THE FAMILY REUNION Persons AMY, DOWAGER LADY MONCHENSEY, IVY, VIOLET, and AGATHA, her younger sisters COL. THE HON. GERALD PIPER, and THE HON. CHARLES PIPER, brothers of her deceased husband MARY, daughter of a deceased cousin of Lady Monchensey DENMAN, a parlourmaid HARRY, LORD MONCHENSEY, Amy’s eldest son DOWNING, his servant and chauffeur DR. WARBURTON SERGEANT WINCHELL THE EUMENIDES The scene is laid in a country house in the North of England

Atto 1, Scena 1

THE FAMILY REUNION Persons AMY, DOWAGER LADY MONCHENSEY, IVY, VIOLET, and AGATHA, her younger sisters COL. THE HON. GERALD PIPER, and THE HON. CHARLES PIPER, brothers of her deceased husband MARY, daughter of a deceased cousin of Lady Monchensey DENMAN, a parlourmaid HARRY, LORD MONCHENSEY, Amy’s eldest son DOWNING, his servant and chauffeur DR. WARBURTON SERGEANT WINCHELL THE EUMENIDES The scene is laid in a country house in the North of England

Atto 1, Scena 1

Chi parlaBattuta
(didascalia)Il salotto, dopo il tè. Un pomeriggio di fine marzo.
(didascalia)AMY, IVY, VIOLET, AGATHA, GERALD, CHARLES, MARY
(didascalia)[Entra DENMAN per tirare le tende]
AMYNon ancora! Suonerò io per te. C’è ancora molta luce.


Non ho nulla da fare se non guardare le giornate allungarsi,
ora che sto in casa da ottobre a giugno,
e la rondine viene troppo presto e la primavera sarà finita
e il cuculo se ne sarà andato prima ch’io esca di nuovo.
O Sole, che una volta eri così caldo, o Luce che si dava per scontata
quando ero giovane e forte, e sole e luce non si cercavano
e la notte non si temeva e il giorno si attendeva
e ci si poteva fidare degli orologi, e il domani era certo
e il tempo non si fermava nel buio!
Accendi le luci. Ma lascia le tende aperte.
Ravviva il fuoco. Non verrà mai la primavera? Ho freddo.
AGATHAWishwood è sempre stato un luogo freddo, Amy.
IVYHo sempre detto ad Amy che dovrebbe andare al sud d’inverno.


Se fossi nella posizione di Amy, andrei al sud d’inverno.
Seguirei il sole, non aspetterei che il sole venisse qui.
Andrei al sud d’inverno, se potessi permettermelo,
invece di gelare, come faccio, a Bayswater, davanti a un fuoco a gas contando scellini.
VIOLETAndare al sud! alle biblioteche circolanti inglesi,


alle vedove di militari e ai cappellani inglesi,
alla gelida sedia a sdraio e al tè forte e freddo —
il forte, freddo, ristagnato, cattivo tè indiano.
CHARLESNon è affatto lo stile di Amy. Siamo gente cresciuta in campagna.


Amy è troppo a lungo avvezza ai nostri modi,
vivendo fra cavalli e cani e fucili,
per volere mai lasciare l’Inghilterra d’inverno.
Ma uno scapolo come me sta meglio a Londra:
un uomo può star comodissimo al suo circolo
perfino in un inverno inglese.
GERALDEbbene, quanto a me,


tornerei volentieri a fare il sottotenente
pur d’essere di nuovo in Oriente. Un clima incomparabile
per chi sappia usare un po’ di comune prudenza;
e i servitori ti curano molto meglio.
AMYI miei servitori sono perfettamente competenti, Gerald.


A questo bado ancora io.
VIOLETEbbene, quanto a me,


non andrei mai al sud, no, decisamente mai,
anche se potessi farlo bene come Amy:
l’Inghilterra è già abbastanza brutta, non andrei mai al sud
solo per vedere la gente più volgare —
a casa propria si può star fuori dai loro piedi;
gente con denari venuti chissà da dove —
GERALDDividendi di azioni aeronautiche.
VIOLETFanno il bagno tutto il giorno e ballano tutta la notte


col minimo assoluto di vestiti.
CHARLESÈ il bere cocktail che fa il male:


non c’è nulla al mondo di così cattivo per i giovani.
Tutto ciò che occorre a una persona civile
è un bicchiere o due di sherry secco prima di pranzo.
I giovani moderni non sanno che cosa bevono,
i giovani moderni non badano a che cosa mangiano;
hanno perduto il senso del gusto e dell’olfatto
per via dei loro cocktail e delle loro sigarette.
(didascalia)[Entra DENMAN con sherry e whisky. CHARLES prende sherry e GERALD whisky.]
CHARLESEcco a che si riduce.
(didascalia)[Accende una sigaretta]
IVYLa generazione più giovane


è indubbiamente decadente.
CHARLESLa generazione più giovane


non è quel che eravamo noi. Non ha la tempra,
non ha il senso della responsabilità.
GERALDSei molto duro con la generazione più giovane.


Io non li frequento più molto, per conto mio;
ma devo dire che ho incontrato esemplari molto per bene
e certi tiratori di prim’ordine — meglio di quanto fossi tu,
Charles, per quel che ricordo. E poi bisogna far la tara:
non abbiamo lasciato loro un mondo così comodo in cui vivere.
Lasciamo che la generazione più giovane parli da sé:
è la generazione di Mary. Lei che ne pensa?
MARYDavvero, cugino Gerald, se vuoi notizie


sulla generazione più giovane, devi chiederle a qualcun altro.
Temo di non meritare il complimento:
io non appartengo ad alcuna generazione.
(didascalia)[Esce]
VIOLETDavvero, Gerald, devo dire che sei molto privo di tatto,


e credo che Charles avrebbe potuto essere più riguardoso.
GERALDMi dispiace molto: ma perché s’è offesa?


Volevo solo tirarla nella conversazione.
CHARLESÈ una brava ragazza; ma per lei è un’età difficile.


Suppongo che vada per i trent’anni?
Dovrebbe sposarsi, ecco che cos’è.
AMYE si sarebbe sposata, se le cose fossero andate come volevo io.


Il ritorno di Harry non le rende le cose facili
in questo momento: ma la vita può ancora aggiustarsi.
Intanto lasciamo l’argomento. Meno se ne parla, meglio è.
GERALDA proposito, Amy,


quando devono arrivare tutti i ragazzi?
AMYNon voglio che l’orologio si fermi nel buio.


Se volete sapere perché non lascio mai Wishwood,
la ragione è questa. Tengo in vita Wishwood
per tenere in vita la famiglia, per tenerli uniti,
per tenere in vita me, e vivo per tenere in vita loro.
Nessuno di voi capisce quanto è vecchio,
e la morte verrà a voi come una mite sorpresa,
un brivido d’un attimo in una stanza vuota.
Solo Agatha pare scoprire nella morte un qualche senso
che io non trovo.
— Sono certa soltanto di Arthur e di John,
Arthur a Londra, John nel Leicestershire:


dovrebbero essere qui tutti e due in buon tempo per il pranzo.
Harry mi ha telefonato da Marsiglia,
sarebbe venuto in aereo a Parigi, e di là a Londra,
e sperava d’arrivare nel corso della serata.
VIOLETHarry è sempre stato il più probabile a far tardi.
AMYQuesta volta non sarà colpa sua.


Siamo molto fortunati d’avere Harry, comunque.
IVYE quando prenderai la tua torta di compleanno, Amy,


e aprirai i tuoi regali?
AMYDopo il pranzo:


è il momento migliore.
IVYÈ la prima volta


che non prendi la torta e i regali all’ora del tè.
AMYQuesta è un’occasione molto particolare,


come dovresti sapere. Sarà la prima volta
in otto anni che siamo tutti insieme.
AGATHASarà piuttosto penoso per Harry,


dopo otto anni e tutto ciò che è accaduto,
tornare a Wishwood.
GERALDPerché penoso?
VIOLETGerald! sai che cosa intende Agatha.
AGATHAIntendo penoso, perché tutto è irrevocabile,


perché il passato è irrimediabile,
perché il futuro si può costruire soltanto
sul passato reale. Vagando ai tropici
o contro la scena dipinta del Mediterraneo,
Harry deve avere spesso ricordato Wishwood —
il tè in camera dei bambini, le vacanze di scuola,
le audaci imprese sul vecchio pony,
e avrà pensato di rientrare furtivo per la porticina.
Troverà un nuovo Wishwood. Adattarsi è difficile.
AMYNulla è cambiato, Agatha, a Wishwood.


Tutto è tenuto com’era quando lui partì,
tranne il vecchio pony, e il setter bastardo
che ho dovuto far sopprimere.
Nulla è stato cambiato. Ci ho badato io.
AGATHASì. Intendo che a Wishwood troverà un altro Harry.


L’uomo che torna dovrà incontrare
il ragazzo che partì. Là presso le scuderie,
nella rimessa delle carrozze, nel frutteto,
nella piantagione, giù per il corridoio
che portava alla camera dei bambini, dietro l’angolo
dell’ala nuova, dovrà affrontarlo —
e non sarà un angolo molto allegro.
Quando viene il cappio del tempo — e non viene per tutti —


il nascosto è rivelato, e gli spettri si mostrano.
GERALDNon capisco affatto di che cosa parli.


Sembra tu voglia metterci tutti di malumore.
Devo dire che non è allegro per il compleanno di Amy
né per il ritorno di Harry. Fatelo sentire a casa sua, dico io!
Fategli sentire che ciò che è successo non conta.
Ha preso la sua medicina, non ho dubbi.
Che si risposi e mandi avanti Wishwood.
AMYGrazie, Gerald. Benché Agatha intenda,


di regola, assai più di quanto le piaccia lasciar trapelare,
devo dire che sono d’accordo con te.
CHARLESNon gli scrissi mai quando perdette la moglie —


fu press’a poco un anno fa, non è vero?
Credi che dovrei accennarne ora?
Mi pare troppo tardi.
AMYTroppo tardi, senz’altro.


Se vorrà parlarne lui, è un altro conto;
ma non credo che lo farà. Vorrà dimenticarlo.
Non uso mezzi termini davanti alla famiglia:
non si può chiamarlo altro che una benedetta liberazione.
VIOLET, io la chiamo provvidenziale.
IVYEppure dev’essere stato tremendo,


specialmente perdere qualcuno in quel modo —


spazzata via dal ponte in mezzo a una tempesta,
e senza nemmeno recuperare il corpo.
CHARLES«Ben nota Pari d’Inghilterra scompare da un transatlantico».
GERALDSì, è strano pensare a lei come stabilmente scomparsa.
VIOLETAveva bevuto?
AMYNon glielo chiederei mai.
IVYSu queste cose è molto meglio non indagare.


Può averlo fatto in un accesso d’ira.
GERALDIo non l’ho mai incontrata.
AMYSono molto lieta che tu non l’abbia incontrata.


Sono molto lieta che nessuno di voi l’abbia mai incontrata.
Renderà la situazione molto più facile,
ed è per questo che tenevo tanto che foste tutti qui.
Non sarebbe mai stata una della famiglia,
non desiderò mai essere una della famiglia,
voleva soltanto tenerselo per sé
per soddisfare la propria vanità. Per questo se lo trascinò
per tutta l’Europa e per mezzo il mondo
in alberghi costosi e in compagnie poco desiderabili
che poteva scegliersi lei. Non volle mai
i parenti di Harry né i vecchi amici di Harry;
non volle mai adattarsi a Harry,
ma soltanto abbassare Harry al proprio livello.
Ombra inquieta, tremante, dipinta
in vita, è meno d’un’ombra nella morte.
Tanto vale che sappiate tutti la verità
per amore del futuro. Non ci può essere dolore
né rimpianto né rimorso.
L’avrei impedito se avessi potuto. Per amore del futuro:
Harry deve prendere il comando a Wishwood
e spero che riusciremo a costruire la sua felicità futura.
Non discutete della sua assenza. Comportatevi soltanto
come se nulla fosse accaduto in questi otto anni.
GERALDSarà un poco difficile.
VIOLETSciocchezze, Gerald!


Devi capire da te che è l’unica cosa da fare.
AGATHACosì, con devozione attentissima,


così, con cura precisa
del particolare, con preparazione invadente
di ciò che è già preparato,
gli uomini stringono il nodo della confusione
in perfetto malinteso,
proiettando una lampadina tascabile d’osservazione
sull’opacità l’uno dell’altro,
trascurando tutti gli avvertimenti
del mondo dietro l’angolo:
il discorso del vento nell’agrifoglio secco,
l’inclinazione della luna,
l’attrazione del passaggio buio,
la zampa sotto la porta.
CORO (IVY, VIOLET, GERALD e CHARLES). Perché ci sentiamo imbarazzati, impazienti, inquieti, a disagio,


radunati come attori dilettanti a cui non siano state assegnate le parti?


Come attori dilettanti in un sogno quando il sipario si alza, e si scoprono vestiti per un’altra commedia, o d’aver provato le parti sbagliate,


in attesa del fruscio in platea, del risolino in prima galleria, delle risate e dei fischi in loggione?
CHARLESAvrei potuto essere in St. James’s Street, in una poltrona comoda un po’ più vicina al fuoco.
IVYAvrei potuto essere in visita dalla cugina Lily a Sidmouth, se non avessi dovuto venire a questa festa.
GERALDAvrei potuto essere ospite di Compton-Smith, giù nella sua tenuta nel Dorset.
VIOLETAvrei dovuto aiutare Lady Bumpus, al Tè Americano del Vicario.
COROEppure siamo qui per ordine di Amy, a recitare una parte non letta in qualche mostruosa farsa, ridicoli in una pantomima da incubo.
AMYChe c’è? M’è parso di veder passare qualcuno davanti alla finestra.


Che ora è?
CHARLESQuasi le sette meno venti.
AMYJohn dovrebbe essere qui ormai, ha la strada più breve.


John almeno, se non Arthur. Ascoltate, viene qualcuno:
sì, dev’essere John.
(didascalia)[Entra HARRY]
AMY                                     Harry!
(didascalia)[HARRY si ferma di colpo sulla porta e fissa la finestra]
IVYBenvenuto, Harry!
GERALDBen fatto!
VIOLETBenvenuto a casa, a Wishwood!
CHARLESMa insomma, che cosa c’è?
AMYHarry, se vuoi che si tirino le tende devi lasciarmi suonare per Denman.
HARRYCome potete sedere in questo bagliore di luce, esposti a tutto il mondo?


Se sapeste che aspetto avevate, quando vi ho visti dalla finestra!
Vi piace essere fissati da occhi attraverso una finestra?
AMYDimentichi, Harry, che sei a Wishwood,


non in città, dove bisogna chiudere le persiane.
Non c’è nessuno a vederti se non i nostri servitori, che sono di qui.
E tutti hanno voglia di rivederti, Harry.
HARRYGuardate là, guardate là: li vedete?
GERALDNo, non vedo nessuno in giro.
HARRYNo, no, non là. Guardate là!


Non li vedete? Voi non li vedete, ma io li vedo,


e loro vedono me. Questa è la prima volta che li vedo.
Negli Stretti di Giava, nel Mare di Sonda,
nella dolce, stucchevole notte tropicale, sapevo che venivano.
In Italia, da dietro il roveto dell’usignolo,
gli occhi mi fissavano, e corrompevano quel canto.
Dietro le palme del Grand Hotel
c’erano sempre. Ma io non li vedevo.


Perché dovevano aspettare che tornassi a Wishwood?
C’erano mille luoghi dove avrei potuto incontrarli!
Perché qui? perché qui?
                                     Molti auguri per il tuo giorno, madre.
Zia Ivy, zia Violet, zio Gerald, zio Charles. Agatha.
AMYSiamo molto lieti d’averti di nuovo qui, Harry.


Ora saremo tutti insieme a pranzo.
I servitori aspettavano con ansia il tuo arrivo:
vuoi che entrino dopo il pranzo,
o preferisci aspettare domani? Sono certa che devi essere stanco.
Troverai tutti qui, e tutto uguale.
Il signor Bevan — ricordi — vuol venire domani
per certi affari legali, una questione di tasse —
ma credo che tu preferisca aspettare d’esserti riposato.
La tua camera è tutta pronta per te. Nulla è stato cambiato.
HARRYCambiato? nulla cambiato? come potete dire che nulla è cambiato?


Avete tutti un’aria così avvizzita e giovane.
GERALDDomani dobbiamo fare una cavalcata.


Vedrai che conosci la campagna bene come sempre.
Non ce n’era un palmo che tu non conoscessi.
Ma dovrai provvedere a un paio di nuovi cavalli da caccia.
CHARLESE ho un nuovo negoziante di vini da raccomandarti;


la tua cantina avrebbe bisogno d’un po’ d’attenzione.
IVYE dovrai proprio trovare un successore al vecchio Hawkins.


È davvero ora che il vecchio vada in pensione.
Ha lasciato andare in malora il giardino roccioso,
ed è quasi mezzo cieco. L’ho detto a tua madre
volta su volta: non ha fatto nulla
perché preferiva aspettare il tuo arrivo.
VIOLETE volta su volta ho parlato a tua madre
dello sciupio che c’è in cucina.
La signora Packell è troppo vecchia per sapere ciò che fa.
Ci vuole proprio un uomo a dirigere le cose a Wishwood.
AMYVedi che i tuoi zii e le tue zie sono molto premurosi, Harry.


Li ho sempre trovati pronti a dar consigli
che non ho mai seguito. Ora è affar tuo.
Io non ho fatto che lottare per tener su Wishwood
e per non fare mutamenti prima del tuo ritorno.
Ora tocca a te dirigere. Sono una vecchia.
Non potranno più darmi consigli quando sarò morta.
IVYOh, cara Amy!


Nessuno vuole che tu muoia, ne sono certa!
Ora che Harry è tornato, è il momento di pensare a vivere.
HARRYTempo e tempo e tempo, e mutamento, nessun mutamento!


Cercate tutti di parlare come se nulla fosse accaduto,
eppure non parlate d’altro. Perché non venire al punto?
O se volete fingere che io sia un’altra persona —
una persona che avete congiurato d’inventare, fatelo, prego,
in mia assenza. Vi sarò meno imbarazzante. Agatha?
AGATHACredo, Harry, che essendo giunti a questo punto —


se non vuoi finzioni, non facciamo finzioni:
e tu devi provare subito a farci capire,
e noi dobbiamo provare a capirti.
HARRYMa come posso spiegare, come posso spiegarvelo?


Capirete meno dopo che avrò spiegato.
Tutto ciò che potrei sperare di farvi capire
sono soltanto eventi: non ciò che è accaduto.
E le persone a cui non è mai accaduto nulla
non possono capire l’irrilevanza degli eventi.
GERALDBeh, non puoi dire che a me non sia accaduto nulla.


Cominciai da ragazzo sulla Frontiera di Nord-Ovest —
sono stato in strette per la maggior parte della vita
e in certi pasticci piuttosto brutti.
CHARLESE non c’è molto che potrebbe sorprendermi, Harry;


o scandalizzarmi, del resto.
HARRYVoi siete tutte persone


a cui nulla è accaduto, al più un continuo urto
di eventi esterni. Avete attraversato la vita nel sonno,
senza destarvi mai all’incubo. Vi dico che la vita sarebbe insopportabile
se foste ben desti. Voi non conoscete
il puzzo nocivo introvabile nelle fogne,
inaccessibile agli idraulici, che ha la sua ora della notte; voi non conoscete


la voce non detta del dolore nell’antica camera
alle tre dell’orologio, al mattino. Non parlo
della mia esperienza, ma cerco di darvi
paragoni in un mezzo più familiare. Io sono la vecchia casa
col puzzo nocivo e il dolore prima del mattino,
in cui tutto il passato è presente, ogni degradazione
è irredimibile. Quanto a ciò che accade —
del passato voi non potete vedere che ciò che è passato,
non ciò che è sempre presente. È questo che conta.
AGATHANondimeno, Harry, meglio che tu ce lo dica come puoi:


parla nella tua lingua, senza fermarti a discutere
se sia troppo al di là della nostra comprensione.
HARRYL’improvvisa solitudine in un deserto affollato,


in un fumo denso, molte creature che si muovono
senza direzione, perché nessuna direzione
porta in alcun luogo se non in giro e in giro dentro quel vapore —
senza scopo, e senza principio di condotta,
in guizzanti intervalli di luce e di tenebra;
l’anestesia parziale del soffrire senza sentire
e la parziale osservazione del proprio automatismo
mentre la lenta macchia affonda più addentro nella pelle
contaminando la carne e scolorando l’osso —
questo è ciò che conta, ma è indicibile,
intraducibile: parlo in termini generali
perché il particolare non ha lingua. Si crede di fuggire
con la violenza, ma si resta soli
in un deserto sovraffollato, urtati dai fantasmi.
Fu soltanto invertire l’insensata direzione
per un istante di riposo sulla ruota ardente,
quella notte senza nubi in mezzo all’Atlantico,
quando la spinsi giù.
VIOLETL’hai spinta?
HARRYNon immaginereste mai che qualcuno possa affondare così in fretta.


Avevo sempre supposto che, dovunque andassi,
lei sarebbe stata con me; qualunque cosa facessi,
che fosse inuccidibile. Non fu così.
Ogni cosa è vera in un senso diverso.
M’aspettavo di trovarla quando tornai in cabina.
Più tardi mi agitai, credo d’aver fatto ricerche;
il commissario e il cameriere furono estremamente comprensivi
e il medico molto premuroso.
Quella notte dormii pesantemente, solo.
AMYHarry!
CHARLESNon devi indulgere a fantasie tanto pericolose.


Non fai che male a tua madre e a te stesso.
Certo sappiamo che cosa accadde davvero, l’abbiamo letto sui giornali —
non c’è bisogno di tornarci sopra. Ricorda, ragazzo mio,
capisco: la vostra vita insieme lo faceva sembrare più orribile.
C’è molto nel mio stesso passato che mi pesa sul petto
quando mi sveglio, come faccio ora, presto prima del mattino.
Capisco questi sentimenti meglio di quanto tu creda —
ma non hai ragione di rimproverarti.


La tua coscienza può essere tranquilla.
HARRYVa assai più a fondo


di ciò che la gente chiama la propria coscienza; è proprio il cancro
che divora l’io. Sapevo come l’avreste presa.
Prima di tutto isolate il singolo evento
come qualcosa di così spaventoso che non può essere accaduto,
perché non lo potreste sopportare. E dunque dovete credere
che io soffra di allucinazioni. Non è la mia coscienza,
non è la mia mente, a essere malata, ma il mondo in cui devo vivere.
— Giacqui due giorni in un contento torpore;
poi mi ripresi. Ho paura del sonno:
una condizione in cui si può essere colti per l’ultima volta.
E anche del risveglio. Lei è più vicina che mai.
La contaminazione ha raggiunto il midollo
e loro sono sempre vicini. Qui, più vicini che mai.


Sono vicinissimi, qui. Non me l’aspettavo.
AMYHarry, Harry, sei molto stanco


e sovreccitato. Venendo da tanto lontano
e con tanta fretta, il mutamento è troppo brusco per te.
Non sei avvezzo al nostro clima nebbioso
e alla campagna del nord. Quando rivedrai Wishwood
di giorno, tutto sarà di nuovo uguale.
Ti prego, va’ ora a riposare prima del pranzo.
Fatti preparare un bagno caldo da Downing,
e ti sentirai meglio.
AGATHACi sono certi punti che ancora non capisco:


saranno chiari più tardi. Sono anche convinta
che tu possieda soltanto un frammento della spiegazione.
È soltanto per ciò che non capisci
che senti il bisogno di dichiarare ciò che capisci.
C’è altro da capire: tienti fermo a questo
come alla via della libertà.
HARRYCredo di vedere che cosa intendi,


oscuramente — come una volta spiegasti il singhiozzo nel camino,
il male nell’armadio buio, che dicevano non ci fosse,
che spiegavano via, mentre tu li spiegavi
o almeno mi facesti cessare d’averne paura.
Vado a fare il bagno.
(didascalia)[Esce]
GERALDDio ci scampi!


Non avrei mai creduto che fosse grave a questo punto.
VIOLETC’è una cosa sola da fare:


Harry deve vedere un medico.
IVYMa io ho sentito dire —


ho udito di casi simili prima d’ora — che le persone nella sua condizione
tradiscono spesso il più smodato risentimento
a una simile proposta. Sanno essere astutissimi —
il loro male li fa tali. Non vogliono essere guariti
e sanno che cosa stai pensando.
CHARLESProbabilmente ha lasciato crescere quest’idea nella sua mente,


vivendo fra estranei, senza nessuno con cui parlare.
Sospetto che sia semplicemente il desiderio di sbarazzarsi di lei
a fargli credere d’averlo fatto. Non sa fidarsi della propria fortuna.
Credo che tutto ciò che gli occorre sia qualcuno con cui parlare,
per togliersela dalla mente. Gli parlerò domani.
AMYCertamente no, Charles, tu non sei la persona adatta.


Preferisco credere che pochi giorni a Wishwood
fra i suoi, siano tutto ciò che gli occorre.
GERALDNondimeno, Amy, c’è qualcosa nel suggerimento di Violet.


Perché non telefonare a Warburton, e chiedergli d’unirsi a noi?
È un vecchio amico di famiglia, è perfettamente naturale
che lo si inviti. Ha curato tutti i ragazzi
quand’erano bambini. Gli dirò io una parola.
Può parlare con Harry, e Harry non avrà da sospettare nulla.
Mi fiderei del parere di Warburton.
AMYSe qualcuno deve parlare al dottor Warburton


dovrei essere io. Che cosa ne pensa Agatha?
AGATHAMi pare una mossa necessaria


in un’azione non necessaria,
non per il bene che farà
ma perché nulla resti intentato
sul margine dell’impossibile.
AMYMolto bene.


Telefonerò io stessa al medico.
(didascalia)[Esce]
CHARLESIntanto ho un’idea. Perché non interrogare Downing?


Sta con Harry da dieci anni, è assolutamente discreto.
Era con loro sulla nave. Potrebbe essere utile.
IVYCharles! non supporrai davvero


che possa averla spinta lui?
CHARLESIn ogni caso, non biasimerei Harry.


Avrei potuto fare la stessa cosa io stesso, un tempo.
Nessuno sa che cosa è capace di fare
finché non c’è qualcuno di cui vuole sbarazzarsi.
GERALDAnche così, non vogliamo che Downing sappia


più di quanto già sa.
E anche se sapesse, è molto meglio
che non sappia che lo sapevamo anche noi.
Perché non lasciar dormire i cani che dormono?
CHARLESTuttavia c’è una domanda o due
(didascalia)[Suona il campanello]
CHARLESche vorrei fare a Downing.
                                                 Non saprà perché lo chiedo.
(didascalia)[Entra DENMAN]
CHARLESDenman, dov’è Downing? È di sopra con Sua Signoria?
DENMANÈ fuori nella rimessa, signore, con l’automobile di Sua Signoria.
CHARLESDigli che vorrei scambiare una parola con lui, per favore.
(didascalia)[Esce DENMAN]
VIOLETCharles, se sei deciso a questa indagine,


che sono convinta non ci porterà in nessun luogo,
e che son sicura Amy disapproverebbe —
desidero soltanto esprimere la mia enfatica protesta
tanto contro il tuo scopo quanto contro i mezzi che impieghi.
CHARLESIl mio scopo è scoprire che cosa c’è che non va in Harry:


finché non lo sappiamo, non possiamo far nulla per lui.
E quanto ai mezzi, non possiamo permetterci d’essere schizzinosi
nell’afferrare qualunque cosa ci capiti a portata di mano.
Se t’interessa aiutare Harry
non puoi certo obiettare ai mezzi.
VIOLETIo obietto.
IVYE desidero associarmi a mia sorella


nelle sue obiezioni —
AGATHAIo non ho obiezioni,


non più di quante ne abbia a chiamare il dottor Warburton:
vedo soltanto che tutto questo è del tutto irrilevante;
faremmo meglio a lasciare che Charles parli con Downing
e segua i propri metodi.
(didascalia)[Si alza]
VIOLETIo non sono d’accordo.


Credo che ci debbano essere testimoni. Intendo restare.
E desidero essere presente per udire ciò che dice Downing.
Voglio saperlo subito, non che me lo si racconti dopo.
IVYE io resterò con Violet.
AGATHATornerò


quando Downing vi avrà lasciati.
(didascalia)[Esce]
CHARLESEbbene, mi dispiace molto


che la vediate tutti così: ma ci sono semplicemente momenti
in cui non resta che prendere il toro per le corna,
e questo è uno.
(didascalia)[Bussano: ed entra DOWNING]
CHARLESBuonasera, Downing.


È bello rivederti, dopo tutti questi anni.
Stai bene, spero?
DOWNINGGrazie, molto bene davvero, signore.
CHARLESMi dispiace mandarti a chiamare così bruscamente,


ma ho una domanda da farti,
son sicuro che non ti spiacerà, riguarda Sua Signoria.
Ti sei occupato di Sua Signoria per più di dieci anni …
DOWNINGUndici anni, signore, alla prossima Annunciazione.
CHARLESUndici anni, e lo conosci piuttosto bene.


E son certo che sei stato anche un buon amico per lui.
Non lo vedevamo da quasi otto anni;


e a dire la verità, ora che l’abbiamo visto,
siamo un po’ in pena per la sua salute.
Non sembra … proprio se stesso.
DOWNINGDel tutto naturale, se posso dirlo, signore,


dopo ciò che è successo.
CHARLESAppunto, appunto.


Downing, tu eri con loro nel viaggio da New York
non abbiamo saputo molto delle circostanze;
sapemmo solo ciò che leggemmo sui giornali —
certo, sui giornali ce ne fu fin troppo.
Downing, credi che possa essere stato suicidio,
e che Sua Signoria lo sapesse?
DOWNINGImprobabile, signore, se posso dirlo.


Molto più probabile che sia stato un incidente.
Voglio dire, conoscendo Sua Signoria la Lady,
non credo che avesse il coraggio.
CHARLESParlava mai di suicidio?
DOWNINGOh sì, ne parlava, ogni tanto.


Ma secondo me sono proprio quelli che ne parlano
i meno probabili. A mio modo di vedere
lo faceva solo per spaventare la gente.
Se mi spiego — solo per l’effetto.
CHARLESCapisco, Downing. Era di buon umore?
DOWNINGBeh, sempre press’a poco uguale, signore.


Voglio dire, sempre su e giù.
Giù la mattina, e su la sera,
e allora si eccitava piuttosto,


e, in un certo modo, diventava sconsiderata, signore.
Se posso permettermi, signore,
ho sempre pensato che pochissimi cocktail
facessero molta strada con Sua Signoria la Lady.
Non era di quelle fatte per bere:


per certuni è naturale e per altri no.
CHARLESE come stava Sua Signoria, durante il viaggio?
DOWNINGBeh, si direbbe depresso, signore.


Ma lei sa che Sua Signoria è sempre stato molto quieto:
rarissimo che io l’abbia visto di buon umore.
Per quel che vale il mio giudizio, ho sempre detto che Sua Signoria
soffriva di quella che chiamano una specie di repressione.
Ma ciò che mi colpì … più nervoso del solito;
voglio dire, si vedeva che era nervoso.
Si comportava come se pensasse che qualcosa potesse accadere.
CHARLESChe genere di cosa?
DOWNINGBeh, non lo so, signore.


Ma pareva molto in ansia per la mia Lady.
Cercava di tenerla dentro quando il mare era grosso,
non gli piaceva vederla sporgersi dal parapetto.
Ebbe un bello spavento, una volta o due.
Ma sa, è solo la mia opinione, signore,
che Sua Signoria sia piuttosto sensitivo, come dicono.
CHARLESStavano sempre insieme?
DOWNINGSempre, signore.


Era proprio questa la mia lagnanza contro la mia Lady.
È mia opinione che marito e moglie
non dovrebbero vedersi troppo, signore.
Proprio il contrario dell’opinione comune,
oserei dire. Lei non lo lasciava mai solo.
Ed ecco la mia lagnanza contro questi transatlantici:
con tutte le loro piscine e le loro palestre
non c’è nemmeno un posto dove un uomo possa andare
a fumare in pace, dove le donne non possano seguirlo.
Non lo perdeva mai di vista.
CHARLESQuella sera, lo vedesti?
DOWNINGOh sì, signore, son sicuro d’averlo visto.


Non voglio dire che avessi ordini —
Sua Signoria è sempre riguardosissimo
nel non tenermi alzato. Ma quando dico che l’ho visto,
voglio dire che l’ho visto per caso.
Vede, signore, io ero giù in classe turistica,
e presi un po’ d’aria prima d’andare a letto,
e si poteva vedere l’angolo del ponte superiore.
E ricordo che là vidi Sua Signoria
appoggiato al parapetto, che guardava l’acqua
non c’era luna, ma ero sicuro che fosse lui.
Mentre facevo il mio giro, per quasi mezz’ora
restò là solo, guardando oltre il parapetto.
Sua Signoria la Lady doveva star bene, allora,
non è vero, signore? o l’avrebbe saputo lui.
CHARLESOh sì … appunto. Grazie, Downing,


non credo che ci occorra altro.
GERALDOh, Downing,


c’è qualcosa che non va nell’automobile di Sua Signoria?
DOWNINGOh no, signore, è in ottimo stato di marcia:


ci bado io.
GERALDMi domandavo soltanto


perché ci sei stato attorno stasera.
DOWNINGNulla che non vada, signore:


solo, mi piace tenerla sempre pronta.
Le occorre altro, signore?
GERALDGrazie, Downing;


nulla più.
(didascalia)[Esce DOWNING]
VIOLETEbbene, Charles, devo dire che, con le tue indagini,


pare tu abbia lasciato le cose press’a poco com’erano —
salvo l’aver tirato dentro Downing:
il che disapprovo.
CHARLESIl che tu disapprovi.


Ma io credo che un complice inconsapevole sia desiderabile.
COROPerché stiamo qui come colpevoli congiurati, in attesa di qualche rivelazione,


quando il nascosto sarà esposto, e lo strillone griderà per la strada?


Quando il privato sarà fatto pubblico, il fotografo qualunque
lampeggerà per i giornali illustrati: perché ci stringiamo insieme
in un’orrida amicizia di sventura? perché dobbiamo essere implicati, coinvolti e riuniti?
IVYNon mi fido di Charles, con la sua sicura volgarità, acquistata da compagnie mondane.
GERALDIvy si preoccupa solo di sé, e del suo credito fra le sue conoscenze di decoro sbrindellato.
VIOLETGerald è certo di fare qualche sproposito, fuori dall’esercito è inutile.
CHARLESViolet teme che il suo rango di sorella di Amy ne esca sminuito.
COROTutti noi facciamo la pretesa


d’essere la rara eccezione
alla schiavitù universale.
Ci piace comparire sui giornali
purché stiamo nella colonna giusta.
Sappiamo dell’incidente ferroviario,
sappiamo della trombosi improvvisa
e dell’arteria che lentamente s’indurisce.
Ci piace che gli altri pensino bene di noi
perché possiamo pensare bene di noi stessi.
E qualunque spiegazione ci basta:
chiediamo soltanto d’essere rassicurati
sui rumori nella cantina
e sulla finestra che non avrebbe dovuto restare aperta.
Perché ci comportiamo tutti come se la porta potesse aprirsi all’improvviso, le tende essere scostate,


la cantina fare qualche spaventosa rivelazione, il tetto sparire,
e noi cessare d’essere sicuri di ciò che è reale o irreale?
Tenete duro, tenete duro, dobbiamo insistere che il mondo è ciò per cui l’abbiamo sempre preso.


VOCE DI AMY. Ivy! Violet! Arthur o John sono già arrivati?
IVYNon ci sono notizie di Arthur o di John.
(didascalia)[Entrano AMY e AGATHA]
AMYÈ molto seccante. Avevano promesso tutti e due d’essere qui


in buon tempo per il pranzo. È molto seccante.
Ora arriveranno a stento in tempo per vestirsi.
Non capisco che cosa possa essere andato storto
a tutti e due, venendo da direzioni diverse.
Bene, dobbiamo andare a vestirci, suppongo. Spero che Harry si sentirà meglio
dopo il riposo di sopra.
(didascalia)[Escono, tranne AGATHA]

Atto 1, Scena 2

Chi parlaBattuta
(didascalia)AGATHA
(didascalia)[Entra MARY con dei fiori]
MARYLa primavera è molto tarda in questo paese del nord,


tarda e incerta, si aggrappa al muro a mezzogiorno.
Dal giardino il giardiniere non aveva fiori da darmi per stasera.
AGATHADimentico sempre quanto sia tarda la primavera, qui.
MARYPreferirei aspettare i nostri fiori sbattuti dal vento,


quali che siano, piuttosto che questi fiori da serra
che non appartengono a questo luogo, che non conoscono
il vento e la pioggia, come li conosco io.
AGATHAMi domando quanti saremo a cena.
MARYSette … nove … dieci di sicuro.


Sento dire che Harry è già arrivato,
ed era l’unico che fosse incerto.
Arthur o John possono far tardi, s’intende.
Forse dovremo ritardare la cena …
AGATHAE anche il dottor Warburton. Almeno, Amy lo ha invitato.
MARYIl dottor Warburton? Poteva ben dirmelo;


è molto difficile dover far conto
su un numero incerto. Perché lo ha invitato?
AGATHALe è venuto in mente d’invitarlo soltanto poco fa.
MARYBene, qualcosa si può dire in favore d’avere un estraneo;


ché cosa c’è di più formale d’una cena di famiglia?
Un’occasione ufficiale di gente a disagio
che s’incontra di rado, e fa conversazione.
Sono contentissima se viene il dottor Warburton.
Dovrò sedere fra Arthur e John.
Che cosa è peggio: cercare che dire a John,
o dover ascoltare le chiacchiere di Arthur
quando crede di comportarsi da uomo di mondo?
Cugina Agatha, voglio un tuo consiglio.
AGATHAAvrei creduto


che ne avessi avuti più di quanti ne volessi, ai tempi del collegio.
MARYPotevo immaginare che me lo avresti rinfacciato.


So di non essere stata una delle tue allieve predilette:
ti vedevo soltanto come una direttrice severa
che sapeva il modo di dominare le ragazze timide.
Non ti vedo diversamente adesso;
ma vorrei davvero aver seguito il tuo consiglio
e aver cercato un posto all’università, sette anni fa.
Ora voglio il tuo consiglio, perché non c’è nessun altro a cui chiederlo,
e perché sei forte, e perché tu non appartieni a questa casa
più di quanto le appartenga io. Voglio andarmene.
AGATHADopo sette anni?
MARYOh, tu non capisci!


Ma capisci benissimo. Vuoi solo sapere
se capisco io. Sai perfettamente bene
che ciò che la cugina Amy vuole, di solito lo ottiene.
Perché vieni qui così di rado? Non hai paura di lei,


ma credo che tu abbia voluto evitare lo scontro.
Suppongo che avrei potuto andarmene, se avessi avuto il coraggio morale,
anche contro una volontà come la sua. So molto bene
perché volle trattenermi. Non aveva bisogno di me:
se la sarebbe cavata altrettanto bene con una serva a pagamento
o senza nessuno. Mi voleva soltanto per Harry —
non è un gran complimento: voleva soltanto
avere una nuora docile e con pochissimo denaro,
una governante-dama di compagnia per sé e per Harry.
Anche quando lui si sposò, continuò a tenermi stretta
perché non sopportava di lasciar cadere un progetto;
e perfino quando lei morì: credetti che la cugina Amy —


quasi lo credetti — l’avesse uccisa col volerlo.
Non suona orribile? So bene che suona così.
L’hai mai incontrata? Com’era?
AGATHASono l’unica che l’abbia mai incontrata,


l’unica che Harry invitò alle sue nozze:
Amy non lo seppe. Provavo pena per lei;
vedevo che diffidava di me — aveva paura della famiglia,


voleva combatterla — con le armi dei deboli,
che sono troppo violente. E non dev’essere stato facile
vivere con Harry. Non è quello che lei fece a Harry
che importa, io credo, ma quello che lui fece a se stesso.
MARYMa solo quando ho saputo che Harry era tornato


ho sentito la forza di andarmene. So che devo andare.
Ma dove? Voglio un impiego: e tu puoi aiutarmi.
AGATHAMi dispiace molto, Mary, ho molta pena di te;


anche se forse non mi credi capace d’un simile sentimento.
Vorrei aiutarti: ma non devi fuggire.
In qualunque tempo prima d’ora sarebbe stato segno di coraggio
e sarebbe stato giusto. Ora il coraggio è solo l’attimo
e l’attimo è solo paura e orgoglio. Io vedo più di questo,
più di quanto possa dirti, più di quanto vi siano parole.
In questo momento non c’è decisione da prendere;
la decisione sarà presa da potenze che ci oltrepassano
e che di tanto in tanto affiorano. Tu ed io, Mary,
siamo soltanto di guardia e in attesa: non è la parte più facile.
Devo andare a cambiarmi per la cena.
(didascalia)[Esce]
MARYDunque non vuoi aiutarmi!


Attendere, attendere, sempre attendere.
Credo che questa casa voglia tenerci in attesa.
(didascalia)[Entra HARRY]
HARRYIn attesa? Di che cosa?
MARYCome stai, Harry.


Sei sceso molto presto. Credevo fossi appena arrivato.
Hai fatto un buon viaggio?
HARRYNon molto.


Ma almeno non è durato a lungo. Come stai tu, Mary?
MARYOh, molto bene. Che cosa cerchi?
HARRYAvevo appena notato che questa stanza è del tutto immutata:


le stesse tende … gli stessi quadri … perfino il tavolo,
le sedie, il divano … tutto nelle stesse posizioni.
Cercavo di vedere se qualcosa fosse cambiato,
ma se lo è, non riesco a trovarlo.
MARYTua madre ha insistito


perché tutto fosse tenuto com’era quando partisti.
HARRYVorrei che non l’avesse fatto. È cosa contro natura,


questo arrestare il normale mutare delle cose:
ma le somiglia molto. Avrei potuto aspettarmelo.
Non fa che rendere il mutare delle persone
tanto più manifesto.
MARYSì, qui non cambia nulla,
e noi tiriamo avanti … inaridendoci, suppongo,
senza accorgerci del mutamento. Ma a te, ne son certa,
dobbiamo sembrare molto cambiati.
HARRYTu non sei cambiata quasi per nulla —


e non ti vedevo da quando lasciasti Oxford.
MARYBene, devo andare a cambiarmi per la cena.


Cambiamo, sì — fino a quel punto.
HARRYNo, non andare ancora.
MARYSei contento d’essere a casa?
HARRYC’era qualcosa


che volevo chiederti. Non lo so ancora.
Per tutti questi anni ho avuto la brama di tornare
perché credevo che non l’avrei mai fatto. Pensavo fosse un luogo
dove la vita era sostanziale e semplificata —
ma la semplificazione avvenne nella mia memoria,
credo. Pare che non mi libererò di nulla.
Di nessuna delle ombre da cui volevo fuggire;
e nello stesso tempo altri ricordi,
più antichi, dimenticati, cominciano a tornare
dalla mia infanzia. Non so spiegarlo.
Ma credevo di poter fuggire da una vita a un’altra,
e forse è tutta una vita sola, senza scampo. Dimmi,
sei mai stata felice qui, da bambina, a Wishwood?
MARYFelice? non proprio, benché non abbia mai saputo perché:


pareva sempre che dovesse essere colpa mia,
e non essere mai felice era sempre essere cattiva.
Ma c’erano ragioni: ero soltanto una cugina
tenuta qui perché non si sapeva che altro farne.
Non appartenevo a questa casa. Per te era diverso.
E tu sembravi tanto più grande. Ci incutevi una specie di soggezione —
almeno, a me.
HARRYPerché non eravamo felici?
MARYEbbene, tutto pareva imposto su di noi;


perfino le cose belle erano già lì apparecchiate,
e gli svaghi erano sempre preparati con tanta cura;
non c’era mai tempo per inventare i nostri divertimenti.
Ma forse era tutto disegnato per te, non per noi.
HARRYNo, non pareva così. Ero parte del disegno


come te. Ma quale era il disegno?
Non riuscì mai. Ma ti ricordi
MARYL’albero cavo in quella che chiamavamo la boscaglia
HARRYGiù presso il fiume. Quello era il fortino


da cui combattevamo gli Indiani, Arthur e John.
MARYEra la caverna dove ci trovavamo al chiaro di luna


per evocare gli spiriti maligni.
HARRYArthur e John.


Naturalmente fummo puniti per essere usciti di notte
dopo che ci avevano messi a letto. Ma almeno non seppero mai
dove eravamo stati.
MARYNon scoprirono mai il segreto.
HARRYNon allora. Ma più tardi, tornando da scuola


per le vacanze, dopo il ricevimento ufficiale
e le feste di famiglia, me la svignai
appena potei, e scesi di nascosto al fiume
a ritrovare il vecchio nascondiglio. La boscaglia non c’era più,
l’albero era stato abbattuto, e una linda estiva casetta
era stata eretta, «per far piacere ai bambini».
È assurdo che l’unico ricordo di libertà
debba essere un albero cavo in un bosco presso il fiume.
MARYMa quand’ero bambina davo tutto per scontato,


compresa la stupidità dei grandi —
vivevano in un altro mondo, che non mi toccava.
Ora invece li trovo difficilissimi da sopportare.
Sono sempre sicuri che tu debba essere felice
proprio nell’istante in cui sei pienamente consapevole
d’essere fuori posto, d’essere superflua.
Ma perché dovrei parlare dei miei guai da poco?
Devono parerti davvero trascurabili.
È solo la disperazione d’ogni giorno.
HARRYUna cosa tu non puoi conoscerla:


l’improvvisa estinzione d’ogni alternativa,
lo schianto inatteso della cateratta di ferro.
Non sai che cosa sia la speranza, finché non l’hai perduta.
Sai soltanto che cosa sia non sperare:
non sai che cosa sia che ti venga tolta la speranza,
o gettarla via, per unirti alla legione dei disperati
non riconosciuti dagli altri uomini, benché talvolta l’uno dall’altro.
MARYSo che cosa vuoi dire. È un’esperienza


che io non ho avuto. Eppure, per quanto reale,
per quanto crudele, può essere un inganno.
HARRYCiò che vedo


può essere un sogno o un altro; se non c’è nient’altro
il più reale è ciò che temo. Il colore vivo sbiadisce
insieme con l’emozione che non si può riafferrare,
col bagliore sul mondo, che mai trovò il suo oggetto;
e l’occhio si adatta a un crepuscolo
dove la pietra morta si scopre batraciana,
e il ramo afillo ofidico.
MARYTi porti dietro il tuo paesaggio


non più reale dell’altro. E in un certo modo ti contraddici:


quell’improvvisa comprensione della morte della speranza
di cui parli, so che l’hai provata,
e posso bene immaginare quanto sia atroce.
Ma in questo mondo un’altra speranza continua a germogliare
in un luogo inatteso, mentre noi non ne siamo consapevoli.
Speravi qualcosa, tornando a Wishwood,
o non saresti venuto.
HARRYQualunque cosa sperassi


ora che sono qui so che non la troverò.
L’istinto di tornare al punto di partenza
e ricominciare come se nulla fosse accaduto,
non è tutta follia? È come l’albero cavo:
non c’è.
MARYMa certo, ciò che dici


prova soltanto che ti aspettavi che Wishwood
fosse il tuo vero io, che facesse per te qualcosa
che tu solo puoi fare per te stesso.
Ciò che devi mutare è qualcosa dentro di te
che puoi mutare dovunque — qui come altrove.
HARRYQualcosa dentro di me, credi tu, che si possa mutare!


E qui, per giunta! dove le ho sentite vicine,
qui e qui e qui — dovunque io non guardi,
sempre guizzanti all’angolo dell’occhio,
quasi bisbiglianti appena fuori d’udito —
e anche dentro, nel panico notturno
del sognare la dissoluzione. Tu non sai,
non puoi sapere, non puoi capire.
MARYCredo che potrei capire, ma dovresti aver pazienza


con me, e con chi non ha avuto la tua esperienza.
HARRYSe tentassi di spiegare, non potresti mai capire:


spiegare non farebbe che peggiorare il malinteso;
spiegare non farebbe che allontanarmi di più da te.
C’è un solo modo perché tu capisca,
ed è vedere. Sono troppo scaltre
per ammetterti nel nostro mondo. Il tuo non è migliore.


Ci hanno pensato loro: fa parte del tormento.
MARYSe credi che io sia incapace di capirti —


ma in ogni caso, devo prepararmi per la cena.
HARRYNo, no, non andare! Ti prego, non lasciarmi


proprio in questo momento. Sento che è importante.
Qualcosa doveva nascere da questa conversazione.
MARYNon sono una persona saggia,


e nel senso comune non ti conosco molto bene,
benché io ti ricordi meglio di quanto tu creda,
e ricordi qual è il tuo vero essere. Non ho molta esperienza,
ma ora vedo qualcosa che non viene dai maestri
né dai libri, né dal pensare, né dall’osservare:
qualcosa che non sapevo di sapere.
Anche se, come dici, Wishwood è un inganno
e la tua famiglia un’illusione — allora è tutto un’illusione,


tutto ciò che senti — non intendo ciò che pensi,
ma ciò che senti. Ti attacchi al ribrezzo
come altri all’amore: un’infatuazione
sbagliata, un bene mal diretto. Inganni te stesso
come l’uomo convinto d’essere paralizzato
o come l’uomo che crede d’essere cieco
mentre vede ancora la luce del sole. So che questo è vero.
HARRYHo speso molti anni in viaggi inutili;


tu sei rimasta in Inghilterra, eppure sembri
qualcuno che viene da lontanissimo,
o la cascata remota nella foresta,
inaccessibile, udita a metà.
E odo la tua voce come nel silenzio
fra due tempeste si odono i soliti rumori discreti
nell’erba e nelle foglie, della vita che persiste,
e che d’ordinario passano inosservati.
Forse hai ragione, benché io non sappia
come tu possa saperlo. La fredda primavera
la primavera non è forse un tempo maligno, che ci eccita con voci bugiarde?
MARYLa fredda primavera ora è il tempo


della fitta nella radice che si muove
dell’agonia nel buio
del flusso lento che pulsa nel tronco
del dolore della gemma che si spezza.
Questi sono quelli che soffrono meno:
l’aconito sotto la neve
e il bucaneve che grida un istante nel bosco.
HARRYLa primavera è un fiotto di sangue


una stagione di sacrificio
e il lamento della nuova alta marea
che riporta i fantasmi dei morti
quelli che l’inverno annegò
non tornano forse i fantasmi degli annegati
a riva nella primavera?
Vogliono tornare, i morti?
MARYIl dolore è l’opposto della gioia


ma la gioia è una specie di dolore
credo che l’istante della nascita
sia quello in cui conosciamo la morte
credo che la stagione della nascita
sia la stagione del sacrificio
per l’albero e per la bestia, e per il pesce
che si dibatte controcorrente:
e che dire dello spirito atterrito
costretto a rinascere
a salire verso il sole violento
ali bagnate dentro la nube di pioggia
piede di lepre sopra la luna?
HARRYChe cosa stavamo dicendo? Credo di aver detto


che pareva come se io fossi stato sempre qui
e tu fossi qualcuno venuto da una gran distanza.
Se io sappia ciò che dico, o perché lo dico,
questo non importa. Tu mi porti notizia
d’una porta che si apre in fondo a un corridoio,
luce di sole e canto; quando ero certo
che ogni corridoio portasse soltanto a un altro,
o a un muro cieco; che io continuassi a muovermi
solo per non restare fermo. Canto e luce.
Ferma!
Che cos’è? lo senti?
MARYChe cosa, Harry?
HARRYQuell’apprensione più profonda d’ogni senso,


più profonda dell’odorato, ma simile a un odore
in quanto è indescrivibile, un odore dolce e amaro
d’un altro mondo. Lo riconosco, lo riconosco!
Più potente che mai prima, un vapore che dissolve
ogni altro mondo, e me dentro di esso. Oh Mary!
Non guardarmi così! Ferma! Cerca di fermarlo!
Me ne vado. Oh perché, adesso? Venite fuori!
Venite fuori! Dove siete? Lasciatevi vedere,
poiché so che siete là, so che mi spiate.
Perché giocate con me, perché mi lasciate andare
solo per accerchiarmi? — Quando me ne ricordo
mi lasciano solo: quando le dimentico
anche per un istante di disattenzione
si ridestano, i cacciatori insonni
che non mi lasciano dormire. Nell’attimo prima del sonno
vedo sempre i loro artigli distesi
quieti, come se non si fossero mai mossi.
Fu solo un momento, fu un momento soltanto
che stetti nella luce del sole, e credetti di potervi restare.
MARYGuardami. Puoi contare su di me.


Harry! Harry! Va tutto bene, ti dico.


Se vorrai contare su di me, andrà tutto bene.
HARRYVenite fuori!
(didascalia)[Le tende si aprono, rivelando le Eumenidi nel vano della finestra.]
HARRYPerché vi mostrate ora per la prima volta?
Quando la conobbi, non ero la stessa persona.
Non ero nessuna persona. Nulla di ciò che feci
ha a che fare con me. L’accidente d’un attimo di sogno,
d’un’età di sogno, quando ero qualcun altro
che pensava a qualcos’altro, mi mette fra voi.
Ve lo dico, non è me che state guardando,
non è a me che ghignate, non è me che i vostri sguardi
d’intesa incriminano, ma quell’altra persona, se persona
credevate ch’io fossi: che la vostra necrofilia
si pasca di quella carogna. Non se ne vanno.
MARYHarry! Non c’è nessuno qui.
(didascalia)[Va alla finestra e tira le tende]
HARRYErano qui, te lo dico. Sono qui.


Sei tanto cieca, hai i sensi tanto ottusi
da non poterle vedere? Se avessi capito
che eri così ottusa, non avrei ascoltato
le tue sciocchezze. Non puoi aiutarmi?
Non mi sei d’alcun aiuto. Devo affrontarle.
Devo combatterle. Ma sono stupide.
Come si può combattere con la stupidità?
Eppure devo parlare loro.
(didascalia)[Si precipita avanti e lacera le tende: ma il vano è vuoto.]
MARYOh, Harry!

Atto 1, Scena 3

Chi parlaBattuta
(didascalia)HARRY, MARY, IVY, VIOLET, GERALD, CHARLES
VIOLETBuonasera, Mary: non ti sei ancora cambiata?


Come ti sembra che stia Harry?
Ma chi può aver scostato quelle tende?
(didascalia)[Le riaccosta]
VIOLETMolto bene, mi pare, dopo un viaggio così lungo;
Sai che corsa ha dovuto fare per essere qui in tempo
per il compleanno di sua madre.
IVYMary, mia cara,


hai composto tu questi fiori? Lascia che li cambi.
Non ti spiace, vero? Me ne intendo tanto di fiori;
i fiori sono sempre stati la mia passione.
Sai che un tempo avevo un giardino mio, in Cornovaglia,
quando potevo permettermi un giardino; e vinsi parecchi premi
coi miei delphinium. Ero quasi un’autorità.
GERALDBuonasera, Mary. Hai già visto Harry, mi accorgo.


È bello riaverlo qui, non è vero?
Dobbiamo fargli sentire d’essere a casa. E che buon auspicio
che abbia potuto esserci per il compleanno di sua madre.
MARYDevo andare a cambiarmi. Sono rientrata tardissimo.
(didascalia)[Esce]
CHARLESOra mancano soltanto Arthur e John


Sono contento che sarete tutti insieme, Harry;
hanno bisogno dell’influenza del fratello maggiore.
Arthur è un poco sventato, lo sai;
tu dovresti fargli da freno.
In fondo, sei tu il capo della famiglia.
VOCE DI AMY. Violet! Sono arrivati Arthur o John?
VIOLETNon è ancora arrivato nessuno dei due, Amy.
(didascalia)[Entrano AMY e il DOTT. WARBURTON]
AMYÈ davvero seccante. Che cosa sarà successo?


Immagino sia la nebbia a trattenerli,
e non serve a nulla telefonare in giro. Harry!
Non hai visto il dottor Warburton?
Sai che è il più vecchio amico della famiglia,
e ti conosce da più tempo di chiunque altro, Harry.
Quando ha saputo che saresti stato qui a cena
ha rotto un impegno importante per venire.
WARBURTONDirei che siamo cambiati parecchio entrambi, Harry.


Un medico di campagna non ringiovanisce.
Rivederti mi riporta più indietro
di quanto tu possa ricordare. Ma non puoi aver scordato
il giorno che tornasti da scuola col morbillo
e quanta fatica ci volle per tenerti a letto.
Non ti piaceva essere malato durante le vacanze.
IVYEra spiacevole tornare a casa per prendersi una malattia.
VIOLETFu sempre lo stesso coi tuoi malanni da poco


e le epidemie dei bambini: non restavi mai a letto
perché eri convinto che non saresti mai guarito.
HARRYE non senza qualche ragione, io credo:


perché ciò che voi chiamate ritorno alla salute
non è che l’incubazione di un altro male.
WARBURTONNon devi prendere una veduta così pessimistica,


ché è poco lusinghiera per la mia professione.
Ma ricordo che, quando ero studente a Cambridge,
sognavo di fare qualche grande scoperta
per farla finita con questa o quella malattia.
Ora che ho quarant’anni d’esperienza
ho smesso di pensare in termini di laboratorio.
Siamo tutti malati in un modo o nell’altro:
chiamiamo salute il non trovare sintomo
di malattia. La salute è un termine relativo.
IVYDeve aver fatto un’esperienza ricchissima, dottore,


in quarant’anni.
WARBURTONSì, davvero.


Anche in uno studio di campagna. Il mio primo paziente —
non ci credereste, signore — fu un assassino,
che soffriva d’un cancro incurabile.
Come lottò contro di esso! Non vidi mai un uomo
più ansioso di vivere.
HARRYNiente affatto straordinario.


È davvero più difficile credere all’assassinio
che credere al cancro. Il cancro è qui:
il nodulo, il dolore sordo, il male che torna a tratti:
l’assassinio, un rovesciarsi di sonno e veglia.
L’assassinio era là. L’assassino comune
si considera una vittima innocente.
Per sé è ancora ciò che era stato
o ciò che sarebbe. Non riesce a capire
che tutto è irrevocabile,
il passato irredimibile. Ma il cancro, quello sì,
quello è qualcosa di reale.
WARBURTONBene, non parliamo di simili faccende.


Come siamo finiti sul tema del cancro?
Non lo so proprio. — Ma ora che siete tutti cresciuti
non mi resta un solo paziente a Wishwood.
Wishwood fu sempre un luogo freddo, ma sano.
Soltanto quando ricevo un invito a cena
mi capita di vedere vostra madre.
VIOLETSì, guardate vostra madre!


Se non fosse che ora d’inverno non riesce a muoversi
non la direste d’un giorno più vecchia
che al suo compleanno di dieci anni fa.
GERALDServe a qualcosa aspettare Arthur e John?
AMYTanto vale andare a tavola.


Può darsi che arrivino prima che abbiamo finito. Mi accompagna, dottore?
Credo che siamo di gran lunga i più vecchi qui presenti —
anzi, siamo i più antichi abitanti.
Poiché venimmo per primi, per primi andremo a tavola.
WARBURTONCon piacere, Lady Monchensey,


e spero che l’anno venturo mi porti il medesimo onore.
(didascalia)[Escono AMY, il DOTT. WARBURTON, HARRY]
COROHo paura di tutto ciò che è accaduto, e di tutto ciò che deve venire;


delle cose venture che siedono alla porta, come se fossero state là da sempre.


E il passato sta per accadere, e il futuro fu deciso da gran tempo.


E le ali del futuro oscurano il passato, il becco e gli artigli hanno profanato


la Storia. Hanno svergognato
il primo grido nella camera, il chiasso nella stanza dei bambini, mutilato
l’album di famiglia, reso ridicolo
il pranzo dei fittavoli, il picnic di famiglia sulla brughiera. Hanno strappato
il tetto dalla casa, o forse non c’è mai stato.
E l’uccello siede sul comignolo spezzato. Ho paura.
IVYQuesto è un terrore assai indegno, e devo lottare contro di esso.
GERALDSono avvezzo al pericolo tangibile, ma solo a ciò che posso comprendere.
VIOLETÈ l’ottusità di Gerald e di Charles e di quel dottore, che mi dà ai nervi.
CHARLESSe la faccenda fosse lasciata nelle mie mani, credo che saprei governare la situazione.
(didascalia)[Escono]
(didascalia)[Entra MARY, e passa oltre verso la cena. Entra AGATHA]
AGATHAL’occhio è su questa casa


l’occhio la ricopre
ce ne sono tre insieme
che i tre siano separati
che il nodo che fu stretto
venga sciolto
che le ossa incrociate
nel pozzo colmato
siano infine raddrizzate
che la donnola e la lontra
attendano alle loro faccende
l’occhio del tempo diurno
e l’occhio della notte, del suo tempo,
siano distolti da questa casa
finché il nodo non sia sciolto
l’incrociato disincrociato
e ciò che è storto raddrizzato.
(didascalia)[Esce verso la cena]
AGATHAFINE DELLA PARTE I

Atto 2, Scena 1

Chi parlaBattuta
(didascalia)La biblioteca, dopo cena.
(didascalia)HARRY, WARBURTON
WARBURTONSono lieto di qualche minuto da solo con te, Harry.


Per la verità avevo un’altra ragione per venire stasera
oltre al semplice onore del compleanno di tua madre.
Volevo una conversazione privata con te
sopra una faccenda riservata.
HARRYPosso immaginarlo —


benché io creda che probabilmente sarà inutile,
o semmai renderà le cose un po’ più difficili.
Ma parlane, se ti va.
WARBURTONTu non mi capisci.


Sono certo che non puoi sapere che cosa ho in mente;
e quanto al rendere le cose più difficili —
è molto più difficile non essere preparati
a qualcosa che con ogni probabilità accadrà.
HARRYOh Dio, uomo, le cose che stanno per accadere


sono già accadute.
WARBURTONIn un certo senso è vero,


ma a tua insaputa; e ciò che sai
o non sai, in un dato momento
può fare una differenza infinita per il futuro.
Si tratta di tua madre …
HARRYChe cosa c’è di mia madre?


Tutto è sempre stato riferito alla madre.
Quando eravamo bambini, prima d’andare a scuola,
la regola di condotta era semplicemente far piacere alla madre;
la cattiva condotta era semplicemente essere scortesi con la madre;
era male tutto ciò che la faceva soffrire,
ed era virtuoso tutto ciò che la rendeva felice —
benché mai molto felice, ricordo. Per questo
ci sentivamo tutti dei falliti prima ancora d’aver cominciato.
Quando tornavamo, per le vacanze scolastiche,
non erano vacanze, ma semplicemente un tempo
in cui si supponeva dovessimo risarcire la madre
di tutte le settimane in cui non ci aveva visti,
salvo a metà trimestre; e vederci allora
pareva soltanto renderla più infelice, e faceva sentire noi
più colpevoli, e così ci comportavamo male
il giorno dopo a scuola, per essere puniti,
ché la punizione ci faceva sentire meno colpevoli. La madre
non ci puniva mai, ma ci faceva sentire colpevoli.
Io credo che le cose che si danno per scontate
in casa lascino nei bambini un’impressione più profonda
di quelle che vengono dette.
WARBURTONFermati, Harry, ti sbagli.


Voglio dire, non sai ciò che voglio dirti.
Puoi avere perfettamente ragione, ma ciò che ci riguarda
ora è la felicità di tua madre nel futuro,
per il tempo che le resta da vivere: non il passato.
HARRYOh, c’è forse differenza!


Come possiamo occuparci del passato
e non del futuro? o del futuro
e non del passato? Ciò che ti sto dicendo
è molto importante. Molto importante.
Devi lasciarmi spiegare, e poi potrai parlare.
Non so perché, ma proprio stasera
sento un bisogno irresistibile di spiegazione —
ma forse sogno soltanto di parlare
e mi desterò per scoprire d’essere stato zitto
o d’aver parlato a un sordo come una pietra: e gli altri
paiono udire qualcosa d’altro da ciò che dico.
Ma se vuoi parlare, almeno puoi dirmi
qualcosa d’utile. Ricordi mio padre?
WARBURTONMa sì, certo, Harry, però davvero non vedo


che cosa c’entri con la presente occasione
o con ciò che ho da dirti.
HARRYCiò che hai da dirmi
o è qualcosa che già so
o è senza importanza, o altrimenti falso.
Ma io voglio sapere di più di mio padre.
Lo ricordo appena, e so molto bene
che fui tenuto lontano da lui, finché se ne andò.
Non lo sentimmo mai nominare, ma in un modo o nell’altro
sentivamo che era sempre qui.
Ma quando avremmo voluto afferrarlo, non c’era che un vuoto
circondato da zie bisbiglianti: Ivy e Violet —
Agatha allora non veniva mai. Dov’era mio padre?
WARBURTONHarry, non giova frugare in cerca di miseria.


Ce ne fu abbastanza un tempo: ma ciò che allora suppurò
non ha lasciato che una cauterizzazione.
Lasciala stare. Sai che tua madre
e tuo padre non furono mai molto felici insieme:
si separarono di comune accordo
e lui andò a vivere all’estero. Eri solo un ragazzo
quando morì. Non puoi ricordare.
HARRYMa ora ricordo. Non Arthur o John,


erano troppo piccoli. Ma ora ricordo
un giorno d’estate d’un calore inconsueto,
il giorno in cui persi il mio retino per le farfalle;
ricordo il silenzio, e l’eccitazione sommessa
e la conversazione a bassa voce di zie trionfanti.
Sono le conversazioni non colte per caso,
non destinate a essere udite, con le occhiate di sbieco,
che portano la morte nel cuore d’un bambino.
Quello fu il giorno in cui morì. Naturalmente.


Intendo, suppongo, il giorno in cui arrivò la notizia.
WARBURTONTu interpreti troppo.


Sono certo che tua madre lo amò sempre;
non ci fu mai il minimo sospetto di scandalo.
HARRYScandalo? chi ha detto scandalo? Io no.


Sì, ora vedo. Quella notte, quando mi baciò,
sentii la trappola chiudersi. Se non vuoi dirmelo,
dovrò chiederlo ad Agatha. Prima non ho mai osato.
WARBURTONTi consiglio vivamente di non chiederlo a tua zia —


voglio dire, non c’è nulla che possa dirti. Ma, Harry,
non possiamo star qui tutta la sera, lo sai;
dovrai fare la festa di compleanno,
e i tuoi fratelli saranno qui. Non vuoi lasciarmi dire
ciò che avevo da dire?
HARRYMolto bene, dimmi.
WARBURTONÈ della salute di tua madre che volevo parlarti.


Devo dirti, Harry, che benché tua madre
sia ancora così sveglia, così vigorosa di mente,
benché sembri vitale come sempre —
è soltanto la forza della sua personalità,
la sua volontà indomabile, che la tiene in vita.
Non ho bisogno d’entrare nei tecnicismi
in questo momento. Tutta la macchina è debole
e va scemando. Il suo cuore è molto fiacco.
Con cura, ed evitando ogni emozione,
può vivere parecchi anni. Uno choc improvviso
potrebbe portarsela via da un momento all’altro.
Se fosse stata un’altra donna
non sarebbe vissuta fino a oggi.
La sua determinazione l’ha tenuta in piedi:
è vissuta solo per il tuo ritorno a Wishwood,
perché tu prendessi il comando a Wishwood,
e per questa ragione è essenzialissimo
che nulla la turbi o la ecciti.
HARRYBene!
WARBURTONMi dispiace molto per te, Harry.


Avrei voluto risparmiarti questo,
proprio ora. Ma c’erano due ragioni
perché tu dovessi saperlo. Una è tua madre:
renderla felice per il tempo che le resta da vivere.
L’altra sei tu stesso: il futuro di Wishwood
dipende da te. Non mi piace dirlo;
ma sai che sono un amico assai vecchio,
e sono sempre stato partecipe dei segreti di famiglia —
sai bene quanto me che Arthur e John
sono stati una grande delusione per tua madre.
John è molto posato — ma non è esattamente brillante;
e Arthur è sempre stato piuttosto sventato.
Le speranze di tua madre sono tutte riposte in te.
HARRYSperanze? … Dimmi:


conoscesti mio padre all’incirca all’età che ho ora?
WARBURTONMa certo, Harry, naturalmente sì.
HARRYChe aspetto aveva allora? Somigliava affatto a me?
WARBURTONTi somigliava moltissimo. Certo, ci sono differenze:


ma, tenuto conto dei mutamenti della moda
e del fatto che tu sei sbarbato, ti somigliava moltissimo.
E ora, Harry, parliamo di te.
HARRYNon ho mai visto una fotografia. Non c’è un ritratto.
WARBURTONCiò che voglio sapere è se hai dormito …
(didascalia)[Entra DENMAN]
DENMANC’è qui il sergente Winchell, mio Lord,


e vuol vedere Vostra Signoria con gran premura,
e anche il dottor Warburton. Dice che è molto urgente,
altrimenti non l’avrebbe disturbata.
HARRYLo ricevo.
(didascalia)[Esce DENMAN]
WARBURTONMi domando che cosa voglia. Spero che non sia accaduto nulla


a nessuno dei tuoi fratelli.
HARRYNulla può essere accaduto


a nessuno dei miei fratelli. Nulla può accadere —
se il sergente Winchell è reale. Ma Denman l’ha visto.
Ma se Denman l’avesse visto, e tuttavia non fosse reale?
Sarebbe peggio di tutto ciò che è accaduto.
E se tu lo vedessi, e …
WARBURTONHarry! Riprenditi.


Può essere accaduto qualcosa a uno dei tuoi fratelli.
(didascalia)[Entra WINCHELL]
WINCHELLBuonasera, mio Lord. Buonasera, dottore.


Tanti auguri … Oh, chiedo scusa, mio Lord,
credevo fosse il suo compleanno, non quello di Sua Signoria.
HARRYDi Sua Signoria!
(didascalia)[Si slancia su WINCHELL e lo afferra per le spalle]
HARRY                                              È reale, dottore.


Riprendiamo dunque la conversazione. Tu, ed io
e Winchell. Siediti, Winchell,
e prendi un bicchiere di porto. Parlavamo di mio padre.
WINCHELLSempre ai suoi scherzi, vedo. Non le si dà un anno di più


dell’ultima volta che la vidi, mio Lord. Ma un sergente di campagna
non ringiovanisce. Grazie, no, mio Lord;
trovo che il porto non si accordi coi reumatismi.
WARBURTONPer amor di Dio, Winchell, di’ che cosa ti porta.
Sua Signoria non sta molto bene stasera.
WINCHELLCapisco, signore.


Sarebbe lo stesso se fosse il mio compleanno —
chiedo scusa, dimenticavo.
Se fosse quello di mia madre. Dio abbia in pace la sua anima,
è morta da dieci anni. Come sta Sua Signoria,
se posso chiedere, mio Lord?
HARRYPerché continui a chiedere


di Sua Signoria? Lo sai o non lo sai?
Io non ho paura di te.
WINCHELLLo spero bene, mio Lord.


Non intendevo mettermi avanti.
Ma vede, mio Lord, avevo buona ragione di chiedere …
HARRYBene, vuoi che te la faccia comparire?
WINCHELLOh no davvero, mio Lord, preferirei proprio di no …
HARRYVuoi dire che credi ch’io non possa. Ma potrei sorprenderti;


credo che potrei riuscire a darti uno choc.
WINCHELLC’è già stato choc abbastanza per una sera, mio Lord:


è per questo che sono venuto.
WARBURTONPer amor del cielo, Winchell,


di’ che cosa ti porta.
WINCHELLSi tratta del signor John.
HARRYJohn!
WINCHELLSì, mio Lord, mi dispiace.


Ho pensato fosse meglio dirle una parola in disparte,
piuttosto che telefonare e magari turbare Sua Signoria.
Così sono venuto in bicicletta. Per lo più a piedi,
con la nebbia tanto fitta, o sarei arrivato prima.
Avevo telefonato a casa del dottor Warburton,
e mi hanno detto che era qui, e che lei era arrivato.
Il signor John ha avuto un piccolo incidente
sulla Strada Ovest, nella nebbia, mentre veniva
a un’andatura piuttosto svelta, immagino: è andato addosso a un camion
fermo dopo la curva. Lo faremo comparire in giudizio, l’autista:
dice che non conosce questa parte del paese
e che si era fermato per orientarsi. L’abbiamo portato all’Arms —
il signor John, intendo. Per una fortuna
c’era il dottor Owen, e l’ha esaminato;
dice che non c’è nulla di grave, solo brutti tagli
e una forte commozione; dice che rinverrà
domattina, molto probabilmente, ma che non va spostato.
Però il dottor Owen desiderava che lei andasse a vederlo.
WARBURTONGiusto, giusto. Vado a dargli un’occhiata.


Dovremo spiegare a tua madre …
VOCE DI AMY.                                        Harry! Harry!


Chi c’è con te? È Arthur o John?
(didascalia)[Entra AMY, seguita a uno a uno da VIOLET, IVY, AGATHA, GERALD e CHARLES.]
WARBURTONWinchell! che cosa fai qui?
WINCHELLMi scusi, mia Lady, ma l’ho appena detto al dottore:


non è davvero che un piccolo incidente.
WARBURTONÈ John ad aver avuto l’incidente, Lady Monchensey;


e Winchell mi dice che il dottor Owen l’ha visitato
e dice che non è che una lieve commozione,
ma che non va spostato stanotte. Mi fiderei di Owen
in una faccenda come questa. Potete fidarvi di Owen.
Lo porteremo qui domani; e qualche giorno di riposo,
non ho dubbio, sarà tutto ciò che gli occorre.
AMYIncidente? Che sorta d’incidente?
WINCHELLVeniva nella nebbia, mia Lady,


e doveva avere una certa fretta.
C’era un camion fermo dove non doveva stare,
fuori del villaggio, sulla Strada Ovest.
AMYDov’è?
WINCHELLAll’Arms, mia Lady;


naturalmente non ha ancora ripreso i sensi.
Il dottor Owen era là, per una fortuna.
GERALDScendo io a vederlo, Amy, e torno a riferirti.
AMYDevo vedere io stessa. Fate preparare subito l’automobile.
WARBURTONLo proibisco, Lady Monchensey.


Come vostro medico, vi proibisco di lasciare la casa stanotte.
Non c’è nulla che possiate fare, e fuori con questo tempo
a quest’ora di notte non risponderei delle conseguenze.
Vado io stesso. Tornerò a riferirvi.
AMYDevo vedere io stessa. Non vi credo.
CHARLESMolto meglio lasciar fare a Warburton, Amy.


Per noi è una gran fortuna che sia qui.
Dobbiamo metterci agli ordini di Warburton.
WARBURTONRipeto, Lady Monchensey, che non dovete uscire.
Se lo farete, rifiuterò di continuare a curarvi.
Non fate che trattenermi. Tornerò subito.
AMYBene, suppongo abbiate ragione. Ma posso fidarmi di voi?
WARBURTONVi siete fidata di me per parecchi anni, Lady Monchensey;


non è il momento di cominciare a dubitare di me.
Vieni, Winchell. Possiamo mettere la tua bicicletta
dietro la mia automobile.
(didascalia)[Escono WARBURTON e WINCHELL]
VIOLETEbbene, Harry,


credo che avresti potuto dire qualcosa.
Non ti dispiace per tuo fratello? Non ti rendi conto
di ciò che sta accadendo? e di ciò che significa per tua madre?
HARRYOh, certo che mi dispiace. Ma da ciò che dice Winchell


non credo che la cosa possa essere molto grave.
Un disturbo da poco come una commozione
non può fare gran differenza per John.
Una breve vacanza dalla specie di coscienza
di cui John gode non può fare gran differenza
né a lui né ad altri. Se fosse mai stato davvero cosciente,
sarei lieto che si prendesse una pausa di respiro:
ma la giornata comune di John non è molto più che respirare.
IVYDavvero, Harry! come puoi essere così insensibile?


Ho sempre creduto che tu volessi tanto bene a John.
VIOLETE se non t’importa ciò che accade a John,


potresti mostrare un po’ di riguardo a tua madre.
AMYIo non so molto:


e invecchiando vengo pensando
quanto poco ho mai saputo.
Ma credo che le vostre osservazioni siano assai più fuori luogo
di quelle di Harry.
HARRYÈ solo quando non vedono nulla


che le persone sanno sempre mostrare le emozioni convenienti —
e per quel tanto che sentono, le loro emozioni sono convenienti.
Non capiscono che cosa sia essere desti,
vivere su parecchi piani insieme
benché non si possa parlare con parecchie voci insieme.
Io provo per John tutto il sentimento benpensante
che voi ritenete appropriato. Solo, non è quella la lingua
che scelgo di parlare. Non parlerò la vostra.
AMYSomigliavi a tuo padre


quando l’hai detto.
HARRYCredo, madre,


che ti farò coricare. Devi essere molto stanca.
(didascalia)[Escono HARRY e AMY]
VIOLETNon capisco davvero il contegno di Harry.
AGATHACredo sia bene lasciare che Harry stabilisca,


se può, qualche comunicazione con sua madre.
VIOLETA quanto pare non sono molto gradita stasera.
CHARLESEbbene, non serve a nulla che alcuno di noi ci vada —


in una notte come questa — sono tre buone miglia;
non c’è nulla che potremmo fare noi e non possa fare Warburton.
Se sta peggio di quel che diceva Winchell, ce lo farà sapere subito.
GERALDIo temo davvero di più lo choc per Amy;


ma credo che Warburton lo comprenda.
IVYHai perfettamente ragione, Gerald: l’unica cosa che conta


è non farle vedere che qualcuno è in pena.
Dobbiamo andare avanti come se nulla fosse accaduto,
e portare la torta e i regali.
GERALDMa io sono in pensiero per Arthur:


è molto più incline di John a cacciarsi nei guai.
CHARLESOh, ma Arthur è un guidatore brillante.


Dopo tutta l’esperienza che ha fatto a Brooklands,
è improbabile che si cacci nei guai.
GERALDUn guidatore brillante, ma più spericolato.
IVYEppure ricordo che, quand’erano ragazzi,


Arthur era sempre il più avventuroso
ma era John quello che aveva gli incidenti,
chissà come, proprio perché era il lento.


Era sempre lui a cadere dal pony,
o giù da un albero — e sempre sulla testa.
VIOLETMa un anno fa Arthur mi portò fuori nella sua automobile,


e gli dissi che non sarei mai più uscita con lui.
Non che desiderassi affatto andare con lui —
benché naturalmente lo facesse a fin di bene — ma trovo che un’automobile scoperta
sia così indecorosa: si è sbattuti dal vento,
e ci si sente tanto in mostra, sdraiati all’indietro
e così vicini alla strada, con tutti che guardano;
e l’andatura che teneva era semplicemente terrificante.
Dissi che preferivo andare a piedi: e così feci.
GERALDA piedi? fin dove?
VIOLETEra partito per portarmi a Cheltenham;


ma lo feci fermare da qualche parte a Chiswick, mi pare.
In ogni modo il quartiere mi era sconosciuto
ed ebbi le più grandi difficoltà a tornare a casa.
Sono certa che lo facesse a fin di bene. Ma lo trovo davvero spericolato.
GERALDMi domando quanto Amy sappia di Arthur.
CHARLESPiù di quanto le piaccia dire, immagino.
(didascalia)[Entra HARRY]
HARRYLa madre dorme, credo: è strano come i vecchi


sappiano cadere nel sonno in mezzo alla calamità
come bambini, o come veterani induriti. Aveva l’aria
che doveva avere quand’era bambina.
Avete tenuto un’assemblea — la solita inchiesta di famiglia
sul carattere di tutti i membri più giovani?
O eravate intenti a predire l’evento minore,
intenti a prevedere il disastro minore?
Continuate a pensare ogni cosa separatamente,
rendendo importanti le piccole cose, perché tutto
possa essere senza importanza, una lieve deviazione
da un immaginario corso che la vita dovrebbe tenere,
e che voi chiamate normale. Ciò che chiamate il normale
è soltanto l’irreale e ciò che non conta.
Anch’io ero così, in un certo modo, finché riuscivo a pensare
perfino la mia vita come una rovina isolata,
un rifiuto casuale in un universo ordinato.
Ma comincia a sembrarmi solo parte d’un immenso disastro,
d’un errore mostruoso e d’un traviamento
di tutti gli uomini, del mondo, che io non posso mettere in ordine.
Se sapeste gli anni che ho dovuto vivere
da quando sono tornato a casa, poche ore fa, a Wishwood.
VIOLETNon farò osservazioni su ciò che dici, Harry;


i miei commenti non sono sempre graditi in questa famiglia.
(didascalia)[Entra DENMAN]
DENMANMi scusi, signorina Ivy. C’è un’interurbana per lei.
IVYUn’interurbana? per me? e chi mai può volermi?
DENMANNon ha voluto dire il nome, signorina; ma è il signor Arthur.
IVYArthur! Oh cielo, temo che abbia avuto un incidente.
(didascalia)[Escono IVY e DENMAN]
VIOLETQuando è Ivy che lui chiede, m’aspetto il peggio.
AGATHAQualunque cosa tu abbia appreso, Harry, devi ricordare


che c’è sempre di più: non possiamo riposare nell’essere
gli spettatori impazienti della malizia o della stupidità.
Dobbiamo tentare di penetrare gli altri mondi privati
di finzione e di paura. Riposare nella propria sofferenza
è evasione dalla sofferenza. Dobbiamo imparare a soffrire di più.
VIOLETLe osservazioni di Agatha sono invariabilmente pungenti.
HARRYCredete che io creda a ciò che ho appena detto?


Quello era soltanto ciò che vorrei credere.
Parlavo per astrazioni: e voi avete risposto per astrazioni.
Ho un enigma privato. Se fossero semplicemente fuori,
potrei forse fuggire da qualche parte. Se fossero semplicemente dentro
potrei forse ingannarle con l’aiuto del dottor Warburton —
o di qualunque altro medico, che sarebbe un altro Warburton,
se decideste di mettermi addosso un altro medico.
Ma questo è troppo reale perché le vostre parole lo mutino.
Oh, dev’esserci un altro modo di parlare


che ci porti da qualche parte. Voi non mi capite.
Non potete capirmi. Non è l’essere solo
l’orrore — è l’essere solo con l’orrore.
Ciò che conta è la lordura. Posso pulire la mia pelle,
purificare la mia vita, svuotare la mia mente,
ma sempre la lordura, che giace un poco più a fondo …
(didascalia)[Entra IVY]
IVYDov’è un giornale della sera?
GERALDMa che cosa c’è.
IVYQualcuno cerchi Arthur sul giornale della sera.


Era Arthur, che telefonava da Londra:
la linea era così cattiva che lo udivo a stento,
e la sua voce era stranissima. Pare che anche Arthur
abbia avuto un incidente. Non credo che sia ferito,
ma dice che non può servirsi della sua automobile,
e che ha perduto l’ultimo treno, sicché verrà domani;
e ha detto che c’era qualcosa in proposito sul giornale,
ma che è tutto uno sbaglio. E di non dirlo a sua madre.
VIOLETA che serve chiedere un giornale della sera?


Sai bene quanto me che, a questa distanza da Londra,
è improbabile che qualcuno abbia il giornale di stasera.
CHARLESAspettate: credo d’aver comprato un’edizione di mezzogiorno


prima di lasciare St. Pancras. Se l’ho fatto, è nel mio soprabito.
Vado a vedere se c’è. Potrebbe esserci qualcosa lì dentro.
(didascalia)[Esce]
GERALDEcco, l’avevo detto che Arthur era altrettanto probabile


che avesse un incidente quanto John. E non fu colpa di John,
non lo credo. John è sfortunato,
ma Arthur è decisamente spericolato.
VIOLETCredo che queste automobili da corsa dovrebbero essere proibite.
(didascalia)[Rientra CHARLES, con un giornale]
CHARLESSì, c’è un trafiletto … sono lieto di dire


che non è molto vistoso …
GERALDCe ne sarà stato di più nelle edizioni successive.


Faresti meglio a leggercelo.
CHARLES [legge].
«Fratello di Pari in uno scontro d’auto
L’onorevole Arthur Gerald Charles Piper, fratello minore di Lord Monchensey, che ha investito e demolito il carretto d’un fattorino in Ebury Street la mattina presto del 1° gennaio, è stato oggi multato di 50 sterline più le spese, e gli è stato proibito di guidare un’automobile per i prossimi dodici mesi.


Mentre cercava di districare la vettura dalla collisione, il signor Piper è entrato in retromarcia in una vetrina di negozio. Interpellato, il signor Piper ha dichiarato: “Credevo che da queste parti fosse tutta campagna aperta” —»
GERALDDove?
CHARLESIn Ebury Street. «La polizia ha dichiarato che al momento dell’incidente il signor Piper era inseguito da una pattuglia, e viaggiava alla velocità di 66 miglia all’ora. Richiesto perché non si fosse fermato al segnale dell’auto della polizia, ha risposto: “Credevo che vi steste prendendo gioco di me”.»
GERALDÈ di questo che i comunisti fanno capitale.
CHARLESC’è ancora un poco. «La famiglia Piper …» no, non occorre leggerlo.
VIOLETÈ proprio ciò che m’aspettavo. Ma se Agatha


si mette a moraleggiarci sopra, io mi metto a gridare.
GERALDSarà imbarazzante spiegarlo ad Amy.
IVYPovero Arthur! Sono certa che siete troppo duri con lui.
CHARLESAi miei tempi queste faccende si tenevano fuori dai giornali;


ma oggigiorno non esiste più cosa come la vita privata.
COROIn una vecchia casa c’è sempre un ascoltare, e si ode più di quanto si dica.
E ciò che è detto rimane nella stanza, in attesa che il futuro l’oda.


E qualunque cosa accada cominciò nel passato, e preme forte sul futuro.


L’agonia nella camera dalle tende tirate, sia essa di nascita o di morte,
raccoglie in sé tutte le voci del passato, e le proietta nel futuro.


Le voci acute sul prato
la fienagione d’estate
i cani e il vecchio pony
l’inciampo e il piagnucolìo d’un piccolo dolore
lo spaccar la legna in autunno
e il canto in cucina
e i passi di notte nel corridoio
l’attimo di ribrezzo improvviso
e la stagione del dolore soffocato
il bisbiglio, il trasparente inganno
il salvare le apparenze
il far buon viso a cattivo gioco
tutto intrecciato e aggrovigliato insieme, tutto è registrato.
Non c’è modo d’evitare queste cose
e noi nulla sappiamo d’esorcismi
e sia in Argo sia in Inghilterra
vi sono certe leggi inflessibili
inalterabili, nella natura della musica.
Non c’è proprio nulla da fare in proposito,
non c’è nulla da fare riguardo a nulla,
e ora è quasi l’ora del notiziario
dobbiamo ascoltare il bollettino meteorologico
e le catastrofi internazionali.
(didascalia)[Esce il CORO]

Atto 2, Scena 2

Chi parlaBattuta
(didascalia)HARRY, AGATHA
HARRYJohn si rimetterà, sarà ciò che è sempre stato;


Arthur tornerà sobrio, benché non per molto;
e tutto andrà avanti come prima. Queste blande sorprese
dovrebbero rientrare nell’ordinario della vita normale a Wishwood.
John è l’unico di noi che io possa concepire
mentre si accasa e si fa una casa a Wishwood,
fa un matrimonio scialbo, sposa una donna più stupida —
più stupida di lui. Può resistere all’influsso
di Wishwood, essendo inconsapevole, vivendo nel dolce moto
dei cavalli, e nelle visite giuste ai vicini giusti
nei momenti giusti; e sarà un ottimo padrone di terre.
AGATHAChe cosa hai in mente, Harry?


Posso indovinare il passato e ciò che intendi del futuro;
ma manca un presente, necessario a congiungerli.
Forse temi che io non ti comprenderei,
forse temi anche d’essere compreso;
cerca di non prenderla come una spiegazione.
HARRYDevo ancora imparare esattamente quale sia il loro significato.


Al principio, otto anni fa,
sentii, dapprima, quel senso di separazione,
d’isolamento irredimibile, irrevocabile —
è eterno, o dà una conoscenza dell’eternità,
perché sembra eterno finché dura. Questo è un inferno.
Poi venne l’intorpidimento a coprirlo — e quello è un altro —
quello fu il secondo inferno del non essere là,
la degradazione dell’essere separato dal mio io,
da quell’io che persisteva soltanto come un occhio, vedente.
Per tutto quest’ultimo anno non sono riuscito a ricompormi:
quando ero dentro il vecchio sogno, provavo la stessa emozione
o mancanza d’emozione di prima: lo stesso ribrezzo
diffuso, io non una persona, in un mondo non di persone
ma solo di presenze contaminanti.
E allora non provavo orrore della mia azione,
ne sentivo soltanto la ripetizione
ancora e ancora. Quando ne ero fuori,
non riuscivo ad associarne nulla a me stesso,
benché nient’altro fosse reale. Pensavo scioccamente
che, tornato a Wishwood, come l’avevo lasciata,
tutto sarebbe andato a posto. Ma loro lo impediscono.


Devo ancora scoprire quale sia il loro significato.
Qui sono venuto trovando
una miseria dimenticata da tempo, e una nuova tortura,
l’ombra di qualcosa dietro la nostra magra infanzia,
una qualche origine di sventura. È questo che vogliono mostrarmi?


E ora voglio che tu mi parli di mio padre.
AGATHAChe cosa vuoi sapere di tuo padre?
HARRYSe lo sapessi, non avrei bisogno di chiedere.


Tu sai ciò che voglio sapere, e questo basta:


Warburton me lo disse, benché non intendesse dirlo.
Ciò che voglio sapere è qualcosa che ho bisogno di sapere,
e solo tu puoi dirmelo. Questo almeno lo so.
AGATHADovetti lottare molti anni per conquistare la mia spoliazione,


e molti anni per conservarla. Ciò per cui la gente mi conosce,
l’efficiente direttrice d’un collegio femminile —
quella è la superficie. C’è un’organizzazione
più profonda, che la tua domanda turba.
HARRYQuando saprò, so che in qualche modo scoprirò


di averlo sempre saputo. E questo sarà meglio.
AGATHACercherò di dirtelo. Spero d’averne la forza.
HARRYTi ho pensata come la persona del tutto forte,


la liberata dalla ruota umana.
Perciò cercavo in te la forza. Ora penso che sia
una comune ricerca di liberazione.
AGATHATuo padre avrebbe potuto vivere — o almeno così lo vedo —


come un possidente di campagna d’insolita cultura,
che legge, disegna, suona il flauto,
un poco strano agli occhi dei vicini della contea,
ma non negligente nei doveri pubblici.
Nascose la sua forza sotto una debolezza inconsueta,
la diffidenza d’un uomo solitario:
là dov’era debole riconobbe il potere di tua madre,
e vi cedette.
HARRYNon ci fu estasi.


Dimmi ora: chi furono i miei genitori?
AGATHATuo padre e tua madre.
HARRYNon mi dici nulla.
AGATHAIl morto che hai supposto essere tuo padre,


e mia sorella che riconosci come tua madre:
qui non c’è mistero.
HARRYE allora?
AGATHATu vedi tua madre identificata con questa casa —


non fu sempre così. Passarono molti anni
prima che riuscisse a venire a patti con Wishwood,
finché prese il posto di tuo padre, e giunse al punto in cui
Wishwood sosteneva lei, e lei sosteneva Wishwood.
Dapprima fu un vuoto. Un uomo e una donna
sposati, soli insieme in una solitaria casa di campagna,
per tre anni senza figli, imparando il significato
della solitudine. Tua madre voleva sempre una sorella
qui. Io ero la più giovane: ero allora
una studentessa a Oxford. Venni
una volta per le lunghe vacanze. Ricordo
un giorno d’estate d’un calore inconsueto
per questo paese freddo.
HARRYE poi?
AGATHACi sono ore in cui non pare esservi passato né futuro,


solo un momento presente di luce acuminata
in cui si vuole bruciare. In cui si tende la mano
alle fiamme. Vengono una volta sola,
grazie a Dio, quelle di tal specie. Forse ce n’è un’altra specie,
io credo, di là da un intero Tibet di pietre spezzate
che giacciono, zanna in su, per una marcia lunga una vita. L’ho creduto.
HARRYIo non ho conosciuto né l’una né l’altra.
AGATHAL’autunno venne troppo presto, non abbastanza presto.


La pioggia e il vento non avevano ancora scosso tuo padre
fino a destarlo. Lo trovai che pensava
a come sbarazzarsi di tua madre. Che trame ingenue!
Non era tagliato per la parte dell’assassino.
HARRYIn che modo voleva ucciderla?
AGATHAOh, una dozzina di modi sciocchi, ciascuno abbandonato
per uno più ingegnoso. Tu dovevi nascere di lì a tre mesi;
tu non saresti nato, in quel caso: io lo fermai.
Non posso vantarmi d’un po’ di buon senso,
l’avrebbe pasticciata.
                                             Non volevo ucciderti!
Tu, ucciso! Che cos’eri allora? soltanto una cosa chiamata «vita» —
qualcosa che avrebbe dovuto essere mio, come sentivo allora.


I più non avrebbero provato quello scrupolo
se non ne provavano altri. Ma io ti volevo!
Se ciò fosse accaduto, sapevo che avrei portato
la morte nella vita, la morte per tutta la vita, la morte nel mio grembo.
Sentivo che in qualche modo eri mio!
e che in ogni caso non avrei avuto altro figlio.
HARRYE hai me. È così che accadono le cose.


Tutto è vero in un senso diverso,
un senso che prima sarebbe parso privo di senso.
Tutto tende alla riconciliazione
come cade la pietra, come cade l’albero. E alla fine
quello è il compimento che al principio
sarebbe parso la rovina.
Forse la mia vita non è stata che un sogno
sognato attraverso di me dalle menti d’altri. Forse
ho soltanto sognato di spingerla.
AGATHACosì avevo supposto. E allora?


Ciò che abbiamo scritto non è una storia d’indagine,
di delitto e castigo, ma di peccato ed espiazione.
È possibile che tu non abbia saputo quale peccato
dovrai espiare, né di chi, né perché. È certo
che la conoscenza di esso deve precedere l’espiazione.
È possibile che il peccato si sforzi e lotti
nella sua oscura nascita istintiva, per venire alla coscienza
e trovare così l’espurgazione. È possibile
che tu sia la coscienza della tua infelice famiglia,
l’uccello suo mandato a volare attraverso la fiamma purgatoriale.
Sì, è possibile. Potrai apprenderlo in seguito,
muovendoti solo fra fiamme di ghiaccio, eletto
a sciogliere l’incantesimo sotto il quale soffriamo.
HARRYEcco, non so perché,


ma per un momento mi sento felice, come se fossi tornato a casa.
È del tutto irrazionale, eppure ora
mi sento proprio felice, come se la felicità
non consistesse nell’ottenere ciò che si vuole
o nel liberarsi di ciò di cui non ci si può liberare,
ma in una visione diversa. Questo è come una fine.
AGATHAE un principio. Harry, mio caro,


mi sento stanchissima, come solo i vecchi si sentono.
I giovani si sentono stanchi alla fine di un’azione —
i vecchi, al principio. È come se
fossi vissuta tutti questi anni sul mio capitale,
invece di guadagnare ogni giorno la mia rendita spirituale:
e sono vecchia, per ricominciare a guadagnarmi da vivere.
HARRYMa non sei infelice, in questo momento?
AGATHAChe cosa significa la parola?


C’è il sollievo da un peso che ho portato,
e lo sfinimento nell’attimo del sollievo.
Il peso è tuo, ora, tuo
il peso di tutta la famiglia. E io ho un poco di paura.
HARRYTu, spaventata! Riesco appena a immaginarlo.


Vorrei aver saputo — ma era impossibile.
Solo ora comincio ad avere qualche comprensione
di te, e di tutti noi. L’affetto familiare
era una specie d’obbligo formale, un dovere
che si notava solo quando veniva meno. Si aveva quella parte da recitare.
Dopo un simile addestramento potei sopportare, in questi dieci anni,
di recitare una parte che mi era stata imposta;
e tornai per trovarne un’altra già pronta —
il copione aperto, le battute sottolineate, e il costume
pronto da indossare. Ma è cosa ben strana:
quando gli altri sembravano tanto forti, la loro forza apparente
soffocava la mia decisione. Ora vedo
che potrei perfino affezionarmi di più a mia madre —
essere almeno più compassionevole — comprendendo.
Ma a lei non piacerebbe. Ora vedo
che sono stato ferito in una guerra di fantasmi,
non da esseri umani — non hanno più potere di me.
Le cose che credevo reali sono ombre, e i reali
sono quelli che credevo ombre private. Oh quella tremenda intimità
della mente folle! Ora posso vivere in pubblico.
La libertà è un dolore di specie diversa dalla prigione.
AGATHAIo guardai soltanto attraverso la porticina
mentre il sole splendeva sulle rose del giardino:
e udii in lontananza voci minuscole
e poi un corvo nero volò sopra.
E poi non fui che i miei stessi piedi che camminavano
via, giù per un corridoio di cemento
in un’aria morta. Solo piedi che camminano
e tacchi aguzzi che raspano. Sopra e sotto
eco e rumore di piedi.
Non ero che i piedi, e l’occhio
che vede i piedi: l’occhio che non batte ciglio
e fissa il movimento. Sopra e sotto.
HARRYDentro e fuori, in una deriva senza fine


di forme stridenti in un deserto circolare
che s’intrecciano col contagio d’abbracci putrescenti
su ossa che si dissolvono. Dentro e fuori, il movimento
finché la catena si spezzò, e io rimasi
sotto l’occhio unico sopra il deserto.
AGATHASu e giù, per i corridoi di pietra


d’un ospedale immenso e vuoto
pervaso da un odore di disinfettante,
guardando dritto davanti, oltrepassando finestre sbarrate.
Su e giù. Finché la catena non si spezza.
HARRYAvanti e indietro, trascinando i piedi


fra ombre interiori nella boscaglia fumosa,
cercando di evitare i rami che ghermiscono
e la lucertola gigante. Avanti e indietro.
Finché la catena non si spezza.
                                       La catena si spezza,
la ruota si ferma, e il rumore del macchinario,
e il deserto è sgombrato, sotto il sole giudicante
dell’occhio finale, e la tremenda evacuazione
monda.
                 Io non ero là, tu non eri là, solo i nostri fantasmi
e ciò che non accadde è vero quanto ciò che accadde
oh mia cara, e tu passasti per la porticina
e io corsi a incontrarti fra le rose del giardino.
AGATHAQuesto è il momento seguente. Questo è il principio.


Non passiamo due volte per la stessa porta
né torniamo alla porta per cui non passammo.
Ho visto il primo stadio: il sollievo da ciò che accadde
è anche sollievo da quella brama insoddisfatta
lusingata nel sonno, e ingannata nel risveglio.
                                                                      Hai un lungo viaggio.
HARRYNon ancora! non ancora! è la prima volta che sono libero


dall’anello di fantasmi dalle mani congiunte, dagli inseguitori,
e sono giunto in un luogo quieto.
                                                Perché è così quieto?
Senti una specie di fremito sotto l’aria?
Lo senti? non lo senti? una comunicazione, un odore
diretto al cervello … ma non proprio come prima,
non del tutto simile, non lo stesso …
(didascalia)[Appaiono le EUMENIDI]
HARRY                                                    e questa volta
non potete pensare che io sia sorpreso di vedervi.
E non penserete che io abbia paura di vedervi.
Questa volta siete reali, questa volta siete fuori di me,
e appena sopportabili. So che siete pronte,
pronte a lasciare Wishwood, e io vengo con voi.
Mi avete seguito fin qui, dove credevo di sfuggirvi —
no! eravate già qui prima ch’io arrivassi.
Ora vedo finalmente che sono io a seguire voi,
e so che non può esservi che un solo itinerario
e una sola destinazione. Non perdiamo tempo. Vi seguirò.
(didascalia)[Le tende si chiudono. AGATHA va alla finestra, con passo di sonnambula, e apre le tende, scoprendo il vano vuoto. Entra nel luogo che le EUMENIDI avevano occupato.]
AGATHAUna maledizione viene all’essere


come si forma un figlio.
In entrambi l’incredibile
diviene l’attuale
senza che la nostra intenzione
sappia ciò che è inteso.
Una maledizione è come un figlio, formato
in un momento d’incoscienza
in un letto accidentale
o sotto un sambuco
secondo la fase
della luna stabilita.
Una maledizione è come un figlio, formato
per crescere fino alla maturità:
l’accidente è disegno
e il disegno è accidente
in una nube di non-sapere.
O mio figlio, mia maledizione,
tu sarai compiuto:
il nodo sarà sciolto
e ciò che è storto raddrizzato.
(didascalia)[Rientra nella stanza]
AGATHAChe cosa stavo dicendo? Credo di aver detto
che hai un lungo viaggio. Non hai ragione di restare.
Pensalo come una caccia al tesoro dei bambini:
qui hai trovato un indizio, nascosto nel luogo ovvio.
Indugia, e sarà perduto. L’amore costringe alla crudeltà
verso chi non comprende l’amore.
Ciò che hai voluto sapere, ciò che hai appreso
significano la fine d’un rapporto, lo rendono impossibile.
Tu non lo volevi, io non lo volevo,
nessuno lo voleva, ma … Devi andare.
HARRYCi incontreremo mai più?
AGATHACi incontreremo mai più?


E chi sarà a incontrarsi? L’incontro è per gli estranei.
L’incontro è per coloro che non si conoscono.
HARRYSo d’aver preso una decisione


in un momento di chiarezza, e ora mi sento di nuovo ottuso.
So soltanto d’aver preso una decisione
di cui le tue parole sono l’eco. Sono ancora lordato,
ma so che c’è una sola via d’uscita dalla lordura —
e conduce alla fine alla riconciliazione.
E so che devo andare.
AGATHADevi andare.
(didascalia)[Entra AMY]
AMYChe cosa stai dicendo a Harry? È appena arrivato,


e tu gli dici di andarsene?
AGATHAEgli andrà.
AMYEgli andrà? e chi sei tu per dire che andrà?


Credo di sapere bene abbastanza perché tu voglia che vada.
AGATHAIo non voglio nulla. Dico soltanto ciò che so che deve accadere.
AMYDici soltanto ciò che volevi che accadesse.
HARRYOh, madre,


questo non riguarda Agatha più di quanto riguardi il resto di voi.
Il mio consiglio è venuto da tutt’altra parte,
ma non posso spiegartelo ora. Sii solo certa
che so quello che faccio, e quello che devo fare,
e che è la cosa migliore per tutti.
Ma per il momento non posso spiegarlo a nessuno:
non conosco le parole con cui spiegarlo —
è questo che lo rende più difficile. Devi soltanto credermi,
finché io non torni.
AMYMa perché te ne vai?
HARRYPosso soltanto parlare


e tu non puoi udirmi. Posso soltanto parlare
perché tu non creda ch’io nasconda una spiegazione,
e per dirti che mi sarebbe piaciuto spiegare.
AMYPerché Agatha deve sapere, e a me non è concesso?
HARRYNon so se Agatha sappia


né quanto sappia. Qualunque cosa ella sappia —
non fui io a dirgliela … Per tutto quest’anno,
quest’ultimo anno, sono stato in fuga
ma sempre ignaro d’inseguitori invisibili.
Ora so che tutta la mia vita è stata una fuga
e i fantasmi si nutrivano di me mentre fuggivo. Ora so
che l’ultimo apparente rifugio, il riparo sicuro,
è là che li si incontra. Questo è il modo degli spettri …
AMYQui non c’è nessuno!


Nessuno, tranne la tua famiglia!
HARRYE ora so


che il mio compito non è fuggire, ma inseguire,
non evitare d’essere trovato, ma cercare.
Non avrei scelto questa via, se ve ne fosse stata un’altra!
È insieme la cosa più dura e la sola possibile.
Ora saranno loro a guidarmi. Sarò salvo con loro;
qui non sono salvo.
AMYDunque fuggirai.
AGATHAIn un mondo di fuggitivi


chi prende la direzione opposta
sembrerà che fugga.
AMYStavo parlando a Harry.
HARRYÈ molto duro: quando si è appena ricuperata la ragione,


e non se ne è ancora sicuri possessori, è allora
che si comincia a parere agli altri i più folli.
È duro anche per te, madre, ed è anzi più duro,
non comprendere.
AMYDove vai?
HARRYDovrò impararlo. È ancora indeciso.


Non ho ancora avuto le indicazioni precise.
Dove si va da un mondo di follia?
Da qualche parte al di là della disperazione.
All’adorazione nel deserto, alla sete e alla privazione,
a un santuario di pietra e a un altare primitivo,
al calore del sole e alla veglia di ghiaccio,
alla cura delle vite d’umile gente,
alla lezione dell’ignoranza, delle malattie incurabili.
Cose simili sono possibili. È amore e terrore
di ciò che m’attende e mi vuole, e non mi lascerà cadere.
Che il grillo canti. John sarà il padrone.
Tutto ciò che ho è suo. Nessun male può venirgli.
Ciò che distruggerebbe me sarà vita per John,
io sono responsabile di lui. Perché tocchi a me questa elezione
non lo comprendo. Dev’essersi preparata da sempre,
e vedo che era ciò che ho sempre voluto. La forza richiesta,
che pare troppa, è appena la forza che viene data.
Devo seguire gli angeli luminosi.
(didascalia)[Esce]

Atto 2, Scena 3

Chi parlaBattuta
(didascalia)AMY, AGATHA
AMYFui una sciocca a invitarti di nuovo a Wishwood;


ma pensavo: trentacinque anni sono lunghi, e la morte è una fine,
e pensavo che il tempo avesse forse mutato Agatha
in me ha mutato abbastanza. Trentacinque anni fa


mi togliesti il marito. Ora mi togli il figlio.
AGATHAChe cosa ti tolsi? nulla che tu avessi mai avuto.


Che cosa ne ebbi? trent’anni di solitudine,
sola, fra donne, in un collegio di donne,
sforzandomi di non detestare le donne. Trent’anni per pensare.
Credi che desiderassi tornare a Wishwood?
AMYTanto più rapace, a prendere ciò che io non ebbi mai;


tanto più imperdonabile, a rinfacciarmi di non averlo avuto.
Se avessi preso ciò che avevo, m’avresti lasciato almeno il ricordo
di qualcosa di cui vivere. Sapevi di prendere tutto
tranne i muri, i mobili, le terre;
senza lasciarmi nulla — se non ciò che potevo generare da me,
ciò che potevo piantare qui. Sette anni lo tenni,
per amore del futuro, fantasma scontento,
nella sua stessa casa. E l’umiliazione,
le gelide finzioni nella camera silenziosa,
l’imporre figli a un padre riluttante?
Osi pensare che cosa questo faccia a una donna? Prova a pensarci.
Avrei avuto figli, se non potevo avere un marito:


poi lo lasciai andare. Mi umiliai.
Mostrai forse debolezza, o pietà di me stessa?
Mi piegai agli scopi di Wishwood;
ti richiamai perfino, in visita, dopo che se n’era andato,
perché non corressero brutte voci.
Credevi che io non sapessi!
Sarai anche chiusa, ma lui l’ho sempre letto dentro.
E ora tocca a mio figlio.
AGATHAUna cosa la so, Amy:


che tu non sei mai cambiata. E forse neppure io.
Credevo d’esserlo, fino a stasera.
Ma almeno lo volevo. Ora devo cominciare.
Non c’è nulla di più difficile. Ma tu sei sempre la stessa:
altrettanto vorace di ciò che non puoi avere
appunto perché lo respingi.
AMYAvevo preparato la situazione


perché ci riconciliassimo, a causa di Harry,
a causa dei suoi errori, a causa della sua infelicità,
a causa della miseria che s’è lasciato dietro,
a causa dello scempio. Volevo cancellare
la sua vita passata, e non avere nulla se non ciò che gli ricordasse
gli anni in cui era stato un ragazzo felice a Wishwood;
per il suo futuro successo.
AGATHAIl successo è relativo:


è ciò che sappiamo trarre dal disordine che abbiamo fatto delle cose,
è ciò che può farne lui, non ciò che tu vorresti fare per lui.
AMYIl successo è una cosa, ciò che tu vorresti fare per lui


è un’altra. Io la chiamo rovina. La tua furia di possesso
è solo più forte dopo tutti questi anni d’astinenza.
Trentacinque anni fa mi togliesti il marito
e ora mi togli il figlio.
AGATHAPerché litigare per ciò che né l’una né l’altra può avere?


Se nessuna delle due ha mai avuto un marito o un figlio
non abbiamo terreno per discutere.
AMYChi t’ha posta a giudice? che cosa, di grazia,


ti dà il potere di sapere ciò che è meglio per Harry?


Che cosa ti diede questo influsso, per persuaderlo
ad abbandonare il suo dovere, la sua famiglia e la sua felicità?
Chi ha disegnato il suo bene? sei tu o sono io?
Trentacinque anni a progettare la sua vita,
otto anni a vegliare, senza di lui, a Wishwood,
anni d’amarezza e di delusione.
Che parte hai avuto in questo? che cosa hai dato?
E ora, nel momento del successo contro la rovina,
quando mi sentivo sicura del suo assetto e della sua felicità,
tu che mi prendesti il marito, ora mi prendi il figlio.
Me lo togli da Wishwood, me lo togli a me,
me lo togli …
(didascalia)[Entra MARY]
MARYScusami, cugina Amy. Ho appena visto Denman.


È venuta a dirmi che Harry parte:
gliel’ha detto Downing. Ha tirato fuori l’automobile.
Che cosa succede?
AMYQuella donna là,


lei l’ha persuaso: non so come.
Ho sempre cercato di farmi credere
che non fosse un debole come suo padre
nelle mani di una donna senza scrupoli.
Non ho influenza su di lui; tu puoi provare,


ma non riuscirai: lei ha un incantesimo
che opera di generazione in generazione.
MARYHarry parte davvero?
AGATHAParte.


Ma non è il mio incantesimo, non è opera mia:
io ho soltanto vegliato e atteso. In questo mondo
è inesplicabile: la soluzione è in un altro.
MARYOh, ma è dall’altro che viene il pericolo!


Non puoi fermarlo? Cugina Agatha, fermalo!
Tu non sai ciò che ho visto e ciò che so!
È in grande pericolo, questo lo so, non chiedermelo,
non mi crederesti, ma ti dico che lo so.
Devi tenerlo qui, non devi lasciarlo partire.
Non so che cosa si debba fare, che cosa si possa fare,
perfino qui, ma altrove, dovunque, egli è in pericolo.
Io resterò o me ne andrò, come sarà meglio;
non m’importa che cosa accada a me,
ma Harry non deve partire. Cugina Agatha!
AGATHAQui il pericolo, qui la morte, qui, non altrove;


altrove è senza dubbio agonia, rinuncia,
ma nascita e vita. Harry ha varcato la frontiera
oltre la quale salvezza e pericolo hanno un senso diverso.
E non può tornare. Questo è il suo privilegio.
Per quelli che vivono in questo mondo, in questo mondo soltanto,
credi che io mi prenderei la responsabilità
di tentarli oltre il confine? Nessuno potrebbe, nessuno che sappia.


Nessuno che abbia il minimo sospetto di ciò che là si trova.
Ma Harry è stato condotto oltre la frontiera: deve seguire;
per lui la morte è ormai soltanto da questa parte,
per lui pericolo e salvezza hanno un altro senso.
Loro l’hanno reso chiaro. E io che le ho vedute devo credere loro.
MARYOh! … dunque … le hai vedute anche tu!
AGATHADobbiamo andare tutti, ciascuno nella propria direzione,


tu, ed io, e Harry. Tu ed io,
mia cara, molto probabilmente ci ritroveremo
nei nostri vagabondaggi nel territorio neutro
fra due mondi.
MARYAllora mi aiuterai!


Ricordi ciò che ti dissi stasera?
Sapevo d’aver ragione: mi hai fatta attendere per questo —
soltanto per questo. Suppongo che allora non lo pensassi
davvero, ma ora lo penso. Certo era già troppo tardi
allora, perché qualcosa venisse per me: avrei dovuto saperlo;
era tutto finito, credo, prima ancora di cominciare;
ma io m’ingannavo. Ci vogliono tanti anni
per imparare che si è morti! Perciò devi aiutarmi.
Andrò via. Ma suppongo che sia ormai troppo tardi
per tentare d’ottenere un posto in un collegio?
AMYE così mi lascerete tutti!


Una vecchia sola in una casa maledetta.
Lascerò che i muri crollino. Perché dovrei affannarmi
a tenere le tegole sul tetto, a combattere il tempo senza fine,
a resistere al vento? a lottare con le tasse crescenti
e gli affitti e le decime non pagati? a nutrire investimenti
con notti insonni e pazienti calcoli
col notaio, col mediatore, con l’agente? Perché dovrei?
Non riguarda il corpo nella tomba
darsi pena della manutenzione. Ci pensino il vento e la pioggia.
(didascalia)[Mentre AMY parlava,HARRY è entrato, vestito per la partenza.]
HARRYMa, madre, avrai sempre Arthur e John


di cui darti pena: non che John sia una pena —
il predestinato e perfetto padrone di Wishwood,
il figlio soddisfacente. E quanto a me,
sono l’ultimo di cui tu debba darti pena;
ho la mia via da seguire, e sono al sicuro dai pericoli comuni
se la seguo. Non so renderne conto,
ma è così, madre. Finché non tornerò.
AMYSe parti ora, non ti rivedrò mai più.
(didascalia)[Nel frattempo sono entrati VIOLET, GERALD e CHARLES]
CHARLESDove va Harry? Che cosa succede?
AMYChiedilo ad Agatha.
GERALDMa insomma, che c’è? Dove va?
AMYChiedilo ad Agatha.
VIOLETNon capisco proprio nulla. Perché se ne va?
AMYChiedilo ad Agatha.
VIOLETDavvero, a volte mi sembra


d’essere l’unica persona sana di mente in questa casa.
Il vostro contegno mi pare del tutto inspiegabile.
Che cosa è successo, Amy?
AMYHarry se ne va — per farsi missionario.
HARRYMa …!
CHARLESUn missionario! non è mai accaduto nella nostra famiglia!


E perché con tanta fretta? Prima di decidere …
VIOLETNon puoi davvero pensare di vivere in un clima tropicale!
GERALDNon c’è nulla di male in un clima tropicale —


ma bisogna sottoporsi a una qualche preparazione;
le nozioni mediche sono la prima cosa.
Ho incontrato missionari, abbastanza spesso —
alcuni tipi molto per bene. Una professione calunniata.
A volte sono utilissimi, conoscendo gli indigeni,
benché ogni tanto fastidiosi. Ma dovrai imparare la lingua


e parecchi dialetti. Vuol dire molta preparazione.
VIOLETE ti occorre una qualche qualifica religiosa!


Credo che dovresti consultare il vicario …
GERALDE non dimenticare


che ti serviranno svariate inoculazioni —
dipende da dove vai.
CHARLESUna cosa simile


non è mai accaduta nella nostra famiglia.
VIOLETNon riesco a capirlo.
HARRYNon ho mai detto che sarei andato a farmi missionario.


Spiegherei, ma nessuno di voi ci crederebbe;
e se ci credeste, non capireste ugualmente.
Non potete sapere perché parto. Non avete visto
ciò che io ho visto. Oh, perché renderlo così ridicolo
proprio ora? Voglio soltanto, vi prego,
meno chiasso possibile. Dovrete abituarvici;
intanto chiedo scusa delle mie cattive maniere.
Ma se poteste capire ne sareste del tutto contenti,


e dunque vi dirò addio, finché non ci rivedremo.
GERALDEbbene, se sei deciso, Harry, dobbiamo accettarlo;


ma è una brutta notte, e dovrai stare attento.
Porti Downing con te?
HARRYOh sì, porto Downing.


Non devi temere ch’io corra alcun pericolo
di quegli incidenti che capitano ad Arthur e a John:
bada tu a loro. Il mio indirizzo, madre,


sarà presso la banca di Londra, finché non avrai mie notizie.
Addio, madre.
AMYAddio, Harry.
HARRYAddio.
AGATHAAddio.
HARRYAddio, Mary.
MARYAddio, Harry. Abbi cura di te.
(didascalia)[Esce HARRY]
AMYAlla mia età comincio appena a comprendere la verità


sulle cose troppo tardi per rimediarvi: e questo è essere vecchi.
Nondimeno sono lieta se posso arrivare a conoscerle.
Ho sempre voluto troppo per i miei figli,
più di quanto la vita possa dare. E ora ne sono punita.
Gerald! tu sei la persona più stupida in questa stanza,
Violet, tu la più maligna in modo innocuo;
preferisco la vostra compagnia a quella di chiunque altro
solo per farmi accompagnare nella stanza accanto. Dove possa distendermi.
Poi potrete lasciarmi.
GERALDOh, certamente, Amy.
VIOLETNon capisco


una sola cosa di quanto è accaduto.
(didascalia)[Escono AMY, VIOLET, GERALD]
CHARLESÈ molto strano,


ma comincio a sentire, comincio appena a sentire
che c’è qualcosa che potrei capire, se me lo dicessero.


Ma non sono sicuro di volerlo sapere. Suppongo d’invecchiare:
la vecchiaia era salita dolcemente fin qui. Mi sentivo abbastanza sicuro;
e ora non mi sento sicuro. Come se la terra dovesse aprirsi
fino al centro, mentre sto per attraversare Pall Mall.
Credevo che la vita non potesse portare altre sorprese;
ma ora ricordo che sono sempre sorpreso
dal bulldog nella Burlington Arcade.
E se ogni istante fosse così, se si fosse desti?
Voi due pare che ne sappiate più di me.
(didascalia)[Entra DOWNING, in fretta, in costume da autista]
DOWNINGOh, mi scusi, signorina, mi scusi, signor Charles:


Sua Signoria mi ha rimandato indietro perché s’è ricordato
che crede d’aver lasciato il portasigarette sul tavolo.
Oh, eccolo. Grazie. Buona notte, signorina; buona notte,
signorina Mary; buona notte, signore.
MARYDowning, mi prometti di non lasciare mai Sua Signoria


mentre siete via?
DOWNINGOh, certamente, signorina;


non lo lascerò mai finché avrà bisogno di me.
MARYMa avrà bisogno di te. Non devi lasciarlo mai.
DOWNINGLe parrà da ridere, quel che sto per dire —


ma non è poi così strano, signorina, a guardarci bene:
dopo tutti questi anni che sto con lui
credo di capire Sua Signoria meglio di chiunque altro;
e ho una specie di presentimento che Sua Signoria non avrà bisogno di me
ancora per molto. Non so darle ragioni.
Ma per mostrarle che cosa intendo, benché stenterà a crederlo,
ho sempre detto che qualunque cosa capitasse a Sua Signoria
era solo una specie di preparazione a qualcos’altro.
Non ho il dono della parola, ma so bene che cosa intendo:
i più di noi paiono vivere secondo le circostanze,
ma con le persone come lui c’è qualcosa dentro
che spiega ciò che accade loro. Se ne ha il sentore.
Così mi pare di sapere in anticipo, quando sta per accadere qualcosa,
e pare del tutto naturale, trattandosi di Sua Signoria.
Ed è per questo che dico ora: ho il presentimento
che non avrà bisogno di me a lungo, e non avrà bisogno di nessuno.
AGATHAE, Downing, se il suo modo di fare ti parrà inspiegabile


a tratti, non devi darti pena per questo.
È sano di mente in tutto e per tutto quanto te o me,
vede il mondo con la stessa chiarezza con cui lo vediamo tu ed io,
solo che ha visto assai più di questo,
e anche noi le abbiamo vedute — la signorina Mary ed io.
DOWNINGLa capisco, signorina. E se posso dirlo,
ora che ha toccato l’argomento, sono molto sollevato —
se mi spiego. Pensavo fosse quella la ragione
per cui si partiva stasera. Anzi, quasi me l’aspettavo,
tant’è che avevo l’automobile già pronta. Intende quei fantasmi, signorina!
Mi domandavo quando Sua Signoria sarebbe arrivato a vederli —
e così li ha visti anche lei! Devono averle fatto un certo effetto!
A me sì, sul principio. Ci si abitua presto.
Certo, sapevo che avevano a che fare con Sua Signoria
e non con me, sicché potevo guardarli allegramente,
per modo di dire. Non c’è male in loro,
ci giurerei. Sarà tutto, signorina?
AGATHASarà tutto, grazie, Downing. Non dobbiamo trattenerti;


Sua Signoria si starà chiedendo perché tardi tanto.
(didascalia)[Esce DOWNING. Entra IVY]
IVYDove va Downing? dov’è Harry?


Guardate. È arrivato un telegramma da Arthur;
(didascalia)[Entrano GERALD e VIOLET]
IVYMi domando perché l’abbia mandato, dopo aver telefonato.
Ve lo leggo? Mi chiedevo
se mostrarlo o no ad Amy.
(didascalia)[Legge]
IVY«Spiacente ritardo affari in città molti auguri ci vediamo domani molti auguri urrà con affetto Arthur».


Voglio dire, dopo ciò che sappiamo di quanto è realmente accaduto,
credete che Amy debba vederlo?
VIOLETNo, certamente no.


Tu non sai ciò che è successo, Ivy.
E se lo sapessi, non lo capiresti.
Io non capisco, dunque come potresti tu? Amy non sta bene;
e sta riposando.
IVYOh, mi dispiace. Ma non potete spiegare?


Perché avete tutti quell’aria strana? Credo che mi si possa permettere
di sapere che cosa è accaduto.
VOCE DI AMY.                             Agatha! Mary! venite!


L’orologio s’è fermato nel buio!
(didascalia)[Escono AGATHA e MARY. Pausa. Entra WARBURTON]
WARBURTONEbbene! è una notte schifosa per stare fuori.


Ecco perché ho tardato tanto, ad andare e a tornare.
Ma sono lieto di dire che John si rimette bene;
non era grave come faceva credere Winchell,
e domattina lo avremo quassù.
Spero che Lady Monchensey non si sia data pena?
Ho fretta di tranquillizzarla. Ma che c’è, che cosa succede?
(didascalia)[Entra MARY]
MARYDottor Warburton!
WARBURTONScusatemi.
(didascalia)[Escono MARY e WARBURTON]
CORONon ci piace guardare dalla stessa finestra e vedere un paesaggio tutto diverso.


Non ci piace salire una scala e scoprire che ci porta in basso.
Non ci piace uscire da una porta e ritrovarci nella stessa stanza.


Non ci piace il labirinto nel giardino, perché troppo somiglia al labirinto nel cervello.


Non ci piace ciò che accade da svegli, perché troppo somiglia a ciò che accade nel sonno.


Comprendiamo gli affari ordinari del vivere,
sappiamo far funzionare la macchina,
di solito sappiamo evitare gli incidenti,
siamo assicurati contro l’incendio,
contro il furto e la malattia,
contro gli impianti difettosi,
ma non contro l’atto di Dio.
Conosciamo vari sortilegi e incantesimi,
e forme minori di stregoneria,
divinazione e chiromanzia,
specifici contro l’insonnia,
la lombaggine e la perdita di denaro.
Ma il cerchio della nostra comprensione
è un’area assai ristretta.
Salvo che per un numero limitato
di scopi strettamente pratici
non sappiamo ciò che facciamo;
e perfino, a pensarci bene,
non sappiamo molto del pensare.
Che cosa accade fuori del cerchio?
E qual è il senso dell’accadere?
Quale agguato sta oltre l’erica
e dietro le Pietre Erette?
Oltre lo strato di Heaviside
e dietro la luna sorridente?
E che cosa si fa di noi?
E che cosa siamo, e che cosa facciamo?
A ciascuna e a tutte queste domande
non v’è risposta concepibile.
Abbiamo sofferto assai più d’una perdita personale —
abbiamo smarrito la via nel buio.
IVYDovrò restare fino a dopo il funerale: il mio biglietto per Londra sarà ancora valido?
GERALDNon attendo con piacere di dover trattare con Arthur e John domattina.
VIOLETDobbiamo aspettare che si legga il testamento. Manderò un telegramma domattina.
CHARLESTemo che la mia mente non sia più quella che era — o lo era? — eppure credo che potrei capire.
TUTTIMa dobbiamo adattarci al momento: dobbiamo fare la cosa giusta.
(didascalia)[Escono]
(didascalia)[Entrano, da una porta, AGATHA e MARY, e collocano un tavolinetto portatile. Da un’altra porta entra DENMAN recando una torta di compleanno con le candeline accese, che posa sul tavolo. Esce DENMAN. AGATHA e MARY camminano lentamente in fila indiana intorno e intorno al tavolo, in senso orario. A ogni giro spengono qualche candelina, sicché le loro ultime parole sono dette al buio.]
AGATHAUna maledizione è lenta a venire


a piena maturazione:
non si può affrettare
e non si può ritardare
MARYNon si può deviare:


un tentativo di deviarla
non fa che implicare altri
nel giorno del compimento
AGATHAUna maledizione è una potenza


non soggetta a ragione:
ogni maledizione ha il suo corso,
il suo modo d’espiazione
                    Segui segui
MARYNon nel diurno tempo


e nel mondo di qua
dove sappiamo ciò che facciamo
non è la sua operazione
                    Segui segui
AGATHAMa nel notturno tempo


e nel mondo di sotto
dove le maglie che abbiamo tessute
ci legano l’uno all’altro
                    Segui segui
MARYUna maledizione è scritta


sul rovescio delle cose
dietro lo specchio sorridente
e dietro la luna sorridente
                    Segui segui
AGATHAPer questa via il pellegrinaggio


d’espiazione
intorno e intorno al cerchio
a compiere l’incanto
sì che il nodo sia snodato
l’incrociato disincrociato
il torto raddrizzato
e la maledizione finita
per intercessione
per pellegrinaggio
per opera di quanti partono
in più direzioni
per la propria redenzione
e per quella dei defunti —
                                                Possano riposare in pace.

IL COCKTAIL PARTY
Personaggi
EDWARD CHAMBERLAYNE
JULIA (SIGNORA SHUTTLETHWAITE)


CELIA COPLESTONE
ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS
PETER QUILPE
UN OSPITE NON IDENTIFICATO, poi identificato come SIR HENRY HARCOURT-REILLY
LAVINIA CHAMBERLAYNE
UNA INFERMIERA-SEGRETARIA
DUE UOMINI DEL SERVIZIO DI RISTORO
La scena è a Londra

SpeakerLine
(didascalia)The drawing-room, after tea. An afternoon in late March.
(didascalia)AMY, IVY, VIOLET, AGATHA, GERALD, CHARLES, MARY
(didascalia)[DENMAN enters to draw the curtains]
AMYNot yet! I will ring for you. It is still quite light.


I have nothing to do but watch the days draw out,
Now that I sit in the house from October to June,
And the swallow comes too soon and the spring will be over
And the cuckoo will be gone before I am out again.
O Sun, that was once so warm, O Light that was taken for granted
When I was young and strong, and sun and light unsought for
And the night unfeared and the day expected
And clocks could be trusted, tomorrow assured
And time would not stop in the dark!
Put on the lights. But leave the curtains undrawn.
Make up the fire. Will the spring never come? I am cold.
AGATHAWishwood was always a cold place, Amy.
IVYI have always told Amy she should go south in the winter.


Were I in Amy’s position, I would go south in the winter.
I would follow the sun, not wait for the sun to come here.
I would go south in the winter, if I could afford it,
Not freeze, as I do, in Bayswater, by a gas-fire counting shillings.
VIOLETGo south! to the English circulating libraries,


To the military widows and the English chaplains,
To the chilly deck-chair and the strong cold tea —
The strong cold stewed bad Indian tea.
CHARLESThat’s not Amy’s style at all. We are country-bred people.


Amy has been too long used to our ways
Living with horses and dogs and guns
Ever to want to leave England in the winter.
But a single man like me is better off in London:
A man can be very cosy at his club
Even in an English winter.
GERALDWell, as for me,


I’d just as soon be a subaltern again
To be back in the East. An incomparable climate
For a man who can exercise a little common prudence;
And your servants look after you very much better.
AMYMy servants are perfectly competent, Gerald.


I can still see to that.
VIOLETWell, as for me,


I would never go south, no, definitely never,
Even could I do it as well as Amy:
England’s bad enough, I would never go south,
Simply to see the vulgarest people —
You can keep out of their way at home;
People with money from heaven knows where —
GERALDDividends from aeroplane shares.
VIOLETThey bathe all day and they dance all night


In the absolute minimum of clothes.
CHARLESIt’s the cocktail-drinking does the harm:


There’s nothing on earth so bad for the young.
All that a civilised person needs
Is a glass of dry sherry or two before dinner.
The modern young people don’t know what they’re drinking,
Modern young people don’t care what they’re eating;
They’ve lost their sense of taste and smell
Because of their cocktails and cigarettes.
(didascalia)[Enter DENMAN with sherry and whisky. CHARLES takes sherry and GERALD whisky.]
CHARLESThat’s what it comes to.
(didascalia)[Lights a cigarette]
IVYThe younger generation


Are undoubtedly decadent.
CHARLESThe younger generation


Are not what we were. Haven’t the stamina,
Haven’t the sense of responsibility.
GERALDYou’re being very hard on the younger generation.


I don’t come across them very much now, myself;
But I must say I’ve met some very decent specimens
And some first-class shots — better than you were,
Charles, as I remember. Besides, you’ve got to make allowances:
We haven’t left them such an easy world to live in.
Let the younger generation speak for itself:
It’s Mary’s generation. What does she think about it?
MARYReally, Cousin Gerald, if you want information


About the younger generation, you must ask someone else.
I’m afraid that I don’t deserve the compliment:
I don’t belong to any generation.
(didascalia)[Exit]
VIOLETReally, Gerald, I must say you’re very tactless,


And I think that Charles might have been more considerate.
GERALDI’m very sorry: but why was she upset?


I only meant to draw her into the conversation.
CHARLESShe’s a nice girl; but it’s a difficult age for her.


I suppose she must be getting on for thirty?
She ought to be married, that’s what it is.
AMYSo she should have been, if things had gone as I intended.


Harry’s return does not make things easy for her
At the moment: but life may still go right.
Meanwhile, let us drop the subject. The less said the better.
GERALDThat reminds me, Amy,


When are the boys all due to arrive?
AMYI do not want the clock to stop in the dark.


If you want to know why I never leave Wishwood
That is the reason. I keep Wishwood alive
To keep the family alive, to keep them together,
To keep me alive, and I live to keep them.
You none of you understand how old you are
And death will come to you as a mild surprise,
A momentary shudder in a vacant room.
Only Agatha seems to discover some meaning in death
Which I cannot find.
— I am only certain of Arthur and John,
Arthur in London, John in Leicestershire:


They should both be here in good time for dinner.
Harry telephoned to me from Marseilles,
He would come by air to Paris, and so to London,
And hoped to arrive in the course of the evening.
VIOLETHarry was always the most likely to be late.
AMYThis time, it will not be his fault.


We are very lucky to have Harry at all.
IVYAnd when will you have your birthday cake, Amy,


And open your presents?
AMYAfter dinner:


That is the best time.
IVYIt is the first time


You have not had your cake and your presents at tea.
AMYThis is a very particular occasion


As you ought to know. It will be the first time
For eight years that we have all been together.
AGATHAIt is going to be rather painful for Harry


After eight years and all that has happened
To come back to Wishwood.
GERALDWhy, painful?
VIOLETGerald! you know what Agatha means.
AGATHAI mean painful, because everything is irrevocable,


Because the past is irremediable,
Because the future can only be built
Upon the real past. Wandering in the tropics
Or against the painted scene of the Mediterranean,
Harry must often have remembered Wishwood —
The nursery tea, the school holiday,
The daring feats on the old pony,
And thought to creep back through the little door.
He will find a new Wishwood. Adaptation is hard.
AMYNothing is changed, Agatha, at Wishwood.


Everything is kept as it was when he left it,
Except the old pony, and the mongrel setter
Which I had to have destroyed.
Nothing has been changed. I have seen to that.
AGATHAYes. I mean that at Wishwood he will find another Harry.


The man who returns will have to meet
The boy who left. Round by the stables,
In the coach-house, in the orchard,
In the plantation, down the corridor
That led to the nursery, round the corner
Of the new wing, he will have to face him —
And it will not be a very jolly corner.
When the loop in time comes — and it does not come for everybody —


The hidden is revealed, and the spectres show themselves.
GERALDI don’t in the least know what you’re talking about.


You seem to be wanting to give us all the hump.
I must say, this isn’t cheerful for Amy’s birthday
Or for Harry’s homecoming. Make him feel at home, I say!
Make him feel that what has happened doesn’t matter.
He’s taken his medicine, I’ve no doubt.
Let him marry again and carry on at Wishwood.
AMYThank you, Gerald. Though Agatha means


As a rule, a good deal more than she cares to betray,
I am bound to say that I agree with you.
CHARLESI never wrote to him when he lost his wife —


That was just about a year ago, wasn’t it?
Do you think that I ought to mention it now?
It seems to me too late.
AMYMuch too late.


If he wants to talk about it, that’s another matter;
But I don’t believe he will. He will wish to forget it.
I do not mince matters in front of the family:
You can call it nothing but a blessed relief.
VIOLET, I call it providential.
IVYYet it must have been shocking,


Especially to lose anybody in that way —


Swept off the deck in the middle of a storm,
And never even to recover the body.
CHARLESWell-known Peeress Vanishes from Liner’.
GERALDYes, it’s odd to think of her as permanently missing.
VIOLETHad she been drinking?
AMYI would never ask him.
IVYThese things are much better not enquired into.


She may have done it in a fit of temper.
GERALDI never met her.
AMYI am very glad you did not.


I am very glad that none of you ever met her.
It will make the situation very much easier
And is why I was so anxious you should all be here.
She never would have been one of the family,
She never wished to be one of the family,
She only wanted to keep him to herself
To satisfy her vanity. That’s why she dragged him
All over Europe and half round the world
To expensive hotels and undesirable society
Which she could choose herself. She never wanted
Harry’s relations or Harry’s old friends;
She never wanted to fit herself to Harry,
But only to bring Harry down to her own level.
A restless shivering painted shadow
In life, she is less than a shadow in death.
You might as well all of you know the truth
For the sake of the future. There can be no grief
And no regret and no remorse.
I would have prevented it if I could. For the sake of the future:
Harry is to take command at Wishwood
And I hope we can contrive his future happiness.
Do not discuss his absence. Please behave only
As if nothing had happened in the last eight years.
GERALDThat will be a little difficult.
VIOLETNonsense, Gerald!


You must see for yourself it’s the only thing to do.
AGATHAThus with most careful devotion


Thus with precise attention
To detail, interfering preparation
Of that which is already prepared
Men tighten the knot of confusion
Into perfect misunderstanding,
Reflecting a pocket-torch of observation
Upon each other’s opacity
Neglecting all the admonitions
From the world around the corner
The wind’s talk in the dry holly-tree
The inclination of the moon
The attraction of the dark passage
The paw under the door.
CHORUS (IVY, VIOLET, GERALD and CHARLES). Why do we feel embarrassed, impatient, fretful, ill at ease,


Assembled like amateur actors who have not been assigned their parts?


Like amateur actors in a dream when the curtain rises, to find themselves dressed for a different play, or having rehearsed the wrong parts,


Waiting for the rustling in the stalls, the titter in the dress circle, the laughter and catcalls in the gallery?
CHARLESI might have been in St. James’s Street, in a comfortable chair rather nearer the fire.
IVYI might have been visiting Cousin Lily at Sidmouth, if I had not had to come to this party.
GERALDI might have been staying with Compton-Smith, down at his place in Dorset.
VIOLETI should have been helping Lady Bumpus, at the Vicar’s American Tea.
CHORUSYet we are here at Amy’s command, to play an unread part in some monstrous farce, ridiculous in some nightmare pantomime.
AMYWhat’s that? I thought I saw someone pass the window.


What time is it?
CHARLESNearly twenty to seven.
AMYJohn should be here now, he has the shortest way to come.


John at least, if not Arthur. Hark, there is someone coming:
Yes, it must be John.
(didascalia)[Enter HARRY]
AMY                                     Harry!
(didascalia)[HARRY stops suddenly at the door and stares at the window]
IVYWelcome, Harry!
GERALDWell done!
VIOLETWelcome home to Wishwood!
CHARLESWhy, what’s the matter?
AMYHarry, if you want the curtains drawn you should let me ring for Denman.
HARRYHow can you sit in this blaze of light for all the world to look at?


If you knew how you looked, when I saw you through the window!
Do you like to be stared at by eyes through a window?
AMYYou forget, Harry, that you are at Wishwood,


Not in town, where you have to close the blinds.
There is no one to see you but our servants who belong here.
And who all want to see you back, Harry.
HARRYLook there, look there: do you see them?
GERALDNo, I don’t see anyone about.
HARRYNo, no, not there. Look there!


Can’t you see them? You don’t see them, but I see them,


And they see me. This is the first time that I have seen them.
In the Java Straits, in the Sunda Sea,
In the sweet sickly tropical night, I knew they were coming.
In Italy, from behind the nightingale’s thicket,
The eyes stared at me, and corrupted that song.
Behind the palm trees in the Grand Hotel
They were always there. But I did not see them.


Why should they wait until I came back to Wishwood?
There were a thousand places where I might have met them!
Why here? why here?
                                     Many happy returns of the day, mother.
Aunt Ivy, Aunt Violet, Uncle Gerald, Uncle Charles. Agatha.
AMYWe are very glad to have you back, Harry.


Now we shall all be together for dinner.
The servants have been looking forward to your coming:
Would you like to have them in after dinner
Or wait till tomorrow? I am sure you must be tired.
You will find everybody here, and everything the same.
Mr. Bevan — you remember — wants to call tomorrow
On some legal business, a question about taxes —
But I think you would rather wait till you are rested.
Your room is all ready for you. Nothing has been changed.
HARRYChanged? nothing changed? how can you say that nothing is changed?


You all look so withered and young.
GERALDWe must have a ride tomorrow.


You’ll find you know the country as well as ever.
There wasn’t an inch of it you didn’t know.
But you’ll have to see about a couple of new hunters.
CHARLESAnd I’ve a new wine merchant to recommend you;


Your cellar could do with a little attention.
IVYAnd you’ll really have to find a successor to old Hawkins.


It’s really high time the old man was pensioned.
He’s let the rock garden go to rack and ruin,
And he’s nearly half blind. I’ve spoken to your mother
Time and time again: she’s done nothing about it
Because she preferred to wait for your coming.
VIOLETAnd time and time again I have spoken to your mother
About the waste that goes on in the kitchen.
Mrs. Packell is too old to know what she is doing.
It really needs a man in charge of things at Wishwood.
AMYYou see your aunts and uncles are very helpful, Harry.


I have always found them forthcoming with advice
Which I have never taken. Now it is your business.
I have only struggled to keep Wishwood going
And to make no changes before your return.
Now it’s for you to manage. I am an old woman.
They can give me no further advice when I’m dead.
IVYOh, dear Amy!


No one wants you to die, I’m sure!
Now that Harry’s back, is the time to think of living.
HARRYTime and time and time, and change, no change!


You all of you try to talk as if nothing had happened,
And yet you are talking of nothing else. Why not get to the point
Or if you want to pretend that I am another person —
A person that you have conspired to invent, please do so
In my absence. I shall be less embarrassing to you. Agatha?
AGATHAI think, Harry, that having got so far —


If you want no pretences, let us have no pretences:
And you must try at once to make us understand,
And we must try to understand you.
HARRYBut how can I explain, how can I explain to you?


You will understand less after I have explained it.
All that I could hope to make you understand
Is only events: not what has happened.
And people to whom nothing has ever happened
Cannot understand the unimportance of events.
GERALDWell, you can’t say that nothing has happened to me.


I started as a youngster on the North-West Frontier —
Been in tight corners most of my life
And some pretty nasty messes.
CHARLESAnd there isn’t much would surprise me, Harry;


Or shock me, either.
HARRYYou are all people


To whom nothing has happened, at most a continual impact
Of external events. You have gone through life in sleep,
Never woken to the nightmare. I tell you, life would be unendurable
If you were wide awake. You do not know
The noxious smell untraceable in the drains,
Inaccessible to the plumbers, that has its hour of the night; you do not know


The unspoken voice of sorrow in the ancient bedroom
At three o’clock in the morning. I am not speaking
Of my own experience, but trying to give you
Comparisons in a more familiar medium. I am the old house
With the noxious smell and the sorrow before morning,
In which all past is present, all degradation
Is unredeemable. As for what happens —
Of the past you can only see what is past,
Not what is always present. That is what matters.
AGATHANevertheless, Harry, best tell us as you can:


Talk in your own language, without stopping to debate
Whether it may be too far beyond our understanding.
HARRYThe sudden solitude in a crowded desert


In a thick smoke, many creatures moving
Without direction, for no direction
Leads anywhere but round and round in that vapour —
Without purpose, and without principle of conduct
In flickering intervals of light and darkness;
The partial anæsthesia of suffering without feeling
And partial observation of one’s own automatism
While the slow stain sinks deeper through the skin
Tainting the flesh and discolouring the bone —
This is what matters, but it is unspeakable,
Untranslatable: I talk in general terms
Because the particular has no language. One thinks to escape
By violence, but one is still alone
In an over-crowded desert, jostled by ghosts.
It was only reversing the senseless direction
For a momentary rest on the burning wheel
That cloudless night in the mid-Atlantic
When I pushed her over.
VIOLETPushed her?
HARRYYou would never imagine anyone could sink so quickly.


I had always supposed, wherever I went
That she would be with me; whatever I did
That she was unkillable. It was not like that.
Everything is true in a different sense.
I expected to find her when I went back to the cabin.
Later, I became excited, I think I made enquiries;
The purser and the steward were extremely sympathetic
And the doctor very attentive.
That night I slept heavily, alone.
AMYHarry!
CHARLESYou mustn’t indulge such dangerous fancies.


It’s only doing harm to your mother and yourself.
Of course we know what really happened, we read it in the papers —
No need to revert to it. Remember, my boy,
I understand, your life together made it seem more horrible.
There’s a lot in my own past life that presses on my chest
When I wake, as I do now, early before morning.
I understand these feelings better than you know —
But you have no reason to reproach yourself.


Your conscience can be clear.
HARRYIt goes a good deal deeper


Than what people call their conscience; it is just the cancer
That eats away the self. I knew how you would take it.
First of all, you isolate the single event
As something so dreadful that it couldn’t have happened,
Because you could not bear it. So you must believe
That I suffer from delusions. It is not my conscience,
Not my mind, that is diseased, but the world I have to live in.
— I lay two days in contented drowsiness;
Then I recovered. I am afraid of sleep:
A condition in which one can be caught for the last time.
And also waking. She is nearer than ever.
The contamination has reached the marrow
And they are always near. Here, nearer than ever.


They are very close here. I had not expected that.
AMYHarry, Harry, you are very tired


And overwrought. Coming so far
And making such haste, the change is too sudden for you.
You are unused to our foggy climate
And the northern country. When you see Wishwood
Again by day, all will be the same again.
I beg you to go now and rest before dinner.
Get Downing to draw you a hot bath,
And you will feel better.
AGATHAThere are certain points I do not yet understand:


They will be clear later. I am also convinced
That you only hold a fragment of the explanation.
It is only because of what you do not understand
That you feel the need to declare what you do.
There is more to understand: hold fast to that
As the way to freedom.
HARRYI think I see what you mean,


Dimly — as you once explained the sobbing in the chimney
The evil in the dark closet, which they said was not there,
Which they explained away, but you explained them
Or at least, made me cease to be afraid of them.
I will go and have my bath.
(didascalia)[Exit]
GERALDGod preserve us!


I never thought it would be as bad as this.
VIOLETThere is only one thing to be done:


Harry must see a doctor.
IVYBut I understand —


I have heard of such cases before — that people in his condition
Often betray the most immoderate resentment
At such a suggestion. They can be very cunning —
Their malady makes them so. They do not want to be cured
And they know what you are thinking.
CHARLESHe has probably let this notion grow in his mind,


Living among strangers, with no one to talk to.
I suspect it is simply that the wish to get rid of her
Makes him believe he did. He cannot trust his good fortune.
I believe that all he needs is someone to talk to,
To get it off his mind. I’ll have a talk to him tomorrow.
AMYMost certainly not, Charles, you are not the right person.


I prefer to believe that a few days at Wishwood
Among his own family, is all that he needs.
GERALDNevertheless, Amy, there’s something in Violet’s suggestion.


Why not ring up Warburton, and ask him to join us?
He’s an old friend of the family, it’s perfectly natural
That he should be asked. He looked after all the boys
When they were children. I’ll have a word with him.
He can talk to Harry, and Harry need have no suspicion.
I’d trust Warburton’s opinion.
AMYIf anyone speaks to Dr. Warburton


It should be myself. What does Agatha think?
AGATHAIt seems a necessary move


In an unnecessary action,
Not for the good that it will do
But that nothing may be left undone
On the margin of the impossible.
AMYVery well.


I will ring up the doctor myself.
(didascalia)[Exit]
CHARLESMeanwhile, I have an idea. Why not question Downing?


He’s been with Harry ten years, he’s absolutely discreet.
He was with them on the boat. He might be of use.
IVYCharles! you don’t really suppose


That he might have pushed her over?
CHARLESIn any case, I shouldn’t blame Harry.


I might have done the same thing once, myself.
Nobody knows what he’s likely to do
Until there’s somebody he wants to get rid of.
GERALDEven so, we don’t want Downing to know


Any more than he knows already.
And even if he knew, it’s very much better
That he shouldn’t know that we knew it also.
Why not let sleeping dogs lie?
CHARLESAll the same, there’s a question or two
(didascalia)[Rings the bell]
CHARLESThat I’d like to ask Downing.
                                                 He shan’t know why I’m asking.
(didascalia)[Enter DENMAN]
CHARLESDenman, where is Downing? Is he up with his Lordship?
DENMANHe’s out in the garage, Sir, with his Lordship’s car.
CHARLESTell him I’d like to have a word with him, please.
(didascalia)[Exit DENMAN]
VIOLETCharles, if you are determined upon this investigation.


Which I am convinced is going to lead us nowhere,
And which I am sure Amy would disapprove of —
I only wish to express my emphatic protest
Both against your purpose and the means you are employing.
CHARLESMy purpose is, to find out what’s wrong with Harry:


Until we know that, we can do nothing for him.
And as for my means, we can’t afford to be squeamish
In taking hold of anything that comes to hand.
If you are interested in helping Harry
You can hardly object to the means.
VIOLETI do object.
IVYAnd I wish to associate myself with my sister


In her objections —
AGATHAI have no objection,


Any more than I object to asking Dr. Warburton:
I only see that this is all quite irrelevant;
We had better leave Charles to talk to Downing
And pursue his own methods.
(didascalia)[Rises]
VIOLETI do not agree.


I think there should be witnesses. I intend to remain.
And I wish to be present to hear what Downing says.
I want to know at once, not be told about it later.
IVYAnd I shall stay with Violet.
AGATHAI shall return


When Downing has left you.
(didascalia)[Exit]
CHARLESWell, I’m very sorry


You all see it like this: but there simply are times
When there’s nothing to do but take the bull by the horns,
And this is one.
(didascalia)[Knock: and enter DOWNING]
CHARLESGood evening, Downing.


It’s good to see you again, after all these years.
You’re well, I hope?
DOWNINGThank you, very well indeed, Sir.
CHARLESI’m sorry to send for you so abruptly,


But I’ve a question I’d like to put to you,
I’m sure you won’t mind, it’s about his Lordship.
You’ve looked after his Lordship for over ten years …
DOWNINGEleven years, Sir, next Lady Day.
CHARLESEleven years, and you know him pretty well.


And I’m sure that you’ve been a good friend to him, too.
We haven’t seen him for nearly eight years;


And to tell the truth, now that we’ve seen him,
We’re a little worried about his health.
He doesn’t seem to be … quite himself.
DOWNINGQuite natural, if I may say so, Sir,


After what happened.
CHARLESQuite so, quite.


Downing, you were with them on the voyage from New York
We didn’t learn very much about the circumstances;
We only knew what we read in the papers —
Of course, there was a great deal too much in the papers.
Downing, do you think that it might have been suicide,
And that his Lordship knew it?
DOWNINGUnlikely, Sir, if I may say so.


Much more likely to have been an accident.
I mean, knowing her Ladyship,
I don’t think she had the courage.
CHARLESDid she ever talk of suicide?
DOWNINGOh yes, she did, every now and again.


But in my opinion, it is those that talk
That are the least likely. To my way of thinking
She only did it to frighten people.
If you take my meaning — just for the effect.
CHARLESI understand, Downing. Was she in good spirits?
DOWNINGWell, always about the same, Sir.


What I mean is, always up and down.
Down in the morning, and up in the evening,
And then she used to get rather excited,


And, in a way, irresponsible, Sir.
If I may make so bold, Sir,
I always thought that a very few cocktails
Went a long way with her Ladyship.
She wasn’t one of those that are designed for drinking:


It’s natural for some and unnatural for others.
CHARLESAnd how was his Lordship, during the voyage?
DOWNINGWell, you might say depressed, Sir.


But you know his Lordship was always very quiet:
Very uncommon that I saw him in high spirits.
For what my judgment’s worth, I always said his Lordship
Suffered from what they call a kind of repression.
But what struck me … more nervous than usual;
I mean to say, you could see that he was nervous.
He behaved as if he thought something might happen.
CHARLESWhat sort of thing?
DOWNINGWell, I don’t know, Sir.


But he seemed very anxious about my Lady.
Tried to keep her in when the weather was rough,
Didn’t like to see her lean over the rail.
He was in a rare fright, once or twice.
But you know, it is just my opinion, Sir,
That his Lordship is rather psychic, as they say.
CHARLESWere they always together?
DOWNINGAlways, Sir.


That was just my complaint against my Lady.
It’s my opinion that man and wife
Shouldn’t see too much of each other, Sir.
Quite the contrary of the usual opinion,
I dare say. She wouldn’t leave him alone.
And there’s my complaint against these ocean liners
With all their swimming baths and gymnasiums
There’s not even a place where a man can go
For a quiet smoke, where the women can’t follow him.
She wouldn’t leave him out of her sight.
CHARLESDuring that evening, did you see him?
DOWNINGOh yes, Sir, I’m sure I saw him.


I don’t mean to say that he had any orders —
His Lordship is always most considerate
About keeping me up. But when I say I saw him,
I mean that I saw him accidental.
You see, Sir, I was down in the Tourist,
And I took a bit of air before I went to bed,
And you could see the corner of the upper deck.
And I remember, there I saw his Lordship
Leaning over the rail, looking at the water
There wasn’t a moon, but I was sure it was him.
While I took my turn about, for near half an hour
He stayed there alone, looking over the rail.
Her Ladyship must have been all right then,
Mustn’t she, Sir? or else he’d have known it.
CHARLESOh yes … quite so. Thank you, Downing,


I don’t think we need you any more.
GERALDOh, Downing,


Is there anything wrong with his Lordship’s car?
DOWNINGOh no, Sir, she’s in good running order:


I see to that.
GERALDI only wondered


Why you’ve been busy about it tonight.
DOWNINGNothing wrong, Sir:


Only I like to have her always ready.
Would there be anything more, Sir?
GERALDThank you, Downing;


Nothing more.
(didascalia)[Exit DOWNING]
VIOLETWell, Charles, I must say, with your investigations,


You seem to have left matters much as they were —
Except for having brought Downing into it:
Of which I disapprove.
CHARLESOf which you disapprove.


But I believe that an unconscious accomplice is desirable.
CHORUSWhy should we stand here like guilty conspirators, waiting for some revelation


When the hidden shall be exposed, and the newsboy shall shout in the street?


When the private shall be made public, the common photographer
Flashlight for the picture papers: why do we huddle together
In a horrid amity of misfortune? why should we be implicated, brought in and brought together?
IVYI do not trust Charles with his confident vulgarity, acquired from worldly associates.
GERALDIvy is only concerned for herself, and her credit among her shabby genteel acquaintance.
VIOLETGerald is certain to make some blunder, he is useless out of the army.
CHARLESViolet is afraid that her status as Amy’s sister will be diminished.
CHORUSWe all of us make the pretension


To be the uncommon exception
To the universal bondage.
We like to appear in the newspapers
So long as we are in the right column.
We know about the railway accident
We know about the sudden thrombosis
And the slowly hardening artery.
We like to be thought well of by others
So that we may think well of ourselves.
And any explanation will satisfy:
We only ask to be reassured
About the noises in the cellar
And the window that should not have been open.
Why do we all behave as if the door might suddenly open, the curtains be drawn,


The cellar make some dreadful disclosure, the roof disappear,
And we should cease to be sure of what is real or unreal?
Hold tight, hold tight, we must insist that the world is what we have always taken it to be.


AMY’S VOICE. Ivy! Violet! has Arthur or John come yet?
IVYThere is no news of Arthur or John.
(didascalia)[Enter AMY and AGATHA]
AMYIt is very annoying. They both promised to be here


In good time for dinner. It is very annoying.
Now they can hardly arrive in time to dress.
I do not understand what could have gone wrong
With both of them, coming from different directions.
Well, we must go and dress, I suppose. I hope Harry will feel better
After his rest upstairs.
(didascalia)[Exeunt, except AGATHA]


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Chi parlaBattuta
(didascalia)Il salotto, dopo il tè. Un pomeriggio di fine marzo.
(didascalia)AMY, IVY, VIOLET, AGATHA, GERALD, CHARLES, MARY
(didascalia)[Entra DENMAN per tirare le tende]
AMYNon ancora! Suonerò io per te. C’è ancora molta luce.


Non ho nulla da fare se non guardare le giornate allungarsi,
ora che sto in casa da ottobre a giugno,
e la rondine viene troppo presto e la primavera sarà finita
e il cuculo se ne sarà andato prima ch’io esca di nuovo.
O Sole, che una volta eri così caldo, o Luce che si dava per scontata
quando ero giovane e forte, e sole e luce non si cercavano
e la notte non si temeva e il giorno si attendeva
e ci si poteva fidare degli orologi, e il domani era certo
e il tempo non si fermava nel buio!
Accendi le luci. Ma lascia le tende aperte.
Ravviva il fuoco. Non verrà mai la primavera? Ho freddo.
AGATHAWishwood è sempre stato un luogo freddo, Amy.
IVYHo sempre detto ad Amy che dovrebbe andare al sud d’inverno.


Se fossi nella posizione di Amy, andrei al sud d’inverno.
Seguirei il sole, non aspetterei che il sole venisse qui.
Andrei al sud d’inverno, se potessi permettermelo,
invece di gelare, come faccio, a Bayswater, davanti a un fuoco a gas contando scellini.
VIOLETAndare al sud! alle biblioteche circolanti inglesi,


alle vedove di militari e ai cappellani inglesi,
alla gelida sedia a sdraio e al tè forte e freddo —
il forte, freddo, ristagnato, cattivo tè indiano.
CHARLESNon è affatto lo stile di Amy. Siamo gente cresciuta in campagna.


Amy è troppo a lungo avvezza ai nostri modi,
vivendo fra cavalli e cani e fucili,
per volere mai lasciare l’Inghilterra d’inverno.
Ma uno scapolo come me sta meglio a Londra:
un uomo può star comodissimo al suo circolo
perfino in un inverno inglese.
GERALDEbbene, quanto a me,


tornerei volentieri a fare il sottotenente
pur d’essere di nuovo in Oriente. Un clima incomparabile
per chi sappia usare un po’ di comune prudenza;
e i servitori ti curano molto meglio.
AMYI miei servitori sono perfettamente competenti, Gerald.


A questo bado ancora io.
VIOLETEbbene, quanto a me,


non andrei mai al sud, no, decisamente mai,
anche se potessi farlo bene come Amy:
l’Inghilterra è già abbastanza brutta, non andrei mai al sud
solo per vedere la gente più volgare —
a casa propria si può star fuori dai loro piedi;
gente con denari venuti chissà da dove —
GERALDDividendi di azioni aeronautiche.
VIOLETFanno il bagno tutto il giorno e ballano tutta la notte


col minimo assoluto di vestiti.
CHARLESÈ il bere cocktail che fa il male:


non c’è nulla al mondo di così cattivo per i giovani.
Tutto ciò che occorre a una persona civile
è un bicchiere o due di sherry secco prima di pranzo.
I giovani moderni non sanno che cosa bevono,
i giovani moderni non badano a che cosa mangiano;
hanno perduto il senso del gusto e dell’olfatto
per via dei loro cocktail e delle loro sigarette.
(didascalia)[Entra DENMAN con sherry e whisky. CHARLES prende sherry e GERALD whisky.]
CHARLESEcco a che si riduce.
(didascalia)[Accende una sigaretta]
IVYLa generazione più giovane


è indubbiamente decadente.
CHARLESLa generazione più giovane


non è quel che eravamo noi. Non ha la tempra,
non ha il senso della responsabilità.
GERALDSei molto duro con la generazione più giovane.


Io non li frequento più molto, per conto mio;
ma devo dire che ho incontrato esemplari molto per bene
e certi tiratori di prim’ordine — meglio di quanto fossi tu,
Charles, per quel che ricordo. E poi bisogna far la tara:
non abbiamo lasciato loro un mondo così comodo in cui vivere.
Lasciamo che la generazione più giovane parli da sé:
è la generazione di Mary. Lei che ne pensa?
MARYDavvero, cugino Gerald, se vuoi notizie


sulla generazione più giovane, devi chiederle a qualcun altro.
Temo di non meritare il complimento:
io non appartengo ad alcuna generazione.
(didascalia)[Esce]
VIOLETDavvero, Gerald, devo dire che sei molto privo di tatto,


e credo che Charles avrebbe potuto essere più riguardoso.
GERALDMi dispiace molto: ma perché s’è offesa?


Volevo solo tirarla nella conversazione.
CHARLESÈ una brava ragazza; ma per lei è un’età difficile.


Suppongo che vada per i trent’anni?
Dovrebbe sposarsi, ecco che cos’è.
AMYE si sarebbe sposata, se le cose fossero andate come volevo io.


Il ritorno di Harry non le rende le cose facili
in questo momento: ma la vita può ancora aggiustarsi.
Intanto lasciamo l’argomento. Meno se ne parla, meglio è.
GERALDA proposito, Amy,


quando devono arrivare tutti i ragazzi?
AMYNon voglio che l’orologio si fermi nel buio.


Se volete sapere perché non lascio mai Wishwood,
la ragione è questa. Tengo in vita Wishwood
per tenere in vita la famiglia, per tenerli uniti,
per tenere in vita me, e vivo per tenere in vita loro.
Nessuno di voi capisce quanto è vecchio,
e la morte verrà a voi come una mite sorpresa,
un brivido d’un attimo in una stanza vuota.
Solo Agatha pare scoprire nella morte un qualche senso
che io non trovo.
— Sono certa soltanto di Arthur e di John,
Arthur a Londra, John nel Leicestershire:


dovrebbero essere qui tutti e due in buon tempo per il pranzo.
Harry mi ha telefonato da Marsiglia,
sarebbe venuto in aereo a Parigi, e di là a Londra,
e sperava d’arrivare nel corso della serata.
VIOLETHarry è sempre stato il più probabile a far tardi.
AMYQuesta volta non sarà colpa sua.


Siamo molto fortunati d’avere Harry, comunque.
IVYE quando prenderai la tua torta di compleanno, Amy,


e aprirai i tuoi regali?
AMYDopo il pranzo:


è il momento migliore.
IVYÈ la prima volta


che non prendi la torta e i regali all’ora del tè.
AMYQuesta è un’occasione molto particolare,


come dovresti sapere. Sarà la prima volta
in otto anni che siamo tutti insieme.
AGATHASarà piuttosto penoso per Harry,


dopo otto anni e tutto ciò che è accaduto,
tornare a Wishwood.
GERALDPerché penoso?
VIOLETGerald! sai che cosa intende Agatha.
AGATHAIntendo penoso, perché tutto è irrevocabile,


perché il passato è irrimediabile,
perché il futuro si può costruire soltanto
sul passato reale. Vagando ai tropici
o contro la scena dipinta del Mediterraneo,
Harry deve avere spesso ricordato Wishwood —
il tè in camera dei bambini, le vacanze di scuola,
le audaci imprese sul vecchio pony,
e avrà pensato di rientrare furtivo per la porticina.
Troverà un nuovo Wishwood. Adattarsi è difficile.
AMYNulla è cambiato, Agatha, a Wishwood.


Tutto è tenuto com’era quando lui partì,
tranne il vecchio pony, e il setter bastardo
che ho dovuto far sopprimere.
Nulla è stato cambiato. Ci ho badato io.
AGATHASì. Intendo che a Wishwood troverà un altro Harry.


L’uomo che torna dovrà incontrare
il ragazzo che partì. Là presso le scuderie,
nella rimessa delle carrozze, nel frutteto,
nella piantagione, giù per il corridoio
che portava alla camera dei bambini, dietro l’angolo
dell’ala nuova, dovrà affrontarlo —
e non sarà un angolo molto allegro.
Quando viene il cappio del tempo — e non viene per tutti —


il nascosto è rivelato, e gli spettri si mostrano.
GERALDNon capisco affatto di che cosa parli.


Sembra tu voglia metterci tutti di malumore.
Devo dire che non è allegro per il compleanno di Amy
né per il ritorno di Harry. Fatelo sentire a casa sua, dico io!
Fategli sentire che ciò che è successo non conta.
Ha preso la sua medicina, non ho dubbi.
Che si risposi e mandi avanti Wishwood.
AMYGrazie, Gerald. Benché Agatha intenda,


di regola, assai più di quanto le piaccia lasciar trapelare,
devo dire che sono d’accordo con te.
CHARLESNon gli scrissi mai quando perdette la moglie —


fu press’a poco un anno fa, non è vero?
Credi che dovrei accennarne ora?
Mi pare troppo tardi.
AMYTroppo tardi, senz’altro.


Se vorrà parlarne lui, è un altro conto;
ma non credo che lo farà. Vorrà dimenticarlo.
Non uso mezzi termini davanti alla famiglia:
non si può chiamarlo altro che una benedetta liberazione.
VIOLET, io la chiamo provvidenziale.
IVYEppure dev’essere stato tremendo,


specialmente perdere qualcuno in quel modo —


spazzata via dal ponte in mezzo a una tempesta,
e senza nemmeno recuperare il corpo.
CHARLES«Ben nota Pari d’Inghilterra scompare da un transatlantico».
GERALDSì, è strano pensare a lei come stabilmente scomparsa.
VIOLETAveva bevuto?
AMYNon glielo chiederei mai.
IVYSu queste cose è molto meglio non indagare.


Può averlo fatto in un accesso d’ira.
GERALDIo non l’ho mai incontrata.
AMYSono molto lieta che tu non l’abbia incontrata.


Sono molto lieta che nessuno di voi l’abbia mai incontrata.
Renderà la situazione molto più facile,
ed è per questo che tenevo tanto che foste tutti qui.
Non sarebbe mai stata una della famiglia,
non desiderò mai essere una della famiglia,
voleva soltanto tenerselo per sé
per soddisfare la propria vanità. Per questo se lo trascinò
per tutta l’Europa e per mezzo il mondo
in alberghi costosi e in compagnie poco desiderabili
che poteva scegliersi lei. Non volle mai
i parenti di Harry né i vecchi amici di Harry;
non volle mai adattarsi a Harry,
ma soltanto abbassare Harry al proprio livello.
Ombra inquieta, tremante, dipinta
in vita, è meno d’un’ombra nella morte.
Tanto vale che sappiate tutti la verità
per amore del futuro. Non ci può essere dolore
né rimpianto né rimorso.
L’avrei impedito se avessi potuto. Per amore del futuro:
Harry deve prendere il comando a Wishwood
e spero che riusciremo a costruire la sua felicità futura.
Non discutete della sua assenza. Comportatevi soltanto
come se nulla fosse accaduto in questi otto anni.
GERALDSarà un poco difficile.
VIOLETSciocchezze, Gerald!


Devi capire da te che è l’unica cosa da fare.
AGATHACosì, con devozione attentissima,


così, con cura precisa
del particolare, con preparazione invadente
di ciò che è già preparato,
gli uomini stringono il nodo della confusione
in perfetto malinteso,
proiettando una lampadina tascabile d’osservazione
sull’opacità l’uno dell’altro,
trascurando tutti gli avvertimenti
del mondo dietro l’angolo:
il discorso del vento nell’agrifoglio secco,
l’inclinazione della luna,
l’attrazione del passaggio buio,
la zampa sotto la porta.
CORO (IVY, VIOLET, GERALD e CHARLES). Perché ci sentiamo imbarazzati, impazienti, inquieti, a disagio,


radunati come attori dilettanti a cui non siano state assegnate le parti?


Come attori dilettanti in un sogno quando il sipario si alza, e si scoprono vestiti per un’altra commedia, o d’aver provato le parti sbagliate,


in attesa del fruscio in platea, del risolino in prima galleria, delle risate e dei fischi in loggione?
CHARLESAvrei potuto essere in St. James’s Street, in una poltrona comoda un po’ più vicina al fuoco.
IVYAvrei potuto essere in visita dalla cugina Lily a Sidmouth, se non avessi dovuto venire a questa festa.
GERALDAvrei potuto essere ospite di Compton-Smith, giù nella sua tenuta nel Dorset.
VIOLETAvrei dovuto aiutare Lady Bumpus, al Tè Americano del Vicario.
COROEppure siamo qui per ordine di Amy, a recitare una parte non letta in qualche mostruosa farsa, ridicoli in una pantomima da incubo.
AMYChe c’è? M’è parso di veder passare qualcuno davanti alla finestra.


Che ora è?
CHARLESQuasi le sette meno venti.
AMYJohn dovrebbe essere qui ormai, ha la strada più breve.


John almeno, se non Arthur. Ascoltate, viene qualcuno:
sì, dev’essere John.
(didascalia)[Entra HARRY]
AMY                                     Harry!
(didascalia)[HARRY si ferma di colpo sulla porta e fissa la finestra]
IVYBenvenuto, Harry!
GERALDBen fatto!
VIOLETBenvenuto a casa, a Wishwood!
CHARLESMa insomma, che cosa c’è?
AMYHarry, se vuoi che si tirino le tende devi lasciarmi suonare per Denman.
HARRYCome potete sedere in questo bagliore di luce, esposti a tutto il mondo?


Se sapeste che aspetto avevate, quando vi ho visti dalla finestra!
Vi piace essere fissati da occhi attraverso una finestra?
AMYDimentichi, Harry, che sei a Wishwood,


non in città, dove bisogna chiudere le persiane.
Non c’è nessuno a vederti se non i nostri servitori, che sono di qui.
E tutti hanno voglia di rivederti, Harry.
HARRYGuardate là, guardate là: li vedete?
GERALDNo, non vedo nessuno in giro.
HARRYNo, no, non là. Guardate là!


Non li vedete? Voi non li vedete, ma io li vedo,


e loro vedono me. Questa è la prima volta che li vedo.
Negli Stretti di Giava, nel Mare di Sonda,
nella dolce, stucchevole notte tropicale, sapevo che venivano.
In Italia, da dietro il roveto dell’usignolo,
gli occhi mi fissavano, e corrompevano quel canto.
Dietro le palme del Grand Hotel
c’erano sempre. Ma io non li vedevo.


Perché dovevano aspettare che tornassi a Wishwood?
C’erano mille luoghi dove avrei potuto incontrarli!
Perché qui? perché qui?
                                     Molti auguri per il tuo giorno, madre.
Zia Ivy, zia Violet, zio Gerald, zio Charles. Agatha.
AMYSiamo molto lieti d’averti di nuovo qui, Harry.


Ora saremo tutti insieme a pranzo.
I servitori aspettavano con ansia il tuo arrivo:
vuoi che entrino dopo il pranzo,
o preferisci aspettare domani? Sono certa che devi essere stanco.
Troverai tutti qui, e tutto uguale.
Il signor Bevan — ricordi — vuol venire domani
per certi affari legali, una questione di tasse —
ma credo che tu preferisca aspettare d’esserti riposato.
La tua camera è tutta pronta per te. Nulla è stato cambiato.
HARRYCambiato? nulla cambiato? come potete dire che nulla è cambiato?


Avete tutti un’aria così avvizzita e giovane.
GERALDDomani dobbiamo fare una cavalcata.


Vedrai che conosci la campagna bene come sempre.
Non ce n’era un palmo che tu non conoscessi.
Ma dovrai provvedere a un paio di nuovi cavalli da caccia.
CHARLESE ho un nuovo negoziante di vini da raccomandarti;


la tua cantina avrebbe bisogno d’un po’ d’attenzione.
IVYE dovrai proprio trovare un successore al vecchio Hawkins.


È davvero ora che il vecchio vada in pensione.
Ha lasciato andare in malora il giardino roccioso,
ed è quasi mezzo cieco. L’ho detto a tua madre
volta su volta: non ha fatto nulla
perché preferiva aspettare il tuo arrivo.
VIOLETE volta su volta ho parlato a tua madre
dello sciupio che c’è in cucina.
La signora Packell è troppo vecchia per sapere ciò che fa.
Ci vuole proprio un uomo a dirigere le cose a Wishwood.
AMYVedi che i tuoi zii e le tue zie sono molto premurosi, Harry.


Li ho sempre trovati pronti a dar consigli
che non ho mai seguito. Ora è affar tuo.
Io non ho fatto che lottare per tener su Wishwood
e per non fare mutamenti prima del tuo ritorno.
Ora tocca a te dirigere. Sono una vecchia.
Non potranno più darmi consigli quando sarò morta.
IVYOh, cara Amy!


Nessuno vuole che tu muoia, ne sono certa!
Ora che Harry è tornato, è il momento di pensare a vivere.
HARRYTempo e tempo e tempo, e mutamento, nessun mutamento!


Cercate tutti di parlare come se nulla fosse accaduto,
eppure non parlate d’altro. Perché non venire al punto?
O se volete fingere che io sia un’altra persona —
una persona che avete congiurato d’inventare, fatelo, prego,
in mia assenza. Vi sarò meno imbarazzante. Agatha?
AGATHACredo, Harry, che essendo giunti a questo punto —


se non vuoi finzioni, non facciamo finzioni:
e tu devi provare subito a farci capire,
e noi dobbiamo provare a capirti.
HARRYMa come posso spiegare, come posso spiegarvelo?


Capirete meno dopo che avrò spiegato.
Tutto ciò che potrei sperare di farvi capire
sono soltanto eventi: non ciò che è accaduto.
E le persone a cui non è mai accaduto nulla
non possono capire l’irrilevanza degli eventi.
GERALDBeh, non puoi dire che a me non sia accaduto nulla.


Cominciai da ragazzo sulla Frontiera di Nord-Ovest —
sono stato in strette per la maggior parte della vita
e in certi pasticci piuttosto brutti.
CHARLESE non c’è molto che potrebbe sorprendermi, Harry;


o scandalizzarmi, del resto.
HARRYVoi siete tutte persone


a cui nulla è accaduto, al più un continuo urto
di eventi esterni. Avete attraversato la vita nel sonno,
senza destarvi mai all’incubo. Vi dico che la vita sarebbe insopportabile
se foste ben desti. Voi non conoscete
il puzzo nocivo introvabile nelle fogne,
inaccessibile agli idraulici, che ha la sua ora della notte; voi non conoscete


la voce non detta del dolore nell’antica camera
alle tre dell’orologio, al mattino. Non parlo
della mia esperienza, ma cerco di darvi
paragoni in un mezzo più familiare. Io sono la vecchia casa
col puzzo nocivo e il dolore prima del mattino,
in cui tutto il passato è presente, ogni degradazione
è irredimibile. Quanto a ciò che accade —
del passato voi non potete vedere che ciò che è passato,
non ciò che è sempre presente. È questo che conta.
AGATHANondimeno, Harry, meglio che tu ce lo dica come puoi:


parla nella tua lingua, senza fermarti a discutere
se sia troppo al di là della nostra comprensione.
HARRYL’improvvisa solitudine in un deserto affollato,


in un fumo denso, molte creature che si muovono
senza direzione, perché nessuna direzione
porta in alcun luogo se non in giro e in giro dentro quel vapore —
senza scopo, e senza principio di condotta,
in guizzanti intervalli di luce e di tenebra;
l’anestesia parziale del soffrire senza sentire
e la parziale osservazione del proprio automatismo
mentre la lenta macchia affonda più addentro nella pelle
contaminando la carne e scolorando l’osso —
questo è ciò che conta, ma è indicibile,
intraducibile: parlo in termini generali
perché il particolare non ha lingua. Si crede di fuggire
con la violenza, ma si resta soli
in un deserto sovraffollato, urtati dai fantasmi.
Fu soltanto invertire l’insensata direzione
per un istante di riposo sulla ruota ardente,
quella notte senza nubi in mezzo all’Atlantico,
quando la spinsi giù.
VIOLETL’hai spinta?
HARRYNon immaginereste mai che qualcuno possa affondare così in fretta.


Avevo sempre supposto che, dovunque andassi,
lei sarebbe stata con me; qualunque cosa facessi,
che fosse inuccidibile. Non fu così.
Ogni cosa è vera in un senso diverso.
M’aspettavo di trovarla quando tornai in cabina.
Più tardi mi agitai, credo d’aver fatto ricerche;
il commissario e il cameriere furono estremamente comprensivi
e il medico molto premuroso.
Quella notte dormii pesantemente, solo.
AMYHarry!
CHARLESNon devi indulgere a fantasie tanto pericolose.


Non fai che male a tua madre e a te stesso.
Certo sappiamo che cosa accadde davvero, l’abbiamo letto sui giornali —
non c’è bisogno di tornarci sopra. Ricorda, ragazzo mio,
capisco: la vostra vita insieme lo faceva sembrare più orribile.
C’è molto nel mio stesso passato che mi pesa sul petto
quando mi sveglio, come faccio ora, presto prima del mattino.
Capisco questi sentimenti meglio di quanto tu creda —
ma non hai ragione di rimproverarti.


La tua coscienza può essere tranquilla.
HARRYVa assai più a fondo


di ciò che la gente chiama la propria coscienza; è proprio il cancro
che divora l’io. Sapevo come l’avreste presa.
Prima di tutto isolate il singolo evento
come qualcosa di così spaventoso che non può essere accaduto,
perché non lo potreste sopportare. E dunque dovete credere
che io soffra di allucinazioni. Non è la mia coscienza,
non è la mia mente, a essere malata, ma il mondo in cui devo vivere.
— Giacqui due giorni in un contento torpore;
poi mi ripresi. Ho paura del sonno:
una condizione in cui si può essere colti per l’ultima volta.
E anche del risveglio. Lei è più vicina che mai.
La contaminazione ha raggiunto il midollo
e loro sono sempre vicini. Qui, più vicini che mai.


Sono vicinissimi, qui. Non me l’aspettavo.
AMYHarry, Harry, sei molto stanco


e sovreccitato. Venendo da tanto lontano
e con tanta fretta, il mutamento è troppo brusco per te.
Non sei avvezzo al nostro clima nebbioso
e alla campagna del nord. Quando rivedrai Wishwood
di giorno, tutto sarà di nuovo uguale.
Ti prego, va’ ora a riposare prima del pranzo.
Fatti preparare un bagno caldo da Downing,
e ti sentirai meglio.
AGATHACi sono certi punti che ancora non capisco:


saranno chiari più tardi. Sono anche convinta
che tu possieda soltanto un frammento della spiegazione.
È soltanto per ciò che non capisci
che senti il bisogno di dichiarare ciò che capisci.
C’è altro da capire: tienti fermo a questo
come alla via della libertà.
HARRYCredo di vedere che cosa intendi,


oscuramente — come una volta spiegasti il singhiozzo nel camino,
il male nell’armadio buio, che dicevano non ci fosse,
che spiegavano via, mentre tu li spiegavi
o almeno mi facesti cessare d’averne paura.
Vado a fare il bagno.
(didascalia)[Esce]
GERALDDio ci scampi!


Non avrei mai creduto che fosse grave a questo punto.
VIOLETC’è una cosa sola da fare:


Harry deve vedere un medico.
IVYMa io ho sentito dire —


ho udito di casi simili prima d’ora — che le persone nella sua condizione
tradiscono spesso il più smodato risentimento
a una simile proposta. Sanno essere astutissimi —
il loro male li fa tali. Non vogliono essere guariti
e sanno che cosa stai pensando.
CHARLESProbabilmente ha lasciato crescere quest’idea nella sua mente,


vivendo fra estranei, senza nessuno con cui parlare.
Sospetto che sia semplicemente il desiderio di sbarazzarsi di lei
a fargli credere d’averlo fatto. Non sa fidarsi della propria fortuna.
Credo che tutto ciò che gli occorre sia qualcuno con cui parlare,
per togliersela dalla mente. Gli parlerò domani.
AMYCertamente no, Charles, tu non sei la persona adatta.


Preferisco credere che pochi giorni a Wishwood
fra i suoi, siano tutto ciò che gli occorre.
GERALDNondimeno, Amy, c’è qualcosa nel suggerimento di Violet.


Perché non telefonare a Warburton, e chiedergli d’unirsi a noi?
È un vecchio amico di famiglia, è perfettamente naturale
che lo si inviti. Ha curato tutti i ragazzi
quand’erano bambini. Gli dirò io una parola.
Può parlare con Harry, e Harry non avrà da sospettare nulla.
Mi fiderei del parere di Warburton.
AMYSe qualcuno deve parlare al dottor Warburton


dovrei essere io. Che cosa ne pensa Agatha?
AGATHAMi pare una mossa necessaria


in un’azione non necessaria,
non per il bene che farà
ma perché nulla resti intentato
sul margine dell’impossibile.
AMYMolto bene.


Telefonerò io stessa al medico.
(didascalia)[Esce]
CHARLESIntanto ho un’idea. Perché non interrogare Downing?


Sta con Harry da dieci anni, è assolutamente discreto.
Era con loro sulla nave. Potrebbe essere utile.
IVYCharles! non supporrai davvero


che possa averla spinta lui?
CHARLESIn ogni caso, non biasimerei Harry.


Avrei potuto fare la stessa cosa io stesso, un tempo.
Nessuno sa che cosa è capace di fare
finché non c’è qualcuno di cui vuole sbarazzarsi.
GERALDAnche così, non vogliamo che Downing sappia


più di quanto già sa.
E anche se sapesse, è molto meglio
che non sappia che lo sapevamo anche noi.
Perché non lasciar dormire i cani che dormono?
CHARLESTuttavia c’è una domanda o due
(didascalia)[Suona il campanello]
CHARLESche vorrei fare a Downing.
                                                 Non saprà perché lo chiedo.
(didascalia)[Entra DENMAN]
CHARLESDenman, dov’è Downing? È di sopra con Sua Signoria?
DENMANÈ fuori nella rimessa, signore, con l’automobile di Sua Signoria.
CHARLESDigli che vorrei scambiare una parola con lui, per favore.
(didascalia)[Esce DENMAN]
VIOLETCharles, se sei deciso a questa indagine,


che sono convinta non ci porterà in nessun luogo,
e che son sicura Amy disapproverebbe —
desidero soltanto esprimere la mia enfatica protesta
tanto contro il tuo scopo quanto contro i mezzi che impieghi.
CHARLESIl mio scopo è scoprire che cosa c’è che non va in Harry:


finché non lo sappiamo, non possiamo far nulla per lui.
E quanto ai mezzi, non possiamo permetterci d’essere schizzinosi
nell’afferrare qualunque cosa ci capiti a portata di mano.
Se t’interessa aiutare Harry
non puoi certo obiettare ai mezzi.
VIOLETIo obietto.
IVYE desidero associarmi a mia sorella


nelle sue obiezioni —
AGATHAIo non ho obiezioni,


non più di quante ne abbia a chiamare il dottor Warburton:
vedo soltanto che tutto questo è del tutto irrilevante;
faremmo meglio a lasciare che Charles parli con Downing
e segua i propri metodi.
(didascalia)[Si alza]
VIOLETIo non sono d’accordo.


Credo che ci debbano essere testimoni. Intendo restare.
E desidero essere presente per udire ciò che dice Downing.
Voglio saperlo subito, non che me lo si racconti dopo.
IVYE io resterò con Violet.
AGATHATornerò


quando Downing vi avrà lasciati.
(didascalia)[Esce]
CHARLESEbbene, mi dispiace molto


che la vediate tutti così: ma ci sono semplicemente momenti
in cui non resta che prendere il toro per le corna,
e questo è uno.
(didascalia)[Bussano: ed entra DOWNING]
CHARLESBuonasera, Downing.


È bello rivederti, dopo tutti questi anni.
Stai bene, spero?
DOWNINGGrazie, molto bene davvero, signore.
CHARLESMi dispiace mandarti a chiamare così bruscamente,


ma ho una domanda da farti,
son sicuro che non ti spiacerà, riguarda Sua Signoria.
Ti sei occupato di Sua Signoria per più di dieci anni …
DOWNINGUndici anni, signore, alla prossima Annunciazione.
CHARLESUndici anni, e lo conosci piuttosto bene.


E son certo che sei stato anche un buon amico per lui.
Non lo vedevamo da quasi otto anni;


e a dire la verità, ora che l’abbiamo visto,
siamo un po’ in pena per la sua salute.
Non sembra … proprio se stesso.
DOWNINGDel tutto naturale, se posso dirlo, signore,


dopo ciò che è successo.
CHARLESAppunto, appunto.


Downing, tu eri con loro nel viaggio da New York
non abbiamo saputo molto delle circostanze;
sapemmo solo ciò che leggemmo sui giornali —
certo, sui giornali ce ne fu fin troppo.
Downing, credi che possa essere stato suicidio,
e che Sua Signoria lo sapesse?
DOWNINGImprobabile, signore, se posso dirlo.


Molto più probabile che sia stato un incidente.
Voglio dire, conoscendo Sua Signoria la Lady,
non credo che avesse il coraggio.
CHARLESParlava mai di suicidio?
DOWNINGOh sì, ne parlava, ogni tanto.


Ma secondo me sono proprio quelli che ne parlano
i meno probabili. A mio modo di vedere
lo faceva solo per spaventare la gente.
Se mi spiego — solo per l’effetto.
CHARLESCapisco, Downing. Era di buon umore?
DOWNINGBeh, sempre press’a poco uguale, signore.


Voglio dire, sempre su e giù.
Giù la mattina, e su la sera,
e allora si eccitava piuttosto,


e, in un certo modo, diventava sconsiderata, signore.
Se posso permettermi, signore,
ho sempre pensato che pochissimi cocktail
facessero molta strada con Sua Signoria la Lady.
Non era di quelle fatte per bere:


per certuni è naturale e per altri no.
CHARLESE come stava Sua Signoria, durante il viaggio?
DOWNINGBeh, si direbbe depresso, signore.


Ma lei sa che Sua Signoria è sempre stato molto quieto:
rarissimo che io l’abbia visto di buon umore.
Per quel che vale il mio giudizio, ho sempre detto che Sua Signoria
soffriva di quella che chiamano una specie di repressione.
Ma ciò che mi colpì … più nervoso del solito;
voglio dire, si vedeva che era nervoso.
Si comportava come se pensasse che qualcosa potesse accadere.
CHARLESChe genere di cosa?
DOWNINGBeh, non lo so, signore.


Ma pareva molto in ansia per la mia Lady.
Cercava di tenerla dentro quando il mare era grosso,
non gli piaceva vederla sporgersi dal parapetto.
Ebbe un bello spavento, una volta o due.
Ma sa, è solo la mia opinione, signore,
che Sua Signoria sia piuttosto sensitivo, come dicono.
CHARLESStavano sempre insieme?
DOWNINGSempre, signore.


Era proprio questa la mia lagnanza contro la mia Lady.
È mia opinione che marito e moglie
non dovrebbero vedersi troppo, signore.
Proprio il contrario dell’opinione comune,
oserei dire. Lei non lo lasciava mai solo.
Ed ecco la mia lagnanza contro questi transatlantici:
con tutte le loro piscine e le loro palestre
non c’è nemmeno un posto dove un uomo possa andare
a fumare in pace, dove le donne non possano seguirlo.
Non lo perdeva mai di vista.
CHARLESQuella sera, lo vedesti?
DOWNINGOh sì, signore, son sicuro d’averlo visto.


Non voglio dire che avessi ordini —
Sua Signoria è sempre riguardosissimo
nel non tenermi alzato. Ma quando dico che l’ho visto,
voglio dire che l’ho visto per caso.
Vede, signore, io ero giù in classe turistica,
e presi un po’ d’aria prima d’andare a letto,
e si poteva vedere l’angolo del ponte superiore.
E ricordo che là vidi Sua Signoria
appoggiato al parapetto, che guardava l’acqua
non c’era luna, ma ero sicuro che fosse lui.
Mentre facevo il mio giro, per quasi mezz’ora
restò là solo, guardando oltre il parapetto.
Sua Signoria la Lady doveva star bene, allora,
non è vero, signore? o l’avrebbe saputo lui.
CHARLESOh sì … appunto. Grazie, Downing,


non credo che ci occorra altro.
GERALDOh, Downing,


c’è qualcosa che non va nell’automobile di Sua Signoria?
DOWNINGOh no, signore, è in ottimo stato di marcia:


ci bado io.
GERALDMi domandavo soltanto


perché ci sei stato attorno stasera.
DOWNINGNulla che non vada, signore:


solo, mi piace tenerla sempre pronta.
Le occorre altro, signore?
GERALDGrazie, Downing;


nulla più.
(didascalia)[Esce DOWNING]
VIOLETEbbene, Charles, devo dire che, con le tue indagini,


pare tu abbia lasciato le cose press’a poco com’erano —
salvo l’aver tirato dentro Downing:
il che disapprovo.
CHARLESIl che tu disapprovi.


Ma io credo che un complice inconsapevole sia desiderabile.
COROPerché stiamo qui come colpevoli congiurati, in attesa di qualche rivelazione,


quando il nascosto sarà esposto, e lo strillone griderà per la strada?


Quando il privato sarà fatto pubblico, il fotografo qualunque
lampeggerà per i giornali illustrati: perché ci stringiamo insieme
in un’orrida amicizia di sventura? perché dobbiamo essere implicati, coinvolti e riuniti?
IVYNon mi fido di Charles, con la sua sicura volgarità, acquistata da compagnie mondane.
GERALDIvy si preoccupa solo di sé, e del suo credito fra le sue conoscenze di decoro sbrindellato.
VIOLETGerald è certo di fare qualche sproposito, fuori dall’esercito è inutile.
CHARLESViolet teme che il suo rango di sorella di Amy ne esca sminuito.
COROTutti noi facciamo la pretesa


d’essere la rara eccezione
alla schiavitù universale.
Ci piace comparire sui giornali
purché stiamo nella colonna giusta.
Sappiamo dell’incidente ferroviario,
sappiamo della trombosi improvvisa
e dell’arteria che lentamente s’indurisce.
Ci piace che gli altri pensino bene di noi
perché possiamo pensare bene di noi stessi.
E qualunque spiegazione ci basta:
chiediamo soltanto d’essere rassicurati
sui rumori nella cantina
e sulla finestra che non avrebbe dovuto restare aperta.
Perché ci comportiamo tutti come se la porta potesse aprirsi all’improvviso, le tende essere scostate,


la cantina fare qualche spaventosa rivelazione, il tetto sparire,
e noi cessare d’essere sicuri di ciò che è reale o irreale?
Tenete duro, tenete duro, dobbiamo insistere che il mondo è ciò per cui l’abbiamo sempre preso.


VOCE DI AMY. Ivy! Violet! Arthur o John sono già arrivati?
IVYNon ci sono notizie di Arthur o di John.
(didascalia)[Entrano AMY e AGATHA]
AMYÈ molto seccante. Avevano promesso tutti e due d’essere qui


in buon tempo per il pranzo. È molto seccante.
Ora arriveranno a stento in tempo per vestirsi.
Non capisco che cosa possa essere andato storto
a tutti e due, venendo da direzioni diverse.
Bene, dobbiamo andare a vestirci, suppongo. Spero che Harry si sentirà meglio
dopo il riposo di sopra.
(didascalia)[Escono, tranne AGATHA]

SpeakerLine
(didascalia)AGATHA
(didascalia)[Enter MARY with flowers]
MARYThe spring is very late in this northern country‚


Late and uncertain, clings to the south wall.
The gardener had no garden-flowers to give me for this evening.
AGATHAI always forget how late the spring is, here.
MARYI had rather wait for our windblown blossoms,


Such as they are, than have these greenhouse flowers
Which do not belong here, which do not know
The wind and rain, as I know them.
AGATHAI wonder how many we shall be for dinner.
MARYSeven … nine … ten surely.


I hear that Harry has arrived already
And he was the only one that was uncertain.
Arthur or John may be late, of course.
We may have to keep the dinner back …
AGATHAAnd also Dr. Warburton. At least, Amy has invited him.
MARYDr. Warburton? I think she might have told me;


It is very difficult, having to plan
For uncertain numbers. Why did she ask him?
AGATHAShe only thought of asking him a little while ago.
MARYWell, there’s something to be said for having an outsider;


For what is more formal than a family dinner?
An official occasion of uncomfortable people
Who meet very seldom, making conversation.
I am very glad if Dr. Warburton is coming.
I shall have to sit between Arthur and John.
Which is worse, thinking of what to say to John,
Or having to listen to Arthur’s chatter
When he thinks he is behaving like a man of the world?
Cousin Agatha, I want your advice.
AGATHAI should have thought


You had more than you wanted of that, when at college.
MARYI might have known you’d throw that up against me.


I know I wasn’t one of your favourite students:
I only saw you as a hard headmistress
Who knew the way of dominating timid girls.
I don’t see you any differently now;
But I really wish that I’d taken your advice
And tried for a fellowship, seven years ago.
Now I want your advice, because there’s no one else to ask,
And because you are strong, and because you don’t belong here
Any more than I do. I want to get away.
AGATHAAfter seven years?
MARYOh, you don’t understand!


But you do understand. You only want to know
Whether I understand. You know perfectly well,
What Cousin Amy wants, she usually gets.
Why do you so seldom come here? You’re not afraid of her,


But I think you must have wanted to avoid collision.
I suppose I could have gone, if I’d had the moral courage,
Even against a will like hers. I know very well
Why she wanted to keep me. She didn’t need me:
She would have done just as well with a hired servant
Or with none. She only wanted me for Harry —
Not such a compliment: she only wanted
To have a tame daughter-in-law with very little money,
A housekeeper-companion for her and Harry.
Even when he married, she still held on to me
Because she couldn’t bear to let any project go;
And even when she died: I believed that Cousin Amy —


I almost believed it — had killed her by willing.
Doesn’t that sound awful? I know that it does.
Did you ever meet her? What was she like?
AGATHAI am the only one who ever met her,


The only one Harry asked to his wedding:
Amy did not know that. I was sorry for her;
I could see that she distrusted me — she was frightened of the family,


She wanted to fight them — with the weapons of the weak,
Which are too violent. And it could not have been easy,
Living with Harry. It’s not what she did to Harry,
That’s important, I think, but what he did to himself.
MARYBut it wasn’t till I knew that Harry had returned


That I felt the strength to go. I know I must go.
But where? I want a job: and you can help me.
AGATHAI am very sorry, Mary, I am very sorry for you;


Though you may not think me capable of such a feeling.
I would like to help you: but you must not run away.
Any time before now, it would have shown courage
And would have been right. Now, the courage is only the moment
And the moment is only fear and pride. I see more than this,
More than I can tell you, more than there are words for.
At this moment, there is no decision to be made;
The decision will be made by powers beyond us
Which now and then emerge. You and I, Mary,
Are only watchers and waiters: not the easiest rôle.
I must go and change for dinner.
(didascalia)[Exit]
MARYSo you will not help me!


Waiting, waiting, always waiting.
I think this house means to keep us waiting.
(didascalia)[Enter HARRY]
HARRYWaiting? For what?
MARYHow do you do, Harry.


You are down very early. I thought you had just arrived.
Did you have a comfortable journey?
HARRYNot very.


But, at least, it did not last long. How are you, Mary?
MARYOh, very well. What are you looking for?
HARRYI had only just noticed that this room is quite unchanged:


The same hangings … the same pictures … even the table,
The chairs, the sofa … all in the same positions.
I was looking to see if anything was changed,
But if so, I can’t find it.
MARYYour mother insisted


On everything being kept the same as when you left it.
HARRYI wish she had not done that. It’s very unnatural,


This arresting of the normal change of things:
But it’s very like her. What I might have expected.
It only makes the changing of people
All the more manifest.
MARYYes, nothing changes here,
And we just go on … drying up, I suppose,
Not noticing the change. But to you, I am sure,
We must seem very altered.
HARRYYou have hardly changed at all —


And I haven’t seen you since you came down from Oxford.
MARYWell, I must go and change for dinner.


We do change — to that extent.
HARRYNo, don’t go just yet.
MARYAre you glad to be at home?
HARRYThere was something


I wanted to ask you. I don’t know yet.
All these years I’d been longing to get back
Because I thought I never should. I thought it was a place
Where life was substantial and simplified —
But the simplification took place in my memory,
I think. It seems I shall get rid of nothing.
Of none of the shadows that I wanted to escape;
And at the same time, other memories,
Earlier, forgotten, begin to return
Out of my childhood. I can’t explain.
But I thought I might escape from one life to another,
And it may be all one life, with no escape. Tell me,
Were you ever happy here, as a child at Wishwood?
MARYHappy? not really, though I never knew why:


It always seemed that it must be my own fault,
And never to be happy was always to be naughty.
But there were reasons: I was only a cousin
Kept here because there was nothing else to do with me.
I didn’t belong here. It was different for you.
And you seemed so much older. We were rather in awe of you —
At least, I was.
HARRYWhy were we not happy?
MARYWell, it all seemed to be imposed upon us;


Even the nice things were laid out ready,
And the treats were always so carefully prepared;
There was never any time to invent our own enjoyments.
But perhaps it was all designed for you, not for us.
HARRYNo, it didn’t seem like that. I was part of the design


As well as you. But what was the design?
It never came off. But do you remember
MARYThe hollow tree in what we called the wilderness
HARRYDown near the river. That was the stockade


From which we fought the Indians, Arthur and John.
MARYIt was the cave where we met by moonlight


To raise the evil spirits.
HARRYArthur and John.


Of course we were punished for being out at night
After being put to bed. But at least they never knew
Where we had been.
MARYThey never found the secret.
HARRYNot then. But later, coming back from school


For the holidays, after the formal reception
And the family festivities, I made my escape
As soon as I could, and slipped down to the river
To find the old hiding place. The wilderness was gone,
The tree had been felled, and a neat summer-house
Had been erected, ‘to please the children’.
It’s absurd that one’s only memory of freedom
Should be a hollow tree in a wood by the river.
MARYBut when I was a child I took everything for granted,


Including the stupidity of older people —
They lived in another world, which did not touch me.
Just now, I find them very difficult to bear.
They are always assured that you ought to be happy
At the very moment when you are wholly conscious
Of being a misfit, of being superfluous.
But why should I talk about my commonplace troubles?
They must seem very trivial indeed to you.
It’s just ordinary hopelessness.
HARRYOne thing you cannot know:


The sudden extinction of every alternative,
The unexpected crash of the iron cataract.
You do not know what hope is, until you have lost it.
You only know what it is not to hope:
You do not know what it is to have hope taken from you,
Or to fling it away, to join the legion of the hopeless
Unrecognised by other men, though sometimes by each other.
MARYI know what you mean. That is an experience


I have not had. Nevertheless, however real,
However cruel, it may be a deception.
HARRYWhat I see


May be one dream or another; if there is nothing else
The most real is what I fear. The bright colour fades
Together with the unrecapturable emotion,
The glow upon the world, that never found its object;
And the eye adjusts itself to a twilight
Where the dead stone is seen to be batrachian,
The aphyllous branch ophidian.
MARYYou bring your own landscape


No more real than the other. And in a way you contradict yourself:


That sudden comprehension of the death of hope
Of which you speak, I know you have experienced it,
And I can well imagine how awful it must be.
But in this world another hope keeps springing
In an unexpected place, while we are unconscious of it.
You hoped for something, in coming back to Wishwood,
Or you would not have come.
HARRYWhatever I hoped for


Now that I am here I know I shall not find it.
The instinct to return to the point of departure
And start again as if nothing had happened,
Isn’t that all folly? It’s like the hollow tree,
Not there.
MARYBut surely, what you say


Only proves that you expected Wishwood
To be your real self, to do something for you
That you can only do for yourself.
What you need to alter is something inside you
Which you can change anywhere — here, as well as elsewhere.
HARRYSomething inside me, you think, that can be altered!


And here, indeed! where I have felt them near me,
Here and here and here — wherever I am not looking,
Always flickering at the corner of my eye,
Almost whispering just out of earshot —
And inside too, in the nightly panic
Of dreaming dissolution. You do not know,
You cannot know, you cannot understand.
MARYI think I could understand, but you would have to be patient


With me, and with people who have not had your experience.
HARRYIf I tried to explain, you could never understand:


Explaining would only make a worse misunderstanding;
Explaining would only set me farther away from you.
There is only one way for you to understand
And that is by seeing. They are much too clever
To admit you into our world. Yours is no better.


They have seen to that: it is part of the torment.
MARYIf you think I am incapable of understanding you —


But in any case, I must get ready for dinner.
HARRYNo, no, don’t go! Please don’t leave me


Just at this moment. I feel it is important.
Something should have come of this conversation.
MARYI am not a wise person,


And in the ordinary sense I don’t know you very well,
Although I remember you better than you think,
And what is the real you. I haven’t much experience,
But I see something now which doesn’t come from tutors
Or from books, or from thinking, or from observation:
Something which I did not know I knew.
Even if, as you say, Wishwood is a cheat,
Your family a delusion — then it’s all a delusion,


Everything you feel — I don’t mean what you think,
But what you feel. You attach yourself to loathing
As others do to loving: an infatuation
That’s wrong, a good that’s misdirected. You deceive yourself
Like the man convinced that he is paralysed
Or like the man who believes that he is blind
While he still sees the sunlight. I know that this is true.
HARRYI have spent many years in useless travel;


You have staid in England, yet you seem
Like someone who comes from a very long distance,
Or the distant waterfall in the forest,
Inaccessible, half-heard.
And I hear your voice as in the silence
Between two storms, one hears the moderate usual noises
In the grass and leaves, of life persisting,
Which ordinarily pass unnoticed.
Perhaps you are right, though I do not know
How you should know it. Is the cold spring
Is the spring not an evil time, that excites us with lying voices?
MARYThe cold spring now is the time


For the ache in the moving root
The agony in the dark
The slow flow throbbing the trunk
The pain of the breaking bud.
These are the ones that suffer least:
The aconite under the snow
And the snowdrop crying for a moment in the wood.
HARRYSpring is an issue of blood


A season of sacrifice
And the wail of the new full tide
Returning the ghosts of the dead
Those whom the winter drowned
Do not the ghosts of the drowned
Return to land in the spring?
Do the dead want to return?
MARYPain is the opposite of joy


But joy is a kind of pain
I believe the moment of birth
Is when we have knowledge of death
I believe the season of birth
Is the season of sacrifice
For the tree and the beast, and the fish
Thrashing itself upstream:
And what of the terrified spirit
Compelled to be reborn
To rise toward the violent sun
Wet wings into the rain cloud
Harefoot over the moon?
HARRYWhat have we been saying? I think I was saying


That it seemed as if I had been always here
And you were someone who had come from a long distance.
Whether I know what I am saying, or why I say it,
That does not matter. You bring me news
Of a door that opens at the end of a corridor,
Sunlight and singing; when I had felt sure
That every corridor only led to another,
Or to a blank wall; that I kept moving
Only so as not to stay still. Singing and light.
Stop!
What is that? do you feel it?
MARYWhat, Harry?
HARRYThat apprehension deeper than all sense,


Deeper than the sense of smell, but like a smell
In that it is indescribable, a sweet and bitter smell
From another world. I know it, I know it!
More potent than ever before, a vapour dissolving
All other worlds, and me into it. O Mary!
Don’t look at me like that! Stop! Try to stop it!
I am going. Oh why, now? Come out!
Come out! Where are you? Let me see you,
Since I know you are there, I know you are spying on me.
Why do you play with me, why do you let me go,
Only to surround me? — When I remember them
They leave me alone: when I forget them
Only for an instant of inattention
They are roused again, the sleepless hunters
That will not let me sleep. At the moment before sleep
I always see their claws distended
Quietly, as if they had never stirred.
It was only a moment, it was only one moment
That I stood in sunlight, and thought I might stay there.
MARYLook at me. You can depend on me.


Harry! Harry! It’s all right, I tell you.


If you will depend on me, it will be all right.
HARRYCome out!
(didascalia)[The curtains part, revealing the Eumenides in the window embrasure.]
HARRYWhy do you show yourselves now for the first time?
When I knew her, I was not the same person.
I was not any person. Nothing that I did
Has to do with me. The accident of a dreaming moment,
Of a dreaming age, when I was someone else
Thinking of something else, puts me among you.
I tell you, it is not me you are looking at,
Not me you are grinning at, not me your confidential looks
Incriminate, but that other person, if person
You thought I was: let your necrophily
Feed upon that carcase. They will not go.
MARYHarry! There is no one here.
(didascalia)[She goes to the window and pulls the curtains across]
HARRYThey were here, I tell you. They are here.


Are you so imperceptive, have you such dull senses
That you could not see them? If I had realised
That you were so obtuse, I would not have listened
To your nonsense. Can’t you help me?
You’re of no use to me. I must face them.
I must fight them. But they are stupid.
How can one fight with stupidity?
Yet I must speak to them.
(didascalia)[He rushes forward and tears apart the curtains: but the embrasure is empty.]
MARYOh, Harry!


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Chi parlaBattuta
(didascalia)AGATHA
(didascalia)[Entra MARY con dei fiori]
MARYLa primavera è molto tarda in questo paese del nord,


tarda e incerta, si aggrappa al muro a mezzogiorno.
Dal giardino il giardiniere non aveva fiori da darmi per stasera.
AGATHADimentico sempre quanto sia tarda la primavera, qui.
MARYPreferirei aspettare i nostri fiori sbattuti dal vento,


quali che siano, piuttosto che questi fiori da serra
che non appartengono a questo luogo, che non conoscono
il vento e la pioggia, come li conosco io.
AGATHAMi domando quanti saremo a cena.
MARYSette … nove … dieci di sicuro.


Sento dire che Harry è già arrivato,
ed era l’unico che fosse incerto.
Arthur o John possono far tardi, s’intende.
Forse dovremo ritardare la cena …
AGATHAE anche il dottor Warburton. Almeno, Amy lo ha invitato.
MARYIl dottor Warburton? Poteva ben dirmelo;


è molto difficile dover far conto
su un numero incerto. Perché lo ha invitato?
AGATHALe è venuto in mente d’invitarlo soltanto poco fa.
MARYBene, qualcosa si può dire in favore d’avere un estraneo;


ché cosa c’è di più formale d’una cena di famiglia?
Un’occasione ufficiale di gente a disagio
che s’incontra di rado, e fa conversazione.
Sono contentissima se viene il dottor Warburton.
Dovrò sedere fra Arthur e John.
Che cosa è peggio: cercare che dire a John,
o dover ascoltare le chiacchiere di Arthur
quando crede di comportarsi da uomo di mondo?
Cugina Agatha, voglio un tuo consiglio.
AGATHAAvrei creduto


che ne avessi avuti più di quanti ne volessi, ai tempi del collegio.
MARYPotevo immaginare che me lo avresti rinfacciato.


So di non essere stata una delle tue allieve predilette:
ti vedevo soltanto come una direttrice severa
che sapeva il modo di dominare le ragazze timide.
Non ti vedo diversamente adesso;
ma vorrei davvero aver seguito il tuo consiglio
e aver cercato un posto all’università, sette anni fa.
Ora voglio il tuo consiglio, perché non c’è nessun altro a cui chiederlo,
e perché sei forte, e perché tu non appartieni a questa casa
più di quanto le appartenga io. Voglio andarmene.
AGATHADopo sette anni?
MARYOh, tu non capisci!


Ma capisci benissimo. Vuoi solo sapere
se capisco io. Sai perfettamente bene
che ciò che la cugina Amy vuole, di solito lo ottiene.
Perché vieni qui così di rado? Non hai paura di lei,


ma credo che tu abbia voluto evitare lo scontro.
Suppongo che avrei potuto andarmene, se avessi avuto il coraggio morale,
anche contro una volontà come la sua. So molto bene
perché volle trattenermi. Non aveva bisogno di me:
se la sarebbe cavata altrettanto bene con una serva a pagamento
o senza nessuno. Mi voleva soltanto per Harry —
non è un gran complimento: voleva soltanto
avere una nuora docile e con pochissimo denaro,
una governante-dama di compagnia per sé e per Harry.
Anche quando lui si sposò, continuò a tenermi stretta
perché non sopportava di lasciar cadere un progetto;
e perfino quando lei morì: credetti che la cugina Amy —


quasi lo credetti — l’avesse uccisa col volerlo.
Non suona orribile? So bene che suona così.
L’hai mai incontrata? Com’era?
AGATHASono l’unica che l’abbia mai incontrata,


l’unica che Harry invitò alle sue nozze:
Amy non lo seppe. Provavo pena per lei;
vedevo che diffidava di me — aveva paura della famiglia,


voleva combatterla — con le armi dei deboli,
che sono troppo violente. E non dev’essere stato facile
vivere con Harry. Non è quello che lei fece a Harry
che importa, io credo, ma quello che lui fece a se stesso.
MARYMa solo quando ho saputo che Harry era tornato


ho sentito la forza di andarmene. So che devo andare.
Ma dove? Voglio un impiego: e tu puoi aiutarmi.
AGATHAMi dispiace molto, Mary, ho molta pena di te;


anche se forse non mi credi capace d’un simile sentimento.
Vorrei aiutarti: ma non devi fuggire.
In qualunque tempo prima d’ora sarebbe stato segno di coraggio
e sarebbe stato giusto. Ora il coraggio è solo l’attimo
e l’attimo è solo paura e orgoglio. Io vedo più di questo,
più di quanto possa dirti, più di quanto vi siano parole.
In questo momento non c’è decisione da prendere;
la decisione sarà presa da potenze che ci oltrepassano
e che di tanto in tanto affiorano. Tu ed io, Mary,
siamo soltanto di guardia e in attesa: non è la parte più facile.
Devo andare a cambiarmi per la cena.
(didascalia)[Esce]
MARYDunque non vuoi aiutarmi!


Attendere, attendere, sempre attendere.
Credo che questa casa voglia tenerci in attesa.
(didascalia)[Entra HARRY]
HARRYIn attesa? Di che cosa?
MARYCome stai, Harry.


Sei sceso molto presto. Credevo fossi appena arrivato.
Hai fatto un buon viaggio?
HARRYNon molto.


Ma almeno non è durato a lungo. Come stai tu, Mary?
MARYOh, molto bene. Che cosa cerchi?
HARRYAvevo appena notato che questa stanza è del tutto immutata:


le stesse tende … gli stessi quadri … perfino il tavolo,
le sedie, il divano … tutto nelle stesse posizioni.
Cercavo di vedere se qualcosa fosse cambiato,
ma se lo è, non riesco a trovarlo.
MARYTua madre ha insistito


perché tutto fosse tenuto com’era quando partisti.
HARRYVorrei che non l’avesse fatto. È cosa contro natura,


questo arrestare il normale mutare delle cose:
ma le somiglia molto. Avrei potuto aspettarmelo.
Non fa che rendere il mutare delle persone
tanto più manifesto.
MARYSì, qui non cambia nulla,
e noi tiriamo avanti … inaridendoci, suppongo,
senza accorgerci del mutamento. Ma a te, ne son certa,
dobbiamo sembrare molto cambiati.
HARRYTu non sei cambiata quasi per nulla —


e non ti vedevo da quando lasciasti Oxford.
MARYBene, devo andare a cambiarmi per la cena.


Cambiamo, sì — fino a quel punto.
HARRYNo, non andare ancora.
MARYSei contento d’essere a casa?
HARRYC’era qualcosa


che volevo chiederti. Non lo so ancora.
Per tutti questi anni ho avuto la brama di tornare
perché credevo che non l’avrei mai fatto. Pensavo fosse un luogo
dove la vita era sostanziale e semplificata —
ma la semplificazione avvenne nella mia memoria,
credo. Pare che non mi libererò di nulla.
Di nessuna delle ombre da cui volevo fuggire;
e nello stesso tempo altri ricordi,
più antichi, dimenticati, cominciano a tornare
dalla mia infanzia. Non so spiegarlo.
Ma credevo di poter fuggire da una vita a un’altra,
e forse è tutta una vita sola, senza scampo. Dimmi,
sei mai stata felice qui, da bambina, a Wishwood?
MARYFelice? non proprio, benché non abbia mai saputo perché:


pareva sempre che dovesse essere colpa mia,
e non essere mai felice era sempre essere cattiva.
Ma c’erano ragioni: ero soltanto una cugina
tenuta qui perché non si sapeva che altro farne.
Non appartenevo a questa casa. Per te era diverso.
E tu sembravi tanto più grande. Ci incutevi una specie di soggezione —
almeno, a me.
HARRYPerché non eravamo felici?
MARYEbbene, tutto pareva imposto su di noi;


perfino le cose belle erano già lì apparecchiate,
e gli svaghi erano sempre preparati con tanta cura;
non c’era mai tempo per inventare i nostri divertimenti.
Ma forse era tutto disegnato per te, non per noi.
HARRYNo, non pareva così. Ero parte del disegno


come te. Ma quale era il disegno?
Non riuscì mai. Ma ti ricordi
MARYL’albero cavo in quella che chiamavamo la boscaglia
HARRYGiù presso il fiume. Quello era il fortino


da cui combattevamo gli Indiani, Arthur e John.
MARYEra la caverna dove ci trovavamo al chiaro di luna


per evocare gli spiriti maligni.
HARRYArthur e John.


Naturalmente fummo puniti per essere usciti di notte
dopo che ci avevano messi a letto. Ma almeno non seppero mai
dove eravamo stati.
MARYNon scoprirono mai il segreto.
HARRYNon allora. Ma più tardi, tornando da scuola


per le vacanze, dopo il ricevimento ufficiale
e le feste di famiglia, me la svignai
appena potei, e scesi di nascosto al fiume
a ritrovare il vecchio nascondiglio. La boscaglia non c’era più,
l’albero era stato abbattuto, e una linda estiva casetta
era stata eretta, «per far piacere ai bambini».
È assurdo che l’unico ricordo di libertà
debba essere un albero cavo in un bosco presso il fiume.
MARYMa quand’ero bambina davo tutto per scontato,


compresa la stupidità dei grandi —
vivevano in un altro mondo, che non mi toccava.
Ora invece li trovo difficilissimi da sopportare.
Sono sempre sicuri che tu debba essere felice
proprio nell’istante in cui sei pienamente consapevole
d’essere fuori posto, d’essere superflua.
Ma perché dovrei parlare dei miei guai da poco?
Devono parerti davvero trascurabili.
È solo la disperazione d’ogni giorno.
HARRYUna cosa tu non puoi conoscerla:


l’improvvisa estinzione d’ogni alternativa,
lo schianto inatteso della cateratta di ferro.
Non sai che cosa sia la speranza, finché non l’hai perduta.
Sai soltanto che cosa sia non sperare:
non sai che cosa sia che ti venga tolta la speranza,
o gettarla via, per unirti alla legione dei disperati
non riconosciuti dagli altri uomini, benché talvolta l’uno dall’altro.
MARYSo che cosa vuoi dire. È un’esperienza


che io non ho avuto. Eppure, per quanto reale,
per quanto crudele, può essere un inganno.
HARRYCiò che vedo


può essere un sogno o un altro; se non c’è nient’altro
il più reale è ciò che temo. Il colore vivo sbiadisce
insieme con l’emozione che non si può riafferrare,
col bagliore sul mondo, che mai trovò il suo oggetto;
e l’occhio si adatta a un crepuscolo
dove la pietra morta si scopre batraciana,
e il ramo afillo ofidico.
MARYTi porti dietro il tuo paesaggio


non più reale dell’altro. E in un certo modo ti contraddici:


quell’improvvisa comprensione della morte della speranza
di cui parli, so che l’hai provata,
e posso bene immaginare quanto sia atroce.
Ma in questo mondo un’altra speranza continua a germogliare
in un luogo inatteso, mentre noi non ne siamo consapevoli.
Speravi qualcosa, tornando a Wishwood,
o non saresti venuto.
HARRYQualunque cosa sperassi


ora che sono qui so che non la troverò.
L’istinto di tornare al punto di partenza
e ricominciare come se nulla fosse accaduto,
non è tutta follia? È come l’albero cavo:
non c’è.
MARYMa certo, ciò che dici


prova soltanto che ti aspettavi che Wishwood
fosse il tuo vero io, che facesse per te qualcosa
che tu solo puoi fare per te stesso.
Ciò che devi mutare è qualcosa dentro di te
che puoi mutare dovunque — qui come altrove.
HARRYQualcosa dentro di me, credi tu, che si possa mutare!


E qui, per giunta! dove le ho sentite vicine,
qui e qui e qui — dovunque io non guardi,
sempre guizzanti all’angolo dell’occhio,
quasi bisbiglianti appena fuori d’udito —
e anche dentro, nel panico notturno
del sognare la dissoluzione. Tu non sai,
non puoi sapere, non puoi capire.
MARYCredo che potrei capire, ma dovresti aver pazienza


con me, e con chi non ha avuto la tua esperienza.
HARRYSe tentassi di spiegare, non potresti mai capire:


spiegare non farebbe che peggiorare il malinteso;
spiegare non farebbe che allontanarmi di più da te.
C’è un solo modo perché tu capisca,
ed è vedere. Sono troppo scaltre
per ammetterti nel nostro mondo. Il tuo non è migliore.


Ci hanno pensato loro: fa parte del tormento.
MARYSe credi che io sia incapace di capirti —


ma in ogni caso, devo prepararmi per la cena.
HARRYNo, no, non andare! Ti prego, non lasciarmi


proprio in questo momento. Sento che è importante.
Qualcosa doveva nascere da questa conversazione.
MARYNon sono una persona saggia,


e nel senso comune non ti conosco molto bene,
benché io ti ricordi meglio di quanto tu creda,
e ricordi qual è il tuo vero essere. Non ho molta esperienza,
ma ora vedo qualcosa che non viene dai maestri
né dai libri, né dal pensare, né dall’osservare:
qualcosa che non sapevo di sapere.
Anche se, come dici, Wishwood è un inganno
e la tua famiglia un’illusione — allora è tutto un’illusione,


tutto ciò che senti — non intendo ciò che pensi,
ma ciò che senti. Ti attacchi al ribrezzo
come altri all’amore: un’infatuazione
sbagliata, un bene mal diretto. Inganni te stesso
come l’uomo convinto d’essere paralizzato
o come l’uomo che crede d’essere cieco
mentre vede ancora la luce del sole. So che questo è vero.
HARRYHo speso molti anni in viaggi inutili;


tu sei rimasta in Inghilterra, eppure sembri
qualcuno che viene da lontanissimo,
o la cascata remota nella foresta,
inaccessibile, udita a metà.
E odo la tua voce come nel silenzio
fra due tempeste si odono i soliti rumori discreti
nell’erba e nelle foglie, della vita che persiste,
e che d’ordinario passano inosservati.
Forse hai ragione, benché io non sappia
come tu possa saperlo. La fredda primavera
la primavera non è forse un tempo maligno, che ci eccita con voci bugiarde?
MARYLa fredda primavera ora è il tempo


della fitta nella radice che si muove
dell’agonia nel buio
del flusso lento che pulsa nel tronco
del dolore della gemma che si spezza.
Questi sono quelli che soffrono meno:
l’aconito sotto la neve
e il bucaneve che grida un istante nel bosco.
HARRYLa primavera è un fiotto di sangue


una stagione di sacrificio
e il lamento della nuova alta marea
che riporta i fantasmi dei morti
quelli che l’inverno annegò
non tornano forse i fantasmi degli annegati
a riva nella primavera?
Vogliono tornare, i morti?
MARYIl dolore è l’opposto della gioia


ma la gioia è una specie di dolore
credo che l’istante della nascita
sia quello in cui conosciamo la morte
credo che la stagione della nascita
sia la stagione del sacrificio
per l’albero e per la bestia, e per il pesce
che si dibatte controcorrente:
e che dire dello spirito atterrito
costretto a rinascere
a salire verso il sole violento
ali bagnate dentro la nube di pioggia
piede di lepre sopra la luna?
HARRYChe cosa stavamo dicendo? Credo di aver detto


che pareva come se io fossi stato sempre qui
e tu fossi qualcuno venuto da una gran distanza.
Se io sappia ciò che dico, o perché lo dico,
questo non importa. Tu mi porti notizia
d’una porta che si apre in fondo a un corridoio,
luce di sole e canto; quando ero certo
che ogni corridoio portasse soltanto a un altro,
o a un muro cieco; che io continuassi a muovermi
solo per non restare fermo. Canto e luce.
Ferma!
Che cos’è? lo senti?
MARYChe cosa, Harry?
HARRYQuell’apprensione più profonda d’ogni senso,


più profonda dell’odorato, ma simile a un odore
in quanto è indescrivibile, un odore dolce e amaro
d’un altro mondo. Lo riconosco, lo riconosco!
Più potente che mai prima, un vapore che dissolve
ogni altro mondo, e me dentro di esso. Oh Mary!
Non guardarmi così! Ferma! Cerca di fermarlo!
Me ne vado. Oh perché, adesso? Venite fuori!
Venite fuori! Dove siete? Lasciatevi vedere,
poiché so che siete là, so che mi spiate.
Perché giocate con me, perché mi lasciate andare
solo per accerchiarmi? — Quando me ne ricordo
mi lasciano solo: quando le dimentico
anche per un istante di disattenzione
si ridestano, i cacciatori insonni
che non mi lasciano dormire. Nell’attimo prima del sonno
vedo sempre i loro artigli distesi
quieti, come se non si fossero mai mossi.
Fu solo un momento, fu un momento soltanto
che stetti nella luce del sole, e credetti di potervi restare.
MARYGuardami. Puoi contare su di me.


Harry! Harry! Va tutto bene, ti dico.


Se vorrai contare su di me, andrà tutto bene.
HARRYVenite fuori!
(didascalia)[Le tende si aprono, rivelando le Eumenidi nel vano della finestra.]
HARRYPerché vi mostrate ora per la prima volta?
Quando la conobbi, non ero la stessa persona.
Non ero nessuna persona. Nulla di ciò che feci
ha a che fare con me. L’accidente d’un attimo di sogno,
d’un’età di sogno, quando ero qualcun altro
che pensava a qualcos’altro, mi mette fra voi.
Ve lo dico, non è me che state guardando,
non è a me che ghignate, non è me che i vostri sguardi
d’intesa incriminano, ma quell’altra persona, se persona
credevate ch’io fossi: che la vostra necrofilia
si pasca di quella carogna. Non se ne vanno.
MARYHarry! Non c’è nessuno qui.
(didascalia)[Va alla finestra e tira le tende]
HARRYErano qui, te lo dico. Sono qui.


Sei tanto cieca, hai i sensi tanto ottusi
da non poterle vedere? Se avessi capito
che eri così ottusa, non avrei ascoltato
le tue sciocchezze. Non puoi aiutarmi?
Non mi sei d’alcun aiuto. Devo affrontarle.
Devo combatterle. Ma sono stupide.
Come si può combattere con la stupidità?
Eppure devo parlare loro.
(didascalia)[Si precipita avanti e lacera le tende: ma il vano è vuoto.]
MARYOh, Harry!

SpeakerLine
(didascalia)HARRY, MARY, IVY, VIOLET, GERALD, CHARLES
VIOLETGood evening, Mary: aren’t you dressed yet?


How do you think that Harry is looking?
Why, who could have pulled those curtains apart?
(didascalia)[Pulls them together]
VIOLETVery well, I think, after such a long journey;
You know what a rush he had to be here in time
For his mother’s birthday.
IVYMary, my dear,


Did you arrange these flowers? Just let me change them.
You don’t mind, do you? I know so much about flowers;
Flowers have always been my passion.
You know I had my own garden once, in Cornwall,
When I could afford a garden; and I took several prizes
With my delphiniums. I was rather an authority.
GERALDGood evening, Mary. You’ve seen Harry, I see.


It’s good to have him back again, isn’t it?
We must make him feel at home. And most auspicious
That he could be here for his mother’s birthday.
MARYI must go and change. I came in very late.
(didascalia)[Exit]
CHARLESNow we only want Arthur and John


I’m glad that you’ll all be together, Harry;
They need the influence of their elder brother.
Arthur’s a bit irresponsible, you know;
You should have a sobering effect upon him.
After all, you’re the head of the family.
AMY’S VOICE. Violet! Has Arthur or John come yet?
VIOLETNeither of them is here yet, Amy.
(didascalia)[Enter AMY, with DR. WARBURTON]
AMYIt is most vexing. What can have happened?


I suppose it’s the fog that is holding them up,
So it’s no use to telephone anywhere. Harry!
Haven’t you seen Dr. Warburton?
You know he’s the oldest friend of the family,
And he’s known you longer than anybody, Harry.
When he heard that you were going to be here for dinner
He broke an important engagement to come.
WARBURTONI dare say we’ve both changed a good deal, Harry.


A country practitioner doesn’t get younger.
It takes me back longer than you can remember
To see you again. But you can’t have forgotten
The day when you came back from school with measles
And we had such a time to keep you in bed.
You didn’t like being ill in the holidays.
IVYIt was unpleasant, coming home to have an illness.
VIOLETIt was always the same with your minor ailments


And children’s epidemics: you would never stay in bed
Because you were convinced that you would never get well.
HARRYNot, I think, without some justification:


For what you call restoration to health
Is only incubation of another malady.
WARBURTONYou mustn’t take such a pessimistic view


Which is hardly complimentary to my profession.
But I remember, when I was a student at Cambridge,
I used to dream of making some great discovery
To do away with one disease or another.
Now I’ve had forty years’ experience
I’ve left off thinking in terms of the laboratory.
We’re all of us ill in one way or another:
We call it health when we find no symptom
Of illness. Health is a relative term.
IVYYou must have had a very rich experience, Doctor,


In forty years.
WARBURTONIndeed, yes.


Even in a country practice. My first patient, now —
You wouldn’t believe it, ladies — was a murderer,
Who suffered from an incurable cancer.
How he fought against it! I never saw a man
More anxious to live.
HARRYNot at all extraordinary.


It is really harder to believe in murder
Than to believe in cancer. Cancer is here:
The lump, the dull pain, the occasional sickness:
Murder a reversal of sleep and waking.
Murder was there. Your ordinary murderer
Regards himself as an innocent victim.
To himself he is still what he used to be
Or what he would be. He cannot realise
That everything is irrevocable,
The past unredeemable. But cancer, now,
That is something real.
WARBURTONWell, let’s not talk of such matters.


How did we get onto the subject of cancer?
I really don’t know. — But now you’re all grown up
I haven’t a patient left at Wishwood.
Wishwood was always a cold place, but healthy.
It’s only when I get an invitation to dinner
That I ever see your mother.
VIOLETYes, look at your mother!


Except that she can’t get about now in winter
You wouldn’t think that she was a day older
Than on her birthday ten years ago.
GERALDIs there any use in waiting for Arthur and John?
AMYWe might as well go in to dinner.


They may come before we finish. Will you take me in, Doctor?
I think we are very much the oldest present —
In fact we are the oldest inhabitants.
As we came first, we will go first, in to dinner.
WARBURTONWith pleasure, Lady Monchensey,


And I hope that next year will bring me the same honour.
(didascalia)[Exeunt AMY, DR. WARBURTON, HARRY]
CHORUSI am afraid of all that has happened, and of all that is to come;


Of the things to come that sit at the door, as if they had been there always.


And the past is about to happen, and the future was long since settled.


And the wings of the future darken the past, the beak and claws have desecrated


History. Shamed
The first cry in the bedroom, the noise in the nursery, mutilated
The family album, rendered ludicrous
The tenants’ dinner, the family picnic on the moors. Have torn
The roof from the house, or perhaps it was never there.
And the bird sits on the broken chimney. I am afraid.
IVYThis is a most undignified terror, and I must struggle against it.
GERALDI am used to tangible danger, but only to what I can understand.
VIOLETIt is the obtuseness of Gerald and Charles and that doctor, that gets on my nerves.
CHARLESIf the matter were left in my hands, I think I could manage the situation.
(didascalia)[Exeunt]
(didascalia)[Enter MARY, and passes through to dinner. Enter AGATHA]
AGATHAThe eye is on this house


The eye covers it
There are three together
May the three be separated
May the knot that was tied
Become unknotted
May the crossed bones
In the filled-up well
Be at last straightened
May the weasel and the otter
Be about their proper business
The eye of the day time
And the eye of the night time
Be diverted from this house
Till the knot is unknotted
The crossed is uncrossed
And the crooked is made straight.
(didascalia)[Exit to dinner]
AGATHAEND OF PART I


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Chi parlaBattuta
(didascalia)HARRY, MARY, IVY, VIOLET, GERALD, CHARLES
VIOLETBuonasera, Mary: non ti sei ancora cambiata?


Come ti sembra che stia Harry?
Ma chi può aver scostato quelle tende?
(didascalia)[Le riaccosta]
VIOLETMolto bene, mi pare, dopo un viaggio così lungo;
Sai che corsa ha dovuto fare per essere qui in tempo
per il compleanno di sua madre.
IVYMary, mia cara,


hai composto tu questi fiori? Lascia che li cambi.
Non ti spiace, vero? Me ne intendo tanto di fiori;
i fiori sono sempre stati la mia passione.
Sai che un tempo avevo un giardino mio, in Cornovaglia,
quando potevo permettermi un giardino; e vinsi parecchi premi
coi miei delphinium. Ero quasi un’autorità.
GERALDBuonasera, Mary. Hai già visto Harry, mi accorgo.


È bello riaverlo qui, non è vero?
Dobbiamo fargli sentire d’essere a casa. E che buon auspicio
che abbia potuto esserci per il compleanno di sua madre.
MARYDevo andare a cambiarmi. Sono rientrata tardissimo.
(didascalia)[Esce]
CHARLESOra mancano soltanto Arthur e John


Sono contento che sarete tutti insieme, Harry;
hanno bisogno dell’influenza del fratello maggiore.
Arthur è un poco sventato, lo sai;
tu dovresti fargli da freno.
In fondo, sei tu il capo della famiglia.
VOCE DI AMY. Violet! Sono arrivati Arthur o John?
VIOLETNon è ancora arrivato nessuno dei due, Amy.
(didascalia)[Entrano AMY e il DOTT. WARBURTON]
AMYÈ davvero seccante. Che cosa sarà successo?


Immagino sia la nebbia a trattenerli,
e non serve a nulla telefonare in giro. Harry!
Non hai visto il dottor Warburton?
Sai che è il più vecchio amico della famiglia,
e ti conosce da più tempo di chiunque altro, Harry.
Quando ha saputo che saresti stato qui a cena
ha rotto un impegno importante per venire.
WARBURTONDirei che siamo cambiati parecchio entrambi, Harry.


Un medico di campagna non ringiovanisce.
Rivederti mi riporta più indietro
di quanto tu possa ricordare. Ma non puoi aver scordato
il giorno che tornasti da scuola col morbillo
e quanta fatica ci volle per tenerti a letto.
Non ti piaceva essere malato durante le vacanze.
IVYEra spiacevole tornare a casa per prendersi una malattia.
VIOLETFu sempre lo stesso coi tuoi malanni da poco


e le epidemie dei bambini: non restavi mai a letto
perché eri convinto che non saresti mai guarito.
HARRYE non senza qualche ragione, io credo:


perché ciò che voi chiamate ritorno alla salute
non è che l’incubazione di un altro male.
WARBURTONNon devi prendere una veduta così pessimistica,


ché è poco lusinghiera per la mia professione.
Ma ricordo che, quando ero studente a Cambridge,
sognavo di fare qualche grande scoperta
per farla finita con questa o quella malattia.
Ora che ho quarant’anni d’esperienza
ho smesso di pensare in termini di laboratorio.
Siamo tutti malati in un modo o nell’altro:
chiamiamo salute il non trovare sintomo
di malattia. La salute è un termine relativo.
IVYDeve aver fatto un’esperienza ricchissima, dottore,


in quarant’anni.
WARBURTONSì, davvero.


Anche in uno studio di campagna. Il mio primo paziente —
non ci credereste, signore — fu un assassino,
che soffriva d’un cancro incurabile.
Come lottò contro di esso! Non vidi mai un uomo
più ansioso di vivere.
HARRYNiente affatto straordinario.


È davvero più difficile credere all’assassinio
che credere al cancro. Il cancro è qui:
il nodulo, il dolore sordo, il male che torna a tratti:
l’assassinio, un rovesciarsi di sonno e veglia.
L’assassinio era là. L’assassino comune
si considera una vittima innocente.
Per sé è ancora ciò che era stato
o ciò che sarebbe. Non riesce a capire
che tutto è irrevocabile,
il passato irredimibile. Ma il cancro, quello sì,
quello è qualcosa di reale.
WARBURTONBene, non parliamo di simili faccende.


Come siamo finiti sul tema del cancro?
Non lo so proprio. — Ma ora che siete tutti cresciuti
non mi resta un solo paziente a Wishwood.
Wishwood fu sempre un luogo freddo, ma sano.
Soltanto quando ricevo un invito a cena
mi capita di vedere vostra madre.
VIOLETSì, guardate vostra madre!


Se non fosse che ora d’inverno non riesce a muoversi
non la direste d’un giorno più vecchia
che al suo compleanno di dieci anni fa.
GERALDServe a qualcosa aspettare Arthur e John?
AMYTanto vale andare a tavola.


Può darsi che arrivino prima che abbiamo finito. Mi accompagna, dottore?
Credo che siamo di gran lunga i più vecchi qui presenti —
anzi, siamo i più antichi abitanti.
Poiché venimmo per primi, per primi andremo a tavola.
WARBURTONCon piacere, Lady Monchensey,


e spero che l’anno venturo mi porti il medesimo onore.
(didascalia)[Escono AMY, il DOTT. WARBURTON, HARRY]
COROHo paura di tutto ciò che è accaduto, e di tutto ciò che deve venire;


delle cose venture che siedono alla porta, come se fossero state là da sempre.


E il passato sta per accadere, e il futuro fu deciso da gran tempo.


E le ali del futuro oscurano il passato, il becco e gli artigli hanno profanato


la Storia. Hanno svergognato
il primo grido nella camera, il chiasso nella stanza dei bambini, mutilato
l’album di famiglia, reso ridicolo
il pranzo dei fittavoli, il picnic di famiglia sulla brughiera. Hanno strappato
il tetto dalla casa, o forse non c’è mai stato.
E l’uccello siede sul comignolo spezzato. Ho paura.
IVYQuesto è un terrore assai indegno, e devo lottare contro di esso.
GERALDSono avvezzo al pericolo tangibile, ma solo a ciò che posso comprendere.
VIOLETÈ l’ottusità di Gerald e di Charles e di quel dottore, che mi dà ai nervi.
CHARLESSe la faccenda fosse lasciata nelle mie mani, credo che saprei governare la situazione.
(didascalia)[Escono]
(didascalia)[Entra MARY, e passa oltre verso la cena. Entra AGATHA]
AGATHAL’occhio è su questa casa


l’occhio la ricopre
ce ne sono tre insieme
che i tre siano separati
che il nodo che fu stretto
venga sciolto
che le ossa incrociate
nel pozzo colmato
siano infine raddrizzate
che la donnola e la lontra
attendano alle loro faccende
l’occhio del tempo diurno
e l’occhio della notte, del suo tempo,
siano distolti da questa casa
finché il nodo non sia sciolto
l’incrociato disincrociato
e ciò che è storto raddrizzato.
(didascalia)[Esce verso la cena]
AGATHAFINE DELLA PARTE I

SpeakerLine
(didascalia)The library, after dinner.
(didascalia)HARRY, WARBURTON
WARBURTONI’m glad of a few minutes alone with you, Harry.


In fact, I had another reason for coming this evening
Than simply in honour of your mother’s birthday.
I wanted a private conversation with you
On a confidential matter.
HARRYI can imagine —


Though I think it is probably going to be useless,
Or if anything, make matters rather more difficult.
But talk about it, if you like.
WARBURTONYou don’t understand me.


I’m sure you cannot know what is on my mind;
And as for making matters more difficult —
It is much more difficult not to be prepared
For something that is very likely to happen.
HARRYO God, man, the things that are going to happen


Have already happened.
WARBURTONThat is in a sense true,


But without your knowing it, and what you know
Or do not know, at any moment
May make an endless difference to the future.
It’s about your mother …
HARRYWhat about my mother?


Everything has always been referred back to mother.
When we were children, before we went to school,
The rule of conduct was simply pleasing mother;
Misconduct was simply being unkind to mother;
What was wrong was whatever made her suffer,
And whatever made her happy was what was virtuous —
Though never very happy, I remember. That was why
We all felt like failures, before we had begun.
When we came back, for the school holidays,
They were not holidays, but simply a time
In which we were supposed to make up to mother
For all the weeks during which she had not seen us
Except at half-term, and seeing us then
Only seemed to make her more unhappy, and made us
Feel more guilty, and so we misbehaved
Next day at school, in order to be punished,
For punishment made us feel less guilty. Mother
Never punished us, but made us feel guilty.
I think that the things that are taken for granted
At home, make a deeper impression upon children
Than what they are told.
WARBURTONStop, Harry, you’re mistaken.


I mean, you don’t know what I want to tell you.
You may be quite right, but what we are concerned with
Now, is your mother’s happiness in the future,
For the time she has to live: not with the past.
HARRYOh, is there any difference!


How can we be concerned with the past
And not with the future? or with the future
And not with the past? What I’m telling you
Is very important. Very important.
You must let me explain, and then you can talk.
I don’t know why, but just this evening
I feel an overwhelming need for explanation —
But perhaps I only dream that I am talking
And shall wake to find that I have been silent
Or talked to the stone deaf: and the others
Seem to hear something else than what I am saying.
But if you want to talk, at least you can tell me
Something useful. Do you remember my father?
WARBURTONWhy, yes, of course, Harry, but I really don’t see


What that has to do with the present occasion
Or with what I have to tell you.
HARRYWhat you have to tell me
Is either something that I know already
Or unimportant, or else untrue.
But I want to know more about my father.
I hardly remember him, and I know very well
That I was kept apart from him, till he went away.
We never heard him mentioned, but in some way or another
We felt that he was always here.
But when we would have grasped for him, there was only a vacuum
Surrounded by whispering aunts: Ivy and Violet —
Agatha never came then. Where was my father?
WARBURTONHarry, there’s no good probing for misery.


There was enough once: but what festered
Then, has only left a cautery.
Leave it alone. You know that your mother
And your father were never very happy together:
They separated by mutual consent
And he went to live abroad. You were only a boy
When he died. You would not remember.
HARRYBut now I do remember. Not Arthur or John,


They were too young. But now I remember
A summer day of unusual heat,
The day I lost my butterfly net;
I remember the silence, and the hushed excitement
And the low conversation of triumphant aunts.
It is the conversations not overheard,
Not intended to be heard, with the sidewise looks,
That bring death into the heart of a child.
That was the day he died. Of course.


I mean, I suppose, the day on which the news arrived.
WARBURTONYou overinterpret.


I am sure that your mother always loved him;
There was never the slightest suspicion of scandal.
HARRYScandal? who said scandal? I did not.


Yes, I see now. That night, when she kissed me,
I felt the trap close. If you won’t tell me,
I must ask Agatha. I never dared before.
WARBURTONI advise you strongly, not to ask your aunt —


I mean, there is nothing she could tell you. But, Harry,
We can’t sit here all the evening, you know;
You will have to have the birthday celebration,
And your brothers will be here. Won’t you let me tell you
What I had to say?
HARRYVery well, tell me.
WARBURTONIt’s about your mother’s health that I wanted to talk to you.


I must tell you, Harry, that although your mother
Is still so alert, so vigorous of mind,
Although she seems as vital as ever —
It is only the force of her personality,
Her indomitable will, that keeps her alive.
I needn’t go into technicalities
At the present moment. The whole machine is weak
And running down. Her heart’s very feeble.
With care, and avoiding all excitement
She may live several years. A sudden shock
Might send her off at any moment.
If she had been another woman
She would not have lived until now.
Her determination has kept her going:
She has only lived for your return to Wishwood,
For you to take command at Wishwood,
And for that reason, it is most essential
That nothing should disturb or excite her.
HARRYWell!
WARBURTONI’m very sorry for you, Harry.


I should have liked to spare you this,
Just now. But there were two reasons
Why you had to know. One is your mother,
To make her happy for the time she has to live.
The other is yourself: the future of Wishwood
Depends on you. I don’t like to say this;
But you know that I am a very old friend,
And have always been a party to the family secrets
You know as well as I do that Arthur and John
Have been a great disappointment to your mother.
John’s very steady — but he’s not exactly brilliant;
And Arthur has always been rather irresponsible.
Your mother’s hopes are all centred on you.
HARRYHopes? … Tell me


Did you know my father at about my present age?
WARBURTONWhy, yes, Harry, of course I did.
HARRYWhat did he look like then? Did he look at all like me?
WARBURTONVery much like you. Of course there are differences:


But, allowing for the changes in fashion
And your being clean-shaven, very much like you.
And now, Harry, let’s talk about yourself.
HARRYI never saw a photograph. There is no portrait.
WARBURTONWhat I want to know is, whether you’ve been sleeping …
(didascalia)[Enter DENMAN]
DENMANIt’s Sergeant Winchell is here, my Lord,


And wants to see your Lordship very urgent,
And Dr. Warburton. He says it’s very urgent
Or he wouldn’t have troubled you.
HARRYI’ll see him.
(didascalia)[Exit DENMAN]
WARBURTONI wonder what he wants. I hope nothing has happened


To either of your brothers.
HARRYNothing can have happened


To either of my brothers. Nothing can happen —
If Sergeant Winchell is real. But Denman saw him.
But what if Denman saw him, and yet he was not real?
That would be worse than anything that has happened.
What if you saw him, and …
WARBURTONHarry! Pull yourself together.


Something may have happened to one of your brothers.
(didascalia)[Enter WINCHELL]
WINCHELLGood evening, my Lord. Good evening, Doctor.


Many happy … Oh, I’m sorry, my Lord,
I was thinking it was your birthday, not her Ladyship’s.
HARRYHer Ladyship’s!
(didascalia)[He darts at WINCHELL and seizes him by the shoulders]
HARRY                                              He is real, Doctor.


So let us resume the conversation. You, and I
And Winchell. Sit down, Winchell,
And have a glass of port. We were talking of my father.
WINCHELLAlways at your jokes, I see. You don’t look a year older


Than when I saw you last, my Lord. But a country sergeant
Doesn’t get younger. Thank you, no, my Lord;
I don’t find port agrees with the rheumatism.
WARBURTONFor God’s sake, Winchell, tell us your business.
His Lordship isn’t very well this evening.
WINCHELLI understand, Sir.


It’d be the same if it was my birthday —
I beg pardon, I’m forgetting.
If it was my mother’s. God rest her soul,
She’s been dead these ten years. How is her Ladyship,
If I may ask, my Lord?
HARRYWhy do you keep asking


About her Ladyship? Do you know or don’t you?
I’m not afraid of you.
WINCHELLI should hope not, my Lord.


I didn’t mean to put myself forward.
But you see, my Lord, I had good reason for asking …
HARRYWell, do you want me to produce her for you?
WINCHELLOh no indeed, my Lord, I’d much rather not …
HARRYYou mean you think I can’t. But I might surprise you;


I think I might be able to give you a shock.
WINCHELLThere’s been shock enough for one evening, my Lord:


That’s what I’ve come about.
WARBURTONFor Heaven’s sake, Winchell,


Tell us your business.
WINCHELLIt’s about Mr. John.
HARRYJohn!
WINCHELLYes, my Lord, I’m sorry.


I thought I’d better have a word with you quiet,
Rather than phone and perhaps disturb her Ladyship.
So I slipped along on my bike. Mostly walking,
What with the fog so thick, or I’d have been here sooner.
I’d telephoned to Dr. Warburton’s,
And they told me he was here, and that you’d arrived.
Mr. John’s had a bit of an accident
On the West Road, in the fog, coming along
At a pretty smart pace, I fancy, ran into a lorry
Drawn up round the bend. We’ll have the driver up for this:
Says he doesn’t know this part of the country
And stopped to take his bearings. We’ve got him at the Arms —
Mr. John, I mean. By a bit of luck
Dr. Owen was there, and looked him over;
Says there’s nothing wrong but some nasty cuts
And a bad concussion; says he’ll come round
In the morning, most likely, but he mustn’t be moved.
But Dr. Owen was anxious that you should have a look at him.
WARBURTONQuite right, quite right. I’ll go and have a look at him.


We must explain to your mother …
AMY’S VOICE.                                        Harry! Harry!


Who’s there with you? Is it Arthur or John?
(didascalia)[Enter AMY, followed severally by VIOLET, IVY, AGATHA, GERALD and CHARLES.]
WARBURTONWinchell! what are you here for?
WINCHELLI’m sorry, my Lady, but I’ve just told the doctor,


It’s really nothing but a minor accident.
WARBURTONIt’s John has had the accident, Lady Monchensey;


And Winchell tells me Dr. Owen has seen him
And says it’s nothing but a slight concussion,
But he mustn’t be moved tonight. I’d trust Owen
On a matter like this. You can trust Owen.
We’ll bring him up tomorrow; and a few days’ rest,
I’ve no doubt, will be all that he needs.
AMYAccident? What sort of an accident?
WINCHELLComing along in the fog, my Lady,


And he must have been in rather a hurry.
There was a lorry drawn up where it shouldn’t be,
Outside of the village, on the West Road.
AMYWhere is he?
WINCHELLAt the Arms, my Lady;


Of course, he hasn’t come round yet.
Dr. Owen was there, by a bit of luck.
GERALDI’ll go down and see him, Amy, and come back and report to you.
AMYI must see for myself. Order the car at once.
WARBURTONI forbid it, Lady Monchensey.


As your doctor, I forbid you to leave the house tonight.
There is nothing you could do, and out in this weather
At this time of night, I would not answer for the consequences
I am going myself. I will come back and report to you.
AMYI must see for myself. I do not believe you.
CHARLESMuch better leave it to Warburton, Amy.


Extremely fortunate for us that he’s here.
We must put ourselves under Warburton’s orders.
WARBURTONI repeat, Lady Monchensey, that you must not go out.
If you do, I must decline to continue to treat you.
You are only delaying me. I shall return at once.
AMYWell, I suppose you are right. But can I trust you?
WARBURTONYou have trusted me a good many years, Lady Monchensey;


This is not the time to begin to doubt me.
Come, Winchell. We can put your bicycle
On the back of my car.
(didascalia)[Exeunt WARBURTON and WINCHELL]
VIOLETWell, Harry,


I think that you might have had something to say.
Aren’t you sorry for your brother? Aren’t you aware
Of what is going on? and what it means to your mother?
HARRYOh, of course I’m sorry. But from what Winchell says


I don’t think the matter can be very serious.
A minor trouble like a concussion
Cannot make very much difference to John.
A brief vacation from the kind of consciousness
That John enjoys, can’t make very much difference
To him or to anyone else. If he was ever really conscious,
I should be glad for him to have a breathing spell:
But John’s ordinary day isn’t much more than breathing.
IVYReally, Harry! how can you be so callous?


I always thought you were so fond of John.
VIOLETAnd if you don’t care what happens to John,


You might show some consideration to your mother.
AMYI do not know very much:


And as I get older, I am coming to think
How little I have ever known.
But I think your remarks are much more inappropriate
Than Harry’s.
HARRYIt’s only when they see nothing


That people can always show the suitable emotions —
And so far as they feel at all, their emotions are suitable.
They don’t understand what it is to be awake,
To be living on several planes at once
Though one cannot speak with several voices at once.
I have all of the rightminded feeling about John
That you consider appropriate. Only, that’s not the language
That I choose to be talking. I will not talk yours.
AMYYou looked like your father


When you said that.
HARRYI think, mother,


I shall make you lie down. You must be very tired.
(didascalia)[Exeunt HARRY and AMY]
VIOLETI really do not understand Harry’s behaviour.
AGATHAI think it is as well to leave Harry to establish


If he can, some communication with his mother.
VIOLETI do not seem to be very popular tonight.
CHARLESWell, there’s no sort of use in any of us going —


On a night like this — it’s a good three miles;
There’s nothing we could do that Warburton can’t.
If he’s worse than Winchell said, then he’ll let us know at once.
GERALDI am really more afraid of the shock for Amy;


But I think that Warburton understands that.
IVYYou are quite right, Gerald, the one thing that matters


Is not to let her see that anyone is worried.
We must carry on as if nothing had happened,
And have the cake and presents.
GERALDBut I’m worried about Arthur:


He’s much more apt than John to get into trouble.
CHARLESOh, but Arthur’s a brilliant driver.


After all the experience he’s had at Brooklands,
He’s not likely to get into trouble.
GERALDA brilliant driver, but more reckless.
IVYYet I remember, when they were boys,


Arthur was always the more adventurous
But John was the one that had the accidents,
Somehow, just because he was the slow one.


He was always the one to fall off the pony,
Or out of a tree — and always on his head.
VIOLETBut a year ago, Arthur took me out in his car,


And I told him I would never go out with him again.
Not that I wanted to go with him at all —
Though of course he meant well — but I think an open car
Is so undignified: you’re blown about so,
And you feel so conspicuous, lolling back
And so near the street, and everyone staring;
And the pace he went at was simply terrifying.
I said I would rather walk: and I did.
GERALDWalk? where to?
VIOLETHe started out to take me to Cheltenham;


But I stopped him somewhere in Chiswick, I think.
Anyway, the district was unfamiliar
And I had the greatest trouble in getting home.
I am sure he meant well. But I do think he is reckless.
GERALDI wonder how much Amy knows about Arthur?
CHARLESMore than she cares to mention, I imagine.
(didascalia)[Enter HARRY]
HARRYMother is asleep, I think: it’s strange how the old


Can drop off to sleep in the middle of calamity
Like children, or like hardened campaigners. She looked
Very much as she must have looked when she was a child.
You’ve been holding a meeting — the usual family inquest
On the characters of all the junior members?
Or engaged in predicting the minor event,
Engaged in foreseeing the minor disaster?
You go on trying to think of each thing separately,
Making small things important, so that everything
May be unimportant, a slight deviation
From some imaginary course that life ought to take,
That you call normal. What you call the normal
Is merely the unreal and the unimportant.
I was like that in a way, so long as I could think
Even of my own life as an isolated ruin,
A casual bit of waste in an orderly universe.
But it begins to seem just part of some huge disaster,
Some monstrous mistake and aberration
Of all men, of the world, which I cannot put in order.
If you only knew the years that I have had to live
Since I came home, a few hours ago, to Wishwood.
VIOLETI will make no observations on what you say, Harry;


My comments are not always welcome in this family.
(didascalia)[Enter DENMAN]
DENMANExcuse me, Miss Ivy. There’s a trunk call for you.
IVYA trunk call? for me? why, who can want me?
DENMANHe wouldn’t give his name, Miss; but it’s Mr. Arthur.
IVYArthur! Oh dear, I’m afraid he’s had an accident.
(didascalia)[Exeunt IVY and DENMAN]
VIOLETWhen it’s Ivy that he’s asking for, I expect the worst.
AGATHAWhatever you have learned, Harry, you must remember


That there is always more: we cannot rest in being
The impatient spectators of malice or stupidity.
We must try to penetrate the other private worlds
Of make-believe and fear. To rest in our own suffering
Is evasion of suffering. We must learn to suffer more.
VIOLETAgatha’s remarks are invariably pointed.
HARRYDo you think that I believe what I said just now?


That was only what I should like to believe.
I was talking in abstractions: and you answered in abstractions.
I have a private puzzle. Were they simply outside,
I might escape somewhere, perhaps. Were they simply inside
I could cheat them perhaps with the aid of Dr. Warburton —
Or any other doctor, who would be another Warburton,
If you decided to set another doctor on me.
But this is too real for your words to alter.
Oh, there must be another way of talking


That would get us somewhere. You don’t understand me.
You can’t understand me. It’s not being alone
That is the horror — to be alone with the horror.
What matters is the filthiness. I can clean my skin,
Purify my life, void my mind,
But always the filthiness, that lies a little deeper …
(didascalia)[Enter IVY]
IVYWhere is there an evening paper?
GERALDWhy, what’s the matter.
IVYSomebody, look for Arthur in the evening paper.


That was Arthur, ringing up from London:
The connection was so bad, I could hardly hear him,
And his voice was very queer. It seems that Arthur too
Has had an accident. I don’t think he’s hurt,
But he says that he hasn’t got the use of his car,
And he missed the last train, so he’s coming up tomorrow;
And he said there was something about it in the paper,
But it’s all a mistake. And not to tell his mother.
VIOLETWhat’s the use of asking for an evening paper?


You know as well as I do, at this distance from London
Nobody’s likely to have this evening’s paper.
CHARLESStop, I think I bought a lunch edition


Before I left St. Pancras. If I did, it’s in my overcoat.
I’ll see if it’s there. There might be something in that.
(didascalia)[Exit]
GERALDWell, I said that Arthur was every bit as likely


To have an accident as John. And it wasn’t John’s fault,
I don’t believe. John is unlucky,
But Arthur is definitely reckless.
VIOLETI think these racing cars ought to be prohibited.
(didascalia)[Re-enter CHARLES, with a newspaper]
CHARLESYes, there is a paragraph … I’m glad to say


It’s not very conspicuous …
GERALDThere’ll have been more in the later editions.


You’d better read it to us.
CHARLES [reads].
‘Peer’s Brother in Motor Smash
The Hon. Arthur Gerald Charles Piper, younger brother of Lord Monchensey, who ran into and demolished a roundsman’s cart in Ebury Street early on the morning of January 1st, was fined £50 and costs to-day, and forbidden to drive a car for the next twelve months.


While trying to extricate his car from the collision, Mr. Piper reversed into a shop-window. When challenged, Mr. Piper said: “I thought it was all open country about here” —’
GERALDWhere?
CHARLESIn Ebury Street. ‘The police stated that at the time of the accident Mr. Piper was being pursued by a patrol, and was travelling at the rate of 66 miles an hour. When asked why he did not stop when signalled by the police car, he said: “I thought you were having a game with me.”’
GERALDThis is what the Communists make capital out of.
CHARLESThere’s a little more. ‘The Piper family …’ no, we needn’t read that.
VIOLETThis is just what I expected. But if Agatha


Is going to moralise about it, I shall scream.
GERALDIt’s going to be awkward, explaining this to Amy.
IVYPoor Arthur! I’m sure that you’re being much too hard on him.
CHARLESIn my time, these affairs were kept out of the papers;


But nowadays, there’s no such thing as privacy.
CHORUSIn an old house there is always listening, and more is heard than is spoken.
And what is spoken remains in the room, waiting for the future to hear it.


And whatever happens began in the past, and presses hard on the future.


The agony in the curtained bedroom, whether of birth or of dying,
Gathers in to itself all the voices of the past, and projects them into the future.


The treble voices on the lawn
The mowing of hay in summer
The dogs and the old pony
The stumble and the wail of little pain
The chopping of wood in autumn
And the singing in the kitchen
And the steps at night in the corridor
The moment of sudden loathing
And the season of stifled sorrow
The whisper, the transparent deception
The keeping up of appearances
The making the best of a bad job
All twined and tangled together, all are recorded.
There is no avoiding these things
And we know nothing of exorcism
And whether in Argos or England
There are certain inflexible laws
Unalterable, in the nature of music.
There is nothing at all to be done about it,
There is nothing to do about anything,
And now it is nearly time for the news
We must listen to the weather report
And the international catastrophes.
(didascalia)[Exeunt CHORUS]


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Chi parlaBattuta
(didascalia)La biblioteca, dopo cena.
(didascalia)HARRY, WARBURTON
WARBURTONSono lieto di qualche minuto da solo con te, Harry.


Per la verità avevo un’altra ragione per venire stasera
oltre al semplice onore del compleanno di tua madre.
Volevo una conversazione privata con te
sopra una faccenda riservata.
HARRYPosso immaginarlo —


benché io creda che probabilmente sarà inutile,
o semmai renderà le cose un po’ più difficili.
Ma parlane, se ti va.
WARBURTONTu non mi capisci.


Sono certo che non puoi sapere che cosa ho in mente;
e quanto al rendere le cose più difficili —
è molto più difficile non essere preparati
a qualcosa che con ogni probabilità accadrà.
HARRYOh Dio, uomo, le cose che stanno per accadere


sono già accadute.
WARBURTONIn un certo senso è vero,


ma a tua insaputa; e ciò che sai
o non sai, in un dato momento
può fare una differenza infinita per il futuro.
Si tratta di tua madre …
HARRYChe cosa c’è di mia madre?


Tutto è sempre stato riferito alla madre.
Quando eravamo bambini, prima d’andare a scuola,
la regola di condotta era semplicemente far piacere alla madre;
la cattiva condotta era semplicemente essere scortesi con la madre;
era male tutto ciò che la faceva soffrire,
ed era virtuoso tutto ciò che la rendeva felice —
benché mai molto felice, ricordo. Per questo
ci sentivamo tutti dei falliti prima ancora d’aver cominciato.
Quando tornavamo, per le vacanze scolastiche,
non erano vacanze, ma semplicemente un tempo
in cui si supponeva dovessimo risarcire la madre
di tutte le settimane in cui non ci aveva visti,
salvo a metà trimestre; e vederci allora
pareva soltanto renderla più infelice, e faceva sentire noi
più colpevoli, e così ci comportavamo male
il giorno dopo a scuola, per essere puniti,
ché la punizione ci faceva sentire meno colpevoli. La madre
non ci puniva mai, ma ci faceva sentire colpevoli.
Io credo che le cose che si danno per scontate
in casa lascino nei bambini un’impressione più profonda
di quelle che vengono dette.
WARBURTONFermati, Harry, ti sbagli.


Voglio dire, non sai ciò che voglio dirti.
Puoi avere perfettamente ragione, ma ciò che ci riguarda
ora è la felicità di tua madre nel futuro,
per il tempo che le resta da vivere: non il passato.
HARRYOh, c’è forse differenza!


Come possiamo occuparci del passato
e non del futuro? o del futuro
e non del passato? Ciò che ti sto dicendo
è molto importante. Molto importante.
Devi lasciarmi spiegare, e poi potrai parlare.
Non so perché, ma proprio stasera
sento un bisogno irresistibile di spiegazione —
ma forse sogno soltanto di parlare
e mi desterò per scoprire d’essere stato zitto
o d’aver parlato a un sordo come una pietra: e gli altri
paiono udire qualcosa d’altro da ciò che dico.
Ma se vuoi parlare, almeno puoi dirmi
qualcosa d’utile. Ricordi mio padre?
WARBURTONMa sì, certo, Harry, però davvero non vedo


che cosa c’entri con la presente occasione
o con ciò che ho da dirti.
HARRYCiò che hai da dirmi
o è qualcosa che già so
o è senza importanza, o altrimenti falso.
Ma io voglio sapere di più di mio padre.
Lo ricordo appena, e so molto bene
che fui tenuto lontano da lui, finché se ne andò.
Non lo sentimmo mai nominare, ma in un modo o nell’altro
sentivamo che era sempre qui.
Ma quando avremmo voluto afferrarlo, non c’era che un vuoto
circondato da zie bisbiglianti: Ivy e Violet —
Agatha allora non veniva mai. Dov’era mio padre?
WARBURTONHarry, non giova frugare in cerca di miseria.


Ce ne fu abbastanza un tempo: ma ciò che allora suppurò
non ha lasciato che una cauterizzazione.
Lasciala stare. Sai che tua madre
e tuo padre non furono mai molto felici insieme:
si separarono di comune accordo
e lui andò a vivere all’estero. Eri solo un ragazzo
quando morì. Non puoi ricordare.
HARRYMa ora ricordo. Non Arthur o John,


erano troppo piccoli. Ma ora ricordo
un giorno d’estate d’un calore inconsueto,
il giorno in cui persi il mio retino per le farfalle;
ricordo il silenzio, e l’eccitazione sommessa
e la conversazione a bassa voce di zie trionfanti.
Sono le conversazioni non colte per caso,
non destinate a essere udite, con le occhiate di sbieco,
che portano la morte nel cuore d’un bambino.
Quello fu il giorno in cui morì. Naturalmente.


Intendo, suppongo, il giorno in cui arrivò la notizia.
WARBURTONTu interpreti troppo.


Sono certo che tua madre lo amò sempre;
non ci fu mai il minimo sospetto di scandalo.
HARRYScandalo? chi ha detto scandalo? Io no.


Sì, ora vedo. Quella notte, quando mi baciò,
sentii la trappola chiudersi. Se non vuoi dirmelo,
dovrò chiederlo ad Agatha. Prima non ho mai osato.
WARBURTONTi consiglio vivamente di non chiederlo a tua zia —


voglio dire, non c’è nulla che possa dirti. Ma, Harry,
non possiamo star qui tutta la sera, lo sai;
dovrai fare la festa di compleanno,
e i tuoi fratelli saranno qui. Non vuoi lasciarmi dire
ciò che avevo da dire?
HARRYMolto bene, dimmi.
WARBURTONÈ della salute di tua madre che volevo parlarti.


Devo dirti, Harry, che benché tua madre
sia ancora così sveglia, così vigorosa di mente,
benché sembri vitale come sempre —
è soltanto la forza della sua personalità,
la sua volontà indomabile, che la tiene in vita.
Non ho bisogno d’entrare nei tecnicismi
in questo momento. Tutta la macchina è debole
e va scemando. Il suo cuore è molto fiacco.
Con cura, ed evitando ogni emozione,
può vivere parecchi anni. Uno choc improvviso
potrebbe portarsela via da un momento all’altro.
Se fosse stata un’altra donna
non sarebbe vissuta fino a oggi.
La sua determinazione l’ha tenuta in piedi:
è vissuta solo per il tuo ritorno a Wishwood,
perché tu prendessi il comando a Wishwood,
e per questa ragione è essenzialissimo
che nulla la turbi o la ecciti.
HARRYBene!
WARBURTONMi dispiace molto per te, Harry.


Avrei voluto risparmiarti questo,
proprio ora. Ma c’erano due ragioni
perché tu dovessi saperlo. Una è tua madre:
renderla felice per il tempo che le resta da vivere.
L’altra sei tu stesso: il futuro di Wishwood
dipende da te. Non mi piace dirlo;
ma sai che sono un amico assai vecchio,
e sono sempre stato partecipe dei segreti di famiglia —
sai bene quanto me che Arthur e John
sono stati una grande delusione per tua madre.
John è molto posato — ma non è esattamente brillante;
e Arthur è sempre stato piuttosto sventato.
Le speranze di tua madre sono tutte riposte in te.
HARRYSperanze? … Dimmi:


conoscesti mio padre all’incirca all’età che ho ora?
WARBURTONMa certo, Harry, naturalmente sì.
HARRYChe aspetto aveva allora? Somigliava affatto a me?
WARBURTONTi somigliava moltissimo. Certo, ci sono differenze:


ma, tenuto conto dei mutamenti della moda
e del fatto che tu sei sbarbato, ti somigliava moltissimo.
E ora, Harry, parliamo di te.
HARRYNon ho mai visto una fotografia. Non c’è un ritratto.
WARBURTONCiò che voglio sapere è se hai dormito …
(didascalia)[Entra DENMAN]
DENMANC’è qui il sergente Winchell, mio Lord,


e vuol vedere Vostra Signoria con gran premura,
e anche il dottor Warburton. Dice che è molto urgente,
altrimenti non l’avrebbe disturbata.
HARRYLo ricevo.
(didascalia)[Esce DENMAN]
WARBURTONMi domando che cosa voglia. Spero che non sia accaduto nulla


a nessuno dei tuoi fratelli.
HARRYNulla può essere accaduto


a nessuno dei miei fratelli. Nulla può accadere —
se il sergente Winchell è reale. Ma Denman l’ha visto.
Ma se Denman l’avesse visto, e tuttavia non fosse reale?
Sarebbe peggio di tutto ciò che è accaduto.
E se tu lo vedessi, e …
WARBURTONHarry! Riprenditi.


Può essere accaduto qualcosa a uno dei tuoi fratelli.
(didascalia)[Entra WINCHELL]
WINCHELLBuonasera, mio Lord. Buonasera, dottore.


Tanti auguri … Oh, chiedo scusa, mio Lord,
credevo fosse il suo compleanno, non quello di Sua Signoria.
HARRYDi Sua Signoria!
(didascalia)[Si slancia su WINCHELL e lo afferra per le spalle]
HARRY                                              È reale, dottore.


Riprendiamo dunque la conversazione. Tu, ed io
e Winchell. Siediti, Winchell,
e prendi un bicchiere di porto. Parlavamo di mio padre.
WINCHELLSempre ai suoi scherzi, vedo. Non le si dà un anno di più


dell’ultima volta che la vidi, mio Lord. Ma un sergente di campagna
non ringiovanisce. Grazie, no, mio Lord;
trovo che il porto non si accordi coi reumatismi.
WARBURTONPer amor di Dio, Winchell, di’ che cosa ti porta.
Sua Signoria non sta molto bene stasera.
WINCHELLCapisco, signore.


Sarebbe lo stesso se fosse il mio compleanno —
chiedo scusa, dimenticavo.
Se fosse quello di mia madre. Dio abbia in pace la sua anima,
è morta da dieci anni. Come sta Sua Signoria,
se posso chiedere, mio Lord?
HARRYPerché continui a chiedere


di Sua Signoria? Lo sai o non lo sai?
Io non ho paura di te.
WINCHELLLo spero bene, mio Lord.


Non intendevo mettermi avanti.
Ma vede, mio Lord, avevo buona ragione di chiedere …
HARRYBene, vuoi che te la faccia comparire?
WINCHELLOh no davvero, mio Lord, preferirei proprio di no …
HARRYVuoi dire che credi ch’io non possa. Ma potrei sorprenderti;


credo che potrei riuscire a darti uno choc.
WINCHELLC’è già stato choc abbastanza per una sera, mio Lord:


è per questo che sono venuto.
WARBURTONPer amor del cielo, Winchell,


di’ che cosa ti porta.
WINCHELLSi tratta del signor John.
HARRYJohn!
WINCHELLSì, mio Lord, mi dispiace.


Ho pensato fosse meglio dirle una parola in disparte,
piuttosto che telefonare e magari turbare Sua Signoria.
Così sono venuto in bicicletta. Per lo più a piedi,
con la nebbia tanto fitta, o sarei arrivato prima.
Avevo telefonato a casa del dottor Warburton,
e mi hanno detto che era qui, e che lei era arrivato.
Il signor John ha avuto un piccolo incidente
sulla Strada Ovest, nella nebbia, mentre veniva
a un’andatura piuttosto svelta, immagino: è andato addosso a un camion
fermo dopo la curva. Lo faremo comparire in giudizio, l’autista:
dice che non conosce questa parte del paese
e che si era fermato per orientarsi. L’abbiamo portato all’Arms —
il signor John, intendo. Per una fortuna
c’era il dottor Owen, e l’ha esaminato;
dice che non c’è nulla di grave, solo brutti tagli
e una forte commozione; dice che rinverrà
domattina, molto probabilmente, ma che non va spostato.
Però il dottor Owen desiderava che lei andasse a vederlo.
WARBURTONGiusto, giusto. Vado a dargli un’occhiata.


Dovremo spiegare a tua madre …
VOCE DI AMY.                                        Harry! Harry!


Chi c’è con te? È Arthur o John?
(didascalia)[Entra AMY, seguita a uno a uno da VIOLET, IVY, AGATHA, GERALD e CHARLES.]
WARBURTONWinchell! che cosa fai qui?
WINCHELLMi scusi, mia Lady, ma l’ho appena detto al dottore:


non è davvero che un piccolo incidente.
WARBURTONÈ John ad aver avuto l’incidente, Lady Monchensey;


e Winchell mi dice che il dottor Owen l’ha visitato
e dice che non è che una lieve commozione,
ma che non va spostato stanotte. Mi fiderei di Owen
in una faccenda come questa. Potete fidarvi di Owen.
Lo porteremo qui domani; e qualche giorno di riposo,
non ho dubbio, sarà tutto ciò che gli occorre.
AMYIncidente? Che sorta d’incidente?
WINCHELLVeniva nella nebbia, mia Lady,


e doveva avere una certa fretta.
C’era un camion fermo dove non doveva stare,
fuori del villaggio, sulla Strada Ovest.
AMYDov’è?
WINCHELLAll’Arms, mia Lady;


naturalmente non ha ancora ripreso i sensi.
Il dottor Owen era là, per una fortuna.
GERALDScendo io a vederlo, Amy, e torno a riferirti.
AMYDevo vedere io stessa. Fate preparare subito l’automobile.
WARBURTONLo proibisco, Lady Monchensey.


Come vostro medico, vi proibisco di lasciare la casa stanotte.
Non c’è nulla che possiate fare, e fuori con questo tempo
a quest’ora di notte non risponderei delle conseguenze.
Vado io stesso. Tornerò a riferirvi.
AMYDevo vedere io stessa. Non vi credo.
CHARLESMolto meglio lasciar fare a Warburton, Amy.


Per noi è una gran fortuna che sia qui.
Dobbiamo metterci agli ordini di Warburton.
WARBURTONRipeto, Lady Monchensey, che non dovete uscire.
Se lo farete, rifiuterò di continuare a curarvi.
Non fate che trattenermi. Tornerò subito.
AMYBene, suppongo abbiate ragione. Ma posso fidarmi di voi?
WARBURTONVi siete fidata di me per parecchi anni, Lady Monchensey;


non è il momento di cominciare a dubitare di me.
Vieni, Winchell. Possiamo mettere la tua bicicletta
dietro la mia automobile.
(didascalia)[Escono WARBURTON e WINCHELL]
VIOLETEbbene, Harry,


credo che avresti potuto dire qualcosa.
Non ti dispiace per tuo fratello? Non ti rendi conto
di ciò che sta accadendo? e di ciò che significa per tua madre?
HARRYOh, certo che mi dispiace. Ma da ciò che dice Winchell


non credo che la cosa possa essere molto grave.
Un disturbo da poco come una commozione
non può fare gran differenza per John.
Una breve vacanza dalla specie di coscienza
di cui John gode non può fare gran differenza
né a lui né ad altri. Se fosse mai stato davvero cosciente,
sarei lieto che si prendesse una pausa di respiro:
ma la giornata comune di John non è molto più che respirare.
IVYDavvero, Harry! come puoi essere così insensibile?


Ho sempre creduto che tu volessi tanto bene a John.
VIOLETE se non t’importa ciò che accade a John,


potresti mostrare un po’ di riguardo a tua madre.
AMYIo non so molto:


e invecchiando vengo pensando
quanto poco ho mai saputo.
Ma credo che le vostre osservazioni siano assai più fuori luogo
di quelle di Harry.
HARRYÈ solo quando non vedono nulla


che le persone sanno sempre mostrare le emozioni convenienti —
e per quel tanto che sentono, le loro emozioni sono convenienti.
Non capiscono che cosa sia essere desti,
vivere su parecchi piani insieme
benché non si possa parlare con parecchie voci insieme.
Io provo per John tutto il sentimento benpensante
che voi ritenete appropriato. Solo, non è quella la lingua
che scelgo di parlare. Non parlerò la vostra.
AMYSomigliavi a tuo padre


quando l’hai detto.
HARRYCredo, madre,


che ti farò coricare. Devi essere molto stanca.
(didascalia)[Escono HARRY e AMY]
VIOLETNon capisco davvero il contegno di Harry.
AGATHACredo sia bene lasciare che Harry stabilisca,


se può, qualche comunicazione con sua madre.
VIOLETA quanto pare non sono molto gradita stasera.
CHARLESEbbene, non serve a nulla che alcuno di noi ci vada —


in una notte come questa — sono tre buone miglia;
non c’è nulla che potremmo fare noi e non possa fare Warburton.
Se sta peggio di quel che diceva Winchell, ce lo farà sapere subito.
GERALDIo temo davvero di più lo choc per Amy;


ma credo che Warburton lo comprenda.
IVYHai perfettamente ragione, Gerald: l’unica cosa che conta


è non farle vedere che qualcuno è in pena.
Dobbiamo andare avanti come se nulla fosse accaduto,
e portare la torta e i regali.
GERALDMa io sono in pensiero per Arthur:


è molto più incline di John a cacciarsi nei guai.
CHARLESOh, ma Arthur è un guidatore brillante.


Dopo tutta l’esperienza che ha fatto a Brooklands,
è improbabile che si cacci nei guai.
GERALDUn guidatore brillante, ma più spericolato.
IVYEppure ricordo che, quand’erano ragazzi,


Arthur era sempre il più avventuroso
ma era John quello che aveva gli incidenti,
chissà come, proprio perché era il lento.


Era sempre lui a cadere dal pony,
o giù da un albero — e sempre sulla testa.
VIOLETMa un anno fa Arthur mi portò fuori nella sua automobile,


e gli dissi che non sarei mai più uscita con lui.
Non che desiderassi affatto andare con lui —
benché naturalmente lo facesse a fin di bene — ma trovo che un’automobile scoperta
sia così indecorosa: si è sbattuti dal vento,
e ci si sente tanto in mostra, sdraiati all’indietro
e così vicini alla strada, con tutti che guardano;
e l’andatura che teneva era semplicemente terrificante.
Dissi che preferivo andare a piedi: e così feci.
GERALDA piedi? fin dove?
VIOLETEra partito per portarmi a Cheltenham;


ma lo feci fermare da qualche parte a Chiswick, mi pare.
In ogni modo il quartiere mi era sconosciuto
ed ebbi le più grandi difficoltà a tornare a casa.
Sono certa che lo facesse a fin di bene. Ma lo trovo davvero spericolato.
GERALDMi domando quanto Amy sappia di Arthur.
CHARLESPiù di quanto le piaccia dire, immagino.
(didascalia)[Entra HARRY]
HARRYLa madre dorme, credo: è strano come i vecchi


sappiano cadere nel sonno in mezzo alla calamità
come bambini, o come veterani induriti. Aveva l’aria
che doveva avere quand’era bambina.
Avete tenuto un’assemblea — la solita inchiesta di famiglia
sul carattere di tutti i membri più giovani?
O eravate intenti a predire l’evento minore,
intenti a prevedere il disastro minore?
Continuate a pensare ogni cosa separatamente,
rendendo importanti le piccole cose, perché tutto
possa essere senza importanza, una lieve deviazione
da un immaginario corso che la vita dovrebbe tenere,
e che voi chiamate normale. Ciò che chiamate il normale
è soltanto l’irreale e ciò che non conta.
Anch’io ero così, in un certo modo, finché riuscivo a pensare
perfino la mia vita come una rovina isolata,
un rifiuto casuale in un universo ordinato.
Ma comincia a sembrarmi solo parte d’un immenso disastro,
d’un errore mostruoso e d’un traviamento
di tutti gli uomini, del mondo, che io non posso mettere in ordine.
Se sapeste gli anni che ho dovuto vivere
da quando sono tornato a casa, poche ore fa, a Wishwood.
VIOLETNon farò osservazioni su ciò che dici, Harry;


i miei commenti non sono sempre graditi in questa famiglia.
(didascalia)[Entra DENMAN]
DENMANMi scusi, signorina Ivy. C’è un’interurbana per lei.
IVYUn’interurbana? per me? e chi mai può volermi?
DENMANNon ha voluto dire il nome, signorina; ma è il signor Arthur.
IVYArthur! Oh cielo, temo che abbia avuto un incidente.
(didascalia)[Escono IVY e DENMAN]
VIOLETQuando è Ivy che lui chiede, m’aspetto il peggio.
AGATHAQualunque cosa tu abbia appreso, Harry, devi ricordare


che c’è sempre di più: non possiamo riposare nell’essere
gli spettatori impazienti della malizia o della stupidità.
Dobbiamo tentare di penetrare gli altri mondi privati
di finzione e di paura. Riposare nella propria sofferenza
è evasione dalla sofferenza. Dobbiamo imparare a soffrire di più.
VIOLETLe osservazioni di Agatha sono invariabilmente pungenti.
HARRYCredete che io creda a ciò che ho appena detto?


Quello era soltanto ciò che vorrei credere.
Parlavo per astrazioni: e voi avete risposto per astrazioni.
Ho un enigma privato. Se fossero semplicemente fuori,
potrei forse fuggire da qualche parte. Se fossero semplicemente dentro
potrei forse ingannarle con l’aiuto del dottor Warburton —
o di qualunque altro medico, che sarebbe un altro Warburton,
se decideste di mettermi addosso un altro medico.
Ma questo è troppo reale perché le vostre parole lo mutino.
Oh, dev’esserci un altro modo di parlare


che ci porti da qualche parte. Voi non mi capite.
Non potete capirmi. Non è l’essere solo
l’orrore — è l’essere solo con l’orrore.
Ciò che conta è la lordura. Posso pulire la mia pelle,
purificare la mia vita, svuotare la mia mente,
ma sempre la lordura, che giace un poco più a fondo …
(didascalia)[Entra IVY]
IVYDov’è un giornale della sera?
GERALDMa che cosa c’è.
IVYQualcuno cerchi Arthur sul giornale della sera.


Era Arthur, che telefonava da Londra:
la linea era così cattiva che lo udivo a stento,
e la sua voce era stranissima. Pare che anche Arthur
abbia avuto un incidente. Non credo che sia ferito,
ma dice che non può servirsi della sua automobile,
e che ha perduto l’ultimo treno, sicché verrà domani;
e ha detto che c’era qualcosa in proposito sul giornale,
ma che è tutto uno sbaglio. E di non dirlo a sua madre.
VIOLETA che serve chiedere un giornale della sera?


Sai bene quanto me che, a questa distanza da Londra,
è improbabile che qualcuno abbia il giornale di stasera.
CHARLESAspettate: credo d’aver comprato un’edizione di mezzogiorno


prima di lasciare St. Pancras. Se l’ho fatto, è nel mio soprabito.
Vado a vedere se c’è. Potrebbe esserci qualcosa lì dentro.
(didascalia)[Esce]
GERALDEcco, l’avevo detto che Arthur era altrettanto probabile


che avesse un incidente quanto John. E non fu colpa di John,
non lo credo. John è sfortunato,
ma Arthur è decisamente spericolato.
VIOLETCredo che queste automobili da corsa dovrebbero essere proibite.
(didascalia)[Rientra CHARLES, con un giornale]
CHARLESSì, c’è un trafiletto … sono lieto di dire


che non è molto vistoso …
GERALDCe ne sarà stato di più nelle edizioni successive.


Faresti meglio a leggercelo.
CHARLES [legge].
«Fratello di Pari in uno scontro d’auto
L’onorevole Arthur Gerald Charles Piper, fratello minore di Lord Monchensey, che ha investito e demolito il carretto d’un fattorino in Ebury Street la mattina presto del 1° gennaio, è stato oggi multato di 50 sterline più le spese, e gli è stato proibito di guidare un’automobile per i prossimi dodici mesi.


Mentre cercava di districare la vettura dalla collisione, il signor Piper è entrato in retromarcia in una vetrina di negozio. Interpellato, il signor Piper ha dichiarato: “Credevo che da queste parti fosse tutta campagna aperta” —»
GERALDDove?
CHARLESIn Ebury Street. «La polizia ha dichiarato che al momento dell’incidente il signor Piper era inseguito da una pattuglia, e viaggiava alla velocità di 66 miglia all’ora. Richiesto perché non si fosse fermato al segnale dell’auto della polizia, ha risposto: “Credevo che vi steste prendendo gioco di me”.»
GERALDÈ di questo che i comunisti fanno capitale.
CHARLESC’è ancora un poco. «La famiglia Piper …» no, non occorre leggerlo.
VIOLETÈ proprio ciò che m’aspettavo. Ma se Agatha


si mette a moraleggiarci sopra, io mi metto a gridare.
GERALDSarà imbarazzante spiegarlo ad Amy.
IVYPovero Arthur! Sono certa che siete troppo duri con lui.
CHARLESAi miei tempi queste faccende si tenevano fuori dai giornali;


ma oggigiorno non esiste più cosa come la vita privata.
COROIn una vecchia casa c’è sempre un ascoltare, e si ode più di quanto si dica.
E ciò che è detto rimane nella stanza, in attesa che il futuro l’oda.


E qualunque cosa accada cominciò nel passato, e preme forte sul futuro.


L’agonia nella camera dalle tende tirate, sia essa di nascita o di morte,
raccoglie in sé tutte le voci del passato, e le proietta nel futuro.


Le voci acute sul prato
la fienagione d’estate
i cani e il vecchio pony
l’inciampo e il piagnucolìo d’un piccolo dolore
lo spaccar la legna in autunno
e il canto in cucina
e i passi di notte nel corridoio
l’attimo di ribrezzo improvviso
e la stagione del dolore soffocato
il bisbiglio, il trasparente inganno
il salvare le apparenze
il far buon viso a cattivo gioco
tutto intrecciato e aggrovigliato insieme, tutto è registrato.
Non c’è modo d’evitare queste cose
e noi nulla sappiamo d’esorcismi
e sia in Argo sia in Inghilterra
vi sono certe leggi inflessibili
inalterabili, nella natura della musica.
Non c’è proprio nulla da fare in proposito,
non c’è nulla da fare riguardo a nulla,
e ora è quasi l’ora del notiziario
dobbiamo ascoltare il bollettino meteorologico
e le catastrofi internazionali.
(didascalia)[Esce il CORO]

SpeakerLine
(didascalia)HARRY, AGATHA
HARRYJohn will recover, be what he always was;


Arthur again be sober, though not for very long;
And everything will go on as before. These mild surprises
Should be in the routine of normal life at Wishwood.
John is the only one of us I can conceive
As settling down to make himself at home at Wishwood,
Make a dull marriage, marry some woman stupider —
Stupider than himself. He can resist the influence
Of Wishwood, being unconscious, living in gentle motion
Of horses, and right visits to the right neighbours
At the right times; and be an excellent landlord.
AGATHAWhat is in your mind, Harry?


I can guess about the past and what you mean about the future;
But a present is missing, needed to connect them.
You may be afraid that I would not understand you,
You may also be afraid of being understood,
Try not to regard it as an explanation.
HARRYI still have to learn exactly what their meaning is.


At the beginning, eight years ago,
I felt, at first, that sense of separation,
Of isolation unredeemable, irrevocable —
It’s eternal, or gives a knowledge of eternity,
Because it feels eternal while it lasts. That is one hell.
Then the numbness came to cover it — that is another —
That was the second hell of not being there,
The degradation of being parted from my self,
From the self which persisted only as an eye, seeing.
All this last year, I could not fit myself together:
When I was inside the old dream, I felt all the same emotion
Or lack of emotion, as before: the same loathing
Diffused, I not a person, in a world not of persons
But only of contaminating presences.
And then I had no horror of my action,
I only felt the repetition of it
Over and over. When I was outside,
I could associate nothing of it with myself,
Though nothing else was real. I thought foolishly
That when I got back to Wishwood, as I had left it,
Everything would fall into place. But they prevent it.


I still have to find out what their meaning is.
Here I have been finding
A misery long forgotten, and a new torture,
The shadow of something behind our meagre childhood,
Some origin of wretchedness. Is that what they would show me?


And now I want you to tell me about my father.
AGATHAWhat do you want to know about your father?
HARRYIf I knew, then I should not have to ask.


You know what I want to know, and that is enough:


Warburton told me that, though he did not mean to.
What I want to know is something I need to know,
And only you can tell me. I know that much.
AGATHAI had to fight for many years to win my dispossession,


And many years to keep it. What people know me as,
The efficient principal of a women’s college —
That is the surface. There is a deeper
Organisation, which your question disturbs.
HARRYWhen I know, I know that in some way I shall find


That I have always known it. And that will be better.
AGATHAI will try to tell you. I hope I have the strength.
HARRYI have thought of you as the completely strong,


The liberated from the human wheel.
So I looked to you for strength. Now I think it is
A common pursuit of liberation.
AGATHAYour father might have lived — or so I see him —


An exceptionally cultivated country squire,
Reading, sketching, playing on the flute,
Something of an oddity to his county neighbours,
But not neglecting public duties.
He hid his strength beneath unusual weakness,
The diffidence of a solitary man:
Where he was weak he recognised your mother’s power,
And yielded to it.
HARRYThere was no ecstasy.


Tell me now, who were my parents?
AGATHAYour father and your mother.
HARRYYou tell me nothing.
AGATHAThe dead man whom you have assumed to be your father,


And my sister whom you acknowledge as your mother:
There is no mystery here.
HARRYWhat then?
AGATHAYou see your mother as identified with this house —


It was not always so. There were many years
Before she succeeded in making terms with Wishwood,
Until she took your father’s place, and reached the point where
Wishwood supported her, and she supported Wishwood.
At first it was a vacancy. A man and a woman
Married, alone in a lonely country house together,
For three years childless, learning the meaning
Of loneliness. Your mother wanted a sister here
Always. I was the youngest: I was then
An undergraduate at Oxford. I came
Once for a long vacation. I remember
A summer day of unusual heat
For this cold country.
HARRYAnd then?
AGATHAThere are hours when there seems to be no past or future,


Only a present moment of pointed light
When you want to burn. When you stretch out your hand
To the flames. They only come once,
Thank God, that kind. Perhaps there is another kind,
I believe, across a whole Thibet of broken stones
That lie, fang up, a lifetime’s march. I have believed this.
HARRYI have known neither.
AGATHAThe autumn came too soon, not soon enough.


The rain and wind had not shaken your father
Awake yet. I found him thinking
How to get rid of your mother. What simple plots!
He was not suited to the role of murderer.
HARRYIn what way did he wish to murder her?
AGATHAOh, a dozen foolish ways, each one abandoned
For something more ingenious. You were due in three months’ time;
You would not have been born in that event: I stopped him.
I can take no credit for a little common sense,
He would have bungled it.
                                             I did not want to kill you!
You to be killed! What were you then? only a thing called ‘life’ —
Something that should have been mine, as I felt then.


Most people would not have felt that compunction
If they felt no other. But I wanted you!
If that had happened, I knew I should have carried
Death in life, death through lifetime, death in my womb.
I felt that you were in some way mine!
And that in any case I should have no other child.
HARRYAnd have me. That is the way things happen.


Everything is true in a different sense,
A sense that would have seemed meaningless before.
Everything tends towards reconciliation
As the stone falls, as the tree falls. And in the end
That is the completion which at the beginning
Would have seemed the ruin.
Perhaps my life has only been a dream
Dreamt through me by the minds of others. Perhaps
I only dreamt I pushed her.
AGATHASo I had supposed. What of it?


What we have written is not a story of detection,
Of crime and punishment, but of sin and expiation.
It is possible that you have not known what sin
You shall expiate, or whose, or why. It is certain
That the knowledge of it must precede the expiation.
It is possible that sin may strain and struggle
In its dark instinctive birth, to come to consciousness
And so find expurgation. It is possible
You are the consciousness of your unhappy family,
Its bird sent flying through the purgatorial flame.
Indeed it is possible. You may learn hereafter,
Moving alone through flames of ice, chosen
To resolve the enchantment under which we suffer.
HARRYLook, I do not know why,


I feel happy for a moment, as if I had come home.
It is quite irrational, but now
I feel quite happy, as if happiness
Did not consist in getting what one wanted
Or in getting rid of what can’t be got rid of
But in a different vision. This is like an end.
AGATHAAnd a beginning. Harry, my dear,


I feel very tired, as only the old feel.
The young feel tired at the end of an action —
The old, at the beginning. It is as if
I had been living all these years upon my capital,
Instead of earning my spiritual income daily:
And I am old, to start again to make my living.
HARRYBut you are not unhappy, just now?
AGATHAWhat does the word mean?


There’s relief from a burden that I carried,
And exhaustion at the moment of relief.
The burden’s yours now, yours
The burden of all the family. And I am a little frightened.
HARRYYou, frightened! I can hardly imagine it.


I wish I had known — but that was impossible.
I only now begin to have some understanding
Of you, and of all of us. Family affection
Was a kind of formal obligation, a duty
Only noticed by its neglect. One had that part to play.
After such training, I could endure, these ten years,
Playing a part that had been imposed upon me;
And I returned to find another one made ready —
The book laid out, lines underscored, and the costume
Ready to be put on. But it is very odd:
When other people seemed so strong, their apparent strength
Stifled my decision. Now I see
I might even become fonder of my mother —
More compassionate at least — by understanding.
But she would not like that. Now I see
I have been wounded in a war of phantoms,
Not by human beings — they have no more power than I.
The things I thought were real are shadows, and the real
Are what I thought were private shadows. O that awful privacy
Of the insane mind! Now I can live in public.
Liberty is a different kind of pain from prison.
AGATHAI only looked through the little door
When the sun was shining on the rose-garden:
And heard in the distance tiny voices
And then a black raven flew over.
And then I was only my own feet walking
Away, down a concrete corridor
In a dead air. Only feet walking
And sharp heels scraping. Over and under
Echo and noise of feet.
I was only the feet, and the eye
Seeing the feet: the unwinking eye
Fixing the movement. Over and under.
HARRYIn and out, in an endless drift


Of shrieking forms in a circular desert
Weaving with contagion of putrescent embraces
On dissolving bone. In and out, the movement
Until the chain broke, and I was left
Under the single eye above the desert.
AGATHAUp and down, through the stone passages


Of an immense and empty hospital
Pervaded by a smell of disinfectant,
Looking straight ahead, passing barred windows.
Up and down. Until the chain breaks.
HARRYTo and fro, dragging my feet


Among inner shadows in the smoky wilderness,
Trying to avoid the clasping branches
And the giant lizard. To and fro.
Until the chain breaks.
                                       The chain breaks,
The wheel stops, and the noise of machinery,
And the desert is cleared, under the judicial sun
Of the final eye, and the awful evacuation
Cleanses.
                 I was not there, you were not there, only our phantasms
And what did not happen is as true as what did happen
O my dear, and you walked through the little door
And I ran to meet you in the rose-garden.
AGATHAThis is the next moment. This is the beginning.


We do not pass twice through the same door
Or return to the door through which we did not pass.
I have seen the first stage: relief from what happened
Is also relief from that unfulfilled craving
Flattered in sleep, and deceived in waking.
                                                                      You have a long journey.
HARRYNot yet! not yet! this is the first time that I have been free


From the ring of ghosts with joined hands, from the pursuers,
And come into a quiet place.
                                                Why is it so quiet?
Do you feel a kind of stirring underneath the air?
Do you? don’t you? a communication, a scent
Direct to the brain … but not just as before,
Not quite like, not the same …
(didascalia)[The EUMENIDES appear]
HARRY                                                    and this time
You cannot think that I am surprised to see you.
And you shall not think that I am afraid to see you.
This time, you are real, this time, you are outside me,
And just endurable. I know that you are ready,
Ready to leave Wishwood, and I am going with you.
You followed me here, where I thought I should escape you —
No! you were already here before I arrived.
Now I see at last that I am following you,
And I know that there can be only one itinerary
And one destination. Let us lose no time. I will follow.
(didascalia)[The curtains close. AGATHA goes to the window, in a somnambular fashion, and opens the curtains, disclosing the empty embrasure. She steps into the place which the EUMENIDES had occupied.]
AGATHAA curse comes to being


As a child is formed.
In both, the incredible
Becomes the actual
Without our intention
Knowing what is intended.
A curse is like a child, formed
In a moment of unconsciousness
In an accidental bed
Or under an elder tree
According to the phase
Of the determined moon.
A curse is like a child, formed
To grow to maturity:
Accident is design
And design is accident
In a cloud of unknowing.
O my child, my curse,
You shall be fulfilled:
The knot shall be unknotted
And the crooked made straight.
(didascalia)[She moves back into the room]
AGATHAWhat have I been saying? I think I was saying
That you have a long journey. You have nothing to stay for.
Think of it as like a children’s treasure hunt:
Here you have found a clue, hidden in the obvious place.
Delay, and it is lost. Love compels cruelty
To those who do not understand love.
What you have wished to know, what you have learned
Mean the end of a relation, make it impossible.
You did not intend this, I did not intend it,
No one intended, but … You must go.
HARRYShall we ever meet again?
AGATHAShall we ever meet again?


And who will meet again? Meeting is for strangers.
Meeting is for those who do not know each other.
HARRYI know that I have made a decision


In a moment of clarity, and now I feel dull again.
I only know that I made a decision
Which your words echo. I am still befouled,
But I know there is only one way out of defilement —
Which leads in the end to reconciliation.
And I know that I must go.
AGATHAYou must go.
(didascalia)[Enter AMY]
AMYWhat are you saying to Harry? He has only arrived,


And you tell him to go?
AGATHAHe shall go.
AMYHe shall go? and who are you to say he shall go?


I think I know well enough why you wish him to go.
AGATHAI wish nothing. I only say what I know must happen.
AMYYou only say what you intended to happen.
HARRYOh, mother,


This is not to do with Agatha, any more than with the rest of you.
My advice has come from quite a different quarter,
But I cannot explain that to you now. Only be sure
That I know what I am doing, and what I must do,
And that it is the best thing for everybody.
But at present, I cannot explain it to anyone:
I do not know the words in which to explain it —
That is what makes it harder. You must just believe me,
Until I come again.
AMYBut why are you going?
HARRYI can only speak


And you cannot hear me. I can only speak
So you may not think I conceal an explanation,
And to tell you that I would have liked to explain.
AMYWhy should Agatha know, and I not be allowed to?
HARRYI do not know whether Agatha knows


Or how much she knows. Any knowledge she may have —
It was not I who told her … All this year,
This last year, I have been in flight
But always in ignorance of invisible pursuers.
Now I know that all my life has been a flight
And phantoms fed upon me while I fled. Now I know
That the last apparent refuge, the safe shelter,
That is where one meets them. That is the way of spectres …
AMYThere is no one here!


No one, but your family!
HARRYAnd now I know


That my business is not to run away, but to pursue,
Not to avoid being found, but to seek.
I would not have chosen this way, had there been any other!
It is at once the hardest thing, and the only thing possible.
Now they will lead me. I shall be safe with them;
I am not safe here.
AMYSo you will run away.
AGATHAIn a world of fugitives


The person taking the opposite direction
Will appear to run away.
AMYI was speaking to Harry.
HARRYIt is very hard, when one has just recovered sanity,


And not yet assured in possession, that is when
One begins to seem the maddest to other people.
It is hard for you too, mother, it is indeed harder,
Not to understand.
AMYWhere are you going?
HARRYI shall have to learn. That is still unsettled.


I have not yet had the precise directions.
Where does one go from a world of insanity?
Somewhere on the other side of despair.
To the worship in the desert, the thirst and deprivation,
A stony sanctuary and a primitive altar,
The heat of the sun and the icy vigil,
A care over lives of humble people,
The lesson of ignorance, of incurable diseases.
Such things are possible. It is love and terror
Of what waits and wants me, and will not let me fall.
Let the cricket chirp. John shall be the master.
All I have is his. No harm can come to him.
What would destroy me will be life for John,
I am responsible for him. Why I have this election
I do not understand. It must have been preparing always,
And I see it was what I always wanted. Strength demanded
That seems too much, is just strength enough given.
I must follow the bright angels.
(didascalia)[Exit]


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Chi parlaBattuta
(didascalia)HARRY, AGATHA
HARRYJohn si rimetterà, sarà ciò che è sempre stato;


Arthur tornerà sobrio, benché non per molto;
e tutto andrà avanti come prima. Queste blande sorprese
dovrebbero rientrare nell’ordinario della vita normale a Wishwood.
John è l’unico di noi che io possa concepire
mentre si accasa e si fa una casa a Wishwood,
fa un matrimonio scialbo, sposa una donna più stupida —
più stupida di lui. Può resistere all’influsso
di Wishwood, essendo inconsapevole, vivendo nel dolce moto
dei cavalli, e nelle visite giuste ai vicini giusti
nei momenti giusti; e sarà un ottimo padrone di terre.
AGATHAChe cosa hai in mente, Harry?


Posso indovinare il passato e ciò che intendi del futuro;
ma manca un presente, necessario a congiungerli.
Forse temi che io non ti comprenderei,
forse temi anche d’essere compreso;
cerca di non prenderla come una spiegazione.
HARRYDevo ancora imparare esattamente quale sia il loro significato.


Al principio, otto anni fa,
sentii, dapprima, quel senso di separazione,
d’isolamento irredimibile, irrevocabile —
è eterno, o dà una conoscenza dell’eternità,
perché sembra eterno finché dura. Questo è un inferno.
Poi venne l’intorpidimento a coprirlo — e quello è un altro —
quello fu il secondo inferno del non essere là,
la degradazione dell’essere separato dal mio io,
da quell’io che persisteva soltanto come un occhio, vedente.
Per tutto quest’ultimo anno non sono riuscito a ricompormi:
quando ero dentro il vecchio sogno, provavo la stessa emozione
o mancanza d’emozione di prima: lo stesso ribrezzo
diffuso, io non una persona, in un mondo non di persone
ma solo di presenze contaminanti.
E allora non provavo orrore della mia azione,
ne sentivo soltanto la ripetizione
ancora e ancora. Quando ne ero fuori,
non riuscivo ad associarne nulla a me stesso,
benché nient’altro fosse reale. Pensavo scioccamente
che, tornato a Wishwood, come l’avevo lasciata,
tutto sarebbe andato a posto. Ma loro lo impediscono.


Devo ancora scoprire quale sia il loro significato.
Qui sono venuto trovando
una miseria dimenticata da tempo, e una nuova tortura,
l’ombra di qualcosa dietro la nostra magra infanzia,
una qualche origine di sventura. È questo che vogliono mostrarmi?


E ora voglio che tu mi parli di mio padre.
AGATHAChe cosa vuoi sapere di tuo padre?
HARRYSe lo sapessi, non avrei bisogno di chiedere.


Tu sai ciò che voglio sapere, e questo basta:


Warburton me lo disse, benché non intendesse dirlo.
Ciò che voglio sapere è qualcosa che ho bisogno di sapere,
e solo tu puoi dirmelo. Questo almeno lo so.
AGATHADovetti lottare molti anni per conquistare la mia spoliazione,


e molti anni per conservarla. Ciò per cui la gente mi conosce,
l’efficiente direttrice d’un collegio femminile —
quella è la superficie. C’è un’organizzazione
più profonda, che la tua domanda turba.
HARRYQuando saprò, so che in qualche modo scoprirò


di averlo sempre saputo. E questo sarà meglio.
AGATHACercherò di dirtelo. Spero d’averne la forza.
HARRYTi ho pensata come la persona del tutto forte,


la liberata dalla ruota umana.
Perciò cercavo in te la forza. Ora penso che sia
una comune ricerca di liberazione.
AGATHATuo padre avrebbe potuto vivere — o almeno così lo vedo —


come un possidente di campagna d’insolita cultura,
che legge, disegna, suona il flauto,
un poco strano agli occhi dei vicini della contea,
ma non negligente nei doveri pubblici.
Nascose la sua forza sotto una debolezza inconsueta,
la diffidenza d’un uomo solitario:
là dov’era debole riconobbe il potere di tua madre,
e vi cedette.
HARRYNon ci fu estasi.


Dimmi ora: chi furono i miei genitori?
AGATHATuo padre e tua madre.
HARRYNon mi dici nulla.
AGATHAIl morto che hai supposto essere tuo padre,


e mia sorella che riconosci come tua madre:
qui non c’è mistero.
HARRYE allora?
AGATHATu vedi tua madre identificata con questa casa —


non fu sempre così. Passarono molti anni
prima che riuscisse a venire a patti con Wishwood,
finché prese il posto di tuo padre, e giunse al punto in cui
Wishwood sosteneva lei, e lei sosteneva Wishwood.
Dapprima fu un vuoto. Un uomo e una donna
sposati, soli insieme in una solitaria casa di campagna,
per tre anni senza figli, imparando il significato
della solitudine. Tua madre voleva sempre una sorella
qui. Io ero la più giovane: ero allora
una studentessa a Oxford. Venni
una volta per le lunghe vacanze. Ricordo
un giorno d’estate d’un calore inconsueto
per questo paese freddo.
HARRYE poi?
AGATHACi sono ore in cui non pare esservi passato né futuro,


solo un momento presente di luce acuminata
in cui si vuole bruciare. In cui si tende la mano
alle fiamme. Vengono una volta sola,
grazie a Dio, quelle di tal specie. Forse ce n’è un’altra specie,
io credo, di là da un intero Tibet di pietre spezzate
che giacciono, zanna in su, per una marcia lunga una vita. L’ho creduto.
HARRYIo non ho conosciuto né l’una né l’altra.
AGATHAL’autunno venne troppo presto, non abbastanza presto.


La pioggia e il vento non avevano ancora scosso tuo padre
fino a destarlo. Lo trovai che pensava
a come sbarazzarsi di tua madre. Che trame ingenue!
Non era tagliato per la parte dell’assassino.
HARRYIn che modo voleva ucciderla?
AGATHAOh, una dozzina di modi sciocchi, ciascuno abbandonato
per uno più ingegnoso. Tu dovevi nascere di lì a tre mesi;
tu non saresti nato, in quel caso: io lo fermai.
Non posso vantarmi d’un po’ di buon senso,
l’avrebbe pasticciata.
                                             Non volevo ucciderti!
Tu, ucciso! Che cos’eri allora? soltanto una cosa chiamata «vita» —
qualcosa che avrebbe dovuto essere mio, come sentivo allora.


I più non avrebbero provato quello scrupolo
se non ne provavano altri. Ma io ti volevo!
Se ciò fosse accaduto, sapevo che avrei portato
la morte nella vita, la morte per tutta la vita, la morte nel mio grembo.
Sentivo che in qualche modo eri mio!
e che in ogni caso non avrei avuto altro figlio.
HARRYE hai me. È così che accadono le cose.


Tutto è vero in un senso diverso,
un senso che prima sarebbe parso privo di senso.
Tutto tende alla riconciliazione
come cade la pietra, come cade l’albero. E alla fine
quello è il compimento che al principio
sarebbe parso la rovina.
Forse la mia vita non è stata che un sogno
sognato attraverso di me dalle menti d’altri. Forse
ho soltanto sognato di spingerla.
AGATHACosì avevo supposto. E allora?


Ciò che abbiamo scritto non è una storia d’indagine,
di delitto e castigo, ma di peccato ed espiazione.
È possibile che tu non abbia saputo quale peccato
dovrai espiare, né di chi, né perché. È certo
che la conoscenza di esso deve precedere l’espiazione.
È possibile che il peccato si sforzi e lotti
nella sua oscura nascita istintiva, per venire alla coscienza
e trovare così l’espurgazione. È possibile
che tu sia la coscienza della tua infelice famiglia,
l’uccello suo mandato a volare attraverso la fiamma purgatoriale.
Sì, è possibile. Potrai apprenderlo in seguito,
muovendoti solo fra fiamme di ghiaccio, eletto
a sciogliere l’incantesimo sotto il quale soffriamo.
HARRYEcco, non so perché,


ma per un momento mi sento felice, come se fossi tornato a casa.
È del tutto irrazionale, eppure ora
mi sento proprio felice, come se la felicità
non consistesse nell’ottenere ciò che si vuole
o nel liberarsi di ciò di cui non ci si può liberare,
ma in una visione diversa. Questo è come una fine.
AGATHAE un principio. Harry, mio caro,


mi sento stanchissima, come solo i vecchi si sentono.
I giovani si sentono stanchi alla fine di un’azione —
i vecchi, al principio. È come se
fossi vissuta tutti questi anni sul mio capitale,
invece di guadagnare ogni giorno la mia rendita spirituale:
e sono vecchia, per ricominciare a guadagnarmi da vivere.
HARRYMa non sei infelice, in questo momento?
AGATHAChe cosa significa la parola?


C’è il sollievo da un peso che ho portato,
e lo sfinimento nell’attimo del sollievo.
Il peso è tuo, ora, tuo
il peso di tutta la famiglia. E io ho un poco di paura.
HARRYTu, spaventata! Riesco appena a immaginarlo.


Vorrei aver saputo — ma era impossibile.
Solo ora comincio ad avere qualche comprensione
di te, e di tutti noi. L’affetto familiare
era una specie d’obbligo formale, un dovere
che si notava solo quando veniva meno. Si aveva quella parte da recitare.
Dopo un simile addestramento potei sopportare, in questi dieci anni,
di recitare una parte che mi era stata imposta;
e tornai per trovarne un’altra già pronta —
il copione aperto, le battute sottolineate, e il costume
pronto da indossare. Ma è cosa ben strana:
quando gli altri sembravano tanto forti, la loro forza apparente
soffocava la mia decisione. Ora vedo
che potrei perfino affezionarmi di più a mia madre —
essere almeno più compassionevole — comprendendo.
Ma a lei non piacerebbe. Ora vedo
che sono stato ferito in una guerra di fantasmi,
non da esseri umani — non hanno più potere di me.
Le cose che credevo reali sono ombre, e i reali
sono quelli che credevo ombre private. Oh quella tremenda intimità
della mente folle! Ora posso vivere in pubblico.
La libertà è un dolore di specie diversa dalla prigione.
AGATHAIo guardai soltanto attraverso la porticina
mentre il sole splendeva sulle rose del giardino:
e udii in lontananza voci minuscole
e poi un corvo nero volò sopra.
E poi non fui che i miei stessi piedi che camminavano
via, giù per un corridoio di cemento
in un’aria morta. Solo piedi che camminano
e tacchi aguzzi che raspano. Sopra e sotto
eco e rumore di piedi.
Non ero che i piedi, e l’occhio
che vede i piedi: l’occhio che non batte ciglio
e fissa il movimento. Sopra e sotto.
HARRYDentro e fuori, in una deriva senza fine


di forme stridenti in un deserto circolare
che s’intrecciano col contagio d’abbracci putrescenti
su ossa che si dissolvono. Dentro e fuori, il movimento
finché la catena si spezzò, e io rimasi
sotto l’occhio unico sopra il deserto.
AGATHASu e giù, per i corridoi di pietra


d’un ospedale immenso e vuoto
pervaso da un odore di disinfettante,
guardando dritto davanti, oltrepassando finestre sbarrate.
Su e giù. Finché la catena non si spezza.
HARRYAvanti e indietro, trascinando i piedi


fra ombre interiori nella boscaglia fumosa,
cercando di evitare i rami che ghermiscono
e la lucertola gigante. Avanti e indietro.
Finché la catena non si spezza.
                                       La catena si spezza,
la ruota si ferma, e il rumore del macchinario,
e il deserto è sgombrato, sotto il sole giudicante
dell’occhio finale, e la tremenda evacuazione
monda.
                 Io non ero là, tu non eri là, solo i nostri fantasmi
e ciò che non accadde è vero quanto ciò che accadde
oh mia cara, e tu passasti per la porticina
e io corsi a incontrarti fra le rose del giardino.
AGATHAQuesto è il momento seguente. Questo è il principio.


Non passiamo due volte per la stessa porta
né torniamo alla porta per cui non passammo.
Ho visto il primo stadio: il sollievo da ciò che accadde
è anche sollievo da quella brama insoddisfatta
lusingata nel sonno, e ingannata nel risveglio.
                                                                      Hai un lungo viaggio.
HARRYNon ancora! non ancora! è la prima volta che sono libero


dall’anello di fantasmi dalle mani congiunte, dagli inseguitori,
e sono giunto in un luogo quieto.
                                                Perché è così quieto?
Senti una specie di fremito sotto l’aria?
Lo senti? non lo senti? una comunicazione, un odore
diretto al cervello … ma non proprio come prima,
non del tutto simile, non lo stesso …
(didascalia)[Appaiono le EUMENIDI]
HARRY                                                    e questa volta
non potete pensare che io sia sorpreso di vedervi.
E non penserete che io abbia paura di vedervi.
Questa volta siete reali, questa volta siete fuori di me,
e appena sopportabili. So che siete pronte,
pronte a lasciare Wishwood, e io vengo con voi.
Mi avete seguito fin qui, dove credevo di sfuggirvi —
no! eravate già qui prima ch’io arrivassi.
Ora vedo finalmente che sono io a seguire voi,
e so che non può esservi che un solo itinerario
e una sola destinazione. Non perdiamo tempo. Vi seguirò.
(didascalia)[Le tende si chiudono. AGATHA va alla finestra, con passo di sonnambula, e apre le tende, scoprendo il vano vuoto. Entra nel luogo che le EUMENIDI avevano occupato.]
AGATHAUna maledizione viene all’essere


come si forma un figlio.
In entrambi l’incredibile
diviene l’attuale
senza che la nostra intenzione
sappia ciò che è inteso.
Una maledizione è come un figlio, formato
in un momento d’incoscienza
in un letto accidentale
o sotto un sambuco
secondo la fase
della luna stabilita.
Una maledizione è come un figlio, formato
per crescere fino alla maturità:
l’accidente è disegno
e il disegno è accidente
in una nube di non-sapere.
O mio figlio, mia maledizione,
tu sarai compiuto:
il nodo sarà sciolto
e ciò che è storto raddrizzato.
(didascalia)[Rientra nella stanza]
AGATHAChe cosa stavo dicendo? Credo di aver detto
che hai un lungo viaggio. Non hai ragione di restare.
Pensalo come una caccia al tesoro dei bambini:
qui hai trovato un indizio, nascosto nel luogo ovvio.
Indugia, e sarà perduto. L’amore costringe alla crudeltà
verso chi non comprende l’amore.
Ciò che hai voluto sapere, ciò che hai appreso
significano la fine d’un rapporto, lo rendono impossibile.
Tu non lo volevi, io non lo volevo,
nessuno lo voleva, ma … Devi andare.
HARRYCi incontreremo mai più?
AGATHACi incontreremo mai più?


E chi sarà a incontrarsi? L’incontro è per gli estranei.
L’incontro è per coloro che non si conoscono.
HARRYSo d’aver preso una decisione


in un momento di chiarezza, e ora mi sento di nuovo ottuso.
So soltanto d’aver preso una decisione
di cui le tue parole sono l’eco. Sono ancora lordato,
ma so che c’è una sola via d’uscita dalla lordura —
e conduce alla fine alla riconciliazione.
E so che devo andare.
AGATHADevi andare.
(didascalia)[Entra AMY]
AMYChe cosa stai dicendo a Harry? È appena arrivato,


e tu gli dici di andarsene?
AGATHAEgli andrà.
AMYEgli andrà? e chi sei tu per dire che andrà?


Credo di sapere bene abbastanza perché tu voglia che vada.
AGATHAIo non voglio nulla. Dico soltanto ciò che so che deve accadere.
AMYDici soltanto ciò che volevi che accadesse.
HARRYOh, madre,


questo non riguarda Agatha più di quanto riguardi il resto di voi.
Il mio consiglio è venuto da tutt’altra parte,
ma non posso spiegartelo ora. Sii solo certa
che so quello che faccio, e quello che devo fare,
e che è la cosa migliore per tutti.
Ma per il momento non posso spiegarlo a nessuno:
non conosco le parole con cui spiegarlo —
è questo che lo rende più difficile. Devi soltanto credermi,
finché io non torni.
AMYMa perché te ne vai?
HARRYPosso soltanto parlare


e tu non puoi udirmi. Posso soltanto parlare
perché tu non creda ch’io nasconda una spiegazione,
e per dirti che mi sarebbe piaciuto spiegare.
AMYPerché Agatha deve sapere, e a me non è concesso?
HARRYNon so se Agatha sappia


né quanto sappia. Qualunque cosa ella sappia —
non fui io a dirgliela … Per tutto quest’anno,
quest’ultimo anno, sono stato in fuga
ma sempre ignaro d’inseguitori invisibili.
Ora so che tutta la mia vita è stata una fuga
e i fantasmi si nutrivano di me mentre fuggivo. Ora so
che l’ultimo apparente rifugio, il riparo sicuro,
è là che li si incontra. Questo è il modo degli spettri …
AMYQui non c’è nessuno!


Nessuno, tranne la tua famiglia!
HARRYE ora so


che il mio compito non è fuggire, ma inseguire,
non evitare d’essere trovato, ma cercare.
Non avrei scelto questa via, se ve ne fosse stata un’altra!
È insieme la cosa più dura e la sola possibile.
Ora saranno loro a guidarmi. Sarò salvo con loro;
qui non sono salvo.
AMYDunque fuggirai.
AGATHAIn un mondo di fuggitivi


chi prende la direzione opposta
sembrerà che fugga.
AMYStavo parlando a Harry.
HARRYÈ molto duro: quando si è appena ricuperata la ragione,


e non se ne è ancora sicuri possessori, è allora
che si comincia a parere agli altri i più folli.
È duro anche per te, madre, ed è anzi più duro,
non comprendere.
AMYDove vai?
HARRYDovrò impararlo. È ancora indeciso.


Non ho ancora avuto le indicazioni precise.
Dove si va da un mondo di follia?
Da qualche parte al di là della disperazione.
All’adorazione nel deserto, alla sete e alla privazione,
a un santuario di pietra e a un altare primitivo,
al calore del sole e alla veglia di ghiaccio,
alla cura delle vite d’umile gente,
alla lezione dell’ignoranza, delle malattie incurabili.
Cose simili sono possibili. È amore e terrore
di ciò che m’attende e mi vuole, e non mi lascerà cadere.
Che il grillo canti. John sarà il padrone.
Tutto ciò che ho è suo. Nessun male può venirgli.
Ciò che distruggerebbe me sarà vita per John,
io sono responsabile di lui. Perché tocchi a me questa elezione
non lo comprendo. Dev’essersi preparata da sempre,
e vedo che era ciò che ho sempre voluto. La forza richiesta,
che pare troppa, è appena la forza che viene data.
Devo seguire gli angeli luminosi.
(didascalia)[Esce]

SpeakerLine
(didascalia)AMY, AGATHA
AMYI was a fool, to ask you again to Wishwood;


But I thought, thirty-five years is long, and death is an end,
And I thought that time might have made a change in Agatha
It has made enough in me. Thirty-five years ago


You took my husband from me. Now you take my son.
AGATHAWhat did I take? nothing that you ever had.


What did I get? thirty years of solitude,
Alone, among women, in a women’s college,
Trying not to dislike women. Thirty years in which to think.
Do you suppose that I wanted to return to Wishwood?
AMYThe more rapacious, to take what I never had;


The more unpardonable, to taunt me with not having it.
Had you taken what I had, you would have left me at least a memory
Of something to live upon. You knew that you took everything
Except the walls, the furniture, the acres;
Leaving nothing — but what I could breed for myself,
What I could plant here. Seven years I kept him,
For the sake of the future, a discontented ghost,
In his own house. What of the humiliation,
Of the chilly pretences in the silent bedroom,
Forcing sons upon an unwilling father?
Dare you think what that does to one? Try to think of it.
I would have sons, if I could not have a husband:


Then I let him go. I abased myself.
Did I show any weakness, any self-pity?
I forced myself to the purposes of Wishwood;
I even asked you back, for visits, after he was gone,
So that there might be no ugly rumours.
You thought I did not know!
You may be close, but I always saw through him.
And now it is my son.
AGATHAI know one thing, Amy:


That you have never changed. And perhaps I have not.
I thought that I had, until this evening.
But at least I wanted to. Now I must begin.
There is nothing more difficult. But you are just the same:
Just as voracious for what you cannot have
Because you repel it.
AMYI prepared the situation


For us to be reconciled, because of Harry,
Because of his mistakes, because of his unhappiness,
Because of the misery that he has left behind him,
Because of the waste. I wanted to obliterate
His past life, and have nothing except to remind him
Of the years when he had been a happy boy at Wishwood;
For his future success.
AGATHASuccess is relative:


It is what we can make of the mess we have made of things,
It is what he can make, not what you would make for him.
AMYSuccess is one thing, what you would make for him


Is another. I call it failure. Your fury for possession
Is only the stronger for all these years of abstinence.
Thirty-five years ago you took my husband from me
And now you take my son.
AGATHAWhy should we quarrel for what neither can have?


If neither has ever had a husband or a son
We have no ground for argument.
AMYWho set you up to judge? what, if you please,


Gives you the power to know what is best for Harry?


What gave you this influence to persuade him
To abandon his duty, his family and his happiness?
Who has planned his good? is it you or I?
Thirty-five years designing his life,
Eight years watching, without him, at Wishwood,
Years of bitterness and disappointment.
What share had you in this? what have you given?
And now at the moment of success against failure,
When I felt assured of his settlement and happiness,
You who took my husband, now you take my son.
You take him from Wishwood, you take him from me,
You take him …
(didascalia)[Enter MARY]
MARYExcuse me, Cousin Amy. I have just seen Denman.


She came to tell me that Harry is leaving:
Downing told her. He has got the car out.
What is the matter?
AMYThat woman there,


She has persuaded him: I do not know how.
I have been always trying to make myself believe
That he was not such a weakling as his father
In the hands of any unscrupulous woman.
I have no influence over him; you can try,


But you will not succeed: she has some spell
That works from generation to generation.
MARYIs Harry really going?
AGATHAHe is going.


But that is not my spell, it is none of my doing:
I have only watched and waited. In this world
It is inexplicable, the resolution is in another.
MARYOh, but it is the danger comes from another!


Can you not stop him? Cousin Agatha, stop him!
You do not know what I have seen and what I know!
He is in great danger, I know that, don’t ask me,
You would not believe me, but I tell you I know.
You must keep him here, you must not let him leave.
I do not know what must be done, what can be done,
Even here, but elsewhere, everywhere, he is in danger.
I will stay or I will go, whichever is better;
I do not care what happens to me,
But Harry must not go. Cousin Agatha!
AGATHAHere the danger, here the death, here, not elsewhere;


Elsewhere no doubt is agony, renunciation,
But birth and life. Harry has crossed the frontier
Beyond which safety and danger have a different meaning.
And he cannot return. That is his privilege.
For those who live in this world, this world only,
Do you think that I would take the responsibility
Of tempting them over the border? No one could, no one who knows.


No one who has the least suspicion of what is to be found there.
But Harry has been led across the frontier: he must follow;
For him the death is now only on this side,
For him, danger and safety have another meaning.
They have made this clear. And I who have seen them must believe them.
MARYOh! … so … you have seen them too!
AGATHAWe must all go, each in his own direction,


You, and I, and Harry. You and I,
My dear, may very likely meet again
In our wanderings in the neutral territory
Between two worlds.
MARYThen you will help me!


You remember what I said to you this evening?
I knew that I was right: you made me wait for this —
Only for this. I suppose I did not really mean it
Then, but I mean it now. Of course it was much too late
Then, for anything to come for me: I should have known it;
It was all over, I believe, before it began;
But I deceived myself. It takes so many years
To learn that one is dead! So you must help me.
I will go. But I suppose it is much too late
Now, to try to get a fellowship?
AMYSo you will all leave me!


An old woman alone in a damned house.
I will let the walls crumble. Why should I worry
To keep the tiles on the roof, combat the endless weather,
Resist the wind? fight with increasing taxes
And unpaid rents and tithes? nourish investments
With wakeful nights and patient calculations
With the solicitor, the broker, agent? Why should I?
It is no concern of the body in the tomb
To bother about the upkeep. Let the wind and rain do that.
(didascalia)[While AMY has been speaking,HARRY has entered, dressed for departure.]
HARRYBut, mother, you will always have Arthur and John


To worry about: not that John is any worry —
The destined and the perfect master of Wishwood,
The satisfactory son. And as for me,
I am the last you need to worry about;
I have my course to pursue, and I am safe from normal dangers
If I pursue it. I cannot account for this
But it is so, mother. Until I come again.
AMYIf you go now, I shall never see you again.
(didascalia)[Meanwhile VIOLET, GERALD and CHARLES have entered]
CHARLESWhere is Harry going? What is the matter?
AMYAsk Agatha.
GERALDWhy, what’s the matter? Where is he going?
AMYAsk Agatha.
VIOLETI cannot understand at all. Why is he leaving?
AMYAsk Agatha.
VIOLETReally, it sometimes seems to me


That I am the only sane person in this house.
Your behaviour all seems to me quite unaccountable.
What has happened, Amy?
AMYHarry is going away — to become a missionary.
HARRYBut …!
CHARLESA missionary! that’s never happened in our family!


And why in such a hurry? Before you make up your mind …
VIOLETYou can’t really think of living in a tropical climate!
GERALDThere’s nothing wrong with a tropical climate —


But you have to go in for some sort of training;
The medical knowledge is the first thing.
I’ve met with missionaries, often enough —
Some of them very decent fellows. A maligned profession.
They’re sometimes very useful, knowing the natives,
Though occasionally troublesome. But you’ll have to learn the language


And several dialects. It means a lot of preparation.
VIOLETAnd you need some religious qualification!


I think you should consult the vicar …
GERALDAnd don’t forget


That you’ll need various inoculations —
That depends on where you’re going.
CHARLESSuch a thing


Has never happened in our family.
VIOLETI cannot understand it.
HARRYI never said that I was going to be a missionary.


I would explain, but you would none of you believe it;
If you believed it, still you would not understand.
You can’t know why I am going. You have not seen
What I have seen. Oh why should you make it so ridiculous
Just now? I only want, please,
As little fuss as possible. You must get used to it;
Meanwhile, I apologise for my bad manners.
But if you could understand you would be quite happy about it,


So I shall say good-bye, until we meet again.
GERALDWell, if you are determined, Harry, we must accept it;


But it’s a bad night, and you will have to be careful.
You’re taking Downing with you?
HARRYOh, yes, I’m taking Downing.


You need not fear that I am in any danger
Of such accidents as happen to Arthur and John:
Take care of them. My address, mother,


Will be care of the bank in London until you hear from me.
Good-bye, mother.
AMYGood-bye, Harry.
HARRYGood-bye.
AGATHAGood-bye.
HARRYGood-bye, Mary.
MARYGood-bye, Harry. Take care of yourself.
(didascalia)[Exit HARRY]
AMYAt my age, I only just begin to apprehend the truth


About things too late to mend: and that is to be old.
Nevertheless, I am glad if I can come to know them.
I always wanted too much for my children
More than life can give. And now I am punished for it.
Gerald! you are the stupidest person in this room,
Violet, you are the most malicious in a harmless way;
I prefer your company to that of any of the others
Just to help me to the next room. Where I can lie down.
Then you can leave me.
GERALDOh, certainly, Amy.
VIOLETI do not understand


A single thing that’s happened.
(didascalia)[Exeunt AMY, VIOLET, GERALD]
CHARLESIt’s very odd,


But I am beginning to feel, just beginning to feel
That there is something I could understand, if I were told it.


But I’m not sure that I want to know. I suppose I’m getting old:
Old age came softly up to now. I felt safe enough;
And now I don’t feel safe. As if the earth should open
Right to the centre, as I was about to cross Pall Mall.
I thought that life could bring no further surprises;
But I remember now, that I am always surprised
By the bull-dog in the Burlington Arcade.
What if every moment were like that, if one were awake?
You both seem to know more about this than I do.
(didascalia)[Enter DOWNING, hurriedly, in chauffeur’s costume]
DOWNINGOh, excuse me, Miss, excuse me, Mr. Charles:


His Lordship sent me back because he remembered
He thinks he left his cigarette-case on the table.
Oh, there it is. Thank you. Good night, Miss; good night,
Miss Mary; good night, Sir.
MARYDowning, will you promise never to leave his Lordship


While you are away?
DOWNINGOh, certainly, Miss;


I’ll never leave him so long as he requires me.
MARYBut he will need you. You must never leave him.
DOWNINGYou may think it laughable, what I’m going to say —


But it’s not really strange, Miss, when you come to look at it:
After all these years that I’ve been with him
I think I understand his Lordship better than anybody;
And I have a kind of feeling that his Lordship won’t need me
Very long now. I can’t give you any reasons.
But to show you what I mean, though you’d hardly credit it,
I’ve always said, whatever happened to his Lordship
Was just a kind of preparation for something else.
I’ve no gift of language, but I’m sure of what I mean:
We most of us seem to live according to circumstance,
But with people like him, there’s something inside them
That accounts for what happens to them. You get a feeling of it.
So I seem to know beforehand, when something’s going to happen,
And it seems quite natural, being his Lordship.
And that’s why I say now, I have a feeling
That he won’t want me long, and he won’t want anybody.
AGATHAAnd, Downing, if his behaviour seems unaccountable


At times, you mustn’t worry about that.
He is every bit as sane as you or I,
He sees the world as clearly as you or I see it,
It is only that he has seen a great deal more than that,
And we have seen them too — Miss Mary and I.
DOWNINGI understand you, Miss. And if I may say so,
Now that you’ve raised the subject, I’m most relieved —
If you understand my meaning. I thought that was the reason
We was off tonight. In fact, I half expected it,
So I had the car all ready. You mean them ghosts, Miss!
I wondered when his Lordship would get round to seeing them —
And so you’ve seen them too! They must have given you a turn!
They did me, at first. You soon get used to them.
Of course, I knew they was to do with his Lordship,
And not with me, so I could see them cheerful-like,
In a manner of speaking. There’s no harm in them,
I’ll take my oath. Will that be all, Miss?
AGATHAThat will be all, thank you, Downing. We mustn’t keep you;


His Lordship will be wondering why you’ve been so long.
(didascalia)[Exit DOWNING. Enter IVY]
IVYWhere is Downing going? where is Harry?


Look. Here’s a telegram come from Arthur;
(didascalia)[Enter GERALD and VIOLET]
IVYI wonder why he sent it, after telephoning.
Shall I read it to you? I was wondering
Whether to show it to Amy or not.
(didascalia)[Reads]
IVY‘Regret delayed business in town many happy returns see you tomorrow many happy returns hurrah love Arthur.’


I mean, after what we know of what did happen,
Do you think Amy ought to see it?
VIOLETNo, certainly not.


You do not know what has been going on, Ivy.
And if you did, you would not understand it.
I do not understand, so how could you? Amy is not well;
And she is resting.
IVYOh, I’m sorry. But can’t you explain?


Why do you all look so peculiar? I think I might be allowed
To know what has happened.
AMY’S VOICE.                             Agatha! Mary! come!


The clock has stopped in the dark!
(didascalia)[Exeunt AGATHA and MARY. Pause. Enter WARBURTON]
WARBURTONWell! it’s a filthy night to be out in.


That’s why I’ve been so long, going and coming.
But I’m glad to say that John is getting on nicely;
It wasn’t so serious as Winchell made out,
And we’ll have him up here in the morning.
I hope Lady Monchensey hasn’t been worrying?
I’m anxious to relieve her mind. Why, what’s the trouble?
(didascalia)[Enter MARY]
MARYDr. Warburton!
WARBURTONExcuse me.
(didascalia)[Exeunt MARY and WARBURTON]
CHORUSWe do not like to look out of the same window, and see quite a different landscape.


We do not like to climb a stair, and find that it takes us down.
We do not like to walk out of a door, and find ourselves back in the same room.


We do not like the maze in the garden, because it too closely resembles the maze in the brain.


We do not like what happens when we are awake, because it too closely resembles what happens when we are asleep.


We understand the ordinary business of living,
We know how to work the machine,
We can usually avoid accidents,
We are insured against fire,
Against larceny and illness,
Against defective plumbing,
But not against the act of God.
We know various spells and enchantments.
And minor forms of sorcery,
Divination and chiromancy,
Specifics against insomnia,
Lumbago, and the loss of money.
But the circle of our understanding
Is a very restricted area.
Except for a limited number
Of strictly practical purposes
We do not know what we are doing;
And even, when you think of it,
We do not know much about thinking.
What is happening outside of the circle?
And what is the meaning of happening?
What ambush lies beyond the heather
And behind the Standing Stones?
Beyond the Heaviside Layer
And behind the smiling moon?
And what is being done to us?
And what are we, and what are we doing?
To each and all of these questions
There is no conceivable answer.
We have suffered far more than a personal loss —
We have lost our way in the dark.
IVYI shall have to stay till after the funeral: will my ticket to London still be valid?
GERALDI do not look forward with pleasure to dealing with Arthur and John in the morning.
VIOLETWe must wait for the will to be read. I shall send a wire in the morning.
CHARLESI fear that my mind is not what it was — or was it? — and yet I think that I might understand.
ALLBut we must adjust ourselves to the moment: we must do the right thing.
(didascalia)[Exeunt]
(didascalia)[Enter, from one door, AGATHA and MARY, and set a small portable table. From another door, enter DENMAN carrying a birthday cake with lighted candles, which she sets on the table. Exit DENMAN. AGATHA and MARY walk slowly in single file round and round the table, clock wise. At each revolution they blow out a few candles, so that their last words are spoken in the dark.]
AGATHAA curse is slow in coming


To complete fruition
It cannot be hurried
And it cannot be delayed
MARYIt cannot be diverted


An attempt to divert it
Only implicates others
At the day of consummation
AGATHAA curse is a power


Not subject to reason
Each curse has its course
Its own way of expiation
                    Follow follow
MARYNot in the day time


And in the hither world
Where we know what we are doing
There is not its operation
                    Follow follow
AGATHABut in the night time


And in the nether world
Where the meshes we have woven
Bind us to each other
                    Follow follow
MARYA curse is written


On the under side of things
Behind the smiling mirror
And behind the smiling moon
                    Follow follow
AGATHAThis way the pilgrimage


Of expiation
Round and round the circle
Completing the charm
So the knot be unknotted
The crossed be uncrossed
The crooked be made straight
And the curse be ended
By intercession
By pilgrimage
By those who depart
In several directions
For their own redemption
And that of the departed —
                                                May they rest in peace.

THE COCKTAIL PARTY
Persons
EDWARD CHAMBERLAYNE
JULIA (MRS. SHUTTLETHWAITE)


CELIA COPLESTONE
ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS
PETER QUILPE
AN UNIDENTIFIED GUEST, later identified as SIR HENRY HARCOURT-REILLY
LAVINIA CHAMBERLAYNE
A NURSE-SECRETARY
TWO CATERER’S MEN
The scene is laid in London


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Chi parlaBattuta
(didascalia)AMY, AGATHA
AMYFui una sciocca a invitarti di nuovo a Wishwood;


ma pensavo: trentacinque anni sono lunghi, e la morte è una fine,
e pensavo che il tempo avesse forse mutato Agatha
in me ha mutato abbastanza. Trentacinque anni fa


mi togliesti il marito. Ora mi togli il figlio.
AGATHAChe cosa ti tolsi? nulla che tu avessi mai avuto.


Che cosa ne ebbi? trent’anni di solitudine,
sola, fra donne, in un collegio di donne,
sforzandomi di non detestare le donne. Trent’anni per pensare.
Credi che desiderassi tornare a Wishwood?
AMYTanto più rapace, a prendere ciò che io non ebbi mai;


tanto più imperdonabile, a rinfacciarmi di non averlo avuto.
Se avessi preso ciò che avevo, m’avresti lasciato almeno il ricordo
di qualcosa di cui vivere. Sapevi di prendere tutto
tranne i muri, i mobili, le terre;
senza lasciarmi nulla — se non ciò che potevo generare da me,
ciò che potevo piantare qui. Sette anni lo tenni,
per amore del futuro, fantasma scontento,
nella sua stessa casa. E l’umiliazione,
le gelide finzioni nella camera silenziosa,
l’imporre figli a un padre riluttante?
Osi pensare che cosa questo faccia a una donna? Prova a pensarci.
Avrei avuto figli, se non potevo avere un marito:


poi lo lasciai andare. Mi umiliai.
Mostrai forse debolezza, o pietà di me stessa?
Mi piegai agli scopi di Wishwood;
ti richiamai perfino, in visita, dopo che se n’era andato,
perché non corressero brutte voci.
Credevi che io non sapessi!
Sarai anche chiusa, ma lui l’ho sempre letto dentro.
E ora tocca a mio figlio.
AGATHAUna cosa la so, Amy:


che tu non sei mai cambiata. E forse neppure io.
Credevo d’esserlo, fino a stasera.
Ma almeno lo volevo. Ora devo cominciare.
Non c’è nulla di più difficile. Ma tu sei sempre la stessa:
altrettanto vorace di ciò che non puoi avere
appunto perché lo respingi.
AMYAvevo preparato la situazione


perché ci riconciliassimo, a causa di Harry,
a causa dei suoi errori, a causa della sua infelicità,
a causa della miseria che s’è lasciato dietro,
a causa dello scempio. Volevo cancellare
la sua vita passata, e non avere nulla se non ciò che gli ricordasse
gli anni in cui era stato un ragazzo felice a Wishwood;
per il suo futuro successo.
AGATHAIl successo è relativo:


è ciò che sappiamo trarre dal disordine che abbiamo fatto delle cose,
è ciò che può farne lui, non ciò che tu vorresti fare per lui.
AMYIl successo è una cosa, ciò che tu vorresti fare per lui


è un’altra. Io la chiamo rovina. La tua furia di possesso
è solo più forte dopo tutti questi anni d’astinenza.
Trentacinque anni fa mi togliesti il marito
e ora mi togli il figlio.
AGATHAPerché litigare per ciò che né l’una né l’altra può avere?


Se nessuna delle due ha mai avuto un marito o un figlio
non abbiamo terreno per discutere.
AMYChi t’ha posta a giudice? che cosa, di grazia,


ti dà il potere di sapere ciò che è meglio per Harry?


Che cosa ti diede questo influsso, per persuaderlo
ad abbandonare il suo dovere, la sua famiglia e la sua felicità?
Chi ha disegnato il suo bene? sei tu o sono io?
Trentacinque anni a progettare la sua vita,
otto anni a vegliare, senza di lui, a Wishwood,
anni d’amarezza e di delusione.
Che parte hai avuto in questo? che cosa hai dato?
E ora, nel momento del successo contro la rovina,
quando mi sentivo sicura del suo assetto e della sua felicità,
tu che mi prendesti il marito, ora mi prendi il figlio.
Me lo togli da Wishwood, me lo togli a me,
me lo togli …
(didascalia)[Entra MARY]
MARYScusami, cugina Amy. Ho appena visto Denman.


È venuta a dirmi che Harry parte:
gliel’ha detto Downing. Ha tirato fuori l’automobile.
Che cosa succede?
AMYQuella donna là,


lei l’ha persuaso: non so come.
Ho sempre cercato di farmi credere
che non fosse un debole come suo padre
nelle mani di una donna senza scrupoli.
Non ho influenza su di lui; tu puoi provare,


ma non riuscirai: lei ha un incantesimo
che opera di generazione in generazione.
MARYHarry parte davvero?
AGATHAParte.


Ma non è il mio incantesimo, non è opera mia:
io ho soltanto vegliato e atteso. In questo mondo
è inesplicabile: la soluzione è in un altro.
MARYOh, ma è dall’altro che viene il pericolo!


Non puoi fermarlo? Cugina Agatha, fermalo!
Tu non sai ciò che ho visto e ciò che so!
È in grande pericolo, questo lo so, non chiedermelo,
non mi crederesti, ma ti dico che lo so.
Devi tenerlo qui, non devi lasciarlo partire.
Non so che cosa si debba fare, che cosa si possa fare,
perfino qui, ma altrove, dovunque, egli è in pericolo.
Io resterò o me ne andrò, come sarà meglio;
non m’importa che cosa accada a me,
ma Harry non deve partire. Cugina Agatha!
AGATHAQui il pericolo, qui la morte, qui, non altrove;


altrove è senza dubbio agonia, rinuncia,
ma nascita e vita. Harry ha varcato la frontiera
oltre la quale salvezza e pericolo hanno un senso diverso.
E non può tornare. Questo è il suo privilegio.
Per quelli che vivono in questo mondo, in questo mondo soltanto,
credi che io mi prenderei la responsabilità
di tentarli oltre il confine? Nessuno potrebbe, nessuno che sappia.


Nessuno che abbia il minimo sospetto di ciò che là si trova.
Ma Harry è stato condotto oltre la frontiera: deve seguire;
per lui la morte è ormai soltanto da questa parte,
per lui pericolo e salvezza hanno un altro senso.
Loro l’hanno reso chiaro. E io che le ho vedute devo credere loro.
MARYOh! … dunque … le hai vedute anche tu!
AGATHADobbiamo andare tutti, ciascuno nella propria direzione,


tu, ed io, e Harry. Tu ed io,
mia cara, molto probabilmente ci ritroveremo
nei nostri vagabondaggi nel territorio neutro
fra due mondi.
MARYAllora mi aiuterai!


Ricordi ciò che ti dissi stasera?
Sapevo d’aver ragione: mi hai fatta attendere per questo —
soltanto per questo. Suppongo che allora non lo pensassi
davvero, ma ora lo penso. Certo era già troppo tardi
allora, perché qualcosa venisse per me: avrei dovuto saperlo;
era tutto finito, credo, prima ancora di cominciare;
ma io m’ingannavo. Ci vogliono tanti anni
per imparare che si è morti! Perciò devi aiutarmi.
Andrò via. Ma suppongo che sia ormai troppo tardi
per tentare d’ottenere un posto in un collegio?
AMYE così mi lascerete tutti!


Una vecchia sola in una casa maledetta.
Lascerò che i muri crollino. Perché dovrei affannarmi
a tenere le tegole sul tetto, a combattere il tempo senza fine,
a resistere al vento? a lottare con le tasse crescenti
e gli affitti e le decime non pagati? a nutrire investimenti
con notti insonni e pazienti calcoli
col notaio, col mediatore, con l’agente? Perché dovrei?
Non riguarda il corpo nella tomba
darsi pena della manutenzione. Ci pensino il vento e la pioggia.
(didascalia)[Mentre AMY parlava,HARRY è entrato, vestito per la partenza.]
HARRYMa, madre, avrai sempre Arthur e John


di cui darti pena: non che John sia una pena —
il predestinato e perfetto padrone di Wishwood,
il figlio soddisfacente. E quanto a me,
sono l’ultimo di cui tu debba darti pena;
ho la mia via da seguire, e sono al sicuro dai pericoli comuni
se la seguo. Non so renderne conto,
ma è così, madre. Finché non tornerò.
AMYSe parti ora, non ti rivedrò mai più.
(didascalia)[Nel frattempo sono entrati VIOLET, GERALD e CHARLES]
CHARLESDove va Harry? Che cosa succede?
AMYChiedilo ad Agatha.
GERALDMa insomma, che c’è? Dove va?
AMYChiedilo ad Agatha.
VIOLETNon capisco proprio nulla. Perché se ne va?
AMYChiedilo ad Agatha.
VIOLETDavvero, a volte mi sembra


d’essere l’unica persona sana di mente in questa casa.
Il vostro contegno mi pare del tutto inspiegabile.
Che cosa è successo, Amy?
AMYHarry se ne va — per farsi missionario.
HARRYMa …!
CHARLESUn missionario! non è mai accaduto nella nostra famiglia!


E perché con tanta fretta? Prima di decidere …
VIOLETNon puoi davvero pensare di vivere in un clima tropicale!
GERALDNon c’è nulla di male in un clima tropicale —


ma bisogna sottoporsi a una qualche preparazione;
le nozioni mediche sono la prima cosa.
Ho incontrato missionari, abbastanza spesso —
alcuni tipi molto per bene. Una professione calunniata.
A volte sono utilissimi, conoscendo gli indigeni,
benché ogni tanto fastidiosi. Ma dovrai imparare la lingua


e parecchi dialetti. Vuol dire molta preparazione.
VIOLETE ti occorre una qualche qualifica religiosa!


Credo che dovresti consultare il vicario …
GERALDE non dimenticare


che ti serviranno svariate inoculazioni —
dipende da dove vai.
CHARLESUna cosa simile


non è mai accaduta nella nostra famiglia.
VIOLETNon riesco a capirlo.
HARRYNon ho mai detto che sarei andato a farmi missionario.


Spiegherei, ma nessuno di voi ci crederebbe;
e se ci credeste, non capireste ugualmente.
Non potete sapere perché parto. Non avete visto
ciò che io ho visto. Oh, perché renderlo così ridicolo
proprio ora? Voglio soltanto, vi prego,
meno chiasso possibile. Dovrete abituarvici;
intanto chiedo scusa delle mie cattive maniere.
Ma se poteste capire ne sareste del tutto contenti,


e dunque vi dirò addio, finché non ci rivedremo.
GERALDEbbene, se sei deciso, Harry, dobbiamo accettarlo;


ma è una brutta notte, e dovrai stare attento.
Porti Downing con te?
HARRYOh sì, porto Downing.


Non devi temere ch’io corra alcun pericolo
di quegli incidenti che capitano ad Arthur e a John:
bada tu a loro. Il mio indirizzo, madre,


sarà presso la banca di Londra, finché non avrai mie notizie.
Addio, madre.
AMYAddio, Harry.
HARRYAddio.
AGATHAAddio.
HARRYAddio, Mary.
MARYAddio, Harry. Abbi cura di te.
(didascalia)[Esce HARRY]
AMYAlla mia età comincio appena a comprendere la verità


sulle cose troppo tardi per rimediarvi: e questo è essere vecchi.
Nondimeno sono lieta se posso arrivare a conoscerle.
Ho sempre voluto troppo per i miei figli,
più di quanto la vita possa dare. E ora ne sono punita.
Gerald! tu sei la persona più stupida in questa stanza,
Violet, tu la più maligna in modo innocuo;
preferisco la vostra compagnia a quella di chiunque altro
solo per farmi accompagnare nella stanza accanto. Dove possa distendermi.
Poi potrete lasciarmi.
GERALDOh, certamente, Amy.
VIOLETNon capisco


una sola cosa di quanto è accaduto.
(didascalia)[Escono AMY, VIOLET, GERALD]
CHARLESÈ molto strano,


ma comincio a sentire, comincio appena a sentire
che c’è qualcosa che potrei capire, se me lo dicessero.


Ma non sono sicuro di volerlo sapere. Suppongo d’invecchiare:
la vecchiaia era salita dolcemente fin qui. Mi sentivo abbastanza sicuro;
e ora non mi sento sicuro. Come se la terra dovesse aprirsi
fino al centro, mentre sto per attraversare Pall Mall.
Credevo che la vita non potesse portare altre sorprese;
ma ora ricordo che sono sempre sorpreso
dal bulldog nella Burlington Arcade.
E se ogni istante fosse così, se si fosse desti?
Voi due pare che ne sappiate più di me.
(didascalia)[Entra DOWNING, in fretta, in costume da autista]
DOWNINGOh, mi scusi, signorina, mi scusi, signor Charles:


Sua Signoria mi ha rimandato indietro perché s’è ricordato
che crede d’aver lasciato il portasigarette sul tavolo.
Oh, eccolo. Grazie. Buona notte, signorina; buona notte,
signorina Mary; buona notte, signore.
MARYDowning, mi prometti di non lasciare mai Sua Signoria


mentre siete via?
DOWNINGOh, certamente, signorina;


non lo lascerò mai finché avrà bisogno di me.
MARYMa avrà bisogno di te. Non devi lasciarlo mai.
DOWNINGLe parrà da ridere, quel che sto per dire —


ma non è poi così strano, signorina, a guardarci bene:
dopo tutti questi anni che sto con lui
credo di capire Sua Signoria meglio di chiunque altro;
e ho una specie di presentimento che Sua Signoria non avrà bisogno di me
ancora per molto. Non so darle ragioni.
Ma per mostrarle che cosa intendo, benché stenterà a crederlo,
ho sempre detto che qualunque cosa capitasse a Sua Signoria
era solo una specie di preparazione a qualcos’altro.
Non ho il dono della parola, ma so bene che cosa intendo:
i più di noi paiono vivere secondo le circostanze,
ma con le persone come lui c’è qualcosa dentro
che spiega ciò che accade loro. Se ne ha il sentore.
Così mi pare di sapere in anticipo, quando sta per accadere qualcosa,
e pare del tutto naturale, trattandosi di Sua Signoria.
Ed è per questo che dico ora: ho il presentimento
che non avrà bisogno di me a lungo, e non avrà bisogno di nessuno.
AGATHAE, Downing, se il suo modo di fare ti parrà inspiegabile


a tratti, non devi darti pena per questo.
È sano di mente in tutto e per tutto quanto te o me,
vede il mondo con la stessa chiarezza con cui lo vediamo tu ed io,
solo che ha visto assai più di questo,
e anche noi le abbiamo vedute — la signorina Mary ed io.
DOWNINGLa capisco, signorina. E se posso dirlo,
ora che ha toccato l’argomento, sono molto sollevato —
se mi spiego. Pensavo fosse quella la ragione
per cui si partiva stasera. Anzi, quasi me l’aspettavo,
tant’è che avevo l’automobile già pronta. Intende quei fantasmi, signorina!
Mi domandavo quando Sua Signoria sarebbe arrivato a vederli —
e così li ha visti anche lei! Devono averle fatto un certo effetto!
A me sì, sul principio. Ci si abitua presto.
Certo, sapevo che avevano a che fare con Sua Signoria
e non con me, sicché potevo guardarli allegramente,
per modo di dire. Non c’è male in loro,
ci giurerei. Sarà tutto, signorina?
AGATHASarà tutto, grazie, Downing. Non dobbiamo trattenerti;


Sua Signoria si starà chiedendo perché tardi tanto.
(didascalia)[Esce DOWNING. Entra IVY]
IVYDove va Downing? dov’è Harry?


Guardate. È arrivato un telegramma da Arthur;
(didascalia)[Entrano GERALD e VIOLET]
IVYMi domando perché l’abbia mandato, dopo aver telefonato.
Ve lo leggo? Mi chiedevo
se mostrarlo o no ad Amy.
(didascalia)[Legge]
IVY«Spiacente ritardo affari in città molti auguri ci vediamo domani molti auguri urrà con affetto Arthur».


Voglio dire, dopo ciò che sappiamo di quanto è realmente accaduto,
credete che Amy debba vederlo?
VIOLETNo, certamente no.


Tu non sai ciò che è successo, Ivy.
E se lo sapessi, non lo capiresti.
Io non capisco, dunque come potresti tu? Amy non sta bene;
e sta riposando.
IVYOh, mi dispiace. Ma non potete spiegare?


Perché avete tutti quell’aria strana? Credo che mi si possa permettere
di sapere che cosa è accaduto.
VOCE DI AMY.                             Agatha! Mary! venite!


L’orologio s’è fermato nel buio!
(didascalia)[Escono AGATHA e MARY. Pausa. Entra WARBURTON]
WARBURTONEbbene! è una notte schifosa per stare fuori.


Ecco perché ho tardato tanto, ad andare e a tornare.
Ma sono lieto di dire che John si rimette bene;
non era grave come faceva credere Winchell,
e domattina lo avremo quassù.
Spero che Lady Monchensey non si sia data pena?
Ho fretta di tranquillizzarla. Ma che c’è, che cosa succede?
(didascalia)[Entra MARY]
MARYDottor Warburton!
WARBURTONScusatemi.
(didascalia)[Escono MARY e WARBURTON]
CORONon ci piace guardare dalla stessa finestra e vedere un paesaggio tutto diverso.


Non ci piace salire una scala e scoprire che ci porta in basso.
Non ci piace uscire da una porta e ritrovarci nella stessa stanza.


Non ci piace il labirinto nel giardino, perché troppo somiglia al labirinto nel cervello.


Non ci piace ciò che accade da svegli, perché troppo somiglia a ciò che accade nel sonno.


Comprendiamo gli affari ordinari del vivere,
sappiamo far funzionare la macchina,
di solito sappiamo evitare gli incidenti,
siamo assicurati contro l’incendio,
contro il furto e la malattia,
contro gli impianti difettosi,
ma non contro l’atto di Dio.
Conosciamo vari sortilegi e incantesimi,
e forme minori di stregoneria,
divinazione e chiromanzia,
specifici contro l’insonnia,
la lombaggine e la perdita di denaro.
Ma il cerchio della nostra comprensione
è un’area assai ristretta.
Salvo che per un numero limitato
di scopi strettamente pratici
non sappiamo ciò che facciamo;
e perfino, a pensarci bene,
non sappiamo molto del pensare.
Che cosa accade fuori del cerchio?
E qual è il senso dell’accadere?
Quale agguato sta oltre l’erica
e dietro le Pietre Erette?
Oltre lo strato di Heaviside
e dietro la luna sorridente?
E che cosa si fa di noi?
E che cosa siamo, e che cosa facciamo?
A ciascuna e a tutte queste domande
non v’è risposta concepibile.
Abbiamo sofferto assai più d’una perdita personale —
abbiamo smarrito la via nel buio.
IVYDovrò restare fino a dopo il funerale: il mio biglietto per Londra sarà ancora valido?
GERALDNon attendo con piacere di dover trattare con Arthur e John domattina.
VIOLETDobbiamo aspettare che si legga il testamento. Manderò un telegramma domattina.
CHARLESTemo che la mia mente non sia più quella che era — o lo era? — eppure credo che potrei capire.
TUTTIMa dobbiamo adattarci al momento: dobbiamo fare la cosa giusta.
(didascalia)[Escono]
(didascalia)[Entrano, da una porta, AGATHA e MARY, e collocano un tavolinetto portatile. Da un’altra porta entra DENMAN recando una torta di compleanno con le candeline accese, che posa sul tavolo. Esce DENMAN. AGATHA e MARY camminano lentamente in fila indiana intorno e intorno al tavolo, in senso orario. A ogni giro spengono qualche candelina, sicché le loro ultime parole sono dette al buio.]
AGATHAUna maledizione è lenta a venire


a piena maturazione:
non si può affrettare
e non si può ritardare
MARYNon si può deviare:


un tentativo di deviarla
non fa che implicare altri
nel giorno del compimento
AGATHAUna maledizione è una potenza


non soggetta a ragione:
ogni maledizione ha il suo corso,
il suo modo d’espiazione
                    Segui segui
MARYNon nel diurno tempo


e nel mondo di qua
dove sappiamo ciò che facciamo
non è la sua operazione
                    Segui segui
AGATHAMa nel notturno tempo


e nel mondo di sotto
dove le maglie che abbiamo tessute
ci legano l’uno all’altro
                    Segui segui
MARYUna maledizione è scritta


sul rovescio delle cose
dietro lo specchio sorridente
e dietro la luna sorridente
                    Segui segui
AGATHAPer questa via il pellegrinaggio


d’espiazione
intorno e intorno al cerchio
a compiere l’incanto
sì che il nodo sia snodato
l’incrociato disincrociato
il torto raddrizzato
e la maledizione finita
per intercessione
per pellegrinaggio
per opera di quanti partono
in più direzioni
per la propria redenzione
e per quella dei defunti —
                                                Possano riposare in pace.

IL COCKTAIL PARTY
Personaggi
EDWARD CHAMBERLAYNE
JULIA (SIGNORA SHUTTLETHWAITE)


CELIA COPLESTONE
ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS
PETER QUILPE
UN OSPITE NON IDENTIFICATO, poi identificato come SIR HENRY HARCOURT-REILLY
LAVINIA CHAMBERLAYNE
UNA INFERMIERA-SEGRETARIA
DUE UOMINI DEL SERVIZIO DI RISTORO
La scena è a Londra