THE FAMILY REUNION Persons AMY, DOWAGER LADY MONCHENSEY, IVY, VIOLET, and AGATHA, her younger sisters COL. THE HON. GERALD PIPER, and THE HON. CHARLES PIPER, brothers of her deceased husband MARY, daughter of a deceased cousin of Lady Monchensey DENMAN, a parlourmaid HARRY, LORD MONCHENSEY, Amy’s eldest son DOWNING, his servant and chauffeur DR. WARBURTON SERGEANT WINCHELL THE EUMENIDES The scene is laid in a country house in the North of England
Atto 1, Scena 1
THE FAMILY REUNION Persons AMY, DOWAGER LADY MONCHENSEY, IVY, VIOLET, and AGATHA, her younger sisters COL. THE HON. GERALD PIPER, and THE HON. CHARLES PIPER, brothers of her deceased husband MARY, daughter of a deceased cousin of Lady Monchensey DENMAN, a parlourmaid HARRY, LORD MONCHENSEY, Amy’s eldest son DOWNING, his servant and chauffeur DR. WARBURTON SERGEANT WINCHELL THE EUMENIDES The scene is laid in a country house in the North of England
Atto 1, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Il salotto, dopo il tè. Un pomeriggio di fine marzo. |
| (didascalia) | AMY, IVY, VIOLET, AGATHA, GERALD, CHARLES, MARY |
| (didascalia) | [Entra DENMAN per tirare le tende] |
| AMY | Non ancora! Suonerò io per te. C’è ancora molta luce. Non ho nulla da fare se non guardare le giornate allungarsi, ora che sto in casa da ottobre a giugno, e la rondine viene troppo presto e la primavera sarà finita e il cuculo se ne sarà andato prima ch’io esca di nuovo. O Sole, che una volta eri così caldo, o Luce che si dava per scontata quando ero giovane e forte, e sole e luce non si cercavano e la notte non si temeva e il giorno si attendeva e ci si poteva fidare degli orologi, e il domani era certo e il tempo non si fermava nel buio! Accendi le luci. Ma lascia le tende aperte. Ravviva il fuoco. Non verrà mai la primavera? Ho freddo. |
| AGATHA | Wishwood è sempre stato un luogo freddo, Amy. |
| IVY | Ho sempre detto ad Amy che dovrebbe andare al sud d’inverno. Se fossi nella posizione di Amy, andrei al sud d’inverno. Seguirei il sole, non aspetterei che il sole venisse qui. Andrei al sud d’inverno, se potessi permettermelo, invece di gelare, come faccio, a Bayswater, davanti a un fuoco a gas contando scellini. |
| VIOLET | Andare al sud! alle biblioteche circolanti inglesi, alle vedove di militari e ai cappellani inglesi, alla gelida sedia a sdraio e al tè forte e freddo — il forte, freddo, ristagnato, cattivo tè indiano. |
| CHARLES | Non è affatto lo stile di Amy. Siamo gente cresciuta in campagna. Amy è troppo a lungo avvezza ai nostri modi, vivendo fra cavalli e cani e fucili, per volere mai lasciare l’Inghilterra d’inverno. Ma uno scapolo come me sta meglio a Londra: un uomo può star comodissimo al suo circolo perfino in un inverno inglese. |
| GERALD | Ebbene, quanto a me, tornerei volentieri a fare il sottotenente pur d’essere di nuovo in Oriente. Un clima incomparabile per chi sappia usare un po’ di comune prudenza; e i servitori ti curano molto meglio. |
| AMY | I miei servitori sono perfettamente competenti, Gerald. A questo bado ancora io. |
| VIOLET | Ebbene, quanto a me, non andrei mai al sud, no, decisamente mai, anche se potessi farlo bene come Amy: l’Inghilterra è già abbastanza brutta, non andrei mai al sud solo per vedere la gente più volgare — a casa propria si può star fuori dai loro piedi; gente con denari venuti chissà da dove — |
| GERALD | Dividendi di azioni aeronautiche. |
| VIOLET | Fanno il bagno tutto il giorno e ballano tutta la notte col minimo assoluto di vestiti. |
| CHARLES | È il bere cocktail che fa il male: non c’è nulla al mondo di così cattivo per i giovani. Tutto ciò che occorre a una persona civile è un bicchiere o due di sherry secco prima di pranzo. I giovani moderni non sanno che cosa bevono, i giovani moderni non badano a che cosa mangiano; hanno perduto il senso del gusto e dell’olfatto per via dei loro cocktail e delle loro sigarette. |
| (didascalia) | [Entra DENMAN con sherry e whisky. CHARLES prende sherry e GERALD whisky.] |
| CHARLES | Ecco a che si riduce. |
| (didascalia) | [Accende una sigaretta] |
| IVY | La generazione più giovane è indubbiamente decadente. |
| CHARLES | La generazione più giovane non è quel che eravamo noi. Non ha la tempra, non ha il senso della responsabilità. |
| GERALD | Sei molto duro con la generazione più giovane. Io non li frequento più molto, per conto mio; ma devo dire che ho incontrato esemplari molto per bene e certi tiratori di prim’ordine — meglio di quanto fossi tu, Charles, per quel che ricordo. E poi bisogna far la tara: non abbiamo lasciato loro un mondo così comodo in cui vivere. Lasciamo che la generazione più giovane parli da sé: è la generazione di Mary. Lei che ne pensa? |
| MARY | Davvero, cugino Gerald, se vuoi notizie sulla generazione più giovane, devi chiederle a qualcun altro. Temo di non meritare il complimento: io non appartengo ad alcuna generazione. |
| (didascalia) | [Esce] |
| VIOLET | Davvero, Gerald, devo dire che sei molto privo di tatto, e credo che Charles avrebbe potuto essere più riguardoso. |
| GERALD | Mi dispiace molto: ma perché s’è offesa? Volevo solo tirarla nella conversazione. |
| CHARLES | È una brava ragazza; ma per lei è un’età difficile. Suppongo che vada per i trent’anni? Dovrebbe sposarsi, ecco che cos’è. |
| AMY | E si sarebbe sposata, se le cose fossero andate come volevo io. Il ritorno di Harry non le rende le cose facili in questo momento: ma la vita può ancora aggiustarsi. Intanto lasciamo l’argomento. Meno se ne parla, meglio è. |
| GERALD | A proposito, Amy, quando devono arrivare tutti i ragazzi? |
| AMY | Non voglio che l’orologio si fermi nel buio. Se volete sapere perché non lascio mai Wishwood, la ragione è questa. Tengo in vita Wishwood per tenere in vita la famiglia, per tenerli uniti, per tenere in vita me, e vivo per tenere in vita loro. Nessuno di voi capisce quanto è vecchio, e la morte verrà a voi come una mite sorpresa, un brivido d’un attimo in una stanza vuota. Solo Agatha pare scoprire nella morte un qualche senso che io non trovo. — Sono certa soltanto di Arthur e di John, Arthur a Londra, John nel Leicestershire: dovrebbero essere qui tutti e due in buon tempo per il pranzo. Harry mi ha telefonato da Marsiglia, sarebbe venuto in aereo a Parigi, e di là a Londra, e sperava d’arrivare nel corso della serata. |
| VIOLET | Harry è sempre stato il più probabile a far tardi. |
| AMY | Questa volta non sarà colpa sua. Siamo molto fortunati d’avere Harry, comunque. |
| IVY | E quando prenderai la tua torta di compleanno, Amy, e aprirai i tuoi regali? |
| AMY | Dopo il pranzo: è il momento migliore. |
| IVY | È la prima volta che non prendi la torta e i regali all’ora del tè. |
| AMY | Questa è un’occasione molto particolare, come dovresti sapere. Sarà la prima volta in otto anni che siamo tutti insieme. |
| AGATHA | Sarà piuttosto penoso per Harry, dopo otto anni e tutto ciò che è accaduto, tornare a Wishwood. |
| GERALD | Perché penoso? |
| VIOLET | Gerald! sai che cosa intende Agatha. |
| AGATHA | Intendo penoso, perché tutto è irrevocabile, perché il passato è irrimediabile, perché il futuro si può costruire soltanto sul passato reale. Vagando ai tropici o contro la scena dipinta del Mediterraneo, Harry deve avere spesso ricordato Wishwood — il tè in camera dei bambini, le vacanze di scuola, le audaci imprese sul vecchio pony, e avrà pensato di rientrare furtivo per la porticina. Troverà un nuovo Wishwood. Adattarsi è difficile. |
| AMY | Nulla è cambiato, Agatha, a Wishwood. Tutto è tenuto com’era quando lui partì, tranne il vecchio pony, e il setter bastardo che ho dovuto far sopprimere. Nulla è stato cambiato. Ci ho badato io. |
| AGATHA | Sì. Intendo che a Wishwood troverà un altro Harry. L’uomo che torna dovrà incontrare il ragazzo che partì. Là presso le scuderie, nella rimessa delle carrozze, nel frutteto, nella piantagione, giù per il corridoio che portava alla camera dei bambini, dietro l’angolo dell’ala nuova, dovrà affrontarlo — e non sarà un angolo molto allegro. Quando viene il cappio del tempo — e non viene per tutti — il nascosto è rivelato, e gli spettri si mostrano. |
| GERALD | Non capisco affatto di che cosa parli. Sembra tu voglia metterci tutti di malumore. Devo dire che non è allegro per il compleanno di Amy né per il ritorno di Harry. Fatelo sentire a casa sua, dico io! Fategli sentire che ciò che è successo non conta. Ha preso la sua medicina, non ho dubbi. Che si risposi e mandi avanti Wishwood. |
| AMY | Grazie, Gerald. Benché Agatha intenda, di regola, assai più di quanto le piaccia lasciar trapelare, devo dire che sono d’accordo con te. |
| CHARLES | Non gli scrissi mai quando perdette la moglie — fu press’a poco un anno fa, non è vero? Credi che dovrei accennarne ora? Mi pare troppo tardi. |
| AMY | Troppo tardi, senz’altro. Se vorrà parlarne lui, è un altro conto; ma non credo che lo farà. Vorrà dimenticarlo. Non uso mezzi termini davanti alla famiglia: non si può chiamarlo altro che una benedetta liberazione. VIOLET, io la chiamo provvidenziale. |
| IVY | Eppure dev’essere stato tremendo, specialmente perdere qualcuno in quel modo — spazzata via dal ponte in mezzo a una tempesta, e senza nemmeno recuperare il corpo. |
| CHARLES | «Ben nota Pari d’Inghilterra scompare da un transatlantico». |
| GERALD | Sì, è strano pensare a lei come stabilmente scomparsa. |
| VIOLET | Aveva bevuto? |
| AMY | Non glielo chiederei mai. |
| IVY | Su queste cose è molto meglio non indagare. Può averlo fatto in un accesso d’ira. |
| GERALD | Io non l’ho mai incontrata. |
| AMY | Sono molto lieta che tu non l’abbia incontrata. Sono molto lieta che nessuno di voi l’abbia mai incontrata. Renderà la situazione molto più facile, ed è per questo che tenevo tanto che foste tutti qui. Non sarebbe mai stata una della famiglia, non desiderò mai essere una della famiglia, voleva soltanto tenerselo per sé per soddisfare la propria vanità. Per questo se lo trascinò per tutta l’Europa e per mezzo il mondo in alberghi costosi e in compagnie poco desiderabili che poteva scegliersi lei. Non volle mai i parenti di Harry né i vecchi amici di Harry; non volle mai adattarsi a Harry, ma soltanto abbassare Harry al proprio livello. Ombra inquieta, tremante, dipinta in vita, è meno d’un’ombra nella morte. Tanto vale che sappiate tutti la verità per amore del futuro. Non ci può essere dolore né rimpianto né rimorso. L’avrei impedito se avessi potuto. Per amore del futuro: Harry deve prendere il comando a Wishwood e spero che riusciremo a costruire la sua felicità futura. Non discutete della sua assenza. Comportatevi soltanto come se nulla fosse accaduto in questi otto anni. |
| GERALD | Sarà un poco difficile. |
| VIOLET | Sciocchezze, Gerald! Devi capire da te che è l’unica cosa da fare. |
| AGATHA | Così, con devozione attentissima, così, con cura precisa del particolare, con preparazione invadente di ciò che è già preparato, gli uomini stringono il nodo della confusione in perfetto malinteso, proiettando una lampadina tascabile d’osservazione sull’opacità l’uno dell’altro, trascurando tutti gli avvertimenti del mondo dietro l’angolo: il discorso del vento nell’agrifoglio secco, l’inclinazione della luna, l’attrazione del passaggio buio, la zampa sotto la porta. CORO (IVY, VIOLET, GERALD e CHARLES). Perché ci sentiamo imbarazzati, impazienti, inquieti, a disagio, radunati come attori dilettanti a cui non siano state assegnate le parti? Come attori dilettanti in un sogno quando il sipario si alza, e si scoprono vestiti per un’altra commedia, o d’aver provato le parti sbagliate, in attesa del fruscio in platea, del risolino in prima galleria, delle risate e dei fischi in loggione? |
| CHARLES | Avrei potuto essere in St. James’s Street, in una poltrona comoda un po’ più vicina al fuoco. |
| IVY | Avrei potuto essere in visita dalla cugina Lily a Sidmouth, se non avessi dovuto venire a questa festa. |
| GERALD | Avrei potuto essere ospite di Compton-Smith, giù nella sua tenuta nel Dorset. |
| VIOLET | Avrei dovuto aiutare Lady Bumpus, al Tè Americano del Vicario. |
| CORO | Eppure siamo qui per ordine di Amy, a recitare una parte non letta in qualche mostruosa farsa, ridicoli in una pantomima da incubo. |
| AMY | Che c’è? M’è parso di veder passare qualcuno davanti alla finestra. Che ora è? |
| CHARLES | Quasi le sette meno venti. |
| AMY | John dovrebbe essere qui ormai, ha la strada più breve. John almeno, se non Arthur. Ascoltate, viene qualcuno: sì, dev’essere John. |
| (didascalia) | [Entra HARRY] |
| AMY | Harry! |
| (didascalia) | [HARRY si ferma di colpo sulla porta e fissa la finestra] |
| IVY | Benvenuto, Harry! |
| GERALD | Ben fatto! |
| VIOLET | Benvenuto a casa, a Wishwood! |
| CHARLES | Ma insomma, che cosa c’è? |
| AMY | Harry, se vuoi che si tirino le tende devi lasciarmi suonare per Denman. |
| HARRY | Come potete sedere in questo bagliore di luce, esposti a tutto il mondo? Se sapeste che aspetto avevate, quando vi ho visti dalla finestra! Vi piace essere fissati da occhi attraverso una finestra? |
| AMY | Dimentichi, Harry, che sei a Wishwood, non in città, dove bisogna chiudere le persiane. Non c’è nessuno a vederti se non i nostri servitori, che sono di qui. E tutti hanno voglia di rivederti, Harry. |
| HARRY | Guardate là, guardate là: li vedete? |
| GERALD | No, non vedo nessuno in giro. |
| HARRY | No, no, non là. Guardate là! Non li vedete? Voi non li vedete, ma io li vedo, e loro vedono me. Questa è la prima volta che li vedo. Negli Stretti di Giava, nel Mare di Sonda, nella dolce, stucchevole notte tropicale, sapevo che venivano. In Italia, da dietro il roveto dell’usignolo, gli occhi mi fissavano, e corrompevano quel canto. Dietro le palme del Grand Hotel c’erano sempre. Ma io non li vedevo. Perché dovevano aspettare che tornassi a Wishwood? C’erano mille luoghi dove avrei potuto incontrarli! Perché qui? perché qui? Molti auguri per il tuo giorno, madre. Zia Ivy, zia Violet, zio Gerald, zio Charles. Agatha. |
| AMY | Siamo molto lieti d’averti di nuovo qui, Harry. Ora saremo tutti insieme a pranzo. I servitori aspettavano con ansia il tuo arrivo: vuoi che entrino dopo il pranzo, o preferisci aspettare domani? Sono certa che devi essere stanco. Troverai tutti qui, e tutto uguale. Il signor Bevan — ricordi — vuol venire domani per certi affari legali, una questione di tasse — ma credo che tu preferisca aspettare d’esserti riposato. La tua camera è tutta pronta per te. Nulla è stato cambiato. |
| HARRY | Cambiato? nulla cambiato? come potete dire che nulla è cambiato? Avete tutti un’aria così avvizzita e giovane. |
| GERALD | Domani dobbiamo fare una cavalcata. Vedrai che conosci la campagna bene come sempre. Non ce n’era un palmo che tu non conoscessi. Ma dovrai provvedere a un paio di nuovi cavalli da caccia. |
| CHARLES | E ho un nuovo negoziante di vini da raccomandarti; la tua cantina avrebbe bisogno d’un po’ d’attenzione. |
| IVY | E dovrai proprio trovare un successore al vecchio Hawkins. È davvero ora che il vecchio vada in pensione. Ha lasciato andare in malora il giardino roccioso, ed è quasi mezzo cieco. L’ho detto a tua madre volta su volta: non ha fatto nulla perché preferiva aspettare il tuo arrivo. |
| VIOLET | E volta su volta ho parlato a tua madre dello sciupio che c’è in cucina. La signora Packell è troppo vecchia per sapere ciò che fa. Ci vuole proprio un uomo a dirigere le cose a Wishwood. |
| AMY | Vedi che i tuoi zii e le tue zie sono molto premurosi, Harry. Li ho sempre trovati pronti a dar consigli che non ho mai seguito. Ora è affar tuo. Io non ho fatto che lottare per tener su Wishwood e per non fare mutamenti prima del tuo ritorno. Ora tocca a te dirigere. Sono una vecchia. Non potranno più darmi consigli quando sarò morta. |
| IVY | Oh, cara Amy! Nessuno vuole che tu muoia, ne sono certa! Ora che Harry è tornato, è il momento di pensare a vivere. |
| HARRY | Tempo e tempo e tempo, e mutamento, nessun mutamento! Cercate tutti di parlare come se nulla fosse accaduto, eppure non parlate d’altro. Perché non venire al punto? O se volete fingere che io sia un’altra persona — una persona che avete congiurato d’inventare, fatelo, prego, in mia assenza. Vi sarò meno imbarazzante. Agatha? |
| AGATHA | Credo, Harry, che essendo giunti a questo punto — se non vuoi finzioni, non facciamo finzioni: e tu devi provare subito a farci capire, e noi dobbiamo provare a capirti. |
| HARRY | Ma come posso spiegare, come posso spiegarvelo? Capirete meno dopo che avrò spiegato. Tutto ciò che potrei sperare di farvi capire sono soltanto eventi: non ciò che è accaduto. E le persone a cui non è mai accaduto nulla non possono capire l’irrilevanza degli eventi. |
| GERALD | Beh, non puoi dire che a me non sia accaduto nulla. Cominciai da ragazzo sulla Frontiera di Nord-Ovest — sono stato in strette per la maggior parte della vita e in certi pasticci piuttosto brutti. |
| CHARLES | E non c’è molto che potrebbe sorprendermi, Harry; o scandalizzarmi, del resto. |
| HARRY | Voi siete tutte persone a cui nulla è accaduto, al più un continuo urto di eventi esterni. Avete attraversato la vita nel sonno, senza destarvi mai all’incubo. Vi dico che la vita sarebbe insopportabile se foste ben desti. Voi non conoscete il puzzo nocivo introvabile nelle fogne, inaccessibile agli idraulici, che ha la sua ora della notte; voi non conoscete la voce non detta del dolore nell’antica camera alle tre dell’orologio, al mattino. Non parlo della mia esperienza, ma cerco di darvi paragoni in un mezzo più familiare. Io sono la vecchia casa col puzzo nocivo e il dolore prima del mattino, in cui tutto il passato è presente, ogni degradazione è irredimibile. Quanto a ciò che accade — del passato voi non potete vedere che ciò che è passato, non ciò che è sempre presente. È questo che conta. |
| AGATHA | Nondimeno, Harry, meglio che tu ce lo dica come puoi: parla nella tua lingua, senza fermarti a discutere se sia troppo al di là della nostra comprensione. |
| HARRY | L’improvvisa solitudine in un deserto affollato, in un fumo denso, molte creature che si muovono senza direzione, perché nessuna direzione porta in alcun luogo se non in giro e in giro dentro quel vapore — senza scopo, e senza principio di condotta, in guizzanti intervalli di luce e di tenebra; l’anestesia parziale del soffrire senza sentire e la parziale osservazione del proprio automatismo mentre la lenta macchia affonda più addentro nella pelle contaminando la carne e scolorando l’osso — questo è ciò che conta, ma è indicibile, intraducibile: parlo in termini generali perché il particolare non ha lingua. Si crede di fuggire con la violenza, ma si resta soli in un deserto sovraffollato, urtati dai fantasmi. Fu soltanto invertire l’insensata direzione per un istante di riposo sulla ruota ardente, quella notte senza nubi in mezzo all’Atlantico, quando la spinsi giù. |
| VIOLET | L’hai spinta? |
| HARRY | Non immaginereste mai che qualcuno possa affondare così in fretta. Avevo sempre supposto che, dovunque andassi, lei sarebbe stata con me; qualunque cosa facessi, che fosse inuccidibile. Non fu così. Ogni cosa è vera in un senso diverso. M’aspettavo di trovarla quando tornai in cabina. Più tardi mi agitai, credo d’aver fatto ricerche; il commissario e il cameriere furono estremamente comprensivi e il medico molto premuroso. Quella notte dormii pesantemente, solo. |
| AMY | Harry! |
| CHARLES | Non devi indulgere a fantasie tanto pericolose. Non fai che male a tua madre e a te stesso. Certo sappiamo che cosa accadde davvero, l’abbiamo letto sui giornali — non c’è bisogno di tornarci sopra. Ricorda, ragazzo mio, capisco: la vostra vita insieme lo faceva sembrare più orribile. C’è molto nel mio stesso passato che mi pesa sul petto quando mi sveglio, come faccio ora, presto prima del mattino. Capisco questi sentimenti meglio di quanto tu creda — ma non hai ragione di rimproverarti. La tua coscienza può essere tranquilla. |
| HARRY | Va assai più a fondo di ciò che la gente chiama la propria coscienza; è proprio il cancro che divora l’io. Sapevo come l’avreste presa. Prima di tutto isolate il singolo evento come qualcosa di così spaventoso che non può essere accaduto, perché non lo potreste sopportare. E dunque dovete credere che io soffra di allucinazioni. Non è la mia coscienza, non è la mia mente, a essere malata, ma il mondo in cui devo vivere. — Giacqui due giorni in un contento torpore; poi mi ripresi. Ho paura del sonno: una condizione in cui si può essere colti per l’ultima volta. E anche del risveglio. Lei è più vicina che mai. La contaminazione ha raggiunto il midollo e loro sono sempre vicini. Qui, più vicini che mai. Sono vicinissimi, qui. Non me l’aspettavo. |
| AMY | Harry, Harry, sei molto stanco e sovreccitato. Venendo da tanto lontano e con tanta fretta, il mutamento è troppo brusco per te. Non sei avvezzo al nostro clima nebbioso e alla campagna del nord. Quando rivedrai Wishwood di giorno, tutto sarà di nuovo uguale. Ti prego, va’ ora a riposare prima del pranzo. Fatti preparare un bagno caldo da Downing, e ti sentirai meglio. |
| AGATHA | Ci sono certi punti che ancora non capisco: saranno chiari più tardi. Sono anche convinta che tu possieda soltanto un frammento della spiegazione. È soltanto per ciò che non capisci che senti il bisogno di dichiarare ciò che capisci. C’è altro da capire: tienti fermo a questo come alla via della libertà. |
| HARRY | Credo di vedere che cosa intendi, oscuramente — come una volta spiegasti il singhiozzo nel camino, il male nell’armadio buio, che dicevano non ci fosse, che spiegavano via, mentre tu li spiegavi o almeno mi facesti cessare d’averne paura. Vado a fare il bagno. |
| (didascalia) | [Esce] |
| GERALD | Dio ci scampi! Non avrei mai creduto che fosse grave a questo punto. |
| VIOLET | C’è una cosa sola da fare: Harry deve vedere un medico. |
| IVY | Ma io ho sentito dire — ho udito di casi simili prima d’ora — che le persone nella sua condizione tradiscono spesso il più smodato risentimento a una simile proposta. Sanno essere astutissimi — il loro male li fa tali. Non vogliono essere guariti e sanno che cosa stai pensando. |
| CHARLES | Probabilmente ha lasciato crescere quest’idea nella sua mente, vivendo fra estranei, senza nessuno con cui parlare. Sospetto che sia semplicemente il desiderio di sbarazzarsi di lei a fargli credere d’averlo fatto. Non sa fidarsi della propria fortuna. Credo che tutto ciò che gli occorre sia qualcuno con cui parlare, per togliersela dalla mente. Gli parlerò domani. |
| AMY | Certamente no, Charles, tu non sei la persona adatta. Preferisco credere che pochi giorni a Wishwood fra i suoi, siano tutto ciò che gli occorre. |
| GERALD | Nondimeno, Amy, c’è qualcosa nel suggerimento di Violet. Perché non telefonare a Warburton, e chiedergli d’unirsi a noi? È un vecchio amico di famiglia, è perfettamente naturale che lo si inviti. Ha curato tutti i ragazzi quand’erano bambini. Gli dirò io una parola. Può parlare con Harry, e Harry non avrà da sospettare nulla. Mi fiderei del parere di Warburton. |
| AMY | Se qualcuno deve parlare al dottor Warburton dovrei essere io. Che cosa ne pensa Agatha? |
| AGATHA | Mi pare una mossa necessaria in un’azione non necessaria, non per il bene che farà ma perché nulla resti intentato sul margine dell’impossibile. |
| AMY | Molto bene. Telefonerò io stessa al medico. |
| (didascalia) | [Esce] |
| CHARLES | Intanto ho un’idea. Perché non interrogare Downing? Sta con Harry da dieci anni, è assolutamente discreto. Era con loro sulla nave. Potrebbe essere utile. |
| IVY | Charles! non supporrai davvero che possa averla spinta lui? |
| CHARLES | In ogni caso, non biasimerei Harry. Avrei potuto fare la stessa cosa io stesso, un tempo. Nessuno sa che cosa è capace di fare finché non c’è qualcuno di cui vuole sbarazzarsi. |
| GERALD | Anche così, non vogliamo che Downing sappia più di quanto già sa. E anche se sapesse, è molto meglio che non sappia che lo sapevamo anche noi. Perché non lasciar dormire i cani che dormono? |
| CHARLES | Tuttavia c’è una domanda o due |
| (didascalia) | [Suona il campanello] |
| CHARLES | che vorrei fare a Downing. Non saprà perché lo chiedo. |
| (didascalia) | [Entra DENMAN] |
| CHARLES | Denman, dov’è Downing? È di sopra con Sua Signoria? |
| DENMAN | È fuori nella rimessa, signore, con l’automobile di Sua Signoria. |
| CHARLES | Digli che vorrei scambiare una parola con lui, per favore. |
| (didascalia) | [Esce DENMAN] |
| VIOLET | Charles, se sei deciso a questa indagine, che sono convinta non ci porterà in nessun luogo, e che son sicura Amy disapproverebbe — desidero soltanto esprimere la mia enfatica protesta tanto contro il tuo scopo quanto contro i mezzi che impieghi. |
| CHARLES | Il mio scopo è scoprire che cosa c’è che non va in Harry: finché non lo sappiamo, non possiamo far nulla per lui. E quanto ai mezzi, non possiamo permetterci d’essere schizzinosi nell’afferrare qualunque cosa ci capiti a portata di mano. Se t’interessa aiutare Harry non puoi certo obiettare ai mezzi. |
| VIOLET | Io obietto. |
| IVY | E desidero associarmi a mia sorella nelle sue obiezioni — |
| AGATHA | Io non ho obiezioni, non più di quante ne abbia a chiamare il dottor Warburton: vedo soltanto che tutto questo è del tutto irrilevante; faremmo meglio a lasciare che Charles parli con Downing e segua i propri metodi. |
| (didascalia) | [Si alza] |
| VIOLET | Io non sono d’accordo. Credo che ci debbano essere testimoni. Intendo restare. E desidero essere presente per udire ciò che dice Downing. Voglio saperlo subito, non che me lo si racconti dopo. |
| IVY | E io resterò con Violet. |
| AGATHA | Tornerò quando Downing vi avrà lasciati. |
| (didascalia) | [Esce] |
| CHARLES | Ebbene, mi dispiace molto che la vediate tutti così: ma ci sono semplicemente momenti in cui non resta che prendere il toro per le corna, e questo è uno. |
| (didascalia) | [Bussano: ed entra DOWNING] |
| CHARLES | Buonasera, Downing. È bello rivederti, dopo tutti questi anni. Stai bene, spero? |
| DOWNING | Grazie, molto bene davvero, signore. |
| CHARLES | Mi dispiace mandarti a chiamare così bruscamente, ma ho una domanda da farti, son sicuro che non ti spiacerà, riguarda Sua Signoria. Ti sei occupato di Sua Signoria per più di dieci anni … |
| DOWNING | Undici anni, signore, alla prossima Annunciazione. |
| CHARLES | Undici anni, e lo conosci piuttosto bene. E son certo che sei stato anche un buon amico per lui. Non lo vedevamo da quasi otto anni; e a dire la verità, ora che l’abbiamo visto, siamo un po’ in pena per la sua salute. Non sembra … proprio se stesso. |
| DOWNING | Del tutto naturale, se posso dirlo, signore, dopo ciò che è successo. |
| CHARLES | Appunto, appunto. Downing, tu eri con loro nel viaggio da New York — non abbiamo saputo molto delle circostanze; sapemmo solo ciò che leggemmo sui giornali — certo, sui giornali ce ne fu fin troppo. Downing, credi che possa essere stato suicidio, e che Sua Signoria lo sapesse? |
| DOWNING | Improbabile, signore, se posso dirlo. Molto più probabile che sia stato un incidente. Voglio dire, conoscendo Sua Signoria la Lady, non credo che avesse il coraggio. |
| CHARLES | Parlava mai di suicidio? |
| DOWNING | Oh sì, ne parlava, ogni tanto. Ma secondo me sono proprio quelli che ne parlano i meno probabili. A mio modo di vedere lo faceva solo per spaventare la gente. Se mi spiego — solo per l’effetto. |
| CHARLES | Capisco, Downing. Era di buon umore? |
| DOWNING | Beh, sempre press’a poco uguale, signore. Voglio dire, sempre su e giù. Giù la mattina, e su la sera, e allora si eccitava piuttosto, e, in un certo modo, diventava sconsiderata, signore. Se posso permettermi, signore, ho sempre pensato che pochissimi cocktail facessero molta strada con Sua Signoria la Lady. Non era di quelle fatte per bere: per certuni è naturale e per altri no. |
| CHARLES | E come stava Sua Signoria, durante il viaggio? |
| DOWNING | Beh, si direbbe depresso, signore. Ma lei sa che Sua Signoria è sempre stato molto quieto: rarissimo che io l’abbia visto di buon umore. Per quel che vale il mio giudizio, ho sempre detto che Sua Signoria soffriva di quella che chiamano una specie di repressione. Ma ciò che mi colpì … più nervoso del solito; voglio dire, si vedeva che era nervoso. Si comportava come se pensasse che qualcosa potesse accadere. |
| CHARLES | Che genere di cosa? |
| DOWNING | Beh, non lo so, signore. Ma pareva molto in ansia per la mia Lady. Cercava di tenerla dentro quando il mare era grosso, non gli piaceva vederla sporgersi dal parapetto. Ebbe un bello spavento, una volta o due. Ma sa, è solo la mia opinione, signore, che Sua Signoria sia piuttosto sensitivo, come dicono. |
| CHARLES | Stavano sempre insieme? |
| DOWNING | Sempre, signore. Era proprio questa la mia lagnanza contro la mia Lady. È mia opinione che marito e moglie non dovrebbero vedersi troppo, signore. Proprio il contrario dell’opinione comune, oserei dire. Lei non lo lasciava mai solo. Ed ecco la mia lagnanza contro questi transatlantici: con tutte le loro piscine e le loro palestre non c’è nemmeno un posto dove un uomo possa andare a fumare in pace, dove le donne non possano seguirlo. Non lo perdeva mai di vista. |
| CHARLES | Quella sera, lo vedesti? |
| DOWNING | Oh sì, signore, son sicuro d’averlo visto. Non voglio dire che avessi ordini — Sua Signoria è sempre riguardosissimo nel non tenermi alzato. Ma quando dico che l’ho visto, voglio dire che l’ho visto per caso. Vede, signore, io ero giù in classe turistica, e presi un po’ d’aria prima d’andare a letto, e si poteva vedere l’angolo del ponte superiore. E ricordo che là vidi Sua Signoria appoggiato al parapetto, che guardava l’acqua — non c’era luna, ma ero sicuro che fosse lui. Mentre facevo il mio giro, per quasi mezz’ora restò là solo, guardando oltre il parapetto. Sua Signoria la Lady doveva star bene, allora, non è vero, signore? o l’avrebbe saputo lui. |
| CHARLES | Oh sì … appunto. Grazie, Downing, non credo che ci occorra altro. |
| GERALD | Oh, Downing, c’è qualcosa che non va nell’automobile di Sua Signoria? |
| DOWNING | Oh no, signore, è in ottimo stato di marcia: ci bado io. |
| GERALD | Mi domandavo soltanto perché ci sei stato attorno stasera. |
| DOWNING | Nulla che non vada, signore: solo, mi piace tenerla sempre pronta. Le occorre altro, signore? |
| GERALD | Grazie, Downing; nulla più. |
| (didascalia) | [Esce DOWNING] |
| VIOLET | Ebbene, Charles, devo dire che, con le tue indagini, pare tu abbia lasciato le cose press’a poco com’erano — salvo l’aver tirato dentro Downing: il che disapprovo. |
| CHARLES | Il che tu disapprovi. Ma io credo che un complice inconsapevole sia desiderabile. |
| CORO | Perché stiamo qui come colpevoli congiurati, in attesa di qualche rivelazione, quando il nascosto sarà esposto, e lo strillone griderà per la strada? Quando il privato sarà fatto pubblico, il fotografo qualunque lampeggerà per i giornali illustrati: perché ci stringiamo insieme in un’orrida amicizia di sventura? perché dobbiamo essere implicati, coinvolti e riuniti? |
| IVY | Non mi fido di Charles, con la sua sicura volgarità, acquistata da compagnie mondane. |
| GERALD | Ivy si preoccupa solo di sé, e del suo credito fra le sue conoscenze di decoro sbrindellato. |
| VIOLET | Gerald è certo di fare qualche sproposito, fuori dall’esercito è inutile. |
| CHARLES | Violet teme che il suo rango di sorella di Amy ne esca sminuito. |
| CORO | Tutti noi facciamo la pretesa d’essere la rara eccezione alla schiavitù universale. Ci piace comparire sui giornali purché stiamo nella colonna giusta. Sappiamo dell’incidente ferroviario, sappiamo della trombosi improvvisa e dell’arteria che lentamente s’indurisce. Ci piace che gli altri pensino bene di noi perché possiamo pensare bene di noi stessi. E qualunque spiegazione ci basta: chiediamo soltanto d’essere rassicurati sui rumori nella cantina e sulla finestra che non avrebbe dovuto restare aperta. Perché ci comportiamo tutti come se la porta potesse aprirsi all’improvviso, le tende essere scostate, la cantina fare qualche spaventosa rivelazione, il tetto sparire, e noi cessare d’essere sicuri di ciò che è reale o irreale? Tenete duro, tenete duro, dobbiamo insistere che il mondo è ciò per cui l’abbiamo sempre preso. VOCE DI AMY. Ivy! Violet! Arthur o John sono già arrivati? |
| IVY | Non ci sono notizie di Arthur o di John. |
| (didascalia) | [Entrano AMY e AGATHA] |
| AMY | È molto seccante. Avevano promesso tutti e due d’essere qui in buon tempo per il pranzo. È molto seccante. Ora arriveranno a stento in tempo per vestirsi. Non capisco che cosa possa essere andato storto a tutti e due, venendo da direzioni diverse. Bene, dobbiamo andare a vestirci, suppongo. Spero che Harry si sentirà meglio dopo il riposo di sopra. |
| (didascalia) | [Escono, tranne AGATHA] |
Atto 1, Scena 2
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | AGATHA |
| (didascalia) | [Entra MARY con dei fiori] |
| MARY | La primavera è molto tarda in questo paese del nord, tarda e incerta, si aggrappa al muro a mezzogiorno. Dal giardino il giardiniere non aveva fiori da darmi per stasera. |
| AGATHA | Dimentico sempre quanto sia tarda la primavera, qui. |
| MARY | Preferirei aspettare i nostri fiori sbattuti dal vento, quali che siano, piuttosto che questi fiori da serra che non appartengono a questo luogo, che non conoscono il vento e la pioggia, come li conosco io. |
| AGATHA | Mi domando quanti saremo a cena. |
| MARY | Sette … nove … dieci di sicuro. Sento dire che Harry è già arrivato, ed era l’unico che fosse incerto. Arthur o John possono far tardi, s’intende. Forse dovremo ritardare la cena … |
| AGATHA | E anche il dottor Warburton. Almeno, Amy lo ha invitato. |
| MARY | Il dottor Warburton? Poteva ben dirmelo; è molto difficile dover far conto su un numero incerto. Perché lo ha invitato? |
| AGATHA | Le è venuto in mente d’invitarlo soltanto poco fa. |
| MARY | Bene, qualcosa si può dire in favore d’avere un estraneo; ché cosa c’è di più formale d’una cena di famiglia? Un’occasione ufficiale di gente a disagio che s’incontra di rado, e fa conversazione. Sono contentissima se viene il dottor Warburton. Dovrò sedere fra Arthur e John. Che cosa è peggio: cercare che dire a John, o dover ascoltare le chiacchiere di Arthur quando crede di comportarsi da uomo di mondo? Cugina Agatha, voglio un tuo consiglio. |
| AGATHA | Avrei creduto che ne avessi avuti più di quanti ne volessi, ai tempi del collegio. |
| MARY | Potevo immaginare che me lo avresti rinfacciato. So di non essere stata una delle tue allieve predilette: ti vedevo soltanto come una direttrice severa che sapeva il modo di dominare le ragazze timide. Non ti vedo diversamente adesso; ma vorrei davvero aver seguito il tuo consiglio e aver cercato un posto all’università, sette anni fa. Ora voglio il tuo consiglio, perché non c’è nessun altro a cui chiederlo, e perché sei forte, e perché tu non appartieni a questa casa più di quanto le appartenga io. Voglio andarmene. |
| AGATHA | Dopo sette anni? |
| MARY | Oh, tu non capisci! Ma capisci benissimo. Vuoi solo sapere se capisco io. Sai perfettamente bene che ciò che la cugina Amy vuole, di solito lo ottiene. Perché vieni qui così di rado? Non hai paura di lei, ma credo che tu abbia voluto evitare lo scontro. Suppongo che avrei potuto andarmene, se avessi avuto il coraggio morale, anche contro una volontà come la sua. So molto bene perché volle trattenermi. Non aveva bisogno di me: se la sarebbe cavata altrettanto bene con una serva a pagamento o senza nessuno. Mi voleva soltanto per Harry — non è un gran complimento: voleva soltanto avere una nuora docile e con pochissimo denaro, una governante-dama di compagnia per sé e per Harry. Anche quando lui si sposò, continuò a tenermi stretta perché non sopportava di lasciar cadere un progetto; e perfino quando lei morì: credetti che la cugina Amy — quasi lo credetti — l’avesse uccisa col volerlo. Non suona orribile? So bene che suona così. L’hai mai incontrata? Com’era? |
| AGATHA | Sono l’unica che l’abbia mai incontrata, l’unica che Harry invitò alle sue nozze: Amy non lo seppe. Provavo pena per lei; vedevo che diffidava di me — aveva paura della famiglia, voleva combatterla — con le armi dei deboli, che sono troppo violente. E non dev’essere stato facile vivere con Harry. Non è quello che lei fece a Harry che importa, io credo, ma quello che lui fece a se stesso. |
| MARY | Ma solo quando ho saputo che Harry era tornato ho sentito la forza di andarmene. So che devo andare. Ma dove? Voglio un impiego: e tu puoi aiutarmi. |
| AGATHA | Mi dispiace molto, Mary, ho molta pena di te; anche se forse non mi credi capace d’un simile sentimento. Vorrei aiutarti: ma non devi fuggire. In qualunque tempo prima d’ora sarebbe stato segno di coraggio e sarebbe stato giusto. Ora il coraggio è solo l’attimo e l’attimo è solo paura e orgoglio. Io vedo più di questo, più di quanto possa dirti, più di quanto vi siano parole. In questo momento non c’è decisione da prendere; la decisione sarà presa da potenze che ci oltrepassano e che di tanto in tanto affiorano. Tu ed io, Mary, siamo soltanto di guardia e in attesa: non è la parte più facile. Devo andare a cambiarmi per la cena. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MARY | Dunque non vuoi aiutarmi! Attendere, attendere, sempre attendere. Credo che questa casa voglia tenerci in attesa. |
| (didascalia) | [Entra HARRY] |
| HARRY | In attesa? Di che cosa? |
| MARY | Come stai, Harry. Sei sceso molto presto. Credevo fossi appena arrivato. Hai fatto un buon viaggio? |
| HARRY | Non molto. Ma almeno non è durato a lungo. Come stai tu, Mary? |
| MARY | Oh, molto bene. Che cosa cerchi? |
| HARRY | Avevo appena notato che questa stanza è del tutto immutata: le stesse tende … gli stessi quadri … perfino il tavolo, le sedie, il divano … tutto nelle stesse posizioni. Cercavo di vedere se qualcosa fosse cambiato, ma se lo è, non riesco a trovarlo. |
| MARY | Tua madre ha insistito perché tutto fosse tenuto com’era quando partisti. |
| HARRY | Vorrei che non l’avesse fatto. È cosa contro natura, questo arrestare il normale mutare delle cose: ma le somiglia molto. Avrei potuto aspettarmelo. Non fa che rendere il mutare delle persone tanto più manifesto. |
| MARY | Sì, qui non cambia nulla, e noi tiriamo avanti … inaridendoci, suppongo, senza accorgerci del mutamento. Ma a te, ne son certa, dobbiamo sembrare molto cambiati. |
| HARRY | Tu non sei cambiata quasi per nulla — e non ti vedevo da quando lasciasti Oxford. |
| MARY | Bene, devo andare a cambiarmi per la cena. Cambiamo, sì — fino a quel punto. |
| HARRY | No, non andare ancora. |
| MARY | Sei contento d’essere a casa? |
| HARRY | C’era qualcosa che volevo chiederti. Non lo so ancora. Per tutti questi anni ho avuto la brama di tornare perché credevo che non l’avrei mai fatto. Pensavo fosse un luogo dove la vita era sostanziale e semplificata — ma la semplificazione avvenne nella mia memoria, credo. Pare che non mi libererò di nulla. Di nessuna delle ombre da cui volevo fuggire; e nello stesso tempo altri ricordi, più antichi, dimenticati, cominciano a tornare dalla mia infanzia. Non so spiegarlo. Ma credevo di poter fuggire da una vita a un’altra, e forse è tutta una vita sola, senza scampo. Dimmi, sei mai stata felice qui, da bambina, a Wishwood? |
| MARY | Felice? non proprio, benché non abbia mai saputo perché: pareva sempre che dovesse essere colpa mia, e non essere mai felice era sempre essere cattiva. Ma c’erano ragioni: ero soltanto una cugina tenuta qui perché non si sapeva che altro farne. Non appartenevo a questa casa. Per te era diverso. E tu sembravi tanto più grande. Ci incutevi una specie di soggezione — almeno, a me. |
| HARRY | Perché non eravamo felici? |
| MARY | Ebbene, tutto pareva imposto su di noi; perfino le cose belle erano già lì apparecchiate, e gli svaghi erano sempre preparati con tanta cura; non c’era mai tempo per inventare i nostri divertimenti. Ma forse era tutto disegnato per te, non per noi. |
| HARRY | No, non pareva così. Ero parte del disegno come te. Ma quale era il disegno? Non riuscì mai. Ma ti ricordi |
| MARY | L’albero cavo in quella che chiamavamo la boscaglia |
| HARRY | Giù presso il fiume. Quello era il fortino da cui combattevamo gli Indiani, Arthur e John. |
| MARY | Era la caverna dove ci trovavamo al chiaro di luna per evocare gli spiriti maligni. |
| HARRY | Arthur e John. Naturalmente fummo puniti per essere usciti di notte dopo che ci avevano messi a letto. Ma almeno non seppero mai dove eravamo stati. |
| MARY | Non scoprirono mai il segreto. |
| HARRY | Non allora. Ma più tardi, tornando da scuola per le vacanze, dopo il ricevimento ufficiale e le feste di famiglia, me la svignai appena potei, e scesi di nascosto al fiume a ritrovare il vecchio nascondiglio. La boscaglia non c’era più, l’albero era stato abbattuto, e una linda estiva casetta era stata eretta, «per far piacere ai bambini». È assurdo che l’unico ricordo di libertà debba essere un albero cavo in un bosco presso il fiume. |
| MARY | Ma quand’ero bambina davo tutto per scontato, compresa la stupidità dei grandi — vivevano in un altro mondo, che non mi toccava. Ora invece li trovo difficilissimi da sopportare. Sono sempre sicuri che tu debba essere felice proprio nell’istante in cui sei pienamente consapevole d’essere fuori posto, d’essere superflua. Ma perché dovrei parlare dei miei guai da poco? Devono parerti davvero trascurabili. È solo la disperazione d’ogni giorno. |
| HARRY | Una cosa tu non puoi conoscerla: l’improvvisa estinzione d’ogni alternativa, lo schianto inatteso della cateratta di ferro. Non sai che cosa sia la speranza, finché non l’hai perduta. Sai soltanto che cosa sia non sperare: non sai che cosa sia che ti venga tolta la speranza, o gettarla via, per unirti alla legione dei disperati non riconosciuti dagli altri uomini, benché talvolta l’uno dall’altro. |
| MARY | So che cosa vuoi dire. È un’esperienza che io non ho avuto. Eppure, per quanto reale, per quanto crudele, può essere un inganno. |
| HARRY | Ciò che vedo può essere un sogno o un altro; se non c’è nient’altro il più reale è ciò che temo. Il colore vivo sbiadisce insieme con l’emozione che non si può riafferrare, col bagliore sul mondo, che mai trovò il suo oggetto; e l’occhio si adatta a un crepuscolo dove la pietra morta si scopre batraciana, e il ramo afillo ofidico. |
| MARY | Ti porti dietro il tuo paesaggio non più reale dell’altro. E in un certo modo ti contraddici: quell’improvvisa comprensione della morte della speranza di cui parli, so che l’hai provata, e posso bene immaginare quanto sia atroce. Ma in questo mondo un’altra speranza continua a germogliare in un luogo inatteso, mentre noi non ne siamo consapevoli. Speravi qualcosa, tornando a Wishwood, o non saresti venuto. |
| HARRY | Qualunque cosa sperassi ora che sono qui so che non la troverò. L’istinto di tornare al punto di partenza e ricominciare come se nulla fosse accaduto, non è tutta follia? È come l’albero cavo: non c’è. |
| MARY | Ma certo, ciò che dici prova soltanto che ti aspettavi che Wishwood fosse il tuo vero io, che facesse per te qualcosa che tu solo puoi fare per te stesso. Ciò che devi mutare è qualcosa dentro di te che puoi mutare dovunque — qui come altrove. |
| HARRY | Qualcosa dentro di me, credi tu, che si possa mutare! E qui, per giunta! dove le ho sentite vicine, qui e qui e qui — dovunque io non guardi, sempre guizzanti all’angolo dell’occhio, quasi bisbiglianti appena fuori d’udito — e anche dentro, nel panico notturno del sognare la dissoluzione. Tu non sai, non puoi sapere, non puoi capire. |
| MARY | Credo che potrei capire, ma dovresti aver pazienza con me, e con chi non ha avuto la tua esperienza. |
| HARRY | Se tentassi di spiegare, non potresti mai capire: spiegare non farebbe che peggiorare il malinteso; spiegare non farebbe che allontanarmi di più da te. C’è un solo modo perché tu capisca, ed è vedere. Sono troppo scaltre per ammetterti nel nostro mondo. Il tuo non è migliore. Ci hanno pensato loro: fa parte del tormento. |
| MARY | Se credi che io sia incapace di capirti — ma in ogni caso, devo prepararmi per la cena. |
| HARRY | No, no, non andare! Ti prego, non lasciarmi proprio in questo momento. Sento che è importante. Qualcosa doveva nascere da questa conversazione. |
| MARY | Non sono una persona saggia, e nel senso comune non ti conosco molto bene, benché io ti ricordi meglio di quanto tu creda, e ricordi qual è il tuo vero essere. Non ho molta esperienza, ma ora vedo qualcosa che non viene dai maestri né dai libri, né dal pensare, né dall’osservare: qualcosa che non sapevo di sapere. Anche se, come dici, Wishwood è un inganno e la tua famiglia un’illusione — allora è tutto un’illusione, tutto ciò che senti — non intendo ciò che pensi, ma ciò che senti. Ti attacchi al ribrezzo come altri all’amore: un’infatuazione sbagliata, un bene mal diretto. Inganni te stesso come l’uomo convinto d’essere paralizzato o come l’uomo che crede d’essere cieco mentre vede ancora la luce del sole. So che questo è vero. |
| HARRY | Ho speso molti anni in viaggi inutili; tu sei rimasta in Inghilterra, eppure sembri qualcuno che viene da lontanissimo, o la cascata remota nella foresta, inaccessibile, udita a metà. E odo la tua voce come nel silenzio fra due tempeste si odono i soliti rumori discreti nell’erba e nelle foglie, della vita che persiste, e che d’ordinario passano inosservati. Forse hai ragione, benché io non sappia come tu possa saperlo. La fredda primavera — la primavera non è forse un tempo maligno, che ci eccita con voci bugiarde? |
| MARY | La fredda primavera ora è il tempo della fitta nella radice che si muove dell’agonia nel buio del flusso lento che pulsa nel tronco del dolore della gemma che si spezza. Questi sono quelli che soffrono meno: l’aconito sotto la neve e il bucaneve che grida un istante nel bosco. |
| HARRY | La primavera è un fiotto di sangue una stagione di sacrificio e il lamento della nuova alta marea che riporta i fantasmi dei morti quelli che l’inverno annegò non tornano forse i fantasmi degli annegati a riva nella primavera? Vogliono tornare, i morti? |
| MARY | Il dolore è l’opposto della gioia ma la gioia è una specie di dolore credo che l’istante della nascita sia quello in cui conosciamo la morte credo che la stagione della nascita sia la stagione del sacrificio per l’albero e per la bestia, e per il pesce che si dibatte controcorrente: e che dire dello spirito atterrito costretto a rinascere a salire verso il sole violento ali bagnate dentro la nube di pioggia piede di lepre sopra la luna? |
| HARRY | Che cosa stavamo dicendo? Credo di aver detto che pareva come se io fossi stato sempre qui e tu fossi qualcuno venuto da una gran distanza. Se io sappia ciò che dico, o perché lo dico, questo non importa. Tu mi porti notizia d’una porta che si apre in fondo a un corridoio, luce di sole e canto; quando ero certo che ogni corridoio portasse soltanto a un altro, o a un muro cieco; che io continuassi a muovermi solo per non restare fermo. Canto e luce. Ferma! Che cos’è? lo senti? |
| MARY | Che cosa, Harry? |
| HARRY | Quell’apprensione più profonda d’ogni senso, più profonda dell’odorato, ma simile a un odore in quanto è indescrivibile, un odore dolce e amaro d’un altro mondo. Lo riconosco, lo riconosco! Più potente che mai prima, un vapore che dissolve ogni altro mondo, e me dentro di esso. Oh Mary! Non guardarmi così! Ferma! Cerca di fermarlo! Me ne vado. Oh perché, adesso? Venite fuori! Venite fuori! Dove siete? Lasciatevi vedere, poiché so che siete là, so che mi spiate. Perché giocate con me, perché mi lasciate andare solo per accerchiarmi? — Quando me ne ricordo mi lasciano solo: quando le dimentico anche per un istante di disattenzione si ridestano, i cacciatori insonni che non mi lasciano dormire. Nell’attimo prima del sonno vedo sempre i loro artigli distesi quieti, come se non si fossero mai mossi. Fu solo un momento, fu un momento soltanto che stetti nella luce del sole, e credetti di potervi restare. |
| MARY | Guardami. Puoi contare su di me. Harry! Harry! Va tutto bene, ti dico. Se vorrai contare su di me, andrà tutto bene. |
| HARRY | Venite fuori! |
| (didascalia) | [Le tende si aprono, rivelando le Eumenidi nel vano della finestra.] |
| HARRY | Perché vi mostrate ora per la prima volta? Quando la conobbi, non ero la stessa persona. Non ero nessuna persona. Nulla di ciò che feci ha a che fare con me. L’accidente d’un attimo di sogno, d’un’età di sogno, quando ero qualcun altro che pensava a qualcos’altro, mi mette fra voi. Ve lo dico, non è me che state guardando, non è a me che ghignate, non è me che i vostri sguardi d’intesa incriminano, ma quell’altra persona, se persona credevate ch’io fossi: che la vostra necrofilia si pasca di quella carogna. Non se ne vanno. |
| MARY | Harry! Non c’è nessuno qui. |
| (didascalia) | [Va alla finestra e tira le tende] |
| HARRY | Erano qui, te lo dico. Sono qui. Sei tanto cieca, hai i sensi tanto ottusi da non poterle vedere? Se avessi capito che eri così ottusa, non avrei ascoltato le tue sciocchezze. Non puoi aiutarmi? Non mi sei d’alcun aiuto. Devo affrontarle. Devo combatterle. Ma sono stupide. Come si può combattere con la stupidità? Eppure devo parlare loro. |
| (didascalia) | [Si precipita avanti e lacera le tende: ma il vano è vuoto.] |
| MARY | Oh, Harry! |
Atto 1, Scena 3
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | HARRY, MARY, IVY, VIOLET, GERALD, CHARLES |
| VIOLET | Buonasera, Mary: non ti sei ancora cambiata? Come ti sembra che stia Harry? Ma chi può aver scostato quelle tende? |
| (didascalia) | [Le riaccosta] |
| VIOLET | Molto bene, mi pare, dopo un viaggio così lungo; Sai che corsa ha dovuto fare per essere qui in tempo per il compleanno di sua madre. |
| IVY | Mary, mia cara, hai composto tu questi fiori? Lascia che li cambi. Non ti spiace, vero? Me ne intendo tanto di fiori; i fiori sono sempre stati la mia passione. Sai che un tempo avevo un giardino mio, in Cornovaglia, quando potevo permettermi un giardino; e vinsi parecchi premi coi miei delphinium. Ero quasi un’autorità. |
| GERALD | Buonasera, Mary. Hai già visto Harry, mi accorgo. È bello riaverlo qui, non è vero? Dobbiamo fargli sentire d’essere a casa. E che buon auspicio che abbia potuto esserci per il compleanno di sua madre. |
| MARY | Devo andare a cambiarmi. Sono rientrata tardissimo. |
| (didascalia) | [Esce] |
| CHARLES | Ora mancano soltanto Arthur e John Sono contento che sarete tutti insieme, Harry; hanno bisogno dell’influenza del fratello maggiore. Arthur è un poco sventato, lo sai; tu dovresti fargli da freno. In fondo, sei tu il capo della famiglia. VOCE DI AMY. Violet! Sono arrivati Arthur o John? |
| VIOLET | Non è ancora arrivato nessuno dei due, Amy. |
| (didascalia) | [Entrano AMY e il DOTT. WARBURTON] |
| AMY | È davvero seccante. Che cosa sarà successo? Immagino sia la nebbia a trattenerli, e non serve a nulla telefonare in giro. Harry! Non hai visto il dottor Warburton? Sai che è il più vecchio amico della famiglia, e ti conosce da più tempo di chiunque altro, Harry. Quando ha saputo che saresti stato qui a cena ha rotto un impegno importante per venire. |
| WARBURTON | Direi che siamo cambiati parecchio entrambi, Harry. Un medico di campagna non ringiovanisce. Rivederti mi riporta più indietro di quanto tu possa ricordare. Ma non puoi aver scordato il giorno che tornasti da scuola col morbillo e quanta fatica ci volle per tenerti a letto. Non ti piaceva essere malato durante le vacanze. |
| IVY | Era spiacevole tornare a casa per prendersi una malattia. |
| VIOLET | Fu sempre lo stesso coi tuoi malanni da poco e le epidemie dei bambini: non restavi mai a letto perché eri convinto che non saresti mai guarito. |
| HARRY | E non senza qualche ragione, io credo: perché ciò che voi chiamate ritorno alla salute non è che l’incubazione di un altro male. |
| WARBURTON | Non devi prendere una veduta così pessimistica, ché è poco lusinghiera per la mia professione. Ma ricordo che, quando ero studente a Cambridge, sognavo di fare qualche grande scoperta per farla finita con questa o quella malattia. Ora che ho quarant’anni d’esperienza ho smesso di pensare in termini di laboratorio. Siamo tutti malati in un modo o nell’altro: chiamiamo salute il non trovare sintomo di malattia. La salute è un termine relativo. |
| IVY | Deve aver fatto un’esperienza ricchissima, dottore, in quarant’anni. |
| WARBURTON | Sì, davvero. Anche in uno studio di campagna. Il mio primo paziente — non ci credereste, signore — fu un assassino, che soffriva d’un cancro incurabile. Come lottò contro di esso! Non vidi mai un uomo più ansioso di vivere. |
| HARRY | Niente affatto straordinario. È davvero più difficile credere all’assassinio che credere al cancro. Il cancro è qui: il nodulo, il dolore sordo, il male che torna a tratti: l’assassinio, un rovesciarsi di sonno e veglia. L’assassinio era là. L’assassino comune si considera una vittima innocente. Per sé è ancora ciò che era stato o ciò che sarebbe. Non riesce a capire che tutto è irrevocabile, il passato irredimibile. Ma il cancro, quello sì, quello è qualcosa di reale. |
| WARBURTON | Bene, non parliamo di simili faccende. Come siamo finiti sul tema del cancro? Non lo so proprio. — Ma ora che siete tutti cresciuti non mi resta un solo paziente a Wishwood. Wishwood fu sempre un luogo freddo, ma sano. Soltanto quando ricevo un invito a cena mi capita di vedere vostra madre. |
| VIOLET | Sì, guardate vostra madre! Se non fosse che ora d’inverno non riesce a muoversi non la direste d’un giorno più vecchia che al suo compleanno di dieci anni fa. |
| GERALD | Serve a qualcosa aspettare Arthur e John? |
| AMY | Tanto vale andare a tavola. Può darsi che arrivino prima che abbiamo finito. Mi accompagna, dottore? Credo che siamo di gran lunga i più vecchi qui presenti — anzi, siamo i più antichi abitanti. Poiché venimmo per primi, per primi andremo a tavola. |
| WARBURTON | Con piacere, Lady Monchensey, e spero che l’anno venturo mi porti il medesimo onore. |
| (didascalia) | [Escono AMY, il DOTT. WARBURTON, HARRY] |
| CORO | Ho paura di tutto ciò che è accaduto, e di tutto ciò che deve venire; delle cose venture che siedono alla porta, come se fossero state là da sempre. E il passato sta per accadere, e il futuro fu deciso da gran tempo. E le ali del futuro oscurano il passato, il becco e gli artigli hanno profanato la Storia. Hanno svergognato il primo grido nella camera, il chiasso nella stanza dei bambini, mutilato l’album di famiglia, reso ridicolo il pranzo dei fittavoli, il picnic di famiglia sulla brughiera. Hanno strappato il tetto dalla casa, o forse non c’è mai stato. E l’uccello siede sul comignolo spezzato. Ho paura. |
| IVY | Questo è un terrore assai indegno, e devo lottare contro di esso. |
| GERALD | Sono avvezzo al pericolo tangibile, ma solo a ciò che posso comprendere. |
| VIOLET | È l’ottusità di Gerald e di Charles e di quel dottore, che mi dà ai nervi. |
| CHARLES | Se la faccenda fosse lasciata nelle mie mani, credo che saprei governare la situazione. |
| (didascalia) | [Escono] |
| (didascalia) | [Entra MARY, e passa oltre verso la cena. Entra AGATHA] |
| AGATHA | L’occhio è su questa casa l’occhio la ricopre ce ne sono tre insieme che i tre siano separati che il nodo che fu stretto venga sciolto che le ossa incrociate nel pozzo colmato siano infine raddrizzate che la donnola e la lontra attendano alle loro faccende l’occhio del tempo diurno e l’occhio della notte, del suo tempo, siano distolti da questa casa finché il nodo non sia sciolto l’incrociato disincrociato e ciò che è storto raddrizzato. |
| (didascalia) | [Esce verso la cena] |
| AGATHA | FINE DELLA PARTE I |
Atto 2, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | La biblioteca, dopo cena. |
| (didascalia) | HARRY, WARBURTON |
| WARBURTON | Sono lieto di qualche minuto da solo con te, Harry. Per la verità avevo un’altra ragione per venire stasera oltre al semplice onore del compleanno di tua madre. Volevo una conversazione privata con te sopra una faccenda riservata. |
| HARRY | Posso immaginarlo — benché io creda che probabilmente sarà inutile, o semmai renderà le cose un po’ più difficili. Ma parlane, se ti va. |
| WARBURTON | Tu non mi capisci. Sono certo che non puoi sapere che cosa ho in mente; e quanto al rendere le cose più difficili — è molto più difficile non essere preparati a qualcosa che con ogni probabilità accadrà. |
| HARRY | Oh Dio, uomo, le cose che stanno per accadere sono già accadute. |
| WARBURTON | In un certo senso è vero, ma a tua insaputa; e ciò che sai o non sai, in un dato momento può fare una differenza infinita per il futuro. Si tratta di tua madre … |
| HARRY | Che cosa c’è di mia madre? Tutto è sempre stato riferito alla madre. Quando eravamo bambini, prima d’andare a scuola, la regola di condotta era semplicemente far piacere alla madre; la cattiva condotta era semplicemente essere scortesi con la madre; era male tutto ciò che la faceva soffrire, ed era virtuoso tutto ciò che la rendeva felice — benché mai molto felice, ricordo. Per questo ci sentivamo tutti dei falliti prima ancora d’aver cominciato. Quando tornavamo, per le vacanze scolastiche, non erano vacanze, ma semplicemente un tempo in cui si supponeva dovessimo risarcire la madre di tutte le settimane in cui non ci aveva visti, salvo a metà trimestre; e vederci allora pareva soltanto renderla più infelice, e faceva sentire noi più colpevoli, e così ci comportavamo male il giorno dopo a scuola, per essere puniti, ché la punizione ci faceva sentire meno colpevoli. La madre non ci puniva mai, ma ci faceva sentire colpevoli. Io credo che le cose che si danno per scontate in casa lascino nei bambini un’impressione più profonda di quelle che vengono dette. |
| WARBURTON | Fermati, Harry, ti sbagli. Voglio dire, non sai ciò che voglio dirti. Puoi avere perfettamente ragione, ma ciò che ci riguarda ora è la felicità di tua madre nel futuro, per il tempo che le resta da vivere: non il passato. |
| HARRY | Oh, c’è forse differenza! Come possiamo occuparci del passato e non del futuro? o del futuro e non del passato? Ciò che ti sto dicendo è molto importante. Molto importante. Devi lasciarmi spiegare, e poi potrai parlare. Non so perché, ma proprio stasera sento un bisogno irresistibile di spiegazione — ma forse sogno soltanto di parlare e mi desterò per scoprire d’essere stato zitto o d’aver parlato a un sordo come una pietra: e gli altri paiono udire qualcosa d’altro da ciò che dico. Ma se vuoi parlare, almeno puoi dirmi qualcosa d’utile. Ricordi mio padre? |
| WARBURTON | Ma sì, certo, Harry, però davvero non vedo che cosa c’entri con la presente occasione o con ciò che ho da dirti. |
| HARRY | Ciò che hai da dirmi o è qualcosa che già so o è senza importanza, o altrimenti falso. Ma io voglio sapere di più di mio padre. Lo ricordo appena, e so molto bene che fui tenuto lontano da lui, finché se ne andò. Non lo sentimmo mai nominare, ma in un modo o nell’altro sentivamo che era sempre qui. Ma quando avremmo voluto afferrarlo, non c’era che un vuoto circondato da zie bisbiglianti: Ivy e Violet — Agatha allora non veniva mai. Dov’era mio padre? |
| WARBURTON | Harry, non giova frugare in cerca di miseria. Ce ne fu abbastanza un tempo: ma ciò che allora suppurò non ha lasciato che una cauterizzazione. Lasciala stare. Sai che tua madre e tuo padre non furono mai molto felici insieme: si separarono di comune accordo e lui andò a vivere all’estero. Eri solo un ragazzo quando morì. Non puoi ricordare. |
| HARRY | Ma ora ricordo. Non Arthur o John, erano troppo piccoli. Ma ora ricordo un giorno d’estate d’un calore inconsueto, il giorno in cui persi il mio retino per le farfalle; ricordo il silenzio, e l’eccitazione sommessa e la conversazione a bassa voce di zie trionfanti. Sono le conversazioni non colte per caso, non destinate a essere udite, con le occhiate di sbieco, che portano la morte nel cuore d’un bambino. Quello fu il giorno in cui morì. Naturalmente. Intendo, suppongo, il giorno in cui arrivò la notizia. |
| WARBURTON | Tu interpreti troppo. Sono certo che tua madre lo amò sempre; non ci fu mai il minimo sospetto di scandalo. |
| HARRY | Scandalo? chi ha detto scandalo? Io no. Sì, ora vedo. Quella notte, quando mi baciò, sentii la trappola chiudersi. Se non vuoi dirmelo, dovrò chiederlo ad Agatha. Prima non ho mai osato. |
| WARBURTON | Ti consiglio vivamente di non chiederlo a tua zia — voglio dire, non c’è nulla che possa dirti. Ma, Harry, non possiamo star qui tutta la sera, lo sai; dovrai fare la festa di compleanno, e i tuoi fratelli saranno qui. Non vuoi lasciarmi dire ciò che avevo da dire? |
| HARRY | Molto bene, dimmi. |
| WARBURTON | È della salute di tua madre che volevo parlarti. Devo dirti, Harry, che benché tua madre sia ancora così sveglia, così vigorosa di mente, benché sembri vitale come sempre — è soltanto la forza della sua personalità, la sua volontà indomabile, che la tiene in vita. Non ho bisogno d’entrare nei tecnicismi in questo momento. Tutta la macchina è debole e va scemando. Il suo cuore è molto fiacco. Con cura, ed evitando ogni emozione, può vivere parecchi anni. Uno choc improvviso potrebbe portarsela via da un momento all’altro. Se fosse stata un’altra donna non sarebbe vissuta fino a oggi. La sua determinazione l’ha tenuta in piedi: è vissuta solo per il tuo ritorno a Wishwood, perché tu prendessi il comando a Wishwood, e per questa ragione è essenzialissimo che nulla la turbi o la ecciti. |
| HARRY | Bene! |
| WARBURTON | Mi dispiace molto per te, Harry. Avrei voluto risparmiarti questo, proprio ora. Ma c’erano due ragioni perché tu dovessi saperlo. Una è tua madre: renderla felice per il tempo che le resta da vivere. L’altra sei tu stesso: il futuro di Wishwood dipende da te. Non mi piace dirlo; ma sai che sono un amico assai vecchio, e sono sempre stato partecipe dei segreti di famiglia — sai bene quanto me che Arthur e John sono stati una grande delusione per tua madre. John è molto posato — ma non è esattamente brillante; e Arthur è sempre stato piuttosto sventato. Le speranze di tua madre sono tutte riposte in te. |
| HARRY | Speranze? … Dimmi: conoscesti mio padre all’incirca all’età che ho ora? |
| WARBURTON | Ma certo, Harry, naturalmente sì. |
| HARRY | Che aspetto aveva allora? Somigliava affatto a me? |
| WARBURTON | Ti somigliava moltissimo. Certo, ci sono differenze: ma, tenuto conto dei mutamenti della moda e del fatto che tu sei sbarbato, ti somigliava moltissimo. E ora, Harry, parliamo di te. |
| HARRY | Non ho mai visto una fotografia. Non c’è un ritratto. |
| WARBURTON | Ciò che voglio sapere è se hai dormito … |
| (didascalia) | [Entra DENMAN] |
| DENMAN | C’è qui il sergente Winchell, mio Lord, e vuol vedere Vostra Signoria con gran premura, e anche il dottor Warburton. Dice che è molto urgente, altrimenti non l’avrebbe disturbata. |
| HARRY | Lo ricevo. |
| (didascalia) | [Esce DENMAN] |
| WARBURTON | Mi domando che cosa voglia. Spero che non sia accaduto nulla a nessuno dei tuoi fratelli. |
| HARRY | Nulla può essere accaduto a nessuno dei miei fratelli. Nulla può accadere — se il sergente Winchell è reale. Ma Denman l’ha visto. Ma se Denman l’avesse visto, e tuttavia non fosse reale? Sarebbe peggio di tutto ciò che è accaduto. E se tu lo vedessi, e … |
| WARBURTON | Harry! Riprenditi. Può essere accaduto qualcosa a uno dei tuoi fratelli. |
| (didascalia) | [Entra WINCHELL] |
| WINCHELL | Buonasera, mio Lord. Buonasera, dottore. Tanti auguri … Oh, chiedo scusa, mio Lord, credevo fosse il suo compleanno, non quello di Sua Signoria. |
| HARRY | Di Sua Signoria! |
| (didascalia) | [Si slancia su WINCHELL e lo afferra per le spalle] |
| HARRY | È reale, dottore. Riprendiamo dunque la conversazione. Tu, ed io e Winchell. Siediti, Winchell, e prendi un bicchiere di porto. Parlavamo di mio padre. |
| WINCHELL | Sempre ai suoi scherzi, vedo. Non le si dà un anno di più dell’ultima volta che la vidi, mio Lord. Ma un sergente di campagna non ringiovanisce. Grazie, no, mio Lord; trovo che il porto non si accordi coi reumatismi. |
| WARBURTON | Per amor di Dio, Winchell, di’ che cosa ti porta. Sua Signoria non sta molto bene stasera. |
| WINCHELL | Capisco, signore. Sarebbe lo stesso se fosse il mio compleanno — chiedo scusa, dimenticavo. Se fosse quello di mia madre. Dio abbia in pace la sua anima, è morta da dieci anni. Come sta Sua Signoria, se posso chiedere, mio Lord? |
| HARRY | Perché continui a chiedere di Sua Signoria? Lo sai o non lo sai? Io non ho paura di te. |
| WINCHELL | Lo spero bene, mio Lord. Non intendevo mettermi avanti. Ma vede, mio Lord, avevo buona ragione di chiedere … |
| HARRY | Bene, vuoi che te la faccia comparire? |
| WINCHELL | Oh no davvero, mio Lord, preferirei proprio di no … |
| HARRY | Vuoi dire che credi ch’io non possa. Ma potrei sorprenderti; credo che potrei riuscire a darti uno choc. |
| WINCHELL | C’è già stato choc abbastanza per una sera, mio Lord: è per questo che sono venuto. |
| WARBURTON | Per amor del cielo, Winchell, di’ che cosa ti porta. |
| WINCHELL | Si tratta del signor John. |
| HARRY | John! |
| WINCHELL | Sì, mio Lord, mi dispiace. Ho pensato fosse meglio dirle una parola in disparte, piuttosto che telefonare e magari turbare Sua Signoria. Così sono venuto in bicicletta. Per lo più a piedi, con la nebbia tanto fitta, o sarei arrivato prima. Avevo telefonato a casa del dottor Warburton, e mi hanno detto che era qui, e che lei era arrivato. Il signor John ha avuto un piccolo incidente sulla Strada Ovest, nella nebbia, mentre veniva a un’andatura piuttosto svelta, immagino: è andato addosso a un camion fermo dopo la curva. Lo faremo comparire in giudizio, l’autista: dice che non conosce questa parte del paese e che si era fermato per orientarsi. L’abbiamo portato all’Arms — il signor John, intendo. Per una fortuna c’era il dottor Owen, e l’ha esaminato; dice che non c’è nulla di grave, solo brutti tagli e una forte commozione; dice che rinverrà domattina, molto probabilmente, ma che non va spostato. Però il dottor Owen desiderava che lei andasse a vederlo. |
| WARBURTON | Giusto, giusto. Vado a dargli un’occhiata. Dovremo spiegare a tua madre … VOCE DI AMY. Harry! Harry! Chi c’è con te? È Arthur o John? |
| (didascalia) | [Entra AMY, seguita a uno a uno da VIOLET, IVY, AGATHA, GERALD e CHARLES.] |
| WARBURTON | Winchell! che cosa fai qui? |
| WINCHELL | Mi scusi, mia Lady, ma l’ho appena detto al dottore: non è davvero che un piccolo incidente. |
| WARBURTON | È John ad aver avuto l’incidente, Lady Monchensey; e Winchell mi dice che il dottor Owen l’ha visitato e dice che non è che una lieve commozione, ma che non va spostato stanotte. Mi fiderei di Owen in una faccenda come questa. Potete fidarvi di Owen. Lo porteremo qui domani; e qualche giorno di riposo, non ho dubbio, sarà tutto ciò che gli occorre. |
| AMY | Incidente? Che sorta d’incidente? |
| WINCHELL | Veniva nella nebbia, mia Lady, e doveva avere una certa fretta. C’era un camion fermo dove non doveva stare, fuori del villaggio, sulla Strada Ovest. |
| AMY | Dov’è? |
| WINCHELL | All’Arms, mia Lady; naturalmente non ha ancora ripreso i sensi. Il dottor Owen era là, per una fortuna. |
| GERALD | Scendo io a vederlo, Amy, e torno a riferirti. |
| AMY | Devo vedere io stessa. Fate preparare subito l’automobile. |
| WARBURTON | Lo proibisco, Lady Monchensey. Come vostro medico, vi proibisco di lasciare la casa stanotte. Non c’è nulla che possiate fare, e fuori con questo tempo a quest’ora di notte non risponderei delle conseguenze. Vado io stesso. Tornerò a riferirvi. |
| AMY | Devo vedere io stessa. Non vi credo. |
| CHARLES | Molto meglio lasciar fare a Warburton, Amy. Per noi è una gran fortuna che sia qui. Dobbiamo metterci agli ordini di Warburton. |
| WARBURTON | Ripeto, Lady Monchensey, che non dovete uscire. Se lo farete, rifiuterò di continuare a curarvi. Non fate che trattenermi. Tornerò subito. |
| AMY | Bene, suppongo abbiate ragione. Ma posso fidarmi di voi? |
| WARBURTON | Vi siete fidata di me per parecchi anni, Lady Monchensey; non è il momento di cominciare a dubitare di me. Vieni, Winchell. Possiamo mettere la tua bicicletta dietro la mia automobile. |
| (didascalia) | [Escono WARBURTON e WINCHELL] |
| VIOLET | Ebbene, Harry, credo che avresti potuto dire qualcosa. Non ti dispiace per tuo fratello? Non ti rendi conto di ciò che sta accadendo? e di ciò che significa per tua madre? |
| HARRY | Oh, certo che mi dispiace. Ma da ciò che dice Winchell non credo che la cosa possa essere molto grave. Un disturbo da poco come una commozione non può fare gran differenza per John. Una breve vacanza dalla specie di coscienza di cui John gode non può fare gran differenza né a lui né ad altri. Se fosse mai stato davvero cosciente, sarei lieto che si prendesse una pausa di respiro: ma la giornata comune di John non è molto più che respirare. |
| IVY | Davvero, Harry! come puoi essere così insensibile? Ho sempre creduto che tu volessi tanto bene a John. |
| VIOLET | E se non t’importa ciò che accade a John, potresti mostrare un po’ di riguardo a tua madre. |
| AMY | Io non so molto: e invecchiando vengo pensando quanto poco ho mai saputo. Ma credo che le vostre osservazioni siano assai più fuori luogo di quelle di Harry. |
| HARRY | È solo quando non vedono nulla che le persone sanno sempre mostrare le emozioni convenienti — e per quel tanto che sentono, le loro emozioni sono convenienti. Non capiscono che cosa sia essere desti, vivere su parecchi piani insieme benché non si possa parlare con parecchie voci insieme. Io provo per John tutto il sentimento benpensante che voi ritenete appropriato. Solo, non è quella la lingua che scelgo di parlare. Non parlerò la vostra. |
| AMY | Somigliavi a tuo padre quando l’hai detto. |
| HARRY | Credo, madre, che ti farò coricare. Devi essere molto stanca. |
| (didascalia) | [Escono HARRY e AMY] |
| VIOLET | Non capisco davvero il contegno di Harry. |
| AGATHA | Credo sia bene lasciare che Harry stabilisca, se può, qualche comunicazione con sua madre. |
| VIOLET | A quanto pare non sono molto gradita stasera. |
| CHARLES | Ebbene, non serve a nulla che alcuno di noi ci vada — in una notte come questa — sono tre buone miglia; non c’è nulla che potremmo fare noi e non possa fare Warburton. Se sta peggio di quel che diceva Winchell, ce lo farà sapere subito. |
| GERALD | Io temo davvero di più lo choc per Amy; ma credo che Warburton lo comprenda. |
| IVY | Hai perfettamente ragione, Gerald: l’unica cosa che conta è non farle vedere che qualcuno è in pena. Dobbiamo andare avanti come se nulla fosse accaduto, e portare la torta e i regali. |
| GERALD | Ma io sono in pensiero per Arthur: è molto più incline di John a cacciarsi nei guai. |
| CHARLES | Oh, ma Arthur è un guidatore brillante. Dopo tutta l’esperienza che ha fatto a Brooklands, è improbabile che si cacci nei guai. |
| GERALD | Un guidatore brillante, ma più spericolato. |
| IVY | Eppure ricordo che, quand’erano ragazzi, Arthur era sempre il più avventuroso ma era John quello che aveva gli incidenti, chissà come, proprio perché era il lento. Era sempre lui a cadere dal pony, o giù da un albero — e sempre sulla testa. |
| VIOLET | Ma un anno fa Arthur mi portò fuori nella sua automobile, e gli dissi che non sarei mai più uscita con lui. Non che desiderassi affatto andare con lui — benché naturalmente lo facesse a fin di bene — ma trovo che un’automobile scoperta sia così indecorosa: si è sbattuti dal vento, e ci si sente tanto in mostra, sdraiati all’indietro e così vicini alla strada, con tutti che guardano; e l’andatura che teneva era semplicemente terrificante. Dissi che preferivo andare a piedi: e così feci. |
| GERALD | A piedi? fin dove? |
| VIOLET | Era partito per portarmi a Cheltenham; ma lo feci fermare da qualche parte a Chiswick, mi pare. In ogni modo il quartiere mi era sconosciuto ed ebbi le più grandi difficoltà a tornare a casa. Sono certa che lo facesse a fin di bene. Ma lo trovo davvero spericolato. |
| GERALD | Mi domando quanto Amy sappia di Arthur. |
| CHARLES | Più di quanto le piaccia dire, immagino. |
| (didascalia) | [Entra HARRY] |
| HARRY | La madre dorme, credo: è strano come i vecchi sappiano cadere nel sonno in mezzo alla calamità come bambini, o come veterani induriti. Aveva l’aria che doveva avere quand’era bambina. Avete tenuto un’assemblea — la solita inchiesta di famiglia sul carattere di tutti i membri più giovani? O eravate intenti a predire l’evento minore, intenti a prevedere il disastro minore? Continuate a pensare ogni cosa separatamente, rendendo importanti le piccole cose, perché tutto possa essere senza importanza, una lieve deviazione da un immaginario corso che la vita dovrebbe tenere, e che voi chiamate normale. Ciò che chiamate il normale è soltanto l’irreale e ciò che non conta. Anch’io ero così, in un certo modo, finché riuscivo a pensare perfino la mia vita come una rovina isolata, un rifiuto casuale in un universo ordinato. Ma comincia a sembrarmi solo parte d’un immenso disastro, d’un errore mostruoso e d’un traviamento di tutti gli uomini, del mondo, che io non posso mettere in ordine. Se sapeste gli anni che ho dovuto vivere da quando sono tornato a casa, poche ore fa, a Wishwood. |
| VIOLET | Non farò osservazioni su ciò che dici, Harry; i miei commenti non sono sempre graditi in questa famiglia. |
| (didascalia) | [Entra DENMAN] |
| DENMAN | Mi scusi, signorina Ivy. C’è un’interurbana per lei. |
| IVY | Un’interurbana? per me? e chi mai può volermi? |
| DENMAN | Non ha voluto dire il nome, signorina; ma è il signor Arthur. |
| IVY | Arthur! Oh cielo, temo che abbia avuto un incidente. |
| (didascalia) | [Escono IVY e DENMAN] |
| VIOLET | Quando è Ivy che lui chiede, m’aspetto il peggio. |
| AGATHA | Qualunque cosa tu abbia appreso, Harry, devi ricordare che c’è sempre di più: non possiamo riposare nell’essere gli spettatori impazienti della malizia o della stupidità. Dobbiamo tentare di penetrare gli altri mondi privati di finzione e di paura. Riposare nella propria sofferenza è evasione dalla sofferenza. Dobbiamo imparare a soffrire di più. |
| VIOLET | Le osservazioni di Agatha sono invariabilmente pungenti. |
| HARRY | Credete che io creda a ciò che ho appena detto? Quello era soltanto ciò che vorrei credere. Parlavo per astrazioni: e voi avete risposto per astrazioni. Ho un enigma privato. Se fossero semplicemente fuori, potrei forse fuggire da qualche parte. Se fossero semplicemente dentro potrei forse ingannarle con l’aiuto del dottor Warburton — o di qualunque altro medico, che sarebbe un altro Warburton, se decideste di mettermi addosso un altro medico. Ma questo è troppo reale perché le vostre parole lo mutino. Oh, dev’esserci un altro modo di parlare che ci porti da qualche parte. Voi non mi capite. Non potete capirmi. Non è l’essere solo l’orrore — è l’essere solo con l’orrore. Ciò che conta è la lordura. Posso pulire la mia pelle, purificare la mia vita, svuotare la mia mente, ma sempre la lordura, che giace un poco più a fondo … |
| (didascalia) | [Entra IVY] |
| IVY | Dov’è un giornale della sera? |
| GERALD | Ma che cosa c’è. |
| IVY | Qualcuno cerchi Arthur sul giornale della sera. Era Arthur, che telefonava da Londra: la linea era così cattiva che lo udivo a stento, e la sua voce era stranissima. Pare che anche Arthur abbia avuto un incidente. Non credo che sia ferito, ma dice che non può servirsi della sua automobile, e che ha perduto l’ultimo treno, sicché verrà domani; e ha detto che c’era qualcosa in proposito sul giornale, ma che è tutto uno sbaglio. E di non dirlo a sua madre. |
| VIOLET | A che serve chiedere un giornale della sera? Sai bene quanto me che, a questa distanza da Londra, è improbabile che qualcuno abbia il giornale di stasera. |
| CHARLES | Aspettate: credo d’aver comprato un’edizione di mezzogiorno prima di lasciare St. Pancras. Se l’ho fatto, è nel mio soprabito. Vado a vedere se c’è. Potrebbe esserci qualcosa lì dentro. |
| (didascalia) | [Esce] |
| GERALD | Ecco, l’avevo detto che Arthur era altrettanto probabile che avesse un incidente quanto John. E non fu colpa di John, non lo credo. John è sfortunato, ma Arthur è decisamente spericolato. |
| VIOLET | Credo che queste automobili da corsa dovrebbero essere proibite. |
| (didascalia) | [Rientra CHARLES, con un giornale] |
| CHARLES | Sì, c’è un trafiletto … sono lieto di dire che non è molto vistoso … |
| GERALD | Ce ne sarà stato di più nelle edizioni successive. Faresti meglio a leggercelo. CHARLES [legge]. «Fratello di Pari in uno scontro d’auto L’onorevole Arthur Gerald Charles Piper, fratello minore di Lord Monchensey, che ha investito e demolito il carretto d’un fattorino in Ebury Street la mattina presto del 1° gennaio, è stato oggi multato di 50 sterline più le spese, e gli è stato proibito di guidare un’automobile per i prossimi dodici mesi. Mentre cercava di districare la vettura dalla collisione, il signor Piper è entrato in retromarcia in una vetrina di negozio. Interpellato, il signor Piper ha dichiarato: “Credevo che da queste parti fosse tutta campagna aperta” —» |
| GERALD | Dove? |
| CHARLES | In Ebury Street. «La polizia ha dichiarato che al momento dell’incidente il signor Piper era inseguito da una pattuglia, e viaggiava alla velocità di 66 miglia all’ora. Richiesto perché non si fosse fermato al segnale dell’auto della polizia, ha risposto: “Credevo che vi steste prendendo gioco di me”.» |
| GERALD | È di questo che i comunisti fanno capitale. |
| CHARLES | C’è ancora un poco. «La famiglia Piper …» no, non occorre leggerlo. |
| VIOLET | È proprio ciò che m’aspettavo. Ma se Agatha si mette a moraleggiarci sopra, io mi metto a gridare. |
| GERALD | Sarà imbarazzante spiegarlo ad Amy. |
| IVY | Povero Arthur! Sono certa che siete troppo duri con lui. |
| CHARLES | Ai miei tempi queste faccende si tenevano fuori dai giornali; ma oggigiorno non esiste più cosa come la vita privata. |
| CORO | In una vecchia casa c’è sempre un ascoltare, e si ode più di quanto si dica. E ciò che è detto rimane nella stanza, in attesa che il futuro l’oda. E qualunque cosa accada cominciò nel passato, e preme forte sul futuro. L’agonia nella camera dalle tende tirate, sia essa di nascita o di morte, raccoglie in sé tutte le voci del passato, e le proietta nel futuro. Le voci acute sul prato la fienagione d’estate i cani e il vecchio pony l’inciampo e il piagnucolìo d’un piccolo dolore lo spaccar la legna in autunno e il canto in cucina e i passi di notte nel corridoio l’attimo di ribrezzo improvviso e la stagione del dolore soffocato il bisbiglio, il trasparente inganno il salvare le apparenze il far buon viso a cattivo gioco tutto intrecciato e aggrovigliato insieme, tutto è registrato. Non c’è modo d’evitare queste cose e noi nulla sappiamo d’esorcismi e sia in Argo sia in Inghilterra vi sono certe leggi inflessibili inalterabili, nella natura della musica. Non c’è proprio nulla da fare in proposito, non c’è nulla da fare riguardo a nulla, e ora è quasi l’ora del notiziario dobbiamo ascoltare il bollettino meteorologico e le catastrofi internazionali. |
| (didascalia) | [Esce il CORO] |
Atto 2, Scena 2
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | HARRY, AGATHA |
| HARRY | John si rimetterà, sarà ciò che è sempre stato; Arthur tornerà sobrio, benché non per molto; e tutto andrà avanti come prima. Queste blande sorprese dovrebbero rientrare nell’ordinario della vita normale a Wishwood. John è l’unico di noi che io possa concepire mentre si accasa e si fa una casa a Wishwood, fa un matrimonio scialbo, sposa una donna più stupida — più stupida di lui. Può resistere all’influsso di Wishwood, essendo inconsapevole, vivendo nel dolce moto dei cavalli, e nelle visite giuste ai vicini giusti nei momenti giusti; e sarà un ottimo padrone di terre. |
| AGATHA | Che cosa hai in mente, Harry? Posso indovinare il passato e ciò che intendi del futuro; ma manca un presente, necessario a congiungerli. Forse temi che io non ti comprenderei, forse temi anche d’essere compreso; cerca di non prenderla come una spiegazione. |
| HARRY | Devo ancora imparare esattamente quale sia il loro significato. Al principio, otto anni fa, sentii, dapprima, quel senso di separazione, d’isolamento irredimibile, irrevocabile — è eterno, o dà una conoscenza dell’eternità, perché sembra eterno finché dura. Questo è un inferno. Poi venne l’intorpidimento a coprirlo — e quello è un altro — quello fu il secondo inferno del non essere là, la degradazione dell’essere separato dal mio io, da quell’io che persisteva soltanto come un occhio, vedente. Per tutto quest’ultimo anno non sono riuscito a ricompormi: quando ero dentro il vecchio sogno, provavo la stessa emozione o mancanza d’emozione di prima: lo stesso ribrezzo diffuso, io non una persona, in un mondo non di persone ma solo di presenze contaminanti. E allora non provavo orrore della mia azione, ne sentivo soltanto la ripetizione ancora e ancora. Quando ne ero fuori, non riuscivo ad associarne nulla a me stesso, benché nient’altro fosse reale. Pensavo scioccamente che, tornato a Wishwood, come l’avevo lasciata, tutto sarebbe andato a posto. Ma loro lo impediscono. Devo ancora scoprire quale sia il loro significato. Qui sono venuto trovando una miseria dimenticata da tempo, e una nuova tortura, l’ombra di qualcosa dietro la nostra magra infanzia, una qualche origine di sventura. È questo che vogliono mostrarmi? E ora voglio che tu mi parli di mio padre. |
| AGATHA | Che cosa vuoi sapere di tuo padre? |
| HARRY | Se lo sapessi, non avrei bisogno di chiedere. Tu sai ciò che voglio sapere, e questo basta: Warburton me lo disse, benché non intendesse dirlo. Ciò che voglio sapere è qualcosa che ho bisogno di sapere, e solo tu puoi dirmelo. Questo almeno lo so. |
| AGATHA | Dovetti lottare molti anni per conquistare la mia spoliazione, e molti anni per conservarla. Ciò per cui la gente mi conosce, l’efficiente direttrice d’un collegio femminile — quella è la superficie. C’è un’organizzazione più profonda, che la tua domanda turba. |
| HARRY | Quando saprò, so che in qualche modo scoprirò di averlo sempre saputo. E questo sarà meglio. |
| AGATHA | Cercherò di dirtelo. Spero d’averne la forza. |
| HARRY | Ti ho pensata come la persona del tutto forte, la liberata dalla ruota umana. Perciò cercavo in te la forza. Ora penso che sia una comune ricerca di liberazione. |
| AGATHA | Tuo padre avrebbe potuto vivere — o almeno così lo vedo — come un possidente di campagna d’insolita cultura, che legge, disegna, suona il flauto, un poco strano agli occhi dei vicini della contea, ma non negligente nei doveri pubblici. Nascose la sua forza sotto una debolezza inconsueta, la diffidenza d’un uomo solitario: là dov’era debole riconobbe il potere di tua madre, e vi cedette. |
| HARRY | Non ci fu estasi. Dimmi ora: chi furono i miei genitori? |
| AGATHA | Tuo padre e tua madre. |
| HARRY | Non mi dici nulla. |
| AGATHA | Il morto che hai supposto essere tuo padre, e mia sorella che riconosci come tua madre: qui non c’è mistero. |
| HARRY | E allora? |
| AGATHA | Tu vedi tua madre identificata con questa casa — non fu sempre così. Passarono molti anni prima che riuscisse a venire a patti con Wishwood, finché prese il posto di tuo padre, e giunse al punto in cui Wishwood sosteneva lei, e lei sosteneva Wishwood. Dapprima fu un vuoto. Un uomo e una donna sposati, soli insieme in una solitaria casa di campagna, per tre anni senza figli, imparando il significato della solitudine. Tua madre voleva sempre una sorella qui. Io ero la più giovane: ero allora una studentessa a Oxford. Venni una volta per le lunghe vacanze. Ricordo un giorno d’estate d’un calore inconsueto per questo paese freddo. |
| HARRY | E poi? |
| AGATHA | Ci sono ore in cui non pare esservi passato né futuro, solo un momento presente di luce acuminata in cui si vuole bruciare. In cui si tende la mano alle fiamme. Vengono una volta sola, grazie a Dio, quelle di tal specie. Forse ce n’è un’altra specie, io credo, di là da un intero Tibet di pietre spezzate che giacciono, zanna in su, per una marcia lunga una vita. L’ho creduto. |
| HARRY | Io non ho conosciuto né l’una né l’altra. |
| AGATHA | L’autunno venne troppo presto, non abbastanza presto. La pioggia e il vento non avevano ancora scosso tuo padre fino a destarlo. Lo trovai che pensava a come sbarazzarsi di tua madre. Che trame ingenue! Non era tagliato per la parte dell’assassino. |
| HARRY | In che modo voleva ucciderla? |
| AGATHA | Oh, una dozzina di modi sciocchi, ciascuno abbandonato per uno più ingegnoso. Tu dovevi nascere di lì a tre mesi; tu non saresti nato, in quel caso: io lo fermai. Non posso vantarmi d’un po’ di buon senso, l’avrebbe pasticciata. Non volevo ucciderti! Tu, ucciso! Che cos’eri allora? soltanto una cosa chiamata «vita» — qualcosa che avrebbe dovuto essere mio, come sentivo allora. I più non avrebbero provato quello scrupolo se non ne provavano altri. Ma io ti volevo! Se ciò fosse accaduto, sapevo che avrei portato la morte nella vita, la morte per tutta la vita, la morte nel mio grembo. Sentivo che in qualche modo eri mio! e che in ogni caso non avrei avuto altro figlio. |
| HARRY | E hai me. È così che accadono le cose. Tutto è vero in un senso diverso, un senso che prima sarebbe parso privo di senso. Tutto tende alla riconciliazione come cade la pietra, come cade l’albero. E alla fine quello è il compimento che al principio sarebbe parso la rovina. Forse la mia vita non è stata che un sogno sognato attraverso di me dalle menti d’altri. Forse ho soltanto sognato di spingerla. |
| AGATHA | Così avevo supposto. E allora? Ciò che abbiamo scritto non è una storia d’indagine, di delitto e castigo, ma di peccato ed espiazione. È possibile che tu non abbia saputo quale peccato dovrai espiare, né di chi, né perché. È certo che la conoscenza di esso deve precedere l’espiazione. È possibile che il peccato si sforzi e lotti nella sua oscura nascita istintiva, per venire alla coscienza e trovare così l’espurgazione. È possibile che tu sia la coscienza della tua infelice famiglia, l’uccello suo mandato a volare attraverso la fiamma purgatoriale. Sì, è possibile. Potrai apprenderlo in seguito, muovendoti solo fra fiamme di ghiaccio, eletto a sciogliere l’incantesimo sotto il quale soffriamo. |
| HARRY | Ecco, non so perché, ma per un momento mi sento felice, come se fossi tornato a casa. È del tutto irrazionale, eppure ora mi sento proprio felice, come se la felicità non consistesse nell’ottenere ciò che si vuole o nel liberarsi di ciò di cui non ci si può liberare, ma in una visione diversa. Questo è come una fine. |
| AGATHA | E un principio. Harry, mio caro, mi sento stanchissima, come solo i vecchi si sentono. I giovani si sentono stanchi alla fine di un’azione — i vecchi, al principio. È come se fossi vissuta tutti questi anni sul mio capitale, invece di guadagnare ogni giorno la mia rendita spirituale: e sono vecchia, per ricominciare a guadagnarmi da vivere. |
| HARRY | Ma non sei infelice, in questo momento? |
| AGATHA | Che cosa significa la parola? C’è il sollievo da un peso che ho portato, e lo sfinimento nell’attimo del sollievo. Il peso è tuo, ora, tuo il peso di tutta la famiglia. E io ho un poco di paura. |
| HARRY | Tu, spaventata! Riesco appena a immaginarlo. Vorrei aver saputo — ma era impossibile. Solo ora comincio ad avere qualche comprensione di te, e di tutti noi. L’affetto familiare era una specie d’obbligo formale, un dovere che si notava solo quando veniva meno. Si aveva quella parte da recitare. Dopo un simile addestramento potei sopportare, in questi dieci anni, di recitare una parte che mi era stata imposta; e tornai per trovarne un’altra già pronta — il copione aperto, le battute sottolineate, e il costume pronto da indossare. Ma è cosa ben strana: quando gli altri sembravano tanto forti, la loro forza apparente soffocava la mia decisione. Ora vedo che potrei perfino affezionarmi di più a mia madre — essere almeno più compassionevole — comprendendo. Ma a lei non piacerebbe. Ora vedo che sono stato ferito in una guerra di fantasmi, non da esseri umani — non hanno più potere di me. Le cose che credevo reali sono ombre, e i reali sono quelli che credevo ombre private. Oh quella tremenda intimità della mente folle! Ora posso vivere in pubblico. La libertà è un dolore di specie diversa dalla prigione. |
| AGATHA | Io guardai soltanto attraverso la porticina mentre il sole splendeva sulle rose del giardino: e udii in lontananza voci minuscole e poi un corvo nero volò sopra. E poi non fui che i miei stessi piedi che camminavano via, giù per un corridoio di cemento in un’aria morta. Solo piedi che camminano e tacchi aguzzi che raspano. Sopra e sotto eco e rumore di piedi. Non ero che i piedi, e l’occhio che vede i piedi: l’occhio che non batte ciglio e fissa il movimento. Sopra e sotto. |
| HARRY | Dentro e fuori, in una deriva senza fine di forme stridenti in un deserto circolare che s’intrecciano col contagio d’abbracci putrescenti su ossa che si dissolvono. Dentro e fuori, il movimento finché la catena si spezzò, e io rimasi sotto l’occhio unico sopra il deserto. |
| AGATHA | Su e giù, per i corridoi di pietra d’un ospedale immenso e vuoto pervaso da un odore di disinfettante, guardando dritto davanti, oltrepassando finestre sbarrate. Su e giù. Finché la catena non si spezza. |
| HARRY | Avanti e indietro, trascinando i piedi fra ombre interiori nella boscaglia fumosa, cercando di evitare i rami che ghermiscono e la lucertola gigante. Avanti e indietro. Finché la catena non si spezza. La catena si spezza, la ruota si ferma, e il rumore del macchinario, e il deserto è sgombrato, sotto il sole giudicante dell’occhio finale, e la tremenda evacuazione monda. Io non ero là, tu non eri là, solo i nostri fantasmi e ciò che non accadde è vero quanto ciò che accadde oh mia cara, e tu passasti per la porticina e io corsi a incontrarti fra le rose del giardino. |
| AGATHA | Questo è il momento seguente. Questo è il principio. Non passiamo due volte per la stessa porta né torniamo alla porta per cui non passammo. Ho visto il primo stadio: il sollievo da ciò che accadde è anche sollievo da quella brama insoddisfatta lusingata nel sonno, e ingannata nel risveglio. Hai un lungo viaggio. |
| HARRY | Non ancora! non ancora! è la prima volta che sono libero dall’anello di fantasmi dalle mani congiunte, dagli inseguitori, e sono giunto in un luogo quieto. Perché è così quieto? Senti una specie di fremito sotto l’aria? Lo senti? non lo senti? una comunicazione, un odore diretto al cervello … ma non proprio come prima, non del tutto simile, non lo stesso … |
| (didascalia) | [Appaiono le EUMENIDI] |
| HARRY | e questa volta non potete pensare che io sia sorpreso di vedervi. E non penserete che io abbia paura di vedervi. Questa volta siete reali, questa volta siete fuori di me, e appena sopportabili. So che siete pronte, pronte a lasciare Wishwood, e io vengo con voi. Mi avete seguito fin qui, dove credevo di sfuggirvi — no! eravate già qui prima ch’io arrivassi. Ora vedo finalmente che sono io a seguire voi, e so che non può esservi che un solo itinerario e una sola destinazione. Non perdiamo tempo. Vi seguirò. |
| (didascalia) | [Le tende si chiudono. AGATHA va alla finestra, con passo di sonnambula, e apre le tende, scoprendo il vano vuoto. Entra nel luogo che le EUMENIDI avevano occupato.] |
| AGATHA | Una maledizione viene all’essere come si forma un figlio. In entrambi l’incredibile diviene l’attuale senza che la nostra intenzione sappia ciò che è inteso. Una maledizione è come un figlio, formato in un momento d’incoscienza in un letto accidentale o sotto un sambuco secondo la fase della luna stabilita. Una maledizione è come un figlio, formato per crescere fino alla maturità: l’accidente è disegno e il disegno è accidente in una nube di non-sapere. O mio figlio, mia maledizione, tu sarai compiuto: il nodo sarà sciolto e ciò che è storto raddrizzato. |
| (didascalia) | [Rientra nella stanza] |
| AGATHA | Che cosa stavo dicendo? Credo di aver detto che hai un lungo viaggio. Non hai ragione di restare. Pensalo come una caccia al tesoro dei bambini: qui hai trovato un indizio, nascosto nel luogo ovvio. Indugia, e sarà perduto. L’amore costringe alla crudeltà verso chi non comprende l’amore. Ciò che hai voluto sapere, ciò che hai appreso significano la fine d’un rapporto, lo rendono impossibile. Tu non lo volevi, io non lo volevo, nessuno lo voleva, ma … Devi andare. |
| HARRY | Ci incontreremo mai più? |
| AGATHA | Ci incontreremo mai più? E chi sarà a incontrarsi? L’incontro è per gli estranei. L’incontro è per coloro che non si conoscono. |
| HARRY | So d’aver preso una decisione in un momento di chiarezza, e ora mi sento di nuovo ottuso. So soltanto d’aver preso una decisione di cui le tue parole sono l’eco. Sono ancora lordato, ma so che c’è una sola via d’uscita dalla lordura — e conduce alla fine alla riconciliazione. E so che devo andare. |
| AGATHA | Devi andare. |
| (didascalia) | [Entra AMY] |
| AMY | Che cosa stai dicendo a Harry? È appena arrivato, e tu gli dici di andarsene? |
| AGATHA | Egli andrà. |
| AMY | Egli andrà? e chi sei tu per dire che andrà? Credo di sapere bene abbastanza perché tu voglia che vada. |
| AGATHA | Io non voglio nulla. Dico soltanto ciò che so che deve accadere. |
| AMY | Dici soltanto ciò che volevi che accadesse. |
| HARRY | Oh, madre, questo non riguarda Agatha più di quanto riguardi il resto di voi. Il mio consiglio è venuto da tutt’altra parte, ma non posso spiegartelo ora. Sii solo certa che so quello che faccio, e quello che devo fare, e che è la cosa migliore per tutti. Ma per il momento non posso spiegarlo a nessuno: non conosco le parole con cui spiegarlo — è questo che lo rende più difficile. Devi soltanto credermi, finché io non torni. |
| AMY | Ma perché te ne vai? |
| HARRY | Posso soltanto parlare e tu non puoi udirmi. Posso soltanto parlare perché tu non creda ch’io nasconda una spiegazione, e per dirti che mi sarebbe piaciuto spiegare. |
| AMY | Perché Agatha deve sapere, e a me non è concesso? |
| HARRY | Non so se Agatha sappia né quanto sappia. Qualunque cosa ella sappia — non fui io a dirgliela … Per tutto quest’anno, quest’ultimo anno, sono stato in fuga ma sempre ignaro d’inseguitori invisibili. Ora so che tutta la mia vita è stata una fuga e i fantasmi si nutrivano di me mentre fuggivo. Ora so che l’ultimo apparente rifugio, il riparo sicuro, è là che li si incontra. Questo è il modo degli spettri … |
| AMY | Qui non c’è nessuno! Nessuno, tranne la tua famiglia! |
| HARRY | E ora so che il mio compito non è fuggire, ma inseguire, non evitare d’essere trovato, ma cercare. Non avrei scelto questa via, se ve ne fosse stata un’altra! È insieme la cosa più dura e la sola possibile. Ora saranno loro a guidarmi. Sarò salvo con loro; qui non sono salvo. |
| AMY | Dunque fuggirai. |
| AGATHA | In un mondo di fuggitivi chi prende la direzione opposta sembrerà che fugga. |
| AMY | Stavo parlando a Harry. |
| HARRY | È molto duro: quando si è appena ricuperata la ragione, e non se ne è ancora sicuri possessori, è allora che si comincia a parere agli altri i più folli. È duro anche per te, madre, ed è anzi più duro, non comprendere. |
| AMY | Dove vai? |
| HARRY | Dovrò impararlo. È ancora indeciso. Non ho ancora avuto le indicazioni precise. Dove si va da un mondo di follia? Da qualche parte al di là della disperazione. All’adorazione nel deserto, alla sete e alla privazione, a un santuario di pietra e a un altare primitivo, al calore del sole e alla veglia di ghiaccio, alla cura delle vite d’umile gente, alla lezione dell’ignoranza, delle malattie incurabili. Cose simili sono possibili. È amore e terrore di ciò che m’attende e mi vuole, e non mi lascerà cadere. Che il grillo canti. John sarà il padrone. Tutto ciò che ho è suo. Nessun male può venirgli. Ciò che distruggerebbe me sarà vita per John, io sono responsabile di lui. Perché tocchi a me questa elezione non lo comprendo. Dev’essersi preparata da sempre, e vedo che era ciò che ho sempre voluto. La forza richiesta, che pare troppa, è appena la forza che viene data. Devo seguire gli angeli luminosi. |
| (didascalia) | [Esce] |
Atto 2, Scena 3
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | AMY, AGATHA |
| AMY | Fui una sciocca a invitarti di nuovo a Wishwood; ma pensavo: trentacinque anni sono lunghi, e la morte è una fine, e pensavo che il tempo avesse forse mutato Agatha — in me ha mutato abbastanza. Trentacinque anni fa mi togliesti il marito. Ora mi togli il figlio. |
| AGATHA | Che cosa ti tolsi? nulla che tu avessi mai avuto. Che cosa ne ebbi? trent’anni di solitudine, sola, fra donne, in un collegio di donne, sforzandomi di non detestare le donne. Trent’anni per pensare. Credi che desiderassi tornare a Wishwood? |
| AMY | Tanto più rapace, a prendere ciò che io non ebbi mai; tanto più imperdonabile, a rinfacciarmi di non averlo avuto. Se avessi preso ciò che avevo, m’avresti lasciato almeno il ricordo di qualcosa di cui vivere. Sapevi di prendere tutto tranne i muri, i mobili, le terre; senza lasciarmi nulla — se non ciò che potevo generare da me, ciò che potevo piantare qui. Sette anni lo tenni, per amore del futuro, fantasma scontento, nella sua stessa casa. E l’umiliazione, le gelide finzioni nella camera silenziosa, l’imporre figli a un padre riluttante? Osi pensare che cosa questo faccia a una donna? Prova a pensarci. Avrei avuto figli, se non potevo avere un marito: poi lo lasciai andare. Mi umiliai. Mostrai forse debolezza, o pietà di me stessa? Mi piegai agli scopi di Wishwood; ti richiamai perfino, in visita, dopo che se n’era andato, perché non corressero brutte voci. Credevi che io non sapessi! Sarai anche chiusa, ma lui l’ho sempre letto dentro. E ora tocca a mio figlio. |
| AGATHA | Una cosa la so, Amy: che tu non sei mai cambiata. E forse neppure io. Credevo d’esserlo, fino a stasera. Ma almeno lo volevo. Ora devo cominciare. Non c’è nulla di più difficile. Ma tu sei sempre la stessa: altrettanto vorace di ciò che non puoi avere appunto perché lo respingi. |
| AMY | Avevo preparato la situazione perché ci riconciliassimo, a causa di Harry, a causa dei suoi errori, a causa della sua infelicità, a causa della miseria che s’è lasciato dietro, a causa dello scempio. Volevo cancellare la sua vita passata, e non avere nulla se non ciò che gli ricordasse gli anni in cui era stato un ragazzo felice a Wishwood; per il suo futuro successo. |
| AGATHA | Il successo è relativo: è ciò che sappiamo trarre dal disordine che abbiamo fatto delle cose, è ciò che può farne lui, non ciò che tu vorresti fare per lui. |
| AMY | Il successo è una cosa, ciò che tu vorresti fare per lui è un’altra. Io la chiamo rovina. La tua furia di possesso è solo più forte dopo tutti questi anni d’astinenza. Trentacinque anni fa mi togliesti il marito e ora mi togli il figlio. |
| AGATHA | Perché litigare per ciò che né l’una né l’altra può avere? Se nessuna delle due ha mai avuto un marito o un figlio non abbiamo terreno per discutere. |
| AMY | Chi t’ha posta a giudice? che cosa, di grazia, ti dà il potere di sapere ciò che è meglio per Harry? Che cosa ti diede questo influsso, per persuaderlo ad abbandonare il suo dovere, la sua famiglia e la sua felicità? Chi ha disegnato il suo bene? sei tu o sono io? Trentacinque anni a progettare la sua vita, otto anni a vegliare, senza di lui, a Wishwood, anni d’amarezza e di delusione. Che parte hai avuto in questo? che cosa hai dato? E ora, nel momento del successo contro la rovina, quando mi sentivo sicura del suo assetto e della sua felicità, tu che mi prendesti il marito, ora mi prendi il figlio. Me lo togli da Wishwood, me lo togli a me, me lo togli … |
| (didascalia) | [Entra MARY] |
| MARY | Scusami, cugina Amy. Ho appena visto Denman. È venuta a dirmi che Harry parte: gliel’ha detto Downing. Ha tirato fuori l’automobile. Che cosa succede? |
| AMY | Quella donna là, lei l’ha persuaso: non so come. Ho sempre cercato di farmi credere che non fosse un debole come suo padre nelle mani di una donna senza scrupoli. Non ho influenza su di lui; tu puoi provare, ma non riuscirai: lei ha un incantesimo che opera di generazione in generazione. |
| MARY | Harry parte davvero? |
| AGATHA | Parte. Ma non è il mio incantesimo, non è opera mia: io ho soltanto vegliato e atteso. In questo mondo è inesplicabile: la soluzione è in un altro. |
| MARY | Oh, ma è dall’altro che viene il pericolo! Non puoi fermarlo? Cugina Agatha, fermalo! Tu non sai ciò che ho visto e ciò che so! È in grande pericolo, questo lo so, non chiedermelo, non mi crederesti, ma ti dico che lo so. Devi tenerlo qui, non devi lasciarlo partire. Non so che cosa si debba fare, che cosa si possa fare, perfino qui, ma altrove, dovunque, egli è in pericolo. Io resterò o me ne andrò, come sarà meglio; non m’importa che cosa accada a me, ma Harry non deve partire. Cugina Agatha! |
| AGATHA | Qui il pericolo, qui la morte, qui, non altrove; altrove è senza dubbio agonia, rinuncia, ma nascita e vita. Harry ha varcato la frontiera oltre la quale salvezza e pericolo hanno un senso diverso. E non può tornare. Questo è il suo privilegio. Per quelli che vivono in questo mondo, in questo mondo soltanto, credi che io mi prenderei la responsabilità di tentarli oltre il confine? Nessuno potrebbe, nessuno che sappia. Nessuno che abbia il minimo sospetto di ciò che là si trova. Ma Harry è stato condotto oltre la frontiera: deve seguire; per lui la morte è ormai soltanto da questa parte, per lui pericolo e salvezza hanno un altro senso. Loro l’hanno reso chiaro. E io che le ho vedute devo credere loro. |
| MARY | Oh! … dunque … le hai vedute anche tu! |
| AGATHA | Dobbiamo andare tutti, ciascuno nella propria direzione, tu, ed io, e Harry. Tu ed io, mia cara, molto probabilmente ci ritroveremo nei nostri vagabondaggi nel territorio neutro fra due mondi. |
| MARY | Allora mi aiuterai! Ricordi ciò che ti dissi stasera? Sapevo d’aver ragione: mi hai fatta attendere per questo — soltanto per questo. Suppongo che allora non lo pensassi davvero, ma ora lo penso. Certo era già troppo tardi allora, perché qualcosa venisse per me: avrei dovuto saperlo; era tutto finito, credo, prima ancora di cominciare; ma io m’ingannavo. Ci vogliono tanti anni per imparare che si è morti! Perciò devi aiutarmi. Andrò via. Ma suppongo che sia ormai troppo tardi per tentare d’ottenere un posto in un collegio? |
| AMY | E così mi lascerete tutti! Una vecchia sola in una casa maledetta. Lascerò che i muri crollino. Perché dovrei affannarmi a tenere le tegole sul tetto, a combattere il tempo senza fine, a resistere al vento? a lottare con le tasse crescenti e gli affitti e le decime non pagati? a nutrire investimenti con notti insonni e pazienti calcoli col notaio, col mediatore, con l’agente? Perché dovrei? Non riguarda il corpo nella tomba darsi pena della manutenzione. Ci pensino il vento e la pioggia. |
| (didascalia) | [Mentre AMY parlava,HARRY è entrato, vestito per la partenza.] |
| HARRY | Ma, madre, avrai sempre Arthur e John di cui darti pena: non che John sia una pena — il predestinato e perfetto padrone di Wishwood, il figlio soddisfacente. E quanto a me, sono l’ultimo di cui tu debba darti pena; ho la mia via da seguire, e sono al sicuro dai pericoli comuni se la seguo. Non so renderne conto, ma è così, madre. Finché non tornerò. |
| AMY | Se parti ora, non ti rivedrò mai più. |
| (didascalia) | [Nel frattempo sono entrati VIOLET, GERALD e CHARLES] |
| CHARLES | Dove va Harry? Che cosa succede? |
| AMY | Chiedilo ad Agatha. |
| GERALD | Ma insomma, che c’è? Dove va? |
| AMY | Chiedilo ad Agatha. |
| VIOLET | Non capisco proprio nulla. Perché se ne va? |
| AMY | Chiedilo ad Agatha. |
| VIOLET | Davvero, a volte mi sembra d’essere l’unica persona sana di mente in questa casa. Il vostro contegno mi pare del tutto inspiegabile. Che cosa è successo, Amy? |
| AMY | Harry se ne va — per farsi missionario. |
| HARRY | Ma …! |
| CHARLES | Un missionario! non è mai accaduto nella nostra famiglia! E perché con tanta fretta? Prima di decidere … |
| VIOLET | Non puoi davvero pensare di vivere in un clima tropicale! |
| GERALD | Non c’è nulla di male in un clima tropicale — ma bisogna sottoporsi a una qualche preparazione; le nozioni mediche sono la prima cosa. Ho incontrato missionari, abbastanza spesso — alcuni tipi molto per bene. Una professione calunniata. A volte sono utilissimi, conoscendo gli indigeni, benché ogni tanto fastidiosi. Ma dovrai imparare la lingua e parecchi dialetti. Vuol dire molta preparazione. |
| VIOLET | E ti occorre una qualche qualifica religiosa! Credo che dovresti consultare il vicario … |
| GERALD | E non dimenticare che ti serviranno svariate inoculazioni — dipende da dove vai. |
| CHARLES | Una cosa simile non è mai accaduta nella nostra famiglia. |
| VIOLET | Non riesco a capirlo. |
| HARRY | Non ho mai detto che sarei andato a farmi missionario. Spiegherei, ma nessuno di voi ci crederebbe; e se ci credeste, non capireste ugualmente. Non potete sapere perché parto. Non avete visto ciò che io ho visto. Oh, perché renderlo così ridicolo proprio ora? Voglio soltanto, vi prego, meno chiasso possibile. Dovrete abituarvici; intanto chiedo scusa delle mie cattive maniere. Ma se poteste capire ne sareste del tutto contenti, e dunque vi dirò addio, finché non ci rivedremo. |
| GERALD | Ebbene, se sei deciso, Harry, dobbiamo accettarlo; ma è una brutta notte, e dovrai stare attento. Porti Downing con te? |
| HARRY | Oh sì, porto Downing. Non devi temere ch’io corra alcun pericolo di quegli incidenti che capitano ad Arthur e a John: bada tu a loro. Il mio indirizzo, madre, sarà presso la banca di Londra, finché non avrai mie notizie. Addio, madre. |
| AMY | Addio, Harry. |
| HARRY | Addio. |
| AGATHA | Addio. |
| HARRY | Addio, Mary. |
| MARY | Addio, Harry. Abbi cura di te. |
| (didascalia) | [Esce HARRY] |
| AMY | Alla mia età comincio appena a comprendere la verità sulle cose troppo tardi per rimediarvi: e questo è essere vecchi. Nondimeno sono lieta se posso arrivare a conoscerle. Ho sempre voluto troppo per i miei figli, più di quanto la vita possa dare. E ora ne sono punita. Gerald! tu sei la persona più stupida in questa stanza, Violet, tu la più maligna in modo innocuo; preferisco la vostra compagnia a quella di chiunque altro solo per farmi accompagnare nella stanza accanto. Dove possa distendermi. Poi potrete lasciarmi. |
| GERALD | Oh, certamente, Amy. |
| VIOLET | Non capisco una sola cosa di quanto è accaduto. |
| (didascalia) | [Escono AMY, VIOLET, GERALD] |
| CHARLES | È molto strano, ma comincio a sentire, comincio appena a sentire che c’è qualcosa che potrei capire, se me lo dicessero. Ma non sono sicuro di volerlo sapere. Suppongo d’invecchiare: la vecchiaia era salita dolcemente fin qui. Mi sentivo abbastanza sicuro; e ora non mi sento sicuro. Come se la terra dovesse aprirsi fino al centro, mentre sto per attraversare Pall Mall. Credevo che la vita non potesse portare altre sorprese; ma ora ricordo che sono sempre sorpreso dal bulldog nella Burlington Arcade. E se ogni istante fosse così, se si fosse desti? Voi due pare che ne sappiate più di me. |
| (didascalia) | [Entra DOWNING, in fretta, in costume da autista] |
| DOWNING | Oh, mi scusi, signorina, mi scusi, signor Charles: Sua Signoria mi ha rimandato indietro perché s’è ricordato che crede d’aver lasciato il portasigarette sul tavolo. Oh, eccolo. Grazie. Buona notte, signorina; buona notte, signorina Mary; buona notte, signore. |
| MARY | Downing, mi prometti di non lasciare mai Sua Signoria mentre siete via? |
| DOWNING | Oh, certamente, signorina; non lo lascerò mai finché avrà bisogno di me. |
| MARY | Ma avrà bisogno di te. Non devi lasciarlo mai. |
| DOWNING | Le parrà da ridere, quel che sto per dire — ma non è poi così strano, signorina, a guardarci bene: dopo tutti questi anni che sto con lui credo di capire Sua Signoria meglio di chiunque altro; e ho una specie di presentimento che Sua Signoria non avrà bisogno di me ancora per molto. Non so darle ragioni. Ma per mostrarle che cosa intendo, benché stenterà a crederlo, ho sempre detto che qualunque cosa capitasse a Sua Signoria era solo una specie di preparazione a qualcos’altro. Non ho il dono della parola, ma so bene che cosa intendo: i più di noi paiono vivere secondo le circostanze, ma con le persone come lui c’è qualcosa dentro che spiega ciò che accade loro. Se ne ha il sentore. Così mi pare di sapere in anticipo, quando sta per accadere qualcosa, e pare del tutto naturale, trattandosi di Sua Signoria. Ed è per questo che dico ora: ho il presentimento che non avrà bisogno di me a lungo, e non avrà bisogno di nessuno. |
| AGATHA | E, Downing, se il suo modo di fare ti parrà inspiegabile a tratti, non devi darti pena per questo. È sano di mente in tutto e per tutto quanto te o me, vede il mondo con la stessa chiarezza con cui lo vediamo tu ed io, solo che ha visto assai più di questo, e anche noi le abbiamo vedute — la signorina Mary ed io. |
| DOWNING | La capisco, signorina. E se posso dirlo, ora che ha toccato l’argomento, sono molto sollevato — se mi spiego. Pensavo fosse quella la ragione per cui si partiva stasera. Anzi, quasi me l’aspettavo, tant’è che avevo l’automobile già pronta. Intende quei fantasmi, signorina! Mi domandavo quando Sua Signoria sarebbe arrivato a vederli — e così li ha visti anche lei! Devono averle fatto un certo effetto! A me sì, sul principio. Ci si abitua presto. Certo, sapevo che avevano a che fare con Sua Signoria e non con me, sicché potevo guardarli allegramente, per modo di dire. Non c’è male in loro, ci giurerei. Sarà tutto, signorina? |
| AGATHA | Sarà tutto, grazie, Downing. Non dobbiamo trattenerti; Sua Signoria si starà chiedendo perché tardi tanto. |
| (didascalia) | [Esce DOWNING. Entra IVY] |
| IVY | Dove va Downing? dov’è Harry? Guardate. È arrivato un telegramma da Arthur; |
| (didascalia) | [Entrano GERALD e VIOLET] |
| IVY | Mi domando perché l’abbia mandato, dopo aver telefonato. Ve lo leggo? Mi chiedevo se mostrarlo o no ad Amy. |
| (didascalia) | [Legge] |
| IVY | «Spiacente ritardo affari in città molti auguri ci vediamo domani molti auguri urrà con affetto Arthur». Voglio dire, dopo ciò che sappiamo di quanto è realmente accaduto, credete che Amy debba vederlo? |
| VIOLET | No, certamente no. Tu non sai ciò che è successo, Ivy. E se lo sapessi, non lo capiresti. Io non capisco, dunque come potresti tu? Amy non sta bene; e sta riposando. |
| IVY | Oh, mi dispiace. Ma non potete spiegare? Perché avete tutti quell’aria strana? Credo che mi si possa permettere di sapere che cosa è accaduto. VOCE DI AMY. Agatha! Mary! venite! L’orologio s’è fermato nel buio! |
| (didascalia) | [Escono AGATHA e MARY. Pausa. Entra WARBURTON] |
| WARBURTON | Ebbene! è una notte schifosa per stare fuori. Ecco perché ho tardato tanto, ad andare e a tornare. Ma sono lieto di dire che John si rimette bene; non era grave come faceva credere Winchell, e domattina lo avremo quassù. Spero che Lady Monchensey non si sia data pena? Ho fretta di tranquillizzarla. Ma che c’è, che cosa succede? |
| (didascalia) | [Entra MARY] |
| MARY | Dottor Warburton! |
| WARBURTON | Scusatemi. |
| (didascalia) | [Escono MARY e WARBURTON] |
| CORO | Non ci piace guardare dalla stessa finestra e vedere un paesaggio tutto diverso. Non ci piace salire una scala e scoprire che ci porta in basso. Non ci piace uscire da una porta e ritrovarci nella stessa stanza. Non ci piace il labirinto nel giardino, perché troppo somiglia al labirinto nel cervello. Non ci piace ciò che accade da svegli, perché troppo somiglia a ciò che accade nel sonno. Comprendiamo gli affari ordinari del vivere, sappiamo far funzionare la macchina, di solito sappiamo evitare gli incidenti, siamo assicurati contro l’incendio, contro il furto e la malattia, contro gli impianti difettosi, ma non contro l’atto di Dio. Conosciamo vari sortilegi e incantesimi, e forme minori di stregoneria, divinazione e chiromanzia, specifici contro l’insonnia, la lombaggine e la perdita di denaro. Ma il cerchio della nostra comprensione è un’area assai ristretta. Salvo che per un numero limitato di scopi strettamente pratici non sappiamo ciò che facciamo; e perfino, a pensarci bene, non sappiamo molto del pensare. Che cosa accade fuori del cerchio? E qual è il senso dell’accadere? Quale agguato sta oltre l’erica e dietro le Pietre Erette? Oltre lo strato di Heaviside e dietro la luna sorridente? E che cosa si fa di noi? E che cosa siamo, e che cosa facciamo? A ciascuna e a tutte queste domande non v’è risposta concepibile. Abbiamo sofferto assai più d’una perdita personale — abbiamo smarrito la via nel buio. |
| IVY | Dovrò restare fino a dopo il funerale: il mio biglietto per Londra sarà ancora valido? |
| GERALD | Non attendo con piacere di dover trattare con Arthur e John domattina. |
| VIOLET | Dobbiamo aspettare che si legga il testamento. Manderò un telegramma domattina. |
| CHARLES | Temo che la mia mente non sia più quella che era — o lo era? — eppure credo che potrei capire. |
| TUTTI | Ma dobbiamo adattarci al momento: dobbiamo fare la cosa giusta. |
| (didascalia) | [Escono] |
| (didascalia) | [Entrano, da una porta, AGATHA e MARY, e collocano un tavolinetto portatile. Da un’altra porta entra DENMAN recando una torta di compleanno con le candeline accese, che posa sul tavolo. Esce DENMAN. AGATHA e MARY camminano lentamente in fila indiana intorno e intorno al tavolo, in senso orario. A ogni giro spengono qualche candelina, sicché le loro ultime parole sono dette al buio.] |
| AGATHA | Una maledizione è lenta a venire a piena maturazione: non si può affrettare e non si può ritardare |
| MARY | Non si può deviare: un tentativo di deviarla non fa che implicare altri nel giorno del compimento |
| AGATHA | Una maledizione è una potenza non soggetta a ragione: ogni maledizione ha il suo corso, il suo modo d’espiazione Segui segui |
| MARY | Non nel diurno tempo e nel mondo di qua dove sappiamo ciò che facciamo non è la sua operazione Segui segui |
| AGATHA | Ma nel notturno tempo e nel mondo di sotto dove le maglie che abbiamo tessute ci legano l’uno all’altro Segui segui |
| MARY | Una maledizione è scritta sul rovescio delle cose dietro lo specchio sorridente e dietro la luna sorridente Segui segui |
| AGATHA | Per questa via il pellegrinaggio d’espiazione intorno e intorno al cerchio a compiere l’incanto sì che il nodo sia snodato l’incrociato disincrociato il torto raddrizzato e la maledizione finita per intercessione per pellegrinaggio per opera di quanti partono in più direzioni per la propria redenzione e per quella dei defunti — Possano riposare in pace. IL COCKTAIL PARTY Personaggi EDWARD CHAMBERLAYNE JULIA (SIGNORA SHUTTLETHWAITE) CELIA COPLESTONE ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS PETER QUILPE UN OSPITE NON IDENTIFICATO, poi identificato come SIR HENRY HARCOURT-REILLY LAVINIA CHAMBERLAYNE UNA INFERMIERA-SEGRETARIA DUE UOMINI DEL SERVIZIO DI RISTORO La scena è a Londra |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | The drawing-room, after tea. An afternoon in late March. |
| (didascalia) | AMY, IVY, VIOLET, AGATHA, GERALD, CHARLES, MARY |
| (didascalia) | [DENMAN enters to draw the curtains] |
| AMY | Not yet! I will ring for you. It is still quite light. I have nothing to do but watch the days draw out, Now that I sit in the house from October to June, And the swallow comes too soon and the spring will be over And the cuckoo will be gone before I am out again. O Sun, that was once so warm, O Light that was taken for granted When I was young and strong, and sun and light unsought for And the night unfeared and the day expected And clocks could be trusted, tomorrow assured And time would not stop in the dark! Put on the lights. But leave the curtains undrawn. Make up the fire. Will the spring never come? I am cold. |
| AGATHA | Wishwood was always a cold place, Amy. |
| IVY | I have always told Amy she should go south in the winter. Were I in Amy’s position, I would go south in the winter. I would follow the sun, not wait for the sun to come here. I would go south in the winter, if I could afford it, Not freeze, as I do, in Bayswater, by a gas-fire counting shillings. |
| VIOLET | Go south! to the English circulating libraries, To the military widows and the English chaplains, To the chilly deck-chair and the strong cold tea — The strong cold stewed bad Indian tea. |
| CHARLES | That’s not Amy’s style at all. We are country-bred people. Amy has been too long used to our ways Living with horses and dogs and guns Ever to want to leave England in the winter. But a single man like me is better off in London: A man can be very cosy at his club Even in an English winter. |
| GERALD | Well, as for me, I’d just as soon be a subaltern again To be back in the East. An incomparable climate For a man who can exercise a little common prudence; And your servants look after you very much better. |
| AMY | My servants are perfectly competent, Gerald. I can still see to that. |
| VIOLET | Well, as for me, I would never go south, no, definitely never, Even could I do it as well as Amy: England’s bad enough, I would never go south, Simply to see the vulgarest people — You can keep out of their way at home; People with money from heaven knows where — |
| GERALD | Dividends from aeroplane shares. |
| VIOLET | They bathe all day and they dance all night In the absolute minimum of clothes. |
| CHARLES | It’s the cocktail-drinking does the harm: There’s nothing on earth so bad for the young. All that a civilised person needs Is a glass of dry sherry or two before dinner. The modern young people don’t know what they’re drinking, Modern young people don’t care what they’re eating; They’ve lost their sense of taste and smell Because of their cocktails and cigarettes. |
| (didascalia) | [Enter DENMAN with sherry and whisky. CHARLES takes sherry and GERALD whisky.] |
| CHARLES | That’s what it comes to. |
| (didascalia) | [Lights a cigarette] |
| IVY | The younger generation Are undoubtedly decadent. |
| CHARLES | The younger generation Are not what we were. Haven’t the stamina, Haven’t the sense of responsibility. |
| GERALD | You’re being very hard on the younger generation. I don’t come across them very much now, myself; But I must say I’ve met some very decent specimens And some first-class shots — better than you were, Charles, as I remember. Besides, you’ve got to make allowances: We haven’t left them such an easy world to live in. Let the younger generation speak for itself: It’s Mary’s generation. What does she think about it? |
| MARY | Really, Cousin Gerald, if you want information About the younger generation, you must ask someone else. I’m afraid that I don’t deserve the compliment: I don’t belong to any generation. |
| (didascalia) | [Exit] |
| VIOLET | Really, Gerald, I must say you’re very tactless, And I think that Charles might have been more considerate. |
| GERALD | I’m very sorry: but why was she upset? I only meant to draw her into the conversation. |
| CHARLES | She’s a nice girl; but it’s a difficult age for her. I suppose she must be getting on for thirty? She ought to be married, that’s what it is. |
| AMY | So she should have been, if things had gone as I intended. Harry’s return does not make things easy for her At the moment: but life may still go right. Meanwhile, let us drop the subject. The less said the better. |
| GERALD | That reminds me, Amy, When are the boys all due to arrive? |
| AMY | I do not want the clock to stop in the dark. If you want to know why I never leave Wishwood That is the reason. I keep Wishwood alive To keep the family alive, to keep them together, To keep me alive, and I live to keep them. You none of you understand how old you are And death will come to you as a mild surprise, A momentary shudder in a vacant room. Only Agatha seems to discover some meaning in death Which I cannot find. — I am only certain of Arthur and John, Arthur in London, John in Leicestershire: They should both be here in good time for dinner. Harry telephoned to me from Marseilles, He would come by air to Paris, and so to London, And hoped to arrive in the course of the evening. |
| VIOLET | Harry was always the most likely to be late. |
| AMY | This time, it will not be his fault. We are very lucky to have Harry at all. |
| IVY | And when will you have your birthday cake, Amy, And open your presents? |
| AMY | After dinner: That is the best time. |
| IVY | It is the first time You have not had your cake and your presents at tea. |
| AMY | This is a very particular occasion As you ought to know. It will be the first time For eight years that we have all been together. |
| AGATHA | It is going to be rather painful for Harry After eight years and all that has happened To come back to Wishwood. |
| GERALD | Why, painful? |
| VIOLET | Gerald! you know what Agatha means. |
| AGATHA | I mean painful, because everything is irrevocable, Because the past is irremediable, Because the future can only be built Upon the real past. Wandering in the tropics Or against the painted scene of the Mediterranean, Harry must often have remembered Wishwood — The nursery tea, the school holiday, The daring feats on the old pony, And thought to creep back through the little door. He will find a new Wishwood. Adaptation is hard. |
| AMY | Nothing is changed, Agatha, at Wishwood. Everything is kept as it was when he left it, Except the old pony, and the mongrel setter Which I had to have destroyed. Nothing has been changed. I have seen to that. |
| AGATHA | Yes. I mean that at Wishwood he will find another Harry. The man who returns will have to meet The boy who left. Round by the stables, In the coach-house, in the orchard, In the plantation, down the corridor That led to the nursery, round the corner Of the new wing, he will have to face him — And it will not be a very jolly corner. When the loop in time comes — and it does not come for everybody — The hidden is revealed, and the spectres show themselves. |
| GERALD | I don’t in the least know what you’re talking about. You seem to be wanting to give us all the hump. I must say, this isn’t cheerful for Amy’s birthday Or for Harry’s homecoming. Make him feel at home, I say! Make him feel that what has happened doesn’t matter. He’s taken his medicine, I’ve no doubt. Let him marry again and carry on at Wishwood. |
| AMY | Thank you, Gerald. Though Agatha means As a rule, a good deal more than she cares to betray, I am bound to say that I agree with you. |
| CHARLES | I never wrote to him when he lost his wife — That was just about a year ago, wasn’t it? Do you think that I ought to mention it now? It seems to me too late. |
| AMY | Much too late. If he wants to talk about it, that’s another matter; But I don’t believe he will. He will wish to forget it. I do not mince matters in front of the family: You can call it nothing but a blessed relief. VIOLET, I call it providential. |
| IVY | Yet it must have been shocking, Especially to lose anybody in that way — Swept off the deck in the middle of a storm, And never even to recover the body. |
| CHARLES | ‘Well-known Peeress Vanishes from Liner’. |
| GERALD | Yes, it’s odd to think of her as permanently missing. |
| VIOLET | Had she been drinking? |
| AMY | I would never ask him. |
| IVY | These things are much better not enquired into. She may have done it in a fit of temper. |
| GERALD | I never met her. |
| AMY | I am very glad you did not. I am very glad that none of you ever met her. It will make the situation very much easier And is why I was so anxious you should all be here. She never would have been one of the family, She never wished to be one of the family, She only wanted to keep him to herself To satisfy her vanity. That’s why she dragged him All over Europe and half round the world To expensive hotels and undesirable society Which she could choose herself. She never wanted Harry’s relations or Harry’s old friends; She never wanted to fit herself to Harry, But only to bring Harry down to her own level. A restless shivering painted shadow In life, she is less than a shadow in death. You might as well all of you know the truth For the sake of the future. There can be no grief And no regret and no remorse. I would have prevented it if I could. For the sake of the future: Harry is to take command at Wishwood And I hope we can contrive his future happiness. Do not discuss his absence. Please behave only As if nothing had happened in the last eight years. |
| GERALD | That will be a little difficult. |
| VIOLET | Nonsense, Gerald! You must see for yourself it’s the only thing to do. |
| AGATHA | Thus with most careful devotion Thus with precise attention To detail, interfering preparation Of that which is already prepared Men tighten the knot of confusion Into perfect misunderstanding, Reflecting a pocket-torch of observation Upon each other’s opacity Neglecting all the admonitions From the world around the corner The wind’s talk in the dry holly-tree The inclination of the moon The attraction of the dark passage The paw under the door. CHORUS (IVY, VIOLET, GERALD and CHARLES). Why do we feel embarrassed, impatient, fretful, ill at ease, Assembled like amateur actors who have not been assigned their parts? Like amateur actors in a dream when the curtain rises, to find themselves dressed for a different play, or having rehearsed the wrong parts, Waiting for the rustling in the stalls, the titter in the dress circle, the laughter and catcalls in the gallery? |
| CHARLES | I might have been in St. James’s Street, in a comfortable chair rather nearer the fire. |
| IVY | I might have been visiting Cousin Lily at Sidmouth, if I had not had to come to this party. |
| GERALD | I might have been staying with Compton-Smith, down at his place in Dorset. |
| VIOLET | I should have been helping Lady Bumpus, at the Vicar’s American Tea. |
| CHORUS | Yet we are here at Amy’s command, to play an unread part in some monstrous farce, ridiculous in some nightmare pantomime. |
| AMY | What’s that? I thought I saw someone pass the window. What time is it? |
| CHARLES | Nearly twenty to seven. |
| AMY | John should be here now, he has the shortest way to come. John at least, if not Arthur. Hark, there is someone coming: Yes, it must be John. |
| (didascalia) | [Enter HARRY] |
| AMY | Harry! |
| (didascalia) | [HARRY stops suddenly at the door and stares at the window] |
| IVY | Welcome, Harry! |
| GERALD | Well done! |
| VIOLET | Welcome home to Wishwood! |
| CHARLES | Why, what’s the matter? |
| AMY | Harry, if you want the curtains drawn you should let me ring for Denman. |
| HARRY | How can you sit in this blaze of light for all the world to look at? If you knew how you looked, when I saw you through the window! Do you like to be stared at by eyes through a window? |
| AMY | You forget, Harry, that you are at Wishwood, Not in town, where you have to close the blinds. There is no one to see you but our servants who belong here. And who all want to see you back, Harry. |
| HARRY | Look there, look there: do you see them? |
| GERALD | No, I don’t see anyone about. |
| HARRY | No, no, not there. Look there! Can’t you see them? You don’t see them, but I see them, And they see me. This is the first time that I have seen them. In the Java Straits, in the Sunda Sea, In the sweet sickly tropical night, I knew they were coming. In Italy, from behind the nightingale’s thicket, The eyes stared at me, and corrupted that song. Behind the palm trees in the Grand Hotel They were always there. But I did not see them. Why should they wait until I came back to Wishwood? There were a thousand places where I might have met them! Why here? why here? Many happy returns of the day, mother. Aunt Ivy, Aunt Violet, Uncle Gerald, Uncle Charles. Agatha. |
| AMY | We are very glad to have you back, Harry. Now we shall all be together for dinner. The servants have been looking forward to your coming: Would you like to have them in after dinner Or wait till tomorrow? I am sure you must be tired. You will find everybody here, and everything the same. Mr. Bevan — you remember — wants to call tomorrow On some legal business, a question about taxes — But I think you would rather wait till you are rested. Your room is all ready for you. Nothing has been changed. |
| HARRY | Changed? nothing changed? how can you say that nothing is changed? You all look so withered and young. |
| GERALD | We must have a ride tomorrow. You’ll find you know the country as well as ever. There wasn’t an inch of it you didn’t know. But you’ll have to see about a couple of new hunters. |
| CHARLES | And I’ve a new wine merchant to recommend you; Your cellar could do with a little attention. |
| IVY | And you’ll really have to find a successor to old Hawkins. It’s really high time the old man was pensioned. He’s let the rock garden go to rack and ruin, And he’s nearly half blind. I’ve spoken to your mother Time and time again: she’s done nothing about it Because she preferred to wait for your coming. |
| VIOLET | And time and time again I have spoken to your mother About the waste that goes on in the kitchen. Mrs. Packell is too old to know what she is doing. It really needs a man in charge of things at Wishwood. |
| AMY | You see your aunts and uncles are very helpful, Harry. I have always found them forthcoming with advice Which I have never taken. Now it is your business. I have only struggled to keep Wishwood going And to make no changes before your return. Now it’s for you to manage. I am an old woman. They can give me no further advice when I’m dead. |
| IVY | Oh, dear Amy! No one wants you to die, I’m sure! Now that Harry’s back, is the time to think of living. |
| HARRY | Time and time and time, and change, no change! You all of you try to talk as if nothing had happened, And yet you are talking of nothing else. Why not get to the point Or if you want to pretend that I am another person — A person that you have conspired to invent, please do so In my absence. I shall be less embarrassing to you. Agatha? |
| AGATHA | I think, Harry, that having got so far — If you want no pretences, let us have no pretences: And you must try at once to make us understand, And we must try to understand you. |
| HARRY | But how can I explain, how can I explain to you? You will understand less after I have explained it. All that I could hope to make you understand Is only events: not what has happened. And people to whom nothing has ever happened Cannot understand the unimportance of events. |
| GERALD | Well, you can’t say that nothing has happened to me. I started as a youngster on the North-West Frontier — Been in tight corners most of my life And some pretty nasty messes. |
| CHARLES | And there isn’t much would surprise me, Harry; Or shock me, either. |
| HARRY | You are all people To whom nothing has happened, at most a continual impact Of external events. You have gone through life in sleep, Never woken to the nightmare. I tell you, life would be unendurable If you were wide awake. You do not know The noxious smell untraceable in the drains, Inaccessible to the plumbers, that has its hour of the night; you do not know The unspoken voice of sorrow in the ancient bedroom At three o’clock in the morning. I am not speaking Of my own experience, but trying to give you Comparisons in a more familiar medium. I am the old house With the noxious smell and the sorrow before morning, In which all past is present, all degradation Is unredeemable. As for what happens — Of the past you can only see what is past, Not what is always present. That is what matters. |
| AGATHA | Nevertheless, Harry, best tell us as you can: Talk in your own language, without stopping to debate Whether it may be too far beyond our understanding. |
| HARRY | The sudden solitude in a crowded desert In a thick smoke, many creatures moving Without direction, for no direction Leads anywhere but round and round in that vapour — Without purpose, and without principle of conduct In flickering intervals of light and darkness; The partial anæsthesia of suffering without feeling And partial observation of one’s own automatism While the slow stain sinks deeper through the skin Tainting the flesh and discolouring the bone — This is what matters, but it is unspeakable, Untranslatable: I talk in general terms Because the particular has no language. One thinks to escape By violence, but one is still alone In an over-crowded desert, jostled by ghosts. It was only reversing the senseless direction For a momentary rest on the burning wheel That cloudless night in the mid-Atlantic When I pushed her over. |
| VIOLET | Pushed her? |
| HARRY | You would never imagine anyone could sink so quickly. I had always supposed, wherever I went That she would be with me; whatever I did That she was unkillable. It was not like that. Everything is true in a different sense. I expected to find her when I went back to the cabin. Later, I became excited, I think I made enquiries; The purser and the steward were extremely sympathetic And the doctor very attentive. That night I slept heavily, alone. |
| AMY | Harry! |
| CHARLES | You mustn’t indulge such dangerous fancies. It’s only doing harm to your mother and yourself. Of course we know what really happened, we read it in the papers — No need to revert to it. Remember, my boy, I understand, your life together made it seem more horrible. There’s a lot in my own past life that presses on my chest When I wake, as I do now, early before morning. I understand these feelings better than you know — But you have no reason to reproach yourself. Your conscience can be clear. |
| HARRY | It goes a good deal deeper Than what people call their conscience; it is just the cancer That eats away the self. I knew how you would take it. First of all, you isolate the single event As something so dreadful that it couldn’t have happened, Because you could not bear it. So you must believe That I suffer from delusions. It is not my conscience, Not my mind, that is diseased, but the world I have to live in. — I lay two days in contented drowsiness; Then I recovered. I am afraid of sleep: A condition in which one can be caught for the last time. And also waking. She is nearer than ever. The contamination has reached the marrow And they are always near. Here, nearer than ever. They are very close here. I had not expected that. |
| AMY | Harry, Harry, you are very tired And overwrought. Coming so far And making such haste, the change is too sudden for you. You are unused to our foggy climate And the northern country. When you see Wishwood Again by day, all will be the same again. I beg you to go now and rest before dinner. Get Downing to draw you a hot bath, And you will feel better. |
| AGATHA | There are certain points I do not yet understand: They will be clear later. I am also convinced That you only hold a fragment of the explanation. It is only because of what you do not understand That you feel the need to declare what you do. There is more to understand: hold fast to that As the way to freedom. |
| HARRY | I think I see what you mean, Dimly — as you once explained the sobbing in the chimney The evil in the dark closet, which they said was not there, Which they explained away, but you explained them Or at least, made me cease to be afraid of them. I will go and have my bath. |
| (didascalia) | [Exit] |
| GERALD | God preserve us! I never thought it would be as bad as this. |
| VIOLET | There is only one thing to be done: Harry must see a doctor. |
| IVY | But I understand — I have heard of such cases before — that people in his condition Often betray the most immoderate resentment At such a suggestion. They can be very cunning — Their malady makes them so. They do not want to be cured And they know what you are thinking. |
| CHARLES | He has probably let this notion grow in his mind, Living among strangers, with no one to talk to. I suspect it is simply that the wish to get rid of her Makes him believe he did. He cannot trust his good fortune. I believe that all he needs is someone to talk to, To get it off his mind. I’ll have a talk to him tomorrow. |
| AMY | Most certainly not, Charles, you are not the right person. I prefer to believe that a few days at Wishwood Among his own family, is all that he needs. |
| GERALD | Nevertheless, Amy, there’s something in Violet’s suggestion. Why not ring up Warburton, and ask him to join us? He’s an old friend of the family, it’s perfectly natural That he should be asked. He looked after all the boys When they were children. I’ll have a word with him. He can talk to Harry, and Harry need have no suspicion. I’d trust Warburton’s opinion. |
| AMY | If anyone speaks to Dr. Warburton It should be myself. What does Agatha think? |
| AGATHA | It seems a necessary move In an unnecessary action, Not for the good that it will do But that nothing may be left undone On the margin of the impossible. |
| AMY | Very well. I will ring up the doctor myself. |
| (didascalia) | [Exit] |
| CHARLES | Meanwhile, I have an idea. Why not question Downing? He’s been with Harry ten years, he’s absolutely discreet. He was with them on the boat. He might be of use. |
| IVY | Charles! you don’t really suppose That he might have pushed her over? |
| CHARLES | In any case, I shouldn’t blame Harry. I might have done the same thing once, myself. Nobody knows what he’s likely to do Until there’s somebody he wants to get rid of. |
| GERALD | Even so, we don’t want Downing to know Any more than he knows already. And even if he knew, it’s very much better That he shouldn’t know that we knew it also. Why not let sleeping dogs lie? |
| CHARLES | All the same, there’s a question or two |
| (didascalia) | [Rings the bell] |
| CHARLES | That I’d like to ask Downing. He shan’t know why I’m asking. |
| (didascalia) | [Enter DENMAN] |
| CHARLES | Denman, where is Downing? Is he up with his Lordship? |
| DENMAN | He’s out in the garage, Sir, with his Lordship’s car. |
| CHARLES | Tell him I’d like to have a word with him, please. |
| (didascalia) | [Exit DENMAN] |
| VIOLET | Charles, if you are determined upon this investigation. Which I am convinced is going to lead us nowhere, And which I am sure Amy would disapprove of — I only wish to express my emphatic protest Both against your purpose and the means you are employing. |
| CHARLES | My purpose is, to find out what’s wrong with Harry: Until we know that, we can do nothing for him. And as for my means, we can’t afford to be squeamish In taking hold of anything that comes to hand. If you are interested in helping Harry You can hardly object to the means. |
| VIOLET | I do object. |
| IVY | And I wish to associate myself with my sister In her objections — |
| AGATHA | I have no objection, Any more than I object to asking Dr. Warburton: I only see that this is all quite irrelevant; We had better leave Charles to talk to Downing And pursue his own methods. |
| (didascalia) | [Rises] |
| VIOLET | I do not agree. I think there should be witnesses. I intend to remain. And I wish to be present to hear what Downing says. I want to know at once, not be told about it later. |
| IVY | And I shall stay with Violet. |
| AGATHA | I shall return When Downing has left you. |
| (didascalia) | [Exit] |
| CHARLES | Well, I’m very sorry You all see it like this: but there simply are times When there’s nothing to do but take the bull by the horns, And this is one. |
| (didascalia) | [Knock: and enter DOWNING] |
| CHARLES | Good evening, Downing. It’s good to see you again, after all these years. You’re well, I hope? |
| DOWNING | Thank you, very well indeed, Sir. |
| CHARLES | I’m sorry to send for you so abruptly, But I’ve a question I’d like to put to you, I’m sure you won’t mind, it’s about his Lordship. You’ve looked after his Lordship for over ten years … |
| DOWNING | Eleven years, Sir, next Lady Day. |
| CHARLES | Eleven years, and you know him pretty well. And I’m sure that you’ve been a good friend to him, too. We haven’t seen him for nearly eight years; And to tell the truth, now that we’ve seen him, We’re a little worried about his health. He doesn’t seem to be … quite himself. |
| DOWNING | Quite natural, if I may say so, Sir, After what happened. |
| CHARLES | Quite so, quite. Downing, you were with them on the voyage from New York — We didn’t learn very much about the circumstances; We only knew what we read in the papers — Of course, there was a great deal too much in the papers. Downing, do you think that it might have been suicide, And that his Lordship knew it? |
| DOWNING | Unlikely, Sir, if I may say so. Much more likely to have been an accident. I mean, knowing her Ladyship, I don’t think she had the courage. |
| CHARLES | Did she ever talk of suicide? |
| DOWNING | Oh yes, she did, every now and again. But in my opinion, it is those that talk That are the least likely. To my way of thinking She only did it to frighten people. If you take my meaning — just for the effect. |
| CHARLES | I understand, Downing. Was she in good spirits? |
| DOWNING | Well, always about the same, Sir. What I mean is, always up and down. Down in the morning, and up in the evening, And then she used to get rather excited, And, in a way, irresponsible, Sir. If I may make so bold, Sir, I always thought that a very few cocktails Went a long way with her Ladyship. She wasn’t one of those that are designed for drinking: It’s natural for some and unnatural for others. |
| CHARLES | And how was his Lordship, during the voyage? |
| DOWNING | Well, you might say depressed, Sir. But you know his Lordship was always very quiet: Very uncommon that I saw him in high spirits. For what my judgment’s worth, I always said his Lordship Suffered from what they call a kind of repression. But what struck me … more nervous than usual; I mean to say, you could see that he was nervous. He behaved as if he thought something might happen. |
| CHARLES | What sort of thing? |
| DOWNING | Well, I don’t know, Sir. But he seemed very anxious about my Lady. Tried to keep her in when the weather was rough, Didn’t like to see her lean over the rail. He was in a rare fright, once or twice. But you know, it is just my opinion, Sir, That his Lordship is rather psychic, as they say. |
| CHARLES | Were they always together? |
| DOWNING | Always, Sir. That was just my complaint against my Lady. It’s my opinion that man and wife Shouldn’t see too much of each other, Sir. Quite the contrary of the usual opinion, I dare say. She wouldn’t leave him alone. And there’s my complaint against these ocean liners With all their swimming baths and gymnasiums There’s not even a place where a man can go For a quiet smoke, where the women can’t follow him. She wouldn’t leave him out of her sight. |
| CHARLES | During that evening, did you see him? |
| DOWNING | Oh yes, Sir, I’m sure I saw him. I don’t mean to say that he had any orders — His Lordship is always most considerate About keeping me up. But when I say I saw him, I mean that I saw him accidental. You see, Sir, I was down in the Tourist, And I took a bit of air before I went to bed, And you could see the corner of the upper deck. And I remember, there I saw his Lordship Leaning over the rail, looking at the water — There wasn’t a moon, but I was sure it was him. While I took my turn about, for near half an hour He stayed there alone, looking over the rail. Her Ladyship must have been all right then, Mustn’t she, Sir? or else he’d have known it. |
| CHARLES | Oh yes … quite so. Thank you, Downing, I don’t think we need you any more. |
| GERALD | Oh, Downing, Is there anything wrong with his Lordship’s car? |
| DOWNING | Oh no, Sir, she’s in good running order: I see to that. |
| GERALD | I only wondered Why you’ve been busy about it tonight. |
| DOWNING | Nothing wrong, Sir: Only I like to have her always ready. Would there be anything more, Sir? |
| GERALD | Thank you, Downing; Nothing more. |
| (didascalia) | [Exit DOWNING] |
| VIOLET | Well, Charles, I must say, with your investigations, You seem to have left matters much as they were — Except for having brought Downing into it: Of which I disapprove. |
| CHARLES | Of which you disapprove. But I believe that an unconscious accomplice is desirable. |
| CHORUS | Why should we stand here like guilty conspirators, waiting for some revelation When the hidden shall be exposed, and the newsboy shall shout in the street? When the private shall be made public, the common photographer Flashlight for the picture papers: why do we huddle together In a horrid amity of misfortune? why should we be implicated, brought in and brought together? |
| IVY | I do not trust Charles with his confident vulgarity, acquired from worldly associates. |
| GERALD | Ivy is only concerned for herself, and her credit among her shabby genteel acquaintance. |
| VIOLET | Gerald is certain to make some blunder, he is useless out of the army. |
| CHARLES | Violet is afraid that her status as Amy’s sister will be diminished. |
| CHORUS | We all of us make the pretension To be the uncommon exception To the universal bondage. We like to appear in the newspapers So long as we are in the right column. We know about the railway accident We know about the sudden thrombosis And the slowly hardening artery. We like to be thought well of by others So that we may think well of ourselves. And any explanation will satisfy: We only ask to be reassured About the noises in the cellar And the window that should not have been open. Why do we all behave as if the door might suddenly open, the curtains be drawn, The cellar make some dreadful disclosure, the roof disappear, And we should cease to be sure of what is real or unreal? Hold tight, hold tight, we must insist that the world is what we have always taken it to be. AMY’S VOICE. Ivy! Violet! has Arthur or John come yet? |
| IVY | There is no news of Arthur or John. |
| (didascalia) | [Enter AMY and AGATHA] |
| AMY | It is very annoying. They both promised to be here In good time for dinner. It is very annoying. Now they can hardly arrive in time to dress. I do not understand what could have gone wrong With both of them, coming from different directions. Well, we must go and dress, I suppose. I hope Harry will feel better After his rest upstairs. |
| (didascalia) | [Exeunt, except AGATHA] |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Il salotto, dopo il tè. Un pomeriggio di fine marzo. |
| (didascalia) | AMY, IVY, VIOLET, AGATHA, GERALD, CHARLES, MARY |
| (didascalia) | [Entra DENMAN per tirare le tende] |
| AMY | Non ancora! Suonerò io per te. C’è ancora molta luce. Non ho nulla da fare se non guardare le giornate allungarsi, ora che sto in casa da ottobre a giugno, e la rondine viene troppo presto e la primavera sarà finita e il cuculo se ne sarà andato prima ch’io esca di nuovo. O Sole, che una volta eri così caldo, o Luce che si dava per scontata quando ero giovane e forte, e sole e luce non si cercavano e la notte non si temeva e il giorno si attendeva e ci si poteva fidare degli orologi, e il domani era certo e il tempo non si fermava nel buio! Accendi le luci. Ma lascia le tende aperte. Ravviva il fuoco. Non verrà mai la primavera? Ho freddo. |
| AGATHA | Wishwood è sempre stato un luogo freddo, Amy. |
| IVY | Ho sempre detto ad Amy che dovrebbe andare al sud d’inverno. Se fossi nella posizione di Amy, andrei al sud d’inverno. Seguirei il sole, non aspetterei che il sole venisse qui. Andrei al sud d’inverno, se potessi permettermelo, invece di gelare, come faccio, a Bayswater, davanti a un fuoco a gas contando scellini. |
| VIOLET | Andare al sud! alle biblioteche circolanti inglesi, alle vedove di militari e ai cappellani inglesi, alla gelida sedia a sdraio e al tè forte e freddo — il forte, freddo, ristagnato, cattivo tè indiano. |
| CHARLES | Non è affatto lo stile di Amy. Siamo gente cresciuta in campagna. Amy è troppo a lungo avvezza ai nostri modi, vivendo fra cavalli e cani e fucili, per volere mai lasciare l’Inghilterra d’inverno. Ma uno scapolo come me sta meglio a Londra: un uomo può star comodissimo al suo circolo perfino in un inverno inglese. |
| GERALD | Ebbene, quanto a me, tornerei volentieri a fare il sottotenente pur d’essere di nuovo in Oriente. Un clima incomparabile per chi sappia usare un po’ di comune prudenza; e i servitori ti curano molto meglio. |
| AMY | I miei servitori sono perfettamente competenti, Gerald. A questo bado ancora io. |
| VIOLET | Ebbene, quanto a me, non andrei mai al sud, no, decisamente mai, anche se potessi farlo bene come Amy: l’Inghilterra è già abbastanza brutta, non andrei mai al sud solo per vedere la gente più volgare — a casa propria si può star fuori dai loro piedi; gente con denari venuti chissà da dove — |
| GERALD | Dividendi di azioni aeronautiche. |
| VIOLET | Fanno il bagno tutto il giorno e ballano tutta la notte col minimo assoluto di vestiti. |
| CHARLES | È il bere cocktail che fa il male: non c’è nulla al mondo di così cattivo per i giovani. Tutto ciò che occorre a una persona civile è un bicchiere o due di sherry secco prima di pranzo. I giovani moderni non sanno che cosa bevono, i giovani moderni non badano a che cosa mangiano; hanno perduto il senso del gusto e dell’olfatto per via dei loro cocktail e delle loro sigarette. |
| (didascalia) | [Entra DENMAN con sherry e whisky. CHARLES prende sherry e GERALD whisky.] |
| CHARLES | Ecco a che si riduce. |
| (didascalia) | [Accende una sigaretta] |
| IVY | La generazione più giovane è indubbiamente decadente. |
| CHARLES | La generazione più giovane non è quel che eravamo noi. Non ha la tempra, non ha il senso della responsabilità. |
| GERALD | Sei molto duro con la generazione più giovane. Io non li frequento più molto, per conto mio; ma devo dire che ho incontrato esemplari molto per bene e certi tiratori di prim’ordine — meglio di quanto fossi tu, Charles, per quel che ricordo. E poi bisogna far la tara: non abbiamo lasciato loro un mondo così comodo in cui vivere. Lasciamo che la generazione più giovane parli da sé: è la generazione di Mary. Lei che ne pensa? |
| MARY | Davvero, cugino Gerald, se vuoi notizie sulla generazione più giovane, devi chiederle a qualcun altro. Temo di non meritare il complimento: io non appartengo ad alcuna generazione. |
| (didascalia) | [Esce] |
| VIOLET | Davvero, Gerald, devo dire che sei molto privo di tatto, e credo che Charles avrebbe potuto essere più riguardoso. |
| GERALD | Mi dispiace molto: ma perché s’è offesa? Volevo solo tirarla nella conversazione. |
| CHARLES | È una brava ragazza; ma per lei è un’età difficile. Suppongo che vada per i trent’anni? Dovrebbe sposarsi, ecco che cos’è. |
| AMY | E si sarebbe sposata, se le cose fossero andate come volevo io. Il ritorno di Harry non le rende le cose facili in questo momento: ma la vita può ancora aggiustarsi. Intanto lasciamo l’argomento. Meno se ne parla, meglio è. |
| GERALD | A proposito, Amy, quando devono arrivare tutti i ragazzi? |
| AMY | Non voglio che l’orologio si fermi nel buio. Se volete sapere perché non lascio mai Wishwood, la ragione è questa. Tengo in vita Wishwood per tenere in vita la famiglia, per tenerli uniti, per tenere in vita me, e vivo per tenere in vita loro. Nessuno di voi capisce quanto è vecchio, e la morte verrà a voi come una mite sorpresa, un brivido d’un attimo in una stanza vuota. Solo Agatha pare scoprire nella morte un qualche senso che io non trovo. — Sono certa soltanto di Arthur e di John, Arthur a Londra, John nel Leicestershire: dovrebbero essere qui tutti e due in buon tempo per il pranzo. Harry mi ha telefonato da Marsiglia, sarebbe venuto in aereo a Parigi, e di là a Londra, e sperava d’arrivare nel corso della serata. |
| VIOLET | Harry è sempre stato il più probabile a far tardi. |
| AMY | Questa volta non sarà colpa sua. Siamo molto fortunati d’avere Harry, comunque. |
| IVY | E quando prenderai la tua torta di compleanno, Amy, e aprirai i tuoi regali? |
| AMY | Dopo il pranzo: è il momento migliore. |
| IVY | È la prima volta che non prendi la torta e i regali all’ora del tè. |
| AMY | Questa è un’occasione molto particolare, come dovresti sapere. Sarà la prima volta in otto anni che siamo tutti insieme. |
| AGATHA | Sarà piuttosto penoso per Harry, dopo otto anni e tutto ciò che è accaduto, tornare a Wishwood. |
| GERALD | Perché penoso? |
| VIOLET | Gerald! sai che cosa intende Agatha. |
| AGATHA | Intendo penoso, perché tutto è irrevocabile, perché il passato è irrimediabile, perché il futuro si può costruire soltanto sul passato reale. Vagando ai tropici o contro la scena dipinta del Mediterraneo, Harry deve avere spesso ricordato Wishwood — il tè in camera dei bambini, le vacanze di scuola, le audaci imprese sul vecchio pony, e avrà pensato di rientrare furtivo per la porticina. Troverà un nuovo Wishwood. Adattarsi è difficile. |
| AMY | Nulla è cambiato, Agatha, a Wishwood. Tutto è tenuto com’era quando lui partì, tranne il vecchio pony, e il setter bastardo che ho dovuto far sopprimere. Nulla è stato cambiato. Ci ho badato io. |
| AGATHA | Sì. Intendo che a Wishwood troverà un altro Harry. L’uomo che torna dovrà incontrare il ragazzo che partì. Là presso le scuderie, nella rimessa delle carrozze, nel frutteto, nella piantagione, giù per il corridoio che portava alla camera dei bambini, dietro l’angolo dell’ala nuova, dovrà affrontarlo — e non sarà un angolo molto allegro. Quando viene il cappio del tempo — e non viene per tutti — il nascosto è rivelato, e gli spettri si mostrano. |
| GERALD | Non capisco affatto di che cosa parli. Sembra tu voglia metterci tutti di malumore. Devo dire che non è allegro per il compleanno di Amy né per il ritorno di Harry. Fatelo sentire a casa sua, dico io! Fategli sentire che ciò che è successo non conta. Ha preso la sua medicina, non ho dubbi. Che si risposi e mandi avanti Wishwood. |
| AMY | Grazie, Gerald. Benché Agatha intenda, di regola, assai più di quanto le piaccia lasciar trapelare, devo dire che sono d’accordo con te. |
| CHARLES | Non gli scrissi mai quando perdette la moglie — fu press’a poco un anno fa, non è vero? Credi che dovrei accennarne ora? Mi pare troppo tardi. |
| AMY | Troppo tardi, senz’altro. Se vorrà parlarne lui, è un altro conto; ma non credo che lo farà. Vorrà dimenticarlo. Non uso mezzi termini davanti alla famiglia: non si può chiamarlo altro che una benedetta liberazione. VIOLET, io la chiamo provvidenziale. |
| IVY | Eppure dev’essere stato tremendo, specialmente perdere qualcuno in quel modo — spazzata via dal ponte in mezzo a una tempesta, e senza nemmeno recuperare il corpo. |
| CHARLES | «Ben nota Pari d’Inghilterra scompare da un transatlantico». |
| GERALD | Sì, è strano pensare a lei come stabilmente scomparsa. |
| VIOLET | Aveva bevuto? |
| AMY | Non glielo chiederei mai. |
| IVY | Su queste cose è molto meglio non indagare. Può averlo fatto in un accesso d’ira. |
| GERALD | Io non l’ho mai incontrata. |
| AMY | Sono molto lieta che tu non l’abbia incontrata. Sono molto lieta che nessuno di voi l’abbia mai incontrata. Renderà la situazione molto più facile, ed è per questo che tenevo tanto che foste tutti qui. Non sarebbe mai stata una della famiglia, non desiderò mai essere una della famiglia, voleva soltanto tenerselo per sé per soddisfare la propria vanità. Per questo se lo trascinò per tutta l’Europa e per mezzo il mondo in alberghi costosi e in compagnie poco desiderabili che poteva scegliersi lei. Non volle mai i parenti di Harry né i vecchi amici di Harry; non volle mai adattarsi a Harry, ma soltanto abbassare Harry al proprio livello. Ombra inquieta, tremante, dipinta in vita, è meno d’un’ombra nella morte. Tanto vale che sappiate tutti la verità per amore del futuro. Non ci può essere dolore né rimpianto né rimorso. L’avrei impedito se avessi potuto. Per amore del futuro: Harry deve prendere il comando a Wishwood e spero che riusciremo a costruire la sua felicità futura. Non discutete della sua assenza. Comportatevi soltanto come se nulla fosse accaduto in questi otto anni. |
| GERALD | Sarà un poco difficile. |
| VIOLET | Sciocchezze, Gerald! Devi capire da te che è l’unica cosa da fare. |
| AGATHA | Così, con devozione attentissima, così, con cura precisa del particolare, con preparazione invadente di ciò che è già preparato, gli uomini stringono il nodo della confusione in perfetto malinteso, proiettando una lampadina tascabile d’osservazione sull’opacità l’uno dell’altro, trascurando tutti gli avvertimenti del mondo dietro l’angolo: il discorso del vento nell’agrifoglio secco, l’inclinazione della luna, l’attrazione del passaggio buio, la zampa sotto la porta. CORO (IVY, VIOLET, GERALD e CHARLES). Perché ci sentiamo imbarazzati, impazienti, inquieti, a disagio, radunati come attori dilettanti a cui non siano state assegnate le parti? Come attori dilettanti in un sogno quando il sipario si alza, e si scoprono vestiti per un’altra commedia, o d’aver provato le parti sbagliate, in attesa del fruscio in platea, del risolino in prima galleria, delle risate e dei fischi in loggione? |
| CHARLES | Avrei potuto essere in St. James’s Street, in una poltrona comoda un po’ più vicina al fuoco. |
| IVY | Avrei potuto essere in visita dalla cugina Lily a Sidmouth, se non avessi dovuto venire a questa festa. |
| GERALD | Avrei potuto essere ospite di Compton-Smith, giù nella sua tenuta nel Dorset. |
| VIOLET | Avrei dovuto aiutare Lady Bumpus, al Tè Americano del Vicario. |
| CORO | Eppure siamo qui per ordine di Amy, a recitare una parte non letta in qualche mostruosa farsa, ridicoli in una pantomima da incubo. |
| AMY | Che c’è? M’è parso di veder passare qualcuno davanti alla finestra. Che ora è? |
| CHARLES | Quasi le sette meno venti. |
| AMY | John dovrebbe essere qui ormai, ha la strada più breve. John almeno, se non Arthur. Ascoltate, viene qualcuno: sì, dev’essere John. |
| (didascalia) | [Entra HARRY] |
| AMY | Harry! |
| (didascalia) | [HARRY si ferma di colpo sulla porta e fissa la finestra] |
| IVY | Benvenuto, Harry! |
| GERALD | Ben fatto! |
| VIOLET | Benvenuto a casa, a Wishwood! |
| CHARLES | Ma insomma, che cosa c’è? |
| AMY | Harry, se vuoi che si tirino le tende devi lasciarmi suonare per Denman. |
| HARRY | Come potete sedere in questo bagliore di luce, esposti a tutto il mondo? Se sapeste che aspetto avevate, quando vi ho visti dalla finestra! Vi piace essere fissati da occhi attraverso una finestra? |
| AMY | Dimentichi, Harry, che sei a Wishwood, non in città, dove bisogna chiudere le persiane. Non c’è nessuno a vederti se non i nostri servitori, che sono di qui. E tutti hanno voglia di rivederti, Harry. |
| HARRY | Guardate là, guardate là: li vedete? |
| GERALD | No, non vedo nessuno in giro. |
| HARRY | No, no, non là. Guardate là! Non li vedete? Voi non li vedete, ma io li vedo, e loro vedono me. Questa è la prima volta che li vedo. Negli Stretti di Giava, nel Mare di Sonda, nella dolce, stucchevole notte tropicale, sapevo che venivano. In Italia, da dietro il roveto dell’usignolo, gli occhi mi fissavano, e corrompevano quel canto. Dietro le palme del Grand Hotel c’erano sempre. Ma io non li vedevo. Perché dovevano aspettare che tornassi a Wishwood? C’erano mille luoghi dove avrei potuto incontrarli! Perché qui? perché qui? Molti auguri per il tuo giorno, madre. Zia Ivy, zia Violet, zio Gerald, zio Charles. Agatha. |
| AMY | Siamo molto lieti d’averti di nuovo qui, Harry. Ora saremo tutti insieme a pranzo. I servitori aspettavano con ansia il tuo arrivo: vuoi che entrino dopo il pranzo, o preferisci aspettare domani? Sono certa che devi essere stanco. Troverai tutti qui, e tutto uguale. Il signor Bevan — ricordi — vuol venire domani per certi affari legali, una questione di tasse — ma credo che tu preferisca aspettare d’esserti riposato. La tua camera è tutta pronta per te. Nulla è stato cambiato. |
| HARRY | Cambiato? nulla cambiato? come potete dire che nulla è cambiato? Avete tutti un’aria così avvizzita e giovane. |
| GERALD | Domani dobbiamo fare una cavalcata. Vedrai che conosci la campagna bene come sempre. Non ce n’era un palmo che tu non conoscessi. Ma dovrai provvedere a un paio di nuovi cavalli da caccia. |
| CHARLES | E ho un nuovo negoziante di vini da raccomandarti; la tua cantina avrebbe bisogno d’un po’ d’attenzione. |
| IVY | E dovrai proprio trovare un successore al vecchio Hawkins. È davvero ora che il vecchio vada in pensione. Ha lasciato andare in malora il giardino roccioso, ed è quasi mezzo cieco. L’ho detto a tua madre volta su volta: non ha fatto nulla perché preferiva aspettare il tuo arrivo. |
| VIOLET | E volta su volta ho parlato a tua madre dello sciupio che c’è in cucina. La signora Packell è troppo vecchia per sapere ciò che fa. Ci vuole proprio un uomo a dirigere le cose a Wishwood. |
| AMY | Vedi che i tuoi zii e le tue zie sono molto premurosi, Harry. Li ho sempre trovati pronti a dar consigli che non ho mai seguito. Ora è affar tuo. Io non ho fatto che lottare per tener su Wishwood e per non fare mutamenti prima del tuo ritorno. Ora tocca a te dirigere. Sono una vecchia. Non potranno più darmi consigli quando sarò morta. |
| IVY | Oh, cara Amy! Nessuno vuole che tu muoia, ne sono certa! Ora che Harry è tornato, è il momento di pensare a vivere. |
| HARRY | Tempo e tempo e tempo, e mutamento, nessun mutamento! Cercate tutti di parlare come se nulla fosse accaduto, eppure non parlate d’altro. Perché non venire al punto? O se volete fingere che io sia un’altra persona — una persona che avete congiurato d’inventare, fatelo, prego, in mia assenza. Vi sarò meno imbarazzante. Agatha? |
| AGATHA | Credo, Harry, che essendo giunti a questo punto — se non vuoi finzioni, non facciamo finzioni: e tu devi provare subito a farci capire, e noi dobbiamo provare a capirti. |
| HARRY | Ma come posso spiegare, come posso spiegarvelo? Capirete meno dopo che avrò spiegato. Tutto ciò che potrei sperare di farvi capire sono soltanto eventi: non ciò che è accaduto. E le persone a cui non è mai accaduto nulla non possono capire l’irrilevanza degli eventi. |
| GERALD | Beh, non puoi dire che a me non sia accaduto nulla. Cominciai da ragazzo sulla Frontiera di Nord-Ovest — sono stato in strette per la maggior parte della vita e in certi pasticci piuttosto brutti. |
| CHARLES | E non c’è molto che potrebbe sorprendermi, Harry; o scandalizzarmi, del resto. |
| HARRY | Voi siete tutte persone a cui nulla è accaduto, al più un continuo urto di eventi esterni. Avete attraversato la vita nel sonno, senza destarvi mai all’incubo. Vi dico che la vita sarebbe insopportabile se foste ben desti. Voi non conoscete il puzzo nocivo introvabile nelle fogne, inaccessibile agli idraulici, che ha la sua ora della notte; voi non conoscete la voce non detta del dolore nell’antica camera alle tre dell’orologio, al mattino. Non parlo della mia esperienza, ma cerco di darvi paragoni in un mezzo più familiare. Io sono la vecchia casa col puzzo nocivo e il dolore prima del mattino, in cui tutto il passato è presente, ogni degradazione è irredimibile. Quanto a ciò che accade — del passato voi non potete vedere che ciò che è passato, non ciò che è sempre presente. È questo che conta. |
| AGATHA | Nondimeno, Harry, meglio che tu ce lo dica come puoi: parla nella tua lingua, senza fermarti a discutere se sia troppo al di là della nostra comprensione. |
| HARRY | L’improvvisa solitudine in un deserto affollato, in un fumo denso, molte creature che si muovono senza direzione, perché nessuna direzione porta in alcun luogo se non in giro e in giro dentro quel vapore — senza scopo, e senza principio di condotta, in guizzanti intervalli di luce e di tenebra; l’anestesia parziale del soffrire senza sentire e la parziale osservazione del proprio automatismo mentre la lenta macchia affonda più addentro nella pelle contaminando la carne e scolorando l’osso — questo è ciò che conta, ma è indicibile, intraducibile: parlo in termini generali perché il particolare non ha lingua. Si crede di fuggire con la violenza, ma si resta soli in un deserto sovraffollato, urtati dai fantasmi. Fu soltanto invertire l’insensata direzione per un istante di riposo sulla ruota ardente, quella notte senza nubi in mezzo all’Atlantico, quando la spinsi giù. |
| VIOLET | L’hai spinta? |
| HARRY | Non immaginereste mai che qualcuno possa affondare così in fretta. Avevo sempre supposto che, dovunque andassi, lei sarebbe stata con me; qualunque cosa facessi, che fosse inuccidibile. Non fu così. Ogni cosa è vera in un senso diverso. M’aspettavo di trovarla quando tornai in cabina. Più tardi mi agitai, credo d’aver fatto ricerche; il commissario e il cameriere furono estremamente comprensivi e il medico molto premuroso. Quella notte dormii pesantemente, solo. |
| AMY | Harry! |
| CHARLES | Non devi indulgere a fantasie tanto pericolose. Non fai che male a tua madre e a te stesso. Certo sappiamo che cosa accadde davvero, l’abbiamo letto sui giornali — non c’è bisogno di tornarci sopra. Ricorda, ragazzo mio, capisco: la vostra vita insieme lo faceva sembrare più orribile. C’è molto nel mio stesso passato che mi pesa sul petto quando mi sveglio, come faccio ora, presto prima del mattino. Capisco questi sentimenti meglio di quanto tu creda — ma non hai ragione di rimproverarti. La tua coscienza può essere tranquilla. |
| HARRY | Va assai più a fondo di ciò che la gente chiama la propria coscienza; è proprio il cancro che divora l’io. Sapevo come l’avreste presa. Prima di tutto isolate il singolo evento come qualcosa di così spaventoso che non può essere accaduto, perché non lo potreste sopportare. E dunque dovete credere che io soffra di allucinazioni. Non è la mia coscienza, non è la mia mente, a essere malata, ma il mondo in cui devo vivere. — Giacqui due giorni in un contento torpore; poi mi ripresi. Ho paura del sonno: una condizione in cui si può essere colti per l’ultima volta. E anche del risveglio. Lei è più vicina che mai. La contaminazione ha raggiunto il midollo e loro sono sempre vicini. Qui, più vicini che mai. Sono vicinissimi, qui. Non me l’aspettavo. |
| AMY | Harry, Harry, sei molto stanco e sovreccitato. Venendo da tanto lontano e con tanta fretta, il mutamento è troppo brusco per te. Non sei avvezzo al nostro clima nebbioso e alla campagna del nord. Quando rivedrai Wishwood di giorno, tutto sarà di nuovo uguale. Ti prego, va’ ora a riposare prima del pranzo. Fatti preparare un bagno caldo da Downing, e ti sentirai meglio. |
| AGATHA | Ci sono certi punti che ancora non capisco: saranno chiari più tardi. Sono anche convinta che tu possieda soltanto un frammento della spiegazione. È soltanto per ciò che non capisci che senti il bisogno di dichiarare ciò che capisci. C’è altro da capire: tienti fermo a questo come alla via della libertà. |
| HARRY | Credo di vedere che cosa intendi, oscuramente — come una volta spiegasti il singhiozzo nel camino, il male nell’armadio buio, che dicevano non ci fosse, che spiegavano via, mentre tu li spiegavi o almeno mi facesti cessare d’averne paura. Vado a fare il bagno. |
| (didascalia) | [Esce] |
| GERALD | Dio ci scampi! Non avrei mai creduto che fosse grave a questo punto. |
| VIOLET | C’è una cosa sola da fare: Harry deve vedere un medico. |
| IVY | Ma io ho sentito dire — ho udito di casi simili prima d’ora — che le persone nella sua condizione tradiscono spesso il più smodato risentimento a una simile proposta. Sanno essere astutissimi — il loro male li fa tali. Non vogliono essere guariti e sanno che cosa stai pensando. |
| CHARLES | Probabilmente ha lasciato crescere quest’idea nella sua mente, vivendo fra estranei, senza nessuno con cui parlare. Sospetto che sia semplicemente il desiderio di sbarazzarsi di lei a fargli credere d’averlo fatto. Non sa fidarsi della propria fortuna. Credo che tutto ciò che gli occorre sia qualcuno con cui parlare, per togliersela dalla mente. Gli parlerò domani. |
| AMY | Certamente no, Charles, tu non sei la persona adatta. Preferisco credere che pochi giorni a Wishwood fra i suoi, siano tutto ciò che gli occorre. |
| GERALD | Nondimeno, Amy, c’è qualcosa nel suggerimento di Violet. Perché non telefonare a Warburton, e chiedergli d’unirsi a noi? È un vecchio amico di famiglia, è perfettamente naturale che lo si inviti. Ha curato tutti i ragazzi quand’erano bambini. Gli dirò io una parola. Può parlare con Harry, e Harry non avrà da sospettare nulla. Mi fiderei del parere di Warburton. |
| AMY | Se qualcuno deve parlare al dottor Warburton dovrei essere io. Che cosa ne pensa Agatha? |
| AGATHA | Mi pare una mossa necessaria in un’azione non necessaria, non per il bene che farà ma perché nulla resti intentato sul margine dell’impossibile. |
| AMY | Molto bene. Telefonerò io stessa al medico. |
| (didascalia) | [Esce] |
| CHARLES | Intanto ho un’idea. Perché non interrogare Downing? Sta con Harry da dieci anni, è assolutamente discreto. Era con loro sulla nave. Potrebbe essere utile. |
| IVY | Charles! non supporrai davvero che possa averla spinta lui? |
| CHARLES | In ogni caso, non biasimerei Harry. Avrei potuto fare la stessa cosa io stesso, un tempo. Nessuno sa che cosa è capace di fare finché non c’è qualcuno di cui vuole sbarazzarsi. |
| GERALD | Anche così, non vogliamo che Downing sappia più di quanto già sa. E anche se sapesse, è molto meglio che non sappia che lo sapevamo anche noi. Perché non lasciar dormire i cani che dormono? |
| CHARLES | Tuttavia c’è una domanda o due |
| (didascalia) | [Suona il campanello] |
| CHARLES | che vorrei fare a Downing. Non saprà perché lo chiedo. |
| (didascalia) | [Entra DENMAN] |
| CHARLES | Denman, dov’è Downing? È di sopra con Sua Signoria? |
| DENMAN | È fuori nella rimessa, signore, con l’automobile di Sua Signoria. |
| CHARLES | Digli che vorrei scambiare una parola con lui, per favore. |
| (didascalia) | [Esce DENMAN] |
| VIOLET | Charles, se sei deciso a questa indagine, che sono convinta non ci porterà in nessun luogo, e che son sicura Amy disapproverebbe — desidero soltanto esprimere la mia enfatica protesta tanto contro il tuo scopo quanto contro i mezzi che impieghi. |
| CHARLES | Il mio scopo è scoprire che cosa c’è che non va in Harry: finché non lo sappiamo, non possiamo far nulla per lui. E quanto ai mezzi, non possiamo permetterci d’essere schizzinosi nell’afferrare qualunque cosa ci capiti a portata di mano. Se t’interessa aiutare Harry non puoi certo obiettare ai mezzi. |
| VIOLET | Io obietto. |
| IVY | E desidero associarmi a mia sorella nelle sue obiezioni — |
| AGATHA | Io non ho obiezioni, non più di quante ne abbia a chiamare il dottor Warburton: vedo soltanto che tutto questo è del tutto irrilevante; faremmo meglio a lasciare che Charles parli con Downing e segua i propri metodi. |
| (didascalia) | [Si alza] |
| VIOLET | Io non sono d’accordo. Credo che ci debbano essere testimoni. Intendo restare. E desidero essere presente per udire ciò che dice Downing. Voglio saperlo subito, non che me lo si racconti dopo. |
| IVY | E io resterò con Violet. |
| AGATHA | Tornerò quando Downing vi avrà lasciati. |
| (didascalia) | [Esce] |
| CHARLES | Ebbene, mi dispiace molto che la vediate tutti così: ma ci sono semplicemente momenti in cui non resta che prendere il toro per le corna, e questo è uno. |
| (didascalia) | [Bussano: ed entra DOWNING] |
| CHARLES | Buonasera, Downing. È bello rivederti, dopo tutti questi anni. Stai bene, spero? |
| DOWNING | Grazie, molto bene davvero, signore. |
| CHARLES | Mi dispiace mandarti a chiamare così bruscamente, ma ho una domanda da farti, son sicuro che non ti spiacerà, riguarda Sua Signoria. Ti sei occupato di Sua Signoria per più di dieci anni … |
| DOWNING | Undici anni, signore, alla prossima Annunciazione. |
| CHARLES | Undici anni, e lo conosci piuttosto bene. E son certo che sei stato anche un buon amico per lui. Non lo vedevamo da quasi otto anni; e a dire la verità, ora che l’abbiamo visto, siamo un po’ in pena per la sua salute. Non sembra … proprio se stesso. |
| DOWNING | Del tutto naturale, se posso dirlo, signore, dopo ciò che è successo. |
| CHARLES | Appunto, appunto. Downing, tu eri con loro nel viaggio da New York — non abbiamo saputo molto delle circostanze; sapemmo solo ciò che leggemmo sui giornali — certo, sui giornali ce ne fu fin troppo. Downing, credi che possa essere stato suicidio, e che Sua Signoria lo sapesse? |
| DOWNING | Improbabile, signore, se posso dirlo. Molto più probabile che sia stato un incidente. Voglio dire, conoscendo Sua Signoria la Lady, non credo che avesse il coraggio. |
| CHARLES | Parlava mai di suicidio? |
| DOWNING | Oh sì, ne parlava, ogni tanto. Ma secondo me sono proprio quelli che ne parlano i meno probabili. A mio modo di vedere lo faceva solo per spaventare la gente. Se mi spiego — solo per l’effetto. |
| CHARLES | Capisco, Downing. Era di buon umore? |
| DOWNING | Beh, sempre press’a poco uguale, signore. Voglio dire, sempre su e giù. Giù la mattina, e su la sera, e allora si eccitava piuttosto, e, in un certo modo, diventava sconsiderata, signore. Se posso permettermi, signore, ho sempre pensato che pochissimi cocktail facessero molta strada con Sua Signoria la Lady. Non era di quelle fatte per bere: per certuni è naturale e per altri no. |
| CHARLES | E come stava Sua Signoria, durante il viaggio? |
| DOWNING | Beh, si direbbe depresso, signore. Ma lei sa che Sua Signoria è sempre stato molto quieto: rarissimo che io l’abbia visto di buon umore. Per quel che vale il mio giudizio, ho sempre detto che Sua Signoria soffriva di quella che chiamano una specie di repressione. Ma ciò che mi colpì … più nervoso del solito; voglio dire, si vedeva che era nervoso. Si comportava come se pensasse che qualcosa potesse accadere. |
| CHARLES | Che genere di cosa? |
| DOWNING | Beh, non lo so, signore. Ma pareva molto in ansia per la mia Lady. Cercava di tenerla dentro quando il mare era grosso, non gli piaceva vederla sporgersi dal parapetto. Ebbe un bello spavento, una volta o due. Ma sa, è solo la mia opinione, signore, che Sua Signoria sia piuttosto sensitivo, come dicono. |
| CHARLES | Stavano sempre insieme? |
| DOWNING | Sempre, signore. Era proprio questa la mia lagnanza contro la mia Lady. È mia opinione che marito e moglie non dovrebbero vedersi troppo, signore. Proprio il contrario dell’opinione comune, oserei dire. Lei non lo lasciava mai solo. Ed ecco la mia lagnanza contro questi transatlantici: con tutte le loro piscine e le loro palestre non c’è nemmeno un posto dove un uomo possa andare a fumare in pace, dove le donne non possano seguirlo. Non lo perdeva mai di vista. |
| CHARLES | Quella sera, lo vedesti? |
| DOWNING | Oh sì, signore, son sicuro d’averlo visto. Non voglio dire che avessi ordini — Sua Signoria è sempre riguardosissimo nel non tenermi alzato. Ma quando dico che l’ho visto, voglio dire che l’ho visto per caso. Vede, signore, io ero giù in classe turistica, e presi un po’ d’aria prima d’andare a letto, e si poteva vedere l’angolo del ponte superiore. E ricordo che là vidi Sua Signoria appoggiato al parapetto, che guardava l’acqua — non c’era luna, ma ero sicuro che fosse lui. Mentre facevo il mio giro, per quasi mezz’ora restò là solo, guardando oltre il parapetto. Sua Signoria la Lady doveva star bene, allora, non è vero, signore? o l’avrebbe saputo lui. |
| CHARLES | Oh sì … appunto. Grazie, Downing, non credo che ci occorra altro. |
| GERALD | Oh, Downing, c’è qualcosa che non va nell’automobile di Sua Signoria? |
| DOWNING | Oh no, signore, è in ottimo stato di marcia: ci bado io. |
| GERALD | Mi domandavo soltanto perché ci sei stato attorno stasera. |
| DOWNING | Nulla che non vada, signore: solo, mi piace tenerla sempre pronta. Le occorre altro, signore? |
| GERALD | Grazie, Downing; nulla più. |
| (didascalia) | [Esce DOWNING] |
| VIOLET | Ebbene, Charles, devo dire che, con le tue indagini, pare tu abbia lasciato le cose press’a poco com’erano — salvo l’aver tirato dentro Downing: il che disapprovo. |
| CHARLES | Il che tu disapprovi. Ma io credo che un complice inconsapevole sia desiderabile. |
| CORO | Perché stiamo qui come colpevoli congiurati, in attesa di qualche rivelazione, quando il nascosto sarà esposto, e lo strillone griderà per la strada? Quando il privato sarà fatto pubblico, il fotografo qualunque lampeggerà per i giornali illustrati: perché ci stringiamo insieme in un’orrida amicizia di sventura? perché dobbiamo essere implicati, coinvolti e riuniti? |
| IVY | Non mi fido di Charles, con la sua sicura volgarità, acquistata da compagnie mondane. |
| GERALD | Ivy si preoccupa solo di sé, e del suo credito fra le sue conoscenze di decoro sbrindellato. |
| VIOLET | Gerald è certo di fare qualche sproposito, fuori dall’esercito è inutile. |
| CHARLES | Violet teme che il suo rango di sorella di Amy ne esca sminuito. |
| CORO | Tutti noi facciamo la pretesa d’essere la rara eccezione alla schiavitù universale. Ci piace comparire sui giornali purché stiamo nella colonna giusta. Sappiamo dell’incidente ferroviario, sappiamo della trombosi improvvisa e dell’arteria che lentamente s’indurisce. Ci piace che gli altri pensino bene di noi perché possiamo pensare bene di noi stessi. E qualunque spiegazione ci basta: chiediamo soltanto d’essere rassicurati sui rumori nella cantina e sulla finestra che non avrebbe dovuto restare aperta. Perché ci comportiamo tutti come se la porta potesse aprirsi all’improvviso, le tende essere scostate, la cantina fare qualche spaventosa rivelazione, il tetto sparire, e noi cessare d’essere sicuri di ciò che è reale o irreale? Tenete duro, tenete duro, dobbiamo insistere che il mondo è ciò per cui l’abbiamo sempre preso. VOCE DI AMY. Ivy! Violet! Arthur o John sono già arrivati? |
| IVY | Non ci sono notizie di Arthur o di John. |
| (didascalia) | [Entrano AMY e AGATHA] |
| AMY | È molto seccante. Avevano promesso tutti e due d’essere qui in buon tempo per il pranzo. È molto seccante. Ora arriveranno a stento in tempo per vestirsi. Non capisco che cosa possa essere andato storto a tutti e due, venendo da direzioni diverse. Bene, dobbiamo andare a vestirci, suppongo. Spero che Harry si sentirà meglio dopo il riposo di sopra. |
| (didascalia) | [Escono, tranne AGATHA] |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | AGATHA |
| (didascalia) | [Enter MARY with flowers] |
| MARY | The spring is very late in this northern country‚ Late and uncertain, clings to the south wall. The gardener had no garden-flowers to give me for this evening. |
| AGATHA | I always forget how late the spring is, here. |
| MARY | I had rather wait for our windblown blossoms, Such as they are, than have these greenhouse flowers Which do not belong here, which do not know The wind and rain, as I know them. |
| AGATHA | I wonder how many we shall be for dinner. |
| MARY | Seven … nine … ten surely. I hear that Harry has arrived already And he was the only one that was uncertain. Arthur or John may be late, of course. We may have to keep the dinner back … |
| AGATHA | And also Dr. Warburton. At least, Amy has invited him. |
| MARY | Dr. Warburton? I think she might have told me; It is very difficult, having to plan For uncertain numbers. Why did she ask him? |
| AGATHA | She only thought of asking him a little while ago. |
| MARY | Well, there’s something to be said for having an outsider; For what is more formal than a family dinner? An official occasion of uncomfortable people Who meet very seldom, making conversation. I am very glad if Dr. Warburton is coming. I shall have to sit between Arthur and John. Which is worse, thinking of what to say to John, Or having to listen to Arthur’s chatter When he thinks he is behaving like a man of the world? Cousin Agatha, I want your advice. |
| AGATHA | I should have thought You had more than you wanted of that, when at college. |
| MARY | I might have known you’d throw that up against me. I know I wasn’t one of your favourite students: I only saw you as a hard headmistress Who knew the way of dominating timid girls. I don’t see you any differently now; But I really wish that I’d taken your advice And tried for a fellowship, seven years ago. Now I want your advice, because there’s no one else to ask, And because you are strong, and because you don’t belong here Any more than I do. I want to get away. |
| AGATHA | After seven years? |
| MARY | Oh, you don’t understand! But you do understand. You only want to know Whether I understand. You know perfectly well, What Cousin Amy wants, she usually gets. Why do you so seldom come here? You’re not afraid of her, But I think you must have wanted to avoid collision. I suppose I could have gone, if I’d had the moral courage, Even against a will like hers. I know very well Why she wanted to keep me. She didn’t need me: She would have done just as well with a hired servant Or with none. She only wanted me for Harry — Not such a compliment: she only wanted To have a tame daughter-in-law with very little money, A housekeeper-companion for her and Harry. Even when he married, she still held on to me Because she couldn’t bear to let any project go; And even when she died: I believed that Cousin Amy — I almost believed it — had killed her by willing. Doesn’t that sound awful? I know that it does. Did you ever meet her? What was she like? |
| AGATHA | I am the only one who ever met her, The only one Harry asked to his wedding: Amy did not know that. I was sorry for her; I could see that she distrusted me — she was frightened of the family, She wanted to fight them — with the weapons of the weak, Which are too violent. And it could not have been easy, Living with Harry. It’s not what she did to Harry, That’s important, I think, but what he did to himself. |
| MARY | But it wasn’t till I knew that Harry had returned That I felt the strength to go. I know I must go. But where? I want a job: and you can help me. |
| AGATHA | I am very sorry, Mary, I am very sorry for you; Though you may not think me capable of such a feeling. I would like to help you: but you must not run away. Any time before now, it would have shown courage And would have been right. Now, the courage is only the moment And the moment is only fear and pride. I see more than this, More than I can tell you, more than there are words for. At this moment, there is no decision to be made; The decision will be made by powers beyond us Which now and then emerge. You and I, Mary, Are only watchers and waiters: not the easiest rôle. I must go and change for dinner. |
| (didascalia) | [Exit] |
| MARY | So you will not help me! Waiting, waiting, always waiting. I think this house means to keep us waiting. |
| (didascalia) | [Enter HARRY] |
| HARRY | Waiting? For what? |
| MARY | How do you do, Harry. You are down very early. I thought you had just arrived. Did you have a comfortable journey? |
| HARRY | Not very. But, at least, it did not last long. How are you, Mary? |
| MARY | Oh, very well. What are you looking for? |
| HARRY | I had only just noticed that this room is quite unchanged: The same hangings … the same pictures … even the table, The chairs, the sofa … all in the same positions. I was looking to see if anything was changed, But if so, I can’t find it. |
| MARY | Your mother insisted On everything being kept the same as when you left it. |
| HARRY | I wish she had not done that. It’s very unnatural, This arresting of the normal change of things: But it’s very like her. What I might have expected. It only makes the changing of people All the more manifest. |
| MARY | Yes, nothing changes here, And we just go on … drying up, I suppose, Not noticing the change. But to you, I am sure, We must seem very altered. |
| HARRY | You have hardly changed at all — And I haven’t seen you since you came down from Oxford. |
| MARY | Well, I must go and change for dinner. We do change — to that extent. |
| HARRY | No, don’t go just yet. |
| MARY | Are you glad to be at home? |
| HARRY | There was something I wanted to ask you. I don’t know yet. All these years I’d been longing to get back Because I thought I never should. I thought it was a place Where life was substantial and simplified — But the simplification took place in my memory, I think. It seems I shall get rid of nothing. Of none of the shadows that I wanted to escape; And at the same time, other memories, Earlier, forgotten, begin to return Out of my childhood. I can’t explain. But I thought I might escape from one life to another, And it may be all one life, with no escape. Tell me, Were you ever happy here, as a child at Wishwood? |
| MARY | Happy? not really, though I never knew why: It always seemed that it must be my own fault, And never to be happy was always to be naughty. But there were reasons: I was only a cousin Kept here because there was nothing else to do with me. I didn’t belong here. It was different for you. And you seemed so much older. We were rather in awe of you — At least, I was. |
| HARRY | Why were we not happy? |
| MARY | Well, it all seemed to be imposed upon us; Even the nice things were laid out ready, And the treats were always so carefully prepared; There was never any time to invent our own enjoyments. But perhaps it was all designed for you, not for us. |
| HARRY | No, it didn’t seem like that. I was part of the design As well as you. But what was the design? It never came off. But do you remember |
| MARY | The hollow tree in what we called the wilderness |
| HARRY | Down near the river. That was the stockade From which we fought the Indians, Arthur and John. |
| MARY | It was the cave where we met by moonlight To raise the evil spirits. |
| HARRY | Arthur and John. Of course we were punished for being out at night After being put to bed. But at least they never knew Where we had been. |
| MARY | They never found the secret. |
| HARRY | Not then. But later, coming back from school For the holidays, after the formal reception And the family festivities, I made my escape As soon as I could, and slipped down to the river To find the old hiding place. The wilderness was gone, The tree had been felled, and a neat summer-house Had been erected, ‘to please the children’. It’s absurd that one’s only memory of freedom Should be a hollow tree in a wood by the river. |
| MARY | But when I was a child I took everything for granted, Including the stupidity of older people — They lived in another world, which did not touch me. Just now, I find them very difficult to bear. They are always assured that you ought to be happy At the very moment when you are wholly conscious Of being a misfit, of being superfluous. But why should I talk about my commonplace troubles? They must seem very trivial indeed to you. It’s just ordinary hopelessness. |
| HARRY | One thing you cannot know: The sudden extinction of every alternative, The unexpected crash of the iron cataract. You do not know what hope is, until you have lost it. You only know what it is not to hope: You do not know what it is to have hope taken from you, Or to fling it away, to join the legion of the hopeless Unrecognised by other men, though sometimes by each other. |
| MARY | I know what you mean. That is an experience I have not had. Nevertheless, however real, However cruel, it may be a deception. |
| HARRY | What I see May be one dream or another; if there is nothing else The most real is what I fear. The bright colour fades Together with the unrecapturable emotion, The glow upon the world, that never found its object; And the eye adjusts itself to a twilight Where the dead stone is seen to be batrachian, The aphyllous branch ophidian. |
| MARY | You bring your own landscape No more real than the other. And in a way you contradict yourself: That sudden comprehension of the death of hope Of which you speak, I know you have experienced it, And I can well imagine how awful it must be. But in this world another hope keeps springing In an unexpected place, while we are unconscious of it. You hoped for something, in coming back to Wishwood, Or you would not have come. |
| HARRY | Whatever I hoped for Now that I am here I know I shall not find it. The instinct to return to the point of departure And start again as if nothing had happened, Isn’t that all folly? It’s like the hollow tree, Not there. |
| MARY | But surely, what you say Only proves that you expected Wishwood To be your real self, to do something for you That you can only do for yourself. What you need to alter is something inside you Which you can change anywhere — here, as well as elsewhere. |
| HARRY | Something inside me, you think, that can be altered! And here, indeed! where I have felt them near me, Here and here and here — wherever I am not looking, Always flickering at the corner of my eye, Almost whispering just out of earshot — And inside too, in the nightly panic Of dreaming dissolution. You do not know, You cannot know, you cannot understand. |
| MARY | I think I could understand, but you would have to be patient With me, and with people who have not had your experience. |
| HARRY | If I tried to explain, you could never understand: Explaining would only make a worse misunderstanding; Explaining would only set me farther away from you. There is only one way for you to understand And that is by seeing. They are much too clever To admit you into our world. Yours is no better. They have seen to that: it is part of the torment. |
| MARY | If you think I am incapable of understanding you — But in any case, I must get ready for dinner. |
| HARRY | No, no, don’t go! Please don’t leave me Just at this moment. I feel it is important. Something should have come of this conversation. |
| MARY | I am not a wise person, And in the ordinary sense I don’t know you very well, Although I remember you better than you think, And what is the real you. I haven’t much experience, But I see something now which doesn’t come from tutors Or from books, or from thinking, or from observation: Something which I did not know I knew. Even if, as you say, Wishwood is a cheat, Your family a delusion — then it’s all a delusion, Everything you feel — I don’t mean what you think, But what you feel. You attach yourself to loathing As others do to loving: an infatuation That’s wrong, a good that’s misdirected. You deceive yourself Like the man convinced that he is paralysed Or like the man who believes that he is blind While he still sees the sunlight. I know that this is true. |
| HARRY | I have spent many years in useless travel; You have staid in England, yet you seem Like someone who comes from a very long distance, Or the distant waterfall in the forest, Inaccessible, half-heard. And I hear your voice as in the silence Between two storms, one hears the moderate usual noises In the grass and leaves, of life persisting, Which ordinarily pass unnoticed. Perhaps you are right, though I do not know How you should know it. Is the cold spring Is the spring not an evil time, that excites us with lying voices? |
| MARY | The cold spring now is the time For the ache in the moving root The agony in the dark The slow flow throbbing the trunk The pain of the breaking bud. These are the ones that suffer least: The aconite under the snow And the snowdrop crying for a moment in the wood. |
| HARRY | Spring is an issue of blood A season of sacrifice And the wail of the new full tide Returning the ghosts of the dead Those whom the winter drowned Do not the ghosts of the drowned Return to land in the spring? Do the dead want to return? |
| MARY | Pain is the opposite of joy But joy is a kind of pain I believe the moment of birth Is when we have knowledge of death I believe the season of birth Is the season of sacrifice For the tree and the beast, and the fish Thrashing itself upstream: And what of the terrified spirit Compelled to be reborn To rise toward the violent sun Wet wings into the rain cloud Harefoot over the moon? |
| HARRY | What have we been saying? I think I was saying That it seemed as if I had been always here And you were someone who had come from a long distance. Whether I know what I am saying, or why I say it, That does not matter. You bring me news Of a door that opens at the end of a corridor, Sunlight and singing; when I had felt sure That every corridor only led to another, Or to a blank wall; that I kept moving Only so as not to stay still. Singing and light. Stop! What is that? do you feel it? |
| MARY | What, Harry? |
| HARRY | That apprehension deeper than all sense, Deeper than the sense of smell, but like a smell In that it is indescribable, a sweet and bitter smell From another world. I know it, I know it! More potent than ever before, a vapour dissolving All other worlds, and me into it. O Mary! Don’t look at me like that! Stop! Try to stop it! I am going. Oh why, now? Come out! Come out! Where are you? Let me see you, Since I know you are there, I know you are spying on me. Why do you play with me, why do you let me go, Only to surround me? — When I remember them They leave me alone: when I forget them Only for an instant of inattention They are roused again, the sleepless hunters That will not let me sleep. At the moment before sleep I always see their claws distended Quietly, as if they had never stirred. It was only a moment, it was only one moment That I stood in sunlight, and thought I might stay there. |
| MARY | Look at me. You can depend on me. Harry! Harry! It’s all right, I tell you. If you will depend on me, it will be all right. |
| HARRY | Come out! |
| (didascalia) | [The curtains part, revealing the Eumenides in the window embrasure.] |
| HARRY | Why do you show yourselves now for the first time? When I knew her, I was not the same person. I was not any person. Nothing that I did Has to do with me. The accident of a dreaming moment, Of a dreaming age, when I was someone else Thinking of something else, puts me among you. I tell you, it is not me you are looking at, Not me you are grinning at, not me your confidential looks Incriminate, but that other person, if person You thought I was: let your necrophily Feed upon that carcase. They will not go. |
| MARY | Harry! There is no one here. |
| (didascalia) | [She goes to the window and pulls the curtains across] |
| HARRY | They were here, I tell you. They are here. Are you so imperceptive, have you such dull senses That you could not see them? If I had realised That you were so obtuse, I would not have listened To your nonsense. Can’t you help me? You’re of no use to me. I must face them. I must fight them. But they are stupid. How can one fight with stupidity? Yet I must speak to them. |
| (didascalia) | [He rushes forward and tears apart the curtains: but the embrasure is empty.] |
| MARY | Oh, Harry! |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | AGATHA |
| (didascalia) | [Entra MARY con dei fiori] |
| MARY | La primavera è molto tarda in questo paese del nord, tarda e incerta, si aggrappa al muro a mezzogiorno. Dal giardino il giardiniere non aveva fiori da darmi per stasera. |
| AGATHA | Dimentico sempre quanto sia tarda la primavera, qui. |
| MARY | Preferirei aspettare i nostri fiori sbattuti dal vento, quali che siano, piuttosto che questi fiori da serra che non appartengono a questo luogo, che non conoscono il vento e la pioggia, come li conosco io. |
| AGATHA | Mi domando quanti saremo a cena. |
| MARY | Sette … nove … dieci di sicuro. Sento dire che Harry è già arrivato, ed era l’unico che fosse incerto. Arthur o John possono far tardi, s’intende. Forse dovremo ritardare la cena … |
| AGATHA | E anche il dottor Warburton. Almeno, Amy lo ha invitato. |
| MARY | Il dottor Warburton? Poteva ben dirmelo; è molto difficile dover far conto su un numero incerto. Perché lo ha invitato? |
| AGATHA | Le è venuto in mente d’invitarlo soltanto poco fa. |
| MARY | Bene, qualcosa si può dire in favore d’avere un estraneo; ché cosa c’è di più formale d’una cena di famiglia? Un’occasione ufficiale di gente a disagio che s’incontra di rado, e fa conversazione. Sono contentissima se viene il dottor Warburton. Dovrò sedere fra Arthur e John. Che cosa è peggio: cercare che dire a John, o dover ascoltare le chiacchiere di Arthur quando crede di comportarsi da uomo di mondo? Cugina Agatha, voglio un tuo consiglio. |
| AGATHA | Avrei creduto che ne avessi avuti più di quanti ne volessi, ai tempi del collegio. |
| MARY | Potevo immaginare che me lo avresti rinfacciato. So di non essere stata una delle tue allieve predilette: ti vedevo soltanto come una direttrice severa che sapeva il modo di dominare le ragazze timide. Non ti vedo diversamente adesso; ma vorrei davvero aver seguito il tuo consiglio e aver cercato un posto all’università, sette anni fa. Ora voglio il tuo consiglio, perché non c’è nessun altro a cui chiederlo, e perché sei forte, e perché tu non appartieni a questa casa più di quanto le appartenga io. Voglio andarmene. |
| AGATHA | Dopo sette anni? |
| MARY | Oh, tu non capisci! Ma capisci benissimo. Vuoi solo sapere se capisco io. Sai perfettamente bene che ciò che la cugina Amy vuole, di solito lo ottiene. Perché vieni qui così di rado? Non hai paura di lei, ma credo che tu abbia voluto evitare lo scontro. Suppongo che avrei potuto andarmene, se avessi avuto il coraggio morale, anche contro una volontà come la sua. So molto bene perché volle trattenermi. Non aveva bisogno di me: se la sarebbe cavata altrettanto bene con una serva a pagamento o senza nessuno. Mi voleva soltanto per Harry — non è un gran complimento: voleva soltanto avere una nuora docile e con pochissimo denaro, una governante-dama di compagnia per sé e per Harry. Anche quando lui si sposò, continuò a tenermi stretta perché non sopportava di lasciar cadere un progetto; e perfino quando lei morì: credetti che la cugina Amy — quasi lo credetti — l’avesse uccisa col volerlo. Non suona orribile? So bene che suona così. L’hai mai incontrata? Com’era? |
| AGATHA | Sono l’unica che l’abbia mai incontrata, l’unica che Harry invitò alle sue nozze: Amy non lo seppe. Provavo pena per lei; vedevo che diffidava di me — aveva paura della famiglia, voleva combatterla — con le armi dei deboli, che sono troppo violente. E non dev’essere stato facile vivere con Harry. Non è quello che lei fece a Harry che importa, io credo, ma quello che lui fece a se stesso. |
| MARY | Ma solo quando ho saputo che Harry era tornato ho sentito la forza di andarmene. So che devo andare. Ma dove? Voglio un impiego: e tu puoi aiutarmi. |
| AGATHA | Mi dispiace molto, Mary, ho molta pena di te; anche se forse non mi credi capace d’un simile sentimento. Vorrei aiutarti: ma non devi fuggire. In qualunque tempo prima d’ora sarebbe stato segno di coraggio e sarebbe stato giusto. Ora il coraggio è solo l’attimo e l’attimo è solo paura e orgoglio. Io vedo più di questo, più di quanto possa dirti, più di quanto vi siano parole. In questo momento non c’è decisione da prendere; la decisione sarà presa da potenze che ci oltrepassano e che di tanto in tanto affiorano. Tu ed io, Mary, siamo soltanto di guardia e in attesa: non è la parte più facile. Devo andare a cambiarmi per la cena. |
| (didascalia) | [Esce] |
| MARY | Dunque non vuoi aiutarmi! Attendere, attendere, sempre attendere. Credo che questa casa voglia tenerci in attesa. |
| (didascalia) | [Entra HARRY] |
| HARRY | In attesa? Di che cosa? |
| MARY | Come stai, Harry. Sei sceso molto presto. Credevo fossi appena arrivato. Hai fatto un buon viaggio? |
| HARRY | Non molto. Ma almeno non è durato a lungo. Come stai tu, Mary? |
| MARY | Oh, molto bene. Che cosa cerchi? |
| HARRY | Avevo appena notato che questa stanza è del tutto immutata: le stesse tende … gli stessi quadri … perfino il tavolo, le sedie, il divano … tutto nelle stesse posizioni. Cercavo di vedere se qualcosa fosse cambiato, ma se lo è, non riesco a trovarlo. |
| MARY | Tua madre ha insistito perché tutto fosse tenuto com’era quando partisti. |
| HARRY | Vorrei che non l’avesse fatto. È cosa contro natura, questo arrestare il normale mutare delle cose: ma le somiglia molto. Avrei potuto aspettarmelo. Non fa che rendere il mutare delle persone tanto più manifesto. |
| MARY | Sì, qui non cambia nulla, e noi tiriamo avanti … inaridendoci, suppongo, senza accorgerci del mutamento. Ma a te, ne son certa, dobbiamo sembrare molto cambiati. |
| HARRY | Tu non sei cambiata quasi per nulla — e non ti vedevo da quando lasciasti Oxford. |
| MARY | Bene, devo andare a cambiarmi per la cena. Cambiamo, sì — fino a quel punto. |
| HARRY | No, non andare ancora. |
| MARY | Sei contento d’essere a casa? |
| HARRY | C’era qualcosa che volevo chiederti. Non lo so ancora. Per tutti questi anni ho avuto la brama di tornare perché credevo che non l’avrei mai fatto. Pensavo fosse un luogo dove la vita era sostanziale e semplificata — ma la semplificazione avvenne nella mia memoria, credo. Pare che non mi libererò di nulla. Di nessuna delle ombre da cui volevo fuggire; e nello stesso tempo altri ricordi, più antichi, dimenticati, cominciano a tornare dalla mia infanzia. Non so spiegarlo. Ma credevo di poter fuggire da una vita a un’altra, e forse è tutta una vita sola, senza scampo. Dimmi, sei mai stata felice qui, da bambina, a Wishwood? |
| MARY | Felice? non proprio, benché non abbia mai saputo perché: pareva sempre che dovesse essere colpa mia, e non essere mai felice era sempre essere cattiva. Ma c’erano ragioni: ero soltanto una cugina tenuta qui perché non si sapeva che altro farne. Non appartenevo a questa casa. Per te era diverso. E tu sembravi tanto più grande. Ci incutevi una specie di soggezione — almeno, a me. |
| HARRY | Perché non eravamo felici? |
| MARY | Ebbene, tutto pareva imposto su di noi; perfino le cose belle erano già lì apparecchiate, e gli svaghi erano sempre preparati con tanta cura; non c’era mai tempo per inventare i nostri divertimenti. Ma forse era tutto disegnato per te, non per noi. |
| HARRY | No, non pareva così. Ero parte del disegno come te. Ma quale era il disegno? Non riuscì mai. Ma ti ricordi |
| MARY | L’albero cavo in quella che chiamavamo la boscaglia |
| HARRY | Giù presso il fiume. Quello era il fortino da cui combattevamo gli Indiani, Arthur e John. |
| MARY | Era la caverna dove ci trovavamo al chiaro di luna per evocare gli spiriti maligni. |
| HARRY | Arthur e John. Naturalmente fummo puniti per essere usciti di notte dopo che ci avevano messi a letto. Ma almeno non seppero mai dove eravamo stati. |
| MARY | Non scoprirono mai il segreto. |
| HARRY | Non allora. Ma più tardi, tornando da scuola per le vacanze, dopo il ricevimento ufficiale e le feste di famiglia, me la svignai appena potei, e scesi di nascosto al fiume a ritrovare il vecchio nascondiglio. La boscaglia non c’era più, l’albero era stato abbattuto, e una linda estiva casetta era stata eretta, «per far piacere ai bambini». È assurdo che l’unico ricordo di libertà debba essere un albero cavo in un bosco presso il fiume. |
| MARY | Ma quand’ero bambina davo tutto per scontato, compresa la stupidità dei grandi — vivevano in un altro mondo, che non mi toccava. Ora invece li trovo difficilissimi da sopportare. Sono sempre sicuri che tu debba essere felice proprio nell’istante in cui sei pienamente consapevole d’essere fuori posto, d’essere superflua. Ma perché dovrei parlare dei miei guai da poco? Devono parerti davvero trascurabili. È solo la disperazione d’ogni giorno. |
| HARRY | Una cosa tu non puoi conoscerla: l’improvvisa estinzione d’ogni alternativa, lo schianto inatteso della cateratta di ferro. Non sai che cosa sia la speranza, finché non l’hai perduta. Sai soltanto che cosa sia non sperare: non sai che cosa sia che ti venga tolta la speranza, o gettarla via, per unirti alla legione dei disperati non riconosciuti dagli altri uomini, benché talvolta l’uno dall’altro. |
| MARY | So che cosa vuoi dire. È un’esperienza che io non ho avuto. Eppure, per quanto reale, per quanto crudele, può essere un inganno. |
| HARRY | Ciò che vedo può essere un sogno o un altro; se non c’è nient’altro il più reale è ciò che temo. Il colore vivo sbiadisce insieme con l’emozione che non si può riafferrare, col bagliore sul mondo, che mai trovò il suo oggetto; e l’occhio si adatta a un crepuscolo dove la pietra morta si scopre batraciana, e il ramo afillo ofidico. |
| MARY | Ti porti dietro il tuo paesaggio non più reale dell’altro. E in un certo modo ti contraddici: quell’improvvisa comprensione della morte della speranza di cui parli, so che l’hai provata, e posso bene immaginare quanto sia atroce. Ma in questo mondo un’altra speranza continua a germogliare in un luogo inatteso, mentre noi non ne siamo consapevoli. Speravi qualcosa, tornando a Wishwood, o non saresti venuto. |
| HARRY | Qualunque cosa sperassi ora che sono qui so che non la troverò. L’istinto di tornare al punto di partenza e ricominciare come se nulla fosse accaduto, non è tutta follia? È come l’albero cavo: non c’è. |
| MARY | Ma certo, ciò che dici prova soltanto che ti aspettavi che Wishwood fosse il tuo vero io, che facesse per te qualcosa che tu solo puoi fare per te stesso. Ciò che devi mutare è qualcosa dentro di te che puoi mutare dovunque — qui come altrove. |
| HARRY | Qualcosa dentro di me, credi tu, che si possa mutare! E qui, per giunta! dove le ho sentite vicine, qui e qui e qui — dovunque io non guardi, sempre guizzanti all’angolo dell’occhio, quasi bisbiglianti appena fuori d’udito — e anche dentro, nel panico notturno del sognare la dissoluzione. Tu non sai, non puoi sapere, non puoi capire. |
| MARY | Credo che potrei capire, ma dovresti aver pazienza con me, e con chi non ha avuto la tua esperienza. |
| HARRY | Se tentassi di spiegare, non potresti mai capire: spiegare non farebbe che peggiorare il malinteso; spiegare non farebbe che allontanarmi di più da te. C’è un solo modo perché tu capisca, ed è vedere. Sono troppo scaltre per ammetterti nel nostro mondo. Il tuo non è migliore. Ci hanno pensato loro: fa parte del tormento. |
| MARY | Se credi che io sia incapace di capirti — ma in ogni caso, devo prepararmi per la cena. |
| HARRY | No, no, non andare! Ti prego, non lasciarmi proprio in questo momento. Sento che è importante. Qualcosa doveva nascere da questa conversazione. |
| MARY | Non sono una persona saggia, e nel senso comune non ti conosco molto bene, benché io ti ricordi meglio di quanto tu creda, e ricordi qual è il tuo vero essere. Non ho molta esperienza, ma ora vedo qualcosa che non viene dai maestri né dai libri, né dal pensare, né dall’osservare: qualcosa che non sapevo di sapere. Anche se, come dici, Wishwood è un inganno e la tua famiglia un’illusione — allora è tutto un’illusione, tutto ciò che senti — non intendo ciò che pensi, ma ciò che senti. Ti attacchi al ribrezzo come altri all’amore: un’infatuazione sbagliata, un bene mal diretto. Inganni te stesso come l’uomo convinto d’essere paralizzato o come l’uomo che crede d’essere cieco mentre vede ancora la luce del sole. So che questo è vero. |
| HARRY | Ho speso molti anni in viaggi inutili; tu sei rimasta in Inghilterra, eppure sembri qualcuno che viene da lontanissimo, o la cascata remota nella foresta, inaccessibile, udita a metà. E odo la tua voce come nel silenzio fra due tempeste si odono i soliti rumori discreti nell’erba e nelle foglie, della vita che persiste, e che d’ordinario passano inosservati. Forse hai ragione, benché io non sappia come tu possa saperlo. La fredda primavera — la primavera non è forse un tempo maligno, che ci eccita con voci bugiarde? |
| MARY | La fredda primavera ora è il tempo della fitta nella radice che si muove dell’agonia nel buio del flusso lento che pulsa nel tronco del dolore della gemma che si spezza. Questi sono quelli che soffrono meno: l’aconito sotto la neve e il bucaneve che grida un istante nel bosco. |
| HARRY | La primavera è un fiotto di sangue una stagione di sacrificio e il lamento della nuova alta marea che riporta i fantasmi dei morti quelli che l’inverno annegò non tornano forse i fantasmi degli annegati a riva nella primavera? Vogliono tornare, i morti? |
| MARY | Il dolore è l’opposto della gioia ma la gioia è una specie di dolore credo che l’istante della nascita sia quello in cui conosciamo la morte credo che la stagione della nascita sia la stagione del sacrificio per l’albero e per la bestia, e per il pesce che si dibatte controcorrente: e che dire dello spirito atterrito costretto a rinascere a salire verso il sole violento ali bagnate dentro la nube di pioggia piede di lepre sopra la luna? |
| HARRY | Che cosa stavamo dicendo? Credo di aver detto che pareva come se io fossi stato sempre qui e tu fossi qualcuno venuto da una gran distanza. Se io sappia ciò che dico, o perché lo dico, questo non importa. Tu mi porti notizia d’una porta che si apre in fondo a un corridoio, luce di sole e canto; quando ero certo che ogni corridoio portasse soltanto a un altro, o a un muro cieco; che io continuassi a muovermi solo per non restare fermo. Canto e luce. Ferma! Che cos’è? lo senti? |
| MARY | Che cosa, Harry? |
| HARRY | Quell’apprensione più profonda d’ogni senso, più profonda dell’odorato, ma simile a un odore in quanto è indescrivibile, un odore dolce e amaro d’un altro mondo. Lo riconosco, lo riconosco! Più potente che mai prima, un vapore che dissolve ogni altro mondo, e me dentro di esso. Oh Mary! Non guardarmi così! Ferma! Cerca di fermarlo! Me ne vado. Oh perché, adesso? Venite fuori! Venite fuori! Dove siete? Lasciatevi vedere, poiché so che siete là, so che mi spiate. Perché giocate con me, perché mi lasciate andare solo per accerchiarmi? — Quando me ne ricordo mi lasciano solo: quando le dimentico anche per un istante di disattenzione si ridestano, i cacciatori insonni che non mi lasciano dormire. Nell’attimo prima del sonno vedo sempre i loro artigli distesi quieti, come se non si fossero mai mossi. Fu solo un momento, fu un momento soltanto che stetti nella luce del sole, e credetti di potervi restare. |
| MARY | Guardami. Puoi contare su di me. Harry! Harry! Va tutto bene, ti dico. Se vorrai contare su di me, andrà tutto bene. |
| HARRY | Venite fuori! |
| (didascalia) | [Le tende si aprono, rivelando le Eumenidi nel vano della finestra.] |
| HARRY | Perché vi mostrate ora per la prima volta? Quando la conobbi, non ero la stessa persona. Non ero nessuna persona. Nulla di ciò che feci ha a che fare con me. L’accidente d’un attimo di sogno, d’un’età di sogno, quando ero qualcun altro che pensava a qualcos’altro, mi mette fra voi. Ve lo dico, non è me che state guardando, non è a me che ghignate, non è me che i vostri sguardi d’intesa incriminano, ma quell’altra persona, se persona credevate ch’io fossi: che la vostra necrofilia si pasca di quella carogna. Non se ne vanno. |
| MARY | Harry! Non c’è nessuno qui. |
| (didascalia) | [Va alla finestra e tira le tende] |
| HARRY | Erano qui, te lo dico. Sono qui. Sei tanto cieca, hai i sensi tanto ottusi da non poterle vedere? Se avessi capito che eri così ottusa, non avrei ascoltato le tue sciocchezze. Non puoi aiutarmi? Non mi sei d’alcun aiuto. Devo affrontarle. Devo combatterle. Ma sono stupide. Come si può combattere con la stupidità? Eppure devo parlare loro. |
| (didascalia) | [Si precipita avanti e lacera le tende: ma il vano è vuoto.] |
| MARY | Oh, Harry! |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | HARRY, MARY, IVY, VIOLET, GERALD, CHARLES |
| VIOLET | Good evening, Mary: aren’t you dressed yet? How do you think that Harry is looking? Why, who could have pulled those curtains apart? |
| (didascalia) | [Pulls them together] |
| VIOLET | Very well, I think, after such a long journey; You know what a rush he had to be here in time For his mother’s birthday. |
| IVY | Mary, my dear, Did you arrange these flowers? Just let me change them. You don’t mind, do you? I know so much about flowers; Flowers have always been my passion. You know I had my own garden once, in Cornwall, When I could afford a garden; and I took several prizes With my delphiniums. I was rather an authority. |
| GERALD | Good evening, Mary. You’ve seen Harry, I see. It’s good to have him back again, isn’t it? We must make him feel at home. And most auspicious That he could be here for his mother’s birthday. |
| MARY | I must go and change. I came in very late. |
| (didascalia) | [Exit] |
| CHARLES | Now we only want Arthur and John I’m glad that you’ll all be together, Harry; They need the influence of their elder brother. Arthur’s a bit irresponsible, you know; You should have a sobering effect upon him. After all, you’re the head of the family. AMY’S VOICE. Violet! Has Arthur or John come yet? |
| VIOLET | Neither of them is here yet, Amy. |
| (didascalia) | [Enter AMY, with DR. WARBURTON] |
| AMY | It is most vexing. What can have happened? I suppose it’s the fog that is holding them up, So it’s no use to telephone anywhere. Harry! Haven’t you seen Dr. Warburton? You know he’s the oldest friend of the family, And he’s known you longer than anybody, Harry. When he heard that you were going to be here for dinner He broke an important engagement to come. |
| WARBURTON | I dare say we’ve both changed a good deal, Harry. A country practitioner doesn’t get younger. It takes me back longer than you can remember To see you again. But you can’t have forgotten The day when you came back from school with measles And we had such a time to keep you in bed. You didn’t like being ill in the holidays. |
| IVY | It was unpleasant, coming home to have an illness. |
| VIOLET | It was always the same with your minor ailments And children’s epidemics: you would never stay in bed Because you were convinced that you would never get well. |
| HARRY | Not, I think, without some justification: For what you call restoration to health Is only incubation of another malady. |
| WARBURTON | You mustn’t take such a pessimistic view Which is hardly complimentary to my profession. But I remember, when I was a student at Cambridge, I used to dream of making some great discovery To do away with one disease or another. Now I’ve had forty years’ experience I’ve left off thinking in terms of the laboratory. We’re all of us ill in one way or another: We call it health when we find no symptom Of illness. Health is a relative term. |
| IVY | You must have had a very rich experience, Doctor, In forty years. |
| WARBURTON | Indeed, yes. Even in a country practice. My first patient, now — You wouldn’t believe it, ladies — was a murderer, Who suffered from an incurable cancer. How he fought against it! I never saw a man More anxious to live. |
| HARRY | Not at all extraordinary. It is really harder to believe in murder Than to believe in cancer. Cancer is here: The lump, the dull pain, the occasional sickness: Murder a reversal of sleep and waking. Murder was there. Your ordinary murderer Regards himself as an innocent victim. To himself he is still what he used to be Or what he would be. He cannot realise That everything is irrevocable, The past unredeemable. But cancer, now, That is something real. |
| WARBURTON | Well, let’s not talk of such matters. How did we get onto the subject of cancer? I really don’t know. — But now you’re all grown up I haven’t a patient left at Wishwood. Wishwood was always a cold place, but healthy. It’s only when I get an invitation to dinner That I ever see your mother. |
| VIOLET | Yes, look at your mother! Except that she can’t get about now in winter You wouldn’t think that she was a day older Than on her birthday ten years ago. |
| GERALD | Is there any use in waiting for Arthur and John? |
| AMY | We might as well go in to dinner. They may come before we finish. Will you take me in, Doctor? I think we are very much the oldest present — In fact we are the oldest inhabitants. As we came first, we will go first, in to dinner. |
| WARBURTON | With pleasure, Lady Monchensey, And I hope that next year will bring me the same honour. |
| (didascalia) | [Exeunt AMY, DR. WARBURTON, HARRY] |
| CHORUS | I am afraid of all that has happened, and of all that is to come; Of the things to come that sit at the door, as if they had been there always. And the past is about to happen, and the future was long since settled. And the wings of the future darken the past, the beak and claws have desecrated History. Shamed The first cry in the bedroom, the noise in the nursery, mutilated The family album, rendered ludicrous The tenants’ dinner, the family picnic on the moors. Have torn The roof from the house, or perhaps it was never there. And the bird sits on the broken chimney. I am afraid. |
| IVY | This is a most undignified terror, and I must struggle against it. |
| GERALD | I am used to tangible danger, but only to what I can understand. |
| VIOLET | It is the obtuseness of Gerald and Charles and that doctor, that gets on my nerves. |
| CHARLES | If the matter were left in my hands, I think I could manage the situation. |
| (didascalia) | [Exeunt] |
| (didascalia) | [Enter MARY, and passes through to dinner. Enter AGATHA] |
| AGATHA | The eye is on this house The eye covers it There are three together May the three be separated May the knot that was tied Become unknotted May the crossed bones In the filled-up well Be at last straightened May the weasel and the otter Be about their proper business The eye of the day time And the eye of the night time Be diverted from this house Till the knot is unknotted The crossed is uncrossed And the crooked is made straight. |
| (didascalia) | [Exit to dinner] |
| AGATHA | END OF PART I |
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- archetype/innocent
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- character/arthur
- character/chorus
- concept/history
- concept/honour
- concept/hope
- form/history
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- motif/garden
- motif/home
- motif/journey
- motif/night
- motif/pain
- motif/sleep
- motif/time
- motif/well
- motif/winter
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | HARRY, MARY, IVY, VIOLET, GERALD, CHARLES |
| VIOLET | Buonasera, Mary: non ti sei ancora cambiata? Come ti sembra che stia Harry? Ma chi può aver scostato quelle tende? |
| (didascalia) | [Le riaccosta] |
| VIOLET | Molto bene, mi pare, dopo un viaggio così lungo; Sai che corsa ha dovuto fare per essere qui in tempo per il compleanno di sua madre. |
| IVY | Mary, mia cara, hai composto tu questi fiori? Lascia che li cambi. Non ti spiace, vero? Me ne intendo tanto di fiori; i fiori sono sempre stati la mia passione. Sai che un tempo avevo un giardino mio, in Cornovaglia, quando potevo permettermi un giardino; e vinsi parecchi premi coi miei delphinium. Ero quasi un’autorità. |
| GERALD | Buonasera, Mary. Hai già visto Harry, mi accorgo. È bello riaverlo qui, non è vero? Dobbiamo fargli sentire d’essere a casa. E che buon auspicio che abbia potuto esserci per il compleanno di sua madre. |
| MARY | Devo andare a cambiarmi. Sono rientrata tardissimo. |
| (didascalia) | [Esce] |
| CHARLES | Ora mancano soltanto Arthur e John Sono contento che sarete tutti insieme, Harry; hanno bisogno dell’influenza del fratello maggiore. Arthur è un poco sventato, lo sai; tu dovresti fargli da freno. In fondo, sei tu il capo della famiglia. VOCE DI AMY. Violet! Sono arrivati Arthur o John? |
| VIOLET | Non è ancora arrivato nessuno dei due, Amy. |
| (didascalia) | [Entrano AMY e il DOTT. WARBURTON] |
| AMY | È davvero seccante. Che cosa sarà successo? Immagino sia la nebbia a trattenerli, e non serve a nulla telefonare in giro. Harry! Non hai visto il dottor Warburton? Sai che è il più vecchio amico della famiglia, e ti conosce da più tempo di chiunque altro, Harry. Quando ha saputo che saresti stato qui a cena ha rotto un impegno importante per venire. |
| WARBURTON | Direi che siamo cambiati parecchio entrambi, Harry. Un medico di campagna non ringiovanisce. Rivederti mi riporta più indietro di quanto tu possa ricordare. Ma non puoi aver scordato il giorno che tornasti da scuola col morbillo e quanta fatica ci volle per tenerti a letto. Non ti piaceva essere malato durante le vacanze. |
| IVY | Era spiacevole tornare a casa per prendersi una malattia. |
| VIOLET | Fu sempre lo stesso coi tuoi malanni da poco e le epidemie dei bambini: non restavi mai a letto perché eri convinto che non saresti mai guarito. |
| HARRY | E non senza qualche ragione, io credo: perché ciò che voi chiamate ritorno alla salute non è che l’incubazione di un altro male. |
| WARBURTON | Non devi prendere una veduta così pessimistica, ché è poco lusinghiera per la mia professione. Ma ricordo che, quando ero studente a Cambridge, sognavo di fare qualche grande scoperta per farla finita con questa o quella malattia. Ora che ho quarant’anni d’esperienza ho smesso di pensare in termini di laboratorio. Siamo tutti malati in un modo o nell’altro: chiamiamo salute il non trovare sintomo di malattia. La salute è un termine relativo. |
| IVY | Deve aver fatto un’esperienza ricchissima, dottore, in quarant’anni. |
| WARBURTON | Sì, davvero. Anche in uno studio di campagna. Il mio primo paziente — non ci credereste, signore — fu un assassino, che soffriva d’un cancro incurabile. Come lottò contro di esso! Non vidi mai un uomo più ansioso di vivere. |
| HARRY | Niente affatto straordinario. È davvero più difficile credere all’assassinio che credere al cancro. Il cancro è qui: il nodulo, il dolore sordo, il male che torna a tratti: l’assassinio, un rovesciarsi di sonno e veglia. L’assassinio era là. L’assassino comune si considera una vittima innocente. Per sé è ancora ciò che era stato o ciò che sarebbe. Non riesce a capire che tutto è irrevocabile, il passato irredimibile. Ma il cancro, quello sì, quello è qualcosa di reale. |
| WARBURTON | Bene, non parliamo di simili faccende. Come siamo finiti sul tema del cancro? Non lo so proprio. — Ma ora che siete tutti cresciuti non mi resta un solo paziente a Wishwood. Wishwood fu sempre un luogo freddo, ma sano. Soltanto quando ricevo un invito a cena mi capita di vedere vostra madre. |
| VIOLET | Sì, guardate vostra madre! Se non fosse che ora d’inverno non riesce a muoversi non la direste d’un giorno più vecchia che al suo compleanno di dieci anni fa. |
| GERALD | Serve a qualcosa aspettare Arthur e John? |
| AMY | Tanto vale andare a tavola. Può darsi che arrivino prima che abbiamo finito. Mi accompagna, dottore? Credo che siamo di gran lunga i più vecchi qui presenti — anzi, siamo i più antichi abitanti. Poiché venimmo per primi, per primi andremo a tavola. |
| WARBURTON | Con piacere, Lady Monchensey, e spero che l’anno venturo mi porti il medesimo onore. |
| (didascalia) | [Escono AMY, il DOTT. WARBURTON, HARRY] |
| CORO | Ho paura di tutto ciò che è accaduto, e di tutto ciò che deve venire; delle cose venture che siedono alla porta, come se fossero state là da sempre. E il passato sta per accadere, e il futuro fu deciso da gran tempo. E le ali del futuro oscurano il passato, il becco e gli artigli hanno profanato la Storia. Hanno svergognato il primo grido nella camera, il chiasso nella stanza dei bambini, mutilato l’album di famiglia, reso ridicolo il pranzo dei fittavoli, il picnic di famiglia sulla brughiera. Hanno strappato il tetto dalla casa, o forse non c’è mai stato. E l’uccello siede sul comignolo spezzato. Ho paura. |
| IVY | Questo è un terrore assai indegno, e devo lottare contro di esso. |
| GERALD | Sono avvezzo al pericolo tangibile, ma solo a ciò che posso comprendere. |
| VIOLET | È l’ottusità di Gerald e di Charles e di quel dottore, che mi dà ai nervi. |
| CHARLES | Se la faccenda fosse lasciata nelle mie mani, credo che saprei governare la situazione. |
| (didascalia) | [Escono] |
| (didascalia) | [Entra MARY, e passa oltre verso la cena. Entra AGATHA] |
| AGATHA | L’occhio è su questa casa l’occhio la ricopre ce ne sono tre insieme che i tre siano separati che il nodo che fu stretto venga sciolto che le ossa incrociate nel pozzo colmato siano infine raddrizzate che la donnola e la lontra attendano alle loro faccende l’occhio del tempo diurno e l’occhio della notte, del suo tempo, siano distolti da questa casa finché il nodo non sia sciolto l’incrociato disincrociato e ciò che è storto raddrizzato. |
| (didascalia) | [Esce verso la cena] |
| AGATHA | FINE DELLA PARTE I |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | The library, after dinner. |
| (didascalia) | HARRY, WARBURTON |
| WARBURTON | I’m glad of a few minutes alone with you, Harry. In fact, I had another reason for coming this evening Than simply in honour of your mother’s birthday. I wanted a private conversation with you On a confidential matter. |
| HARRY | I can imagine — Though I think it is probably going to be useless, Or if anything, make matters rather more difficult. But talk about it, if you like. |
| WARBURTON | You don’t understand me. I’m sure you cannot know what is on my mind; And as for making matters more difficult — It is much more difficult not to be prepared For something that is very likely to happen. |
| HARRY | O God, man, the things that are going to happen Have already happened. |
| WARBURTON | That is in a sense true, But without your knowing it, and what you know Or do not know, at any moment May make an endless difference to the future. It’s about your mother … |
| HARRY | What about my mother? Everything has always been referred back to mother. When we were children, before we went to school, The rule of conduct was simply pleasing mother; Misconduct was simply being unkind to mother; What was wrong was whatever made her suffer, And whatever made her happy was what was virtuous — Though never very happy, I remember. That was why We all felt like failures, before we had begun. When we came back, for the school holidays, They were not holidays, but simply a time In which we were supposed to make up to mother For all the weeks during which she had not seen us Except at half-term, and seeing us then Only seemed to make her more unhappy, and made us Feel more guilty, and so we misbehaved Next day at school, in order to be punished, For punishment made us feel less guilty. Mother Never punished us, but made us feel guilty. I think that the things that are taken for granted At home, make a deeper impression upon children Than what they are told. |
| WARBURTON | Stop, Harry, you’re mistaken. I mean, you don’t know what I want to tell you. You may be quite right, but what we are concerned with Now, is your mother’s happiness in the future, For the time she has to live: not with the past. |
| HARRY | Oh, is there any difference! How can we be concerned with the past And not with the future? or with the future And not with the past? What I’m telling you Is very important. Very important. You must let me explain, and then you can talk. I don’t know why, but just this evening I feel an overwhelming need for explanation — But perhaps I only dream that I am talking And shall wake to find that I have been silent Or talked to the stone deaf: and the others Seem to hear something else than what I am saying. But if you want to talk, at least you can tell me Something useful. Do you remember my father? |
| WARBURTON | Why, yes, of course, Harry, but I really don’t see What that has to do with the present occasion Or with what I have to tell you. |
| HARRY | What you have to tell me Is either something that I know already Or unimportant, or else untrue. But I want to know more about my father. I hardly remember him, and I know very well That I was kept apart from him, till he went away. We never heard him mentioned, but in some way or another We felt that he was always here. But when we would have grasped for him, there was only a vacuum Surrounded by whispering aunts: Ivy and Violet — Agatha never came then. Where was my father? |
| WARBURTON | Harry, there’s no good probing for misery. There was enough once: but what festered Then, has only left a cautery. Leave it alone. You know that your mother And your father were never very happy together: They separated by mutual consent And he went to live abroad. You were only a boy When he died. You would not remember. |
| HARRY | But now I do remember. Not Arthur or John, They were too young. But now I remember A summer day of unusual heat, The day I lost my butterfly net; I remember the silence, and the hushed excitement And the low conversation of triumphant aunts. It is the conversations not overheard, Not intended to be heard, with the sidewise looks, That bring death into the heart of a child. That was the day he died. Of course. I mean, I suppose, the day on which the news arrived. |
| WARBURTON | You overinterpret. I am sure that your mother always loved him; There was never the slightest suspicion of scandal. |
| HARRY | Scandal? who said scandal? I did not. Yes, I see now. That night, when she kissed me, I felt the trap close. If you won’t tell me, I must ask Agatha. I never dared before. |
| WARBURTON | I advise you strongly, not to ask your aunt — I mean, there is nothing she could tell you. But, Harry, We can’t sit here all the evening, you know; You will have to have the birthday celebration, And your brothers will be here. Won’t you let me tell you What I had to say? |
| HARRY | Very well, tell me. |
| WARBURTON | It’s about your mother’s health that I wanted to talk to you. I must tell you, Harry, that although your mother Is still so alert, so vigorous of mind, Although she seems as vital as ever — It is only the force of her personality, Her indomitable will, that keeps her alive. I needn’t go into technicalities At the present moment. The whole machine is weak And running down. Her heart’s very feeble. With care, and avoiding all excitement She may live several years. A sudden shock Might send her off at any moment. If she had been another woman She would not have lived until now. Her determination has kept her going: She has only lived for your return to Wishwood, For you to take command at Wishwood, And for that reason, it is most essential That nothing should disturb or excite her. |
| HARRY | Well! |
| WARBURTON | I’m very sorry for you, Harry. I should have liked to spare you this, Just now. But there were two reasons Why you had to know. One is your mother, To make her happy for the time she has to live. The other is yourself: the future of Wishwood Depends on you. I don’t like to say this; But you know that I am a very old friend, And have always been a party to the family secrets — You know as well as I do that Arthur and John Have been a great disappointment to your mother. John’s very steady — but he’s not exactly brilliant; And Arthur has always been rather irresponsible. Your mother’s hopes are all centred on you. |
| HARRY | Hopes? … Tell me Did you know my father at about my present age? |
| WARBURTON | Why, yes, Harry, of course I did. |
| HARRY | What did he look like then? Did he look at all like me? |
| WARBURTON | Very much like you. Of course there are differences: But, allowing for the changes in fashion And your being clean-shaven, very much like you. And now, Harry, let’s talk about yourself. |
| HARRY | I never saw a photograph. There is no portrait. |
| WARBURTON | What I want to know is, whether you’ve been sleeping … |
| (didascalia) | [Enter DENMAN] |
| DENMAN | It’s Sergeant Winchell is here, my Lord, And wants to see your Lordship very urgent, And Dr. Warburton. He says it’s very urgent Or he wouldn’t have troubled you. |
| HARRY | I’ll see him. |
| (didascalia) | [Exit DENMAN] |
| WARBURTON | I wonder what he wants. I hope nothing has happened To either of your brothers. |
| HARRY | Nothing can have happened To either of my brothers. Nothing can happen — If Sergeant Winchell is real. But Denman saw him. But what if Denman saw him, and yet he was not real? That would be worse than anything that has happened. What if you saw him, and … |
| WARBURTON | Harry! Pull yourself together. Something may have happened to one of your brothers. |
| (didascalia) | [Enter WINCHELL] |
| WINCHELL | Good evening, my Lord. Good evening, Doctor. Many happy … Oh, I’m sorry, my Lord, I was thinking it was your birthday, not her Ladyship’s. |
| HARRY | Her Ladyship’s! |
| (didascalia) | [He darts at WINCHELL and seizes him by the shoulders] |
| HARRY | He is real, Doctor. So let us resume the conversation. You, and I And Winchell. Sit down, Winchell, And have a glass of port. We were talking of my father. |
| WINCHELL | Always at your jokes, I see. You don’t look a year older Than when I saw you last, my Lord. But a country sergeant Doesn’t get younger. Thank you, no, my Lord; I don’t find port agrees with the rheumatism. |
| WARBURTON | For God’s sake, Winchell, tell us your business. His Lordship isn’t very well this evening. |
| WINCHELL | I understand, Sir. It’d be the same if it was my birthday — I beg pardon, I’m forgetting. If it was my mother’s. God rest her soul, She’s been dead these ten years. How is her Ladyship, If I may ask, my Lord? |
| HARRY | Why do you keep asking About her Ladyship? Do you know or don’t you? I’m not afraid of you. |
| WINCHELL | I should hope not, my Lord. I didn’t mean to put myself forward. But you see, my Lord, I had good reason for asking … |
| HARRY | Well, do you want me to produce her for you? |
| WINCHELL | Oh no indeed, my Lord, I’d much rather not … |
| HARRY | You mean you think I can’t. But I might surprise you; I think I might be able to give you a shock. |
| WINCHELL | There’s been shock enough for one evening, my Lord: That’s what I’ve come about. |
| WARBURTON | For Heaven’s sake, Winchell, Tell us your business. |
| WINCHELL | It’s about Mr. John. |
| HARRY | John! |
| WINCHELL | Yes, my Lord, I’m sorry. I thought I’d better have a word with you quiet, Rather than phone and perhaps disturb her Ladyship. So I slipped along on my bike. Mostly walking, What with the fog so thick, or I’d have been here sooner. I’d telephoned to Dr. Warburton’s, And they told me he was here, and that you’d arrived. Mr. John’s had a bit of an accident On the West Road, in the fog, coming along At a pretty smart pace, I fancy, ran into a lorry Drawn up round the bend. We’ll have the driver up for this: Says he doesn’t know this part of the country And stopped to take his bearings. We’ve got him at the Arms — Mr. John, I mean. By a bit of luck Dr. Owen was there, and looked him over; Says there’s nothing wrong but some nasty cuts And a bad concussion; says he’ll come round In the morning, most likely, but he mustn’t be moved. But Dr. Owen was anxious that you should have a look at him. |
| WARBURTON | Quite right, quite right. I’ll go and have a look at him. We must explain to your mother … AMY’S VOICE. Harry! Harry! Who’s there with you? Is it Arthur or John? |
| (didascalia) | [Enter AMY, followed severally by VIOLET, IVY, AGATHA, GERALD and CHARLES.] |
| WARBURTON | Winchell! what are you here for? |
| WINCHELL | I’m sorry, my Lady, but I’ve just told the doctor, It’s really nothing but a minor accident. |
| WARBURTON | It’s John has had the accident, Lady Monchensey; And Winchell tells me Dr. Owen has seen him And says it’s nothing but a slight concussion, But he mustn’t be moved tonight. I’d trust Owen On a matter like this. You can trust Owen. We’ll bring him up tomorrow; and a few days’ rest, I’ve no doubt, will be all that he needs. |
| AMY | Accident? What sort of an accident? |
| WINCHELL | Coming along in the fog, my Lady, And he must have been in rather a hurry. There was a lorry drawn up where it shouldn’t be, Outside of the village, on the West Road. |
| AMY | Where is he? |
| WINCHELL | At the Arms, my Lady; Of course, he hasn’t come round yet. Dr. Owen was there, by a bit of luck. |
| GERALD | I’ll go down and see him, Amy, and come back and report to you. |
| AMY | I must see for myself. Order the car at once. |
| WARBURTON | I forbid it, Lady Monchensey. As your doctor, I forbid you to leave the house tonight. There is nothing you could do, and out in this weather At this time of night, I would not answer for the consequences I am going myself. I will come back and report to you. |
| AMY | I must see for myself. I do not believe you. |
| CHARLES | Much better leave it to Warburton, Amy. Extremely fortunate for us that he’s here. We must put ourselves under Warburton’s orders. |
| WARBURTON | I repeat, Lady Monchensey, that you must not go out. If you do, I must decline to continue to treat you. You are only delaying me. I shall return at once. |
| AMY | Well, I suppose you are right. But can I trust you? |
| WARBURTON | You have trusted me a good many years, Lady Monchensey; This is not the time to begin to doubt me. Come, Winchell. We can put your bicycle On the back of my car. |
| (didascalia) | [Exeunt WARBURTON and WINCHELL] |
| VIOLET | Well, Harry, I think that you might have had something to say. Aren’t you sorry for your brother? Aren’t you aware Of what is going on? and what it means to your mother? |
| HARRY | Oh, of course I’m sorry. But from what Winchell says I don’t think the matter can be very serious. A minor trouble like a concussion Cannot make very much difference to John. A brief vacation from the kind of consciousness That John enjoys, can’t make very much difference To him or to anyone else. If he was ever really conscious, I should be glad for him to have a breathing spell: But John’s ordinary day isn’t much more than breathing. |
| IVY | Really, Harry! how can you be so callous? I always thought you were so fond of John. |
| VIOLET | And if you don’t care what happens to John, You might show some consideration to your mother. |
| AMY | I do not know very much: And as I get older, I am coming to think How little I have ever known. But I think your remarks are much more inappropriate Than Harry’s. |
| HARRY | It’s only when they see nothing That people can always show the suitable emotions — And so far as they feel at all, their emotions are suitable. They don’t understand what it is to be awake, To be living on several planes at once Though one cannot speak with several voices at once. I have all of the rightminded feeling about John That you consider appropriate. Only, that’s not the language That I choose to be talking. I will not talk yours. |
| AMY | You looked like your father When you said that. |
| HARRY | I think, mother, I shall make you lie down. You must be very tired. |
| (didascalia) | [Exeunt HARRY and AMY] |
| VIOLET | I really do not understand Harry’s behaviour. |
| AGATHA | I think it is as well to leave Harry to establish If he can, some communication with his mother. |
| VIOLET | I do not seem to be very popular tonight. |
| CHARLES | Well, there’s no sort of use in any of us going — On a night like this — it’s a good three miles; There’s nothing we could do that Warburton can’t. If he’s worse than Winchell said, then he’ll let us know at once. |
| GERALD | I am really more afraid of the shock for Amy; But I think that Warburton understands that. |
| IVY | You are quite right, Gerald, the one thing that matters Is not to let her see that anyone is worried. We must carry on as if nothing had happened, And have the cake and presents. |
| GERALD | But I’m worried about Arthur: He’s much more apt than John to get into trouble. |
| CHARLES | Oh, but Arthur’s a brilliant driver. After all the experience he’s had at Brooklands, He’s not likely to get into trouble. |
| GERALD | A brilliant driver, but more reckless. |
| IVY | Yet I remember, when they were boys, Arthur was always the more adventurous But John was the one that had the accidents, Somehow, just because he was the slow one. He was always the one to fall off the pony, Or out of a tree — and always on his head. |
| VIOLET | But a year ago, Arthur took me out in his car, And I told him I would never go out with him again. Not that I wanted to go with him at all — Though of course he meant well — but I think an open car Is so undignified: you’re blown about so, And you feel so conspicuous, lolling back And so near the street, and everyone staring; And the pace he went at was simply terrifying. I said I would rather walk: and I did. |
| GERALD | Walk? where to? |
| VIOLET | He started out to take me to Cheltenham; But I stopped him somewhere in Chiswick, I think. Anyway, the district was unfamiliar And I had the greatest trouble in getting home. I am sure he meant well. But I do think he is reckless. |
| GERALD | I wonder how much Amy knows about Arthur? |
| CHARLES | More than she cares to mention, I imagine. |
| (didascalia) | [Enter HARRY] |
| HARRY | Mother is asleep, I think: it’s strange how the old Can drop off to sleep in the middle of calamity Like children, or like hardened campaigners. She looked Very much as she must have looked when she was a child. You’ve been holding a meeting — the usual family inquest On the characters of all the junior members? Or engaged in predicting the minor event, Engaged in foreseeing the minor disaster? You go on trying to think of each thing separately, Making small things important, so that everything May be unimportant, a slight deviation From some imaginary course that life ought to take, That you call normal. What you call the normal Is merely the unreal and the unimportant. I was like that in a way, so long as I could think Even of my own life as an isolated ruin, A casual bit of waste in an orderly universe. But it begins to seem just part of some huge disaster, Some monstrous mistake and aberration Of all men, of the world, which I cannot put in order. If you only knew the years that I have had to live Since I came home, a few hours ago, to Wishwood. |
| VIOLET | I will make no observations on what you say, Harry; My comments are not always welcome in this family. |
| (didascalia) | [Enter DENMAN] |
| DENMAN | Excuse me, Miss Ivy. There’s a trunk call for you. |
| IVY | A trunk call? for me? why, who can want me? |
| DENMAN | He wouldn’t give his name, Miss; but it’s Mr. Arthur. |
| IVY | Arthur! Oh dear, I’m afraid he’s had an accident. |
| (didascalia) | [Exeunt IVY and DENMAN] |
| VIOLET | When it’s Ivy that he’s asking for, I expect the worst. |
| AGATHA | Whatever you have learned, Harry, you must remember That there is always more: we cannot rest in being The impatient spectators of malice or stupidity. We must try to penetrate the other private worlds Of make-believe and fear. To rest in our own suffering Is evasion of suffering. We must learn to suffer more. |
| VIOLET | Agatha’s remarks are invariably pointed. |
| HARRY | Do you think that I believe what I said just now? That was only what I should like to believe. I was talking in abstractions: and you answered in abstractions. I have a private puzzle. Were they simply outside, I might escape somewhere, perhaps. Were they simply inside I could cheat them perhaps with the aid of Dr. Warburton — Or any other doctor, who would be another Warburton, If you decided to set another doctor on me. But this is too real for your words to alter. Oh, there must be another way of talking That would get us somewhere. You don’t understand me. You can’t understand me. It’s not being alone That is the horror — to be alone with the horror. What matters is the filthiness. I can clean my skin, Purify my life, void my mind, But always the filthiness, that lies a little deeper … |
| (didascalia) | [Enter IVY] |
| IVY | Where is there an evening paper? |
| GERALD | Why, what’s the matter. |
| IVY | Somebody, look for Arthur in the evening paper. That was Arthur, ringing up from London: The connection was so bad, I could hardly hear him, And his voice was very queer. It seems that Arthur too Has had an accident. I don’t think he’s hurt, But he says that he hasn’t got the use of his car, And he missed the last train, so he’s coming up tomorrow; And he said there was something about it in the paper, But it’s all a mistake. And not to tell his mother. |
| VIOLET | What’s the use of asking for an evening paper? You know as well as I do, at this distance from London Nobody’s likely to have this evening’s paper. |
| CHARLES | Stop, I think I bought a lunch edition Before I left St. Pancras. If I did, it’s in my overcoat. I’ll see if it’s there. There might be something in that. |
| (didascalia) | [Exit] |
| GERALD | Well, I said that Arthur was every bit as likely To have an accident as John. And it wasn’t John’s fault, I don’t believe. John is unlucky, But Arthur is definitely reckless. |
| VIOLET | I think these racing cars ought to be prohibited. |
| (didascalia) | [Re-enter CHARLES, with a newspaper] |
| CHARLES | Yes, there is a paragraph … I’m glad to say It’s not very conspicuous … |
| GERALD | There’ll have been more in the later editions. You’d better read it to us. CHARLES [reads]. ‘Peer’s Brother in Motor Smash The Hon. Arthur Gerald Charles Piper, younger brother of Lord Monchensey, who ran into and demolished a roundsman’s cart in Ebury Street early on the morning of January 1st, was fined £50 and costs to-day, and forbidden to drive a car for the next twelve months. While trying to extricate his car from the collision, Mr. Piper reversed into a shop-window. When challenged, Mr. Piper said: “I thought it was all open country about here” —’ |
| GERALD | Where? |
| CHARLES | In Ebury Street. ‘The police stated that at the time of the accident Mr. Piper was being pursued by a patrol, and was travelling at the rate of 66 miles an hour. When asked why he did not stop when signalled by the police car, he said: “I thought you were having a game with me.”’ |
| GERALD | This is what the Communists make capital out of. |
| CHARLES | There’s a little more. ‘The Piper family …’ no, we needn’t read that. |
| VIOLET | This is just what I expected. But if Agatha Is going to moralise about it, I shall scream. |
| GERALD | It’s going to be awkward, explaining this to Amy. |
| IVY | Poor Arthur! I’m sure that you’re being much too hard on him. |
| CHARLES | In my time, these affairs were kept out of the papers; But nowadays, there’s no such thing as privacy. |
| CHORUS | In an old house there is always listening, and more is heard than is spoken. And what is spoken remains in the room, waiting for the future to hear it. And whatever happens began in the past, and presses hard on the future. The agony in the curtained bedroom, whether of birth or of dying, Gathers in to itself all the voices of the past, and projects them into the future. The treble voices on the lawn The mowing of hay in summer The dogs and the old pony The stumble and the wail of little pain The chopping of wood in autumn And the singing in the kitchen And the steps at night in the corridor The moment of sudden loathing And the season of stifled sorrow The whisper, the transparent deception The keeping up of appearances The making the best of a bad job All twined and tangled together, all are recorded. There is no avoiding these things And we know nothing of exorcism And whether in Argos or England There are certain inflexible laws Unalterable, in the nature of music. There is nothing at all to be done about it, There is nothing to do about anything, And now it is nearly time for the news We must listen to the weather report And the international catastrophes. |
| (didascalia) | [Exeunt CHORUS] |
tags:
- archetype/child
- character/agatha
- character/arthur
- character/chorus
- concept/deception
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- concept/fear
- concept/honour
- concept/hope
- concept/nature
- concept/suffering
- concept/wonder
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- motif/death
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- motif/machine
- motif/nature
- motif/night
- motif/pain
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- motif/silence
- motif/sleep
- motif/soul
- motif/summer
- motif/time
- motif/well
- motif/window
- setting/london
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | La biblioteca, dopo cena. |
| (didascalia) | HARRY, WARBURTON |
| WARBURTON | Sono lieto di qualche minuto da solo con te, Harry. Per la verità avevo un’altra ragione per venire stasera oltre al semplice onore del compleanno di tua madre. Volevo una conversazione privata con te sopra una faccenda riservata. |
| HARRY | Posso immaginarlo — benché io creda che probabilmente sarà inutile, o semmai renderà le cose un po’ più difficili. Ma parlane, se ti va. |
| WARBURTON | Tu non mi capisci. Sono certo che non puoi sapere che cosa ho in mente; e quanto al rendere le cose più difficili — è molto più difficile non essere preparati a qualcosa che con ogni probabilità accadrà. |
| HARRY | Oh Dio, uomo, le cose che stanno per accadere sono già accadute. |
| WARBURTON | In un certo senso è vero, ma a tua insaputa; e ciò che sai o non sai, in un dato momento può fare una differenza infinita per il futuro. Si tratta di tua madre … |
| HARRY | Che cosa c’è di mia madre? Tutto è sempre stato riferito alla madre. Quando eravamo bambini, prima d’andare a scuola, la regola di condotta era semplicemente far piacere alla madre; la cattiva condotta era semplicemente essere scortesi con la madre; era male tutto ciò che la faceva soffrire, ed era virtuoso tutto ciò che la rendeva felice — benché mai molto felice, ricordo. Per questo ci sentivamo tutti dei falliti prima ancora d’aver cominciato. Quando tornavamo, per le vacanze scolastiche, non erano vacanze, ma semplicemente un tempo in cui si supponeva dovessimo risarcire la madre di tutte le settimane in cui non ci aveva visti, salvo a metà trimestre; e vederci allora pareva soltanto renderla più infelice, e faceva sentire noi più colpevoli, e così ci comportavamo male il giorno dopo a scuola, per essere puniti, ché la punizione ci faceva sentire meno colpevoli. La madre non ci puniva mai, ma ci faceva sentire colpevoli. Io credo che le cose che si danno per scontate in casa lascino nei bambini un’impressione più profonda di quelle che vengono dette. |
| WARBURTON | Fermati, Harry, ti sbagli. Voglio dire, non sai ciò che voglio dirti. Puoi avere perfettamente ragione, ma ciò che ci riguarda ora è la felicità di tua madre nel futuro, per il tempo che le resta da vivere: non il passato. |
| HARRY | Oh, c’è forse differenza! Come possiamo occuparci del passato e non del futuro? o del futuro e non del passato? Ciò che ti sto dicendo è molto importante. Molto importante. Devi lasciarmi spiegare, e poi potrai parlare. Non so perché, ma proprio stasera sento un bisogno irresistibile di spiegazione — ma forse sogno soltanto di parlare e mi desterò per scoprire d’essere stato zitto o d’aver parlato a un sordo come una pietra: e gli altri paiono udire qualcosa d’altro da ciò che dico. Ma se vuoi parlare, almeno puoi dirmi qualcosa d’utile. Ricordi mio padre? |
| WARBURTON | Ma sì, certo, Harry, però davvero non vedo che cosa c’entri con la presente occasione o con ciò che ho da dirti. |
| HARRY | Ciò che hai da dirmi o è qualcosa che già so o è senza importanza, o altrimenti falso. Ma io voglio sapere di più di mio padre. Lo ricordo appena, e so molto bene che fui tenuto lontano da lui, finché se ne andò. Non lo sentimmo mai nominare, ma in un modo o nell’altro sentivamo che era sempre qui. Ma quando avremmo voluto afferrarlo, non c’era che un vuoto circondato da zie bisbiglianti: Ivy e Violet — Agatha allora non veniva mai. Dov’era mio padre? |
| WARBURTON | Harry, non giova frugare in cerca di miseria. Ce ne fu abbastanza un tempo: ma ciò che allora suppurò non ha lasciato che una cauterizzazione. Lasciala stare. Sai che tua madre e tuo padre non furono mai molto felici insieme: si separarono di comune accordo e lui andò a vivere all’estero. Eri solo un ragazzo quando morì. Non puoi ricordare. |
| HARRY | Ma ora ricordo. Non Arthur o John, erano troppo piccoli. Ma ora ricordo un giorno d’estate d’un calore inconsueto, il giorno in cui persi il mio retino per le farfalle; ricordo il silenzio, e l’eccitazione sommessa e la conversazione a bassa voce di zie trionfanti. Sono le conversazioni non colte per caso, non destinate a essere udite, con le occhiate di sbieco, che portano la morte nel cuore d’un bambino. Quello fu il giorno in cui morì. Naturalmente. Intendo, suppongo, il giorno in cui arrivò la notizia. |
| WARBURTON | Tu interpreti troppo. Sono certo che tua madre lo amò sempre; non ci fu mai il minimo sospetto di scandalo. |
| HARRY | Scandalo? chi ha detto scandalo? Io no. Sì, ora vedo. Quella notte, quando mi baciò, sentii la trappola chiudersi. Se non vuoi dirmelo, dovrò chiederlo ad Agatha. Prima non ho mai osato. |
| WARBURTON | Ti consiglio vivamente di non chiederlo a tua zia — voglio dire, non c’è nulla che possa dirti. Ma, Harry, non possiamo star qui tutta la sera, lo sai; dovrai fare la festa di compleanno, e i tuoi fratelli saranno qui. Non vuoi lasciarmi dire ciò che avevo da dire? |
| HARRY | Molto bene, dimmi. |
| WARBURTON | È della salute di tua madre che volevo parlarti. Devo dirti, Harry, che benché tua madre sia ancora così sveglia, così vigorosa di mente, benché sembri vitale come sempre — è soltanto la forza della sua personalità, la sua volontà indomabile, che la tiene in vita. Non ho bisogno d’entrare nei tecnicismi in questo momento. Tutta la macchina è debole e va scemando. Il suo cuore è molto fiacco. Con cura, ed evitando ogni emozione, può vivere parecchi anni. Uno choc improvviso potrebbe portarsela via da un momento all’altro. Se fosse stata un’altra donna non sarebbe vissuta fino a oggi. La sua determinazione l’ha tenuta in piedi: è vissuta solo per il tuo ritorno a Wishwood, perché tu prendessi il comando a Wishwood, e per questa ragione è essenzialissimo che nulla la turbi o la ecciti. |
| HARRY | Bene! |
| WARBURTON | Mi dispiace molto per te, Harry. Avrei voluto risparmiarti questo, proprio ora. Ma c’erano due ragioni perché tu dovessi saperlo. Una è tua madre: renderla felice per il tempo che le resta da vivere. L’altra sei tu stesso: il futuro di Wishwood dipende da te. Non mi piace dirlo; ma sai che sono un amico assai vecchio, e sono sempre stato partecipe dei segreti di famiglia — sai bene quanto me che Arthur e John sono stati una grande delusione per tua madre. John è molto posato — ma non è esattamente brillante; e Arthur è sempre stato piuttosto sventato. Le speranze di tua madre sono tutte riposte in te. |
| HARRY | Speranze? … Dimmi: conoscesti mio padre all’incirca all’età che ho ora? |
| WARBURTON | Ma certo, Harry, naturalmente sì. |
| HARRY | Che aspetto aveva allora? Somigliava affatto a me? |
| WARBURTON | Ti somigliava moltissimo. Certo, ci sono differenze: ma, tenuto conto dei mutamenti della moda e del fatto che tu sei sbarbato, ti somigliava moltissimo. E ora, Harry, parliamo di te. |
| HARRY | Non ho mai visto una fotografia. Non c’è un ritratto. |
| WARBURTON | Ciò che voglio sapere è se hai dormito … |
| (didascalia) | [Entra DENMAN] |
| DENMAN | C’è qui il sergente Winchell, mio Lord, e vuol vedere Vostra Signoria con gran premura, e anche il dottor Warburton. Dice che è molto urgente, altrimenti non l’avrebbe disturbata. |
| HARRY | Lo ricevo. |
| (didascalia) | [Esce DENMAN] |
| WARBURTON | Mi domando che cosa voglia. Spero che non sia accaduto nulla a nessuno dei tuoi fratelli. |
| HARRY | Nulla può essere accaduto a nessuno dei miei fratelli. Nulla può accadere — se il sergente Winchell è reale. Ma Denman l’ha visto. Ma se Denman l’avesse visto, e tuttavia non fosse reale? Sarebbe peggio di tutto ciò che è accaduto. E se tu lo vedessi, e … |
| WARBURTON | Harry! Riprenditi. Può essere accaduto qualcosa a uno dei tuoi fratelli. |
| (didascalia) | [Entra WINCHELL] |
| WINCHELL | Buonasera, mio Lord. Buonasera, dottore. Tanti auguri … Oh, chiedo scusa, mio Lord, credevo fosse il suo compleanno, non quello di Sua Signoria. |
| HARRY | Di Sua Signoria! |
| (didascalia) | [Si slancia su WINCHELL e lo afferra per le spalle] |
| HARRY | È reale, dottore. Riprendiamo dunque la conversazione. Tu, ed io e Winchell. Siediti, Winchell, e prendi un bicchiere di porto. Parlavamo di mio padre. |
| WINCHELL | Sempre ai suoi scherzi, vedo. Non le si dà un anno di più dell’ultima volta che la vidi, mio Lord. Ma un sergente di campagna non ringiovanisce. Grazie, no, mio Lord; trovo che il porto non si accordi coi reumatismi. |
| WARBURTON | Per amor di Dio, Winchell, di’ che cosa ti porta. Sua Signoria non sta molto bene stasera. |
| WINCHELL | Capisco, signore. Sarebbe lo stesso se fosse il mio compleanno — chiedo scusa, dimenticavo. Se fosse quello di mia madre. Dio abbia in pace la sua anima, è morta da dieci anni. Come sta Sua Signoria, se posso chiedere, mio Lord? |
| HARRY | Perché continui a chiedere di Sua Signoria? Lo sai o non lo sai? Io non ho paura di te. |
| WINCHELL | Lo spero bene, mio Lord. Non intendevo mettermi avanti. Ma vede, mio Lord, avevo buona ragione di chiedere … |
| HARRY | Bene, vuoi che te la faccia comparire? |
| WINCHELL | Oh no davvero, mio Lord, preferirei proprio di no … |
| HARRY | Vuoi dire che credi ch’io non possa. Ma potrei sorprenderti; credo che potrei riuscire a darti uno choc. |
| WINCHELL | C’è già stato choc abbastanza per una sera, mio Lord: è per questo che sono venuto. |
| WARBURTON | Per amor del cielo, Winchell, di’ che cosa ti porta. |
| WINCHELL | Si tratta del signor John. |
| HARRY | John! |
| WINCHELL | Sì, mio Lord, mi dispiace. Ho pensato fosse meglio dirle una parola in disparte, piuttosto che telefonare e magari turbare Sua Signoria. Così sono venuto in bicicletta. Per lo più a piedi, con la nebbia tanto fitta, o sarei arrivato prima. Avevo telefonato a casa del dottor Warburton, e mi hanno detto che era qui, e che lei era arrivato. Il signor John ha avuto un piccolo incidente sulla Strada Ovest, nella nebbia, mentre veniva a un’andatura piuttosto svelta, immagino: è andato addosso a un camion fermo dopo la curva. Lo faremo comparire in giudizio, l’autista: dice che non conosce questa parte del paese e che si era fermato per orientarsi. L’abbiamo portato all’Arms — il signor John, intendo. Per una fortuna c’era il dottor Owen, e l’ha esaminato; dice che non c’è nulla di grave, solo brutti tagli e una forte commozione; dice che rinverrà domattina, molto probabilmente, ma che non va spostato. Però il dottor Owen desiderava che lei andasse a vederlo. |
| WARBURTON | Giusto, giusto. Vado a dargli un’occhiata. Dovremo spiegare a tua madre … VOCE DI AMY. Harry! Harry! Chi c’è con te? È Arthur o John? |
| (didascalia) | [Entra AMY, seguita a uno a uno da VIOLET, IVY, AGATHA, GERALD e CHARLES.] |
| WARBURTON | Winchell! che cosa fai qui? |
| WINCHELL | Mi scusi, mia Lady, ma l’ho appena detto al dottore: non è davvero che un piccolo incidente. |
| WARBURTON | È John ad aver avuto l’incidente, Lady Monchensey; e Winchell mi dice che il dottor Owen l’ha visitato e dice che non è che una lieve commozione, ma che non va spostato stanotte. Mi fiderei di Owen in una faccenda come questa. Potete fidarvi di Owen. Lo porteremo qui domani; e qualche giorno di riposo, non ho dubbio, sarà tutto ciò che gli occorre. |
| AMY | Incidente? Che sorta d’incidente? |
| WINCHELL | Veniva nella nebbia, mia Lady, e doveva avere una certa fretta. C’era un camion fermo dove non doveva stare, fuori del villaggio, sulla Strada Ovest. |
| AMY | Dov’è? |
| WINCHELL | All’Arms, mia Lady; naturalmente non ha ancora ripreso i sensi. Il dottor Owen era là, per una fortuna. |
| GERALD | Scendo io a vederlo, Amy, e torno a riferirti. |
| AMY | Devo vedere io stessa. Fate preparare subito l’automobile. |
| WARBURTON | Lo proibisco, Lady Monchensey. Come vostro medico, vi proibisco di lasciare la casa stanotte. Non c’è nulla che possiate fare, e fuori con questo tempo a quest’ora di notte non risponderei delle conseguenze. Vado io stesso. Tornerò a riferirvi. |
| AMY | Devo vedere io stessa. Non vi credo. |
| CHARLES | Molto meglio lasciar fare a Warburton, Amy. Per noi è una gran fortuna che sia qui. Dobbiamo metterci agli ordini di Warburton. |
| WARBURTON | Ripeto, Lady Monchensey, che non dovete uscire. Se lo farete, rifiuterò di continuare a curarvi. Non fate che trattenermi. Tornerò subito. |
| AMY | Bene, suppongo abbiate ragione. Ma posso fidarmi di voi? |
| WARBURTON | Vi siete fidata di me per parecchi anni, Lady Monchensey; non è il momento di cominciare a dubitare di me. Vieni, Winchell. Possiamo mettere la tua bicicletta dietro la mia automobile. |
| (didascalia) | [Escono WARBURTON e WINCHELL] |
| VIOLET | Ebbene, Harry, credo che avresti potuto dire qualcosa. Non ti dispiace per tuo fratello? Non ti rendi conto di ciò che sta accadendo? e di ciò che significa per tua madre? |
| HARRY | Oh, certo che mi dispiace. Ma da ciò che dice Winchell non credo che la cosa possa essere molto grave. Un disturbo da poco come una commozione non può fare gran differenza per John. Una breve vacanza dalla specie di coscienza di cui John gode non può fare gran differenza né a lui né ad altri. Se fosse mai stato davvero cosciente, sarei lieto che si prendesse una pausa di respiro: ma la giornata comune di John non è molto più che respirare. |
| IVY | Davvero, Harry! come puoi essere così insensibile? Ho sempre creduto che tu volessi tanto bene a John. |
| VIOLET | E se non t’importa ciò che accade a John, potresti mostrare un po’ di riguardo a tua madre. |
| AMY | Io non so molto: e invecchiando vengo pensando quanto poco ho mai saputo. Ma credo che le vostre osservazioni siano assai più fuori luogo di quelle di Harry. |
| HARRY | È solo quando non vedono nulla che le persone sanno sempre mostrare le emozioni convenienti — e per quel tanto che sentono, le loro emozioni sono convenienti. Non capiscono che cosa sia essere desti, vivere su parecchi piani insieme benché non si possa parlare con parecchie voci insieme. Io provo per John tutto il sentimento benpensante che voi ritenete appropriato. Solo, non è quella la lingua che scelgo di parlare. Non parlerò la vostra. |
| AMY | Somigliavi a tuo padre quando l’hai detto. |
| HARRY | Credo, madre, che ti farò coricare. Devi essere molto stanca. |
| (didascalia) | [Escono HARRY e AMY] |
| VIOLET | Non capisco davvero il contegno di Harry. |
| AGATHA | Credo sia bene lasciare che Harry stabilisca, se può, qualche comunicazione con sua madre. |
| VIOLET | A quanto pare non sono molto gradita stasera. |
| CHARLES | Ebbene, non serve a nulla che alcuno di noi ci vada — in una notte come questa — sono tre buone miglia; non c’è nulla che potremmo fare noi e non possa fare Warburton. Se sta peggio di quel che diceva Winchell, ce lo farà sapere subito. |
| GERALD | Io temo davvero di più lo choc per Amy; ma credo che Warburton lo comprenda. |
| IVY | Hai perfettamente ragione, Gerald: l’unica cosa che conta è non farle vedere che qualcuno è in pena. Dobbiamo andare avanti come se nulla fosse accaduto, e portare la torta e i regali. |
| GERALD | Ma io sono in pensiero per Arthur: è molto più incline di John a cacciarsi nei guai. |
| CHARLES | Oh, ma Arthur è un guidatore brillante. Dopo tutta l’esperienza che ha fatto a Brooklands, è improbabile che si cacci nei guai. |
| GERALD | Un guidatore brillante, ma più spericolato. |
| IVY | Eppure ricordo che, quand’erano ragazzi, Arthur era sempre il più avventuroso ma era John quello che aveva gli incidenti, chissà come, proprio perché era il lento. Era sempre lui a cadere dal pony, o giù da un albero — e sempre sulla testa. |
| VIOLET | Ma un anno fa Arthur mi portò fuori nella sua automobile, e gli dissi che non sarei mai più uscita con lui. Non che desiderassi affatto andare con lui — benché naturalmente lo facesse a fin di bene — ma trovo che un’automobile scoperta sia così indecorosa: si è sbattuti dal vento, e ci si sente tanto in mostra, sdraiati all’indietro e così vicini alla strada, con tutti che guardano; e l’andatura che teneva era semplicemente terrificante. Dissi che preferivo andare a piedi: e così feci. |
| GERALD | A piedi? fin dove? |
| VIOLET | Era partito per portarmi a Cheltenham; ma lo feci fermare da qualche parte a Chiswick, mi pare. In ogni modo il quartiere mi era sconosciuto ed ebbi le più grandi difficoltà a tornare a casa. Sono certa che lo facesse a fin di bene. Ma lo trovo davvero spericolato. |
| GERALD | Mi domando quanto Amy sappia di Arthur. |
| CHARLES | Più di quanto le piaccia dire, immagino. |
| (didascalia) | [Entra HARRY] |
| HARRY | La madre dorme, credo: è strano come i vecchi sappiano cadere nel sonno in mezzo alla calamità come bambini, o come veterani induriti. Aveva l’aria che doveva avere quand’era bambina. Avete tenuto un’assemblea — la solita inchiesta di famiglia sul carattere di tutti i membri più giovani? O eravate intenti a predire l’evento minore, intenti a prevedere il disastro minore? Continuate a pensare ogni cosa separatamente, rendendo importanti le piccole cose, perché tutto possa essere senza importanza, una lieve deviazione da un immaginario corso che la vita dovrebbe tenere, e che voi chiamate normale. Ciò che chiamate il normale è soltanto l’irreale e ciò che non conta. Anch’io ero così, in un certo modo, finché riuscivo a pensare perfino la mia vita come una rovina isolata, un rifiuto casuale in un universo ordinato. Ma comincia a sembrarmi solo parte d’un immenso disastro, d’un errore mostruoso e d’un traviamento di tutti gli uomini, del mondo, che io non posso mettere in ordine. Se sapeste gli anni che ho dovuto vivere da quando sono tornato a casa, poche ore fa, a Wishwood. |
| VIOLET | Non farò osservazioni su ciò che dici, Harry; i miei commenti non sono sempre graditi in questa famiglia. |
| (didascalia) | [Entra DENMAN] |
| DENMAN | Mi scusi, signorina Ivy. C’è un’interurbana per lei. |
| IVY | Un’interurbana? per me? e chi mai può volermi? |
| DENMAN | Non ha voluto dire il nome, signorina; ma è il signor Arthur. |
| IVY | Arthur! Oh cielo, temo che abbia avuto un incidente. |
| (didascalia) | [Escono IVY e DENMAN] |
| VIOLET | Quando è Ivy che lui chiede, m’aspetto il peggio. |
| AGATHA | Qualunque cosa tu abbia appreso, Harry, devi ricordare che c’è sempre di più: non possiamo riposare nell’essere gli spettatori impazienti della malizia o della stupidità. Dobbiamo tentare di penetrare gli altri mondi privati di finzione e di paura. Riposare nella propria sofferenza è evasione dalla sofferenza. Dobbiamo imparare a soffrire di più. |
| VIOLET | Le osservazioni di Agatha sono invariabilmente pungenti. |
| HARRY | Credete che io creda a ciò che ho appena detto? Quello era soltanto ciò che vorrei credere. Parlavo per astrazioni: e voi avete risposto per astrazioni. Ho un enigma privato. Se fossero semplicemente fuori, potrei forse fuggire da qualche parte. Se fossero semplicemente dentro potrei forse ingannarle con l’aiuto del dottor Warburton — o di qualunque altro medico, che sarebbe un altro Warburton, se decideste di mettermi addosso un altro medico. Ma questo è troppo reale perché le vostre parole lo mutino. Oh, dev’esserci un altro modo di parlare che ci porti da qualche parte. Voi non mi capite. Non potete capirmi. Non è l’essere solo l’orrore — è l’essere solo con l’orrore. Ciò che conta è la lordura. Posso pulire la mia pelle, purificare la mia vita, svuotare la mia mente, ma sempre la lordura, che giace un poco più a fondo … |
| (didascalia) | [Entra IVY] |
| IVY | Dov’è un giornale della sera? |
| GERALD | Ma che cosa c’è. |
| IVY | Qualcuno cerchi Arthur sul giornale della sera. Era Arthur, che telefonava da Londra: la linea era così cattiva che lo udivo a stento, e la sua voce era stranissima. Pare che anche Arthur abbia avuto un incidente. Non credo che sia ferito, ma dice che non può servirsi della sua automobile, e che ha perduto l’ultimo treno, sicché verrà domani; e ha detto che c’era qualcosa in proposito sul giornale, ma che è tutto uno sbaglio. E di non dirlo a sua madre. |
| VIOLET | A che serve chiedere un giornale della sera? Sai bene quanto me che, a questa distanza da Londra, è improbabile che qualcuno abbia il giornale di stasera. |
| CHARLES | Aspettate: credo d’aver comprato un’edizione di mezzogiorno prima di lasciare St. Pancras. Se l’ho fatto, è nel mio soprabito. Vado a vedere se c’è. Potrebbe esserci qualcosa lì dentro. |
| (didascalia) | [Esce] |
| GERALD | Ecco, l’avevo detto che Arthur era altrettanto probabile che avesse un incidente quanto John. E non fu colpa di John, non lo credo. John è sfortunato, ma Arthur è decisamente spericolato. |
| VIOLET | Credo che queste automobili da corsa dovrebbero essere proibite. |
| (didascalia) | [Rientra CHARLES, con un giornale] |
| CHARLES | Sì, c’è un trafiletto … sono lieto di dire che non è molto vistoso … |
| GERALD | Ce ne sarà stato di più nelle edizioni successive. Faresti meglio a leggercelo. CHARLES [legge]. «Fratello di Pari in uno scontro d’auto L’onorevole Arthur Gerald Charles Piper, fratello minore di Lord Monchensey, che ha investito e demolito il carretto d’un fattorino in Ebury Street la mattina presto del 1° gennaio, è stato oggi multato di 50 sterline più le spese, e gli è stato proibito di guidare un’automobile per i prossimi dodici mesi. Mentre cercava di districare la vettura dalla collisione, il signor Piper è entrato in retromarcia in una vetrina di negozio. Interpellato, il signor Piper ha dichiarato: “Credevo che da queste parti fosse tutta campagna aperta” —» |
| GERALD | Dove? |
| CHARLES | In Ebury Street. «La polizia ha dichiarato che al momento dell’incidente il signor Piper era inseguito da una pattuglia, e viaggiava alla velocità di 66 miglia all’ora. Richiesto perché non si fosse fermato al segnale dell’auto della polizia, ha risposto: “Credevo che vi steste prendendo gioco di me”.» |
| GERALD | È di questo che i comunisti fanno capitale. |
| CHARLES | C’è ancora un poco. «La famiglia Piper …» no, non occorre leggerlo. |
| VIOLET | È proprio ciò che m’aspettavo. Ma se Agatha si mette a moraleggiarci sopra, io mi metto a gridare. |
| GERALD | Sarà imbarazzante spiegarlo ad Amy. |
| IVY | Povero Arthur! Sono certa che siete troppo duri con lui. |
| CHARLES | Ai miei tempi queste faccende si tenevano fuori dai giornali; ma oggigiorno non esiste più cosa come la vita privata. |
| CORO | In una vecchia casa c’è sempre un ascoltare, e si ode più di quanto si dica. E ciò che è detto rimane nella stanza, in attesa che il futuro l’oda. E qualunque cosa accada cominciò nel passato, e preme forte sul futuro. L’agonia nella camera dalle tende tirate, sia essa di nascita o di morte, raccoglie in sé tutte le voci del passato, e le proietta nel futuro. Le voci acute sul prato la fienagione d’estate i cani e il vecchio pony l’inciampo e il piagnucolìo d’un piccolo dolore lo spaccar la legna in autunno e il canto in cucina e i passi di notte nel corridoio l’attimo di ribrezzo improvviso e la stagione del dolore soffocato il bisbiglio, il trasparente inganno il salvare le apparenze il far buon viso a cattivo gioco tutto intrecciato e aggrovigliato insieme, tutto è registrato. Non c’è modo d’evitare queste cose e noi nulla sappiamo d’esorcismi e sia in Argo sia in Inghilterra vi sono certe leggi inflessibili inalterabili, nella natura della musica. Non c’è proprio nulla da fare in proposito, non c’è nulla da fare riguardo a nulla, e ora è quasi l’ora del notiziario dobbiamo ascoltare il bollettino meteorologico e le catastrofi internazionali. |
| (didascalia) | [Esce il CORO] |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | HARRY, AGATHA |
| HARRY | John will recover, be what he always was; Arthur again be sober, though not for very long; And everything will go on as before. These mild surprises Should be in the routine of normal life at Wishwood. John is the only one of us I can conceive As settling down to make himself at home at Wishwood, Make a dull marriage, marry some woman stupider — Stupider than himself. He can resist the influence Of Wishwood, being unconscious, living in gentle motion Of horses, and right visits to the right neighbours At the right times; and be an excellent landlord. |
| AGATHA | What is in your mind, Harry? I can guess about the past and what you mean about the future; But a present is missing, needed to connect them. You may be afraid that I would not understand you, You may also be afraid of being understood, Try not to regard it as an explanation. |
| HARRY | I still have to learn exactly what their meaning is. At the beginning, eight years ago, I felt, at first, that sense of separation, Of isolation unredeemable, irrevocable — It’s eternal, or gives a knowledge of eternity, Because it feels eternal while it lasts. That is one hell. Then the numbness came to cover it — that is another — That was the second hell of not being there, The degradation of being parted from my self, From the self which persisted only as an eye, seeing. All this last year, I could not fit myself together: When I was inside the old dream, I felt all the same emotion Or lack of emotion, as before: the same loathing Diffused, I not a person, in a world not of persons But only of contaminating presences. And then I had no horror of my action, I only felt the repetition of it Over and over. When I was outside, I could associate nothing of it with myself, Though nothing else was real. I thought foolishly That when I got back to Wishwood, as I had left it, Everything would fall into place. But they prevent it. I still have to find out what their meaning is. Here I have been finding A misery long forgotten, and a new torture, The shadow of something behind our meagre childhood, Some origin of wretchedness. Is that what they would show me? And now I want you to tell me about my father. |
| AGATHA | What do you want to know about your father? |
| HARRY | If I knew, then I should not have to ask. You know what I want to know, and that is enough: Warburton told me that, though he did not mean to. What I want to know is something I need to know, And only you can tell me. I know that much. |
| AGATHA | I had to fight for many years to win my dispossession, And many years to keep it. What people know me as, The efficient principal of a women’s college — That is the surface. There is a deeper Organisation, which your question disturbs. |
| HARRY | When I know, I know that in some way I shall find That I have always known it. And that will be better. |
| AGATHA | I will try to tell you. I hope I have the strength. |
| HARRY | I have thought of you as the completely strong, The liberated from the human wheel. So I looked to you for strength. Now I think it is A common pursuit of liberation. |
| AGATHA | Your father might have lived — or so I see him — An exceptionally cultivated country squire, Reading, sketching, playing on the flute, Something of an oddity to his county neighbours, But not neglecting public duties. He hid his strength beneath unusual weakness, The diffidence of a solitary man: Where he was weak he recognised your mother’s power, And yielded to it. |
| HARRY | There was no ecstasy. Tell me now, who were my parents? |
| AGATHA | Your father and your mother. |
| HARRY | You tell me nothing. |
| AGATHA | The dead man whom you have assumed to be your father, And my sister whom you acknowledge as your mother: There is no mystery here. |
| HARRY | What then? |
| AGATHA | You see your mother as identified with this house — It was not always so. There were many years Before she succeeded in making terms with Wishwood, Until she took your father’s place, and reached the point where Wishwood supported her, and she supported Wishwood. At first it was a vacancy. A man and a woman Married, alone in a lonely country house together, For three years childless, learning the meaning Of loneliness. Your mother wanted a sister here Always. I was the youngest: I was then An undergraduate at Oxford. I came Once for a long vacation. I remember A summer day of unusual heat For this cold country. |
| HARRY | And then? |
| AGATHA | There are hours when there seems to be no past or future, Only a present moment of pointed light When you want to burn. When you stretch out your hand To the flames. They only come once, Thank God, that kind. Perhaps there is another kind, I believe, across a whole Thibet of broken stones That lie, fang up, a lifetime’s march. I have believed this. |
| HARRY | I have known neither. |
| AGATHA | The autumn came too soon, not soon enough. The rain and wind had not shaken your father Awake yet. I found him thinking How to get rid of your mother. What simple plots! He was not suited to the role of murderer. |
| HARRY | In what way did he wish to murder her? |
| AGATHA | Oh, a dozen foolish ways, each one abandoned For something more ingenious. You were due in three months’ time; You would not have been born in that event: I stopped him. I can take no credit for a little common sense, He would have bungled it. I did not want to kill you! You to be killed! What were you then? only a thing called ‘life’ — Something that should have been mine, as I felt then. Most people would not have felt that compunction If they felt no other. But I wanted you! If that had happened, I knew I should have carried Death in life, death through lifetime, death in my womb. I felt that you were in some way mine! And that in any case I should have no other child. |
| HARRY | And have me. That is the way things happen. Everything is true in a different sense, A sense that would have seemed meaningless before. Everything tends towards reconciliation As the stone falls, as the tree falls. And in the end That is the completion which at the beginning Would have seemed the ruin. Perhaps my life has only been a dream Dreamt through me by the minds of others. Perhaps I only dreamt I pushed her. |
| AGATHA | So I had supposed. What of it? What we have written is not a story of detection, Of crime and punishment, but of sin and expiation. It is possible that you have not known what sin You shall expiate, or whose, or why. It is certain That the knowledge of it must precede the expiation. It is possible that sin may strain and struggle In its dark instinctive birth, to come to consciousness And so find expurgation. It is possible You are the consciousness of your unhappy family, Its bird sent flying through the purgatorial flame. Indeed it is possible. You may learn hereafter, Moving alone through flames of ice, chosen To resolve the enchantment under which we suffer. |
| HARRY | Look, I do not know why, I feel happy for a moment, as if I had come home. It is quite irrational, but now I feel quite happy, as if happiness Did not consist in getting what one wanted Or in getting rid of what can’t be got rid of But in a different vision. This is like an end. |
| AGATHA | And a beginning. Harry, my dear, I feel very tired, as only the old feel. The young feel tired at the end of an action — The old, at the beginning. It is as if I had been living all these years upon my capital, Instead of earning my spiritual income daily: And I am old, to start again to make my living. |
| HARRY | But you are not unhappy, just now? |
| AGATHA | What does the word mean? There’s relief from a burden that I carried, And exhaustion at the moment of relief. The burden’s yours now, yours The burden of all the family. And I am a little frightened. |
| HARRY | You, frightened! I can hardly imagine it. I wish I had known — but that was impossible. I only now begin to have some understanding Of you, and of all of us. Family affection Was a kind of formal obligation, a duty Only noticed by its neglect. One had that part to play. After such training, I could endure, these ten years, Playing a part that had been imposed upon me; And I returned to find another one made ready — The book laid out, lines underscored, and the costume Ready to be put on. But it is very odd: When other people seemed so strong, their apparent strength Stifled my decision. Now I see I might even become fonder of my mother — More compassionate at least — by understanding. But she would not like that. Now I see I have been wounded in a war of phantoms, Not by human beings — they have no more power than I. The things I thought were real are shadows, and the real Are what I thought were private shadows. O that awful privacy Of the insane mind! Now I can live in public. Liberty is a different kind of pain from prison. |
| AGATHA | I only looked through the little door When the sun was shining on the rose-garden: And heard in the distance tiny voices And then a black raven flew over. And then I was only my own feet walking Away, down a concrete corridor In a dead air. Only feet walking And sharp heels scraping. Over and under Echo and noise of feet. I was only the feet, and the eye Seeing the feet: the unwinking eye Fixing the movement. Over and under. |
| HARRY | In and out, in an endless drift Of shrieking forms in a circular desert Weaving with contagion of putrescent embraces On dissolving bone. In and out, the movement Until the chain broke, and I was left Under the single eye above the desert. |
| AGATHA | Up and down, through the stone passages Of an immense and empty hospital Pervaded by a smell of disinfectant, Looking straight ahead, passing barred windows. Up and down. Until the chain breaks. |
| HARRY | To and fro, dragging my feet Among inner shadows in the smoky wilderness, Trying to avoid the clasping branches And the giant lizard. To and fro. Until the chain breaks. The chain breaks, The wheel stops, and the noise of machinery, And the desert is cleared, under the judicial sun Of the final eye, and the awful evacuation Cleanses. I was not there, you were not there, only our phantasms And what did not happen is as true as what did happen O my dear, and you walked through the little door And I ran to meet you in the rose-garden. |
| AGATHA | This is the next moment. This is the beginning. We do not pass twice through the same door Or return to the door through which we did not pass. I have seen the first stage: relief from what happened Is also relief from that unfulfilled craving Flattered in sleep, and deceived in waking. You have a long journey. |
| HARRY | Not yet! not yet! this is the first time that I have been free From the ring of ghosts with joined hands, from the pursuers, And come into a quiet place. Why is it so quiet? Do you feel a kind of stirring underneath the air? Do you? don’t you? a communication, a scent Direct to the brain … but not just as before, Not quite like, not the same … |
| (didascalia) | [The EUMENIDES appear] |
| HARRY | and this time You cannot think that I am surprised to see you. And you shall not think that I am afraid to see you. This time, you are real, this time, you are outside me, And just endurable. I know that you are ready, Ready to leave Wishwood, and I am going with you. You followed me here, where I thought I should escape you — No! you were already here before I arrived. Now I see at last that I am following you, And I know that there can be only one itinerary And one destination. Let us lose no time. I will follow. |
| (didascalia) | [The curtains close. AGATHA goes to the window, in a somnambular fashion, and opens the curtains, disclosing the empty embrasure. She steps into the place which the EUMENIDES had occupied.] |
| AGATHA | A curse comes to being As a child is formed. In both, the incredible Becomes the actual Without our intention Knowing what is intended. A curse is like a child, formed In a moment of unconsciousness In an accidental bed Or under an elder tree According to the phase Of the determined moon. A curse is like a child, formed To grow to maturity: Accident is design And design is accident In a cloud of unknowing. O my child, my curse, You shall be fulfilled: The knot shall be unknotted And the crooked made straight. |
| (didascalia) | [She moves back into the room] |
| AGATHA | What have I been saying? I think I was saying That you have a long journey. You have nothing to stay for. Think of it as like a children’s treasure hunt: Here you have found a clue, hidden in the obvious place. Delay, and it is lost. Love compels cruelty To those who do not understand love. What you have wished to know, what you have learned Mean the end of a relation, make it impossible. You did not intend this, I did not intend it, No one intended, but … You must go. |
| HARRY | Shall we ever meet again? |
| AGATHA | Shall we ever meet again? And who will meet again? Meeting is for strangers. Meeting is for those who do not know each other. |
| HARRY | I know that I have made a decision In a moment of clarity, and now I feel dull again. I only know that I made a decision Which your words echo. I am still befouled, But I know there is only one way out of defilement — Which leads in the end to reconciliation. And I know that I must go. |
| AGATHA | You must go. |
| (didascalia) | [Enter AMY] |
| AMY | What are you saying to Harry? He has only arrived, And you tell him to go? |
| AGATHA | He shall go. |
| AMY | He shall go? and who are you to say he shall go? I think I know well enough why you wish him to go. |
| AGATHA | I wish nothing. I only say what I know must happen. |
| AMY | You only say what you intended to happen. |
| HARRY | Oh, mother, This is not to do with Agatha, any more than with the rest of you. My advice has come from quite a different quarter, But I cannot explain that to you now. Only be sure That I know what I am doing, and what I must do, And that it is the best thing for everybody. But at present, I cannot explain it to anyone: I do not know the words in which to explain it — That is what makes it harder. You must just believe me, Until I come again. |
| AMY | But why are you going? |
| HARRY | I can only speak And you cannot hear me. I can only speak So you may not think I conceal an explanation, And to tell you that I would have liked to explain. |
| AMY | Why should Agatha know, and I not be allowed to? |
| HARRY | I do not know whether Agatha knows Or how much she knows. Any knowledge she may have — It was not I who told her … All this year, This last year, I have been in flight But always in ignorance of invisible pursuers. Now I know that all my life has been a flight And phantoms fed upon me while I fled. Now I know That the last apparent refuge, the safe shelter, That is where one meets them. That is the way of spectres … |
| AMY | There is no one here! No one, but your family! |
| HARRY | And now I know That my business is not to run away, but to pursue, Not to avoid being found, but to seek. I would not have chosen this way, had there been any other! It is at once the hardest thing, and the only thing possible. Now they will lead me. I shall be safe with them; I am not safe here. |
| AMY | So you will run away. |
| AGATHA | In a world of fugitives The person taking the opposite direction Will appear to run away. |
| AMY | I was speaking to Harry. |
| HARRY | It is very hard, when one has just recovered sanity, And not yet assured in possession, that is when One begins to seem the maddest to other people. It is hard for you too, mother, it is indeed harder, Not to understand. |
| AMY | Where are you going? |
| HARRY | I shall have to learn. That is still unsettled. I have not yet had the precise directions. Where does one go from a world of insanity? Somewhere on the other side of despair. To the worship in the desert, the thirst and deprivation, A stony sanctuary and a primitive altar, The heat of the sun and the icy vigil, A care over lives of humble people, The lesson of ignorance, of incurable diseases. Such things are possible. It is love and terror Of what waits and wants me, and will not let me fall. Let the cricket chirp. John shall be the master. All I have is his. No harm can come to him. What would destroy me will be life for John, I am responsible for him. Why I have this election I do not understand. It must have been preparing always, And I see it was what I always wanted. Strength demanded That seems too much, is just strength enough given. I must follow the bright angels. |
| (didascalia) | [Exit] |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | HARRY, AGATHA |
| HARRY | John si rimetterà, sarà ciò che è sempre stato; Arthur tornerà sobrio, benché non per molto; e tutto andrà avanti come prima. Queste blande sorprese dovrebbero rientrare nell’ordinario della vita normale a Wishwood. John è l’unico di noi che io possa concepire mentre si accasa e si fa una casa a Wishwood, fa un matrimonio scialbo, sposa una donna più stupida — più stupida di lui. Può resistere all’influsso di Wishwood, essendo inconsapevole, vivendo nel dolce moto dei cavalli, e nelle visite giuste ai vicini giusti nei momenti giusti; e sarà un ottimo padrone di terre. |
| AGATHA | Che cosa hai in mente, Harry? Posso indovinare il passato e ciò che intendi del futuro; ma manca un presente, necessario a congiungerli. Forse temi che io non ti comprenderei, forse temi anche d’essere compreso; cerca di non prenderla come una spiegazione. |
| HARRY | Devo ancora imparare esattamente quale sia il loro significato. Al principio, otto anni fa, sentii, dapprima, quel senso di separazione, d’isolamento irredimibile, irrevocabile — è eterno, o dà una conoscenza dell’eternità, perché sembra eterno finché dura. Questo è un inferno. Poi venne l’intorpidimento a coprirlo — e quello è un altro — quello fu il secondo inferno del non essere là, la degradazione dell’essere separato dal mio io, da quell’io che persisteva soltanto come un occhio, vedente. Per tutto quest’ultimo anno non sono riuscito a ricompormi: quando ero dentro il vecchio sogno, provavo la stessa emozione o mancanza d’emozione di prima: lo stesso ribrezzo diffuso, io non una persona, in un mondo non di persone ma solo di presenze contaminanti. E allora non provavo orrore della mia azione, ne sentivo soltanto la ripetizione ancora e ancora. Quando ne ero fuori, non riuscivo ad associarne nulla a me stesso, benché nient’altro fosse reale. Pensavo scioccamente che, tornato a Wishwood, come l’avevo lasciata, tutto sarebbe andato a posto. Ma loro lo impediscono. Devo ancora scoprire quale sia il loro significato. Qui sono venuto trovando una miseria dimenticata da tempo, e una nuova tortura, l’ombra di qualcosa dietro la nostra magra infanzia, una qualche origine di sventura. È questo che vogliono mostrarmi? E ora voglio che tu mi parli di mio padre. |
| AGATHA | Che cosa vuoi sapere di tuo padre? |
| HARRY | Se lo sapessi, non avrei bisogno di chiedere. Tu sai ciò che voglio sapere, e questo basta: Warburton me lo disse, benché non intendesse dirlo. Ciò che voglio sapere è qualcosa che ho bisogno di sapere, e solo tu puoi dirmelo. Questo almeno lo so. |
| AGATHA | Dovetti lottare molti anni per conquistare la mia spoliazione, e molti anni per conservarla. Ciò per cui la gente mi conosce, l’efficiente direttrice d’un collegio femminile — quella è la superficie. C’è un’organizzazione più profonda, che la tua domanda turba. |
| HARRY | Quando saprò, so che in qualche modo scoprirò di averlo sempre saputo. E questo sarà meglio. |
| AGATHA | Cercherò di dirtelo. Spero d’averne la forza. |
| HARRY | Ti ho pensata come la persona del tutto forte, la liberata dalla ruota umana. Perciò cercavo in te la forza. Ora penso che sia una comune ricerca di liberazione. |
| AGATHA | Tuo padre avrebbe potuto vivere — o almeno così lo vedo — come un possidente di campagna d’insolita cultura, che legge, disegna, suona il flauto, un poco strano agli occhi dei vicini della contea, ma non negligente nei doveri pubblici. Nascose la sua forza sotto una debolezza inconsueta, la diffidenza d’un uomo solitario: là dov’era debole riconobbe il potere di tua madre, e vi cedette. |
| HARRY | Non ci fu estasi. Dimmi ora: chi furono i miei genitori? |
| AGATHA | Tuo padre e tua madre. |
| HARRY | Non mi dici nulla. |
| AGATHA | Il morto che hai supposto essere tuo padre, e mia sorella che riconosci come tua madre: qui non c’è mistero. |
| HARRY | E allora? |
| AGATHA | Tu vedi tua madre identificata con questa casa — non fu sempre così. Passarono molti anni prima che riuscisse a venire a patti con Wishwood, finché prese il posto di tuo padre, e giunse al punto in cui Wishwood sosteneva lei, e lei sosteneva Wishwood. Dapprima fu un vuoto. Un uomo e una donna sposati, soli insieme in una solitaria casa di campagna, per tre anni senza figli, imparando il significato della solitudine. Tua madre voleva sempre una sorella qui. Io ero la più giovane: ero allora una studentessa a Oxford. Venni una volta per le lunghe vacanze. Ricordo un giorno d’estate d’un calore inconsueto per questo paese freddo. |
| HARRY | E poi? |
| AGATHA | Ci sono ore in cui non pare esservi passato né futuro, solo un momento presente di luce acuminata in cui si vuole bruciare. In cui si tende la mano alle fiamme. Vengono una volta sola, grazie a Dio, quelle di tal specie. Forse ce n’è un’altra specie, io credo, di là da un intero Tibet di pietre spezzate che giacciono, zanna in su, per una marcia lunga una vita. L’ho creduto. |
| HARRY | Io non ho conosciuto né l’una né l’altra. |
| AGATHA | L’autunno venne troppo presto, non abbastanza presto. La pioggia e il vento non avevano ancora scosso tuo padre fino a destarlo. Lo trovai che pensava a come sbarazzarsi di tua madre. Che trame ingenue! Non era tagliato per la parte dell’assassino. |
| HARRY | In che modo voleva ucciderla? |
| AGATHA | Oh, una dozzina di modi sciocchi, ciascuno abbandonato per uno più ingegnoso. Tu dovevi nascere di lì a tre mesi; tu non saresti nato, in quel caso: io lo fermai. Non posso vantarmi d’un po’ di buon senso, l’avrebbe pasticciata. Non volevo ucciderti! Tu, ucciso! Che cos’eri allora? soltanto una cosa chiamata «vita» — qualcosa che avrebbe dovuto essere mio, come sentivo allora. I più non avrebbero provato quello scrupolo se non ne provavano altri. Ma io ti volevo! Se ciò fosse accaduto, sapevo che avrei portato la morte nella vita, la morte per tutta la vita, la morte nel mio grembo. Sentivo che in qualche modo eri mio! e che in ogni caso non avrei avuto altro figlio. |
| HARRY | E hai me. È così che accadono le cose. Tutto è vero in un senso diverso, un senso che prima sarebbe parso privo di senso. Tutto tende alla riconciliazione come cade la pietra, come cade l’albero. E alla fine quello è il compimento che al principio sarebbe parso la rovina. Forse la mia vita non è stata che un sogno sognato attraverso di me dalle menti d’altri. Forse ho soltanto sognato di spingerla. |
| AGATHA | Così avevo supposto. E allora? Ciò che abbiamo scritto non è una storia d’indagine, di delitto e castigo, ma di peccato ed espiazione. È possibile che tu non abbia saputo quale peccato dovrai espiare, né di chi, né perché. È certo che la conoscenza di esso deve precedere l’espiazione. È possibile che il peccato si sforzi e lotti nella sua oscura nascita istintiva, per venire alla coscienza e trovare così l’espurgazione. È possibile che tu sia la coscienza della tua infelice famiglia, l’uccello suo mandato a volare attraverso la fiamma purgatoriale. Sì, è possibile. Potrai apprenderlo in seguito, muovendoti solo fra fiamme di ghiaccio, eletto a sciogliere l’incantesimo sotto il quale soffriamo. |
| HARRY | Ecco, non so perché, ma per un momento mi sento felice, come se fossi tornato a casa. È del tutto irrazionale, eppure ora mi sento proprio felice, come se la felicità non consistesse nell’ottenere ciò che si vuole o nel liberarsi di ciò di cui non ci si può liberare, ma in una visione diversa. Questo è come una fine. |
| AGATHA | E un principio. Harry, mio caro, mi sento stanchissima, come solo i vecchi si sentono. I giovani si sentono stanchi alla fine di un’azione — i vecchi, al principio. È come se fossi vissuta tutti questi anni sul mio capitale, invece di guadagnare ogni giorno la mia rendita spirituale: e sono vecchia, per ricominciare a guadagnarmi da vivere. |
| HARRY | Ma non sei infelice, in questo momento? |
| AGATHA | Che cosa significa la parola? C’è il sollievo da un peso che ho portato, e lo sfinimento nell’attimo del sollievo. Il peso è tuo, ora, tuo il peso di tutta la famiglia. E io ho un poco di paura. |
| HARRY | Tu, spaventata! Riesco appena a immaginarlo. Vorrei aver saputo — ma era impossibile. Solo ora comincio ad avere qualche comprensione di te, e di tutti noi. L’affetto familiare era una specie d’obbligo formale, un dovere che si notava solo quando veniva meno. Si aveva quella parte da recitare. Dopo un simile addestramento potei sopportare, in questi dieci anni, di recitare una parte che mi era stata imposta; e tornai per trovarne un’altra già pronta — il copione aperto, le battute sottolineate, e il costume pronto da indossare. Ma è cosa ben strana: quando gli altri sembravano tanto forti, la loro forza apparente soffocava la mia decisione. Ora vedo che potrei perfino affezionarmi di più a mia madre — essere almeno più compassionevole — comprendendo. Ma a lei non piacerebbe. Ora vedo che sono stato ferito in una guerra di fantasmi, non da esseri umani — non hanno più potere di me. Le cose che credevo reali sono ombre, e i reali sono quelli che credevo ombre private. Oh quella tremenda intimità della mente folle! Ora posso vivere in pubblico. La libertà è un dolore di specie diversa dalla prigione. |
| AGATHA | Io guardai soltanto attraverso la porticina mentre il sole splendeva sulle rose del giardino: e udii in lontananza voci minuscole e poi un corvo nero volò sopra. E poi non fui che i miei stessi piedi che camminavano via, giù per un corridoio di cemento in un’aria morta. Solo piedi che camminano e tacchi aguzzi che raspano. Sopra e sotto eco e rumore di piedi. Non ero che i piedi, e l’occhio che vede i piedi: l’occhio che non batte ciglio e fissa il movimento. Sopra e sotto. |
| HARRY | Dentro e fuori, in una deriva senza fine di forme stridenti in un deserto circolare che s’intrecciano col contagio d’abbracci putrescenti su ossa che si dissolvono. Dentro e fuori, il movimento finché la catena si spezzò, e io rimasi sotto l’occhio unico sopra il deserto. |
| AGATHA | Su e giù, per i corridoi di pietra d’un ospedale immenso e vuoto pervaso da un odore di disinfettante, guardando dritto davanti, oltrepassando finestre sbarrate. Su e giù. Finché la catena non si spezza. |
| HARRY | Avanti e indietro, trascinando i piedi fra ombre interiori nella boscaglia fumosa, cercando di evitare i rami che ghermiscono e la lucertola gigante. Avanti e indietro. Finché la catena non si spezza. La catena si spezza, la ruota si ferma, e il rumore del macchinario, e il deserto è sgombrato, sotto il sole giudicante dell’occhio finale, e la tremenda evacuazione monda. Io non ero là, tu non eri là, solo i nostri fantasmi e ciò che non accadde è vero quanto ciò che accadde oh mia cara, e tu passasti per la porticina e io corsi a incontrarti fra le rose del giardino. |
| AGATHA | Questo è il momento seguente. Questo è il principio. Non passiamo due volte per la stessa porta né torniamo alla porta per cui non passammo. Ho visto il primo stadio: il sollievo da ciò che accadde è anche sollievo da quella brama insoddisfatta lusingata nel sonno, e ingannata nel risveglio. Hai un lungo viaggio. |
| HARRY | Non ancora! non ancora! è la prima volta che sono libero dall’anello di fantasmi dalle mani congiunte, dagli inseguitori, e sono giunto in un luogo quieto. Perché è così quieto? Senti una specie di fremito sotto l’aria? Lo senti? non lo senti? una comunicazione, un odore diretto al cervello … ma non proprio come prima, non del tutto simile, non lo stesso … |
| (didascalia) | [Appaiono le EUMENIDI] |
| HARRY | e questa volta non potete pensare che io sia sorpreso di vedervi. E non penserete che io abbia paura di vedervi. Questa volta siete reali, questa volta siete fuori di me, e appena sopportabili. So che siete pronte, pronte a lasciare Wishwood, e io vengo con voi. Mi avete seguito fin qui, dove credevo di sfuggirvi — no! eravate già qui prima ch’io arrivassi. Ora vedo finalmente che sono io a seguire voi, e so che non può esservi che un solo itinerario e una sola destinazione. Non perdiamo tempo. Vi seguirò. |
| (didascalia) | [Le tende si chiudono. AGATHA va alla finestra, con passo di sonnambula, e apre le tende, scoprendo il vano vuoto. Entra nel luogo che le EUMENIDI avevano occupato.] |
| AGATHA | Una maledizione viene all’essere come si forma un figlio. In entrambi l’incredibile diviene l’attuale senza che la nostra intenzione sappia ciò che è inteso. Una maledizione è come un figlio, formato in un momento d’incoscienza in un letto accidentale o sotto un sambuco secondo la fase della luna stabilita. Una maledizione è come un figlio, formato per crescere fino alla maturità: l’accidente è disegno e il disegno è accidente in una nube di non-sapere. O mio figlio, mia maledizione, tu sarai compiuto: il nodo sarà sciolto e ciò che è storto raddrizzato. |
| (didascalia) | [Rientra nella stanza] |
| AGATHA | Che cosa stavo dicendo? Credo di aver detto che hai un lungo viaggio. Non hai ragione di restare. Pensalo come una caccia al tesoro dei bambini: qui hai trovato un indizio, nascosto nel luogo ovvio. Indugia, e sarà perduto. L’amore costringe alla crudeltà verso chi non comprende l’amore. Ciò che hai voluto sapere, ciò che hai appreso significano la fine d’un rapporto, lo rendono impossibile. Tu non lo volevi, io non lo volevo, nessuno lo voleva, ma … Devi andare. |
| HARRY | Ci incontreremo mai più? |
| AGATHA | Ci incontreremo mai più? E chi sarà a incontrarsi? L’incontro è per gli estranei. L’incontro è per coloro che non si conoscono. |
| HARRY | So d’aver preso una decisione in un momento di chiarezza, e ora mi sento di nuovo ottuso. So soltanto d’aver preso una decisione di cui le tue parole sono l’eco. Sono ancora lordato, ma so che c’è una sola via d’uscita dalla lordura — e conduce alla fine alla riconciliazione. E so che devo andare. |
| AGATHA | Devi andare. |
| (didascalia) | [Entra AMY] |
| AMY | Che cosa stai dicendo a Harry? È appena arrivato, e tu gli dici di andarsene? |
| AGATHA | Egli andrà. |
| AMY | Egli andrà? e chi sei tu per dire che andrà? Credo di sapere bene abbastanza perché tu voglia che vada. |
| AGATHA | Io non voglio nulla. Dico soltanto ciò che so che deve accadere. |
| AMY | Dici soltanto ciò che volevi che accadesse. |
| HARRY | Oh, madre, questo non riguarda Agatha più di quanto riguardi il resto di voi. Il mio consiglio è venuto da tutt’altra parte, ma non posso spiegartelo ora. Sii solo certa che so quello che faccio, e quello che devo fare, e che è la cosa migliore per tutti. Ma per il momento non posso spiegarlo a nessuno: non conosco le parole con cui spiegarlo — è questo che lo rende più difficile. Devi soltanto credermi, finché io non torni. |
| AMY | Ma perché te ne vai? |
| HARRY | Posso soltanto parlare e tu non puoi udirmi. Posso soltanto parlare perché tu non creda ch’io nasconda una spiegazione, e per dirti che mi sarebbe piaciuto spiegare. |
| AMY | Perché Agatha deve sapere, e a me non è concesso? |
| HARRY | Non so se Agatha sappia né quanto sappia. Qualunque cosa ella sappia — non fui io a dirgliela … Per tutto quest’anno, quest’ultimo anno, sono stato in fuga ma sempre ignaro d’inseguitori invisibili. Ora so che tutta la mia vita è stata una fuga e i fantasmi si nutrivano di me mentre fuggivo. Ora so che l’ultimo apparente rifugio, il riparo sicuro, è là che li si incontra. Questo è il modo degli spettri … |
| AMY | Qui non c’è nessuno! Nessuno, tranne la tua famiglia! |
| HARRY | E ora so che il mio compito non è fuggire, ma inseguire, non evitare d’essere trovato, ma cercare. Non avrei scelto questa via, se ve ne fosse stata un’altra! È insieme la cosa più dura e la sola possibile. Ora saranno loro a guidarmi. Sarò salvo con loro; qui non sono salvo. |
| AMY | Dunque fuggirai. |
| AGATHA | In un mondo di fuggitivi chi prende la direzione opposta sembrerà che fugga. |
| AMY | Stavo parlando a Harry. |
| HARRY | È molto duro: quando si è appena ricuperata la ragione, e non se ne è ancora sicuri possessori, è allora che si comincia a parere agli altri i più folli. È duro anche per te, madre, ed è anzi più duro, non comprendere. |
| AMY | Dove vai? |
| HARRY | Dovrò impararlo. È ancora indeciso. Non ho ancora avuto le indicazioni precise. Dove si va da un mondo di follia? Da qualche parte al di là della disperazione. All’adorazione nel deserto, alla sete e alla privazione, a un santuario di pietra e a un altare primitivo, al calore del sole e alla veglia di ghiaccio, alla cura delle vite d’umile gente, alla lezione dell’ignoranza, delle malattie incurabili. Cose simili sono possibili. È amore e terrore di ciò che m’attende e mi vuole, e non mi lascerà cadere. Che il grillo canti. John sarà il padrone. Tutto ciò che ho è suo. Nessun male può venirgli. Ciò che distruggerebbe me sarà vita per John, io sono responsabile di lui. Perché tocchi a me questa elezione non lo comprendo. Dev’essersi preparata da sempre, e vedo che era ciò che ho sempre voluto. La forza richiesta, che pare troppa, è appena la forza che viene data. Devo seguire gli angeli luminosi. |
| (didascalia) | [Esce] |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | AMY, AGATHA |
| AMY | I was a fool, to ask you again to Wishwood; But I thought, thirty-five years is long, and death is an end, And I thought that time might have made a change in Agatha — It has made enough in me. Thirty-five years ago You took my husband from me. Now you take my son. |
| AGATHA | What did I take? nothing that you ever had. What did I get? thirty years of solitude, Alone, among women, in a women’s college, Trying not to dislike women. Thirty years in which to think. Do you suppose that I wanted to return to Wishwood? |
| AMY | The more rapacious, to take what I never had; The more unpardonable, to taunt me with not having it. Had you taken what I had, you would have left me at least a memory Of something to live upon. You knew that you took everything Except the walls, the furniture, the acres; Leaving nothing — but what I could breed for myself, What I could plant here. Seven years I kept him, For the sake of the future, a discontented ghost, In his own house. What of the humiliation, Of the chilly pretences in the silent bedroom, Forcing sons upon an unwilling father? Dare you think what that does to one? Try to think of it. I would have sons, if I could not have a husband: Then I let him go. I abased myself. Did I show any weakness, any self-pity? I forced myself to the purposes of Wishwood; I even asked you back, for visits, after he was gone, So that there might be no ugly rumours. You thought I did not know! You may be close, but I always saw through him. And now it is my son. |
| AGATHA | I know one thing, Amy: That you have never changed. And perhaps I have not. I thought that I had, until this evening. But at least I wanted to. Now I must begin. There is nothing more difficult. But you are just the same: Just as voracious for what you cannot have Because you repel it. |
| AMY | I prepared the situation For us to be reconciled, because of Harry, Because of his mistakes, because of his unhappiness, Because of the misery that he has left behind him, Because of the waste. I wanted to obliterate His past life, and have nothing except to remind him Of the years when he had been a happy boy at Wishwood; For his future success. |
| AGATHA | Success is relative: It is what we can make of the mess we have made of things, It is what he can make, not what you would make for him. |
| AMY | Success is one thing, what you would make for him Is another. I call it failure. Your fury for possession Is only the stronger for all these years of abstinence. Thirty-five years ago you took my husband from me And now you take my son. |
| AGATHA | Why should we quarrel for what neither can have? If neither has ever had a husband or a son We have no ground for argument. |
| AMY | Who set you up to judge? what, if you please, Gives you the power to know what is best for Harry? What gave you this influence to persuade him To abandon his duty, his family and his happiness? Who has planned his good? is it you or I? Thirty-five years designing his life, Eight years watching, without him, at Wishwood, Years of bitterness and disappointment. What share had you in this? what have you given? And now at the moment of success against failure, When I felt assured of his settlement and happiness, You who took my husband, now you take my son. You take him from Wishwood, you take him from me, You take him … |
| (didascalia) | [Enter MARY] |
| MARY | Excuse me, Cousin Amy. I have just seen Denman. She came to tell me that Harry is leaving: Downing told her. He has got the car out. What is the matter? |
| AMY | That woman there, She has persuaded him: I do not know how. I have been always trying to make myself believe That he was not such a weakling as his father In the hands of any unscrupulous woman. I have no influence over him; you can try, But you will not succeed: she has some spell That works from generation to generation. |
| MARY | Is Harry really going? |
| AGATHA | He is going. But that is not my spell, it is none of my doing: I have only watched and waited. In this world It is inexplicable, the resolution is in another. |
| MARY | Oh, but it is the danger comes from another! Can you not stop him? Cousin Agatha, stop him! You do not know what I have seen and what I know! He is in great danger, I know that, don’t ask me, You would not believe me, but I tell you I know. You must keep him here, you must not let him leave. I do not know what must be done, what can be done, Even here, but elsewhere, everywhere, he is in danger. I will stay or I will go, whichever is better; I do not care what happens to me, But Harry must not go. Cousin Agatha! |
| AGATHA | Here the danger, here the death, here, not elsewhere; Elsewhere no doubt is agony, renunciation, But birth and life. Harry has crossed the frontier Beyond which safety and danger have a different meaning. And he cannot return. That is his privilege. For those who live in this world, this world only, Do you think that I would take the responsibility Of tempting them over the border? No one could, no one who knows. No one who has the least suspicion of what is to be found there. But Harry has been led across the frontier: he must follow; For him the death is now only on this side, For him, danger and safety have another meaning. They have made this clear. And I who have seen them must believe them. |
| MARY | Oh! … so … you have seen them too! |
| AGATHA | We must all go, each in his own direction, You, and I, and Harry. You and I, My dear, may very likely meet again In our wanderings in the neutral territory Between two worlds. |
| MARY | Then you will help me! You remember what I said to you this evening? I knew that I was right: you made me wait for this — Only for this. I suppose I did not really mean it Then, but I mean it now. Of course it was much too late Then, for anything to come for me: I should have known it; It was all over, I believe, before it began; But I deceived myself. It takes so many years To learn that one is dead! So you must help me. I will go. But I suppose it is much too late Now, to try to get a fellowship? |
| AMY | So you will all leave me! An old woman alone in a damned house. I will let the walls crumble. Why should I worry To keep the tiles on the roof, combat the endless weather, Resist the wind? fight with increasing taxes And unpaid rents and tithes? nourish investments With wakeful nights and patient calculations With the solicitor, the broker, agent? Why should I? It is no concern of the body in the tomb To bother about the upkeep. Let the wind and rain do that. |
| (didascalia) | [While AMY has been speaking,HARRY has entered, dressed for departure.] |
| HARRY | But, mother, you will always have Arthur and John To worry about: not that John is any worry — The destined and the perfect master of Wishwood, The satisfactory son. And as for me, I am the last you need to worry about; I have my course to pursue, and I am safe from normal dangers If I pursue it. I cannot account for this But it is so, mother. Until I come again. |
| AMY | If you go now, I shall never see you again. |
| (didascalia) | [Meanwhile VIOLET, GERALD and CHARLES have entered] |
| CHARLES | Where is Harry going? What is the matter? |
| AMY | Ask Agatha. |
| GERALD | Why, what’s the matter? Where is he going? |
| AMY | Ask Agatha. |
| VIOLET | I cannot understand at all. Why is he leaving? |
| AMY | Ask Agatha. |
| VIOLET | Really, it sometimes seems to me That I am the only sane person in this house. Your behaviour all seems to me quite unaccountable. What has happened, Amy? |
| AMY | Harry is going away — to become a missionary. |
| HARRY | But …! |
| CHARLES | A missionary! that’s never happened in our family! And why in such a hurry? Before you make up your mind … |
| VIOLET | You can’t really think of living in a tropical climate! |
| GERALD | There’s nothing wrong with a tropical climate — But you have to go in for some sort of training; The medical knowledge is the first thing. I’ve met with missionaries, often enough — Some of them very decent fellows. A maligned profession. They’re sometimes very useful, knowing the natives, Though occasionally troublesome. But you’ll have to learn the language And several dialects. It means a lot of preparation. |
| VIOLET | And you need some religious qualification! I think you should consult the vicar … |
| GERALD | And don’t forget That you’ll need various inoculations — That depends on where you’re going. |
| CHARLES | Such a thing Has never happened in our family. |
| VIOLET | I cannot understand it. |
| HARRY | I never said that I was going to be a missionary. I would explain, but you would none of you believe it; If you believed it, still you would not understand. You can’t know why I am going. You have not seen What I have seen. Oh why should you make it so ridiculous Just now? I only want, please, As little fuss as possible. You must get used to it; Meanwhile, I apologise for my bad manners. But if you could understand you would be quite happy about it, So I shall say good-bye, until we meet again. |
| GERALD | Well, if you are determined, Harry, we must accept it; But it’s a bad night, and you will have to be careful. You’re taking Downing with you? |
| HARRY | Oh, yes, I’m taking Downing. You need not fear that I am in any danger Of such accidents as happen to Arthur and John: Take care of them. My address, mother, Will be care of the bank in London until you hear from me. Good-bye, mother. |
| AMY | Good-bye, Harry. |
| HARRY | Good-bye. |
| AGATHA | Good-bye. |
| HARRY | Good-bye, Mary. |
| MARY | Good-bye, Harry. Take care of yourself. |
| (didascalia) | [Exit HARRY] |
| AMY | At my age, I only just begin to apprehend the truth About things too late to mend: and that is to be old. Nevertheless, I am glad if I can come to know them. I always wanted too much for my children More than life can give. And now I am punished for it. Gerald! you are the stupidest person in this room, Violet, you are the most malicious in a harmless way; I prefer your company to that of any of the others Just to help me to the next room. Where I can lie down. Then you can leave me. |
| GERALD | Oh, certainly, Amy. |
| VIOLET | I do not understand A single thing that’s happened. |
| (didascalia) | [Exeunt AMY, VIOLET, GERALD] |
| CHARLES | It’s very odd, But I am beginning to feel, just beginning to feel That there is something I could understand, if I were told it. But I’m not sure that I want to know. I suppose I’m getting old: Old age came softly up to now. I felt safe enough; And now I don’t feel safe. As if the earth should open Right to the centre, as I was about to cross Pall Mall. I thought that life could bring no further surprises; But I remember now, that I am always surprised By the bull-dog in the Burlington Arcade. What if every moment were like that, if one were awake? You both seem to know more about this than I do. |
| (didascalia) | [Enter DOWNING, hurriedly, in chauffeur’s costume] |
| DOWNING | Oh, excuse me, Miss, excuse me, Mr. Charles: His Lordship sent me back because he remembered He thinks he left his cigarette-case on the table. Oh, there it is. Thank you. Good night, Miss; good night, Miss Mary; good night, Sir. |
| MARY | Downing, will you promise never to leave his Lordship While you are away? |
| DOWNING | Oh, certainly, Miss; I’ll never leave him so long as he requires me. |
| MARY | But he will need you. You must never leave him. |
| DOWNING | You may think it laughable, what I’m going to say — But it’s not really strange, Miss, when you come to look at it: After all these years that I’ve been with him I think I understand his Lordship better than anybody; And I have a kind of feeling that his Lordship won’t need me Very long now. I can’t give you any reasons. But to show you what I mean, though you’d hardly credit it, I’ve always said, whatever happened to his Lordship Was just a kind of preparation for something else. I’ve no gift of language, but I’m sure of what I mean: We most of us seem to live according to circumstance, But with people like him, there’s something inside them That accounts for what happens to them. You get a feeling of it. So I seem to know beforehand, when something’s going to happen, And it seems quite natural, being his Lordship. And that’s why I say now, I have a feeling That he won’t want me long, and he won’t want anybody. |
| AGATHA | And, Downing, if his behaviour seems unaccountable At times, you mustn’t worry about that. He is every bit as sane as you or I, He sees the world as clearly as you or I see it, It is only that he has seen a great deal more than that, And we have seen them too — Miss Mary and I. |
| DOWNING | I understand you, Miss. And if I may say so, Now that you’ve raised the subject, I’m most relieved — If you understand my meaning. I thought that was the reason We was off tonight. In fact, I half expected it, So I had the car all ready. You mean them ghosts, Miss! I wondered when his Lordship would get round to seeing them — And so you’ve seen them too! They must have given you a turn! They did me, at first. You soon get used to them. Of course, I knew they was to do with his Lordship, And not with me, so I could see them cheerful-like, In a manner of speaking. There’s no harm in them, I’ll take my oath. Will that be all, Miss? |
| AGATHA | That will be all, thank you, Downing. We mustn’t keep you; His Lordship will be wondering why you’ve been so long. |
| (didascalia) | [Exit DOWNING. Enter IVY] |
| IVY | Where is Downing going? where is Harry? Look. Here’s a telegram come from Arthur; |
| (didascalia) | [Enter GERALD and VIOLET] |
| IVY | I wonder why he sent it, after telephoning. Shall I read it to you? I was wondering Whether to show it to Amy or not. |
| (didascalia) | [Reads] |
| IVY | ‘Regret delayed business in town many happy returns see you tomorrow many happy returns hurrah love Arthur.’ I mean, after what we know of what did happen, Do you think Amy ought to see it? |
| VIOLET | No, certainly not. You do not know what has been going on, Ivy. And if you did, you would not understand it. I do not understand, so how could you? Amy is not well; And she is resting. |
| IVY | Oh, I’m sorry. But can’t you explain? Why do you all look so peculiar? I think I might be allowed To know what has happened. AMY’S VOICE. Agatha! Mary! come! The clock has stopped in the dark! |
| (didascalia) | [Exeunt AGATHA and MARY. Pause. Enter WARBURTON] |
| WARBURTON | Well! it’s a filthy night to be out in. That’s why I’ve been so long, going and coming. But I’m glad to say that John is getting on nicely; It wasn’t so serious as Winchell made out, And we’ll have him up here in the morning. I hope Lady Monchensey hasn’t been worrying? I’m anxious to relieve her mind. Why, what’s the trouble? |
| (didascalia) | [Enter MARY] |
| MARY | Dr. Warburton! |
| WARBURTON | Excuse me. |
| (didascalia) | [Exeunt MARY and WARBURTON] |
| CHORUS | We do not like to look out of the same window, and see quite a different landscape. We do not like to climb a stair, and find that it takes us down. We do not like to walk out of a door, and find ourselves back in the same room. We do not like the maze in the garden, because it too closely resembles the maze in the brain. We do not like what happens when we are awake, because it too closely resembles what happens when we are asleep. We understand the ordinary business of living, We know how to work the machine, We can usually avoid accidents, We are insured against fire, Against larceny and illness, Against defective plumbing, But not against the act of God. We know various spells and enchantments. And minor forms of sorcery, Divination and chiromancy, Specifics against insomnia, Lumbago, and the loss of money. But the circle of our understanding Is a very restricted area. Except for a limited number Of strictly practical purposes We do not know what we are doing; And even, when you think of it, We do not know much about thinking. What is happening outside of the circle? And what is the meaning of happening? What ambush lies beyond the heather And behind the Standing Stones? Beyond the Heaviside Layer And behind the smiling moon? And what is being done to us? And what are we, and what are we doing? To each and all of these questions There is no conceivable answer. We have suffered far more than a personal loss — We have lost our way in the dark. |
| IVY | I shall have to stay till after the funeral: will my ticket to London still be valid? |
| GERALD | I do not look forward with pleasure to dealing with Arthur and John in the morning. |
| VIOLET | We must wait for the will to be read. I shall send a wire in the morning. |
| CHARLES | I fear that my mind is not what it was — or was it? — and yet I think that I might understand. |
| ALL | But we must adjust ourselves to the moment: we must do the right thing. |
| (didascalia) | [Exeunt] |
| (didascalia) | [Enter, from one door, AGATHA and MARY, and set a small portable table. From another door, enter DENMAN carrying a birthday cake with lighted candles, which she sets on the table. Exit DENMAN. AGATHA and MARY walk slowly in single file round and round the table, clock wise. At each revolution they blow out a few candles, so that their last words are spoken in the dark.] |
| AGATHA | A curse is slow in coming To complete fruition It cannot be hurried And it cannot be delayed |
| MARY | It cannot be diverted An attempt to divert it Only implicates others At the day of consummation |
| AGATHA | A curse is a power Not subject to reason Each curse has its course Its own way of expiation Follow follow |
| MARY | Not in the day time And in the hither world Where we know what we are doing There is not its operation Follow follow |
| AGATHA | But in the night time And in the nether world Where the meshes we have woven Bind us to each other Follow follow |
| MARY | A curse is written On the under side of things Behind the smiling mirror And behind the smiling moon Follow follow |
| AGATHA | This way the pilgrimage Of expiation Round and round the circle Completing the charm So the knot be unknotted The crossed be uncrossed The crooked be made straight And the curse be ended By intercession By pilgrimage By those who depart In several directions For their own redemption And that of the departed — May they rest in peace. THE COCKTAIL PARTY Persons EDWARD CHAMBERLAYNE JULIA (MRS. SHUTTLETHWAITE) CELIA COPLESTONE ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS PETER QUILPE AN UNIDENTIFIED GUEST, later identified as SIR HENRY HARCOURT-REILLY LAVINIA CHAMBERLAYNE A NURSE-SECRETARY TWO CATERER’S MEN The scene is laid in London |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | AMY, AGATHA |
| AMY | Fui una sciocca a invitarti di nuovo a Wishwood; ma pensavo: trentacinque anni sono lunghi, e la morte è una fine, e pensavo che il tempo avesse forse mutato Agatha — in me ha mutato abbastanza. Trentacinque anni fa mi togliesti il marito. Ora mi togli il figlio. |
| AGATHA | Che cosa ti tolsi? nulla che tu avessi mai avuto. Che cosa ne ebbi? trent’anni di solitudine, sola, fra donne, in un collegio di donne, sforzandomi di non detestare le donne. Trent’anni per pensare. Credi che desiderassi tornare a Wishwood? |
| AMY | Tanto più rapace, a prendere ciò che io non ebbi mai; tanto più imperdonabile, a rinfacciarmi di non averlo avuto. Se avessi preso ciò che avevo, m’avresti lasciato almeno il ricordo di qualcosa di cui vivere. Sapevi di prendere tutto tranne i muri, i mobili, le terre; senza lasciarmi nulla — se non ciò che potevo generare da me, ciò che potevo piantare qui. Sette anni lo tenni, per amore del futuro, fantasma scontento, nella sua stessa casa. E l’umiliazione, le gelide finzioni nella camera silenziosa, l’imporre figli a un padre riluttante? Osi pensare che cosa questo faccia a una donna? Prova a pensarci. Avrei avuto figli, se non potevo avere un marito: poi lo lasciai andare. Mi umiliai. Mostrai forse debolezza, o pietà di me stessa? Mi piegai agli scopi di Wishwood; ti richiamai perfino, in visita, dopo che se n’era andato, perché non corressero brutte voci. Credevi che io non sapessi! Sarai anche chiusa, ma lui l’ho sempre letto dentro. E ora tocca a mio figlio. |
| AGATHA | Una cosa la so, Amy: che tu non sei mai cambiata. E forse neppure io. Credevo d’esserlo, fino a stasera. Ma almeno lo volevo. Ora devo cominciare. Non c’è nulla di più difficile. Ma tu sei sempre la stessa: altrettanto vorace di ciò che non puoi avere appunto perché lo respingi. |
| AMY | Avevo preparato la situazione perché ci riconciliassimo, a causa di Harry, a causa dei suoi errori, a causa della sua infelicità, a causa della miseria che s’è lasciato dietro, a causa dello scempio. Volevo cancellare la sua vita passata, e non avere nulla se non ciò che gli ricordasse gli anni in cui era stato un ragazzo felice a Wishwood; per il suo futuro successo. |
| AGATHA | Il successo è relativo: è ciò che sappiamo trarre dal disordine che abbiamo fatto delle cose, è ciò che può farne lui, non ciò che tu vorresti fare per lui. |
| AMY | Il successo è una cosa, ciò che tu vorresti fare per lui è un’altra. Io la chiamo rovina. La tua furia di possesso è solo più forte dopo tutti questi anni d’astinenza. Trentacinque anni fa mi togliesti il marito e ora mi togli il figlio. |
| AGATHA | Perché litigare per ciò che né l’una né l’altra può avere? Se nessuna delle due ha mai avuto un marito o un figlio non abbiamo terreno per discutere. |
| AMY | Chi t’ha posta a giudice? che cosa, di grazia, ti dà il potere di sapere ciò che è meglio per Harry? Che cosa ti diede questo influsso, per persuaderlo ad abbandonare il suo dovere, la sua famiglia e la sua felicità? Chi ha disegnato il suo bene? sei tu o sono io? Trentacinque anni a progettare la sua vita, otto anni a vegliare, senza di lui, a Wishwood, anni d’amarezza e di delusione. Che parte hai avuto in questo? che cosa hai dato? E ora, nel momento del successo contro la rovina, quando mi sentivo sicura del suo assetto e della sua felicità, tu che mi prendesti il marito, ora mi prendi il figlio. Me lo togli da Wishwood, me lo togli a me, me lo togli … |
| (didascalia) | [Entra MARY] |
| MARY | Scusami, cugina Amy. Ho appena visto Denman. È venuta a dirmi che Harry parte: gliel’ha detto Downing. Ha tirato fuori l’automobile. Che cosa succede? |
| AMY | Quella donna là, lei l’ha persuaso: non so come. Ho sempre cercato di farmi credere che non fosse un debole come suo padre nelle mani di una donna senza scrupoli. Non ho influenza su di lui; tu puoi provare, ma non riuscirai: lei ha un incantesimo che opera di generazione in generazione. |
| MARY | Harry parte davvero? |
| AGATHA | Parte. Ma non è il mio incantesimo, non è opera mia: io ho soltanto vegliato e atteso. In questo mondo è inesplicabile: la soluzione è in un altro. |
| MARY | Oh, ma è dall’altro che viene il pericolo! Non puoi fermarlo? Cugina Agatha, fermalo! Tu non sai ciò che ho visto e ciò che so! È in grande pericolo, questo lo so, non chiedermelo, non mi crederesti, ma ti dico che lo so. Devi tenerlo qui, non devi lasciarlo partire. Non so che cosa si debba fare, che cosa si possa fare, perfino qui, ma altrove, dovunque, egli è in pericolo. Io resterò o me ne andrò, come sarà meglio; non m’importa che cosa accada a me, ma Harry non deve partire. Cugina Agatha! |
| AGATHA | Qui il pericolo, qui la morte, qui, non altrove; altrove è senza dubbio agonia, rinuncia, ma nascita e vita. Harry ha varcato la frontiera oltre la quale salvezza e pericolo hanno un senso diverso. E non può tornare. Questo è il suo privilegio. Per quelli che vivono in questo mondo, in questo mondo soltanto, credi che io mi prenderei la responsabilità di tentarli oltre il confine? Nessuno potrebbe, nessuno che sappia. Nessuno che abbia il minimo sospetto di ciò che là si trova. Ma Harry è stato condotto oltre la frontiera: deve seguire; per lui la morte è ormai soltanto da questa parte, per lui pericolo e salvezza hanno un altro senso. Loro l’hanno reso chiaro. E io che le ho vedute devo credere loro. |
| MARY | Oh! … dunque … le hai vedute anche tu! |
| AGATHA | Dobbiamo andare tutti, ciascuno nella propria direzione, tu, ed io, e Harry. Tu ed io, mia cara, molto probabilmente ci ritroveremo nei nostri vagabondaggi nel territorio neutro fra due mondi. |
| MARY | Allora mi aiuterai! Ricordi ciò che ti dissi stasera? Sapevo d’aver ragione: mi hai fatta attendere per questo — soltanto per questo. Suppongo che allora non lo pensassi davvero, ma ora lo penso. Certo era già troppo tardi allora, perché qualcosa venisse per me: avrei dovuto saperlo; era tutto finito, credo, prima ancora di cominciare; ma io m’ingannavo. Ci vogliono tanti anni per imparare che si è morti! Perciò devi aiutarmi. Andrò via. Ma suppongo che sia ormai troppo tardi per tentare d’ottenere un posto in un collegio? |
| AMY | E così mi lascerete tutti! Una vecchia sola in una casa maledetta. Lascerò che i muri crollino. Perché dovrei affannarmi a tenere le tegole sul tetto, a combattere il tempo senza fine, a resistere al vento? a lottare con le tasse crescenti e gli affitti e le decime non pagati? a nutrire investimenti con notti insonni e pazienti calcoli col notaio, col mediatore, con l’agente? Perché dovrei? Non riguarda il corpo nella tomba darsi pena della manutenzione. Ci pensino il vento e la pioggia. |
| (didascalia) | [Mentre AMY parlava,HARRY è entrato, vestito per la partenza.] |
| HARRY | Ma, madre, avrai sempre Arthur e John di cui darti pena: non che John sia una pena — il predestinato e perfetto padrone di Wishwood, il figlio soddisfacente. E quanto a me, sono l’ultimo di cui tu debba darti pena; ho la mia via da seguire, e sono al sicuro dai pericoli comuni se la seguo. Non so renderne conto, ma è così, madre. Finché non tornerò. |
| AMY | Se parti ora, non ti rivedrò mai più. |
| (didascalia) | [Nel frattempo sono entrati VIOLET, GERALD e CHARLES] |
| CHARLES | Dove va Harry? Che cosa succede? |
| AMY | Chiedilo ad Agatha. |
| GERALD | Ma insomma, che c’è? Dove va? |
| AMY | Chiedilo ad Agatha. |
| VIOLET | Non capisco proprio nulla. Perché se ne va? |
| AMY | Chiedilo ad Agatha. |
| VIOLET | Davvero, a volte mi sembra d’essere l’unica persona sana di mente in questa casa. Il vostro contegno mi pare del tutto inspiegabile. Che cosa è successo, Amy? |
| AMY | Harry se ne va — per farsi missionario. |
| HARRY | Ma …! |
| CHARLES | Un missionario! non è mai accaduto nella nostra famiglia! E perché con tanta fretta? Prima di decidere … |
| VIOLET | Non puoi davvero pensare di vivere in un clima tropicale! |
| GERALD | Non c’è nulla di male in un clima tropicale — ma bisogna sottoporsi a una qualche preparazione; le nozioni mediche sono la prima cosa. Ho incontrato missionari, abbastanza spesso — alcuni tipi molto per bene. Una professione calunniata. A volte sono utilissimi, conoscendo gli indigeni, benché ogni tanto fastidiosi. Ma dovrai imparare la lingua e parecchi dialetti. Vuol dire molta preparazione. |
| VIOLET | E ti occorre una qualche qualifica religiosa! Credo che dovresti consultare il vicario … |
| GERALD | E non dimenticare che ti serviranno svariate inoculazioni — dipende da dove vai. |
| CHARLES | Una cosa simile non è mai accaduta nella nostra famiglia. |
| VIOLET | Non riesco a capirlo. |
| HARRY | Non ho mai detto che sarei andato a farmi missionario. Spiegherei, ma nessuno di voi ci crederebbe; e se ci credeste, non capireste ugualmente. Non potete sapere perché parto. Non avete visto ciò che io ho visto. Oh, perché renderlo così ridicolo proprio ora? Voglio soltanto, vi prego, meno chiasso possibile. Dovrete abituarvici; intanto chiedo scusa delle mie cattive maniere. Ma se poteste capire ne sareste del tutto contenti, e dunque vi dirò addio, finché non ci rivedremo. |
| GERALD | Ebbene, se sei deciso, Harry, dobbiamo accettarlo; ma è una brutta notte, e dovrai stare attento. Porti Downing con te? |
| HARRY | Oh sì, porto Downing. Non devi temere ch’io corra alcun pericolo di quegli incidenti che capitano ad Arthur e a John: bada tu a loro. Il mio indirizzo, madre, sarà presso la banca di Londra, finché non avrai mie notizie. Addio, madre. |
| AMY | Addio, Harry. |
| HARRY | Addio. |
| AGATHA | Addio. |
| HARRY | Addio, Mary. |
| MARY | Addio, Harry. Abbi cura di te. |
| (didascalia) | [Esce HARRY] |
| AMY | Alla mia età comincio appena a comprendere la verità sulle cose troppo tardi per rimediarvi: e questo è essere vecchi. Nondimeno sono lieta se posso arrivare a conoscerle. Ho sempre voluto troppo per i miei figli, più di quanto la vita possa dare. E ora ne sono punita. Gerald! tu sei la persona più stupida in questa stanza, Violet, tu la più maligna in modo innocuo; preferisco la vostra compagnia a quella di chiunque altro solo per farmi accompagnare nella stanza accanto. Dove possa distendermi. Poi potrete lasciarmi. |
| GERALD | Oh, certamente, Amy. |
| VIOLET | Non capisco una sola cosa di quanto è accaduto. |
| (didascalia) | [Escono AMY, VIOLET, GERALD] |
| CHARLES | È molto strano, ma comincio a sentire, comincio appena a sentire che c’è qualcosa che potrei capire, se me lo dicessero. Ma non sono sicuro di volerlo sapere. Suppongo d’invecchiare: la vecchiaia era salita dolcemente fin qui. Mi sentivo abbastanza sicuro; e ora non mi sento sicuro. Come se la terra dovesse aprirsi fino al centro, mentre sto per attraversare Pall Mall. Credevo che la vita non potesse portare altre sorprese; ma ora ricordo che sono sempre sorpreso dal bulldog nella Burlington Arcade. E se ogni istante fosse così, se si fosse desti? Voi due pare che ne sappiate più di me. |
| (didascalia) | [Entra DOWNING, in fretta, in costume da autista] |
| DOWNING | Oh, mi scusi, signorina, mi scusi, signor Charles: Sua Signoria mi ha rimandato indietro perché s’è ricordato che crede d’aver lasciato il portasigarette sul tavolo. Oh, eccolo. Grazie. Buona notte, signorina; buona notte, signorina Mary; buona notte, signore. |
| MARY | Downing, mi prometti di non lasciare mai Sua Signoria mentre siete via? |
| DOWNING | Oh, certamente, signorina; non lo lascerò mai finché avrà bisogno di me. |
| MARY | Ma avrà bisogno di te. Non devi lasciarlo mai. |
| DOWNING | Le parrà da ridere, quel che sto per dire — ma non è poi così strano, signorina, a guardarci bene: dopo tutti questi anni che sto con lui credo di capire Sua Signoria meglio di chiunque altro; e ho una specie di presentimento che Sua Signoria non avrà bisogno di me ancora per molto. Non so darle ragioni. Ma per mostrarle che cosa intendo, benché stenterà a crederlo, ho sempre detto che qualunque cosa capitasse a Sua Signoria era solo una specie di preparazione a qualcos’altro. Non ho il dono della parola, ma so bene che cosa intendo: i più di noi paiono vivere secondo le circostanze, ma con le persone come lui c’è qualcosa dentro che spiega ciò che accade loro. Se ne ha il sentore. Così mi pare di sapere in anticipo, quando sta per accadere qualcosa, e pare del tutto naturale, trattandosi di Sua Signoria. Ed è per questo che dico ora: ho il presentimento che non avrà bisogno di me a lungo, e non avrà bisogno di nessuno. |
| AGATHA | E, Downing, se il suo modo di fare ti parrà inspiegabile a tratti, non devi darti pena per questo. È sano di mente in tutto e per tutto quanto te o me, vede il mondo con la stessa chiarezza con cui lo vediamo tu ed io, solo che ha visto assai più di questo, e anche noi le abbiamo vedute — la signorina Mary ed io. |
| DOWNING | La capisco, signorina. E se posso dirlo, ora che ha toccato l’argomento, sono molto sollevato — se mi spiego. Pensavo fosse quella la ragione per cui si partiva stasera. Anzi, quasi me l’aspettavo, tant’è che avevo l’automobile già pronta. Intende quei fantasmi, signorina! Mi domandavo quando Sua Signoria sarebbe arrivato a vederli — e così li ha visti anche lei! Devono averle fatto un certo effetto! A me sì, sul principio. Ci si abitua presto. Certo, sapevo che avevano a che fare con Sua Signoria e non con me, sicché potevo guardarli allegramente, per modo di dire. Non c’è male in loro, ci giurerei. Sarà tutto, signorina? |
| AGATHA | Sarà tutto, grazie, Downing. Non dobbiamo trattenerti; Sua Signoria si starà chiedendo perché tardi tanto. |
| (didascalia) | [Esce DOWNING. Entra IVY] |
| IVY | Dove va Downing? dov’è Harry? Guardate. È arrivato un telegramma da Arthur; |
| (didascalia) | [Entrano GERALD e VIOLET] |
| IVY | Mi domando perché l’abbia mandato, dopo aver telefonato. Ve lo leggo? Mi chiedevo se mostrarlo o no ad Amy. |
| (didascalia) | [Legge] |
| IVY | «Spiacente ritardo affari in città molti auguri ci vediamo domani molti auguri urrà con affetto Arthur». Voglio dire, dopo ciò che sappiamo di quanto è realmente accaduto, credete che Amy debba vederlo? |
| VIOLET | No, certamente no. Tu non sai ciò che è successo, Ivy. E se lo sapessi, non lo capiresti. Io non capisco, dunque come potresti tu? Amy non sta bene; e sta riposando. |
| IVY | Oh, mi dispiace. Ma non potete spiegare? Perché avete tutti quell’aria strana? Credo che mi si possa permettere di sapere che cosa è accaduto. VOCE DI AMY. Agatha! Mary! venite! L’orologio s’è fermato nel buio! |
| (didascalia) | [Escono AGATHA e MARY. Pausa. Entra WARBURTON] |
| WARBURTON | Ebbene! è una notte schifosa per stare fuori. Ecco perché ho tardato tanto, ad andare e a tornare. Ma sono lieto di dire che John si rimette bene; non era grave come faceva credere Winchell, e domattina lo avremo quassù. Spero che Lady Monchensey non si sia data pena? Ho fretta di tranquillizzarla. Ma che c’è, che cosa succede? |
| (didascalia) | [Entra MARY] |
| MARY | Dottor Warburton! |
| WARBURTON | Scusatemi. |
| (didascalia) | [Escono MARY e WARBURTON] |
| CORO | Non ci piace guardare dalla stessa finestra e vedere un paesaggio tutto diverso. Non ci piace salire una scala e scoprire che ci porta in basso. Non ci piace uscire da una porta e ritrovarci nella stessa stanza. Non ci piace il labirinto nel giardino, perché troppo somiglia al labirinto nel cervello. Non ci piace ciò che accade da svegli, perché troppo somiglia a ciò che accade nel sonno. Comprendiamo gli affari ordinari del vivere, sappiamo far funzionare la macchina, di solito sappiamo evitare gli incidenti, siamo assicurati contro l’incendio, contro il furto e la malattia, contro gli impianti difettosi, ma non contro l’atto di Dio. Conosciamo vari sortilegi e incantesimi, e forme minori di stregoneria, divinazione e chiromanzia, specifici contro l’insonnia, la lombaggine e la perdita di denaro. Ma il cerchio della nostra comprensione è un’area assai ristretta. Salvo che per un numero limitato di scopi strettamente pratici non sappiamo ciò che facciamo; e perfino, a pensarci bene, non sappiamo molto del pensare. Che cosa accade fuori del cerchio? E qual è il senso dell’accadere? Quale agguato sta oltre l’erica e dietro le Pietre Erette? Oltre lo strato di Heaviside e dietro la luna sorridente? E che cosa si fa di noi? E che cosa siamo, e che cosa facciamo? A ciascuna e a tutte queste domande non v’è risposta concepibile. Abbiamo sofferto assai più d’una perdita personale — abbiamo smarrito la via nel buio. |
| IVY | Dovrò restare fino a dopo il funerale: il mio biglietto per Londra sarà ancora valido? |
| GERALD | Non attendo con piacere di dover trattare con Arthur e John domattina. |
| VIOLET | Dobbiamo aspettare che si legga il testamento. Manderò un telegramma domattina. |
| CHARLES | Temo che la mia mente non sia più quella che era — o lo era? — eppure credo che potrei capire. |
| TUTTI | Ma dobbiamo adattarci al momento: dobbiamo fare la cosa giusta. |
| (didascalia) | [Escono] |
| (didascalia) | [Entrano, da una porta, AGATHA e MARY, e collocano un tavolinetto portatile. Da un’altra porta entra DENMAN recando una torta di compleanno con le candeline accese, che posa sul tavolo. Esce DENMAN. AGATHA e MARY camminano lentamente in fila indiana intorno e intorno al tavolo, in senso orario. A ogni giro spengono qualche candelina, sicché le loro ultime parole sono dette al buio.] |
| AGATHA | Una maledizione è lenta a venire a piena maturazione: non si può affrettare e non si può ritardare |
| MARY | Non si può deviare: un tentativo di deviarla non fa che implicare altri nel giorno del compimento |
| AGATHA | Una maledizione è una potenza non soggetta a ragione: ogni maledizione ha il suo corso, il suo modo d’espiazione Segui segui |
| MARY | Non nel diurno tempo e nel mondo di qua dove sappiamo ciò che facciamo non è la sua operazione Segui segui |
| AGATHA | Ma nel notturno tempo e nel mondo di sotto dove le maglie che abbiamo tessute ci legano l’uno all’altro Segui segui |
| MARY | Una maledizione è scritta sul rovescio delle cose dietro lo specchio sorridente e dietro la luna sorridente Segui segui |
| AGATHA | Per questa via il pellegrinaggio d’espiazione intorno e intorno al cerchio a compiere l’incanto sì che il nodo sia snodato l’incrociato disincrociato il torto raddrizzato e la maledizione finita per intercessione per pellegrinaggio per opera di quanti partono in più direzioni per la propria redenzione e per quella dei defunti — Possano riposare in pace. IL COCKTAIL PARTY Personaggi EDWARD CHAMBERLAYNE JULIA (SIGNORA SHUTTLETHWAITE) CELIA COPLESTONE ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS PETER QUILPE UN OSPITE NON IDENTIFICATO, poi identificato come SIR HENRY HARCOURT-REILLY LAVINIA CHAMBERLAYNE UNA INFERMIERA-SEGRETARIA DUE UOMINI DEL SERVIZIO DI RISTORO La scena è a Londra |