THE ELDER STATESMAN TO MY WIFE To whom I owe the leaping delight That quickens my senses in our wakingtime And the rhythm that governs the repose of our sleepingtime, The breathing in unison Of lovers … Who think the same thoughts without need of speech And babble the same speech without need of meaning: To you I dedicate this book, to return as best I can With words a little part of what you have given me. The words mean what they say, but some have a further meaning For you and me only. Characters MONICA CLAVERTON-FERRY CHARLES HEMINGTON LAMBERT LORD CLAVERTON FEDERICO GOMEZ MRS. PIGGOTT MRS. CARGHILL MICHAEL CLAVERTON-FERRY
Atto 1, Scena 1
THE ELDER STATESMAN TO MY WIFE To whom I owe the leaping delight That quickens my senses in our wakingtime And the rhythm that governs the repose of our sleepingtime, The breathing in unison Of lovers … Who think the same thoughts without need of speech And babble the same speech without need of meaning: To you I dedicate this book, to return as best I can With words a little part of what you have given me. The words mean what they say, but some have a further meaning For you and me only. Characters MONICA CLAVERTON-FERRY CHARLES HEMINGTON LAMBERT LORD CLAVERTON FEDERICO GOMEZ MRS. PIGGOTT MRS. CARGHILL MICHAEL CLAVERTON-FERRY
Atto 1, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Il salotto di LORD CLAVERTON, nella sua londinese casa. Le quattro in punto del pomeriggio. |
| (didascalia) | [Voci nell’ingresso] |
| CHARLES | Suo padre è in casa, oggi? |
| MONICA | Lo vedrai all’ora del tè. |
| CHARLES | Ma se non posso averti tutta per me, non ha davvero senso che io mi fermi per il tè. |
| (didascalia) | [Entrano MONICA e CHARLES carichi di pacchi] |
| MONICA | Ma devi fermarti per il tè. Era inteso così quando dicesti che potevi darmi tutto il pomeriggio. |
| CHARLES | Ma non potevo dirti quel che volevo dirti a colazione… |
| MONICA | È colpa tua. Avresti dovuto portarmi in qualche altro ristorante invece che in uno dove il maître e tutti i camerieri sembrano essere tuoi intimi amici. |
| CHARLES | È l’unico posto dove sono davvero ben conosciuto e ben servito. E quando sei con me dev’essere una colazione perfetta. |
| MONICA | È stata una colazione perfetta. Ma so come sono gli uomini — amano mettersi in mostra. È vanità maschile, volersi i camerieri tutti a ronzarti intorno: e ricorda alla ragazza che non è la sola a esserci stata con lui. |
| CHARLES | Beh, prendimi in giro, se ti va. Ma un uomo si sente sciocco se ti porta in un posto dove è del tutto sconosciuto e dove i camerieri sembrano tutti evitargli lo sguardo. |
| MONICA | Stiamo uscendo dal punto… |
| CHARLES | Sei tu che mi hai fatto uscire dal punto… Cercavo di spiegare… |
| MONICA | Si tratta semplicemente del fatto che tu ti fermi per il tè. Come praticamente avevi promesso. |
| CHARLES | Quello che non capisci è che io ho un motivo di lagnanza. Lunedì lasci Londra, con tuo padre: mi ero organizzato per essere libero tutto il pomeriggio nel chiaro presupposto… |
| MONICA | Che ti fermassi per il tè. |
| CHARLES | Quando dissi che ero libero tutto il pomeriggio, volevo dire che tu mi avresti dato tutto il pomeriggio. Non potevo dire quel che volevo, in un ristorante; e poi mi hai trascinato in una spedizione di compere… |
| MONICA | Se non ti piace fare compere con me… |
| CHARLES | Certo che mi piace fare compere con te. Ma come si fa a parlare in una spedizione di compere — se non per indovinare che cosa vuoi comprare e consigliarti di comprarlo. |
| MONICA | Ma perché non fermarti per il tè? |
| CHARLES | Molto bene, allora, mi fermerò per il tè, ma sai che non avrò modo di parlarti. Lo sai. Ora che tuo padre si è ritirato è in casa tutti i giorni. E tu lasci Londra. E poiché tuo padre semplicemente non sopporta che un uomo che non sia lui ti abbia tutta per sé, prima che io abbia detto due parole arriverà con quel suo passo… |
| MONICA | Hai già detto ben più di due parole. E poi mio padre non trascina il passo. Non sei per niente rispettoso. |
| CHARLES | Cerco di essere rispettoso; ma tu sai che non avrò un minuto da solo con te. |
| MONICA | Hai già avuto parecchi minuti da solo con me e li hai sprecati a bisticciare. Ma sul serio, Charles, mio padre sarà certamente sepolto in biblioteca e non penserà a uscirne finché non lo chiameranno per il tè. Perché dunque non parlare adesso? Anche se so molto bene quel che vuoi dire. L’ho già sentito tutto. |
| CHARLES | E lo sentirai di nuovo. Credi che stia per dirti ancora una volta che sono innamorato di te. Beh, hai ragione. Ma ho qualcos’altro da dire che non ho mai detto prima, e che ti darà uno scossone. Credo che tu mi ami. |
| MONICA | Oh, che uomo prepotente sei! Davvero, devi crederti un ipnotizzatore. |
| CHARLES | È questo il momento di tormentarmi? Ma sono egoista a dirlo, perché penso — penso che tu stia tormentando altrettanto te stessa. |
| MONICA | Hai ragione. È così. Perché sono innamorata di te. |
| CHARLES | Dunque avevo ragione! Nell’istante in cui l’ho detto mi sono spaventato a morte. Perché non sapevo che mi amassi — volevo soltanto crederlo. E ti ho fatto dire che è così! Ma ora che l’hai detto, devi dirlo ancora, perché ho tanto bisogno di conferme! Sei sicura di non sbagliarti? |
| MONICA | Com’è arrivato, Charles? È strisciato dentro così piano, a passi silenziosi, e mi è rimasto alle spalle quieto, per molto tempo, per moltissimo tempo, prima che ne sentissi la presenza. |
| CHARLES | Le tue parole sembrano venire da lontanissimo. Eppure da vicinissimo. Tu stai cambiando me e io sto cambiando te. |
| MONICA | Già adesso, quanto di me è te? |
| CHARLES | E quanto di me è te? Non sono più la stessa persona di un momento fa. Che cosa significano adesso le parole — io e te? |
| MONICA | Nel nostro mondo privato — ora che abbiamo un mondo privato — i significati sono diversi. Guarda! Siamo tornati nella stanza in cui siamo entrati solo pochi minuti fa. Ecco una poltrona, là c’è il tavolo; ecco la porta… e sento arrivare qualcuno: è Lambert col tè… |
| (didascalia) | [Entra LAMBERT col carrello] |
| MONICA | e io dirò: «Lambert, voglia avvertire sua signoria che il tè è servito». |
| LAMBERT | Sì, signorina Monica. |
| MONICA | Sono molto contenta, Charles, che tu possa fermarti per il tè. |
| (didascalia) | [Esce LAMBERT] |
| MONICA | — Ora siamo nel mondo pubblico. |
| CHARLES | E tuo padre verrà. Con quella sua aria calma e possessiva e quel suo cortese benvenuto, che è sempre un promemoria che non devo restare troppo, perché tu appartieni a lui. Sembra dare per scontato con tanta placidità che a te non importi davvero di nessun’altra compagnia che la sua! |
| MONICA | Non devi credere che qualcosa che ti ho detto ti abbia dato il diritto di criticare mio padre. In primo luogo, tu non lo capisci; in secondo luogo, non siamo ancora fidanzati. |
| CHARLES | Non lo siamo? Siamo d’accordo di essere innamorati l’uno dell’altra, e, non essendoci alcun impedimento legale, non basta questo a costituire un fidanzamento? Non sei sicura di volermi sposare? |
| MONICA | Sì, Charles. Sono sicura di volerti sposare quando sarò libera di farlo. Ma per quel tempo tu potresti aver cambiato idea. Sono cose che succedono. |
| CHARLES | A me non succederà. |
| (didascalia) | [Un colpo. Entra LAMBERT] |
| LAMBERT | Mi scusi, signorina Monica. Sua Signoria ha detto di dirle di non aspettarlo per il tè. |
| MONICA | Grazie, Lambert. |
| LAMBERT | Al momento è occupato. Ma non tarderà molto. |
| (didascalia) | [Esce] |
| CHARLES | Non capisci che mi stai torturando? Per quanto tempo resterai prigioniera, sola con tuo padre, in quel costosissimo albergo per convalescenti dove lo stai portando? E dopo, che cosa? |
| MONICA | Ci sono parecchie buone ragioni perché io vada con lui. |
| CHARLES | Ragioni migliori di quelle per sposare me? Quali ragioni? |
| MONICA | Primo, il suo terrore di restare solo. Nella vita che ha condotto non ha mai dovuto stare solo. E quando è stato in casa la sera, anche quando legge, o è preso dalle sue carte, ha bisogno di avere qualcun altro nella stanza con sé, che legga anche lui — o che stia soltanto seduto — qualcuno non occupato in nulla che non si possa interrompere. Qualcuno a cui rivolgere ogni tanto un’osservazione. E per lo più sono stata io. |
| CHARLES | So che sei stata tu. È un peccato che tu non abbia avuto fratelli e sorelle con cui dividere il peso. Sorelle, dovrei dire, perché tuo fratello non ti è mai servito a nulla. |
| MONICA | E non servirà mai a nulla a nessuno, temo. Povero Michael! La mamma lo viziava e il babbo era troppo severo — così sono sempre ai ferri corti. |
| CHARLES | Ma parlavi di parecchie ragioni per andare con tuo padre. C’è una ragione migliore della sua paura della solitudine? |
| MONICA | La seconda ragione è esattamente l’opposto: è la sua paura di essere esposto agli estranei. |
| CHARLES | Ma lui è più vivo che mai quando è in mezzo alla gente, a dirigere, a manovrare, a lusingare o a intimidire — e in tutto questo è un maestro. Estranei! |
| MONICA | Non capisci. Una cosa è incontrare la gente quando si è in autorità, con il costume dell’autorità, quando l’uomo che la gente vede incontrandoti non è l’uomo privato, ma il personaggio pubblico. In politica mio padre portava un’etichetta pubblica. E più tardi, come presidente di società quotate, il suo privato è sempre stato preservato. |
| CHARLES | Il suo privato è stato preservato così bene che a volte mi sono chiesto se ci fosse un qualche… io privato da preservare. |
| MONICA | C’è un io privato, Charles. Ne sono certa. |
| CHARLES | Hai dato due ragioni, l’una in contraddizione con l’altra. Può essercene una terza? |
| MONICA | La terza ragione è questa: me l’ha comunicata solo ora il dottor Selby — mio padre è molto più malato di quanto sappia: può darsi che da Badgley Court non torni mai. Ma Selby vuole che sia incoraggiato in ogni modo — se resta fiducioso, è probabile che viva un po’ più a lungo. Per questo Selby ha scelto quel posto. Una casa di convalescenza con l’atmosfera di un albergo — nulla che faccia pensare alla clinica — tutto che faccia pensare alla guarigione. |
| CHARLES | È questa la tua ragione migliore, e la più deprimente; perché questa situazione può durare molto tempo, e tu continuerai a rimandare e rimandare le nostre nozze. |
| MONICA | Temo… non molto tempo, Charles. È quasi certo che l’inverno in Giamaica non ci sarà mai. «Faccia le prenotazioni», ha detto Selby, «come se doveste andarci». Ma Badgley Court è vicinissima al tuo collegio elettorale! Puoi venirci nei fine settimana, anche quando la Camera è riunita. E puoi portarmi fuori, se mio padre può fare a meno di me. Ma sarà semplicemente felice di avere te con cui parlare! |
| CHARLES | So che è abituato a vedermi in giro. |
| MONICA | L’ho visto guardarti. Pensava a se stesso quando aveva la tua età — quando cominciò come te, con le stesse speranze, le stesse ambizioni — e alle sue delusioni. |
| CHARLES | È malinconia, compassione, o… invidia? |
| MONICA | L’invidia è dappertutto. Chi è senza invidia? E la maggior parte della gente non si accorge di essere invidiosa, o non se ne vergogna. È tutto ciò che possiamo chiedere, che compassione e malinconia… e tenerezza, Charles! si mescolino all’invidia: credo davvero che ti voglia bene. Perciò devi venire spesso. E oh, Charles caro — |
| (didascalia) | [Entra LORD CLAVERTON] |
| MONICA | Ci hai messo molto a venire, papà. Che cosa stavi facendo? |
| LORD CLAVERTON | Buon pomeriggio, Charles. Avresti potuto indovinare, Monica, che cosa stavo facendo. Non lo riconosci, questo libro? |
| MONICA | È la tua agenda degli impegni. |
| LORD CLAVERTON | Sì, ci stavo rimuginando sopra. |
| MONICA | Ma che momento per la tua agenda! Sai che cosa hanno detto i medici: riposo completo e non pensare a nulla. Anche se so che non sarà facile. |
| LORD CLAVERTON | È proprio quel che stavo facendo. |
| MONICA | Pensando a nulla? |
| LORD CLAVERTON | Contemplando il nulla. Pensa soltanto: ogni giorno, anno dopo anno, davanti alla colazione, ho guardato questo libro — o uno uguale a questo — sai che tengo i vecchi tutti insieme su uno scaffale; potrei cercare nel libro giusto e scoprire che cosa facevo vent’anni fa, oggi, a quest’ora del pomeriggio. Se oggi ho guardato questa agenda, non davanti alla colazione, ma prima del tè, sono le pagine bianche che ho sfogliato con le dita — le prime pagine bianche da quando entrai in Parlamento. Ci annotavo quel che dovevo dire alla gente: ora non ho più nulla da dire, e nessuno a cui dirlo. Mi stavo chiedendo… quante altre pagine bianche? |
| MONICA | Le riempiresti presto, se te lo lasciassimo fare! È compito mio impedirlo. Sai che devo proteggerti dalla tua stessa energia irrequieta — le inesauribili sorgenti della forza che logora la macchina. |
| LORD CLAVERTON | Si sono prosciugate, Monica, e tu lo sai. Parlano di riposo, questi medici, Charles; mi dicono di essere prudente, di prendere la vita con calma. Prendere la vita con calma! È come dire a un uomo che non deve correre per prendere il treno quando l’ultima cosa che desidera è prendere un treno per qualunque luogo! No, non ho il minimo rimpianto della vita che ho lasciato — solo paura del vuoto che mi sta davanti. Se avessi l’energia per lavorare fino alla morte, con che gioia affronterei la morte! Ma aspettare, semplicemente aspettare, senza alcun desiderio di agire, e con l’odio dell’inazione. Una paura del vuoto, e nessun desiderio di riempirlo. È come sedere in una sala d’aspetto vuota in una stazione ferroviaria di una linea secondaria, dopo l’ultimo treno, dopo che tutti gli altri passeggeri se ne sono andati, e la biglietteria è chiusa e i facchini se ne sono andati. Che cosa aspetto in una stanza fredda e vuota davanti a un camino spento? Nessuno. Nulla. |
| MONICA | Eppure non vedevi l’ora che venisse questo momento! Sai come brontolavi al banchetto d’addio, con gli omaggi del personale, la consegna del dono, e il discorso che dovevi fare e i discorsi che dovevi ascoltare! LORD CLAVERTON [indicando un vassoio d’argento, ancora nella sua custodia]. Non so che cosa mi abbia colpito di più, l’insincerità di ciò che fu detto di me, o quella della mia risposta — tutto per ringraziarli di quello. Oh, i contributi dati a malincuore che comprarono questo pezzo d’argento! La colletta inadeguata che fece il Premio del Presidente! E i miei colleghi del consiglio a dire: «dobbiamo metterci mano al portafoglio per raddoppiare questa colletta — dev’essere qualcosa di vistoso». Andrebbe bene per i biglietti da visita — se la gente li lasciasse ancora e se io dovessi avere ancora dei visitatori. |
| MONICA | Papà, tu vuoi semplicemente crogiolarti nella malinconia! Sai di esserti ritirato in un tripudio di gloria — hai letto ogni parola scritta su di te nei giornali. |
| CHARLES | E gli editoriali che dicevano: «siamo fiduciosi che il suo saggio consiglio resterà ancora a lungo a disposizione del Governo in carica». E l’aspettativa che la sua voce si faccia udire nei dibattiti della Camera alta… |
| LORD CLAVERTON | La liturgia consacrata della stampa per ogni ritiro clamoroso. Il mio necrologio, se fossi morto sotto le armi, avrebbe occupato una colonna e mezza con un riquadro, un ritratto scattato vent’anni fa. Fra cinque anni di tempo sarà la metà; fra dieci anni di tempo, un capoverso. |
| CHARLES | È la ricompensa di ogni uomo pubblico. |
| LORD CLAVERTON | Dite piuttosto le esequie dei successi falliti, dei fallimenti riusciti, che occupano posizioni ambite da altri. Quando ce ne andiamo, parecchia gente si affligge un poco, e i nostri collaboratori più stretti, la piccola minoranza di quelli che capiscono davvero il posto che occupavamo ne sono intimamente lieti. Non vorranno il mio fantasma a passeggio nella City o seduto ai Lord. E io, che mi riconosco come un fantasma, non vorrò farmi vedere là. Mi fa sorridere pensare che gli uomini abbiano paura dei fantasmi. Se solo sapessero quanta paura può avere un fantasma degli uomini! |
| (didascalia) | [Un colpo. Entra LAMBERT] |
| LAMBERT | Mi scusi, mio Lord. C’è un signore di sotto che insiste moltissimo per vederla. Gli ho detto che lei non riceve mai nessuno, mio Lord, se non su appuntamento. Ha detto che lo sapeva, e perciò aveva portato questo biglietto. Ha detto che quando l’avrà letto vorrà riceverlo. Ha detto che si sarebbe molto arrabbiato se avesse saputo che se n’era andato senza essere ricevuto. |
| LORD CLAVERTON | Che genere di persona? |
| LAMBERT | Una persona straniera, a giudicare dall’aspetto. Ma parla un buon inglese. Un signore di modi gradevoli. LORD CLAVERTON [dopo aver letto il biglietto]. Lo riceverò in biblioteca. No, aspetti. Ci ho lasciato in giro troppe carte. Meglio riceverlo qui. |
| LAMBERT | Benissimo, mio Lord. Devo portar via il carrello, signorina Monica? |
| MONICA | Sì, grazie, Lambert. |
| (didascalia) | [Esce LAMBERT] |
| CHARLES | Dovrei andare. |
| MONICA | Andiamo in biblioteca. E poi ti accompagno alla porta. |
| LORD CLAVERTON | Mi dispiace cacciarvi così dalla stanza, ma dovrò ricevere quest’uomo da solo, Monica. Non ho mai sentito parlare di questo señor Gomez, ma viene con una lettera di presentazione di un uomo che conoscevo. Non posso rifiutarmi di riceverlo. Anche se, per quel che ricordo dell’uomo che lo presenta, immagino che voglia denaro. O vendermi qualche cianfrusaglia. |
| MONICA | Non dovresti più occuparti di gente simile, papà. Se non te ne sarai liberato in venti minuti manderò Lambert a dirti che devi rispondere a una interurbana. Vieni, Charles. Mi porti il cappotto? |
| CHARLES | Le dico addio, signore. E non vedo l’ora di rivedervi entrambi a Badgley Court fra una settimana o due. |
| (didascalia) | [Entra LAMBERT] |
| LAMBERT | Il signor Gomez, mio Lord. |
| LORD CLAVERTON | Arrivederci, Charles. E per favore ricordi che vogliamo vederla entrambi, ogni volta che potrà venire, se sarà nei dintorni. Non è vero, Monica? |
| MONICA | Sì, papà. (A CHARLES) Vogliamo vederti entrambi. |
| (didascalia) | [Escono MONICA e CHARLES] |
| (didascalia) | [LAMBERT introduce GOMEZ] |
| LORD CLAVERTON | Buonasera, signor… Gomez. Lei è amico del signor Culverwell? |
| GOMEZ | Siamo culo e camicia, si potrebbe quasi dire. Non mi riconosci, Dick? |
| LORD CLAVERTON | Fred Culverwell! Perché torni con un altro nome? |
| GOMEZ | Anche tu hai cambiato nome, da quando ti conoscevo. Quando eravamo a Oxford eri il semplice Dick Ferry. Poi, quando ti sposasti, prendesti il nome di tua moglie e diventasti il signor Richard Claverton-Ferry; e infine Lord Claverton. Ho seguito il tuo esempio e ho fatto lo stesso, in modo modesto. Sai, dove vivo io la gente cambia nome davvero; e poi il nome di mia moglie è molto più normale nel mio paese di Culverwell — e più facile da pronunciare. |
| LORD CLAVERTON | Hai vissuto laggiù da quando… lasciasti l’Inghilterra? |
| GOMEZ | Da quando finii di scontare la pena. |
| LORD CLAVERTON | Che cosa ti ha portato in Inghilterra? |
| GOMEZ | Chiamalo nostalgia, curiosità, irrequietezza, come ti pare. Ma ho lavorato parecchio duro in tutti questi anni e ho pensato: è il momento di prendermi una lunga vacanza, diciamo una cura di riposo — è per questo che sono venuto. Vedi, sono vedovo, come te, Dick. Perciò sono abbastanza libero di muovermi. Gomez, vedi, è oggi un cittadino molto rispettato di una repubblica centroamericana: San Marco. È difficile diventare un cittadino rispettato laggiù, quanto lo è qui. Con questa precisazione: laggiù ti rispettano per ragioni piuttosto diverse. |
| LORD CLAVERTON | Vuoi dire che laggiù ti sei guadagnato il rispetto con lo stesso genere di attività che qui in Inghilterra te lo fece perdere? |
| GOMEZ | Niente affatto, niente affatto. Mi pare un’insinuazione piuttosto scortese. Sono sempre rimasto dal lato giusto della legge — e ho fatto in modo che la legge volgesse a me il suo lato giusto. A volte ho dovuto pagare parecchio caro; ma ho imparato per esperienza a chi pagare; e un po’ di denaro speso nel modo giusto nei posti giusti rende molte volte tanto. Te l’assicuro. |
| LORD CLAVERTON | In altre parole ti sei dedicato alla corruzione sistematica. |
| GOMEZ | No, Dick, c’è un errore nella tua logica. Come si può corrompere chi è già corrotto? Posso giurare che non ho mai corrotto nessuno. Anzi, non mi sono mai imbattuto in un funzionario abbastanza innocente da poter essere corrotto. |
| LORD CLAVERTON | Parrebbe dunque che la maggior parte dei tuoi affari siano stati di tale natura che, condotti in Inghilterra, ti rimanderebbero in galera? |
| GOMEZ | Questo è abbastanza vero, salvo un’inferenza sbagliata. Non mi sognerei di condurre affari simili se vivessi in Inghilterra. Ho gli stessi criteri di moralità della società in cui mi trovo. In Inghilterra non faccio nulla che tu disapproveresti. |
| LORD CLAVERTON | Almeno di questo c’è da ringraziare il cielo. Confido che tu non abbia bisogno di dedicarti al falso. |
| GOMEZ | Il falso, Dick? Che idea assurda! Il falso, te lo dico io, è un gioco da fessi. Lo dico — con cognizione di causa. No, il falso, o il riciclaggio di assegni, o qualunque cosa di quella natura, è certo che si scopre prima o poi. E poi che succede? Devi cambiare aria. Non farebbe per me. Sono troppo casalingo. E a proposito, ho parecchi figli, tutti adulti, che se la cavano bene da soli. Non permetterei a nessuno dei miei due maschi di darsi alla politica. Nel mio paese, Dick, i politici non possono permettersi errori. I prudenti tengono sempre pronto un aeroplano e un conto in una banca in Svizzera. Quelli che non se ne vanno in tempo si ritrovano in galera, e non troppo comodi, o davanti a un plotone d’esecuzione. Tu non sai che cosa sia la politica sul serio! Ho detto ai miei ragazzi: «Non toccate mai la politica. State fuori dalla politica, e giocate su entrambi i partiti: quel che non ottieni dall’uno puoi ottenerlo dall’altro». Dick, non dirmi che non c’è del whisky in casa? |
| LORD CLAVERTON | Posso offrirti del whisky. [Suona il campanello] Ma perché sei venuto? |
| GOMEZ | Me l’hai già chiesto! Per vederti, Dick. Un desiderio naturale! Perché sei il solo vecchio amico di cui io possa fidarmi. |
| LORD CLAVERTON | Ti fidi davvero di me? Apprezzo il complimento. |
| GOMEZ | Che sei sicuro di meritare. Ma quando dico «fidarmi»… |
| (didascalia) | [Un colpo. Entra LAMBERT] |
| LORD CLAVERTON | Lambert, vuole portare il whisky. E il seltz. |
| LAMBERT | Benissimo, mio Lord. |
| GOMEZ | E un po’ di ghiaccio. |
| LAMBERT | Ghiaccio? Sì, mio Lord. |
| (didascalia) | [Esce] |
| GOMEZ | Cominciavo a dire: quando dico «fidarmi» uso il termine come me l’ha insegnato l’esperienza. È una sciocchezza parlare di fidarsi della gente in generale. Che cosa vuol dire? Ci si fida di un uomo o di una donna — sotto questo o quell’aspetto. A non mi tradirà in questo rapporto, B non mi tradirà in qualche altra faccenda. Ma, come ho sempre detto ai miei ragazzi: «Quando arrivi al punto di aver bisogno di fidarti di qualcuno devi fare in modo che gli convenga essere degno di fiducia». |
| (didascalia) | [Durante queste parole LAMBERT entra in silenzio, posa il vassoio ed esce] |
| LORD CLAVERTON | Non ti servi? |
| (didascalia) | [GOMEZ si serve, abbondantemente] |
| GOMEZ | E tu? |
| LORD CLAVERTON | Io non ne prendo, grazie. |
| GOMEZ | Un carattere emendato! |
| LORD CLAVERTON | Vorrei sapere perché hai bisogno di fidarti di me. |
| GOMEZ | È semplicissimo. Torno in Inghilterra dopo trentacinque anni. Riesci a immaginare che cosa sarebbe stare lontano da casa per trentacinque anni? Avevo venticinque anni — la tua stessa età — quando me ne andai, a migliaia di miglia di distanza, verso un altro clima, verso un’altra lingua, altri criteri di condotta, per fabbricarmi un’altra personalità e per prendere un altro nome. Pensa che cosa significhi — prendere un altro nome. |
| (didascalia) | [Si alza e si versa dell’altro whisky] |
| GOMEZ | Ma certo che lo sai! Quel tanto che basta a farti credere di saperne più di quanto sai. Hai cambiato nome due volte — a tappe comode, e ogni passo era soltanto un gradino della scala, così non ti sei accorto di diventare una persona diversa: ma dove io cambiai nome non c’era nessuna scala sociale. Era saltare un abisso — e non si può saltare indietro. Io mi separai da me stesso con uno strappo improvviso, tu così lentamente e dolcemente che non ti sei mai svegliato al fatto che Dick Ferry è morto da un pezzo. Sposai una ragazza che non sapeva una parola d’inglese, non voleva impararlo, non s’interessava di nulla che accadesse a quattromila miglia di distanza, credeva solo a quel che le diceva il parroco. Feci imparare l’inglese ai miei figli — è utile; parlo sempre loro in inglese. Ma pensano in inglese? No, non pensano in inglese. Pensano in spagnolo, ma i loro pensieri sono pensieri indios. Oh Dio, Dick, tu non sai che cosa voglia dire essere tagliato fuori così! Nostalgia! Nostalgia è una parola sdolcinata. Tu non capisci un isolamento come il mio, credi di capirlo… |
| LORD CLAVERTON | Sono sicuro di capirlo, sono sempre stato solo. |
| GOMEZ | Oh, la solitudine — tutti sanno che cosa sia. La tua solitudine — così comoda, calda e imbottita: tu non sei isolato — sei soltanto coibentato. Solo quando arrivi a vedere di aver perduto te stesso sei davvero solo. |
| LORD CLAVERTON | Aspetto di sentire perché hai bisogno di fidarti di me. |
| GOMEZ | Semplicissimo. Mio padre è morto da un pezzo — e meno male. Mia madre — direi che è ancora viva, ma dev’essere vecchissima. E deve credermi morto; e quanto alle mie sorelle sposate — non credo che ai loro mariti abbiano mai raccontato la storia. Non vorrebbero vedermi. No, mi serve un vecchio amico, un amico di cui possa fidarmi — e uno che accetti insieme Culverwell e Gomez — che veda Culverwell come Gomez — Gomez come Culverwell. Ho bisogno di te, Dick, perché tu mi dia realtà! |
| LORD CLAVERTON | Ma secondo la descrizione che hai dato del fidarsi della gente, come pensi di far sì che mi convenga essere degno di fiducia? |
| GOMEZ | È già fatto, Dick; fatto molti anni fa: l’adozione provata, e legata alla mia anima con cerchi d’acciaio, e tutto quel che segue. Ci arriveremo, molto presto. Non è strano che ci sia sempre stato questo legame fra noi? |
| LORD CLAVERTON | Non mi è mai passato per la mente. Sviluppa il punto. |
| GOMEZ | Beh, considera quel che eravamo quando andammo a Oxford e poi quel che io diventai sotto la tua influenza. |
| LORD CLAVERTON | Non puoi attribuire la tua… disgrazia alla mia influenza. |
| GOMEZ | Ero all’incirca diverso quanto è possibile esserlo dal genere di uomini con cui eri stato a scuola — non ero adatto al tuo giro, e lo sapevo. Quando cominciasti a prendermi con te a Oxford, non dubito che i tuoi amici si chiedessero che cosa trovassi in me — un borsista venuto da un ginnasio sconosciuto. Non lo sapevo nemmeno io, ma ero lusingato. Più tardi arrivai a capire: facevi amicizia con me perché lusingava te — solleticava il tuo amore del potere vedere che io ero lusingato, e che ti ammiravo. Tutti si aspettavano che io prendessi il massimo dei voti. Immagino che il tuo tutor pensasse che ti avrebbero espulso. Andò all’inverso. Tu almeno arrivasti in fondo al corso. Io ebbi tutto il tempo di ripensarci sopra, più tardi. |
| LORD CLAVERTON | E a quale conclusione sei giunto? |
| GOMEZ | Le cose andarono così, Dick. Ti piaceva fare il libertino, ma non ti spingesti mai troppo oltre. C’è un diavolo prudente dentro di te, Dick. A me non venne mai in aiuto. |
| LORD CLAVERTON | Non ammetto certo alcuna responsabilità, nessunissima, per ciò che ti accadde più tardi. |
| GOMEZ | Mi hai tirato dentro a Oxford, e poi mi hai lasciato a me stesso. E così accadde che fui espulso, con le conseguenze che ricordi: un miserabile impiego — che tuo padre mi trovò — e gusti costosi — che tu avevi coltivato in me — e, altrettanto sfortunatamente, un talento calligrafico. Di qui, come mi hai appena ricordato, l’appropriazione indebita e il falso. E poi la mia condanna, che mi diede il tempo di ripensarci per bene. |
| LORD CLAVERTON | È la seconda volta che accenni alle tue riflessioni. Ma c’è una cosa che sembri aver dimenticato: venni in tuo aiuto quando fosti rilasciato. |
| GOMEZ | Sì, e mi pagasti il viaggio. Ne so la ragione: volevi liberarti di me. Ti dirò fra poco perché. Ora guardiamo un momento la storia della tua vita. Avevi molto denaro, e facesti un buon matrimonio — o così parve — e con il denaro di tuo padre e l’influenza della famiglia di tua moglie ti facesti strada in politica. Diciamo che hai fatto molto bene i tuoi interessi? Anche se non, sospetto, così bene come speravi. |
| LORD CLAVERTON | Non fui mai accusato di aver commesso un errore. |
| GOMEZ | No, in Inghilterra gli errori sono anonimi, perché l’uomo che si assume la responsabilità non è l’uomo che ha commesso l’errore. È la vostra convenzione. Oppure, se si sa che l’hai commesso, ti spostano semplicemente a un altro incarico dove almeno non potrai commettere lo stesso errore. Nel peggiore dei casi passi all’opposizione e lasci che gli errori li facciano gli altri finché i tuoi non siano più o meno dimenticati. Direi che qualche errore l’hai commesso, Dick… e questo spiegherebbe il tuo abbandono della politica e l’assunzione di un incarico vistoso nella City, dove il Governo poteva sempre consultarti ma naturalmente non era tenuto a seguire il tuo consiglio… Mi son fatto un punto d’onore, vedi, di seguire la tua carriera. |
| LORD CLAVERTON | Sono commosso dal tuo interesse. |
| GOMEZ | Ho un talento per l’amicizia. Ho gioito del tuo successo. Ma una cosa mi ha lasciato perplesso. Ti diedero un ministero prima dei cinquant’anni: questo avrebbe dovuto portarti fino in cima! Eppure ti ritirasti dal mondo della politica e passasti alla City. Amministratore di una banca e presidente di società. Ne avevi l’aspetto — fatto apposta per essere una figura di prestigio. Ma di nuovo, ti sei ritirato a sessant’anni. Perché a sessanta? |
| LORD CLAVERTON | Sapendo di me quanto ne sai, avrai letto che mi sono ritirato per insistenza dei medici. |
| GOMEZ | Oh sì, il solito eufemismo. Eppure me lo chiedo. È sorprendente: avresti dovuto tenere per altri cinque anni, almeno. Perché ti hanno lasciato ritirare? |
| LORD CLAVERTON | Se vuoi saperlo, avevo avuto un ictus. E potrei averne un altro. |
| GOMEZ | Sì. Potresti averne un altro. Ma mi chiedo che cosa abbia provocato questo… ictus; e mi chiedo se tu sia davvero il grande economista e il mago della finanza che si suppone tu sia. E ho saputo qualcosa di altre vicissitudini. Dick, mi dispiacque moltissimo quando seppi che il tuo matrimonio non era stato del tutto felice. E quanto a tuo figlio — da quel che ho sentito dire di lui, ha seguito la tua carriera di studente senza la protezione di quel tuo diavolo prudente che gli dica di non spingersi troppo oltre. Beh, adesso comincio ad avere di nuovo sete. |
| (didascalia) | [Si versa del whisky] |
| LORD CLAVERTON | Un interessante compendio storico. Anche se non posso accettarlo come del tutto esatto. L’unica cosa che trovo sorprendente nel rispettato cittadino di San Marco è che in mezzo agli affari assorbenti della cui natura sono stati dati oscuri accenni, si sia informato tanto accuratamente sulla mia carriera. |
| GOMEZ | Non intendo darti un resoconto dettagliato della mia carriera. Ho avuto molto successo. Che ne sarebbe stato di me, mi chiedo, se non ti avessi mai incontrato? Avrei preso il massimo dei voti, e sarei forse diventato il professore di storia in una scuola come quella da cui andai a Oxford. Così come stanno le cose, sono qualcuno — un uomo più importante a San Marco di quanto sarei mai stato in Inghilterra. |
| LORD CLAVERTON | Dunque, poiché ti consideri un successo… |
| GOMEZ | Un successo mondano, Dick. In un altro senso siamo entrambi dei falliti. Ma anche così, preferirei il mio genere di fallimento al tuo. |
| LORD CLAVERTON | E che cosa chiami fallimento? |
| GOMEZ | Che cosa chiamo fallimento? Il peggior genere di fallimento, a mio parere, è l’uomo che deve continuare a fingere a se stesso di essere un successo — l’uomo che al mattino deve truccarsi la faccia prima di guardarsi allo specchio. |
| LORD CLAVERTON | Non è proprio questo il genere di finzione che tu stai sostenendo nel cercare di persuadermi del tuo… successo mondano? |
| GOMEZ | No, perché io conosco il valore della moneta con cui mi pago. |
| LORD CLAVERTON | Davvero! Che cosa interessante! Continuo a non sapere perché sei venuto a trovarmi o che cosa intendi dicendo che puoi fidarti di me. |
| GOMEZ | Dick, ricordi quella notte di luna in cui tornammo in macchina a Oxford? Guidavi tu. |
| LORD CLAVERTON | Successe parecchie volte. |
| GOMEZ | Una volta in particolare. Sai molto bene a quale occasione mi riferisco — un’estate, una notte di luna e di ombre — la notte in cui investisti quel vecchio sulla strada. |
| LORD CLAVERTON | Tu dicesti che investii un vecchio sulla strada. |
| GOMEZ | Lo sapevi anche tu. Se ti fossi sorpreso quando dissi «Dick, hai investito qualcuno», non l’avresti mostrato, non fosse che per un istante? Non alzasti mai il piede dall’acceleratore. |
| LORD CLAVERTON | Avevamo fretta. |
| GOMEZ | Più che fretta. Non volevi che si sapesse dove eravamo stati. Le ragazze che erano con noi (come si chiamavano? Me ne sono dimenticato del tutto) non volevi che fossero chiamate a testimoniare. Non riuscivi proprio ad affrontarlo. Capisci ora, Dick, perché dico che posso fidarmi di te? |
| LORD CLAVERTON | Se credi che questa storia possa interessare il pubblico, perché non vendi la tua versione a un giornale della domenica? |
| GOMEZ | Mio caro Dick, che proposta assurda! Chi accetterà la dichiarazione non suffragata di Federico Gomez di San Marco su qualcosa accaduto tanti anni fa? Che risarcimento otterresti! La stampa non ci guarderebbe nemmeno. E poi, non crederai che io abbia il minimo desiderio di comparire in pubblico come Frederick Culverwell? No, Dick, il tuo segreto è al sicuro con me. Certo, potrei confidarlo a qualche amico, in via riservata. Potrebbe perfino giungere all’orecchio di qualche tuo conoscente — ma tu non sapresti mai a chi l’ho raccontato, o chi conosce la storia e chi no. Te lo prometto. Conta su di me come sull’anima stessa della discrezione. |
| LORD CLAVERTON | Che cosa vuoi, allora? Hai bisogno di denaro? |
| GOMEZ | Mio caro, come sei ottuso! Ho detto: «Il tuo segreto è al sicuro con me», e allora tu… beh, non avrei mai creduto che avresti accusato un vecchio amico di… ricatto! Al contrario, direi che potrei rilevarti parecchie volte. San Marco è un buon posto per fare denaro — anche se non per tenercelo. I miei investimenti — e non tutti a mio nome — sono abbastanza ben distribuiti. Se è per questo, il mio conto corrente a Stoccolma o a Zurigo mi manterrebbe negli agi per il resto della vita. Davvero, Dick, mi devi delle scuse. Ricatto! Al contrario: ogni volta che ti trovi alle strette tutte le mie risorse sono a tua disposizione. Un tempo fosti un amico generoso con me, come mi hai puntualmente ricordato un momento fa. Ora tocca a me, forse, farti una cortesia. |
| (didascalia) | [Entra LAMBERT] |
| LAMBERT | Mi scusi, mio Lord, ma la signorina Monica mi ha chiesto di ricordarle che le arriverà una interurbana fra cinque minuti di tempo. |
| LORD CLAVERTON | Sarò pronto a rispondere. |
| (didascalia) | [Esce LAMBERT] |
| GOMEZ | Ah, l’interruzione concordata in anticipo per porre fine alla sgradita intrusione del visitatore in difficoltà finanziarie. Beh, non ti tratterrò a lungo, benché direi che chi ti chiama potrebbe restare in attesa un altro quarto d’ora. |
| LORD CLAVERTON | Prima che tu vada — che cosa vuoi? |
| GOMEZ | Ho cercato di spiegarti che voglio soltanto la tua amicizia! Proprio come ai vecchi tempi, quando mi insegnavi i gusti costosi. Ora tocca a me. Posso farti mandare i sigari direttamente da Cuba se i tuoi medici ti concedono ogni tanto una fumata. Sono un uomo solo, Dick, con una gran voglia di affetto. Tutto ciò che voglio è la tua compagnia, per quanta ne posso avere, finché resterò qui. E più ne avrò, più a lungo potrò restare. |
| LORD CLAVERTON | Questo è assurdo! Chiami amicizia imporre la propria compagnia a un uomo con le minacce? Perché mantenere la finzione? |
| GOMEZ | Minacce, Dick! Come puoi parlare di minacce? È molto scortese da parte tua. Il mio unico scopo è rinnovare la nostra amicizia. Non capisci? |
| LORD CLAVERTON | Vedo che quando ti diedi la mia amicizia, tanti anni fa, in cambio non guadagnai altro che la tua invidia, il tuo livore e il tuo odio. È per questo che attribuisci a me la tua rovina. Ma in che modo ne fui responsabile? Avevamo la stessa età. Eri un agente morale libero. Pretendi che io ti abbia insegnato i gusti costosi: se non avessi già avuto quei gusti difficilmente avresti accolto con favore la mia compagnia. |
| GOMEZ | Argomentato con eleganza, e quasi convincente: non vorresti poterci credere? |
| LORD CLAVERTON | E se io rifiutassi di darti il piacere della mia compagnia? |
| GOMEZ | Oh, posso aspettare, Dick. Alla fine cederai. Ti sentirai più tranquillo quando sarò con te che quando sarò lontano dai tuoi occhi. Avrai paura dei bisbigli, del riflesso nello specchio del volto alle tue spalle. Del sorriso ambiguo, del saluto distante, del silenzio improvviso quando entri nella sala fumatori. Non dimenticare, Dick: non ti fermasti! Beh, sarà meglio che vada. Spero di non essermi trattenuto oltre il gradito? Il tuo amico del telefono potrebbe spazientirsi. Ci rivedremo presto. |
| LORD CLAVERTON | Non molto presto, credo. Sto per partire. |
| GOMEZ | Così mi hanno informato. Ho amici nella stampa — se non nella nobiltà. Addio per il momento. È stato un elisir rivederti, e accertarmi che possiamo ricominciare esattamente da dove ci eravamo lasciati. |
| (didascalia) | [Esce GOMEZ] |
| (didascalia) | LORD CLAVERTON resta seduto qualche minuto a rimuginare. Un colpo. Entra MONICA.] |
| MONICA | Chi era, papà? |
| LORD CLAVERTON | Un uomo che conoscevo. |
| MONICA | Oh, dunque lo conoscevi? |
| LORD CLAVERTON | Sì. Aveva cambiato nome. |
| MONICA | Allora immagino che volesse denaro? |
| LORD CLAVERTON | No, non voleva denaro. |
| MONICA | Papà, questo colloquio ti ha sfinito. Devi andare a riposare adesso, prima di cena. |
| LORD CLAVERTON | Sì, vado a riposare. Vorrei che Charles cenasse con noi. Vorrei che dessimo un pranzo. |
| MONICA | Papà, non sopporti di restare solo con me? Se non sopporti di cenare solo con me stasera, come sarà a Badgley Court? SIPARIO |
Atto 2, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | La terrazza di Badgley Court. Un mattino chiaro e assolato, parecchi giorni dopo. Entrano LORD CLAVERTON e MONICA. |
| MONICA | Beh, finora è meglio di quanto ti aspettassi, non è vero, papà? Ci hanno lasciati soli; la gente nella sala da pranzo non mostra curiosità; i letti sono comodi, l’acqua calda è calda, ci danno una colazione più che tollerabile; e la cameriera è davvero una cameriera: perché quando ho chiesto del caffè del mattino ha detto: «Non sono io quella dello spuntino delle undici, quello è compito dell’infermiera». |
| LORD CLAVERTON | Finora tutto bene. Mi sentirò più fiducioso dopo quindici giorni — dopo quattordici giorni di gente che non ti fissa né ti offre riviste illustrate, né cerca un quarto a bridge; eppure, ammetto già un senso di contentezza. Già adesso. Spero soltanto che duri — il senso del benessere! È spesso con noi quando siamo giovani, ma allora non lo si nota; e quando si è cresciuti al tempo della coscienza viene più di rado. Spero che questo sole benigno e questo tepore durino ancora qualche giorno. Ma questa estate precoce, che è appena di stagione, è tanto spesso foriera di gelo sugli alberi da frutto. |
| MONICA | Oh, godiamoci questo tempo finché dura. Non ti ricordo mai se non occupato da ansie da cui desideravi tanto scappare; ora voglio vederti imparare a divertirti! |
| LORD CLAVERTON | Forse non ho mai davvero goduto di vivere quanto la maggior parte della gente. O almeno, come sembra fare lei senza sapere di goderne. Mentre io ho spesso saputo di non goderne. Qualche insoddisfazione di me stesso, sospetto, molto profonda dentro di me mi ha spinto tutta la vita a cercare giustificazione non tanto davanti al mondo — prima di tutto davanti a me stesso. Che cos’è questo io dentro di noi, questo osservatore silenzioso, critico severo e senza parola, che può terrorizzarci e spingerci a un’attività futile, e alla fine giudicarci ancora più severamente per gli errori in cui i suoi stessi rimproveri ci hanno cacciati? |
| MONICA | Ammetti che in questo momento trovi piacevole la vita, che qui è davvero quieto e riposante. Perfino la direttrice, benché abbia un’aria piuttosto autoritaria, ci ha lasciati soli. |
| LORD CLAVERTON | Sì, ma ricorda quel che ha detto. Ha detto: «Vi lascerò soli! Volete la pace perfetta: è a questo che serve Badgley Court». L’ho trovato molto sinistro. Quando la gente parla così indica un desiderio latente di intromettersi nella privatezza altrui, che è certo di esplodere. |
| MONICA | Zitto, papà. La vedo venire dalla casa. Prendi il giornale e comincia a leggermelo. |
| (didascalia) | [Entra MRS. PIGGOTT] |
| MRS | PIGGOTT. Buongiorno, Lord Claverton! Buongiorno, signorina Claverton! Non è una mattina gloriosa! Temo che penserà che vi ho trascurati; perciò sono venuta a scusarmi e a spiegare. Ho avuto una tale ressa, in questi ultimi giorni, e ho pensato: «Lord Claverton capirà che non venga subito dopo colazione: anche lui ha condotto una vita affaccendata». Ma spero che siate contenti? C’è qualcosa che vi occorre e che non sia stato provvisto? Non dovete far altro che far conoscere i vostri desideri. Basta telefonare in direzione. Se non ci sono io ci sarà la mia segretaria — la signorina Timmins. Sarebbe felicissima di avere il privilegio di aiutarvi! |
| MONICA | Lei è molto gentile… Oh, mi scusi, non sappiamo come dobbiamo chiamarla. La chiamiamo «direttrice»? |
| MRS | PIGGOTT. Oh no, non «direttrice»! Certo, in un certo senso sono una matrona — no, non intendo semplicemente che sono una donna sposata — una vedova, in effetti. Ma sono stata infermiera diplomata, e naturalmente ho sempre vissuto in quello che si potrebbe chiamare un ambiente medico. Mio padre era uno specialista di farmacologia. E mio marito era un chirurgo illustre. Sapete, mi innamorai di lui durante un’operazione di appendicite! Ero infermiera di sala operatoria. Ma non dovete chiamarmi «direttrice» a Badgley Court. Vedete, abbiamo studiato di evitare qualunque cosa somigli all’atmosfera di una casa di cura. Non vogliamo che i nostri ospiti si pensino malati, anche se non abbiamo mai ospiti perfettamente sani — salvo quando vengono come lei, signorina Claverton. |
| MONICA | Claverton-Ferry. O Ferry: è più corto. |
| MRS | PIGGOTT. Mi scusi tanto. Signorina Claverton-Ferry. Io sono Mrs. Piggott. Mi chiami semplicemente Mrs. Piggott. È un nome breve e semplice e facile da ricordare. Ma, come dicevo, gli ospiti in perfetta salute sono eccezionali, anche se non accettiamo mai un ospite incurabile. Sapete, siamo stati sommersi di domande di gente che vuole venire qui a morire! Non le accettiamo mai. Né accettiamo alcun ospite che sembri incurabile — poniamo questa condizione a tutti i medici che ci mandano gente. Quando entrerà a pranzo dia un’occhiata alla sala da pranzo: nessuno ha l’aria malata! Sono tutti convalescenti, o a riposo, come lei. Dunque si ricorderà di chiamarmi sempre Mrs. Piggott, vero? |
| MONICA | Sì, Mrs. Piggott, ma per favore mi dica una cosa. Non l’abbiamo ancora vista, ma la cameriera ha parlato di un’infermiera. Quando la vedremo, dobbiamo chiamarla «infermiera»? |
| MRS | PIGGOTT. Oh sì, quello è diverso. Lei è una vera infermiera, sa, pienamente qualificata. Il nostro sistema è delicatissimamente equilibrato: che io sia semplicemente «Mrs. Piggott» rassicura gli ospiti sotto un aspetto; e chiamare «infermiera» le nostre infermiere li rassicura sotto un altro aspetto. |
| LORD CLAVERTON | La seguo perfettamente. |
| MRS | PIGGOTT. E ora devo volare. Ho tanto da fare! Ma prima di andare, mi lasci rimboccare le coperte… Deve stare molto attento in questa stagione dell’anno; questo caldo precoce può essere molto insidioso. Ecco, ora è più comodo. Non lo faccia restare fuori fino a tardi nel pomeriggio, signorina Claverton-Ferry. E ricordate, quando vorrete stare in gran quiete c’è la Sala del Silenzio. Con un televisore. È molto frequentata la sera. Ma non troppo affollata. |
| (didascalia) | [Esce] |
| LORD CLAVERTON | Press’a poco quel che temevo. Ma non dirò che nulla potrebbe essere peggio. Dove c’è una Mrs. Piggott ci può essere, fra gli ospiti, qualcosa di peggio di Mrs. Piggott. |
| MONICA | Speriamo che fosse soltanto l’intruglio che travasa per ogni nuovo arrivato. Forse, dopo quelle che considera le debite cortesie, ci lascerà soli. |
| (didascalia) | [Rientra MRS. PIGGOTT] |
| MRS | PIGGOTT. Sono davvero negligente! Signorina Claverton-Ferry, dovrei dirle di più sulle comodità che Badgley Court può offrire agli ospiti della generazione più giovane. Quando ci sono abbastanza giovani fra noi balliamo la sera. Al momento non si balla, ed è ancora troppo presto per la piscina. Ma parecchi dei nostri ospiti sono appassionati di tennis, e naturalmente c’è sempre il croquet. Ma non consiglio il croquet finché non conoscerà abbastanza gli altri ospiti da sapere con chi non giocare. Non farò nomi, ma ce ne sono uno o due che non amano essere battuti, e questo rovina qualunque partita, secondo me. |
| MONICA | Grazie, Mrs. Piggott. Ma io amo molto camminare e mi dicono che ci sono ottime passeggiate da queste parti. |
| MRS | PIGGOTT. Ce ne sono davvero. Posso prestarle una carta. Ci sono passeggiate incantevoli, sulla riva o sulle colline, ben lontane dalle strade delle automobili. Deve imparare le migliori. Non mi scuserò per la mancanza di svaghi: dopo tutto, la pace e la quiete sono la nostra ragion d’essere. Ora vi lascio a goderne. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MONICA | Spero che non si ricordi di nient’altro. |
| LORD CLAVERTON | Tornerà a dirci ancora della pace e della quiete. |
| MONICA | Non credo che verrà più a disturbarci: ho visto dalla sua espressione quando se n’è andata che pensava di aver fatto il suo dovere con noi per oggi. Vado a girovagare nel parco. Non fare quella faccia allarmata! Se avvisti un ospite che sembra darti la caccia, mettiti il giornale sulla faccia e fingi di far finta di dormire. Se pensano che tu dorma, faranno qualcosa per svegliarti, ma se vedono che fingi dovranno cogliere l’allusione. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MONICA | Un momento dopo. LORD CLAVERTON si stende il giornale sulla faccia. Entra MRS. CARGHILL. Si siede in una sedia a sdraio lì vicino, si accomoda e tira fuori il lavoro a maglia. |
| MRS | CARGHILL [dopo una pausa]. Spero di non disturbarla. Mi siedo sempre qui. È l’angolo più soleggiato e più riparato, e nessuno degli altri ospiti l’ha scoperto. È stato bravo a trovarlo così presto. Che cosa le ha fatto sceglierlo? LORD CLAVERTON [gettando via il giornale]. L’ha scelto mia figlia. Aveva notato che sembrava offrire i vantaggi che lei ha appena menzionato. Sono lieto che possa confermarli. |
| MRS | CARGHILL. Oh, dunque quella è sua figlia — quella ragazza così deliziosa? E ovviamente devota a suo padre. Vi guardavo tutti e due nella sala da pranzo ieri sera. Lei è il grande Lord Claverton, vero? Qualcuno ha detto che sarebbe venuto qui — è stato l’argomento di tutte le conversazioni. Ma non riuscivo a credere che sarebbe davvero accaduto! E ora sono qui seduta a parlare con lei. Povera me, è stupefacente, dopo tutti questi anni; e lei non mi riconosce nemmeno! Io la riconoscerei ovunque. Ma d’altronde abbiamo tutti visto il suo ritratto sui giornali tanto spesso. E tutti la conoscono. Eppure, avrei voluto che lei mi facesse quel complimento, Richard. |
| LORD CLAVERTON | Come! |
| MRS | CARGHILL. Non mi riconosce ancora? |
| LORD CLAVERTON | Temo di no. |
| MRS | CARGHILL. Eravamo in tre — Effie, Maudie e io. Quel giorno che passammo sul fiume — non l’ho mai dimenticato — la svolta di tutta la mia vita! Ora, come si chiamavano quegli amici suoi e quale di loro ci invitò a colazione? Lo confesso, ho del tutto dimenticato i loro nomi. E lei ci offrì la colazione — ho dimenticato in quale albergo — ma una colazione così buona — e andammo tutti in barca sul fiume — e avevamo un cestino da tè con dei dolcetti deliziosi — ho dimenticato come li chiamavate, e lei mi fece provare a spingere la pertica, e mi inzuppai tutta e per poco non lasciai cadere la pertica, e voi tutti rideste di me. Non si ricorda? |
| LORD CLAVERTON | La prego, continui. Più cose mi ricorda, meglio ricorderò. |
| MRS | CARGHILL. E dopo, in tre, parlammo di lei — Effie e Maud e io. Quanto tempo sembra passato! È sorprendente che io ricordi tutto così chiaramente. Lei mi attrasse, sa, fin dal primo incontro — non so perché, ma le cose vanno così. Dissi: «ecco un uomo che seguirei per tutto il mondo!» Ma fu Effie — sa, Effie era molto acuta — fu Effie a dire: «ti butteresti via. Bada alle mie parole», disse Effie, «se scegliessi di seguire quell’uomo lui ti sfuggirebbe: non c’è da fidarsi. Quell’uomo è vuoto». Ecco quel che disse. O disse «vile»? Non ne sono del tutto sicura. Ora si ricorda, vero, Richard? |
| LORD CLAVERTON | Non la conversazione che lei ha appena ripetuto. Quella mi è nuova. Ma lei sì, la ricordo. |
| MRS | CARGHILL. Il tempo ha operato tristi cambiamenti in me, Richard. Un giorno ero molto bella. Così pensava lei, e così pensavano altri. Ma poiché si ricorda, la prego, Richard, ripeta il mio nome — una volta sola: il nome con cui mi conosceva. Mi darebbe un tale brivido sentirle pronunciare ancora il mio nome. |
| LORD CLAVERTON | Il suo nome era Maisie Batterson. |
| MRS | CARGHILL. Oh, Richard, lo dice solo per stuzzicarmi. Sa che intendevo il mio nome d’arte. Il nome con cui mi conosceva. |
| LORD CLAVERTON | Beh, allora, Maisie Montjoy. |
| MRS | CARGHILL. Sì. Maisie Montjoy. Una volta ero Maisie Montjoy. E lei non mi ha riconosciuta. |
| LORD CLAVERTON | Lei ha cambiato nome, non c’è dubbio. E io ho cambiato il mio. Il suo nome ora e qui… |
| MRS | CARGHILL. È Mrs. John Carghill. |
| LORD CLAVERTON | Si è sposata, suppongo, molti anni fa? |
| MRS | CARGHILL. Molti anni fa, la prima volta. Non durò a lungo. La gente a volte dice: «Fai un errore in amore, ed è più che probabile che tu ne faccia un altro». Com’è vero! Algy era un debole, ma era semplice — non subdolo e sfuggente. Poi sposai il signor Carghill. Aveva vent’anni più di me. Proprio quel che mi serviva. |
| LORD CLAVERTON | È ancora vivo? |
| MRS | CARGHILL. Aveva il cuore debole. E lavorava troppo. Non ha mai sentito parlare delle Carghill Equipments? Fanno mobili per ufficio. |
| LORD CLAVERTON | Non ho mai avuto a che fare con questioni di arredamento. Confido che l’azienda abbia avuto molto successo… voglio dire, che l’abbia lasciata comodamente provvista? |
| MRS | CARGHILL. Beh, Richard, il mio medico difficilmente avrebbe potuto mandarmi qui se non fossi benestante. Sì, sono provvista. Ma non è strano che lei e io ci si incontri qui alla fine? Qui, fra tutti i luoghi! |
| LORD CLAVERTON | Perché no, fra tutti i luoghi? Quel che non capisco è perché lei debba cogliere la prima occasione, trovandomi qui, per ravvivare vecchi ricordi che avrei creduto entrambi preferissimo lasciare sepolti. |
| MRS | CARGHILL. Qui si sbaglia, Richard. Effie diceva sempre — che ragazza intelligente era! — «lui non capisce le donne. Qualunque donna si fidasse di lui lo scoprirebbe presto». Un uomo può preferire dimenticare tutte le donne che ha amato. Ma una donna non vuole dimenticare nemmeno uno dei suoi ammiratori. Perfino un amante infedele resta, nella sua memoria, una specie di attestato. Gli uomini vivono di dimenticanza — le donne vivono di ricordi. E poi una donna non ha nulla di cui vergognarsi: un uomo cerca sempre di dimenticare la propria condotta meschina. |
| LORD CLAVERTON | Ma avevamo saldato il conto. Che danno fu fatto? Io imparai la mia lezione e lei la sua, se aveva bisogno della lezione. |
| MRS | CARGHILL. Lei si rifiuta di credere che io fossi davvero innamorata di lei! Beh, è naturale che non voglia crederlo. Ma lei pensa, o cerca di pensare, che se avessi davvero sofferto non vorrei farle sapere chi sono, non vorrei venire a parlare del passato. Si sbaglia, sa. È insieme pena e piacere parlare del passato — di lei e di me. Questi ricordi sono penosi — ma li ho cari. |
| LORD CLAVERTON | Se avesse avuto davvero il cuore spezzato non vedo come avrebbe potuto agire come fece. |
| MRS | CARGHILL. Chi può dire se un cuore è stato spezzato una volta che è stato riparato? Ma so che cosa intende. Intende che non avrei mai intentato una causa per rottura di promessa, se davvero avessi tenuto a lei. Che sciocchezze sentimentali! Si intenta una causa semplicemente perché bisogna fare qualcosa. Beh, forse non avrei dovuto accordarmi fuori dal tribunale. Il mio avvocato disse: «le consiglio di accettare», «perché il signor Ferry si candiderà al Parlamento: suo padre ha per lui ambizioni politiche. Se perdesse una causa per rottura di promessa qualcuno non vorrà comparire fra i suoi sostenitori». Disse: «quel che i suoi avvocati offrono per la transazione è il doppio di quel che credo le sarebbe accordato». Effie era contraria — voleva vederla smascherato. Ma io cedetti. Non volevo rovinarla. Se fossi andata avanti, avrei potuto finirle la carriera, e allora lei non sarebbe diventato Lord Claverton. Forse dunque ho posto io le fondamenta delle sue fortune! |
| LORD CLAVERTON | E forse nello stesso tempo delle sue? Mi pare di ricordare che fu solo un anno dopo, o giù di lì, che il suo nome apparve a caratteri grandissimi in Shaftesbury Avenue. |
| MRS | CARGHILL. Sì, avevo la mia arte. Non ricorda che colpo feci con un numero intitolato Non È Troppo Tardi Per Amarmi? Non avrei potuto metterci il sentimento che ci misi se non fosse stato per quel che avevo passato. Mi sentì cantarlo? |
| LORD CLAVERTON | Sì, la sentii cantarlo. |
| MRS | CARGHILL. E che cosa provò? |
| LORD CLAVERTON | Nulla del tutto. Ricordo la mia sorpresa nello scoprire che non provavo nulla del tutto. Pensai, forse, che scampo fortunato era stato, per entrambi. |
| MRS | CARGHILL. Quel «per entrambi» fu un ripensamento, Richard. Uno scampo fortunato pensò lei, per lei. Non provò imbarazzo? |
| LORD CLAVERTON | Perché avrei dovuto provare imbarazzo? La mia coscienza era pulita. Un breve invaghimento, finito nell’unico modo possibile con reciproca soddisfazione. |
| MRS | CARGHILL. La sua coscienza era pulita. Ho sentito ben di rado la gente menzionare la propria coscienza se non per osservare che la loro coscienza era pulita. Lei si tirò fuori da un pasticcio con un grosso pagamento in contanti e senza pubblicità. Dunque la sua coscienza era pulita. In fondo, credo che lei sia sempre lo stesso sciocco Richard che è sempre stato. Voleva atteggiarsi a uomo di mondo. E ora si atteggia a che cosa? Presumo, a grande statista; e la differenza fra l’essere un grande statista e l’atteggiarsi con successo a grande statista è praticamente trascurabile. E lei ha la parte addosso. Qualunque parte abbia recitato, devo dire che l’ha sempre avuta addosso. |
| LORD CLAVERTON | Non ho più alcuna parte da recitare, Maisie. |
| MRS | CARGHILL. Ci sarà sempre qualche parte per lei fino alla fine. Reciterà ancora una parte nel suo necrologio, chiunque lo scriva. |
| LORD CLAVERTON | Considerando quanto tempo fa lei mi conobbe e considerando la brevità della nostra conoscenza, lei è sorprendentemente sicura, devo dire, della sua comprensione del mio carattere. |
| MRS | CARGHILL. Ho seguito i suoi progressi anno per anno, Richard. E benché sia vero che la nostra conoscenza fu breve, i nostri rapporti furono abbastanza intensi, credo, da darmi una o due intuizioni su di lei. No, Richard, non immagini che io sia ancora innamorata di lei; e non pensi che io idoleggi il suo ricordo. È semplicemente che sento che apparteniamo l’uno all’altra… Ora, non si allarmi. Ma lei mi ha toccato l’anima — l’ha brancicata, forse, e il tocco indugia ancora. E io ho toccato la sua. Fa paura pensare che siamo ancora insieme e fa più paura pensare che potremmo esserlo per sempre. C’è una frase che mi pare di aver letto da qualche parte: dove il loro fuoco non si spegne. Sa che cosa faccio? Leggo le sue lettere ogni sera. |
| LORD CLAVERTON | Le mie lettere! |
| MRS | CARGHILL. Ha dimenticato di avermi scritto delle lettere? Oh, non moltissime. Solo alcune degne di essere conservate. Solo alcune. Ma bellissime! Fu Effie a dire, quando venne la rottura: «Varranno una fortuna per te, Maisie». Sarebbero comparse al processo, suppongo, se ci fosse stato un processo. Non se le ricorda? |
| LORD CLAVERTON | Vagamente. Erano molto appassionate? |
| MRS | CARGHILL. Erano molto amorose. Vorrebbe rileggerle? Temo di non poterle mostrare gli originali; sono nella cassaforte del mio avvocato. Ma ho le fotocopie, che sono altrettanto buone, mi dicono. E mi piace leggerle nella sua stessa grafia. |
| LORD CLAVERTON | E ha mostrato queste lettere a molta gente? |
| MRS | CARGHILL. Solo a pochi amici. Effie diceva: «Se diventerà un uomo famoso e tu fossi nel bisogno, potresti far mettere all’asta queste lettere». Sì, porterò le fotocopie domattina e gliele leggerò. — Oh, ecco Mrs. Piggott! Ci sta piombando addosso. Non è spaventosa! Non smette mai di parlare. Lei la sopporta? Se vado subito, forse coglierà l’allusione e ci lascerà soli domani. Buongiorno, Mrs. Piggott! Non è un mattino glorioso! |
| (didascalia) | [Entra MRS. PIGGOTT] |
| MRS | PIGGOTT. Buongiorno, Mrs. Carghill! |
| MRS | CARGHILL. Cara Mrs. Piggott! Mi pare che lei non stia mai ferma: si sacrifica letteralmente per noi. |
| MRS | PIGGOTT. È il respiro della vita per me, Mrs. Carghill, occuparmi dei miei ospiti. Mi piace sentire che hanno bisogno di me! |
| MRS | CARGHILL. Lei ci accudisce bene, Mrs. Piggott: è così premurosa — e così comprensiva. |
| MRS | PIGGOTT. Ma dovrei presentarvi. Lei stava parlando con Lord Claverton, il famoso Lord Claverton. Questa è Mrs. Carghill. Due dei nostri ospiti più simpatici! Ero venuta solo a vedere se Lord Claverton stesse comodo: non possiamo permettergli di stancarsi a parlare. Quel che gli occorre è riposo! Non se ne va, Mrs. Carghill? |
| MRS | CARGHILL. Oh, sapevo che Lord Claverton era venuto per una cura di riposo, e mi è venuto in mente che potrebbe trovare faticoso doversela vedere con tutt’e due noi insieme. E poi devo fare i miei esercizi di respirazione. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MRS | PIGGOTT. A dire il vero, sono volata in suo soccorso (ecco perché le ho portato io stessa il suo sorso mattutino invece di lasciarlo, come al solito, all’infermiera) quando ho visto che Mrs. Carghill l’aveva acchiappata. Lei non conoscerà quel nome, ma potrebbe ricordarsela come Maisie Montjoy nella rivista. Era ben nota a suo tempo. Temo che il suo nome non dica proprio nulla alla generazione più giovane, ma lei e io dovremmo ricordarcela, Lord Claverton. Quel motivo che canticchiava, Non È Troppo Tardi Per Amarmi, lo cantavano tutti, una volta. Una persona deliziosa, direi, ma non proprio del suo genere né del mio. Ho sospettato che volesse conoscerla, e allora ho pensato di cogliere la prima occasione per farle capire — con tatto, naturalmente — che lei non deve essere disturbato. Beh, ora se n’è andata. Se la infastidisce di nuovo me lo faccia sapere. Temo sia il prezzo dell’essere famosi. |
| (didascalia) | [Entra Monica] |
| MRS | Oh, signorina Claverton-Ferry! Non l’avevo vista arrivare. Ora devo volare. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MONICA | Ho visto Mrs. Piggott che ti infastidiva di nuovo e allora sono corsa in tuo soccorso. Hai l’aria stanca, papà. Dovrebbe aver più giudizio. Ma sono tanto più addolorata perché ho una… non proprio buona notizia per te. |
| LORD CLAVERTON | Ah, davvero. Che cosa c’è? |
| MONICA | Non sono andata lontano. Ho incontrato Michael nel viale. Dice che deve vederti. Temo sia successo qualcosa di spiacevole. |
| LORD CLAVERTON | Guidava la sua automobile? |
| MONICA | No, veniva a piedi. |
| LORD CLAVERTON | Spero che non abbia avuto un altro incidente. Sai, dopo quella sua ultima bravata, ho vissuto nel terrore che investisse qualcuno. |
| MONICA | Ma perché, papà, dovresti temerlo? Questo mostra quanto sono stati malandati i tuoi nervi. Andò soltanto contro un albero. |
| LORD CLAVERTON | Sì, un albero. Poteva essere un uomo. Ma non può essere quello, o non sarebbe a piede libero. Forse è nei guai con qualche donna. Sono certo che ha amici che non gli farebbe piacere che tu o io conoscessimo. |
| MONICA | Probabilmente sono soldi. |
| LORD CLAVERTON | Se sono soltanto debiti, ancora una volta, immagino di poterlo sopportare. Ma dov’è? |
| MONICA | Gli ho detto di aspettare in giardino finché non ti avessi preparato. Gli ho fatto capire che i medici ti vogliono libero da preoccupazioni. Non farà scene. Ma vedo che è spaventato. E sai com’è Michael quando è spaventato. Tende a farsi imbronciato e pronto a offendersi. Perciò spero che sarai paziente. |
| LORD CLAVERTON | Beh, allora vallo a chiamare. Finiamola. |
| MONICA | [chiama] Michael! |
| (didascalia) | [Entra MICHAEL] |
| LORD CLAVERTON | Buongiorno, Michael. |
| MICHAEL | Buongiorno, papà. |
| (didascalia) | [Una pausa] |
| MICHAEL | Che bella giornata! Sono contento che tu sia qui, a goderti un tempo così. |
| LORD CLAVERTON | Sei contento che io sia qui? Sei venuto in macchina da Londra? |
| MICHAEL | Sono venuto ieri sera. Alloggio in una locanda a un paio di miglia da qui. Non è un brutto posticino. |
| LORD CLAVERTON | Perché alloggi lì? Non avrei creduto che fosse il genere di posto che sceglieresti per una vacanza. |
| MICHAEL | Beh, questa non è esattamente una vacanza. Ma quell’albergo mi era stato ben raccomandato. Buona cucina, per una locanda di campagna. E niente affatto caro. |
| LORD CLAVERTON | Di solito non consideri questa una raccomandazione. Ti fermi a lungo? Per tutta questa vacanza? |
| MICHAEL | Beh, questa non è una vacanza, esattamente. Oh. L’ho già detto, no? |
| MONICA | Vorrei che smetteste di essere così educati l’uno con l’altro. Michael, tu sai che cosa sei venuto a chiedere a papà e papà sa che tu vuoi qualcosa da lui. Forse arriverete al punto se vi lascio soli. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MICHAEL | Sai, è terribilmente difficile spiegarti le cose. Ti sei sempre fatto l’idea che la colpa fosse mia prima di conoscere i fatti. La prima cosa che ricordo è di essere incolpato di qualcosa che non avevo fatto. Non me ne sono mai ripreso. Se incolpi sempre una persona è naturale che finisca per mettersi nei guai. |
| LORD CLAVERTON | Hai cominciato piuttosto presto a metterti nei guai, quando fosti espulso dal collegio per furto. Ma vieni al punto. Sei di nuovo nei guai. Trascuriamo, per favore, la questione della colpa: ti risparmierà la necessità di incolpare qualcun altro. Dimmi soltanto che cos’è successo. |
| MICHAEL | Beh, ho perso il posto. |
| LORD CLAVERTON | La posizione che Sir Alfred Walter creò per te. |
| MICHAEL | L’ho tenuta duro per due anni. E che noia mortale è stata. |
| LORD CLAVERTON | Ogni impiego è noioso, per nove decimi del tempo… |
| MICHAEL | Mi serve qualcosa di molto più stimolante. |
| LORD CLAVERTON | Beh? |
| MICHAEL | Voglio trovare qualche affare più speculativo. |
| LORD CLAVERTON | Immagino che tu abbia tentato qualche speculazione privata. |
| MICHAEL | Parecchi miei amici mi davano dritte eccellenti. Riuscivano sempre — le dritte che non seguivo. |
| LORD CLAVERTON | E quelle che seguivi? |
| MICHAEL | Non così bene, chissà perché. Il fatto è che mi serviva molto più capitale per cavarne qualcosa. Se avessi potuto prendere in prestito di più forse ce l’avrei fatta. |
| LORD CLAVERTON | In prestito? Da chi? Non… dalla ditta? |
| MICHAEL | Sono andato da un prestatore, un uomo che un mio amico mi aveva raccomandato. Mi diede buone condizioni, sulla forza del mio nome: l’unico bene che quel nome mi abbia mai fatto. |
| LORD CLAVERTON | Sulla forza del tuo nome. E che cosa chiami buone condizioni? |
| MICHAEL | Non dovevo pagare nulla per due anni: gli interessi venivano semplicemente aggiunti al capitale. |
| LORD CLAVERTON | E quanto tempo fa fu? |
| MICHAEL | Quasi due anni. Il tempo passa piuttosto in fretta, quando sei indebitato. |
| LORD CLAVERTON | E hai altri debiti? |
| MICHAEL | Oh, debiti ordinari: il conto del sarto, per esempio. |
| LORD CLAVERTON | Me l’aspettavo. Era proprio lo stesso a Oxford. |
| MICHAEL | È colpa loro. Non mandano i conti, e poi io me ne dimentico. È l’essere tuo figlio che mi caccia nei debiti. Proprio a causa del tuo nome insistono per farmi credito. |
| LORD CLAVERTON | E i tuoi debiti: sono la causa del tuo licenziamento? |
| MICHAEL | Beh, in parte. Sir Alfred venne a saperlo, e allora finse di essere scandalizzatissimo. Disse che non poteva tenere nel suo organico nessuno che si fosse dato al gioco. Mi ha chiamato giocatore! Disse che ne avrebbe scritto a te. |
| LORD CLAVERTON | Il che spiega perché sei sceso qui così precipitosamente — per farmi avere prima la tua versione. Immagino che quella di Sir Alfred sarà piuttosto diversa. E che altro ti disse? |
| MICHAEL | Prese la solita piega, proprio come il preside. E il mio tutor a Oxford. «Non è quel che ci aspettavamo dal figlio di suo padre» e roba del genere. È per il tuo bene, dice, che vuole tenere la cosa quieta. Ti dico, non c’è da scherzare a essere figlio di un uomo pubblico famoso. Non sai quanto ho sofferto, lavorando in quell’ufficio. Tanto per cominciare, sapevano tutti che il posto era stato creato per me perché ero tuo figlio. Mi consideravano superfluo; sapevano che non potevo vivere del mio stipendio; si divertivano molto con me — a volte facevano finta che fossi oberato di lavoro, quando non avevo nulla da fare. Perfino i fattorini cominciarono a sogghignare. Mi stupisce di averlo sopportato tanto a lungo. |
| LORD CLAVERTON | E questo ci porta alla fine dell’elenco delle tue manchevolezze? Oppure Sir Alfred ha mosso altre critiche poco lusinghiere? |
| MICHAEL | Beh, c’era una cosa che mi rinfacciò, che ero stato troppo familiare con una delle ragazze. Diede per scontato che fosse andata molto più in là di quanto fosse andata. |
| LORD CLAVERTON | Forse è andata più in là di quanto tu sia disposto ad ammettere. |
| MICHAEL | Beh, dopo tutto, era l’unica che fosse un po’ gentile con me. Non era entusiasmante. Ma serviva a passare il tempo. Non sarebbe mai successo se solo mi avessero dato un lavoro interessante! |
| LORD CLAVERTON | E ora che cosa ti proponi di fare di te stesso? |
| MICHAEL | Voglio andare all’estero. |
| LORD CLAVERTON | Vuoi andare all’estero? Beh, non è una cattiva idea. Qualche anno fuori dall’Inghilterra in uno dei Dominions potrebbe rimetterti in piedi. Ho conoscenze, o almeno corrispondenti, quasi ovunque. L’Australia — no. Gli uomini che conosco là stanno tutti nelle città: una vita all’aria aperta ti si addirebbe di più. Che ne diresti di andare nel Canada occidentale? O che ne dici di allevare pecore in Nuova Zelanda? |
| MICHAEL | Allevare pecore? Buon Dio, no. Non è questa la mia idea. Voglio far denaro. Voglio essere qualcuno per conto mio. |
| LORD CLAVERTON | Ma che cosa vuoi fare? Dove vuoi andare? Che genere di vita credi di volere? |
| MICHAEL | Voglio semplicemente condurre una vita mia, secondo le mie idee di bene e di male, di giusto e di ingiusto. Voglio andare lontanissimo, in qualche paese dove nessuno abbia sentito il nome di Claverton; o dove, se prendessi un nome diverso — e potrei sceglierlo — nessuno saprebbe né gli importerebbe quale fosse stato il mio nome. |
| LORD CLAVERTON | Sei dunque pronto a ripudiare la tua famiglia, a buttar via l’intera tua eredità? |
| MICHAEL | Qual è la mia eredità? Quanto al tuo titolo, so perché lo prendesti. E la mamma lo sapeva. Primo, perché ti diede l’occasione di ritirarti dalla politica, non senza dignità, non essendo più richiesto. E desideravi essere Lord Claverton anche per tenere testa alla famiglia della mamma — per spadroneggiare su di loro, in realtà. Oh, non ho dubbi che il pensiero di trasmettere il tuo nome e il tuo titolo a un figlio ti gratificasse. Ma non era per amor mio! Ero soltanto tuo figlio — vale a dire, una specie di prolungamento della tua esistenza, un rappresentante che conduce gli affari in tua assenza. Perché dovrei ringraziarti di avermi imposto questo? E che soddisfazione, mi chiedo, te ne verrà nella tomba? Se sarai ancora cosciente dopo la morte, scommetto che sarà uno stato di coscienza sorpreso. Povero fantasma! a fare i conti del suo attivo e passivo e a chiedersi perché si desse pena di simili inezie. |
| LORD CLAVERTON | Vuoi dunque che ti aiuti a fuggire da tuo padre! |
| MICHAEL | E ad aiutare mio padre a liberarsi di me. Semplicemente non sai quanto più piacevole troverai la vita, una volta che io sia fuori dal paese. Quel che vorrei è la possibilità di andare all’estero come socio in qualche affare interessante. Ma potrebbero chiedermi di mettere del capitale. |
| LORD CLAVERTON | Che genere di affare hai in mente? |
| MICHAEL | Oh, non lo so. Importazione ed esportazione, con la possibilità di guadagnare da entrambe le parti. |
| LORD CLAVERTON | Ecco quel che farò per te, Michael. Ti aiuterò ad avviarti in qualunque affare tu possa trovare da solo — se, a un esame, sarò soddisfatto della natura dell’affare. |
| MICHAEL | In ogni caso, sono deciso ad andarmene dall’Inghilterra. |
| LORD CLAVERTON | Michael! Ci sono ragioni per cui vuoi andartene oltre quelle che mi hai detto? Non si tratta… di omicidio colposo? |
| MICHAEL | Omicidio colposo? Perché omicidio colposo? Oh, intendi sulla strada. Certamente no. Sono un guidatore fin troppo bravo. |
| LORD CLAVERTON | Che cosa allora? Quella giovane donna? |
| MICHAEL | Non sono così sciocco da farmi coinvolgere in una causa per rottura di promessa o nel divorzio di qualcuno. No, non devi preoccuparti di quella ragazza — né di nessun’altra. Ma voglio andarmene. Sono stufo dell’Inghilterra. |
| LORD CLAVERTON | Sono sicuro che non intendi questo. Ma è abbastanza naturale voler passare qualche anno all’estero. Potrebbe farti molto bene trovare le tue gambe. Ma non vorrei pensare che a ispirarti non sia stata una ambizione positiva ma soltanto il desiderio di fuggire. |
| MICHAEL | Non sono un fuggiasco. |
| LORD CLAVERTON | No, non un fuggiasco dalla giustizia — soltanto un fuggiasco dalla realtà. Oh Michael! Se tu avessi qualche meta alta da raggiungere, qualche sogno di eccellenza, con che gioia ti aiuterei! Anche se ti portasse via da me per sempre, a patire il sole monotono dei tropici o a rabbrividire nella notte del nord. Credimi, Michael: chi fugge dal proprio passato perderà sempre la corsa. Lo so per esperienza. Quando raggiungerai la tua meta, il tuo immaginato paradiso di successo e di grandezza, vi troverai i tuoi fallimenti passati ad accoglierti. Tu sei tutto ciò per cui devo vivere, Michael — tu e Monica. Se vivessi vent’anni sapendo che mio figlio ha fatto il vigliacco, starei semplicemente a morire per altri vent’anni. |
| MICHAEL | Molto bene: se ti piace, chiamami vigliacco. Mi chiedo se tu faresti l’eroe al posto mio. Non credo che lo faresti. Tu non hai sofferto lo svantaggio che ho avuto io. Tuo padre era ricco, ma non era nessuno in particolare, e così non avevi nulla all’altezza di cui stare. Quei criteri di condotta di cui hai sempre fatto tanto sfoggio, a mio beneficio: mi chiedo se tu ne sia sempre stato all’altezza. |
| (didascalia) | [MONICA è entrata inosservata] |
| MONICA | Michael! Come puoi parlare così a papà? Papà! Che cos’è successo? Perché hai quell’aria adirata? So che Michael dev’essere in grossi guai, e allora non puoi aiutarlo? |
| LORD CLAVERTON | Sto cercando di aiutarlo e di venirgli incontro a metà strada. Gli ho fatto un’offerta che deve meditare. Ma se va all’estero voglio che ci vada in uno spirito molto diverso da quello che ha appena mostrato. |
| MONICA | Michael! Di’ qualcosa. |
| MICHAEL | Che c’è da dire? Voglio lasciare l’Inghilterra e farmi una carriera mia: e papà si limita a chiamarmi vigliacco. |
| MONICA | Papà! Tu sai che darei la vita per te. Oh, come suona sciocca questa frase! Ma non c’è vocabolario per l’amore dentro una famiglia, l’amore che si abita ma non si guarda, l’amore alla cui luce si vede ogni altra cosa, l’amore dentro il quale ogni altro amore trova parola. Questo amore è silenzioso. Che cosa posso dirvi? Comunque Michael si sia comportato, papà, qualunque cosa papà abbia detto, Michael, dovete perdonarvi l’un l’altro, dovete amarvi l’un l’altro. |
| MICHAEL | Avrei potuto amare papà, se lui avesse voluto amore, ma non l’ha mai voluto, Monica, non da me. Sai che ti ho sempre voluto molto bene — ho una natura molto affettuosa, davvero, ma… |
| (didascalia) | [Entra MRS. CARGHILL con una borsa da documenti] |
| MRS | CARGHILL. Richard! Non pensavo che fosse ancora qui. Ero tornata per leggermi in pace le sue lettere; ma che bello trovare una piccola riunione di famiglia! So chi siete! Lei è Monica, naturalmente: e questo dev’essere suo fratello, Michael. Ho indovinato, vero? |
| MICHAEL | Sì, ha indovinato. Ma… |
| MRS | CARGHILL. Come l’ho capito? Perché lei somiglia tanto a suo padre quando aveva la sua età. È il suo ritratto, Richard, come lei era una volta. Non deve presentarci, mi presenterò da sola. Io sono Maisie Montjoy! Questo non vi dice nulla, cari miei. È passato tanto tempo da quando il nome di Maisie Montjoy era in cima al cartellone della rivista. Ora sono Mrs. John Carghill. Richard! È stupefacente, questa storia dei suoi figli: Monica non le somiglia quasi per nulla, ma Michael — suo padre è cambiato parecchio da quando lo conobbi tanti e tanti anni fa, eppure lei è l’immagine di quel che era allora. Suo padre fu un caro amico mio, una volta. |
| MICHAEL | Somigliava davvero a me? |
| MRS | CARGHILL. Ha la sua voce! e il suo modo di muoversi! È meraviglioso. E il fascino! Ha ereditato tutto il suo fascino, Richard. Non si può negarlo. Ma chi è che arriva? È un altro nuovo ospite. Ci sta salutando con la mano. Lo conosce, Richard? |
| LORD CLAVERTON | È un uomo che conoscevo. |
| MRS | CARGHILL. Interessante! Ha una gran bella figura ed è piuttosto esotico d’aspetto. È straniero? |
| LORD CLAVERTON | Viene da qualche parte dell’America centrale. |
| MRS | CARGHILL. Che romantico! Mi piacerebbe tanto conoscerlo. Sta venendo a parlarci. Deve presentarmelo. |
| (didascalia) | [Entra GOMEZ] |
| GOMEZ | Buongiorno, Dick. |
| LORD CLAVERTON | Buongiorno, Fred. |
| GOMEZ | Non ti aspettavi che venissi a raggiungerti qui, vero? Tu sei qui per una cura di riposo. Ho convinto il mio medico che anch’io avevo bisogno di una cura di riposo. E quando ho sentito che avevi scelto di venire a Badgley Court ho detto al mio medico: «Beh, che ne dice? Che raccomandazione migliore potrei avere?» E così mi ha mandato qui. |
| MRS | CARGHILL. Oh, vi siete visti di recente? Richard, credo che potrebbe presentarci. |
| LORD CLAVERTON | Oh. Questo è… |
| GOMEZ | Il suo vecchio amico Federico Gomez, l’eminente cittadino di San Marco. Questo è il mio nome. |
| LORD CLAVERTON | Le presento dunque — con quel nome — la signora… signora… |
| MRS | CARGHILL. Mrs. John Carghill. |
| GOMEZ | Sembriamo un po’ deboli sui cognomi, Dick! |
| MRS | CARGHILL. Beh, vede, señor Gomez, quando diventammo amici — Lord Claverton e io — mi si conosceva col mio nome d’arte. Ci fu un tempo, una volta, in cui tutti a Londra conoscevano il nome di Maisie Montjoy nella rivista. |
| GOMEZ | Se Maisie Montjoy era bella a vedersi quanto Mrs. Carghill, capisco bene il suo successo sulle scene. |
| MRS | CARGHILL. Oh, non mi ha mai vista? È un peccato, señor Gomez. |
| GOMEZ | Avevo perso i contatti con le cose d’Inghilterra. Se fossi stato a Londra, e nella posizione di Dick, sarei stato il suo più devoto ammiratore. |
| MRS | CARGHILL. Non È Troppo Tardi Per Amarmi! È la canzone che fece la mia fama, señor Gomez. |
| GOMEZ | Non sarà mai troppo tardi. Non sei d’accordo, Dick? — Questa signorina la prendo per sua figlia? E questo è suo figlio? |
| LORD CLAVERTON | Questo è mio figlio Michael, e mia figlia Monica. |
| MONICA | Piacere. Michael! |
| MICHAEL | Piacere. |
| MRS | CARGHILL. Non credo che lei conosca Lord Claverton da tanto tempo quanto me, señor Gomez. |
| GOMEZ | Mia cara signora, lei non è abbastanza vecchia per aver conosciuto Dick Ferry da tanto tempo quanto me. Eravamo amici a Oxford. |
| MRS | CARGHILL. Oh, dunque lei è stato a Oxford! È così che parla un inglese così perfetto? Naturalmente, ho capito dai suoi tratti che era spagnolo. Gli spagnoli mi piacciono molto. Sono così aristocratici. Ma è molto strano che non ci siamo mai incontrati prima. Lei era amico di Richard a Oxford e Richard e io diventammo grandi amici non molto tempo dopo, vero, Richard? |
| GOMEZ | Immagino che fosse dopo che io avevo lasciato l’Inghilterra. |
| MRS | CARGHILL. Certo, questo lo spiega. Dopo Oxford suppongo che lei sia tornato a… dov’è la sua casa? |
| GOMEZ | La repubblica di San Marco. |
| MRS | CARGHILL. Tornato a San Marco. Señor Gomez, se è vero che si ferma a Badgley Court, la avverto — le farò un controinterrogatorio e le farò dire tutto di Richard ai suoi tempi di Oxford. |
| GOMEZ | A una condizione: che lei mi dica tutto di Dick quando lo conobbe. |
| MRS | CARGHILL [dà un colpetto alla borsa]. Segreto per segreto, señor Gomez! Tocca a lei mettere per primo le carte in tavola! |
| MONICA | Papà, credo che dovresti riposare adesso. — Devo spiegare che i medici sono stati molto fermi nel volere che mio padre riposasse in quiete assoluta prima di ogni pasto. |
| LORD CLAVERTON | Ma Michael e io dobbiamo continuare la nostra discussione. Questo pomeriggio, Michael. |
| MONICA | No, credo che tu abbia parlato abbastanza per oggi. Michael, poiché alloggi così vicino, vuoi tornare domattina? Dopo colazione? |
| LORD CLAVERTON | Sì, vieni domattina. |
| MICHAEL | Beh, verrò domattina. |
| MRS | CARGHILL. Si ferma qui nei dintorni, Michael? Suo padre è un amico mio così vecchio che mi sembra naturalissimo chiamarla Michael. Non le dispiace, vero? |
| MICHAEL | No, non mi dispiace. Alloggio al George — non è lontano. |
| MRS | CARGHILL. Allora mi piacerebbe fare un pezzo di strada con lei. |
| MICHAEL | Con piacere, certamente. |
| GOMEZ | In vacanza? Lei lavora a Londra, vero? |
| MICHAEL | Non in vacanza, no. Ho lavorato a Londra, ma penso di tagliare i ponti e di andare all’estero. |
| MRS | CARGHILL. Deve raccontarmi tutto. Forse potrei darle un consiglio. Ora la lasciamo, Richard. Arrivederci, Monica. E señor Gomez, la terrò fede alla sua promessa! |
| (didascalia) | [Escono Mrs. CARGHILL e MICHAEL] |
| GOMEZ | Beh, Dick, dobbiamo obbedire agli ordini dei nostri medici. Ma finché siamo qui, dobbiamo farci qualche bella chiacchierata sui vecchi tempi. Ciao ciao per adesso. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MONICA | Papà, che gente orribile. Non dobbiamo restare qui. Voglio che tu fugga da loro. |
| LORD CLAVERTON | Quel da cui voglio fuggire è me stesso, è il passato. Ma che vigliacco sono a parlare di fuggire! E che ipocrita! Pochi minuti fa supplicavo Michael di non cercare di fuggire dai propri fallimenti passati: dicevo di saperlo per esperienza. Capisco io il senso della lezione che vorrei insegnare? Su, ricomincio a imparare. Michael e io andremo a scuola insieme. Ci siederemo l’uno accanto all’altro, a due banchetti, e patiremo le stesse umiliazioni per mano dello stesso maestro. Ma ho ancora tempo? C’è tempo per Michael. È troppo tardi per me, Monica? SIPARIO |
Atto 3, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Come nell’Atto secondo. Tardo pomeriggio del giorno seguente.MONICA seduta sola. Entra CHARLES. |
| CHARLES | Beh, Monica, eccomi. Spero che tu abbia avuto il mio messaggio. |
| MONICA | Oh Charles, Charles, Charles, sono così contenta che tu sia venuto! Sono stata così in pena, e piuttosto spaventata. È stato esasperante che non riuscissero a trovarmi quando hai telefonato stamattina. Che quella Mrs. Piggott abbia sentito la voce del mio amato e io no, proprio quando ne avevo tanta nostalgia, del suo suono, della carezza che c’è dentro! Oh Charles, quanto ti ho desiderato! E ora ho bisogno di te. |
| CHARLES | Tesoro mio, quel che voglio è sapere che hai bisogno di me. Quell’ultimo giorno a Londra ammettesti di amarmi, ma io mi chiedevo… scusami, non potevo fare a meno di chiedermi quanto pesassero le tue parole. Allora non sembravi aver bisogno di me. E dicesti che non eravamo ancora fidanzati… |
| MONICA | Ora siamo fidanzati. Almeno io lo sono. Sono fidanzata con te per sempre. |
| CHARLES | C’è un’altra spedizione di compere che dobbiamo fare! Ma tesoro, da quando ho ricevuto la tua lettera stamattina su tuo padre e Michael, e quelle persone del suo passato, ho cercato di pensare che cosa potrei fare per aiutarlo. Se è ricatto, e ha proprio tutta l’aria di esserlo, credi che potrei convincerlo a confidarsi con me? |
| MONICA | Oh Charles! Come potrebbe qualcuno ricattare papà? Papà, il più scrupoloso fra tutti, il più austero. È del tutto impossibile. Papà con un segreto colpevole nel passato! Proprio non riesco a immaginarlo. |
| (didascalia) | [CLAVERTON è entrato inosservato] |
| MONICA | Non ti aspettavo mai da quella parte, papà! Credevo che fossi in casa. Dove sei stato? |
| LORD CLAVERTON | Non lontano. In piedi sotto il grande faggio. |
| MONICA | Perché sotto il faggio? |
| LORD CLAVERTON | Mi sento attratto da quel punto. Non importa. Ho sentito quel che dicevi sui segreti colpevoli. Ci sono molte cose che non sono delitti, Monica, al di là di tutto ciò di cui la legge prende conoscenza: cedimenti momentanei, aberrazioni sconsiderate, resse temerarie, impulsi inspiegabili, attimi di cui ci pentiamo nell’attimo successivo, episodi che cerchiamo di nascondere al mondo. Non c’è stato nulla nella sua vita, Charles Hemington, che desideri dimenticare? Che desideri tenere ignoto? |
| CHARLES | Ci sono certamente cose che dimenticherei volentieri, signore, o piuttosto, che vorrei non fossero mai accadute. Posso pensare a cose che tu ancora non sai di me, Monica, ma non c’è nulla che io desideri mai nasconderti. |
| LORD CLAVERTON | Se non c’è nulla, davvero nulla, che lei non possa dire a Monica, allora per lei va tutto bene. Siete innamorati l’uno dell’altra — non ho bisogno che mi si dica quel che ho visto da me! E se non c’è nulla che le nasconda, per quanto importante lei possa ritenere di nasconderlo al resto del mondo — la sua anima è salva. Se un uomo ha una persona, una sola nella vita, a cui sia disposto a confessare ogni cosa — e questo comprende, badi bene, non solo le cose criminose, non solo la turpitudine, la meschinità e la viltà, ma anche le situazioni che sono semplicemente ridicole, quando ha fatto lo sciocco (e chi non l’ha fatto?) — allora ama quella persona, e il suo amore lo salverà. Temo di non aver mai amato nessuno, davvero. No, la mia Monica la amo — ma c’è un impedimento: è impossibile essere del tutto onesti con la propria figlia se non si è mai stati onesti con qualcuno più grande, alla pari. A una figlia non ci si può rivelare finché è bambina. E quando è cresciuta, a quel tempo ti sei già tessuto intorno una tale ragnatela di finzione! Ho passato la vita a cercare di dimenticare me stesso, a cercare di identificarmi con la parte che avevo scelto di recitare. E più a lungo fingiamo, più diventa difficile lasciar cadere la finzione, uscire di scena, rimettersi i propri abiti e parlare da se stessi. Così ero diventato un idolo per Monica. Adorava la parte che recitavo: come potevo essere sicuro che avrebbe amato l’attore se lo avesse visto, fuori di scena, senza costume né trucco e senza le sue parole di scena. Monica! Ho avuto il tuo amore con l’inganno. Ora sono stanco di sostenere quelle finzioni, ma spero che tu trovi ancora un po’ di amore nel cuore per tuo padre, quando lo conoscerai per quel che è, l’attore finito. |
| MONICA | Credo che ti amerei soltanto di più, papà, quanto più sapessi di te. Ti capirei meglio. Non c’è nulla che io tema di imparare su Charles, non c’è nulla che io tema di imparare su di te. |
| CHARLES | Pensavo, signore — perdoni il sospetto — da quel che Monica mi ha raccontato dei suoi compagni d’albergo, due persone che, dice, vantano una conoscenza lunghissima — pensavo che se c’è qualche questione di ricatto, ne ho visto qualcosa nella mia pratica forense. Sono sicuro di poter aiutare. |
| MONICA | Oh papà, lascialo fare. |
| CHARLES | Almeno, credo di conoscere l’uomo migliore per consigliarla. |
| LORD CLAVERTON | Ricatto? Sì, ho già sentito quella parola, non molto tempo fa. Quando gli chiesi che cosa volesse. Oh no, disse, non voglio nulla da te salvo la tua amicizia e la tua compagnia. È un uomo ricchissimo. E lei è una donna ricca. Se la gente ti ricatta solo per avere la tua compagnia, temo che la legge non possa toccarla. |
| CHARLES | Allora perché dovrebbe subire? Perché non lasciare Badgley e sfuggire loro? |
| LORD CLAVERTON | Perché non sono reali, Charles. Sono soltanto fantasmi: spettri del mio passato. Sono sempre stati con me, anche se solo di recente ho scoperto che le persone vive i cui fantasmi mi tormentavano sono soltanto esseri umani, maligni, meschini, e vedo me stesso emergere dalla mia esistenza spettrale in qualcosa che somiglia alla realtà. |
| MONICA | Ma che cosa volevano dire i fantasmi? Per tutti questi anni li hai tenuti per te. La mamma ne sapeva? |
| LORD CLAVERTON | Tua madre non ne sapeva nulla. E io so di non aver mai conosciuto tua madre, come lei non conobbe mai me. Pensavo che non avrebbe mai capito o che sarebbe stata gelosa dei fantasmi che mi perseguitavano. E sono ancora di quel parere. Come si apre il cuore quando si è certi della risposta sbagliata? Come si fa una confessione senza speranza di assoluzione? Non fu colpa sua. Non ci capimmo mai. E così vivemmo, con un profondo silenzio fra noi, e lei morì in silenzio. Non aveva nulla da dirmi. Penso a tua madre, quando giaceva morente: del tutto priva d’interesse per la vita che le stava dietro e del tutto indifferente a qualunque cosa le stesse davanti. |
| MONICA | È tempo di rompere il silenzio! Condividi con noi i tuoi fantasmi! |
| CHARLES | Ma questi sono soltanto esseri umani, con cui si può fare i conti. |
| MONICA | O soltanto fantasmi, che si possono esorcizzare! Chi sono, e che cosa rappresentano nella tua vita? |
| LORD CLAVERTON | … Eppure hanno fatto entrambi meglio per sé in conseguenza di tutto questo. Lui l’ha ammesso, Fred Culverwell… |
| MONICA | Fred Culverwell? Chi è Fred Culverwell? |
| LORD CLAVERTON | Non esiste più. È Federico Gomez, il centroamericano, un uomo che si è fatto una fortuna coi suoi metodi particolari, un uomo di grande importanza e del più alto prestigio nel paese che ha adottato. Ha perfino dei figli che seguono le orme del padre e che hanno anch’essi successo. Che cosa sarebbe stato se non avesse conosciuto me? Soltanto un maestro di scuola in un oscuro ginnasio da qualche parte nelle Midlands. Quanto a Maisie Batterson… |
| MONICA | Maisie Batterson? Chi è Maisie Batterson? |
| LORD CLAVERTON | Non esiste più. Né la stella della commedia musicale, Maisie Montjoy. C’è Mrs. John Carghill, la ricca vedova. Ma Freddy Culverwell e Maisie Batterson, e anche Dick Ferry, e Richard Ferry — questi sono i miei fantasmi. Erano persone con del buono dentro, persone che avrebbero potuto essere molto diverse da Gomez, da Mrs. Carghill e da Lord Claverton. Freddy mi ammirava, quando eravamo a Oxford; che cosa feci della sua ammirazione? Lo indussi ad acquistare gusti superiori ai suoi mezzi: e così diventò un falsario. E così scontò la sua pena. Fui io responsabile di quella debolezza in lui? Sì, lo fui. Con che facilità ignoriamo il fatto che chi ci ammira imiterà i nostri vizi oltre alle nostre virtù — o qualunque siano le qualità per cui ci ammirava! E questo a sua volta può nutrire i difetti con cui è nato. E Maisie mi amava, con quella capacità di amare che aveva — centrata su di sé e sciocca — ma dobbiamo rispettare sempre l’amore quando lo incontriamo; anche quando è vano ed egoista, non dobbiamo abusarne. È in questo che ho mancato. E il ricordo mi rode. |
| CHARLES | Ma lo stesso, queste due persone non devono perseguitarla. Non possiamo permetterlo. Che presa hanno su di lei? |
| LORD CLAVERTON | Soltanto la presa di chi sa qualcosa di poco onorevole, di disonorante… |
| MONICA | Allora, papà, dovresti dirci quel che loro già sanno. Perché dovresti nascondere a chi ti ama quel che è così ben noto a chi ti odia? |
| LORD CLAVERTON | Ve lo dirò molto brevemente e semplicemente. Quanto a Frederick Culverwell, rientra nella mia vita per farsi promemoria di una certa occasione il cui ricordo, lui lo sa molto bene, mi ha sempre perseguitato. Tornavo in macchina a Oxford. Avevamo con noi due ragazze. Era tarda notte. Una strada secondaria. Investii un vecchio disteso sulla strada e non mi fermai. Poi un altro lo investì. Un camionista. Si fermò e fu arrestato, ma più tardi fu prosciolto. Fu accertato con certezza che il vecchio era morto di morte naturale ed era stato investito quando era già morto. Era solo un cadavere quello che avevamo investito, e dunque nessuno di noi due lo uccise. Ma io non mi fermai. E per tutta la vita ho sentito, di tanto in tanto, quando meno me l’aspettavo, fra la veglia e il sonno, una voce che sussurrava: «non ti sei fermato!» Conoscevo quella voce: era quella di Fred Culverwell. |
| MONICA | Povero papà! Per tutta la vita! E nessuno con cui dividerlo; non ho mai saputo quanto fossi solo né perché lo fossi. |
| CHARLES | E Mrs. Carghill: che cosa ha contro di lei? |
| LORD CLAVERTON | Fui il suo primo amante. L’avrei sposata — ma mio padre lo impedì: fece in modo che le convenisse non sposarmi — era il suo modo di dirlo — e naturalmente fece in modo che mi convenisse non sposarla. In realtà eravamo del tutto disadatti l’uno all’altra. Eppure aveva una singolare attrattiva fisica che nessun’altra donna ha avuto. E lei lo sa. E sa che il fantasma dell’uomo che ero si aggrappa ancora al fantasma della donna che era Maisie. Saremmo stati poveri, avremmo certamente litigato, saremmo stati infelici, forse saremmo arrivati al divorzio; ma lei non ha dimenticato né perdonato. |
| CHARLES | Quest’uomo, e questa donna, che sono così vendicativi: non vede che erano in colpa quanto lei e che lo sanno? È per questo che sono animati dalla vendetta — è il loro mezzo per giustificare sé stessi. Li lasci raccontare le loro versioni delle loro miserabili storie. Le sussurrino pure. Non possono farle male. |
| LORD CLAVERTON | Il suo ragionamento è abbastanza solido. Ma è irrilevante. Ciascuno di loro ricorda un’occasione in cui io scappai. Molto bene. Adesso non scapperò — non scapperò da loro. È attraverso questo incontro che alla fine sfuggirò loro. — Ho fatto la mia confessione a te, Monica: è il primo passo compiuto verso la mia libertà, e forse il più importante. So che cosa pensate. Pensate che io soffra di una coscienza morbosa, di rimuginare su colpe che avrei ben potuto dimenticare. Pensate che io stia peggiorando, mentre sto proprio guarendo! È difficile far capire agli altri la grandezza di cose che a loro paiono meschine; è più difficile confessare il peccato in cui nessuno crede che il delitto che tutti sanno apprezzare. Perché il delitto è in relazione alla legge e il peccato è in relazione al peccatore. Ciò che ha fatto la differenza in questi ultimi cinque minuti non è l’enormità dei miei misfatti ma il fatto della mia confessione. E a te, Monica, a te, fra tutte le persone. |
| CHARLES | Le concedo tutto questo. Ma che cosa si propone? Per quanto tempo. Lord Claverton, resterà qui a sopportare questa persecuzione? |
| LORD CLAVERTON | Fino alla fine. Il luogo e il tempo della liberazione sono, credo, determinati. Non diciamo altro. Intanto, sono certo che stanno cospirando contro di me. Vedo Mrs. Carghill che arriva. |
| MONICA | Andiamocene. |
| LORD CLAVERTON | Resteremo qui. Che ci raggiunga. |
| (didascalia) | [Entra MRS. CARGHILL] |
| MRS | CARGHILL. L’ho cercata dappertutto, Richard! Ho notizie eccitantissime per lei! Ma sospetto… Oso? Sì, ne sono sicura, Monica! Lo capisco dal cambiamento della sua espressione oggi; questo dev’essere il suo fidanzato. Me lo presenti. |
| MONICA | Il signor Charles Hemington. Mrs. Carghill. |
| CHARLES | Piacere. |
| MRS | CARGHILL. Che nome delizioso! |
| CHARLES | Sono lieto che il mio nome incontri la sua approvazione, Mrs. Carghill. |
| MRS | CARGHILL. E mi lasci congratularmi con lei, signor Hemington. È un uomo fortunatissimo, ad avere una ragazza come Monica. Mi interesso moltissimo del suo avvenire. Si figuri! La conosco solo da due giorni! Ma mi sento già come una madre per lei. Si può dire che per un pelo non sono stata sua madre! Conosco suo padre da moltissimo tempo, e ci fu un momento in cui per poco non lo sposai, oh, tanto tempo fa. Dunque vede, signor Hemington, sono arrivata a considerarla la mia figlia adottiva. Tanto che mi pare strano chiamarla signor Hemington: la chiamerò Charles! |
| CHARLES | Come vuole, Mrs. Carghill. |
| LORD CLAVERTON | Diceva di avere notizie eccitanti per noi. Le andrebbe di darcele? |
| MRS | CARGHILL. Riguardano il caro Michael. |
| LORD CLAVERTON | Oh? Che cosa riguardo a Michael? |
| MRS | CARGHILL. Mi ha raccontato tutta la sua storia. Lei lo ha crudelmente frainteso, Richard. Quanto deve aver sofferto! E allora mi sono messa a pensare. So che mi ha sempre creduta assolutamente priva di cervello, ma ogni tanto ho un’idea o due. E alla fine ho scoperto quel che Michael voleva davvero per ricominciare. Vuole andare all’estero! E farsi la sua strada nel mondo. È naturalissimo. E allora ho pensato: perché non rivolgersi al señor Gomez? È un uomo ricco, e molto importante nel suo paese. E amico del padre di Michael! E l’ho trovato fin troppo pronto ad aiutare. |
| LORD CLAVERTON | E che cosa ha saputo suggerire il señor Gomez? |
| MRS | CARGHILL. Ah! Questa è la sorpresa a cui sono venuta a prepararla. Il caro Michael è così felice — tutti i suoi problemi sono risolti; ed era così perplesso, agnellino. Rallegriamoci tutti insieme. |
| (didascalia) | [Entrano GOMEZ e MICHAEL] |
| LORD CLAVERTON | Beh, Michael, sai che ti aspettavo stamattina, ma non sei mai venuto. |
| MICHAEL | No, papà. Ti spiego perché. |
| LORD CLAVERTON | E vengo a sapere che hai discusso i tuoi problemi con Mrs. Carghill e poi col señor Gomez. |
| MICHAEL | Quando ti parlai, papà, del mio desiderio di andare all’estero, tu non riuscisti a vedere il mio punto di vista. Che senso ha inseguire mezzo mondo per lo stesso tipo di impiego che mi hai procurato qui a Londra? Con un altro Sir Alfred che si costituirebbe custode della mia morale e ti manderebbe rapporti. Un posto qualunque dove tutti sogghignerebbero sul tizio venuto da Londra, l’inglesuccio mantenuto per cui era stato creato un impiego. No! Voglio andare dove posso farmi la mia strada, non essere semplicemente tuo figlio. Questo il señor Gomez lo capisce. Capisce il mio punto di vista, se tu non lo capisci. E mi ha offerto un impiego che è proprio quel che volevo. |
| LORD CLAVERTON | Sì, vedo il vantaggio di un impiego creato per te dal señor Gomez… |
| MICHAEL | Non è creato per me. Il señor Gomez è venuto a Londra a cercare un uomo che lo riempisse, e pensa che io sia proprio l’uomo. |
| GOMEZ | Sì, non è stato straordinario. |
| LORD CLAVERTON | Certo che sei proprio l’uomo che il señor Gomez vuole, ma in un senso diverso, e per ragioni diverse da quelle che pensi. Lascia che ti dica di Gomez. È improbabile che cerchi di farsi custode della tua morale; il suo vero nome è Culverwell… |
| GOMEZ | Mio caro Dick, stai sprecando il tuo tempo, a ripassare storia antica. Michael la sa già. Gliel’ho detto io stesso. Ho pensato che fosse meglio che imparasse i fatti da me prima di sentire la tua versione distorta. Ma, Dick, mi ha punto quell’insinuazione sul fatto che io non sarei custode della morale di Michael. È proprio quel che dovrei essere! E quanto appropriato, vero, Dick, se ricordiamo che tu una volta fosti custode della mia morale: anche se, certo, tu andavi un po’ più veloce di me. |
| LORD CLAVERTON | Su quel punto, Fred, stai sprecando il tuo tempo: mia figlia e il mio futuro genero capiscono quell’allusione. Ho raccontato loro la storia a spiegazione della nostra… intimità che li lasciava perplessi. |
| MRS | CARGHILL. Oh,Richard! Ha spiegato loro anche la nostra intimità? |
| LORD CLAVERTON | Certo che l’ho fatto. |
| MRS | CARGHILL. Il romanzo della mia vita. Vostro padre era semplicemente irresistibile a quei tempi. Mi sciolsi la prima volta che mi guardò! Un giorno, Monica, le racconterò tutto. |
| MONICA | Mi basta quel che già so, Mrs. Carghill, su di lei. |
| MRS | CARGHILL. Ma allora ero bellissima. |
| GOMEZ | Ne siamo certi! Lei è così bella adesso che possiamo ben immaginarla a… che età aveva? |
| MRS | CARGHILL. Appena diciotto anni. |
| LORD CLAVERTON | Dunque, Michael, il señor Gomez dice di averti raccontato la sua storia. Ci ha incluso il fatto che ha scontato una pena in carcere? |
| MICHAEL | Mi ha detto tutto. Fu la sua esperienza con te che lo ha reso così comprensivo della mia situazione. |
| LORD CLAVERTON | E lo ha fatto inventare il posto per cui era venuto a cercare l’uomo. |
| MICHAEL | Non me ne importa nulla. Mi ha offerto l’impiego con uno stipendio bello grosso, e qualche extra sulle provvigioni. Là si è fatto una fortuna. San Marco per me! |
| LORD CLAVERTON | E quali saranno i tuoi compiti? Lo sai? |
| MICHAEL | Non siamo entrati nei dettagli. C’è tempo per quello, dopo. |
| GOMEZ | Molto meglio aspettare di essere arrivati là. La natura degli affari a San Marco si spiega più facilmente a San Marco che in Inghilterra. |
| LORD CLAVERTON | Forse hai intenzione di cambiare nome in Gomez? |
| GOMEZ | Oh no, Dick, ci sono un mucchio di altri buoni nomi. |
| MONICA | Michael, Michael, non puoi abbandonare la tua famiglia e il tuo stesso io — è una specie di suicidio. |
| CHARLES | Michael, lei crede che il señor Gomez sia ispirato dalla benevolenza — |
| MICHAEL | Le ho detto che era venuto a Londra in cerca di un uomo per un posto importante nel suo organico — |
| CHARLES | Un posto la cui natura resta molto vaga |
| MICHAEL | È riservato, le dico. |
| CHARLES | Me lo immagino: altamente riservato… |
| GOMEZ | Attento, signor avvocato. Dovrebbe sapere qualcosa sulla legge in materia di diffamazione. Ecco Mrs. Carghill, un testimone attendibile. |
| CHARLES | So abbastanza sulla legge in materia di libello e diffamazione da sapere che difficilmente lei la invocherà. E, Michael, ecco un altro punto su cui riflettere: il señor Gomez le ha offerto un posto a San Marco, il señor Gomez le paga il viaggio… |
| MICHAEL | E un anticipo sullo stipendio. |
| CHARLES | Il señor Gomez le paga il viaggio… |
| GOMEZ | Proprio come tanti anni fa suo padre pagò il mio. |
| CHARLES | Questo ricambio di una gentilezza passata le dà senza dubbio piacere? |
| GOMEZ | Sì, è sempre piacevole saldare un vecchio debito. E meglio tardi che mai. |
| CHARLES | Vedo il suo punto di vista. Può davvero avere fiducia, Michael, in un uomo che mira a soddisfare, per mezzo di lei, il suo rancore di una vita contro suo padre? Ricordi, si mette completamente in potere di un uomo che non conosce, della natura dei cui affari non sa nulla. Tutto ciò di cui può essere sicuro è che ha scontato una pena in carcere per falso. |
| GOMEZ | Beh, Michael, che ne dici di tutto questo? |
| MICHAEL | Dirò che Hemington ha una bella faccia tosta. Il señor Gomez e io ne abbiamo parlato a lungo, Hemington… |
| GOMEZ | Da due uomini di mondo, abbiamo discusso le cose con grande franchezza; e posso dirle che Michael ha la testa ben avvitata sul collo. Ha cervello, ha fiuto. Quando tornerà potrà rilevarla molte volte tanto. |
| MRS | CARGHILL. Richard, credo sia ora che mi unisca alla conversazione. Il mio defunto marito, il signor Carghill, era un uomo d’affari — vorrei che lei l’avesse conosciuto, señor Gomez! Vi somigliate moltissimo per certi versi — e dunque me ne intendo di affari. Me lo diceva il signor Carghill. Ora, Michael ha grandi capacità per gli affari. L’ho visto io, e lo vede il señor Gomez. Ha semplicemente sofferto, povero ragazzo, di frustrazione. Ha aspettato tutto questo tempo l’occasione di far uso dei suoi doni; e ora l’occasione — l’occasione è venuta a bussare alla porta. Richard, non deve sbarrargli la strada. Sarebbe vergognoso. |
| LORD CLAVERTON | Non posso sbarrargli la strada, come lei sa molto bene. Michael è un agente libero. Perciò, se sceglie di mettersi in tuo potere, Fred Culverwell, di stipulare di sua volontà la propria schiavitù, io non posso impedirglielo. Ho qualcosa da dirti, Michael, prima che tu vada. Non ti ripudierò mai, anche se tu ripudi me. Ora vedo chiaramente i moltissimi errori che ho commesso per tutta la vita, errore sopra errore, i tentativi sbagliati di correggere gli errori con metodi che si sono rivelati altrettanto sbagliati. Vedo che tua madre e io, non riuscendo a capirci l’un l’altra, ti abbiamo entrambi frainteso per le nostre vie divergenti. Quando penso alla tua infanzia, quando penso al bambino felice che era Michael, quando penso alla tua fanciullezza e alla tua adolescenza, e vedo come tutti gli sforzi rivolti al tuo bene siano riusciti soltanto a vanificarsi a vicenda, come posso provare altro che dolore e rimorso? |
| MONICA | Oh Michael, ricorda, sei il mio unico fratello e io sono la tua unica sorella. Non mi hai mai badato molto. Crescendo, di rado avevamo gli stessi amici. Davo tutto questo per scontato. Così non ho saputo fino a ora quanto significhi per me avere un fratello. |
| MICHAEL | Ma certo, Monica. Sai che ti voglio molto bene, anche se non ci è mai sembrato di avere molto in comune. Ricordo, quando tornavo a casa per le vacanze, come mi dava sui nervi vederti sempre seduta lì col naso in un libro. E una volta la mamma ti strappò un libro di mano e lo gettò nel fuoco. Come risi! Non sembravi nemmeno mai desiderare un flirt, e i miei amici mi punzecchiavano sulla mia sorella intellettuale. Ma lo stesso ti volevo bene, e te ne vorrò sempre. Non ci vediamo spesso, ma se ci vogliamo bene, questo non deve interferire con la tua vita né con la mia. |
| MONICA | Oh Michael, non hai capito una sola parola di quel che ho detto. Devi farti la tua vita, naturalmente, proprio come io devo farmi la mia. Non è questione del tuo andare all’estero ma questione dello spirito che ha ispirato la tua decisione: se vuoi rinnegare tuo padre e la tua famiglia, che cosa resta fra te e me? |
| MICHAEL | Questo non fa nessuna differenza. Mi rivedrai. |
| MONICA | Ma chi sarai tu quando ti rivedrò? Chiunque tu sarai allora, fingerò sempre che sia lo stesso Michael. |
| CHARLES | E quando lascia l’Inghilterra? |
| MICHAEL | Appena troviamo un passaggio. E devo comprarmi l’equipaggiamento. Andiamo subito su a Londra. Il señor Gomez provvederà a quel che mi serve per quel clima. E vede, ha amici nel settore marittimo che pensa possano essere utili per ottenere le prenotazioni. |
| MRS | CARGHILL. È meraviglioso, señor Gomez, come lei sistema tutto! — Non appena gli ho messo davanti la mia proposta l’aveva già pianificata tutta! È stata davvero un’ispirazione — da parte mia, intendo. Mi ascolta, Richard? Ha un’aria molto distratta. Dovrebbe essere emozionato! |
| LORD CLAVERTON | È dunque un addio, Michael? |
| MICHAEL | Beh, dipende. Potrei fare un salto ancora. Se serve a qualcosa. Personalmente, penso che quando si è presa una decisione tanto vale dirsi addio subito e farla finita. |
| LORD CLAVERTON | Sì, se te ne vai, e non vedo modo di fermarti, allora sono d’accordo con te, prima è, meglio è. Potremmo non incontrarci mai più, Michael. |
| MICHAEL | Non vedo perché no. |
| GOMEZ | Alla fine di cinque anni avrà il suo primo congedo. |
| MICHAEL | Beh… non c’è altro da dire, vero? |
| LORD CLAVERTON | Nulla del tutto. |
| MICHAEL | Allora tanto vale che andiamo. |
| GOMEZ | Sì, tanto vale che andiamo. Alla fine mi sarai grato, Dick. |
| MRS | CARGHILL. Un genitore non è sempre la persona giusta, Richard, per risolvere i problemi di un figlio. A volte un estraneo, un amico di famiglia, vede più chiaro. |
| GOMEZ | Non che io ne meriti alcun merito. Possiamo solo considerarlo un colpo di fortuna che io sia venuto in Inghilterra proprio nel momento in cui potevo essere utile. |
| MRS | CARGHILL. È davvero provvidenziale! |
| MONICA | Addio Michael. Mi lascerai scriverti? |
| GOMEZ | Oh, sono contento che me l’abbia ricordato. Ecco il mio biglietto da visita con l’indirizzo completo. Lo potrà sempre raggiungere lì. Ma ci vogliono alcuni giorni, sa, anche per via aerea. |
| MONICA | Prendi il biglietto, Charles. Se ti scrivo, Michael, risponderai mai? |
| MICHAEL | Ma certo, Monica. Sai che non sono un gran corrispondente; ma ti manderò una cartolina, ogni tanto, giusto per farti sapere che me la passo bene. |
| LORD CLAVERTON | Sì, scrivi a Monica. |
| GOMEZ | Beh, addio Dick. E addio Monica. Addio, signor… Hemington. |
| MONICA | Addio Michael. |
| (didascalia) | [Escono MICHAEL e GOMEZ] |
| MRS | CARGHILL. Temo che le sembri terribilmente improvviso, Richard; non è così improvviso. Ne abbiamo parlato a lungo. Ma ho una notiziola mia: il prossimo autunno parto per l’Australia, su consiglio del mio medico. E al ritorno il señor Gomez mi ha invitata a visitare San Marco. Sono così emozionata! Ma quel che più mi fa piacere è che potrò portarle notizie di Michael. E ora che ci siamo ritrovati, dobbiamo restare sempre in contatto. Ma è meglio che riposi ora. Ha un’aria piuttosto stanca. Corro a salutarli alla partenza. |
| (didascalia) | [Esce MRS. CARGHILL] |
| MONICA | Oh papà, papà, mi dispiace tanto! Ma forse, forse Michael imparerà la lezione. Credo che tornerà. Se sarà tutto un fallimento, la nostalgia di casa, ne sono certa, ce lo riporterà; se prospererà, questo gli darà fiducia — è solo la fiducia in sé che manca a Michael. Oh papà, non siamo io e te che lui rifiuta, ma se stesso, l’infelice sé di cui si vergogna. Sono sicura che ci ama. |
| LORD CLAVERTON | Monica mia cara, quel che dici mi arriva dritto a casa. Ho paura per Michael; tuttavia hai ragione a sperare in qualcosa di meglio. E quando tornerà, se tornerà, so che tu e Charles farete quel che potrete per fargli sentire che non è estraneo a voi. |
| CHARLES | Lo faremo davvero. Saremo pronti ad accoglierlo e a dargli tutto l’aiuto che possiamo. Ma siete voi due insieme a fare la forza che lo attirerà: lei e Monica uniti. |
| LORD CLAVERTON | Io non sarò qui. Mi ha sentito dirgli che questo poteva essere un addio definitivo. Adesso ne sono sicuro. Forse è meglio così. |
| MONICA | Che cosa vuoi dire, papà? Sarai qui ad accoglierlo. Ma di una cosa sono convinta: devi lasciare Badgley Court. |
| CHARLES | Monica ha ragione. Dovrebbe andarsene. |
| LORD CLAVERTON | Questo forse vi sorprenderà: adesso mi sento in pace. È la pace che segue alla contrizione quando la contrizione segue alla conoscenza della verità. Perché ho sempre voluto dominare i miei figli? Perché tracciai un sentiero angusto per Michael? Perché volevo perpetuare me stesso in lui. Perché volli tenerti tutta per me, Monica? Perché volevo che dessi la tua vita ad adorare l’uomo che fingevo a me stesso di essere, così da poter credere alle mie stesse finzioni. Solo adesso ho avuto l’illuminazione di sapere che cos’è l’amore. Crediamo tutti di saperlo, ma quanto pochi di noi lo sanno! E adesso mi sento felice — a dispetto di tutto, a dispetto della ragione, sono stato sfiorato dall’ala della felicità. E sono felice, Monica, che tu abbia trovato un uomo che puoi amare per l’uomo che è davvero. |
| MONICA | Oh papà, ti ho sempre amato, ma ti amo di più da quando sono arrivata a conoscerti qui, a Badgley Court. E ti amo di più perché amo Charles. |
| LORD CLAVERTON | Sì, mia cara. Il tuo amore è per il vero Charles, non per una finzione, come lo era il tuo amore per me. |
| MONICA | Ma non adesso, papà! È il vero te che io amo — l’uomo che sei, non l’uomo che credevo fossi. |
| LORD CLAVERTON | E Michael — io lo amo, anche per avermi rifiutato, perché il me che ha rifiutato lo rifiuto anch’io. Sono stato liberato dall’io che finge di essere qualcuno; e diventando nessuno, comincio a vivere. Vale la pena di morire, per scoprire che cos’è la vita. E amo te, figlia mia, tanto più veramente perché so che c’è qualcuno che ami più di tuo padre — che tu ami e sei amata. E ora che amo Michael, credo, per la prima volta — ricorda, mia cara, sono solo un principiante nella pratica dell’amare — beh, questo è già qualcosa. Vi lascio per un poco. Questa è la sua prima visita da noi a Badgley Court, Charles, e non è affatto quel che si aspettava. Mi dispiace che abbia dovuto vedere tanto di persone e di situazioni poco gradevoli. Voi due dovreste avere un po’ di tempo insieme. Le lascio Monica. Abbia cura di lei, Charles, ora e sempre. Vado a fare due passi. |
| MONICA | A quest’ora del giorno? Non andrai lontano, vero? Sai che non ti è permesso restare fuori tardi in questa stagione. Fa freddo all’imbrunire. |
| LORD CLAVERTON | Sì, fa freddo all’imbrunire. Ma starò abbastanza al caldo. Non andrò lontano. |
| (didascalia) | [Esce CLAVERTON] |
| CHARLES | È un uomo molto diverso dall’uomo che era. È come se fosse passato per una porta invisibile a noi e si fosse voltato a guardarci indietro con uno sguardo d’addio. |
| MONICA | Non riesco a capire perché sia andato a passeggiare. |
| CHARLES | Voleva lasciarci soli insieme! |
| MONICA | Sì, voleva lasciarci soli insieme. Eppure, Charles, benché siamo stati soli oggi soltanto pochi minuti, ho sentito per tutto il tempo… |
| CHARLES | So che cosa stai per dire! Eravamo soli insieme, in qualche modo misterioso, perfino con Michael, e malgrado quella gente, perché in qualche modo avevamo cominciato ad appartenerci, e quella consapevolezza… |
| MONICA | era uno scudo che proteggeva entrambi… |
| CHARLES | così che ora siamo consapevoli di una persona nuova che è te e me insieme. Oh mia cara, ti amo fino ai limiti della parola, e oltre. È strano che le parole siano tanto inadeguate. Eppure, come l’asmatico che lotta per il respiro, così l’amante deve lottare per le parole. |
| MONICA | Ti ho amato dal principio del mondo. Prima che tu e io nascessimo, l’amore era già lì a portarci l’uno verso l’altra. Oh papà, papà! Adesso potrei parlarti. |
| CHARLES | Lascia che vada a cercarlo. |
| MONICA | Andremo da lui insieme. È qui vicino. Anche se è andato troppo lontano per tornare da noi. È sotto il faggio. Lì è quieto e freddo. Diventando nessuno, è diventato se stesso. Adesso è soltanto mio padre, e di Michael. E io sono felice. Non è strano, Charles, essere felice in questo momento? |
| CHARLES | Non è affatto strano. Il morto ha riversato una benedizione sui vivi. |
| MONICA | La vecchiaia e la decrepitezza non possono avere terrori per me, la perdita e la vicissitudine non possono atterrirmi, nemmeno la morte può sgomentarmi o stupirmi, fissa come sono nella certezza dell’amore immutabile. Mi sento del tutto sicura in te; sono una parte di te. Ora portami da mio padre. SIPARIO Gli interpreti della prima rappresentazione al Festival di Edimburgo 25 agosto – 30 agosto 1958 Monica Claverton-Ferry ANNA MASSEY Charles Hemington RICHARD GALE Lambert GEOFFREY KERR Lord Claverton PAUL ROGERS Federico Gomez WILLIAM SQUIRE Mrs. Piggott DOROTHEA PHILLIPS Mrs. Carghill EILEEN PEEL Michael Claverton-Ferry ALEC MCCOWEN Presentato da HENRY SHEREK Regia di E. MARTIN BROWNE Scene di HUTCHINSON SCOTT APPENDICE POESIE SCRITTE IN PRIMA GIOVINEZZA |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | The drawing-room of LORD CLAVERTON’S London house. Four o’clock in the afternoon. |
| (didascalia) | [Voices in the hall] |
| CHARLES | Is your father at home to-day? |
| MONICA | You’ll see him at tea. |
| CHARLES | But if I’m not going to have you to myself There’s really no point in my staying to tea. |
| (didascalia) | [Enter MONICA and CHARLEs carrying parcels] |
| MONICA | But you must stay to tea. That was understood When you said you could give me the whole afternoon. |
| CHARLES | But I couldn’t say what I wanted to say to you Over luncheon … |
| MONICA | That’s your own fault. You should have taken me to some other restaurant Instead of to one where the maître d’hôtel And the waiters all seem to be your intimate friends. |
| CHARLES | It’s the only place where I’m really well known And get well served. And when you’re with me It must be a perfect lunch. |
| MONICA | It was a perfect lunch. But I know what men are — they like to show off. That’s masculine vanity, to want to have the waiters All buzzing round you: and it reminds the girl That she’s not the only one who’s been there with him. |
| CHARLES | Well, tease me if you like. But a man does feel a fool If he takes you to a place where he’s utterly unknown And the waiters all appear to be avoiding his eye. |
| MONICA | We’re getting off the point … |
| CHARLES | You’ve got me off my point … I was trying to explain … |
| MONICA | It’s simply the question Of your staying to tea. As you practically promised. |
| CHARLES | What you don’t understand is that I have a grievance. On Monday you’re leaving London, with your father: I arranged to be free for the whole afternoon On the plain understanding … |
| MONICA | That you should stop to tea. |
| CHARLES | When I said that I was free for the whole afternoon, That meant you were to give me the whole afternoon. I couldn’t say what I wanted to, in a restaurant; And then you took me on a shopping expedition … |
| MONICA | If you don’t like shopping with me … |
| CHARLES | Of course I like shopping with you. But how can one talk on a shopping expedition — Except to guess what you want to buy And advise you to buy it. |
| MONICA | But why not stop to tea? |
| CHARLES | Very well then, I will stop to tea, But you know I won’t get a chance to talk to you. You know that. Now that your father’s retired He’s at home every day. And you’re leaving London. And because your father simply can’t bear it That any man but he should have you to himself, Before I’ve said two words he’ll come ambling in … |
| MONICA | You’ve said a good deal more than two words already. And besides, my father doesn’t amble. You’re not at all respectful. |
| CHARLES | I try to be respectful; But you know that I shan’t have a minute alone with you. |
| MONICA | You’ve already had several minutes alone with me Which you’ve wasted in wrangling. But seriously, Charles, Father’s sure to be buried in the library And he won’t think of leaving it until he’s called for tea. So why not talk now? Though I know very well What it is you want to say. I’ve heard it all before. |
| CHARLES | And you’ll hear it again. You think I’m going to tell you Once more, that I’m in love with you. Well, you’re right. But I’ve something else to say that I haven’t said before, That will give you a shock. I believe you love me. |
| MONICA | Oh, what a dominating man you are! Really, you must imagine you’re a hypnotist. |
| CHARLES | Is this a time to torment me? But I’m selfish In saying that, because I think — I think you’re tormenting yourself as well. |
| MONICA | You’re right. I am. Because I am in love with you. |
| CHARLES | So I was right! The moment I’d said it I was badly frightened. For I didn’t know you loved me — I merely wanted to believe it. And I’ve made you say so! But now that you’ve said so, you must say it again, For I need so much assurance! Are you sure you’re not mistaken? |
| MONICA | How did this come, Charles? It crept so softly On silent feet, and stood behind my back Quietly, a long time, a long long time Before I felt its presence. |
| CHARLES | Your words seem to come From very far away. Yet very near. You are changing me And I am changing you. |
| MONICA | Already How much of me is you? |
| CHARLES | And how much of me is you? I’m not the same person as a moment ago. What do the words mean now — I and you? |
| MONICA | In our private world — now we have our private world — The meanings are different. Look! We’re back in the room That we entered only a few minutes ago. Here’s an armchair, there’s the table; There’s the door … and I hear someone coming: It’s Lambert with the tea … |
| (didascalia) | [Enter LAMBERT with trolley] |
| MONICA | and I shall say, ‘Lambert, Please let his lordship know that tea is waiting’. |
| LAMBERT | Yes, Miss Monica. |
| MONICA | I’m very glad, Charles, That you can stay to tea. |
| (didascalia) | [Exit LAMBERT] |
| MONICA | — Now we’re in the public world. |
| CHARLES | And your father will come. With his calm possessive air And his kindly welcome, which is always a reminder That I mustn’t stay too long, for you belong to him. He seems so placidly to take it for granted That you don’t really care for any company but his! |
| MONICA | You’re not to assume that anything I’ve said to you Has given you the right to criticise my father. In the first place, you don’t understand him; In the second place, we’re not engaged yet. |
| CHARLES | Aren’t we? We’re agreed that we’re in love with each other, And, there being no legal impediment Isn’t that enough to constitute an engagement? Aren’t you sure that you want to marry me? |
| MONICA | Yes, Charles. I’m sure that I want to marry you When I’m free to do so. But by that time You may have changed your mind. Such things have happened. |
| CHARLES | That won’t happen to me. |
| (didascalia) | [Knock. Enter LAMBERT] |
| LAMBERT | Excuse me, Miss Monica. His Lordship said to tell you Not to wait tea for him. |
| MONICA | Thank you, Lambert. |
| LAMBERT | He’s busy at the moment. But he won’t be very long. |
| (didascalia) | [Exit] |
| CHARLES | Don’t you understand that you’re torturing me? How long will you be imprisoned, alone with your father In that very expensive hotel for convalescents To which you’re taking him? And what after that? |
| MONICA | There are several good reasons why I should go with him. |
| CHARLES | Better reasons than for marrying me? What reasons? |
| MONICA | First, his terror of being alone. In the life he’s led, he’s never had to be alone. And when he’s been at home in the evening, Even when he’s reading, or busy with his papers He needs to have someone else in the room with him, Reading too — or just sitting — someone Not occupied with anything that can’t be interrupted. Someone to make a remark to now and then. And mostly it’s been me. |
| CHARLES | I know it’s been you. It’s a pity that you haven’t had brothers and sisters To share the burden. Sisters, I should say, For your brother’s never been of any use to you. |
| MONICA | And never will be of any use to anybody, I’m afraid. Poor Michael! Mother spoilt him And Father was too severe — so they’re always at loggerheads. |
| CHARLES | But you spoke of several reasons for your going with your father. Is there any better reason than his fear of solitude? |
| MONICA | The second reason is exactly the opposite: It’s his fear of being exposed to strangers. |
| CHARLES | But he’s most alive when he’s among people Managing, manœuvring, cajoling or bullying — At all of which he’s a master. Strangers! |
| MONICA | You don’t understand. It’s one thing meeting people When you’re in authority, with authority’s costume, When the man that people see when they meet you Is not the private man, but the public personage. In politics Father wore a public label. And later, as chairman of public companies, Always his privacy has been preserved. |
| CHARLES | His privacy has been so well preserved That I’ve sometimes wondered whether there was any … Private self to preserve. |
| MONICA | There is a private self, Charles. I’m sure of that. |
| CHARLES | You’ve given two reasons, One the contradiction of the other. Can there be a third? |
| MONICA | The third reason is this: I’ve only just been given it by Dr. Selby — Father is much iller than he is aware of: It may be, he will never return from Badgley Court. But Selby wants him to have every encouragement — If he’s hopeful, he’s likely to live a little longer. That’s why Selby chose the place. A convalescent home With the atmosphere of an hotel — Nothing about it to suggest the clinic — Everything about it to suggest recovery. |
| CHARLES | This is your best reason, and the most depressing; For this situation may persist for a long time, And you’ll go on postponing and postponing our marriage. |
| MONICA | I’m afraid … not a very long time, Charles. It’s almost certain that the winter in Jamaica Will never take place. ‘Make the reservations’ Selby said, ‘as if you were going’. But Badgley Court’s so near your constituency! You can come down at weekends, even when the House is sitting. And you can take me out, if Father can spare me. But he’ll simply love having you to talk to! |
| CHARLES | I know he’s used to seeing me about. |
| MONICA | I’ve seen him looking at you. He was thinking of himself When he was your age — when he started like you, With the same hopes, the same ambitions — And of his disappointments. |
| CHARLES | Is that wistfulness, Compassion, or … envy? |
| MONICA | Envy is everywhere. Who is without envy? And most people Are unaware or unashamed of being envious. It’s all we can ask if compassion and wistfulness … And tenderness, Charles! are mixed with envy: I do believe that he is fond of you. So you must come often. And Oh, Charles dear — |
| (didascalia) | [Enter LORD CLAVERTON] |
| MONICA | You’ve been very long in coming, Father. What have you been doing? |
| LORD CLAVERTON | Good afternoon, Charles. You might have guessed, Monica, What I’ve been doing. Don’t you recognise this book? |
| MONICA | It’s your engagement book. |
| LORD CLAVERTON | Yes, I’ve been brooding over it. |
| MONICA | But what a time for your engagement book! You know what the doctors said: complete relaxation And to think about nothing. Though I know that won’t be easy. |
| LORD CLAVERTON | That is just what I was doing. |
| MONICA | Thinking of nothing? |
| LORD CLAVERTON | Contemplating nothingness. Just remember: Every day, year after year, over my breakfast, I have looked at this book — or one just like it — You know I keep the old ones on a shelf together; I could look in the right book, and find out what I was doing Twenty years ago, to-day, at this hour of the afternoon. If I’ve been looking at this engagement book, to-day, Not over breakfast, but before tea, It’s the empty pages that I’ve been fingering — The first empty pages since I entered Parliament. I used to jot down notes of what I had to say to people: Now I’ve no more to say, and no one to say it to. I’ve been wondering … how many more empty pages? |
| MONICA | You would soon fill them up if we allowed you to! That’s my business to prevent. You know I’m to protect you From your own restless energy — the inexhaustible Sources of the power that wears out the machine. |
| LORD CLAVERTON | They’ve dried up, Monica, and you know it. They talk of rest, these doctors, Charles; they tell me to be cautious, To take life easily. Take life easily! It’s like telling a man he mustn’t run for trains When the last thing he wants is to take a train for anywhere! No, I’ve not the slightest longing for the life I’ve left — Only fear of the emptiness before me. If I had the energy to work myself to death How gladly would I face death! But waiting, simply waiting, With no desire to act, yet a loathing of inaction. A fear of the vacuum, and no desire to fill it. It’s just like sitting in an empty waiting room In a railway station on a branch line, After the last train, after all the other passengers Have left, and the booking office is closed And the porters have gone. What am I waiting for In a cold and empty room before an empty grate? For no one. For nothing. |
| MONICA | Yet you’ve been looking forward To this very time! You know how you grumbled At the farewell banquet, with the tributes from the staff, The presentation, and the speech you had to make And the speeches that you had to listen to! LORD CLAVERTON [pointing to a silver salver, still lying in its case]. I don’t know which impressed me more, the insincerity Of what was said about me, or of my reply — All to thank them for that. Oh the grudging contributions That bought this piece of silver! The inadequate levy That made the Chairman’s Price! And my fellow directors Saying ‘we must put our hands in our pockets To double this collection — it must be something showy’. This would do for visiting cards — if people still left cards And if I was going to have any visitors. |
| MONICA | Father, you simply want to revel in gloom! You know you’ve retired in a blaze of glory — You’ve read every word about you in the papers. |
| CHARLES | And the leading articles saying ‘we are confident That his sagacious counsel will long continue To be at the disposal of the Government in power’. And the expectation that your voice will be heard In debate in the Upper House … |
| LORD CLAVERTON | The established liturgy Of the Press on any conspicuous retirement. My obituary, if I had died in harness, Would have occupied a column and a half With an inset, a portrait taken twenty years ago. In five years’ time, it will be the half of that; In ten years’ time, a paragraph. |
| CHARLES | That’s the reward Of every public man. |
| LORD CLAVERTON | Say rather, the exequies Of the failed successes, the successful failures, Who occupy positions that other men covet. When we go, a good many folk are mildly grieved, And our closest associates, the small minority Of those who really understand the place we filled Are inwardly delighted. They won’t want my ghost Walking in the City or sitting in the Lords. And I, who recognise myself as a ghost Shan’t want to be seen there. It makes me smile To think that men should be frightened of ghosts. If they only knew how frightened a ghost can be of men! |
| (didascalia) | [Knock. Enter LAMBERT] |
| LAMBERT | Excuse me, my Lord. There’s a gentleman downstairs Is very insistent that he must see you. I told him you never saw anyone, my Lord, But by previous appointment. He said he knew that, So he had brought this note. He said that when you read it You would want to see him. Said you’d be very angry If you heard that he’d gone away without your seeing him. |
| LORD CLAVERTON | What sort of a person? |
| LAMBERT | A foreign person By the looks of him. But talks good English. A pleasant-spoken gentleman. LORD CLAVERTON [after reading the note]. I’ll see him in the library. No, stop. I’ve left too many papers about there. I’d better see him here. |
| LAMBERT | Very good, my Lord. Shall I take the trolley, Miss Monica? |
| MONICA | Yes, thank you, Lambert. |
| (didascalia) | [Exit LAMBERT] |
| CHARLES | I ought to be going. |
| MONICA | Let us go into the library. And then I’ll see you off. |
| LORD CLAVERTON | I’m sorry to turn you out of the room like this, But I’ll have to see this man by myself, Monica. I’ve never heard of this Señor Gomez But he comes with a letter of introduction From a man I used to know. I can’t refuse to see him. Though from what I remember of the man who introduces him I expect he wants money. Or to sell me something worthless. |
| MONICA | You ought not to bother with such people now, Father. If you haven’t got rid of him in twenty minutes I’ll send Lambert to tell you that you have to take a trunk call. Come, Charles. Will you bring my coat? |
| CHARLES | I’ll say goodbye, sir. And look forward to seeing you both at Badgley Court In a week or two. |
| (didascalia) | [Enter LAMBERT] |
| LAMBERT | Mr. Gomez, my Lord. |
| LORD CLAVERTON | Goodbye, Charles. And please remember That we both want to see you, whenever you can come If you’re in the vicinity. Don’t we, Monica? |
| MONICA | Yes, Father. (To CHARLES) We both want to see you. |
| (didascalia) | [Exeunt MONICA and CHARLES] |
| (didascalia) | [LAMBERT shows in GOMEZ] |
| LORD CLAVERTON | Good evening, Mr…. Gomez. You’re a friend of Mr. Culverwell? |
| GOMEZ | We’re as thick as thieves, you might almost say. Don’t you know me, Dick? |
| LORD CLAVERTON | Fred Culverwell! Why do you come back with another name? |
| GOMEZ | You’ve changed your name too, since I knew you. When we were up at Oxford, you were plain Dick Ferry. Then, when you married, you took your wife’s name And became Mr. Richard Claverton-Ferry; And finally, Lord Claverton. I’ve followed your example, And done the same, in a modest way. You know, where I live, people do change their names; And besides, my wife’s name is a good deal more normal In my country, than Culverwell — and easier to pronounce. |
| LORD CLAVERTON | Have you lived out there ever since … you left England? |
| GOMEZ | Ever since I finished my sentence. |
| LORD CLAVERTON | What has brought you to England? |
| GOMEZ | Call it homesickness, Curiosity, restlessness, whatever you like. But I’ve been a pretty hard worker all these years And I thought, now’s the time to take a long holiday, Let’s say a rest cure — that’s what I’ve come for. You see, I’m a widower, like you, Dick. So I’m pretty footloose. Gomez, you see, Is now a highly respected citizen Of a central American republic: San Marco. It’s as hard to become a respected citizen Out there, as it is here. With this qualification: Out there they respect you for rather different reasons. |
| LORD CLAVERTON | Do you mean that you’ve won respect out there By the sort of activity that lost you respect Here in England? |
| GOMEZ | Not at all, not at all. I think that was rather an unkind suggestion. I’ve always kept on the right side of the law — And seen that the law turned its right side to me. Sometimes I’ve had to pay pretty heavily; But I learnt by experience whom to pay; And a little money laid out in the right manner In the right places, pays many times over. I assure you it does. |
| LORD CLAVERTON | In other words You have been engaged in systematic corruption. |
| GOMEZ | No, Dick, there’s a fault in your logic. How can one corrupt those who are already corrupted? I can swear that I’ve never corrupted anybody. In fact, I’ve never come across an official Innocent enough to be corruptible. |
| LORD CLAVERTON | It would seem then that most of your business Has been of such a nature that, if carried on in England, It might land you in gaol again? |
| GOMEZ | That’s true enough, Except for a false inference. I wouldn’t dream Of carrying on such business if I lived in England. I have the same standards of morality As the society in which I find myself. I do nothing in England that you would disapprove of. |
| LORD CLAVERTON | That’s something, at least, to be thankful for. I trust you’ve no need to engage in forgery. |
| GOMEZ | Forgery, Dick? An absurd suggestion! Forgery, I can tell you, is a mug’s game. I say that — with conviction. No, forgery, or washing cheques, or anything of that nature, Is certain to be found out sooner or later. And then what happens? You have to move on. That wouldn’t do for me. I’m too domestic. And by the way, I’ve several children, All grown up, doing well for themselves. I wouldn’t allow either of my sons To go into politics. In my country, Dick, Politicians can’t afford mistakes. The prudent ones Always have an aeroplane ready: And keep an account in a bank in Switzerland. The ones who don’t get out in time Find themselves in gaol and not very comfortable, Or before a firing squad. You don’t know what serious politics is like! I said to my boys: ‘Never touch politics. Stay out of politics, and play both parties: What you don’t get from one you may get from the other’. Dick, don’t tell me that there isn’t any whisky in the house? |
| LORD CLAVERTON | I can provide whisky. [Presses the bell] But why have you come? |
| GOMEZ | You’ve asked me that already! To see you, Dick. A natural desire! For you’re the only old friend I can trust. |
| LORD CLAVERTON | You really trust me? I appreciate the compliment. |
| GOMEZ | Which you’re sure you deserve. But when I say ‘trust’ … |
| (didascalia) | [Knock. Enter LAMBERT] |
| LORD CLAVERTON | Lambert, will you bring in the whisky. And soda. |
| LAMBERT | Very good, my Lord. |
| GOMEZ | And some ice. |
| LAMBERT | Ice? Yes, my Lord. |
| (didascalia) | [Exit] |
| GOMEZ | I began to say: when I say ‘trust’ I use the term as experience has taught me. It’s nonsense to talk of trusting people In general. What does that mean? One trusts a man Or a woman — in this respect or that. A won’t let me down in this relationship, B won’t let me down in some other connection. But, as I’ve always said to my boys: ‘When you come to the point where you need to trust someone You must make it worth his while to be trustworthy’. |
| (didascalia) | [During this LAMBERT enters silently, deposits tray and exit] |
| LORD CLAVERTON | Won’t you help yourself? |
| (didascalia) | [GOMEZ does so, liberally] |
| GOMEZ | And what about you? |
| LORD CLAVERTON | I don’t take it, thank you. |
| GOMEZ | A reformed character! |
| LORD CLAVERTON | I should like to know why you need to trust me. |
| GOMEZ | That’s perfectly simple. I come back to England After thirty-five years. Can you imagine What it would be like to have been away from home For thirty-five years? I was twenty-five — The same age as you — when I went away, Thousands of miles away, to another climate, To another language, other standards of behaviour, To fabricate for myself another personality And to take another name. Think what that means — To take another name. |
| (didascalia) | [Gets up and helps himself to whisky] |
| GOMEZ | But of course you know! Just enough to think you know more than you do. You’ve changed your name twice — by easy stages, And each step was merely a step up the ladder, So you weren’t aware of becoming a different person: But where I changed my name, there was no social ladder. It was jumping a gap — and you can’t jump back again. I parted from myself by a sudden effort, You, so slowly and sweetly, that you’ve never woken up To the fact that Dick Ferry died long ago. I married a girl who didn’t know a word of English, Didn’t want to learn English, wasn’t interested In anything that happened four thousand miles away, Only believed what the parish priest told her. I made my children learn English — it’s useful; I always talk to them in English. But do they think in English? No, they do not. They think in Spanish, but their thoughts are Indian thoughts. O God, Dick, you don’t know what it’s like To be so cut off! Homesickness! Homesickness is a sickly word. You don’t understand such isolation As mine, you think you do … |
| LORD CLAVERTON | I’m sure I do, I’ve always been alone. |
| GOMEZ | Oh, loneliness — Everybody knows what that’s like. Your loneliness — so cosy, warm and padded: You’re not isolated — merely insulated. It’s only when you come to see that you have lost yourself That you are quite alone. |
| LORD CLAVERTON | I’m waiting to hear Why you should need to trust me. |
| GOMEZ | Perfectly simple. My father’s dead long since — that’s a good thing. My mother — I dare say she’s still alive, But she must be very old. And she must think I’m dead; And as for my married sisters — I don’t suppose their husbands Were ever told the story. They wouldn’t want to see me. No, I need one old friend, a friend whom I can trust — And one who will accept both Culverwell and Gomez — See Culverwell as Gomez — Gomez as Culverwell. I need you, Dick, to give me reality! |
| LORD CLAVERTON | But according to the description you have given Of trusting people, how do you propose To make it worth my while to be trustworthy? |
| GOMEZ | It’s done already, Dick; done many years ago: Adoption tried, and grappled to my soul With hoops of steel, and all that sort of thing. We’ll come to that, very soon. Isn’t it strange That there should always have been this bond between us? |
| LORD CLAVERTON | It has never crossed my mind. Develop the point. |
| GOMEZ | Well, consider what we were when we went up to Oxford And then what I became under your influence. |
| LORD CLAVERTON | You cannot attribute your … misfortune to my influence. |
| GOMEZ | I was just about as different as anyone could be From the sort of men you’d been at school with — I didn’t fit into your set, and I knew it. When you started to take me up at Oxford I’ve no doubt your friends wondered what you found in me — A scholarship boy from an unknown grammar school. I didn’t know either, but I was flattered. Later, I came to understand: you made friends with me Because it flattered you — tickled your love of power To see that I was flattered, and that I admired you. Everyone expected that I should get a First. I suppose your tutor thought you’d be sent down. It went the other way. You stayed the course, at least. I had plenty of time to think things over, later. |
| LORD CLAVERTON | And what is the conclusion that you came to? |
| GOMEZ | This is how it worked out, Dick. You liked to play the rake, But you never went too far. There’s a prudent devil Inside you, Dick. He never came to my help. |
| LORD CLAVERTON | I certainly admit no responsibility, None whatever, for what happened to you later. |
| GOMEZ | You led me on at Oxford, and left me to it. And so it came about that I was sent down With the consequences which you remember: A miserable clerkship — which your father found for me, And expensive tastes — which you had fostered in me, And, equally unfortunate, a talent for penmanship. Hence, as you have just reminded me Defalcation and forgery. And then my stretch Which gave me time to think it all out. |
| LORD CLAVERTON | That’s the second time you have mentioned your reflections. But there’s just one thing you seem to have forgotten: I came to your assistance when you were released. |
| GOMEZ | Yes, and paid my passage out. I know the reason: You wanted to get rid of me. I shall tell you why presently. Now let’s look for a moment at your life history. You had plenty of money, and you made a good marriage — Or so it seemed — and with your father’s money And your wife’s family influence, you got on in politics. Shall we say that you did very well by yourself? Though not, I suspect, as well as you had hoped. |
| LORD CLAVERTON | I was never accused of making a mistake. |
| GOMEZ | No, in England mistakes are anonymous Because the man who accepts responsibility Isn’t the man who made the mistake. That’s your convention. Or if it’s known you made it You simply get moved to another post Where at least you can’t make quite the same mistake. At the worst, you go into opposition And let the other people make mistakes Until your own have been more or less forgotten. I dare say you did make some mistake, Dick … That would account for your leaving politics And taking a conspicuous job in the City Where the Government could always consult you But of course didn’t have to take your advice … I’ve made a point, you see, of following your career. |
| LORD CLAVERTON | I am touched by your interest. |
| GOMEZ | I have a gift for friendship. I rejoiced in your success. But one thing has puzzled me. You were given a ministry before you were fifty: That should have led you to the very top! And yet you withdrew from the world of politics And went into the City. Director of a bank And chairman of companies. You looked the part — Cut out to be an impressive figurehead. But again, you’ve retired at sixty. Why at sixty? |
| LORD CLAVERTON | Knowing as much about me as you do You must have read that I retired at the insistence of my doctors. |
| GOMEZ | Oh yes, the usual euphemism. And yet I wonder. It is surprising: You should have been good for another five years At least. Why did they let you retire? |
| LORD CLAVERTON | If you want to know, I had had a stroke. And I might have another. |
| GOMEZ | Yes. You might have another. But I wonder what brought about this … stroke; And I wonder whether you’re the great economist And financial wizard that you’re supposed to be. And I’ve learned something of other vicissitudes. Dick, I was very very sorry when I heard That your marriage had not been altogether happy. And as for your son — from what I’ve heard about him, He’s followed your undergraduate career Without the protection of that prudent devil Of yours, to tell him not to go too far. Well, now, I’m beginning to be thirsty again. |
| (didascalia) | [Pours himself whisky] |
| LORD CLAVERTON | An interesting historical epitome. Though I cannot accept it as altogether accurate. The only thing I find surprising In the respected citizen of San Marco Is that in the midst of the engrossing business Of the nature of which dark hints have been given, He’s informed himself so carefully about my career. |
| GOMEZ | I don’t propose to give you a detailed account Of my own career. I’ve been very successful. What would have happened to me, I wonder, If I had never met you? I should have got my First, And I might have become the history master In a school like that from which I went to Oxford. As it is, I’m somebody — a more important man In San Marco than I should ever have been in England. |
| LORD CLAVERTON | So, as you consider yourself a success … |
| GOMEZ | A worldly success, Dick. In another sense We’re both of us failures. But even so, I’d rather be my kind of failure than yours. |
| LORD CLAVERTON | And what do you call failure? |
| GOMEZ | What do I call failure? The worst kind of failure, in my opinion, Is the man who has to keep on pretending to himself That he’s a success — the man who in the morning Has to make up his face before he looks in the mirror. |
| LORD CLAVERTON | Isn’t that the kind of pretence that you’re maintaining In trying to persuade me of your … worldly success? |
| GOMEZ | No, because I know the value of the coinage I pay myself in. |
| LORD CLAVERTON | Indeed! How interesting! I still don’t know why you’ve come to see me Or what you mean by saying you can trust me. |
| GOMEZ | Dick, do you remember the moonlight night We drove back to Oxford? You were driving. |
| LORD CLAVERTON | That happened several times. |
| GOMEZ | One time in particular. You know quite well to which occasion I’m referring — A summer night of moonlight and shadows — The night you ran over the old man in the road. |
| LORD CLAVERTON | You said I ran over an old man in the road. |
| GOMEZ | You knew it too. If you had been surprised When I said ‘Dick, you’ve run over somebody’ Wouldn’t you have shown it, if only for a second? You never lifted your foot from the accelerator. |
| LORD CLAVERTON | We were in a hurry. |
| GOMEZ | More than in a hurry. You didn’t want it to be known where we’d been. The girls who were with us (what were their names? I’ve completely forgotten them) you didn’t want them To be called to give evidence. You just couldn’t face it. Do you see now, Dick, why I say I can trust you? |
| LORD CLAVERTON | If you think that this story would interest the public Why not sell your version to a Sunday newspaper? |
| GOMEZ | My dear Dick, what a preposterous suggestion! Who’s going to accept the unsupported statement Of Federico Gomez of San Marco About something that happened so many years ago? What damages you’d get! The Press wouldn’t look at it. Besides, you can’t think I’ve any desire To appear in public as Frederick Culverwell? No, Dick, your secret’s safe with me. Of course, I might give it to a few friends, in confidence. It might even reach the ears of some of your acquaintance — But you’d never know to whom I’d told it, Or who knew the story and who didn’t. I promise you. Rely upon me as the soul of discretion. |
| LORD CLAVERTON | What do you want then? Do you need money? |
| GOMEZ | My dear chap, you are obtuse! I said: ‘Your secret is safe with me’, And then you … well, I’d never have believed That you would accuse an old friend of … blackmail! On the contrary, I dare say I could buy you out Several times over. San Marco’s a good place To make money in — though not to keep it in. My investments — not all in my own name either — Are pretty well spread. For the matter of that, My current account in Stockholm or Zürich Would keep me in comfort for the rest of my life. Really, Dick, you owe me an apology. Blackmail! On the contrary Any time you’re in a tight corner My entire resources are at your disposal. You were a generous friend to me once As you pointedly reminded me a moment ago. Now it’s my turn, perhaps, to do you a kindness. |
| (didascalia) | [Enter LAMBERT] |
| LAMBERT | Excuse me, my Lord, but Miss Monica asked me To remind you there’s a trunk call coming through for you In five minutes’ time. |
| LORD CLAVERTON | I’ll be ready to take it. |
| (didascalia) | [Exit LAMBERT] |
| GOMEZ | Ah, the pre-arranged interruption To terminate the unwelcome intrusion Of the visitor in financial distress. Well, I shan’t keep you long, though I dare say your caller Could hang on for another quarter of an hour. |
| LORD CLAVERTON | Before you go — what is it that you want? |
| GOMEZ | I’ve been trying to make clear that I only want your friendship! Just as it used to be in the old days When you taught me expensive tastes. Now it’s my turn. I can have cigars sent direct to you from Cuba If your doctors allow you a smoke now and then. I’m a lonely man, Dick, with a craving for affection. All I want is as much of your company, So long as I stay here, as I can get. And the more I get, the longer I may stay. |
| LORD CLAVERTON | This is preposterous! Do you call it friendship to impose your company On a man by threats? Why keep up the pretence? |
| GOMEZ | Threats, Dick! How can you speak of threats? It’s most unkind of you. My only aim Is to renew our friendship. Don’t you understand? |
| LORD CLAVERTON | I see that when I gave you my friendship So many years ago, I only gained in return Your envy, spite and hatred. That is why you attribute Your downfall to me. But how was I responsible? We were the same age. You were a free moral agent. You pretend that I taught you expensive tastes: If you had not had those tastes already You would hardly have welcomed my companionship. |
| GOMEZ | Neatly argued, and almost convincing: Don’t you wish you could believe it? |
| LORD CLAVERTON | And what if I decline To give you the pleasure of my company? |
| GOMEZ | Oh, I can wait, Dick. You’ll relent at last. You’ll come to feel easier when I’m with you Than when I’m out of sight. You’ll be afraid of whispers, The reflection in the mirror of the face behind you. The ambiguous smile, the distant salutation, The sudden silence when you enter the smoking room. Don’t forget, Dick: You didn’t stop! Well, I’d better be going. I hope I haven’t outstayed my welcome? Your telephone pal may be getting impatient. I’ll see you soon again. |
| LORD CLAVERTON | Not very soon, I think. I am going away. |
| GOMEZ | So I’ve been informed. I have friends in the press — if not in the peerage. Goodbye for the present. It’s been an elixir To see you again, and assure myself That we can begin just where we left off. |
| (didascalia) | [Exit GOMEZ] |
| (didascalia) | LORD CLAVERTON sits for a few minutes brooding. A knock. Enter MONICA.] |
| MONICA | Who was it, Father? |
| LORD CLAVERTON | A man I used to know. |
| MONICA | Oh, so you knew him? |
| LORD CLAVERTON | Yes. He’d changed his name. |
| MONICA | Then I suppose he wanted money? |
| LORD CLAVERTON | No, he didn’t want money. |
| MONICA | Father, this interview has worn you out. You must go and rest now, before dinner. |
| LORD CLAVERTON | Yes, I’ll go and rest now. I wish Charles was dining with us. I wish we were having a dinner party. |
| MONICA | Father, can’t you bear to be alone with me? If you can’t bear to dine alone with me tonight, What will it be like at Badgley Court? CURTAIN |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Il salotto di LORD CLAVERTON, nella sua londinese casa. Le quattro in punto del pomeriggio. |
| (didascalia) | [Voci nell’ingresso] |
| CHARLES | Suo padre è in casa, oggi? |
| MONICA | Lo vedrai all’ora del tè. |
| CHARLES | Ma se non posso averti tutta per me, non ha davvero senso che io mi fermi per il tè. |
| (didascalia) | [Entrano MONICA e CHARLES carichi di pacchi] |
| MONICA | Ma devi fermarti per il tè. Era inteso così quando dicesti che potevi darmi tutto il pomeriggio. |
| CHARLES | Ma non potevo dirti quel che volevo dirti a colazione… |
| MONICA | È colpa tua. Avresti dovuto portarmi in qualche altro ristorante invece che in uno dove il maître e tutti i camerieri sembrano essere tuoi intimi amici. |
| CHARLES | È l’unico posto dove sono davvero ben conosciuto e ben servito. E quando sei con me dev’essere una colazione perfetta. |
| MONICA | È stata una colazione perfetta. Ma so come sono gli uomini — amano mettersi in mostra. È vanità maschile, volersi i camerieri tutti a ronzarti intorno: e ricorda alla ragazza che non è la sola a esserci stata con lui. |
| CHARLES | Beh, prendimi in giro, se ti va. Ma un uomo si sente sciocco se ti porta in un posto dove è del tutto sconosciuto e dove i camerieri sembrano tutti evitargli lo sguardo. |
| MONICA | Stiamo uscendo dal punto… |
| CHARLES | Sei tu che mi hai fatto uscire dal punto… Cercavo di spiegare… |
| MONICA | Si tratta semplicemente del fatto che tu ti fermi per il tè. Come praticamente avevi promesso. |
| CHARLES | Quello che non capisci è che io ho un motivo di lagnanza. Lunedì lasci Londra, con tuo padre: mi ero organizzato per essere libero tutto il pomeriggio nel chiaro presupposto… |
| MONICA | Che ti fermassi per il tè. |
| CHARLES | Quando dissi che ero libero tutto il pomeriggio, volevo dire che tu mi avresti dato tutto il pomeriggio. Non potevo dire quel che volevo, in un ristorante; e poi mi hai trascinato in una spedizione di compere… |
| MONICA | Se non ti piace fare compere con me… |
| CHARLES | Certo che mi piace fare compere con te. Ma come si fa a parlare in una spedizione di compere — se non per indovinare che cosa vuoi comprare e consigliarti di comprarlo. |
| MONICA | Ma perché non fermarti per il tè? |
| CHARLES | Molto bene, allora, mi fermerò per il tè, ma sai che non avrò modo di parlarti. Lo sai. Ora che tuo padre si è ritirato è in casa tutti i giorni. E tu lasci Londra. E poiché tuo padre semplicemente non sopporta che un uomo che non sia lui ti abbia tutta per sé, prima che io abbia detto due parole arriverà con quel suo passo… |
| MONICA | Hai già detto ben più di due parole. E poi mio padre non trascina il passo. Non sei per niente rispettoso. |
| CHARLES | Cerco di essere rispettoso; ma tu sai che non avrò un minuto da solo con te. |
| MONICA | Hai già avuto parecchi minuti da solo con me e li hai sprecati a bisticciare. Ma sul serio, Charles, mio padre sarà certamente sepolto in biblioteca e non penserà a uscirne finché non lo chiameranno per il tè. Perché dunque non parlare adesso? Anche se so molto bene quel che vuoi dire. L’ho già sentito tutto. |
| CHARLES | E lo sentirai di nuovo. Credi che stia per dirti ancora una volta che sono innamorato di te. Beh, hai ragione. Ma ho qualcos’altro da dire che non ho mai detto prima, e che ti darà uno scossone. Credo che tu mi ami. |
| MONICA | Oh, che uomo prepotente sei! Davvero, devi crederti un ipnotizzatore. |
| CHARLES | È questo il momento di tormentarmi? Ma sono egoista a dirlo, perché penso — penso che tu stia tormentando altrettanto te stessa. |
| MONICA | Hai ragione. È così. Perché sono innamorata di te. |
| CHARLES | Dunque avevo ragione! Nell’istante in cui l’ho detto mi sono spaventato a morte. Perché non sapevo che mi amassi — volevo soltanto crederlo. E ti ho fatto dire che è così! Ma ora che l’hai detto, devi dirlo ancora, perché ho tanto bisogno di conferme! Sei sicura di non sbagliarti? |
| MONICA | Com’è arrivato, Charles? È strisciato dentro così piano, a passi silenziosi, e mi è rimasto alle spalle quieto, per molto tempo, per moltissimo tempo, prima che ne sentissi la presenza. |
| CHARLES | Le tue parole sembrano venire da lontanissimo. Eppure da vicinissimo. Tu stai cambiando me e io sto cambiando te. |
| MONICA | Già adesso, quanto di me è te? |
| CHARLES | E quanto di me è te? Non sono più la stessa persona di un momento fa. Che cosa significano adesso le parole — io e te? |
| MONICA | Nel nostro mondo privato — ora che abbiamo un mondo privato — i significati sono diversi. Guarda! Siamo tornati nella stanza in cui siamo entrati solo pochi minuti fa. Ecco una poltrona, là c’è il tavolo; ecco la porta… e sento arrivare qualcuno: è Lambert col tè… |
| (didascalia) | [Entra LAMBERT col carrello] |
| MONICA | e io dirò: «Lambert, voglia avvertire sua signoria che il tè è servito». |
| LAMBERT | Sì, signorina Monica. |
| MONICA | Sono molto contenta, Charles, che tu possa fermarti per il tè. |
| (didascalia) | [Esce LAMBERT] |
| MONICA | — Ora siamo nel mondo pubblico. |
| CHARLES | E tuo padre verrà. Con quella sua aria calma e possessiva e quel suo cortese benvenuto, che è sempre un promemoria che non devo restare troppo, perché tu appartieni a lui. Sembra dare per scontato con tanta placidità che a te non importi davvero di nessun’altra compagnia che la sua! |
| MONICA | Non devi credere che qualcosa che ti ho detto ti abbia dato il diritto di criticare mio padre. In primo luogo, tu non lo capisci; in secondo luogo, non siamo ancora fidanzati. |
| CHARLES | Non lo siamo? Siamo d’accordo di essere innamorati l’uno dell’altra, e, non essendoci alcun impedimento legale, non basta questo a costituire un fidanzamento? Non sei sicura di volermi sposare? |
| MONICA | Sì, Charles. Sono sicura di volerti sposare quando sarò libera di farlo. Ma per quel tempo tu potresti aver cambiato idea. Sono cose che succedono. |
| CHARLES | A me non succederà. |
| (didascalia) | [Un colpo. Entra LAMBERT] |
| LAMBERT | Mi scusi, signorina Monica. Sua Signoria ha detto di dirle di non aspettarlo per il tè. |
| MONICA | Grazie, Lambert. |
| LAMBERT | Al momento è occupato. Ma non tarderà molto. |
| (didascalia) | [Esce] |
| CHARLES | Non capisci che mi stai torturando? Per quanto tempo resterai prigioniera, sola con tuo padre, in quel costosissimo albergo per convalescenti dove lo stai portando? E dopo, che cosa? |
| MONICA | Ci sono parecchie buone ragioni perché io vada con lui. |
| CHARLES | Ragioni migliori di quelle per sposare me? Quali ragioni? |
| MONICA | Primo, il suo terrore di restare solo. Nella vita che ha condotto non ha mai dovuto stare solo. E quando è stato in casa la sera, anche quando legge, o è preso dalle sue carte, ha bisogno di avere qualcun altro nella stanza con sé, che legga anche lui — o che stia soltanto seduto — qualcuno non occupato in nulla che non si possa interrompere. Qualcuno a cui rivolgere ogni tanto un’osservazione. E per lo più sono stata io. |
| CHARLES | So che sei stata tu. È un peccato che tu non abbia avuto fratelli e sorelle con cui dividere il peso. Sorelle, dovrei dire, perché tuo fratello non ti è mai servito a nulla. |
| MONICA | E non servirà mai a nulla a nessuno, temo. Povero Michael! La mamma lo viziava e il babbo era troppo severo — così sono sempre ai ferri corti. |
| CHARLES | Ma parlavi di parecchie ragioni per andare con tuo padre. C’è una ragione migliore della sua paura della solitudine? |
| MONICA | La seconda ragione è esattamente l’opposto: è la sua paura di essere esposto agli estranei. |
| CHARLES | Ma lui è più vivo che mai quando è in mezzo alla gente, a dirigere, a manovrare, a lusingare o a intimidire — e in tutto questo è un maestro. Estranei! |
| MONICA | Non capisci. Una cosa è incontrare la gente quando si è in autorità, con il costume dell’autorità, quando l’uomo che la gente vede incontrandoti non è l’uomo privato, ma il personaggio pubblico. In politica mio padre portava un’etichetta pubblica. E più tardi, come presidente di società quotate, il suo privato è sempre stato preservato. |
| CHARLES | Il suo privato è stato preservato così bene che a volte mi sono chiesto se ci fosse un qualche… io privato da preservare. |
| MONICA | C’è un io privato, Charles. Ne sono certa. |
| CHARLES | Hai dato due ragioni, l’una in contraddizione con l’altra. Può essercene una terza? |
| MONICA | La terza ragione è questa: me l’ha comunicata solo ora il dottor Selby — mio padre è molto più malato di quanto sappia: può darsi che da Badgley Court non torni mai. Ma Selby vuole che sia incoraggiato in ogni modo — se resta fiducioso, è probabile che viva un po’ più a lungo. Per questo Selby ha scelto quel posto. Una casa di convalescenza con l’atmosfera di un albergo — nulla che faccia pensare alla clinica — tutto che faccia pensare alla guarigione. |
| CHARLES | È questa la tua ragione migliore, e la più deprimente; perché questa situazione può durare molto tempo, e tu continuerai a rimandare e rimandare le nostre nozze. |
| MONICA | Temo… non molto tempo, Charles. È quasi certo che l’inverno in Giamaica non ci sarà mai. «Faccia le prenotazioni», ha detto Selby, «come se doveste andarci». Ma Badgley Court è vicinissima al tuo collegio elettorale! Puoi venirci nei fine settimana, anche quando la Camera è riunita. E puoi portarmi fuori, se mio padre può fare a meno di me. Ma sarà semplicemente felice di avere te con cui parlare! |
| CHARLES | So che è abituato a vedermi in giro. |
| MONICA | L’ho visto guardarti. Pensava a se stesso quando aveva la tua età — quando cominciò come te, con le stesse speranze, le stesse ambizioni — e alle sue delusioni. |
| CHARLES | È malinconia, compassione, o… invidia? |
| MONICA | L’invidia è dappertutto. Chi è senza invidia? E la maggior parte della gente non si accorge di essere invidiosa, o non se ne vergogna. È tutto ciò che possiamo chiedere, che compassione e malinconia… e tenerezza, Charles! si mescolino all’invidia: credo davvero che ti voglia bene. Perciò devi venire spesso. E oh, Charles caro — |
| (didascalia) | [Entra LORD CLAVERTON] |
| MONICA | Ci hai messo molto a venire, papà. Che cosa stavi facendo? |
| LORD CLAVERTON | Buon pomeriggio, Charles. Avresti potuto indovinare, Monica, che cosa stavo facendo. Non lo riconosci, questo libro? |
| MONICA | È la tua agenda degli impegni. |
| LORD CLAVERTON | Sì, ci stavo rimuginando sopra. |
| MONICA | Ma che momento per la tua agenda! Sai che cosa hanno detto i medici: riposo completo e non pensare a nulla. Anche se so che non sarà facile. |
| LORD CLAVERTON | È proprio quel che stavo facendo. |
| MONICA | Pensando a nulla? |
| LORD CLAVERTON | Contemplando il nulla. Pensa soltanto: ogni giorno, anno dopo anno, davanti alla colazione, ho guardato questo libro — o uno uguale a questo — sai che tengo i vecchi tutti insieme su uno scaffale; potrei cercare nel libro giusto e scoprire che cosa facevo vent’anni fa, oggi, a quest’ora del pomeriggio. Se oggi ho guardato questa agenda, non davanti alla colazione, ma prima del tè, sono le pagine bianche che ho sfogliato con le dita — le prime pagine bianche da quando entrai in Parlamento. Ci annotavo quel che dovevo dire alla gente: ora non ho più nulla da dire, e nessuno a cui dirlo. Mi stavo chiedendo… quante altre pagine bianche? |
| MONICA | Le riempiresti presto, se te lo lasciassimo fare! È compito mio impedirlo. Sai che devo proteggerti dalla tua stessa energia irrequieta — le inesauribili sorgenti della forza che logora la macchina. |
| LORD CLAVERTON | Si sono prosciugate, Monica, e tu lo sai. Parlano di riposo, questi medici, Charles; mi dicono di essere prudente, di prendere la vita con calma. Prendere la vita con calma! È come dire a un uomo che non deve correre per prendere il treno quando l’ultima cosa che desidera è prendere un treno per qualunque luogo! No, non ho il minimo rimpianto della vita che ho lasciato — solo paura del vuoto che mi sta davanti. Se avessi l’energia per lavorare fino alla morte, con che gioia affronterei la morte! Ma aspettare, semplicemente aspettare, senza alcun desiderio di agire, e con l’odio dell’inazione. Una paura del vuoto, e nessun desiderio di riempirlo. È come sedere in una sala d’aspetto vuota in una stazione ferroviaria di una linea secondaria, dopo l’ultimo treno, dopo che tutti gli altri passeggeri se ne sono andati, e la biglietteria è chiusa e i facchini se ne sono andati. Che cosa aspetto in una stanza fredda e vuota davanti a un camino spento? Nessuno. Nulla. |
| MONICA | Eppure non vedevi l’ora che venisse questo momento! Sai come brontolavi al banchetto d’addio, con gli omaggi del personale, la consegna del dono, e il discorso che dovevi fare e i discorsi che dovevi ascoltare! LORD CLAVERTON [indicando un vassoio d’argento, ancora nella sua custodia]. Non so che cosa mi abbia colpito di più, l’insincerità di ciò che fu detto di me, o quella della mia risposta — tutto per ringraziarli di quello. Oh, i contributi dati a malincuore che comprarono questo pezzo d’argento! La colletta inadeguata che fece il Premio del Presidente! E i miei colleghi del consiglio a dire: «dobbiamo metterci mano al portafoglio per raddoppiare questa colletta — dev’essere qualcosa di vistoso». Andrebbe bene per i biglietti da visita — se la gente li lasciasse ancora e se io dovessi avere ancora dei visitatori. |
| MONICA | Papà, tu vuoi semplicemente crogiolarti nella malinconia! Sai di esserti ritirato in un tripudio di gloria — hai letto ogni parola scritta su di te nei giornali. |
| CHARLES | E gli editoriali che dicevano: «siamo fiduciosi che il suo saggio consiglio resterà ancora a lungo a disposizione del Governo in carica». E l’aspettativa che la sua voce si faccia udire nei dibattiti della Camera alta… |
| LORD CLAVERTON | La liturgia consacrata della stampa per ogni ritiro clamoroso. Il mio necrologio, se fossi morto sotto le armi, avrebbe occupato una colonna e mezza con un riquadro, un ritratto scattato vent’anni fa. Fra cinque anni di tempo sarà la metà; fra dieci anni di tempo, un capoverso. |
| CHARLES | È la ricompensa di ogni uomo pubblico. |
| LORD CLAVERTON | Dite piuttosto le esequie dei successi falliti, dei fallimenti riusciti, che occupano posizioni ambite da altri. Quando ce ne andiamo, parecchia gente si affligge un poco, e i nostri collaboratori più stretti, la piccola minoranza di quelli che capiscono davvero il posto che occupavamo ne sono intimamente lieti. Non vorranno il mio fantasma a passeggio nella City o seduto ai Lord. E io, che mi riconosco come un fantasma, non vorrò farmi vedere là. Mi fa sorridere pensare che gli uomini abbiano paura dei fantasmi. Se solo sapessero quanta paura può avere un fantasma degli uomini! |
| (didascalia) | [Un colpo. Entra LAMBERT] |
| LAMBERT | Mi scusi, mio Lord. C’è un signore di sotto che insiste moltissimo per vederla. Gli ho detto che lei non riceve mai nessuno, mio Lord, se non su appuntamento. Ha detto che lo sapeva, e perciò aveva portato questo biglietto. Ha detto che quando l’avrà letto vorrà riceverlo. Ha detto che si sarebbe molto arrabbiato se avesse saputo che se n’era andato senza essere ricevuto. |
| LORD CLAVERTON | Che genere di persona? |
| LAMBERT | Una persona straniera, a giudicare dall’aspetto. Ma parla un buon inglese. Un signore di modi gradevoli. LORD CLAVERTON [dopo aver letto il biglietto]. Lo riceverò in biblioteca. No, aspetti. Ci ho lasciato in giro troppe carte. Meglio riceverlo qui. |
| LAMBERT | Benissimo, mio Lord. Devo portar via il carrello, signorina Monica? |
| MONICA | Sì, grazie, Lambert. |
| (didascalia) | [Esce LAMBERT] |
| CHARLES | Dovrei andare. |
| MONICA | Andiamo in biblioteca. E poi ti accompagno alla porta. |
| LORD CLAVERTON | Mi dispiace cacciarvi così dalla stanza, ma dovrò ricevere quest’uomo da solo, Monica. Non ho mai sentito parlare di questo señor Gomez, ma viene con una lettera di presentazione di un uomo che conoscevo. Non posso rifiutarmi di riceverlo. Anche se, per quel che ricordo dell’uomo che lo presenta, immagino che voglia denaro. O vendermi qualche cianfrusaglia. |
| MONICA | Non dovresti più occuparti di gente simile, papà. Se non te ne sarai liberato in venti minuti manderò Lambert a dirti che devi rispondere a una interurbana. Vieni, Charles. Mi porti il cappotto? |
| CHARLES | Le dico addio, signore. E non vedo l’ora di rivedervi entrambi a Badgley Court fra una settimana o due. |
| (didascalia) | [Entra LAMBERT] |
| LAMBERT | Il signor Gomez, mio Lord. |
| LORD CLAVERTON | Arrivederci, Charles. E per favore ricordi che vogliamo vederla entrambi, ogni volta che potrà venire, se sarà nei dintorni. Non è vero, Monica? |
| MONICA | Sì, papà. (A CHARLES) Vogliamo vederti entrambi. |
| (didascalia) | [Escono MONICA e CHARLES] |
| (didascalia) | [LAMBERT introduce GOMEZ] |
| LORD CLAVERTON | Buonasera, signor… Gomez. Lei è amico del signor Culverwell? |
| GOMEZ | Siamo culo e camicia, si potrebbe quasi dire. Non mi riconosci, Dick? |
| LORD CLAVERTON | Fred Culverwell! Perché torni con un altro nome? |
| GOMEZ | Anche tu hai cambiato nome, da quando ti conoscevo. Quando eravamo a Oxford eri il semplice Dick Ferry. Poi, quando ti sposasti, prendesti il nome di tua moglie e diventasti il signor Richard Claverton-Ferry; e infine Lord Claverton. Ho seguito il tuo esempio e ho fatto lo stesso, in modo modesto. Sai, dove vivo io la gente cambia nome davvero; e poi il nome di mia moglie è molto più normale nel mio paese di Culverwell — e più facile da pronunciare. |
| LORD CLAVERTON | Hai vissuto laggiù da quando… lasciasti l’Inghilterra? |
| GOMEZ | Da quando finii di scontare la pena. |
| LORD CLAVERTON | Che cosa ti ha portato in Inghilterra? |
| GOMEZ | Chiamalo nostalgia, curiosità, irrequietezza, come ti pare. Ma ho lavorato parecchio duro in tutti questi anni e ho pensato: è il momento di prendermi una lunga vacanza, diciamo una cura di riposo — è per questo che sono venuto. Vedi, sono vedovo, come te, Dick. Perciò sono abbastanza libero di muovermi. Gomez, vedi, è oggi un cittadino molto rispettato di una repubblica centroamericana: San Marco. È difficile diventare un cittadino rispettato laggiù, quanto lo è qui. Con questa precisazione: laggiù ti rispettano per ragioni piuttosto diverse. |
| LORD CLAVERTON | Vuoi dire che laggiù ti sei guadagnato il rispetto con lo stesso genere di attività che qui in Inghilterra te lo fece perdere? |
| GOMEZ | Niente affatto, niente affatto. Mi pare un’insinuazione piuttosto scortese. Sono sempre rimasto dal lato giusto della legge — e ho fatto in modo che la legge volgesse a me il suo lato giusto. A volte ho dovuto pagare parecchio caro; ma ho imparato per esperienza a chi pagare; e un po’ di denaro speso nel modo giusto nei posti giusti rende molte volte tanto. Te l’assicuro. |
| LORD CLAVERTON | In altre parole ti sei dedicato alla corruzione sistematica. |
| GOMEZ | No, Dick, c’è un errore nella tua logica. Come si può corrompere chi è già corrotto? Posso giurare che non ho mai corrotto nessuno. Anzi, non mi sono mai imbattuto in un funzionario abbastanza innocente da poter essere corrotto. |
| LORD CLAVERTON | Parrebbe dunque che la maggior parte dei tuoi affari siano stati di tale natura che, condotti in Inghilterra, ti rimanderebbero in galera? |
| GOMEZ | Questo è abbastanza vero, salvo un’inferenza sbagliata. Non mi sognerei di condurre affari simili se vivessi in Inghilterra. Ho gli stessi criteri di moralità della società in cui mi trovo. In Inghilterra non faccio nulla che tu disapproveresti. |
| LORD CLAVERTON | Almeno di questo c’è da ringraziare il cielo. Confido che tu non abbia bisogno di dedicarti al falso. |
| GOMEZ | Il falso, Dick? Che idea assurda! Il falso, te lo dico io, è un gioco da fessi. Lo dico — con cognizione di causa. No, il falso, o il riciclaggio di assegni, o qualunque cosa di quella natura, è certo che si scopre prima o poi. E poi che succede? Devi cambiare aria. Non farebbe per me. Sono troppo casalingo. E a proposito, ho parecchi figli, tutti adulti, che se la cavano bene da soli. Non permetterei a nessuno dei miei due maschi di darsi alla politica. Nel mio paese, Dick, i politici non possono permettersi errori. I prudenti tengono sempre pronto un aeroplano e un conto in una banca in Svizzera. Quelli che non se ne vanno in tempo si ritrovano in galera, e non troppo comodi, o davanti a un plotone d’esecuzione. Tu non sai che cosa sia la politica sul serio! Ho detto ai miei ragazzi: «Non toccate mai la politica. State fuori dalla politica, e giocate su entrambi i partiti: quel che non ottieni dall’uno puoi ottenerlo dall’altro». Dick, non dirmi che non c’è del whisky in casa? |
| LORD CLAVERTON | Posso offrirti del whisky. [Suona il campanello] Ma perché sei venuto? |
| GOMEZ | Me l’hai già chiesto! Per vederti, Dick. Un desiderio naturale! Perché sei il solo vecchio amico di cui io possa fidarmi. |
| LORD CLAVERTON | Ti fidi davvero di me? Apprezzo il complimento. |
| GOMEZ | Che sei sicuro di meritare. Ma quando dico «fidarmi»… |
| (didascalia) | [Un colpo. Entra LAMBERT] |
| LORD CLAVERTON | Lambert, vuole portare il whisky. E il seltz. |
| LAMBERT | Benissimo, mio Lord. |
| GOMEZ | E un po’ di ghiaccio. |
| LAMBERT | Ghiaccio? Sì, mio Lord. |
| (didascalia) | [Esce] |
| GOMEZ | Cominciavo a dire: quando dico «fidarmi» uso il termine come me l’ha insegnato l’esperienza. È una sciocchezza parlare di fidarsi della gente in generale. Che cosa vuol dire? Ci si fida di un uomo o di una donna — sotto questo o quell’aspetto. A non mi tradirà in questo rapporto, B non mi tradirà in qualche altra faccenda. Ma, come ho sempre detto ai miei ragazzi: «Quando arrivi al punto di aver bisogno di fidarti di qualcuno devi fare in modo che gli convenga essere degno di fiducia». |
| (didascalia) | [Durante queste parole LAMBERT entra in silenzio, posa il vassoio ed esce] |
| LORD CLAVERTON | Non ti servi? |
| (didascalia) | [GOMEZ si serve, abbondantemente] |
| GOMEZ | E tu? |
| LORD CLAVERTON | Io non ne prendo, grazie. |
| GOMEZ | Un carattere emendato! |
| LORD CLAVERTON | Vorrei sapere perché hai bisogno di fidarti di me. |
| GOMEZ | È semplicissimo. Torno in Inghilterra dopo trentacinque anni. Riesci a immaginare che cosa sarebbe stare lontano da casa per trentacinque anni? Avevo venticinque anni — la tua stessa età — quando me ne andai, a migliaia di miglia di distanza, verso un altro clima, verso un’altra lingua, altri criteri di condotta, per fabbricarmi un’altra personalità e per prendere un altro nome. Pensa che cosa significhi — prendere un altro nome. |
| (didascalia) | [Si alza e si versa dell’altro whisky] |
| GOMEZ | Ma certo che lo sai! Quel tanto che basta a farti credere di saperne più di quanto sai. Hai cambiato nome due volte — a tappe comode, e ogni passo era soltanto un gradino della scala, così non ti sei accorto di diventare una persona diversa: ma dove io cambiai nome non c’era nessuna scala sociale. Era saltare un abisso — e non si può saltare indietro. Io mi separai da me stesso con uno strappo improvviso, tu così lentamente e dolcemente che non ti sei mai svegliato al fatto che Dick Ferry è morto da un pezzo. Sposai una ragazza che non sapeva una parola d’inglese, non voleva impararlo, non s’interessava di nulla che accadesse a quattromila miglia di distanza, credeva solo a quel che le diceva il parroco. Feci imparare l’inglese ai miei figli — è utile; parlo sempre loro in inglese. Ma pensano in inglese? No, non pensano in inglese. Pensano in spagnolo, ma i loro pensieri sono pensieri indios. Oh Dio, Dick, tu non sai che cosa voglia dire essere tagliato fuori così! Nostalgia! Nostalgia è una parola sdolcinata. Tu non capisci un isolamento come il mio, credi di capirlo… |
| LORD CLAVERTON | Sono sicuro di capirlo, sono sempre stato solo. |
| GOMEZ | Oh, la solitudine — tutti sanno che cosa sia. La tua solitudine — così comoda, calda e imbottita: tu non sei isolato — sei soltanto coibentato. Solo quando arrivi a vedere di aver perduto te stesso sei davvero solo. |
| LORD CLAVERTON | Aspetto di sentire perché hai bisogno di fidarti di me. |
| GOMEZ | Semplicissimo. Mio padre è morto da un pezzo — e meno male. Mia madre — direi che è ancora viva, ma dev’essere vecchissima. E deve credermi morto; e quanto alle mie sorelle sposate — non credo che ai loro mariti abbiano mai raccontato la storia. Non vorrebbero vedermi. No, mi serve un vecchio amico, un amico di cui possa fidarmi — e uno che accetti insieme Culverwell e Gomez — che veda Culverwell come Gomez — Gomez come Culverwell. Ho bisogno di te, Dick, perché tu mi dia realtà! |
| LORD CLAVERTON | Ma secondo la descrizione che hai dato del fidarsi della gente, come pensi di far sì che mi convenga essere degno di fiducia? |
| GOMEZ | È già fatto, Dick; fatto molti anni fa: l’adozione provata, e legata alla mia anima con cerchi d’acciaio, e tutto quel che segue. Ci arriveremo, molto presto. Non è strano che ci sia sempre stato questo legame fra noi? |
| LORD CLAVERTON | Non mi è mai passato per la mente. Sviluppa il punto. |
| GOMEZ | Beh, considera quel che eravamo quando andammo a Oxford e poi quel che io diventai sotto la tua influenza. |
| LORD CLAVERTON | Non puoi attribuire la tua… disgrazia alla mia influenza. |
| GOMEZ | Ero all’incirca diverso quanto è possibile esserlo dal genere di uomini con cui eri stato a scuola — non ero adatto al tuo giro, e lo sapevo. Quando cominciasti a prendermi con te a Oxford, non dubito che i tuoi amici si chiedessero che cosa trovassi in me — un borsista venuto da un ginnasio sconosciuto. Non lo sapevo nemmeno io, ma ero lusingato. Più tardi arrivai a capire: facevi amicizia con me perché lusingava te — solleticava il tuo amore del potere vedere che io ero lusingato, e che ti ammiravo. Tutti si aspettavano che io prendessi il massimo dei voti. Immagino che il tuo tutor pensasse che ti avrebbero espulso. Andò all’inverso. Tu almeno arrivasti in fondo al corso. Io ebbi tutto il tempo di ripensarci sopra, più tardi. |
| LORD CLAVERTON | E a quale conclusione sei giunto? |
| GOMEZ | Le cose andarono così, Dick. Ti piaceva fare il libertino, ma non ti spingesti mai troppo oltre. C’è un diavolo prudente dentro di te, Dick. A me non venne mai in aiuto. |
| LORD CLAVERTON | Non ammetto certo alcuna responsabilità, nessunissima, per ciò che ti accadde più tardi. |
| GOMEZ | Mi hai tirato dentro a Oxford, e poi mi hai lasciato a me stesso. E così accadde che fui espulso, con le conseguenze che ricordi: un miserabile impiego — che tuo padre mi trovò — e gusti costosi — che tu avevi coltivato in me — e, altrettanto sfortunatamente, un talento calligrafico. Di qui, come mi hai appena ricordato, l’appropriazione indebita e il falso. E poi la mia condanna, che mi diede il tempo di ripensarci per bene. |
| LORD CLAVERTON | È la seconda volta che accenni alle tue riflessioni. Ma c’è una cosa che sembri aver dimenticato: venni in tuo aiuto quando fosti rilasciato. |
| GOMEZ | Sì, e mi pagasti il viaggio. Ne so la ragione: volevi liberarti di me. Ti dirò fra poco perché. Ora guardiamo un momento la storia della tua vita. Avevi molto denaro, e facesti un buon matrimonio — o così parve — e con il denaro di tuo padre e l’influenza della famiglia di tua moglie ti facesti strada in politica. Diciamo che hai fatto molto bene i tuoi interessi? Anche se non, sospetto, così bene come speravi. |
| LORD CLAVERTON | Non fui mai accusato di aver commesso un errore. |
| GOMEZ | No, in Inghilterra gli errori sono anonimi, perché l’uomo che si assume la responsabilità non è l’uomo che ha commesso l’errore. È la vostra convenzione. Oppure, se si sa che l’hai commesso, ti spostano semplicemente a un altro incarico dove almeno non potrai commettere lo stesso errore. Nel peggiore dei casi passi all’opposizione e lasci che gli errori li facciano gli altri finché i tuoi non siano più o meno dimenticati. Direi che qualche errore l’hai commesso, Dick… e questo spiegherebbe il tuo abbandono della politica e l’assunzione di un incarico vistoso nella City, dove il Governo poteva sempre consultarti ma naturalmente non era tenuto a seguire il tuo consiglio… Mi son fatto un punto d’onore, vedi, di seguire la tua carriera. |
| LORD CLAVERTON | Sono commosso dal tuo interesse. |
| GOMEZ | Ho un talento per l’amicizia. Ho gioito del tuo successo. Ma una cosa mi ha lasciato perplesso. Ti diedero un ministero prima dei cinquant’anni: questo avrebbe dovuto portarti fino in cima! Eppure ti ritirasti dal mondo della politica e passasti alla City. Amministratore di una banca e presidente di società. Ne avevi l’aspetto — fatto apposta per essere una figura di prestigio. Ma di nuovo, ti sei ritirato a sessant’anni. Perché a sessanta? |
| LORD CLAVERTON | Sapendo di me quanto ne sai, avrai letto che mi sono ritirato per insistenza dei medici. |
| GOMEZ | Oh sì, il solito eufemismo. Eppure me lo chiedo. È sorprendente: avresti dovuto tenere per altri cinque anni, almeno. Perché ti hanno lasciato ritirare? |
| LORD CLAVERTON | Se vuoi saperlo, avevo avuto un ictus. E potrei averne un altro. |
| GOMEZ | Sì. Potresti averne un altro. Ma mi chiedo che cosa abbia provocato questo… ictus; e mi chiedo se tu sia davvero il grande economista e il mago della finanza che si suppone tu sia. E ho saputo qualcosa di altre vicissitudini. Dick, mi dispiacque moltissimo quando seppi che il tuo matrimonio non era stato del tutto felice. E quanto a tuo figlio — da quel che ho sentito dire di lui, ha seguito la tua carriera di studente senza la protezione di quel tuo diavolo prudente che gli dica di non spingersi troppo oltre. Beh, adesso comincio ad avere di nuovo sete. |
| (didascalia) | [Si versa del whisky] |
| LORD CLAVERTON | Un interessante compendio storico. Anche se non posso accettarlo come del tutto esatto. L’unica cosa che trovo sorprendente nel rispettato cittadino di San Marco è che in mezzo agli affari assorbenti della cui natura sono stati dati oscuri accenni, si sia informato tanto accuratamente sulla mia carriera. |
| GOMEZ | Non intendo darti un resoconto dettagliato della mia carriera. Ho avuto molto successo. Che ne sarebbe stato di me, mi chiedo, se non ti avessi mai incontrato? Avrei preso il massimo dei voti, e sarei forse diventato il professore di storia in una scuola come quella da cui andai a Oxford. Così come stanno le cose, sono qualcuno — un uomo più importante a San Marco di quanto sarei mai stato in Inghilterra. |
| LORD CLAVERTON | Dunque, poiché ti consideri un successo… |
| GOMEZ | Un successo mondano, Dick. In un altro senso siamo entrambi dei falliti. Ma anche così, preferirei il mio genere di fallimento al tuo. |
| LORD CLAVERTON | E che cosa chiami fallimento? |
| GOMEZ | Che cosa chiamo fallimento? Il peggior genere di fallimento, a mio parere, è l’uomo che deve continuare a fingere a se stesso di essere un successo — l’uomo che al mattino deve truccarsi la faccia prima di guardarsi allo specchio. |
| LORD CLAVERTON | Non è proprio questo il genere di finzione che tu stai sostenendo nel cercare di persuadermi del tuo… successo mondano? |
| GOMEZ | No, perché io conosco il valore della moneta con cui mi pago. |
| LORD CLAVERTON | Davvero! Che cosa interessante! Continuo a non sapere perché sei venuto a trovarmi o che cosa intendi dicendo che puoi fidarti di me. |
| GOMEZ | Dick, ricordi quella notte di luna in cui tornammo in macchina a Oxford? Guidavi tu. |
| LORD CLAVERTON | Successe parecchie volte. |
| GOMEZ | Una volta in particolare. Sai molto bene a quale occasione mi riferisco — un’estate, una notte di luna e di ombre — la notte in cui investisti quel vecchio sulla strada. |
| LORD CLAVERTON | Tu dicesti che investii un vecchio sulla strada. |
| GOMEZ | Lo sapevi anche tu. Se ti fossi sorpreso quando dissi «Dick, hai investito qualcuno», non l’avresti mostrato, non fosse che per un istante? Non alzasti mai il piede dall’acceleratore. |
| LORD CLAVERTON | Avevamo fretta. |
| GOMEZ | Più che fretta. Non volevi che si sapesse dove eravamo stati. Le ragazze che erano con noi (come si chiamavano? Me ne sono dimenticato del tutto) non volevi che fossero chiamate a testimoniare. Non riuscivi proprio ad affrontarlo. Capisci ora, Dick, perché dico che posso fidarmi di te? |
| LORD CLAVERTON | Se credi che questa storia possa interessare il pubblico, perché non vendi la tua versione a un giornale della domenica? |
| GOMEZ | Mio caro Dick, che proposta assurda! Chi accetterà la dichiarazione non suffragata di Federico Gomez di San Marco su qualcosa accaduto tanti anni fa? Che risarcimento otterresti! La stampa non ci guarderebbe nemmeno. E poi, non crederai che io abbia il minimo desiderio di comparire in pubblico come Frederick Culverwell? No, Dick, il tuo segreto è al sicuro con me. Certo, potrei confidarlo a qualche amico, in via riservata. Potrebbe perfino giungere all’orecchio di qualche tuo conoscente — ma tu non sapresti mai a chi l’ho raccontato, o chi conosce la storia e chi no. Te lo prometto. Conta su di me come sull’anima stessa della discrezione. |
| LORD CLAVERTON | Che cosa vuoi, allora? Hai bisogno di denaro? |
| GOMEZ | Mio caro, come sei ottuso! Ho detto: «Il tuo segreto è al sicuro con me», e allora tu… beh, non avrei mai creduto che avresti accusato un vecchio amico di… ricatto! Al contrario, direi che potrei rilevarti parecchie volte. San Marco è un buon posto per fare denaro — anche se non per tenercelo. I miei investimenti — e non tutti a mio nome — sono abbastanza ben distribuiti. Se è per questo, il mio conto corrente a Stoccolma o a Zurigo mi manterrebbe negli agi per il resto della vita. Davvero, Dick, mi devi delle scuse. Ricatto! Al contrario: ogni volta che ti trovi alle strette tutte le mie risorse sono a tua disposizione. Un tempo fosti un amico generoso con me, come mi hai puntualmente ricordato un momento fa. Ora tocca a me, forse, farti una cortesia. |
| (didascalia) | [Entra LAMBERT] |
| LAMBERT | Mi scusi, mio Lord, ma la signorina Monica mi ha chiesto di ricordarle che le arriverà una interurbana fra cinque minuti di tempo. |
| LORD CLAVERTON | Sarò pronto a rispondere. |
| (didascalia) | [Esce LAMBERT] |
| GOMEZ | Ah, l’interruzione concordata in anticipo per porre fine alla sgradita intrusione del visitatore in difficoltà finanziarie. Beh, non ti tratterrò a lungo, benché direi che chi ti chiama potrebbe restare in attesa un altro quarto d’ora. |
| LORD CLAVERTON | Prima che tu vada — che cosa vuoi? |
| GOMEZ | Ho cercato di spiegarti che voglio soltanto la tua amicizia! Proprio come ai vecchi tempi, quando mi insegnavi i gusti costosi. Ora tocca a me. Posso farti mandare i sigari direttamente da Cuba se i tuoi medici ti concedono ogni tanto una fumata. Sono un uomo solo, Dick, con una gran voglia di affetto. Tutto ciò che voglio è la tua compagnia, per quanta ne posso avere, finché resterò qui. E più ne avrò, più a lungo potrò restare. |
| LORD CLAVERTON | Questo è assurdo! Chiami amicizia imporre la propria compagnia a un uomo con le minacce? Perché mantenere la finzione? |
| GOMEZ | Minacce, Dick! Come puoi parlare di minacce? È molto scortese da parte tua. Il mio unico scopo è rinnovare la nostra amicizia. Non capisci? |
| LORD CLAVERTON | Vedo che quando ti diedi la mia amicizia, tanti anni fa, in cambio non guadagnai altro che la tua invidia, il tuo livore e il tuo odio. È per questo che attribuisci a me la tua rovina. Ma in che modo ne fui responsabile? Avevamo la stessa età. Eri un agente morale libero. Pretendi che io ti abbia insegnato i gusti costosi: se non avessi già avuto quei gusti difficilmente avresti accolto con favore la mia compagnia. |
| GOMEZ | Argomentato con eleganza, e quasi convincente: non vorresti poterci credere? |
| LORD CLAVERTON | E se io rifiutassi di darti il piacere della mia compagnia? |
| GOMEZ | Oh, posso aspettare, Dick. Alla fine cederai. Ti sentirai più tranquillo quando sarò con te che quando sarò lontano dai tuoi occhi. Avrai paura dei bisbigli, del riflesso nello specchio del volto alle tue spalle. Del sorriso ambiguo, del saluto distante, del silenzio improvviso quando entri nella sala fumatori. Non dimenticare, Dick: non ti fermasti! Beh, sarà meglio che vada. Spero di non essermi trattenuto oltre il gradito? Il tuo amico del telefono potrebbe spazientirsi. Ci rivedremo presto. |
| LORD CLAVERTON | Non molto presto, credo. Sto per partire. |
| GOMEZ | Così mi hanno informato. Ho amici nella stampa — se non nella nobiltà. Addio per il momento. È stato un elisir rivederti, e accertarmi che possiamo ricominciare esattamente da dove ci eravamo lasciati. |
| (didascalia) | [Esce GOMEZ] |
| (didascalia) | LORD CLAVERTON resta seduto qualche minuto a rimuginare. Un colpo. Entra MONICA.] |
| MONICA | Chi era, papà? |
| LORD CLAVERTON | Un uomo che conoscevo. |
| MONICA | Oh, dunque lo conoscevi? |
| LORD CLAVERTON | Sì. Aveva cambiato nome. |
| MONICA | Allora immagino che volesse denaro? |
| LORD CLAVERTON | No, non voleva denaro. |
| MONICA | Papà, questo colloquio ti ha sfinito. Devi andare a riposare adesso, prima di cena. |
| LORD CLAVERTON | Sì, vado a riposare. Vorrei che Charles cenasse con noi. Vorrei che dessimo un pranzo. |
| MONICA | Papà, non sopporti di restare solo con me? Se non sopporti di cenare solo con me stasera, come sarà a Badgley Court? SIPARIO |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | The terrace of Badgley Court. A bright sunny morning, several days later. Enter LORD CLAVERTON and MONICA. |
| MONICA | Well, so far, it’s better than you expected, Isn’t it, Father? They’ve let us alone; The people in the dining-room show no curiosity; The beds are comfortable, the hot water is hot, They give us a very tolerable breakfast; And the chambermaid really is a chambermaid: For when I asked about morning coffee She said ‘I’m not the one for elevens’s, That’s Nurse’s business’. |
| LORD CLAVERTON | So far, so good. I’ll feel more confidence after a fortnight — After fourteen days of people not staring Or offering picture papers, or wanting a fourth at bridge; Still, I’ll admit to a feeling of contentment Already. I only hope that it will last — The sense of wellbeing! It’s often with us When we are young, but then it’s not noticed; And by the time one has grown to consciousness It comes less often. I hope this benignant sunshine And warmth will last for a few days more. But this early summer, that’s hardly seasonable, Is so often a harbinger of frost on the fruit trees. |
| MONICA | Oh, let’s make the most of this weather while it lasts. I never remember you as other than occupied With anxieties from which you were longing to escape; Now I want to see you learning to enjoy yourself! |
| LORD CLAVERTON | Perhaps I’ve never really enjoyed living As much as most people. At least, as they seem to do Without knowing that they enjoy it. Whereas I’ve often known That I didn’t enjoy it. Some dissatisfaction With myself, I suspect, very deep within myself Has impelled me all my life to find justification Not so much to the world — first of all to myself. What is this self inside us, this silent observer, Severe and speechless critic, who can terrorise us And urge us on to futile activity, And in the end, judge us still more severely For the errors into which his own reproaches drove us? |
| MONICA | You admit that at the moment you find life pleasant, That it really does seem quiet here and restful. Even the matron, though she looks rather dominating, Has left us alone. |
| LORD CLAVERTON | Yes, but remember What she said. She said: ‘I’m going to leave you alone! You want perfect peace: that’s what Badgley Court is for.’ I thought that very ominous. When people talk like that It indicates a latent desire to interfere With the privacy of others, which is certain to explode. |
| MONICA | Hush, Father. I see her coming from the house. Take your newspaper and start reading to me. |
| (didascalia) | [Enter MRS. PIGGOTT] |
| MRS | PIGGOTT. Good morning, Lord Claverton! Good morning, Miss Claverton! Isn’t this a glorious morning! I’m afraid you’ll think I’ve been neglecting you; So I’ve come to apologise and explain. I’ve been in such a rush, these last few days, And I thought, ‘Lord Claverton will understand My not coming in directly after breakfast: He’s led a busy life, too.’ But I hope you’re happy? Is there anything you need that hasn’t been provided? All you have to do is to make your wants known. Just ring through to my office. If I’m not there My secretary will be — Miss Timmins. She’d be overjoyed to have the privilege of helping you! |
| MONICA | You’re very kind … Oh, I’m sorry, We don’t know how we ought to address you. Do we call you ‘Matron’? |
| MRS | PIGGOTT. Oh no, not ‘Matron’! Of course, I am a matron in a sense — No, I don’t simply mean that I’m a married woman — A widow in fact. But I was a Trained Nurse, And of course I’ve always lived in what you might call A medical milieu. My father was a specialist In pharmacology. And my husband Was a distinguished surgeon. Do you know, I fell in love with him During an appendicitis operation! I was a theatre nurse. But you mustn’t call me ‘Matron’ At Badgley Court. You see, we’ve studied to avoid Anything like a nursing-home atmosphere. We don’t want our guests to think of themselves as ill, Though we never have guests who are perfectly well — Except when they come like you, Miss Claverton. |
| MONICA | Claverton-Ferry. Or Ferry: it’s shorter. |
| MRS | PIGGOTT. So sorry. Miss Claverton-Ferry. I’m Mrs. Piggott. Just call me Mrs. Piggott. It’s a short and simple name And easy to remember. But, as I was saying, Guests in perfect health are exceptional Though we never accept any guest who’s incurable. You know, we’ve been deluged with applications From people who want to come here to die! We never accept them. Nor do we accept Any guest who looks incurable — We make that stipulation to all the doctors Who send people here. When you go in to lunch Just take a glance around the dining-room: Nobody looks ill! They’re all convalescents, Or resting, like you. So you’ll remember Always to call me Mrs. Piggott, won’t you? |
| MONICA | Yes, Mrs. Piggott, but please tell me one thing. We haven’t seen her yet, but the chambermaid Referred to a nurse. When we see her Do we address her as ‘Nurse’? |
| MRS | PIGGOTT. Oh yes, that’s different. She is a real nurse, you know, fully qualified. Our system is very delicately balanced: For me to be simply ‘Mrs. Piggott’ Reassures the guests in one respect; And calling our nurses ‘Nurse’ reassures them In another respect. |
| LORD CLAVERTON | I follow you perfectly. |
| MRS | PIGGOTT. And now I must fly. I’ve so much on my hands! But before I go, just let me tuck you up … You must be very careful at this time of year; This early warm weather can be very treacherous. There, now you look more comfy. Don’t let him stay out late In the afternoon‚ Miss Claverton-Ferry. And remember, when you want to be very quiet There’s the Silence Room. With a television set. It’s popular in the evenings. But not too crowded. |
| (didascalia) | [Exit] |
| LORD CLAVERTON | Much as I had feared. But I’m not going to say Nothing could be worse. Where there’s a Mrs. Piggott There may be, among the guests, something worse than Mrs. Piggott. |
| MONICA | Let’s hope this was merely the concoction Which she decants for every newcomer. Perhaps after what she considers proper courtesies, She will leave us alone. |
| (didascalia) | [Re-enter MRS. PIGGOTT] |
| MRS | PIGGOTT. I really am neglectful! Miss Claverton-Ferry, I ought to tell you more About the amenities which Badgley Court Can offer to guests of the younger generation. When there are enough young people among us We dance in the evening. At the moment there’s no dancing, And it’s still too early for the bathing pool. But several of our guests are keen on tennis, And of course there’s always croquet. But I don’t advise croquet Until you know enough about the other guests To know whom not to play with. I’ll mention no names, But there are one or two who don’t like being beaten, And that spoils any sport, in my opinion. |
| MONICA | Thank you, Mrs. Piggott. But I’m very fond of walking And I’m told there are very good walks in this neighbourhood. |
| MRS | PIGGOTT. There are indeed. I can lend you a map. There are lovely walks, on the shore or in the hills, Quite away from the motor roads. You must learn the best walks. I won’t apologise for the lack of excitement: After all, peace and quiet is our raison d’être. Now I’ll leave you to enjoy it. |
| (didascalia) | [Exit] |
| MONICA | I hope she won’t remember anything else. |
| LORD CLAVERTON | She’ll come back to tell us more about the peace and quiet. |
| MONICA | I don’t believe she’ll be bothering us again: I could see from her expression when she left That she thought she’d done her duty by us for to-day. I’m going to prowl about the grounds. Don’t look so alarmed! If you spy any guest who seems to be stalking you Put your newspaper over your face And pretend you’re pretending to be asleep. If they think you are asleep they’ll do something to wake you, But if they see you’re shamming they’ll have to take the hint. |
| (didascalia) | [Exit] |
| MONICA | A moment later. LORD CLAVERTON spreads his newspaper over his face. Enter MRS. CARGHILL. She sits in a deckchair nearby, composes herself and takes out her knitting. |
| MRS | CARGHILL [after a pause]. I hope I’m not disturbing you. I always sit here. It’s the sunniest and most sheltered corner, And none of the other guests have discovered it. It was clever of you to find it so quickly. What made you choose it? LORD CLAVERTON [throwing down newspaper]. My daughter chose it. She noticed that it seemed to offer the advantages Which you have just mentioned. I am glad you can confirm them. |
| MRS | CARGHILL. Oh, so that is your daughter — that very charming girl? And obviously devoted to her father. I was watching you both in the dining-room last night. You are the great Lord Claverton, aren’t you? Somebody said you were coming here — It’s been the topic of conversation. But I couldn’t believe that it would really happen! And now I’m sitting here talking to you. Dear me, it’s astonishing, after all these years; And you don’t even recognise me! I’d know you anywhere. But then, we’ve all seen your portrait in the papers So often. And everybody knows you. But still, I wish you could have paid me that compliment, Richard. |
| LORD CLAVERTON | What! |
| MRS | CARGHILL. Don’t you know me yet? |
| LORD CLAVERTON | I’m afraid not. |
| MRS | CARGHILL. There were the three of us — Effie‚ Maudie and me. That day we spent on the river — I’ve never forgotten it — The turning point of all my life! Now whatever were the names of those friends of yours And which one was it invited us to lunch? I declare, I’ve utterly forgotten their names. And you gave us lunch — I’ve forgotten what hotel — But such a good lunch — and we all went in a punt On the river — and we had a tea basket With some lovely little cakes — I’ve forgotten what you called them, And you made me try to punt, and I got soaking wet And nearly dropped the punt pole, and you all laughed at me. Don’t you remember? |
| LORD CLAVERTON | Pray continue. The more you remind me of, the better I’ll remember. |
| MRS | CARGHILL. And the three of us talked you over afterwards — Effie and Maud and I. What a time ago it seems! It’s surprising I remember it all so clearly. You attracted me, you know, at the very first meeting — I can’t think why, but it’s the way things happen. I said ‘there’s a man I could follow round the world!’ But Effie it was — you know, Effie was very shrewd — Effie it was said ‘you’d be throwing yourself away. Mark my words’ Effie said, ‘if you chose to follow that man He’d give you the slip: he’s not to be trusted. That man is hollow’. That’s what she said. Or did she say ‘yellow’? I’m not quite sure. You do remember now, don’t you, Richard? |
| LORD CLAVERTON | Not the conversation you have just repeated. That is new to me. But I do remember you. |
| MRS | CARGHILL. Time has wrought sad changes in me, Richard. I was very lovely once. So you thought, And others thought so too. But as you remember, Please, Richard, just repeat my name — just once: The name by which you knew me. It would give me such a thrill To hear you speak my name once more. |
| LORD CLAVERTON | Your name was Maisie Batterson. |
| MRS | CARGHILL. Oh, Richard, you’re only saying that to tease me. You know I meant my stage name. The name by which you knew me. |
| LORD CLAVERTON | Well, then, Maisie Montjoy. |
| MRS | CARGHILL. Yes. Maisie Montjoy. I was Maisie Montjoy once. And you didn’t recognise me. |
| LORD CLAVERTON | You’ve changed your name, no doubt. And I’ve changed mine. Your name now and here … |
| MRS | CARGHILL. Is Mrs. John Carghill. |
| LORD CLAVERTON | You married, I suppose, many years ago? |
| MRS | CARGHILL. Many years ago, the first time. That didn’t last long. People sometimes say: ‘Make one mistake in love, You’re more than likely to make another’. How true that is! Algy was a weakling, But simple he was — not sly and slippery. Then I married Mr. Carghill. Twenty years older Than me, he was. Just what I needed. |
| LORD CLAVERTON | Is he still living? |
| MRS | CARGHILL. He had a weak heart. And he worked too hard. Have you never heard Of Carghill Equipments? They make office furniture. |
| LORD CLAVERTON | I’ve never had to deal with questions of equipment. I trust that the business was very successful … I mean, that he left you comfortably provided for? |
| MRS | CARGHILL. Well, Richard, my doctor could hardly have sent me here If I wasn’t well off. Yes, I’m provided for. But isn’t it strange that you and I Should meet here at last? Here, of all places! |
| LORD CLAVERTON | Why not, of all places? What I don’t understand Is why you should take the first opportunity, Finding me here, to revive old memories Which I should have thought we both preferred to leave buried. |
| MRS | CARGHILL. There you’re wrong, Richard. Effie always said — What a clever girl she was! — ‘he doesn’t understand women. Any woman who trusted him would soon find that out’. A man may prefer to forget all the women He has loved. But a woman doesn’t want to forget A single one of her admirers. Why, even a faithless lover Is still, in her memory, a kind of testimonial. Men live by forgetting — women live on memories. Besides a woman has nothing to be ashamed of: A man is always trying to forget His own shabby behaviour. |
| LORD CLAVERTON | But we’d settled our account. What harm was done? I learned my lesson And you learned yours, if you needed the lesson. |
| MRS | CARGHILL. You refuse to believe that I was really in love with you! Well, it’s natural that you shouldn’t want to believe it. But you think, or try to think, that if I’d really suffered I shouldn’t want to let you know who I am, I shouldn’t want to come and talk about the past. You’re wrong, you know. It’s both pain and pleasure To talk about the past — about you and me. These memories are painful — but I cherish them. |
| LORD CLAVERTON | If you had really been broken-hearted I can’t see how you could have acted as you did. |
| MRS | CARGHILL. Who can say whether a heart’s been broken Once it’s been repaired? But I know what you mean. You mean that I would never have started an action For breach of promise, if I’d really cared for you. What sentimental nonsense! One starts an action Simply because one must do something. Well, perhaps I shouldn’t have settled out of court. My lawyer said: ‘I advise you to accept’, ‘Because Mr. Ferry will be standing for Parliament: His father has political ambitions for him. If he’s lost a breach of promise suit Some people won’t want to appear as his supporters.’ He said: ‘What his lawyers are offering in settlement Is twice as much as I think you’d be awarded.’ Effie was against it — she wanted you exposed. But I gave way. I didn’t want to ruin you. If I’d carried on, it might have ended your career, And then you wouldn’t have become Lord Claverton. So perhaps I laid the foundation of your fortunes! |
| LORD CLAVERTON | And perhaps at the same time of your own? I seem to remember, it was only a year or so Before your name appeared in very large letters In Shaftesbury Avenue. |
| MRS | CARGHILL. Yes, I had my art. Don’t you remember what a hit I made With a number called It’s Not Too Late For You To Love Me? I couldn’t have put the feeling into it I did But for what I’d gone through. Did you hear me sing it? |
| LORD CLAVERTON | Yes, I heard you sing it. |
| MRS | CARGHILL. And what did you feel? |
| LORD CLAVERTON | Nothing at all. I remember my surprise At finding that I felt nothing at all. I thought, perhaps, what a lucky escape It had been, for both of us. |
| MRS | CARGHILL. That ‘both of us’ Was an afterthought, Richard. A lucky escape You thought, for you. You felt no embarrassment? |
| LORD CLAVERTON | Why should I feel embarrassment? My conscience was clear. A brief infatuation, ended in the only way possible To our mutual satisfaction. |
| MRS | CARGHILL. Your conscience was clear. I’ve very seldom heard people mention their consciences Except to observe that their consciences were clear. You got out of a tangle for a large cash payment And no publicity. So your conscience was clear. At bottom, I believe you’re still the same silly Richard You always were. You wanted to pose As a man of the world. And now you’re posing As what? I presume, as an elder statesman; And the difference between being an elder statesman And posing successfully as an elder statesman Is practically negligible. And you look the part. Whatever part you’ve played, I must say you’ve always looked it. |
| LORD CLAVERTON | I’ve no longer any part to play, Maisie. |
| MRS | CARGHILL. There’ll always be some sort of part for you Right to the end. You’ll still be playing a part In your obituary, whoever writes it. |
| LORD CLAVERTON | Considering how long ago it was when you knew me And considering the brevity of our acquaintance, You’re surprisingly confident, I must say, About your understanding of my character. |
| MRS | CARGHILL. I’ve followed your progress year by year, Richard. And although it’s true that our acquaintance was brief, Our relations were intense enough, I think, To have given me one or two insights into you. No, Richard, don’t imagine that I’m still in love with you; And you needn’t think I idolise your memory. It’s simply that I feel that we belong together … Now, don’t get alarmed. But you touched my soul — Pawed it, perhaps, and the touch still lingers. And I’ve touched yours. It’s frightening to think that we’re still together And more frightening to think that we may always be together. There’s a phrase I seem to remember reading somewhere: Where their fires are not quenched. Do you know what I do? I read your letters every night. |
| LORD CLAVERTON | My letters! |
| MRS | CARGHILL. Have you forgotten that you wrote me letters? Oh, not very many. Only a few worth keeping. Only a few. But very beautiful! It was Effie said, when the break came, ‘They’ll be worth a fortune to you, Maisie.’ They would have figured at the trial, I suppose, If there had been a trial. Don’t you remember them? |
| LORD CLAVERTON | Vaguely. Were they very passionate? |
| MRS | CARGHILL. They were very loving. Would you like to read them? I’m afraid I can’t show you the originals; They’re in my lawyer’s safe. But I have photostats Which are quite as good, I’m told. And I like to read them In your own handwriting. |
| LORD CLAVERTON | And have you shown these letters To many people? |
| MRS | CARGHILL. Only a few friends. Effie said: ‘If he becomes a famous man And you should be in want, you could have these letters auctioned.’ Yes, I’ll bring the photostats tomorrow morning, And read them to you. — Oh, there’s Mrs. Piggott! She’s bearing down on us. Isn’t she frightful! She never stops talking. Can you bear it? If I go at once, perhaps she’ll take the hint And leave us alone tomorrow. Good morning, Mrs. Piggott! Isn’t it a glorious morning! |
| (didascalia) | [Enter MRS. PIGGOTT] |
| MRS | PIGGOTT. Good morning, Mrs. Carghill! |
| MRS | CARGHILL. Dear Mrs. Piggott! It seems to me that you never sit still: You simply sacrifice yourself for us. |
| MRS | PIGGOTT. It’s the breath of life to me, Mrs. Carghill, Attending to my guests. I like to feel they need me! |
| MRS | CARGHILL. You do look after us well, Mrs. Piggott: You’re so considerate — and so understanding. |
| MRS | PIGGOTT. But I ought to introduce you. You’ve been talking to Lord Claverton, The famous Lord Claverton. This is Mrs. Carghill. Two of our very nicest guests! I just came to see that Lord Claverton was comfortable: We can’t allow him to tire himself with talking. What he needs is rest! You’re not going, Mrs. Carghill? |
| MRS | CARGHILL. Oh, I knew that Lord Claverton had come for a rest cure, And it struck me that he might find it a strain To have to cope with both of us at once. Besides, I ought to do my breathing exercises. |
| (didascalia) | [Exit] |
| MRS | PIGGOTT. As a matter of fact, I flew to your rescue (That’s why I’ve brought your morning tipple myself Instead of leaving it, as usual, to Nurse) When I saw that Mrs. Carghill had caught you. You wouldn’t know that name, but you might remember her As Maisie Montjoy in revue. She was well-known at one time. I’m afraid her name Means nothing at all to the younger generation, But you and I should remember her, Lord Claverton. That tune she was humming, It’s Not Too Late For You To Love Me, Everybody was singing it once. A charming person, I dare say, but not quite your sort or mine. I suspected that she wanted to meet you, so I thought That I’d take the first opportunity of hinting — Tactfully, of course — that you should not be disturbed. Well, she’s gone now. If she bothers you again Just let me know. I’m afraid it’s the penalty Of being famous. |
| (didascalia) | [Enter Monica] |
| MRS | Oh, Miss Claverton-Ferry! I didn’t see you coming. Now I must fly. |
| (didascalia) | [Exit] |
| MONICA | I saw Mrs. Piggott bothering you again So I hurried to your rescue. You look tired, Father. She ought to know better. But I’m all the more distressed Because I have some … not very good news for you. |
| LORD CLAVERTON | Oh, indeed. What’s the matter? |
| MONICA | I didn’t get far. I met Michael in the drive. He says he must see you. I’m afraid that something unpleasant has happened. |
| LORD CLAVERTON | Was he driving his car? |
| MONICA | No, he was walking. |
| LORD CLAVERTON | I hope he’s not had another accident. You know, after that last escapade of his, I’ve lived in terror of his running over somebody. |
| MONICA | Why, Father, should you be afraid of that? This shows how bad your nerves have been. He only ran into a tree. |
| LORD CLAVERTON | Yes, a tree. It might have been a man. But it can’t be that, Or he wouldn’t be at large. Perhaps he’s in trouble With some woman or other. I’m sure he has friends Whom he wouldn’t care for you or me to know about. |
| MONICA | It’s probably money. |
| LORD CLAVERTON | If it’s only debts Once more, I expect I can put up with it. But where is he? |
| MONICA | I told him he must wait in the garden Until I had prepared you. I’ve made him understand That the doctors want you to be free from worry. He won’t make a scene. But I can see he’s frightened. And you know what Michael is like when he’s frightened. He’s apt to be sullen and quick to take offence. So I hope you’ll be patient. |
| LORD CLAVERTON | Well then, fetch him. Let’s get this over. |
| MONICA | [calls] Michael! |
| (didascalia) | [Enter MICHAEL] |
| LORD CLAVERTON | Good morning, Michael. |
| MICHAEL | Good morning, Father. |
| (didascalia) | [A pause] |
| MICHAEL | What a lovely day! I’m glad you’re here, to enjoy such weather. |
| LORD CLAVERTON | You’re glad I’m here? Did you drive down from London? |
| MICHAEL | I drove down last night. I’m staying at a pub About two miles from here. Not a bad little place. |
| LORD CLAVERTON | Why are you staying there? I shouldn’t have thought It would be the sort of place that you’d choose for a holiday. |
| MICHAEL | Well, this isn’t a holiday exactly. But this hotel was very well recommended. Good cooking, for a country inn. And not at all expensive. |
| LORD CLAVERTON | You don’t normally consider that a recommendation. Are you staying there long? For the whole of this holiday? |
| MICHAEL | Well, this isn’t a holiday, exactly. Oh. I said that before, didn’t I? |
| MONICA | I wish you’d stop being so polite to each other. Michael, you know what you’ve come to ask of Father And Father knows that you want something from him. Perhaps you’ll get to the point if I leave you together. |
| (didascalia) | [Exit] |
| MICHAEL | You know, it’s awfully hard to explain things to you. You’ve always made up your mind that I was to blame Before you knew the facts. The first thing I remember Is being blamed for something I hadn’t done. I never got over that. If you always blame a person It’s natural he should end by getting into trouble. |
| LORD CLAVERTON | You started pretty early getting into trouble, When you were expelled from your prep school for stealing. But come to the point. You’re in trouble again. We’ll ignore, if you please, the question of blame: Which will spare you the necessity of blaming someone else. Just tell me what’s happened. |
| MICHAEL | Well, I’ve lost my job. |
| LORD CLAVERTON | The position that Sir Alfred Walter made for you. |
| MICHAEL | I’d stuck it for two years. And deadly dull it was. |
| LORD CLAVERTON | Every job is dull, nine-tenths of the time … |
| MICHAEL | I need something much more stimulating. |
| LORD CLAVERTON | Well? |
| MICHAEL | I want to find some more speculative business. |
| LORD CLAVERTON | I dare say you’ve tried a little private speculation. |
| MICHAEL | Several of my friends gave me excellent tips. They always came off — the tips I didn’t take. |
| LORD CLAVERTON | And the ones you did take? |
| MICHAEL | Not so well, for some reason. The fact is, I needed a good deal more capital To make anything of it. If I could have borrowed more I might have pulled it off. |
| LORD CLAVERTON | Borrowed? From whom? Not … from the firm? |
| MICHAEL | I went to a lender, A man whom a friend of mine recommended. He gave me good terms, on the strength of my name: The only good the name has ever done me. |
| LORD CLAVERTON | On the strength of your name. And what do you call good terms? |
| MICHAEL | I’d nothing at all to pay for two years: The interest was just added on to the capital. |
| LORD CLAVERTON | And how long ago was that? |
| MICHAEL | Nearly two years. Time passes pretty quickly, when you’re in debt. |
| LORD CLAVERTON | And have you other debts? |
| MICHAEL | Oh, ordinary debts: My tailor’s bill, for instance. |
| LORD CLAVERTON | I expected that. It was just the same at Oxford. |
| MICHAEL | It’s their own fault. They won’t send in their bills, and then I forget them. It’s being your son that gets me into debt. Just because of your name they insist on giving credit. |
| LORD CLAVERTON | And your debts: are they the cause of your being discharged? |
| MICHAEL | Well, partly. Sir Alfred did come to hear about it, And so he pretended to be very shocked. Said he couldn’t retain any man on his staff Who’d taken to gambling. Called me a gambler! Said he’d communicate with you about it. |
| LORD CLAVERTON | That accounts for your coming down here so precipitately — In order to let me have your version first. I dare say Sir Alfred’s will be rather different. And what else did he say? |
| MICHAEL | He took the usual line, Just like the headmaster. And my tutor at Oxford. ‘Not what we expected from the son of your father’ And that sort of thing. It’s for your sake, he says, That he wants to keep things quiet. I can tell you, it’s no joke Being the son of a famous public man. You don’t know what I suffered, working in that office. In the first place, they all knew the job had been made for me Because I was your son. They considered me superfluous; They knew I couldn’t be living on my pay; They had a lot of fun with me — sometimes they’d pretend That I was overworked, when I’d nothing to do. Even the office boys began to sneer at me. I wonder I stood it as long as I did. |
| LORD CLAVERTON | And does this bring us to the end of the list of your shortcomings? Or did Sir Alfred make other unflattering criticisms? |
| MICHAEL | Well, there was one thing he brought up against me, That I’d been too familiar with one of the girls. He assumed it had gone a good deal further than it had. |
| LORD CLAVERTON | Perhaps it had gone further than you’re willing to admit. |
| MICHAEL | Well, after all, she was the only one Who was at all nice to me. She wasn’t exciting. But it served to pass the time. It would never have happened If only I’d been given some interesting work! |
| LORD CLAVERTON | And what do you now propose to do with yourself? |
| MICHAEL | I want to go abroad. |
| LORD CLAVERTON | You want to go abroad? Well, that’s not a bad idea. A few years out of England In one of the Dominions, might set you on your feet. I have connections, or at least correspondents Almost everywhere. Australia — no. The men I know there are all in the cities: An outdoor life would suit you better. How would you like to go to Western Canada? Or what about sheep farming in New Zealand? |
| MICHAEL | Sheep farming? Good Lord, no. That’s not my idea. I want to make money. I want to be somebody on my own account. |
| LORD CLAVERTON | But what do you want to do? Where do you want to go? What kind of a life do you think you want? |
| MICHAEL | I simply want to lead a life of my own, According to my own ideas of good and bad, Of right and wrong. I want to go far away To some country where no one has heard the name of Claverton; Or where, if I took a different name — and I might choose to — No one would know or care what my name had been. |
| LORD CLAVERTON | So you are ready to repudiate your family, To throw away the whole of your inheritance? |
| MICHAEL | What is my inheritance? As for your title, I know why you took it. And Mother knew. First, because it gave you the opportunity Of retiring from politics, not without dignity, Being no longer wanted. And you wished to be Lord Claverton Also, to hold your own with Mother’s family — To lord it over them, in fact. Oh, I’ve no doubt That the thought of passing on your name and title To a son, was gratifying. But it wasn’t for my sake! I was just your son — that is to say, A kind of prolongation of your existence, A representative carrying on business in your absence. Why should I thank you for imposing this upon me? And what satisfaction, I wonder, will it give you In the grave? If you’re still conscious after death, I bet it will be a surprised state of consciousness. Poor ghost! reckoning up its profit and loss And wondering why it bothered about such trifles. |
| LORD CLAVERTON | So you want me to help you to escape from your father! |
| MICHAEL | And to help my father to be rid of me. You simply don’t know how very much pleasanter You will find life become, once I’m out of the country. What I’d like is a chance to go abroad As a partner in some interesting business. But I might be expected to put up some capital. |
| LORD CLAVERTON | What sort of business have you in mind? |
| MICHAEL | Oh, I don’t know. Import and export, With an opportunity of profits both ways. |
| LORD CLAVERTON | This is what I will do for you, Michael. I will help you to make a start in any business You may find for yourself — if, on investigation, I am satisfied about the nature of the business. |
| MICHAEL | Anyway, I’m determined to get out of England. |
| LORD CLAVERTON | Michael! Are there reasons for your wanting to go Beyond what you’ve told me? It isn’t … manslaughter? |
| MICHAEL | Manslaughter? Why manslaughter? Oh, you mean on the road. Certainly not. I’m far too good a driver. |
| LORD CLAVERTON | What then? That young woman? |
| MICHAEL | I’m not such a fool As to get myself involved in a breach of promise suit Or somebody’s divorce. No, you needn’t worry About that girl — or any other. But I want to get out. I’m fed up with England. |
| LORD CLAVERTON | I’m sure you don’t mean that. But it’s natural enough To want a few years abroad. It might be very good for you To find your feet. But I shouldn’t like to think That what inspired you was no positive ambition But only the desire to escape. |
| MICHAEL | I’m not a fugitive. |
| LORD CLAVERTON | No, not a fugitive from justice — Only a fugitive from reality. Oh Michael! If you had some aim of high achievement, Some dream of excellence, how gladly would I help you! Even though it carried you away from me forever To suffer the monotonous sun of the tropics Or shiver in the northern night. Believe me, Michael: Those who flee from their past will always lose the race. I know this from experience. When you reach your goal, Your imagined paradise of success and grandeur, You will find your past failures waiting there to greet you. You’re all I have to live for, Michael — You and Monica. If I lived for twenty years Knowing that my son had played the coward — I should merely be another twenty years in dying. |
| MICHAEL | Very well: if you like, call me a coward. I wonder whether you would play the hero If you were in my place. I don’t believe you would. You didn’t suffer from the handicap that I’ve had. Your father was rich, but was no one in particular, So you’d nothing to live up to. Those standards of conduct You’ve always made so much of, for my benefit: I wonder whether you have always lived up to them. |
| (didascalia) | [MONICA has entered unobserved] |
| MONICA | Michael! How can you speak to Father like that? Father! What has happened? Why do you look so angry? I know that Michael must be in great trouble, So can’t you help him? |
| LORD CLAVERTON | I am trying to help him, And to meet him halfway. I have made him an offer Which he must think over. But if he goes abroad I want him to go in a very different spirit From that which he has just been exhibiting. |
| MONICA | Michael! Say something. |
| MICHAEL | What is there to say? I want to leave England, and make my own career: And Father simply calls me a coward. |
| MONICA | Father! You know that I would give my life for you. Oh, how silly that phrase sounds! But there’s no vocabulary For love within a family, love that’s lived in But not looked at, love within the light of which All else is seen, the love within which All other love finds speech. This love is silent. What can I say to you? However Michael has behaved, Father, Whatever Father has said, Michael, You must forgive each other, you must love each other. |
| MICHAEL | I could have loved Father, if he’d wanted love, But he never did, Monica, not from me. You know I’ve always been very fond of you — I’ve a very affectionate nature, really, But … |
| (didascalia) | [Enter MRS. CARGHILL with despatch-case] |
| MRS | CARGHILL. Richard! I didn’t think you’d still be here. I came back to have a quiet read of your letters; But how nice to find a little family party! I know who you are! You’re Monica, of course: And this must be your brother, Michael. I’m right, aren’t I? |
| MICHAEL | Yes, you’re right. But … |
| MRS | CARGHILL. How did I know? Because you’re so like your father When he was your age. He’s the picture of you, Richard, As you were once. You’re not to introduce us, I’ll introduce myself. I’m Maisie Montjoy! That means nothing to you, my dears. It’s a very long time since the name of Maisie Montjoy Topped the bill in revue. Now I’m Mrs. John Carghill. Richard! It’s astonishing about your children: Monica hardly resembles you at all, But Michael — your father has changed a good deal Since I knew him ever so many years ago, Yet you’re the image of what he was then. Your father was a very dear friend of mine once. |
| MICHAEL | Did he really look like me? |
| MRS | CARGHILL. You’ve his voice! and his way of moving! It’s marvellous. And the charm! He’s inherited all of your charm, Richard. There’s no denying it. But who’s this coming? It’s another new guest here. He’s waving to us. Do you know him, Richard? |
| LORD CLAVERTON | It’s a man I used to know. |
| MRS | CARGHILL. How interesting! He’s a very good figure And he’s rather exotic-looking. Is he a foreigner? |
| LORD CLAVERTON | He comes from some place in Central America. |
| MRS | CARGHILL. How romantic! I’d love to meet him. He’s coming to speak to us. You must introduce him. |
| (didascalia) | [Enter GOMEZ] |
| GOMEZ | Good morning, Dick. |
| LORD CLAVERTON | Good morning, Fred. |
| GOMEZ | You weren’t expecting me to join you here, were you? You’re here for a rest cure. I persuaded my doctor That I was in need of a rest cure too. And when I heard you’d chosen to come to Badgley Court I said to my doctor, ‘Well, what about it? What better recommendation could I have?’ So he sent me here. |
| MRS | CARGHILL. Oh, you’ve seen each other lately? Richard, I think that you might introduce us. |
| LORD CLAVERTON | Oh. This is … |
| GOMEZ | Your old friend Federico Gomez, The prominent citizen of San Marco. That’s my name. |
| LORD CLAVERTON | So let me introduce you — by that name — To Mrs … Mrs … |
| MRS | CARGHILL. Mrs. John Carghill. |
| GOMEZ | We seem a bit weak on the surnames, Dick! |
| MRS | CARGHILL. Well, you see, Señor Gomez, when we first became friends — Lord Claverton and I — I was known by my stage name. There was a time, once, when everyone in London Knew the name of Maisie Montjoy in revue. |
| GOMEZ | If Maisie Montjoy was as beautiful to look at As Mrs. Carghill, I can well understand Her success on the stage. |
| MRS | CARGHILL. Oh, did you never see me? That’s a pity, Señor Gomez. |
| GOMEZ | I lost touch with things in England. Had I been in London, and in Dick’s position I should have been your most devoted admirer. |
| MRS | CARGHILL. It’s Not Too Late For You To Love Me! That’s the song That made my reputation, Señor Gomez. |
| GOMEZ | It will never be too late. Don’t you agree, Dick? — This young lady I take to be your daughter? And this is your son? |
| LORD CLAVERTON | This is my son Michael, And my daughter Monica. |
| MONICA | How do you do. Michael! |
| MICHAEL | How do you do. |
| MRS | CARGHILL. I don’t believe you’ve known Lord Claverton As long as I have, Señor Gomez. |
| GOMEZ | My dear lady, you’re not old enough To have known Dick Ferry as long as I have. We were friends at Oxford. |
| MRS | CARGHILL. Oh, so you were at Oxford! Is that how you come to speak such perfect English? Of course, I could tell from your looks that you were Spanish. I do like Spaniards. They’re so aristocratic. But it’s very strange that we never met before. You were a friend of Richard’s at Oxford And Richard and I became great friends Not long afterwards, didn’t we, Richard? |
| GOMEZ | I expect that was after I had left England. |
| MRS | CARGHILL. Of course, that explains it. After Oxford I suppose you went back to … where is your home? |
| GOMEZ | The republic of San Marco. |
| MRS | CARGHILL. Went back to San Marco. Señor Gomez, if it’s true you’re staying at Badgley Court, I warn you — I’m going to cross-examine you And make you tell me all about Richard In his Oxford days. |
| GOMEZ | On one condition: That you tell me all about Dick when you knew him. |
| MRS | CARGHILL [pats her despatch-case]. Secret for secret, Señor Gomez! You’ve got to be the first to put your cards on the table! |
| MONICA | Father, I think you should take your rest now. — I must explain that the doctors were very insistent That my father should rest and have absolute quiet Before every meal. |
| LORD CLAVERTON | But Michael and I Must continue our discussion. This afternoon, Michael. |
| MONICA | No, I think you’ve had enough talk for to-day. Michael, as you’re staying so close at hand Will you come back in the morning? After breakfast? |
| LORD CLAVERTON | Yes, come tomorrow morning. |
| MICHAEL | Well, I’ll come tomorrow morning. |
| MRS | CARGHILL. Are you staying in the neighbourhood, Michael? Your father is such an old friend of mine That it seems most natural to call you Michael. You don’t mind, do you? |
| MICHAEL | No, I don’t mind. I’m staying at the George — it’s not far away. |
| MRS | CARGHILL. Then I’d like to walk a little way with you. |
| MICHAEL | Delighted, I’m sure. |
| GOMEZ | Taking a holiday? You’re in business in London, aren’t you? |
| MICHAEL | Not a holiday, no. I’ve been in business in London, But I think of cutting loose, and going abroad. |
| MRS | CARGHILL. You must tell me all about it. Perhaps I could advise you. We’ll leave you now, Richard. Au revoir, Monica. And Señor Gomez, I shall hold you to your promise! |
| (didascalia) | [Exeunt Mrs. CARGHILL and MICHAEL] |
| GOMEZ | Well, Dick, we’ve got to obey our doctors’ orders. But while we’re here, we must have some good talks About old times. Bye bye for the present. |
| (didascalia) | [Exit] |
| MONICA | Father, those awful people. We mustn’t stay here. I want you to escape from them. |
| LORD CLAVERTON | What I want to escape from Is myself, is the past. But what a coward I am, To talk of escaping! And what a hypocrite! A few minutes ago I was pleading with Michael Not to try to escape from his own past failures: I said I knew from experience. Do I understand the meaning Of the lesson I would teach? Come, I’ll start to learn again. Michael and I shall go to school together. We’ll sit side by side, at little desks And suffer the same humiliations At the hands of the same master. But have I still time? There is time for Michael. Is it too late for me, Monica? CURTAIN |
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|---|---|
| (didascalia) | La terrazza di Badgley Court. Un mattino chiaro e assolato, parecchi giorni dopo. Entrano LORD CLAVERTON e MONICA. |
| MONICA | Beh, finora è meglio di quanto ti aspettassi, non è vero, papà? Ci hanno lasciati soli; la gente nella sala da pranzo non mostra curiosità; i letti sono comodi, l’acqua calda è calda, ci danno una colazione più che tollerabile; e la cameriera è davvero una cameriera: perché quando ho chiesto del caffè del mattino ha detto: «Non sono io quella dello spuntino delle undici, quello è compito dell’infermiera». |
| LORD CLAVERTON | Finora tutto bene. Mi sentirò più fiducioso dopo quindici giorni — dopo quattordici giorni di gente che non ti fissa né ti offre riviste illustrate, né cerca un quarto a bridge; eppure, ammetto già un senso di contentezza. Già adesso. Spero soltanto che duri — il senso del benessere! È spesso con noi quando siamo giovani, ma allora non lo si nota; e quando si è cresciuti al tempo della coscienza viene più di rado. Spero che questo sole benigno e questo tepore durino ancora qualche giorno. Ma questa estate precoce, che è appena di stagione, è tanto spesso foriera di gelo sugli alberi da frutto. |
| MONICA | Oh, godiamoci questo tempo finché dura. Non ti ricordo mai se non occupato da ansie da cui desideravi tanto scappare; ora voglio vederti imparare a divertirti! |
| LORD CLAVERTON | Forse non ho mai davvero goduto di vivere quanto la maggior parte della gente. O almeno, come sembra fare lei senza sapere di goderne. Mentre io ho spesso saputo di non goderne. Qualche insoddisfazione di me stesso, sospetto, molto profonda dentro di me mi ha spinto tutta la vita a cercare giustificazione non tanto davanti al mondo — prima di tutto davanti a me stesso. Che cos’è questo io dentro di noi, questo osservatore silenzioso, critico severo e senza parola, che può terrorizzarci e spingerci a un’attività futile, e alla fine giudicarci ancora più severamente per gli errori in cui i suoi stessi rimproveri ci hanno cacciati? |
| MONICA | Ammetti che in questo momento trovi piacevole la vita, che qui è davvero quieto e riposante. Perfino la direttrice, benché abbia un’aria piuttosto autoritaria, ci ha lasciati soli. |
| LORD CLAVERTON | Sì, ma ricorda quel che ha detto. Ha detto: «Vi lascerò soli! Volete la pace perfetta: è a questo che serve Badgley Court». L’ho trovato molto sinistro. Quando la gente parla così indica un desiderio latente di intromettersi nella privatezza altrui, che è certo di esplodere. |
| MONICA | Zitto, papà. La vedo venire dalla casa. Prendi il giornale e comincia a leggermelo. |
| (didascalia) | [Entra MRS. PIGGOTT] |
| MRS | PIGGOTT. Buongiorno, Lord Claverton! Buongiorno, signorina Claverton! Non è una mattina gloriosa! Temo che penserà che vi ho trascurati; perciò sono venuta a scusarmi e a spiegare. Ho avuto una tale ressa, in questi ultimi giorni, e ho pensato: «Lord Claverton capirà che non venga subito dopo colazione: anche lui ha condotto una vita affaccendata». Ma spero che siate contenti? C’è qualcosa che vi occorre e che non sia stato provvisto? Non dovete far altro che far conoscere i vostri desideri. Basta telefonare in direzione. Se non ci sono io ci sarà la mia segretaria — la signorina Timmins. Sarebbe felicissima di avere il privilegio di aiutarvi! |
| MONICA | Lei è molto gentile… Oh, mi scusi, non sappiamo come dobbiamo chiamarla. La chiamiamo «direttrice»? |
| MRS | PIGGOTT. Oh no, non «direttrice»! Certo, in un certo senso sono una matrona — no, non intendo semplicemente che sono una donna sposata — una vedova, in effetti. Ma sono stata infermiera diplomata, e naturalmente ho sempre vissuto in quello che si potrebbe chiamare un ambiente medico. Mio padre era uno specialista di farmacologia. E mio marito era un chirurgo illustre. Sapete, mi innamorai di lui durante un’operazione di appendicite! Ero infermiera di sala operatoria. Ma non dovete chiamarmi «direttrice» a Badgley Court. Vedete, abbiamo studiato di evitare qualunque cosa somigli all’atmosfera di una casa di cura. Non vogliamo che i nostri ospiti si pensino malati, anche se non abbiamo mai ospiti perfettamente sani — salvo quando vengono come lei, signorina Claverton. |
| MONICA | Claverton-Ferry. O Ferry: è più corto. |
| MRS | PIGGOTT. Mi scusi tanto. Signorina Claverton-Ferry. Io sono Mrs. Piggott. Mi chiami semplicemente Mrs. Piggott. È un nome breve e semplice e facile da ricordare. Ma, come dicevo, gli ospiti in perfetta salute sono eccezionali, anche se non accettiamo mai un ospite incurabile. Sapete, siamo stati sommersi di domande di gente che vuole venire qui a morire! Non le accettiamo mai. Né accettiamo alcun ospite che sembri incurabile — poniamo questa condizione a tutti i medici che ci mandano gente. Quando entrerà a pranzo dia un’occhiata alla sala da pranzo: nessuno ha l’aria malata! Sono tutti convalescenti, o a riposo, come lei. Dunque si ricorderà di chiamarmi sempre Mrs. Piggott, vero? |
| MONICA | Sì, Mrs. Piggott, ma per favore mi dica una cosa. Non l’abbiamo ancora vista, ma la cameriera ha parlato di un’infermiera. Quando la vedremo, dobbiamo chiamarla «infermiera»? |
| MRS | PIGGOTT. Oh sì, quello è diverso. Lei è una vera infermiera, sa, pienamente qualificata. Il nostro sistema è delicatissimamente equilibrato: che io sia semplicemente «Mrs. Piggott» rassicura gli ospiti sotto un aspetto; e chiamare «infermiera» le nostre infermiere li rassicura sotto un altro aspetto. |
| LORD CLAVERTON | La seguo perfettamente. |
| MRS | PIGGOTT. E ora devo volare. Ho tanto da fare! Ma prima di andare, mi lasci rimboccare le coperte… Deve stare molto attento in questa stagione dell’anno; questo caldo precoce può essere molto insidioso. Ecco, ora è più comodo. Non lo faccia restare fuori fino a tardi nel pomeriggio, signorina Claverton-Ferry. E ricordate, quando vorrete stare in gran quiete c’è la Sala del Silenzio. Con un televisore. È molto frequentata la sera. Ma non troppo affollata. |
| (didascalia) | [Esce] |
| LORD CLAVERTON | Press’a poco quel che temevo. Ma non dirò che nulla potrebbe essere peggio. Dove c’è una Mrs. Piggott ci può essere, fra gli ospiti, qualcosa di peggio di Mrs. Piggott. |
| MONICA | Speriamo che fosse soltanto l’intruglio che travasa per ogni nuovo arrivato. Forse, dopo quelle che considera le debite cortesie, ci lascerà soli. |
| (didascalia) | [Rientra MRS. PIGGOTT] |
| MRS | PIGGOTT. Sono davvero negligente! Signorina Claverton-Ferry, dovrei dirle di più sulle comodità che Badgley Court può offrire agli ospiti della generazione più giovane. Quando ci sono abbastanza giovani fra noi balliamo la sera. Al momento non si balla, ed è ancora troppo presto per la piscina. Ma parecchi dei nostri ospiti sono appassionati di tennis, e naturalmente c’è sempre il croquet. Ma non consiglio il croquet finché non conoscerà abbastanza gli altri ospiti da sapere con chi non giocare. Non farò nomi, ma ce ne sono uno o due che non amano essere battuti, e questo rovina qualunque partita, secondo me. |
| MONICA | Grazie, Mrs. Piggott. Ma io amo molto camminare e mi dicono che ci sono ottime passeggiate da queste parti. |
| MRS | PIGGOTT. Ce ne sono davvero. Posso prestarle una carta. Ci sono passeggiate incantevoli, sulla riva o sulle colline, ben lontane dalle strade delle automobili. Deve imparare le migliori. Non mi scuserò per la mancanza di svaghi: dopo tutto, la pace e la quiete sono la nostra ragion d’essere. Ora vi lascio a goderne. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MONICA | Spero che non si ricordi di nient’altro. |
| LORD CLAVERTON | Tornerà a dirci ancora della pace e della quiete. |
| MONICA | Non credo che verrà più a disturbarci: ho visto dalla sua espressione quando se n’è andata che pensava di aver fatto il suo dovere con noi per oggi. Vado a girovagare nel parco. Non fare quella faccia allarmata! Se avvisti un ospite che sembra darti la caccia, mettiti il giornale sulla faccia e fingi di far finta di dormire. Se pensano che tu dorma, faranno qualcosa per svegliarti, ma se vedono che fingi dovranno cogliere l’allusione. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MONICA | Un momento dopo. LORD CLAVERTON si stende il giornale sulla faccia. Entra MRS. CARGHILL. Si siede in una sedia a sdraio lì vicino, si accomoda e tira fuori il lavoro a maglia. |
| MRS | CARGHILL [dopo una pausa]. Spero di non disturbarla. Mi siedo sempre qui. È l’angolo più soleggiato e più riparato, e nessuno degli altri ospiti l’ha scoperto. È stato bravo a trovarlo così presto. Che cosa le ha fatto sceglierlo? LORD CLAVERTON [gettando via il giornale]. L’ha scelto mia figlia. Aveva notato che sembrava offrire i vantaggi che lei ha appena menzionato. Sono lieto che possa confermarli. |
| MRS | CARGHILL. Oh, dunque quella è sua figlia — quella ragazza così deliziosa? E ovviamente devota a suo padre. Vi guardavo tutti e due nella sala da pranzo ieri sera. Lei è il grande Lord Claverton, vero? Qualcuno ha detto che sarebbe venuto qui — è stato l’argomento di tutte le conversazioni. Ma non riuscivo a credere che sarebbe davvero accaduto! E ora sono qui seduta a parlare con lei. Povera me, è stupefacente, dopo tutti questi anni; e lei non mi riconosce nemmeno! Io la riconoscerei ovunque. Ma d’altronde abbiamo tutti visto il suo ritratto sui giornali tanto spesso. E tutti la conoscono. Eppure, avrei voluto che lei mi facesse quel complimento, Richard. |
| LORD CLAVERTON | Come! |
| MRS | CARGHILL. Non mi riconosce ancora? |
| LORD CLAVERTON | Temo di no. |
| MRS | CARGHILL. Eravamo in tre — Effie, Maudie e io. Quel giorno che passammo sul fiume — non l’ho mai dimenticato — la svolta di tutta la mia vita! Ora, come si chiamavano quegli amici suoi e quale di loro ci invitò a colazione? Lo confesso, ho del tutto dimenticato i loro nomi. E lei ci offrì la colazione — ho dimenticato in quale albergo — ma una colazione così buona — e andammo tutti in barca sul fiume — e avevamo un cestino da tè con dei dolcetti deliziosi — ho dimenticato come li chiamavate, e lei mi fece provare a spingere la pertica, e mi inzuppai tutta e per poco non lasciai cadere la pertica, e voi tutti rideste di me. Non si ricorda? |
| LORD CLAVERTON | La prego, continui. Più cose mi ricorda, meglio ricorderò. |
| MRS | CARGHILL. E dopo, in tre, parlammo di lei — Effie e Maud e io. Quanto tempo sembra passato! È sorprendente che io ricordi tutto così chiaramente. Lei mi attrasse, sa, fin dal primo incontro — non so perché, ma le cose vanno così. Dissi: «ecco un uomo che seguirei per tutto il mondo!» Ma fu Effie — sa, Effie era molto acuta — fu Effie a dire: «ti butteresti via. Bada alle mie parole», disse Effie, «se scegliessi di seguire quell’uomo lui ti sfuggirebbe: non c’è da fidarsi. Quell’uomo è vuoto». Ecco quel che disse. O disse «vile»? Non ne sono del tutto sicura. Ora si ricorda, vero, Richard? |
| LORD CLAVERTON | Non la conversazione che lei ha appena ripetuto. Quella mi è nuova. Ma lei sì, la ricordo. |
| MRS | CARGHILL. Il tempo ha operato tristi cambiamenti in me, Richard. Un giorno ero molto bella. Così pensava lei, e così pensavano altri. Ma poiché si ricorda, la prego, Richard, ripeta il mio nome — una volta sola: il nome con cui mi conosceva. Mi darebbe un tale brivido sentirle pronunciare ancora il mio nome. |
| LORD CLAVERTON | Il suo nome era Maisie Batterson. |
| MRS | CARGHILL. Oh, Richard, lo dice solo per stuzzicarmi. Sa che intendevo il mio nome d’arte. Il nome con cui mi conosceva. |
| LORD CLAVERTON | Beh, allora, Maisie Montjoy. |
| MRS | CARGHILL. Sì. Maisie Montjoy. Una volta ero Maisie Montjoy. E lei non mi ha riconosciuta. |
| LORD CLAVERTON | Lei ha cambiato nome, non c’è dubbio. E io ho cambiato il mio. Il suo nome ora e qui… |
| MRS | CARGHILL. È Mrs. John Carghill. |
| LORD CLAVERTON | Si è sposata, suppongo, molti anni fa? |
| MRS | CARGHILL. Molti anni fa, la prima volta. Non durò a lungo. La gente a volte dice: «Fai un errore in amore, ed è più che probabile che tu ne faccia un altro». Com’è vero! Algy era un debole, ma era semplice — non subdolo e sfuggente. Poi sposai il signor Carghill. Aveva vent’anni più di me. Proprio quel che mi serviva. |
| LORD CLAVERTON | È ancora vivo? |
| MRS | CARGHILL. Aveva il cuore debole. E lavorava troppo. Non ha mai sentito parlare delle Carghill Equipments? Fanno mobili per ufficio. |
| LORD CLAVERTON | Non ho mai avuto a che fare con questioni di arredamento. Confido che l’azienda abbia avuto molto successo… voglio dire, che l’abbia lasciata comodamente provvista? |
| MRS | CARGHILL. Beh, Richard, il mio medico difficilmente avrebbe potuto mandarmi qui se non fossi benestante. Sì, sono provvista. Ma non è strano che lei e io ci si incontri qui alla fine? Qui, fra tutti i luoghi! |
| LORD CLAVERTON | Perché no, fra tutti i luoghi? Quel che non capisco è perché lei debba cogliere la prima occasione, trovandomi qui, per ravvivare vecchi ricordi che avrei creduto entrambi preferissimo lasciare sepolti. |
| MRS | CARGHILL. Qui si sbaglia, Richard. Effie diceva sempre — che ragazza intelligente era! — «lui non capisce le donne. Qualunque donna si fidasse di lui lo scoprirebbe presto». Un uomo può preferire dimenticare tutte le donne che ha amato. Ma una donna non vuole dimenticare nemmeno uno dei suoi ammiratori. Perfino un amante infedele resta, nella sua memoria, una specie di attestato. Gli uomini vivono di dimenticanza — le donne vivono di ricordi. E poi una donna non ha nulla di cui vergognarsi: un uomo cerca sempre di dimenticare la propria condotta meschina. |
| LORD CLAVERTON | Ma avevamo saldato il conto. Che danno fu fatto? Io imparai la mia lezione e lei la sua, se aveva bisogno della lezione. |
| MRS | CARGHILL. Lei si rifiuta di credere che io fossi davvero innamorata di lei! Beh, è naturale che non voglia crederlo. Ma lei pensa, o cerca di pensare, che se avessi davvero sofferto non vorrei farle sapere chi sono, non vorrei venire a parlare del passato. Si sbaglia, sa. È insieme pena e piacere parlare del passato — di lei e di me. Questi ricordi sono penosi — ma li ho cari. |
| LORD CLAVERTON | Se avesse avuto davvero il cuore spezzato non vedo come avrebbe potuto agire come fece. |
| MRS | CARGHILL. Chi può dire se un cuore è stato spezzato una volta che è stato riparato? Ma so che cosa intende. Intende che non avrei mai intentato una causa per rottura di promessa, se davvero avessi tenuto a lei. Che sciocchezze sentimentali! Si intenta una causa semplicemente perché bisogna fare qualcosa. Beh, forse non avrei dovuto accordarmi fuori dal tribunale. Il mio avvocato disse: «le consiglio di accettare», «perché il signor Ferry si candiderà al Parlamento: suo padre ha per lui ambizioni politiche. Se perdesse una causa per rottura di promessa qualcuno non vorrà comparire fra i suoi sostenitori». Disse: «quel che i suoi avvocati offrono per la transazione è il doppio di quel che credo le sarebbe accordato». Effie era contraria — voleva vederla smascherato. Ma io cedetti. Non volevo rovinarla. Se fossi andata avanti, avrei potuto finirle la carriera, e allora lei non sarebbe diventato Lord Claverton. Forse dunque ho posto io le fondamenta delle sue fortune! |
| LORD CLAVERTON | E forse nello stesso tempo delle sue? Mi pare di ricordare che fu solo un anno dopo, o giù di lì, che il suo nome apparve a caratteri grandissimi in Shaftesbury Avenue. |
| MRS | CARGHILL. Sì, avevo la mia arte. Non ricorda che colpo feci con un numero intitolato Non È Troppo Tardi Per Amarmi? Non avrei potuto metterci il sentimento che ci misi se non fosse stato per quel che avevo passato. Mi sentì cantarlo? |
| LORD CLAVERTON | Sì, la sentii cantarlo. |
| MRS | CARGHILL. E che cosa provò? |
| LORD CLAVERTON | Nulla del tutto. Ricordo la mia sorpresa nello scoprire che non provavo nulla del tutto. Pensai, forse, che scampo fortunato era stato, per entrambi. |
| MRS | CARGHILL. Quel «per entrambi» fu un ripensamento, Richard. Uno scampo fortunato pensò lei, per lei. Non provò imbarazzo? |
| LORD CLAVERTON | Perché avrei dovuto provare imbarazzo? La mia coscienza era pulita. Un breve invaghimento, finito nell’unico modo possibile con reciproca soddisfazione. |
| MRS | CARGHILL. La sua coscienza era pulita. Ho sentito ben di rado la gente menzionare la propria coscienza se non per osservare che la loro coscienza era pulita. Lei si tirò fuori da un pasticcio con un grosso pagamento in contanti e senza pubblicità. Dunque la sua coscienza era pulita. In fondo, credo che lei sia sempre lo stesso sciocco Richard che è sempre stato. Voleva atteggiarsi a uomo di mondo. E ora si atteggia a che cosa? Presumo, a grande statista; e la differenza fra l’essere un grande statista e l’atteggiarsi con successo a grande statista è praticamente trascurabile. E lei ha la parte addosso. Qualunque parte abbia recitato, devo dire che l’ha sempre avuta addosso. |
| LORD CLAVERTON | Non ho più alcuna parte da recitare, Maisie. |
| MRS | CARGHILL. Ci sarà sempre qualche parte per lei fino alla fine. Reciterà ancora una parte nel suo necrologio, chiunque lo scriva. |
| LORD CLAVERTON | Considerando quanto tempo fa lei mi conobbe e considerando la brevità della nostra conoscenza, lei è sorprendentemente sicura, devo dire, della sua comprensione del mio carattere. |
| MRS | CARGHILL. Ho seguito i suoi progressi anno per anno, Richard. E benché sia vero che la nostra conoscenza fu breve, i nostri rapporti furono abbastanza intensi, credo, da darmi una o due intuizioni su di lei. No, Richard, non immagini che io sia ancora innamorata di lei; e non pensi che io idoleggi il suo ricordo. È semplicemente che sento che apparteniamo l’uno all’altra… Ora, non si allarmi. Ma lei mi ha toccato l’anima — l’ha brancicata, forse, e il tocco indugia ancora. E io ho toccato la sua. Fa paura pensare che siamo ancora insieme e fa più paura pensare che potremmo esserlo per sempre. C’è una frase che mi pare di aver letto da qualche parte: dove il loro fuoco non si spegne. Sa che cosa faccio? Leggo le sue lettere ogni sera. |
| LORD CLAVERTON | Le mie lettere! |
| MRS | CARGHILL. Ha dimenticato di avermi scritto delle lettere? Oh, non moltissime. Solo alcune degne di essere conservate. Solo alcune. Ma bellissime! Fu Effie a dire, quando venne la rottura: «Varranno una fortuna per te, Maisie». Sarebbero comparse al processo, suppongo, se ci fosse stato un processo. Non se le ricorda? |
| LORD CLAVERTON | Vagamente. Erano molto appassionate? |
| MRS | CARGHILL. Erano molto amorose. Vorrebbe rileggerle? Temo di non poterle mostrare gli originali; sono nella cassaforte del mio avvocato. Ma ho le fotocopie, che sono altrettanto buone, mi dicono. E mi piace leggerle nella sua stessa grafia. |
| LORD CLAVERTON | E ha mostrato queste lettere a molta gente? |
| MRS | CARGHILL. Solo a pochi amici. Effie diceva: «Se diventerà un uomo famoso e tu fossi nel bisogno, potresti far mettere all’asta queste lettere». Sì, porterò le fotocopie domattina e gliele leggerò. — Oh, ecco Mrs. Piggott! Ci sta piombando addosso. Non è spaventosa! Non smette mai di parlare. Lei la sopporta? Se vado subito, forse coglierà l’allusione e ci lascerà soli domani. Buongiorno, Mrs. Piggott! Non è un mattino glorioso! |
| (didascalia) | [Entra MRS. PIGGOTT] |
| MRS | PIGGOTT. Buongiorno, Mrs. Carghill! |
| MRS | CARGHILL. Cara Mrs. Piggott! Mi pare che lei non stia mai ferma: si sacrifica letteralmente per noi. |
| MRS | PIGGOTT. È il respiro della vita per me, Mrs. Carghill, occuparmi dei miei ospiti. Mi piace sentire che hanno bisogno di me! |
| MRS | CARGHILL. Lei ci accudisce bene, Mrs. Piggott: è così premurosa — e così comprensiva. |
| MRS | PIGGOTT. Ma dovrei presentarvi. Lei stava parlando con Lord Claverton, il famoso Lord Claverton. Questa è Mrs. Carghill. Due dei nostri ospiti più simpatici! Ero venuta solo a vedere se Lord Claverton stesse comodo: non possiamo permettergli di stancarsi a parlare. Quel che gli occorre è riposo! Non se ne va, Mrs. Carghill? |
| MRS | CARGHILL. Oh, sapevo che Lord Claverton era venuto per una cura di riposo, e mi è venuto in mente che potrebbe trovare faticoso doversela vedere con tutt’e due noi insieme. E poi devo fare i miei esercizi di respirazione. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MRS | PIGGOTT. A dire il vero, sono volata in suo soccorso (ecco perché le ho portato io stessa il suo sorso mattutino invece di lasciarlo, come al solito, all’infermiera) quando ho visto che Mrs. Carghill l’aveva acchiappata. Lei non conoscerà quel nome, ma potrebbe ricordarsela come Maisie Montjoy nella rivista. Era ben nota a suo tempo. Temo che il suo nome non dica proprio nulla alla generazione più giovane, ma lei e io dovremmo ricordarcela, Lord Claverton. Quel motivo che canticchiava, Non È Troppo Tardi Per Amarmi, lo cantavano tutti, una volta. Una persona deliziosa, direi, ma non proprio del suo genere né del mio. Ho sospettato che volesse conoscerla, e allora ho pensato di cogliere la prima occasione per farle capire — con tatto, naturalmente — che lei non deve essere disturbato. Beh, ora se n’è andata. Se la infastidisce di nuovo me lo faccia sapere. Temo sia il prezzo dell’essere famosi. |
| (didascalia) | [Entra Monica] |
| MRS | Oh, signorina Claverton-Ferry! Non l’avevo vista arrivare. Ora devo volare. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MONICA | Ho visto Mrs. Piggott che ti infastidiva di nuovo e allora sono corsa in tuo soccorso. Hai l’aria stanca, papà. Dovrebbe aver più giudizio. Ma sono tanto più addolorata perché ho una… non proprio buona notizia per te. |
| LORD CLAVERTON | Ah, davvero. Che cosa c’è? |
| MONICA | Non sono andata lontano. Ho incontrato Michael nel viale. Dice che deve vederti. Temo sia successo qualcosa di spiacevole. |
| LORD CLAVERTON | Guidava la sua automobile? |
| MONICA | No, veniva a piedi. |
| LORD CLAVERTON | Spero che non abbia avuto un altro incidente. Sai, dopo quella sua ultima bravata, ho vissuto nel terrore che investisse qualcuno. |
| MONICA | Ma perché, papà, dovresti temerlo? Questo mostra quanto sono stati malandati i tuoi nervi. Andò soltanto contro un albero. |
| LORD CLAVERTON | Sì, un albero. Poteva essere un uomo. Ma non può essere quello, o non sarebbe a piede libero. Forse è nei guai con qualche donna. Sono certo che ha amici che non gli farebbe piacere che tu o io conoscessimo. |
| MONICA | Probabilmente sono soldi. |
| LORD CLAVERTON | Se sono soltanto debiti, ancora una volta, immagino di poterlo sopportare. Ma dov’è? |
| MONICA | Gli ho detto di aspettare in giardino finché non ti avessi preparato. Gli ho fatto capire che i medici ti vogliono libero da preoccupazioni. Non farà scene. Ma vedo che è spaventato. E sai com’è Michael quando è spaventato. Tende a farsi imbronciato e pronto a offendersi. Perciò spero che sarai paziente. |
| LORD CLAVERTON | Beh, allora vallo a chiamare. Finiamola. |
| MONICA | [chiama] Michael! |
| (didascalia) | [Entra MICHAEL] |
| LORD CLAVERTON | Buongiorno, Michael. |
| MICHAEL | Buongiorno, papà. |
| (didascalia) | [Una pausa] |
| MICHAEL | Che bella giornata! Sono contento che tu sia qui, a goderti un tempo così. |
| LORD CLAVERTON | Sei contento che io sia qui? Sei venuto in macchina da Londra? |
| MICHAEL | Sono venuto ieri sera. Alloggio in una locanda a un paio di miglia da qui. Non è un brutto posticino. |
| LORD CLAVERTON | Perché alloggi lì? Non avrei creduto che fosse il genere di posto che sceglieresti per una vacanza. |
| MICHAEL | Beh, questa non è esattamente una vacanza. Ma quell’albergo mi era stato ben raccomandato. Buona cucina, per una locanda di campagna. E niente affatto caro. |
| LORD CLAVERTON | Di solito non consideri questa una raccomandazione. Ti fermi a lungo? Per tutta questa vacanza? |
| MICHAEL | Beh, questa non è una vacanza, esattamente. Oh. L’ho già detto, no? |
| MONICA | Vorrei che smetteste di essere così educati l’uno con l’altro. Michael, tu sai che cosa sei venuto a chiedere a papà e papà sa che tu vuoi qualcosa da lui. Forse arriverete al punto se vi lascio soli. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MICHAEL | Sai, è terribilmente difficile spiegarti le cose. Ti sei sempre fatto l’idea che la colpa fosse mia prima di conoscere i fatti. La prima cosa che ricordo è di essere incolpato di qualcosa che non avevo fatto. Non me ne sono mai ripreso. Se incolpi sempre una persona è naturale che finisca per mettersi nei guai. |
| LORD CLAVERTON | Hai cominciato piuttosto presto a metterti nei guai, quando fosti espulso dal collegio per furto. Ma vieni al punto. Sei di nuovo nei guai. Trascuriamo, per favore, la questione della colpa: ti risparmierà la necessità di incolpare qualcun altro. Dimmi soltanto che cos’è successo. |
| MICHAEL | Beh, ho perso il posto. |
| LORD CLAVERTON | La posizione che Sir Alfred Walter creò per te. |
| MICHAEL | L’ho tenuta duro per due anni. E che noia mortale è stata. |
| LORD CLAVERTON | Ogni impiego è noioso, per nove decimi del tempo… |
| MICHAEL | Mi serve qualcosa di molto più stimolante. |
| LORD CLAVERTON | Beh? |
| MICHAEL | Voglio trovare qualche affare più speculativo. |
| LORD CLAVERTON | Immagino che tu abbia tentato qualche speculazione privata. |
| MICHAEL | Parecchi miei amici mi davano dritte eccellenti. Riuscivano sempre — le dritte che non seguivo. |
| LORD CLAVERTON | E quelle che seguivi? |
| MICHAEL | Non così bene, chissà perché. Il fatto è che mi serviva molto più capitale per cavarne qualcosa. Se avessi potuto prendere in prestito di più forse ce l’avrei fatta. |
| LORD CLAVERTON | In prestito? Da chi? Non… dalla ditta? |
| MICHAEL | Sono andato da un prestatore, un uomo che un mio amico mi aveva raccomandato. Mi diede buone condizioni, sulla forza del mio nome: l’unico bene che quel nome mi abbia mai fatto. |
| LORD CLAVERTON | Sulla forza del tuo nome. E che cosa chiami buone condizioni? |
| MICHAEL | Non dovevo pagare nulla per due anni: gli interessi venivano semplicemente aggiunti al capitale. |
| LORD CLAVERTON | E quanto tempo fa fu? |
| MICHAEL | Quasi due anni. Il tempo passa piuttosto in fretta, quando sei indebitato. |
| LORD CLAVERTON | E hai altri debiti? |
| MICHAEL | Oh, debiti ordinari: il conto del sarto, per esempio. |
| LORD CLAVERTON | Me l’aspettavo. Era proprio lo stesso a Oxford. |
| MICHAEL | È colpa loro. Non mandano i conti, e poi io me ne dimentico. È l’essere tuo figlio che mi caccia nei debiti. Proprio a causa del tuo nome insistono per farmi credito. |
| LORD CLAVERTON | E i tuoi debiti: sono la causa del tuo licenziamento? |
| MICHAEL | Beh, in parte. Sir Alfred venne a saperlo, e allora finse di essere scandalizzatissimo. Disse che non poteva tenere nel suo organico nessuno che si fosse dato al gioco. Mi ha chiamato giocatore! Disse che ne avrebbe scritto a te. |
| LORD CLAVERTON | Il che spiega perché sei sceso qui così precipitosamente — per farmi avere prima la tua versione. Immagino che quella di Sir Alfred sarà piuttosto diversa. E che altro ti disse? |
| MICHAEL | Prese la solita piega, proprio come il preside. E il mio tutor a Oxford. «Non è quel che ci aspettavamo dal figlio di suo padre» e roba del genere. È per il tuo bene, dice, che vuole tenere la cosa quieta. Ti dico, non c’è da scherzare a essere figlio di un uomo pubblico famoso. Non sai quanto ho sofferto, lavorando in quell’ufficio. Tanto per cominciare, sapevano tutti che il posto era stato creato per me perché ero tuo figlio. Mi consideravano superfluo; sapevano che non potevo vivere del mio stipendio; si divertivano molto con me — a volte facevano finta che fossi oberato di lavoro, quando non avevo nulla da fare. Perfino i fattorini cominciarono a sogghignare. Mi stupisce di averlo sopportato tanto a lungo. |
| LORD CLAVERTON | E questo ci porta alla fine dell’elenco delle tue manchevolezze? Oppure Sir Alfred ha mosso altre critiche poco lusinghiere? |
| MICHAEL | Beh, c’era una cosa che mi rinfacciò, che ero stato troppo familiare con una delle ragazze. Diede per scontato che fosse andata molto più in là di quanto fosse andata. |
| LORD CLAVERTON | Forse è andata più in là di quanto tu sia disposto ad ammettere. |
| MICHAEL | Beh, dopo tutto, era l’unica che fosse un po’ gentile con me. Non era entusiasmante. Ma serviva a passare il tempo. Non sarebbe mai successo se solo mi avessero dato un lavoro interessante! |
| LORD CLAVERTON | E ora che cosa ti proponi di fare di te stesso? |
| MICHAEL | Voglio andare all’estero. |
| LORD CLAVERTON | Vuoi andare all’estero? Beh, non è una cattiva idea. Qualche anno fuori dall’Inghilterra in uno dei Dominions potrebbe rimetterti in piedi. Ho conoscenze, o almeno corrispondenti, quasi ovunque. L’Australia — no. Gli uomini che conosco là stanno tutti nelle città: una vita all’aria aperta ti si addirebbe di più. Che ne diresti di andare nel Canada occidentale? O che ne dici di allevare pecore in Nuova Zelanda? |
| MICHAEL | Allevare pecore? Buon Dio, no. Non è questa la mia idea. Voglio far denaro. Voglio essere qualcuno per conto mio. |
| LORD CLAVERTON | Ma che cosa vuoi fare? Dove vuoi andare? Che genere di vita credi di volere? |
| MICHAEL | Voglio semplicemente condurre una vita mia, secondo le mie idee di bene e di male, di giusto e di ingiusto. Voglio andare lontanissimo, in qualche paese dove nessuno abbia sentito il nome di Claverton; o dove, se prendessi un nome diverso — e potrei sceglierlo — nessuno saprebbe né gli importerebbe quale fosse stato il mio nome. |
| LORD CLAVERTON | Sei dunque pronto a ripudiare la tua famiglia, a buttar via l’intera tua eredità? |
| MICHAEL | Qual è la mia eredità? Quanto al tuo titolo, so perché lo prendesti. E la mamma lo sapeva. Primo, perché ti diede l’occasione di ritirarti dalla politica, non senza dignità, non essendo più richiesto. E desideravi essere Lord Claverton anche per tenere testa alla famiglia della mamma — per spadroneggiare su di loro, in realtà. Oh, non ho dubbi che il pensiero di trasmettere il tuo nome e il tuo titolo a un figlio ti gratificasse. Ma non era per amor mio! Ero soltanto tuo figlio — vale a dire, una specie di prolungamento della tua esistenza, un rappresentante che conduce gli affari in tua assenza. Perché dovrei ringraziarti di avermi imposto questo? E che soddisfazione, mi chiedo, te ne verrà nella tomba? Se sarai ancora cosciente dopo la morte, scommetto che sarà uno stato di coscienza sorpreso. Povero fantasma! a fare i conti del suo attivo e passivo e a chiedersi perché si desse pena di simili inezie. |
| LORD CLAVERTON | Vuoi dunque che ti aiuti a fuggire da tuo padre! |
| MICHAEL | E ad aiutare mio padre a liberarsi di me. Semplicemente non sai quanto più piacevole troverai la vita, una volta che io sia fuori dal paese. Quel che vorrei è la possibilità di andare all’estero come socio in qualche affare interessante. Ma potrebbero chiedermi di mettere del capitale. |
| LORD CLAVERTON | Che genere di affare hai in mente? |
| MICHAEL | Oh, non lo so. Importazione ed esportazione, con la possibilità di guadagnare da entrambe le parti. |
| LORD CLAVERTON | Ecco quel che farò per te, Michael. Ti aiuterò ad avviarti in qualunque affare tu possa trovare da solo — se, a un esame, sarò soddisfatto della natura dell’affare. |
| MICHAEL | In ogni caso, sono deciso ad andarmene dall’Inghilterra. |
| LORD CLAVERTON | Michael! Ci sono ragioni per cui vuoi andartene oltre quelle che mi hai detto? Non si tratta… di omicidio colposo? |
| MICHAEL | Omicidio colposo? Perché omicidio colposo? Oh, intendi sulla strada. Certamente no. Sono un guidatore fin troppo bravo. |
| LORD CLAVERTON | Che cosa allora? Quella giovane donna? |
| MICHAEL | Non sono così sciocco da farmi coinvolgere in una causa per rottura di promessa o nel divorzio di qualcuno. No, non devi preoccuparti di quella ragazza — né di nessun’altra. Ma voglio andarmene. Sono stufo dell’Inghilterra. |
| LORD CLAVERTON | Sono sicuro che non intendi questo. Ma è abbastanza naturale voler passare qualche anno all’estero. Potrebbe farti molto bene trovare le tue gambe. Ma non vorrei pensare che a ispirarti non sia stata una ambizione positiva ma soltanto il desiderio di fuggire. |
| MICHAEL | Non sono un fuggiasco. |
| LORD CLAVERTON | No, non un fuggiasco dalla giustizia — soltanto un fuggiasco dalla realtà. Oh Michael! Se tu avessi qualche meta alta da raggiungere, qualche sogno di eccellenza, con che gioia ti aiuterei! Anche se ti portasse via da me per sempre, a patire il sole monotono dei tropici o a rabbrividire nella notte del nord. Credimi, Michael: chi fugge dal proprio passato perderà sempre la corsa. Lo so per esperienza. Quando raggiungerai la tua meta, il tuo immaginato paradiso di successo e di grandezza, vi troverai i tuoi fallimenti passati ad accoglierti. Tu sei tutto ciò per cui devo vivere, Michael — tu e Monica. Se vivessi vent’anni sapendo che mio figlio ha fatto il vigliacco, starei semplicemente a morire per altri vent’anni. |
| MICHAEL | Molto bene: se ti piace, chiamami vigliacco. Mi chiedo se tu faresti l’eroe al posto mio. Non credo che lo faresti. Tu non hai sofferto lo svantaggio che ho avuto io. Tuo padre era ricco, ma non era nessuno in particolare, e così non avevi nulla all’altezza di cui stare. Quei criteri di condotta di cui hai sempre fatto tanto sfoggio, a mio beneficio: mi chiedo se tu ne sia sempre stato all’altezza. |
| (didascalia) | [MONICA è entrata inosservata] |
| MONICA | Michael! Come puoi parlare così a papà? Papà! Che cos’è successo? Perché hai quell’aria adirata? So che Michael dev’essere in grossi guai, e allora non puoi aiutarlo? |
| LORD CLAVERTON | Sto cercando di aiutarlo e di venirgli incontro a metà strada. Gli ho fatto un’offerta che deve meditare. Ma se va all’estero voglio che ci vada in uno spirito molto diverso da quello che ha appena mostrato. |
| MONICA | Michael! Di’ qualcosa. |
| MICHAEL | Che c’è da dire? Voglio lasciare l’Inghilterra e farmi una carriera mia: e papà si limita a chiamarmi vigliacco. |
| MONICA | Papà! Tu sai che darei la vita per te. Oh, come suona sciocca questa frase! Ma non c’è vocabolario per l’amore dentro una famiglia, l’amore che si abita ma non si guarda, l’amore alla cui luce si vede ogni altra cosa, l’amore dentro il quale ogni altro amore trova parola. Questo amore è silenzioso. Che cosa posso dirvi? Comunque Michael si sia comportato, papà, qualunque cosa papà abbia detto, Michael, dovete perdonarvi l’un l’altro, dovete amarvi l’un l’altro. |
| MICHAEL | Avrei potuto amare papà, se lui avesse voluto amore, ma non l’ha mai voluto, Monica, non da me. Sai che ti ho sempre voluto molto bene — ho una natura molto affettuosa, davvero, ma… |
| (didascalia) | [Entra MRS. CARGHILL con una borsa da documenti] |
| MRS | CARGHILL. Richard! Non pensavo che fosse ancora qui. Ero tornata per leggermi in pace le sue lettere; ma che bello trovare una piccola riunione di famiglia! So chi siete! Lei è Monica, naturalmente: e questo dev’essere suo fratello, Michael. Ho indovinato, vero? |
| MICHAEL | Sì, ha indovinato. Ma… |
| MRS | CARGHILL. Come l’ho capito? Perché lei somiglia tanto a suo padre quando aveva la sua età. È il suo ritratto, Richard, come lei era una volta. Non deve presentarci, mi presenterò da sola. Io sono Maisie Montjoy! Questo non vi dice nulla, cari miei. È passato tanto tempo da quando il nome di Maisie Montjoy era in cima al cartellone della rivista. Ora sono Mrs. John Carghill. Richard! È stupefacente, questa storia dei suoi figli: Monica non le somiglia quasi per nulla, ma Michael — suo padre è cambiato parecchio da quando lo conobbi tanti e tanti anni fa, eppure lei è l’immagine di quel che era allora. Suo padre fu un caro amico mio, una volta. |
| MICHAEL | Somigliava davvero a me? |
| MRS | CARGHILL. Ha la sua voce! e il suo modo di muoversi! È meraviglioso. E il fascino! Ha ereditato tutto il suo fascino, Richard. Non si può negarlo. Ma chi è che arriva? È un altro nuovo ospite. Ci sta salutando con la mano. Lo conosce, Richard? |
| LORD CLAVERTON | È un uomo che conoscevo. |
| MRS | CARGHILL. Interessante! Ha una gran bella figura ed è piuttosto esotico d’aspetto. È straniero? |
| LORD CLAVERTON | Viene da qualche parte dell’America centrale. |
| MRS | CARGHILL. Che romantico! Mi piacerebbe tanto conoscerlo. Sta venendo a parlarci. Deve presentarmelo. |
| (didascalia) | [Entra GOMEZ] |
| GOMEZ | Buongiorno, Dick. |
| LORD CLAVERTON | Buongiorno, Fred. |
| GOMEZ | Non ti aspettavi che venissi a raggiungerti qui, vero? Tu sei qui per una cura di riposo. Ho convinto il mio medico che anch’io avevo bisogno di una cura di riposo. E quando ho sentito che avevi scelto di venire a Badgley Court ho detto al mio medico: «Beh, che ne dice? Che raccomandazione migliore potrei avere?» E così mi ha mandato qui. |
| MRS | CARGHILL. Oh, vi siete visti di recente? Richard, credo che potrebbe presentarci. |
| LORD CLAVERTON | Oh. Questo è… |
| GOMEZ | Il suo vecchio amico Federico Gomez, l’eminente cittadino di San Marco. Questo è il mio nome. |
| LORD CLAVERTON | Le presento dunque — con quel nome — la signora… signora… |
| MRS | CARGHILL. Mrs. John Carghill. |
| GOMEZ | Sembriamo un po’ deboli sui cognomi, Dick! |
| MRS | CARGHILL. Beh, vede, señor Gomez, quando diventammo amici — Lord Claverton e io — mi si conosceva col mio nome d’arte. Ci fu un tempo, una volta, in cui tutti a Londra conoscevano il nome di Maisie Montjoy nella rivista. |
| GOMEZ | Se Maisie Montjoy era bella a vedersi quanto Mrs. Carghill, capisco bene il suo successo sulle scene. |
| MRS | CARGHILL. Oh, non mi ha mai vista? È un peccato, señor Gomez. |
| GOMEZ | Avevo perso i contatti con le cose d’Inghilterra. Se fossi stato a Londra, e nella posizione di Dick, sarei stato il suo più devoto ammiratore. |
| MRS | CARGHILL. Non È Troppo Tardi Per Amarmi! È la canzone che fece la mia fama, señor Gomez. |
| GOMEZ | Non sarà mai troppo tardi. Non sei d’accordo, Dick? — Questa signorina la prendo per sua figlia? E questo è suo figlio? |
| LORD CLAVERTON | Questo è mio figlio Michael, e mia figlia Monica. |
| MONICA | Piacere. Michael! |
| MICHAEL | Piacere. |
| MRS | CARGHILL. Non credo che lei conosca Lord Claverton da tanto tempo quanto me, señor Gomez. |
| GOMEZ | Mia cara signora, lei non è abbastanza vecchia per aver conosciuto Dick Ferry da tanto tempo quanto me. Eravamo amici a Oxford. |
| MRS | CARGHILL. Oh, dunque lei è stato a Oxford! È così che parla un inglese così perfetto? Naturalmente, ho capito dai suoi tratti che era spagnolo. Gli spagnoli mi piacciono molto. Sono così aristocratici. Ma è molto strano che non ci siamo mai incontrati prima. Lei era amico di Richard a Oxford e Richard e io diventammo grandi amici non molto tempo dopo, vero, Richard? |
| GOMEZ | Immagino che fosse dopo che io avevo lasciato l’Inghilterra. |
| MRS | CARGHILL. Certo, questo lo spiega. Dopo Oxford suppongo che lei sia tornato a… dov’è la sua casa? |
| GOMEZ | La repubblica di San Marco. |
| MRS | CARGHILL. Tornato a San Marco. Señor Gomez, se è vero che si ferma a Badgley Court, la avverto — le farò un controinterrogatorio e le farò dire tutto di Richard ai suoi tempi di Oxford. |
| GOMEZ | A una condizione: che lei mi dica tutto di Dick quando lo conobbe. |
| MRS | CARGHILL [dà un colpetto alla borsa]. Segreto per segreto, señor Gomez! Tocca a lei mettere per primo le carte in tavola! |
| MONICA | Papà, credo che dovresti riposare adesso. — Devo spiegare che i medici sono stati molto fermi nel volere che mio padre riposasse in quiete assoluta prima di ogni pasto. |
| LORD CLAVERTON | Ma Michael e io dobbiamo continuare la nostra discussione. Questo pomeriggio, Michael. |
| MONICA | No, credo che tu abbia parlato abbastanza per oggi. Michael, poiché alloggi così vicino, vuoi tornare domattina? Dopo colazione? |
| LORD CLAVERTON | Sì, vieni domattina. |
| MICHAEL | Beh, verrò domattina. |
| MRS | CARGHILL. Si ferma qui nei dintorni, Michael? Suo padre è un amico mio così vecchio che mi sembra naturalissimo chiamarla Michael. Non le dispiace, vero? |
| MICHAEL | No, non mi dispiace. Alloggio al George — non è lontano. |
| MRS | CARGHILL. Allora mi piacerebbe fare un pezzo di strada con lei. |
| MICHAEL | Con piacere, certamente. |
| GOMEZ | In vacanza? Lei lavora a Londra, vero? |
| MICHAEL | Non in vacanza, no. Ho lavorato a Londra, ma penso di tagliare i ponti e di andare all’estero. |
| MRS | CARGHILL. Deve raccontarmi tutto. Forse potrei darle un consiglio. Ora la lasciamo, Richard. Arrivederci, Monica. E señor Gomez, la terrò fede alla sua promessa! |
| (didascalia) | [Escono Mrs. CARGHILL e MICHAEL] |
| GOMEZ | Beh, Dick, dobbiamo obbedire agli ordini dei nostri medici. Ma finché siamo qui, dobbiamo farci qualche bella chiacchierata sui vecchi tempi. Ciao ciao per adesso. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MONICA | Papà, che gente orribile. Non dobbiamo restare qui. Voglio che tu fugga da loro. |
| LORD CLAVERTON | Quel da cui voglio fuggire è me stesso, è il passato. Ma che vigliacco sono a parlare di fuggire! E che ipocrita! Pochi minuti fa supplicavo Michael di non cercare di fuggire dai propri fallimenti passati: dicevo di saperlo per esperienza. Capisco io il senso della lezione che vorrei insegnare? Su, ricomincio a imparare. Michael e io andremo a scuola insieme. Ci siederemo l’uno accanto all’altro, a due banchetti, e patiremo le stesse umiliazioni per mano dello stesso maestro. Ma ho ancora tempo? C’è tempo per Michael. È troppo tardi per me, Monica? SIPARIO |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | Same as Act Two. Late afternoon of the following day.MONICA seated alone. Enter CHARLES. |
| CHARLES | Well, Monica, here I am. I hope you got my message. |
| MONICA | Oh Charles, Charles, Charles, I’m so glad you’ve come! I’ve been so worried, and rather frightened. It was exasperating that they couldn’t find me When you telephoned this morning. That Mrs. Piggott Should have heard my beloved’s voice And I couldn’t, just when I had been yearning For the sound of it, for the caress that is in it! Oh Charles, how I’ve wanted you! And now I need you. |
| CHARLES | My darling, what I want is to know that you need me. On that last day in London, you admitted that you loved me, But I wondered … I’m sorry, I couldn’t help wondering How much your words meant. You didn’t seem to need me then. And you said we weren’t engaged yet … |
| MONICA | We’re engaged now. At least I’m engaged. I’m engaged to you for ever. |
| CHARLES | There’s another shopping expedition we must make! But my darling, since I got your letter this morning About your father and Michael, and those people from his past, I’ve been trying to think what I could do to help him. If it’s blackmail, and that’s very much what it looks like, Do you think I could persuade him to confide in me? |
| MONICA | Oh Charles! How could anyone blackmail Father? Father, of all people the most scrupulous, The most austere. It’s quite impossible. Father with a guilty secret in his past! I just can’t imagine it. |
| (didascalia) | [CLAVERTON has entered unobserved] |
| MONICA | I never expected you from that direction, Father! I thought you were indoors. Where have you been? |
| LORD CLAVERTON | Not far away. Standing under the great beech tree. |
| MONICA | Why under the beech tree? |
| LORD CLAVERTON | I feel drawn to that spot. No matter. I heard what you said about guilty secrets. There are many things not crimes, Monica, Beyond anything of which the law takes cognisance: Temporary failures, irreflective aberrations, Reckless surrenders, unexplainable impulses, Moments we regret in the very next moment, Episodes we try to conceal from the world. Has there been nothing in your life, Charles Hemington, Which you wish to forget? Which you wish to keep unknown? |
| CHARLES | There are certainly things I would gladly forget, Sir, Or rather, which I wish had never happened. I can think of things you don’t yet know about me, Monica, But there’s nothing I would ever wish to conceal from you. |
| LORD CLAVERTON | If there’s nothing, truly nothing, that you couldn’t tell Monica Then all is well with you. You’re in love with each other — I don’t need to be told what I’ve seen for myself! And if there is nothing that you conceal from her However important you may consider it To conceal from the rest of the world — your soul is safe. If a man has one person, just one in his life, To whom he is willing to confess everything — And that includes, mind you, not only things criminal, Not only turpitude, meanness and cowardice, But also situations which are simply ridiculous, When he has played the fool (as who has not?) — Then he loves that person, and his love will save him. I’m afraid that I’ve never loved anyone, really. No, I do love my Monica — but there’s the impediment: It’s impossible to be quite honest with your child If you’ve never been honest with anyone older, On terms of equality. To one’s child one can’t reveal oneself While she is a child. And by the time she’s grown You’ve woven such a web of fiction about you! I’ve spent my life in trying to forget myself, In trying to identify myself with the part I had chosen to play. And the longer we pretend The harder it becomes to drop the pretence, Walk off the stage, change into our own clothes And speak as ourselves. So I’d become an idol To Monica. She worshipped the part I played: How could I be sure that she would love the actor If she saw him, off the stage, without his costume and makeup And without his stage words. Monica! I’ve had your love under false pretences. Now, I’m tired of keeping up those pretences, But I hope that you’ll find a little love in your heart Still, for your father, when you know him For what he is, the broken-down actor. |
| MONICA | I think I should only love you the better, Father, The more I knew about you. I should understand you better. There’s nothing I’m afraid of learning about Charles, There’s nothing I’m afraid of learning about you. |
| CHARLES | I was thinking, Sir — forgive the suspicion — From what Monica has told me about your fellow guests, Two persons who, she says, claim a very long acquaintance — I was thinking that if there’s any question of blackmail, I’ve seen something of it in my practice at the bar. I’m sure I could help. |
| MONICA | Oh Father, do let him. |
| CHARLES | At least, I think I know the best man to advise you. |
| LORD CLAVERTON | Blackmail? Yes, I’ve heard that word before, Not so very long ago. When I asked him what he wanted. Oh no, he said, I want nothing from you Except your friendship and your company. He’s a very rich man. And she’s a rich woman. If people merely blackmail you to get your company I’m afraid the law can’t touch them. |
| CHARLES | Then why should you submit? Why not leave Badgley and escape from them? |
| LORD CLAVERTON | Because they are not real, Charles. They are merely ghosts: Spectres from my past. They’ve always been with me Though it was not till lately that I found the living persons Whose ghosts tormented me, to be only human beings, Malicious, petty, and I see myself emerging From my spectral existence into something like reality. |
| MONICA | But what did the ghosts mean? All these years You’ve kept them to yourself. Did Mother know of them? |
| LORD CLAVERTON | Your mother knew nothing about them. And I know That I never knew your mother, as she never knew me. I thought that she would never understand Or that she would be jealous of the ghosts who haunted me. And I’m still of that opinion. How open one’s heart When one is sure of the wrong response? How make a confession with no hope of absolution? It was not her fault. We never understood each other. And so we lived, with a deep silence between us, And she died silently. She had nothing to say to me. I think of your mother, when she lay dying: Completely without interest in the life that lay behind her And completely indifferent to whatever lay ahead of her. |
| MONICA | It is time to break the silence! Let us share your ghosts! |
| CHARLES | But these are only human beings, who can be dealt with. |
| MONICA | Or only ghosts, who can be exorcised! Who are they, and what do they stand for in your life? |
| LORD CLAVERTON | … And yet they’ve both done better for themselves In consequence of it all. He admitted as much, Fred Culverwell … |
| MONICA | Fred Culverwell? Who is Fred Culverwell? |
| LORD CLAVERTON | He no longer exists. He’s Federico Gomez, the Central American, A man who’s made a fortune by his own peculiar methods, A man of great importance and the highest standing In his adopted country. He even has sons Following in their father’s footsteps Who are also successful. What would he have been If he hadn’t known me? Only a schoolmaster In an obscure grammar school somewhere in the Midlands. As for Maisie Batterson … |
| MONICA | Maisie Batterson? Who is Maisie Batterson? |
| LORD CLAVERTON | She no longer exists. Nor the musical comedy star, Maisie Montjoy. There is Mrs. John Carghill, the wealthy widow. But Freddy Culverwell and Maisie Batterson, And Dick Ferry too, and Richard Ferry — These are my ghosts. They were people with good in them, People who might all have been very different From Gomez, Mrs. Carghill and Lord Claverton. Freddy admired me, when we were at Oxford; What did I make of his admiration? I led him to acquire tastes beyond his means: So he became a forger. And so he served his term. Was I responsible for that weakness in him? Yes, I was. How easily we ignore the fact that those who admire us Will imitate our vices as well as our virtues — Or whatever the qualities for which they did admire us! And that again may nourish the faults that they were born with. And Maisie loved me, with whatever capacity For loving she had — self-centred and foolish — But we should respect love always when we meet it; Even when it’s vain and selfish, we must not abuse it. That is where I failed. And the memory frets me. |
| CHARLES | But all the same, these two people mustn’t persecute you. We can’t allow that. What hold have they upon you? |
| LORD CLAVERTON | Only the hold of those who know Something discreditable, dishonourable … |
| MONICA | Then, Father, you should tell us what they already know. Why should you wish to conceal from those who love you What is known so well to those who hate you? |
| LORD CLAVERTON | I will tell you very briefly And simply. As for Frederick Culverwell, He re-enters my life to make himself a reminder Of one occasion the memory of which He knows very well, has always haunted me. I was driving back to Oxford. We had two girls with us. It was late at night. A secondary road. I ran over an old man lying in the road And I did not stop. Then another man ran over him. A lorry driver. He stopped and was arrested, But was later discharged. It was definitely shown That the old man had died a natural death And had been run over after he was dead. It was only a corpse that we had run over So neither of us killed him. But I didn’t stop. And all my life I have heard, from time to time, When I least expected, between waking and sleeping, A voice that whispered, ‘you didn’t stop!’ I knew the voice: it was Fred Culverwell’s. |
| MONICA | Poor Father! All your life! And no one to share it with; I never knew how lonely you were Or why you were lonely. |
| CHARLES | And Mrs. Carghill: What has she against you? |
| LORD CLAVERTON | I was her first lover. I would have married her — but my father prevented that: Made it worth while for her not to marry me — That was his way of putting it — and of course Made it worth while for me not to marry her. In fact, we were wholly unsuited to each other. Yet she had a peculiar physical attraction Which no other woman has had. And she knows it. And she knows that the ghost of the man I was Still clings to the ghost of the woman who was Maisie. We should have been poor, we should certainly have quarrelled, We should have been unhappy, might have come to divorce; But she hasn’t forgotten or forgiven me. |
| CHARLES | This man, and this woman, who are so vindictive: Don’t you see that they were as much at fault as you And that they know it? That’s why they are inspired With revenge — it’s their means of self-justification. Let them tell their versions of their miserable stories. Confide them in whispers. They cannot harm you. |
| LORD CLAVERTON | Your reasoning’s sound enough. But it’s irrelevant. Each of them remembers an occasion On which I ran away. Very well. I shan’t run away now — run away from them. It is through this meeting that I shall at last escape them. — I’ve made my confession to you, Monica: That is the first step taken towards my freedom, And perhaps the most important. I know what you think. You think that I suffer from a morbid conscience, From brooding over faults I might well have forgotten. You think that I’m sickening, when I’m just recovering! It’s hard to make other people realise The magnitude of things that appear to them petty; It’s harder to confess the sin that no one believes in Than the crime that everyone can appreciate. For the crime is in relation to the law And the sin is in relation to the sinner. What has made the difference in the last five minutes Is not the heinousness of my misdeeds But the fact of my confession. And to you, Monica, To you, of all people. |
| CHARLES | I grant you all that. But what do you propose? How long. Lord Claverton, Will you stay here and endure this persecution? |
| LORD CLAVERTON | To the end. The place and time of liberation Are, I think, determined. Let us say no more about it. Meanwhile, I feel sure they are conspiring against me. I see Mrs. Carghill coming. |
| MONICA | Let us go. |
| LORD CLAVERTON | We will stay here. Let her join us. |
| (didascalia) | [Enter MRS. CARGHILL] |
| MRS | CARGHILL. I’ve been hunting high and low for you, Richard! I’ve some very exciting news for you! But I suspect … Dare I? Yes, I’m sure of it, Monica! I can tell by the change in your expression to-day; This must be your fiancé. Do introduce him. |
| MONICA | Mr. Charles Hemington. Mrs. Carghill. |
| CHARLES | How do you do. |
| MRS | CARGHILL. What a charming name! |
| CHARLES | I’m glad my name meets with your approval, Mrs. Carghill. |
| MRS | CARGHILL. And let me congratulate you‚ Mr. Hemington. You’re a very lucky man, to get a girl like Monica. I take a great interest in her future. Fancy! I’ve only known her two days! But I feel like a mother to her already. You may say that I just missed being her mother! I’ve known her father for a very long time, And there was a moment when I almost married him, Oh so long ago. So you see, Mr. Hemington, I’ve come to regard her as my adopted daughter. So much so, that it seems odd to call you Mr. Hemington: I’m going to call you Charles! |
| CHARLES | As you please, Mrs. Carghill. |
| LORD CLAVERTON | You said you had some exciting news for us. Would you care to impart it? |
| MRS | CARGHILL. It’s about dear Michael. |
| LORD CLAVERTON | Oh? What about Michael? |
| MRS | CARGHILL. He’s told me all his story. You’ve cruelly misunderstood him, Richard. How he must have suffered! So I put on my thinking cap. I know you’ve always thought me utterly brainless, But I have an idea or two, now and then. And in the end I discovered what Michael really wanted For making a new start. He wants to go abroad! And find his own way in the world. That’s very natural. So I thought, why not appeal to Señor Gomez? He’s a wealthy man, and very important In his own country. And a friend of Michael’s father! And I found him only too ready to help. |
| LORD CLAVERTON | And what was Señor Gomez able to suggest? |
| MRS | CARGHILL. Ah! That’s the surprise for which I’ve come to prepare you. Dear Michael is so happy — all his problems are solved; And he was so perplexed, poor lamb. Let’s all rejoice together. |
| (didascalia) | [Enter GOMEZ and MICHAEL] |
| LORD CLAVERTON | Well, Michael, you know I expected you this morning, But you never came. |
| MICHAEL | No, Father. I’ll explain why. |
| LORD CLAVERTON | And I learn that you have discussed your problems With Mrs. Carghill and then with Señor Gomez. |
| MICHAEL | When I spoke, Father, of my wish to get abroad. You couldn’t see my point of view. What’s the use of chasing Half round the world, for the same sort of job You got me here in London? With another Sir Alfred Who’d constitute himself custodian of my morals And send you back reports. Some sort of place Where everyone would sneer at the fellow from London, The limey remittance man for whom a job was made. No! I want to go where I can make my own way, Not merely be your son. That’s what Señor Gomez sees. He understands my point of view, if you don’t. And he’s offered me a job which is just what I wanted. |
| LORD CLAVERTON | Yes, I see the advantage of a job created for you By Señor Gomez … |
| MICHAEL | It’s not created for me. Señor Gomez came to London to find a man to fill it, And he thinks I’m just the man. |
| GOMEZ | Yes, wasn’t it extraordinary. |
| LORD CLAVERTON | Of course you’re just the man that Señor Gomez wants, But in a different sense, and for different reasons From what you think. Let me tell you about Gomez. He’s unlikely to try to be custodian of your morals; His real name is Culverwell … |
| GOMEZ | My dear Dick, You’re wasting your time, rehearsing ancient history. Michael knows it already. I’ve told him myself. I thought he’d better learn the facts from me Before he heard your distorted version. But, Dick, I was nettled by that insinuation About my not being custodian of Michael’s morals. That is just what I should be! And most appropriate, Isn’t it, Dick, when we recall That you were once custodian of my morals: Though of course you went a little faster than I did. |
| LORD CLAVERTON | On that point, Fred, you’re wasting your time: My daughter and my future son-in-law Understand that allusion. I have told them the story In explanation of our … intimacy Which they found puzzling. |
| MRS | CARGHILL. Oh,Richard! Have you explained to them our intimacy too? |
| LORD CLAVERTON | I have indeed. |
| MRS | CARGHILL. The romance of my life. Your father was simply irresistible In those days. I melted the first time he looked at me! Some day, Monica, I’ll tell you all about it. |
| MONICA | I am satisfied with what I know already, Mrs. Carghill, About you. |
| MRS | CARGHILL. But I was very lovely then. |
| GOMEZ | We are sure of that! You’re so lovely now That we can well imagine you at … what age were you? |
| MRS | CARGHILL. Just eighteen. |
| LORD CLAVERTON | Now, Michael, Señior Gomez says he has told you his story. Did he include the fact that he served a term in prison? |
| MICHAEL | He told me everything. It was his experience With you, that made him so understanding Of my predicament. |
| LORD CLAVERTON | And made him invent The position which he’d come to find the man for. |
| MICHAEL | I don’t care about that. He’s offered me the job With a jolly good screw, and some pickings in commissions. He’s made a fortune there. San Marco for me! |
| LORD CLAVERTON | And what are your duties to be? Do you know? |
| MICHAEL | We didn’t go into details. There’s time for that later. |
| GOMEZ | Much better to wait until we get there. The nature of business in San Marco Is easier explained in San Marco than in England. |
| LORD CLAVERTON | Perhaps you intend to change your name to Gomez? |
| GOMEZ | Oh no, Dick, there are plenty of other good names. |
| MONICA | Michael, Michael, you can’t abandon your family And your very self — it’s a kind of suicide. |
| CHARLES | Michael, you think Señor Gomez is inspired by benevolence — |
| MICHAEL | I told you he’d come to London looking for a man For an important post on his staff — |
| CHARLES | A post the nature of which is left very vague |
| MICHAEL | It’s confidential, I tell you. |
| CHARLES | So I can imagine: Highly confidential … |
| GOMEZ | Be careful, Mr. Barrister. You ought to know something about the law of slander. Here’s Mrs. Carghill, a reliable witness. |
| CHARLES | I know enough about the law of libel and slander To know that you are hardly likely to invoke it. And, Michael, here’s another point to think of: Señor Gomez has offered you a post in San Marco, Señor Gomez pays your passage … |
| MICHAEL | And an advance of salary. |
| CHARLES | Señor Gomez pays your passage … |
| GOMEZ | Just as many years ago His father paid mine. |
| CHARLES | This return of past kindness No doubt gives you pleasure? |
| GOMEZ | Yes, it’s always pleasant To repay an old debt. And better late than never. |
| CHARLES | I see your point of view. Can you really feel confidence, Michael, in a man who aims to gratify, through you, His lifelong grievance against your father? Remember, you put yourself completely in the power Of a man you don’t know, of the nature of whose business You know nothing. All you can be sure of Is that he served a prison sentence for forgery. |
| GOMEZ | Well, Michael, what do you say to all this? |
| MICHAEL | I’ll say that Hemington has plenty of cheek. Señor Gomez and I have talked things over, Hemington … |
| GOMEZ | As two men of the world, we discussed things very frankly; And I can tell you, Michael’s head is well screwed on. He’s got brains, he’s got flair. When he does come back He’ll be able to buy you out many times over. |
| MRS | CARGHILL. Richard, I think it’s time I joined the conversation. My late husband, Mr. Carghill, was a business man — I wish you could have known him, Señor Gomez! You’re very much alike in some ways — So I understand business. Mr. Carghill told me so. Now, Michael has great abilities for business. I saw that, and so does Señor Gomez. He’s simply been suffering, poor boy, from frustration. He’s been waiting all this time for opportunity To make use of his gifts; and now, opportunity — Opportunity has come knocking at the door. Richard, you must not bar his way. That would be shameful. |
| LORD CLAVERTON | I cannot bar his way, as you know very well. Michael’s a free agent. So if he chooses To place himself in your power, Fred Culverwell, Of his own volition to contract his enslavement, I cannot prevent him. I have something to say to you, Michael, before you go. I shall never repudiate you Though you repudiate me. I see now clearly The many many mistakes I have made My whole life through, mistake upon mistake, The mistaken attempts to correct mistakes By methods which proved to be equally mistaken. I see that your mother and I, in our failure To understand each other, both misunderstood you In our divergent ways. When I think of your childhood, When I think of the happy little boy who was Michael, When I think of your boyhood and adolescence, And see how all the efforts aimed at your good Only succeeded in defeating each other, How can I feel anything but sorrow and compunction? |
| MONICA | Oh Michael, remember, you’re my only brother And I’m your only sister. You never took much notice of me. When we were growing up we seldom had the same friends. I took all that for granted. So I didn’t know till now How much it means to me to have a brother. |
| MICHAEL | Why of course, Monica. You know I’m very fond of you Though we never really seemed to have much in common. I remember, when I came home for the holidays How it used to get on my nerves, when I saw you Always sitting there with your nose in a book. And once, Mother snatched a book away from you And tossed it into the fire. How I laughed! You never seemed even to want a flirtation, And my friends used to chaff me about my highbrow sister. But all the same, I was fond of you, and always shall be. We don’t meet often, but if we’re fond of each other, That needn’t interfere with your life or mine. |
| MONICA | Oh Michael, you haven’t understood a single word Of what I said. You must make your own life Of course, just as I must make mine. It’s not a question of your going abroad But a question of the spirit which inspired your decision: If you wish to renounce your father and your family What is left between you and me? |
| MICHAEL | That makes no difference. You’ll be seeing me again. |
| MONICA | But who will you be When I see you again? Whoever you are then I shall always pretend that it is the same Michael. |
| CHARLES | And when do you leave England? |
| MICHAEL | When we can get a passage. And I must buy my kit. We’re just going up to London. Señor Gomez will attend to my needs for that climate. And you see, he has friends in the shipping line Who he thinks can be helpful in getting reservations. |
| MRS | CARGHILL. It’s wonderful, Señor Gomez, how you manage everything! — No sooner had I put my proposal before him Than he had it all planned out! It really was an inspiration — On my part, I mean. Are you listening to me, Richard? You look very distrait. You ought to be excited! |
| LORD CLAVERTON | Is this good-bye then, Michael? |
| MICHAEL | Well, that just depends. I could look in again. If there’s any point in it. Personally, I think that when one’s come to a decision, It’s as well to say good-bye at once and be done with it. |
| LORD CLAVERTON | Yes, if you’re going, and I see no way to stop you, Then I agree with you, the sooner the better. We may never meet again, Michael. |
| MICHAEL | I don’t see why not. |
| GOMEZ | At the end of five years he will get his first leave. |
| MICHAEL | Well… there’s nothing more to say, is there? |
| LORD CLAVERTON | Nothing at all. |
| MICHAEL | Then we might as well be going. |
| GOMEZ | Yes, we might as well be going. You’ll be grateful to me in the end, Dick. |
| MRS | CARGHILL. A parent isn’t always the right person, Richard, To solve a son’s problems. Sometimes an outsider, A friend of the family, can see more clearly. |
| GOMEZ | Not that I deserve any credit for it. We can only regard it as a stroke of good fortune That I came to England at the very moment When I could be helpful. |
| MRS | CARGHILL. It’s truly providential! |
| MONICA | Good-bye Michael. Will you let me write to you? |
| GOMEZ | Oh, I’m glad you reminded me. Here’s my business card With the full address. You can always reach him there. But it takes some days, you know, even by air mail. |
| MONICA | Take the card, Charles. If I write to you, Michael, Will you ever answer? |
| MICHAEL | Oh of course, Monica. You know I’m not much of a correspondent; But I’ll send you a card, now and again, Just to let you know I’m flourishing. |
| LORD CLAVERTON | Yes, write to Monica. |
| GOMEZ | Well, good-bye Dick. And good-bye Monica. Good-bye, Mr…. Hemington. |
| MONICA | Good-bye Michael. |
| (didascalia) | [Exeunt MICHAEL and GOMEZ] |
| MRS | CARGHILL. I’m afraid this seems awfully sudden to you, Richard; It isn’t so sudden. We talked it all over. But I’ve got a little piece of news of my own: Next autumn, I’m going out to Australia, On my doctor’s advice. And on my way back Señor Gomez has invited me to visit San Marco. I’m so excited! But what pleases me most Is that I shall be able to bring you news of Michael. And now that we’ve found each other again, We must always keep in touch. But you’d better rest now. You’re looking rather tired. I’ll run and see them off. |
| (didascalia) | [Exit MRS. CARGHILL] |
| MONICA | Oh Father, Father, I’m so sorry! But perhaps, perhaps, Michael may learn his lesson. I believe he’ll come back. If it’s all a failure Homesickness, I’m sure, will bring him back to us; If he prospers, that will give him confidence — It’s only self-confidence that Michael is lacking. Oh Father, it’s not you and me he rejects, But himself, the unhappy self that he’s ashamed of. I’m sure he loves us. |
| LORD CLAVERTON | Monica my dear, What you say comes home to me. I fear for Michael; Nevertheless, you are right to hope for something better. And when he comes back, if he does come back, I know that you and Charles will do what you can To make him feel that he is not estranged from you. |
| CHARLES | We will indeed. We shall be ready to welcome him And give all the aid we can. But it’s both of you together Make the force to attract him: you and Monica combined. |
| LORD CLAVERTON | I shall not be here. You heard me say to him That this might be a final good-bye. I am sure of it now. Perhaps it is as well. |
| MONICA | What do you mean, Father? You’ll be here to greet him. But one thing I’m convinced of: you must leave Badgley Court. |
| CHARLES | Monica is right. You should leave. |
| LORD CLAVERTON | This may surprise you: I feel at peace now. It is the peace that ensues upon contrition When contrition ensues upon knowledge of the truth. Why did I always want to dominate my children? Why did I mark out a narrow path for Michael? Because I wanted to perpetuate myself in him. Why did I want to keep you to myself, Monica? Because I wanted you to give your life to adoring The man that I pretended to myself that I was, So that I could believe in my own pretences. I’ve only just now had the illumination Of knowing what love is. We all think we know, But how few of us do! And now I feel happy — In spite of everything, in defiance of reason, I have been brushed by the wing of happiness. And I am happy, Monica, that you have found a man Whom you can love for the man he really is. |
| MONICA | Oh Father, I’ve always loved you, But I love you more since I have come to know you Here, at Badgley Court. And I love you the more Because I love Charles. |
| LORD CLAVERTON | Yes, my dear. Your love is for the real Charles, not a make-believe, As was your love for me. |
| MONICA | But not now, Father! It’s the real you I love — the man you are, Not the man I thought you were. |
| LORD CLAVERTON | And Michael — I love him, even for rejecting me, For the me he rejected, I reject also. I’ve been freed from the self that pretends to be someone; And in becoming no one, I begin to live. It is worth while dying, to find out what life is. And I love you, my daughter, the more truly for knowing That there is someone you love more than your father — That you love and are loved. And now that I love Michael, I think, for the first time — remember, my dear, I am only a beginner in the practice of loving — Well, that is something. I shall leave you for a while. This is your first visit to us at Badgley Court, Charles, and not at all what you were expecting. I am sorry you have had to see so much of persons And situations not very agreeable. You two ought to have a little time together. I leave Monica to you. Look after her, Charles, Now and always. I shall take a stroll. |
| MONICA | At this time of day? You’ll not go far, will you? You know you’re not allowed to stop out late At this season. It’s chilly at dusk. |
| LORD CLAVERTON | Yes, it’s chilly at dusk. But I’ll be warm enough. I shall not go far. |
| (didascalia) | [Exit CLAVERTON] |
| CHARLES | He’s a very different man from the man he used to be. It’s as if he had passed through some door unseen by us And had turned and was looking back at us With a glance of farewell. |
| MONICA | I can’t understand his going for a walk. |
| CHARLES | He wanted to leave us alone together! |
| MONICA | Yes, he wanted to leave us alone together. And yet, Charles, though we’ve been alone to-day Only a few minutes, I’ve felt all the time … |
| CHARLES | I know what you’re going to say! We were alone together, in some mysterious fashion, Even with Michael, and despite those people, Because somehow we’d begun to belong together, And that awareness … |
| MONICA | Was a shield protecting both of us … |
| CHARLES | So that now we are conscious of a new person Who is you and me together. Oh my dear, I love you to the limits of speech, and beyond. It’s strange that words are so inadequate. Yet, like the asthmatic struggling for breath, So the lover must struggle for words. |
| MONICA | I’ve loved you from the beginning of the world. Before you and I were born, the love was always there That brought us together. Oh Father, Father! I could speak to you now. |
| CHARLES | Let me go and find him. |
| MONICA | We will go to him together. He is close at hand. Though he has gone too far to return to us. He is under the beech tree. It is quiet and cold there. In becoming no one, he has become himself. He is only my father now, and Michael’s. And I am happy. Isn’t it strange, Charles, To be happy at this moment? |
| CHARLES | It is not at all strange. The dead has poured out a blessing on the living. |
| MONICA | Age and decrepitude can have no terrors for me, Loss and vicissitude cannot appal me, Not even death can dismay or amaze me Fixed in the certainty of love unchanging. I feel utterly secure In you; I am a part of you. Now take me to my father. CURTAIN The Cast of the First Production at the Edinburgh Festival August 25–August 30 1958 Monica Claverton-Ferry ANNA MASSEY Charles Hemington RICHARD GALE Lambert GEOFFREY KERR Lord Claverton PAUL ROGERS Federico Gomez WILLIAM SQUIRE Mrs. Piggott DOROTHEA PHILLIPS Mrs. Carghill EILEEN PEEL Michael Claverton-Ferry ALEC MCCOWEN Presented by HENRY SHEREK Directed by E. MARTIN BROWNE Settings designed by HUTCHINSON SCOTT APPENDIX POEMS WRITTEN IN EARLY YOUTH |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Come nell’Atto secondo. Tardo pomeriggio del giorno seguente.MONICA seduta sola. Entra CHARLES. |
| CHARLES | Beh, Monica, eccomi. Spero che tu abbia avuto il mio messaggio. |
| MONICA | Oh Charles, Charles, Charles, sono così contenta che tu sia venuto! Sono stata così in pena, e piuttosto spaventata. È stato esasperante che non riuscissero a trovarmi quando hai telefonato stamattina. Che quella Mrs. Piggott abbia sentito la voce del mio amato e io no, proprio quando ne avevo tanta nostalgia, del suo suono, della carezza che c’è dentro! Oh Charles, quanto ti ho desiderato! E ora ho bisogno di te. |
| CHARLES | Tesoro mio, quel che voglio è sapere che hai bisogno di me. Quell’ultimo giorno a Londra ammettesti di amarmi, ma io mi chiedevo… scusami, non potevo fare a meno di chiedermi quanto pesassero le tue parole. Allora non sembravi aver bisogno di me. E dicesti che non eravamo ancora fidanzati… |
| MONICA | Ora siamo fidanzati. Almeno io lo sono. Sono fidanzata con te per sempre. |
| CHARLES | C’è un’altra spedizione di compere che dobbiamo fare! Ma tesoro, da quando ho ricevuto la tua lettera stamattina su tuo padre e Michael, e quelle persone del suo passato, ho cercato di pensare che cosa potrei fare per aiutarlo. Se è ricatto, e ha proprio tutta l’aria di esserlo, credi che potrei convincerlo a confidarsi con me? |
| MONICA | Oh Charles! Come potrebbe qualcuno ricattare papà? Papà, il più scrupoloso fra tutti, il più austero. È del tutto impossibile. Papà con un segreto colpevole nel passato! Proprio non riesco a immaginarlo. |
| (didascalia) | [CLAVERTON è entrato inosservato] |
| MONICA | Non ti aspettavo mai da quella parte, papà! Credevo che fossi in casa. Dove sei stato? |
| LORD CLAVERTON | Non lontano. In piedi sotto il grande faggio. |
| MONICA | Perché sotto il faggio? |
| LORD CLAVERTON | Mi sento attratto da quel punto. Non importa. Ho sentito quel che dicevi sui segreti colpevoli. Ci sono molte cose che non sono delitti, Monica, al di là di tutto ciò di cui la legge prende conoscenza: cedimenti momentanei, aberrazioni sconsiderate, resse temerarie, impulsi inspiegabili, attimi di cui ci pentiamo nell’attimo successivo, episodi che cerchiamo di nascondere al mondo. Non c’è stato nulla nella sua vita, Charles Hemington, che desideri dimenticare? Che desideri tenere ignoto? |
| CHARLES | Ci sono certamente cose che dimenticherei volentieri, signore, o piuttosto, che vorrei non fossero mai accadute. Posso pensare a cose che tu ancora non sai di me, Monica, ma non c’è nulla che io desideri mai nasconderti. |
| LORD CLAVERTON | Se non c’è nulla, davvero nulla, che lei non possa dire a Monica, allora per lei va tutto bene. Siete innamorati l’uno dell’altra — non ho bisogno che mi si dica quel che ho visto da me! E se non c’è nulla che le nasconda, per quanto importante lei possa ritenere di nasconderlo al resto del mondo — la sua anima è salva. Se un uomo ha una persona, una sola nella vita, a cui sia disposto a confessare ogni cosa — e questo comprende, badi bene, non solo le cose criminose, non solo la turpitudine, la meschinità e la viltà, ma anche le situazioni che sono semplicemente ridicole, quando ha fatto lo sciocco (e chi non l’ha fatto?) — allora ama quella persona, e il suo amore lo salverà. Temo di non aver mai amato nessuno, davvero. No, la mia Monica la amo — ma c’è un impedimento: è impossibile essere del tutto onesti con la propria figlia se non si è mai stati onesti con qualcuno più grande, alla pari. A una figlia non ci si può rivelare finché è bambina. E quando è cresciuta, a quel tempo ti sei già tessuto intorno una tale ragnatela di finzione! Ho passato la vita a cercare di dimenticare me stesso, a cercare di identificarmi con la parte che avevo scelto di recitare. E più a lungo fingiamo, più diventa difficile lasciar cadere la finzione, uscire di scena, rimettersi i propri abiti e parlare da se stessi. Così ero diventato un idolo per Monica. Adorava la parte che recitavo: come potevo essere sicuro che avrebbe amato l’attore se lo avesse visto, fuori di scena, senza costume né trucco e senza le sue parole di scena. Monica! Ho avuto il tuo amore con l’inganno. Ora sono stanco di sostenere quelle finzioni, ma spero che tu trovi ancora un po’ di amore nel cuore per tuo padre, quando lo conoscerai per quel che è, l’attore finito. |
| MONICA | Credo che ti amerei soltanto di più, papà, quanto più sapessi di te. Ti capirei meglio. Non c’è nulla che io tema di imparare su Charles, non c’è nulla che io tema di imparare su di te. |
| CHARLES | Pensavo, signore — perdoni il sospetto — da quel che Monica mi ha raccontato dei suoi compagni d’albergo, due persone che, dice, vantano una conoscenza lunghissima — pensavo che se c’è qualche questione di ricatto, ne ho visto qualcosa nella mia pratica forense. Sono sicuro di poter aiutare. |
| MONICA | Oh papà, lascialo fare. |
| CHARLES | Almeno, credo di conoscere l’uomo migliore per consigliarla. |
| LORD CLAVERTON | Ricatto? Sì, ho già sentito quella parola, non molto tempo fa. Quando gli chiesi che cosa volesse. Oh no, disse, non voglio nulla da te salvo la tua amicizia e la tua compagnia. È un uomo ricchissimo. E lei è una donna ricca. Se la gente ti ricatta solo per avere la tua compagnia, temo che la legge non possa toccarla. |
| CHARLES | Allora perché dovrebbe subire? Perché non lasciare Badgley e sfuggire loro? |
| LORD CLAVERTON | Perché non sono reali, Charles. Sono soltanto fantasmi: spettri del mio passato. Sono sempre stati con me, anche se solo di recente ho scoperto che le persone vive i cui fantasmi mi tormentavano sono soltanto esseri umani, maligni, meschini, e vedo me stesso emergere dalla mia esistenza spettrale in qualcosa che somiglia alla realtà. |
| MONICA | Ma che cosa volevano dire i fantasmi? Per tutti questi anni li hai tenuti per te. La mamma ne sapeva? |
| LORD CLAVERTON | Tua madre non ne sapeva nulla. E io so di non aver mai conosciuto tua madre, come lei non conobbe mai me. Pensavo che non avrebbe mai capito o che sarebbe stata gelosa dei fantasmi che mi perseguitavano. E sono ancora di quel parere. Come si apre il cuore quando si è certi della risposta sbagliata? Come si fa una confessione senza speranza di assoluzione? Non fu colpa sua. Non ci capimmo mai. E così vivemmo, con un profondo silenzio fra noi, e lei morì in silenzio. Non aveva nulla da dirmi. Penso a tua madre, quando giaceva morente: del tutto priva d’interesse per la vita che le stava dietro e del tutto indifferente a qualunque cosa le stesse davanti. |
| MONICA | È tempo di rompere il silenzio! Condividi con noi i tuoi fantasmi! |
| CHARLES | Ma questi sono soltanto esseri umani, con cui si può fare i conti. |
| MONICA | O soltanto fantasmi, che si possono esorcizzare! Chi sono, e che cosa rappresentano nella tua vita? |
| LORD CLAVERTON | … Eppure hanno fatto entrambi meglio per sé in conseguenza di tutto questo. Lui l’ha ammesso, Fred Culverwell… |
| MONICA | Fred Culverwell? Chi è Fred Culverwell? |
| LORD CLAVERTON | Non esiste più. È Federico Gomez, il centroamericano, un uomo che si è fatto una fortuna coi suoi metodi particolari, un uomo di grande importanza e del più alto prestigio nel paese che ha adottato. Ha perfino dei figli che seguono le orme del padre e che hanno anch’essi successo. Che cosa sarebbe stato se non avesse conosciuto me? Soltanto un maestro di scuola in un oscuro ginnasio da qualche parte nelle Midlands. Quanto a Maisie Batterson… |
| MONICA | Maisie Batterson? Chi è Maisie Batterson? |
| LORD CLAVERTON | Non esiste più. Né la stella della commedia musicale, Maisie Montjoy. C’è Mrs. John Carghill, la ricca vedova. Ma Freddy Culverwell e Maisie Batterson, e anche Dick Ferry, e Richard Ferry — questi sono i miei fantasmi. Erano persone con del buono dentro, persone che avrebbero potuto essere molto diverse da Gomez, da Mrs. Carghill e da Lord Claverton. Freddy mi ammirava, quando eravamo a Oxford; che cosa feci della sua ammirazione? Lo indussi ad acquistare gusti superiori ai suoi mezzi: e così diventò un falsario. E così scontò la sua pena. Fui io responsabile di quella debolezza in lui? Sì, lo fui. Con che facilità ignoriamo il fatto che chi ci ammira imiterà i nostri vizi oltre alle nostre virtù — o qualunque siano le qualità per cui ci ammirava! E questo a sua volta può nutrire i difetti con cui è nato. E Maisie mi amava, con quella capacità di amare che aveva — centrata su di sé e sciocca — ma dobbiamo rispettare sempre l’amore quando lo incontriamo; anche quando è vano ed egoista, non dobbiamo abusarne. È in questo che ho mancato. E il ricordo mi rode. |
| CHARLES | Ma lo stesso, queste due persone non devono perseguitarla. Non possiamo permetterlo. Che presa hanno su di lei? |
| LORD CLAVERTON | Soltanto la presa di chi sa qualcosa di poco onorevole, di disonorante… |
| MONICA | Allora, papà, dovresti dirci quel che loro già sanno. Perché dovresti nascondere a chi ti ama quel che è così ben noto a chi ti odia? |
| LORD CLAVERTON | Ve lo dirò molto brevemente e semplicemente. Quanto a Frederick Culverwell, rientra nella mia vita per farsi promemoria di una certa occasione il cui ricordo, lui lo sa molto bene, mi ha sempre perseguitato. Tornavo in macchina a Oxford. Avevamo con noi due ragazze. Era tarda notte. Una strada secondaria. Investii un vecchio disteso sulla strada e non mi fermai. Poi un altro lo investì. Un camionista. Si fermò e fu arrestato, ma più tardi fu prosciolto. Fu accertato con certezza che il vecchio era morto di morte naturale ed era stato investito quando era già morto. Era solo un cadavere quello che avevamo investito, e dunque nessuno di noi due lo uccise. Ma io non mi fermai. E per tutta la vita ho sentito, di tanto in tanto, quando meno me l’aspettavo, fra la veglia e il sonno, una voce che sussurrava: «non ti sei fermato!» Conoscevo quella voce: era quella di Fred Culverwell. |
| MONICA | Povero papà! Per tutta la vita! E nessuno con cui dividerlo; non ho mai saputo quanto fossi solo né perché lo fossi. |
| CHARLES | E Mrs. Carghill: che cosa ha contro di lei? |
| LORD CLAVERTON | Fui il suo primo amante. L’avrei sposata — ma mio padre lo impedì: fece in modo che le convenisse non sposarmi — era il suo modo di dirlo — e naturalmente fece in modo che mi convenisse non sposarla. In realtà eravamo del tutto disadatti l’uno all’altra. Eppure aveva una singolare attrattiva fisica che nessun’altra donna ha avuto. E lei lo sa. E sa che il fantasma dell’uomo che ero si aggrappa ancora al fantasma della donna che era Maisie. Saremmo stati poveri, avremmo certamente litigato, saremmo stati infelici, forse saremmo arrivati al divorzio; ma lei non ha dimenticato né perdonato. |
| CHARLES | Quest’uomo, e questa donna, che sono così vendicativi: non vede che erano in colpa quanto lei e che lo sanno? È per questo che sono animati dalla vendetta — è il loro mezzo per giustificare sé stessi. Li lasci raccontare le loro versioni delle loro miserabili storie. Le sussurrino pure. Non possono farle male. |
| LORD CLAVERTON | Il suo ragionamento è abbastanza solido. Ma è irrilevante. Ciascuno di loro ricorda un’occasione in cui io scappai. Molto bene. Adesso non scapperò — non scapperò da loro. È attraverso questo incontro che alla fine sfuggirò loro. — Ho fatto la mia confessione a te, Monica: è il primo passo compiuto verso la mia libertà, e forse il più importante. So che cosa pensate. Pensate che io soffra di una coscienza morbosa, di rimuginare su colpe che avrei ben potuto dimenticare. Pensate che io stia peggiorando, mentre sto proprio guarendo! È difficile far capire agli altri la grandezza di cose che a loro paiono meschine; è più difficile confessare il peccato in cui nessuno crede che il delitto che tutti sanno apprezzare. Perché il delitto è in relazione alla legge e il peccato è in relazione al peccatore. Ciò che ha fatto la differenza in questi ultimi cinque minuti non è l’enormità dei miei misfatti ma il fatto della mia confessione. E a te, Monica, a te, fra tutte le persone. |
| CHARLES | Le concedo tutto questo. Ma che cosa si propone? Per quanto tempo. Lord Claverton, resterà qui a sopportare questa persecuzione? |
| LORD CLAVERTON | Fino alla fine. Il luogo e il tempo della liberazione sono, credo, determinati. Non diciamo altro. Intanto, sono certo che stanno cospirando contro di me. Vedo Mrs. Carghill che arriva. |
| MONICA | Andiamocene. |
| LORD CLAVERTON | Resteremo qui. Che ci raggiunga. |
| (didascalia) | [Entra MRS. CARGHILL] |
| MRS | CARGHILL. L’ho cercata dappertutto, Richard! Ho notizie eccitantissime per lei! Ma sospetto… Oso? Sì, ne sono sicura, Monica! Lo capisco dal cambiamento della sua espressione oggi; questo dev’essere il suo fidanzato. Me lo presenti. |
| MONICA | Il signor Charles Hemington. Mrs. Carghill. |
| CHARLES | Piacere. |
| MRS | CARGHILL. Che nome delizioso! |
| CHARLES | Sono lieto che il mio nome incontri la sua approvazione, Mrs. Carghill. |
| MRS | CARGHILL. E mi lasci congratularmi con lei, signor Hemington. È un uomo fortunatissimo, ad avere una ragazza come Monica. Mi interesso moltissimo del suo avvenire. Si figuri! La conosco solo da due giorni! Ma mi sento già come una madre per lei. Si può dire che per un pelo non sono stata sua madre! Conosco suo padre da moltissimo tempo, e ci fu un momento in cui per poco non lo sposai, oh, tanto tempo fa. Dunque vede, signor Hemington, sono arrivata a considerarla la mia figlia adottiva. Tanto che mi pare strano chiamarla signor Hemington: la chiamerò Charles! |
| CHARLES | Come vuole, Mrs. Carghill. |
| LORD CLAVERTON | Diceva di avere notizie eccitanti per noi. Le andrebbe di darcele? |
| MRS | CARGHILL. Riguardano il caro Michael. |
| LORD CLAVERTON | Oh? Che cosa riguardo a Michael? |
| MRS | CARGHILL. Mi ha raccontato tutta la sua storia. Lei lo ha crudelmente frainteso, Richard. Quanto deve aver sofferto! E allora mi sono messa a pensare. So che mi ha sempre creduta assolutamente priva di cervello, ma ogni tanto ho un’idea o due. E alla fine ho scoperto quel che Michael voleva davvero per ricominciare. Vuole andare all’estero! E farsi la sua strada nel mondo. È naturalissimo. E allora ho pensato: perché non rivolgersi al señor Gomez? È un uomo ricco, e molto importante nel suo paese. E amico del padre di Michael! E l’ho trovato fin troppo pronto ad aiutare. |
| LORD CLAVERTON | E che cosa ha saputo suggerire il señor Gomez? |
| MRS | CARGHILL. Ah! Questa è la sorpresa a cui sono venuta a prepararla. Il caro Michael è così felice — tutti i suoi problemi sono risolti; ed era così perplesso, agnellino. Rallegriamoci tutti insieme. |
| (didascalia) | [Entrano GOMEZ e MICHAEL] |
| LORD CLAVERTON | Beh, Michael, sai che ti aspettavo stamattina, ma non sei mai venuto. |
| MICHAEL | No, papà. Ti spiego perché. |
| LORD CLAVERTON | E vengo a sapere che hai discusso i tuoi problemi con Mrs. Carghill e poi col señor Gomez. |
| MICHAEL | Quando ti parlai, papà, del mio desiderio di andare all’estero, tu non riuscisti a vedere il mio punto di vista. Che senso ha inseguire mezzo mondo per lo stesso tipo di impiego che mi hai procurato qui a Londra? Con un altro Sir Alfred che si costituirebbe custode della mia morale e ti manderebbe rapporti. Un posto qualunque dove tutti sogghignerebbero sul tizio venuto da Londra, l’inglesuccio mantenuto per cui era stato creato un impiego. No! Voglio andare dove posso farmi la mia strada, non essere semplicemente tuo figlio. Questo il señor Gomez lo capisce. Capisce il mio punto di vista, se tu non lo capisci. E mi ha offerto un impiego che è proprio quel che volevo. |
| LORD CLAVERTON | Sì, vedo il vantaggio di un impiego creato per te dal señor Gomez… |
| MICHAEL | Non è creato per me. Il señor Gomez è venuto a Londra a cercare un uomo che lo riempisse, e pensa che io sia proprio l’uomo. |
| GOMEZ | Sì, non è stato straordinario. |
| LORD CLAVERTON | Certo che sei proprio l’uomo che il señor Gomez vuole, ma in un senso diverso, e per ragioni diverse da quelle che pensi. Lascia che ti dica di Gomez. È improbabile che cerchi di farsi custode della tua morale; il suo vero nome è Culverwell… |
| GOMEZ | Mio caro Dick, stai sprecando il tuo tempo, a ripassare storia antica. Michael la sa già. Gliel’ho detto io stesso. Ho pensato che fosse meglio che imparasse i fatti da me prima di sentire la tua versione distorta. Ma, Dick, mi ha punto quell’insinuazione sul fatto che io non sarei custode della morale di Michael. È proprio quel che dovrei essere! E quanto appropriato, vero, Dick, se ricordiamo che tu una volta fosti custode della mia morale: anche se, certo, tu andavi un po’ più veloce di me. |
| LORD CLAVERTON | Su quel punto, Fred, stai sprecando il tuo tempo: mia figlia e il mio futuro genero capiscono quell’allusione. Ho raccontato loro la storia a spiegazione della nostra… intimità che li lasciava perplessi. |
| MRS | CARGHILL. Oh,Richard! Ha spiegato loro anche la nostra intimità? |
| LORD CLAVERTON | Certo che l’ho fatto. |
| MRS | CARGHILL. Il romanzo della mia vita. Vostro padre era semplicemente irresistibile a quei tempi. Mi sciolsi la prima volta che mi guardò! Un giorno, Monica, le racconterò tutto. |
| MONICA | Mi basta quel che già so, Mrs. Carghill, su di lei. |
| MRS | CARGHILL. Ma allora ero bellissima. |
| GOMEZ | Ne siamo certi! Lei è così bella adesso che possiamo ben immaginarla a… che età aveva? |
| MRS | CARGHILL. Appena diciotto anni. |
| LORD CLAVERTON | Dunque, Michael, il señor Gomez dice di averti raccontato la sua storia. Ci ha incluso il fatto che ha scontato una pena in carcere? |
| MICHAEL | Mi ha detto tutto. Fu la sua esperienza con te che lo ha reso così comprensivo della mia situazione. |
| LORD CLAVERTON | E lo ha fatto inventare il posto per cui era venuto a cercare l’uomo. |
| MICHAEL | Non me ne importa nulla. Mi ha offerto l’impiego con uno stipendio bello grosso, e qualche extra sulle provvigioni. Là si è fatto una fortuna. San Marco per me! |
| LORD CLAVERTON | E quali saranno i tuoi compiti? Lo sai? |
| MICHAEL | Non siamo entrati nei dettagli. C’è tempo per quello, dopo. |
| GOMEZ | Molto meglio aspettare di essere arrivati là. La natura degli affari a San Marco si spiega più facilmente a San Marco che in Inghilterra. |
| LORD CLAVERTON | Forse hai intenzione di cambiare nome in Gomez? |
| GOMEZ | Oh no, Dick, ci sono un mucchio di altri buoni nomi. |
| MONICA | Michael, Michael, non puoi abbandonare la tua famiglia e il tuo stesso io — è una specie di suicidio. |
| CHARLES | Michael, lei crede che il señor Gomez sia ispirato dalla benevolenza — |
| MICHAEL | Le ho detto che era venuto a Londra in cerca di un uomo per un posto importante nel suo organico — |
| CHARLES | Un posto la cui natura resta molto vaga |
| MICHAEL | È riservato, le dico. |
| CHARLES | Me lo immagino: altamente riservato… |
| GOMEZ | Attento, signor avvocato. Dovrebbe sapere qualcosa sulla legge in materia di diffamazione. Ecco Mrs. Carghill, un testimone attendibile. |
| CHARLES | So abbastanza sulla legge in materia di libello e diffamazione da sapere che difficilmente lei la invocherà. E, Michael, ecco un altro punto su cui riflettere: il señor Gomez le ha offerto un posto a San Marco, il señor Gomez le paga il viaggio… |
| MICHAEL | E un anticipo sullo stipendio. |
| CHARLES | Il señor Gomez le paga il viaggio… |
| GOMEZ | Proprio come tanti anni fa suo padre pagò il mio. |
| CHARLES | Questo ricambio di una gentilezza passata le dà senza dubbio piacere? |
| GOMEZ | Sì, è sempre piacevole saldare un vecchio debito. E meglio tardi che mai. |
| CHARLES | Vedo il suo punto di vista. Può davvero avere fiducia, Michael, in un uomo che mira a soddisfare, per mezzo di lei, il suo rancore di una vita contro suo padre? Ricordi, si mette completamente in potere di un uomo che non conosce, della natura dei cui affari non sa nulla. Tutto ciò di cui può essere sicuro è che ha scontato una pena in carcere per falso. |
| GOMEZ | Beh, Michael, che ne dici di tutto questo? |
| MICHAEL | Dirò che Hemington ha una bella faccia tosta. Il señor Gomez e io ne abbiamo parlato a lungo, Hemington… |
| GOMEZ | Da due uomini di mondo, abbiamo discusso le cose con grande franchezza; e posso dirle che Michael ha la testa ben avvitata sul collo. Ha cervello, ha fiuto. Quando tornerà potrà rilevarla molte volte tanto. |
| MRS | CARGHILL. Richard, credo sia ora che mi unisca alla conversazione. Il mio defunto marito, il signor Carghill, era un uomo d’affari — vorrei che lei l’avesse conosciuto, señor Gomez! Vi somigliate moltissimo per certi versi — e dunque me ne intendo di affari. Me lo diceva il signor Carghill. Ora, Michael ha grandi capacità per gli affari. L’ho visto io, e lo vede il señor Gomez. Ha semplicemente sofferto, povero ragazzo, di frustrazione. Ha aspettato tutto questo tempo l’occasione di far uso dei suoi doni; e ora l’occasione — l’occasione è venuta a bussare alla porta. Richard, non deve sbarrargli la strada. Sarebbe vergognoso. |
| LORD CLAVERTON | Non posso sbarrargli la strada, come lei sa molto bene. Michael è un agente libero. Perciò, se sceglie di mettersi in tuo potere, Fred Culverwell, di stipulare di sua volontà la propria schiavitù, io non posso impedirglielo. Ho qualcosa da dirti, Michael, prima che tu vada. Non ti ripudierò mai, anche se tu ripudi me. Ora vedo chiaramente i moltissimi errori che ho commesso per tutta la vita, errore sopra errore, i tentativi sbagliati di correggere gli errori con metodi che si sono rivelati altrettanto sbagliati. Vedo che tua madre e io, non riuscendo a capirci l’un l’altra, ti abbiamo entrambi frainteso per le nostre vie divergenti. Quando penso alla tua infanzia, quando penso al bambino felice che era Michael, quando penso alla tua fanciullezza e alla tua adolescenza, e vedo come tutti gli sforzi rivolti al tuo bene siano riusciti soltanto a vanificarsi a vicenda, come posso provare altro che dolore e rimorso? |
| MONICA | Oh Michael, ricorda, sei il mio unico fratello e io sono la tua unica sorella. Non mi hai mai badato molto. Crescendo, di rado avevamo gli stessi amici. Davo tutto questo per scontato. Così non ho saputo fino a ora quanto significhi per me avere un fratello. |
| MICHAEL | Ma certo, Monica. Sai che ti voglio molto bene, anche se non ci è mai sembrato di avere molto in comune. Ricordo, quando tornavo a casa per le vacanze, come mi dava sui nervi vederti sempre seduta lì col naso in un libro. E una volta la mamma ti strappò un libro di mano e lo gettò nel fuoco. Come risi! Non sembravi nemmeno mai desiderare un flirt, e i miei amici mi punzecchiavano sulla mia sorella intellettuale. Ma lo stesso ti volevo bene, e te ne vorrò sempre. Non ci vediamo spesso, ma se ci vogliamo bene, questo non deve interferire con la tua vita né con la mia. |
| MONICA | Oh Michael, non hai capito una sola parola di quel che ho detto. Devi farti la tua vita, naturalmente, proprio come io devo farmi la mia. Non è questione del tuo andare all’estero ma questione dello spirito che ha ispirato la tua decisione: se vuoi rinnegare tuo padre e la tua famiglia, che cosa resta fra te e me? |
| MICHAEL | Questo non fa nessuna differenza. Mi rivedrai. |
| MONICA | Ma chi sarai tu quando ti rivedrò? Chiunque tu sarai allora, fingerò sempre che sia lo stesso Michael. |
| CHARLES | E quando lascia l’Inghilterra? |
| MICHAEL | Appena troviamo un passaggio. E devo comprarmi l’equipaggiamento. Andiamo subito su a Londra. Il señor Gomez provvederà a quel che mi serve per quel clima. E vede, ha amici nel settore marittimo che pensa possano essere utili per ottenere le prenotazioni. |
| MRS | CARGHILL. È meraviglioso, señor Gomez, come lei sistema tutto! — Non appena gli ho messo davanti la mia proposta l’aveva già pianificata tutta! È stata davvero un’ispirazione — da parte mia, intendo. Mi ascolta, Richard? Ha un’aria molto distratta. Dovrebbe essere emozionato! |
| LORD CLAVERTON | È dunque un addio, Michael? |
| MICHAEL | Beh, dipende. Potrei fare un salto ancora. Se serve a qualcosa. Personalmente, penso che quando si è presa una decisione tanto vale dirsi addio subito e farla finita. |
| LORD CLAVERTON | Sì, se te ne vai, e non vedo modo di fermarti, allora sono d’accordo con te, prima è, meglio è. Potremmo non incontrarci mai più, Michael. |
| MICHAEL | Non vedo perché no. |
| GOMEZ | Alla fine di cinque anni avrà il suo primo congedo. |
| MICHAEL | Beh… non c’è altro da dire, vero? |
| LORD CLAVERTON | Nulla del tutto. |
| MICHAEL | Allora tanto vale che andiamo. |
| GOMEZ | Sì, tanto vale che andiamo. Alla fine mi sarai grato, Dick. |
| MRS | CARGHILL. Un genitore non è sempre la persona giusta, Richard, per risolvere i problemi di un figlio. A volte un estraneo, un amico di famiglia, vede più chiaro. |
| GOMEZ | Non che io ne meriti alcun merito. Possiamo solo considerarlo un colpo di fortuna che io sia venuto in Inghilterra proprio nel momento in cui potevo essere utile. |
| MRS | CARGHILL. È davvero provvidenziale! |
| MONICA | Addio Michael. Mi lascerai scriverti? |
| GOMEZ | Oh, sono contento che me l’abbia ricordato. Ecco il mio biglietto da visita con l’indirizzo completo. Lo potrà sempre raggiungere lì. Ma ci vogliono alcuni giorni, sa, anche per via aerea. |
| MONICA | Prendi il biglietto, Charles. Se ti scrivo, Michael, risponderai mai? |
| MICHAEL | Ma certo, Monica. Sai che non sono un gran corrispondente; ma ti manderò una cartolina, ogni tanto, giusto per farti sapere che me la passo bene. |
| LORD CLAVERTON | Sì, scrivi a Monica. |
| GOMEZ | Beh, addio Dick. E addio Monica. Addio, signor… Hemington. |
| MONICA | Addio Michael. |
| (didascalia) | [Escono MICHAEL e GOMEZ] |
| MRS | CARGHILL. Temo che le sembri terribilmente improvviso, Richard; non è così improvviso. Ne abbiamo parlato a lungo. Ma ho una notiziola mia: il prossimo autunno parto per l’Australia, su consiglio del mio medico. E al ritorno il señor Gomez mi ha invitata a visitare San Marco. Sono così emozionata! Ma quel che più mi fa piacere è che potrò portarle notizie di Michael. E ora che ci siamo ritrovati, dobbiamo restare sempre in contatto. Ma è meglio che riposi ora. Ha un’aria piuttosto stanca. Corro a salutarli alla partenza. |
| (didascalia) | [Esce MRS. CARGHILL] |
| MONICA | Oh papà, papà, mi dispiace tanto! Ma forse, forse Michael imparerà la lezione. Credo che tornerà. Se sarà tutto un fallimento, la nostalgia di casa, ne sono certa, ce lo riporterà; se prospererà, questo gli darà fiducia — è solo la fiducia in sé che manca a Michael. Oh papà, non siamo io e te che lui rifiuta, ma se stesso, l’infelice sé di cui si vergogna. Sono sicura che ci ama. |
| LORD CLAVERTON | Monica mia cara, quel che dici mi arriva dritto a casa. Ho paura per Michael; tuttavia hai ragione a sperare in qualcosa di meglio. E quando tornerà, se tornerà, so che tu e Charles farete quel che potrete per fargli sentire che non è estraneo a voi. |
| CHARLES | Lo faremo davvero. Saremo pronti ad accoglierlo e a dargli tutto l’aiuto che possiamo. Ma siete voi due insieme a fare la forza che lo attirerà: lei e Monica uniti. |
| LORD CLAVERTON | Io non sarò qui. Mi ha sentito dirgli che questo poteva essere un addio definitivo. Adesso ne sono sicuro. Forse è meglio così. |
| MONICA | Che cosa vuoi dire, papà? Sarai qui ad accoglierlo. Ma di una cosa sono convinta: devi lasciare Badgley Court. |
| CHARLES | Monica ha ragione. Dovrebbe andarsene. |
| LORD CLAVERTON | Questo forse vi sorprenderà: adesso mi sento in pace. È la pace che segue alla contrizione quando la contrizione segue alla conoscenza della verità. Perché ho sempre voluto dominare i miei figli? Perché tracciai un sentiero angusto per Michael? Perché volevo perpetuare me stesso in lui. Perché volli tenerti tutta per me, Monica? Perché volevo che dessi la tua vita ad adorare l’uomo che fingevo a me stesso di essere, così da poter credere alle mie stesse finzioni. Solo adesso ho avuto l’illuminazione di sapere che cos’è l’amore. Crediamo tutti di saperlo, ma quanto pochi di noi lo sanno! E adesso mi sento felice — a dispetto di tutto, a dispetto della ragione, sono stato sfiorato dall’ala della felicità. E sono felice, Monica, che tu abbia trovato un uomo che puoi amare per l’uomo che è davvero. |
| MONICA | Oh papà, ti ho sempre amato, ma ti amo di più da quando sono arrivata a conoscerti qui, a Badgley Court. E ti amo di più perché amo Charles. |
| LORD CLAVERTON | Sì, mia cara. Il tuo amore è per il vero Charles, non per una finzione, come lo era il tuo amore per me. |
| MONICA | Ma non adesso, papà! È il vero te che io amo — l’uomo che sei, non l’uomo che credevo fossi. |
| LORD CLAVERTON | E Michael — io lo amo, anche per avermi rifiutato, perché il me che ha rifiutato lo rifiuto anch’io. Sono stato liberato dall’io che finge di essere qualcuno; e diventando nessuno, comincio a vivere. Vale la pena di morire, per scoprire che cos’è la vita. E amo te, figlia mia, tanto più veramente perché so che c’è qualcuno che ami più di tuo padre — che tu ami e sei amata. E ora che amo Michael, credo, per la prima volta — ricorda, mia cara, sono solo un principiante nella pratica dell’amare — beh, questo è già qualcosa. Vi lascio per un poco. Questa è la sua prima visita da noi a Badgley Court, Charles, e non è affatto quel che si aspettava. Mi dispiace che abbia dovuto vedere tanto di persone e di situazioni poco gradevoli. Voi due dovreste avere un po’ di tempo insieme. Le lascio Monica. Abbia cura di lei, Charles, ora e sempre. Vado a fare due passi. |
| MONICA | A quest’ora del giorno? Non andrai lontano, vero? Sai che non ti è permesso restare fuori tardi in questa stagione. Fa freddo all’imbrunire. |
| LORD CLAVERTON | Sì, fa freddo all’imbrunire. Ma starò abbastanza al caldo. Non andrò lontano. |
| (didascalia) | [Esce CLAVERTON] |
| CHARLES | È un uomo molto diverso dall’uomo che era. È come se fosse passato per una porta invisibile a noi e si fosse voltato a guardarci indietro con uno sguardo d’addio. |
| MONICA | Non riesco a capire perché sia andato a passeggiare. |
| CHARLES | Voleva lasciarci soli insieme! |
| MONICA | Sì, voleva lasciarci soli insieme. Eppure, Charles, benché siamo stati soli oggi soltanto pochi minuti, ho sentito per tutto il tempo… |
| CHARLES | So che cosa stai per dire! Eravamo soli insieme, in qualche modo misterioso, perfino con Michael, e malgrado quella gente, perché in qualche modo avevamo cominciato ad appartenerci, e quella consapevolezza… |
| MONICA | era uno scudo che proteggeva entrambi… |
| CHARLES | così che ora siamo consapevoli di una persona nuova che è te e me insieme. Oh mia cara, ti amo fino ai limiti della parola, e oltre. È strano che le parole siano tanto inadeguate. Eppure, come l’asmatico che lotta per il respiro, così l’amante deve lottare per le parole. |
| MONICA | Ti ho amato dal principio del mondo. Prima che tu e io nascessimo, l’amore era già lì a portarci l’uno verso l’altra. Oh papà, papà! Adesso potrei parlarti. |
| CHARLES | Lascia che vada a cercarlo. |
| MONICA | Andremo da lui insieme. È qui vicino. Anche se è andato troppo lontano per tornare da noi. È sotto il faggio. Lì è quieto e freddo. Diventando nessuno, è diventato se stesso. Adesso è soltanto mio padre, e di Michael. E io sono felice. Non è strano, Charles, essere felice in questo momento? |
| CHARLES | Non è affatto strano. Il morto ha riversato una benedizione sui vivi. |
| MONICA | La vecchiaia e la decrepitezza non possono avere terrori per me, la perdita e la vicissitudine non possono atterrirmi, nemmeno la morte può sgomentarmi o stupirmi, fissa come sono nella certezza dell’amore immutabile. Mi sento del tutto sicura in te; sono una parte di te. Ora portami da mio padre. SIPARIO Gli interpreti della prima rappresentazione al Festival di Edimburgo 25 agosto – 30 agosto 1958 Monica Claverton-Ferry ANNA MASSEY Charles Hemington RICHARD GALE Lambert GEOFFREY KERR Lord Claverton PAUL ROGERS Federico Gomez WILLIAM SQUIRE Mrs. Piggott DOROTHEA PHILLIPS Mrs. Carghill EILEEN PEEL Michael Claverton-Ferry ALEC MCCOWEN Presentato da HENRY SHEREK Regia di E. MARTIN BROWNE Scene di HUTCHINSON SCOTT APPENDICE POESIE SCRITTE IN PRIMA GIOVINEZZA |