo prenderà. Questo pomeriggio
saprà soltanto che lei si è finalmente ritirato
e che ha un giovane successore,
un certo signor Colby Simpkins.
EGGERSONSemplicemente il signor Simpkins.
SIR CLAUDELe ragioni per farlo cominciare durante la sua assenza


sono chiarissime. Ma oltre a quel punto
non le ho ancora esposto i miei piani.
Il motivo per cui non le ho mai parlato di lui,
il motivo per cui lo incontrerà come semplice signor Simpkins,
è che lei ha un forte istinto materno…
EGGERSONMe ne rendo conto.
SIR CLAUDEChe è stato sempre frustrato.
EGGERSONSono certo che è stato un dolore per entrambi


non aver mai avuto figli.
SIR CLAUDENon peggiore, Eggerson,


di quello suo e di sua moglie, per aver avuto un figlio
caduto in guerra, e la sua tomba ignota.
EGGERSONE lei sta pensando senza dubbio che Lady Elizabeth


sarebbe richiamata al figlio che ha perduto.
SIR CLAUDEIn tutt’altro modo, sì. Si potrebbe dire smarrito,
dato che il padre è morto e non c’è modo di rintracciarlo.
Sì, pensavo al suo figlio scomparso:
date le circostanze, questo potrebbe renderla gelosa.
Ho spiegato tutto questo a Colby — al signor Simpkins.
EGGERSONCapisco che cosa intende.
SIR CLAUDEPrima deve affezionarsi a lui:


e allora, Eggerson, non dispero
che, nella convinzione che sia orfano,
voglia che lo adottiamo.
EGGERSONAdottarlo! Sì, davvero,


quella sarebbe la soluzione. Sì, addirittura ideale.
SIR CLAUDESono lieto che concordi. Il suo appoggio sarà utile.
EGGERSONSarò felicissimo di raccomandarlo.
SIR CLAUDENon deve esagerare! Ma la sua approvazione conta.


Sa bene che tiene in altissimo conto il suo parere.
EGGERSONBeh, credo che una volta o due, forse…


Ma temo che lei sopravvaluti la mia influenza.
Non sono mai riuscito a farle piacere la signorina Angel;
si distrae ogni volta che la nomino.
SIR CLAUDEMa di Lucasta — la signorina Angel — sapeva fin dall’inizio.


Quella era una difficoltà. E ce ne sono altre.
Tanto per cominciare, sono tutte e due donne.
EGGERSONVero.
SIR CLAUDEMa non credo che badi molto alla signorina Angel.


Semplicemente non la vede. E la signorina Angel
si sposerà presto, immagino.
EGGERSONLo spero anch’io. Una sistemazione quanto mai adatta.


Ma mi dica una cosa: se si arrivasse al punto
in cui Lady Elizabeth volesse adottarlo —
una soluzione ammirevole — che cosa seguirebbe?
Le farebbe sapere, allora, che il signor Simpkins
è in realtà suo figlio?
SIR CLAUDEÈ lì che brancolo nel buio.


Non riesco proprio a immaginare quale sarebbe la sua reazione.
C’è molto che non capisco di mia moglie.
C’è sempre qualcosa che si ignora
di chiunque, per quanto bene lo si conosca;
e può essere qualcosa della massima importanza.
È quando sei sicuro di capire una persona
che rischi di sbagliare su di lei nel modo peggiore.
A dire il vero, c’è molto che non so
di lei, Eggerson, benché abbiamo lavorato insieme
per quasi trent’anni.
EGGERSONQuasi trentuno.


Ma ora che me lo mette così bene,
devo ammettere che c’è molto che non capisco


di mia moglie.
SIR CLAUDEE altrettanto


lei non sa di lei. E altrettanto
lei non sa di me — di questo non sono così sicuro!
La mia regola è ricordare che non capisco nessuno,
ma d’altra parte non essere mai sicuro
che gli altri non capiscano me — molto meglio
di quanto mi farebbe piacere pensare, forse.
EGGERSONE devo dedurne


che non è sicuro di capire nemmeno il signor Simpkins?
SIR CLAUDEUn richiamo opportuno. Forse dovrà ripetermelo.


Ma ormai dovrebbe essere tornato. E allora la lascio.
Devo telefonare ad Amsterdam, e forse a Parigi.
Ma quando lei tornerà con Lady Elizabeth
sarò pronto ad aspettarvi per presentarlo.
(didascalia)[Entra COLBY SIMPKINS con una cartella]
SIR CLAUDEAh, Colby, stavo appunto dicendo a Eggerson


che era ora che tornasse. La mattinata è andata bene?
COLBYHo quel che voleva, Sir Claude. Buon pomeriggio,


signor Eggerson. Temevo di non trovarla più.
EGGERSONParto fra mezz’ora, signor Simpkins.
SIR CLAUDEOra vi lascio. Ma quando Eggerson tornerà


con Lady Elizabeth, vi raggiungerò.
(didascalia)[Esce SIR CLAUDE]
COLBYSono contento che non debba andarsene subito.


Sono piuttosto nervoso per questo incontro.
Mi ha detto pochissimo di Lady Elizabeth,
e Sir Claude stesso non mi ha detto molto:
così non ho idea di come dovrei comportarmi.
B. Kaghan mi ha raccontato qualcosa di lei,
ma è piuttosto allarmante.
EGGERSONIl signor Kaghan è prevenuto.


Non è mai andato d’accordo con Lady Elizabeth.
Non gli dia retta. Capisce Sir Claude,
e a Sir Claude è sempre stato molto riconoscente,
come è giusto che sia. Sir Claude lo scelse
e gli diede l’avvio. E lui ne ha tratto il massimo —
questo glielo riconosco. Un esempio incoraggiante
per lei, signor Simpkins. Sarà una potenza nella City!
E ha un cuore d’oro. Ma, senza girarci intorno,
è un diamante piuttosto grezzo. Modi assai disinvolti;
e Lady Elizabeth non gli ha mai preso simpatia.
Ma lei, signor Simpkins, è tutt’altra cosa.
COLBYNon capisco perché dovrebbe essere così diverso.


B. Kaghan mi piace. L’ho trovato molto disponibile
e ottima compagnia anche fuori dagli affari.
EGGERSONOh sì, il signor Kaghan è ottima compagnia.


A volte mi fa ridere. E io non rido facilmente.
È un bel tipo di spiritoso. Anzi, la signora E.
a volte mi dice: «Eggerson, perché non mi fai ridere
come faceva B. Kaghan?» L’ha visto una volta sola;
ma sa che cosa fece? Cominciò a chiamarla Muriel —
nei primi dieci minuti! Io ero inorridito.
Ma a lei in realtà piacque. Muriel è il suo nome.


Ha un certo modo con le signore, sa.
Ma con Lady Elizabeth non ha avuto altrettanto successo.
Una volta lei lo definì «senza distinzione»;
ma con lei, come dicevo, sarà tutt’altra cosa.
Vedrà subito che lei è un uomo di cultura;
e poi lei è molto musicale.
COLBYGrazie dell’avvertimento!
EGGERSONPerciò, se non le dispiace, accennerò subito


al fatto che lei è un musicista.
COLBYStarò in guardia.
EGGERSONLa sua musica sarà di certo una gran risorsa


con Lady Elizabeth. Gliela invidio.
Io ho sempre cantato nel nostro coro parrocchiale
e alla funzione dei canti natalizi. Ma vorrei essere musicale.
COLBYContinuo a non sentirmi molto ben preparato a incontrarla.
(didascalia)[Un bussare fragoroso. Entra B. KAGHAN]
(didascalia)Entra B. Kaghan. Ciao Colby!
KAGHANE ciao Eggers! Sono contento di trovarla qui.
È una fortuna per Colby.
EGGERSONE perché mai, signor Kaghan?
KAGHANPerché c’è Lucasta con me! La solita catastrofe.


È venuta a scucire un po’ di contante dalla cassa.
In bancarotta di nuovo! Così ho pensato di portarla
e di salire avanti io, per attutire il colpo a Colby.
Ma dato che c’è lei, Eggers, posso rilassarmi.
Mi godrò la partita dalla linea laterale.
(didascalia)[Entra LUCASTA ANGEL]
LUCASTAEggy, ho perso il posto!
EGGERSONDi nuovo, signorina Angel?
LUCASTASì, di nuovo! E gli sta bene!
EGGERSONÈ stata, presumo, ostinatamente in ritardo.
LUCASTASi sbaglia, Eggy. È pura ingiustizia.


Per due mesi ho archiviato quelle carte
che nessuno voleva mai — almeno, fino a ieri.
Poi, giusto per sfortuna, il capo volle una lettera
e io non riuscii a trovarla. E allora si insospettì
e chiese cose che di sicuro non gli servivano —
solo per far dispetto! E non ne trovai neanche una.
Ma sono tutte archiviate da qualche parte, ne sono certa, quindi che problema c’è?
Ma chi è questo, Eggy? È Colby Simpkins?
Presentatemelo, l’uno o l’altro di voi.
EGGERSONIl signor Simpkins, la signorina Angel. Come sa, signorina Angel,


il signor Simpkins ha preso il mio posto.
LUCASTAE sa che io sono uno dei suoi compiti?


L’ha preparato a prendersi cura anche di me?


Lo sapeva, Colby? Io sono Lucasta.
Solo Eggy mi chiama signorina Angel,
tanto per infastidirmi. Non trova
che Lucasta mi si addica di più?
COLBYSono certo che le si addicono entrambi.
LUCASTASnobbata di nuovo! Immagino di essermela cercata.


Ecco che cosa comporta la maledizione di un nome come Angel.
Sto pensando di cambiarlo. Ma, Colby,
lo sa che sono una delle sue responsabilità?
COLBYNo, temo di non saperlo.
EGGERSONNon deve cederle, signor Simpkins.
Io non lo faccio mai. Dico sempre
che se si dà alla signorina Angel un dito
lei si prende un’elle.
LUCASTAElle come Lucasta.


Continui, Eggy. Non gli dia retta, Colby.
Colby, lei è sposato?
COLBYNo, non sono sposato.
LUCASTAAllora non mi dispiace farmi vedere con lei in pubblico.


Può portarmi fuori a cena. Una ragazza che lavora come me
ha spesso una gran fame — vivendo con un’inezia —
a cuocersi una salsiccia sul fornello a gas…
EGGERSONNon deve credere a una sola parola di quel che dice.
LUCASTAIl signor Simpkins crederà a tutto quello che dico,


signor Eggerson. E so che sarà gentile con me


quando lei sarà fuori dai piedi. Perché non lo lascia parlare?
Eggy in fondo è quasi umano, Colby.
È solo che ha un terrore folle della signora Eggerson;
ecco perché non mi ha mai invitata a pranzo.
EGGERSONLasciamo fuori la signora Eggerson da tutto questo, signorina Angel.
LUCASTAÈ quello che dice sempre, Colby,


quando nomino la signora Eggerson. Abbocca ogni volta.
B.! Che cosa hai raccontato di me a Colby?
KAGHANÈ inutile raccontare di te a chicchessia:


nessuno crederebbe alla tua esistenza
finché non ti incontra. Colby vacilla ancora.
Sarà una mia responsabilità,
come tuo fidanzato, proteggere Colby da te.
Ma prima affrontiamo la crisi finanziaria.
LUCASTASì, Eggy, vuole dare lei la triste notizia a Claude?


Intanto, dovrà saccheggiare la cassa per me. Muoio di fame.
KAGHANLe ho appena offerto il pranzo. Il problema con Lucasta


è come tenerla sfamata fra un pasto e l’altro.
LUCASTAB., sei una bestia. Ho un appetito piccolissimo.


Ma il punto è che sono senza un soldo.
KAGHANHa avuto una settimana di stipendio in luogo del preavviso.
LUCASTAB., ricordati che sei mio fidanzato solo in prova.


Posso avere un po’ di denaro, Eggy?
EGGERSONNon sono più io a occuparmene


e quell’incombenza non è passata al signor Simpkins:


Sir Claude intende trattare queste faccende di persona.
Dovrà chiedere a Sir Claude. Ma gliene parlerò io
al ritorno da Northolt.
LUCASTAVa a incontrare Lizzie?
EGGERSONVado a incontrare Lady Elizabeth a Northolt.
LUCASTABeh, non ho intenzione di essere sulla scena quando arriva.
KAGHANE io non ho intenzione di lasciarti con Colby.


Ne ha avuto abbastanza per un giorno solo. Segui il mio consiglio, Colby.
Non concedere mai a Lucasta il minimo vantaggio
o lei lo sfrutterà. Con lei bisogna essere duri;
è dura come i chiodi. Ora te la tolgo dai piedi.
Ti farò vedere come si fa. Andiamo, Lucasta,
farò le cose in grande e ti porterò fuori a prendere il tè.
LUCASTAMuoio dalla voglia del tè. La tensione di questa crisi


è stata troppo per me. Un’altra volta, Colby.
La chiamerò, e mi lascerò portare fuori a pranzo.
(didascalia)[Esce LUCASTA]
KAGHANCon calma, Colby. Ci farai l’abitudine.
(didascalia)[Esce KAGHAN]
COLBYEgg… Signor Eggerson!
EGGERSONSì, signor Simpkins?
COLBYLei mi sembra sano di mente. E credo di esserlo anch’io.
EGGERSONNon ho dubbi né sull’uno né sull’altro punto, nessunissimo.
COLBYE anche B. Kaghan mi è sempre parso sano di mente.
EGGERSONLo definirei il ritratto stesso della sanità mentale.
COLBYMa di sicuro non mi aveva avvertito riguardo alla signorina Angel.


Come la mettiamo con lei?
EGGERSONOh, la signorina Angel.


È piuttosto sventata. Ma ha buon cuore.
COLBYMa davvero si rivolge a Sir Claude Mulhammer


chiamandolo Claude? In faccia?
EGGERSONProprio così.
COLBYE chiama Lady Elizabeth «Lizzie»?
EGGERSONBeh, non in sua presenza. Non quando c’ero io.


No, non credo che lo farebbe. Ma la chiama Lizzie,
a volte, parlando con Sir Claude. E sa una cosa?
Credo che a lui la faccenda diverta.
COLBYBeh, forse divertirà anche me.


Ma mi ha fatto girare la testa — tutti quei nomi di battesimo
la prima volta che l’ho incontrata. Non ci sono abituato.
EGGERSONCi farà presto l’abitudine. Chiamerà me Eggers


prima di accorgersene!
COLBYNon me ne stupirei.


Ci sono quasi arrivato, poco fa.
Allora sarei stato certo di aver perso la ragione:
la sua influenza è addirittura spaventosa.
Ma mi parli di Lu… della signorina Angel:
che rapporto ha con questa casa?
EGGERSONBeh. Una specie di rapporto fiduciario.


No, non credo che sia proprio il termine giusto.
Non ha denaro suo, come avrà intuito;
ma credo che suo padre fosse amico di Sir Claude,
e lui si è assunto la responsabilità di lei.
In ogni caso si è comportato da padre —
un uomo molto generoso, Sir Claude.
A dire il vero, lei è una specie di spina nel suo fianco:
perde sempre il posto, perché non sa tenerselo.
Lui le passa un assegno — davvero più che adeguato,
anche se lei è sempre indebitata. Ma non deve preoccuparsi
per lei, signor Simpkins. Sposerà il signor Kaghan
alla fine. È un uomo che ottiene ciò che vuole,
e credo che sappia tenerla a bada. Se qualcuno può.
COLBYMa è probabile che sia una seccatura?
EGGERSONNon se non le si dà corda.


Io non gliel’ho mai data.
COLBYMa lei ha la signora Eggerson.
EGGERSONSì, è una gran protezione. E ho il mio giardino


a proteggermi dalla signora E. È la mia battuta.
COLBYBeh, non ho mai conosciuto nessuno come la signorina Angel.
EGGERSONCi farà l’abitudine, signor Simpkins.


Il tempo fa miracoli, è quel che dico sempre.
Ma non credo che dovrà vederla molto:
quella responsabilità non pesa sulle sue spalle.
Lady Elizabeth, invece, è un altro discorso.
COLBYAlmeno non credo che Lady Elizabeth


possa essere insolita quanto la signorina Angel.
EGGERSONOh sì, signor Simpkins, molto più insolita.
COLBYOh!
EGGERSONBeh, come le dicevo, lei è davvero una gran dama,


una grande dame, come dicono i francesi.
È questo che Sir Claude ammira in lei.
Una volta mi disse, in un momento di confidenza —
era appena tornato da un pranzo ufficiale —
«Eggerson», disse, «volevo una signora,
e sono perfettamente soddisfatto dell’affare».
È vero, naturalmente, che le sue parentele
a volte sono state utili. Ma lui non ci pensò:
non è di animo meschino — anche se nulla gli sfugge.
E che cuore generoso! È piuttosto socialista.
Io, per parte mia, sono un conservatore convinto.
COLBYMa Lady Elizabeth è molto insolita


anche per altri versi, oltre che per essere una gran dama?
EGGERSONMa sì, certo, devo ammettere che lo è.


Quasi tutte le sue stranezze sono del tutto innocue.
Ci farà presto l’abitudine. È quel che disse Sir Claude:
«Assecondala, Eggerson», disse, «assecondala».
Ma c’è un tratto che credo di aver già sfiorato:
è molto distratta.
COLBYSpero che non intenda


che ha dei vuoti di memoria.
EGGERSONNon intendevo questo.


No. Non ha molta memoria da perdere,
anche se a volte ricorda quando meno te lo aspetti.
Ma dimentica le cose. E le piace viaggiare,
soprattutto per la salute. E quando è all’estero
è capace di comprare una casa. E poi se ne va
e se ne dimentica del tutto. Può essere complicato
e molto costoso. Ne ho vissute delle belle!
Ricordo che tanto tempo fa dicevo alla signora E.,
quando avevamo comprato la nostra casa a Joshua Park
(con un mutuo, s’intende): «ora che ci siamo sistemati
tutto il viaggiare che voglio è arrivare alla City


e tornare a Joshua Park la sera,
e una volta l’anno la vacanza a Dawlish».
E pensare che era solo l’inizio dei miei viaggi!
È stato un privilegio davvero insolito
vedere tanta Europa quanta ne ho vista,
tirando Lady Elizabeth fuori dai suoi guai.
COLBYForse non arriverà nemmeno con questo aereo.
EGGERSONOh, potrebbe succedere. A volte si perde,
o perde il biglietto, o perfino il passaporto.
Ma non attraversiamo i ponti
prima di arrivarci. È quel che dico sempre.


E sono certo che le piacerà. È una tale signora!


E per di più ha buon cuore.
COLBYSembra che tutti abbiano buon cuore.


Ma c’è una cosa in cui credo, signor Eggerson:
che lei abbia un cuore gentile. E sono convinto


che riesca sempre a pensare il meglio di chiunque.
EGGERSONVedrà che ho ragione, glielo assicuro.
(didascalia)[Entra SIR CLAUDE]
SIR CLAUDEEhilà! Ancora qui? È ora che parta.
EGGERSONSto andando. C’è un sacco di tempo.
(didascalia)[Guarda l’orologio]
EGGERSONArriverò all’aeroporto con qualche minuto d’anticipo,
e poi c’è la dogana. Le porterà via un po’ di tempo,
per quel che so io.
Voce di LADY ELIZABETH MULHAMMER da fuori.* Apra quella valigia, voglio prenderne una cosa.


Scarti quello — è una bottiglia di medicinale.
Ora, Parkman, vuole darla all’autista?
Mi dice che soffre di catarro cronico.
SIR CLAUDEEhilà! Che cos’è?
(didascalia)[Apre la porta sul pianerottolo e ascolta]
SIR CLAUDEÈ qui, Eggerson! È la sua voce.
Dov’è? Oh, è uscita di nuovo.
(didascalia)[Va alla finestra e guarda giù in strada]
SIR CLAUDESta conversando con il tassista.
Di che cosa possono parlare? Sta entrando!
Voce di LADY ELIZABETH MULHAMMER da fuori.* No, Gertrude, non ho pranzato,


e non ne voglio ora. Mi porti solo del tè.
Niente insieme. No, dimenticavo:
non ha ancora imparato a fare il tè come si deve.
Una tazza di caffè nero. Sir Claude è in casa?
Parlerò prima con lui.
SIR CLAUDESanto cielo, Eggerson, che cosa può essere successo?
EGGERSONÈ assolutamente straordinario. Mi lasci scendere a riceverla.
SIR CLAUDEDove dovremmo essere? Che cosa dovremmo fare?


EGGERSON [sulla porta aperta]. Sta parlando con la cameriera. Sta salendo.
SIR CLAUDEColby, si sieda alla scrivania e prenda in mano delle carte.


Dobbiamo sembrare immersi negli affari.
(didascalia)[Entra LADY ELIZABETH MULHAMMER]
SIR CLAUDEEGGERSON e SIR CLAUDE [insieme]. Lady Elizabeth!


Elizabeth!
SIR CLAUDEChe diamine è successo?
EGGERSONLady Elizabeth! Questa sì che è una sorpresa.
LADY ELIZABETHChe cosa c’è di sorprendente, Eggerson? Sono arrivata, tutto qui.
EGGERSONStavo giusto partendo per Northolt a incontrarla.
LADY ELIZABETHÈ stato molto premuroso da parte sua, Eggerson,


ma del tutto inutile. E poi
non sono venuta in aereo. Sono arrivata a Victoria.
SIR CLAUDEVuoi dire che hai cambiato il biglietto?
EGGERSONSì, come ha fatto a cambiare il biglietto?
LADY ELIZABETHSono andata all’agenzia e me l’hanno cambiato.


Non capisco perché siate tutti e due così sorpresi.
Sapete che sono una viaggiatrice espertissima.
SIR CLAUDEOh sì, certo che lo sappiamo, Elizabeth.


Ma perché hai cambiato programma?
LADY ELIZABETHPer via di Mildred Deverell.


Ha fatto la cura insieme a me
e non può viaggiare in aereo — dice che le dà il mal di mare;
così abbiamo preso il treno di notte e attraversato la Manica.
Ma chi è questo giovanotto? Il suo viso mi è familiare.
SIR CLAUDEQuesto giovanotto è il successore di Eggerson.


Sai che Eggerson aveva intenzione di ritirarsi…
EGGERSONPer ordine del medico, Lady Elizabeth:


il dottore è stato molto perentorio…
SIR CLAUDEIl signor Simpkins aveva referenze fortissime…
EGGERSONE nello stesso tempo aveva un’altra offerta allettante:


così abbiamo dovuto decidere in fretta.
SIR CLAUDENon volevo disturbarti, durante la tua cura…
EGGERSONE il signor Simpkins è molto più qualificato


di me a fare il segretario privato.
Per di più, è molto musicale.
LADY ELIZABETHMusicale?


Non è questo il giovanotto che ho intervistato io
e raccomandato a Sir Claude? Ma certo che è lui.
Ricordo di aver detto: «Ha una bell’aura».
Ricordo l’aura delle persone quasi meglio dei loro volti.
Come ha detto che si chiama?
SIR CLAUDEColby Simpkins.


LADY ELIZABETH [contando sulle dita]. Tredici lettere. È molto di buon auspicio —


al contrario di quel che pensa la maggior parte della gente.
Lei dovrebbe essere artistico. Ma ha l’aria piuttosto gracile.
Devo darle delle lezioni sull’arte della salute.
Dov’è la sua casa, signor Colby?
COLBYSimpkins.
EGGERSONIl signor Colby Simpkins.
LADY ELIZABETHPreferisco Colby.


Dove abita?
SIR CLAUDELa sua casa è fuori Londra.


Ma lo voglio più a portata di mano —
sai che seccatura è stata per Eggerson —
perciò sto facendo rimettere a nuovo l’appartamentino nella corte.
LADY ELIZABETHMa tutto nei colori sbagliati, ne sono certa. Mio marito


non comprende l’importanza del colore
per la nostra vita spirituale, signor Colby.
E nemmeno, mi duole dirlo, Eggerson.
Che colore avete scelto, voi due?
SIR CLAUDEPensavo che un giallo primula sarebbe stato allegro.
LADY ELIZABETHProprio come immaginavo. Un giallo primula


sarebbe assolutamente nefasto per il signor Colby.
Gli serve un malva chiaro. Me ne occuperò io.
Ma non oggi. Ora vado a riposare.
In un vagone letto è del tutto impossibile
trovare la propria ora di quiete. Un’ora di quiete al giorno
è essenziale, dice il dottor Rebmann.
SIR CLAUDERebmann? Credevo si trattasse di un dottor Leroux.
LADY ELIZABETHIl dottor Leroux è a Losanna.


Io sono stata a Zurigo, dal dottor Rebmann.
SIR CLAUDEMa dovevi andare dal dottor Leroux


a Losanna. Che cosa ti ha fatto andare a Zurigo?
LADY ELIZABETHEcco, ero appena arrivata a Losanna


che chi ti incontro se non Mildred Deverell.
Andava a Zurigo. E mi disse: «Vieni a Zurigo!
C’è un dottore meraviglioso che insegna il controllo della mente».
Così proseguii per Zurigo.
SIR CLAUDECosì proseguisti per Zurigo.


Ma credevo che il dottore di Losanna insegnasse il controllo della mente.
LADY ELIZABETHNo, Claude, lui insegna soltanto il controllo del pensiero.


Il controllo della mente è tutt’altra faccenda:
è più avanzato. Ma te ne ho scritto per filo e per segno.
SIR CLAUDEÈ vero, mi hai mandato delle cartoline da Zurigo;


ma sai che non riesco a decifrare la tua calligrafia.
Mi piace ricevere le cartoline, giusto per sapere dove sei
leggendo il timbro postale.
LADY ELIZABETHMa Claude, sono contenta di vedere


che hai seguito il mio consiglio.
SIR CLAUDEIl tuo consiglio? Riguardo a che cosa?
LADY ELIZABETHDi assumere il signor Colby. Sono davvero costernata!


Non è il primo segno che ho notato
del cedimento della tua memoria. Devo persuaderti
a fare un ciclo di cure dal dottor Rebmann —
no, al tuo stadio, credo, dal dottor Leroux.
Non ricordi? Dissi prima di partire:
«Fidati per una volta della mia guida e assumi quel giovanotto».
Ebbene, quello era il signor Colby.
SIR CLAUDEOh, capisco.


Sì, adesso comincio a ricordare.
Devo aver agito seguendo la tua guida.
LADY ELIZABETHDevo spiegarle, signor Colby,


che dovrò dividerla con mio marito.
Domani prenderà il tè con me,
e allora le parlerò dei miei comitati.
Ora devo andare a riposare.
SIR CLAUDESì, va’ a riposare.


Io sono nel mezzo di certi affari col signor…
LADY ELIZABETHColby!
(didascalia)[Esce LADY ELIZABETH]
SIR CLAUDEÈ andata davvero a cambiarsi il biglietto da sola.


È qualcosa di inaudito.
EGGERSONStraordinario, vero!
SIR CLAUDESe è questo che il dottore di Zurigo ha fatto per lei,


gli do il massimo dei voti. Beh, Eggerson,
pare che l’abbia fatta salire a Londra per niente.
EGGERSONOh, non per niente! Non me lo sarei perso.


E poi, come le dicevo, ho fatto qualche compera.
Ma è meglio che vada. Signor Simpkins —
se dovesse capitare qualcosa di imprevisto


e lei si trovasse spiazzato, mi chiami al telefono.
Se non sono in casa, sarò fuori in giardino.
E farò un salto in città in qualunque giorno, se ha bisogno di me.
Anzi, la signora E. ha detto: «Vorrei che ci telefonasse!
Sono certa che ha una voce molto raffinata».
COLBYGrazie mille, lo farò. È rassicurante


sapere di averla sempre alle spalle
se mi caccio nei guai. Ma spero
di non doverla disturbare spesso.
EGGERSONOh, e dimenticavo… La signora E. continua a dire:


«Perché non lo inviti a cena una domenica
Ma io dico: «Non possiamo chiedergli di venire
fin quaggiù a Joshua Park, in questa stagione
E ho detto: «Pensiamoci in primavera,
quando il giardino sarà davvero un piacere da vedere».
Bene, vado.
SIR CLAUDEArrivederci, e grazie, Eggerson.
EGGERSONBuona giornata, Sir Claude. Buona giornata, signor Simpkins.
(didascalia)[Esce EGGERSON]
SIR CLAUDEBene, Colby! Finora l’ho chiamata signor Simpkins


in pubblico, per prudenza.
Come avevamo stabilito. Ma dopo due mesi —
e dato che mia moglie insiste nel chiamarla signor Colby —
comincerò a chiamarla Colby davanti a tutti.
COLBYSono certo che sarà più facile per entrambi.
SIR CLAUDEIl suo arrivo improvviso è stato molto sconcertante:


come avrà capito, una cosa simile non era mai accaduta.
Così l’incontro non è andato proprio come avevo previsto;
eppure credo che sia stato tutto per il meglio.
È andato molto bene. È evidentissimo
che le ha preso subito simpatia.
COLBYHa davvero creduto


di avermi già visto?
SIR CLAUDEImpossibile dirlo.


Il punto è che ha preso una cotta per lei
e perciò l’accampa come cosa sua. È molto soddisfacente.
Ha dato per scontato che lei debba avere l’appartamento —
domani sarà certa di averlo proposto lei.
Perciò sono abbastanza fiducioso che, presto,
potremo mettere le cose su basi permanenti.
COLBYDevo confessare che, fino a questo punto,


non sono riuscito a sentirmi molto tranquillo.
E quel che lei ha in mente mi sembra ancora
come costruire la mia vita su un inganno.
Crede davvero che Lady Elizabeth
possa mai accettarmi come se fossi suo figlio?
SIR CLAUDECome se fosse suo figlio? Se arriverà a pensare a lei


come al tipo d’uomo che sarebbe stato suo figlio —
e credo che lo farà: sebbene io sia perfettamente convinto
che suo figlio sarebbe stato una persona di tutt’altro tipo —


allora lei diventerà suo figlio, ai suoi occhi. È fatta così.


Anzi, non mi sorprenderebbe se arrivasse a credere
che lei è davvero suo figlio, invece che mio.
Ha sempre vissuto in un mondo di finzione,
e il meglio che si possa fare è guidare le sue illusioni
nella direzione giusta.
COLBYNon mi pare del tutto onesto.


Se dobbiamo tutti vivere in un mondo di finzione,
è un bene per noi? O una gentilezza verso di lei?
SIR CLAUDESe non si ha la forza di imporre alla vita le proprie condizioni,


bisogna accettare quelle che essa offre.
Ma mi dica prima — ho una ragione per chiederlo —
le piace il suo lavoro? Non lo trova sgradevole?
Non sto cambiando argomento: ci sto tornando.
Sa che l’ho lasciata deliberatamente solo,
e finora abbiamo discusso solo di affari correnti,
pensando che le sarebbe stato più facile
cominciare con un rapporto piuttosto formale
nell’adattarsi a una situazione nuova.
COLBYLe sono molto grato di questo:


è davvero una situazione nuova e strana,
e nulla di essa mi è ancora reale.
SIR CLAUDEMa ora voglio che sia diverso. È curioso, Colby.


Non mi ero reso conto, finché lei non è entrato qui con me,
che ci conosciamo a malapena.
COLBYImmagino che non ce ne sia stata l’occasione.
SIR CLAUDEQuando lei era bambino, apparteneva a sua zia,


o almeno così me lo faceva sentire lei. Non l’ho mai visto solo.
E poi, quando vi mandai tutti e due in Canada
durante la guerra — forse fu un errore,
anche se sembrava avere vantaggi così evidenti
che al momento non ebbi dubbi — sono cinque anni;
e poi la sua scuola, e il servizio militare,
e poi il suo assorbimento nella musica…
COLBYAveva cominciato chiedendomi come trovo questo lavoro.
SIR CLAUDESì, come lo trova?
COLBYIn un certo senso, esaltante.


Scoprire che c’è qualcosa che so fare
e così remoto dai miei interessi di prima.
Mi dà, in un certo senso, una specie di fiducia in me stesso
che non ho mai avuto. Eppure al tempo stesso
è piuttosto inquietante. Non intendo il lavoro:
intendo, riguardo a me stesso. Come se stessi diventando
una persona diversa. Proprio come, immagino,
quando si impara a parlare correntemente una lingua straniera,
tanto da poterci pensare — ci si sente
una persona un po’ diversa mentre la si parla.
Non sono affatto sicuro che mi piaccia l’altra persona
che sento di stare diventando — benché mi affascini.
Eppure di tempo in tempo, quando meno me l’aspetto,
quando la mente si sgombra e si svuota, camminando per strada
o svegliandomi nella notte, allora la persona di prima,
quella che ero, torna a prendere possesso di me:
e sono di nuovo l’organista deluso,
e per un attimo la cosa che non so fare,
l’arte in cui non potrei mai eccellere,
mi pare l’unica cosa che valga la pena di fare, l’unica cosa
che io voglia fare. Devo combattere quella persona.
SIR CLAUDECapisco quel che sta dicendo


molto meglio di quanto lei creda. È la mia stessa esperienza
che lei sta ripetendo.
COLBYLa sua esperienza?
SIR CLAUDESì, io non volevo fare il finanziere.
COLBYChe cosa voleva fare?
SIR CLAUDEVolevo fare il ceramista.
COLBYIl ceramista!
SIR CLAUDEIl ceramista. Quando ero ragazzo


amavo dar forma alle cose. Amavo la forma e il colore
e amavo la materia che il ceramista maneggia.
Quasi tutti pensano che uno scultore o un pittore
sia qualcosa di più eccellente di un ceramista.
Quasi tutti pensano alla ceramica o alla porcellana
come a semplice uso, o decorazione —
in entrambi i casi, un’arte inferiore.
Per me non sono né «uso» né «decorazione» —
cioè decorazione come sfondo del vivere;
per me sono la vita stessa. Stare fra tali cose,
se è una fuga, è una fuga dentro il vivere,
fuga da un mondo sordido verso un mondo puro.
La scultura e la pittura — ne ho dei bei pezzi —
ma non hanno quella… lontananza che ho sempre desiderato.
Voglio un mondo dove la forma sia la realtà,
di cui il sostanziale non è che l’ombra.
È strano. Non ne ho mai parlato con nessuno.
Mai fino ad ora. Prova anche lei qualcosa di simile
quando è solo con la sua musica?
COLBYEsattamente lo stesso.


Per tutto il tempo che ha parlato, ho tradotto
in termini di musica. Ma posso chiederle:
con questa passione per… la ceramica, come è successo
che non ne ha fatto la sua professione?
SIR CLAUDELe pressioni della famiglia, in primo luogo.


Mio padre — suo nonno — costruì questa azienda
partendo dal nulla. Era la sua passione.


La amava con la stessa devozione
che io davo all’argilla, e a ciò che se ne poteva ricavare —
a ciò che speravo di ricavarne. Credevo di disprezzarlo
quando ero giovane. Eppure ne avevo soggezione.
Mi sbagliavo, in entrambe le cose. Detestavo questo mestiere
finché non cominciai a sentirci la mia forza.
Quella vita mi cambiò, come sta cambiando lei:
comincia come una specie di finzione
e il fingere la rende reale.
Non è tutta la storia. Mio padre sapeva che lo odiavo:
e questo fu un dolore per lui. Sapeva, ne sono certo,
che per lungo tempo coltivai un rimprovero segreto:
ma dopo la sua morte, e allora era troppo tardi,
capii che aveva ragione. E per tutta la vita
ho espiato. Verso un padre morto,
che aveva sempre avuto ragione. Non l’ho mai capito.
Ero troppo giovane. E quando fui abbastanza maturo
per capirlo, lui non c’era più.
COLBYNon ha ancora spiegato perché arrivò a pensare


che suo padre avesse avuto ragione.
SIR CLAUDEPerché arrivai a capire


che non sarei mai diventato un ceramista di prim’ordine.
Non l’avevo dentro. È strano, no,
che un uomo possa avere una passione divorante
per qualcosa di cui gli manca la capacità?
Si potrebbe dire che un uomo abbia la vocazione
di essere un ceramista di second’ordine? Di essere, nel migliore dei casi,
un abile copista, posseduto dalla brama
di creare, quando si è del tutto privi di creatività?
Non credo. Perché arrivai a vedere
di aver sempre saputo, nei momenti segreti,
che non l’avevo dentro. Ci sono occasioni
in cui vengo rapito — una persona diversa,
trasfigurata nella visione di qualche meravigliosa creazione,
e sento ciò che dev’essere stato il sentire di chi la fece.
Ma nulla di ciò che ho fatto mi ha mai dato quella contentezza —


quello stato di estenuazione assoluta e di pace
che viene dal morire per dare vita a qualcosa…
Intendo che lei abbia un buon pianoforte. Il migliore.
E quando sarà solo al suo pianoforte, la sera,
credo che varcherà la porta segreta
ed entrerà nel mondo reale, come faccio io, a volte.
COLBYIn verità, mentre lei parlava, ho sentito


che erano i miei sentimenti quelli che esprimeva,
benché il mezzo sia diverso. So
che non sarei mai diventato un grande organista,
come aspiravo a essere. Non sono un esecutore;
sono soltanto un’ombra dei grandi compositori.
Sempre, quando suono per me,
sento la musica che avrei voluto scrivere,
come il compositore la sentì quando gli venne;
ma quando suonavo davanti ad altri
ero sempre consapevole che ciò che udivano


non era ciò che odo io quando suono per me.
Ciò che odo è la musica di un grande musicista,
ciò che odono loro è un’esecuzione inferiore.
Così ho rinunciato a suonare per gli altri:
sono felice solo quando suono per me.
SIR CLAUDESuonerà per sé. E quanto a me,


tengo i miei pezzi in una stanza privata.
Non è che non voglia che nessuno li veda!
Ma quando sono solo, e guardo a lungo una cosa sola,
a volte provo quel senso di identificazione
con chi l’ha fatta, di cui parlavo — un’estasi straziante
che rende la vita sopportabile. È tutto ciò che ho.
Immagino che prenda il posto della religione:
proprio come le indagini di mia moglie
in quella che lei chiama la vita dello spirito
sono una specie di surrogato della religione.
Suppongo che le persone davvero religiose —
non ne ho mai conosciute — sappiano trovare una qualche unità.
Poi ci sono anche gli uomini di genio.
Ce ne sono altri, mi pare, che nel migliore dei casi devono vivere
in due mondi — ciascuno una specie di finzione.
Siamo lei e io. Un giorno, forse,
le mostrerò la mia collezione.
COLBYGrazie.
SIR CLAUDEE forse, col tempo, mi lascerà sentire come suona.


Non ne parlerò più. Aspetterò che me lo chieda lei.
Capisce adesso che cosa intendevo quando parlavo
di accettare le condizioni che la vita le impone,
fino al punto di accettare… la finzione?
COLBYCredo di sì. Almeno, la capisco meglio


imparando a capire le condizioni
che la vita ha imposto a lei. Ma… qualcosa in me
si ribella ad accettare condizioni simili.
Sarebbe tutto molto più semplice se lei non fosse mio padre!


Mi ha colpito quel che ha detto poco fa,
quando ha parlato di non aver mai capito suo padre
finché non fu troppo tardi. E ha parlato di espiazione.
Perfino il suo non riuscire a capirlo,
di cui ha parlato — anche quello era un rapporto
di padre e figlio. Dev’essere una cosa frequente.
E la riconciliazione, dopo la sua morte,
che porta a compimento il rapporto. Lei è sempre stato suo figlio
e lui è ancora suo padre. Vorrei soltanto
avere qualcosa da espiare!
C’è qualcosa che manca, fra lei e me,
e che lei ha avuto, e ha, e sempre avrà, con suo padre.
Comincio a vedere come l’ho sempre pensata —
come una specie di protettore, un generoso benefattore:
più come un mecenate che come un padre —
il padre che è mancato negli anni dell’infanzia.
Quegli anni se ne sono andati per sempre. Gli anni vuoti.
Oh, mi dispiace terribilmente dire questo;
ma serve a spiegare quel che ho detto poco fa
sul ribellarmi alle condizioni
che la vita ha imposto.
SIR CLAUDEÈ colpa mia.


Ho sempre voluto evitare gli errori
che mio padre fece con me. Eppure mi pare
di aver commesso un errore più grande del suo.
COLBYSo che le sto facendo male e so


che mi odio per il male che le faccio.
SIR CLAUDENon deve pensarci.
COLBYLe sono molto grato di tutto quello che ha fatto per me;


e voglio fare del mio meglio per giustificare la sua bontà
con il lavoro che faccio.
SIR CLAUDECome mio segretario privato.
COLBYIl lavoro che faccio mi interessa davvero


e ne desidero altro. Non voglio che la mia posizione
sia, in nessun modo, una finzione.
SIR CLAUDENon lo sarà. Intanto dobbiamo semplicemente aspettare di sapere


quali nuove condizioni la vita ci imporrà.
Proprio quando crediamo di aver saldato il conto
la vita ce ne presenta uno nuovo, più difficile da pagare.
— Ora vado a sedermi un poco con le mie porcellane.
COLBYMi scusi, ma devo ricordarle:


ha quella riunione nella City
domani mattina. Mi aveva chiesto di preparare
certe cifre per lei. Le ho qui.
SIR CLAUDEMolto dipende da mia moglie. Sia paziente con lei, Colby.


— Oh sì, quella riunione. Dobbiamo passare in rassegna le cifre.
SIPARIO

SpeakerLine
(didascalia)The flat in the mews a few weeks later. COLBY is seated at the piano; LUCASTA in an armchair. The concluding bars of a piece of music are heard as the curtain rises.
LUCASTAI think you play awfully well, Colby —


Not that my opinion counts for anything:


You know that. But I’d like to learn about music.
I wish you would teach me how to appreciate it.
COLBYI don’t think that you’ll need much teaching;


Not at this stage, anyway. All you need at first
Is to hear more music. And to find out what you like.
When you know what you like, and begin to know it well,
Then you will want to learn about its structure
And the various forms, and the different ways of playing it.
LUCASTABut suppose I only like the wrong things?
COLBYNo, I’m sure you’ll prefer the right things, when you hear them.


I’ve given you a test. Several of the pieces
That I’ve just played you were very second-rate,
And you didn’t like them. You liked the right ones.
LUCASTAColby, I didn’t know you were so artful!


So the things I liked were the right ones to like?
Still, I’m awfully ignorant. Can you believe
That I’ve never been to a concert in my life?
I only go to shows when somebody invites me,
And no one has ever asked me to a concert.
I’ve been to the Opera, of course, several times,
But I’m afraid I never really listened to the music:
I just enjoyed going — to see the other people,
And to be seen there! And because you feel out of it
If you never go to the Opera, in the season.
Though I’ve always felt out of it. And can you realise
That nobody has ever played to me before?
COLBYAnd this is the first time I’ve played to anyone …
LUCASTADon’t be such a fraud. You know you told me


The piano was only delivered this week
And you had it tuned yesterday. Still, I’m flattered
To be your first visitor in this flat
And to be the first to hear you play this piano.
COLBYThat’s not what I meant. I mean that I’ve not played


To anyone, since I came to the conclusion
That I should never become a musician.
LUCASTADid you find it a strain, then, playing to me?
COLBYAs a matter of fact, I think I played better.


I can’t bring myself to play to other people,
And when I’m alone I can’t forget
That it’s only myself to whom I’m playing.
But with you, it was neither solitude nor … people.
LUCASTAI’m glad I’m not people. Will you play to me again


And teach me about music?
COLBYYes, of course I will.


But I’m sure that when you learn about music —
And that won’t take you long — and hear good performers,
You’ll very quickly realise how bad my playing is.
LUCASTAReally, Colby, you do make difficulties!


But what about taking me to a concert?
COLBYOnly the other day, I invited you …
LUCASTATo go to see that American Musical!
COLBYWell, I’d heard you say you wanted to see it.
LUCASTABut not with you!
COLBYYou made that very clear.


But why not with me?
LUCASTABecause you don’t like them —


American Musicals. Do you think it’s any compliment
To invite a woman to something she would like
When she knows you wouldn’t like it? That’s not a compliment:


That’s just being … patronising. But if you invite me
To something you like — that is a compliment.


It shows you want to educate me.
COLBYBut I didn’t know


That you wanted to be educated.
LUCASTANeither did I.


But I wanted you to want to educate me;
And now I’m beginning to believe that I want it.
COLBYWell, I’m going to invite you to the next concert …
LUCASTAThe next that you want to go to yourself.
COLBYAnd perhaps you’ll let me tell you beforehand


About the programme — or the things I want to hear.
I’ll play you the themes, so you’ll recognise them.
Better still, I’ll play you the gramophone records.
LUCASTAI’d rather you played me bits yourself, and explained them.


We’ll begin my education at once.
COLBYI suspect that it’s you who are educating me.
LUCASTAColby, you really are full of surprises!


I’ve never met a man so ignorant as you
Yet knowing so much that one wouldn’t suspect.
Perhaps that’s why I like you.
COLBYThat’s not quite the reason.
LUCASTAOh, so you believe that I like you?


I didn’t know that you were so conceited.
COLBYNo, it’s not conceit — the reason that I’m thinking of.


It’s something quite simple.
LUCASTAThen I wish you’d tell me.


Because I don’t know.
COLBYThe first time we met


You were trying very hard to give a false impression.
And then you came to see that you hadn’t succeeded.
LUCASTAOh, so I was trying to give a false impression?


What sort of impression was I trying to give?
COLBYThat doesn’t really matter. But, for some reason,


You thought I’d get a false impression anyway.
You preferred it to be one of your own creation
Rather than wait to see what happened.
I hope you don’t mind: I know it sounds impertinent.
LUCASTAWell, there’s one thing you haven’t learnt yet,


And that is, to know when you’re paying a compliment.
That was a compliment. And a very clever one.
COLBYI admit that at first I was very bewildered


By you … and B.
LUCASTAOh, by me … and B.
COLBYOnly afterwards,


When I had seen you a number of times,
I decided that was only your kind of self-defence.
LUCASTAWhat made you think it was self-defence?
COLBYBecause you couldn’t wait to see what happened.


You’re afraid of what would happen if you left things to themselves.
You jump — because you’re afraid of being pushed.
I think that you’re brave — and I think that you’re frightened.
Perhaps you’ve been very badly hurt, at some time.
Or at least, there may have been something in your life
To rob you of any sense of security.
LUCASTAAnd I’m sure you have that — the sense of security.
COLBYNo, I haven’t either.
LUCASTAThere, I don’t believe you.


What did I think till now? Oh, it’s strange, isn’t it,
That as one gets to know a person better
One rinds them in some ways very like oneself,
In unexpected ways. And then you begin
To discover differences inside the likeness.
You may feel insecure, in some ways —


But your insecurity is nothing like mine.
COLBYIn what way is it different?
LUCASTAIt’s hard to explain.


Perhaps it’s something that your music stands for.
There’s one thing I know. When you first told me
What a disaster it was in your life
When you found that you’d never be a good musician —
Of course, I don’t know whether you were right.


For all I can tell, you may have been mistaken,
And perhaps you could be a very great musician:
But that’s not the point. You’d convinced yourself;
And you felt that your life had all collapsed
And that you must learn to do something different.
And so you applied for Eggerson’s position,
And made up your mind to go into business
And be someone like Claude … or B. I was sorry,
Very sorry for you. I admired your courage
In facing facts — or the facts as you saw them.
And yet, all the time, I found I envied you


And I didn’t know why! And now I think I know.
It’s awful for a man to have to give up,
A career that he’s set his heart on, I’m sure:
But it’s only the outer world that you’ve lost:
You’ve still got your inner world — a world that’s more real.
That’s why you’re different from the rest of us:
You have your secret garden; to which you can retire
And lock the gate behind you.
COLBYAnd lock the gate behind me?


Are you sure that you haven’t your own secret garden
Somewhere, if you could find it?
LUCASTAIf I could find it!


No, my only garden is … a dirty public square
In a shabby part of London — like the one where I lived
For a time, with my mother. I’ve no garden.
I hardly feel that I’m even a person:
Nothing but a bit of living matter
Floating on the surface of the Regent’s Canal.
Floating, that’s it.
COLBYYou’re very much a person.


I’m sure that there is a garden somewhere for you —
For anyone who wants one as much as you do.
LUCASTAAnd your garden is a garden


Where you hear a music that no one else could hear,
And the flowers have a scent that no one else could smell.
COLBYYou may be right, up to a point.


And yet, you know, it’s not quite real to me —
Although it’s as real to me as … this world.
But that’s just the trouble. They seem so unrelated.
I turn the key, and walk through the gate,
And there I am … alone, in my ‘garden’.
Alone, that’s the thing. That’s why it’s not real.
You know, I think that Eggerson’s garden
Is more real than mine.
LUCASTAEggerson’s garden?


What makes you think of Eggerson — of all people?
COLBYWell, he retires to his garden — literally,


And also in the same sense that I retire to mine.
But he doesn’t feel alone there. And when he comes out
He has marrows, or beetroot, or peas … for Mrs. Eggerson.
LUCASTAAre you laughing at me?
COLBYI’m being very serious.


What I mean is, my garden’s no less unreal to me
Than the world outside it. If you have two lives
Which have nothing whatever to do with each other —
Well, they’re both unreal. But for Eggerson
His garden is a part of one single world.
LUCASTABut what do you want?
COLBYNot to be alone there.


If I were religious, God would walk in my garden
And that would make the world outside it real
And acceptable, I think.
LUCASTAYou sound awfully religious.


Is there no other way of making it real to you?
COLBYIt’s simply the fact of being alone there


That makes it unreal.
LUCASTACan no one else enter?
COLBYIt can’t be done by issuing invitations:


They would just have to come. And I should not see them coming.
I should not hear the opening of the gate.
They would simply … be there suddenly,
Unexpectedly. Walking down an alley
I should become aware of someone walking with me.
That’s the only way I can think of putting it.
LUCASTAHow afraid one is of … being hurt!
COLBYIt’s not the hurting that one would mind


But the sense of desolation afterwards.
LUCASTAI know what you mean. Then the flowers would fade


And the music would stop. And the walls would be broken.
And you would find yourself in a devastated area —
A bomb-site … willow-herb … a dirty public square.
But I can’t imagine that happening to you.
You seem so secure, to me. Not only in your music —
That’s just its expression. You don’t seem to me
To need anybody.
COLBYThat’s quite untrue.
LUCASTABut you’ve something else, that I haven’t got:


Something of which the music is a … symbol.
I really would like to understand music,
Not in order to be able to talk about it,
But … partly, to enjoy it … and because of what it stands for.
You know, I’m a little jealous of your music!
When I see it as a means of contact with a world
More real than any I’ve ever lived in.


And I’d like to understand you.
COLBYI believe you do already,


Better than … other people. And I want to understand you.
Does one ever come to understand anyone?
LUCASTAI think you’re being very discouraging:


Are you doing it deliberately?
COLBYThat’s not what I meant.


I meant, there’s no end to understanding a person.
All one can do is to understand them better,
To keep up with them; so that as the other changes
You can understand the change as soon as it happens,
Though you couldn’t have predicted it.
LUCASTAI think I’m changing.


I’ve changed quite a lot in the last two hours.
COLBYAnd I think I’m changing too. But perhaps what we call change …
LUCASTAIs understanding better what one really is.


And the reason why that comes about, perhaps …
COLBYIs, beginning to understand another person.
LUCASTAOh Colby, now that we begin to understand,


I’d like you to know a little more about me.
You must have wondered.
COLBYMust have wondered?


No, I haven’t wondered. It’s all a strange world
To me, you know, in which I find myself.
But if you mean, wondered about your … background:
No. I’ve been curious to know what you are,
But not who you are, in the ordinary sense.
Is that what you mean? I’ve just accepted you.
LUCASTAOh, that’s so wonderful, to be accepted!


No one has ever ‘just accepted’ me before.
Of course the facts don’t matter, in a sense.
But now we’ve got to this point — you might as well know them.
COLBYI’d gladly tell you everything about myself;


But you know most of what there is to say
Already, either from what I’ve told you
Or from what I’ve told B.; or from Sir Claude.
LUCASTAClaude hasn’t told me anything about you;


He doesn’t tell me much. And as for B. —
I’d much rather hear it from yourself.
COLBYThere’s only one thing I can’t tell you.


At least, not yet. I’m not allowed to tell.
And that’s about my parents.
LUCASTAOh, I see.


Well, I can’t believe that matters.
But I can tell you all about my parents:


At least, I’m going to.
COLBYDoes that matter, either?
LUCASTAIn one way, it matters. A little while ago


You said, very cleverly, that when we first met
You saw I was trying to give a false impression.
I want to tell you now, why I tried to do that.
And it’s always succeeded with people before:
I got into the habit of giving that impression.
That’s where B. has been such a help to me —
He fosters the impression. He half believes in it.
But he knows all about me, and he knows
That what some men have thought about me wasn’t true.
COLBYWhat wasn’t true?
LUCASTAThat I was Claude’s mistress —


Or had been his mistress, palmed off on B.
COLBYI never thought of such a thing!
LUCASTAYou never thought of such a thing!


There are not many men who wouldn’t have thought it.
I don’t know about B. He’s very generous.
I don’t think he’d have minded. But he’s very clever too;
And he guessed the truth from the very first moment.
COLBYBut what is there to know?
LUCASTAYou’ll laugh when I tell you:


I’m only Claude’s daughter.
COLBYHis daughter!
LUCASTAHis daughter. Oh, it’s a sordid story.


I hated my mother. I never could see
How Claude had ever liked her. Oh, that childhood
Always living in seedy lodgings
And being turned out when the neighbours complained.
Oh of course Claude gave her money, a regular allowance;
But it wouldn’t have mattered how much he’d given her:
It was always spent before the end of the quarter
On gin and betting, I should guess.
And I knew how she supplemented her income
When I was sent out. I’ve been locked in a cupboard!
I was only eight years old
When she died of an ‘accidental overdose’.
Then Claude took me over. That was lucky.
But I was old enough to remember … too much.
COLBYYou are Claude’s daughter!
LUCASTAOh, there’s no doubt of that.


I’m sure he wished there had been. He’s been good to me
In his way. But I’m always a reminder to him
Of something he would prefer to forget.
(didascalia)[A pause]
LUCASTABut why don’t you say something? Are you shocked?
COLBYShocked? No. Yes. You don’t understand.


I want to explain. But I can’t, just yet.
Oh, why did I ever come into this house!
Lucasta …
LUCASTAI can see well enough you are shocked.


You ought to see your face! I’m disappointed.
I suppose that’s all. I believe you’re more shocked
Than if I’d told you I was Claude’s mistress.


Claude has always been ashamed of me:
Now you’re ashamed of me. I thought you’d understand.


Little you know what it’s like to be a bastard
And wanted by nobody. I know why you’re shocked:
Claude has just accepted me like a debit item
Always in his cash account. I don’t like myself.
I don’t like the person I’ve forced myself to be;
And I liked you because you didn’t like that person either,
And I thought you’d come to see me as the real kind of person
That I want to be. That I know I am.
That was new to me. I suppose I was flattered.
And I thought, now, perhaps, if someone else sees me
As I really am, I might become myself.
COLBYOh Lucasta, I’m not shocked. Not by you,


Not by anything you think. It’s to do with myself.
LUCASTAYourself, indeed! Your precious self!


Why don’t you shut yourself up in that garden
Where you like to be alone with yourself?
Or perhaps you think it would be bad for your prospects
Now that you’re Claude’s white-headed boy.
Perhaps he’ll adopt you, and make you his heir
And you’ll marry another Lady Elizabeth.
But in that event, Colby, you’ll have to accept me
As your sister! Even if I am a guttersnipe …
COLBYYou mustn’t use such words! You don’t know how it’s hurting.
LUCASTAI could use words much stronger than that,


And I will, if I choose. Oh, I’m sorry:
I suppose it’s my mother coming out in me.
You know, Colby, I’m truly disappointed.
I was sure, when I told you all I did,
That you wouldn’t mind at all. That you might be sorry for me.
But now I don’t want you to be sorry, thank you.
Why, I’d actually thought of telling you before,
And I postponed telling you, just for the fun of it:
I thought, when I tell him, it will be so wonderful
All in a moment. And now there’s nothing,
Nothing at all. It’s far worse than ever.
Just when you think you’re on the point of release
From loneliness, then loneliness swoops down upon you;
When you think you’re getting out, you’re getting further in,
And you know at last that there’s no escape.
Well, I’ll be going.
COLBYYou mustn’t go yet!


There’s something else that I want to explain,
And now I’m going to. I’m breaking a promise. But …
LUCASTAI don’t believe there’s anything to explain


That could explain anything away. I shall never
Never forget that look on your face
When I told you about Claude and my mother.
I may be a bastard, but I have some self-respect.
Well, there’s always B. I think that now
I’m just beginning to appreciate B.
COLBYLucasta, wait!
(didascalia)[Enter B. KAGHAN]
(didascalia)Enter B. Kaghan.
KAGHANTo see the new flat. And here’s Lucasta.
I knew I should find she’d got in first!
Trust Kaghan’s intuitions! I’m your guardian angel,
Colby, to protect you from Lucasta.
LUCASTAYou’re my guardian angel at the moment, B.


You’re to take me out to dinner. And I’m dying for a drink.
KAGHANI told Colby, never learn to mix cocktails,


If you don’t want women always dropping in on you.
And between a couple of man-eating tigers
Like you and Lizzie, he’s got to have protection.
LUCASTAColby doesn’t need your protection racket


So far as I’m concerned, B. And as for Lizzie,
You’d better not get in her way when she’s hunting.


But all that matters now is, that I’m hungry,
And you’ve got to give me a very good dinner.
KAGHANYou shall be fed. All in good time.


I’ve come to inspect the new bachelor quarters,
And to wish Colby luck. I’ve always been lucky,
And I always bring luck to other people.
COLBYWill you have a glass of sherry?
KAGHANYes, I’ll have a glass of sherry,


To drink success to the flat. Lucasta too:
Much better for you than cocktails, Lucasta.
LUCASTAYou know I don’t like sherry.
KAGHANYou’ve got to drink it,


To Colby, and a happy bachelor life!
Which depends, of course, on preventing Lizzie
From always interfering. Be firm with her, Colby;
Assert your right to a little privacy.
Now’s the moment for firmness. Don’t let her cross the threshold.
LUCASTAAs if you weren’t as afraid of her as anybody!
KAGHANWell, at least, I’ve always managed to escape her.
LUCASTAOnly because she’s never wanted to pursue you.
KAGHANYes, I made a bad impression at the start:


I saw that it was necessary. I’m afraid Colby
Has made a good impression; which he’ll have to live down.
— I must say, I like the way you’ve bad the place done up.
COLBYIt was Lady Elizabeth chose the decorations.
KAGHANThen I’m not sure I like them. You must change the colours.


It’s all a bit too dim. You need something brighter.
But otherwise, it looks pretty comfortable.
If I was as snug as Colby is, Lucasta,
I’d never have thought of changing my condition.
LUCASTAYou’re always free to think again.
KAGHANMarriage is a gamble. But I’m a born gambler


And I’ve put my shirt … no, not quite the right expression —
Lucasta’s the most exciting speculation
I’ve ever thought of investing in.
Colby’s more cautious. You know, Colby,
You and I ought to be in business together.
I’m a good guesser. But I sometimes guess wrong.
I make decisions on the spur of the moment,
But you’d never take a leap in the dark;
You’d keep me on the rails.
COLBYThat’s just nonsense.


You only pretend that you’re a gambler.
You’ve got as level a head as anyone,
And you never get involved in anything risky.
You like to pretend to other people
That you’re a gambler. I don’t believe you ever gamble
On anything that isn’t a certainty.
KAGHANWell, there’s something in that. You know, Lucasta,


Colby is a good judge of character.
LUCASTAYou’d need to be a better judge of character


Yourself, before you said that of Colby.
KAGHANOh, I’m a good judge. Now, I’ll tell you the difference


Between ourselves and Colby. You and me —
The one thing we want is security


And respectability! Now Colby
Doesn’t really care about being respectable —
He was born and bred to it. I wasn’t, Colby.
Do you know, I was a foundling? You didn’t know that!
Never had any parents. Just adopted, from nowhere.
That’s why I want to be a power in the City,
On the boards of all the solidest companies:
Because I’ve no background — no background at all.
That’s one thing I like about Lucasta:
She doesn’t despise me.
LUCASTANobody could despise you.


And what’s more important, you don’t despise me.
KAGHANNobody could despise you, Lucasta;


And we want the same things. But as for Colby,
He’s the sort of fellow who might chuck it all
And go to live on a desert island.
But I hope you won’t do that. We need you where you are.
COLBYI’m beginning to believe you’ve a pretty shrewd insight


Into things that have nothing to do with business.
KAGHANAnd you have a very sound head for business.


Maybe you’re a better financier than I am!
That’s why we ought to be in business together.
LUCASTAYou’re both very good at paying compliments;


But I remarked that I was hungry.
KAGHANYou can’t want dinner yet.


It’s only six o’clock. We can’t dine till eight;
Not at any restaurant that you like.


— For a change, let’s talk about Lucasta.
LUCASTA [rising]. If you want to discuss me …
(didascalia)[A knock at the door. Enter LADY ELIZABETH]
LADY ELIZABETHOh, good evening.


Good evening, Mr. Kaghan. Good evening, Lucasta.
Have you just arrived, or are you just leaving?
LUCASTAWe’re on the point of leaving, Lady Elizabeth.
LADY ELIZABETHI’ve come over to have a look at the flat


Now that you’ve moved in. Because you can’t tell
Whether a scheme of decoration
Is right, until the place has been lived in


By the person for whom it was designed.
So I have to see you in it. Did you say you were leaving?
KAGHANWe’re going out to dinner. Lucasta’s very hungry.
LADY ELIZABETHHungry? At six o’clock? Where will you get dinner?


Oh, I know. It’s a chance to try that Herbal Restaurant
I recommended to you. You can have dinner early:
Most of its patrons dine at half past six.
They have the most delicious salads!
And I told you, Mr. Kaghan, you’re the type of person
Who needs to eat a great deal of salad.
You remember, I made you take a note of the address;
And I don’t believe that you’ve been there yet.
KAGHANWhy no, as a matter of fact, I haven’t.


I’ve kept meaning to. Shall we go there, Lucasta?
LUCASTAI’m so hungry, I could even eat a herbal salad.
LADY ELIZABETHThat’s right. Just mention my name, Mr. Kaghan,


And ask for the table in the left hand corner:
It has the best waitress. Good night.
LUCASTAGood night.
KAGHANAnd thank you so much. You give such good advice.
(didascalia)[Exeunt KAGHAN and LUCASTA]
LADY ELIZABETHWere those young people here by appointment?


Or did they come in unexpectedly?
COLBYI’d invited Lucasta. She had asked me to play to her.
LADY ELIZABETHYou call her Lucasta? Young people nowadays


Seem to have dropped the use of surnames altogether.
But, Colby, I hope you won’t mind a gentle hint.
I feared it was possible you might become too friendly
With Mr. Kaghan and Miss Angel.
I can see you’ve lived a rather sheltered life,
And I’ve noticed them paying you a good deal of attention.
You see, you’re rather a curiosity
To both of them — you’re not the sort of person
They ever meet in their kind of society.
So naturally, they want to take you up.
I can speak more freely, as an elderly person.
COLBYBut, Lady Elizabeth …
LADY ELIZABETHWell, older than you are,


And a good deal wiser in the ways of the world.
COLBYBut, Lady Elizabeth, what is it you object to?


They’re both intelligent … and kind.
LADY ELIZABETHOh, I don’t say they’re not intelligent and kind.


I’m not making any malicious suggestions:
But they are rather worldly and materialistic,
And … well, rather vulgar. They’re not your sort at all.
COLBYI shouldn’t call them vulgar. Perhaps I’m vulgar too.


But what, do you think, is my sort?


I don’t know, myself. And I should like to know.
LADY ELIZABETHIn the first place, you ought to mix with people of breeding.


I said to myself, when I first saw you,
‘He is very well bred’. I knew nothing about you,
But one doesn’t need to know, if one knows what breeding is.
And, second, you need intellectual society.
Now, that already limits your acquaintance:
Because, what’s surprising, well-bred people
Are sometimes far from intellectual;
And — what’s less surprising — intellectual people
Are often ill-bred. But that’s not all.
You need intellectual, well-bred people
Of spirituality — and that’s the rarest.
COLBYThat would limit my acquaintance to a very small number,


And I don’t know where to find them.
LADY ELIZABETHThey can be found.


But I came to have a look at the flat
To see if the colour scheme really suited you.
I believe it does. The walls; and the curtains;
And most of the furniture. But, that writing-table!
Where did that writing-table come from?
COLBYIt’s an office desk. Sir Claude got it for me.


I said I needed a desk in my room:
You see, I shall do a good deal of my work here.
LADY ELIZABETHAnd what is that shrouded object on it?


Don’t tell me it’s a typewriter.
COLBYIt is a typewriter.


I’ve already begun to work here. At the moment
I’m working on a company report.
LADY ELIZABETHI hadn’t reckoned on reports and typewriters


When I designed this room.
COLBYIt’s the sort of room I wanted.


LADY ELIZABETH [rising]. And I see a photograph in a silver frame.


I’m afraid I shall have to instruct you, Colby.
Photographic portraits — even in silver frames —
Are much too intimate for the sitting-room.
May I remove it? Surely your bedroom
Is the proper place for photographic souvenirs.
(didascalia)[She sits down, holding the portrait]
COLBYWhat was I going to say? Oh, I know.
Do you believe in reincarnation?
COLBYNo, I don’t. I mean, I’ve never thought about it.
LADY ELIZABETHI can’t say that I believe in it.


I did, for a time. I studied the doctrine.
But I was going to say, if I believed in it


I should have said that we had known each other
In some previous incarnation. — Is this your mother?
COLBYNo, that is my aunt. I never knew my mother.


She died when I was born.
LADY ELIZABETHShe died when you were born.


Have you other near relatives? Brothers or sisters?
COLBYNo brothers or sisters. No. As for other relatives,


I never knew any, when I was a child.
I suppose I’ve never been interested … in relatives.
LADY ELIZABETHYou did not want to know your relatives!


I understand exactly how you felt.
How I disliked my parents! I had a governess;
Several, in fact. And I loathed them all.
Were you brought up by a governess?
COLBYNo. By my aunt.
LADY ELIZABETHAnd did you loathe her? No, of course not.


Or you wouldn’t have her portrait. If you never knew your parents …
But was your father living?
COLBYI never knew my father.
LADY ELIZABETHThen, if you never had a governess,


And if you never knew either of your parents,
You can’t understand what loathing really is.
Yet we must have some similarity of background.
COLBYBut you had parents. And no doubt, many relatives.
LADY ELIZABETHOh, swarms of relatives! And such unpleasant people!


I thought of myself as a dove in an eagle’s nest.
They were so carnivorous. Always killing things and eating them.
And yet our childhood must have been similar.
These are only superficial differences:
You must have been a lonely child, having no relatives —
No brothers or sisters — and I was lonely
Because they were so numerous — and so uncongenial.
They made me feel an outcast. And yet they were so commonplace.
Do you know, Colby, when I was a child
I had three obsessions, and I never told anyone.
I wonder if you had the same obsessions?
COLBYWhat were they?
LADY ELIZABETHThe first was, that I was very ugly


And didn’t know it. Then, that I was feeble-minded
And didn’t know it. Finally,
That I was a foundling, and didn’t know it.
Of course, I was terrified of being ugly,
And of being feeble-minded: though my family made me think so.
But you know, I actually liked to believe


That I was a foundling — or do I mean ‘changeling’?
COLBYI don’t know which you mean.
LADY ELIZABETHHowever that may be,


I didn’t want to belong there. I refused to believe
That my father could have been an ordinary earl!
And I couldn’t believe that my mother was my mother.


These were foolish fancies. I was a silly girl,
And very romantic. But it goes to show
How different I felt myself to be
And then I took up the Wisdom of the East
And believed, for a while, in reincarnation.
That seemed to explain it all. I don’t believe it now.
That was only a phase. But it made it all so simple!
To be able to think that one’s earthly parents
Are only the means that we have to employ
To become reincarnate. And that one’s real ancestry
Is one’s previous existences. Of course, there’s something in us,
In all of us, which isn’t just heredity,
But something unique. Something we have been
From eternity. Something … straight from God.
That means that we are nearer to God than to anyone.
— Where did you live, as a child?
COLBYIn Teddington.
LADY ELIZABETHTeddington? In what county?
COLBYIt’s very close to London.
LADY ELIZABETHStill, you were brought up, like me, in the country.


Teddington. I seem to have heard of it.
Was it a large house?
COLBYNo, a very small one.
LADY ELIZABETHBut you had your aunt. And she was devoted to you,


I have no doubt. What is your aunt’s name?
Is it Simpkins?
COLBYNo, a married aunt.


A widow. Her name is Mrs. Guzzard.
LADY ELIZABETHGuzzard? Did you say Guzzard? An unusual name.


Guzzard, did you say? The name means something to me.
Yes. Guzzard. That is the name I’ve been hunting for!
COLBYYou may have come across the name before;


Although, as you say, it is an uncommon one.
You couldn’t have known my aunt.
LADY ELIZABETHNo. I never met … your aunt.


But the name is familiar. How old are you, Colby?
COLBYI’m twenty-five.
LADY ELIZABETHTwenty-five. What became of your father?
COLBYWell … I didn’t have a father.


You see … I was an illegitimate child.
LADY ELIZABETHOh yes. An illegitimate child.


So that the only relative you knew
Was Mrs. Guzzard. And you always called her ‘aunt’?
COLBYWhy not? She was my aunt.
LADY ELIZABETHAnd as for your mother —


Mrs. Guzzard’s sister, I suppose …
COLBYHer sister — which makes Mrs. Guzzard my aunt.
LADY ELIZABETHAnd are you quite sure that Mrs. Guzzard’s sister —


Who you say was your mother — really was your mother?
COLBYWhy, Lady Elizabeth! Why should I doubt it?


That is not the kind of story my aunt would invent.
LADY ELIZABETHNot if she is your aunt. Did Mrs. Guzzard


And Mr. Guzzard — have any children?
COLBYThey had no children of their own.


That is to say, they had had one little boy
Who died when I was very young indeed.
I don’t remember him. I was told about him.
But I can’t help wondering why you are so interested:
There’s nothing very interesting about my background —
I assure you there isn’t.
LADY ELIZABETHIt may be more interesting


Than you are aware of. Colby …
(didascalia)[A knock on the door]
LADY ELIZABETH                                                         Who’s that?
(didascalia)[Enter SIR CLAUDE]
SIR CLAUDEElizabeth! I was told that you were here with Colby.


So I came over instead of telephoning,
Just to give him these notes. They’re notes for my speech
At the dinner of the Potters’ Company.
COLBYThat’s tomorrow night, I believe.
SIR CLAUDEYes it is.
But you know that I’ll have to have my speech written out
And then memorise it. I can’t use notes:
It’s got to sound spontaneous. I’ve jotted down some headings.
Just see if you can develop them for me
With a few striking phrases. It should last about ten minutes.
And then we’ll go over it tomorrow.
COLBY [looking at the notes].                 I’ll try.
SIR CLAUDEIt’s just in ways like this, Elizabeth,


That Colby can be of greater help than Eggerson.
I couldn’t have asked Eggerson to write a speech for me.
Oh, by the way, Colby, how’s the piano?
COLBYIt’s a wonderful piano. I’ve never played


On such an instrument. It’s much too good for me.
SIR CLAUDEYou need a good piano. You’ll play all the better.
LADY ELIZABETHClaude!
SIR CLAUDEWhat is it, Elizabeth?
LADY ELIZABETHI’ve just made a startling discovery!


All through a name — and intuition.
But it shall be proved. The truth has come out.
It’s Colby. Colby is my lost child!
SIR CLAUDEWhat? Your child, Elizabeth? What on earth makes you think so?
LADY ELIZABETHI must see this Mrs. Guzzard. I must confront her.


This couldn’t possibly be a coincidence.
It seems incredible, doesn’t it, Claude?
And yet it would be still more incredible
If it were only a coincidence.
Perhaps I ought not to believe it yet,
Perhaps it is wrong of me to feel so sure,
But it seems that Providence has brought you back to me,
And you, Claude, and Eggerson have been the instruments.
I must be right. Claude, tell me I am right.
SIR CLAUDEBut Elizabeth, what has led you to believe


That Colby is your son?
LADY ELIZABETHOh, I forgot


In my excitement: you arrived the very moment
When the truth dawned on me. Mrs. Guzzard!
Claude, Colby was brought up by a Mrs. Guzzard.
SIR CLAUDEI know that. But why should that make him your son?
LADY ELIZABETHIt’s the name I’ve been hunting for all these years —
That, and the other name, Teddington:


Mrs. Guzzard of Teddington. That was all I knew.
Then Tony was killed, as you know, in Africa,
And I had lost the name. Mrs. Guzzard.
SIR CLAUDEI’m beginning now to piece it together.


You’ve been asking Colby about his family …
LADY ELIZABETHAnd when he mentioned Teddington, there was a faint echo —


And then Mrs. Guzzard! It must be true.
SIR CLAUDEIt is certainly a remarkable coincidence —


If it is a coincidence. But I’m afraid, Elizabeth,
What has happened is that, brooding on the past,
You began to think of Colby as what your son would be,
And then you began to see him as your son,
And then — any name you heard would have seemed the right one.
LADY ELIZABETHOh Claude, how can you be so sceptical!


We must see this Mrs. Guzzard, and get her to confess it.
SIR CLAUDEI’m sorry, Elizabeth. If Mrs. Guzzard comes


To make her confession, it will be very different
From what you expect. I’m afraid, Colby,
It seems to me that we must let her know the truth.
COLBYIt seems to me … there is nothing for me —


Absolutely nothing — for me to say about it.
I must leave that to you.
SIR CLAUDEI should have told you one day.


I’ve always loathed keeping such a thing from you.
I see now I might as well have told you before,
But I’d hoped — and now it seems a silly thought …
What happens is so like what one had planned for,
And yet such a travesty of all one’s plans —
I’d hoped that you would become fond of Colby,
And that he might come to take the place of your own child,
If you got to know him first — and that you’d want to adopt him.
LADY ELIZABETHBut of course I want to adopt him, Claude!


That is, if one’s allowed to adopt one’s own child.
SIR CLAUDEThat’s not what I meant. Elizabeth,


Colby is my son.
LADY ELIZABETHQuite impossible, Claude!


You have a daughter. Now you want a son.
SIR CLAUDEI’d never want to take your son away from you.
Perhaps you have a son. But it isn’t Colby.
I ought to have told you, years ago.
I told you about Lucasta, and you told me
About your own … misfortune. And I almost told you
About Colby. I didn’t. For such a foolish reason.
Absurd it sounds now. One child each —
That seemed fair enough — though yours had been lost,
And mine I couldn’t lose. But if I had another
I thought you might think — ‘and how many more?’
You might have suspected any number of children!
That seems grotesque now. But it influenced me.
And I found a better reason for keeping silent.
I came to see how you longed for a son of your own,
And I thought, I’ll wait for children of our own,


And tell her then. And they never came.
And now I regret the decision bitterly.
I ought to have told you that I had a son.
LADY ELIZABETHBut why do you think that Colby is your son?
SIR CLAUDEColby is the son of Mrs. Guzzard’s sister,


Who died when he was born. Mrs. Guzzard brought him up,
And I provided for his education.
I have watched him grow. And Mrs. Guzzard
Knows he is my son.
LADY ELIZABETHBut where were you, Claude,


When Colby was born?
SIR CLAUDEWhere was I? In Canada.


My father had sent me on a business tour
To learn about his overseas investments.
LADY ELIZABETHThen how do you know that the sister had a child?


Perhaps Mrs. Guzzard invented the story….
SIR CLAUDEWhy should she invent it? The child was expected.
LADY ELIZABETHIn order to get money from you, perhaps.


No, I shouldn’t say that. But she had a child
Left on her hands. The father had died
And she’d never been told the name of the mother;
And the mother had forgotten the name of Mrs. Guzzard,
And I was the mother and the child was Colby;
And Mrs. Guzzard thought you would be happy
To think you had a son, and would do well by him —
Because you did care for the girl, didn’t you?
SIR CLAUDEYes, I did care. Very much. I had never


Been in love before.
LADY ELIZABETHVery well then.


That is the way it must have happened.
Oh, Claude, you know I’m rather weak in the head
Though I try to be clever. Do try to help me.
SIR CLAUDEIt could have happened. But I’m sure it didn’t.
LADY ELIZABETHOh, Colby, doesn’t your instinct tell you?
SIR CLAUDEYes, tell us everything that’s in your mind.


I know this situation must be more of an agony
To you, than it can be even to … us.
COLBYI only wish it was more acute agony:


I don’t know whether I’ve been suffering or not
During this conversation. I only feel … numb.
If there’s agony, it’s part of a total agony
Which I can’t begin to feel yet. I’m simply indifferent.
And all the time that you’ve been talking
I’ve only been thinking: ‘What does it matter
Whose son I am?’ You don’t understand
That when one has lived without parents, as a child,
There’s a gap that never can be filled. Never.
I like you both, I could even come to love you —
But as friends … older friends. Neither, as a parent.
I am sorry. But that’s why I say it doesn’t matter
To me, which of you should be my parent.
LADY ELIZABETHBut a mother, Colby, isn’t that different?


There should always be a bond between mother and son,
No matter how long they have lost each other.
COLBYNo, Lady Elizabeth. The position is the same


Or crueller. Suppose I am your son.
Then it’s merely a fact. Better not know
Than to know the fact and know it means nothing.
At the time I was born, you might have been my mother,
But you chose not to be. I don’t blame you for that:
God forbid! but we must take the consequences.
At the time when I was born, your being my mother —
If you are my mother — was a living fact.
Now, it is a dead fact, and out of dead facts
Nothing living can spring. Now, it is too late.
I never wanted a parent till now —
I never thought about it. Now, you have made me think,
And I wish that I could have had a father and a mother.
LADY ELIZABETHStop, Colby! Something has come to me.


Claude! I don’t want to take away from you
The son you thought was yours. And I know from what you said,
That you would rather he was ours than only yours.
Why should we make any further enquiries?
Let us regard him as being our son:


It won’t be the same as what we had wanted —
But in some ways better! And prevent us both
From making unreasonable claims upon you, Colby.
It’s a good idea! Why should we not be happy,
All of us? Already, Claude,
I feel as if this brought us closer together.
SIR CLAUDEI should be contented with such an understanding;


And indeed, it’s not so far from what I had intended.
Could you accept us both in that way, Colby?
COLBYI can only say what I feel at the moment:


And yet I believe I shall always feel the same.
SIR CLAUDEWell?
COLBYIt would be easier, I think,


To accept you both in the place of parents
If neither of you could be. If it was pure fiction —
One can live on a fiction — but not on such a mixture
Of fiction and fact. Already, it’s been hard
For me, who have never known the feelings of a son,
To be disputed between two parents.
But, if we followed your suggestion,
I know, I know I should always be haunted
By the miserable ghosts of the other parents!
It’s strange enough to have two parents —
But I should have four! What about those others?
I should have to live with those ghosts, one indignant
At being cheated of his — or her — parenthood,
The other indignant at the imputation
Of false parenthood. Both mocked at.
SIR CLAUDEThen what do you want, Colby? What do you want?


Think of the future. When you marry
You will want parents, for the sake of your children.
COLBYI don’t feel, tonight, that I ever want to marry.
You may be right. I can’t take account of that.
But now I want to know whose son I am.
SIR CLAUDEThen the first thing is: we must see Mrs. Guzzard.
LADY ELIZABETHOh Claude! I am terribly sorry for you.


I believe that if I had known of your … delusion
I would never have undeceived you.
SIR CLAUDEAnd as for me,


If I could have known what was going to happen,
I would gladly have surrendered Colby to you.
But we must see Mrs. Guzzard. I’ll arrange to get her here.
LADY ELIZABETHAnd I think you ought to get Eggerson as well.


SIR CLAUDE [rising]. Oh, of course, Eggerson! He knows all about it.


Let us say no more tonight. Now, Colby,
Can you find some consolation at the piano?
COLBYI don’t think, tonight, the piano would help me:


At the moment, I never want to touch it again.
But there’s another reason. I must remind you
About your speech for the Potters’ Company
Tomorrow night. I must get to work on it.
SIR CLAUDETomorrow night. Must I go to that dinner


Tomorrow night?
COLBYI was looking at your notes —


Before you brought me into the conversation —
And I found one note I couldn’t understand.
‘Reminiscent mood.’ I can’t develop that
Unless you can tell me — reminiscent of what?
SIR CLAUDEReminiscent of what? Reminiscent of what?


‘Tonight I feel in a reminiscent mood’ —
Oh yes. To say something of my early ambitions
To be a potter. Not that the Members
Of the Potters’ Company know anything at all
About ceramics … or any other art.
No, I don’t think I shall be in a reminiscent mood.
Cross that out. It would only remind me
Of things that would surprise the Potters’ Company
If I told them what I was really remembering.
Come, Elizabeth.
LADY ELIZABETHMy poor Claude!
(didascalia)[Exeunt SIR CLAUDE and LADY ELIZABETH]
LADY ELIZABETHCURTAIN


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Chi parlaBattuta
(didascalia)L’appartamentino nella corte, qualche settimana dopo. COLBY è seduto al pianoforte; LUCASTA in poltrona. Al levarsi del sipario si odono le ultime battute di un pezzo di musica.
LUCASTACredo che tu suoni terribilmente bene, Colby —


non che il mio parere conti qualcosa:


lo sai. Ma vorrei imparare qualcosa di musica.
Vorrei che m’insegnassi ad apprezzarla.
COLBYNon credo che ti servirà molto insegnamento;


non a questo stadio, almeno. Tutto ciò che ti serve all’inizio
è ascoltare più musica. E scoprire che cosa ti piace.
Quando saprai che cosa ti piace, e comincerai a conoscerlo bene,
allora vorrai imparare la sua struttura
e le varie forme, e i diversi modi di eseguirla.
LUCASTAMa se mi piacessero solo le cose sbagliate?
COLBYNo, sono sicuro che preferirai quelle giuste, quando le sentirai.


Ti ho fatto una prova. Parecchi dei pezzi
che ti ho appena suonato erano di seconda scelta,
e non ti sono piaciuti. Ti sono piaciuti quelli giusti.
LUCASTAColby, non sapevo che fossi così astuto!


Dunque le cose che mi sono piaciute erano quelle giuste?
Eppure sono terribilmente ignorante. Ci credi
che non sono mai stata a un concerto in vita mia?
Vado agli spettacoli solo quando qualcuno mi invita,
e nessuno mi ha mai invitata a un concerto.
All’Opera ci sono stata, certo, parecchie volte,
ma temo di non aver mai davvero ascoltato la musica:
mi piaceva solo andarci — per vedere gli altri,
e per farmi vedere! E perché ti senti tagliata fuori
se non vai mai all’Opera, in stagione.
Anche se mi sono sempre sentita tagliata fuori. E ti rendi conto
che nessuno ha mai suonato per me prima d’ora?
COLBYE questa è la prima volta che io suono per qualcuno…
LUCASTANon fare l’impostore. Lo sai che mi hai detto


che il pianoforte è stato consegnato solo questa settimana
e che l’hai fatto accordare ieri. Comunque, sono lusingata
di essere la tua prima visitatrice in questo appartamento
e la prima a sentirti suonare questo pianoforte.
COLBYNon è questo che intendevo. Intendo che non ho suonato


per nessuno da quando sono giunto alla conclusione
che non sarei mai diventato un musicista.
LUCASTATi è pesato, allora, suonare per me?
COLBYA dire il vero, credo di aver suonato meglio.


Non riesco a decidermi a suonare per gli altri,
e quando sono solo non riesco a dimenticare
che suono soltanto per me stesso.
Ma con te non era né solitudine né… gli altri.
LUCASTASono contenta di non essere «gli altri». Suonerai ancora per me


e m’insegnerai la musica?
COLBYSì, certo che lo farò.


Ma sono sicuro che quando imparerai qualcosa di musica —
e non ci vorrà molto — e sentirai dei bravi esecutori,
ti accorgerai in fretta di quanto io suoni male.
LUCASTADavvero, Colby, quante difficoltà sollevi!


Ma che ne diresti di portarmi a un concerto?
COLBYProprio l’altro giorno ti ho invitata…
LUCASTAAd andare a vedere quella commedia musicale americana!
COLBYBeh, ti avevo sentita dire che volevi vederla.
LUCASTAMa non con te!
COLBYL’hai messo bene in chiaro.


Ma perché non con me?
LUCASTAPerché a te non piacciono —


le commedie musicali americane. Credi che sia un complimento
invitare una donna a qualcosa che a lei piacerebbe
quando lei sa che a te non piacerebbe? Non è un complimento:


è soltanto… degnarsi. Ma se mi inviti
a qualcosa che piace a te — quello sì è un complimento.


Vuol dire che vuoi educarmi.
COLBYMa non sapevo


che tu volessi essere educata.
LUCASTANon lo sapevo nemmeno io.


Ma volevo che tu volessi educarmi;
e ora comincio a credere che lo voglia anch’io.
COLBYBene, allora t’invito al prossimo concerto…
LUCASTAAl prossimo a cui vuoi andare tu.
COLBYE forse mi lascerai raccontarti prima


del programma — o delle cose che voglio sentire.
Ti suonerò i temi, così li riconoscerai.
Meglio ancora, ti farò sentire i dischi al grammofono.
LUCASTAPreferirei che mi suonassi tu qualche brano, spiegandomelo.


Cominceremo subito la mia educazione.
COLBYSospetto che sia tu a educare me.
LUCASTAColby, sei davvero pieno di sorprese!


Non ho mai conosciuto un uomo ignorante come te
e che pure sapesse tante cose che non sospetteresti.
Forse è per questo che mi piaci.
COLBYNon è proprio quella la ragione.
LUCASTAOh, dunque credi che tu mi piaccia?


Non sapevo che fossi così presuntuoso.
COLBYNo, non è presunzione — la ragione a cui penso.


È qualcosa di molto semplice.
LUCASTAAllora vorrei che me lo dicessi.


Perché io non lo so.
COLBYLa prima volta che ci siamo incontrati


ti sforzavi molto di dare un’impressione falsa.
E poi ti sei accorta di non esserci riuscita.
LUCASTAAh, dunque cercavo di dare un’impressione falsa?


Che genere d’impressione cercavo di dare?
COLBYQuesto in fondo non importa. Ma, per qualche ragione,


pensavi che io mi sarei fatto comunque un’impressione falsa.
Preferivi che fosse una di tua creazione
piuttosto che aspettare di vedere che cosa succedeva.
Spero che non ti dispiaccia: so che suona impertinente.
LUCASTABeh, c’è una cosa che non hai ancora imparato,


ed è accorgerti di quando fai un complimento.
Quello era un complimento. E molto abile.
COLBYAmmetto che all’inizio ero molto disorientato


da te… e da B.
LUCASTAOh, da me… e da B.
COLBYSolo più tardi,


dopo averti vista parecchie volte,
ho deciso che quella era solo la tua forma di autodifesa.
LUCASTAChe cosa ti ha fatto pensare che fosse autodifesa?
COLBYPerché non sapevi aspettare di vedere che cosa succedeva.


Hai paura di ciò che accadrebbe se lasciassi le cose a se stesse.
Salti — perché hai paura di essere spinta.
Credo che tu sia coraggiosa — e credo che tu sia spaventata.
Forse sei stata ferita gravemente, in qualche momento.
O almeno può esserci stato qualcosa nella tua vita
che ti ha derubata di ogni senso di sicurezza.
LUCASTAE sono certa che tu ce l’hai — il senso di sicurezza.
COLBYNo, non l’ho nemmeno io.
LUCASTAEcco, non ti credo.


Che cosa pensavo fino ad ora? Oh, è strano, no,
che man mano che si conosce meglio una persona
la si trovi per certi versi molto simile a sé,
in modi inattesi. E poi si cominciano
a scoprire differenze dentro la somiglianza.
Tu potrai sentirti insicuro, per certi versi —


ma la tua insicurezza non ha nulla a che fare con la mia.
COLBYIn che cosa è diversa?
LUCASTAÈ difficile da spiegare.


Forse è qualcosa che la tua musica rappresenta.
Una cosa la so. Quando mi raccontasti per la prima volta
che disastro fu nella tua vita
scoprire che non saresti mai stato un buon musicista —
certo, non so se avessi ragione.


Per quel che ne so, puoi esserti sbagliato,
e forse potresti essere un grandissimo musicista:
ma non è questo il punto. Tu ne eri convinto;
e sentivi che la tua vita era crollata
e che dovevi imparare a fare qualcosa di diverso.
E così hai fatto domanda per il posto di Eggerson,
e hai deciso di darti agli affari
e di diventare uno come Claude… o come B. Mi dispiaceva,
mi dispiaceva molto per te. Ammiravo il tuo coraggio
nel guardare in faccia i fatti — o i fatti come li vedevi tu.
Eppure, per tutto quel tempo, scoprivo di invidiarti


e non sapevo perché! E adesso credo di saperlo.
È terribile per un uomo dover rinunciare
a una carriera su cui ha messo il cuore, ne sono certa:
ma tu hai perduto soltanto il mondo esteriore:
ti resta il tuo mondo interiore — un mondo più reale.
Ecco perché sei diverso da tutti noi:
hai il tuo giardino segreto, in cui puoi ritirarti
chiudendoti il cancello alle spalle.
COLBYE chiudermi il cancello alle spalle?


Sei sicura di non avere anche tu il tuo giardino segreto
da qualche parte, se solo riuscissi a trovarlo?
LUCASTASe riuscissi a trovarlo!


No, il mio unico giardino è… una piazza pubblica sudicia
in un quartiere squallido di Londra — come quella dove abitavo
per un tempo, con mia madre. Non ho giardino.
Faccio fatica perfino a sentirmi una persona:
nient’altro che un pezzetto di materia viva
che galleggia sulla superficie del Regent’s Canal.
Che galleggia, ecco.
COLBYSei eccome una persona.


Sono certo che c’è un giardino da qualche parte anche per te —
per chiunque lo desideri quanto lo desideri tu.
LUCASTAE il tuo giardino è un giardino


in cui odi una musica che nessun altro potrebbe udire,
e i fiori hanno un profumo che nessun altro potrebbe sentire.
COLBYForse hai ragione, fino a un certo punto.


Eppure, sai, non mi è del tutto reale —
benché mi sia reale quanto… questo mondo.
Ma è proprio questo il guaio. Sembrano non avere legame.
Giro la chiave, varco il cancello,
ed eccomi lì… solo, nel mio «giardino».
Solo, ecco il punto. Per questo non è reale.
Sai, io credo che il giardino di Eggerson
sia più reale del mio.
LUCASTAIl giardino di Eggerson?


Che cosa ti fa pensare a Eggerson — proprio a lui?
COLBYBeh, lui si ritira nel suo giardino — alla lettera,


e anche nello stesso senso in cui io mi ritiro nel mio.
Ma lì non si sente solo. E quando ne esce
ha zucchine, o barbabietole, o piselli… per la signora Eggerson.
LUCASTATi stai burlando di me?
COLBYSono serissimo.


Voglio dire: il mio giardino non mi è meno irreale
del mondo fuori di esso. Se hai due vite
che non hanno assolutamente nulla a che fare l’una con l’altra —
beh, sono irreali entrambe. Ma per Eggerson
il suo giardino è parte di un unico mondo.
LUCASTAMa tu che cosa vuoi?
COLBYNon essere solo là dentro.


Se fossi religioso, Dio passeggerebbe nel mio giardino
e questo renderebbe reale il mondo di fuori
e accettabile, credo.
LUCASTASuoni terribilmente religioso.


Non c’è altro modo di rendertelo reale?
COLBYÈ semplicemente il fatto di essere solo là dentro


che lo rende irreale.
LUCASTANon può entrarci nessun altro?
COLBYNon si può fare spedendo inviti:


dovrebbero semplicemente venire. E io non li vedrei arrivare.
Non udirei aprirsi il cancello.
Sarebbero semplicemente… lì, all’improvviso,
inaspettatamente. Camminando lungo un viale
mi accorgerei che qualcuno cammina con me.
È l’unico modo che trovo per dirlo.
LUCASTAQuanta paura si ha… di essere feriti!
COLBYNon è la ferita che darebbe fastidio,


ma il senso di desolazione che viene dopo.
LUCASTACapisco che cosa intendi. Allora i fiori appassirebbero


e la musica si fermerebbe. E i muri sarebbero abbattuti.
E ti ritroveresti in una zona devastata —
un cratere di bomba… erbacce… una piazza pubblica sudicia.
Ma non riesco a immaginare che accada a te.
Mi sembri così sicuro. Non solo nella tua musica —
quella ne è solo l’espressione. Non mi sembri
aver bisogno di nessuno.
COLBYÈ del tutto falso.
LUCASTAMa tu hai qualcos’altro, che io non ho:


qualcosa di cui la musica è un… simbolo.
Vorrei davvero capire la musica,
non per poterne parlare,
ma… in parte per goderla… e per ciò che rappresenta.
Sai, sono un po’ gelosa della tua musica!
Quando la vedo come un mezzo di contatto con un mondo
più reale di qualsiasi mondo in cui io abbia mai vissuto.


E vorrei capire te.
COLBYCredo che tu già lo faccia,


meglio di… altre persone. E io voglio capire te.
Ma si arriva mai a capire qualcuno?
LUCASTATrovo che tu sia molto scoraggiante:


lo fai apposta?
COLBYNon è questo che intendevo.


Intendevo che non c’è una fine nel capire una persona.
Tutto ciò che si può fare è capirla meglio,
starle dietro; così che, quando l’altro cambia,
tu possa capire il cambiamento appena avviene,
anche se non avresti potuto prevederlo.
LUCASTACredo di stare cambiando.


Sono cambiata parecchio nelle ultime due ore.
COLBYE credo di stare cambiando anch’io. Ma forse ciò che chiamiamo cambiamento…
LUCASTAÈ capire meglio ciò che si è davvero.


E la ragione per cui questo accade, forse…
COLBYÈ che si comincia a capire un’altra persona.
LUCASTAOh Colby, ora che cominciamo a capirci,


vorrei che tu sapessi un po’ di più di me.
Te lo sarai chiesto.
COLBYMe lo sarò chiesto?


No, non me lo sono chiesto. È tutto un mondo strano
per me, sai, quello in cui mi ritrovo.
Ma se intendi chiedermi delle tue… origini:
no. Sono stato curioso di sapere che cosa sei,
non chi sei, nel senso comune.
È questo che intendi? Ti ho semplicemente accettata.
LUCASTAOh, è meraviglioso essere accettati!


Nessuno mi ha mai «semplicemente accettata» prima.
Certo, i fatti non contano, in un certo senso.
Ma ora che siamo arrivati a questo punto — tanto vale che tu li conosca.
COLBYTi direi volentieri tutto di me;


ma tu sai già quasi tutto quel che c’è da dire,
o da ciò che ti ho detto io
o da ciò che ho detto a B.; o da Sir Claude.
LUCASTAClaude non mi ha detto nulla di te;


non mi dice granché. E quanto a B. —
preferisco di gran lunga sentirlo da te.
COLBYC’è solo una cosa che non posso dirti.


Almeno, non ancora. Non mi è permesso dirla.
E riguarda i miei genitori.
LUCASTAOh, capisco.


Beh, non credo che abbia importanza.
Ma io posso dirti tutto dei miei genitori:


anzi, ho intenzione di farlo.
COLBYHa importanza nemmeno quello?
LUCASTAIn un certo senso sì. Poco fa


hai detto, molto acutamente, che quando ci siamo conosciuti
hai capito che cercavo di dare un’impressione falsa.
Ora voglio dirti perché cercavo di farlo.
E con gli altri mi è sempre riuscito:
ho preso l’abitudine di dare quell’impressione.
È lì che B. mi è stato di grande aiuto —
alimenta quell’impressione. Ci crede a metà.
Ma sa tutto di me, e sa
che quello che certi uomini hanno pensato di me non era vero.
COLBYChe cosa non era vero?
LUCASTAChe fossi l’amante di Claude —


o che lo fossi stata, e fossi stata rifilata a B.
COLBYNon ho mai pensato una cosa simile!
LUCASTANon hai mai pensato una cosa simile!


Non sono molti gli uomini che non l’avrebbero pensato.
Di B. non so. È molto generoso.
Non credo che gli sarebbe importato. Ma è anche molto acuto;
e ha indovinato la verità fin dal primo istante.
COLBYMa che cosa c’è da sapere?
LUCASTARiderai quando te lo dirò:


sono soltanto la figlia di Claude.
COLBYSua figlia!
LUCASTASua figlia. Oh, è una storia sordida.


Odiavo mia madre. Non ho mai capito
come Claude avesse potuto amarla. Oh, quell’infanzia
sempre in pensioni squallide
e sempre sbattuti fuori quando i vicini si lamentavano.
Oh, certo, Claude le dava del denaro, un assegno regolare;
ma non avrebbe fatto differenza quanto le desse:
era sempre speso prima della fine del trimestre
in gin e scommesse, immagino.
E sapevo come integrava le sue entrate
quando mi mandavano fuori. Sono stata chiusa in un armadio!
Avevo solo otto anni
quando morì per un’«overdose accidentale».
Allora Claude mi prese con sé. Fu una fortuna.
Ma ero abbastanza grande da ricordare… troppo.
COLBYSei la figlia di Claude!
LUCASTAOh, non c’è dubbio.


Sono certa che avrebbe voluto che ce ne fosse. È stato buono con me
a modo suo. Ma per lui sono sempre il ricordo
di qualcosa che preferirebbe dimenticare.
(didascalia)[Una pausa]
LUCASTAMa perché non dici niente? Sei scandalizzato?
COLBYScandalizzato? No. Sì. Non capisci.


Voglio spiegarti. Ma non posso, non ancora.
Oh, perché sono mai entrato in questa casa!
Lucasta…
LUCASTAVedo fin troppo bene che sei scandalizzato.


Dovresti vederti la faccia! Sono delusa.
Immagino sia tutto qui. Credo che tu sia più scandalizzato
di quanto lo saresti se ti avessi detto di essere l’amante di Claude.


Claude si è sempre vergognato di me:
ora ti vergogni tu di me. Pensavo che avresti capito.


Non sai che cosa vuol dire essere una bastarda
e non essere voluta da nessuno. So perché sei scandalizzato:
Claude mi ha semplicemente accettata come una voce di debito
fissa nel suo conto di cassa. Io non mi piaccio.
Non mi piace la persona che mi sono costretta a essere;
e tu mi piacevi perché neanche a te piaceva quella persona,
e credevo che saresti arrivato a vedermi come il tipo di persona vera
che voglio essere. Che so di essere.
Era una cosa nuova per me. Immagino di essermi sentita lusingata.
E pensavo: ora, forse, se qualcun altro mi vede
come sono davvero, potrei diventare me stessa.
COLBYOh Lucasta, non sono scandalizzato. Non da te,


non da nulla di ciò che pensi. Riguarda me stesso.
LUCASTATe stesso, già! Il tuo prezioso io!


Perché non ti chiudi in quel giardino
dove ti piace stare solo con te stesso?
O forse pensi che farebbe male alle tue prospettive
ora che sei il cocco di Claude.
Forse ti adotterà, e ti farà suo erede
e tu sposerai un’altra Lady Elizabeth.
Ma in tal caso, Colby, dovrai accettarmi
come tua sorella! Anche se sono una scugnizza…
COLBYNon devi usare parole simili! Non sai quanto fanno male.
LUCASTAPotrei usare parole molto più forti,


e lo farò, se mi va. Oh, scusami:
immagino sia mia madre che riemerge in me.
Sai, Colby, sono davvero delusa.
Ero certa, quando ti ho raccontato tutto,
che non te ne sarebbe importato nulla. Che forse ti sarei dispiaciuta.
Ma ora non voglio che tu provi pena per me, grazie.
Anzi, avevo pensato di dirtelo prima,
e ho rimandato, giusto per il gusto di farlo:
pensavo: quando glielo dirò, sarà così bello
tutto in un istante. E adesso non c’è niente,
proprio niente. È molto peggio di prima.
Proprio quando credi di essere sul punto di liberarti
dalla solitudine, ecco che la solitudine ti piomba addosso;
quando credi di uscirne, ci sprofondi di più,
e capisci finalmente che non c’è via di scampo.
Beh, me ne vado.
COLBYNon devi ancora andartene!


C’è qualcos’altro che voglio spiegarti,
e ora lo farò. Sto infrangendo una promessa. Ma…
LUCASTANon credo che ci sia niente da spiegare


che possa spiegare via qualcosa. Non dimenticherò
mai quello sguardo sulla tua faccia
quando ti ho parlato di Claude e di mia madre.
Sarò anche una bastarda, ma ho un po’ di amor proprio.
Beh, c’è sempre B. Credo che adesso
comincio proprio ad apprezzare B.
COLBYLucasta, aspetta!
(didascalia)[Entra B. KAGHAN]
(didascalia)Entra B. Kaghan.
KAGHANA vedere il nuovo appartamento. Ed ecco Lucasta.
Lo sapevo che l’avrei trovata qui per prima!
Fidatevi dell’intuito di Kaghan! Sono il tuo angelo custode,
Colby, per proteggerti da Lucasta.
LUCASTAPer il momento sei il mio angelo custode, B.


Devi portarmi fuori a cena. E muoio dalla voglia di bere qualcosa.
KAGHANL’avevo detto a Colby: non imparare mai a preparare i cocktail,


se non vuoi che le donne ti piombino sempre in casa.
E fra due tigri mangiatrici d’uomini
come te e Lizzie, gli ci vuole protezione.
LUCASTAColby non ha bisogno del tuo racket di protezione,


almeno per quel che mi riguarda, B. E quanto a Lizzie,
è meglio che tu non le capiti fra i piedi quando è a caccia.


Ma tutto quel che conta adesso è che ho fame,
e tu devi offrirmi un’ottima cena.
KAGHANSarai sfamata. Tutto a suo tempo.


Sono venuto a ispezionare il nuovo alloggio da scapolo
e ad augurare fortuna a Colby. Io sono sempre stato fortunato,
e porto sempre fortuna agli altri.
COLBYGradite un bicchiere di sherry?
KAGHANSì, prendo un bicchiere di sherry,


per brindare al successo dell’appartamento. Anche Lucasta:
molto meglio dei cocktail per te, Lucasta.
LUCASTASai che lo sherry non mi piace.
KAGHANDevi berlo lo stesso,


a Colby e a una felice vita da scapolo!
Che dipende, naturalmente, dall’impedire a Lizzie
di ficcare sempre il naso. Sii fermo con lei, Colby;
rivendica il tuo diritto a un po’ di intimità.
Adesso è il momento della fermezza. Non lasciarle varcare la soglia.
LUCASTACome se tu non ne avessi paura quanto gli altri!
KAGHANBeh, almeno sono sempre riuscito a sfuggirle.
LUCASTASolo perché non ha mai avuto voglia di inseguirti.
KAGHANSì, ho fatto una cattiva impressione fin dall’inizio:


vidi che era necessario. Temo che Colby
abbia fatto una buona impressione; e dovrà scontarla.
— Devo dire che mi piace come ha fatto sistemare il posto.
COLBYÈ stata Lady Elizabeth a scegliere la decorazione.
KAGHANAllora non sono sicuro che mi piaccia. Devi cambiare i colori.


È tutto un po’ troppo smorto. Ti serve qualcosa di più vivace.
Ma per il resto sembra piuttosto comodo.
Se io stessi al calduccio come Colby, Lucasta,
non avrei mai pensato di cambiare stato.
LUCASTASei sempre libero di ripensarci.
KAGHANIl matrimonio è una scommessa. Ma io sono uno scommettitore nato


e ci ho messo la camicia… no, non è proprio l’espressione giusta —
Lucasta è la speculazione più eccitante
in cui abbia mai pensato di investire.
Colby è più prudente. Sai, Colby,
tu e io dovremmo metterci in affari insieme.
Io indovino bene. Ma a volte indovino male.
Prendo decisioni sull’onda del momento,
ma tu non faresti mai un salto nel buio;
tu mi terresti sui binari.
COLBYSono sciocchezze.


Fai solo finta di essere uno scommettitore.
Hai la testa a posto come chiunque altro,
e non ti immischi mai in niente di rischioso.
Ti piace far credere agli altri
di essere un giocatore. Non credo che tu scommetta mai
su qualcosa che non sia una certezza.
KAGHANBeh, c’è del vero in questo. Sai, Lucasta,


Colby è un buon giudice del carattere.
LUCASTADovresti essere tu stesso un giudice migliore


del carattere, prima di dire una cosa simile di Colby.
KAGHANOh, sono un buon giudice. Ecco, ti dico la differenza


fra noi due e Colby. Tu e io —
l’unica cosa che vogliamo è la sicurezza


e la rispettabilità! Colby, invece,
della rispettabilità non gliene importa davvero —
ci è nato e cresciuto. Io no, Colby.
Lo sai che sono stato un trovatello? Non lo sapevi!
Mai avuto genitori. Adottato e basta, dal nulla.
Ecco perché voglio essere una potenza nella City,
nei consigli di tutte le società più solide:
perché non ho origini — nessuna origine.
È una delle cose che mi piacciono di Lucasta:
lei non mi disprezza.
LUCASTANessuno potrebbe disprezzarti.


E, cosa più importante, tu non disprezzi me.
KAGHANNessuno potrebbe disprezzarti, Lucasta;


e vogliamo le stesse cose. Ma quanto a Colby,
è il tipo che potrebbe mollare tutto
e andare a vivere su un’isola deserta.
Ma spero che non lo farai. Ci servi dove sei.
COLBYComincio a credere che tu abbia un intuito piuttosto acuto


per cose che non hanno nulla a che fare con gli affari.
KAGHANE tu hai una testa solidissima per gli affari.


Forse sei un finanziere migliore di me!
Ecco perché dovremmo metterci in affari insieme.
LUCASTASiete bravissimi tutti e due a fare complimenti;


ma io ho fatto notare che ho fame.
KAGHANNon puoi già volere la cena.


Sono solo le sei in punto. Non possiamo cenare prima delle otto;
non in un ristorante che ti piaccia.


— Tanto per cambiare, parliamo di Lucasta.
LUCASTA [alzandosi]. Se volete discutere di me…
(didascalia)[Un colpo alla porta. Entra LADY ELIZABETH]
LADY ELIZABETHOh, buonasera.


Buonasera, signor Kaghan. Buonasera, Lucasta.
Siete appena arrivati o state andando via?
LUCASTAStiamo per andare via, Lady Elizabeth.
LADY ELIZABETHSono venuta a dare un’occhiata all’appartamento


ora che si è trasferito. Perché non si può dire
se uno schema di decorazione
sia giusto finché il luogo non è stato abitato


dalla persona per cui è stato pensato.
Perciò devo vederla qui dentro. Diceva che stavate andando via?
KAGHANUsciamo a cena. Lucasta ha molta fame.
LADY ELIZABETHFame? Alle sei in punto? Dove cenerete?


Oh, lo so. È l’occasione per provare quel Ristorante delle Erbe
che le avevo consigliato. Potete cenare presto:
quasi tutti i loro clienti cenano alle sei e mezza.
Fanno le insalate più deliziose!
E le avevo detto, signor Kaghan, che lei è il tipo di persona
che ha bisogno di mangiare moltissima insalata.
Ricorda, le feci prendere nota dell’indirizzo;
e non credo che ci sia ancora andato.
KAGHANMa no, in effetti non ci sono andato.


Avevo sempre intenzione di farlo. Ci andiamo, Lucasta?
LUCASTAHo una tale fame che mangerei perfino un’insalata di erbe.
LADY ELIZABETHCosì va bene. Faccia solo il mio nome, signor Kaghan,


e chieda il tavolo nell’angolo a sinistra:
ha la cameriera migliore. Buona notte.
LUCASTABuona notte.
KAGHANE grazie mille. Dà sempre ottimi consigli.
(didascalia)[Escono KAGHAN e LUCASTA]
LADY ELIZABETHQuei giovani erano qui su appuntamento?


O sono capitati all’improvviso?
COLBYAvevo invitato Lucasta. Mi aveva chiesto di suonare per lei.
LADY ELIZABETHLa chiama Lucasta? I giovani d’oggi


sembrano aver abbandonato del tutto l’uso dei cognomi.
Ma, Colby, spero che non le dispiaccia un piccolo consiglio.
Temevo fosse possibile che lei diventasse troppo amico
del signor Kaghan e della signorina Angel.
Vedo che ha vissuto una vita piuttosto protetta,
e ho notato che le riservano molte attenzioni.
Vede, lei è per entrambi una specie di curiosità —
non è il genere di persona
che incontrano di solito nel loro ambiente.
Perciò è naturale che vogliano prenderla sotto la loro ala.
Posso parlare più liberamente, essendo una persona anziana.
COLBYMa, Lady Elizabeth…
LADY ELIZABETHBeh, più anziana di lei,


e molto più esperta delle vie del mondo.
COLBYMa, Lady Elizabeth, che cosa le rimprovera?


Sono entrambi intelligenti… e gentili.
LADY ELIZABETHOh, non dico che non siano intelligenti e gentili.


Non insinuo nulla di malevolo:
ma sono piuttosto mondani e materialisti,
e… beh, piuttosto volgari. Non sono affatto il suo genere.
COLBYNon li chiamerei volgari. Forse sono volgare anch’io.


Ma quale, secondo lei, è il mio genere?


Io non lo so. E mi piacerebbe saperlo.
LADY ELIZABETHIn primo luogo dovrebbe frequentare gente di buona famiglia.


Mi dissi, quando la vidi la prima volta:
«È molto ben nato». Non sapevo nulla di lei,
ma non c’è bisogno di sapere, se si sa che cosa sia la buona nascita.
E, in secondo luogo, le serve una società intellettuale.
Ecco che già questo restringe le sue conoscenze:
perché, ed è sorprendente, le persone ben nate
a volte sono tutt’altro che intellettuali;
e — cosa meno sorprendente — le persone intellettuali
sono spesso mal nate. Ma non è tutto.
Le servono persone intellettuali e ben nate
e dotate di spiritualità — ed è la cosa più rara.
COLBYQuesto ridurrebbe le mie conoscenze a un numero piccolissimo,


e non so dove trovarle.
LADY ELIZABETHSi possono trovare.


Ma ero venuta a dare un’occhiata all’appartamento
per vedere se lo schema di colori le si addicesse davvero.
Credo di sì. Le pareti; e le tende;
e quasi tutti i mobili. Ma quella scrivania!
Da dove viene quella scrivania?
COLBYÈ una scrivania da ufficio. Me l’ha procurata Sir Claude.


Gli dissi che mi serviva una scrivania in camera:
vede, farò buona parte del mio lavoro qui.
LADY ELIZABETHE che cos’è quell’oggetto coperto che ci sta sopra?


Non mi dica che è una macchina da scrivere.
COLBYÈ una macchina da scrivere.


Ho già cominciato a lavorare qui. In questo momento
sto lavorando a una relazione societaria.
LADY ELIZABETHNon avevo messo in conto relazioni e macchine da scrivere


quando ho progettato questa stanza.
COLBYÈ il tipo di stanza che volevo.


LADY ELIZABETH [alzandosi]. E vedo una fotografia in una cornice d’argento.


Temo che dovrò istruirla, Colby.
I ritratti fotografici — anche in cornice d’argento —
sono troppo intimi per il salotto.
Posso toglierla? Certamente la sua camera da letto
è il posto giusto per i ricordi fotografici.
(didascalia)[Si siede, tenendo in mano il ritratto]
COLBYChe cosa stavo per dire? Oh, ecco.
Lei crede nella reincarnazione?
COLBYNo, non ci credo. Cioè, non ci ho mai pensato.
LADY ELIZABETHNon posso dire di crederci.


Ci ho creduto per un periodo. Ho studiato la dottrina.
Ma stavo per dire: se ci credessi


direi che ci siamo già conosciuti
in qualche incarnazione precedente. — È sua madre, questa?
COLBYNo, quella è mia zia. Non ho mai conosciuto mia madre.


Morì quando io nacqui.
LADY ELIZABETHMorì quando lei nacque.


Ha altri parenti stretti? Fratelli o sorelle?
COLBYNé fratelli né sorelle. No. Quanto agli altri parenti,


non ne ho mai conosciuto nessuno, da bambino.
Immagino di non essermi mai interessato… ai parenti.
LADY ELIZABETHNon voleva conoscere i suoi parenti!


Capisco esattamente come si sentiva.
Quanto detestavo i miei genitori! Avevo un’istitutrice;
parecchie, anzi. E le detestavo tutte.
È stato allevato da un’istitutrice?
COLBYNo. Da mia zia.
LADY ELIZABETHE la detestava? No, certo che no.


O non ne terrebbe il ritratto. Se non ha mai conosciuto i suoi genitori…
ma suo padre era vivo?
COLBYNon ho mai conosciuto mio padre.
LADY ELIZABETHAllora, se non ha mai avuto un’istitutrice,


e se non ha mai conosciuto nessuno dei suoi genitori,
non può capire che cosa sia davvero il detestare.
Eppure dobbiamo avere qualche somiglianza di origini.
COLBYMa lei aveva dei genitori. E senza dubbio molti parenti.
LADY ELIZABETHOh, sciami di parenti! E che gente sgradevole!


Mi vedevo come una colomba in un nido d’aquile.
Erano così carnivori. Sempre a uccidere qualcosa e a mangiarsela.
Eppure la nostra infanzia dev’essere stata simile.
Queste sono solo differenze superficiali:
lei dev’essere stato un bambino solo, non avendo parenti —
né fratelli né sorelle — e io ero sola
perché erano tanti — e così poco affini.
Mi facevano sentire un’esclusa. Eppure erano così banali.
Sa, Colby, quando ero bambina
avevo tre ossessioni, e non l’ho mai detto a nessuno.
Mi chiedo se lei avesse le stesse ossessioni.
COLBYQuali erano?
LADY ELIZABETHLa prima era che io fossi bruttissima


e non lo sapessi. Poi, che fossi debole di mente
e non lo sapessi. Infine,
che fossi una trovatella e non lo sapessi.
Naturalmente ero terrorizzata di essere brutta
e di essere debole di mente: benché la mia famiglia me lo facesse credere.
Ma sa, in realtà mi piaceva credere


di essere una trovatella — o dovrei dire «una scambiata»?
COLBYNon so quale delle due intenda.
LADY ELIZABETHComunque sia,


non volevo appartenere a quel mondo. Mi rifiutavo di credere
che mio padre potesse essere un conte qualunque!
E non riuscivo a credere che mia madre fosse mia madre.


Erano fantasticherie sciocche. Ero una ragazzina sciocca
e molto romantica. Ma dimostra
quanto mi sentissi diversa.
E poi mi diedi alla Sapienza dell’Oriente
e credetti, per un po’, nella reincarnazione.
Quello sembrava spiegare tutto. Adesso non ci credo più.
Fu solo una fase. Ma rendeva tutto così semplice!
Poter pensare che i propri genitori terreni
sono soltanto il mezzo di cui dobbiamo servirci
per reincarnarci. E che la vera ascendenza
sono le nostre esistenze precedenti. Certo, c’è qualcosa in noi,
in tutti noi, che non è solo eredità,
ma qualcosa di unico. Qualcosa che siamo stati
dall’eternità. Qualcosa… che viene diritto da Dio.
Questo vuol dire che siamo più vicini a Dio che a chiunque altro.
— Dove viveva, da bambino?
COLBYA Teddington.
LADY ELIZABETHTeddington? In quale contea?
COLBYÈ vicinissimo a Londra.
LADY ELIZABETHEppure è cresciuto, come me, in campagna.


Teddington. Mi pare di averne sentito parlare.
Era una casa grande?
COLBYNo, piccolissima.
LADY ELIZABETHMa aveva sua zia. Ed era devota a lei,


non ho alcun dubbio. Come si chiama sua zia?
Si chiama Simpkins?
COLBYNo, è una zia acquisita.


Una vedova. Si chiama signora Guzzard.
LADY ELIZABETHGuzzard? Ha detto Guzzard? Un nome insolito.


Guzzard, ha detto? Quel nome mi dice qualcosa.
Sì. Guzzard. È il nome che cercavo da tanto!
COLBYPuò darsi che le sia capitato di incontrarlo prima;


benché, come dice lei, sia un nome raro.
Non può aver conosciuto mia zia.
LADY ELIZABETHNo. Non ho mai conosciuto… sua zia.


Ma il nome mi è familiare. Quanti anni ha, Colby?
COLBYVenticinque.
LADY ELIZABETHVenticinque. Che ne è stato di suo padre?
COLBYBeh… non ho avuto un padre.


Vede… ero un figlio illegittimo.
LADY ELIZABETHAh sì. Un figlio illegittimo.


Così l’unica parente che ha conosciuto
era la signora Guzzard. E l’ha sempre chiamata «zia»?
COLBYE perché no? Era mia zia.
LADY ELIZABETHE quanto a sua madre —


la sorella della signora Guzzard, immagino…
COLBYSua sorella — il che fa della signora Guzzard mia zia.
LADY ELIZABETHEd è proprio sicuro che la sorella della signora Guzzard —


quella che dice essere sua madre — fosse davvero sua madre?
COLBYMa come, Lady Elizabeth! Perché dovrei dubitarne?


Non è il genere di storia che mia zia inventerebbe.
LADY ELIZABETHNon se è davvero sua zia. La signora Guzzard


e il signor Guzzard — hanno avuto figli?
COLBYNon hanno avuto figli propri.


Cioè, ne avevano avuto uno, un bambino
morto quand’io ero ancora piccolissimo.
Non me lo ricordo. Me ne hanno parlato.
Ma non posso fare a meno di chiedermi perché la interessi tanto:
non c’è nulla di molto interessante nelle mie origini —
glielo assicuro.
LADY ELIZABETHPotrebbe essere più interessante


di quanto lei creda. Colby…
(didascalia)[Un colpo alla porta]
LADY ELIZABETHChi è?
(didascalia)[Entra SIR CLAUDE]
SIR CLAUDEElizabeth! Mi hanno detto che eri qui con Colby.


Così sono venuto invece di telefonare,
giusto per dargli questi appunti. Sono appunti per il mio discorso
al banchetto della Corporazione dei Ceramisti.
COLBYÈ domani sera, credo.
SIR CLAUDESì, è domani.
Ma sa che dovrò avere il discorso scritto per esteso
e poi impararlo a memoria. Non posso usare appunti:
deve suonare spontaneo. Ho buttato giù qualche titolo.
Veda un po’ se riesce a svilupparmeli
con qualche frase a effetto. Dovrebbe durare una decina di minuti.
E poi domani lo rivedremo insieme.
COLBY [guardando gli appunti]. Ci proverò.
SIR CLAUDEÈ proprio in casi come questo, Elizabeth,


che Colby può essermi di aiuto più di Eggerson.
Non avrei potuto chiedere a Eggerson di scrivermi un discorso.
Oh, a proposito, Colby, come va il pianoforte?
COLBYÈ un pianoforte meraviglioso. Non ho mai suonato


su uno strumento simile. È troppo bello per me.
SIR CLAUDELe serve un buon pianoforte. Suonerà tanto meglio.
LADY ELIZABETHClaude!
SIR CLAUDEChe c’è, Elizabeth?
LADY ELIZABETHHo appena fatto una scoperta strabiliante!


Tutto grazie a un nome — e all’intuizione.
Ma sarà provata. La verità è venuta a galla.
È Colby. Colby è il mio figlio perduto!
SIR CLAUDECome? Tuo figlio, Elizabeth? Che diamine te lo fa pensare?
LADY ELIZABETHDevo vedere questa signora Guzzard. Devo affrontarla.


Non può assolutamente essere una coincidenza.
Sembra incredibile, non è vero, Claude?
Eppure sarebbe ancora più incredibile
se fosse soltanto una coincidenza.
Forse non dovrei ancora crederci,
forse è sbagliato da parte mia esserne così certa,
ma pare che la Provvidenza te l’abbia ricondotto,
e che tu, Claude, ed Eggerson ne siate stati gli strumenti.
Devo aver ragione. Claude, dimmi che ho ragione.
SIR CLAUDEMa Elizabeth, che cosa ti ha portata a credere


che Colby sia tuo figlio?
LADY ELIZABETHOh, dimenticavo,


nell’eccitazione: sei arrivato proprio nell’istante
in cui la verità mi si è rivelata. La signora Guzzard!
Claude, Colby è stato allevato da una signora Guzzard.
SIR CLAUDELo so. Ma perché questo dovrebbe farne tuo figlio?
LADY ELIZABETHÈ il nome che ho cercato per tutti questi anni —
quello, e l’altro nome, Teddington:


la signora Guzzard di Teddington. Era tutto ciò che sapevo.
Poi Tony fu ucciso, come sai, in Africa,
e io persi il nome. La signora Guzzard.
SIR CLAUDEComincio ora a ricostruire il tutto.


Hai interrogato Colby sulla sua famiglia…
LADY ELIZABETHE quando ha nominato Teddington c’è stata una debole eco —


e poi la signora Guzzard! Dev’essere vero.
SIR CLAUDEÈ certamente una coincidenza notevole —


ammesso che sia una coincidenza. Ma temo, Elizabeth,
che quel che è accaduto sia questo: rimuginando sul passato,
hai cominciato a pensare a Colby come a ciò che sarebbe stato tuo figlio,
e poi hai cominciato a vederlo come tuo figlio,
e poi — qualunque nome avessi sentito ti sarebbe parso quello giusto.
LADY ELIZABETHOh Claude, come puoi essere così scettico!


Dobbiamo vedere questa signora Guzzard e farle confessare.
SIR CLAUDEMi dispiace, Elizabeth. Se la signora Guzzard verrà


a fare la sua confessione, sarà molto diversa
da quel che tu ti aspetti. Temo, Colby,
che mi tocchi farle sapere la verità.
COLBYMi pare… che non ci sia nulla —


assolutamente nulla — che io possa dire al riguardo.
Devo lasciarlo a lei.
SIR CLAUDEAvrei dovuto dirtelo un giorno o l’altro.


Ho sempre detestato tenerti nascosta una cosa simile.
Vedo ora che tanto valeva dirtelo prima,
ma avevo sperato — e ora sembra un pensiero sciocco…
Quel che accade somiglia tanto a ciò che si era progettato,
e insieme è una tale parodia di tutti i propri piani —
avevo sperato che ti affezionassi a Colby,
e che potesse prendere il posto del tuo figlio,
se prima lo avessi conosciuto — e che volessi adottarlo.
LADY ELIZABETHMa certo che voglio adottarlo, Claude!


Cioè, ammesso che sia permesso adottare il proprio figlio.
SIR CLAUDENon è questo che intendevo. Elizabeth,


Colby è mio figlio.
LADY ELIZABETHDel tutto impossibile, Claude!


Hai una figlia. Ora vuoi un figlio.
SIR CLAUDENon vorrei mai portarti via tuo figlio.
Forse hai un figlio. Ma non è Colby.
Avrei dovuto dirtelo anni fa.
Ti parlai di Lucasta, e tu mi parlasti
della tua… disgrazia. E quasi ti parlai
di Colby. Non lo feci. Per una ragione così sciocca.
Assurda a dirsi ora. Un figlio per uno —
sembrava abbastanza equo — anche se il tuo era andato perduto,
e il mio non potevo perderlo. Ma se ne avessi avuto un altro
temevo che tu pensassi: «e quanti altri?»
Avresti potuto sospettare un numero qualsiasi di figli!
Ora sembra grottesco. Ma mi influenzò.
E poi trovai una ragione migliore per tacere.
Vidi quanto desiderassi un figlio tuo,
e pensai: aspetterò che abbiamo figli nostri


e allora glielo dirò. E non arrivarono mai.
E ora rimpiango amaramente quella decisione.
Avrei dovuto dirti che avevo un figlio.
LADY ELIZABETHMa perché pensi che Colby sia tuo figlio?
SIR CLAUDEColby è il figlio della sorella della signora Guzzard,


che morì quando lui nacque. La signora Guzzard lo allevò,
e io provvidi alla sua educazione.
L’ho visto crescere. E la signora Guzzard
sa che è mio figlio.
LADY ELIZABETHMa tu dov’eri, Claude,


quando Colby nacque?
SIR CLAUDEDov’ero? In Canada.


Mio padre mi aveva mandato in giro d’affari
per conoscere i suoi investimenti oltremare.
LADY ELIZABETHAllora come sai che la sorella ebbe un figlio?


Forse la signora Guzzard inventò la storia…
SIR CLAUDEPerché avrebbe dovuto inventarla? Il figlio era atteso.
LADY ELIZABETHPer ottenere denaro da te, forse.


No, non dovrei dirlo. Ma si trovò un figlio
fra le mani. Il padre era morto
e non le avevano mai detto il nome della madre;
e la madre aveva dimenticato il nome della signora Guzzard,
e la madre ero io e il figlio era Colby;
e la signora Guzzard pensò che tu saresti stato felice
di credere di avere un figlio, e che ti saresti comportato bene con lui —
perché tu tenevi a quella ragazza, no?
SIR CLAUDESì, ci tenevo. Moltissimo. Non avevo mai


conosciuto l’amore prima.
LADY ELIZABETHMolto bene, allora.


È così che dev’essere andata.
Oh, Claude, lo sai che sono un po’ debole di testa
anche se cerco di essere intelligente. Cerca di aiutarmi.
SIR CLAUDEPoteva essere andata così. Ma sono certo che non è così.
LADY ELIZABETHOh, Colby, il suo istinto non le dice nulla?
SIR CLAUDESì, ci dica tutto quel che ha in mente.


So che questa situazione dev’essere un’angoscia
per lei più ancora che per… noi.
COLBYVorrei solo che fosse un’angoscia più acuta:


non so se durante questa conversazione abbia sofferto o no.
Mi sento soltanto… intorpidito.
Se c’è angoscia, è parte di un’angoscia totale
che non riesco ancora a cominciare a sentire. Sono semplicemente indifferente.
E per tutto il tempo che avete parlato
non ho fatto che pensare: «Che importanza ha
di chi io sia figlio?» Voi non capite
che quando si è vissuti senza genitori, da bambini,
resta un vuoto che non può mai essere colmato. Mai.
Vi voglio bene a entrambi, potrei perfino arrivare ad amarvi
ma come amici… amici più anziani. Nessuno dei due come genitore.
Mi dispiace. Ma è per questo che dico che non mi importa
quale di voi due sia il mio genitore.
LADY ELIZABETHMa una madre, Colby, non è cosa diversa?


Fra madre e figlio dovrebbe esserci sempre un legame,
per quanto a lungo si siano perduti l’una l’altro.
COLBYNo, Lady Elizabeth. La posizione è la stessa,


o più crudele. Supponiamo che io sia suo figlio.
Allora è soltanto un fatto. Meglio non sapere
che sapere il fatto e sapere che non significa nulla.
Al tempo in cui nacqui, lei avrebbe potuto essere mia madre,
ma scelse di non esserlo. Non gliene faccio colpa:
Dio me ne guardi! ma dobbiamo accettarne le conseguenze.
Al tempo in cui nacqui, il suo essere mia madre —
se lei è mia madre — era un fatto vivo.
Ora è un fatto morto, e dai fatti morti
nulla di vivo può germogliare. Ora è troppo tardi.
Non ho mai desiderato un genitore fino ad ora —
non ci ho mai pensato. Ora mi avete fatto pensare,
e vorrei aver potuto avere un padre e una madre.
LADY ELIZABETHFermo, Colby! Mi è venuta un’idea.


Claude! Non voglio toglierti
il figlio che credevi tuo. E da quel che hai detto so
che preferiresti che fosse nostro anziché soltanto tuo.
Perché fare altre indagini?
Consideriamolo come nostro figlio:


non sarà la stessa cosa che avevamo desiderato —
ma per certi versi sarà meglio! E impedirà a entrambi
di avanzare pretese irragionevoli su di lei, Colby.
È una buona idea! Perché non dovremmo essere felici,
tutti quanti? Già adesso, Claude,
mi sembra che questo ci abbia avvicinati.
SIR CLAUDESarei contento di un accordo simile;


e in fondo non è così lontano da quel che avevo pensato.
Potrebbe accettarci entrambi in quel modo, Colby?
COLBYPosso solo dire quel che sento in questo momento:


eppure credo che sentirò sempre lo stesso.
SIR CLAUDEEbbene?
COLBYSarebbe più facile, credo,


accettarvi entrambi al posto dei genitori
se nessuno dei due potesse esserlo. Se fosse pura finzione —
si può vivere di una finzione — ma non di una tale mescolanza
di finzione e realtà. Già è stato duro,
per me che non ho mai conosciuto i sentimenti di un figlio,
essere conteso fra due genitori.
Ma se seguissimo il suo suggerimento,
lo so, lo so che sarei sempre perseguitato
dai miserabili fantasmi degli altri genitori!
È già abbastanza strano avere due genitori —
ma io ne avrei quattro! E gli altri?
Dovrei vivere con quei fantasmi, l’uno indignato
di essere stato frodato della sua paternità — o maternità —
l’altro indignato per l’imputazione
di una falsa paternità. Entrambi derisi.
SIR CLAUDEMa allora che cosa vuole, Colby? Che cosa vuole?


Pensi al futuro. Quando si sposerà
vorrà dei genitori, per amore dei suoi figli.
COLBYStasera non sento di voler mai sposarmi.
Può darsi che lei abbia ragione. Non posso tenerne conto.
Ma ora voglio sapere di chi sono figlio.
SIR CLAUDEAllora la prima cosa è: dobbiamo vedere la signora Guzzard.
LADY ELIZABETHOh Claude! Mi dispiace terribilmente per te.


Credo che se avessi saputo della tua… illusione
non ti avrei mai disingannato.
SIR CLAUDEE quanto a me,


se avessi potuto sapere che cosa sarebbe accaduto,
ti avrei ceduto Colby volentieri.
Ma dobbiamo vedere la signora Guzzard. Farò in modo di portarla qui.
LADY ELIZABETHE credo che faresti bene a far venire anche Eggerson.


SIR CLAUDE [alzandosi]. Oh, certo, Eggerson! Lui sa tutto.


Non diciamo altro stasera. Ora, Colby,
riesce a trovare qualche consolazione al pianoforte?
COLBYNon credo che stasera il pianoforte mi aiuterebbe:


in questo momento non vorrei mai più toccarlo.
Ma c’è un’altra ragione. Devo ricordarle
il suo discorso per la Corporazione dei Ceramisti
di domani sera. Devo mettermici al lavoro.
SIR CLAUDEDomani sera. Devo proprio andare a quel banchetto


domani sera?
COLBYGuardavo i suoi appunti —


prima che lei mi coinvolgesse nella conversazione —
e ho trovato un appunto che non ho capito.
«Tono di reminiscenza.» Non posso svilupparlo
se non mi dice — reminiscenza di che cosa?
SIR CLAUDEReminiscenza di che cosa? Reminiscenza di che cosa?


«Stasera mi sento in un tono di reminiscenza» —
ah sì. Per dire qualcosa delle mie prime ambizioni
di fare il ceramista. Non che i membri
della Corporazione dei Ceramisti sappiano alcunché
di ceramica… o di qualsiasi altra arte.
No, non credo che sarò in tono di reminiscenza.
Cancelli quel punto. Mi ricorderebbe soltanto
cose che stupirebbero la Corporazione dei Ceramisti
se dicessi loro che cosa stavo davvero ricordando.
Vieni, Elizabeth.
LADY ELIZABETHMio povero Claude!
(didascalia)[Escono SIR CLAUDE e LADY ELIZABETH]
LADY ELIZABETHSIPARIO

SpeakerLine
(didascalia)The Business Room, as in Act 1. Several mornings later. SIR CLAUDE is moving chairs about. Enter LADY ELIZABETH.
LADY ELIZABETHClaude, what are you doing?
SIR CLAUDESettling the places.


It’s important, when you have a difficult meeting,
To decide on the seating arrangements beforehand.
I don’t think you and I should be near together.
Will you sit there, beside the desk?
LADY ELIZABETHOn the other side, with the light behind me:


But won’t you be sitting at the desk yourself?
SIR CLAUDENo, that would look too formal. I thought it would be better


To put Eggerson there, behind the desk.
You see, I want him to be a sort of chairman.
LADY ELIZABETHThat’s a good idea.
SIR CLAUDEOn the other hand,


We mustn’t look like a couple of barristers
Ready to cross-examine a witness.
It’s very awkward. We don’t want to start
By offending Mrs. Guzzard. That’s why I thought
That Eggerson should put the first questions.
He’s very good at approaching a subject
In a roundabout way. But where shall we place her?
LADY ELIZABETHOver there, with the light full on her:


I want to be able to watch her expression.
SIR CLAUDEBut not in this chair! She must have an armchair …
LADY ELIZABETHNot such a low one. Leave that in the corner


For Colby. He won’t want to be conspicuous,
Poor boy!
SIR CLAUDEAfter all, it was he who insisted


On this … investigation. But perhaps you’re right.
LADY ELIZABETHClaude, I’ve been thinking things over and over —
All through the night. I hardly slept at all.
I wish that Colby, somehow, might prove to be your son


Instead of mine. Really, I do!
It would be so much fairer. If he is mine —
As I am sure he is — then you never had a son;
While, if he were yours … he could still take the place
Of my son: and so he could be our son.


Oh dear, what do I want? I should like him to be mine,
But for you to believe that he is yours!
So I hope Mrs. Guzzard will say he is your son
And I needn’t believe her. I don’t believe in facts.
You do. That is the difference between us.
SIR CLAUDEI’m not so sure of that. I’ve tried to believe in facts;


And I’ve always acted as if I believed in them.
I thought it was facts that my father believed in;
I thought that what he cared for was power and wealth;
And I came to see that what I had interpreted
In this way, was something else to him —


An idea, an inspiration. What he wanted to transmit to me
Was that idea, that inspiration,
Which to him was life. To me, it was a burden.
You can’t communicate an inspiration,
Like that, by force of will. He was a great financier —
And I am merely a successful one.
I might have been truer to my father’s inspiration
If I had done what I wanted to do.
LADY ELIZABETHYou’ve never talked like this to me before!


Why haven’t you? I don’t suppose I understand
And I know you don’t think I understand anything,
And perhaps I don’t. But I wish you would talk
Sometimes to me as if I did understand,
And perhaps I might come to understand better.
What did you want to do?
SIR CLAUDETo be a potter.


Don’t laugh.
LADY ELIZABETHI’m not laughing. I was only thinking


How strange to have lived with you, all these years,
And now you tell me, you’d have liked to be a potter!
You really mean, to make jugs and jars
Like those in your collection?
SIR CLAUDEThat’s what I mean.
LADY ELIZABETHBut I should have loved you to be a potter!


Why have you never told me?
SIR CLAUDEI didn’t think


That you would be interested. More than that.
I took it for granted that what you wanted
Was a husband of importance. I thought you would despise me
If you knew what I’d really wanted to be.
LADY ELIZABETHAnd I took it for granted that you were not interested


In anything but financial affairs;
And that you needed me chiefly as a hostess.
It’s a great mistake, I do believe,
For married people to take anything for granted.
SIR CLAUDEThat was a very intelligent remark.


Perhaps I have taken too much for granted
About you, Elizabeth. What did you want?
LADY ELIZABETHTo inspire an artist. Don’t laugh.
SIR CLAUDEI’m not laughing.


So what you wanted was to inspire an artist!
LADY ELIZABETHOr to inspire a poet. I thought Tony was a poet.


Because he wrote me poems. And he was so beautiful.
I know now that poets don’t look like poets:
And financiers, it seems, don’t look like potters —
Is that what I mean? I’m getting confused.
I thought I was escaping from a world that I loathed
In Tony — and then, too late, I discovered
He belonged to the world I wanted to escape from.
He was so commonplace! I wanted to forget him,
And so, I suppose, I wanted to forget
Colby. But Colby is an artist.
SIR CLAUDEA musician.


I am a disappointed craftsman,
And Colby is a disappointed composer.
I should have been a second-rate potter,
And he would have been a second-rate organist.
We have both chosen … obedience to the facts.
LADY ELIZABETHI believe that was what I was trying to do.


It’s very strange, Claude, but this is the first time
I have talked to you, without feeling very stupid.
You always made me feel that I wasn’t worth talking to.
SIR CLAUDEAnd you always made me feel that your interests


Were much too deep for discussion with me:


Health cures. And modern art — so long as it was modern —
And dervish dancing.
LADY ELIZABETHDervish dancing!


Really, Claude, how absurd you are!
Not that there isn’t a lot to be learnt,
I don’t doubt, from the dervish rituals.
But it doesn’t matter what Mrs. Guzzard tells us,
If it satisfies Colby. Whatever happens
He shall be our son.
(didascalia)[A knock on the door. Enter EGGERSON]
SIR CLAUDEGood morning, Eggerson.
EGGERSONGood morning, Sir Claude. And Lady Elizabeth!
SIR CLAUDEI’m sorry, Eggerson, to bring you up to London


At such short notice.
EGGERSONDon’t say that, Sir Claude.


It’s true, I haven’t much nowadays to bring me;
But Mrs. E. wishes I’d come up oftener!
Isn’t that like the ladies! She used to complain
At my being up in London five or six days a week:
But now she says: ‘You’re becoming such a countryman!
You’re losing touch with public affairs.’
The fact is, she misses the contact with London,
Though she doesn’t admit it. She misses my news
When I came home in the evening. And the late editions
Of the papers that I picked up at Liverpool Street.
But I’ve so much to do, in Joshua Park —
Apart from the garden — that I’ve not an idle moment.
And really, now, I’m quite lost in London.
Every time I come, I notice the traffic
Has got so much worse.
SIR CLAUDEYes, it’s always getting worse.
LADY ELIZABETH— I hope Mrs. Eggerson is well?
EGGERSONPretty well.


She’s always low-spirited, around this season,
When we’re getting near the anniversary.
SIR CLAUDEThe anniversary? Of your son’s death?
EGGERSONOf the day we got the news. We don’t often speak of it;
Yet I know what’s on her mind, for days beforehand.
But here I am, talking about ourselves!
And we’ve more important business, I imagine.
SIR CLAUDEEggerson, I’m expecting Mrs. Guzzard.
EGGERSONIndeed! Mrs. Guzzard! And why are we expecting her?
SIR CLAUDEI have asked her to come. Lady Elizabeth


Is sure that she knows the name of Mrs. Guzzard.
LADY ELIZABETHMrs. Guzzard, of Teddington.
EGGERSONAh, indeed!


I shouldn’t have expected her name to be known to you.
SIR CLAUDEShe’d been questioning Colby about himself,


And he mentioned the name of his aunt, Mrs. Guzzard.
Now she’s convinced that Mrs. Guzzard
Of Teddington is the name of the person
To whom her own child was entrusted.
EGGERSONWhat an amazing coincidence!
SIR CLAUDEThat’s what it is,


Unless she is mistaken …
LADY ELIZABETHNow,Claude!
SIR CLAUDEAnd she came to the conclusion that her child must be Colby,


So I told her the truth. But she cannot believe it.
LADY ELIZABETHClaude, that’s not quite right. Let me explain.


I am convinced that Sir Claude is mistaken,
Or has been deceived, and that Colby is my son.
I feel sure he is. But I don’t want to know:
I am perfectly content to leave things as they are,
So that we may regard him as our son.
SIR CLAUDEThat is perfectly correct. It is Colby


Who is not satisfied with that solution.
He insists upon the facts. And that is why
I have asked Mrs. Guzzard here. She doesn’t know that.
EGGERSONA natural line for Mr. Simpkins to take,


If I may say so. Of course, we might discover
Another Mrs. Guzzard …
LADY ELIZABETHTwo Mrs. Guzzards?
EGGERSONI agree, it is a most uncommon name,


But stranger things have happened.
LADY ELIZABETHAnd both in Teddington?
EGGERSONI agree, that would be most surprising.


And at the same address?
LADY ELIZABETHI don’t know the address.


Mrs. Guzzard of Teddington, that’s all I know,
And that I could swear to.
EGGERSONIt does seem unlikely


That there should be two Mrs. Guzzards in Teddington.
But assuming, for the moment, only one Mrs. Guzzard,
Could there not have been two babies?
LADY ELIZABETHTwo babies, Eggerson?
EGGERSONI was only suggesting


That perhaps Mrs. Guzzard made a profession
Of … looking after other people’s children?
In a manner of speaking, it’s perfectly respectable.
SIR CLAUDEYou’re suggesting that she ran a baby farm.


That’s most unlikely, nowadays.
Besides, I should have noticed it. I visited her house
Often. I never saw more than one baby.
EGGERSONShe might have taken in another one


As a temporary accommodation —
On suitable terms. But if she did that,
We must enquire what became of the other one.
SIR CLAUDEBut this baby was Colby.
LADY ELIZABETHOf course it was Colby.
SIR CLAUDEBut Eggerson, you really can’t ask me to believe


That she took two babies, and got them mixed.
LADY ELIZABETHThat seems to be what happened. And now we must find out


What became of your child, Claude.
SIR CLAUDEWhat became of my child!


The mother of my child was Mrs. Guzzard’s sister.


She wouldn’t dispose of him. It’s your child, Elizabeth,


Whom we must try to trace.
EGGERSONIf there was another child


Then we must try to trace it. Certainly, Sir Claude:
Our first step must be to question Mrs. Guzzard.
SIR CLAUDEAnd that’s what we are here for. She will be here shortly.


And when she arrives I will summon Colby.
I wanted you here first, to explain the situation:
And I thought I would like you to conduct the proceedings.
Will you sit at the desk?
EGGERSONIf you wish, Sir Claude.


I do feel more at ease when I’m behind a desk:
It’s second nature.
SIR CLAUDEAnd put the case to her.


Don’t let her think that I have any doubts:


You are putting the questions on behalf of my wife.
EGGERSONI understand, Sir Claude: I understand completely.
(didascalia)[A knock on the door]
SIR CLAUDEGood Lord, she’s here already! Well … Come in!
(didascalia)[Enter LUCASTA]
LUCASTAIs this a meeting? I came to speak to Colby.


I’m sorry.
SIR CLAUDEColby will be here.


But you’re not involved in this meeting, Lucasta.
Won’t it do another time?
LUCASTAI came to apologise


To Colby. No matter. It’ll do another time.
Oh, I’m glad you’re here, Eggy! You’re such a support.
In any case, I’ve an announcement to make,
And I might as well make it now. If you’ll listen.
SIR CLAUDEOf course I’ll listen. But we haven’t much time.
LUCASTAIt won’t take much time. I’m going to marry B.
SIR CLAUDETo marry B.! But I thought that was all settled.
LUCASTAYes, of course, Claude. You thought everything settled.


That was just the trouble. You made it so obvious
That this would be the ideal solution
From your point of view. To get me off your hands.
Oh, I know what a nuisance you’ve always found me!
And I haven’t made it easier. I didn’t try to.
And knowing that you wanted me to marry B.
Made me determined that I wouldn’t. Just to spite you,
I dare say. That was why I took an interest
In Colby. Because you thought he was too good for me.
SIR CLAUDEIn Colby!
LUCASTAWhy not? That’s perfectly natural.


But I’m grateful to Colby. But for Colby
I’d never have come to appreciate B.
SIR CLAUDEBut Colby! Lucasta, if I’d suspected this


I would have explained. Colby is your brother.
EGGERSONHalf-brother, Miss Angel.
SIR CLAUDEYes, half-brother.
LUCASTAWhat do you mean?
SIR CLAUDEColby is my son.
LADY ELIZABETHThat is what Sir Claude believes. Claude, let me explain.
SIR CLAUDENo, I’ll explain. There’s been some misunderstanding.


My wife believes that Colby is her son.


That is the reason for this meeting today.
We’re awaiting Mrs. Guzzard — Colby’s aunt.
LUCASTAColby’s aunt? You make my brain reel.
SIR CLAUDEI ought to have made things clear to you


At the time when he came here. But I didn’t trust you
To keep a secret. There were reasons for that
Which no longer exist. But I ought to have told you.
LUCASTAWell, I don’t understand. What I do understand


Is Colby’s behaviour. If he knew it.
SIR CLAUDEHe knew it.
LUCASTAWhy didn’t he tell me? Perhaps he was about to.


Anyway, I knew there had been some mistake.


You don’t know at all what I’m talking about!
But if he knew that he was your son
He must have been staggered when I said I was your daughter!
I came to thank him for the shock he’d given me.
He made me see what I really wanted.
B. makes me feel safe. And that’s what I want.
And somehow or other, I’ve something to give him —
Something that he needs. Colby doesn’t need me,
He doesn’t need anyone. He’s fascinating,
But he’s undependable. He has his own world,
And he might vanish into it at any moment —
At just the moment when you needed him most!
And he doesn’t depend upon other people, either.
B. needs me. He’s been hurt by life, just as I have,
And we can help each other. Oh, I know you think of him
Simply as a business man. As you thought of me
Simply as a nuisance. We’re suited to each other:
You thought so too, Claude, but for the wrong reasons,
And that put me off. So I’m grateful to Colby.
SIR CLAUDEI don’t know what’s happened, but nevertheless
I’m sure that you have made the right decision.
LUCASTABut the reasons why you think so are the wrong ones.
LADY ELIZABETHAnd I’m sure too, Lucasta, you have made a wise decision.
LUCASTAAnd I know very well why you think so:


You think we’re suited because we’re both common.


B. knows you think him common. And so he pretends
To be very common, because he knows you think so.
You gave us our parts. And we’ve shown that we can play them.
LADY ELIZABETHI don’t think you ought to say that, Lucasta;


I have always been a person of liberal views —
That’s why I never got on with my family.
LUCASTAWell, I’m not a person of liberal views.


I’m very conventional. And I’m not ashamed of it.
SIR CLAUDEPerhaps you are right. I’m not sure of anything.


Perhaps, as you say, I’ve misunderstood B.,
And I’ve never thought that I understood you;


And I certainly fail to understand Colby.
LADY ELIZABETHBut you and I, Claude, can understand each other,


No matter how late. And perhaps that will help us
To understand other people. I hope so.
Lucasta, I regard you as a … step-daughter;
And shall be happy to accept Mr. Kaghan as a son-in-law.
LUCASTAThank you. I’m sure he’ll appreciate that.
But that reminds me. He’s waiting downstairs.
I don’t suppose you want us at your meeting.
EGGERSONAllow me. May I make a suggestion?


Though first of all I must take the occasion
To wish Miss Angel every happiness.
And I’m sure she will be happy. Mr. Kaghan
Is one of the most promising young men in the City,
And he has a heart of gold. So have you, Miss Angel.
We have this very important interview,
But I’m sure that we want to greet the happy pair.
It’s all in the family. Why not let them wait downstairs
And come back after Mrs. Guzzard has left?
SIR CLAUDEThat’s not a bad idea. If Colby agrees.
LUCASTAI trust you, Eggy. And I want to make my peace with him.
SIR CLAUDEWe’ll get him now.
(didascalia)[Reaches for the telephone]
(didascalia)[A knock. Enter COLBY]
COLBYHave I come too soon?


I’m afraid I got impatient of waiting.
LUCASTAColby! I’ve not come to interrupt your meeting.


I’ve been told what it’s about. But I did come to see you.
I came to apologise for my behaviour
The other afternoon.
COLBYApologise?
SIR CLAUDEI’ve told her.
COLBYBut why should you apologise?
LUCASTAOh, because I knew


That I must have misunderstood your reaction.
It wouldn’t have been like you — the way I thought it was.
You’re much too … detached, ever to be shocked
In the way I thought you were. I was ashamed
Of what I was telling you, and so I was expecting
What I thought I got. But I couldn’t believe it!
It isn’t like you, to despise people:
You don’t care enough.
COLBYI don’t care enough?
LUCASTANo. You’re either above caring,


Or else you’re insensible — I don’t mean insensitive!
But you’re terribly cold. Or else you’ve some fire
To warm you, that isn’t the same kind of fire
That warms other people. You’re either an egotist
Or something so different from the rest of us
That we can’t judge you. That’s you, Colby.
COLBYThat’s me, is it? I simply don’t know.


Perhaps you know me better than I know myself.
But now that you know what I am …
LUCASTAWho you are,


In the sense I’ve been told that you’re my brother;
Which makes it more difficult to know what you are.


It may be there’s no one so hard to understand
As one’s brother …
COLBYOr sister …
LUCASTAWhat’s so difficult


Is to recognise the limits of one’s understanding.
It may be that understanding, as a brother and a sister,
Will come, in time. Perhaps, one day
We may understand each other. And accept the fact
That we’re not necessary to each other
In the way we might have been. But a different way
That reveals itself in time. And perhaps — who knows? —
We might become more necessary to each other,
As a brother and a sister, than we could have been
In any other form of relationship.
COLBYI want you to be happy.
LUCASTAI shall be happy,


If you will accept me as a sister
For the happiness that relationship may bring us
In twenty or thirty or forty years’ time.
I shall be happy. I’m going to marry B.
I know you like B.
COLBYI’m very fond of him;


And I’m glad to think he’ll be my brother-in-law.
I shall need you, both of you, Lucasta!
LUCASTAWe’ll mean something to you. But you don’t need anybody.
EGGERSONAnd now may I interrupt, Miss Angel?


Why shouldn’t you and Mr. Kaghan wait downstairs
And rejoin us when this interview is over?
I’m sure Mr. Simpkins will concur in this proposal.
COLBYOf course I’d like them … Can’t B. come up now?
EGGERSONBetter wait till afterwards.
SIR CLAUDEQuite right, Eggerson.
LUCASTAGood-bye, Colby.
COLBYWhy do you say good-bye?
LUCASTAGood-bye to Colby as Lucasta knew him,


And good-bye to the Lucasta whom Colby knew.
We’ve changed since then: as you said, we’re always changing.
When I come back, we’ll be brother and sister —
Or so I hope. Yes, in any event,
Good-bye, Colby.
(didascalia)[Exit LUCASTA]
COLBYGood-bye then, Lucasta.
EGGERSONAnd now, how soon are we expecting Mrs. Guzzard?


SIR CLAUDE [looking at his watch]. She ought to be here now! It’s surprising,


I hadn’t been aware how the time was passing,
What with Lucasta’s unexpected visit.
She ought to be here. It wouldn’t be like her
To be late for an appointment. She always mentioned it
If I was late when I went to see her.
(didascalia)[Enter LUCASTA]
LUCASTAI’m sorry to come back. It’s an anti-climax.


But there seems to be nobody to answer the door.
I’ve just let someone in. It’s the Mrs. Guzzard
Whom you are expecting. She looks rather formidable.
SIR CLAUDEIt’s Parkman’s day off. But where’s the parlourmaid?
LUCASTAI thought I heard someone singing in the pantry.
LADY ELIZABETHOh, I forgot. It’s Gertrude’s quiet hour.


I’ve been giving her lessons in recollection.
But she shouldn’t be singing.
LUCASTAWell, what shall I do?
EGGERSONLet me go down and explain to Mrs. Guzzard


And then bring her up.
SIR CLAUDENo, I want you here, Eggerson.


Will you show her up, Lucasta?
LUCASTAI’ll make B. do it.
(didascalia)[Exit LUCASTA]
SIR CLAUDEI wish you could arrange the servants’ time-table better.


This is a most unfortunate beginning.
LADY ELIZABETHShe’s been making progress, under my direction;


But she shouldn’t have been singing.
SIR CLAUDEWell, are we ready?
(didascalia)[A quiet knock. Enter KAGHAN, escorting MRS. GUZZARD. Exit KAGHAN]
SIR CLAUDEGood morning, Mrs. Guzzard. I must apologise:
I’m afraid there has been some domestic incompetence.
You should have been announced.
MRSGUZZARD.                                  I believe I was punctual.


But I didn’t mind waiting in the least, Sir Claude.
I know that you are always much engaged.
SIR CLAUDEFirst, let me introduce you to my wife.


Lady Elizabeth Mulhammer.
LADY ELIZABETHGood morning, Mrs. Guzzard.


You don’t know me, but I know about you:
We have more in common than you are aware of.
MRSGUZZARD. I suppose you mean Colby?
LADY ELIZABETHYes. To do with Colby.
SIR CLAUDEElizabeth, you know we are to leave that to Eggerson.
This is Mr. Eggerson, Mrs. Guzzard:
My confidential clerk. That is to say,
Colby’s predecessor, who recently retired.
Now he lives … in the country. But he knows the whole story:
He’s been in my confidence — and I may say, my friend —
For very many years. So I asked him to be present.
I hope you don’t mind?
MRSGUZZARD.                  Why should I mind?


I have heard about Mr. Eggerson from Colby.
I am very happy to make his acquaintance.
SIR CLAUDEAnd I thought he might … conduct the proceedings:


He’s the very soul of tact and discretion.
MRSGUZZARD. Certainly, Sir Claude, if that is what you wish.


But is the subject of this meeting —
I suppose to do with Colby — so very confidential?
EGGERSONYes, that is what I should call it, Mrs. Guzzard.


I take it, Sir Claude, I should open the discussion?
SIR CLAUDEIf you please, Eggerson.
EGGERSONThen let’s make a start.


The question has to do, as you surmised, with Mr. Simpkins.
It also concerns a problem of paternity.
LADY ELIZABETHOr of maternity.
SIR CLAUDEDon’t interrupt, Elizabeth.
MRSGUZZARD. I don’t understand you.
EGGERSONIt’s this way, Mrs. Guzzard.


It is only recently that Lady Elizabeth
Heard your name mentioned, by Mr. Simpkins.
She was struck by your name and your living in Teddington.
And now we must go back, many years:
Well, not so many years — when you get to my age
The past and the future both seem very brief —
But long enough ago for the question to be possible.
Lady Elizabeth, before her marriage
Had a child
LADY ELIZABETHA son.
EGGERSONHad a son


Whom she could not, in the circumstances, acknowledge.
That happens not infrequently, Mrs. Guzzard.
MRSGUZZARD. So I am aware. I have known it to happen.
EGGERSON— Who was taken charge of by the father.
That is to say, placed out to be cared for
Till further notice by a foster-mother.
Unfortunately, the father died suddenly …
LADY ELIZABETHHe was run over. By a rhinoceros


In Tanganyika.
SIR CLAUDEThat’s not relevant.


Leave it to Eggerson.
EGGERSONThe father died abroad.


Lady Elizabeth did not know the name of the lady
Who had taken the child. Or rather, had forgotten it.
She was not, in any case, in a position
In which she could have instituted enquiries.
So, for many years, she has been without a clue
Until the other day. This son, Mrs. Guzzard,
If he is alive, must be a grown man.
I believe you have had no children of your own;
But I’m sure you can sympathise.
MRSGUZZARD.                                  I can sympathise.


I had a child, and lost him. Not in the way
That Lady Elizabeth’s child was lost.
Let us hope that her son may be restored to her.
EGGERSONThat is exactly what we are aiming at.


We have a clue — or what appears to be a clue.
That is why Sir Claude has asked you to be present.
MRSGUZZARD. You think that I might be able to help you?
EGGERSONIt seems just possible. A few days ago,


As I said, Lady Elizabeth learned your name;
And the name struck her as being familiar.
MRSGUZZARD. Indeed? It is not a very common name.
EGGERSONThat is what impressed her. Mrs. Guzzard


Of Teddington! Lady Elizabeth is convinced
That it was a Mrs. Guzzard of Teddington
To whom her new-born child was confided.
Of course she might be mistaken about Teddington …
LADY ELIZABETHI am not mistaken about Teddington.
EGGERSONI am only suggesting, Lady Elizabeth,


There are other places that sound like Teddington
But not so many names that sound like Guzzard —
Or if there are, they are equally uncommon.
But, Mrs. Guzzard, this is where you can help us —
Do you know of any other Mrs. Guzzard?
MRSGUZZARD.                                             None.
EGGERSONWhether, I mean, in Teddington or elsewhere?


Now I must ask a more delicate question:
Did you, at any time, take in a child
A child, that is, of parents unknown to you —
Under such conditions?
MRSGUZZARD.                Yes, I did take in a child.


My husband and I were childless … at the time,
And very poor. It offered two advantages.
EGGERSONAnd did you know the name of the father


Or of the mother?
MRSGUZZARD.         I was not told either.


I understood the child was very well connected:
Otherwise, I should not have taken him.
But he was brought to me by a third party,
Through whom the monthly payments were made.
EGGERSONThe terms were satisfactory?
MRSGUZZARD.                                            Very satisfactory —


So long, that is to say, as the money was forthcoming.
EGGERSONDid the payments come to an end?
MRSGUZZARD.                                                     Very suddenly.
LADY ELIZABETHThat must have been when Tony met with his accident.
MRSGUZZARD. I was informed that the father had died


Without making a will.
LADY ELIZABETHHe was very careless.
MRSGUZZARD. And that the heirs acknowledged no responsibility.


The mother, I suppose, could have got an order
If she could have established the paternity;
But I didn’t know who she was! What could I do?
LADY ELIZABETHOh, Claude, you see? You understand, Colby?
SIR CLAUDEDon’t be certain yet, Elizabeth.
LADY ELIZABETHThere is no doubt about it.


Colby is my son.
MRSGUZZARD.        Your son, Lady Elizabeth?


Are you suggesting that I kept a child of yours
And deceived Sir Claude by pretending it was his?
SIR CLAUDEThat is just the point. My wife has convinced herself


That Colby is her son. I know he is my son.
And I asked you here so that you might tell her so.
EGGERSONDon’t take this as a personal reflection,


Mrs. Guzzard. Far from it. You must make allowances
For a mother who has been hoping against hope
To find her son. Put yourself in her position.
If you had lost your son, in a similar way,
Wouldn’t you grasp at any straw
That offered hope of finding him?
MRSGUZZARD.                                  Perhaps I should.
LADY ELIZABETHThere isn’t a shadow of doubt in my mind.


I’m surprised that you, Eggerson, with your legal training,
Should talk about straws! Colby is my son.
MRSGUZZARD. In the circumstances, I ignore that remark.
EGGERSONMay I pour a drop of oil on these troubled waters?


Let us approach the question from another angle,
And ask Mrs. Guzzard what became of the child
She took in, which may have been Lady Elizabeth’s.
SIR CLAUDEThat’s a very sensible suggestion, Eggerson.


A breath of sanity. Thank you for that.
MRSGUZZARD. We parted with it. A dear little boy.


I was happy to have him while the payments were made;
But we could not afford to adopt the child,
Or continue to keep him, when the payments ended.
EGGERSONAnd how did you dispose of him?
MRSGUZZARD.                                                  We had neighbours


Who were childless, and eager to adopt a child.
They had taken a fancy to him. So they adopted him.
Then they left Teddington, and we lost sight of them.
EGGERSONBut you know their name?
MRSGUZZARD.                                       Yes, I know their name:


Like mine, a somewhat unusual one.
Perhaps it might be possible to trace them.
The name was Kaghan.
SIR CLAUDETheir name was Kaghan!
MRSGUZZARD. K-A-G-H-A-N. An odd name.


They were excellent people. Nonconformists.
EGGERSONAnd the child, I suppose he had a Christian name?
MRSGUZZARD. There was nothing to show that the child had been baptised


When it came to us; but we could not be sure.
My husband was particular in such matters,
So we had it given conditional baptism.
EGGERSONWhat name did you give him?
MRSGUZZARD.                                             We named the child Barnabas.
LADY ELIZABETHBarnabas? There’s never been such a name


In my family. Or, I’m sure, in his father’s.
But how did he come to be called Colby?
SIR CLAUDEBut, Elizabeth, it isn’t Colby!


Don’t you see who it is?
MRSGUZZARD.                    My husband chose the name.


We had been married in the church of St. Barnabas.
COLBYBarnabas Kaghan. Is he the little cousin


Who died? Don’t you remember, Aunt Sarah,
My finding a rattle and a jingle-bell,
And your telling me I had had a little cousin
Who had died?
MRSGUZZARD.      Yes, Colby, that is what I told you.
LADY ELIZABETHSo my child is living. I was sure of that.


But I believe that Colby is Barnabas.
SIR CLAUDENo, Elizabeth, Barnabas is Barnabas.


I must explain this, Mrs. Guzzard.
I have a very promising young colleague —
In fact, the young man who showed you upstairs —
Whose name is Barnabas Kaghan.
LADY ELIZABETHBarnabas?
SIR CLAUDEYes, Elizabeth. He sometimes has to sign his full name.


But he doesn’t like the name, for some reason;
So we call him B.
MRSGUZZARD.         A very good name.


He ought to be proud of it.
LADY ELIZABETHHow old is this Barnabas?
SIR CLAUDEAbout twenty-eight, I think.
MRSGUZZARD.                                          He should be twenty-eight.
LADY ELIZABETHThen I must be out in my calculations.
SIR CLAUDEThat wouldn’t surprise me.
LADY ELIZABETHYes, what year was it?


I’m getting so confused. What with Colby being Barnabas —
I mean, not Barnabas. And Mr. Kaghan
Being Barnabas. I suppose I’ll get used to it.
COLBYBut he’s waiting downstairs! Isn’t this the moment
For me to bring him up? And Lucasta?
EGGERSONAn excellent suggestion, Mr. Simpkins.
(didascalia)[Exit COLBY]
EGGERSONAnd now, if you agree, Lady Elizabeth,


We can ask Mr. Kaghan about his parents;
And if Mr. and Mrs. Kaghan are still living
Mrs. Guzzard should be able to identify them.
LADY ELIZABETHAnd will that prove that Mr. Kaghan —


This Mr. Kaghan — is my son?
EGGERSONIt creates an inherent probability —


If that’s the right expression.
SIR CLAUDEI believe, Elizabeth,


That you have found your son.
EGGERSONSubject to confirmation.
LADY ELIZABETHAnd to my being able to adjust myself to it.
(didascalia)[Re-enter COLBY, with KAGHAN and LUCASTA]
COLBYI have told them to be prepared for a surprise.
LADY ELIZABETHBarnabas! Is your name Barnabas?
KAGHANWhy, yes, it is. Did you tell her, Sir Claude?
SIR CLAUDENo, B. It was Mrs. Guzzard who revealed it.


This is Mr. Barnabas Kaghan —
Mrs. Guzzard. And … my daughter Lucasta.
KAGHANBut how did Mrs. Guzzard know my name?
MRSGUZZARD. Were Mr. and Mrs. Alfred Kaghan your parents?
KAGHANYes. They are. My adoptive parents.
MRSGUZZARD. And did they at one time live in Teddington?
KAGHANI believe they did. But why are you interested?
MRSGUZZARD. Lady Elizabeth, I believe that this is your son.


If so, I am cleared from your unjust suspicion.
EGGERSONMr. Kaghan, are your adoptive parents living?
KAGHANIn Kent. They wanted to retire to the country.


So I found them a little place near Sevenoaks
Where they keep bees. But why are you asking?
LADY ELIZABETHBecause, Barnabas, it seems you are my son.
EGGERSONYou will wish to obtain confirmation


Of this interesting discovery, Mr. Kaghan,
By putting your adoptive parents in touch
With Mrs. Guzzard. It’s for them to confirm
That they took you, as a child, from Mrs. Guzzard,
To whom, it seems, you had first been entrusted.
KAGHANI really don’t know what emotion to register …
LUCASTAYou don’t need to talk that language any longer:


Just say you’re embarrassed.
KAGHANWell, I am embarrassed.


If Lady Elizabeth is my mother …
LADY ELIZABETHThere is no doubt whatever about it, Barnabas.


I am your mother.
KAGHANBut who was my father?
LADY ELIZABETHHe died very suddenly. Of a fatal accident


When you were very young. That is why you were adopted.
KAGHANBut what did he do? Was he a financier?
LADY ELIZABETHHe was not good at figures. Your business ability


Comes, I suppose, from my side of the family.
But he was in a very good regiment —
For a time, at least.
KAGHANWell, I must get used to that.


But I should like to know how I ought to address you,
Lady Elizabeth. I’ve always been accustomed
To regard Mrs. Kaghan as my mother.
LADY ELIZABETHThen in order to avoid any danger of confusion


You may address me as Aunt Elizabeth.
KAGHANThat’s easier, certainly.
LADY ELIZABETHAnd I shall wish to meet them.


Claude, we must invite the Kaghans to dinner.
SIR CLAUDEBy all means, Elizabeth.
KAGHANBut, Lady Elizabeth —


I mean, Aunt Elizabeth: if I call you Aunt Elizabeth
Would you mind very much calling me … just ‘B’?
LADY ELIZABETHCertainly, if you prefer that, Barnabas.
LUCASTAWhy is it that you don’t like the name of Barnabas?
KAGHANI don’t want people calling me ‘Barney’ —


Barney Kaghan! Kaghan’s all right.
But Barney Kaghan — it sounds rather flashy:
It wouldn’t make the right impression in the City.
LUCASTAWhen you’re an alderman, you’ll be Sir Barney Kaghan!
LADY ELIZABETHAnd I’m very glad you’re announcing your engagement.


Lucasta, I shall take charge of your wedding.
LUCASTAWe’d meant to be married very quietly


In a register office.
LADY ELIZABETHYou must have a church wedding.
MRSGUZZARD. I am glad to hear you say so, Lady Elizabeth.


But are you satisfied?
LADY ELIZABETHSatisfied? What about?
MRSGUZZARD. That your suspicions of me were wholly unfounded.
LADY ELIZABETHOh, Mrs. Guzzard, I had no suspicions!


I thought there had been a confusion — that’s all.
MRSGUZZARD. I feared there might be a confusion in your mind


Between the meaning of confusion and imposture.
SIR CLAUDEI don’t think there is any confusion now:


I’m sure that my wife is perfectly convinced;
And Mr. Kaghan’s … mother, I am sure, will confirm it.
MRSGUZZARD. That is as much to my interest as anyone’s.


But will your wife be satisfied,
When she has the evidence the Kaghans will supply,
To recognise Barnabas Kaghan as her son?
[To LADY ELIZABETH] Are you contented to have him as your son?
SIR CLAUDEThat seems a strange question, Mrs. Guzzard.
MRSGUZZARD. I have been asked here to answer strange questions —


And now it is my turn to ask them.
I should like to gratify everyone’s wishes.
LADY ELIZABETHOh, of course … Yes, I’m sure … I shall be very happy.
MRSGUZZARD. You wished for your son, and now you have your son.


We all of us have to adapt ourselves
To the wish that is granted. That can be a painful process,
As I know. And you, Barnabas Kaghan,
Are you satisfied to find yourself the son
Of Lady Elizabeth Mulhammer?
KAGHANIt’s very much better than being a foundling —


If I can live up to it. And … yes, of course,
If I can make it right with my parents.
I’m fond of them, you know.
LADY ELIZABETHI shall see to that, Barnabas.
KAGHANB. — if you don’t mind, Aunt Elizabeth.
LADY ELIZABETHB. — and I’m sure we shall become great friends.
EGGERSONI’m sure we all wish for nothing better.
MRSGUZZARD. Wishes, when realised, sometimes turn


Against those who have made them.
[To LADY ELIZABETH and KAGHAN] Not, I think, with you.
[To LUCASTA] Nor, so far as I can judge, with you.


Perhaps you are the wisest wisher here:
I shall not ask you whether you are satisfied
To be the wife of Barnabas Kaghan,
The daughter-in-law of Lady Elizabeth,
And the daughter of Sir Claude Mulhammer.
SIR CLAUDEThat is my concern — that she shall be satisfied


To be my daughter.
MRSGUZZARD.            Now, Colby,


I must ask you now, have you had your wish?
SIR CLAUDEColby only wanted to be sure of the truth.
COLBYThat is a very strange question, Aunt Sarah:


To which I can only give a strange answer.
Sir Claude is right: I wished to know the truth.
What it is, doesn’t matter. All I wanted was relief
From the nagging annoyance of knowing there’s a fact
That one doesn’t know. But the fact itself
Is unimportant, once one knows it.
MRSGUZZARD. You had no preference? Between a father and a mother?
COLBYI’ve never had a father or a mother —


It’s different for B. He’s had his foster-parents,
So he can afford another relationship.
Let my mother rest in peace. As for a father —
I have the idea of a father.
It’s only just come to me. I should like a father
Whom I have never known and couldn’t know now,
Because he would have died before I was born
Or before I could remember; whom I could get to know
Only by report, by documents —
The story of his life, of his success or failure …
Perhaps his failure more than his success —
By objects that belonged to him, and faded photographs
In which I should try to decipher a likeness;
Whose image I could create in my own mind,
To live with that image. An ordinary man
Whose life I could in some way perpetuate
By being the person he would have liked to be,
And by doing the things he had wanted to do.
MRSGUZZARD. Whose son would you wish to be, Colby:
Sir Claude’s — or the son of some other man
Obscure and silent? A dead man, Colby.
Be careful what you say.
COLBYA dead obscure man.
MRSGUZZARD. You shall have your wish. And when you have your wish


You will have to come to terms with it. You shall have a father
Dead, and unknown to you.
SIR CLAUDEWhat do you mean?
MRSGUZZARD. Colby is not your son, Sir Claude.
COLBYWho was my father, then?
MRSGUZZARD.                                 Herbert Guzzard.


You are the son of a disappointed musician.
COLBYAnd who was my mother?
MRSGUZZARD.                                 Let your mother rest in peace.


I was your mother; but I chose to be your aunt.


So you may have your wish, and have no mother.
SIR CLAUDEMrs. Guzzard, this is perfectly incredible!


You couldn’t have carried out such a deception
Over all these years. And why should you have deceived me?
EGGERSONMrs. Guzzard, can you substantiate this statement?
MRSGUZZARD. Registration of birth. To Herbert and Sarah Guzzard


A son.
EGGERSONAnd what about your sister and her child?
MRSGUZZARD. Registration of death. The child was never born.
SIR CLAUDEI don’t believe it. I simply can’t believe it.


Mrs. Guzzard, you are inventing this fiction
In response to what Colby said he wanted.
EGGERSONI’ll examine the records myself, Sir Claude.


Not that we doubt your word, Mrs. Guzzard:
But in a matter of such extreme importance
You’ll understand the need for exact confirmation.
MRSGUZZARD. I understand that, Mr. Eggerson. Quite well.
SIR CLAUDEI shall not believe it. I’ll not believe those records.


You pretend to have carried out a deception
For twenty-five years? It’s quite impossible.
MRSGUZZARD. I had no intention of deceiving you, Sir Claude,


Till you deceived yourself. When you went to Canada
My sister found that she was to have a child:
That much is true. I also was expecting one.
That you did not know. It did not concern you.
As I have just said, my sister died
Before the child could be born. You were very far away;
I sent you a message, which never reached you.
On your return, you came at once to see me;
And I found that I had to break the news to you.
You saw the child. You assumed that it was yours;
And you were so pleased, I shrank, at the moment,
From undeceiving you. And then I thought — why not?
My husband also had died. I was left very poor.
If I let you continue to think the child was yours,
My son was assured of a proper start in life —
That I knew. And it would make you so happy!
If I said the child was mine, what future could he have?
And then I was frightened by what I had done.
Though I had never said ‘this child is yours’,
I feared you would ask for the birth certificate.
You never did. And so it went on.
SIR CLAUDEThis is horribly plausible. But it can’t be true.
MRSGUZZARD. Consider, Sir Claude. Would I tell you all this


Unless it was true? In telling you the truth
I am sacrificing my ambitions for Colby.
I am sacrificing also my previous sacrifice.
This is even greater than the sacrifice I made
When I let you claim him. Do you think it is a small thing
For me, to see my life’s ambition come to nothing?
When I gave up my place as Colby’s mother
I gave up something I could never have back.
Don’t you understand that this revelation
Drives the knife deeper and twists it in the wound?
I had very much rather that the facts were otherwise.
COLBYI believe you. I must believe you:


This gives me freedom.
SIR CLAUDEBut, Colby —


If this should be true — of course it can’t be true! —
But I see you believe it. You want to believe it.
Well, believe it, then. But don’t let it make a difference
To our relations. Or, perhaps, for the better?
Perhaps we’ll be happier together if you think
I am not your father. I’ll accept that.
If you will stay with me. It shall make no difference
To my plans for your future.
COLBYThank you, Sir Claude.


You’re a very generous man. But now I know who was my father
I must follow my father — so that I may come to know him.
SIR CLAUDEWhat do you mean?
COLBYI want to be an organist.


It doesn’t matter about success —
I aimed too high before — beyond my capacity.
I thought I didn’t want to be an organist
When I found I had no chance of getting to the top —
That is, to become the organist of a cathedral.
But my father was an unsuccessful organist.
MRSGUZZARD. You should say, Colby, not very successful.
COLBYAnd I wish to follow my father.
SIR CLAUDEBut, Colby:


Don’t you remember a talk we had —
So very long ago! — when we shared our ambitions
And shared our disappointment. And you described your feelings
On beginning to learn the ways of business;
The exhilaration of finding you could handle
Matters you would have thought so uncongenial;
And the way in which you felt that you were changing?
That conversation would have convinced me
With no other evidence, that you were my son,
Because you described my own experience, exactly.
Does that mean nothing to you, the experience we shared?
Heaven knows — and you know — I put no obstruction
In the way of your fulfilling your musical ambitions —
Had you been able to fulfil them.
Believe, if you like, that I am not your father:
I’ll accept that. I put no claim upon you —
Except the claim of our likeness to each other.
We have undergone the same disillusionment:
I want us to make the best of it, together.
COLBYNo, Sir Claude. I hate to hurt you


As I am hurting you. But it is very different.
As long as I believed that you were my father
I was content to have had the same ambitions
And in the same way to accept their failure.
You had your father before you, as a model;
You knew your inheritance. Now I know mine.
SIR CLAUDEI shall never ask you to think of me as a father;


All I ask you is — to regard me as a friend.
COLBYBut you would still think of me as your son.


There can be no relation of father and son
Unless it works both ways. For you to regard me —
As you would — as your son, when I could not think of you
As my father: if I accepted that
I should be guilty towards you. I like you too much.
You’ve become a man without illusions
About himself, and without ambitions.
Now that I’ve abandoned my illusions and ambitions


All that’s left is love. But not on false pretences:
That’s why I must leave you.
SIR CLAUDEEggerson!


Can’t you persuade him?
LADY ELIZABETHYes. My poor Claude!


Do try to help him, Eggerson.
EGGERSONI wouldn’t venture.


Mr. Simpkins is a man who knows his own mind.
Is it true, Mr. Simpkins, that what you desire
Is to become the organist of some parish church?
COLBYThat is what I want. If anyone will take me.
EGGERSONIf so, I happen to know of a vacancy


In my own parish, in Joshua Park —
If it should appeal to you. The organist we had
Died two months ago. We’ve been looking for another.
COLBYDo you think that they would give me a trial?
EGGERSONGive you a trial? I’m certain.


Good organists don’t seem to want to come to Joshua Park.
COLBYBut I’ve told you, I’m not a very good organist!
EGGERSONDon’t say that, Mr. Simpkins, until you’ve tried our organ!
COLBYWell, if you could induce them to try me …
EGGERSONThe Parochial Church Council will be only too pleased,


And I have some influence. I am the Vicar’s Warden.
COLBYI’d like to apply.
EGGERSONThe stipend is small —


Very small, I’m afraid. Not enough to live on.
We’ll have to think of other ways
Of making up an income. Piano lessons? —
As a temporary measure; because, Mr. Simpkins —
I hope you won’t take this as an impertinence —
I don’t see you spending a lifetime as an organist.
I think you’ll come to find you’ve another vocation.
We worked together every day, you know,
For quite a little time, and I’ve watched you pretty closely.
Mr. Simpkins! You’ll be thinking of reading for orders.
And you’ll still have your music. Why, Mr. Simpkins,
Joshua Park may be only a stepping-stone
To a precentorship! And a canonry!
COLBYWe’ll cross that bridge when we come to it, Eggers.


Oh, I’m sorry …
EGGERSONDon’t be sorry: I’m delighted.


And by the way, a practical point:
If you took the position, you’d want to find your feet
In Joshua Park, before you settled on lodgings;
We have a spare room. We should be most happy
If you cared to stop with us, until you were settled.
COLBYI’d be very glad indeed — if Mrs. Eggerson approved.
EGGERSONThere’ll be no one so pleased as Mrs. E.;


Of that I can assure you.
MRSGUZZARD.                    Mr. Eggerson,


I cannot see eye to eye with you,
Having been, myself, the wife of an organist;
But you too, I think, have had a wish realised.
— I believe that this interview can now be terminated.
If you will excuse me, Sir Claude …
SIR CLAUDEExcuse you? Yes.
MRSGUZZARD. I shall return to Teddington. Colby,


Will you get me a taxi to go to Waterloo?
COLBYGet you a taxi? Yes, Aunt Sarah;


But I should see you home.
MRSGUZZARD.                         Home? Only to a taxi.


Do you mind if I take my leave, Sir Claude?
I’m no longer needed here.
(didascalia)[Exit COLBY]
SIR CLAUDEMind? What do I mind?
MRSGUZZARD. Then I will say goodbye. You have all had your wish


In one form or another. You and I, Sir Claude,
Had our wishes twenty-five years ago;


But we failed to observe, when we had our wishes,
That there was a time-limit clause in the contract.
SIR CLAUDEWhat’s that? Oh. Good-bye, Mrs. Guzzard.
(didascalia)[Exit MRS. GUZZARD]
SIR CLAUDEWhat’s happened? Have they gone? Is Colby coming back?
LADY ELIZABETHMy poor Claude!
(didascalia)[LUCASTA crosses to SIR CLAUDE and kneels beside him]
KAGHANYou know, Claude, I think we all made the same mistake —


All except Eggers …
EGGERSONMe, Mr. Kaghan?
KAGHANWe wanted Colby to be something he wasn’t.
LADY ELIZABETHI suppose that’s true of you and me, Claude.


Between not knowing what other people want of one,
And not knowing what one should ask of other people,
One does make mistakes! But I mean to do better.
Claude, we’ve got to try to understand our children.
KAGHANAnd we should like to understand you …


I mean, I’m including both of you,
Claude … and Aunt Elizabeth.
You know, Claude, both Lucasta and I
Would like to mean something to you … if you’d let us;
And we’d take the responsibility of meaning it.
(didascalia)[LUCASTA puts her arms around SIR CLAUDE]
SIR CLAUDEDon’t leave me, Lucasta.


Eggerson! Do you really believe her?
(didascalia)[EGGERSON nods]
SIR CLAUDECURTAIN
The Cast of the First Production at the
Edinburgh Festival
August 25–September 5 1953


Sir Claude Mulhammer
PAUL ROGERS
Eggerson
ALAN WEBB
Colby Simpkins
DENHOLM ELLIOTT
B. Kaghan
PETER JONES
Lucasta Angel
MARGARET LEIGHTON
Lady Elizabeth Mulhammer
ISABEL JEANS
Mrs. Guzzard
ALISON LEGGATT
Presented by HENRY SHEREK
Directed by E. MARTIN BROWNE
Settings designed by HUTCHINSON SCOTT
* Lady Elizabeth’s words off stage are not intended to be heard distinctly by an audience in the theatre.

THE ELDER STATESMAN
TO MY WIFE
To whom I owe the leaping delight
That quickens my senses in our wakingtime
And the rhythm that governs the repose of our sleepingtime,
The breathing in unison
Of lovers …
Who think the same thoughts without need of speech
And babble the same speech without need of meaning:
To you I dedicate this book, to return as best I can
With words a little part of what you have given me.
The words mean what they say, but some have a further meaning
For you and me only.
Characters
MONICA CLAVERTON-FERRY
CHARLES HEMINGTON
LAMBERT
LORD CLAVERTON
FEDERICO GOMEZ


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Chi parlaBattuta
(didascalia)Lo studio degli affari, come nell’Atto I. Parecchie mattine dopo. SIR CLAUDE sta spostando le sedie. Entra LADY ELIZABETH.
LADY ELIZABETHClaude, che cosa stai facendo?
SIR CLAUDESistemo i posti.


È importante, quando si ha un incontro difficile,
decidere in anticipo la disposizione delle sedute.
Non credo che tu e io dovremmo stare vicini.
Vuoi sederti là, accanto alla scrivania?
LADY ELIZABETHDall’altra parte, con la luce alle spalle:


ma non ti siederai tu stesso alla scrivania?
SIR CLAUDENo, sarebbe troppo formale. Ho pensato che fosse meglio


mettere lì Eggerson, dietro la scrivania.
Vedi, voglio che faccia da presidente.
LADY ELIZABETHÈ una buona idea.
SIR CLAUDED’altra parte,


non dobbiamo sembrare due avvocati
pronti a fare il controinterrogatorio a un testimone.
È tutto molto delicato. Non vogliamo cominciare
offendendo la signora Guzzard. Per questo ho pensato
che fosse Eggerson a porre le prime domande.
È bravissimo ad avvicinare un argomento
per vie traverse. Ma dove la facciamo sedere?
LADY ELIZABETHLà, con la luce in pieno su di lei:


voglio poterle osservare l’espressione.
SIR CLAUDEMa non su questa sedia! Le ci vuole una poltrona…
LADY ELIZABETHNon così bassa. Quella lasciala nell’angolo


per Colby. Non vorrà stare in vista,
povero ragazzo!
SIR CLAUDEDopotutto è stato lui a insistere


su questa… indagine. Ma forse hai ragione.
LADY ELIZABETHClaude, ci ho pensato e ripensato —
per tutta la notte. Non ho quasi chiuso occhio.
Vorrei che Colby, in qualche modo, risultasse tuo figlio


invece che mio. Davvero, lo vorrei!
Sarebbe molto più giusto. Se è mio —
come sono certa che sia — allora tu non hai mai avuto un figlio;
mentre, se fosse tuo… potrebbe pur sempre prendere il posto
di mio figlio: e così sarebbe nostro figlio.


Povera me, che cosa voglio? Vorrei che fosse mio,
ma che tu credessi che è tuo!
Perciò spero che la signora Guzzard dica che è tuo figlio
e che io non debba crederle. Io non credo nei fatti.
Tu sì. È questa la differenza fra noi.
SIR CLAUDENon ne sono così sicuro. Ho cercato di credere nei fatti;


e ho sempre agito come se ci credessi.
Pensavo che fossero i fatti a cui credeva mio padre;
pensavo che ciò che gli stava a cuore fossero il potere e la ricchezza;
e poi arrivai a vedere che quel che io avevo interpretato
in quel modo era per lui qualcos’altro —


un’idea, un’ispirazione. Ciò che voleva trasmettermi
era quell’idea, quell’ispirazione,
che per lui era la vita. Per me fu un peso.
Un’ispirazione non si comunica
così, per forza di volontà. Lui fu un grande finanziere —
e io sono soltanto un finanziere di successo.
Forse sarei stato più fedele all’ispirazione di mio padre
se avessi fatto ciò che volevo fare.
LADY ELIZABETHNon mi hai mai parlato così prima d’ora!


Perché non l’hai fatto? Non credo di capire
e so che tu pensi che io non capisca nulla,
e forse non capisco. Ma vorrei che mi parlassi
qualche volta come se capissi,
e forse arriverei a capire meglio.
Che cosa volevi fare?
SIR CLAUDEIl ceramista.


Non ridere.
LADY ELIZABETHNon sto ridendo. Pensavo soltanto


com’è strano aver vissuto con te tutti questi anni
e adesso mi dici che ti sarebbe piaciuto fare il ceramista!
Vuoi dire davvero, fabbricare brocche e vasi
come quelli della tua collezione?
SIR CLAUDEÈ proprio quel che intendo.
LADY ELIZABETHMa mi sarebbe piaciuto tanto che tu facessi il ceramista!


Perché non me l’hai mai detto?
SIR CLAUDENon credevo


che ti avrebbe interessato. Anzi, di più.
Davo per scontato che ciò che volevi
fosse un marito importante. Pensavo che mi avresti disprezzato
se avessi saputo che cosa desideravo davvero essere.
LADY ELIZABETHE io davo per scontato che non t’interessasse


nulla al di fuori degli affari finanziari;
e che ti servissi di me soprattutto come padrona di casa.
È un grave errore, ne sono convinta,
per due sposi dare qualcosa per scontato.
SIR CLAUDEÈ stata un’osservazione molto intelligente.


Forse ho dato troppe cose per scontate
su di te, Elizabeth. Che cosa volevi tu?
LADY ELIZABETHIspirare un artista. Non ridere.
SIR CLAUDENon sto ridendo.


Dunque ciò che volevi era ispirare un artista!
LADY ELIZABETHO ispirare un poeta. Credevo che Tony fosse un poeta.


Perché mi scriveva poesie. Ed era così bello.
Adesso so che i poeti non hanno l’aria dei poeti:
e i finanzieri, a quanto pare, non hanno l’aria dei ceramisti —
è questo che intendo? Mi sto confondendo.
Credevo di sfuggire, con Tony, a un mondo che detestavo —
e poi, troppo tardi, scoprii
che apparteneva proprio al mondo da cui volevo fuggire.
Era così banale! Volevo dimenticarlo,
e così, immagino, volevo dimenticare
Colby. Ma Colby è un artista.
SIR CLAUDEUn musicista.


Io sono un artigiano deluso,
e Colby è un compositore deluso.
Sarei stato un ceramista di second’ordine,
e lui sarebbe stato un organista di second’ordine.
Abbiamo scelto entrambi… l’obbedienza ai fatti.
LADY ELIZABETHCredo che fosse proprio quello che cercavo di fare io.


È molto strano, Claude, ma questa è la prima volta
che parlo con te senza sentirmi stupidissima.
Mi hai sempre fatto sentire che non valeva la pena parlarmi.
SIR CLAUDEE tu mi hai sempre fatto sentire che i tuoi interessi


erano troppo profondi perché io potessi discuterne:


le cure per la salute. E l’arte moderna — purché fosse moderna —
e le danze dei dervisci.
LADY ELIZABETHLe danze dei dervisci!


Davvero, Claude, come sei assurdo!
Non che non ci sia molto da imparare,
non ne dubito, dai rituali dei dervisci.
Ma non importa che cosa ci dirà la signora Guzzard,
se basterà a soddisfare Colby. Qualunque cosa accada
sarà nostro figlio.
(didascalia)[Un colpo alla porta. Entra EGGERSON]
SIR CLAUDEBuongiorno, Eggerson.
EGGERSONBuongiorno, Sir Claude. E Lady Elizabeth!
SIR CLAUDEMi dispiace, Eggerson, di averla fatta salire a Londra


con così poco preavviso.
EGGERSONNon dica così, Sir Claude.


È vero, di questi tempi non ho molte occasioni per venire;
ma la signora E. vorrebbe che salissi più spesso!
Non sono tutte così, le signore? Prima si lamentava
perché stavo a Londra cinque o sei giorni la settimana:
e adesso dice: «Stai diventando un vero campagnolo!
Stai perdendo il contatto con la vita pubblica».
Il fatto è che le manca il contatto con Londra,
anche se non lo ammette. Le mancano le mie notizie
quando tornavo a casa la sera. E le ultime edizioni
dei giornali che compravo a Liverpool Street.
Ma ho tanto da fare, a Joshua Park —
oltre al giardino — che non ho un momento libero.
E ormai, davvero, a Londra mi sento del tutto perduto.
Ogni volta che vengo noto che il traffico
è peggiorato ancora.
SIR CLAUDESì, peggiora sempre.
LADY ELIZABETHSpero che la signora Eggerson stia bene.
EGGERSONAbbastanza bene.


È sempre giù di morale in questa stagione,
quando ci avviciniamo all’anniversario.
SIR CLAUDEL’anniversario? Della morte di suo figlio?
EGGERSONDel giorno in cui ne avemmo notizia. Non ne parliamo spesso;
eppure so che cos’ha in mente, giorni prima.
Ma eccomi qui a parlare di noi!
E abbiamo faccende più importanti, immagino.
SIR CLAUDEEggerson, aspetto la signora Guzzard.
EGGERSONDavvero! La signora Guzzard! E perché mai l’aspettiamo?
SIR CLAUDELe ho chiesto io di venire. Lady Elizabeth


è certa di conoscere il nome della signora Guzzard.
LADY ELIZABETHLa signora Guzzard, di Teddington.
EGGERSONAh, davvero!


Non avrei mai immaginato che quel nome le fosse noto.
SIR CLAUDEAveva interrogato Colby su di sé,


e lui ha fatto il nome di sua zia, la signora Guzzard.
Adesso è convinta che la signora Guzzard
di Teddington sia il nome della persona
a cui fu affidato il suo figlio.
EGGERSONChe coincidenza straordinaria!
SIR CLAUDEÈ proprio questo,


a meno che non si sbagli…
LADY ELIZABETHMa insomma, Claude!
SIR CLAUDEE ne ha concluso che il suo figlio debba essere Colby,


così le ho detto la verità. Ma non riesce a crederci.
LADY ELIZABETHClaude, non è del tutto esatto. Lasciami spiegare.


Sono convinta che Sir Claude si sbagli,
o che sia stato ingannato, e che Colby sia mio figlio.
Ne sono sicura. Ma non voglio saperlo:
sono perfettamente contenta di lasciare le cose come stanno,
così da poterlo considerare nostro figlio.
SIR CLAUDEQuesto è perfettamente esatto. È Colby


che non si accontenta di questa soluzione.
Lui pretende i fatti. Ed è per questo
che ho chiesto alla signora Guzzard di venire. Lei non lo sa.
EGGERSONUna posizione naturale, per il signor Simpkins,


se posso dirlo. Certo, potremmo scoprire
un’altra signora Guzzard…
LADY ELIZABETHDue signore Guzzard?
EGGERSONConcordo, è un nome rarissimo,


ma sono accadute cose più strane.
LADY ELIZABETHE tutt’e due a Teddington?
EGGERSONConcordo, sarebbe sorprendentissimo.


E allo stesso indirizzo?
LADY ELIZABETHL’indirizzo non lo so.


La signora Guzzard di Teddington, è tutto quel che so,
e su questo potrei giurare.
EGGERSONSembra davvero improbabile


che ci siano due signore Guzzard a Teddington.
Ma ammettendo, per il momento, una sola signora Guzzard,
non potrebbero esserci stati due bambini?
LADY ELIZABETHDue bambini, Eggerson?
EGGERSONSuggerivo soltanto


che forse la signora Guzzard faceva professione
di… occuparsi dei figli degli altri.
In un certo senso, è cosa perfettamente rispettabile.
SIR CLAUDESta insinuando che tenesse un allevamento di neonati.


È del tutto improbabile, ai nostri giorni.
E poi me ne sarei accorto. Visitavo la sua casa
spesso. Non ho mai visto più di un bambino.
EGGERSONPotrebbe averne preso un altro


come sistemazione provvisoria —
a condizioni adeguate. Ma se fece così,
dobbiamo domandare che ne fu dell’altro.
SIR CLAUDEMa questo bambino era Colby.
LADY ELIZABETHCerto che era Colby.
SIR CLAUDEMa Eggerson, non può davvero chiedermi di credere


che prese due bambini e li scambiò.
LADY ELIZABETHSembra proprio quel che è successo. E ora dobbiamo scoprire


che ne è stato del tuo figlio, Claude.
SIR CLAUDEChe ne è stato di mio figlio!


La madre di mio figlio era la sorella della signora Guzzard.


Lei non l’avrebbe ceduto. È il tuo figlio, Elizabeth,


quello che dobbiamo cercare di rintracciare.
EGGERSONSe c’era un altro bambino,


allora dobbiamo cercare di rintracciarlo. Certamente, Sir Claude:
il primo passo dev’essere interrogare la signora Guzzard.
SIR CLAUDEEd è per questo che siamo qui. Sarà qui a momenti.


E quando arriverà chiamerò Colby.
Volevo lei qui per primo, per spiegarle la situazione:
e ho pensato che mi piacerebbe che conducesse lei la riunione.
Vuole sedersi alla scrivania?
EGGERSONSe lo desidera, Sir Claude.


Mi sento più a mio agio quando sono dietro una scrivania:
è una seconda natura.
SIR CLAUDEE le esponga il caso.


Non le lasci credere che io abbia dubbi:


lei pone le domande per conto di mia moglie.
EGGERSONHo capito, Sir Claude: ho capito perfettamente.
(didascalia)[Un colpo alla porta]
SIR CLAUDESanto cielo, è già qui! Beh… Avanti!
(didascalia)[Entra LUCASTA]
LUCASTAÈ una riunione? Ero venuta a parlare con Colby.


Scusate.
SIR CLAUDEColby verrà.


Ma tu non c’entri in questa riunione, Lucasta.
Non può aspettare un’altra volta?
LUCASTAEro venuta a chiedere scusa


a Colby. Non importa. Sarà per un’altra volta.
Oh, sono contenta che tu sia qui, Eggy! Sei un tale sostegno.
A ogni modo ho un annuncio da fare,
e tanto vale farlo adesso. Se mi ascoltate.
SIR CLAUDECerto che ti ascolto. Ma abbiamo poco tempo.
LUCASTANon ci vorrà molto tempo. Sposo B.
SIR CLAUDESposi B.! Ma credevo che fosse tutto deciso.
LUCASTASì, certo, Claude. Tu credevi che tutto fosse deciso.


Il guaio era proprio quello. Rendevi così evidente
che sarebbe stata la soluzione ideale
dal tuo punto di vista. Per levarmi dai piedi.
Oh, lo so quanto ti sono sempre pesata!
E non ti ho reso le cose facili. Non ci ho provato.
E sapere che volevi che sposassi B.
mi rendeva decisa a non farlo. Solo per farti dispetto,
direi. Fu per questo che m’interessai
a Colby. Perché tu lo credevi troppo buono per me.
SIR CLAUDEA Colby!
LUCASTAPerché no? È perfettamente naturale.


Ma sono grata a Colby. Se non fosse per Colby
non sarei mai arrivata ad apprezzare B.
SIR CLAUDEMa Colby! Lucasta, se lo avessi sospettato


ti avrei spiegato tutto. Colby è tuo fratello.
EGGERSONFratellastro, signorina Angel.
SIR CLAUDESì, fratellastro.
LUCASTAChe cosa vuoi dire?
SIR CLAUDEColby è mio figlio.
LADY ELIZABETHQuesto è ciò che crede Sir Claude. Claude, lascia spiegare a me.
SIR CLAUDENo, spiego io. C’è stato un malinteso.


Mia moglie crede che Colby sia suo figlio.


È questa la ragione dell’incontro di oggi.
Aspettiamo la signora Guzzard — la zia di Colby.
LUCASTALa zia di Colby? Mi fai girare la testa.
SIR CLAUDEAvrei dovuto chiarirti le cose


all’epoca in cui lui arrivò qui. Ma non mi fidavo
che sapessi tenere un segreto. C’erano ragioni
che non esistono più. Ma avrei dovuto dirtelo.
LUCASTABeh, io non capisco. Quel che capisco


è il comportamento di Colby. Se lo sapeva.
SIR CLAUDELo sapeva.
LUCASTAPerché non me l’ha detto? Forse stava per farlo.


Comunque, sapevo che c’era stato un equivoco.


Non avete la minima idea di che cosa sto parlando!
Ma se sapeva di essere tuo figlio
dev’essere rimasto di sasso quando gli dissi che ero tua figlia!
Ero venuta a ringraziarlo per lo scossone che mi aveva dato.
Mi ha fatto vedere che cosa volevo davvero.
B. mi fa sentire al sicuro. Ed è questo che voglio.
E in un modo o nell’altro, io ho qualcosa da dargli —
qualcosa di cui lui ha bisogno. Colby non ha bisogno di me,
non ha bisogno di nessuno. È affascinante,
ma non ci si può contare. Ha un mondo suo,
e potrebbe svanirci dentro da un momento all’altro —
proprio nel momento in cui ne avessi più bisogno!
E nemmeno lui dipende dagli altri.
B. ha bisogno di me. La vita l’ha ferito, come ha ferito me,
e possiamo aiutarci a vicenda. Oh, lo so che tu lo vedi
solo come un uomo d’affari. Come vedevi me
solo come una seccatura. Siamo fatti l’uno per l’altra:
lo pensavi anche tu, Claude, ma per le ragioni sbagliate,
e questo mi allontanava. Perciò sono grata a Colby.
SIR CLAUDENon so che cosa sia successo, ma nondimeno
sono certo che tu abbia preso la decisione giusta.
LUCASTAMa le ragioni per cui lo pensi sono quelle sbagliate.
LADY ELIZABETHE anch’io sono certa, Lucasta, che tu abbia deciso saggiamente.
LUCASTAE so benissimo perché lo pensa:


pensa che siamo fatti l’uno per l’altra perché siamo entrambi volgari.


B. sa che lei lo considera volgare. E allora fa finta
di esserlo moltissimo, perché sa che lei lo pensa.
Ci avete assegnato le parti. E abbiamo dimostrato di saperle recitare.
LADY ELIZABETHNon credo che dovresti dire questo, Lucasta;


sono sempre stata una persona di idee liberali —
è per questo che non sono mai andata d’accordo con la mia famiglia.
LUCASTABeh, io non sono una persona di idee liberali.


Sono convenzionalissima. E non me ne vergogno.
SIR CLAUDEForse hai ragione. Non sono sicuro di nulla.


Forse, come dici, ho frainteso B.,
e non ho mai creduto di capire te;


e certamente non riesco a capire Colby.
LADY ELIZABETHMa tu e io, Claude, possiamo capirci,


per quanto tardi sia. E forse questo ci aiuterà
a capire gli altri. Lo spero.
Lucasta, ti considero una… figliastra;
e sarò felice di accogliere il signor Kaghan come genero.
LUCASTAGrazie. Sono sicura che lo apprezzerà.
Ma questo mi ricorda: sta aspettando di sotto.
Non credo che ci vogliate alla vostra riunione.
EGGERSONPermettete. Posso avanzare una proposta?


Ma prima di tutto devo cogliere l’occasione
per augurare alla signorina Angel ogni felicità.
E sono certo che sarà felice. Il signor Kaghan
è uno dei giovani più promettenti della City,
e ha un cuore d’oro. Come lei, signorina Angel.
Abbiamo questo colloquio importantissimo,
ma sono certo che vogliamo salutare la felice coppia.
È tutto in famiglia. Perché non lasciarli aspettare di sotto
e farli tornare dopo che la signora Guzzard se ne sarà andata?
SIR CLAUDENon è una cattiva idea. Se Colby è d’accordo.
LUCASTAMi fido di te, Eggy. E voglio fare pace con lui.
SIR CLAUDELo chiamiamo subito.
(didascalia)[Allunga la mano verso il telefono]
(didascalia)[Un colpo. Entra COLBY]
COLBYSono arrivato troppo presto?


Temo di essermi spazientito ad aspettare.
LUCASTAColby! Non sono venuta a interrompere la vostra riunione.


Mi hanno detto di che si tratta. Ma ero venuta proprio per te.
Sono venuta a chiederti scusa per come mi sono comportata
l’altro pomeriggio.
COLBYChiedermi scusa?
SIR CLAUDELe ho detto tutto.
COLBYMa perché dovresti chiedermi scusa?
LUCASTAOh, perché ho capito


di aver certamente frainteso la tua reazione.
Non sarebbe stato da te — come credevo che fosse.
Sei troppo… distaccato per restare mai scandalizzato
nel modo in cui credevo che fossi. Mi vergognavo
di ciò che ti stavo raccontando, e perciò mi aspettavo
proprio quello che credetti di ricevere. Ma non riuscivo a crederci!
Non è da te disprezzare la gente:
non t’importa abbastanza.
COLBYNon m’importa abbastanza?
LUCASTANo. O sei al di sopra di ogni interesse,


oppure sei insensibile — non intendo poco sensibile!
Ma sei terribilmente freddo. O altrimenti hai un fuoco
che ti scalda, e che non è lo stesso fuoco
che scalda gli altri. O sei un egoista
o qualcosa di così diverso da tutti noi
che non possiamo giudicarti. Sei fatto così, Colby.
COLBYSono fatto così, dici? Io semplicemente non lo so.


Forse mi conosci meglio di quanto mi conosca io.
Ma ora che sai che cosa sono…
LUCASTAChi sei,


nel senso che mi hanno detto che sei mio fratello;
il che rende più difficile sapere che cosa sei.


Può darsi che non ci sia nessuno più difficile da capire
di un fratello…
COLBYO di una sorella…
LUCASTALa cosa difficile


è riconoscere i limiti della propria comprensione.
Può darsi che la comprensione, da fratello a sorella,
venga col tempo. Forse, un giorno,
arriveremo a capirci. E ad accettare il fatto
che non ci siamo necessari l’uno all’altra
nel modo in cui avremmo potuto esserlo. Ma in un modo diverso
che si rivela col tempo. E forse — chi lo sa? —
potremmo diventarci più necessari l’uno all’altra,
da fratello e sorella, di quanto avremmo potuto esserlo
in qualsiasi altra forma di rapporto.
COLBYVoglio che tu sia felice.
LUCASTASarò felice,


se mi accetterai come sorella
per la felicità che quel rapporto potrà darci
fra venti o trenta o quarant’anni di tempo.
Sarò felice. Sposerò B.
So che B. ti piace.
COLBYGli voglio molto bene;


e sono contento al pensiero che sarà mio cognato.
Avrò bisogno di te, di tutti e due, Lucasta!
LUCASTASignificheremo qualcosa per te. Ma tu non hai bisogno di nessuno.
EGGERSONE ora posso interrompere, signorina Angel?


Perché lei e il signor Kaghan non aspettano di sotto
e non ci raggiungono quando questo colloquio sarà finito?
Sono certo che il signor Simpkins concorderà con la proposta.
COLBYCerto che li vorrei qui… Non può salire B. adesso?
EGGERSONMeglio aspettare dopo.
SIR CLAUDEGiustissimo, Eggerson.
LUCASTAAddio, Colby.
COLBYPerché dici addio?
LUCASTAAddio al Colby che Lucasta conosceva,


e addio alla Lucasta che Colby conosceva.
Da allora siamo cambiati: come dicevi tu, cambiamo sempre.
Quando tornerò saremo fratello e sorella —
o almeno lo spero. Sì, in ogni caso,
addio, Colby.
(didascalia)[Esce LUCASTA]
COLBYAddio, allora, Lucasta.
EGGERSONE ora, fra quanto aspettiamo la signora Guzzard?


SIR CLAUDE [guardando l’orologio]. Dovrebbe essere già qui! È sorprendente,


non mi ero accorto di come passava il tempo,
con la visita inattesa di Lucasta.
Dovrebbe essere qui. Non sarebbe da lei
arrivare in ritardo a un appuntamento. Me lo faceva sempre notare
quando andavo io da lei in ritardo.
(didascalia)[Entra LUCASTA]
LUCASTAScusate se torno. È un anticlimax.


Ma pare che non ci sia nessuno ad aprire la porta.
Ho appena fatto entrare una persona. È la signora Guzzard
che aspettavate. Ha un’aria piuttosto temibile.
SIR CLAUDEÈ il giorno libero di Parkman. Ma la cameriera dov’è?
LUCASTAMi è parso di sentire qualcuno cantare in dispensa.
LADY ELIZABETHOh, dimenticavo. È l’ora di raccoglimento di Gertrude.


Le ho dato delle lezioni di raccoglimento.
Ma non dovrebbe cantare.
LUCASTABeh, che faccio?
EGGERSONLasci che scenda io a spiegare alla signora Guzzard


e poi la accompagni su.
SIR CLAUDENo, la voglio qui, Eggerson.


Vuoi accompagnarla su tu, Lucasta?
LUCASTALo farò fare a B.
(didascalia)[Esce LUCASTA]
SIR CLAUDEVorrei che tu organizzassi meglio gli orari della servitù.


È un inizio davvero sfortunato.
LADY ELIZABETHHa fatto progressi, sotto la mia guida;


ma non avrebbe dovuto cantare.
SIR CLAUDEBene, siamo pronti?
(didascalia)[Un colpo discreto. Entra KAGHAN, accompagnando MRS. GUZZARD. Esce KAGHAN]
SIR CLAUDEBuongiorno, signora Guzzard. Devo scusarmi:
temo che ci sia stata una certa incompetenza domestica.
Avrebbero dovuto annunciarla.
MRSGUZZARD. Credo di essere stata puntuale.


Ma non mi è pesato affatto aspettare, Sir Claude.
So che lei è sempre molto occupato.
SIR CLAUDEAnzitutto, mi permetta di presentarle mia moglie.


Lady Elizabeth Mulhammer.
LADY ELIZABETHBuongiorno, signora Guzzard.


Lei non mi conosce, ma io so di lei:
abbiamo più cose in comune di quanto lei immagini.
MRSGUZZARD. Suppone che intenda Colby?
LADY ELIZABETHSì. A che fare con Colby.
SIR CLAUDEElizabeth, sai che dobbiamo lasciarlo fare a Eggerson.
Questo è il signor Eggerson, signora Guzzard:
il mio segretario privato. Vale a dire
il predecessore di Colby, che si è ritirato di recente.
Ora vive… in campagna. Ma conosce tutta la storia:
ha goduto della mia fiducia — e posso dire, è mio amico —
da moltissimi anni. Perciò gli ho chiesto di essere presente.
Spero che non le dispiaccia.
MRSGUZZARD. Perché dovrebbe dispiacermi?


Ho sentito parlare del signor Eggerson da Colby.
Sono lietissima di fare la sua conoscenza.
SIR CLAUDEE ho pensato che potesse… condurre lui la riunione:


è l’anima stessa del tatto e della discrezione.
MRSGUZZARD. Certamente, Sir Claude, se è questo che desidera.


Ma l’argomento di questo incontro —
che riguarda Colby, suppongo — è dunque così riservato?
EGGERSONSì, è proprio così che lo definirei, signora Guzzard.


Devo intendere, Sir Claude, che apra io la discussione?
SIR CLAUDESe vuole, Eggerson.
EGGERSONAllora cominciamo.


La questione riguarda, come lei ha supposto, il signor Simpkins.
Riguarda inoltre un problema di paternità.
LADY ELIZABETHO di maternità.
SIR CLAUDENon interrompere, Elizabeth.
MRSGUZZARD. Non la seguo.
EGGERSONLe cose stanno così, signora Guzzard.


Solo di recente Lady Elizabeth
ha sentito nominare il suo nome dal signor Simpkins.
L’hanno colpita il suo nome e il fatto che lei viva a Teddington.
E ora dobbiamo tornare indietro di molti anni:
beh, non poi tanti anni — quando si arriva alla mia età
il passato e il futuro sembrano entrambi brevissimi —
ma abbastanza indietro perché la domanda sia possibile.
Lady Elizabeth, prima del suo matrimonio,
ebbe un figlio
LADY ELIZABETHUn maschio.
EGGERSONEbbe un figlio


che non poté, date le circostanze, riconoscere.
Accade non di rado, signora Guzzard.
MRSGUZZARD. Ne sono consapevole. So che accade.
EGGERSON— Del quale si prese cura il padre.
Vale a dire: fu affidato alle cure
di una madre adottiva fino a nuovo avviso.
Purtroppo il padre morì all’improvviso…
LADY ELIZABETHFu travolto. Da un rinoceronte


in Tanganica.
SIR CLAUDENon è pertinente.


Lascia fare a Eggerson.
EGGERSONIl padre morì all’estero.


Lady Elizabeth non conosceva il nome della signora
che aveva preso il bambino. O meglio, l’aveva dimenticato.
Non era, in ogni caso, in una posizione
tale da poter avviare delle ricerche.
Così, per molti anni, è rimasta senza un indizio
fino all’altro giorno. Questo figlio, signora Guzzard,
se è vivo, dev’essere ormai un uomo fatto.
Credo che lei non abbia avuto figli suoi;
ma sono certo che può capire.
MRSGUZZARD. Posso capire.


Ho avuto un figlio, e l’ho perduto. Non nel modo
in cui è andato perduto il figlio di Lady Elizabeth.
Speriamo che il figlio le sia restituito.
EGGERSONÈ esattamente ciò a cui miriamo.


Abbiamo un indizio — o quello che sembra un indizio.
Per questo Sir Claude le ha chiesto di essere presente.
MRSGUZZARD. Pensate che io possa esservi d’aiuto?
EGGERSONSembra appena possibile. Pochi giorni fa,


come ho detto, Lady Elizabeth ha appreso il suo nome;
e quel nome le è parso familiare.
MRSGUZZARD. Davvero? Non è un nome molto comune.
EGGERSONÈ proprio questo che l’ha colpita. La signora Guzzard


di Teddington! Lady Elizabeth è convinta
che fosse a una signora Guzzard di Teddington
che venne affidato il suo figlio appena nato.
Certo, potrebbe sbagliarsi su Teddington…
LADY ELIZABETHNon mi sbaglio su Teddington.
EGGERSONSuggerivo soltanto, Lady Elizabeth,


che ci sono altri luoghi il cui nome suona come Teddington,
ma non molti nomi che suonino come Guzzard —
o se ce ne sono, sono altrettanto rari.
Ma, signora Guzzard, è qui che può aiutarci —
conosce lei qualche altra signora Guzzard?
MRSGUZZARD. Nessuna.
EGGERSONIntendo dire, né a Teddington né altrove?


Ora devo farle una domanda più delicata:
ha mai, in qualche momento, preso in casa un bambino
un bambino, voglio dire, di genitori a lei ignoti —
a tali condizioni?
MRSGUZZARD. Sì, presi in casa un bambino.


Mio marito e io eravamo senza figli… a quel tempo,
e molto poveri. Offriva due vantaggi.
EGGERSONE conosceva il nome del padre


o quello della madre?
MRSGUZZARD. Non mi dissero né l’uno né l’altro.


Mi fecero capire che il bambino era molto ben imparentato:
altrimenti non l’avrei preso.
Ma me lo portò una terza persona,
tramite la quale venivano fatti i pagamenti mensili.
EGGERSONLe condizioni erano soddisfacenti?
MRSGUZZARD. Molto soddisfacenti —


finché, s’intende, il denaro arrivava.
EGGERSONI pagamenti cessarono?
MRSGUZZARD. Di colpo.
LADY ELIZABETHDev’essere stato quando Tony ebbe l’incidente.
MRSGUZZARD. Mi fu comunicato che il padre era morto


senza fare testamento.
LADY ELIZABETHEra molto sbadato.
MRSGUZZARD. E che gli eredi non riconoscevano alcuna responsabilità.


La madre, suppongo, avrebbe potuto ottenere un provvedimento
se avesse potuto stabilire la paternità;
ma io non sapevo chi fosse! Che potevo fare?
LADY ELIZABETHOh, Claude, vedi? Capisci, Colby?
SIR CLAUDENon essere ancora così certa, Elizabeth.
LADY ELIZABETHNon c’è alcun dubbio.


Colby è mio figlio.
MRSGUZZARD. Suo figlio, Lady Elizabeth?


Sta insinuando che io abbia tenuto un figlio suo
ingannando Sir Claude col far credere che fosse il suo?
SIR CLAUDEÈ proprio questo il punto. Mia moglie si è convinta


che Colby sia suo figlio. Io so che è mio figlio.
E le ho chiesto di venire qui perché possa dirglielo.
EGGERSONNon lo prenda come un’allusione personale,


signora Guzzard. Tutt’altro. Deve avere indulgenza
per una madre che ha sperato contro ogni speranza
di ritrovare il figlio. Si metta nei suoi panni.
Se lei avesse perduto suo figlio, in modo simile,
non si aggrapperebbe a qualsiasi fuscello
che offrisse una speranza di ritrovarlo?
MRSGUZZARD. Forse sì.
LADY ELIZABETHNella mia mente non c’è l’ombra di un dubbio.


Mi stupisce che lei, Eggerson, con la sua formazione giuridica,
parli di fuscelli! Colby è mio figlio.
MRSGUZZARD. Date le circostanze, ignoro quell’osservazione.
EGGERSONPosso versare una goccia d’olio su queste acque agitate?


Affrontiamo la questione da un altro lato,
e chiediamo alla signora Guzzard che ne fu del bambino
che prese in casa, e che potrebbe essere quello di Lady Elizabeth.
SIR CLAUDEÈ una proposta molto sensata, Eggerson.


Un soffio di buonsenso. Grazie di questo.
MRSGUZZARD. Ce ne separammo. Un bambino delizioso.


Fui felice di tenerlo finché i pagamenti arrivavano;
ma non potevamo permetterci di adottare il bambino,
né di continuare a tenerlo, quando i pagamenti cessarono.
EGGERSONE come se ne liberò?
MRSGUZZARD. Avevamo dei vicini


senza figli, e ansiosi di adottare un bambino.
Se n’erano invaghiti. Così l’adottarono.
Poi lasciarono Teddington e li perdemmo di vista.
EGGERSONMa ne conosce il nome?
MRSGUZZARD. Sì, ne conosco il nome:


come il mio, un nome piuttosto insolito.
Forse sarebbe possibile rintracciarli.
Il nome era Kaghan.
SIR CLAUDESi chiamavano Kaghan!
MRSGUZZARD. K-A-G-H-A-N. Un nome strano.


Erano ottime persone. Non conformisti.
EGGERSONE il bambino, suppongo, aveva un nome di battesimo?
MRSGUZZARD. Nulla indicava che il bambino fosse stato battezzato


quando venne da noi; ma non potevamo esserne certi.
Mio marito era scrupoloso in queste cose,
e così gli facemmo impartire il battesimo condizionato.
EGGERSONChe nome gli deste?
MRSGUZZARD. Chiamammo il bambino Barnaba.
LADY ELIZABETHBarnaba? Non c’è mai stato un nome simile


nella mia famiglia. Né, ne sono certa, in quella di suo padre.
Ma come mai fu chiamato Colby?
SIR CLAUDEMa, Elizabeth, non è Colby!


Non vedi chi è?
MRSGUZZARD. Il nome lo scelse mio marito.


Ci eravamo sposati nella chiesa di San Barnaba.
COLBYBarnaba Kaghan. È lui il cuginetto


che morì? Non ricordi, zia Sarah,
quando trovai un sonaglio e un campanellino,
e tu mi dicesti che avevo avuto un cuginetto
che era morto?
MRSGUZZARD. Sì, Colby, è ciò che ti dissi.
LADY ELIZABETHDunque il mio figlio è vivo. Ne ero sicura.


Ma credo che Colby sia Barnaba.
SIR CLAUDENo, Elizabeth, Barnaba è Barnaba.


Devo spiegarle questo, signora Guzzard.
Ho un giovane collega molto promettente —
anzi, il giovanotto che l’ha accompagnata su —
che si chiama Barnaba Kaghan.
LADY ELIZABETHBarnaba?
SIR CLAUDESì, Elizabeth. A volte deve firmare col nome per esteso.


Ma quel nome non gli piace, per qualche ragione;
così lo chiamiamo B.
MRSGUZZARD. Un nome ottimo.


Dovrebbe esserne fiero.
LADY ELIZABETHQuanti anni ha questo Barnaba?
SIR CLAUDEVentotto, credo.
MRSGUZZARD. Dovrebbe averne ventotto.
LADY ELIZABETHAllora devo aver sbagliato i conti.
SIR CLAUDEQuesto non mi sorprenderebbe.
LADY ELIZABETHSì, che anno era?


Mi sto confondendo tanto. Con Colby che è Barnaba —
voglio dire, che non è Barnaba. E il signor Kaghan
che è Barnaba. Immagino che mi ci abituerò.
COLBYMa lui aspetta di sotto! Non è questo il momento
perché io lo faccia salire? E anche Lucasta?
EGGERSONOttima proposta, signor Simpkins.
(didascalia)[Esce COLBY]
EGGERSONE ora, se lei è d’accordo, Lady Elizabeth,


possiamo interrogare il signor Kaghan sui suoi genitori;
e se il signore e la signora Kaghan sono ancora vivi
la signora Guzzard dovrebbe poterli identificare.
LADY ELIZABETHE questo proverà che il signor Kaghan —


questo signor Kaghan — è mio figlio?
EGGERSONCrea una probabilità intrinseca —


se è questa l’espressione giusta.
SIR CLAUDECredo, Elizabeth,


che tu abbia ritrovato tuo figlio.
EGGERSONSalvo conferma.
LADY ELIZABETHE salvo la mia capacità di adattarmici.
(didascalia)[Rientra COLBY, con KAGHAN e LUCASTA]
COLBYHo detto loro di prepararsi a una sorpresa.
LADY ELIZABETHBarnaba! Il suo nome è Barnaba?
KAGHANMa sì, è così. Gliel’ha detto lei, Sir Claude?
SIR CLAUDENo, B. È stata la signora Guzzard a rivelarlo.


Questo è il signor Barnaba Kaghan —
la signora Guzzard. E… mia figlia Lucasta.
KAGHANMa come faceva la signora Guzzard a sapere il mio nome?
MRSGUZZARD. Il signore e la signora Alfred Kaghan erano i suoi genitori?
KAGHANSì. Lo sono. I miei genitori adottivi.
MRSGUZZARD. E vissero, un tempo, a Teddington?
KAGHANCredo di sì. Ma perché le interessa?
MRSGUZZARD. Lady Elizabeth, credo che questo sia suo figlio.


Se è così, sono discolpata dal suo ingiusto sospetto.
EGGERSONSignor Kaghan, i suoi genitori adottivi sono vivi?
KAGHANNel Kent. Volevano ritirarsi in campagna.


Così trovai loro un posticino vicino a Sevenoaks
dove tengono le api. Ma perché me lo chiede?
LADY ELIZABETHPerché, Barnaba, pare che lei sia mio figlio.
EGGERSONVorrà ottenere conferma


di questa interessante scoperta, signor Kaghan,
mettendo i suoi genitori adottivi in contatto
con la signora Guzzard. Tocca a loro confermare
di averla presa, da bambino, dalla signora Guzzard,
alla quale, a quanto pare, lei era stato affidato dapprima.
KAGHANNon so proprio quale emozione registrare…
LUCASTANon hai più bisogno di parlare quella lingua:


di’ semplicemente che sei imbarazzato.
KAGHANBeh, sono imbarazzato.


Se Lady Elizabeth è mia madre…
LADY ELIZABETHNon c’è il minimo dubbio al riguardo, Barnaba.


Sono sua madre.
KAGHANMa chi era mio padre?
LADY ELIZABETHMorì all’improvviso. Per un incidente fatale,


quando lei era piccolissimo. Ecco perché fu adottato.
KAGHANMa che cosa faceva? Era un finanziere?
LADY ELIZABETHNon era portato per i numeri. Il suo talento per gli affari


le viene, suppongo, dal lato mio della famiglia.
Ma era in un reggimento ottimo —
per un po’ di tempo, almeno.
KAGHANBeh, dovrò abituarmici.


Ma vorrei sapere come devo rivolgermi a lei,
Lady Elizabeth. Sono sempre stato abituato
a considerare la signora Kaghan come mia madre.
LADY ELIZABETHAllora, per evitare ogni pericolo di confusione,


può chiamarmi zia Elizabeth.
KAGHANCertamente più facile.
LADY ELIZABETHE vorrò conoscerli.


Claude, dobbiamo invitare i Kaghan a cena.
SIR CLAUDEMa certo, Elizabeth.
KAGHANMa, Lady Elizabeth —


voglio dire, zia Elizabeth: se la chiamo zia Elizabeth,
le dispiacerebbe molto chiamarmi… semplicemente «B»?
LADY ELIZABETHCertamente, se lo preferisce, Barnaba.
LUCASTAPerché non ti piace il nome di Barnaba?
KAGHANNon voglio che la gente mi chiami «Barney» —


Barney Kaghan! Kaghan va benissimo.
Ma Barney Kaghan — suona un po’ pacchiano:
non farebbe la giusta impressione nella City.
LUCASTAQuando sarai consigliere comunale, sarai Sir Barney Kaghan!
LADY ELIZABETHE sono contentissima che annunciate il vostro fidanzamento.


Lucasta, mi occuperò io del tuo matrimonio.
LUCASTAAvevamo pensato di sposarci in tutta discrezione


in un municipio.
LADY ELIZABETHDovete sposarvi in chiesa.
MRSGUZZARD. Sono lieta di sentirglielo dire, Lady Elizabeth.


Ma è soddisfatta?
LADY ELIZABETHSoddisfatta? Di che cosa?
MRSGUZZARD. Che i suoi sospetti su di me fossero del tutto infondati.
LADY ELIZABETHOh, signora Guzzard, non avevo alcun sospetto!


Pensavo che ci fosse stata una confusione — tutto qui.
MRSGUZZARD. Temevo che nella sua mente ci fosse una confusione


fra il significato di confusione e quello di impostura.
SIR CLAUDENon credo che ci sia più alcuna confusione:


sono certo che mia moglie è perfettamente convinta;
e la… madre del signor Kaghan, ne sono sicuro, lo confermerà.
MRSGUZZARD. Questo è nel mio interesse quanto in quello di chiunque altro.


Ma sua moglie si dirà soddisfatta,
quando avrà le prove che i Kaghan forniranno,
di riconoscere Barnaba Kaghan come suo figlio?
[a LADY ELIZABETH] È contenta di averlo come figlio?
SIR CLAUDEMi pare una domanda strana, signora Guzzard.
MRSGUZZARD. Sono stata chiamata qui a rispondere a domande strane —


e ora tocca a me farle.
Vorrei esaudire i desideri di tutti.
LADY ELIZABETHOh, certo… Sì, sono sicura… Sarò felicissima.
MRSGUZZARD. Lei desiderava suo figlio, e ora ha suo figlio.


Tutti noi dobbiamo adattarci
al desiderio che ci viene esaudito. Può essere un processo doloroso,
lo so bene. E lei, Barnaba Kaghan,
è soddisfatto di scoprirsi figlio
di Lady Elizabeth Mulhammer?
KAGHANÈ molto meglio che essere un trovatello —


se saprò esserne all’altezza. E… sì, certo,
se riuscirò a metterla a posto con i miei genitori.
Ci sono affezionato, sa.
LADY ELIZABETHCi penserò io, Barnaba.
KAGHANB. — se non le dispiace, zia Elizabeth.
LADY ELIZABETHB. — e sono certa che diventeremo grandi amici.
EGGERSONSono certo che non desideriamo altro.
MRSGUZZARD. I desideri, una volta realizzati, a volte si rivoltano


contro chi li ha formulati.
[a LADY ELIZABETH e KAGHAN] Non con voi, credo.
[a LUCASTA] Né, per quanto posso giudicare, con lei.


Forse lei è qui la più saggia fra chi ha desiderato:
non le chiederò se è soddisfatta
di essere la moglie di Barnaba Kaghan,
la nuora di Lady Elizabeth,
e la figlia di Sir Claude Mulhammer.
SIR CLAUDEQuesto riguarda me — che lei sia soddisfatta


di essere mia figlia.
MRSGUZZARD. E ora, Colby,


devo chiederti: hai avuto ciò che desideravi?
SIR CLAUDEColby voleva soltanto essere certo della verità.
COLBYÈ una domanda molto strana, zia Sarah:


alla quale posso dare solo una risposta strana.
Sir Claude ha ragione: volevo conoscere la verità.
Quale essa sia, non importa. Tutto ciò che volevo era liberarmi
dall’assillo di sapere che c’è un fatto
che non si conosce. Ma il fatto in sé
è irrilevante, una volta che lo si conosce.
MRSGUZZARD. Non avevi una preferenza? Fra un padre e una madre?
COLBYNon ho mai avuto né padre né madre —


per B. è diverso. Lui ha avuto i genitori adottivi,
e così può permettersi un altro legame.
Lasciate mia madre riposare in pace. Quanto a un padre —
io ho l’idea di un padre.
Mi è venuta proprio ora. Vorrei un padre
che non ho mai conosciuto e che non potrei conoscere adesso,
perché sarebbe morto prima che io nascessi
o prima che potessi ricordarlo; che potrei conoscere
soltanto per sentito dire, per documenti —
la storia della sua vita, del suo successo o del suo fallimento…
forse più del suo fallimento che del suo successo —
per gli oggetti che gli appartennero, e per fotografie sbiadite
in cui cercherei di decifrare una somiglianza;
la cui immagine potrei creare nella mia mente
per vivere con quell’immagine. Un uomo comune
la cui vita io potessi in qualche modo perpetuare
essendo la persona che lui avrebbe voluto essere
e facendo le cose che lui aveva desiderato fare.
MRSGUZZARD. Di chi vorresti essere figlio, Colby:
di Sir Claude — o di qualche altro uomo,
oscuro e silenzioso? Un uomo morto, Colby.
Sta’ attento a ciò che dici.
COLBYDi un uomo morto e oscuro.
MRSGUZZARD. Avrai il tuo desiderio. E quando avrai il tuo desiderio


dovrai venire a patti con esso. Avrai un padre
morto, e a te sconosciuto.
SIR CLAUDEChe cosa vuol dire?
MRSGUZZARD. Colby non è suo figlio, Sir Claude.
COLBYChi era mio padre, allora?
MRSGUZZARD. Herbert Guzzard.


Sei figlio di un musicista deluso.
COLBYE chi era mia madre?
MRSGUZZARD. Lascia riposare in pace tua madre.


Ero io tua madre; ma scelsi di essere tua zia.


Così puoi avere ciò che desideri, e non avere madre.
SIR CLAUDESignora Guzzard, questo è perfettamente incredibile!


Non può aver portato avanti un simile inganno
per tutti questi anni. E perché avrebbe dovuto ingannarmi?
EGGERSONSignora Guzzard, può comprovare questa dichiarazione?
MRSGUZZARD. Registrazione di nascita. A Herbert e Sarah Guzzard,


un figlio.
EGGERSONE che ne è di sua sorella e del suo figlio?
MRSGUZZARD. Registrazione di morte. Il bambino non nacque mai.
SIR CLAUDENon ci credo. Semplicemente non posso crederci.


Signora Guzzard, lei sta inventando questa finzione
in risposta a ciò che Colby ha detto di volere.
EGGERSONEsaminerò io stesso i registri, Sir Claude.


Non che dubitiamo della sua parola, signora Guzzard:
ma in una faccenda di tale estrema importanza
capirà la necessità di una conferma esatta.
MRSGUZZARD. Lo capisco, signor Eggerson. Molto bene.
SIR CLAUDEIo non ci crederò. Non crederò a quei registri.


Pretende di aver portato avanti un inganno
per venticinque anni? È del tutto impossibile.
MRSGUZZARD. Non avevo intenzione di ingannarla, Sir Claude,


finché non si ingannò da sé. Quando lei andò in Canada
mia sorella scoprì che aspettava un bambino:
questo è vero. Anch’io ne aspettavo uno.
Questo lei non lo sapeva. Non la riguardava.
Come ho appena detto, mia sorella morì
prima che il bambino potesse nascere. Lei era lontanissimo;
le mandai un messaggio, che non le giunse mai.
Al suo ritorno venne subito da me;
e mi trovai a dover essere io a darle la notizia.
Lei vide il bambino. Diede per scontato che fosse suo;
ed era così contento che, in quel momento, mi trattenni
dal disingannarla. E poi pensai — perché no?
Anche mio marito era morto. Ero rimasta poverissima.
Se le avessi lasciato credere che il bambino era suo,
mio figlio avrebbe avuto assicurato un avvio decoroso nella vita —
questo lo sapevo. E l’avrebbe reso così felice!
Se avessi detto che il bambino era mio, che avvenire avrebbe avuto?
E poi mi spaventai di ciò che avevo fatto.
Benché non avessi mai detto «questo bambino è suo»,
temevo che mi chiedesse il certificato di nascita.
Non me lo chiese mai. E così andò avanti.
SIR CLAUDEÈ orribilmente plausibile. Ma non può essere vero.
MRSGUZZARD. Consideri, Sir Claude. Le direi tutto questo


se non fosse vero? Dicendole la verità
sacrifico le mie ambizioni per Colby.
Sacrifico anche il mio sacrificio di prima.
Questo è ancora più grande del sacrificio che feci
quando la lasciai rivendicarlo. Le sembra cosa da poco
per me vedere l’ambizione della mia vita ridotta a nulla?
Quando rinunciai al mio posto di madre di Colby
rinunciai a qualcosa che non avrei mai potuto riavere.
Non capisce che questa rivelazione
spinge il coltello più a fondo e lo rigira nella piaga?
Avrei preferito di gran lunga che i fatti fossero altri.
COLBYTi credo. Devo crederti:


questo mi dà la libertà.
SIR CLAUDEMa, Colby —


se questo fosse vero — certo che non può essere vero! —
ma vedo che lei ci crede. Vuole crederci.
Bene, allora ci creda. Ma non lasci che questo cambi
i nostri rapporti. O, forse, in meglio?
Forse saremo più felici insieme se lei penserà
che io non sono suo padre. L’accetterò.
Purché lei resti con me. Non farà alcuna differenza
per i miei progetti sul suo avvenire.
COLBYGrazie, Sir Claude.


Lei è un uomo molto generoso. Ma ora che so chi era mio padre
devo seguire mio padre — così da poter arrivare a conoscerlo.
SIR CLAUDEChe cosa vuol dire?
COLBYVoglio fare l’organista.


Non importa il successo —
prima ho mirato troppo in alto — oltre le mie capacità.
Credevo di non voler fare l’organista
quando scoprii di non avere alcuna possibilità di arrivare in cima —
cioè di diventare l’organista di una cattedrale.
Ma mio padre fu un organista senza successo.
MRSGUZZARD. Dovresti dire, Colby, non molto fortunato.
COLBYE io desidero seguire mio padre.
SIR CLAUDEMa, Colby:


non ricorda una conversazione che avemmo —
tanto tempo fa! — quando ci confidammo le nostre ambizioni
e la nostra delusione? E lei descrisse ciò che provava
cominciando a imparare le vie degli affari;
l’esaltazione di scoprire che sapeva trattare
materie che avrebbe creduto tanto estranee;
e il modo in cui sentiva di star cambiando?
Quella conversazione mi avrebbe convinto,
senza nessun’altra prova, che lei era mio figlio,
perché descriveva esattamente la mia esperienza.
Non significa nulla per lei l’esperienza che abbiamo condiviso?
Il cielo lo sa — e lei lo sa — che non ho posto alcun ostacolo
sulla via delle sue ambizioni musicali —
se solo fosse stato in grado di realizzarle.
Creda pure, se vuole, che io non sono suo padre:
l’accetterò. Non avanzo pretese su di lei —
tranne la pretesa della nostra somiglianza reciproca.
Abbiamo attraversato la stessa disillusione:
voglio che ne traiamo il meglio, insieme.
COLBYNo, Sir Claude. Mi duole ferirla


come la sto ferendo. Ma è cosa molto diversa.
Finché credevo che lei fosse mio padre
mi accontentavo di avere avuto le stesse ambizioni
e di accettarne allo stesso modo il fallimento.
Lei aveva suo padre davanti a sé, come modello;
conosceva la sua eredità. Ora io conosco la mia.
SIR CLAUDENon le chiederò mai di considerarmi un padre;


tutto ciò che le chiedo è di considerarmi un amico.
COLBYMa lei continuerebbe a pensarmi come suo figlio.


Non può esistere un rapporto di padre e figlio
se non funziona nei due sensi. Che lei mi consideri —
come farebbe — suo figlio, quando io non potrei pensare a lei
come a mio padre: se accettassi questo
sarei colpevole verso di lei. Le voglio troppo bene.
Lei è diventato un uomo senza illusioni
su di sé, e senza ambizioni.
Ora che io ho abbandonato le mie illusioni e le mie ambizioni


non resta che l’amore. Ma non su false premesse:
ecco perché devo lasciarla.
SIR CLAUDEEggerson!


Non riesce a persuaderlo?
LADY ELIZABETHSì. Povero il mio Claude!


Cerchi di aiutarlo, Eggerson.
EGGERSONNon oserei.


Il signor Simpkins è un uomo che sa quel che vuole.
È vero, signor Simpkins, che ciò che desidera
è diventare organista di qualche chiesa parrocchiale?
COLBYÈ questo che voglio. Se qualcuno mi prenderà.
EGGERSONSe è così, mi capita di sapere di un posto vacante


proprio nella mia parrocchia, a Joshua Park —
se le andasse. L’organista che avevamo
è morto due mesi fa. Ne stiamo cercando un altro.
COLBYCrede che accetterebbero di mettermi alla prova?
EGGERSONMetterla alla prova? Ne sono certo.


Pare che i buoni organisti non abbiano voglia di venire a Joshua Park.
COLBYMa le ho detto che non sono un organista molto bravo!
EGGERSONNon dica così, signor Simpkins, finché non avrà provato il nostro organo!
COLBYBeh, se riuscisse a indurli a provarmi…
EGGERSONIl Consiglio parrocchiale ne sarà felicissimo,


e io ho una certa influenza. Sono il fabbriciere del Vicario.
COLBYVorrei fare domanda.
EGGERSONLo stipendio è modesto —


modestissimo, temo. Non basta per viverci.
Dovremo pensare ad altri modi
di integrare il reddito. Lezioni di pianoforte? —
come misura provvisoria; perché, signor Simpkins —
spero che non lo prenda come un’impertinenza —
non la vedo passare tutta la vita come organista.
Credo che arriverà a scoprire di avere un’altra vocazione.
Abbiamo lavorato insieme ogni giorno, sa,
per un bel po’ di tempo, e l’ho osservata da vicino.
Signor Simpkins! Penserà a studiare per prendere gli ordini.
E le resterà la musica. Ma sì, signor Simpkins,
Joshua Park potrebbe essere solo un trampolino
verso un posto di precentore! E un canonicato!
COLBYAttraverseremo quel ponte quando ci arriveremo, Eggers.


Oh, mi scusi…
EGGERSONNon si scusi: sono felicissimo.


E a proposito, un punto pratico:
se accettasse il posto, vorrà orientarsi un po’
a Joshua Park prima di scegliere un alloggio;
noi abbiamo una stanza libera. Saremmo felicissimi
se volesse fermarsi da noi finché non si sia sistemato.
COLBYNe sarei davvero lietissimo — se la signora Eggerson fosse d’accordo.
EGGERSONNon ci sarà nessuno più contento della signora E.;


di questo posso assicurarla.
MRSGUZZARD. Signor Eggerson,


non posso vedere le cose come lei,
essendo stata io stessa moglie di un organista;
ma anche lei, credo, ha avuto un desiderio esaudito.
— Credo che questo colloquio possa ormai considerarsi chiuso.
Se vuole scusarmi, Sir Claude…
SIR CLAUDEScusarla? Sì.
MRSGUZZARD. Tornerò a Teddington. Colby,


vuoi chiamarmi un taxi per andare a Waterloo?
COLBYChiamarti un taxi? Sì, zia Sarah;


ma dovrei accompagnarti a casa.
MRSGUZZARD. A casa? Solo fino a un taxi.


Le dispiace se mi congedo, Sir Claude?
Qui non servo più.
(didascalia)[Esce COLBY]
SIR CLAUDEDispiacermi? E che cosa mi dispiace ormai?
MRSGUZZARD. Allora le dico addio. Avete avuto tutti ciò che desideravate,


in una forma o nell’altra. Lei e io, Sir Claude,
avemmo i nostri desideri venticinque anni fa;


ma non ci accorgemmo, quando li avemmo,
che nel contratto c’era una clausola di scadenza a termine.
SIR CLAUDEChe cosa? Ah. Addio, signora Guzzard.
(didascalia)[Esce MRS. GUZZARD]
SIR CLAUDEChe è successo? Se ne sono andati? Colby torna?
LADY ELIZABETHPovero il mio Claude!
(didascalia)[LUCASTA attraversa la scena verso SIR CLAUDE e si inginocchia accanto a lui]
KAGHANSa, Claude, credo che abbiamo fatto tutti lo stesso errore —


tutti tranne Eggers…
EGGERSONIo, signor Kaghan?
KAGHANVolevamo che Colby fosse qualcosa che non era.
LADY ELIZABETHImmagino che valga per te e per me, Claude.


Fra il non sapere che cosa gli altri vogliono da noi
e il non sapere che cosa dobbiamo chiedere agli altri,
si fanno degli errori! Ma intendo fare meglio.
Claude, dobbiamo cercare di capire i nostri figli.
KAGHANE a noi piacerebbe capire voi…


voglio dire, includo tutti e due,
Claude… e zia Elizabeth.
Sa, Claude, sia Lucasta sia io
vorremmo significare qualcosa per lei… se ce lo permettesse;
e ci prenderemmo la responsabilità di significarlo davvero.
(didascalia)[LUCASTA cinge SIR CLAUDE con le braccia]
SIR CLAUDENon lasciarmi, Lucasta.


Eggerson! Le crede davvero?
(didascalia)[EGGERSON annuisce]
SIR CLAUDESIPARIO
Gli interpreti della prima rappresentazione al
Festival di Edimburgo
25 agosto – 5 settembre 1953


Sir Claude Mulhammer
PAUL ROGERS
Eggerson
ALAN WEBB
Colby Simpkins
DENHOLM ELLIOTT
B. Kaghan
PETER JONES
Lucasta Angel
MARGARET LEIGHTON
Lady Elizabeth Mulhammer
ISABEL JEANS
Mrs. Guzzard
ALISON LEGGATT
Produzione di HENRY SHEREK
Regia di E. MARTIN BROWNE
Scene di HUTCHINSON SCOTT
* Le parole di Lady Elizabeth fuori scena non sono destinate a essere udite distintamente dal pubblico in teatro.

IL GRANDE STATISTA
A MIA MOGLIE
a cui devo la gioia balzante
che ravviva i miei sensi nel tempo della veglia
e il ritmo che governa il riposo del nostro tempo del sonno,
il respiro all’unisono
degli amanti…
che pensano gli stessi pensieri senza bisogno di parole
e balbettano le stesse parole senza bisogno di senso:
a te dedico questo libro, per restituire come posso
con parole una piccola parte di ciò che tu mi hai dato.
Le parole dicono ciò che dicono, ma alcune hanno un senso ulteriore
per te e per me soltanto.
Personaggi
MONICA CLAVERTON-FERRY
CHARLES HEMINGTON
LAMBERT
LORD CLAVERTON
FEDERICO GOMEZ