THE CONFIDENTIAL CLERK Characters SIR CLAUDE MULHAMMER EGGERSON COLBY SIMPKINS B. KAGHAN LUCASTA ANGEL LADY ELIZABETH MULHAMMER MRS. GUZZARD
Atto 1, Scena 1
THE CONFIDENTIAL CLERK Characters SIR CLAUDE MULHAMMER EGGERSON COLBY SIMPKINS B. KAGHAN LUCASTA ANGEL LADY ELIZABETH MULHAMMER MRS. GUZZARD
Atto 1, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Lo studio degli affari al primo piano, da SIR CLAUDE MULHAMMER, a Londra, in casa sua. Primo pomeriggio. SIR CLAUDE scrive alla scrivania. Entra EGGERSON. |
| SIR CLAUDE | Ah, eccola, Eggerson! Puntuale come sempre. Mi dispiace doverla far salire fino a Londra, da Joshua Park, per una commissione simile. Ma sa che mia moglie non vorrebbe che ad accoglierla a Northolt ci fosse altri che lei. E non potevo mandare Colby. Non è questo il modo di preparare il loro primo incontro, al suo ritorno dalla Svizzera. |
| EGGERSON | Impossibile, Sir Claude! Una situazione delicatissima — il suo primo incontro con il signor Simpkins. Ma ero contento della scusa per venire a Londra: ho passato la mattinata a far compere! Attrezzi da giardinaggio. Quante cose servono per un giardino! E ho pensato: è il momento giusto per comprare attrezzi nuovi, così da non perdere un istante alla fine dell’inverno. E ho trovato una stoffa intonata per la signora E., che desiderava da un pezzo. Sarà contenta. Poi ho pranzato al magazzino — hanno un ristorante; un ottimo pranzo, e a buon mercato, per i tempi che corrono. Ma dov’è il signor Simpkins? Sarà qui? |
| SIR CLAUDE | Stamattina ho dovuto mandarlo alla City, ma tornerà, spero, prima che lei parta. |
| EGGERSON | E come se la cava? A meraviglia, ne sono certo, dato che non ho più saputo nulla dall’ultima volta che sono venuto. |
| SIR CLAUDE | Beh, naturalmente, Eggerson, lei è insostituibile… |
| EGGERSON | Oh, Sir Claude, non dovrebbe dirlo! Il signor Simpkins è molto più qualificato di quanto fossi io per essere il suo segretario privato. Stava prendendo le misure, e in fretta, nel tempo in cui abbiamo lavorato insieme. Tutto ciò che gli serve è fiducia. |
| SIR CLAUDE | Ed esperienza. Con un giovane è necessario qualche assestamento. Ma mi pare che stia afferrando il meccanismo, e credo che cominci a prenderci un vivo interesse. |
| EGGERSON | E sta superando la sua delusione? Naturalmente non gliene ho mai parlato: è solo quello che mi ha detto lei. |
| SIR CLAUDE | Riguardo alla sua musica. Sì, credo di sì. Capisco che cosa prova. È come me, Eggerson. La stessa delusione in forma diversa. Non dimenticherà che la sua grande ambizione era di fare l’organista, proprio come io non posso dimenticare… non importa. La cosa importante era trovare qualcos’altro che potesse fare, e fare bene. E credo che l’abbia trovato, proprio come feci io. Gli parlerò di me. Ma finora l’ho lasciato a se stesso: ho pensato che si sarebbe adattato più in fretta a questa vita se avessimo cominciato su un piano puramente d’affari. |
| EGGERSON | Senza dubbio è la cosa migliore. Mentre vive ancora dalla zia a Teddington, e viene su ogni giorno, proprio come facevo io. E l’appartamentino nella corte? Fra quanto sarà pronto per lui? |
| SIR CLAUDE | Devono ancora finire le pareti. E poi va ammobiliato. Sto cercando di trovargli un pianoforte davvero buono. |
| EGGERSON | Un pianoforte? Sì, sono certo che si sentirà a casa quando avrà un pianoforte. Lei pensa a tutto. Ma se posso permettermi un suggerimento: le cassette da finestra! Ha mostrato tanto interesse per il mio giardino che credo dovrebbe avere le cassette da finestra. Un giorno vorrà un giardino tutto suo. E sì, una vaschetta per gli uccelli! |
| SIR CLAUDE | Una vaschetta per gli uccelli? Nella corte? A che scopo? |
| EGGERSON | Mi ha detto che gli piace molto osservare gli uccelli. |
| SIR CLAUDE | Ma non ci saranno uccelli — nessuno che valga la pena osservare. |
| EGGERSON | Non saprei, Sir Claude. Proprio l’altro giorno ho letto una lettera sul Times sugli uccelli selvatici avvistati a Londra: e sono certo che, se qualcuno li troverà, sarà il signor Simpkins. |
| SIR CLAUDE | Bene, lasciamo perdere per ora. Dato che abbiamo un po’ di tempo prima che lei parta per Northolt — l’automobile sarà pronta — pensiamo a che cosa dirà a Lady Elizabeth, tornando dall’aeroporto, a proposito di Colby. Credo che dovrebbe avvertirla di chi incontrerà al suo arrivo. |
| EGGERSON | Come vorrebbe che affrontassi l’argomento? |
| SIR CLAUDE | Naturalmente sa che lei desiderava ritirarsi, dato che ne abbiamo discusso a proposito della sua sostituzione. Ma sa bene che lo considera — beh, a tutti gli effetti uno di famiglia. |
| EGGERSON | È un grande complimento. |
| SIR CLAUDE | E ben meritato; ma piuttosto scomodo quando si tratta di nominare un successore. Rende molto difficile sostituirla. Ritiene di dover avere voce nella scelta; e per di più è convinta che lei, più di chiunque altro, sappia giudicare il carattere meglio di me. |
| EGGERSON | Oh, non direi, Sir Claude! Ha troppo rispetto per il suo genio negli affari. Ma è vero che crede di avere ciò che chiama «guida». |
| SIR CLAUDE | La guida. È peggio che credere nel proprio giudizio: su quello si potrebbe discutere. Con la guida non si discute. Ma se dovesse sembrare perplessa, o seccata del fatto che ho fatto la nomina durante la sua assenza, dica che lei ha dovuto lasciare per ordine del medico. Si è sempre preoccupata della sua salute, perciò sarà comprensiva. E quanto a Colby — dica che il signor Simpkins aveva ottime referenze, e dica che ho dovuto decidere in fretta perché aveva un’altra offerta molto allettante. Qualcosa del genere. Non ci si dilunghi troppo. E spero proprio che le piaccia subito: se sarà così, finirà di sicuro per credere di averlo scelto lei stessa. A proposito, non dimentichi di farle sapere che è molto musicale. Potrà portarlo ai concerti. Ma non esageri! |
| EGGERSON | Me ne ricorderò. La musica. |
| SIR CLAUDE | E a proposito, quanto le ha detto in realtà di lei? Ricorda, le ho chiesto di prepararlo un poco; ci sono cose che lei saprebbe dire meglio di me, e modi in cui potrebbe rassicurarlo meglio di me. Con lei è più a suo agio che con me. |
| EGGERSON | Oh, non deve dirlo! Anche se ho fatto del mio meglio per guadagnarmi la sua fiducia. Le ho accennato al suo interesse per la Luce dall’Oriente. |
| SIR CLAUDE | E l’Apocalisse? E la Sapienza di Atlantide? |
| EGGERSON | Beh, a dire il vero, Sir Claude, ho solo sfiorato questi argomenti: sono troppo profondi per me. E ho pensato: il signor Simpkins è molto istruito. Comincerà presto ad afferrarli. No, non gli ho detto molto di Lady Elizabeth. Ma c’è una cosa che vorrei sapere — se non le dispiace — prima di andare a incontrarla. Fra quanto intende… spiegare il signor Simpkins? Regolarizzare la sua posizione in famiglia? Mi disse che era questa la sua intenzione finale. |
| SIR CLAUDE | Quando — o addirittura se — rivelerò la sua identità dipende da come lei lo prenderà. Questo pomeriggio saprà soltanto che lei si è finalmente ritirato e che ha un giovane successore, un certo signor Colby Simpkins. |
| EGGERSON | Semplicemente il signor Simpkins. |
| SIR CLAUDE | Le ragioni per farlo cominciare durante la sua assenza sono chiarissime. Ma oltre a quel punto non le ho ancora esposto i miei piani. Il motivo per cui non le ho mai parlato di lui, il motivo per cui lo incontrerà come semplice signor Simpkins, è che lei ha un forte istinto materno… |
| EGGERSON | Me ne rendo conto. |
| SIR CLAUDE | Che è stato sempre frustrato. |
| EGGERSON | Sono certo che è stato un dolore per entrambi non aver mai avuto figli. |
| SIR CLAUDE | Non peggiore, Eggerson, di quello suo e di sua moglie, per aver avuto un figlio caduto in guerra, e la sua tomba ignota. |
| EGGERSON | E lei sta pensando senza dubbio che Lady Elizabeth sarebbe richiamata al figlio che ha perduto. |
| SIR CLAUDE | In tutt’altro modo, sì. Si potrebbe dire smarrito, dato che il padre è morto e non c’è modo di rintracciarlo. Sì, pensavo al suo figlio scomparso: date le circostanze, questo potrebbe renderla gelosa. Ho spiegato tutto questo a Colby — al signor Simpkins. |
| EGGERSON | Capisco che cosa intende. |
| SIR CLAUDE | Prima deve affezionarsi a lui: e allora, Eggerson, non dispero che, nella convinzione che sia orfano, voglia che lo adottiamo. |
| EGGERSON | Adottarlo! Sì, davvero, quella sarebbe la soluzione. Sì, addirittura ideale. |
| SIR CLAUDE | Sono lieto che concordi. Il suo appoggio sarà utile. |
| EGGERSON | Sarò felicissimo di raccomandarlo. |
| SIR CLAUDE | Non deve esagerare! Ma la sua approvazione conta. Sa bene che tiene in altissimo conto il suo parere. |
| EGGERSON | Beh, credo che una volta o due, forse… Ma temo che lei sopravvaluti la mia influenza. Non sono mai riuscito a farle piacere la signorina Angel; si distrae ogni volta che la nomino. |
| SIR CLAUDE | Ma di Lucasta — la signorina Angel — sapeva fin dall’inizio. Quella era una difficoltà. E ce ne sono altre. Tanto per cominciare, sono tutte e due donne. |
| EGGERSON | Vero. |
| SIR CLAUDE | Ma non credo che badi molto alla signorina Angel. Semplicemente non la vede. E la signorina Angel si sposerà presto, immagino. |
| EGGERSON | Lo spero anch’io. Una sistemazione quanto mai adatta. Ma mi dica una cosa: se si arrivasse al punto in cui Lady Elizabeth volesse adottarlo — una soluzione ammirevole — che cosa seguirebbe? Le farebbe sapere, allora, che il signor Simpkins è in realtà suo figlio? |
| SIR CLAUDE | È lì che brancolo nel buio. Non riesco proprio a immaginare quale sarebbe la sua reazione. C’è molto che non capisco di mia moglie. C’è sempre qualcosa che si ignora di chiunque, per quanto bene lo si conosca; e può essere qualcosa della massima importanza. È quando sei sicuro di capire una persona che rischi di sbagliare su di lei nel modo peggiore. A dire il vero, c’è molto che non so di lei, Eggerson, benché abbiamo lavorato insieme per quasi trent’anni. |
| EGGERSON | Quasi trentuno. Ma ora che me lo mette così bene, devo ammettere che c’è molto che non capisco di mia moglie. |
| SIR CLAUDE | E altrettanto lei non sa di lei. E altrettanto lei non sa di me — di questo non sono così sicuro! La mia regola è ricordare che non capisco nessuno, ma d’altra parte non essere mai sicuro che gli altri non capiscano me — molto meglio di quanto mi farebbe piacere pensare, forse. |
| EGGERSON | E devo dedurne che non è sicuro di capire nemmeno il signor Simpkins? |
| SIR CLAUDE | Un richiamo opportuno. Forse dovrà ripetermelo. Ma ormai dovrebbe essere tornato. E allora la lascio. Devo telefonare ad Amsterdam, e forse a Parigi. Ma quando lei tornerà con Lady Elizabeth sarò pronto ad aspettarvi per presentarlo. |
| (didascalia) | [Entra COLBY SIMPKINS con una cartella] |
| SIR CLAUDE | Ah, Colby, stavo appunto dicendo a Eggerson che era ora che tornasse. La mattinata è andata bene? |
| COLBY | Ho quel che voleva, Sir Claude. Buon pomeriggio, signor Eggerson. Temevo di non trovarla più. |
| EGGERSON | Parto fra mezz’ora, signor Simpkins. |
| SIR CLAUDE | Ora vi lascio. Ma quando Eggerson tornerà con Lady Elizabeth, vi raggiungerò. |
| (didascalia) | [Esce SIR CLAUDE] |
| COLBY | Sono contento che non debba andarsene subito. Sono piuttosto nervoso per questo incontro. Mi ha detto pochissimo di Lady Elizabeth, e Sir Claude stesso non mi ha detto molto: così non ho idea di come dovrei comportarmi. B. Kaghan mi ha raccontato qualcosa di lei, ma è piuttosto allarmante. |
| EGGERSON | Il signor Kaghan è prevenuto. Non è mai andato d’accordo con Lady Elizabeth. Non gli dia retta. Capisce Sir Claude, e a Sir Claude è sempre stato molto riconoscente, come è giusto che sia. Sir Claude lo scelse e gli diede l’avvio. E lui ne ha tratto il massimo — questo glielo riconosco. Un esempio incoraggiante per lei, signor Simpkins. Sarà una potenza nella City! E ha un cuore d’oro. Ma, senza girarci intorno, è un diamante piuttosto grezzo. Modi assai disinvolti; e Lady Elizabeth non gli ha mai preso simpatia. Ma lei, signor Simpkins, è tutt’altra cosa. |
| COLBY | Non capisco perché dovrebbe essere così diverso. B. Kaghan mi piace. L’ho trovato molto disponibile e ottima compagnia anche fuori dagli affari. |
| EGGERSON | Oh sì, il signor Kaghan è ottima compagnia. A volte mi fa ridere. E io non rido facilmente. È un bel tipo di spiritoso. Anzi, la signora E. a volte mi dice: «Eggerson, perché non mi fai ridere come faceva B. Kaghan?» L’ha visto una volta sola; ma sa che cosa fece? Cominciò a chiamarla Muriel — nei primi dieci minuti! Io ero inorridito. Ma a lei in realtà piacque. Muriel è il suo nome. Ha un certo modo con le signore, sa. Ma con Lady Elizabeth non ha avuto altrettanto successo. Una volta lei lo definì «senza distinzione»; ma con lei, come dicevo, sarà tutt’altra cosa. Vedrà subito che lei è un uomo di cultura; e poi lei è molto musicale. |
| COLBY | Grazie dell’avvertimento! |
| EGGERSON | Perciò, se non le dispiace, accennerò subito al fatto che lei è un musicista. |
| COLBY | Starò in guardia. |
| EGGERSON | La sua musica sarà di certo una gran risorsa con Lady Elizabeth. Gliela invidio. Io ho sempre cantato nel nostro coro parrocchiale e alla funzione dei canti natalizi. Ma vorrei essere musicale. |
| COLBY | Continuo a non sentirmi molto ben preparato a incontrarla. |
| (didascalia) | [Un bussare fragoroso. Entra B. KAGHAN] |
| (didascalia) | Entra B. Kaghan. Ciao Colby! |
| KAGHAN | E ciao Eggers! Sono contento di trovarla qui. È una fortuna per Colby. |
| EGGERSON | E perché mai, signor Kaghan? |
| KAGHAN | Perché c’è Lucasta con me! La solita catastrofe. È venuta a scucire un po’ di contante dalla cassa. In bancarotta di nuovo! Così ho pensato di portarla e di salire avanti io, per attutire il colpo a Colby. Ma dato che c’è lei, Eggers, posso rilassarmi. Mi godrò la partita dalla linea laterale. |
| (didascalia) | [Entra LUCASTA ANGEL] |
| LUCASTA | Eggy, ho perso il posto! |
| EGGERSON | Di nuovo, signorina Angel? |
| LUCASTA | Sì, di nuovo! E gli sta bene! |
| EGGERSON | È stata, presumo, ostinatamente in ritardo. |
| LUCASTA | Si sbaglia, Eggy. È pura ingiustizia. Per due mesi ho archiviato quelle carte che nessuno voleva mai — almeno, fino a ieri. Poi, giusto per sfortuna, il capo volle una lettera e io non riuscii a trovarla. E allora si insospettì e chiese cose che di sicuro non gli servivano — solo per far dispetto! E non ne trovai neanche una. Ma sono tutte archiviate da qualche parte, ne sono certa, quindi che problema c’è? Ma chi è questo, Eggy? È Colby Simpkins? Presentatemelo, l’uno o l’altro di voi. |
| EGGERSON | Il signor Simpkins, la signorina Angel. Come sa, signorina Angel, il signor Simpkins ha preso il mio posto. |
| LUCASTA | E sa che io sono uno dei suoi compiti? L’ha preparato a prendersi cura anche di me? Lo sapeva, Colby? Io sono Lucasta. Solo Eggy mi chiama signorina Angel, tanto per infastidirmi. Non trova che Lucasta mi si addica di più? |
| COLBY | Sono certo che le si addicono entrambi. |
| LUCASTA | Snobbata di nuovo! Immagino di essermela cercata. Ecco che cosa comporta la maledizione di un nome come Angel. Sto pensando di cambiarlo. Ma, Colby, lo sa che sono una delle sue responsabilità? |
| COLBY | No, temo di non saperlo. |
| EGGERSON | Non deve cederle, signor Simpkins. Io non lo faccio mai. Dico sempre che se si dà alla signorina Angel un dito lei si prende un’elle. |
| LUCASTA | Elle come Lucasta. Continui, Eggy. Non gli dia retta, Colby. Colby, lei è sposato? |
| COLBY | No, non sono sposato. |
| LUCASTA | Allora non mi dispiace farmi vedere con lei in pubblico. Può portarmi fuori a cena. Una ragazza che lavora come me ha spesso una gran fame — vivendo con un’inezia — a cuocersi una salsiccia sul fornello a gas… |
| EGGERSON | Non deve credere a una sola parola di quel che dice. |
| LUCASTA | Il signor Simpkins crederà a tutto quello che dico, signor Eggerson. E so che sarà gentile con me quando lei sarà fuori dai piedi. Perché non lo lascia parlare? Eggy in fondo è quasi umano, Colby. È solo che ha un terrore folle della signora Eggerson; ecco perché non mi ha mai invitata a pranzo. |
| EGGERSON | Lasciamo fuori la signora Eggerson da tutto questo, signorina Angel. |
| LUCASTA | È quello che dice sempre, Colby, quando nomino la signora Eggerson. Abbocca ogni volta. B.! Che cosa hai raccontato di me a Colby? |
| KAGHAN | È inutile raccontare di te a chicchessia: nessuno crederebbe alla tua esistenza finché non ti incontra. Colby vacilla ancora. Sarà una mia responsabilità, come tuo fidanzato, proteggere Colby da te. Ma prima affrontiamo la crisi finanziaria. |
| LUCASTA | Sì, Eggy, vuole dare lei la triste notizia a Claude? Intanto, dovrà saccheggiare la cassa per me. Muoio di fame. |
| KAGHAN | Le ho appena offerto il pranzo. Il problema con Lucasta è come tenerla sfamata fra un pasto e l’altro. |
| LUCASTA | B., sei una bestia. Ho un appetito piccolissimo. Ma il punto è che sono senza un soldo. |
| KAGHAN | Ha avuto una settimana di stipendio in luogo del preavviso. |
| LUCASTA | B., ricordati che sei mio fidanzato solo in prova. Posso avere un po’ di denaro, Eggy? |
| EGGERSON | Non sono più io a occuparmene e quell’incombenza non è passata al signor Simpkins: Sir Claude intende trattare queste faccende di persona. Dovrà chiedere a Sir Claude. Ma gliene parlerò io al ritorno da Northolt. |
| LUCASTA | Va a incontrare Lizzie? |
| EGGERSON | Vado a incontrare Lady Elizabeth a Northolt. |
| LUCASTA | Beh, non ho intenzione di essere sulla scena quando arriva. |
| KAGHAN | E io non ho intenzione di lasciarti con Colby. Ne ha avuto abbastanza per un giorno solo. Segui il mio consiglio, Colby. Non concedere mai a Lucasta il minimo vantaggio o lei lo sfrutterà. Con lei bisogna essere duri; è dura come i chiodi. Ora te la tolgo dai piedi. Ti farò vedere come si fa. Andiamo, Lucasta, farò le cose in grande e ti porterò fuori a prendere il tè. |
| LUCASTA | Muoio dalla voglia del tè. La tensione di questa crisi è stata troppo per me. Un’altra volta, Colby. La chiamerò, e mi lascerò portare fuori a pranzo. |
| (didascalia) | [Esce LUCASTA] |
| KAGHAN | Con calma, Colby. Ci farai l’abitudine. |
| (didascalia) | [Esce KAGHAN] |
| COLBY | Egg… Signor Eggerson! |
| EGGERSON | Sì, signor Simpkins? |
| COLBY | Lei mi sembra sano di mente. E credo di esserlo anch’io. |
| EGGERSON | Non ho dubbi né sull’uno né sull’altro punto, nessunissimo. |
| COLBY | E anche B. Kaghan mi è sempre parso sano di mente. |
| EGGERSON | Lo definirei il ritratto stesso della sanità mentale. |
| COLBY | Ma di sicuro non mi aveva avvertito riguardo alla signorina Angel. Come la mettiamo con lei? |
| EGGERSON | Oh, la signorina Angel. È piuttosto sventata. Ma ha buon cuore. |
| COLBY | Ma davvero si rivolge a Sir Claude Mulhammer chiamandolo Claude? In faccia? |
| EGGERSON | Proprio così. |
| COLBY | E chiama Lady Elizabeth «Lizzie»? |
| EGGERSON | Beh, non in sua presenza. Non quando c’ero io. No, non credo che lo farebbe. Ma la chiama Lizzie, a volte, parlando con Sir Claude. E sa una cosa? Credo che a lui la faccenda diverta. |
| COLBY | Beh, forse divertirà anche me. Ma mi ha fatto girare la testa — tutti quei nomi di battesimo la prima volta che l’ho incontrata. Non ci sono abituato. |
| EGGERSON | Ci farà presto l’abitudine. Chiamerà me Eggers prima di accorgersene! |
| COLBY | Non me ne stupirei. Ci sono quasi arrivato, poco fa. Allora sarei stato certo di aver perso la ragione: la sua influenza è addirittura spaventosa. Ma mi parli di Lu… della signorina Angel: che rapporto ha con questa casa? |
| EGGERSON | Beh. Una specie di rapporto fiduciario. No, non credo che sia proprio il termine giusto. Non ha denaro suo, come avrà intuito; ma credo che suo padre fosse amico di Sir Claude, e lui si è assunto la responsabilità di lei. In ogni caso si è comportato da padre — un uomo molto generoso, Sir Claude. A dire il vero, lei è una specie di spina nel suo fianco: perde sempre il posto, perché non sa tenerselo. Lui le passa un assegno — davvero più che adeguato, anche se lei è sempre indebitata. Ma non deve preoccuparsi per lei, signor Simpkins. Sposerà il signor Kaghan alla fine. È un uomo che ottiene ciò che vuole, e credo che sappia tenerla a bada. Se qualcuno può. |
| COLBY | Ma è probabile che sia una seccatura? |
| EGGERSON | Non se non le si dà corda. Io non gliel’ho mai data. |
| COLBY | Ma lei ha la signora Eggerson. |
| EGGERSON | Sì, è una gran protezione. E ho il mio giardino a proteggermi dalla signora E. È la mia battuta. |
| COLBY | Beh, non ho mai conosciuto nessuno come la signorina Angel. |
| EGGERSON | Ci farà l’abitudine, signor Simpkins. Il tempo fa miracoli, è quel che dico sempre. Ma non credo che dovrà vederla molto: quella responsabilità non pesa sulle sue spalle. Lady Elizabeth, invece, è un altro discorso. |
| COLBY | Almeno non credo che Lady Elizabeth possa essere insolita quanto la signorina Angel. |
| EGGERSON | Oh sì, signor Simpkins, molto più insolita. |
| COLBY | Oh! |
| EGGERSON | Beh, come le dicevo, lei è davvero una gran dama, una grande dame, come dicono i francesi. È questo che Sir Claude ammira in lei. Una volta mi disse, in un momento di confidenza — era appena tornato da un pranzo ufficiale — «Eggerson», disse, «volevo una signora, e sono perfettamente soddisfatto dell’affare». È vero, naturalmente, che le sue parentele a volte sono state utili. Ma lui non ci pensò: non è di animo meschino — anche se nulla gli sfugge. E che cuore generoso! È piuttosto socialista. Io, per parte mia, sono un conservatore convinto. |
| COLBY | Ma Lady Elizabeth è molto insolita anche per altri versi, oltre che per essere una gran dama? |
| EGGERSON | Ma sì, certo, devo ammettere che lo è. Quasi tutte le sue stranezze sono del tutto innocue. Ci farà presto l’abitudine. È quel che disse Sir Claude: «Assecondala, Eggerson», disse, «assecondala». Ma c’è un tratto che credo di aver già sfiorato: è molto distratta. |
| COLBY | Spero che non intenda che ha dei vuoti di memoria. |
| EGGERSON | Non intendevo questo. No. Non ha molta memoria da perdere, anche se a volte ricorda quando meno te lo aspetti. Ma dimentica le cose. E le piace viaggiare, soprattutto per la salute. E quando è all’estero è capace di comprare una casa. E poi se ne va e se ne dimentica del tutto. Può essere complicato e molto costoso. Ne ho vissute delle belle! Ricordo che tanto tempo fa dicevo alla signora E., quando avevamo comprato la nostra casa a Joshua Park (con un mutuo, s’intende): «ora che ci siamo sistemati tutto il viaggiare che voglio è arrivare alla City e tornare a Joshua Park la sera, e una volta l’anno la vacanza a Dawlish». E pensare che era solo l’inizio dei miei viaggi! È stato un privilegio davvero insolito vedere tanta Europa quanta ne ho vista, tirando Lady Elizabeth fuori dai suoi guai. |
| COLBY | Forse non arriverà nemmeno con questo aereo. |
| EGGERSON | Oh, potrebbe succedere. A volte si perde, o perde il biglietto, o perfino il passaporto. Ma non attraversiamo i ponti prima di arrivarci. È quel che dico sempre. E sono certo che le piacerà. È una tale signora! E per di più ha buon cuore. |
| COLBY | Sembra che tutti abbiano buon cuore. Ma c’è una cosa in cui credo, signor Eggerson: che lei abbia un cuore gentile. E sono convinto che riesca sempre a pensare il meglio di chiunque. |
| EGGERSON | Vedrà che ho ragione, glielo assicuro. |
| (didascalia) | [Entra SIR CLAUDE] |
| SIR CLAUDE | Ehilà! Ancora qui? È ora che parta. |
| EGGERSON | Sto andando. C’è un sacco di tempo. |
| (didascalia) | [Guarda l’orologio] |
| EGGERSON | Arriverò all’aeroporto con qualche minuto d’anticipo, e poi c’è la dogana. Le porterà via un po’ di tempo, per quel che so io. Voce di LADY ELIZABETH MULHAMMER da fuori.* Apra quella valigia, voglio prenderne una cosa. Scarti quello — è una bottiglia di medicinale. Ora, Parkman, vuole darla all’autista? Mi dice che soffre di catarro cronico. |
| SIR CLAUDE | Ehilà! Che cos’è? |
| (didascalia) | [Apre la porta sul pianerottolo e ascolta] |
| SIR CLAUDE | È qui, Eggerson! È la sua voce. Dov’è? Oh, è uscita di nuovo. |
| (didascalia) | [Va alla finestra e guarda giù in strada] |
| SIR CLAUDE | Sta conversando con il tassista. Di che cosa possono parlare? Sta entrando! Voce di LADY ELIZABETH MULHAMMER da fuori.* No, Gertrude, non ho pranzato, e non ne voglio ora. Mi porti solo del tè. Niente insieme. No, dimenticavo: non ha ancora imparato a fare il tè come si deve. Una tazza di caffè nero. Sir Claude è in casa? Parlerò prima con lui. |
| SIR CLAUDE | Santo cielo, Eggerson, che cosa può essere successo? |
| EGGERSON | È assolutamente straordinario. Mi lasci scendere a riceverla. |
| SIR CLAUDE | Dove dovremmo essere? Che cosa dovremmo fare? EGGERSON [sulla porta aperta]. Sta parlando con la cameriera. Sta salendo. |
| SIR CLAUDE | Colby, si sieda alla scrivania e prenda in mano delle carte. Dobbiamo sembrare immersi negli affari. |
| (didascalia) | [Entra LADY ELIZABETH MULHAMMER] |
| SIR CLAUDE | EGGERSON e SIR CLAUDE [insieme]. Lady Elizabeth! Elizabeth! |
| SIR CLAUDE | Che diamine è successo? |
| EGGERSON | Lady Elizabeth! Questa sì che è una sorpresa. |
| LADY ELIZABETH | Che cosa c’è di sorprendente, Eggerson? Sono arrivata, tutto qui. |
| EGGERSON | Stavo giusto partendo per Northolt a incontrarla. |
| LADY ELIZABETH | È stato molto premuroso da parte sua, Eggerson, ma del tutto inutile. E poi non sono venuta in aereo. Sono arrivata a Victoria. |
| SIR CLAUDE | Vuoi dire che hai cambiato il biglietto? |
| EGGERSON | Sì, come ha fatto a cambiare il biglietto? |
| LADY ELIZABETH | Sono andata all’agenzia e me l’hanno cambiato. Non capisco perché siate tutti e due così sorpresi. Sapete che sono una viaggiatrice espertissima. |
| SIR CLAUDE | Oh sì, certo che lo sappiamo, Elizabeth. Ma perché hai cambiato programma? |
| LADY ELIZABETH | Per via di Mildred Deverell. Ha fatto la cura insieme a me e non può viaggiare in aereo — dice che le dà il mal di mare; così abbiamo preso il treno di notte e attraversato la Manica. Ma chi è questo giovanotto? Il suo viso mi è familiare. |
| SIR CLAUDE | Questo giovanotto è il successore di Eggerson. Sai che Eggerson aveva intenzione di ritirarsi… |
| EGGERSON | Per ordine del medico, Lady Elizabeth: il dottore è stato molto perentorio… |
| SIR CLAUDE | Il signor Simpkins aveva referenze fortissime… |
| EGGERSON | E nello stesso tempo aveva un’altra offerta allettante: così abbiamo dovuto decidere in fretta. |
| SIR CLAUDE | Non volevo disturbarti, durante la tua cura… |
| EGGERSON | E il signor Simpkins è molto più qualificato di me a fare il segretario privato. Per di più, è molto musicale. |
| LADY ELIZABETH | Musicale? Non è questo il giovanotto che ho intervistato io e raccomandato a Sir Claude? Ma certo che è lui. Ricordo di aver detto: «Ha una bell’aura». Ricordo l’aura delle persone quasi meglio dei loro volti. Come ha detto che si chiama? |
| SIR CLAUDE | Colby Simpkins. LADY ELIZABETH [contando sulle dita]. Tredici lettere. È molto di buon auspicio — al contrario di quel che pensa la maggior parte della gente. Lei dovrebbe essere artistico. Ma ha l’aria piuttosto gracile. Devo darle delle lezioni sull’arte della salute. Dov’è la sua casa, signor Colby? |
| COLBY | Simpkins. |
| EGGERSON | Il signor Colby Simpkins. |
| LADY ELIZABETH | Preferisco Colby. Dove abita? |
| SIR CLAUDE | La sua casa è fuori Londra. Ma lo voglio più a portata di mano — sai che seccatura è stata per Eggerson — perciò sto facendo rimettere a nuovo l’appartamentino nella corte. |
| LADY ELIZABETH | Ma tutto nei colori sbagliati, ne sono certa. Mio marito non comprende l’importanza del colore per la nostra vita spirituale, signor Colby. E nemmeno, mi duole dirlo, Eggerson. Che colore avete scelto, voi due? |
| SIR CLAUDE | Pensavo che un giallo primula sarebbe stato allegro. |
| LADY ELIZABETH | Proprio come immaginavo. Un giallo primula sarebbe assolutamente nefasto per il signor Colby. Gli serve un malva chiaro. Me ne occuperò io. Ma non oggi. Ora vado a riposare. In un vagone letto è del tutto impossibile trovare la propria ora di quiete. Un’ora di quiete al giorno è essenziale, dice il dottor Rebmann. |
| SIR CLAUDE | Rebmann? Credevo si trattasse di un dottor Leroux. |
| LADY ELIZABETH | Il dottor Leroux è a Losanna. Io sono stata a Zurigo, dal dottor Rebmann. |
| SIR CLAUDE | Ma dovevi andare dal dottor Leroux a Losanna. Che cosa ti ha fatto andare a Zurigo? |
| LADY ELIZABETH | Ecco, ero appena arrivata a Losanna che chi ti incontro se non Mildred Deverell. Andava a Zurigo. E mi disse: «Vieni a Zurigo! C’è un dottore meraviglioso che insegna il controllo della mente». Così proseguii per Zurigo. |
| SIR CLAUDE | Così proseguisti per Zurigo. Ma credevo che il dottore di Losanna insegnasse il controllo della mente. |
| LADY ELIZABETH | No, Claude, lui insegna soltanto il controllo del pensiero. Il controllo della mente è tutt’altra faccenda: è più avanzato. Ma te ne ho scritto per filo e per segno. |
| SIR CLAUDE | È vero, mi hai mandato delle cartoline da Zurigo; ma sai che non riesco a decifrare la tua calligrafia. Mi piace ricevere le cartoline, giusto per sapere dove sei leggendo il timbro postale. |
| LADY ELIZABETH | Ma Claude, sono contenta di vedere che hai seguito il mio consiglio. |
| SIR CLAUDE | Il tuo consiglio? Riguardo a che cosa? |
| LADY ELIZABETH | Di assumere il signor Colby. Sono davvero costernata! Non è il primo segno che ho notato del cedimento della tua memoria. Devo persuaderti a fare un ciclo di cure dal dottor Rebmann — no, al tuo stadio, credo, dal dottor Leroux. Non ricordi? Dissi prima di partire: «Fidati per una volta della mia guida e assumi quel giovanotto». Ebbene, quello era il signor Colby. |
| SIR CLAUDE | Oh, capisco. Sì, adesso comincio a ricordare. Devo aver agito seguendo la tua guida. |
| LADY ELIZABETH | Devo spiegarle, signor Colby, che dovrò dividerla con mio marito. Domani prenderà il tè con me, e allora le parlerò dei miei comitati. Ora devo andare a riposare. |
| SIR CLAUDE | Sì, va’ a riposare. Io sono nel mezzo di certi affari col signor… |
| LADY ELIZABETH | Colby! |
| (didascalia) | [Esce LADY ELIZABETH] |
| SIR CLAUDE | È andata davvero a cambiarsi il biglietto da sola. È qualcosa di inaudito. |
| EGGERSON | Straordinario, vero! |
| SIR CLAUDE | Se è questo che il dottore di Zurigo ha fatto per lei, gli do il massimo dei voti. Beh, Eggerson, pare che l’abbia fatta salire a Londra per niente. |
| EGGERSON | Oh, non per niente! Non me lo sarei perso. E poi, come le dicevo, ho fatto qualche compera. Ma è meglio che vada. Signor Simpkins — se dovesse capitare qualcosa di imprevisto e lei si trovasse spiazzato, mi chiami al telefono. Se non sono in casa, sarò fuori in giardino. E farò un salto in città in qualunque giorno, se ha bisogno di me. Anzi, la signora E. ha detto: «Vorrei che ci telefonasse! Sono certa che ha una voce molto raffinata». |
| COLBY | Grazie mille, lo farò. È rassicurante sapere di averla sempre alle spalle se mi caccio nei guai. Ma spero di non doverla disturbare spesso. |
| EGGERSON | Oh, e dimenticavo… La signora E. continua a dire: «Perché non lo inviti a cena una domenica?» Ma io dico: «Non possiamo chiedergli di venire fin quaggiù a Joshua Park, in questa stagione!» E ho detto: «Pensiamoci in primavera, quando il giardino sarà davvero un piacere da vedere». Bene, vado. |
| SIR CLAUDE | Arrivederci, e grazie, Eggerson. |
| EGGERSON | Buona giornata, Sir Claude. Buona giornata, signor Simpkins. |
| (didascalia) | [Esce EGGERSON] |
| SIR CLAUDE | Bene, Colby! Finora l’ho chiamata signor Simpkins in pubblico, per prudenza. Come avevamo stabilito. Ma dopo due mesi — e dato che mia moglie insiste nel chiamarla signor Colby — comincerò a chiamarla Colby davanti a tutti. |
| COLBY | Sono certo che sarà più facile per entrambi. |
| SIR CLAUDE | Il suo arrivo improvviso è stato molto sconcertante: come avrà capito, una cosa simile non era mai accaduta. Così l’incontro non è andato proprio come avevo previsto; eppure credo che sia stato tutto per il meglio. È andato molto bene. È evidentissimo che le ha preso subito simpatia. |
| COLBY | Ha davvero creduto di avermi già visto? |
| SIR CLAUDE | Impossibile dirlo. Il punto è che ha preso una cotta per lei e perciò l’accampa come cosa sua. È molto soddisfacente. Ha dato per scontato che lei debba avere l’appartamento — domani sarà certa di averlo proposto lei. Perciò sono abbastanza fiducioso che, presto, potremo mettere le cose su basi permanenti. |
| COLBY | Devo confessare che, fino a questo punto, non sono riuscito a sentirmi molto tranquillo. E quel che lei ha in mente mi sembra ancora come costruire la mia vita su un inganno. Crede davvero che Lady Elizabeth possa mai accettarmi come se fossi suo figlio? |
| SIR CLAUDE | Come se fosse suo figlio? Se arriverà a pensare a lei come al tipo d’uomo che sarebbe stato suo figlio — e credo che lo farà: sebbene io sia perfettamente convinto che suo figlio sarebbe stato una persona di tutt’altro tipo — allora lei diventerà suo figlio, ai suoi occhi. È fatta così. Anzi, non mi sorprenderebbe se arrivasse a credere che lei è davvero suo figlio, invece che mio. Ha sempre vissuto in un mondo di finzione, e il meglio che si possa fare è guidare le sue illusioni nella direzione giusta. |
| COLBY | Non mi pare del tutto onesto. Se dobbiamo tutti vivere in un mondo di finzione, è un bene per noi? O una gentilezza verso di lei? |
| SIR CLAUDE | Se non si ha la forza di imporre alla vita le proprie condizioni, bisogna accettare quelle che essa offre. Ma mi dica prima — ho una ragione per chiederlo — le piace il suo lavoro? Non lo trova sgradevole? Non sto cambiando argomento: ci sto tornando. Sa che l’ho lasciata deliberatamente solo, e finora abbiamo discusso solo di affari correnti, pensando che le sarebbe stato più facile cominciare con un rapporto piuttosto formale nell’adattarsi a una situazione nuova. |
| COLBY | Le sono molto grato di questo: è davvero una situazione nuova e strana, e nulla di essa mi è ancora reale. |
| SIR CLAUDE | Ma ora voglio che sia diverso. È curioso, Colby. Non mi ero reso conto, finché lei non è entrato qui con me, che ci conosciamo a malapena. |
| COLBY | Immagino che non ce ne sia stata l’occasione. |
| SIR CLAUDE | Quando lei era bambino, apparteneva a sua zia, o almeno così me lo faceva sentire lei. Non l’ho mai visto solo. E poi, quando vi mandai tutti e due in Canada durante la guerra — forse fu un errore, anche se sembrava avere vantaggi così evidenti che al momento non ebbi dubbi — sono cinque anni; e poi la sua scuola, e il servizio militare, e poi il suo assorbimento nella musica… |
| COLBY | Aveva cominciato chiedendomi come trovo questo lavoro. |
| SIR CLAUDE | Sì, come lo trova? |
| COLBY | In un certo senso, esaltante. Scoprire che c’è qualcosa che so fare e così remoto dai miei interessi di prima. Mi dà, in un certo senso, una specie di fiducia in me stesso che non ho mai avuto. Eppure al tempo stesso è piuttosto inquietante. Non intendo il lavoro: intendo, riguardo a me stesso. Come se stessi diventando una persona diversa. Proprio come, immagino, quando si impara a parlare correntemente una lingua straniera, tanto da poterci pensare — ci si sente una persona un po’ diversa mentre la si parla. Non sono affatto sicuro che mi piaccia l’altra persona che sento di stare diventando — benché mi affascini. Eppure di tempo in tempo, quando meno me l’aspetto, quando la mente si sgombra e si svuota, camminando per strada o svegliandomi nella notte, allora la persona di prima, quella che ero, torna a prendere possesso di me: e sono di nuovo l’organista deluso, e per un attimo la cosa che non so fare, l’arte in cui non potrei mai eccellere, mi pare l’unica cosa che valga la pena di fare, l’unica cosa che io voglia fare. Devo combattere quella persona. |
| SIR CLAUDE | Capisco quel che sta dicendo molto meglio di quanto lei creda. È la mia stessa esperienza che lei sta ripetendo. |
| COLBY | La sua esperienza? |
| SIR CLAUDE | Sì, io non volevo fare il finanziere. |
| COLBY | Che cosa voleva fare? |
| SIR CLAUDE | Volevo fare il ceramista. |
| COLBY | Il ceramista! |
| SIR CLAUDE | Il ceramista. Quando ero ragazzo amavo dar forma alle cose. Amavo la forma e il colore e amavo la materia che il ceramista maneggia. Quasi tutti pensano che uno scultore o un pittore sia qualcosa di più eccellente di un ceramista. Quasi tutti pensano alla ceramica o alla porcellana come a semplice uso, o decorazione — in entrambi i casi, un’arte inferiore. Per me non sono né «uso» né «decorazione» — cioè decorazione come sfondo del vivere; per me sono la vita stessa. Stare fra tali cose, se è una fuga, è una fuga dentro il vivere, fuga da un mondo sordido verso un mondo puro. La scultura e la pittura — ne ho dei bei pezzi — ma non hanno quella… lontananza che ho sempre desiderato. Voglio un mondo dove la forma sia la realtà, di cui il sostanziale non è che l’ombra. È strano. Non ne ho mai parlato con nessuno. Mai fino ad ora. Prova anche lei qualcosa di simile quando è solo con la sua musica? |
| COLBY | Esattamente lo stesso. Per tutto il tempo che ha parlato, ho tradotto in termini di musica. Ma posso chiederle: con questa passione per… la ceramica, come è successo che non ne ha fatto la sua professione? |
| SIR CLAUDE | Le pressioni della famiglia, in primo luogo. Mio padre — suo nonno — costruì questa azienda partendo dal nulla. Era la sua passione. La amava con la stessa devozione che io davo all’argilla, e a ciò che se ne poteva ricavare — a ciò che speravo di ricavarne. Credevo di disprezzarlo quando ero giovane. Eppure ne avevo soggezione. Mi sbagliavo, in entrambe le cose. Detestavo questo mestiere finché non cominciai a sentirci la mia forza. Quella vita mi cambiò, come sta cambiando lei: comincia come una specie di finzione e il fingere la rende reale. Non è tutta la storia. Mio padre sapeva che lo odiavo: e questo fu un dolore per lui. Sapeva, ne sono certo, che per lungo tempo coltivai un rimprovero segreto: ma dopo la sua morte, e allora era troppo tardi, capii che aveva ragione. E per tutta la vita ho espiato. Verso un padre morto, che aveva sempre avuto ragione. Non l’ho mai capito. Ero troppo giovane. E quando fui abbastanza maturo per capirlo, lui non c’era più. |
| COLBY | Non ha ancora spiegato perché arrivò a pensare che suo padre avesse avuto ragione. |
| SIR CLAUDE | Perché arrivai a capire che non sarei mai diventato un ceramista di prim’ordine. Non l’avevo dentro. È strano, no, che un uomo possa avere una passione divorante per qualcosa di cui gli manca la capacità? Si potrebbe dire che un uomo abbia la vocazione di essere un ceramista di second’ordine? Di essere, nel migliore dei casi, un abile copista, posseduto dalla brama di creare, quando si è del tutto privi di creatività? Non credo. Perché arrivai a vedere di aver sempre saputo, nei momenti segreti, che non l’avevo dentro. Ci sono occasioni in cui vengo rapito — una persona diversa, trasfigurata nella visione di qualche meravigliosa creazione, e sento ciò che dev’essere stato il sentire di chi la fece. Ma nulla di ciò che ho fatto mi ha mai dato quella contentezza — quello stato di estenuazione assoluta e di pace che viene dal morire per dare vita a qualcosa… Intendo che lei abbia un buon pianoforte. Il migliore. E quando sarà solo al suo pianoforte, la sera, credo che varcherà la porta segreta ed entrerà nel mondo reale, come faccio io, a volte. |
| COLBY | In verità, mentre lei parlava, ho sentito che erano i miei sentimenti quelli che esprimeva, benché il mezzo sia diverso. So che non sarei mai diventato un grande organista, come aspiravo a essere. Non sono un esecutore; sono soltanto un’ombra dei grandi compositori. Sempre, quando suono per me, sento la musica che avrei voluto scrivere, come il compositore la sentì quando gli venne; ma quando suonavo davanti ad altri ero sempre consapevole che ciò che udivano non era ciò che odo io quando suono per me. Ciò che odo è la musica di un grande musicista, ciò che odono loro è un’esecuzione inferiore. Così ho rinunciato a suonare per gli altri: sono felice solo quando suono per me. |
| SIR CLAUDE | Suonerà per sé. E quanto a me, tengo i miei pezzi in una stanza privata. Non è che non voglia che nessuno li veda! Ma quando sono solo, e guardo a lungo una cosa sola, a volte provo quel senso di identificazione con chi l’ha fatta, di cui parlavo — un’estasi straziante che rende la vita sopportabile. È tutto ciò che ho. Immagino che prenda il posto della religione: proprio come le indagini di mia moglie in quella che lei chiama la vita dello spirito sono una specie di surrogato della religione. Suppongo che le persone davvero religiose — non ne ho mai conosciute — sappiano trovare una qualche unità. Poi ci sono anche gli uomini di genio. Ce ne sono altri, mi pare, che nel migliore dei casi devono vivere in due mondi — ciascuno una specie di finzione. Siamo lei e io. Un giorno, forse, le mostrerò la mia collezione. |
| COLBY | Grazie. |
| SIR CLAUDE | E forse, col tempo, mi lascerà sentire come suona. Non ne parlerò più. Aspetterò che me lo chieda lei. Capisce adesso che cosa intendevo quando parlavo di accettare le condizioni che la vita le impone, fino al punto di accettare… la finzione? |
| COLBY | Credo di sì. Almeno, la capisco meglio imparando a capire le condizioni che la vita ha imposto a lei. Ma… qualcosa in me si ribella ad accettare condizioni simili. Sarebbe tutto molto più semplice se lei non fosse mio padre! Mi ha colpito quel che ha detto poco fa, quando ha parlato di non aver mai capito suo padre finché non fu troppo tardi. E ha parlato di espiazione. Perfino il suo non riuscire a capirlo, di cui ha parlato — anche quello era un rapporto di padre e figlio. Dev’essere una cosa frequente. E la riconciliazione, dopo la sua morte, che porta a compimento il rapporto. Lei è sempre stato suo figlio e lui è ancora suo padre. Vorrei soltanto avere qualcosa da espiare! C’è qualcosa che manca, fra lei e me, e che lei ha avuto, e ha, e sempre avrà, con suo padre. Comincio a vedere come l’ho sempre pensata — come una specie di protettore, un generoso benefattore: più come un mecenate che come un padre — il padre che è mancato negli anni dell’infanzia. Quegli anni se ne sono andati per sempre. Gli anni vuoti. Oh, mi dispiace terribilmente dire questo; ma serve a spiegare quel che ho detto poco fa sul ribellarmi alle condizioni che la vita ha imposto. |
| SIR CLAUDE | È colpa mia. Ho sempre voluto evitare gli errori che mio padre fece con me. Eppure mi pare di aver commesso un errore più grande del suo. |
| COLBY | So che le sto facendo male e so che mi odio per il male che le faccio. |
| SIR CLAUDE | Non deve pensarci. |
| COLBY | Le sono molto grato di tutto quello che ha fatto per me; e voglio fare del mio meglio per giustificare la sua bontà con il lavoro che faccio. |
| SIR CLAUDE | Come mio segretario privato. |
| COLBY | Il lavoro che faccio mi interessa davvero e ne desidero altro. Non voglio che la mia posizione sia, in nessun modo, una finzione. |
| SIR CLAUDE | Non lo sarà. Intanto dobbiamo semplicemente aspettare di sapere quali nuove condizioni la vita ci imporrà. Proprio quando crediamo di aver saldato il conto la vita ce ne presenta uno nuovo, più difficile da pagare. — Ora vado a sedermi un poco con le mie porcellane. |
| COLBY | Mi scusi, ma devo ricordarle: ha quella riunione nella City domani mattina. Mi aveva chiesto di preparare certe cifre per lei. Le ho qui. |
| SIR CLAUDE | Molto dipende da mia moglie. Sia paziente con lei, Colby. — Oh sì, quella riunione. Dobbiamo passare in rassegna le cifre. SIPARIO |
Atto 2, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | L’appartamentino nella corte, qualche settimana dopo. COLBY è seduto al pianoforte; LUCASTA in poltrona. Al levarsi del sipario si odono le ultime battute di un pezzo di musica. |
| LUCASTA | Credo che tu suoni terribilmente bene, Colby — non che il mio parere conti qualcosa: lo sai. Ma vorrei imparare qualcosa di musica. Vorrei che m’insegnassi ad apprezzarla. |
| COLBY | Non credo che ti servirà molto insegnamento; non a questo stadio, almeno. Tutto ciò che ti serve all’inizio è ascoltare più musica. E scoprire che cosa ti piace. Quando saprai che cosa ti piace, e comincerai a conoscerlo bene, allora vorrai imparare la sua struttura e le varie forme, e i diversi modi di eseguirla. |
| LUCASTA | Ma se mi piacessero solo le cose sbagliate? |
| COLBY | No, sono sicuro che preferirai quelle giuste, quando le sentirai. Ti ho fatto una prova. Parecchi dei pezzi che ti ho appena suonato erano di seconda scelta, e non ti sono piaciuti. Ti sono piaciuti quelli giusti. |
| LUCASTA | Colby, non sapevo che fossi così astuto! Dunque le cose che mi sono piaciute erano quelle giuste? Eppure sono terribilmente ignorante. Ci credi che non sono mai stata a un concerto in vita mia? Vado agli spettacoli solo quando qualcuno mi invita, e nessuno mi ha mai invitata a un concerto. All’Opera ci sono stata, certo, parecchie volte, ma temo di non aver mai davvero ascoltato la musica: mi piaceva solo andarci — per vedere gli altri, e per farmi vedere! E perché ti senti tagliata fuori se non vai mai all’Opera, in stagione. Anche se mi sono sempre sentita tagliata fuori. E ti rendi conto che nessuno ha mai suonato per me prima d’ora? |
| COLBY | E questa è la prima volta che io suono per qualcuno… |
| LUCASTA | Non fare l’impostore. Lo sai che mi hai detto che il pianoforte è stato consegnato solo questa settimana e che l’hai fatto accordare ieri. Comunque, sono lusingata di essere la tua prima visitatrice in questo appartamento e la prima a sentirti suonare questo pianoforte. |
| COLBY | Non è questo che intendevo. Intendo che non ho suonato per nessuno da quando sono giunto alla conclusione che non sarei mai diventato un musicista. |
| LUCASTA | Ti è pesato, allora, suonare per me? |
| COLBY | A dire il vero, credo di aver suonato meglio. Non riesco a decidermi a suonare per gli altri, e quando sono solo non riesco a dimenticare che suono soltanto per me stesso. Ma con te non era né solitudine né… gli altri. |
| LUCASTA | Sono contenta di non essere «gli altri». Suonerai ancora per me e m’insegnerai la musica? |
| COLBY | Sì, certo che lo farò. Ma sono sicuro che quando imparerai qualcosa di musica — e non ci vorrà molto — e sentirai dei bravi esecutori, ti accorgerai in fretta di quanto io suoni male. |
| LUCASTA | Davvero, Colby, quante difficoltà sollevi! Ma che ne diresti di portarmi a un concerto? |
| COLBY | Proprio l’altro giorno ti ho invitata… |
| LUCASTA | Ad andare a vedere quella commedia musicale americana! |
| COLBY | Beh, ti avevo sentita dire che volevi vederla. |
| LUCASTA | Ma non con te! |
| COLBY | L’hai messo bene in chiaro. Ma perché non con me? |
| LUCASTA | Perché a te non piacciono — le commedie musicali americane. Credi che sia un complimento invitare una donna a qualcosa che a lei piacerebbe quando lei sa che a te non piacerebbe? Non è un complimento: è soltanto… degnarsi. Ma se mi inviti a qualcosa che piace a te — quello sì è un complimento. Vuol dire che vuoi educarmi. |
| COLBY | Ma non sapevo che tu volessi essere educata. |
| LUCASTA | Non lo sapevo nemmeno io. Ma volevo che tu volessi educarmi; e ora comincio a credere che lo voglia anch’io. |
| COLBY | Bene, allora t’invito al prossimo concerto… |
| LUCASTA | Al prossimo a cui vuoi andare tu. |
| COLBY | E forse mi lascerai raccontarti prima del programma — o delle cose che voglio sentire. Ti suonerò i temi, così li riconoscerai. Meglio ancora, ti farò sentire i dischi al grammofono. |
| LUCASTA | Preferirei che mi suonassi tu qualche brano, spiegandomelo. Cominceremo subito la mia educazione. |
| COLBY | Sospetto che sia tu a educare me. |
| LUCASTA | Colby, sei davvero pieno di sorprese! Non ho mai conosciuto un uomo ignorante come te e che pure sapesse tante cose che non sospetteresti. Forse è per questo che mi piaci. |
| COLBY | Non è proprio quella la ragione. |
| LUCASTA | Oh, dunque credi che tu mi piaccia? Non sapevo che fossi così presuntuoso. |
| COLBY | No, non è presunzione — la ragione a cui penso. È qualcosa di molto semplice. |
| LUCASTA | Allora vorrei che me lo dicessi. Perché io non lo so. |
| COLBY | La prima volta che ci siamo incontrati ti sforzavi molto di dare un’impressione falsa. E poi ti sei accorta di non esserci riuscita. |
| LUCASTA | Ah, dunque cercavo di dare un’impressione falsa? Che genere d’impressione cercavo di dare? |
| COLBY | Questo in fondo non importa. Ma, per qualche ragione, pensavi che io mi sarei fatto comunque un’impressione falsa. Preferivi che fosse una di tua creazione piuttosto che aspettare di vedere che cosa succedeva. Spero che non ti dispiaccia: so che suona impertinente. |
| LUCASTA | Beh, c’è una cosa che non hai ancora imparato, ed è accorgerti di quando fai un complimento. Quello era un complimento. E molto abile. |
| COLBY | Ammetto che all’inizio ero molto disorientato da te… e da B. |
| LUCASTA | Oh, da me… e da B. |
| COLBY | Solo più tardi, dopo averti vista parecchie volte, ho deciso che quella era solo la tua forma di autodifesa. |
| LUCASTA | Che cosa ti ha fatto pensare che fosse autodifesa? |
| COLBY | Perché non sapevi aspettare di vedere che cosa succedeva. Hai paura di ciò che accadrebbe se lasciassi le cose a se stesse. Salti — perché hai paura di essere spinta. Credo che tu sia coraggiosa — e credo che tu sia spaventata. Forse sei stata ferita gravemente, in qualche momento. O almeno può esserci stato qualcosa nella tua vita che ti ha derubata di ogni senso di sicurezza. |
| LUCASTA | E sono certa che tu ce l’hai — il senso di sicurezza. |
| COLBY | No, non l’ho nemmeno io. |
| LUCASTA | Ecco, non ti credo. Che cosa pensavo fino ad ora? Oh, è strano, no, che man mano che si conosce meglio una persona la si trovi per certi versi molto simile a sé, in modi inattesi. E poi si cominciano a scoprire differenze dentro la somiglianza. Tu potrai sentirti insicuro, per certi versi — ma la tua insicurezza non ha nulla a che fare con la mia. |
| COLBY | In che cosa è diversa? |
| LUCASTA | È difficile da spiegare. Forse è qualcosa che la tua musica rappresenta. Una cosa la so. Quando mi raccontasti per la prima volta che disastro fu nella tua vita scoprire che non saresti mai stato un buon musicista — certo, non so se avessi ragione. Per quel che ne so, puoi esserti sbagliato, e forse potresti essere un grandissimo musicista: ma non è questo il punto. Tu ne eri convinto; e sentivi che la tua vita era crollata e che dovevi imparare a fare qualcosa di diverso. E così hai fatto domanda per il posto di Eggerson, e hai deciso di darti agli affari e di diventare uno come Claude… o come B. Mi dispiaceva, mi dispiaceva molto per te. Ammiravo il tuo coraggio nel guardare in faccia i fatti — o i fatti come li vedevi tu. Eppure, per tutto quel tempo, scoprivo di invidiarti e non sapevo perché! E adesso credo di saperlo. È terribile per un uomo dover rinunciare a una carriera su cui ha messo il cuore, ne sono certa: ma tu hai perduto soltanto il mondo esteriore: ti resta il tuo mondo interiore — un mondo più reale. Ecco perché sei diverso da tutti noi: hai il tuo giardino segreto, in cui puoi ritirarti chiudendoti il cancello alle spalle. |
| COLBY | E chiudermi il cancello alle spalle? Sei sicura di non avere anche tu il tuo giardino segreto da qualche parte, se solo riuscissi a trovarlo? |
| LUCASTA | Se riuscissi a trovarlo! No, il mio unico giardino è… una piazza pubblica sudicia in un quartiere squallido di Londra — come quella dove abitavo per un tempo, con mia madre. Non ho giardino. Faccio fatica perfino a sentirmi una persona: nient’altro che un pezzetto di materia viva che galleggia sulla superficie del Regent’s Canal. Che galleggia, ecco. |
| COLBY | Sei eccome una persona. Sono certo che c’è un giardino da qualche parte anche per te — per chiunque lo desideri quanto lo desideri tu. |
| LUCASTA | E il tuo giardino è un giardino in cui odi una musica che nessun altro potrebbe udire, e i fiori hanno un profumo che nessun altro potrebbe sentire. |
| COLBY | Forse hai ragione, fino a un certo punto. Eppure, sai, non mi è del tutto reale — benché mi sia reale quanto… questo mondo. Ma è proprio questo il guaio. Sembrano non avere legame. Giro la chiave, varco il cancello, ed eccomi lì… solo, nel mio «giardino». Solo, ecco il punto. Per questo non è reale. Sai, io credo che il giardino di Eggerson sia più reale del mio. |
| LUCASTA | Il giardino di Eggerson? Che cosa ti fa pensare a Eggerson — proprio a lui? |
| COLBY | Beh, lui si ritira nel suo giardino — alla lettera, e anche nello stesso senso in cui io mi ritiro nel mio. Ma lì non si sente solo. E quando ne esce ha zucchine, o barbabietole, o piselli… per la signora Eggerson. |
| LUCASTA | Ti stai burlando di me? |
| COLBY | Sono serissimo. Voglio dire: il mio giardino non mi è meno irreale del mondo fuori di esso. Se hai due vite che non hanno assolutamente nulla a che fare l’una con l’altra — beh, sono irreali entrambe. Ma per Eggerson il suo giardino è parte di un unico mondo. |
| LUCASTA | Ma tu che cosa vuoi? |
| COLBY | Non essere solo là dentro. Se fossi religioso, Dio passeggerebbe nel mio giardino e questo renderebbe reale il mondo di fuori e accettabile, credo. |
| LUCASTA | Suoni terribilmente religioso. Non c’è altro modo di rendertelo reale? |
| COLBY | È semplicemente il fatto di essere solo là dentro che lo rende irreale. |
| LUCASTA | Non può entrarci nessun altro? |
| COLBY | Non si può fare spedendo inviti: dovrebbero semplicemente venire. E io non li vedrei arrivare. Non udirei aprirsi il cancello. Sarebbero semplicemente… lì, all’improvviso, inaspettatamente. Camminando lungo un viale mi accorgerei che qualcuno cammina con me. È l’unico modo che trovo per dirlo. |
| LUCASTA | Quanta paura si ha… di essere feriti! |
| COLBY | Non è la ferita che darebbe fastidio, ma il senso di desolazione che viene dopo. |
| LUCASTA | Capisco che cosa intendi. Allora i fiori appassirebbero e la musica si fermerebbe. E i muri sarebbero abbattuti. E ti ritroveresti in una zona devastata — un cratere di bomba… erbacce… una piazza pubblica sudicia. Ma non riesco a immaginare che accada a te. Mi sembri così sicuro. Non solo nella tua musica — quella ne è solo l’espressione. Non mi sembri aver bisogno di nessuno. |
| COLBY | È del tutto falso. |
| LUCASTA | Ma tu hai qualcos’altro, che io non ho: qualcosa di cui la musica è un… simbolo. Vorrei davvero capire la musica, non per poterne parlare, ma… in parte per goderla… e per ciò che rappresenta. Sai, sono un po’ gelosa della tua musica! Quando la vedo come un mezzo di contatto con un mondo più reale di qualsiasi mondo in cui io abbia mai vissuto. E vorrei capire te. |
| COLBY | Credo che tu già lo faccia, meglio di… altre persone. E io voglio capire te. Ma si arriva mai a capire qualcuno? |
| LUCASTA | Trovo che tu sia molto scoraggiante: lo fai apposta? |
| COLBY | Non è questo che intendevo. Intendevo che non c’è una fine nel capire una persona. Tutto ciò che si può fare è capirla meglio, starle dietro; così che, quando l’altro cambia, tu possa capire il cambiamento appena avviene, anche se non avresti potuto prevederlo. |
| LUCASTA | Credo di stare cambiando. Sono cambiata parecchio nelle ultime due ore. |
| COLBY | E credo di stare cambiando anch’io. Ma forse ciò che chiamiamo cambiamento… |
| LUCASTA | È capire meglio ciò che si è davvero. E la ragione per cui questo accade, forse… |
| COLBY | È che si comincia a capire un’altra persona. |
| LUCASTA | Oh Colby, ora che cominciamo a capirci, vorrei che tu sapessi un po’ di più di me. Te lo sarai chiesto. |
| COLBY | Me lo sarò chiesto? No, non me lo sono chiesto. È tutto un mondo strano per me, sai, quello in cui mi ritrovo. Ma se intendi chiedermi delle tue… origini: no. Sono stato curioso di sapere che cosa sei, non chi sei, nel senso comune. È questo che intendi? Ti ho semplicemente accettata. |
| LUCASTA | Oh, è meraviglioso essere accettati! Nessuno mi ha mai «semplicemente accettata» prima. Certo, i fatti non contano, in un certo senso. Ma ora che siamo arrivati a questo punto — tanto vale che tu li conosca. |
| COLBY | Ti direi volentieri tutto di me; ma tu sai già quasi tutto quel che c’è da dire, o da ciò che ti ho detto io o da ciò che ho detto a B.; o da Sir Claude. |
| LUCASTA | Claude non mi ha detto nulla di te; non mi dice granché. E quanto a B. — preferisco di gran lunga sentirlo da te. |
| COLBY | C’è solo una cosa che non posso dirti. Almeno, non ancora. Non mi è permesso dirla. E riguarda i miei genitori. |
| LUCASTA | Oh, capisco. Beh, non credo che abbia importanza. Ma io posso dirti tutto dei miei genitori: anzi, ho intenzione di farlo. |
| COLBY | Ha importanza nemmeno quello? |
| LUCASTA | In un certo senso sì. Poco fa hai detto, molto acutamente, che quando ci siamo conosciuti hai capito che cercavo di dare un’impressione falsa. Ora voglio dirti perché cercavo di farlo. E con gli altri mi è sempre riuscito: ho preso l’abitudine di dare quell’impressione. È lì che B. mi è stato di grande aiuto — alimenta quell’impressione. Ci crede a metà. Ma sa tutto di me, e sa che quello che certi uomini hanno pensato di me non era vero. |
| COLBY | Che cosa non era vero? |
| LUCASTA | Che fossi l’amante di Claude — o che lo fossi stata, e fossi stata rifilata a B. |
| COLBY | Non ho mai pensato una cosa simile! |
| LUCASTA | Non hai mai pensato una cosa simile! Non sono molti gli uomini che non l’avrebbero pensato. Di B. non so. È molto generoso. Non credo che gli sarebbe importato. Ma è anche molto acuto; e ha indovinato la verità fin dal primo istante. |
| COLBY | Ma che cosa c’è da sapere? |
| LUCASTA | Riderai quando te lo dirò: sono soltanto la figlia di Claude. |
| COLBY | Sua figlia! |
| LUCASTA | Sua figlia. Oh, è una storia sordida. Odiavo mia madre. Non ho mai capito come Claude avesse potuto amarla. Oh, quell’infanzia — sempre in pensioni squallide e sempre sbattuti fuori quando i vicini si lamentavano. Oh, certo, Claude le dava del denaro, un assegno regolare; ma non avrebbe fatto differenza quanto le desse: era sempre speso prima della fine del trimestre in gin e scommesse, immagino. E sapevo come integrava le sue entrate quando mi mandavano fuori. Sono stata chiusa in un armadio! Avevo solo otto anni quando morì per un’«overdose accidentale». Allora Claude mi prese con sé. Fu una fortuna. Ma ero abbastanza grande da ricordare… troppo. |
| COLBY | Sei la figlia di Claude! |
| LUCASTA | Oh, non c’è dubbio. Sono certa che avrebbe voluto che ce ne fosse. È stato buono con me a modo suo. Ma per lui sono sempre il ricordo di qualcosa che preferirebbe dimenticare. |
| (didascalia) | [Una pausa] |
| LUCASTA | Ma perché non dici niente? Sei scandalizzato? |
| COLBY | Scandalizzato? No. Sì. Non capisci. Voglio spiegarti. Ma non posso, non ancora. Oh, perché sono mai entrato in questa casa! Lucasta… |
| LUCASTA | Vedo fin troppo bene che sei scandalizzato. Dovresti vederti la faccia! Sono delusa. Immagino sia tutto qui. Credo che tu sia più scandalizzato di quanto lo saresti se ti avessi detto di essere l’amante di Claude. Claude si è sempre vergognato di me: ora ti vergogni tu di me. Pensavo che avresti capito. Non sai che cosa vuol dire essere una bastarda e non essere voluta da nessuno. So perché sei scandalizzato: Claude mi ha semplicemente accettata come una voce di debito fissa nel suo conto di cassa. Io non mi piaccio. Non mi piace la persona che mi sono costretta a essere; e tu mi piacevi perché neanche a te piaceva quella persona, e credevo che saresti arrivato a vedermi come il tipo di persona vera che voglio essere. Che so di essere. Era una cosa nuova per me. Immagino di essermi sentita lusingata. E pensavo: ora, forse, se qualcun altro mi vede come sono davvero, potrei diventare me stessa. |
| COLBY | Oh Lucasta, non sono scandalizzato. Non da te, non da nulla di ciò che pensi. Riguarda me stesso. |
| LUCASTA | Te stesso, già! Il tuo prezioso io! Perché non ti chiudi in quel giardino dove ti piace stare solo con te stesso? O forse pensi che farebbe male alle tue prospettive ora che sei il cocco di Claude. Forse ti adotterà, e ti farà suo erede e tu sposerai un’altra Lady Elizabeth. Ma in tal caso, Colby, dovrai accettarmi come tua sorella! Anche se sono una scugnizza… |
| COLBY | Non devi usare parole simili! Non sai quanto fanno male. |
| LUCASTA | Potrei usare parole molto più forti, e lo farò, se mi va. Oh, scusami: immagino sia mia madre che riemerge in me. Sai, Colby, sono davvero delusa. Ero certa, quando ti ho raccontato tutto, che non te ne sarebbe importato nulla. Che forse ti sarei dispiaciuta. Ma ora non voglio che tu provi pena per me, grazie. Anzi, avevo pensato di dirtelo prima, e ho rimandato, giusto per il gusto di farlo: pensavo: quando glielo dirò, sarà così bello tutto in un istante. E adesso non c’è niente, proprio niente. È molto peggio di prima. Proprio quando credi di essere sul punto di liberarti dalla solitudine, ecco che la solitudine ti piomba addosso; quando credi di uscirne, ci sprofondi di più, e capisci finalmente che non c’è via di scampo. Beh, me ne vado. |
| COLBY | Non devi ancora andartene! C’è qualcos’altro che voglio spiegarti, e ora lo farò. Sto infrangendo una promessa. Ma… |
| LUCASTA | Non credo che ci sia niente da spiegare che possa spiegare via qualcosa. Non dimenticherò mai quello sguardo sulla tua faccia quando ti ho parlato di Claude e di mia madre. Sarò anche una bastarda, ma ho un po’ di amor proprio. Beh, c’è sempre B. Credo che adesso comincio proprio ad apprezzare B. |
| COLBY | Lucasta, aspetta! |
| (didascalia) | [Entra B. KAGHAN] |
| (didascalia) | Entra B. Kaghan. |
| KAGHAN | A vedere il nuovo appartamento. Ed ecco Lucasta. Lo sapevo che l’avrei trovata qui per prima! Fidatevi dell’intuito di Kaghan! Sono il tuo angelo custode, Colby, per proteggerti da Lucasta. |
| LUCASTA | Per il momento sei il mio angelo custode, B. Devi portarmi fuori a cena. E muoio dalla voglia di bere qualcosa. |
| KAGHAN | L’avevo detto a Colby: non imparare mai a preparare i cocktail, se non vuoi che le donne ti piombino sempre in casa. E fra due tigri mangiatrici d’uomini come te e Lizzie, gli ci vuole protezione. |
| LUCASTA | Colby non ha bisogno del tuo racket di protezione, almeno per quel che mi riguarda, B. E quanto a Lizzie, è meglio che tu non le capiti fra i piedi quando è a caccia. Ma tutto quel che conta adesso è che ho fame, e tu devi offrirmi un’ottima cena. |
| KAGHAN | Sarai sfamata. Tutto a suo tempo. Sono venuto a ispezionare il nuovo alloggio da scapolo e ad augurare fortuna a Colby. Io sono sempre stato fortunato, e porto sempre fortuna agli altri. |
| COLBY | Gradite un bicchiere di sherry? |
| KAGHAN | Sì, prendo un bicchiere di sherry, per brindare al successo dell’appartamento. Anche Lucasta: molto meglio dei cocktail per te, Lucasta. |
| LUCASTA | Sai che lo sherry non mi piace. |
| KAGHAN | Devi berlo lo stesso, a Colby e a una felice vita da scapolo! Che dipende, naturalmente, dall’impedire a Lizzie di ficcare sempre il naso. Sii fermo con lei, Colby; rivendica il tuo diritto a un po’ di intimità. Adesso è il momento della fermezza. Non lasciarle varcare la soglia. |
| LUCASTA | Come se tu non ne avessi paura quanto gli altri! |
| KAGHAN | Beh, almeno sono sempre riuscito a sfuggirle. |
| LUCASTA | Solo perché non ha mai avuto voglia di inseguirti. |
| KAGHAN | Sì, ho fatto una cattiva impressione fin dall’inizio: vidi che era necessario. Temo che Colby abbia fatto una buona impressione; e dovrà scontarla. — Devo dire che mi piace come ha fatto sistemare il posto. |
| COLBY | È stata Lady Elizabeth a scegliere la decorazione. |
| KAGHAN | Allora non sono sicuro che mi piaccia. Devi cambiare i colori. È tutto un po’ troppo smorto. Ti serve qualcosa di più vivace. Ma per il resto sembra piuttosto comodo. Se io stessi al calduccio come Colby, Lucasta, non avrei mai pensato di cambiare stato. |
| LUCASTA | Sei sempre libero di ripensarci. |
| KAGHAN | Il matrimonio è una scommessa. Ma io sono uno scommettitore nato e ci ho messo la camicia… no, non è proprio l’espressione giusta — Lucasta è la speculazione più eccitante in cui abbia mai pensato di investire. Colby è più prudente. Sai, Colby, tu e io dovremmo metterci in affari insieme. Io indovino bene. Ma a volte indovino male. Prendo decisioni sull’onda del momento, ma tu non faresti mai un salto nel buio; tu mi terresti sui binari. |
| COLBY | Sono sciocchezze. Fai solo finta di essere uno scommettitore. Hai la testa a posto come chiunque altro, e non ti immischi mai in niente di rischioso. Ti piace far credere agli altri di essere un giocatore. Non credo che tu scommetta mai su qualcosa che non sia una certezza. |
| KAGHAN | Beh, c’è del vero in questo. Sai, Lucasta, Colby è un buon giudice del carattere. |
| LUCASTA | Dovresti essere tu stesso un giudice migliore del carattere, prima di dire una cosa simile di Colby. |
| KAGHAN | Oh, sono un buon giudice. Ecco, ti dico la differenza fra noi due e Colby. Tu e io — l’unica cosa che vogliamo è la sicurezza e la rispettabilità! Colby, invece, della rispettabilità non gliene importa davvero — ci è nato e cresciuto. Io no, Colby. Lo sai che sono stato un trovatello? Non lo sapevi! Mai avuto genitori. Adottato e basta, dal nulla. Ecco perché voglio essere una potenza nella City, nei consigli di tutte le società più solide: perché non ho origini — nessuna origine. È una delle cose che mi piacciono di Lucasta: lei non mi disprezza. |
| LUCASTA | Nessuno potrebbe disprezzarti. E, cosa più importante, tu non disprezzi me. |
| KAGHAN | Nessuno potrebbe disprezzarti, Lucasta; e vogliamo le stesse cose. Ma quanto a Colby, è il tipo che potrebbe mollare tutto e andare a vivere su un’isola deserta. Ma spero che non lo farai. Ci servi dove sei. |
| COLBY | Comincio a credere che tu abbia un intuito piuttosto acuto per cose che non hanno nulla a che fare con gli affari. |
| KAGHAN | E tu hai una testa solidissima per gli affari. Forse sei un finanziere migliore di me! Ecco perché dovremmo metterci in affari insieme. |
| LUCASTA | Siete bravissimi tutti e due a fare complimenti; ma io ho fatto notare che ho fame. |
| KAGHAN | Non puoi già volere la cena. Sono solo le sei in punto. Non possiamo cenare prima delle otto; non in un ristorante che ti piaccia. — Tanto per cambiare, parliamo di Lucasta. LUCASTA [alzandosi]. Se volete discutere di me… |
| (didascalia) | [Un colpo alla porta. Entra LADY ELIZABETH] |
| LADY ELIZABETH | Oh, buonasera. Buonasera, signor Kaghan. Buonasera, Lucasta. Siete appena arrivati o state andando via? |
| LUCASTA | Stiamo per andare via, Lady Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | Sono venuta a dare un’occhiata all’appartamento ora che si è trasferito. Perché non si può dire se uno schema di decorazione sia giusto finché il luogo non è stato abitato dalla persona per cui è stato pensato. Perciò devo vederla qui dentro. Diceva che stavate andando via? |
| KAGHAN | Usciamo a cena. Lucasta ha molta fame. |
| LADY ELIZABETH | Fame? Alle sei in punto? Dove cenerete? Oh, lo so. È l’occasione per provare quel Ristorante delle Erbe che le avevo consigliato. Potete cenare presto: quasi tutti i loro clienti cenano alle sei e mezza. Fanno le insalate più deliziose! E le avevo detto, signor Kaghan, che lei è il tipo di persona che ha bisogno di mangiare moltissima insalata. Ricorda, le feci prendere nota dell’indirizzo; e non credo che ci sia ancora andato. |
| KAGHAN | Ma no, in effetti non ci sono andato. Avevo sempre intenzione di farlo. Ci andiamo, Lucasta? |
| LUCASTA | Ho una tale fame che mangerei perfino un’insalata di erbe. |
| LADY ELIZABETH | Così va bene. Faccia solo il mio nome, signor Kaghan, e chieda il tavolo nell’angolo a sinistra: ha la cameriera migliore. Buona notte. |
| LUCASTA | Buona notte. |
| KAGHAN | E grazie mille. Dà sempre ottimi consigli. |
| (didascalia) | [Escono KAGHAN e LUCASTA] |
| LADY ELIZABETH | Quei giovani erano qui su appuntamento? O sono capitati all’improvviso? |
| COLBY | Avevo invitato Lucasta. Mi aveva chiesto di suonare per lei. |
| LADY ELIZABETH | La chiama Lucasta? I giovani d’oggi sembrano aver abbandonato del tutto l’uso dei cognomi. Ma, Colby, spero che non le dispiaccia un piccolo consiglio. Temevo fosse possibile che lei diventasse troppo amico del signor Kaghan e della signorina Angel. Vedo che ha vissuto una vita piuttosto protetta, e ho notato che le riservano molte attenzioni. Vede, lei è per entrambi una specie di curiosità — non è il genere di persona che incontrano di solito nel loro ambiente. Perciò è naturale che vogliano prenderla sotto la loro ala. Posso parlare più liberamente, essendo una persona anziana. |
| COLBY | Ma, Lady Elizabeth… |
| LADY ELIZABETH | Beh, più anziana di lei, e molto più esperta delle vie del mondo. |
| COLBY | Ma, Lady Elizabeth, che cosa le rimprovera? Sono entrambi intelligenti… e gentili. |
| LADY ELIZABETH | Oh, non dico che non siano intelligenti e gentili. Non insinuo nulla di malevolo: ma sono piuttosto mondani e materialisti, e… beh, piuttosto volgari. Non sono affatto il suo genere. |
| COLBY | Non li chiamerei volgari. Forse sono volgare anch’io. Ma quale, secondo lei, è il mio genere? Io non lo so. E mi piacerebbe saperlo. |
| LADY ELIZABETH | In primo luogo dovrebbe frequentare gente di buona famiglia. Mi dissi, quando la vidi la prima volta: «È molto ben nato». Non sapevo nulla di lei, ma non c’è bisogno di sapere, se si sa che cosa sia la buona nascita. E, in secondo luogo, le serve una società intellettuale. Ecco che già questo restringe le sue conoscenze: perché, ed è sorprendente, le persone ben nate a volte sono tutt’altro che intellettuali; e — cosa meno sorprendente — le persone intellettuali sono spesso mal nate. Ma non è tutto. Le servono persone intellettuali e ben nate e dotate di spiritualità — ed è la cosa più rara. |
| COLBY | Questo ridurrebbe le mie conoscenze a un numero piccolissimo, e non so dove trovarle. |
| LADY ELIZABETH | Si possono trovare. Ma ero venuta a dare un’occhiata all’appartamento per vedere se lo schema di colori le si addicesse davvero. Credo di sì. Le pareti; e le tende; e quasi tutti i mobili. Ma quella scrivania! Da dove viene quella scrivania? |
| COLBY | È una scrivania da ufficio. Me l’ha procurata Sir Claude. Gli dissi che mi serviva una scrivania in camera: vede, farò buona parte del mio lavoro qui. |
| LADY ELIZABETH | E che cos’è quell’oggetto coperto che ci sta sopra? Non mi dica che è una macchina da scrivere. |
| COLBY | È una macchina da scrivere. Ho già cominciato a lavorare qui. In questo momento sto lavorando a una relazione societaria. |
| LADY ELIZABETH | Non avevo messo in conto relazioni e macchine da scrivere quando ho progettato questa stanza. |
| COLBY | È il tipo di stanza che volevo. LADY ELIZABETH [alzandosi]. E vedo una fotografia in una cornice d’argento. Temo che dovrò istruirla, Colby. I ritratti fotografici — anche in cornice d’argento — sono troppo intimi per il salotto. Posso toglierla? Certamente la sua camera da letto è il posto giusto per i ricordi fotografici. |
| (didascalia) | [Si siede, tenendo in mano il ritratto] |
| COLBY | Che cosa stavo per dire? Oh, ecco. Lei crede nella reincarnazione? |
| COLBY | No, non ci credo. Cioè, non ci ho mai pensato. |
| LADY ELIZABETH | Non posso dire di crederci. Ci ho creduto per un periodo. Ho studiato la dottrina. Ma stavo per dire: se ci credessi direi che ci siamo già conosciuti in qualche incarnazione precedente. — È sua madre, questa? |
| COLBY | No, quella è mia zia. Non ho mai conosciuto mia madre. Morì quando io nacqui. |
| LADY ELIZABETH | Morì quando lei nacque. Ha altri parenti stretti? Fratelli o sorelle? |
| COLBY | Né fratelli né sorelle. No. Quanto agli altri parenti, non ne ho mai conosciuto nessuno, da bambino. Immagino di non essermi mai interessato… ai parenti. |
| LADY ELIZABETH | Non voleva conoscere i suoi parenti! Capisco esattamente come si sentiva. Quanto detestavo i miei genitori! Avevo un’istitutrice; parecchie, anzi. E le detestavo tutte. È stato allevato da un’istitutrice? |
| COLBY | No. Da mia zia. |
| LADY ELIZABETH | E la detestava? No, certo che no. O non ne terrebbe il ritratto. Se non ha mai conosciuto i suoi genitori… ma suo padre era vivo? |
| COLBY | Non ho mai conosciuto mio padre. |
| LADY ELIZABETH | Allora, se non ha mai avuto un’istitutrice, e se non ha mai conosciuto nessuno dei suoi genitori, non può capire che cosa sia davvero il detestare. Eppure dobbiamo avere qualche somiglianza di origini. |
| COLBY | Ma lei aveva dei genitori. E senza dubbio molti parenti. |
| LADY ELIZABETH | Oh, sciami di parenti! E che gente sgradevole! Mi vedevo come una colomba in un nido d’aquile. Erano così carnivori. Sempre a uccidere qualcosa e a mangiarsela. Eppure la nostra infanzia dev’essere stata simile. Queste sono solo differenze superficiali: lei dev’essere stato un bambino solo, non avendo parenti — né fratelli né sorelle — e io ero sola perché erano tanti — e così poco affini. Mi facevano sentire un’esclusa. Eppure erano così banali. Sa, Colby, quando ero bambina avevo tre ossessioni, e non l’ho mai detto a nessuno. Mi chiedo se lei avesse le stesse ossessioni. |
| COLBY | Quali erano? |
| LADY ELIZABETH | La prima era che io fossi bruttissima e non lo sapessi. Poi, che fossi debole di mente e non lo sapessi. Infine, che fossi una trovatella e non lo sapessi. Naturalmente ero terrorizzata di essere brutta e di essere debole di mente: benché la mia famiglia me lo facesse credere. Ma sa, in realtà mi piaceva credere di essere una trovatella — o dovrei dire «una scambiata»? |
| COLBY | Non so quale delle due intenda. |
| LADY ELIZABETH | Comunque sia, non volevo appartenere a quel mondo. Mi rifiutavo di credere che mio padre potesse essere un conte qualunque! E non riuscivo a credere che mia madre fosse mia madre. Erano fantasticherie sciocche. Ero una ragazzina sciocca e molto romantica. Ma dimostra quanto mi sentissi diversa. E poi mi diedi alla Sapienza dell’Oriente e credetti, per un po’, nella reincarnazione. Quello sembrava spiegare tutto. Adesso non ci credo più. Fu solo una fase. Ma rendeva tutto così semplice! Poter pensare che i propri genitori terreni sono soltanto il mezzo di cui dobbiamo servirci per reincarnarci. E che la vera ascendenza sono le nostre esistenze precedenti. Certo, c’è qualcosa in noi, in tutti noi, che non è solo eredità, ma qualcosa di unico. Qualcosa che siamo stati dall’eternità. Qualcosa… che viene diritto da Dio. Questo vuol dire che siamo più vicini a Dio che a chiunque altro. — Dove viveva, da bambino? |
| COLBY | A Teddington. |
| LADY ELIZABETH | Teddington? In quale contea? |
| COLBY | È vicinissimo a Londra. |
| LADY ELIZABETH | Eppure è cresciuto, come me, in campagna. Teddington. Mi pare di averne sentito parlare. Era una casa grande? |
| COLBY | No, piccolissima. |
| LADY ELIZABETH | Ma aveva sua zia. Ed era devota a lei, non ho alcun dubbio. Come si chiama sua zia? Si chiama Simpkins? |
| COLBY | No, è una zia acquisita. Una vedova. Si chiama signora Guzzard. |
| LADY ELIZABETH | Guzzard? Ha detto Guzzard? Un nome insolito. Guzzard, ha detto? Quel nome mi dice qualcosa. Sì. Guzzard. È il nome che cercavo da tanto! |
| COLBY | Può darsi che le sia capitato di incontrarlo prima; benché, come dice lei, sia un nome raro. Non può aver conosciuto mia zia. |
| LADY ELIZABETH | No. Non ho mai conosciuto… sua zia. Ma il nome mi è familiare. Quanti anni ha, Colby? |
| COLBY | Venticinque. |
| LADY ELIZABETH | Venticinque. Che ne è stato di suo padre? |
| COLBY | Beh… non ho avuto un padre. Vede… ero un figlio illegittimo. |
| LADY ELIZABETH | Ah sì. Un figlio illegittimo. Così l’unica parente che ha conosciuto era la signora Guzzard. E l’ha sempre chiamata «zia»? |
| COLBY | E perché no? Era mia zia. |
| LADY ELIZABETH | E quanto a sua madre — la sorella della signora Guzzard, immagino… |
| COLBY | Sua sorella — il che fa della signora Guzzard mia zia. |
| LADY ELIZABETH | Ed è proprio sicuro che la sorella della signora Guzzard — quella che dice essere sua madre — fosse davvero sua madre? |
| COLBY | Ma come, Lady Elizabeth! Perché dovrei dubitarne? Non è il genere di storia che mia zia inventerebbe. |
| LADY ELIZABETH | Non se è davvero sua zia. La signora Guzzard e il signor Guzzard — hanno avuto figli? |
| COLBY | Non hanno avuto figli propri. Cioè, ne avevano avuto uno, un bambino morto quand’io ero ancora piccolissimo. Non me lo ricordo. Me ne hanno parlato. Ma non posso fare a meno di chiedermi perché la interessi tanto: non c’è nulla di molto interessante nelle mie origini — glielo assicuro. |
| LADY ELIZABETH | Potrebbe essere più interessante di quanto lei creda. Colby… |
| (didascalia) | [Un colpo alla porta] |
| LADY ELIZABETH | Chi è? |
| (didascalia) | [Entra SIR CLAUDE] |
| SIR CLAUDE | Elizabeth! Mi hanno detto che eri qui con Colby. Così sono venuto invece di telefonare, giusto per dargli questi appunti. Sono appunti per il mio discorso al banchetto della Corporazione dei Ceramisti. |
| COLBY | È domani sera, credo. |
| SIR CLAUDE | Sì, è domani. Ma sa che dovrò avere il discorso scritto per esteso e poi impararlo a memoria. Non posso usare appunti: deve suonare spontaneo. Ho buttato giù qualche titolo. Veda un po’ se riesce a svilupparmeli con qualche frase a effetto. Dovrebbe durare una decina di minuti. E poi domani lo rivedremo insieme. COLBY [guardando gli appunti]. Ci proverò. |
| SIR CLAUDE | È proprio in casi come questo, Elizabeth, che Colby può essermi di aiuto più di Eggerson. Non avrei potuto chiedere a Eggerson di scrivermi un discorso. Oh, a proposito, Colby, come va il pianoforte? |
| COLBY | È un pianoforte meraviglioso. Non ho mai suonato su uno strumento simile. È troppo bello per me. |
| SIR CLAUDE | Le serve un buon pianoforte. Suonerà tanto meglio. |
| LADY ELIZABETH | Claude! |
| SIR CLAUDE | Che c’è, Elizabeth? |
| LADY ELIZABETH | Ho appena fatto una scoperta strabiliante! Tutto grazie a un nome — e all’intuizione. Ma sarà provata. La verità è venuta a galla. È Colby. Colby è il mio figlio perduto! |
| SIR CLAUDE | Come? Tuo figlio, Elizabeth? Che diamine te lo fa pensare? |
| LADY ELIZABETH | Devo vedere questa signora Guzzard. Devo affrontarla. Non può assolutamente essere una coincidenza. Sembra incredibile, non è vero, Claude? Eppure sarebbe ancora più incredibile se fosse soltanto una coincidenza. Forse non dovrei ancora crederci, forse è sbagliato da parte mia esserne così certa, ma pare che la Provvidenza te l’abbia ricondotto, e che tu, Claude, ed Eggerson ne siate stati gli strumenti. Devo aver ragione. Claude, dimmi che ho ragione. |
| SIR CLAUDE | Ma Elizabeth, che cosa ti ha portata a credere che Colby sia tuo figlio? |
| LADY ELIZABETH | Oh, dimenticavo, nell’eccitazione: sei arrivato proprio nell’istante in cui la verità mi si è rivelata. La signora Guzzard! Claude, Colby è stato allevato da una signora Guzzard. |
| SIR CLAUDE | Lo so. Ma perché questo dovrebbe farne tuo figlio? |
| LADY ELIZABETH | È il nome che ho cercato per tutti questi anni — quello, e l’altro nome, Teddington: la signora Guzzard di Teddington. Era tutto ciò che sapevo. Poi Tony fu ucciso, come sai, in Africa, e io persi il nome. La signora Guzzard. |
| SIR CLAUDE | Comincio ora a ricostruire il tutto. Hai interrogato Colby sulla sua famiglia… |
| LADY ELIZABETH | E quando ha nominato Teddington c’è stata una debole eco — e poi la signora Guzzard! Dev’essere vero. |
| SIR CLAUDE | È certamente una coincidenza notevole — ammesso che sia una coincidenza. Ma temo, Elizabeth, che quel che è accaduto sia questo: rimuginando sul passato, hai cominciato a pensare a Colby come a ciò che sarebbe stato tuo figlio, e poi hai cominciato a vederlo come tuo figlio, e poi — qualunque nome avessi sentito ti sarebbe parso quello giusto. |
| LADY ELIZABETH | Oh Claude, come puoi essere così scettico! Dobbiamo vedere questa signora Guzzard e farle confessare. |
| SIR CLAUDE | Mi dispiace, Elizabeth. Se la signora Guzzard verrà a fare la sua confessione, sarà molto diversa da quel che tu ti aspetti. Temo, Colby, che mi tocchi farle sapere la verità. |
| COLBY | Mi pare… che non ci sia nulla — assolutamente nulla — che io possa dire al riguardo. Devo lasciarlo a lei. |
| SIR CLAUDE | Avrei dovuto dirtelo un giorno o l’altro. Ho sempre detestato tenerti nascosta una cosa simile. Vedo ora che tanto valeva dirtelo prima, ma avevo sperato — e ora sembra un pensiero sciocco… Quel che accade somiglia tanto a ciò che si era progettato, e insieme è una tale parodia di tutti i propri piani — avevo sperato che ti affezionassi a Colby, e che potesse prendere il posto del tuo figlio, se prima lo avessi conosciuto — e che volessi adottarlo. |
| LADY ELIZABETH | Ma certo che voglio adottarlo, Claude! Cioè, ammesso che sia permesso adottare il proprio figlio. |
| SIR CLAUDE | Non è questo che intendevo. Elizabeth, Colby è mio figlio. |
| LADY ELIZABETH | Del tutto impossibile, Claude! Hai una figlia. Ora vuoi un figlio. |
| SIR CLAUDE | Non vorrei mai portarti via tuo figlio. Forse hai un figlio. Ma non è Colby. Avrei dovuto dirtelo anni fa. Ti parlai di Lucasta, e tu mi parlasti della tua… disgrazia. E quasi ti parlai di Colby. Non lo feci. Per una ragione così sciocca. Assurda a dirsi ora. Un figlio per uno — sembrava abbastanza equo — anche se il tuo era andato perduto, e il mio non potevo perderlo. Ma se ne avessi avuto un altro temevo che tu pensassi: «e quanti altri?» Avresti potuto sospettare un numero qualsiasi di figli! Ora sembra grottesco. Ma mi influenzò. E poi trovai una ragione migliore per tacere. Vidi quanto desiderassi un figlio tuo, e pensai: aspetterò che abbiamo figli nostri e allora glielo dirò. E non arrivarono mai. E ora rimpiango amaramente quella decisione. Avrei dovuto dirti che avevo un figlio. |
| LADY ELIZABETH | Ma perché pensi che Colby sia tuo figlio? |
| SIR CLAUDE | Colby è il figlio della sorella della signora Guzzard, che morì quando lui nacque. La signora Guzzard lo allevò, e io provvidi alla sua educazione. L’ho visto crescere. E la signora Guzzard sa che è mio figlio. |
| LADY ELIZABETH | Ma tu dov’eri, Claude, quando Colby nacque? |
| SIR CLAUDE | Dov’ero? In Canada. Mio padre mi aveva mandato in giro d’affari per conoscere i suoi investimenti oltremare. |
| LADY ELIZABETH | Allora come sai che la sorella ebbe un figlio? Forse la signora Guzzard inventò la storia… |
| SIR CLAUDE | Perché avrebbe dovuto inventarla? Il figlio era atteso. |
| LADY ELIZABETH | Per ottenere denaro da te, forse. No, non dovrei dirlo. Ma si trovò un figlio fra le mani. Il padre era morto e non le avevano mai detto il nome della madre; e la madre aveva dimenticato il nome della signora Guzzard, e la madre ero io e il figlio era Colby; e la signora Guzzard pensò che tu saresti stato felice di credere di avere un figlio, e che ti saresti comportato bene con lui — perché tu tenevi a quella ragazza, no? |
| SIR CLAUDE | Sì, ci tenevo. Moltissimo. Non avevo mai conosciuto l’amore prima. |
| LADY ELIZABETH | Molto bene, allora. È così che dev’essere andata. Oh, Claude, lo sai che sono un po’ debole di testa anche se cerco di essere intelligente. Cerca di aiutarmi. |
| SIR CLAUDE | Poteva essere andata così. Ma sono certo che non è così. |
| LADY ELIZABETH | Oh, Colby, il suo istinto non le dice nulla? |
| SIR CLAUDE | Sì, ci dica tutto quel che ha in mente. So che questa situazione dev’essere un’angoscia per lei più ancora che per… noi. |
| COLBY | Vorrei solo che fosse un’angoscia più acuta: non so se durante questa conversazione abbia sofferto o no. Mi sento soltanto… intorpidito. Se c’è angoscia, è parte di un’angoscia totale che non riesco ancora a cominciare a sentire. Sono semplicemente indifferente. E per tutto il tempo che avete parlato non ho fatto che pensare: «Che importanza ha di chi io sia figlio?» Voi non capite che quando si è vissuti senza genitori, da bambini, resta un vuoto che non può mai essere colmato. Mai. Vi voglio bene a entrambi, potrei perfino arrivare ad amarvi — ma come amici… amici più anziani. Nessuno dei due come genitore. Mi dispiace. Ma è per questo che dico che non mi importa quale di voi due sia il mio genitore. |
| LADY ELIZABETH | Ma una madre, Colby, non è cosa diversa? Fra madre e figlio dovrebbe esserci sempre un legame, per quanto a lungo si siano perduti l’una l’altro. |
| COLBY | No, Lady Elizabeth. La posizione è la stessa, o più crudele. Supponiamo che io sia suo figlio. Allora è soltanto un fatto. Meglio non sapere che sapere il fatto e sapere che non significa nulla. Al tempo in cui nacqui, lei avrebbe potuto essere mia madre, ma scelse di non esserlo. Non gliene faccio colpa: Dio me ne guardi! ma dobbiamo accettarne le conseguenze. Al tempo in cui nacqui, il suo essere mia madre — se lei è mia madre — era un fatto vivo. Ora è un fatto morto, e dai fatti morti nulla di vivo può germogliare. Ora è troppo tardi. Non ho mai desiderato un genitore fino ad ora — non ci ho mai pensato. Ora mi avete fatto pensare, e vorrei aver potuto avere un padre e una madre. |
| LADY ELIZABETH | Fermo, Colby! Mi è venuta un’idea. Claude! Non voglio toglierti il figlio che credevi tuo. E da quel che hai detto so che preferiresti che fosse nostro anziché soltanto tuo. Perché fare altre indagini? Consideriamolo come nostro figlio: non sarà la stessa cosa che avevamo desiderato — ma per certi versi sarà meglio! E impedirà a entrambi di avanzare pretese irragionevoli su di lei, Colby. È una buona idea! Perché non dovremmo essere felici, tutti quanti? Già adesso, Claude, mi sembra che questo ci abbia avvicinati. |
| SIR CLAUDE | Sarei contento di un accordo simile; e in fondo non è così lontano da quel che avevo pensato. Potrebbe accettarci entrambi in quel modo, Colby? |
| COLBY | Posso solo dire quel che sento in questo momento: eppure credo che sentirò sempre lo stesso. |
| SIR CLAUDE | Ebbene? |
| COLBY | Sarebbe più facile, credo, accettarvi entrambi al posto dei genitori se nessuno dei due potesse esserlo. Se fosse pura finzione — si può vivere di una finzione — ma non di una tale mescolanza di finzione e realtà. Già è stato duro, per me che non ho mai conosciuto i sentimenti di un figlio, essere conteso fra due genitori. Ma se seguissimo il suo suggerimento, lo so, lo so che sarei sempre perseguitato dai miserabili fantasmi degli altri genitori! È già abbastanza strano avere due genitori — ma io ne avrei quattro! E gli altri? Dovrei vivere con quei fantasmi, l’uno indignato di essere stato frodato della sua paternità — o maternità — l’altro indignato per l’imputazione di una falsa paternità. Entrambi derisi. |
| SIR CLAUDE | Ma allora che cosa vuole, Colby? Che cosa vuole? Pensi al futuro. Quando si sposerà vorrà dei genitori, per amore dei suoi figli. |
| COLBY | Stasera non sento di voler mai sposarmi. Può darsi che lei abbia ragione. Non posso tenerne conto. Ma ora voglio sapere di chi sono figlio. |
| SIR CLAUDE | Allora la prima cosa è: dobbiamo vedere la signora Guzzard. |
| LADY ELIZABETH | Oh Claude! Mi dispiace terribilmente per te. Credo che se avessi saputo della tua… illusione non ti avrei mai disingannato. |
| SIR CLAUDE | E quanto a me, se avessi potuto sapere che cosa sarebbe accaduto, ti avrei ceduto Colby volentieri. Ma dobbiamo vedere la signora Guzzard. Farò in modo di portarla qui. |
| LADY ELIZABETH | E credo che faresti bene a far venire anche Eggerson. SIR CLAUDE [alzandosi]. Oh, certo, Eggerson! Lui sa tutto. Non diciamo altro stasera. Ora, Colby, riesce a trovare qualche consolazione al pianoforte? |
| COLBY | Non credo che stasera il pianoforte mi aiuterebbe: in questo momento non vorrei mai più toccarlo. Ma c’è un’altra ragione. Devo ricordarle il suo discorso per la Corporazione dei Ceramisti di domani sera. Devo mettermici al lavoro. |
| SIR CLAUDE | Domani sera. Devo proprio andare a quel banchetto domani sera? |
| COLBY | Guardavo i suoi appunti — prima che lei mi coinvolgesse nella conversazione — e ho trovato un appunto che non ho capito. «Tono di reminiscenza.» Non posso svilupparlo se non mi dice — reminiscenza di che cosa? |
| SIR CLAUDE | Reminiscenza di che cosa? Reminiscenza di che cosa? «Stasera mi sento in un tono di reminiscenza» — ah sì. Per dire qualcosa delle mie prime ambizioni di fare il ceramista. Non che i membri della Corporazione dei Ceramisti sappiano alcunché di ceramica… o di qualsiasi altra arte. No, non credo che sarò in tono di reminiscenza. Cancelli quel punto. Mi ricorderebbe soltanto cose che stupirebbero la Corporazione dei Ceramisti se dicessi loro che cosa stavo davvero ricordando. Vieni, Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | Mio povero Claude! |
| (didascalia) | [Escono SIR CLAUDE e LADY ELIZABETH] |
| LADY ELIZABETH | SIPARIO |
Atto 3, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Lo studio degli affari, come nell’Atto I. Parecchie mattine dopo. SIR CLAUDE sta spostando le sedie. Entra LADY ELIZABETH. |
| LADY ELIZABETH | Claude, che cosa stai facendo? |
| SIR CLAUDE | Sistemo i posti. È importante, quando si ha un incontro difficile, decidere in anticipo la disposizione delle sedute. Non credo che tu e io dovremmo stare vicini. Vuoi sederti là, accanto alla scrivania? |
| LADY ELIZABETH | Dall’altra parte, con la luce alle spalle: ma non ti siederai tu stesso alla scrivania? |
| SIR CLAUDE | No, sarebbe troppo formale. Ho pensato che fosse meglio mettere lì Eggerson, dietro la scrivania. Vedi, voglio che faccia da presidente. |
| LADY ELIZABETH | È una buona idea. |
| SIR CLAUDE | D’altra parte, non dobbiamo sembrare due avvocati pronti a fare il controinterrogatorio a un testimone. È tutto molto delicato. Non vogliamo cominciare offendendo la signora Guzzard. Per questo ho pensato che fosse Eggerson a porre le prime domande. È bravissimo ad avvicinare un argomento per vie traverse. Ma dove la facciamo sedere? |
| LADY ELIZABETH | Là, con la luce in pieno su di lei: voglio poterle osservare l’espressione. |
| SIR CLAUDE | Ma non su questa sedia! Le ci vuole una poltrona… |
| LADY ELIZABETH | Non così bassa. Quella lasciala nell’angolo per Colby. Non vorrà stare in vista, povero ragazzo! |
| SIR CLAUDE | Dopotutto è stato lui a insistere su questa… indagine. Ma forse hai ragione. |
| LADY ELIZABETH | Claude, ci ho pensato e ripensato — per tutta la notte. Non ho quasi chiuso occhio. Vorrei che Colby, in qualche modo, risultasse tuo figlio invece che mio. Davvero, lo vorrei! Sarebbe molto più giusto. Se è mio — come sono certa che sia — allora tu non hai mai avuto un figlio; mentre, se fosse tuo… potrebbe pur sempre prendere il posto di mio figlio: e così sarebbe nostro figlio. Povera me, che cosa voglio? Vorrei che fosse mio, ma che tu credessi che è tuo! Perciò spero che la signora Guzzard dica che è tuo figlio e che io non debba crederle. Io non credo nei fatti. Tu sì. È questa la differenza fra noi. |
| SIR CLAUDE | Non ne sono così sicuro. Ho cercato di credere nei fatti; e ho sempre agito come se ci credessi. Pensavo che fossero i fatti a cui credeva mio padre; pensavo che ciò che gli stava a cuore fossero il potere e la ricchezza; e poi arrivai a vedere che quel che io avevo interpretato in quel modo era per lui qualcos’altro — un’idea, un’ispirazione. Ciò che voleva trasmettermi era quell’idea, quell’ispirazione, che per lui era la vita. Per me fu un peso. Un’ispirazione non si comunica così, per forza di volontà. Lui fu un grande finanziere — e io sono soltanto un finanziere di successo. Forse sarei stato più fedele all’ispirazione di mio padre se avessi fatto ciò che volevo fare. |
| LADY ELIZABETH | Non mi hai mai parlato così prima d’ora! Perché non l’hai fatto? Non credo di capire e so che tu pensi che io non capisca nulla, e forse non capisco. Ma vorrei che mi parlassi qualche volta come se capissi, e forse arriverei a capire meglio. Che cosa volevi fare? |
| SIR CLAUDE | Il ceramista. Non ridere. |
| LADY ELIZABETH | Non sto ridendo. Pensavo soltanto com’è strano aver vissuto con te tutti questi anni e adesso mi dici che ti sarebbe piaciuto fare il ceramista! Vuoi dire davvero, fabbricare brocche e vasi come quelli della tua collezione? |
| SIR CLAUDE | È proprio quel che intendo. |
| LADY ELIZABETH | Ma mi sarebbe piaciuto tanto che tu facessi il ceramista! Perché non me l’hai mai detto? |
| SIR CLAUDE | Non credevo che ti avrebbe interessato. Anzi, di più. Davo per scontato che ciò che volevi fosse un marito importante. Pensavo che mi avresti disprezzato se avessi saputo che cosa desideravo davvero essere. |
| LADY ELIZABETH | E io davo per scontato che non t’interessasse nulla al di fuori degli affari finanziari; e che ti servissi di me soprattutto come padrona di casa. È un grave errore, ne sono convinta, per due sposi dare qualcosa per scontato. |
| SIR CLAUDE | È stata un’osservazione molto intelligente. Forse ho dato troppe cose per scontate su di te, Elizabeth. Che cosa volevi tu? |
| LADY ELIZABETH | Ispirare un artista. Non ridere. |
| SIR CLAUDE | Non sto ridendo. Dunque ciò che volevi era ispirare un artista! |
| LADY ELIZABETH | O ispirare un poeta. Credevo che Tony fosse un poeta. Perché mi scriveva poesie. Ed era così bello. Adesso so che i poeti non hanno l’aria dei poeti: e i finanzieri, a quanto pare, non hanno l’aria dei ceramisti — è questo che intendo? Mi sto confondendo. Credevo di sfuggire, con Tony, a un mondo che detestavo — e poi, troppo tardi, scoprii che apparteneva proprio al mondo da cui volevo fuggire. Era così banale! Volevo dimenticarlo, e così, immagino, volevo dimenticare Colby. Ma Colby è un artista. |
| SIR CLAUDE | Un musicista. Io sono un artigiano deluso, e Colby è un compositore deluso. Sarei stato un ceramista di second’ordine, e lui sarebbe stato un organista di second’ordine. Abbiamo scelto entrambi… l’obbedienza ai fatti. |
| LADY ELIZABETH | Credo che fosse proprio quello che cercavo di fare io. È molto strano, Claude, ma questa è la prima volta che parlo con te senza sentirmi stupidissima. Mi hai sempre fatto sentire che non valeva la pena parlarmi. |
| SIR CLAUDE | E tu mi hai sempre fatto sentire che i tuoi interessi erano troppo profondi perché io potessi discuterne: le cure per la salute. E l’arte moderna — purché fosse moderna — e le danze dei dervisci. |
| LADY ELIZABETH | Le danze dei dervisci! Davvero, Claude, come sei assurdo! Non che non ci sia molto da imparare, non ne dubito, dai rituali dei dervisci. Ma non importa che cosa ci dirà la signora Guzzard, se basterà a soddisfare Colby. Qualunque cosa accada sarà nostro figlio. |
| (didascalia) | [Un colpo alla porta. Entra EGGERSON] |
| SIR CLAUDE | Buongiorno, Eggerson. |
| EGGERSON | Buongiorno, Sir Claude. E Lady Elizabeth! |
| SIR CLAUDE | Mi dispiace, Eggerson, di averla fatta salire a Londra con così poco preavviso. |
| EGGERSON | Non dica così, Sir Claude. È vero, di questi tempi non ho molte occasioni per venire; ma la signora E. vorrebbe che salissi più spesso! Non sono tutte così, le signore? Prima si lamentava perché stavo a Londra cinque o sei giorni la settimana: e adesso dice: «Stai diventando un vero campagnolo! Stai perdendo il contatto con la vita pubblica». Il fatto è che le manca il contatto con Londra, anche se non lo ammette. Le mancano le mie notizie quando tornavo a casa la sera. E le ultime edizioni dei giornali che compravo a Liverpool Street. Ma ho tanto da fare, a Joshua Park — oltre al giardino — che non ho un momento libero. E ormai, davvero, a Londra mi sento del tutto perduto. Ogni volta che vengo noto che il traffico è peggiorato ancora. |
| SIR CLAUDE | Sì, peggiora sempre. |
| LADY ELIZABETH | — Spero che la signora Eggerson stia bene. |
| EGGERSON | Abbastanza bene. È sempre giù di morale in questa stagione, quando ci avviciniamo all’anniversario. |
| SIR CLAUDE | L’anniversario? Della morte di suo figlio? |
| EGGERSON | Del giorno in cui ne avemmo notizia. Non ne parliamo spesso; eppure so che cos’ha in mente, giorni prima. Ma eccomi qui a parlare di noi! E abbiamo faccende più importanti, immagino. |
| SIR CLAUDE | Eggerson, aspetto la signora Guzzard. |
| EGGERSON | Davvero! La signora Guzzard! E perché mai l’aspettiamo? |
| SIR CLAUDE | Le ho chiesto io di venire. Lady Elizabeth è certa di conoscere il nome della signora Guzzard. |
| LADY ELIZABETH | La signora Guzzard, di Teddington. |
| EGGERSON | Ah, davvero! Non avrei mai immaginato che quel nome le fosse noto. |
| SIR CLAUDE | Aveva interrogato Colby su di sé, e lui ha fatto il nome di sua zia, la signora Guzzard. Adesso è convinta che la signora Guzzard di Teddington sia il nome della persona a cui fu affidato il suo figlio. |
| EGGERSON | Che coincidenza straordinaria! |
| SIR CLAUDE | È proprio questo, a meno che non si sbagli… |
| LADY ELIZABETH | Ma insomma, Claude! |
| SIR CLAUDE | E ne ha concluso che il suo figlio debba essere Colby, così le ho detto la verità. Ma non riesce a crederci. |
| LADY ELIZABETH | Claude, non è del tutto esatto. Lasciami spiegare. Sono convinta che Sir Claude si sbagli, o che sia stato ingannato, e che Colby sia mio figlio. Ne sono sicura. Ma non voglio saperlo: sono perfettamente contenta di lasciare le cose come stanno, così da poterlo considerare nostro figlio. |
| SIR CLAUDE | Questo è perfettamente esatto. È Colby che non si accontenta di questa soluzione. Lui pretende i fatti. Ed è per questo che ho chiesto alla signora Guzzard di venire. Lei non lo sa. |
| EGGERSON | Una posizione naturale, per il signor Simpkins, se posso dirlo. Certo, potremmo scoprire un’altra signora Guzzard… |
| LADY ELIZABETH | Due signore Guzzard? |
| EGGERSON | Concordo, è un nome rarissimo, ma sono accadute cose più strane. |
| LADY ELIZABETH | E tutt’e due a Teddington? |
| EGGERSON | Concordo, sarebbe sorprendentissimo. E allo stesso indirizzo? |
| LADY ELIZABETH | L’indirizzo non lo so. La signora Guzzard di Teddington, è tutto quel che so, e su questo potrei giurare. |
| EGGERSON | Sembra davvero improbabile che ci siano due signore Guzzard a Teddington. Ma ammettendo, per il momento, una sola signora Guzzard, non potrebbero esserci stati due bambini? |
| LADY ELIZABETH | Due bambini, Eggerson? |
| EGGERSON | Suggerivo soltanto che forse la signora Guzzard faceva professione di… occuparsi dei figli degli altri. In un certo senso, è cosa perfettamente rispettabile. |
| SIR CLAUDE | Sta insinuando che tenesse un allevamento di neonati. È del tutto improbabile, ai nostri giorni. E poi me ne sarei accorto. Visitavo la sua casa spesso. Non ho mai visto più di un bambino. |
| EGGERSON | Potrebbe averne preso un altro come sistemazione provvisoria — a condizioni adeguate. Ma se fece così, dobbiamo domandare che ne fu dell’altro. |
| SIR CLAUDE | Ma questo bambino era Colby. |
| LADY ELIZABETH | Certo che era Colby. |
| SIR CLAUDE | Ma Eggerson, non può davvero chiedermi di credere che prese due bambini e li scambiò. |
| LADY ELIZABETH | Sembra proprio quel che è successo. E ora dobbiamo scoprire che ne è stato del tuo figlio, Claude. |
| SIR CLAUDE | Che ne è stato di mio figlio! La madre di mio figlio era la sorella della signora Guzzard. Lei non l’avrebbe ceduto. È il tuo figlio, Elizabeth, quello che dobbiamo cercare di rintracciare. |
| EGGERSON | Se c’era un altro bambino, allora dobbiamo cercare di rintracciarlo. Certamente, Sir Claude: il primo passo dev’essere interrogare la signora Guzzard. |
| SIR CLAUDE | Ed è per questo che siamo qui. Sarà qui a momenti. E quando arriverà chiamerò Colby. Volevo lei qui per primo, per spiegarle la situazione: e ho pensato che mi piacerebbe che conducesse lei la riunione. Vuole sedersi alla scrivania? |
| EGGERSON | Se lo desidera, Sir Claude. Mi sento più a mio agio quando sono dietro una scrivania: è una seconda natura. |
| SIR CLAUDE | E le esponga il caso. Non le lasci credere che io abbia dubbi: lei pone le domande per conto di mia moglie. |
| EGGERSON | Ho capito, Sir Claude: ho capito perfettamente. |
| (didascalia) | [Un colpo alla porta] |
| SIR CLAUDE | Santo cielo, è già qui! Beh… Avanti! |
| (didascalia) | [Entra LUCASTA] |
| LUCASTA | È una riunione? Ero venuta a parlare con Colby. Scusate. |
| SIR CLAUDE | Colby verrà. Ma tu non c’entri in questa riunione, Lucasta. Non può aspettare un’altra volta? |
| LUCASTA | Ero venuta a chiedere scusa a Colby. Non importa. Sarà per un’altra volta. Oh, sono contenta che tu sia qui, Eggy! Sei un tale sostegno. A ogni modo ho un annuncio da fare, e tanto vale farlo adesso. Se mi ascoltate. |
| SIR CLAUDE | Certo che ti ascolto. Ma abbiamo poco tempo. |
| LUCASTA | Non ci vorrà molto tempo. Sposo B. |
| SIR CLAUDE | Sposi B.! Ma credevo che fosse tutto deciso. |
| LUCASTA | Sì, certo, Claude. Tu credevi che tutto fosse deciso. Il guaio era proprio quello. Rendevi così evidente che sarebbe stata la soluzione ideale dal tuo punto di vista. Per levarmi dai piedi. Oh, lo so quanto ti sono sempre pesata! E non ti ho reso le cose facili. Non ci ho provato. E sapere che volevi che sposassi B. mi rendeva decisa a non farlo. Solo per farti dispetto, direi. Fu per questo che m’interessai a Colby. Perché tu lo credevi troppo buono per me. |
| SIR CLAUDE | A Colby! |
| LUCASTA | Perché no? È perfettamente naturale. Ma sono grata a Colby. Se non fosse per Colby non sarei mai arrivata ad apprezzare B. |
| SIR CLAUDE | Ma Colby! Lucasta, se lo avessi sospettato ti avrei spiegato tutto. Colby è tuo fratello. |
| EGGERSON | Fratellastro, signorina Angel. |
| SIR CLAUDE | Sì, fratellastro. |
| LUCASTA | Che cosa vuoi dire? |
| SIR CLAUDE | Colby è mio figlio. |
| LADY ELIZABETH | Questo è ciò che crede Sir Claude. Claude, lascia spiegare a me. |
| SIR CLAUDE | No, spiego io. C’è stato un malinteso. Mia moglie crede che Colby sia suo figlio. È questa la ragione dell’incontro di oggi. Aspettiamo la signora Guzzard — la zia di Colby. |
| LUCASTA | La zia di Colby? Mi fai girare la testa. |
| SIR CLAUDE | Avrei dovuto chiarirti le cose all’epoca in cui lui arrivò qui. Ma non mi fidavo che sapessi tenere un segreto. C’erano ragioni che non esistono più. Ma avrei dovuto dirtelo. |
| LUCASTA | Beh, io non capisco. Quel che capisco è il comportamento di Colby. Se lo sapeva. |
| SIR CLAUDE | Lo sapeva. |
| LUCASTA | Perché non me l’ha detto? Forse stava per farlo. Comunque, sapevo che c’era stato un equivoco. Non avete la minima idea di che cosa sto parlando! Ma se sapeva di essere tuo figlio dev’essere rimasto di sasso quando gli dissi che ero tua figlia! Ero venuta a ringraziarlo per lo scossone che mi aveva dato. Mi ha fatto vedere che cosa volevo davvero. B. mi fa sentire al sicuro. Ed è questo che voglio. E in un modo o nell’altro, io ho qualcosa da dargli — qualcosa di cui lui ha bisogno. Colby non ha bisogno di me, non ha bisogno di nessuno. È affascinante, ma non ci si può contare. Ha un mondo suo, e potrebbe svanirci dentro da un momento all’altro — proprio nel momento in cui ne avessi più bisogno! E nemmeno lui dipende dagli altri. B. ha bisogno di me. La vita l’ha ferito, come ha ferito me, e possiamo aiutarci a vicenda. Oh, lo so che tu lo vedi solo come un uomo d’affari. Come vedevi me solo come una seccatura. Siamo fatti l’uno per l’altra: lo pensavi anche tu, Claude, ma per le ragioni sbagliate, e questo mi allontanava. Perciò sono grata a Colby. |
| SIR CLAUDE | Non so che cosa sia successo, ma nondimeno sono certo che tu abbia preso la decisione giusta. |
| LUCASTA | Ma le ragioni per cui lo pensi sono quelle sbagliate. |
| LADY ELIZABETH | E anch’io sono certa, Lucasta, che tu abbia deciso saggiamente. |
| LUCASTA | E so benissimo perché lo pensa: pensa che siamo fatti l’uno per l’altra perché siamo entrambi volgari. B. sa che lei lo considera volgare. E allora fa finta di esserlo moltissimo, perché sa che lei lo pensa. Ci avete assegnato le parti. E abbiamo dimostrato di saperle recitare. |
| LADY ELIZABETH | Non credo che dovresti dire questo, Lucasta; sono sempre stata una persona di idee liberali — è per questo che non sono mai andata d’accordo con la mia famiglia. |
| LUCASTA | Beh, io non sono una persona di idee liberali. Sono convenzionalissima. E non me ne vergogno. |
| SIR CLAUDE | Forse hai ragione. Non sono sicuro di nulla. Forse, come dici, ho frainteso B., e non ho mai creduto di capire te; e certamente non riesco a capire Colby. |
| LADY ELIZABETH | Ma tu e io, Claude, possiamo capirci, per quanto tardi sia. E forse questo ci aiuterà a capire gli altri. Lo spero. Lucasta, ti considero una… figliastra; e sarò felice di accogliere il signor Kaghan come genero. |
| LUCASTA | Grazie. Sono sicura che lo apprezzerà. Ma questo mi ricorda: sta aspettando di sotto. Non credo che ci vogliate alla vostra riunione. |
| EGGERSON | Permettete. Posso avanzare una proposta? Ma prima di tutto devo cogliere l’occasione per augurare alla signorina Angel ogni felicità. E sono certo che sarà felice. Il signor Kaghan è uno dei giovani più promettenti della City, e ha un cuore d’oro. Come lei, signorina Angel. Abbiamo questo colloquio importantissimo, ma sono certo che vogliamo salutare la felice coppia. È tutto in famiglia. Perché non lasciarli aspettare di sotto e farli tornare dopo che la signora Guzzard se ne sarà andata? |
| SIR CLAUDE | Non è una cattiva idea. Se Colby è d’accordo. |
| LUCASTA | Mi fido di te, Eggy. E voglio fare pace con lui. |
| SIR CLAUDE | Lo chiamiamo subito. |
| (didascalia) | [Allunga la mano verso il telefono] |
| (didascalia) | [Un colpo. Entra COLBY] |
| COLBY | Sono arrivato troppo presto? Temo di essermi spazientito ad aspettare. |
| LUCASTA | Colby! Non sono venuta a interrompere la vostra riunione. Mi hanno detto di che si tratta. Ma ero venuta proprio per te. Sono venuta a chiederti scusa per come mi sono comportata l’altro pomeriggio. |
| COLBY | Chiedermi scusa? |
| SIR CLAUDE | Le ho detto tutto. |
| COLBY | Ma perché dovresti chiedermi scusa? |
| LUCASTA | Oh, perché ho capito di aver certamente frainteso la tua reazione. Non sarebbe stato da te — come credevo che fosse. Sei troppo… distaccato per restare mai scandalizzato nel modo in cui credevo che fossi. Mi vergognavo di ciò che ti stavo raccontando, e perciò mi aspettavo proprio quello che credetti di ricevere. Ma non riuscivo a crederci! Non è da te disprezzare la gente: non t’importa abbastanza. |
| COLBY | Non m’importa abbastanza? |
| LUCASTA | No. O sei al di sopra di ogni interesse, oppure sei insensibile — non intendo poco sensibile! Ma sei terribilmente freddo. O altrimenti hai un fuoco che ti scalda, e che non è lo stesso fuoco che scalda gli altri. O sei un egoista o qualcosa di così diverso da tutti noi che non possiamo giudicarti. Sei fatto così, Colby. |
| COLBY | Sono fatto così, dici? Io semplicemente non lo so. Forse mi conosci meglio di quanto mi conosca io. Ma ora che sai che cosa sono… |
| LUCASTA | Chi sei, nel senso che mi hanno detto che sei mio fratello; il che rende più difficile sapere che cosa sei. Può darsi che non ci sia nessuno più difficile da capire di un fratello… |
| COLBY | O di una sorella… |
| LUCASTA | La cosa difficile è riconoscere i limiti della propria comprensione. Può darsi che la comprensione, da fratello a sorella, venga col tempo. Forse, un giorno, arriveremo a capirci. E ad accettare il fatto che non ci siamo necessari l’uno all’altra nel modo in cui avremmo potuto esserlo. Ma in un modo diverso che si rivela col tempo. E forse — chi lo sa? — potremmo diventarci più necessari l’uno all’altra, da fratello e sorella, di quanto avremmo potuto esserlo in qualsiasi altra forma di rapporto. |
| COLBY | Voglio che tu sia felice. |
| LUCASTA | Sarò felice, se mi accetterai come sorella per la felicità che quel rapporto potrà darci fra venti o trenta o quarant’anni di tempo. Sarò felice. Sposerò B. So che B. ti piace. |
| COLBY | Gli voglio molto bene; e sono contento al pensiero che sarà mio cognato. Avrò bisogno di te, di tutti e due, Lucasta! |
| LUCASTA | Significheremo qualcosa per te. Ma tu non hai bisogno di nessuno. |
| EGGERSON | E ora posso interrompere, signorina Angel? Perché lei e il signor Kaghan non aspettano di sotto e non ci raggiungono quando questo colloquio sarà finito? Sono certo che il signor Simpkins concorderà con la proposta. |
| COLBY | Certo che li vorrei qui… Non può salire B. adesso? |
| EGGERSON | Meglio aspettare dopo. |
| SIR CLAUDE | Giustissimo, Eggerson. |
| LUCASTA | Addio, Colby. |
| COLBY | Perché dici addio? |
| LUCASTA | Addio al Colby che Lucasta conosceva, e addio alla Lucasta che Colby conosceva. Da allora siamo cambiati: come dicevi tu, cambiamo sempre. Quando tornerò saremo fratello e sorella — o almeno lo spero. Sì, in ogni caso, addio, Colby. |
| (didascalia) | [Esce LUCASTA] |
| COLBY | Addio, allora, Lucasta. |
| EGGERSON | E ora, fra quanto aspettiamo la signora Guzzard? SIR CLAUDE [guardando l’orologio]. Dovrebbe essere già qui! È sorprendente, non mi ero accorto di come passava il tempo, con la visita inattesa di Lucasta. Dovrebbe essere qui. Non sarebbe da lei arrivare in ritardo a un appuntamento. Me lo faceva sempre notare quando andavo io da lei in ritardo. |
| (didascalia) | [Entra LUCASTA] |
| LUCASTA | Scusate se torno. È un anticlimax. Ma pare che non ci sia nessuno ad aprire la porta. Ho appena fatto entrare una persona. È la signora Guzzard che aspettavate. Ha un’aria piuttosto temibile. |
| SIR CLAUDE | È il giorno libero di Parkman. Ma la cameriera dov’è? |
| LUCASTA | Mi è parso di sentire qualcuno cantare in dispensa. |
| LADY ELIZABETH | Oh, dimenticavo. È l’ora di raccoglimento di Gertrude. Le ho dato delle lezioni di raccoglimento. Ma non dovrebbe cantare. |
| LUCASTA | Beh, che faccio? |
| EGGERSON | Lasci che scenda io a spiegare alla signora Guzzard e poi la accompagni su. |
| SIR CLAUDE | No, la voglio qui, Eggerson. Vuoi accompagnarla su tu, Lucasta? |
| LUCASTA | Lo farò fare a B. |
| (didascalia) | [Esce LUCASTA] |
| SIR CLAUDE | Vorrei che tu organizzassi meglio gli orari della servitù. È un inizio davvero sfortunato. |
| LADY ELIZABETH | Ha fatto progressi, sotto la mia guida; ma non avrebbe dovuto cantare. |
| SIR CLAUDE | Bene, siamo pronti? |
| (didascalia) | [Un colpo discreto. Entra KAGHAN, accompagnando MRS. GUZZARD. Esce KAGHAN] |
| SIR CLAUDE | Buongiorno, signora Guzzard. Devo scusarmi: temo che ci sia stata una certa incompetenza domestica. Avrebbero dovuto annunciarla. |
| MRS | GUZZARD. Credo di essere stata puntuale. Ma non mi è pesato affatto aspettare, Sir Claude. So che lei è sempre molto occupato. |
| SIR CLAUDE | Anzitutto, mi permetta di presentarle mia moglie. Lady Elizabeth Mulhammer. |
| LADY ELIZABETH | Buongiorno, signora Guzzard. Lei non mi conosce, ma io so di lei: abbiamo più cose in comune di quanto lei immagini. |
| MRS | GUZZARD. Suppone che intenda Colby? |
| LADY ELIZABETH | Sì. A che fare con Colby. |
| SIR CLAUDE | Elizabeth, sai che dobbiamo lasciarlo fare a Eggerson. Questo è il signor Eggerson, signora Guzzard: il mio segretario privato. Vale a dire il predecessore di Colby, che si è ritirato di recente. Ora vive… in campagna. Ma conosce tutta la storia: ha goduto della mia fiducia — e posso dire, è mio amico — da moltissimi anni. Perciò gli ho chiesto di essere presente. Spero che non le dispiaccia. |
| MRS | GUZZARD. Perché dovrebbe dispiacermi? Ho sentito parlare del signor Eggerson da Colby. Sono lietissima di fare la sua conoscenza. |
| SIR CLAUDE | E ho pensato che potesse… condurre lui la riunione: è l’anima stessa del tatto e della discrezione. |
| MRS | GUZZARD. Certamente, Sir Claude, se è questo che desidera. Ma l’argomento di questo incontro — che riguarda Colby, suppongo — è dunque così riservato? |
| EGGERSON | Sì, è proprio così che lo definirei, signora Guzzard. Devo intendere, Sir Claude, che apra io la discussione? |
| SIR CLAUDE | Se vuole, Eggerson. |
| EGGERSON | Allora cominciamo. La questione riguarda, come lei ha supposto, il signor Simpkins. Riguarda inoltre un problema di paternità. |
| LADY ELIZABETH | O di maternità. |
| SIR CLAUDE | Non interrompere, Elizabeth. |
| MRS | GUZZARD. Non la seguo. |
| EGGERSON | Le cose stanno così, signora Guzzard. Solo di recente Lady Elizabeth ha sentito nominare il suo nome dal signor Simpkins. L’hanno colpita il suo nome e il fatto che lei viva a Teddington. E ora dobbiamo tornare indietro di molti anni: beh, non poi tanti anni — quando si arriva alla mia età il passato e il futuro sembrano entrambi brevissimi — ma abbastanza indietro perché la domanda sia possibile. Lady Elizabeth, prima del suo matrimonio, ebbe un figlio… |
| LADY ELIZABETH | Un maschio. |
| EGGERSON | Ebbe un figlio che non poté, date le circostanze, riconoscere. Accade non di rado, signora Guzzard. |
| MRS | GUZZARD. Ne sono consapevole. So che accade. |
| EGGERSON | — Del quale si prese cura il padre. Vale a dire: fu affidato alle cure di una madre adottiva fino a nuovo avviso. Purtroppo il padre morì all’improvviso… |
| LADY ELIZABETH | Fu travolto. Da un rinoceronte in Tanganica. |
| SIR CLAUDE | Non è pertinente. Lascia fare a Eggerson. |
| EGGERSON | Il padre morì all’estero. Lady Elizabeth non conosceva il nome della signora che aveva preso il bambino. O meglio, l’aveva dimenticato. Non era, in ogni caso, in una posizione tale da poter avviare delle ricerche. Così, per molti anni, è rimasta senza un indizio fino all’altro giorno. Questo figlio, signora Guzzard, se è vivo, dev’essere ormai un uomo fatto. Credo che lei non abbia avuto figli suoi; ma sono certo che può capire. |
| MRS | GUZZARD. Posso capire. Ho avuto un figlio, e l’ho perduto. Non nel modo in cui è andato perduto il figlio di Lady Elizabeth. Speriamo che il figlio le sia restituito. |
| EGGERSON | È esattamente ciò a cui miriamo. Abbiamo un indizio — o quello che sembra un indizio. Per questo Sir Claude le ha chiesto di essere presente. |
| MRS | GUZZARD. Pensate che io possa esservi d’aiuto? |
| EGGERSON | Sembra appena possibile. Pochi giorni fa, come ho detto, Lady Elizabeth ha appreso il suo nome; e quel nome le è parso familiare. |
| MRS | GUZZARD. Davvero? Non è un nome molto comune. |
| EGGERSON | È proprio questo che l’ha colpita. La signora Guzzard di Teddington! Lady Elizabeth è convinta che fosse a una signora Guzzard di Teddington che venne affidato il suo figlio appena nato. Certo, potrebbe sbagliarsi su Teddington… |
| LADY ELIZABETH | Non mi sbaglio su Teddington. |
| EGGERSON | Suggerivo soltanto, Lady Elizabeth, che ci sono altri luoghi il cui nome suona come Teddington, ma non molti nomi che suonino come Guzzard — o se ce ne sono, sono altrettanto rari. Ma, signora Guzzard, è qui che può aiutarci — conosce lei qualche altra signora Guzzard? |
| MRS | GUZZARD. Nessuna. |
| EGGERSON | Intendo dire, né a Teddington né altrove? Ora devo farle una domanda più delicata: ha mai, in qualche momento, preso in casa un bambino — un bambino, voglio dire, di genitori a lei ignoti — a tali condizioni? |
| MRS | GUZZARD. Sì, presi in casa un bambino. Mio marito e io eravamo senza figli… a quel tempo, e molto poveri. Offriva due vantaggi. |
| EGGERSON | E conosceva il nome del padre o quello della madre? |
| MRS | GUZZARD. Non mi dissero né l’uno né l’altro. Mi fecero capire che il bambino era molto ben imparentato: altrimenti non l’avrei preso. Ma me lo portò una terza persona, tramite la quale venivano fatti i pagamenti mensili. |
| EGGERSON | Le condizioni erano soddisfacenti? |
| MRS | GUZZARD. Molto soddisfacenti — finché, s’intende, il denaro arrivava. |
| EGGERSON | I pagamenti cessarono? |
| MRS | GUZZARD. Di colpo. |
| LADY ELIZABETH | Dev’essere stato quando Tony ebbe l’incidente. |
| MRS | GUZZARD. Mi fu comunicato che il padre era morto senza fare testamento. |
| LADY ELIZABETH | Era molto sbadato. |
| MRS | GUZZARD. E che gli eredi non riconoscevano alcuna responsabilità. La madre, suppongo, avrebbe potuto ottenere un provvedimento se avesse potuto stabilire la paternità; ma io non sapevo chi fosse! Che potevo fare? |
| LADY ELIZABETH | Oh, Claude, vedi? Capisci, Colby? |
| SIR CLAUDE | Non essere ancora così certa, Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | Non c’è alcun dubbio. Colby è mio figlio. |
| MRS | GUZZARD. Suo figlio, Lady Elizabeth? Sta insinuando che io abbia tenuto un figlio suo ingannando Sir Claude col far credere che fosse il suo? |
| SIR CLAUDE | È proprio questo il punto. Mia moglie si è convinta che Colby sia suo figlio. Io so che è mio figlio. E le ho chiesto di venire qui perché possa dirglielo. |
| EGGERSON | Non lo prenda come un’allusione personale, signora Guzzard. Tutt’altro. Deve avere indulgenza per una madre che ha sperato contro ogni speranza di ritrovare il figlio. Si metta nei suoi panni. Se lei avesse perduto suo figlio, in modo simile, non si aggrapperebbe a qualsiasi fuscello che offrisse una speranza di ritrovarlo? |
| MRS | GUZZARD. Forse sì. |
| LADY ELIZABETH | Nella mia mente non c’è l’ombra di un dubbio. Mi stupisce che lei, Eggerson, con la sua formazione giuridica, parli di fuscelli! Colby è mio figlio. |
| MRS | GUZZARD. Date le circostanze, ignoro quell’osservazione. |
| EGGERSON | Posso versare una goccia d’olio su queste acque agitate? Affrontiamo la questione da un altro lato, e chiediamo alla signora Guzzard che ne fu del bambino che prese in casa, e che potrebbe essere quello di Lady Elizabeth. |
| SIR CLAUDE | È una proposta molto sensata, Eggerson. Un soffio di buonsenso. Grazie di questo. |
| MRS | GUZZARD. Ce ne separammo. Un bambino delizioso. Fui felice di tenerlo finché i pagamenti arrivavano; ma non potevamo permetterci di adottare il bambino, né di continuare a tenerlo, quando i pagamenti cessarono. |
| EGGERSON | E come se ne liberò? |
| MRS | GUZZARD. Avevamo dei vicini senza figli, e ansiosi di adottare un bambino. Se n’erano invaghiti. Così l’adottarono. Poi lasciarono Teddington e li perdemmo di vista. |
| EGGERSON | Ma ne conosce il nome? |
| MRS | GUZZARD. Sì, ne conosco il nome: come il mio, un nome piuttosto insolito. Forse sarebbe possibile rintracciarli. Il nome era Kaghan. |
| SIR CLAUDE | Si chiamavano Kaghan! |
| MRS | GUZZARD. K-A-G-H-A-N. Un nome strano. Erano ottime persone. Non conformisti. |
| EGGERSON | E il bambino, suppongo, aveva un nome di battesimo? |
| MRS | GUZZARD. Nulla indicava che il bambino fosse stato battezzato quando venne da noi; ma non potevamo esserne certi. Mio marito era scrupoloso in queste cose, e così gli facemmo impartire il battesimo condizionato. |
| EGGERSON | Che nome gli deste? |
| MRS | GUZZARD. Chiamammo il bambino Barnaba. |
| LADY ELIZABETH | Barnaba? Non c’è mai stato un nome simile nella mia famiglia. Né, ne sono certa, in quella di suo padre. Ma come mai fu chiamato Colby? |
| SIR CLAUDE | Ma, Elizabeth, non è Colby! Non vedi chi è? |
| MRS | GUZZARD. Il nome lo scelse mio marito. Ci eravamo sposati nella chiesa di San Barnaba. |
| COLBY | Barnaba Kaghan. È lui il cuginetto che morì? Non ricordi, zia Sarah, quando trovai un sonaglio e un campanellino, e tu mi dicesti che avevo avuto un cuginetto che era morto? |
| MRS | GUZZARD. Sì, Colby, è ciò che ti dissi. |
| LADY ELIZABETH | Dunque il mio figlio è vivo. Ne ero sicura. Ma credo che Colby sia Barnaba. |
| SIR CLAUDE | No, Elizabeth, Barnaba è Barnaba. Devo spiegarle questo, signora Guzzard. Ho un giovane collega molto promettente — anzi, il giovanotto che l’ha accompagnata su — che si chiama Barnaba Kaghan. |
| LADY ELIZABETH | Barnaba? |
| SIR CLAUDE | Sì, Elizabeth. A volte deve firmare col nome per esteso. Ma quel nome non gli piace, per qualche ragione; così lo chiamiamo B. |
| MRS | GUZZARD. Un nome ottimo. Dovrebbe esserne fiero. |
| LADY ELIZABETH | Quanti anni ha questo Barnaba? |
| SIR CLAUDE | Ventotto, credo. |
| MRS | GUZZARD. Dovrebbe averne ventotto. |
| LADY ELIZABETH | Allora devo aver sbagliato i conti. |
| SIR CLAUDE | Questo non mi sorprenderebbe. |
| LADY ELIZABETH | Sì, che anno era? Mi sto confondendo tanto. Con Colby che è Barnaba — voglio dire, che non è Barnaba. E il signor Kaghan che è Barnaba. Immagino che mi ci abituerò. |
| COLBY | Ma lui aspetta di sotto! Non è questo il momento perché io lo faccia salire? E anche Lucasta? |
| EGGERSON | Ottima proposta, signor Simpkins. |
| (didascalia) | [Esce COLBY] |
| EGGERSON | E ora, se lei è d’accordo, Lady Elizabeth, possiamo interrogare il signor Kaghan sui suoi genitori; e se il signore e la signora Kaghan sono ancora vivi la signora Guzzard dovrebbe poterli identificare. |
| LADY ELIZABETH | E questo proverà che il signor Kaghan — questo signor Kaghan — è mio figlio? |
| EGGERSON | Crea una probabilità intrinseca — se è questa l’espressione giusta. |
| SIR CLAUDE | Credo, Elizabeth, che tu abbia ritrovato tuo figlio. |
| EGGERSON | Salvo conferma. |
| LADY ELIZABETH | E salvo la mia capacità di adattarmici. |
| (didascalia) | [Rientra COLBY, con KAGHAN e LUCASTA] |
| COLBY | Ho detto loro di prepararsi a una sorpresa. |
| LADY ELIZABETH | Barnaba! Il suo nome è Barnaba? |
| KAGHAN | Ma sì, è così. Gliel’ha detto lei, Sir Claude? |
| SIR CLAUDE | No, B. È stata la signora Guzzard a rivelarlo. Questo è il signor Barnaba Kaghan — la signora Guzzard. E… mia figlia Lucasta. |
| KAGHAN | Ma come faceva la signora Guzzard a sapere il mio nome? |
| MRS | GUZZARD. Il signore e la signora Alfred Kaghan erano i suoi genitori? |
| KAGHAN | Sì. Lo sono. I miei genitori adottivi. |
| MRS | GUZZARD. E vissero, un tempo, a Teddington? |
| KAGHAN | Credo di sì. Ma perché le interessa? |
| MRS | GUZZARD. Lady Elizabeth, credo che questo sia suo figlio. Se è così, sono discolpata dal suo ingiusto sospetto. |
| EGGERSON | Signor Kaghan, i suoi genitori adottivi sono vivi? |
| KAGHAN | Nel Kent. Volevano ritirarsi in campagna. Così trovai loro un posticino vicino a Sevenoaks dove tengono le api. Ma perché me lo chiede? |
| LADY ELIZABETH | Perché, Barnaba, pare che lei sia mio figlio. |
| EGGERSON | Vorrà ottenere conferma di questa interessante scoperta, signor Kaghan, mettendo i suoi genitori adottivi in contatto con la signora Guzzard. Tocca a loro confermare di averla presa, da bambino, dalla signora Guzzard, alla quale, a quanto pare, lei era stato affidato dapprima. |
| KAGHAN | Non so proprio quale emozione registrare… |
| LUCASTA | Non hai più bisogno di parlare quella lingua: di’ semplicemente che sei imbarazzato. |
| KAGHAN | Beh, sono imbarazzato. Se Lady Elizabeth è mia madre… |
| LADY ELIZABETH | Non c’è il minimo dubbio al riguardo, Barnaba. Sono sua madre. |
| KAGHAN | Ma chi era mio padre? |
| LADY ELIZABETH | Morì all’improvviso. Per un incidente fatale, quando lei era piccolissimo. Ecco perché fu adottato. |
| KAGHAN | Ma che cosa faceva? Era un finanziere? |
| LADY ELIZABETH | Non era portato per i numeri. Il suo talento per gli affari le viene, suppongo, dal lato mio della famiglia. Ma era in un reggimento ottimo — per un po’ di tempo, almeno. |
| KAGHAN | Beh, dovrò abituarmici. Ma vorrei sapere come devo rivolgermi a lei, Lady Elizabeth. Sono sempre stato abituato a considerare la signora Kaghan come mia madre. |
| LADY ELIZABETH | Allora, per evitare ogni pericolo di confusione, può chiamarmi zia Elizabeth. |
| KAGHAN | Certamente più facile. |
| LADY ELIZABETH | E vorrò conoscerli. Claude, dobbiamo invitare i Kaghan a cena. |
| SIR CLAUDE | Ma certo, Elizabeth. |
| KAGHAN | Ma, Lady Elizabeth — voglio dire, zia Elizabeth: se la chiamo zia Elizabeth, le dispiacerebbe molto chiamarmi… semplicemente «B»? |
| LADY ELIZABETH | Certamente, se lo preferisce, Barnaba. |
| LUCASTA | Perché non ti piace il nome di Barnaba? |
| KAGHAN | Non voglio che la gente mi chiami «Barney» — Barney Kaghan! Kaghan va benissimo. Ma Barney Kaghan — suona un po’ pacchiano: non farebbe la giusta impressione nella City. |
| LUCASTA | Quando sarai consigliere comunale, sarai Sir Barney Kaghan! |
| LADY ELIZABETH | E sono contentissima che annunciate il vostro fidanzamento. Lucasta, mi occuperò io del tuo matrimonio. |
| LUCASTA | Avevamo pensato di sposarci in tutta discrezione in un municipio. |
| LADY ELIZABETH | Dovete sposarvi in chiesa. |
| MRS | GUZZARD. Sono lieta di sentirglielo dire, Lady Elizabeth. Ma è soddisfatta? |
| LADY ELIZABETH | Soddisfatta? Di che cosa? |
| MRS | GUZZARD. Che i suoi sospetti su di me fossero del tutto infondati. |
| LADY ELIZABETH | Oh, signora Guzzard, non avevo alcun sospetto! Pensavo che ci fosse stata una confusione — tutto qui. |
| MRS | GUZZARD. Temevo che nella sua mente ci fosse una confusione fra il significato di confusione e quello di impostura. |
| SIR CLAUDE | Non credo che ci sia più alcuna confusione: sono certo che mia moglie è perfettamente convinta; e la… madre del signor Kaghan, ne sono sicuro, lo confermerà. |
| MRS | GUZZARD. Questo è nel mio interesse quanto in quello di chiunque altro. Ma sua moglie si dirà soddisfatta, quando avrà le prove che i Kaghan forniranno, di riconoscere Barnaba Kaghan come suo figlio? [a LADY ELIZABETH] È contenta di averlo come figlio? |
| SIR CLAUDE | Mi pare una domanda strana, signora Guzzard. |
| MRS | GUZZARD. Sono stata chiamata qui a rispondere a domande strane — e ora tocca a me farle. Vorrei esaudire i desideri di tutti. |
| LADY ELIZABETH | Oh, certo… Sì, sono sicura… Sarò felicissima. |
| MRS | GUZZARD. Lei desiderava suo figlio, e ora ha suo figlio. Tutti noi dobbiamo adattarci al desiderio che ci viene esaudito. Può essere un processo doloroso, lo so bene. E lei, Barnaba Kaghan, è soddisfatto di scoprirsi figlio di Lady Elizabeth Mulhammer? |
| KAGHAN | È molto meglio che essere un trovatello — se saprò esserne all’altezza. E… sì, certo, se riuscirò a metterla a posto con i miei genitori. Ci sono affezionato, sa. |
| LADY ELIZABETH | Ci penserò io, Barnaba. |
| KAGHAN | B. — se non le dispiace, zia Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | B. — e sono certa che diventeremo grandi amici. |
| EGGERSON | Sono certo che non desideriamo altro. |
| MRS | GUZZARD. I desideri, una volta realizzati, a volte si rivoltano contro chi li ha formulati. [a LADY ELIZABETH e KAGHAN] Non con voi, credo. [a LUCASTA] Né, per quanto posso giudicare, con lei. Forse lei è qui la più saggia fra chi ha desiderato: non le chiederò se è soddisfatta di essere la moglie di Barnaba Kaghan, la nuora di Lady Elizabeth, e la figlia di Sir Claude Mulhammer. |
| SIR CLAUDE | Questo riguarda me — che lei sia soddisfatta di essere mia figlia. |
| MRS | GUZZARD. E ora, Colby, devo chiederti: hai avuto ciò che desideravi? |
| SIR CLAUDE | Colby voleva soltanto essere certo della verità. |
| COLBY | È una domanda molto strana, zia Sarah: alla quale posso dare solo una risposta strana. Sir Claude ha ragione: volevo conoscere la verità. Quale essa sia, non importa. Tutto ciò che volevo era liberarmi dall’assillo di sapere che c’è un fatto che non si conosce. Ma il fatto in sé è irrilevante, una volta che lo si conosce. |
| MRS | GUZZARD. Non avevi una preferenza? Fra un padre e una madre? |
| COLBY | Non ho mai avuto né padre né madre — per B. è diverso. Lui ha avuto i genitori adottivi, e così può permettersi un altro legame. Lasciate mia madre riposare in pace. Quanto a un padre — io ho l’idea di un padre. Mi è venuta proprio ora. Vorrei un padre che non ho mai conosciuto e che non potrei conoscere adesso, perché sarebbe morto prima che io nascessi o prima che potessi ricordarlo; che potrei conoscere soltanto per sentito dire, per documenti — la storia della sua vita, del suo successo o del suo fallimento… forse più del suo fallimento che del suo successo — per gli oggetti che gli appartennero, e per fotografie sbiadite in cui cercherei di decifrare una somiglianza; la cui immagine potrei creare nella mia mente per vivere con quell’immagine. Un uomo comune la cui vita io potessi in qualche modo perpetuare essendo la persona che lui avrebbe voluto essere e facendo le cose che lui aveva desiderato fare. |
| MRS | GUZZARD. Di chi vorresti essere figlio, Colby: di Sir Claude — o di qualche altro uomo, oscuro e silenzioso? Un uomo morto, Colby. Sta’ attento a ciò che dici. |
| COLBY | Di un uomo morto e oscuro. |
| MRS | GUZZARD. Avrai il tuo desiderio. E quando avrai il tuo desiderio dovrai venire a patti con esso. Avrai un padre morto, e a te sconosciuto. |
| SIR CLAUDE | Che cosa vuol dire? |
| MRS | GUZZARD. Colby non è suo figlio, Sir Claude. |
| COLBY | Chi era mio padre, allora? |
| MRS | GUZZARD. Herbert Guzzard. Sei figlio di un musicista deluso. |
| COLBY | E chi era mia madre? |
| MRS | GUZZARD. Lascia riposare in pace tua madre. Ero io tua madre; ma scelsi di essere tua zia. Così puoi avere ciò che desideri, e non avere madre. |
| SIR CLAUDE | Signora Guzzard, questo è perfettamente incredibile! Non può aver portato avanti un simile inganno per tutti questi anni. E perché avrebbe dovuto ingannarmi? |
| EGGERSON | Signora Guzzard, può comprovare questa dichiarazione? |
| MRS | GUZZARD. Registrazione di nascita. A Herbert e Sarah Guzzard, un figlio. |
| EGGERSON | E che ne è di sua sorella e del suo figlio? |
| MRS | GUZZARD. Registrazione di morte. Il bambino non nacque mai. |
| SIR CLAUDE | Non ci credo. Semplicemente non posso crederci. Signora Guzzard, lei sta inventando questa finzione in risposta a ciò che Colby ha detto di volere. |
| EGGERSON | Esaminerò io stesso i registri, Sir Claude. Non che dubitiamo della sua parola, signora Guzzard: ma in una faccenda di tale estrema importanza capirà la necessità di una conferma esatta. |
| MRS | GUZZARD. Lo capisco, signor Eggerson. Molto bene. |
| SIR CLAUDE | Io non ci crederò. Non crederò a quei registri. Pretende di aver portato avanti un inganno per venticinque anni? È del tutto impossibile. |
| MRS | GUZZARD. Non avevo intenzione di ingannarla, Sir Claude, finché non si ingannò da sé. Quando lei andò in Canada mia sorella scoprì che aspettava un bambino: questo è vero. Anch’io ne aspettavo uno. Questo lei non lo sapeva. Non la riguardava. Come ho appena detto, mia sorella morì prima che il bambino potesse nascere. Lei era lontanissimo; le mandai un messaggio, che non le giunse mai. Al suo ritorno venne subito da me; e mi trovai a dover essere io a darle la notizia. Lei vide il bambino. Diede per scontato che fosse suo; ed era così contento che, in quel momento, mi trattenni dal disingannarla. E poi pensai — perché no? Anche mio marito era morto. Ero rimasta poverissima. Se le avessi lasciato credere che il bambino era suo, mio figlio avrebbe avuto assicurato un avvio decoroso nella vita — questo lo sapevo. E l’avrebbe reso così felice! Se avessi detto che il bambino era mio, che avvenire avrebbe avuto? E poi mi spaventai di ciò che avevo fatto. Benché non avessi mai detto «questo bambino è suo», temevo che mi chiedesse il certificato di nascita. Non me lo chiese mai. E così andò avanti. |
| SIR CLAUDE | È orribilmente plausibile. Ma non può essere vero. |
| MRS | GUZZARD. Consideri, Sir Claude. Le direi tutto questo se non fosse vero? Dicendole la verità sacrifico le mie ambizioni per Colby. Sacrifico anche il mio sacrificio di prima. Questo è ancora più grande del sacrificio che feci quando la lasciai rivendicarlo. Le sembra cosa da poco per me vedere l’ambizione della mia vita ridotta a nulla? Quando rinunciai al mio posto di madre di Colby rinunciai a qualcosa che non avrei mai potuto riavere. Non capisce che questa rivelazione spinge il coltello più a fondo e lo rigira nella piaga? Avrei preferito di gran lunga che i fatti fossero altri. |
| COLBY | Ti credo. Devo crederti: questo mi dà la libertà. |
| SIR CLAUDE | Ma, Colby — se questo fosse vero — certo che non può essere vero! — ma vedo che lei ci crede. Vuole crederci. Bene, allora ci creda. Ma non lasci che questo cambi i nostri rapporti. O, forse, in meglio? Forse saremo più felici insieme se lei penserà che io non sono suo padre. L’accetterò. Purché lei resti con me. Non farà alcuna differenza per i miei progetti sul suo avvenire. |
| COLBY | Grazie, Sir Claude. Lei è un uomo molto generoso. Ma ora che so chi era mio padre devo seguire mio padre — così da poter arrivare a conoscerlo. |
| SIR CLAUDE | Che cosa vuol dire? |
| COLBY | Voglio fare l’organista. Non importa il successo — prima ho mirato troppo in alto — oltre le mie capacità. Credevo di non voler fare l’organista quando scoprii di non avere alcuna possibilità di arrivare in cima — cioè di diventare l’organista di una cattedrale. Ma mio padre fu un organista senza successo. |
| MRS | GUZZARD. Dovresti dire, Colby, non molto fortunato. |
| COLBY | E io desidero seguire mio padre. |
| SIR CLAUDE | Ma, Colby: non ricorda una conversazione che avemmo — tanto tempo fa! — quando ci confidammo le nostre ambizioni e la nostra delusione? E lei descrisse ciò che provava cominciando a imparare le vie degli affari; l’esaltazione di scoprire che sapeva trattare materie che avrebbe creduto tanto estranee; e il modo in cui sentiva di star cambiando? Quella conversazione mi avrebbe convinto, senza nessun’altra prova, che lei era mio figlio, perché descriveva esattamente la mia esperienza. Non significa nulla per lei l’esperienza che abbiamo condiviso? Il cielo lo sa — e lei lo sa — che non ho posto alcun ostacolo sulla via delle sue ambizioni musicali — se solo fosse stato in grado di realizzarle. Creda pure, se vuole, che io non sono suo padre: l’accetterò. Non avanzo pretese su di lei — tranne la pretesa della nostra somiglianza reciproca. Abbiamo attraversato la stessa disillusione: voglio che ne traiamo il meglio, insieme. |
| COLBY | No, Sir Claude. Mi duole ferirla come la sto ferendo. Ma è cosa molto diversa. Finché credevo che lei fosse mio padre mi accontentavo di avere avuto le stesse ambizioni e di accettarne allo stesso modo il fallimento. Lei aveva suo padre davanti a sé, come modello; conosceva la sua eredità. Ora io conosco la mia. |
| SIR CLAUDE | Non le chiederò mai di considerarmi un padre; tutto ciò che le chiedo è di considerarmi un amico. |
| COLBY | Ma lei continuerebbe a pensarmi come suo figlio. Non può esistere un rapporto di padre e figlio se non funziona nei due sensi. Che lei mi consideri — come farebbe — suo figlio, quando io non potrei pensare a lei come a mio padre: se accettassi questo sarei colpevole verso di lei. Le voglio troppo bene. Lei è diventato un uomo senza illusioni su di sé, e senza ambizioni. Ora che io ho abbandonato le mie illusioni e le mie ambizioni non resta che l’amore. Ma non su false premesse: ecco perché devo lasciarla. |
| SIR CLAUDE | Eggerson! Non riesce a persuaderlo? |
| LADY ELIZABETH | Sì. Povero il mio Claude! Cerchi di aiutarlo, Eggerson. |
| EGGERSON | Non oserei. Il signor Simpkins è un uomo che sa quel che vuole. È vero, signor Simpkins, che ciò che desidera è diventare organista di qualche chiesa parrocchiale? |
| COLBY | È questo che voglio. Se qualcuno mi prenderà. |
| EGGERSON | Se è così, mi capita di sapere di un posto vacante proprio nella mia parrocchia, a Joshua Park — se le andasse. L’organista che avevamo è morto due mesi fa. Ne stiamo cercando un altro. |
| COLBY | Crede che accetterebbero di mettermi alla prova? |
| EGGERSON | Metterla alla prova? Ne sono certo. Pare che i buoni organisti non abbiano voglia di venire a Joshua Park. |
| COLBY | Ma le ho detto che non sono un organista molto bravo! |
| EGGERSON | Non dica così, signor Simpkins, finché non avrà provato il nostro organo! |
| COLBY | Beh, se riuscisse a indurli a provarmi… |
| EGGERSON | Il Consiglio parrocchiale ne sarà felicissimo, e io ho una certa influenza. Sono il fabbriciere del Vicario. |
| COLBY | Vorrei fare domanda. |
| EGGERSON | Lo stipendio è modesto — modestissimo, temo. Non basta per viverci. Dovremo pensare ad altri modi di integrare il reddito. Lezioni di pianoforte? — come misura provvisoria; perché, signor Simpkins — spero che non lo prenda come un’impertinenza — non la vedo passare tutta la vita come organista. Credo che arriverà a scoprire di avere un’altra vocazione. Abbiamo lavorato insieme ogni giorno, sa, per un bel po’ di tempo, e l’ho osservata da vicino. Signor Simpkins! Penserà a studiare per prendere gli ordini. E le resterà la musica. Ma sì, signor Simpkins, Joshua Park potrebbe essere solo un trampolino verso un posto di precentore! E un canonicato! |
| COLBY | Attraverseremo quel ponte quando ci arriveremo, Eggers. Oh, mi scusi… |
| EGGERSON | Non si scusi: sono felicissimo. E a proposito, un punto pratico: se accettasse il posto, vorrà orientarsi un po’ a Joshua Park prima di scegliere un alloggio; noi abbiamo una stanza libera. Saremmo felicissimi se volesse fermarsi da noi finché non si sia sistemato. |
| COLBY | Ne sarei davvero lietissimo — se la signora Eggerson fosse d’accordo. |
| EGGERSON | Non ci sarà nessuno più contento della signora E.; di questo posso assicurarla. |
| MRS | GUZZARD. Signor Eggerson, non posso vedere le cose come lei, essendo stata io stessa moglie di un organista; ma anche lei, credo, ha avuto un desiderio esaudito. — Credo che questo colloquio possa ormai considerarsi chiuso. Se vuole scusarmi, Sir Claude… |
| SIR CLAUDE | Scusarla? Sì. |
| MRS | GUZZARD. Tornerò a Teddington. Colby, vuoi chiamarmi un taxi per andare a Waterloo? |
| COLBY | Chiamarti un taxi? Sì, zia Sarah; ma dovrei accompagnarti a casa. |
| MRS | GUZZARD. A casa? Solo fino a un taxi. Le dispiace se mi congedo, Sir Claude? Qui non servo più. |
| (didascalia) | [Esce COLBY] |
| SIR CLAUDE | Dispiacermi? E che cosa mi dispiace ormai? |
| MRS | GUZZARD. Allora le dico addio. Avete avuto tutti ciò che desideravate, in una forma o nell’altra. Lei e io, Sir Claude, avemmo i nostri desideri venticinque anni fa; ma non ci accorgemmo, quando li avemmo, che nel contratto c’era una clausola di scadenza a termine. |
| SIR CLAUDE | Che cosa? Ah. Addio, signora Guzzard. |
| (didascalia) | [Esce MRS. GUZZARD] |
| SIR CLAUDE | Che è successo? Se ne sono andati? Colby torna? |
| LADY ELIZABETH | Povero il mio Claude! |
| (didascalia) | [LUCASTA attraversa la scena verso SIR CLAUDE e si inginocchia accanto a lui] |
| KAGHAN | Sa, Claude, credo che abbiamo fatto tutti lo stesso errore — tutti tranne Eggers… |
| EGGERSON | Io, signor Kaghan? |
| KAGHAN | Volevamo che Colby fosse qualcosa che non era. |
| LADY ELIZABETH | Immagino che valga per te e per me, Claude. Fra il non sapere che cosa gli altri vogliono da noi e il non sapere che cosa dobbiamo chiedere agli altri, si fanno degli errori! Ma intendo fare meglio. Claude, dobbiamo cercare di capire i nostri figli. |
| KAGHAN | E a noi piacerebbe capire voi… voglio dire, includo tutti e due, Claude… e zia Elizabeth. Sa, Claude, sia Lucasta sia io vorremmo significare qualcosa per lei… se ce lo permettesse; e ci prenderemmo la responsabilità di significarlo davvero. |
| (didascalia) | [LUCASTA cinge SIR CLAUDE con le braccia] |
| SIR CLAUDE | Non lasciarmi, Lucasta. Eggerson! Le crede davvero? |
| (didascalia) | [EGGERSON annuisce] |
| SIR CLAUDE | SIPARIO Gli interpreti della prima rappresentazione al Festival di Edimburgo 25 agosto – 5 settembre 1953 Sir Claude Mulhammer PAUL ROGERS Eggerson ALAN WEBB Colby Simpkins DENHOLM ELLIOTT B. Kaghan PETER JONES Lucasta Angel MARGARET LEIGHTON Lady Elizabeth Mulhammer ISABEL JEANS Mrs. Guzzard ALISON LEGGATT Produzione di HENRY SHEREK Regia di E. MARTIN BROWNE Scene di HUTCHINSON SCOTT * Le parole di Lady Elizabeth fuori scena non sono destinate a essere udite distintamente dal pubblico in teatro. IL GRANDE STATISTA A MIA MOGLIE a cui devo la gioia balzante che ravviva i miei sensi nel tempo della veglia e il ritmo che governa il riposo del nostro tempo del sonno, il respiro all’unisono degli amanti… che pensano gli stessi pensieri senza bisogno di parole e balbettano le stesse parole senza bisogno di senso: a te dedico questo libro, per restituire come posso con parole una piccola parte di ciò che tu mi hai dato. Le parole dicono ciò che dicono, ma alcune hanno un senso ulteriore per te e per me soltanto. Personaggi MONICA CLAVERTON-FERRY CHARLES HEMINGTON LAMBERT LORD CLAVERTON FEDERICO GOMEZ |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | The Business Room on the first floor of SIR CLAUDE MULHAMMER’S London house. Early afternoon. SIR CLAUDE writing at desk. Enter EGGERSON. |
| SIR CLAUDE | Ah, there you are, Eggerson! Punctual as always. I’m sorry to have to bring you up to London All the way from Joshua Park, on an errand like this. But you know my wife wouldn’t like anyone to meet her At Northolt, but you. And I couldn’t send Colby. That’s not the way to arrange their first meeting, On her return from Switzerland. |
| EGGERSON | Impossible, Sir Claude! A very delicate situation — Her first meeting with Mr. Simpkins. But I was glad of the excuse for coming up to London: I’ve spent the morning shopping! Gardening tools. The number of things one needs for a garden! And I thought, now’s the moment to buy some new tools So as not to lose a moment at the end of the winter And I matched some material for Mrs. E., Which she’s been wanting. So she’ll be pleased. Then I lunched at the store — they have a restaurant; An excellent lunch, and cheap, for nowadays. But where’s Mr. Simpkins? Will he be here? |
| SIR CLAUDE | I had to send him to the City this morning, But he’ll be back, I hope, before you leave. |
| EGGERSON | And how’s he getting on? Swimmingly, I’m sure, As I’ve heard nothing since the last time I came. |
| SIR CLAUDE | Well, of course, Eggerson, you’re irreplaceable … |
| EGGERSON | Oh, Sir Claude, you shouldn’t say that! Mr. Simpkins is far better qualified than I was To be your confidential clerk. He was finding his feet, very quickly, During the time we worked together. All he needs is confidence. |
| SIR CLAUDE | And experience. With a young man, some readjustment is necessary. But I’m satisfied that he’s getting the hang of things, And I think he’s beginning to take a keen interest. |
| EGGERSON | And getting over his disappointment? Of course, I never mentioned that: It’s only what you told me. |
| SIR CLAUDE | About his music. Yes, I think so. I understand his feelings. He’s like me, Eggerson. The same disappointment In a different form. He won’t forget That his great ambition was to be an organist, Just as I can’t forget … no matter. The great thing was to find something else He could do, and do well. And I think he’s found it, Just as I did. I shall tell him about myself. But so far, I’ve left him to his own devices: I thought he would fall into this way of life more quickly If we started on a purely business basis. |
| EGGERSON | No doubt that’s best. While he’s still living With his aunt in Teddington, and coming up daily Just as I used to. And the flat in the mews? How soon will that be ready for him? |
| SIR CLAUDE | They have still to do the walls. And then it must be furnished. I’m trying to find him a really good piano. |
| EGGERSON | A piano? Yes, I’m sure he’ll feel at home When he has a piano. You think of everything. But if I might make a suggestion: window boxes! He’s expressed such an interest in my garden That I think he ought to have window boxes. Some day, he’ll want a garden of his own. And yes, a bird bath! |
| SIR CLAUDE | A bird bath? In the mews? What’s the point of that? |
| EGGERSON | He told me he was very fond of bird watching. |
| SIR CLAUDE | But there won’t be any birds — none worth watching. |
| EGGERSON | I don’t know, Sir Claude. Only the other day I read a letter in The Times about wild birds seen in London: And I’m sure Mr. Simpkins will find them if anybody. |
| SIR CLAUDE | Well, we’ll leave that for the present. As we have a little time Before you start for Northolt — the car will be ready — Let’s think what you’re to say to Lady Elizabeth, Coming back from the airport, about Colby. I think, you ought to give her warning Of whom she is to meet on her arrival. |
| EGGERSON | How would you like me to approach the subject? |
| SIR CLAUDE | Of course, she knows you were wanting to retire, As we had some discussion about replacing you. But you know she regards you — well, completely As one of the household. |
| EGGERSON | That’s a great compliment. |
| SIR CLAUDE | And well deserved; but rather inconvenient When it comes to appointing a successor. Makes it very difficult to replace you. She thinks she ought to have a hand in the choosing; And besides, she is convinced that she, of all people, Is a better judge of character than I am. |
| EGGERSON | Oh, I wouldn’t say that, Sir Claude! She has too much respect for your business genius. But it’s true she believes she has what she calls ‘guidance’. |
| SIR CLAUDE | Guidance. That’s worse than believing in her judgment: We could argue about that. You can’t argue with guidance. But if she appears to be puzzled, or annoyed At my making the appointment during her absence, You must say you had to leave under medical orders. She’s always been concerned about your state of health, So she’ll be sympathetic. And as for Colby — Say that Mr. Simpkins was highly recommended, And say that I had to make a quick decision Because he’d had another very tempting offer. Something like that. Don’t make too much of it. And I rather hope that she will take to him at once: If so, she is certain to come to believe That she chose him herself. By the way, don’t forget To let her know that he’s very musical. She can take him to concerts. But don’t overdo it! |
| EGGERSON | I’ll remember that. Music. |
| SIR CLAUDE | And by the way, How much have you actually told him about her? You remember,1 asked you to prepare him a little; There are some things you could say better than I could, And ways in which you could reassure him Better than I. He’s more at ease with you Than he is with me. |
| EGGERSON | Oh, you mustn’t say that! Though I’ve done my best to gain his confidence. I did mention her interest in Light from the East. |
| SIR CLAUDE | And the Book of Revelation? And the Wisdom of Atlantis? |
| EGGERSON | Well, to tell the truth, Sir Claude, I only touched on these matters, They’re much too deep for me. And I thought, Mr. Simpkins, He’s highly educated. He’ll soon begin to grasp them. No, I haven’t told him much about Lady Elizabeth. But there’s one thing I should like to know — If you don’t mind — before I go to meet her. How soon do you propose to … explain Mr. Simpkins? Regularize his position in the household? You told me that was your eventual intention. |
| SIR CLAUDE | When — or indeed whether — I reveal his identity Depends on how she takes to him. This afternoon She will only learn that you have finally retired And that you have a young successor, A Mr. Colby Simpkins. |
| EGGERSON | Merely Mr. Simpkins. |
| SIR CLAUDE | The reasons for starting him during her absence Are perfectly clear. But beyond that point I haven’t yet explained my plans to you. Why I’ve never told her about him, The reason for meeting him as merely Mr. Simpkins, Is, that she has a strong maternal instinct … |
| EGGERSON | I realise that. |
| SIR CLAUDE | Which has always been thwarted. |
| EGGERSON | I’m sure it’s been a grief to both of you That you’ve never had children. |
| SIR CLAUDE | No worse, Eggerson, Than for you and your wife, to have had a son Lost in action, and his grave unknown. |
| EGGERSON | And you’re thinking no doubt that Lady Elizabeth Would be put in mind of the child she lost. |
| SIR CLAUDE | In a very different way, yes. You might say mislaid, Since the father is dead, and there’s no way of tracing it. Yes, I was thinking of her missing child: In the circumstances, that might make her jealous. I’ve explained all this to Colby — Mr. Simpkins. |
| EGGERSON | I see what you mean. |
| SIR CLAUDE | She must get to like him first: And then, Eggerson, I am not unhopeful That, under the impression that he is an orphan, She will want us to adopt him. |
| EGGERSON | Adopt him! Yes, indeed, That would be the solution. Yes, quite ideal. |
| SIR CLAUDE | I’m glad you agree. Your support will be helpful. |
| EGGERSON | I’m sure I shall be very happy to commend him. |
| SIR CLAUDE | You mustn’t overdo it! But your approval matters. You know she thinks the world of your opinion. |
| EGGERSON | Well, I believe that once or twice, perhaps … But I’m afraid you overrate my influence. I have never been able to make her like Miss Angel; She becomes abstracted, whenever I mention her. |
| SIR CLAUDE | But she knew about Lucasta — Miss Angel, from the start. That was one difficulty. And there are others. For one, they’re both of them women. |
| EGGERSON | True. |
| SIR CLAUDE | But I don’t think she takes much notice of Miss Angel. She just doesn’t see her. And Miss Angel Will soon be getting married, I expect. |
| EGGERSON | And so I hope. A most suitable arrangement. But will you tell me this: if it comes to the point At which Lady Elizabeth wants to adopt him — An admirable solution — then what follows? Will you let her know, then, that Mr. Simpkins Is actually your son? |
| SIR CLAUDE | That’s where I’m in the dark. I simply can’t guess what her reaction would be. There’s a lot I don’t understand about my wife. There’s always something one’s ignorant of About anyone, however well one knows them; And that may be something of the greatest importance. It’s when you’re sure you understand a person That you’re liable to make the worst mistake about him. As a matter of fact, there’s a lot I don’t know About you, Eggerson, although we worked together For nearly thirty years. |
| EGGERSON | Nearly thirty-one. But now you put it so convincingly, I must admit there’s a lot that I don’t understand About my wife. |
| SIR CLAUDE | And just as much She doesn’t know about you. And just as much You don’t know about me — I’m not so sure of that! My rule is to remember that I understand nobody, But on the other hand never to be sure That they don’t understand me — a good deal better Than I should care to think, perhaps. |
| EGGERSON | And do I infer That you’re not sure you understand Mr. Simpkins, either? |
| SIR CLAUDE | A timely reminder. You may have to repeat it. But he should be back by now. And then I’ll leave you. I must telephone to Amsterdam, and possibly to Paris. But when you return with Lady Elizabeth I’ll be ready waiting to introduce him. |
| (didascalia) | [Enter COLBY SIMPKINS with briefcase] |
| SIR CLAUDE | Ah, Colby, I was just saying to Eggerson It was time you were back. Was your morning satisfactory? |
| COLBY | I’ve got what you wanted, Sir Claude. Good afternoon, Mr. Eggerson. I was afraid I’d miss you. |
| EGGERSON | I’m off in half an hour, Mr. Simpkins. |
| SIR CLAUDE | I’ll leave you now. But when Eggerson comes back With Lady Elizabeth, I will rejoin you. |
| (didascalia) | [Exit SIR CLAUDE] |
| COLBY | I’m glad you don’t have to leave just yet. I’m rather nervous about this meeting. You’ve told me very little about Lady Elizabeth, And Sir Claude himself hasn’t told me very much: So I’ve no idea how I ought to behave. B. Kaghan has told me something about her, But that’s rather alarming. |
| EGGERSON | Mr. Kaghan is prejudiced. He’s never hit it off with Lady Elizabeth. Don’t listen to him. He understands Sir Claude, And he’s always been very grateful to Sir Claude, As he ought to be. Sir Claude picked him out And gave him his start. And he’s made the most of it — That I will say. An encouraging example For you, Mr. Simpkins. He’ll be a power in the City! And he has a heart of gold. But not to beat about the bush, He’s rather a rough diamond. Very free and easy ways; And Lady Elizabeth has never taken to him. But you, Mr. Simpkins, that’s very different. |
| COLBY | I don’t know why it should be so different. I like B. Kaghan. I’ve found him very helpful And very good company apart from business. |
| EGGERSON | Oh yes, Mr. Kaghan is very good company. He makes me laugh sometimes. I don’t laugh easily. Quite a humorist, he is. In fact, Mrs. E. Sometimes says to me: ‘Eggerson, why can’t you make me laugh The way B. Kaghan did?’ She’s only met him once; But do you know, he began addressing her as Muriel — Within the first ten minutes! I was horrified. But she actually liked it. Muriel is her name. He has a way with the ladies, you know. But with Lady Elizabeth he wasn’t so successful. She once referred to him as ‘undistinguished’; But with you, as I said, it will be very different. She’ll see at once that you’re a man of culture; And besides, she’s very musical. |
| COLBY | Thank you for the warning! |
| EGGERSON | So if you don’t mind, I shall mention at once That you are a musician. |
| COLBY | I’ll be on my guard. |
| EGGERSON | Your music will certainly be a great asset With Lady Elizabeth. I envy you that. I’ve always sung in our voluntary choir And at the carol service. But I wish I was musical. |
| COLBY | I still don’t feel very well prepared for meeting her. |
| (didascalia) | [A loud knock. Enter B. KAGHAN] |
| (didascalia) | Enter B. Kaghan. Hello Colby! |
| KAGHAN | And hello Eggers! I’m glad to find you here. It’s lucky for Colby. |
| EGGERSON | How so Mr. Kaghan? |
| KAGHAN | Because Lucasta’s with me! The usual catastrophe. She’s come to pry some cash from the money-box. Bankrupt again! So I thought I’d better bring her And come upstairs ahead, to ease the shock for Colby. But as you’re here, Eggers, I can just relax. I’m going to enjoy the game from the sidelines. |
| (didascalia) | [Enter LUCASTA ANGEL] |
| LUCASTA | Eggy, I’ve lost my job! |
| EGGERSON | Again, Miss Angel? |
| LUCASTA | Yes, again! And serve them right! |
| EGGERSON | You have been, I presume, persistently unpunctual. |
| LUCASTA | You’re wrong, Eggy. It’s rank injustice. Two months I’d gone on filing those papers Which no one ever wanted — at least, not till yesterday. Then, just by bad luck, the boss did want a letter And I couldn’t find it. And then he got suspicious And asked for things I’m sure he didn’t want — Just to make trouble! And I couldn’t find one of them. But they’re all filed somewhere, I’m sure, so why bother? But who’s this, Eggy? Is it Colby Simpkins? Introduce him, one or the other of you. |
| EGGERSON | Mr. Simpkins, Miss Angel. As you know, Miss Angel, Mr. Simpkins has taken over my duties. |
| LUCASTA | And does he know that I’m one of his duties? Have you prepared him for taking me over? Did you know that, Colby? I’m Lucasta. It’s only Eggy calls me Miss Angel, Just to annoy me. Don’t you agree That Lucasta suits me better? |
| COLBY | I’m sure they both suit you. |
| LUCASTA | Snubbed again! I suppose I asked for it. That’s what comes of being cursed with a name like Angel. I’m thinking of changing it. But, Colby, Do you know that I’m one of your responsibilities? |
| COLBY | No, I’m afraid I didn’t know that. |
| EGGERSON | You mustn’t give way to her, Mr. Simpkins. I never do. I always say That if you give Miss Angel an inch She’ll take an ell. |
| LUCASTA | L. for Lucasta. Go on, Eggy. Don’t mind him, Colby. Colby, are you married? |
| COLBY | No, I’m not married. |
| LUCASTA | Then I don’t mind being seen with you in public. You may take me out to dinner. A working girl like me Is often very hungry — living on a pittance — Cooking a sausage on a gas ring … |
| EGGERSON | You mustn’t believe a word she says. |
| LUCASTA | Mr. Simpkins is going to believe all I say, Mr. Eggerson. And I know he’ll be nice to me When you’re out of the way. Why don’t you let him speak? Eggy’s really quite human, Colby. It’s only that he’s terrified of Mrs. Eggerson; That’s why he’s never asked me out to lunch. |
| EGGERSON | We will leave Mrs. Eggerson out of this, Miss Angel. |
| LUCASTA | That’s what he always says, Colby, When I mention Mrs. Eggerson. He never fails to rise. B.! What have you told Colby about me? |
| KAGHAN | It’s no use telling anybody about you: Nobody’d ever believe in your existence Until they met you. Colby’s still reeling. It’s going to be my responsibility, As your fiancé, to protect Colby from you. But first, let’s cope with the financial crisis. |
| LUCASTA | Yes, Eggy, will you break the sad news to Claude? Meanwhile, you’ll have to raid the till for me. I’m starving. |
| KAGHAN | I’ve just given her lunch. The problem with Lucasta Is how to keep her fed between meals. |
| LUCASTA | B., you’re a beast. I’ve a very small appetite. But the point is, that I’m penniless. |
| KAGHAN | She’s had a week’s salary in lieu of notice. |
| LUCASTA | B., remember you’re only my fiancé on approval. Can I have some money, Eggy? |
| EGGERSON | I’m no longer in charge And that duty has not devolved on Mr. Simpkins: Sir Claude intends to deal with these matters himself. You will have to ask Sir Claude. But I’ll speak to him When I return from Northolt. |
| LUCASTA | You’re going to meet Lizzie? |
| EGGERSON | I am meeting Lady Elizabeth at Northolt. |
| LUCASTA | Well, I don’t propose to be on the scene when she comes. |
| KAGHAN | And I don’t propose to leave you with Colby. He’s had enough for one day. Take my advice, Colby. Never allow Lucasta the slightest advantage Or she’ll exploit it. You have to be tough with her; She’s hard as nails. Now I’ll take her off your hands. I’ll show you how it’s done. Come along, Lucasta, I’m going to make a day of it, and take you out to tea. |
| LUCASTA | I’m dying for my tea. The strain of this crisis Has been too much for me. Another time, Colby. I’ll ring you up, and let you take me out to lunch. |
| (didascalia) | [Exit LUCASTA] |
| KAGHAN | Take it easy, Colby. You’ll get used to her. |
| (didascalia) | [Exit KAGHAN] |
| COLBY | Egg … Mr. Eggerson! |
| EGGERSON | Yes, Mr. Simpkins? |
| COLBY | You seem to me sane. And I think I am. |
| EGGERSON | I have no doubt on either point, none at all. |
| COLBY | And B. Kaghan has always seemed to me sane. |
| EGGERSON | I should call him the very picture of sanity. |
| COLBY | But you never warned me about Miss Angel. What about her? |
| EGGERSON | Oh, Miss Angel. She’s rather flighty. But she has a good heart. |
| COLBY | But does she address Sir Claude Mulhammer As Claude? To his face? |
| EGGERSON | She does indeed. |
| COLBY | And does she call Lady Elizabeth Lizzie? |
| EGGERSON | Well, not in her presence. Not when I’ve been there. No, I don’t think she would. But she does call her Lizzie, Sometimes, to Sir Claude. And do you know — I think it amuses him. |
| COLBY | Well, perhaps I’ll be amused. But it did make my head spin — all those first names The first time I met her. I’m not used to it. |
| EGGERSON | You’ll soon get used to it. You’ll be calling me Eggers Before you know it! |
| COLBY | I shouldn’t wonder. I nearly did, a moment ago. Then I’d have been certain I’d lost my reason: Her influence is perfectly frightening. But tell me about Lu … Miss Angel: What’s her connection with this household? |
| EGGERSON | Well. A kind of fiduciary relationship. No, I don’t think that’s quite the right term. She’s no money of her own, as you may have gathered; But I think her father was a friend of Sir Claude’s, And he’s made himself responsible for her. In any case, he’s behaved like a father — A very generous man, is Sir Claude. To tell the truth, she’s something of a thorn in his flesh, Always losing her jobs, because she won’t stick to them. He gives her an allowance — very adequate indeed, Though she’s always in debt. But you needn’t worry About her, Mr. Simpkins. She’ll marry Mr. Kaghan In the end. He’s a man who gets his own way, And I think he can manage her. If anyone can. |
| COLBY | But is she likely to be a nuisance? |
| EGGERSON | Not unless you give her encouragement. I have never encouraged her. |
| COLBY | But you have Mrs. Eggerson. |
| EGGERSON | Yes, she’s a great protection. And I have my garden To protect me against Mrs. E. That’s my joke. |
| COLBY | Well, I’ve never met anyone like Miss Angel. |
| EGGERSON | You’ll get used to her, Mr. Simpkins. Time works wonders, that’s what I always say. But I don’t expect you’ll have to see much of her: That responsibility’s not on your shoulders. Lady Elizabeth, now, that’s different. |
| COLBY | At least, I don’t suppose Lady Elizabeth Can be quite so unusual as Miss Angel. |
| EGGERSON | O yes, Mr. Simpkins, much more unusual. |
| COLBY | Oh! |
| EGGERSON | Well, as I told you, she really is a lady, Rather a grande dame, as the French say. That’s what Sir Claude admires about her. He said to me once, in a moment of confidence — He’d just come back from a public luncheon — ‘Eggerson’, he said, ‘I wanted a lady, And I’m perfectly satisfied with the bargain.’ Of course it’s true that her family connections Have sometimes been useful. But he didn’t think of that: He’s not petty-minded — though nothing escapes him. And such a generous heart! He’s rather a Socialist. I’m a staunch Conservative, myself. |
| COLBY | But is Lady Elizabeth very unusual In any other way, besides being a lady? |
| EGGERSON | Why, yes, indeed, I must admit she is. Most of her oddities are perfectly harmless. You’ll soon get used to them. That’s what Sir Claude said: ‘Humour her, Eggerson,’ he said, ‘humour her.’ But she has one trait that I think I did touch on: She’s very absent-minded. |
| COLBY | I hope you don’t mean, She has lapses of memory? |
| EGGERSON | I didn’t mean that. No. She hasn’t very much memory to lose, Though she sometimes remembers when you least expect it. But she does forget things. And she likes to travel, Mostly for her health. And when she’s abroad She is apt to buy a house. And then goes away And forgets all about it. That can be complicated And very costly. I’ve had some rare adventures! I remember long ago, saying to Mrs. E., When we’d bought our house in Joshua Park (On a mortgage, of course) ‘now we’ve settled down All the travel I want is up to the City And back to Joshua Park in the evening, And once a year our holiday at Dawlish’. And to think that was only the beginning of my travels! It’s been a very unusual privilege To see as much of Europe as I have, Getting Lady Elizabeth out of her difficulties. |
| COLBY | Perhaps she won’t even arrive by this plane. |
| EGGERSON | Oh, that could happen. She sometimes gets lost, Or loses her ticket, or even her passport. But let’s not be crossing any bridges Until we come to them. That’s what I always say. And I’m sure you’ll like her. She’s such a lady! And what’s more, she has a good heart. |
| COLBY | Everybody seems to be kind-hearted. But there’s one thing I do believe, Mr. Eggerson: That you have a kind heart. And I’m convinced That you always contrive to think the best of everyone. |
| EGGERSON | You’ll come to find that I’m right, I assure you. |
| (didascalia) | [Enter SIR CLAUDE] |
| SIR CLAUDE | Hello! Still here? It’s time you were off. |
| EGGERSON | I’m just going. There’s plenty of time. |
| (didascalia) | [Looks at his watch] |
| EGGERSON | I’ll arrive at the airport with minutes to spare, And besides, there’s the Customs. That’ll take her a time, From my experience. LADY ELIZABETH MULHAMMER’S voice off.* Just open that case, I want something out of it. Unwrap that — It’s a bottle of medicine. Now, Parkman, will you give it to the driver? He tells me that he suffers from chronic catarrh. |
| SIR CLAUDE | Hello! What’s that? |
| (didascalia) | [Opens door on to landing and listens] |
| SIR CLAUDE | She’s here, Eggerson! That’s her voice. Where is she? Oh, she’s gone out again. |
| (didascalia) | [Goes to the window and looks down on the street] |
| SIR CLAUDE | She’s having a conversation with the cabman. What can they be talking about? She’s coming in! LADY ELIZABETH MULHAMMER’S voice off.* No, Gertrude, I haven’t had any lunch, And I don’t want it now. Just bring me some tea. Nothing with it. No, I forgot: You haven’t learned yet how to make tea properly. A cup of black coffee. Is Sir Claude at home? I’ll speak to him first. |
| SIR CLAUDE | Good heavens, Eggerson, what can have happened? |
| EGGERSON | It’s perfectly amazing. Let me go down to meet her. |
| SIR CLAUDE | Where ought we to be? What ought we to be doing? EGGERSON [at the open door]. She’s speaking to the parlourmaid. She’s coming up. |
| SIR CLAUDE | Colby, sit at the desk, and pick up some papers. We must look as if we’d been engaged in business. |
| (didascalia) | [Enter LADY ELIZABETH MULHAMMER] |
| SIR CLAUDE | EGGERSON & SIR CLAUDE [simultaneously]. Lady Elizabeth! Elizabeth! |
| SIR CLAUDE | What on earth has happened? |
| EGGERSON | Lady Elizabeth! This is most surprising. |
| LADY ELIZABETH | What’s surprising, Eggerson? I’ve arrived, that’s all. |
| EGGERSON | I was just starting for Northolt to meet you. |
| LADY ELIZABETH | That was very thoughtful of you, Eggerson, But quite unnecessary. And besides, I didn’t come by air. I arrived at Victoria. |
| SIR CLAUDE | Do you mean to say that you changed your ticket? |
| EGGERSON | Yes, how did you manage to change your ticket? |
| LADY ELIZABETH | I went to the agency and got them to change it. I can’t understand why you’re both so surprised. You know I’m a very experienced traveller. |
| SIR CLAUDE | Oh yes, of course we know that, Elizabeth. But why did you change your plans? |
| LADY ELIZABETH | Because of Mildred Deverell. She’s been having the treatment with me, And she can’t go by air — she says it makes her sea-sick; So we took the night train, and did the Channel crossing. But who is this young man? His face is familiar. |
| SIR CLAUDE | This young man is Eggerson’s successor. You know that Eggerson’s been meaning to retire … |
| EGGERSON | Under medical orders, Lady Elizabeth: The doctor made it very imperative … |
| SIR CLAUDE | Mr. Simpkins had very strong recommendations … |
| EGGERSON | And at the same time, he had another tempting offer: So we had to make a quick decision. |
| SIR CLAUDE | I didn’t want to bother you, during your treatment … |
| EGGERSON | And Mr. Simpkins is much more highly qualified Than I am, to be a confidential clerk. Besides, he’s very musical. |
| LADY ELIZABETH | Musical? Isn’t this the young man I interviewed And recommended to Sir Claude? Of course it is. I remember saying: ‘He has a good aura.’ I remember people’s auras almost better than their faces. What did you say his name was? |
| SIR CLAUDE | Colby Simpkins. LADY ELIZABETH [counting on her fingers]. Thirteen letters. That’s very auspicious — Contrary to what most people think. You should be artistic. But you look rather frail. I must give you lessons in the art of health. Where is your home, Mr. Colby? |
| COLBY | Simpkins. |
| EGGERSON | Mr. Colby Simpkins. |
| LADY ELIZABETH | I prefer Colby. Where are you living? |
| SIR CLAUDE | His home’s outside London. But I want to have him closer at hand — You know what a bother it’s been for Eggerson — So I’m having the flat in the mews done over. |
| LADY ELIZABETH | But all in the wrong colours, I’m sure. My husband Does not understand the importance of colour For our spiritual life, Mr. Colby. Neither, I regret to say, does Eggerson. What colour have you chosen, between you? |
| SIR CLAUDE | I thought a primrose yellow would be cheerful. |
| LADY ELIZABETH | Just what I expected. A primrose yellow Would be absolutely baneful to Mr. Colby. He needs a light mauve. I shall see about that. But not today. I shall go and rest now. In a sleeping-car it is quite impossible To get one’s quiet hour. A quiet hour a day Is most essential, Dr. Rebmann says. |
| SIR CLAUDE | Rebmann? I thought it was a Dr. Leroux. |
| LADY ELIZABETH | Dr. Leroux is in Lausanne. I have been in Zürich, under Dr. Rebmann. |
| SIR CLAUDE | But you were going out to Dr. Leroux In Lausanne. What made you go to Zürich? |
| LADY ELIZABETH | Why, I’d no sooner got to Lausanne Than whom should I meet but Mildred Deverell. She was going on to Zürich. So she said: ‘Come to Zürich! There’s a wonderful doctor who teaches mind control.’ So on I went to Zürich. |
| SIR CLAUDE | So on you went to Zürich. But I thought that the doctor in Lausanne taught mind control? |
| LADY ELIZABETH | No, Claude, he only teaches thought control. Mind control is a different matter: It’s more advanced. But I wrote you all about it. |
| SIR CLAUDE | It’s true, you did send me postcards from Zürich; But you know that I can’t decipher your writing. I like to have the cards, just to know where you are By reading the postmark. |
| LADY ELIZABETH | But Claude, I’m glad to find That you’ve taken my advice. |
| SIR CLAUDE | Your advice? About what? |
| LADY ELIZABETH | To engage Mr. Colby. I really am distressed! This is not the first sign that I’ve noticed Of your memory failing. I must persuade you To have a course of treatment with Dr. Rebmann — No, at your stage, I think, with Dr. Leroux. Don’t you remember, I said before I left: ‘Trust my guidance for once, and engage that young man?’ Well, that was Mr. Colby. |
| SIR CLAUDE | Oh, I see. Yes, now I am beginning to remember. I must have acted on your guidance. |
| LADY ELIZABETH | I must explain to you, Mr. Colby, That I am to share you with my husband. You shall have tea with me tomorrow, And then I shall tell you about my committees. I must go and rest now. |
| SIR CLAUDE | Yes, you go and rest. I’m in the middle of some business with Mr…. |
| LADY ELIZABETH | Colby! |
| (didascalia) | [Exit LADY ELIZABETH] |
| SIR CLAUDE | She actually went and changed her own ticket. It’s something unheard of. |
| EGGERSON | Amazing, isn’t it! |
| SIR CLAUDE | If this is what the doctor in Zürich has done for her, I give him full marks. Well, Eggerson, I seem to have brought you up to London for nothing. |
| EGGERSON | Oh, not for nothing! I wouldn’t have missed it. And besides, as I told you, I’ve done some shopping. But I’d better be off now. Mr. Simpkins — If anything should turn up unexpected And you find yourself non-plussed, you must get me on the phone. If I’m not in the house, I’ll be out in the garden. And I’ll slip up to town any day, if you want me. In fact, Mrs. E. said: ‘I wish he’d ring us up! I’m sure he has a very cultivated voice.’ |
| COLBY | Thank you very much, I will. It’s reassuring To know that I have you always at my back If I get into trouble. But I hope That I shan’t have to call upon you often. |
| EGGERSON | Oh, and I forgot … Mrs. E. keeps saying: ‘Why don’t you ask him out to dinner one Sunday?’ But I say: ‘We couldn’t ask him to come All the way to Joshua Park, at this time of year!’ I said: ‘Let’s think about it in the Spring When the garden will really be a treat to look at.’ Well, I’ll be going. |
| SIR CLAUDE | Goodbye, and thank you, Eggerson. |
| EGGERSON | Good day, Sir Claude. Good day, Mr. Simpkins. |
| (didascalia) | [Exit EGGERSON] |
| SIR CLAUDE | Well, Colby! I’ve been calling you Mr. Simpkins In public, till now, as a matter of prudence. As we arranged. But after two months — And as my wife insists upon your being Mr. Colby — I shall begin to call you Colby with everyone. |
| COLBY | I’m sure that will make it easier for both of us. |
| SIR CLAUDE | Her sudden arrival was very disconcerting: As you gather, such a thing never happened before. So the meeting didn’t go quite the way I’d intended; And yet I believe that it’s all for the best. It went off very well. It’s very obvious That she took to you at once. |
| COLBY | Did she really think That she had seen me before? |
| SIR CLAUDE | Impossible to tell. The point is that she’s taken a fancy to you And so she lays claim to you. That’s very satisfactory. She’s taken it for granted that you should have the flat — By tomorrow she’ll be sure it was she who proposed it. So I feel pretty confident that, before long, We can put matters onto a permanent basis. |
| COLBY | I must confess, that up to this point I haven’t been able to feel very settled. And what you’ve had in mind still seems to me Like building my life upon a deception. Do you really believe that Lady Elizabeth Can ever accept me as if I was her son? |
| SIR CLAUDE | As if you were her son? If she comes to think of you As the kind of man that her son would have been — And I believe she will: though I’m perfectly convinced That her son would have been a different type of person — Then you will become her son, in her eyes. She’s like that. Why, it wouldn’t surprise me if she came to believe That you really are her son, instead of being mine. She has always lived in a world of make-believe, And the best one can do is to guide her delusions In the right direction. |
| COLBY | It doesn’t seem quite honest. If we all have to live in a world of make-believe, Is that good for us? Or a kindness to her? |
| SIR CLAUDE | If you haven’t the strength to impose your own terms Upon life, you must accept the terms it offers you. But tell me first — I’ve a reason for asking — How do you like your work? You don’t find it uncongenial? I’m not changing the subject: I’m coming back to it. You know I’ve deliberately left you alone, And so far we’ve discussed only current business, Thinking that you might find it easier To start by a rather formal relationship In adapting yourself to a new situation. |
| COLBY | I’m very grateful to you, for that: It is indeed a new and strange situation, And nothing about it is real to me yet. |
| SIR CLAUDE | But now I want it to be different. It’s odd, Colby. I didn’t realise, till you started with me here, That we hardly know each other at all. |
| COLBY | I suppose there hasn’t been the opportunity. |
| SIR CLAUDE | When you were a child, you belonged to your aunt, Or so she made me feel. I never saw you alone. And then when I sent you both over to Canada In the war — that was perhaps a mistake, Though it seemed to have such obvious advantages That I had no doubts at the time — that’s five years; And then your school, and your military service, And then your absorption in your music … |
| COLBY | You started by asking me how I found this work. |
| SIR CLAUDE | Yes, how do you find it? |
| COLBY | In a way, exhilarating. To find there is something that I can do So remote from my previous interests. It gives me, in a way, a kind of self-confidence I’ve never had before. Yet at the same time It’s rather disturbing. I don’t mean the work: I mean, about myself. As if I was becoming A different person. Just as, I suppose, If you learn to speak a foreign language fluently, So that you can think in it — you feel yourself to be Rather a different person when you’re talking it. I’m not at all sure that I like the other person That I feel myself becoming — though he fascinates me. And yet from time to time, when I least expect it, When my mind is cleared and empty, walking in the street Or waking in the night, then the former person, The person I used to be, returns to take possession: And I am again the disappointed organist, And for a moment the thing I cannot do, The art that I could never excel in, Seems the one thing worth doing, the one thing That I want to do. I have to fight that person. |
| SIR CLAUDE | I understand what you are saying Much better than you think. It’s my own experience That you are repeating. |
| COLBY | Your own experience? |
| SIR CLAUDE | Yes, I did not want to be a financier. |
| COLBY | What did you want to do? |
| SIR CLAUDE | I wanted to be a potter. |
| COLBY | A potter! |
| SIR CLAUDE | A potter. When I was a boy I loved to shape things. I loved form and colour And I loved the material that the potter handles. Most people think that a sculptor or a painter Is something more excellent to be than a potter. Most people think of china or porcelain As merely for use, or for decoration — In either case, an inferior art. For me, they are neither ‘use’ nor ‘decoration’ — That is, decoration as a background for living; For me, they are life itself. To be among such things, If it is an escape, is escape into living, Escape from a sordid world to a pure one. Sculpture and painting — I have some good things — But they haven’t this … remoteness I have always longed for. I want a world where the form is the reality, Of which the substantial is only a shadow. It’s strange. I have never talked of this to anyone. Never until now. Do you feel at all like that When you are alone with your music? |
| COLBY | Just the same. All the time you’ve been speaking, I’ve been translating Into terms of music. But may I ask. With this passion for … ceramics, how did it happen That you never made it your profession? |
| SIR CLAUDE | Family pressure, in the first place. My father — your grandfather — built up this business Starting from nothing. It was his passion. He loved it with the same devotion That I gave to clay, and what could be done with it — What I hoped I could do with it. I thought I despised him When I was young. And yet I was in awe of him. I was wrong, in both. I loathed this occupation Until I began to feel my power in it. The life changed me, as it is changing you: It begins as a kind of make-believe And the make-believing makes it real. That’s not the whole story. My father knew I hated it: That was a grief to him. He knew, I am sure, That I cherished for a long time a secret reproach: But after his death, and then it was too late, I knew that he was right. And all my life I have been atoning. To a dead father, Who had always been right. I never understood him. I was too young. And when I was mature enough To understand him, he was not there. |
| COLBY | You’ve still not explained why you came to think That your father had been right. |
| SIR CLAUDE | Because I came to see That I should never have become a first-rate potter. I didn’t have it in me. It’s strange, isn’t it, That a man should have a consuming passion To do something for which he lacks the capacity? Could a man be said to have a vocation To be a second-rate potter? To be, at best, A competent copier, possessed by the craving To create, when one is wholly uncreative? I don’t think so. For I came to see That I had always known, at the secret moments, That I didn’t have it in me. There are occasions When I am transported — a different person, Transfigured in the vision of some marvellous creation, And I feel what the man must have felt when he made it. But nothing I made ever gave me that contentment — That state of utter exhaustion and peace Which comes in dying to give something life … I intend that you shall have a good piano. The best. And when you are alone at your piano, in the evening, I believe you will go through the private door Into the real world, as I do, sometimes. |
| COLBY | Indeed, I have felt, while you’ve been talking, That it’s my own feelings you have expressed, Although the medium is different. I know I should never have become a great organist, As I aspired to be. I’m not an executant; I’m only a shadow of the great composers. Always, when I play to myself, I hear the music I should like to have written, As the composer heard it when it came to him; But when I played before other people I was always conscious that what they heard Was not what I hear when I play to myself. What I hear is a great musician’s music, What they hear is an inferior rendering. So I’ve given up trying to play to other people: I am only happy when I play to myself. |
| SIR CLAUDE | You shall play to yourself. And as for me, I keep my pieces in a private room. It isn’t that I don’t want anyone to see them! But when I am alone, and look at one thing long enough, I sometimes have that sense of identification With the maker, of which I spoke — an agonising ecstasy Which makes life bearable. It’s all I have. I suppose it takes the place of religion: Just as my wife’s investigations Into what she calls the life of the spirit Are a kind of substitute for religion. I dare say truly religious people — I’ve never known any — can find some unity. Then there are also the men of genius. There are others, it seems to me, who have at best to live In two worlds — each a kind of make-believe. That’s you and me. Some day, perhaps, I will show you my collection. |
| COLBY | Thank you. |
| SIR CLAUDE | And perhaps, some time, you will let me hear you play. I shan’t mention it again. I’ll wait until you ask me. Do you understand now what I meant when I spoke Of accepting the terms life imposes upon you Even to the point of accepting … make-believe? |
| COLBY | I think I do. At least, I understand you better In learning to understand the conditions Which life has imposed upon you. But … something in me Rebels against accepting such conditions. It would be so much simpler if you weren’t my father! I was struck by what you said, a little while ago, When you spoke of never having understood your father Until it was too late. And you spoke of atonement. Even your failure to understand him, Of which you spoke — that was a relationship Of father and son. It must often happen. And the reconcilement, after his death, That perfects the relation. You have always been his son And he is still your father. I only wish That I had something to atone for! There’s something lacking, between you and me, That you had, and have, and always will have, with your father. I begin to see how I have always thought of you — As a kind of protector, a generous provider: Rather as a patron than a father — The father who was missing in the years of childhood. Those years have gone forever. The empty years. Oh, I’m terribly sorry to be saying this; But it goes to explain what I said just now About rebelling against the terms That life has imposed. |
| SIR CLAUDE | It’s my own fault. I was always anxious to avoid the mistakes My father made with me. And yet I seem To have made a greater mistake than he did. |
| COLBY | I know that I’m hurting you and I know That I hate myself for hurting you. |
| SIR CLAUDE | You mustn’t think of that. |
| COLBY | I’m very grateful for all you’ve done for me; And I want to do my best to justify your kindness By the work I do. |
| SIR CLAUDE | As my confidential clerk. |
| COLBY | I’m really interested by the work I’m doing And eager for more. I don’t want my position To be, in any way, a make-believe. |
| SIR CLAUDE | It shan’t be. Meanwhile, we must simply wait to learn What new conditions life will impose on us. Just when we think we have settled our account Life presents a new one, more difficult to pay. — I shall go now, and sit for a while with my china. |
| COLBY | Excuse me, but I must remind you: You have that meeting in the City Tomorrow morning. You asked me to prepare Some figures for you. I’ve got them here. |
| SIR CLAUDE | Much depends on my wife. Be patient with her, Colby. — Oh yes, that meeting. We must run through the figures. CURTAIN |
tags:
- archetype/child
- archetype/orphan
- archetype/shadow
- character/colby_simpkins
- character/gertrude
- character/sir_claude_mulhammer
- character/sunday
- concept/ambition
- concept/deception
- concept/doubt
- concept/hope
- concept/identity
- concept/self
- concept/truth
- concept/wonder
- motif/birds
- motif/childhood
- motif/city
- motif/death
- motif/garden
- motif/grave
- motif/home
- motif/memory
- motif/night
- motif/spring
- motif/time
- motif/well
- motif/window
- motif/winter
- setting/london
- setting/paris
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Lo studio degli affari al primo piano, da SIR CLAUDE MULHAMMER, a Londra, in casa sua. Primo pomeriggio. SIR CLAUDE scrive alla scrivania. Entra EGGERSON. |
| SIR CLAUDE | Ah, eccola, Eggerson! Puntuale come sempre. Mi dispiace doverla far salire fino a Londra, da Joshua Park, per una commissione simile. Ma sa che mia moglie non vorrebbe che ad accoglierla a Northolt ci fosse altri che lei. E non potevo mandare Colby. Non è questo il modo di preparare il loro primo incontro, al suo ritorno dalla Svizzera. |
| EGGERSON | Impossibile, Sir Claude! Una situazione delicatissima — il suo primo incontro con il signor Simpkins. Ma ero contento della scusa per venire a Londra: ho passato la mattinata a far compere! Attrezzi da giardinaggio. Quante cose servono per un giardino! E ho pensato: è il momento giusto per comprare attrezzi nuovi, così da non perdere un istante alla fine dell’inverno. E ho trovato una stoffa intonata per la signora E., che desiderava da un pezzo. Sarà contenta. Poi ho pranzato al magazzino — hanno un ristorante; un ottimo pranzo, e a buon mercato, per i tempi che corrono. Ma dov’è il signor Simpkins? Sarà qui? |
| SIR CLAUDE | Stamattina ho dovuto mandarlo alla City, ma tornerà, spero, prima che lei parta. |
| EGGERSON | E come se la cava? A meraviglia, ne sono certo, dato che non ho più saputo nulla dall’ultima volta che sono venuto. |
| SIR CLAUDE | Beh, naturalmente, Eggerson, lei è insostituibile… |
| EGGERSON | Oh, Sir Claude, non dovrebbe dirlo! Il signor Simpkins è molto più qualificato di quanto fossi io per essere il suo segretario privato. Stava prendendo le misure, e in fretta, nel tempo in cui abbiamo lavorato insieme. Tutto ciò che gli serve è fiducia. |
| SIR CLAUDE | Ed esperienza. Con un giovane è necessario qualche assestamento. Ma mi pare che stia afferrando il meccanismo, e credo che cominci a prenderci un vivo interesse. |
| EGGERSON | E sta superando la sua delusione? Naturalmente non gliene ho mai parlato: è solo quello che mi ha detto lei. |
| SIR CLAUDE | Riguardo alla sua musica. Sì, credo di sì. Capisco che cosa prova. È come me, Eggerson. La stessa delusione in forma diversa. Non dimenticherà che la sua grande ambizione era di fare l’organista, proprio come io non posso dimenticare… non importa. La cosa importante era trovare qualcos’altro che potesse fare, e fare bene. E credo che l’abbia trovato, proprio come feci io. Gli parlerò di me. Ma finora l’ho lasciato a se stesso: ho pensato che si sarebbe adattato più in fretta a questa vita se avessimo cominciato su un piano puramente d’affari. |
| EGGERSON | Senza dubbio è la cosa migliore. Mentre vive ancora dalla zia a Teddington, e viene su ogni giorno, proprio come facevo io. E l’appartamentino nella corte? Fra quanto sarà pronto per lui? |
| SIR CLAUDE | Devono ancora finire le pareti. E poi va ammobiliato. Sto cercando di trovargli un pianoforte davvero buono. |
| EGGERSON | Un pianoforte? Sì, sono certo che si sentirà a casa quando avrà un pianoforte. Lei pensa a tutto. Ma se posso permettermi un suggerimento: le cassette da finestra! Ha mostrato tanto interesse per il mio giardino che credo dovrebbe avere le cassette da finestra. Un giorno vorrà un giardino tutto suo. E sì, una vaschetta per gli uccelli! |
| SIR CLAUDE | Una vaschetta per gli uccelli? Nella corte? A che scopo? |
| EGGERSON | Mi ha detto che gli piace molto osservare gli uccelli. |
| SIR CLAUDE | Ma non ci saranno uccelli — nessuno che valga la pena osservare. |
| EGGERSON | Non saprei, Sir Claude. Proprio l’altro giorno ho letto una lettera sul Times sugli uccelli selvatici avvistati a Londra: e sono certo che, se qualcuno li troverà, sarà il signor Simpkins. |
| SIR CLAUDE | Bene, lasciamo perdere per ora. Dato che abbiamo un po’ di tempo prima che lei parta per Northolt — l’automobile sarà pronta — pensiamo a che cosa dirà a Lady Elizabeth, tornando dall’aeroporto, a proposito di Colby. Credo che dovrebbe avvertirla di chi incontrerà al suo arrivo. |
| EGGERSON | Come vorrebbe che affrontassi l’argomento? |
| SIR CLAUDE | Naturalmente sa che lei desiderava ritirarsi, dato che ne abbiamo discusso a proposito della sua sostituzione. Ma sa bene che lo considera — beh, a tutti gli effetti uno di famiglia. |
| EGGERSON | È un grande complimento. |
| SIR CLAUDE | E ben meritato; ma piuttosto scomodo quando si tratta di nominare un successore. Rende molto difficile sostituirla. Ritiene di dover avere voce nella scelta; e per di più è convinta che lei, più di chiunque altro, sappia giudicare il carattere meglio di me. |
| EGGERSON | Oh, non direi, Sir Claude! Ha troppo rispetto per il suo genio negli affari. Ma è vero che crede di avere ciò che chiama «guida». |
| SIR CLAUDE | La guida. È peggio che credere nel proprio giudizio: su quello si potrebbe discutere. Con la guida non si discute. Ma se dovesse sembrare perplessa, o seccata del fatto che ho fatto la nomina durante la sua assenza, dica che lei ha dovuto lasciare per ordine del medico. Si è sempre preoccupata della sua salute, perciò sarà comprensiva. E quanto a Colby — dica che il signor Simpkins aveva ottime referenze, e dica che ho dovuto decidere in fretta perché aveva un’altra offerta molto allettante. Qualcosa del genere. Non ci si dilunghi troppo. E spero proprio che le piaccia subito: se sarà così, finirà di sicuro per credere di averlo scelto lei stessa. A proposito, non dimentichi di farle sapere che è molto musicale. Potrà portarlo ai concerti. Ma non esageri! |
| EGGERSON | Me ne ricorderò. La musica. |
| SIR CLAUDE | E a proposito, quanto le ha detto in realtà di lei? Ricorda, le ho chiesto di prepararlo un poco; ci sono cose che lei saprebbe dire meglio di me, e modi in cui potrebbe rassicurarlo meglio di me. Con lei è più a suo agio che con me. |
| EGGERSON | Oh, non deve dirlo! Anche se ho fatto del mio meglio per guadagnarmi la sua fiducia. Le ho accennato al suo interesse per la Luce dall’Oriente. |
| SIR CLAUDE | E l’Apocalisse? E la Sapienza di Atlantide? |
| EGGERSON | Beh, a dire il vero, Sir Claude, ho solo sfiorato questi argomenti: sono troppo profondi per me. E ho pensato: il signor Simpkins è molto istruito. Comincerà presto ad afferrarli. No, non gli ho detto molto di Lady Elizabeth. Ma c’è una cosa che vorrei sapere — se non le dispiace — prima di andare a incontrarla. Fra quanto intende… spiegare il signor Simpkins? Regolarizzare la sua posizione in famiglia? Mi disse che era questa la sua intenzione finale. |
| SIR CLAUDE | Quando — o addirittura se — rivelerò la sua identità dipende da come lei lo prenderà. Questo pomeriggio saprà soltanto che lei si è finalmente ritirato e che ha un giovane successore, un certo signor Colby Simpkins. |
| EGGERSON | Semplicemente il signor Simpkins. |
| SIR CLAUDE | Le ragioni per farlo cominciare durante la sua assenza sono chiarissime. Ma oltre a quel punto non le ho ancora esposto i miei piani. Il motivo per cui non le ho mai parlato di lui, il motivo per cui lo incontrerà come semplice signor Simpkins, è che lei ha un forte istinto materno… |
| EGGERSON | Me ne rendo conto. |
| SIR CLAUDE | Che è stato sempre frustrato. |
| EGGERSON | Sono certo che è stato un dolore per entrambi non aver mai avuto figli. |
| SIR CLAUDE | Non peggiore, Eggerson, di quello suo e di sua moglie, per aver avuto un figlio caduto in guerra, e la sua tomba ignota. |
| EGGERSON | E lei sta pensando senza dubbio che Lady Elizabeth sarebbe richiamata al figlio che ha perduto. |
| SIR CLAUDE | In tutt’altro modo, sì. Si potrebbe dire smarrito, dato che il padre è morto e non c’è modo di rintracciarlo. Sì, pensavo al suo figlio scomparso: date le circostanze, questo potrebbe renderla gelosa. Ho spiegato tutto questo a Colby — al signor Simpkins. |
| EGGERSON | Capisco che cosa intende. |
| SIR CLAUDE | Prima deve affezionarsi a lui: e allora, Eggerson, non dispero che, nella convinzione che sia orfano, voglia che lo adottiamo. |
| EGGERSON | Adottarlo! Sì, davvero, quella sarebbe la soluzione. Sì, addirittura ideale. |
| SIR CLAUDE | Sono lieto che concordi. Il suo appoggio sarà utile. |
| EGGERSON | Sarò felicissimo di raccomandarlo. |
| SIR CLAUDE | Non deve esagerare! Ma la sua approvazione conta. Sa bene che tiene in altissimo conto il suo parere. |
| EGGERSON | Beh, credo che una volta o due, forse… Ma temo che lei sopravvaluti la mia influenza. Non sono mai riuscito a farle piacere la signorina Angel; si distrae ogni volta che la nomino. |
| SIR CLAUDE | Ma di Lucasta — la signorina Angel — sapeva fin dall’inizio. Quella era una difficoltà. E ce ne sono altre. Tanto per cominciare, sono tutte e due donne. |
| EGGERSON | Vero. |
| SIR CLAUDE | Ma non credo che badi molto alla signorina Angel. Semplicemente non la vede. E la signorina Angel si sposerà presto, immagino. |
| EGGERSON | Lo spero anch’io. Una sistemazione quanto mai adatta. Ma mi dica una cosa: se si arrivasse al punto in cui Lady Elizabeth volesse adottarlo — una soluzione ammirevole — che cosa seguirebbe? Le farebbe sapere, allora, che il signor Simpkins è in realtà suo figlio? |
| SIR CLAUDE | È lì che brancolo nel buio. Non riesco proprio a immaginare quale sarebbe la sua reazione. C’è molto che non capisco di mia moglie. C’è sempre qualcosa che si ignora di chiunque, per quanto bene lo si conosca; e può essere qualcosa della massima importanza. È quando sei sicuro di capire una persona che rischi di sbagliare su di lei nel modo peggiore. A dire il vero, c’è molto che non so di lei, Eggerson, benché abbiamo lavorato insieme per quasi trent’anni. |
| EGGERSON | Quasi trentuno. Ma ora che me lo mette così bene, devo ammettere che c’è molto che non capisco di mia moglie. |
| SIR CLAUDE | E altrettanto lei non sa di lei. E altrettanto lei non sa di me — di questo non sono così sicuro! La mia regola è ricordare che non capisco nessuno, ma d’altra parte non essere mai sicuro che gli altri non capiscano me — molto meglio di quanto mi farebbe piacere pensare, forse. |
| EGGERSON | E devo dedurne che non è sicuro di capire nemmeno il signor Simpkins? |
| SIR CLAUDE | Un richiamo opportuno. Forse dovrà ripetermelo. Ma ormai dovrebbe essere tornato. E allora la lascio. Devo telefonare ad Amsterdam, e forse a Parigi. Ma quando lei tornerà con Lady Elizabeth sarò pronto ad aspettarvi per presentarlo. |
| (didascalia) | [Entra COLBY SIMPKINS con una cartella] |
| SIR CLAUDE | Ah, Colby, stavo appunto dicendo a Eggerson che era ora che tornasse. La mattinata è andata bene? |
| COLBY | Ho quel che voleva, Sir Claude. Buon pomeriggio, signor Eggerson. Temevo di non trovarla più. |
| EGGERSON | Parto fra mezz’ora, signor Simpkins. |
| SIR CLAUDE | Ora vi lascio. Ma quando Eggerson tornerà con Lady Elizabeth, vi raggiungerò. |
| (didascalia) | [Esce SIR CLAUDE] |
| COLBY | Sono contento che non debba andarsene subito. Sono piuttosto nervoso per questo incontro. Mi ha detto pochissimo di Lady Elizabeth, e Sir Claude stesso non mi ha detto molto: così non ho idea di come dovrei comportarmi. B. Kaghan mi ha raccontato qualcosa di lei, ma è piuttosto allarmante. |
| EGGERSON | Il signor Kaghan è prevenuto. Non è mai andato d’accordo con Lady Elizabeth. Non gli dia retta. Capisce Sir Claude, e a Sir Claude è sempre stato molto riconoscente, come è giusto che sia. Sir Claude lo scelse e gli diede l’avvio. E lui ne ha tratto il massimo — questo glielo riconosco. Un esempio incoraggiante per lei, signor Simpkins. Sarà una potenza nella City! E ha un cuore d’oro. Ma, senza girarci intorno, è un diamante piuttosto grezzo. Modi assai disinvolti; e Lady Elizabeth non gli ha mai preso simpatia. Ma lei, signor Simpkins, è tutt’altra cosa. |
| COLBY | Non capisco perché dovrebbe essere così diverso. B. Kaghan mi piace. L’ho trovato molto disponibile e ottima compagnia anche fuori dagli affari. |
| EGGERSON | Oh sì, il signor Kaghan è ottima compagnia. A volte mi fa ridere. E io non rido facilmente. È un bel tipo di spiritoso. Anzi, la signora E. a volte mi dice: «Eggerson, perché non mi fai ridere come faceva B. Kaghan?» L’ha visto una volta sola; ma sa che cosa fece? Cominciò a chiamarla Muriel — nei primi dieci minuti! Io ero inorridito. Ma a lei in realtà piacque. Muriel è il suo nome. Ha un certo modo con le signore, sa. Ma con Lady Elizabeth non ha avuto altrettanto successo. Una volta lei lo definì «senza distinzione»; ma con lei, come dicevo, sarà tutt’altra cosa. Vedrà subito che lei è un uomo di cultura; e poi lei è molto musicale. |
| COLBY | Grazie dell’avvertimento! |
| EGGERSON | Perciò, se non le dispiace, accennerò subito al fatto che lei è un musicista. |
| COLBY | Starò in guardia. |
| EGGERSON | La sua musica sarà di certo una gran risorsa con Lady Elizabeth. Gliela invidio. Io ho sempre cantato nel nostro coro parrocchiale e alla funzione dei canti natalizi. Ma vorrei essere musicale. |
| COLBY | Continuo a non sentirmi molto ben preparato a incontrarla. |
| (didascalia) | [Un bussare fragoroso. Entra B. KAGHAN] |
| (didascalia) | Entra B. Kaghan. Ciao Colby! |
| KAGHAN | E ciao Eggers! Sono contento di trovarla qui. È una fortuna per Colby. |
| EGGERSON | E perché mai, signor Kaghan? |
| KAGHAN | Perché c’è Lucasta con me! La solita catastrofe. È venuta a scucire un po’ di contante dalla cassa. In bancarotta di nuovo! Così ho pensato di portarla e di salire avanti io, per attutire il colpo a Colby. Ma dato che c’è lei, Eggers, posso rilassarmi. Mi godrò la partita dalla linea laterale. |
| (didascalia) | [Entra LUCASTA ANGEL] |
| LUCASTA | Eggy, ho perso il posto! |
| EGGERSON | Di nuovo, signorina Angel? |
| LUCASTA | Sì, di nuovo! E gli sta bene! |
| EGGERSON | È stata, presumo, ostinatamente in ritardo. |
| LUCASTA | Si sbaglia, Eggy. È pura ingiustizia. Per due mesi ho archiviato quelle carte che nessuno voleva mai — almeno, fino a ieri. Poi, giusto per sfortuna, il capo volle una lettera e io non riuscii a trovarla. E allora si insospettì e chiese cose che di sicuro non gli servivano — solo per far dispetto! E non ne trovai neanche una. Ma sono tutte archiviate da qualche parte, ne sono certa, quindi che problema c’è? Ma chi è questo, Eggy? È Colby Simpkins? Presentatemelo, l’uno o l’altro di voi. |
| EGGERSON | Il signor Simpkins, la signorina Angel. Come sa, signorina Angel, il signor Simpkins ha preso il mio posto. |
| LUCASTA | E sa che io sono uno dei suoi compiti? L’ha preparato a prendersi cura anche di me? Lo sapeva, Colby? Io sono Lucasta. Solo Eggy mi chiama signorina Angel, tanto per infastidirmi. Non trova che Lucasta mi si addica di più? |
| COLBY | Sono certo che le si addicono entrambi. |
| LUCASTA | Snobbata di nuovo! Immagino di essermela cercata. Ecco che cosa comporta la maledizione di un nome come Angel. Sto pensando di cambiarlo. Ma, Colby, lo sa che sono una delle sue responsabilità? |
| COLBY | No, temo di non saperlo. |
| EGGERSON | Non deve cederle, signor Simpkins. Io non lo faccio mai. Dico sempre che se si dà alla signorina Angel un dito lei si prende un’elle. |
| LUCASTA | Elle come Lucasta. Continui, Eggy. Non gli dia retta, Colby. Colby, lei è sposato? |
| COLBY | No, non sono sposato. |
| LUCASTA | Allora non mi dispiace farmi vedere con lei in pubblico. Può portarmi fuori a cena. Una ragazza che lavora come me ha spesso una gran fame — vivendo con un’inezia — a cuocersi una salsiccia sul fornello a gas… |
| EGGERSON | Non deve credere a una sola parola di quel che dice. |
| LUCASTA | Il signor Simpkins crederà a tutto quello che dico, signor Eggerson. E so che sarà gentile con me quando lei sarà fuori dai piedi. Perché non lo lascia parlare? Eggy in fondo è quasi umano, Colby. È solo che ha un terrore folle della signora Eggerson; ecco perché non mi ha mai invitata a pranzo. |
| EGGERSON | Lasciamo fuori la signora Eggerson da tutto questo, signorina Angel. |
| LUCASTA | È quello che dice sempre, Colby, quando nomino la signora Eggerson. Abbocca ogni volta. B.! Che cosa hai raccontato di me a Colby? |
| KAGHAN | È inutile raccontare di te a chicchessia: nessuno crederebbe alla tua esistenza finché non ti incontra. Colby vacilla ancora. Sarà una mia responsabilità, come tuo fidanzato, proteggere Colby da te. Ma prima affrontiamo la crisi finanziaria. |
| LUCASTA | Sì, Eggy, vuole dare lei la triste notizia a Claude? Intanto, dovrà saccheggiare la cassa per me. Muoio di fame. |
| KAGHAN | Le ho appena offerto il pranzo. Il problema con Lucasta è come tenerla sfamata fra un pasto e l’altro. |
| LUCASTA | B., sei una bestia. Ho un appetito piccolissimo. Ma il punto è che sono senza un soldo. |
| KAGHAN | Ha avuto una settimana di stipendio in luogo del preavviso. |
| LUCASTA | B., ricordati che sei mio fidanzato solo in prova. Posso avere un po’ di denaro, Eggy? |
| EGGERSON | Non sono più io a occuparmene e quell’incombenza non è passata al signor Simpkins: Sir Claude intende trattare queste faccende di persona. Dovrà chiedere a Sir Claude. Ma gliene parlerò io al ritorno da Northolt. |
| LUCASTA | Va a incontrare Lizzie? |
| EGGERSON | Vado a incontrare Lady Elizabeth a Northolt. |
| LUCASTA | Beh, non ho intenzione di essere sulla scena quando arriva. |
| KAGHAN | E io non ho intenzione di lasciarti con Colby. Ne ha avuto abbastanza per un giorno solo. Segui il mio consiglio, Colby. Non concedere mai a Lucasta il minimo vantaggio o lei lo sfrutterà. Con lei bisogna essere duri; è dura come i chiodi. Ora te la tolgo dai piedi. Ti farò vedere come si fa. Andiamo, Lucasta, farò le cose in grande e ti porterò fuori a prendere il tè. |
| LUCASTA | Muoio dalla voglia del tè. La tensione di questa crisi è stata troppo per me. Un’altra volta, Colby. La chiamerò, e mi lascerò portare fuori a pranzo. |
| (didascalia) | [Esce LUCASTA] |
| KAGHAN | Con calma, Colby. Ci farai l’abitudine. |
| (didascalia) | [Esce KAGHAN] |
| COLBY | Egg… Signor Eggerson! |
| EGGERSON | Sì, signor Simpkins? |
| COLBY | Lei mi sembra sano di mente. E credo di esserlo anch’io. |
| EGGERSON | Non ho dubbi né sull’uno né sull’altro punto, nessunissimo. |
| COLBY | E anche B. Kaghan mi è sempre parso sano di mente. |
| EGGERSON | Lo definirei il ritratto stesso della sanità mentale. |
| COLBY | Ma di sicuro non mi aveva avvertito riguardo alla signorina Angel. Come la mettiamo con lei? |
| EGGERSON | Oh, la signorina Angel. È piuttosto sventata. Ma ha buon cuore. |
| COLBY | Ma davvero si rivolge a Sir Claude Mulhammer chiamandolo Claude? In faccia? |
| EGGERSON | Proprio così. |
| COLBY | E chiama Lady Elizabeth «Lizzie»? |
| EGGERSON | Beh, non in sua presenza. Non quando c’ero io. No, non credo che lo farebbe. Ma la chiama Lizzie, a volte, parlando con Sir Claude. E sa una cosa? Credo che a lui la faccenda diverta. |
| COLBY | Beh, forse divertirà anche me. Ma mi ha fatto girare la testa — tutti quei nomi di battesimo la prima volta che l’ho incontrata. Non ci sono abituato. |
| EGGERSON | Ci farà presto l’abitudine. Chiamerà me Eggers prima di accorgersene! |
| COLBY | Non me ne stupirei. Ci sono quasi arrivato, poco fa. Allora sarei stato certo di aver perso la ragione: la sua influenza è addirittura spaventosa. Ma mi parli di Lu… della signorina Angel: che rapporto ha con questa casa? |
| EGGERSON | Beh. Una specie di rapporto fiduciario. No, non credo che sia proprio il termine giusto. Non ha denaro suo, come avrà intuito; ma credo che suo padre fosse amico di Sir Claude, e lui si è assunto la responsabilità di lei. In ogni caso si è comportato da padre — un uomo molto generoso, Sir Claude. A dire il vero, lei è una specie di spina nel suo fianco: perde sempre il posto, perché non sa tenerselo. Lui le passa un assegno — davvero più che adeguato, anche se lei è sempre indebitata. Ma non deve preoccuparsi per lei, signor Simpkins. Sposerà il signor Kaghan alla fine. È un uomo che ottiene ciò che vuole, e credo che sappia tenerla a bada. Se qualcuno può. |
| COLBY | Ma è probabile che sia una seccatura? |
| EGGERSON | Non se non le si dà corda. Io non gliel’ho mai data. |
| COLBY | Ma lei ha la signora Eggerson. |
| EGGERSON | Sì, è una gran protezione. E ho il mio giardino a proteggermi dalla signora E. È la mia battuta. |
| COLBY | Beh, non ho mai conosciuto nessuno come la signorina Angel. |
| EGGERSON | Ci farà l’abitudine, signor Simpkins. Il tempo fa miracoli, è quel che dico sempre. Ma non credo che dovrà vederla molto: quella responsabilità non pesa sulle sue spalle. Lady Elizabeth, invece, è un altro discorso. |
| COLBY | Almeno non credo che Lady Elizabeth possa essere insolita quanto la signorina Angel. |
| EGGERSON | Oh sì, signor Simpkins, molto più insolita. |
| COLBY | Oh! |
| EGGERSON | Beh, come le dicevo, lei è davvero una gran dama, una grande dame, come dicono i francesi. È questo che Sir Claude ammira in lei. Una volta mi disse, in un momento di confidenza — era appena tornato da un pranzo ufficiale — «Eggerson», disse, «volevo una signora, e sono perfettamente soddisfatto dell’affare». È vero, naturalmente, che le sue parentele a volte sono state utili. Ma lui non ci pensò: non è di animo meschino — anche se nulla gli sfugge. E che cuore generoso! È piuttosto socialista. Io, per parte mia, sono un conservatore convinto. |
| COLBY | Ma Lady Elizabeth è molto insolita anche per altri versi, oltre che per essere una gran dama? |
| EGGERSON | Ma sì, certo, devo ammettere che lo è. Quasi tutte le sue stranezze sono del tutto innocue. Ci farà presto l’abitudine. È quel che disse Sir Claude: «Assecondala, Eggerson», disse, «assecondala». Ma c’è un tratto che credo di aver già sfiorato: è molto distratta. |
| COLBY | Spero che non intenda che ha dei vuoti di memoria. |
| EGGERSON | Non intendevo questo. No. Non ha molta memoria da perdere, anche se a volte ricorda quando meno te lo aspetti. Ma dimentica le cose. E le piace viaggiare, soprattutto per la salute. E quando è all’estero è capace di comprare una casa. E poi se ne va e se ne dimentica del tutto. Può essere complicato e molto costoso. Ne ho vissute delle belle! Ricordo che tanto tempo fa dicevo alla signora E., quando avevamo comprato la nostra casa a Joshua Park (con un mutuo, s’intende): «ora che ci siamo sistemati tutto il viaggiare che voglio è arrivare alla City e tornare a Joshua Park la sera, e una volta l’anno la vacanza a Dawlish». E pensare che era solo l’inizio dei miei viaggi! È stato un privilegio davvero insolito vedere tanta Europa quanta ne ho vista, tirando Lady Elizabeth fuori dai suoi guai. |
| COLBY | Forse non arriverà nemmeno con questo aereo. |
| EGGERSON | Oh, potrebbe succedere. A volte si perde, o perde il biglietto, o perfino il passaporto. Ma non attraversiamo i ponti prima di arrivarci. È quel che dico sempre. E sono certo che le piacerà. È una tale signora! E per di più ha buon cuore. |
| COLBY | Sembra che tutti abbiano buon cuore. Ma c’è una cosa in cui credo, signor Eggerson: che lei abbia un cuore gentile. E sono convinto che riesca sempre a pensare il meglio di chiunque. |
| EGGERSON | Vedrà che ho ragione, glielo assicuro. |
| (didascalia) | [Entra SIR CLAUDE] |
| SIR CLAUDE | Ehilà! Ancora qui? È ora che parta. |
| EGGERSON | Sto andando. C’è un sacco di tempo. |
| (didascalia) | [Guarda l’orologio] |
| EGGERSON | Arriverò all’aeroporto con qualche minuto d’anticipo, e poi c’è la dogana. Le porterà via un po’ di tempo, per quel che so io. Voce di LADY ELIZABETH MULHAMMER da fuori.* Apra quella valigia, voglio prenderne una cosa. Scarti quello — è una bottiglia di medicinale. Ora, Parkman, vuole darla all’autista? Mi dice che soffre di catarro cronico. |
| SIR CLAUDE | Ehilà! Che cos’è? |
| (didascalia) | [Apre la porta sul pianerottolo e ascolta] |
| SIR CLAUDE | È qui, Eggerson! È la sua voce. Dov’è? Oh, è uscita di nuovo. |
| (didascalia) | [Va alla finestra e guarda giù in strada] |
| SIR CLAUDE | Sta conversando con il tassista. Di che cosa possono parlare? Sta entrando! Voce di LADY ELIZABETH MULHAMMER da fuori.* No, Gertrude, non ho pranzato, e non ne voglio ora. Mi porti solo del tè. Niente insieme. No, dimenticavo: non ha ancora imparato a fare il tè come si deve. Una tazza di caffè nero. Sir Claude è in casa? Parlerò prima con lui. |
| SIR CLAUDE | Santo cielo, Eggerson, che cosa può essere successo? |
| EGGERSON | È assolutamente straordinario. Mi lasci scendere a riceverla. |
| SIR CLAUDE | Dove dovremmo essere? Che cosa dovremmo fare? EGGERSON [sulla porta aperta]. Sta parlando con la cameriera. Sta salendo. |
| SIR CLAUDE | Colby, si sieda alla scrivania e prenda in mano delle carte. Dobbiamo sembrare immersi negli affari. |
| (didascalia) | [Entra LADY ELIZABETH MULHAMMER] |
| SIR CLAUDE | EGGERSON e SIR CLAUDE [insieme]. Lady Elizabeth! Elizabeth! |
| SIR CLAUDE | Che diamine è successo? |
| EGGERSON | Lady Elizabeth! Questa sì che è una sorpresa. |
| LADY ELIZABETH | Che cosa c’è di sorprendente, Eggerson? Sono arrivata, tutto qui. |
| EGGERSON | Stavo giusto partendo per Northolt a incontrarla. |
| LADY ELIZABETH | È stato molto premuroso da parte sua, Eggerson, ma del tutto inutile. E poi non sono venuta in aereo. Sono arrivata a Victoria. |
| SIR CLAUDE | Vuoi dire che hai cambiato il biglietto? |
| EGGERSON | Sì, come ha fatto a cambiare il biglietto? |
| LADY ELIZABETH | Sono andata all’agenzia e me l’hanno cambiato. Non capisco perché siate tutti e due così sorpresi. Sapete che sono una viaggiatrice espertissima. |
| SIR CLAUDE | Oh sì, certo che lo sappiamo, Elizabeth. Ma perché hai cambiato programma? |
| LADY ELIZABETH | Per via di Mildred Deverell. Ha fatto la cura insieme a me e non può viaggiare in aereo — dice che le dà il mal di mare; così abbiamo preso il treno di notte e attraversato la Manica. Ma chi è questo giovanotto? Il suo viso mi è familiare. |
| SIR CLAUDE | Questo giovanotto è il successore di Eggerson. Sai che Eggerson aveva intenzione di ritirarsi… |
| EGGERSON | Per ordine del medico, Lady Elizabeth: il dottore è stato molto perentorio… |
| SIR CLAUDE | Il signor Simpkins aveva referenze fortissime… |
| EGGERSON | E nello stesso tempo aveva un’altra offerta allettante: così abbiamo dovuto decidere in fretta. |
| SIR CLAUDE | Non volevo disturbarti, durante la tua cura… |
| EGGERSON | E il signor Simpkins è molto più qualificato di me a fare il segretario privato. Per di più, è molto musicale. |
| LADY ELIZABETH | Musicale? Non è questo il giovanotto che ho intervistato io e raccomandato a Sir Claude? Ma certo che è lui. Ricordo di aver detto: «Ha una bell’aura». Ricordo l’aura delle persone quasi meglio dei loro volti. Come ha detto che si chiama? |
| SIR CLAUDE | Colby Simpkins. LADY ELIZABETH [contando sulle dita]. Tredici lettere. È molto di buon auspicio — al contrario di quel che pensa la maggior parte della gente. Lei dovrebbe essere artistico. Ma ha l’aria piuttosto gracile. Devo darle delle lezioni sull’arte della salute. Dov’è la sua casa, signor Colby? |
| COLBY | Simpkins. |
| EGGERSON | Il signor Colby Simpkins. |
| LADY ELIZABETH | Preferisco Colby. Dove abita? |
| SIR CLAUDE | La sua casa è fuori Londra. Ma lo voglio più a portata di mano — sai che seccatura è stata per Eggerson — perciò sto facendo rimettere a nuovo l’appartamentino nella corte. |
| LADY ELIZABETH | Ma tutto nei colori sbagliati, ne sono certa. Mio marito non comprende l’importanza del colore per la nostra vita spirituale, signor Colby. E nemmeno, mi duole dirlo, Eggerson. Che colore avete scelto, voi due? |
| SIR CLAUDE | Pensavo che un giallo primula sarebbe stato allegro. |
| LADY ELIZABETH | Proprio come immaginavo. Un giallo primula sarebbe assolutamente nefasto per il signor Colby. Gli serve un malva chiaro. Me ne occuperò io. Ma non oggi. Ora vado a riposare. In un vagone letto è del tutto impossibile trovare la propria ora di quiete. Un’ora di quiete al giorno è essenziale, dice il dottor Rebmann. |
| SIR CLAUDE | Rebmann? Credevo si trattasse di un dottor Leroux. |
| LADY ELIZABETH | Il dottor Leroux è a Losanna. Io sono stata a Zurigo, dal dottor Rebmann. |
| SIR CLAUDE | Ma dovevi andare dal dottor Leroux a Losanna. Che cosa ti ha fatto andare a Zurigo? |
| LADY ELIZABETH | Ecco, ero appena arrivata a Losanna che chi ti incontro se non Mildred Deverell. Andava a Zurigo. E mi disse: «Vieni a Zurigo! C’è un dottore meraviglioso che insegna il controllo della mente». Così proseguii per Zurigo. |
| SIR CLAUDE | Così proseguisti per Zurigo. Ma credevo che il dottore di Losanna insegnasse il controllo della mente. |
| LADY ELIZABETH | No, Claude, lui insegna soltanto il controllo del pensiero. Il controllo della mente è tutt’altra faccenda: è più avanzato. Ma te ne ho scritto per filo e per segno. |
| SIR CLAUDE | È vero, mi hai mandato delle cartoline da Zurigo; ma sai che non riesco a decifrare la tua calligrafia. Mi piace ricevere le cartoline, giusto per sapere dove sei leggendo il timbro postale. |
| LADY ELIZABETH | Ma Claude, sono contenta di vedere che hai seguito il mio consiglio. |
| SIR CLAUDE | Il tuo consiglio? Riguardo a che cosa? |
| LADY ELIZABETH | Di assumere il signor Colby. Sono davvero costernata! Non è il primo segno che ho notato del cedimento della tua memoria. Devo persuaderti a fare un ciclo di cure dal dottor Rebmann — no, al tuo stadio, credo, dal dottor Leroux. Non ricordi? Dissi prima di partire: «Fidati per una volta della mia guida e assumi quel giovanotto». Ebbene, quello era il signor Colby. |
| SIR CLAUDE | Oh, capisco. Sì, adesso comincio a ricordare. Devo aver agito seguendo la tua guida. |
| LADY ELIZABETH | Devo spiegarle, signor Colby, che dovrò dividerla con mio marito. Domani prenderà il tè con me, e allora le parlerò dei miei comitati. Ora devo andare a riposare. |
| SIR CLAUDE | Sì, va’ a riposare. Io sono nel mezzo di certi affari col signor… |
| LADY ELIZABETH | Colby! |
| (didascalia) | [Esce LADY ELIZABETH] |
| SIR CLAUDE | È andata davvero a cambiarsi il biglietto da sola. È qualcosa di inaudito. |
| EGGERSON | Straordinario, vero! |
| SIR CLAUDE | Se è questo che il dottore di Zurigo ha fatto per lei, gli do il massimo dei voti. Beh, Eggerson, pare che l’abbia fatta salire a Londra per niente. |
| EGGERSON | Oh, non per niente! Non me lo sarei perso. E poi, come le dicevo, ho fatto qualche compera. Ma è meglio che vada. Signor Simpkins — se dovesse capitare qualcosa di imprevisto e lei si trovasse spiazzato, mi chiami al telefono. Se non sono in casa, sarò fuori in giardino. E farò un salto in città in qualunque giorno, se ha bisogno di me. Anzi, la signora E. ha detto: «Vorrei che ci telefonasse! Sono certa che ha una voce molto raffinata». |
| COLBY | Grazie mille, lo farò. È rassicurante sapere di averla sempre alle spalle se mi caccio nei guai. Ma spero di non doverla disturbare spesso. |
| EGGERSON | Oh, e dimenticavo… La signora E. continua a dire: «Perché non lo inviti a cena una domenica?» Ma io dico: «Non possiamo chiedergli di venire fin quaggiù a Joshua Park, in questa stagione!» E ho detto: «Pensiamoci in primavera, quando il giardino sarà davvero un piacere da vedere». Bene, vado. |
| SIR CLAUDE | Arrivederci, e grazie, Eggerson. |
| EGGERSON | Buona giornata, Sir Claude. Buona giornata, signor Simpkins. |
| (didascalia) | [Esce EGGERSON] |
| SIR CLAUDE | Bene, Colby! Finora l’ho chiamata signor Simpkins in pubblico, per prudenza. Come avevamo stabilito. Ma dopo due mesi — e dato che mia moglie insiste nel chiamarla signor Colby — comincerò a chiamarla Colby davanti a tutti. |
| COLBY | Sono certo che sarà più facile per entrambi. |
| SIR CLAUDE | Il suo arrivo improvviso è stato molto sconcertante: come avrà capito, una cosa simile non era mai accaduta. Così l’incontro non è andato proprio come avevo previsto; eppure credo che sia stato tutto per il meglio. È andato molto bene. È evidentissimo che le ha preso subito simpatia. |
| COLBY | Ha davvero creduto di avermi già visto? |
| SIR CLAUDE | Impossibile dirlo. Il punto è che ha preso una cotta per lei e perciò l’accampa come cosa sua. È molto soddisfacente. Ha dato per scontato che lei debba avere l’appartamento — domani sarà certa di averlo proposto lei. Perciò sono abbastanza fiducioso che, presto, potremo mettere le cose su basi permanenti. |
| COLBY | Devo confessare che, fino a questo punto, non sono riuscito a sentirmi molto tranquillo. E quel che lei ha in mente mi sembra ancora come costruire la mia vita su un inganno. Crede davvero che Lady Elizabeth possa mai accettarmi come se fossi suo figlio? |
| SIR CLAUDE | Come se fosse suo figlio? Se arriverà a pensare a lei come al tipo d’uomo che sarebbe stato suo figlio — e credo che lo farà: sebbene io sia perfettamente convinto che suo figlio sarebbe stato una persona di tutt’altro tipo — allora lei diventerà suo figlio, ai suoi occhi. È fatta così. Anzi, non mi sorprenderebbe se arrivasse a credere che lei è davvero suo figlio, invece che mio. Ha sempre vissuto in un mondo di finzione, e il meglio che si possa fare è guidare le sue illusioni nella direzione giusta. |
| COLBY | Non mi pare del tutto onesto. Se dobbiamo tutti vivere in un mondo di finzione, è un bene per noi? O una gentilezza verso di lei? |
| SIR CLAUDE | Se non si ha la forza di imporre alla vita le proprie condizioni, bisogna accettare quelle che essa offre. Ma mi dica prima — ho una ragione per chiederlo — le piace il suo lavoro? Non lo trova sgradevole? Non sto cambiando argomento: ci sto tornando. Sa che l’ho lasciata deliberatamente solo, e finora abbiamo discusso solo di affari correnti, pensando che le sarebbe stato più facile cominciare con un rapporto piuttosto formale nell’adattarsi a una situazione nuova. |
| COLBY | Le sono molto grato di questo: è davvero una situazione nuova e strana, e nulla di essa mi è ancora reale. |
| SIR CLAUDE | Ma ora voglio che sia diverso. È curioso, Colby. Non mi ero reso conto, finché lei non è entrato qui con me, che ci conosciamo a malapena. |
| COLBY | Immagino che non ce ne sia stata l’occasione. |
| SIR CLAUDE | Quando lei era bambino, apparteneva a sua zia, o almeno così me lo faceva sentire lei. Non l’ho mai visto solo. E poi, quando vi mandai tutti e due in Canada durante la guerra — forse fu un errore, anche se sembrava avere vantaggi così evidenti che al momento non ebbi dubbi — sono cinque anni; e poi la sua scuola, e il servizio militare, e poi il suo assorbimento nella musica… |
| COLBY | Aveva cominciato chiedendomi come trovo questo lavoro. |
| SIR CLAUDE | Sì, come lo trova? |
| COLBY | In un certo senso, esaltante. Scoprire che c’è qualcosa che so fare e così remoto dai miei interessi di prima. Mi dà, in un certo senso, una specie di fiducia in me stesso che non ho mai avuto. Eppure al tempo stesso è piuttosto inquietante. Non intendo il lavoro: intendo, riguardo a me stesso. Come se stessi diventando una persona diversa. Proprio come, immagino, quando si impara a parlare correntemente una lingua straniera, tanto da poterci pensare — ci si sente una persona un po’ diversa mentre la si parla. Non sono affatto sicuro che mi piaccia l’altra persona che sento di stare diventando — benché mi affascini. Eppure di tempo in tempo, quando meno me l’aspetto, quando la mente si sgombra e si svuota, camminando per strada o svegliandomi nella notte, allora la persona di prima, quella che ero, torna a prendere possesso di me: e sono di nuovo l’organista deluso, e per un attimo la cosa che non so fare, l’arte in cui non potrei mai eccellere, mi pare l’unica cosa che valga la pena di fare, l’unica cosa che io voglia fare. Devo combattere quella persona. |
| SIR CLAUDE | Capisco quel che sta dicendo molto meglio di quanto lei creda. È la mia stessa esperienza che lei sta ripetendo. |
| COLBY | La sua esperienza? |
| SIR CLAUDE | Sì, io non volevo fare il finanziere. |
| COLBY | Che cosa voleva fare? |
| SIR CLAUDE | Volevo fare il ceramista. |
| COLBY | Il ceramista! |
| SIR CLAUDE | Il ceramista. Quando ero ragazzo amavo dar forma alle cose. Amavo la forma e il colore e amavo la materia che il ceramista maneggia. Quasi tutti pensano che uno scultore o un pittore sia qualcosa di più eccellente di un ceramista. Quasi tutti pensano alla ceramica o alla porcellana come a semplice uso, o decorazione — in entrambi i casi, un’arte inferiore. Per me non sono né «uso» né «decorazione» — cioè decorazione come sfondo del vivere; per me sono la vita stessa. Stare fra tali cose, se è una fuga, è una fuga dentro il vivere, fuga da un mondo sordido verso un mondo puro. La scultura e la pittura — ne ho dei bei pezzi — ma non hanno quella… lontananza che ho sempre desiderato. Voglio un mondo dove la forma sia la realtà, di cui il sostanziale non è che l’ombra. È strano. Non ne ho mai parlato con nessuno. Mai fino ad ora. Prova anche lei qualcosa di simile quando è solo con la sua musica? |
| COLBY | Esattamente lo stesso. Per tutto il tempo che ha parlato, ho tradotto in termini di musica. Ma posso chiederle: con questa passione per… la ceramica, come è successo che non ne ha fatto la sua professione? |
| SIR CLAUDE | Le pressioni della famiglia, in primo luogo. Mio padre — suo nonno — costruì questa azienda partendo dal nulla. Era la sua passione. La amava con la stessa devozione che io davo all’argilla, e a ciò che se ne poteva ricavare — a ciò che speravo di ricavarne. Credevo di disprezzarlo quando ero giovane. Eppure ne avevo soggezione. Mi sbagliavo, in entrambe le cose. Detestavo questo mestiere finché non cominciai a sentirci la mia forza. Quella vita mi cambiò, come sta cambiando lei: comincia come una specie di finzione e il fingere la rende reale. Non è tutta la storia. Mio padre sapeva che lo odiavo: e questo fu un dolore per lui. Sapeva, ne sono certo, che per lungo tempo coltivai un rimprovero segreto: ma dopo la sua morte, e allora era troppo tardi, capii che aveva ragione. E per tutta la vita ho espiato. Verso un padre morto, che aveva sempre avuto ragione. Non l’ho mai capito. Ero troppo giovane. E quando fui abbastanza maturo per capirlo, lui non c’era più. |
| COLBY | Non ha ancora spiegato perché arrivò a pensare che suo padre avesse avuto ragione. |
| SIR CLAUDE | Perché arrivai a capire che non sarei mai diventato un ceramista di prim’ordine. Non l’avevo dentro. È strano, no, che un uomo possa avere una passione divorante per qualcosa di cui gli manca la capacità? Si potrebbe dire che un uomo abbia la vocazione di essere un ceramista di second’ordine? Di essere, nel migliore dei casi, un abile copista, posseduto dalla brama di creare, quando si è del tutto privi di creatività? Non credo. Perché arrivai a vedere di aver sempre saputo, nei momenti segreti, che non l’avevo dentro. Ci sono occasioni in cui vengo rapito — una persona diversa, trasfigurata nella visione di qualche meravigliosa creazione, e sento ciò che dev’essere stato il sentire di chi la fece. Ma nulla di ciò che ho fatto mi ha mai dato quella contentezza — quello stato di estenuazione assoluta e di pace che viene dal morire per dare vita a qualcosa… Intendo che lei abbia un buon pianoforte. Il migliore. E quando sarà solo al suo pianoforte, la sera, credo che varcherà la porta segreta ed entrerà nel mondo reale, come faccio io, a volte. |
| COLBY | In verità, mentre lei parlava, ho sentito che erano i miei sentimenti quelli che esprimeva, benché il mezzo sia diverso. So che non sarei mai diventato un grande organista, come aspiravo a essere. Non sono un esecutore; sono soltanto un’ombra dei grandi compositori. Sempre, quando suono per me, sento la musica che avrei voluto scrivere, come il compositore la sentì quando gli venne; ma quando suonavo davanti ad altri ero sempre consapevole che ciò che udivano non era ciò che odo io quando suono per me. Ciò che odo è la musica di un grande musicista, ciò che odono loro è un’esecuzione inferiore. Così ho rinunciato a suonare per gli altri: sono felice solo quando suono per me. |
| SIR CLAUDE | Suonerà per sé. E quanto a me, tengo i miei pezzi in una stanza privata. Non è che non voglia che nessuno li veda! Ma quando sono solo, e guardo a lungo una cosa sola, a volte provo quel senso di identificazione con chi l’ha fatta, di cui parlavo — un’estasi straziante che rende la vita sopportabile. È tutto ciò che ho. Immagino che prenda il posto della religione: proprio come le indagini di mia moglie in quella che lei chiama la vita dello spirito sono una specie di surrogato della religione. Suppongo che le persone davvero religiose — non ne ho mai conosciute — sappiano trovare una qualche unità. Poi ci sono anche gli uomini di genio. Ce ne sono altri, mi pare, che nel migliore dei casi devono vivere in due mondi — ciascuno una specie di finzione. Siamo lei e io. Un giorno, forse, le mostrerò la mia collezione. |
| COLBY | Grazie. |
| SIR CLAUDE | E forse, col tempo, mi lascerà sentire come suona. Non ne parlerò più. Aspetterò che me lo chieda lei. Capisce adesso che cosa intendevo quando parlavo di accettare le condizioni che la vita le impone, fino al punto di accettare… la finzione? |
| COLBY | Credo di sì. Almeno, la capisco meglio imparando a capire le condizioni che la vita ha imposto a lei. Ma… qualcosa in me si ribella ad accettare condizioni simili. Sarebbe tutto molto più semplice se lei non fosse mio padre! Mi ha colpito quel che ha detto poco fa, quando ha parlato di non aver mai capito suo padre finché non fu troppo tardi. E ha parlato di espiazione. Perfino il suo non riuscire a capirlo, di cui ha parlato — anche quello era un rapporto di padre e figlio. Dev’essere una cosa frequente. E la riconciliazione, dopo la sua morte, che porta a compimento il rapporto. Lei è sempre stato suo figlio e lui è ancora suo padre. Vorrei soltanto avere qualcosa da espiare! C’è qualcosa che manca, fra lei e me, e che lei ha avuto, e ha, e sempre avrà, con suo padre. Comincio a vedere come l’ho sempre pensata — come una specie di protettore, un generoso benefattore: più come un mecenate che come un padre — il padre che è mancato negli anni dell’infanzia. Quegli anni se ne sono andati per sempre. Gli anni vuoti. Oh, mi dispiace terribilmente dire questo; ma serve a spiegare quel che ho detto poco fa sul ribellarmi alle condizioni che la vita ha imposto. |
| SIR CLAUDE | È colpa mia. Ho sempre voluto evitare gli errori che mio padre fece con me. Eppure mi pare di aver commesso un errore più grande del suo. |
| COLBY | So che le sto facendo male e so che mi odio per il male che le faccio. |
| SIR CLAUDE | Non deve pensarci. |
| COLBY | Le sono molto grato di tutto quello che ha fatto per me; e voglio fare del mio meglio per giustificare la sua bontà con il lavoro che faccio. |
| SIR CLAUDE | Come mio segretario privato. |
| COLBY | Il lavoro che faccio mi interessa davvero e ne desidero altro. Non voglio che la mia posizione sia, in nessun modo, una finzione. |
| SIR CLAUDE | Non lo sarà. Intanto dobbiamo semplicemente aspettare di sapere quali nuove condizioni la vita ci imporrà. Proprio quando crediamo di aver saldato il conto la vita ce ne presenta uno nuovo, più difficile da pagare. — Ora vado a sedermi un poco con le mie porcellane. |
| COLBY | Mi scusi, ma devo ricordarle: ha quella riunione nella City domani mattina. Mi aveva chiesto di preparare certe cifre per lei. Le ho qui. |
| SIR CLAUDE | Molto dipende da mia moglie. Sia paziente con lei, Colby. — Oh sì, quella riunione. Dobbiamo passare in rassegna le cifre. SIPARIO |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | The flat in the mews a few weeks later. COLBY is seated at the piano; LUCASTA in an armchair. The concluding bars of a piece of music are heard as the curtain rises. |
| LUCASTA | I think you play awfully well, Colby — Not that my opinion counts for anything: You know that. But I’d like to learn about music. I wish you would teach me how to appreciate it. |
| COLBY | I don’t think that you’ll need much teaching; Not at this stage, anyway. All you need at first Is to hear more music. And to find out what you like. When you know what you like, and begin to know it well, Then you will want to learn about its structure And the various forms, and the different ways of playing it. |
| LUCASTA | But suppose I only like the wrong things? |
| COLBY | No, I’m sure you’ll prefer the right things, when you hear them. I’ve given you a test. Several of the pieces That I’ve just played you were very second-rate, And you didn’t like them. You liked the right ones. |
| LUCASTA | Colby, I didn’t know you were so artful! So the things I liked were the right ones to like? Still, I’m awfully ignorant. Can you believe That I’ve never been to a concert in my life? I only go to shows when somebody invites me, And no one has ever asked me to a concert. I’ve been to the Opera, of course, several times, But I’m afraid I never really listened to the music: I just enjoyed going — to see the other people, And to be seen there! And because you feel out of it If you never go to the Opera, in the season. Though I’ve always felt out of it. And can you realise That nobody has ever played to me before? |
| COLBY | And this is the first time I’ve played to anyone … |
| LUCASTA | Don’t be such a fraud. You know you told me The piano was only delivered this week And you had it tuned yesterday. Still, I’m flattered To be your first visitor in this flat And to be the first to hear you play this piano. |
| COLBY | That’s not what I meant. I mean that I’ve not played To anyone, since I came to the conclusion That I should never become a musician. |
| LUCASTA | Did you find it a strain, then, playing to me? |
| COLBY | As a matter of fact, I think I played better. I can’t bring myself to play to other people, And when I’m alone I can’t forget That it’s only myself to whom I’m playing. But with you, it was neither solitude nor … people. |
| LUCASTA | I’m glad I’m not people. Will you play to me again And teach me about music? |
| COLBY | Yes, of course I will. But I’m sure that when you learn about music — And that won’t take you long — and hear good performers, You’ll very quickly realise how bad my playing is. |
| LUCASTA | Really, Colby, you do make difficulties! But what about taking me to a concert? |
| COLBY | Only the other day, I invited you … |
| LUCASTA | To go to see that American Musical! |
| COLBY | Well, I’d heard you say you wanted to see it. |
| LUCASTA | But not with you! |
| COLBY | You made that very clear. But why not with me? |
| LUCASTA | Because you don’t like them — American Musicals. Do you think it’s any compliment To invite a woman to something she would like When she knows you wouldn’t like it? That’s not a compliment: That’s just being … patronising. But if you invite me To something you like — that is a compliment. It shows you want to educate me. |
| COLBY | But I didn’t know That you wanted to be educated. |
| LUCASTA | Neither did I. But I wanted you to want to educate me; And now I’m beginning to believe that I want it. |
| COLBY | Well, I’m going to invite you to the next concert … |
| LUCASTA | The next that you want to go to yourself. |
| COLBY | And perhaps you’ll let me tell you beforehand About the programme — or the things I want to hear. I’ll play you the themes, so you’ll recognise them. Better still, I’ll play you the gramophone records. |
| LUCASTA | I’d rather you played me bits yourself, and explained them. We’ll begin my education at once. |
| COLBY | I suspect that it’s you who are educating me. |
| LUCASTA | Colby, you really are full of surprises! I’ve never met a man so ignorant as you Yet knowing so much that one wouldn’t suspect. Perhaps that’s why I like you. |
| COLBY | That’s not quite the reason. |
| LUCASTA | Oh, so you believe that I like you? I didn’t know that you were so conceited. |
| COLBY | No, it’s not conceit — the reason that I’m thinking of. It’s something quite simple. |
| LUCASTA | Then I wish you’d tell me. Because I don’t know. |
| COLBY | The first time we met You were trying very hard to give a false impression. And then you came to see that you hadn’t succeeded. |
| LUCASTA | Oh, so I was trying to give a false impression? What sort of impression was I trying to give? |
| COLBY | That doesn’t really matter. But, for some reason, You thought I’d get a false impression anyway. You preferred it to be one of your own creation Rather than wait to see what happened. I hope you don’t mind: I know it sounds impertinent. |
| LUCASTA | Well, there’s one thing you haven’t learnt yet, And that is, to know when you’re paying a compliment. That was a compliment. And a very clever one. |
| COLBY | I admit that at first I was very bewildered By you … and B. |
| LUCASTA | Oh, by me … and B. |
| COLBY | Only afterwards, When I had seen you a number of times, I decided that was only your kind of self-defence. |
| LUCASTA | What made you think it was self-defence? |
| COLBY | Because you couldn’t wait to see what happened. You’re afraid of what would happen if you left things to themselves. You jump — because you’re afraid of being pushed. I think that you’re brave — and I think that you’re frightened. Perhaps you’ve been very badly hurt, at some time. Or at least, there may have been something in your life To rob you of any sense of security. |
| LUCASTA | And I’m sure you have that — the sense of security. |
| COLBY | No, I haven’t either. |
| LUCASTA | There, I don’t believe you. What did I think till now? Oh, it’s strange, isn’t it, That as one gets to know a person better One rinds them in some ways very like oneself, In unexpected ways. And then you begin To discover differences inside the likeness. You may feel insecure, in some ways — But your insecurity is nothing like mine. |
| COLBY | In what way is it different? |
| LUCASTA | It’s hard to explain. Perhaps it’s something that your music stands for. There’s one thing I know. When you first told me What a disaster it was in your life When you found that you’d never be a good musician — Of course, I don’t know whether you were right. For all I can tell, you may have been mistaken, And perhaps you could be a very great musician: But that’s not the point. You’d convinced yourself; And you felt that your life had all collapsed And that you must learn to do something different. And so you applied for Eggerson’s position, And made up your mind to go into business And be someone like Claude … or B. I was sorry, Very sorry for you. I admired your courage In facing facts — or the facts as you saw them. And yet, all the time, I found I envied you And I didn’t know why! And now I think I know. It’s awful for a man to have to give up, A career that he’s set his heart on, I’m sure: But it’s only the outer world that you’ve lost: You’ve still got your inner world — a world that’s more real. That’s why you’re different from the rest of us: You have your secret garden; to which you can retire And lock the gate behind you. |
| COLBY | And lock the gate behind me? Are you sure that you haven’t your own secret garden Somewhere, if you could find it? |
| LUCASTA | If I could find it! No, my only garden is … a dirty public square In a shabby part of London — like the one where I lived For a time, with my mother. I’ve no garden. I hardly feel that I’m even a person: Nothing but a bit of living matter Floating on the surface of the Regent’s Canal. Floating, that’s it. |
| COLBY | You’re very much a person. I’m sure that there is a garden somewhere for you — For anyone who wants one as much as you do. |
| LUCASTA | And your garden is a garden Where you hear a music that no one else could hear, And the flowers have a scent that no one else could smell. |
| COLBY | You may be right, up to a point. And yet, you know, it’s not quite real to me — Although it’s as real to me as … this world. But that’s just the trouble. They seem so unrelated. I turn the key, and walk through the gate, And there I am … alone, in my ‘garden’. Alone, that’s the thing. That’s why it’s not real. You know, I think that Eggerson’s garden Is more real than mine. |
| LUCASTA | Eggerson’s garden? What makes you think of Eggerson — of all people? |
| COLBY | Well, he retires to his garden — literally, And also in the same sense that I retire to mine. But he doesn’t feel alone there. And when he comes out He has marrows, or beetroot, or peas … for Mrs. Eggerson. |
| LUCASTA | Are you laughing at me? |
| COLBY | I’m being very serious. What I mean is, my garden’s no less unreal to me Than the world outside it. If you have two lives Which have nothing whatever to do with each other — Well, they’re both unreal. But for Eggerson His garden is a part of one single world. |
| LUCASTA | But what do you want? |
| COLBY | Not to be alone there. If I were religious, God would walk in my garden And that would make the world outside it real And acceptable, I think. |
| LUCASTA | You sound awfully religious. Is there no other way of making it real to you? |
| COLBY | It’s simply the fact of being alone there That makes it unreal. |
| LUCASTA | Can no one else enter? |
| COLBY | It can’t be done by issuing invitations: They would just have to come. And I should not see them coming. I should not hear the opening of the gate. They would simply … be there suddenly, Unexpectedly. Walking down an alley I should become aware of someone walking with me. That’s the only way I can think of putting it. |
| LUCASTA | How afraid one is of … being hurt! |
| COLBY | It’s not the hurting that one would mind But the sense of desolation afterwards. |
| LUCASTA | I know what you mean. Then the flowers would fade And the music would stop. And the walls would be broken. And you would find yourself in a devastated area — A bomb-site … willow-herb … a dirty public square. But I can’t imagine that happening to you. You seem so secure, to me. Not only in your music — That’s just its expression. You don’t seem to me To need anybody. |
| COLBY | That’s quite untrue. |
| LUCASTA | But you’ve something else, that I haven’t got: Something of which the music is a … symbol. I really would like to understand music, Not in order to be able to talk about it, But … partly, to enjoy it … and because of what it stands for. You know, I’m a little jealous of your music! When I see it as a means of contact with a world More real than any I’ve ever lived in. And I’d like to understand you. |
| COLBY | I believe you do already, Better than … other people. And I want to understand you. Does one ever come to understand anyone? |
| LUCASTA | I think you’re being very discouraging: Are you doing it deliberately? |
| COLBY | That’s not what I meant. I meant, there’s no end to understanding a person. All one can do is to understand them better, To keep up with them; so that as the other changes You can understand the change as soon as it happens, Though you couldn’t have predicted it. |
| LUCASTA | I think I’m changing. I’ve changed quite a lot in the last two hours. |
| COLBY | And I think I’m changing too. But perhaps what we call change … |
| LUCASTA | Is understanding better what one really is. And the reason why that comes about, perhaps … |
| COLBY | Is, beginning to understand another person. |
| LUCASTA | Oh Colby, now that we begin to understand, I’d like you to know a little more about me. You must have wondered. |
| COLBY | Must have wondered? No, I haven’t wondered. It’s all a strange world To me, you know, in which I find myself. But if you mean, wondered about your … background: No. I’ve been curious to know what you are, But not who you are, in the ordinary sense. Is that what you mean? I’ve just accepted you. |
| LUCASTA | Oh, that’s so wonderful, to be accepted! No one has ever ‘just accepted’ me before. Of course the facts don’t matter, in a sense. But now we’ve got to this point — you might as well know them. |
| COLBY | I’d gladly tell you everything about myself; But you know most of what there is to say Already, either from what I’ve told you Or from what I’ve told B.; or from Sir Claude. |
| LUCASTA | Claude hasn’t told me anything about you; He doesn’t tell me much. And as for B. — I’d much rather hear it from yourself. |
| COLBY | There’s only one thing I can’t tell you. At least, not yet. I’m not allowed to tell. And that’s about my parents. |
| LUCASTA | Oh, I see. Well, I can’t believe that matters. But I can tell you all about my parents: At least, I’m going to. |
| COLBY | Does that matter, either? |
| LUCASTA | In one way, it matters. A little while ago You said, very cleverly, that when we first met You saw I was trying to give a false impression. I want to tell you now, why I tried to do that. And it’s always succeeded with people before: I got into the habit of giving that impression. That’s where B. has been such a help to me — He fosters the impression. He half believes in it. But he knows all about me, and he knows That what some men have thought about me wasn’t true. |
| COLBY | What wasn’t true? |
| LUCASTA | That I was Claude’s mistress — Or had been his mistress, palmed off on B. |
| COLBY | I never thought of such a thing! |
| LUCASTA | You never thought of such a thing! There are not many men who wouldn’t have thought it. I don’t know about B. He’s very generous. I don’t think he’d have minded. But he’s very clever too; And he guessed the truth from the very first moment. |
| COLBY | But what is there to know? |
| LUCASTA | You’ll laugh when I tell you: I’m only Claude’s daughter. |
| COLBY | His daughter! |
| LUCASTA | His daughter. Oh, it’s a sordid story. I hated my mother. I never could see How Claude had ever liked her. Oh, that childhood — Always living in seedy lodgings And being turned out when the neighbours complained. Oh of course Claude gave her money, a regular allowance; But it wouldn’t have mattered how much he’d given her: It was always spent before the end of the quarter On gin and betting, I should guess. And I knew how she supplemented her income When I was sent out. I’ve been locked in a cupboard! I was only eight years old When she died of an ‘accidental overdose’. Then Claude took me over. That was lucky. But I was old enough to remember … too much. |
| COLBY | You are Claude’s daughter! |
| LUCASTA | Oh, there’s no doubt of that. I’m sure he wished there had been. He’s been good to me In his way. But I’m always a reminder to him Of something he would prefer to forget. |
| (didascalia) | [A pause] |
| LUCASTA | But why don’t you say something? Are you shocked? |
| COLBY | Shocked? No. Yes. You don’t understand. I want to explain. But I can’t, just yet. Oh, why did I ever come into this house! Lucasta … |
| LUCASTA | I can see well enough you are shocked. You ought to see your face! I’m disappointed. I suppose that’s all. I believe you’re more shocked Than if I’d told you I was Claude’s mistress. Claude has always been ashamed of me: Now you’re ashamed of me. I thought you’d understand. Little you know what it’s like to be a bastard And wanted by nobody. I know why you’re shocked: Claude has just accepted me like a debit item Always in his cash account. I don’t like myself. I don’t like the person I’ve forced myself to be; And I liked you because you didn’t like that person either, And I thought you’d come to see me as the real kind of person That I want to be. That I know I am. That was new to me. I suppose I was flattered. And I thought, now, perhaps, if someone else sees me As I really am, I might become myself. |
| COLBY | Oh Lucasta, I’m not shocked. Not by you, Not by anything you think. It’s to do with myself. |
| LUCASTA | Yourself, indeed! Your precious self! Why don’t you shut yourself up in that garden Where you like to be alone with yourself? Or perhaps you think it would be bad for your prospects Now that you’re Claude’s white-headed boy. Perhaps he’ll adopt you, and make you his heir And you’ll marry another Lady Elizabeth. But in that event, Colby, you’ll have to accept me As your sister! Even if I am a guttersnipe … |
| COLBY | You mustn’t use such words! You don’t know how it’s hurting. |
| LUCASTA | I could use words much stronger than that, And I will, if I choose. Oh, I’m sorry: I suppose it’s my mother coming out in me. You know, Colby, I’m truly disappointed. I was sure, when I told you all I did, That you wouldn’t mind at all. That you might be sorry for me. But now I don’t want you to be sorry, thank you. Why, I’d actually thought of telling you before, And I postponed telling you, just for the fun of it: I thought, when I tell him, it will be so wonderful All in a moment. And now there’s nothing, Nothing at all. It’s far worse than ever. Just when you think you’re on the point of release From loneliness, then loneliness swoops down upon you; When you think you’re getting out, you’re getting further in, And you know at last that there’s no escape. Well, I’ll be going. |
| COLBY | You mustn’t go yet! There’s something else that I want to explain, And now I’m going to. I’m breaking a promise. But … |
| LUCASTA | I don’t believe there’s anything to explain That could explain anything away. I shall never Never forget that look on your face When I told you about Claude and my mother. I may be a bastard, but I have some self-respect. Well, there’s always B. I think that now I’m just beginning to appreciate B. |
| COLBY | Lucasta, wait! |
| (didascalia) | [Enter B. KAGHAN] |
| (didascalia) | Enter B. Kaghan. |
| KAGHAN | To see the new flat. And here’s Lucasta. I knew I should find she’d got in first! Trust Kaghan’s intuitions! I’m your guardian angel, Colby, to protect you from Lucasta. |
| LUCASTA | You’re my guardian angel at the moment, B. You’re to take me out to dinner. And I’m dying for a drink. |
| KAGHAN | I told Colby, never learn to mix cocktails, If you don’t want women always dropping in on you. And between a couple of man-eating tigers Like you and Lizzie, he’s got to have protection. |
| LUCASTA | Colby doesn’t need your protection racket So far as I’m concerned, B. And as for Lizzie, You’d better not get in her way when she’s hunting. But all that matters now is, that I’m hungry, And you’ve got to give me a very good dinner. |
| KAGHAN | You shall be fed. All in good time. I’ve come to inspect the new bachelor quarters, And to wish Colby luck. I’ve always been lucky, And I always bring luck to other people. |
| COLBY | Will you have a glass of sherry? |
| KAGHAN | Yes, I’ll have a glass of sherry, To drink success to the flat. Lucasta too: Much better for you than cocktails, Lucasta. |
| LUCASTA | You know I don’t like sherry. |
| KAGHAN | You’ve got to drink it, To Colby, and a happy bachelor life! Which depends, of course, on preventing Lizzie From always interfering. Be firm with her, Colby; Assert your right to a little privacy. Now’s the moment for firmness. Don’t let her cross the threshold. |
| LUCASTA | As if you weren’t as afraid of her as anybody! |
| KAGHAN | Well, at least, I’ve always managed to escape her. |
| LUCASTA | Only because she’s never wanted to pursue you. |
| KAGHAN | Yes, I made a bad impression at the start: I saw that it was necessary. I’m afraid Colby Has made a good impression; which he’ll have to live down. — I must say, I like the way you’ve bad the place done up. |
| COLBY | It was Lady Elizabeth chose the decorations. |
| KAGHAN | Then I’m not sure I like them. You must change the colours. It’s all a bit too dim. You need something brighter. But otherwise, it looks pretty comfortable. If I was as snug as Colby is, Lucasta, I’d never have thought of changing my condition. |
| LUCASTA | You’re always free to think again. |
| KAGHAN | Marriage is a gamble. But I’m a born gambler And I’ve put my shirt … no, not quite the right expression — Lucasta’s the most exciting speculation I’ve ever thought of investing in. Colby’s more cautious. You know, Colby, You and I ought to be in business together. I’m a good guesser. But I sometimes guess wrong. I make decisions on the spur of the moment, But you’d never take a leap in the dark; You’d keep me on the rails. |
| COLBY | That’s just nonsense. You only pretend that you’re a gambler. You’ve got as level a head as anyone, And you never get involved in anything risky. You like to pretend to other people That you’re a gambler. I don’t believe you ever gamble On anything that isn’t a certainty. |
| KAGHAN | Well, there’s something in that. You know, Lucasta, Colby is a good judge of character. |
| LUCASTA | You’d need to be a better judge of character Yourself, before you said that of Colby. |
| KAGHAN | Oh, I’m a good judge. Now, I’ll tell you the difference Between ourselves and Colby. You and me — The one thing we want is security And respectability! Now Colby Doesn’t really care about being respectable — He was born and bred to it. I wasn’t, Colby. Do you know, I was a foundling? You didn’t know that! Never had any parents. Just adopted, from nowhere. That’s why I want to be a power in the City, On the boards of all the solidest companies: Because I’ve no background — no background at all. That’s one thing I like about Lucasta: She doesn’t despise me. |
| LUCASTA | Nobody could despise you. And what’s more important, you don’t despise me. |
| KAGHAN | Nobody could despise you, Lucasta; And we want the same things. But as for Colby, He’s the sort of fellow who might chuck it all And go to live on a desert island. But I hope you won’t do that. We need you where you are. |
| COLBY | I’m beginning to believe you’ve a pretty shrewd insight Into things that have nothing to do with business. |
| KAGHAN | And you have a very sound head for business. Maybe you’re a better financier than I am! That’s why we ought to be in business together. |
| LUCASTA | You’re both very good at paying compliments; But I remarked that I was hungry. |
| KAGHAN | You can’t want dinner yet. It’s only six o’clock. We can’t dine till eight; Not at any restaurant that you like. — For a change, let’s talk about Lucasta. LUCASTA [rising]. If you want to discuss me … |
| (didascalia) | [A knock at the door. Enter LADY ELIZABETH] |
| LADY ELIZABETH | Oh, good evening. Good evening, Mr. Kaghan. Good evening, Lucasta. Have you just arrived, or are you just leaving? |
| LUCASTA | We’re on the point of leaving, Lady Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | I’ve come over to have a look at the flat Now that you’ve moved in. Because you can’t tell Whether a scheme of decoration Is right, until the place has been lived in By the person for whom it was designed. So I have to see you in it. Did you say you were leaving? |
| KAGHAN | We’re going out to dinner. Lucasta’s very hungry. |
| LADY ELIZABETH | Hungry? At six o’clock? Where will you get dinner? Oh, I know. It’s a chance to try that Herbal Restaurant I recommended to you. You can have dinner early: Most of its patrons dine at half past six. They have the most delicious salads! And I told you, Mr. Kaghan, you’re the type of person Who needs to eat a great deal of salad. You remember, I made you take a note of the address; And I don’t believe that you’ve been there yet. |
| KAGHAN | Why no, as a matter of fact, I haven’t. I’ve kept meaning to. Shall we go there, Lucasta? |
| LUCASTA | I’m so hungry, I could even eat a herbal salad. |
| LADY ELIZABETH | That’s right. Just mention my name, Mr. Kaghan, And ask for the table in the left hand corner: It has the best waitress. Good night. |
| LUCASTA | Good night. |
| KAGHAN | And thank you so much. You give such good advice. |
| (didascalia) | [Exeunt KAGHAN and LUCASTA] |
| LADY ELIZABETH | Were those young people here by appointment? Or did they come in unexpectedly? |
| COLBY | I’d invited Lucasta. She had asked me to play to her. |
| LADY ELIZABETH | You call her Lucasta? Young people nowadays Seem to have dropped the use of surnames altogether. But, Colby, I hope you won’t mind a gentle hint. I feared it was possible you might become too friendly With Mr. Kaghan and Miss Angel. I can see you’ve lived a rather sheltered life, And I’ve noticed them paying you a good deal of attention. You see, you’re rather a curiosity To both of them — you’re not the sort of person They ever meet in their kind of society. So naturally, they want to take you up. I can speak more freely, as an elderly person. |
| COLBY | But, Lady Elizabeth … |
| LADY ELIZABETH | Well, older than you are, And a good deal wiser in the ways of the world. |
| COLBY | But, Lady Elizabeth, what is it you object to? They’re both intelligent … and kind. |
| LADY ELIZABETH | Oh, I don’t say they’re not intelligent and kind. I’m not making any malicious suggestions: But they are rather worldly and materialistic, And … well, rather vulgar. They’re not your sort at all. |
| COLBY | I shouldn’t call them vulgar. Perhaps I’m vulgar too. But what, do you think, is my sort? I don’t know, myself. And I should like to know. |
| LADY ELIZABETH | In the first place, you ought to mix with people of breeding. I said to myself, when I first saw you, ‘He is very well bred’. I knew nothing about you, But one doesn’t need to know, if one knows what breeding is. And, second, you need intellectual society. Now, that already limits your acquaintance: Because, what’s surprising, well-bred people Are sometimes far from intellectual; And — what’s less surprising — intellectual people Are often ill-bred. But that’s not all. You need intellectual, well-bred people Of spirituality — and that’s the rarest. |
| COLBY | That would limit my acquaintance to a very small number, And I don’t know where to find them. |
| LADY ELIZABETH | They can be found. But I came to have a look at the flat To see if the colour scheme really suited you. I believe it does. The walls; and the curtains; And most of the furniture. But, that writing-table! Where did that writing-table come from? |
| COLBY | It’s an office desk. Sir Claude got it for me. I said I needed a desk in my room: You see, I shall do a good deal of my work here. |
| LADY ELIZABETH | And what is that shrouded object on it? Don’t tell me it’s a typewriter. |
| COLBY | It is a typewriter. I’ve already begun to work here. At the moment I’m working on a company report. |
| LADY ELIZABETH | I hadn’t reckoned on reports and typewriters When I designed this room. |
| COLBY | It’s the sort of room I wanted. LADY ELIZABETH [rising]. And I see a photograph in a silver frame. I’m afraid I shall have to instruct you, Colby. Photographic portraits — even in silver frames — Are much too intimate for the sitting-room. May I remove it? Surely your bedroom Is the proper place for photographic souvenirs. |
| (didascalia) | [She sits down, holding the portrait] |
| COLBY | What was I going to say? Oh, I know. Do you believe in reincarnation? |
| COLBY | No, I don’t. I mean, I’ve never thought about it. |
| LADY ELIZABETH | I can’t say that I believe in it. I did, for a time. I studied the doctrine. But I was going to say, if I believed in it I should have said that we had known each other In some previous incarnation. — Is this your mother? |
| COLBY | No, that is my aunt. I never knew my mother. She died when I was born. |
| LADY ELIZABETH | She died when you were born. Have you other near relatives? Brothers or sisters? |
| COLBY | No brothers or sisters. No. As for other relatives, I never knew any, when I was a child. I suppose I’ve never been interested … in relatives. |
| LADY ELIZABETH | You did not want to know your relatives! I understand exactly how you felt. How I disliked my parents! I had a governess; Several, in fact. And I loathed them all. Were you brought up by a governess? |
| COLBY | No. By my aunt. |
| LADY ELIZABETH | And did you loathe her? No, of course not. Or you wouldn’t have her portrait. If you never knew your parents … But was your father living? |
| COLBY | I never knew my father. |
| LADY ELIZABETH | Then, if you never had a governess, And if you never knew either of your parents, You can’t understand what loathing really is. Yet we must have some similarity of background. |
| COLBY | But you had parents. And no doubt, many relatives. |
| LADY ELIZABETH | Oh, swarms of relatives! And such unpleasant people! I thought of myself as a dove in an eagle’s nest. They were so carnivorous. Always killing things and eating them. And yet our childhood must have been similar. These are only superficial differences: You must have been a lonely child, having no relatives — No brothers or sisters — and I was lonely Because they were so numerous — and so uncongenial. They made me feel an outcast. And yet they were so commonplace. Do you know, Colby, when I was a child I had three obsessions, and I never told anyone. I wonder if you had the same obsessions? |
| COLBY | What were they? |
| LADY ELIZABETH | The first was, that I was very ugly And didn’t know it. Then, that I was feeble-minded And didn’t know it. Finally, That I was a foundling, and didn’t know it. Of course, I was terrified of being ugly, And of being feeble-minded: though my family made me think so. But you know, I actually liked to believe That I was a foundling — or do I mean ‘changeling’? |
| COLBY | I don’t know which you mean. |
| LADY ELIZABETH | However that may be, I didn’t want to belong there. I refused to believe That my father could have been an ordinary earl! And I couldn’t believe that my mother was my mother. These were foolish fancies. I was a silly girl, And very romantic. But it goes to show How different I felt myself to be And then I took up the Wisdom of the East And believed, for a while, in reincarnation. That seemed to explain it all. I don’t believe it now. That was only a phase. But it made it all so simple! To be able to think that one’s earthly parents Are only the means that we have to employ To become reincarnate. And that one’s real ancestry Is one’s previous existences. Of course, there’s something in us, In all of us, which isn’t just heredity, But something unique. Something we have been From eternity. Something … straight from God. That means that we are nearer to God than to anyone. — Where did you live, as a child? |
| COLBY | In Teddington. |
| LADY ELIZABETH | Teddington? In what county? |
| COLBY | It’s very close to London. |
| LADY ELIZABETH | Still, you were brought up, like me, in the country. Teddington. I seem to have heard of it. Was it a large house? |
| COLBY | No, a very small one. |
| LADY ELIZABETH | But you had your aunt. And she was devoted to you, I have no doubt. What is your aunt’s name? Is it Simpkins? |
| COLBY | No, a married aunt. A widow. Her name is Mrs. Guzzard. |
| LADY ELIZABETH | Guzzard? Did you say Guzzard? An unusual name. Guzzard, did you say? The name means something to me. Yes. Guzzard. That is the name I’ve been hunting for! |
| COLBY | You may have come across the name before; Although, as you say, it is an uncommon one. You couldn’t have known my aunt. |
| LADY ELIZABETH | No. I never met … your aunt. But the name is familiar. How old are you, Colby? |
| COLBY | I’m twenty-five. |
| LADY ELIZABETH | Twenty-five. What became of your father? |
| COLBY | Well … I didn’t have a father. You see … I was an illegitimate child. |
| LADY ELIZABETH | Oh yes. An illegitimate child. So that the only relative you knew Was Mrs. Guzzard. And you always called her ‘aunt’? |
| COLBY | Why not? She was my aunt. |
| LADY ELIZABETH | And as for your mother — Mrs. Guzzard’s sister, I suppose … |
| COLBY | Her sister — which makes Mrs. Guzzard my aunt. |
| LADY ELIZABETH | And are you quite sure that Mrs. Guzzard’s sister — Who you say was your mother — really was your mother? |
| COLBY | Why, Lady Elizabeth! Why should I doubt it? That is not the kind of story my aunt would invent. |
| LADY ELIZABETH | Not if she is your aunt. Did Mrs. Guzzard And Mr. Guzzard — have any children? |
| COLBY | They had no children of their own. That is to say, they had had one little boy Who died when I was very young indeed. I don’t remember him. I was told about him. But I can’t help wondering why you are so interested: There’s nothing very interesting about my background — I assure you there isn’t. |
| LADY ELIZABETH | It may be more interesting Than you are aware of. Colby … |
| (didascalia) | [A knock on the door] |
| LADY ELIZABETH | Who’s that? |
| (didascalia) | [Enter SIR CLAUDE] |
| SIR CLAUDE | Elizabeth! I was told that you were here with Colby. So I came over instead of telephoning, Just to give him these notes. They’re notes for my speech At the dinner of the Potters’ Company. |
| COLBY | That’s tomorrow night, I believe. |
| SIR CLAUDE | Yes it is. But you know that I’ll have to have my speech written out And then memorise it. I can’t use notes: It’s got to sound spontaneous. I’ve jotted down some headings. Just see if you can develop them for me With a few striking phrases. It should last about ten minutes. And then we’ll go over it tomorrow. COLBY [looking at the notes]. I’ll try. |
| SIR CLAUDE | It’s just in ways like this, Elizabeth, That Colby can be of greater help than Eggerson. I couldn’t have asked Eggerson to write a speech for me. Oh, by the way, Colby, how’s the piano? |
| COLBY | It’s a wonderful piano. I’ve never played On such an instrument. It’s much too good for me. |
| SIR CLAUDE | You need a good piano. You’ll play all the better. |
| LADY ELIZABETH | Claude! |
| SIR CLAUDE | What is it, Elizabeth? |
| LADY ELIZABETH | I’ve just made a startling discovery! All through a name — and intuition. But it shall be proved. The truth has come out. It’s Colby. Colby is my lost child! |
| SIR CLAUDE | What? Your child, Elizabeth? What on earth makes you think so? |
| LADY ELIZABETH | I must see this Mrs. Guzzard. I must confront her. This couldn’t possibly be a coincidence. It seems incredible, doesn’t it, Claude? And yet it would be still more incredible If it were only a coincidence. Perhaps I ought not to believe it yet, Perhaps it is wrong of me to feel so sure, But it seems that Providence has brought you back to me, And you, Claude, and Eggerson have been the instruments. I must be right. Claude, tell me I am right. |
| SIR CLAUDE | But Elizabeth, what has led you to believe That Colby is your son? |
| LADY ELIZABETH | Oh, I forgot In my excitement: you arrived the very moment When the truth dawned on me. Mrs. Guzzard! Claude, Colby was brought up by a Mrs. Guzzard. |
| SIR CLAUDE | I know that. But why should that make him your son? |
| LADY ELIZABETH | It’s the name I’ve been hunting for all these years — That, and the other name, Teddington: Mrs. Guzzard of Teddington. That was all I knew. Then Tony was killed, as you know, in Africa, And I had lost the name. Mrs. Guzzard. |
| SIR CLAUDE | I’m beginning now to piece it together. You’ve been asking Colby about his family … |
| LADY ELIZABETH | And when he mentioned Teddington, there was a faint echo — And then Mrs. Guzzard! It must be true. |
| SIR CLAUDE | It is certainly a remarkable coincidence — If it is a coincidence. But I’m afraid, Elizabeth, What has happened is that, brooding on the past, You began to think of Colby as what your son would be, And then you began to see him as your son, And then — any name you heard would have seemed the right one. |
| LADY ELIZABETH | Oh Claude, how can you be so sceptical! We must see this Mrs. Guzzard, and get her to confess it. |
| SIR CLAUDE | I’m sorry, Elizabeth. If Mrs. Guzzard comes To make her confession, it will be very different From what you expect. I’m afraid, Colby, It seems to me that we must let her know the truth. |
| COLBY | It seems to me … there is nothing for me — Absolutely nothing — for me to say about it. I must leave that to you. |
| SIR CLAUDE | I should have told you one day. I’ve always loathed keeping such a thing from you. I see now I might as well have told you before, But I’d hoped — and now it seems a silly thought … What happens is so like what one had planned for, And yet such a travesty of all one’s plans — I’d hoped that you would become fond of Colby, And that he might come to take the place of your own child, If you got to know him first — and that you’d want to adopt him. |
| LADY ELIZABETH | But of course I want to adopt him, Claude! That is, if one’s allowed to adopt one’s own child. |
| SIR CLAUDE | That’s not what I meant. Elizabeth, Colby is my son. |
| LADY ELIZABETH | Quite impossible, Claude! You have a daughter. Now you want a son. |
| SIR CLAUDE | I’d never want to take your son away from you. Perhaps you have a son. But it isn’t Colby. I ought to have told you, years ago. I told you about Lucasta, and you told me About your own … misfortune. And I almost told you About Colby. I didn’t. For such a foolish reason. Absurd it sounds now. One child each — That seemed fair enough — though yours had been lost, And mine I couldn’t lose. But if I had another I thought you might think — ‘and how many more?’ You might have suspected any number of children! That seems grotesque now. But it influenced me. And I found a better reason for keeping silent. I came to see how you longed for a son of your own, And I thought, I’ll wait for children of our own, And tell her then. And they never came. And now I regret the decision bitterly. I ought to have told you that I had a son. |
| LADY ELIZABETH | But why do you think that Colby is your son? |
| SIR CLAUDE | Colby is the son of Mrs. Guzzard’s sister, Who died when he was born. Mrs. Guzzard brought him up, And I provided for his education. I have watched him grow. And Mrs. Guzzard Knows he is my son. |
| LADY ELIZABETH | But where were you, Claude, When Colby was born? |
| SIR CLAUDE | Where was I? In Canada. My father had sent me on a business tour To learn about his overseas investments. |
| LADY ELIZABETH | Then how do you know that the sister had a child? Perhaps Mrs. Guzzard invented the story…. |
| SIR CLAUDE | Why should she invent it? The child was expected. |
| LADY ELIZABETH | In order to get money from you, perhaps. No, I shouldn’t say that. But she had a child Left on her hands. The father had died And she’d never been told the name of the mother; And the mother had forgotten the name of Mrs. Guzzard, And I was the mother and the child was Colby; And Mrs. Guzzard thought you would be happy To think you had a son, and would do well by him — Because you did care for the girl, didn’t you? |
| SIR CLAUDE | Yes, I did care. Very much. I had never Been in love before. |
| LADY ELIZABETH | Very well then. That is the way it must have happened. Oh, Claude, you know I’m rather weak in the head Though I try to be clever. Do try to help me. |
| SIR CLAUDE | It could have happened. But I’m sure it didn’t. |
| LADY ELIZABETH | Oh, Colby, doesn’t your instinct tell you? |
| SIR CLAUDE | Yes, tell us everything that’s in your mind. I know this situation must be more of an agony To you, than it can be even to … us. |
| COLBY | I only wish it was more acute agony: I don’t know whether I’ve been suffering or not During this conversation. I only feel … numb. If there’s agony, it’s part of a total agony Which I can’t begin to feel yet. I’m simply indifferent. And all the time that you’ve been talking I’ve only been thinking: ‘What does it matter Whose son I am?’ You don’t understand That when one has lived without parents, as a child, There’s a gap that never can be filled. Never. I like you both, I could even come to love you — But as friends … older friends. Neither, as a parent. I am sorry. But that’s why I say it doesn’t matter To me, which of you should be my parent. |
| LADY ELIZABETH | But a mother, Colby, isn’t that different? There should always be a bond between mother and son, No matter how long they have lost each other. |
| COLBY | No, Lady Elizabeth. The position is the same Or crueller. Suppose I am your son. Then it’s merely a fact. Better not know Than to know the fact and know it means nothing. At the time I was born, you might have been my mother, But you chose not to be. I don’t blame you for that: God forbid! but we must take the consequences. At the time when I was born, your being my mother — If you are my mother — was a living fact. Now, it is a dead fact, and out of dead facts Nothing living can spring. Now, it is too late. I never wanted a parent till now — I never thought about it. Now, you have made me think, And I wish that I could have had a father and a mother. |
| LADY ELIZABETH | Stop, Colby! Something has come to me. Claude! I don’t want to take away from you The son you thought was yours. And I know from what you said, That you would rather he was ours than only yours. Why should we make any further enquiries? Let us regard him as being our son: It won’t be the same as what we had wanted — But in some ways better! And prevent us both From making unreasonable claims upon you, Colby. It’s a good idea! Why should we not be happy, All of us? Already, Claude, I feel as if this brought us closer together. |
| SIR CLAUDE | I should be contented with such an understanding; And indeed, it’s not so far from what I had intended. Could you accept us both in that way, Colby? |
| COLBY | I can only say what I feel at the moment: And yet I believe I shall always feel the same. |
| SIR CLAUDE | Well? |
| COLBY | It would be easier, I think, To accept you both in the place of parents If neither of you could be. If it was pure fiction — One can live on a fiction — but not on such a mixture Of fiction and fact. Already, it’s been hard For me, who have never known the feelings of a son, To be disputed between two parents. But, if we followed your suggestion, I know, I know I should always be haunted By the miserable ghosts of the other parents! It’s strange enough to have two parents — But I should have four! What about those others? I should have to live with those ghosts, one indignant At being cheated of his — or her — parenthood, The other indignant at the imputation Of false parenthood. Both mocked at. |
| SIR CLAUDE | Then what do you want, Colby? What do you want? Think of the future. When you marry You will want parents, for the sake of your children. |
| COLBY | I don’t feel, tonight, that I ever want to marry. You may be right. I can’t take account of that. But now I want to know whose son I am. |
| SIR CLAUDE | Then the first thing is: we must see Mrs. Guzzard. |
| LADY ELIZABETH | Oh Claude! I am terribly sorry for you. I believe that if I had known of your … delusion I would never have undeceived you. |
| SIR CLAUDE | And as for me, If I could have known what was going to happen, I would gladly have surrendered Colby to you. But we must see Mrs. Guzzard. I’ll arrange to get her here. |
| LADY ELIZABETH | And I think you ought to get Eggerson as well. SIR CLAUDE [rising]. Oh, of course, Eggerson! He knows all about it. Let us say no more tonight. Now, Colby, Can you find some consolation at the piano? |
| COLBY | I don’t think, tonight, the piano would help me: At the moment, I never want to touch it again. But there’s another reason. I must remind you About your speech for the Potters’ Company Tomorrow night. I must get to work on it. |
| SIR CLAUDE | Tomorrow night. Must I go to that dinner Tomorrow night? |
| COLBY | I was looking at your notes — Before you brought me into the conversation — And I found one note I couldn’t understand. ‘Reminiscent mood.’ I can’t develop that Unless you can tell me — reminiscent of what? |
| SIR CLAUDE | Reminiscent of what? Reminiscent of what? ‘Tonight I feel in a reminiscent mood’ — Oh yes. To say something of my early ambitions To be a potter. Not that the Members Of the Potters’ Company know anything at all About ceramics … or any other art. No, I don’t think I shall be in a reminiscent mood. Cross that out. It would only remind me Of things that would surprise the Potters’ Company If I told them what I was really remembering. Come, Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | My poor Claude! |
| (didascalia) | [Exeunt SIR CLAUDE and LADY ELIZABETH] |
| LADY ELIZABETH | CURTAIN |
tags:
- archetype/child
- concept/courage
- concept/doubt
- concept/education
- concept/eternity
- concept/grotesque
- concept/hope
- concept/loneliness
- concept/providence
- concept/self
- concept/solitude
- concept/suffering
- concept/truth
- concept/wonder
- motif/childhood
- motif/city
- motif/clock
- motif/cross
- motif/desert
- motif/flowers
- motif/garden
- motif/ghosts
- motif/love
- motif/marriage
- motif/night
- motif/spring
- motif/time
- motif/well
- setting/desert
- setting/london
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | L’appartamentino nella corte, qualche settimana dopo. COLBY è seduto al pianoforte; LUCASTA in poltrona. Al levarsi del sipario si odono le ultime battute di un pezzo di musica. |
| LUCASTA | Credo che tu suoni terribilmente bene, Colby — non che il mio parere conti qualcosa: lo sai. Ma vorrei imparare qualcosa di musica. Vorrei che m’insegnassi ad apprezzarla. |
| COLBY | Non credo che ti servirà molto insegnamento; non a questo stadio, almeno. Tutto ciò che ti serve all’inizio è ascoltare più musica. E scoprire che cosa ti piace. Quando saprai che cosa ti piace, e comincerai a conoscerlo bene, allora vorrai imparare la sua struttura e le varie forme, e i diversi modi di eseguirla. |
| LUCASTA | Ma se mi piacessero solo le cose sbagliate? |
| COLBY | No, sono sicuro che preferirai quelle giuste, quando le sentirai. Ti ho fatto una prova. Parecchi dei pezzi che ti ho appena suonato erano di seconda scelta, e non ti sono piaciuti. Ti sono piaciuti quelli giusti. |
| LUCASTA | Colby, non sapevo che fossi così astuto! Dunque le cose che mi sono piaciute erano quelle giuste? Eppure sono terribilmente ignorante. Ci credi che non sono mai stata a un concerto in vita mia? Vado agli spettacoli solo quando qualcuno mi invita, e nessuno mi ha mai invitata a un concerto. All’Opera ci sono stata, certo, parecchie volte, ma temo di non aver mai davvero ascoltato la musica: mi piaceva solo andarci — per vedere gli altri, e per farmi vedere! E perché ti senti tagliata fuori se non vai mai all’Opera, in stagione. Anche se mi sono sempre sentita tagliata fuori. E ti rendi conto che nessuno ha mai suonato per me prima d’ora? |
| COLBY | E questa è la prima volta che io suono per qualcuno… |
| LUCASTA | Non fare l’impostore. Lo sai che mi hai detto che il pianoforte è stato consegnato solo questa settimana e che l’hai fatto accordare ieri. Comunque, sono lusingata di essere la tua prima visitatrice in questo appartamento e la prima a sentirti suonare questo pianoforte. |
| COLBY | Non è questo che intendevo. Intendo che non ho suonato per nessuno da quando sono giunto alla conclusione che non sarei mai diventato un musicista. |
| LUCASTA | Ti è pesato, allora, suonare per me? |
| COLBY | A dire il vero, credo di aver suonato meglio. Non riesco a decidermi a suonare per gli altri, e quando sono solo non riesco a dimenticare che suono soltanto per me stesso. Ma con te non era né solitudine né… gli altri. |
| LUCASTA | Sono contenta di non essere «gli altri». Suonerai ancora per me e m’insegnerai la musica? |
| COLBY | Sì, certo che lo farò. Ma sono sicuro che quando imparerai qualcosa di musica — e non ci vorrà molto — e sentirai dei bravi esecutori, ti accorgerai in fretta di quanto io suoni male. |
| LUCASTA | Davvero, Colby, quante difficoltà sollevi! Ma che ne diresti di portarmi a un concerto? |
| COLBY | Proprio l’altro giorno ti ho invitata… |
| LUCASTA | Ad andare a vedere quella commedia musicale americana! |
| COLBY | Beh, ti avevo sentita dire che volevi vederla. |
| LUCASTA | Ma non con te! |
| COLBY | L’hai messo bene in chiaro. Ma perché non con me? |
| LUCASTA | Perché a te non piacciono — le commedie musicali americane. Credi che sia un complimento invitare una donna a qualcosa che a lei piacerebbe quando lei sa che a te non piacerebbe? Non è un complimento: è soltanto… degnarsi. Ma se mi inviti a qualcosa che piace a te — quello sì è un complimento. Vuol dire che vuoi educarmi. |
| COLBY | Ma non sapevo che tu volessi essere educata. |
| LUCASTA | Non lo sapevo nemmeno io. Ma volevo che tu volessi educarmi; e ora comincio a credere che lo voglia anch’io. |
| COLBY | Bene, allora t’invito al prossimo concerto… |
| LUCASTA | Al prossimo a cui vuoi andare tu. |
| COLBY | E forse mi lascerai raccontarti prima del programma — o delle cose che voglio sentire. Ti suonerò i temi, così li riconoscerai. Meglio ancora, ti farò sentire i dischi al grammofono. |
| LUCASTA | Preferirei che mi suonassi tu qualche brano, spiegandomelo. Cominceremo subito la mia educazione. |
| COLBY | Sospetto che sia tu a educare me. |
| LUCASTA | Colby, sei davvero pieno di sorprese! Non ho mai conosciuto un uomo ignorante come te e che pure sapesse tante cose che non sospetteresti. Forse è per questo che mi piaci. |
| COLBY | Non è proprio quella la ragione. |
| LUCASTA | Oh, dunque credi che tu mi piaccia? Non sapevo che fossi così presuntuoso. |
| COLBY | No, non è presunzione — la ragione a cui penso. È qualcosa di molto semplice. |
| LUCASTA | Allora vorrei che me lo dicessi. Perché io non lo so. |
| COLBY | La prima volta che ci siamo incontrati ti sforzavi molto di dare un’impressione falsa. E poi ti sei accorta di non esserci riuscita. |
| LUCASTA | Ah, dunque cercavo di dare un’impressione falsa? Che genere d’impressione cercavo di dare? |
| COLBY | Questo in fondo non importa. Ma, per qualche ragione, pensavi che io mi sarei fatto comunque un’impressione falsa. Preferivi che fosse una di tua creazione piuttosto che aspettare di vedere che cosa succedeva. Spero che non ti dispiaccia: so che suona impertinente. |
| LUCASTA | Beh, c’è una cosa che non hai ancora imparato, ed è accorgerti di quando fai un complimento. Quello era un complimento. E molto abile. |
| COLBY | Ammetto che all’inizio ero molto disorientato da te… e da B. |
| LUCASTA | Oh, da me… e da B. |
| COLBY | Solo più tardi, dopo averti vista parecchie volte, ho deciso che quella era solo la tua forma di autodifesa. |
| LUCASTA | Che cosa ti ha fatto pensare che fosse autodifesa? |
| COLBY | Perché non sapevi aspettare di vedere che cosa succedeva. Hai paura di ciò che accadrebbe se lasciassi le cose a se stesse. Salti — perché hai paura di essere spinta. Credo che tu sia coraggiosa — e credo che tu sia spaventata. Forse sei stata ferita gravemente, in qualche momento. O almeno può esserci stato qualcosa nella tua vita che ti ha derubata di ogni senso di sicurezza. |
| LUCASTA | E sono certa che tu ce l’hai — il senso di sicurezza. |
| COLBY | No, non l’ho nemmeno io. |
| LUCASTA | Ecco, non ti credo. Che cosa pensavo fino ad ora? Oh, è strano, no, che man mano che si conosce meglio una persona la si trovi per certi versi molto simile a sé, in modi inattesi. E poi si cominciano a scoprire differenze dentro la somiglianza. Tu potrai sentirti insicuro, per certi versi — ma la tua insicurezza non ha nulla a che fare con la mia. |
| COLBY | In che cosa è diversa? |
| LUCASTA | È difficile da spiegare. Forse è qualcosa che la tua musica rappresenta. Una cosa la so. Quando mi raccontasti per la prima volta che disastro fu nella tua vita scoprire che non saresti mai stato un buon musicista — certo, non so se avessi ragione. Per quel che ne so, puoi esserti sbagliato, e forse potresti essere un grandissimo musicista: ma non è questo il punto. Tu ne eri convinto; e sentivi che la tua vita era crollata e che dovevi imparare a fare qualcosa di diverso. E così hai fatto domanda per il posto di Eggerson, e hai deciso di darti agli affari e di diventare uno come Claude… o come B. Mi dispiaceva, mi dispiaceva molto per te. Ammiravo il tuo coraggio nel guardare in faccia i fatti — o i fatti come li vedevi tu. Eppure, per tutto quel tempo, scoprivo di invidiarti e non sapevo perché! E adesso credo di saperlo. È terribile per un uomo dover rinunciare a una carriera su cui ha messo il cuore, ne sono certa: ma tu hai perduto soltanto il mondo esteriore: ti resta il tuo mondo interiore — un mondo più reale. Ecco perché sei diverso da tutti noi: hai il tuo giardino segreto, in cui puoi ritirarti chiudendoti il cancello alle spalle. |
| COLBY | E chiudermi il cancello alle spalle? Sei sicura di non avere anche tu il tuo giardino segreto da qualche parte, se solo riuscissi a trovarlo? |
| LUCASTA | Se riuscissi a trovarlo! No, il mio unico giardino è… una piazza pubblica sudicia in un quartiere squallido di Londra — come quella dove abitavo per un tempo, con mia madre. Non ho giardino. Faccio fatica perfino a sentirmi una persona: nient’altro che un pezzetto di materia viva che galleggia sulla superficie del Regent’s Canal. Che galleggia, ecco. |
| COLBY | Sei eccome una persona. Sono certo che c’è un giardino da qualche parte anche per te — per chiunque lo desideri quanto lo desideri tu. |
| LUCASTA | E il tuo giardino è un giardino in cui odi una musica che nessun altro potrebbe udire, e i fiori hanno un profumo che nessun altro potrebbe sentire. |
| COLBY | Forse hai ragione, fino a un certo punto. Eppure, sai, non mi è del tutto reale — benché mi sia reale quanto… questo mondo. Ma è proprio questo il guaio. Sembrano non avere legame. Giro la chiave, varco il cancello, ed eccomi lì… solo, nel mio «giardino». Solo, ecco il punto. Per questo non è reale. Sai, io credo che il giardino di Eggerson sia più reale del mio. |
| LUCASTA | Il giardino di Eggerson? Che cosa ti fa pensare a Eggerson — proprio a lui? |
| COLBY | Beh, lui si ritira nel suo giardino — alla lettera, e anche nello stesso senso in cui io mi ritiro nel mio. Ma lì non si sente solo. E quando ne esce ha zucchine, o barbabietole, o piselli… per la signora Eggerson. |
| LUCASTA | Ti stai burlando di me? |
| COLBY | Sono serissimo. Voglio dire: il mio giardino non mi è meno irreale del mondo fuori di esso. Se hai due vite che non hanno assolutamente nulla a che fare l’una con l’altra — beh, sono irreali entrambe. Ma per Eggerson il suo giardino è parte di un unico mondo. |
| LUCASTA | Ma tu che cosa vuoi? |
| COLBY | Non essere solo là dentro. Se fossi religioso, Dio passeggerebbe nel mio giardino e questo renderebbe reale il mondo di fuori e accettabile, credo. |
| LUCASTA | Suoni terribilmente religioso. Non c’è altro modo di rendertelo reale? |
| COLBY | È semplicemente il fatto di essere solo là dentro che lo rende irreale. |
| LUCASTA | Non può entrarci nessun altro? |
| COLBY | Non si può fare spedendo inviti: dovrebbero semplicemente venire. E io non li vedrei arrivare. Non udirei aprirsi il cancello. Sarebbero semplicemente… lì, all’improvviso, inaspettatamente. Camminando lungo un viale mi accorgerei che qualcuno cammina con me. È l’unico modo che trovo per dirlo. |
| LUCASTA | Quanta paura si ha… di essere feriti! |
| COLBY | Non è la ferita che darebbe fastidio, ma il senso di desolazione che viene dopo. |
| LUCASTA | Capisco che cosa intendi. Allora i fiori appassirebbero e la musica si fermerebbe. E i muri sarebbero abbattuti. E ti ritroveresti in una zona devastata — un cratere di bomba… erbacce… una piazza pubblica sudicia. Ma non riesco a immaginare che accada a te. Mi sembri così sicuro. Non solo nella tua musica — quella ne è solo l’espressione. Non mi sembri aver bisogno di nessuno. |
| COLBY | È del tutto falso. |
| LUCASTA | Ma tu hai qualcos’altro, che io non ho: qualcosa di cui la musica è un… simbolo. Vorrei davvero capire la musica, non per poterne parlare, ma… in parte per goderla… e per ciò che rappresenta. Sai, sono un po’ gelosa della tua musica! Quando la vedo come un mezzo di contatto con un mondo più reale di qualsiasi mondo in cui io abbia mai vissuto. E vorrei capire te. |
| COLBY | Credo che tu già lo faccia, meglio di… altre persone. E io voglio capire te. Ma si arriva mai a capire qualcuno? |
| LUCASTA | Trovo che tu sia molto scoraggiante: lo fai apposta? |
| COLBY | Non è questo che intendevo. Intendevo che non c’è una fine nel capire una persona. Tutto ciò che si può fare è capirla meglio, starle dietro; così che, quando l’altro cambia, tu possa capire il cambiamento appena avviene, anche se non avresti potuto prevederlo. |
| LUCASTA | Credo di stare cambiando. Sono cambiata parecchio nelle ultime due ore. |
| COLBY | E credo di stare cambiando anch’io. Ma forse ciò che chiamiamo cambiamento… |
| LUCASTA | È capire meglio ciò che si è davvero. E la ragione per cui questo accade, forse… |
| COLBY | È che si comincia a capire un’altra persona. |
| LUCASTA | Oh Colby, ora che cominciamo a capirci, vorrei che tu sapessi un po’ di più di me. Te lo sarai chiesto. |
| COLBY | Me lo sarò chiesto? No, non me lo sono chiesto. È tutto un mondo strano per me, sai, quello in cui mi ritrovo. Ma se intendi chiedermi delle tue… origini: no. Sono stato curioso di sapere che cosa sei, non chi sei, nel senso comune. È questo che intendi? Ti ho semplicemente accettata. |
| LUCASTA | Oh, è meraviglioso essere accettati! Nessuno mi ha mai «semplicemente accettata» prima. Certo, i fatti non contano, in un certo senso. Ma ora che siamo arrivati a questo punto — tanto vale che tu li conosca. |
| COLBY | Ti direi volentieri tutto di me; ma tu sai già quasi tutto quel che c’è da dire, o da ciò che ti ho detto io o da ciò che ho detto a B.; o da Sir Claude. |
| LUCASTA | Claude non mi ha detto nulla di te; non mi dice granché. E quanto a B. — preferisco di gran lunga sentirlo da te. |
| COLBY | C’è solo una cosa che non posso dirti. Almeno, non ancora. Non mi è permesso dirla. E riguarda i miei genitori. |
| LUCASTA | Oh, capisco. Beh, non credo che abbia importanza. Ma io posso dirti tutto dei miei genitori: anzi, ho intenzione di farlo. |
| COLBY | Ha importanza nemmeno quello? |
| LUCASTA | In un certo senso sì. Poco fa hai detto, molto acutamente, che quando ci siamo conosciuti hai capito che cercavo di dare un’impressione falsa. Ora voglio dirti perché cercavo di farlo. E con gli altri mi è sempre riuscito: ho preso l’abitudine di dare quell’impressione. È lì che B. mi è stato di grande aiuto — alimenta quell’impressione. Ci crede a metà. Ma sa tutto di me, e sa che quello che certi uomini hanno pensato di me non era vero. |
| COLBY | Che cosa non era vero? |
| LUCASTA | Che fossi l’amante di Claude — o che lo fossi stata, e fossi stata rifilata a B. |
| COLBY | Non ho mai pensato una cosa simile! |
| LUCASTA | Non hai mai pensato una cosa simile! Non sono molti gli uomini che non l’avrebbero pensato. Di B. non so. È molto generoso. Non credo che gli sarebbe importato. Ma è anche molto acuto; e ha indovinato la verità fin dal primo istante. |
| COLBY | Ma che cosa c’è da sapere? |
| LUCASTA | Riderai quando te lo dirò: sono soltanto la figlia di Claude. |
| COLBY | Sua figlia! |
| LUCASTA | Sua figlia. Oh, è una storia sordida. Odiavo mia madre. Non ho mai capito come Claude avesse potuto amarla. Oh, quell’infanzia — sempre in pensioni squallide e sempre sbattuti fuori quando i vicini si lamentavano. Oh, certo, Claude le dava del denaro, un assegno regolare; ma non avrebbe fatto differenza quanto le desse: era sempre speso prima della fine del trimestre in gin e scommesse, immagino. E sapevo come integrava le sue entrate quando mi mandavano fuori. Sono stata chiusa in un armadio! Avevo solo otto anni quando morì per un’«overdose accidentale». Allora Claude mi prese con sé. Fu una fortuna. Ma ero abbastanza grande da ricordare… troppo. |
| COLBY | Sei la figlia di Claude! |
| LUCASTA | Oh, non c’è dubbio. Sono certa che avrebbe voluto che ce ne fosse. È stato buono con me a modo suo. Ma per lui sono sempre il ricordo di qualcosa che preferirebbe dimenticare. |
| (didascalia) | [Una pausa] |
| LUCASTA | Ma perché non dici niente? Sei scandalizzato? |
| COLBY | Scandalizzato? No. Sì. Non capisci. Voglio spiegarti. Ma non posso, non ancora. Oh, perché sono mai entrato in questa casa! Lucasta… |
| LUCASTA | Vedo fin troppo bene che sei scandalizzato. Dovresti vederti la faccia! Sono delusa. Immagino sia tutto qui. Credo che tu sia più scandalizzato di quanto lo saresti se ti avessi detto di essere l’amante di Claude. Claude si è sempre vergognato di me: ora ti vergogni tu di me. Pensavo che avresti capito. Non sai che cosa vuol dire essere una bastarda e non essere voluta da nessuno. So perché sei scandalizzato: Claude mi ha semplicemente accettata come una voce di debito fissa nel suo conto di cassa. Io non mi piaccio. Non mi piace la persona che mi sono costretta a essere; e tu mi piacevi perché neanche a te piaceva quella persona, e credevo che saresti arrivato a vedermi come il tipo di persona vera che voglio essere. Che so di essere. Era una cosa nuova per me. Immagino di essermi sentita lusingata. E pensavo: ora, forse, se qualcun altro mi vede come sono davvero, potrei diventare me stessa. |
| COLBY | Oh Lucasta, non sono scandalizzato. Non da te, non da nulla di ciò che pensi. Riguarda me stesso. |
| LUCASTA | Te stesso, già! Il tuo prezioso io! Perché non ti chiudi in quel giardino dove ti piace stare solo con te stesso? O forse pensi che farebbe male alle tue prospettive ora che sei il cocco di Claude. Forse ti adotterà, e ti farà suo erede e tu sposerai un’altra Lady Elizabeth. Ma in tal caso, Colby, dovrai accettarmi come tua sorella! Anche se sono una scugnizza… |
| COLBY | Non devi usare parole simili! Non sai quanto fanno male. |
| LUCASTA | Potrei usare parole molto più forti, e lo farò, se mi va. Oh, scusami: immagino sia mia madre che riemerge in me. Sai, Colby, sono davvero delusa. Ero certa, quando ti ho raccontato tutto, che non te ne sarebbe importato nulla. Che forse ti sarei dispiaciuta. Ma ora non voglio che tu provi pena per me, grazie. Anzi, avevo pensato di dirtelo prima, e ho rimandato, giusto per il gusto di farlo: pensavo: quando glielo dirò, sarà così bello tutto in un istante. E adesso non c’è niente, proprio niente. È molto peggio di prima. Proprio quando credi di essere sul punto di liberarti dalla solitudine, ecco che la solitudine ti piomba addosso; quando credi di uscirne, ci sprofondi di più, e capisci finalmente che non c’è via di scampo. Beh, me ne vado. |
| COLBY | Non devi ancora andartene! C’è qualcos’altro che voglio spiegarti, e ora lo farò. Sto infrangendo una promessa. Ma… |
| LUCASTA | Non credo che ci sia niente da spiegare che possa spiegare via qualcosa. Non dimenticherò mai quello sguardo sulla tua faccia quando ti ho parlato di Claude e di mia madre. Sarò anche una bastarda, ma ho un po’ di amor proprio. Beh, c’è sempre B. Credo che adesso comincio proprio ad apprezzare B. |
| COLBY | Lucasta, aspetta! |
| (didascalia) | [Entra B. KAGHAN] |
| (didascalia) | Entra B. Kaghan. |
| KAGHAN | A vedere il nuovo appartamento. Ed ecco Lucasta. Lo sapevo che l’avrei trovata qui per prima! Fidatevi dell’intuito di Kaghan! Sono il tuo angelo custode, Colby, per proteggerti da Lucasta. |
| LUCASTA | Per il momento sei il mio angelo custode, B. Devi portarmi fuori a cena. E muoio dalla voglia di bere qualcosa. |
| KAGHAN | L’avevo detto a Colby: non imparare mai a preparare i cocktail, se non vuoi che le donne ti piombino sempre in casa. E fra due tigri mangiatrici d’uomini come te e Lizzie, gli ci vuole protezione. |
| LUCASTA | Colby non ha bisogno del tuo racket di protezione, almeno per quel che mi riguarda, B. E quanto a Lizzie, è meglio che tu non le capiti fra i piedi quando è a caccia. Ma tutto quel che conta adesso è che ho fame, e tu devi offrirmi un’ottima cena. |
| KAGHAN | Sarai sfamata. Tutto a suo tempo. Sono venuto a ispezionare il nuovo alloggio da scapolo e ad augurare fortuna a Colby. Io sono sempre stato fortunato, e porto sempre fortuna agli altri. |
| COLBY | Gradite un bicchiere di sherry? |
| KAGHAN | Sì, prendo un bicchiere di sherry, per brindare al successo dell’appartamento. Anche Lucasta: molto meglio dei cocktail per te, Lucasta. |
| LUCASTA | Sai che lo sherry non mi piace. |
| KAGHAN | Devi berlo lo stesso, a Colby e a una felice vita da scapolo! Che dipende, naturalmente, dall’impedire a Lizzie di ficcare sempre il naso. Sii fermo con lei, Colby; rivendica il tuo diritto a un po’ di intimità. Adesso è il momento della fermezza. Non lasciarle varcare la soglia. |
| LUCASTA | Come se tu non ne avessi paura quanto gli altri! |
| KAGHAN | Beh, almeno sono sempre riuscito a sfuggirle. |
| LUCASTA | Solo perché non ha mai avuto voglia di inseguirti. |
| KAGHAN | Sì, ho fatto una cattiva impressione fin dall’inizio: vidi che era necessario. Temo che Colby abbia fatto una buona impressione; e dovrà scontarla. — Devo dire che mi piace come ha fatto sistemare il posto. |
| COLBY | È stata Lady Elizabeth a scegliere la decorazione. |
| KAGHAN | Allora non sono sicuro che mi piaccia. Devi cambiare i colori. È tutto un po’ troppo smorto. Ti serve qualcosa di più vivace. Ma per il resto sembra piuttosto comodo. Se io stessi al calduccio come Colby, Lucasta, non avrei mai pensato di cambiare stato. |
| LUCASTA | Sei sempre libero di ripensarci. |
| KAGHAN | Il matrimonio è una scommessa. Ma io sono uno scommettitore nato e ci ho messo la camicia… no, non è proprio l’espressione giusta — Lucasta è la speculazione più eccitante in cui abbia mai pensato di investire. Colby è più prudente. Sai, Colby, tu e io dovremmo metterci in affari insieme. Io indovino bene. Ma a volte indovino male. Prendo decisioni sull’onda del momento, ma tu non faresti mai un salto nel buio; tu mi terresti sui binari. |
| COLBY | Sono sciocchezze. Fai solo finta di essere uno scommettitore. Hai la testa a posto come chiunque altro, e non ti immischi mai in niente di rischioso. Ti piace far credere agli altri di essere un giocatore. Non credo che tu scommetta mai su qualcosa che non sia una certezza. |
| KAGHAN | Beh, c’è del vero in questo. Sai, Lucasta, Colby è un buon giudice del carattere. |
| LUCASTA | Dovresti essere tu stesso un giudice migliore del carattere, prima di dire una cosa simile di Colby. |
| KAGHAN | Oh, sono un buon giudice. Ecco, ti dico la differenza fra noi due e Colby. Tu e io — l’unica cosa che vogliamo è la sicurezza e la rispettabilità! Colby, invece, della rispettabilità non gliene importa davvero — ci è nato e cresciuto. Io no, Colby. Lo sai che sono stato un trovatello? Non lo sapevi! Mai avuto genitori. Adottato e basta, dal nulla. Ecco perché voglio essere una potenza nella City, nei consigli di tutte le società più solide: perché non ho origini — nessuna origine. È una delle cose che mi piacciono di Lucasta: lei non mi disprezza. |
| LUCASTA | Nessuno potrebbe disprezzarti. E, cosa più importante, tu non disprezzi me. |
| KAGHAN | Nessuno potrebbe disprezzarti, Lucasta; e vogliamo le stesse cose. Ma quanto a Colby, è il tipo che potrebbe mollare tutto e andare a vivere su un’isola deserta. Ma spero che non lo farai. Ci servi dove sei. |
| COLBY | Comincio a credere che tu abbia un intuito piuttosto acuto per cose che non hanno nulla a che fare con gli affari. |
| KAGHAN | E tu hai una testa solidissima per gli affari. Forse sei un finanziere migliore di me! Ecco perché dovremmo metterci in affari insieme. |
| LUCASTA | Siete bravissimi tutti e due a fare complimenti; ma io ho fatto notare che ho fame. |
| KAGHAN | Non puoi già volere la cena. Sono solo le sei in punto. Non possiamo cenare prima delle otto; non in un ristorante che ti piaccia. — Tanto per cambiare, parliamo di Lucasta. LUCASTA [alzandosi]. Se volete discutere di me… |
| (didascalia) | [Un colpo alla porta. Entra LADY ELIZABETH] |
| LADY ELIZABETH | Oh, buonasera. Buonasera, signor Kaghan. Buonasera, Lucasta. Siete appena arrivati o state andando via? |
| LUCASTA | Stiamo per andare via, Lady Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | Sono venuta a dare un’occhiata all’appartamento ora che si è trasferito. Perché non si può dire se uno schema di decorazione sia giusto finché il luogo non è stato abitato dalla persona per cui è stato pensato. Perciò devo vederla qui dentro. Diceva che stavate andando via? |
| KAGHAN | Usciamo a cena. Lucasta ha molta fame. |
| LADY ELIZABETH | Fame? Alle sei in punto? Dove cenerete? Oh, lo so. È l’occasione per provare quel Ristorante delle Erbe che le avevo consigliato. Potete cenare presto: quasi tutti i loro clienti cenano alle sei e mezza. Fanno le insalate più deliziose! E le avevo detto, signor Kaghan, che lei è il tipo di persona che ha bisogno di mangiare moltissima insalata. Ricorda, le feci prendere nota dell’indirizzo; e non credo che ci sia ancora andato. |
| KAGHAN | Ma no, in effetti non ci sono andato. Avevo sempre intenzione di farlo. Ci andiamo, Lucasta? |
| LUCASTA | Ho una tale fame che mangerei perfino un’insalata di erbe. |
| LADY ELIZABETH | Così va bene. Faccia solo il mio nome, signor Kaghan, e chieda il tavolo nell’angolo a sinistra: ha la cameriera migliore. Buona notte. |
| LUCASTA | Buona notte. |
| KAGHAN | E grazie mille. Dà sempre ottimi consigli. |
| (didascalia) | [Escono KAGHAN e LUCASTA] |
| LADY ELIZABETH | Quei giovani erano qui su appuntamento? O sono capitati all’improvviso? |
| COLBY | Avevo invitato Lucasta. Mi aveva chiesto di suonare per lei. |
| LADY ELIZABETH | La chiama Lucasta? I giovani d’oggi sembrano aver abbandonato del tutto l’uso dei cognomi. Ma, Colby, spero che non le dispiaccia un piccolo consiglio. Temevo fosse possibile che lei diventasse troppo amico del signor Kaghan e della signorina Angel. Vedo che ha vissuto una vita piuttosto protetta, e ho notato che le riservano molte attenzioni. Vede, lei è per entrambi una specie di curiosità — non è il genere di persona che incontrano di solito nel loro ambiente. Perciò è naturale che vogliano prenderla sotto la loro ala. Posso parlare più liberamente, essendo una persona anziana. |
| COLBY | Ma, Lady Elizabeth… |
| LADY ELIZABETH | Beh, più anziana di lei, e molto più esperta delle vie del mondo. |
| COLBY | Ma, Lady Elizabeth, che cosa le rimprovera? Sono entrambi intelligenti… e gentili. |
| LADY ELIZABETH | Oh, non dico che non siano intelligenti e gentili. Non insinuo nulla di malevolo: ma sono piuttosto mondani e materialisti, e… beh, piuttosto volgari. Non sono affatto il suo genere. |
| COLBY | Non li chiamerei volgari. Forse sono volgare anch’io. Ma quale, secondo lei, è il mio genere? Io non lo so. E mi piacerebbe saperlo. |
| LADY ELIZABETH | In primo luogo dovrebbe frequentare gente di buona famiglia. Mi dissi, quando la vidi la prima volta: «È molto ben nato». Non sapevo nulla di lei, ma non c’è bisogno di sapere, se si sa che cosa sia la buona nascita. E, in secondo luogo, le serve una società intellettuale. Ecco che già questo restringe le sue conoscenze: perché, ed è sorprendente, le persone ben nate a volte sono tutt’altro che intellettuali; e — cosa meno sorprendente — le persone intellettuali sono spesso mal nate. Ma non è tutto. Le servono persone intellettuali e ben nate e dotate di spiritualità — ed è la cosa più rara. |
| COLBY | Questo ridurrebbe le mie conoscenze a un numero piccolissimo, e non so dove trovarle. |
| LADY ELIZABETH | Si possono trovare. Ma ero venuta a dare un’occhiata all’appartamento per vedere se lo schema di colori le si addicesse davvero. Credo di sì. Le pareti; e le tende; e quasi tutti i mobili. Ma quella scrivania! Da dove viene quella scrivania? |
| COLBY | È una scrivania da ufficio. Me l’ha procurata Sir Claude. Gli dissi che mi serviva una scrivania in camera: vede, farò buona parte del mio lavoro qui. |
| LADY ELIZABETH | E che cos’è quell’oggetto coperto che ci sta sopra? Non mi dica che è una macchina da scrivere. |
| COLBY | È una macchina da scrivere. Ho già cominciato a lavorare qui. In questo momento sto lavorando a una relazione societaria. |
| LADY ELIZABETH | Non avevo messo in conto relazioni e macchine da scrivere quando ho progettato questa stanza. |
| COLBY | È il tipo di stanza che volevo. LADY ELIZABETH [alzandosi]. E vedo una fotografia in una cornice d’argento. Temo che dovrò istruirla, Colby. I ritratti fotografici — anche in cornice d’argento — sono troppo intimi per il salotto. Posso toglierla? Certamente la sua camera da letto è il posto giusto per i ricordi fotografici. |
| (didascalia) | [Si siede, tenendo in mano il ritratto] |
| COLBY | Che cosa stavo per dire? Oh, ecco. Lei crede nella reincarnazione? |
| COLBY | No, non ci credo. Cioè, non ci ho mai pensato. |
| LADY ELIZABETH | Non posso dire di crederci. Ci ho creduto per un periodo. Ho studiato la dottrina. Ma stavo per dire: se ci credessi direi che ci siamo già conosciuti in qualche incarnazione precedente. — È sua madre, questa? |
| COLBY | No, quella è mia zia. Non ho mai conosciuto mia madre. Morì quando io nacqui. |
| LADY ELIZABETH | Morì quando lei nacque. Ha altri parenti stretti? Fratelli o sorelle? |
| COLBY | Né fratelli né sorelle. No. Quanto agli altri parenti, non ne ho mai conosciuto nessuno, da bambino. Immagino di non essermi mai interessato… ai parenti. |
| LADY ELIZABETH | Non voleva conoscere i suoi parenti! Capisco esattamente come si sentiva. Quanto detestavo i miei genitori! Avevo un’istitutrice; parecchie, anzi. E le detestavo tutte. È stato allevato da un’istitutrice? |
| COLBY | No. Da mia zia. |
| LADY ELIZABETH | E la detestava? No, certo che no. O non ne terrebbe il ritratto. Se non ha mai conosciuto i suoi genitori… ma suo padre era vivo? |
| COLBY | Non ho mai conosciuto mio padre. |
| LADY ELIZABETH | Allora, se non ha mai avuto un’istitutrice, e se non ha mai conosciuto nessuno dei suoi genitori, non può capire che cosa sia davvero il detestare. Eppure dobbiamo avere qualche somiglianza di origini. |
| COLBY | Ma lei aveva dei genitori. E senza dubbio molti parenti. |
| LADY ELIZABETH | Oh, sciami di parenti! E che gente sgradevole! Mi vedevo come una colomba in un nido d’aquile. Erano così carnivori. Sempre a uccidere qualcosa e a mangiarsela. Eppure la nostra infanzia dev’essere stata simile. Queste sono solo differenze superficiali: lei dev’essere stato un bambino solo, non avendo parenti — né fratelli né sorelle — e io ero sola perché erano tanti — e così poco affini. Mi facevano sentire un’esclusa. Eppure erano così banali. Sa, Colby, quando ero bambina avevo tre ossessioni, e non l’ho mai detto a nessuno. Mi chiedo se lei avesse le stesse ossessioni. |
| COLBY | Quali erano? |
| LADY ELIZABETH | La prima era che io fossi bruttissima e non lo sapessi. Poi, che fossi debole di mente e non lo sapessi. Infine, che fossi una trovatella e non lo sapessi. Naturalmente ero terrorizzata di essere brutta e di essere debole di mente: benché la mia famiglia me lo facesse credere. Ma sa, in realtà mi piaceva credere di essere una trovatella — o dovrei dire «una scambiata»? |
| COLBY | Non so quale delle due intenda. |
| LADY ELIZABETH | Comunque sia, non volevo appartenere a quel mondo. Mi rifiutavo di credere che mio padre potesse essere un conte qualunque! E non riuscivo a credere che mia madre fosse mia madre. Erano fantasticherie sciocche. Ero una ragazzina sciocca e molto romantica. Ma dimostra quanto mi sentissi diversa. E poi mi diedi alla Sapienza dell’Oriente e credetti, per un po’, nella reincarnazione. Quello sembrava spiegare tutto. Adesso non ci credo più. Fu solo una fase. Ma rendeva tutto così semplice! Poter pensare che i propri genitori terreni sono soltanto il mezzo di cui dobbiamo servirci per reincarnarci. E che la vera ascendenza sono le nostre esistenze precedenti. Certo, c’è qualcosa in noi, in tutti noi, che non è solo eredità, ma qualcosa di unico. Qualcosa che siamo stati dall’eternità. Qualcosa… che viene diritto da Dio. Questo vuol dire che siamo più vicini a Dio che a chiunque altro. — Dove viveva, da bambino? |
| COLBY | A Teddington. |
| LADY ELIZABETH | Teddington? In quale contea? |
| COLBY | È vicinissimo a Londra. |
| LADY ELIZABETH | Eppure è cresciuto, come me, in campagna. Teddington. Mi pare di averne sentito parlare. Era una casa grande? |
| COLBY | No, piccolissima. |
| LADY ELIZABETH | Ma aveva sua zia. Ed era devota a lei, non ho alcun dubbio. Come si chiama sua zia? Si chiama Simpkins? |
| COLBY | No, è una zia acquisita. Una vedova. Si chiama signora Guzzard. |
| LADY ELIZABETH | Guzzard? Ha detto Guzzard? Un nome insolito. Guzzard, ha detto? Quel nome mi dice qualcosa. Sì. Guzzard. È il nome che cercavo da tanto! |
| COLBY | Può darsi che le sia capitato di incontrarlo prima; benché, come dice lei, sia un nome raro. Non può aver conosciuto mia zia. |
| LADY ELIZABETH | No. Non ho mai conosciuto… sua zia. Ma il nome mi è familiare. Quanti anni ha, Colby? |
| COLBY | Venticinque. |
| LADY ELIZABETH | Venticinque. Che ne è stato di suo padre? |
| COLBY | Beh… non ho avuto un padre. Vede… ero un figlio illegittimo. |
| LADY ELIZABETH | Ah sì. Un figlio illegittimo. Così l’unica parente che ha conosciuto era la signora Guzzard. E l’ha sempre chiamata «zia»? |
| COLBY | E perché no? Era mia zia. |
| LADY ELIZABETH | E quanto a sua madre — la sorella della signora Guzzard, immagino… |
| COLBY | Sua sorella — il che fa della signora Guzzard mia zia. |
| LADY ELIZABETH | Ed è proprio sicuro che la sorella della signora Guzzard — quella che dice essere sua madre — fosse davvero sua madre? |
| COLBY | Ma come, Lady Elizabeth! Perché dovrei dubitarne? Non è il genere di storia che mia zia inventerebbe. |
| LADY ELIZABETH | Non se è davvero sua zia. La signora Guzzard e il signor Guzzard — hanno avuto figli? |
| COLBY | Non hanno avuto figli propri. Cioè, ne avevano avuto uno, un bambino morto quand’io ero ancora piccolissimo. Non me lo ricordo. Me ne hanno parlato. Ma non posso fare a meno di chiedermi perché la interessi tanto: non c’è nulla di molto interessante nelle mie origini — glielo assicuro. |
| LADY ELIZABETH | Potrebbe essere più interessante di quanto lei creda. Colby… |
| (didascalia) | [Un colpo alla porta] |
| LADY ELIZABETH | Chi è? |
| (didascalia) | [Entra SIR CLAUDE] |
| SIR CLAUDE | Elizabeth! Mi hanno detto che eri qui con Colby. Così sono venuto invece di telefonare, giusto per dargli questi appunti. Sono appunti per il mio discorso al banchetto della Corporazione dei Ceramisti. |
| COLBY | È domani sera, credo. |
| SIR CLAUDE | Sì, è domani. Ma sa che dovrò avere il discorso scritto per esteso e poi impararlo a memoria. Non posso usare appunti: deve suonare spontaneo. Ho buttato giù qualche titolo. Veda un po’ se riesce a svilupparmeli con qualche frase a effetto. Dovrebbe durare una decina di minuti. E poi domani lo rivedremo insieme. COLBY [guardando gli appunti]. Ci proverò. |
| SIR CLAUDE | È proprio in casi come questo, Elizabeth, che Colby può essermi di aiuto più di Eggerson. Non avrei potuto chiedere a Eggerson di scrivermi un discorso. Oh, a proposito, Colby, come va il pianoforte? |
| COLBY | È un pianoforte meraviglioso. Non ho mai suonato su uno strumento simile. È troppo bello per me. |
| SIR CLAUDE | Le serve un buon pianoforte. Suonerà tanto meglio. |
| LADY ELIZABETH | Claude! |
| SIR CLAUDE | Che c’è, Elizabeth? |
| LADY ELIZABETH | Ho appena fatto una scoperta strabiliante! Tutto grazie a un nome — e all’intuizione. Ma sarà provata. La verità è venuta a galla. È Colby. Colby è il mio figlio perduto! |
| SIR CLAUDE | Come? Tuo figlio, Elizabeth? Che diamine te lo fa pensare? |
| LADY ELIZABETH | Devo vedere questa signora Guzzard. Devo affrontarla. Non può assolutamente essere una coincidenza. Sembra incredibile, non è vero, Claude? Eppure sarebbe ancora più incredibile se fosse soltanto una coincidenza. Forse non dovrei ancora crederci, forse è sbagliato da parte mia esserne così certa, ma pare che la Provvidenza te l’abbia ricondotto, e che tu, Claude, ed Eggerson ne siate stati gli strumenti. Devo aver ragione. Claude, dimmi che ho ragione. |
| SIR CLAUDE | Ma Elizabeth, che cosa ti ha portata a credere che Colby sia tuo figlio? |
| LADY ELIZABETH | Oh, dimenticavo, nell’eccitazione: sei arrivato proprio nell’istante in cui la verità mi si è rivelata. La signora Guzzard! Claude, Colby è stato allevato da una signora Guzzard. |
| SIR CLAUDE | Lo so. Ma perché questo dovrebbe farne tuo figlio? |
| LADY ELIZABETH | È il nome che ho cercato per tutti questi anni — quello, e l’altro nome, Teddington: la signora Guzzard di Teddington. Era tutto ciò che sapevo. Poi Tony fu ucciso, come sai, in Africa, e io persi il nome. La signora Guzzard. |
| SIR CLAUDE | Comincio ora a ricostruire il tutto. Hai interrogato Colby sulla sua famiglia… |
| LADY ELIZABETH | E quando ha nominato Teddington c’è stata una debole eco — e poi la signora Guzzard! Dev’essere vero. |
| SIR CLAUDE | È certamente una coincidenza notevole — ammesso che sia una coincidenza. Ma temo, Elizabeth, che quel che è accaduto sia questo: rimuginando sul passato, hai cominciato a pensare a Colby come a ciò che sarebbe stato tuo figlio, e poi hai cominciato a vederlo come tuo figlio, e poi — qualunque nome avessi sentito ti sarebbe parso quello giusto. |
| LADY ELIZABETH | Oh Claude, come puoi essere così scettico! Dobbiamo vedere questa signora Guzzard e farle confessare. |
| SIR CLAUDE | Mi dispiace, Elizabeth. Se la signora Guzzard verrà a fare la sua confessione, sarà molto diversa da quel che tu ti aspetti. Temo, Colby, che mi tocchi farle sapere la verità. |
| COLBY | Mi pare… che non ci sia nulla — assolutamente nulla — che io possa dire al riguardo. Devo lasciarlo a lei. |
| SIR CLAUDE | Avrei dovuto dirtelo un giorno o l’altro. Ho sempre detestato tenerti nascosta una cosa simile. Vedo ora che tanto valeva dirtelo prima, ma avevo sperato — e ora sembra un pensiero sciocco… Quel che accade somiglia tanto a ciò che si era progettato, e insieme è una tale parodia di tutti i propri piani — avevo sperato che ti affezionassi a Colby, e che potesse prendere il posto del tuo figlio, se prima lo avessi conosciuto — e che volessi adottarlo. |
| LADY ELIZABETH | Ma certo che voglio adottarlo, Claude! Cioè, ammesso che sia permesso adottare il proprio figlio. |
| SIR CLAUDE | Non è questo che intendevo. Elizabeth, Colby è mio figlio. |
| LADY ELIZABETH | Del tutto impossibile, Claude! Hai una figlia. Ora vuoi un figlio. |
| SIR CLAUDE | Non vorrei mai portarti via tuo figlio. Forse hai un figlio. Ma non è Colby. Avrei dovuto dirtelo anni fa. Ti parlai di Lucasta, e tu mi parlasti della tua… disgrazia. E quasi ti parlai di Colby. Non lo feci. Per una ragione così sciocca. Assurda a dirsi ora. Un figlio per uno — sembrava abbastanza equo — anche se il tuo era andato perduto, e il mio non potevo perderlo. Ma se ne avessi avuto un altro temevo che tu pensassi: «e quanti altri?» Avresti potuto sospettare un numero qualsiasi di figli! Ora sembra grottesco. Ma mi influenzò. E poi trovai una ragione migliore per tacere. Vidi quanto desiderassi un figlio tuo, e pensai: aspetterò che abbiamo figli nostri e allora glielo dirò. E non arrivarono mai. E ora rimpiango amaramente quella decisione. Avrei dovuto dirti che avevo un figlio. |
| LADY ELIZABETH | Ma perché pensi che Colby sia tuo figlio? |
| SIR CLAUDE | Colby è il figlio della sorella della signora Guzzard, che morì quando lui nacque. La signora Guzzard lo allevò, e io provvidi alla sua educazione. L’ho visto crescere. E la signora Guzzard sa che è mio figlio. |
| LADY ELIZABETH | Ma tu dov’eri, Claude, quando Colby nacque? |
| SIR CLAUDE | Dov’ero? In Canada. Mio padre mi aveva mandato in giro d’affari per conoscere i suoi investimenti oltremare. |
| LADY ELIZABETH | Allora come sai che la sorella ebbe un figlio? Forse la signora Guzzard inventò la storia… |
| SIR CLAUDE | Perché avrebbe dovuto inventarla? Il figlio era atteso. |
| LADY ELIZABETH | Per ottenere denaro da te, forse. No, non dovrei dirlo. Ma si trovò un figlio fra le mani. Il padre era morto e non le avevano mai detto il nome della madre; e la madre aveva dimenticato il nome della signora Guzzard, e la madre ero io e il figlio era Colby; e la signora Guzzard pensò che tu saresti stato felice di credere di avere un figlio, e che ti saresti comportato bene con lui — perché tu tenevi a quella ragazza, no? |
| SIR CLAUDE | Sì, ci tenevo. Moltissimo. Non avevo mai conosciuto l’amore prima. |
| LADY ELIZABETH | Molto bene, allora. È così che dev’essere andata. Oh, Claude, lo sai che sono un po’ debole di testa anche se cerco di essere intelligente. Cerca di aiutarmi. |
| SIR CLAUDE | Poteva essere andata così. Ma sono certo che non è così. |
| LADY ELIZABETH | Oh, Colby, il suo istinto non le dice nulla? |
| SIR CLAUDE | Sì, ci dica tutto quel che ha in mente. So che questa situazione dev’essere un’angoscia per lei più ancora che per… noi. |
| COLBY | Vorrei solo che fosse un’angoscia più acuta: non so se durante questa conversazione abbia sofferto o no. Mi sento soltanto… intorpidito. Se c’è angoscia, è parte di un’angoscia totale che non riesco ancora a cominciare a sentire. Sono semplicemente indifferente. E per tutto il tempo che avete parlato non ho fatto che pensare: «Che importanza ha di chi io sia figlio?» Voi non capite che quando si è vissuti senza genitori, da bambini, resta un vuoto che non può mai essere colmato. Mai. Vi voglio bene a entrambi, potrei perfino arrivare ad amarvi — ma come amici… amici più anziani. Nessuno dei due come genitore. Mi dispiace. Ma è per questo che dico che non mi importa quale di voi due sia il mio genitore. |
| LADY ELIZABETH | Ma una madre, Colby, non è cosa diversa? Fra madre e figlio dovrebbe esserci sempre un legame, per quanto a lungo si siano perduti l’una l’altro. |
| COLBY | No, Lady Elizabeth. La posizione è la stessa, o più crudele. Supponiamo che io sia suo figlio. Allora è soltanto un fatto. Meglio non sapere che sapere il fatto e sapere che non significa nulla. Al tempo in cui nacqui, lei avrebbe potuto essere mia madre, ma scelse di non esserlo. Non gliene faccio colpa: Dio me ne guardi! ma dobbiamo accettarne le conseguenze. Al tempo in cui nacqui, il suo essere mia madre — se lei è mia madre — era un fatto vivo. Ora è un fatto morto, e dai fatti morti nulla di vivo può germogliare. Ora è troppo tardi. Non ho mai desiderato un genitore fino ad ora — non ci ho mai pensato. Ora mi avete fatto pensare, e vorrei aver potuto avere un padre e una madre. |
| LADY ELIZABETH | Fermo, Colby! Mi è venuta un’idea. Claude! Non voglio toglierti il figlio che credevi tuo. E da quel che hai detto so che preferiresti che fosse nostro anziché soltanto tuo. Perché fare altre indagini? Consideriamolo come nostro figlio: non sarà la stessa cosa che avevamo desiderato — ma per certi versi sarà meglio! E impedirà a entrambi di avanzare pretese irragionevoli su di lei, Colby. È una buona idea! Perché non dovremmo essere felici, tutti quanti? Già adesso, Claude, mi sembra che questo ci abbia avvicinati. |
| SIR CLAUDE | Sarei contento di un accordo simile; e in fondo non è così lontano da quel che avevo pensato. Potrebbe accettarci entrambi in quel modo, Colby? |
| COLBY | Posso solo dire quel che sento in questo momento: eppure credo che sentirò sempre lo stesso. |
| SIR CLAUDE | Ebbene? |
| COLBY | Sarebbe più facile, credo, accettarvi entrambi al posto dei genitori se nessuno dei due potesse esserlo. Se fosse pura finzione — si può vivere di una finzione — ma non di una tale mescolanza di finzione e realtà. Già è stato duro, per me che non ho mai conosciuto i sentimenti di un figlio, essere conteso fra due genitori. Ma se seguissimo il suo suggerimento, lo so, lo so che sarei sempre perseguitato dai miserabili fantasmi degli altri genitori! È già abbastanza strano avere due genitori — ma io ne avrei quattro! E gli altri? Dovrei vivere con quei fantasmi, l’uno indignato di essere stato frodato della sua paternità — o maternità — l’altro indignato per l’imputazione di una falsa paternità. Entrambi derisi. |
| SIR CLAUDE | Ma allora che cosa vuole, Colby? Che cosa vuole? Pensi al futuro. Quando si sposerà vorrà dei genitori, per amore dei suoi figli. |
| COLBY | Stasera non sento di voler mai sposarmi. Può darsi che lei abbia ragione. Non posso tenerne conto. Ma ora voglio sapere di chi sono figlio. |
| SIR CLAUDE | Allora la prima cosa è: dobbiamo vedere la signora Guzzard. |
| LADY ELIZABETH | Oh Claude! Mi dispiace terribilmente per te. Credo che se avessi saputo della tua… illusione non ti avrei mai disingannato. |
| SIR CLAUDE | E quanto a me, se avessi potuto sapere che cosa sarebbe accaduto, ti avrei ceduto Colby volentieri. Ma dobbiamo vedere la signora Guzzard. Farò in modo di portarla qui. |
| LADY ELIZABETH | E credo che faresti bene a far venire anche Eggerson. SIR CLAUDE [alzandosi]. Oh, certo, Eggerson! Lui sa tutto. Non diciamo altro stasera. Ora, Colby, riesce a trovare qualche consolazione al pianoforte? |
| COLBY | Non credo che stasera il pianoforte mi aiuterebbe: in questo momento non vorrei mai più toccarlo. Ma c’è un’altra ragione. Devo ricordarle il suo discorso per la Corporazione dei Ceramisti di domani sera. Devo mettermici al lavoro. |
| SIR CLAUDE | Domani sera. Devo proprio andare a quel banchetto domani sera? |
| COLBY | Guardavo i suoi appunti — prima che lei mi coinvolgesse nella conversazione — e ho trovato un appunto che non ho capito. «Tono di reminiscenza.» Non posso svilupparlo se non mi dice — reminiscenza di che cosa? |
| SIR CLAUDE | Reminiscenza di che cosa? Reminiscenza di che cosa? «Stasera mi sento in un tono di reminiscenza» — ah sì. Per dire qualcosa delle mie prime ambizioni di fare il ceramista. Non che i membri della Corporazione dei Ceramisti sappiano alcunché di ceramica… o di qualsiasi altra arte. No, non credo che sarò in tono di reminiscenza. Cancelli quel punto. Mi ricorderebbe soltanto cose che stupirebbero la Corporazione dei Ceramisti se dicessi loro che cosa stavo davvero ricordando. Vieni, Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | Mio povero Claude! |
| (didascalia) | [Escono SIR CLAUDE e LADY ELIZABETH] |
| LADY ELIZABETH | SIPARIO |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | The Business Room, as in Act 1. Several mornings later. SIR CLAUDE is moving chairs about. Enter LADY ELIZABETH. |
| LADY ELIZABETH | Claude, what are you doing? |
| SIR CLAUDE | Settling the places. It’s important, when you have a difficult meeting, To decide on the seating arrangements beforehand. I don’t think you and I should be near together. Will you sit there, beside the desk? |
| LADY ELIZABETH | On the other side, with the light behind me: But won’t you be sitting at the desk yourself? |
| SIR CLAUDE | No, that would look too formal. I thought it would be better To put Eggerson there, behind the desk. You see, I want him to be a sort of chairman. |
| LADY ELIZABETH | That’s a good idea. |
| SIR CLAUDE | On the other hand, We mustn’t look like a couple of barristers Ready to cross-examine a witness. It’s very awkward. We don’t want to start By offending Mrs. Guzzard. That’s why I thought That Eggerson should put the first questions. He’s very good at approaching a subject In a roundabout way. But where shall we place her? |
| LADY ELIZABETH | Over there, with the light full on her: I want to be able to watch her expression. |
| SIR CLAUDE | But not in this chair! She must have an armchair … |
| LADY ELIZABETH | Not such a low one. Leave that in the corner For Colby. He won’t want to be conspicuous, Poor boy! |
| SIR CLAUDE | After all, it was he who insisted On this … investigation. But perhaps you’re right. |
| LADY ELIZABETH | Claude, I’ve been thinking things over and over — All through the night. I hardly slept at all. I wish that Colby, somehow, might prove to be your son Instead of mine. Really, I do! It would be so much fairer. If he is mine — As I am sure he is — then you never had a son; While, if he were yours … he could still take the place Of my son: and so he could be our son. Oh dear, what do I want? I should like him to be mine, But for you to believe that he is yours! So I hope Mrs. Guzzard will say he is your son And I needn’t believe her. I don’t believe in facts. You do. That is the difference between us. |
| SIR CLAUDE | I’m not so sure of that. I’ve tried to believe in facts; And I’ve always acted as if I believed in them. I thought it was facts that my father believed in; I thought that what he cared for was power and wealth; And I came to see that what I had interpreted In this way, was something else to him — An idea, an inspiration. What he wanted to transmit to me Was that idea, that inspiration, Which to him was life. To me, it was a burden. You can’t communicate an inspiration, Like that, by force of will. He was a great financier — And I am merely a successful one. I might have been truer to my father’s inspiration If I had done what I wanted to do. |
| LADY ELIZABETH | You’ve never talked like this to me before! Why haven’t you? I don’t suppose I understand And I know you don’t think I understand anything, And perhaps I don’t. But I wish you would talk Sometimes to me as if I did understand, And perhaps I might come to understand better. What did you want to do? |
| SIR CLAUDE | To be a potter. Don’t laugh. |
| LADY ELIZABETH | I’m not laughing. I was only thinking How strange to have lived with you, all these years, And now you tell me, you’d have liked to be a potter! You really mean, to make jugs and jars Like those in your collection? |
| SIR CLAUDE | That’s what I mean. |
| LADY ELIZABETH | But I should have loved you to be a potter! Why have you never told me? |
| SIR CLAUDE | I didn’t think That you would be interested. More than that. I took it for granted that what you wanted Was a husband of importance. I thought you would despise me If you knew what I’d really wanted to be. |
| LADY ELIZABETH | And I took it for granted that you were not interested In anything but financial affairs; And that you needed me chiefly as a hostess. It’s a great mistake, I do believe, For married people to take anything for granted. |
| SIR CLAUDE | That was a very intelligent remark. Perhaps I have taken too much for granted About you, Elizabeth. What did you want? |
| LADY ELIZABETH | To inspire an artist. Don’t laugh. |
| SIR CLAUDE | I’m not laughing. So what you wanted was to inspire an artist! |
| LADY ELIZABETH | Or to inspire a poet. I thought Tony was a poet. Because he wrote me poems. And he was so beautiful. I know now that poets don’t look like poets: And financiers, it seems, don’t look like potters — Is that what I mean? I’m getting confused. I thought I was escaping from a world that I loathed In Tony — and then, too late, I discovered He belonged to the world I wanted to escape from. He was so commonplace! I wanted to forget him, And so, I suppose, I wanted to forget Colby. But Colby is an artist. |
| SIR CLAUDE | A musician. I am a disappointed craftsman, And Colby is a disappointed composer. I should have been a second-rate potter, And he would have been a second-rate organist. We have both chosen … obedience to the facts. |
| LADY ELIZABETH | I believe that was what I was trying to do. It’s very strange, Claude, but this is the first time I have talked to you, without feeling very stupid. You always made me feel that I wasn’t worth talking to. |
| SIR CLAUDE | And you always made me feel that your interests Were much too deep for discussion with me: Health cures. And modern art — so long as it was modern — And dervish dancing. |
| LADY ELIZABETH | Dervish dancing! Really, Claude, how absurd you are! Not that there isn’t a lot to be learnt, I don’t doubt, from the dervish rituals. But it doesn’t matter what Mrs. Guzzard tells us, If it satisfies Colby. Whatever happens He shall be our son. |
| (didascalia) | [A knock on the door. Enter EGGERSON] |
| SIR CLAUDE | Good morning, Eggerson. |
| EGGERSON | Good morning, Sir Claude. And Lady Elizabeth! |
| SIR CLAUDE | I’m sorry, Eggerson, to bring you up to London At such short notice. |
| EGGERSON | Don’t say that, Sir Claude. It’s true, I haven’t much nowadays to bring me; But Mrs. E. wishes I’d come up oftener! Isn’t that like the ladies! She used to complain At my being up in London five or six days a week: But now she says: ‘You’re becoming such a countryman! You’re losing touch with public affairs.’ The fact is, she misses the contact with London, Though she doesn’t admit it. She misses my news When I came home in the evening. And the late editions Of the papers that I picked up at Liverpool Street. But I’ve so much to do, in Joshua Park — Apart from the garden — that I’ve not an idle moment. And really, now, I’m quite lost in London. Every time I come, I notice the traffic Has got so much worse. |
| SIR CLAUDE | Yes, it’s always getting worse. |
| LADY ELIZABETH | — I hope Mrs. Eggerson is well? |
| EGGERSON | Pretty well. She’s always low-spirited, around this season, When we’re getting near the anniversary. |
| SIR CLAUDE | The anniversary? Of your son’s death? |
| EGGERSON | Of the day we got the news. We don’t often speak of it; Yet I know what’s on her mind, for days beforehand. But here I am, talking about ourselves! And we’ve more important business, I imagine. |
| SIR CLAUDE | Eggerson, I’m expecting Mrs. Guzzard. |
| EGGERSON | Indeed! Mrs. Guzzard! And why are we expecting her? |
| SIR CLAUDE | I have asked her to come. Lady Elizabeth Is sure that she knows the name of Mrs. Guzzard. |
| LADY ELIZABETH | Mrs. Guzzard, of Teddington. |
| EGGERSON | Ah, indeed! I shouldn’t have expected her name to be known to you. |
| SIR CLAUDE | She’d been questioning Colby about himself, And he mentioned the name of his aunt, Mrs. Guzzard. Now she’s convinced that Mrs. Guzzard Of Teddington is the name of the person To whom her own child was entrusted. |
| EGGERSON | What an amazing coincidence! |
| SIR CLAUDE | That’s what it is, Unless she is mistaken … |
| LADY ELIZABETH | Now,Claude! |
| SIR CLAUDE | And she came to the conclusion that her child must be Colby, So I told her the truth. But she cannot believe it. |
| LADY ELIZABETH | Claude, that’s not quite right. Let me explain. I am convinced that Sir Claude is mistaken, Or has been deceived, and that Colby is my son. I feel sure he is. But I don’t want to know: I am perfectly content to leave things as they are, So that we may regard him as our son. |
| SIR CLAUDE | That is perfectly correct. It is Colby Who is not satisfied with that solution. He insists upon the facts. And that is why I have asked Mrs. Guzzard here. She doesn’t know that. |
| EGGERSON | A natural line for Mr. Simpkins to take, If I may say so. Of course, we might discover Another Mrs. Guzzard … |
| LADY ELIZABETH | Two Mrs. Guzzards? |
| EGGERSON | I agree, it is a most uncommon name, But stranger things have happened. |
| LADY ELIZABETH | And both in Teddington? |
| EGGERSON | I agree, that would be most surprising. And at the same address? |
| LADY ELIZABETH | I don’t know the address. Mrs. Guzzard of Teddington, that’s all I know, And that I could swear to. |
| EGGERSON | It does seem unlikely That there should be two Mrs. Guzzards in Teddington. But assuming, for the moment, only one Mrs. Guzzard, Could there not have been two babies? |
| LADY ELIZABETH | Two babies, Eggerson? |
| EGGERSON | I was only suggesting That perhaps Mrs. Guzzard made a profession Of … looking after other people’s children? In a manner of speaking, it’s perfectly respectable. |
| SIR CLAUDE | You’re suggesting that she ran a baby farm. That’s most unlikely, nowadays. Besides, I should have noticed it. I visited her house Often. I never saw more than one baby. |
| EGGERSON | She might have taken in another one As a temporary accommodation — On suitable terms. But if she did that, We must enquire what became of the other one. |
| SIR CLAUDE | But this baby was Colby. |
| LADY ELIZABETH | Of course it was Colby. |
| SIR CLAUDE | But Eggerson, you really can’t ask me to believe That she took two babies, and got them mixed. |
| LADY ELIZABETH | That seems to be what happened. And now we must find out What became of your child, Claude. |
| SIR CLAUDE | What became of my child! The mother of my child was Mrs. Guzzard’s sister. She wouldn’t dispose of him. It’s your child, Elizabeth, Whom we must try to trace. |
| EGGERSON | If there was another child Then we must try to trace it. Certainly, Sir Claude: Our first step must be to question Mrs. Guzzard. |
| SIR CLAUDE | And that’s what we are here for. She will be here shortly. And when she arrives I will summon Colby. I wanted you here first, to explain the situation: And I thought I would like you to conduct the proceedings. Will you sit at the desk? |
| EGGERSON | If you wish, Sir Claude. I do feel more at ease when I’m behind a desk: It’s second nature. |
| SIR CLAUDE | And put the case to her. Don’t let her think that I have any doubts: You are putting the questions on behalf of my wife. |
| EGGERSON | I understand, Sir Claude: I understand completely. |
| (didascalia) | [A knock on the door] |
| SIR CLAUDE | Good Lord, she’s here already! Well … Come in! |
| (didascalia) | [Enter LUCASTA] |
| LUCASTA | Is this a meeting? I came to speak to Colby. I’m sorry. |
| SIR CLAUDE | Colby will be here. But you’re not involved in this meeting, Lucasta. Won’t it do another time? |
| LUCASTA | I came to apologise To Colby. No matter. It’ll do another time. Oh, I’m glad you’re here, Eggy! You’re such a support. In any case, I’ve an announcement to make, And I might as well make it now. If you’ll listen. |
| SIR CLAUDE | Of course I’ll listen. But we haven’t much time. |
| LUCASTA | It won’t take much time. I’m going to marry B. |
| SIR CLAUDE | To marry B.! But I thought that was all settled. |
| LUCASTA | Yes, of course, Claude. You thought everything settled. That was just the trouble. You made it so obvious That this would be the ideal solution From your point of view. To get me off your hands. Oh, I know what a nuisance you’ve always found me! And I haven’t made it easier. I didn’t try to. And knowing that you wanted me to marry B. Made me determined that I wouldn’t. Just to spite you, I dare say. That was why I took an interest In Colby. Because you thought he was too good for me. |
| SIR CLAUDE | In Colby! |
| LUCASTA | Why not? That’s perfectly natural. But I’m grateful to Colby. But for Colby I’d never have come to appreciate B. |
| SIR CLAUDE | But Colby! Lucasta, if I’d suspected this I would have explained. Colby is your brother. |
| EGGERSON | Half-brother, Miss Angel. |
| SIR CLAUDE | Yes, half-brother. |
| LUCASTA | What do you mean? |
| SIR CLAUDE | Colby is my son. |
| LADY ELIZABETH | That is what Sir Claude believes. Claude, let me explain. |
| SIR CLAUDE | No, I’ll explain. There’s been some misunderstanding. My wife believes that Colby is her son. That is the reason for this meeting today. We’re awaiting Mrs. Guzzard — Colby’s aunt. |
| LUCASTA | Colby’s aunt? You make my brain reel. |
| SIR CLAUDE | I ought to have made things clear to you At the time when he came here. But I didn’t trust you To keep a secret. There were reasons for that Which no longer exist. But I ought to have told you. |
| LUCASTA | Well, I don’t understand. What I do understand Is Colby’s behaviour. If he knew it. |
| SIR CLAUDE | He knew it. |
| LUCASTA | Why didn’t he tell me? Perhaps he was about to. Anyway, I knew there had been some mistake. You don’t know at all what I’m talking about! But if he knew that he was your son He must have been staggered when I said I was your daughter! I came to thank him for the shock he’d given me. He made me see what I really wanted. B. makes me feel safe. And that’s what I want. And somehow or other, I’ve something to give him — Something that he needs. Colby doesn’t need me, He doesn’t need anyone. He’s fascinating, But he’s undependable. He has his own world, And he might vanish into it at any moment — At just the moment when you needed him most! And he doesn’t depend upon other people, either. B. needs me. He’s been hurt by life, just as I have, And we can help each other. Oh, I know you think of him Simply as a business man. As you thought of me Simply as a nuisance. We’re suited to each other: You thought so too, Claude, but for the wrong reasons, And that put me off. So I’m grateful to Colby. |
| SIR CLAUDE | I don’t know what’s happened, but nevertheless I’m sure that you have made the right decision. |
| LUCASTA | But the reasons why you think so are the wrong ones. |
| LADY ELIZABETH | And I’m sure too, Lucasta, you have made a wise decision. |
| LUCASTA | And I know very well why you think so: You think we’re suited because we’re both common. B. knows you think him common. And so he pretends To be very common, because he knows you think so. You gave us our parts. And we’ve shown that we can play them. |
| LADY ELIZABETH | I don’t think you ought to say that, Lucasta; I have always been a person of liberal views — That’s why I never got on with my family. |
| LUCASTA | Well, I’m not a person of liberal views. I’m very conventional. And I’m not ashamed of it. |
| SIR CLAUDE | Perhaps you are right. I’m not sure of anything. Perhaps, as you say, I’ve misunderstood B., And I’ve never thought that I understood you; And I certainly fail to understand Colby. |
| LADY ELIZABETH | But you and I, Claude, can understand each other, No matter how late. And perhaps that will help us To understand other people. I hope so. Lucasta, I regard you as a … step-daughter; And shall be happy to accept Mr. Kaghan as a son-in-law. |
| LUCASTA | Thank you. I’m sure he’ll appreciate that. But that reminds me. He’s waiting downstairs. I don’t suppose you want us at your meeting. |
| EGGERSON | Allow me. May I make a suggestion? Though first of all I must take the occasion To wish Miss Angel every happiness. And I’m sure she will be happy. Mr. Kaghan Is one of the most promising young men in the City, And he has a heart of gold. So have you, Miss Angel. We have this very important interview, But I’m sure that we want to greet the happy pair. It’s all in the family. Why not let them wait downstairs And come back after Mrs. Guzzard has left? |
| SIR CLAUDE | That’s not a bad idea. If Colby agrees. |
| LUCASTA | I trust you, Eggy. And I want to make my peace with him. |
| SIR CLAUDE | We’ll get him now. |
| (didascalia) | [Reaches for the telephone] |
| (didascalia) | [A knock. Enter COLBY] |
| COLBY | Have I come too soon? I’m afraid I got impatient of waiting. |
| LUCASTA | Colby! I’ve not come to interrupt your meeting. I’ve been told what it’s about. But I did come to see you. I came to apologise for my behaviour The other afternoon. |
| COLBY | Apologise? |
| SIR CLAUDE | I’ve told her. |
| COLBY | But why should you apologise? |
| LUCASTA | Oh, because I knew That I must have misunderstood your reaction. It wouldn’t have been like you — the way I thought it was. You’re much too … detached, ever to be shocked In the way I thought you were. I was ashamed Of what I was telling you, and so I was expecting What I thought I got. But I couldn’t believe it! It isn’t like you, to despise people: You don’t care enough. |
| COLBY | I don’t care enough? |
| LUCASTA | No. You’re either above caring, Or else you’re insensible — I don’t mean insensitive! But you’re terribly cold. Or else you’ve some fire To warm you, that isn’t the same kind of fire That warms other people. You’re either an egotist Or something so different from the rest of us That we can’t judge you. That’s you, Colby. |
| COLBY | That’s me, is it? I simply don’t know. Perhaps you know me better than I know myself. But now that you know what I am … |
| LUCASTA | Who you are, In the sense I’ve been told that you’re my brother; Which makes it more difficult to know what you are. It may be there’s no one so hard to understand As one’s brother … |
| COLBY | Or sister … |
| LUCASTA | What’s so difficult Is to recognise the limits of one’s understanding. It may be that understanding, as a brother and a sister, Will come, in time. Perhaps, one day We may understand each other. And accept the fact That we’re not necessary to each other In the way we might have been. But a different way That reveals itself in time. And perhaps — who knows? — We might become more necessary to each other, As a brother and a sister, than we could have been In any other form of relationship. |
| COLBY | I want you to be happy. |
| LUCASTA | I shall be happy, If you will accept me as a sister For the happiness that relationship may bring us In twenty or thirty or forty years’ time. I shall be happy. I’m going to marry B. I know you like B. |
| COLBY | I’m very fond of him; And I’m glad to think he’ll be my brother-in-law. I shall need you, both of you, Lucasta! |
| LUCASTA | We’ll mean something to you. But you don’t need anybody. |
| EGGERSON | And now may I interrupt, Miss Angel? Why shouldn’t you and Mr. Kaghan wait downstairs And rejoin us when this interview is over? I’m sure Mr. Simpkins will concur in this proposal. |
| COLBY | Of course I’d like them … Can’t B. come up now? |
| EGGERSON | Better wait till afterwards. |
| SIR CLAUDE | Quite right, Eggerson. |
| LUCASTA | Good-bye, Colby. |
| COLBY | Why do you say good-bye? |
| LUCASTA | Good-bye to Colby as Lucasta knew him, And good-bye to the Lucasta whom Colby knew. We’ve changed since then: as you said, we’re always changing. When I come back, we’ll be brother and sister — Or so I hope. Yes, in any event, Good-bye, Colby. |
| (didascalia) | [Exit LUCASTA] |
| COLBY | Good-bye then, Lucasta. |
| EGGERSON | And now, how soon are we expecting Mrs. Guzzard? SIR CLAUDE [looking at his watch]. She ought to be here now! It’s surprising, I hadn’t been aware how the time was passing, What with Lucasta’s unexpected visit. She ought to be here. It wouldn’t be like her To be late for an appointment. She always mentioned it If I was late when I went to see her. |
| (didascalia) | [Enter LUCASTA] |
| LUCASTA | I’m sorry to come back. It’s an anti-climax. But there seems to be nobody to answer the door. I’ve just let someone in. It’s the Mrs. Guzzard Whom you are expecting. She looks rather formidable. |
| SIR CLAUDE | It’s Parkman’s day off. But where’s the parlourmaid? |
| LUCASTA | I thought I heard someone singing in the pantry. |
| LADY ELIZABETH | Oh, I forgot. It’s Gertrude’s quiet hour. I’ve been giving her lessons in recollection. But she shouldn’t be singing. |
| LUCASTA | Well, what shall I do? |
| EGGERSON | Let me go down and explain to Mrs. Guzzard And then bring her up. |
| SIR CLAUDE | No, I want you here, Eggerson. Will you show her up, Lucasta? |
| LUCASTA | I’ll make B. do it. |
| (didascalia) | [Exit LUCASTA] |
| SIR CLAUDE | I wish you could arrange the servants’ time-table better. This is a most unfortunate beginning. |
| LADY ELIZABETH | She’s been making progress, under my direction; But she shouldn’t have been singing. |
| SIR CLAUDE | Well, are we ready? |
| (didascalia) | [A quiet knock. Enter KAGHAN, escorting MRS. GUZZARD. Exit KAGHAN] |
| SIR CLAUDE | Good morning, Mrs. Guzzard. I must apologise: I’m afraid there has been some domestic incompetence. You should have been announced. |
| MRS | GUZZARD. I believe I was punctual. But I didn’t mind waiting in the least, Sir Claude. I know that you are always much engaged. |
| SIR CLAUDE | First, let me introduce you to my wife. Lady Elizabeth Mulhammer. |
| LADY ELIZABETH | Good morning, Mrs. Guzzard. You don’t know me, but I know about you: We have more in common than you are aware of. |
| MRS | GUZZARD. I suppose you mean Colby? |
| LADY ELIZABETH | Yes. To do with Colby. |
| SIR CLAUDE | Elizabeth, you know we are to leave that to Eggerson. This is Mr. Eggerson, Mrs. Guzzard: My confidential clerk. That is to say, Colby’s predecessor, who recently retired. Now he lives … in the country. But he knows the whole story: He’s been in my confidence — and I may say, my friend — For very many years. So I asked him to be present. I hope you don’t mind? |
| MRS | GUZZARD. Why should I mind? I have heard about Mr. Eggerson from Colby. I am very happy to make his acquaintance. |
| SIR CLAUDE | And I thought he might … conduct the proceedings: He’s the very soul of tact and discretion. |
| MRS | GUZZARD. Certainly, Sir Claude, if that is what you wish. But is the subject of this meeting — I suppose to do with Colby — so very confidential? |
| EGGERSON | Yes, that is what I should call it, Mrs. Guzzard. I take it, Sir Claude, I should open the discussion? |
| SIR CLAUDE | If you please, Eggerson. |
| EGGERSON | Then let’s make a start. The question has to do, as you surmised, with Mr. Simpkins. It also concerns a problem of paternity. |
| LADY ELIZABETH | Or of maternity. |
| SIR CLAUDE | Don’t interrupt, Elizabeth. |
| MRS | GUZZARD. I don’t understand you. |
| EGGERSON | It’s this way, Mrs. Guzzard. It is only recently that Lady Elizabeth Heard your name mentioned, by Mr. Simpkins. She was struck by your name and your living in Teddington. And now we must go back, many years: Well, not so many years — when you get to my age The past and the future both seem very brief — But long enough ago for the question to be possible. Lady Elizabeth, before her marriage Had a child … |
| LADY ELIZABETH | A son. |
| EGGERSON | Had a son Whom she could not, in the circumstances, acknowledge. That happens not infrequently, Mrs. Guzzard. |
| MRS | GUZZARD. So I am aware. I have known it to happen. |
| EGGERSON | — Who was taken charge of by the father. That is to say, placed out to be cared for Till further notice by a foster-mother. Unfortunately, the father died suddenly … |
| LADY ELIZABETH | He was run over. By a rhinoceros In Tanganyika. |
| SIR CLAUDE | That’s not relevant. Leave it to Eggerson. |
| EGGERSON | The father died abroad. Lady Elizabeth did not know the name of the lady Who had taken the child. Or rather, had forgotten it. She was not, in any case, in a position In which she could have instituted enquiries. So, for many years, she has been without a clue Until the other day. This son, Mrs. Guzzard, If he is alive, must be a grown man. I believe you have had no children of your own; But I’m sure you can sympathise. |
| MRS | GUZZARD. I can sympathise. I had a child, and lost him. Not in the way That Lady Elizabeth’s child was lost. Let us hope that her son may be restored to her. |
| EGGERSON | That is exactly what we are aiming at. We have a clue — or what appears to be a clue. That is why Sir Claude has asked you to be present. |
| MRS | GUZZARD. You think that I might be able to help you? |
| EGGERSON | It seems just possible. A few days ago, As I said, Lady Elizabeth learned your name; And the name struck her as being familiar. |
| MRS | GUZZARD. Indeed? It is not a very common name. |
| EGGERSON | That is what impressed her. Mrs. Guzzard Of Teddington! Lady Elizabeth is convinced That it was a Mrs. Guzzard of Teddington To whom her new-born child was confided. Of course she might be mistaken about Teddington … |
| LADY ELIZABETH | I am not mistaken about Teddington. |
| EGGERSON | I am only suggesting, Lady Elizabeth, There are other places that sound like Teddington But not so many names that sound like Guzzard — Or if there are, they are equally uncommon. But, Mrs. Guzzard, this is where you can help us — Do you know of any other Mrs. Guzzard? |
| MRS | GUZZARD. None. |
| EGGERSON | Whether, I mean, in Teddington or elsewhere? Now I must ask a more delicate question: Did you, at any time, take in a child — A child, that is, of parents unknown to you — Under such conditions? |
| MRS | GUZZARD. Yes, I did take in a child. My husband and I were childless … at the time, And very poor. It offered two advantages. |
| EGGERSON | And did you know the name of the father Or of the mother? |
| MRS | GUZZARD. I was not told either. I understood the child was very well connected: Otherwise, I should not have taken him. But he was brought to me by a third party, Through whom the monthly payments were made. |
| EGGERSON | The terms were satisfactory? |
| MRS | GUZZARD. Very satisfactory — So long, that is to say, as the money was forthcoming. |
| EGGERSON | Did the payments come to an end? |
| MRS | GUZZARD. Very suddenly. |
| LADY ELIZABETH | That must have been when Tony met with his accident. |
| MRS | GUZZARD. I was informed that the father had died Without making a will. |
| LADY ELIZABETH | He was very careless. |
| MRS | GUZZARD. And that the heirs acknowledged no responsibility. The mother, I suppose, could have got an order If she could have established the paternity; But I didn’t know who she was! What could I do? |
| LADY ELIZABETH | Oh, Claude, you see? You understand, Colby? |
| SIR CLAUDE | Don’t be certain yet, Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | There is no doubt about it. Colby is my son. |
| MRS | GUZZARD. Your son, Lady Elizabeth? Are you suggesting that I kept a child of yours And deceived Sir Claude by pretending it was his? |
| SIR CLAUDE | That is just the point. My wife has convinced herself That Colby is her son. I know he is my son. And I asked you here so that you might tell her so. |
| EGGERSON | Don’t take this as a personal reflection, Mrs. Guzzard. Far from it. You must make allowances For a mother who has been hoping against hope To find her son. Put yourself in her position. If you had lost your son, in a similar way, Wouldn’t you grasp at any straw That offered hope of finding him? |
| MRS | GUZZARD. Perhaps I should. |
| LADY ELIZABETH | There isn’t a shadow of doubt in my mind. I’m surprised that you, Eggerson, with your legal training, Should talk about straws! Colby is my son. |
| MRS | GUZZARD. In the circumstances, I ignore that remark. |
| EGGERSON | May I pour a drop of oil on these troubled waters? Let us approach the question from another angle, And ask Mrs. Guzzard what became of the child She took in, which may have been Lady Elizabeth’s. |
| SIR CLAUDE | That’s a very sensible suggestion, Eggerson. A breath of sanity. Thank you for that. |
| MRS | GUZZARD. We parted with it. A dear little boy. I was happy to have him while the payments were made; But we could not afford to adopt the child, Or continue to keep him, when the payments ended. |
| EGGERSON | And how did you dispose of him? |
| MRS | GUZZARD. We had neighbours Who were childless, and eager to adopt a child. They had taken a fancy to him. So they adopted him. Then they left Teddington, and we lost sight of them. |
| EGGERSON | But you know their name? |
| MRS | GUZZARD. Yes, I know their name: Like mine, a somewhat unusual one. Perhaps it might be possible to trace them. The name was Kaghan. |
| SIR CLAUDE | Their name was Kaghan! |
| MRS | GUZZARD. K-A-G-H-A-N. An odd name. They were excellent people. Nonconformists. |
| EGGERSON | And the child, I suppose he had a Christian name? |
| MRS | GUZZARD. There was nothing to show that the child had been baptised When it came to us; but we could not be sure. My husband was particular in such matters, So we had it given conditional baptism. |
| EGGERSON | What name did you give him? |
| MRS | GUZZARD. We named the child Barnabas. |
| LADY ELIZABETH | Barnabas? There’s never been such a name In my family. Or, I’m sure, in his father’s. But how did he come to be called Colby? |
| SIR CLAUDE | But, Elizabeth, it isn’t Colby! Don’t you see who it is? |
| MRS | GUZZARD. My husband chose the name. We had been married in the church of St. Barnabas. |
| COLBY | Barnabas Kaghan. Is he the little cousin Who died? Don’t you remember, Aunt Sarah, My finding a rattle and a jingle-bell, And your telling me I had had a little cousin Who had died? |
| MRS | GUZZARD. Yes, Colby, that is what I told you. |
| LADY ELIZABETH | So my child is living. I was sure of that. But I believe that Colby is Barnabas. |
| SIR CLAUDE | No, Elizabeth, Barnabas is Barnabas. I must explain this, Mrs. Guzzard. I have a very promising young colleague — In fact, the young man who showed you upstairs — Whose name is Barnabas Kaghan. |
| LADY ELIZABETH | Barnabas? |
| SIR CLAUDE | Yes, Elizabeth. He sometimes has to sign his full name. But he doesn’t like the name, for some reason; So we call him B. |
| MRS | GUZZARD. A very good name. He ought to be proud of it. |
| LADY ELIZABETH | How old is this Barnabas? |
| SIR CLAUDE | About twenty-eight, I think. |
| MRS | GUZZARD. He should be twenty-eight. |
| LADY ELIZABETH | Then I must be out in my calculations. |
| SIR CLAUDE | That wouldn’t surprise me. |
| LADY ELIZABETH | Yes, what year was it? I’m getting so confused. What with Colby being Barnabas — I mean, not Barnabas. And Mr. Kaghan Being Barnabas. I suppose I’ll get used to it. |
| COLBY | But he’s waiting downstairs! Isn’t this the moment For me to bring him up? And Lucasta? |
| EGGERSON | An excellent suggestion, Mr. Simpkins. |
| (didascalia) | [Exit COLBY] |
| EGGERSON | And now, if you agree, Lady Elizabeth, We can ask Mr. Kaghan about his parents; And if Mr. and Mrs. Kaghan are still living Mrs. Guzzard should be able to identify them. |
| LADY ELIZABETH | And will that prove that Mr. Kaghan — This Mr. Kaghan — is my son? |
| EGGERSON | It creates an inherent probability — If that’s the right expression. |
| SIR CLAUDE | I believe, Elizabeth, That you have found your son. |
| EGGERSON | Subject to confirmation. |
| LADY ELIZABETH | And to my being able to adjust myself to it. |
| (didascalia) | [Re-enter COLBY, with KAGHAN and LUCASTA] |
| COLBY | I have told them to be prepared for a surprise. |
| LADY ELIZABETH | Barnabas! Is your name Barnabas? |
| KAGHAN | Why, yes, it is. Did you tell her, Sir Claude? |
| SIR CLAUDE | No, B. It was Mrs. Guzzard who revealed it. This is Mr. Barnabas Kaghan — Mrs. Guzzard. And … my daughter Lucasta. |
| KAGHAN | But how did Mrs. Guzzard know my name? |
| MRS | GUZZARD. Were Mr. and Mrs. Alfred Kaghan your parents? |
| KAGHAN | Yes. They are. My adoptive parents. |
| MRS | GUZZARD. And did they at one time live in Teddington? |
| KAGHAN | I believe they did. But why are you interested? |
| MRS | GUZZARD. Lady Elizabeth, I believe that this is your son. If so, I am cleared from your unjust suspicion. |
| EGGERSON | Mr. Kaghan, are your adoptive parents living? |
| KAGHAN | In Kent. They wanted to retire to the country. So I found them a little place near Sevenoaks Where they keep bees. But why are you asking? |
| LADY ELIZABETH | Because, Barnabas, it seems you are my son. |
| EGGERSON | You will wish to obtain confirmation Of this interesting discovery, Mr. Kaghan, By putting your adoptive parents in touch With Mrs. Guzzard. It’s for them to confirm That they took you, as a child, from Mrs. Guzzard, To whom, it seems, you had first been entrusted. |
| KAGHAN | I really don’t know what emotion to register … |
| LUCASTA | You don’t need to talk that language any longer: Just say you’re embarrassed. |
| KAGHAN | Well, I am embarrassed. If Lady Elizabeth is my mother … |
| LADY ELIZABETH | There is no doubt whatever about it, Barnabas. I am your mother. |
| KAGHAN | But who was my father? |
| LADY ELIZABETH | He died very suddenly. Of a fatal accident When you were very young. That is why you were adopted. |
| KAGHAN | But what did he do? Was he a financier? |
| LADY ELIZABETH | He was not good at figures. Your business ability Comes, I suppose, from my side of the family. But he was in a very good regiment — For a time, at least. |
| KAGHAN | Well, I must get used to that. But I should like to know how I ought to address you, Lady Elizabeth. I’ve always been accustomed To regard Mrs. Kaghan as my mother. |
| LADY ELIZABETH | Then in order to avoid any danger of confusion You may address me as Aunt Elizabeth. |
| KAGHAN | That’s easier, certainly. |
| LADY ELIZABETH | And I shall wish to meet them. Claude, we must invite the Kaghans to dinner. |
| SIR CLAUDE | By all means, Elizabeth. |
| KAGHAN | But, Lady Elizabeth — I mean, Aunt Elizabeth: if I call you Aunt Elizabeth Would you mind very much calling me … just ‘B’? |
| LADY ELIZABETH | Certainly, if you prefer that, Barnabas. |
| LUCASTA | Why is it that you don’t like the name of Barnabas? |
| KAGHAN | I don’t want people calling me ‘Barney’ — Barney Kaghan! Kaghan’s all right. But Barney Kaghan — it sounds rather flashy: It wouldn’t make the right impression in the City. |
| LUCASTA | When you’re an alderman, you’ll be Sir Barney Kaghan! |
| LADY ELIZABETH | And I’m very glad you’re announcing your engagement. Lucasta, I shall take charge of your wedding. |
| LUCASTA | We’d meant to be married very quietly In a register office. |
| LADY ELIZABETH | You must have a church wedding. |
| MRS | GUZZARD. I am glad to hear you say so, Lady Elizabeth. But are you satisfied? |
| LADY ELIZABETH | Satisfied? What about? |
| MRS | GUZZARD. That your suspicions of me were wholly unfounded. |
| LADY ELIZABETH | Oh, Mrs. Guzzard, I had no suspicions! I thought there had been a confusion — that’s all. |
| MRS | GUZZARD. I feared there might be a confusion in your mind Between the meaning of confusion and imposture. |
| SIR CLAUDE | I don’t think there is any confusion now: I’m sure that my wife is perfectly convinced; And Mr. Kaghan’s … mother, I am sure, will confirm it. |
| MRS | GUZZARD. That is as much to my interest as anyone’s. But will your wife be satisfied, When she has the evidence the Kaghans will supply, To recognise Barnabas Kaghan as her son? [To LADY ELIZABETH] Are you contented to have him as your son? |
| SIR CLAUDE | That seems a strange question, Mrs. Guzzard. |
| MRS | GUZZARD. I have been asked here to answer strange questions — And now it is my turn to ask them. I should like to gratify everyone’s wishes. |
| LADY ELIZABETH | Oh, of course … Yes, I’m sure … I shall be very happy. |
| MRS | GUZZARD. You wished for your son, and now you have your son. We all of us have to adapt ourselves To the wish that is granted. That can be a painful process, As I know. And you, Barnabas Kaghan, Are you satisfied to find yourself the son Of Lady Elizabeth Mulhammer? |
| KAGHAN | It’s very much better than being a foundling — If I can live up to it. And … yes, of course, If I can make it right with my parents. I’m fond of them, you know. |
| LADY ELIZABETH | I shall see to that, Barnabas. |
| KAGHAN | B. — if you don’t mind, Aunt Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | B. — and I’m sure we shall become great friends. |
| EGGERSON | I’m sure we all wish for nothing better. |
| MRS | GUZZARD. Wishes, when realised, sometimes turn Against those who have made them. [To LADY ELIZABETH and KAGHAN] Not, I think, with you. [To LUCASTA] Nor, so far as I can judge, with you. Perhaps you are the wisest wisher here: I shall not ask you whether you are satisfied To be the wife of Barnabas Kaghan, The daughter-in-law of Lady Elizabeth, And the daughter of Sir Claude Mulhammer. |
| SIR CLAUDE | That is my concern — that she shall be satisfied To be my daughter. |
| MRS | GUZZARD. Now, Colby, I must ask you now, have you had your wish? |
| SIR CLAUDE | Colby only wanted to be sure of the truth. |
| COLBY | That is a very strange question, Aunt Sarah: To which I can only give a strange answer. Sir Claude is right: I wished to know the truth. What it is, doesn’t matter. All I wanted was relief From the nagging annoyance of knowing there’s a fact That one doesn’t know. But the fact itself Is unimportant, once one knows it. |
| MRS | GUZZARD. You had no preference? Between a father and a mother? |
| COLBY | I’ve never had a father or a mother — It’s different for B. He’s had his foster-parents, So he can afford another relationship. Let my mother rest in peace. As for a father — I have the idea of a father. It’s only just come to me. I should like a father Whom I have never known and couldn’t know now, Because he would have died before I was born Or before I could remember; whom I could get to know Only by report, by documents — The story of his life, of his success or failure … Perhaps his failure more than his success — By objects that belonged to him, and faded photographs In which I should try to decipher a likeness; Whose image I could create in my own mind, To live with that image. An ordinary man Whose life I could in some way perpetuate By being the person he would have liked to be, And by doing the things he had wanted to do. |
| MRS | GUZZARD. Whose son would you wish to be, Colby: Sir Claude’s — or the son of some other man Obscure and silent? A dead man, Colby. Be careful what you say. |
| COLBY | A dead obscure man. |
| MRS | GUZZARD. You shall have your wish. And when you have your wish You will have to come to terms with it. You shall have a father Dead, and unknown to you. |
| SIR CLAUDE | What do you mean? |
| MRS | GUZZARD. Colby is not your son, Sir Claude. |
| COLBY | Who was my father, then? |
| MRS | GUZZARD. Herbert Guzzard. You are the son of a disappointed musician. |
| COLBY | And who was my mother? |
| MRS | GUZZARD. Let your mother rest in peace. I was your mother; but I chose to be your aunt. So you may have your wish, and have no mother. |
| SIR CLAUDE | Mrs. Guzzard, this is perfectly incredible! You couldn’t have carried out such a deception Over all these years. And why should you have deceived me? |
| EGGERSON | Mrs. Guzzard, can you substantiate this statement? |
| MRS | GUZZARD. Registration of birth. To Herbert and Sarah Guzzard A son. |
| EGGERSON | And what about your sister and her child? |
| MRS | GUZZARD. Registration of death. The child was never born. |
| SIR CLAUDE | I don’t believe it. I simply can’t believe it. Mrs. Guzzard, you are inventing this fiction In response to what Colby said he wanted. |
| EGGERSON | I’ll examine the records myself, Sir Claude. Not that we doubt your word, Mrs. Guzzard: But in a matter of such extreme importance You’ll understand the need for exact confirmation. |
| MRS | GUZZARD. I understand that, Mr. Eggerson. Quite well. |
| SIR CLAUDE | I shall not believe it. I’ll not believe those records. You pretend to have carried out a deception For twenty-five years? It’s quite impossible. |
| MRS | GUZZARD. I had no intention of deceiving you, Sir Claude, Till you deceived yourself. When you went to Canada My sister found that she was to have a child: That much is true. I also was expecting one. That you did not know. It did not concern you. As I have just said, my sister died Before the child could be born. You were very far away; I sent you a message, which never reached you. On your return, you came at once to see me; And I found that I had to break the news to you. You saw the child. You assumed that it was yours; And you were so pleased, I shrank, at the moment, From undeceiving you. And then I thought — why not? My husband also had died. I was left very poor. If I let you continue to think the child was yours, My son was assured of a proper start in life — That I knew. And it would make you so happy! If I said the child was mine, what future could he have? And then I was frightened by what I had done. Though I had never said ‘this child is yours’, I feared you would ask for the birth certificate. You never did. And so it went on. |
| SIR CLAUDE | This is horribly plausible. But it can’t be true. |
| MRS | GUZZARD. Consider, Sir Claude. Would I tell you all this Unless it was true? In telling you the truth I am sacrificing my ambitions for Colby. I am sacrificing also my previous sacrifice. This is even greater than the sacrifice I made When I let you claim him. Do you think it is a small thing For me, to see my life’s ambition come to nothing? When I gave up my place as Colby’s mother I gave up something I could never have back. Don’t you understand that this revelation Drives the knife deeper and twists it in the wound? I had very much rather that the facts were otherwise. |
| COLBY | I believe you. I must believe you: This gives me freedom. |
| SIR CLAUDE | But, Colby — If this should be true — of course it can’t be true! — But I see you believe it. You want to believe it. Well, believe it, then. But don’t let it make a difference To our relations. Or, perhaps, for the better? Perhaps we’ll be happier together if you think I am not your father. I’ll accept that. If you will stay with me. It shall make no difference To my plans for your future. |
| COLBY | Thank you, Sir Claude. You’re a very generous man. But now I know who was my father I must follow my father — so that I may come to know him. |
| SIR CLAUDE | What do you mean? |
| COLBY | I want to be an organist. It doesn’t matter about success — I aimed too high before — beyond my capacity. I thought I didn’t want to be an organist When I found I had no chance of getting to the top — That is, to become the organist of a cathedral. But my father was an unsuccessful organist. |
| MRS | GUZZARD. You should say, Colby, not very successful. |
| COLBY | And I wish to follow my father. |
| SIR CLAUDE | But, Colby: Don’t you remember a talk we had — So very long ago! — when we shared our ambitions And shared our disappointment. And you described your feelings On beginning to learn the ways of business; The exhilaration of finding you could handle Matters you would have thought so uncongenial; And the way in which you felt that you were changing? That conversation would have convinced me With no other evidence, that you were my son, Because you described my own experience, exactly. Does that mean nothing to you, the experience we shared? Heaven knows — and you know — I put no obstruction In the way of your fulfilling your musical ambitions — Had you been able to fulfil them. Believe, if you like, that I am not your father: I’ll accept that. I put no claim upon you — Except the claim of our likeness to each other. We have undergone the same disillusionment: I want us to make the best of it, together. |
| COLBY | No, Sir Claude. I hate to hurt you As I am hurting you. But it is very different. As long as I believed that you were my father I was content to have had the same ambitions And in the same way to accept their failure. You had your father before you, as a model; You knew your inheritance. Now I know mine. |
| SIR CLAUDE | I shall never ask you to think of me as a father; All I ask you is — to regard me as a friend. |
| COLBY | But you would still think of me as your son. There can be no relation of father and son Unless it works both ways. For you to regard me — As you would — as your son, when I could not think of you As my father: if I accepted that I should be guilty towards you. I like you too much. You’ve become a man without illusions About himself, and without ambitions. Now that I’ve abandoned my illusions and ambitions All that’s left is love. But not on false pretences: That’s why I must leave you. |
| SIR CLAUDE | Eggerson! Can’t you persuade him? |
| LADY ELIZABETH | Yes. My poor Claude! Do try to help him, Eggerson. |
| EGGERSON | I wouldn’t venture. Mr. Simpkins is a man who knows his own mind. Is it true, Mr. Simpkins, that what you desire Is to become the organist of some parish church? |
| COLBY | That is what I want. If anyone will take me. |
| EGGERSON | If so, I happen to know of a vacancy In my own parish, in Joshua Park — If it should appeal to you. The organist we had Died two months ago. We’ve been looking for another. |
| COLBY | Do you think that they would give me a trial? |
| EGGERSON | Give you a trial? I’m certain. Good organists don’t seem to want to come to Joshua Park. |
| COLBY | But I’ve told you, I’m not a very good organist! |
| EGGERSON | Don’t say that, Mr. Simpkins, until you’ve tried our organ! |
| COLBY | Well, if you could induce them to try me … |
| EGGERSON | The Parochial Church Council will be only too pleased, And I have some influence. I am the Vicar’s Warden. |
| COLBY | I’d like to apply. |
| EGGERSON | The stipend is small — Very small, I’m afraid. Not enough to live on. We’ll have to think of other ways Of making up an income. Piano lessons? — As a temporary measure; because, Mr. Simpkins — I hope you won’t take this as an impertinence — I don’t see you spending a lifetime as an organist. I think you’ll come to find you’ve another vocation. We worked together every day, you know, For quite a little time, and I’ve watched you pretty closely. Mr. Simpkins! You’ll be thinking of reading for orders. And you’ll still have your music. Why, Mr. Simpkins, Joshua Park may be only a stepping-stone To a precentorship! And a canonry! |
| COLBY | We’ll cross that bridge when we come to it, Eggers. Oh, I’m sorry … |
| EGGERSON | Don’t be sorry: I’m delighted. And by the way, a practical point: If you took the position, you’d want to find your feet In Joshua Park, before you settled on lodgings; We have a spare room. We should be most happy If you cared to stop with us, until you were settled. |
| COLBY | I’d be very glad indeed — if Mrs. Eggerson approved. |
| EGGERSON | There’ll be no one so pleased as Mrs. E.; Of that I can assure you. |
| MRS | GUZZARD. Mr. Eggerson, I cannot see eye to eye with you, Having been, myself, the wife of an organist; But you too, I think, have had a wish realised. — I believe that this interview can now be terminated. If you will excuse me, Sir Claude … |
| SIR CLAUDE | Excuse you? Yes. |
| MRS | GUZZARD. I shall return to Teddington. Colby, Will you get me a taxi to go to Waterloo? |
| COLBY | Get you a taxi? Yes, Aunt Sarah; But I should see you home. |
| MRS | GUZZARD. Home? Only to a taxi. Do you mind if I take my leave, Sir Claude? I’m no longer needed here. |
| (didascalia) | [Exit COLBY] |
| SIR CLAUDE | Mind? What do I mind? |
| MRS | GUZZARD. Then I will say goodbye. You have all had your wish In one form or another. You and I, Sir Claude, Had our wishes twenty-five years ago; But we failed to observe, when we had our wishes, That there was a time-limit clause in the contract. |
| SIR CLAUDE | What’s that? Oh. Good-bye, Mrs. Guzzard. |
| (didascalia) | [Exit MRS. GUZZARD] |
| SIR CLAUDE | What’s happened? Have they gone? Is Colby coming back? |
| LADY ELIZABETH | My poor Claude! |
| (didascalia) | [LUCASTA crosses to SIR CLAUDE and kneels beside him] |
| KAGHAN | You know, Claude, I think we all made the same mistake — All except Eggers … |
| EGGERSON | Me, Mr. Kaghan? |
| KAGHAN | We wanted Colby to be something he wasn’t. |
| LADY ELIZABETH | I suppose that’s true of you and me, Claude. Between not knowing what other people want of one, And not knowing what one should ask of other people, One does make mistakes! But I mean to do better. Claude, we’ve got to try to understand our children. |
| KAGHAN | And we should like to understand you … I mean, I’m including both of you, Claude … and Aunt Elizabeth. You know, Claude, both Lucasta and I Would like to mean something to you … if you’d let us; And we’d take the responsibility of meaning it. |
| (didascalia) | [LUCASTA puts her arms around SIR CLAUDE] |
| SIR CLAUDE | Don’t leave me, Lucasta. Eggerson! Do you really believe her? |
| (didascalia) | [EGGERSON nods] |
| SIR CLAUDE | CURTAIN The Cast of the First Production at the Edinburgh Festival August 25–September 5 1953 Sir Claude Mulhammer PAUL ROGERS Eggerson ALAN WEBB Colby Simpkins DENHOLM ELLIOTT B. Kaghan PETER JONES Lucasta Angel MARGARET LEIGHTON Lady Elizabeth Mulhammer ISABEL JEANS Mrs. Guzzard ALISON LEGGATT Presented by HENRY SHEREK Directed by E. MARTIN BROWNE Settings designed by HUTCHINSON SCOTT * Lady Elizabeth’s words off stage are not intended to be heard distinctly by an audience in the theatre. THE ELDER STATESMAN TO MY WIFE To whom I owe the leaping delight That quickens my senses in our wakingtime And the rhythm that governs the repose of our sleepingtime, The breathing in unison Of lovers … Who think the same thoughts without need of speech And babble the same speech without need of meaning: To you I dedicate this book, to return as best I can With words a little part of what you have given me. The words mean what they say, but some have a further meaning For you and me only. Characters MONICA CLAVERTON-FERRY CHARLES HEMINGTON LAMBERT LORD CLAVERTON FEDERICO GOMEZ |
tags:
- archetype/artist
- archetype/child
- archetype/shadow
- character/colby_simpkins
- character/federico_gomez
- character/gertrude
- character/jones
- character/kent
- character/lord_claverton
- character/monica_claverton_ferry
- character/sir_claude_mulhammer
- concept/ambition
- concept/deception
- concept/disillusionment
- concept/doubt
- concept/freedom
- concept/hope
- concept/nature
- concept/truth
- motif/bees
- motif/city
- motif/cross
- motif/death
- motif/desire
- motif/fire
- motif/garden
- motif/home
- motif/love
- motif/marriage
- motif/nature
- motif/night
- motif/soul
- motif/time
- motif/well
- setting/cathedral
- setting/london
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Lo studio degli affari, come nell’Atto I. Parecchie mattine dopo. SIR CLAUDE sta spostando le sedie. Entra LADY ELIZABETH. |
| LADY ELIZABETH | Claude, che cosa stai facendo? |
| SIR CLAUDE | Sistemo i posti. È importante, quando si ha un incontro difficile, decidere in anticipo la disposizione delle sedute. Non credo che tu e io dovremmo stare vicini. Vuoi sederti là, accanto alla scrivania? |
| LADY ELIZABETH | Dall’altra parte, con la luce alle spalle: ma non ti siederai tu stesso alla scrivania? |
| SIR CLAUDE | No, sarebbe troppo formale. Ho pensato che fosse meglio mettere lì Eggerson, dietro la scrivania. Vedi, voglio che faccia da presidente. |
| LADY ELIZABETH | È una buona idea. |
| SIR CLAUDE | D’altra parte, non dobbiamo sembrare due avvocati pronti a fare il controinterrogatorio a un testimone. È tutto molto delicato. Non vogliamo cominciare offendendo la signora Guzzard. Per questo ho pensato che fosse Eggerson a porre le prime domande. È bravissimo ad avvicinare un argomento per vie traverse. Ma dove la facciamo sedere? |
| LADY ELIZABETH | Là, con la luce in pieno su di lei: voglio poterle osservare l’espressione. |
| SIR CLAUDE | Ma non su questa sedia! Le ci vuole una poltrona… |
| LADY ELIZABETH | Non così bassa. Quella lasciala nell’angolo per Colby. Non vorrà stare in vista, povero ragazzo! |
| SIR CLAUDE | Dopotutto è stato lui a insistere su questa… indagine. Ma forse hai ragione. |
| LADY ELIZABETH | Claude, ci ho pensato e ripensato — per tutta la notte. Non ho quasi chiuso occhio. Vorrei che Colby, in qualche modo, risultasse tuo figlio invece che mio. Davvero, lo vorrei! Sarebbe molto più giusto. Se è mio — come sono certa che sia — allora tu non hai mai avuto un figlio; mentre, se fosse tuo… potrebbe pur sempre prendere il posto di mio figlio: e così sarebbe nostro figlio. Povera me, che cosa voglio? Vorrei che fosse mio, ma che tu credessi che è tuo! Perciò spero che la signora Guzzard dica che è tuo figlio e che io non debba crederle. Io non credo nei fatti. Tu sì. È questa la differenza fra noi. |
| SIR CLAUDE | Non ne sono così sicuro. Ho cercato di credere nei fatti; e ho sempre agito come se ci credessi. Pensavo che fossero i fatti a cui credeva mio padre; pensavo che ciò che gli stava a cuore fossero il potere e la ricchezza; e poi arrivai a vedere che quel che io avevo interpretato in quel modo era per lui qualcos’altro — un’idea, un’ispirazione. Ciò che voleva trasmettermi era quell’idea, quell’ispirazione, che per lui era la vita. Per me fu un peso. Un’ispirazione non si comunica così, per forza di volontà. Lui fu un grande finanziere — e io sono soltanto un finanziere di successo. Forse sarei stato più fedele all’ispirazione di mio padre se avessi fatto ciò che volevo fare. |
| LADY ELIZABETH | Non mi hai mai parlato così prima d’ora! Perché non l’hai fatto? Non credo di capire e so che tu pensi che io non capisca nulla, e forse non capisco. Ma vorrei che mi parlassi qualche volta come se capissi, e forse arriverei a capire meglio. Che cosa volevi fare? |
| SIR CLAUDE | Il ceramista. Non ridere. |
| LADY ELIZABETH | Non sto ridendo. Pensavo soltanto com’è strano aver vissuto con te tutti questi anni e adesso mi dici che ti sarebbe piaciuto fare il ceramista! Vuoi dire davvero, fabbricare brocche e vasi come quelli della tua collezione? |
| SIR CLAUDE | È proprio quel che intendo. |
| LADY ELIZABETH | Ma mi sarebbe piaciuto tanto che tu facessi il ceramista! Perché non me l’hai mai detto? |
| SIR CLAUDE | Non credevo che ti avrebbe interessato. Anzi, di più. Davo per scontato che ciò che volevi fosse un marito importante. Pensavo che mi avresti disprezzato se avessi saputo che cosa desideravo davvero essere. |
| LADY ELIZABETH | E io davo per scontato che non t’interessasse nulla al di fuori degli affari finanziari; e che ti servissi di me soprattutto come padrona di casa. È un grave errore, ne sono convinta, per due sposi dare qualcosa per scontato. |
| SIR CLAUDE | È stata un’osservazione molto intelligente. Forse ho dato troppe cose per scontate su di te, Elizabeth. Che cosa volevi tu? |
| LADY ELIZABETH | Ispirare un artista. Non ridere. |
| SIR CLAUDE | Non sto ridendo. Dunque ciò che volevi era ispirare un artista! |
| LADY ELIZABETH | O ispirare un poeta. Credevo che Tony fosse un poeta. Perché mi scriveva poesie. Ed era così bello. Adesso so che i poeti non hanno l’aria dei poeti: e i finanzieri, a quanto pare, non hanno l’aria dei ceramisti — è questo che intendo? Mi sto confondendo. Credevo di sfuggire, con Tony, a un mondo che detestavo — e poi, troppo tardi, scoprii che apparteneva proprio al mondo da cui volevo fuggire. Era così banale! Volevo dimenticarlo, e così, immagino, volevo dimenticare Colby. Ma Colby è un artista. |
| SIR CLAUDE | Un musicista. Io sono un artigiano deluso, e Colby è un compositore deluso. Sarei stato un ceramista di second’ordine, e lui sarebbe stato un organista di second’ordine. Abbiamo scelto entrambi… l’obbedienza ai fatti. |
| LADY ELIZABETH | Credo che fosse proprio quello che cercavo di fare io. È molto strano, Claude, ma questa è la prima volta che parlo con te senza sentirmi stupidissima. Mi hai sempre fatto sentire che non valeva la pena parlarmi. |
| SIR CLAUDE | E tu mi hai sempre fatto sentire che i tuoi interessi erano troppo profondi perché io potessi discuterne: le cure per la salute. E l’arte moderna — purché fosse moderna — e le danze dei dervisci. |
| LADY ELIZABETH | Le danze dei dervisci! Davvero, Claude, come sei assurdo! Non che non ci sia molto da imparare, non ne dubito, dai rituali dei dervisci. Ma non importa che cosa ci dirà la signora Guzzard, se basterà a soddisfare Colby. Qualunque cosa accada sarà nostro figlio. |
| (didascalia) | [Un colpo alla porta. Entra EGGERSON] |
| SIR CLAUDE | Buongiorno, Eggerson. |
| EGGERSON | Buongiorno, Sir Claude. E Lady Elizabeth! |
| SIR CLAUDE | Mi dispiace, Eggerson, di averla fatta salire a Londra con così poco preavviso. |
| EGGERSON | Non dica così, Sir Claude. È vero, di questi tempi non ho molte occasioni per venire; ma la signora E. vorrebbe che salissi più spesso! Non sono tutte così, le signore? Prima si lamentava perché stavo a Londra cinque o sei giorni la settimana: e adesso dice: «Stai diventando un vero campagnolo! Stai perdendo il contatto con la vita pubblica». Il fatto è che le manca il contatto con Londra, anche se non lo ammette. Le mancano le mie notizie quando tornavo a casa la sera. E le ultime edizioni dei giornali che compravo a Liverpool Street. Ma ho tanto da fare, a Joshua Park — oltre al giardino — che non ho un momento libero. E ormai, davvero, a Londra mi sento del tutto perduto. Ogni volta che vengo noto che il traffico è peggiorato ancora. |
| SIR CLAUDE | Sì, peggiora sempre. |
| LADY ELIZABETH | — Spero che la signora Eggerson stia bene. |
| EGGERSON | Abbastanza bene. È sempre giù di morale in questa stagione, quando ci avviciniamo all’anniversario. |
| SIR CLAUDE | L’anniversario? Della morte di suo figlio? |
| EGGERSON | Del giorno in cui ne avemmo notizia. Non ne parliamo spesso; eppure so che cos’ha in mente, giorni prima. Ma eccomi qui a parlare di noi! E abbiamo faccende più importanti, immagino. |
| SIR CLAUDE | Eggerson, aspetto la signora Guzzard. |
| EGGERSON | Davvero! La signora Guzzard! E perché mai l’aspettiamo? |
| SIR CLAUDE | Le ho chiesto io di venire. Lady Elizabeth è certa di conoscere il nome della signora Guzzard. |
| LADY ELIZABETH | La signora Guzzard, di Teddington. |
| EGGERSON | Ah, davvero! Non avrei mai immaginato che quel nome le fosse noto. |
| SIR CLAUDE | Aveva interrogato Colby su di sé, e lui ha fatto il nome di sua zia, la signora Guzzard. Adesso è convinta che la signora Guzzard di Teddington sia il nome della persona a cui fu affidato il suo figlio. |
| EGGERSON | Che coincidenza straordinaria! |
| SIR CLAUDE | È proprio questo, a meno che non si sbagli… |
| LADY ELIZABETH | Ma insomma, Claude! |
| SIR CLAUDE | E ne ha concluso che il suo figlio debba essere Colby, così le ho detto la verità. Ma non riesce a crederci. |
| LADY ELIZABETH | Claude, non è del tutto esatto. Lasciami spiegare. Sono convinta che Sir Claude si sbagli, o che sia stato ingannato, e che Colby sia mio figlio. Ne sono sicura. Ma non voglio saperlo: sono perfettamente contenta di lasciare le cose come stanno, così da poterlo considerare nostro figlio. |
| SIR CLAUDE | Questo è perfettamente esatto. È Colby che non si accontenta di questa soluzione. Lui pretende i fatti. Ed è per questo che ho chiesto alla signora Guzzard di venire. Lei non lo sa. |
| EGGERSON | Una posizione naturale, per il signor Simpkins, se posso dirlo. Certo, potremmo scoprire un’altra signora Guzzard… |
| LADY ELIZABETH | Due signore Guzzard? |
| EGGERSON | Concordo, è un nome rarissimo, ma sono accadute cose più strane. |
| LADY ELIZABETH | E tutt’e due a Teddington? |
| EGGERSON | Concordo, sarebbe sorprendentissimo. E allo stesso indirizzo? |
| LADY ELIZABETH | L’indirizzo non lo so. La signora Guzzard di Teddington, è tutto quel che so, e su questo potrei giurare. |
| EGGERSON | Sembra davvero improbabile che ci siano due signore Guzzard a Teddington. Ma ammettendo, per il momento, una sola signora Guzzard, non potrebbero esserci stati due bambini? |
| LADY ELIZABETH | Due bambini, Eggerson? |
| EGGERSON | Suggerivo soltanto che forse la signora Guzzard faceva professione di… occuparsi dei figli degli altri. In un certo senso, è cosa perfettamente rispettabile. |
| SIR CLAUDE | Sta insinuando che tenesse un allevamento di neonati. È del tutto improbabile, ai nostri giorni. E poi me ne sarei accorto. Visitavo la sua casa spesso. Non ho mai visto più di un bambino. |
| EGGERSON | Potrebbe averne preso un altro come sistemazione provvisoria — a condizioni adeguate. Ma se fece così, dobbiamo domandare che ne fu dell’altro. |
| SIR CLAUDE | Ma questo bambino era Colby. |
| LADY ELIZABETH | Certo che era Colby. |
| SIR CLAUDE | Ma Eggerson, non può davvero chiedermi di credere che prese due bambini e li scambiò. |
| LADY ELIZABETH | Sembra proprio quel che è successo. E ora dobbiamo scoprire che ne è stato del tuo figlio, Claude. |
| SIR CLAUDE | Che ne è stato di mio figlio! La madre di mio figlio era la sorella della signora Guzzard. Lei non l’avrebbe ceduto. È il tuo figlio, Elizabeth, quello che dobbiamo cercare di rintracciare. |
| EGGERSON | Se c’era un altro bambino, allora dobbiamo cercare di rintracciarlo. Certamente, Sir Claude: il primo passo dev’essere interrogare la signora Guzzard. |
| SIR CLAUDE | Ed è per questo che siamo qui. Sarà qui a momenti. E quando arriverà chiamerò Colby. Volevo lei qui per primo, per spiegarle la situazione: e ho pensato che mi piacerebbe che conducesse lei la riunione. Vuole sedersi alla scrivania? |
| EGGERSON | Se lo desidera, Sir Claude. Mi sento più a mio agio quando sono dietro una scrivania: è una seconda natura. |
| SIR CLAUDE | E le esponga il caso. Non le lasci credere che io abbia dubbi: lei pone le domande per conto di mia moglie. |
| EGGERSON | Ho capito, Sir Claude: ho capito perfettamente. |
| (didascalia) | [Un colpo alla porta] |
| SIR CLAUDE | Santo cielo, è già qui! Beh… Avanti! |
| (didascalia) | [Entra LUCASTA] |
| LUCASTA | È una riunione? Ero venuta a parlare con Colby. Scusate. |
| SIR CLAUDE | Colby verrà. Ma tu non c’entri in questa riunione, Lucasta. Non può aspettare un’altra volta? |
| LUCASTA | Ero venuta a chiedere scusa a Colby. Non importa. Sarà per un’altra volta. Oh, sono contenta che tu sia qui, Eggy! Sei un tale sostegno. A ogni modo ho un annuncio da fare, e tanto vale farlo adesso. Se mi ascoltate. |
| SIR CLAUDE | Certo che ti ascolto. Ma abbiamo poco tempo. |
| LUCASTA | Non ci vorrà molto tempo. Sposo B. |
| SIR CLAUDE | Sposi B.! Ma credevo che fosse tutto deciso. |
| LUCASTA | Sì, certo, Claude. Tu credevi che tutto fosse deciso. Il guaio era proprio quello. Rendevi così evidente che sarebbe stata la soluzione ideale dal tuo punto di vista. Per levarmi dai piedi. Oh, lo so quanto ti sono sempre pesata! E non ti ho reso le cose facili. Non ci ho provato. E sapere che volevi che sposassi B. mi rendeva decisa a non farlo. Solo per farti dispetto, direi. Fu per questo che m’interessai a Colby. Perché tu lo credevi troppo buono per me. |
| SIR CLAUDE | A Colby! |
| LUCASTA | Perché no? È perfettamente naturale. Ma sono grata a Colby. Se non fosse per Colby non sarei mai arrivata ad apprezzare B. |
| SIR CLAUDE | Ma Colby! Lucasta, se lo avessi sospettato ti avrei spiegato tutto. Colby è tuo fratello. |
| EGGERSON | Fratellastro, signorina Angel. |
| SIR CLAUDE | Sì, fratellastro. |
| LUCASTA | Che cosa vuoi dire? |
| SIR CLAUDE | Colby è mio figlio. |
| LADY ELIZABETH | Questo è ciò che crede Sir Claude. Claude, lascia spiegare a me. |
| SIR CLAUDE | No, spiego io. C’è stato un malinteso. Mia moglie crede che Colby sia suo figlio. È questa la ragione dell’incontro di oggi. Aspettiamo la signora Guzzard — la zia di Colby. |
| LUCASTA | La zia di Colby? Mi fai girare la testa. |
| SIR CLAUDE | Avrei dovuto chiarirti le cose all’epoca in cui lui arrivò qui. Ma non mi fidavo che sapessi tenere un segreto. C’erano ragioni che non esistono più. Ma avrei dovuto dirtelo. |
| LUCASTA | Beh, io non capisco. Quel che capisco è il comportamento di Colby. Se lo sapeva. |
| SIR CLAUDE | Lo sapeva. |
| LUCASTA | Perché non me l’ha detto? Forse stava per farlo. Comunque, sapevo che c’era stato un equivoco. Non avete la minima idea di che cosa sto parlando! Ma se sapeva di essere tuo figlio dev’essere rimasto di sasso quando gli dissi che ero tua figlia! Ero venuta a ringraziarlo per lo scossone che mi aveva dato. Mi ha fatto vedere che cosa volevo davvero. B. mi fa sentire al sicuro. Ed è questo che voglio. E in un modo o nell’altro, io ho qualcosa da dargli — qualcosa di cui lui ha bisogno. Colby non ha bisogno di me, non ha bisogno di nessuno. È affascinante, ma non ci si può contare. Ha un mondo suo, e potrebbe svanirci dentro da un momento all’altro — proprio nel momento in cui ne avessi più bisogno! E nemmeno lui dipende dagli altri. B. ha bisogno di me. La vita l’ha ferito, come ha ferito me, e possiamo aiutarci a vicenda. Oh, lo so che tu lo vedi solo come un uomo d’affari. Come vedevi me solo come una seccatura. Siamo fatti l’uno per l’altra: lo pensavi anche tu, Claude, ma per le ragioni sbagliate, e questo mi allontanava. Perciò sono grata a Colby. |
| SIR CLAUDE | Non so che cosa sia successo, ma nondimeno sono certo che tu abbia preso la decisione giusta. |
| LUCASTA | Ma le ragioni per cui lo pensi sono quelle sbagliate. |
| LADY ELIZABETH | E anch’io sono certa, Lucasta, che tu abbia deciso saggiamente. |
| LUCASTA | E so benissimo perché lo pensa: pensa che siamo fatti l’uno per l’altra perché siamo entrambi volgari. B. sa che lei lo considera volgare. E allora fa finta di esserlo moltissimo, perché sa che lei lo pensa. Ci avete assegnato le parti. E abbiamo dimostrato di saperle recitare. |
| LADY ELIZABETH | Non credo che dovresti dire questo, Lucasta; sono sempre stata una persona di idee liberali — è per questo che non sono mai andata d’accordo con la mia famiglia. |
| LUCASTA | Beh, io non sono una persona di idee liberali. Sono convenzionalissima. E non me ne vergogno. |
| SIR CLAUDE | Forse hai ragione. Non sono sicuro di nulla. Forse, come dici, ho frainteso B., e non ho mai creduto di capire te; e certamente non riesco a capire Colby. |
| LADY ELIZABETH | Ma tu e io, Claude, possiamo capirci, per quanto tardi sia. E forse questo ci aiuterà a capire gli altri. Lo spero. Lucasta, ti considero una… figliastra; e sarò felice di accogliere il signor Kaghan come genero. |
| LUCASTA | Grazie. Sono sicura che lo apprezzerà. Ma questo mi ricorda: sta aspettando di sotto. Non credo che ci vogliate alla vostra riunione. |
| EGGERSON | Permettete. Posso avanzare una proposta? Ma prima di tutto devo cogliere l’occasione per augurare alla signorina Angel ogni felicità. E sono certo che sarà felice. Il signor Kaghan è uno dei giovani più promettenti della City, e ha un cuore d’oro. Come lei, signorina Angel. Abbiamo questo colloquio importantissimo, ma sono certo che vogliamo salutare la felice coppia. È tutto in famiglia. Perché non lasciarli aspettare di sotto e farli tornare dopo che la signora Guzzard se ne sarà andata? |
| SIR CLAUDE | Non è una cattiva idea. Se Colby è d’accordo. |
| LUCASTA | Mi fido di te, Eggy. E voglio fare pace con lui. |
| SIR CLAUDE | Lo chiamiamo subito. |
| (didascalia) | [Allunga la mano verso il telefono] |
| (didascalia) | [Un colpo. Entra COLBY] |
| COLBY | Sono arrivato troppo presto? Temo di essermi spazientito ad aspettare. |
| LUCASTA | Colby! Non sono venuta a interrompere la vostra riunione. Mi hanno detto di che si tratta. Ma ero venuta proprio per te. Sono venuta a chiederti scusa per come mi sono comportata l’altro pomeriggio. |
| COLBY | Chiedermi scusa? |
| SIR CLAUDE | Le ho detto tutto. |
| COLBY | Ma perché dovresti chiedermi scusa? |
| LUCASTA | Oh, perché ho capito di aver certamente frainteso la tua reazione. Non sarebbe stato da te — come credevo che fosse. Sei troppo… distaccato per restare mai scandalizzato nel modo in cui credevo che fossi. Mi vergognavo di ciò che ti stavo raccontando, e perciò mi aspettavo proprio quello che credetti di ricevere. Ma non riuscivo a crederci! Non è da te disprezzare la gente: non t’importa abbastanza. |
| COLBY | Non m’importa abbastanza? |
| LUCASTA | No. O sei al di sopra di ogni interesse, oppure sei insensibile — non intendo poco sensibile! Ma sei terribilmente freddo. O altrimenti hai un fuoco che ti scalda, e che non è lo stesso fuoco che scalda gli altri. O sei un egoista o qualcosa di così diverso da tutti noi che non possiamo giudicarti. Sei fatto così, Colby. |
| COLBY | Sono fatto così, dici? Io semplicemente non lo so. Forse mi conosci meglio di quanto mi conosca io. Ma ora che sai che cosa sono… |
| LUCASTA | Chi sei, nel senso che mi hanno detto che sei mio fratello; il che rende più difficile sapere che cosa sei. Può darsi che non ci sia nessuno più difficile da capire di un fratello… |
| COLBY | O di una sorella… |
| LUCASTA | La cosa difficile è riconoscere i limiti della propria comprensione. Può darsi che la comprensione, da fratello a sorella, venga col tempo. Forse, un giorno, arriveremo a capirci. E ad accettare il fatto che non ci siamo necessari l’uno all’altra nel modo in cui avremmo potuto esserlo. Ma in un modo diverso che si rivela col tempo. E forse — chi lo sa? — potremmo diventarci più necessari l’uno all’altra, da fratello e sorella, di quanto avremmo potuto esserlo in qualsiasi altra forma di rapporto. |
| COLBY | Voglio che tu sia felice. |
| LUCASTA | Sarò felice, se mi accetterai come sorella per la felicità che quel rapporto potrà darci fra venti o trenta o quarant’anni di tempo. Sarò felice. Sposerò B. So che B. ti piace. |
| COLBY | Gli voglio molto bene; e sono contento al pensiero che sarà mio cognato. Avrò bisogno di te, di tutti e due, Lucasta! |
| LUCASTA | Significheremo qualcosa per te. Ma tu non hai bisogno di nessuno. |
| EGGERSON | E ora posso interrompere, signorina Angel? Perché lei e il signor Kaghan non aspettano di sotto e non ci raggiungono quando questo colloquio sarà finito? Sono certo che il signor Simpkins concorderà con la proposta. |
| COLBY | Certo che li vorrei qui… Non può salire B. adesso? |
| EGGERSON | Meglio aspettare dopo. |
| SIR CLAUDE | Giustissimo, Eggerson. |
| LUCASTA | Addio, Colby. |
| COLBY | Perché dici addio? |
| LUCASTA | Addio al Colby che Lucasta conosceva, e addio alla Lucasta che Colby conosceva. Da allora siamo cambiati: come dicevi tu, cambiamo sempre. Quando tornerò saremo fratello e sorella — o almeno lo spero. Sì, in ogni caso, addio, Colby. |
| (didascalia) | [Esce LUCASTA] |
| COLBY | Addio, allora, Lucasta. |
| EGGERSON | E ora, fra quanto aspettiamo la signora Guzzard? SIR CLAUDE [guardando l’orologio]. Dovrebbe essere già qui! È sorprendente, non mi ero accorto di come passava il tempo, con la visita inattesa di Lucasta. Dovrebbe essere qui. Non sarebbe da lei arrivare in ritardo a un appuntamento. Me lo faceva sempre notare quando andavo io da lei in ritardo. |
| (didascalia) | [Entra LUCASTA] |
| LUCASTA | Scusate se torno. È un anticlimax. Ma pare che non ci sia nessuno ad aprire la porta. Ho appena fatto entrare una persona. È la signora Guzzard che aspettavate. Ha un’aria piuttosto temibile. |
| SIR CLAUDE | È il giorno libero di Parkman. Ma la cameriera dov’è? |
| LUCASTA | Mi è parso di sentire qualcuno cantare in dispensa. |
| LADY ELIZABETH | Oh, dimenticavo. È l’ora di raccoglimento di Gertrude. Le ho dato delle lezioni di raccoglimento. Ma non dovrebbe cantare. |
| LUCASTA | Beh, che faccio? |
| EGGERSON | Lasci che scenda io a spiegare alla signora Guzzard e poi la accompagni su. |
| SIR CLAUDE | No, la voglio qui, Eggerson. Vuoi accompagnarla su tu, Lucasta? |
| LUCASTA | Lo farò fare a B. |
| (didascalia) | [Esce LUCASTA] |
| SIR CLAUDE | Vorrei che tu organizzassi meglio gli orari della servitù. È un inizio davvero sfortunato. |
| LADY ELIZABETH | Ha fatto progressi, sotto la mia guida; ma non avrebbe dovuto cantare. |
| SIR CLAUDE | Bene, siamo pronti? |
| (didascalia) | [Un colpo discreto. Entra KAGHAN, accompagnando MRS. GUZZARD. Esce KAGHAN] |
| SIR CLAUDE | Buongiorno, signora Guzzard. Devo scusarmi: temo che ci sia stata una certa incompetenza domestica. Avrebbero dovuto annunciarla. |
| MRS | GUZZARD. Credo di essere stata puntuale. Ma non mi è pesato affatto aspettare, Sir Claude. So che lei è sempre molto occupato. |
| SIR CLAUDE | Anzitutto, mi permetta di presentarle mia moglie. Lady Elizabeth Mulhammer. |
| LADY ELIZABETH | Buongiorno, signora Guzzard. Lei non mi conosce, ma io so di lei: abbiamo più cose in comune di quanto lei immagini. |
| MRS | GUZZARD. Suppone che intenda Colby? |
| LADY ELIZABETH | Sì. A che fare con Colby. |
| SIR CLAUDE | Elizabeth, sai che dobbiamo lasciarlo fare a Eggerson. Questo è il signor Eggerson, signora Guzzard: il mio segretario privato. Vale a dire il predecessore di Colby, che si è ritirato di recente. Ora vive… in campagna. Ma conosce tutta la storia: ha goduto della mia fiducia — e posso dire, è mio amico — da moltissimi anni. Perciò gli ho chiesto di essere presente. Spero che non le dispiaccia. |
| MRS | GUZZARD. Perché dovrebbe dispiacermi? Ho sentito parlare del signor Eggerson da Colby. Sono lietissima di fare la sua conoscenza. |
| SIR CLAUDE | E ho pensato che potesse… condurre lui la riunione: è l’anima stessa del tatto e della discrezione. |
| MRS | GUZZARD. Certamente, Sir Claude, se è questo che desidera. Ma l’argomento di questo incontro — che riguarda Colby, suppongo — è dunque così riservato? |
| EGGERSON | Sì, è proprio così che lo definirei, signora Guzzard. Devo intendere, Sir Claude, che apra io la discussione? |
| SIR CLAUDE | Se vuole, Eggerson. |
| EGGERSON | Allora cominciamo. La questione riguarda, come lei ha supposto, il signor Simpkins. Riguarda inoltre un problema di paternità. |
| LADY ELIZABETH | O di maternità. |
| SIR CLAUDE | Non interrompere, Elizabeth. |
| MRS | GUZZARD. Non la seguo. |
| EGGERSON | Le cose stanno così, signora Guzzard. Solo di recente Lady Elizabeth ha sentito nominare il suo nome dal signor Simpkins. L’hanno colpita il suo nome e il fatto che lei viva a Teddington. E ora dobbiamo tornare indietro di molti anni: beh, non poi tanti anni — quando si arriva alla mia età il passato e il futuro sembrano entrambi brevissimi — ma abbastanza indietro perché la domanda sia possibile. Lady Elizabeth, prima del suo matrimonio, ebbe un figlio… |
| LADY ELIZABETH | Un maschio. |
| EGGERSON | Ebbe un figlio che non poté, date le circostanze, riconoscere. Accade non di rado, signora Guzzard. |
| MRS | GUZZARD. Ne sono consapevole. So che accade. |
| EGGERSON | — Del quale si prese cura il padre. Vale a dire: fu affidato alle cure di una madre adottiva fino a nuovo avviso. Purtroppo il padre morì all’improvviso… |
| LADY ELIZABETH | Fu travolto. Da un rinoceronte in Tanganica. |
| SIR CLAUDE | Non è pertinente. Lascia fare a Eggerson. |
| EGGERSON | Il padre morì all’estero. Lady Elizabeth non conosceva il nome della signora che aveva preso il bambino. O meglio, l’aveva dimenticato. Non era, in ogni caso, in una posizione tale da poter avviare delle ricerche. Così, per molti anni, è rimasta senza un indizio fino all’altro giorno. Questo figlio, signora Guzzard, se è vivo, dev’essere ormai un uomo fatto. Credo che lei non abbia avuto figli suoi; ma sono certo che può capire. |
| MRS | GUZZARD. Posso capire. Ho avuto un figlio, e l’ho perduto. Non nel modo in cui è andato perduto il figlio di Lady Elizabeth. Speriamo che il figlio le sia restituito. |
| EGGERSON | È esattamente ciò a cui miriamo. Abbiamo un indizio — o quello che sembra un indizio. Per questo Sir Claude le ha chiesto di essere presente. |
| MRS | GUZZARD. Pensate che io possa esservi d’aiuto? |
| EGGERSON | Sembra appena possibile. Pochi giorni fa, come ho detto, Lady Elizabeth ha appreso il suo nome; e quel nome le è parso familiare. |
| MRS | GUZZARD. Davvero? Non è un nome molto comune. |
| EGGERSON | È proprio questo che l’ha colpita. La signora Guzzard di Teddington! Lady Elizabeth è convinta che fosse a una signora Guzzard di Teddington che venne affidato il suo figlio appena nato. Certo, potrebbe sbagliarsi su Teddington… |
| LADY ELIZABETH | Non mi sbaglio su Teddington. |
| EGGERSON | Suggerivo soltanto, Lady Elizabeth, che ci sono altri luoghi il cui nome suona come Teddington, ma non molti nomi che suonino come Guzzard — o se ce ne sono, sono altrettanto rari. Ma, signora Guzzard, è qui che può aiutarci — conosce lei qualche altra signora Guzzard? |
| MRS | GUZZARD. Nessuna. |
| EGGERSON | Intendo dire, né a Teddington né altrove? Ora devo farle una domanda più delicata: ha mai, in qualche momento, preso in casa un bambino — un bambino, voglio dire, di genitori a lei ignoti — a tali condizioni? |
| MRS | GUZZARD. Sì, presi in casa un bambino. Mio marito e io eravamo senza figli… a quel tempo, e molto poveri. Offriva due vantaggi. |
| EGGERSON | E conosceva il nome del padre o quello della madre? |
| MRS | GUZZARD. Non mi dissero né l’uno né l’altro. Mi fecero capire che il bambino era molto ben imparentato: altrimenti non l’avrei preso. Ma me lo portò una terza persona, tramite la quale venivano fatti i pagamenti mensili. |
| EGGERSON | Le condizioni erano soddisfacenti? |
| MRS | GUZZARD. Molto soddisfacenti — finché, s’intende, il denaro arrivava. |
| EGGERSON | I pagamenti cessarono? |
| MRS | GUZZARD. Di colpo. |
| LADY ELIZABETH | Dev’essere stato quando Tony ebbe l’incidente. |
| MRS | GUZZARD. Mi fu comunicato che il padre era morto senza fare testamento. |
| LADY ELIZABETH | Era molto sbadato. |
| MRS | GUZZARD. E che gli eredi non riconoscevano alcuna responsabilità. La madre, suppongo, avrebbe potuto ottenere un provvedimento se avesse potuto stabilire la paternità; ma io non sapevo chi fosse! Che potevo fare? |
| LADY ELIZABETH | Oh, Claude, vedi? Capisci, Colby? |
| SIR CLAUDE | Non essere ancora così certa, Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | Non c’è alcun dubbio. Colby è mio figlio. |
| MRS | GUZZARD. Suo figlio, Lady Elizabeth? Sta insinuando che io abbia tenuto un figlio suo ingannando Sir Claude col far credere che fosse il suo? |
| SIR CLAUDE | È proprio questo il punto. Mia moglie si è convinta che Colby sia suo figlio. Io so che è mio figlio. E le ho chiesto di venire qui perché possa dirglielo. |
| EGGERSON | Non lo prenda come un’allusione personale, signora Guzzard. Tutt’altro. Deve avere indulgenza per una madre che ha sperato contro ogni speranza di ritrovare il figlio. Si metta nei suoi panni. Se lei avesse perduto suo figlio, in modo simile, non si aggrapperebbe a qualsiasi fuscello che offrisse una speranza di ritrovarlo? |
| MRS | GUZZARD. Forse sì. |
| LADY ELIZABETH | Nella mia mente non c’è l’ombra di un dubbio. Mi stupisce che lei, Eggerson, con la sua formazione giuridica, parli di fuscelli! Colby è mio figlio. |
| MRS | GUZZARD. Date le circostanze, ignoro quell’osservazione. |
| EGGERSON | Posso versare una goccia d’olio su queste acque agitate? Affrontiamo la questione da un altro lato, e chiediamo alla signora Guzzard che ne fu del bambino che prese in casa, e che potrebbe essere quello di Lady Elizabeth. |
| SIR CLAUDE | È una proposta molto sensata, Eggerson. Un soffio di buonsenso. Grazie di questo. |
| MRS | GUZZARD. Ce ne separammo. Un bambino delizioso. Fui felice di tenerlo finché i pagamenti arrivavano; ma non potevamo permetterci di adottare il bambino, né di continuare a tenerlo, quando i pagamenti cessarono. |
| EGGERSON | E come se ne liberò? |
| MRS | GUZZARD. Avevamo dei vicini senza figli, e ansiosi di adottare un bambino. Se n’erano invaghiti. Così l’adottarono. Poi lasciarono Teddington e li perdemmo di vista. |
| EGGERSON | Ma ne conosce il nome? |
| MRS | GUZZARD. Sì, ne conosco il nome: come il mio, un nome piuttosto insolito. Forse sarebbe possibile rintracciarli. Il nome era Kaghan. |
| SIR CLAUDE | Si chiamavano Kaghan! |
| MRS | GUZZARD. K-A-G-H-A-N. Un nome strano. Erano ottime persone. Non conformisti. |
| EGGERSON | E il bambino, suppongo, aveva un nome di battesimo? |
| MRS | GUZZARD. Nulla indicava che il bambino fosse stato battezzato quando venne da noi; ma non potevamo esserne certi. Mio marito era scrupoloso in queste cose, e così gli facemmo impartire il battesimo condizionato. |
| EGGERSON | Che nome gli deste? |
| MRS | GUZZARD. Chiamammo il bambino Barnaba. |
| LADY ELIZABETH | Barnaba? Non c’è mai stato un nome simile nella mia famiglia. Né, ne sono certa, in quella di suo padre. Ma come mai fu chiamato Colby? |
| SIR CLAUDE | Ma, Elizabeth, non è Colby! Non vedi chi è? |
| MRS | GUZZARD. Il nome lo scelse mio marito. Ci eravamo sposati nella chiesa di San Barnaba. |
| COLBY | Barnaba Kaghan. È lui il cuginetto che morì? Non ricordi, zia Sarah, quando trovai un sonaglio e un campanellino, e tu mi dicesti che avevo avuto un cuginetto che era morto? |
| MRS | GUZZARD. Sì, Colby, è ciò che ti dissi. |
| LADY ELIZABETH | Dunque il mio figlio è vivo. Ne ero sicura. Ma credo che Colby sia Barnaba. |
| SIR CLAUDE | No, Elizabeth, Barnaba è Barnaba. Devo spiegarle questo, signora Guzzard. Ho un giovane collega molto promettente — anzi, il giovanotto che l’ha accompagnata su — che si chiama Barnaba Kaghan. |
| LADY ELIZABETH | Barnaba? |
| SIR CLAUDE | Sì, Elizabeth. A volte deve firmare col nome per esteso. Ma quel nome non gli piace, per qualche ragione; così lo chiamiamo B. |
| MRS | GUZZARD. Un nome ottimo. Dovrebbe esserne fiero. |
| LADY ELIZABETH | Quanti anni ha questo Barnaba? |
| SIR CLAUDE | Ventotto, credo. |
| MRS | GUZZARD. Dovrebbe averne ventotto. |
| LADY ELIZABETH | Allora devo aver sbagliato i conti. |
| SIR CLAUDE | Questo non mi sorprenderebbe. |
| LADY ELIZABETH | Sì, che anno era? Mi sto confondendo tanto. Con Colby che è Barnaba — voglio dire, che non è Barnaba. E il signor Kaghan che è Barnaba. Immagino che mi ci abituerò. |
| COLBY | Ma lui aspetta di sotto! Non è questo il momento perché io lo faccia salire? E anche Lucasta? |
| EGGERSON | Ottima proposta, signor Simpkins. |
| (didascalia) | [Esce COLBY] |
| EGGERSON | E ora, se lei è d’accordo, Lady Elizabeth, possiamo interrogare il signor Kaghan sui suoi genitori; e se il signore e la signora Kaghan sono ancora vivi la signora Guzzard dovrebbe poterli identificare. |
| LADY ELIZABETH | E questo proverà che il signor Kaghan — questo signor Kaghan — è mio figlio? |
| EGGERSON | Crea una probabilità intrinseca — se è questa l’espressione giusta. |
| SIR CLAUDE | Credo, Elizabeth, che tu abbia ritrovato tuo figlio. |
| EGGERSON | Salvo conferma. |
| LADY ELIZABETH | E salvo la mia capacità di adattarmici. |
| (didascalia) | [Rientra COLBY, con KAGHAN e LUCASTA] |
| COLBY | Ho detto loro di prepararsi a una sorpresa. |
| LADY ELIZABETH | Barnaba! Il suo nome è Barnaba? |
| KAGHAN | Ma sì, è così. Gliel’ha detto lei, Sir Claude? |
| SIR CLAUDE | No, B. È stata la signora Guzzard a rivelarlo. Questo è il signor Barnaba Kaghan — la signora Guzzard. E… mia figlia Lucasta. |
| KAGHAN | Ma come faceva la signora Guzzard a sapere il mio nome? |
| MRS | GUZZARD. Il signore e la signora Alfred Kaghan erano i suoi genitori? |
| KAGHAN | Sì. Lo sono. I miei genitori adottivi. |
| MRS | GUZZARD. E vissero, un tempo, a Teddington? |
| KAGHAN | Credo di sì. Ma perché le interessa? |
| MRS | GUZZARD. Lady Elizabeth, credo che questo sia suo figlio. Se è così, sono discolpata dal suo ingiusto sospetto. |
| EGGERSON | Signor Kaghan, i suoi genitori adottivi sono vivi? |
| KAGHAN | Nel Kent. Volevano ritirarsi in campagna. Così trovai loro un posticino vicino a Sevenoaks dove tengono le api. Ma perché me lo chiede? |
| LADY ELIZABETH | Perché, Barnaba, pare che lei sia mio figlio. |
| EGGERSON | Vorrà ottenere conferma di questa interessante scoperta, signor Kaghan, mettendo i suoi genitori adottivi in contatto con la signora Guzzard. Tocca a loro confermare di averla presa, da bambino, dalla signora Guzzard, alla quale, a quanto pare, lei era stato affidato dapprima. |
| KAGHAN | Non so proprio quale emozione registrare… |
| LUCASTA | Non hai più bisogno di parlare quella lingua: di’ semplicemente che sei imbarazzato. |
| KAGHAN | Beh, sono imbarazzato. Se Lady Elizabeth è mia madre… |
| LADY ELIZABETH | Non c’è il minimo dubbio al riguardo, Barnaba. Sono sua madre. |
| KAGHAN | Ma chi era mio padre? |
| LADY ELIZABETH | Morì all’improvviso. Per un incidente fatale, quando lei era piccolissimo. Ecco perché fu adottato. |
| KAGHAN | Ma che cosa faceva? Era un finanziere? |
| LADY ELIZABETH | Non era portato per i numeri. Il suo talento per gli affari le viene, suppongo, dal lato mio della famiglia. Ma era in un reggimento ottimo — per un po’ di tempo, almeno. |
| KAGHAN | Beh, dovrò abituarmici. Ma vorrei sapere come devo rivolgermi a lei, Lady Elizabeth. Sono sempre stato abituato a considerare la signora Kaghan come mia madre. |
| LADY ELIZABETH | Allora, per evitare ogni pericolo di confusione, può chiamarmi zia Elizabeth. |
| KAGHAN | Certamente più facile. |
| LADY ELIZABETH | E vorrò conoscerli. Claude, dobbiamo invitare i Kaghan a cena. |
| SIR CLAUDE | Ma certo, Elizabeth. |
| KAGHAN | Ma, Lady Elizabeth — voglio dire, zia Elizabeth: se la chiamo zia Elizabeth, le dispiacerebbe molto chiamarmi… semplicemente «B»? |
| LADY ELIZABETH | Certamente, se lo preferisce, Barnaba. |
| LUCASTA | Perché non ti piace il nome di Barnaba? |
| KAGHAN | Non voglio che la gente mi chiami «Barney» — Barney Kaghan! Kaghan va benissimo. Ma Barney Kaghan — suona un po’ pacchiano: non farebbe la giusta impressione nella City. |
| LUCASTA | Quando sarai consigliere comunale, sarai Sir Barney Kaghan! |
| LADY ELIZABETH | E sono contentissima che annunciate il vostro fidanzamento. Lucasta, mi occuperò io del tuo matrimonio. |
| LUCASTA | Avevamo pensato di sposarci in tutta discrezione in un municipio. |
| LADY ELIZABETH | Dovete sposarvi in chiesa. |
| MRS | GUZZARD. Sono lieta di sentirglielo dire, Lady Elizabeth. Ma è soddisfatta? |
| LADY ELIZABETH | Soddisfatta? Di che cosa? |
| MRS | GUZZARD. Che i suoi sospetti su di me fossero del tutto infondati. |
| LADY ELIZABETH | Oh, signora Guzzard, non avevo alcun sospetto! Pensavo che ci fosse stata una confusione — tutto qui. |
| MRS | GUZZARD. Temevo che nella sua mente ci fosse una confusione fra il significato di confusione e quello di impostura. |
| SIR CLAUDE | Non credo che ci sia più alcuna confusione: sono certo che mia moglie è perfettamente convinta; e la… madre del signor Kaghan, ne sono sicuro, lo confermerà. |
| MRS | GUZZARD. Questo è nel mio interesse quanto in quello di chiunque altro. Ma sua moglie si dirà soddisfatta, quando avrà le prove che i Kaghan forniranno, di riconoscere Barnaba Kaghan come suo figlio? [a LADY ELIZABETH] È contenta di averlo come figlio? |
| SIR CLAUDE | Mi pare una domanda strana, signora Guzzard. |
| MRS | GUZZARD. Sono stata chiamata qui a rispondere a domande strane — e ora tocca a me farle. Vorrei esaudire i desideri di tutti. |
| LADY ELIZABETH | Oh, certo… Sì, sono sicura… Sarò felicissima. |
| MRS | GUZZARD. Lei desiderava suo figlio, e ora ha suo figlio. Tutti noi dobbiamo adattarci al desiderio che ci viene esaudito. Può essere un processo doloroso, lo so bene. E lei, Barnaba Kaghan, è soddisfatto di scoprirsi figlio di Lady Elizabeth Mulhammer? |
| KAGHAN | È molto meglio che essere un trovatello — se saprò esserne all’altezza. E… sì, certo, se riuscirò a metterla a posto con i miei genitori. Ci sono affezionato, sa. |
| LADY ELIZABETH | Ci penserò io, Barnaba. |
| KAGHAN | B. — se non le dispiace, zia Elizabeth. |
| LADY ELIZABETH | B. — e sono certa che diventeremo grandi amici. |
| EGGERSON | Sono certo che non desideriamo altro. |
| MRS | GUZZARD. I desideri, una volta realizzati, a volte si rivoltano contro chi li ha formulati. [a LADY ELIZABETH e KAGHAN] Non con voi, credo. [a LUCASTA] Né, per quanto posso giudicare, con lei. Forse lei è qui la più saggia fra chi ha desiderato: non le chiederò se è soddisfatta di essere la moglie di Barnaba Kaghan, la nuora di Lady Elizabeth, e la figlia di Sir Claude Mulhammer. |
| SIR CLAUDE | Questo riguarda me — che lei sia soddisfatta di essere mia figlia. |
| MRS | GUZZARD. E ora, Colby, devo chiederti: hai avuto ciò che desideravi? |
| SIR CLAUDE | Colby voleva soltanto essere certo della verità. |
| COLBY | È una domanda molto strana, zia Sarah: alla quale posso dare solo una risposta strana. Sir Claude ha ragione: volevo conoscere la verità. Quale essa sia, non importa. Tutto ciò che volevo era liberarmi dall’assillo di sapere che c’è un fatto che non si conosce. Ma il fatto in sé è irrilevante, una volta che lo si conosce. |
| MRS | GUZZARD. Non avevi una preferenza? Fra un padre e una madre? |
| COLBY | Non ho mai avuto né padre né madre — per B. è diverso. Lui ha avuto i genitori adottivi, e così può permettersi un altro legame. Lasciate mia madre riposare in pace. Quanto a un padre — io ho l’idea di un padre. Mi è venuta proprio ora. Vorrei un padre che non ho mai conosciuto e che non potrei conoscere adesso, perché sarebbe morto prima che io nascessi o prima che potessi ricordarlo; che potrei conoscere soltanto per sentito dire, per documenti — la storia della sua vita, del suo successo o del suo fallimento… forse più del suo fallimento che del suo successo — per gli oggetti che gli appartennero, e per fotografie sbiadite in cui cercherei di decifrare una somiglianza; la cui immagine potrei creare nella mia mente per vivere con quell’immagine. Un uomo comune la cui vita io potessi in qualche modo perpetuare essendo la persona che lui avrebbe voluto essere e facendo le cose che lui aveva desiderato fare. |
| MRS | GUZZARD. Di chi vorresti essere figlio, Colby: di Sir Claude — o di qualche altro uomo, oscuro e silenzioso? Un uomo morto, Colby. Sta’ attento a ciò che dici. |
| COLBY | Di un uomo morto e oscuro. |
| MRS | GUZZARD. Avrai il tuo desiderio. E quando avrai il tuo desiderio dovrai venire a patti con esso. Avrai un padre morto, e a te sconosciuto. |
| SIR CLAUDE | Che cosa vuol dire? |
| MRS | GUZZARD. Colby non è suo figlio, Sir Claude. |
| COLBY | Chi era mio padre, allora? |
| MRS | GUZZARD. Herbert Guzzard. Sei figlio di un musicista deluso. |
| COLBY | E chi era mia madre? |
| MRS | GUZZARD. Lascia riposare in pace tua madre. Ero io tua madre; ma scelsi di essere tua zia. Così puoi avere ciò che desideri, e non avere madre. |
| SIR CLAUDE | Signora Guzzard, questo è perfettamente incredibile! Non può aver portato avanti un simile inganno per tutti questi anni. E perché avrebbe dovuto ingannarmi? |
| EGGERSON | Signora Guzzard, può comprovare questa dichiarazione? |
| MRS | GUZZARD. Registrazione di nascita. A Herbert e Sarah Guzzard, un figlio. |
| EGGERSON | E che ne è di sua sorella e del suo figlio? |
| MRS | GUZZARD. Registrazione di morte. Il bambino non nacque mai. |
| SIR CLAUDE | Non ci credo. Semplicemente non posso crederci. Signora Guzzard, lei sta inventando questa finzione in risposta a ciò che Colby ha detto di volere. |
| EGGERSON | Esaminerò io stesso i registri, Sir Claude. Non che dubitiamo della sua parola, signora Guzzard: ma in una faccenda di tale estrema importanza capirà la necessità di una conferma esatta. |
| MRS | GUZZARD. Lo capisco, signor Eggerson. Molto bene. |
| SIR CLAUDE | Io non ci crederò. Non crederò a quei registri. Pretende di aver portato avanti un inganno per venticinque anni? È del tutto impossibile. |
| MRS | GUZZARD. Non avevo intenzione di ingannarla, Sir Claude, finché non si ingannò da sé. Quando lei andò in Canada mia sorella scoprì che aspettava un bambino: questo è vero. Anch’io ne aspettavo uno. Questo lei non lo sapeva. Non la riguardava. Come ho appena detto, mia sorella morì prima che il bambino potesse nascere. Lei era lontanissimo; le mandai un messaggio, che non le giunse mai. Al suo ritorno venne subito da me; e mi trovai a dover essere io a darle la notizia. Lei vide il bambino. Diede per scontato che fosse suo; ed era così contento che, in quel momento, mi trattenni dal disingannarla. E poi pensai — perché no? Anche mio marito era morto. Ero rimasta poverissima. Se le avessi lasciato credere che il bambino era suo, mio figlio avrebbe avuto assicurato un avvio decoroso nella vita — questo lo sapevo. E l’avrebbe reso così felice! Se avessi detto che il bambino era mio, che avvenire avrebbe avuto? E poi mi spaventai di ciò che avevo fatto. Benché non avessi mai detto «questo bambino è suo», temevo che mi chiedesse il certificato di nascita. Non me lo chiese mai. E così andò avanti. |
| SIR CLAUDE | È orribilmente plausibile. Ma non può essere vero. |
| MRS | GUZZARD. Consideri, Sir Claude. Le direi tutto questo se non fosse vero? Dicendole la verità sacrifico le mie ambizioni per Colby. Sacrifico anche il mio sacrificio di prima. Questo è ancora più grande del sacrificio che feci quando la lasciai rivendicarlo. Le sembra cosa da poco per me vedere l’ambizione della mia vita ridotta a nulla? Quando rinunciai al mio posto di madre di Colby rinunciai a qualcosa che non avrei mai potuto riavere. Non capisce che questa rivelazione spinge il coltello più a fondo e lo rigira nella piaga? Avrei preferito di gran lunga che i fatti fossero altri. |
| COLBY | Ti credo. Devo crederti: questo mi dà la libertà. |
| SIR CLAUDE | Ma, Colby — se questo fosse vero — certo che non può essere vero! — ma vedo che lei ci crede. Vuole crederci. Bene, allora ci creda. Ma non lasci che questo cambi i nostri rapporti. O, forse, in meglio? Forse saremo più felici insieme se lei penserà che io non sono suo padre. L’accetterò. Purché lei resti con me. Non farà alcuna differenza per i miei progetti sul suo avvenire. |
| COLBY | Grazie, Sir Claude. Lei è un uomo molto generoso. Ma ora che so chi era mio padre devo seguire mio padre — così da poter arrivare a conoscerlo. |
| SIR CLAUDE | Che cosa vuol dire? |
| COLBY | Voglio fare l’organista. Non importa il successo — prima ho mirato troppo in alto — oltre le mie capacità. Credevo di non voler fare l’organista quando scoprii di non avere alcuna possibilità di arrivare in cima — cioè di diventare l’organista di una cattedrale. Ma mio padre fu un organista senza successo. |
| MRS | GUZZARD. Dovresti dire, Colby, non molto fortunato. |
| COLBY | E io desidero seguire mio padre. |
| SIR CLAUDE | Ma, Colby: non ricorda una conversazione che avemmo — tanto tempo fa! — quando ci confidammo le nostre ambizioni e la nostra delusione? E lei descrisse ciò che provava cominciando a imparare le vie degli affari; l’esaltazione di scoprire che sapeva trattare materie che avrebbe creduto tanto estranee; e il modo in cui sentiva di star cambiando? Quella conversazione mi avrebbe convinto, senza nessun’altra prova, che lei era mio figlio, perché descriveva esattamente la mia esperienza. Non significa nulla per lei l’esperienza che abbiamo condiviso? Il cielo lo sa — e lei lo sa — che non ho posto alcun ostacolo sulla via delle sue ambizioni musicali — se solo fosse stato in grado di realizzarle. Creda pure, se vuole, che io non sono suo padre: l’accetterò. Non avanzo pretese su di lei — tranne la pretesa della nostra somiglianza reciproca. Abbiamo attraversato la stessa disillusione: voglio che ne traiamo il meglio, insieme. |
| COLBY | No, Sir Claude. Mi duole ferirla come la sto ferendo. Ma è cosa molto diversa. Finché credevo che lei fosse mio padre mi accontentavo di avere avuto le stesse ambizioni e di accettarne allo stesso modo il fallimento. Lei aveva suo padre davanti a sé, come modello; conosceva la sua eredità. Ora io conosco la mia. |
| SIR CLAUDE | Non le chiederò mai di considerarmi un padre; tutto ciò che le chiedo è di considerarmi un amico. |
| COLBY | Ma lei continuerebbe a pensarmi come suo figlio. Non può esistere un rapporto di padre e figlio se non funziona nei due sensi. Che lei mi consideri — come farebbe — suo figlio, quando io non potrei pensare a lei come a mio padre: se accettassi questo sarei colpevole verso di lei. Le voglio troppo bene. Lei è diventato un uomo senza illusioni su di sé, e senza ambizioni. Ora che io ho abbandonato le mie illusioni e le mie ambizioni non resta che l’amore. Ma non su false premesse: ecco perché devo lasciarla. |
| SIR CLAUDE | Eggerson! Non riesce a persuaderlo? |
| LADY ELIZABETH | Sì. Povero il mio Claude! Cerchi di aiutarlo, Eggerson. |
| EGGERSON | Non oserei. Il signor Simpkins è un uomo che sa quel che vuole. È vero, signor Simpkins, che ciò che desidera è diventare organista di qualche chiesa parrocchiale? |
| COLBY | È questo che voglio. Se qualcuno mi prenderà. |
| EGGERSON | Se è così, mi capita di sapere di un posto vacante proprio nella mia parrocchia, a Joshua Park — se le andasse. L’organista che avevamo è morto due mesi fa. Ne stiamo cercando un altro. |
| COLBY | Crede che accetterebbero di mettermi alla prova? |
| EGGERSON | Metterla alla prova? Ne sono certo. Pare che i buoni organisti non abbiano voglia di venire a Joshua Park. |
| COLBY | Ma le ho detto che non sono un organista molto bravo! |
| EGGERSON | Non dica così, signor Simpkins, finché non avrà provato il nostro organo! |
| COLBY | Beh, se riuscisse a indurli a provarmi… |
| EGGERSON | Il Consiglio parrocchiale ne sarà felicissimo, e io ho una certa influenza. Sono il fabbriciere del Vicario. |
| COLBY | Vorrei fare domanda. |
| EGGERSON | Lo stipendio è modesto — modestissimo, temo. Non basta per viverci. Dovremo pensare ad altri modi di integrare il reddito. Lezioni di pianoforte? — come misura provvisoria; perché, signor Simpkins — spero che non lo prenda come un’impertinenza — non la vedo passare tutta la vita come organista. Credo che arriverà a scoprire di avere un’altra vocazione. Abbiamo lavorato insieme ogni giorno, sa, per un bel po’ di tempo, e l’ho osservata da vicino. Signor Simpkins! Penserà a studiare per prendere gli ordini. E le resterà la musica. Ma sì, signor Simpkins, Joshua Park potrebbe essere solo un trampolino verso un posto di precentore! E un canonicato! |
| COLBY | Attraverseremo quel ponte quando ci arriveremo, Eggers. Oh, mi scusi… |
| EGGERSON | Non si scusi: sono felicissimo. E a proposito, un punto pratico: se accettasse il posto, vorrà orientarsi un po’ a Joshua Park prima di scegliere un alloggio; noi abbiamo una stanza libera. Saremmo felicissimi se volesse fermarsi da noi finché non si sia sistemato. |
| COLBY | Ne sarei davvero lietissimo — se la signora Eggerson fosse d’accordo. |
| EGGERSON | Non ci sarà nessuno più contento della signora E.; di questo posso assicurarla. |
| MRS | GUZZARD. Signor Eggerson, non posso vedere le cose come lei, essendo stata io stessa moglie di un organista; ma anche lei, credo, ha avuto un desiderio esaudito. — Credo che questo colloquio possa ormai considerarsi chiuso. Se vuole scusarmi, Sir Claude… |
| SIR CLAUDE | Scusarla? Sì. |
| MRS | GUZZARD. Tornerò a Teddington. Colby, vuoi chiamarmi un taxi per andare a Waterloo? |
| COLBY | Chiamarti un taxi? Sì, zia Sarah; ma dovrei accompagnarti a casa. |
| MRS | GUZZARD. A casa? Solo fino a un taxi. Le dispiace se mi congedo, Sir Claude? Qui non servo più. |
| (didascalia) | [Esce COLBY] |
| SIR CLAUDE | Dispiacermi? E che cosa mi dispiace ormai? |
| MRS | GUZZARD. Allora le dico addio. Avete avuto tutti ciò che desideravate, in una forma o nell’altra. Lei e io, Sir Claude, avemmo i nostri desideri venticinque anni fa; ma non ci accorgemmo, quando li avemmo, che nel contratto c’era una clausola di scadenza a termine. |
| SIR CLAUDE | Che cosa? Ah. Addio, signora Guzzard. |
| (didascalia) | [Esce MRS. GUZZARD] |
| SIR CLAUDE | Che è successo? Se ne sono andati? Colby torna? |
| LADY ELIZABETH | Povero il mio Claude! |
| (didascalia) | [LUCASTA attraversa la scena verso SIR CLAUDE e si inginocchia accanto a lui] |
| KAGHAN | Sa, Claude, credo che abbiamo fatto tutti lo stesso errore — tutti tranne Eggers… |
| EGGERSON | Io, signor Kaghan? |
| KAGHAN | Volevamo che Colby fosse qualcosa che non era. |
| LADY ELIZABETH | Immagino che valga per te e per me, Claude. Fra il non sapere che cosa gli altri vogliono da noi e il non sapere che cosa dobbiamo chiedere agli altri, si fanno degli errori! Ma intendo fare meglio. Claude, dobbiamo cercare di capire i nostri figli. |
| KAGHAN | E a noi piacerebbe capire voi… voglio dire, includo tutti e due, Claude… e zia Elizabeth. Sa, Claude, sia Lucasta sia io vorremmo significare qualcosa per lei… se ce lo permettesse; e ci prenderemmo la responsabilità di significarlo davvero. |
| (didascalia) | [LUCASTA cinge SIR CLAUDE con le braccia] |
| SIR CLAUDE | Non lasciarmi, Lucasta. Eggerson! Le crede davvero? |
| (didascalia) | [EGGERSON annuisce] |
| SIR CLAUDE | SIPARIO Gli interpreti della prima rappresentazione al Festival di Edimburgo 25 agosto – 5 settembre 1953 Sir Claude Mulhammer PAUL ROGERS Eggerson ALAN WEBB Colby Simpkins DENHOLM ELLIOTT B. Kaghan PETER JONES Lucasta Angel MARGARET LEIGHTON Lady Elizabeth Mulhammer ISABEL JEANS Mrs. Guzzard ALISON LEGGATT Produzione di HENRY SHEREK Regia di E. MARTIN BROWNE Scene di HUTCHINSON SCOTT * Le parole di Lady Elizabeth fuori scena non sono destinate a essere udite distintamente dal pubblico in teatro. IL GRANDE STATISTA A MIA MOGLIE a cui devo la gioia balzante che ravviva i miei sensi nel tempo della veglia e il ritmo che governa il riposo del nostro tempo del sonno, il respiro all’unisono degli amanti… che pensano gli stessi pensieri senza bisogno di parole e balbettano le stesse parole senza bisogno di senso: a te dedico questo libro, per restituire come posso con parole una piccola parte di ciò che tu mi hai dato. Le parole dicono ciò che dicono, ma alcune hanno un senso ulteriore per te e per me soltanto. Personaggi MONICA CLAVERTON-FERRY CHARLES HEMINGTON LAMBERT LORD CLAVERTON FEDERICO GOMEZ |