THE COCKTAIL PARTY Persons EDWARD CHAMBERLAYNE JULIA (MRS. SHUTTLETHWAITE)
CELIA COPLESTONE ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS PETER QUILPE AN UNIDENTIFIED GUEST, later identified as SIR HENRY HARCOURT-REILLY LAVINIA CHAMBERLAYNE A NURSE-SECRETARY TWO CATERER’S MEN The scene is laid in London
Atto 1, Scena 1
THE COCKTAIL PARTY Persons EDWARD CHAMBERLAYNE JULIA (MRS. SHUTTLETHWAITE)
CELIA COPLESTONE ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS PETER QUILPE AN UNIDENTIFIED GUEST, later identified as SIR HENRY HARCOURT-REILLY LAVINIA CHAMBERLAYNE A NURSE-SECRETARY TWO CATERER’S MEN The scene is laid in London
Atto 1, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Il salotto dell’appartamento londinese dei Chamberlayne. Prima sera. EDWARD CHAMBERLAYNE, JULIA SHUTTLETHWAITE, CELIA COPLESTONE, PETER QUILPE, ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS, e un OSPITE NON IDENTIFICATO. |
| ALEX | Non hai capito affatto il punto, Julia: Non c’erano tigri. Questo era il punto. |
| JULIA | E allora che ci facevate, su un albero: Tu e il Maharaja? |
| ALEX | Mia cara Julia! È perfettamente inutile. Non hai ascoltato. |
| PETER | Dovrai raccontarcelo daccapo, Alex. |
| ALEX | Non racconto mai due volte la stessa storia. |
| JULIA | Ma sto ancora aspettando di sapere che cosa è successo. So che era cominciata come una storia di tigri. |
| ALEX | Ho detto che non c’erano tigri. |
| CELIA | Oh, smettetela di bisticciare, Tutti e due. Tocca a te, Julia. Raccontaci quella storia che hai raccontato l’altro giorno, di Lady Klootz e della torta nuziale. |
| PETER | E di come il maggiordomo la trovò in dispensa, a sciacquarsi la bocca con lo champagne. Mi piace quella storia. |
| CELIA | Adoro quella storia. |
| ALEX | Non mi stanco mai di sentire quella storia. |
| JULIA | Bene, pare che la conosciate tutti. |
| CELIA | La conosciamo tutti? Ma non ci stanchiamo mai di sentirtela raccontare. Non credo che qui tutti la conoscano. [All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Lei non la conosce, vero? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, non l’ho mai sentita. |
| CELIA | Ecco un nuovo ascoltatore per te, Julia; E non credo che Edward la conosca. |
| EDWARD | Può darsi che l’abbia sentita, ma non la ricordo. |
| CELIA | E Julia è l’unica persona che sappia raccontarla. È così brava a imitare. |
| JULIA | Sono brava a imitare? |
| PETER | Sei brava a imitare. Non ti sfugge mai nulla. |
| ALEX | Non le sfugge mai nulla, a meno che non voglia. |
| CELIA | Specialmente l’accento lituano. |
| JULIA | Lituano? Lady Klootz? |
| PETER | Credevo fosse belga. |
| ALEX | Suo padre apparteneva a una famiglia baltica — Una delle più antiche famiglie baltiche Con un ramo in Svezia e uno in Danimarca. C’erano parecchie figlie assai graziose: Mi domando che ne sia stato di loro. |
| JULIA | Lady Klootz era graziosissima, un tempo. Che vita conduceva! Le dicevo sempre: «Greta! Hai troppa vitalità». Ma si divertiva. [All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosceva Lady Klootz? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, non l’ho mai incontrata. |
| CELIA | Va’ avanti con la storia della torta nuziale. |
| JULIA | Beh, ma in realtà non è una storia mia. L’ho sentita per la prima volta da Delia Verinder Che era là quando accadde. [All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosce Delia Verinder? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, non la conosco. |
| JULIA | Beh, non si è mai troppo prudenti Prima di raccontare una storia. |
| ALEX | Delia Verinder? Era quella che aveva tre fratelli? |
| JULIA | Quanti fratelli? Due, credo. |
| ALEX | No, erano tre, ma il terzo non lo conoscerai: Lo tenevano piuttosto nascosto. |
| JULIA | Oh, intendi quello. |
| ALEX | Era deficiente. |
| JULIA | Oh, non deficiente: Era soltanto innocuo. |
| ALEX | Beh allora, innocuo. |
| JULIA | Era bravissimo a riparare gli orologi; E aveva un udito notevole — L’unico uomo che abbia mai incontrato capace di udire il grido dei pipistrelli. |
| PETER | Udire il grido dei pipistrelli? |
| JULIA | Poteva udire il grido dei pipistrelli. |
| CELIA | Ma come fai a sapere che poteva udire il grido dei pipistrelli? |
| JULIA | Perché lo diceva lui. E io gli credevo. |
| CELIA | Ma se era così… innocuo, come potevi credergli? Potrebbe averlo immaginato. |
| JULIA | Mia cara Celia, Non c’è bisogno che tu sia così scettica. Una volta ci stetti Nel loro castello del Nord. Come soffriva! Dovettero trovargli un’isola Dove non ci fossero pipistrelli. |
| ALEX | Ed è ancora là? Julia è davvero una miniera d’informazioni. |
| CELIA | Non c’è molto che Julia non sappia. |
| PETER | Va’ avanti con la storia della torta nuziale. |
| (didascalia) | [EDWARD lascia la stanza] |
| JULIA | No, aspetteremo che Edward torni nella stanza. Ora voglio rilassarmi. Ci sono altri cocktail? |
| PETER | Ma va’ avanti. Tanto Edward non stava ascoltando. |
| JULIA | No, non stava ascoltando, ma è una tale fatica — Edward senza Lavinia! È proprio impossibile! Lasciare a me il compito di mandare avanti le cose. Che padrone di casa! E niente di commestibile! L’unica ragione d’un cocktail party Per una vecchia golosa come me È un bel bocconcino. Bere posso a casa. |
| (didascalia) | [EDWARD torna con un vassoio] |
| JULIA | Edward, dammi un’altra di quelle olive deliziose. Che cos’è? Patatine? No, non le sopporto. Dunque, avevo cominciato a parlarvi di Lady Klootz. Fu alle nozze dei Vincewell. Oh, tanti anni fa! [All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosceva i Vincewell? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, non conosco i Vincewell. |
| JULIA | Oh, ora sono morti tutti e due. Ma volevo saperlo. Se fossero stati amici suoi, non potrei raccontare la storia. |
| PETER | Erano i genitori di Tony Vincewell? |
| JULIA | Sì. Tony fu il prodotto, ma non la soluzione. Non fece che rendere la situazione più difficile. Conosci Tony Vincewell? L’hai conosciuto a Oxford? |
| PETER | No, non l’ho mai conosciuto a Oxford: L’ho incontrato l’anno scorso in California. |
| JULIA | Ho sempre desiderato andare in California. Raccontaci che cosa facevi in California. |
| CELIA | Girava un film. |
| PETER | Cercavo di girare un film. |
| JULIA | Oh, che film era? Mi domando se l’ho visto. |
| PETER | No, non può averlo visto. In effetti Non fu mai prodotto. Un film lo fecero Ma usarono un’altra sceneggiatura. |
| JULIA | Non quella che avevi scritto tu? |
| PETER | Non quella che avevo scritto io: Ma ho trascorso un tempo assai piacevole. |
| CELIA | Va’ avanti con la storia della torta nuziale. |
| JULIA | Edward, siediti un momento. So che sei sempre il perfetto padrone di casa, Ma prova a far finta d’essere un altro ospite Alla festa di Lavinia. Ci sono tante domande Che voglio farti. È un’occasione d’oro Ora che Lavinia è via. Ho sempre detto: «Se solo potessi avere Edward da solo E fare una conversazione davvero seria!» L’ho detto a Lavinia. Era d’accordo con me. Ha detto: «Vorrei che tu ci provassi». E questa è la prima volta Che ti vedo senza Lavinia Tranne quella volta che restò chiusa nel gabinetto E non riusciva a uscire. So che cosa stai pensando! So che mi credi una vecchia sciocca Ma parlo davvero sul serio. Lavinia mi prende sul serio. Credo sia questa la ragione per cui è andata via — Perché io potessi farti parlare. Forse è in dispensa Ad ascoltare tutto quel che diciamo! |
| EDWARD | No, non è in dispensa. |
| CELIA | Starà via per un po’ di tempo, Edward? |
| EDWARD | Non lo so davvero, finché non avrò sue notizie. Se la zia è molto malata, può restare via un bel po’ di tempo. |
| CELIA | E come farai mentre è via? |
| EDWARD | Non lo so davvero. Potrei andarmene via anch’io. |
| CELIA | Andartene via anche tu! |
| JULIA | Hai una zia anche tu? |
| EDWARD | No, non ho nessuna zia. Ma potrei andarmene. |
| CELIA | Ma, Edward… che cosa stavo per dire? È terribile per le vecchie signore sole in campagna, E quasi impossibile trovare un’infermiera. |
| JULIA | È la sua zia Laura? |
| EDWARD | No; un’altra zia Che non conosceresti. La sorella di sua madre E piuttosto una reclusa. |
| JULIA | La sua zia prediletta? |
| EDWARD | La nipote prediletta della zia. Ed è piuttosto difficile. Quando è malata, pretende assolutamente Lavinia. |
| JULIA | Non ho mai sentito che fosse malata, prima d’ora. |
| EDWARD | No, è sempre fortissima. Ecco perché, quando è malata, Le viene il panico. |
| JULIA | E manda a chiamare Lavinia. Capisco perfettamente. Ci sono prospettive? |
| EDWARD | No, credo che abbia investito tutto in un vitalizio. |
| JULIA | Allora è molto altruista da parte di Lavinia Eppure molto da lei. Ma davvero, Edward, Lavinia potrebbe restare via per settimane, O tornare e poi essere richiamata via di nuovo. Le conosco queste vecchie coriacee — Ne sono una anch’io. Mi pare di sapere Tutto di quella zia dell’Hampshire. |
| EDWARD | Hampshire? |
| JULIA | Non hai detto Hampshire? |
| EDWARD | No, non ho detto Hampshire. |
| JULIA | Hai detto Hampstead? |
| EDWARD | No, non ho detto Hampstead. |
| JULIA | Ma da qualche parte dovrà pur vivere. |
| EDWARD | Vive nell’Essex. |
| JULIA | Da qualche parte vicino a Colchester? Lavinia adora le ostriche. |
| EDWARD | No. Nel profondo dell’Essex. |
| JULIA | Bene, non ci ficcheremo il naso. Hai l’indirizzo, e il numero di telefono? Potrei fare un salto a trovare Lavinia Andando in Cornovaglia. Ma siamo ragionevoli: Ora devi lasciarmi fare la tua zia zitella — Che vive di vitalizio, s’intende. Ti farò cenare da solo con me Venerdì, e parlarmi di tutto. |
| EDWARD | Di tutto? |
| JULIA | Oh, sai che cosa intendo. Le prossime elezioni. E i segreti delle tue cause. |
| EDWARD | La maggior parte dei miei segreti è del tutto priva d’interesse. |
| JULIA | Bene, non scapperai. Ceni con me venerdì. Ho già scelto le persone che devi conoscere. |
| EDWARD | Ma mi avevi chiesto di cenare con te da solo. |
| JULIA | Sì, da solo! Senza Lavinia! Le altre persone ti piaceranno — Ma devi parlare con me. Dunque è tutto stabilito. E ora devo andare. |
| EDWARD | Devi proprio andare? |
| PETER | Ma non racconterai la storia di Lady Klootz? |
| JULIA | Quale Lady Klootz? |
| CELIA | E la torta nuziale. |
| JULIA | Torta nuziale? Non ero alle sue nozze. Edward, è stata una serata deliziosa: Le patatine erano davvero eccellenti. Ora vediamo. Ho preso tutto? È una festa così bella, mi dispiace lasciarla. È una festa così bella, vorrei ripeterla. Perché non venite tutti a cena venerdì? No, temo che la mia buona signora Batten Mi darebbe le dimissioni. E ora devo andare. |
| ALEX | Temo che dovrei andare anch’io. |
| PETER | Celia — Posso accompagnarti a piedi? |
| CELIA | No, mi dispiace, Peter; Devo prendere un taxi. |
| JULIA | Vieni con me, Peter: Puoi trovarmi un taxi, e poi ti lascio per strada. Ti aspetto venerdì, Edward. E Celia — Devo vederti prestissimo. Ora non andatevene tutti Solo perché me ne vado io. Arrivederci, Edward. |
| EDWARD | Arrivederci, Julia. |
| (didascalia) | [Escono JULIA e PETER] |
| CELIA | Arrivederci, Edward. Ti vedrò presto? |
| EDWARD | Forse. Non lo so. |
| CELIA | Forse non lo sai? Molto bene, arrivederci. |
| EDWARD | Arrivederci, Celia. |
| ALEX | Arrivederci, Edward. Spero proprio Che avrai notizie migliori della zia di Lavinia. |
| EDWARD | Oh… sì… grazie. Arrivederci, Alex, Sei stato gentile a venire. |
| (didascalia) | [Escono ALEX e CELIA] |
| EDWARD | [All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Non se ne vada ancora. Non se ne vada ancora. Finiremo i cocktail. O preferisce del whisky? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Gin. |
| EDWARD | Ci metto qualcosa? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Un goccio d’acqua. |
| EDWARD | Voglio scusarmi per questa serata. Il fatto è che avevo cercato di rimandare questa festa: Questi erano solo quelli che non ho potuto disdire Perché non sono riuscito a raggiungerli in tempo; E non sapevo che sarebbe venuto anche lei. Credevo che Lavinia mi avesse detto i nomi Di tutte le persone che diceva d’aver invitato. Ma è solo quella terribile vecchia che contava — Chiunque altro non mi sarebbe importato, |
| (didascalia) | [Suona il campanello. EDWARD va alla porta, dicendo:] |
| EDWARD | Ma lei salta sempre fuori quando meno la si desidera. |
| (didascalia) | [Apre la porta] |
| EDWARD | Julia! |
| (didascalia) | [Entra JULIA] |
| JULIA | Edward! Che fortuna che piova! Mi ha fatto ricordare l’ombrello, Ed eccolo lì! Ora che cosa complottate voi due? Che gran fortuna che fosse il mio ombrello, E non quello di Alexander — lui è così curioso! Ma io non ficco mai il naso negli affari altrui. Bene, arrivederci di nuovo. Finalmente me ne vado. |
| (didascalia) | [Esce] |
| EDWARD | Mi scusi. Temo di non conoscere il suo nome. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Dovrei andarmene. |
| EDWARD | Non se ne vada ancora. Ho un gran bisogno di parlare con qualcuno; Ed è più facile parlare con una persona che non si conosce. Il fatto è che Lavinia mi ha lasciato. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Sua moglie l’ha lasciata? |
| EDWARD | Senza preavviso, naturalmente; Proprio quando aveva organizzato un cocktail party. Era già andata via quando sono rientrato, oggi pomeriggio. Ha lasciato un biglietto per dire che mi lasciava; Ma non so dove sia andata. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Questa è un’occasione. Posso prendere un altro bicchiere? |
| EDWARD | Whisky? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Gin. |
| EDWARD | Ci metto qualcosa? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Nient’altro che acqua. E raccomando a lei la stessa ricetta… Mi lasci prepararla, se permette… Forte… ma la sorseggi lentamente… e la beva seduto. Respiri a fondo, e assuma una posizione rilassata. Ecco fatto. Ora qualche domanda. Sposato da quanto? |
| EDWARD | Cinque anni. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Figli? |
| EDWARD | Nessuno. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Allora guardi il lato buono. Dice di non sapere dove sia andata? |
| EDWARD | No, non lo so. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Sa chi è l’uomo? |
| EDWARD | Non c’era nessun altro uomo — Nessuno che io sappia. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | O un’altra donna Di cui credesse d’aver motivo d’essere gelosa? |
| EDWARD | Non aveva nulla da lamentare nella mia condotta. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Allora senza dubbio è tutto per il meglio. Con un altro uomo, potrebbe aver commesso un errore E voler tornare da lei. Se un’altra donna, Potrebbe decidere d’essere indulgente E guadagnarci un vantaggio. Se non c’è un’altra donna Né un altro uomo, allora la ragione può essere più profonda E lei ha motivo di sperare che non torni affatto. Se un altro uomo, lei vorrebbe risposarsi Per provare al mondo che qualcuno la desiderava; Se un’altra donna, forse dovrebbe sposarla — Potrebbe perfino immaginare di volerla sposare. |
| EDWARD | Ma io voglio indietro mia moglie. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | È la reazione naturale. È imbarazzante, e scomodo. Era scomodo, dover mentire in proposito Perché non si può dire la verità al telefono. Tutto ciò richiederà tempo che lei non può bene permettersi; Ma le sottopongo… |
| EDWARD | Non mi sottoponga nulla. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Allora suggerisco… |
| EDWARD | E per favore non suggerisca. Ho usato spesso questi termini interrogando i testimoni, Perciò non mi piacciono. Posso sottoporle io una cosa? So d’aver provocato io questa conversazione: Ma non so chi lei sia. Non è ciò che mi aspettavo. Volevo solo alleggerirmi la mente Dicendo a qualcuno ciò che tenevo nascosto. Non credo di voler sapere chi lei sia; Ma, allo stesso tempo, a meno che lei non conosca mia moglie Assai meglio di quanto pensassi, o a meno che non sappia Di noi assai più di quanto appaia — Trovo le sue congetture piuttosto offensive. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | La conosco tanto bene quanto conosco sua moglie; E sapevo che tutto ciò che voleva era il lusso Di una confidenza intima a uno sconosciuto. Mi lasci dunque restare lo sconosciuto. Ma le dico questo: avvicinare lo sconosciuto È invitare l’inatteso, liberare una forza nuova, O far uscire il genio dalla bottiglia. È mettere in moto una catena di eventi Fuori dal suo controllo. Perciò mi lasci continuare. Dirò dunque che lei prova un certo sollievo Di cui non è consapevole. Le verrà lentamente: Quando si sveglia al mattino, quando va a letto la notte, Che comincia a godere della sua indipendenza; Trovando la sua vita sempre più comoda Senza la critica costante, la paziente fraintenditrice Che ordina la vita un po’ meglio di quanto le piaccia, Che preferisce amici non proprio uguali ai suoi, O che fa sì che i suoi amici preferiscano sua moglie a lei; E, rivoltando e rivoltando il passato, Si stupirà soltanto d’averlo sopportato tanto a lungo. E forse a tratti si sentirà un poco geloso Che sia stata sua moglie a vederlo per prima, e ad avere il coraggio di romperlo — Assicurandosi così un vantaggio permanente. |
| EDWARD | Potrebbe andare così, eppure… |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Sta per dire che l’ama? |
| EDWARD | Ma no, credevo che ci dessimo per scontati a vicenda. Non ho mai pensato che sarei stato più felice Con un’altra persona. Perché parlare d’amore? Eravamo abituati l’uno all’altra. Perciò il suo andarsene Da un momento all’altro, senza spiegazioni, Solo un biglietto per dire che era partita E non sarebbe tornata — beh, non riesco a capirlo. A nessuno piace restare con un mistero: È così… incompiuto. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Sì, è incompiuto; E a nessuno piace restare con un mistero. Ma c’è di più. C’è una perdita di personalità; O meglio, lei ha perso il contatto con la persona Che credeva d’essere. Non si sente più del tutto umano. È improvvisamente ridotto allo stato d’oggetto — Un oggetto vivente, ma non più una persona. Accade di continuo, perché si è un oggetto Altrettanto bene quanto una persona. Ma ce ne dimentichiamo Il più in fretta possibile. Quando ci si è vestiti per una festa E si scendono le scale, con tutto ciò che ci circonda Disposto a sostenerci nel ruolo che abbiamo scelto, Allora talvolta, quando si giunge al gradino più basso C’è un gradino in più di quanti i piedi ne aspettassero E si scende con uno scossone. Solo per un istante Si fa l’esperienza d’essere un oggetto Alla mercé di una scala malevola. Oppure, si prenda un’operazione chirurgica. Nel consulto col medico e col chirurgo, Nell’andare a letto nella casa di cura, Nel parlare con la caposala, si è ancora il soggetto, Il centro della realtà. Ma, distesi sul tavolo, Si è un mobile in un’officina di riparazioni Per quanti lo circondano, gli attori mascherati; Tutto ciò che resta di lei è il suo corpo E l’«io» si ritira. Posso riempire di nuovo? |
| EDWARD | Oh, mi scusi. Che cosa stava bevendo? Whisky? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Gin. |
| EDWARD | Qualcosa insieme? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Acqua. |
| EDWARD | A che cosa porta tutto questo? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | A scoprire Che cosa lei è veramente. Che cosa sente veramente. Che cosa è veramente in mezzo agli altri. Per la maggior parte del tempo ci diamo per scontati, Come dobbiamo, e viviamo di una piccola conoscenza Di noi quali eravamo. Chi è lei adesso? Non lo sa più di quanto lo sappia io, Anzi piuttosto meno. Non è che un insieme Di risposte obsolete. L’unica cosa da fare È non far nulla. Aspettare. |
| EDWARD | Aspettare! Ma aspettare è l’unica cosa impossibile. E poi, non vede che mi rende ridicolo? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Non le farà alcun male trovarsi ridicolo. Si rassegni a essere lo sciocco che è. È il miglior consiglio che possa darle. |
| EDWARD | Ma come posso aspettare, non sapendo che cosa aspetto? Dirò ai miei amici: «Mia moglie è andata via»? E loro rispondono «Dove?» e io dico «Non lo so»; E loro dicono: «Ma quando tornerà?» E io replico: «Non so se torni affatto». E chiedono: «Ma che cosa hai intenzione di fare?» E io rispondo: «Nulla». Mi crederanno pazzo O semplicemente spregevole. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Tanto meglio. Scoprirà di sopravvivere all’umiliazione. Ed è un’esperienza di valore incalcolabile. |
| EDWARD | Basta! Ammetto che molto di quel che ha detto È abbastanza vero. Ma non è tutto. Da quando l’ho vista stamattina a colazione Non ricordo più com’è fatta mia moglie. Non sono affatto sicuro che saprei descriverla Se dovessi chiedere alla polizia di cercarla. Di sicuro non so che cosa indossasse L’ultima volta che l’ho vista. Eppure la rivoglio. E devo riaverla, per scoprire che cosa è accaduto Durante i cinque anni che siamo stati sposati. Devo scoprire chi è lei, per scoprire chi sono io. E a che serve tutta la sua analisi Se devo restare per sempre perduto nel buio? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Non c’è certo alcuno scopo nel restare al buio Se non quanto basta a sgombrare la mente Dall’illusione d’essere mai stati nella luce. Il fatto che lei non sappia dare una ragione per volerla È la miglior ragione per credere che la voglia. |
| EDWARD | Voglio rivederla — qui. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | La rivedrà — qui. |
| EDWARD | Vuol dire che sa dov’è? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Quella domanda non merita il disturbo d’una risposta. Ma se la riporto, dev’essere a una condizione: Che lei prometta di non farle domande Su dove sia stata. |
| EDWARD | Non gliene farò. Eppure — mi pare — quando abbiamo cominciato a parlare Non ero sicuro di volerla; e ora la voglio. La voglio davvero? O è soltanto un suo suggerimento? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Non lo sappiamo ancora. Fra ventiquattr’ore Verrà da lei qui. Lei sarà qui ad accoglierla. |
| (didascalia) | [Suona il campanello] |
| EDWARD | Devo andare ad aprire. |
| (didascalia) | [EDWARD va alla porta] |
| EDWARD | Sei di nuovo tu, Julia! |
| (didascalia) | [Entrano JULIA e PETER] |
| JULIA | Edward, sono così contenta di trovarti. Sai, devo aver lasciato qui i miei occhiali, E senza non ci vedo proprio nulla. Ho trascinato Peter per tutta la città A cercarli in ogni posto dove sono stata. Li ha trovati qualcuno? Si capisce se sono i miei — Una specie di montatura di plastica — Temo di non ricordarne il colore, Ma li riconoscerei, perché manca una lente. OSPITE NON IDENTIFICATO [Canta]. Mentre bevevo gin e acqua, Ed essendo io Riley l’Orbo, Chi entrò se non la figlia dell’oste E mi prese il cuore per intero. Manterrà il nostro appuntamento? |
| EDWARD | Lo manterrò. OSPITE NON IDENTIFICATO [Canta]. Turulù turulì, Che cos’ha Riley l’Orbo? |
| (didascalia) | [Esce] |
| JULIA | Edward, chi è quell’uomo tremendo? Non sono mai stata così insultata in vita mia. È stata una gran fortuna aver lasciato gli occhiali: Questa sì che la chiamo un’avventura! Raccontami di lui. Avete bevuto insieme! Ecco dunque il genere di amici che frequenti Quando Lavinia è fuori dai piedi! Chi è? |
| EDWARD | Non lo so. |
| JULIA | Non lo sai? |
| EDWARD | Non l’avevo mai visto in vita mia. |
| JULIA | Ma come è arrivato qui? |
| EDWARD | Non ne ho idea. |
| JULIA | Non lo sai! E come si chiama? Gli ho sentito dire che si chiamava Riley? |
| EDWARD | Non so il suo nome. |
| JULIA | Non sai il suo nome? |
| EDWARD | Ti dico che non ho idea di chi sia Né di come sia arrivato qui. |
| JULIA | Ma di che cosa avete parlato O avete cantato canzoni tutto il tempo? C’è decisamente troppo mistero In questa casa oggi. |
| EDWARD | Mi dispiace molto. |
| JULIA | No, mi piace da matti. Ma questo mi ricorda I miei occhiali. È quello il mistero più grande. Peter! Perché non li cerchi? Guarda sul caminetto. Dov’ero seduta? Rovista in fondo a quel divano — No, questa poltrona. Guarda sotto il cuscino. |
| EDWARD | Sei proprio sicura che non siano nella tua borsa? |
| JULIA | Ma no, certo che no: è lì che li tengo. Oh, eccoli qui! Grazie, Edward; Sei stato davvero molto in gamba; Senza di te non li avrei mai trovati. La prossima volta che perdo qualcosa, Edward, Verrò dritta da te, invece che da sant’Antonio. E ora devo volare. Ho lasciato il taxi ad aspettare. Andiamo, Peter. |
| PETER | Spero che non ti dispiaccia Se non vengo con te, Julia. Tornando Mi sono ricordato una cosa che dovevo dire a Edward… |
| JULIA | Oh, riguardo a Lavinia? |
| PETER | No, non riguardo a Lavinia. È una cosa su cui voglio consultarlo, E potrei farlo adesso. |
| JULIA | Ma certo che non mi dispiace. |
| PETER | Bene, almeno devi lasciarmi accompagnarti giù in ascensore. |
| JULIA | No, tu resta a parlare con Edward. Non sono ancora inetta. E poi, mi piace manovrare la macchina da me — In ascensore posso meditare. Arrivederci allora. E grazie — a tutti e due — molte grazie. |
| (didascalia) | [Esce] |
| PETER | Spero di non disturbarti, Edward. |
| EDWARD | Pare che sia già stato disturbato; E avrei preferito piuttosto restare solo. Ma di che si tratta? |
| PETER | Ho bisogno del tuo aiuto. Stavo per telefonare e cercare di vederti più tardi; Ma questa mi è parsa un’occasione. |
| EDWARD | E qual è il tuo guaio? |
| PETER | Stasera ho sentito che non ce la facevo più. Quella festa orribile! Scusami, Edward; Naturalmente era davvero una festa bellissima Per tutti tranne che per me. E non è stata colpa tua. Non credo che tu ti sia accorto della situazione. |
| EDWARD | Mi è parso di notare una cosa o due; Ma non pretendo d’essermi accorto di tutto. |
| PETER | Oh, sono molto contento che tu non abbia notato: Devo essermi comportato meglio di quanto credessi. Se non hai notato tu, non credo l’abbiano fatto gli altri, Anche se ho piuttosto paura di Julia Shuttlethwaite. |
| EDWARD | Julia è certamente osservatrice, Ma credo che avesse in testa qualche altra faccenda. |
| PETER | Si tratta di Celia. Di me e di Celia. |
| EDWARD | Ma via, che cosa potrebbe esserci fra te e Celia? Avete qualcosa in comune, secondo te? |
| PETER | Mi pareva che avessimo moltissimo in comune. Siamo tutti e due artisti. |
| EDWARD | Non ci avevo mai pensato. Quali arti pratichi? |
| PETER | Non avrai visto il mio romanzo, Anche se ebbe recensioni molto buone. Ma è più il cinema che interessa a tutti e due. |
| EDWARD | Un comune interesse per le immagini in movimento Avvicina spesso i giovani. |
| PETER | Ora sei soltanto sarcastico: Celia s’interessava all’arte del film. |
| EDWARD | Come possibile professione? |
| PETER | Potrebbe farne una professione; Anche se aveva la sua poesia. |
| EDWARD | Sì, ho visto le sue poesie — Interessanti se s’è interessati a Celia. A parte, s’intende, il loro merito letterario Che non pretendo di giudicare. |
| PETER | Beh, io posso giudicarlo, E lo trovo molto buono. Ma non è questo il punto. Il punto è che credevo avessimo moltissimo in comune E credo lo pensasse anche lei. |
| EDWARD | Come sei arrivato a conoscerla? |
| (didascalia) | [Entra ALEX] |
| ALEX | Ah, eccoti qui, Edward! Sai perché sono passato? |
| EDWARD | Vorrei sapere prima come sei entrato, Alex. |
| ALEX | Ma sono arrivato e ho trovato la porta aperta E così ho pensato d’infilarmi e vedere se c’era qualcuno con te. |
| PETER | Dev’essere stata Julia a lasciarla aperta. |
| EDWARD | Non importa; Purché la chiudiate tutti e due quando uscite. |
| ALEX | Ah, ma tu vieni con me, Edward. Ho pensato: Edward stasera sarà tutto solo, E so che detesta passare una serata solo, Perciò verrai fuori a cenare con me. |
| EDWARD | È molto premuroso da parte tua, Alex, davvero; Ma preferirei restare solo, stasera. |
| ALEX | Ma devi pur cenare. Esci? C’è qualcuno qui a prepararti la cena? |
| EDWARD | No, non mi servirà molto, e me la preparo da me. |
| ALEX | Ah, in tal caso so che cosa farò. Ti farò una piccola sorpresa: Sai, sono un cuoco piuttosto famoso. Vado dritto in cucina adesso E ti preparerò una bella cenetta Che potrai consumare solo. E poi ti lasceremo. Intanto tu e Peter potete continuare a parlare E io non vi disturberò. |
| EDWARD | Mio caro Alex, In dispensa non ci sarà nulla degno della tua cucina. Non se ne parla nemmeno. |
| ALEX | Ah, ma è proprio quello il mio dono speciale — Confezionare un pasto squisito con nulla. Bastano gli avanzi che hai. L’ho imparato in Oriente. Con una manciata di riso e un po’ di pesce secco So fare una mezza dozzina di piatti. Non dire una parola. Comincio subito. |
| (didascalia) | [Esce verso la cucina] |
| EDWARD | Dunque, dov’eri rimasto? |
| PETER | Mi hai chiesto come sono arrivato a conoscere Celia. L’ho incontrata qui, circa un anno fa. |
| EDWARD | A uno dei giovedì dilettanteschi di Lavinia? |
| PETER | Un giovedì. Perché dici dilettantesco? |
| EDWARD | I tentativi di Lavinia di aprire un salotto, Dove io intrattenevo gli ospiti minori E mi occupavo degli spostati, gli errori di Lavinia. Ma tu eri uno dei successi minori Per un po’ almeno. |
| PETER | Non direi questo. Ma Lavinia fu di una gentilezza straordinaria con me E le devo moltissimo. E poi conobbi Celia. Era diversa da qualunque ragazza avessi mai conosciuto E non facile da avvicinare, in quell’occasione. |
| EDWARD | La vedevi spesso? VOCE DI ALEX. Edward, hai una pentola a bagnomaria? |
| EDWARD | Immagino che ci debba essere una pentola a bagnomaria: Non ce n’è una in ogni cucina? VOCE DI ALEX. Non riesco a trovarla. Ecco un’altra sorpresa svanita. Devo pensarne un’altra. |
| PETER | Non molto spesso. E quando la vedevo, non avevo occasione di parlarle. |
| EDWARD | Tu e Celia eravate invitati per scopi diversi. La tua parte era d’essere una delle scoperte di Lavinia; Quella di Celia, di fornire mondanità e moda. Lavinia ha sempre avuto l’ambizione D’affermarsi in due mondi insieme — Ma doveva essere lei stessa il legame fra i due. Ecco perché, credo, i suoi giovedì furono un fallimento. |
| PETER | Parli come se tutto fosse finito. |
| EDWARD | Oh no, no, tutto resta incompiuto. Ma non mi hai detto come sei arrivato a conoscere Celia. |
| PETER | La rividi qualche giorno dopo Sola a un concerto. E io ero solo. Sono sempre andato ai concerti solo — Dapprima perché non conoscevo nessuno con cui andarci, E poi scoprii che preferivo andarci solo. Ma una ragazza come Celia, parve stranissimo, Perché la consideravo soltanto un nome In una rubrica mondana, trovarla lì sola. Comunque, attaccammo discorso E scoprii che andava ai concerti sola E a guardare i quadri. Così ci incontravamo spesso Allo stesso modo, e a volte ci andavamo insieme. Ed essere con Celia era qualcosa di diverso Dalla compagnia o dalla solitudine. E a volte prendevamo il tè E una volta o due cenammo insieme. |
| EDWARD | E dopo di allora Ti presentò mai alla sua famiglia O a qualcuno dei suoi amici? |
| PETER | No, ma una volta o due me ne parlò E della loro mancanza d’interessi intellettuali. |
| EDWARD | E che cosa accadde dopo? |
| PETER | Oh, non accadde nulla. Ma pensavo che tenesse davvero a me. Ed ero così felice quando stavamo insieme — Così… appagato, così… in pace: non so esprimerlo; Non avevo mai immaginato una felicità così quieta. Avevo conosciuto solo l’eccitazione, il delirio, Il desiderio di possesso. Non era affatto così. Era qualcosa di stranissimo. C’era una tale… tranquillità… |
| EDWARD | E che cosa ha interrotto questa interessante relazione? |
| (didascalia) | [Entra ALEX in maniche di camicia e con un grembiule] |
| ALEX | Edward, non trovo il curry in polvere. |
| EDWARD | Non c’è curry in polvere. Lavinia detesta il curry. |
| ALEX | Ecco un’altra sorpresa svanita, allora. Devo pensarci. Non mi aspettavo di trovare dei manghi, Ma sul curry in polvere contavo. |
| (didascalia) | [Esce] |
| PETER | È esattamente ciò che voglio sapere. È semplicemente sbiadita — dentro qualche altra immagine — Come una dissolvenza. Non vuole vedermi; Trova scuse, non molto plausibili, E quando la vedo, sembra assorta In qualche segreta eccitazione che non posso condividere. |
| EDWARD | Credi che abbia semplicemente perso interesse per te? |
| PETER | La metti proprio male. Io la vedo diversamente. Non è il suo interesse per me che mi manca — Ma quei momenti in cui pareva che condividessimo una percezione, Un sentimento, un’esperienza indefinibile In cui eravamo entrambi inconsapevoli di noi stessi. Nei tuoi termini, forse, ha perso interesse per me. |
| EDWARD | È tutto normalissimo. Se solo tu sapessi Quanto sei fortunato. Fra poco Questa sarebbe diventata una relazione qualunque Come tutte le altre. Al raffreddarsi della febbre Avresti scoperto che lei era un’altra donna E che tu eri un altro uomo. Mi congratulo con te Per una fuga tempestiva. |
| PETER | Preferirei che mi fossero risparmiate Le tue congratulazioni. Dovevo parlare con qualcuno. E ti ho raccontato di qualcosa di reale — La mia prima esperienza della realtà E forse è l’ultima. E tu non capisci. |
| EDWARD | Mio caro Peter, ti ho soltanto detto Che cosa ti sarebbe accaduto con Celia Nel giro d’altri sei mesi di tempo. Ecco tutto. Puoi prenderlo o lasciarlo. |
| PETER | Ma che cosa devo fare? |
| EDWARD | Nulla. Aspetta. Torna in California. |
| PETER | Ma devo vedere Celia. |
| EDWARD | Sarà la stessa Celia? Meglio accontentarsi della Celia che ricordi. Ricordi! Ti dico che è già un ricordo. |
| PETER | Ma devo vedere Celia almeno per farmi dire da lei Che cosa è accaduto, nei suoi termini. Finché non lo saprò Non conoscerò la verità neppure sul ricordo. Condividevamo davvero quegli interessi? Sentivamo davvero lo stesso Quando udivamo certa musica? O guardavamo certi quadri? C’era qualcosa di reale. Ma qual è la realtà… |
| (didascalia) | [Squilla il telefono] |
| EDWARD | Mi scusi un momento. |
| (didascalia) | [Al telefono] |
| EDWARD | Pronto!… Non posso parlare adesso… Sì, c’è… Bene, allora ti richiamo Appena posso. [A PETER] Scusami. Dicevi? |
| PETER | Dicevo: qual è la realtà D’un’esperienza fra due persone irreali? Se solo posso tenermi stretto il ricordo Potrò sopportare qualunque futuro. Ma devo scoprire La verità sul passato, per amore del ricordo. |
| EDWARD | Non c’è ricordo che tu possa avvolgere nella canfora Senza che le tarme ci entrino. Dunque vuoi vedere Celia. Non so perché mi stia prendendo tutto questo disturbo Per proteggerti dallo sciocco che sei. Che cosa vuoi che faccia? |
| PETER | Vedi Celia per me. Tu la conosci in un modo diverso dal mio E sei molto più vecchio. |
| EDWARD | Molto più vecchio? |
| PETER | Sì, sono certo che darebbe ascolto a te Come a qualcuno disinteressato. |
| EDWARD | Bene, vedrò Celia. |
| PETER | Grazie, Edward. Sei molto buono. |
| (didascalia) | [Entra ALEX, con la giacca indosso] |
| ALEX | Oh, Edward! Ti ho preparato una tale delizia! Credo davvero che fra tutti i miei trionfi Questo sia il più grande. Fare qualcosa dal nulla! Mai, nemmeno viaggiando in Albania, Ho ricavato una cena simile da così pochi materiali Come quelli che ho trovato nel tuo frigorifero. Ma naturalmente Ho avuto la fortuna di trovare una mezza dozzina d’uova. |
| EDWARD | Come! Hai usato tutte quelle uova! La zia di Lavinia Le ha appena mandate dalla campagna. |
| ALEX | Ah, dunque la zia Esiste davvero. Una prova sostanziosa. |
| EDWARD | No, no… voglio dire, questa è un’altra zia. |
| ALEX | Capisco. La zia vera. Ma mi sarai grato. Ci sono pochissimi contadini in Montenegro Che possano avere il piatto che mangerai, di questi tempi. |
| EDWARD | Ma la mia colazione? |
| ALEX | Non preoccuparti della colazione. Tutto ciò che ti occorre è una tazza di caffè nero E un po’ di pane tostato. L’ho lasciato a sobbollire. Non lasciarlo più d’altri dieci minuti. Ora vado, e mi porto via Peter. |
| PETER | Edward, ti ho rubato troppo tempo, E tu vuoi restare solo. Porta i miei saluti a Lavinia Quando torna… ma, se non ti dispiace, Preferirei che non le dicessi ciò che ti ho detto. |
| EDWARD | Non dirò nulla di tutto questo a Lavinia. |
| PETER | Grazie, Edward. Buona notte. |
| EDWARD | Buona notte, Peter, E buona notte, Alex. Oh, e se non vi dispiace, Chiudete la porta uscendo, in modo che scatti. |
| ALEX | Ricorda, Edward, non più di dieci minuti, Venti minuti, e la mia opera sarà rovinata. |
| (didascalia) | [Escono ALEX e PETER] |
| (didascalia) | [EDWARD prende il telefono e compone un numero] |
| EDWARD | C’è la signorina Celia Coplestone? … Quanto tempo fa? … No, non importa. SIPARIO |
Atto 1, Scena 2
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | La stessa stanza: un quarto d’ora più tardi. EDWARD è solo e fa un solitario. Suona il campanello, e lui va ad aprire. VOCE DI CELIA. È solo? |
| (didascalia) | [EDWARD torna con CELIA] |
| EDWARD | Celia! Perché sei tornata? Ti avevo detto che avrei telefonato appena potevo: E ho provato a cercarti poco fa. |
| CELIA | Se per caso ci fosse stato qualcuno con te Avrei detto che ero tornata per il mio ombrello… Devo dire che non sembri molto contento di vedermi. Edward, io capisco che cosa è accaduto Ma non riuscivo a capire il tuo tono al telefono. Non sembravi tu. Così ho sentito che dovevo vederti. Dimmi che va tutto bene, e poi me ne vado. |
| EDWARD | Ma come puoi dire che capisci che cosa è accaduto? Io non so che cosa sia accaduto, né che cosa accadrà; E per cercare di capirlo, voglio restare solo. |
| CELIA | Avrei pensato che fosse semplicissimo. Lavinia ti ha lasciato. |
| EDWARD | Sì, questa era la situazione. Immagino fosse abbastanza evidente a tutti. |
| CELIA | Era evidente che la zia era una pura invenzione Improvvisata lì per lì, e neppure delle migliori. Avresti dovuto prepararti qualcosa di meglio, per Julia; Ma non ha davvero importanza. Lo sapranno abbastanza presto. Non risolve questo tutte le nostre difficoltà? |
| EDWARD | Non ha fatto che portare alla luce le vere difficoltà. |
| CELIA | Ma di certo sono soltanto temporanee. Sai che avevo accettato la situazione Perché un divorzio avrebbe rovinato la tua carriera; E pensavamo che Lavinia non avrebbe mai voluto lasciarti. Non vorrai attenerti a quella sciocca convenzione Per cui dev’essere sempre il marito a farsi divorziare? E se lei sceglie di dartene i motivi… |
| EDWARD | Capisco. Ma non è affatto così. Lavinia sta per tornare. |
| CELIA | Lavinia sta per tornare! Vuoi dire che ci ha teso una trappola? |
| EDWARD | No. Se c’è una trappola, ci siamo dentro tutti, Ce la siamo tesa da noi. Ma non so Che genere di trappola sia. |
| CELIA | E allora che cosa è accaduto? |
| (didascalia) | [Squilla il telefono] |
| EDWARD | Al diavolo il telefono. Immagino di dover rispondere. Pronto… oh, ciao!… No. Voglio dire sì, Alex; Sì, certo… era meraviglioso. Non ho mai assaggiato nulla di simile… Sì, è molto interessante. Ma mi domandavo soltanto Se non fosse piuttosto indigesto?… Oh, no, Alex, non portarmi del formaggio; Ho un po’ di formaggio… No, non norvegese; Ma non voglio davvero formaggio… Pantofola come?… Oh, dalla Jugoslavia… prugne e alcol? No, davvero, Alex, non voglio nulla. Sono stanchissimo. Grazie infinite, Alex. Buona notte. |
| CELIA | Che diamine era tutto questo? |
| EDWARD | Era Alex. |
| CELIA | Lo so che era Alex. Ma di che cosa parlava? |
| EDWARD | Me n’ero del tutto dimenticato. Si è intrufolato qui, poco fa, E ha insistito per cucinarmi qualcosa per cena; E ha detto che dovevo mangiarla entro dieci minuti. Immagino che stia ancora cuocendo. |
| CELIA | Immagini che stia ancora cuocendo! Mi pareva di sentire un odore particolare: Certo che sta ancora cuocendo — o facendo qualcosa. Devo andare a investigare. |
| (didascalia) | [Fa per uscire dalla stanza] |
| EDWARD | Per amor del cielo, non disturbarti! |
| (didascalia) | [Esce CELIA] |
| EDWARD | E se venisse qualcuno e ti trovasse in cucina? |
| (didascalia) | [EDWARD si avvicina al tavolo e ispeziona il suo solitario. Sposta una carta. Il campanello suona ripetutamente. Rientra CELIA, con un grembiule.] |
| CELIA | Faresti meglio ad aprire la porta, Edward. È la cosa migliore da fare. Non perdere la testa. Vedi, l’ombrello l’ho lasciato davvero; E dirò che ti ho trovato qui affamato e indifeso E che ho dovuto fare qualcosa. Comunque, io resto E non ho intenzione di nascondermi. |
| (didascalia) | [Torna in cucina. Il campanello suona di nuovo. EDWARD va alla porta d’ingresso, e lo si sente dire:] |
| CELIA | Julia! Per che cosa sei tornata? |
| (didascalia) | [Entra JULIA] |
| JULIA | Ho avuto un’ispirazione! |
| (didascalia) | [Entra CELIA con una casseruola] |
| CELIA | Edward, è rovinato! |
| EDWARD | Che bella cosa. |
| CELIA | Ma ha rovinato anche la casseruola. |
| EDWARD | E una mezza dozzina d’uova: Ne volevo uno per colazione. Un uovo sodo. È l’unica cosa che so cucinare. |
| JULIA | Celia! Vedo che hai avuto la stessa ispirazione Che ho avuto io. Edward dev’essere nutrito. È sotto una tale tensione. Dobbiamo tenergli su le forze. Edward! Non ti rendi conto di quanto sei fortunato Ad avere due Buoni Samaritani? Non ne avevo mai sentito parlare prima. |
| EDWARD | L’uomo che cadde tra i ladroni fu più fortunato di me: Lui fu lasciato in una locanda. |
| JULIA | Edward, che ingratitudine. Che cosa c’è in quella casseruola? |
| CELIA | Nessuno lo sa. |
| EDWARD | È qualcosa che Alex è venuto a prepararmi. Ha voluto farlo a tutti i costi. Tre Buoni Samaritani. Me n’ero completamente dimenticato. |
| JULIA | Ma non devi toccarlo. |
| EDWARD | Certo che non lo toccherò. |
| JULIA | Mia cara, avrei dovuto avvertirti: Tutto ciò che prepara Alex è assolutamente letale. Potrei raccontare certe storie di gente che ha avvelenato. Ora, mia cara, dammi quel grembiule E vediamo che cosa so fare io. Tu resta a parlare con Edward. |
| (didascalia) | [Esce JULIA] |
| CELIA | Ma che cosa è accaduto, Edward? Che cosa è accaduto? |
| EDWARD | Lavinia sta per tornare, credo. |
| CELIA | Credi! Non lo sai? |
| EDWARD | No, ma lo ritengo. Quell’uomo che era qui — |
| CELIA | Sì, chi era quell’uomo? Mi faceva piuttosto paura; Ha una specie di potere. |
| EDWARD | Non so chi sia. Ma ho parlato un po’ con lui, quando voi altri ve n’eravate andati, E ha detto che avrebbe riportato Lavinia, domani. |
| CELIA | Ma perché quell’uomo dovrebbe volerla riportare — A meno che non sia il Diavolo! Potrei crederlo. |
| EDWARD | Perché gliel’ho chiesto io. |
| CELIA | Perché gliel’hai chiesto tu! Allora dev’essere il Diavolo! Deve averti stregato. Come ti ha convinto a volerla indietro? |
| (didascalia) | [Dalla cucina si sente un botto] |
| EDWARD | Che diavolo è stato? |
| (didascalia) | [Rientra JULIA, col grembiule, con un vassoio e tre bicchieri] |
| JULIA | Ho avuto un’ispirazione! In questa casa non c’è nulla di commestibile: Ho cercato dappertutto. Ma ho trovato dello champagne — Solo una mezza bottiglia, per la verità, E naturalmente non è fresco. Ma è così ristoratore; E ho pensato: abbiamo tutti bisogno d’un tonico Dopo questo disastro. Ora propongo un brindisi. Indovinate alla salute di chi lo propongo? |
| EDWARD | No, non ci riesco. Ma non brinderò a quella di Alex. |
| JULIA | Oh, non è quella di Alex. Su, vi propongo La zia di Lavinia! Avreste potuto indovinarlo. EDWARD e CELIA. La zia di Lavinia. |
| JULIA | Ora, la prossima domanda È: che cosa si fa. È semplicissimo. È troppo tardi, o troppo presto, per andare al ristorante. Dovete venire tutti e due a casa mia. |
| EDWARD | No, mi dispiace, Julia. Sono troppo stanco per uscire, e non ho affatto fame. Prenderò qualche biscotto. |
| JULIA | Ma tu, Celia? Devi venire a fare una cenetta leggera con me — Qualcosa di molto leggero. |
| CELIA | Grazie, Julia. Credo che verrò, se posso raggiungerti Fra una decina di minuti? Prima d’andare, c’è una cosa Che voglio dire a Edward. |
| JULIA | Riguardo a Lavinia? Bene, allora vieni presto. E prendi un taxi. Sai, hai proprio l’aria d’essere affamata. Buona notte, Edward. |
| (didascalia) | [Esce JULIA] |
| CELIA | Dunque, come ti ha convinto? |
| EDWARD | Come mi ha convinto? Mi ha convinto? Ho l’impressione chiarissima Che cercasse di convincermi che era tutto per il meglio Che Lavinia se ne fosse andata; che dovessi esserne grato. Eppure l’effetto di tutto il suo ragionare Fu di farmi vedere che la rivolevo. |
| CELIA | Ecco il metodo del Diavolo! Dunque rivuoi Lavinia! Lavinia! Dunque l’unica cosa che ti sta a cuore È evitare una rottura — qualunque cosa sgradevole! No, non può essere questo. Non voglio pensare che sia questo. Credo sia soltanto un momento di resa Alla stanchezza. E al panico. Non sai affrontare il fastidio. |
| EDWARD | No, non è questo. Non è soltanto questo. |
| CELIA | Non può essere semplicemente una questione di vanità: Che tu creda che il mondo riderà di te Perché tua moglie ti ha lasciato per un altro uomo? Rimedierò presto a questo, Edward, Quando sarai libero. |
| EDWARD | No, non è questo. E tutte queste ragioni me le ha suggerite L’uomo che chiamo Riley — benché non si chiami Riley; Era solo un nome in una canzone che cantava… |
| CELIA | Ti ha cantato una canzone su un uomo di nome Riley! Davvero, Edward, credo che tu sia pazzo — Voglio dire, sei sull’orlo d’un esaurimento nervoso. Edward, se me ne vado adesso Mi prometti d’andare da un grandissimo dottore Di cui ho sentito parlare — e si chiama Reilly! |
| EDWARD | Ci vorrebbe qualcuno più grande del più grande dottore Per guarire questo male. |
| CELIA | Edward, se me ne vado adesso, Mi assicuri che va tutto bene, Che non intendi riprenderti Lavinia E che intendi davvero conquistare la tua libertà, E che fra noi va tutto bene? È tutto ciò che conta. Davvero, Edward, Se questo è a posto, tutto il resto lo sarà, Te lo prometto. |
| EDWARD | No, Celia. È stato meraviglioso, e te ne sono molto grato, E credo che tu sia una persona rarissima. Ma era troppo tardi. E avrei dovuto sapere Che non era leale verso di te. |
| CELIA | Non era leale verso di me! Puoi startene lì a parlare d’essere leale verso di me! |
| EDWARD | Se non fosse per la partenza di Lavinia, tutto questo non sarebbe mai sorto. Che futuro avevi mai pensato che potesse esserci? |
| CELIA | Che cosa avevo pensato che potesse essere il futuro? Ho abbandonato il futuro prima ancora di cominciare, E dopo di allora ho vissuto in un presente Dove il tempo non aveva senso, un mondo tutto nostro, Dove la parola «felicità» aveva un altro significato O così pareva. |
| EDWARD | Ho sentito parlare di quell’esperienza. |
| CELIA | Un sogno. Ci sono stata felice fino a oggi, E poi, quando Julia ha chiesto di Lavinia E mi si è affacciato che Lavinia ti aveva lasciato E che saresti stato libero — allora ho scoperto d’un tratto Che il sogno non bastava; che volevo qualcosa di più E ho aspettato, e volevo correre a dirtelo. Forse il sogno era meglio. Sembrava la vera realtà, E se questa è realtà, somiglia molto a un sogno. Forse ero io che tradivo il mio stesso sogno Per tutto il tempo; e scoprire che volevo Questo mondo oltre a quello… beh, è umiliante. |
| EDWARD | Non c’è ragione per cui tu debba sentirti umiliata… |
| CELIA | Oh, non credere di potermi umiliare! L’umiliazione — è qualcosa che mi sono fatta da me. Non sono neppure sicura che tu sembri abbastanza reale Da umiliarmi. Immagino che la maggior parte delle donne Si sentirebbe degradata a scoprire che un uomo Con cui credeva d’aver condiviso qualcosa di meraviglioso Le aveva prese soltanto come uno svago passeggero. Oh, oso dire che ingannavi te stesso: Ma è stato questo, senza alcun dubbio. |
| EDWARD | Non ti ho presa come uno svago passeggero! Se vuoi parlare di svaghi passeggeri Come hai preso tu Peter? |
| CELIA | Peter? Peter chi? |
| EDWARD | Peter Quilpe, che era qui stasera. Viveva in un sogno E ora è semplicemente infelice e smarrito. |
| CELIA | Non so proprio di che cosa tu stia parlando. Edward, questo è davvero un sotterfugio troppo grossolano Per giustificarti. Non c’è mai stato nulla Fra me e Peter. |
| EDWARD | Non c’è stato? Lui lo credeva. È tornato qui stasera per parlarmene. |
| CELIA | Ma questo è ridicolo! Non ho mai dato a Peter Alcun motivo di supporre che tenessi a lui. Pensavo che avesse talento; vedevo che era solo; Pensavo di poterlo aiutare. Lo portavo ai concerti. Ma poi, via via che faceva altre conoscenze, L’ho trovato meno interessante, e piuttosto presuntuoso. Ma perché parliamo di Peter? Tutto ciò che conta È che tu credi di volere Lavinia. E se sei quel genere di persona — Bene, allora è meglio che tu l’abbia. |
| EDWARD | Non è così. Non è che io provi amore per Lavinia. Non credo d’aver mai provato davvero amore per lei. Se ho mai conosciuto l’amore — e credo di sì — Non ho mai provato amore per nessuna che non fossi tu, E forse lo sono ancora. Ma questo non può continuare. Non sarebbe mai potuta essere… una cosa duratura: Tu devi avere un uomo… più vicino alla tua età. |
| CELIA | Non credo m’importi dei tuoi consigli, Edward: Non hai più diritto d’interessarti Ormai, al mio futuro. Spero soltanto che tu sia capace Di badare al tuo. Ma se non provi amore E non hai mai provato amore per Lavinia, Che cosa vuoi, allora? |
| EDWARD | Non ne sono sicuro. L’unica cosa di cui sono relativamente certo È che soltanto da stamattina Ho incontrato me stesso come un uomo di mezza età Che comincia a sapere che cosa sia sentirsi vecchio. È quello il momento peggiore, quando senti d’aver perduto Il desiderio di tutto ciò che era più desiderabile, Prima d’accontentarti di ciò che puoi desiderare; Prima di sapere che cosa resti da desiderare; E continui ad augurarti di poter desiderare Ciò che il desiderio si è lasciato dietro. Ma tu non puoi capire. Come potresti capire che cosa sia sentirsi vecchio? |
| CELIA | Ma io voglio capirti. Potrei capire. E, Edward, ti prego di credere che qualunque cosa accada Non ti detesterò. Proverò soltanto pena per te. È solo me stessa che rischio di detestare. Ma quale sarà la tua vita? Non sopporto di pensarci. Oh, Edward! Puoi essere felice con Lavinia? |
| EDWARD | No — non felice: o, se c’è una qualche felicità, Soltanto la felicità di sapere Che l’infelicità non si nutre della rovina della bellezza, Che il tedio non è il residuo dell’estasi. Vedo che la mia vita fu decisa molto tempo fa E che lo sforzo di sfuggirle È soltanto una finzione, la pretesa Che ciò che è, non sia, o possa mutare. L’io che sa dire «voglio questo — o voglio quello» — L’io che vuole — è una creatura debole; Alla fine deve venire a patti Con l’ostinato, il più duro io; che non parla, Che non discorre mai, che non sa argomentare; E che in certi uomini può essere il custode — Ma in uomini come me, l’ottuso, l’implacabile, L’indomabile spirito della mediocrità. L’io volente può ordire il disastro Di questa società non voluta — ma può prosperare soltanto Nella sottomissione al dominio del socio più forte. |
| CELIA | Non sono certa, Edward, di capirti; Eppure capisco come mai prima d’ora. Credo — sono convinta — che tu stia essendo te stesso Come non lo sei mai stato prima, con me. Due volte sei cambiato mentre ti guardavo. Guardavo il tuo viso: e credevo di conoscerne E amarne ogni contorno; e mentre guardavo Si è disseccato, come se avessi scartato una mummia. Ascoltavo la tua voce, che mi aveva sempre fatto fremere, E si è fatta un’altra voce — no, non una voce: Ciò che udivo era soltanto il rumore d’un insetto, Arido, interminabile, senza senso, disumano — Avresti potuto produrlo sfregando le zampe — O come fanno le cavallette. Ho guardato, E ho teso l’orecchio al tuo cuore, al tuo sangue; E ho visto soltanto uno scarabeo grande come un uomo Che non ha dentro nulla più di ciò che esce Quando calpesti uno scarabeo. |
| EDWARD | Forse è questo che sono. Calpestami, se ti va. |
| CELIA | No, non ti calpesterò. Non è questo che sei. È soltanto ciò che restava Di ciò che avevo creduto che tu fossi. Vedo un’altra persona, Ti vedo come una persona che non avevo mai visto prima. L’uomo che vedevo prima era soltanto una proiezione — Ora lo capisco — di qualcosa che volevo — No, non volevo — qualcosa a cui aspiravo — Qualcosa che desideravo disperatamente esistesse. Da qualche parte deve accadere — ma che cos’è, e dov’è? Edward, vedo che semplicemente mi servivo di te. E ti chiedo di perdonarmi. |
| EDWARD | Tu… chiedi a me di perdonarti! |
| CELIA | Sì, per due cose. Primo… |
| (didascalia) | [Squilla il telefono] |
| EDWARD | Al diavolo il telefono. Immagino sia meglio rispondere. |
| CELIA | Sì, meglio rispondere. |
| EDWARD | Pronto!… Oh, Julia: che c’è adesso? Di nuovo i tuoi occhiali… dove li hai lasciati? O dobbiamo… devo mettermi a cercarli dappertutto? Hai guardato nella borsa?… Bene, non mordermi la testa… Sei sicura, in cucina? Accanto alla bottiglia di champagne? Ne sei proprio sicura?… Molto bene, resta in linea se vuoi; Noi… io li cercherò. |
| CELIA | Sì, cercali tu. Io non entrerò mai più nella tua cucina. |
| (didascalia) | [Esce EDWARD. Torna con gli occhiali e una bottiglia] |
| EDWARD | Per una volta aveva ragione. |
| CELIA | Ha sempre ragione. Ma perché portare una bottiglia di champagne vuota? |
| EDWARD | Non è vuota. Sarà un po’ sgasato — Ma perché ha detto che era una mezza bottiglia? È una delle mie migliori: e mezze bottiglie non ne ho. Bene, speravo che bevessi un ultimo bicchiere con me. |
| CELIA | A che cosa dovremmo brindare? |
| EDWARD | A chi brinderemo? |
| CELIA | Ai Custodi. |
| EDWARD | Ai Custodi? |
| CELIA | Ai Custodi. Sei stato tu a parlare di custodi. |
| (didascalia) | [Bevono] |
| CELIA | Può darsi che perfino Julia sia un custode. Forse è lei il mio custode. Dammi gli occhiali. Buona notte, Edward. |
| EDWARD | Buona notte… Celia. |
| (didascalia) | [Esce CELIA] |
| EDWARD | Oh! |
| (didascalia) | [Afferra il ricevitore] |
| EDWARD | Pronto, Julia! sei lì?… Bene, mi dispiace terribilmente d’averti fatta aspettare; Ma noi… ho dovuto cercarli… No, li ho trovati. … Sì, te li porta lei adesso… Buona notte. SIPARIO |
Atto 1, Scena 3
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | La stessa stanza: tardo pomeriggio del giorno dopo. EDWARD solo. Va ad aprire la porta. |
| EDWARD | Oh… buonasera. |
| (didascalia) | [Entra l’OSPITE NON IDENTIFICATO] |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Buonasera, signor Chamberlayne. |
| EDWARD | Bene. Posso offrirle del gin e acqua? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, grazie. Questa è un’altra occasione. |
| EDWARD | Deduco che, essendo venuto solo, Non abbia avuto successo. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Niente affatto. Sono venuto a ricordarle che lei ha preso una decisione. |
| EDWARD | Pensa forse che io possa aver cambiato idea? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No. Non sarà pronto a cambiare idea Finché non si sarà rimesso dall’aver preso una decisione. No. Sono venuto a dirle che cambierà idea, Ma che non avrà importanza. Sarà troppo tardi. |
| EDWARD | Ho quasi voglia di cambiare idea adesso Per mostrarle che sono libero di cambiarla. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Cambierà idea, ma non è libero. Il suo momento di libertà è stato ieri. Lei ha preso una decisione. Ha messo in moto Forze nella sua vita e nella vita d’altri Che non si possono invertire. Questa è una considerazione. E un’altra è questa: è cosa grave Richiamare qualcuno dai morti. |
| EDWARD | Dai morti? Quella figura retorica è alquanto… drammatica, Dato che è stato solo ieri che mia moglie mi ha lasciato. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Ah, ma noi moriamo l’uno all’altro ogni giorno. Ciò che sappiamo delle altre persone È soltanto il nostro ricordo dei momenti Durante i quali le conoscemmo. E da allora sono cambiate. Fingere che esse e noi siamo gli stessi È una convenzione sociale utile e comoda Che a volte va infranta. Dobbiamo anche ricordare Che a ogni incontro incontriamo uno straniero. |
| EDWARD | Dunque vuole che accolga mia moglie come una straniera? Non sarà facile. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | È molto difficile. Ma è forse ancora più difficile Mantenere la finzione di non essere stranieri. Gli affettuosi fantasmi: la nonna, Il vivace zio scapolo alla festa di Natale, La bambinaia adorata — coloro che avvolsero I suoi anni d’infanzia in conforto, allegria, sicurezza — Se tornassero, non sarebbe imbarazzante? Che cosa direbbe loro, o loro a lei Dopo i primi dieci minuti? Le riuscirebbe difficile Trattarli da stranieri, ma ancora più difficile Fingere di non essere stranieri l’uno all’altro. |
| EDWARD | Non può certo aspettarsi che io cancelli Gli ultimi cinque anni. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Non le chiedo di dimenticare nulla. Cercare di dimenticare è cercare di nascondere. |
| EDWARD | Ci sono certamente cose che vorrei dimenticare. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | E anche persone. Ma non deve dimenticarle. Deve affrontarle tutte, ma incontrarle da stranieri. |
| EDWARD | Allora anch’io dovrò essere uno straniero. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | E altrettanto a se stesso. Ma ricordi, Quando vedrà sua moglie, non dovrà fare domande Né dare spiegazioni. Lo stesso ho detto a lei. Non strangolatevi a vicenda con ricordi annodati. Ora me ne vado. |
| EDWARD | Si fermi! Tornerà con lei? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, non verrò con lei. |
| EDWARD | Non so perché, Ma credo che mi piacerebbe che fosse lei a portarla. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Sì, lo so. E per ragioni precise Che non sono disposto a spiegarle Devo chiederle di non parlare di me con lei; E lei non le farà parola di me. |
| EDWARD | Lo prometto. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | E ora deve attendere i suoi visitatori. |
| EDWARD | Visitatori? Quali visitatori? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Chiunque venga. Gli stranieri. Quanto a me, prenderò la precauzione D’uscire dalla scala di servizio. |
| EDWARD | Posso farle una domanda? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Può farla. |
| EDWARD | Chi è lei? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Anch’io sono uno straniero. |
| (didascalia) | [Esce. Una pausa. EDWARD si muove inquieto per la stanza. Suona il campanello, e lui va alla porta d’ingresso.] |
| EDWARD | Celia! |
| CELIA | È arrivata Lavinia? |
| EDWARD | Celia! Perché sei venuta? Aspetto Lavinia da un momento all’altro. Non devi essere qui. Perché sei venuta qui? |
| CELIA | Perché me l’ha chiesto Lavinia. |
| EDWARD | Perché te l’ha chiesto Lavinia! |
| CELIA | Beh, non direttamente. Julia ha ricevuto un telegramma Che le chiedeva di venire, e di portare me con sé. Julia si è attardata, e mi ha mandata avanti. |
| EDWARD | Sembra stranissimo. E non da Lavinia. Immagino non ci sia altro da fare che aspettare. Non ti siedi? |
| CELIA | Grazie. |
| (didascalia) | [Pausa] |
| EDWARD | Oh, mio Dio, di che cosa parleremo? Non possiamo restare qui in silenzio. |
| CELIA | Oh, io sì. Solo a guardarti. Edward, perdona la mia risata. Hai l’aria d’un ragazzino mandato a chiamare Nello studio del preside; e non del tutto sicuro Di che cosa l’abbiano scoperto. Non ti avevo mai visto così. È davvero una situazione ridicola. |
| EDWARD | Temo di non vederne il lato comico. |
| CELIA | Non sto ridendo di te davvero, Edward. Ieri non avrei potuto ridere di nulla; Ma in ventiquattr’ore ho imparato molto. Non è stata un’esperienza molto piacevole. Oh, sono contenta d’essere venuta! Finalmente riesco a vederti come un essere umano. Non puoi vedere anche me così, e riderne? |
| EDWARD | Vorrei poterlo fare. Vorrei capire qualcosa. Sono completamente al buio. |
| CELIA | Ma è tutto così semplice. Non vedi che… |
| (didascalia) | [Suona il campanello] |
| EDWARD | Ecco Lavinia. |
| (didascalia) | [Va alla porta d’ingresso] |
| EDWARD | Peter! |
| (didascalia) | [Entra PETER] |
| PETER | Dov’è Lavinia? |
| EDWARD | Non dirmi che Lavinia Ti ha mandato un telegramma… |
| PETER | No, non a me, Ma ad Alex. Gli ha detto di venire qui E di portarmi con sé. Sarà qui fra un minuto. Celia! Hai avuto notizie anche tu da Lavinia? O sto interrompendo? |
| CELIA | L’ho appena spiegato a Edward — Anch’io sono arrivata in questo momento — Che ha telegrafato a Julia di venire e di portarmi con sé. |
| EDWARD | Mi domando chi altro Lavinia abbia invitato. |
| PETER | Ma io ho avuto l’impressione che Lavinia intendesse Rifare oggi il cocktail party di ieri. Perciò non credo che sua zia possa essere morta. |
| EDWARD | Quale zia? |
| PETER | La zia di cui ci hai parlato. Ma Edward — ricordi la nostra conversazione di ieri? |
| EDWARD | Certamente. |
| PETER | Spero che tu non abbia fatto nulla in proposito. |
| EDWARD | No, non ho fatto nulla. |
| PETER | Ne sono contentissimo. Perché ho cambiato idea. Voglio dire, ho deciso Che è tutto inutile. Vado in California. |
| CELIA | Vai in California! |
| PETER | Sì, ho un nuovo lavoro. |
| EDWARD | E com’è successo, in una notte? |
| PETER | Ma è un tale con cui Alex mi ha messo in contatto E stamattina abbiamo definito tutto. Alex è una persona meravigliosa da conoscere, Perché, vedi, conosce tutti, dappertutto. Perciò in realtà sono venuto per dirvi addio. |
| CELIA | Bene, Peter, ne sono terribilmente contenta, per te, Anche se naturalmente noi… io sentirò la tua mancanza; Sai quanto contassi su di te per i concerti, E le mostre di pittura — più di quanto immaginassi. È stato bello, no? Ma ora avrai l’occasione, Spero, di realizzare le tue ambizioni. Mi mancherai. |
| PETER | È gentile da parte tua dirlo; Ma troverai qualcuno di meglio con cui andare in giro. |
| CELIA | Non credo che andrò più ai concerti. Vado via anch’io. |
| (didascalia) | LAVINIA entra da sé con la chiave] |
| PETER | Vai all’estero? |
| CELIA | Non lo so. Forse. |
| EDWARD | Ve ne andate tutti e due! |
| (didascalia) | [Entra LAVINIA] |
| LAVINIA | Chi se ne va? Toh, Celia. Toh, Peter. Non mi aspettavo di trovare nessuno di voi due qui. PETER e CELIA. Ma il telegramma! |
| LAVINIA | Quale telegramma? |
| CELIA | Quello che hai mandato a Julia. |
| PETER | E quello che hai mandato ad Alex. |
| LAVINIA | Non so di che cosa parliate. Edward, hai mandato tu dei telegrammi? |
| EDWARD | Certo che non ho mandato nessun telegramma. |
| LAVINIA | Questa è una delle birichinate di Julia. E lei viene? |
| PETER | Sì, e Alex. |
| LAVINIA | Allora chiederò a loro una spiegazione. Intanto, immagino che tanto valga sederci. Di che cosa parliamo? |
| EDWARD | Peter va in America. |
| PETER | Sì, e ti avrei telefonato domani E sarei passato a salutarti prima di partire. |
| LAVINIA | E va via anche Celia? È questo che ho sentito? Mi congratulo con tutti e due. A Hollywood, naturalmente? Che emozione per te, Celia! Ora avrai l’occasione, Finalmente, di realizzare le tue ambizioni. Andate insieme? |
| PETER | Non andiamo insieme. Celia ci ha detto che andava via, Ma non so dove. |
| LAVINIA | Non sai dove? E sai dove vai tu, almeno? |
| PETER | Sì, certo, vado in California. |
| LAVINIA | Bene, Celia, perché non vai in California? Tutti dicono che il clima è meraviglioso: Chi ci va non vuole più andarsene. |
| CELIA | Lavinia, credo di capire riguardo a Peter… |
| LAVINIA | Non ne ho alcun dubbio. |
| CELIA | E perché se ne va… |
| LAVINIA | Non ne dubito nemmeno. |
| CELIA | E credo che faccia bene ad andare. |
| LAVINIA | Oh, dunque glielo hai consigliato tu? |
| PETER | Lei non ne sapeva nulla. |
| CELIA | Ma ora che forse me ne vado — chissà dove — Vorrei dirti addio — da amiche. |
| LAVINIA | Ma via, Celia, non siamo sempre state amiche? Ti credevo una delle mie amiche più care — Almeno, nella misura in cui una ragazza può essere amica D’una donna tanto più vecchia di lei. |
| CELIA | Lavinia, Non liquidarmi così. Forse non ti rivedrò più. Quello che voglio dire è questo: vorrei che mi ricordassi Come qualcuno che desidera che tu ed Edward siate felici. |
| LAVINIA | Sei molto gentile, ma molto misteriosa. Sono certa che ce la caveremo in qualche modo, grazie, Come abbiamo fatto in passato. |
| CELIA | Oh, non come in passato! |
| (didascalia) | [Suona il campanello, ed EDWARD va ad aprire] |
| CELIA | Oh, temo che tutto questo suoni piuttosto sciocco! Ma… |
| (didascalia) | [EDWARD rientra con JULIA] |
| JULIA | Eccoti qua, Lavinia! Scusa il ritardo. Ma il tuo telegramma è stato un po’ inatteso. Ho lasciato tutto per venire. E come sta la cara zia? |
| LAVINIA | Per quanto ne so, sta benissimo, grazie tante. |
| JULIA | Dev’essersi ripresa in modo meraviglioso. Me lo sono detta quando ho ricevuto il tuo telegramma. |
| LAVINIA | Ma da dove, se posso chiedere, è stato spedito questo telegramma? |
| JULIA | Ma dall’Essex, naturalmente. |
| LAVINIA | E perché dall’Essex? |
| JULIA | Perché sei stata nell’Essex. |
| LAVINIA | Perché sono stata nell’Essex! |
| JULIA | Lavinia! Non dirmi che hai avuto un vuoto di memoria! Allora questo spiega la zia — e il telegramma. |
| LAVINIA | Bene, forse ero nell’Essex. Davvero non lo so. |
| JULIA | Non sai dov’eri? Lavinia! Non dirmi che sei stata rapita! Raccontaci Sono elettrizzata… |
| (didascalia) | [Suona il campanello. EDWARD va ad aprire. Entra ALEX] |
| ALEX | È arrivata Lavinia? |
| EDWARD | Sì. |
| ALEX | Bentornata, Lavinia! Quando ho ricevuto il tuo telegramma… |
| LAVINIA | Da dove? |
| ALEX | Dedham. |
| LAVINIA | Dedham è nell’Essex. Dunque veniva da Dedham. Edward, hai amici a Dedham? |
| EDWARD | No, non ho conoscenze a Dedham. |
| JULIA | Bene, è tutto deliziosamente misterioso. |
| ALEX | Ma qual è il mistero? |
| JULIA | Alex, non essere curioso. Lavinia ha avuto un vuoto di memoria, E così, naturalmente, ci ha mandato dei telegrammi: E ora non credo che ci voglia davvero. Vedo bene che è tutta sfinita Dopo l’ansia per la zia — Che, sarai contento di sapere, si è del tutto ristabilita, Alex — E dopo quel lungo viaggio sulla vecchia Great Eastern, Ad aspettare agli scambi. E immagino sia affamata. |
| ALEX | Ah, in tal caso so che cosa farò… |
| JULIA | No, Alex. Dobbiamo lasciarli soli, e far riposare Lavinia. Ora torniamo tutti a casa mia. Peter, chiama un taxi. |
| (didascalia) | [Esce PETER] |
| JULIA | Faremo un cocktail party a casa mia oggi. |
| CELIA | Bene, io vado. Arrivederci, Lavinia. Arrivederci, Edward. |
| EDWARD | Arrivederci, Celia. |
| CELIA | Arrivederci, Lavinia. |
| LAVINIA | Arrivederci, Celia. |
| (didascalia) | [Esce CELIA] |
| JULIA | E ora, Alex, io e te dovremmo andare. |
| EDWARD | Sei sicura di non aver lasciato nulla, Julia? |
| JULIA | Lasciato nulla? Oh, vuoi dire i miei occhiali. No, sono qui. E poi non mi servono. Stasera non torno più. |
| LAVINIA | Ferma! Voglio che tu mi spieghi il telegramma. |
| JULIA | Spiegare il telegramma? Che ne dici, Alex? |
| ALEX | No, Julia, il telegramma non lo possiamo spiegare. |
| LAVINIA | Sono certa che potresti spiegare il telegramma. Non so perché. Ma mi pare che ieri Io abbia avviato una macchina, che continua a funzionare, E non riesco a fermarla; no, non è come una macchina — O se è una macchina, è un altro a farla andare. Ma chi? Qualcuno interferisce sempre… Non mi sento libera… eppure sono stata io ad avviarla… |
| JULIA | Alex, credi che potremmo spiegare qualcosa? |
| ALEX | Credo di no, Julia. Deve scoprirlo da sé: È l’unico modo. |
| JULIA | Come hai ragione! Bene, cari miei, ci vedremo prestissimo. |
| EDWARD | Quando ti vedremo? |
| JULIA | Ho detto che mi vedrete? Arrivederci. Credo… di non aver lasciato nulla. |
| (didascalia) | [Entra PETER] |
| PETER | Ho trovato un taxi, Julia. |
| JULIA | Splendido! Arrivederci! |
| (didascalia) | [Escono JULIA, ALEX e PETER] |
| LAVINIA | Devo dire che non sembri molto contento di vedermi. |
| EDWARD | Non posso dire d’aver avuto molte occasioni Di sembrare alcunché. Ma naturalmente sono contento di vederti. |
| LAVINIA | Sì, è stata una cosa sciocca da dire. Da collegiale. Come Celia. Non so perché l’ho detto. Bene, eccomi qua. |
| EDWARD | Non devo fare domande. |
| LAVINIA | E so che non devo dare spiegazioni. |
| EDWARD | E io non devo dare spiegazioni. |
| LAVINIA | E io non devo fare domande. Eppure… perché no? |
| EDWARD | Non so perché no. E allora di che cosa parliamo? |
| LAVINIA | C’è una cosa che devo sapere, a causa degli altri E di come regolarmi con loro. Riguarda quella festa. Immagino non crederai che me n’ero completamente dimenticata! Ti ho lasciato in un bell’impiccio. Che cosa hai fatto? Me ne sono ricordata solo dopo essere partita. |
| EDWARD | Ho telefonato a tutti quelli che sapevo dovessero venire Ma non ho raggiunto tutti. E così alcuni sono venuti. |
| LAVINIA | Chi è venuto? |
| EDWARD | Proprio quelli che erano qui stasera… |
| LAVINIA | Curioso. |
| EDWARD | …e un altro. Non so chi fosse, Ma tu dovresti saperlo. |
| LAVINIA | Sì, credo di saperlo. Ma Julia mi lascia perplessa. Quella donna è il diavolo. Sa per istinto quando sta per accadere qualcosa. Fidati che non si perde una sola situazione imbarazzante! E che cosa hai raccontato loro? |
| EDWARD | Ho inventato una zia Che stava male in campagna, e ti aveva mandata a chiamare. |
| LAVINIA | Davvero, Edward! Avresti fatto meglio a dire la verità: Nulla meno della verità avrebbe potuto ingannare Julia. Ma come mai la zia è venuta ad abitare nell’Essex? |
| EDWARD | Julia mi ha costretto a farla abitare da qualche parte. |
| LAVINIA | Capisco. Dunque Julia l’ha fatta abitare nell’Essex; E ha fatto arrivare i telegrammi dall’Essex. Bene, dovrò dire a Julia la verità. D’ora in poi dirò sempre la verità. Abbiamo sprecato tanto tempo a mentire. |
| EDWARD | Non capisco bene che cosa tu intenda. |
| LAVINIA | Oh, Edward! Il punto è che, da quando sono stata via, Vedo d’averti preso troppo sul serio. E ora vedo quanto sei assurdo. |
| EDWARD | È una conclusione molto seria A cui essere giunta in… quante? … trentadue ore. |
| LAVINIA | Sì, una scoperta importantissima, Scoprire d’aver passato cinque anni della tua vita Con un uomo privo del senso dell’umorismo; E che l’effetto su di me è stato Che ho perso ogni senso dell’umorismo io stessa. Ecco che cosa è venuto dal cederti sempre. |
| EDWARD | Non sapevo che tu mi avessi sempre ceduto. A me è parso ben diverso. Già che siamo in argomento, Credevo che fossi io ad aver ceduto a te. |
| LAVINIA | So che cosa intendi per cederti: Intendi lasciare a me tutte le decisioni pratiche Che avresti dovuto prendere tu. Ricordo — Oh, avrei dovuto capire quel che si preparava — Quando progettavamo il viaggio di nozze, Non riuscivo a farti dire dove volessi andare… |
| EDWARD | Ma volevo che fossi tu a prendere quella decisione. |
| LAVINIA | Ma come potevo dire dove volevo andare Se prima non proponevi tu qualche altro luogo? E ricordo che alla fine, per disperazione, Dissi: «Immagino che per te sia lo stesso andare a Peacehaven» — E tu dicesti: «Per me va bene». |
| EDWARD | Certo che andava bene. Lo intendevo come un complimento. |
| LAVINIA | Lo intendevi come un complimento! Ed eri così pieno di riguardi, dicevano; E credevi d’essere altruista. Era soltanto passività; Volevi soltanto essere sorretto, incoraggiato…. |
| EDWARD | Incoraggiato? A che cosa? |
| LAVINIA | A pensare bene di te stesso. Sai che fui io a farti lavorare al foro… |
| EDWARD | Mi assillavi perché non avevo abbastanza lavoro E dicevi che dovevo conoscere più gente: Ma quando le cause cominciarono ad arrivare — E non arrivavano attraverso nessuno dei tuoi amici — D’un tratto trovasti scomodo Che fossi sempre troppo occupato o troppo stanco Per esserti utile in società… |
| LAVINIA | Non mi sono mai lamentata. |
| EDWARD | No; ed era perfettamente esasperante, Il modo in cui non ti lamentavi… |
| LAVINIA | Eri tu a lamentarti Di non vedere che procuratori e clienti… |
| EDWARD | E tu non sei mai stata molto comprensiva. |
| LAVINIA | Beh, ma qualcosa ho cercato di fare. Fu per questo che mi presi tanta pena D’organizzare quei giovedì, per darti la possibilità Di parlare con gente intellettuale… |
| EDWARD | Mi avresti dato all’incirca la stessa occasione Se mi avessi assunto come maggiordomo: Qualcuno dei tuoi ospiti mi avrà creduto il maggiordomo. |
| LAVINIA | E in parecchie occasioni, quando doveva venire qualcuno Che tenevo particolarmente a farti conoscere, Arrivavi soltanto quando quello se ne stava andando. |
| EDWARD | Bene, almeno non possono avermi creduto il maggiordomo. |
| LAVINIA | Tutto ciò che tentavo non faceva che peggiorare le cose, E nel momento in cui ti si offriva ciò che volevi Ne volevi un altro. Ti tratterò in modo molto diverso D’ora in avanti. |
| EDWARD | Grazie dell’avvertimento. Ma dimmi, Se è così che mi vedi, perché sei tornata? |
| LAVINIA | Francamente, non lo so. Ero stata avvertita del pericolo, Eppure qualcosa, o qualcuno, mi ha costretta a venire. E tu perché mi volevi? |
| EDWARD | Non lo so neppure io. Dici che cercavi d’«incoraggiarmi»: E allora perché mi facevi sempre sentire insignificante? Può darsi che non sapessi quale vita volessi, Ma non era la vita che tu avevi scelto per me. Volevi che tuo marito avesse successo, Volevi che io fornissi uno sfondo pubblico Alla tua vita pubblica. Volevi essere una padrona di casa Per la quale la mia carriera fosse un sostegno. Bene, ho cercato d’essere accomodante. Ma, in futuro, Mi comporterò, te l’assicuro, in modo molto diverso. |
| LAVINIA | Bravo! Edward. Questo sorprende. Ora, chi può averti insegnato a ribattere così? |
| EDWARD | Ho avuto abbastanza umiliazioni Ultimamente, da giungere al punto In cui l’umiliazione cessa di umiliare. Si arriva al punto in cui si cessa di sentire E allora si dice quel che si pensa. |
| LAVINIA | Sarà una novità Scoprire che hai un pensiero da dire. Comunque sia, sono disposta a prenderti come sei. |
| EDWARD | Vuoi dire che sei disposta a prendermi Come ero, o come credi che io sia. Ma che cosa credi che io sia? |
| LAVINIA | Oh, quello che sei sempre stato. Quanto a me, sono una persona piuttosto diversa Che tu devi imparare a conoscere. |
| EDWARD | Molto interessante: Ma sembri dare per scontato d’essere tu la sola a cambiare — Anche se finora non l’ho trovato un cambiamento in meglio. Ma non ti viene in mente che forse Anch’io possa essere cambiato? |
| LAVINIA | Oh, Edward, quando eri bambino, Sono certa che ti facevi sempre misurare Per dimostrare quanto eri cresciuto dalle vacanze precedenti. Sei sempre stato intensamente occupato di te stesso; E se gli altri crescono, beh, vuoi crescere anche tu. In che modo saresti cambiato? |
| EDWARD | Il cambiamento che viene Dal vedersi con gli occhi degli altri. |
| LAVINIA | Dev’essere stato sconvolgente per te. Ma non importa, presto ti passerà E ti troverai un’altra piccola parte da recitare, Con un’altra faccia, per ingannare la gente. |
| EDWARD | Una delle cose più esasperanti di te È sempre stata la tua perfetta sicurezza Di capirmi meglio di quanto io capissi me stesso. |
| LAVINIA | E la cosa più esasperante di te È sempre stata la tua placida convinzione Che non valessi la pena d’essere capita. |
| EDWARD | Eccoci dunque daccapo. Di nuovo nella trappola, Con una sola differenza, forse — possiamo azzuffarci, Invece di starcene ciascuno nel proprio angolo della gabbia. Beh, è un modo migliore di passare la serata Che ascoltare il grammofono. |
| LAVINIA | Abbiamo ottimi dischi; Ma ho sempre sospettato che tu detestassi davvero la musica E che il grammofono fosse soltanto la tua via di fuga Dal parlare con me quando dovevamo restare soli. |
| EDWARD | Mi sono spesso chiesto perché mi hai sposato. |
| LAVINIA | Beh, eri davvero piuttosto attraente, sai; E continuavi a dire che provavi amore per me — Credo che cercassi di persuaderti che era vero. Mi pareva d’essere sempre sul punto d’una qualche esperienza meravigliosa E poi non accadeva mai. Ora mi domando Come tu abbia potuto credere di provare amore per me. |
| EDWARD | Tutti mi dicevano che era così; E mi dicevano quanto bene fossimo assortiti. |
| LAVINIA | Peccato che tu non avessi un’opinione tua. Oh, Edward, vorrei essere buona con te — O se questo è impossibile, almeno essere odiosa con te — Qualunque cosa fuorché nulla, che è tutto ciò che sembri volere da me. Ma mi fai pena… |
| EDWARD | Non dire che ti faccio pena! Ne ho abbastanza di gente cui faccio pena. |
| LAVINIA | Sì, perché non potranno mai farti tanta pena Quanta te ne fai tu stesso. Ed è duro da sopportare. Pensavo che potesse esserci una via d’uscita per te Se me ne fossi andata. Pensavo che se io fossi morta Per te, io che per te ero stata soltanto un fantasma, Tu avresti potuto ritrovare la strada del ritorno A un tempo in cui eri reale — perché devi essere stato reale In un tempo o nell’altro, prima ancora di conoscermi: Forse soltanto quando eri bambino. |
| EDWARD | Non voglio che tu ti renda responsabile di me: È soltanto un’altra forma di disprezzo. E non voglio che tu mi spieghi a me stesso. Stai ancora cercando d’inventarmi una personalità Che non farà che tenermi lontano da me stesso. |
| LAVINIA | Stai complicando ciò che in realtà è semplicissimo. Ma c’è un punto che vedo chiaramente: Non dobbiamo ricadere nel genere di vita che conducevamo Fino a ieri mattina. |
| EDWARD | C’era una porta E non riuscivo ad aprirla. Non riuscivo a toccare la maniglia. Perché non potevo uscire dalla mia prigione? Che cos’è l’inferno? L’inferno è se stessi, L’inferno è solitudine, le altre figure che vi stanno Semplici proiezioni. Non c’è nulla da cui fuggire E nulla verso cui fuggire. Si è sempre soli. |
| LAVINIA | Edward, di che cosa stai parlando? Parli a te stesso. Potresti, per un momento, Pensare a me? |
| EDWARD | È stato soltanto ieri Che è avvenuta la dannazione. E ora devo conviverci Giorno per giorno, ora per ora, nei secoli dei secoli. |
| LAVINIA | Credo che tu sia sull’orlo d’un esaurimento nervoso! |
| EDWARD | Non dirlo! |
| LAVINIA | Devo dirlo. Conosco… un dottore che credo potrebbe aiutarti. |
| EDWARD | Se andrò da un dottore, lo sceglierò io; Non ne prenderò uno scelto da te. Come faccio a sapere Che non lo vedresti prima tu, per raccontargli tutto di me Dal tuo punto di vista? Ma non ho bisogno d’un dottore. Sono semplicemente all’inferno. Dove non ci sono dottori — O almeno, non in veste professionale. |
| LAVINIA | Si può essere pratici anche all’inferno: E sai che io sono molto più pratica di te. |
| EDWARD | Ormai dovrei sapere che cosa consideri pratico. Pratica! Ricordo che, in viaggio di nozze, Avvolgevi sempre tutto nella carta velina E poi dovevi scartare tutto daccapo Per trovare quello che ti serviva. E non sono mai riuscito a insegnarti Come si rimette il tappo su un tubetto di dentifricio. |
| LAVINIA | Molto bene, allora, non cercherò d’insistere. Sei troppo diviso per sapere che cosa vuoi. Ma, essendo diviso, tenderai al compromesso, E il tuo genere di compromesso sarà quello di sempre. |
| EDWARD | Non mi capisci. Non l’ho detto chiaramente Che in futuro mi troverai una persona diversa? |
| LAVINIA | Davvero. E la differenza non ha nulla a che fare Con Celia che parte per la California? |
| EDWARD | Celia? Che parte per la California? |
| LAVINIA | Sì, con Peter. Davvero, Edward, se fossi umano Scoppieresti a ridere. Ma non lo farai. |
| EDWARD | O Dio, o Dio, se potessi tornare a ieri Prima di credere d’aver preso una decisione. Quale demonio ha lasciato la porta socchiusa Perché entrassero questi dubbi? E poi sei tornata tu, L’angelo della distruzione — proprio come sentivo di certo. In un attimo, al tuo tocco, non resta che rovina. O Dio, che cosa ho fatto? Il pitone. La piovra. Devo alla fine diventare ciò che tu vorresti farmi? |
| LAVINIA | Bene, Edward, poiché non riesco a farti ridere, E poiché non riesco a convincerti a vedere un dottore, Per ora non posso farci altro. Dovrei andare a dare un’occhiata in cucina. So che ci sono delle uova. Ma dobbiamo uscire a cena. Intanto, il mio bagaglio è nell’ingresso al pianterreno: Vuoi dire al portiere di portarmelo su? SIPARIO |
Atto 2, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Lo studio di SIR HENRY HARCOURT-REILLY a Londra. Mattino: diverse settimane dopo. SIR HENRY solo alla sua scrivania. Preme un pulsante elettrico. Entra l’INFERMIERA-SEGRETARIA, con l’agenda degli appuntamenti. |
| REILLY | Riguardo a quei tre appuntamenti di stamattina, signorina Barraway: vorrei ripassare ancora una volta le mie istruzioni. Capisce, naturalmente, che è importante evitare qualsiasi incontro? |
| INFERMIERA-SEGRETARIA | L’ha detto chiaramente, Sir Henry: il primo appuntamento alle undici in punto. Va fatto accomodare nella saletta d’attesa; e lei lo riceverà quasi subito. |
| REILLY | Lo riceverò subito. E il secondo? |
| INFERMIERA-SEGRETARIA | La seconda va fatta accomodare nell’altra stanza come al solito. Arriva alle undici e un quarto; ma lei può farla attendere. |
| REILLY | O può darsi che sia lei a far attendere me; ma credo che sarà puntuale. |
| INFERMIERA-SEGRETARIA | Le telefono nell’istante in cui arriva. La lascio lì finché lei non suona tre volte. |
| REILLY | E la terza paziente? |
| INFERMIERA-SEGRETARIA | La terza va fatta accomodare nella stanza piccola; e non devo avvertirla che è arrivata. Poi, quando lei suona, accompagno fuori gli altri; e solo dopo che avranno lasciato la casa…. |
| REILLY | Esatto, signorina Barraway. Per ora è tutto. |
| INFERMIERA-SEGRETARIA | C’è il signor Gibbs, Sir Henry. |
| REILLY | Lo faccia entrare subito. |
| (didascalia) | [Esce l’INFERMIERA-SEGRETARIA] |
| (didascalia) | [ALEX entra quasi subito] |
| ALEX | Quando è l’appuntamento di Chamberlayne? |
| REILLY | Alle undici in punto, l’ora convenzionale. Non abbiamo molto tempo. Dimmi ora, hai avuto qualche difficoltà a convincerlo che ero io l’uomo per il suo caso? |
| ALEX | Difficoltà? No! Era solo impaziente di dover aspettare quattro giorni per l’appuntamento. |
| REILLY | Era necessario rinviare il suo appuntamento per abbassargli le resistenze. Ma quel che intendo è: si fida del tuo giudizio? |
| ALEX | Sì, ciecamente. Non che mi consideri molto intelligente, ma pensa che io sia bene informato: il tipo di persona che conosce il medico giusto, come i negozi giusti. Del resto, era pronto a consultare qualunque medico raccomandato da chiunque tranne che da sua moglie. |
| REILLY | Le avevo già fatto capire che non doveva fargli il mio nome. |
| ALEX | Con la tua solita preveggenza. Ora è tutto trionfante perché crede di averla battuta sul tempo. E quando l’avrai mandato in un sanatorio dove lei non possa raggiungerlo — allora, è convinto, lei sarà molto pentita. Si gode la sua malattia. |
| REILLY | La malattia gli offre un doppio vantaggio: fuggire da sé stesso — e aver la meglio sulla moglie. |
| ALEX | Non fuggire da lei? |
| REILLY | Non vuole fuggire da lei. |
| ALEX | Alloggia al suo club. |
| REILLY | Sì, è di là che ha scritto. |
| (didascalia) | [Squilla il telefono di casa] |
| REILLY | Pronto! Sì, lo faccia salire. |
| ALEX | Avrai una mattinata intensa! Esco dalla scala di servizio e torno quando se ne saranno andati. |
| REILLY | Sì, quando se ne saranno andati. |
| (didascalia) | [Esce ALEX dalla porta laterale] |
| (didascalia) | [EDWARD viene fatto entrare dall’INFERMIERA-SEGRETARIA] |
| EDWARD | Sir Henry Harcourt-Reilly — |
| (didascalia) | [Si ferma e fissa REILLY] |
| EDWARD | REILLY [senza alzare gli occhi dalle sue carte]. Buongiorno, signor Chamberlayne. Prego, si accomodi. Non la tratterrò un istante. — Dunque, signor Chamberlayne? |
| EDWARD | Mi era passato per la mente, prima di varcare la porta, che lei potesse essere la stessa persona: ma l’ho scacciato come l’ennesimo sintomo. Beh, avrei dovuto guardarmi dal venire qui su raccomandazione di un uomo che non la conosceva. Eppure Alex è così persuasivo. E i suoi consigli sui negozi sono sempre stati soddisfacenti. Le chiedo scusa. Ma è uno sbadato. Vorrei sapere… ma a che serve! Suppongo che tanto varrebbe andarmene subito. |
| REILLY | No. La prego, si sieda, signor Chamberlayne. Non se ne andrà, dunque tanto vale che si sieda. Stava per fare una domanda. |
| EDWARD | Quando venne nel mio appartamento era stato invitato da mia moglie come ospite, come supponevo? … O fu lei a mandarla? |
| REILLY | Non posso dire di essere stato invitato; e la signora Chamberlayne non sapeva che sarei venuto. Ma sapevo che lei sarebbe stato lì, e chi avrei trovato con lei. |
| EDWARD | Ma aveva visto mia moglie? |
| REILLY | Oh sì, l’avevo vista. |
| EDWARD | Allora questa è una trappola! |
| REILLY | Non chiamiamola trappola. Ma se è una trappola, allora non può sfuggirle: e dunque… tanto vale che si sieda. Credo che troverà comoda quella poltrona. |
| EDWARD | Lei sapeva, prima che cominciassi a raccontarle, che cosa era accaduto? |
| REILLY | È così, è così. Ma ogni cosa a suo tempo. Lasciamo da parte quella domanda per ora. Mi parli prima delle difficoltà sulle quali desidera il mio parere professionale. |
| EDWARD | Non sta a me rimproverarle di aver riportato indietro mia moglie, suppongo. Sembrava che cercasse di persuadermi che stavo meglio senza di lei. Ma non si rendeva conto che non ero in condizione di prendere una decisione? |
| REILLY | Se non avessi riportato indietro sua moglie, signor Chamberlayne, crede che le cose andrebbero meglio — adesso? |
| EDWARD | Non so, davvero. Difficilmente potrebbero andar peggio. |
| REILLY | Potrebbero andar molto peggio. Poteva rovinare tre vite con la sua indecisione. Ora sono soltanto due — e ha ancora la possibilità di riscattarle dalla rovina. |
| EDWARD | Lei parla come se io fossi capace di agire: se lo fossi, non avrei bisogno di consultare lei né nessun altro. Sono venuto qui come paziente. Se il mio caso non le interessa, posso andare altrove. |
| REILLY | Ha motivo di credere di essere molto malato? |
| EDWARD | Avrei pensato che un medico potesse vederlo da sé. O almeno che si informasse sui sintomi. Due persone mi hanno consigliato di recente, quasi con le stesse parole, di vedere un medico. Hanno detto — di nuovo, quasi con le stesse parole — che ero sull’orlo di un esaurimento nervoso. Allora io stesso non lo sapevo — ma se loro lo vedevano avrei pensato che un medico potesse vederlo. |
| REILLY | «Esaurimento nervoso» è un termine che non uso mai: può significare quasi tutto. |
| EDWARD | E da allora mi sono reso conto che il mio è un caso davvero insolito. |
| REILLY | Ogni caso è unico, e assai simile agli altri. |
| EDWARD | Esiste un sanatorio dove lei manda pazienti come me, sotto la sua osservazione personale? |
| REILLY | Lei è molto impetuoso, signor Chamberlayne. Esistono diverse specie di sanatori per diverse specie di pazienti. E vi sono anche pazienti per i quali un sanatorio è il luogo peggiore possibile. Dobbiamo prima scoprire che cosa non va in lei prima di decidere che cosa fare di lei. |
| EDWARD | Dubito che lei abbia mai avuto un caso come il mio: ho cessato di credere alla mia stessa personalità. |
| REILLY | Oh, povero me; è grave. Un male comunissimo. Diffusissimo, davvero. |
| EDWARD | Ricordo, nella mia infanzia… |
| REILLY | Comincio sempre dalla situazione immediata e poi risalgo indietro quanto trovo necessario. Vede, i suoi ricordi d’infanzia — intendo, nel suo stato d’animo attuale — sarebbero in gran parte fittizi; e quanto ai suoi sogni, lei produrrebbe sogni stupefacenti, per compiacermi. Potrei farle sognare qualunque sogno le suggerissi, e non servirebbe che a lusingare la sua vanità col temporaneo stimolo di sentirsi interessante. |
| EDWARD | Ma io sono ossessionato dal pensiero della mia insignificanza. |
| REILLY | Precisamente. E io potrei farla sentire importante, e lei immaginerebbe che fosse una cura meravigliosa; e proseguirebbe, facendo tutto il male che è in suo potere — finché non venisse la rovina. Metà del male che si fa in questo mondo è dovuta a gente che vuole sentirsi importante. Non intendono far male — ma il male non li interessa. Oppure non lo vedono, o lo giustificano perché sono assorbiti nella lotta senza fine per pensare bene di sé. |
| EDWARD | Se sono così devo aver fatto moltissimo male. |
| REILLY | Oh, non tanto quanto le piacerebbe credere: solo, diciamo, entro la sua modesta capacità. Provi a spiegarmi che cosa è successo da quando l’ho lasciata. |
| EDWARD | Ora capisco perché volevo che mia moglie tornasse. Era per ciò che lei aveva fatto di me. Non eravamo tornati soli da un quarto d’ora che già sentivo, e ancor più acutamente — anzi, acutamente, forse, per la prima volta, tutta l’oppressione, l’irrealtà della parte che mi aveva sempre imposto con quella forza ostinata, inconsapevole, subumana che certe donne hanno. Senza di lei, era il vuoto. Quando credetti che mi avesse lasciato, cominciai a dissolvermi, a cessare d’esistere. Ecco che cosa mi aveva fatto! Non posso vivere con lei — ora è intollerabile; non posso vivere senza di lei, perché mi ha reso incapace di avere un’esistenza mia. Ecco che cosa mi ha fatto in cinque anni insieme! Ha reso il mondo un luogo in cui non posso vivere se non alle sue condizioni. Devo restare solo, ma non nello stesso mondo. Perciò voglio che mi metta nel suo sanatorio. Potrei restarci solo? |
| (didascalia) | Squilla il telefono di [casa] |
| EDWARD | REILLY [al telefono]. Sì. [A EDWARD] Sì, potrebbe restarci solo. |
| EDWARD | Mi domando se lei abbia capito una parola di quel che ho detto. |
| REILLY | Deve avere pazienza con me, signor Chamberlayne: imparo molto solo osservandola, e lasciandola parlare quanto le piace, e prendendo nota di ciò che non dice. |
| EDWARD | Una volta ho provato l’estremo del dolore fisico, e ora so che esiste una sofferenza peggiore. È sorprendente, se si avesse il tempo di sorprendersi: non ho paura della morte del corpo, ma questa morte è terrificante. La morte dello spirito — può capire ciò che soffro? |
| REILLY | Capisco ciò che intende. |
| EDWARD | Non posso più agire per me stesso. Venire da lei — è stata l’ultima decisione che sono stato capace di prendere. Sono nelle sue mani. Non posso assumermi altre responsabilità. |
| REILLY | Molti pazienti vengono con quella convinzione. |
| EDWARD | E ora mi manderà al sanatorio? |
| REILLY | Non ha altro da dirmi? |
| EDWARD | Che altro posso dirle? Non voleva sentire della mia prima storia. |
| REILLY | No, non volevo sentire della sua prima storia. |
| EDWARD | E allora mi manderà al sanatorio? Non posso tornare a casa. E al mio club non lasciano tenere una stanza per più di sette giorni; non ho il coraggio di andare in albergo, e per giunta mi servono altre camicie — può far sì che mia moglie mi mandi le mie cose: tutto ciò di cui avrò bisogno. Ma naturalmente non deve dirle dove sono. È lontano il viaggio? |
| REILLY | Si potrebbe dire, un lungo viaggio. Ma prima di curare un paziente come lei ho bisogno di sapere su di lui molto di più di quanto il paziente stesso possa sempre dirmi. Anzi, accade spesso che i miei pazienti siano soltanto frammenti di una situazione intera che devo esplorare. Il paziente singolo, malato per conto suo, è piuttosto l’eccezione. Ho avuto di recente un’altra paziente la cui situazione è molto simile alla sua. |
| (didascalia) | [Preme tre volte il campanello sulla scrivania] |
| REILLY | Deve accettare una procedura piuttosto insolita: mi propongo di presentarle l’altra paziente. |
| EDWARD | Che cosa intende? Chi è quest’altra paziente? Considero questa una condotta assai poco professionale — non discuterò il mio caso davanti a un’altra paziente. |
| REILLY | Al contrario. È l’unico modo in cui lo si possa discutere. Lei non mi ha detto nulla. Ne ha avuto l’occasione, e ha detto abbastanza per convincermi che si è costruito il suo caso, per così dire, strada facendo. Un avvocato dovrebbe conoscere la propria causa prima di entrare in tribunale. |
| EDWARD | Sono almeno libero di andarmene. E mi propongo di farlo. Ho deciso. Andrò in albergo. |
| REILLY | È proprio perché lei non è libero, signor Chamberlayne, che è venuto da me. Tocca a me darle questo — la sua libertà. È affar mio. |
| (didascalia) | LAVINIA viene fatta entrare dall’INFERMIERA-SEGRETARIA] |
| REILLY | Ma ecco l’altra paziente. |
| EDWARD | Lavinia! |
| LAVINIA | Ebbene, Sir Henry! Ho detto che sarei venuta a parlare di mio marito: non ho detto che ero pronta a incontrarlo. |
| EDWARD | E io non mi aspettavo di incontrare te, Lavinia. Questo lo chiamo un tiro assai disonorevole. |
| REILLY | L’onestà prima dell’onore, signor Chamberlayne. Si siedano, prego, tutti e due. Signora Chamberlayne, suo marito desidera entrare in un sanatorio, e questa è una questione che naturalmente la riguarda. |
| EDWARD | Non andrò in nessun sanatorio. Vado in albergo. E ti chiederò, Lavinia, di avere la bontà di mandarmi qualche vestito. |
| LAVINIA | Oh, in quale albergo? |
| EDWARD | Non lo so — voglio dire, questo non ti riguarda. |
| LAVINIA | In tal caso, Edward, non credo che i tuoi vestiti riguardino me. [A REILLY] Presumo che lo manderà nello stesso sanatorio in cui mandò me? Beh, ne ha più bisogno di quanto ne avessi io. |
| REILLY | Sono lieto che lei abbia cominciato a vederla così — almeno, per il momento. Ma, signora Chamberlayne, lei non ha mai visitato il mio sanatorio. |
| LAVINIA | Che cosa intende? Chiesi di esservi mandata e lei mi ci portò. Se quello non era un sanatorio che cos’era? |
| REILLY | Una specie di albergo. Un ritiro per gente che immagina di aver bisogno di una tregua dalla vita di ogni giorno. Tornano rinfrancati; e se credono che sia un sanatorio questa è buona ragione per non mandarveli. Chi ha bisogno del mio genere di sanatorio non si lascia ingannare facilmente. |
| LAVINIA | Lei è un diavolo o soltanto un pazzo burlone? |
| EDWARD | Propendo per la seconda spiegazione senza la qualifica di «pazzo». Perché mai dovresti andare tu in un sanatorio? Non ho mai conosciuto in vita mia nessuno con meno complicazioni mentali di te; sei più solida di una… corazzata. È questo che mi ha fatto impazzire. Sono io quello che ha bisogno di un sanatorio — ma non ci andrò. |
| REILLY | Ha ragione, signor Chamberlayne. Lei non è un caso per il mio sanatorio: è troppo malato. |
| EDWARD | Troppo malato? Allora andrò ad ammalarmi in una pensione di periferia. |
| LAVINIA | Non farebbe affatto per te, Edward. Io conosco un albergo nella New Forest… |
| EDWARD | Come ti somiglia, Lavinia. Tu conosci sempre qualcosa di meglio. |
| LAVINIA | È solo che ho una mente più pratica della tua, Edward. Lo sai bene. |
| EDWARD | Solo perché me l’hai ripetuto tante volte. Vorrei vederti compilare una dichiarazione dei redditi. |
| LAVINIA | Non essere sciocco, Edward. Quando dico pratica, intendo pratica nelle cose che contano davvero. |
| REILLY | Posso interrompere questa interessante discussione? Dico che siete entrambi troppo malati. Vi sono più sintomi che devono presentarsi insieme, e in grado marcato, perché un paziente sia ammesso al mio sanatorio: e uno di essi è una mente onesta. È una delle cause della loro sofferenza. |
| LAVINIA | Nessuno può dire che mio marito abbia una mente onesta. |
| EDWARD | E io non potrei dirlo onestamente di te, Lavinia. |
| REILLY | Mi congratulo con entrambi per la vostra perspicacia. La comprensione così affettuosa che avete l’uno dell’altra vi preparerà ad apprezzare ciò che devo dirvi. Non mi occupo del volgare imbroglione, né di chi è insuperabilmente, innocentemente ottuso: i miei pazienti come voi sono coloro che ingannano sé stessi, prendendosi pene infinite, esaurendo le proprie energie, e senza mai riuscirvi del tutto. Avete entrambi finto di consultare me; entrambi, avete cercato di impormi la vostra diagnosi, e di prescrivere la vostra cura. Ma quando ci si mette in mani come le mie si cede molto più di quanto si volesse. Questa è la conseguenza del tentare di mentirmi. |
| LAVINIA | Non sono venuta qui per essere insultata. |
| REILLY | Lei è giunta là dove la parola «insulto» non ha significato; e deve rassegnarsi. Tutto ciò che mi avete detto — entrambi — era abbastanza vero: avete descritto i vostri sentimenti — o alcuni di essi — omettendo i fatti importanti. Prendo prima suo marito. [A EDWARD] Lei mi mentiva nascondendo la sua relazione con la signorina Coplestone. |
| EDWARD | Questo è mostruoso! Mia moglie non ne sapeva nulla. |
| LAVINIA | Ma davvero, Edward! Anche se fossi stata cieca c’era gente in abbondanza per farmelo sapere. Mi domando se ci fosse qualcuno che non lo sapeva. |
| REILLY | Ce n’era uno, in effetti. Ma lei, signora Chamberlayne, ha cercato di farmi credere che fosse stata questa scoperta a precipitare quello che ha chiamato il suo esaurimento nervoso. |
| LAVINIA | Ma è vero! Ero completamente prostrata; anche se mi sono in parte ripresa. |
| REILLY | Certamente, era completamente prostrata, e certamente si è in qualche misura ripresa. Ma ha omesso di dire che la causa della sua angoscia era la defezione del suo amante — che all’improvviso, per la prima volta in vita sua, si accese d’amore per qualcuno, e per qualcuno di cui lei aveva ragione d’essere gelosa. |
| EDWARD | Ma davvero, Lavinia! Questo è molto interessante. Pare che tu sia stata molto più abile di me nel nascondere. Ora mi domando chi possa essere stato. |
| LAVINIA | Beh, glielo dica pure, se vuole. |
| REILLY | Un giovanotto di nome Peter. |
| EDWARD | Peter? Peter chi? |
| REILLY | Il signor Peter Quilpe era un ospite frequente. |
| EDWARD | Peter Quilpe. Peter Quilpe! Ma davvero, Lavinia! Mi congratulo. Non avresti potuto scegliere nessuno che avessi meno probabilità di sospettare. E poi venne da me a confidarsi a proposito di Celia! Non ho mai sentito nulla di così assolutamente ridicolo: questa è la miglior burla che sia mai accaduta. |
| LAVINIA | Non sapevo che avessi un tale senso dell’umorismo. |
| REILLY | È il primo sintomo più promettente. |
| LAVINIA | Come ha saputo tutto questo? |
| REILLY | Questo non posso rivelarlo. Ho un mio metodo per raccogliere informazioni sui miei pazienti. Non deve chiedermi di svelarlo — è questione di etichetta professionale. |
| LAVINIA | Non ho notato molta etichetta professionale nel suo comportamento di oggi. |
| REILLY | Osservazione ben posta. Ma mi permetta di notare che le mie rivelazioni su ciascuno di voi, all’altro, non hanno riguardato nulla di ciò che mi avete confidato. Le informazioni che ho scambiato fra voi le ho ottenute tutte da fonti esterne. Signora Chamberlayne, quando venne da me due mesi fa non mi soddisfaceva la sua spiegazione degli evidenti sintomi di tensione emotiva e così feci delle indagini. |
| EDWARD | Fu due mesi fa che cominciò il tuo esaurimento! e io non me ne accorsi mai. |
| LAVINIA | Tu non ti accorgeresti di nulla. Non ti sei mai accorto di me. |
| REILLY | Ora, voglio far notare a entrambi quanto avete in comune. Anzi, ritengo che siate eccezionalmente ben assortiti. Signor Chamberlayne, quando credette che sua moglie l’avesse lasciata, scoprì, con sorpresa e costernazione, di non essere davvero innamorato della signorina Coplestone… |
| LAVINIA | Mio marito non è mai stato innamorato di nessuno. |
| REILLY | E non era disposto al minimo sacrificio per lei. Questo ferì la sua vanità. Le piaceva pensarsi come un amante appassionato. Poi comprese ciò che sua moglie ha giustamente osservato, che non era mai stato innamorato di nessuno; il che le fece sospettare di essere incapace di amare. Per gli uomini di un certo tipo il sospetto di essere incapaci di amare turba la stima di sé quanto, negli uomini più rozzi, la paura dell’impotenza. |
| LAVINIA | Sei di cuore freddo, Edward. |
| REILLY | Così dice lei, signora Chamberlayne. E ora passiamo al suo lato del problema. Quando scoprì che il suo giovane amico (pur sapendo, in cuor suo, che non era innamorato di lei, ed essendo sempre umiliata dalla consapevolezza di averlo costretto in quella posizione) — quando, dico, scoprì che il suo giovane amico si era davvero innamorato della signorina Coplestone, le occorse un po’ di tempo, non ho dubbi, prima di ammetterlo. Benché forse lo sapesse prima di lui. Fingeva con sé stessa, sospetto, e finché poté, che egli mirasse a una distinzione sociale più alta dell’onore conferito dall’essere il suo amante. Quando dovette affrontare il fatto che i suoi sentimenti per lei erano diversi da quelli che lei aveva mai suscitato in lui — fu uno shock. Aveva voluto essere amata; era giunta a vedere che nessuno l’aveva mai amata. Poi cominciò a temere che nessuno potesse amarla. |
| EDWARD | Comincio a provare molta pena per te, Lavinia. Sai, sei davvero eccezionalmente inamabile, e non ho mai saputo bene perché. Credevo fosse colpa mia. |
| REILLY | E ora cominciate a vedere, spero, quanto avete in comune. Il medesimo isolamento. Un uomo che si scopre incapace di amare e una donna che scopre che nessun uomo può amarla. |
| LAVINIA | Mi pare che ciò che abbiamo in comune possa bastare a farci detestare l’un l’altro. |
| REILLY | Vedetelo piuttosto come il vincolo che vi tiene uniti. Finché eravate ancora in stato di cecità, lei poteva sempre dire: «non saprebbe amare nessuna donna»; lei poteva sempre dire: «nessun uomo saprebbe amarla». Potevate accusarvi a vicenda delle vostre stesse colpe, ed evitare così di capirvi l’un l’altro. Ora, non vi resta che rovesciare le proposizioni e metterle insieme. |
| LAVINIA | È possibile? |
| REILLY | Se avessi mandato l’uno o l’altra al sanatorio nello stato in cui siete venuti da me — vi dico questo: sarebbe stato un orrore oltre ogni vostra immaginazione, perché sareste rimasti con ciò che vi eravate portati: l’ombra di desideri di desideri. Preda dei demoni che giungono alla pienezza del loro potere quando vi hanno tutti per sé. |
| LAVINIA | E allora che possiamo fare se non possiamo andare né indietro né avanti? Edward! Che possiamo fare? |
| REILLY | Ha risposto lei stessa alla sua domanda, benché non conosca il senso di ciò che ha detto. |
| EDWARD | Lavinia, dobbiamo far buon viso a cattivo gioco. È questo che intende. |
| REILLY | Quando scoprirà, signor Chamberlayne, che far buon viso a cattivo gioco è tutto ciò che ciascuno di noi ne fa — tranne, naturalmente, i santi — come quelli che vanno al sanatorio — dimenticherà questa frase, e dimenticandola muterà la condizione. |
| LAVINIA | Edward, c’è quell’albergo nella New Forest se vuoi andarci. Il proprietario che l’ha appena rilevato è un amico di Alex. Potrei accompagnarti, e poi lasciarti là se vuoi restare solo… |
| EDWARD | Ma non posso andarmene! Ho una causa che si apre lunedì prossimo. |
| LAVINIA | Allora ti fermerai al club? |
| EDWARD | No, non me lo permettono. Devo andarmene domani — ma come sapevi che alloggiavo al club? |
| LAVINIA | Ma davvero, Edward! Ho un certo senso di responsabilità. Stavo per lasciarti là qualche camicia. |
| EDWARD | Mi pare che tanto varrebbe tornare a casa. |
| LAVINIA | Allora possiamo dividere un taxi, e risparmiare. Edward, hai altro da chiedergli prima di andare? |
| EDWARD | Sì, ho qualcosa. Ma è difficile dirlo. |
| LAVINIA | Ma vorrei che lo dicessi. Almeno, c’è qualcosa che vorrei tu chiedessi. |
| EDWARD | Riguarda il futuro di… degli altri. Non voglio costruire sulle rovine altrui. |
| LAVINIA | Esattamente. E anch’io ho una domanda. Sir Henry, fu lei a mandare quei telegrammi? |
| REILLY | Credo che sbrigherò prima il problema di suo marito. [A EDWARD] Il suo compito non è mondare la sua coscienza ma imparare a portare i pesi che gravano sulla sua coscienza. Del futuro degli altri lei non deve occuparsi. |
| LAVINIA | Credo che abbia risposto anche alla mia domanda. Dovevano dircelo loro stessi, che avevano preso la loro decisione. |
| EDWARD | Ha altro da dirci, Sir Henry? |
| REILLY | No. Non in questa veste. |
| (didascalia) | [EDWARD tira fuori il libretto degli assegni. REILLY alza la mano] |
| REILLY | La mia segretaria le manderà la parcella. Andate in pace. E operate la vostra salvezza con diligenza. |
| (didascalia) | [Escono EDWARD e LAVINIA] |
| (didascalia) | [REILLY va al divano e vi si sdraia. Squilla il telefono di casa. Si alza e risponde.] |
| REILLY | Sì? … Sì. Entra pure. |
| (didascalia) | [Entra JULIA dalla porta laterale] |
| REILLY | Sta aspettando di sotto. |
| JULIA | Lo so, Henry. L’ho portata qui io stessa. |
| REILLY | Ah sì? Non le hai fatto sapere che vedevi prima me? |
| JULIA | Certo che no. L’ho lasciata alla porta e ho proseguito in taxi, dietro l’angolo; ho atteso un istante, e sono sgusciata dentro dal retro. Sono venuta solo per dirti che sono certa che è pronta a prendere una decisione. |
| REILLY | Era riluttante? È per questo che l’hai accompagnata? |
| JULIA | Oh no, non riluttante: soltanto timorosa. Non riesce a credere che tu la prenda sul serio. |
| REILLY | Non è cosa rara. |
| JULIA | O che meriti di essere presa sul serio. |
| REILLY | Questa è cosa rarissima. |
| JULIA | Henry, alzati. Non puoi essere così stanco. Aspetterò nella stanza accanto, e tornerò quando lei se ne sarà andata. |
| REILLY | Sì, quando se ne sarà andata. |
| JULIA | Ci sarà Alex? |
| REILLY | Sì, ci sarà. |
| (didascalia) | [Esce JULIA dalla porta laterale] |
| (didascalia) | [REILLY preme il pulsante. L’INFERMIERA-SEGRETARIA fa entrare CELIA] |
| REILLY | Signorina Celia Coplestone? … Non vuole sedersi? Credo che lei sia amica della signora Shuttlethwaite. |
| CELIA | Sì, è stata Julia… la signora Shuttlethwaite a consigliarmi di venire da lei. — Ma l’ho già incontrata, non è vero, da qualche parte? … Oh, ma certo. Solo che non sapevo… |
| REILLY | Non c’è nulla che lei debba sapere. Ero là su richiesta della signora Shuttlethwaite. |
| CELIA | Questo lo rende ancora più sconcertante. Comunque, non voglio farle perdere tempo. E ho un gran timore che lei pensi che glielo stia facendo perdere lo stesso. Suppongo che la maggior parte della gente, quando viene da lei, sia palesemente malata, o sappia dare buone ragioni per volerla vedere. Beh, io non so darne. Sono venuta solo per disperazione. E non mi offenderò se lei mi dirà semplicemente di andarmene. |
| REILLY | La maggior parte dei miei pazienti comincia, signorina Coplestone, col dirmi esattamente che cosa ha, e che cosa io debba farci. Sono certissimi di aver avuto un esaurimento nervoso — così lo chiamano — e di solito pensano che la colpa sia di qualcun altro. |
| CELIA | Io almeno non ho nessuno da incolpare se non me stessa. |
| REILLY | E dopo di ciò, il prologo della mia cura è cercare di mostrar loro che si sbagliano sulla natura della loro malattia, e portarli a vedere che non è così interessante come avevano immaginato. Quando arrivo a tanto, c’è qualcosa da fare. |
| CELIA | Beh, non posso pretendere che il mio guaio sia interessante; ma non comincerò così. Mi sento perfettamente bene. Potrei condurre una vita attiva — se ci fosse qualcosa per cui operare; non immagino di essere perseguitata; non odo voci, non ho deliri — salvo che il mondo in cui vivo mi sembra tutto un delirio! Ma non dovrei prima raccontarle le circostanze? Avevo dimenticato che lei non sa nulla di me; e con quello che ho passato in queste ultime settimane, davo in qualche modo per scontato di non dovermi spiegare. |
| REILLY | So già abbastanza di lei per il momento: provi prima a descrivere il suo stato d’animo attuale. |
| CELIA | Beh, ci sono due cose che non riesco a capire, e che lei potrebbe considerare sintomi. Ma prima devo dirle che vorrei davvero pensare che ci sia qualcosa che non va in me — perché, se non c’è, allora c’è qualcosa che non va, o almeno di molto diverso da quel che sembrava, nel mondo stesso — e questo è molto più spaventoso! Sarebbe terribile. Perciò preferirei credere che ci sia qualcosa che non va in me, e che si possa raddrizzare. Farei qualunque cosa lei mi dicesse, per tornare alla normalità. |
| REILLY | Dobbiamo scoprire chi è lei, prima di decidere che cosa sia la normalità. Dice che le cose sono due: qual è la prima? |
| CELIA | Una consapevolezza della solitudine. Ma detto così suona piatto. Non intendo semplicemente che ci sia stato un crollo: benché ci sia stato davvero. Non è semplicemente la fine di un’illusione nel modo consueto, o l’essere piantata. Certo, è qualcosa che accade di continuo a ogni sorta di gente, e se ne rimettono più o meno, o almeno tirano avanti. No. Voglio dire che ciò che è accaduto mi ha resa consapevole che sono sempre stata sola. Che si è sempre soli. Non semplicemente la fine di una relazione, e nemmeno semplicemente lo scoprire che non è mai esistita — ma una rivelazione sul mio rapporto con tutti quanti. Sa una cosa — non sembra più valere la pena di parlare con nessuno! |
| REILLY | E i suoi genitori? |
| CELIA | Oh, vivono in campagna, ora che non possono più permettersi un alloggio in città. È già tanto se riescono a mandare avanti la casa di campagna: ma è in famiglia da tanto tempo che non la lasceranno. |
| REILLY | E lei vive a Londra? |
| CELIA | Divido un appartamento con una cugina: ma per ora è all’estero, e la mia famiglia vuole che scenda a stare da loro. Ma proprio non me la sento. |
| REILLY | Dunque non vuole vedere nessuno? |
| CELIA | No… non è che io voglia restare sola, ma che tutti sono soli — o almeno così mi pare. Fanno rumori, e credono di parlarsi fra loro; fanno smorfie, e credono di capirsi fra loro. E sono certa che non è vero. È un delirio, questo? |
| REILLY | Da un delirio bisogna far ritorno. Vi sono altri stati d’animo, che prendiamo per delirio, ma che dobbiamo accettare e da cui dobbiamo ripartire. E il secondo sintomo? |
| CELIA | Questo è ancora più strano. Suona ridicolo — ma l’unica parola che riesco a trovarvi è: un senso di peccato. |
| REILLY | Lei soffre di un senso di peccato, signorina Coplestone? Questo è quanto mai insolito. |
| CELIA | A me pareva anormale. |
| REILLY | Dobbiamo ancora trovare che cosa sarebbe normale per lei, prima di usare il termine «anormale». Mi dica che cosa intende per senso di peccato. |
| CELIA | È molto più facile dirle che cosa non intendo: non intendo il peccato nel senso comune. |
| REILLY | E qual è, a suo parere, il senso comune? |
| CELIA | Beh… suppongo sia l’essere immorali — e io non mi sento come se fossi stata immorale: anzi, la gente che si giudica immorale non è forse proprio quella che diciamo priva di senso morale? Non ho mai notato che l’immoralità fosse accompagnata da un senso di peccato: almeno, non mi è mai capitato di vederlo. Suppongo sia malvagio ferire gli altri se si sa di ferirli. Io non ho ferito lei. Non le stavo togliendo nulla — nulla che lei volesse. Posso essere stata una sciocca: ma non mi dispiace affatto essere stata una sciocca. |
| REILLY | E qual è il punto di vista della sua famiglia? |
| CELIA | Beh, la mia educazione è stata piuttosto convenzionale — mi era sempre stato insegnato a non credere al peccato. Oh, non voglio dire che se ne parlasse mai! Ma qualunque cosa sbagliata, dal nostro punto di vista, era o cattiva forma, o roba psicologica. E la cattiva forma portava sempre al disastro perché la gente che si conosceva la disapprovava. Io, per conto mio, non mi curo molto della forma — ma quando tutto è cattiva forma, o storture mentali, o diventi tu cattiva forma, e smetti di curartene, oppure, se te ne curi, devi essere una storta. |
| REILLY | E dunque suppone di avere ciò che chiama una «storta»? |
| CELIA | Ma tutto sembrava così giusto, in quel momento! Ci ho pensato e ripensato; ora vedo che era tutto uno sbaglio: ma non vedo perché gli sbagli debbano far sentire peccatori! Eppure non riesco a trovare altra parola. Dev’essere una specie di allucinazione; e tuttavia, nello stesso tempo, mi spaventa il timore che sia più reale di qualunque cosa in cui abbia creduto. |
| REILLY | Che cosa è più reale di qualunque cosa in cui abbia creduto? |
| CELIA | Non è il sentimento di qualcosa che io abbia fatto, da cui potrei allontanarmi, o di qualcosa in me di cui potrei liberarmi — ma di vuoto, di mancanza verso qualcuno, o qualcosa, fuori di me; e sento che devo… espiare — è questa la parola? Si può curare un paziente per un simile stato d’animo? |
| REILLY | Che cosa credeva fossero i suoi rapporti con quest’uomo? |
| CELIA | Oh, l’aveva indovinato, allora? Che abilità la sua. No, forse l’ho reso ovvio io. Non ha bisogno di sapere di lui, vero? |
| REILLY | No. |
| CELIA | Forse sono solo un caso tipico. |
| REILLY | Ci sono tipi diversi. Alcuni più rari di altri. |
| CELIA | Oh, credevo di dargli tanto! E lui a me — e il dare e il prendere sembravano così giusti: non in termini di calcolo di ciò che era bene per le persone che eravamo state ma per la persona nuova, noi. Se potessi sentire come sentivo allora, anche adesso mi parrebbe giusto. E poi scoprii che eravamo soltanto estranei e che non c’era stato né dare né prendere ma che ci eravamo semplicemente serviti l’uno dell’altra, ciascuno per il proprio scopo. È orribile. Possiamo amare soltanto qualcosa creato dalla nostra stessa immaginazione? Siamo tutti, in realtà, incapaci d’amore e non amabili? Allora si è soli, e se si è soli allora l’amante e l’amato sono ugualmente irreali e il sognatore non è più reale dei suoi sogni. |
| REILLY | E quest’uomo. Che cosa le sembra ora? |
| CELIA | Come un bambino che si è smarrito in una foresta giocando con un compagno immaginario e d’un tratto scopre di essere soltanto un bambino perduto in una foresta, che vuole tornare a casa. |
| REILLY | La compassione può essere già un indizio per trovare da sé la via d’uscita dalla foresta. |
| CELIA | Ma anche se troverò l’uscita dalla foresta mi resterà l’inconsolabile ricordo del tesoro che ero entrata nella foresta a cercare e che non trovai mai, e che non c’era e forse non è in nessun luogo? Ma se in nessun luogo, perché mi sento colpevole di non averlo trovato? |
| REILLY | La disillusione può divenire essa stessa un’illusione se ci si adagia in essa. |
| CELIA | Non so discutere. Non è che tema di essere ferita di nuovo: nulla ormai può ferire né guarire. A tratti ho pensato che l’estasi sia reale benché coloro che la provano possano non avere realtà. Poiché ciò che è accaduto si ricorda come un sogno in cui si è esaltati dall’intensità dell’amare nello spirito, una vibrazione di delizia senza desiderio, perché il desiderio è compiuto nella delizia dell’amare. Uno stato che non si conosce da svegli. Ma che cosa, o chi amassi, o che cosa in me amasse, non lo so. E se tutto ciò è privo di senso, voglio essere guarita dalla brama di qualcosa che non riesco a trovare e dalla vergogna di non trovarlo mai. Può guarirmi? |
| REILLY | La condizione è curabile. Ma la forma della cura dev’essere una sua scelta: io non posso scegliere per lei. Se è questo che desidera, posso riconciliarla con la condizione umana, la condizione alla quale alcuni, giunti lontano quanto lei, sono riusciti a tornare. Possono ricordare la visione che hanno avuto, ma cessano di rimpiangerla, si reggono sulla comune routine, imparano a evitare l’attesa eccessiva, diventano tolleranti verso sé stessi e verso gli altri, dando e prendendo, nei gesti consueti, ciò che c’è da dare e da prendere. Non si lagnano; si accontentano del mattino che separa e della sera che riunisce per chiacchiere casuali davanti al fuoco due persone che sanno di non capirsi, generando figli che non capiscono e che non li capiranno mai. |
| CELIA | È questa la vita migliore? |
| REILLY | È una buona vita. Anche se non saprà quanto buona finché non giungerà alla fine. Ma non vorrà nient’altro, e l’altra vita sarà soltanto come un libro letto una volta, e perduto. In un mondo di follia, violenza, stupidità, avidità… è una buona vita. |
| CELIA | So che dovrei essere capace di accettarlo se potessi ancora averlo. Eppure mi lascia fredda. Forse è solo una parte della mia malattia, ma sento che sarebbe una specie di resa — no, non una resa — piuttosto un tradimento. Vede, credo di aver avuto davvero la visione di qualcosa anche se non so che cosa sia. Non voglio dimenticarla. Voglio viverci dentro. Potrei fare a meno di tutto, sopportare qualunque cosa, pur di custodirla. Anzi, credo che sarebbe davvero disonesto per me, ora, cercare di farmi una vita con qualcuno! Non potrei dare a nessuno quella specie d’amore — vorrei poterlo — che appartiene a quella vita. Oh, temo che questo suoni come un delirio! O solo come cattivo umore… eppure, se non c’è altra via… allora mi sento senza speranza. |
| REILLY | C’è un’altra via, se lei ne ha il coraggio. La prima ho potuto descriverla in termini familiari perché lei l’ha veduta, come tutti l’abbiamo veduta, illustrata, più o meno, nelle vite di chi ci sta intorno. La seconda è ignota, e perciò richiede fede — quella specie di fede che nasce dalla disperazione. La meta non si può descrivere; lei saprà pochissimo finché non vi giungerà; viaggerà alla cieca. Ma la via conduce al possesso di ciò che lei ha cercato nel luogo sbagliato. |
| CELIA | Suona come ciò che voglio. Ma qual è il mio dovere? |
| REILLY | Qualunque via lei scelga prescriverà il proprio dovere. |
| CELIA | Quale via è migliore? |
| REILLY | Nessuna delle due è migliore. Entrambe sono necessarie. È necessario anche scegliere fra le due. |
| CELIA | Allora scelgo la seconda. |
| REILLY | È un viaggio terrificante. |
| CELIA | Non ho paura, ma gioia. Suppongo che sia una via solitaria? |
| REILLY | Non più solitaria dell’altra. Ma chi prende l’altra può dimenticare la propria solitudine. Lei non dimenticherà la sua. Ciascuna via significa solitudine — e comunione. Entrambe evitano la desolazione ultima della solitudine nel mondo fantasmatico dell’immaginazione, che rimescola memorie e desideri. |
| CELIA | È l’inferno in cui sono stata. |
| REILLY | Non è l’inferno finché non si diventa incapaci di ogni altra cosa. Ora — si sente proprio sicura? |
| CELIA | Voglio la sua seconda via. E dunque che devo fare? |
| REILLY | Andrà al sanatorio. |
| CELIA | Oh, che caduta! Ho conosciuto persone che sono state al suo sanatorio, e sono tornate — non voglio dire che non ne fossero molto migliorate — è per questo che sono venuta da lei. Ma sono tornate… Beh… voglio dire… alla vita di ogni giorno. |
| REILLY | Vero. Ma gli amici che lei ha in mente non possono essere stati in questo sanatorio. Sto molto attento a chi vi mando: quelli che vi vanno non tornano come tornarono costoro. |
| CELIA | Sembra una prigione. Ma non possono restarci tutti! Voglio dire, il posto sarebbe troppo affollato. |
| REILLY | Non molti vi vanno. Ma ho detto che non tornano nel senso in cui tornarono i suoi amici. Non ho detto che vi restano. |
| CELIA | Che ne è di loro? |
| REILLY | Scelgono, signorina Coplestone. Nulla è loro imposto. Alcuni tornano, in senso fisico; nessuno scompare. Conducono vite molto attive, assai spesso, nel mondo. |
| CELIA | Fra quanto mi ci manderà? |
| REILLY | Fra quanto sarà pronta? |
| CELIA | Stasera, per le nove in punto. |
| REILLY | Vada a casa, allora, e faccia i suoi preparativi. Ecco l’indirizzo da dare ai suoi amici; |
| (didascalia) | [Scrive su un foglietto] |
| REILLY | È meglio che avverta subito la sua famiglia. Manderò un’auto a prenderla alle nove in punto. |
| CELIA | Che cosa devo portare con me? |
| REILLY | Nulla. Tutto ciò che le occorre le sarà fornito, e non avrà spese al sanatorio. |
| CELIA | Non so minimamente che cosa sto facendo né perché lo faccio. Non c’è altro da fare: questa è l’unica ragione. |
| REILLY | È la ragione migliore. |
| CELIA | Ma so che sono io ad aver preso la decisione: devo dirglielo. Oh, quasi dimenticavo — posso chiederle qual è il suo onorario? |
| REILLY | Ho detto alla mia segretaria che non c’è onorario. |
| CELIA | Ma… |
| REILLY | Per un caso come il suo non c’è onorario. |
| (didascalia) | [Preme il pulsante] |
| CELIA | È stato molto gentile. |
| REILLY | Va’ in pace, figlia mia. Opera la tua salvezza con diligenza. |
| (didascalia) | [L’INFERMIERA-SEGRETARIA compare alla porta. Esce CELIA. REILLY compone un numero al telefono di casa.] |
| REILLY | REILLY [al telefono]. È finita. Ora puoi entrare. |
| (didascalia) | [Entra JULIA dalla porta laterale] |
| REILLY | Andrà lontano, quella. |
| JULIA | Molto lontano, credo. Non hai bisogno di dirmelo. L’ho saputo fin dall’inizio. |
| REILLY | Sono gli altri che mi preoccupano. |
| JULIA | Sciocchezze, Henry, li terrò d’occhio io. |
| REILLY | Rimandarli indietro: a che cosa devono tornare? Al cibo stantio che ammuffisce in dispensa, ai pensieri stantii che ammuffiscono nelle loro menti. Ciascuno incapace di nascondere la propria meschinità a sé stesso, perché è nota all’altro. Non è la coscienza del tradimento reciproco ma la coscienza che l’altro ne comprende il movente — specchio contro specchio, che riflette vanità. Ho corso un grande rischio. |
| JULIA | Dobbiamo sempre correre rischi. È il nostro destino. Poiché metti in dubbio la decisione, quale possibile alternativa riesci a immaginare? |
| REILLY | Nessuna. |
| JULIA | E bene, allora. Dobbiamo correre il rischio. Tutto ciò che potevamo fare era dar loro l’occasione. E ora, quando sono nudi fino all’anima e possono scegliere se indossare abiti convenienti o infilarsi in fretta in nuovi travestimenti, hanno, per la prima volta, un luogo da cui partire. Oh, certo, potrebbero anche ammazzarsi a vicenda! Ma non credo che lo faranno. Vedremo. È il pensiero di Celia che mi pesa sull’animo. |
| REILLY | Di Celia? |
| JULIA | Di Celia. |
| REILLY | Ma quando ho detto poco fa che sarebbe andata lontano, eri d’accordo con me. |
| JULIA | Oh sì, andrà lontano. E sappiamo dove sta andando. Ma che sappiamo dei terrori del viaggio? Tu e io non conosciamo il processo per cui l’umano viene trasumanato: che sappiamo della specie di sofferenza che devono subire sulla via dell’illuminazione? |
| REILLY | Si spaventerà alla prima apparizione degli spiriti proiettati? |
| JULIA | Henry, tu semplicemente non capisci l’innocenza. Non avrà paura di nulla; non saprà nemmeno che vi sia là qualcosa di cui aver paura. È troppo umile. Passerà fra le colline che rimbrottano, per la valle della derisione, come un bambino mandato a fare una commissione con ardore e pazienza. Eppure dovrà soffrire. |
| REILLY | Quando esprimo fiducia in qualcosa tu sollevi sempre dubbi; quando sono in apprensione allora non vedi ragione che per la fiducia. |
| JULIA | È uno dei modi in cui ti sono tanto utile. Dovresti essermene grato. |
| REILLY | E quando dico a una come lei «Opera la tua salvezza con diligenza», non capisco ciò che io stesso sto dicendo. |
| JULIA | Devi accettare i tuoi limiti. — Ma quanto ancora ci farà aspettare Alex? |
| REILLY | Dovrebbe essere già qui. Parlo con la signorina Barraway. |
| (didascalia) | [Solleva il telefono di casa] |
| REILLY | Signorina Barraway, quando il signor Gibbs arriva… Oh, benissimo. [A JULIA] Sta salendo. |
| (didascalia) | [Al telefono] |
| REILLY | Può portare il vassoio adesso, signorina Barraway. |
| (didascalia) | [Entra ALEX] |
| ALEX | Ebbene! Ebbene! e come è andata? |
| JULIA | Tutto è in ordine. |
| ALEX | I Chamberlayne hanno scelto? |
| REILLY | Accettano il loro destino. |
| ALEX | E lei ha fatto la sua scelta? |
| REILLY | Sarà prelevata stasera. |
| (didascalia) | [Entra l’INFERMIERA-SEGRETARIA con un vassoio, una caraffa e tre bicchieri, ed esce. REILLY versa da bere.] |
| REILLY | E ora siamo pronti a procedere alla libagione. |
| ALEX | Le parole per l’edificazione del focolare. |
| (didascalia) | [Alzano i bicchieri] |
| REILLY | Che edifichino il focolare sotto la protezione delle stelle. |
| ALEX | Che pongano una sedia da ciascun lato. |
| JULIA | Che i santi vegliino sul tetto, che la luna stessa influenzi il letto. |
| (didascalia) | [Bevono] |
| ALEX | Le parole per coloro che si mettono in viaggio. |
| REILLY | Protettore dei viandanti benedici la strada. |
| ALEX | Veglia su di lei nel deserto. Veglia su di lei sulla montagna. Veglia su di lei nel labirinto. Veglia su di lei presso le sabbie mobili. |
| JULIA | Proteggila dalle Voci proteggila dalle Visioni proteggila nel tumulto proteggila nel silenzio. |
| (didascalia) | [Bevono] |
| REILLY | Ce n’è uno per il quale le parole non possono essere dette. |
| ALEX | Non possono ancora essere dette. |
| JULIA | Intendi Peter Quilpe. |
| REILLY | Non è ancora giunto là dove le parole hanno valore. |
| JULIA | Le diremo mai? |
| ALEX | Altri, forse, le diranno. Sai, ho conoscenze — perfino in California. SIPARIO |
Atto 3, Scena 1
| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Il salotto dell’appartamento londinese dei Chamberlayne, a Londra. Due anni dopo. Un tardo pomeriggio di luglio. Un ADDETTO AL BUFFET sta apparecchiando il tavolo del rinfresco. Entra LAVINIA dalla porta laterale. ADDETTO AL BUFFET. Ha altri ordini per noi, signora? |
| LAVINIA | Potrebbe portare dentro il carrello con i bicchieri e lasciarli pronti. ADDETTO AL BUFFET. Benissimo, signora. |
| (didascalia) | [Esce. LAVINIA osserva la stanza con occhio critico e sposta una coppa di fiori.] |
| (didascalia) | [Rientra l’ADDETTO AL BUFFET con il carrello] |
| LAVINIA | Là, in quell’angolo. È il posto più comodo; si può entrare e uscire. Le serve qualcosa che non trovi in cucina? ADDETTO AL BUFFET. Niente, signora. Le occorre altro? |
| LAVINIA | Niente altro, credo, fino alle sei e mezza. |
| (didascalia) | [Esce l’ADDETTO AL BUFFET] |
| (didascalia) | [EDWARD entra da sé dalla porta d’ingresso] |
| EDWARD | Sono in tempo, credo. Spero che tu non ti sia preoccupata. |
| LAVINIA | Oh no. In effetti ho telefonato al tuo studio, e il tuo impiegato mi ha detto che eri già uscito. Ma ti telefonavo solo per rassicurarti… EDWARD [sorridendo]. Che non eri scappata via? |
| LAVINIA | Ora, Edward, non è giusto! Sai bene che abbiamo dato parecchi ricevimenti in questi due anni. E io c’ero sempre. Spero che tu non sia troppo stanco. |
| EDWARD | Oh no, una giornata tranquilla. Due consulti con dei procuratori su casi del tutto lineari. Sei tu che dovresti essere stanca. |
| LAVINIA | Non sono ancora stanca. Ma so che sarò contenta quando sarà tutto finito. |
| EDWARD | Mi piace il vestito che porti: sono contento che tu abbia messo quello. |
| LAVINIA | Beh, Edward! Lo sai che è la prima volta che mi fai un complimento prima di un ricevimento? Ed è proprio allora che ce n’è bisogno. |
| EDWARD | Beh, te lo meriti. — Abbiamo invitato troppa gente. |
| LAVINIA | È vero, hanno accettato molti più di quanti pensassimo volessero venire. Ma che ci puoi fare? Di solito ce n’è un mucchio che non hanno voglia di venire ma che si offenderebbero a morte lo stesso a sapere che abbiamo dato un ricevimento senza invitarli. |
| EDWARD | Forse avremmo dovuto organizzare due ricevimenti invece di uno. |
| LAVINIA | Non funziona mai. Chiunque sia invitato all’uno o all’altro sospetta che quello fosse il più importante. |
| EDWARD | È vero. Hai una mente molto pratica. |
| LAVINIA | Ma sai, non credo che tu debba preoccuparti: non verranno tutti, di quelli che hanno accettato. Ricordi che dicevamo: «possiamo invitarne venti di più perché tanto andranno dai Gunning invece che da noi». |
| EDWARD | Lo so, è quello che dicemmo al momento; ma avevo dimenticato com’erano i ricevimenti dai Gunning. I loro ospiti riceveranno appena quanto basta a farli venire sete; arriveranno da noi più tardi, ruggendo per un bicchiere. Beh, speriamo che quelli che vengono da noi presto proseguano poi dai Gunning, per far posto a quelli che arrivano dai Gunning. |
| LAVINIA | E se c’è troppa calca, non riusciranno ad arrivare ai cocktail, e il cameriere non riuscirà a girare col vassoio, così se ne andranno di nuovo. Comunque, a quel punto non c’è proprio nulla che tu possa farci: e a tutti piace farsi vedere a un ricevimento dove c’è chiunque altro, per mostrare di essere stati invitati. È questo che ne fa un successo. È dritto quel quadro? |
| EDWARD | Sì, è dritto. |
| LAVINIA | No, non lo è. Raddrizzalo, per favore. |
| EDWARD | È dritto adesso? |
| LAVINIA | Troppo a sinistra. |
| EDWARD | E così com’è? |
| LAVINIA | No, intendevo a destra. Così può andare. Sono troppo stanca per starci dietro. |
| EDWARD | Quando se ne saranno andati tutti, berremo dello champagne, noi due soli. Ora sdraiati, Lavinia. Non verrà nessuno per almeno mezz’ora; perciò stenditi pure. |
| LAVINIA | Devi sederti accanto a me, così potrò rilassarmi. |
| EDWARD | Questo è il momento più bello di tutto il ricevimento. |
| LAVINIA | Oh no, Edward. Il momento più bello è quello in cui finisce; e poi ricordare che è la fine della stagione e che non ci saranno più ricevimenti. |
| EDWARD | E niente più comitati. |
| LAVINIA | Possiamo partire presto? |
| EDWARD | Entro la fine della prossima settimana sarò del tutto libero. |
| LAVINIA | E potremo essere soli. Amo quella casa proprio perché è così isolata. |
| EDWARD | Per questo l’abbiamo presa. E sono davvero grato di avere quella scusa per non vedere gente; e tu adesso hai proprio bisogno di riposo. |
| (didascalia) | [Suona il campanello] |
| LAVINIA | Oh, che noia! Chi mai può venire così presto? Non riesco proprio ad alzarmi. ADDETTO AL BUFFET. La signora Shuttlethwaite! |
| LAVINIA | Oh, è Julia! |
| (didascalia) | [Entra JULIA] |
| JULIA | Ebbene, care mie, eccomi qua! Pare che vi abbia colti letteralmente nel sonnellino! So di essere troppo in anticipo; ma il fatto è, cari miei, che devo poi andare al ricevimento dei Gunning — e sapete che cosa offrono da mangiare e da bere! E ho dovuto saltare il tè, e ho una fame da lupi e muoio di sete. Che cosa può fare Parkinson per me? Oh sì, lo so che questo è un ricevimento Parkinson; ho riconosciuto uno dei loro uomini alla porta — un vecchio amico, in effetti. Ma dimenticavo! Ho una sorpresa: ho portato Alex con me! È tornato solo stamattina da chissà dove — una delle sue misteriose spedizioni, e adesso lo convinceremo a raccontarci tutto. Ma dov’è finito? |
| (didascalia) | [Entra ALEX] |
| EDWARD | Ebbene, Alex! Da dove diavolo salti fuori? |
| ALEX | Da dove diavolo? Dall’Oriente. Da Kinkanja — un’isola di cui non avrete mai sentito parlare finora. Tornato stamattina. Ho saputo del vostro ricevimento e, pensando che poteste partire per la campagna, mi son detto: non devo perdere l’occasione di vedere Edward e Lavinia. |
| LAVINIA | Come stai, Alex? |
| ALEX | Ho provato a raggiungervi al telefono dopo pranzo, ma la mia segretaria non è riuscita a prendere la linea. Non importa, ho detto — a me stesso, non a lei — non importa: l’ospite inatteso è quello a cui si fa l’accoglienza più calorosa. Li conosco abbastanza bene per saperlo. |
| JULIA | Ma raccontaci, Alex. Che cosa facevi in quello strano posto — come si chiama? |
| ALEX | Kinkanja. |
| JULIA | E che cosa facevi a Kinkanja? Eri in visita da qualche sultano? Cacciavi le tigri? |
| ALEX | Non ci sono tigri, Julia, a Kinkanja. E non ci sono sultani. Sono stato ospite del Governatore. In tre siamo andati in giro per un’ispezione delle condizioni locali. |
| JULIA | Riguardo a che cosa? Le noccioline? |
| ALEX | Hai indovinato più di quanto credi. No, non le noccioline. Ma c’entravano le scimmie — anche se se le scimmie siano il nocciolo del problema o soltanto un sintomo, non saprei dirlo. Di sicuro le scimmie sono diventate il pretesto di un malcontento generale fra gli indigeni. |
| EDWARD | Ma come fanno le scimmie a creare malcontento? |
| ALEX | Tanto per cominciare, le scimmie sono molto distruttive… |
| JULIA | Non c’è bisogno che mi dica quanto le scimmie siano distruttive. Non dimenticherò mai la scimmia di Mary Mallington, l’orribile bestiaccia — mi rubò il biglietto per Mentone e dovetti viaggiare su un treno lentissimo e in cuccetta. Lei si arrabbiò moltissimo quando le dissi che quella creatura andava soppressa. |
| LAVINIA | Ma non possono sterminarle, queste scimmie, se sono un flagello? |
| ALEX | Purtroppo la maggioranza degli indigeni è pagana: tengono queste scimmie in singolare venerazione e non vogliono che siano uccise. Così danno la colpa al Governo per i danni che le scimmie fanno. |
| EDWARD | Non mi pare ragionevole. |
| ALEX | Non è ragionevole, ma è tipico. E non è il peggio. Alcune tribù sono convertite al cristianesimo e, naturalmente, la vedono diversamente. Le scimmie le catturano. E se le mangiano. Le scimmie giovani sono squisite: le ho cucinate io stesso… |
| EDWARD | E qualcuno le ha mangiate, quando le hai cucinate? |
| ALEX | Oh sì, certamente. Ho inventato per gli indigeni parecchie ricette nuove. Ma vedete, fra il mangiare le scimmie e il proteggere i raccolti dalle scimmie gli indigeni cristiani prosperano oltre misura: e questo crea attrito fra loro e gli altri. Ed è questo il vero problema. Spero di non annoiarvi. |
| EDWARD | Niente affatto: siamo ansiosi di conoscere la soluzione. |
| ALEX | Non sono sicuro che esista una soluzione. Ma neppure questo ci porta al cuore della faccenda. Ci sono anche agitatori stranieri che soffiano sul fuoco… |
| LAVINIA | Perché non li espellete? |
| ALEX | Sono cittadini di uno Stato vicino e amico che abbiamo appena riconosciuto. Vedi, Lavinia, sono acque molto profonde. |
| EDWARD | E gli agitatori, come agitano? |
| ALEX | Convincendo i pagani che il massacro delle scimmie ha attirato su di loro una maledizione che può essere tolta solo massacrando i cristiani. Hanno perfino persuaso alcuni dei convertiti — che, dopo tutto, preferiscono non essere massacrati — a ricadere nel paganesimo. Così, invece di mangiare scimmie mangiano cristiani. |
| JULIA | Che hanno mangiato scimmie. |
| ALEX | L’indigeno non è, temo, molto logico. |
| JULIA | Mi chiedevo dove ci portassi, con le tue scimmie. Pensavo che avrei fatto conversazione a cena su quelle scimmie: ma non si può far conversazione a cena sui cristiani mangiati — nemmeno fra i pagani! |
| ALEX | Non con la storia intera. |
| EDWARD | E qualcuno dei residenti inglesi è stato assassinato? |
| ALEX | Sì, ma di solito non se li mangiano. Quando quella gente ha finito con un europeo, di regola non è più commestibile. |
| EDWARD | E che cosa ha concluso la vostra commissione? |
| ALEX | Abbiamo appena stilato una relazione provvisoria. |
| EDWARD | Sarà resa pubblica? |
| ALEX | Per ora non può esserlo: ci sono troppe complicazioni internazionali. Prima o poi ci sarà forse una pubblicazione ufficiale. |
| EDWARD | Ma quando? |
| ALEX | Fra un anno o due. |
| EDWARD | E intanto? |
| ALEX | Intanto le scimmie si moltiplicano. |
| LAVINIA | E i cristiani? |
| ALEX | Ah, i cristiani! Ecco, credo di dovervi dire di una persona che conoscete — o conoscevate… |
| JULIA | Edward! Qualcuno dev’essere passato sulla mia tomba: ho un tale freddo. Dammi un po’ di gin. Non un cocktail. Sto gelando — in luglio! ADDETTO AL BUFFET. Il signor Quilpe! |
| EDWARD | E ora chi… |
| (didascalia) | [Entra PETER] |
| EDWARD | Ma guarda, è Peter! |
| LAVINIA | Peter! |
| PETER | Salve a tutti! |
| LAVINIA | Quando sei arrivato? |
| PETER | Sono volato da New York ieri notte — ho lasciato Los Angeles tre giorni fa. Oggi a pranzo ho visto Sheila Paisley e mi ha detto che davate un ricevimento — lei arriva più tardi, dopo i Gunning — così mi son detto: devo proprio piombarvi in casa: è la mia unica occasione di vedere Edward e Lavinia. Sono qui solo per una settimana, capite, e stasera scendo in campagna in macchina, perciò sapevo che non vi sarebbe spiaciuto vedermi arrivare così presto. Sembrano secoli da quando vi ho visti l’ultima volta! E tu come stai, Alex? E la cara vecchia Julia! |
| LAVINIA | Dunque arrivi proprio da New York. |
| PETER | Sì, da New York. I Bologolomsky mi hanno accompagnato alla partenza. Ricordate la principessa Bologolomsky dei vecchi tempi? Abbiamo cenato insieme l’altra notte al Saffron Monkey. È quello il locale che va, adesso. |
| ALEX | Che strano. Le mie scimmie sono color zafferano. |
| PETER | Le tue scimmie, Alex? Ho sempre detto che Alex conosceva tutti. Ma non sapevo che conoscesse anche delle scimmie. |
| JULIA | Ma dacci le tue notizie; dacci le tue notizie dal mondo, Peter. Noi conduciamo una vita così quieta, qui a Londra. |
| PETER | Ti è sempre piaciuto prendere in giro, Julia: ma sapete tutti che lavoro per la Pan-Am-Eagle, no? |
| EDWARD | No. Dicci un po’, che cos’è la Pan-Am-Eagle? |
| PETER | Dovete proprio aver vissuto una vita quieta! Non andate al cinema? |
| LAVINIA | Ogni tanto. |
| PETER | Alex lo sa. Hai visto il mio ultimo film, Alex? |
| ALEX | Ne ero al corrente, ma non l’ho visto. A Kinkanja non c’è cinema. |
| PETER | Kinkanja? E dov’è? Non hanno film? La Pan-Am-Eagle deve occuparsene. Forse sarebbe un buon posto per girarne uno. — Alex sa tutto della Pan-Am-Eagle: è stato lui a presentarmi al grande Bela. |
| JULIA | E chi è il grande Bela? |
| PETER | Ma come, Bela Szogody — è il mio capo. Credevo che tutti conoscessero il suo nome. |
| JULIA | È lui la tua conoscenza in California, Alex? |
| ALEX | Sì, ci siamo resi qualche favore a vicenda. |
| PETER | Beh, è stato Bela a mandarmi qui solo per una settimana. E ho le mani piene. Stasera scendo a Boltwell. |
| JULIA | Ospite del Duca? |
| PETER | E per rendergli un buon servizio. Stiamo girando un film sulla vita inglese e vogliamo usare Boltwell. |
| JULIA | Ma credevo che Boltwell fosse in condizioni molto malandate. |
| PETER | Esatto. Lo è. Ed è proprio per questo che ci interessa. La più decrepita dimora nobiliare d’Inghilterra! Almeno fra quelle ancora abitate. Abbiamo fatto venire una squadra di esperti a studiare il degrado, per poterlo riprodurre. Poi costruiremo un altro Boltwell in California. |
| JULIA | Ma qual è la tua posizione, Peter? Sei diventato un esperto di case in rovina? |
| PETER | Oh, niente affatto! Ho scritto io la sceneggiatura di questo film, e Bela ne è molto soddisfatto. Ha pensato che dovessi vedere il Boltwell originale; e poi ha pensato che, essendo inglese, dovrei sapere come trattare un duca. Oltre a questo, abbiamo il direttore del casting: cerca certe facce tipicamente inglesi — solo per le parti minori, s’intende — e io lo aiuterò a decidere quali facce siano tipiche. |
| JULIA | Peter, mi è venuta un’idea meravigliosa! Ho sempre desiderato andare in California: non potresti convincere il tuo direttore del casting a portarci tutti laggiù? Siamo tutti tipicissimi. |
| PETER | No, temo… ADDETTO AL BUFFET. Sir Henry Harcourt-Reilly! |
| JULIA | Oh, dimenticavo! Avevo un’altra sorpresa per voi. |
| (didascalia) | [Entra REILLY] |
| JULIA | Voglio presentarvi Sir Henry Harcourt-Reilly — |
| EDWARD | Siamo lieti di vederlo. Ma ci siamo già conosciuti. |
| JULIA | Allora, se lo conoscete già, non ne avrete paura. Sapete, all’inizio io ne avevo paura: ha un’aria così severa… |
| REILLY | Mia cara Julia, mi sta facendo una pessima presentazione — ammesso che una presentazione fosse necessaria. |
| JULIA | Mio caro Henry, lei mi sta interrompendo. |
| LAVINIA | Se riesce a interrompere Julia, Sir Henry, è l’ospite perfetto che aspettavamo. |
| REILLY | Non mi sognerei mai di provare a interrompere Julia… |
| JULIA | Ma state interrompendo tutti e due! |
| REILLY | E ora chi sta interrompendo? |
| JULIA | Beh, non dovreste interrompere le mie interruzioni: è molto peggio che interrompere e basta. Adesso mi gira proprio la testa. Devo bere un cocktail. |
| EDWARD | [A REILLY]. E lei prenderà un cocktail? |
| REILLY | Potrei avere un bicchiere d’acqua? |
| EDWARD | Con qualcosa dentro? |
| REILLY | Niente, grazie. |
| LAVINIA | Posso presentarle il signor Peter Quilpe? Sir Henry Harcourt-Reilly. Peter è un vecchio amico di mio marito e mio. Oh, dimenticavo — |
| (didascalia) | [Voltandosi verso ALEX] |
| LAVINIA | Davo per scontato che vi conosceste — e non so perché. Il signor MacColgie Gibbs. |
| ALEX | Ma certo, sì, ci siamo già incontrati. |
| REILLY | In diverse commissioni. |
| JULIA | Stavamo facendo una conversazione tanto interessante. Peter è appena arrivato dalla California, dove è qualcosa di molto importante nel cinema. Sta girando un film sulla vita inglese e troverà una parte per tutti noi. Pensate un po’! |
| PETER | Ma, Julia, stavo appunto per spiegare — temo di non poter trovare una parte per nessuno in questo film — non è compito mio; e non è così che si fa. |
| JULIA | Ma, Peter, se porti Boltwell in California perché non puoi portare anche me? |
| PETER | Non portiamo Boltwell. Ne ricostruiamo uno. |
| JULIA | Molto bene, allora: perché non ricostruire me? Costa molto meno. Oh, povera me, vedo che sei deciso a non prendermi: e così addio alle mie speranze di vedere la California. |
| PETER | Sai bene che non verresti mai, anche se ti invitassimo. Ma c’è una persona di cui volevo chiedervi, una che desiderava davvero entrare nel cinema, e ho sempre pensato che potesse avere successo se solo ne avesse avuto l’occasione. È Celia Coplestone. L’ha sempre voluto. E adesso potrei aiutarla. Ho già parlato di lei a Bela e voglio presentarla al nostro direttore del casting. Ho un’idea per un altro film. Sapete dirmi dov’è? Non sono riuscito a trovarla sull’elenco del telefono. |
| JULIA | Non sull’elenco, né su nessun elenco. Puoi dirglielo adesso, Alex. |
| LAVINIA | Che cosa vuol dire Julia? |
| ALEX | Stavo per parlare di lei quando sei entrato, Peter. Temo che tu non possa avere Celia. |
| PETER | Oh… È sposata? |
| ALEX | Non sposata, ma morta. |
| LAVINIA | Celia? |
| ALEX | Morta. |
| PETER | Morta. Questo toglie il fondo a ogni cosa. |
| EDWARD | Celia morta. |
| JULIA | Faresti meglio a raccontarglielo, Alex, quello che riporti da Kinkanja. |
| LAVINIA | Kinkanja? E che cosa faceva Celia a Kinkanja? Avevamo saputo che era entrata in qualche ordine infermieristico… |
| ALEX | Era entrata in un ordine. Un ordine molto austero. E poiché aveva già esperienza di assistenza ai malati… |
| LAVINIA | Sì, era stata una V.A.D. Me ne ricordo. |
| ALEX | Fu destinata a Kinkanja, dove ci sono varie malattie endemiche oltre, naturalmente, a quelle portate dagli europei, e dove le condizioni favoriscono la peste. |
| EDWARD | Continua. |
| ALEX | Pare che fossero in tre — tre suore in quella stazione, in un villaggio cristiano; e metà degli indigeni moriva di pestilenza. Devono aver lavorato senza tregua per settimane. |
| EDWARD | E poi? |
| ALEX | E poi scoppiò l’insurrezione fra i pagani, quella di cui vi parlavo. Ne erano al corrente, ma non vollero abbandonare gli indigeni morenti. Alla fine due di loro riuscirono a fuggire: una morì nella giungla, e l’altra non sarà mai più in grado di condurre una vita normale. Ma Celia Coplestone fu catturata. Quando i nostri arrivarono, interrogarono gli abitanti del villaggio — quelli sopravvissuti. E allora trovarono il suo corpo, o almeno ne trovarono le tracce. |
| EDWARD | Ma prima di allora… |
| ALEX | Era difficile dirlo. Ma da quel che sappiamo delle usanze del luogo parrebbe che sia stata crocifissa vicinissimo a un formicaio. |
| LAVINIA | Ma Celia!… Proprio lei, fra tutti… |
| EDWARD | E tutto per una manciata di indigeni appestati che sarebbero morti comunque. |
| ALEX | Sì, i malati morirono comunque; essendo infetti di peste, non furono mangiati. |
| LAVINIA | Oh, Edward, mi dispiace tanto — che cosa fiacca da dire! Ma tu capisci che cosa intendo. |
| EDWARD | E tu sai che cosa sto pensando. |
| PETER | Io non capisco affatto. Ma d’altronde sono stato via due anni, e non so che cosa sia successo a Celia, in questi due anni. Due anni! A pensare a Celia. |
| EDWARD | È lo spreco che mi indigna. |
| PETER | Tu ne sai più di me: per me è tutto il resto a essere uno spreco. Due anni! Ed era tutto uno sbaglio. Julia! Perché non dici niente? |
| JULIA | Le hai dato quei due anni, come meglio potevi. |
| PETER | Quando ha… intrapreso questa strada? |
| JULIA | Due anni fa. |
| PETER | Due anni fa! Ho cercato di dimenticarla, finché non ho cominciato a credermi un successo e ad avere un po’ più di fiducia in me stesso; e allora ho ricominciato a pensare a lei. Sempre di più. All’inizio non volevo sapere nulla di Celia e perciò non chiedevo mai. Poi volevo sapere e non osavo chiedere. Mi ci è voluto tutto il mio coraggio per chiedervi di lei poco fa; ma non avrei mai immaginato una cosa simile. Suppongo di non averla conosciuta, di non averla capita. Non capisco niente. |
| REILLY | Lei capisce il suo métier, signor Quilpe — che è il massimo che nessuno di noi possa chiedere. |
| PETER | E che métier! Ho cercato di crederci per poter credere in me stesso. Pensavo di avere idee capaci di fare una rivoluzione nel cinema, che nessuno avrebbe potuto ignorare — ed eccomi qua, a girare un film di second’ordine! Ma pensavo che avrebbe portato a qualcosa di meglio, e sembrava possibile, finché Celia era viva. Lo volevo, ci credevo, per Celia. E, certo, volevo fare qualcosa per Celia — ma quello che contava era che Celia fosse viva. E adesso non vale più niente. Celia non è viva. |
| LAVINIA | No, non è tutto senza valore, Peter. Hai appena cominciato. Voglio dire, questo ti porta soltanto al punto da cui devi cominciare. Dicevi poco fa di non aver mai conosciuto Celia. Nessuno di noi la conosceva. Ciò di cui hai vissuto è un’immagine di Celia che ti sei costruito da te, per i tuoi bisogni. Peter, ti prego, non pensare che io sia cattiva… |
| PETER | No, non penso che tu sia cattiva, Lavinia; e so che hai ragione. |
| LAVINIA | E forse quello che ho detto sembrerà meno crudele se riuscirò a farti capire che in realtà parlavo di me stessa. |
| EDWARD | Lavinia ha ragione. È da qui che si parte. Se adesso scopri, Peter, cose su te stesso che non ti va di guardare in faccia: beh, ricorda soltanto che certi uomini devono imparare cose ben peggiori su se stessi, e le imparano più tardi, quando è più difficile riprendersi e ricominciare. Per te non è così duro. Tu sei buono per natura. |
| PETER | Scusatemi. Non credo di aver afferrato tutto quello che avete detto. Ma vi sono grato lo stesso. Sapete, per tutto il tempo che avete parlato, un solo pensiero mi girava e rigirava in testa — che mi sono interessato soltanto a me stesso: e questo non basta per Celia. |
| JULIA | Devi aver imparato a guardare la gente, Peter, quando la guardi con l’occhio del cinema: cioè quando non sei preso da te stesso ma sei soltanto un occhio. Un giorno arriverai a pensare a Celia così. E allora la capirai e sarai riconciliato, e felice nel pensiero di lei. |
| LAVINIA | Sir Henry, c’è una cosa che voglio dirle. Mentre Alex ci raccontava che cosa era accaduto a Celia io guardavo il suo volto. E dall’espressione sembrava che il modo in cui è morta non la turbasse, né il fatto che sia morta perché non ha voluto abbandonare pochi indigeni morenti. |
| REILLY | Chi lo sa, signora Chamberlayne, quale differenza abbia fatto per gli indigeni che morivano o per lo stato d’animo in cui sono morti? |
| LAVINIA | Sono disposta a concederlo. Quello che mi ha colpita, però, è che il suo volto non mostrava né sorpresa né orrore per il modo in cui è morta. Non so se la conoscesse. Sospetto di sì. In ogni caso sapeva di lei. Eppure mi è parso che la sua espressione fosse di… soddisfazione! |
| REILLY | Signora Chamberlayne, o io sono molto trasparente oppure lei è molto perspicace. |
| JULIA | Oh, Henry! Lavinia è molto più osservatrice di quanto lei creda. Credo che l’abbia messa con le spalle al muro. |
| REILLY | Descrive la situazione con esattezza, Julia. Le dispiace se cito dei versi, signora Chamberlayne? |
| LAVINIA | Oh no, mi piacerebbe molto sentirla recitare dei versi… |
| JULIA | Ha segnato un punto, Henry. |
| LAVINIA | …se rispondono alla mia domanda. |
| REILLY | Prima che Babilonia fosse polvere il mago Zoroastro, o mia morta creatura, incontrò la propria immagine che passeggiava nel giardino. Quell’apparizione, solo fra gli uomini, egli vide. Ché sappi: vi sono due mondi, di vita e di morte: l’uno è quello che tu contempli; ma l’altro sta sotto la tomba, dove abitano le ombre di tutte le forme che pensano e vivono finché la morte le unisca e più non si separino! Quando incontrai per la prima volta la signorina Coplestone, in questa stanza, vidi l’immagine, ritta dietro la sua sedia, di una Celia Coplestone il cui volto mostrava lo stupore dei primi cinque minuti dopo una morte violenta. Se questo mette a dura prova la sua credulità, signora Chamberlayne, le chiedo soltanto di accogliere l’ipotesi che un’intuizione improvvisa, in certe menti, tenda a esprimersi subito in un’immagine. A me capita, a volte. Era dunque evidente che avevo davanti una donna condannata a morte. Quello era il suo destino. L’unica domanda, allora, era: che genere di morte? Non potevo saperlo; perché spettava a lei scegliere la via della vita che conduce alla morte e, senza conoscerne la fine, scegliere pure la forma della morte. Sappiamo quale morte ha scelto. Io non sapevo che sarebbe morta in questo modo; lei non lo sapeva. Perciò tutto quello che potevo fare era guidarla nella via della preparazione. Quella via, che lei accettò, portava a questa morte. E se questa non è una morte felice, quale morte lo è? |
| EDWARD | Vuol dire che, avendo scelto questa forma di morte, non ha sofferto come soffrono le persone comuni? |
| REILLY | Non è affatto ciò che intendo. Semmai il contrario. Direi che ha sofferto tutto quello che dovremmo soffrire in paura e dolore e ribrezzo — tutto questo insieme — e nella riluttanza del corpo a diventare una cosa. Direi che ha sofferto di più, perché più consapevole di noi altri. Ha pagato il prezzo più alto in sofferenza. Anche questo fa parte del disegno. |
| LAVINIA | Forse aveva attraversato un’agonia più grande, prima. Voglio dire — non so nulla dei suoi ultimi due anni. |
| REILLY | Questo mostra una certa penetrazione da parte sua, signora Chamberlayne; ma un’esperienza simile si può soltanto adombrare in miti e immagini. Per parlarne ricorriamo alle tenebre, ai labirinti, ai terrori del Minotauro. Ma quel mondo non prende il posto di questo. Immagina forse che il Santo nel deserto, col male spirituale sempre alle spalle, soffrisse meno di noi per la fame, l’umidità, le intemperie, i disturbi intestinali e la paura dei leoni, il freddo della notte e la calura del giorno? |
| EDWARD | Ma se questo era giusto — se era giusto per Celia — allora dev’esserci qualcos’altro di terribilmente sbagliato, e noi altri siamo in qualche modo implicati in quello sbaglio. Dovrei parlare solo per me. Sono certo di esserlo io. |
| REILLY | Mi lasci liberare la sua mente da un ostacolo: deve cercare di staccarsi da ciò che ancora sente come una sua responsabilità. |
| EDWARD | Non riesco a evitare la sensazione che, in qualche modo, la mia responsabilità sia maggiore di quella di un branco di selvaggi mezzi impazziti. |
| LAVINIA | Oh, Edward, lo sapevo! Sapevo che cosa stavi pensando! Non ti aiuta sapere che anch’io mi sento colpevole? |
| REILLY | Se fossimo tutti giudicati secondo le conseguenze di ogni nostra parola e azione, al di là dell’intenzione e al di là della nostra limitata comprensione di noi stessi e degli altri, saremmo tutti condannati. Signora Chamberlayne, spesso devo prendere una decisione che può significare guarigione o rovina per un paziente — e a volte ho preso la decisione sbagliata. Quanto alla signorina Coplestone: poiché ritenete la sua morte uno spreco date la colpa a voi stessi, e poiché date la colpa a voi stessi pensate che la sua vita sia stata sprecata. È stata trionfale. Ma io non sono più responsabile del trionfo — e sono responsabile della sua morte tanto quanto voi. |
| LAVINIA | Eppure so che continuerò a incolparmi di essere stata così cattiva con lei… così maligna. Continuerò a vederla nel momento in cui ci disse addio, due anni fa. |
| EDWARD | La tua responsabilità è nulla rispetto alla mia, Lavinia. |
| LAVINIA | Non ne sono così sicura. Se avessi capito te, forse non avrei frainteso Celia. |
| REILLY | Dovrete convivere con questi ricordi e trasformarli in qualcosa di nuovo. Solo accettando il passato ne muterete il significato. |
| JULIA | Henry, credo che sia tempo che dica qualcosa anch’io: ognuno fa una scelta, dell’uno o dell’altro genere, e poi deve accettarne le conseguenze. Celia scelse una via la cui conseguenza fu Kinkanja. Peter ha scelto una via che lo porta a Boltwell: e là deve andare… |
| PETER | Capisco che cosa vuoi dire. Vorrei non doverlo fare. Ma la macchina starà aspettando, e gli esperti — quasi me n’ero dimenticato. Mi rendo conto che non posso tirarmene fuori — e che altro potrei fare? |
| ALEX | È il tuo film. E so che Bela se ne aspetta grandi cose. |
| PETER | Allora vado. |
| EDWARD | Ti rivedremo, Peter, prima che tu lasci l’Inghilterra? |
| LAVINIA | Cerca di venire a trovarci. Sai, credo che farebbe bene a tutti noi — a te e a me e a Edward… parlare di Celia. |
| PETER | Grazie mille. Ma non questa volta — proprio non riuscirò. |
| EDWARD | Ma alla tua prossima visita? |
| PETER | La prossima volta che vengo in Inghilterra, ve lo prometto. Ho davvero una gran voglia di rivedervi entrambi. Addio, Julia. Addio, Alex. Addio, Sir Henry. [Esce] |
| JULIA | …E ora la conseguenza della scelta dei Chamberlayne è un cocktail party. Devono essere pronti ad affrontarlo. I loro ospiti possono arrivare da un momento all’altro. |
| REILLY | Julia, lei ha ragione. Ed è giusto anche che i Chamberlayne diano ora un ricevimento. |
| LAVINIA | E io sto pensando, da questi ultimi cinque minuti, a come potrò affrontare i miei ospiti. Vorrei che fosse già finito. Voglio dire… sono contenta che siate venuti… sono contenta che Alex ce l’abbia detto… e Peter doveva saperlo… |
| EDWARD | Adesso credo di capire… |
| LAVINIA | Allora spero che me lo spiegherai! |
| EDWARD | Oh, non è molto quello che capisco finora! Ma Sir Henry ha detto, mi pare, che ogni momento è un nuovo inizio; e Julia, che vivere è soltanto continuare; e in qualche modo le due idee sembrano combaciare. |
| LAVINIA | Ma lo stesso… non ho voglia di vedere questa gente. |
| REILLY | È il fardello che le è stato assegnato. E quanto al ricevimento, sono certo che sarà un successo. |
| JULIA | E io credo, Henry, che dovremmo andarcene prima che il ricevimento cominci. Se la caveranno meglio senza di noi. Anche tu, Alex. |
| LAVINIA | Non vogliamo che ve ne andiate! |
| ALEX | Abbiamo un altro impegno. |
| REILLY | E in quell’occasione non sarò inatteso. |
| JULIA | Su, Henry. Su, Alex. Andiamo dai Gunning. |
| (didascalia) | [Escono JULIA, REILLY e ALEX] |
| LAVINIA | Edward, come sto? |
| EDWARD | Molto bene. Direi quasi: mai stata meglio. Ma stai sempre al tuo meglio. |
| LAVINIA | Oh, Edward, così rovini tutto. Nessuna donna può credere di essere sempre al suo meglio. Sei piuttosto trasparente, sai, quando cerchi di tirarmi su. Dire che sto sempre al meglio può solo voler dire il peggio. |
| EDWARD | Non imparerò mai a fare un complimento. |
| LAVINIA | Quello che avresti dovuto fare era ammirare il mio vestito. |
| EDWARD | Ma ti ho già detto quanto mi piace. |
| LAVINIA | Ma da allora sono successe tante cose. E poi, a volte fa piacere sentirsi fare due volte lo stesso complimento. |
| EDWARD | E adesso al ricevimento. |
| LAVINIA | Adesso al ricevimento. |
| EDWARD | Sarà presto finito. |
| LAVINIA | Vorrei che cominciasse. |
| EDWARD | Ecco il campanello. |
| LAVINIA | Oh, che gioia. È cominciato. SIPARIO La melodia di One-eyed Riley (pagina 137), trascritta sotto dettatura dell’autore dalla signorina Mary Trevelyan. Gli interpreti della prima rappresentazione al Festival di Edimburgo, 22–27 agosto 1949 Regia di E. MARTIN BROWNE Scene di ANTHONY HOLLAND Produzione di SHEREK PLAYERS LTD. in collaborazione con THE ARTS COUNCIL IL SEGRETARIO PRIVATO Personaggi SIR CLAUDE MULHAMMER EGGERSON COLBY SIMPKINS B. KAGHAN LUCASTA ANGEL LADY ELIZABETH MULHAMMER |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | The drawing-room of the Chamberlaynes’ London flat. Early evening. EDWARD CHAMBERLAYNE, JULIA SHUTTLETHWAITE, CELIA COPLESTONE, PETER QUILPE, ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS, and an UNIDENTIFIED GUEST. |
| ALEX | You’ve missed the point completely, Julia: There were no tigers. That was the point. |
| JULIA | Then what were you doing, up in a tree: You and the Maharaja? |
| ALEX | My dear Julia! It’s perfectly hopeless. You haven’t been listening. |
| PETER | You’ll have to tell us all over again, Alex. |
| ALEX | I never tell the same story twice. |
| JULIA | But I’m still waiting to know what happened. I know it started as a story about tigers. |
| ALEX | I said there were no tigers. |
| CELIA | Oh do stop wrangling, Both of you. It’s your turn, Julia. Do tell us that story you told the other day, about Lady Klootz and the wedding cake. |
| PETER | And how the butler found her in the pantry, rinsing her mouth out with champagne. I like that story. |
| CELIA | I love that story. |
| ALEX | I’m never tired of hearing that story. |
| JULIA | Well, you all seem to know it. |
| CELIA | Do we all know it? But we’re never tired of hearing you tell it. I don’t believe everyone here knows it. [To the UNIDENTIFIED GUEST] You don’t know it, do you? |
| UNIDENTIFIED GUEST | No, I’ve never heard it. |
| CELIA | Here’s one new listener for you, Julia; And I don’t believe that Edward knows it. |
| EDWARD | I may have heard it, but I don’t remember it. |
| CELIA | And Julia’s the only person to tell it. She’s such a good mimic. |
| JULIA | Am I a good mimic? |
| PETER | You are a good mimic. You never miss anything. |
| ALEX | She never misses anything unless she wants to. |
| CELIA | Especially the Lithuanian accent. |
| JULIA | Lithuanian? Lady Klootz? |
| PETER | I thought she was Belgian. |
| ALEX | Her father belonged to a Baltic family — One of the oldest Baltic families With a branch in Sweden and one in Denmark. There were several very lovely daughters: I wonder what’s become of them now. |
| JULIA | Lady Klootz was very lovely, once upon a time. What a life she led! I used to say to her: ‘Greta! You have too much vitality.’ But she enjoyed herself. [To the UNIDENTIFIED GUEST] Did you know Lady Klootz? |
| UNIDENTIFIED GUEST | No, I never met her. |
| CELIA | Go on with the story about the wedding cake. |
| JULIA | Well, but it really isn’t my story. I heard it first from Delia Verinder Who was there when it happened. [To the UNIDENTIFIED GUEST] Do you know Delia Verinder? |
| UNIDENTIFIED GUEST | No, I don’t know her. |
| JULIA | Well, one can’t be too careful Before one tells a story. |
| ALEX | Delia Verinder? Was she the one who had three brothers? |
| JULIA | How many brothers? Two, I think. |
| ALEX | No, there were three, but you wouldn’t know the third one: They kept him rather quiet. |
| JULIA | Oh, you mean that one. |
| ALEX | He was feeble-minded. |
| JULIA | Oh, not feeble-minded: He was only harmless. |
| ALEX | Well then, harmless. |
| JULIA | He was very clever at repairing clocks; And he had a remarkable sense of hearing — The only man I ever met who could hear the cry of bats. |
| PETER | Hear the cry of bats? |
| JULIA | He could hear the cry of bats. |
| CELIA | But how do you know he could hear the cry of bats? |
| JULIA | Because he said so. And I believed him. |
| CELIA | But if he was so … harmless, how could you believe him? He might have imagined it. |
| JULIA | My darling Celia, You needn’t be so sceptical. I stayed there once At their castle in the North. How he suffered! They had to find an island for him Where there were no bats. |
| ALEX | And is he still there? Julia is really a mine of information. |
| CELIA | There isn’t much that Julia doesn’t know. |
| PETER | Go on with the story about the wedding cake. |
| (didascalia) | [EDWARD leaves the room] |
| JULIA | No, we’ll wait until Edward comes back into the room. Now I want to relax, Are there any more cocktails? |
| PETER | But do go on. Edward wasn’t listening anyway. |
| JULIA | No, he wasn’t listening, but he’s such a strain — Edward without Lavinia! He’s quite impossible! Leaving it to me to keep things going. What a host! And nothing fit to eat! The only reason for a cocktail party For a gluttonous old woman like me Is a really nice tit-bit. I can drink at home. |
| (didascalia) | [EDWARD returns with a tray] |
| JULIA | Edward, give me another of those delicious olives. What’s that? Potato crisps? No, I can’t endure them. Well, I started to tell you about Lady Klootz. It was at the Vincewell wedding. Oh, so many years ago! [To the UNIDENTIFIED GUEST] Did you know the Vincewells? |
| UNIDENTIFIED GUEST | No, I don’t know the Vincewells. |
| JULIA | Oh, they’re both dead now. But I wanted to know. If they’d been friends of yours, I couldn’t tell the story. |
| PETER | Were they the parents of Tony Vincewell? |
| JULIA | Yes. Tony was the product, but not the solution. He only made the situation more difficult. You know Tony Vincewell? You knew him at Oxford? |
| PETER | No, I never knew him at Oxford: I came across him last year in California. |
| JULIA | I’ve always wanted to go to California. Do tell us what you were doing in California. |
| CELIA | Making a film. |
| PETER | Trying to make a film. |
| JULIA | Oh, what film was it? I wonder if I’ve seen it. |
| PETER | No, you wouldn’t have seen it. As a matter of fact It was never produced. They did a film But they used a different scenario. |
| JULIA | Not the one you wrote? |
| PETER | Not the one I wrote: But I had a very enjoyable time. |
| CELIA | Go on with the story about the wedding cake. |
| JULIA | Edward, do sit down for a moment. I know you’re always the perfect host, But just try to pretend you’re another guest At Lavinia’s party. There are so many questions I want to ask you. It’s a golden opportunity Now Lavinia’s away. I’ve always said: ‘If I could only get Edward alone And have a really serious conversation!’ I said so to Lavinia. She agreed with me. She said: ‘I wish you’d try.’ And this is the first time I’ve ever seen you without Lavinia Except for the time she got locked in the lavatory And couldn’t get out. I know what you’re thinking! I know you think I’m a silly old woman But I’m really very serious. Lavinia takes me seriously. I believe that’s the reason why she went away — So that I could make you talk. Perhaps she’s in the pantry Listening to all we say! |
| EDWARD | No, she’s not in the pantry. |
| CELIA | Will she be away for some time, Edward? |
| EDWARD | I really don’t know until I hear from her. If her aunt is very ill, she may be gone some time. |
| CELIA | And how will you manage while she is away? |
| EDWARD | I really don’t know. I may go away myself. |
| CELIA | Go away yourself! |
| JULIA | Have you an aunt too? |
| EDWARD | No, I haven’t any aunt. But I might go away. |
| CELIA | But, Edward … what was I going to say? It’s dreadful for old ladies alone in the country, And almost impossible to get a nurse. |
| JULIA | Is that her Aunt Laura? |
| EDWARD | No; another aunt Whom you wouldn’t know. Her mother’s sister And rather a recluse. |
| JULIA | Her favourite aunt? |
| EDWARD | Her aunt’s favourite niece. And she’s rather difficult. When she’s ill, she insists on having Lavinia. |
| JULIA | I never heard of her being ill before. |
| EDWARD | No, she’s always very strong. That’s why when she’s ill She gets into a panic. |
| JULIA | And sends for Lavinia. I quite understand. Are there any prospects? |
| EDWARD | No, I think she put it all into an annuity. |
| JULIA | So it’s very unselfish of Lavinia Yet very like her. But really, Edward, Lavinia may be away for weeks, Or she may come back and be called away again. I understand these tough old women — I’m one myself. I feel as if I knew All about that aunt in Hampshire. |
| EDWARD | Hampshire? |
| JULIA | Didn’t you say Hampshire? |
| EDWARD | No, I didn’t say Hampshire. |
| JULIA | Did you say Hampstead? |
| EDWARD | No, I didn’t say Hampstead. |
| JULIA | But she must live somewhere. |
| EDWARD | She lives in Essex. |
| JULIA | Anywhere near Colchester? Lavinia loves oysters. |
| EDWARD | No. In the depths of Essex. |
| JULIA | Well, we won’t probe into it. You have the address, and the telephone number? I might run down and see Lavinia On my way to Cornwall. But let’s be sensible: Now you must let me be your maiden aunt — Living on an annuity, of course. I am going to make you dine alone with me On Friday, and talk to me about everything. |
| EDWARD | Everything? |
| JULIA | Oh, you know what I mean. The next election. And the secrets of your cases. |
| EDWARD | Most of my secrets are quite uninteresting. |
| JULIA | Well, you shan’t escape. You dine with me on Friday. I’ve already chosen the people you’re to meet. |
| EDWARD | But you asked me to dine with you alone. |
| JULIA | Yes, alone! Without Lavinia! You’ll like the other people — But you’re to talk to me. So that’s all settled. And now I must be going. |
| EDWARD | Must you be going? |
| PETER | But won’t you tell the story about Lady Klootz? |
| JULIA | What Lady Klootz? |
| CELIA | And the wedding cake. |
| JULIA | Wedding cake? I wasn’t at her wedding. Edward, it’s been a delightful evening: The potato crisps were really excellent. Now let me see. Have I got everything? It’s such a nice party, I hate to leave it. It’s such a nice party, I’d like to repeat it. Why don’t you all come to dinner on Friday? No, I’m afraid my good Mrs. Batten Would give me notice. And now I must be going. |
| ALEX | I’m afraid I ought to be going. |
| PETER | Celia — May I walk along with you? |
| CELIA | No, I’m sorry, Peter; I’ve got to take a taxi. |
| JULIA | You come with me, Peter: You can get me a taxi, and then I can drop you. I expect you on Friday, Edward. And Celia — I must see you very soon. Now don’t all go Just because I’m going. Good-bye, Edward. |
| EDWARD | Good-bye, Julia. |
| (didascalia) | [Exeunt JULIA and PETER] |
| CELIA | Good-bye, Edward. Shall I see you soon? |
| EDWARD | Perhaps. I don’t know. |
| CELIA | Perhaps you don’t know? Very well, good-bye. |
| EDWARD | Good-bye, Celia. |
| ALEX | Good-bye, Edward. I do hope You’ll have better news of Lavinia’s aunt. |
| EDWARD | Oh … yes … thank you. Good-bye, Alex, It was nice of you to come. |
| (didascalia) | [Exeunt ALEX and CELIA] |
| EDWARD | [To the UNIDENTIFIED GUEST] Don’t go yet. Don’t go yet. We’ll finish the cocktails. Or would you rather have whisky? |
| UNIDENTIFIED GUEST | Gin. |
| EDWARD | Anything in it? |
| UNIDENTIFIED GUEST | A drop of water. |
| EDWARD | I want to apologise for this evening. The fact is, I tried to put off this party: These were only the people I couldn’t put off Because I couldn’t get at them in time; And I didn’t know that you were coming. I thought that Lavinia had told me the names Of all the people she said she’d invited. But it’s only that dreadful old woman who mattered — I shouldn’t have minded anyone else, |
| (didascalia) | [The doorbell rings. EDWARD goes to the door, saying:] |
| EDWARD | But she always turns up when she’s least wanted. |
| (didascalia) | [Opens the door] |
| EDWARD | Julia! |
| (didascalia) | [Enter JULIA] |
| JULIA | Edward! How lucky that it’s raining! It made me remember my umbrella, And there it is! Now what are you two plotting? How very lucky it was my umbrella, And not Alexander’s — he’s so inquisitive! But I never poke into other people’s business. Well, good-bye again. I’m off at last. |
| (didascalia) | [Exit] |
| EDWARD | I’m sorry. I’m afraid I don’t know your name. |
| UNIDENTIFIED GUEST | I ought to be going. |
| EDWARD | Don’t go yet. I very much want to talk to somebody; And it’s easier to talk to a person you don’t know. The fact is, that Lavinia has left me. |
| UNIDENTIFIED GUEST | Your wife has left you? |
| EDWARD | Without warning, of course; Just when she’d arranged a cocktail party. She’d gone when I came in, this afternoon. She left a note to say that she was leaving me; But I don’t know where she’s gone. |
| UNIDENTIFIED GUEST | This is an occasion. May I take another drink? |
| EDWARD | Whisky? |
| UNIDENTIFIED GUEST | Gin. |
| EDWARD | Anything in it? |
| UNIDENTIFIED GUEST | Nothing but water. And I recommend you the same prescription … Let me prepare it for you, if I may … Strong … but sip it slowly … and drink it sitting down. Breathe deeply, and adopt a relaxed position. There we are. Now for a few questions. How long married? |
| EDWARD | Five years. |
| UNIDENTIFIED GUEST | Children? |
| EDWARD | No. |
| UNIDENTIFIED GUEST | Then look at the brighter side. You say you don’t know where she’s gone? |
| EDWARD | No, I do not. |
| UNIDENTIFIED GUEST | Do you know who the man is? |
| EDWARD | There was no other man — None that I know of. |
| UNIDENTIFIED GUEST | Or another woman Of whom she thought she had cause to be jealous? |
| EDWARD | She had nothing to complain of in my behaviour. |
| UNIDENTIFIED GUEST | Then no doubt it’s all for the best. With another man, she might have made a mistake And want to come back to you. If another woman, She might decide to be forgiving And gain an advantage. If there’s no other woman And no other man, then the reason may be deeper And you’ve ground for hope that she won’t come back at all. If another man, then you’d want to re-marry To prove to the world that somebody wanted you; If another woman, you might have to marry her — You might even imagine that you wanted to marry her. |
| EDWARD | But I want my wife back. |
| UNIDENTIFIED GUEST | That’s the natural reaction. It’s embarrassing, and inconvenient. It was inconvenient, having to lie about it Because you can’t tell the truth on the telephone. It will all take time that you can’t well spare; But I put it to you … |
| EDWARD | Don’t put it to me. |
| UNIDENTIFIED GUEST | Then I suggest … |
| EDWARD | And please don’t suggest. I have often used these terms in examining witnesses, So I don’t like them. May I put it to you? I know that I invited this conversation: But I don’t know who you are. This is not what I expected. I only wanted to relieve my mind By telling someone what I’d been concealing. I don’t think I want to know who you are; But, at the same time, unless you know my wife A good deal better than I thought, or unless you know A good deal more about us than appears — I think your speculations rather offensive. |
| UNIDENTIFIED GUEST | I know you as well as I know your wife; And I knew that all you wanted was the luxury Of an intimate disclosure to a stranger. Let me, therefore, remain the stranger. But let me tell you, that to approach the stranger Is to invite the unexpected, release a new force, Or let the genie out of the bottle. It is to start a train of events Beyond your control. So let me continue. I will say then, you experience some relief Of which you’re not aware. It will come to you slowly: When you wake in the morning, when you go to bed at night, That you are beginning to enjoy your independence; Finding your life becoming cosier and cosier Without the consistent critic, the patient misunderstander Arranging life a little better than you like it, Preferring not quite the same friends as yourself, Or making your friends like her better than you; And, turning the past over and over, You’ll wonder only that you endured it for so long. And perhaps at times you will feel a little jealous That she saw it first, and had the courage to break it — Thus giving herself a permanent advantage. |
| EDWARD | It might turn out so, yet … |
| UNIDENTIFIED GUEST | Are you going to say, you love her? |
| EDWARD | Why, I thought we took each other for granted. I never thought I should be any happier With another person. Why speak of love? We were used to each other. So her going away At a moment’s notice, without explanation, Only a note to say that she had gone And was not coming back — well, I can’t understand it. Nobody likes to be left with a mystery: It’s so … unfinished. |
| UNIDENTIFIED GUEST | Yes, it’s unfinished; And nobody likes to be left with a mystery. But there’s more to it than that. There’s a loss of personality; Or rather, you’ve lost touch with the person You thought you were. You no longer feel quite human. You’re suddenly reduced to the status of an object — A living object, but no longer a person. It’s always happening, because one is an object As well as a person. But we forget about it As quickly as we can. When you’ve dressed for a party And are going downstairs, with everything about you Arranged to support you in the role you have chosen, Then sometimes, when you come to the bottom step There is one step more than your feet expected And you come down with a jolt. Just for a moment You have the experience of being an object At the mercy of a malevolent staircase. Or, take a surgical operation. In consultation with the doctor and the surgeon, In going to bed in the nursing home, In talking to the matron, you are still the subject, The centre of reality. But, stretched on the table, You are a piece of furniture in a repair shop For those who surround you, the masked actors; All there is of you is your body And the ‘you’ is withdrawn. May I replenish? |
| EDWARD | Oh, I’m sorry. What were you drinking? Whisky? |
| UNIDENTIFIED GUEST | Gin. |
| EDWARD | Anything with it? |
| UNIDENTIFIED GUEST | Water. |
| EDWARD | To what does this lead? |
| UNIDENTIFIED GUEST | To finding out What you really are. What you really feel. What you really are among other people. Most of the time we take ourselves for granted, As we have to, and live on a little knowledge About ourselves as we were. Who are you now? You don’t know any more than I do, But rather less. You are nothing but a set Of obsolete responses. The one thing to do Is to do nothing. Wait. |
| EDWARD | Wait! But waiting is the one thing impossible. Besides, don’t you see that it makes me ridiculous? |
| UNIDENTIFIED GUEST | It will do you no harm to find yourself ridiculous. Resign yourself to be the fool you are. That’s the best advice that I can give you. |
| EDWARD | But how can I wait, not knowing what I’m waiting for? Shall I say to my friends, ‘My wife has gone away’? And they answer ‘Where?’ and I say ‘I don’t know’; And they say, ‘But when will she be back?’ And I reply ‘I don’t know that she is coming back’. And they ask ‘But what are you going to do?’ And I answer ‘Nothing’. They will think me mad Or simply contemptible. |
| UNIDENTIFIED GUEST | All to the good. You will find that you survive humiliation. And that’s an experience of incalculable value. |
| EDWARD | Stop! I agree that much of what you’ve said Is true enough. But that is not all. Since I saw her this morning when we had breakfast I no longer remember what my wife is like. I am not quite sure that I could describe her If I had to ask the police to search for her. I’m sure I don’t know what she was wearing When I saw her last. And yet I want her back. And I must get her back, to find out what has happened During the five years that we’ve been married. I must find out who she is, to find out who I am. And what is the use of all your analysis If I am to remain always lost in the dark? |
| UNIDENTIFIED GUEST | There is certainly no purpose in remaining in the dark Except long enough to clear from the mind The illusion of having ever been in the light. The fact that you can’t give a reason for wanting her Is the best reason for believing that you want her. |
| EDWARD | I want to see her again — here. |
| UNIDENTIFIED GUEST | You shall see her again — here. |
| EDWARD | Do you mean to say that you know where she is? |
| UNIDENTIFIED GUEST | That question is not worth the trouble of an answer. But if I bring her back it must be on one condition: That you promise to ask her no questions Of where she has been. |
| EDWARD | I will not ask them. And yet — it seems to me — when we began to talk I was not sure I wanted her; and now I want her. Do I want her? Or is it merely your suggestion? |
| UNIDENTIFIED GUEST | We do not know yet. In twenty-four hours She will come to you here. You will be here to meet her. |
| (didascalia) | [The doorbell rings] |
| EDWARD | I must answer the door. |
| (didascalia) | [EDWARD goes to the door] |
| EDWARD | So it’s you again, Julia! |
| (didascalia) | [Enter JULIA and PETER] |
| JULIA | Edward, I’m so glad to find you. Do you know, I must have left my glasses here, And I simply can’t see a thing without them. I’ve been dragging Peter all over town Looking for them everywhere I’ve been. Has anybody found them? You can tell if they’re mine — Some kind of a plastic sort of frame — I’m afraid I don’t remember the colour, But I’d know them, because one lens is missing. UNIDENTIFIED GUEST [Sings]. As I was drinkin’ gin and water, And me bein’ the One Eyed Riley, Who came in but the landlord’s daughter And she took my heart entirely. You will keep our appointment? |
| EDWARD | I shall keep it. UNIDENTIFIED GUEST [Sings]. Tooryooly toory-iley, What’s the matter with One Eyed Riley? |
| (didascalia) | [Exit] |
| JULIA | Edward, who is that dreadful man? I’ve never been so insulted in my life. It’s very lucky that I left my spectacles: This is what I call an adventure! Tell me about him. You’ve been drinking together! So this is the kind of friend you have When Lavinia is out of the way! Who is he? |
| EDWARD | I don’t know. |
| JULIA | You don’t know? |
| EDWARD | I never saw him before in my life. |
| JULIA | But how did he come here? |
| EDWARD | I don’t know. |
| JULIA | You don’t know! And what’s his name? Did I hear him say his name was Riley? |
| EDWARD | I don’t know his name. |
| JULIA | You don’t know his name? |
| EDWARD | I tell you I’ve no idea who he is Or how he got here. |
| JULIA | But what did you talk about Or were you singing songs all the time? There’s altogether too much mystery About this place to-day. |
| EDWARD | I’m very sorry. |
| JULIA | No, I love it. But that reminds me About my glasses. That’s the greatest mystery. Peter! Why aren’t you looking for them? Look on the mantelpiece. Where was I sitting? Just turn out the bottom of that sofa — No, this chair. Look under the cushion. |
| EDWARD | Are you quite sure they’re not in your bag? |
| JULIA | Why no, of course not: that’s where I keep them. Oh, here they are! Thank you, Edward; That really was very clever of you; I’d never have found them but for you. The next time I lose anything, Edward, I’ll come straight to you, instead of to St. Anthony. And now I must fly. I’ve kept the taxi waiting. Come along, Peter. |
| PETER | I hope you won’t mind If I don’t come with you, Julia? On the way back I remembered something I had to say to Edward … |
| JULIA | Oh, about Lavinia? |
| PETER | No, not about Lavinia. It’s something I want to consult him about, And I could do it now. |
| JULIA | Of course I don’t mind. |
| PETER | Well, at least you must let me take you down in the lift. |
| JULIA | No, you stop and talk to Edward. I’m not helpless yet. And besides, I like to manage the machine myself — In a lift I can meditate. Good-bye then. And thank you — both of you — very much. |
| (didascalia) | [Exit] |
| PETER | I hope I’m not disturbing you, Edward. |
| EDWARD | I seem to have been disturbed already; And I did rather want to be alone. But what’s it all about? |
| PETER | I want your help. I was going to telephone and try to see you later; But this seemed an opportunity. |
| EDWARD | And what’s your trouble? |
| PETER | This evening I felt I could bear it no longer. That awful party! I’m sorry, Edward; Of course it was really a very nice party For everyone but me. And that wasn’t your fault. I don’t suppose you noticed the situation. |
| EDWARD | I did think I noticed one or two things; But I don’t pretend I was aware of everything. |
| PETER | Oh, I’m very glad that you didn’t notice: I must have behaved rather better than I thought. If you didn’t notice, I don’t suppose the others did, Though I’m rather afraid of Julia Shuttlethwaite. |
| EDWARD | Julia is certainly observant, But I think she had some other matter on her mind. |
| PETER | It’s about Celia. Myself and Celia. |
| EDWARD | Why, what could there be about yourself and Celia? Have you anything in common, do you think? |
| PETER | It seemed to me we had a great deal in common. We’re both of us artists. |
| EDWARD | I never thought of that. What arts do you practise? |
| PETER | You won’t have seen my novel, Though it had some very good reviews. But it’s more the cinema that interests both of us. |
| EDWARD | A common interest in the moving pictures Frequently brings young people together. |
| PETER | Now you’re only being sarcastic: Celia was interested in the art of the film. |
| EDWARD | As a possible profession? |
| PETER | She might make it a profession; Though she had her poetry. |
| EDWARD | Yes, I’ve seen her poetry — Interesting if one is interested in Celia. Apart, of course, from its literary merit Which I don’t pretend to judge. |
| PETER | Well, I can judge it, And I think it’s very good. But that’s not the point. The point is, I thought we had a great deal in common And I think she thought so too. |
| EDWARD | How did you come to know her? |
| (didascalia) | [Enter ALEX] |
| ALEX | Ah, there you are, Edward! Do you know why I’ve looked in? |
| EDWARD | I’d like to know first how you got in, Alex. |
| ALEX | Why, I came and found that the door was open And so I thought I’d slip in and see if anyone was with you. |
| PETER | Julia must have left it open. |
| EDWARD | Never mind; So long as you both shut it when you go out. |
| ALEX | Ah, but you’re coming with me, Edward. I thought, Edward may be all alone this evening, And I know that he hates to spend an evening alone, So you’re going to come out and have dinner with me. |
| EDWARD | That’s very thoughtful of you, Alex, I’m sure; But I rather want to be alone, this evening. |
| ALEX | But you’ve got to have some dinner. Are you going out? Is there anyone here to get dinner for you? |
| EDWARD | No, I shan’t want much, and I’ll get it myself. |
| ALEX | Ah, in that case I know what I’ll do. I’m going to give you a little surprise: You know, I’m rather a famous cook. I’m going straight to your kitchen now And I shall prepare you a nice little dinner Which you can have alone. And then we’ll leave you. Meanwhile, you and Peter can go on talking And I shan’t disturb you. |
| EDWARD | My dear Alex, There’ll be nothing in the larder worthy of your cooking. I couldn’t think of it. |
| ALEX | Ah, but that’s my special gift — Concocting a toothsome meal out of nothing. Any scraps you have will do. I learned that in the East. With a handful of rice and a little dried fish I can make half a dozen dishes. Don’t say a word. I shall begin at once. |
| (didascalia) | [Exit to kitchen] |
| EDWARD | Well, where did you leave off? |
| PETER | You asked me how I came to know Celia. I met her here, about a year ago. |
| EDWARD | At one of Lavinia’s amateur Thursdays? |
| PETER | A Thursday. Why do you say amateur? |
| EDWARD | Lavinia’s attempts at starting a salon, Where I entertained the minor guests And dealt with the misfits, Lavinia’s mistakes. But you were one of the minor successes For a time at least. |
| PETER | I wouldn’t say that. But Lavinia was awfully kind to me And I owe her a great deal. And then I met Celia. She was different from any girl I’d ever known And not easy to talk to, on that occasion. |
| EDWARD | Did you see her often? ALEX’S VOICE. Edward, have you a double boiler? |
| EDWARD | I suppose there must be a double boiler: Isn’t there one in every kitchen? ALEX’S VOICE. I can’t find it. There goes that surprise. I must think of another. |
| PETER | Not very often. And when I did, I got no chance to talk to her. |
| EDWARD | You and Celia were asked for different purposes. Your role was to be one of Lavinia’s discoveries; Celia’s, to provide society and fashion. Lavinia always had the ambition To establish herself in two worlds at once — But she herself had to be the link between them. That is why, I think, her Thursdays were a failure. |
| PETER | You speak as if everything was finished. |
| EDWARD | Oh no, no, everything is left unfinished. But you haven’t told me how you came to know Celia. |
| PETER | I saw her again a few days later Alone at a concert. And I was alone. I’ve always gone to concerts alone — At first, because I knew no one to go with, And later, I found I preferred to go alone. But a girl like Celia, it seemed very strange, Because I thought of her merely as a name In a society column, to find her there alone. Anyway, we got into conversation And I found that she went to concerts alone And to look at pictures. So we often met In the same way, and sometimes went together. And to be with Celia, that was something different From company or solitude. And we sometimes had tea And once or twice dined together. |
| EDWARD | And after that Did she ever introduce you to her family Or to any of her friends? |
| PETER | No, but once or twice she spoke of them And about their lack of intellectual interests. |
| EDWARD | And what happened after that? |
| PETER | Oh, nothing happened. But I thought that she really cared about me. And I was so happy when we were together — So … contented, so … at peace: I can’t express it; I had never imagined such quiet happiness. I had only experienced excitement, delirium, Desire for possession. It was not like that at all. It was something very strange. There was such … tranquillity … |
| EDWARD | And what interrupted this interesting affair? |
| (didascalia) | [Enter ALEX in shirtsleeves and an apron] |
| ALEX | Edward, I can’t find any curry powder. |
| EDWARD | There isn’t any curry powder. Lavinia hates curry. |
| ALEX | There goes another surprise, then. I must think. I didn’t expect to find any mangoes, But I did count upon curry powder. |
| (didascalia) | [Exit] |
| PETER | That is exactly what I want to know. She has simply faded — into some other picture — Like a film effect. She doesn’t want to see me; Makes excuses, not very plausible, And when I do see her, she seems preoccupied With some secret excitement which I cannot share. |
| EDWARD | Do you think she has simply lost interest in you? |
| PETER | You put it just wrong. I think of it differently. It is not her interest in me that I miss — But those moments in which we seemed to share some perception, Some feeling, some indefinable experience In which we were both unaware of ourselves. In your terms, perhaps, she’s lost interest in me. |
| EDWARD | That is all very normal. If you could only know How lucky you are. In a little while This might have become an ordinary affair Like any other. As the fever cooled You would have found that she was another woman And that you were another man. I congratulate you On a timely escape. |
| PETER | I should prefer to be spared Your congratulations. I had to talk to someone. And I have been telling you of something real — My first experience of reality And perhaps it is the last. And you don’t understand. |
| EDWARD | My dear Peter, I have only been telling you What would have happened to you with Celia In another six months’ time. There it is. You can take it or leave it. |
| PETER | But what am I to do? |
| EDWARD | Nothing. Wait. Go back to California. |
| PETER | But I must see Celia. |
| EDWARD | Will it be the same Celia? Better be content with the Celia you remember. Remember! I say it’s already a memory. |
| PETER | But I must see Celia at least to make her tell me What has happened, in her terms. Until I know that I shan’t know the truth about even the memory. Did we really share these interests? Did we really feel the same When we heard certain music? Or looked at certain pictures? There was something real. But what is the reality … |
| (didascalia) | [The telephone rings] |
| EDWARD | Excuse me a moment. |
| (didascalia) | [Into telephone] |
| EDWARD | Hello! … I can’t talk now … Yes, there is … Well then, I’ll ring you As soon as I can. [To PETER] I’m sorry. You were saying? |
| PETER | I was saying, what is the reality Of experience between two unreal people? If I can only hold to the memory I can bear any future. But I must find out The truth about the past, for the sake of the memory. |
| EDWARD | There’s no memory you can wrap in camphor But the moths will get in. So you want to see Celia. I don’t know why I should be taking all this trouble To protect you from the fool you are. What do you want me to do? |
| PETER | See Celia for me. You know her in a different way from me And you are so much older. |
| EDWARD | So much older? |
| PETER | Yes, I’m sure that she would listen to you As someone disinterested. |
| EDWARD | Well, I will see Celia. |
| PETER | Thank you, Edward. It’s very good of you. |
| (didascalia) | [Enter ALEX, with his jacket on] |
| ALEX | Oh, Edward! I’ve prepared you such a treat! I really think that of all my triumphs This is the greatest. To make something out of nothing! Never, even when travelling in Albania, Have I made such a supper out of so few materials As I found in your refrigerator. But of course I was lucky to find half-a-dozen eggs. |
| EDWARD | What! You used all those eggs! Lavinia’s aunt Has just sent them from the country. |
| ALEX | Ah, so the aunt Really exists. A substantial proof. |
| EDWARD | No, no … I mean, this is another aunt. |
| ALEX | I understand. The real aunt. But you’ll be grateful. There are very few peasants in Montenegro Who can have the dish that you’ll be eating, nowadays. |
| EDWARD | But what about my breakfast? |
| ALEX | Don’t worry about breakfast. All you should want is a cup of black coffee And a little dry toast. I’ve left it simmering. Don’t leave it longer than another ten minutes. Now I’ll be going, and I’ll take Peter with me. |
| PETER | Edward, I’ve taken too much of your time, And you want to be alone. Give my love to Lavinia When she comes back … but, if you don’t mind, I’d rather you didn’t tell her what I’ve told you. |
| EDWARD | I shall not say anything about it to Lavinia. |
| PETER | Thank you, Edward. Good night. |
| EDWARD | Good night, Peter, And good night, Alex. Oh, and if you don’t mind, Please shut the door after you, so that it latches. |
| ALEX | Remember, Edward, not more than ten minutes, Twenty minutes, and my work will be ruined. |
| (didascalia) | [Exeunt ALEX and PETER] |
| (didascalia) | [EDWARD picks up the telephone, and dials a number] |
| EDWARD | Is Miss Celia Coplestone in? … How long ago? … No, it doesn’t matter. CURTAIN |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Il salotto dell’appartamento londinese dei Chamberlayne. Prima sera. EDWARD CHAMBERLAYNE, JULIA SHUTTLETHWAITE, CELIA COPLESTONE, PETER QUILPE, ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS, e un OSPITE NON IDENTIFICATO. |
| ALEX | Non hai capito affatto il punto, Julia: Non c’erano tigri. Questo era il punto. |
| JULIA | E allora che ci facevate, su un albero: Tu e il Maharaja? |
| ALEX | Mia cara Julia! È perfettamente inutile. Non hai ascoltato. |
| PETER | Dovrai raccontarcelo daccapo, Alex. |
| ALEX | Non racconto mai due volte la stessa storia. |
| JULIA | Ma sto ancora aspettando di sapere che cosa è successo. So che era cominciata come una storia di tigri. |
| ALEX | Ho detto che non c’erano tigri. |
| CELIA | Oh, smettetela di bisticciare, Tutti e due. Tocca a te, Julia. Raccontaci quella storia che hai raccontato l’altro giorno, di Lady Klootz e della torta nuziale. |
| PETER | E di come il maggiordomo la trovò in dispensa, a sciacquarsi la bocca con lo champagne. Mi piace quella storia. |
| CELIA | Adoro quella storia. |
| ALEX | Non mi stanco mai di sentire quella storia. |
| JULIA | Bene, pare che la conosciate tutti. |
| CELIA | La conosciamo tutti? Ma non ci stanchiamo mai di sentirtela raccontare. Non credo che qui tutti la conoscano. [All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Lei non la conosce, vero? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, non l’ho mai sentita. |
| CELIA | Ecco un nuovo ascoltatore per te, Julia; E non credo che Edward la conosca. |
| EDWARD | Può darsi che l’abbia sentita, ma non la ricordo. |
| CELIA | E Julia è l’unica persona che sappia raccontarla. È così brava a imitare. |
| JULIA | Sono brava a imitare? |
| PETER | Sei brava a imitare. Non ti sfugge mai nulla. |
| ALEX | Non le sfugge mai nulla, a meno che non voglia. |
| CELIA | Specialmente l’accento lituano. |
| JULIA | Lituano? Lady Klootz? |
| PETER | Credevo fosse belga. |
| ALEX | Suo padre apparteneva a una famiglia baltica — Una delle più antiche famiglie baltiche Con un ramo in Svezia e uno in Danimarca. C’erano parecchie figlie assai graziose: Mi domando che ne sia stato di loro. |
| JULIA | Lady Klootz era graziosissima, un tempo. Che vita conduceva! Le dicevo sempre: «Greta! Hai troppa vitalità». Ma si divertiva. [All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosceva Lady Klootz? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, non l’ho mai incontrata. |
| CELIA | Va’ avanti con la storia della torta nuziale. |
| JULIA | Beh, ma in realtà non è una storia mia. L’ho sentita per la prima volta da Delia Verinder Che era là quando accadde. [All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosce Delia Verinder? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, non la conosco. |
| JULIA | Beh, non si è mai troppo prudenti Prima di raccontare una storia. |
| ALEX | Delia Verinder? Era quella che aveva tre fratelli? |
| JULIA | Quanti fratelli? Due, credo. |
| ALEX | No, erano tre, ma il terzo non lo conoscerai: Lo tenevano piuttosto nascosto. |
| JULIA | Oh, intendi quello. |
| ALEX | Era deficiente. |
| JULIA | Oh, non deficiente: Era soltanto innocuo. |
| ALEX | Beh allora, innocuo. |
| JULIA | Era bravissimo a riparare gli orologi; E aveva un udito notevole — L’unico uomo che abbia mai incontrato capace di udire il grido dei pipistrelli. |
| PETER | Udire il grido dei pipistrelli? |
| JULIA | Poteva udire il grido dei pipistrelli. |
| CELIA | Ma come fai a sapere che poteva udire il grido dei pipistrelli? |
| JULIA | Perché lo diceva lui. E io gli credevo. |
| CELIA | Ma se era così… innocuo, come potevi credergli? Potrebbe averlo immaginato. |
| JULIA | Mia cara Celia, Non c’è bisogno che tu sia così scettica. Una volta ci stetti Nel loro castello del Nord. Come soffriva! Dovettero trovargli un’isola Dove non ci fossero pipistrelli. |
| ALEX | Ed è ancora là? Julia è davvero una miniera d’informazioni. |
| CELIA | Non c’è molto che Julia non sappia. |
| PETER | Va’ avanti con la storia della torta nuziale. |
| (didascalia) | [EDWARD lascia la stanza] |
| JULIA | No, aspetteremo che Edward torni nella stanza. Ora voglio rilassarmi. Ci sono altri cocktail? |
| PETER | Ma va’ avanti. Tanto Edward non stava ascoltando. |
| JULIA | No, non stava ascoltando, ma è una tale fatica — Edward senza Lavinia! È proprio impossibile! Lasciare a me il compito di mandare avanti le cose. Che padrone di casa! E niente di commestibile! L’unica ragione d’un cocktail party Per una vecchia golosa come me È un bel bocconcino. Bere posso a casa. |
| (didascalia) | [EDWARD torna con un vassoio] |
| JULIA | Edward, dammi un’altra di quelle olive deliziose. Che cos’è? Patatine? No, non le sopporto. Dunque, avevo cominciato a parlarvi di Lady Klootz. Fu alle nozze dei Vincewell. Oh, tanti anni fa! [All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosceva i Vincewell? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, non conosco i Vincewell. |
| JULIA | Oh, ora sono morti tutti e due. Ma volevo saperlo. Se fossero stati amici suoi, non potrei raccontare la storia. |
| PETER | Erano i genitori di Tony Vincewell? |
| JULIA | Sì. Tony fu il prodotto, ma non la soluzione. Non fece che rendere la situazione più difficile. Conosci Tony Vincewell? L’hai conosciuto a Oxford? |
| PETER | No, non l’ho mai conosciuto a Oxford: L’ho incontrato l’anno scorso in California. |
| JULIA | Ho sempre desiderato andare in California. Raccontaci che cosa facevi in California. |
| CELIA | Girava un film. |
| PETER | Cercavo di girare un film. |
| JULIA | Oh, che film era? Mi domando se l’ho visto. |
| PETER | No, non può averlo visto. In effetti Non fu mai prodotto. Un film lo fecero Ma usarono un’altra sceneggiatura. |
| JULIA | Non quella che avevi scritto tu? |
| PETER | Non quella che avevo scritto io: Ma ho trascorso un tempo assai piacevole. |
| CELIA | Va’ avanti con la storia della torta nuziale. |
| JULIA | Edward, siediti un momento. So che sei sempre il perfetto padrone di casa, Ma prova a far finta d’essere un altro ospite Alla festa di Lavinia. Ci sono tante domande Che voglio farti. È un’occasione d’oro Ora che Lavinia è via. Ho sempre detto: «Se solo potessi avere Edward da solo E fare una conversazione davvero seria!» L’ho detto a Lavinia. Era d’accordo con me. Ha detto: «Vorrei che tu ci provassi». E questa è la prima volta Che ti vedo senza Lavinia Tranne quella volta che restò chiusa nel gabinetto E non riusciva a uscire. So che cosa stai pensando! So che mi credi una vecchia sciocca Ma parlo davvero sul serio. Lavinia mi prende sul serio. Credo sia questa la ragione per cui è andata via — Perché io potessi farti parlare. Forse è in dispensa Ad ascoltare tutto quel che diciamo! |
| EDWARD | No, non è in dispensa. |
| CELIA | Starà via per un po’ di tempo, Edward? |
| EDWARD | Non lo so davvero, finché non avrò sue notizie. Se la zia è molto malata, può restare via un bel po’ di tempo. |
| CELIA | E come farai mentre è via? |
| EDWARD | Non lo so davvero. Potrei andarmene via anch’io. |
| CELIA | Andartene via anche tu! |
| JULIA | Hai una zia anche tu? |
| EDWARD | No, non ho nessuna zia. Ma potrei andarmene. |
| CELIA | Ma, Edward… che cosa stavo per dire? È terribile per le vecchie signore sole in campagna, E quasi impossibile trovare un’infermiera. |
| JULIA | È la sua zia Laura? |
| EDWARD | No; un’altra zia Che non conosceresti. La sorella di sua madre E piuttosto una reclusa. |
| JULIA | La sua zia prediletta? |
| EDWARD | La nipote prediletta della zia. Ed è piuttosto difficile. Quando è malata, pretende assolutamente Lavinia. |
| JULIA | Non ho mai sentito che fosse malata, prima d’ora. |
| EDWARD | No, è sempre fortissima. Ecco perché, quando è malata, Le viene il panico. |
| JULIA | E manda a chiamare Lavinia. Capisco perfettamente. Ci sono prospettive? |
| EDWARD | No, credo che abbia investito tutto in un vitalizio. |
| JULIA | Allora è molto altruista da parte di Lavinia Eppure molto da lei. Ma davvero, Edward, Lavinia potrebbe restare via per settimane, O tornare e poi essere richiamata via di nuovo. Le conosco queste vecchie coriacee — Ne sono una anch’io. Mi pare di sapere Tutto di quella zia dell’Hampshire. |
| EDWARD | Hampshire? |
| JULIA | Non hai detto Hampshire? |
| EDWARD | No, non ho detto Hampshire. |
| JULIA | Hai detto Hampstead? |
| EDWARD | No, non ho detto Hampstead. |
| JULIA | Ma da qualche parte dovrà pur vivere. |
| EDWARD | Vive nell’Essex. |
| JULIA | Da qualche parte vicino a Colchester? Lavinia adora le ostriche. |
| EDWARD | No. Nel profondo dell’Essex. |
| JULIA | Bene, non ci ficcheremo il naso. Hai l’indirizzo, e il numero di telefono? Potrei fare un salto a trovare Lavinia Andando in Cornovaglia. Ma siamo ragionevoli: Ora devi lasciarmi fare la tua zia zitella — Che vive di vitalizio, s’intende. Ti farò cenare da solo con me Venerdì, e parlarmi di tutto. |
| EDWARD | Di tutto? |
| JULIA | Oh, sai che cosa intendo. Le prossime elezioni. E i segreti delle tue cause. |
| EDWARD | La maggior parte dei miei segreti è del tutto priva d’interesse. |
| JULIA | Bene, non scapperai. Ceni con me venerdì. Ho già scelto le persone che devi conoscere. |
| EDWARD | Ma mi avevi chiesto di cenare con te da solo. |
| JULIA | Sì, da solo! Senza Lavinia! Le altre persone ti piaceranno — Ma devi parlare con me. Dunque è tutto stabilito. E ora devo andare. |
| EDWARD | Devi proprio andare? |
| PETER | Ma non racconterai la storia di Lady Klootz? |
| JULIA | Quale Lady Klootz? |
| CELIA | E la torta nuziale. |
| JULIA | Torta nuziale? Non ero alle sue nozze. Edward, è stata una serata deliziosa: Le patatine erano davvero eccellenti. Ora vediamo. Ho preso tutto? È una festa così bella, mi dispiace lasciarla. È una festa così bella, vorrei ripeterla. Perché non venite tutti a cena venerdì? No, temo che la mia buona signora Batten Mi darebbe le dimissioni. E ora devo andare. |
| ALEX | Temo che dovrei andare anch’io. |
| PETER | Celia — Posso accompagnarti a piedi? |
| CELIA | No, mi dispiace, Peter; Devo prendere un taxi. |
| JULIA | Vieni con me, Peter: Puoi trovarmi un taxi, e poi ti lascio per strada. Ti aspetto venerdì, Edward. E Celia — Devo vederti prestissimo. Ora non andatevene tutti Solo perché me ne vado io. Arrivederci, Edward. |
| EDWARD | Arrivederci, Julia. |
| (didascalia) | [Escono JULIA e PETER] |
| CELIA | Arrivederci, Edward. Ti vedrò presto? |
| EDWARD | Forse. Non lo so. |
| CELIA | Forse non lo sai? Molto bene, arrivederci. |
| EDWARD | Arrivederci, Celia. |
| ALEX | Arrivederci, Edward. Spero proprio Che avrai notizie migliori della zia di Lavinia. |
| EDWARD | Oh… sì… grazie. Arrivederci, Alex, Sei stato gentile a venire. |
| (didascalia) | [Escono ALEX e CELIA] |
| EDWARD | [All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Non se ne vada ancora. Non se ne vada ancora. Finiremo i cocktail. O preferisce del whisky? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Gin. |
| EDWARD | Ci metto qualcosa? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Un goccio d’acqua. |
| EDWARD | Voglio scusarmi per questa serata. Il fatto è che avevo cercato di rimandare questa festa: Questi erano solo quelli che non ho potuto disdire Perché non sono riuscito a raggiungerli in tempo; E non sapevo che sarebbe venuto anche lei. Credevo che Lavinia mi avesse detto i nomi Di tutte le persone che diceva d’aver invitato. Ma è solo quella terribile vecchia che contava — Chiunque altro non mi sarebbe importato, |
| (didascalia) | [Suona il campanello. EDWARD va alla porta, dicendo:] |
| EDWARD | Ma lei salta sempre fuori quando meno la si desidera. |
| (didascalia) | [Apre la porta] |
| EDWARD | Julia! |
| (didascalia) | [Entra JULIA] |
| JULIA | Edward! Che fortuna che piova! Mi ha fatto ricordare l’ombrello, Ed eccolo lì! Ora che cosa complottate voi due? Che gran fortuna che fosse il mio ombrello, E non quello di Alexander — lui è così curioso! Ma io non ficco mai il naso negli affari altrui. Bene, arrivederci di nuovo. Finalmente me ne vado. |
| (didascalia) | [Esce] |
| EDWARD | Mi scusi. Temo di non conoscere il suo nome. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Dovrei andarmene. |
| EDWARD | Non se ne vada ancora. Ho un gran bisogno di parlare con qualcuno; Ed è più facile parlare con una persona che non si conosce. Il fatto è che Lavinia mi ha lasciato. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Sua moglie l’ha lasciata? |
| EDWARD | Senza preavviso, naturalmente; Proprio quando aveva organizzato un cocktail party. Era già andata via quando sono rientrato, oggi pomeriggio. Ha lasciato un biglietto per dire che mi lasciava; Ma non so dove sia andata. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Questa è un’occasione. Posso prendere un altro bicchiere? |
| EDWARD | Whisky? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Gin. |
| EDWARD | Ci metto qualcosa? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Nient’altro che acqua. E raccomando a lei la stessa ricetta… Mi lasci prepararla, se permette… Forte… ma la sorseggi lentamente… e la beva seduto. Respiri a fondo, e assuma una posizione rilassata. Ecco fatto. Ora qualche domanda. Sposato da quanto? |
| EDWARD | Cinque anni. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Figli? |
| EDWARD | Nessuno. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Allora guardi il lato buono. Dice di non sapere dove sia andata? |
| EDWARD | No, non lo so. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Sa chi è l’uomo? |
| EDWARD | Non c’era nessun altro uomo — Nessuno che io sappia. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | O un’altra donna Di cui credesse d’aver motivo d’essere gelosa? |
| EDWARD | Non aveva nulla da lamentare nella mia condotta. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Allora senza dubbio è tutto per il meglio. Con un altro uomo, potrebbe aver commesso un errore E voler tornare da lei. Se un’altra donna, Potrebbe decidere d’essere indulgente E guadagnarci un vantaggio. Se non c’è un’altra donna Né un altro uomo, allora la ragione può essere più profonda E lei ha motivo di sperare che non torni affatto. Se un altro uomo, lei vorrebbe risposarsi Per provare al mondo che qualcuno la desiderava; Se un’altra donna, forse dovrebbe sposarla — Potrebbe perfino immaginare di volerla sposare. |
| EDWARD | Ma io voglio indietro mia moglie. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | È la reazione naturale. È imbarazzante, e scomodo. Era scomodo, dover mentire in proposito Perché non si può dire la verità al telefono. Tutto ciò richiederà tempo che lei non può bene permettersi; Ma le sottopongo… |
| EDWARD | Non mi sottoponga nulla. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Allora suggerisco… |
| EDWARD | E per favore non suggerisca. Ho usato spesso questi termini interrogando i testimoni, Perciò non mi piacciono. Posso sottoporle io una cosa? So d’aver provocato io questa conversazione: Ma non so chi lei sia. Non è ciò che mi aspettavo. Volevo solo alleggerirmi la mente Dicendo a qualcuno ciò che tenevo nascosto. Non credo di voler sapere chi lei sia; Ma, allo stesso tempo, a meno che lei non conosca mia moglie Assai meglio di quanto pensassi, o a meno che non sappia Di noi assai più di quanto appaia — Trovo le sue congetture piuttosto offensive. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | La conosco tanto bene quanto conosco sua moglie; E sapevo che tutto ciò che voleva era il lusso Di una confidenza intima a uno sconosciuto. Mi lasci dunque restare lo sconosciuto. Ma le dico questo: avvicinare lo sconosciuto È invitare l’inatteso, liberare una forza nuova, O far uscire il genio dalla bottiglia. È mettere in moto una catena di eventi Fuori dal suo controllo. Perciò mi lasci continuare. Dirò dunque che lei prova un certo sollievo Di cui non è consapevole. Le verrà lentamente: Quando si sveglia al mattino, quando va a letto la notte, Che comincia a godere della sua indipendenza; Trovando la sua vita sempre più comoda Senza la critica costante, la paziente fraintenditrice Che ordina la vita un po’ meglio di quanto le piaccia, Che preferisce amici non proprio uguali ai suoi, O che fa sì che i suoi amici preferiscano sua moglie a lei; E, rivoltando e rivoltando il passato, Si stupirà soltanto d’averlo sopportato tanto a lungo. E forse a tratti si sentirà un poco geloso Che sia stata sua moglie a vederlo per prima, e ad avere il coraggio di romperlo — Assicurandosi così un vantaggio permanente. |
| EDWARD | Potrebbe andare così, eppure… |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Sta per dire che l’ama? |
| EDWARD | Ma no, credevo che ci dessimo per scontati a vicenda. Non ho mai pensato che sarei stato più felice Con un’altra persona. Perché parlare d’amore? Eravamo abituati l’uno all’altra. Perciò il suo andarsene Da un momento all’altro, senza spiegazioni, Solo un biglietto per dire che era partita E non sarebbe tornata — beh, non riesco a capirlo. A nessuno piace restare con un mistero: È così… incompiuto. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Sì, è incompiuto; E a nessuno piace restare con un mistero. Ma c’è di più. C’è una perdita di personalità; O meglio, lei ha perso il contatto con la persona Che credeva d’essere. Non si sente più del tutto umano. È improvvisamente ridotto allo stato d’oggetto — Un oggetto vivente, ma non più una persona. Accade di continuo, perché si è un oggetto Altrettanto bene quanto una persona. Ma ce ne dimentichiamo Il più in fretta possibile. Quando ci si è vestiti per una festa E si scendono le scale, con tutto ciò che ci circonda Disposto a sostenerci nel ruolo che abbiamo scelto, Allora talvolta, quando si giunge al gradino più basso C’è un gradino in più di quanti i piedi ne aspettassero E si scende con uno scossone. Solo per un istante Si fa l’esperienza d’essere un oggetto Alla mercé di una scala malevola. Oppure, si prenda un’operazione chirurgica. Nel consulto col medico e col chirurgo, Nell’andare a letto nella casa di cura, Nel parlare con la caposala, si è ancora il soggetto, Il centro della realtà. Ma, distesi sul tavolo, Si è un mobile in un’officina di riparazioni Per quanti lo circondano, gli attori mascherati; Tutto ciò che resta di lei è il suo corpo E l’«io» si ritira. Posso riempire di nuovo? |
| EDWARD | Oh, mi scusi. Che cosa stava bevendo? Whisky? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Gin. |
| EDWARD | Qualcosa insieme? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Acqua. |
| EDWARD | A che cosa porta tutto questo? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | A scoprire Che cosa lei è veramente. Che cosa sente veramente. Che cosa è veramente in mezzo agli altri. Per la maggior parte del tempo ci diamo per scontati, Come dobbiamo, e viviamo di una piccola conoscenza Di noi quali eravamo. Chi è lei adesso? Non lo sa più di quanto lo sappia io, Anzi piuttosto meno. Non è che un insieme Di risposte obsolete. L’unica cosa da fare È non far nulla. Aspettare. |
| EDWARD | Aspettare! Ma aspettare è l’unica cosa impossibile. E poi, non vede che mi rende ridicolo? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Non le farà alcun male trovarsi ridicolo. Si rassegni a essere lo sciocco che è. È il miglior consiglio che possa darle. |
| EDWARD | Ma come posso aspettare, non sapendo che cosa aspetto? Dirò ai miei amici: «Mia moglie è andata via»? E loro rispondono «Dove?» e io dico «Non lo so»; E loro dicono: «Ma quando tornerà?» E io replico: «Non so se torni affatto». E chiedono: «Ma che cosa hai intenzione di fare?» E io rispondo: «Nulla». Mi crederanno pazzo O semplicemente spregevole. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Tanto meglio. Scoprirà di sopravvivere all’umiliazione. Ed è un’esperienza di valore incalcolabile. |
| EDWARD | Basta! Ammetto che molto di quel che ha detto È abbastanza vero. Ma non è tutto. Da quando l’ho vista stamattina a colazione Non ricordo più com’è fatta mia moglie. Non sono affatto sicuro che saprei descriverla Se dovessi chiedere alla polizia di cercarla. Di sicuro non so che cosa indossasse L’ultima volta che l’ho vista. Eppure la rivoglio. E devo riaverla, per scoprire che cosa è accaduto Durante i cinque anni che siamo stati sposati. Devo scoprire chi è lei, per scoprire chi sono io. E a che serve tutta la sua analisi Se devo restare per sempre perduto nel buio? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Non c’è certo alcuno scopo nel restare al buio Se non quanto basta a sgombrare la mente Dall’illusione d’essere mai stati nella luce. Il fatto che lei non sappia dare una ragione per volerla È la miglior ragione per credere che la voglia. |
| EDWARD | Voglio rivederla — qui. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | La rivedrà — qui. |
| EDWARD | Vuol dire che sa dov’è? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Quella domanda non merita il disturbo d’una risposta. Ma se la riporto, dev’essere a una condizione: Che lei prometta di non farle domande Su dove sia stata. |
| EDWARD | Non gliene farò. Eppure — mi pare — quando abbiamo cominciato a parlare Non ero sicuro di volerla; e ora la voglio. La voglio davvero? O è soltanto un suo suggerimento? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Non lo sappiamo ancora. Fra ventiquattr’ore Verrà da lei qui. Lei sarà qui ad accoglierla. |
| (didascalia) | [Suona il campanello] |
| EDWARD | Devo andare ad aprire. |
| (didascalia) | [EDWARD va alla porta] |
| EDWARD | Sei di nuovo tu, Julia! |
| (didascalia) | [Entrano JULIA e PETER] |
| JULIA | Edward, sono così contenta di trovarti. Sai, devo aver lasciato qui i miei occhiali, E senza non ci vedo proprio nulla. Ho trascinato Peter per tutta la città A cercarli in ogni posto dove sono stata. Li ha trovati qualcuno? Si capisce se sono i miei — Una specie di montatura di plastica — Temo di non ricordarne il colore, Ma li riconoscerei, perché manca una lente. OSPITE NON IDENTIFICATO [Canta]. Mentre bevevo gin e acqua, Ed essendo io Riley l’Orbo, Chi entrò se non la figlia dell’oste E mi prese il cuore per intero. Manterrà il nostro appuntamento? |
| EDWARD | Lo manterrò. OSPITE NON IDENTIFICATO [Canta]. Turulù turulì, Che cos’ha Riley l’Orbo? |
| (didascalia) | [Esce] |
| JULIA | Edward, chi è quell’uomo tremendo? Non sono mai stata così insultata in vita mia. È stata una gran fortuna aver lasciato gli occhiali: Questa sì che la chiamo un’avventura! Raccontami di lui. Avete bevuto insieme! Ecco dunque il genere di amici che frequenti Quando Lavinia è fuori dai piedi! Chi è? |
| EDWARD | Non lo so. |
| JULIA | Non lo sai? |
| EDWARD | Non l’avevo mai visto in vita mia. |
| JULIA | Ma come è arrivato qui? |
| EDWARD | Non ne ho idea. |
| JULIA | Non lo sai! E come si chiama? Gli ho sentito dire che si chiamava Riley? |
| EDWARD | Non so il suo nome. |
| JULIA | Non sai il suo nome? |
| EDWARD | Ti dico che non ho idea di chi sia Né di come sia arrivato qui. |
| JULIA | Ma di che cosa avete parlato O avete cantato canzoni tutto il tempo? C’è decisamente troppo mistero In questa casa oggi. |
| EDWARD | Mi dispiace molto. |
| JULIA | No, mi piace da matti. Ma questo mi ricorda I miei occhiali. È quello il mistero più grande. Peter! Perché non li cerchi? Guarda sul caminetto. Dov’ero seduta? Rovista in fondo a quel divano — No, questa poltrona. Guarda sotto il cuscino. |
| EDWARD | Sei proprio sicura che non siano nella tua borsa? |
| JULIA | Ma no, certo che no: è lì che li tengo. Oh, eccoli qui! Grazie, Edward; Sei stato davvero molto in gamba; Senza di te non li avrei mai trovati. La prossima volta che perdo qualcosa, Edward, Verrò dritta da te, invece che da sant’Antonio. E ora devo volare. Ho lasciato il taxi ad aspettare. Andiamo, Peter. |
| PETER | Spero che non ti dispiaccia Se non vengo con te, Julia. Tornando Mi sono ricordato una cosa che dovevo dire a Edward… |
| JULIA | Oh, riguardo a Lavinia? |
| PETER | No, non riguardo a Lavinia. È una cosa su cui voglio consultarlo, E potrei farlo adesso. |
| JULIA | Ma certo che non mi dispiace. |
| PETER | Bene, almeno devi lasciarmi accompagnarti giù in ascensore. |
| JULIA | No, tu resta a parlare con Edward. Non sono ancora inetta. E poi, mi piace manovrare la macchina da me — In ascensore posso meditare. Arrivederci allora. E grazie — a tutti e due — molte grazie. |
| (didascalia) | [Esce] |
| PETER | Spero di non disturbarti, Edward. |
| EDWARD | Pare che sia già stato disturbato; E avrei preferito piuttosto restare solo. Ma di che si tratta? |
| PETER | Ho bisogno del tuo aiuto. Stavo per telefonare e cercare di vederti più tardi; Ma questa mi è parsa un’occasione. |
| EDWARD | E qual è il tuo guaio? |
| PETER | Stasera ho sentito che non ce la facevo più. Quella festa orribile! Scusami, Edward; Naturalmente era davvero una festa bellissima Per tutti tranne che per me. E non è stata colpa tua. Non credo che tu ti sia accorto della situazione. |
| EDWARD | Mi è parso di notare una cosa o due; Ma non pretendo d’essermi accorto di tutto. |
| PETER | Oh, sono molto contento che tu non abbia notato: Devo essermi comportato meglio di quanto credessi. Se non hai notato tu, non credo l’abbiano fatto gli altri, Anche se ho piuttosto paura di Julia Shuttlethwaite. |
| EDWARD | Julia è certamente osservatrice, Ma credo che avesse in testa qualche altra faccenda. |
| PETER | Si tratta di Celia. Di me e di Celia. |
| EDWARD | Ma via, che cosa potrebbe esserci fra te e Celia? Avete qualcosa in comune, secondo te? |
| PETER | Mi pareva che avessimo moltissimo in comune. Siamo tutti e due artisti. |
| EDWARD | Non ci avevo mai pensato. Quali arti pratichi? |
| PETER | Non avrai visto il mio romanzo, Anche se ebbe recensioni molto buone. Ma è più il cinema che interessa a tutti e due. |
| EDWARD | Un comune interesse per le immagini in movimento Avvicina spesso i giovani. |
| PETER | Ora sei soltanto sarcastico: Celia s’interessava all’arte del film. |
| EDWARD | Come possibile professione? |
| PETER | Potrebbe farne una professione; Anche se aveva la sua poesia. |
| EDWARD | Sì, ho visto le sue poesie — Interessanti se s’è interessati a Celia. A parte, s’intende, il loro merito letterario Che non pretendo di giudicare. |
| PETER | Beh, io posso giudicarlo, E lo trovo molto buono. Ma non è questo il punto. Il punto è che credevo avessimo moltissimo in comune E credo lo pensasse anche lei. |
| EDWARD | Come sei arrivato a conoscerla? |
| (didascalia) | [Entra ALEX] |
| ALEX | Ah, eccoti qui, Edward! Sai perché sono passato? |
| EDWARD | Vorrei sapere prima come sei entrato, Alex. |
| ALEX | Ma sono arrivato e ho trovato la porta aperta E così ho pensato d’infilarmi e vedere se c’era qualcuno con te. |
| PETER | Dev’essere stata Julia a lasciarla aperta. |
| EDWARD | Non importa; Purché la chiudiate tutti e due quando uscite. |
| ALEX | Ah, ma tu vieni con me, Edward. Ho pensato: Edward stasera sarà tutto solo, E so che detesta passare una serata solo, Perciò verrai fuori a cenare con me. |
| EDWARD | È molto premuroso da parte tua, Alex, davvero; Ma preferirei restare solo, stasera. |
| ALEX | Ma devi pur cenare. Esci? C’è qualcuno qui a prepararti la cena? |
| EDWARD | No, non mi servirà molto, e me la preparo da me. |
| ALEX | Ah, in tal caso so che cosa farò. Ti farò una piccola sorpresa: Sai, sono un cuoco piuttosto famoso. Vado dritto in cucina adesso E ti preparerò una bella cenetta Che potrai consumare solo. E poi ti lasceremo. Intanto tu e Peter potete continuare a parlare E io non vi disturberò. |
| EDWARD | Mio caro Alex, In dispensa non ci sarà nulla degno della tua cucina. Non se ne parla nemmeno. |
| ALEX | Ah, ma è proprio quello il mio dono speciale — Confezionare un pasto squisito con nulla. Bastano gli avanzi che hai. L’ho imparato in Oriente. Con una manciata di riso e un po’ di pesce secco So fare una mezza dozzina di piatti. Non dire una parola. Comincio subito. |
| (didascalia) | [Esce verso la cucina] |
| EDWARD | Dunque, dov’eri rimasto? |
| PETER | Mi hai chiesto come sono arrivato a conoscere Celia. L’ho incontrata qui, circa un anno fa. |
| EDWARD | A uno dei giovedì dilettanteschi di Lavinia? |
| PETER | Un giovedì. Perché dici dilettantesco? |
| EDWARD | I tentativi di Lavinia di aprire un salotto, Dove io intrattenevo gli ospiti minori E mi occupavo degli spostati, gli errori di Lavinia. Ma tu eri uno dei successi minori Per un po’ almeno. |
| PETER | Non direi questo. Ma Lavinia fu di una gentilezza straordinaria con me E le devo moltissimo. E poi conobbi Celia. Era diversa da qualunque ragazza avessi mai conosciuto E non facile da avvicinare, in quell’occasione. |
| EDWARD | La vedevi spesso? VOCE DI ALEX. Edward, hai una pentola a bagnomaria? |
| EDWARD | Immagino che ci debba essere una pentola a bagnomaria: Non ce n’è una in ogni cucina? VOCE DI ALEX. Non riesco a trovarla. Ecco un’altra sorpresa svanita. Devo pensarne un’altra. |
| PETER | Non molto spesso. E quando la vedevo, non avevo occasione di parlarle. |
| EDWARD | Tu e Celia eravate invitati per scopi diversi. La tua parte era d’essere una delle scoperte di Lavinia; Quella di Celia, di fornire mondanità e moda. Lavinia ha sempre avuto l’ambizione D’affermarsi in due mondi insieme — Ma doveva essere lei stessa il legame fra i due. Ecco perché, credo, i suoi giovedì furono un fallimento. |
| PETER | Parli come se tutto fosse finito. |
| EDWARD | Oh no, no, tutto resta incompiuto. Ma non mi hai detto come sei arrivato a conoscere Celia. |
| PETER | La rividi qualche giorno dopo Sola a un concerto. E io ero solo. Sono sempre andato ai concerti solo — Dapprima perché non conoscevo nessuno con cui andarci, E poi scoprii che preferivo andarci solo. Ma una ragazza come Celia, parve stranissimo, Perché la consideravo soltanto un nome In una rubrica mondana, trovarla lì sola. Comunque, attaccammo discorso E scoprii che andava ai concerti sola E a guardare i quadri. Così ci incontravamo spesso Allo stesso modo, e a volte ci andavamo insieme. Ed essere con Celia era qualcosa di diverso Dalla compagnia o dalla solitudine. E a volte prendevamo il tè E una volta o due cenammo insieme. |
| EDWARD | E dopo di allora Ti presentò mai alla sua famiglia O a qualcuno dei suoi amici? |
| PETER | No, ma una volta o due me ne parlò E della loro mancanza d’interessi intellettuali. |
| EDWARD | E che cosa accadde dopo? |
| PETER | Oh, non accadde nulla. Ma pensavo che tenesse davvero a me. Ed ero così felice quando stavamo insieme — Così… appagato, così… in pace: non so esprimerlo; Non avevo mai immaginato una felicità così quieta. Avevo conosciuto solo l’eccitazione, il delirio, Il desiderio di possesso. Non era affatto così. Era qualcosa di stranissimo. C’era una tale… tranquillità… |
| EDWARD | E che cosa ha interrotto questa interessante relazione? |
| (didascalia) | [Entra ALEX in maniche di camicia e con un grembiule] |
| ALEX | Edward, non trovo il curry in polvere. |
| EDWARD | Non c’è curry in polvere. Lavinia detesta il curry. |
| ALEX | Ecco un’altra sorpresa svanita, allora. Devo pensarci. Non mi aspettavo di trovare dei manghi, Ma sul curry in polvere contavo. |
| (didascalia) | [Esce] |
| PETER | È esattamente ciò che voglio sapere. È semplicemente sbiadita — dentro qualche altra immagine — Come una dissolvenza. Non vuole vedermi; Trova scuse, non molto plausibili, E quando la vedo, sembra assorta In qualche segreta eccitazione che non posso condividere. |
| EDWARD | Credi che abbia semplicemente perso interesse per te? |
| PETER | La metti proprio male. Io la vedo diversamente. Non è il suo interesse per me che mi manca — Ma quei momenti in cui pareva che condividessimo una percezione, Un sentimento, un’esperienza indefinibile In cui eravamo entrambi inconsapevoli di noi stessi. Nei tuoi termini, forse, ha perso interesse per me. |
| EDWARD | È tutto normalissimo. Se solo tu sapessi Quanto sei fortunato. Fra poco Questa sarebbe diventata una relazione qualunque Come tutte le altre. Al raffreddarsi della febbre Avresti scoperto che lei era un’altra donna E che tu eri un altro uomo. Mi congratulo con te Per una fuga tempestiva. |
| PETER | Preferirei che mi fossero risparmiate Le tue congratulazioni. Dovevo parlare con qualcuno. E ti ho raccontato di qualcosa di reale — La mia prima esperienza della realtà E forse è l’ultima. E tu non capisci. |
| EDWARD | Mio caro Peter, ti ho soltanto detto Che cosa ti sarebbe accaduto con Celia Nel giro d’altri sei mesi di tempo. Ecco tutto. Puoi prenderlo o lasciarlo. |
| PETER | Ma che cosa devo fare? |
| EDWARD | Nulla. Aspetta. Torna in California. |
| PETER | Ma devo vedere Celia. |
| EDWARD | Sarà la stessa Celia? Meglio accontentarsi della Celia che ricordi. Ricordi! Ti dico che è già un ricordo. |
| PETER | Ma devo vedere Celia almeno per farmi dire da lei Che cosa è accaduto, nei suoi termini. Finché non lo saprò Non conoscerò la verità neppure sul ricordo. Condividevamo davvero quegli interessi? Sentivamo davvero lo stesso Quando udivamo certa musica? O guardavamo certi quadri? C’era qualcosa di reale. Ma qual è la realtà… |
| (didascalia) | [Squilla il telefono] |
| EDWARD | Mi scusi un momento. |
| (didascalia) | [Al telefono] |
| EDWARD | Pronto!… Non posso parlare adesso… Sì, c’è… Bene, allora ti richiamo Appena posso. [A PETER] Scusami. Dicevi? |
| PETER | Dicevo: qual è la realtà D’un’esperienza fra due persone irreali? Se solo posso tenermi stretto il ricordo Potrò sopportare qualunque futuro. Ma devo scoprire La verità sul passato, per amore del ricordo. |
| EDWARD | Non c’è ricordo che tu possa avvolgere nella canfora Senza che le tarme ci entrino. Dunque vuoi vedere Celia. Non so perché mi stia prendendo tutto questo disturbo Per proteggerti dallo sciocco che sei. Che cosa vuoi che faccia? |
| PETER | Vedi Celia per me. Tu la conosci in un modo diverso dal mio E sei molto più vecchio. |
| EDWARD | Molto più vecchio? |
| PETER | Sì, sono certo che darebbe ascolto a te Come a qualcuno disinteressato. |
| EDWARD | Bene, vedrò Celia. |
| PETER | Grazie, Edward. Sei molto buono. |
| (didascalia) | [Entra ALEX, con la giacca indosso] |
| ALEX | Oh, Edward! Ti ho preparato una tale delizia! Credo davvero che fra tutti i miei trionfi Questo sia il più grande. Fare qualcosa dal nulla! Mai, nemmeno viaggiando in Albania, Ho ricavato una cena simile da così pochi materiali Come quelli che ho trovato nel tuo frigorifero. Ma naturalmente Ho avuto la fortuna di trovare una mezza dozzina d’uova. |
| EDWARD | Come! Hai usato tutte quelle uova! La zia di Lavinia Le ha appena mandate dalla campagna. |
| ALEX | Ah, dunque la zia Esiste davvero. Una prova sostanziosa. |
| EDWARD | No, no… voglio dire, questa è un’altra zia. |
| ALEX | Capisco. La zia vera. Ma mi sarai grato. Ci sono pochissimi contadini in Montenegro Che possano avere il piatto che mangerai, di questi tempi. |
| EDWARD | Ma la mia colazione? |
| ALEX | Non preoccuparti della colazione. Tutto ciò che ti occorre è una tazza di caffè nero E un po’ di pane tostato. L’ho lasciato a sobbollire. Non lasciarlo più d’altri dieci minuti. Ora vado, e mi porto via Peter. |
| PETER | Edward, ti ho rubato troppo tempo, E tu vuoi restare solo. Porta i miei saluti a Lavinia Quando torna… ma, se non ti dispiace, Preferirei che non le dicessi ciò che ti ho detto. |
| EDWARD | Non dirò nulla di tutto questo a Lavinia. |
| PETER | Grazie, Edward. Buona notte. |
| EDWARD | Buona notte, Peter, E buona notte, Alex. Oh, e se non vi dispiace, Chiudete la porta uscendo, in modo che scatti. |
| ALEX | Ricorda, Edward, non più di dieci minuti, Venti minuti, e la mia opera sarà rovinata. |
| (didascalia) | [Escono ALEX e PETER] |
| (didascalia) | [EDWARD prende il telefono e compone un numero] |
| EDWARD | C’è la signorina Celia Coplestone? … Quanto tempo fa? … No, non importa. SIPARIO |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | The same room: a quarter of an hour later. EDWARD is alone, playing Patience. The doorbell rings, and he goes to answer it. CELIA’S VOICE. Are you alone? |
| (didascalia) | [EDWARD returns with CELIA] |
| EDWARD | Celia! Why have you come back? I said I would telephone as soon as I could: And I tried to get you a short while ago. |
| CELIA | If there had happened to be anyone with you I was going to say I’d come back for my umbrella…. I must say you don’t seem very pleased to see me. Edward, I understand what has happened But I could not understand your manner on the telephone. It did not seem like you. So I felt I must see you. Tell me it’s all right, and then I’ll go. |
| EDWARD | But how can you say you understand what has happened? I don’t know what has happened, or what is going to happen; And to try to understand it, I want to be alone. |
| CELIA | I should have thought it was perfectly simple. Lavinia has left you. |
| EDWARD | Yes, that was the situation. I suppose it was pretty obvious to everyone. |
| CELIA | It was obvious that the aunt was a pure invention On the spur of the moment, and not a very good one. You should have been prepared with something better, for Julia; But it doesn’t really matter. They will know soon enough. Doesn’t that settle all our difficulties? |
| EDWARD | It has only brought to light the real difficulties. |
| CELIA | But surely, these are only temporary. You know I accepted the situation Because a divorce would ruin your career; And we thought that Lavinia would never want to leave you. Surely you don’t hold to that silly convention That the husband must always be the one to be divorced? And if she chooses to give you the grounds … |
| EDWARD | I see. But it is not like that at all. Lavinia is coming back. |
| CELIA | Lavinia coming back! Do you mean to say that she’s laid a trap for us? |
| EDWARD | No. If there is a trap, we are all in the trap, We have set it for ourselves. But I do not know What kind of a trap it is. |
| CELIA | Then what has happened? |
| (didascalia) | [The telephone rings] |
| EDWARD | Damn the telephone. I suppose I must answer it. Hello … oh, hello! … No. I mean yes, Alex; Yes, of course … it was marvellous. I’ve never tasted anything like it … Yes, that’s very interesting. But I just wondered Whether it mightn’t be rather indigestible? … Oh, no, Alex, don’t bring me any cheese; I’ve got some cheese … No, not Norwegian; But I don’t really want cheese … Slipper what? … Oh, from Jugoslavia … prunes and alcohol? No, really, Alex, I don’t want anything. I’m very tired. Thanks awfully, Alex. Good night. |
| CELIA | What on earth was that about? |
| EDWARD | That was Alex. |
| CELIA | I know it was Alex. But what was he talking of? |
| EDWARD | I had quite forgotten. He made his way in, a little while ago, And insisted on cooking me something for supper; And he said I must eat it within ten minutes. I suppose it’s still cooking. |
| CELIA | You suppose it’s still cooking! I thought I noticed a peculiar smell: Of course it’s still cooking — or doing something. I must go and investigate. |
| (didascalia) | [Starts to leave the room] |
| EDWARD | For heaven’s sake, don’t bother! |
| (didascalia) | [Exit CELIA] |
| EDWARD | Suppose someone came and found you in the kitchen? |
| (didascalia) | [EDWARD goes over to the table and inspects his game of Patience. He moves a card. The doorbell rings repeatedly. Re-enter CELIA, in an apron.] |
| CELIA | You’d better answer the door, Edward. It’s the best thing to do. Don’t lose your head. You see, I really did leave my umbrella; And I’ll say I found you here starving and helpless And had to do something. Anyway, I’m staying And I’m not going to hide. |
| (didascalia) | [Returns to kitchen. The bell rings again. EDWARD goes to front door, and is heard to say:] |
| CELIA | Julia! What have you come back for? |
| (didascalia) | [Enter JULIA] |
| JULIA | I’ve had an inspiration! |
| (didascalia) | [Enter CELIA with saucepan] |
| CELIA | Edward, it’s ruined! |
| EDWARD | What a good thing. |
| CELIA | But it’s ruined the saucepan too. |
| EDWARD | And half a dozen eggs: I wanted one for breakfast. A boiled egg. It’s the only thing I know how to cook. |
| JULIA | Celia! I see you’ve had the same inspiration That I had. Edward must be fed. He’s under such a strain. We must keep his strength up. Edward! Don’t you realise how lucky you are To have two Good Samaritans? I never heard of that before. |
| EDWARD | The man who fell among thieves was luckier than I: He was left at an inn. |
| JULIA | Edward, how ungrateful. What’s in that saucepan? |
| CELIA | Nobody knows. |
| EDWARD | It’s something that Alex came and prepared for me. He would do it. Three Good Samaritans. I forgot all about it. |
| JULIA | But you mustn’t touch it. |
| EDWARD | Of course I shan’t touch it. |
| JULIA | My dear, I should have warned you: Anything that Alex makes is absolutely deadly. I could tell such tales of his poisoning people. Now, my dear, you give me that apron And we’ll see what I can do. You stay and talk to Edward. |
| (didascalia) | [Exit JULIA] |
| CELIA | But what has happened, Edward? What has happened? |
| EDWARD | Lavinia is coming back, I think. |
| CELIA | You think! Don’t you know? |
| EDWARD | No, but I believe it. That man who was here — |
| CELIA | Yes, who was that man? I was rather afraid of him; He has some sort of power. |
| EDWARD | I don’t know who he is. But I had some talk with him, when the rest of you had left, And he said he would bring Lavinia back, tomorrow. |
| CELIA | But why should that man want to bring her back — Unless he is the Devil! I could believe he was. |
| EDWARD | Because I asked him to. |
| CELIA | Because you asked him to! Then he must be the Devil! He must have bewitched you. How did he persuade you to want her back? |
| (didascalia) | [A popping noise is heard from the kitchen] |
| EDWARD | What the devil’s that? |
| (didascalia) | [Re-enter JULIA, in apron, with a tray and three glasses] |
| JULIA | I’ve had an inspiration! There’s nothing in the place fit to eat: I’ve looked high and low. But I found some champagne — Only a half-bottle, to be sure, And of course it isn’t chilled. But it’s so refreshing; And I thought, we are all in need of a stimulant After this disaster. Now I’ll propose a health. Can you guess whose health I’m going to propose? |
| EDWARD | No, I can’t. But I won’t drink to Alex’s. |
| JULIA | Oh, it isn’t Alex’s. Come, I give you Lavinia’s aunt! You might have guessed it. EDWARD and CELIA. Lavinia’s aunt. |
| JULIA | Now, the next question Is, what’s to be done. That’s very simple. It’s too late, or too early, to go to a restaurant. You must both come home with me. |
| EDWARD | No, I’m sorry, Julia. I’m too tired to go out, and I’m not at all hungry. I shall have a few biscuits. |
| JULIA | But you, Celia? You must come and have a light supper with me — Something very light. |
| CELIA | Thank you, Julia. I think I will, if I may follow you In about ten minutes? Before I go, there’s something I want to say to Edward. |
| JULIA | About Lavinia? Well, come on quickly. And take a taxi. You know, you’re looking absolutely famished. Good night, Edward. |
| (didascalia) | [Exit JULIA] |
| CELIA | Well, how did he persuade you? |
| EDWARD | How did he persuade me? Did he persuade me? I have a very clear impression That he tried to persuade me it was all for the best That Lavinia had gone; that I ought to be thankful. And yet, the effect of all his argument Was to make me see that I wanted her back. |
| CELIA | That’s the Devil’s method! So you want Lavinia back! Lavinia! So the one thing you care about Is to avoid a break — anything unpleasant! No, it can’t be that. I won’t think it’s that. I think it is just a moment of surrender To fatigue. And panic. You can’t face the trouble. |
| EDWARD | No, it is not that. It is not only that. |
| CELIA | It cannot be simply a question of vanity: That you think the world will laugh at you Because your wife has left you for another man? I shall soon put that right, Edward, When you are free. |
| EDWARD | No, it is not that. And all these reasons were suggested to me By the man I call Riley — though his name is not Riley; It was just a name in a song he sang … |
| CELIA | He sang you a song about a man named Riley! Really, Edward, I think you are mad — I mean, you’re on the edge of a nervous breakdown. Edward, if I go away now Will you promise me to see a very great doctor Whom I have heard of — and his name is Reilly! |
| EDWARD | It would need someone greater than the greatest doctor To cure this illness. |
| CELIA | Edward, if I go now, Will you assure me that everything is right, That you do not mean to have Lavinia back And that you do mean to gain your freedom, And that everything is all right between us? That’s all that matters. Truly, Edward, If that is right, everything else will be, I promise you. |
| EDWARD | No, Celia. It has been very wonderful, and I’m very grateful, And I think you are a very rare person. But it was too late. And I should have known That it wasn’t fair to you. |
| CELIA | It wasn’t fair to me! You can stand there and talk about being fair to me! |
| EDWARD | But for Lavinia leaving, this would never have arisen. What future had you ever thought there could be? |
| CELIA | What had I thought that the future could be? I abandoned the future before we began, And after that I lived in a present Where time was meaningless, a private world of ours, Where the word ‘happiness’ had a different meaning Or so it seemed. |
| EDWARD | I have heard of that experience. |
| CELIA | A dream. I was happy in it till to-day, And then, when Julia asked about Lavinia And it came to me that Lavinia had left you And that you would be free — then I suddenly discovered That the dream was not enough; that I wanted something more And I waited, and wanted to run to tell you. Perhaps the dream was better. It seemed the real reality, And if this is reality, it is very like a dream. Perhaps it was I who betrayed my own dream All the while; and to find I wanted This world as well as that … well, it’s humiliating. |
| EDWARD | There is no reason why you should feel humiliated … |
| CELIA | Oh, don’t think that you can humiliate me! Humiliation — it’s something I’ve done to myself. I am not sure even that you seem real enough To humiliate me. I suppose that most women Would feel degraded to find that a man With whom they thought they had shared something wonderful Had taken them only as a passing diversion. Oh, I dare say that you deceived yourself: But that’s what it was, no doubt. |
| EDWARD | I didn’t take you as a passing diversion! If you want to speak of passing diversions How did you take Peter? |
| CELIA | Peter? Peter who? |
| EDWARD | Peter Quilpe, who was here this evening. He was in a dream And now he is simply unhappy and bewildered. |
| CELIA | I simply don’t know what you are talking about. Edward, this is really too crude a subterfuge To justify yourself. There was never anything Between me and Peter. |
| EDWARD | Wasn’t there? He thought so. He came back this evening to talk to me about it. |
| CELIA | But this is ridiculous! I never gave Peter Any reason to suppose I cared for him. I thought he had talent; I saw that he was lonely; I thought that I could help him. I took him to concerts. But then, as he came to make more acquaintances, I found him less interesting, and rather conceited. But why should we talk about Peter? All that matters Is, that you think you want Lavinia. And if that is the sort of person you are — Well, you had better have her. |
| EDWARD | It’s not like that. It is not that I am in love with Lavinia. I don’t think I was ever really in love with her. If I have ever been in love — and I think that I have — I have never been in love with anyone but you, And perhaps I still am. But this can’t go on. It never could have been … a permanent thing: You should have a man … nearer your own age. |
| CELIA | I don’t think I care for advice from you, Edward: You are not entitled to take any interest Now, in my future. I only hope you’re competent To manage your own. But if you are not in love And never have been in love with Lavinia, What is it that you want? |
| EDWARD | I am not sure. The one thing of which I am relatively certain Is, that only since this morning I have met myself as a middle-aged man Beginning to know what it is to feel old. That is the worst moment, when you feel that you have lost The desire for all that was most desirable, Before you are contented with what you can desire; Before you know what is left to be desired; And you go on wishing that you could desire What desire has left behind. But you cannot understand. How could you understand what it is to feel old? |
| CELIA | But I want to understand you. I could understand. And, Edward, please believe that whatever happens I shall not loathe you. I shall only feel sorry for you. It’s only myself I am in danger of loathing. But what will your life be? I cannot bear to think of it. Oh, Edward! Can you be happy with Lavinia? |
| EDWARD | No — not happy: or, if there is any happiness, Only the happiness of knowing That the misery does not feed on the ruin of loveliness, That the tedium is not the residue of ecstasy. I see that my life was determined long ago And that the struggle to escape from it Is only a make-believe, a pretence That what is, is not, or could be changed. The self that can say ‘I want this — or want that’ — The self that wills — he is a feeble creature; He has to come to terms in the end With the obstinate, the tougher self; who does not speak, Who never talks, who cannot argue; And who in some men may be the guardian — But in men like me, the dull, the implacable, The indomitable spirit of mediocrity. The willing self can contrive the disaster Of this unwilling partnership — but can only flourish In submission to the rule of the stronger partner. |
| CELIA | I am not sure, Edward, that I understand you; And yet I understand as I never did before. I think — I believe — you are being yourself As you never were before, with me. Twice you have changed since I have been looking at you. I looked at your face: and I thought that I knew And loved every contour; and as I looked It withered, as if I had unwrapped a mummy. I listened to your voice, that had always thrilled me, And it became another voice — no, not a voice: What I heard was only the noise of an insect, Dry, endless, meaningless, inhuman — You might have made it by scraping your legs together — Or however grasshoppers do it. I looked, And listened for your heart, your blood; And saw only a beetle the size of a man With nothing more inside it than what comes out When you tread on a beetle. |
| EDWARD | Perhaps that is what I am. Tread on me, if you like. |
| CELIA | No, I won’t tread on you. That is not what you are. It is only what was left Of what I had thought you were. I see another person, I see you as a person whom I never saw before. The man I saw before, he was only a projection — I see that now — of something that I wanted — No, not wanted — something I aspired to — Something that I desperately wanted to exist. It must happen somewhere — but what, and where is it? Edward, I see that I was simply making use of you. And I ask you to forgive me. |
| EDWARD | You … ask me to forgive you! |
| CELIA | Yes, for two things. First … |
| (didascalia) | [The telephone rings] |
| EDWARD | Damn the telephone. I suppose I had better answer it. |
| CELIA | Yes, better answer it. |
| EDWARD | Hello! … Oh, Julia: what is it now? Your spectacles again … where did you leave them? Or have we … have I got to hunt all over? Have you looked in your bag? … Well, don’t snap my head off … You’re sure, in the kitchen? Beside the champagne bottle? You’re quite sure? … Very well, hold on if you like; We … I’ll look for them. |
| CELIA | Yes, you look for them. I shall never go into your kitchen again. |
| (didascalia) | [Exit EDWARD. He returns with the spectacles and a bottle] |
| EDWARD | She was right for once. |
| CELIA | She is always right. But why bring an empty champagne bottle? |
| EDWARD | It isn’t empty. It may be a little flat — But why did she say that it was a half-bottle? It’s one of my best: and I have no half-bottles. Well, I hoped that you would drink a final glass with me. |
| CELIA | What should we drink to? |
| EDWARD | Whom shall we drink to? |
| CELIA | To the Guardians. |
| EDWARD | To the Guardians? |
| CELIA | To the Guardians. It was you who spoke of guardians. |
| (didascalia) | [They drink] |
| CELIA | It may be that even Julia is a guardian. Perhaps she is my guardian. Give me the spectacles. Good night, Edward. |
| EDWARD | Good night … Celia. |
| (didascalia) | [Exit CELIA] |
| EDWARD | Oh! |
| (didascalia) | [He snatches up the receiver] |
| EDWARD | Hello, Julia! are you there? … Well, I’m awfully sorry to have kept you waiting; But we … I had to hunt for them … No, I found them. … Yes, she’s bringing them now … Good night. CURTAIN |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | La stessa stanza: un quarto d’ora più tardi. EDWARD è solo e fa un solitario. Suona il campanello, e lui va ad aprire. VOCE DI CELIA. È solo? |
| (didascalia) | [EDWARD torna con CELIA] |
| EDWARD | Celia! Perché sei tornata? Ti avevo detto che avrei telefonato appena potevo: E ho provato a cercarti poco fa. |
| CELIA | Se per caso ci fosse stato qualcuno con te Avrei detto che ero tornata per il mio ombrello… Devo dire che non sembri molto contento di vedermi. Edward, io capisco che cosa è accaduto Ma non riuscivo a capire il tuo tono al telefono. Non sembravi tu. Così ho sentito che dovevo vederti. Dimmi che va tutto bene, e poi me ne vado. |
| EDWARD | Ma come puoi dire che capisci che cosa è accaduto? Io non so che cosa sia accaduto, né che cosa accadrà; E per cercare di capirlo, voglio restare solo. |
| CELIA | Avrei pensato che fosse semplicissimo. Lavinia ti ha lasciato. |
| EDWARD | Sì, questa era la situazione. Immagino fosse abbastanza evidente a tutti. |
| CELIA | Era evidente che la zia era una pura invenzione Improvvisata lì per lì, e neppure delle migliori. Avresti dovuto prepararti qualcosa di meglio, per Julia; Ma non ha davvero importanza. Lo sapranno abbastanza presto. Non risolve questo tutte le nostre difficoltà? |
| EDWARD | Non ha fatto che portare alla luce le vere difficoltà. |
| CELIA | Ma di certo sono soltanto temporanee. Sai che avevo accettato la situazione Perché un divorzio avrebbe rovinato la tua carriera; E pensavamo che Lavinia non avrebbe mai voluto lasciarti. Non vorrai attenerti a quella sciocca convenzione Per cui dev’essere sempre il marito a farsi divorziare? E se lei sceglie di dartene i motivi… |
| EDWARD | Capisco. Ma non è affatto così. Lavinia sta per tornare. |
| CELIA | Lavinia sta per tornare! Vuoi dire che ci ha teso una trappola? |
| EDWARD | No. Se c’è una trappola, ci siamo dentro tutti, Ce la siamo tesa da noi. Ma non so Che genere di trappola sia. |
| CELIA | E allora che cosa è accaduto? |
| (didascalia) | [Squilla il telefono] |
| EDWARD | Al diavolo il telefono. Immagino di dover rispondere. Pronto… oh, ciao!… No. Voglio dire sì, Alex; Sì, certo… era meraviglioso. Non ho mai assaggiato nulla di simile… Sì, è molto interessante. Ma mi domandavo soltanto Se non fosse piuttosto indigesto?… Oh, no, Alex, non portarmi del formaggio; Ho un po’ di formaggio… No, non norvegese; Ma non voglio davvero formaggio… Pantofola come?… Oh, dalla Jugoslavia… prugne e alcol? No, davvero, Alex, non voglio nulla. Sono stanchissimo. Grazie infinite, Alex. Buona notte. |
| CELIA | Che diamine era tutto questo? |
| EDWARD | Era Alex. |
| CELIA | Lo so che era Alex. Ma di che cosa parlava? |
| EDWARD | Me n’ero del tutto dimenticato. Si è intrufolato qui, poco fa, E ha insistito per cucinarmi qualcosa per cena; E ha detto che dovevo mangiarla entro dieci minuti. Immagino che stia ancora cuocendo. |
| CELIA | Immagini che stia ancora cuocendo! Mi pareva di sentire un odore particolare: Certo che sta ancora cuocendo — o facendo qualcosa. Devo andare a investigare. |
| (didascalia) | [Fa per uscire dalla stanza] |
| EDWARD | Per amor del cielo, non disturbarti! |
| (didascalia) | [Esce CELIA] |
| EDWARD | E se venisse qualcuno e ti trovasse in cucina? |
| (didascalia) | [EDWARD si avvicina al tavolo e ispeziona il suo solitario. Sposta una carta. Il campanello suona ripetutamente. Rientra CELIA, con un grembiule.] |
| CELIA | Faresti meglio ad aprire la porta, Edward. È la cosa migliore da fare. Non perdere la testa. Vedi, l’ombrello l’ho lasciato davvero; E dirò che ti ho trovato qui affamato e indifeso E che ho dovuto fare qualcosa. Comunque, io resto E non ho intenzione di nascondermi. |
| (didascalia) | [Torna in cucina. Il campanello suona di nuovo. EDWARD va alla porta d’ingresso, e lo si sente dire:] |
| CELIA | Julia! Per che cosa sei tornata? |
| (didascalia) | [Entra JULIA] |
| JULIA | Ho avuto un’ispirazione! |
| (didascalia) | [Entra CELIA con una casseruola] |
| CELIA | Edward, è rovinato! |
| EDWARD | Che bella cosa. |
| CELIA | Ma ha rovinato anche la casseruola. |
| EDWARD | E una mezza dozzina d’uova: Ne volevo uno per colazione. Un uovo sodo. È l’unica cosa che so cucinare. |
| JULIA | Celia! Vedo che hai avuto la stessa ispirazione Che ho avuto io. Edward dev’essere nutrito. È sotto una tale tensione. Dobbiamo tenergli su le forze. Edward! Non ti rendi conto di quanto sei fortunato Ad avere due Buoni Samaritani? Non ne avevo mai sentito parlare prima. |
| EDWARD | L’uomo che cadde tra i ladroni fu più fortunato di me: Lui fu lasciato in una locanda. |
| JULIA | Edward, che ingratitudine. Che cosa c’è in quella casseruola? |
| CELIA | Nessuno lo sa. |
| EDWARD | È qualcosa che Alex è venuto a prepararmi. Ha voluto farlo a tutti i costi. Tre Buoni Samaritani. Me n’ero completamente dimenticato. |
| JULIA | Ma non devi toccarlo. |
| EDWARD | Certo che non lo toccherò. |
| JULIA | Mia cara, avrei dovuto avvertirti: Tutto ciò che prepara Alex è assolutamente letale. Potrei raccontare certe storie di gente che ha avvelenato. Ora, mia cara, dammi quel grembiule E vediamo che cosa so fare io. Tu resta a parlare con Edward. |
| (didascalia) | [Esce JULIA] |
| CELIA | Ma che cosa è accaduto, Edward? Che cosa è accaduto? |
| EDWARD | Lavinia sta per tornare, credo. |
| CELIA | Credi! Non lo sai? |
| EDWARD | No, ma lo ritengo. Quell’uomo che era qui — |
| CELIA | Sì, chi era quell’uomo? Mi faceva piuttosto paura; Ha una specie di potere. |
| EDWARD | Non so chi sia. Ma ho parlato un po’ con lui, quando voi altri ve n’eravate andati, E ha detto che avrebbe riportato Lavinia, domani. |
| CELIA | Ma perché quell’uomo dovrebbe volerla riportare — A meno che non sia il Diavolo! Potrei crederlo. |
| EDWARD | Perché gliel’ho chiesto io. |
| CELIA | Perché gliel’hai chiesto tu! Allora dev’essere il Diavolo! Deve averti stregato. Come ti ha convinto a volerla indietro? |
| (didascalia) | [Dalla cucina si sente un botto] |
| EDWARD | Che diavolo è stato? |
| (didascalia) | [Rientra JULIA, col grembiule, con un vassoio e tre bicchieri] |
| JULIA | Ho avuto un’ispirazione! In questa casa non c’è nulla di commestibile: Ho cercato dappertutto. Ma ho trovato dello champagne — Solo una mezza bottiglia, per la verità, E naturalmente non è fresco. Ma è così ristoratore; E ho pensato: abbiamo tutti bisogno d’un tonico Dopo questo disastro. Ora propongo un brindisi. Indovinate alla salute di chi lo propongo? |
| EDWARD | No, non ci riesco. Ma non brinderò a quella di Alex. |
| JULIA | Oh, non è quella di Alex. Su, vi propongo La zia di Lavinia! Avreste potuto indovinarlo. EDWARD e CELIA. La zia di Lavinia. |
| JULIA | Ora, la prossima domanda È: che cosa si fa. È semplicissimo. È troppo tardi, o troppo presto, per andare al ristorante. Dovete venire tutti e due a casa mia. |
| EDWARD | No, mi dispiace, Julia. Sono troppo stanco per uscire, e non ho affatto fame. Prenderò qualche biscotto. |
| JULIA | Ma tu, Celia? Devi venire a fare una cenetta leggera con me — Qualcosa di molto leggero. |
| CELIA | Grazie, Julia. Credo che verrò, se posso raggiungerti Fra una decina di minuti? Prima d’andare, c’è una cosa Che voglio dire a Edward. |
| JULIA | Riguardo a Lavinia? Bene, allora vieni presto. E prendi un taxi. Sai, hai proprio l’aria d’essere affamata. Buona notte, Edward. |
| (didascalia) | [Esce JULIA] |
| CELIA | Dunque, come ti ha convinto? |
| EDWARD | Come mi ha convinto? Mi ha convinto? Ho l’impressione chiarissima Che cercasse di convincermi che era tutto per il meglio Che Lavinia se ne fosse andata; che dovessi esserne grato. Eppure l’effetto di tutto il suo ragionare Fu di farmi vedere che la rivolevo. |
| CELIA | Ecco il metodo del Diavolo! Dunque rivuoi Lavinia! Lavinia! Dunque l’unica cosa che ti sta a cuore È evitare una rottura — qualunque cosa sgradevole! No, non può essere questo. Non voglio pensare che sia questo. Credo sia soltanto un momento di resa Alla stanchezza. E al panico. Non sai affrontare il fastidio. |
| EDWARD | No, non è questo. Non è soltanto questo. |
| CELIA | Non può essere semplicemente una questione di vanità: Che tu creda che il mondo riderà di te Perché tua moglie ti ha lasciato per un altro uomo? Rimedierò presto a questo, Edward, Quando sarai libero. |
| EDWARD | No, non è questo. E tutte queste ragioni me le ha suggerite L’uomo che chiamo Riley — benché non si chiami Riley; Era solo un nome in una canzone che cantava… |
| CELIA | Ti ha cantato una canzone su un uomo di nome Riley! Davvero, Edward, credo che tu sia pazzo — Voglio dire, sei sull’orlo d’un esaurimento nervoso. Edward, se me ne vado adesso Mi prometti d’andare da un grandissimo dottore Di cui ho sentito parlare — e si chiama Reilly! |
| EDWARD | Ci vorrebbe qualcuno più grande del più grande dottore Per guarire questo male. |
| CELIA | Edward, se me ne vado adesso, Mi assicuri che va tutto bene, Che non intendi riprenderti Lavinia E che intendi davvero conquistare la tua libertà, E che fra noi va tutto bene? È tutto ciò che conta. Davvero, Edward, Se questo è a posto, tutto il resto lo sarà, Te lo prometto. |
| EDWARD | No, Celia. È stato meraviglioso, e te ne sono molto grato, E credo che tu sia una persona rarissima. Ma era troppo tardi. E avrei dovuto sapere Che non era leale verso di te. |
| CELIA | Non era leale verso di me! Puoi startene lì a parlare d’essere leale verso di me! |
| EDWARD | Se non fosse per la partenza di Lavinia, tutto questo non sarebbe mai sorto. Che futuro avevi mai pensato che potesse esserci? |
| CELIA | Che cosa avevo pensato che potesse essere il futuro? Ho abbandonato il futuro prima ancora di cominciare, E dopo di allora ho vissuto in un presente Dove il tempo non aveva senso, un mondo tutto nostro, Dove la parola «felicità» aveva un altro significato O così pareva. |
| EDWARD | Ho sentito parlare di quell’esperienza. |
| CELIA | Un sogno. Ci sono stata felice fino a oggi, E poi, quando Julia ha chiesto di Lavinia E mi si è affacciato che Lavinia ti aveva lasciato E che saresti stato libero — allora ho scoperto d’un tratto Che il sogno non bastava; che volevo qualcosa di più E ho aspettato, e volevo correre a dirtelo. Forse il sogno era meglio. Sembrava la vera realtà, E se questa è realtà, somiglia molto a un sogno. Forse ero io che tradivo il mio stesso sogno Per tutto il tempo; e scoprire che volevo Questo mondo oltre a quello… beh, è umiliante. |
| EDWARD | Non c’è ragione per cui tu debba sentirti umiliata… |
| CELIA | Oh, non credere di potermi umiliare! L’umiliazione — è qualcosa che mi sono fatta da me. Non sono neppure sicura che tu sembri abbastanza reale Da umiliarmi. Immagino che la maggior parte delle donne Si sentirebbe degradata a scoprire che un uomo Con cui credeva d’aver condiviso qualcosa di meraviglioso Le aveva prese soltanto come uno svago passeggero. Oh, oso dire che ingannavi te stesso: Ma è stato questo, senza alcun dubbio. |
| EDWARD | Non ti ho presa come uno svago passeggero! Se vuoi parlare di svaghi passeggeri Come hai preso tu Peter? |
| CELIA | Peter? Peter chi? |
| EDWARD | Peter Quilpe, che era qui stasera. Viveva in un sogno E ora è semplicemente infelice e smarrito. |
| CELIA | Non so proprio di che cosa tu stia parlando. Edward, questo è davvero un sotterfugio troppo grossolano Per giustificarti. Non c’è mai stato nulla Fra me e Peter. |
| EDWARD | Non c’è stato? Lui lo credeva. È tornato qui stasera per parlarmene. |
| CELIA | Ma questo è ridicolo! Non ho mai dato a Peter Alcun motivo di supporre che tenessi a lui. Pensavo che avesse talento; vedevo che era solo; Pensavo di poterlo aiutare. Lo portavo ai concerti. Ma poi, via via che faceva altre conoscenze, L’ho trovato meno interessante, e piuttosto presuntuoso. Ma perché parliamo di Peter? Tutto ciò che conta È che tu credi di volere Lavinia. E se sei quel genere di persona — Bene, allora è meglio che tu l’abbia. |
| EDWARD | Non è così. Non è che io provi amore per Lavinia. Non credo d’aver mai provato davvero amore per lei. Se ho mai conosciuto l’amore — e credo di sì — Non ho mai provato amore per nessuna che non fossi tu, E forse lo sono ancora. Ma questo non può continuare. Non sarebbe mai potuta essere… una cosa duratura: Tu devi avere un uomo… più vicino alla tua età. |
| CELIA | Non credo m’importi dei tuoi consigli, Edward: Non hai più diritto d’interessarti Ormai, al mio futuro. Spero soltanto che tu sia capace Di badare al tuo. Ma se non provi amore E non hai mai provato amore per Lavinia, Che cosa vuoi, allora? |
| EDWARD | Non ne sono sicuro. L’unica cosa di cui sono relativamente certo È che soltanto da stamattina Ho incontrato me stesso come un uomo di mezza età Che comincia a sapere che cosa sia sentirsi vecchio. È quello il momento peggiore, quando senti d’aver perduto Il desiderio di tutto ciò che era più desiderabile, Prima d’accontentarti di ciò che puoi desiderare; Prima di sapere che cosa resti da desiderare; E continui ad augurarti di poter desiderare Ciò che il desiderio si è lasciato dietro. Ma tu non puoi capire. Come potresti capire che cosa sia sentirsi vecchio? |
| CELIA | Ma io voglio capirti. Potrei capire. E, Edward, ti prego di credere che qualunque cosa accada Non ti detesterò. Proverò soltanto pena per te. È solo me stessa che rischio di detestare. Ma quale sarà la tua vita? Non sopporto di pensarci. Oh, Edward! Puoi essere felice con Lavinia? |
| EDWARD | No — non felice: o, se c’è una qualche felicità, Soltanto la felicità di sapere Che l’infelicità non si nutre della rovina della bellezza, Che il tedio non è il residuo dell’estasi. Vedo che la mia vita fu decisa molto tempo fa E che lo sforzo di sfuggirle È soltanto una finzione, la pretesa Che ciò che è, non sia, o possa mutare. L’io che sa dire «voglio questo — o voglio quello» — L’io che vuole — è una creatura debole; Alla fine deve venire a patti Con l’ostinato, il più duro io; che non parla, Che non discorre mai, che non sa argomentare; E che in certi uomini può essere il custode — Ma in uomini come me, l’ottuso, l’implacabile, L’indomabile spirito della mediocrità. L’io volente può ordire il disastro Di questa società non voluta — ma può prosperare soltanto Nella sottomissione al dominio del socio più forte. |
| CELIA | Non sono certa, Edward, di capirti; Eppure capisco come mai prima d’ora. Credo — sono convinta — che tu stia essendo te stesso Come non lo sei mai stato prima, con me. Due volte sei cambiato mentre ti guardavo. Guardavo il tuo viso: e credevo di conoscerne E amarne ogni contorno; e mentre guardavo Si è disseccato, come se avessi scartato una mummia. Ascoltavo la tua voce, che mi aveva sempre fatto fremere, E si è fatta un’altra voce — no, non una voce: Ciò che udivo era soltanto il rumore d’un insetto, Arido, interminabile, senza senso, disumano — Avresti potuto produrlo sfregando le zampe — O come fanno le cavallette. Ho guardato, E ho teso l’orecchio al tuo cuore, al tuo sangue; E ho visto soltanto uno scarabeo grande come un uomo Che non ha dentro nulla più di ciò che esce Quando calpesti uno scarabeo. |
| EDWARD | Forse è questo che sono. Calpestami, se ti va. |
| CELIA | No, non ti calpesterò. Non è questo che sei. È soltanto ciò che restava Di ciò che avevo creduto che tu fossi. Vedo un’altra persona, Ti vedo come una persona che non avevo mai visto prima. L’uomo che vedevo prima era soltanto una proiezione — Ora lo capisco — di qualcosa che volevo — No, non volevo — qualcosa a cui aspiravo — Qualcosa che desideravo disperatamente esistesse. Da qualche parte deve accadere — ma che cos’è, e dov’è? Edward, vedo che semplicemente mi servivo di te. E ti chiedo di perdonarmi. |
| EDWARD | Tu… chiedi a me di perdonarti! |
| CELIA | Sì, per due cose. Primo… |
| (didascalia) | [Squilla il telefono] |
| EDWARD | Al diavolo il telefono. Immagino sia meglio rispondere. |
| CELIA | Sì, meglio rispondere. |
| EDWARD | Pronto!… Oh, Julia: che c’è adesso? Di nuovo i tuoi occhiali… dove li hai lasciati? O dobbiamo… devo mettermi a cercarli dappertutto? Hai guardato nella borsa?… Bene, non mordermi la testa… Sei sicura, in cucina? Accanto alla bottiglia di champagne? Ne sei proprio sicura?… Molto bene, resta in linea se vuoi; Noi… io li cercherò. |
| CELIA | Sì, cercali tu. Io non entrerò mai più nella tua cucina. |
| (didascalia) | [Esce EDWARD. Torna con gli occhiali e una bottiglia] |
| EDWARD | Per una volta aveva ragione. |
| CELIA | Ha sempre ragione. Ma perché portare una bottiglia di champagne vuota? |
| EDWARD | Non è vuota. Sarà un po’ sgasato — Ma perché ha detto che era una mezza bottiglia? È una delle mie migliori: e mezze bottiglie non ne ho. Bene, speravo che bevessi un ultimo bicchiere con me. |
| CELIA | A che cosa dovremmo brindare? |
| EDWARD | A chi brinderemo? |
| CELIA | Ai Custodi. |
| EDWARD | Ai Custodi? |
| CELIA | Ai Custodi. Sei stato tu a parlare di custodi. |
| (didascalia) | [Bevono] |
| CELIA | Può darsi che perfino Julia sia un custode. Forse è lei il mio custode. Dammi gli occhiali. Buona notte, Edward. |
| EDWARD | Buona notte… Celia. |
| (didascalia) | [Esce CELIA] |
| EDWARD | Oh! |
| (didascalia) | [Afferra il ricevitore] |
| EDWARD | Pronto, Julia! sei lì?… Bene, mi dispiace terribilmente d’averti fatta aspettare; Ma noi… ho dovuto cercarli… No, li ho trovati. … Sì, te li porta lei adesso… Buona notte. SIPARIO |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | The same room: late afternoon of the next day. EDWARD alone. He goes to answer the doorbell. |
| EDWARD | Oh … good evening. |
| (didascalia) | [Enter the UNIDENTIFIED GUEST] |
| UNIDENTIFIED GUEST | Good evening, Mr. Chamberlayne. |
| EDWARD | Well. May I offer you some gin and water? |
| UNIDENTIFIED GUEST | No, thank you. This is a different occasion. |
| EDWARD | I take it that as you have come alone You have been unsuccessful. |
| UNIDENTIFIED GUEST | Not at all. I have come to remind you — you have made a decision. |
| EDWARD | Are you thinking that I may have changed my mind? |
| UNIDENTIFIED GUEST | No. You will not be ready to change your mind Until you recover from having made a decision. No. I have come to tell you that you will change your mind, But that it will not matter. It will be too late. |
| EDWARD | I have half a mind to change my mind now To show you that I am free to change it. |
| UNIDENTIFIED GUEST | You will change your mind, but you are not free. Your moment of freedom was yesterday. You made a decision. You set in motion Forces in your life and in the lives of others Which cannot be reversed. That is one consideration. And another is this: it is a serious matter To bring someone back from the dead. |
| EDWARD | From the dead? That figure of speech is somewhat … dramatic, As it was only yesterday that my wife left me. |
| UNIDENTIFIED GUEST | Ah, but we die to each other daily. What we know of other people Is only our memory of the moments During which we knew them. And they have changed since then. To pretend that they and we are the same Is a useful and convenient social convention Which must sometimes be broken. We must also remember That at every meeting we are meeting a stranger. |
| EDWARD | So you want me to greet my wife as a stranger? That will not be easy. |
| UNIDENTIFIED GUEST | It is very difficult. But it is perhaps still more difficult To keep up the pretence that you are not strangers. The affectionate ghosts: the grandmother, The lively bachelor uncle at the Christmas party, The beloved nursemaid — those who enfolded Your childhood years in comfort, mirth, security — If they returned, would it not be embarrassing? What would you say to them, or they to you After the first ten minutes? You would find it difficult To treat them as strangers, but still more difficult To pretend that you were not strange to each other. |
| EDWARD | You can hardly expect me to obliterate The last five years. |
| UNIDENTIFIED GUEST | I ask you to forget nothing. To try to forget is to try to conceal. |
| EDWARD | There are certainly things I should like to forget. |
| UNIDENTIFIED GUEST | And persons also. But you must not forget them. You must face them all, but meet them as strangers. |
| EDWARD | Then I myself must also be a stranger. |
| UNIDENTIFIED GUEST | And to yourself as well. But remember, When you see your wife, you must ask no questions And give no explanations. I have said the same to her. Don’t strangle each other with knotted memories. Now I shall go. |
| EDWARD | Stop! Will you come back with her? |
| UNIDENTIFIED GUEST | No, I shall not come with her. |
| EDWARD | I don’t know why, But I think I should like you to bring her yourself. |
| UNIDENTIFIED GUEST | Yes, I know you would. And for definite reasons Which I am not prepared to explain to you I must ask you not to speak of me to her; And she will not mention me to you. |
| EDWARD | I promise. |
| UNIDENTIFIED GUEST | And now you must await your visitors. |
| EDWARD | Visitors? What visitors? |
| UNIDENTIFIED GUEST | Whoever comes. The strangers. As for myself, I shall take the precaution Of leaving by the service staircase. |
| EDWARD | May I ask one question? |
| UNIDENTIFIED GUEST | You may ask it. |
| EDWARD | Who are you? |
| UNIDENTIFIED GUEST | I also am a stranger. |
| (didascalia) | [Exit. A pause. EDWARD moves about restlessly. The bell rings, and he goes to the front door.] |
| EDWARD | Celia! |
| CELIA | Has Lavinia arrived? |
| EDWARD | Celia! Why have you come? I expect Lavinia at any moment. You must not be here. Why have you come here? |
| CELIA | Because Lavinia asked me. |
| EDWARD | Because Lavinia asked you! |
| CELIA | Well, not directly. Julia had a telegram Asking her to come, and to bring me with her. Julia was delayed, and sent me on ahead. |
| EDWARD | It seems very odd. And not like Lavinia. I suppose there is nothing to do but wait. Won’t you sit down? |
| CELIA | Thank you. |
| (didascalia) | [Pause] |
| EDWARD | Oh, my God, what shall we talk about? We can’t sit here in silence. |
| CELIA | Oh, I could. Just looking at you. Edward, forgive my laughing. You look like a little boy who’s been sent for To the headmaster’s study; and is not quite sure What he’s been found out in. I never saw you so before. This is really a ludicrous situation. |
| EDWARD | I’m afraid I can’t see the humorous side of it. |
| CELIA | I’m not really laughing at you, Edward. I couldn’t have laughed at anything, yesterday; But I’ve learnt a lot in twenty-four hours. It wasn’t a very pleasant experience. Oh, I’m glad I came! I can see you at last as a human being. Can’t you see me that way too, and laugh about it? |
| EDWARD | I wish I could. I wish I understood anything. I’m completely in the dark. |
| CELIA | But it’s all so simple. Can’t you see that … |
| (didascalia) | [The doorbell rings] |
| EDWARD | There’s Lavinia. |
| (didascalia) | [Goes to front door] |
| EDWARD | Peter! |
| (didascalia) | [Enter PETER] |
| PETER | Where’s Lavinia? |
| EDWARD | Don’t tell me that Lavinia Sent you a telegram … |
| PETER | No, not to me, But to Alex. She told him to come here And to bring me with him. He’ll be here in a minute. Celia! Have you heard from Lavinia too? Or am I interrupting? |
| CELIA | I’ve just explained to Edward — I only got here this moment myself — That she telegraphed to Julia to come and bring me with her. |
| EDWARD | I wonder whom else Lavinia has invited. |
| PETER | Why, I got the impression that Lavinia intended To have yesterday’s cocktail party to-day. So I don’t suppose her aunt can have died. |
| EDWARD | What aunt? |
| PETER | The aunt you told us about. But Edward — you remember our conversation yesterday? |
| EDWARD | Of course. |
| PETER | I hope you’ve done nothing about it. |
| EDWARD | No, I’ve done nothing. |
| PETER | I’m so glad. Because I’ve changed my mind. I mean, I’ve decided That it’s all no use. I’m going to California. |
| CELIA | You’re going to California! |
| PETER | Yes, I have a new job. |
| EDWARD | And how did that happen, overnight? |
| PETER | Why, it’s a man Alex put me in touch with And we settled everything this morning. Alex is a wonderful person to know, Because, you see, he knows everybody, everywhere. So what I’ve really come for is to say good-bye. |
| CELIA | Well, Peter, I’m awfully glad, for your sake, Though of course we … I shall miss you; You know how I depended on you for concerts, And picture exhibitions — more than you realised. It was fun, wasn’t it! But now you’ll have a chance, I hope, to realise your ambitions. I shall miss you. |
| PETER | It’s nice of you to say so; But you’ll find someone better, to go about with. |
| CELIA | I don’t think that I shall be going to concerts. I am going away too. |
| (didascalia) | LAVINIA lets herself in with a latch-key] |
| PETER | You’re going abroad? |
| CELIA | I don’t know. Perhaps. |
| EDWARD | You’re both going away! |
| (didascalia) | [Enter LAVINIA] |
| LAVINIA | Who’s going away? Well, Celia. Well, Peter. I didn’t expect to find either of you here. PETER and CELIA. But the telegram! |
| LAVINIA | What telegram? |
| CELIA | The one you sent to Julia. |
| PETER | And the one you sent to Alex. |
| LAVINIA | I don’t know what you mean. Edward, have you been sending telegrams? |
| EDWARD | Of course I haven’t sent any telegrams. |
| LAVINIA | This is some of Julia’s mischief. And is she coming? |
| PETER | Yes, and Alex. |
| LAVINIA | Then I shall ask them for an explanation. Meanwhile, I suppose we might as well sit down. What shall we talk about? |
| EDWARD | Peter’s going to America. |
| PETER | Yes, and I would have rung you up tomorrow And come in to say good-bye before I left. |
| LAVINIA | And Celia’s going too? Was that what I heard? I congratulate you both. To Hollywood, of course? How exciting for you, Celia! Now you’ll have a chance At last, to realise your ambitions. You’re going together? |
| PETER | We’re not going together. Celia told us she was going away, But I don’t know where. |
| LAVINIA | You don’t know where? And do you know where you are going, yourself? |
| PETER | Yes, of course, I’m going to California. |
| LAVINIA | Well, Celia, why don’t you go to California? Everyone says it’s a wonderful climate: The people who go there never want to leave it. |
| CELIA | Lavinia, I think I understand about Peter … |
| LAVINIA | I have no doubt you do. |
| CELIA | And why he is going … |
| LAVINIA | I don’t doubt that either. |
| CELIA | And I believe he is right to go. |
| LAVINIA | Oh, so you advised him? |
| PETER | She knew nothing about it. |
| CELIA | But now that I may be going away — somewhere — I should like to say good-bye — as friends. |
| LAVINIA | Why, Celia, but haven’t we always been friends? I thought you were one of my dearest friends — At least, in so far as a girl can be a friend Of a woman so much older than herself. |
| CELIA | Lavinia, Don’t put me off. I may not see you again. What I want to say is this: I should like you to remember me As someone who wants you and Edward to be happy. |
| LAVINIA | You are very kind, but very mysterious. I’m sure that we shall manage somehow, thank you, As we have in the past. |
| CELIA | Oh, not as in the past! |
| (didascalia) | [The doorbell rings, and EDWARD goes to answer it] |
| CELIA | Oh, I’m afraid that all this sounds rather silly! But … |
| (didascalia) | [EDWARD re-enters with JULIA] |
| JULIA | There you are, Lavinia! I’m sorry to be late. But your telegram was a bit unexpected. I dropped everything to come. And how is the dear aunt? |
| LAVINIA | So far as I know, she is very well, thank you. |
| JULIA | She must have made a marvellous recovery. I said so to myself, when I got your telegram. |
| LAVINIA | But where, may I ask, was this telegram sent from? |
| JULIA | Why, from Essex, of course. |
| LAVINIA | And why from Essex? |
| JULIA | Because you’ve been in Essex. |
| LAVINIA | Because I’ve been in Essex! |
| JULIA | Lavinia! Don’t say you’ve had a lapse of memory! Then that accounts for the aunt — and the telegram. |
| LAVINIA | Well, perhaps I was in Essex. I really don’t know. |
| JULIA | You don’t know where you were? Lavinia! Don’t tell me you were abducted! Tell us I’m thrilled … |
| (didascalia) | [The doorbell rings. EDWARD goes to answer it. Enter ALEX] |
| ALEX | Has Lavinia arrived? |
| EDWARD | Yes. |
| ALEX | Welcome back, Lavinia! When I got your telegram … |
| LAVINIA | Where from? |
| ALEX | Dedham. |
| LAVINIA | Dedham is in Essex. So it was from Dedham. Edward, have you any friends in Dedham? |
| EDWARD | No, I have no connections in Dedham. |
| JULIA | Well, it’s all delightfully mysterious. |
| ALEX | But what is the mystery? |
| JULIA | Alex, don’t be inquisitive. Lavinia has had a lapse of memory, And so, of course, she sent us telegrams: And now I don’t believe she really wants us. I can see that she is quite worn out After her anxiety about her aunt — Who, you’ll be glad to hear, has quite recovered, Alex — And after that long journey on the old Great Eastern, Waiting at junctions. And I suppose she’s famished. |
| ALEX | Ah, in that case I know what I’ll do … |
| JULIA | No, Alex. We must leave them alone, and let Lavinia rest. Now we’ll all go back to my house. Peter, call a taxi. |
| (didascalia) | [Exit PETER] |
| JULIA | We’ll have a cocktail party at my house to-day. |
| CELIA | Well, I’ll go now. Good-bye, Lavinia. Good-bye, Edward. |
| EDWARD | Good-bye, Celia. |
| CELIA | Good-bye, Lavinia. |
| LAVINIA | Good-bye, Celia. |
| (didascalia) | [Exit CELIA] |
| JULIA | And now, Alex, you and I should be going. |
| EDWARD | Are you sure you haven’t left anything, Julia? |
| JULIA | Left anything? Oh, you mean my spectacles. No, they’re here. Besides, they’re no use to me. I’m not coming back again this evening. |
| LAVINIA | Stop! I want you to explain the telegram. |
| JULIA | Explain the telegram? What do you think, Alex? |
| ALEX | No, Julia, we can’t explain the telegram. |
| LAVINIA | I am sure that you could explain the telegram. I don’t know why. But it seems to me that yesterday I started some machine, that goes on working, And I cannot stop it; no, it’s not like a machine — Or if it’s a machine, someone else is running it. But who? Somebody is always interfering … I don’t feel free … and yet I started it … |
| JULIA | Alex, do you think we could explain anything? |
| ALEX | I think not, Julia. She must find out for herself: That’s the only way. |
| JULIA | How right you are! Well, my dears, I shall see you very soon. |
| EDWARD | When shall we see you? |
| JULIA | Did I say you’d see me? Good-bye. I believe … I haven’t left anything. |
| (didascalia) | [Enter PETER] |
| PETER | I’ve got a taxi, Julia. |
| JULIA | Splendid! Good-bye! |
| (didascalia) | [Exeunt JULIA, ALEX and PETER] |
| LAVINIA | I must say, you don’t seem very pleased to see me. |
| EDWARD | I can’t say that I’ve had much opportunity To seem anything. But of course I’m glad to see you. |
| LAVINIA | Yes, that was a silly thing to say. Like a schoolgirl. Like Celia. I don’t know why I said it. Well, here I am. |
| EDWARD | I am to ask no questions. |
| LAVINIA | And I know I am to give no explanations. |
| EDWARD | And I am to give no explanations. |
| LAVINIA | And I am to ask no questions. And yet … why not? |
| EDWARD | I don’t know why not. So what are we to talk about? |
| LAVINIA | There is one thing I ought to know, because of other people And what to do about them. It’s about that party. I suppose you won’t believe I forgot all about it! I let you down badly. What did you do about it? I only remembered after I had left. |
| EDWARD | I telephoned to everyone I knew was coming But I couldn’t get everyone. And so a few came. |
| LAVINIA | Who came? |
| EDWARD | Just those who were here this evening … |
| LAVINIA | That’s odd. |
| EDWARD | … and one other. I don’t know who he was, But you ought to know. |
| LAVINIA | Yes, I think I know. But I’m puzzled by Julia. That woman is the devil. She know’s by instinct when something’s going to happen. Trust her not to miss any awkward situation! And what did you tell them? |
| EDWARD | I invented an aunt Who was ill in the country, and had sent for you. |
| LAVINIA | Really, Edward! You had better have told the truth: Nothing less than the truth could deceive Julia. But how did the aunt come to live in Essex? |
| EDWARD | Julia compelled me to make her live somewhere. |
| LAVINIA | I see. So Julia made her live in Essex; And made the telegrams come from Essex. Well, I shall have to tell Julia the truth. I shall always tell the truth now. We have wasted such a lot of time in lying. |
| EDWARD | I don’t quite know what you mean. |
| LAVINIA | Oh, Edward! The point is, that since I’ve been away I see that I’ve taken you much too seriously. And now I can see how absurd you are. |
| EDWARD | That is a very serious conclusion To have arrived at in … how many? … thirty-two hours. |
| LAVINIA | Yes, a very important discovery, Finding that you’ve spent five years of your life With a man who has no sense of humour; And that the effect upon me was That I lost all sense of humour myself. That’s what came of always giving in to you. |
| EDWARD | I was unaware that you’d always given in to me. It struck me very differently. As we’re on the subject, I thought that it was I who had given in to you. |
| LAVINIA | I know what you mean by giving in to me: You mean, leaving all the practical decisions That you should have made yourself. I remember — Oh, I ought to have realised what was coming — When we were planning our honeymoon, I couldn’t make you say where you wanted to go … |
| EDWARD | But I wanted you to make that decision. |
| LAVINIA | But how could I tell where I wanted to go Unless you suggested some other place first? And I remember that finally in desperation I said: ‘I suppose you’d as soon go to Peacehaven’ — And you said ‘I don’t mind’. |
| EDWARD | Of course I didn’t mind. I meant it as a compliment. |
| LAVINIA | You meant it as a compliment! And you were so considerate, people said; And you thought you were unselfish. It was only passivity; You only wanted to be bolstered, encouraged…. |
| EDWARD | Encouraged? To what? |
| LAVINIA | To think well of yourself. You know it was I who made you work at the Bar … |
| EDWARD | You nagged me because I didn’t get enough work And said that I ought to meet more people: But when the briefs began to come in — And they didn’t come through any of your friends — You suddenly found it inconvenient That I should be always too busy or too tired To be of use to you socially … |
| LAVINIA | I never complained. |
| EDWARD | No; and it was perfectly infuriating, The way you didn’t complain … |
| LAVINIA | It was you who complained Of seeing nobody but solicitors and clients … |
| EDWARD | And you were never very sympathetic. |
| LAVINIA | Well, but I tried to do something about it. That was why I took so much trouble To have those Thursdays, to give you the chance Of talking to intellectual people … |
| EDWARD | You would have given me about as much opportunity If you had hired me as your butler: Some of your guests may have thought I was the butler. |
| LAVINIA | And on several occasions, when somebody was coming Whom I particularly wanted you to meet, You didn’t arrive until just as they were leaving. |
| EDWARD | Well, at least, they can’t have thought I was the butler. |
| LAVINIA | Everything I tried only made matters worse, And the moment you were offered something that you wanted You wanted something else. I shall treat you very differently In future. |
| EDWARD | Thank you for the warning. But tell me, Since this is how you see me, why did you come back? |
| LAVINIA | Frankly, I don’t know. I was warned of the danger, Yet something, or somebody, compelled me to come. And why did you want me? |
| EDWARD | I don’t know either. You say you were trying to ‘encourage’ me: Then why did you always make me feel insignificant? I may not have known what life I wanted, But it wasn’t the life you chose for me. You wanted your husband to be successful, You wanted me to supply a public background For your kind of public life. You wished to be a hostess For whom my career would be a support. Well, I tried to be accommodating. But, in future, I shall behave, I assure you, very differently. |
| LAVINIA | Bravo! Edward. This is surprising. Now who could have taught you to answer back like that? |
| EDWARD | I have had quite enough humiliation Lately, to bring me to the point At which humiliation ceases to humiliate. You get to the point at which you cease to feel And then you speak your mind. |
| LAVINIA | That will be a novelty To find that you have a mind to speak. Anyway, I’m prepared to take you as you are. |
| EDWARD | You mean, you are prepared to take me As I was, or as you think I am. But what do you think I am? |
| LAVINIA | Oh, what you always were. As for me, I’m rather a different person Whom you must get to know. |
| EDWARD | This is very interesting: But you seem to assume that you’ve done all the changing — Though I haven’t yet found it a change for the better. But doesn’t it occur to you that possibly I may have changed too? |
| LAVINIA | Oh, Edward, when you were a little boy, I’m sure you were always getting yourself measured To prove how you had grown since the last holidays. You were always intensely concerned with yourself; And if other people grow, well, you want to grow too. In what way have you changed? |
| EDWARD | The change that comes From seeing oneself through the eyes of other people. |
| LAVINIA | That must have been very shattering for you. But never mind, you’ll soon get over it And find yourself another little part to play, With another face, to take people in. |
| EDWARD | One of the most infuriating things about you Has always been your perfect assurance That you understood me better than I understood myself. |
| LAVINIA | And the most infuriating thing about you Has always been your placid assumption That I wasn’t worth the trouble of understanding. |
| EDWARD | So here we are again. Back in the trap, With only one difference, perhaps — we can fight each other, Instead of each taking his corner of the cage. Well, it’s a better way of passing the evening Than listening to the gramophone. |
| LAVINIA | We have very good records; But I always suspected that you really hated music And that the gramophone was only your escape From talking to me when we had to be alone. |
| EDWARD | I’ve often wondered why you married me. |
| LAVINIA | Well, you really were rather attractive, you know; And you kept on saying that you were in love with me — I believe you were trying to persuade yourself you were. I seemed always on the verge of some wonderful experience And then it never happened. I wonder now How you could have thought you were in love with me. |
| EDWARD | Everybody told me that I was; And they told me how well suited we were. |
| LAVINIA | It’s a pity that you had no opinion of your own. Oh, Edward, I should like to be good to you — Or if that’s impossible, at least be horrid to you — Anything but nothing, which is all you seem to want of me. But I’m sorry for you … |
| EDWARD | Don’t say you are sorry for me! I have had enough of people being sorry for me. |
| LAVINIA | Yes, because they can never be so sorry for you As you are for yourself. And that’s hard to bear. I thought that there might be some way out for you If I went away. I thought that if I died To you, I who had been only a ghost to you, You might be able to find the road back To a time when you were real — for you must have been real At some time or other, before you ever knew me: Perhaps only when you were a child. |
| EDWARD | I don’t want you to make yourself responsible for me: It’s only another kind of contempt. And I do not want you to explain me to myself. You’re still trying to invent a personality for me Which will only keep me away from myself. |
| LAVINIA | You’re complicating what is in fact very simple. But there is one point which I see clearly: We are not to relapse into the kind of life we led Until yesterday morning. |
| EDWARD | There was a door And I could not open it. I could not touch the handle. Why could I not walk out of my prison? What is hell? Hell is oneself, Hell is alone, the other figures in it Merely projections. There is nothing to escape from And nothing to escape to. One is always alone. |
| LAVINIA | Edward, what are you talking about? Talking to yourself. Could you bear, for a moment, To think about me? |
| EDWARD | It was only yesterday That damnation took place. And now I must live with it Day by day, hour by hour, for ever and ever. |
| LAVINIA | I think you’re on the edge of a nervous breakdown! |
| EDWARD | Don’t say that! |
| LAVINIA | I must say it. I know … of a doctor who I think could help you. |
| EDWARD | If I go to a doctor, I shall make my own choice; Not take one whom you choose. How do I know That you wouldn’t see him first, and tell him all about me From your point of view? But I don’t need a doctor. I am simply in hell. Where there are no doctors — At least, not in a professional capacity. |
| LAVINIA | One can be practical, even in hell: And you know I am much more practical than you are. |
| EDWARD | I ought to know by now what you consider practical. Practical! I remember, on our honeymoon, You were always wrapping things up in tissue paper And then had to unwrap everything again To find what you wanted. And I never could teach you How to put the cap on a tube of tooth-paste. |
| LAVINIA | Very well, then, I shall not try to press you. You’re much too divided to know what you want. But, being divided, you will tend to compromise, And your sort of compromise will be the old one. |
| EDWARD | You don’t understand me. Have I not made it clear That in future you will find me a different person? |
| LAVINIA | Indeed. And has the difference nothing to do With Celia going to California? |
| EDWARD | Celia? Going to California? |
| LAVINIA | Yes, with Peter. Really, Edward, if you were human You would burst out laughing. But you won’t. |
| EDWARD | O God, O God, if I could return to yesterday Before I thought that I had made a decision. What devil left the door on the latch For these doubts to enter? And then you came back, you The angel of destruction — just as I felt sure. In a moment, at your touch, there is nothing but ruin. O God, what have I done? The python. The octopus. Must I become after all what you would make me? |
| LAVINIA | Well, Edward, as I am unable to make you laugh, And as I can’t persuade you to see a doctor, There’s nothing else at present that I can do about it. I ought to go and have a look in the kitchen. I know there are some eggs. But we must go out for dinner. Meanwhile, my luggage is in the hall downstairs: Will you get the porter to fetch it up for me? CURTAIN |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | La stessa stanza: tardo pomeriggio del giorno dopo. EDWARD solo. Va ad aprire la porta. |
| EDWARD | Oh… buonasera. |
| (didascalia) | [Entra l’OSPITE NON IDENTIFICATO] |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Buonasera, signor Chamberlayne. |
| EDWARD | Bene. Posso offrirle del gin e acqua? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, grazie. Questa è un’altra occasione. |
| EDWARD | Deduco che, essendo venuto solo, Non abbia avuto successo. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Niente affatto. Sono venuto a ricordarle che lei ha preso una decisione. |
| EDWARD | Pensa forse che io possa aver cambiato idea? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No. Non sarà pronto a cambiare idea Finché non si sarà rimesso dall’aver preso una decisione. No. Sono venuto a dirle che cambierà idea, Ma che non avrà importanza. Sarà troppo tardi. |
| EDWARD | Ho quasi voglia di cambiare idea adesso Per mostrarle che sono libero di cambiarla. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Cambierà idea, ma non è libero. Il suo momento di libertà è stato ieri. Lei ha preso una decisione. Ha messo in moto Forze nella sua vita e nella vita d’altri Che non si possono invertire. Questa è una considerazione. E un’altra è questa: è cosa grave Richiamare qualcuno dai morti. |
| EDWARD | Dai morti? Quella figura retorica è alquanto… drammatica, Dato che è stato solo ieri che mia moglie mi ha lasciato. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Ah, ma noi moriamo l’uno all’altro ogni giorno. Ciò che sappiamo delle altre persone È soltanto il nostro ricordo dei momenti Durante i quali le conoscemmo. E da allora sono cambiate. Fingere che esse e noi siamo gli stessi È una convenzione sociale utile e comoda Che a volte va infranta. Dobbiamo anche ricordare Che a ogni incontro incontriamo uno straniero. |
| EDWARD | Dunque vuole che accolga mia moglie come una straniera? Non sarà facile. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | È molto difficile. Ma è forse ancora più difficile Mantenere la finzione di non essere stranieri. Gli affettuosi fantasmi: la nonna, Il vivace zio scapolo alla festa di Natale, La bambinaia adorata — coloro che avvolsero I suoi anni d’infanzia in conforto, allegria, sicurezza — Se tornassero, non sarebbe imbarazzante? Che cosa direbbe loro, o loro a lei Dopo i primi dieci minuti? Le riuscirebbe difficile Trattarli da stranieri, ma ancora più difficile Fingere di non essere stranieri l’uno all’altro. |
| EDWARD | Non può certo aspettarsi che io cancelli Gli ultimi cinque anni. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Non le chiedo di dimenticare nulla. Cercare di dimenticare è cercare di nascondere. |
| EDWARD | Ci sono certamente cose che vorrei dimenticare. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | E anche persone. Ma non deve dimenticarle. Deve affrontarle tutte, ma incontrarle da stranieri. |
| EDWARD | Allora anch’io dovrò essere uno straniero. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | E altrettanto a se stesso. Ma ricordi, Quando vedrà sua moglie, non dovrà fare domande Né dare spiegazioni. Lo stesso ho detto a lei. Non strangolatevi a vicenda con ricordi annodati. Ora me ne vado. |
| EDWARD | Si fermi! Tornerà con lei? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | No, non verrò con lei. |
| EDWARD | Non so perché, Ma credo che mi piacerebbe che fosse lei a portarla. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Sì, lo so. E per ragioni precise Che non sono disposto a spiegarle Devo chiederle di non parlare di me con lei; E lei non le farà parola di me. |
| EDWARD | Lo prometto. |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | E ora deve attendere i suoi visitatori. |
| EDWARD | Visitatori? Quali visitatori? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Chiunque venga. Gli stranieri. Quanto a me, prenderò la precauzione D’uscire dalla scala di servizio. |
| EDWARD | Posso farle una domanda? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Può farla. |
| EDWARD | Chi è lei? |
| OSPITE NON IDENTIFICATO | Anch’io sono uno straniero. |
| (didascalia) | [Esce. Una pausa. EDWARD si muove inquieto per la stanza. Suona il campanello, e lui va alla porta d’ingresso.] |
| EDWARD | Celia! |
| CELIA | È arrivata Lavinia? |
| EDWARD | Celia! Perché sei venuta? Aspetto Lavinia da un momento all’altro. Non devi essere qui. Perché sei venuta qui? |
| CELIA | Perché me l’ha chiesto Lavinia. |
| EDWARD | Perché te l’ha chiesto Lavinia! |
| CELIA | Beh, non direttamente. Julia ha ricevuto un telegramma Che le chiedeva di venire, e di portare me con sé. Julia si è attardata, e mi ha mandata avanti. |
| EDWARD | Sembra stranissimo. E non da Lavinia. Immagino non ci sia altro da fare che aspettare. Non ti siedi? |
| CELIA | Grazie. |
| (didascalia) | [Pausa] |
| EDWARD | Oh, mio Dio, di che cosa parleremo? Non possiamo restare qui in silenzio. |
| CELIA | Oh, io sì. Solo a guardarti. Edward, perdona la mia risata. Hai l’aria d’un ragazzino mandato a chiamare Nello studio del preside; e non del tutto sicuro Di che cosa l’abbiano scoperto. Non ti avevo mai visto così. È davvero una situazione ridicola. |
| EDWARD | Temo di non vederne il lato comico. |
| CELIA | Non sto ridendo di te davvero, Edward. Ieri non avrei potuto ridere di nulla; Ma in ventiquattr’ore ho imparato molto. Non è stata un’esperienza molto piacevole. Oh, sono contenta d’essere venuta! Finalmente riesco a vederti come un essere umano. Non puoi vedere anche me così, e riderne? |
| EDWARD | Vorrei poterlo fare. Vorrei capire qualcosa. Sono completamente al buio. |
| CELIA | Ma è tutto così semplice. Non vedi che… |
| (didascalia) | [Suona il campanello] |
| EDWARD | Ecco Lavinia. |
| (didascalia) | [Va alla porta d’ingresso] |
| EDWARD | Peter! |
| (didascalia) | [Entra PETER] |
| PETER | Dov’è Lavinia? |
| EDWARD | Non dirmi che Lavinia Ti ha mandato un telegramma… |
| PETER | No, non a me, Ma ad Alex. Gli ha detto di venire qui E di portarmi con sé. Sarà qui fra un minuto. Celia! Hai avuto notizie anche tu da Lavinia? O sto interrompendo? |
| CELIA | L’ho appena spiegato a Edward — Anch’io sono arrivata in questo momento — Che ha telegrafato a Julia di venire e di portarmi con sé. |
| EDWARD | Mi domando chi altro Lavinia abbia invitato. |
| PETER | Ma io ho avuto l’impressione che Lavinia intendesse Rifare oggi il cocktail party di ieri. Perciò non credo che sua zia possa essere morta. |
| EDWARD | Quale zia? |
| PETER | La zia di cui ci hai parlato. Ma Edward — ricordi la nostra conversazione di ieri? |
| EDWARD | Certamente. |
| PETER | Spero che tu non abbia fatto nulla in proposito. |
| EDWARD | No, non ho fatto nulla. |
| PETER | Ne sono contentissimo. Perché ho cambiato idea. Voglio dire, ho deciso Che è tutto inutile. Vado in California. |
| CELIA | Vai in California! |
| PETER | Sì, ho un nuovo lavoro. |
| EDWARD | E com’è successo, in una notte? |
| PETER | Ma è un tale con cui Alex mi ha messo in contatto E stamattina abbiamo definito tutto. Alex è una persona meravigliosa da conoscere, Perché, vedi, conosce tutti, dappertutto. Perciò in realtà sono venuto per dirvi addio. |
| CELIA | Bene, Peter, ne sono terribilmente contenta, per te, Anche se naturalmente noi… io sentirò la tua mancanza; Sai quanto contassi su di te per i concerti, E le mostre di pittura — più di quanto immaginassi. È stato bello, no? Ma ora avrai l’occasione, Spero, di realizzare le tue ambizioni. Mi mancherai. |
| PETER | È gentile da parte tua dirlo; Ma troverai qualcuno di meglio con cui andare in giro. |
| CELIA | Non credo che andrò più ai concerti. Vado via anch’io. |
| (didascalia) | LAVINIA entra da sé con la chiave] |
| PETER | Vai all’estero? |
| CELIA | Non lo so. Forse. |
| EDWARD | Ve ne andate tutti e due! |
| (didascalia) | [Entra LAVINIA] |
| LAVINIA | Chi se ne va? Toh, Celia. Toh, Peter. Non mi aspettavo di trovare nessuno di voi due qui. PETER e CELIA. Ma il telegramma! |
| LAVINIA | Quale telegramma? |
| CELIA | Quello che hai mandato a Julia. |
| PETER | E quello che hai mandato ad Alex. |
| LAVINIA | Non so di che cosa parliate. Edward, hai mandato tu dei telegrammi? |
| EDWARD | Certo che non ho mandato nessun telegramma. |
| LAVINIA | Questa è una delle birichinate di Julia. E lei viene? |
| PETER | Sì, e Alex. |
| LAVINIA | Allora chiederò a loro una spiegazione. Intanto, immagino che tanto valga sederci. Di che cosa parliamo? |
| EDWARD | Peter va in America. |
| PETER | Sì, e ti avrei telefonato domani E sarei passato a salutarti prima di partire. |
| LAVINIA | E va via anche Celia? È questo che ho sentito? Mi congratulo con tutti e due. A Hollywood, naturalmente? Che emozione per te, Celia! Ora avrai l’occasione, Finalmente, di realizzare le tue ambizioni. Andate insieme? |
| PETER | Non andiamo insieme. Celia ci ha detto che andava via, Ma non so dove. |
| LAVINIA | Non sai dove? E sai dove vai tu, almeno? |
| PETER | Sì, certo, vado in California. |
| LAVINIA | Bene, Celia, perché non vai in California? Tutti dicono che il clima è meraviglioso: Chi ci va non vuole più andarsene. |
| CELIA | Lavinia, credo di capire riguardo a Peter… |
| LAVINIA | Non ne ho alcun dubbio. |
| CELIA | E perché se ne va… |
| LAVINIA | Non ne dubito nemmeno. |
| CELIA | E credo che faccia bene ad andare. |
| LAVINIA | Oh, dunque glielo hai consigliato tu? |
| PETER | Lei non ne sapeva nulla. |
| CELIA | Ma ora che forse me ne vado — chissà dove — Vorrei dirti addio — da amiche. |
| LAVINIA | Ma via, Celia, non siamo sempre state amiche? Ti credevo una delle mie amiche più care — Almeno, nella misura in cui una ragazza può essere amica D’una donna tanto più vecchia di lei. |
| CELIA | Lavinia, Non liquidarmi così. Forse non ti rivedrò più. Quello che voglio dire è questo: vorrei che mi ricordassi Come qualcuno che desidera che tu ed Edward siate felici. |
| LAVINIA | Sei molto gentile, ma molto misteriosa. Sono certa che ce la caveremo in qualche modo, grazie, Come abbiamo fatto in passato. |
| CELIA | Oh, non come in passato! |
| (didascalia) | [Suona il campanello, ed EDWARD va ad aprire] |
| CELIA | Oh, temo che tutto questo suoni piuttosto sciocco! Ma… |
| (didascalia) | [EDWARD rientra con JULIA] |
| JULIA | Eccoti qua, Lavinia! Scusa il ritardo. Ma il tuo telegramma è stato un po’ inatteso. Ho lasciato tutto per venire. E come sta la cara zia? |
| LAVINIA | Per quanto ne so, sta benissimo, grazie tante. |
| JULIA | Dev’essersi ripresa in modo meraviglioso. Me lo sono detta quando ho ricevuto il tuo telegramma. |
| LAVINIA | Ma da dove, se posso chiedere, è stato spedito questo telegramma? |
| JULIA | Ma dall’Essex, naturalmente. |
| LAVINIA | E perché dall’Essex? |
| JULIA | Perché sei stata nell’Essex. |
| LAVINIA | Perché sono stata nell’Essex! |
| JULIA | Lavinia! Non dirmi che hai avuto un vuoto di memoria! Allora questo spiega la zia — e il telegramma. |
| LAVINIA | Bene, forse ero nell’Essex. Davvero non lo so. |
| JULIA | Non sai dov’eri? Lavinia! Non dirmi che sei stata rapita! Raccontaci Sono elettrizzata… |
| (didascalia) | [Suona il campanello. EDWARD va ad aprire. Entra ALEX] |
| ALEX | È arrivata Lavinia? |
| EDWARD | Sì. |
| ALEX | Bentornata, Lavinia! Quando ho ricevuto il tuo telegramma… |
| LAVINIA | Da dove? |
| ALEX | Dedham. |
| LAVINIA | Dedham è nell’Essex. Dunque veniva da Dedham. Edward, hai amici a Dedham? |
| EDWARD | No, non ho conoscenze a Dedham. |
| JULIA | Bene, è tutto deliziosamente misterioso. |
| ALEX | Ma qual è il mistero? |
| JULIA | Alex, non essere curioso. Lavinia ha avuto un vuoto di memoria, E così, naturalmente, ci ha mandato dei telegrammi: E ora non credo che ci voglia davvero. Vedo bene che è tutta sfinita Dopo l’ansia per la zia — Che, sarai contento di sapere, si è del tutto ristabilita, Alex — E dopo quel lungo viaggio sulla vecchia Great Eastern, Ad aspettare agli scambi. E immagino sia affamata. |
| ALEX | Ah, in tal caso so che cosa farò… |
| JULIA | No, Alex. Dobbiamo lasciarli soli, e far riposare Lavinia. Ora torniamo tutti a casa mia. Peter, chiama un taxi. |
| (didascalia) | [Esce PETER] |
| JULIA | Faremo un cocktail party a casa mia oggi. |
| CELIA | Bene, io vado. Arrivederci, Lavinia. Arrivederci, Edward. |
| EDWARD | Arrivederci, Celia. |
| CELIA | Arrivederci, Lavinia. |
| LAVINIA | Arrivederci, Celia. |
| (didascalia) | [Esce CELIA] |
| JULIA | E ora, Alex, io e te dovremmo andare. |
| EDWARD | Sei sicura di non aver lasciato nulla, Julia? |
| JULIA | Lasciato nulla? Oh, vuoi dire i miei occhiali. No, sono qui. E poi non mi servono. Stasera non torno più. |
| LAVINIA | Ferma! Voglio che tu mi spieghi il telegramma. |
| JULIA | Spiegare il telegramma? Che ne dici, Alex? |
| ALEX | No, Julia, il telegramma non lo possiamo spiegare. |
| LAVINIA | Sono certa che potresti spiegare il telegramma. Non so perché. Ma mi pare che ieri Io abbia avviato una macchina, che continua a funzionare, E non riesco a fermarla; no, non è come una macchina — O se è una macchina, è un altro a farla andare. Ma chi? Qualcuno interferisce sempre… Non mi sento libera… eppure sono stata io ad avviarla… |
| JULIA | Alex, credi che potremmo spiegare qualcosa? |
| ALEX | Credo di no, Julia. Deve scoprirlo da sé: È l’unico modo. |
| JULIA | Come hai ragione! Bene, cari miei, ci vedremo prestissimo. |
| EDWARD | Quando ti vedremo? |
| JULIA | Ho detto che mi vedrete? Arrivederci. Credo… di non aver lasciato nulla. |
| (didascalia) | [Entra PETER] |
| PETER | Ho trovato un taxi, Julia. |
| JULIA | Splendido! Arrivederci! |
| (didascalia) | [Escono JULIA, ALEX e PETER] |
| LAVINIA | Devo dire che non sembri molto contento di vedermi. |
| EDWARD | Non posso dire d’aver avuto molte occasioni Di sembrare alcunché. Ma naturalmente sono contento di vederti. |
| LAVINIA | Sì, è stata una cosa sciocca da dire. Da collegiale. Come Celia. Non so perché l’ho detto. Bene, eccomi qua. |
| EDWARD | Non devo fare domande. |
| LAVINIA | E so che non devo dare spiegazioni. |
| EDWARD | E io non devo dare spiegazioni. |
| LAVINIA | E io non devo fare domande. Eppure… perché no? |
| EDWARD | Non so perché no. E allora di che cosa parliamo? |
| LAVINIA | C’è una cosa che devo sapere, a causa degli altri E di come regolarmi con loro. Riguarda quella festa. Immagino non crederai che me n’ero completamente dimenticata! Ti ho lasciato in un bell’impiccio. Che cosa hai fatto? Me ne sono ricordata solo dopo essere partita. |
| EDWARD | Ho telefonato a tutti quelli che sapevo dovessero venire Ma non ho raggiunto tutti. E così alcuni sono venuti. |
| LAVINIA | Chi è venuto? |
| EDWARD | Proprio quelli che erano qui stasera… |
| LAVINIA | Curioso. |
| EDWARD | …e un altro. Non so chi fosse, Ma tu dovresti saperlo. |
| LAVINIA | Sì, credo di saperlo. Ma Julia mi lascia perplessa. Quella donna è il diavolo. Sa per istinto quando sta per accadere qualcosa. Fidati che non si perde una sola situazione imbarazzante! E che cosa hai raccontato loro? |
| EDWARD | Ho inventato una zia Che stava male in campagna, e ti aveva mandata a chiamare. |
| LAVINIA | Davvero, Edward! Avresti fatto meglio a dire la verità: Nulla meno della verità avrebbe potuto ingannare Julia. Ma come mai la zia è venuta ad abitare nell’Essex? |
| EDWARD | Julia mi ha costretto a farla abitare da qualche parte. |
| LAVINIA | Capisco. Dunque Julia l’ha fatta abitare nell’Essex; E ha fatto arrivare i telegrammi dall’Essex. Bene, dovrò dire a Julia la verità. D’ora in poi dirò sempre la verità. Abbiamo sprecato tanto tempo a mentire. |
| EDWARD | Non capisco bene che cosa tu intenda. |
| LAVINIA | Oh, Edward! Il punto è che, da quando sono stata via, Vedo d’averti preso troppo sul serio. E ora vedo quanto sei assurdo. |
| EDWARD | È una conclusione molto seria A cui essere giunta in… quante? … trentadue ore. |
| LAVINIA | Sì, una scoperta importantissima, Scoprire d’aver passato cinque anni della tua vita Con un uomo privo del senso dell’umorismo; E che l’effetto su di me è stato Che ho perso ogni senso dell’umorismo io stessa. Ecco che cosa è venuto dal cederti sempre. |
| EDWARD | Non sapevo che tu mi avessi sempre ceduto. A me è parso ben diverso. Già che siamo in argomento, Credevo che fossi io ad aver ceduto a te. |
| LAVINIA | So che cosa intendi per cederti: Intendi lasciare a me tutte le decisioni pratiche Che avresti dovuto prendere tu. Ricordo — Oh, avrei dovuto capire quel che si preparava — Quando progettavamo il viaggio di nozze, Non riuscivo a farti dire dove volessi andare… |
| EDWARD | Ma volevo che fossi tu a prendere quella decisione. |
| LAVINIA | Ma come potevo dire dove volevo andare Se prima non proponevi tu qualche altro luogo? E ricordo che alla fine, per disperazione, Dissi: «Immagino che per te sia lo stesso andare a Peacehaven» — E tu dicesti: «Per me va bene». |
| EDWARD | Certo che andava bene. Lo intendevo come un complimento. |
| LAVINIA | Lo intendevi come un complimento! Ed eri così pieno di riguardi, dicevano; E credevi d’essere altruista. Era soltanto passività; Volevi soltanto essere sorretto, incoraggiato…. |
| EDWARD | Incoraggiato? A che cosa? |
| LAVINIA | A pensare bene di te stesso. Sai che fui io a farti lavorare al foro… |
| EDWARD | Mi assillavi perché non avevo abbastanza lavoro E dicevi che dovevo conoscere più gente: Ma quando le cause cominciarono ad arrivare — E non arrivavano attraverso nessuno dei tuoi amici — D’un tratto trovasti scomodo Che fossi sempre troppo occupato o troppo stanco Per esserti utile in società… |
| LAVINIA | Non mi sono mai lamentata. |
| EDWARD | No; ed era perfettamente esasperante, Il modo in cui non ti lamentavi… |
| LAVINIA | Eri tu a lamentarti Di non vedere che procuratori e clienti… |
| EDWARD | E tu non sei mai stata molto comprensiva. |
| LAVINIA | Beh, ma qualcosa ho cercato di fare. Fu per questo che mi presi tanta pena D’organizzare quei giovedì, per darti la possibilità Di parlare con gente intellettuale… |
| EDWARD | Mi avresti dato all’incirca la stessa occasione Se mi avessi assunto come maggiordomo: Qualcuno dei tuoi ospiti mi avrà creduto il maggiordomo. |
| LAVINIA | E in parecchie occasioni, quando doveva venire qualcuno Che tenevo particolarmente a farti conoscere, Arrivavi soltanto quando quello se ne stava andando. |
| EDWARD | Bene, almeno non possono avermi creduto il maggiordomo. |
| LAVINIA | Tutto ciò che tentavo non faceva che peggiorare le cose, E nel momento in cui ti si offriva ciò che volevi Ne volevi un altro. Ti tratterò in modo molto diverso D’ora in avanti. |
| EDWARD | Grazie dell’avvertimento. Ma dimmi, Se è così che mi vedi, perché sei tornata? |
| LAVINIA | Francamente, non lo so. Ero stata avvertita del pericolo, Eppure qualcosa, o qualcuno, mi ha costretta a venire. E tu perché mi volevi? |
| EDWARD | Non lo so neppure io. Dici che cercavi d’«incoraggiarmi»: E allora perché mi facevi sempre sentire insignificante? Può darsi che non sapessi quale vita volessi, Ma non era la vita che tu avevi scelto per me. Volevi che tuo marito avesse successo, Volevi che io fornissi uno sfondo pubblico Alla tua vita pubblica. Volevi essere una padrona di casa Per la quale la mia carriera fosse un sostegno. Bene, ho cercato d’essere accomodante. Ma, in futuro, Mi comporterò, te l’assicuro, in modo molto diverso. |
| LAVINIA | Bravo! Edward. Questo sorprende. Ora, chi può averti insegnato a ribattere così? |
| EDWARD | Ho avuto abbastanza umiliazioni Ultimamente, da giungere al punto In cui l’umiliazione cessa di umiliare. Si arriva al punto in cui si cessa di sentire E allora si dice quel che si pensa. |
| LAVINIA | Sarà una novità Scoprire che hai un pensiero da dire. Comunque sia, sono disposta a prenderti come sei. |
| EDWARD | Vuoi dire che sei disposta a prendermi Come ero, o come credi che io sia. Ma che cosa credi che io sia? |
| LAVINIA | Oh, quello che sei sempre stato. Quanto a me, sono una persona piuttosto diversa Che tu devi imparare a conoscere. |
| EDWARD | Molto interessante: Ma sembri dare per scontato d’essere tu la sola a cambiare — Anche se finora non l’ho trovato un cambiamento in meglio. Ma non ti viene in mente che forse Anch’io possa essere cambiato? |
| LAVINIA | Oh, Edward, quando eri bambino, Sono certa che ti facevi sempre misurare Per dimostrare quanto eri cresciuto dalle vacanze precedenti. Sei sempre stato intensamente occupato di te stesso; E se gli altri crescono, beh, vuoi crescere anche tu. In che modo saresti cambiato? |
| EDWARD | Il cambiamento che viene Dal vedersi con gli occhi degli altri. |
| LAVINIA | Dev’essere stato sconvolgente per te. Ma non importa, presto ti passerà E ti troverai un’altra piccola parte da recitare, Con un’altra faccia, per ingannare la gente. |
| EDWARD | Una delle cose più esasperanti di te È sempre stata la tua perfetta sicurezza Di capirmi meglio di quanto io capissi me stesso. |
| LAVINIA | E la cosa più esasperante di te È sempre stata la tua placida convinzione Che non valessi la pena d’essere capita. |
| EDWARD | Eccoci dunque daccapo. Di nuovo nella trappola, Con una sola differenza, forse — possiamo azzuffarci, Invece di starcene ciascuno nel proprio angolo della gabbia. Beh, è un modo migliore di passare la serata Che ascoltare il grammofono. |
| LAVINIA | Abbiamo ottimi dischi; Ma ho sempre sospettato che tu detestassi davvero la musica E che il grammofono fosse soltanto la tua via di fuga Dal parlare con me quando dovevamo restare soli. |
| EDWARD | Mi sono spesso chiesto perché mi hai sposato. |
| LAVINIA | Beh, eri davvero piuttosto attraente, sai; E continuavi a dire che provavi amore per me — Credo che cercassi di persuaderti che era vero. Mi pareva d’essere sempre sul punto d’una qualche esperienza meravigliosa E poi non accadeva mai. Ora mi domando Come tu abbia potuto credere di provare amore per me. |
| EDWARD | Tutti mi dicevano che era così; E mi dicevano quanto bene fossimo assortiti. |
| LAVINIA | Peccato che tu non avessi un’opinione tua. Oh, Edward, vorrei essere buona con te — O se questo è impossibile, almeno essere odiosa con te — Qualunque cosa fuorché nulla, che è tutto ciò che sembri volere da me. Ma mi fai pena… |
| EDWARD | Non dire che ti faccio pena! Ne ho abbastanza di gente cui faccio pena. |
| LAVINIA | Sì, perché non potranno mai farti tanta pena Quanta te ne fai tu stesso. Ed è duro da sopportare. Pensavo che potesse esserci una via d’uscita per te Se me ne fossi andata. Pensavo che se io fossi morta Per te, io che per te ero stata soltanto un fantasma, Tu avresti potuto ritrovare la strada del ritorno A un tempo in cui eri reale — perché devi essere stato reale In un tempo o nell’altro, prima ancora di conoscermi: Forse soltanto quando eri bambino. |
| EDWARD | Non voglio che tu ti renda responsabile di me: È soltanto un’altra forma di disprezzo. E non voglio che tu mi spieghi a me stesso. Stai ancora cercando d’inventarmi una personalità Che non farà che tenermi lontano da me stesso. |
| LAVINIA | Stai complicando ciò che in realtà è semplicissimo. Ma c’è un punto che vedo chiaramente: Non dobbiamo ricadere nel genere di vita che conducevamo Fino a ieri mattina. |
| EDWARD | C’era una porta E non riuscivo ad aprirla. Non riuscivo a toccare la maniglia. Perché non potevo uscire dalla mia prigione? Che cos’è l’inferno? L’inferno è se stessi, L’inferno è solitudine, le altre figure che vi stanno Semplici proiezioni. Non c’è nulla da cui fuggire E nulla verso cui fuggire. Si è sempre soli. |
| LAVINIA | Edward, di che cosa stai parlando? Parli a te stesso. Potresti, per un momento, Pensare a me? |
| EDWARD | È stato soltanto ieri Che è avvenuta la dannazione. E ora devo conviverci Giorno per giorno, ora per ora, nei secoli dei secoli. |
| LAVINIA | Credo che tu sia sull’orlo d’un esaurimento nervoso! |
| EDWARD | Non dirlo! |
| LAVINIA | Devo dirlo. Conosco… un dottore che credo potrebbe aiutarti. |
| EDWARD | Se andrò da un dottore, lo sceglierò io; Non ne prenderò uno scelto da te. Come faccio a sapere Che non lo vedresti prima tu, per raccontargli tutto di me Dal tuo punto di vista? Ma non ho bisogno d’un dottore. Sono semplicemente all’inferno. Dove non ci sono dottori — O almeno, non in veste professionale. |
| LAVINIA | Si può essere pratici anche all’inferno: E sai che io sono molto più pratica di te. |
| EDWARD | Ormai dovrei sapere che cosa consideri pratico. Pratica! Ricordo che, in viaggio di nozze, Avvolgevi sempre tutto nella carta velina E poi dovevi scartare tutto daccapo Per trovare quello che ti serviva. E non sono mai riuscito a insegnarti Come si rimette il tappo su un tubetto di dentifricio. |
| LAVINIA | Molto bene, allora, non cercherò d’insistere. Sei troppo diviso per sapere che cosa vuoi. Ma, essendo diviso, tenderai al compromesso, E il tuo genere di compromesso sarà quello di sempre. |
| EDWARD | Non mi capisci. Non l’ho detto chiaramente Che in futuro mi troverai una persona diversa? |
| LAVINIA | Davvero. E la differenza non ha nulla a che fare Con Celia che parte per la California? |
| EDWARD | Celia? Che parte per la California? |
| LAVINIA | Sì, con Peter. Davvero, Edward, se fossi umano Scoppieresti a ridere. Ma non lo farai. |
| EDWARD | O Dio, o Dio, se potessi tornare a ieri Prima di credere d’aver preso una decisione. Quale demonio ha lasciato la porta socchiusa Perché entrassero questi dubbi? E poi sei tornata tu, L’angelo della distruzione — proprio come sentivo di certo. In un attimo, al tuo tocco, non resta che rovina. O Dio, che cosa ho fatto? Il pitone. La piovra. Devo alla fine diventare ciò che tu vorresti farmi? |
| LAVINIA | Bene, Edward, poiché non riesco a farti ridere, E poiché non riesco a convincerti a vedere un dottore, Per ora non posso farci altro. Dovrei andare a dare un’occhiata in cucina. So che ci sono delle uova. Ma dobbiamo uscire a cena. Intanto, il mio bagaglio è nell’ingresso al pianterreno: Vuoi dire al portiere di portarmelo su? SIPARIO |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | SIR HENRY HARCOURT-REILLY’S consulting room in London. Morning: several weeks later. SIR HENRY alone at his desk. He presses an electric button. The NURSE-SECRETARY enters, with Appointment Book. |
| REILLY | About those three appointments this morning, Miss Barraway: I should like to run over my instructions again. You understand, of course, that it is important To avoid any meeting? |
| NURSE-SECRETARY | You made that clear, Sir Henry: The first appointment at eleven o’clock. He is to be shown into the small waiting-room; And you will see him almost at once. |
| REILLY | I shall see him at once. And the second? |
| NURSE-SECRETARY | The second to be shown into the other room Just as usual. She arrives at a quarter past; But you may keep her waiting. |
| REILLY | Or she may keep me waiting; But I think she will be punctual. |
| NURSE-SECRETARY | I telephone through The moment she arrives. I leave her there Until you ring three times. |
| REILLY | And the third patient? |
| NURSE-SECRETARY | The third one to be shown into the small room; And I need not let you know that she has arrived. Then, when you ring, I show the others out; And only after they have left the house…. |
| REILLY | Quite right, Miss Barraway. That’s all for the moment. |
| NURSE-SECRETARY | Mr. Gibbs is here, Sir Henry. |
| REILLY | Ask him to come straight in. |
| (didascalia) | [Exit NURSE-SECRETARY] |
| (didascalia) | [ALEX enters almost immediately] |
| ALEX | When is Chamberlayne’s appointment? |
| REILLY | At eleven o’clock, The conventional hour. We have not much time. Tell me now, did you have any difficulty In convincing him I was the man for his case? |
| ALEX | Difficulty? No! He was only impatient At having to wait four days for the appointment. |
| REILLY | It was necessary to delay his appointment To lower his resistance. But what I mean is, Does he trust your judgement? |
| ALEX | Yes, implicitly. It’s not that he regards me as very intelligent, But he thinks I’m well informed: the sort of person Who would know the right doctor, as well as the right shops. Besides, he was ready to consult any doctor Recommended by anyone except his wife. |
| REILLY | I had already impressed upon her That she was not to mention my name to him. |
| ALEX | With your usual foresight. Now, he’s quite triumphant Because he thinks he’s stolen a march on her. And when you’ve sent him to a sanatorium Where she can’t get at him — then, he believes, She will be very penitent. He’s enjoying his illness. |
| REILLY | Illness offers him a double advantage: To escape from himself — and get the better of his wife. |
| ALEX | Not to escape from her? |
| REILLY | He doesn’t want to escape from her. |
| ALEX | He is staying at his club. |
| REILLY | Yes, that is where he wrote from. |
| (didascalia) | [The house-telephone rings] |
| REILLY | Hello! Yes, show him up. |
| ALEX | You will have a busy morning! I will go out by the service staircase And come back when they’ve gone. |
| REILLY | Yes, when they’ve gone. |
| (didascalia) | [Exit ALEX by side door] |
| (didascalia) | [EDWARD is shown in by NURSE-SECRETARY] |
| EDWARD | Sir Henry Harcourt-Reilly — |
| (didascalia) | [Stops and stares at REILLY] |
| EDWARD | REILLY [without looking up from his papers]. Good morning, Mr. Chamberlayne. Please sit down. I won’t keep you a moment. — Now, Mr. Chamberlayne? |
| EDWARD | It came into my mind Before I entered the door, that you might be the same person: But I dismissed that as just another symptom. Well, I should have known better than to come here On the recommendation of a man who did not know you. Yet Alex is so plausible. And his recommendations Of shops, have always been satisfactory. I beg your pardon. But he is a blunderer. I should like to know … but what is the use! I suppose I might as well go away at once. |
| REILLY | No. If you please, sit down, Mr. Chamberlayne. You are not going away, so you might as well sit down. You were going to ask a question. |
| EDWARD | When you came to my flat Had you been invited by my wife as a guest As I supposed? … Or did she send you? |
| REILLY | I cannot say that I had been invited; And Mrs. Chamberlayne did not know that I was coming. But I knew you would be there, and whom I should find with you. |
| EDWARD | But you had seen my wife? |
| REILLY | Oh yes, I had seen her. |
| EDWARD | So this is a trap! |
| REILLY | Let’s not call it a trap. But if it is a trap, then you cannot escape from it: And so … you might as well sit down. I think that you will find that chair comfortable. |
| EDWARD | You knew, Before I began to tell you, what had happened? |
| REILLY | That is so, that is so. But all in good time. Let us dismiss that question for the moment. Tell me first, about the difficulties On which you want my professional opinion. |
| EDWARD | It’s not for me to blame you for bringing my wife back, I suppose. You seemed to be trying to persuade me That I was better off without her. But didn’t you realise That I was in no state to make a decision? |
| REILLY | If I had not brought your wife back, Mr. Chamberlayne, Do you suppose that things would be any better — now? |
| EDWARD | I don’t know, I’m sure. They could hardly be worse. |
| REILLY | They might be much worse. You might have ruined three lives By your indecision. Now there are only two — Which you still have the chance of redeeming from ruin. |
| EDWARD | You talk as if I was capable of action: If I were, I should not need to consult you Or anyone else. I came here as a patient. If you take no interest in my case, I can go elsewhere. |
| REILLY | You have reason to believe that you are very ill? |
| EDWARD | I should have thought a doctor could see that for himself. Or at least that he would enquire about the symptoms. Two people advised me recently, Almost in the same words, that I ought to see a doctor. They said — again, in almost the same words — That I was on the edge of a nervous breakdown. I didn’t know it then myself — but if they saw it I should have thought that a doctor could see it. |
| REILLY | ‘Nervous breakdown’ is a term I never use: It can mean almost anything. |
| EDWARD | And since then, I have realised That mine is a very unusual case. |
| REILLY | All cases are unique, and very similar to others. |
| EDWARD | Is there a sanatorium to which you send such patients As myself, under your personal observation? |
| REILLY | You are very impetuous, Mr. Chamberlayne. There are several kinds of sanatoria For several kinds of patient. And there are also patients For whom a sanatorium is the worst place possible. We must first find out what is wrong with you Before we decide what to do with you. |
| EDWARD | I doubt if you have ever had a case like mine: I have ceased to believe in my own personality. |
| REILLY | Oh, dear yes; this is serious. A very common malady. Very prevalent indeed. |
| EDWARD | I remember, in my childhood … |
| REILLY | I always begin from the immediate situation And then go back as far as I find necessary. You see, your memories of childhood — I mean, in your present state of mind — Would be largely fictitious; and as for your dreams, You would produce amazing dreams, to oblige me. I could make you dream any kind of dream I suggested, And it would only go to flatter your vanity With the temporary stimulus of feeling interesting. |
| EDWARD | But I am obsessed by the thought of my own insignificance. |
| REILLY | Precisely. And I could make you feel important, And you would imagine it a marvellous cure; And you would go on, doing such amount of mischief As lay within your power — until you came to grief. Half of the harm that is done in this world Is due to people who want to feel important. They don’t mean to do harm — but the harm does not interest them. Or they do not see it, or they justify it Because they are absorbed in the endless struggle To think well of themselves. |
| EDWARD | If I am like that I must have done a great deal of harm. |
| REILLY | Oh, not so much as you would like to think: Only, shall we say, within your modest capacity. Try to explain what has happened since I left you. |
| EDWARD | I see now why I wanted my wife to come back. It was because of what she had made me into. We had not been alone again for fifteen minutes Before I felt, and still more acutely — Indeed, acutely, perhaps, for the first time, The whole oppression, the unreality Of the role she had always imposed upon me With the obstinate, unconscious, sub-human strength That some women have. Without her, it was vacancy. When I thought she had left me, I began to dissolve, To cease to exist. That was what she had done to me! I cannot live with her — that is now intolerable; I cannot live without her, for she has made me incapable Of having any existence of my own. That is what she has done to me in five years together! She has made the world a place I cannot live in Except on her terms. I must be alone, But not in the same world. So I want you to put me Into your sanatorium. I could be alone there? |
| (didascalia) | [House-telephone rings] |
| EDWARD | REILLY [into telephone]. Yes. [To EDWARD] Yes, you could be alone there. |
| EDWARD | I wonder If you have understood a word of what I have been saying. |
| REILLY | You must have patience with me, Mr. Chamberlayne: I learn a good deal by merely observing you, And letting you talk as long as you please, And taking note of what you do not say. |
| EDWARD | I once experienced the extreme of physical pain, And now I know there is suffering worse than that. It is surprising, if one had time to be surprised: I am not afraid of the death of the body, But this death is terrifying. The death of the spirit — Can you understand what I suffer? |
| REILLY | I understand what you mean. |
| EDWARD | I can no longer act for myself. Coming to see you — that’s the last decision I was capable of making. I am in your hands. I cannot take any further responsibility. |
| REILLY | Many patients come in that belief. |
| EDWARD | And now will you send me to the sanatorium? |
| REILLY | You have nothing else to tell me? |
| EDWARD | What else can I tell you? You didn’t want to hear about my early history. |
| REILLY | No, I did not want to hear about your early history. |
| EDWARD | And so will you send me to the sanatorium? I can’t go home again. And at my club They won’t let you keep a room for more than seven days; I haven’t the courage to go to a hotel, And besides, I need more shirts — you can get my wife To have my things sent on: whatever I shall need. But of course you mustn’t tell her where I am. Is it far to go? |
| REILLY | You might say, a long journey. But before I treat a patient like yourself I need to know a great deal more about him, Than the patient himself can always tell me. Indeed, it is often the case that my patients Are only pieces of a total situation Which I have to explore. The single patient Who is ill by himself, is rather the exception. I have recently had another patient Whose situation is much the same as your own. |
| (didascalia) | [Presses the bell on his desk three times] |
| REILLY | You must accept a rather unusual procedure: I propose to introduce you to the other patient. |
| EDWARD | What do you mean? Who is this other patient? I consider this very unprofessional conduct — I will not discuss my case before another patient. |
| REILLY | On the contrary. That is the only way In which it can be discussed. You have told me nothing. You have had the opportunity, and you have said enough To convince me that you have been making up your case So to speak, as you went along. A barrister Ought to know his brief before he enters the court. |
| EDWARD | I am at least free to leave. And I propose to do so. My mind is made up. I shall go to a hotel. |
| REILLY | It is just because you are not free, Mr. Chamberlayne, That you have come to me. It is for me to give you that — Your freedom. That is my affair. |
| (didascalia) | LAVINIA is shown in by the NURSE-SECRETARY] |
| REILLY | But here is the other patient. |
| EDWARD | Lavinia! |
| LAVINIA | Well, Sir Henry! I said I would come to talk about my husband: I didn’t say I was prepared to meet him. |
| EDWARD | And I did not expect to meet you, Lavinia. I call this a very dishonourable trick. |
| REILLY | Honesty before honour, Mr. Chamberlayne. Sit down, please, both of you. Mrs. Chamberlayne, Your husband wishes to enter a sanatorium, And that is a question which naturally concerns you. |
| EDWARD | I am not going to any sanatorium. I am going to a hotel. And I shall ask you, Lavinia, To be so good as to send me on some clothes. |
| LAVINIA | Oh, to what hotel? |
| EDWARD | I don’t know — I mean to say, That doesn’t concern you. |
| LAVINIA | In that case, Edward, I don’t think your clothes concern me either. [To REILLY] I presume you will send him to the same sanatorium To which you sent me? Well, he needs it more than I did. |
| REILLY | I am glad that you have come to see it in that light — At least, for the moment. But, Mrs. Chamberlayne, You have never visited my sanatorium. |
| LAVINIA | What do you mean? I asked to be sent And you took me there. If that was not a sanatorium What was it? |
| REILLY | A kind of hotel. A retreat For people who imagine that they need a respite From everyday life. They return refreshed; And if they believe it to be a sanatorium That is good reason for not sending them to one. The people who need my sort of sanatorium Are not easily deceived. |
| LAVINIA | Are you a devil Or merely a lunatic practical joker? |
| EDWARD | I incline to the second explanation Without the qualification ‘lunatic’. Why should you go to a sanatorium? I have never known anyone in my life With fewer mental complications than you; You’re stronger than a … battleship. That’s what drove me mad. I am the one who needs a sanatorium — But I’m not going there. |
| REILLY | You are right, Mr. Chamberlayne. You are no case for my sanatorium: You are much too ill. |
| EDWARD | Much too ill? Then I’ll go and be ill in a suburban boarding-house. |
| LAVINIA | That would never suit you, Edward. Now I know of a hotel In the New Forest … |
| EDWARD | How like you, Lavinia. You always know of something better. |
| LAVINIA | It’s only that I have a more practical mind Than you have, Edward. You do know that. |
| EDWARD | Only because you’ve told me so often. I’d like to see you filling up an income-tax form. |
| LAVINIA | Don’t be silly, Edward. When I say practical, I mean practical in the things that really matter. |
| REILLY | May I interrupt this interesting discussion? I say you are both too ill. There are several symptoms Which must occur together, and to a marked degree, To qualify a patient for my sanatorium: And one of them is an honest mind. That is one of the causes of their suffering. |
| LAVINIA | No one can say my husband has an honest mind. |
| EDWARD | And I could not honestly say that of you, Lavinia. |
| REILLY | I congratulate you both on your perspicacity. Your sympathetic understanding of each other Will prepare you to appreciate what I have to say to you. I do not trouble myself with the common cheat, Or with the insuperably, innocently dull: My patients such as you are the self-deceivers Taking infinite pains, exhausting their energy, Yet never quite successful. You have both of you pretended To be consulting me; both, tried to impose upon me Your own diagnosis, and prescribe your own cure. But when you put yourselves into hands like mine You surrender a great deal more than you meant to. This is the consequence of trying to lie to me. |
| LAVINIA | I did not come here to be insulted. |
| REILLY | You have come where the word ‘insult’ has no meaning; And you must put up with that. All that you have told me — Both of you — was true enough: you described your feelings — Or some of them — omitting the important facts. Let me take your husband first. [To EDWARD] You were lying to me By concealing your relations with Miss Coplestone. |
| EDWARD | This is monstrous! My wife knew nothing about it. |
| LAVINIA | Really, Edward! Even if I’d been blind There were plenty of people to let me know about it. I wonder if there was anyone who didn’t know. |
| REILLY | There was one, in fact. But you, Mrs. Chamberlayne, Tried to make me believe that it was this discovery Precipitated what you called your nervous breakdown. |
| LAVINIA | But it’s true! I was completely prostrated; Even if I have made a partial recovery. |
| REILLY | Certainly, you were completely prostrated, And certainly, you have somewhat recovered. But you failed to mention that the cause of your distress Was the defection of your lover — who suddenly For the first time in his life, fell in love with someone, And with someone of whom you had reason to be jealous. |
| EDWARD | Really, Lavinia! This is very interesting. You seem to have been much more successful at concealment Than I was. Now I wonder who it could have been. |
| LAVINIA | Well, tell him if you like. |
| REILLY | A young man named Peter. |
| EDWARD | Peter? Peter who? |
| REILLY | Mr. Peter Quilpe Was a frequent guest. |
| EDWARD | Peter Quilpe. Peter Quilpe! Really Lavinia! I congratulate you. You could not have chosen Anyone I was less likely to suspect. And then he came to me to confide about Celia! I have never heard anything so utterly ludicrous: This is the best joke that ever happened. |
| LAVINIA | I never knew you had such a sense of humour. |
| REILLY | It is the first more hopeful symptom. |
| LAVINIA | How did you know all this? |
| REILLY | That I cannot disclose. I have my own method of collecting information About my patients. You must not ask me to reveal it — That is a matter of professional etiquette. |
| LAVINIA | I have not noticed much professional etiquette About your behaviour to-day. |
| REILLY | A point well taken. But permit me to remark that my revelations About each of you, to one another, Have not been of anything that you confided to me. The information I have exchanged between you Was all obtained from outside sources. Mrs. Chamberlayne, when you came to me two months ago I was dissatisfied with your explanation Of your obvious symptoms of emotional strain And so I made enquiries. |
| EDWARD | It was two months ago That your breakdown began! and I never noticed it. |
| LAVINIA | You wouldn’t notice anything. You never noticed me. |
| REILLY | Now, I want to point out to both of you How much you have in common. Indeed, I consider That you are exceptionally well-suited to each other. Mr. Chamberlayne, when you thought your wife had left you, You discovered, to your surprise and consternation, That you were not really in love with Miss Coplestone … |
| LAVINIA | My husband has never been in love with anybody. |
| REILLY | And were not prepared to make the least sacrifice On her account. This injured your vanity. You liked to think of yourself as a passionate lover. Then you realised, what your wife has justly remarked, That you had never been in love with anybody; Which made you suspect that you were incapable Of loving. To men of a certain type The suspicion that they are incapable of loving Is as disturbing to their self-esteem As, in cruder men, the fear of impotence. |
| LAVINIA | You are cold-hearted, Edward. |
| REILLY | So you say, Mrs. Chamberlayne. And now, let us turn to your side of the problem. When you discovered that your young friend (Though you knew, in your heart, that he was not in love with you, And were always humiliated by the awareness That you had forced him into this position) — When, I say, you discovered that your young friend Had actually fallen in love with Miss Coplestone, It took you some time, I have no doubt, Before you would admit it. Though perhaps you knew it Before he did. You pretended to yourself, I suspect, and for as long as you could, That he was aiming at a higher social distinction Than the honour conferred by being your lover. When you had to face the fact that his feelings towards her Were different from any you had aroused in him — It was a shock. You had wanted to be loved; You had come to see that no one had ever loved you. Then you began to fear that no one could love you. |
| EDWARD | I’m beginning to feel very sorry for you, Lavinia. You know, you really are exceptionally unlovable, And I never quite knew why. I thought it was my fault. |
| REILLY | And now you begin to see, I hope, How much you have in common. The same isolation. A man who finds himself incapable of loving And a woman who finds that no man can love her. |
| LAVINIA | It seems to me that what we have in common Might be just enough to make us loathe one another. |
| REILLY | See it rather as the bond which holds you together. While still in a state of unenlightenment, You could always say: ‘he could not love any woman;’ You could always say: ‘no man could love her.’ You could accuse each other of your own faults, And so could avoid understanding each other. Now, you have only to reverse the propositions And put them together. |
| LAVINIA | Is that possible? |
| REILLY | If I had sent either of you to the sanatorium In the state in which you came to me — I tell you this: It would have been a horror beyond your imagining, For you would have been left with what you brought with you: The shadow of desires of desires. A prey To the devils who arrive at their plenitude of power When they have you to themselves. |
| LAVINIA | Then what can we do When we can go neither back nor forward? Edward! What can we do? |
| REILLY | You have answered your own question, Though you do not know the meaning of what you have said. |
| EDWARD | Lavinia, we must make the best of a bad job. That is what he means. |
| REILLY | When you find, Mr. Chamberlayne, The best of a bad job is all any of us make of it — Except of course, the saints — such as those who go To the sanatorium — you will forget this phrase, And in forgetting it will alter the condition. |
| LAVINIA | Edward, there is that hotel in the New Forest If you want to go there. The proprietor Who has just taken over, is a friend of Alex’s. I could go down with you, and then leave you there If you want to be alone … |
| EDWARD | But I can’t go away! I have a case coming on next Monday. |
| LAVINIA | Then will you stop at your club? |
| EDWARD | No, they won’t let me. I must leave tomorrow — but how did you know I was staying at the club? |
| LAVINIA | Really, Edward! I have some sense of responsibility. I was going to leave some shirts there for you. |
| EDWARD | It seems to me that I might as well go home. |
| LAVINIA | Then we can share a taxi, and be economical. Edward, have you anything else to ask him Before we go? |
| EDWARD | Yes, I have. But it’s difficult to say. |
| LAVINIA | But I wish you would say it. At least, there is something I would like you to ask. |
| EDWARD | It’s about the future of … the others. I don’t want to build on other people’s ruins. |
| LAVINIA | Exactly. And I have a question too. Sir Henry, was it you who sent those telegrams? |
| REILLY | I think I will dispose of your husband’s problem. [To EDWARD] Your business is not to clear your conscience But to learn how to bear the burdens on your conscience. With the future of the others you are not concerned. |
| LAVINIA | I think you have answered my question too. They had to tell us, themselves, that they had made their decision. |
| EDWARD | Have you anything else to say to us, Sir Henry? |
| REILLY | No. Not in this capacity. |
| (didascalia) | [EDWARD takes out his cheque-book. REILLY raises his hand] |
| REILLY | My secretary will send you my account. Go in peace. And work out your salvation with diligence. |
| (didascalia) | [Exeunt EDWARD and LAVINIA] |
| (didascalia) | [REILLY goes to the couch and lies down. The house-telephone rings. He gets up and answers it.] |
| REILLY | Yes? … Yes. Come in. |
| (didascalia) | [Enter JULIA by side door] |
| REILLY | She’s waiting downstairs. |
| JULIA | I know that, Henry. I brought her here myself. |
| REILLY | Oh? You didn’t let her know you were seeing me first? |
| JULIA | Of course not. I dropped her at the door And went on in the taxi, round the corner; Waited a moment, and slipped in by the back way. I only came to tell you, I am sure she is ready To make a decision. |
| REILLY | Was she reluctant? Was that why you brought her? |
| JULIA | Oh no, not reluctant: Only diffident. She cannot believe That you will take her seriously. |
| REILLY | That is not uncommon. |
| JULIA | Or that she deserves to be taken seriously. |
| REILLY | That is most uncommon. |
| JULIA | Henry, get up. You can’t be as tired as that. I shall wait in the next room, And come back when she’s gone. |
| REILLY | Yes, when she’s gone. |
| JULIA | Will Alex be here? |
| REILLY | Yes, he’ll be here. |
| (didascalia) | [Exit JULIA by side door] |
| (didascalia) | [REILLY presses button. NURSE-SECRETARY shows in CELIA] |
| REILLY | Miss Celia Coplestone? … Won’t you sit down? I believe you are a friend of Mrs. Shuttlethwaite. |
| CELIA | Yes, it was Julia … Mrs. Shuttlethwaite Who advised me to come to you. — But I’ve met you before, Haven’t I, somewhere? … Oh, of course. But I didn’t know … |
| REILLY | There is nothing you need to know. I was there at the instance of Mrs. Shuttlethwaite. |
| CELIA | That makes it even more perplexing. However, I don’t want to waste your time. And I’m awfully afraid That you’ll think that I am wasting it anyway. I suppose most people, when they come to see you, Are obviously ill, or can give good reasons For wanting to see you. Well, I can’t. I just came in desperation. And I shan’t be offended If you simply tell me to go away again. |
| REILLY | Most of my patients begin, Miss Coplestone, By telling me exactly what is the matter with them, And what I am to do about it. They are quite sure They have had a nervous breakdown — that is what they call it — And usually they think that someone else is to blame. |
| CELIA | I at least have no one to blame but myself. |
| REILLY | And after that, the prologue to my treatment Is to try to show them that they are mistaken About the nature of their illness, and lead them to see That it’s not so interesting as they had imagined. When I get as far as that, there is something to be done. |
| CELIA | Well, I can’t pretend that my trouble is interesting; But I shan’t begin that way. I feel perfectly well. I could lead an active life — if there’s anything to work for; I don’t imagine that I am being persecuted; I don’t hear any voices, I have no delusions — Except that the world I live in seems all a delusion! But oughtn’t I first to tell you the circumstances? I’d forgotten that you know nothing about me; And with what I’ve been going through, these last weeks, I somehow took it for granted that I needn’t explain myself. |
| REILLY | I know quite enough about you for the moment: Try first to describe your present state of mind. |
| CELIA | Well, there are two things I can’t understand, Which you might consider symptoms. But first I must tell you That I should really like to think there’s something wrong with me — Because, if there isn’t, then there’s something wrong, Or at least, very different from what it seemed to be, With the world itself — and that’s much more frightening! That would be terrible. So I’d rather believe There is something wrong with me, that could be put right. I’d do anything you told me, to get back to normality. |
| REILLY | We must find out about you, before we decide What is normality. You say there are two things: What is the first? |
| CELIA | An awareness of solitude. But that sounds so flat. I don’t mean simply That there’s been a crash: though indeed there has been. It isn’t simply the end of an illusion In the ordinary way, or being ditched. Of course that’s something that’s always happening To all sorts of people, and they get over it More or less, or at least they carry on. No. I mean that what has happened has made me aware That I’ve always been alone. That one always is alone. Not simply the ending of one relationship, Not even simply finding that it never existed — But a revelation about my relationship With everybody. Do you know — It no longer seems worth while to speak to anyone! |
| REILLY | And what about your parents? |
| CELIA | Oh, they live in the country, Now they can’t afford to have a place in town. It’s all they can do to keep the country house going: But it’s been in the family so long, they won’t leave it. |
| REILLY | And you live in London? |
| CELIA | I share a flat With a cousin: but she’s abroad at the moment, And my family want me to come down and stay with them. But I just can’t face it. |
| REILLY | So you want to see no one? |
| CELIA | No … it isn’t that I want to be alone, But that everyone’s alone — or so it seems to me. They make noises, and think they are talking to each other; They make faces, and think they understand each other. And I’m sure that they don’t. Is that a delusion? |
| REILLY | A delusion is something we must return from. There are other states of mind, which we take to be delusion, But which we have to accept and go on from. And the second symptom? |
| CELIA | That’s stranger still. It sounds ridiculous — but the only word for it That I can find, is a sense of sin. |
| REILLY | You suffer from a sense of sin, Miss Coplestone? This is most unusual. |
| CELIA | It seemed to me abnormal. |
| REILLY | We have yet to find what would be normal For you, before we use the term ‘abnormal’. Tell me what you mean by a sense of sin. |
| CELIA | It’s much easier to tell you what I don’t mean: I don’t mean sin in the ordinary sense. |
| REILLY | And what, in your opinion, is the ordinary sense? |
| CELIA | Well … I suppose it’s being immoral — And I don’t feel as if I was immoral: In fact, aren’t the people one thinks of as immoral Just the people who we say have no moral sense? I’ve never noticed that immorality Was accompanied by a sense of sin: At least, I have never come across it. I suppose it is wicked to hurt other people If you know that you’re hurting them. I haven’t hurt her. I wasn’t taking anything away from her — Anything she wanted. I may have been a fool: But I don’t mind at all having been a fool. |
| REILLY | And what is the point of view of your family? |
| CELIA | Well, my bringing up was pretty conventional — I had always been taught to disbelieve in sin. Oh, I don’t mean that it was ever mentioned! But anything wrong, from our point of view, Was either bad form, or was psychological. And bad form always led to disaster Because the people one knew disapproved of it. I don’t worry much about form, myself — But when everything’s bad form, or mental kinks, You either become bad form, and cease to care, Or else, if you care, you must be kinky. |
| REILLY | And so you suppose you have what you call a ‘kink’? |
| CELIA | But everything seemed so right, at the time! I’ve been thinking about it, over and over; I can see now, it was all a mistake: But I don’t see why mistakes should make one feel sinful! And yet I can’t find any other word for it. It must be some kind of hallucination; Yet, at the same time, I’m frightened by the fear That it is more real than anything I believed in. |
| REILLY | What is more real than anything you believed in? |
| CELIA | It’s not the feeling of anything I’ve ever done, Which I might get away from, or of anything in me I could get rid of — but of emptiness, of failure Towards someone, or something, outside of myself; And I feel I must … atone — is that the word? Can you treat a patient for such a state of mind? |
| REILLY | What had you believed were your relations with this man? |
| CELIA | Oh, you’d guessed that, had you? That’s clever of you. No, perhaps I made it obvious. You don’t need to know About him, do you? |
| REILLY | No. |
| CELIA | Perhaps I’m only typical. |
| REILLY | There are different types. Some are rarer than others. |
| CELIA | Oh, I thought that I was giving him so much! And he to me — and the giving and the taking Seemed so right: not in terms of calculation Of what was good for the persons we had been But for the new person, us. If I could feel As I did then, even now it would seem right. And then I found we were only strangers And that there had been neither giving nor taking But that we had merely made use of each other Each for his purpose. That’s horrible. Can we only love Something created by our own imagination? Are we all in fact unloving and unlovable? Then one is alone, and if one is alone Then lover and beloved are equally unreal And the dreamer is no more real than his dreams. |
| REILLY | And this man. What does he now seem like, to you? |
| CELIA | Like a child who has wandered into a forest Playing with an imaginary playmate And suddenly discovers he is only a child Lost in a forest, wanting to go home. |
| REILLY | Compassion may be already a clue Towards finding your own way out of the forest. |
| CELIA | But even if I find my way out of the forest I shall be left with the inconsolable memory Of the treasure I went into the forest to find And never found, and which was not there And perhaps is not anywhere? But if not anywhere, Why do I feel guilty at not having found it? |
| REILLY | Disillusion can become itself an illusion If we rest in it. |
| CELIA | I cannot argue. It’s not that I’m afraid of being hurt again: Nothing again can either hurt or heal. I have thought at moments that the ecstasy is real Although those who experience it may have no reality. For what happened is remembered like a dream In which one is exalted by intensity of loving In the spirit, a vibration of delight Without desire, for desire is fulfilled In the delight of loving. A state one does not know When awake. But what, or whom I loved, Or what in me was loving, I do not know. And if that is all meaningless, I want to be cured Of a craving for something I cannot find And of the shame of never finding it. Can you cure me? |
| REILLY | The condition is curable. But the form of treatment must be your own choice: I cannot choose for you. If that is what you wish, I can reconcile you to the human condition, The condition to which some who have gone as far as you Have succeeded in returning. They may remember The vision they have had, but they cease to regret it, Maintain themselves by the common routine, Learn to avoid excessive expectation, Become tolerant of themselves and others, Giving and taking, in the usual actions What there is to give and take. They do not repine; Are contented with the morning that separates And with the evening that brings together For casual talk before the fire Two people who know they do not understand each other, Breeding children whom they do not understand And who will never understand them. |
| CELIA | Is that the best life? |
| REILLY | It is a good life. Though you will not know how good Till you come to the end. But you will want nothing else, And the other life will be only like a book You have read once, and lost. In a world of lunacy, Violence, stupidity, greed … it is a good life. |
| CELIA | I know I ought to be able to accept that If I might still have it. Yet it leaves me cold. Perhaps that’s just a part of my illness, But I feel it would be a kind of surrender — No, not a surrender — more like a betrayal. You see, I think I really had a vision of something Though I don’t know what it is. I don’t want to forget it. I want to live with it. I could do without everything, Put up with anything, if I might cherish it. In fact, I think it would really be dishonest For me, now, to try to make a life with anybody! I couldn’t give anyone the kind of love — I wish I could — which belongs to that life. Oh, I’m afraid this sounds like raving! Or just cantankerousness … still, If there’s no other way … then I feel just hopeless. |
| REILLY | There is another way, if you have the courage. The first I could describe in familiar terms Because you have seen it, as we all have seen it, Illustrated, more or less, in lives of those about us. The second is unknown, and so requires faith — The kind of faith that issues from despair. The destination cannot be described; You will know very little until you get there; You will journey blind. But the way leads towards possession Of what you have sought for in the wrong place. |
| CELIA | That sounds like what I want. But what is my duty? |
| REILLY | Whichever way you choose will prescribe its own duty. |
| CELIA | Which way is better? |
| REILLY | Neither way is better. Both ways are necessary. It is also necessary To make a choice between them. |
| CELIA | Then I choose the second. |
| REILLY | It is a terrifying journey. |
| CELIA | I am not frightened But glad. I suppose it is a lonely way? |
| REILLY | No lonelier than the other. But those who take the other Can forget their loneliness. You will not forget yours. Each way means loneliness — and communion. Both ways avoid the final desolation Of solitude in the phantasmal world Of imagination, shuffling memories and desires. |
| CELIA | That is the hell I have been in. |
| REILLY | It isn’t hell Till you become incapable of anything else. Now — do you feel quite sure? |
| CELIA | I want your second way. So what am I to do? |
| REILLY | You will go to the sanatorium. |
| CELIA | Oh, what an anti-climax! I have known people Who have been to your sanatorium, and come back again — I don’t mean to say they weren’t much better for it — That’s why I came to you. But they returned … Well … I mean … to everyday life. |
| REILLY | True. But the friends you have in mind Cannot have been to this sanatorium. I am very careful whom I send there: Those who go do not come back as these did. |
| CELIA | It sounds like a prison. But they can’t all stay there! I mean, it would make the place so over-crowded. |
| REILLY | Not very many go. But I said they did not come back In the sense in which your friends came back. I did not say they stayed there. |
| CELIA | What becomes of them? |
| REILLY | They choose, Miss Coplestone. Nothing is forced on them. Some of them return, in a physical sense; No one disappears. They lead very active lives Very often, in the world. |
| CELIA | How soon will you send me there? |
| REILLY | How soon will you be ready? |
| CELIA | Tonight, by nine o’clock. |
| REILLY | Go home then, and make your preparations. Here is the address for you to give your friends; |
| (didascalia) | [Writes on a slip of paper] |
| REILLY | You had better let your family know at once. I will send a car for you at nine o’clock. |
| CELIA | What do I need to take with me? |
| REILLY | Nothing. Everything you need will be provided for you, And you will have no expenses at the sanatorium. |
| CELIA | I don’t in the least know what I am doing Or why I am doing it. There is nothing else to do: That is the only reason. |
| REILLY | It is the best reason. |
| CELIA | But I know it is I who have made the decision: I must tell you that. Oh, I almost forgot — May I ask what your fee is? |
| REILLY | I have told my secretary That there is no fee. |
| CELIA | But … |
| REILLY | For a case like yours There is no fee. |
| (didascalia) | [Presses button] |
| CELIA | You have been very kind. |
| REILLY | Go in peace, my daughter. Work out your salvation with diligence. |
| (didascalia) | NURSE-SECRETARY appears at door. Exit CELIA. REILLY dials on house-telephone.] |
| REILLY | REILLY [into telephone]. It is finished. You can come in now. |
| (didascalia) | [Enter JULIA by side door] |
| REILLY | She will go far, that one. |
| JULIA | Very far, I think. You do not need to tell me. I knew from the beginning. |
| REILLY | It’s the other ones I am worried about. |
| JULIA | Nonsense, Henry, I shall keep an eye on them. |
| REILLY | To send them back: what have they to go back tc? To the stale food mouldering in the larder, The stale thoughts mouldering in their minds. Each unable to disguise his own meanness From himself, because it is known to the other. It’s not the knowledge of the mutual treachery But the knowledge that the other understands the motive — Mirror to mirror, reflecting vanity. I have taken a great risk. |
| JULIA | We must always take risks. That is our destiny. Since you question the decision What possible alternative can you imagine? |
| REILLY | None. |
| JULIA | Very well then. We must take the risk. All we could do was to give them the chance. And now, when they are stripped naked to their souls And can choose, whether to put on proper costumes Or huddle quickly into new disguises, They have, for the first time, somewhere to start from. Oh, of course, they might just murder each other! But I don’t think they will do that. We shall see. It’s the thought of Celia that weighs upon my mind. |
| REILLY | Of Celia? |
| JULIA | Of Celia. |
| REILLY | But when I said just now That she would go far, you agreed with me. |
| JULIA | Oh yes, she will go far. And we know where she is going. But what do we know of the terrors of the journey? You and I don’t know the process by which the human is Transhumanised: what do we know Of the kind of suffering they must undergo On the way of illumination? |
| REILLY | Will she be frightened By the first appearance of projected spirits? |
| JULIA | Henry, you simply do not understand innocence. She will be afraid of nothing; she will not even know That there is anything there to be afraid of. She is too humble. She will pass between the scolding hills, Through the valley of derision, like a child sent on an errand In eagerness and patience. Yet she must suffer. |
| REILLY | When I express confidence in anything You always raise doubts; when I am apprehensive Then you see no reason for anything but confidence. |
| JULIA | That’s one way in which I am so useful to you. You ought to be grateful. |
| REILLY | And when I say to one like her ‘Work out your salvation with diligence’, I do not understand What I myself am saying. |
| JULIA | You must accept your limitations. — But how much longer will Alex keep us waiting? |
| REILLY | He should be here by now. I’ll speak to Miss Barraway. |
| (didascalia) | [Takes up house-telephone] |
| REILLY | Miss Barraway, when Mr. Gibbs arrive … Oh, very good. [To JULIA] He’s on his way up. |
| (didascalia) | [Into telephone] |
| REILLY | You may bring the tray in now, Miss Barraway. |
| (didascalia) | [Enter ALEX] |
| ALEX | Well! Well! and how have we got on? |
| JULIA | Everything is in order. |
| ALEX | The Chamberlaynes have chosen? |
| REILLY | They accept their destiny. |
| ALEX | And she has made the choice? |
| REILLY | She will be fetched this evening. |
| (didascalia) | NURSE-SECRETARY enters with a tray, a decanter and three glasses, and exit. REILLY pours drinks.] |
| REILLY | And now we are ready to proceed to the libation. |
| ALEX | The words for the building of the hearth. |
| (didascalia) | [They raise their glasses] |
| REILLY | Let them build the hearth Under the protection of the stars. |
| ALEX | Let them place a chair each side of it. |
| JULIA | May the holy ones watch over the roof, May the moon herself influence the bed. |
| (didascalia) | [They drink] |
| ALEX | The words for those who go upon a journey. |
| REILLY | Protector of travellers Bless the road. |
| ALEX | Watch over her in the desert. Watch over her in the mountain. Watch over her in the labyrinth. Watch over her by the quicksand. |
| JULIA | Protect her from the Voices Protect her from the Visions Protect her in the tumult Protect her in the silence. |
| (didascalia) | [They drink] |
| REILLY | There is one for whom the words cannot be spoken. |
| ALEX | They can not be spoken yet. |
| JULIA | You mean Peter Quilpe. |
| REILLY | He has not yet come to where the words are valid. |
| JULIA | Shall we ever speak them? |
| ALEX | Others, perhaps, will speak them. You know, I have connections — even in California. CURTAIN |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Lo studio di SIR HENRY HARCOURT-REILLY a Londra. Mattino: diverse settimane dopo. SIR HENRY solo alla sua scrivania. Preme un pulsante elettrico. Entra l’INFERMIERA-SEGRETARIA, con l’agenda degli appuntamenti. |
| REILLY | Riguardo a quei tre appuntamenti di stamattina, signorina Barraway: vorrei ripassare ancora una volta le mie istruzioni. Capisce, naturalmente, che è importante evitare qualsiasi incontro? |
| INFERMIERA-SEGRETARIA | L’ha detto chiaramente, Sir Henry: il primo appuntamento alle undici in punto. Va fatto accomodare nella saletta d’attesa; e lei lo riceverà quasi subito. |
| REILLY | Lo riceverò subito. E il secondo? |
| INFERMIERA-SEGRETARIA | La seconda va fatta accomodare nell’altra stanza come al solito. Arriva alle undici e un quarto; ma lei può farla attendere. |
| REILLY | O può darsi che sia lei a far attendere me; ma credo che sarà puntuale. |
| INFERMIERA-SEGRETARIA | Le telefono nell’istante in cui arriva. La lascio lì finché lei non suona tre volte. |
| REILLY | E la terza paziente? |
| INFERMIERA-SEGRETARIA | La terza va fatta accomodare nella stanza piccola; e non devo avvertirla che è arrivata. Poi, quando lei suona, accompagno fuori gli altri; e solo dopo che avranno lasciato la casa…. |
| REILLY | Esatto, signorina Barraway. Per ora è tutto. |
| INFERMIERA-SEGRETARIA | C’è il signor Gibbs, Sir Henry. |
| REILLY | Lo faccia entrare subito. |
| (didascalia) | [Esce l’INFERMIERA-SEGRETARIA] |
| (didascalia) | [ALEX entra quasi subito] |
| ALEX | Quando è l’appuntamento di Chamberlayne? |
| REILLY | Alle undici in punto, l’ora convenzionale. Non abbiamo molto tempo. Dimmi ora, hai avuto qualche difficoltà a convincerlo che ero io l’uomo per il suo caso? |
| ALEX | Difficoltà? No! Era solo impaziente di dover aspettare quattro giorni per l’appuntamento. |
| REILLY | Era necessario rinviare il suo appuntamento per abbassargli le resistenze. Ma quel che intendo è: si fida del tuo giudizio? |
| ALEX | Sì, ciecamente. Non che mi consideri molto intelligente, ma pensa che io sia bene informato: il tipo di persona che conosce il medico giusto, come i negozi giusti. Del resto, era pronto a consultare qualunque medico raccomandato da chiunque tranne che da sua moglie. |
| REILLY | Le avevo già fatto capire che non doveva fargli il mio nome. |
| ALEX | Con la tua solita preveggenza. Ora è tutto trionfante perché crede di averla battuta sul tempo. E quando l’avrai mandato in un sanatorio dove lei non possa raggiungerlo — allora, è convinto, lei sarà molto pentita. Si gode la sua malattia. |
| REILLY | La malattia gli offre un doppio vantaggio: fuggire da sé stesso — e aver la meglio sulla moglie. |
| ALEX | Non fuggire da lei? |
| REILLY | Non vuole fuggire da lei. |
| ALEX | Alloggia al suo club. |
| REILLY | Sì, è di là che ha scritto. |
| (didascalia) | [Squilla il telefono di casa] |
| REILLY | Pronto! Sì, lo faccia salire. |
| ALEX | Avrai una mattinata intensa! Esco dalla scala di servizio e torno quando se ne saranno andati. |
| REILLY | Sì, quando se ne saranno andati. |
| (didascalia) | [Esce ALEX dalla porta laterale] |
| (didascalia) | [EDWARD viene fatto entrare dall’INFERMIERA-SEGRETARIA] |
| EDWARD | Sir Henry Harcourt-Reilly — |
| (didascalia) | [Si ferma e fissa REILLY] |
| EDWARD | REILLY [senza alzare gli occhi dalle sue carte]. Buongiorno, signor Chamberlayne. Prego, si accomodi. Non la tratterrò un istante. — Dunque, signor Chamberlayne? |
| EDWARD | Mi era passato per la mente, prima di varcare la porta, che lei potesse essere la stessa persona: ma l’ho scacciato come l’ennesimo sintomo. Beh, avrei dovuto guardarmi dal venire qui su raccomandazione di un uomo che non la conosceva. Eppure Alex è così persuasivo. E i suoi consigli sui negozi sono sempre stati soddisfacenti. Le chiedo scusa. Ma è uno sbadato. Vorrei sapere… ma a che serve! Suppongo che tanto varrebbe andarmene subito. |
| REILLY | No. La prego, si sieda, signor Chamberlayne. Non se ne andrà, dunque tanto vale che si sieda. Stava per fare una domanda. |
| EDWARD | Quando venne nel mio appartamento era stato invitato da mia moglie come ospite, come supponevo? … O fu lei a mandarla? |
| REILLY | Non posso dire di essere stato invitato; e la signora Chamberlayne non sapeva che sarei venuto. Ma sapevo che lei sarebbe stato lì, e chi avrei trovato con lei. |
| EDWARD | Ma aveva visto mia moglie? |
| REILLY | Oh sì, l’avevo vista. |
| EDWARD | Allora questa è una trappola! |
| REILLY | Non chiamiamola trappola. Ma se è una trappola, allora non può sfuggirle: e dunque… tanto vale che si sieda. Credo che troverà comoda quella poltrona. |
| EDWARD | Lei sapeva, prima che cominciassi a raccontarle, che cosa era accaduto? |
| REILLY | È così, è così. Ma ogni cosa a suo tempo. Lasciamo da parte quella domanda per ora. Mi parli prima delle difficoltà sulle quali desidera il mio parere professionale. |
| EDWARD | Non sta a me rimproverarle di aver riportato indietro mia moglie, suppongo. Sembrava che cercasse di persuadermi che stavo meglio senza di lei. Ma non si rendeva conto che non ero in condizione di prendere una decisione? |
| REILLY | Se non avessi riportato indietro sua moglie, signor Chamberlayne, crede che le cose andrebbero meglio — adesso? |
| EDWARD | Non so, davvero. Difficilmente potrebbero andar peggio. |
| REILLY | Potrebbero andar molto peggio. Poteva rovinare tre vite con la sua indecisione. Ora sono soltanto due — e ha ancora la possibilità di riscattarle dalla rovina. |
| EDWARD | Lei parla come se io fossi capace di agire: se lo fossi, non avrei bisogno di consultare lei né nessun altro. Sono venuto qui come paziente. Se il mio caso non le interessa, posso andare altrove. |
| REILLY | Ha motivo di credere di essere molto malato? |
| EDWARD | Avrei pensato che un medico potesse vederlo da sé. O almeno che si informasse sui sintomi. Due persone mi hanno consigliato di recente, quasi con le stesse parole, di vedere un medico. Hanno detto — di nuovo, quasi con le stesse parole — che ero sull’orlo di un esaurimento nervoso. Allora io stesso non lo sapevo — ma se loro lo vedevano avrei pensato che un medico potesse vederlo. |
| REILLY | «Esaurimento nervoso» è un termine che non uso mai: può significare quasi tutto. |
| EDWARD | E da allora mi sono reso conto che il mio è un caso davvero insolito. |
| REILLY | Ogni caso è unico, e assai simile agli altri. |
| EDWARD | Esiste un sanatorio dove lei manda pazienti come me, sotto la sua osservazione personale? |
| REILLY | Lei è molto impetuoso, signor Chamberlayne. Esistono diverse specie di sanatori per diverse specie di pazienti. E vi sono anche pazienti per i quali un sanatorio è il luogo peggiore possibile. Dobbiamo prima scoprire che cosa non va in lei prima di decidere che cosa fare di lei. |
| EDWARD | Dubito che lei abbia mai avuto un caso come il mio: ho cessato di credere alla mia stessa personalità. |
| REILLY | Oh, povero me; è grave. Un male comunissimo. Diffusissimo, davvero. |
| EDWARD | Ricordo, nella mia infanzia… |
| REILLY | Comincio sempre dalla situazione immediata e poi risalgo indietro quanto trovo necessario. Vede, i suoi ricordi d’infanzia — intendo, nel suo stato d’animo attuale — sarebbero in gran parte fittizi; e quanto ai suoi sogni, lei produrrebbe sogni stupefacenti, per compiacermi. Potrei farle sognare qualunque sogno le suggerissi, e non servirebbe che a lusingare la sua vanità col temporaneo stimolo di sentirsi interessante. |
| EDWARD | Ma io sono ossessionato dal pensiero della mia insignificanza. |
| REILLY | Precisamente. E io potrei farla sentire importante, e lei immaginerebbe che fosse una cura meravigliosa; e proseguirebbe, facendo tutto il male che è in suo potere — finché non venisse la rovina. Metà del male che si fa in questo mondo è dovuta a gente che vuole sentirsi importante. Non intendono far male — ma il male non li interessa. Oppure non lo vedono, o lo giustificano perché sono assorbiti nella lotta senza fine per pensare bene di sé. |
| EDWARD | Se sono così devo aver fatto moltissimo male. |
| REILLY | Oh, non tanto quanto le piacerebbe credere: solo, diciamo, entro la sua modesta capacità. Provi a spiegarmi che cosa è successo da quando l’ho lasciata. |
| EDWARD | Ora capisco perché volevo che mia moglie tornasse. Era per ciò che lei aveva fatto di me. Non eravamo tornati soli da un quarto d’ora che già sentivo, e ancor più acutamente — anzi, acutamente, forse, per la prima volta, tutta l’oppressione, l’irrealtà della parte che mi aveva sempre imposto con quella forza ostinata, inconsapevole, subumana che certe donne hanno. Senza di lei, era il vuoto. Quando credetti che mi avesse lasciato, cominciai a dissolvermi, a cessare d’esistere. Ecco che cosa mi aveva fatto! Non posso vivere con lei — ora è intollerabile; non posso vivere senza di lei, perché mi ha reso incapace di avere un’esistenza mia. Ecco che cosa mi ha fatto in cinque anni insieme! Ha reso il mondo un luogo in cui non posso vivere se non alle sue condizioni. Devo restare solo, ma non nello stesso mondo. Perciò voglio che mi metta nel suo sanatorio. Potrei restarci solo? |
| (didascalia) | Squilla il telefono di [casa] |
| EDWARD | REILLY [al telefono]. Sì. [A EDWARD] Sì, potrebbe restarci solo. |
| EDWARD | Mi domando se lei abbia capito una parola di quel che ho detto. |
| REILLY | Deve avere pazienza con me, signor Chamberlayne: imparo molto solo osservandola, e lasciandola parlare quanto le piace, e prendendo nota di ciò che non dice. |
| EDWARD | Una volta ho provato l’estremo del dolore fisico, e ora so che esiste una sofferenza peggiore. È sorprendente, se si avesse il tempo di sorprendersi: non ho paura della morte del corpo, ma questa morte è terrificante. La morte dello spirito — può capire ciò che soffro? |
| REILLY | Capisco ciò che intende. |
| EDWARD | Non posso più agire per me stesso. Venire da lei — è stata l’ultima decisione che sono stato capace di prendere. Sono nelle sue mani. Non posso assumermi altre responsabilità. |
| REILLY | Molti pazienti vengono con quella convinzione. |
| EDWARD | E ora mi manderà al sanatorio? |
| REILLY | Non ha altro da dirmi? |
| EDWARD | Che altro posso dirle? Non voleva sentire della mia prima storia. |
| REILLY | No, non volevo sentire della sua prima storia. |
| EDWARD | E allora mi manderà al sanatorio? Non posso tornare a casa. E al mio club non lasciano tenere una stanza per più di sette giorni; non ho il coraggio di andare in albergo, e per giunta mi servono altre camicie — può far sì che mia moglie mi mandi le mie cose: tutto ciò di cui avrò bisogno. Ma naturalmente non deve dirle dove sono. È lontano il viaggio? |
| REILLY | Si potrebbe dire, un lungo viaggio. Ma prima di curare un paziente come lei ho bisogno di sapere su di lui molto di più di quanto il paziente stesso possa sempre dirmi. Anzi, accade spesso che i miei pazienti siano soltanto frammenti di una situazione intera che devo esplorare. Il paziente singolo, malato per conto suo, è piuttosto l’eccezione. Ho avuto di recente un’altra paziente la cui situazione è molto simile alla sua. |
| (didascalia) | [Preme tre volte il campanello sulla scrivania] |
| REILLY | Deve accettare una procedura piuttosto insolita: mi propongo di presentarle l’altra paziente. |
| EDWARD | Che cosa intende? Chi è quest’altra paziente? Considero questa una condotta assai poco professionale — non discuterò il mio caso davanti a un’altra paziente. |
| REILLY | Al contrario. È l’unico modo in cui lo si possa discutere. Lei non mi ha detto nulla. Ne ha avuto l’occasione, e ha detto abbastanza per convincermi che si è costruito il suo caso, per così dire, strada facendo. Un avvocato dovrebbe conoscere la propria causa prima di entrare in tribunale. |
| EDWARD | Sono almeno libero di andarmene. E mi propongo di farlo. Ho deciso. Andrò in albergo. |
| REILLY | È proprio perché lei non è libero, signor Chamberlayne, che è venuto da me. Tocca a me darle questo — la sua libertà. È affar mio. |
| (didascalia) | LAVINIA viene fatta entrare dall’INFERMIERA-SEGRETARIA] |
| REILLY | Ma ecco l’altra paziente. |
| EDWARD | Lavinia! |
| LAVINIA | Ebbene, Sir Henry! Ho detto che sarei venuta a parlare di mio marito: non ho detto che ero pronta a incontrarlo. |
| EDWARD | E io non mi aspettavo di incontrare te, Lavinia. Questo lo chiamo un tiro assai disonorevole. |
| REILLY | L’onestà prima dell’onore, signor Chamberlayne. Si siedano, prego, tutti e due. Signora Chamberlayne, suo marito desidera entrare in un sanatorio, e questa è una questione che naturalmente la riguarda. |
| EDWARD | Non andrò in nessun sanatorio. Vado in albergo. E ti chiederò, Lavinia, di avere la bontà di mandarmi qualche vestito. |
| LAVINIA | Oh, in quale albergo? |
| EDWARD | Non lo so — voglio dire, questo non ti riguarda. |
| LAVINIA | In tal caso, Edward, non credo che i tuoi vestiti riguardino me. [A REILLY] Presumo che lo manderà nello stesso sanatorio in cui mandò me? Beh, ne ha più bisogno di quanto ne avessi io. |
| REILLY | Sono lieto che lei abbia cominciato a vederla così — almeno, per il momento. Ma, signora Chamberlayne, lei non ha mai visitato il mio sanatorio. |
| LAVINIA | Che cosa intende? Chiesi di esservi mandata e lei mi ci portò. Se quello non era un sanatorio che cos’era? |
| REILLY | Una specie di albergo. Un ritiro per gente che immagina di aver bisogno di una tregua dalla vita di ogni giorno. Tornano rinfrancati; e se credono che sia un sanatorio questa è buona ragione per non mandarveli. Chi ha bisogno del mio genere di sanatorio non si lascia ingannare facilmente. |
| LAVINIA | Lei è un diavolo o soltanto un pazzo burlone? |
| EDWARD | Propendo per la seconda spiegazione senza la qualifica di «pazzo». Perché mai dovresti andare tu in un sanatorio? Non ho mai conosciuto in vita mia nessuno con meno complicazioni mentali di te; sei più solida di una… corazzata. È questo che mi ha fatto impazzire. Sono io quello che ha bisogno di un sanatorio — ma non ci andrò. |
| REILLY | Ha ragione, signor Chamberlayne. Lei non è un caso per il mio sanatorio: è troppo malato. |
| EDWARD | Troppo malato? Allora andrò ad ammalarmi in una pensione di periferia. |
| LAVINIA | Non farebbe affatto per te, Edward. Io conosco un albergo nella New Forest… |
| EDWARD | Come ti somiglia, Lavinia. Tu conosci sempre qualcosa di meglio. |
| LAVINIA | È solo che ho una mente più pratica della tua, Edward. Lo sai bene. |
| EDWARD | Solo perché me l’hai ripetuto tante volte. Vorrei vederti compilare una dichiarazione dei redditi. |
| LAVINIA | Non essere sciocco, Edward. Quando dico pratica, intendo pratica nelle cose che contano davvero. |
| REILLY | Posso interrompere questa interessante discussione? Dico che siete entrambi troppo malati. Vi sono più sintomi che devono presentarsi insieme, e in grado marcato, perché un paziente sia ammesso al mio sanatorio: e uno di essi è una mente onesta. È una delle cause della loro sofferenza. |
| LAVINIA | Nessuno può dire che mio marito abbia una mente onesta. |
| EDWARD | E io non potrei dirlo onestamente di te, Lavinia. |
| REILLY | Mi congratulo con entrambi per la vostra perspicacia. La comprensione così affettuosa che avete l’uno dell’altra vi preparerà ad apprezzare ciò che devo dirvi. Non mi occupo del volgare imbroglione, né di chi è insuperabilmente, innocentemente ottuso: i miei pazienti come voi sono coloro che ingannano sé stessi, prendendosi pene infinite, esaurendo le proprie energie, e senza mai riuscirvi del tutto. Avete entrambi finto di consultare me; entrambi, avete cercato di impormi la vostra diagnosi, e di prescrivere la vostra cura. Ma quando ci si mette in mani come le mie si cede molto più di quanto si volesse. Questa è la conseguenza del tentare di mentirmi. |
| LAVINIA | Non sono venuta qui per essere insultata. |
| REILLY | Lei è giunta là dove la parola «insulto» non ha significato; e deve rassegnarsi. Tutto ciò che mi avete detto — entrambi — era abbastanza vero: avete descritto i vostri sentimenti — o alcuni di essi — omettendo i fatti importanti. Prendo prima suo marito. [A EDWARD] Lei mi mentiva nascondendo la sua relazione con la signorina Coplestone. |
| EDWARD | Questo è mostruoso! Mia moglie non ne sapeva nulla. |
| LAVINIA | Ma davvero, Edward! Anche se fossi stata cieca c’era gente in abbondanza per farmelo sapere. Mi domando se ci fosse qualcuno che non lo sapeva. |
| REILLY | Ce n’era uno, in effetti. Ma lei, signora Chamberlayne, ha cercato di farmi credere che fosse stata questa scoperta a precipitare quello che ha chiamato il suo esaurimento nervoso. |
| LAVINIA | Ma è vero! Ero completamente prostrata; anche se mi sono in parte ripresa. |
| REILLY | Certamente, era completamente prostrata, e certamente si è in qualche misura ripresa. Ma ha omesso di dire che la causa della sua angoscia era la defezione del suo amante — che all’improvviso, per la prima volta in vita sua, si accese d’amore per qualcuno, e per qualcuno di cui lei aveva ragione d’essere gelosa. |
| EDWARD | Ma davvero, Lavinia! Questo è molto interessante. Pare che tu sia stata molto più abile di me nel nascondere. Ora mi domando chi possa essere stato. |
| LAVINIA | Beh, glielo dica pure, se vuole. |
| REILLY | Un giovanotto di nome Peter. |
| EDWARD | Peter? Peter chi? |
| REILLY | Il signor Peter Quilpe era un ospite frequente. |
| EDWARD | Peter Quilpe. Peter Quilpe! Ma davvero, Lavinia! Mi congratulo. Non avresti potuto scegliere nessuno che avessi meno probabilità di sospettare. E poi venne da me a confidarsi a proposito di Celia! Non ho mai sentito nulla di così assolutamente ridicolo: questa è la miglior burla che sia mai accaduta. |
| LAVINIA | Non sapevo che avessi un tale senso dell’umorismo. |
| REILLY | È il primo sintomo più promettente. |
| LAVINIA | Come ha saputo tutto questo? |
| REILLY | Questo non posso rivelarlo. Ho un mio metodo per raccogliere informazioni sui miei pazienti. Non deve chiedermi di svelarlo — è questione di etichetta professionale. |
| LAVINIA | Non ho notato molta etichetta professionale nel suo comportamento di oggi. |
| REILLY | Osservazione ben posta. Ma mi permetta di notare che le mie rivelazioni su ciascuno di voi, all’altro, non hanno riguardato nulla di ciò che mi avete confidato. Le informazioni che ho scambiato fra voi le ho ottenute tutte da fonti esterne. Signora Chamberlayne, quando venne da me due mesi fa non mi soddisfaceva la sua spiegazione degli evidenti sintomi di tensione emotiva e così feci delle indagini. |
| EDWARD | Fu due mesi fa che cominciò il tuo esaurimento! e io non me ne accorsi mai. |
| LAVINIA | Tu non ti accorgeresti di nulla. Non ti sei mai accorto di me. |
| REILLY | Ora, voglio far notare a entrambi quanto avete in comune. Anzi, ritengo che siate eccezionalmente ben assortiti. Signor Chamberlayne, quando credette che sua moglie l’avesse lasciata, scoprì, con sorpresa e costernazione, di non essere davvero innamorato della signorina Coplestone… |
| LAVINIA | Mio marito non è mai stato innamorato di nessuno. |
| REILLY | E non era disposto al minimo sacrificio per lei. Questo ferì la sua vanità. Le piaceva pensarsi come un amante appassionato. Poi comprese ciò che sua moglie ha giustamente osservato, che non era mai stato innamorato di nessuno; il che le fece sospettare di essere incapace di amare. Per gli uomini di un certo tipo il sospetto di essere incapaci di amare turba la stima di sé quanto, negli uomini più rozzi, la paura dell’impotenza. |
| LAVINIA | Sei di cuore freddo, Edward. |
| REILLY | Così dice lei, signora Chamberlayne. E ora passiamo al suo lato del problema. Quando scoprì che il suo giovane amico (pur sapendo, in cuor suo, che non era innamorato di lei, ed essendo sempre umiliata dalla consapevolezza di averlo costretto in quella posizione) — quando, dico, scoprì che il suo giovane amico si era davvero innamorato della signorina Coplestone, le occorse un po’ di tempo, non ho dubbi, prima di ammetterlo. Benché forse lo sapesse prima di lui. Fingeva con sé stessa, sospetto, e finché poté, che egli mirasse a una distinzione sociale più alta dell’onore conferito dall’essere il suo amante. Quando dovette affrontare il fatto che i suoi sentimenti per lei erano diversi da quelli che lei aveva mai suscitato in lui — fu uno shock. Aveva voluto essere amata; era giunta a vedere che nessuno l’aveva mai amata. Poi cominciò a temere che nessuno potesse amarla. |
| EDWARD | Comincio a provare molta pena per te, Lavinia. Sai, sei davvero eccezionalmente inamabile, e non ho mai saputo bene perché. Credevo fosse colpa mia. |
| REILLY | E ora cominciate a vedere, spero, quanto avete in comune. Il medesimo isolamento. Un uomo che si scopre incapace di amare e una donna che scopre che nessun uomo può amarla. |
| LAVINIA | Mi pare che ciò che abbiamo in comune possa bastare a farci detestare l’un l’altro. |
| REILLY | Vedetelo piuttosto come il vincolo che vi tiene uniti. Finché eravate ancora in stato di cecità, lei poteva sempre dire: «non saprebbe amare nessuna donna»; lei poteva sempre dire: «nessun uomo saprebbe amarla». Potevate accusarvi a vicenda delle vostre stesse colpe, ed evitare così di capirvi l’un l’altro. Ora, non vi resta che rovesciare le proposizioni e metterle insieme. |
| LAVINIA | È possibile? |
| REILLY | Se avessi mandato l’uno o l’altra al sanatorio nello stato in cui siete venuti da me — vi dico questo: sarebbe stato un orrore oltre ogni vostra immaginazione, perché sareste rimasti con ciò che vi eravate portati: l’ombra di desideri di desideri. Preda dei demoni che giungono alla pienezza del loro potere quando vi hanno tutti per sé. |
| LAVINIA | E allora che possiamo fare se non possiamo andare né indietro né avanti? Edward! Che possiamo fare? |
| REILLY | Ha risposto lei stessa alla sua domanda, benché non conosca il senso di ciò che ha detto. |
| EDWARD | Lavinia, dobbiamo far buon viso a cattivo gioco. È questo che intende. |
| REILLY | Quando scoprirà, signor Chamberlayne, che far buon viso a cattivo gioco è tutto ciò che ciascuno di noi ne fa — tranne, naturalmente, i santi — come quelli che vanno al sanatorio — dimenticherà questa frase, e dimenticandola muterà la condizione. |
| LAVINIA | Edward, c’è quell’albergo nella New Forest se vuoi andarci. Il proprietario che l’ha appena rilevato è un amico di Alex. Potrei accompagnarti, e poi lasciarti là se vuoi restare solo… |
| EDWARD | Ma non posso andarmene! Ho una causa che si apre lunedì prossimo. |
| LAVINIA | Allora ti fermerai al club? |
| EDWARD | No, non me lo permettono. Devo andarmene domani — ma come sapevi che alloggiavo al club? |
| LAVINIA | Ma davvero, Edward! Ho un certo senso di responsabilità. Stavo per lasciarti là qualche camicia. |
| EDWARD | Mi pare che tanto varrebbe tornare a casa. |
| LAVINIA | Allora possiamo dividere un taxi, e risparmiare. Edward, hai altro da chiedergli prima di andare? |
| EDWARD | Sì, ho qualcosa. Ma è difficile dirlo. |
| LAVINIA | Ma vorrei che lo dicessi. Almeno, c’è qualcosa che vorrei tu chiedessi. |
| EDWARD | Riguarda il futuro di… degli altri. Non voglio costruire sulle rovine altrui. |
| LAVINIA | Esattamente. E anch’io ho una domanda. Sir Henry, fu lei a mandare quei telegrammi? |
| REILLY | Credo che sbrigherò prima il problema di suo marito. [A EDWARD] Il suo compito non è mondare la sua coscienza ma imparare a portare i pesi che gravano sulla sua coscienza. Del futuro degli altri lei non deve occuparsi. |
| LAVINIA | Credo che abbia risposto anche alla mia domanda. Dovevano dircelo loro stessi, che avevano preso la loro decisione. |
| EDWARD | Ha altro da dirci, Sir Henry? |
| REILLY | No. Non in questa veste. |
| (didascalia) | [EDWARD tira fuori il libretto degli assegni. REILLY alza la mano] |
| REILLY | La mia segretaria le manderà la parcella. Andate in pace. E operate la vostra salvezza con diligenza. |
| (didascalia) | [Escono EDWARD e LAVINIA] |
| (didascalia) | [REILLY va al divano e vi si sdraia. Squilla il telefono di casa. Si alza e risponde.] |
| REILLY | Sì? … Sì. Entra pure. |
| (didascalia) | [Entra JULIA dalla porta laterale] |
| REILLY | Sta aspettando di sotto. |
| JULIA | Lo so, Henry. L’ho portata qui io stessa. |
| REILLY | Ah sì? Non le hai fatto sapere che vedevi prima me? |
| JULIA | Certo che no. L’ho lasciata alla porta e ho proseguito in taxi, dietro l’angolo; ho atteso un istante, e sono sgusciata dentro dal retro. Sono venuta solo per dirti che sono certa che è pronta a prendere una decisione. |
| REILLY | Era riluttante? È per questo che l’hai accompagnata? |
| JULIA | Oh no, non riluttante: soltanto timorosa. Non riesce a credere che tu la prenda sul serio. |
| REILLY | Non è cosa rara. |
| JULIA | O che meriti di essere presa sul serio. |
| REILLY | Questa è cosa rarissima. |
| JULIA | Henry, alzati. Non puoi essere così stanco. Aspetterò nella stanza accanto, e tornerò quando lei se ne sarà andata. |
| REILLY | Sì, quando se ne sarà andata. |
| JULIA | Ci sarà Alex? |
| REILLY | Sì, ci sarà. |
| (didascalia) | [Esce JULIA dalla porta laterale] |
| (didascalia) | [REILLY preme il pulsante. L’INFERMIERA-SEGRETARIA fa entrare CELIA] |
| REILLY | Signorina Celia Coplestone? … Non vuole sedersi? Credo che lei sia amica della signora Shuttlethwaite. |
| CELIA | Sì, è stata Julia… la signora Shuttlethwaite a consigliarmi di venire da lei. — Ma l’ho già incontrata, non è vero, da qualche parte? … Oh, ma certo. Solo che non sapevo… |
| REILLY | Non c’è nulla che lei debba sapere. Ero là su richiesta della signora Shuttlethwaite. |
| CELIA | Questo lo rende ancora più sconcertante. Comunque, non voglio farle perdere tempo. E ho un gran timore che lei pensi che glielo stia facendo perdere lo stesso. Suppongo che la maggior parte della gente, quando viene da lei, sia palesemente malata, o sappia dare buone ragioni per volerla vedere. Beh, io non so darne. Sono venuta solo per disperazione. E non mi offenderò se lei mi dirà semplicemente di andarmene. |
| REILLY | La maggior parte dei miei pazienti comincia, signorina Coplestone, col dirmi esattamente che cosa ha, e che cosa io debba farci. Sono certissimi di aver avuto un esaurimento nervoso — così lo chiamano — e di solito pensano che la colpa sia di qualcun altro. |
| CELIA | Io almeno non ho nessuno da incolpare se non me stessa. |
| REILLY | E dopo di ciò, il prologo della mia cura è cercare di mostrar loro che si sbagliano sulla natura della loro malattia, e portarli a vedere che non è così interessante come avevano immaginato. Quando arrivo a tanto, c’è qualcosa da fare. |
| CELIA | Beh, non posso pretendere che il mio guaio sia interessante; ma non comincerò così. Mi sento perfettamente bene. Potrei condurre una vita attiva — se ci fosse qualcosa per cui operare; non immagino di essere perseguitata; non odo voci, non ho deliri — salvo che il mondo in cui vivo mi sembra tutto un delirio! Ma non dovrei prima raccontarle le circostanze? Avevo dimenticato che lei non sa nulla di me; e con quello che ho passato in queste ultime settimane, davo in qualche modo per scontato di non dovermi spiegare. |
| REILLY | So già abbastanza di lei per il momento: provi prima a descrivere il suo stato d’animo attuale. |
| CELIA | Beh, ci sono due cose che non riesco a capire, e che lei potrebbe considerare sintomi. Ma prima devo dirle che vorrei davvero pensare che ci sia qualcosa che non va in me — perché, se non c’è, allora c’è qualcosa che non va, o almeno di molto diverso da quel che sembrava, nel mondo stesso — e questo è molto più spaventoso! Sarebbe terribile. Perciò preferirei credere che ci sia qualcosa che non va in me, e che si possa raddrizzare. Farei qualunque cosa lei mi dicesse, per tornare alla normalità. |
| REILLY | Dobbiamo scoprire chi è lei, prima di decidere che cosa sia la normalità. Dice che le cose sono due: qual è la prima? |
| CELIA | Una consapevolezza della solitudine. Ma detto così suona piatto. Non intendo semplicemente che ci sia stato un crollo: benché ci sia stato davvero. Non è semplicemente la fine di un’illusione nel modo consueto, o l’essere piantata. Certo, è qualcosa che accade di continuo a ogni sorta di gente, e se ne rimettono più o meno, o almeno tirano avanti. No. Voglio dire che ciò che è accaduto mi ha resa consapevole che sono sempre stata sola. Che si è sempre soli. Non semplicemente la fine di una relazione, e nemmeno semplicemente lo scoprire che non è mai esistita — ma una rivelazione sul mio rapporto con tutti quanti. Sa una cosa — non sembra più valere la pena di parlare con nessuno! |
| REILLY | E i suoi genitori? |
| CELIA | Oh, vivono in campagna, ora che non possono più permettersi un alloggio in città. È già tanto se riescono a mandare avanti la casa di campagna: ma è in famiglia da tanto tempo che non la lasceranno. |
| REILLY | E lei vive a Londra? |
| CELIA | Divido un appartamento con una cugina: ma per ora è all’estero, e la mia famiglia vuole che scenda a stare da loro. Ma proprio non me la sento. |
| REILLY | Dunque non vuole vedere nessuno? |
| CELIA | No… non è che io voglia restare sola, ma che tutti sono soli — o almeno così mi pare. Fanno rumori, e credono di parlarsi fra loro; fanno smorfie, e credono di capirsi fra loro. E sono certa che non è vero. È un delirio, questo? |
| REILLY | Da un delirio bisogna far ritorno. Vi sono altri stati d’animo, che prendiamo per delirio, ma che dobbiamo accettare e da cui dobbiamo ripartire. E il secondo sintomo? |
| CELIA | Questo è ancora più strano. Suona ridicolo — ma l’unica parola che riesco a trovarvi è: un senso di peccato. |
| REILLY | Lei soffre di un senso di peccato, signorina Coplestone? Questo è quanto mai insolito. |
| CELIA | A me pareva anormale. |
| REILLY | Dobbiamo ancora trovare che cosa sarebbe normale per lei, prima di usare il termine «anormale». Mi dica che cosa intende per senso di peccato. |
| CELIA | È molto più facile dirle che cosa non intendo: non intendo il peccato nel senso comune. |
| REILLY | E qual è, a suo parere, il senso comune? |
| CELIA | Beh… suppongo sia l’essere immorali — e io non mi sento come se fossi stata immorale: anzi, la gente che si giudica immorale non è forse proprio quella che diciamo priva di senso morale? Non ho mai notato che l’immoralità fosse accompagnata da un senso di peccato: almeno, non mi è mai capitato di vederlo. Suppongo sia malvagio ferire gli altri se si sa di ferirli. Io non ho ferito lei. Non le stavo togliendo nulla — nulla che lei volesse. Posso essere stata una sciocca: ma non mi dispiace affatto essere stata una sciocca. |
| REILLY | E qual è il punto di vista della sua famiglia? |
| CELIA | Beh, la mia educazione è stata piuttosto convenzionale — mi era sempre stato insegnato a non credere al peccato. Oh, non voglio dire che se ne parlasse mai! Ma qualunque cosa sbagliata, dal nostro punto di vista, era o cattiva forma, o roba psicologica. E la cattiva forma portava sempre al disastro perché la gente che si conosceva la disapprovava. Io, per conto mio, non mi curo molto della forma — ma quando tutto è cattiva forma, o storture mentali, o diventi tu cattiva forma, e smetti di curartene, oppure, se te ne curi, devi essere una storta. |
| REILLY | E dunque suppone di avere ciò che chiama una «storta»? |
| CELIA | Ma tutto sembrava così giusto, in quel momento! Ci ho pensato e ripensato; ora vedo che era tutto uno sbaglio: ma non vedo perché gli sbagli debbano far sentire peccatori! Eppure non riesco a trovare altra parola. Dev’essere una specie di allucinazione; e tuttavia, nello stesso tempo, mi spaventa il timore che sia più reale di qualunque cosa in cui abbia creduto. |
| REILLY | Che cosa è più reale di qualunque cosa in cui abbia creduto? |
| CELIA | Non è il sentimento di qualcosa che io abbia fatto, da cui potrei allontanarmi, o di qualcosa in me di cui potrei liberarmi — ma di vuoto, di mancanza verso qualcuno, o qualcosa, fuori di me; e sento che devo… espiare — è questa la parola? Si può curare un paziente per un simile stato d’animo? |
| REILLY | Che cosa credeva fossero i suoi rapporti con quest’uomo? |
| CELIA | Oh, l’aveva indovinato, allora? Che abilità la sua. No, forse l’ho reso ovvio io. Non ha bisogno di sapere di lui, vero? |
| REILLY | No. |
| CELIA | Forse sono solo un caso tipico. |
| REILLY | Ci sono tipi diversi. Alcuni più rari di altri. |
| CELIA | Oh, credevo di dargli tanto! E lui a me — e il dare e il prendere sembravano così giusti: non in termini di calcolo di ciò che era bene per le persone che eravamo state ma per la persona nuova, noi. Se potessi sentire come sentivo allora, anche adesso mi parrebbe giusto. E poi scoprii che eravamo soltanto estranei e che non c’era stato né dare né prendere ma che ci eravamo semplicemente serviti l’uno dell’altra, ciascuno per il proprio scopo. È orribile. Possiamo amare soltanto qualcosa creato dalla nostra stessa immaginazione? Siamo tutti, in realtà, incapaci d’amore e non amabili? Allora si è soli, e se si è soli allora l’amante e l’amato sono ugualmente irreali e il sognatore non è più reale dei suoi sogni. |
| REILLY | E quest’uomo. Che cosa le sembra ora? |
| CELIA | Come un bambino che si è smarrito in una foresta giocando con un compagno immaginario e d’un tratto scopre di essere soltanto un bambino perduto in una foresta, che vuole tornare a casa. |
| REILLY | La compassione può essere già un indizio per trovare da sé la via d’uscita dalla foresta. |
| CELIA | Ma anche se troverò l’uscita dalla foresta mi resterà l’inconsolabile ricordo del tesoro che ero entrata nella foresta a cercare e che non trovai mai, e che non c’era e forse non è in nessun luogo? Ma se in nessun luogo, perché mi sento colpevole di non averlo trovato? |
| REILLY | La disillusione può divenire essa stessa un’illusione se ci si adagia in essa. |
| CELIA | Non so discutere. Non è che tema di essere ferita di nuovo: nulla ormai può ferire né guarire. A tratti ho pensato che l’estasi sia reale benché coloro che la provano possano non avere realtà. Poiché ciò che è accaduto si ricorda come un sogno in cui si è esaltati dall’intensità dell’amare nello spirito, una vibrazione di delizia senza desiderio, perché il desiderio è compiuto nella delizia dell’amare. Uno stato che non si conosce da svegli. Ma che cosa, o chi amassi, o che cosa in me amasse, non lo so. E se tutto ciò è privo di senso, voglio essere guarita dalla brama di qualcosa che non riesco a trovare e dalla vergogna di non trovarlo mai. Può guarirmi? |
| REILLY | La condizione è curabile. Ma la forma della cura dev’essere una sua scelta: io non posso scegliere per lei. Se è questo che desidera, posso riconciliarla con la condizione umana, la condizione alla quale alcuni, giunti lontano quanto lei, sono riusciti a tornare. Possono ricordare la visione che hanno avuto, ma cessano di rimpiangerla, si reggono sulla comune routine, imparano a evitare l’attesa eccessiva, diventano tolleranti verso sé stessi e verso gli altri, dando e prendendo, nei gesti consueti, ciò che c’è da dare e da prendere. Non si lagnano; si accontentano del mattino che separa e della sera che riunisce per chiacchiere casuali davanti al fuoco due persone che sanno di non capirsi, generando figli che non capiscono e che non li capiranno mai. |
| CELIA | È questa la vita migliore? |
| REILLY | È una buona vita. Anche se non saprà quanto buona finché non giungerà alla fine. Ma non vorrà nient’altro, e l’altra vita sarà soltanto come un libro letto una volta, e perduto. In un mondo di follia, violenza, stupidità, avidità… è una buona vita. |
| CELIA | So che dovrei essere capace di accettarlo se potessi ancora averlo. Eppure mi lascia fredda. Forse è solo una parte della mia malattia, ma sento che sarebbe una specie di resa — no, non una resa — piuttosto un tradimento. Vede, credo di aver avuto davvero la visione di qualcosa anche se non so che cosa sia. Non voglio dimenticarla. Voglio viverci dentro. Potrei fare a meno di tutto, sopportare qualunque cosa, pur di custodirla. Anzi, credo che sarebbe davvero disonesto per me, ora, cercare di farmi una vita con qualcuno! Non potrei dare a nessuno quella specie d’amore — vorrei poterlo — che appartiene a quella vita. Oh, temo che questo suoni come un delirio! O solo come cattivo umore… eppure, se non c’è altra via… allora mi sento senza speranza. |
| REILLY | C’è un’altra via, se lei ne ha il coraggio. La prima ho potuto descriverla in termini familiari perché lei l’ha veduta, come tutti l’abbiamo veduta, illustrata, più o meno, nelle vite di chi ci sta intorno. La seconda è ignota, e perciò richiede fede — quella specie di fede che nasce dalla disperazione. La meta non si può descrivere; lei saprà pochissimo finché non vi giungerà; viaggerà alla cieca. Ma la via conduce al possesso di ciò che lei ha cercato nel luogo sbagliato. |
| CELIA | Suona come ciò che voglio. Ma qual è il mio dovere? |
| REILLY | Qualunque via lei scelga prescriverà il proprio dovere. |
| CELIA | Quale via è migliore? |
| REILLY | Nessuna delle due è migliore. Entrambe sono necessarie. È necessario anche scegliere fra le due. |
| CELIA | Allora scelgo la seconda. |
| REILLY | È un viaggio terrificante. |
| CELIA | Non ho paura, ma gioia. Suppongo che sia una via solitaria? |
| REILLY | Non più solitaria dell’altra. Ma chi prende l’altra può dimenticare la propria solitudine. Lei non dimenticherà la sua. Ciascuna via significa solitudine — e comunione. Entrambe evitano la desolazione ultima della solitudine nel mondo fantasmatico dell’immaginazione, che rimescola memorie e desideri. |
| CELIA | È l’inferno in cui sono stata. |
| REILLY | Non è l’inferno finché non si diventa incapaci di ogni altra cosa. Ora — si sente proprio sicura? |
| CELIA | Voglio la sua seconda via. E dunque che devo fare? |
| REILLY | Andrà al sanatorio. |
| CELIA | Oh, che caduta! Ho conosciuto persone che sono state al suo sanatorio, e sono tornate — non voglio dire che non ne fossero molto migliorate — è per questo che sono venuta da lei. Ma sono tornate… Beh… voglio dire… alla vita di ogni giorno. |
| REILLY | Vero. Ma gli amici che lei ha in mente non possono essere stati in questo sanatorio. Sto molto attento a chi vi mando: quelli che vi vanno non tornano come tornarono costoro. |
| CELIA | Sembra una prigione. Ma non possono restarci tutti! Voglio dire, il posto sarebbe troppo affollato. |
| REILLY | Non molti vi vanno. Ma ho detto che non tornano nel senso in cui tornarono i suoi amici. Non ho detto che vi restano. |
| CELIA | Che ne è di loro? |
| REILLY | Scelgono, signorina Coplestone. Nulla è loro imposto. Alcuni tornano, in senso fisico; nessuno scompare. Conducono vite molto attive, assai spesso, nel mondo. |
| CELIA | Fra quanto mi ci manderà? |
| REILLY | Fra quanto sarà pronta? |
| CELIA | Stasera, per le nove in punto. |
| REILLY | Vada a casa, allora, e faccia i suoi preparativi. Ecco l’indirizzo da dare ai suoi amici; |
| (didascalia) | [Scrive su un foglietto] |
| REILLY | È meglio che avverta subito la sua famiglia. Manderò un’auto a prenderla alle nove in punto. |
| CELIA | Che cosa devo portare con me? |
| REILLY | Nulla. Tutto ciò che le occorre le sarà fornito, e non avrà spese al sanatorio. |
| CELIA | Non so minimamente che cosa sto facendo né perché lo faccio. Non c’è altro da fare: questa è l’unica ragione. |
| REILLY | È la ragione migliore. |
| CELIA | Ma so che sono io ad aver preso la decisione: devo dirglielo. Oh, quasi dimenticavo — posso chiederle qual è il suo onorario? |
| REILLY | Ho detto alla mia segretaria che non c’è onorario. |
| CELIA | Ma… |
| REILLY | Per un caso come il suo non c’è onorario. |
| (didascalia) | [Preme il pulsante] |
| CELIA | È stato molto gentile. |
| REILLY | Va’ in pace, figlia mia. Opera la tua salvezza con diligenza. |
| (didascalia) | [L’INFERMIERA-SEGRETARIA compare alla porta. Esce CELIA. REILLY compone un numero al telefono di casa.] |
| REILLY | REILLY [al telefono]. È finita. Ora puoi entrare. |
| (didascalia) | [Entra JULIA dalla porta laterale] |
| REILLY | Andrà lontano, quella. |
| JULIA | Molto lontano, credo. Non hai bisogno di dirmelo. L’ho saputo fin dall’inizio. |
| REILLY | Sono gli altri che mi preoccupano. |
| JULIA | Sciocchezze, Henry, li terrò d’occhio io. |
| REILLY | Rimandarli indietro: a che cosa devono tornare? Al cibo stantio che ammuffisce in dispensa, ai pensieri stantii che ammuffiscono nelle loro menti. Ciascuno incapace di nascondere la propria meschinità a sé stesso, perché è nota all’altro. Non è la coscienza del tradimento reciproco ma la coscienza che l’altro ne comprende il movente — specchio contro specchio, che riflette vanità. Ho corso un grande rischio. |
| JULIA | Dobbiamo sempre correre rischi. È il nostro destino. Poiché metti in dubbio la decisione, quale possibile alternativa riesci a immaginare? |
| REILLY | Nessuna. |
| JULIA | E bene, allora. Dobbiamo correre il rischio. Tutto ciò che potevamo fare era dar loro l’occasione. E ora, quando sono nudi fino all’anima e possono scegliere se indossare abiti convenienti o infilarsi in fretta in nuovi travestimenti, hanno, per la prima volta, un luogo da cui partire. Oh, certo, potrebbero anche ammazzarsi a vicenda! Ma non credo che lo faranno. Vedremo. È il pensiero di Celia che mi pesa sull’animo. |
| REILLY | Di Celia? |
| JULIA | Di Celia. |
| REILLY | Ma quando ho detto poco fa che sarebbe andata lontano, eri d’accordo con me. |
| JULIA | Oh sì, andrà lontano. E sappiamo dove sta andando. Ma che sappiamo dei terrori del viaggio? Tu e io non conosciamo il processo per cui l’umano viene trasumanato: che sappiamo della specie di sofferenza che devono subire sulla via dell’illuminazione? |
| REILLY | Si spaventerà alla prima apparizione degli spiriti proiettati? |
| JULIA | Henry, tu semplicemente non capisci l’innocenza. Non avrà paura di nulla; non saprà nemmeno che vi sia là qualcosa di cui aver paura. È troppo umile. Passerà fra le colline che rimbrottano, per la valle della derisione, come un bambino mandato a fare una commissione con ardore e pazienza. Eppure dovrà soffrire. |
| REILLY | Quando esprimo fiducia in qualcosa tu sollevi sempre dubbi; quando sono in apprensione allora non vedi ragione che per la fiducia. |
| JULIA | È uno dei modi in cui ti sono tanto utile. Dovresti essermene grato. |
| REILLY | E quando dico a una come lei «Opera la tua salvezza con diligenza», non capisco ciò che io stesso sto dicendo. |
| JULIA | Devi accettare i tuoi limiti. — Ma quanto ancora ci farà aspettare Alex? |
| REILLY | Dovrebbe essere già qui. Parlo con la signorina Barraway. |
| (didascalia) | [Solleva il telefono di casa] |
| REILLY | Signorina Barraway, quando il signor Gibbs arriva… Oh, benissimo. [A JULIA] Sta salendo. |
| (didascalia) | [Al telefono] |
| REILLY | Può portare il vassoio adesso, signorina Barraway. |
| (didascalia) | [Entra ALEX] |
| ALEX | Ebbene! Ebbene! e come è andata? |
| JULIA | Tutto è in ordine. |
| ALEX | I Chamberlayne hanno scelto? |
| REILLY | Accettano il loro destino. |
| ALEX | E lei ha fatto la sua scelta? |
| REILLY | Sarà prelevata stasera. |
| (didascalia) | [Entra l’INFERMIERA-SEGRETARIA con un vassoio, una caraffa e tre bicchieri, ed esce. REILLY versa da bere.] |
| REILLY | E ora siamo pronti a procedere alla libagione. |
| ALEX | Le parole per l’edificazione del focolare. |
| (didascalia) | [Alzano i bicchieri] |
| REILLY | Che edifichino il focolare sotto la protezione delle stelle. |
| ALEX | Che pongano una sedia da ciascun lato. |
| JULIA | Che i santi vegliino sul tetto, che la luna stessa influenzi il letto. |
| (didascalia) | [Bevono] |
| ALEX | Le parole per coloro che si mettono in viaggio. |
| REILLY | Protettore dei viandanti benedici la strada. |
| ALEX | Veglia su di lei nel deserto. Veglia su di lei sulla montagna. Veglia su di lei nel labirinto. Veglia su di lei presso le sabbie mobili. |
| JULIA | Proteggila dalle Voci proteggila dalle Visioni proteggila nel tumulto proteggila nel silenzio. |
| (didascalia) | [Bevono] |
| REILLY | Ce n’è uno per il quale le parole non possono essere dette. |
| ALEX | Non possono ancora essere dette. |
| JULIA | Intendi Peter Quilpe. |
| REILLY | Non è ancora giunto là dove le parole hanno valore. |
| JULIA | Le diremo mai? |
| ALEX | Altri, forse, le diranno. Sai, ho conoscenze — perfino in California. SIPARIO |
| Speaker | Line |
|---|---|
| (didascalia) | The drawing-room of the Chamberlaynes’ London flat. Two years later. A late afternoon in July. A CATERER’S MAN is arranging a buffet table. LAVINIA enters from side door. CATERER’S MAN. Have you any further orders for us, Madam? |
| LAVINIA | You could bring in the trolley with the glasses And leave them ready. CATERER’S MAN. Very good, Madam. |
| (didascalia) | [Exit. LAVINIA looks about the room critically and moves a bowl of flowers.] |
| (didascalia) | [Re-enter CATERER’S MAN with trolley] |
| LAVINIA | There, in that corner. That’s the most convenient; You can get in and out. Is there anything you need That you can’t find in the kitchen? CATERER’S MAN. Nothing, Madam. Will there be anything more you require? |
| LAVINIA | Nothing more, I think, till half past six. |
| (didascalia) | [Exit CATERER’S MAN] |
| (didascalia) | [EDWARD lets himself in at the front door] |
| EDWARD | I’m in good time, I think. I hope you’ve not been worrying. |
| LAVINIA | Oh no. I did in fact ring up your chambers, And your clerk told me you had already left. But all I rang up for was to reassure you … EDWARD [smiling]. That you hadn’t run away? |
| LAVINIA | Now Edward, that’s unfair! You know that we’ve given several parties In the last two years. And I’ve attended all of them. I hope you’re not too tired? |
| EDWARD | Oh no, a quiet day. Two consultations with solicitors On quite straightforward cases. It’s you who should be tired. |
| LAVINIA | I’m not tired yet. But I know that I’ll be glad When it’s all over. |
| EDWARD | I like the dress you’re wearing: I’m glad you put on that one. |
| LAVINIA | Well, Edward! Do you know it’s the first time you’ve paid me a compliment Before a party? And that’s when one needs them. |
| EDWARD | Well, you deserve it. — We asked too many people. |
| LAVINIA | It’s true, a great many more accepted Than we thought would want to come. But what can you do? There’s usually a lot who don’t want to come But all the same would be bitterly offended To hear we’d given a party without asking them. |
| EDWARD | Perhaps we ought to have arranged to have two parties Instead of one. |
| LAVINIA | That’s never satisfactory. Everyone who’s asked to either party Suspects that the other one was more important. |
| EDWARD | That’s true. You have a very practical mind. |
| LAVINIA | But you know, I don’t think that you need worry: They won’t all come, out of those who accepted. You know we said, ‘we can ask twenty more Because they will be going to the Gunnings instead’. |
| EDWARD | I know, that’s what we said at the time; But I’d forgotten what the Gunnings’ parties were like. Their guests will get just enough to make them thirsty; They’ll come on to us later, roaring for drink. Well, let’s hope that those who come to us early Will be going on to the Gunnings afterwards, To make room for those who come from the Gunnings. |
| LAVINIA | And if it’s very crowded, they can’t get at the cocktails, And the man won’t be able to take the tray about, So they’ll go away again. Anyway, at that stage There’s nothing whatever you can do about it: And everyone likes to be seen at a party Where everybody else is, to show they’ve been invited. That’s what makes it a success. Is that picture straight? |
| EDWARD | Yes, it is. |
| LAVINIA | No, it isn’t. Do please straighten it. |
| EDWARD | Is it straight now? |
| LAVINIA | Too much to the left. |
| EDWARD | How’s that now? |
| LAVINIA | No, I meant the right. That will do. I’m too tired to bother. |
| EDWARD | After they’re all gone, we will have some champagne, Just ourselves. You lie down now, Lavinia No one will be coming for at least half an hour; So just stretch out. |
| LAVINIA | You must sit beside me, Then I can relax. |
| EDWARD | This is the best moment Of the whole party. |
| LAVINIA | Oh no, Edward. The best moment is the moment it’s over; And then to remember, it’s the end of the season And no more parties. |
| EDWARD | And no more committees. |
| LAVINIA | Can we get away soon? |
| EDWARD | By the end of next week I shall be quite free. |
| LAVINIA | And we can be alone. I love that house being so remote. |
| EDWARD | That’s why we took it. And I’m really thankful To have that excuse for not seeing people; And you do need to rest now. |
| (didascalia) | [The doorbell rings] |
| LAVINIA | Oh, bother! Now who would come so early? I simply can’t get up. CATERER’S MAN. Mrs. Shuttlethwaite! |
| LAVINIA | Oh, it’s Julia! |
| (didascalia) | [Enter JULIA] |
| JULIA | Well, my dears, and here I am! I seem literally to have caught you napping! I know I’m much too early; but the fact is, my dears, That I have to go on to the Gunnings’ party — And you know what they offer in the way of food and drink! And I’ve had to miss my tea, and I’m simply ravenous And dying of thirst. What can Parkinson’s do for me? Oh yes, I know this is a Parkinson party; I recognised one of their men at the door — An old friend of mine, in fact. But I’m forgetting! I’ve got a surprise: I’ve brought Alex with me! He only got back this morning from somewhere — One of his mysterious expeditions, And we’re going to get him to tell us all about it. But what’s become of him? |
| (didascalia) | [Enter ALEX] |
| EDWARD | Well, Alex! Where on earth do you turn up from? |
| ALEX | Where on earth? From the East. From Kinkanja — An island that you won’t have heard of Yet. Got back this morning. I heard about your party And, as I thought you might be leaving for the country, I said, I must not miss the opportunity To see Edward and Lavinia. |
| LAVINIA | How are you, Alex? |
| ALEX | I did try to get you on the telephone After lunch, but my secretary couldn’t get through to you. Never mind, I said — to myself, not to her — Never mind: the unexpected guest Is the one to whom they give the warmest welcome. I know them well enough for that. |
| JULIA | But tell us, Alex. What were you doing in this strange place — What’s it called? |
| ALEX | Kinkanja. |
| JULIA | What were you doing In Kinkanja? Visiting some Sultan? You were shooting tigers? |
| ALEX | There are no tigers, Julia, In Kinkanja. And there are no sultans. I have been staying with the Governor. Three of us have been out on a tour of inspection Of local conditions. |
| JULIA | What about? Monkey nuts? |
| ALEX | That was a nearer guess than you think. No, not monkey nuts. But it had to do with monkeys — Though whether the monkeys are the core of the problem Or merely a symptom, I am not so sure. At least, the monkeys have become the pretext For general unrest amongst the natives. |
| EDWARD | But how do the monkeys create unrest? |
| ALEX | To begin with, the monkeys are very destructive … |
| JULIA | You don’t need to tell me that monkeys are destructive. I shall never forget Mary Mallington’s monkey, The horrid little beast — stole my ticket to Mentone And I had to travel in a very slow train And in a couchette. She was very angry When I told her the creature ought to be destroyed. |
| LAVINIA | But can’t they exterminate these monkeys If they are a pest? |
| ALEX | Unfortunately, The majority of the natives are heathen: They hold these monkeys in peculiar veneration And do not want them killed. So they blame the Government For the damage that the monkeys do. |
| EDWARD | That seems unreasonable. |
| ALEX | It is unreasonable, But characteristic. And that’s not the worst of it. Some of the tribes are Christian converts, And, naturally, take a different view. They trap the monkeys. And they eat them. The young monkeys are extremely palatable: I’ve cooked them myself … |
| EDWARD | And did anybody eat them When you cooked them? |
| ALEX | Oh yes, indeed. I invented for the natives several new recipes. But you see, what with eating the monkeys And what with protecting their crops from the monkeys The Christian natives prosper exceedingly: And that creates friction between them and the others. And that’s the real problem. I hope I’m not boring you? |
| EDWARD | No indeed: we are anxious to learn the solution. |
| ALEX | I’m not sure that there is any solution. But even this does not bring us to the heart of the matter. There are also foreign agitators, Stirring up trouble … |
| LAVINIA | Why don’t you expel them? |
| ALEX | They are citizens of a friendly neighbouring state Which we have just recognised. You see, Lavinia, These are very deep waters. |
| EDWARD | And the agitators; How do they agitate? |
| ALEX | By convincing the heathen That the slaughter of monkeys has put a curse on them Which can only be removed by slaughtering the Christians. They have even been persuading some of the converts — Who‚ after all, prefer not to be slaughtered — To relapse into heathendom. So, instead of eating monkeys They are eating Christians. |
| JULIA | Who have eaten monkeys. |
| ALEX | The native is not, I fear, very logical. |
| JULIA | I wondered where you were taking us, with your monkeys. I thought I was going to dine out on those monkeys: But one can’t dine out on eating Christians — Even among pagans! |
| ALEX | Not on the whole story. |
| EDWARD | And have any of the English residents been murdered? |
| ALEX | Yes, but they are not usually eaten. When these people have done with a European He is, as a rule, no longer fit to eat. |
| EDWARD | And what has your commission accomplished? |
| ALEX | We have just drawn up an interim report. |
| EDWARD | Will it be made public? |
| ALEX | It cannot be, at present: There are too many international complications. Eventually, there may be an official publication. |
| EDWARD | But when? |
| ALEX | In a year or two. |
| EDWARD | And meanwhile? |
| ALEX | Meanwhile the monkeys multiply. |
| LAVINIA | And the Christians? |
| ALEX | Ah, the Christians! Now, I think I ought to tell you About someone you know — or knew … |
| JULIA | Edward! Somebody must have walked over my grave: I’m feeling so chilly. Give me some gin. Not a cocktail. I’m freezing — in July! CATERER’S MAN. Mr. Quilpe! |
| EDWARD | Now who … |
| (didascalia) | [Enter PETER] |
| EDWARD | Why, it’s Peter! |
| LAVINIA | Peter! |
| PETER | Hullo, everybody! |
| LAVINIA | When did you arrive? |
| PETER | I flew over from New York last night — I left Los Angeles three days ago. I saw Sheila Paisley at lunch to-day And she told me you were giving a party — She’s coming on later, after the Gunnings — So I said, I really must crash in: It’s my only chance to see Edward and Lavinia. I’m only over for a week, you see, And I’m driving down to the country this evening, So I knew you wouldn’t mind my looking in so early. It does seem ages since I last saw any of you! And how are you, Alex? And dear old Julia! |
| LAVINIA | So you’ve just come from New York. |
| PETER | Yes, from New York. The Bologolomskys saw me off. You remember Princess Bologolomsky In the old days? We dined the other night At the Saffron Monkey. That’s the place to go now. |
| ALEX | How very odd. My monkeys are saffron. |
| PETER | Your monkeys, Alex? I always said That Alex knew everybody. But I didn’t know That he knew any monkeys. |
| JULIA | But give us your news; Give us your news of the world, Peter. We lead such a quiet life, here in London. |
| PETER | You always did enjoy a leg-pull, Julia: But you all know I’m working for Pan-Am-Eagle? |
| EDWARD | No. Tell us, what is Pan-Am-Eagle? |
| PETER | You must have been living a quiet life! Don’t you go to the movies? |
| LAVINIA | Occasionally. |
| PETER | Alex knows. Did you see my last picture, Alex? |
| ALEX | I knew about it, but I didn’t see it. There is no cinema in Kinkanja. |
| PETER | Kinkanja? Where’s that? They don’t have pictures? Pan-Am-Eagle must look into this. Perhaps it would be a good place to make one. — Alex knows all about Pan-Am-Eagle: It was he who introduced me to the great Bela. |
| JULIA | And who is the great Bela? |
| PETER | Why, Bela Szogody — He’s my boss. I thought everyone knew his name. |
| JULIA | Is he your connection in California, Alex? |
| ALEX | Yes, we have sometimes obliged each other. |
| PETER | Well, it was Bela sent me over Just for a week. And I have my hands full I’m going down tonight, to Boltwell. |
| JULIA | To stay with the Duke? |
| PETER | And do him a good turn. We’re making a film of English life And we want to use Boltwell. |
| JULIA | But I understood that Boltwell Is in a very decayed condition. |
| PETER | Exactly. It is. And that’s why we’re interested. The most decayed noble mansion in England! At least, of any that are still inhabited. We’ve got a team of experts over To study the decay, so as to reproduce it. Then we build another Boltwell in California. |
| JULIA | But what is your position, Peter? Have you become an expert on decaying houses? |
| PETER | Oh dear no! I’ve written the script of this film, And Bela is very pleased with it. He thought I should see the original Boltwell; And besides, he thought that as I’m English I ought to know the best way to handle a duke. Besides that, we’ve got the casting director: He’s looking for some typical English faces — Of course, only for minor parts — And I’ll help him decide what faces are typical. |
| JULIA | Peter, I’ve thought of a wonderful idea! I’ve always wanted to go to California: Couldn’t you persuade your casting director To take us all over? We’re all very typical. |
| PETER | No, I’m afraid … CATERER’S MAN. Sir Henry Harcourt-Reilly! |
| JULIA | Oh, I forgot! I’d another surprise for you. |
| (didascalia) | [Enter REILLY] |
| JULIA | I want you to meet Sir Henry Harcourt-Reilly — |
| EDWARD | We’re delighted to see him. But we have met before. |
| JULIA | Then if you know him already, you won’t be afraid of him. You know, I was afraid of him at first: He looks so forbidding … |
| REILLY | My dear Julia, You are giving me a very bad introduction — Supposing that an introduction was necessary. |
| JULIA | My dear Henry, you are interrupting me. |
| LAVINIA | If you can interrupt Julia, Sir Henry, You are the perfect guest we’ve been waiting for. |
| REILLY | I should not dream of trying to interrupt Julia … |
| JULIA | But you’re both interrupting! |
| REILLY | Who is interrupting now? |
| JULIA | Well, you shouldn’t interrupt my interruptions: That’s really worse than interrupting. Now my head’s fairly spinning. I must have a cocktail. |
| EDWARD | [To REILLY]. And will you have a cocktail? |
| REILLY | Might I have a glass of water? |
| EDWARD | Anything with it? |
| REILLY | Nothing, thank you. |
| LAVINIA | May I introduce Mr. Peter Quilpe? Sir Henry Harcourt-Reilly. Peter’s an old friend Of my husband and myself. Oh, I forgot — |
| (didascalia) | [Turning to ALEX] |
| LAVINIA | I rather assumed that you knew each other — I don’t know why I should. Mr. MacColgie Gibbs. |
| ALEX | Indeed, yes, we have met. |
| REILLY | On several commissions. |
| JULIA | We’ve been having such an interesting conversation. Peter’s just over from California Where he’s something very important in films. He’s making a film of English life And he’s going to find parts for all of us. Think of it! |
| PETER | But, Julia, I was just about to explain — I’m afraid I can’t find parts for anybody In this film — it’s not my business; And that’s not the way we do it. |
| JULIA | But, Peter; If you’re taking Boltwell to California Why can’t you take me? |
| PETER | We’re not taking Boltwell. We reconstruct a Boltwell. |
| JULIA | Very well, then: Why not reconstruct me? It’s very much cheaper. Oh, dear, I can see you’re determined not to have me: So good-bye to my hopes of seeing California. |
| PETER | You know you’d never come if we invited you. But there’s someone I wanted to ask about, Who did really want to get into films, And I always thought she could make a success of it If she only got the chance. It’s Celia Coplestone. She always wanted to. And now I could help her. I’ve already spoken to Bela about her, And I want to introduce her to our casting director. I’ve got an idea for another film. Can you tell me where she is? I couldn’t find her In the telephone directory. |
| JULIA | Not in the directory, Or in any directory. You can tell them now, Alex. |
| LAVINIA | What does Julia mean? |
| ALEX | I was about to speak of her When you came in, Peter. I’m afraid you can’t have Celia. |
| PETER | Oh … Is she married? |
| ALEX | Not married, but dead. |
| LAVINIA | Celia? |
| ALEX | Dead. |
| PETER | Dead. That knocks the bottom out of it. |
| EDWARD | Celia dead. |
| JULIA | You had better tell them, Alex, The news that you bring back from Kinkanja. |
| LAVINIA | Kinkanja? What was Celia doing in Kinkanja? We heard that she had joined some nursing order … |
| ALEX | She had joined an order. A very austere one. And as she already had experience of nursing … |
| LAVINIA | Yes, she had been a V.A.D. I remember. |
| ALEX | She was directed to Kinkanja, Where there are various endemic diseases Besides, of course, those brought by Europeans, And where the conditions are favourable to plague. |
| EDWARD | Go on. |
| ALEX | It seems that there were three of them — Three sisters at this station, in a Christian village; And half the natives were dying of pestilence. They must have been overworked for weeks. |
| EDWARD | And then? |
| ALEX | And then, the insurrection broke out Among the heathen, of which I was telling you. They knew of it, but would not leave the dying natives. Eventually, two of them escaped: One died in the jungle, and the other Will never be fit for normal life again. But Celia Coplestone, she was taken. When our people got there, they questioned the villagers — Those who survived. And then they found her body, Or at least, they found the traces of it. |
| EDWARD | But before that … |
| ALEX | It was difficult to tell. But from what we know of local practices It would seem that she must have been crucified Very near an ant-hill. |
| LAVINIA | But Celia! … Of all people … |
| EDWARD | And just for a handful of plague-stricken natives Who would have died anyway. |
| ALEX | Yes, the patients died anyway; Being tainted with the plague, they were not eaten. |
| LAVINIA | Oh, Edward, I’m so sorry — what a feeble thing to say! But you know what I mean. |
| EDWARD | And you know what I’m thinking. |
| PETER | I don’t understand at all. But then I’ve been away For two years, and I don’t know what happened To Celia, during those two years. Two years! Thinking about Celia. |
| EDWARD | It’s the waste that I resent. |
| PETER | You know more than I do: For me, it’s everything else that’s a waste. Two years! And it was all a mistake. Julia! Why don’t you say anything? |
| JULIA | You gave her those two years, as best you could. |
| PETER | When did she … take up this career? |
| JULIA | Two years ago. |
| PETER | Two years ago! I tried to forget about her, Until I began to think myself a success And got a little more self-confidence; And then I thought about her again. More and more. At first I did not want to know about Celia And so I never asked. Then I wanted to know And did not dare to ask. It took all my courage To ask you about her just now; but I never thought Of anything like this. I suppose I didn’t know her, I didn’t understand her. I understand nothing. |
| REILLY | You understand your métier, Mr. Quilpe — Which is the most that any of us can ask for. |
| PETER | And what a métier! I’ve tried to believe in it So that I might believe in myself. I thought I had ideas to make a revolution In the cinema, that no one could ignore — And here I am, making a second-rate film! But I thought it was going to lead to something better, And that seemed possible, while Celia was alive. I wanted it, believed in it, for Celia. And, of course, I wanted to do something for Celia — But what mattered was, that Celia was alive. And now it’s all worthless. Celia’s not alive. |
| LAVINIA | No, it’s not all worthless, Peter. You’ve only just begun. I mean, this only brings you to the point At which you must begin. You were saying just now That you never knew Celia. We none of us did. What you’ve been living on is an image of Celia Which you made for yourself, to meet your own needs. Peter, please don’t think I’m being unkind … |
| PETER | No, I don’t think you’re being unkind, Lavinia; And I know that you’re right. |
| LAVINIA | And perhaps what I’ve been saying Will seem less unkind if I can make you understand That in fact I’ve been talking about myself. |
| EDWARD | Lavinia is right. This is where you start from. If you find out now, Peter, things about yourself That you don’t like to face: well, just remember That some men have to learn much worse things About themselves, and learn them later When it’s harder to recover, and make a new beginning. It’s not so hard for you. You’re naturally good. |
| PETER | I’m sorry. I don’t believe I’ve taken in All that you’ve been saying. But I’m grateful all the same. You know, all the time that you’ve been talking, One thought has been going round and round in my head — That I’ve only been interested in myself: And that isn’t good enough for Celia. |
| JULIA | You must have learned how to look at people, Peter, When you look at them with an eye for the films: That is, when you’re not concerned with yourself But just being an eye. You will come to think of Celia Like that, one day. And then you’ll understand her And be reconciled, and be happy in the thought of her. |
| LAVINIA | Sir Henry, there is something I want to say to you. While Alex was telling us what had happened to Celia I was looking at your face. And it seemed from your expression That the way in which she died did not disturb you Or the fact that she died because she would not leave A few dying natives. |
| REILLY | Who knows, Mrs. Chamberlayne, The difference that made to the natives who were dying Or the state of mind in which they died? |
| LAVINIA | I’m willing to grant that. What struck me, though, Was that your face showed no surprise or horror At the way in which she died. I don’t know if you knew her. I suspect that you did. In any case you knew about her. Yet I thought your expression was one of … satisfaction! |
| REILLY | Mrs. Chamberlayne, I must be very transparent Or else you are very perceptive. |
| JULIA | Oh, Henry! Lavinia is much more observant than you think. I believe that she has forced you to a show-down. |
| REILLY | You state the position correctly, Julia. Do you mind if I quote poetry, Mrs. Chamberlayne? |
| LAVINIA | Oh no, I should love to hear you speaking poetry … |
| JULIA | She has made a point, Henry. |
| LAVINIA | … if it answers my question. |
| REILLY | Ere Babylon was dust The magus Zoroaster, my dead child, Met his own image walking in the garden. That apparition, sole of men, he saw. For know there are two worlds of life and death: One that which thou beholdest; but the other Is underneath the grave, where do inhabit The shadows of all forms that think and live Till death unite them and they part no more! When I first met Miss Coplestone, in this room, I saw the image, standing behind her chair, Of a Celia Coplestone whose face showed the astonishment Of the first five minutes after a violent death. If this strains your credulity, Mrs. Chamberlayne, I ask you only to entertain the suggestion That a sudden intuition, in certain minds, May tend to express itself at once in a picture. That happens to me, sometimes. So it was obvious That here was a woman under sentence of death. That was her destiny. The only question Then was, what sort of death? I could not know; Because it was for her to choose the way of life To lead to death, and, without knowing the end Yet choose the form of death. We know the death she chose. I did not know that she would die in this way; She did not know. So all that I could do Was to direct her in the way of preparation. That way, which she accepted, led to this death. And if that is not a happy death, what death is happy? |
| EDWARD | Do you mean that having chosen this form of death She did not suffer as ordinary people suffer? |
| REILLY | Not at all what I mean. Rather the contrary. I’d say that she suffered all that we should suffer In fear and pain and loathing — all these together — And reluctance of the body to become a thing. I’d say she suffered more, because more conscious Than the rest of us. She paid the highest price In suffering. That is part of the design. |
| LAVINIA | Perhaps she had been through greater agony beforehand. I mean — I know nothing of her last two years. |
| REILLY | That shows some insight on your part, Mrs. Chamberlayne; But such experience can only be hinted at In myths and images. To speak about it We talk of darkness, labyrinths, Minotaur terrors. But that world does not take the place of this one. Do you imagine that the Saint in the desert With spiritual evil always at his shoulder Suffered any less from hunger, damp, exposure, Bowel trouble, and the fear of lions, Cold of the night and heat of the day, than we should? |
| EDWARD | But if this was right — if this was right for Celia — There must be something else that is terribly wrong, And the rest of us are somehow involved in the wrong. I should only speak for myself. I’m sure that I am. |
| REILLY | Let me free your mind from one impediment: You must try to detach yourself from what you still feel As your responsibility. |
| EDWARD | I cannot help the feeling That, in some way, my responsibility Is greater than that of a band of half-crazed savages. |
| LAVINIA | Oh, Edward, I knew! I knew what you were thinking! Doesn’t it help you, that I feel guilty too? |
| REILLY | If we all were judged according to the consequences Of all our words and deeds, beyond the intention And beyond our limited understanding Of ourselves and others, we should all be condemned. Mrs. Chamberlayne, I often have to make a decision Which may mean restoration or ruin to a patient — And sometimes I have made the wrong decision. As for Miss Coplestone, because you think her death was waste You blame yourselves, and because you blame yourselves You think her life was wasted. It was triumphant. But I am no more responsible for the triumph — And just as responsible for her death as you are. |
| LAVINIA | Yet I know I shall go on blaming myself For being so unkind to her … so spiteful. I shall go on seeing her at the moment When she said good-bye to us, two years ago. |
| EDWARD | Your responsibility is nothing to mine, Lavinia. |
| LAVINIA | I’m not sure about that. If I had understood you Then I might not have misunderstood Celia. |
| REILLY | You will have to live with these memories and make them Into something new. Only by acceptance Of the past will you alter its meaning. |
| JULIA | Henry, I think it is time that I said something: Everyone makes a choice, of one kind or another, And then must take the consequences. Celia chose A way of which the consequence was Kinkanja. Peter chose a way that leads him to Boltwell: And he’s got to go there … |
| PETER | I see what you mean. I wish I didn’t have to. But the car will be waiting, And the experts — I’d almost forgotten them. I realise that I can’t get out of it — And what else can I do? |
| ALEX | It is your film. And I know that Bela expects great things of it. |
| PETER | So now I’ll be going. |
| EDWARD | Shall we see you again, Peter, Before you leave England? |
| LAVINIA | Do try to come to see us. You know, I think it would do us all good — You and me and Edward … to talk about Celia. |
| PETER | Thanks very much. But not this time — I simply shan’t be able to. |
| EDWARD | But on your next visit? |
| PETER | The next time I come to England, I promise you. I really do want to see you both, very much. Good-bye, Julia. Good-bye, Alex. Good-bye, Sir Henry. [Exit] |
| JULIA | … And now the consequence of the Chamberlaynes’ choice Is a cocktail party. They must be ready for it. Their guests may be arriving at any moment. |
| REILLY | Julia, you are right. It is also right That the Chamberlaynes should now be giving a party. |
| LAVINIA | And I have been thinking, for these last five minutes, How I could face my guests. I wish it was over. I mean … I am glad you came … I am glad Alex told us … And Peter had to know … |
| EDWARD | Now I think I understand … |
| LAVINIA | Then I hope you will explain it to me! |
| EDWARD | Oh, it isn’t much That I understand yet! But Sir Henry has been saying, I think, that every moment is a fresh beginning; And Julia, that life is only keeping on; And somehow, the two ideas seem to fit together. |
| LAVINIA | But all the same … I don’t want to see these people. |
| REILLY | It is your appointed burden. And as for the party, I am sure it will be a success. |
| JULIA | And I think, Henry, That we should leave before the party begins. They will get on better without us. You too, Alex. |
| LAVINIA | We don’t want you to go! |
| ALEX | We have another engagement. |
| REILLY | And on this occasion I shall not be unexpected. |
| JULIA | Now, Henry. Now, Alex. We’re going to the Gunnings. |
| (didascalia) | [Exeunt JULIA, REILLY and ALEX] |
| LAVINIA | Edward, how am I looking? |
| EDWARD | Very well. I might almost say, your best. But you always look your best. |
| LAVINIA | Oh, Edward, that spoils it. No woman can believe That she always looks her best. You’re rather transparent, You know, when you’re trying to cheer me up. To say I always look my best can only mean the worst. |
| EDWARD | I never shall learn how to pay a compliment. |
| LAVINIA | What you should have done was to admire my dress. |
| EDWARD | But I’ve already told you how much I like it. |
| LAVINIA | But so much has happened since then. And besides, One sometimes likes to hear the same compliment twice. |
| EDWARD | And now for the party. |
| LAVINIA | Now for the party. |
| EDWARD | It will soon be over. |
| LAVINIA | I wish it would begin. |
| EDWARD | There’s the doorbell. |
| LAVINIA | Oh, I’m glad. It’s begun. CURTAIN The tune of One-eyed Riley (page 137), as scored from the author’s dictation by Miss Mary Trevelyan. The Cast of the First Production at the Edinburgh Festival, August 22–27, 1949 Directed by E. MARTIN BROWNE Settings designed by ANTHONY HOLLAND Produced by SHEREK PLAYERS LTD. in association with THE ARTS COUNCIL THE CONFIDENTIAL CLERK Characters SIR CLAUDE MULHAMMER EGGERSON COLBY SIMPKINS B. KAGHAN LUCASTA ANGEL LADY ELIZABETH MULHAMMER |
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| Chi parla | Battuta |
|---|---|
| (didascalia) | Il salotto dell’appartamento londinese dei Chamberlayne, a Londra. Due anni dopo. Un tardo pomeriggio di luglio. Un ADDETTO AL BUFFET sta apparecchiando il tavolo del rinfresco. Entra LAVINIA dalla porta laterale. ADDETTO AL BUFFET. Ha altri ordini per noi, signora? |
| LAVINIA | Potrebbe portare dentro il carrello con i bicchieri e lasciarli pronti. ADDETTO AL BUFFET. Benissimo, signora. |
| (didascalia) | [Esce. LAVINIA osserva la stanza con occhio critico e sposta una coppa di fiori.] |
| (didascalia) | [Rientra l’ADDETTO AL BUFFET con il carrello] |
| LAVINIA | Là, in quell’angolo. È il posto più comodo; si può entrare e uscire. Le serve qualcosa che non trovi in cucina? ADDETTO AL BUFFET. Niente, signora. Le occorre altro? |
| LAVINIA | Niente altro, credo, fino alle sei e mezza. |
| (didascalia) | [Esce l’ADDETTO AL BUFFET] |
| (didascalia) | [EDWARD entra da sé dalla porta d’ingresso] |
| EDWARD | Sono in tempo, credo. Spero che tu non ti sia preoccupata. |
| LAVINIA | Oh no. In effetti ho telefonato al tuo studio, e il tuo impiegato mi ha detto che eri già uscito. Ma ti telefonavo solo per rassicurarti… EDWARD [sorridendo]. Che non eri scappata via? |
| LAVINIA | Ora, Edward, non è giusto! Sai bene che abbiamo dato parecchi ricevimenti in questi due anni. E io c’ero sempre. Spero che tu non sia troppo stanco. |
| EDWARD | Oh no, una giornata tranquilla. Due consulti con dei procuratori su casi del tutto lineari. Sei tu che dovresti essere stanca. |
| LAVINIA | Non sono ancora stanca. Ma so che sarò contenta quando sarà tutto finito. |
| EDWARD | Mi piace il vestito che porti: sono contento che tu abbia messo quello. |
| LAVINIA | Beh, Edward! Lo sai che è la prima volta che mi fai un complimento prima di un ricevimento? Ed è proprio allora che ce n’è bisogno. |
| EDWARD | Beh, te lo meriti. — Abbiamo invitato troppa gente. |
| LAVINIA | È vero, hanno accettato molti più di quanti pensassimo volessero venire. Ma che ci puoi fare? Di solito ce n’è un mucchio che non hanno voglia di venire ma che si offenderebbero a morte lo stesso a sapere che abbiamo dato un ricevimento senza invitarli. |
| EDWARD | Forse avremmo dovuto organizzare due ricevimenti invece di uno. |
| LAVINIA | Non funziona mai. Chiunque sia invitato all’uno o all’altro sospetta che quello fosse il più importante. |
| EDWARD | È vero. Hai una mente molto pratica. |
| LAVINIA | Ma sai, non credo che tu debba preoccuparti: non verranno tutti, di quelli che hanno accettato. Ricordi che dicevamo: «possiamo invitarne venti di più perché tanto andranno dai Gunning invece che da noi». |
| EDWARD | Lo so, è quello che dicemmo al momento; ma avevo dimenticato com’erano i ricevimenti dai Gunning. I loro ospiti riceveranno appena quanto basta a farli venire sete; arriveranno da noi più tardi, ruggendo per un bicchiere. Beh, speriamo che quelli che vengono da noi presto proseguano poi dai Gunning, per far posto a quelli che arrivano dai Gunning. |
| LAVINIA | E se c’è troppa calca, non riusciranno ad arrivare ai cocktail, e il cameriere non riuscirà a girare col vassoio, così se ne andranno di nuovo. Comunque, a quel punto non c’è proprio nulla che tu possa farci: e a tutti piace farsi vedere a un ricevimento dove c’è chiunque altro, per mostrare di essere stati invitati. È questo che ne fa un successo. È dritto quel quadro? |
| EDWARD | Sì, è dritto. |
| LAVINIA | No, non lo è. Raddrizzalo, per favore. |
| EDWARD | È dritto adesso? |
| LAVINIA | Troppo a sinistra. |
| EDWARD | E così com’è? |
| LAVINIA | No, intendevo a destra. Così può andare. Sono troppo stanca per starci dietro. |
| EDWARD | Quando se ne saranno andati tutti, berremo dello champagne, noi due soli. Ora sdraiati, Lavinia. Non verrà nessuno per almeno mezz’ora; perciò stenditi pure. |
| LAVINIA | Devi sederti accanto a me, così potrò rilassarmi. |
| EDWARD | Questo è il momento più bello di tutto il ricevimento. |
| LAVINIA | Oh no, Edward. Il momento più bello è quello in cui finisce; e poi ricordare che è la fine della stagione e che non ci saranno più ricevimenti. |
| EDWARD | E niente più comitati. |
| LAVINIA | Possiamo partire presto? |
| EDWARD | Entro la fine della prossima settimana sarò del tutto libero. |
| LAVINIA | E potremo essere soli. Amo quella casa proprio perché è così isolata. |
| EDWARD | Per questo l’abbiamo presa. E sono davvero grato di avere quella scusa per non vedere gente; e tu adesso hai proprio bisogno di riposo. |
| (didascalia) | [Suona il campanello] |
| LAVINIA | Oh, che noia! Chi mai può venire così presto? Non riesco proprio ad alzarmi. ADDETTO AL BUFFET. La signora Shuttlethwaite! |
| LAVINIA | Oh, è Julia! |
| (didascalia) | [Entra JULIA] |
| JULIA | Ebbene, care mie, eccomi qua! Pare che vi abbia colti letteralmente nel sonnellino! So di essere troppo in anticipo; ma il fatto è, cari miei, che devo poi andare al ricevimento dei Gunning — e sapete che cosa offrono da mangiare e da bere! E ho dovuto saltare il tè, e ho una fame da lupi e muoio di sete. Che cosa può fare Parkinson per me? Oh sì, lo so che questo è un ricevimento Parkinson; ho riconosciuto uno dei loro uomini alla porta — un vecchio amico, in effetti. Ma dimenticavo! Ho una sorpresa: ho portato Alex con me! È tornato solo stamattina da chissà dove — una delle sue misteriose spedizioni, e adesso lo convinceremo a raccontarci tutto. Ma dov’è finito? |
| (didascalia) | [Entra ALEX] |
| EDWARD | Ebbene, Alex! Da dove diavolo salti fuori? |
| ALEX | Da dove diavolo? Dall’Oriente. Da Kinkanja — un’isola di cui non avrete mai sentito parlare finora. Tornato stamattina. Ho saputo del vostro ricevimento e, pensando che poteste partire per la campagna, mi son detto: non devo perdere l’occasione di vedere Edward e Lavinia. |
| LAVINIA | Come stai, Alex? |
| ALEX | Ho provato a raggiungervi al telefono dopo pranzo, ma la mia segretaria non è riuscita a prendere la linea. Non importa, ho detto — a me stesso, non a lei — non importa: l’ospite inatteso è quello a cui si fa l’accoglienza più calorosa. Li conosco abbastanza bene per saperlo. |
| JULIA | Ma raccontaci, Alex. Che cosa facevi in quello strano posto — come si chiama? |
| ALEX | Kinkanja. |
| JULIA | E che cosa facevi a Kinkanja? Eri in visita da qualche sultano? Cacciavi le tigri? |
| ALEX | Non ci sono tigri, Julia, a Kinkanja. E non ci sono sultani. Sono stato ospite del Governatore. In tre siamo andati in giro per un’ispezione delle condizioni locali. |
| JULIA | Riguardo a che cosa? Le noccioline? |
| ALEX | Hai indovinato più di quanto credi. No, non le noccioline. Ma c’entravano le scimmie — anche se se le scimmie siano il nocciolo del problema o soltanto un sintomo, non saprei dirlo. Di sicuro le scimmie sono diventate il pretesto di un malcontento generale fra gli indigeni. |
| EDWARD | Ma come fanno le scimmie a creare malcontento? |
| ALEX | Tanto per cominciare, le scimmie sono molto distruttive… |
| JULIA | Non c’è bisogno che mi dica quanto le scimmie siano distruttive. Non dimenticherò mai la scimmia di Mary Mallington, l’orribile bestiaccia — mi rubò il biglietto per Mentone e dovetti viaggiare su un treno lentissimo e in cuccetta. Lei si arrabbiò moltissimo quando le dissi che quella creatura andava soppressa. |
| LAVINIA | Ma non possono sterminarle, queste scimmie, se sono un flagello? |
| ALEX | Purtroppo la maggioranza degli indigeni è pagana: tengono queste scimmie in singolare venerazione e non vogliono che siano uccise. Così danno la colpa al Governo per i danni che le scimmie fanno. |
| EDWARD | Non mi pare ragionevole. |
| ALEX | Non è ragionevole, ma è tipico. E non è il peggio. Alcune tribù sono convertite al cristianesimo e, naturalmente, la vedono diversamente. Le scimmie le catturano. E se le mangiano. Le scimmie giovani sono squisite: le ho cucinate io stesso… |
| EDWARD | E qualcuno le ha mangiate, quando le hai cucinate? |
| ALEX | Oh sì, certamente. Ho inventato per gli indigeni parecchie ricette nuove. Ma vedete, fra il mangiare le scimmie e il proteggere i raccolti dalle scimmie gli indigeni cristiani prosperano oltre misura: e questo crea attrito fra loro e gli altri. Ed è questo il vero problema. Spero di non annoiarvi. |
| EDWARD | Niente affatto: siamo ansiosi di conoscere la soluzione. |
| ALEX | Non sono sicuro che esista una soluzione. Ma neppure questo ci porta al cuore della faccenda. Ci sono anche agitatori stranieri che soffiano sul fuoco… |
| LAVINIA | Perché non li espellete? |
| ALEX | Sono cittadini di uno Stato vicino e amico che abbiamo appena riconosciuto. Vedi, Lavinia, sono acque molto profonde. |
| EDWARD | E gli agitatori, come agitano? |
| ALEX | Convincendo i pagani che il massacro delle scimmie ha attirato su di loro una maledizione che può essere tolta solo massacrando i cristiani. Hanno perfino persuaso alcuni dei convertiti — che, dopo tutto, preferiscono non essere massacrati — a ricadere nel paganesimo. Così, invece di mangiare scimmie mangiano cristiani. |
| JULIA | Che hanno mangiato scimmie. |
| ALEX | L’indigeno non è, temo, molto logico. |
| JULIA | Mi chiedevo dove ci portassi, con le tue scimmie. Pensavo che avrei fatto conversazione a cena su quelle scimmie: ma non si può far conversazione a cena sui cristiani mangiati — nemmeno fra i pagani! |
| ALEX | Non con la storia intera. |
| EDWARD | E qualcuno dei residenti inglesi è stato assassinato? |
| ALEX | Sì, ma di solito non se li mangiano. Quando quella gente ha finito con un europeo, di regola non è più commestibile. |
| EDWARD | E che cosa ha concluso la vostra commissione? |
| ALEX | Abbiamo appena stilato una relazione provvisoria. |
| EDWARD | Sarà resa pubblica? |
| ALEX | Per ora non può esserlo: ci sono troppe complicazioni internazionali. Prima o poi ci sarà forse una pubblicazione ufficiale. |
| EDWARD | Ma quando? |
| ALEX | Fra un anno o due. |
| EDWARD | E intanto? |
| ALEX | Intanto le scimmie si moltiplicano. |
| LAVINIA | E i cristiani? |
| ALEX | Ah, i cristiani! Ecco, credo di dovervi dire di una persona che conoscete — o conoscevate… |
| JULIA | Edward! Qualcuno dev’essere passato sulla mia tomba: ho un tale freddo. Dammi un po’ di gin. Non un cocktail. Sto gelando — in luglio! ADDETTO AL BUFFET. Il signor Quilpe! |
| EDWARD | E ora chi… |
| (didascalia) | [Entra PETER] |
| EDWARD | Ma guarda, è Peter! |
| LAVINIA | Peter! |
| PETER | Salve a tutti! |
| LAVINIA | Quando sei arrivato? |
| PETER | Sono volato da New York ieri notte — ho lasciato Los Angeles tre giorni fa. Oggi a pranzo ho visto Sheila Paisley e mi ha detto che davate un ricevimento — lei arriva più tardi, dopo i Gunning — così mi son detto: devo proprio piombarvi in casa: è la mia unica occasione di vedere Edward e Lavinia. Sono qui solo per una settimana, capite, e stasera scendo in campagna in macchina, perciò sapevo che non vi sarebbe spiaciuto vedermi arrivare così presto. Sembrano secoli da quando vi ho visti l’ultima volta! E tu come stai, Alex? E la cara vecchia Julia! |
| LAVINIA | Dunque arrivi proprio da New York. |
| PETER | Sì, da New York. I Bologolomsky mi hanno accompagnato alla partenza. Ricordate la principessa Bologolomsky dei vecchi tempi? Abbiamo cenato insieme l’altra notte al Saffron Monkey. È quello il locale che va, adesso. |
| ALEX | Che strano. Le mie scimmie sono color zafferano. |
| PETER | Le tue scimmie, Alex? Ho sempre detto che Alex conosceva tutti. Ma non sapevo che conoscesse anche delle scimmie. |
| JULIA | Ma dacci le tue notizie; dacci le tue notizie dal mondo, Peter. Noi conduciamo una vita così quieta, qui a Londra. |
| PETER | Ti è sempre piaciuto prendere in giro, Julia: ma sapete tutti che lavoro per la Pan-Am-Eagle, no? |
| EDWARD | No. Dicci un po’, che cos’è la Pan-Am-Eagle? |
| PETER | Dovete proprio aver vissuto una vita quieta! Non andate al cinema? |
| LAVINIA | Ogni tanto. |
| PETER | Alex lo sa. Hai visto il mio ultimo film, Alex? |
| ALEX | Ne ero al corrente, ma non l’ho visto. A Kinkanja non c’è cinema. |
| PETER | Kinkanja? E dov’è? Non hanno film? La Pan-Am-Eagle deve occuparsene. Forse sarebbe un buon posto per girarne uno. — Alex sa tutto della Pan-Am-Eagle: è stato lui a presentarmi al grande Bela. |
| JULIA | E chi è il grande Bela? |
| PETER | Ma come, Bela Szogody — è il mio capo. Credevo che tutti conoscessero il suo nome. |
| JULIA | È lui la tua conoscenza in California, Alex? |
| ALEX | Sì, ci siamo resi qualche favore a vicenda. |
| PETER | Beh, è stato Bela a mandarmi qui solo per una settimana. E ho le mani piene. Stasera scendo a Boltwell. |
| JULIA | Ospite del Duca? |
| PETER | E per rendergli un buon servizio. Stiamo girando un film sulla vita inglese e vogliamo usare Boltwell. |
| JULIA | Ma credevo che Boltwell fosse in condizioni molto malandate. |
| PETER | Esatto. Lo è. Ed è proprio per questo che ci interessa. La più decrepita dimora nobiliare d’Inghilterra! Almeno fra quelle ancora abitate. Abbiamo fatto venire una squadra di esperti a studiare il degrado, per poterlo riprodurre. Poi costruiremo un altro Boltwell in California. |
| JULIA | Ma qual è la tua posizione, Peter? Sei diventato un esperto di case in rovina? |
| PETER | Oh, niente affatto! Ho scritto io la sceneggiatura di questo film, e Bela ne è molto soddisfatto. Ha pensato che dovessi vedere il Boltwell originale; e poi ha pensato che, essendo inglese, dovrei sapere come trattare un duca. Oltre a questo, abbiamo il direttore del casting: cerca certe facce tipicamente inglesi — solo per le parti minori, s’intende — e io lo aiuterò a decidere quali facce siano tipiche. |
| JULIA | Peter, mi è venuta un’idea meravigliosa! Ho sempre desiderato andare in California: non potresti convincere il tuo direttore del casting a portarci tutti laggiù? Siamo tutti tipicissimi. |
| PETER | No, temo… ADDETTO AL BUFFET. Sir Henry Harcourt-Reilly! |
| JULIA | Oh, dimenticavo! Avevo un’altra sorpresa per voi. |
| (didascalia) | [Entra REILLY] |
| JULIA | Voglio presentarvi Sir Henry Harcourt-Reilly — |
| EDWARD | Siamo lieti di vederlo. Ma ci siamo già conosciuti. |
| JULIA | Allora, se lo conoscete già, non ne avrete paura. Sapete, all’inizio io ne avevo paura: ha un’aria così severa… |
| REILLY | Mia cara Julia, mi sta facendo una pessima presentazione — ammesso che una presentazione fosse necessaria. |
| JULIA | Mio caro Henry, lei mi sta interrompendo. |
| LAVINIA | Se riesce a interrompere Julia, Sir Henry, è l’ospite perfetto che aspettavamo. |
| REILLY | Non mi sognerei mai di provare a interrompere Julia… |
| JULIA | Ma state interrompendo tutti e due! |
| REILLY | E ora chi sta interrompendo? |
| JULIA | Beh, non dovreste interrompere le mie interruzioni: è molto peggio che interrompere e basta. Adesso mi gira proprio la testa. Devo bere un cocktail. |
| EDWARD | [A REILLY]. E lei prenderà un cocktail? |
| REILLY | Potrei avere un bicchiere d’acqua? |
| EDWARD | Con qualcosa dentro? |
| REILLY | Niente, grazie. |
| LAVINIA | Posso presentarle il signor Peter Quilpe? Sir Henry Harcourt-Reilly. Peter è un vecchio amico di mio marito e mio. Oh, dimenticavo — |
| (didascalia) | [Voltandosi verso ALEX] |
| LAVINIA | Davo per scontato che vi conosceste — e non so perché. Il signor MacColgie Gibbs. |
| ALEX | Ma certo, sì, ci siamo già incontrati. |
| REILLY | In diverse commissioni. |
| JULIA | Stavamo facendo una conversazione tanto interessante. Peter è appena arrivato dalla California, dove è qualcosa di molto importante nel cinema. Sta girando un film sulla vita inglese e troverà una parte per tutti noi. Pensate un po’! |
| PETER | Ma, Julia, stavo appunto per spiegare — temo di non poter trovare una parte per nessuno in questo film — non è compito mio; e non è così che si fa. |
| JULIA | Ma, Peter, se porti Boltwell in California perché non puoi portare anche me? |
| PETER | Non portiamo Boltwell. Ne ricostruiamo uno. |
| JULIA | Molto bene, allora: perché non ricostruire me? Costa molto meno. Oh, povera me, vedo che sei deciso a non prendermi: e così addio alle mie speranze di vedere la California. |
| PETER | Sai bene che non verresti mai, anche se ti invitassimo. Ma c’è una persona di cui volevo chiedervi, una che desiderava davvero entrare nel cinema, e ho sempre pensato che potesse avere successo se solo ne avesse avuto l’occasione. È Celia Coplestone. L’ha sempre voluto. E adesso potrei aiutarla. Ho già parlato di lei a Bela e voglio presentarla al nostro direttore del casting. Ho un’idea per un altro film. Sapete dirmi dov’è? Non sono riuscito a trovarla sull’elenco del telefono. |
| JULIA | Non sull’elenco, né su nessun elenco. Puoi dirglielo adesso, Alex. |
| LAVINIA | Che cosa vuol dire Julia? |
| ALEX | Stavo per parlare di lei quando sei entrato, Peter. Temo che tu non possa avere Celia. |
| PETER | Oh… È sposata? |
| ALEX | Non sposata, ma morta. |
| LAVINIA | Celia? |
| ALEX | Morta. |
| PETER | Morta. Questo toglie il fondo a ogni cosa. |
| EDWARD | Celia morta. |
| JULIA | Faresti meglio a raccontarglielo, Alex, quello che riporti da Kinkanja. |
| LAVINIA | Kinkanja? E che cosa faceva Celia a Kinkanja? Avevamo saputo che era entrata in qualche ordine infermieristico… |
| ALEX | Era entrata in un ordine. Un ordine molto austero. E poiché aveva già esperienza di assistenza ai malati… |
| LAVINIA | Sì, era stata una V.A.D. Me ne ricordo. |
| ALEX | Fu destinata a Kinkanja, dove ci sono varie malattie endemiche oltre, naturalmente, a quelle portate dagli europei, e dove le condizioni favoriscono la peste. |
| EDWARD | Continua. |
| ALEX | Pare che fossero in tre — tre suore in quella stazione, in un villaggio cristiano; e metà degli indigeni moriva di pestilenza. Devono aver lavorato senza tregua per settimane. |
| EDWARD | E poi? |
| ALEX | E poi scoppiò l’insurrezione fra i pagani, quella di cui vi parlavo. Ne erano al corrente, ma non vollero abbandonare gli indigeni morenti. Alla fine due di loro riuscirono a fuggire: una morì nella giungla, e l’altra non sarà mai più in grado di condurre una vita normale. Ma Celia Coplestone fu catturata. Quando i nostri arrivarono, interrogarono gli abitanti del villaggio — quelli sopravvissuti. E allora trovarono il suo corpo, o almeno ne trovarono le tracce. |
| EDWARD | Ma prima di allora… |
| ALEX | Era difficile dirlo. Ma da quel che sappiamo delle usanze del luogo parrebbe che sia stata crocifissa vicinissimo a un formicaio. |
| LAVINIA | Ma Celia!… Proprio lei, fra tutti… |
| EDWARD | E tutto per una manciata di indigeni appestati che sarebbero morti comunque. |
| ALEX | Sì, i malati morirono comunque; essendo infetti di peste, non furono mangiati. |
| LAVINIA | Oh, Edward, mi dispiace tanto — che cosa fiacca da dire! Ma tu capisci che cosa intendo. |
| EDWARD | E tu sai che cosa sto pensando. |
| PETER | Io non capisco affatto. Ma d’altronde sono stato via due anni, e non so che cosa sia successo a Celia, in questi due anni. Due anni! A pensare a Celia. |
| EDWARD | È lo spreco che mi indigna. |
| PETER | Tu ne sai più di me: per me è tutto il resto a essere uno spreco. Due anni! Ed era tutto uno sbaglio. Julia! Perché non dici niente? |
| JULIA | Le hai dato quei due anni, come meglio potevi. |
| PETER | Quando ha… intrapreso questa strada? |
| JULIA | Due anni fa. |
| PETER | Due anni fa! Ho cercato di dimenticarla, finché non ho cominciato a credermi un successo e ad avere un po’ più di fiducia in me stesso; e allora ho ricominciato a pensare a lei. Sempre di più. All’inizio non volevo sapere nulla di Celia e perciò non chiedevo mai. Poi volevo sapere e non osavo chiedere. Mi ci è voluto tutto il mio coraggio per chiedervi di lei poco fa; ma non avrei mai immaginato una cosa simile. Suppongo di non averla conosciuta, di non averla capita. Non capisco niente. |
| REILLY | Lei capisce il suo métier, signor Quilpe — che è il massimo che nessuno di noi possa chiedere. |
| PETER | E che métier! Ho cercato di crederci per poter credere in me stesso. Pensavo di avere idee capaci di fare una rivoluzione nel cinema, che nessuno avrebbe potuto ignorare — ed eccomi qua, a girare un film di second’ordine! Ma pensavo che avrebbe portato a qualcosa di meglio, e sembrava possibile, finché Celia era viva. Lo volevo, ci credevo, per Celia. E, certo, volevo fare qualcosa per Celia — ma quello che contava era che Celia fosse viva. E adesso non vale più niente. Celia non è viva. |
| LAVINIA | No, non è tutto senza valore, Peter. Hai appena cominciato. Voglio dire, questo ti porta soltanto al punto da cui devi cominciare. Dicevi poco fa di non aver mai conosciuto Celia. Nessuno di noi la conosceva. Ciò di cui hai vissuto è un’immagine di Celia che ti sei costruito da te, per i tuoi bisogni. Peter, ti prego, non pensare che io sia cattiva… |
| PETER | No, non penso che tu sia cattiva, Lavinia; e so che hai ragione. |
| LAVINIA | E forse quello che ho detto sembrerà meno crudele se riuscirò a farti capire che in realtà parlavo di me stessa. |
| EDWARD | Lavinia ha ragione. È da qui che si parte. Se adesso scopri, Peter, cose su te stesso che non ti va di guardare in faccia: beh, ricorda soltanto che certi uomini devono imparare cose ben peggiori su se stessi, e le imparano più tardi, quando è più difficile riprendersi e ricominciare. Per te non è così duro. Tu sei buono per natura. |
| PETER | Scusatemi. Non credo di aver afferrato tutto quello che avete detto. Ma vi sono grato lo stesso. Sapete, per tutto il tempo che avete parlato, un solo pensiero mi girava e rigirava in testa — che mi sono interessato soltanto a me stesso: e questo non basta per Celia. |
| JULIA | Devi aver imparato a guardare la gente, Peter, quando la guardi con l’occhio del cinema: cioè quando non sei preso da te stesso ma sei soltanto un occhio. Un giorno arriverai a pensare a Celia così. E allora la capirai e sarai riconciliato, e felice nel pensiero di lei. |
| LAVINIA | Sir Henry, c’è una cosa che voglio dirle. Mentre Alex ci raccontava che cosa era accaduto a Celia io guardavo il suo volto. E dall’espressione sembrava che il modo in cui è morta non la turbasse, né il fatto che sia morta perché non ha voluto abbandonare pochi indigeni morenti. |
| REILLY | Chi lo sa, signora Chamberlayne, quale differenza abbia fatto per gli indigeni che morivano o per lo stato d’animo in cui sono morti? |
| LAVINIA | Sono disposta a concederlo. Quello che mi ha colpita, però, è che il suo volto non mostrava né sorpresa né orrore per il modo in cui è morta. Non so se la conoscesse. Sospetto di sì. In ogni caso sapeva di lei. Eppure mi è parso che la sua espressione fosse di… soddisfazione! |
| REILLY | Signora Chamberlayne, o io sono molto trasparente oppure lei è molto perspicace. |
| JULIA | Oh, Henry! Lavinia è molto più osservatrice di quanto lei creda. Credo che l’abbia messa con le spalle al muro. |
| REILLY | Descrive la situazione con esattezza, Julia. Le dispiace se cito dei versi, signora Chamberlayne? |
| LAVINIA | Oh no, mi piacerebbe molto sentirla recitare dei versi… |
| JULIA | Ha segnato un punto, Henry. |
| LAVINIA | …se rispondono alla mia domanda. |
| REILLY | Prima che Babilonia fosse polvere il mago Zoroastro, o mia morta creatura, incontrò la propria immagine che passeggiava nel giardino. Quell’apparizione, solo fra gli uomini, egli vide. Ché sappi: vi sono due mondi, di vita e di morte: l’uno è quello che tu contempli; ma l’altro sta sotto la tomba, dove abitano le ombre di tutte le forme che pensano e vivono finché la morte le unisca e più non si separino! Quando incontrai per la prima volta la signorina Coplestone, in questa stanza, vidi l’immagine, ritta dietro la sua sedia, di una Celia Coplestone il cui volto mostrava lo stupore dei primi cinque minuti dopo una morte violenta. Se questo mette a dura prova la sua credulità, signora Chamberlayne, le chiedo soltanto di accogliere l’ipotesi che un’intuizione improvvisa, in certe menti, tenda a esprimersi subito in un’immagine. A me capita, a volte. Era dunque evidente che avevo davanti una donna condannata a morte. Quello era il suo destino. L’unica domanda, allora, era: che genere di morte? Non potevo saperlo; perché spettava a lei scegliere la via della vita che conduce alla morte e, senza conoscerne la fine, scegliere pure la forma della morte. Sappiamo quale morte ha scelto. Io non sapevo che sarebbe morta in questo modo; lei non lo sapeva. Perciò tutto quello che potevo fare era guidarla nella via della preparazione. Quella via, che lei accettò, portava a questa morte. E se questa non è una morte felice, quale morte lo è? |
| EDWARD | Vuol dire che, avendo scelto questa forma di morte, non ha sofferto come soffrono le persone comuni? |
| REILLY | Non è affatto ciò che intendo. Semmai il contrario. Direi che ha sofferto tutto quello che dovremmo soffrire in paura e dolore e ribrezzo — tutto questo insieme — e nella riluttanza del corpo a diventare una cosa. Direi che ha sofferto di più, perché più consapevole di noi altri. Ha pagato il prezzo più alto in sofferenza. Anche questo fa parte del disegno. |
| LAVINIA | Forse aveva attraversato un’agonia più grande, prima. Voglio dire — non so nulla dei suoi ultimi due anni. |
| REILLY | Questo mostra una certa penetrazione da parte sua, signora Chamberlayne; ma un’esperienza simile si può soltanto adombrare in miti e immagini. Per parlarne ricorriamo alle tenebre, ai labirinti, ai terrori del Minotauro. Ma quel mondo non prende il posto di questo. Immagina forse che il Santo nel deserto, col male spirituale sempre alle spalle, soffrisse meno di noi per la fame, l’umidità, le intemperie, i disturbi intestinali e la paura dei leoni, il freddo della notte e la calura del giorno? |
| EDWARD | Ma se questo era giusto — se era giusto per Celia — allora dev’esserci qualcos’altro di terribilmente sbagliato, e noi altri siamo in qualche modo implicati in quello sbaglio. Dovrei parlare solo per me. Sono certo di esserlo io. |
| REILLY | Mi lasci liberare la sua mente da un ostacolo: deve cercare di staccarsi da ciò che ancora sente come una sua responsabilità. |
| EDWARD | Non riesco a evitare la sensazione che, in qualche modo, la mia responsabilità sia maggiore di quella di un branco di selvaggi mezzi impazziti. |
| LAVINIA | Oh, Edward, lo sapevo! Sapevo che cosa stavi pensando! Non ti aiuta sapere che anch’io mi sento colpevole? |
| REILLY | Se fossimo tutti giudicati secondo le conseguenze di ogni nostra parola e azione, al di là dell’intenzione e al di là della nostra limitata comprensione di noi stessi e degli altri, saremmo tutti condannati. Signora Chamberlayne, spesso devo prendere una decisione che può significare guarigione o rovina per un paziente — e a volte ho preso la decisione sbagliata. Quanto alla signorina Coplestone: poiché ritenete la sua morte uno spreco date la colpa a voi stessi, e poiché date la colpa a voi stessi pensate che la sua vita sia stata sprecata. È stata trionfale. Ma io non sono più responsabile del trionfo — e sono responsabile della sua morte tanto quanto voi. |
| LAVINIA | Eppure so che continuerò a incolparmi di essere stata così cattiva con lei… così maligna. Continuerò a vederla nel momento in cui ci disse addio, due anni fa. |
| EDWARD | La tua responsabilità è nulla rispetto alla mia, Lavinia. |
| LAVINIA | Non ne sono così sicura. Se avessi capito te, forse non avrei frainteso Celia. |
| REILLY | Dovrete convivere con questi ricordi e trasformarli in qualcosa di nuovo. Solo accettando il passato ne muterete il significato. |
| JULIA | Henry, credo che sia tempo che dica qualcosa anch’io: ognuno fa una scelta, dell’uno o dell’altro genere, e poi deve accettarne le conseguenze. Celia scelse una via la cui conseguenza fu Kinkanja. Peter ha scelto una via che lo porta a Boltwell: e là deve andare… |
| PETER | Capisco che cosa vuoi dire. Vorrei non doverlo fare. Ma la macchina starà aspettando, e gli esperti — quasi me n’ero dimenticato. Mi rendo conto che non posso tirarmene fuori — e che altro potrei fare? |
| ALEX | È il tuo film. E so che Bela se ne aspetta grandi cose. |
| PETER | Allora vado. |
| EDWARD | Ti rivedremo, Peter, prima che tu lasci l’Inghilterra? |
| LAVINIA | Cerca di venire a trovarci. Sai, credo che farebbe bene a tutti noi — a te e a me e a Edward… parlare di Celia. |
| PETER | Grazie mille. Ma non questa volta — proprio non riuscirò. |
| EDWARD | Ma alla tua prossima visita? |
| PETER | La prossima volta che vengo in Inghilterra, ve lo prometto. Ho davvero una gran voglia di rivedervi entrambi. Addio, Julia. Addio, Alex. Addio, Sir Henry. [Esce] |
| JULIA | …E ora la conseguenza della scelta dei Chamberlayne è un cocktail party. Devono essere pronti ad affrontarlo. I loro ospiti possono arrivare da un momento all’altro. |
| REILLY | Julia, lei ha ragione. Ed è giusto anche che i Chamberlayne diano ora un ricevimento. |
| LAVINIA | E io sto pensando, da questi ultimi cinque minuti, a come potrò affrontare i miei ospiti. Vorrei che fosse già finito. Voglio dire… sono contenta che siate venuti… sono contenta che Alex ce l’abbia detto… e Peter doveva saperlo… |
| EDWARD | Adesso credo di capire… |
| LAVINIA | Allora spero che me lo spiegherai! |
| EDWARD | Oh, non è molto quello che capisco finora! Ma Sir Henry ha detto, mi pare, che ogni momento è un nuovo inizio; e Julia, che vivere è soltanto continuare; e in qualche modo le due idee sembrano combaciare. |
| LAVINIA | Ma lo stesso… non ho voglia di vedere questa gente. |
| REILLY | È il fardello che le è stato assegnato. E quanto al ricevimento, sono certo che sarà un successo. |
| JULIA | E io credo, Henry, che dovremmo andarcene prima che il ricevimento cominci. Se la caveranno meglio senza di noi. Anche tu, Alex. |
| LAVINIA | Non vogliamo che ve ne andiate! |
| ALEX | Abbiamo un altro impegno. |
| REILLY | E in quell’occasione non sarò inatteso. |
| JULIA | Su, Henry. Su, Alex. Andiamo dai Gunning. |
| (didascalia) | [Escono JULIA, REILLY e ALEX] |
| LAVINIA | Edward, come sto? |
| EDWARD | Molto bene. Direi quasi: mai stata meglio. Ma stai sempre al tuo meglio. |
| LAVINIA | Oh, Edward, così rovini tutto. Nessuna donna può credere di essere sempre al suo meglio. Sei piuttosto trasparente, sai, quando cerchi di tirarmi su. Dire che sto sempre al meglio può solo voler dire il peggio. |
| EDWARD | Non imparerò mai a fare un complimento. |
| LAVINIA | Quello che avresti dovuto fare era ammirare il mio vestito. |
| EDWARD | Ma ti ho già detto quanto mi piace. |
| LAVINIA | Ma da allora sono successe tante cose. E poi, a volte fa piacere sentirsi fare due volte lo stesso complimento. |
| EDWARD | E adesso al ricevimento. |
| LAVINIA | Adesso al ricevimento. |
| EDWARD | Sarà presto finito. |
| LAVINIA | Vorrei che cominciasse. |
| EDWARD | Ecco il campanello. |
| LAVINIA | Oh, che gioia. È cominciato. SIPARIO La melodia di One-eyed Riley (pagina 137), trascritta sotto dettatura dell’autore dalla signorina Mary Trevelyan. Gli interpreti della prima rappresentazione al Festival di Edimburgo, 22–27 agosto 1949 Regia di E. MARTIN BROWNE Scene di ANTHONY HOLLAND Produzione di SHEREK PLAYERS LTD. in collaborazione con THE ARTS COUNCIL IL SEGRETARIO PRIVATO Personaggi SIR CLAUDE MULHAMMER EGGERSON COLBY SIMPKINS B. KAGHAN LUCASTA ANGEL LADY ELIZABETH MULHAMMER |