MURDER IN THE CATHEDRAL This play is fully protected by copyright and no performance can be given without a licence from the Author’s agents THE LEAGUE OF DRAMATISTS 84 DRAYTON GARDENS, LONDON, S.W.10 from whose Secretary all information about fees or royalties can be obtained.
Characters PART I A CHORUS OF WOMEN OF CANTERBURY THREE PRIESTS OF THE CATHEDRAL A MESSENGER ARCHBISHOP THOMAS BECKET FOUR TEMPTERS ATTENDANTS The scene is the Archbishop’s Hall, on December 2nd, 1170
PART II THREE PRIESTS FOUR KNIGHTS ARCHBISHOP THOMAS BECKET CHORUS OF WOMEN OF CANTERBURY ATTENDANTS The first scene is in the Archbishop’s Hall, the second scene is in the Cathedral, on December 29th, 1170
Atto 1, Scena 1
MURDER IN THE CATHEDRAL This play is fully protected by copyright and no performance can be given without a licence from the Author’s agents THE LEAGUE OF DRAMATISTS 84 DRAYTON GARDENS, LONDON, S.W.10 from whose Secretary all information about fees or royalties can be obtained.
Characters PART I A CHORUS OF WOMEN OF CANTERBURY THREE PRIESTS OF THE CATHEDRAL A MESSENGER ARCHBISHOP THOMAS BECKET FOUR TEMPTERS ATTENDANTS The scene is the Archbishop’s Hall, on December 2nd, 1170
PART II THREE PRIESTS FOUR KNIGHTS ARCHBISHOP THOMAS BECKET CHORUS OF WOMEN OF CANTERBURY ATTENDANTS The first scene is in the Archbishop’s Hall, the second scene is in the Cathedral, on December 29th, 1170
Atto 1, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| CORO | Stiamo qui, presso la cattedrale. Qui attendiamo. Ci attira il pericolo? È la certezza della salvezza che attira i nostri passi verso la cattedrale? Quale pericolo può esservi per noi, povere, povere donne di Canterbury? quale tribolazione che già non ci sia familiare? Non c’è pericolo per noi, e non c’è salvezza nella cattedrale. Il presagio d’un atto che i nostri occhi sono costretti a vedere ha spinto i nostri passi verso la cattedrale. Siamo costrette a testimoniare. Da quando l’ottobre d’oro declinò nel cupo novembre e le mele furono colte e riposte, e la terra divenne bruna, aguzze punte di morte in un deserto d’acqua e fango, il Nuovo Anno attende, respira, attende, sussurra nel buio. Mentre il bracciante si scalza uno stivale infangato e tende la mano al fuoco, il Nuovo Anno attende, il destino attende la venuta. Chi ha teso la mano al fuoco e s’è ricordato dei Santi a Ognissanti, ricordato dei martiri e dei santi che attendono? e chi tenderà la mano al fuoco, e rinnegherà il suo signore? chi si scalderà al calore del fuoco, e rinnegherà il suo signore? Sette anni, e l’estate è finita sette anni da quando l’Arcivescovo ci lasciò, lui che fu sempre buono con la sua gente. Ma non sarebbe bene che tornasse. Governi il Re o governino i baroni; abbiamo patito oppressioni d’ogni sorta, ma per lo più ci lasciano alle nostre faccende, e siamo contente se ci lasciano sole. Cerchiamo di tenere in ordine le nostre case; il mercante, schivo e prudente, cerca di metter su un po’ di fortuna, e il bracciante si curva sul suo pezzo di terra, color di terra, del suo stesso colore, preferendo passare inosservato. Ora temo il turbarsi delle quiete stagioni: verrà l’inverno portando la morte dal mare, la primavera rovinosa batterà alle nostre porte, radice e germoglio ci mangeranno gli occhi e gli orecchi, la disastrosa estate brucerà i letti dei nostri torrenti e i poveri attenderanno un altro ottobre marcescente. Perché l’estate dovrebbe recare conforto per i fuochi d’autunno e le nebbie d’inverno? Che faremo nella calura dell’estate se non attendere in frutteti sterili un altro ottobre? Un male ci viene addosso. Attendiamo, attendiamo, e i santi e i martiri attendono, per quelli che saranno martiri e santi. Il destino attende nella mano di Dio, plasmando ciò che ancora non ha forma: ho visto queste cose in un raggio di sole. Il destino attende nella mano di Dio, non nelle mani degli uomini di stato che fanno, chi bene chi male, calcolando e indovinando, coi loro fini che si rivoltano nelle loro mani nel disegno del tempo. Vieni, felice dicembre: chi ti celebrerà, chi ti serberà? Rinascerà il Figlio dell’Uomo nel giaciglio dello scherno? Per noi, i poveri, non c’è azione, ma solo attendere e testimoniare. |
| (didascalia) | [Entrano i SACERDOTI] |
| PRIMO SACERDOTE | Sette anni, e l’estate è finita. Sette anni da quando l’Arcivescovo ci lasciò. |
| SECONDO SACERDOTE | Che fa l’Arcivescovo, e il nostro Sovrano Signore il Papa col Re ostinato e col Re di Francia in intrighi senza tregua, in combinazioni, in conferenze, incontri accettati, incontri rifiutati, incontri non conclusi o interminabili in un luogo o nell’altro di Francia? |
| TERZO SACERDOTE | Non vedo nulla di davvero conclusivo nell’arte del temporale governo, se non violenza, doppiezza e frequente malversazione. Governi il Re o governino i baroni: il forte con la forza e il debole per capriccio. Hanno una sola legge: afferrare il potere e tenerlo, e il fermo sa manovrare l’avidità e la brama altrui, il fiacco è divorato dalle proprie. |
| PRIMO SACERDOTE | Non avranno fine queste cose finché i poveri alla porta non abbiano scordato l’amico, il loro Padre in Dio, scordato d’aver avuto un amico? |
| (didascalia) | [Entra il MESSAGGERO] |
| MESSAGGERO | Servi di Dio, e custodi del tempio, sono qui per informarvi, senza giri di parole: l’Arcivescovo è in Inghilterra, ed è poco fuori della città. Fui mandato innanzi in fretta a darvi notizia del suo arrivo, per quanto era possibile, perché possiate prepararvi a riceverlo. |
| PRIMO SACERDOTE | Come, è finito l’esilio, il nostro Signore Arcivescovo è riunito col Re? quale riconciliazione fra due uomini superbi? |
| TERZO SACERDOTE | Quale pace può trovarsi a crescere fra il martello e l’incudine? |
| SECONDO SACERDOTE | Dicci, sono finite le vecchie contese, è abbattuto il muro d’orgoglio che li divideva? È pace o guerra? |
| PRIMO SACERDOTE | Viene egli in piena sicurezza, o soltanto sicuro nel potere di Roma, nel governo spirituale, nella certezza del diritto, e nell’amore del popolo? |
| MESSAGGERO | Avete ragione d’esprimere una certa incredulità. Viene con orgoglio e dolore, affermando tutte le sue pretese, sicuro, oltre ogni dubbio, della devozione del popolo, che lo accoglie con scene d’entusiasmo frenetico, assiepandosi lungo la strada e gettando a terra i mantelli, cospargendo il cammino di foglie e degli ultimi fiori della stagione. Le vie della città saranno gremite fino a soffocare, e credo che il suo cavallo resterà privo della coda, di cui un solo crine diventa una reliquia preziosa. È in accordo col Papa, e col Re di Francia, che davvero avrebbe voluto trattenerlo nel suo regno: ma quanto al nostro Re, quella è un’altra faccenda. |
| PRIMO SACERDOTE | Ma di nuovo: è guerra o pace? |
| MESSAGGERO | Pace, ma non il bacio di pace. Un accordo rappezzato, se volete la mia opinione. E se lo chiedete a me, credo che il Signore Arcivescovo non sia uomo da coltivare illusioni, né da attenuare la minima delle sue pretese. Se volete la mia opinione, credo che questa pace non sia affatto una fine, né un principio. È cosa nota che quando l’Arcivescovo si separò dal Re, disse al Re: Mio Signore, disse, vi lascio come un uomo che in questa vita non rivedrò più. Lo so, ve l’assicuro, dalla più alta autorità; vi sono varie opinioni su ciò che intendesse, ma nessuno lo giudica un felice presagio. |
| (didascalia) | [Esce] |
| PRIMO SACERDOTE | Temo per l’Arcivescovo, temo per la Chiesa, so che l’orgoglio nato da un’improvvisa prosperità fu solo confermato dall’aspra avversità. Lo vidi Cancelliere, adulato dal Re. Amato o temuto dai cortigiani, alla loro maniera arrogante, disprezzato e sprezzante, sempre isolato, mai uno di loro, sempre malsicuro; il suo orgoglio sempre nutrito delle sue stesse virtù, orgoglio che traeva alimento dall’imparzialità, orgoglio che traeva alimento dalla generosità, aborrendo il potere dato per devoluzione temporale, volendo soggezione a Dio solo. Se il Re fosse stato più grande, o fosse stato più debole, le cose forse sarebbero andate altrimenti per Thomas. |
| SECONDO SACERDOTE | Eppure il nostro signore è tornato. Il nostro signore è tornato fra i suoi. Abbiamo atteso abbastanza, da dicembre a tetro dicembre. L’Arcivescovo sarà alla nostra testa, dissipando sgomento e dubbio. Ci dirà che dobbiamo fare, ci darà i suoi ordini, ci istruirà. Il nostro Signore è in accordo col Papa, e anche col Re di Francia. Possiamo appoggiarci a una roccia, possiamo sentire un fermo appoggio contro il perpetuo flusso delle maree dell’equilibrio delle forze di baroni e possidenti. La roccia di Dio è sotto i nostri piedi. Andiamo incontro all’Arcivescovo con cordiale rendimento di grazie: il nostro signore, il nostro Arcivescovo torna. E quando l’Arcivescovo torna i nostri dubbi si dissipano. Rallegriamoci dunque, dico rallegriamoci, e mostriamo volto lieto al suo arrivo. Io sono uomo dell’Arcivescovo. Diamo il benvenuto all’Arcivescovo! |
| TERZO SACERDOTE | Nel bene o nel male, giri la ruota. La ruota è stata ferma, in questi sette anni, e nessun bene. Nel male o nel bene, giri la ruota. Ché chi conosce la fine del bene o del male? Finché cessino le macinatrici e la porta sia chiusa sulla strada, e tutte le figlie del canto siano umiliate. |
| CORO | Qui non c’è città che duri, qui non c’è dimora stabile. Cattivo il vento, cattivo il tempo, incerto il guadagno, certo il pericolo. Oh tardi tardi tardi, tardi è il tempo, tardi troppo tardi, e marcio l’anno; malvagio il vento, e amaro il mare, e grigio il cielo, grigio grigio grigio. O Thomas, torna, Arcivescovo; torna, torna in Francia. Torna. Presto. In silenzio. Lasciaci perire in quiete. Vieni fra gli applausi, vieni fra l’esultanza, ma vieni portando la morte dentro Canterbury: una condanna sulla casa, una condanna su te stesso, una condanna sul mondo. Non desideriamo che accada nulla. Sette anni abbiamo vissuto quiete, riuscendo a passare inosservate, vivendo e vivendo a metà. Ci sono state oppressione e lussuria, ci sono state povertà e licenza, c’è stata qualche piccola ingiustizia. Eppure abbiamo continuato a vivere, vivendo e vivendo a metà. A volte il grano ci è mancato, a volte il raccolto è buono, un anno è anno di pioggia, un altro anno di siccità, un anno le mele sono abbondanti, un altro anno mancano le prugne. Eppure abbiamo continuato a vivere, vivendo e vivendo a metà. Abbiamo osservato le feste, udito le messe, abbiamo fatto birra e sidro, raccolto legna contro l’inverno, parlato all’angolo del fuoco, parlato agli angoli delle strade, parlato non sempre a bassa voce, vivendo e vivendo a metà. Abbiamo visto nascite, morti e matrimoni, abbiamo avuto vari scandali, siamo state afflitte dalle tasse, abbiamo avuto risa e pettegolezzi, parecchie ragazze sono scomparse inspiegabilmente, e alcune non hanno potuto. Tutte abbiamo avuto i nostri terrori privati, le nostre ombre particolari, le nostre paure segrete. Ma ora un grande terrore è su di noi, un terrore non d’una sola ma di molte, un terrore come la nascita e la morte, quando vediamo nascita e morte sole in un vuoto a parte. Noi abbiamo paura in un terrore che non sappiamo conoscere, che non sappiamo affrontare, che nessuno comprende, e i nostri cuori ci sono strappati, i cervelli scorticati come gli strati d’una cipolla, i nostri io sono perduti perduti in un terrore finale che nessuno comprende. O Thomas Arcivescovo, o Thomas nostro Signore, lasciaci e lasciaci stare, nella nostra umile e appannata forma d’esistenza, lasciaci; non chiederci di reggere alla condanna sulla casa, alla condanna sull’Arcivescovo, alla condanna sul mondo. Arcivescovo, sicuro e certo del tuo destino, impavido fra le ombre, ti rendi conto di ciò che chiedi, ti rendi conto di ciò che significa per la piccola gente tratta nel disegno del fato, la piccola gente che vive fra piccole cose. Lo strazio nella mente della piccola gente che deve reggere alla condanna della casa, alla condanna del suo signore, alla condanna del mondo? O Thomas, Arcivescovo, lasciaci, lasciaci, lascia la cupa Dover, e fa’ vela per la Francia. Thomas nostro Arcivescovo ancora nostro Arcivescovo anche in Francia. Thomas Arcivescovo, issa la vela bianca fra il cielo grigio e il mare amaro, lasciaci, lasciaci per la Francia. |
| SECONDO SACERDOTE | Che modo di parlare in un frangente simile! Siete donne sciocche, immodeste e ciarliere. Non sapete che il buon Arcivescovo può arrivare da un momento all’altro? Le folle nelle strade acclameranno e acclameranno, e voi seguitate a gracidare come rane sulle cime degli alberi: ma le rane almeno si possono cuocere e mangiare. Qualunque cosa temiate, nella vostra vile apprensione, lasciate almeno che vi chieda di far volto lieto, e di dare cordiale benvenuto al nostro buon Arcivescovo. |
| (didascalia) | [Entra THOMAS] |
| THOMAS | Pace. E lasciatele stare, nella loro esaltazione. Parlano meglio di quanto sappiano, e oltre il vostro intendere. Sanno e non sanno che cosa sia agire o patire. Sanno e non sanno che l’azione è sofferenza e la sofferenza è azione. Né l’agente patisce né il paziente agisce. Ma entrambi sono fissi in un’azione eterna, in una pazienza eterna cui tutti devono consentire perché sia voluta e che tutti devono patire perché la vogliano, perché il disegno sussista, ché il disegno è l’azione e la sofferenza, perché la ruota possa girare e pure restare per sempre immobile. |
| SECONDO SACERDOTE | O mio Signore, perdonatemi, non vi vidi venire, assorto nel chiacchiericcio di queste donne sciocche. Perdonateci, mio Signore, avreste avuto miglior accoglienza se fossimo stati preparati prima all’evento. Ma Vostra Signoria sa che sette anni d’attesa, sette anni di preghiera, sette anni di vuoto, hanno preparato i nostri cuori alla vostra venuta meglio di quanto sette giorni potessero apprestare Canterbury. Comunque farò accendere il fuoco in tutte le vostre stanze per togliere il gelo al nostro dicembre inglese, essendo ormai Vostra Signoria avvezza a un clima migliore. Vostra Signoria troverà le sue stanze in ordine come le lasciò. |
| THOMAS | E cercherò di lasciarle in ordine come le trovo. Vi sono più che grato di tutte le vostre gentili premure. Sono cose da poco. Poca quiete a Canterbury con nemici avidi che ci si agitano intorno. Vescovi ribelli, York, Londra, Salisbury, avrebbero intercettato le nostre lettere, riempito la costa di spie e mandato a incontrarmi alcuni che mi portano l’odio più amaro. Per grazia di Dio avvertito della loro previsione mandai le mie lettere un altro giorno, ebbi buona traversata, trovai a Sandwich Broc, Warenne e lo Sceriffo del Kent, quelli che avevano giurato d’avere la mia testa solo Giovanni, il Decano di Salisbury, temendo per il nome del Re, ammonendo contro il tradimento, li trattenne. Così per il momento siamo indisturbati. |
| PRIMO SACERDOTE | Ma vi inseguono? |
| THOMAS | Per un po’ di tempo il falco affamato non farà che librarsi e volteggiare, girando più basso, attendendo scusa, pretesto, occasione. La fine sarà semplice, improvvisa, data da Dio. Intanto la sostanza del nostro primo atto saranno ombre, e la lotta con le ombre. Più greve l’intervallo che il compimento. Ogni cosa prepara l’evento. Vegliate. |
| (didascalia) | [Entra il PRIMO TENTATORE] |
| PRIMO TENTATORE | Vedete, mio Signore, non sto tanto in cerimonia: eccomi qui venuto, scordando ogni acrimonia, sperando che la vostra presente gravità trovi scusa alla mia umile leggerezza ricordando tutto il buon tempo passato. Vostra Signoria non disprezzerà un vecchio amico caduto in disgrazia? Il vecchio Tom, l’allegro Tom, Becket di Londra, Vostra Signoria non scorderà quella sera sul fiume quando il Re, e voi e io eravamo tutti amici insieme? L’amicizia dovrebbe esser più di quanto il mordente Tempo sa recidere. Come, mio Signore, ora che riacquistate il favore del Re, diremo che l’estate è finita o che il buon tempo non può durare? Flauti nei prati, viole nella sala, risa e fiori di melo che galleggiano sull’acqua, canti sul far della sera, sussurri nelle stanze, fuochi che divorano la stagione d’inverno, che mangiano il buio, con arguzia e vino e saggezza! Ora che il Re e voi siete in amicizia, clero e laici possono tornare all’allegria, gaiezza e sollazzo non devono più andare guardinghi. |
| THOMAS | Parlate di stagioni che sono passate. Ricordo cose che non val la pena di scordare. |
| TENTATORE | E della nuova stagione. La primavera è venuta d’inverno. La neve sui rami fluttuerà dolce come fiori. Il ghiaccio lungo i fossi specchia la luce del sole. L’amore nel frutteto fa scattare la linfa. L’allegria pareggia la malinconia. |
| THOMAS | Non sappiamo molto del futuro se non che di generazione in generazione le stesse cose accadono ancora e ancora. Gli uomini imparano poco dall’esperienza altrui. Ma nella vita d’un uomo, mai lo stesso tempo ritorna. Recidi il filo, spoglia la squama. Solo il folle, fisso nella sua follia, può credere di poter girare la ruota su cui gira. |
| TENTATORE | Mio Signore, a buon intenditor poche parole. Spesso un uomo ama ciò che respinge. Per i bei tempi passati, che sono tornati, sono l’uomo che fa per voi. |
| THOMAS | Non su questa strada badate alla vostra condotta. Sareste più sicuro pensando alla penitenza e seguendo il vostro signore. |
| TENTATORE | Non a questo passo! Se andate così in fretta, altri potranno andare più in fretta. Vostra Signoria è troppo superba! La bestia più sicura non è quella che rugge più forte, non era questa la maniera del Re nostro signore! Non usavate esser così duro coi peccatori quando erano vostri amici. State comodo, uomo! L’uomo comodo campa a mangiare le cene migliori. Accettate il consiglio d’un amico. Non toccate ciò che sta bene: lasciatelo solo, o la vostra oca potrebbe esser cotta e spolpata fino all’osso. |
| THOMAS | Venite vent’anni troppo tardi. |
| TENTATORE | Allora vi lascio al vostro destino. Vi lascio ai piaceri dei vostri vizi più alti, che dovranno esser pagati a prezzi più alti. Addio, mio Signore, non sto tanto in cerimonia, me ne vado come venni, scordando ogni acrimonia, sperando che la vostra presente gravità trovi scusa alla mia umile leggerezza. Se vi ricorderete di me, mio Signore, nelle vostre preghiere, io mi ricorderò di voi all’ora dei baci sotto le scale. |
| THOMAS | Lascia-star-il-bene-solo, la fantasia di primavera, così un pensiero se ne va fischiando nel vento. L’impossibile è pur sempre tentazione. L’impossibile, l’indesiderabile, voci sotto il sonno, che destano un mondo morto, sì che la mente non sia intera nel presente. |
| (didascalia) | [Entra il SECONDO TENTATORE] |
| SECONDO TENTATORE | Vostra Signoria mi ha forse dimenticato. Ve lo rammento. Ci incontrammo a Clarendon, a Northampton, e da ultimo a Montmirail, nel Maine. Ora che li ho richiamati, mettiamo pure questi non troppo piacevoli ricordi in bilancia contro altri, più antichi e più pesanti: quelli del Cancellierato. Vedete come questi ultimi risalgono! Voi, maestro di politica riconosciuto da tutti, dovreste guidare di nuovo lo stato. |
| THOMAS | Che intendete? |
| TENTATORE | Il Cancellierato cui rinunciaste quando foste fatto Arcivescovo — fu un errore da parte vostra — può ancora esser riguadagnato. Pensate, mio Signore, il potere ottenuto cresce in gloria, vita duratura, possesso permanente. Una tomba a tempio, monumento di marmo. Regnare sugli uomini non stimatelo follia. |
| THOMAS | All’uomo di Dio quale letizia? |
| TENTATORE | Tristezza solo per quelli che danno amore a Dio solo. Chi tenne la sostanza solida andrà errando desto fra ombre ingannevoli? Il potere è presente. La santità è di poi. |
| THOMAS | Chi dunque? |
| TENTATORE | Il Cancelliere, Re e Cancelliere. Il Re comanda. Il Cancelliere riccamente governa. Questa è una sentenza che non s’insegna nelle scuole. Abbassare i grandi, proteggere i poveri, sotto il trono di Dio può l’uomo far di più? Disarmare il facinoroso, rafforzare le leggi, governare per il bene della causa migliore, dispensando giustizia render tutti pari, è prosperare in terra, e forse in cielo. |
| THOMAS | Con quali mezzi? |
| TENTATORE | Il potere vero si compra al prezzo d’una certa sottomissione. Il vostro potere spirituale è perdizione terrena. Il potere è presente, per chi vorrà impugnarlo. |
| THOMAS | Chi lo avrà? |
| TENTATORE | Colui che verrà. |
| THOMAS | Quale sarà il mese? |
| TENTATORE | L’ultimo a partire dal primo. |
| THOMAS | Che daremo in cambio? |
| TENTATORE | La finzione del potere sacerdotale. |
| THOMAS | Perché dovremmo darla? |
| TENTATORE | Per il potere e la gloria. |
| THOMAS | No! |
| TENTATORE | Sì! O il coraggio sarà spezzato, rinchiuso in Canterbury, signore senza regno, servo legato a sé d’un Papa senza potere, il vecchio cervo, cerchiato dai cani. |
| THOMAS | No! |
| TENTATORE | Sì! gli uomini devono manovrare. Anche i monarchi, facendo guerra fuori, han bisogno d’amici saldi in patria. La politica privata è profitto pubblico; la dignità sarà pur sempre vestita di decoro. |
| THOMAS | Dimenticate i vescovi che ho posto sotto scomunica. |
| TENTATORE | L’odio affamato non lotterà contro un intelligente interesse di sé. |
| THOMAS | Dimenticate i baroni. Che non dimenticheranno il costante freno al piccolo privilegio. |
| TENTATORE | Contro i baroni sta la causa del Re, del villano, del Cancelliere. |
| THOMAS | No! dovrò io, che tengo le chiavi del cielo e dell’inferno, solo supremo in Inghilterra, che lego e sciolgo, con potere dal Papa, discendere a desiderare un potere più meschino? Delegato a pronunciare la condanna di dannazione, a condannare i re, non a servire fra i loro servi, è il mio ufficio manifesto. No! Andate. |
| TENTATORE | Allora vi lascio al vostro destino. Il vostro peccato s’alza verso il sole, sovrastando i falchi dei re. |
| THOMAS | Potere temporale, per costruire un mondo buono, per tenere l’ordine, come il mondo conosce l’ordine. Quelli che ripongono la loro fede nell’ordine mondano non retto dall’ordine di Dio, in fiduciosa ignoranza, non fanno che arrestare il disordine, fissarlo, generare malattia mortale, degradare ciò che esaltano. Potere col Re — io ero il Re, il suo braccio, la sua miglior ragione. Ma ciò che una volta fu esaltazione ora sarebbe solo vile discesa. |
| (didascalia) | [Entra il TERZO TENTATORE] |
| TERZO TENTATORE | Sono un visitatore inatteso. |
| THOMAS | Vi aspettavo. |
| TENTATORE | Ma non in questa veste, né per il mio presente proposito. |
| THOMAS | Nessun proposito reca sorpresa. |
| TENTATORE | Ebbene, mio Signore, non sono un perditempo, né un politico. A oziare o intrigare a corte non ho abilità. Non sono un cortigiano. Me ne intendo di cavalli, di cani, di ragazze; so tenere in ordine le mie terre, un signore di campagna che bada ai fatti suoi. Siamo noi signori di campagna a conoscere il paese e noi a sapere di che il paese ha bisogno. È il nostro paese. Ci sta a cuore il paese. Siamo la spina dorsale della nazione. Noi, non i parassiti intriganti attorno al Re. Scusate la mia rudezza: sono un inglese rozzo e schietto. |
| THOMAS | Procedete dritto e schietto. |
| TENTATORE | Il proposito è chiaro. La durata dell’amicizia non dipende da noi, ma dalle circostanze. Ma le circostanze non sono indeterminate. Un’amicizia non vera può farsi vera, ma la vera amicizia, una volta finita, non si risana. Prima l’inimicizia si farà alleanza. L’inimicizia che non conobbe mai amicizia può prima conoscere accordo. |
| THOMAS | Per un uomo di campagna avvolgete il vostro senso in generalità altrettanto oscure quanto un cortigiano. |
| TENTATORE | Questo è il fatto semplice! Non avete speranza di riconciliazione con Enrico il Re. Non guardate che a una cieca affermazione nell’isolamento. È un errore. |
| THOMAS | O Enrico, o mio Re! |
| TENTATORE | Altri amici si possono trovare nella presente situazione. Il Re in Inghilterra non è onnipotente; il Re è in Francia, a litigare in Angiò; intorno a lui attendono figli affamati. Noi siamo per l’Inghilterra. Siamo in Inghilterra. Voi e io, mio Signore, siamo Normanni. L’Inghilterra è terra da sovranità normanna. Che l’Angioino si distrugga da sé, combattendo in Angiò. Non capisce noi, i baroni inglesi. Noi siamo il popolo. |
| THOMAS | Dove porta questo? |
| TENTATORE | A una felice coalizione di interessi intelligenti. |
| THOMAS | Ma che avete voi — se davvero parlate per i baroni — |
| TENTATORE | Per un partito potente che ha volto gli occhi nella vostra direzione — che guadagnare da voi, chiede Vostra Signoria. Per noi il favore della Chiesa sarebbe un vantaggio, la benedizione del Papa potente protezione nella lotta per la libertà. Voi, mio Signore, stando con noi, dareste un buon colpo a un tempo per l’Inghilterra e per Roma, ponendo fine alla tirannica giurisdizione del re la corte sulla corte del vescovo, del re la corte sulla corte del barone. |
| THOMAS | Che io contribuii a fondare. |
| TENTATORE | Che voi contribuiste a fondare. Ma il tempo passato è tempo dimenticato. Ci aspettiamo il sorgere d’una nuova costellazione. |
| THOMAS | E se l’Arcivescovo non può fidarsi del Re, come può fidarsi di chi lavora alla rovina del Re? |
| TENTATORE | I re non ammettono altro potere che il loro; Chiesa e popolo han buona causa contro il trono. |
| THOMAS | Se l’Arcivescovo non può fidarsi del Trono, ha buona causa per non fidarsi che di Dio solo. Governai un tempo da Cancelliere e uomini come voi erano lieti d’attendere alla mia porta. Non solo alla corte, ma in campo e nel campo di giostra feci cedere molti. Dovrò io che regnai come aquila sulle colombe prendere ora la forma di lupo fra i lupi? Perseguite i vostri tradimenti come avete fatto prima: nessuno dirà che io tradii un re. |
| TENTATORE | Allora, mio Signore, non attenderò alla vostra porta. E bene spero che, prima d’un’altra primavera, il Re mostri la sua stima per la vostra lealtà. |
| THOMAS | Fare, poi spezzare: questo pensiero è già venuto, il disperato esercizio d’un potere che manca. Sansone a Gaza non fece di più. Ma se spezzo, devo spezzare me stesso solo. |
| (didascalia) | [Entra il QUARTO TENTATORE] |
| QUARTO TENTATORE | Ben fatto, Thomas, la tua volontà è dura a piegarsi. E con me al tuo fianco non ti mancherà un amico. |
| THOMAS | Chi sei tu? Ne attendevo tre, di visitatori, non quattro. |
| TENTATORE | Non stupirti di riceverne uno di più. Se fossi stato atteso, sarei stato qui prima. Precedo sempre l’attesa. |
| THOMAS | Chi sei tu? |
| TENTATORE | Poiché non mi conosci, non mi occorre un nome. E, poiché mi conosci, per questo vengo. Mi conosci, ma non hai mai visto il mio volto. Per incontrarci prima non ci fu mai tempo né luogo. |
| THOMAS | Di’ ciò che vieni a dire. |
| TENTATORE | Sarà detto alla fine. Gli ami sono stati innescati con bocconi del passato. La sfrenatezza è debolezza. Quanto al Re, il suo odio indurito non avrà fine. Sai per certo che il Re non si fiderà mai due volte dell’uomo che gli è stato amico. Prende in prestito con cautela, impiega i tuoi servigi finché hai da prestare. Aspetteresti che la trappola scatti servito il tuo turno, rotto e schiacciato. Quanto ai baroni, l’invidia degli uomini minori è ancor più ostinata dell’ira del re. I re hanno politica pubblica, i baroni profitto privato, la gelosia furente possessione del demonio. I baroni si possono impiegare l’uno contro l’altro; nemici più grandi devono i re distruggere. |
| THOMAS | Qual è il tuo consiglio? |
| TENTATORE | Va’ avanti fino alla fine. Ogni altra via ti è chiusa tranne la via già scelta. Ma che è il piacere, il regnare da re, o il governo d’uomini sotto un re, con astuzia negli angoli, con furtivo stratagemma, a paragone della presa generale del potere spirituale? L’uomo oppresso dal peccato, dacché Adamo cadde — tu tieni le chiavi del cielo e dell’inferno. Potere di legare e sciogliere: lega, Thomas, lega, re e vescovo sotto il tuo calcagno. Re, imperatore, vescovo, barone, re: incerto dominio d’eserciti che si sfaldano, guerra, peste e rivoluzione, nuove congiure, patti rotti; esser padrone o servo nel giro d’un’ora, questo è il corso del potere temporale. Il Vecchio Re lo saprà, quando all’ultimo respiro, senza figli, senza impero, morderà denti spezzati. Tu tieni la matassa: avvolgi, Thomas, avvolgi il filo dell’eterna vita e della morte. Tu tieni questo potere, tienilo. |
| THOMAS | Supremo, in questa terra? |
| TENTATORE | Supremo, tranne che per uno. |
| THOMAS | Questo non lo capisco. |
| TENTATORE | Non tocca a me dirti come ciò possa essere; sono qui soltanto, Thomas, per dirti ciò che sai. |
| THOMAS | Quanto durerà questo? |
| TENTATORE | Tranne ciò che già sai, non chiedermi nulla. Ma pensa, Thomas, pensa alla gloria dopo la morte. Quando un re è morto, c’è un altro re, e un re di più è un altro regno. Il re è dimenticato, quando un altro verrà: Santo e Martire regnano dalla tomba. Pensa, Thomas, pensa ai nemici sgomenti, striscianti in penitenza, spauriti d’un’ombra; pensa ai pellegrini, ritti in fila davanti allo scrigno scintillante di gemme, di generazione in generazione a piegare il ginocchio in supplica, pensa ai miracoli, per grazia di Dio, e pensa ai tuoi nemici, in un altro luogo. |
| THOMAS | Ho pensato a queste cose. |
| TENTATORE | Per questo te lo dico. I tuoi pensieri hanno più potere dei re di costringerti. Hai pensato anche, talvolta alle tue preghiere, talvolta esitando agli angoli delle scale, e fra il sonno e la veglia, di primo mattino, quando grida l’uccello, hai pensato a uno scherno più grande. Che nulla dura, ma la ruota gira, il nido è saccheggiato, e l’uccello geme; che il santuario sarà depredato, e l’oro speso, le gemme finite in ornamento di donne leggere, il sacrario infranto, e le sue riserve spazzate in grembo a parassiti e a puttane. Quando i miracoli cesseranno, e i fedeli ti abbandoneranno. E gli uomini non faranno che il possibile per scordarti. E il poi è peggio, quando gli uomini non ti odieranno abbastanza per diffamarti o esecrarti, ma pesando le qualità che ti mancavano cercheranno solo di trovare il fatto storico. Quando gli uomini dichiareranno che non c’era mistero in quest’uomo che ebbe una certa parte nella storia. |
| THOMAS | Ma che c’è da fare? che resta da fare? Non c’è una corona duratura da conquistare? |
| TENTATORE | Sì, Thomas, sì; anche a questo hai pensato. Che può paragonarsi alla gloria dei Santi che dimorano per sempre alla presenza di Dio? Quale gloria terrena, di re o d’imperatore, quale orgoglio terreno, che non sia povertà a paragone della ricchezza della grandezza celeste? Cerca la via del martirio, fatti il più basso sulla terra, per essere alto in cielo. E vedi lontano sotto di te, dove l’abisso è fissato, i tuoi persecutori, in tormento senza tempo, passione riarsa, oltre ogni espiazione. |
| THOMAS | No! Chi sei tu, che tenti coi miei stessi desideri? Altri sono venuti, tentatori temporali, con piacere e potere a prezzo palpabile. Che cosa offri? che cosa chiedi? |
| TENTATORE | Offro ciò che desideri. Chiedo ciò che hai da dare. È troppo per una tale visione di grandezza eterna? |
| THOMAS | Altri offrirono beni reali, senza valore ma reali. Tu offri soltanto sogni verso la dannazione. |
| TENTATORE | Li hai sognati spesso. |
| THOMAS | Non c’è via, nel male dell’anima mia, che non conduca a dannazione nell’orgoglio? Ben so che queste tentazioni significano presente vanità e futuro tormento. Può l’orgoglio peccaminoso esser scacciato solo da uno più peccaminoso? Non posso né agire né patire senza perdizione? |
| TENTATORE | Sai e non sai che cosa sia agire o patire. Sai e non sai che l’azione è sofferenza, e la sofferenza azione. Né l’agente patisce né il paziente agisce. Ma entrambi sono fissi in un’azione eterna, in una pazienza eterna cui tutti devono consentire perché sia voluta e che tutti devono patire perché la vogliano, perché il disegno sussista, perché la ruota possa girare e pure restare per sempre immobile. |
| CORO | Non c’è riposo nella casa. Non c’è riposo nella strada. Odo un inquieto movimento di piedi. E l’aria è greve e densa. Denso e greve il cielo. E la terra preme contro i nostri piedi. Che è quest’odore malsano, questo vapore? questa luce verde scura da una nube su un albero disseccato? La terra si solleva al parto d’un feto d’inferno. Che è questa rugiada viscida che si forma sul dorso della mia mano? I QUATTRO TENTATORI. La vita dell’uomo è un inganno e una delusione; tutte le cose sono irreali, irreali o deludenti: la ruota di Caterina, il gatto della pantomima, i premi dati alla festa dei bambini, il premio assegnato per il Tema d’inglese, la laurea dello studioso, la decorazione dell’uomo di stato. Tutte le cose si fanno meno reali, l’uomo passa da irrealtà a irrealtà. Quest’uomo è ostinato, cieco, inteso alla distruzione di sé, passando d’inganno in inganno, di grandezza in grandezza fino all’illusione finale, perduto nella meraviglia della propria grandezza, nemico della società, nemico di se stesso. I TRE SACERDOTI. O Thomas mio Signore non combattere l’intrattabile marea, non navigare l’irresistibile vento; nella tempesta, non dovremmo attendere che il mare si plachi, nella notte attendere il venire del giorno, quando il viandante può trovare la sua via. Il marinaio far rotta sul sole? CORO, SACERDOTI e TENTATORI alternativamente. C. È il gufo che chiama, o un segnale fra gli alberi? S. È chiusa la sbarra della finestra, è la porta sotto chiave e chiavistello? T. È la pioggia che picchia alla finestra, è il vento che fruga alla porta? C. Arde la torcia nella sala, la candela nella stanza? S. Cammina la guardia lungo il muro? T. Si aggira il mastino presso il cancello? C. La morte ha cento mani e cammina per mille vie. S. Può venire alla vista di tutti, può passare non vista non udita. T. Venire sussurrando nell’orecchio, o un urto improvviso sul cranio. C. Si può camminare con una lampada di notte, e pure annegare in un fosso. S. Si può salire la scala di giorno, e scivolare su un gradino rotto. T. Si può sedere a mensa, e sentire il freddo all’inguine. |
| CORO | Non siamo state felici, mio Signore, non siamo state troppo felici. Non siamo donne ignoranti, sappiamo che cosa dobbiamo e non dobbiamo aspettarci. Sappiamo d’oppressione e di tortura, sappiamo d’estorsione e di violenza, indigenza, malattia, il vecchio senza fuoco d’inverno, il bambino senza latte d’estate, il nostro lavoro toltoci via, i nostri peccati fatti più gravi su di noi. Abbiamo visto il giovane mutilato, la ragazza straziata tremare presso la gora del mulino. E intanto abbiamo continuato a vivere, vivendo e vivendo a metà, raccogliendo insieme i pezzi, ammassando fascine sul far della sera, costruendo un riparo parziale, per dormire, e mangiare e bere e ridere. Dio ci diede sempre qualche ragione, qualche speranza; ma ora un nuovo terrore ci ha lordate, che nessuno può stornare, nessuno evitare, colando sotto i nostri piedi e sopra il cielo; sotto le porte e giù per i camini, colando dentro l’orecchio e la bocca e l’occhio. Dio ci sta lasciando, Dio ci sta lasciando, più fitta, più pena che nascita o morte. Dolce e stucchevole per l’aria buia cade il soffocante odore della disperazione; le forme prendono figura nell’aria buia: fusa di leopardo, passo felpato d’orso, battito di palmo di scimmia che annuisce, iena quadrata in attesa della risata, risata, risata. I Signori dell’Inferno sono qui. Ti si arrotolano attorno, ti giacciono ai piedi, ondeggiano e volano per l’aria buia. O Thomas Arcivescovo, salvaci, salvaci, salva te stesso perché noi si sia salvate; distruggi te stesso e siamo distrutte. |
| THOMAS | Ora la mia via è chiara, ora il senso è manifesto: la tentazione non verrà più in questa forma. L’ultima tentazione è il tradimento più grande: compiere l’atto giusto per la ragione sbagliata. Il vigore naturale nel peccato veniale è il modo in cui le nostre vite cominciano. Trent’anni fa cercai tutte le vie che portano al piacere, all’avanzamento e alla lode. Diletto nei sensi, nel sapere e nel pensiero, |
| (didascalia) | Musica e filosofia, curiosità, |
| THOMAS | Il ciuffolotto purpureo sull’albero di lillà, l’abilità nella giostra, la strategia degli scacchi, l’amore nel giardino, il canto accompagnato allo strumento, erano tutte cose ugualmente desiderabili. L’ambizione viene quando il vigore dei primi anni è speso e quando non troviamo più tutte le cose possibili. L’ambizione viene di dietro e inosservabile. Il peccato cresce col fare il bene. Quando imposi la legge del Re in Inghilterra, e mossi guerra con lui contro Tolosa, battei i baroni al loro stesso gioco. Potevo allora disprezzare gli uomini che mi giudicavano il più spregevole, la rozza nobiltà, i cui modi eran pari alle loro unghie. Mentre mangiavo dal piatto del Re diventare servo di Dio non fu mai il mio desiderio. Il servo di Dio ha possibilità di peccato più grande e di dolore, che l’uomo il quale serve un re. Poiché quelli che servono la causa più grande possono far sì che la causa serva loro, pur facendo il giusto: e contendendo con uomini politici possono render politica quella causa, non per ciò che fanno ma per ciò che sono. So che quanto ancora resta da mostrarvi della mia storia parrà ai più di voi al meglio futilità, insensata strage di sé d’un pazzo, arrogante passione d’un fanatico. So che la storia in ogni tempo trae la più strana conseguenza dalla più remota causa. Ma per ogni male, ogni sacrilegio, delitto, torto, oppressione e filo della scure, indifferenza, sfruttamento, tu, e tu, e tu, dovete tutti esser puniti. E così anche voi. Non agirò né patirò più oltre, fino alla punta della spada. Ora il mio buon Angelo, che Dio destina a essermi custode, aleggi sulle punte delle spade. Intermezzo L’ARCIVESCOVO predica nella Cattedrale la mattina di Natale del 1170 «Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà.» Il quattordicesimo versetto del secondo capitolo del Vangelo secondo San Luca. Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen. Cari figli di Dio, la mia predica in questo mattino di Natale sarà brevissima. Desidero soltanto che meditiate nei vostri cuori il senso profondo e il mistero delle nostre messe del giorno di Natale. Poiché ogni volta che si celebra la Messa, noi rinnoviamo la Passione e la Morte di Nostro Signore; e in questo giorno di Natale lo facciamo in celebrazione della Sua Nascita. Sì che nello stesso momento ci rallegriamo della Sua venuta per la salvezza degli uomini, e offriamo di nuovo a Dio il Suo Corpo e il Suo Sangue in sacrificio, oblazione e soddisfazione per i peccati del mondo intero. Fu in questa stessa notte appena trascorsa che una moltitudine della milizia celeste apparve davanti ai pastori a Betlemme, dicendo: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà»; in questo stesso tempo dell’anno noi celebriamo a un tempo la Nascita di Nostro Signore e la Sua Passione e Morte sulla Croce. Diletti, come vede il Mondo, questo è comportarsi in modo strano. Poiché chi nel Mondo vorrà insieme piangere e rallegrarsi, e per la medesima ragione? Ché o la gioia sarà sopraffatta dal lutto, o il lutto sarà scacciato dalla gioia; sì che è soltanto in questi nostri misteri cristiani che possiamo rallegrarci e piangere a un tempo per la medesima ragione. Ora pensate un momento al significato di questa parola «pace». Vi pare strano che gli angeli abbiano annunciato la Pace, mentre senza tregua il mondo è stato flagellato dalla Guerra e dal timore della Guerra? Vi pare che le voci angeliche si siano ingannate, e che la promessa sia stata una delusione e un inganno? Riflettete ora come Nostro Signore stesso parlò della Pace. Disse ai Suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace.» Intendeva forse la pace come noi la pensiamo: il regno d’Inghilterra in pace coi suoi vicini, i baroni in pace col Re, il padrone di casa che conta i suoi pacifici guadagni, il focolare spazzato, il suo vino migliore per un amico a tavola, la moglie che canta ai figli? Quegli uomini, i Suoi discepoli, non conobbero cose simili: andarono a viaggiare lontano, a patire per terra e per mare, a conoscere tortura, prigionia, delusione, a patire la morte per martirio. Che cosa dunque intendeva? Se lo domandate, ricordate allora che disse anche: «Non come la dà il mondo, io la do a voi.» Egli dunque diede ai Suoi discepoli la pace, ma non la pace come la dà il mondo. Considerate anche una cosa a cui probabilmente non avete mai pensato. Non solo nella festa di Natale celebriamo a un tempo la Nascita di Nostro Signore e la Sua Morte: ma il giorno seguente celebriamo il martirio del Suo primo martire, il beato Stefano. È un caso, credete voi, che il giorno del primo martire segua immediatamente il giorno della Nascita di Cristo? Niente affatto. Come ci rallegriamo e piangiamo a un tempo, nella Nascita e nella Passione di Nostro Signore; così anche, in figura minore, insieme ci rallegriamo e piangiamo nella morte dei martiri. Piangiamo per i peccati del mondo che li ha martirizzati; ci rallegriamo perché un’altra anima è annoverata fra i Santi in Cielo, per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini. Diletti, noi non pensiamo a un martire semplicemente come a un buon cristiano che è stato ucciso perché è cristiano: ché questo sarebbe soltanto piangere. Non pensiamo a lui semplicemente come a un buon cristiano che è stato elevato alla compagnia dei Santi: ché questo sarebbe soltanto rallegrarsi: e né il nostro pianto né la nostra letizia sono come quelli del mondo. Un martirio cristiano non è mai un caso, perché i Santi non si fanno per caso. Ancor meno un martirio cristiano è l’effetto della volontà d’un uomo di diventare Santo, come un uomo, volendo e macchinando, può diventare signore d’uomini. Un martirio è sempre il disegno di Dio, per il Suo amore degli uomini, per ammonirli e guidarli, per ricondurli alle Sue vie. Non è mai il disegno dell’uomo; ché il vero martire è colui che è divenuto strumento di Dio, che ha perduto la propria volontà nella volontà di Dio, e che non desidera più nulla per sé, neppure la gloria d’essere martire. Così dunque, come in terra la Chiesa piange e si rallegra a un tempo, in un modo che il mondo non può comprendere; così in Cielo i Santi sono altissimi, essendosi fatti bassissimi, e sono veduti non come noi li vediamo, ma nella luce della Divinità da cui traggono il loro essere. Vi ho parlato oggi, cari figli di Dio, dei martiri del passato, chiedendovi di ricordare specialmente il nostro martire di Canterbury, il beato Arcivescovo Elphege; perché è conveniente, nel giorno della nascita di Cristo, ricordare quale sia quella Pace ch’Egli portò; e perché, cari figli, non credo che vi predicherò mai più; e perché è possibile che fra breve tempo abbiate ancora un altro martire, e quello forse non l’ultimo. Vorrei che serbaste nei vostri cuori queste parole che dico, e che le ripensaste in un altro tempo. Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen. |
Atto 2, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| CORO | Canta l’uccello nel Sud? Solo l’uccello marino grida, sospinto verso terra dalla tempesta. Quale segno della primavera dell’anno? Solo la morte del vecchio: non un fremito, non un germoglio, non un respiro. Cominciano i giorni ad allungarsi? Più lungo e più buio il giorno, più breve e più fredda la notte. Immobile e soffocante l’aria: ma un vento è raccolto in Oriente. Il corvo affamato siede nel campo, attento; e nel bosco La civetta ripete la nota vuota della morte. Quali segni di un’amara primavera? Il vento raccolto in Oriente. Come, nel tempo della nascita di Nostro Signore, nel tempo di Natale, Non v’è pace in terra, benevolenza fra gli uomini? La pace di questo mondo è sempre incerta, se gli uomini non serbano la pace di Dio. E la guerra fra gli uomini contamina questo mondo, ma la morte nel Signore lo rinnova, E il mondo dev’essere mondato nell’inverno, o non avremo che Un’aspra primavera, un’estate riarsa, un raccolto vuoto. Fra il Natale e la Pasqua quale opera sarà compiuta? L’aratore uscirà in marzo e rivolterà la stessa terra Che ha già rivoltato, l’uccello canterà lo stesso canto. Quando la foglia spunta sull’albero, quando il sambuco e il biancospino Erompono sopra il ruscello, e l’aria è tersa e alta, E le voci trillano alle finestre, e i bambini ruzzolano davanti alla porta, Quale opera sarà stata compiuta, quale torto Coprirà il canto dell’uccello, coprirà l’albero verde, quale torto Coprirà la terra fresca? Attendiamo, e il tempo è breve Ma l’attesa è lunga. |
| (didascalia) | [Entra il PRIMO SACERDOTE preceduto da uno stendardo di Santo Stefano. I versi cantati sono in corsivo.] |
| PRIMO SACERDOTE | Dal Natale un giorno: e il giorno di Santo Stefano, Primo Martire. I principi inoltre sedettero, e testimoniarono il falso contro di me. Un giorno che fu sempre carissimo all’Arcivescovo Thomas. Ed egli si inginocchiò e gridò a gran voce: Signore, non imputare loro questo peccato. I principi inoltre sedettero. |
| (didascalia) | [Si ode l’Introito di Santo Stefano] |
| (didascalia) | [Entra il SECONDO SACERDOTE, preceduto da uno stendardo di San Giovanni Apostolo.] |
| SECONDO SACERDOTE | Da Santo Stefano un giorno: e il giorno di San Giovanni Apostolo. In mezzo all’assemblea egli aprì la sua bocca. Ciò che era da principio, ciò che abbiamo udito, Ciò che abbiamo veduto con i nostri occhi, e le nostre mani hanno toccato Del verbo della vita; ciò che abbiamo veduto e udito Noi lo annunciamo a voi. In mezzo all’assemblea. |
| (didascalia) | [Si ode l’Introito di San Giovanni] |
| (didascalia) | [Entra il TERZO SACERDOTE, preceduto da uno stendardo dei Santi Innocenti.] |
| TERZO SACERDOTE | Da San Giovanni Apostolo un giorno: e il giorno dei Santi Innocenti. Dalla bocca dei pargoli stessi, o Dio. Come voce di molte acque, di tuono, di arpe, Cantavano come un canto nuovo. Il sangue dei tuoi santi hanno versato come acqua, E non vi fu chi li seppellisse. Vendica, o Signore, Il sangue dei tuoi santi. In Rama, una voce udita, un pianto. Dalla bocca dei pargoli stessi, o Dio! |
| (didascalia) | [I SACERDOTI stanno insieme con gli stendardi dietro di loro] |
| PRIMO SACERDOTE | Dai Santi Innocenti un giorno: il quarto giorno dal Natale. I TRE SACERDOTI. Rallegriamoci tutti, celebrando il giorno santo. |
| PRIMO SACERDOTE | Come per il popolo, così anche per sé, egli offre per i peccati. Egli dà la sua vita per le pecore. I TRE SACERDOTI. Rallegriamoci tutti, celebrando il giorno santo. |
| PRIMO SACERDOTE | Oggi? |
| SECONDO SACERDOTE | Oggi, che cos’è oggi? Ché il giorno è già a mezzo. |
| PRIMO SACERDOTE | Oggi, che cos’è oggi? nient’altro che un giorno, il crepuscolo dell’anno. |
| SECONDO SACERDOTE | Oggi, che cos’è oggi? Un’altra notte, e un’altra alba. |
| TERZO SACERDOTE | Qual è il giorno che sappiamo di sperare o di temere? Ogni giorno è il giorno da cui dovremmo temere o sperare. Un istante Pesa come un altro. Solo nel ripensare, nello scegliere, Diciamo: quello fu il giorno. L’istante critico Che è sempre ora, e qui. Anche ora, in sordidi particolari Può apparire il disegno eterno. |
| (didascalia) | [Entrano i QUATTRO CAVALIERI. Gli stendardi scompaiono] |
| PRIMO CAVALIERE | Servitori del Re. |
| PRIMO SACERDOTE | E a noi noti. Siate i benvenuti. Avete cavalcato a lungo? |
| PRIMO CAVALIERE | Non molto oggi, ma affari urgenti Ci han portati di Francia. Cavalcammo duro, Prendemmo nave ieri, sbarcammo la scorsa notte, Avendo affari con l’Arcivescovo. |
| SECONDO CAVALIERE | Affari urgenti. |
| TERZO CAVALIERE | Dal Re. |
| SECONDO CAVALIERE | Per ordine del Re. |
| PRIMO CAVALIERE | I nostri uomini sono fuori. |
| PRIMO SACERDOTE | Conoscete l’ospitalità dell’Arcivescovo. Stiamo per andare a cena. Il buon Arcivescovo si dorrebbe Se non vi offrissimo accoglienza Prima dei vostri affari. Cenate con noi, vi prego. Anche dei vostri uomini si avrà cura. La cena prima degli affari. Vi piace il maiale arrosto? |
| PRIMO CAVALIERE | Gli affari prima della cena. Arrostiremo il vostro maiale Prima, e poi ce ne ciberemo. |
| SECONDO CAVALIERE | Dobbiamo vedere l’Arcivescovo. |
| TERZO CAVALIERE | Va’, di’ all’Arcivescovo Che non abbiamo bisogno della sua ospitalità. Ci troveremo la cena da noi. PRIMO SACERDOTE [a un inserviente]. Va’, dillo a Sua Signoria. |
| QUARTO CAVALIERE | Quanto ancora ci farete aspettare? |
| (didascalia) | [Entra THOMAS] |
| QUARTO CAVALIERE | THOMAS [ai SACERDOTI]. Per quanto certa sia la nostra attesa L’istante previsto può giungere inatteso Quando giunge. Viene quando siamo Assorti in faccende d’altra urgenza. Sul mio tavolo troverete Le carte in ordine, e i documenti firmati. [Ai CAVALIERI]. Siate i benvenuti, qualunque sia il vostro affare. Dite, da parte del Re? |
| PRIMO CAVALIERE | Sicurissimamente da parte del Re. Dobbiamo parlarvi soli. THOMAS [ai SACERDOTI] Lasciateci dunque soli. Ora, di che si tratta? |
| PRIMO CAVALIERE | Questo è l’affare. I TRE CAVALIERI. Voi siete l’Arcivescovo in rivolta contro il Re; in ribellione contro il Re e la legge del paese; Voi siete l’Arcivescovo che fu fatto dal Re; che egli pose al vostro posto per eseguire il suo comando. Voi siete il suo servo, il suo strumento e il suo fantoccio, Portavate i suoi favori sulle spalle, Ogni vostro onore l’aveste dalla sua mano; da lui aveste il potere, il sigillo e l’anello. Questi è l’uomo che fu figlio d’un bottegaio: il monello di scala di servizio nato a Cheapside; Questa è la creatura che strisciò addosso al Re; gonfia di sangue e gonfia d’orgoglio. Strisciando fuori dal fango di Londra, Arrampicandosi come un pidocchio sulla vostra camicia, L’uomo che ingannò, truffò, mentì; ruppe il suo giuramento e tradì il suo Re. |
| THOMAS | Questo non è vero. Sia prima sia dopo aver ricevuto l’anello Sono stato suddito leale al Re. Salvo il mio ordine, sono ai suoi comandi, Come il suo più fedele vassallo del paese. |
| PRIMO CAVALIERE | Salvo il vostro ordine! che il vostro ordine vi salvi — Come io non credo sia probabile faccia. Salva la vostra ambizione, ecco che intendete, Salvi il vostro orgoglio, l’invidia e la bile. |
| SECONDO CAVALIERE | Salve la vostra insolenza e la vostra avidità. Non ci chiederete di pregare Dio per voi, nel vostro bisogno? |
| TERZO CAVALIERE | Sì, pregheremo per voi! |
| PRIMO CAVALIERE | Sì, pregheremo per voi! I TRE CAVALIERI. Sì, pregheremo che Dio vi aiuti! |
| THOMAS | Ma, signori, il vostro affare Che dicevate tanto urgente, è solo Rimbrottare e bestemmiare? |
| PRIMO CAVALIERE | Quella era solo La nostra indignazione, di sudditi leali. |
| THOMAS | Leali? a chi? |
| PRIMO CAVALIERE | Al Re! |
| SECONDO CAVALIERE | Il Re! |
| TERZO CAVALIERE | Il Re! I TRE CAVALIERI. Dio lo benedica! |
| THOMAS | Allora la vostra nuova veste di lealtà sia portata Con cura, sì che non sia macchiata o strappata. Avete qualcosa da dire? |
| PRIMO CAVALIERE | Per comando del Re. Lo diremo adesso? |
| SECONDO CAVALIERE | Senza indugio, Prima che la vecchia volpe scappi via. |
| THOMAS | Ciò che avete da dire Per comando del Re — se è comando del Re — Va detto in pubblico. Se muovete accuse, In pubblico allora le confuterò. |
| PRIMO CAVALIERE | No! qui e ora! |
| (didascalia) | [Fanno per assalirlo, ma i sacerdoti e gli inservienti tornano e quietamente si frappongono.] |
| THOMAS | Ora e qui! |
| PRIMO CAVALIERE | Dei vostri misfatti passati non farò menzione. Sono troppo bene noti. Ma quando la discordia Ebbe fine, in Francia, e voi foste rivestito Del vostro antico privilegio, come mostraste gratitudine? Eravate fuggito d’Inghilterra, non esiliato Né minacciato, badate; ma nella speranza Di suscitar torbidi nei domini francesi. Seminaste discordia all’estero, calunniaste Il Re presso il Re di Francia, presso il Papa, Levando contro di lui false opinioni. |
| SECONDO CAVALIERE | Pure il Re, per la sua carità. E spinto dai vostri amici, offrì clemenza. Fece patto di pace, e finita ogni contesa Vi rimandò alla vostra Sede come chiedevate. |
| TERZO CAVALIERE | E sepolta la memoria delle vostre trasgressioni Restituì i vostri onori e i vostri possessi. Tutto fu concesso di quanto chiedeste: Pure come, ripeto, mostraste gratitudine? |
| PRIMO CAVALIERE | Sospendendo coloro che avevano incoronato il giovane principe, Negando la legalità della sua incoronazione. |
| SECONDO CAVALIERE | Legandoli con le catene dell’anatema. |
| TERZO CAVALIERE | Usando ogni mezzo in vostro potere per scacciare I fedeli servitori del Re, ognuno che tratta I suoi affari in sua assenza, gli affari della nazione. |
| PRIMO CAVALIERE | Questi sono i fatti. Dite dunque se vi contenterete Di rispondere al cospetto del Re. Per questo fummo mandati. |
| THOMAS | Non fu mai mio desiderio Scoronare il figlio del Re, né diminuire Il suo onore e il suo potere. Perché dovrebbe volere Privare del mio popolo me e tenermi lontano dai miei E ordinarmi di sedere a Canterbury, solo? Gli augurerei tre corone anziché una, E quanto ai vescovi, non è il mio giogo Quello che è posto su loro, né mio è revocarlo. Vadano dal Papa. Fu lui a condannarli. |
| PRIMO CAVALIERE | Per mezzo vostro furono sospesi. |
| SECONDO CAVALIERE | Da voi sia ciò emendato. |
| TERZO CAVALIERE | Assolveteli. |
| PRIMO CAVALIERE | Assolveteli. |
| THOMAS | Non nego Che ciò fu fatto per mezzo mio. Ma non son io Che possa sciogliere chi il Papa ha legato. Vadano da lui, su cui ricade Il loro disprezzo verso di me, il loro disprezzo verso la Chiesa mostrato. |
| PRIMO CAVALIERE | Sia come sia, ecco il comando del Re: Che voi e i vostri servi partiate da questa terra. |
| THOMAS | Se questo è il comando del Re, oserò Dire: sette anni fu il mio popolo senza La mia presenza; sette anni di miseria e di dolore. Sette anni mendicante d’una carità straniera Indugiai all’estero: sette anni non son brevità. Non riavrò indietro quei sette anni. Mai più, non ne abbiate dubbio, Correrà il mare tra il pastore e il suo gregge. |
| PRIMO CAVALIERE | La giustizia del Re, la maestà del Re, Voi le insultate con grossa indegnità; Insolente forsennato, che nulla trattiene Dal proscrivere i suoi servi e i suoi ministri. |
| THOMAS | Non son io che insulto il Re, E v’è chi è più alto di me o del Re. Non son io, Becket di Cheapside, Non è contro di me, Becket, che vi accanite. Non è Becket che pronuncia la condanna, Ma la Legge della Chiesa di Cristo, il giudizio di Roma. |
| PRIMO CAVALIERE | Prete, avete parlato a rischio della vita. |
| SECONDO CAVALIERE | Prete, avete parlato in pericolo del coltello. |
| TERZO CAVALIERE | Prete, avete parlato perfidia e tradimento. I TRE CAVALIERI. Prete! traditore, confermato nel misfatto. |
| THOMAS | Sottometto la mia causa al giudizio di Roma. Ma se mi uccidete, sorgerò dalla mia tomba Per portare la mia causa dinanzi al trono di Dio. |
| (didascalia) | [Esce] |
| QUARTO CAVALIERE | Prete! monaco! e servo! prendete, tenete, fermate, Trattenete quest’uomo, in nome del Re. |
| PRIMO CAVALIERE | O risponderne coi vostri corpi. |
| SECONDO CAVALIERE | Basta parole. I QUATTRO CAVALIERI. Veniamo per la giustizia del Re, veniamo con le spade. |
| (didascalia) | [Escono] |
| CORO | Li ho fiutati, i portatori di morte, i sensi si acuiscono Per sottili presagi; ho udito Zufolare nella notte, nel tempo notturno, zufolare e civette, ho visto a mezzogiorno Ali squamose obliquare sopra, enormi e ridicole. Ho gustato Il sapore di carne putrida nel cucchiaio. Ho sentito Il sollevarsi della terra al calar della notte, inquieto, assurdo. Ho udito Risa nei versi di bestie che fanno versi strani: sciacallo, somaro, taccola; il rumore frusciante del topo e del gerboa; il riso della strolaga, l’uccello lunatico. Ho visto Colli grigi torcersi, code di ratto attorcigliarsi, nella luce densa dell’alba. Ho mangiato Creature lisce ancora vive, col forte sapore salato delle cose viventi sotto il mare; ho gustato L’aragosta viva, il granchio, l’ostrica, la buccina e il gambero; e vivono e figliano nelle mie viscere, e le mie viscere si dissolvono nella luce dell’alba. Ho fiutato La morte nella rosa, la morte nella malvarosa, nel pisello odoroso, nel giacinto, nella primula e nella primavera odorosa. Ho visto Tronco e corno, zanna e zoccolo, in luoghi strani; Ho giaciuto sul fondo del mare e respirato col respiro dell’attinia, inghiottito con l’ingurgitare della spugna. Ho giaciuto nel suolo e criticato il verme. Nell’ aria Ho civettato col passaggio del nibbio, mi sono tuffata col nibbio e rannicchiata con lo scricciolo. Ho sentito Il corno dello scarabeo, la squama della vipera, la pelle mobile dura insensibile dell’elefante, il fianco sfuggente del pesce. Ho fiutato La corruzione nel piatto, l’incenso nella latrina, la fogna nell’ incenso, l’odore di sapone dolce nel sentiero del bosco, un infernale profumo dolce nel sentiero del bosco, mentre il suolo si sollevava. Ho visto Anelli di luce avvolgersi in giù, discendere All’orrore della scimmia. Non ho forse saputo, non saputo Ciò che stava per essere? Era qui, in cucina, nel corridoio, Nelle scuderie nel fienile nella stalla nella piazza del mercato Nelle nostre vene le nostre viscere i nostri teschi così bene Così bene come nei complotti dei potentati Così bene come nelle consultazioni delle potenze. Ciò che è tessuto sul telaio del fato Ciò che è tessuto nei consigli dei principi È tessuto anche nelle nostre vene, nei nostri cervelli, È tessuto come un disegno di vermi vivi Nelle budella delle donne di Canterbury. Li ho fiutati, i portatori di morte; ora è troppo tardi Per agire, troppo presto per la contrizione. Nulla è possibile se non lo svenimento vergognoso Di chi acconsente all’ultima umiliazione. Ho acconsentito, Signore Arcivescovo, ho acconsentito. Sono strappata via, soggiogata, violata, Unita alla carne spirituale della natura, Padroneggiata dalle potenze animali dello spirito, Dominata dalla brama della demolizione di sé, Dalla finale totale estrema morte dello spirito, Dalla finale estasi di spreco e di vergogna, O Signore Arcivescovo, o Thomas Arcivescovo, perdonaci, perdonaci, prega per noi perché possiamo pregare per te, dalla nostra vergogna. |
| (didascalia) | [Entra THOMAS] |
| THOMAS | Pace, e siate in pace coi vostri pensieri e con le vostre visioni. Queste cose dovevano venire a voi e voi accettarle, Questa è la vostra parte dell’eterno fardello, Della gloria perpetua. Questo è un istante, Ma sappiate che un altro Vi trafiggerà d’una gioia dolorosa e improvvisa Quando la figura del disegno di Dio sarà compiuta. Dimenticherete queste cose, faticando nella casa, Le ricorderete, mormorando accanto al fuoco, Quando l’età e l’oblio addolciranno la memoria Solo come un sogno che è stato narrato spesso E spesso mutato nel narrarlo. Sembreranno irreali. Il genere umano non può sopportare troppa realtà. |
| (didascalia) | [Entrano i SACERDOTI] |
| THOMAS | SACERDOTI [uno dopo l’altro]. Mio Signore, non dovete fermarvi qui. Alla chiesa. Attraverso il chiostro. Non c’è tempo da perdere. Stanno tornando, armati. All’altare, all’altare. |
| THOMAS | Tutta la vita sono venuti, questi passi. Tutta la vita Ho atteso. La morte verrà solo quando ne sarò degno, E se ne sono degno, non v’è pericolo. Non mi resta dunque che rendere perfetta la mia volontà. SACERDOTI, Mio Signore, stanno venendo. Sfonderanno tra poco. Sarete ucciso. Venite all’altare. Affrettatevi, mio Signore. Non state qui a parlare. Non è giusto. Che sarà di noi, mio Signore, se sarete ucciso; che sarà di noi? |
| THOMAS | Pace! tacete! ricordate dove siete, e che cosa sta accadendo; Nessuna vita è qui cercata se non la mia, E io non sono in pericolo: solo vicino alla morte. |
| SACERDOTI | Mio Signore, ai vespri! Non dovete mancare ai vespri. Non dovete mancare all’ufficio divino. Ai vespri. Nella Cattedrale! |
| THOMAS | Andate ai vespri, ricordatemi nelle vostre preghiere. Troveranno qui il pastore; il gregge sarà risparmiato. Ho avuto un tremito di beatitudine, un cenno del cielo, un sussurro, E non voglio più esserne privato; ogni cosa Procede a una gioiosa consumazione. |
| SACERDOTI | Afferratelo! forzatelo! trascinatelo! |
| THOMAS | Giù le mani! |
| SACERDOTI | Ai vespri! Presto. |
| (didascalia) | [Lo trascinano via. Mentre il CORO parla, la scena muta nella cattedrale.] |
| SACERDOTI | CORO [mentre un Dies Iræe è cantato in latino da un coro in lontananza]. Intorpidisci la mano e asciuga la palpebra, Placa l’orrore, ma più orrore Che quando lacera nel ventre. Placa l’orrore, ma più orrore Che quando torce nelle dita, Che quando spacca nel cranio. Più che passo nel corridoio, Più che ombra sulla soglia, Più che furia nella sala. Gli agenti dell’inferno spariscono, gli umani, si riducono e si dissolvono In polvere sul vento, dimenticati, irricordabili; solo è qui Il volto bianco e piatto della Morte, silenzioso servo di Dio, E dietro il volto della Morte il Giudizio E dietro il Giudizio il Vuoto, più orrendo delle attive forme dell’inferno; Vacuità, assenza, separazione da Dio; L’orrore del viaggio senza sforzo, verso la terra vuota Che non è terra, solo vacuità, assenza, il Vuoto, Dove coloro che furono uomini non possono più volgere la mente Alla distrazione, all’illusione, alla fuga nel sogno, alla finzione, Dove l’anima non è più ingannata, ché non vi sono oggetti, non toni, Non colori, non forme che distraggano, che distolgano l’anima Dal vedere se stessa, turpemente unita per sempre, nulla con nulla, Non ciò che chiamiamo morte, ma ciò che oltre la morte non è morte, Noi temiamo, noi temiamo. Chi allora perorerà per me, Chi intercederà per me, nel mio massimo bisogno? Morto sul legno, mio Salvatore, Non sia vana la Tua fatica; Aiutami, Signore, nell’ultimo timore. Polvere io sono, alla polvere mi piego, Dal giudizio finale incombente Aiutami, Signore, ché la morte è vicina. |
| (didascalia) | [Nella cattedrale. THOMAS e i SACERDOTI] |
| SACERDOTI | Sbarrate la porta. Sbarrate la porta La porta è sbarrata. Siamo salvi. Siamo salvi. Non osano irrompere. Non possono irrompere. Non ne hanno la forza. Siamo salvi. Siamo salvi. |
| THOMAS | Togliete le sbarre! spalancate le porte! Non voglio che la casa della preghiera, la chiesa di Cristo, Il santuario, sia mutata in fortezza. La Chiesa proteggerà i suoi, a suo modo, non Come quercia e pietra; pietra e quercia si corrompono, Non danno sostegno, ma la Chiesa durerà. La Chiesa sarà aperta, anche ai nostri nemici. Aprite la porta! |
| SACERDOTI | Mio Signore! questi non sono uomini, questi non vengono come vengono gli uomini, ma Come bestie impazzite. Non vengono come uomini, che Rispettano il santuario, che s’inginocchiano al Corpo di Cristo, Ma come bestie. Sbarrereste la porta Contro il leone, il leopardo, il lupo o il cinghiale, Perché non di più Contro bestie con anime d’uomini dannati, contro uomini Che si dannerebbero a bestie. Mio Signore! Mio Signore! |
| THOMAS | Mi credete temerario, disperato e folle. Argomentate dai risultati, come fa questo mondo, Per stabilire se un atto sia buono o cattivo. Vi rimettete al fatto. Per ogni vita e ogni atto Si possono mostrare conseguenze di bene e di male. E poiché nel tempo i risultati di molte azioni si mescolano Così il bene e il male alla fine si confondono. Non è nel tempo che la mia morte sarà conosciuta; È fuori dal tempo che la mia decisione è presa Se decisione chiamate quella A cui tutto il mio essere dà intero consenso. Io do la mia vita Alla Legge di Dio sopra la Legge dell’Uomo. Togliete le sbarre! togliete le sbarre! Non siamo qui per trionfare combattendo, con stratagemmi, o con la resistenza, Non per lottare con le bestie da uomini. Abbiamo combattuto la bestia E abbiamo vinto. Ci resta solo di vincere Ora, col patire. Questa è la vittoria più facile. Ora è il trionfo della Croce, ora Aprite la porta! Lo comando. APRITE LA PORTA! |
| (didascalia) | [La porta è aperta. Entrano i CAVALIERI, un po’ brilli] |
| SACERDOTI | Di qua, mio Signore! Presto. Su per la scala. Al tetto. Alla cripta. Presto. Venite. Forzatelo. |
| CAVALIERI | Dov’è Becket, il traditore del Re? Dov’è Becket, il prete intrigante? Scendi Daniele nella fossa dei leoni, Scendi Daniele per il marchio della bestia. Sei lavato nel sangue dell’Agnello? Sei segnato col marchio della bestia? Scendi Daniele nella fossa dei leoni, Scendi Daniele e unisciti al banchetto. Dov’è Becket il monello di Cheapside? Dov’è Becket il prete infedele? Scendi Daniele nella fossa dei leoni, Scendi Daniele e unisciti al banchetto. |
| THOMAS | È il giusto che, Come leone ardito, dev’essere senza timore. Io sono qui. Non traditore del Re. Sono un sacerdote, Un cristiano, salvato dal sangue di Cristo, Pronto a patire col mio sangue. Questo è sempre il segno della Chiesa. Il segno del sangue. Sangue per sangue. Il Suo sangue dato per comprare la mia vita, Il mio sangue dato per pagare la Sua morte, La mia morte per la Sua morte. |
| PRIMO CAVALIERE | Assolvete tutti coloro che avete scomunicato. |
| SECONDO CAVALIERE | Rinunciate ai poteri che vi siete arrogato. |
| TERZO CAVALIERE | Restituite al Re il denaro di cui vi siete appropriato. |
| PRIMO CAVALIERE | Rinnovate l’obbedienza che avete violato. |
| THOMAS | Per il mio Signore son pronto ora a morire, Perché la sua Chiesa abbia pace e libertà. Fate di me ciò che volete, a vostro danno e vergogna; Ma nessuno dei miei, in nome di Dio, Sia laico o chierico, toccherete. Questo io vieto. |
| CAVALIERI | Traditore! traditore! traditore! |
| THOMAS | Tu, Reginald, tre volte traditore tu: Traditore verso di me come mio vassallo temporale, Traditore verso di me come tuo signore spirituale, Traditore verso Dio nel profanare la Sua Chiesa. |
| PRIMO CAVALIERE | Nessuna fede devo a un rinnegato, E ciò che devo ora sarà pagato. |
| THOMAS | Ora a Dio Onnipotente, alla Beata Maria sempre Vergine, al beato Giovanni Battista, ai santi apostoli Pietro e Paolo, al beato martire Dionigi, e a tutti i Santi, raccomando la mia causa e quella della Chiesa. Mentre i CAVALIERI lo uccidono, udiamo il |
| CORO | Rischiarate l’aria! mondate il cielo! lavate il vento! togliete pietra da pietra e lavatele. La terra è immonda, l’acqua è immonda, le nostre bestie e noi stessi contaminati di sangue. Una pioggia di sangue mi ha accecato gli occhi. Dov’è l’Inghilterra? dov’è il Kent? dov’è Canterbury? Oh lontano lontano lontano lontano nel passato; e io vago in una terra di rami sterili: se li spezzo, sanguinano; vago in una terra di pietre secche: se le tocco sanguinano. Come come potrò mai tornare alle miti quiete stagioni? Notte resta con noi, fermati sole, trattieni la stagione, che il giorno non venga, che la primavera non venga. Potrò guardare di nuovo il giorno e le sue cose comuni, e vederle tutte imbrattate di sangue, attraverso una cortina di sangue cadente? Non desideravamo che accadesse nulla. Comprendevamo la catastrofe privata, La perdita personale, la miseria generale, Il vivere e il vivere a metà; Il terrore di notte che finisce nell’azione quotidiana, Il terrore di giorno che finisce nel sonno; Ma il parlare nella piazza del mercato, la mano sulla scopa, L’ammucchiare le ceneri nella notte, nel tempo notturno, Il combustibile posto sul fuoco allo spuntar del giorno, Questi atti segnavano un limite al nostro patire. Ogni orrore aveva la sua definizione, Ogni dolore aveva una sorta di fine: Nella vita non c’è tempo per un lungo lutto. Ma questo, questo è fuori dalla vita, questo è fuori dal tempo, Un’istantanea eternità di male e di torto. Siamo lordate da una sozzura che non possiamo mondare, unite a soprannaturali vermi, Non siamo noi sole, non è la casa, non è la città a essere contaminata, Ma il mondo che è tutto immondo. Rischiarate l’aria! mondate il cielo! lavate il vento! togliete la pietra dalla pietra, togliete la pelle dal braccio, togliete il muscolo dall’ osso, e lavateli. Lavate la pietra, lavate l’osso, lavate il cervello, lavate l’anima, lavateli lavateli! |
| (didascalia) | [I CAVALIERI, compiuto l’assassinio, avanzano al proscenio e si rivolgono al pubblico.] |
| PRIMO CAVALIERE | Vi preghiamo di concederci la vostra attenzione per qualche momento. Sappiamo che potreste essere inclini a giudicare sfavorevolmente il nostro atto. Siete inglesi, e perciò credete nel fair play: e quando vedete un uomo assalito da quattro, le vostre simpatie vanno tutte al più debole. Rispetto simili sentimenti, li condivido. Nondimeno, mi appello al vostro senso dell’onore. Siete inglesi, e perciò non giudicherete alcuno senza aver ascoltato entrambe le parti della causa. Ciò è conforme al nostro antico principio del Processo per Giuria. Io non mi sento qualificato a esporvi il nostro caso. Sono uomo d’azione e non di parole. Per questa ragione non farò altro che presentare gli altri oratori, i quali, con le loro varie capacità e i loro diversi punti di vista, sapranno esporvi i meriti di questo problema estremamente complesso. Chiamerò a parlare per primo il nostro membro più anziano, mio vicino in campagna: il barone William de Traci. |
| TERZO CAVALIERE | Temo di non essere affatto un oratore così esperto come il mio vecchio amico Reginald Fitz Urse vorrebbe farvi credere. Ma c’è una cosa che vorrei dire, e farei bene a dirla subito. È questa: in ciò che abbiamo fatto, e qualunque cosa ne pensiate, siamo stati perfettamente disinteressati. [Gli altri CAVALIERI: «Bene! bene!»] Non ne ricaviamo nulla. Abbiamo assai più da perdere che da guadagnare. Siamo quattro semplici inglesi che mettono al primo posto il proprio paese. Oso dire che non abbiamo fatto una gran bella impressione quando siamo entrati poc’anzi. Il fatto è che sapevamo d’aver assunto un compito piuttosto duro; parlo solo per me, ma avevo bevuto parecchio — di solito non sono un bevitore — per farmi coraggio. Quando si viene al punto, ripugna davvero uccidere un Arcivescovo, specie se si è stati educati nelle buone tradizioni della Chiesa. Se dunque siamo parsi un po’ turbolenti, capirete il perché; e da parte mia ne sono terribilmente spiacente. Ci rendevamo conto che questo era il nostro dovere, ma pure dovemmo farci animo. E, come ho detto, non ne ricaviamo un soldo. Sappiamo perfettamente bene come andranno le cose. Il Re Enrico — Dio lo benedica — dovrà dire, per ragioni di stato, che non aveva mai voluto che ciò accadesse; e ci sarà uno scandalo tremendo; e nel migliore dei casi dovremo passare il resto della vita all’estero. E anche quando la gente ragionevole arriverà a vedere che l’Arcivescovo doveva essere tolto di mezzo — e personalmente io nutrivo per lui un’ammirazione immensa — avrete notato che bella figura ha fatto alla fine — non ci daranno alcuna gloria. No, ci siamo rovinati, su questo non c’è dubbio. Perciò, come ho detto in principio, riconosceteci almeno il merito d’essere stati completamente disinteressati in questa faccenda. Credo che sia press’a poco tutto quello che ho da dire. |
| PRIMO CAVALIERE | Credo saremo tutti d’accordo che William de Traci ha parlato bene e ha toccato un punto molto importante. Il nocciolo del suo argomento è questo: che siamo stati completamente disinteressati. Ma il nostro atto in sé richiede più giustificazione di questa; e dovete ascoltare gli altri oratori. Chiamerò ora Hugh de Morville, che ha compiuto uno studio speciale dell’arte di governo e del diritto costituzionale. Sir Hugh de Morville. |
| SECONDO CAVALIERE | Vorrei anzitutto tornare a un punto assai bene esposto dal nostro capo, Reginald Fitz Urse: che siete inglesi, e perciò le vostre simpatie vanno sempre al più debole. È lo spirito inglese del fair play. Ora il degno Arcivescovo, di cui ho molto ammirato le buone qualità, è stato per tutto il tempo presentato come il più debole. Ma è davvero così? Non mi appellerò alle vostre emozioni ma alla vostra ragione. Siete gente di buon senso e di testa dura, come vedo, e non vi lasciate abbindolare da ciarpame sentimentale. Vi chiedo dunque di considerare pacatamente: quali erano gli scopi dell’Arcivescovo? e quali sono gli scopi del Re Enrico? Nella risposta a queste domande sta la chiave del problema. Lo scopo del Re è stato perfettamente coerente. Durante il regno della defunta Regina Matilde e l’irruzione dell’infelice usurpatore Stefano, il regno era assai diviso. Il nostro Re vide che l’unica cosa necessaria era ristabilire l’ordine: frenare i poteri eccessivi del governo locale, che erano di solito esercitati per fini egoistici e spesso sediziosi, e riformare il sistema legale. Egli intendeva perciò che Becket, il quale si era dimostrato amministratore straordinariamente capace — nessuno lo nega — unisse in sé le cariche di Cancelliere e di Arcivescovo. Se Becket avesse assecondato i desideri del Re, avremmo avuto uno Stato quasi ideale: un’unione dell’amministrazione spirituale e temporale, sotto il governo centrale. Conoscevo bene Becket, in varie relazioni ufficiali; e posso dire di non aver mai conosciuto un uomo così bene qualificato per il più alto grado del Servizio Civile. E che accadde? Nel momento stesso in cui Becket, per istanza del Re, fu fatto Arcivescovo, rinunciò alla carica di Cancelliere, divenne più sacerdote dei sacerdoti, adottò ostentatamente e offensivamente un modo di vita ascetico, affermò immediatamente che v’era un ordine più alto di quello che il nostro Re, ed egli come servitore del Re, si erano per tanti anni sforzati di stabilire; e che — Dio sa perché — i due ordini erano incompatibili. Converrete con me che una simile ingerenza da parte di un Arcivescovo offende gli istinti di un popolo come il nostro. Fin qui, so di avere la vostra approvazione: la leggo sui vostri volti. È solo con le misure che abbiamo dovuto adottare, per rimettere le cose a posto, che siete in disaccordo. Nessuno deplora la necessità della violenza più di noi. Sfortunatamente, vi sono momenti in cui la violenza è l’unico mezzo con cui la giustizia sociale possa essere assicurata. In un altro tempo, condannereste un Arcivescovo con voto del Parlamento e lo giustiziereste formalmente come traditore, e nessuno dovrebbe portare il peso d’esser chiamato assassino. E in un tempo ancora più tardo, perfino misure così temperate diverrebbero superflue. Ma, se siete ora giunti a una giusta subordinazione delle pretese della Chiesa al bene dello Stato, ricordate che siamo noi ad aver fatto il primo passo. Siamo stati strumento nel produrre lo stato di cose che voi approvate. Abbiamo servito i vostri interessi; meritiamo il vostro applauso; e se v’è una qualsiasi colpa nella faccenda, dovete condividerla con noi. |
| PRIMO CAVALIERE | Morville ci ha dato molto su cui riflettere. Mi pare che abbia detto quasi l’ultima parola, per quanti abbiano saputo seguire il suo ragionamento assai sottile. Abbiamo però un altro oratore, che ha credo un altro punto di vista da esprimere. Se vi è ancora qualcuno non convinto, credo che Richard Brito, venendo com’egli viene da una famiglia insigne per la sua fedeltà alla Chiesa, saprà convincerlo. Richard Brito. |
| QUARTO CAVALIERE | Gli oratori che mi hanno preceduto, per non dire del nostro capo, Reginald Fitz Urse, hanno tutti parlato assai a proposito. Non ho nulla da aggiungere lungo le loro particolari linee argomentative. Ciò che ho da dire si può porre nella forma di una domanda: chi ha ucciso l’Arcivescovo? Poiché siete stati testimoni oculari di questa scena deplorevole, potrete provare qualche sorpresa nel sentirmela porre così. Ma considerate il corso degli eventi. Sono costretto, molto brevemente, a ripercorrere il terreno battuto dall’ultimo oratore. Finché il defunto Arcivescovo fu Cancelliere, nessuno, dopo il Re, fece di più per saldare insieme il paese, per dargli l’unità, la stabilità, l’ordine, la tranquillità e la giustizia di cui aveva tanto bisogno. Dal momento in cui divenne Arcivescovo, rovesciò completamente la sua politica; si mostrò del tutto indifferente alla sorte del paese, si mostrò, in verità, un mostro di egotismo. Questo egotismo crebbe in lui, finché divenne alla fine un’indubbia mania. Ho prove inoppugnabili che, prima di lasciare la Francia, egli profetizzò chiaramente, in presenza di numerosi testimoni, che non aveva molto da vivere, e che sarebbe stato ucciso in Inghilterra. Usò ogni mezzo di provocazione; dalla sua condotta, passo dopo passo, non si può trarre altra conclusione se non che avesse deciso una morte per martirio. Perfino all’ultimo, avrebbe potuto darci ragione: avete visto come eludeva le nostre domande. E quando ci ebbe deliberatamente esasperati oltre ogni umana sopportazione, avrebbe ancora potuto facilmente fuggire; avrebbe potuto tenersi lontano da noi abbastanza a lungo perché la nostra giusta ira si raffreddasse. Era proprio ciò che non voleva accadesse; insistette, mentre eravamo ancora infiammati d’ira, perché le porte fossero aperte. Occorre che dica di più? Credo che, con questi fatti davanti a voi, emetterete senza esitazione un verdetto di Suicidio in stato di Infermità Mentale. È l’unico verdetto caritatevole che possiate dare, su uno che era, dopo tutto, un grand’uomo. |
| PRIMO CAVALIERE | Grazie, Brito, credo che non vi sia altro da dire; e vi suggerisco di disperdervi ora tranquillamente verso le vostre case. Abbiate cura di non attardarvi in gruppi agli angoli delle strade, e non fate nulla che possa provocare un tumulto pubblico. |
| (didascalia) | [Escono i CAVALIERI] |
| PRIMO SACERDOTE | O padre, padre, andato via da noi, a noi perduto, Come ti troveremo, da quale luogo lontano Ci guardi dall’alto? Tu ora in Cielo, Chi ci guiderà ora, ci proteggerà, ci dirigerà? Dopo quale viaggio attraverso quale ulteriore terrore Ritroveremo la tua presenza? quando erediteremo La tua forza? La Chiesa giace privata di tutto, Sola, profanata, desolata, e i pagani costruiranno sulle rovine Il loro mondo senza Dio. Lo vedo. Lo vedo. |
| TERZO SACERDOTE | No. Ché la Chiesa è più forte per quest’atto, Trionfante nell’avversità. È fortificata Dalla persecuzione: suprema, finché gli uomini vorranno morire per lei. Andate, uomini deboli e tristi, anime perdute ed erranti, senza casa in terra o in cielo. Andate dove il tramonto arrossa l’ultima roccia grigia Di Bretagna, o le Colonne d’Ercole. Andate ad affrontare il naufragio sulle coste arcigne Dove i mori fanno prigionieri i cristiani; Andate ai mari del nord serrati dal ghiaccio Dove il fiato morto intorpidisce la mano, ottunde il cervello; Trovate un’oasi nel sole del deserto, Andate a cercare alleanza col saraceno pagano, A condividerne i riti immondi, e tentate di strappare La dimenticanza nelle sue corti libidinose. L’oblio alla fonte presso la palma da datteri; O sedete a mordervi le unghie in Aquitania. Nel piccolo cerchio del dolore dentro il cranio Ancora calpesterete e batterete un giro infinito Di pensiero, per giustificare a voi stessi il vostro atto, Tessendo una finzione che si disfa mentre la tessete, Camminando per sempre nell’inferno del far finta Che non è mai fede: questo è il vostro destino in terra E noi non dobbiamo pensare più a voi. |
| PRIMO SACERDOTE | O mio signore La cui gloria del nuovo stato ci è nascosta, Prega per noi per la tua carità. |
| SECONDO SACERDOTE | Ora al cospetto di Dio Congiunto con tutti i santi e i martiri che ti precedettero, Ricordati di noi. |
| TERZO SACERDOTE | Salga il nostro rendimento di grazie A Dio, che ci ha dato un altro Santo in Canterbury. CORO [mentre un Te Deum è cantato in latino da un coro in lontananza]. Ti lodiamo, o Dio, per la Tua gloria manifestata in tutte le creature della terra, Nella neve, nella pioggia, nel vento, nella tempesta; in tutte le Tue creature, tanto i cacciatori quanto i cacciati. Ché tutte le cose esistono solo in quanto vedute da Te, solo in quanto conosciute da Te, tutte le cose esistono Solo nella Tua luce, e la Tua gloria è proclamata anche in ciò che Ti nega; le tenebre proclamano la gloria della luce. Coloro che Ti negano non potrebbero negare, se Tu non esistessi; e la loro negazione non è mai completa, ché se lo fosse, essi non esisterebbero. Ti affermano vivendo; tutte le cose Ti affermano vivendo; l’ uccello nell’aria, tanto il falco quanto il fringuello; la bestia sulla terra, tanto il lupo quanto l’agnello; il verme nel suolo e il verme nel ventre. Perciò l’uomo, che Tu hai fatto perché fosse consapevole di Te, deve consapevolmente lodarTi, in pensiero e in parola e in opera. Anche con la mano sulla scopa, la schiena curva nel preparare il fuoco, il ginocchio piegato nel pulire il focolare, noi, le sfregatrici e le spazzine di Canterbury, La schiena curva sotto la fatica, il ginocchio piegato sotto il peccato, le mani al volto sotto la paura, il capo chino sotto il dolore, Anche in noi le voci delle stagioni, il tirar su col naso dell’inverno, il canto della primavera, il ronzio dell’estate, le voci delle bestie e degli uccelli, Ti lodano. Ti ringraziamo per le Tue misericordie di sangue, per la Tua redenzione mediante il sangue. Ché il sangue dei Tuoi martiri e santi Arricchirà la terra, creerà i luoghi santi. Ché ovunque un santo abbia dimorato, ovunque un martire abbia dato il suo sangue per il sangue di Cristo, Là è terra santa, e la santità non se ne dipartirà Sebbene gli eserciti la calpestino, sebbene i curiosi vengano a osservarla con le guide in mano; Da dove i mari occidentali rodono la costa di Iona, Fino alla morte nel deserto, alla preghiera in luoghi dimenticati presso la spezzata colonna imperiale, Da tale terra sgorga ciò che per sempre rinnova la terra Sebbene sia per sempre negato. Perciò, o Dio, Ti ringraziamo Che hai dato tale benedizione a Canterbury. Perdonaci, o Signore, ci riconosciamo come figura dell’ uomo comune, Degli uomini e delle donne che chiudono la porta e siedono accanto al fuoco; Che temono la benedizione di Dio, la solitudine della notte di Dio, la resa richiesta, la privazione inflitta; Che temono l’ingiustizia degli uomini meno della giustizia di Dio; Che temono la mano alla finestra, il fuoco nel tetto di paglia, il pugno nella taverna, la spinta nel canale, Meno di quanto temiamo l’amore di Dio. Riconosciamo la nostra trasgressione, la nostra debolezza, la nostra colpa; noi riconosciamo Che il peccato del mondo è sul nostro capo; che il sangue dei martiri e l’agonia dei santi È sul nostro capo. Signore, abbi pietà di noi. Cristo, abbi pietà di noi. Signore, abbi pietà di noi. Beato Thomas, prega per noi. LA RIUNIONE DI FAMIGLIA Personaggi AMY, LADY MONCHENSEY VEDOVA, IVY, VIOLET, e AGATHA, le sue sorelle minori |
| Speaker | Line |
|---|---|
| CHORUS | Here let us stand, close by the cathedral. Here let us wait. Are we drawn by danger? Is it the knowledge of safety, that draws our feet Towards the cathedral? What danger can be For us, the poor, the poor women of Canterbury? what tribulation With which we are not already familiar? There is no danger For us, and there is no safety in the cathedral. Some presage of an act Which our eyes are compelled to witness, has forced our feet Towards the cathedral. We are forced to bear witness. Since golden October declined into sombre November And the apples were gathered and stored, and the land became brown sharp points of death in a waste of water and mud, The New Year waits, breathes, waits, whispers in darkness. While the labourer kicks off a muddy boot and stretches his hand to the fire, The New Year waits, destiny waits for the coming. Who has stretched out his hand to the fire and remembered the Saints at All Hallows, Remembered the martyrs and saints who wait? and who shall Stretch out his hand to the fire, and deny his master? who shall be warm By the fire, and deny his master? Seven years and the summer is over Seven years since the Archbishop left us, He who was always kind to his people. But it would not be well if he should return. King rules or barons rule; We have suffered various oppression, But mostly we are left to our own devices, And we are content if we are left alone. We try to keep our households in order; The merchant, shy and cautious, tries to compile a little fortune, And the labourer bends to his piece of earth, earth-colour, his own colour, Preferring to pass unobserved. Now I fear disturbance of the quiet seasons: Winter shall come bringing death from the sea, Ruinous spring shall beat at our doors, Root and shoot shall eat our eyes and our ears, Disastrous summer burn up the beds of our streams And the poor shall wait for another decaying October. Why should the summer bring consolation For autumn fires and winter fogs? What shall we do in the heat of summer But wait in barren orchards for another October? Some malady is coming upon us. We wait, we wait, And the saints and martyrs wait, for those who shall be martyrs and saints. Destiny waits in the hand of God, shaping the still unshapen: I have seen these things in a shaft of sunlight. Destiny waits in the hand of God, not in the hands of statesmen Who do, some well, some ill, planning and guessing, Having their aims which turn in their hands in the pattern of time. Come, happy December, who shall observe you, who shall preserve you? Shall the Son of Man be born again in the litter of scorn? For us, the poor, there is no action, But only to wait and to witness. |
| (didascalia) | [Enter PRIESTS] |
| FIRST PRIEST | Seven years and the summer is over. Seven years since the Archbishop left us. |
| SECOND PRIEST | What does the Archbishop do, and our Sovereign Lord the Pope With the stubborn King and the French King In ceaseless intrigue, combinations, In conference, meetings accepted, meetings refused, Meetings unended or endless At one place or another in France? |
| THIRD PRIEST | I see nothing quite conclusive in the art of temporal government, But violence, duplicity and frequent malversation. King rules or barons rule: The strong man strongly and the weak man by caprice. They have but one law, to seize the power and keep it, And the steadfast can manipulate the greed and lust of others, The feeble is devoured by his own. |
| FIRST PRIEST | Shall these things not end Until the poor at the gate Have forgotten their friend, their Father in God, have forgotten That they had a friend? |
| (didascalia) | [Enter MESSENGER] |
| MESSENGER | Servants of God, and watchers of the temple, I am here to inform you, without circumlocution: The Archbishop is in England, and is close outside the city. I was sent before in haste To give you notice of his coming, as much as was possible, That you may prepare to meet him. |
| FIRST PRIEST | What, is the exile ended, is our Lord Archbishop Reunited with the King? what reconciliation Of two proud men? |
| THIRD PRIEST | What peace can be found To grow between the hammer and the anvil? |
| SECOND PRIEST | Tell us, Are the old disputes at an end, is the wall of pride cast down That divided them? Is it peace or war? |
| FIRST PRIEST | Does he come In full assurance, or only secure In the power of Rome, the spiritual rule, The assurance of right, and the love of the people? |
| MESSENGER | You are right to express a certain incredulity. He comes in pride and sorrow, affirming all his claims, Assured, beyond doubt, of the devotion of the people, Who receive him with scenes of frenzied enthusiasm, Lining the road and throwing down their capes, Strewing the way with leaves and late flowers of the season. The streets of the city will be packed to suffocation, And I think that his horse will be deprived of its tail, A single hair of which becomes a precious relic. He is at one with the Pope, and with the King of France, Who indeed would have liked to detain him in his kingdom: But as for our King, that is another matter. |
| FIRST PRIEST | But again, is it war or peace? |
| MESSENGER | Peace, but not the kiss of peace. A patched up affair, if you ask my opinion. And if you ask me, I think the Lord Archbishop Is not the man to cherish any illusions, Or yet to diminish the least of his pretensions. If you ask my opinion, I think that this peace Is nothing like an end, or like a beginning. It is common knowledge that when the Archbishop Parted from the King, he said to the King, My Lord, he said, I leave you as a man Whom in this life I shall not see again. I have this, I assure you, on the highest authority; There are several opinions as to what he meant, But no one considers it a happy prognostic. |
| (didascalia) | [Exit] |
| FIRST PRIEST | I fear for the Archbishop, I fear for the Church, I know that the pride bred of sudden prosperity Was but confirmed by bitter adversity. I saw him as Chancellor, flattered by the King. Liked or feared by courtiers, in their overbearing fashion, Despised and despising, always isolated, Never one among them, always insecure; His pride always feeding upon his own virtues, Pride drawing sustenance from impartiality, Pride drawing sustenance from generosity, Loathing power given by temporal devolution, Wishing subjection to God alone. Had the King been greater, or had he been weaker Things had perhaps been different for Thomas. |
| SECOND PRIEST | Yet our lord is returned. Our lord has come back to his own again. We have had enough of waiting, from December to dismal December. The Archbishop shall be at our head, dispelling dismay and doubt. He will tell us what we are to do, he will give us our orders, instruct us. Our Lord is at one with the Pope, and also the King of France. We can lean on a rock, we can feel a firm foothold Against the perpetual wash of tides of balance of forces of barons and landholders. The rock of God is beneath our feet. Let us meet the Archbishop with cordial thanksgiving: Our lord, our Archbishop returns. And when the Archbishop returns Our doubts are dispelled. Let us therefore rejoice, I say rejoice, and show a glad face for his welcome. I am the Archbishop’s man. Let us give the Archbishop welcome! |
| THIRD PRIEST | For good or ill, let the wheel turn. The wheel has been still, these seven years, and no good. For ill or good, let the wheel turn. For who knows the end of good or evil? Until the grinders cease And the door shall be shut in the street, And all the daughters of music shall be brought low. |
| CHORUS | Here is no continuing city, here is no abiding stay. Ill the wind, ill the time, uncertain the profit, certain the danger. O late late late, late is the time, late too late, and rotten the year; Evil the wind, and bitter the sea, and grey the sky, grey grey grey. O Thomas, return, Archbishop; return, return to France. Return. Quickly. Quietly. Leave us to perish in quiet. You come with applause, you come with rejoicing, but you come bringing death into Canterbury: A doom on the house, a doom on yourself, a doom on the world. We do not wish anything to happen. Seven years we have lived quietly, Succeeded in avoiding notice, Living and partly living. There have been oppression and luxury, There have been poverty and licence, There has been minor injustice. Yet we have gone on living, Living and partly living. Sometimes the corn has failed us, Sometimes the harvest is good, One year is a year of rain, Another a year of dryness, One year the apples are abundant, Another year the plums are lacking. Yet we have gone on living, Living and partly living. We have kept the feasts, heard the masses, We have brewed beer and cider, Gathered wood against the winter, Talked at the corner of the fire, Talked at the corners of streets, Talked not always in whispers, Living and partly living. We have seen births, deaths and marriages, We have had various scandals, We have been afflicted with taxes, We have had laughter and gossip, Several girls have disappeared Unaccountably, and some not able to. We have all had our private terrors, Our particular shadows, our secret fears. But now a great fear is upon us, a fear not of one but of many, A fear like birth and death, when we see birth and death alone In a void apart. We Are afraid in a fear which we cannot know, which we cannot face, which none understands, And our hearts are torn from us, our brains unskinned like the layers of an onion, our selves are lost lost In a final fear which none understands. O Thomas Archbishop, O Thomas our Lord, leave us and leave us be, in our humble and tarnished frame of existence, leave us; do not ask us To stand to the doom on the house, the doom on the Archbishop, the doom on the world. Archbishop, secure and assured of your fate, unaffrayed among the shades, do you realise what you ask, do you realise what it means To the small folk drawn into the pattern of fate, the small folk who live among small things. The strain on the brain of the small folk who stand to the doom of the house, the doom of their lord, the doom of the world? O Thomas, Archbishop, leave us, leave us, leave sullen Dover, and set sail for France. Thomas our Archbishop still our Archbishop even in France. Thomas Archbishop, set the white sail between the grey sky and the bitter sea, leave us, leave us for France. |
| SECOND PRIEST | What a way to talk at such a juncture! You are foolish, immodest and babbling women. Do you not know that the good Archbishop Is likely to arrive at any moment? The crowds in the streets will be cheering and cheering, You go on croaking like frogs in the treetops: But frogs at least can be cooked and eaten. Whatever you are afraid of, in your craven apprehension, Let me ask you at the least to put on pleasant faces, And give a hearty welcome to our good Archbishop. |
| (didascalia) | [Enter THOMAS] |
| THOMAS | Peace. And let them be, in their exaltation. They speak better than they know, and beyond your understanding. They know and do not know, what it is to act or suffer. They know and do not know, that action is suffering And suffering is action. Neither does the agent suffer Nor the patient act. But both are fixed In an eternal action, an eternal patience To which all must consent that it may be willed And which all must suffer that they may will it, That the pattern may subsist, for the pattern is the action And the suffering, that the wheel may turn and still Be forever still. |
| SECOND PRIEST | O my Lord, forgive me, I did not see you coming, Engrossed by the chatter of these foolish women. Forgive us, my Lord, you would have had a better welcome If we had been sooner prepared for the event. But your Lordship knows that seven years of waiting, Seven years of prayer, seven years of emptiness, Have better prepared our hearts for your coming, Than seven days could make ready Canterbury. However, I will have fires laid in all your rooms To take the chill off our English December, Your Lordship now being used to a better climate. Your Lordship will find your rooms in order as you left them. |
| THOMAS | And will try to leave them in order as I find them. I am more than grateful for all your kind attentions. These are small matters. Little rest in Canterbury With eager enemies restless about us. Rebellious bishops, York, London, Salisbury, Would have intercepted our letters, Filled the coast with spies and sent to meet me Some who hold me in bitterest hate. By God’s grace aware of their prevision I sent my letters on another day, Had fair crossing, found at Sandwich Broc, Warenne, and the Sheriff of Kent, Those who had sworn to have my head from me Only John, the Dean of Salisbury, Fearing for the King’s name, warning against treason, Made them hold their hands. So for the time We are unmolested. |
| FIRST PRIEST | But do they follow after? |
| THOMAS | For a little time the hungry hawk Will only soar and hover, circling lower, Waiting excuse, pretence, opportunity. End will be simple, sudden, God-given. Meanwhile the substance of our first act Will be shadows, and the strife with shadows. Heavier the interval than the consummation. All things prepare the event. Watch. |
| (didascalia) | [Enter FIRST TEMPTER] |
| FIRST TEMPTER | You see, my Lord, I do not wait upon ceremony: Here I have come, forgetting all acrimony, Hoping that your present gravity Will find excuse for my humble levity Remembering all the good time past. Your Lordship won’t despise an old friend out of favour? Old Tom, gay Tom, Becket of London, Your Lordship won’t forget that evening on the river When the King, and you and I were all friends together? Friendship should be more than biting Time can sever. What, my Lord, now that you recover Favour with the King, shall we say that summer’s over Or that the good time cannot last? Fluting in the meadows, viols in the hall, Laughter and apple-blossom floating on the water, Singing at nightfall, whispering in chambers, Fires devouring the winter season, Eating up the darkness, with wit and wine and wisdom! Now that the King and you are in amity, Clergy and laity may return to gaiety, Mirth and sportfulness need not walk warily. |
| THOMAS | You talk of seasons that are past. I remember Not worth forgetting. |
| TEMPTER | And of the new season. Spring has come in winter. Snow in the branches Shall float as sweet as blossoms. Ice along the ditches Mirror the sunlight. Love in the orchard Send the sap shooting. Mirth matches melancholy. |
| THOMAS | We do not know very much of the future Except that from generation to generation The same things happen again and again. Men learn little from others’ experience. But in the life of one man, never The same time returns. Sever The cord, shed the scale. Only The fool, fixed in his folly, may think He can turn the wheel on which he turns. |
| TEMPTER | My Lord, a nod is as good as a wink. A man will often love what he spurns. For the good times past, that are come again I am your man. |
| THOMAS | Not in this train Look to your behaviour. You were safer Think of penitence and follow your master. |
| TEMPTER | Not at this gait! If you go so fast, others may go faster. Your Lordship is too proud! The safest beast is not the one that roars most loud, This was not the way of the King our master! You were not used to be so hard upon sinners When they were your friends. Be easy, man! The easy man lives to eat the best dinners. Take a friend’s advice. Leave well alone, Or your goose may be cooked and eaten to the bone. |
| THOMAS | You come twenty years too late. |
| TEMPTER | Then I leave you to your fate. I leave you to the pleasures of your higher vices, Which will have to be paid for at higher prices. Farewell, my Lord, I do not wait upon ceremony, I leave as I came, forgetting all acrimony, Hoping that your present gravity Will find excuse for my humble levity. If you will remember me, my Lord, at your prayers, I’ll remember you at kissing-time below the stairs. |
| THOMAS | Leave-well-alone, the springtime fancy, So one thought goes whistling down the wind. The impossible is still temptation. The impossible, the undesirable, Voices under sleep, waking a dead world, So that the mind may not be whole in the present. |
| (didascalia) | [Enter SECOND TEMPTER] |
| SECOND TEMPTER | Your Lordship has forgotten me, perhaps. I will remind you. We met at Clarendon, at Northampton, And last at Montmirail, in Maine. Now that I have recalled them, Let us but set these not too pleasant memories In balance against other, earlier And weightier ones: those of the Chancellorship. See how the late ones rise! You, master of policy Whom all acknowledged, should guide the state again. |
| THOMAS | Your meaning? |
| TEMPTER | The Chancellorship that you resigned When you were made Archbishop — that was a mistake On your part — still may be regained. Think, my Lord, Power obtained grows to glory, Life lasting, a permanent possession. A templed tomb, monument of marble. Rule over men reckon no madness. |
| THOMAS | To the man of God what gladness? |
| TEMPTER | Sadness Only to those giving love to God alone. Shall he who held the solid substance Wander waking with deceitful shadows? Power is present. Holiness hereafter. |
| THOMAS | Who then? |
| TEMPTER | The Chancellor, King and Chancellor. King commands. Chancellor richly rules. This is a sentence not taught in the schools. To set down the great, protect the poor, Beneath the throne of God can man do more? Disarm the ruffian, strengthen the laws, Rule for the good of the better cause, Dispensing justice make all even, Is thrive on earth, and perhaps in heaven. |
| THOMAS | What means? |
| TEMPTER | Real power Is purchased at price of a certain submission. Your spiritual power is earthly perdition. Power is present, for him who will wield. |
| THOMAS | Who shall have it? |
| TEMPTER | He who will come. |
| THOMAS | What shall be the month? |
| TEMPTER | The last from the first. |
| THOMAS | What shall we give for it? |
| TEMPTER | Pretence of priestly power. |
| THOMAS | Why should we give it? |
| TEMPTER | For the power and the glory. |
| THOMAS | No! |
| TEMPTER | Yes! Or bravery will be broken, Cabined in Canterbury, realmless ruler, Self-bound servant of a powerless Pope, The old stag, circled with hounds. |
| THOMAS | No! |
| TEMPTER | Yes! men must manœuvre. Monarchs also, Waging war abroad, need fast friends at home. Private policy is public profit; Dignity still shall be dressed with decorum. |
| THOMAS | You forget the bishops Whom I have laid under excommunication. |
| TEMPTER | Hungry hatred Will not strive against intelligent self-interest. |
| THOMAS | You forget the barons. Who will not forget Constant curbing of petty privilege. |
| TEMPTER | Against the barons Is King’s cause, churl’s cause, Chancellor’s cause. |
| THOMAS | No! shall I, who keep the keys Of heaven and hell, supreme alone in England, Who bind and loose, with power from the Pope, Descend to desire a punier power? Delegate to deal the doom of damnation, To condemn kings, not serve among their servants, Is my open office. No! Go. |
| TEMPTER | Then I leave you to your fate. Your sin soars sunward, covering kings’ falcons. |
| THOMAS | Temporal power, to build a good world, To keep order, as the world knows order. Those who put their faith in worldly order Not controlled by the order of God, In confident ignorance, but arrest disorder, Make it fast, breed fatal disease, Degrade what they exalt. Power with the King — I was the King, his arm, his better reason. But what was once exaltation Would now be only mean descent. |
| (didascalia) | [Enter THIRD TEMPTER] |
| THIRD TEMPTER | I am an unexpected visitor. |
| THOMAS | I expected you. |
| TEMPTER | But not in this guise, or for my present purpose. |
| THOMAS | No purpose brings surprise. |
| TEMPTER | Well, my Lord, I am no trifler, and no politician. To idle or intrigue at court I have no skill. I am no courtier. I know a horse, a dog, a wench; I know how to hold my estates in order, A country-keeping lord who minds his own business. It is we country lords who know the country And we who know what the country needs. It is our country. We care for the country. We are the backbone of the nation. We, not the plotting parasites About the King. Excuse my bluntness: I am a rough straightforward Englishman. |
| THOMAS | Proceed straight forward. |
| TEMPTER | Purpose is plain. Endurance of friendship does not depend Upon ourselves, but upon circumstance. But circumstance is not undetermined. Unreal friendship may turn to real But real friendship, once ended, cannot be mended. Sooner shall enmity turn to alliance. The enmity that never knew friendship Can sooner know accord. |
| THOMAS | For a countryman You wrap your meaning in as dark generality As any courtier. |
| TEMPTER | This is the simple fact! You have no hope of reconciliation With Henry the King. You look only To blind assertion in isolation. That is a mistake. |
| THOMAS | O Henry, O my King! |
| TEMPTER | Other friends May be found in the present situation. King in England is not all-powerful; King is in France, squabbling in Anjou; Round him waiting hungry sons. We are for England. We are in England. You and I, my Lord, are Normans. England is a land for Norman Sovereignty. Let the Angevin Destroy himself, fighting in Anjou. He does not understand us, the English barons. We are the people. |
| THOMAS | To what does this lead? |
| TEMPTER | To a happy coalition Of intelligent interests. |
| THOMAS | But what have you — If you do speak for barons — |
| TEMPTER | For a powerful party Which has turned its eyes in your direction — To gain from you, your Lordship asks. For us, Church favour would be an advantage, Blessing of Pope powerful protection In the fight for liberty. You, my Lord, In being with us, would fight a good stroke At once, for England and for Rome, Ending the tyrannous jurisdiction Of king’s court over bishop’s court, Of king’s court over baron’s court. |
| THOMAS | Which I helped to found. |
| TEMPTER | Which you helped to found. But time past is time forgotten. We expect the rise of a new constellation. |
| THOMAS | And if the Archbishop cannot trust the King, How can he trust those who work for King’s undoing? |
| TEMPTER | Kings will allow no power but their own; Church and people have good cause against the throne. |
| THOMAS | If the Archbishop cannot trust the Throne, He has good cause to trust none but God alone. I ruled once as Chancellor And men like you were glad to wait at my door. Not only in the court, but in the field And in the tilt-yard I made many yield. Shall I who ruled like an eagle over doves Now take the shape of a wolf among wolves? Pursue your treacheries as you have done before: No one shall say that I betrayed a king. |
| TEMPTER | Then, my Lord, I shall not wait at your door. And I well hope, before another spring The King will show his regard for your loyalty. |
| THOMAS | To make, then break, this thought has come before, The desperate exercise of failing power. Samson in Gaza did no more. But if I break, I must break myself alone. |
| (didascalia) | [Enter FOURTH TEMPTER] |
| FOURTH TEMPTER | Well done, Thomas, your will is hard to bend. And with me beside you, you shall not lack a friend. |
| THOMAS | Who are you? I expected Three visitors, not four. |
| TEMPTER | Do not be surprised to receive one more. Had I been expected, I had been here before. I always precede expectation. |
| THOMAS | Who are you? |
| TEMPTER | As you do not know me, I do not need a name. And, as you know me, that is why I come. You know me, but have never seen my face. To meet before was never time or place. |
| THOMAS | Say what you come to say. |
| TEMPTER | It shall be said at last. Hooks have been baited with morsels of the past. Wantonness is weakness. As for the King, His hardened hatred shall have no end. You know truly, the King will never trust Twice, the man who has been his friend. Borrow use cautiously, employ Your services as long as you have to lend. You would wait for trap to snap Having served your turn, broken and crushed. As for barons, envy of lesser men Is still more stubborn than king’s anger. Kings have public policy, barons private profit, Jealousy raging possession of the fiend. Barons are employable against each other; Greater enemies must kings destroy. |
| THOMAS | What is your counsel? |
| TEMPTER | Fare forward to the end. All other ways are closed to you Except the way already chosen. But what is pleasure, kingly rule. Or rule of men beneath a king, With craft in corners, stealthy stratagem, To general grasp of spiritual power? Man oppressed by sin, since Adam fell — You hold the keys of heaven and hell. Power to bind and loose: bind, Thomas, bind, King and bishop under your heel. King, emperor, bishop, baron, king: Uncertain mastery of melting armies, War, plague, and revolution, New conspiracies, broken pacts; To be master or servant within an hour, This is the course of temporal power. The Old King shall know it, when at last breath, No sons, no empire, he bites broken teeth. You hold the skein: wind, Thomas, wind The thread of eternal life and death. You hold this power, hold it. |
| THOMAS | Supreme, in this land? |
| TEMPTER | Supreme, but for one. |
| THOMAS | That I do not understand. |
| TEMPTER | It is not for me to tell you how this may be so; I am only here, Thomas, to tell you what you know. |
| THOMAS | How long shall this be? |
| TEMPTER | Save what you know already, ask nothing of me. But think, Thomas, think of glory after death. When king is dead, there’s another king, And one more king is another reign. King is forgotten, when another shall come: Saint and Martyr rule from the tomb. Think, Thomas, think of enemies dismayed, Creeping in penance, frightened of a shade; Think of pilgrims, standing in line Before the glittering jewelled shrine, From generation to generation Bending the knee in supplication, Think of the miracles, by God’s grace, And think of your enemies, in another place. |
| THOMAS | I have thought of these things. |
| TEMPTER | That is why I tell you. Your thoughts have more power than kings to compel you. You have also thought, sometimes at your prayers, Sometimes hesitating at the angles of stairs, And between sleep and waking, early in the morning, When the bird cries, have thought of further scorning. That nothing lasts, but the wheel turns, The nest is rifled, and the bird mourns; That the shrine shall be pillaged, and the gold spent, The jewels gone for light ladies’ ornament, The sanctuary broken, and its stores Swept into the laps of parasites and whores. When miracles cease, and the faithful desert you. And men shall only do their best to forget you. And later is worse, when men will not hate you Enough to defame or to execrate you, But pondering the qualities that you lacked Will only try to find the historical fact. When men shall declare that there was no mystery About this man who played a certain part in history. |
| THOMAS | But what is there to do? what is left to be done? Is there no enduring crown to be won? |
| TEMPTER | Yes, Thomas, yes; you have thought of that too. What can compare with glory of Saints Dwelling forever in presence of God? What earthly glory, of king or emperor, What earthly pride, that is not poverty Compared with richness of heavenly grandeur? Seek the way of martyrdom, make yourself the lowest On earth, to be high in heaven. And see far off below you, where the gulf is fixed, Your persecutors, in timeless torment, Parched passion, beyond expiation. |
| THOMAS | No! Who are you, tempting with my own desires? Others have come, temporal tempters, With pleasure and power at palpable price. What do you offer? what do you ask? |
| TEMPTER | I offer what you desire. I ask What you have to give. Is it too much For such a vision of eternal grandeur? |
| THOMAS | Others offered real goods, worthless But real. You only offer Dreams to damnation. |
| TEMPTER | You have often dreamt them. |
| THOMAS | Is there no way, in my soul’s sickness, Does not lead to damnation in pride? I well know that these temptations Mean present vanity and future torment. Can sinful pride be driven out Only by more sinful? Can I neither act nor suffer Without perdition? |
| TEMPTER | You know and do not know, what it is to act or suffer. You know and do not know, that action is suffering, And suffering action. Neither does the agent suffer Nor the patient act. But both are fixed In an eternal action, an eternal patience To which all must consent that it may be willed And which all must suffer that they may will it, That the pattern may subsist, that the wheel may turn and still Be forever still. |
| CHORUS | There is no rest in the house. There is no rest in the street. I hear restless movement of feet. And the air is heavy and thick. Thick and heavy the sky. And the earth presses up against our feet. What is the sickly smell, the vapour? the dark green light from a cloud on a withered tree? The earth is heaving to parturition of issue of hell. What is the sticky dew that forms on the back of my hand? THE FOUR TEMPTERS. Man’s life is a cheat and a disappointment; All things are unreal, Unreal or disappointing: The Catherine wheel, the pantomime cat, The prizes given at the children’s party, The prize awarded for the English Essay, The scholar’s degree, the statesman’s decoration. All things become less real, man passes From unreality to unreality. This man is obstinate, blind, intent On self-destruction, Passing from deception to deception, From grandeur to grandeur to final illusion, Lost in the wonder of his own greatness, The enemy of society, enemy of himself. THE THREE PRIESTS. O Thomas my Lord do not fight the intractable tide, Do not sail the irresistible wind; in the storm, Should we not wait for the sea to subside, in the night Abide the coming of day, when the traveller may find his way. The sailor lay course by the sun? CHORUS, PRIESTS and TEMPTERS alternately. C. Is it the owl that calls, or a signal between the trees? P. Is the window-bar made fast, is the door under lock and bolt? T. Is it rain that taps at the window, is it wind that pokes at the door? C. Does the torch flame in the hall, the candle in the room? P. Does the watchman walk by the wall? T. Does the mastiff prowl by the gate? C. Death has a hundred hands and walks by a thousand ways. P. He may come in the sight of all, he may pass unseen unheard. T. Come whispering through the ear, or a sudden shock on the skull. C. A man may walk with a lamp at night, and yet be drowned in a ditch. P. A man may climb the stair in the day, and slip on a broken step. T. A man may sit at meat, and feel the cold in his groin. |
| CHORUS | We have not been happy, my Lord, we have not been too happy. We are not ignorant women, we know what we must expect and not expect. We know of oppression and torture, We know of extortion and violence, Destitution, disease, The old without fire in winter, The child without milk in summer, Our labour taken away from us, Our sins made heavier upon us. We have seen the young man mutilated, The torn girl trembling by the mill-stream. And meanwhile we have gone on living, Living and partly living, Picking together the pieces, Gathering faggots at nightfall, Building a partial shelter, For sleeping, and eating and drinking and laughter. God gave us always some reason, some hope; but now a new terror has soiled us, which none can avert, none can avoid, flowing under our feet and over the sky; Under doors and down chimneys, flowing in at the ear and the mouth and the eye. God is leaving us, God is leaving us, more pang, more pain than birth or death. Sweet and cloying through the dark air Falls the stifling scent of despair; The forms take shape in the dark air: Puss-purr of leopard, footfall of padding bear, Palm-pat of nodding ape, square hyaena waiting For laughter, laughter, laughter. The Lords of Hell are here. They curl round you, lie at your feet, swing and wing through the dark air. O Thomas Archbishop, save us, save us, save yourself that we may be saved; Destroy yourself and we are destroyed. |
| THOMAS | Now is my way clear, now is the meaning plain: Temptation shall not come in this kind again. The last temptation is the greatest treason: To do the right deed for the wrong reason. The natural vigour in the venial sin Is the way in which our lives begin. Thirty years ago, I searched all the ways That lead to pleasure, advancement and praise. Delight in sense, in learning and in thought, |
| (didascalia) | Music and philosophy, curiosity, |
| THOMAS | The purple bullfinch in the lilac tree, The tiltyard skill, the strategy of chess, Love in the garden, singing to the instrument, Were all things equally desirable. Ambition comes when early force is spent And when we find no longer all things possible. Ambition comes behind and unobservable. Sin grows with doing good. When I imposed the King’s law In England, and waged war with him against Toulouse, I beat the barons at their own game. I Could then despise the men who thought me most contemptible, The raw nobility, whose manners matched their finger-nails. While I ate out of the King’s dish To become servant of God was never my wish. Servant of God has chance of greater sin And sorrow, than the man who serves a king. For those who serve the greater cause may make the cause serve them, Still doing right: and striving with political men May make that cause political, not by what they do But by what they are. I know What yet remains to show you of my history Will seem to most of you at best futility, Senseless self-slaughter of a lunatic, Arrogant passion of a fanatic. I know that history at all times draws The strangest consequence from remotest cause. But for every evil, every sacrilege, Crime, wrong, oppression and the axe’s edge, Indifference, exploitation, you, and you, And you, must all be punished. So must you. I shall no longer act or suffer, to the sword’s end. Now my good Angel, whom God appoints To be my guardian, hover over the swords’ points. Interlude THE ARCHBISHOP preaches in the Cathedral on Christmas Morning, 1170 ‘Glory to God in the highest, and on earth peace to men of good will.’ The fourteenth verse of the second chapter of the Gospel according to Saint Luke. In the Name of the Father, and of the Son, and of the Holy Ghost. Amen. Dear children of God, my sermon this Christmas morning will be a very short one. I wish only that you should meditate in your hearts the deep meaning and mystery of our masses of Christmas Day. For whenever Mass is said, we re-enact the Passion and Death of Our Lord; and on this Christmas Day we do this in celebration of His Birth. So that at the same moment we rejoice in His coming for the salvation of men, and offer again to God His Body and Blood in sacrifice, oblation and satisfaction for the sins of the whole world. It was in this same night that has just passed, that a multitude of the heavenly host appeared before the shepherds at Bethlehem, saying ‘Glory to God in the highest, and on earth peace to men of good will’; at this same time of all the year that we celebrate at once the Birth of Our Lord and His Passion and Death upon the Cross. Beloved, as the World sees, this is to behave in a strange fashion. For who in the World will both mourn and rejoice at once and for the same reason? For either joy will be overborne by mourning, or mourning will be cast out by joy; so it is only in these our Christian mysteries that we can rejoice and mourn at once for the same reason. Now think for a moment about the meaning of this word ‘peace’. Does it seem strange to you that the angels should have announced Peace, when ceaselessly the world has been stricken with War and the fear of War? Does it seem to you that the angelic voices were mistaken, and that the promise was a disappointment and a cheat? Reflect now, how Our Lord Himself spoke of Peace. He said to His disciples, ‘Peace I leave with you, my peace I give unto you.’ Did He mean peace as we think of it: the kingdom of England at peace with its neighbours, the barons at peace with the King, the householder counting over his peaceful gains, the swept hearth, his best wine for a friend at the table, his wife singing to the children? Those men His disciples knew no such things: they went forth to journey afar, to suffer by land and sea, to know torture, imprisonment, disappointment, to suffer death by martyrdom. What then did He mean? If you ask that, remember then that He said also, ‘Not as the world gives, give I unto you.’ So then, He gave to His disciples peace, but not peace as the world gives. Consider also one thing of which you have probably never thought. Not only do we at the feast of Christmas celebrate at once Our Lord’s Birth and His Death: but on the next day we celebrate the martyrdom of His first martyr, the blessed Stephen. Is it an accident, do you think, that the day of the first martyr follows immediately the day of the Birth of Christ? By no means. Just as we rejoice and mourn at once, in the Birth and in the Passion of Our Lord; so also, in a smaller figure, we both rejoice and mourn in the death of martyrs. We mourn, for the sins of the world that has martyred them; we rejoice, that another soul is numbered among the Saints in Heaven, for the glory of God and for the salvation of men. Beloved, we do not think of a martyr simply as a good Christian who has been killed because he is a Christian: for that would be solely to mourn. We do not think of him simply as a good Christian who has been elevated to the company of the Saints: for that would be simply to rejoice: and neither our mourning nor our rejoicing is as the world’s is. A Christian martyrdom is never an accident, for Saints are not made by accident. Still less is a Christian martyrdom the effect of a man’s will to become a Saint, as a man by willing and contriving may become a ruler of men. A martyrdom is always the design of God, for His love of men, to warn them and to lead them, to bring them back to His ways. It is never the design of man; for the true martyr is he who has become the instrument of God, who has lost his will in the will of God, and who no longer desires anything for himself, not even the glory of being a martyr. So thus as on earth the Church mourns and rejoices at once, in a fashion that the world cannot understand; so in Heaven the Saints are most high, having made themselves most low, and are seen, not as we see them, but in the light of the Godhead from which they draw their being. I have spoken to you to-day, dear children of God, of the martyrs of the past, asking you to remember especially our martyr of Canterbury, the blessed Archbishop Elphege; because it is fitting, on Christ’s birth day, to remember what is that Peace which He brought; and because, dear children, I do not think I shall ever preach to you again; and because it is possible that in a short time you may have yet another martyr, and that one perhaps not the last. I would have you keep in your hearts these words that I say, and think of them at another time. In the Name of the Father, and of the Son, and of the Holy Ghost. Amen. |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| CORO | Stiamo qui, presso la cattedrale. Qui attendiamo. Ci attira il pericolo? È la certezza della salvezza che attira i nostri passi verso la cattedrale? Quale pericolo può esservi per noi, povere, povere donne di Canterbury? quale tribolazione che già non ci sia familiare? Non c’è pericolo per noi, e non c’è salvezza nella cattedrale. Il presagio d’un atto che i nostri occhi sono costretti a vedere ha spinto i nostri passi verso la cattedrale. Siamo costrette a testimoniare. Da quando l’ottobre d’oro declinò nel cupo novembre e le mele furono colte e riposte, e la terra divenne bruna, aguzze punte di morte in un deserto d’acqua e fango, il Nuovo Anno attende, respira, attende, sussurra nel buio. Mentre il bracciante si scalza uno stivale infangato e tende la mano al fuoco, il Nuovo Anno attende, il destino attende la venuta. Chi ha teso la mano al fuoco e s’è ricordato dei Santi a Ognissanti, ricordato dei martiri e dei santi che attendono? e chi tenderà la mano al fuoco, e rinnegherà il suo signore? chi si scalderà al calore del fuoco, e rinnegherà il suo signore? Sette anni, e l’estate è finita sette anni da quando l’Arcivescovo ci lasciò, lui che fu sempre buono con la sua gente. Ma non sarebbe bene che tornasse. Governi il Re o governino i baroni; abbiamo patito oppressioni d’ogni sorta, ma per lo più ci lasciano alle nostre faccende, e siamo contente se ci lasciano sole. Cerchiamo di tenere in ordine le nostre case; il mercante, schivo e prudente, cerca di metter su un po’ di fortuna, e il bracciante si curva sul suo pezzo di terra, color di terra, del suo stesso colore, preferendo passare inosservato. Ora temo il turbarsi delle quiete stagioni: verrà l’inverno portando la morte dal mare, la primavera rovinosa batterà alle nostre porte, radice e germoglio ci mangeranno gli occhi e gli orecchi, la disastrosa estate brucerà i letti dei nostri torrenti e i poveri attenderanno un altro ottobre marcescente. Perché l’estate dovrebbe recare conforto per i fuochi d’autunno e le nebbie d’inverno? Che faremo nella calura dell’estate se non attendere in frutteti sterili un altro ottobre? Un male ci viene addosso. Attendiamo, attendiamo, e i santi e i martiri attendono, per quelli che saranno martiri e santi. Il destino attende nella mano di Dio, plasmando ciò che ancora non ha forma: ho visto queste cose in un raggio di sole. Il destino attende nella mano di Dio, non nelle mani degli uomini di stato che fanno, chi bene chi male, calcolando e indovinando, coi loro fini che si rivoltano nelle loro mani nel disegno del tempo. Vieni, felice dicembre: chi ti celebrerà, chi ti serberà? Rinascerà il Figlio dell’Uomo nel giaciglio dello scherno? Per noi, i poveri, non c’è azione, ma solo attendere e testimoniare. |
| (didascalia) | [Entrano i SACERDOTI] |
| PRIMO SACERDOTE | Sette anni, e l’estate è finita. Sette anni da quando l’Arcivescovo ci lasciò. |
| SECONDO SACERDOTE | Che fa l’Arcivescovo, e il nostro Sovrano Signore il Papa col Re ostinato e col Re di Francia in intrighi senza tregua, in combinazioni, in conferenze, incontri accettati, incontri rifiutati, incontri non conclusi o interminabili in un luogo o nell’altro di Francia? |
| TERZO SACERDOTE | Non vedo nulla di davvero conclusivo nell’arte del temporale governo, se non violenza, doppiezza e frequente malversazione. Governi il Re o governino i baroni: il forte con la forza e il debole per capriccio. Hanno una sola legge: afferrare il potere e tenerlo, e il fermo sa manovrare l’avidità e la brama altrui, il fiacco è divorato dalle proprie. |
| PRIMO SACERDOTE | Non avranno fine queste cose finché i poveri alla porta non abbiano scordato l’amico, il loro Padre in Dio, scordato d’aver avuto un amico? |
| (didascalia) | [Entra il MESSAGGERO] |
| MESSAGGERO | Servi di Dio, e custodi del tempio, sono qui per informarvi, senza giri di parole: l’Arcivescovo è in Inghilterra, ed è poco fuori della città. Fui mandato innanzi in fretta a darvi notizia del suo arrivo, per quanto era possibile, perché possiate prepararvi a riceverlo. |
| PRIMO SACERDOTE | Come, è finito l’esilio, il nostro Signore Arcivescovo è riunito col Re? quale riconciliazione fra due uomini superbi? |
| TERZO SACERDOTE | Quale pace può trovarsi a crescere fra il martello e l’incudine? |
| SECONDO SACERDOTE | Dicci, sono finite le vecchie contese, è abbattuto il muro d’orgoglio che li divideva? È pace o guerra? |
| PRIMO SACERDOTE | Viene egli in piena sicurezza, o soltanto sicuro nel potere di Roma, nel governo spirituale, nella certezza del diritto, e nell’amore del popolo? |
| MESSAGGERO | Avete ragione d’esprimere una certa incredulità. Viene con orgoglio e dolore, affermando tutte le sue pretese, sicuro, oltre ogni dubbio, della devozione del popolo, che lo accoglie con scene d’entusiasmo frenetico, assiepandosi lungo la strada e gettando a terra i mantelli, cospargendo il cammino di foglie e degli ultimi fiori della stagione. Le vie della città saranno gremite fino a soffocare, e credo che il suo cavallo resterà privo della coda, di cui un solo crine diventa una reliquia preziosa. È in accordo col Papa, e col Re di Francia, che davvero avrebbe voluto trattenerlo nel suo regno: ma quanto al nostro Re, quella è un’altra faccenda. |
| PRIMO SACERDOTE | Ma di nuovo: è guerra o pace? |
| MESSAGGERO | Pace, ma non il bacio di pace. Un accordo rappezzato, se volete la mia opinione. E se lo chiedete a me, credo che il Signore Arcivescovo non sia uomo da coltivare illusioni, né da attenuare la minima delle sue pretese. Se volete la mia opinione, credo che questa pace non sia affatto una fine, né un principio. È cosa nota che quando l’Arcivescovo si separò dal Re, disse al Re: Mio Signore, disse, vi lascio come un uomo che in questa vita non rivedrò più. Lo so, ve l’assicuro, dalla più alta autorità; vi sono varie opinioni su ciò che intendesse, ma nessuno lo giudica un felice presagio. |
| (didascalia) | [Esce] |
| PRIMO SACERDOTE | Temo per l’Arcivescovo, temo per la Chiesa, so che l’orgoglio nato da un’improvvisa prosperità fu solo confermato dall’aspra avversità. Lo vidi Cancelliere, adulato dal Re. Amato o temuto dai cortigiani, alla loro maniera arrogante, disprezzato e sprezzante, sempre isolato, mai uno di loro, sempre malsicuro; il suo orgoglio sempre nutrito delle sue stesse virtù, orgoglio che traeva alimento dall’imparzialità, orgoglio che traeva alimento dalla generosità, aborrendo il potere dato per devoluzione temporale, volendo soggezione a Dio solo. Se il Re fosse stato più grande, o fosse stato più debole, le cose forse sarebbero andate altrimenti per Thomas. |
| SECONDO SACERDOTE | Eppure il nostro signore è tornato. Il nostro signore è tornato fra i suoi. Abbiamo atteso abbastanza, da dicembre a tetro dicembre. L’Arcivescovo sarà alla nostra testa, dissipando sgomento e dubbio. Ci dirà che dobbiamo fare, ci darà i suoi ordini, ci istruirà. Il nostro Signore è in accordo col Papa, e anche col Re di Francia. Possiamo appoggiarci a una roccia, possiamo sentire un fermo appoggio contro il perpetuo flusso delle maree dell’equilibrio delle forze di baroni e possidenti. La roccia di Dio è sotto i nostri piedi. Andiamo incontro all’Arcivescovo con cordiale rendimento di grazie: il nostro signore, il nostro Arcivescovo torna. E quando l’Arcivescovo torna i nostri dubbi si dissipano. Rallegriamoci dunque, dico rallegriamoci, e mostriamo volto lieto al suo arrivo. Io sono uomo dell’Arcivescovo. Diamo il benvenuto all’Arcivescovo! |
| TERZO SACERDOTE | Nel bene o nel male, giri la ruota. La ruota è stata ferma, in questi sette anni, e nessun bene. Nel male o nel bene, giri la ruota. Ché chi conosce la fine del bene o del male? Finché cessino le macinatrici e la porta sia chiusa sulla strada, e tutte le figlie del canto siano umiliate. |
| CORO | Qui non c’è città che duri, qui non c’è dimora stabile. Cattivo il vento, cattivo il tempo, incerto il guadagno, certo il pericolo. Oh tardi tardi tardi, tardi è il tempo, tardi troppo tardi, e marcio l’anno; malvagio il vento, e amaro il mare, e grigio il cielo, grigio grigio grigio. O Thomas, torna, Arcivescovo; torna, torna in Francia. Torna. Presto. In silenzio. Lasciaci perire in quiete. Vieni fra gli applausi, vieni fra l’esultanza, ma vieni portando la morte dentro Canterbury: una condanna sulla casa, una condanna su te stesso, una condanna sul mondo. Non desideriamo che accada nulla. Sette anni abbiamo vissuto quiete, riuscendo a passare inosservate, vivendo e vivendo a metà. Ci sono state oppressione e lussuria, ci sono state povertà e licenza, c’è stata qualche piccola ingiustizia. Eppure abbiamo continuato a vivere, vivendo e vivendo a metà. A volte il grano ci è mancato, a volte il raccolto è buono, un anno è anno di pioggia, un altro anno di siccità, un anno le mele sono abbondanti, un altro anno mancano le prugne. Eppure abbiamo continuato a vivere, vivendo e vivendo a metà. Abbiamo osservato le feste, udito le messe, abbiamo fatto birra e sidro, raccolto legna contro l’inverno, parlato all’angolo del fuoco, parlato agli angoli delle strade, parlato non sempre a bassa voce, vivendo e vivendo a metà. Abbiamo visto nascite, morti e matrimoni, abbiamo avuto vari scandali, siamo state afflitte dalle tasse, abbiamo avuto risa e pettegolezzi, parecchie ragazze sono scomparse inspiegabilmente, e alcune non hanno potuto. Tutte abbiamo avuto i nostri terrori privati, le nostre ombre particolari, le nostre paure segrete. Ma ora un grande terrore è su di noi, un terrore non d’una sola ma di molte, un terrore come la nascita e la morte, quando vediamo nascita e morte sole in un vuoto a parte. Noi abbiamo paura in un terrore che non sappiamo conoscere, che non sappiamo affrontare, che nessuno comprende, e i nostri cuori ci sono strappati, i cervelli scorticati come gli strati d’una cipolla, i nostri io sono perduti perduti in un terrore finale che nessuno comprende. O Thomas Arcivescovo, o Thomas nostro Signore, lasciaci e lasciaci stare, nella nostra umile e appannata forma d’esistenza, lasciaci; non chiederci di reggere alla condanna sulla casa, alla condanna sull’Arcivescovo, alla condanna sul mondo. Arcivescovo, sicuro e certo del tuo destino, impavido fra le ombre, ti rendi conto di ciò che chiedi, ti rendi conto di ciò che significa per la piccola gente tratta nel disegno del fato, la piccola gente che vive fra piccole cose. Lo strazio nella mente della piccola gente che deve reggere alla condanna della casa, alla condanna del suo signore, alla condanna del mondo? O Thomas, Arcivescovo, lasciaci, lasciaci, lascia la cupa Dover, e fa’ vela per la Francia. Thomas nostro Arcivescovo ancora nostro Arcivescovo anche in Francia. Thomas Arcivescovo, issa la vela bianca fra il cielo grigio e il mare amaro, lasciaci, lasciaci per la Francia. |
| SECONDO SACERDOTE | Che modo di parlare in un frangente simile! Siete donne sciocche, immodeste e ciarliere. Non sapete che il buon Arcivescovo può arrivare da un momento all’altro? Le folle nelle strade acclameranno e acclameranno, e voi seguitate a gracidare come rane sulle cime degli alberi: ma le rane almeno si possono cuocere e mangiare. Qualunque cosa temiate, nella vostra vile apprensione, lasciate almeno che vi chieda di far volto lieto, e di dare cordiale benvenuto al nostro buon Arcivescovo. |
| (didascalia) | [Entra THOMAS] |
| THOMAS | Pace. E lasciatele stare, nella loro esaltazione. Parlano meglio di quanto sappiano, e oltre il vostro intendere. Sanno e non sanno che cosa sia agire o patire. Sanno e non sanno che l’azione è sofferenza e la sofferenza è azione. Né l’agente patisce né il paziente agisce. Ma entrambi sono fissi in un’azione eterna, in una pazienza eterna cui tutti devono consentire perché sia voluta e che tutti devono patire perché la vogliano, perché il disegno sussista, ché il disegno è l’azione e la sofferenza, perché la ruota possa girare e pure restare per sempre immobile. |
| SECONDO SACERDOTE | O mio Signore, perdonatemi, non vi vidi venire, assorto nel chiacchiericcio di queste donne sciocche. Perdonateci, mio Signore, avreste avuto miglior accoglienza se fossimo stati preparati prima all’evento. Ma Vostra Signoria sa che sette anni d’attesa, sette anni di preghiera, sette anni di vuoto, hanno preparato i nostri cuori alla vostra venuta meglio di quanto sette giorni potessero apprestare Canterbury. Comunque farò accendere il fuoco in tutte le vostre stanze per togliere il gelo al nostro dicembre inglese, essendo ormai Vostra Signoria avvezza a un clima migliore. Vostra Signoria troverà le sue stanze in ordine come le lasciò. |
| THOMAS | E cercherò di lasciarle in ordine come le trovo. Vi sono più che grato di tutte le vostre gentili premure. Sono cose da poco. Poca quiete a Canterbury con nemici avidi che ci si agitano intorno. Vescovi ribelli, York, Londra, Salisbury, avrebbero intercettato le nostre lettere, riempito la costa di spie e mandato a incontrarmi alcuni che mi portano l’odio più amaro. Per grazia di Dio avvertito della loro previsione mandai le mie lettere un altro giorno, ebbi buona traversata, trovai a Sandwich Broc, Warenne e lo Sceriffo del Kent, quelli che avevano giurato d’avere la mia testa solo Giovanni, il Decano di Salisbury, temendo per il nome del Re, ammonendo contro il tradimento, li trattenne. Così per il momento siamo indisturbati. |
| PRIMO SACERDOTE | Ma vi inseguono? |
| THOMAS | Per un po’ di tempo il falco affamato non farà che librarsi e volteggiare, girando più basso, attendendo scusa, pretesto, occasione. La fine sarà semplice, improvvisa, data da Dio. Intanto la sostanza del nostro primo atto saranno ombre, e la lotta con le ombre. Più greve l’intervallo che il compimento. Ogni cosa prepara l’evento. Vegliate. |
| (didascalia) | [Entra il PRIMO TENTATORE] |
| PRIMO TENTATORE | Vedete, mio Signore, non sto tanto in cerimonia: eccomi qui venuto, scordando ogni acrimonia, sperando che la vostra presente gravità trovi scusa alla mia umile leggerezza ricordando tutto il buon tempo passato. Vostra Signoria non disprezzerà un vecchio amico caduto in disgrazia? Il vecchio Tom, l’allegro Tom, Becket di Londra, Vostra Signoria non scorderà quella sera sul fiume quando il Re, e voi e io eravamo tutti amici insieme? L’amicizia dovrebbe esser più di quanto il mordente Tempo sa recidere. Come, mio Signore, ora che riacquistate il favore del Re, diremo che l’estate è finita o che il buon tempo non può durare? Flauti nei prati, viole nella sala, risa e fiori di melo che galleggiano sull’acqua, canti sul far della sera, sussurri nelle stanze, fuochi che divorano la stagione d’inverno, che mangiano il buio, con arguzia e vino e saggezza! Ora che il Re e voi siete in amicizia, clero e laici possono tornare all’allegria, gaiezza e sollazzo non devono più andare guardinghi. |
| THOMAS | Parlate di stagioni che sono passate. Ricordo cose che non val la pena di scordare. |
| TENTATORE | E della nuova stagione. La primavera è venuta d’inverno. La neve sui rami fluttuerà dolce come fiori. Il ghiaccio lungo i fossi specchia la luce del sole. L’amore nel frutteto fa scattare la linfa. L’allegria pareggia la malinconia. |
| THOMAS | Non sappiamo molto del futuro se non che di generazione in generazione le stesse cose accadono ancora e ancora. Gli uomini imparano poco dall’esperienza altrui. Ma nella vita d’un uomo, mai lo stesso tempo ritorna. Recidi il filo, spoglia la squama. Solo il folle, fisso nella sua follia, può credere di poter girare la ruota su cui gira. |
| TENTATORE | Mio Signore, a buon intenditor poche parole. Spesso un uomo ama ciò che respinge. Per i bei tempi passati, che sono tornati, sono l’uomo che fa per voi. |
| THOMAS | Non su questa strada badate alla vostra condotta. Sareste più sicuro pensando alla penitenza e seguendo il vostro signore. |
| TENTATORE | Non a questo passo! Se andate così in fretta, altri potranno andare più in fretta. Vostra Signoria è troppo superba! La bestia più sicura non è quella che rugge più forte, non era questa la maniera del Re nostro signore! Non usavate esser così duro coi peccatori quando erano vostri amici. State comodo, uomo! L’uomo comodo campa a mangiare le cene migliori. Accettate il consiglio d’un amico. Non toccate ciò che sta bene: lasciatelo solo, o la vostra oca potrebbe esser cotta e spolpata fino all’osso. |
| THOMAS | Venite vent’anni troppo tardi. |
| TENTATORE | Allora vi lascio al vostro destino. Vi lascio ai piaceri dei vostri vizi più alti, che dovranno esser pagati a prezzi più alti. Addio, mio Signore, non sto tanto in cerimonia, me ne vado come venni, scordando ogni acrimonia, sperando che la vostra presente gravità trovi scusa alla mia umile leggerezza. Se vi ricorderete di me, mio Signore, nelle vostre preghiere, io mi ricorderò di voi all’ora dei baci sotto le scale. |
| THOMAS | Lascia-star-il-bene-solo, la fantasia di primavera, così un pensiero se ne va fischiando nel vento. L’impossibile è pur sempre tentazione. L’impossibile, l’indesiderabile, voci sotto il sonno, che destano un mondo morto, sì che la mente non sia intera nel presente. |
| (didascalia) | [Entra il SECONDO TENTATORE] |
| SECONDO TENTATORE | Vostra Signoria mi ha forse dimenticato. Ve lo rammento. Ci incontrammo a Clarendon, a Northampton, e da ultimo a Montmirail, nel Maine. Ora che li ho richiamati, mettiamo pure questi non troppo piacevoli ricordi in bilancia contro altri, più antichi e più pesanti: quelli del Cancellierato. Vedete come questi ultimi risalgono! Voi, maestro di politica riconosciuto da tutti, dovreste guidare di nuovo lo stato. |
| THOMAS | Che intendete? |
| TENTATORE | Il Cancellierato cui rinunciaste quando foste fatto Arcivescovo — fu un errore da parte vostra — può ancora esser riguadagnato. Pensate, mio Signore, il potere ottenuto cresce in gloria, vita duratura, possesso permanente. Una tomba a tempio, monumento di marmo. Regnare sugli uomini non stimatelo follia. |
| THOMAS | All’uomo di Dio quale letizia? |
| TENTATORE | Tristezza solo per quelli che danno amore a Dio solo. Chi tenne la sostanza solida andrà errando desto fra ombre ingannevoli? Il potere è presente. La santità è di poi. |
| THOMAS | Chi dunque? |
| TENTATORE | Il Cancelliere, Re e Cancelliere. Il Re comanda. Il Cancelliere riccamente governa. Questa è una sentenza che non s’insegna nelle scuole. Abbassare i grandi, proteggere i poveri, sotto il trono di Dio può l’uomo far di più? Disarmare il facinoroso, rafforzare le leggi, governare per il bene della causa migliore, dispensando giustizia render tutti pari, è prosperare in terra, e forse in cielo. |
| THOMAS | Con quali mezzi? |
| TENTATORE | Il potere vero si compra al prezzo d’una certa sottomissione. Il vostro potere spirituale è perdizione terrena. Il potere è presente, per chi vorrà impugnarlo. |
| THOMAS | Chi lo avrà? |
| TENTATORE | Colui che verrà. |
| THOMAS | Quale sarà il mese? |
| TENTATORE | L’ultimo a partire dal primo. |
| THOMAS | Che daremo in cambio? |
| TENTATORE | La finzione del potere sacerdotale. |
| THOMAS | Perché dovremmo darla? |
| TENTATORE | Per il potere e la gloria. |
| THOMAS | No! |
| TENTATORE | Sì! O il coraggio sarà spezzato, rinchiuso in Canterbury, signore senza regno, servo legato a sé d’un Papa senza potere, il vecchio cervo, cerchiato dai cani. |
| THOMAS | No! |
| TENTATORE | Sì! gli uomini devono manovrare. Anche i monarchi, facendo guerra fuori, han bisogno d’amici saldi in patria. La politica privata è profitto pubblico; la dignità sarà pur sempre vestita di decoro. |
| THOMAS | Dimenticate i vescovi che ho posto sotto scomunica. |
| TENTATORE | L’odio affamato non lotterà contro un intelligente interesse di sé. |
| THOMAS | Dimenticate i baroni. Che non dimenticheranno il costante freno al piccolo privilegio. |
| TENTATORE | Contro i baroni sta la causa del Re, del villano, del Cancelliere. |
| THOMAS | No! dovrò io, che tengo le chiavi del cielo e dell’inferno, solo supremo in Inghilterra, che lego e sciolgo, con potere dal Papa, discendere a desiderare un potere più meschino? Delegato a pronunciare la condanna di dannazione, a condannare i re, non a servire fra i loro servi, è il mio ufficio manifesto. No! Andate. |
| TENTATORE | Allora vi lascio al vostro destino. Il vostro peccato s’alza verso il sole, sovrastando i falchi dei re. |
| THOMAS | Potere temporale, per costruire un mondo buono, per tenere l’ordine, come il mondo conosce l’ordine. Quelli che ripongono la loro fede nell’ordine mondano non retto dall’ordine di Dio, in fiduciosa ignoranza, non fanno che arrestare il disordine, fissarlo, generare malattia mortale, degradare ciò che esaltano. Potere col Re — io ero il Re, il suo braccio, la sua miglior ragione. Ma ciò che una volta fu esaltazione ora sarebbe solo vile discesa. |
| (didascalia) | [Entra il TERZO TENTATORE] |
| TERZO TENTATORE | Sono un visitatore inatteso. |
| THOMAS | Vi aspettavo. |
| TENTATORE | Ma non in questa veste, né per il mio presente proposito. |
| THOMAS | Nessun proposito reca sorpresa. |
| TENTATORE | Ebbene, mio Signore, non sono un perditempo, né un politico. A oziare o intrigare a corte non ho abilità. Non sono un cortigiano. Me ne intendo di cavalli, di cani, di ragazze; so tenere in ordine le mie terre, un signore di campagna che bada ai fatti suoi. Siamo noi signori di campagna a conoscere il paese e noi a sapere di che il paese ha bisogno. È il nostro paese. Ci sta a cuore il paese. Siamo la spina dorsale della nazione. Noi, non i parassiti intriganti attorno al Re. Scusate la mia rudezza: sono un inglese rozzo e schietto. |
| THOMAS | Procedete dritto e schietto. |
| TENTATORE | Il proposito è chiaro. La durata dell’amicizia non dipende da noi, ma dalle circostanze. Ma le circostanze non sono indeterminate. Un’amicizia non vera può farsi vera, ma la vera amicizia, una volta finita, non si risana. Prima l’inimicizia si farà alleanza. L’inimicizia che non conobbe mai amicizia può prima conoscere accordo. |
| THOMAS | Per un uomo di campagna avvolgete il vostro senso in generalità altrettanto oscure quanto un cortigiano. |
| TENTATORE | Questo è il fatto semplice! Non avete speranza di riconciliazione con Enrico il Re. Non guardate che a una cieca affermazione nell’isolamento. È un errore. |
| THOMAS | O Enrico, o mio Re! |
| TENTATORE | Altri amici si possono trovare nella presente situazione. Il Re in Inghilterra non è onnipotente; il Re è in Francia, a litigare in Angiò; intorno a lui attendono figli affamati. Noi siamo per l’Inghilterra. Siamo in Inghilterra. Voi e io, mio Signore, siamo Normanni. L’Inghilterra è terra da sovranità normanna. Che l’Angioino si distrugga da sé, combattendo in Angiò. Non capisce noi, i baroni inglesi. Noi siamo il popolo. |
| THOMAS | Dove porta questo? |
| TENTATORE | A una felice coalizione di interessi intelligenti. |
| THOMAS | Ma che avete voi — se davvero parlate per i baroni — |
| TENTATORE | Per un partito potente che ha volto gli occhi nella vostra direzione — che guadagnare da voi, chiede Vostra Signoria. Per noi il favore della Chiesa sarebbe un vantaggio, la benedizione del Papa potente protezione nella lotta per la libertà. Voi, mio Signore, stando con noi, dareste un buon colpo a un tempo per l’Inghilterra e per Roma, ponendo fine alla tirannica giurisdizione del re la corte sulla corte del vescovo, del re la corte sulla corte del barone. |
| THOMAS | Che io contribuii a fondare. |
| TENTATORE | Che voi contribuiste a fondare. Ma il tempo passato è tempo dimenticato. Ci aspettiamo il sorgere d’una nuova costellazione. |
| THOMAS | E se l’Arcivescovo non può fidarsi del Re, come può fidarsi di chi lavora alla rovina del Re? |
| TENTATORE | I re non ammettono altro potere che il loro; Chiesa e popolo han buona causa contro il trono. |
| THOMAS | Se l’Arcivescovo non può fidarsi del Trono, ha buona causa per non fidarsi che di Dio solo. Governai un tempo da Cancelliere e uomini come voi erano lieti d’attendere alla mia porta. Non solo alla corte, ma in campo e nel campo di giostra feci cedere molti. Dovrò io che regnai come aquila sulle colombe prendere ora la forma di lupo fra i lupi? Perseguite i vostri tradimenti come avete fatto prima: nessuno dirà che io tradii un re. |
| TENTATORE | Allora, mio Signore, non attenderò alla vostra porta. E bene spero che, prima d’un’altra primavera, il Re mostri la sua stima per la vostra lealtà. |
| THOMAS | Fare, poi spezzare: questo pensiero è già venuto, il disperato esercizio d’un potere che manca. Sansone a Gaza non fece di più. Ma se spezzo, devo spezzare me stesso solo. |
| (didascalia) | [Entra il QUARTO TENTATORE] |
| QUARTO TENTATORE | Ben fatto, Thomas, la tua volontà è dura a piegarsi. E con me al tuo fianco non ti mancherà un amico. |
| THOMAS | Chi sei tu? Ne attendevo tre, di visitatori, non quattro. |
| TENTATORE | Non stupirti di riceverne uno di più. Se fossi stato atteso, sarei stato qui prima. Precedo sempre l’attesa. |
| THOMAS | Chi sei tu? |
| TENTATORE | Poiché non mi conosci, non mi occorre un nome. E, poiché mi conosci, per questo vengo. Mi conosci, ma non hai mai visto il mio volto. Per incontrarci prima non ci fu mai tempo né luogo. |
| THOMAS | Di’ ciò che vieni a dire. |
| TENTATORE | Sarà detto alla fine. Gli ami sono stati innescati con bocconi del passato. La sfrenatezza è debolezza. Quanto al Re, il suo odio indurito non avrà fine. Sai per certo che il Re non si fiderà mai due volte dell’uomo che gli è stato amico. Prende in prestito con cautela, impiega i tuoi servigi finché hai da prestare. Aspetteresti che la trappola scatti servito il tuo turno, rotto e schiacciato. Quanto ai baroni, l’invidia degli uomini minori è ancor più ostinata dell’ira del re. I re hanno politica pubblica, i baroni profitto privato, la gelosia furente possessione del demonio. I baroni si possono impiegare l’uno contro l’altro; nemici più grandi devono i re distruggere. |
| THOMAS | Qual è il tuo consiglio? |
| TENTATORE | Va’ avanti fino alla fine. Ogni altra via ti è chiusa tranne la via già scelta. Ma che è il piacere, il regnare da re, o il governo d’uomini sotto un re, con astuzia negli angoli, con furtivo stratagemma, a paragone della presa generale del potere spirituale? L’uomo oppresso dal peccato, dacché Adamo cadde — tu tieni le chiavi del cielo e dell’inferno. Potere di legare e sciogliere: lega, Thomas, lega, re e vescovo sotto il tuo calcagno. Re, imperatore, vescovo, barone, re: incerto dominio d’eserciti che si sfaldano, guerra, peste e rivoluzione, nuove congiure, patti rotti; esser padrone o servo nel giro d’un’ora, questo è il corso del potere temporale. Il Vecchio Re lo saprà, quando all’ultimo respiro, senza figli, senza impero, morderà denti spezzati. Tu tieni la matassa: avvolgi, Thomas, avvolgi il filo dell’eterna vita e della morte. Tu tieni questo potere, tienilo. |
| THOMAS | Supremo, in questa terra? |
| TENTATORE | Supremo, tranne che per uno. |
| THOMAS | Questo non lo capisco. |
| TENTATORE | Non tocca a me dirti come ciò possa essere; sono qui soltanto, Thomas, per dirti ciò che sai. |
| THOMAS | Quanto durerà questo? |
| TENTATORE | Tranne ciò che già sai, non chiedermi nulla. Ma pensa, Thomas, pensa alla gloria dopo la morte. Quando un re è morto, c’è un altro re, e un re di più è un altro regno. Il re è dimenticato, quando un altro verrà: Santo e Martire regnano dalla tomba. Pensa, Thomas, pensa ai nemici sgomenti, striscianti in penitenza, spauriti d’un’ombra; pensa ai pellegrini, ritti in fila davanti allo scrigno scintillante di gemme, di generazione in generazione a piegare il ginocchio in supplica, pensa ai miracoli, per grazia di Dio, e pensa ai tuoi nemici, in un altro luogo. |
| THOMAS | Ho pensato a queste cose. |
| TENTATORE | Per questo te lo dico. I tuoi pensieri hanno più potere dei re di costringerti. Hai pensato anche, talvolta alle tue preghiere, talvolta esitando agli angoli delle scale, e fra il sonno e la veglia, di primo mattino, quando grida l’uccello, hai pensato a uno scherno più grande. Che nulla dura, ma la ruota gira, il nido è saccheggiato, e l’uccello geme; che il santuario sarà depredato, e l’oro speso, le gemme finite in ornamento di donne leggere, il sacrario infranto, e le sue riserve spazzate in grembo a parassiti e a puttane. Quando i miracoli cesseranno, e i fedeli ti abbandoneranno. E gli uomini non faranno che il possibile per scordarti. E il poi è peggio, quando gli uomini non ti odieranno abbastanza per diffamarti o esecrarti, ma pesando le qualità che ti mancavano cercheranno solo di trovare il fatto storico. Quando gli uomini dichiareranno che non c’era mistero in quest’uomo che ebbe una certa parte nella storia. |
| THOMAS | Ma che c’è da fare? che resta da fare? Non c’è una corona duratura da conquistare? |
| TENTATORE | Sì, Thomas, sì; anche a questo hai pensato. Che può paragonarsi alla gloria dei Santi che dimorano per sempre alla presenza di Dio? Quale gloria terrena, di re o d’imperatore, quale orgoglio terreno, che non sia povertà a paragone della ricchezza della grandezza celeste? Cerca la via del martirio, fatti il più basso sulla terra, per essere alto in cielo. E vedi lontano sotto di te, dove l’abisso è fissato, i tuoi persecutori, in tormento senza tempo, passione riarsa, oltre ogni espiazione. |
| THOMAS | No! Chi sei tu, che tenti coi miei stessi desideri? Altri sono venuti, tentatori temporali, con piacere e potere a prezzo palpabile. Che cosa offri? che cosa chiedi? |
| TENTATORE | Offro ciò che desideri. Chiedo ciò che hai da dare. È troppo per una tale visione di grandezza eterna? |
| THOMAS | Altri offrirono beni reali, senza valore ma reali. Tu offri soltanto sogni verso la dannazione. |
| TENTATORE | Li hai sognati spesso. |
| THOMAS | Non c’è via, nel male dell’anima mia, che non conduca a dannazione nell’orgoglio? Ben so che queste tentazioni significano presente vanità e futuro tormento. Può l’orgoglio peccaminoso esser scacciato solo da uno più peccaminoso? Non posso né agire né patire senza perdizione? |
| TENTATORE | Sai e non sai che cosa sia agire o patire. Sai e non sai che l’azione è sofferenza, e la sofferenza azione. Né l’agente patisce né il paziente agisce. Ma entrambi sono fissi in un’azione eterna, in una pazienza eterna cui tutti devono consentire perché sia voluta e che tutti devono patire perché la vogliano, perché il disegno sussista, perché la ruota possa girare e pure restare per sempre immobile. |
| CORO | Non c’è riposo nella casa. Non c’è riposo nella strada. Odo un inquieto movimento di piedi. E l’aria è greve e densa. Denso e greve il cielo. E la terra preme contro i nostri piedi. Che è quest’odore malsano, questo vapore? questa luce verde scura da una nube su un albero disseccato? La terra si solleva al parto d’un feto d’inferno. Che è questa rugiada viscida che si forma sul dorso della mia mano? I QUATTRO TENTATORI. La vita dell’uomo è un inganno e una delusione; tutte le cose sono irreali, irreali o deludenti: la ruota di Caterina, il gatto della pantomima, i premi dati alla festa dei bambini, il premio assegnato per il Tema d’inglese, la laurea dello studioso, la decorazione dell’uomo di stato. Tutte le cose si fanno meno reali, l’uomo passa da irrealtà a irrealtà. Quest’uomo è ostinato, cieco, inteso alla distruzione di sé, passando d’inganno in inganno, di grandezza in grandezza fino all’illusione finale, perduto nella meraviglia della propria grandezza, nemico della società, nemico di se stesso. I TRE SACERDOTI. O Thomas mio Signore non combattere l’intrattabile marea, non navigare l’irresistibile vento; nella tempesta, non dovremmo attendere che il mare si plachi, nella notte attendere il venire del giorno, quando il viandante può trovare la sua via. Il marinaio far rotta sul sole? CORO, SACERDOTI e TENTATORI alternativamente. C. È il gufo che chiama, o un segnale fra gli alberi? S. È chiusa la sbarra della finestra, è la porta sotto chiave e chiavistello? T. È la pioggia che picchia alla finestra, è il vento che fruga alla porta? C. Arde la torcia nella sala, la candela nella stanza? S. Cammina la guardia lungo il muro? T. Si aggira il mastino presso il cancello? C. La morte ha cento mani e cammina per mille vie. S. Può venire alla vista di tutti, può passare non vista non udita. T. Venire sussurrando nell’orecchio, o un urto improvviso sul cranio. C. Si può camminare con una lampada di notte, e pure annegare in un fosso. S. Si può salire la scala di giorno, e scivolare su un gradino rotto. T. Si può sedere a mensa, e sentire il freddo all’inguine. |
| CORO | Non siamo state felici, mio Signore, non siamo state troppo felici. Non siamo donne ignoranti, sappiamo che cosa dobbiamo e non dobbiamo aspettarci. Sappiamo d’oppressione e di tortura, sappiamo d’estorsione e di violenza, indigenza, malattia, il vecchio senza fuoco d’inverno, il bambino senza latte d’estate, il nostro lavoro toltoci via, i nostri peccati fatti più gravi su di noi. Abbiamo visto il giovane mutilato, la ragazza straziata tremare presso la gora del mulino. E intanto abbiamo continuato a vivere, vivendo e vivendo a metà, raccogliendo insieme i pezzi, ammassando fascine sul far della sera, costruendo un riparo parziale, per dormire, e mangiare e bere e ridere. Dio ci diede sempre qualche ragione, qualche speranza; ma ora un nuovo terrore ci ha lordate, che nessuno può stornare, nessuno evitare, colando sotto i nostri piedi e sopra il cielo; sotto le porte e giù per i camini, colando dentro l’orecchio e la bocca e l’occhio. Dio ci sta lasciando, Dio ci sta lasciando, più fitta, più pena che nascita o morte. Dolce e stucchevole per l’aria buia cade il soffocante odore della disperazione; le forme prendono figura nell’aria buia: fusa di leopardo, passo felpato d’orso, battito di palmo di scimmia che annuisce, iena quadrata in attesa della risata, risata, risata. I Signori dell’Inferno sono qui. Ti si arrotolano attorno, ti giacciono ai piedi, ondeggiano e volano per l’aria buia. O Thomas Arcivescovo, salvaci, salvaci, salva te stesso perché noi si sia salvate; distruggi te stesso e siamo distrutte. |
| THOMAS | Ora la mia via è chiara, ora il senso è manifesto: la tentazione non verrà più in questa forma. L’ultima tentazione è il tradimento più grande: compiere l’atto giusto per la ragione sbagliata. Il vigore naturale nel peccato veniale è il modo in cui le nostre vite cominciano. Trent’anni fa cercai tutte le vie che portano al piacere, all’avanzamento e alla lode. Diletto nei sensi, nel sapere e nel pensiero, |
| (didascalia) | Musica e filosofia, curiosità, |
| THOMAS | Il ciuffolotto purpureo sull’albero di lillà, l’abilità nella giostra, la strategia degli scacchi, l’amore nel giardino, il canto accompagnato allo strumento, erano tutte cose ugualmente desiderabili. L’ambizione viene quando il vigore dei primi anni è speso e quando non troviamo più tutte le cose possibili. L’ambizione viene di dietro e inosservabile. Il peccato cresce col fare il bene. Quando imposi la legge del Re in Inghilterra, e mossi guerra con lui contro Tolosa, battei i baroni al loro stesso gioco. Potevo allora disprezzare gli uomini che mi giudicavano il più spregevole, la rozza nobiltà, i cui modi eran pari alle loro unghie. Mentre mangiavo dal piatto del Re diventare servo di Dio non fu mai il mio desiderio. Il servo di Dio ha possibilità di peccato più grande e di dolore, che l’uomo il quale serve un re. Poiché quelli che servono la causa più grande possono far sì che la causa serva loro, pur facendo il giusto: e contendendo con uomini politici possono render politica quella causa, non per ciò che fanno ma per ciò che sono. So che quanto ancora resta da mostrarvi della mia storia parrà ai più di voi al meglio futilità, insensata strage di sé d’un pazzo, arrogante passione d’un fanatico. So che la storia in ogni tempo trae la più strana conseguenza dalla più remota causa. Ma per ogni male, ogni sacrilegio, delitto, torto, oppressione e filo della scure, indifferenza, sfruttamento, tu, e tu, e tu, dovete tutti esser puniti. E così anche voi. Non agirò né patirò più oltre, fino alla punta della spada. Ora il mio buon Angelo, che Dio destina a essermi custode, aleggi sulle punte delle spade. Intermezzo L’ARCIVESCOVO predica nella Cattedrale la mattina di Natale del 1170 «Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà.» Il quattordicesimo versetto del secondo capitolo del Vangelo secondo San Luca. Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen. Cari figli di Dio, la mia predica in questo mattino di Natale sarà brevissima. Desidero soltanto che meditiate nei vostri cuori il senso profondo e il mistero delle nostre messe del giorno di Natale. Poiché ogni volta che si celebra la Messa, noi rinnoviamo la Passione e la Morte di Nostro Signore; e in questo giorno di Natale lo facciamo in celebrazione della Sua Nascita. Sì che nello stesso momento ci rallegriamo della Sua venuta per la salvezza degli uomini, e offriamo di nuovo a Dio il Suo Corpo e il Suo Sangue in sacrificio, oblazione e soddisfazione per i peccati del mondo intero. Fu in questa stessa notte appena trascorsa che una moltitudine della milizia celeste apparve davanti ai pastori a Betlemme, dicendo: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà»; in questo stesso tempo dell’anno noi celebriamo a un tempo la Nascita di Nostro Signore e la Sua Passione e Morte sulla Croce. Diletti, come vede il Mondo, questo è comportarsi in modo strano. Poiché chi nel Mondo vorrà insieme piangere e rallegrarsi, e per la medesima ragione? Ché o la gioia sarà sopraffatta dal lutto, o il lutto sarà scacciato dalla gioia; sì che è soltanto in questi nostri misteri cristiani che possiamo rallegrarci e piangere a un tempo per la medesima ragione. Ora pensate un momento al significato di questa parola «pace». Vi pare strano che gli angeli abbiano annunciato la Pace, mentre senza tregua il mondo è stato flagellato dalla Guerra e dal timore della Guerra? Vi pare che le voci angeliche si siano ingannate, e che la promessa sia stata una delusione e un inganno? Riflettete ora come Nostro Signore stesso parlò della Pace. Disse ai Suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace.» Intendeva forse la pace come noi la pensiamo: il regno d’Inghilterra in pace coi suoi vicini, i baroni in pace col Re, il padrone di casa che conta i suoi pacifici guadagni, il focolare spazzato, il suo vino migliore per un amico a tavola, la moglie che canta ai figli? Quegli uomini, i Suoi discepoli, non conobbero cose simili: andarono a viaggiare lontano, a patire per terra e per mare, a conoscere tortura, prigionia, delusione, a patire la morte per martirio. Che cosa dunque intendeva? Se lo domandate, ricordate allora che disse anche: «Non come la dà il mondo, io la do a voi.» Egli dunque diede ai Suoi discepoli la pace, ma non la pace come la dà il mondo. Considerate anche una cosa a cui probabilmente non avete mai pensato. Non solo nella festa di Natale celebriamo a un tempo la Nascita di Nostro Signore e la Sua Morte: ma il giorno seguente celebriamo il martirio del Suo primo martire, il beato Stefano. È un caso, credete voi, che il giorno del primo martire segua immediatamente il giorno della Nascita di Cristo? Niente affatto. Come ci rallegriamo e piangiamo a un tempo, nella Nascita e nella Passione di Nostro Signore; così anche, in figura minore, insieme ci rallegriamo e piangiamo nella morte dei martiri. Piangiamo per i peccati del mondo che li ha martirizzati; ci rallegriamo perché un’altra anima è annoverata fra i Santi in Cielo, per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini. Diletti, noi non pensiamo a un martire semplicemente come a un buon cristiano che è stato ucciso perché è cristiano: ché questo sarebbe soltanto piangere. Non pensiamo a lui semplicemente come a un buon cristiano che è stato elevato alla compagnia dei Santi: ché questo sarebbe soltanto rallegrarsi: e né il nostro pianto né la nostra letizia sono come quelli del mondo. Un martirio cristiano non è mai un caso, perché i Santi non si fanno per caso. Ancor meno un martirio cristiano è l’effetto della volontà d’un uomo di diventare Santo, come un uomo, volendo e macchinando, può diventare signore d’uomini. Un martirio è sempre il disegno di Dio, per il Suo amore degli uomini, per ammonirli e guidarli, per ricondurli alle Sue vie. Non è mai il disegno dell’uomo; ché il vero martire è colui che è divenuto strumento di Dio, che ha perduto la propria volontà nella volontà di Dio, e che non desidera più nulla per sé, neppure la gloria d’essere martire. Così dunque, come in terra la Chiesa piange e si rallegra a un tempo, in un modo che il mondo non può comprendere; così in Cielo i Santi sono altissimi, essendosi fatti bassissimi, e sono veduti non come noi li vediamo, ma nella luce della Divinità da cui traggono il loro essere. Vi ho parlato oggi, cari figli di Dio, dei martiri del passato, chiedendovi di ricordare specialmente il nostro martire di Canterbury, il beato Arcivescovo Elphege; perché è conveniente, nel giorno della nascita di Cristo, ricordare quale sia quella Pace ch’Egli portò; e perché, cari figli, non credo che vi predicherò mai più; e perché è possibile che fra breve tempo abbiate ancora un altro martire, e quello forse non l’ultimo. Vorrei che serbaste nei vostri cuori queste parole che dico, e che le ripensaste in un altro tempo. Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen. |
| Speaker | Line |
|---|---|
| CHORUS | Does the bird sing in the South? Only the sea-bird cries, driven inland by the storm. What sign of the spring of the year? Only the death of the old: not a stir, not a shoot, not a breath. Do the days begin to lengthen? Longer and darker the day, shorter and colder the night. Still and stifling the air: but a wind is stored up in the East. The starved crow sits in the field, attentive; and in the wood The owl rehearses the hollow note of death. What signs of a bitter spring? The wind stored up in the East. What, at the time of the birth of Our Lord, at Christmastide, Is there not peace upon earth, goodwill among men? The peace of this world is always uncertain, unless men keep the peace of God. And war among men defiles this world, but death in the Lord renews it, And the world must be cleaned in the winter, or we shall have only A sour spring, a parched summer, an empty harvest. Between Christmas and Easter what work shall be done? The ploughman shall go out in March and turn the same earth He has turned before, the bird shall sing the same song. When the leaf is out on the tree, when the elder and may Burst over the stream, and the air is clear and high, And voices trill at windows, and children tumble in front of the door, What work shall have been done, what wrong Shall the bird’s song cover, the green tree cover, what wrong Shall the fresh earth cover? We wait, and the time is short But waiting is long. |
| (didascalia) | [Enter the FIRST PRIEST with a banner of St. Stephen borne before him. The lines sung are in italics.] |
| FIRST PRIEST | Since Christmas a day: and the day of St. Stephen, First Martyr. Princes moreover did sit, and did witness falsely against me. A day that was always most dear to the Archbishop Thomas. And he kneeled down and cried with a loud voice: Lord, lay not this sin to their charge. Princes moreover did sit. |
| (didascalia) | [Introit of St. Stephen is heard] |
| (didascalia) | [Enter the SECOND PRIEST, with a banner of St. John the Apostle borne before him.] |
| SECOND PRIEST | Since St. Stephen a day: and the day of St. John the Apostle. In the midst of the congregation he opened his mouth. That which was from the beginning, which we have heard, Which we have seen with our eyes, and our hands have handled Of the word of life; that which we have seen and heard Declare we unto you. In the midst of the congregation. |
| (didascalia) | [Introit of St. John is heard] |
| (didascalia) | [Enter the THIRD PRIEST, with a banner of the Holy Innocents borne before him.] |
| THIRD PRIEST | Since St. John the Apostle a day: and the day of the Holy Innocents. Out of the mouth of very babes, O God. As the voice of many waters, of thunder, of harps, They sang as it were a new song. The blood of thy saints have they shed like water, And there was no man to bury them. Avenge, O Lord, The blood of thy saints. In Rama, a voice heard, weeping. Out of the mouth of very babes, O God! |
| (didascalia) | [THE PRIESTS stand together with the banners behind them] |
| FIRST PRIEST | Since the Holy Innocents a day: the fourth day from Christmas. THE THREE PRIESTS. Rejoice we all, keeping holy day. |
| FIRST PRIEST | As for the people, so also for himself, he offereth for sins. He lays down his life for the sheep. THE THREE PRIESTS. Rejoice we all, keeping holy day. |
| FIRST PRIEST | To-day? |
| SECOND PRIEST | To-day, what is to-day? For the day is half gone. |
| FIRST PRIEST | To-day, what is to-day? but another day, the dusk of the year. |
| SECOND PRIEST | To-day, what is to-day? Another night, and another dawn. |
| THIRD PRIEST | What day is the day that we know that we hope for or fear for? Every day is the day we should fear from or hope from. One moment Weighs like another. Only in retrospection, selection, We say, that was the day. The critical moment That is always now, and here. Even now, in sordid particulars The eternal design may appear. |
| (didascalia) | [Enter the FOUR KNIGHTS. The banners disappear] |
| FIRST KNIGHT | Servants of the King. |
| FIRST PRIEST | And known to us. You are welcome. Have you ridden far? |
| FIRST KNIGHT | Not far to-day, but matters urgent Have brought us from France. We rode hard, Took ship yesterday, landed last night, Having business with the Archbishop. |
| SECOND KNIGHT | Urgent business. |
| THIRD KNIGHT | From the King. |
| SECOND KNIGHT | By the King’s order. |
| FIRST KNIGHT | Our men are outside. |
| FIRST PRIEST | You know the Archbishop’s hospitality. We are about to go to dinner. The good Archbishop would be vexed If we did not offer you entertainment Before your business. Please dine with us. Your men shall be looked after also. Dinner before business. Do you like roast pork? |
| FIRST KNIGHT | Business before dinner. We will roast your pork First, and dine upon it after. |
| SECOND KNIGHT | We must see the Archbishop. |
| THIRD KNIGHT | Go, tell the Archbishop We have no need of his hospitality. We will find our own dinner. FIRST PRIEST [to attendant]. Go, tell His Lordship. |
| FOURTH KNIGHT | How much longer will you keep us waiting? |
| (didascalia) | [Enter THOMAS] |
| FOURTH KNIGHT | THOMAS [to PRIESTS]. However certain our expectation The moment foreseen may be unexpected When it arrives. It comes when we are Engrossed with matters of other urgency. On my table you will find The papers in order, and the documents signed. [To KNIGHTS]. You are welcome, whatever your business may be. You say, from the King? |
| FIRST KNIGHT | Most surely from the King. We must speak with you alone. THOMAS [to PRIESTS] Leave us then alone. Now what is the matter? |
| FIRST KNIGHT | This is the matter. THE THREE KNIGHTS. You are the Archbishop in revolt against the King; in rebellion to the King and the law of the land; You are the Archbishop who was made by the King; whom he set in your place to carry out his command. You are his servant, his tool, and his jack, You wore his favours on your back, You had your honours all from his hand; from him you had the power, the seal and the ring. This is the man who was the tradesman’s son: the backstairs brat who was born in Cheapside; This is the creature that crawled upon the King; swollen with blood and swollen with pride. Creeping out of the London dirt, Crawling up like a louse on your shirt, The man who cheated, swindled, lied; broke his oath and betrayed his King. |
| THOMAS | This is not true. Both before and after I received the ring I have been a loyal subject to the King. Saving my order, I am at his command, As his most faithful vassal in the land. |
| FIRST KNIGHT | Saving your order! let your order save you — As I do not think it is like to do. Saving your ambition is what you mean, Saving your pride, envy and spleen. |
| SECOND KNIGHT | Saving your insolence and greed. Won’t you ask us to pray to God for you, in your need? |
| THIRD KNIGHT | Yes, we’ll pray for you! |
| FIRST KNIGHT | Yes, we’ll pray for you! THE THREE KNIGHTS. Yes, we’ll pray that God may help you! |
| THOMAS | But, gentlemen, your business Which you said so urgent, is it only Scolding and blaspheming? |
| FIRST KNIGHT | That was only Our indignation, as loyal subjects. |
| THOMAS | Loyal? to whom? |
| FIRST KNIGHT | To the King! |
| SECOND KNIGHT | The King! |
| THIRD KNIGHT | The King! THE THREE KNIGHTS. God bless him! |
| THOMAS | Then let your new coat of loyalty be worn Carefully, so it get not soiled or torn. Have you something to say? |
| FIRST KNIGHT | By the King’s command. Shall we say it now? |
| SECOND KNIGHT | Without delay, Before the old fox is off and away. |
| THOMAS | What you have to say By the King’s command — if it be the King’s command — Should be said in public. If you make charges, Then in public I will refute them. |
| FIRST KNIGHT | No! here and now! |
| (didascalia) | [They make to attack him, but the priests and attendants return and quietly interpose themselves.] |
| THOMAS | Now and here! |
| FIRST KNIGHT | Of your earlier misdeeds I shall make no mention. They are too well known. But after dissension Had ended, in France, and you were endued With your former privilege, how did you show your gratitude? You had fled from England, not exiled Or threatened, mind you; but in the hope Of stirring up trouble in the French dominions. You sowed strife abroad, you reviled The King to the King of France, to the Pope, Raising up against him false opinions. |
| SECOND KNIGHT | Yet the King, out of his charity. And urged by your friends, offered clemency. Made a pact of peace, and all dispute ended Sent you back to your See as you demanded. |
| THIRD KNIGHT | And burying the memory of your transgressions Restored your honours and your possessions. All was granted for which you sued: Yet how, I repeat, did you show your gratitude? |
| FIRST KNIGHT | Suspending those who had crowned the young prince, Denying the legality of his coronation. |
| SECOND KNIGHT | Binding with the chains of anathema. |
| THIRD KNIGHT | Using every means in your power to evince The King’s faithful servants, every one who transacts His business in his absence, the business of the nation. |
| FIRST KNIGHT | These are the facts. Say therefore if you will be content To answer in the King’s presence. Therefore were we sent. |
| THOMAS | Never was it my wish To uncrown the King’s son, or to diminish His honour and power. Why should he wish To deprive my people of me and keep me from my own And bid me sit in Canterbury, alone? I would wish him three crowns rather than one, And as for the bishops, it is not my yoke That is laid upon them, or mine to revoke. Let them go to the Pope. It was he who condemned them. |
| FIRST KNIGHT | Through you they were suspended. |
| SECOND KNIGHT | By you be this amended. |
| THIRD KNIGHT | Absolve them. |
| FIRST KNIGHT | Absolve them. |
| THOMAS | I do not deny That this was done through me. But it is not I Who can loose whom the Pope has bound. Let them go to him, upon whom redounds Their contempt towards me, their contempt towards the Church shown. |
| FIRST KNIGHT | Be that as it may, here is the King’s command: That you and your servants depart from this land. |
| THOMAS | If that is the King’s command, I will be bold To say: seven years were my people without My presence; seven years of misery and pain. Seven years a mendicant on foreign charity I lingered abroad: seven years is no brevity. I shall not get those seven years back again. Never again, you must make no doubt, Shall the sea run between the shepherd and his fold. |
| FIRST KNIGHT | The King’s justice, the King’s majesty, You insult with gross indignity; Insolent madman, whom nothing deters From attainting his servants and ministers. |
| THOMAS | It is not I who insult the King, And there is higher than I or the King. It is not I, Becket from Cheapside, It is not against me, Becket, that you strive. It is not Becket who pronounces doom, But the Law of Christ’s Church, the judgement of Rome. |
| FIRST KNIGHT | Priest, you have spoken in peril of your life. |
| SECOND KNIGHT | Priest, you have spoken in danger of the knife. |
| THIRD KNIGHT | Priest, you have spoken treachery and treason. THE THREE KNIGHTS. Priest! traitor, confirmed in malfeasance. |
| THOMAS | I submit my cause to the judgement of Rome. But if you kill me, I shall rise from my tomb To submit my cause before God’s throne. |
| (didascalia) | [Exit] |
| FOURTH KNIGHT | Priest! monk! and servant! take, hold, detain, Restrain this man, in the King’s name. |
| FIRST KNIGHT | Or answer with your bodies. |
| SECOND KNIGHT | Enough of words. THE FOUR KNIGHTS. We come for the King’s justice, we come with swords. |
| (didascalia) | [Exeunt] |
| CHORUS | I have smelt them, the death-bringers, senses are quickened By subtile forebodings; I have heard Fluting in the night-time, fluting and owls, have seen at noon Scaly wings slanting over, huge and ridiculous. I have tasted The savour of putrid flesh in the spoon. I have felt The heaving of earth at nightfall, restless, absurd. I have heard Laughter in the noises of beasts that make strange noises: jackal, jackass, jackdaw; the scurrying noise of mouse and jerboa; the laugh of the loon, the lunatic bird. I have seen Grey necks twisting, rat tails twining, in the thick light of dawn. I have eaten Smooth creatures still living, with the strong salt taste of living things under the sea; I have tasted The living lobster, the crab, the oyster, the whelk and the prawn; and they live and spawn in my bowels, and my bowels dissolve in the light of dawn. I have smelt Death in the rose, death in the hollyhock, sweet pea, hyacinth, primrose and cowslip. I have seen Trunk and horn, tusk and hoof, in odd places; I have lain on the floor of the sea and breathed with the breathing of the sea-anemone, swallowed with ingurgitation of the sponge. I have lain in the soil and criticised the worm. In the air Flirted with the passage of the kite, I have plunged with the kite and cowered with the wren. I have felt The horn of the beetle, the scale of the viper, the mobile hard insensitive skin of the elephant, the evasive flank of the fish. I have smelt Corruption in the dish, incense in the latrine, the sewer in the incense, the smell of sweet soap in the woodpath, a hellish sweet scent in the woodpath, while the ground heaved. I have seen Rings of light coiling downwards, descending To the horror of the ape. Have I not known, not known What was coming to be? It was here, in the kitchen, in the passage, In the mews in the barn in the byre in the market-place In our veins our bowels our skulls as well As well as in the plottings of potentates As well as in the consultations of powers. What is woven on the loom of fate What is woven in the councils of princes Is woven also in our veins, our brains, Is woven like a pattern of living worms In the guts of the women of Canterbury. I have smelt them, the death-bringers; now is too late For action, too soon for contrition. Nothing is possible but the shamed swoon Of those consenting to the last humiliation. I have consented, Lord Archbishop, have consented. Am torn away, subdued, violated, United to the spiritual flesh of nature, Mastered by the animal powers of spirit, Dominated by the lust of self-demolition, By the final utter uttermost death of spirit, By the final ecstasy of waste and shame, O Lord Archbishop, O Thomas Archbishop, forgive us, forgive us, pray for us that we may pray for you, out of our shame. |
| (didascalia) | [Enter THOMAS] |
| THOMAS | Peace, and be at peace with your thoughts and visions. These things had to come to you and you to accept them, This is your share of the eternal burden, The perpetual glory. This is one moment, But know that another Shall pierce you with a sudden painful joy When the figure of God’s purpose is made complete. You shall forget these things, toiling in the household, You shall remember them, droning by the fire, When age and forgetfulness sweeten memory Only like a dream that has often been told And often been changed in the telling. They will seem unreal. Human kind cannot bear very much reality. |
| (didascalia) | [Enter PRIESTS] |
| THOMAS | PRIESTS [severally]. My Lord, you must not stop here. To the minster. Through the cloister. No time to waste. They are coming back, armed. To the altar, to the altar. |
| THOMAS | All my life they have been coming, these feet. All my life I have waited. Death will come only when I am worthy, And if I am worthy, there is no danger. I have therefore only to make perfect my will. PRIESTS, My Lord, they are coming. They will break through presently. You will be killed. Come to the altar. Make haste, my Lord. Don’t stop here talking. It is not right. What shall become of us, my Lord, if you are killed; what shall become of us? |
| THOMAS | Peace! be quiet! remember where you are, and what is happening; No life here is sought for but mine, And I am not in danger: only near to death. |
| PRIESTS | My Lord, to vespers! You must not be absent from vespers. You must not be absent from the divine office. To vespers. Into the Cathedral! |
| THOMAS | Go to vespers, remember me at your prayers. They shall find the shepherd here; the flock shall be spared. I have had a tremor of bliss, a wink of heaven, a whisper, And I would no longer be denied; all things Proceed to a joyful consummation. |
| PRIESTS | Seize him! force him! drag him! |
| THOMAS | Keep your hands off! |
| PRIESTS | To vespers! Hurry. |
| (didascalia) | [They drag him off. While the CHORUS speak, the scene is changed to the cathedral.] |
| PRIESTS | CHORUS [while a Dies Iræe is sung in Latin by a choir in the distance]. Numb the hand and dry the eyelid, Still the horror, but more horror Than when tearing in the belly. Still the horror, but more horror Than when twisting in the fingers, Than when splitting in the skull. More than footfall in the passage, More than shadow in the doorway, More than fury in the hall. The agents of hell disappear, the human, they shrink and dissolve Into dust on the wind, forgotten, unmemorable; only is here The white flat face of Death, God’s silent servant, And behind the face of Death the Judgement And behind the Judgement the Void, more horrid than active shapes of hell; Emptiness, absence, separation from God; The horror of the effortless journey, to the empty land Which is no land, only emptiness, absence, the Void, Where those who were men can no longer turn the mind To distraction, delusion, escape into dream, pretence, Where the soul is no longer deceived, for there are no objects, no tones, No colours, no forms to distract, to divert the soul From seeing itself, foully united forever, nothing with nothing, Not what we call death, but what beyond death is not death, We fear, we fear. Who shall then plead for me, Who intercede for me, in my most need? Dead upon the tree, my Saviour, Let not be in vain Thy labour; Help me, Lord, in my last fear. Dust I am, to dust am bending, From the final doom impending Help me, Lord, for death is near. |
| (didascalia) | [In the cathedral. THOMAS and PRIESTS] |
| PRIESTS | Bar the door. Bar the door The door is barred. We are safe. We are safe. They dare not break in. They cannot break in. They have not the force. We are safe. We are safe. |
| THOMAS | Unbar the doors! throw open the doors! I will not have the house of prayer, the church of Christ, The sanctuary, turned into a fortress. The Church shall protect her own, in her own way, not As oak and stone; stone and oak decay, Give no stay, but the Church shall endure. The Church shall be open, even to our enemies. Open the door! |
| PRIESTS | My Lord! these are not men, these come not as men come, but Like maddened beasts. They come not like men, who Respect the sanctuary, who kneel to the Body of Christ, But like beasts. You would bar the door Against the lion, the leopard, the wolf or the boar, Why not more Against beasts with the souls of damned men, against men Who would damn themselves to beasts. My Lord! My Lord! |
| THOMAS | You think me reckless, desperate and mad. You argue by results, as this world does, To settle if an act be good or bad. You defer to the fact. For every life and every act Consequence of good and evil can be shown. And as in time results of many deeds are blended So good and evil in the end become confounded. It is not in time that my death shall be known; It is out of time that my decision is taken If you call that decision To which my whole being gives entire consent. I give my life To the Law of God above the Law of Man. Unbar the door! unbar the door! We are not here to triumph by fighting, by stratagem, or by resistance, Not to fight with beasts as men. We have fought the beast And have conquered. We have only to conquer Now, by suffering. This is the easier victory. Now is the triumph of the Cross, now Open the door! I command it. OPEN THE DOOR! |
| (didascalia) | [The door is opened. The KNIGHTS enter, slightly tipsy] |
| PRIESTS | This way, my Lord! Quick. Up the stair. To the roof. To the crypt. Quick. Come. Force him. |
| KNIGHTS | Where is Becket, the traitor to the King? Where is Becket, the meddling priest? Come down Daniel to the lions’ den, Come down Daniel for the mark of the beast. Are you washed in the blood of the Lamb? Are you marked with the mark of the beast? Come down Daniel to the lions’ den, Come down Daniel and join in the feast. Where is Becket the Cheapside brat? Where is Becket the faithless priest? Come down Daniel to the lions’ den, Come down Daniel and join in the feast. |
| THOMAS | It is the just man who Like a bold lion, should be without fear. I am here. No traitor to the King. I am a priest, A Christian, saved by the blood of Christ, Ready to suffer with my blood. This is the sign of the Church always. The sign of blood. Blood for blood. His blood given to buy my life, My blood given to pay for His death, My death for His death. |
| FIRST KNIGHT | Absolve all those you have excommunicated. |
| SECOND KNIGHT | Resign the powers you have arrogated. |
| THIRD KNIGHT | Restore to the King the money you appropriated. |
| FIRST KNIGHT | Renew the obedience you have violated. |
| THOMAS | For my Lord I am now ready to die, That his Church may have peace and liberty. Do with me as you will, to your hurt and shame; But none of my people, in God’s name, Whether layman or clerk, shall you touch. This I forbid. |
| KNIGHTS | Traitor! traitor! traitor! |
| THOMAS | You, Reginald, three times traitor you: Traitor to me as my temporal vassal, Traitor to me as your spiritual lord, Traitor to God in desecrating His Church. |
| FIRST KNIGHT | No faith do I owe to a renegade, And what I owe shall now be paid. |
| THOMAS | Now to Almighty God, to the Blessed Mary ever Virgin, to the blessed John the Baptist, the holy apostles Peter and Paul, to the blessed martyr Denys, and to all the Saints, I commend my cause and that of the Church. While the KNIGHTS kill him, we hear the |
| CHORUS | Clear the air! clean the sky! wash the wind! take stone from stone and wash them. The land is foul, the water is foul, our beasts and ourselves defiled with blood. A rain of blood has blinded my eyes. Where is England? where is Kent? where is Canterbury? O far far far far in the past; and I wander in a land of barren boughs: if I break them, they bleed; I wander in a land of dry stones: if I touch them they bleed. How how can I ever return, to the soft quiet seasons? Night stay with us, stop sun, hold season, let the day not come, let the spring not come. Can I look again at the day and its common things, and see them all smeared with blood, through a curtain of falling blood? We did not wish anything to happen. We understood the private catastrophe, The personal loss, the general misery, Living and partly living; The terror by night that ends in daily action, The terror by day that ends in sleep; But the talk in the market-place, the hand on the broom, The night-time heaping of the ashes, The fuel laid on the fire at daybreak, These acts marked a limit to our suffering. Every horror had its definition, Every sorrow had a kind of end: In life there is not time to grieve long. But this, this is out of life, this is out of time, An instant eternity of evil and wrong. We are soiled by a filth that we cannot clean, united to supernatural vermin, It is not we alone, it is not the house, it is not the city that is defiled, But the world that is wholly foul. Clear the air! clean the sky! wash the wind! take the stone from the stone, take the skin from the arm, take the muscle from the bone, and wash them. Wash the stone, wash the bone, wash the brain, wash the soul, wash them wash them! |
| (didascalia) | [The KNIGHTS, having completed the murder, advance to the front of the stage and address the audience.] |
| FIRST KNIGHT | We beg you to give us your attention for a few moments. We know that you may be disposed to judge unfavourably of our action. You are Englishmen, and therefore you believe in fair play: and when you see one man being set upon by four, then your sympathies are all with the under dog. I respect such feelings, I share them. Nevertheless, I appeal to your sense of honour. You are Englishmen, and therefore will not judge anybody without hearing both sides of the case. That is in accordance with our long-established principle of Trial by Jury. I am not myself qualified to put our case to you. I am a man of action and not of words. For that reason I shall do no more than introduce the other speakers, who, with their various abilities, and different points of view, will be able to lay before you the merits of this extremely complex problem. I shall call upon our eldest member to speak first, my neighbour in the country: Baron William de Traci. |
| THIRD KNIGHT | I am afraid I am not anything like such an experienced speaker as my old friend Reginald Fitz Urse would lead you to believe. But there is one thing I should like to say, and I might as well say it at once. It is this: in what we have done, and whatever you may think of it, we have been perfectly disinterested. [The other KNIGHTS: ‘Hear! hear!’] We are not getting anything out of this. We have much more to lose than to gain. We are four plain Englishmen who put our country first. I dare say that we didn’t make a very good impression when we came in just now. The fact is that we knew we had taken on a pretty stiff job; I’ll only speak for myself, but I had drunk a good deal — I am not a drinking man ordinarily — to brace myself up for it. When you come to the point, it does go against the grain to kill an Archbishop, especially when you have been brought up in good Church traditions. So if we seemed a bit rowdy, you will understand why it was; and for my part I am awfully sorry about it. We realised this was our duty, but all the same we had to work ourselves up to it. And, as I said, we are not getting a penny out of this. We know perfectly well how things will turn out. King Henry — God bless him — will have to say, for reasons of state, that he never meant this to happen; and there is going to be an awful row; and at the best we shall have to spend the rest of our lives abroad. And even when reasonable people come to see that the Archbishop had to be put out of the way — and personally I had a tremendous admiration for him — you must have noted what a good show he put up at the end — they won’t give us any glory. No, we have done for ourselves, there’s no mistake about that. So, as I said at the beginning, please give us at least the credit for being completely disinterested in this business. I think that is about all I have to say. |
| FIRST KNIGHT | I think we will all agree that William de Traci has spoken well and has made a very important point. The gist of his argument is this: that we have been completely disinterested. But our act itself needs more justification than that; and you must hear our other speakers. I shall next call upon Hugh de Morville, who has made a special study of statecraft and constitutional law. Sir Hugh de Morville. |
| SECOND KNIGHT | I should like first to recur to a point that was very well put by our leader, Reginald Fitz Urse: that you are Englishmen, and therefore your sympathies are always with the under dog. It is the English spirit of fair play. Now the worthy Archbishop, whose good qualities I very much admired, has throughout been presented as the under dog. But is this really the case? I am going to appeal not to your emotions but to your reason. You are hardheaded sensible people, as I can see, and not to be taken in by emotional clap-trap. I therefore ask you to consider soberly: what were the Archbishop’s aims? and what are King Henry’s aims? In the answer to these questions lies the key to the problem. The King’s aim has been perfectly consistent. During the reign of the late Queen Matilda and the irruption of the unhappy usurper Stephen, the kingdom was very much divided. Our King saw that the one thing needful was to restore order: to curb the excessive powers of local government, which were usually exercised for selfish and often for seditious ends, and to reform the legal system. He therefore intended that Becket, who had proved himself an extremely able administrator — no one denies that — should unite the offices of Chancellor and Archbishop. Had Becket concurred with the King’s wishes, we should have had an almost ideal State: a union of spiritual and temporal administration, under the central government. I knew Becket well, in various official relations; and I may say that I have never known a man so well qualified for the highest rank of the Civil Service. And what happened? The moment that Becket, at the King’s instance, had been made Archbishop, he resigned the office of Chancellor, he became more priestly than the priests, he ostentatiously and offensively adopted an ascetic manner of life, he affirmed immediately that there was a higher order than that which our King, and he as the King’s servant, had for so many years striven to establish; and that — God knows why — the two orders were incompatible. You will agree with me that such interference by an Archbishop offends the instincts of a people like ours. So far, I know that I have your approval: I read it in your faces. It is only with the measures we have had to adopt, in order to set matters to rights, that you take issue. No one regrets the necessity for violence more than we do. Unhappily, there are times when violence is the only way in which social justice can be secured. At another time, you would condemn an Archbishop by vote of Parliament and execute him formally as a traitor, and no one would have to bear the burden of being called murderer. And at a later time still, even such temperate measures as these would become unnecessary. But, if you have now arrived at a just subordination of the pretensions of the Church to the welfare of the State, remember that it is we who took the first step. We have been instrumental in bringing about the state of affairs that you approve. We have served your interests; we merit your applause; and if there is any guilt whatever in the matter, you must share it with us. |
| FIRST KNIGHT | Morville has given us a great deal to think about. It seems to me that he has said almost the last word, for those who have been able to follow his very subtle reasoning. We have, however, one more speaker, who has I think another point of view to express. If there are any who are still unconvinced, I think that Richard Brito, coming as he does of a family distinguished for its loyalty to the Church, will be able to convince them. Richard Brito. |
| FOURTH KNIGHT | The speakers who have preceded me, to say nothing of our leader, Reginald Fitz Urse, have all spoken very much to the point. I have nothing to add along their particular lines of argument. What I have to say may be put in the form of a question: Who killed the Archbishop? As you have been eye-witnesses of this lamentable scene, you may feel some surprise at my putting it in this way. But consider the course of events. I am obliged, very briefly, to go over the ground traversed by the last speaker. While the late Archbishop was Chancellor, no one, under the King, did more to weld the country together, to give it the unity, the stability, order, tranquillity, and justice that it so badly needed. From the moment he became Archbishop, he completely reversed his policy; he showed himself to be utterly indifferent to the fate of the country, to be, in fact, a monster of egotism. This egotism grew upon him, until it became at last an undoubted mania. I have unimpeachable evidence to the effect that before he left France he clearly prophesied, in the presence of numerous witnesses, that he had not long to live, and that he would be killed in England. He used every means of provocation; from his conduct, step by step, there can be no inference except that he had determined upon a death by martyrdom. Even at the last, he could have given us reason: you have seen how he evaded our questions. And when he had deliberately exasperated us beyond human endurance, he could still have easily escaped; he could have kept himself from us long enough to allow our righteous anger to cool. That was just what he did not wish to happen; he insisted, while we were still inflamed with wrath, that the doors should be opened. Need I say more? I think, with these facts before you, you will unhesitatingly render a verdict of Suicide while of Unsound Mind. It is the only charitable verdict you can give, upon one who was, after all, a great man. |
| FIRST KNIGHT | Thank you, Brito, I think that there is no more to be said; and I suggest that you now disperse quietly to your homes. Please be careful not to loiter in groups at street corners, and do nothing that might provoke any public outbreak. |
| (didascalia) | [Exeunt KNIGHTS] |
| FIRST PRIEST | O father, father, gone from us, lost to us, How shall we find you, from what far place Do you look down on us? You now in Heaven, Who shall now guide us, protect us, direct us? After what journey through what further dread Shall we recover your presence? when inherit Your strength? The Church lies bereft, Alone, desecrated, desolated, and the heathen shall build on the ruins, Their world without God. I see it. I see it. |
| THIRD PRIEST | No. For the Church is stronger for this action, Triumphant in adversity. It is fortified By persecution: supreme, so long as men will die for it. Go, weak sad men, lost erring souls, homeless in earth or heaven. Go where the sunset reddens the last grey rock Of Brittany, or the Gates of Hercules. Go venture shipwreck on the sullen coasts Where blackamoors make captive Christian men; Go to the northern seas confined with ice Where the dead breath makes numb the hand, makes dull the brain; Find an oasis in the desert sun, Go seek alliance with the heathen Saracen, To share his filthy rites, and try to snatch Forgetfulness in his libidinous courts. Oblivion in the fountain by the date-tree; Or sit and bite your nails in Aquitaine. In the small circle of pain-within the skull You still shall tramp and tread one endless round Of thought, to justify your action to yourselves, Weaving a fiction which unravels as you weave, Pacing forever in the hell of make-believe Which never is belief: this is your fate on earth And we must think no further of you. |
| FIRST PRIEST | O my lord The glory of whose new state is hidden from us, Pray for us of your charity. |
| SECOND PRIEST | Now in the sight of God Conjoined with all the saints and martyrs gone before you, Remember us. |
| THIRD PRIEST | Let our thanks ascend To God, who has given us another Saint in Canterbury. CHORUS [while a Te Deum is sung in Latin by a choir in the distance]. We praise Thee, O God, for Thy glory displayed in all the creatures of the earth, In the snow, in the rain, in the wind, in the storm; in all of Thy creatures, both the hunters and the hunted. For all things exist only as seen by Thee, only as known by Thee, all things exist Only in Thy light, and Thy glory is declared even in that which denies Thee; the darkness declares the glory of light. Those who deny Thee could not deny, if Thou didst not exist; and their denial is never complete, for if it were so, they would not exist. They affirm Thee in living; all things affirm Thee in living; the bird in the air, both the hawk and the finch; the beast on the earth, both the wolf and the lamb; the worm in the soil and the worm in the belly. Therefore man, whom Thou hast made to be conscious of Thee, must consciously praise Thee, in thought and in word and in deed. Even with the hand to the broom, the back bent in laying the fire, the knee bent in cleaning the hearth, we, the scrubbers and sweepers of Canterbury, The back bent under toil, the knee bent under sin, the hands to the face under fear, the head bent under grief, Even in us the voices of seasons, the snuffle of winter, the song of spring, the drone of summer, the voices of beasts and of birds, praise Thee. We thank Thee for Thy mercies of blood, for Thy redemption by blood. For the blood of Thy martyrs and saints Shall enrich the earth, shall create the holy places. For wherever a saint has dwelt, wherever a martyr has given his blood for the blood of Christ, There is holy ground, and the sanctity shall not depart from it Though armies trample over it, though sightseers come with guide-books looking over it; From where the western seas gnaw at the coast of Iona, To the death in the desert, the prayer in forgotten places by the broken imperial column, From such ground springs that which forever renews the earth Though it is forever denied. Therefore, O God, we thank Thee Who hast given such blessing to Canterbury. Forgive us, O Lord, we acknowledge ourselves as type of the common man, Of the men and women who shut the door and sit by the fire; Who fear the blessing of God, the loneliness of the night of God, the surrender required, the deprivation inflicted; Who fear the injustice of men less than the justice of God; Who fear the hand at the window, the fire in the thatch, the fist in the tavern, the push into the canal, Less than we fear the love of God. We acknowledge our trespass, our weakness, our fault; we acknowledge That the sin of the world is upon our heads; that the blood of the martyrs and the agony of the saints Is upon our heads. Lord, have mercy upon us. Christ, have mercy upon us. Lord, have mercy upon us. Blessed Thomas, pray for us. THE FAMILY REUNION Persons AMY, DOWAGER LADY MONCHENSEY, IVY, VIOLET, and AGATHA, her younger sisters |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| CORO | Canta l’uccello nel Sud? Solo l’uccello marino grida, sospinto verso terra dalla tempesta. Quale segno della primavera dell’anno? Solo la morte del vecchio: non un fremito, non un germoglio, non un respiro. Cominciano i giorni ad allungarsi? Più lungo e più buio il giorno, più breve e più fredda la notte. Immobile e soffocante l’aria: ma un vento è raccolto in Oriente. Il corvo affamato siede nel campo, attento; e nel bosco La civetta ripete la nota vuota della morte. Quali segni di un’amara primavera? Il vento raccolto in Oriente. Come, nel tempo della nascita di Nostro Signore, nel tempo di Natale, Non v’è pace in terra, benevolenza fra gli uomini? La pace di questo mondo è sempre incerta, se gli uomini non serbano la pace di Dio. E la guerra fra gli uomini contamina questo mondo, ma la morte nel Signore lo rinnova, E il mondo dev’essere mondato nell’inverno, o non avremo che Un’aspra primavera, un’estate riarsa, un raccolto vuoto. Fra il Natale e la Pasqua quale opera sarà compiuta? L’aratore uscirà in marzo e rivolterà la stessa terra Che ha già rivoltato, l’uccello canterà lo stesso canto. Quando la foglia spunta sull’albero, quando il sambuco e il biancospino Erompono sopra il ruscello, e l’aria è tersa e alta, E le voci trillano alle finestre, e i bambini ruzzolano davanti alla porta, Quale opera sarà stata compiuta, quale torto Coprirà il canto dell’uccello, coprirà l’albero verde, quale torto Coprirà la terra fresca? Attendiamo, e il tempo è breve Ma l’attesa è lunga. |
| (didascalia) | [Entra il PRIMO SACERDOTE preceduto da uno stendardo di Santo Stefano. I versi cantati sono in corsivo.] |
| PRIMO SACERDOTE | Dal Natale un giorno: e il giorno di Santo Stefano, Primo Martire. I principi inoltre sedettero, e testimoniarono il falso contro di me. Un giorno che fu sempre carissimo all’Arcivescovo Thomas. Ed egli si inginocchiò e gridò a gran voce: Signore, non imputare loro questo peccato. I principi inoltre sedettero. |
| (didascalia) | [Si ode l’Introito di Santo Stefano] |
| (didascalia) | [Entra il SECONDO SACERDOTE, preceduto da uno stendardo di San Giovanni Apostolo.] |
| SECONDO SACERDOTE | Da Santo Stefano un giorno: e il giorno di San Giovanni Apostolo. In mezzo all’assemblea egli aprì la sua bocca. Ciò che era da principio, ciò che abbiamo udito, Ciò che abbiamo veduto con i nostri occhi, e le nostre mani hanno toccato Del verbo della vita; ciò che abbiamo veduto e udito Noi lo annunciamo a voi. In mezzo all’assemblea. |
| (didascalia) | [Si ode l’Introito di San Giovanni] |
| (didascalia) | [Entra il TERZO SACERDOTE, preceduto da uno stendardo dei Santi Innocenti.] |
| TERZO SACERDOTE | Da San Giovanni Apostolo un giorno: e il giorno dei Santi Innocenti. Dalla bocca dei pargoli stessi, o Dio. Come voce di molte acque, di tuono, di arpe, Cantavano come un canto nuovo. Il sangue dei tuoi santi hanno versato come acqua, E non vi fu chi li seppellisse. Vendica, o Signore, Il sangue dei tuoi santi. In Rama, una voce udita, un pianto. Dalla bocca dei pargoli stessi, o Dio! |
| (didascalia) | [I SACERDOTI stanno insieme con gli stendardi dietro di loro] |
| PRIMO SACERDOTE | Dai Santi Innocenti un giorno: il quarto giorno dal Natale. I TRE SACERDOTI. Rallegriamoci tutti, celebrando il giorno santo. |
| PRIMO SACERDOTE | Come per il popolo, così anche per sé, egli offre per i peccati. Egli dà la sua vita per le pecore. I TRE SACERDOTI. Rallegriamoci tutti, celebrando il giorno santo. |
| PRIMO SACERDOTE | Oggi? |
| SECONDO SACERDOTE | Oggi, che cos’è oggi? Ché il giorno è già a mezzo. |
| PRIMO SACERDOTE | Oggi, che cos’è oggi? nient’altro che un giorno, il crepuscolo dell’anno. |
| SECONDO SACERDOTE | Oggi, che cos’è oggi? Un’altra notte, e un’altra alba. |
| TERZO SACERDOTE | Qual è il giorno che sappiamo di sperare o di temere? Ogni giorno è il giorno da cui dovremmo temere o sperare. Un istante Pesa come un altro. Solo nel ripensare, nello scegliere, Diciamo: quello fu il giorno. L’istante critico Che è sempre ora, e qui. Anche ora, in sordidi particolari Può apparire il disegno eterno. |
| (didascalia) | [Entrano i QUATTRO CAVALIERI. Gli stendardi scompaiono] |
| PRIMO CAVALIERE | Servitori del Re. |
| PRIMO SACERDOTE | E a noi noti. Siate i benvenuti. Avete cavalcato a lungo? |
| PRIMO CAVALIERE | Non molto oggi, ma affari urgenti Ci han portati di Francia. Cavalcammo duro, Prendemmo nave ieri, sbarcammo la scorsa notte, Avendo affari con l’Arcivescovo. |
| SECONDO CAVALIERE | Affari urgenti. |
| TERZO CAVALIERE | Dal Re. |
| SECONDO CAVALIERE | Per ordine del Re. |
| PRIMO CAVALIERE | I nostri uomini sono fuori. |
| PRIMO SACERDOTE | Conoscete l’ospitalità dell’Arcivescovo. Stiamo per andare a cena. Il buon Arcivescovo si dorrebbe Se non vi offrissimo accoglienza Prima dei vostri affari. Cenate con noi, vi prego. Anche dei vostri uomini si avrà cura. La cena prima degli affari. Vi piace il maiale arrosto? |
| PRIMO CAVALIERE | Gli affari prima della cena. Arrostiremo il vostro maiale Prima, e poi ce ne ciberemo. |
| SECONDO CAVALIERE | Dobbiamo vedere l’Arcivescovo. |
| TERZO CAVALIERE | Va’, di’ all’Arcivescovo Che non abbiamo bisogno della sua ospitalità. Ci troveremo la cena da noi. PRIMO SACERDOTE [a un inserviente]. Va’, dillo a Sua Signoria. |
| QUARTO CAVALIERE | Quanto ancora ci farete aspettare? |
| (didascalia) | [Entra THOMAS] |
| QUARTO CAVALIERE | THOMAS [ai SACERDOTI]. Per quanto certa sia la nostra attesa L’istante previsto può giungere inatteso Quando giunge. Viene quando siamo Assorti in faccende d’altra urgenza. Sul mio tavolo troverete Le carte in ordine, e i documenti firmati. [Ai CAVALIERI]. Siate i benvenuti, qualunque sia il vostro affare. Dite, da parte del Re? |
| PRIMO CAVALIERE | Sicurissimamente da parte del Re. Dobbiamo parlarvi soli. THOMAS [ai SACERDOTI] Lasciateci dunque soli. Ora, di che si tratta? |
| PRIMO CAVALIERE | Questo è l’affare. I TRE CAVALIERI. Voi siete l’Arcivescovo in rivolta contro il Re; in ribellione contro il Re e la legge del paese; Voi siete l’Arcivescovo che fu fatto dal Re; che egli pose al vostro posto per eseguire il suo comando. Voi siete il suo servo, il suo strumento e il suo fantoccio, Portavate i suoi favori sulle spalle, Ogni vostro onore l’aveste dalla sua mano; da lui aveste il potere, il sigillo e l’anello. Questi è l’uomo che fu figlio d’un bottegaio: il monello di scala di servizio nato a Cheapside; Questa è la creatura che strisciò addosso al Re; gonfia di sangue e gonfia d’orgoglio. Strisciando fuori dal fango di Londra, Arrampicandosi come un pidocchio sulla vostra camicia, L’uomo che ingannò, truffò, mentì; ruppe il suo giuramento e tradì il suo Re. |
| THOMAS | Questo non è vero. Sia prima sia dopo aver ricevuto l’anello Sono stato suddito leale al Re. Salvo il mio ordine, sono ai suoi comandi, Come il suo più fedele vassallo del paese. |
| PRIMO CAVALIERE | Salvo il vostro ordine! che il vostro ordine vi salvi — Come io non credo sia probabile faccia. Salva la vostra ambizione, ecco che intendete, Salvi il vostro orgoglio, l’invidia e la bile. |
| SECONDO CAVALIERE | Salve la vostra insolenza e la vostra avidità. Non ci chiederete di pregare Dio per voi, nel vostro bisogno? |
| TERZO CAVALIERE | Sì, pregheremo per voi! |
| PRIMO CAVALIERE | Sì, pregheremo per voi! I TRE CAVALIERI. Sì, pregheremo che Dio vi aiuti! |
| THOMAS | Ma, signori, il vostro affare Che dicevate tanto urgente, è solo Rimbrottare e bestemmiare? |
| PRIMO CAVALIERE | Quella era solo La nostra indignazione, di sudditi leali. |
| THOMAS | Leali? a chi? |
| PRIMO CAVALIERE | Al Re! |
| SECONDO CAVALIERE | Il Re! |
| TERZO CAVALIERE | Il Re! I TRE CAVALIERI. Dio lo benedica! |
| THOMAS | Allora la vostra nuova veste di lealtà sia portata Con cura, sì che non sia macchiata o strappata. Avete qualcosa da dire? |
| PRIMO CAVALIERE | Per comando del Re. Lo diremo adesso? |
| SECONDO CAVALIERE | Senza indugio, Prima che la vecchia volpe scappi via. |
| THOMAS | Ciò che avete da dire Per comando del Re — se è comando del Re — Va detto in pubblico. Se muovete accuse, In pubblico allora le confuterò. |
| PRIMO CAVALIERE | No! qui e ora! |
| (didascalia) | [Fanno per assalirlo, ma i sacerdoti e gli inservienti tornano e quietamente si frappongono.] |
| THOMAS | Ora e qui! |
| PRIMO CAVALIERE | Dei vostri misfatti passati non farò menzione. Sono troppo bene noti. Ma quando la discordia Ebbe fine, in Francia, e voi foste rivestito Del vostro antico privilegio, come mostraste gratitudine? Eravate fuggito d’Inghilterra, non esiliato Né minacciato, badate; ma nella speranza Di suscitar torbidi nei domini francesi. Seminaste discordia all’estero, calunniaste Il Re presso il Re di Francia, presso il Papa, Levando contro di lui false opinioni. |
| SECONDO CAVALIERE | Pure il Re, per la sua carità. E spinto dai vostri amici, offrì clemenza. Fece patto di pace, e finita ogni contesa Vi rimandò alla vostra Sede come chiedevate. |
| TERZO CAVALIERE | E sepolta la memoria delle vostre trasgressioni Restituì i vostri onori e i vostri possessi. Tutto fu concesso di quanto chiedeste: Pure come, ripeto, mostraste gratitudine? |
| PRIMO CAVALIERE | Sospendendo coloro che avevano incoronato il giovane principe, Negando la legalità della sua incoronazione. |
| SECONDO CAVALIERE | Legandoli con le catene dell’anatema. |
| TERZO CAVALIERE | Usando ogni mezzo in vostro potere per scacciare I fedeli servitori del Re, ognuno che tratta I suoi affari in sua assenza, gli affari della nazione. |
| PRIMO CAVALIERE | Questi sono i fatti. Dite dunque se vi contenterete Di rispondere al cospetto del Re. Per questo fummo mandati. |
| THOMAS | Non fu mai mio desiderio Scoronare il figlio del Re, né diminuire Il suo onore e il suo potere. Perché dovrebbe volere Privare del mio popolo me e tenermi lontano dai miei E ordinarmi di sedere a Canterbury, solo? Gli augurerei tre corone anziché una, E quanto ai vescovi, non è il mio giogo Quello che è posto su loro, né mio è revocarlo. Vadano dal Papa. Fu lui a condannarli. |
| PRIMO CAVALIERE | Per mezzo vostro furono sospesi. |
| SECONDO CAVALIERE | Da voi sia ciò emendato. |
| TERZO CAVALIERE | Assolveteli. |
| PRIMO CAVALIERE | Assolveteli. |
| THOMAS | Non nego Che ciò fu fatto per mezzo mio. Ma non son io Che possa sciogliere chi il Papa ha legato. Vadano da lui, su cui ricade Il loro disprezzo verso di me, il loro disprezzo verso la Chiesa mostrato. |
| PRIMO CAVALIERE | Sia come sia, ecco il comando del Re: Che voi e i vostri servi partiate da questa terra. |
| THOMAS | Se questo è il comando del Re, oserò Dire: sette anni fu il mio popolo senza La mia presenza; sette anni di miseria e di dolore. Sette anni mendicante d’una carità straniera Indugiai all’estero: sette anni non son brevità. Non riavrò indietro quei sette anni. Mai più, non ne abbiate dubbio, Correrà il mare tra il pastore e il suo gregge. |
| PRIMO CAVALIERE | La giustizia del Re, la maestà del Re, Voi le insultate con grossa indegnità; Insolente forsennato, che nulla trattiene Dal proscrivere i suoi servi e i suoi ministri. |
| THOMAS | Non son io che insulto il Re, E v’è chi è più alto di me o del Re. Non son io, Becket di Cheapside, Non è contro di me, Becket, che vi accanite. Non è Becket che pronuncia la condanna, Ma la Legge della Chiesa di Cristo, il giudizio di Roma. |
| PRIMO CAVALIERE | Prete, avete parlato a rischio della vita. |
| SECONDO CAVALIERE | Prete, avete parlato in pericolo del coltello. |
| TERZO CAVALIERE | Prete, avete parlato perfidia e tradimento. I TRE CAVALIERI. Prete! traditore, confermato nel misfatto. |
| THOMAS | Sottometto la mia causa al giudizio di Roma. Ma se mi uccidete, sorgerò dalla mia tomba Per portare la mia causa dinanzi al trono di Dio. |
| (didascalia) | [Esce] |
| QUARTO CAVALIERE | Prete! monaco! e servo! prendete, tenete, fermate, Trattenete quest’uomo, in nome del Re. |
| PRIMO CAVALIERE | O risponderne coi vostri corpi. |
| SECONDO CAVALIERE | Basta parole. I QUATTRO CAVALIERI. Veniamo per la giustizia del Re, veniamo con le spade. |
| (didascalia) | [Escono] |
| CORO | Li ho fiutati, i portatori di morte, i sensi si acuiscono Per sottili presagi; ho udito Zufolare nella notte, nel tempo notturno, zufolare e civette, ho visto a mezzogiorno Ali squamose obliquare sopra, enormi e ridicole. Ho gustato Il sapore di carne putrida nel cucchiaio. Ho sentito Il sollevarsi della terra al calar della notte, inquieto, assurdo. Ho udito Risa nei versi di bestie che fanno versi strani: sciacallo, somaro, taccola; il rumore frusciante del topo e del gerboa; il riso della strolaga, l’uccello lunatico. Ho visto Colli grigi torcersi, code di ratto attorcigliarsi, nella luce densa dell’alba. Ho mangiato Creature lisce ancora vive, col forte sapore salato delle cose viventi sotto il mare; ho gustato L’aragosta viva, il granchio, l’ostrica, la buccina e il gambero; e vivono e figliano nelle mie viscere, e le mie viscere si dissolvono nella luce dell’alba. Ho fiutato La morte nella rosa, la morte nella malvarosa, nel pisello odoroso, nel giacinto, nella primula e nella primavera odorosa. Ho visto Tronco e corno, zanna e zoccolo, in luoghi strani; Ho giaciuto sul fondo del mare e respirato col respiro dell’attinia, inghiottito con l’ingurgitare della spugna. Ho giaciuto nel suolo e criticato il verme. Nell’ aria Ho civettato col passaggio del nibbio, mi sono tuffata col nibbio e rannicchiata con lo scricciolo. Ho sentito Il corno dello scarabeo, la squama della vipera, la pelle mobile dura insensibile dell’elefante, il fianco sfuggente del pesce. Ho fiutato La corruzione nel piatto, l’incenso nella latrina, la fogna nell’ incenso, l’odore di sapone dolce nel sentiero del bosco, un infernale profumo dolce nel sentiero del bosco, mentre il suolo si sollevava. Ho visto Anelli di luce avvolgersi in giù, discendere All’orrore della scimmia. Non ho forse saputo, non saputo Ciò che stava per essere? Era qui, in cucina, nel corridoio, Nelle scuderie nel fienile nella stalla nella piazza del mercato Nelle nostre vene le nostre viscere i nostri teschi così bene Così bene come nei complotti dei potentati Così bene come nelle consultazioni delle potenze. Ciò che è tessuto sul telaio del fato Ciò che è tessuto nei consigli dei principi È tessuto anche nelle nostre vene, nei nostri cervelli, È tessuto come un disegno di vermi vivi Nelle budella delle donne di Canterbury. Li ho fiutati, i portatori di morte; ora è troppo tardi Per agire, troppo presto per la contrizione. Nulla è possibile se non lo svenimento vergognoso Di chi acconsente all’ultima umiliazione. Ho acconsentito, Signore Arcivescovo, ho acconsentito. Sono strappata via, soggiogata, violata, Unita alla carne spirituale della natura, Padroneggiata dalle potenze animali dello spirito, Dominata dalla brama della demolizione di sé, Dalla finale totale estrema morte dello spirito, Dalla finale estasi di spreco e di vergogna, O Signore Arcivescovo, o Thomas Arcivescovo, perdonaci, perdonaci, prega per noi perché possiamo pregare per te, dalla nostra vergogna. |
| (didascalia) | [Entra THOMAS] |
| THOMAS | Pace, e siate in pace coi vostri pensieri e con le vostre visioni. Queste cose dovevano venire a voi e voi accettarle, Questa è la vostra parte dell’eterno fardello, Della gloria perpetua. Questo è un istante, Ma sappiate che un altro Vi trafiggerà d’una gioia dolorosa e improvvisa Quando la figura del disegno di Dio sarà compiuta. Dimenticherete queste cose, faticando nella casa, Le ricorderete, mormorando accanto al fuoco, Quando l’età e l’oblio addolciranno la memoria Solo come un sogno che è stato narrato spesso E spesso mutato nel narrarlo. Sembreranno irreali. Il genere umano non può sopportare troppa realtà. |
| (didascalia) | [Entrano i SACERDOTI] |
| THOMAS | SACERDOTI [uno dopo l’altro]. Mio Signore, non dovete fermarvi qui. Alla chiesa. Attraverso il chiostro. Non c’è tempo da perdere. Stanno tornando, armati. All’altare, all’altare. |
| THOMAS | Tutta la vita sono venuti, questi passi. Tutta la vita Ho atteso. La morte verrà solo quando ne sarò degno, E se ne sono degno, non v’è pericolo. Non mi resta dunque che rendere perfetta la mia volontà. SACERDOTI, Mio Signore, stanno venendo. Sfonderanno tra poco. Sarete ucciso. Venite all’altare. Affrettatevi, mio Signore. Non state qui a parlare. Non è giusto. Che sarà di noi, mio Signore, se sarete ucciso; che sarà di noi? |
| THOMAS | Pace! tacete! ricordate dove siete, e che cosa sta accadendo; Nessuna vita è qui cercata se non la mia, E io non sono in pericolo: solo vicino alla morte. |
| SACERDOTI | Mio Signore, ai vespri! Non dovete mancare ai vespri. Non dovete mancare all’ufficio divino. Ai vespri. Nella Cattedrale! |
| THOMAS | Andate ai vespri, ricordatemi nelle vostre preghiere. Troveranno qui il pastore; il gregge sarà risparmiato. Ho avuto un tremito di beatitudine, un cenno del cielo, un sussurro, E non voglio più esserne privato; ogni cosa Procede a una gioiosa consumazione. |
| SACERDOTI | Afferratelo! forzatelo! trascinatelo! |
| THOMAS | Giù le mani! |
| SACERDOTI | Ai vespri! Presto. |
| (didascalia) | [Lo trascinano via. Mentre il CORO parla, la scena muta nella cattedrale.] |
| SACERDOTI | CORO [mentre un Dies Iræe è cantato in latino da un coro in lontananza]. Intorpidisci la mano e asciuga la palpebra, Placa l’orrore, ma più orrore Che quando lacera nel ventre. Placa l’orrore, ma più orrore Che quando torce nelle dita, Che quando spacca nel cranio. Più che passo nel corridoio, Più che ombra sulla soglia, Più che furia nella sala. Gli agenti dell’inferno spariscono, gli umani, si riducono e si dissolvono In polvere sul vento, dimenticati, irricordabili; solo è qui Il volto bianco e piatto della Morte, silenzioso servo di Dio, E dietro il volto della Morte il Giudizio E dietro il Giudizio il Vuoto, più orrendo delle attive forme dell’inferno; Vacuità, assenza, separazione da Dio; L’orrore del viaggio senza sforzo, verso la terra vuota Che non è terra, solo vacuità, assenza, il Vuoto, Dove coloro che furono uomini non possono più volgere la mente Alla distrazione, all’illusione, alla fuga nel sogno, alla finzione, Dove l’anima non è più ingannata, ché non vi sono oggetti, non toni, Non colori, non forme che distraggano, che distolgano l’anima Dal vedere se stessa, turpemente unita per sempre, nulla con nulla, Non ciò che chiamiamo morte, ma ciò che oltre la morte non è morte, Noi temiamo, noi temiamo. Chi allora perorerà per me, Chi intercederà per me, nel mio massimo bisogno? Morto sul legno, mio Salvatore, Non sia vana la Tua fatica; Aiutami, Signore, nell’ultimo timore. Polvere io sono, alla polvere mi piego, Dal giudizio finale incombente Aiutami, Signore, ché la morte è vicina. |
| (didascalia) | [Nella cattedrale. THOMAS e i SACERDOTI] |
| SACERDOTI | Sbarrate la porta. Sbarrate la porta La porta è sbarrata. Siamo salvi. Siamo salvi. Non osano irrompere. Non possono irrompere. Non ne hanno la forza. Siamo salvi. Siamo salvi. |
| THOMAS | Togliete le sbarre! spalancate le porte! Non voglio che la casa della preghiera, la chiesa di Cristo, Il santuario, sia mutata in fortezza. La Chiesa proteggerà i suoi, a suo modo, non Come quercia e pietra; pietra e quercia si corrompono, Non danno sostegno, ma la Chiesa durerà. La Chiesa sarà aperta, anche ai nostri nemici. Aprite la porta! |
| SACERDOTI | Mio Signore! questi non sono uomini, questi non vengono come vengono gli uomini, ma Come bestie impazzite. Non vengono come uomini, che Rispettano il santuario, che s’inginocchiano al Corpo di Cristo, Ma come bestie. Sbarrereste la porta Contro il leone, il leopardo, il lupo o il cinghiale, Perché non di più Contro bestie con anime d’uomini dannati, contro uomini Che si dannerebbero a bestie. Mio Signore! Mio Signore! |
| THOMAS | Mi credete temerario, disperato e folle. Argomentate dai risultati, come fa questo mondo, Per stabilire se un atto sia buono o cattivo. Vi rimettete al fatto. Per ogni vita e ogni atto Si possono mostrare conseguenze di bene e di male. E poiché nel tempo i risultati di molte azioni si mescolano Così il bene e il male alla fine si confondono. Non è nel tempo che la mia morte sarà conosciuta; È fuori dal tempo che la mia decisione è presa Se decisione chiamate quella A cui tutto il mio essere dà intero consenso. Io do la mia vita Alla Legge di Dio sopra la Legge dell’Uomo. Togliete le sbarre! togliete le sbarre! Non siamo qui per trionfare combattendo, con stratagemmi, o con la resistenza, Non per lottare con le bestie da uomini. Abbiamo combattuto la bestia E abbiamo vinto. Ci resta solo di vincere Ora, col patire. Questa è la vittoria più facile. Ora è il trionfo della Croce, ora Aprite la porta! Lo comando. APRITE LA PORTA! |
| (didascalia) | [La porta è aperta. Entrano i CAVALIERI, un po’ brilli] |
| SACERDOTI | Di qua, mio Signore! Presto. Su per la scala. Al tetto. Alla cripta. Presto. Venite. Forzatelo. |
| CAVALIERI | Dov’è Becket, il traditore del Re? Dov’è Becket, il prete intrigante? Scendi Daniele nella fossa dei leoni, Scendi Daniele per il marchio della bestia. Sei lavato nel sangue dell’Agnello? Sei segnato col marchio della bestia? Scendi Daniele nella fossa dei leoni, Scendi Daniele e unisciti al banchetto. Dov’è Becket il monello di Cheapside? Dov’è Becket il prete infedele? Scendi Daniele nella fossa dei leoni, Scendi Daniele e unisciti al banchetto. |
| THOMAS | È il giusto che, Come leone ardito, dev’essere senza timore. Io sono qui. Non traditore del Re. Sono un sacerdote, Un cristiano, salvato dal sangue di Cristo, Pronto a patire col mio sangue. Questo è sempre il segno della Chiesa. Il segno del sangue. Sangue per sangue. Il Suo sangue dato per comprare la mia vita, Il mio sangue dato per pagare la Sua morte, La mia morte per la Sua morte. |
| PRIMO CAVALIERE | Assolvete tutti coloro che avete scomunicato. |
| SECONDO CAVALIERE | Rinunciate ai poteri che vi siete arrogato. |
| TERZO CAVALIERE | Restituite al Re il denaro di cui vi siete appropriato. |
| PRIMO CAVALIERE | Rinnovate l’obbedienza che avete violato. |
| THOMAS | Per il mio Signore son pronto ora a morire, Perché la sua Chiesa abbia pace e libertà. Fate di me ciò che volete, a vostro danno e vergogna; Ma nessuno dei miei, in nome di Dio, Sia laico o chierico, toccherete. Questo io vieto. |
| CAVALIERI | Traditore! traditore! traditore! |
| THOMAS | Tu, Reginald, tre volte traditore tu: Traditore verso di me come mio vassallo temporale, Traditore verso di me come tuo signore spirituale, Traditore verso Dio nel profanare la Sua Chiesa. |
| PRIMO CAVALIERE | Nessuna fede devo a un rinnegato, E ciò che devo ora sarà pagato. |
| THOMAS | Ora a Dio Onnipotente, alla Beata Maria sempre Vergine, al beato Giovanni Battista, ai santi apostoli Pietro e Paolo, al beato martire Dionigi, e a tutti i Santi, raccomando la mia causa e quella della Chiesa. Mentre i CAVALIERI lo uccidono, udiamo il |
| CORO | Rischiarate l’aria! mondate il cielo! lavate il vento! togliete pietra da pietra e lavatele. La terra è immonda, l’acqua è immonda, le nostre bestie e noi stessi contaminati di sangue. Una pioggia di sangue mi ha accecato gli occhi. Dov’è l’Inghilterra? dov’è il Kent? dov’è Canterbury? Oh lontano lontano lontano lontano nel passato; e io vago in una terra di rami sterili: se li spezzo, sanguinano; vago in una terra di pietre secche: se le tocco sanguinano. Come come potrò mai tornare alle miti quiete stagioni? Notte resta con noi, fermati sole, trattieni la stagione, che il giorno non venga, che la primavera non venga. Potrò guardare di nuovo il giorno e le sue cose comuni, e vederle tutte imbrattate di sangue, attraverso una cortina di sangue cadente? Non desideravamo che accadesse nulla. Comprendevamo la catastrofe privata, La perdita personale, la miseria generale, Il vivere e il vivere a metà; Il terrore di notte che finisce nell’azione quotidiana, Il terrore di giorno che finisce nel sonno; Ma il parlare nella piazza del mercato, la mano sulla scopa, L’ammucchiare le ceneri nella notte, nel tempo notturno, Il combustibile posto sul fuoco allo spuntar del giorno, Questi atti segnavano un limite al nostro patire. Ogni orrore aveva la sua definizione, Ogni dolore aveva una sorta di fine: Nella vita non c’è tempo per un lungo lutto. Ma questo, questo è fuori dalla vita, questo è fuori dal tempo, Un’istantanea eternità di male e di torto. Siamo lordate da una sozzura che non possiamo mondare, unite a soprannaturali vermi, Non siamo noi sole, non è la casa, non è la città a essere contaminata, Ma il mondo che è tutto immondo. Rischiarate l’aria! mondate il cielo! lavate il vento! togliete la pietra dalla pietra, togliete la pelle dal braccio, togliete il muscolo dall’ osso, e lavateli. Lavate la pietra, lavate l’osso, lavate il cervello, lavate l’anima, lavateli lavateli! |
| (didascalia) | [I CAVALIERI, compiuto l’assassinio, avanzano al proscenio e si rivolgono al pubblico.] |
| PRIMO CAVALIERE | Vi preghiamo di concederci la vostra attenzione per qualche momento. Sappiamo che potreste essere inclini a giudicare sfavorevolmente il nostro atto. Siete inglesi, e perciò credete nel fair play: e quando vedete un uomo assalito da quattro, le vostre simpatie vanno tutte al più debole. Rispetto simili sentimenti, li condivido. Nondimeno, mi appello al vostro senso dell’onore. Siete inglesi, e perciò non giudicherete alcuno senza aver ascoltato entrambe le parti della causa. Ciò è conforme al nostro antico principio del Processo per Giuria. Io non mi sento qualificato a esporvi il nostro caso. Sono uomo d’azione e non di parole. Per questa ragione non farò altro che presentare gli altri oratori, i quali, con le loro varie capacità e i loro diversi punti di vista, sapranno esporvi i meriti di questo problema estremamente complesso. Chiamerò a parlare per primo il nostro membro più anziano, mio vicino in campagna: il barone William de Traci. |
| TERZO CAVALIERE | Temo di non essere affatto un oratore così esperto come il mio vecchio amico Reginald Fitz Urse vorrebbe farvi credere. Ma c’è una cosa che vorrei dire, e farei bene a dirla subito. È questa: in ciò che abbiamo fatto, e qualunque cosa ne pensiate, siamo stati perfettamente disinteressati. [Gli altri CAVALIERI: «Bene! bene!»] Non ne ricaviamo nulla. Abbiamo assai più da perdere che da guadagnare. Siamo quattro semplici inglesi che mettono al primo posto il proprio paese. Oso dire che non abbiamo fatto una gran bella impressione quando siamo entrati poc’anzi. Il fatto è che sapevamo d’aver assunto un compito piuttosto duro; parlo solo per me, ma avevo bevuto parecchio — di solito non sono un bevitore — per farmi coraggio. Quando si viene al punto, ripugna davvero uccidere un Arcivescovo, specie se si è stati educati nelle buone tradizioni della Chiesa. Se dunque siamo parsi un po’ turbolenti, capirete il perché; e da parte mia ne sono terribilmente spiacente. Ci rendevamo conto che questo era il nostro dovere, ma pure dovemmo farci animo. E, come ho detto, non ne ricaviamo un soldo. Sappiamo perfettamente bene come andranno le cose. Il Re Enrico — Dio lo benedica — dovrà dire, per ragioni di stato, che non aveva mai voluto che ciò accadesse; e ci sarà uno scandalo tremendo; e nel migliore dei casi dovremo passare il resto della vita all’estero. E anche quando la gente ragionevole arriverà a vedere che l’Arcivescovo doveva essere tolto di mezzo — e personalmente io nutrivo per lui un’ammirazione immensa — avrete notato che bella figura ha fatto alla fine — non ci daranno alcuna gloria. No, ci siamo rovinati, su questo non c’è dubbio. Perciò, come ho detto in principio, riconosceteci almeno il merito d’essere stati completamente disinteressati in questa faccenda. Credo che sia press’a poco tutto quello che ho da dire. |
| PRIMO CAVALIERE | Credo saremo tutti d’accordo che William de Traci ha parlato bene e ha toccato un punto molto importante. Il nocciolo del suo argomento è questo: che siamo stati completamente disinteressati. Ma il nostro atto in sé richiede più giustificazione di questa; e dovete ascoltare gli altri oratori. Chiamerò ora Hugh de Morville, che ha compiuto uno studio speciale dell’arte di governo e del diritto costituzionale. Sir Hugh de Morville. |
| SECONDO CAVALIERE | Vorrei anzitutto tornare a un punto assai bene esposto dal nostro capo, Reginald Fitz Urse: che siete inglesi, e perciò le vostre simpatie vanno sempre al più debole. È lo spirito inglese del fair play. Ora il degno Arcivescovo, di cui ho molto ammirato le buone qualità, è stato per tutto il tempo presentato come il più debole. Ma è davvero così? Non mi appellerò alle vostre emozioni ma alla vostra ragione. Siete gente di buon senso e di testa dura, come vedo, e non vi lasciate abbindolare da ciarpame sentimentale. Vi chiedo dunque di considerare pacatamente: quali erano gli scopi dell’Arcivescovo? e quali sono gli scopi del Re Enrico? Nella risposta a queste domande sta la chiave del problema. Lo scopo del Re è stato perfettamente coerente. Durante il regno della defunta Regina Matilde e l’irruzione dell’infelice usurpatore Stefano, il regno era assai diviso. Il nostro Re vide che l’unica cosa necessaria era ristabilire l’ordine: frenare i poteri eccessivi del governo locale, che erano di solito esercitati per fini egoistici e spesso sediziosi, e riformare il sistema legale. Egli intendeva perciò che Becket, il quale si era dimostrato amministratore straordinariamente capace — nessuno lo nega — unisse in sé le cariche di Cancelliere e di Arcivescovo. Se Becket avesse assecondato i desideri del Re, avremmo avuto uno Stato quasi ideale: un’unione dell’amministrazione spirituale e temporale, sotto il governo centrale. Conoscevo bene Becket, in varie relazioni ufficiali; e posso dire di non aver mai conosciuto un uomo così bene qualificato per il più alto grado del Servizio Civile. E che accadde? Nel momento stesso in cui Becket, per istanza del Re, fu fatto Arcivescovo, rinunciò alla carica di Cancelliere, divenne più sacerdote dei sacerdoti, adottò ostentatamente e offensivamente un modo di vita ascetico, affermò immediatamente che v’era un ordine più alto di quello che il nostro Re, ed egli come servitore del Re, si erano per tanti anni sforzati di stabilire; e che — Dio sa perché — i due ordini erano incompatibili. Converrete con me che una simile ingerenza da parte di un Arcivescovo offende gli istinti di un popolo come il nostro. Fin qui, so di avere la vostra approvazione: la leggo sui vostri volti. È solo con le misure che abbiamo dovuto adottare, per rimettere le cose a posto, che siete in disaccordo. Nessuno deplora la necessità della violenza più di noi. Sfortunatamente, vi sono momenti in cui la violenza è l’unico mezzo con cui la giustizia sociale possa essere assicurata. In un altro tempo, condannereste un Arcivescovo con voto del Parlamento e lo giustiziereste formalmente come traditore, e nessuno dovrebbe portare il peso d’esser chiamato assassino. E in un tempo ancora più tardo, perfino misure così temperate diverrebbero superflue. Ma, se siete ora giunti a una giusta subordinazione delle pretese della Chiesa al bene dello Stato, ricordate che siamo noi ad aver fatto il primo passo. Siamo stati strumento nel produrre lo stato di cose che voi approvate. Abbiamo servito i vostri interessi; meritiamo il vostro applauso; e se v’è una qualsiasi colpa nella faccenda, dovete condividerla con noi. |
| PRIMO CAVALIERE | Morville ci ha dato molto su cui riflettere. Mi pare che abbia detto quasi l’ultima parola, per quanti abbiano saputo seguire il suo ragionamento assai sottile. Abbiamo però un altro oratore, che ha credo un altro punto di vista da esprimere. Se vi è ancora qualcuno non convinto, credo che Richard Brito, venendo com’egli viene da una famiglia insigne per la sua fedeltà alla Chiesa, saprà convincerlo. Richard Brito. |
| QUARTO CAVALIERE | Gli oratori che mi hanno preceduto, per non dire del nostro capo, Reginald Fitz Urse, hanno tutti parlato assai a proposito. Non ho nulla da aggiungere lungo le loro particolari linee argomentative. Ciò che ho da dire si può porre nella forma di una domanda: chi ha ucciso l’Arcivescovo? Poiché siete stati testimoni oculari di questa scena deplorevole, potrete provare qualche sorpresa nel sentirmela porre così. Ma considerate il corso degli eventi. Sono costretto, molto brevemente, a ripercorrere il terreno battuto dall’ultimo oratore. Finché il defunto Arcivescovo fu Cancelliere, nessuno, dopo il Re, fece di più per saldare insieme il paese, per dargli l’unità, la stabilità, l’ordine, la tranquillità e la giustizia di cui aveva tanto bisogno. Dal momento in cui divenne Arcivescovo, rovesciò completamente la sua politica; si mostrò del tutto indifferente alla sorte del paese, si mostrò, in verità, un mostro di egotismo. Questo egotismo crebbe in lui, finché divenne alla fine un’indubbia mania. Ho prove inoppugnabili che, prima di lasciare la Francia, egli profetizzò chiaramente, in presenza di numerosi testimoni, che non aveva molto da vivere, e che sarebbe stato ucciso in Inghilterra. Usò ogni mezzo di provocazione; dalla sua condotta, passo dopo passo, non si può trarre altra conclusione se non che avesse deciso una morte per martirio. Perfino all’ultimo, avrebbe potuto darci ragione: avete visto come eludeva le nostre domande. E quando ci ebbe deliberatamente esasperati oltre ogni umana sopportazione, avrebbe ancora potuto facilmente fuggire; avrebbe potuto tenersi lontano da noi abbastanza a lungo perché la nostra giusta ira si raffreddasse. Era proprio ciò che non voleva accadesse; insistette, mentre eravamo ancora infiammati d’ira, perché le porte fossero aperte. Occorre che dica di più? Credo che, con questi fatti davanti a voi, emetterete senza esitazione un verdetto di Suicidio in stato di Infermità Mentale. È l’unico verdetto caritatevole che possiate dare, su uno che era, dopo tutto, un grand’uomo. |
| PRIMO CAVALIERE | Grazie, Brito, credo che non vi sia altro da dire; e vi suggerisco di disperdervi ora tranquillamente verso le vostre case. Abbiate cura di non attardarvi in gruppi agli angoli delle strade, e non fate nulla che possa provocare un tumulto pubblico. |
| (didascalia) | [Escono i CAVALIERI] |
| PRIMO SACERDOTE | O padre, padre, andato via da noi, a noi perduto, Come ti troveremo, da quale luogo lontano Ci guardi dall’alto? Tu ora in Cielo, Chi ci guiderà ora, ci proteggerà, ci dirigerà? Dopo quale viaggio attraverso quale ulteriore terrore Ritroveremo la tua presenza? quando erediteremo La tua forza? La Chiesa giace privata di tutto, Sola, profanata, desolata, e i pagani costruiranno sulle rovine Il loro mondo senza Dio. Lo vedo. Lo vedo. |
| TERZO SACERDOTE | No. Ché la Chiesa è più forte per quest’atto, Trionfante nell’avversità. È fortificata Dalla persecuzione: suprema, finché gli uomini vorranno morire per lei. Andate, uomini deboli e tristi, anime perdute ed erranti, senza casa in terra o in cielo. Andate dove il tramonto arrossa l’ultima roccia grigia Di Bretagna, o le Colonne d’Ercole. Andate ad affrontare il naufragio sulle coste arcigne Dove i mori fanno prigionieri i cristiani; Andate ai mari del nord serrati dal ghiaccio Dove il fiato morto intorpidisce la mano, ottunde il cervello; Trovate un’oasi nel sole del deserto, Andate a cercare alleanza col saraceno pagano, A condividerne i riti immondi, e tentate di strappare La dimenticanza nelle sue corti libidinose. L’oblio alla fonte presso la palma da datteri; O sedete a mordervi le unghie in Aquitania. Nel piccolo cerchio del dolore dentro il cranio Ancora calpesterete e batterete un giro infinito Di pensiero, per giustificare a voi stessi il vostro atto, Tessendo una finzione che si disfa mentre la tessete, Camminando per sempre nell’inferno del far finta Che non è mai fede: questo è il vostro destino in terra E noi non dobbiamo pensare più a voi. |
| PRIMO SACERDOTE | O mio signore La cui gloria del nuovo stato ci è nascosta, Prega per noi per la tua carità. |
| SECONDO SACERDOTE | Ora al cospetto di Dio Congiunto con tutti i santi e i martiri che ti precedettero, Ricordati di noi. |
| TERZO SACERDOTE | Salga il nostro rendimento di grazie A Dio, che ci ha dato un altro Santo in Canterbury. CORO [mentre un Te Deum è cantato in latino da un coro in lontananza]. Ti lodiamo, o Dio, per la Tua gloria manifestata in tutte le creature della terra, Nella neve, nella pioggia, nel vento, nella tempesta; in tutte le Tue creature, tanto i cacciatori quanto i cacciati. Ché tutte le cose esistono solo in quanto vedute da Te, solo in quanto conosciute da Te, tutte le cose esistono Solo nella Tua luce, e la Tua gloria è proclamata anche in ciò che Ti nega; le tenebre proclamano la gloria della luce. Coloro che Ti negano non potrebbero negare, se Tu non esistessi; e la loro negazione non è mai completa, ché se lo fosse, essi non esisterebbero. Ti affermano vivendo; tutte le cose Ti affermano vivendo; l’ uccello nell’aria, tanto il falco quanto il fringuello; la bestia sulla terra, tanto il lupo quanto l’agnello; il verme nel suolo e il verme nel ventre. Perciò l’uomo, che Tu hai fatto perché fosse consapevole di Te, deve consapevolmente lodarTi, in pensiero e in parola e in opera. Anche con la mano sulla scopa, la schiena curva nel preparare il fuoco, il ginocchio piegato nel pulire il focolare, noi, le sfregatrici e le spazzine di Canterbury, La schiena curva sotto la fatica, il ginocchio piegato sotto il peccato, le mani al volto sotto la paura, il capo chino sotto il dolore, Anche in noi le voci delle stagioni, il tirar su col naso dell’inverno, il canto della primavera, il ronzio dell’estate, le voci delle bestie e degli uccelli, Ti lodano. Ti ringraziamo per le Tue misericordie di sangue, per la Tua redenzione mediante il sangue. Ché il sangue dei Tuoi martiri e santi Arricchirà la terra, creerà i luoghi santi. Ché ovunque un santo abbia dimorato, ovunque un martire abbia dato il suo sangue per il sangue di Cristo, Là è terra santa, e la santità non se ne dipartirà Sebbene gli eserciti la calpestino, sebbene i curiosi vengano a osservarla con le guide in mano; Da dove i mari occidentali rodono la costa di Iona, Fino alla morte nel deserto, alla preghiera in luoghi dimenticati presso la spezzata colonna imperiale, Da tale terra sgorga ciò che per sempre rinnova la terra Sebbene sia per sempre negato. Perciò, o Dio, Ti ringraziamo Che hai dato tale benedizione a Canterbury. Perdonaci, o Signore, ci riconosciamo come figura dell’ uomo comune, Degli uomini e delle donne che chiudono la porta e siedono accanto al fuoco; Che temono la benedizione di Dio, la solitudine della notte di Dio, la resa richiesta, la privazione inflitta; Che temono l’ingiustizia degli uomini meno della giustizia di Dio; Che temono la mano alla finestra, il fuoco nel tetto di paglia, il pugno nella taverna, la spinta nel canale, Meno di quanto temiamo l’amore di Dio. Riconosciamo la nostra trasgressione, la nostra debolezza, la nostra colpa; noi riconosciamo Che il peccato del mondo è sul nostro capo; che il sangue dei martiri e l’agonia dei santi È sul nostro capo. Signore, abbi pietà di noi. Cristo, abbi pietà di noi. Signore, abbi pietà di noi. Beato Thomas, prega per noi. LA RIUNIONE DI FAMIGLIA Personaggi AMY, LADY MONCHENSEY VEDOVA, IVY, VIOLET, e AGATHA, le sue sorelle minori |