THE COCKTAIL PARTY Persons EDWARD CHAMBERLAYNE JULIA (MRS. SHUTTLETHWAITE)

CELIA COPLESTONE ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS PETER QUILPE AN UNIDENTIFIED GUEST, later identified as SIR HENRY HARCOURT-REILLY LAVINIA CHAMBERLAYNE A NURSE-SECRETARY TWO CATERER’S MEN The scene is laid in London

Atto 1, Scena 1

THE COCKTAIL PARTY Persons EDWARD CHAMBERLAYNE JULIA (MRS. SHUTTLETHWAITE)

CELIA COPLESTONE ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS PETER QUILPE AN UNIDENTIFIED GUEST, later identified as SIR HENRY HARCOURT-REILLY LAVINIA CHAMBERLAYNE A NURSE-SECRETARY TWO CATERER’S MEN The scene is laid in London

Atto 1, Scena 1

Chi parlaBattuta
(didascalia)Il salotto dell’appartamento londinese dei Chamberlayne. Prima sera. EDWARD CHAMBERLAYNE, JULIA SHUTTLETHWAITE, CELIA COPLESTONE, PETER QUILPE, ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS, e un OSPITE NON IDENTIFICATO.
ALEXNon hai capito affatto il punto, Julia:


Non c’erano tigri. Questo era il punto.
JULIAE allora che ci facevate, su un albero:


Tu e il Maharaja?
ALEXMia cara Julia!


È perfettamente inutile. Non hai ascoltato.
PETERDovrai raccontarcelo daccapo, Alex.
ALEXNon racconto mai due volte la stessa storia.
JULIAMa sto ancora aspettando di sapere che cosa è successo.


So che era cominciata come una storia di tigri.
ALEXHo detto che non c’erano tigri.
CELIAOh, smettetela di bisticciare,


Tutti e due. Tocca a te, Julia.
Raccontaci quella storia che hai raccontato l’altro giorno, di Lady Klootz e della torta nuziale.
PETERE di come il maggiordomo la trovò in dispensa, a sciacquarsi la bocca con lo champagne.


Mi piace quella storia.
CELIAAdoro quella storia.
ALEXNon mi stanco mai di sentire quella storia.
JULIABene, pare che la conosciate tutti.
CELIALa conosciamo tutti?


Ma non ci stanchiamo mai di sentirtela raccontare.


Non credo che qui tutti la conoscano.
[All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Lei non la conosce, vero?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, non l’ho mai sentita.
CELIAEcco un nuovo ascoltatore per te, Julia;
E non credo che Edward la conosca.
EDWARDPuò darsi che l’abbia sentita, ma non la ricordo.
CELIAE Julia è l’unica persona che sappia raccontarla.


È così brava a imitare.
JULIASono brava a imitare?
PETERSei brava a imitare. Non ti sfugge mai nulla.
ALEXNon le sfugge mai nulla, a meno che non voglia.
CELIASpecialmente l’accento lituano.
JULIALituano? Lady Klootz?
PETERCredevo fosse belga.
ALEXSuo padre apparteneva a una famiglia baltica —


Una delle più antiche famiglie baltiche


Con un ramo in Svezia e uno in Danimarca.
C’erano parecchie figlie assai graziose:
Mi domando che ne sia stato di loro.
JULIALady Klootz era graziosissima, un tempo.


Che vita conduceva! Le dicevo sempre: «Greta!
Hai troppa vitalità». Ma si divertiva.
[All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosceva Lady Klootz?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, non l’ho mai incontrata.
CELIAVa’ avanti con la storia della torta nuziale.
JULIABeh, ma in realtà non è una storia mia.


L’ho sentita per la prima volta da Delia Verinder
Che era là quando accadde.
[All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosce Delia Verinder?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, non la conosco.
JULIABeh, non si è mai troppo prudenti


Prima di raccontare una storia.
ALEXDelia Verinder?


Era quella che aveva tre fratelli?
JULIAQuanti fratelli? Due, credo.
ALEXNo, erano tre, ma il terzo non lo conoscerai:


Lo tenevano piuttosto nascosto.
JULIAOh, intendi quello.
ALEXEra deficiente.
JULIAOh, non deficiente:


Era soltanto innocuo.
ALEXBeh allora, innocuo.
JULIAEra bravissimo a riparare gli orologi;


E aveva un udito notevole —
L’unico uomo che abbia mai incontrato capace di udire il grido dei pipistrelli.
PETERUdire il grido dei pipistrelli?
JULIAPoteva udire il grido dei pipistrelli.
CELIAMa come fai a sapere che poteva udire il grido dei pipistrelli?
JULIAPerché lo diceva lui. E io gli credevo.
CELIAMa se era così… innocuo, come potevi credergli?


Potrebbe averlo immaginato.
JULIAMia cara Celia,


Non c’è bisogno che tu sia così scettica. Una volta ci stetti
Nel loro castello del Nord. Come soffriva!
Dovettero trovargli un’isola
Dove non ci fossero pipistrelli.
ALEXEd è ancora là?


Julia è davvero una miniera d’informazioni.
CELIANon c’è molto che Julia non sappia.
PETERVa’ avanti con la storia della torta nuziale.
(didascalia)[EDWARD lascia la stanza]
JULIANo, aspetteremo che Edward torni nella stanza.


Ora voglio rilassarmi. Ci sono altri cocktail?
PETERMa va’ avanti. Tanto Edward non stava ascoltando.
JULIANo, non stava ascoltando, ma è una tale fatica —


Edward senza Lavinia! È proprio impossibile!
Lasciare a me il compito di mandare avanti le cose.
Che padrone di casa! E niente di commestibile!
L’unica ragione d’un cocktail party
Per una vecchia golosa come me
È un bel bocconcino. Bere posso a casa.
(didascalia)[EDWARD torna con un vassoio]
JULIAEdward, dammi un’altra di quelle olive deliziose.
Che cos’è? Patatine? No, non le sopporto.
Dunque, avevo cominciato a parlarvi di Lady Klootz.
Fu alle nozze dei Vincewell. Oh, tanti anni fa!
[All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosceva i Vincewell?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, non conosco i Vincewell.
JULIAOh, ora sono morti tutti e due. Ma volevo saperlo.


Se fossero stati amici suoi, non potrei raccontare la storia.
PETERErano i genitori di Tony Vincewell?
JULIASì. Tony fu il prodotto, ma non la soluzione.


Non fece che rendere la situazione più difficile.
Conosci Tony Vincewell? L’hai conosciuto a Oxford?
PETERNo, non l’ho mai conosciuto a Oxford:


L’ho incontrato l’anno scorso in California.
JULIAHo sempre desiderato andare in California.


Raccontaci che cosa facevi in California.
CELIAGirava un film.
PETERCercavo di girare un film.
JULIAOh, che film era? Mi domando se l’ho visto.
PETERNo, non può averlo visto. In effetti


Non fu mai prodotto. Un film lo fecero
Ma usarono un’altra sceneggiatura.
JULIANon quella che avevi scritto tu?
PETERNon quella che avevo scritto io:


Ma ho trascorso un tempo assai piacevole.
CELIAVa’ avanti con la storia della torta nuziale.
JULIAEdward, siediti un momento.


So che sei sempre il perfetto padrone di casa,
Ma prova a far finta d’essere un altro ospite
Alla festa di Lavinia. Ci sono tante domande
Che voglio farti. È un’occasione d’oro
Ora che Lavinia è via. Ho sempre detto:
«Se solo potessi avere Edward da solo
E fare una conversazione davvero seria!»


L’ho detto a Lavinia. Era d’accordo con me.
Ha detto: «Vorrei che tu ci provassi». E questa è la prima volta
Che ti vedo senza Lavinia
Tranne quella volta che restò chiusa nel gabinetto
E non riusciva a uscire. So che cosa stai pensando!
So che mi credi una vecchia sciocca
Ma parlo davvero sul serio. Lavinia mi prende sul serio.
Credo sia questa la ragione per cui è andata via —
Perché io potessi farti parlare. Forse è in dispensa
Ad ascoltare tutto quel che diciamo!
EDWARDNo, non è in dispensa.
CELIAStarà via per un po’ di tempo, Edward?
EDWARDNon lo so davvero, finché non avrò sue notizie.


Se la zia è molto malata, può restare via un bel po’ di tempo.
CELIAE come farai mentre è via?
EDWARDNon lo so davvero. Potrei andarmene via anch’io.
CELIAAndartene via anche tu!
JULIAHai una zia anche tu?
EDWARDNo, non ho nessuna zia. Ma potrei andarmene.
CELIAMa, Edward… che cosa stavo per dire?


È terribile per le vecchie signore sole in campagna,
E quasi impossibile trovare un’infermiera.
JULIAÈ la sua zia Laura?
EDWARDNo; un’altra zia


Che non conosceresti. La sorella di sua madre
E piuttosto una reclusa.
JULIALa sua zia prediletta?
EDWARDLa nipote prediletta della zia. Ed è piuttosto difficile.


Quando è malata, pretende assolutamente Lavinia.
JULIANon ho mai sentito che fosse malata, prima d’ora.
EDWARDNo, è sempre fortissima. Ecco perché, quando è malata,


Le viene il panico.
JULIAE manda a chiamare Lavinia.


Capisco perfettamente. Ci sono prospettive?
EDWARDNo, credo che abbia investito tutto in un vitalizio.
JULIAAllora è molto altruista da parte di Lavinia


Eppure molto da lei. Ma davvero, Edward,
Lavinia potrebbe restare via per settimane,
O tornare e poi essere richiamata via di nuovo.
Le conosco queste vecchie coriacee —
Ne sono una anch’io. Mi pare di sapere
Tutto di quella zia dell’Hampshire.
EDWARDHampshire?
JULIANon hai detto Hampshire?
EDWARDNo, non ho detto Hampshire.
JULIAHai detto Hampstead?
EDWARDNo, non ho detto Hampstead.
JULIAMa da qualche parte dovrà pur vivere.
EDWARDVive nell’Essex.
JULIADa qualche parte vicino a Colchester? Lavinia adora le ostriche.
EDWARDNo. Nel profondo dell’Essex.
JULIABene, non ci ficcheremo il naso.


Hai l’indirizzo, e il numero di telefono?
Potrei fare un salto a trovare Lavinia
Andando in Cornovaglia. Ma siamo ragionevoli:
Ora devi lasciarmi fare la tua zia zitella —


Che vive di vitalizio, s’intende.
Ti farò cenare da solo con me
Venerdì, e parlarmi di tutto.
EDWARDDi tutto?
JULIAOh, sai che cosa intendo.


Le prossime elezioni. E i segreti delle tue cause.
EDWARDLa maggior parte dei miei segreti è del tutto priva d’interesse.
JULIABene, non scapperai. Ceni con me venerdì.


Ho già scelto le persone che devi conoscere.
EDWARDMa mi avevi chiesto di cenare con te da solo.
JULIASì, da solo!


Senza Lavinia! Le altre persone ti piaceranno —
Ma devi parlare con me. Dunque è tutto stabilito.
E ora devo andare.
EDWARDDevi proprio andare?
PETERMa non racconterai la storia di Lady Klootz?
JULIAQuale Lady Klootz?
CELIAE la torta nuziale.
JULIATorta nuziale? Non ero alle sue nozze.


Edward, è stata una serata deliziosa:
Le patatine erano davvero eccellenti.
Ora vediamo. Ho preso tutto?
È una festa così bella, mi dispiace lasciarla.
È una festa così bella, vorrei ripeterla.
Perché non venite tutti a cena venerdì?


No, temo che la mia buona signora Batten
Mi darebbe le dimissioni. E ora devo andare.
ALEXTemo che dovrei andare anch’io.
PETERCelia


Posso accompagnarti a piedi?
CELIANo, mi dispiace, Peter;


Devo prendere un taxi.
JULIAVieni con me, Peter:


Puoi trovarmi un taxi, e poi ti lascio per strada.


Ti aspetto venerdì, Edward. E Celia
Devo vederti prestissimo. Ora non andatevene tutti
Solo perché me ne vado io. Arrivederci, Edward.
EDWARDArrivederci, Julia.
(didascalia)[Escono JULIA e PETER]
CELIAArrivederci, Edward.


Ti vedrò presto?
EDWARDForse. Non lo so.
CELIAForse non lo sai? Molto bene, arrivederci.
EDWARDArrivederci, Celia.
ALEXArrivederci, Edward. Spero proprio


Che avrai notizie migliori della zia di Lavinia.
EDWARDOh… sì… grazie. Arrivederci, Alex,


Sei stato gentile a venire.
(didascalia)[Escono ALEX e CELIA]
EDWARD[All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Non se ne vada ancora.


Non se ne vada ancora. Finiremo i cocktail.
O preferisce del whisky?
OSPITE NON IDENTIFICATOGin.
EDWARDCi metto qualcosa?
OSPITE NON IDENTIFICATOUn goccio d’acqua.
EDWARDVoglio scusarmi per questa serata.


Il fatto è che avevo cercato di rimandare questa festa:
Questi erano solo quelli che non ho potuto disdire
Perché non sono riuscito a raggiungerli in tempo;
E non sapevo che sarebbe venuto anche lei.


Credevo che Lavinia mi avesse detto i nomi
Di tutte le persone che diceva d’aver invitato.
Ma è solo quella terribile vecchia che contava —
Chiunque altro non mi sarebbe importato,
(didascalia)[Suona il campanello. EDWARD va alla porta, dicendo:]
EDWARDMa lei salta sempre fuori quando meno la si desidera.
(didascalia)[Apre la porta]
EDWARDJulia!
(didascalia)[Entra JULIA]
JULIAEdward! Che fortuna che piova!


Mi ha fatto ricordare l’ombrello,
Ed eccolo lì! Ora che cosa complottate voi due?
Che gran fortuna che fosse il mio ombrello,
E non quello di Alexander — lui è così curioso!


Ma io non ficco mai il naso negli affari altrui.


Bene, arrivederci di nuovo. Finalmente me ne vado.
(didascalia)[Esce]
EDWARDMi scusi. Temo di non conoscere il suo nome.
OSPITE NON IDENTIFICATODovrei andarmene.
EDWARDNon se ne vada ancora.


Ho un gran bisogno di parlare con qualcuno;
Ed è più facile parlare con una persona che non si conosce.
Il fatto è che Lavinia mi ha lasciato.
OSPITE NON IDENTIFICATOSua moglie l’ha lasciata?
EDWARDSenza preavviso, naturalmente;


Proprio quando aveva organizzato un cocktail party.
Era già andata via quando sono rientrato, oggi pomeriggio.
Ha lasciato un biglietto per dire che mi lasciava;
Ma non so dove sia andata.
OSPITE NON IDENTIFICATOQuesta è un’occasione.


Posso prendere un altro bicchiere?
EDWARDWhisky?
OSPITE NON IDENTIFICATOGin.
EDWARDCi metto qualcosa?
OSPITE NON IDENTIFICATONient’altro che acqua.


E raccomando a lei la stessa ricetta…
Mi lasci prepararla, se permette…
Forte… ma la sorseggi lentamente… e la beva seduto.
Respiri a fondo, e assuma una posizione rilassata.
Ecco fatto. Ora qualche domanda.
Sposato da quanto?
EDWARDCinque anni.
OSPITE NON IDENTIFICATOFigli?
EDWARDNessuno.
OSPITE NON IDENTIFICATOAllora guardi il lato buono.


Dice di non sapere dove sia andata?
EDWARDNo, non lo so.
OSPITE NON IDENTIFICATOSa chi è l’uomo?
EDWARDNon c’era nessun altro uomo —


Nessuno che io sappia.
OSPITE NON IDENTIFICATOO un’altra donna


Di cui credesse d’aver motivo d’essere gelosa?
EDWARDNon aveva nulla da lamentare nella mia condotta.
OSPITE NON IDENTIFICATOAllora senza dubbio è tutto per il meglio.


Con un altro uomo, potrebbe aver commesso un errore
E voler tornare da lei. Se un’altra donna,
Potrebbe decidere d’essere indulgente
E guadagnarci un vantaggio. Se non c’è un’altra donna
Né un altro uomo, allora la ragione può essere più profonda
E lei ha motivo di sperare che non torni affatto.
Se un altro uomo, lei vorrebbe risposarsi
Per provare al mondo che qualcuno la desiderava;
Se un’altra donna, forse dovrebbe sposarla —
Potrebbe perfino immaginare di volerla sposare.
EDWARDMa io voglio indietro mia moglie.
OSPITE NON IDENTIFICATOÈ la reazione naturale.


È imbarazzante, e scomodo.
Era scomodo, dover mentire in proposito
Perché non si può dire la verità al telefono.
Tutto ciò richiederà tempo che lei non può bene permettersi;
Ma le sottopongo…
EDWARDNon mi sottoponga nulla.
OSPITE NON IDENTIFICATOAllora suggerisco…
EDWARDE per favore non suggerisca.


Ho usato spesso questi termini interrogando i testimoni,
Perciò non mi piacciono. Posso sottoporle io una cosa?


So d’aver provocato io questa conversazione:
Ma non so chi lei sia. Non è ciò che mi aspettavo.
Volevo solo alleggerirmi la mente
Dicendo a qualcuno ciò che tenevo nascosto.
Non credo di voler sapere chi lei sia;
Ma, allo stesso tempo, a meno che lei non conosca mia moglie
Assai meglio di quanto pensassi, o a meno che non sappia
Di noi assai più di quanto appaia —
Trovo le sue congetture piuttosto offensive.
OSPITE NON IDENTIFICATOLa conosco tanto bene quanto conosco sua moglie;


E sapevo che tutto ciò che voleva era il lusso
Di una confidenza intima a uno sconosciuto.
Mi lasci dunque restare lo sconosciuto.
Ma le dico questo: avvicinare lo sconosciuto
È invitare l’inatteso, liberare una forza nuova,
O far uscire il genio dalla bottiglia.
È mettere in moto una catena di eventi
Fuori dal suo controllo. Perciò mi lasci continuare.
Dirò dunque che lei prova un certo sollievo
Di cui non è consapevole. Le verrà lentamente:
Quando si sveglia al mattino, quando va a letto la notte,
Che comincia a godere della sua indipendenza;
Trovando la sua vita sempre più comoda
Senza la critica costante, la paziente fraintenditrice
Che ordina la vita un po’ meglio di quanto le piaccia,
Che preferisce amici non proprio uguali ai suoi,
O che fa sì che i suoi amici preferiscano sua moglie a lei;
E, rivoltando e rivoltando il passato,
Si stupirà soltanto d’averlo sopportato tanto a lungo.
E forse a tratti si sentirà un poco geloso
Che sia stata sua moglie a vederlo per prima, e ad avere il coraggio di romperlo —
Assicurandosi così un vantaggio permanente.
EDWARDPotrebbe andare così, eppure…
OSPITE NON IDENTIFICATOSta per dire che l’ama?
EDWARDMa no, credevo che ci dessimo per scontati a vicenda.


Non ho mai pensato che sarei stato più felice
Con un’altra persona. Perché parlare d’amore?
Eravamo abituati l’uno all’altra. Perciò il suo andarsene
Da un momento all’altro, senza spiegazioni,
Solo un biglietto per dire che era partita
E non sarebbe tornata — beh, non riesco a capirlo.
A nessuno piace restare con un mistero:
È così… incompiuto.
OSPITE NON IDENTIFICATOSì, è incompiuto;


E a nessuno piace restare con un mistero.
Ma c’è di più. C’è una perdita di personalità;
O meglio, lei ha perso il contatto con la persona
Che credeva d’essere. Non si sente più del tutto umano.
È improvvisamente ridotto allo stato d’oggetto —
Un oggetto vivente, ma non più una persona.
Accade di continuo, perché si è un oggetto
Altrettanto bene quanto una persona. Ma ce ne dimentichiamo
Il più in fretta possibile. Quando ci si è vestiti per una festa
E si scendono le scale, con tutto ciò che ci circonda
Disposto a sostenerci nel ruolo che abbiamo scelto,
Allora talvolta, quando si giunge al gradino più basso
C’è un gradino in più di quanti i piedi ne aspettassero
E si scende con uno scossone. Solo per un istante
Si fa l’esperienza d’essere un oggetto
Alla mercé di una scala malevola.
Oppure, si prenda un’operazione chirurgica.
Nel consulto col medico e col chirurgo,
Nell’andare a letto nella casa di cura,
Nel parlare con la caposala, si è ancora il soggetto,
Il centro della realtà. Ma, distesi sul tavolo,
Si è un mobile in un’officina di riparazioni
Per quanti lo circondano, gli attori mascherati;
Tutto ciò che resta di lei è il suo corpo
E l’«io» si ritira. Posso riempire di nuovo?
EDWARDOh, mi scusi. Che cosa stava bevendo?


Whisky?
OSPITE NON IDENTIFICATOGin.
EDWARDQualcosa insieme?
OSPITE NON IDENTIFICATOAcqua.
EDWARDA che cosa porta tutto questo?
OSPITE NON IDENTIFICATOA scoprire


Che cosa lei è veramente. Che cosa sente veramente.
Che cosa è veramente in mezzo agli altri.
Per la maggior parte del tempo ci diamo per scontati,
Come dobbiamo, e viviamo di una piccola conoscenza
Di noi quali eravamo. Chi è lei adesso?
Non lo sa più di quanto lo sappia io,
Anzi piuttosto meno. Non è che un insieme
Di risposte obsolete. L’unica cosa da fare
È non far nulla. Aspettare.
EDWARDAspettare!


Ma aspettare è l’unica cosa impossibile.
E poi, non vede che mi rende ridicolo?
OSPITE NON IDENTIFICATONon le farà alcun male trovarsi ridicolo.


Si rassegni a essere lo sciocco che è.
È il miglior consiglio che possa darle.
EDWARDMa come posso aspettare, non sapendo che cosa aspetto?


Dirò ai miei amici: «Mia moglie è andata via»?
E loro rispondono «Dove?» e io dico «Non lo so»;
E loro dicono: «Ma quando tornerà?»
E io replico: «Non so se torni affatto».


E chiedono: «Ma che cosa hai intenzione di fare?»
E io rispondo: «Nulla». Mi crederanno pazzo
O semplicemente spregevole.
OSPITE NON IDENTIFICATOTanto meglio.


Scoprirà di sopravvivere all’umiliazione.
Ed è un’esperienza di valore incalcolabile.
EDWARDBasta! Ammetto che molto di quel che ha detto


È abbastanza vero. Ma non è tutto.
Da quando l’ho vista stamattina a colazione
Non ricordo più com’è fatta mia moglie.
Non sono affatto sicuro che saprei descriverla
Se dovessi chiedere alla polizia di cercarla.
Di sicuro non so che cosa indossasse
L’ultima volta che l’ho vista. Eppure la rivoglio.
E devo riaverla, per scoprire che cosa è accaduto


Durante i cinque anni che siamo stati sposati.
Devo scoprire chi è lei, per scoprire chi sono io.
E a che serve tutta la sua analisi
Se devo restare per sempre perduto nel buio?
OSPITE NON IDENTIFICATONon c’è certo alcuno scopo nel restare al buio


Se non quanto basta a sgombrare la mente
Dall’illusione d’essere mai stati nella luce.
Il fatto che lei non sappia dare una ragione per volerla
È la miglior ragione per credere che la voglia.
EDWARDVoglio rivederla — qui.
OSPITE NON IDENTIFICATOLa rivedrà — qui.
EDWARDVuol dire che sa dov’è?
OSPITE NON IDENTIFICATOQuella domanda non merita il disturbo d’una risposta.


Ma se la riporto, dev’essere a una condizione:
Che lei prometta di non farle domande
Su dove sia stata.
EDWARDNon gliene farò.


Eppure — mi pare — quando abbiamo cominciato a parlare
Non ero sicuro di volerla; e ora la voglio.
La voglio davvero? O è soltanto un suo suggerimento?
OSPITE NON IDENTIFICATONon lo sappiamo ancora. Fra ventiquattr’ore


Verrà da lei qui. Lei sarà qui ad accoglierla.
(didascalia)[Suona il campanello]
EDWARDDevo andare ad aprire.
(didascalia)[EDWARD va alla porta]
EDWARDSei di nuovo tu, Julia!
(didascalia)[Entrano JULIA e PETER]
JULIAEdward, sono così contenta di trovarti.


Sai, devo aver lasciato qui i miei occhiali,
E senza non ci vedo proprio nulla.
Ho trascinato Peter per tutta la città
A cercarli in ogni posto dove sono stata.
Li ha trovati qualcuno? Si capisce se sono i miei —
Una specie di montatura di plastica —
Temo di non ricordarne il colore,
Ma li riconoscerei, perché manca una lente.
OSPITE NON IDENTIFICATO [Canta].
Mentre bevevo gin e acqua,
Ed essendo io Riley l’Orbo,
Chi entrò se non la figlia dell’oste
E mi prese il cuore per intero.
Manterrà il nostro appuntamento?
EDWARDLo manterrò.


OSPITE NON IDENTIFICATO [Canta].
Turulù turulì,
Che cos’ha Riley l’Orbo?
(didascalia)[Esce]
JULIAEdward, chi è quell’uomo tremendo?


Non sono mai stata così insultata in vita mia.
È stata una gran fortuna aver lasciato gli occhiali:
Questa sì che la chiamo un’avventura!


Raccontami di lui. Avete bevuto insieme!


Ecco dunque il genere di amici che frequenti
Quando Lavinia è fuori dai piedi! Chi è?
EDWARDNon lo so.
JULIANon lo sai?
EDWARDNon l’avevo mai visto in vita mia.
JULIAMa come è arrivato qui?
EDWARDNon ne ho idea.
JULIANon lo sai! E come si chiama?


Gli ho sentito dire che si chiamava Riley?
EDWARDNon so il suo nome.
JULIANon sai il suo nome?
EDWARDTi dico che non ho idea di chi sia


Né di come sia arrivato qui.
JULIAMa di che cosa avete parlato


O avete cantato canzoni tutto il tempo?
C’è decisamente troppo mistero
In questa casa oggi.
EDWARDMi dispiace molto.
JULIANo, mi piace da matti. Ma questo mi ricorda


I miei occhiali. È quello il mistero più grande.
Peter! Perché non li cerchi?
Guarda sul caminetto. Dov’ero seduta?
Rovista in fondo a quel divano —
No, questa poltrona. Guarda sotto il cuscino.
EDWARDSei proprio sicura che non siano nella tua borsa?
JULIAMa no, certo che no: è lì che li tengo.


Oh, eccoli qui! Grazie, Edward;
Sei stato davvero molto in gamba;
Senza di te non li avrei mai trovati.
La prossima volta che perdo qualcosa, Edward,


Verrò dritta da te, invece che da sant’Antonio.
E ora devo volare. Ho lasciato il taxi ad aspettare.
Andiamo, Peter.
PETERSpero che non ti dispiaccia


Se non vengo con te, Julia. Tornando
Mi sono ricordato una cosa che dovevo dire a Edward…
JULIAOh, riguardo a Lavinia?
PETERNo, non riguardo a Lavinia.


È una cosa su cui voglio consultarlo,
E potrei farlo adesso.
JULIAMa certo che non mi dispiace.
PETERBene, almeno devi lasciarmi accompagnarti giù in ascensore.
JULIANo, tu resta a parlare con Edward. Non sono ancora inetta.


E poi, mi piace manovrare la macchina da me —
In ascensore posso meditare. Arrivederci allora.
E grazie — a tutti e due — molte grazie.
(didascalia)[Esce]
PETERSpero di non disturbarti, Edward.
EDWARDPare che sia già stato disturbato;


E avrei preferito piuttosto restare solo.
Ma di che si tratta?
PETERHo bisogno del tuo aiuto.


Stavo per telefonare e cercare di vederti più tardi;
Ma questa mi è parsa un’occasione.
EDWARDE qual è il tuo guaio?
PETERStasera ho sentito che non ce la facevo più.


Quella festa orribile! Scusami, Edward;
Naturalmente era davvero una festa bellissima
Per tutti tranne che per me. E non è stata colpa tua.
Non credo che tu ti sia accorto della situazione.
EDWARDMi è parso di notare una cosa o due;


Ma non pretendo d’essermi accorto di tutto.
PETEROh, sono molto contento che tu non abbia notato:


Devo essermi comportato meglio di quanto credessi.
Se non hai notato tu, non credo l’abbiano fatto gli altri,
Anche se ho piuttosto paura di Julia Shuttlethwaite.
EDWARDJulia è certamente osservatrice,


Ma credo che avesse in testa qualche altra faccenda.
PETERSi tratta di Celia. Di me e di Celia.
EDWARDMa via, che cosa potrebbe esserci fra te e Celia?


Avete qualcosa in comune, secondo te?
PETERMi pareva che avessimo moltissimo in comune.


Siamo tutti e due artisti.
EDWARDNon ci avevo mai pensato.


Quali arti pratichi?
PETERNon avrai visto il mio romanzo,


Anche se ebbe recensioni molto buone.
Ma è più il cinema che interessa a tutti e due.
EDWARDUn comune interesse per le immagini in movimento


Avvicina spesso i giovani.
PETEROra sei soltanto sarcastico:


Celia s’interessava all’arte del film.
EDWARDCome possibile professione?
PETERPotrebbe farne una professione;


Anche se aveva la sua poesia.
EDWARDSì, ho visto le sue poesie —


Interessanti se s’è interessati a Celia.
A parte, s’intende, il loro merito letterario
Che non pretendo di giudicare.
PETERBeh, io posso giudicarlo,


E lo trovo molto buono. Ma non è questo il punto.
Il punto è che credevo avessimo moltissimo in comune
E credo lo pensasse anche lei.
EDWARDCome sei arrivato a conoscerla?
(didascalia)[Entra ALEX]
ALEXAh, eccoti qui, Edward! Sai perché sono passato?
EDWARDVorrei sapere prima come sei entrato, Alex.
ALEXMa sono arrivato e ho trovato la porta aperta


E così ho pensato d’infilarmi e vedere se c’era qualcuno con te.
PETERDev’essere stata Julia a lasciarla aperta.
EDWARDNon importa;


Purché la chiudiate tutti e due quando uscite.
ALEXAh, ma tu vieni con me, Edward.


Ho pensato: Edward stasera sarà tutto solo,
E so che detesta passare una serata solo,
Perciò verrai fuori a cenare con me.
EDWARDÈ molto premuroso da parte tua, Alex, davvero;


Ma preferirei restare solo, stasera.
ALEXMa devi pur cenare. Esci?


C’è qualcuno qui a prepararti la cena?
EDWARDNo, non mi servirà molto, e me la preparo da me.
ALEXAh, in tal caso so che cosa farò.


Ti farò una piccola sorpresa:
Sai, sono un cuoco piuttosto famoso.
Vado dritto in cucina adesso
E ti preparerò una bella cenetta
Che potrai consumare solo. E poi ti lasceremo.
Intanto tu e Peter potete continuare a parlare
E io non vi disturberò.
EDWARDMio caro Alex,


In dispensa non ci sarà nulla degno della tua cucina.
Non se ne parla nemmeno.
ALEXAh, ma è proprio quello il mio dono speciale —


Confezionare un pasto squisito con nulla.
Bastano gli avanzi che hai. L’ho imparato in Oriente.
Con una manciata di riso e un po’ di pesce secco
So fare una mezza dozzina di piatti. Non dire una parola.
Comincio subito.
(didascalia)[Esce verso la cucina]
EDWARDDunque, dov’eri rimasto?
PETERMi hai chiesto come sono arrivato a conoscere Celia.


L’ho incontrata qui, circa un anno fa.
EDWARDA uno dei giovedì dilettanteschi di Lavinia?
PETERUn giovedì. Perché dici dilettantesco?
EDWARDI tentativi di Lavinia di aprire un salotto,


Dove io intrattenevo gli ospiti minori
E mi occupavo degli spostati, gli errori di Lavinia.
Ma tu eri uno dei successi minori
Per un po’ almeno.
PETERNon direi questo.


Ma Lavinia fu di una gentilezza straordinaria con me
E le devo moltissimo. E poi conobbi Celia.
Era diversa da qualunque ragazza avessi mai conosciuto
E non facile da avvicinare, in quell’occasione.
EDWARDLa vedevi spesso?


VOCE DI ALEX. Edward, hai una pentola a bagnomaria?
EDWARDImmagino che ci debba essere una pentola a bagnomaria:


Non ce n’è una in ogni cucina?
VOCE DI ALEX. Non riesco a trovarla.


Ecco un’altra sorpresa svanita. Devo pensarne un’altra.
PETERNon molto spesso.


E quando la vedevo, non avevo occasione di parlarle.
EDWARDTu e Celia eravate invitati per scopi diversi.


La tua parte era d’essere una delle scoperte di Lavinia;
Quella di Celia, di fornire mondanità e moda.
Lavinia ha sempre avuto l’ambizione
D’affermarsi in due mondi insieme —
Ma doveva essere lei stessa il legame fra i due.
Ecco perché, credo, i suoi giovedì furono un fallimento.
PETERParli come se tutto fosse finito.
EDWARDOh no, no, tutto resta incompiuto.


Ma non mi hai detto come sei arrivato a conoscere Celia.
PETERLa rividi qualche giorno dopo


Sola a un concerto. E io ero solo.
Sono sempre andato ai concerti solo —
Dapprima perché non conoscevo nessuno con cui andarci,
E poi scoprii che preferivo andarci solo.
Ma una ragazza come Celia, parve stranissimo,
Perché la consideravo soltanto un nome
In una rubrica mondana, trovarla lì sola.
Comunque, attaccammo discorso
E scoprii che andava ai concerti sola
E a guardare i quadri. Così ci incontravamo spesso
Allo stesso modo, e a volte ci andavamo insieme.
Ed essere con Celia era qualcosa di diverso
Dalla compagnia o dalla solitudine. E a volte prendevamo il tè
E una volta o due cenammo insieme.
EDWARDE dopo di allora


Ti presentò mai alla sua famiglia
O a qualcuno dei suoi amici?
PETERNo, ma una volta o due me ne parlò


E della loro mancanza d’interessi intellettuali.
EDWARDE che cosa accadde dopo?
PETEROh, non accadde nulla.


Ma pensavo che tenesse davvero a me.
Ed ero così felice quando stavamo insieme —
Così… appagato, così… in pace: non so esprimerlo;
Non avevo mai immaginato una felicità così quieta.
Avevo conosciuto solo l’eccitazione, il delirio,
Il desiderio di possesso. Non era affatto così.
Era qualcosa di stranissimo. C’era una tale… tranquillità…
EDWARDE che cosa ha interrotto questa interessante relazione?
(didascalia)[Entra ALEX in maniche di camicia e con un grembiule]
ALEXEdward, non trovo il curry in polvere.
EDWARDNon c’è curry in polvere. Lavinia detesta il curry.
ALEXEcco un’altra sorpresa svanita, allora. Devo pensarci.


Non mi aspettavo di trovare dei manghi,
Ma sul curry in polvere contavo.
(didascalia)[Esce]
PETERÈ esattamente ciò che voglio sapere.


È semplicemente sbiadita — dentro qualche altra immagine —
Come una dissolvenza. Non vuole vedermi;
Trova scuse, non molto plausibili,
E quando la vedo, sembra assorta
In qualche segreta eccitazione che non posso condividere.
EDWARDCredi che abbia semplicemente perso interesse per te?
PETERLa metti proprio male. Io la vedo diversamente.


Non è il suo interesse per me che mi manca —


Ma quei momenti in cui pareva che condividessimo una percezione,
Un sentimento, un’esperienza indefinibile
In cui eravamo entrambi inconsapevoli di noi stessi.
Nei tuoi termini, forse, ha perso interesse per me.
EDWARDÈ tutto normalissimo. Se solo tu sapessi


Quanto sei fortunato. Fra poco
Questa sarebbe diventata una relazione qualunque
Come tutte le altre. Al raffreddarsi della febbre
Avresti scoperto che lei era un’altra donna
E che tu eri un altro uomo. Mi congratulo con te
Per una fuga tempestiva.
PETERPreferirei che mi fossero risparmiate


Le tue congratulazioni. Dovevo parlare con qualcuno.
E ti ho raccontato di qualcosa di reale —
La mia prima esperienza della realtà
E forse è l’ultima. E tu non capisci.
EDWARDMio caro Peter, ti ho soltanto detto


Che cosa ti sarebbe accaduto con Celia
Nel giro d’altri sei mesi di tempo. Ecco tutto.
Puoi prenderlo o lasciarlo.
PETERMa che cosa devo fare?
EDWARDNulla. Aspetta. Torna in California.
PETERMa devo vedere Celia.
EDWARDSarà la stessa Celia?


Meglio accontentarsi della Celia che ricordi.
Ricordi! Ti dico che è già un ricordo.
PETERMa devo vedere Celia almeno per farmi dire da lei


Che cosa è accaduto, nei suoi termini. Finché non lo saprò
Non conoscerò la verità neppure sul ricordo.
Condividevamo davvero quegli interessi? Sentivamo davvero lo stesso


Quando udivamo certa musica? O guardavamo certi quadri?


C’era qualcosa di reale. Ma qual è la realtà…
(didascalia)[Squilla il telefono]
EDWARDMi scusi un momento.
(didascalia)[Al telefono]
EDWARDPronto!… Non posso parlare adesso…
Sì, c’è… Bene, allora ti richiamo
Appena posso.
[A PETER] Scusami. Dicevi?
PETERDicevo: qual è la realtà


D’un’esperienza fra due persone irreali?
Se solo posso tenermi stretto il ricordo
Potrò sopportare qualunque futuro. Ma devo scoprire
La verità sul passato, per amore del ricordo.
EDWARDNon c’è ricordo che tu possa avvolgere nella canfora


Senza che le tarme ci entrino. Dunque vuoi vedere Celia.
Non so perché mi stia prendendo tutto questo disturbo
Per proteggerti dallo sciocco che sei.
Che cosa vuoi che faccia?
PETERVedi Celia per me.


Tu la conosci in un modo diverso dal mio
E sei molto più vecchio.
EDWARDMolto più vecchio?
PETERSì, sono certo che darebbe ascolto a te


Come a qualcuno disinteressato.
EDWARDBene, vedrò Celia.
PETERGrazie, Edward. Sei molto buono.
(didascalia)[Entra ALEX, con la giacca indosso]
ALEXOh, Edward! Ti ho preparato una tale delizia!


Credo davvero che fra tutti i miei trionfi
Questo sia il più grande. Fare qualcosa dal nulla!
Mai, nemmeno viaggiando in Albania,
Ho ricavato una cena simile da così pochi materiali
Come quelli che ho trovato nel tuo frigorifero. Ma naturalmente
Ho avuto la fortuna di trovare una mezza dozzina d’uova.
EDWARDCome! Hai usato tutte quelle uova! La zia di Lavinia


Le ha appena mandate dalla campagna.
ALEXAh, dunque la zia


Esiste davvero. Una prova sostanziosa.
EDWARDNo, no… voglio dire, questa è un’altra zia.
ALEXCapisco. La zia vera. Ma mi sarai grato.


Ci sono pochissimi contadini in Montenegro
Che possano avere il piatto che mangerai, di questi tempi.
EDWARDMa la mia colazione?
ALEXNon preoccuparti della colazione.


Tutto ciò che ti occorre è una tazza di caffè nero
E un po’ di pane tostato. L’ho lasciato a sobbollire.
Non lasciarlo più d’altri dieci minuti.
Ora vado, e mi porto via Peter.
PETEREdward, ti ho rubato troppo tempo,


E tu vuoi restare solo. Porta i miei saluti a Lavinia
Quando torna… ma, se non ti dispiace,
Preferirei che non le dicessi ciò che ti ho detto.
EDWARDNon dirò nulla di tutto questo a Lavinia.
PETERGrazie, Edward. Buona notte.
EDWARDBuona notte, Peter,


E buona notte, Alex. Oh, e se non vi dispiace,
Chiudete la porta uscendo, in modo che scatti.
ALEXRicorda, Edward, non più di dieci minuti, Venti minuti, e la mia opera sarà rovinata.
(didascalia)[Escono ALEX e PETER]
(didascalia)[EDWARD prende il telefono e compone un numero]
EDWARDC’è la signorina Celia Coplestone? … Quanto tempo fa? …


No, non importa.
SIPARIO

Atto 1, Scena 2

Chi parlaBattuta
(didascalia)La stessa stanza: un quarto d’ora più tardi. EDWARD è solo e fa un solitario. Suona il campanello, e lui va ad aprire.
VOCE DI CELIA. È solo?
(didascalia)[EDWARD torna con CELIA]
EDWARDCelia! Perché sei tornata?


Ti avevo detto che avrei telefonato appena potevo:
E ho provato a cercarti poco fa.
CELIASe per caso ci fosse stato qualcuno con te


Avrei detto che ero tornata per il mio ombrello…
Devo dire che non sembri molto contento di vedermi.
Edward, io capisco che cosa è accaduto
Ma non riuscivo a capire il tuo tono al telefono.
Non sembravi tu. Così ho sentito che dovevo vederti.
Dimmi che va tutto bene, e poi me ne vado.
EDWARDMa come puoi dire che capisci che cosa è accaduto?


Io non so che cosa sia accaduto, né che cosa accadrà;


E per cercare di capirlo, voglio restare solo.
CELIAAvrei pensato che fosse semplicissimo.


Lavinia ti ha lasciato.
EDWARDSì, questa era la situazione.


Immagino fosse abbastanza evidente a tutti.
CELIAEra evidente che la zia era una pura invenzione


Improvvisata lì per lì, e neppure delle migliori.
Avresti dovuto prepararti qualcosa di meglio, per Julia;
Ma non ha davvero importanza. Lo sapranno abbastanza presto.
Non risolve questo tutte le nostre difficoltà?
EDWARDNon ha fatto che portare alla luce le vere difficoltà.
CELIAMa di certo sono soltanto temporanee.


Sai che avevo accettato la situazione
Perché un divorzio avrebbe rovinato la tua carriera;
E pensavamo che Lavinia non avrebbe mai voluto lasciarti.
Non vorrai attenerti a quella sciocca convenzione
Per cui dev’essere sempre il marito a farsi divorziare?
E se lei sceglie di dartene i motivi…
EDWARDCapisco. Ma non è affatto così.


Lavinia sta per tornare.
CELIALavinia sta per tornare!


Vuoi dire che ci ha teso una trappola?
EDWARDNo. Se c’è una trappola, ci siamo dentro tutti,


Ce la siamo tesa da noi. Ma non so
Che genere di trappola sia.
CELIAE allora che cosa è accaduto?
(didascalia)[Squilla il telefono]
EDWARDAl diavolo il telefono. Immagino di dover rispondere.


Pronto… oh, ciao!… No. Voglio dire sì, Alex;
Sì, certo… era meraviglioso.
Non ho mai assaggiato nulla di simile…
Sì, è molto interessante. Ma mi domandavo soltanto
Se non fosse piuttosto indigesto?…
Oh, no, Alex, non portarmi del formaggio;
Ho un po’ di formaggio… No, non norvegese;
Ma non voglio davvero formaggio… Pantofola come?…
Oh, dalla Jugoslavia… prugne e alcol?
No, davvero, Alex, non voglio nulla.
Sono stanchissimo. Grazie infinite, Alex.
Buona notte.
CELIAChe diamine era tutto questo?
EDWARDEra Alex.
CELIALo so che era Alex.


Ma di che cosa parlava?
EDWARDMe n’ero del tutto dimenticato.


Si è intrufolato qui, poco fa,
E ha insistito per cucinarmi qualcosa per cena;
E ha detto che dovevo mangiarla entro dieci minuti.
Immagino che stia ancora cuocendo.
CELIAImmagini che stia ancora cuocendo!


Mi pareva di sentire un odore particolare:
Certo che sta ancora cuocendo — o facendo qualcosa.
Devo andare a investigare.
(didascalia)[Fa per uscire dalla stanza]
EDWARDPer amor del cielo, non disturbarti!
(didascalia)[Esce CELIA]
EDWARDE se venisse qualcuno e ti trovasse in cucina?
(didascalia)[EDWARD si avvicina al tavolo e ispeziona il suo solitario. Sposta una carta. Il campanello suona ripetutamente. Rientra CELIA, con un grembiule.]
CELIAFaresti meglio ad aprire la porta, Edward.


È la cosa migliore da fare. Non perdere la testa.
Vedi, l’ombrello l’ho lasciato davvero;
E dirò che ti ho trovato qui affamato e indifeso
E che ho dovuto fare qualcosa. Comunque, io resto
E non ho intenzione di nascondermi.
(didascalia)[Torna in cucina. Il campanello suona di nuovo. EDWARD va alla porta d’ingresso, e lo si sente dire:]
CELIAJulia!
Per che cosa sei tornata?
(didascalia)[Entra JULIA]
JULIAHo avuto un’ispirazione!
(didascalia)[Entra CELIA con una casseruola]
CELIAEdward, è rovinato!
EDWARDChe bella cosa.
CELIAMa ha rovinato anche la casseruola.
EDWARDE una mezza dozzina d’uova:


Ne volevo uno per colazione. Un uovo sodo.
È l’unica cosa che so cucinare.
JULIACelia! Vedo che hai avuto la stessa ispirazione


Che ho avuto io. Edward dev’essere nutrito.
È sotto una tale tensione. Dobbiamo tenergli su le forze.
Edward! Non ti rendi conto di quanto sei fortunato
Ad avere due Buoni Samaritani? Non ne avevo mai sentito parlare prima.
EDWARDL’uomo che cadde tra i ladroni fu più fortunato di me:


Lui fu lasciato in una locanda.
JULIAEdward, che ingratitudine.


Che cosa c’è in quella casseruola?
CELIANessuno lo sa.
EDWARDÈ qualcosa che Alex è venuto a prepararmi.


Ha voluto farlo a tutti i costi. Tre Buoni Samaritani.


Me n’ero completamente dimenticato.
JULIAMa non devi toccarlo.
EDWARDCerto che non lo toccherò.
JULIAMia cara, avrei dovuto avvertirti:


Tutto ciò che prepara Alex è assolutamente letale.
Potrei raccontare certe storie di gente che ha avvelenato.
Ora, mia cara, dammi quel grembiule
E vediamo che cosa so fare io. Tu resta a parlare con Edward.
(didascalia)[Esce JULIA]
CELIAMa che cosa è accaduto, Edward? Che cosa è accaduto?
EDWARDLavinia sta per tornare, credo.
CELIACredi! Non lo sai?
EDWARDNo, ma lo ritengo. Quell’uomo che era qui —
CELIASì, chi era quell’uomo? Mi faceva piuttosto paura;


Ha una specie di potere.
EDWARDNon so chi sia.


Ma ho parlato un po’ con lui, quando voi altri ve n’eravate andati,
E ha detto che avrebbe riportato Lavinia, domani.
CELIAMa perché quell’uomo dovrebbe volerla riportare —


A meno che non sia il Diavolo! Potrei crederlo.
EDWARDPerché gliel’ho chiesto io.
CELIAPerché gliel’hai chiesto tu!


Allora dev’essere il Diavolo! Deve averti stregato.


Come ti ha convinto a volerla indietro?
(didascalia)[Dalla cucina si sente un botto]
EDWARDChe diavolo è stato?
(didascalia)[Rientra JULIA, col grembiule, con un vassoio e tre bicchieri]
JULIAHo avuto un’ispirazione!


In questa casa non c’è nulla di commestibile:
Ho cercato dappertutto. Ma ho trovato dello champagne —
Solo una mezza bottiglia, per la verità,
E naturalmente non è fresco. Ma è così ristoratore;
E ho pensato: abbiamo tutti bisogno d’un tonico
Dopo questo disastro. Ora propongo un brindisi.
Indovinate alla salute di chi lo propongo?
EDWARDNo, non ci riesco. Ma non brinderò a quella di Alex.
JULIAOh, non è quella di Alex. Su, vi propongo


La zia di Lavinia! Avreste potuto indovinarlo.
EDWARD e CELIA. La zia di Lavinia.
JULIAOra, la prossima domanda


È: che cosa si fa. È semplicissimo.
È troppo tardi, o troppo presto, per andare al ristorante.
Dovete venire tutti e due a casa mia.
EDWARDNo, mi dispiace, Julia.


Sono troppo stanco per uscire, e non ho affatto fame.
Prenderò qualche biscotto.
JULIAMa tu, Celia?


Devi venire a fare una cenetta leggera con me —
Qualcosa di molto leggero.
CELIAGrazie, Julia.


Credo che verrò, se posso raggiungerti
Fra una decina di minuti? Prima d’andare, c’è una cosa
Che voglio dire a Edward.
JULIARiguardo a Lavinia?


Bene, allora vieni presto. E prendi un taxi.
Sai, hai proprio l’aria d’essere affamata.
Buona notte, Edward.
(didascalia)[Esce JULIA]
CELIADunque, come ti ha convinto?
EDWARDCome mi ha convinto? Mi ha convinto?


Ho l’impressione chiarissima
Che cercasse di convincermi che era tutto per il meglio
Che Lavinia se ne fosse andata; che dovessi esserne grato.
Eppure l’effetto di tutto il suo ragionare
Fu di farmi vedere che la rivolevo.
CELIAEcco il metodo del Diavolo! Dunque rivuoi Lavinia!


Lavinia! Dunque l’unica cosa che ti sta a cuore
È evitare una rottura — qualunque cosa sgradevole!
No, non può essere questo. Non voglio pensare che sia questo.
Credo sia soltanto un momento di resa
Alla stanchezza. E al panico. Non sai affrontare il fastidio.
EDWARDNo, non è questo. Non è soltanto questo.
CELIANon può essere semplicemente una questione di vanità:


Che tu creda che il mondo riderà di te
Perché tua moglie ti ha lasciato per un altro uomo?
Rimedierò presto a questo, Edward,
Quando sarai libero.
EDWARDNo, non è questo.


E tutte queste ragioni me le ha suggerite
L’uomo che chiamo Riley — benché non si chiami Riley;
Era solo un nome in una canzone che cantava…
CELIATi ha cantato una canzone su un uomo di nome Riley!


Davvero, Edward, credo che tu sia pazzo —
Voglio dire, sei sull’orlo d’un esaurimento nervoso.
Edward, se me ne vado adesso
Mi prometti d’andare da un grandissimo dottore
Di cui ho sentito parlare — e si chiama Reilly!
EDWARDCi vorrebbe qualcuno più grande del più grande dottore


Per guarire questo male.
CELIAEdward, se me ne vado adesso,


Mi assicuri che va tutto bene,
Che non intendi riprenderti Lavinia
E che intendi davvero conquistare la tua libertà,
E che fra noi va tutto bene?
È tutto ciò che conta. Davvero, Edward,
Se questo è a posto, tutto il resto lo sarà,
Te lo prometto.
EDWARDNo, Celia.


È stato meraviglioso, e te ne sono molto grato,
E credo che tu sia una persona rarissima.
Ma era troppo tardi. E avrei dovuto sapere
Che non era leale verso di te.
CELIANon era leale verso di me!


Puoi startene lì a parlare d’essere leale verso di me!
EDWARDSe non fosse per la partenza di Lavinia, tutto questo non sarebbe mai sorto.


Che futuro avevi mai pensato che potesse esserci?
CELIAChe cosa avevo pensato che potesse essere il futuro?


Ho abbandonato il futuro prima ancora di cominciare,
E dopo di allora ho vissuto in un presente
Dove il tempo non aveva senso, un mondo tutto nostro,
Dove la parola «felicità» aveva un altro significato
O così pareva.
EDWARDHo sentito parlare di quell’esperienza.
CELIAUn sogno. Ci sono stata felice fino a oggi,


E poi, quando Julia ha chiesto di Lavinia
E mi si è affacciato che Lavinia ti aveva lasciato
E che saresti stato libero — allora ho scoperto d’un tratto
Che il sogno non bastava; che volevo qualcosa di più


E ho aspettato, e volevo correre a dirtelo.
Forse il sogno era meglio. Sembrava la vera realtà,
E se questa è realtà, somiglia molto a un sogno.
Forse ero io che tradivo il mio stesso sogno
Per tutto il tempo; e scoprire che volevo
Questo mondo oltre a quello… beh, è umiliante.
EDWARDNon c’è ragione per cui tu debba sentirti umiliata…
CELIAOh, non credere di potermi umiliare!


L’umiliazione — è qualcosa che mi sono fatta da me.
Non sono neppure sicura che tu sembri abbastanza reale
Da umiliarmi. Immagino che la maggior parte delle donne
Si sentirebbe degradata a scoprire che un uomo
Con cui credeva d’aver condiviso qualcosa di meraviglioso
Le aveva prese soltanto come uno svago passeggero.
Oh, oso dire che ingannavi te stesso:
Ma è stato questo, senza alcun dubbio.
EDWARDNon ti ho presa come uno svago passeggero!


Se vuoi parlare di svaghi passeggeri
Come hai preso tu Peter?
CELIAPeter? Peter chi?
EDWARDPeter Quilpe, che era qui stasera. Viveva in un sogno


E ora è semplicemente infelice e smarrito.
CELIANon so proprio di che cosa tu stia parlando.


Edward, questo è davvero un sotterfugio troppo grossolano
Per giustificarti. Non c’è mai stato nulla
Fra me e Peter.
EDWARDNon c’è stato? Lui lo credeva.


È tornato qui stasera per parlarmene.
CELIAMa questo è ridicolo! Non ho mai dato a Peter


Alcun motivo di supporre che tenessi a lui.
Pensavo che avesse talento; vedevo che era solo;
Pensavo di poterlo aiutare. Lo portavo ai concerti.
Ma poi, via via che faceva altre conoscenze,
L’ho trovato meno interessante, e piuttosto presuntuoso.
Ma perché parliamo di Peter? Tutto ciò che conta
È che tu credi di volere Lavinia.
E se sei quel genere di persona —
Bene, allora è meglio che tu l’abbia.
EDWARDNon è così.


Non è che io provi amore per Lavinia.
Non credo d’aver mai provato davvero amore per lei.
Se ho mai conosciuto l’amore — e credo di sì —
Non ho mai provato amore per nessuna che non fossi tu,
E forse lo sono ancora. Ma questo non può continuare.
Non sarebbe mai potuta essere… una cosa duratura:
Tu devi avere un uomo… più vicino alla tua età.
CELIANon credo m’importi dei tuoi consigli, Edward:


Non hai più diritto d’interessarti
Ormai, al mio futuro. Spero soltanto che tu sia capace


Di badare al tuo. Ma se non provi amore
E non hai mai provato amore per Lavinia,
Che cosa vuoi, allora?
EDWARDNon ne sono sicuro.


L’unica cosa di cui sono relativamente certo
È che soltanto da stamattina
Ho incontrato me stesso come un uomo di mezza età
Che comincia a sapere che cosa sia sentirsi vecchio.
È quello il momento peggiore, quando senti d’aver perduto
Il desiderio di tutto ciò che era più desiderabile,
Prima d’accontentarti di ciò che puoi desiderare;
Prima di sapere che cosa resti da desiderare;
E continui ad augurarti di poter desiderare
Ciò che il desiderio si è lasciato dietro. Ma tu non puoi capire.
Come potresti capire che cosa sia sentirsi vecchio?
CELIAMa io voglio capirti. Potrei capire.


E, Edward, ti prego di credere che qualunque cosa accada
Non ti detesterò. Proverò soltanto pena per te.
È solo me stessa che rischio di detestare.
Ma quale sarà la tua vita? Non sopporto di pensarci.
Oh, Edward! Puoi essere felice con Lavinia?
EDWARDNo — non felice: o, se c’è una qualche felicità,


Soltanto la felicità di sapere
Che l’infelicità non si nutre della rovina della bellezza,
Che il tedio non è il residuo dell’estasi.
Vedo che la mia vita fu decisa molto tempo fa
E che lo sforzo di sfuggirle
È soltanto una finzione, la pretesa
Che ciò che è, non sia, o possa mutare.
L’io che sa dire «voglio questo — o voglio quello» —
L’io che vuole — è una creatura debole;
Alla fine deve venire a patti
Con l’ostinato, il più duro io; che non parla,
Che non discorre mai, che non sa argomentare;
E che in certi uomini può essere il custode —


Ma in uomini come me, l’ottuso, l’implacabile,
L’indomabile spirito della mediocrità.
L’io volente può ordire il disastro
Di questa società non voluta — ma può prosperare soltanto
Nella sottomissione al dominio del socio più forte.
CELIANon sono certa, Edward, di capirti;


Eppure capisco come mai prima d’ora.
Credo — sono convinta — che tu stia essendo te stesso
Come non lo sei mai stato prima, con me.
Due volte sei cambiato mentre ti guardavo.
Guardavo il tuo viso: e credevo di conoscerne
E amarne ogni contorno; e mentre guardavo
Si è disseccato, come se avessi scartato una mummia.
Ascoltavo la tua voce, che mi aveva sempre fatto fremere,
E si è fatta un’altra voce — no, non una voce:
Ciò che udivo era soltanto il rumore d’un insetto,
Arido, interminabile, senza senso, disumano —
Avresti potuto produrlo sfregando le zampe —
O come fanno le cavallette. Ho guardato,
E ho teso l’orecchio al tuo cuore, al tuo sangue;
E ho visto soltanto uno scarabeo grande come un uomo
Che non ha dentro nulla più di ciò che esce
Quando calpesti uno scarabeo.
EDWARDForse è questo che sono.


Calpestami, se ti va.
CELIANo, non ti calpesterò.


Non è questo che sei. È soltanto ciò che restava
Di ciò che avevo creduto che tu fossi. Vedo un’altra persona,
Ti vedo come una persona che non avevo mai visto prima.
L’uomo che vedevo prima era soltanto una proiezione —
Ora lo capisco — di qualcosa che volevo —
No, non volevo — qualcosa a cui aspiravo —


Qualcosa che desideravo disperatamente esistesse.
Da qualche parte deve accadere — ma che cos’è, e dov’è?
Edward, vedo che semplicemente mi servivo di te.
E ti chiedo di perdonarmi.
EDWARDTu… chiedi a me di perdonarti!
CELIASì, per due cose. Primo…
(didascalia)[Squilla il telefono]
EDWARDAl diavolo il telefono.


Immagino sia meglio rispondere.
CELIASì, meglio rispondere.
EDWARDPronto!… Oh, Julia: che c’è adesso?


Di nuovo i tuoi occhiali… dove li hai lasciati?
O dobbiamo… devo mettermi a cercarli dappertutto?
Hai guardato nella borsa?… Bene, non mordermi la testa…
Sei sicura, in cucina? Accanto alla bottiglia di champagne?
Ne sei proprio sicura?… Molto bene, resta in linea se vuoi;
Noi… io li cercherò.
CELIASì, cercali tu.


Io non entrerò mai più nella tua cucina.
(didascalia)[Esce EDWARD. Torna con gli occhiali e una bottiglia]
EDWARDPer una volta aveva ragione.
CELIAHa sempre ragione.


Ma perché portare una bottiglia di champagne vuota?
EDWARDNon è vuota. Sarà un po’ sgasato —


Ma perché ha detto che era una mezza bottiglia?
È una delle mie migliori: e mezze bottiglie non ne ho.
Bene, speravo che bevessi un ultimo bicchiere con me.
CELIAA che cosa dovremmo brindare?
EDWARDA chi brinderemo?
CELIAAi Custodi.
EDWARDAi Custodi?
CELIAAi Custodi. Sei stato tu a parlare di custodi.
(didascalia)[Bevono]
CELIAPuò darsi che perfino Julia sia un custode.
Forse è lei il mio custode. Dammi gli occhiali.


Buona notte, Edward.
EDWARDBuona notteCelia.
(didascalia)[Esce CELIA]
EDWARDOh!
(didascalia)[Afferra il ricevitore]
EDWARDPronto, Julia! sei lì?…
Bene, mi dispiace terribilmente d’averti fatta aspettare;
Ma noi… ho dovuto cercarli… No, li ho trovati.
… Sì, te li porta lei adesso… Buona notte.
SIPARIO

Atto 1, Scena 3

Chi parlaBattuta
(didascalia)La stessa stanza: tardo pomeriggio del giorno dopo. EDWARD solo. Va ad aprire la porta.
EDWARDOh… buonasera.
(didascalia)[Entra l’OSPITE NON IDENTIFICATO]
OSPITE NON IDENTIFICATOBuonasera, signor Chamberlayne.
EDWARDBene. Posso offrirle del gin e acqua?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, grazie. Questa è un’altra occasione.
EDWARDDeduco che, essendo venuto solo,


Non abbia avuto successo.
OSPITE NON IDENTIFICATONiente affatto.


Sono venuto a ricordarle che lei ha preso una decisione.
EDWARDPensa forse che io possa aver cambiato idea?
OSPITE NON IDENTIFICATONo. Non sarà pronto a cambiare idea


Finché non si sarà rimesso dall’aver preso una decisione.
No. Sono venuto a dirle che cambierà idea,
Ma che non avrà importanza. Sarà troppo tardi.
EDWARDHo quasi voglia di cambiare idea adesso


Per mostrarle che sono libero di cambiarla.
OSPITE NON IDENTIFICATOCambierà idea, ma non è libero.


Il suo momento di libertà è stato ieri.
Lei ha preso una decisione. Ha messo in moto
Forze nella sua vita e nella vita d’altri
Che non si possono invertire. Questa è una considerazione.
E un’altra è questa: è cosa grave
Richiamare qualcuno dai morti.
EDWARDDai morti?


Quella figura retorica è alquanto… drammatica,
Dato che è stato solo ieri che mia moglie mi ha lasciato.
OSPITE NON IDENTIFICATOAh, ma noi moriamo l’uno all’altro ogni giorno.


Ciò che sappiamo delle altre persone
È soltanto il nostro ricordo dei momenti
Durante i quali le conoscemmo. E da allora sono cambiate.


Fingere che esse e noi siamo gli stessi
È una convenzione sociale utile e comoda
Che a volte va infranta. Dobbiamo anche ricordare
Che a ogni incontro incontriamo uno straniero.
EDWARDDunque vuole che accolga mia moglie come una straniera?


Non sarà facile.
OSPITE NON IDENTIFICATOÈ molto difficile.


Ma è forse ancora più difficile
Mantenere la finzione di non essere stranieri.
Gli affettuosi fantasmi: la nonna,
Il vivace zio scapolo alla festa di Natale,
La bambinaia adorata — coloro che avvolsero
I suoi anni d’infanzia in conforto, allegria, sicurezza —
Se tornassero, non sarebbe imbarazzante?
Che cosa direbbe loro, o loro a lei
Dopo i primi dieci minuti? Le riuscirebbe difficile
Trattarli da stranieri, ma ancora più difficile
Fingere di non essere stranieri l’uno all’altro.
EDWARDNon può certo aspettarsi che io cancelli


Gli ultimi cinque anni.
OSPITE NON IDENTIFICATONon le chiedo di dimenticare nulla.


Cercare di dimenticare è cercare di nascondere.
EDWARDCi sono certamente cose che vorrei dimenticare.
OSPITE NON IDENTIFICATOE anche persone. Ma non deve dimenticarle.


Deve affrontarle tutte, ma incontrarle da stranieri.
EDWARDAllora anch’io dovrò essere uno straniero.
OSPITE NON IDENTIFICATOE altrettanto a se stesso. Ma ricordi,


Quando vedrà sua moglie, non dovrà fare domande
Né dare spiegazioni. Lo stesso ho detto a lei.
Non strangolatevi a vicenda con ricordi annodati.
Ora me ne vado.
EDWARDSi fermi! Tornerà con lei?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, non verrò con lei.
EDWARDNon so perché,


Ma credo che mi piacerebbe che fosse lei a portarla.
OSPITE NON IDENTIFICATOSì, lo so. E per ragioni precise
Che non sono disposto a spiegarle
Devo chiederle di non parlare di me con lei;
E lei non le farà parola di me.
EDWARDLo prometto.
OSPITE NON IDENTIFICATOE ora deve attendere i suoi visitatori.
EDWARDVisitatori? Quali visitatori?
OSPITE NON IDENTIFICATOChiunque venga. Gli stranieri.


Quanto a me, prenderò la precauzione
D’uscire dalla scala di servizio.
EDWARDPosso farle una domanda?
OSPITE NON IDENTIFICATOPuò farla.
EDWARDChi è lei?
OSPITE NON IDENTIFICATOAnch’io sono uno straniero.
(didascalia)[Esce. Una pausa. EDWARD si muove inquieto per la stanza. Suona il campanello, e lui va alla porta d’ingresso.]
EDWARDCelia!
CELIAÈ arrivata Lavinia?
EDWARDCelia! Perché sei venuta?


Aspetto Lavinia da un momento all’altro.
Non devi essere qui. Perché sei venuta qui?
CELIAPerché me l’ha chiesto Lavinia.
EDWARDPerché te l’ha chiesto Lavinia!
CELIABeh, non direttamente. Julia ha ricevuto un telegramma


Che le chiedeva di venire, e di portare me con sé.
Julia si è attardata, e mi ha mandata avanti.
EDWARDSembra stranissimo. E non da Lavinia.


Immagino non ci sia altro da fare che aspettare.
Non ti siedi?
CELIAGrazie.
(didascalia)[Pausa]
EDWARDOh, mio Dio, di che cosa parleremo?


Non possiamo restare qui in silenzio.
CELIAOh, io sì.


Solo a guardarti. Edward, perdona la mia risata.
Hai l’aria d’un ragazzino mandato a chiamare
Nello studio del preside; e non del tutto sicuro
Di che cosa l’abbiano scoperto. Non ti avevo mai visto così.
È davvero una situazione ridicola.
EDWARDTemo di non vederne il lato comico.
CELIANon sto ridendo di te davvero, Edward.
Ieri non avrei potuto ridere di nulla;
Ma in ventiquattr’ore ho imparato molto.
Non è stata un’esperienza molto piacevole.
Oh, sono contenta d’essere venuta!
Finalmente riesco a vederti come un essere umano.
Non puoi vedere anche me così, e riderne?
EDWARDVorrei poterlo fare. Vorrei capire qualcosa.


Sono completamente al buio.
CELIAMa è tutto così semplice.


Non vedi che…
(didascalia)[Suona il campanello]
EDWARDEcco Lavinia.
(didascalia)[Va alla porta d’ingresso]
EDWARDPeter!
(didascalia)[Entra PETER]
PETERDov’è Lavinia?
EDWARDNon dirmi che Lavinia


Ti ha mandato un telegramma…
PETERNo, non a me,


Ma ad Alex. Gli ha detto di venire qui
E di portarmi con sé. Sarà qui fra un minuto.
Celia! Hai avuto notizie anche tu da Lavinia?
O sto interrompendo?
CELIAL’ho appena spiegato a Edward —


Anch’io sono arrivata in questo momento —
Che ha telegrafato a Julia di venire e di portarmi con sé.
EDWARDMi domando chi altro Lavinia abbia invitato.
PETERMa io ho avuto l’impressione che Lavinia intendesse


Rifare oggi il cocktail party di ieri.
Perciò non credo che sua zia possa essere morta.
EDWARDQuale zia?
PETERLa zia di cui ci hai parlato.


Ma Edward — ricordi la nostra conversazione di ieri?
EDWARDCertamente.
PETERSpero che tu non abbia fatto nulla in proposito.
EDWARDNo, non ho fatto nulla.
PETERNe sono contentissimo.


Perché ho cambiato idea. Voglio dire, ho deciso
Che è tutto inutile. Vado in California.
CELIAVai in California!
PETERSì, ho un nuovo lavoro.
EDWARDE com’è successo, in una notte?
PETERMa è un tale con cui Alex mi ha messo in contatto


E stamattina abbiamo definito tutto.
Alex è una persona meravigliosa da conoscere,
Perché, vedi, conosce tutti, dappertutto.
Perciò in realtà sono venuto per dirvi addio.
CELIABene, Peter, ne sono terribilmente contenta, per te,


Anche se naturalmente noi… io sentirò la tua mancanza;
Sai quanto contassi su di te per i concerti,
E le mostre di pittura — più di quanto immaginassi.
È stato bello, no? Ma ora avrai l’occasione,


Spero, di realizzare le tue ambizioni.
Mi mancherai.
PETERÈ gentile da parte tua dirlo;


Ma troverai qualcuno di meglio con cui andare in giro.
CELIANon credo che andrò più ai concerti.


Vado via anch’io.
(didascalia)LAVINIA entra da sé con la chiave]
PETERVai all’estero?
CELIANon lo so. Forse.
EDWARDVe ne andate tutti e due!
(didascalia)[Entra LAVINIA]
LAVINIAChi se ne va? Toh, Celia. Toh, Peter.


Non mi aspettavo di trovare nessuno di voi due qui.
PETER e CELIA. Ma il telegramma!
LAVINIAQuale telegramma?
CELIAQuello che hai mandato a Julia.
PETERE quello che hai mandato ad Alex.
LAVINIANon so di che cosa parliate.


Edward, hai mandato tu dei telegrammi?
EDWARDCerto che non ho mandato nessun telegramma.
LAVINIAQuesta è una delle birichinate di Julia.


E lei viene?
PETERSì, e Alex.
LAVINIAAllora chiederò a loro una spiegazione.


Intanto, immagino che tanto valga sederci.
Di che cosa parliamo?
EDWARDPeter va in America.
PETERSì, e ti avrei telefonato domani
E sarei passato a salutarti prima di partire.
LAVINIAE va via anche Celia? È questo che ho sentito?


Mi congratulo con tutti e due. A Hollywood, naturalmente?
Che emozione per te, Celia! Ora avrai l’occasione,
Finalmente, di realizzare le tue ambizioni.
Andate insieme?
PETERNon andiamo insieme.


Celia ci ha detto che andava via,
Ma non so dove.
LAVINIANon sai dove?


E sai dove vai tu, almeno?
PETERSì, certo, vado in California.
LAVINIABene, Celia, perché non vai in California?


Tutti dicono che il clima è meraviglioso:
Chi ci va non vuole più andarsene.
CELIALavinia, credo di capire riguardo a Peter…
LAVINIANon ne ho alcun dubbio.
CELIAE perché se ne va…
LAVINIANon ne dubito nemmeno.
CELIAE credo che faccia bene ad andare.
LAVINIAOh, dunque glielo hai consigliato tu?
PETERLei non ne sapeva nulla.
CELIAMa ora che forse me ne vado — chissà dove —


Vorrei dirti addio — da amiche.
LAVINIAMa via, Celia, non siamo sempre state amiche?


Ti credevo una delle mie amiche più care —
Almeno, nella misura in cui una ragazza può essere amica


D’una donna tanto più vecchia di lei.
CELIALavinia,


Non liquidarmi così. Forse non ti rivedrò più.
Quello che voglio dire è questo: vorrei che mi ricordassi
Come qualcuno che desidera che tu ed Edward siate felici.
LAVINIASei molto gentile, ma molto misteriosa.


Sono certa che ce la caveremo in qualche modo, grazie,
Come abbiamo fatto in passato.
CELIAOh, non come in passato!
(didascalia)[Suona il campanello, ed EDWARD va ad aprire]
CELIAOh, temo che tutto questo suoni piuttosto sciocco!
Ma…
(didascalia)[EDWARD rientra con JULIA]
JULIAEccoti qua, Lavinia! Scusa il ritardo.


Ma il tuo telegramma è stato un po’ inatteso.
Ho lasciato tutto per venire. E come sta la cara zia?
LAVINIAPer quanto ne so, sta benissimo, grazie tante.
JULIADev’essersi ripresa in modo meraviglioso.


Me lo sono detta quando ho ricevuto il tuo telegramma.
LAVINIAMa da dove, se posso chiedere, è stato spedito questo telegramma?
JULIAMa dall’Essex, naturalmente.
LAVINIAE perché dall’Essex?
JULIAPerché sei stata nell’Essex.
LAVINIAPerché sono stata nell’Essex!
JULIALavinia! Non dirmi che hai avuto un vuoto di memoria!


Allora questo spiega la zia — e il telegramma.
LAVINIABene, forse ero nell’Essex. Davvero non lo so.
JULIANon sai dov’eri? Lavinia!


Non dirmi che sei stata rapita! Raccontaci
Sono elettrizzata…
(didascalia)[Suona il campanello. EDWARD va ad aprire. Entra ALEX]
ALEXÈ arrivata Lavinia?
EDWARDSì.
ALEXBentornata, Lavinia!


Quando ho ricevuto il tuo telegramma…
LAVINIADa dove?
ALEXDedham.
LAVINIADedham è nell’Essex. Dunque veniva da Dedham.


Edward, hai amici a Dedham?
EDWARDNo, non ho conoscenze a Dedham.
JULIABene, è tutto deliziosamente misterioso.
ALEXMa qual è il mistero?
JULIAAlex, non essere curioso.


Lavinia ha avuto un vuoto di memoria,
E così, naturalmente, ci ha mandato dei telegrammi:
E ora non credo che ci voglia davvero.
Vedo bene che è tutta sfinita
Dopo l’ansia per la zia —
Che, sarai contento di sapere, si è del tutto ristabilita, Alex —
E dopo quel lungo viaggio sulla vecchia Great Eastern,
Ad aspettare agli scambi. E immagino sia affamata.
ALEXAh, in tal caso so che cosa farò…
JULIANo, Alex.
Dobbiamo lasciarli soli, e far riposare Lavinia.
Ora torniamo tutti a casa mia. Peter, chiama un taxi.
(didascalia)[Esce PETER]
JULIAFaremo un cocktail party a casa mia oggi.
CELIABene, io vado. Arrivederci, Lavinia.


Arrivederci, Edward.
EDWARDArrivederci, Celia.
CELIAArrivederci, Lavinia.
LAVINIAArrivederci, Celia.
(didascalia)[Esce CELIA]
JULIAE ora, Alex, io e te dovremmo andare.
EDWARDSei sicura di non aver lasciato nulla, Julia?
JULIALasciato nulla? Oh, vuoi dire i miei occhiali.


No, sono qui. E poi non mi servono.
Stasera non torno più.
LAVINIAFerma! Voglio che tu mi spieghi il telegramma.
JULIASpiegare il telegramma? Che ne dici, Alex?
ALEXNo, Julia, il telegramma non lo possiamo spiegare.
LAVINIASono certa che potresti spiegare il telegramma.


Non so perché. Ma mi pare che ieri
Io abbia avviato una macchina, che continua a funzionare,
E non riesco a fermarla; no, non è come una macchina
O se è una macchina, è un altro a farla andare.
Ma chi? Qualcuno interferisce sempre…
Non mi sento libera… eppure sono stata io ad avviarla…
JULIAAlex, credi che potremmo spiegare qualcosa?
ALEXCredo di no, Julia. Deve scoprirlo da sé:


È l’unico modo.
JULIACome hai ragione!


Bene, cari miei, ci vedremo prestissimo.
EDWARDQuando ti vedremo?
JULIAHo detto che mi vedrete?


Arrivederci. Credo… di non aver lasciato nulla.
(didascalia)[Entra PETER]
PETERHo trovato un taxi, Julia.
JULIASplendido! Arrivederci!
(didascalia)[Escono JULIA, ALEX e PETER]
LAVINIADevo dire che non sembri molto contento di vedermi.
EDWARDNon posso dire d’aver avuto molte occasioni


Di sembrare alcunché. Ma naturalmente sono contento di vederti.
LAVINIASì, è stata una cosa sciocca da dire.


Da collegiale. Come Celia. Non so perché l’ho detto.
Bene, eccomi qua.
EDWARDNon devo fare domande.
LAVINIAE so che non devo dare spiegazioni.
EDWARDE io non devo dare spiegazioni.
LAVINIAE io non devo fare domande. Eppure… perché no?
EDWARDNon so perché no. E allora di che cosa parliamo?
LAVINIAC’è una cosa che devo sapere, a causa degli altri


E di come regolarmi con loro. Riguarda quella festa.
Immagino non crederai che me n’ero completamente dimenticata!
Ti ho lasciato in un bell’impiccio. Che cosa hai fatto?
Me ne sono ricordata solo dopo essere partita.
EDWARDHo telefonato a tutti quelli che sapevo dovessero venire


Ma non ho raggiunto tutti. E così alcuni sono venuti.
LAVINIAChi è venuto?
EDWARDProprio quelli che erano qui stasera…
LAVINIACurioso.
EDWARD…e un altro. Non so chi fosse,


Ma tu dovresti saperlo.
LAVINIASì, credo di saperlo.


Ma Julia mi lascia perplessa. Quella donna è il diavolo.
Sa per istinto quando sta per accadere qualcosa.
Fidati che non si perde una sola situazione imbarazzante!
E che cosa hai raccontato loro?
EDWARDHo inventato una zia


Che stava male in campagna, e ti aveva mandata a chiamare.
LAVINIADavvero, Edward! Avresti fatto meglio a dire la verità:


Nulla meno della verità avrebbe potuto ingannare Julia.
Ma come mai la zia è venuta ad abitare nell’Essex?
EDWARDJulia mi ha costretto a farla abitare da qualche parte.
LAVINIACapisco. Dunque Julia l’ha fatta abitare nell’Essex;


E ha fatto arrivare i telegrammi dall’Essex.
Bene, dovrò dire a Julia la verità.
D’ora in poi dirò sempre la verità.
Abbiamo sprecato tanto tempo a mentire.
EDWARDNon capisco bene che cosa tu intenda.
LAVINIAOh, Edward!


Il punto è che, da quando sono stata via,
Vedo d’averti preso troppo sul serio.
E ora vedo quanto sei assurdo.
EDWARDÈ una conclusione molto seria


A cui essere giunta in… quante? … trentadue ore.
LAVINIASì, una scoperta importantissima,


Scoprire d’aver passato cinque anni della tua vita
Con un uomo privo del senso dell’umorismo;
E che l’effetto su di me è stato
Che ho perso ogni senso dell’umorismo io stessa.
Ecco che cosa è venuto dal cederti sempre.
EDWARDNon sapevo che tu mi avessi sempre ceduto.


A me è parso ben diverso. Già che siamo in argomento,
Credevo che fossi io ad aver ceduto a te.
LAVINIASo che cosa intendi per cederti:


Intendi lasciare a me tutte le decisioni pratiche
Che avresti dovuto prendere tu. Ricordo —
Oh, avrei dovuto capire quel che si preparava —
Quando progettavamo il viaggio di nozze,
Non riuscivo a farti dire dove volessi andare…
EDWARDMa volevo che fossi tu a prendere quella decisione.
LAVINIAMa come potevo dire dove volevo andare


Se prima non proponevi tu qualche altro luogo?
E ricordo che alla fine, per disperazione,
Dissi: «Immagino che per te sia lo stesso andare a Peacehaven» —
E tu dicesti: «Per me va bene».
EDWARDCerto che andava bene.


Lo intendevo come un complimento.
LAVINIALo intendevi come un complimento!


Ed eri così pieno di riguardi, dicevano;
E credevi d’essere altruista. Era soltanto passività;
Volevi soltanto essere sorretto, incoraggiato….
EDWARDIncoraggiato? A che cosa?
LAVINIAA pensare bene di te stesso.


Sai che fui io a farti lavorare al foro…
EDWARDMi assillavi perché non avevo abbastanza lavoro


E dicevi che dovevo conoscere più gente:
Ma quando le cause cominciarono ad arrivare —
E non arrivavano attraverso nessuno dei tuoi amici —


D’un tratto trovasti scomodo
Che fossi sempre troppo occupato o troppo stanco
Per esserti utile in società…
LAVINIANon mi sono mai lamentata.
EDWARDNo; ed era perfettamente esasperante,


Il modo in cui non ti lamentavi…
LAVINIAEri tu a lamentarti


Di non vedere che procuratori e clienti…
EDWARDE tu non sei mai stata molto comprensiva.
LAVINIABeh, ma qualcosa ho cercato di fare.


Fu per questo che mi presi tanta pena
D’organizzare quei giovedì, per darti la possibilità
Di parlare con gente intellettuale…
EDWARDMi avresti dato all’incirca la stessa occasione


Se mi avessi assunto come maggiordomo:
Qualcuno dei tuoi ospiti mi avrà creduto il maggiordomo.
LAVINIAE in parecchie occasioni, quando doveva venire qualcuno


Che tenevo particolarmente a farti conoscere,
Arrivavi soltanto quando quello se ne stava andando.
EDWARDBene, almeno non possono avermi creduto il maggiordomo.
LAVINIATutto ciò che tentavo non faceva che peggiorare le cose,


E nel momento in cui ti si offriva ciò che volevi
Ne volevi un altro. Ti tratterò in modo molto diverso
D’ora in avanti.
EDWARDGrazie dell’avvertimento. Ma dimmi,


Se è così che mi vedi, perché sei tornata?
LAVINIAFrancamente, non lo so. Ero stata avvertita del pericolo,


Eppure qualcosa, o qualcuno, mi ha costretta a venire.
E tu perché mi volevi?
EDWARDNon lo so neppure io.


Dici che cercavi d’«incoraggiarmi»:
E allora perché mi facevi sempre sentire insignificante?
Può darsi che non sapessi quale vita volessi,
Ma non era la vita che tu avevi scelto per me.
Volevi che tuo marito avesse successo,
Volevi che io fornissi uno sfondo pubblico
Alla tua vita pubblica. Volevi essere una padrona di casa
Per la quale la mia carriera fosse un sostegno.
Bene, ho cercato d’essere accomodante. Ma, in futuro,
Mi comporterò, te l’assicuro, in modo molto diverso.
LAVINIABravo! Edward. Questo sorprende.


Ora, chi può averti insegnato a ribattere così?
EDWARDHo avuto abbastanza umiliazioni
Ultimamente, da giungere al punto
In cui l’umiliazione cessa di umiliare.
Si arriva al punto in cui si cessa di sentire
E allora si dice quel che si pensa.
LAVINIASarà una novità


Scoprire che hai un pensiero da dire.
Comunque sia, sono disposta a prenderti come sei.
EDWARDVuoi dire che sei disposta a prendermi


Come ero, o come credi che io sia.
Ma che cosa credi che io sia?
LAVINIAOh, quello che sei sempre stato.


Quanto a me, sono una persona piuttosto diversa
Che tu devi imparare a conoscere.
EDWARDMolto interessante:


Ma sembri dare per scontato d’essere tu la sola a cambiare —
Anche se finora non l’ho trovato un cambiamento in meglio.
Ma non ti viene in mente che forse
Anch’io possa essere cambiato?
LAVINIAOh, Edward, quando eri bambino,


Sono certa che ti facevi sempre misurare
Per dimostrare quanto eri cresciuto dalle vacanze precedenti.
Sei sempre stato intensamente occupato di te stesso;
E se gli altri crescono, beh, vuoi crescere anche tu.
In che modo saresti cambiato?
EDWARDIl cambiamento che viene


Dal vedersi con gli occhi degli altri.
LAVINIADev’essere stato sconvolgente per te.


Ma non importa, presto ti passerà
E ti troverai un’altra piccola parte da recitare,
Con un’altra faccia, per ingannare la gente.
EDWARDUna delle cose più esasperanti di te


È sempre stata la tua perfetta sicurezza
Di capirmi meglio di quanto io capissi me stesso.
LAVINIAE la cosa più esasperante di te


È sempre stata la tua placida convinzione
Che non valessi la pena d’essere capita.
EDWARDEccoci dunque daccapo. Di nuovo nella trappola,


Con una sola differenza, forse — possiamo azzuffarci,


Invece di starcene ciascuno nel proprio angolo della gabbia.
Beh, è un modo migliore di passare la serata
Che ascoltare il grammofono.
LAVINIAAbbiamo ottimi dischi;


Ma ho sempre sospettato che tu detestassi davvero la musica
E che il grammofono fosse soltanto la tua via di fuga
Dal parlare con me quando dovevamo restare soli.
EDWARDMi sono spesso chiesto perché mi hai sposato.
LAVINIABeh, eri davvero piuttosto attraente, sai;


E continuavi a dire che provavi amore per me —


Credo che cercassi di persuaderti che era vero.
Mi pareva d’essere sempre sul punto d’una qualche esperienza meravigliosa
E poi non accadeva mai. Ora mi domando
Come tu abbia potuto credere di provare amore per me.
EDWARDTutti mi dicevano che era così;


E mi dicevano quanto bene fossimo assortiti.
LAVINIAPeccato che tu non avessi un’opinione tua.


Oh, Edward, vorrei essere buona con te —
O se questo è impossibile, almeno essere odiosa con te —
Qualunque cosa fuorché nulla, che è tutto ciò che sembri volere da me.
Ma mi fai pena…
EDWARDNon dire che ti faccio pena!


Ne ho abbastanza di gente cui faccio pena.
LAVINIASì, perché non potranno mai farti tanta pena


Quanta te ne fai tu stesso. Ed è duro da sopportare.
Pensavo che potesse esserci una via d’uscita per te
Se me ne fossi andata. Pensavo che se io fossi morta
Per te, io che per te ero stata soltanto un fantasma,
Tu avresti potuto ritrovare la strada del ritorno
A un tempo in cui eri reale — perché devi essere stato reale
In un tempo o nell’altro, prima ancora di conoscermi:
Forse soltanto quando eri bambino.
EDWARDNon voglio che tu ti renda responsabile di me:


È soltanto un’altra forma di disprezzo.
E non voglio che tu mi spieghi a me stesso.
Stai ancora cercando d’inventarmi una personalità
Che non farà che tenermi lontano da me stesso.
LAVINIAStai complicando ciò che in realtà è semplicissimo.


Ma c’è un punto che vedo chiaramente:
Non dobbiamo ricadere nel genere di vita che conducevamo
Fino a ieri mattina.
EDWARDC’era una porta


E non riuscivo ad aprirla. Non riuscivo a toccare la maniglia.
Perché non potevo uscire dalla mia prigione?
Che cos’è l’inferno? L’inferno è se stessi,
L’inferno è solitudine, le altre figure che vi stanno
Semplici proiezioni. Non c’è nulla da cui fuggire
E nulla verso cui fuggire. Si è sempre soli.
LAVINIAEdward, di che cosa stai parlando?


Parli a te stesso. Potresti, per un momento,
Pensare a me?
EDWARDÈ stato soltanto ieri


Che è avvenuta la dannazione. E ora devo conviverci
Giorno per giorno, ora per ora, nei secoli dei secoli.
LAVINIACredo che tu sia sull’orlo d’un esaurimento nervoso!
EDWARDNon dirlo!
LAVINIADevo dirlo.


Conosco… un dottore che credo potrebbe aiutarti.
EDWARDSe andrò da un dottore, lo sceglierò io;


Non ne prenderò uno scelto da te. Come faccio a sapere
Che non lo vedresti prima tu, per raccontargli tutto di me
Dal tuo punto di vista? Ma non ho bisogno d’un dottore.


Sono semplicemente all’inferno. Dove non ci sono dottori —
O almeno, non in veste professionale.
LAVINIASi può essere pratici anche all’inferno:


E sai che io sono molto più pratica di te.
EDWARDOrmai dovrei sapere che cosa consideri pratico.


Pratica! Ricordo che, in viaggio di nozze,
Avvolgevi sempre tutto nella carta velina
E poi dovevi scartare tutto daccapo
Per trovare quello che ti serviva. E non sono mai riuscito a insegnarti
Come si rimette il tappo su un tubetto di dentifricio.
LAVINIAMolto bene, allora, non cercherò d’insistere.


Sei troppo diviso per sapere che cosa vuoi.
Ma, essendo diviso, tenderai al compromesso,
E il tuo genere di compromesso sarà quello di sempre.
EDWARDNon mi capisci. Non l’ho detto chiaramente


Che in futuro mi troverai una persona diversa?
LAVINIADavvero. E la differenza non ha nulla a che fare


Con Celia che parte per la California?
EDWARDCelia? Che parte per la California?
LAVINIASì, con Peter.


Davvero, Edward, se fossi umano
Scoppieresti a ridere. Ma non lo farai.
EDWARDO Dio, o Dio, se potessi tornare a ieri


Prima di credere d’aver preso una decisione.
Quale demonio ha lasciato la porta socchiusa
Perché entrassero questi dubbi? E poi sei tornata tu,
L’angelo della distruzione — proprio come sentivo di certo.
In un attimo, al tuo tocco, non resta che rovina.
O Dio, che cosa ho fatto? Il pitone. La piovra.
Devo alla fine diventare ciò che tu vorresti farmi?
LAVINIABene, Edward, poiché non riesco a farti ridere,


E poiché non riesco a convincerti a vedere un dottore,
Per ora non posso farci altro.
Dovrei andare a dare un’occhiata in cucina.
So che ci sono delle uova. Ma dobbiamo uscire a cena.
Intanto, il mio bagaglio è nell’ingresso al pianterreno:
Vuoi dire al portiere di portarmelo su?
SIPARIO

Atto 2, Scena 1

Chi parlaBattuta
(didascalia)Lo studio di SIR HENRY HARCOURT-REILLY a Londra. Mattino: diverse settimane dopo. SIR HENRY solo alla sua scrivania. Preme un pulsante elettrico. Entra l’INFERMIERA-SEGRETARIA, con l’agenda degli appuntamenti.
REILLYRiguardo a quei tre appuntamenti di stamattina, signorina Barraway:


vorrei ripassare ancora una volta le mie istruzioni.
Capisce, naturalmente, che è importante
evitare qualsiasi incontro?
INFERMIERA-SEGRETARIAL’ha detto chiaramente, Sir Henry:


il primo appuntamento alle undici in punto.
Va fatto accomodare nella saletta d’attesa;
e lei lo riceverà quasi subito.
REILLYLo riceverò subito. E il secondo?
INFERMIERA-SEGRETARIALa seconda va fatta accomodare nell’altra stanza


come al solito. Arriva alle undici e un quarto;
ma lei può farla attendere.
REILLYO può darsi che sia lei a far attendere me;


ma credo che sarà puntuale.
INFERMIERA-SEGRETARIALe telefono


nell’istante in cui arriva. La lascio lì
finché lei non suona tre volte.
REILLYE la terza paziente?
INFERMIERA-SEGRETARIALa terza va fatta accomodare nella stanza piccola;


e non devo avvertirla che è arrivata.
Poi, quando lei suona, accompagno fuori gli altri;
e solo dopo che avranno lasciato la casa….
REILLYEsatto, signorina Barraway. Per ora è tutto.
INFERMIERA-SEGRETARIAC’è il signor Gibbs, Sir Henry.
REILLYLo faccia entrare subito.
(didascalia)[Esce l’INFERMIERA-SEGRETARIA]
(didascalia)[ALEX entra quasi subito]
ALEXQuando è l’appuntamento di Chamberlayne?
REILLYAlle undici in punto,


l’ora convenzionale. Non abbiamo molto tempo.
Dimmi ora, hai avuto qualche difficoltà
a convincerlo che ero io l’uomo per il suo caso?
ALEXDifficoltà? No! Era solo impaziente


di dover aspettare quattro giorni per l’appuntamento.
REILLYEra necessario rinviare il suo appuntamento


per abbassargli le resistenze. Ma quel che intendo è:
si fida del tuo giudizio?
ALEXSì, ciecamente.


Non che mi consideri molto intelligente,
ma pensa che io sia bene informato: il tipo di persona
che conosce il medico giusto, come i negozi giusti.


Del resto, era pronto a consultare qualunque medico
raccomandato da chiunque tranne che da sua moglie.
REILLYLe avevo già fatto capire


che non doveva fargli il mio nome.
ALEXCon la tua solita preveggenza. Ora è tutto trionfante


perché crede di averla battuta sul tempo.
E quando l’avrai mandato in un sanatorio
dove lei non possa raggiungerlo — allora, è convinto,
lei sarà molto pentita. Si gode la sua malattia.
REILLYLa malattia gli offre un doppio vantaggio:


fuggire da sé stesso — e aver la meglio sulla moglie.
ALEXNon fuggire da lei?
REILLYNon vuole fuggire da lei.
ALEXAlloggia al suo club.
REILLYSì, è di là che ha scritto.
(didascalia)[Squilla il telefono di casa]
REILLYPronto! Sì, lo faccia salire.
ALEXAvrai una mattinata intensa!


Esco dalla scala di servizio
e torno quando se ne saranno andati.
REILLYSì, quando se ne saranno andati.
(didascalia)[Esce ALEX dalla porta laterale]
(didascalia)[EDWARD viene fatto entrare dall’INFERMIERA-SEGRETARIA]
EDWARDSir Henry Harcourt-Reilly
(didascalia)[Si ferma e fissa REILLY]
EDWARDREILLY [senza alzare gli occhi dalle sue carte]. Buongiorno, signor Chamberlayne.


Prego, si accomodi. Non la tratterrò un istante.
— Dunque, signor Chamberlayne?
EDWARDMi era passato per la mente,


prima di varcare la porta, che lei potesse essere la stessa persona:
ma l’ho scacciato come l’ennesimo sintomo.
Beh, avrei dovuto guardarmi dal venire qui
su raccomandazione di un uomo che non la conosceva.
Eppure Alex è così persuasivo. E i suoi consigli
sui negozi sono sempre stati soddisfacenti.
Le chiedo scusa. Ma è uno sbadato.


Vorrei sapere… ma a che serve!
Suppongo che tanto varrebbe andarmene subito.
REILLYNo. La prego, si sieda, signor Chamberlayne.


Non se ne andrà, dunque tanto vale che si sieda.
Stava per fare una domanda.
EDWARDQuando venne nel mio appartamento


era stato invitato da mia moglie come ospite,
come supponevo? … O fu lei a mandarla?
REILLYNon posso dire di essere stato invitato;


e la signora Chamberlayne non sapeva che sarei venuto.
Ma sapevo che lei sarebbe stato lì, e chi avrei trovato con lei.
EDWARDMa aveva visto mia moglie?
REILLYOh sì, l’avevo vista.
EDWARDAllora questa è una trappola!
REILLYNon chiamiamola trappola.


Ma se è una trappola, allora non può sfuggirle:
e dunque… tanto vale che si sieda.
Credo che troverà comoda quella poltrona.
EDWARDLei sapeva,


prima che cominciassi a raccontarle, che cosa era accaduto?
REILLYÈ così, è così. Ma ogni cosa a suo tempo.


Lasciamo da parte quella domanda per ora.
Mi parli prima delle difficoltà
sulle quali desidera il mio parere professionale.
EDWARDNon sta a me rimproverarle di aver riportato indietro mia moglie,


suppongo. Sembrava che cercasse di persuadermi
che stavo meglio senza di lei. Ma non si rendeva conto
che non ero in condizione di prendere una decisione?
REILLYSe non avessi riportato indietro sua moglie, signor Chamberlayne,


crede che le cose andrebbero meglio — adesso?
EDWARDNon so, davvero. Difficilmente potrebbero andar peggio.
REILLYPotrebbero andar molto peggio. Poteva rovinare tre vite


con la sua indecisione. Ora sono soltanto due —
e ha ancora la possibilità di riscattarle dalla rovina.
EDWARDLei parla come se io fossi capace di agire:


se lo fossi, non avrei bisogno di consultare lei
né nessun altro. Sono venuto qui come paziente.
Se il mio caso non le interessa, posso andare altrove.
REILLYHa motivo di credere di essere molto malato?
EDWARDAvrei pensato che un medico potesse vederlo da sé.


O almeno che si informasse sui sintomi.
Due persone mi hanno consigliato di recente,
quasi con le stesse parole, di vedere un medico.
Hanno detto — di nuovo, quasi con le stesse parole —
che ero sull’orlo di un esaurimento nervoso.
Allora io stesso non lo sapevo — ma se loro lo vedevano
avrei pensato che un medico potesse vederlo.
REILLY«Esaurimento nervoso» è un termine che non uso mai:


può significare quasi tutto.
EDWARDE da allora mi sono reso conto


che il mio è un caso davvero insolito.
REILLYOgni caso è unico, e assai simile agli altri.
EDWARDEsiste un sanatorio dove lei manda pazienti


come me, sotto la sua osservazione personale?
REILLYLei è molto impetuoso, signor Chamberlayne.


Esistono diverse specie di sanatori
per diverse specie di pazienti. E vi sono anche pazienti
per i quali un sanatorio è il luogo peggiore possibile.
Dobbiamo prima scoprire che cosa non va in lei
prima di decidere che cosa fare di lei.
EDWARDDubito che lei abbia mai avuto un caso come il mio:


ho cessato di credere alla mia stessa personalità.
REILLYOh, povero me; è grave. Un male comunissimo.


Diffusissimo, davvero.
EDWARDRicordo, nella mia infanzia
REILLYComincio sempre dalla situazione immediata


e poi risalgo indietro quanto trovo necessario.
Vede, i suoi ricordi d’infanzia
intendo, nel suo stato d’animo attuale —
sarebbero in gran parte fittizi; e quanto ai suoi sogni,
lei produrrebbe sogni stupefacenti, per compiacermi.
Potrei farle sognare qualunque sogno le suggerissi,
e non servirebbe che a lusingare la sua vanità
col temporaneo stimolo di sentirsi interessante.
EDWARDMa io sono ossessionato dal pensiero della mia insignificanza.
REILLYPrecisamente. E io potrei farla sentire importante,


e lei immaginerebbe che fosse una cura meravigliosa;
e proseguirebbe, facendo tutto il male
che è in suo potere — finché non venisse la rovina.
Metà del male che si fa in questo mondo
è dovuta a gente che vuole sentirsi importante.
Non intendono far male — ma il male non li interessa.


Oppure non lo vedono, o lo giustificano
perché sono assorbiti nella lotta senza fine
per pensare bene di sé.
EDWARDSe sono così


devo aver fatto moltissimo male.
REILLYOh, non tanto quanto le piacerebbe credere:


solo, diciamo, entro la sua modesta capacità.
Provi a spiegarmi che cosa è successo da quando l’ho lasciata.
EDWARDOra capisco perché volevo che mia moglie tornasse.


Era per ciò che lei aveva fatto di me.
Non eravamo tornati soli da un quarto d’ora
che già sentivo, e ancor più acutamente —
anzi, acutamente, forse, per la prima volta,
tutta l’oppressione, l’irrealtà
della parte che mi aveva sempre imposto
con quella forza ostinata, inconsapevole, subumana
che certe donne hanno. Senza di lei, era il vuoto.
Quando credetti che mi avesse lasciato, cominciai a dissolvermi,
a cessare d’esistere. Ecco che cosa mi aveva fatto!
Non posso vivere con lei — ora è intollerabile;
non posso vivere senza di lei, perché mi ha reso incapace
di avere un’esistenza mia.
Ecco che cosa mi ha fatto in cinque anni insieme!
Ha reso il mondo un luogo in cui non posso vivere
se non alle sue condizioni. Devo restare solo,
ma non nello stesso mondo. Perciò voglio che mi metta
nel suo sanatorio. Potrei restarci solo?
(didascalia)Squilla il telefono di [casa]
EDWARDREILLY [al telefono]. Sì.


[A EDWARD] Sì, potrebbe restarci solo.
EDWARDMi domando


se lei abbia capito una parola di quel che ho detto.
REILLYDeve avere pazienza con me, signor Chamberlayne:


imparo molto solo osservandola,
e lasciandola parlare quanto le piace,
e prendendo nota di ciò che non dice.
EDWARDUna volta ho provato l’estremo del dolore fisico,


e ora so che esiste una sofferenza peggiore.
È sorprendente, se si avesse il tempo di sorprendersi:
non ho paura della morte del corpo,
ma questa morte è terrificante. La morte dello spirito —
può capire ciò che soffro?
REILLYCapisco ciò che intende.
EDWARDNon posso più agire per me stesso.


Venire da lei — è stata l’ultima decisione
che sono stato capace di prendere. Sono nelle sue mani.
Non posso assumermi altre responsabilità.
REILLYMolti pazienti vengono con quella convinzione.
EDWARDE ora mi manderà al sanatorio?
REILLYNon ha altro da dirmi?
EDWARDChe altro posso dirle?


Non voleva sentire della mia prima storia.
REILLYNo, non volevo sentire della sua prima storia.
EDWARDE allora mi manderà al sanatorio?


Non posso tornare a casa. E al mio club
non lasciano tenere una stanza per più di sette giorni;
non ho il coraggio di andare in albergo,
e per giunta mi servono altre camicie — può far sì che mia moglie
mi mandi le mie cose: tutto ciò di cui avrò bisogno.
Ma naturalmente non deve dirle dove sono.
È lontano il viaggio?
REILLYSi potrebbe dire, un lungo viaggio.


Ma prima di curare un paziente come lei
ho bisogno di sapere su di lui molto di più
di quanto il paziente stesso possa sempre dirmi.
Anzi, accade spesso che i miei pazienti
siano soltanto frammenti di una situazione intera
che devo esplorare. Il paziente singolo,
malato per conto suo, è piuttosto l’eccezione.
Ho avuto di recente un’altra paziente
la cui situazione è molto simile alla sua.
(didascalia)[Preme tre volte il campanello sulla scrivania]
REILLYDeve accettare una procedura piuttosto insolita:
mi propongo di presentarle l’altra paziente.
EDWARDChe cosa intende? Chi è quest’altra paziente?


Considero questa una condotta assai poco professionale —
non discuterò il mio caso davanti a un’altra paziente.
REILLYAl contrario. È l’unico modo


in cui lo si possa discutere. Lei non mi ha detto nulla.
Ne ha avuto l’occasione, e ha detto abbastanza
per convincermi che si è costruito il suo caso,
per così dire, strada facendo. Un avvocato
dovrebbe conoscere la propria causa prima di entrare in tribunale.
EDWARDSono almeno libero di andarmene. E mi propongo di farlo.


Ho deciso. Andrò in albergo.
REILLYÈ proprio perché lei non è libero, signor Chamberlayne,


che è venuto da me. Tocca a me darle questo —
la sua libertà. È affar mio.
(didascalia)LAVINIA viene fatta entrare dall’INFERMIERA-SEGRETARIA]
REILLYMa ecco l’altra paziente.
EDWARDLavinia!
LAVINIAEbbene, Sir Henry!


Ho detto che sarei venuta a parlare di mio marito:
non ho detto che ero pronta a incontrarlo.
EDWARDE io non mi aspettavo di incontrare te, Lavinia.


Questo lo chiamo un tiro assai disonorevole.
REILLYL’onestà prima dell’onore, signor Chamberlayne.


Si siedano, prego, tutti e due. Signora Chamberlayne,
suo marito desidera entrare in un sanatorio,
e questa è una questione che naturalmente la riguarda.
EDWARDNon andrò in nessun sanatorio.


Vado in albergo. E ti chiederò, Lavinia,
di avere la bontà di mandarmi qualche vestito.
LAVINIAOh, in quale albergo?
EDWARDNon lo so — voglio dire,


questo non ti riguarda.
LAVINIAIn tal caso, Edward,


non credo che i tuoi vestiti riguardino me.
[A REILLY] Presumo che lo manderà nello stesso sanatorio


in cui mandò me? Beh, ne ha più bisogno di quanto ne avessi io.
REILLYSono lieto che lei abbia cominciato a vederla così —


almeno, per il momento. Ma, signora Chamberlayne,
lei non ha mai visitato il mio sanatorio.
LAVINIAChe cosa intende? Chiesi di esservi mandata


e lei mi ci portò. Se quello non era un sanatorio
che cos’era?
REILLYUna specie di albergo. Un ritiro


per gente che immagina di aver bisogno di una tregua
dalla vita di ogni giorno. Tornano rinfrancati;
e se credono che sia un sanatorio
questa è buona ragione per non mandarveli.
Chi ha bisogno del mio genere di sanatorio
non si lascia ingannare facilmente.
LAVINIALei è un diavolo


o soltanto un pazzo burlone?
EDWARDPropendo per la seconda spiegazione


senza la qualifica di «pazzo».
Perché mai dovresti andare tu in un sanatorio?


Non ho mai conosciuto in vita mia nessuno
con meno complicazioni mentali di te;
sei più solida di una… corazzata. È questo che mi ha fatto impazzire.
Sono io quello che ha bisogno di un sanatorio —
ma non ci andrò.
REILLYHa ragione, signor Chamberlayne.


Lei non è un caso per il mio sanatorio:
è troppo malato.
EDWARDTroppo malato?


Allora andrò ad ammalarmi in una pensione di periferia.
LAVINIANon farebbe affatto per te, Edward. Io conosco un albergo


nella New Forest…
EDWARDCome ti somiglia, Lavinia.


Tu conosci sempre qualcosa di meglio.
LAVINIAÈ solo che ho una mente più pratica


della tua, Edward. Lo sai bene.
EDWARDSolo perché me l’hai ripetuto tante volte.


Vorrei vederti compilare una dichiarazione dei redditi.
LAVINIANon essere sciocco, Edward. Quando dico pratica,


intendo pratica nelle cose che contano davvero.
REILLYPosso interrompere questa interessante discussione?


Dico che siete entrambi troppo malati. Vi sono più sintomi
che devono presentarsi insieme, e in grado marcato,
perché un paziente sia ammesso al mio sanatorio:


e uno di essi è una mente onesta.
È una delle cause della loro sofferenza.
LAVINIANessuno può dire che mio marito abbia una mente onesta.
EDWARDE io non potrei dirlo onestamente di te, Lavinia.
REILLYMi congratulo con entrambi per la vostra perspicacia.


La comprensione così affettuosa che avete l’uno dell’altra
vi preparerà ad apprezzare ciò che devo dirvi.
Non mi occupo del volgare imbroglione,
né di chi è insuperabilmente, innocentemente ottuso:
i miei pazienti come voi sono coloro che ingannano sé stessi,
prendendosi pene infinite, esaurendo le proprie energie,
e senza mai riuscirvi del tutto. Avete entrambi finto
di consultare me; entrambi, avete cercato di impormi
la vostra diagnosi, e di prescrivere la vostra cura.
Ma quando ci si mette in mani come le mie
si cede molto più di quanto si volesse.
Questa è la conseguenza del tentare di mentirmi.
LAVINIANon sono venuta qui per essere insultata.
REILLYLei è giunta là dove la parola «insulto» non ha significato;


e deve rassegnarsi. Tutto ciò che mi avete detto —
entrambi — era abbastanza vero: avete descritto i vostri sentimenti —
o alcuni di essi — omettendo i fatti importanti.
Prendo prima suo marito.
[A EDWARD] Lei mi mentiva


nascondendo la sua relazione con la signorina Coplestone.
EDWARDQuesto è mostruoso! Mia moglie non ne sapeva nulla.
LAVINIAMa davvero, Edward! Anche se fossi stata cieca


c’era gente in abbondanza per farmelo sapere.
Mi domando se ci fosse qualcuno che non lo sapeva.
REILLYCe n’era uno, in effetti. Ma lei, signora Chamberlayne,


ha cercato di farmi credere che fosse stata questa scoperta
a precipitare quello che ha chiamato il suo esaurimento nervoso.
LAVINIAMa è vero! Ero completamente prostrata;


anche se mi sono in parte ripresa.
REILLYCertamente, era completamente prostrata,


e certamente si è in qualche misura ripresa.
Ma ha omesso di dire che la causa della sua angoscia
era la defezione del suo amante — che all’improvviso,
per la prima volta in vita sua, si accese d’amore per qualcuno,
e per qualcuno di cui lei aveva ragione d’essere gelosa.
EDWARDMa davvero, Lavinia! Questo è molto interessante.


Pare che tu sia stata molto più abile di me
nel nascondere. Ora mi domando chi possa essere stato.
LAVINIABeh, glielo dica pure, se vuole.
REILLYUn giovanotto di nome Peter.
EDWARDPeter? Peter chi?
REILLYIl signor Peter Quilpe


era un ospite frequente.
EDWARDPeter Quilpe.


Peter Quilpe! Ma davvero, Lavinia!
Mi congratulo. Non avresti potuto scegliere
nessuno che avessi meno probabilità di sospettare.
E poi venne da me a confidarsi a proposito di Celia!


Non ho mai sentito nulla di così assolutamente ridicolo:
questa è la miglior burla che sia mai accaduta.
LAVINIANon sapevo che avessi un tale senso dell’umorismo.
REILLYÈ il primo sintomo più promettente.
LAVINIACome ha saputo tutto questo?
REILLYQuesto non posso rivelarlo.


Ho un mio metodo per raccogliere informazioni
sui miei pazienti. Non deve chiedermi di svelarlo —
è questione di etichetta professionale.
LAVINIANon ho notato molta etichetta professionale


nel suo comportamento di oggi.
REILLYOsservazione ben posta.


Ma mi permetta di notare che le mie rivelazioni
su ciascuno di voi, all’altro,
non hanno riguardato nulla di ciò che mi avete confidato.
Le informazioni che ho scambiato fra voi
le ho ottenute tutte da fonti esterne.
Signora Chamberlayne, quando venne da me due mesi fa
non mi soddisfaceva la sua spiegazione
degli evidenti sintomi di tensione emotiva
e così feci delle indagini.
EDWARDFu due mesi fa


che cominciò il tuo esaurimento! e io non me ne accorsi mai.
LAVINIATu non ti accorgeresti di nulla. Non ti sei mai accorto di me.
REILLYOra, voglio far notare a entrambi


quanto avete in comune. Anzi, ritengo
che siate eccezionalmente ben assortiti.
Signor Chamberlayne, quando credette che sua moglie l’avesse lasciata,
scoprì, con sorpresa e costernazione,
di non essere davvero innamorato della signorina Coplestone…
LAVINIAMio marito non è mai stato innamorato di nessuno.
REILLYE non era disposto al minimo sacrificio


per lei. Questo ferì la sua vanità.
Le piaceva pensarsi come un amante appassionato.
Poi comprese ciò che sua moglie ha giustamente osservato,
che non era mai stato innamorato di nessuno;
il che le fece sospettare di essere incapace
di amare. Per gli uomini di un certo tipo
il sospetto di essere incapaci di amare
turba la stima di
quanto, negli uomini più rozzi, la paura dell’impotenza.
LAVINIASei di cuore freddo, Edward.
REILLYCosì dice lei, signora Chamberlayne.


E ora passiamo al suo lato del problema.
Quando scoprì che il suo giovane amico
(pur sapendo, in cuor suo, che non era innamorato di lei,


ed essendo sempre umiliata dalla consapevolezza


di averlo costretto in quella posizione) —
quando, dico, scoprì che il suo giovane amico
si era davvero innamorato della signorina Coplestone,
le occorse un po’ di tempo, non ho dubbi,
prima di ammetterlo. Benché forse lo sapesse
prima di lui. Fingeva con sé stessa,
sospetto, e finché poté,
che egli mirasse a una distinzione sociale più alta
dell’onore conferito dall’essere il suo amante.


Quando dovette affrontare il fatto che i suoi sentimenti per lei
erano diversi da quelli che lei aveva mai suscitato in lui —
fu uno shock. Aveva voluto essere amata;
era giunta a vedere che nessuno l’aveva mai amata.
Poi cominciò a temere che nessuno potesse amarla.
EDWARDComincio a provare molta pena per te, Lavinia.


Sai, sei davvero eccezionalmente inamabile,
e non ho mai saputo bene perché. Credevo fosse colpa mia.
REILLYE ora cominciate a vedere, spero,


quanto avete in comune. Il medesimo isolamento.
Un uomo che si scopre incapace di amare
e una donna che scopre che nessun uomo può amarla.
LAVINIAMi pare che ciò che abbiamo in comune


possa bastare a farci detestare l’un l’altro.
REILLYVedetelo piuttosto come il vincolo che vi tiene uniti.


Finché eravate ancora in stato di cecità,
lei poteva sempre dire: «non saprebbe amare nessuna donna»;


lei poteva sempre dire: «nessun uomo saprebbe amarla».


Potevate accusarvi a vicenda delle vostre stesse colpe,
ed evitare così di capirvi l’un l’altro.
Ora, non vi resta che rovesciare le proposizioni
e metterle insieme.
LAVINIAÈ possibile?
REILLYSe avessi mandato l’uno o l’altra al sanatorio


nello stato in cui siete venuti da me — vi dico questo:
sarebbe stato un orrore oltre ogni vostra immaginazione,
perché sareste rimasti con ciò che vi eravate portati:
l’ombra di desideri di desideri. Preda
dei demoni che giungono alla pienezza del loro potere
quando vi hanno tutti per sé.
LAVINIAE allora che possiamo fare


se non possiamo andare né indietro né avanti? Edward!
Che possiamo fare?
REILLYHa risposto lei stessa alla sua domanda,


benché non conosca il senso di ciò che ha detto.
EDWARDLavinia, dobbiamo far buon viso a cattivo gioco.


È questo che intende.
REILLYQuando scoprirà, signor Chamberlayne,


che far buon viso a cattivo gioco è tutto ciò che ciascuno di noi ne fa —
tranne, naturalmente, i santi — come quelli che vanno
al sanatorio — dimenticherà questa frase,
e dimenticandola muterà la condizione.
LAVINIAEdward, c’è quell’albergo nella New Forest


se vuoi andarci. Il proprietario
che l’ha appena rilevato è un amico di Alex.
Potrei accompagnarti, e poi lasciarti là
se vuoi restare solo…
EDWARDMa non posso andarmene!


Ho una causa che si apre lunedì prossimo.
LAVINIAAllora ti fermerai al club?
EDWARDNo, non me lo permettono.


Devo andarmene domani — ma come sapevi
che alloggiavo al club?
LAVINIAMa davvero, Edward!


Ho un certo senso di responsabilità.


Stavo per lasciarti là qualche camicia.
EDWARDMi pare che tanto varrebbe tornare a casa.
LAVINIAAllora possiamo dividere un taxi, e risparmiare.


Edward, hai altro da chiedergli
prima di andare?
EDWARDSì, ho qualcosa.


Ma è difficile dirlo.
LAVINIAMa vorrei che lo dicessi.


Almeno, c’è qualcosa che vorrei tu chiedessi.
EDWARDRiguarda il futuro di… degli altri.


Non voglio costruire sulle rovine altrui.
LAVINIAEsattamente. E anch’io ho una domanda.


Sir Henry, fu lei a mandare quei telegrammi?
REILLYCredo che sbrigherò prima il problema di suo marito.


[A EDWARD] Il suo compito non è mondare la sua coscienza


ma imparare a portare i pesi che gravano sulla sua coscienza.
Del futuro degli altri lei non deve occuparsi.
LAVINIACredo che abbia risposto anche alla mia domanda.


Dovevano dircelo loro stessi, che avevano preso la loro decisione.
EDWARDHa altro da dirci, Sir Henry?
REILLYNo. Non in questa veste.
(didascalia)[EDWARD tira fuori il libretto degli assegni. REILLY alza la mano]
REILLYLa mia segretaria le manderà la parcella.
Andate in pace. E operate la vostra salvezza con diligenza.
(didascalia)[Escono EDWARD e LAVINIA]
(didascalia)[REILLY va al divano e vi si sdraia. Squilla il telefono di casa. Si alza e risponde.]
REILLYSì? … Sì. Entra pure.
(didascalia)[Entra JULIA dalla porta laterale]
REILLYSta aspettando di sotto.
JULIALo so, Henry. L’ho portata qui io stessa.
REILLYAh sì? Non le hai fatto sapere che vedevi prima me?
JULIACerto che no. L’ho lasciata alla porta


e ho proseguito in taxi, dietro l’angolo;
ho atteso un istante, e sono sgusciata dentro dal retro.
Sono venuta solo per dirti che sono certa che è pronta
a prendere una decisione.
REILLYEra riluttante?


È per questo che l’hai accompagnata?
JULIAOh no, non riluttante:


soltanto timorosa. Non riesce a credere
che tu la prenda sul serio.
REILLYNon è cosa rara.
JULIAO che meriti di essere presa sul serio.
REILLYQuesta è cosa rarissima.
JULIAHenry, alzati.


Non puoi essere così stanco. Aspetterò nella stanza accanto,
e tornerò quando lei se ne sarà andata.
REILLYSì, quando se ne sarà andata.
JULIACi sarà Alex?
REILLYSì, ci sarà.
(didascalia)[Esce JULIA dalla porta laterale]
(didascalia)[REILLY preme il pulsante. L’INFERMIERA-SEGRETARIA fa entrare CELIA]
REILLYSignorina Celia Coplestone? … Non vuole sedersi?


Credo che lei sia amica della signora Shuttlethwaite.
CELIASì, è stata Julia… la signora Shuttlethwaite


a consigliarmi di venire da lei. — Ma l’ho già incontrata,
non è vero, da qualche parte? … Oh, ma certo.
Solo che non sapevo…
REILLYNon c’è nulla che lei debba sapere.


Ero là su richiesta della signora Shuttlethwaite.
CELIAQuesto lo rende ancora più sconcertante. Comunque,


non voglio farle perdere tempo. E ho un gran timore
che lei pensi che glielo stia facendo perdere lo stesso.
Suppongo che la maggior parte della gente, quando viene da lei,
sia palesemente malata, o sappia dare buone ragioni
per volerla vedere. Beh, io non so darne.
Sono venuta solo per disperazione. E non mi offenderò
se lei mi dirà semplicemente di andarmene.
REILLYLa maggior parte dei miei pazienti comincia, signorina Coplestone,


col dirmi esattamente che cosa ha,
e che cosa io debba farci. Sono certissimi
di aver avuto un esaurimento nervoso — così lo chiamano —
e di solito pensano che la colpa sia di qualcun altro.
CELIAIo almeno non ho nessuno da incolpare se non me stessa.
REILLYE dopo di ciò, il prologo della mia cura


è cercare di mostrar loro che si sbagliano
sulla natura della loro malattia, e portarli a vedere
che non è così interessante come avevano immaginato.
Quando arrivo a tanto, c’è qualcosa da fare.
CELIABeh, non posso pretendere che il mio guaio sia interessante;


ma non comincerò così. Mi sento perfettamente bene.
Potrei condurre una vita attiva — se ci fosse qualcosa per cui operare;
non immagino di essere perseguitata;
non odo voci, non ho deliri —
salvo che il mondo in cui vivo mi sembra tutto un delirio!
Ma non dovrei prima raccontarle le circostanze?
Avevo dimenticato che lei non sa nulla di me;
e con quello che ho passato in queste ultime settimane,
davo in qualche modo per scontato di non dovermi spiegare.
REILLYSo già abbastanza di lei per il momento:


provi prima a descrivere il suo stato d’animo attuale.
CELIABeh, ci sono due cose che non riesco a capire,


e che lei potrebbe considerare sintomi. Ma prima devo dirle
che vorrei davvero pensare che ci sia qualcosa che non va in me —


perché, se non c’è, allora c’è qualcosa che non va,
o almeno di molto diverso da quel che sembrava,
nel mondo stesso — e questo è molto più spaventoso!
Sarebbe terribile. Perciò preferirei credere
che ci sia qualcosa che non va in me, e che si possa raddrizzare.
Farei qualunque cosa lei mi dicesse, per tornare alla normalità.
REILLYDobbiamo scoprire chi è lei, prima di decidere


che cosa sia la normalità. Dice che le cose sono due:


qual è la prima?
CELIAUna consapevolezza della solitudine.


Ma detto così suona piatto. Non intendo semplicemente
che ci sia stato un crollo: benché ci sia stato davvero.
Non è semplicemente la fine di un’illusione
nel modo consueto, o l’essere piantata.
Certo, è qualcosa che accade di continuo
a ogni sorta di gente, e se ne rimettono
più o meno, o almeno tirano avanti.
No. Voglio dire che ciò che è accaduto mi ha resa consapevole
che sono sempre stata sola. Che si è sempre soli.
Non semplicemente la fine di una relazione,
e nemmeno semplicemente lo scoprire che non è mai esistita —
ma una rivelazione sul mio rapporto
con tutti quanti. Sa una cosa —


non sembra più valere la pena di parlare con nessuno!
REILLYE i suoi genitori?
CELIAOh, vivono in campagna,


ora che non possono più permettersi un alloggio in città.
È già tanto se riescono a mandare avanti la casa di campagna:
ma è in famiglia da tanto tempo che non la lasceranno.
REILLYE lei vive a Londra?
CELIADivido un appartamento


con una cugina: ma per ora è all’estero,
e la mia famiglia vuole che scenda a stare da loro.
Ma proprio non me la sento.
REILLYDunque non vuole vedere nessuno?
CELIANo… non è che io voglia restare sola,


ma che tutti sono soli — o almeno così mi pare.
Fanno rumori, e credono di parlarsi fra loro;
fanno smorfie, e credono di capirsi fra loro.
E sono certa che non è vero. È un delirio, questo?
REILLYDa un delirio bisogna far ritorno.


Vi sono altri stati d’animo, che prendiamo per delirio,
ma che dobbiamo accettare e da cui dobbiamo ripartire.
E il secondo sintomo?
CELIAQuesto è ancora più strano.


Suona ridicolo — ma l’unica parola che riesco
a trovarvi è: un senso di peccato.
REILLYLei soffre di un senso di peccato, signorina Coplestone?


Questo è quanto mai insolito.
CELIAA me pareva anormale.
REILLYDobbiamo ancora trovare che cosa sarebbe normale
per lei, prima di usare il termine «anormale».


Mi dica che cosa intende per senso di peccato.
CELIAÈ molto più facile dirle che cosa non intendo:


non intendo il peccato nel senso comune.
REILLYE qual è, a suo parere, il senso comune?
CELIABeh… suppongo sia l’essere immorali —


e io non mi sento come se fossi stata immorale:
anzi, la gente che si giudica immorale non è forse
proprio quella che diciamo priva di senso morale?
Non ho mai notato che l’immoralità
fosse accompagnata da un senso di peccato:
almeno, non mi è mai capitato di vederlo.
Suppongo sia malvagio ferire gli altri
se si sa di ferirli. Io non ho ferito lei.
Non le stavo togliendo nulla —
nulla che lei volesse. Posso essere stata una sciocca:
ma non mi dispiace affatto essere stata una sciocca.
REILLYE qual è il punto di vista della sua famiglia?
CELIABeh, la mia educazione è stata piuttosto convenzionale —


mi era sempre stato insegnato a non credere al peccato.
Oh, non voglio dire che se ne parlasse mai!
Ma qualunque cosa sbagliata, dal nostro punto di vista,
era o cattiva forma, o roba psicologica.
E la cattiva forma portava sempre al disastro
perché la gente che si conosceva la disapprovava.
Io, per conto mio, non mi curo molto della forma —
ma quando tutto è cattiva forma, o storture mentali,
o diventi tu cattiva forma, e smetti di curartene,
oppure, se te ne curi, devi essere una storta.
REILLYE dunque suppone di avere ciò che chiama una «storta»?
CELIAMa tutto sembrava così giusto, in quel momento!


Ci ho pensato e ripensato;
ora vedo che era tutto uno sbaglio:
ma non vedo perché gli sbagli debbano far sentire peccatori!
Eppure non riesco a trovare altra parola.
Dev’essere una specie di allucinazione;
e tuttavia, nello stesso tempo, mi spaventa il timore
che sia più reale di qualunque cosa in cui abbia creduto.
REILLYChe cosa è più reale di qualunque cosa in cui abbia creduto?
CELIANon è il sentimento di qualcosa che io abbia fatto,
da cui potrei allontanarmi, o di qualcosa in me
di cui potrei liberarmi — ma di vuoto, di mancanza
verso qualcuno, o qualcosa, fuori di me;
e sento che devo… espiare — è questa la parola?


Si può curare un paziente per un simile stato d’animo?
REILLYChe cosa credeva fossero i suoi rapporti con quest’uomo?
CELIAOh, l’aveva indovinato, allora? Che abilità la sua.


No, forse l’ho reso ovvio io. Non ha bisogno di sapere
di lui, vero?
REILLYNo.
CELIAForse sono solo un caso tipico.
REILLYCi sono tipi diversi. Alcuni più rari di altri.
CELIAOh, credevo di dargli tanto!


E lui a me — e il dare e il prendere
sembravano così giusti: non in termini di calcolo
di ciò che era bene per le persone che eravamo state
ma per la persona nuova, noi. Se potessi sentire


come sentivo allora, anche adesso mi parrebbe giusto.
E poi scoprii che eravamo soltanto estranei
e che non c’era stato né dare né prendere
ma che ci eravamo semplicemente serviti l’uno dell’altra,
ciascuno per il proprio scopo. È orribile. Possiamo amare soltanto
qualcosa creato dalla nostra stessa immaginazione?
Siamo tutti, in realtà, incapaci d’amore e non amabili?
Allora si è soli, e se si è soli


allora l’amante e l’amato sono ugualmente irreali
e il sognatore non è più reale dei suoi sogni.
REILLYE quest’uomo. Che cosa le sembra ora?
CELIACome un bambino che si è smarrito in una foresta


giocando con un compagno immaginario
e d’un tratto scopre di essere soltanto un bambino
perduto in una foresta, che vuole tornare a casa.
REILLYLa compassione può essere già un indizio


per trovare da sé la via d’uscita dalla foresta.
CELIAMa anche se troverò l’uscita dalla foresta


mi resterà l’inconsolabile ricordo
del tesoro che ero entrata nella foresta a cercare
e che non trovai mai, e che non c’era
e forse non è in nessun luogo? Ma se in nessun luogo,
perché mi sento colpevole di non averlo trovato?
REILLYLa disillusione può divenire essa stessa un’illusione


se ci si adagia in essa.
CELIANon so discutere.


Non è che tema di essere ferita di nuovo:
nulla ormai può ferire né guarire.
A tratti ho pensato che l’estasi sia reale
benché coloro che la provano possano non avere realtà.
Poiché ciò che è accaduto si ricorda come un sogno
in cui si è esaltati dall’intensità dell’amare
nello spirito, una vibrazione di delizia
senza desiderio, perché il desiderio è compiuto
nella delizia dell’amare. Uno stato che non si conosce
da svegli. Ma che cosa, o chi amassi,
o che cosa in me amasse, non lo so.
E se tutto ciò è privo di senso, voglio essere guarita
dalla brama di qualcosa che non riesco a trovare
e dalla vergogna di non trovarlo mai.
Può guarirmi?
REILLYLa condizione è curabile.


Ma la forma della cura dev’essere una sua scelta:
io non posso scegliere per lei. Se è questo che desidera,
posso riconciliarla con la condizione umana,
la condizione alla quale alcuni, giunti lontano quanto lei,
sono riusciti a tornare. Possono ricordare
la visione che hanno avuto, ma cessano di rimpiangerla,
si reggono sulla comune routine,
imparano a evitare l’attesa eccessiva,
diventano tolleranti verso sé stessi e verso gli altri,
dando e prendendo, nei gesti consueti,
ciò che c’è da dare e da prendere. Non si lagnano;
si accontentano del mattino che separa
e della sera che riunisce
per chiacchiere casuali davanti al fuoco
due persone che sanno di non capirsi,
generando figli che non capiscono
e che non li capiranno mai.
CELIAÈ questa la vita migliore?
REILLYÈ una buona vita. Anche se non saprà quanto buona


finché non giungerà alla fine. Ma non vorrà nient’altro,
e l’altra vita sarà soltanto come un libro
letto una volta, e perduto. In un mondo di follia,
violenza, stupidità, avidità… è una buona vita.
CELIASo che dovrei essere capace di accettarlo


se potessi ancora averlo. Eppure mi lascia fredda.
Forse è solo una parte della mia malattia,
ma sento che sarebbe una specie di resa —
no, non una resa — piuttosto un tradimento.
Vede, credo di aver avuto davvero la visione di qualcosa
anche se non so che cosa sia. Non voglio dimenticarla.
Voglio viverci dentro. Potrei fare a meno di tutto,
sopportare qualunque cosa, pur di custodirla.
Anzi, credo che sarebbe davvero disonesto
per me, ora, cercare di farmi una vita con qualcuno!


Non potrei dare a nessuno quella specie d’amore
vorrei poterlo — che appartiene a quella vita.
Oh, temo che questo suoni come un delirio!
O solo come cattivo umore… eppure,
se non c’è altra via… allora mi sento senza speranza.
REILLYC’è un’altra via, se lei ne ha il coraggio.


La prima ho potuto descriverla in termini familiari
perché lei l’ha veduta, come tutti l’abbiamo veduta,
illustrata, più o meno, nelle vite di chi ci sta intorno.
La seconda è ignota, e perciò richiede fede
quella specie di fede che nasce dalla disperazione.
La meta non si può descrivere;
lei saprà pochissimo finché non vi giungerà;
viaggerà alla cieca. Ma la via conduce al possesso
di ciò che lei ha cercato nel luogo sbagliato.
CELIASuona come ciò che voglio. Ma qual è il mio dovere?
REILLYQualunque via lei scelga prescriverà il proprio dovere.
CELIAQuale via è migliore?
REILLYNessuna delle due è migliore.


Entrambe sono necessarie. È necessario anche
scegliere fra le due.
CELIAAllora scelgo la seconda.
REILLYÈ un viaggio terrificante.
CELIANon ho paura,


ma gioia. Suppongo che sia una via solitaria?
REILLYNon più solitaria dell’altra. Ma chi prende l’altra
può dimenticare la propria solitudine. Lei non dimenticherà la sua.
Ciascuna via significa solitudine — e comunione.
Entrambe evitano la desolazione ultima
della solitudine nel mondo fantasmatico
dell’immaginazione, che rimescola memorie e desideri.
CELIAÈ l’inferno in cui sono stata.
REILLYNon è l’inferno


finché non si diventa incapaci di ogni altra cosa.
Ora — si sente proprio sicura?
CELIAVoglio la sua seconda via.


E dunque che devo fare?
REILLYAndrà al sanatorio.
CELIAOh, che caduta! Ho conosciuto persone


che sono state al suo sanatorio, e sono tornate —
non voglio dire che non ne fossero molto migliorate —
è per questo che sono venuta da lei. Ma sono tornate…
Beh… voglio dire… alla vita di ogni giorno.
REILLYVero. Ma gli amici che lei ha in mente


non possono essere stati in questo sanatorio.
Sto molto attento a chi vi mando:
quelli che vi vanno non tornano come tornarono costoro.
CELIASembra una prigione. Ma non possono restarci tutti!


Voglio dire, il posto sarebbe troppo affollato.
REILLYNon molti vi vanno. Ma ho detto che non tornano


nel senso in cui tornarono i suoi amici.
Non ho detto che vi restano.
CELIAChe ne è di loro?
REILLYScelgono, signorina Coplestone. Nulla è loro imposto.


Alcuni tornano, in senso fisico;
nessuno scompare. Conducono vite molto attive,
assai spesso, nel mondo.
CELIAFra quanto mi ci manderà?
REILLYFra quanto sarà pronta?
CELIAStasera, per le nove in punto.
REILLYVada a casa, allora, e faccia i suoi preparativi.


Ecco l’indirizzo da dare ai suoi amici;
(didascalia)[Scrive su un foglietto]
REILLYÈ meglio che avverta subito la sua famiglia.
Manderò un’auto a prenderla alle nove in punto.
CELIAChe cosa devo portare con me?
REILLYNulla.


Tutto ciò che le occorre le sarà fornito,
e non avrà spese al sanatorio.
CELIANon so minimamente che cosa sto facendo


né perché lo faccio. Non c’è altro da fare:
questa è l’unica ragione.
REILLYÈ la ragione migliore.
CELIAMa so che sono io ad aver preso la decisione:


devo dirglielo. Oh, quasi dimenticavo —
posso chiederle qual è il suo onorario?
REILLYHo detto alla mia segretaria


che non c’è onorario.
CELIAMa…
REILLYPer un caso come il suo


non c’è onorario.
(didascalia)[Preme il pulsante]
CELIAÈ stato molto gentile.
REILLYVa’ in pace, figlia mia.


Opera la tua salvezza con diligenza.
(didascalia)[L’INFERMIERA-SEGRETARIA compare alla porta. Esce CELIA. REILLY compone un numero al telefono di casa.]
REILLYREILLY [al telefono]. È finita. Ora puoi entrare.
(didascalia)[Entra JULIA dalla porta laterale]
REILLYAndrà lontano, quella.
JULIAMolto lontano, credo.


Non hai bisogno di dirmelo. L’ho saputo fin dall’inizio.
REILLYSono gli altri che mi preoccupano.
JULIASciocchezze, Henry, li terrò d’occhio io.
REILLYRimandarli indietro: a che cosa devono tornare?


Al cibo stantio che ammuffisce in dispensa,
ai pensieri stantii che ammuffiscono nelle loro menti.
Ciascuno incapace di nascondere la propria meschinità
a sé stesso, perché è nota all’altro.
Non è la coscienza del tradimento reciproco
ma la coscienza che l’altro ne comprende il movente —
specchio contro specchio, che riflette vanità.
Ho corso un grande rischio.
JULIADobbiamo sempre correre rischi.


È il nostro destino. Poiché metti in dubbio la decisione,
quale possibile alternativa riesci a immaginare?
REILLYNessuna.
JULIAE bene, allora. Dobbiamo correre il rischio.


Tutto ciò che potevamo fare era dar loro l’occasione.
E ora, quando sono nudi fino all’anima
e possono scegliere se indossare abiti convenienti
o infilarsi in fretta in nuovi travestimenti,
hanno, per la prima volta, un luogo da cui partire.
Oh, certo, potrebbero anche ammazzarsi a vicenda!
Ma non credo che lo faranno. Vedremo.
È il pensiero di Celia che mi pesa sull’animo.
REILLYDi Celia?
JULIADi Celia.
REILLYMa quando ho detto poco fa


che sarebbe andata lontano, eri d’accordo con me.
JULIAOh sì, andrà lontano. E sappiamo dove sta andando.


Ma che sappiamo dei terrori del viaggio?
Tu e io non conosciamo il processo per cui l’umano viene
trasumanato: che sappiamo
della specie di sofferenza che devono subire
sulla via dell’illuminazione?
REILLYSi spaventerà


alla prima apparizione degli spiriti proiettati?
JULIAHenry, tu semplicemente non capisci l’innocenza.


Non avrà paura di nulla; non saprà nemmeno
che vi sia là qualcosa di cui aver paura.
È troppo umile. Passerà fra le colline che rimbrottano,
per la valle della derisione, come un bambino mandato a fare una commissione
con ardore e pazienza. Eppure dovrà soffrire.
REILLYQuando esprimo fiducia in qualcosa


tu sollevi sempre dubbi; quando sono in apprensione
allora non vedi ragione che per la fiducia.
JULIAÈ uno dei modi in cui ti sono tanto utile.


Dovresti essermene grato.
REILLYE quando dico a una come lei


«Opera la tua salvezza con diligenza», non capisco
ciò che io stesso sto dicendo.
JULIADevi accettare i tuoi limiti.


— Ma quanto ancora ci farà aspettare Alex?
REILLYDovrebbe essere già qui. Parlo con la signorina Barraway.
(didascalia)[Solleva il telefono di casa]
REILLYSignorina Barraway, quando il signor Gibbs arriva…
Oh, benissimo.
[A JULIA] Sta salendo.
(didascalia)[Al telefono]
REILLYPuò portare il vassoio adesso, signorina Barraway.
(didascalia)[Entra ALEX]
ALEXEbbene! Ebbene! e come è andata?
JULIATutto è in ordine.
ALEXI Chamberlayne hanno scelto?
REILLYAccettano il loro destino.
ALEXE lei ha fatto la sua scelta?
REILLYSarà prelevata stasera.
(didascalia)[Entra l’INFERMIERA-SEGRETARIA con un vassoio, una caraffa e tre bicchieri, ed esce. REILLY versa da bere.]
REILLYE ora siamo pronti a procedere alla libagione.
ALEXLe parole per l’edificazione del focolare.
(didascalia)[Alzano i bicchieri]
REILLYChe edifichino il focolare


sotto la protezione delle stelle.
ALEXChe pongano una sedia da ciascun lato.
JULIAChe i santi vegliino sul tetto,


che la luna stessa influenzi il letto.
(didascalia)[Bevono]
ALEXLe parole per coloro che si mettono in viaggio.
REILLYProtettore dei viandanti


benedici la strada.
ALEXVeglia su di lei nel deserto.


Veglia su di lei sulla montagna.
Veglia su di lei nel labirinto.
Veglia su di lei presso le sabbie mobili.
JULIAProteggila dalle Voci
proteggila dalle Visioni
proteggila nel tumulto
proteggila nel silenzio.
(didascalia)[Bevono]
REILLYCe n’è uno per il quale le parole non possono essere dette.
ALEXNon possono ancora essere dette.
JULIAIntendi Peter Quilpe.
REILLYNon è ancora giunto là dove le parole hanno valore.
JULIALe diremo mai?
ALEXAltri, forse, le diranno.


Sai, ho conoscenze — perfino in California.
SIPARIO

Atto 3, Scena 1

Chi parlaBattuta
(didascalia)Il salotto dell’appartamento londinese dei Chamberlayne, a Londra. Due anni dopo. Un tardo pomeriggio di luglio. Un ADDETTO AL BUFFET sta apparecchiando il tavolo del rinfresco. Entra LAVINIA dalla porta laterale.
ADDETTO AL BUFFET. Ha altri ordini per noi, signora?
LAVINIAPotrebbe portare dentro il carrello con i bicchieri


e lasciarli pronti.
ADDETTO AL BUFFET. Benissimo, signora.
(didascalia)[Esce. LAVINIA osserva la stanza con occhio critico e sposta una coppa di fiori.]
(didascalia)[Rientra l’ADDETTO AL BUFFET con il carrello]
LAVINIALà, in quell’angolo. È il posto più comodo;


si può entrare e uscire. Le serve qualcosa
che non trovi in cucina?
ADDETTO AL BUFFET. Niente, signora.


Le occorre altro?
LAVINIANiente altro, credo, fino alle sei e mezza.
(didascalia)[Esce l’ADDETTO AL BUFFET]
(didascalia)[EDWARD entra da sé dalla porta d’ingresso]
EDWARDSono in tempo, credo. Spero che tu non ti sia preoccupata.
LAVINIAOh no. In effetti ho telefonato al tuo studio,


e il tuo impiegato mi ha detto che eri già uscito.
Ma ti telefonavo solo per rassicurarti…
EDWARD [sorridendo]. Che non eri scappata via?
LAVINIAOra, Edward, non è giusto!


Sai bene che abbiamo dato parecchi ricevimenti


in questi due anni. E io c’ero sempre.


Spero che tu non sia troppo stanco.
EDWARDOh no, una giornata tranquilla.


Due consulti con dei procuratori
su casi del tutto lineari. Sei tu che dovresti essere stanca.
LAVINIANon sono ancora stanca. Ma so che sarò contenta


quando sarà tutto finito.
EDWARDMi piace il vestito che porti:
sono contento che tu abbia messo quello.
LAVINIABeh, Edward!


Lo sai che è la prima volta che mi fai un complimento
prima di un ricevimento? Ed è proprio allora che ce n’è bisogno.
EDWARDBeh, te lo meriti. — Abbiamo invitato troppa gente.
LAVINIAÈ vero, hanno accettato molti più


di quanti pensassimo volessero venire. Ma che ci puoi fare?
Di solito ce n’è un mucchio che non hanno voglia di venire
ma che si offenderebbero a morte lo stesso
a sapere che abbiamo dato un ricevimento senza invitarli.
EDWARDForse avremmo dovuto organizzare due ricevimenti


invece di uno.
LAVINIANon funziona mai.


Chiunque sia invitato all’uno o all’altro
sospetta che quello fosse il più importante.
EDWARDÈ vero. Hai una mente molto pratica.
LAVINIAMa sai, non credo che tu debba preoccuparti:


non verranno tutti, di quelli che hanno accettato.
Ricordi che dicevamo: «possiamo invitarne venti di più
perché tanto andranno dai Gunning invece che da noi».
EDWARDLo so, è quello che dicemmo al momento;


ma avevo dimenticato com’erano i ricevimenti dai Gunning.
I loro ospiti riceveranno appena quanto basta a farli venire sete;
arriveranno da noi più tardi, ruggendo per un bicchiere.
Beh, speriamo che quelli che vengono da noi presto
proseguano poi dai Gunning,
per far posto a quelli che arrivano dai Gunning.
LAVINIAE se c’è troppa calca, non riusciranno ad arrivare ai cocktail,


e il cameriere non riuscirà a girare col vassoio,
così se ne andranno di nuovo. Comunque, a quel punto
non c’è proprio nulla che tu possa farci:
e a tutti piace farsi vedere a un ricevimento
dove c’è chiunque altro, per mostrare di essere stati invitati.
È questo che ne fa un successo. È dritto quel quadro?
EDWARDSì, è dritto.
LAVINIANo, non lo è. Raddrizzalo, per favore.
EDWARDÈ dritto adesso?
LAVINIATroppo a sinistra.
EDWARDE così com’è?
LAVINIANo, intendevo a destra.


Così può andare. Sono troppo stanca per starci dietro.
EDWARDQuando se ne saranno andati tutti, berremo dello champagne,


noi due soli. Ora sdraiati, Lavinia.
Non verrà nessuno per almeno mezz’ora;
perciò stenditi pure.
LAVINIADevi sederti accanto a me,


così potrò rilassarmi.
EDWARDQuesto è il momento più bello


di tutto il ricevimento.
LAVINIAOh no, Edward.


Il momento più bello è quello in cui finisce;
e poi ricordare che è la fine della stagione
e che non ci saranno più ricevimenti.
EDWARDE niente più comitati.
LAVINIAPossiamo partire presto?
EDWARDEntro la fine della prossima settimana


sarò del tutto libero.
LAVINIAE potremo essere soli.


Amo quella casa proprio perché è così isolata.
EDWARDPer questo l’abbiamo presa. E sono davvero grato


di avere quella scusa per non vedere gente;
e tu adesso hai proprio bisogno di riposo.
(didascalia)[Suona il campanello]
LAVINIAOh, che noia!


Chi mai può venire così presto? Non riesco proprio ad alzarmi.


ADDETTO AL BUFFET. La signora Shuttlethwaite!
LAVINIAOh, è Julia!
(didascalia)[Entra JULIA]
JULIAEbbene, care mie, eccomi qua!


Pare che vi abbia colti letteralmente nel sonnellino!


So di essere troppo in anticipo; ma il fatto è, cari miei,
che devo poi andare al ricevimento dei Gunning —
e sapete che cosa offrono da mangiare e da bere!


E ho dovuto saltare il tè, e ho una fame da lupi
e muoio di sete. Che cosa può fare Parkinson per me?
Oh sì, lo so che questo è un ricevimento Parkinson;
ho riconosciuto uno dei loro uomini alla porta —
un vecchio amico, in effetti. Ma dimenticavo!
Ho una sorpresa: ho portato Alex con me!
È tornato solo stamattina da chissà dove —
una delle sue misteriose spedizioni,
e adesso lo convinceremo a raccontarci tutto.
Ma dov’è finito?
(didascalia)[Entra ALEX]
EDWARDEbbene, Alex!


Da dove diavolo salti fuori?
ALEXDa dove diavolo? Dall’Oriente. Da Kinkanja —


un’isola di cui non avrete mai sentito parlare
finora. Tornato stamattina. Ho saputo del vostro ricevimento
e, pensando che poteste partire per la campagna,
mi son detto: non devo perdere l’occasione
di vedere Edward e Lavinia.
LAVINIACome stai, Alex?
ALEXHo provato a raggiungervi al telefono


dopo pranzo, ma la mia segretaria non è riuscita a prendere la linea.
Non importa, ho detto — a me stesso, non a lei —
non importa: l’ospite inatteso
è quello a cui si fa l’accoglienza più calorosa.
Li conosco abbastanza bene per saperlo.
JULIAMa raccontaci, Alex.


Che cosa facevi in quello strano posto —
come si chiama?
ALEXKinkanja.
JULIAE che cosa facevi


a Kinkanja? Eri in visita da qualche sultano?
Cacciavi le tigri?
ALEXNon ci sono tigri, Julia,


a Kinkanja. E non ci sono sultani.
Sono stato ospite del Governatore.
In tre siamo andati in giro per un’ispezione
delle condizioni locali.
JULIARiguardo a che cosa? Le noccioline?
ALEXHai indovinato più di quanto credi.


No, non le noccioline. Ma c’entravano le scimmie —
anche se se le scimmie siano il nocciolo del problema
o soltanto un sintomo, non saprei dirlo.
Di sicuro le scimmie sono diventate il pretesto
di un malcontento generale fra gli indigeni.
EDWARDMa come fanno le scimmie a creare malcontento?
ALEXTanto per cominciare, le scimmie sono molto distruttive…
JULIANon c’è bisogno che mi dica quanto le scimmie siano distruttive.


Non dimenticherò mai la scimmia di Mary Mallington,
l’orribile bestiaccia — mi rubò il biglietto per Mentone
e dovetti viaggiare su un treno lentissimo
e in cuccetta. Lei si arrabbiò moltissimo


quando le dissi che quella creatura andava soppressa.
LAVINIAMa non possono sterminarle, queste scimmie,


se sono un flagello?
ALEXPurtroppo


la maggioranza degli indigeni è pagana:
tengono queste scimmie in singolare venerazione
e non vogliono che siano uccise. Così danno la colpa al Governo
per i danni che le scimmie fanno.
EDWARDNon mi pare ragionevole.
ALEXNon è ragionevole,


ma è tipico. E non è il peggio.
Alcune tribù sono convertite al cristianesimo
e, naturalmente, la vedono diversamente.
Le scimmie le catturano. E se le mangiano.
Le scimmie giovani sono squisite:
le ho cucinate io stesso…
EDWARDE qualcuno le ha mangiate,


quando le hai cucinate?
ALEXOh sì, certamente.


Ho inventato per gli indigeni parecchie ricette nuove.
Ma vedete, fra il mangiare le scimmie
e il proteggere i raccolti dalle scimmie
gli indigeni cristiani prosperano oltre misura:
e questo crea attrito fra loro e gli altri.
Ed è questo il vero problema. Spero di non annoiarvi.
EDWARDNiente affatto: siamo ansiosi di conoscere la soluzione.
ALEXNon sono sicuro che esista una soluzione.


Ma neppure questo ci porta al cuore della faccenda.
Ci sono anche agitatori stranieri
che soffiano sul fuoco…
LAVINIAPerché non li espellete?
ALEXSono cittadini di uno Stato vicino e amico


che abbiamo appena riconosciuto. Vedi, Lavinia,
sono acque molto profonde.
EDWARDE gli agitatori,


come agitano?
ALEXConvincendo i pagani


che il massacro delle scimmie ha attirato su di loro una maledizione
che può essere tolta solo massacrando i cristiani.
Hanno perfino persuaso alcuni dei convertiti —
che, dopo tutto, preferiscono non essere massacrati —
a ricadere nel paganesimo. Così, invece di mangiare scimmie
mangiano cristiani.
JULIAChe hanno mangiato scimmie.
ALEXL’indigeno non è, temo, molto logico.
JULIAMi chiedevo dove ci portassi, con le tue scimmie.


Pensavo che avrei fatto conversazione a cena su quelle scimmie:
ma non si può far conversazione a cena sui cristiani mangiati —
nemmeno fra i pagani!
ALEXNon con la storia intera.
EDWARDE qualcuno dei residenti inglesi è stato assassinato?
ALEXSì, ma di solito non se li mangiano.


Quando quella gente ha finito con un europeo,
di regola non è più commestibile.
EDWARDE che cosa ha concluso la vostra commissione?
ALEXAbbiamo appena stilato una relazione provvisoria.
EDWARDSarà resa pubblica?
ALEXPer ora non può esserlo:


ci sono troppe complicazioni internazionali.
Prima o poi ci sarà forse una pubblicazione ufficiale.
EDWARDMa quando?
ALEXFra un anno o due.
EDWARDE intanto?
ALEXIntanto le scimmie si moltiplicano.
LAVINIAE i cristiani?
ALEXAh, i cristiani! Ecco, credo di dovervi dire


di una persona che conoscete — o conoscevate…
JULIAEdward!


Qualcuno dev’essere passato sulla mia tomba:
ho un tale freddo. Dammi un po’ di gin.
Non un cocktail. Sto gelando — in luglio!
ADDETTO AL BUFFET. Il signor Quilpe!
EDWARDE ora chi…
(didascalia)[Entra PETER]
EDWARDMa guarda, è Peter!
LAVINIAPeter!
PETERSalve a tutti!
LAVINIAQuando sei arrivato?
PETERSono volato da New York ieri notte


ho lasciato Los Angeles tre giorni fa.
Oggi a pranzo ho visto Sheila Paisley
e mi ha detto che davate un ricevimento —
lei arriva più tardi, dopo i Gunning —
così mi son detto: devo proprio piombarvi in casa:
è la mia unica occasione di vedere Edward e Lavinia.
Sono qui solo per una settimana, capite,
e stasera scendo in campagna in macchina,
perciò sapevo che non vi sarebbe spiaciuto vedermi arrivare così presto.
Sembrano secoli da quando vi ho visti l’ultima volta!
E tu come stai, Alex? E la cara vecchia Julia!
LAVINIADunque arrivi proprio da New York.
PETERSì, da New York.


I Bologolomsky mi hanno accompagnato alla partenza.
Ricordate la principessa Bologolomsky
dei vecchi tempi? Abbiamo cenato insieme l’altra notte
al Saffron Monkey. È quello il locale che va, adesso.
ALEXChe strano. Le mie scimmie sono color zafferano.
PETERLe tue scimmie, Alex? Ho sempre detto


che Alex conosceva tutti. Ma non sapevo
che conoscesse anche delle scimmie.
JULIAMa dacci le tue notizie;


dacci le tue notizie dal mondo, Peter.
Noi conduciamo una vita così quieta, qui a Londra.
PETERTi è sempre piaciuto prendere in giro, Julia:


ma sapete tutti che lavoro per la Pan-Am-Eagle, no?
EDWARDNo. Dicci un po’, che cos’è la Pan-Am-Eagle?
PETERDovete proprio aver vissuto una vita quieta!


Non andate al cinema?
LAVINIAOgni tanto.
PETERAlex lo sa.


Hai visto il mio ultimo film, Alex?
ALEXNe ero al corrente, ma non l’ho visto.


A Kinkanja non c’è cinema.
PETERKinkanja? E dov’è? Non hanno film?


La Pan-Am-Eagle deve occuparsene.
Forse sarebbe un buon posto per girarne uno.
— Alex sa tutto della Pan-Am-Eagle:
è stato lui a presentarmi al grande Bela.
JULIAE chi è il grande Bela?
PETERMa come, Bela Szogody —


è il mio capo. Credevo che tutti conoscessero il suo nome.
JULIAÈ lui la tua conoscenza in California, Alex?
ALEXSì, ci siamo resi qualche favore a vicenda.
PETERBeh, è stato Bela a mandarmi qui


solo per una settimana. E ho le mani piene.
Stasera scendo a Boltwell.
JULIAOspite del Duca?
PETERE per rendergli un buon servizio.


Stiamo girando un film sulla vita inglese
e vogliamo usare Boltwell.
JULIAMa credevo che Boltwell


fosse in condizioni molto malandate.
PETEREsatto. Lo è. Ed è proprio per questo che ci interessa.


La più decrepita dimora nobiliare d’Inghilterra!
Almeno fra quelle ancora abitate.
Abbiamo fatto venire una squadra di esperti
a studiare il degrado, per poterlo riprodurre.
Poi costruiremo un altro Boltwell in California.
JULIAMa qual è la tua posizione, Peter?


Sei diventato un esperto di case in rovina?
PETEROh, niente affatto! Ho scritto io la sceneggiatura di questo film,


e Bela ne è molto soddisfatto.
Ha pensato che dovessi vedere il Boltwell originale;
e poi ha pensato che, essendo inglese,
dovrei sapere come trattare un duca.
Oltre a questo, abbiamo il direttore del casting:
cerca certe facce tipicamente inglesi —
solo per le parti minori, s’intende —
e io lo aiuterò a decidere quali facce siano tipiche.
JULIAPeter, mi è venuta un’idea meravigliosa!


Ho sempre desiderato andare in California:
non potresti convincere il tuo direttore del casting
a portarci tutti laggiù? Siamo tutti tipicissimi.
PETERNo, temo…


ADDETTO AL BUFFET. Sir Henry Harcourt-Reilly!
JULIAOh, dimenticavo! Avevo un’altra sorpresa per voi.
(didascalia)[Entra REILLY]
JULIAVoglio presentarvi Sir Henry Harcourt-Reilly
EDWARDSiamo lieti di vederlo. Ma ci siamo già conosciuti.
JULIAAllora, se lo conoscete già, non ne avrete paura.


Sapete, all’inizio io ne avevo paura:
ha un’aria così severa…
REILLYMia cara Julia,


mi sta facendo una pessima presentazione —
ammesso che una presentazione fosse necessaria.
JULIAMio caro Henry, lei mi sta interrompendo.
LAVINIASe riesce a interrompere Julia, Sir Henry,


è l’ospite perfetto che aspettavamo.
REILLYNon mi sognerei mai di provare a interrompere Julia
JULIAMa state interrompendo tutti e due!
REILLYE ora chi sta interrompendo?
JULIABeh, non dovreste interrompere le mie interruzioni:


è molto peggio che interrompere e basta.
Adesso mi gira proprio la testa. Devo bere un cocktail.
EDWARD[A REILLY]. E lei prenderà un cocktail?
REILLYPotrei avere un bicchiere d’acqua?
EDWARDCon qualcosa dentro?
REILLYNiente, grazie.
LAVINIAPosso presentarle il signor Peter Quilpe?


Sir Henry Harcourt-Reilly. Peter è un vecchio amico
di mio marito e mio. Oh, dimenticavo —
(didascalia)[Voltandosi verso ALEX]
LAVINIADavo per scontato che vi conosceste —
e non so perché. Il signor MacColgie Gibbs.
ALEXMa certo, sì, ci siamo già incontrati.
REILLYIn diverse commissioni.
JULIAStavamo facendo una conversazione tanto interessante.


Peter è appena arrivato dalla California,
dove è qualcosa di molto importante nel cinema.
Sta girando un film sulla vita inglese
e troverà una parte per tutti noi. Pensate un po’!
PETERMa, Julia, stavo appunto per spiegare —


temo di non poter trovare una parte per nessuno
in questo film — non è compito mio;


e non è così che si fa.
JULIAMa, Peter,


se porti Boltwell in California
perché non puoi portare anche me?
PETERNon portiamo Boltwell.


Ne ricostruiamo uno.
JULIAMolto bene, allora:


perché non ricostruire me? Costa molto meno.


Oh, povera me, vedo che sei deciso a non prendermi:
e così addio alle mie speranze di vedere la California.
PETERSai bene che non verresti mai, anche se ti invitassimo.


Ma c’è una persona di cui volevo chiedervi,
una che desiderava davvero entrare nel cinema,
e ho sempre pensato che potesse avere successo
se solo ne avesse avuto l’occasione. È Celia Coplestone.
L’ha sempre voluto. E adesso potrei aiutarla.
Ho già parlato di lei a Bela
e voglio presentarla al nostro direttore del casting.
Ho un’idea per un altro film.
Sapete dirmi dov’è? Non sono riuscito a trovarla
sull’elenco del telefono.
JULIANon sull’elenco,


né su nessun elenco. Puoi dirglielo adesso, Alex.
LAVINIAChe cosa vuol dire Julia?
ALEXStavo per parlare di lei


quando sei entrato, Peter. Temo che tu non possa avere Celia.
PETEROh… È sposata?
ALEXNon sposata, ma morta.
LAVINIACelia?
ALEXMorta.
PETERMorta. Questo toglie il fondo a ogni cosa.
EDWARDCelia morta.
JULIAFaresti meglio a raccontarglielo, Alex,


quello che riporti da Kinkanja.
LAVINIAKinkanja? E che cosa faceva Celia a Kinkanja?


Avevamo saputo che era entrata in qualche ordine infermieristico…
ALEXEra entrata in un ordine. Un ordine molto austero.


E poiché aveva già esperienza di assistenza ai malati…
LAVINIASì, era stata una V.A.D. Me ne ricordo.
ALEXFu destinata a Kinkanja,


dove ci sono varie malattie endemiche
oltre, naturalmente, a quelle portate dagli europei,
e dove le condizioni favoriscono la peste.
EDWARDContinua.
ALEXPare che fossero in tre —


tre suore in quella stazione, in un villaggio cristiano;
e metà degli indigeni moriva di pestilenza.
Devono aver lavorato senza tregua per settimane.
EDWARDE poi?
ALEXE poi scoppiò l’insurrezione


fra i pagani, quella di cui vi parlavo.
Ne erano al corrente, ma non vollero abbandonare gli indigeni morenti.
Alla fine due di loro riuscirono a fuggire:
una morì nella giungla, e l’altra
non sarà mai più in grado di condurre una vita normale.
Ma Celia Coplestone fu catturata.
Quando i nostri arrivarono, interrogarono gli abitanti del villaggio —
quelli sopravvissuti. E allora trovarono il suo corpo,
o almeno ne trovarono le tracce.
EDWARDMa prima di allora…
ALEXEra difficile dirlo.


Ma da quel che sappiamo delle usanze del luogo
parrebbe che sia stata crocifissa
vicinissimo a un formicaio.
LAVINIAMa Celia!… Proprio lei, fra tutti…
EDWARDE tutto per una manciata di indigeni appestati


che sarebbero morti comunque.
ALEXSì, i malati morirono comunque;


essendo infetti di peste, non furono mangiati.
LAVINIAOh, Edward, mi dispiace tanto — che cosa fiacca da dire!


Ma tu capisci che cosa intendo.
EDWARDE tu sai che cosa sto pensando.
PETERIo non capisco affatto. Ma d’altronde sono stato via


due anni, e non so che cosa sia successo
a Celia, in questi due anni.
Due anni! A pensare a Celia.
EDWARDÈ lo spreco che mi indigna.
PETERTu ne sai più di me:


per me è tutto il resto a essere uno spreco.
Due anni! Ed era tutto uno sbaglio.
Julia! Perché non dici niente?
JULIALe hai dato quei due anni, come meglio potevi.
PETERQuando ha… intrapreso questa strada?
JULIADue anni fa.
PETERDue anni fa! Ho cercato di dimenticarla,


finché non ho cominciato a credermi un successo
e ad avere un po’ più di fiducia in me stesso;
e allora ho ricominciato a pensare a lei. Sempre di più.
All’inizio non volevo sapere nulla di Celia
e perciò non chiedevo mai. Poi volevo sapere
e non osavo chiedere. Mi ci è voluto tutto il mio coraggio
per chiedervi di lei poco fa; ma non avrei mai immaginato
una cosa simile. Suppongo di non averla conosciuta,
di non averla capita. Non capisco niente.
REILLYLei capisce il suo métier, signor Quilpe —


che è il massimo che nessuno di noi possa chiedere.
PETERE che métier! Ho cercato di crederci


per poter credere in me stesso.
Pensavo di avere idee capaci di fare una rivoluzione
nel cinema, che nessuno avrebbe potuto ignorare —
ed eccomi qua, a girare un film di second’ordine!
Ma pensavo che avrebbe portato a qualcosa di meglio,
e sembrava possibile, finché Celia era viva.
Lo volevo, ci credevo, per Celia.
E, certo, volevo fare qualcosa per Celia
ma quello che contava era che Celia fosse viva.
E adesso non vale più niente. Celia non è viva.
LAVINIANo, non è tutto senza valore, Peter. Hai appena cominciato.


Voglio dire, questo ti porta soltanto al punto
da cui devi cominciare. Dicevi poco fa


di non aver mai conosciuto Celia. Nessuno di noi la conosceva.
Ciò di cui hai vissuto è un’immagine di Celia
che ti sei costruito da te, per i tuoi bisogni.
Peter, ti prego, non pensare che io sia cattiva…
PETERNo, non penso che tu sia cattiva, Lavinia;


e so che hai ragione.
LAVINIAE forse quello che ho detto


sembrerà meno crudele se riuscirò a farti capire
che in realtà parlavo di me stessa.
EDWARDLavinia ha ragione. È da qui che si parte.


Se adesso scopri, Peter, cose su te stesso
che non ti va di guardare in faccia: beh, ricorda soltanto
che certi uomini devono imparare cose ben peggiori
su se stessi, e le imparano più tardi,
quando è più difficile riprendersi e ricominciare.
Per te non è così duro. Tu sei buono per natura.
PETERScusatemi. Non credo di aver afferrato


tutto quello che avete detto. Ma vi sono grato lo stesso.
Sapete, per tutto il tempo che avete parlato,
un solo pensiero mi girava e rigirava in testa —
che mi sono interessato soltanto a me stesso:
e questo non basta per Celia.
JULIADevi aver imparato a guardare la gente, Peter,


quando la guardi con l’occhio del cinema:
cioè quando non sei preso da te stesso
ma sei soltanto un occhio. Un giorno arriverai a pensare a Celia
così. E allora la capirai
e sarai riconciliato, e felice nel pensiero di lei.
LAVINIASir Henry, c’è una cosa che voglio dirle.


Mentre Alex ci raccontava che cosa era accaduto a Celia
io guardavo il suo volto. E dall’espressione sembrava
che il modo in cui è morta non la turbasse,
né il fatto che sia morta perché non ha voluto abbandonare
pochi indigeni morenti.
REILLYChi lo sa, signora Chamberlayne,


quale differenza abbia fatto per gli indigeni che morivano
o per lo stato d’animo in cui sono morti?
LAVINIASono disposta a concederlo. Quello che mi ha colpita, però,


è che il suo volto non mostrava né sorpresa né orrore
per il modo in cui è morta. Non so se la conoscesse.
Sospetto di sì. In ogni caso sapeva di lei.


Eppure mi è parso che la sua espressione fosse di… soddisfazione!
REILLYSignora Chamberlayne, o io sono molto trasparente


oppure lei è molto perspicace.
JULIAOh, Henry!


Lavinia è molto più osservatrice di quanto lei creda.
Credo che l’abbia messa con le spalle al muro.
REILLYDescrive la situazione con esattezza, Julia.


Le dispiace se cito dei versi, signora Chamberlayne?
LAVINIAOh no, mi piacerebbe molto sentirla recitare dei versi…
JULIAHa segnato un punto, Henry.
LAVINIA…se rispondono alla mia domanda.
REILLYPrima che Babilonia fosse polvere
il mago Zoroastro, o mia morta creatura,
incontrò la propria immagine che passeggiava nel giardino.
Quell’apparizione, solo fra gli uomini, egli vide.
Ché sappi: vi sono due mondi, di vita e di morte:
l’uno è quello che tu contempli; ma l’altro
sta sotto la tomba, dove abitano
le ombre di tutte le forme che pensano e vivono
finché la morte le unisca e più non si separino!
Quando incontrai per la prima volta la signorina Coplestone, in questa stanza,
vidi l’immagine, ritta dietro la sua sedia,
di una Celia Coplestone il cui volto mostrava lo stupore
dei primi cinque minuti dopo una morte violenta.
Se questo mette a dura prova la sua credulità, signora Chamberlayne,
le chiedo soltanto di accogliere l’ipotesi
che un’intuizione improvvisa, in certe menti,
tenda a esprimersi subito in un’immagine.
A me capita, a volte. Era dunque evidente
che avevo davanti una donna condannata a morte.
Quello era il suo destino. L’unica domanda,
allora, era: che genere di morte? Non potevo saperlo;


perché spettava a lei scegliere la via della vita
che conduce alla morte e, senza conoscerne la fine,
scegliere pure la forma della morte. Sappiamo quale morte ha scelto.
Io non sapevo che sarebbe morta in questo modo;
lei non lo sapeva. Perciò tutto quello che potevo fare


era guidarla nella via della preparazione.
Quella via, che lei accettò, portava a questa morte.
E se questa non è una morte felice, quale morte lo è?
EDWARDVuol dire che, avendo scelto questa forma di morte,


non ha sofferto come soffrono le persone comuni?
REILLYNon è affatto ciò che intendo. Semmai il contrario.


Direi che ha sofferto tutto quello che dovremmo soffrire
in paura e dolore e ribrezzo — tutto questo insieme —
e nella riluttanza del corpo a diventare una cosa.
Direi che ha sofferto di più, perché più consapevole
di noi altri. Ha pagato il prezzo più alto
in sofferenza. Anche questo fa parte del disegno.
LAVINIAForse aveva attraversato un’agonia più grande, prima.


Voglio dire — non so nulla dei suoi ultimi due anni.
REILLYQuesto mostra una certa penetrazione da parte sua, signora Chamberlayne;


ma un’esperienza simile si può soltanto adombrare
in miti e immagini. Per parlarne
ricorriamo alle tenebre, ai labirinti, ai terrori del Minotauro.
Ma quel mondo non prende il posto di questo.
Immagina forse che il Santo nel deserto,
col male spirituale sempre alle spalle,
soffrisse meno di noi per la fame, l’umidità, le intemperie,
i disturbi intestinali e la paura dei leoni,
il freddo della notte e la calura del giorno?
EDWARDMa se questo era giusto — se era giusto per Celia


allora dev’esserci qualcos’altro di terribilmente sbagliato,
e noi altri siamo in qualche modo implicati in quello sbaglio.
Dovrei parlare solo per me. Sono certo di esserlo io.
REILLYMi lasci liberare la sua mente da un ostacolo:


deve cercare di staccarsi da ciò che ancora sente
come una sua responsabilità.
EDWARDNon riesco a evitare la sensazione


che, in qualche modo, la mia responsabilità
sia maggiore di quella di un branco di selvaggi mezzi impazziti.
LAVINIAOh, Edward, lo sapevo! Sapevo che cosa stavi pensando!


Non ti aiuta sapere che anch’io mi sento colpevole?
REILLYSe fossimo tutti giudicati secondo le conseguenze


di ogni nostra parola e azione, al di là dell’intenzione
e al di là della nostra limitata comprensione
di noi stessi e degli altri, saremmo tutti condannati.
Signora Chamberlayne, spesso devo prendere una decisione
che può significare guarigione o rovina per un paziente —
e a volte ho preso la decisione sbagliata.
Quanto alla signorina Coplestone: poiché ritenete la sua morte uno spreco
date la colpa a voi stessi, e poiché date la colpa a voi stessi
pensate che la sua vita sia stata sprecata. È stata trionfale.
Ma io non sono più responsabile del trionfo —
e sono responsabile della sua morte tanto quanto voi.
LAVINIAEppure so che continuerò a incolparmi


di essere stata così cattiva con lei… così maligna.
Continuerò a vederla nel momento
in cui ci disse addio, due anni fa.
EDWARDLa tua responsabilità è nulla rispetto alla mia, Lavinia.
LAVINIANon ne sono così sicura. Se avessi capito te,


forse non avrei frainteso Celia.
REILLYDovrete convivere con questi ricordi e trasformarli


in qualcosa di nuovo. Solo accettando
il passato ne muterete il significato.
JULIAHenry, credo che sia tempo che dica qualcosa anch’io:


ognuno fa una scelta, dell’uno o dell’altro genere,
e poi deve accettarne le conseguenze. Celia scelse
una via la cui conseguenza fu Kinkanja.
Peter ha scelto una via che lo porta a Boltwell:
e là deve andare…
PETERCapisco che cosa vuoi dire.


Vorrei non doverlo fare. Ma la macchina starà aspettando,
e gli esperti — quasi me n’ero dimenticato.
Mi rendo conto che non posso tirarmene fuori —
e che altro potrei fare?
ALEXÈ il tuo film.


E so che Bela se ne aspetta grandi cose.
PETERAllora vado.
EDWARDTi rivedremo, Peter,


prima che tu lasci l’Inghilterra?
LAVINIACerca di venire a trovarci.


Sai, credo che farebbe bene a tutti noi —
a te e a me e a Edward… parlare di Celia.
PETERGrazie mille. Ma non questa volta


proprio non riuscirò.
EDWARDMa alla tua prossima visita?
PETERLa prossima volta che vengo in Inghilterra, ve lo prometto.


Ho davvero una gran voglia di rivedervi entrambi.
Addio, Julia. Addio, Alex. Addio, Sir Henry. [Esce]
JULIA…E ora la conseguenza della scelta dei Chamberlayne


è un cocktail party. Devono essere pronti ad affrontarlo.
I loro ospiti possono arrivare da un momento all’altro.
REILLYJulia, lei ha ragione. Ed è giusto anche


che i Chamberlayne diano ora un ricevimento.
LAVINIAE io sto pensando, da questi ultimi cinque minuti,


a come potrò affrontare i miei ospiti. Vorrei che fosse già finito.
Voglio dire… sono contenta che siate venuti… sono contenta che Alex ce l’abbia detto…
e Peter doveva saperlo…
EDWARDAdesso credo di capire…
LAVINIAAllora spero che me lo spiegherai!
EDWARDOh, non è molto


quello che capisco finora! Ma Sir Henry ha detto,
mi pare, che ogni momento è un nuovo inizio;
e Julia, che vivere è soltanto continuare;
e in qualche modo le due idee sembrano combaciare.
LAVINIAMa lo stesso… non ho voglia di vedere questa gente.
REILLYÈ il fardello che le è stato assegnato. E quanto al ricevimento,


sono certo che sarà un successo.
JULIAE io credo, Henry,


che dovremmo andarcene prima che il ricevimento cominci.
Se la caveranno meglio senza di noi. Anche tu, Alex.
LAVINIANon vogliamo che ve ne andiate!
ALEXAbbiamo un altro impegno.
REILLYE in quell’occasione non sarò inatteso.
JULIASu, Henry. Su, Alex. Andiamo dai Gunning.
(didascalia)[Escono JULIA, REILLY e ALEX]
LAVINIAEdward, come sto?
EDWARDMolto bene.


Direi quasi: mai stata meglio. Ma stai sempre al tuo meglio.
LAVINIAOh, Edward, così rovini tutto. Nessuna donna può credere


di essere sempre al suo meglio. Sei piuttosto trasparente,
sai, quando cerchi di tirarmi su.
Dire che sto sempre al meglio può solo voler dire il peggio.
EDWARDNon imparerò mai a fare un complimento.
LAVINIAQuello che avresti dovuto fare era ammirare il mio vestito.
EDWARDMa ti ho già detto quanto mi piace.
LAVINIAMa da allora sono successe tante cose. E poi,


a volte fa piacere sentirsi fare due volte lo stesso complimento.
EDWARDE adesso al ricevimento.
LAVINIAAdesso al ricevimento.
EDWARDSarà presto finito.
LAVINIAVorrei che cominciasse.
EDWARDEcco il campanello.
LAVINIAOh, che gioia. È cominciato.


SIPARIO
La melodia di One-eyed Riley (pagina 137), trascritta sotto dettatura dell’autore dalla signorina Mary Trevelyan.


Gli interpreti della prima rappresentazione
al
Festival di Edimburgo,
22–27 agosto 1949


Regia di E. MARTIN BROWNE
Scene di ANTHONY HOLLAND
Produzione di SHEREK PLAYERS LTD.
in collaborazione con THE ARTS COUNCIL

IL SEGRETARIO PRIVATO
Personaggi
SIR CLAUDE MULHAMMER
EGGERSON
COLBY SIMPKINS
B. KAGHAN
LUCASTA ANGEL
LADY ELIZABETH MULHAMMER

SpeakerLine
(didascalia)The drawing-room of the Chamberlaynes’ London flat. Early evening. EDWARD CHAMBERLAYNE, JULIA SHUTTLETHWAITE, CELIA COPLESTONE, PETER QUILPE, ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS, and an UNIDENTIFIED GUEST.
ALEXYou’ve missed the point completely, Julia:


There were no tigers. That was the point.
JULIAThen what were you doing, up in a tree:


You and the Maharaja?
ALEXMy dear Julia!


It’s perfectly hopeless. You haven’t been listening.
PETERYou’ll have to tell us all over again, Alex.
ALEXI never tell the same story twice.
JULIABut I’m still waiting to know what happened.


I know it started as a story about tigers.
ALEXI said there were no tigers.
CELIAOh do stop wrangling,


Both of you. It’s your turn, Julia.
Do tell us that story you told the other day, about Lady Klootz and the wedding cake.
PETERAnd how the butler found her in the pantry, rinsing her mouth out with champagne.


I like that story.
CELIAI love that story.
ALEXI’m never tired of hearing that story.
JULIAWell, you all seem to know it.
CELIADo we all know it?


But we’re never tired of hearing you tell it.


I don’t believe everyone here knows it.
[To the UNIDENTIFIED GUEST] You don’t know it, do you?
UNIDENTIFIED GUESTNo, I’ve never heard it.
CELIAHere’s one new listener for you, Julia;
And I don’t believe that Edward knows it.
EDWARDI may have heard it, but I don’t remember it.
CELIAAnd Julia’s the only person to tell it.


She’s such a good mimic.
JULIAAm I a good mimic?
PETERYou are a good mimic. You never miss anything.
ALEXShe never misses anything unless she wants to.
CELIAEspecially the Lithuanian accent.
JULIALithuanian? Lady Klootz?
PETERI thought she was Belgian.
ALEXHer father belonged to a Baltic family —


One of the oldest Baltic families


With a branch in Sweden and one in Denmark.
There were several very lovely daughters:
I wonder what’s become of them now.
JULIALady Klootz was very lovely, once upon a time.


What a life she led! I used to say to her: ‘Greta!
You have too much vitality.’ But she enjoyed herself.
[To the UNIDENTIFIED GUEST] Did you know Lady Klootz?
UNIDENTIFIED GUESTNo, I never met her.
CELIAGo on with the story about the wedding cake.
JULIAWell, but it really isn’t my story.


I heard it first from Delia Verinder
Who was there when it happened.
[To the UNIDENTIFIED GUEST] Do you know Delia Verinder?
UNIDENTIFIED GUESTNo, I don’t know her.
JULIAWell, one can’t be too careful


Before one tells a story.
ALEXDelia Verinder?


Was she the one who had three brothers?
JULIAHow many brothers? Two, I think.
ALEXNo, there were three, but you wouldn’t know the third one:


They kept him rather quiet.
JULIAOh, you mean that one.
ALEXHe was feeble-minded.
JULIAOh, not feeble-minded:


He was only harmless.
ALEXWell then, harmless.
JULIAHe was very clever at repairing clocks;


And he had a remarkable sense of hearing —
The only man I ever met who could hear the cry of bats.
PETERHear the cry of bats?
JULIAHe could hear the cry of bats.
CELIABut how do you know he could hear the cry of bats?
JULIABecause he said so. And I believed him.
CELIABut if he was so … harmless, how could you believe him?


He might have imagined it.
JULIAMy darling Celia,


You needn’t be so sceptical. I stayed there once
At their castle in the North. How he suffered!
They had to find an island for him
Where there were no bats.
ALEXAnd is he still there?


Julia is really a mine of information.
CELIAThere isn’t much that Julia doesn’t know.
PETERGo on with the story about the wedding cake.
(didascalia)[EDWARD leaves the room]
JULIANo, we’ll wait until Edward comes back into the room.


Now I want to relax, Are there any more cocktails?
PETERBut do go on. Edward wasn’t listening anyway.
JULIANo, he wasn’t listening, but he’s such a strain —


Edward without Lavinia! He’s quite impossible!
Leaving it to me to keep things going.
What a host! And nothing fit to eat!
The only reason for a cocktail party
For a gluttonous old woman like me
Is a really nice tit-bit. I can drink at home.
(didascalia)[EDWARD returns with a tray]
JULIAEdward, give me another of those delicious olives.
What’s that? Potato crisps? No, I can’t endure them.
Well, I started to tell you about Lady Klootz.
It was at the Vincewell wedding. Oh, so many years ago!
[To the UNIDENTIFIED GUEST] Did you know the Vincewells?
UNIDENTIFIED GUESTNo, I don’t know the Vincewells.
JULIAOh, they’re both dead now. But I wanted to know.


If they’d been friends of yours, I couldn’t tell the story.
PETERWere they the parents of Tony Vincewell?
JULIAYes. Tony was the product, but not the solution.


He only made the situation more difficult.
You know Tony Vincewell? You knew him at Oxford?
PETERNo, I never knew him at Oxford:


I came across him last year in California.
JULIAI’ve always wanted to go to California.


Do tell us what you were doing in California.
CELIAMaking a film.
PETERTrying to make a film.
JULIAOh, what film was it? I wonder if I’ve seen it.
PETERNo, you wouldn’t have seen it. As a matter of fact


It was never produced. They did a film
But they used a different scenario.
JULIANot the one you wrote?
PETERNot the one I wrote:


But I had a very enjoyable time.
CELIAGo on with the story about the wedding cake.
JULIAEdward, do sit down for a moment.


I know you’re always the perfect host,
But just try to pretend you’re another guest
At Lavinia’s party. There are so many questions
I want to ask you. It’s a golden opportunity
Now Lavinia’s away. I’ve always said:
‘If I could only get Edward alone
And have a really serious conversation!’


I said so to Lavinia. She agreed with me.
She said: ‘I wish you’d try.’ And this is the first time
I’ve ever seen you without Lavinia
Except for the time she got locked in the lavatory
And couldn’t get out. I know what you’re thinking!
I know you think I’m a silly old woman
But I’m really very serious. Lavinia takes me seriously.
I believe that’s the reason why she went away —
So that I could make you talk. Perhaps she’s in the pantry
Listening to all we say!
EDWARDNo, she’s not in the pantry.
CELIAWill she be away for some time, Edward?
EDWARDI really don’t know until I hear from her.


If her aunt is very ill, she may be gone some time.
CELIAAnd how will you manage while she is away?
EDWARDI really don’t know. I may go away myself.
CELIAGo away yourself!
JULIAHave you an aunt too?
EDWARDNo, I haven’t any aunt. But I might go away.
CELIABut, Edward … what was I going to say?


It’s dreadful for old ladies alone in the country,
And almost impossible to get a nurse.
JULIAIs that her Aunt Laura?
EDWARDNo; another aunt


Whom you wouldn’t know. Her mother’s sister
And rather a recluse.
JULIAHer favourite aunt?
EDWARDHer aunt’s favourite niece. And she’s rather difficult.


When she’s ill, she insists on having Lavinia.
JULIAI never heard of her being ill before.
EDWARDNo, she’s always very strong. That’s why when she’s ill


She gets into a panic.
JULIAAnd sends for Lavinia.


I quite understand. Are there any prospects?
EDWARDNo, I think she put it all into an annuity.
JULIASo it’s very unselfish of Lavinia


Yet very like her. But really, Edward,
Lavinia may be away for weeks,
Or she may come back and be called away again.
I understand these tough old women —
I’m one myself. I feel as if I knew
All about that aunt in Hampshire.
EDWARDHampshire?
JULIADidn’t you say Hampshire?
EDWARDNo, I didn’t say Hampshire.
JULIADid you say Hampstead?
EDWARDNo, I didn’t say Hampstead.
JULIABut she must live somewhere.
EDWARDShe lives in Essex.
JULIAAnywhere near Colchester? Lavinia loves oysters.
EDWARDNo. In the depths of Essex.
JULIAWell, we won’t probe into it.


You have the address, and the telephone number?
I might run down and see Lavinia
On my way to Cornwall. But let’s be sensible:
Now you must let me be your maiden aunt —


Living on an annuity, of course.
I am going to make you dine alone with me
On Friday, and talk to me about everything.
EDWARDEverything?
JULIAOh, you know what I mean.


The next election. And the secrets of your cases.
EDWARDMost of my secrets are quite uninteresting.
JULIAWell, you shan’t escape. You dine with me on Friday.


I’ve already chosen the people you’re to meet.
EDWARDBut you asked me to dine with you alone.
JULIAYes, alone!


Without Lavinia! You’ll like the other people —
But you’re to talk to me. So that’s all settled.
And now I must be going.
EDWARDMust you be going?
PETERBut won’t you tell the story about Lady Klootz?
JULIAWhat Lady Klootz?
CELIAAnd the wedding cake.
JULIAWedding cake? I wasn’t at her wedding.


Edward, it’s been a delightful evening:
The potato crisps were really excellent.
Now let me see. Have I got everything?
It’s such a nice party, I hate to leave it.
It’s such a nice party, I’d like to repeat it.
Why don’t you all come to dinner on Friday?


No, I’m afraid my good Mrs. Batten
Would give me notice. And now I must be going.
ALEXI’m afraid I ought to be going.
PETERCelia


May I walk along with you?
CELIANo, I’m sorry, Peter;


I’ve got to take a taxi.
JULIAYou come with me, Peter:


You can get me a taxi, and then I can drop you.


I expect you on Friday, Edward. And Celia
I must see you very soon. Now don’t all go
Just because I’m going. Good-bye, Edward.
EDWARDGood-bye, Julia.
(didascalia)[Exeunt JULIA and PETER]
CELIAGood-bye, Edward.


Shall I see you soon?
EDWARDPerhaps. I don’t know.
CELIAPerhaps you don’t know? Very well, good-bye.
EDWARDGood-bye, Celia.
ALEXGood-bye, Edward. I do hope


You’ll have better news of Lavinia’s aunt.
EDWARDOh … yes … thank you. Good-bye, Alex,


It was nice of you to come.
(didascalia)[Exeunt ALEX and CELIA]
EDWARD[To the UNIDENTIFIED GUEST] Don’t go yet.


Don’t go yet. We’ll finish the cocktails.
Or would you rather have whisky?
UNIDENTIFIED GUESTGin.
EDWARDAnything in it?
UNIDENTIFIED GUESTA drop of water.
EDWARDI want to apologise for this evening.


The fact is, I tried to put off this party:
These were only the people I couldn’t put off
Because I couldn’t get at them in time;
And I didn’t know that you were coming.


I thought that Lavinia had told me the names
Of all the people she said she’d invited.
But it’s only that dreadful old woman who mattered —
I shouldn’t have minded anyone else,
(didascalia)[The doorbell rings. EDWARD goes to the door, saying:]
EDWARDBut she always turns up when she’s least wanted.
(didascalia)[Opens the door]
EDWARDJulia!
(didascalia)[Enter JULIA]
JULIAEdward! How lucky that it’s raining!


It made me remember my umbrella,
And there it is! Now what are you two plotting?
How very lucky it was my umbrella,
And not Alexander’s — he’s so inquisitive!


But I never poke into other people’s business.


Well, good-bye again. I’m off at last.
(didascalia)[Exit]
EDWARDI’m sorry. I’m afraid I don’t know your name.
UNIDENTIFIED GUESTI ought to be going.
EDWARDDon’t go yet.


I very much want to talk to somebody;
And it’s easier to talk to a person you don’t know.
The fact is, that Lavinia has left me.
UNIDENTIFIED GUESTYour wife has left you?
EDWARDWithout warning, of course;


Just when she’d arranged a cocktail party.
She’d gone when I came in, this afternoon.
She left a note to say that she was leaving me;
But I don’t know where she’s gone.
UNIDENTIFIED GUESTThis is an occasion.


May I take another drink?
EDWARDWhisky?
UNIDENTIFIED GUESTGin.
EDWARDAnything in it?
UNIDENTIFIED GUESTNothing but water.


And I recommend you the same prescription …
Let me prepare it for you, if I may …
Strong … but sip it slowly … and drink it sitting down.
Breathe deeply, and adopt a relaxed position.
There we are. Now for a few questions.
How long married?
EDWARDFive years.
UNIDENTIFIED GUESTChildren?
EDWARDNo.
UNIDENTIFIED GUESTThen look at the brighter side.


You say you don’t know where she’s gone?
EDWARDNo, I do not.
UNIDENTIFIED GUESTDo you know who the man is?
EDWARDThere was no other man —


None that I know of.
UNIDENTIFIED GUESTOr another woman


Of whom she thought she had cause to be jealous?
EDWARDShe had nothing to complain of in my behaviour.
UNIDENTIFIED GUESTThen no doubt it’s all for the best.


With another man, she might have made a mistake
And want to come back to you. If another woman,
She might decide to be forgiving
And gain an advantage. If there’s no other woman
And no other man, then the reason may be deeper
And you’ve ground for hope that she won’t come back at all.
If another man, then you’d want to re-marry
To prove to the world that somebody wanted you;
If another woman, you might have to marry her —
You might even imagine that you wanted to marry her.
EDWARDBut I want my wife back.
UNIDENTIFIED GUESTThat’s the natural reaction.


It’s embarrassing, and inconvenient.
It was inconvenient, having to lie about it
Because you can’t tell the truth on the telephone.
It will all take time that you can’t well spare;
But I put it to you …
EDWARDDon’t put it to me.
UNIDENTIFIED GUESTThen I suggest …
EDWARDAnd please don’t suggest.


I have often used these terms in examining witnesses,
So I don’t like them. May I put it to you?


I know that I invited this conversation:
But I don’t know who you are. This is not what I expected.
I only wanted to relieve my mind
By telling someone what I’d been concealing.
I don’t think I want to know who you are;
But, at the same time, unless you know my wife
A good deal better than I thought, or unless you know
A good deal more about us than appears —
I think your speculations rather offensive.
UNIDENTIFIED GUESTI know you as well as I know your wife;


And I knew that all you wanted was the luxury
Of an intimate disclosure to a stranger.
Let me, therefore, remain the stranger.
But let me tell you, that to approach the stranger
Is to invite the unexpected, release a new force,
Or let the genie out of the bottle.
It is to start a train of events
Beyond your control. So let me continue.
I will say then, you experience some relief
Of which you’re not aware. It will come to you slowly:
When you wake in the morning, when you go to bed at night,
That you are beginning to enjoy your independence;
Finding your life becoming cosier and cosier
Without the consistent critic, the patient misunderstander
Arranging life a little better than you like it,
Preferring not quite the same friends as yourself,
Or making your friends like her better than you;
And, turning the past over and over,
You’ll wonder only that you endured it for so long.
And perhaps at times you will feel a little jealous
That she saw it first, and had the courage to break it —
Thus giving herself a permanent advantage.
EDWARDIt might turn out so, yet …
UNIDENTIFIED GUESTAre you going to say, you love her?
EDWARDWhy, I thought we took each other for granted.


I never thought I should be any happier
With another person. Why speak of love?
We were used to each other. So her going away
At a moment’s notice, without explanation,
Only a note to say that she had gone
And was not coming back — well, I can’t understand it.
Nobody likes to be left with a mystery:
It’s so … unfinished.
UNIDENTIFIED GUESTYes, it’s unfinished;


And nobody likes to be left with a mystery.
But there’s more to it than that. There’s a loss of personality;
Or rather, you’ve lost touch with the person
You thought you were. You no longer feel quite human.
You’re suddenly reduced to the status of an object —
A living object, but no longer a person.
It’s always happening, because one is an object
As well as a person. But we forget about it
As quickly as we can. When you’ve dressed for a party
And are going downstairs, with everything about you
Arranged to support you in the role you have chosen,
Then sometimes, when you come to the bottom step
There is one step more than your feet expected
And you come down with a jolt. Just for a moment
You have the experience of being an object
At the mercy of a malevolent staircase.
Or, take a surgical operation.
In consultation with the doctor and the surgeon,
In going to bed in the nursing home,
In talking to the matron, you are still the subject,
The centre of reality. But, stretched on the table,
You are a piece of furniture in a repair shop
For those who surround you, the masked actors;
All there is of you is your body
And the ‘you’ is withdrawn. May I replenish?
EDWARDOh, I’m sorry. What were you drinking?


Whisky?
UNIDENTIFIED GUESTGin.
EDWARDAnything with it?
UNIDENTIFIED GUESTWater.
EDWARDTo what does this lead?
UNIDENTIFIED GUESTTo finding out


What you really are. What you really feel.
What you really are among other people.
Most of the time we take ourselves for granted,
As we have to, and live on a little knowledge
About ourselves as we were. Who are you now?
You don’t know any more than I do,
But rather less. You are nothing but a set
Of obsolete responses. The one thing to do
Is to do nothing. Wait.
EDWARDWait!


But waiting is the one thing impossible.
Besides, don’t you see that it makes me ridiculous?
UNIDENTIFIED GUESTIt will do you no harm to find yourself ridiculous.


Resign yourself to be the fool you are.
That’s the best advice that I can give you.
EDWARDBut how can I wait, not knowing what I’m waiting for?


Shall I say to my friends, ‘My wife has gone away’?
And they answer ‘Where?’ and I say ‘I don’t know’;
And they say, ‘But when will she be back?’
And I reply ‘I don’t know that she is coming back’.


And they ask ‘But what are you going to do?’
And I answer ‘Nothing’. They will think me mad
Or simply contemptible.
UNIDENTIFIED GUESTAll to the good.


You will find that you survive humiliation.
And that’s an experience of incalculable value.
EDWARDStop! I agree that much of what you’ve said


Is true enough. But that is not all.
Since I saw her this morning when we had breakfast
I no longer remember what my wife is like.
I am not quite sure that I could describe her
If I had to ask the police to search for her.
I’m sure I don’t know what she was wearing
When I saw her last. And yet I want her back.
And I must get her back, to find out what has happened


During the five years that we’ve been married.
I must find out who she is, to find out who I am.
And what is the use of all your analysis
If I am to remain always lost in the dark?
UNIDENTIFIED GUESTThere is certainly no purpose in remaining in the dark


Except long enough to clear from the mind
The illusion of having ever been in the light.
The fact that you can’t give a reason for wanting her
Is the best reason for believing that you want her.
EDWARDI want to see her again — here.
UNIDENTIFIED GUESTYou shall see her again — here.
EDWARDDo you mean to say that you know where she is?
UNIDENTIFIED GUESTThat question is not worth the trouble of an answer.


But if I bring her back it must be on one condition:
That you promise to ask her no questions
Of where she has been.
EDWARDI will not ask them.


And yet — it seems to me — when we began to talk
I was not sure I wanted her; and now I want her.
Do I want her? Or is it merely your suggestion?
UNIDENTIFIED GUESTWe do not know yet. In twenty-four hours


She will come to you here. You will be here to meet her.
(didascalia)[The doorbell rings]
EDWARDI must answer the door.
(didascalia)[EDWARD goes to the door]
EDWARD                                                         So it’s you again, Julia!
(didascalia)[Enter JULIA and PETER]
JULIAEdward, I’m so glad to find you.


Do you know, I must have left my glasses here,
And I simply can’t see a thing without them.
I’ve been dragging Peter all over town
Looking for them everywhere I’ve been.
Has anybody found them? You can tell if they’re mine —
Some kind of a plastic sort of frame —
I’m afraid I don’t remember the colour,
But I’d know them, because one lens is missing.
UNIDENTIFIED GUEST [Sings].
As I was drinkin’ gin and water,
And me bein’ the One Eyed Riley,
Who came in but the landlord’s daughter
And she took my heart entirely.
You will keep our appointment?
EDWARDI shall keep it.


UNIDENTIFIED GUEST [Sings].
Tooryooly toory-iley,
What’s the matter with One Eyed Riley?
(didascalia)[Exit]
JULIAEdward, who is that dreadful man?


I’ve never been so insulted in my life.
It’s very lucky that I left my spectacles:
This is what I call an adventure!


Tell me about him. You’ve been drinking together!


So this is the kind of friend you have
When Lavinia is out of the way! Who is he?
EDWARDI don’t know.
JULIAYou don’t know?
EDWARDI never saw him before in my life.
JULIABut how did he come here?
EDWARDI don’t know.
JULIAYou don’t know! And what’s his name?


Did I hear him say his name was Riley?
EDWARDI don’t know his name.
JULIAYou don’t know his name?
EDWARDI tell you I’ve no idea who he is


Or how he got here.
JULIABut what did you talk about


Or were you singing songs all the time?
There’s altogether too much mystery
About this place to-day.
EDWARDI’m very sorry.
JULIANo, I love it. But that reminds me


About my glasses. That’s the greatest mystery.
Peter! Why aren’t you looking for them?
Look on the mantelpiece. Where was I sitting?
Just turn out the bottom of that sofa —
No, this chair. Look under the cushion.
EDWARDAre you quite sure they’re not in your bag?
JULIAWhy no, of course not: that’s where I keep them.


Oh, here they are! Thank you, Edward;
That really was very clever of you;
I’d never have found them but for you.
The next time I lose anything, Edward,


I’ll come straight to you, instead of to St. Anthony.
And now I must fly. I’ve kept the taxi waiting.
Come along, Peter.
PETERI hope you won’t mind


If I don’t come with you, Julia? On the way back
I remembered something I had to say to Edward …
JULIAOh, about Lavinia?
PETERNo, not about Lavinia.


It’s something I want to consult him about,
And I could do it now.
JULIAOf course I don’t mind.
PETERWell, at least you must let me take you down in the lift.
JULIANo, you stop and talk to Edward. I’m not helpless yet.


And besides, I like to manage the machine myself —
In a lift I can meditate. Good-bye then.
And thank you — both of you — very much.
(didascalia)[Exit]
PETERI hope I’m not disturbing you, Edward.
EDWARDI seem to have been disturbed already;


And I did rather want to be alone.
But what’s it all about?
PETERI want your help.


I was going to telephone and try to see you later;
But this seemed an opportunity.
EDWARDAnd what’s your trouble?
PETERThis evening I felt I could bear it no longer.


That awful party! I’m sorry, Edward;
Of course it was really a very nice party
For everyone but me. And that wasn’t your fault.
I don’t suppose you noticed the situation.
EDWARDI did think I noticed one or two things;


But I don’t pretend I was aware of everything.
PETEROh, I’m very glad that you didn’t notice:


I must have behaved rather better than I thought.
If you didn’t notice, I don’t suppose the others did,
Though I’m rather afraid of Julia Shuttlethwaite.
EDWARDJulia is certainly observant,


But I think she had some other matter on her mind.
PETERIt’s about Celia. Myself and Celia.
EDWARDWhy, what could there be about yourself and Celia?


Have you anything in common, do you think?
PETERIt seemed to me we had a great deal in common.


We’re both of us artists.
EDWARDI never thought of that.


What arts do you practise?
PETERYou won’t have seen my novel,


Though it had some very good reviews.
But it’s more the cinema that interests both of us.
EDWARDA common interest in the moving pictures


Frequently brings young people together.
PETERNow you’re only being sarcastic:


Celia was interested in the art of the film.
EDWARDAs a possible profession?
PETERShe might make it a profession;


Though she had her poetry.
EDWARDYes, I’ve seen her poetry —


Interesting if one is interested in Celia.
Apart, of course, from its literary merit
Which I don’t pretend to judge.
PETERWell, I can judge it,


And I think it’s very good. But that’s not the point.
The point is, I thought we had a great deal in common
And I think she thought so too.
EDWARDHow did you come to know her?
(didascalia)[Enter ALEX]
ALEXAh, there you are, Edward! Do you know why I’ve looked in?
EDWARDI’d like to know first how you got in, Alex.
ALEXWhy, I came and found that the door was open


And so I thought I’d slip in and see if anyone was with you.
PETERJulia must have left it open.
EDWARDNever mind;


So long as you both shut it when you go out.
ALEXAh, but you’re coming with me, Edward.


I thought, Edward may be all alone this evening,
And I know that he hates to spend an evening alone,
So you’re going to come out and have dinner with me.
EDWARDThat’s very thoughtful of you, Alex, I’m sure;


But I rather want to be alone, this evening.
ALEXBut you’ve got to have some dinner. Are you going out?


Is there anyone here to get dinner for you?
EDWARDNo, I shan’t want much, and I’ll get it myself.
ALEXAh, in that case I know what I’ll do.


I’m going to give you a little surprise:
You know, I’m rather a famous cook.
I’m going straight to your kitchen now
And I shall prepare you a nice little dinner
Which you can have alone. And then we’ll leave you.
Meanwhile, you and Peter can go on talking
And I shan’t disturb you.
EDWARDMy dear Alex,


There’ll be nothing in the larder worthy of your cooking.
I couldn’t think of it.
ALEXAh, but that’s my special gift —


Concocting a toothsome meal out of nothing.
Any scraps you have will do. I learned that in the East.
With a handful of rice and a little dried fish
I can make half a dozen dishes. Don’t say a word.
I shall begin at once.
(didascalia)[Exit to kitchen]
EDWARDWell, where did you leave off?
PETERYou asked me how I came to know Celia.


I met her here, about a year ago.
EDWARDAt one of Lavinia’s amateur Thursdays?
PETERA Thursday. Why do you say amateur?
EDWARDLavinia’s attempts at starting a salon,


Where I entertained the minor guests
And dealt with the misfits, Lavinia’s mistakes.
But you were one of the minor successes
For a time at least.
PETERI wouldn’t say that.


But Lavinia was awfully kind to me
And I owe her a great deal. And then I met Celia.
She was different from any girl I’d ever known
And not easy to talk to, on that occasion.
EDWARDDid you see her often?


ALEX’S VOICE. Edward, have you a double boiler?
EDWARDI suppose there must be a double boiler:


Isn’t there one in every kitchen?
ALEX’S VOICE.                                 I can’t find it.


There goes that surprise. I must think of another.
PETERNot very often.


And when I did, I got no chance to talk to her.
EDWARDYou and Celia were asked for different purposes.


Your role was to be one of Lavinia’s discoveries;
Celia’s, to provide society and fashion.
Lavinia always had the ambition
To establish herself in two worlds at once —
But she herself had to be the link between them.
That is why, I think, her Thursdays were a failure.
PETERYou speak as if everything was finished.
EDWARDOh no, no, everything is left unfinished.


But you haven’t told me how you came to know Celia.
PETERI saw her again a few days later


Alone at a concert. And I was alone.
I’ve always gone to concerts alone —
At first, because I knew no one to go with,
And later, I found I preferred to go alone.
But a girl like Celia, it seemed very strange,
Because I thought of her merely as a name
In a society column, to find her there alone.
Anyway, we got into conversation
And I found that she went to concerts alone
And to look at pictures. So we often met
In the same way, and sometimes went together.
And to be with Celia, that was something different
From company or solitude. And we sometimes had tea
And once or twice dined together.
EDWARDAnd after that


Did she ever introduce you to her family
Or to any of her friends?
PETERNo, but once or twice she spoke of them


And about their lack of intellectual interests.
EDWARDAnd what happened after that?
PETEROh, nothing happened.


But I thought that she really cared about me.
And I was so happy when we were together —
So … contented, so … at peace: I can’t express it;
I had never imagined such quiet happiness.
I had only experienced excitement, delirium,
Desire for possession. It was not like that at all.
It was something very strange. There was such … tranquillity …
EDWARDAnd what interrupted this interesting affair?
(didascalia)[Enter ALEX in shirtsleeves and an apron]
ALEXEdward, I can’t find any curry powder.
EDWARDThere isn’t any curry powder. Lavinia hates curry.
ALEXThere goes another surprise, then. I must think.


I didn’t expect to find any mangoes,
But I did count upon curry powder.
(didascalia)[Exit]
PETERThat is exactly what I want to know.


She has simply faded — into some other picture —
Like a film effect. She doesn’t want to see me;
Makes excuses, not very plausible,
And when I do see her, she seems preoccupied
With some secret excitement which I cannot share.
EDWARDDo you think she has simply lost interest in you?
PETERYou put it just wrong. I think of it differently.


It is not her interest in me that I miss —


But those moments in which we seemed to share some perception,
Some feeling, some indefinable experience
In which we were both unaware of ourselves.
In your terms, perhaps, she’s lost interest in me.
EDWARDThat is all very normal. If you could only know


How lucky you are. In a little while
This might have become an ordinary affair
Like any other. As the fever cooled
You would have found that she was another woman
And that you were another man. I congratulate you
On a timely escape.
PETERI should prefer to be spared


Your congratulations. I had to talk to someone.
And I have been telling you of something real —
My first experience of reality
And perhaps it is the last. And you don’t understand.
EDWARDMy dear Peter, I have only been telling you


What would have happened to you with Celia
In another six months’ time. There it is.
You can take it or leave it.
PETERBut what am I to do?
EDWARDNothing. Wait. Go back to California.
PETERBut I must see Celia.
EDWARDWill it be the same Celia?


Better be content with the Celia you remember.
Remember! I say it’s already a memory.
PETERBut I must see Celia at least to make her tell me


What has happened, in her terms. Until I know that
I shan’t know the truth about even the memory.
Did we really share these interests? Did we really feel the same


When we heard certain music? Or looked at certain pictures?


There was something real. But what is the reality …
(didascalia)[The telephone rings]
EDWARDExcuse me a moment.
(didascalia)[Into telephone]
EDWARD                                                       Hello! … I can’t talk now …
Yes, there is … Well then, I’ll ring you
As soon as I can.
[To PETER] I’m sorry. You were saying?
PETERI was saying, what is the reality


Of experience between two unreal people?
If I can only hold to the memory
I can bear any future. But I must find out
The truth about the past, for the sake of the memory.
EDWARDThere’s no memory you can wrap in camphor


But the moths will get in. So you want to see Celia.
I don’t know why I should be taking all this trouble
To protect you from the fool you are.
What do you want me to do?
PETERSee Celia for me.


You know her in a different way from me
And you are so much older.
EDWARDSo much older?
PETERYes, I’m sure that she would listen to you


As someone disinterested.
EDWARDWell, I will see Celia.
PETERThank you, Edward. It’s very good of you.
(didascalia)[Enter ALEX, with his jacket on]
ALEXOh, Edward! I’ve prepared you such a treat!


I really think that of all my triumphs
This is the greatest. To make something out of nothing!
Never, even when travelling in Albania,
Have I made such a supper out of so few materials
As I found in your refrigerator. But of course
I was lucky to find half-a-dozen eggs.
EDWARDWhat! You used all those eggs! Lavinia’s aunt


Has just sent them from the country.
ALEXAh, so the aunt


Really exists. A substantial proof.
EDWARDNo, no … I mean, this is another aunt.
ALEXI understand. The real aunt. But you’ll be grateful.


There are very few peasants in Montenegro
Who can have the dish that you’ll be eating, nowadays.
EDWARDBut what about my breakfast?
ALEXDon’t worry about breakfast.


All you should want is a cup of black coffee
And a little dry toast. I’ve left it simmering.
Don’t leave it longer than another ten minutes.
Now I’ll be going, and I’ll take Peter with me.
PETEREdward, I’ve taken too much of your time,


And you want to be alone. Give my love to Lavinia
When she comes back … but, if you don’t mind,
I’d rather you didn’t tell her what I’ve told you.
EDWARDI shall not say anything about it to Lavinia.
PETERThank you, Edward. Good night.
EDWARDGood night, Peter,


And good night, Alex. Oh, and if you don’t mind,
Please shut the door after you, so that it latches.
ALEXRemember, Edward, not more than ten minutes, Twenty minutes, and my work will be ruined.
(didascalia)[Exeunt ALEX and PETER]
(didascalia)[EDWARD picks up the telephone, and dials a number]
EDWARDIs Miss Celia Coplestone in? … How long ago? …


No, it doesn’t matter.
CURTAIN


tags:

  • archetype/fool
  • character/bottom
  • character/celia
  • character/celia_coplestone
  • character/edward_chamberlayne
  • character/julia
  • character/lavinia
  • character/nurse
  • concept/ambition
  • concept/body
  • concept/courage
  • concept/doubt
  • concept/hope
  • concept/mercy
  • concept/solitude
  • concept/truth
  • concept/wonder
  • form/novel
  • motif/desire
  • motif/home
  • motif/leaves
  • motif/love
  • motif/machine
  • motif/memory
  • motif/night
  • motif/secrets
  • motif/time
  • motif/water
  • motif/well
  • setting/castle
  • setting/denmark
  • setting/london
  • setting/oxford
  • topos/double

Chi parlaBattuta
(didascalia)Il salotto dell’appartamento londinese dei Chamberlayne. Prima sera. EDWARD CHAMBERLAYNE, JULIA SHUTTLETHWAITE, CELIA COPLESTONE, PETER QUILPE, ALEXANDER MACCOLGIE GIBBS, e un OSPITE NON IDENTIFICATO.
ALEXNon hai capito affatto il punto, Julia:


Non c’erano tigri. Questo era il punto.
JULIAE allora che ci facevate, su un albero:


Tu e il Maharaja?
ALEXMia cara Julia!


È perfettamente inutile. Non hai ascoltato.
PETERDovrai raccontarcelo daccapo, Alex.
ALEXNon racconto mai due volte la stessa storia.
JULIAMa sto ancora aspettando di sapere che cosa è successo.


So che era cominciata come una storia di tigri.
ALEXHo detto che non c’erano tigri.
CELIAOh, smettetela di bisticciare,


Tutti e due. Tocca a te, Julia.
Raccontaci quella storia che hai raccontato l’altro giorno, di Lady Klootz e della torta nuziale.
PETERE di come il maggiordomo la trovò in dispensa, a sciacquarsi la bocca con lo champagne.


Mi piace quella storia.
CELIAAdoro quella storia.
ALEXNon mi stanco mai di sentire quella storia.
JULIABene, pare che la conosciate tutti.
CELIALa conosciamo tutti?


Ma non ci stanchiamo mai di sentirtela raccontare.


Non credo che qui tutti la conoscano.
[All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Lei non la conosce, vero?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, non l’ho mai sentita.
CELIAEcco un nuovo ascoltatore per te, Julia;
E non credo che Edward la conosca.
EDWARDPuò darsi che l’abbia sentita, ma non la ricordo.
CELIAE Julia è l’unica persona che sappia raccontarla.


È così brava a imitare.
JULIASono brava a imitare?
PETERSei brava a imitare. Non ti sfugge mai nulla.
ALEXNon le sfugge mai nulla, a meno che non voglia.
CELIASpecialmente l’accento lituano.
JULIALituano? Lady Klootz?
PETERCredevo fosse belga.
ALEXSuo padre apparteneva a una famiglia baltica —


Una delle più antiche famiglie baltiche


Con un ramo in Svezia e uno in Danimarca.
C’erano parecchie figlie assai graziose:
Mi domando che ne sia stato di loro.
JULIALady Klootz era graziosissima, un tempo.


Che vita conduceva! Le dicevo sempre: «Greta!
Hai troppa vitalità». Ma si divertiva.
[All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosceva Lady Klootz?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, non l’ho mai incontrata.
CELIAVa’ avanti con la storia della torta nuziale.
JULIABeh, ma in realtà non è una storia mia.


L’ho sentita per la prima volta da Delia Verinder
Che era là quando accadde.
[All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosce Delia Verinder?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, non la conosco.
JULIABeh, non si è mai troppo prudenti


Prima di raccontare una storia.
ALEXDelia Verinder?


Era quella che aveva tre fratelli?
JULIAQuanti fratelli? Due, credo.
ALEXNo, erano tre, ma il terzo non lo conoscerai:


Lo tenevano piuttosto nascosto.
JULIAOh, intendi quello.
ALEXEra deficiente.
JULIAOh, non deficiente:


Era soltanto innocuo.
ALEXBeh allora, innocuo.
JULIAEra bravissimo a riparare gli orologi;


E aveva un udito notevole —
L’unico uomo che abbia mai incontrato capace di udire il grido dei pipistrelli.
PETERUdire il grido dei pipistrelli?
JULIAPoteva udire il grido dei pipistrelli.
CELIAMa come fai a sapere che poteva udire il grido dei pipistrelli?
JULIAPerché lo diceva lui. E io gli credevo.
CELIAMa se era così… innocuo, come potevi credergli?


Potrebbe averlo immaginato.
JULIAMia cara Celia,


Non c’è bisogno che tu sia così scettica. Una volta ci stetti
Nel loro castello del Nord. Come soffriva!
Dovettero trovargli un’isola
Dove non ci fossero pipistrelli.
ALEXEd è ancora là?


Julia è davvero una miniera d’informazioni.
CELIANon c’è molto che Julia non sappia.
PETERVa’ avanti con la storia della torta nuziale.
(didascalia)[EDWARD lascia la stanza]
JULIANo, aspetteremo che Edward torni nella stanza.


Ora voglio rilassarmi. Ci sono altri cocktail?
PETERMa va’ avanti. Tanto Edward non stava ascoltando.
JULIANo, non stava ascoltando, ma è una tale fatica —


Edward senza Lavinia! È proprio impossibile!
Lasciare a me il compito di mandare avanti le cose.
Che padrone di casa! E niente di commestibile!
L’unica ragione d’un cocktail party
Per una vecchia golosa come me
È un bel bocconcino. Bere posso a casa.
(didascalia)[EDWARD torna con un vassoio]
JULIAEdward, dammi un’altra di quelle olive deliziose.
Che cos’è? Patatine? No, non le sopporto.
Dunque, avevo cominciato a parlarvi di Lady Klootz.
Fu alle nozze dei Vincewell. Oh, tanti anni fa!
[All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Conosceva i Vincewell?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, non conosco i Vincewell.
JULIAOh, ora sono morti tutti e due. Ma volevo saperlo.


Se fossero stati amici suoi, non potrei raccontare la storia.
PETERErano i genitori di Tony Vincewell?
JULIASì. Tony fu il prodotto, ma non la soluzione.


Non fece che rendere la situazione più difficile.
Conosci Tony Vincewell? L’hai conosciuto a Oxford?
PETERNo, non l’ho mai conosciuto a Oxford:


L’ho incontrato l’anno scorso in California.
JULIAHo sempre desiderato andare in California.


Raccontaci che cosa facevi in California.
CELIAGirava un film.
PETERCercavo di girare un film.
JULIAOh, che film era? Mi domando se l’ho visto.
PETERNo, non può averlo visto. In effetti


Non fu mai prodotto. Un film lo fecero
Ma usarono un’altra sceneggiatura.
JULIANon quella che avevi scritto tu?
PETERNon quella che avevo scritto io:


Ma ho trascorso un tempo assai piacevole.
CELIAVa’ avanti con la storia della torta nuziale.
JULIAEdward, siediti un momento.


So che sei sempre il perfetto padrone di casa,
Ma prova a far finta d’essere un altro ospite
Alla festa di Lavinia. Ci sono tante domande
Che voglio farti. È un’occasione d’oro
Ora che Lavinia è via. Ho sempre detto:
«Se solo potessi avere Edward da solo
E fare una conversazione davvero seria!»


L’ho detto a Lavinia. Era d’accordo con me.
Ha detto: «Vorrei che tu ci provassi». E questa è la prima volta
Che ti vedo senza Lavinia
Tranne quella volta che restò chiusa nel gabinetto
E non riusciva a uscire. So che cosa stai pensando!
So che mi credi una vecchia sciocca
Ma parlo davvero sul serio. Lavinia mi prende sul serio.
Credo sia questa la ragione per cui è andata via —
Perché io potessi farti parlare. Forse è in dispensa
Ad ascoltare tutto quel che diciamo!
EDWARDNo, non è in dispensa.
CELIAStarà via per un po’ di tempo, Edward?
EDWARDNon lo so davvero, finché non avrò sue notizie.


Se la zia è molto malata, può restare via un bel po’ di tempo.
CELIAE come farai mentre è via?
EDWARDNon lo so davvero. Potrei andarmene via anch’io.
CELIAAndartene via anche tu!
JULIAHai una zia anche tu?
EDWARDNo, non ho nessuna zia. Ma potrei andarmene.
CELIAMa, Edward… che cosa stavo per dire?


È terribile per le vecchie signore sole in campagna,
E quasi impossibile trovare un’infermiera.
JULIAÈ la sua zia Laura?
EDWARDNo; un’altra zia


Che non conosceresti. La sorella di sua madre
E piuttosto una reclusa.
JULIALa sua zia prediletta?
EDWARDLa nipote prediletta della zia. Ed è piuttosto difficile.


Quando è malata, pretende assolutamente Lavinia.
JULIANon ho mai sentito che fosse malata, prima d’ora.
EDWARDNo, è sempre fortissima. Ecco perché, quando è malata,


Le viene il panico.
JULIAE manda a chiamare Lavinia.


Capisco perfettamente. Ci sono prospettive?
EDWARDNo, credo che abbia investito tutto in un vitalizio.
JULIAAllora è molto altruista da parte di Lavinia


Eppure molto da lei. Ma davvero, Edward,
Lavinia potrebbe restare via per settimane,
O tornare e poi essere richiamata via di nuovo.
Le conosco queste vecchie coriacee —
Ne sono una anch’io. Mi pare di sapere
Tutto di quella zia dell’Hampshire.
EDWARDHampshire?
JULIANon hai detto Hampshire?
EDWARDNo, non ho detto Hampshire.
JULIAHai detto Hampstead?
EDWARDNo, non ho detto Hampstead.
JULIAMa da qualche parte dovrà pur vivere.
EDWARDVive nell’Essex.
JULIADa qualche parte vicino a Colchester? Lavinia adora le ostriche.
EDWARDNo. Nel profondo dell’Essex.
JULIABene, non ci ficcheremo il naso.


Hai l’indirizzo, e il numero di telefono?
Potrei fare un salto a trovare Lavinia
Andando in Cornovaglia. Ma siamo ragionevoli:
Ora devi lasciarmi fare la tua zia zitella —


Che vive di vitalizio, s’intende.
Ti farò cenare da solo con me
Venerdì, e parlarmi di tutto.
EDWARDDi tutto?
JULIAOh, sai che cosa intendo.


Le prossime elezioni. E i segreti delle tue cause.
EDWARDLa maggior parte dei miei segreti è del tutto priva d’interesse.
JULIABene, non scapperai. Ceni con me venerdì.


Ho già scelto le persone che devi conoscere.
EDWARDMa mi avevi chiesto di cenare con te da solo.
JULIASì, da solo!


Senza Lavinia! Le altre persone ti piaceranno —
Ma devi parlare con me. Dunque è tutto stabilito.
E ora devo andare.
EDWARDDevi proprio andare?
PETERMa non racconterai la storia di Lady Klootz?
JULIAQuale Lady Klootz?
CELIAE la torta nuziale.
JULIATorta nuziale? Non ero alle sue nozze.


Edward, è stata una serata deliziosa:
Le patatine erano davvero eccellenti.
Ora vediamo. Ho preso tutto?
È una festa così bella, mi dispiace lasciarla.
È una festa così bella, vorrei ripeterla.
Perché non venite tutti a cena venerdì?


No, temo che la mia buona signora Batten
Mi darebbe le dimissioni. E ora devo andare.
ALEXTemo che dovrei andare anch’io.
PETERCelia


Posso accompagnarti a piedi?
CELIANo, mi dispiace, Peter;


Devo prendere un taxi.
JULIAVieni con me, Peter:


Puoi trovarmi un taxi, e poi ti lascio per strada.


Ti aspetto venerdì, Edward. E Celia
Devo vederti prestissimo. Ora non andatevene tutti
Solo perché me ne vado io. Arrivederci, Edward.
EDWARDArrivederci, Julia.
(didascalia)[Escono JULIA e PETER]
CELIAArrivederci, Edward.


Ti vedrò presto?
EDWARDForse. Non lo so.
CELIAForse non lo sai? Molto bene, arrivederci.
EDWARDArrivederci, Celia.
ALEXArrivederci, Edward. Spero proprio


Che avrai notizie migliori della zia di Lavinia.
EDWARDOh… sì… grazie. Arrivederci, Alex,


Sei stato gentile a venire.
(didascalia)[Escono ALEX e CELIA]
EDWARD[All’OSPITE NON IDENTIFICATO] Non se ne vada ancora.


Non se ne vada ancora. Finiremo i cocktail.
O preferisce del whisky?
OSPITE NON IDENTIFICATOGin.
EDWARDCi metto qualcosa?
OSPITE NON IDENTIFICATOUn goccio d’acqua.
EDWARDVoglio scusarmi per questa serata.


Il fatto è che avevo cercato di rimandare questa festa:
Questi erano solo quelli che non ho potuto disdire
Perché non sono riuscito a raggiungerli in tempo;
E non sapevo che sarebbe venuto anche lei.


Credevo che Lavinia mi avesse detto i nomi
Di tutte le persone che diceva d’aver invitato.
Ma è solo quella terribile vecchia che contava —
Chiunque altro non mi sarebbe importato,
(didascalia)[Suona il campanello. EDWARD va alla porta, dicendo:]
EDWARDMa lei salta sempre fuori quando meno la si desidera.
(didascalia)[Apre la porta]
EDWARDJulia!
(didascalia)[Entra JULIA]
JULIAEdward! Che fortuna che piova!


Mi ha fatto ricordare l’ombrello,
Ed eccolo lì! Ora che cosa complottate voi due?
Che gran fortuna che fosse il mio ombrello,
E non quello di Alexander — lui è così curioso!


Ma io non ficco mai il naso negli affari altrui.


Bene, arrivederci di nuovo. Finalmente me ne vado.
(didascalia)[Esce]
EDWARDMi scusi. Temo di non conoscere il suo nome.
OSPITE NON IDENTIFICATODovrei andarmene.
EDWARDNon se ne vada ancora.


Ho un gran bisogno di parlare con qualcuno;
Ed è più facile parlare con una persona che non si conosce.
Il fatto è che Lavinia mi ha lasciato.
OSPITE NON IDENTIFICATOSua moglie l’ha lasciata?
EDWARDSenza preavviso, naturalmente;


Proprio quando aveva organizzato un cocktail party.
Era già andata via quando sono rientrato, oggi pomeriggio.
Ha lasciato un biglietto per dire che mi lasciava;
Ma non so dove sia andata.
OSPITE NON IDENTIFICATOQuesta è un’occasione.


Posso prendere un altro bicchiere?
EDWARDWhisky?
OSPITE NON IDENTIFICATOGin.
EDWARDCi metto qualcosa?
OSPITE NON IDENTIFICATONient’altro che acqua.


E raccomando a lei la stessa ricetta…
Mi lasci prepararla, se permette…
Forte… ma la sorseggi lentamente… e la beva seduto.
Respiri a fondo, e assuma una posizione rilassata.
Ecco fatto. Ora qualche domanda.
Sposato da quanto?
EDWARDCinque anni.
OSPITE NON IDENTIFICATOFigli?
EDWARDNessuno.
OSPITE NON IDENTIFICATOAllora guardi il lato buono.


Dice di non sapere dove sia andata?
EDWARDNo, non lo so.
OSPITE NON IDENTIFICATOSa chi è l’uomo?
EDWARDNon c’era nessun altro uomo —


Nessuno che io sappia.
OSPITE NON IDENTIFICATOO un’altra donna


Di cui credesse d’aver motivo d’essere gelosa?
EDWARDNon aveva nulla da lamentare nella mia condotta.
OSPITE NON IDENTIFICATOAllora senza dubbio è tutto per il meglio.


Con un altro uomo, potrebbe aver commesso un errore
E voler tornare da lei. Se un’altra donna,
Potrebbe decidere d’essere indulgente
E guadagnarci un vantaggio. Se non c’è un’altra donna
Né un altro uomo, allora la ragione può essere più profonda
E lei ha motivo di sperare che non torni affatto.
Se un altro uomo, lei vorrebbe risposarsi
Per provare al mondo che qualcuno la desiderava;
Se un’altra donna, forse dovrebbe sposarla —
Potrebbe perfino immaginare di volerla sposare.
EDWARDMa io voglio indietro mia moglie.
OSPITE NON IDENTIFICATOÈ la reazione naturale.


È imbarazzante, e scomodo.
Era scomodo, dover mentire in proposito
Perché non si può dire la verità al telefono.
Tutto ciò richiederà tempo che lei non può bene permettersi;
Ma le sottopongo…
EDWARDNon mi sottoponga nulla.
OSPITE NON IDENTIFICATOAllora suggerisco…
EDWARDE per favore non suggerisca.


Ho usato spesso questi termini interrogando i testimoni,
Perciò non mi piacciono. Posso sottoporle io una cosa?


So d’aver provocato io questa conversazione:
Ma non so chi lei sia. Non è ciò che mi aspettavo.
Volevo solo alleggerirmi la mente
Dicendo a qualcuno ciò che tenevo nascosto.
Non credo di voler sapere chi lei sia;
Ma, allo stesso tempo, a meno che lei non conosca mia moglie
Assai meglio di quanto pensassi, o a meno che non sappia
Di noi assai più di quanto appaia —
Trovo le sue congetture piuttosto offensive.
OSPITE NON IDENTIFICATOLa conosco tanto bene quanto conosco sua moglie;


E sapevo che tutto ciò che voleva era il lusso
Di una confidenza intima a uno sconosciuto.
Mi lasci dunque restare lo sconosciuto.
Ma le dico questo: avvicinare lo sconosciuto
È invitare l’inatteso, liberare una forza nuova,
O far uscire il genio dalla bottiglia.
È mettere in moto una catena di eventi
Fuori dal suo controllo. Perciò mi lasci continuare.
Dirò dunque che lei prova un certo sollievo
Di cui non è consapevole. Le verrà lentamente:
Quando si sveglia al mattino, quando va a letto la notte,
Che comincia a godere della sua indipendenza;
Trovando la sua vita sempre più comoda
Senza la critica costante, la paziente fraintenditrice
Che ordina la vita un po’ meglio di quanto le piaccia,
Che preferisce amici non proprio uguali ai suoi,
O che fa sì che i suoi amici preferiscano sua moglie a lei;
E, rivoltando e rivoltando il passato,
Si stupirà soltanto d’averlo sopportato tanto a lungo.
E forse a tratti si sentirà un poco geloso
Che sia stata sua moglie a vederlo per prima, e ad avere il coraggio di romperlo —
Assicurandosi così un vantaggio permanente.
EDWARDPotrebbe andare così, eppure…
OSPITE NON IDENTIFICATOSta per dire che l’ama?
EDWARDMa no, credevo che ci dessimo per scontati a vicenda.


Non ho mai pensato che sarei stato più felice
Con un’altra persona. Perché parlare d’amore?
Eravamo abituati l’uno all’altra. Perciò il suo andarsene
Da un momento all’altro, senza spiegazioni,
Solo un biglietto per dire che era partita
E non sarebbe tornata — beh, non riesco a capirlo.
A nessuno piace restare con un mistero:
È così… incompiuto.
OSPITE NON IDENTIFICATOSì, è incompiuto;


E a nessuno piace restare con un mistero.
Ma c’è di più. C’è una perdita di personalità;
O meglio, lei ha perso il contatto con la persona
Che credeva d’essere. Non si sente più del tutto umano.
È improvvisamente ridotto allo stato d’oggetto —
Un oggetto vivente, ma non più una persona.
Accade di continuo, perché si è un oggetto
Altrettanto bene quanto una persona. Ma ce ne dimentichiamo
Il più in fretta possibile. Quando ci si è vestiti per una festa
E si scendono le scale, con tutto ciò che ci circonda
Disposto a sostenerci nel ruolo che abbiamo scelto,
Allora talvolta, quando si giunge al gradino più basso
C’è un gradino in più di quanti i piedi ne aspettassero
E si scende con uno scossone. Solo per un istante
Si fa l’esperienza d’essere un oggetto
Alla mercé di una scala malevola.
Oppure, si prenda un’operazione chirurgica.
Nel consulto col medico e col chirurgo,
Nell’andare a letto nella casa di cura,
Nel parlare con la caposala, si è ancora il soggetto,
Il centro della realtà. Ma, distesi sul tavolo,
Si è un mobile in un’officina di riparazioni
Per quanti lo circondano, gli attori mascherati;
Tutto ciò che resta di lei è il suo corpo
E l’«io» si ritira. Posso riempire di nuovo?
EDWARDOh, mi scusi. Che cosa stava bevendo?


Whisky?
OSPITE NON IDENTIFICATOGin.
EDWARDQualcosa insieme?
OSPITE NON IDENTIFICATOAcqua.
EDWARDA che cosa porta tutto questo?
OSPITE NON IDENTIFICATOA scoprire


Che cosa lei è veramente. Che cosa sente veramente.
Che cosa è veramente in mezzo agli altri.
Per la maggior parte del tempo ci diamo per scontati,
Come dobbiamo, e viviamo di una piccola conoscenza
Di noi quali eravamo. Chi è lei adesso?
Non lo sa più di quanto lo sappia io,
Anzi piuttosto meno. Non è che un insieme
Di risposte obsolete. L’unica cosa da fare
È non far nulla. Aspettare.
EDWARDAspettare!


Ma aspettare è l’unica cosa impossibile.
E poi, non vede che mi rende ridicolo?
OSPITE NON IDENTIFICATONon le farà alcun male trovarsi ridicolo.


Si rassegni a essere lo sciocco che è.
È il miglior consiglio che possa darle.
EDWARDMa come posso aspettare, non sapendo che cosa aspetto?


Dirò ai miei amici: «Mia moglie è andata via»?
E loro rispondono «Dove?» e io dico «Non lo so»;
E loro dicono: «Ma quando tornerà?»
E io replico: «Non so se torni affatto».


E chiedono: «Ma che cosa hai intenzione di fare?»
E io rispondo: «Nulla». Mi crederanno pazzo
O semplicemente spregevole.
OSPITE NON IDENTIFICATOTanto meglio.


Scoprirà di sopravvivere all’umiliazione.
Ed è un’esperienza di valore incalcolabile.
EDWARDBasta! Ammetto che molto di quel che ha detto


È abbastanza vero. Ma non è tutto.
Da quando l’ho vista stamattina a colazione
Non ricordo più com’è fatta mia moglie.
Non sono affatto sicuro che saprei descriverla
Se dovessi chiedere alla polizia di cercarla.
Di sicuro non so che cosa indossasse
L’ultima volta che l’ho vista. Eppure la rivoglio.
E devo riaverla, per scoprire che cosa è accaduto


Durante i cinque anni che siamo stati sposati.
Devo scoprire chi è lei, per scoprire chi sono io.
E a che serve tutta la sua analisi
Se devo restare per sempre perduto nel buio?
OSPITE NON IDENTIFICATONon c’è certo alcuno scopo nel restare al buio


Se non quanto basta a sgombrare la mente
Dall’illusione d’essere mai stati nella luce.
Il fatto che lei non sappia dare una ragione per volerla
È la miglior ragione per credere che la voglia.
EDWARDVoglio rivederla — qui.
OSPITE NON IDENTIFICATOLa rivedrà — qui.
EDWARDVuol dire che sa dov’è?
OSPITE NON IDENTIFICATOQuella domanda non merita il disturbo d’una risposta.


Ma se la riporto, dev’essere a una condizione:
Che lei prometta di non farle domande
Su dove sia stata.
EDWARDNon gliene farò.


Eppure — mi pare — quando abbiamo cominciato a parlare
Non ero sicuro di volerla; e ora la voglio.
La voglio davvero? O è soltanto un suo suggerimento?
OSPITE NON IDENTIFICATONon lo sappiamo ancora. Fra ventiquattr’ore


Verrà da lei qui. Lei sarà qui ad accoglierla.
(didascalia)[Suona il campanello]
EDWARDDevo andare ad aprire.
(didascalia)[EDWARD va alla porta]
EDWARDSei di nuovo tu, Julia!
(didascalia)[Entrano JULIA e PETER]
JULIAEdward, sono così contenta di trovarti.


Sai, devo aver lasciato qui i miei occhiali,
E senza non ci vedo proprio nulla.
Ho trascinato Peter per tutta la città
A cercarli in ogni posto dove sono stata.
Li ha trovati qualcuno? Si capisce se sono i miei —
Una specie di montatura di plastica —
Temo di non ricordarne il colore,
Ma li riconoscerei, perché manca una lente.
OSPITE NON IDENTIFICATO [Canta].
Mentre bevevo gin e acqua,
Ed essendo io Riley l’Orbo,
Chi entrò se non la figlia dell’oste
E mi prese il cuore per intero.
Manterrà il nostro appuntamento?
EDWARDLo manterrò.


OSPITE NON IDENTIFICATO [Canta].
Turulù turulì,
Che cos’ha Riley l’Orbo?
(didascalia)[Esce]
JULIAEdward, chi è quell’uomo tremendo?


Non sono mai stata così insultata in vita mia.
È stata una gran fortuna aver lasciato gli occhiali:
Questa sì che la chiamo un’avventura!


Raccontami di lui. Avete bevuto insieme!


Ecco dunque il genere di amici che frequenti
Quando Lavinia è fuori dai piedi! Chi è?
EDWARDNon lo so.
JULIANon lo sai?
EDWARDNon l’avevo mai visto in vita mia.
JULIAMa come è arrivato qui?
EDWARDNon ne ho idea.
JULIANon lo sai! E come si chiama?


Gli ho sentito dire che si chiamava Riley?
EDWARDNon so il suo nome.
JULIANon sai il suo nome?
EDWARDTi dico che non ho idea di chi sia


Né di come sia arrivato qui.
JULIAMa di che cosa avete parlato


O avete cantato canzoni tutto il tempo?
C’è decisamente troppo mistero
In questa casa oggi.
EDWARDMi dispiace molto.
JULIANo, mi piace da matti. Ma questo mi ricorda


I miei occhiali. È quello il mistero più grande.
Peter! Perché non li cerchi?
Guarda sul caminetto. Dov’ero seduta?
Rovista in fondo a quel divano —
No, questa poltrona. Guarda sotto il cuscino.
EDWARDSei proprio sicura che non siano nella tua borsa?
JULIAMa no, certo che no: è lì che li tengo.


Oh, eccoli qui! Grazie, Edward;
Sei stato davvero molto in gamba;
Senza di te non li avrei mai trovati.
La prossima volta che perdo qualcosa, Edward,


Verrò dritta da te, invece che da sant’Antonio.
E ora devo volare. Ho lasciato il taxi ad aspettare.
Andiamo, Peter.
PETERSpero che non ti dispiaccia


Se non vengo con te, Julia. Tornando
Mi sono ricordato una cosa che dovevo dire a Edward…
JULIAOh, riguardo a Lavinia?
PETERNo, non riguardo a Lavinia.


È una cosa su cui voglio consultarlo,
E potrei farlo adesso.
JULIAMa certo che non mi dispiace.
PETERBene, almeno devi lasciarmi accompagnarti giù in ascensore.
JULIANo, tu resta a parlare con Edward. Non sono ancora inetta.


E poi, mi piace manovrare la macchina da me —
In ascensore posso meditare. Arrivederci allora.
E grazie — a tutti e due — molte grazie.
(didascalia)[Esce]
PETERSpero di non disturbarti, Edward.
EDWARDPare che sia già stato disturbato;


E avrei preferito piuttosto restare solo.
Ma di che si tratta?
PETERHo bisogno del tuo aiuto.


Stavo per telefonare e cercare di vederti più tardi;
Ma questa mi è parsa un’occasione.
EDWARDE qual è il tuo guaio?
PETERStasera ho sentito che non ce la facevo più.


Quella festa orribile! Scusami, Edward;
Naturalmente era davvero una festa bellissima
Per tutti tranne che per me. E non è stata colpa tua.
Non credo che tu ti sia accorto della situazione.
EDWARDMi è parso di notare una cosa o due;


Ma non pretendo d’essermi accorto di tutto.
PETEROh, sono molto contento che tu non abbia notato:


Devo essermi comportato meglio di quanto credessi.
Se non hai notato tu, non credo l’abbiano fatto gli altri,
Anche se ho piuttosto paura di Julia Shuttlethwaite.
EDWARDJulia è certamente osservatrice,


Ma credo che avesse in testa qualche altra faccenda.
PETERSi tratta di Celia. Di me e di Celia.
EDWARDMa via, che cosa potrebbe esserci fra te e Celia?


Avete qualcosa in comune, secondo te?
PETERMi pareva che avessimo moltissimo in comune.


Siamo tutti e due artisti.
EDWARDNon ci avevo mai pensato.


Quali arti pratichi?
PETERNon avrai visto il mio romanzo,


Anche se ebbe recensioni molto buone.
Ma è più il cinema che interessa a tutti e due.
EDWARDUn comune interesse per le immagini in movimento


Avvicina spesso i giovani.
PETEROra sei soltanto sarcastico:


Celia s’interessava all’arte del film.
EDWARDCome possibile professione?
PETERPotrebbe farne una professione;


Anche se aveva la sua poesia.
EDWARDSì, ho visto le sue poesie —


Interessanti se s’è interessati a Celia.
A parte, s’intende, il loro merito letterario
Che non pretendo di giudicare.
PETERBeh, io posso giudicarlo,


E lo trovo molto buono. Ma non è questo il punto.
Il punto è che credevo avessimo moltissimo in comune
E credo lo pensasse anche lei.
EDWARDCome sei arrivato a conoscerla?
(didascalia)[Entra ALEX]
ALEXAh, eccoti qui, Edward! Sai perché sono passato?
EDWARDVorrei sapere prima come sei entrato, Alex.
ALEXMa sono arrivato e ho trovato la porta aperta


E così ho pensato d’infilarmi e vedere se c’era qualcuno con te.
PETERDev’essere stata Julia a lasciarla aperta.
EDWARDNon importa;


Purché la chiudiate tutti e due quando uscite.
ALEXAh, ma tu vieni con me, Edward.


Ho pensato: Edward stasera sarà tutto solo,
E so che detesta passare una serata solo,
Perciò verrai fuori a cenare con me.
EDWARDÈ molto premuroso da parte tua, Alex, davvero;


Ma preferirei restare solo, stasera.
ALEXMa devi pur cenare. Esci?


C’è qualcuno qui a prepararti la cena?
EDWARDNo, non mi servirà molto, e me la preparo da me.
ALEXAh, in tal caso so che cosa farò.


Ti farò una piccola sorpresa:
Sai, sono un cuoco piuttosto famoso.
Vado dritto in cucina adesso
E ti preparerò una bella cenetta
Che potrai consumare solo. E poi ti lasceremo.
Intanto tu e Peter potete continuare a parlare
E io non vi disturberò.
EDWARDMio caro Alex,


In dispensa non ci sarà nulla degno della tua cucina.
Non se ne parla nemmeno.
ALEXAh, ma è proprio quello il mio dono speciale —


Confezionare un pasto squisito con nulla.
Bastano gli avanzi che hai. L’ho imparato in Oriente.
Con una manciata di riso e un po’ di pesce secco
So fare una mezza dozzina di piatti. Non dire una parola.
Comincio subito.
(didascalia)[Esce verso la cucina]
EDWARDDunque, dov’eri rimasto?
PETERMi hai chiesto come sono arrivato a conoscere Celia.


L’ho incontrata qui, circa un anno fa.
EDWARDA uno dei giovedì dilettanteschi di Lavinia?
PETERUn giovedì. Perché dici dilettantesco?
EDWARDI tentativi di Lavinia di aprire un salotto,


Dove io intrattenevo gli ospiti minori
E mi occupavo degli spostati, gli errori di Lavinia.
Ma tu eri uno dei successi minori
Per un po’ almeno.
PETERNon direi questo.


Ma Lavinia fu di una gentilezza straordinaria con me
E le devo moltissimo. E poi conobbi Celia.
Era diversa da qualunque ragazza avessi mai conosciuto
E non facile da avvicinare, in quell’occasione.
EDWARDLa vedevi spesso?


VOCE DI ALEX. Edward, hai una pentola a bagnomaria?
EDWARDImmagino che ci debba essere una pentola a bagnomaria:


Non ce n’è una in ogni cucina?
VOCE DI ALEX. Non riesco a trovarla.


Ecco un’altra sorpresa svanita. Devo pensarne un’altra.
PETERNon molto spesso.


E quando la vedevo, non avevo occasione di parlarle.
EDWARDTu e Celia eravate invitati per scopi diversi.


La tua parte era d’essere una delle scoperte di Lavinia;
Quella di Celia, di fornire mondanità e moda.
Lavinia ha sempre avuto l’ambizione
D’affermarsi in due mondi insieme —
Ma doveva essere lei stessa il legame fra i due.
Ecco perché, credo, i suoi giovedì furono un fallimento.
PETERParli come se tutto fosse finito.
EDWARDOh no, no, tutto resta incompiuto.


Ma non mi hai detto come sei arrivato a conoscere Celia.
PETERLa rividi qualche giorno dopo


Sola a un concerto. E io ero solo.
Sono sempre andato ai concerti solo —
Dapprima perché non conoscevo nessuno con cui andarci,
E poi scoprii che preferivo andarci solo.
Ma una ragazza come Celia, parve stranissimo,
Perché la consideravo soltanto un nome
In una rubrica mondana, trovarla lì sola.
Comunque, attaccammo discorso
E scoprii che andava ai concerti sola
E a guardare i quadri. Così ci incontravamo spesso
Allo stesso modo, e a volte ci andavamo insieme.
Ed essere con Celia era qualcosa di diverso
Dalla compagnia o dalla solitudine. E a volte prendevamo il tè
E una volta o due cenammo insieme.
EDWARDE dopo di allora


Ti presentò mai alla sua famiglia
O a qualcuno dei suoi amici?
PETERNo, ma una volta o due me ne parlò


E della loro mancanza d’interessi intellettuali.
EDWARDE che cosa accadde dopo?
PETEROh, non accadde nulla.


Ma pensavo che tenesse davvero a me.
Ed ero così felice quando stavamo insieme —
Così… appagato, così… in pace: non so esprimerlo;
Non avevo mai immaginato una felicità così quieta.
Avevo conosciuto solo l’eccitazione, il delirio,
Il desiderio di possesso. Non era affatto così.
Era qualcosa di stranissimo. C’era una tale… tranquillità…
EDWARDE che cosa ha interrotto questa interessante relazione?
(didascalia)[Entra ALEX in maniche di camicia e con un grembiule]
ALEXEdward, non trovo il curry in polvere.
EDWARDNon c’è curry in polvere. Lavinia detesta il curry.
ALEXEcco un’altra sorpresa svanita, allora. Devo pensarci.


Non mi aspettavo di trovare dei manghi,
Ma sul curry in polvere contavo.
(didascalia)[Esce]
PETERÈ esattamente ciò che voglio sapere.


È semplicemente sbiadita — dentro qualche altra immagine —
Come una dissolvenza. Non vuole vedermi;
Trova scuse, non molto plausibili,
E quando la vedo, sembra assorta
In qualche segreta eccitazione che non posso condividere.
EDWARDCredi che abbia semplicemente perso interesse per te?
PETERLa metti proprio male. Io la vedo diversamente.


Non è il suo interesse per me che mi manca —


Ma quei momenti in cui pareva che condividessimo una percezione,
Un sentimento, un’esperienza indefinibile
In cui eravamo entrambi inconsapevoli di noi stessi.
Nei tuoi termini, forse, ha perso interesse per me.
EDWARDÈ tutto normalissimo. Se solo tu sapessi


Quanto sei fortunato. Fra poco
Questa sarebbe diventata una relazione qualunque
Come tutte le altre. Al raffreddarsi della febbre
Avresti scoperto che lei era un’altra donna
E che tu eri un altro uomo. Mi congratulo con te
Per una fuga tempestiva.
PETERPreferirei che mi fossero risparmiate


Le tue congratulazioni. Dovevo parlare con qualcuno.
E ti ho raccontato di qualcosa di reale —
La mia prima esperienza della realtà
E forse è l’ultima. E tu non capisci.
EDWARDMio caro Peter, ti ho soltanto detto


Che cosa ti sarebbe accaduto con Celia
Nel giro d’altri sei mesi di tempo. Ecco tutto.
Puoi prenderlo o lasciarlo.
PETERMa che cosa devo fare?
EDWARDNulla. Aspetta. Torna in California.
PETERMa devo vedere Celia.
EDWARDSarà la stessa Celia?


Meglio accontentarsi della Celia che ricordi.
Ricordi! Ti dico che è già un ricordo.
PETERMa devo vedere Celia almeno per farmi dire da lei


Che cosa è accaduto, nei suoi termini. Finché non lo saprò
Non conoscerò la verità neppure sul ricordo.
Condividevamo davvero quegli interessi? Sentivamo davvero lo stesso


Quando udivamo certa musica? O guardavamo certi quadri?


C’era qualcosa di reale. Ma qual è la realtà…
(didascalia)[Squilla il telefono]
EDWARDMi scusi un momento.
(didascalia)[Al telefono]
EDWARDPronto!… Non posso parlare adesso…
Sì, c’è… Bene, allora ti richiamo
Appena posso.
[A PETER] Scusami. Dicevi?
PETERDicevo: qual è la realtà


D’un’esperienza fra due persone irreali?
Se solo posso tenermi stretto il ricordo
Potrò sopportare qualunque futuro. Ma devo scoprire
La verità sul passato, per amore del ricordo.
EDWARDNon c’è ricordo che tu possa avvolgere nella canfora


Senza che le tarme ci entrino. Dunque vuoi vedere Celia.
Non so perché mi stia prendendo tutto questo disturbo
Per proteggerti dallo sciocco che sei.
Che cosa vuoi che faccia?
PETERVedi Celia per me.


Tu la conosci in un modo diverso dal mio
E sei molto più vecchio.
EDWARDMolto più vecchio?
PETERSì, sono certo che darebbe ascolto a te


Come a qualcuno disinteressato.
EDWARDBene, vedrò Celia.
PETERGrazie, Edward. Sei molto buono.
(didascalia)[Entra ALEX, con la giacca indosso]
ALEXOh, Edward! Ti ho preparato una tale delizia!


Credo davvero che fra tutti i miei trionfi
Questo sia il più grande. Fare qualcosa dal nulla!
Mai, nemmeno viaggiando in Albania,
Ho ricavato una cena simile da così pochi materiali
Come quelli che ho trovato nel tuo frigorifero. Ma naturalmente
Ho avuto la fortuna di trovare una mezza dozzina d’uova.
EDWARDCome! Hai usato tutte quelle uova! La zia di Lavinia


Le ha appena mandate dalla campagna.
ALEXAh, dunque la zia


Esiste davvero. Una prova sostanziosa.
EDWARDNo, no… voglio dire, questa è un’altra zia.
ALEXCapisco. La zia vera. Ma mi sarai grato.


Ci sono pochissimi contadini in Montenegro
Che possano avere il piatto che mangerai, di questi tempi.
EDWARDMa la mia colazione?
ALEXNon preoccuparti della colazione.


Tutto ciò che ti occorre è una tazza di caffè nero
E un po’ di pane tostato. L’ho lasciato a sobbollire.
Non lasciarlo più d’altri dieci minuti.
Ora vado, e mi porto via Peter.
PETEREdward, ti ho rubato troppo tempo,


E tu vuoi restare solo. Porta i miei saluti a Lavinia
Quando torna… ma, se non ti dispiace,
Preferirei che non le dicessi ciò che ti ho detto.
EDWARDNon dirò nulla di tutto questo a Lavinia.
PETERGrazie, Edward. Buona notte.
EDWARDBuona notte, Peter,


E buona notte, Alex. Oh, e se non vi dispiace,
Chiudete la porta uscendo, in modo che scatti.
ALEXRicorda, Edward, non più di dieci minuti, Venti minuti, e la mia opera sarà rovinata.
(didascalia)[Escono ALEX e PETER]
(didascalia)[EDWARD prende il telefono e compone un numero]
EDWARDC’è la signorina Celia Coplestone? … Quanto tempo fa? …


No, non importa.
SIPARIO

SpeakerLine
(didascalia)The same room: a quarter of an hour later. EDWARD is alone, playing Patience. The doorbell rings, and he goes to answer it.
CELIA’S VOICE. Are you alone?
(didascalia)[EDWARD returns with CELIA]
EDWARDCelia! Why have you come back?


I said I would telephone as soon as I could:
And I tried to get you a short while ago.
CELIAIf there had happened to be anyone with you


I was going to say I’d come back for my umbrella….
I must say you don’t seem very pleased to see me.
Edward, I understand what has happened
But I could not understand your manner on the telephone.
It did not seem like you. So I felt I must see you.
Tell me it’s all right, and then I’ll go.
EDWARDBut how can you say you understand what has happened?


I don’t know what has happened, or what is going to happen;


And to try to understand it, I want to be alone.
CELIAI should have thought it was perfectly simple.


Lavinia has left you.
EDWARDYes, that was the situation.


I suppose it was pretty obvious to everyone.
CELIAIt was obvious that the aunt was a pure invention


On the spur of the moment, and not a very good one.
You should have been prepared with something better, for Julia;
But it doesn’t really matter. They will know soon enough.
Doesn’t that settle all our difficulties?
EDWARDIt has only brought to light the real difficulties.
CELIABut surely, these are only temporary.


You know I accepted the situation
Because a divorce would ruin your career;
And we thought that Lavinia would never want to leave you.
Surely you don’t hold to that silly convention
That the husband must always be the one to be divorced?
And if she chooses to give you the grounds …
EDWARDI see. But it is not like that at all.


Lavinia is coming back.
CELIALavinia coming back!


Do you mean to say that she’s laid a trap for us?
EDWARDNo. If there is a trap, we are all in the trap,


We have set it for ourselves. But I do not know
What kind of a trap it is.
CELIAThen what has happened?
(didascalia)[The telephone rings]
EDWARDDamn the telephone. I suppose I must answer it.


Hello … oh, hello! … No. I mean yes, Alex;
Yes, of course … it was marvellous.
I’ve never tasted anything like it …
Yes, that’s very interesting. But I just wondered
Whether it mightn’t be rather indigestible? …
Oh, no, Alex, don’t bring me any cheese;
I’ve got some cheese … No, not Norwegian;
But I don’t really want cheese … Slipper what? …
Oh, from Jugoslavia … prunes and alcohol?
No, really, Alex, I don’t want anything.
I’m very tired. Thanks awfully, Alex.
Good night.
CELIAWhat on earth was that about?
EDWARDThat was Alex.
CELIAI know it was Alex.


But what was he talking of?
EDWARDI had quite forgotten.


He made his way in, a little while ago,
And insisted on cooking me something for supper;
And he said I must eat it within ten minutes.
I suppose it’s still cooking.
CELIAYou suppose it’s still cooking!


I thought I noticed a peculiar smell:
Of course it’s still cooking — or doing something.
I must go and investigate.
(didascalia)[Starts to leave the room]
EDWARDFor heaven’s sake, don’t bother!
(didascalia)[Exit CELIA]
EDWARDSuppose someone came and found you in the kitchen?
(didascalia)[EDWARD goes over to the table and inspects his game of Patience. He moves a card. The doorbell rings repeatedly. Re-enter CELIA, in an apron.]
CELIAYou’d better answer the door, Edward.


It’s the best thing to do. Don’t lose your head.
You see, I really did leave my umbrella;
And I’ll say I found you here starving and helpless
And had to do something. Anyway, I’m staying
And I’m not going to hide.
(didascalia)[Returns to kitchen. The bell rings again. EDWARD goes to front door, and is heard to say:]
CELIA Julia!
What have you come back for?
(didascalia)[Enter JULIA]
JULIAI’ve had an inspiration!
(didascalia)[Enter CELIA with saucepan]
CELIAEdward, it’s ruined!
EDWARDWhat a good thing.
CELIABut it’s ruined the saucepan too.
EDWARDAnd half a dozen eggs:


I wanted one for breakfast. A boiled egg.
It’s the only thing I know how to cook.
JULIACelia! I see you’ve had the same inspiration


That I had. Edward must be fed.
He’s under such a strain. We must keep his strength up.
Edward! Don’t you realise how lucky you are
To have two Good Samaritans? I never heard of that before.
EDWARDThe man who fell among thieves was luckier than I:


He was left at an inn.
JULIAEdward, how ungrateful.


What’s in that saucepan?
CELIANobody knows.
EDWARDIt’s something that Alex came and prepared for me.


He would do it. Three Good Samaritans.


I forgot all about it.
JULIABut you mustn’t touch it.
EDWARDOf course I shan’t touch it.
JULIAMy dear, I should have warned you:


Anything that Alex makes is absolutely deadly.
I could tell such tales of his poisoning people.
Now, my dear, you give me that apron
And we’ll see what I can do. You stay and talk to Edward.
(didascalia)[Exit JULIA]
CELIABut what has happened, Edward? What has happened?
EDWARDLavinia is coming back, I think.
CELIAYou think! Don’t you know?
EDWARDNo, but I believe it. That man who was here —
CELIAYes, who was that man? I was rather afraid of him;


He has some sort of power.
EDWARDI don’t know who he is.


But I had some talk with him, when the rest of you had left,
And he said he would bring Lavinia back, tomorrow.
CELIABut why should that man want to bring her back —


Unless he is the Devil! I could believe he was.
EDWARDBecause I asked him to.
CELIABecause you asked him to!


Then he must be the Devil! He must have bewitched you.


How did he persuade you to want her back?
(didascalia)[A popping noise is heard from the kitchen]
EDWARDWhat the devil’s that?
(didascalia)[Re-enter JULIA, in apron, with a tray and three glasses]
JULIAI’ve had an inspiration!


There’s nothing in the place fit to eat:
I’ve looked high and low. But I found some champagne —
Only a half-bottle, to be sure,
And of course it isn’t chilled. But it’s so refreshing;
And I thought, we are all in need of a stimulant
After this disaster. Now I’ll propose a health.
Can you guess whose health I’m going to propose?
EDWARDNo, I can’t. But I won’t drink to Alex’s.
JULIAOh, it isn’t Alex’s. Come, I give you


Lavinia’s aunt! You might have guessed it.
EDWARD and CELIA. Lavinia’s aunt.
JULIANow, the next question


Is, what’s to be done. That’s very simple.
It’s too late, or too early, to go to a restaurant.
You must both come home with me.
EDWARDNo, I’m sorry, Julia.


I’m too tired to go out, and I’m not at all hungry.
I shall have a few biscuits.
JULIABut you, Celia?


You must come and have a light supper with me —
Something very light.
CELIAThank you, Julia.


I think I will, if I may follow you
In about ten minutes? Before I go, there’s something
I want to say to Edward.
JULIAAbout Lavinia?


Well, come on quickly. And take a taxi.
You know, you’re looking absolutely famished.
Good night, Edward.
(didascalia)[Exit JULIA]
CELIAWell, how did he persuade you?
EDWARDHow did he persuade me? Did he persuade me?


I have a very clear impression
That he tried to persuade me it was all for the best
That Lavinia had gone; that I ought to be thankful.
And yet, the effect of all his argument
Was to make me see that I wanted her back.
CELIAThat’s the Devil’s method! So you want Lavinia back!


Lavinia! So the one thing you care about
Is to avoid a break — anything unpleasant!
No, it can’t be that. I won’t think it’s that.
I think it is just a moment of surrender
To fatigue. And panic. You can’t face the trouble.
EDWARDNo, it is not that. It is not only that.
CELIAIt cannot be simply a question of vanity:


That you think the world will laugh at you
Because your wife has left you for another man?
I shall soon put that right, Edward,
When you are free.
EDWARDNo, it is not that.


And all these reasons were suggested to me
By the man I call Riley — though his name is not Riley;
It was just a name in a song he sang …
CELIAHe sang you a song about a man named Riley!


Really, Edward, I think you are mad —
I mean, you’re on the edge of a nervous breakdown.
Edward, if I go away now
Will you promise me to see a very great doctor
Whom I have heard of — and his name is Reilly!
EDWARDIt would need someone greater than the greatest doctor


To cure this illness.
CELIAEdward, if I go now,


Will you assure me that everything is right,
That you do not mean to have Lavinia back
And that you do mean to gain your freedom,
And that everything is all right between us?
That’s all that matters. Truly, Edward,
If that is right, everything else will be,
I promise you.
EDWARDNo, Celia.


It has been very wonderful, and I’m very grateful,
And I think you are a very rare person.
But it was too late. And I should have known
That it wasn’t fair to you.
CELIAIt wasn’t fair to me!


You can stand there and talk about being fair to me!
EDWARDBut for Lavinia leaving, this would never have arisen.


What future had you ever thought there could be?
CELIAWhat had I thought that the future could be?


I abandoned the future before we began,
And after that I lived in a present
Where time was meaningless, a private world of ours,
Where the word ‘happiness’ had a different meaning
Or so it seemed.
EDWARDI have heard of that experience.
CELIAA dream. I was happy in it till to-day,


And then, when Julia asked about Lavinia
And it came to me that Lavinia had left you
And that you would be free — then I suddenly discovered
That the dream was not enough; that I wanted something more


And I waited, and wanted to run to tell you.
Perhaps the dream was better. It seemed the real reality,
And if this is reality, it is very like a dream.
Perhaps it was I who betrayed my own dream
All the while; and to find I wanted
This world as well as that … well, it’s humiliating.
EDWARDThere is no reason why you should feel humiliated …
CELIAOh, don’t think that you can humiliate me!


Humiliation — it’s something I’ve done to myself.
I am not sure even that you seem real enough
To humiliate me. I suppose that most women
Would feel degraded to find that a man
With whom they thought they had shared something wonderful
Had taken them only as a passing diversion.
Oh, I dare say that you deceived yourself:
But that’s what it was, no doubt.
EDWARDI didn’t take you as a passing diversion!


If you want to speak of passing diversions
How did you take Peter?
CELIAPeter? Peter who?
EDWARDPeter Quilpe, who was here this evening. He was in a dream


And now he is simply unhappy and bewildered.
CELIAI simply don’t know what you are talking about.


Edward, this is really too crude a subterfuge
To justify yourself. There was never anything
Between me and Peter.
EDWARDWasn’t there? He thought so.


He came back this evening to talk to me about it.
CELIABut this is ridiculous! I never gave Peter


Any reason to suppose I cared for him.
I thought he had talent; I saw that he was lonely;
I thought that I could help him. I took him to concerts.
But then, as he came to make more acquaintances,
I found him less interesting, and rather conceited.
But why should we talk about Peter? All that matters
Is, that you think you want Lavinia.
And if that is the sort of person you are —
Well, you had better have her.
EDWARDIt’s not like that.


It is not that I am in love with Lavinia.
I don’t think I was ever really in love with her.
If I have ever been in love — and I think that I have —
I have never been in love with anyone but you,
And perhaps I still am. But this can’t go on.
It never could have been … a permanent thing:
You should have a man … nearer your own age.
CELIAI don’t think I care for advice from you, Edward:


You are not entitled to take any interest
Now, in my future. I only hope you’re competent


To manage your own. But if you are not in love
And never have been in love with Lavinia,
What is it that you want?
EDWARDI am not sure.


The one thing of which I am relatively certain
Is, that only since this morning
I have met myself as a middle-aged man
Beginning to know what it is to feel old.
That is the worst moment, when you feel that you have lost
The desire for all that was most desirable,
Before you are contented with what you can desire;
Before you know what is left to be desired;
And you go on wishing that you could desire
What desire has left behind. But you cannot understand.
How could you understand what it is to feel old?
CELIABut I want to understand you. I could understand.


And, Edward, please believe that whatever happens
I shall not loathe you. I shall only feel sorry for you.
It’s only myself I am in danger of loathing.
But what will your life be? I cannot bear to think of it.
Oh, Edward! Can you be happy with Lavinia?
EDWARDNo — not happy: or, if there is any happiness,


Only the happiness of knowing
That the misery does not feed on the ruin of loveliness,
That the tedium is not the residue of ecstasy.
I see that my life was determined long ago
And that the struggle to escape from it
Is only a make-believe, a pretence
That what is, is not, or could be changed.
The self that can say ‘I want this — or want that’ —
The self that wills — he is a feeble creature;
He has to come to terms in the end
With the obstinate, the tougher self; who does not speak,
Who never talks, who cannot argue;
And who in some men may be the guardian —


But in men like me, the dull, the implacable,
The indomitable spirit of mediocrity.
The willing self can contrive the disaster
Of this unwilling partnership — but can only flourish
In submission to the rule of the stronger partner.
CELIAI am not sure, Edward, that I understand you;


And yet I understand as I never did before.
I think — I believe — you are being yourself
As you never were before, with me.
Twice you have changed since I have been looking at you.
I looked at your face: and I thought that I knew
And loved every contour; and as I looked
It withered, as if I had unwrapped a mummy.
I listened to your voice, that had always thrilled me,
And it became another voice — no, not a voice:
What I heard was only the noise of an insect,
Dry, endless, meaningless, inhuman —
You might have made it by scraping your legs together —
Or however grasshoppers do it. I looked,
And listened for your heart, your blood;
And saw only a beetle the size of a man
With nothing more inside it than what comes out
When you tread on a beetle.
EDWARDPerhaps that is what I am.


Tread on me, if you like.
CELIANo, I won’t tread on you.


That is not what you are. It is only what was left
Of what I had thought you were. I see another person,
I see you as a person whom I never saw before.
The man I saw before, he was only a projection —
I see that now — of something that I wanted —
No, not wanted — something I aspired to —


Something that I desperately wanted to exist.
It must happen somewhere — but what, and where is it?
Edward, I see that I was simply making use of you.
And I ask you to forgive me.
EDWARDYou … ask me to forgive you!
CELIAYes, for two things. First …
(didascalia)[The telephone rings]
EDWARDDamn the telephone.


I suppose I had better answer it.
CELIAYes, better answer it.
EDWARDHello! … Oh, Julia: what is it now?


Your spectacles again … where did you leave them?
Or have we … have I got to hunt all over?
Have you looked in your bag? … Well, don’t snap my head off …
You’re sure, in the kitchen? Beside the champagne bottle?
You’re quite sure? … Very well, hold on if you like;
We … I’ll look for them.
CELIAYes, you look for them.


I shall never go into your kitchen again.
(didascalia)[Exit EDWARD. He returns with the spectacles and a bottle]
EDWARDShe was right for once.
CELIAShe is always right.


But why bring an empty champagne bottle?
EDWARDIt isn’t empty. It may be a little flat —


But why did she say that it was a half-bottle?
It’s one of my best: and I have no half-bottles.
Well, I hoped that you would drink a final glass with me.
CELIAWhat should we drink to?
EDWARDWhom shall we drink to?
CELIATo the Guardians.
EDWARDTo the Guardians?
CELIATo the Guardians. It was you who spoke of guardians.
(didascalia)[They drink]
CELIAIt may be that even Julia is a guardian.
Perhaps she is my guardian. Give me the spectacles.


Good night, Edward.
EDWARDGood nightCelia.
(didascalia)[Exit CELIA]
EDWARD                                                                     Oh!
(didascalia)[He snatches up the receiver]
EDWARDHello, Julia! are you there? …
Well, I’m awfully sorry to have kept you waiting;
But we … I had to hunt for them … No, I found them.
… Yes, she’s bringing them now … Good night.
CURTAIN


tags:

  • character/celia
  • character/julia
  • character/lavinia
  • concept/doubt
  • concept/freedom
  • concept/hope
  • concept/self
  • concept/vanity
  • motif/blood
  • motif/desire
  • motif/home
  • motif/love
  • motif/night
  • motif/time
  • motif/well

Chi parlaBattuta
(didascalia)La stessa stanza: un quarto d’ora più tardi. EDWARD è solo e fa un solitario. Suona il campanello, e lui va ad aprire.
VOCE DI CELIA. È solo?
(didascalia)[EDWARD torna con CELIA]
EDWARDCelia! Perché sei tornata?


Ti avevo detto che avrei telefonato appena potevo:
E ho provato a cercarti poco fa.
CELIASe per caso ci fosse stato qualcuno con te


Avrei detto che ero tornata per il mio ombrello…
Devo dire che non sembri molto contento di vedermi.
Edward, io capisco che cosa è accaduto
Ma non riuscivo a capire il tuo tono al telefono.
Non sembravi tu. Così ho sentito che dovevo vederti.
Dimmi che va tutto bene, e poi me ne vado.
EDWARDMa come puoi dire che capisci che cosa è accaduto?


Io non so che cosa sia accaduto, né che cosa accadrà;


E per cercare di capirlo, voglio restare solo.
CELIAAvrei pensato che fosse semplicissimo.


Lavinia ti ha lasciato.
EDWARDSì, questa era la situazione.


Immagino fosse abbastanza evidente a tutti.
CELIAEra evidente che la zia era una pura invenzione


Improvvisata lì per lì, e neppure delle migliori.
Avresti dovuto prepararti qualcosa di meglio, per Julia;
Ma non ha davvero importanza. Lo sapranno abbastanza presto.
Non risolve questo tutte le nostre difficoltà?
EDWARDNon ha fatto che portare alla luce le vere difficoltà.
CELIAMa di certo sono soltanto temporanee.


Sai che avevo accettato la situazione
Perché un divorzio avrebbe rovinato la tua carriera;
E pensavamo che Lavinia non avrebbe mai voluto lasciarti.
Non vorrai attenerti a quella sciocca convenzione
Per cui dev’essere sempre il marito a farsi divorziare?
E se lei sceglie di dartene i motivi…
EDWARDCapisco. Ma non è affatto così.


Lavinia sta per tornare.
CELIALavinia sta per tornare!


Vuoi dire che ci ha teso una trappola?
EDWARDNo. Se c’è una trappola, ci siamo dentro tutti,


Ce la siamo tesa da noi. Ma non so
Che genere di trappola sia.
CELIAE allora che cosa è accaduto?
(didascalia)[Squilla il telefono]
EDWARDAl diavolo il telefono. Immagino di dover rispondere.


Pronto… oh, ciao!… No. Voglio dire sì, Alex;
Sì, certo… era meraviglioso.
Non ho mai assaggiato nulla di simile…
Sì, è molto interessante. Ma mi domandavo soltanto
Se non fosse piuttosto indigesto?…
Oh, no, Alex, non portarmi del formaggio;
Ho un po’ di formaggio… No, non norvegese;
Ma non voglio davvero formaggio… Pantofola come?…
Oh, dalla Jugoslavia… prugne e alcol?
No, davvero, Alex, non voglio nulla.
Sono stanchissimo. Grazie infinite, Alex.
Buona notte.
CELIAChe diamine era tutto questo?
EDWARDEra Alex.
CELIALo so che era Alex.


Ma di che cosa parlava?
EDWARDMe n’ero del tutto dimenticato.


Si è intrufolato qui, poco fa,
E ha insistito per cucinarmi qualcosa per cena;
E ha detto che dovevo mangiarla entro dieci minuti.
Immagino che stia ancora cuocendo.
CELIAImmagini che stia ancora cuocendo!


Mi pareva di sentire un odore particolare:
Certo che sta ancora cuocendo — o facendo qualcosa.
Devo andare a investigare.
(didascalia)[Fa per uscire dalla stanza]
EDWARDPer amor del cielo, non disturbarti!
(didascalia)[Esce CELIA]
EDWARDE se venisse qualcuno e ti trovasse in cucina?
(didascalia)[EDWARD si avvicina al tavolo e ispeziona il suo solitario. Sposta una carta. Il campanello suona ripetutamente. Rientra CELIA, con un grembiule.]
CELIAFaresti meglio ad aprire la porta, Edward.


È la cosa migliore da fare. Non perdere la testa.
Vedi, l’ombrello l’ho lasciato davvero;
E dirò che ti ho trovato qui affamato e indifeso
E che ho dovuto fare qualcosa. Comunque, io resto
E non ho intenzione di nascondermi.
(didascalia)[Torna in cucina. Il campanello suona di nuovo. EDWARD va alla porta d’ingresso, e lo si sente dire:]
CELIAJulia!
Per che cosa sei tornata?
(didascalia)[Entra JULIA]
JULIAHo avuto un’ispirazione!
(didascalia)[Entra CELIA con una casseruola]
CELIAEdward, è rovinato!
EDWARDChe bella cosa.
CELIAMa ha rovinato anche la casseruola.
EDWARDE una mezza dozzina d’uova:


Ne volevo uno per colazione. Un uovo sodo.
È l’unica cosa che so cucinare.
JULIACelia! Vedo che hai avuto la stessa ispirazione


Che ho avuto io. Edward dev’essere nutrito.
È sotto una tale tensione. Dobbiamo tenergli su le forze.
Edward! Non ti rendi conto di quanto sei fortunato
Ad avere due Buoni Samaritani? Non ne avevo mai sentito parlare prima.
EDWARDL’uomo che cadde tra i ladroni fu più fortunato di me:


Lui fu lasciato in una locanda.
JULIAEdward, che ingratitudine.


Che cosa c’è in quella casseruola?
CELIANessuno lo sa.
EDWARDÈ qualcosa che Alex è venuto a prepararmi.


Ha voluto farlo a tutti i costi. Tre Buoni Samaritani.


Me n’ero completamente dimenticato.
JULIAMa non devi toccarlo.
EDWARDCerto che non lo toccherò.
JULIAMia cara, avrei dovuto avvertirti:


Tutto ciò che prepara Alex è assolutamente letale.
Potrei raccontare certe storie di gente che ha avvelenato.
Ora, mia cara, dammi quel grembiule
E vediamo che cosa so fare io. Tu resta a parlare con Edward.
(didascalia)[Esce JULIA]
CELIAMa che cosa è accaduto, Edward? Che cosa è accaduto?
EDWARDLavinia sta per tornare, credo.
CELIACredi! Non lo sai?
EDWARDNo, ma lo ritengo. Quell’uomo che era qui —
CELIASì, chi era quell’uomo? Mi faceva piuttosto paura;


Ha una specie di potere.
EDWARDNon so chi sia.


Ma ho parlato un po’ con lui, quando voi altri ve n’eravate andati,
E ha detto che avrebbe riportato Lavinia, domani.
CELIAMa perché quell’uomo dovrebbe volerla riportare —


A meno che non sia il Diavolo! Potrei crederlo.
EDWARDPerché gliel’ho chiesto io.
CELIAPerché gliel’hai chiesto tu!


Allora dev’essere il Diavolo! Deve averti stregato.


Come ti ha convinto a volerla indietro?
(didascalia)[Dalla cucina si sente un botto]
EDWARDChe diavolo è stato?
(didascalia)[Rientra JULIA, col grembiule, con un vassoio e tre bicchieri]
JULIAHo avuto un’ispirazione!


In questa casa non c’è nulla di commestibile:
Ho cercato dappertutto. Ma ho trovato dello champagne —
Solo una mezza bottiglia, per la verità,
E naturalmente non è fresco. Ma è così ristoratore;
E ho pensato: abbiamo tutti bisogno d’un tonico
Dopo questo disastro. Ora propongo un brindisi.
Indovinate alla salute di chi lo propongo?
EDWARDNo, non ci riesco. Ma non brinderò a quella di Alex.
JULIAOh, non è quella di Alex. Su, vi propongo


La zia di Lavinia! Avreste potuto indovinarlo.
EDWARD e CELIA. La zia di Lavinia.
JULIAOra, la prossima domanda


È: che cosa si fa. È semplicissimo.
È troppo tardi, o troppo presto, per andare al ristorante.
Dovete venire tutti e due a casa mia.
EDWARDNo, mi dispiace, Julia.


Sono troppo stanco per uscire, e non ho affatto fame.
Prenderò qualche biscotto.
JULIAMa tu, Celia?


Devi venire a fare una cenetta leggera con me —
Qualcosa di molto leggero.
CELIAGrazie, Julia.


Credo che verrò, se posso raggiungerti
Fra una decina di minuti? Prima d’andare, c’è una cosa
Che voglio dire a Edward.
JULIARiguardo a Lavinia?


Bene, allora vieni presto. E prendi un taxi.
Sai, hai proprio l’aria d’essere affamata.
Buona notte, Edward.
(didascalia)[Esce JULIA]
CELIADunque, come ti ha convinto?
EDWARDCome mi ha convinto? Mi ha convinto?


Ho l’impressione chiarissima
Che cercasse di convincermi che era tutto per il meglio
Che Lavinia se ne fosse andata; che dovessi esserne grato.
Eppure l’effetto di tutto il suo ragionare
Fu di farmi vedere che la rivolevo.
CELIAEcco il metodo del Diavolo! Dunque rivuoi Lavinia!


Lavinia! Dunque l’unica cosa che ti sta a cuore
È evitare una rottura — qualunque cosa sgradevole!
No, non può essere questo. Non voglio pensare che sia questo.
Credo sia soltanto un momento di resa
Alla stanchezza. E al panico. Non sai affrontare il fastidio.
EDWARDNo, non è questo. Non è soltanto questo.
CELIANon può essere semplicemente una questione di vanità:


Che tu creda che il mondo riderà di te
Perché tua moglie ti ha lasciato per un altro uomo?
Rimedierò presto a questo, Edward,
Quando sarai libero.
EDWARDNo, non è questo.


E tutte queste ragioni me le ha suggerite
L’uomo che chiamo Riley — benché non si chiami Riley;
Era solo un nome in una canzone che cantava…
CELIATi ha cantato una canzone su un uomo di nome Riley!


Davvero, Edward, credo che tu sia pazzo —
Voglio dire, sei sull’orlo d’un esaurimento nervoso.
Edward, se me ne vado adesso
Mi prometti d’andare da un grandissimo dottore
Di cui ho sentito parlare — e si chiama Reilly!
EDWARDCi vorrebbe qualcuno più grande del più grande dottore


Per guarire questo male.
CELIAEdward, se me ne vado adesso,


Mi assicuri che va tutto bene,
Che non intendi riprenderti Lavinia
E che intendi davvero conquistare la tua libertà,
E che fra noi va tutto bene?
È tutto ciò che conta. Davvero, Edward,
Se questo è a posto, tutto il resto lo sarà,
Te lo prometto.
EDWARDNo, Celia.


È stato meraviglioso, e te ne sono molto grato,
E credo che tu sia una persona rarissima.
Ma era troppo tardi. E avrei dovuto sapere
Che non era leale verso di te.
CELIANon era leale verso di me!


Puoi startene lì a parlare d’essere leale verso di me!
EDWARDSe non fosse per la partenza di Lavinia, tutto questo non sarebbe mai sorto.


Che futuro avevi mai pensato che potesse esserci?
CELIAChe cosa avevo pensato che potesse essere il futuro?


Ho abbandonato il futuro prima ancora di cominciare,
E dopo di allora ho vissuto in un presente
Dove il tempo non aveva senso, un mondo tutto nostro,
Dove la parola «felicità» aveva un altro significato
O così pareva.
EDWARDHo sentito parlare di quell’esperienza.
CELIAUn sogno. Ci sono stata felice fino a oggi,


E poi, quando Julia ha chiesto di Lavinia
E mi si è affacciato che Lavinia ti aveva lasciato
E che saresti stato libero — allora ho scoperto d’un tratto
Che il sogno non bastava; che volevo qualcosa di più


E ho aspettato, e volevo correre a dirtelo.
Forse il sogno era meglio. Sembrava la vera realtà,
E se questa è realtà, somiglia molto a un sogno.
Forse ero io che tradivo il mio stesso sogno
Per tutto il tempo; e scoprire che volevo
Questo mondo oltre a quello… beh, è umiliante.
EDWARDNon c’è ragione per cui tu debba sentirti umiliata…
CELIAOh, non credere di potermi umiliare!


L’umiliazione — è qualcosa che mi sono fatta da me.
Non sono neppure sicura che tu sembri abbastanza reale
Da umiliarmi. Immagino che la maggior parte delle donne
Si sentirebbe degradata a scoprire che un uomo
Con cui credeva d’aver condiviso qualcosa di meraviglioso
Le aveva prese soltanto come uno svago passeggero.
Oh, oso dire che ingannavi te stesso:
Ma è stato questo, senza alcun dubbio.
EDWARDNon ti ho presa come uno svago passeggero!


Se vuoi parlare di svaghi passeggeri
Come hai preso tu Peter?
CELIAPeter? Peter chi?
EDWARDPeter Quilpe, che era qui stasera. Viveva in un sogno


E ora è semplicemente infelice e smarrito.
CELIANon so proprio di che cosa tu stia parlando.


Edward, questo è davvero un sotterfugio troppo grossolano
Per giustificarti. Non c’è mai stato nulla
Fra me e Peter.
EDWARDNon c’è stato? Lui lo credeva.


È tornato qui stasera per parlarmene.
CELIAMa questo è ridicolo! Non ho mai dato a Peter


Alcun motivo di supporre che tenessi a lui.
Pensavo che avesse talento; vedevo che era solo;
Pensavo di poterlo aiutare. Lo portavo ai concerti.
Ma poi, via via che faceva altre conoscenze,
L’ho trovato meno interessante, e piuttosto presuntuoso.
Ma perché parliamo di Peter? Tutto ciò che conta
È che tu credi di volere Lavinia.
E se sei quel genere di persona —
Bene, allora è meglio che tu l’abbia.
EDWARDNon è così.


Non è che io provi amore per Lavinia.
Non credo d’aver mai provato davvero amore per lei.
Se ho mai conosciuto l’amore — e credo di sì —
Non ho mai provato amore per nessuna che non fossi tu,
E forse lo sono ancora. Ma questo non può continuare.
Non sarebbe mai potuta essere… una cosa duratura:
Tu devi avere un uomo… più vicino alla tua età.
CELIANon credo m’importi dei tuoi consigli, Edward:


Non hai più diritto d’interessarti
Ormai, al mio futuro. Spero soltanto che tu sia capace


Di badare al tuo. Ma se non provi amore
E non hai mai provato amore per Lavinia,
Che cosa vuoi, allora?
EDWARDNon ne sono sicuro.


L’unica cosa di cui sono relativamente certo
È che soltanto da stamattina
Ho incontrato me stesso come un uomo di mezza età
Che comincia a sapere che cosa sia sentirsi vecchio.
È quello il momento peggiore, quando senti d’aver perduto
Il desiderio di tutto ciò che era più desiderabile,
Prima d’accontentarti di ciò che puoi desiderare;
Prima di sapere che cosa resti da desiderare;
E continui ad augurarti di poter desiderare
Ciò che il desiderio si è lasciato dietro. Ma tu non puoi capire.
Come potresti capire che cosa sia sentirsi vecchio?
CELIAMa io voglio capirti. Potrei capire.


E, Edward, ti prego di credere che qualunque cosa accada
Non ti detesterò. Proverò soltanto pena per te.
È solo me stessa che rischio di detestare.
Ma quale sarà la tua vita? Non sopporto di pensarci.
Oh, Edward! Puoi essere felice con Lavinia?
EDWARDNo — non felice: o, se c’è una qualche felicità,


Soltanto la felicità di sapere
Che l’infelicità non si nutre della rovina della bellezza,
Che il tedio non è il residuo dell’estasi.
Vedo che la mia vita fu decisa molto tempo fa
E che lo sforzo di sfuggirle
È soltanto una finzione, la pretesa
Che ciò che è, non sia, o possa mutare.
L’io che sa dire «voglio questo — o voglio quello» —
L’io che vuole — è una creatura debole;
Alla fine deve venire a patti
Con l’ostinato, il più duro io; che non parla,
Che non discorre mai, che non sa argomentare;
E che in certi uomini può essere il custode —


Ma in uomini come me, l’ottuso, l’implacabile,
L’indomabile spirito della mediocrità.
L’io volente può ordire il disastro
Di questa società non voluta — ma può prosperare soltanto
Nella sottomissione al dominio del socio più forte.
CELIANon sono certa, Edward, di capirti;


Eppure capisco come mai prima d’ora.
Credo — sono convinta — che tu stia essendo te stesso
Come non lo sei mai stato prima, con me.
Due volte sei cambiato mentre ti guardavo.
Guardavo il tuo viso: e credevo di conoscerne
E amarne ogni contorno; e mentre guardavo
Si è disseccato, come se avessi scartato una mummia.
Ascoltavo la tua voce, che mi aveva sempre fatto fremere,
E si è fatta un’altra voce — no, non una voce:
Ciò che udivo era soltanto il rumore d’un insetto,
Arido, interminabile, senza senso, disumano —
Avresti potuto produrlo sfregando le zampe —
O come fanno le cavallette. Ho guardato,
E ho teso l’orecchio al tuo cuore, al tuo sangue;
E ho visto soltanto uno scarabeo grande come un uomo
Che non ha dentro nulla più di ciò che esce
Quando calpesti uno scarabeo.
EDWARDForse è questo che sono.


Calpestami, se ti va.
CELIANo, non ti calpesterò.


Non è questo che sei. È soltanto ciò che restava
Di ciò che avevo creduto che tu fossi. Vedo un’altra persona,
Ti vedo come una persona che non avevo mai visto prima.
L’uomo che vedevo prima era soltanto una proiezione —
Ora lo capisco — di qualcosa che volevo —
No, non volevo — qualcosa a cui aspiravo —


Qualcosa che desideravo disperatamente esistesse.
Da qualche parte deve accadere — ma che cos’è, e dov’è?
Edward, vedo che semplicemente mi servivo di te.
E ti chiedo di perdonarmi.
EDWARDTu… chiedi a me di perdonarti!
CELIASì, per due cose. Primo…
(didascalia)[Squilla il telefono]
EDWARDAl diavolo il telefono.


Immagino sia meglio rispondere.
CELIASì, meglio rispondere.
EDWARDPronto!… Oh, Julia: che c’è adesso?


Di nuovo i tuoi occhiali… dove li hai lasciati?
O dobbiamo… devo mettermi a cercarli dappertutto?
Hai guardato nella borsa?… Bene, non mordermi la testa…
Sei sicura, in cucina? Accanto alla bottiglia di champagne?
Ne sei proprio sicura?… Molto bene, resta in linea se vuoi;
Noi… io li cercherò.
CELIASì, cercali tu.


Io non entrerò mai più nella tua cucina.
(didascalia)[Esce EDWARD. Torna con gli occhiali e una bottiglia]
EDWARDPer una volta aveva ragione.
CELIAHa sempre ragione.


Ma perché portare una bottiglia di champagne vuota?
EDWARDNon è vuota. Sarà un po’ sgasato —


Ma perché ha detto che era una mezza bottiglia?
È una delle mie migliori: e mezze bottiglie non ne ho.
Bene, speravo che bevessi un ultimo bicchiere con me.
CELIAA che cosa dovremmo brindare?
EDWARDA chi brinderemo?
CELIAAi Custodi.
EDWARDAi Custodi?
CELIAAi Custodi. Sei stato tu a parlare di custodi.
(didascalia)[Bevono]
CELIAPuò darsi che perfino Julia sia un custode.
Forse è lei il mio custode. Dammi gli occhiali.


Buona notte, Edward.
EDWARDBuona notteCelia.
(didascalia)[Esce CELIA]
EDWARDOh!
(didascalia)[Afferra il ricevitore]
EDWARDPronto, Julia! sei lì?…
Bene, mi dispiace terribilmente d’averti fatta aspettare;
Ma noi… ho dovuto cercarli… No, li ho trovati.
… Sì, te li porta lei adesso… Buona notte.
SIPARIO

SpeakerLine
(didascalia)The same room: late afternoon of the next day. EDWARD alone. He goes to answer the doorbell.
EDWARDOh … good evening.
(didascalia)[Enter the UNIDENTIFIED GUEST]
UNIDENTIFIED GUESTGood evening, Mr. Chamberlayne.
EDWARDWell. May I offer you some gin and water?
UNIDENTIFIED GUESTNo, thank you. This is a different occasion.
EDWARDI take it that as you have come alone


You have been unsuccessful.
UNIDENTIFIED GUESTNot at all.


I have come to remind you — you have made a decision.
EDWARDAre you thinking that I may have changed my mind?
UNIDENTIFIED GUESTNo. You will not be ready to change your mind


Until you recover from having made a decision.
No. I have come to tell you that you will change your mind,
But that it will not matter. It will be too late.
EDWARDI have half a mind to change my mind now


To show you that I am free to change it.
UNIDENTIFIED GUESTYou will change your mind, but you are not free.


Your moment of freedom was yesterday.
You made a decision. You set in motion
Forces in your life and in the lives of others
Which cannot be reversed. That is one consideration.
And another is this: it is a serious matter
To bring someone back from the dead.
EDWARDFrom the dead?


That figure of speech is somewhat … dramatic,
As it was only yesterday that my wife left me.
UNIDENTIFIED GUESTAh, but we die to each other daily.


What we know of other people
Is only our memory of the moments
During which we knew them. And they have changed since then.


To pretend that they and we are the same
Is a useful and convenient social convention
Which must sometimes be broken. We must also remember
That at every meeting we are meeting a stranger.
EDWARDSo you want me to greet my wife as a stranger?


That will not be easy.
UNIDENTIFIED GUESTIt is very difficult.


But it is perhaps still more difficult
To keep up the pretence that you are not strangers.
The affectionate ghosts: the grandmother,
The lively bachelor uncle at the Christmas party,
The beloved nursemaid — those who enfolded
Your childhood years in comfort, mirth, security —
If they returned, would it not be embarrassing?
What would you say to them, or they to you
After the first ten minutes? You would find it difficult
To treat them as strangers, but still more difficult
To pretend that you were not strange to each other.
EDWARDYou can hardly expect me to obliterate


The last five years.
UNIDENTIFIED GUESTI ask you to forget nothing.


To try to forget is to try to conceal.
EDWARDThere are certainly things I should like to forget.
UNIDENTIFIED GUESTAnd persons also. But you must not forget them.


You must face them all, but meet them as strangers.
EDWARDThen I myself must also be a stranger.
UNIDENTIFIED GUESTAnd to yourself as well. But remember,


When you see your wife, you must ask no questions
And give no explanations. I have said the same to her.
Don’t strangle each other with knotted memories.
Now I shall go.
EDWARDStop! Will you come back with her?
UNIDENTIFIED GUESTNo, I shall not come with her.
EDWARDI don’t know why,


But I think I should like you to bring her yourself.
UNIDENTIFIED GUESTYes, I know you would. And for definite reasons
Which I am not prepared to explain to you
I must ask you not to speak of me to her;
And she will not mention me to you.
EDWARDI promise.
UNIDENTIFIED GUESTAnd now you must await your visitors.
EDWARDVisitors? What visitors?
UNIDENTIFIED GUESTWhoever comes. The strangers.


As for myself, I shall take the precaution
Of leaving by the service staircase.
EDWARDMay I ask one question?
UNIDENTIFIED GUESTYou may ask it.
EDWARDWho are you?
UNIDENTIFIED GUESTI also am a stranger.
(didascalia)[Exit. A pause. EDWARD moves about restlessly. The bell rings, and he goes to the front door.]
EDWARDCelia!
CELIAHas Lavinia arrived?
EDWARDCelia! Why have you come?


I expect Lavinia at any moment.
You must not be here. Why have you come here?
CELIABecause Lavinia asked me.
EDWARDBecause Lavinia asked you!
CELIAWell, not directly. Julia had a telegram


Asking her to come, and to bring me with her.
Julia was delayed, and sent me on ahead.
EDWARDIt seems very odd. And not like Lavinia.


I suppose there is nothing to do but wait.
Won’t you sit down?
CELIAThank you.
(didascalia)[Pause]
EDWARDOh, my God, what shall we talk about?


We can’t sit here in silence.
CELIAOh, I could.


Just looking at you. Edward, forgive my laughing.
You look like a little boy who’s been sent for
To the headmaster’s study; and is not quite sure
What he’s been found out in. I never saw you so before.
This is really a ludicrous situation.
EDWARDI’m afraid I can’t see the humorous side of it.
CELIAI’m not really laughing at you, Edward.
I couldn’t have laughed at anything, yesterday;
But I’ve learnt a lot in twenty-four hours.
It wasn’t a very pleasant experience.
Oh, I’m glad I came!
I can see you at last as a human being.
Can’t you see me that way too, and laugh about it?
EDWARDI wish I could. I wish I understood anything.


I’m completely in the dark.
CELIABut it’s all so simple.


Can’t you see that …
(didascalia)[The doorbell rings]
EDWARDThere’s Lavinia.
(didascalia)[Goes to front door]
EDWARD                                                            Peter!
(didascalia)[Enter PETER]
PETERWhere’s Lavinia?
EDWARDDon’t tell me that Lavinia


Sent you a telegram …
PETERNo, not to me,


But to Alex. She told him to come here
And to bring me with him. He’ll be here in a minute.
Celia! Have you heard from Lavinia too?
Or am I interrupting?
CELIAI’ve just explained to Edward —


I only got here this moment myself —
That she telegraphed to Julia to come and bring me with her.
EDWARDI wonder whom else Lavinia has invited.
PETERWhy, I got the impression that Lavinia intended


To have yesterday’s cocktail party to-day.
So I don’t suppose her aunt can have died.
EDWARDWhat aunt?
PETERThe aunt you told us about.


But Edward — you remember our conversation yesterday?
EDWARDOf course.
PETERI hope you’ve done nothing about it.
EDWARDNo, I’ve done nothing.
PETERI’m so glad.


Because I’ve changed my mind. I mean, I’ve decided
That it’s all no use. I’m going to California.
CELIAYou’re going to California!
PETERYes, I have a new job.
EDWARDAnd how did that happen, overnight?
PETERWhy, it’s a man Alex put me in touch with


And we settled everything this morning.
Alex is a wonderful person to know,
Because, you see, he knows everybody, everywhere.
So what I’ve really come for is to say good-bye.
CELIAWell, Peter, I’m awfully glad, for your sake,


Though of course we … I shall miss you;
You know how I depended on you for concerts,
And picture exhibitions — more than you realised.
It was fun, wasn’t it! But now you’ll have a chance,


I hope, to realise your ambitions.
I shall miss you.
PETERIt’s nice of you to say so;


But you’ll find someone better, to go about with.
CELIAI don’t think that I shall be going to concerts.


I am going away too.
(didascalia)LAVINIA lets herself in with a latch-key]
PETERYou’re going abroad?
CELIAI don’t know. Perhaps.
EDWARDYou’re both going away!
(didascalia)[Enter LAVINIA]
LAVINIAWho’s going away? Well, Celia. Well, Peter.


I didn’t expect to find either of you here.
PETER and CELIA. But the telegram!
LAVINIAWhat telegram?
CELIAThe one you sent to Julia.
PETERAnd the one you sent to Alex.
LAVINIAI don’t know what you mean.


Edward, have you been sending telegrams?
EDWARDOf course I haven’t sent any telegrams.
LAVINIAThis is some of Julia’s mischief.


And is she coming?
PETERYes, and Alex.
LAVINIAThen I shall ask them for an explanation.


Meanwhile, I suppose we might as well sit down.
What shall we talk about?
EDWARDPeter’s going to America.
PETERYes, and I would have rung you up tomorrow
And come in to say good-bye before I left.
LAVINIAAnd Celia’s going too? Was that what I heard?


I congratulate you both. To Hollywood, of course?
How exciting for you, Celia! Now you’ll have a chance
At last, to realise your ambitions.
You’re going together?
PETERWe’re not going together.


Celia told us she was going away,
But I don’t know where.
LAVINIAYou don’t know where?


And do you know where you are going, yourself?
PETERYes, of course, I’m going to California.
LAVINIAWell, Celia, why don’t you go to California?


Everyone says it’s a wonderful climate:
The people who go there never want to leave it.
CELIALavinia, I think I understand about Peter …
LAVINIAI have no doubt you do.
CELIAAnd why he is going …
LAVINIAI don’t doubt that either.
CELIAAnd I believe he is right to go.
LAVINIAOh, so you advised him?
PETERShe knew nothing about it.
CELIABut now that I may be going away — somewhere —


I should like to say good-bye — as friends.
LAVINIAWhy, Celia, but haven’t we always been friends?


I thought you were one of my dearest friends —
At least, in so far as a girl can be a friend


Of a woman so much older than herself.
CELIALavinia,


Don’t put me off. I may not see you again.
What I want to say is this: I should like you to remember me
As someone who wants you and Edward to be happy.
LAVINIAYou are very kind, but very mysterious.


I’m sure that we shall manage somehow, thank you,
As we have in the past.
CELIAOh, not as in the past!
(didascalia)[The doorbell rings, and EDWARD goes to answer it]
CELIAOh, I’m afraid that all this sounds rather silly!
But …
(didascalia)[EDWARD re-enters with JULIA]
JULIAThere you are, Lavinia! I’m sorry to be late.


But your telegram was a bit unexpected.
I dropped everything to come. And how is the dear aunt?
LAVINIASo far as I know, she is very well, thank you.
JULIAShe must have made a marvellous recovery.


I said so to myself, when I got your telegram.
LAVINIABut where, may I ask, was this telegram sent from?
JULIAWhy, from Essex, of course.
LAVINIAAnd why from Essex?
JULIABecause you’ve been in Essex.
LAVINIABecause I’ve been in Essex!
JULIALavinia! Don’t say you’ve had a lapse of memory!


Then that accounts for the aunt — and the telegram.
LAVINIAWell, perhaps I was in Essex. I really don’t know.
JULIAYou don’t know where you were? Lavinia!


Don’t tell me you were abducted! Tell us
I’m thrilled …
(didascalia)[The doorbell rings. EDWARD goes to answer it. Enter ALEX]
ALEXHas Lavinia arrived?
EDWARDYes.
ALEXWelcome back, Lavinia!


When I got your telegram …
LAVINIAWhere from?
ALEXDedham.
LAVINIADedham is in Essex. So it was from Dedham.


Edward, have you any friends in Dedham?
EDWARDNo, I have no connections in Dedham.
JULIAWell, it’s all delightfully mysterious.
ALEXBut what is the mystery?
JULIAAlex, don’t be inquisitive.


Lavinia has had a lapse of memory,
And so, of course, she sent us telegrams:
And now I don’t believe she really wants us.
I can see that she is quite worn out
After her anxiety about her aunt —
Who, you’ll be glad to hear, has quite recovered, Alex —
And after that long journey on the old Great Eastern,
Waiting at junctions. And I suppose she’s famished.
ALEXAh, in that case I know what I’ll do …
JULIANo, Alex.
We must leave them alone, and let Lavinia rest.
Now we’ll all go back to my house. Peter, call a taxi.
(didascalia)[Exit PETER]
JULIAWe’ll have a cocktail party at my house to-day.
CELIAWell, I’ll go now. Good-bye, Lavinia.


Good-bye, Edward.
EDWARDGood-bye, Celia.
CELIAGood-bye, Lavinia.
LAVINIAGood-bye, Celia.
(didascalia)[Exit CELIA]
JULIAAnd now, Alex, you and I should be going.
EDWARDAre you sure you haven’t left anything, Julia?
JULIALeft anything? Oh, you mean my spectacles.


No, they’re here. Besides, they’re no use to me.
I’m not coming back again this evening.
LAVINIAStop! I want you to explain the telegram.
JULIAExplain the telegram? What do you think, Alex?
ALEXNo, Julia, we can’t explain the telegram.
LAVINIAI am sure that you could explain the telegram.


I don’t know why. But it seems to me that yesterday
I started some machine, that goes on working,
And I cannot stop it; no, it’s not like a machine
Or if it’s a machine, someone else is running it.
But who? Somebody is always interfering …
I don’t feel free … and yet I started it …
JULIAAlex, do you think we could explain anything?
ALEXI think not, Julia. She must find out for herself:


That’s the only way.
JULIAHow right you are!


Well, my dears, I shall see you very soon.
EDWARDWhen shall we see you?
JULIADid I say you’d see me?


Good-bye. I believe … I haven’t left anything.
(didascalia)[Enter PETER]
PETERI’ve got a taxi, Julia.
JULIASplendid! Good-bye!
(didascalia)[Exeunt JULIA, ALEX and PETER]
LAVINIAI must say, you don’t seem very pleased to see me.
EDWARDI can’t say that I’ve had much opportunity


To seem anything. But of course I’m glad to see you.
LAVINIAYes, that was a silly thing to say.


Like a schoolgirl. Like Celia. I don’t know why I said it.
Well, here I am.
EDWARDI am to ask no questions.
LAVINIAAnd I know I am to give no explanations.
EDWARDAnd I am to give no explanations.
LAVINIAAnd I am to ask no questions. And yet … why not?
EDWARDI don’t know why not. So what are we to talk about?
LAVINIAThere is one thing I ought to know, because of other people


And what to do about them. It’s about that party.
I suppose you won’t believe I forgot all about it!
I let you down badly. What did you do about it?
I only remembered after I had left.
EDWARDI telephoned to everyone I knew was coming


But I couldn’t get everyone. And so a few came.
LAVINIAWho came?
EDWARDJust those who were here this evening …
LAVINIAThat’s odd.
EDWARD… and one other. I don’t know who he was,


But you ought to know.
LAVINIAYes, I think I know.


But I’m puzzled by Julia. That woman is the devil.
She know’s by instinct when something’s going to happen.
Trust her not to miss any awkward situation!
And what did you tell them?
EDWARDI invented an aunt


Who was ill in the country, and had sent for you.
LAVINIAReally, Edward! You had better have told the truth:


Nothing less than the truth could deceive Julia.
But how did the aunt come to live in Essex?
EDWARDJulia compelled me to make her live somewhere.
LAVINIAI see. So Julia made her live in Essex;


And made the telegrams come from Essex.
Well, I shall have to tell Julia the truth.
I shall always tell the truth now.
We have wasted such a lot of time in lying.
EDWARDI don’t quite know what you mean.
LAVINIAOh, Edward!


The point is, that since I’ve been away
I see that I’ve taken you much too seriously.
And now I can see how absurd you are.
EDWARDThat is a very serious conclusion


To have arrived at in … how many? … thirty-two hours.
LAVINIAYes, a very important discovery,


Finding that you’ve spent five years of your life
With a man who has no sense of humour;
And that the effect upon me was
That I lost all sense of humour myself.
That’s what came of always giving in to you.
EDWARDI was unaware that you’d always given in to me.


It struck me very differently. As we’re on the subject,
I thought that it was I who had given in to you.
LAVINIAI know what you mean by giving in to me:


You mean, leaving all the practical decisions
That you should have made yourself. I remember —
Oh, I ought to have realised what was coming —
When we were planning our honeymoon,
I couldn’t make you say where you wanted to go …
EDWARDBut I wanted you to make that decision.
LAVINIABut how could I tell where I wanted to go


Unless you suggested some other place first?
And I remember that finally in desperation
I said: ‘I suppose you’d as soon go to Peacehaven’ —
And you said ‘I don’t mind’.
EDWARDOf course I didn’t mind.


I meant it as a compliment.
LAVINIAYou meant it as a compliment!


And you were so considerate, people said;
And you thought you were unselfish. It was only passivity;
You only wanted to be bolstered, encouraged….
EDWARDEncouraged? To what?
LAVINIATo think well of yourself.


You know it was I who made you work at the Bar …
EDWARDYou nagged me because I didn’t get enough work


And said that I ought to meet more people:
But when the briefs began to come in —
And they didn’t come through any of your friends —


You suddenly found it inconvenient
That I should be always too busy or too tired
To be of use to you socially …
LAVINIAI never complained.
EDWARDNo; and it was perfectly infuriating,


The way you didn’t complain …
LAVINIAIt was you who complained


Of seeing nobody but solicitors and clients …
EDWARDAnd you were never very sympathetic.
LAVINIAWell, but I tried to do something about it.


That was why I took so much trouble
To have those Thursdays, to give you the chance
Of talking to intellectual people …
EDWARDYou would have given me about as much opportunity


If you had hired me as your butler:
Some of your guests may have thought I was the butler.
LAVINIAAnd on several occasions, when somebody was coming


Whom I particularly wanted you to meet,
You didn’t arrive until just as they were leaving.
EDWARDWell, at least, they can’t have thought I was the butler.
LAVINIAEverything I tried only made matters worse,


And the moment you were offered something that you wanted
You wanted something else. I shall treat you very differently
In future.
EDWARDThank you for the warning. But tell me,


Since this is how you see me, why did you come back?
LAVINIAFrankly, I don’t know. I was warned of the danger,


Yet something, or somebody, compelled me to come.
And why did you want me?
EDWARDI don’t know either.


You say you were trying to ‘encourage’ me:
Then why did you always make me feel insignificant?
I may not have known what life I wanted,
But it wasn’t the life you chose for me.
You wanted your husband to be successful,
You wanted me to supply a public background
For your kind of public life. You wished to be a hostess
For whom my career would be a support.
Well, I tried to be accommodating. But, in future,
I shall behave, I assure you, very differently.
LAVINIABravo! Edward. This is surprising.


Now who could have taught you to answer back like that?
EDWARDI have had quite enough humiliation
Lately, to bring me to the point
At which humiliation ceases to humiliate.
You get to the point at which you cease to feel
And then you speak your mind.
LAVINIAThat will be a novelty


To find that you have a mind to speak.
Anyway, I’m prepared to take you as you are.
EDWARDYou mean, you are prepared to take me


As I was, or as you think I am.
But what do you think I am?
LAVINIAOh, what you always were.


As for me, I’m rather a different person
Whom you must get to know.
EDWARDThis is very interesting:


But you seem to assume that you’ve done all the changing —
Though I haven’t yet found it a change for the better.
But doesn’t it occur to you that possibly
I may have changed too?
LAVINIAOh, Edward, when you were a little boy,


I’m sure you were always getting yourself measured
To prove how you had grown since the last holidays.
You were always intensely concerned with yourself;
And if other people grow, well, you want to grow too.
In what way have you changed?
EDWARDThe change that comes


From seeing oneself through the eyes of other people.
LAVINIAThat must have been very shattering for you.


But never mind, you’ll soon get over it
And find yourself another little part to play,
With another face, to take people in.
EDWARDOne of the most infuriating things about you


Has always been your perfect assurance
That you understood me better than I understood myself.
LAVINIAAnd the most infuriating thing about you


Has always been your placid assumption
That I wasn’t worth the trouble of understanding.
EDWARDSo here we are again. Back in the trap,


With only one difference, perhaps — we can fight each other,


Instead of each taking his corner of the cage.
Well, it’s a better way of passing the evening
Than listening to the gramophone.
LAVINIAWe have very good records;


But I always suspected that you really hated music
And that the gramophone was only your escape
From talking to me when we had to be alone.
EDWARDI’ve often wondered why you married me.
LAVINIAWell, you really were rather attractive, you know;


And you kept on saying that you were in love with me —


I believe you were trying to persuade yourself you were.
I seemed always on the verge of some wonderful experience
And then it never happened. I wonder now
How you could have thought you were in love with me.
EDWARDEverybody told me that I was;


And they told me how well suited we were.
LAVINIAIt’s a pity that you had no opinion of your own.


Oh, Edward, I should like to be good to you —
Or if that’s impossible, at least be horrid to you —
Anything but nothing, which is all you seem to want of me.
But I’m sorry for you …
EDWARDDon’t say you are sorry for me!


I have had enough of people being sorry for me.
LAVINIAYes, because they can never be so sorry for you


As you are for yourself. And that’s hard to bear.
I thought that there might be some way out for you
If I went away. I thought that if I died
To you, I who had been only a ghost to you,
You might be able to find the road back
To a time when you were real — for you must have been real
At some time or other, before you ever knew me:
Perhaps only when you were a child.
EDWARDI don’t want you to make yourself responsible for me:


It’s only another kind of contempt.
And I do not want you to explain me to myself.
You’re still trying to invent a personality for me
Which will only keep me away from myself.
LAVINIAYou’re complicating what is in fact very simple.


But there is one point which I see clearly:
We are not to relapse into the kind of life we led
Until yesterday morning.
EDWARDThere was a door


And I could not open it. I could not touch the handle.
Why could I not walk out of my prison?
What is hell? Hell is oneself,
Hell is alone, the other figures in it
Merely projections. There is nothing to escape from
And nothing to escape to. One is always alone.
LAVINIAEdward, what are you talking about?


Talking to yourself. Could you bear, for a moment,
To think about me?
EDWARDIt was only yesterday


That damnation took place. And now I must live with it
Day by day, hour by hour, for ever and ever.
LAVINIAI think you’re on the edge of a nervous breakdown!
EDWARDDon’t say that!
LAVINIAI must say it.


I know … of a doctor who I think could help you.
EDWARDIf I go to a doctor, I shall make my own choice;


Not take one whom you choose. How do I know
That you wouldn’t see him first, and tell him all about me
From your point of view? But I don’t need a doctor.


I am simply in hell. Where there are no doctors —
At least, not in a professional capacity.
LAVINIAOne can be practical, even in hell:


And you know I am much more practical than you are.
EDWARDI ought to know by now what you consider practical.


Practical! I remember, on our honeymoon,
You were always wrapping things up in tissue paper
And then had to unwrap everything again
To find what you wanted. And I never could teach you
How to put the cap on a tube of tooth-paste.
LAVINIAVery well, then, I shall not try to press you.


You’re much too divided to know what you want.
But, being divided, you will tend to compromise,
And your sort of compromise will be the old one.
EDWARDYou don’t understand me. Have I not made it clear


That in future you will find me a different person?
LAVINIAIndeed. And has the difference nothing to do


With Celia going to California?
EDWARDCelia? Going to California?
LAVINIAYes, with Peter.


Really, Edward, if you were human
You would burst out laughing. But you won’t.
EDWARDO God, O God, if I could return to yesterday


Before I thought that I had made a decision.
What devil left the door on the latch
For these doubts to enter? And then you came back, you
The angel of destruction — just as I felt sure.
In a moment, at your touch, there is nothing but ruin.
O God, what have I done? The python. The octopus.
Must I become after all what you would make me?
LAVINIAWell, Edward, as I am unable to make you laugh,


And as I can’t persuade you to see a doctor,
There’s nothing else at present that I can do about it.
I ought to go and have a look in the kitchen.
I know there are some eggs. But we must go out for dinner.
Meanwhile, my luggage is in the hall downstairs:
Will you get the porter to fetch it up for me?
CURTAIN


tags:

  • archetype/child
  • archetype/ghost
  • character/celia
  • character/julia
  • character/lavinia
  • concept/doubt
  • concept/freedom
  • concept/hope
  • concept/truth
  • concept/wonder
  • histref/america
  • motif/childhood
  • motif/ghosts
  • motif/journey
  • motif/love
  • motif/machine
  • motif/memory
  • motif/prison
  • motif/road
  • motif/silence
  • motif/time
  • motif/water
  • motif/well
  • setting/america

Chi parlaBattuta
(didascalia)La stessa stanza: tardo pomeriggio del giorno dopo. EDWARD solo. Va ad aprire la porta.
EDWARDOh… buonasera.
(didascalia)[Entra l’OSPITE NON IDENTIFICATO]
OSPITE NON IDENTIFICATOBuonasera, signor Chamberlayne.
EDWARDBene. Posso offrirle del gin e acqua?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, grazie. Questa è un’altra occasione.
EDWARDDeduco che, essendo venuto solo,


Non abbia avuto successo.
OSPITE NON IDENTIFICATONiente affatto.


Sono venuto a ricordarle che lei ha preso una decisione.
EDWARDPensa forse che io possa aver cambiato idea?
OSPITE NON IDENTIFICATONo. Non sarà pronto a cambiare idea


Finché non si sarà rimesso dall’aver preso una decisione.
No. Sono venuto a dirle che cambierà idea,
Ma che non avrà importanza. Sarà troppo tardi.
EDWARDHo quasi voglia di cambiare idea adesso


Per mostrarle che sono libero di cambiarla.
OSPITE NON IDENTIFICATOCambierà idea, ma non è libero.


Il suo momento di libertà è stato ieri.
Lei ha preso una decisione. Ha messo in moto
Forze nella sua vita e nella vita d’altri
Che non si possono invertire. Questa è una considerazione.
E un’altra è questa: è cosa grave
Richiamare qualcuno dai morti.
EDWARDDai morti?


Quella figura retorica è alquanto… drammatica,
Dato che è stato solo ieri che mia moglie mi ha lasciato.
OSPITE NON IDENTIFICATOAh, ma noi moriamo l’uno all’altro ogni giorno.


Ciò che sappiamo delle altre persone
È soltanto il nostro ricordo dei momenti
Durante i quali le conoscemmo. E da allora sono cambiate.


Fingere che esse e noi siamo gli stessi
È una convenzione sociale utile e comoda
Che a volte va infranta. Dobbiamo anche ricordare
Che a ogni incontro incontriamo uno straniero.
EDWARDDunque vuole che accolga mia moglie come una straniera?


Non sarà facile.
OSPITE NON IDENTIFICATOÈ molto difficile.


Ma è forse ancora più difficile
Mantenere la finzione di non essere stranieri.
Gli affettuosi fantasmi: la nonna,
Il vivace zio scapolo alla festa di Natale,
La bambinaia adorata — coloro che avvolsero
I suoi anni d’infanzia in conforto, allegria, sicurezza —
Se tornassero, non sarebbe imbarazzante?
Che cosa direbbe loro, o loro a lei
Dopo i primi dieci minuti? Le riuscirebbe difficile
Trattarli da stranieri, ma ancora più difficile
Fingere di non essere stranieri l’uno all’altro.
EDWARDNon può certo aspettarsi che io cancelli


Gli ultimi cinque anni.
OSPITE NON IDENTIFICATONon le chiedo di dimenticare nulla.


Cercare di dimenticare è cercare di nascondere.
EDWARDCi sono certamente cose che vorrei dimenticare.
OSPITE NON IDENTIFICATOE anche persone. Ma non deve dimenticarle.


Deve affrontarle tutte, ma incontrarle da stranieri.
EDWARDAllora anch’io dovrò essere uno straniero.
OSPITE NON IDENTIFICATOE altrettanto a se stesso. Ma ricordi,


Quando vedrà sua moglie, non dovrà fare domande
Né dare spiegazioni. Lo stesso ho detto a lei.
Non strangolatevi a vicenda con ricordi annodati.
Ora me ne vado.
EDWARDSi fermi! Tornerà con lei?
OSPITE NON IDENTIFICATONo, non verrò con lei.
EDWARDNon so perché,


Ma credo che mi piacerebbe che fosse lei a portarla.
OSPITE NON IDENTIFICATOSì, lo so. E per ragioni precise
Che non sono disposto a spiegarle
Devo chiederle di non parlare di me con lei;
E lei non le farà parola di me.
EDWARDLo prometto.
OSPITE NON IDENTIFICATOE ora deve attendere i suoi visitatori.
EDWARDVisitatori? Quali visitatori?
OSPITE NON IDENTIFICATOChiunque venga. Gli stranieri.


Quanto a me, prenderò la precauzione
D’uscire dalla scala di servizio.
EDWARDPosso farle una domanda?
OSPITE NON IDENTIFICATOPuò farla.
EDWARDChi è lei?
OSPITE NON IDENTIFICATOAnch’io sono uno straniero.
(didascalia)[Esce. Una pausa. EDWARD si muove inquieto per la stanza. Suona il campanello, e lui va alla porta d’ingresso.]
EDWARDCelia!
CELIAÈ arrivata Lavinia?
EDWARDCelia! Perché sei venuta?


Aspetto Lavinia da un momento all’altro.
Non devi essere qui. Perché sei venuta qui?
CELIAPerché me l’ha chiesto Lavinia.
EDWARDPerché te l’ha chiesto Lavinia!
CELIABeh, non direttamente. Julia ha ricevuto un telegramma


Che le chiedeva di venire, e di portare me con sé.
Julia si è attardata, e mi ha mandata avanti.
EDWARDSembra stranissimo. E non da Lavinia.


Immagino non ci sia altro da fare che aspettare.
Non ti siedi?
CELIAGrazie.
(didascalia)[Pausa]
EDWARDOh, mio Dio, di che cosa parleremo?


Non possiamo restare qui in silenzio.
CELIAOh, io sì.


Solo a guardarti. Edward, perdona la mia risata.
Hai l’aria d’un ragazzino mandato a chiamare
Nello studio del preside; e non del tutto sicuro
Di che cosa l’abbiano scoperto. Non ti avevo mai visto così.
È davvero una situazione ridicola.
EDWARDTemo di non vederne il lato comico.
CELIANon sto ridendo di te davvero, Edward.
Ieri non avrei potuto ridere di nulla;
Ma in ventiquattr’ore ho imparato molto.
Non è stata un’esperienza molto piacevole.
Oh, sono contenta d’essere venuta!
Finalmente riesco a vederti come un essere umano.
Non puoi vedere anche me così, e riderne?
EDWARDVorrei poterlo fare. Vorrei capire qualcosa.


Sono completamente al buio.
CELIAMa è tutto così semplice.


Non vedi che…
(didascalia)[Suona il campanello]
EDWARDEcco Lavinia.
(didascalia)[Va alla porta d’ingresso]
EDWARDPeter!
(didascalia)[Entra PETER]
PETERDov’è Lavinia?
EDWARDNon dirmi che Lavinia


Ti ha mandato un telegramma…
PETERNo, non a me,


Ma ad Alex. Gli ha detto di venire qui
E di portarmi con sé. Sarà qui fra un minuto.
Celia! Hai avuto notizie anche tu da Lavinia?
O sto interrompendo?
CELIAL’ho appena spiegato a Edward —


Anch’io sono arrivata in questo momento —
Che ha telegrafato a Julia di venire e di portarmi con sé.
EDWARDMi domando chi altro Lavinia abbia invitato.
PETERMa io ho avuto l’impressione che Lavinia intendesse


Rifare oggi il cocktail party di ieri.
Perciò non credo che sua zia possa essere morta.
EDWARDQuale zia?
PETERLa zia di cui ci hai parlato.


Ma Edward — ricordi la nostra conversazione di ieri?
EDWARDCertamente.
PETERSpero che tu non abbia fatto nulla in proposito.
EDWARDNo, non ho fatto nulla.
PETERNe sono contentissimo.


Perché ho cambiato idea. Voglio dire, ho deciso
Che è tutto inutile. Vado in California.
CELIAVai in California!
PETERSì, ho un nuovo lavoro.
EDWARDE com’è successo, in una notte?
PETERMa è un tale con cui Alex mi ha messo in contatto


E stamattina abbiamo definito tutto.
Alex è una persona meravigliosa da conoscere,
Perché, vedi, conosce tutti, dappertutto.
Perciò in realtà sono venuto per dirvi addio.
CELIABene, Peter, ne sono terribilmente contenta, per te,


Anche se naturalmente noi… io sentirò la tua mancanza;
Sai quanto contassi su di te per i concerti,
E le mostre di pittura — più di quanto immaginassi.
È stato bello, no? Ma ora avrai l’occasione,


Spero, di realizzare le tue ambizioni.
Mi mancherai.
PETERÈ gentile da parte tua dirlo;


Ma troverai qualcuno di meglio con cui andare in giro.
CELIANon credo che andrò più ai concerti.


Vado via anch’io.
(didascalia)LAVINIA entra da sé con la chiave]
PETERVai all’estero?
CELIANon lo so. Forse.
EDWARDVe ne andate tutti e due!
(didascalia)[Entra LAVINIA]
LAVINIAChi se ne va? Toh, Celia. Toh, Peter.


Non mi aspettavo di trovare nessuno di voi due qui.
PETER e CELIA. Ma il telegramma!
LAVINIAQuale telegramma?
CELIAQuello che hai mandato a Julia.
PETERE quello che hai mandato ad Alex.
LAVINIANon so di che cosa parliate.


Edward, hai mandato tu dei telegrammi?
EDWARDCerto che non ho mandato nessun telegramma.
LAVINIAQuesta è una delle birichinate di Julia.


E lei viene?
PETERSì, e Alex.
LAVINIAAllora chiederò a loro una spiegazione.


Intanto, immagino che tanto valga sederci.
Di che cosa parliamo?
EDWARDPeter va in America.
PETERSì, e ti avrei telefonato domani
E sarei passato a salutarti prima di partire.
LAVINIAE va via anche Celia? È questo che ho sentito?


Mi congratulo con tutti e due. A Hollywood, naturalmente?
Che emozione per te, Celia! Ora avrai l’occasione,
Finalmente, di realizzare le tue ambizioni.
Andate insieme?
PETERNon andiamo insieme.


Celia ci ha detto che andava via,
Ma non so dove.
LAVINIANon sai dove?


E sai dove vai tu, almeno?
PETERSì, certo, vado in California.
LAVINIABene, Celia, perché non vai in California?


Tutti dicono che il clima è meraviglioso:
Chi ci va non vuole più andarsene.
CELIALavinia, credo di capire riguardo a Peter…
LAVINIANon ne ho alcun dubbio.
CELIAE perché se ne va…
LAVINIANon ne dubito nemmeno.
CELIAE credo che faccia bene ad andare.
LAVINIAOh, dunque glielo hai consigliato tu?
PETERLei non ne sapeva nulla.
CELIAMa ora che forse me ne vado — chissà dove —


Vorrei dirti addio — da amiche.
LAVINIAMa via, Celia, non siamo sempre state amiche?


Ti credevo una delle mie amiche più care —
Almeno, nella misura in cui una ragazza può essere amica


D’una donna tanto più vecchia di lei.
CELIALavinia,


Non liquidarmi così. Forse non ti rivedrò più.
Quello che voglio dire è questo: vorrei che mi ricordassi
Come qualcuno che desidera che tu ed Edward siate felici.
LAVINIASei molto gentile, ma molto misteriosa.


Sono certa che ce la caveremo in qualche modo, grazie,
Come abbiamo fatto in passato.
CELIAOh, non come in passato!
(didascalia)[Suona il campanello, ed EDWARD va ad aprire]
CELIAOh, temo che tutto questo suoni piuttosto sciocco!
Ma…
(didascalia)[EDWARD rientra con JULIA]
JULIAEccoti qua, Lavinia! Scusa il ritardo.


Ma il tuo telegramma è stato un po’ inatteso.
Ho lasciato tutto per venire. E come sta la cara zia?
LAVINIAPer quanto ne so, sta benissimo, grazie tante.
JULIADev’essersi ripresa in modo meraviglioso.


Me lo sono detta quando ho ricevuto il tuo telegramma.
LAVINIAMa da dove, se posso chiedere, è stato spedito questo telegramma?
JULIAMa dall’Essex, naturalmente.
LAVINIAE perché dall’Essex?
JULIAPerché sei stata nell’Essex.
LAVINIAPerché sono stata nell’Essex!
JULIALavinia! Non dirmi che hai avuto un vuoto di memoria!


Allora questo spiega la zia — e il telegramma.
LAVINIABene, forse ero nell’Essex. Davvero non lo so.
JULIANon sai dov’eri? Lavinia!


Non dirmi che sei stata rapita! Raccontaci
Sono elettrizzata…
(didascalia)[Suona il campanello. EDWARD va ad aprire. Entra ALEX]
ALEXÈ arrivata Lavinia?
EDWARDSì.
ALEXBentornata, Lavinia!


Quando ho ricevuto il tuo telegramma…
LAVINIADa dove?
ALEXDedham.
LAVINIADedham è nell’Essex. Dunque veniva da Dedham.


Edward, hai amici a Dedham?
EDWARDNo, non ho conoscenze a Dedham.
JULIABene, è tutto deliziosamente misterioso.
ALEXMa qual è il mistero?
JULIAAlex, non essere curioso.


Lavinia ha avuto un vuoto di memoria,
E così, naturalmente, ci ha mandato dei telegrammi:
E ora non credo che ci voglia davvero.
Vedo bene che è tutta sfinita
Dopo l’ansia per la zia —
Che, sarai contento di sapere, si è del tutto ristabilita, Alex —
E dopo quel lungo viaggio sulla vecchia Great Eastern,
Ad aspettare agli scambi. E immagino sia affamata.
ALEXAh, in tal caso so che cosa farò…
JULIANo, Alex.
Dobbiamo lasciarli soli, e far riposare Lavinia.
Ora torniamo tutti a casa mia. Peter, chiama un taxi.
(didascalia)[Esce PETER]
JULIAFaremo un cocktail party a casa mia oggi.
CELIABene, io vado. Arrivederci, Lavinia.


Arrivederci, Edward.
EDWARDArrivederci, Celia.
CELIAArrivederci, Lavinia.
LAVINIAArrivederci, Celia.
(didascalia)[Esce CELIA]
JULIAE ora, Alex, io e te dovremmo andare.
EDWARDSei sicura di non aver lasciato nulla, Julia?
JULIALasciato nulla? Oh, vuoi dire i miei occhiali.


No, sono qui. E poi non mi servono.
Stasera non torno più.
LAVINIAFerma! Voglio che tu mi spieghi il telegramma.
JULIASpiegare il telegramma? Che ne dici, Alex?
ALEXNo, Julia, il telegramma non lo possiamo spiegare.
LAVINIASono certa che potresti spiegare il telegramma.


Non so perché. Ma mi pare che ieri
Io abbia avviato una macchina, che continua a funzionare,
E non riesco a fermarla; no, non è come una macchina
O se è una macchina, è un altro a farla andare.
Ma chi? Qualcuno interferisce sempre…
Non mi sento libera… eppure sono stata io ad avviarla…
JULIAAlex, credi che potremmo spiegare qualcosa?
ALEXCredo di no, Julia. Deve scoprirlo da sé:


È l’unico modo.
JULIACome hai ragione!


Bene, cari miei, ci vedremo prestissimo.
EDWARDQuando ti vedremo?
JULIAHo detto che mi vedrete?


Arrivederci. Credo… di non aver lasciato nulla.
(didascalia)[Entra PETER]
PETERHo trovato un taxi, Julia.
JULIASplendido! Arrivederci!
(didascalia)[Escono JULIA, ALEX e PETER]
LAVINIADevo dire che non sembri molto contento di vedermi.
EDWARDNon posso dire d’aver avuto molte occasioni


Di sembrare alcunché. Ma naturalmente sono contento di vederti.
LAVINIASì, è stata una cosa sciocca da dire.


Da collegiale. Come Celia. Non so perché l’ho detto.
Bene, eccomi qua.
EDWARDNon devo fare domande.
LAVINIAE so che non devo dare spiegazioni.
EDWARDE io non devo dare spiegazioni.
LAVINIAE io non devo fare domande. Eppure… perché no?
EDWARDNon so perché no. E allora di che cosa parliamo?
LAVINIAC’è una cosa che devo sapere, a causa degli altri


E di come regolarmi con loro. Riguarda quella festa.
Immagino non crederai che me n’ero completamente dimenticata!
Ti ho lasciato in un bell’impiccio. Che cosa hai fatto?
Me ne sono ricordata solo dopo essere partita.
EDWARDHo telefonato a tutti quelli che sapevo dovessero venire


Ma non ho raggiunto tutti. E così alcuni sono venuti.
LAVINIAChi è venuto?
EDWARDProprio quelli che erano qui stasera…
LAVINIACurioso.
EDWARD…e un altro. Non so chi fosse,


Ma tu dovresti saperlo.
LAVINIASì, credo di saperlo.


Ma Julia mi lascia perplessa. Quella donna è il diavolo.
Sa per istinto quando sta per accadere qualcosa.
Fidati che non si perde una sola situazione imbarazzante!
E che cosa hai raccontato loro?
EDWARDHo inventato una zia


Che stava male in campagna, e ti aveva mandata a chiamare.
LAVINIADavvero, Edward! Avresti fatto meglio a dire la verità:


Nulla meno della verità avrebbe potuto ingannare Julia.
Ma come mai la zia è venuta ad abitare nell’Essex?
EDWARDJulia mi ha costretto a farla abitare da qualche parte.
LAVINIACapisco. Dunque Julia l’ha fatta abitare nell’Essex;


E ha fatto arrivare i telegrammi dall’Essex.
Bene, dovrò dire a Julia la verità.
D’ora in poi dirò sempre la verità.
Abbiamo sprecato tanto tempo a mentire.
EDWARDNon capisco bene che cosa tu intenda.
LAVINIAOh, Edward!


Il punto è che, da quando sono stata via,
Vedo d’averti preso troppo sul serio.
E ora vedo quanto sei assurdo.
EDWARDÈ una conclusione molto seria


A cui essere giunta in… quante? … trentadue ore.
LAVINIASì, una scoperta importantissima,


Scoprire d’aver passato cinque anni della tua vita
Con un uomo privo del senso dell’umorismo;
E che l’effetto su di me è stato
Che ho perso ogni senso dell’umorismo io stessa.
Ecco che cosa è venuto dal cederti sempre.
EDWARDNon sapevo che tu mi avessi sempre ceduto.


A me è parso ben diverso. Già che siamo in argomento,
Credevo che fossi io ad aver ceduto a te.
LAVINIASo che cosa intendi per cederti:


Intendi lasciare a me tutte le decisioni pratiche
Che avresti dovuto prendere tu. Ricordo —
Oh, avrei dovuto capire quel che si preparava —
Quando progettavamo il viaggio di nozze,
Non riuscivo a farti dire dove volessi andare…
EDWARDMa volevo che fossi tu a prendere quella decisione.
LAVINIAMa come potevo dire dove volevo andare


Se prima non proponevi tu qualche altro luogo?
E ricordo che alla fine, per disperazione,
Dissi: «Immagino che per te sia lo stesso andare a Peacehaven» —
E tu dicesti: «Per me va bene».
EDWARDCerto che andava bene.


Lo intendevo come un complimento.
LAVINIALo intendevi come un complimento!


Ed eri così pieno di riguardi, dicevano;
E credevi d’essere altruista. Era soltanto passività;
Volevi soltanto essere sorretto, incoraggiato….
EDWARDIncoraggiato? A che cosa?
LAVINIAA pensare bene di te stesso.


Sai che fui io a farti lavorare al foro…
EDWARDMi assillavi perché non avevo abbastanza lavoro


E dicevi che dovevo conoscere più gente:
Ma quando le cause cominciarono ad arrivare —
E non arrivavano attraverso nessuno dei tuoi amici —


D’un tratto trovasti scomodo
Che fossi sempre troppo occupato o troppo stanco
Per esserti utile in società…
LAVINIANon mi sono mai lamentata.
EDWARDNo; ed era perfettamente esasperante,


Il modo in cui non ti lamentavi…
LAVINIAEri tu a lamentarti


Di non vedere che procuratori e clienti…
EDWARDE tu non sei mai stata molto comprensiva.
LAVINIABeh, ma qualcosa ho cercato di fare.


Fu per questo che mi presi tanta pena
D’organizzare quei giovedì, per darti la possibilità
Di parlare con gente intellettuale…
EDWARDMi avresti dato all’incirca la stessa occasione


Se mi avessi assunto come maggiordomo:
Qualcuno dei tuoi ospiti mi avrà creduto il maggiordomo.
LAVINIAE in parecchie occasioni, quando doveva venire qualcuno


Che tenevo particolarmente a farti conoscere,
Arrivavi soltanto quando quello se ne stava andando.
EDWARDBene, almeno non possono avermi creduto il maggiordomo.
LAVINIATutto ciò che tentavo non faceva che peggiorare le cose,


E nel momento in cui ti si offriva ciò che volevi
Ne volevi un altro. Ti tratterò in modo molto diverso
D’ora in avanti.
EDWARDGrazie dell’avvertimento. Ma dimmi,


Se è così che mi vedi, perché sei tornata?
LAVINIAFrancamente, non lo so. Ero stata avvertita del pericolo,


Eppure qualcosa, o qualcuno, mi ha costretta a venire.
E tu perché mi volevi?
EDWARDNon lo so neppure io.


Dici che cercavi d’«incoraggiarmi»:
E allora perché mi facevi sempre sentire insignificante?
Può darsi che non sapessi quale vita volessi,
Ma non era la vita che tu avevi scelto per me.
Volevi che tuo marito avesse successo,
Volevi che io fornissi uno sfondo pubblico
Alla tua vita pubblica. Volevi essere una padrona di casa
Per la quale la mia carriera fosse un sostegno.
Bene, ho cercato d’essere accomodante. Ma, in futuro,
Mi comporterò, te l’assicuro, in modo molto diverso.
LAVINIABravo! Edward. Questo sorprende.


Ora, chi può averti insegnato a ribattere così?
EDWARDHo avuto abbastanza umiliazioni
Ultimamente, da giungere al punto
In cui l’umiliazione cessa di umiliare.
Si arriva al punto in cui si cessa di sentire
E allora si dice quel che si pensa.
LAVINIASarà una novità


Scoprire che hai un pensiero da dire.
Comunque sia, sono disposta a prenderti come sei.
EDWARDVuoi dire che sei disposta a prendermi


Come ero, o come credi che io sia.
Ma che cosa credi che io sia?
LAVINIAOh, quello che sei sempre stato.


Quanto a me, sono una persona piuttosto diversa
Che tu devi imparare a conoscere.
EDWARDMolto interessante:


Ma sembri dare per scontato d’essere tu la sola a cambiare —
Anche se finora non l’ho trovato un cambiamento in meglio.
Ma non ti viene in mente che forse
Anch’io possa essere cambiato?
LAVINIAOh, Edward, quando eri bambino,


Sono certa che ti facevi sempre misurare
Per dimostrare quanto eri cresciuto dalle vacanze precedenti.
Sei sempre stato intensamente occupato di te stesso;
E se gli altri crescono, beh, vuoi crescere anche tu.
In che modo saresti cambiato?
EDWARDIl cambiamento che viene


Dal vedersi con gli occhi degli altri.
LAVINIADev’essere stato sconvolgente per te.


Ma non importa, presto ti passerà
E ti troverai un’altra piccola parte da recitare,
Con un’altra faccia, per ingannare la gente.
EDWARDUna delle cose più esasperanti di te


È sempre stata la tua perfetta sicurezza
Di capirmi meglio di quanto io capissi me stesso.
LAVINIAE la cosa più esasperante di te


È sempre stata la tua placida convinzione
Che non valessi la pena d’essere capita.
EDWARDEccoci dunque daccapo. Di nuovo nella trappola,


Con una sola differenza, forse — possiamo azzuffarci,


Invece di starcene ciascuno nel proprio angolo della gabbia.
Beh, è un modo migliore di passare la serata
Che ascoltare il grammofono.
LAVINIAAbbiamo ottimi dischi;


Ma ho sempre sospettato che tu detestassi davvero la musica
E che il grammofono fosse soltanto la tua via di fuga
Dal parlare con me quando dovevamo restare soli.
EDWARDMi sono spesso chiesto perché mi hai sposato.
LAVINIABeh, eri davvero piuttosto attraente, sai;


E continuavi a dire che provavi amore per me —


Credo che cercassi di persuaderti che era vero.
Mi pareva d’essere sempre sul punto d’una qualche esperienza meravigliosa
E poi non accadeva mai. Ora mi domando
Come tu abbia potuto credere di provare amore per me.
EDWARDTutti mi dicevano che era così;


E mi dicevano quanto bene fossimo assortiti.
LAVINIAPeccato che tu non avessi un’opinione tua.


Oh, Edward, vorrei essere buona con te —
O se questo è impossibile, almeno essere odiosa con te —
Qualunque cosa fuorché nulla, che è tutto ciò che sembri volere da me.
Ma mi fai pena…
EDWARDNon dire che ti faccio pena!


Ne ho abbastanza di gente cui faccio pena.
LAVINIASì, perché non potranno mai farti tanta pena


Quanta te ne fai tu stesso. Ed è duro da sopportare.
Pensavo che potesse esserci una via d’uscita per te
Se me ne fossi andata. Pensavo che se io fossi morta
Per te, io che per te ero stata soltanto un fantasma,
Tu avresti potuto ritrovare la strada del ritorno
A un tempo in cui eri reale — perché devi essere stato reale
In un tempo o nell’altro, prima ancora di conoscermi:
Forse soltanto quando eri bambino.
EDWARDNon voglio che tu ti renda responsabile di me:


È soltanto un’altra forma di disprezzo.
E non voglio che tu mi spieghi a me stesso.
Stai ancora cercando d’inventarmi una personalità
Che non farà che tenermi lontano da me stesso.
LAVINIAStai complicando ciò che in realtà è semplicissimo.


Ma c’è un punto che vedo chiaramente:
Non dobbiamo ricadere nel genere di vita che conducevamo
Fino a ieri mattina.
EDWARDC’era una porta


E non riuscivo ad aprirla. Non riuscivo a toccare la maniglia.
Perché non potevo uscire dalla mia prigione?
Che cos’è l’inferno? L’inferno è se stessi,
L’inferno è solitudine, le altre figure che vi stanno
Semplici proiezioni. Non c’è nulla da cui fuggire
E nulla verso cui fuggire. Si è sempre soli.
LAVINIAEdward, di che cosa stai parlando?


Parli a te stesso. Potresti, per un momento,
Pensare a me?
EDWARDÈ stato soltanto ieri


Che è avvenuta la dannazione. E ora devo conviverci
Giorno per giorno, ora per ora, nei secoli dei secoli.
LAVINIACredo che tu sia sull’orlo d’un esaurimento nervoso!
EDWARDNon dirlo!
LAVINIADevo dirlo.


Conosco… un dottore che credo potrebbe aiutarti.
EDWARDSe andrò da un dottore, lo sceglierò io;


Non ne prenderò uno scelto da te. Come faccio a sapere
Che non lo vedresti prima tu, per raccontargli tutto di me
Dal tuo punto di vista? Ma non ho bisogno d’un dottore.


Sono semplicemente all’inferno. Dove non ci sono dottori —
O almeno, non in veste professionale.
LAVINIASi può essere pratici anche all’inferno:


E sai che io sono molto più pratica di te.
EDWARDOrmai dovrei sapere che cosa consideri pratico.


Pratica! Ricordo che, in viaggio di nozze,
Avvolgevi sempre tutto nella carta velina
E poi dovevi scartare tutto daccapo
Per trovare quello che ti serviva. E non sono mai riuscito a insegnarti
Come si rimette il tappo su un tubetto di dentifricio.
LAVINIAMolto bene, allora, non cercherò d’insistere.


Sei troppo diviso per sapere che cosa vuoi.
Ma, essendo diviso, tenderai al compromesso,
E il tuo genere di compromesso sarà quello di sempre.
EDWARDNon mi capisci. Non l’ho detto chiaramente


Che in futuro mi troverai una persona diversa?
LAVINIADavvero. E la differenza non ha nulla a che fare


Con Celia che parte per la California?
EDWARDCelia? Che parte per la California?
LAVINIASì, con Peter.


Davvero, Edward, se fossi umano
Scoppieresti a ridere. Ma non lo farai.
EDWARDO Dio, o Dio, se potessi tornare a ieri


Prima di credere d’aver preso una decisione.
Quale demonio ha lasciato la porta socchiusa
Perché entrassero questi dubbi? E poi sei tornata tu,
L’angelo della distruzione — proprio come sentivo di certo.
In un attimo, al tuo tocco, non resta che rovina.
O Dio, che cosa ho fatto? Il pitone. La piovra.
Devo alla fine diventare ciò che tu vorresti farmi?
LAVINIABene, Edward, poiché non riesco a farti ridere,


E poiché non riesco a convincerti a vedere un dottore,
Per ora non posso farci altro.
Dovrei andare a dare un’occhiata in cucina.
So che ci sono delle uova. Ma dobbiamo uscire a cena.
Intanto, il mio bagaglio è nell’ingresso al pianterreno:
Vuoi dire al portiere di portarmelo su?
SIPARIO

SpeakerLine
(didascalia)SIR HENRY HARCOURT-REILLY’S consulting room in London. Morning: several weeks later. SIR HENRY alone at his desk. He presses an electric button. The NURSE-SECRETARY enters, with Appointment Book.
REILLYAbout those three appointments this morning, Miss Barraway:


I should like to run over my instructions again.
You understand, of course, that it is important
To avoid any meeting?
NURSE-SECRETARYYou made that clear, Sir Henry:


The first appointment at eleven o’clock.
He is to be shown into the small waiting-room;
And you will see him almost at once.
REILLYI shall see him at once. And the second?
NURSE-SECRETARYThe second to be shown into the other room


Just as usual. She arrives at a quarter past;
But you may keep her waiting.
REILLYOr she may keep me waiting;


But I think she will be punctual.
NURSE-SECRETARYI telephone through


The moment she arrives. I leave her there
Until you ring three times.
REILLYAnd the third patient?
NURSE-SECRETARYThe third one to be shown into the small room;


And I need not let you know that she has arrived.
Then, when you ring, I show the others out;
And only after they have left the house….
REILLYQuite right, Miss Barraway. That’s all for the moment.
NURSE-SECRETARYMr. Gibbs is here, Sir Henry.
REILLYAsk him to come straight in.
(didascalia)[Exit NURSE-SECRETARY]
(didascalia)[ALEX enters almost immediately]
ALEXWhen is Chamberlayne’s appointment?
REILLYAt eleven o’clock,


The conventional hour. We have not much time.
Tell me now, did you have any difficulty
In convincing him I was the man for his case?
ALEXDifficulty? No! He was only impatient


At having to wait four days for the appointment.
REILLYIt was necessary to delay his appointment


To lower his resistance. But what I mean is,
Does he trust your judgement?
ALEXYes, implicitly.


It’s not that he regards me as very intelligent,
But he thinks I’m well informed: the sort of person
Who would know the right doctor, as well as the right shops.


Besides, he was ready to consult any doctor
Recommended by anyone except his wife.
REILLYI had already impressed upon her


That she was not to mention my name to him.
ALEXWith your usual foresight. Now, he’s quite triumphant


Because he thinks he’s stolen a march on her.
And when you’ve sent him to a sanatorium
Where she can’t get at him — then, he believes,
She will be very penitent. He’s enjoying his illness.
REILLYIllness offers him a double advantage:


To escape from himself — and get the better of his wife.
ALEXNot to escape from her?
REILLYHe doesn’t want to escape from her.
ALEXHe is staying at his club.
REILLYYes, that is where he wrote from.
(didascalia)[The house-telephone rings]
REILLYHello! Yes, show him up.
ALEXYou will have a busy morning!


I will go out by the service staircase
And come back when they’ve gone.
REILLYYes, when they’ve gone.
(didascalia)[Exit ALEX by side door]
(didascalia)[EDWARD is shown in by NURSE-SECRETARY]
EDWARDSir Henry Harcourt-Reilly
(didascalia)[Stops and stares at REILLY]
EDWARDREILLY [without looking up from his papers]. Good morning, Mr. Chamberlayne.


Please sit down. I won’t keep you a moment.
— Now, Mr. Chamberlayne?
EDWARDIt came into my mind


Before I entered the door, that you might be the same person:
But I dismissed that as just another symptom.
Well, I should have known better than to come here
On the recommendation of a man who did not know you.
Yet Alex is so plausible. And his recommendations
Of shops, have always been satisfactory.
I beg your pardon. But he is a blunderer.


I should like to know … but what is the use!
I suppose I might as well go away at once.
REILLYNo. If you please, sit down, Mr. Chamberlayne.


You are not going away, so you might as well sit down.
You were going to ask a question.
EDWARDWhen you came to my flat


Had you been invited by my wife as a guest
As I supposed? … Or did she send you?
REILLYI cannot say that I had been invited;


And Mrs. Chamberlayne did not know that I was coming.
But I knew you would be there, and whom I should find with you.
EDWARDBut you had seen my wife?
REILLYOh yes, I had seen her.
EDWARDSo this is a trap!
REILLYLet’s not call it a trap.


But if it is a trap, then you cannot escape from it:
And so … you might as well sit down.
I think that you will find that chair comfortable.
EDWARDYou knew,


Before I began to tell you, what had happened?
REILLYThat is so, that is so. But all in good time.


Let us dismiss that question for the moment.
Tell me first, about the difficulties
On which you want my professional opinion.
EDWARDIt’s not for me to blame you for bringing my wife back,


I suppose. You seemed to be trying to persuade me
That I was better off without her. But didn’t you realise
That I was in no state to make a decision?
REILLYIf I had not brought your wife back, Mr. Chamberlayne,


Do you suppose that things would be any better — now?
EDWARDI don’t know, I’m sure. They could hardly be worse.
REILLYThey might be much worse. You might have ruined three lives


By your indecision. Now there are only two —
Which you still have the chance of redeeming from ruin.
EDWARDYou talk as if I was capable of action:


If I were, I should not need to consult you
Or anyone else. I came here as a patient.
If you take no interest in my case, I can go elsewhere.
REILLYYou have reason to believe that you are very ill?
EDWARDI should have thought a doctor could see that for himself.


Or at least that he would enquire about the symptoms.
Two people advised me recently,
Almost in the same words, that I ought to see a doctor.
They said — again, in almost the same words —
That I was on the edge of a nervous breakdown.
I didn’t know it then myself — but if they saw it
I should have thought that a doctor could see it.
REILLY‘Nervous breakdown’ is a term I never use:


It can mean almost anything.
EDWARDAnd since then, I have realised


That mine is a very unusual case.
REILLYAll cases are unique, and very similar to others.
EDWARDIs there a sanatorium to which you send such patients


As myself, under your personal observation?
REILLYYou are very impetuous, Mr. Chamberlayne.


There are several kinds of sanatoria
For several kinds of patient. And there are also patients
For whom a sanatorium is the worst place possible.
We must first find out what is wrong with you
Before we decide what to do with you.
EDWARDI doubt if you have ever had a case like mine:


I have ceased to believe in my own personality.
REILLYOh, dear yes; this is serious. A very common malady.


Very prevalent indeed.
EDWARDI remember, in my childhood
REILLYI always begin from the immediate situation


And then go back as far as I find necessary.
You see, your memories of childhood
I mean, in your present state of mind —
Would be largely fictitious; and as for your dreams,
You would produce amazing dreams, to oblige me.
I could make you dream any kind of dream I suggested,
And it would only go to flatter your vanity
With the temporary stimulus of feeling interesting.
EDWARDBut I am obsessed by the thought of my own insignificance.
REILLYPrecisely. And I could make you feel important,


And you would imagine it a marvellous cure;
And you would go on, doing such amount of mischief
As lay within your power — until you came to grief.
Half of the harm that is done in this world
Is due to people who want to feel important.
They don’t mean to do harm — but the harm does not interest them.


Or they do not see it, or they justify it
Because they are absorbed in the endless struggle
To think well of themselves.
EDWARDIf I am like that


I must have done a great deal of harm.
REILLYOh, not so much as you would like to think:


Only, shall we say, within your modest capacity.
Try to explain what has happened since I left you.
EDWARDI see now why I wanted my wife to come back.


It was because of what she had made me into.
We had not been alone again for fifteen minutes
Before I felt, and still more acutely —
Indeed, acutely, perhaps, for the first time,
The whole oppression, the unreality
Of the role she had always imposed upon me
With the obstinate, unconscious, sub-human strength
That some women have. Without her, it was vacancy.
When I thought she had left me, I began to dissolve,
To cease to exist. That was what she had done to me!
I cannot live with her — that is now intolerable;
I cannot live without her, for she has made me incapable
Of having any existence of my own.
That is what she has done to me in five years together!
She has made the world a place I cannot live in
Except on her terms. I must be alone,
But not in the same world. So I want you to put me
Into your sanatorium. I could be alone there?
(didascalia)[House-telephone rings]
EDWARDREILLY [into telephone]. Yes.


[To EDWARD] Yes, you could be alone there.
EDWARDI wonder


If you have understood a word of what I have been saying.
REILLYYou must have patience with me, Mr. Chamberlayne:


I learn a good deal by merely observing you,
And letting you talk as long as you please,
And taking note of what you do not say.
EDWARDI once experienced the extreme of physical pain,


And now I know there is suffering worse than that.
It is surprising, if one had time to be surprised:
I am not afraid of the death of the body,
But this death is terrifying. The death of the spirit —
Can you understand what I suffer?
REILLYI understand what you mean.
EDWARDI can no longer act for myself.


Coming to see you — that’s the last decision
I was capable of making. I am in your hands.
I cannot take any further responsibility.
REILLYMany patients come in that belief.
EDWARDAnd now will you send me to the sanatorium?
REILLYYou have nothing else to tell me?
EDWARDWhat else can I tell you?


You didn’t want to hear about my early history.
REILLYNo, I did not want to hear about your early history.
EDWARDAnd so will you send me to the sanatorium?


I can’t go home again. And at my club
They won’t let you keep a room for more than seven days;
I haven’t the courage to go to a hotel,
And besides, I need more shirts — you can get my wife
To have my things sent on: whatever I shall need.
But of course you mustn’t tell her where I am.
Is it far to go?
REILLYYou might say, a long journey.


But before I treat a patient like yourself
I need to know a great deal more about him,
Than the patient himself can always tell me.
Indeed, it is often the case that my patients
Are only pieces of a total situation
Which I have to explore. The single patient
Who is ill by himself, is rather the exception.
I have recently had another patient
Whose situation is much the same as your own.
(didascalia)[Presses the bell on his desk three times]
REILLYYou must accept a rather unusual procedure:
I propose to introduce you to the other patient.
EDWARDWhat do you mean? Who is this other patient?


I consider this very unprofessional conduct —
I will not discuss my case before another patient.
REILLYOn the contrary. That is the only way


In which it can be discussed. You have told me nothing.
You have had the opportunity, and you have said enough
To convince me that you have been making up your case
So to speak, as you went along. A barrister
Ought to know his brief before he enters the court.
EDWARDI am at least free to leave. And I propose to do so.


My mind is made up. I shall go to a hotel.
REILLYIt is just because you are not free, Mr. Chamberlayne,


That you have come to me. It is for me to give you that —
Your freedom. That is my affair.
(didascalia)LAVINIA is shown in by the NURSE-SECRETARY]
REILLYBut here is the other patient.
EDWARDLavinia!
LAVINIAWell, Sir Henry!


I said I would come to talk about my husband:
I didn’t say I was prepared to meet him.
EDWARDAnd I did not expect to meet you, Lavinia.


I call this a very dishonourable trick.
REILLYHonesty before honour, Mr. Chamberlayne.


Sit down, please, both of you. Mrs. Chamberlayne,
Your husband wishes to enter a sanatorium,
And that is a question which naturally concerns you.
EDWARDI am not going to any sanatorium.


I am going to a hotel. And I shall ask you, Lavinia,
To be so good as to send me on some clothes.
LAVINIAOh, to what hotel?
EDWARDI don’t know — I mean to say,


That doesn’t concern you.
LAVINIAIn that case, Edward,


I don’t think your clothes concern me either.
[To REILLY] I presume you will send him to the same sanatorium


To which you sent me? Well, he needs it more than I did.
REILLYI am glad that you have come to see it in that light —


At least, for the moment. But, Mrs. Chamberlayne,
You have never visited my sanatorium.
LAVINIAWhat do you mean? I asked to be sent


And you took me there. If that was not a sanatorium
What was it?
REILLYA kind of hotel. A retreat


For people who imagine that they need a respite
From everyday life. They return refreshed;
And if they believe it to be a sanatorium
That is good reason for not sending them to one.
The people who need my sort of sanatorium
Are not easily deceived.
LAVINIAAre you a devil


Or merely a lunatic practical joker?
EDWARDI incline to the second explanation


Without the qualification ‘lunatic’.
Why should you go to a sanatorium?


I have never known anyone in my life
With fewer mental complications than you;
You’re stronger than a … battleship. That’s what drove me mad.
I am the one who needs a sanatorium —
But I’m not going there.
REILLYYou are right, Mr. Chamberlayne.


You are no case for my sanatorium:
You are much too ill.
EDWARDMuch too ill?


Then I’ll go and be ill in a suburban boarding-house.
LAVINIAThat would never suit you, Edward. Now I know of a hotel


In the New Forest …
EDWARDHow like you, Lavinia.


You always know of something better.
LAVINIAIt’s only that I have a more practical mind


Than you have, Edward. You do know that.
EDWARDOnly because you’ve told me so often.


I’d like to see you filling up an income-tax form.
LAVINIADon’t be silly, Edward. When I say practical,


I mean practical in the things that really matter.
REILLYMay I interrupt this interesting discussion?


I say you are both too ill. There are several symptoms
Which must occur together, and to a marked degree,
To qualify a patient for my sanatorium:


And one of them is an honest mind.
That is one of the causes of their suffering.
LAVINIANo one can say my husband has an honest mind.
EDWARDAnd I could not honestly say that of you, Lavinia.
REILLYI congratulate you both on your perspicacity.


Your sympathetic understanding of each other
Will prepare you to appreciate what I have to say to you.
I do not trouble myself with the common cheat,
Or with the insuperably, innocently dull:
My patients such as you are the self-deceivers
Taking infinite pains, exhausting their energy,
Yet never quite successful. You have both of you pretended
To be consulting me; both, tried to impose upon me
Your own diagnosis, and prescribe your own cure.
But when you put yourselves into hands like mine
You surrender a great deal more than you meant to.
This is the consequence of trying to lie to me.
LAVINIAI did not come here to be insulted.
REILLYYou have come where the word ‘insult’ has no meaning;


And you must put up with that. All that you have told me —
Both of you — was true enough: you described your feelings —
Or some of them — omitting the important facts.
Let me take your husband first.
[To EDWARD]                               You were lying to me


By concealing your relations with Miss Coplestone.
EDWARDThis is monstrous! My wife knew nothing about it.
LAVINIAReally, Edward! Even if I’d been blind


There were plenty of people to let me know about it.
I wonder if there was anyone who didn’t know.
REILLYThere was one, in fact. But you, Mrs. Chamberlayne,


Tried to make me believe that it was this discovery
Precipitated what you called your nervous breakdown.
LAVINIABut it’s true! I was completely prostrated;


Even if I have made a partial recovery.
REILLYCertainly, you were completely prostrated,


And certainly, you have somewhat recovered.
But you failed to mention that the cause of your distress
Was the defection of your lover — who suddenly
For the first time in his life, fell in love with someone,
And with someone of whom you had reason to be jealous.
EDWARDReally, Lavinia! This is very interesting.


You seem to have been much more successful at concealment
Than I was. Now I wonder who it could have been.
LAVINIAWell, tell him if you like.
REILLYA young man named Peter.
EDWARDPeter? Peter who?
REILLYMr. Peter Quilpe


Was a frequent guest.
EDWARDPeter Quilpe.


Peter Quilpe! Really Lavinia!
I congratulate you. You could not have chosen
Anyone I was less likely to suspect.
And then he came to me to confide about Celia!


I have never heard anything so utterly ludicrous:
This is the best joke that ever happened.
LAVINIAI never knew you had such a sense of humour.
REILLYIt is the first more hopeful symptom.
LAVINIAHow did you know all this?
REILLYThat I cannot disclose.


I have my own method of collecting information
About my patients. You must not ask me to reveal it —
That is a matter of professional etiquette.
LAVINIAI have not noticed much professional etiquette


About your behaviour to-day.
REILLYA point well taken.


But permit me to remark that my revelations
About each of you, to one another,
Have not been of anything that you confided to me.
The information I have exchanged between you
Was all obtained from outside sources.
Mrs. Chamberlayne, when you came to me two months ago
I was dissatisfied with your explanation
Of your obvious symptoms of emotional strain
And so I made enquiries.
EDWARDIt was two months ago


That your breakdown began! and I never noticed it.
LAVINIAYou wouldn’t notice anything. You never noticed me.
REILLYNow, I want to point out to both of you


How much you have in common. Indeed, I consider
That you are exceptionally well-suited to each other.
Mr. Chamberlayne, when you thought your wife had left you,
You discovered, to your surprise and consternation,
That you were not really in love with Miss Coplestone …
LAVINIAMy husband has never been in love with anybody.
REILLYAnd were not prepared to make the least sacrifice


On her account. This injured your vanity.
You liked to think of yourself as a passionate lover.
Then you realised, what your wife has justly remarked,
That you had never been in love with anybody;
Which made you suspect that you were incapable
Of loving. To men of a certain type
The suspicion that they are incapable of loving
Is as disturbing to their self-esteem
As, in cruder men, the fear of impotence.
LAVINIAYou are cold-hearted, Edward.
REILLYSo you say, Mrs. Chamberlayne.


And now, let us turn to your side of the problem.
When you discovered that your young friend
(Though you knew, in your heart, that he was not in love with you,


And were always humiliated by the awareness


That you had forced him into this position) —
When, I say, you discovered that your young friend
Had actually fallen in love with Miss Coplestone,
It took you some time, I have no doubt,
Before you would admit it. Though perhaps you knew it
Before he did. You pretended to yourself,
I suspect, and for as long as you could,
That he was aiming at a higher social distinction
Than the honour conferred by being your lover.


When you had to face the fact that his feelings towards her
Were different from any you had aroused in him —
It was a shock. You had wanted to be loved;
You had come to see that no one had ever loved you.
Then you began to fear that no one could love you.
EDWARDI’m beginning to feel very sorry for you, Lavinia.


You know, you really are exceptionally unlovable,
And I never quite knew why. I thought it was my fault.
REILLYAnd now you begin to see, I hope,


How much you have in common. The same isolation.
A man who finds himself incapable of loving
And a woman who finds that no man can love her.
LAVINIAIt seems to me that what we have in common


Might be just enough to make us loathe one another.
REILLYSee it rather as the bond which holds you together.


While still in a state of unenlightenment,
You could always say: ‘he could not love any woman;’


You could always say: ‘no man could love her.’


You could accuse each other of your own faults,
And so could avoid understanding each other.
Now, you have only to reverse the propositions
And put them together.
LAVINIAIs that possible?
REILLYIf I had sent either of you to the sanatorium


In the state in which you came to me — I tell you this:
It would have been a horror beyond your imagining,
For you would have been left with what you brought with you:
The shadow of desires of desires. A prey
To the devils who arrive at their plenitude of power
When they have you to themselves.
LAVINIAThen what can we do


When we can go neither back nor forward? Edward!
What can we do?
REILLYYou have answered your own question,


Though you do not know the meaning of what you have said.
EDWARDLavinia, we must make the best of a bad job.


That is what he means.
REILLYWhen you find, Mr. Chamberlayne,


The best of a bad job is all any of us make of it —
Except of course, the saints — such as those who go
To the sanatorium — you will forget this phrase,
And in forgetting it will alter the condition.
LAVINIAEdward, there is that hotel in the New Forest


If you want to go there. The proprietor
Who has just taken over, is a friend of Alex’s.
I could go down with you, and then leave you there
If you want to be alone …
EDWARDBut I can’t go away!


I have a case coming on next Monday.
LAVINIAThen will you stop at your club?
EDWARDNo, they won’t let me.


I must leave tomorrow — but how did you know
I was staying at the club?
LAVINIAReally, Edward!


I have some sense of responsibility.


I was going to leave some shirts there for you.
EDWARDIt seems to me that I might as well go home.
LAVINIAThen we can share a taxi, and be economical.


Edward, have you anything else to ask him
Before we go?
EDWARDYes, I have.


But it’s difficult to say.
LAVINIABut I wish you would say it.


At least, there is something I would like you to ask.
EDWARDIt’s about the future of … the others.


I don’t want to build on other people’s ruins.
LAVINIAExactly. And I have a question too.


Sir Henry, was it you who sent those telegrams?
REILLYI think I will dispose of your husband’s problem.


[To EDWARD] Your business is not to clear your conscience


But to learn how to bear the burdens on your conscience.
With the future of the others you are not concerned.
LAVINIAI think you have answered my question too.


They had to tell us, themselves, that they had made their decision.
EDWARDHave you anything else to say to us, Sir Henry?
REILLYNo. Not in this capacity.
(didascalia)[EDWARD takes out his cheque-book. REILLY raises his hand]
REILLYMy secretary will send you my account.
Go in peace. And work out your salvation with diligence.
(didascalia)[Exeunt EDWARD and LAVINIA]
(didascalia)[REILLY goes to the couch and lies down. The house-telephone rings. He gets up and answers it.]
REILLYYes? … Yes. Come in.
(didascalia)[Enter JULIA by side door]
REILLY                                                       She’s waiting downstairs.
JULIAI know that, Henry. I brought her here myself.
REILLYOh? You didn’t let her know you were seeing me first?
JULIAOf course not. I dropped her at the door


And went on in the taxi, round the corner;
Waited a moment, and slipped in by the back way.
I only came to tell you, I am sure she is ready
To make a decision.
REILLYWas she reluctant?


Was that why you brought her?
JULIAOh no, not reluctant:


Only diffident. She cannot believe
That you will take her seriously.
REILLYThat is not uncommon.
JULIAOr that she deserves to be taken seriously.
REILLYThat is most uncommon.
JULIAHenry, get up.


You can’t be as tired as that. I shall wait in the next room,
And come back when she’s gone.
REILLYYes, when she’s gone.
JULIAWill Alex be here?
REILLYYes, he’ll be here.
(didascalia)[Exit JULIA by side door]
(didascalia)[REILLY presses button. NURSE-SECRETARY shows in CELIA]
REILLYMiss Celia Coplestone? … Won’t you sit down?


I believe you are a friend of Mrs. Shuttlethwaite.
CELIAYes, it was Julia … Mrs. Shuttlethwaite


Who advised me to come to you. — But I’ve met you before,
Haven’t I, somewhere? … Oh, of course.
But I didn’t know …
REILLYThere is nothing you need to know.


I was there at the instance of Mrs. Shuttlethwaite.
CELIAThat makes it even more perplexing. However,


I don’t want to waste your time. And I’m awfully afraid
That you’ll think that I am wasting it anyway.
I suppose most people, when they come to see you,
Are obviously ill, or can give good reasons
For wanting to see you. Well, I can’t.
I just came in desperation. And I shan’t be offended
If you simply tell me to go away again.
REILLYMost of my patients begin, Miss Coplestone,


By telling me exactly what is the matter with them,
And what I am to do about it. They are quite sure
They have had a nervous breakdown — that is what they call it —
And usually they think that someone else is to blame.
CELIAI at least have no one to blame but myself.
REILLYAnd after that, the prologue to my treatment


Is to try to show them that they are mistaken
About the nature of their illness, and lead them to see
That it’s not so interesting as they had imagined.
When I get as far as that, there is something to be done.
CELIAWell, I can’t pretend that my trouble is interesting;


But I shan’t begin that way. I feel perfectly well.
I could lead an active life — if there’s anything to work for;
I don’t imagine that I am being persecuted;
I don’t hear any voices, I have no delusions —
Except that the world I live in seems all a delusion!
But oughtn’t I first to tell you the circumstances?
I’d forgotten that you know nothing about me;
And with what I’ve been going through, these last weeks,
I somehow took it for granted that I needn’t explain myself.
REILLYI know quite enough about you for the moment:


Try first to describe your present state of mind.
CELIAWell, there are two things I can’t understand,


Which you might consider symptoms. But first I must tell you
That I should really like to think there’s something wrong with me —


Because, if there isn’t, then there’s something wrong,
Or at least, very different from what it seemed to be,
With the world itself — and that’s much more frightening!
That would be terrible. So I’d rather believe
There is something wrong with me, that could be put right.
I’d do anything you told me, to get back to normality.
REILLYWe must find out about you, before we decide


What is normality. You say there are two things:


What is the first?
CELIAAn awareness of solitude.


But that sounds so flat. I don’t mean simply
That there’s been a crash: though indeed there has been.
It isn’t simply the end of an illusion
In the ordinary way, or being ditched.
Of course that’s something that’s always happening
To all sorts of people, and they get over it
More or less, or at least they carry on.
No. I mean that what has happened has made me aware
That I’ve always been alone. That one always is alone.
Not simply the ending of one relationship,
Not even simply finding that it never existed —
But a revelation about my relationship
With everybody. Do you know —


It no longer seems worth while to speak to anyone!
REILLYAnd what about your parents?
CELIAOh, they live in the country,


Now they can’t afford to have a place in town.
It’s all they can do to keep the country house going:
But it’s been in the family so long, they won’t leave it.
REILLYAnd you live in London?
CELIAI share a flat


With a cousin: but she’s abroad at the moment,
And my family want me to come down and stay with them.
But I just can’t face it.
REILLYSo you want to see no one?
CELIANo … it isn’t that I want to be alone,


But that everyone’s alone — or so it seems to me.
They make noises, and think they are talking to each other;
They make faces, and think they understand each other.
And I’m sure that they don’t. Is that a delusion?
REILLYA delusion is something we must return from.


There are other states of mind, which we take to be delusion,
But which we have to accept and go on from.
And the second symptom?
CELIAThat’s stranger still.


It sounds ridiculous — but the only word for it
That I can find, is a sense of sin.
REILLYYou suffer from a sense of sin, Miss Coplestone?


This is most unusual.
CELIAIt seemed to me abnormal.
REILLYWe have yet to find what would be normal
For you, before we use the term ‘abnormal’.


Tell me what you mean by a sense of sin.
CELIAIt’s much easier to tell you what I don’t mean:


I don’t mean sin in the ordinary sense.
REILLYAnd what, in your opinion, is the ordinary sense?
CELIAWell … I suppose it’s being immoral —


And I don’t feel as if I was immoral:
In fact, aren’t the people one thinks of as immoral
Just the people who we say have no moral sense?
I’ve never noticed that immorality
Was accompanied by a sense of sin:
At least, I have never come across it.
I suppose it is wicked to hurt other people
If you know that you’re hurting them. I haven’t hurt her.
I wasn’t taking anything away from her —
Anything she wanted. I may have been a fool:
But I don’t mind at all having been a fool.
REILLYAnd what is the point of view of your family?
CELIAWell, my bringing up was pretty conventional —


I had always been taught to disbelieve in sin.
Oh, I don’t mean that it was ever mentioned!
But anything wrong, from our point of view,
Was either bad form, or was psychological.
And bad form always led to disaster
Because the people one knew disapproved of it.
I don’t worry much about form, myself —
But when everything’s bad form, or mental kinks,
You either become bad form, and cease to care,
Or else, if you care, you must be kinky.
REILLYAnd so you suppose you have what you call a ‘kink’?
CELIABut everything seemed so right, at the time!


I’ve been thinking about it, over and over;
I can see now, it was all a mistake:
But I don’t see why mistakes should make one feel sinful!
And yet I can’t find any other word for it.
It must be some kind of hallucination;
Yet, at the same time, I’m frightened by the fear
That it is more real than anything I believed in.
REILLYWhat is more real than anything you believed in?
CELIAIt’s not the feeling of anything I’ve ever done,
Which I might get away from, or of anything in me
I could get rid of — but of emptiness, of failure
Towards someone, or something, outside of myself;
And I feel I must … atone — is that the word?


Can you treat a patient for such a state of mind?
REILLYWhat had you believed were your relations with this man?
CELIAOh, you’d guessed that, had you? That’s clever of you.


No, perhaps I made it obvious. You don’t need to know
About him, do you?
REILLYNo.
CELIAPerhaps I’m only typical.
REILLYThere are different types. Some are rarer than others.
CELIAOh, I thought that I was giving him so much!


And he to me — and the giving and the taking
Seemed so right: not in terms of calculation
Of what was good for the persons we had been
But for the new person, us. If I could feel


As I did then, even now it would seem right.
And then I found we were only strangers
And that there had been neither giving nor taking
But that we had merely made use of each other
Each for his purpose. That’s horrible. Can we only love
Something created by our own imagination?
Are we all in fact unloving and unlovable?
Then one is alone, and if one is alone


Then lover and beloved are equally unreal
And the dreamer is no more real than his dreams.
REILLYAnd this man. What does he now seem like, to you?
CELIALike a child who has wandered into a forest


Playing with an imaginary playmate
And suddenly discovers he is only a child
Lost in a forest, wanting to go home.
REILLYCompassion may be already a clue


Towards finding your own way out of the forest.
CELIABut even if I find my way out of the forest


I shall be left with the inconsolable memory
Of the treasure I went into the forest to find
And never found, and which was not there
And perhaps is not anywhere? But if not anywhere,
Why do I feel guilty at not having found it?
REILLYDisillusion can become itself an illusion


If we rest in it.
CELIAI cannot argue.


It’s not that I’m afraid of being hurt again:
Nothing again can either hurt or heal.
I have thought at moments that the ecstasy is real
Although those who experience it may have no reality.
For what happened is remembered like a dream
In which one is exalted by intensity of loving
In the spirit, a vibration of delight
Without desire, for desire is fulfilled
In the delight of loving. A state one does not know
When awake. But what, or whom I loved,
Or what in me was loving, I do not know.
And if that is all meaningless, I want to be cured
Of a craving for something I cannot find
And of the shame of never finding it.
Can you cure me?
REILLYThe condition is curable.


But the form of treatment must be your own choice:
I cannot choose for you. If that is what you wish,
I can reconcile you to the human condition,
The condition to which some who have gone as far as you
Have succeeded in returning. They may remember
The vision they have had, but they cease to regret it,
Maintain themselves by the common routine,
Learn to avoid excessive expectation,
Become tolerant of themselves and others,
Giving and taking, in the usual actions
What there is to give and take. They do not repine;
Are contented with the morning that separates
And with the evening that brings together
For casual talk before the fire
Two people who know they do not understand each other,
Breeding children whom they do not understand
And who will never understand them.
CELIAIs that the best life?
REILLYIt is a good life. Though you will not know how good


Till you come to the end. But you will want nothing else,
And the other life will be only like a book
You have read once, and lost. In a world of lunacy,
Violence, stupidity, greed … it is a good life.
CELIAI know I ought to be able to accept that


If I might still have it. Yet it leaves me cold.
Perhaps that’s just a part of my illness,
But I feel it would be a kind of surrender —
No, not a surrender — more like a betrayal.
You see, I think I really had a vision of something
Though I don’t know what it is. I don’t want to forget it.
I want to live with it. I could do without everything,
Put up with anything, if I might cherish it.
In fact, I think it would really be dishonest
For me, now, to try to make a life with anybody!


I couldn’t give anyone the kind of love
I wish I could — which belongs to that life.
Oh, I’m afraid this sounds like raving!
Or just cantankerousness … still,
If there’s no other way … then I feel just hopeless.
REILLYThere is another way, if you have the courage.


The first I could describe in familiar terms
Because you have seen it, as we all have seen it,
Illustrated, more or less, in lives of those about us.
The second is unknown, and so requires faith
The kind of faith that issues from despair.
The destination cannot be described;
You will know very little until you get there;
You will journey blind. But the way leads towards possession
Of what you have sought for in the wrong place.
CELIAThat sounds like what I want. But what is my duty?
REILLYWhichever way you choose will prescribe its own duty.
CELIAWhich way is better?
REILLYNeither way is better.


Both ways are necessary. It is also necessary
To make a choice between them.
CELIAThen I choose the second.
REILLYIt is a terrifying journey.
CELIAI am not frightened


But glad. I suppose it is a lonely way?
REILLYNo lonelier than the other. But those who take the other
Can forget their loneliness. You will not forget yours.
Each way means loneliness — and communion.
Both ways avoid the final desolation
Of solitude in the phantasmal world
Of imagination, shuffling memories and desires.
CELIAThat is the hell I have been in.
REILLYIt isn’t hell


Till you become incapable of anything else.
Now — do you feel quite sure?
CELIAI want your second way.


So what am I to do?
REILLYYou will go to the sanatorium.
CELIAOh, what an anti-climax! I have known people


Who have been to your sanatorium, and come back again —
I don’t mean to say they weren’t much better for it —
That’s why I came to you. But they returned …
Well … I mean … to everyday life.
REILLYTrue. But the friends you have in mind


Cannot have been to this sanatorium.
I am very careful whom I send there:
Those who go do not come back as these did.
CELIAIt sounds like a prison. But they can’t all stay there!


I mean, it would make the place so over-crowded.
REILLYNot very many go. But I said they did not come back


In the sense in which your friends came back.
I did not say they stayed there.
CELIAWhat becomes of them?
REILLYThey choose, Miss Coplestone. Nothing is forced on them.


Some of them return, in a physical sense;
No one disappears. They lead very active lives
Very often, in the world.
CELIAHow soon will you send me there?
REILLYHow soon will you be ready?
CELIATonight, by nine o’clock.
REILLYGo home then, and make your preparations.


Here is the address for you to give your friends;
(didascalia)[Writes on a slip of paper]
REILLYYou had better let your family know at once.
I will send a car for you at nine o’clock.
CELIAWhat do I need to take with me?
REILLYNothing.


Everything you need will be provided for you,
And you will have no expenses at the sanatorium.
CELIAI don’t in the least know what I am doing


Or why I am doing it. There is nothing else to do:
That is the only reason.
REILLYIt is the best reason.
CELIABut I know it is I who have made the decision:


I must tell you that. Oh, I almost forgot —
May I ask what your fee is?
REILLYI have told my secretary


That there is no fee.
CELIABut …
REILLYFor a case like yours


There is no fee.
(didascalia)[Presses button]
CELIAYou have been very kind.
REILLYGo in peace, my daughter.


Work out your salvation with diligence.
(didascalia)NURSE-SECRETARY appears at door. Exit CELIA. REILLY dials on house-telephone.]
REILLYREILLY [into telephone]. It is finished. You can come in now.
(didascalia)[Enter JULIA by side door]
REILLYShe will go far, that one.
JULIAVery far, I think.


You do not need to tell me. I knew from the beginning.
REILLYIt’s the other ones I am worried about.
JULIANonsense, Henry, I shall keep an eye on them.
REILLYTo send them back: what have they to go back tc?


To the stale food mouldering in the larder,
The stale thoughts mouldering in their minds.
Each unable to disguise his own meanness
From himself, because it is known to the other.
It’s not the knowledge of the mutual treachery
But the knowledge that the other understands the motive —
Mirror to mirror, reflecting vanity.
I have taken a great risk.
JULIAWe must always take risks.


That is our destiny. Since you question the decision
What possible alternative can you imagine?
REILLYNone.
JULIAVery well then. We must take the risk.


All we could do was to give them the chance.
And now, when they are stripped naked to their souls
And can choose, whether to put on proper costumes
Or huddle quickly into new disguises,
They have, for the first time, somewhere to start from.
Oh, of course, they might just murder each other!
But I don’t think they will do that. We shall see.
It’s the thought of Celia that weighs upon my mind.
REILLYOf Celia?
JULIAOf Celia.
REILLYBut when I said just now


That she would go far, you agreed with me.
JULIAOh yes, she will go far. And we know where she is going.


But what do we know of the terrors of the journey?
You and I don’t know the process by which the human is
Transhumanised: what do we know
Of the kind of suffering they must undergo
On the way of illumination?
REILLYWill she be frightened


By the first appearance of projected spirits?
JULIAHenry, you simply do not understand innocence.


She will be afraid of nothing; she will not even know
That there is anything there to be afraid of.
She is too humble. She will pass between the scolding hills,
Through the valley of derision, like a child sent on an errand
In eagerness and patience. Yet she must suffer.
REILLYWhen I express confidence in anything


You always raise doubts; when I am apprehensive
Then you see no reason for anything but confidence.
JULIAThat’s one way in which I am so useful to you.


You ought to be grateful.
REILLYAnd when I say to one like her


‘Work out your salvation with diligence’, I do not understand
What I myself am saying.
JULIAYou must accept your limitations.


— But how much longer will Alex keep us waiting?
REILLYHe should be here by now. I’ll speak to Miss Barraway.
(didascalia)[Takes up house-telephone]
REILLYMiss Barraway, when Mr. Gibbs arrive …
Oh, very good.
[To JULIA] He’s on his way up.
(didascalia)[Into telephone]
REILLYYou may bring the tray in now, Miss Barraway.
(didascalia)[Enter ALEX]
ALEXWell! Well! and how have we got on?
JULIAEverything is in order.
ALEXThe Chamberlaynes have chosen?
REILLYThey accept their destiny.
ALEXAnd she has made the choice?
REILLYShe will be fetched this evening.
(didascalia)NURSE-SECRETARY enters with a tray, a decanter and three glasses, and exit. REILLY pours drinks.]
REILLYAnd now we are ready to proceed to the libation.
ALEXThe words for the building of the hearth.
(didascalia)[They raise their glasses]
REILLYLet them build the hearth


Under the protection of the stars.
ALEXLet them place a chair each side of it.
JULIAMay the holy ones watch over the roof,


May the moon herself influence the bed.
(didascalia)[They drink]
ALEXThe words for those who go upon a journey.
REILLYProtector of travellers


Bless the road.
ALEXWatch over her in the desert.


Watch over her in the mountain.
Watch over her in the labyrinth.
Watch over her by the quicksand.
JULIAProtect her from the Voices
Protect her from the Visions
Protect her in the tumult
Protect her in the silence.
(didascalia)[They drink]
REILLYThere is one for whom the words cannot be spoken.
ALEXThey can not be spoken yet.
JULIAYou mean Peter Quilpe.
REILLYHe has not yet come to where the words are valid.
JULIAShall we ever speak them?
ALEXOthers, perhaps, will speak them.


You know, I have connections — even in California.
CURTAIN


tags:

  • archetype/child
  • archetype/fool
  • archetype/lover
  • archetype/shadow
  • character/celia
  • character/celia_coplestone
  • character/julia
  • character/lavinia
  • character/nurse
  • character/sir_henry_harcourt_reilly
  • concept/body
  • concept/conscience
  • concept/courage
  • concept/despair
  • concept/doubt
  • concept/faith
  • concept/fear
  • concept/freedom
  • concept/greed
  • concept/history
  • concept/honour
  • concept/hope
  • concept/imagination
  • concept/loneliness
  • concept/nature
  • concept/self
  • concept/solitude
  • concept/suffering
  • concept/vanity
  • concept/wonder
  • form/history
  • motif/childhood
  • motif/clock
  • motif/death
  • motif/desert
  • motif/desire
  • motif/dreams
  • motif/fire
  • motif/home
  • motif/journey
  • motif/leaves
  • motif/love
  • motif/memory
  • motif/mirror
  • motif/moon
  • motif/nature
  • motif/pain
  • motif/prison
  • motif/road
  • motif/silence
  • motif/stars
  • motif/time
  • motif/well
  • setting/court
  • setting/desert
  • setting/london
  • topos/double

Chi parlaBattuta
(didascalia)Lo studio di SIR HENRY HARCOURT-REILLY a Londra. Mattino: diverse settimane dopo. SIR HENRY solo alla sua scrivania. Preme un pulsante elettrico. Entra l’INFERMIERA-SEGRETARIA, con l’agenda degli appuntamenti.
REILLYRiguardo a quei tre appuntamenti di stamattina, signorina Barraway:


vorrei ripassare ancora una volta le mie istruzioni.
Capisce, naturalmente, che è importante
evitare qualsiasi incontro?
INFERMIERA-SEGRETARIAL’ha detto chiaramente, Sir Henry:


il primo appuntamento alle undici in punto.
Va fatto accomodare nella saletta d’attesa;
e lei lo riceverà quasi subito.
REILLYLo riceverò subito. E il secondo?
INFERMIERA-SEGRETARIALa seconda va fatta accomodare nell’altra stanza


come al solito. Arriva alle undici e un quarto;
ma lei può farla attendere.
REILLYO può darsi che sia lei a far attendere me;


ma credo che sarà puntuale.
INFERMIERA-SEGRETARIALe telefono


nell’istante in cui arriva. La lascio lì
finché lei non suona tre volte.
REILLYE la terza paziente?
INFERMIERA-SEGRETARIALa terza va fatta accomodare nella stanza piccola;


e non devo avvertirla che è arrivata.
Poi, quando lei suona, accompagno fuori gli altri;
e solo dopo che avranno lasciato la casa….
REILLYEsatto, signorina Barraway. Per ora è tutto.
INFERMIERA-SEGRETARIAC’è il signor Gibbs, Sir Henry.
REILLYLo faccia entrare subito.
(didascalia)[Esce l’INFERMIERA-SEGRETARIA]
(didascalia)[ALEX entra quasi subito]
ALEXQuando è l’appuntamento di Chamberlayne?
REILLYAlle undici in punto,


l’ora convenzionale. Non abbiamo molto tempo.
Dimmi ora, hai avuto qualche difficoltà
a convincerlo che ero io l’uomo per il suo caso?
ALEXDifficoltà? No! Era solo impaziente


di dover aspettare quattro giorni per l’appuntamento.
REILLYEra necessario rinviare il suo appuntamento


per abbassargli le resistenze. Ma quel che intendo è:
si fida del tuo giudizio?
ALEXSì, ciecamente.


Non che mi consideri molto intelligente,
ma pensa che io sia bene informato: il tipo di persona
che conosce il medico giusto, come i negozi giusti.


Del resto, era pronto a consultare qualunque medico
raccomandato da chiunque tranne che da sua moglie.
REILLYLe avevo già fatto capire


che non doveva fargli il mio nome.
ALEXCon la tua solita preveggenza. Ora è tutto trionfante


perché crede di averla battuta sul tempo.
E quando l’avrai mandato in un sanatorio
dove lei non possa raggiungerlo — allora, è convinto,
lei sarà molto pentita. Si gode la sua malattia.
REILLYLa malattia gli offre un doppio vantaggio:


fuggire da sé stesso — e aver la meglio sulla moglie.
ALEXNon fuggire da lei?
REILLYNon vuole fuggire da lei.
ALEXAlloggia al suo club.
REILLYSì, è di là che ha scritto.
(didascalia)[Squilla il telefono di casa]
REILLYPronto! Sì, lo faccia salire.
ALEXAvrai una mattinata intensa!


Esco dalla scala di servizio
e torno quando se ne saranno andati.
REILLYSì, quando se ne saranno andati.
(didascalia)[Esce ALEX dalla porta laterale]
(didascalia)[EDWARD viene fatto entrare dall’INFERMIERA-SEGRETARIA]
EDWARDSir Henry Harcourt-Reilly
(didascalia)[Si ferma e fissa REILLY]
EDWARDREILLY [senza alzare gli occhi dalle sue carte]. Buongiorno, signor Chamberlayne.


Prego, si accomodi. Non la tratterrò un istante.
— Dunque, signor Chamberlayne?
EDWARDMi era passato per la mente,


prima di varcare la porta, che lei potesse essere la stessa persona:
ma l’ho scacciato come l’ennesimo sintomo.
Beh, avrei dovuto guardarmi dal venire qui
su raccomandazione di un uomo che non la conosceva.
Eppure Alex è così persuasivo. E i suoi consigli
sui negozi sono sempre stati soddisfacenti.
Le chiedo scusa. Ma è uno sbadato.


Vorrei sapere… ma a che serve!
Suppongo che tanto varrebbe andarmene subito.
REILLYNo. La prego, si sieda, signor Chamberlayne.


Non se ne andrà, dunque tanto vale che si sieda.
Stava per fare una domanda.
EDWARDQuando venne nel mio appartamento


era stato invitato da mia moglie come ospite,
come supponevo? … O fu lei a mandarla?
REILLYNon posso dire di essere stato invitato;


e la signora Chamberlayne non sapeva che sarei venuto.
Ma sapevo che lei sarebbe stato lì, e chi avrei trovato con lei.
EDWARDMa aveva visto mia moglie?
REILLYOh sì, l’avevo vista.
EDWARDAllora questa è una trappola!
REILLYNon chiamiamola trappola.


Ma se è una trappola, allora non può sfuggirle:
e dunque… tanto vale che si sieda.
Credo che troverà comoda quella poltrona.
EDWARDLei sapeva,


prima che cominciassi a raccontarle, che cosa era accaduto?
REILLYÈ così, è così. Ma ogni cosa a suo tempo.


Lasciamo da parte quella domanda per ora.
Mi parli prima delle difficoltà
sulle quali desidera il mio parere professionale.
EDWARDNon sta a me rimproverarle di aver riportato indietro mia moglie,


suppongo. Sembrava che cercasse di persuadermi
che stavo meglio senza di lei. Ma non si rendeva conto
che non ero in condizione di prendere una decisione?
REILLYSe non avessi riportato indietro sua moglie, signor Chamberlayne,


crede che le cose andrebbero meglio — adesso?
EDWARDNon so, davvero. Difficilmente potrebbero andar peggio.
REILLYPotrebbero andar molto peggio. Poteva rovinare tre vite


con la sua indecisione. Ora sono soltanto due —
e ha ancora la possibilità di riscattarle dalla rovina.
EDWARDLei parla come se io fossi capace di agire:


se lo fossi, non avrei bisogno di consultare lei
né nessun altro. Sono venuto qui come paziente.
Se il mio caso non le interessa, posso andare altrove.
REILLYHa motivo di credere di essere molto malato?
EDWARDAvrei pensato che un medico potesse vederlo da sé.


O almeno che si informasse sui sintomi.
Due persone mi hanno consigliato di recente,
quasi con le stesse parole, di vedere un medico.
Hanno detto — di nuovo, quasi con le stesse parole —
che ero sull’orlo di un esaurimento nervoso.
Allora io stesso non lo sapevo — ma se loro lo vedevano
avrei pensato che un medico potesse vederlo.
REILLY«Esaurimento nervoso» è un termine che non uso mai:


può significare quasi tutto.
EDWARDE da allora mi sono reso conto


che il mio è un caso davvero insolito.
REILLYOgni caso è unico, e assai simile agli altri.
EDWARDEsiste un sanatorio dove lei manda pazienti


come me, sotto la sua osservazione personale?
REILLYLei è molto impetuoso, signor Chamberlayne.


Esistono diverse specie di sanatori
per diverse specie di pazienti. E vi sono anche pazienti
per i quali un sanatorio è il luogo peggiore possibile.
Dobbiamo prima scoprire che cosa non va in lei
prima di decidere che cosa fare di lei.
EDWARDDubito che lei abbia mai avuto un caso come il mio:


ho cessato di credere alla mia stessa personalità.
REILLYOh, povero me; è grave. Un male comunissimo.


Diffusissimo, davvero.
EDWARDRicordo, nella mia infanzia
REILLYComincio sempre dalla situazione immediata


e poi risalgo indietro quanto trovo necessario.
Vede, i suoi ricordi d’infanzia
intendo, nel suo stato d’animo attuale —
sarebbero in gran parte fittizi; e quanto ai suoi sogni,
lei produrrebbe sogni stupefacenti, per compiacermi.
Potrei farle sognare qualunque sogno le suggerissi,
e non servirebbe che a lusingare la sua vanità
col temporaneo stimolo di sentirsi interessante.
EDWARDMa io sono ossessionato dal pensiero della mia insignificanza.
REILLYPrecisamente. E io potrei farla sentire importante,


e lei immaginerebbe che fosse una cura meravigliosa;
e proseguirebbe, facendo tutto il male
che è in suo potere — finché non venisse la rovina.
Metà del male che si fa in questo mondo
è dovuta a gente che vuole sentirsi importante.
Non intendono far male — ma il male non li interessa.


Oppure non lo vedono, o lo giustificano
perché sono assorbiti nella lotta senza fine
per pensare bene di sé.
EDWARDSe sono così


devo aver fatto moltissimo male.
REILLYOh, non tanto quanto le piacerebbe credere:


solo, diciamo, entro la sua modesta capacità.
Provi a spiegarmi che cosa è successo da quando l’ho lasciata.
EDWARDOra capisco perché volevo che mia moglie tornasse.


Era per ciò che lei aveva fatto di me.
Non eravamo tornati soli da un quarto d’ora
che già sentivo, e ancor più acutamente —
anzi, acutamente, forse, per la prima volta,
tutta l’oppressione, l’irrealtà
della parte che mi aveva sempre imposto
con quella forza ostinata, inconsapevole, subumana
che certe donne hanno. Senza di lei, era il vuoto.
Quando credetti che mi avesse lasciato, cominciai a dissolvermi,
a cessare d’esistere. Ecco che cosa mi aveva fatto!
Non posso vivere con lei — ora è intollerabile;
non posso vivere senza di lei, perché mi ha reso incapace
di avere un’esistenza mia.
Ecco che cosa mi ha fatto in cinque anni insieme!
Ha reso il mondo un luogo in cui non posso vivere
se non alle sue condizioni. Devo restare solo,
ma non nello stesso mondo. Perciò voglio che mi metta
nel suo sanatorio. Potrei restarci solo?
(didascalia)Squilla il telefono di [casa]
EDWARDREILLY [al telefono]. Sì.


[A EDWARD] Sì, potrebbe restarci solo.
EDWARDMi domando


se lei abbia capito una parola di quel che ho detto.
REILLYDeve avere pazienza con me, signor Chamberlayne:


imparo molto solo osservandola,
e lasciandola parlare quanto le piace,
e prendendo nota di ciò che non dice.
EDWARDUna volta ho provato l’estremo del dolore fisico,


e ora so che esiste una sofferenza peggiore.
È sorprendente, se si avesse il tempo di sorprendersi:
non ho paura della morte del corpo,
ma questa morte è terrificante. La morte dello spirito —
può capire ciò che soffro?
REILLYCapisco ciò che intende.
EDWARDNon posso più agire per me stesso.


Venire da lei — è stata l’ultima decisione
che sono stato capace di prendere. Sono nelle sue mani.
Non posso assumermi altre responsabilità.
REILLYMolti pazienti vengono con quella convinzione.
EDWARDE ora mi manderà al sanatorio?
REILLYNon ha altro da dirmi?
EDWARDChe altro posso dirle?


Non voleva sentire della mia prima storia.
REILLYNo, non volevo sentire della sua prima storia.
EDWARDE allora mi manderà al sanatorio?


Non posso tornare a casa. E al mio club
non lasciano tenere una stanza per più di sette giorni;
non ho il coraggio di andare in albergo,
e per giunta mi servono altre camicie — può far sì che mia moglie
mi mandi le mie cose: tutto ciò di cui avrò bisogno.
Ma naturalmente non deve dirle dove sono.
È lontano il viaggio?
REILLYSi potrebbe dire, un lungo viaggio.


Ma prima di curare un paziente come lei
ho bisogno di sapere su di lui molto di più
di quanto il paziente stesso possa sempre dirmi.
Anzi, accade spesso che i miei pazienti
siano soltanto frammenti di una situazione intera
che devo esplorare. Il paziente singolo,
malato per conto suo, è piuttosto l’eccezione.
Ho avuto di recente un’altra paziente
la cui situazione è molto simile alla sua.
(didascalia)[Preme tre volte il campanello sulla scrivania]
REILLYDeve accettare una procedura piuttosto insolita:
mi propongo di presentarle l’altra paziente.
EDWARDChe cosa intende? Chi è quest’altra paziente?


Considero questa una condotta assai poco professionale —
non discuterò il mio caso davanti a un’altra paziente.
REILLYAl contrario. È l’unico modo


in cui lo si possa discutere. Lei non mi ha detto nulla.
Ne ha avuto l’occasione, e ha detto abbastanza
per convincermi che si è costruito il suo caso,
per così dire, strada facendo. Un avvocato
dovrebbe conoscere la propria causa prima di entrare in tribunale.
EDWARDSono almeno libero di andarmene. E mi propongo di farlo.


Ho deciso. Andrò in albergo.
REILLYÈ proprio perché lei non è libero, signor Chamberlayne,


che è venuto da me. Tocca a me darle questo —
la sua libertà. È affar mio.
(didascalia)LAVINIA viene fatta entrare dall’INFERMIERA-SEGRETARIA]
REILLYMa ecco l’altra paziente.
EDWARDLavinia!
LAVINIAEbbene, Sir Henry!


Ho detto che sarei venuta a parlare di mio marito:
non ho detto che ero pronta a incontrarlo.
EDWARDE io non mi aspettavo di incontrare te, Lavinia.


Questo lo chiamo un tiro assai disonorevole.
REILLYL’onestà prima dell’onore, signor Chamberlayne.


Si siedano, prego, tutti e due. Signora Chamberlayne,
suo marito desidera entrare in un sanatorio,
e questa è una questione che naturalmente la riguarda.
EDWARDNon andrò in nessun sanatorio.


Vado in albergo. E ti chiederò, Lavinia,
di avere la bontà di mandarmi qualche vestito.
LAVINIAOh, in quale albergo?
EDWARDNon lo so — voglio dire,


questo non ti riguarda.
LAVINIAIn tal caso, Edward,


non credo che i tuoi vestiti riguardino me.
[A REILLY] Presumo che lo manderà nello stesso sanatorio


in cui mandò me? Beh, ne ha più bisogno di quanto ne avessi io.
REILLYSono lieto che lei abbia cominciato a vederla così —


almeno, per il momento. Ma, signora Chamberlayne,
lei non ha mai visitato il mio sanatorio.
LAVINIAChe cosa intende? Chiesi di esservi mandata


e lei mi ci portò. Se quello non era un sanatorio
che cos’era?
REILLYUna specie di albergo. Un ritiro


per gente che immagina di aver bisogno di una tregua
dalla vita di ogni giorno. Tornano rinfrancati;
e se credono che sia un sanatorio
questa è buona ragione per non mandarveli.
Chi ha bisogno del mio genere di sanatorio
non si lascia ingannare facilmente.
LAVINIALei è un diavolo


o soltanto un pazzo burlone?
EDWARDPropendo per la seconda spiegazione


senza la qualifica di «pazzo».
Perché mai dovresti andare tu in un sanatorio?


Non ho mai conosciuto in vita mia nessuno
con meno complicazioni mentali di te;
sei più solida di una… corazzata. È questo che mi ha fatto impazzire.
Sono io quello che ha bisogno di un sanatorio —
ma non ci andrò.
REILLYHa ragione, signor Chamberlayne.


Lei non è un caso per il mio sanatorio:
è troppo malato.
EDWARDTroppo malato?


Allora andrò ad ammalarmi in una pensione di periferia.
LAVINIANon farebbe affatto per te, Edward. Io conosco un albergo


nella New Forest…
EDWARDCome ti somiglia, Lavinia.


Tu conosci sempre qualcosa di meglio.
LAVINIAÈ solo che ho una mente più pratica


della tua, Edward. Lo sai bene.
EDWARDSolo perché me l’hai ripetuto tante volte.


Vorrei vederti compilare una dichiarazione dei redditi.
LAVINIANon essere sciocco, Edward. Quando dico pratica,


intendo pratica nelle cose che contano davvero.
REILLYPosso interrompere questa interessante discussione?


Dico che siete entrambi troppo malati. Vi sono più sintomi
che devono presentarsi insieme, e in grado marcato,
perché un paziente sia ammesso al mio sanatorio:


e uno di essi è una mente onesta.
È una delle cause della loro sofferenza.
LAVINIANessuno può dire che mio marito abbia una mente onesta.
EDWARDE io non potrei dirlo onestamente di te, Lavinia.
REILLYMi congratulo con entrambi per la vostra perspicacia.


La comprensione così affettuosa che avete l’uno dell’altra
vi preparerà ad apprezzare ciò che devo dirvi.
Non mi occupo del volgare imbroglione,
né di chi è insuperabilmente, innocentemente ottuso:
i miei pazienti come voi sono coloro che ingannano sé stessi,
prendendosi pene infinite, esaurendo le proprie energie,
e senza mai riuscirvi del tutto. Avete entrambi finto
di consultare me; entrambi, avete cercato di impormi
la vostra diagnosi, e di prescrivere la vostra cura.
Ma quando ci si mette in mani come le mie
si cede molto più di quanto si volesse.
Questa è la conseguenza del tentare di mentirmi.
LAVINIANon sono venuta qui per essere insultata.
REILLYLei è giunta là dove la parola «insulto» non ha significato;


e deve rassegnarsi. Tutto ciò che mi avete detto —
entrambi — era abbastanza vero: avete descritto i vostri sentimenti —
o alcuni di essi — omettendo i fatti importanti.
Prendo prima suo marito.
[A EDWARD] Lei mi mentiva


nascondendo la sua relazione con la signorina Coplestone.
EDWARDQuesto è mostruoso! Mia moglie non ne sapeva nulla.
LAVINIAMa davvero, Edward! Anche se fossi stata cieca


c’era gente in abbondanza per farmelo sapere.
Mi domando se ci fosse qualcuno che non lo sapeva.
REILLYCe n’era uno, in effetti. Ma lei, signora Chamberlayne,


ha cercato di farmi credere che fosse stata questa scoperta
a precipitare quello che ha chiamato il suo esaurimento nervoso.
LAVINIAMa è vero! Ero completamente prostrata;


anche se mi sono in parte ripresa.
REILLYCertamente, era completamente prostrata,


e certamente si è in qualche misura ripresa.
Ma ha omesso di dire che la causa della sua angoscia
era la defezione del suo amante — che all’improvviso,
per la prima volta in vita sua, si accese d’amore per qualcuno,
e per qualcuno di cui lei aveva ragione d’essere gelosa.
EDWARDMa davvero, Lavinia! Questo è molto interessante.


Pare che tu sia stata molto più abile di me
nel nascondere. Ora mi domando chi possa essere stato.
LAVINIABeh, glielo dica pure, se vuole.
REILLYUn giovanotto di nome Peter.
EDWARDPeter? Peter chi?
REILLYIl signor Peter Quilpe


era un ospite frequente.
EDWARDPeter Quilpe.


Peter Quilpe! Ma davvero, Lavinia!
Mi congratulo. Non avresti potuto scegliere
nessuno che avessi meno probabilità di sospettare.
E poi venne da me a confidarsi a proposito di Celia!


Non ho mai sentito nulla di così assolutamente ridicolo:
questa è la miglior burla che sia mai accaduta.
LAVINIANon sapevo che avessi un tale senso dell’umorismo.
REILLYÈ il primo sintomo più promettente.
LAVINIACome ha saputo tutto questo?
REILLYQuesto non posso rivelarlo.


Ho un mio metodo per raccogliere informazioni
sui miei pazienti. Non deve chiedermi di svelarlo —
è questione di etichetta professionale.
LAVINIANon ho notato molta etichetta professionale


nel suo comportamento di oggi.
REILLYOsservazione ben posta.


Ma mi permetta di notare che le mie rivelazioni
su ciascuno di voi, all’altro,
non hanno riguardato nulla di ciò che mi avete confidato.
Le informazioni che ho scambiato fra voi
le ho ottenute tutte da fonti esterne.
Signora Chamberlayne, quando venne da me due mesi fa
non mi soddisfaceva la sua spiegazione
degli evidenti sintomi di tensione emotiva
e così feci delle indagini.
EDWARDFu due mesi fa


che cominciò il tuo esaurimento! e io non me ne accorsi mai.
LAVINIATu non ti accorgeresti di nulla. Non ti sei mai accorto di me.
REILLYOra, voglio far notare a entrambi


quanto avete in comune. Anzi, ritengo
che siate eccezionalmente ben assortiti.
Signor Chamberlayne, quando credette che sua moglie l’avesse lasciata,
scoprì, con sorpresa e costernazione,
di non essere davvero innamorato della signorina Coplestone…
LAVINIAMio marito non è mai stato innamorato di nessuno.
REILLYE non era disposto al minimo sacrificio


per lei. Questo ferì la sua vanità.
Le piaceva pensarsi come un amante appassionato.
Poi comprese ciò che sua moglie ha giustamente osservato,
che non era mai stato innamorato di nessuno;
il che le fece sospettare di essere incapace
di amare. Per gli uomini di un certo tipo
il sospetto di essere incapaci di amare
turba la stima di
quanto, negli uomini più rozzi, la paura dell’impotenza.
LAVINIASei di cuore freddo, Edward.
REILLYCosì dice lei, signora Chamberlayne.


E ora passiamo al suo lato del problema.
Quando scoprì che il suo giovane amico
(pur sapendo, in cuor suo, che non era innamorato di lei,


ed essendo sempre umiliata dalla consapevolezza


di averlo costretto in quella posizione) —
quando, dico, scoprì che il suo giovane amico
si era davvero innamorato della signorina Coplestone,
le occorse un po’ di tempo, non ho dubbi,
prima di ammetterlo. Benché forse lo sapesse
prima di lui. Fingeva con sé stessa,
sospetto, e finché poté,
che egli mirasse a una distinzione sociale più alta
dell’onore conferito dall’essere il suo amante.


Quando dovette affrontare il fatto che i suoi sentimenti per lei
erano diversi da quelli che lei aveva mai suscitato in lui —
fu uno shock. Aveva voluto essere amata;
era giunta a vedere che nessuno l’aveva mai amata.
Poi cominciò a temere che nessuno potesse amarla.
EDWARDComincio a provare molta pena per te, Lavinia.


Sai, sei davvero eccezionalmente inamabile,
e non ho mai saputo bene perché. Credevo fosse colpa mia.
REILLYE ora cominciate a vedere, spero,


quanto avete in comune. Il medesimo isolamento.
Un uomo che si scopre incapace di amare
e una donna che scopre che nessun uomo può amarla.
LAVINIAMi pare che ciò che abbiamo in comune


possa bastare a farci detestare l’un l’altro.
REILLYVedetelo piuttosto come il vincolo che vi tiene uniti.


Finché eravate ancora in stato di cecità,
lei poteva sempre dire: «non saprebbe amare nessuna donna»;


lei poteva sempre dire: «nessun uomo saprebbe amarla».


Potevate accusarvi a vicenda delle vostre stesse colpe,
ed evitare così di capirvi l’un l’altro.
Ora, non vi resta che rovesciare le proposizioni
e metterle insieme.
LAVINIAÈ possibile?
REILLYSe avessi mandato l’uno o l’altra al sanatorio


nello stato in cui siete venuti da me — vi dico questo:
sarebbe stato un orrore oltre ogni vostra immaginazione,
perché sareste rimasti con ciò che vi eravate portati:
l’ombra di desideri di desideri. Preda
dei demoni che giungono alla pienezza del loro potere
quando vi hanno tutti per sé.
LAVINIAE allora che possiamo fare


se non possiamo andare né indietro né avanti? Edward!
Che possiamo fare?
REILLYHa risposto lei stessa alla sua domanda,


benché non conosca il senso di ciò che ha detto.
EDWARDLavinia, dobbiamo far buon viso a cattivo gioco.


È questo che intende.
REILLYQuando scoprirà, signor Chamberlayne,


che far buon viso a cattivo gioco è tutto ciò che ciascuno di noi ne fa —
tranne, naturalmente, i santi — come quelli che vanno
al sanatorio — dimenticherà questa frase,
e dimenticandola muterà la condizione.
LAVINIAEdward, c’è quell’albergo nella New Forest


se vuoi andarci. Il proprietario
che l’ha appena rilevato è un amico di Alex.
Potrei accompagnarti, e poi lasciarti là
se vuoi restare solo…
EDWARDMa non posso andarmene!


Ho una causa che si apre lunedì prossimo.
LAVINIAAllora ti fermerai al club?
EDWARDNo, non me lo permettono.


Devo andarmene domani — ma come sapevi
che alloggiavo al club?
LAVINIAMa davvero, Edward!


Ho un certo senso di responsabilità.


Stavo per lasciarti là qualche camicia.
EDWARDMi pare che tanto varrebbe tornare a casa.
LAVINIAAllora possiamo dividere un taxi, e risparmiare.


Edward, hai altro da chiedergli
prima di andare?
EDWARDSì, ho qualcosa.


Ma è difficile dirlo.
LAVINIAMa vorrei che lo dicessi.


Almeno, c’è qualcosa che vorrei tu chiedessi.
EDWARDRiguarda il futuro di… degli altri.


Non voglio costruire sulle rovine altrui.
LAVINIAEsattamente. E anch’io ho una domanda.


Sir Henry, fu lei a mandare quei telegrammi?
REILLYCredo che sbrigherò prima il problema di suo marito.


[A EDWARD] Il suo compito non è mondare la sua coscienza


ma imparare a portare i pesi che gravano sulla sua coscienza.
Del futuro degli altri lei non deve occuparsi.
LAVINIACredo che abbia risposto anche alla mia domanda.


Dovevano dircelo loro stessi, che avevano preso la loro decisione.
EDWARDHa altro da dirci, Sir Henry?
REILLYNo. Non in questa veste.
(didascalia)[EDWARD tira fuori il libretto degli assegni. REILLY alza la mano]
REILLYLa mia segretaria le manderà la parcella.
Andate in pace. E operate la vostra salvezza con diligenza.
(didascalia)[Escono EDWARD e LAVINIA]
(didascalia)[REILLY va al divano e vi si sdraia. Squilla il telefono di casa. Si alza e risponde.]
REILLYSì? … Sì. Entra pure.
(didascalia)[Entra JULIA dalla porta laterale]
REILLYSta aspettando di sotto.
JULIALo so, Henry. L’ho portata qui io stessa.
REILLYAh sì? Non le hai fatto sapere che vedevi prima me?
JULIACerto che no. L’ho lasciata alla porta


e ho proseguito in taxi, dietro l’angolo;
ho atteso un istante, e sono sgusciata dentro dal retro.
Sono venuta solo per dirti che sono certa che è pronta
a prendere una decisione.
REILLYEra riluttante?


È per questo che l’hai accompagnata?
JULIAOh no, non riluttante:


soltanto timorosa. Non riesce a credere
che tu la prenda sul serio.
REILLYNon è cosa rara.
JULIAO che meriti di essere presa sul serio.
REILLYQuesta è cosa rarissima.
JULIAHenry, alzati.


Non puoi essere così stanco. Aspetterò nella stanza accanto,
e tornerò quando lei se ne sarà andata.
REILLYSì, quando se ne sarà andata.
JULIACi sarà Alex?
REILLYSì, ci sarà.
(didascalia)[Esce JULIA dalla porta laterale]
(didascalia)[REILLY preme il pulsante. L’INFERMIERA-SEGRETARIA fa entrare CELIA]
REILLYSignorina Celia Coplestone? … Non vuole sedersi?


Credo che lei sia amica della signora Shuttlethwaite.
CELIASì, è stata Julia… la signora Shuttlethwaite


a consigliarmi di venire da lei. — Ma l’ho già incontrata,
non è vero, da qualche parte? … Oh, ma certo.
Solo che non sapevo…
REILLYNon c’è nulla che lei debba sapere.


Ero là su richiesta della signora Shuttlethwaite.
CELIAQuesto lo rende ancora più sconcertante. Comunque,


non voglio farle perdere tempo. E ho un gran timore
che lei pensi che glielo stia facendo perdere lo stesso.
Suppongo che la maggior parte della gente, quando viene da lei,
sia palesemente malata, o sappia dare buone ragioni
per volerla vedere. Beh, io non so darne.
Sono venuta solo per disperazione. E non mi offenderò
se lei mi dirà semplicemente di andarmene.
REILLYLa maggior parte dei miei pazienti comincia, signorina Coplestone,


col dirmi esattamente che cosa ha,
e che cosa io debba farci. Sono certissimi
di aver avuto un esaurimento nervoso — così lo chiamano —
e di solito pensano che la colpa sia di qualcun altro.
CELIAIo almeno non ho nessuno da incolpare se non me stessa.
REILLYE dopo di ciò, il prologo della mia cura


è cercare di mostrar loro che si sbagliano
sulla natura della loro malattia, e portarli a vedere
che non è così interessante come avevano immaginato.
Quando arrivo a tanto, c’è qualcosa da fare.
CELIABeh, non posso pretendere che il mio guaio sia interessante;


ma non comincerò così. Mi sento perfettamente bene.
Potrei condurre una vita attiva — se ci fosse qualcosa per cui operare;
non immagino di essere perseguitata;
non odo voci, non ho deliri —
salvo che il mondo in cui vivo mi sembra tutto un delirio!
Ma non dovrei prima raccontarle le circostanze?
Avevo dimenticato che lei non sa nulla di me;
e con quello che ho passato in queste ultime settimane,
davo in qualche modo per scontato di non dovermi spiegare.
REILLYSo già abbastanza di lei per il momento:


provi prima a descrivere il suo stato d’animo attuale.
CELIABeh, ci sono due cose che non riesco a capire,


e che lei potrebbe considerare sintomi. Ma prima devo dirle
che vorrei davvero pensare che ci sia qualcosa che non va in me —


perché, se non c’è, allora c’è qualcosa che non va,
o almeno di molto diverso da quel che sembrava,
nel mondo stesso — e questo è molto più spaventoso!
Sarebbe terribile. Perciò preferirei credere
che ci sia qualcosa che non va in me, e che si possa raddrizzare.
Farei qualunque cosa lei mi dicesse, per tornare alla normalità.
REILLYDobbiamo scoprire chi è lei, prima di decidere


che cosa sia la normalità. Dice che le cose sono due:


qual è la prima?
CELIAUna consapevolezza della solitudine.


Ma detto così suona piatto. Non intendo semplicemente
che ci sia stato un crollo: benché ci sia stato davvero.
Non è semplicemente la fine di un’illusione
nel modo consueto, o l’essere piantata.
Certo, è qualcosa che accade di continuo
a ogni sorta di gente, e se ne rimettono
più o meno, o almeno tirano avanti.
No. Voglio dire che ciò che è accaduto mi ha resa consapevole
che sono sempre stata sola. Che si è sempre soli.
Non semplicemente la fine di una relazione,
e nemmeno semplicemente lo scoprire che non è mai esistita —
ma una rivelazione sul mio rapporto
con tutti quanti. Sa una cosa —


non sembra più valere la pena di parlare con nessuno!
REILLYE i suoi genitori?
CELIAOh, vivono in campagna,


ora che non possono più permettersi un alloggio in città.
È già tanto se riescono a mandare avanti la casa di campagna:
ma è in famiglia da tanto tempo che non la lasceranno.
REILLYE lei vive a Londra?
CELIADivido un appartamento


con una cugina: ma per ora è all’estero,
e la mia famiglia vuole che scenda a stare da loro.
Ma proprio non me la sento.
REILLYDunque non vuole vedere nessuno?
CELIANo… non è che io voglia restare sola,


ma che tutti sono soli — o almeno così mi pare.
Fanno rumori, e credono di parlarsi fra loro;
fanno smorfie, e credono di capirsi fra loro.
E sono certa che non è vero. È un delirio, questo?
REILLYDa un delirio bisogna far ritorno.


Vi sono altri stati d’animo, che prendiamo per delirio,
ma che dobbiamo accettare e da cui dobbiamo ripartire.
E il secondo sintomo?
CELIAQuesto è ancora più strano.


Suona ridicolo — ma l’unica parola che riesco
a trovarvi è: un senso di peccato.
REILLYLei soffre di un senso di peccato, signorina Coplestone?


Questo è quanto mai insolito.
CELIAA me pareva anormale.
REILLYDobbiamo ancora trovare che cosa sarebbe normale
per lei, prima di usare il termine «anormale».


Mi dica che cosa intende per senso di peccato.
CELIAÈ molto più facile dirle che cosa non intendo:


non intendo il peccato nel senso comune.
REILLYE qual è, a suo parere, il senso comune?
CELIABeh… suppongo sia l’essere immorali —


e io non mi sento come se fossi stata immorale:
anzi, la gente che si giudica immorale non è forse
proprio quella che diciamo priva di senso morale?
Non ho mai notato che l’immoralità
fosse accompagnata da un senso di peccato:
almeno, non mi è mai capitato di vederlo.
Suppongo sia malvagio ferire gli altri
se si sa di ferirli. Io non ho ferito lei.
Non le stavo togliendo nulla —
nulla che lei volesse. Posso essere stata una sciocca:
ma non mi dispiace affatto essere stata una sciocca.
REILLYE qual è il punto di vista della sua famiglia?
CELIABeh, la mia educazione è stata piuttosto convenzionale —


mi era sempre stato insegnato a non credere al peccato.
Oh, non voglio dire che se ne parlasse mai!
Ma qualunque cosa sbagliata, dal nostro punto di vista,
era o cattiva forma, o roba psicologica.
E la cattiva forma portava sempre al disastro
perché la gente che si conosceva la disapprovava.
Io, per conto mio, non mi curo molto della forma —
ma quando tutto è cattiva forma, o storture mentali,
o diventi tu cattiva forma, e smetti di curartene,
oppure, se te ne curi, devi essere una storta.
REILLYE dunque suppone di avere ciò che chiama una «storta»?
CELIAMa tutto sembrava così giusto, in quel momento!


Ci ho pensato e ripensato;
ora vedo che era tutto uno sbaglio:
ma non vedo perché gli sbagli debbano far sentire peccatori!
Eppure non riesco a trovare altra parola.
Dev’essere una specie di allucinazione;
e tuttavia, nello stesso tempo, mi spaventa il timore
che sia più reale di qualunque cosa in cui abbia creduto.
REILLYChe cosa è più reale di qualunque cosa in cui abbia creduto?
CELIANon è il sentimento di qualcosa che io abbia fatto,
da cui potrei allontanarmi, o di qualcosa in me
di cui potrei liberarmi — ma di vuoto, di mancanza
verso qualcuno, o qualcosa, fuori di me;
e sento che devo… espiare — è questa la parola?


Si può curare un paziente per un simile stato d’animo?
REILLYChe cosa credeva fossero i suoi rapporti con quest’uomo?
CELIAOh, l’aveva indovinato, allora? Che abilità la sua.


No, forse l’ho reso ovvio io. Non ha bisogno di sapere
di lui, vero?
REILLYNo.
CELIAForse sono solo un caso tipico.
REILLYCi sono tipi diversi. Alcuni più rari di altri.
CELIAOh, credevo di dargli tanto!


E lui a me — e il dare e il prendere
sembravano così giusti: non in termini di calcolo
di ciò che era bene per le persone che eravamo state
ma per la persona nuova, noi. Se potessi sentire


come sentivo allora, anche adesso mi parrebbe giusto.
E poi scoprii che eravamo soltanto estranei
e che non c’era stato né dare né prendere
ma che ci eravamo semplicemente serviti l’uno dell’altra,
ciascuno per il proprio scopo. È orribile. Possiamo amare soltanto
qualcosa creato dalla nostra stessa immaginazione?
Siamo tutti, in realtà, incapaci d’amore e non amabili?
Allora si è soli, e se si è soli


allora l’amante e l’amato sono ugualmente irreali
e il sognatore non è più reale dei suoi sogni.
REILLYE quest’uomo. Che cosa le sembra ora?
CELIACome un bambino che si è smarrito in una foresta


giocando con un compagno immaginario
e d’un tratto scopre di essere soltanto un bambino
perduto in una foresta, che vuole tornare a casa.
REILLYLa compassione può essere già un indizio


per trovare da sé la via d’uscita dalla foresta.
CELIAMa anche se troverò l’uscita dalla foresta


mi resterà l’inconsolabile ricordo
del tesoro che ero entrata nella foresta a cercare
e che non trovai mai, e che non c’era
e forse non è in nessun luogo? Ma se in nessun luogo,
perché mi sento colpevole di non averlo trovato?
REILLYLa disillusione può divenire essa stessa un’illusione


se ci si adagia in essa.
CELIANon so discutere.


Non è che tema di essere ferita di nuovo:
nulla ormai può ferire né guarire.
A tratti ho pensato che l’estasi sia reale
benché coloro che la provano possano non avere realtà.
Poiché ciò che è accaduto si ricorda come un sogno
in cui si è esaltati dall’intensità dell’amare
nello spirito, una vibrazione di delizia
senza desiderio, perché il desiderio è compiuto
nella delizia dell’amare. Uno stato che non si conosce
da svegli. Ma che cosa, o chi amassi,
o che cosa in me amasse, non lo so.
E se tutto ciò è privo di senso, voglio essere guarita
dalla brama di qualcosa che non riesco a trovare
e dalla vergogna di non trovarlo mai.
Può guarirmi?
REILLYLa condizione è curabile.


Ma la forma della cura dev’essere una sua scelta:
io non posso scegliere per lei. Se è questo che desidera,
posso riconciliarla con la condizione umana,
la condizione alla quale alcuni, giunti lontano quanto lei,
sono riusciti a tornare. Possono ricordare
la visione che hanno avuto, ma cessano di rimpiangerla,
si reggono sulla comune routine,
imparano a evitare l’attesa eccessiva,
diventano tolleranti verso sé stessi e verso gli altri,
dando e prendendo, nei gesti consueti,
ciò che c’è da dare e da prendere. Non si lagnano;
si accontentano del mattino che separa
e della sera che riunisce
per chiacchiere casuali davanti al fuoco
due persone che sanno di non capirsi,
generando figli che non capiscono
e che non li capiranno mai.
CELIAÈ questa la vita migliore?
REILLYÈ una buona vita. Anche se non saprà quanto buona


finché non giungerà alla fine. Ma non vorrà nient’altro,
e l’altra vita sarà soltanto come un libro
letto una volta, e perduto. In un mondo di follia,
violenza, stupidità, avidità… è una buona vita.
CELIASo che dovrei essere capace di accettarlo


se potessi ancora averlo. Eppure mi lascia fredda.
Forse è solo una parte della mia malattia,
ma sento che sarebbe una specie di resa —
no, non una resa — piuttosto un tradimento.
Vede, credo di aver avuto davvero la visione di qualcosa
anche se non so che cosa sia. Non voglio dimenticarla.
Voglio viverci dentro. Potrei fare a meno di tutto,
sopportare qualunque cosa, pur di custodirla.
Anzi, credo che sarebbe davvero disonesto
per me, ora, cercare di farmi una vita con qualcuno!


Non potrei dare a nessuno quella specie d’amore
vorrei poterlo — che appartiene a quella vita.
Oh, temo che questo suoni come un delirio!
O solo come cattivo umore… eppure,
se non c’è altra via… allora mi sento senza speranza.
REILLYC’è un’altra via, se lei ne ha il coraggio.


La prima ho potuto descriverla in termini familiari
perché lei l’ha veduta, come tutti l’abbiamo veduta,
illustrata, più o meno, nelle vite di chi ci sta intorno.
La seconda è ignota, e perciò richiede fede
quella specie di fede che nasce dalla disperazione.
La meta non si può descrivere;
lei saprà pochissimo finché non vi giungerà;
viaggerà alla cieca. Ma la via conduce al possesso
di ciò che lei ha cercato nel luogo sbagliato.
CELIASuona come ciò che voglio. Ma qual è il mio dovere?
REILLYQualunque via lei scelga prescriverà il proprio dovere.
CELIAQuale via è migliore?
REILLYNessuna delle due è migliore.


Entrambe sono necessarie. È necessario anche
scegliere fra le due.
CELIAAllora scelgo la seconda.
REILLYÈ un viaggio terrificante.
CELIANon ho paura,


ma gioia. Suppongo che sia una via solitaria?
REILLYNon più solitaria dell’altra. Ma chi prende l’altra
può dimenticare la propria solitudine. Lei non dimenticherà la sua.
Ciascuna via significa solitudine — e comunione.
Entrambe evitano la desolazione ultima
della solitudine nel mondo fantasmatico
dell’immaginazione, che rimescola memorie e desideri.
CELIAÈ l’inferno in cui sono stata.
REILLYNon è l’inferno


finché non si diventa incapaci di ogni altra cosa.
Ora — si sente proprio sicura?
CELIAVoglio la sua seconda via.


E dunque che devo fare?
REILLYAndrà al sanatorio.
CELIAOh, che caduta! Ho conosciuto persone


che sono state al suo sanatorio, e sono tornate —
non voglio dire che non ne fossero molto migliorate —
è per questo che sono venuta da lei. Ma sono tornate…
Beh… voglio dire… alla vita di ogni giorno.
REILLYVero. Ma gli amici che lei ha in mente


non possono essere stati in questo sanatorio.
Sto molto attento a chi vi mando:
quelli che vi vanno non tornano come tornarono costoro.
CELIASembra una prigione. Ma non possono restarci tutti!


Voglio dire, il posto sarebbe troppo affollato.
REILLYNon molti vi vanno. Ma ho detto che non tornano


nel senso in cui tornarono i suoi amici.
Non ho detto che vi restano.
CELIAChe ne è di loro?
REILLYScelgono, signorina Coplestone. Nulla è loro imposto.


Alcuni tornano, in senso fisico;
nessuno scompare. Conducono vite molto attive,
assai spesso, nel mondo.
CELIAFra quanto mi ci manderà?
REILLYFra quanto sarà pronta?
CELIAStasera, per le nove in punto.
REILLYVada a casa, allora, e faccia i suoi preparativi.


Ecco l’indirizzo da dare ai suoi amici;
(didascalia)[Scrive su un foglietto]
REILLYÈ meglio che avverta subito la sua famiglia.
Manderò un’auto a prenderla alle nove in punto.
CELIAChe cosa devo portare con me?
REILLYNulla.


Tutto ciò che le occorre le sarà fornito,
e non avrà spese al sanatorio.
CELIANon so minimamente che cosa sto facendo


né perché lo faccio. Non c’è altro da fare:
questa è l’unica ragione.
REILLYÈ la ragione migliore.
CELIAMa so che sono io ad aver preso la decisione:


devo dirglielo. Oh, quasi dimenticavo —
posso chiederle qual è il suo onorario?
REILLYHo detto alla mia segretaria


che non c’è onorario.
CELIAMa…
REILLYPer un caso come il suo


non c’è onorario.
(didascalia)[Preme il pulsante]
CELIAÈ stato molto gentile.
REILLYVa’ in pace, figlia mia.


Opera la tua salvezza con diligenza.
(didascalia)[L’INFERMIERA-SEGRETARIA compare alla porta. Esce CELIA. REILLY compone un numero al telefono di casa.]
REILLYREILLY [al telefono]. È finita. Ora puoi entrare.
(didascalia)[Entra JULIA dalla porta laterale]
REILLYAndrà lontano, quella.
JULIAMolto lontano, credo.


Non hai bisogno di dirmelo. L’ho saputo fin dall’inizio.
REILLYSono gli altri che mi preoccupano.
JULIASciocchezze, Henry, li terrò d’occhio io.
REILLYRimandarli indietro: a che cosa devono tornare?


Al cibo stantio che ammuffisce in dispensa,
ai pensieri stantii che ammuffiscono nelle loro menti.
Ciascuno incapace di nascondere la propria meschinità
a sé stesso, perché è nota all’altro.
Non è la coscienza del tradimento reciproco
ma la coscienza che l’altro ne comprende il movente —
specchio contro specchio, che riflette vanità.
Ho corso un grande rischio.
JULIADobbiamo sempre correre rischi.


È il nostro destino. Poiché metti in dubbio la decisione,
quale possibile alternativa riesci a immaginare?
REILLYNessuna.
JULIAE bene, allora. Dobbiamo correre il rischio.


Tutto ciò che potevamo fare era dar loro l’occasione.
E ora, quando sono nudi fino all’anima
e possono scegliere se indossare abiti convenienti
o infilarsi in fretta in nuovi travestimenti,
hanno, per la prima volta, un luogo da cui partire.
Oh, certo, potrebbero anche ammazzarsi a vicenda!
Ma non credo che lo faranno. Vedremo.
È il pensiero di Celia che mi pesa sull’animo.
REILLYDi Celia?
JULIADi Celia.
REILLYMa quando ho detto poco fa


che sarebbe andata lontano, eri d’accordo con me.
JULIAOh sì, andrà lontano. E sappiamo dove sta andando.


Ma che sappiamo dei terrori del viaggio?
Tu e io non conosciamo il processo per cui l’umano viene
trasumanato: che sappiamo
della specie di sofferenza che devono subire
sulla via dell’illuminazione?
REILLYSi spaventerà


alla prima apparizione degli spiriti proiettati?
JULIAHenry, tu semplicemente non capisci l’innocenza.


Non avrà paura di nulla; non saprà nemmeno
che vi sia là qualcosa di cui aver paura.
È troppo umile. Passerà fra le colline che rimbrottano,
per la valle della derisione, come un bambino mandato a fare una commissione
con ardore e pazienza. Eppure dovrà soffrire.
REILLYQuando esprimo fiducia in qualcosa


tu sollevi sempre dubbi; quando sono in apprensione
allora non vedi ragione che per la fiducia.
JULIAÈ uno dei modi in cui ti sono tanto utile.


Dovresti essermene grato.
REILLYE quando dico a una come lei


«Opera la tua salvezza con diligenza», non capisco
ciò che io stesso sto dicendo.
JULIADevi accettare i tuoi limiti.


— Ma quanto ancora ci farà aspettare Alex?
REILLYDovrebbe essere già qui. Parlo con la signorina Barraway.
(didascalia)[Solleva il telefono di casa]
REILLYSignorina Barraway, quando il signor Gibbs arriva…
Oh, benissimo.
[A JULIA] Sta salendo.
(didascalia)[Al telefono]
REILLYPuò portare il vassoio adesso, signorina Barraway.
(didascalia)[Entra ALEX]
ALEXEbbene! Ebbene! e come è andata?
JULIATutto è in ordine.
ALEXI Chamberlayne hanno scelto?
REILLYAccettano il loro destino.
ALEXE lei ha fatto la sua scelta?
REILLYSarà prelevata stasera.
(didascalia)[Entra l’INFERMIERA-SEGRETARIA con un vassoio, una caraffa e tre bicchieri, ed esce. REILLY versa da bere.]
REILLYE ora siamo pronti a procedere alla libagione.
ALEXLe parole per l’edificazione del focolare.
(didascalia)[Alzano i bicchieri]
REILLYChe edifichino il focolare


sotto la protezione delle stelle.
ALEXChe pongano una sedia da ciascun lato.
JULIAChe i santi vegliino sul tetto,


che la luna stessa influenzi il letto.
(didascalia)[Bevono]
ALEXLe parole per coloro che si mettono in viaggio.
REILLYProtettore dei viandanti


benedici la strada.
ALEXVeglia su di lei nel deserto.


Veglia su di lei sulla montagna.
Veglia su di lei nel labirinto.
Veglia su di lei presso le sabbie mobili.
JULIAProteggila dalle Voci
proteggila dalle Visioni
proteggila nel tumulto
proteggila nel silenzio.
(didascalia)[Bevono]
REILLYCe n’è uno per il quale le parole non possono essere dette.
ALEXNon possono ancora essere dette.
JULIAIntendi Peter Quilpe.
REILLYNon è ancora giunto là dove le parole hanno valore.
JULIALe diremo mai?
ALEXAltri, forse, le diranno.


Sai, ho conoscenze — perfino in California.
SIPARIO

SpeakerLine
(didascalia)The drawing-room of the Chamberlaynes’ London flat. Two years later. A late afternoon in July. A CATERER’S MAN is arranging a buffet table. LAVINIA enters from side door.
CATERER’S MAN. Have you any further orders for us, Madam?
LAVINIAYou could bring in the trolley with the glasses


And leave them ready.
CATERER’S MAN.              Very good, Madam.
(didascalia)[Exit. LAVINIA looks about the room critically and moves a bowl of flowers.]
(didascalia)[Re-enter CATERER’S MAN with trolley]
LAVINIAThere, in that corner. That’s the most convenient;


You can get in and out. Is there anything you need
That you can’t find in the kitchen?
CATERER’S MAN.                                  Nothing, Madam.


Will there be anything more you require?
LAVINIANothing more, I think, till half past six.
(didascalia)[Exit CATERER’S MAN]
(didascalia)[EDWARD lets himself in at the front door]
EDWARDI’m in good time, I think. I hope you’ve not been worrying.
LAVINIAOh no. I did in fact ring up your chambers,


And your clerk told me you had already left.
But all I rang up for was to reassure you …
EDWARD [smiling]. That you hadn’t run away?
LAVINIANow Edward, that’s unfair!


You know that we’ve given several parties


In the last two years. And I’ve attended all of them.


I hope you’re not too tired?
EDWARDOh no, a quiet day.


Two consultations with solicitors
On quite straightforward cases. It’s you who should be tired.
LAVINIAI’m not tired yet. But I know that I’ll be glad


When it’s all over.
EDWARDI like the dress you’re wearing:
I’m glad you put on that one.
LAVINIAWell, Edward!


Do you know it’s the first time you’ve paid me a compliment
Before a party? And that’s when one needs them.
EDWARDWell, you deserve it. — We asked too many people.
LAVINIAIt’s true, a great many more accepted


Than we thought would want to come. But what can you do?
There’s usually a lot who don’t want to come
But all the same would be bitterly offended
To hear we’d given a party without asking them.
EDWARDPerhaps we ought to have arranged to have two parties


Instead of one.
LAVINIAThat’s never satisfactory.


Everyone who’s asked to either party
Suspects that the other one was more important.
EDWARDThat’s true. You have a very practical mind.
LAVINIABut you know, I don’t think that you need worry:


They won’t all come, out of those who accepted.
You know we said, ‘we can ask twenty more
Because they will be going to the Gunnings instead’.
EDWARDI know, that’s what we said at the time;


But I’d forgotten what the Gunnings’ parties were like.
Their guests will get just enough to make them thirsty;
They’ll come on to us later, roaring for drink.
Well, let’s hope that those who come to us early
Will be going on to the Gunnings afterwards,
To make room for those who come from the Gunnings.
LAVINIAAnd if it’s very crowded, they can’t get at the cocktails,


And the man won’t be able to take the tray about,
So they’ll go away again. Anyway, at that stage
There’s nothing whatever you can do about it:
And everyone likes to be seen at a party
Where everybody else is, to show they’ve been invited.
That’s what makes it a success. Is that picture straight?
EDWARDYes, it is.
LAVINIANo, it isn’t. Do please straighten it.
EDWARDIs it straight now?
LAVINIAToo much to the left.
EDWARDHow’s that now?
LAVINIANo, I meant the right.


That will do. I’m too tired to bother.
EDWARDAfter they’re all gone, we will have some champagne,


Just ourselves. You lie down now, Lavinia
No one will be coming for at least half an hour;
So just stretch out.
LAVINIAYou must sit beside me,


Then I can relax.
EDWARDThis is the best moment


Of the whole party.
LAVINIAOh no, Edward.


The best moment is the moment it’s over;
And then to remember, it’s the end of the season
And no more parties.
EDWARDAnd no more committees.
LAVINIACan we get away soon?
EDWARDBy the end of next week


I shall be quite free.
LAVINIAAnd we can be alone.


I love that house being so remote.
EDWARDThat’s why we took it. And I’m really thankful


To have that excuse for not seeing people;
And you do need to rest now.
(didascalia)[The doorbell rings]
LAVINIAOh, bother!


Now who would come so early? I simply can’t get up.


CATERER’S MAN. Mrs. Shuttlethwaite!
LAVINIAOh, it’s Julia!
(didascalia)[Enter JULIA]
JULIAWell, my dears, and here I am!


I seem literally to have caught you napping!


I know I’m much too early; but the fact is, my dears,
That I have to go on to the Gunnings’ party —
And you know what they offer in the way of food and drink!


And I’ve had to miss my tea, and I’m simply ravenous
And dying of thirst. What can Parkinson’s do for me?
Oh yes, I know this is a Parkinson party;
I recognised one of their men at the door —
An old friend of mine, in fact. But I’m forgetting!
I’ve got a surprise: I’ve brought Alex with me!
He only got back this morning from somewhere —
One of his mysterious expeditions,
And we’re going to get him to tell us all about it.
But what’s become of him?
(didascalia)[Enter ALEX]
EDWARDWell, Alex!


Where on earth do you turn up from?
ALEXWhere on earth? From the East. From Kinkanja —


An island that you won’t have heard of
Yet. Got back this morning. I heard about your party
And, as I thought you might be leaving for the country,
I said, I must not miss the opportunity
To see Edward and Lavinia.
LAVINIAHow are you, Alex?
ALEXI did try to get you on the telephone


After lunch, but my secretary couldn’t get through to you.
Never mind, I said — to myself, not to her —
Never mind: the unexpected guest
Is the one to whom they give the warmest welcome.
I know them well enough for that.
JULIABut tell us, Alex.


What were you doing in this strange place —
What’s it called?
ALEXKinkanja.
JULIAWhat were you doing


In Kinkanja? Visiting some Sultan?
You were shooting tigers?
ALEXThere are no tigers, Julia,


In Kinkanja. And there are no sultans.
I have been staying with the Governor.
Three of us have been out on a tour of inspection
Of local conditions.
JULIAWhat about? Monkey nuts?
ALEXThat was a nearer guess than you think.


No, not monkey nuts. But it had to do with monkeys —
Though whether the monkeys are the core of the problem
Or merely a symptom, I am not so sure.
At least, the monkeys have become the pretext
For general unrest amongst the natives.
EDWARDBut how do the monkeys create unrest?
ALEXTo begin with, the monkeys are very destructive …
JULIAYou don’t need to tell me that monkeys are destructive.


I shall never forget Mary Mallington’s monkey,
The horrid little beast — stole my ticket to Mentone
And I had to travel in a very slow train
And in a couchette. She was very angry


When I told her the creature ought to be destroyed.
LAVINIABut can’t they exterminate these monkeys


If they are a pest?
ALEXUnfortunately,


The majority of the natives are heathen:
They hold these monkeys in peculiar veneration
And do not want them killed. So they blame the Government
For the damage that the monkeys do.
EDWARDThat seems unreasonable.
ALEXIt is unreasonable,


But characteristic. And that’s not the worst of it.
Some of the tribes are Christian converts,
And, naturally, take a different view.
They trap the monkeys. And they eat them.
The young monkeys are extremely palatable:
I’ve cooked them myself …
EDWARDAnd did anybody eat them


When you cooked them?
ALEXOh yes, indeed.


I invented for the natives several new recipes.
But you see, what with eating the monkeys
And what with protecting their crops from the monkeys
The Christian natives prosper exceedingly:
And that creates friction between them and the others.
And that’s the real problem. I hope I’m not boring you?
EDWARDNo indeed: we are anxious to learn the solution.
ALEXI’m not sure that there is any solution.


But even this does not bring us to the heart of the matter.
There are also foreign agitators,
Stirring up trouble …
LAVINIAWhy don’t you expel them?
ALEXThey are citizens of a friendly neighbouring state


Which we have just recognised. You see, Lavinia,
These are very deep waters.
EDWARDAnd the agitators;


How do they agitate?
ALEXBy convincing the heathen


That the slaughter of monkeys has put a curse on them
Which can only be removed by slaughtering the Christians.
They have even been persuading some of the converts —
Who‚ after all, prefer not to be slaughtered —
To relapse into heathendom. So, instead of eating monkeys
They are eating Christians.
JULIAWho have eaten monkeys.
ALEXThe native is not, I fear, very logical.
JULIAI wondered where you were taking us, with your monkeys.


I thought I was going to dine out on those monkeys:
But one can’t dine out on eating Christians —
Even among pagans!
ALEXNot on the whole story.
EDWARDAnd have any of the English residents been murdered?
ALEXYes, but they are not usually eaten.


When these people have done with a European
He is, as a rule, no longer fit to eat.
EDWARDAnd what has your commission accomplished?
ALEXWe have just drawn up an interim report.
EDWARDWill it be made public?
ALEXIt cannot be, at present:


There are too many international complications.
Eventually, there may be an official publication.
EDWARDBut when?
ALEXIn a year or two.
EDWARDAnd meanwhile?
ALEXMeanwhile the monkeys multiply.
LAVINIAAnd the Christians?
ALEXAh, the Christians! Now, I think I ought to tell you


About someone you know — or knew …
JULIAEdward!


Somebody must have walked over my grave:
I’m feeling so chilly. Give me some gin.
Not a cocktail. I’m freezing — in July!
CATERER’S MAN. Mr. Quilpe!
EDWARDNow who …
(didascalia)[Enter PETER]
EDWARD                                                                    Why, it’s Peter!
LAVINIAPeter!
PETERHullo, everybody!
LAVINIAWhen did you arrive?
PETERI flew over from New York last night


I left Los Angeles three days ago.
I saw Sheila Paisley at lunch to-day
And she told me you were giving a party —
She’s coming on later, after the Gunnings —
So I said, I really must crash in:
It’s my only chance to see Edward and Lavinia.
I’m only over for a week, you see,
And I’m driving down to the country this evening,
So I knew you wouldn’t mind my looking in so early.
It does seem ages since I last saw any of you!
And how are you, Alex? And dear old Julia!
LAVINIASo you’ve just come from New York.
PETERYes, from New York.


The Bologolomskys saw me off.
You remember Princess Bologolomsky
In the old days? We dined the other night
At the Saffron Monkey. That’s the place to go now.
ALEXHow very odd. My monkeys are saffron.
PETERYour monkeys, Alex? I always said


That Alex knew everybody. But I didn’t know
That he knew any monkeys.
JULIABut give us your news;


Give us your news of the world, Peter.
We lead such a quiet life, here in London.
PETERYou always did enjoy a leg-pull, Julia:


But you all know I’m working for Pan-Am-Eagle?
EDWARDNo. Tell us, what is Pan-Am-Eagle?
PETERYou must have been living a quiet life!


Don’t you go to the movies?
LAVINIAOccasionally.
PETERAlex knows.


Did you see my last picture, Alex?
ALEXI knew about it, but I didn’t see it.


There is no cinema in Kinkanja.
PETERKinkanja? Where’s that? They don’t have pictures?


Pan-Am-Eagle must look into this.
Perhaps it would be a good place to make one.
— Alex knows all about Pan-Am-Eagle:
It was he who introduced me to the great Bela.
JULIAAnd who is the great Bela?
PETERWhy, Bela Szogody —


He’s my boss. I thought everyone knew his name.
JULIAIs he your connection in California, Alex?
ALEXYes, we have sometimes obliged each other.
PETERWell, it was Bela sent me over


Just for a week. And I have my hands full
I’m going down tonight, to Boltwell.
JULIATo stay with the Duke?
PETERAnd do him a good turn.


We’re making a film of English life
And we want to use Boltwell.
JULIABut I understood that Boltwell


Is in a very decayed condition.
PETERExactly. It is. And that’s why we’re interested.


The most decayed noble mansion in England!
At least, of any that are still inhabited.
We’ve got a team of experts over
To study the decay, so as to reproduce it.
Then we build another Boltwell in California.
JULIABut what is your position, Peter?


Have you become an expert on decaying houses?
PETEROh dear no! I’ve written the script of this film,


And Bela is very pleased with it.
He thought I should see the original Boltwell;
And besides, he thought that as I’m English
I ought to know the best way to handle a duke.
Besides that, we’ve got the casting director:
He’s looking for some typical English faces —
Of course, only for minor parts —
And I’ll help him decide what faces are typical.
JULIAPeter, I’ve thought of a wonderful idea!


I’ve always wanted to go to California:
Couldn’t you persuade your casting director
To take us all over? We’re all very typical.
PETERNo, I’m afraid …


CATERER’S MAN.               Sir Henry Harcourt-Reilly!
JULIAOh, I forgot! I’d another surprise for you.
(didascalia)[Enter REILLY]
JULIAI want you to meet Sir Henry Harcourt-Reilly
EDWARDWe’re delighted to see him. But we have met before.
JULIAThen if you know him already, you won’t be afraid of him.


You know, I was afraid of him at first:
He looks so forbidding …
REILLYMy dear Julia,


You are giving me a very bad introduction —
Supposing that an introduction was necessary.
JULIAMy dear Henry, you are interrupting me.
LAVINIAIf you can interrupt Julia, Sir Henry,


You are the perfect guest we’ve been waiting for.
REILLYI should not dream of trying to interrupt Julia
JULIABut you’re both interrupting!
REILLYWho is interrupting now?
JULIAWell, you shouldn’t interrupt my interruptions:


That’s really worse than interrupting.
Now my head’s fairly spinning. I must have a cocktail.
EDWARD[To REILLY]. And will you have a cocktail?
REILLYMight I have a glass of water?
EDWARDAnything with it?
REILLYNothing, thank you.
LAVINIAMay I introduce Mr. Peter Quilpe?


Sir Henry Harcourt-Reilly. Peter’s an old friend
Of my husband and myself. Oh, I forgot —
(didascalia)[Turning to ALEX]
LAVINIAI rather assumed that you knew each other —
I don’t know why I should. Mr. MacColgie Gibbs.
ALEXIndeed, yes, we have met.
REILLYOn several commissions.
JULIAWe’ve been having such an interesting conversation.


Peter’s just over from California
Where he’s something very important in films.
He’s making a film of English life
And he’s going to find parts for all of us. Think of it!
PETERBut, Julia, I was just about to explain —


I’m afraid I can’t find parts for anybody
In this film — it’s not my business;


And that’s not the way we do it.
JULIABut, Peter;


If you’re taking Boltwell to California
Why can’t you take me?
PETERWe’re not taking Boltwell.


We reconstruct a Boltwell.
JULIAVery well, then:


Why not reconstruct me? It’s very much cheaper.


Oh, dear, I can see you’re determined not to have me:
So good-bye to my hopes of seeing California.
PETERYou know you’d never come if we invited you.


But there’s someone I wanted to ask about,
Who did really want to get into films,
And I always thought she could make a success of it
If she only got the chance. It’s Celia Coplestone.
She always wanted to. And now I could help her.
I’ve already spoken to Bela about her,
And I want to introduce her to our casting director.
I’ve got an idea for another film.
Can you tell me where she is? I couldn’t find her
In the telephone directory.
JULIANot in the directory,


Or in any directory. You can tell them now, Alex.
LAVINIAWhat does Julia mean?
ALEXI was about to speak of her


When you came in, Peter. I’m afraid you can’t have Celia.
PETEROh … Is she married?
ALEXNot married, but dead.
LAVINIACelia?
ALEXDead.
PETERDead. That knocks the bottom out of it.
EDWARDCelia dead.
JULIAYou had better tell them, Alex,


The news that you bring back from Kinkanja.
LAVINIAKinkanja? What was Celia doing in Kinkanja?


We heard that she had joined some nursing order …
ALEXShe had joined an order. A very austere one.


And as she already had experience of nursing …
LAVINIAYes, she had been a V.A.D. I remember.
ALEXShe was directed to Kinkanja,


Where there are various endemic diseases
Besides, of course, those brought by Europeans,
And where the conditions are favourable to plague.
EDWARDGo on.
ALEXIt seems that there were three of them —


Three sisters at this station, in a Christian village;
And half the natives were dying of pestilence.
They must have been overworked for weeks.
EDWARDAnd then?
ALEXAnd then, the insurrection broke out


Among the heathen, of which I was telling you.
They knew of it, but would not leave the dying natives.
Eventually, two of them escaped:
One died in the jungle, and the other
Will never be fit for normal life again.
But Celia Coplestone, she was taken.
When our people got there, they questioned the villagers —
Those who survived. And then they found her body,
Or at least, they found the traces of it.
EDWARDBut before that …
ALEXIt was difficult to tell.


But from what we know of local practices
It would seem that she must have been crucified
Very near an ant-hill.
LAVINIABut Celia! … Of all people …
EDWARDAnd just for a handful of plague-stricken natives


Who would have died anyway.
ALEXYes, the patients died anyway;


Being tainted with the plague, they were not eaten.
LAVINIAOh, Edward, I’m so sorry — what a feeble thing to say!


But you know what I mean.
EDWARDAnd you know what I’m thinking.
PETERI don’t understand at all. But then I’ve been away


For two years, and I don’t know what happened
To Celia, during those two years.
Two years! Thinking about Celia.
EDWARDIt’s the waste that I resent.
PETERYou know more than I do:


For me, it’s everything else that’s a waste.
Two years! And it was all a mistake.
Julia! Why don’t you say anything?
JULIAYou gave her those two years, as best you could.
PETERWhen did she … take up this career?
JULIATwo years ago.
PETERTwo years ago! I tried to forget about her,


Until I began to think myself a success
And got a little more self-confidence;
And then I thought about her again. More and more.
At first I did not want to know about Celia
And so I never asked. Then I wanted to know
And did not dare to ask. It took all my courage
To ask you about her just now; but I never thought
Of anything like this. I suppose I didn’t know her,
I didn’t understand her. I understand nothing.
REILLYYou understand your métier, Mr. Quilpe —


Which is the most that any of us can ask for.
PETERAnd what a métier! I’ve tried to believe in it


So that I might believe in myself.
I thought I had ideas to make a revolution
In the cinema, that no one could ignore —
And here I am, making a second-rate film!
But I thought it was going to lead to something better,
And that seemed possible, while Celia was alive.
I wanted it, believed in it, for Celia.
And, of course, I wanted to do something for Celia
But what mattered was, that Celia was alive.
And now it’s all worthless. Celia’s not alive.
LAVINIANo, it’s not all worthless, Peter. You’ve only just begun.


I mean, this only brings you to the point
At which you must begin. You were saying just now


That you never knew Celia. We none of us did.
What you’ve been living on is an image of Celia
Which you made for yourself, to meet your own needs.
Peter, please don’t think I’m being unkind …
PETERNo, I don’t think you’re being unkind, Lavinia;


And I know that you’re right.
LAVINIAAnd perhaps what I’ve been saying


Will seem less unkind if I can make you understand
That in fact I’ve been talking about myself.
EDWARDLavinia is right. This is where you start from.


If you find out now, Peter, things about yourself
That you don’t like to face: well, just remember
That some men have to learn much worse things
About themselves, and learn them later
When it’s harder to recover, and make a new beginning.
It’s not so hard for you. You’re naturally good.
PETERI’m sorry. I don’t believe I’ve taken in


All that you’ve been saying. But I’m grateful all the same.
You know, all the time that you’ve been talking,
One thought has been going round and round in my head —
That I’ve only been interested in myself:
And that isn’t good enough for Celia.
JULIAYou must have learned how to look at people, Peter,


When you look at them with an eye for the films:
That is, when you’re not concerned with yourself
But just being an eye. You will come to think of Celia
Like that, one day. And then you’ll understand her
And be reconciled, and be happy in the thought of her.
LAVINIASir Henry, there is something I want to say to you.


While Alex was telling us what had happened to Celia
I was looking at your face. And it seemed from your expression
That the way in which she died did not disturb you
Or the fact that she died because she would not leave
A few dying natives.
REILLYWho knows, Mrs. Chamberlayne,


The difference that made to the natives who were dying
Or the state of mind in which they died?
LAVINIAI’m willing to grant that. What struck me, though,


Was that your face showed no surprise or horror
At the way in which she died. I don’t know if you knew her.
I suspect that you did. In any case you knew about her.


Yet I thought your expression was one of … satisfaction!
REILLYMrs. Chamberlayne, I must be very transparent


Or else you are very perceptive.
JULIAOh, Henry!


Lavinia is much more observant than you think.
I believe that she has forced you to a show-down.
REILLYYou state the position correctly, Julia.


Do you mind if I quote poetry, Mrs. Chamberlayne?
LAVINIAOh no, I should love to hear you speaking poetry …
JULIAShe has made a point, Henry.
LAVINIA… if it answers my question.
REILLYEre Babylon was dust
The magus Zoroaster, my dead child,
Met his own image walking in the garden.
That apparition, sole of men, he saw.
For know there are two worlds of life and death:
One that which thou beholdest; but the other
Is underneath the grave, where do inhabit
The shadows of all forms that think and live
Till death unite them and they part no more!
When I first met Miss Coplestone, in this room,
I saw the image, standing behind her chair,
Of a Celia Coplestone whose face showed the astonishment
Of the first five minutes after a violent death.
If this strains your credulity, Mrs. Chamberlayne,
I ask you only to entertain the suggestion
That a sudden intuition, in certain minds,
May tend to express itself at once in a picture.
That happens to me, sometimes. So it was obvious
That here was a woman under sentence of death.
That was her destiny. The only question
Then was, what sort of death? I could not know;


Because it was for her to choose the way of life
To lead to death, and, without knowing the end
Yet choose the form of death. We know the death she chose.
I did not know that she would die in this way;
She did not know. So all that I could do


Was to direct her in the way of preparation.
That way, which she accepted, led to this death.
And if that is not a happy death, what death is happy?
EDWARDDo you mean that having chosen this form of death


She did not suffer as ordinary people suffer?
REILLYNot at all what I mean. Rather the contrary.


I’d say that she suffered all that we should suffer
In fear and pain and loathing — all these together —
And reluctance of the body to become a thing.
I’d say she suffered more, because more conscious
Than the rest of us. She paid the highest price
In suffering. That is part of the design.
LAVINIAPerhaps she had been through greater agony beforehand.


I mean — I know nothing of her last two years.
REILLYThat shows some insight on your part, Mrs. Chamberlayne;


But such experience can only be hinted at
In myths and images. To speak about it
We talk of darkness, labyrinths, Minotaur terrors.
But that world does not take the place of this one.
Do you imagine that the Saint in the desert
With spiritual evil always at his shoulder
Suffered any less from hunger, damp, exposure,
Bowel trouble, and the fear of lions,
Cold of the night and heat of the day, than we should?
EDWARDBut if this was right — if this was right for Celia


There must be something else that is terribly wrong,
And the rest of us are somehow involved in the wrong.
I should only speak for myself. I’m sure that I am.
REILLYLet me free your mind from one impediment:


You must try to detach yourself from what you still feel
As your responsibility.
EDWARDI cannot help the feeling


That, in some way, my responsibility
Is greater than that of a band of half-crazed savages.
LAVINIAOh, Edward, I knew! I knew what you were thinking!


Doesn’t it help you, that I feel guilty too?
REILLYIf we all were judged according to the consequences


Of all our words and deeds, beyond the intention
And beyond our limited understanding
Of ourselves and others, we should all be condemned.
Mrs. Chamberlayne, I often have to make a decision
Which may mean restoration or ruin to a patient —
And sometimes I have made the wrong decision.
As for Miss Coplestone, because you think her death was waste
You blame yourselves, and because you blame yourselves
You think her life was wasted. It was triumphant.
But I am no more responsible for the triumph —
And just as responsible for her death as you are.
LAVINIAYet I know I shall go on blaming myself


For being so unkind to her … so spiteful.
I shall go on seeing her at the moment
When she said good-bye to us, two years ago.
EDWARDYour responsibility is nothing to mine, Lavinia.
LAVINIAI’m not sure about that. If I had understood you


Then I might not have misunderstood Celia.
REILLYYou will have to live with these memories and make them


Into something new. Only by acceptance
Of the past will you alter its meaning.
JULIAHenry, I think it is time that I said something:


Everyone makes a choice, of one kind or another,
And then must take the consequences. Celia chose
A way of which the consequence was Kinkanja.
Peter chose a way that leads him to Boltwell:
And he’s got to go there …
PETERI see what you mean.


I wish I didn’t have to. But the car will be waiting,
And the experts — I’d almost forgotten them.
I realise that I can’t get out of it —
And what else can I do?
ALEXIt is your film.


And I know that Bela expects great things of it.
PETERSo now I’ll be going.
EDWARDShall we see you again, Peter,


Before you leave England?
LAVINIADo try to come to see us.


You know, I think it would do us all good —
You and me and Edward … to talk about Celia.
PETERThanks very much. But not this time


I simply shan’t be able to.
EDWARDBut on your next visit?
PETERThe next time I come to England, I promise you.


I really do want to see you both, very much.
Good-bye, Julia. Good-bye, Alex. Good-bye, Sir Henry.             [Exit]
JULIA… And now the consequence of the Chamberlaynes’ choice


Is a cocktail party. They must be ready for it.
Their guests may be arriving at any moment.
REILLYJulia, you are right. It is also right


That the Chamberlaynes should now be giving a party.
LAVINIAAnd I have been thinking, for these last five minutes,


How I could face my guests. I wish it was over.
I mean … I am glad you came … I am glad Alex told us …
And Peter had to know …
EDWARDNow I think I understand …
LAVINIAThen I hope you will explain it to me!
EDWARDOh, it isn’t much


That I understand yet! But Sir Henry has been saying,
I think, that every moment is a fresh beginning;
And Julia, that life is only keeping on;
And somehow, the two ideas seem to fit together.
LAVINIABut all the same … I don’t want to see these people.
REILLYIt is your appointed burden. And as for the party,


I am sure it will be a success.
JULIAAnd I think, Henry,


That we should leave before the party begins.
They will get on better without us. You too, Alex.
LAVINIAWe don’t want you to go!
ALEXWe have another engagement.
REILLYAnd on this occasion I shall not be unexpected.
JULIANow, Henry. Now, Alex. We’re going to the Gunnings.
(didascalia)[Exeunt JULIA, REILLY and ALEX]
LAVINIAEdward, how am I looking?
EDWARDVery well.


I might almost say, your best. But you always look your best.
LAVINIAOh, Edward, that spoils it. No woman can believe


That she always looks her best. You’re rather transparent,
You know, when you’re trying to cheer me up.
To say I always look my best can only mean the worst.
EDWARDI never shall learn how to pay a compliment.
LAVINIAWhat you should have done was to admire my dress.
EDWARDBut I’ve already told you how much I like it.
LAVINIABut so much has happened since then. And besides,


One sometimes likes to hear the same compliment twice.
EDWARDAnd now for the party.
LAVINIANow for the party.
EDWARDIt will soon be over.
LAVINIAI wish it would begin.
EDWARDThere’s the doorbell.
LAVINIAOh, I’m glad. It’s begun.


CURTAIN
The tune of One-eyed Riley (page 137), as scored from the author’s dictation by Miss Mary Trevelyan.


The Cast of the First Production
at the
Edinburgh Festival,
August 22–27, 1949


Directed by E. MARTIN BROWNE
Settings designed by ANTHONY HOLLAND
Produced by SHEREK PLAYERS LTD.
in association with THE ARTS COUNCIL

THE CONFIDENTIAL CLERK
Characters
SIR CLAUDE MULHAMMER
EGGERSON
COLBY SIMPKINS
B. KAGHAN
LUCASTA ANGEL
LADY ELIZABETH MULHAMMER


tags:

  • archetype/child
  • character/bottom
  • character/celia
  • character/celia_coplestone
  • character/colby_simpkins
  • character/julia
  • character/lavinia
  • character/sir_claude_mulhammer
  • character/sir_henry_harcourt_reilly
  • concept/body
  • concept/courage
  • concept/fear
  • concept/hope
  • concept/self
  • concept/suffering
  • motif/death
  • motif/decay
  • motif/desert
  • motif/dust
  • motif/flowers
  • motif/garden
  • motif/grave
  • motif/hill
  • motif/love
  • motif/night
  • motif/pain
  • motif/time
  • motif/water
  • motif/well
  • setting/desert
  • setting/london
  • setting/new_york

Chi parlaBattuta
(didascalia)Il salotto dell’appartamento londinese dei Chamberlayne, a Londra. Due anni dopo. Un tardo pomeriggio di luglio. Un ADDETTO AL BUFFET sta apparecchiando il tavolo del rinfresco. Entra LAVINIA dalla porta laterale.
ADDETTO AL BUFFET. Ha altri ordini per noi, signora?
LAVINIAPotrebbe portare dentro il carrello con i bicchieri


e lasciarli pronti.
ADDETTO AL BUFFET. Benissimo, signora.
(didascalia)[Esce. LAVINIA osserva la stanza con occhio critico e sposta una coppa di fiori.]
(didascalia)[Rientra l’ADDETTO AL BUFFET con il carrello]
LAVINIALà, in quell’angolo. È il posto più comodo;


si può entrare e uscire. Le serve qualcosa
che non trovi in cucina?
ADDETTO AL BUFFET. Niente, signora.


Le occorre altro?
LAVINIANiente altro, credo, fino alle sei e mezza.
(didascalia)[Esce l’ADDETTO AL BUFFET]
(didascalia)[EDWARD entra da sé dalla porta d’ingresso]
EDWARDSono in tempo, credo. Spero che tu non ti sia preoccupata.
LAVINIAOh no. In effetti ho telefonato al tuo studio,


e il tuo impiegato mi ha detto che eri già uscito.
Ma ti telefonavo solo per rassicurarti…
EDWARD [sorridendo]. Che non eri scappata via?
LAVINIAOra, Edward, non è giusto!


Sai bene che abbiamo dato parecchi ricevimenti


in questi due anni. E io c’ero sempre.


Spero che tu non sia troppo stanco.
EDWARDOh no, una giornata tranquilla.


Due consulti con dei procuratori
su casi del tutto lineari. Sei tu che dovresti essere stanca.
LAVINIANon sono ancora stanca. Ma so che sarò contenta


quando sarà tutto finito.
EDWARDMi piace il vestito che porti:
sono contento che tu abbia messo quello.
LAVINIABeh, Edward!


Lo sai che è la prima volta che mi fai un complimento
prima di un ricevimento? Ed è proprio allora che ce n’è bisogno.
EDWARDBeh, te lo meriti. — Abbiamo invitato troppa gente.
LAVINIAÈ vero, hanno accettato molti più


di quanti pensassimo volessero venire. Ma che ci puoi fare?
Di solito ce n’è un mucchio che non hanno voglia di venire
ma che si offenderebbero a morte lo stesso
a sapere che abbiamo dato un ricevimento senza invitarli.
EDWARDForse avremmo dovuto organizzare due ricevimenti


invece di uno.
LAVINIANon funziona mai.


Chiunque sia invitato all’uno o all’altro
sospetta che quello fosse il più importante.
EDWARDÈ vero. Hai una mente molto pratica.
LAVINIAMa sai, non credo che tu debba preoccuparti:


non verranno tutti, di quelli che hanno accettato.
Ricordi che dicevamo: «possiamo invitarne venti di più
perché tanto andranno dai Gunning invece che da noi».
EDWARDLo so, è quello che dicemmo al momento;


ma avevo dimenticato com’erano i ricevimenti dai Gunning.
I loro ospiti riceveranno appena quanto basta a farli venire sete;
arriveranno da noi più tardi, ruggendo per un bicchiere.
Beh, speriamo che quelli che vengono da noi presto
proseguano poi dai Gunning,
per far posto a quelli che arrivano dai Gunning.
LAVINIAE se c’è troppa calca, non riusciranno ad arrivare ai cocktail,


e il cameriere non riuscirà a girare col vassoio,
così se ne andranno di nuovo. Comunque, a quel punto
non c’è proprio nulla che tu possa farci:
e a tutti piace farsi vedere a un ricevimento
dove c’è chiunque altro, per mostrare di essere stati invitati.
È questo che ne fa un successo. È dritto quel quadro?
EDWARDSì, è dritto.
LAVINIANo, non lo è. Raddrizzalo, per favore.
EDWARDÈ dritto adesso?
LAVINIATroppo a sinistra.
EDWARDE così com’è?
LAVINIANo, intendevo a destra.


Così può andare. Sono troppo stanca per starci dietro.
EDWARDQuando se ne saranno andati tutti, berremo dello champagne,


noi due soli. Ora sdraiati, Lavinia.
Non verrà nessuno per almeno mezz’ora;
perciò stenditi pure.
LAVINIADevi sederti accanto a me,


così potrò rilassarmi.
EDWARDQuesto è il momento più bello


di tutto il ricevimento.
LAVINIAOh no, Edward.


Il momento più bello è quello in cui finisce;
e poi ricordare che è la fine della stagione
e che non ci saranno più ricevimenti.
EDWARDE niente più comitati.
LAVINIAPossiamo partire presto?
EDWARDEntro la fine della prossima settimana


sarò del tutto libero.
LAVINIAE potremo essere soli.


Amo quella casa proprio perché è così isolata.
EDWARDPer questo l’abbiamo presa. E sono davvero grato


di avere quella scusa per non vedere gente;
e tu adesso hai proprio bisogno di riposo.
(didascalia)[Suona il campanello]
LAVINIAOh, che noia!


Chi mai può venire così presto? Non riesco proprio ad alzarmi.


ADDETTO AL BUFFET. La signora Shuttlethwaite!
LAVINIAOh, è Julia!
(didascalia)[Entra JULIA]
JULIAEbbene, care mie, eccomi qua!


Pare che vi abbia colti letteralmente nel sonnellino!


So di essere troppo in anticipo; ma il fatto è, cari miei,
che devo poi andare al ricevimento dei Gunning —
e sapete che cosa offrono da mangiare e da bere!


E ho dovuto saltare il tè, e ho una fame da lupi
e muoio di sete. Che cosa può fare Parkinson per me?
Oh sì, lo so che questo è un ricevimento Parkinson;
ho riconosciuto uno dei loro uomini alla porta —
un vecchio amico, in effetti. Ma dimenticavo!
Ho una sorpresa: ho portato Alex con me!
È tornato solo stamattina da chissà dove —
una delle sue misteriose spedizioni,
e adesso lo convinceremo a raccontarci tutto.
Ma dov’è finito?
(didascalia)[Entra ALEX]
EDWARDEbbene, Alex!


Da dove diavolo salti fuori?
ALEXDa dove diavolo? Dall’Oriente. Da Kinkanja —


un’isola di cui non avrete mai sentito parlare
finora. Tornato stamattina. Ho saputo del vostro ricevimento
e, pensando che poteste partire per la campagna,
mi son detto: non devo perdere l’occasione
di vedere Edward e Lavinia.
LAVINIACome stai, Alex?
ALEXHo provato a raggiungervi al telefono


dopo pranzo, ma la mia segretaria non è riuscita a prendere la linea.
Non importa, ho detto — a me stesso, non a lei —
non importa: l’ospite inatteso
è quello a cui si fa l’accoglienza più calorosa.
Li conosco abbastanza bene per saperlo.
JULIAMa raccontaci, Alex.


Che cosa facevi in quello strano posto —
come si chiama?
ALEXKinkanja.
JULIAE che cosa facevi


a Kinkanja? Eri in visita da qualche sultano?
Cacciavi le tigri?
ALEXNon ci sono tigri, Julia,


a Kinkanja. E non ci sono sultani.
Sono stato ospite del Governatore.
In tre siamo andati in giro per un’ispezione
delle condizioni locali.
JULIARiguardo a che cosa? Le noccioline?
ALEXHai indovinato più di quanto credi.


No, non le noccioline. Ma c’entravano le scimmie —
anche se se le scimmie siano il nocciolo del problema
o soltanto un sintomo, non saprei dirlo.
Di sicuro le scimmie sono diventate il pretesto
di un malcontento generale fra gli indigeni.
EDWARDMa come fanno le scimmie a creare malcontento?
ALEXTanto per cominciare, le scimmie sono molto distruttive…
JULIANon c’è bisogno che mi dica quanto le scimmie siano distruttive.


Non dimenticherò mai la scimmia di Mary Mallington,
l’orribile bestiaccia — mi rubò il biglietto per Mentone
e dovetti viaggiare su un treno lentissimo
e in cuccetta. Lei si arrabbiò moltissimo


quando le dissi che quella creatura andava soppressa.
LAVINIAMa non possono sterminarle, queste scimmie,


se sono un flagello?
ALEXPurtroppo


la maggioranza degli indigeni è pagana:
tengono queste scimmie in singolare venerazione
e non vogliono che siano uccise. Così danno la colpa al Governo
per i danni che le scimmie fanno.
EDWARDNon mi pare ragionevole.
ALEXNon è ragionevole,


ma è tipico. E non è il peggio.
Alcune tribù sono convertite al cristianesimo
e, naturalmente, la vedono diversamente.
Le scimmie le catturano. E se le mangiano.
Le scimmie giovani sono squisite:
le ho cucinate io stesso…
EDWARDE qualcuno le ha mangiate,


quando le hai cucinate?
ALEXOh sì, certamente.


Ho inventato per gli indigeni parecchie ricette nuove.
Ma vedete, fra il mangiare le scimmie
e il proteggere i raccolti dalle scimmie
gli indigeni cristiani prosperano oltre misura:
e questo crea attrito fra loro e gli altri.
Ed è questo il vero problema. Spero di non annoiarvi.
EDWARDNiente affatto: siamo ansiosi di conoscere la soluzione.
ALEXNon sono sicuro che esista una soluzione.


Ma neppure questo ci porta al cuore della faccenda.
Ci sono anche agitatori stranieri
che soffiano sul fuoco…
LAVINIAPerché non li espellete?
ALEXSono cittadini di uno Stato vicino e amico


che abbiamo appena riconosciuto. Vedi, Lavinia,
sono acque molto profonde.
EDWARDE gli agitatori,


come agitano?
ALEXConvincendo i pagani


che il massacro delle scimmie ha attirato su di loro una maledizione
che può essere tolta solo massacrando i cristiani.
Hanno perfino persuaso alcuni dei convertiti —
che, dopo tutto, preferiscono non essere massacrati —
a ricadere nel paganesimo. Così, invece di mangiare scimmie
mangiano cristiani.
JULIAChe hanno mangiato scimmie.
ALEXL’indigeno non è, temo, molto logico.
JULIAMi chiedevo dove ci portassi, con le tue scimmie.


Pensavo che avrei fatto conversazione a cena su quelle scimmie:
ma non si può far conversazione a cena sui cristiani mangiati —
nemmeno fra i pagani!
ALEXNon con la storia intera.
EDWARDE qualcuno dei residenti inglesi è stato assassinato?
ALEXSì, ma di solito non se li mangiano.


Quando quella gente ha finito con un europeo,
di regola non è più commestibile.
EDWARDE che cosa ha concluso la vostra commissione?
ALEXAbbiamo appena stilato una relazione provvisoria.
EDWARDSarà resa pubblica?
ALEXPer ora non può esserlo:


ci sono troppe complicazioni internazionali.
Prima o poi ci sarà forse una pubblicazione ufficiale.
EDWARDMa quando?
ALEXFra un anno o due.
EDWARDE intanto?
ALEXIntanto le scimmie si moltiplicano.
LAVINIAE i cristiani?
ALEXAh, i cristiani! Ecco, credo di dovervi dire


di una persona che conoscete — o conoscevate…
JULIAEdward!


Qualcuno dev’essere passato sulla mia tomba:
ho un tale freddo. Dammi un po’ di gin.
Non un cocktail. Sto gelando — in luglio!
ADDETTO AL BUFFET. Il signor Quilpe!
EDWARDE ora chi…
(didascalia)[Entra PETER]
EDWARDMa guarda, è Peter!
LAVINIAPeter!
PETERSalve a tutti!
LAVINIAQuando sei arrivato?
PETERSono volato da New York ieri notte


ho lasciato Los Angeles tre giorni fa.
Oggi a pranzo ho visto Sheila Paisley
e mi ha detto che davate un ricevimento —
lei arriva più tardi, dopo i Gunning —
così mi son detto: devo proprio piombarvi in casa:
è la mia unica occasione di vedere Edward e Lavinia.
Sono qui solo per una settimana, capite,
e stasera scendo in campagna in macchina,
perciò sapevo che non vi sarebbe spiaciuto vedermi arrivare così presto.
Sembrano secoli da quando vi ho visti l’ultima volta!
E tu come stai, Alex? E la cara vecchia Julia!
LAVINIADunque arrivi proprio da New York.
PETERSì, da New York.


I Bologolomsky mi hanno accompagnato alla partenza.
Ricordate la principessa Bologolomsky
dei vecchi tempi? Abbiamo cenato insieme l’altra notte
al Saffron Monkey. È quello il locale che va, adesso.
ALEXChe strano. Le mie scimmie sono color zafferano.
PETERLe tue scimmie, Alex? Ho sempre detto


che Alex conosceva tutti. Ma non sapevo
che conoscesse anche delle scimmie.
JULIAMa dacci le tue notizie;


dacci le tue notizie dal mondo, Peter.
Noi conduciamo una vita così quieta, qui a Londra.
PETERTi è sempre piaciuto prendere in giro, Julia:


ma sapete tutti che lavoro per la Pan-Am-Eagle, no?
EDWARDNo. Dicci un po’, che cos’è la Pan-Am-Eagle?
PETERDovete proprio aver vissuto una vita quieta!


Non andate al cinema?
LAVINIAOgni tanto.
PETERAlex lo sa.


Hai visto il mio ultimo film, Alex?
ALEXNe ero al corrente, ma non l’ho visto.


A Kinkanja non c’è cinema.
PETERKinkanja? E dov’è? Non hanno film?


La Pan-Am-Eagle deve occuparsene.
Forse sarebbe un buon posto per girarne uno.
— Alex sa tutto della Pan-Am-Eagle:
è stato lui a presentarmi al grande Bela.
JULIAE chi è il grande Bela?
PETERMa come, Bela Szogody —


è il mio capo. Credevo che tutti conoscessero il suo nome.
JULIAÈ lui la tua conoscenza in California, Alex?
ALEXSì, ci siamo resi qualche favore a vicenda.
PETERBeh, è stato Bela a mandarmi qui


solo per una settimana. E ho le mani piene.
Stasera scendo a Boltwell.
JULIAOspite del Duca?
PETERE per rendergli un buon servizio.


Stiamo girando un film sulla vita inglese
e vogliamo usare Boltwell.
JULIAMa credevo che Boltwell


fosse in condizioni molto malandate.
PETEREsatto. Lo è. Ed è proprio per questo che ci interessa.


La più decrepita dimora nobiliare d’Inghilterra!
Almeno fra quelle ancora abitate.
Abbiamo fatto venire una squadra di esperti
a studiare il degrado, per poterlo riprodurre.
Poi costruiremo un altro Boltwell in California.
JULIAMa qual è la tua posizione, Peter?


Sei diventato un esperto di case in rovina?
PETEROh, niente affatto! Ho scritto io la sceneggiatura di questo film,


e Bela ne è molto soddisfatto.
Ha pensato che dovessi vedere il Boltwell originale;
e poi ha pensato che, essendo inglese,
dovrei sapere come trattare un duca.
Oltre a questo, abbiamo il direttore del casting:
cerca certe facce tipicamente inglesi —
solo per le parti minori, s’intende —
e io lo aiuterò a decidere quali facce siano tipiche.
JULIAPeter, mi è venuta un’idea meravigliosa!


Ho sempre desiderato andare in California:
non potresti convincere il tuo direttore del casting
a portarci tutti laggiù? Siamo tutti tipicissimi.
PETERNo, temo…


ADDETTO AL BUFFET. Sir Henry Harcourt-Reilly!
JULIAOh, dimenticavo! Avevo un’altra sorpresa per voi.
(didascalia)[Entra REILLY]
JULIAVoglio presentarvi Sir Henry Harcourt-Reilly
EDWARDSiamo lieti di vederlo. Ma ci siamo già conosciuti.
JULIAAllora, se lo conoscete già, non ne avrete paura.


Sapete, all’inizio io ne avevo paura:
ha un’aria così severa…
REILLYMia cara Julia,


mi sta facendo una pessima presentazione —
ammesso che una presentazione fosse necessaria.
JULIAMio caro Henry, lei mi sta interrompendo.
LAVINIASe riesce a interrompere Julia, Sir Henry,


è l’ospite perfetto che aspettavamo.
REILLYNon mi sognerei mai di provare a interrompere Julia
JULIAMa state interrompendo tutti e due!
REILLYE ora chi sta interrompendo?
JULIABeh, non dovreste interrompere le mie interruzioni:


è molto peggio che interrompere e basta.
Adesso mi gira proprio la testa. Devo bere un cocktail.
EDWARD[A REILLY]. E lei prenderà un cocktail?
REILLYPotrei avere un bicchiere d’acqua?
EDWARDCon qualcosa dentro?
REILLYNiente, grazie.
LAVINIAPosso presentarle il signor Peter Quilpe?


Sir Henry Harcourt-Reilly. Peter è un vecchio amico
di mio marito e mio. Oh, dimenticavo —
(didascalia)[Voltandosi verso ALEX]
LAVINIADavo per scontato che vi conosceste —
e non so perché. Il signor MacColgie Gibbs.
ALEXMa certo, sì, ci siamo già incontrati.
REILLYIn diverse commissioni.
JULIAStavamo facendo una conversazione tanto interessante.


Peter è appena arrivato dalla California,
dove è qualcosa di molto importante nel cinema.
Sta girando un film sulla vita inglese
e troverà una parte per tutti noi. Pensate un po’!
PETERMa, Julia, stavo appunto per spiegare —


temo di non poter trovare una parte per nessuno
in questo film — non è compito mio;


e non è così che si fa.
JULIAMa, Peter,


se porti Boltwell in California
perché non puoi portare anche me?
PETERNon portiamo Boltwell.


Ne ricostruiamo uno.
JULIAMolto bene, allora:


perché non ricostruire me? Costa molto meno.


Oh, povera me, vedo che sei deciso a non prendermi:
e così addio alle mie speranze di vedere la California.
PETERSai bene che non verresti mai, anche se ti invitassimo.


Ma c’è una persona di cui volevo chiedervi,
una che desiderava davvero entrare nel cinema,
e ho sempre pensato che potesse avere successo
se solo ne avesse avuto l’occasione. È Celia Coplestone.
L’ha sempre voluto. E adesso potrei aiutarla.
Ho già parlato di lei a Bela
e voglio presentarla al nostro direttore del casting.
Ho un’idea per un altro film.
Sapete dirmi dov’è? Non sono riuscito a trovarla
sull’elenco del telefono.
JULIANon sull’elenco,


né su nessun elenco. Puoi dirglielo adesso, Alex.
LAVINIAChe cosa vuol dire Julia?
ALEXStavo per parlare di lei


quando sei entrato, Peter. Temo che tu non possa avere Celia.
PETEROh… È sposata?
ALEXNon sposata, ma morta.
LAVINIACelia?
ALEXMorta.
PETERMorta. Questo toglie il fondo a ogni cosa.
EDWARDCelia morta.
JULIAFaresti meglio a raccontarglielo, Alex,


quello che riporti da Kinkanja.
LAVINIAKinkanja? E che cosa faceva Celia a Kinkanja?


Avevamo saputo che era entrata in qualche ordine infermieristico…
ALEXEra entrata in un ordine. Un ordine molto austero.


E poiché aveva già esperienza di assistenza ai malati…
LAVINIASì, era stata una V.A.D. Me ne ricordo.
ALEXFu destinata a Kinkanja,


dove ci sono varie malattie endemiche
oltre, naturalmente, a quelle portate dagli europei,
e dove le condizioni favoriscono la peste.
EDWARDContinua.
ALEXPare che fossero in tre —


tre suore in quella stazione, in un villaggio cristiano;
e metà degli indigeni moriva di pestilenza.
Devono aver lavorato senza tregua per settimane.
EDWARDE poi?
ALEXE poi scoppiò l’insurrezione


fra i pagani, quella di cui vi parlavo.
Ne erano al corrente, ma non vollero abbandonare gli indigeni morenti.
Alla fine due di loro riuscirono a fuggire:
una morì nella giungla, e l’altra
non sarà mai più in grado di condurre una vita normale.
Ma Celia Coplestone fu catturata.
Quando i nostri arrivarono, interrogarono gli abitanti del villaggio —
quelli sopravvissuti. E allora trovarono il suo corpo,
o almeno ne trovarono le tracce.
EDWARDMa prima di allora…
ALEXEra difficile dirlo.


Ma da quel che sappiamo delle usanze del luogo
parrebbe che sia stata crocifissa
vicinissimo a un formicaio.
LAVINIAMa Celia!… Proprio lei, fra tutti…
EDWARDE tutto per una manciata di indigeni appestati


che sarebbero morti comunque.
ALEXSì, i malati morirono comunque;


essendo infetti di peste, non furono mangiati.
LAVINIAOh, Edward, mi dispiace tanto — che cosa fiacca da dire!


Ma tu capisci che cosa intendo.
EDWARDE tu sai che cosa sto pensando.
PETERIo non capisco affatto. Ma d’altronde sono stato via


due anni, e non so che cosa sia successo
a Celia, in questi due anni.
Due anni! A pensare a Celia.
EDWARDÈ lo spreco che mi indigna.
PETERTu ne sai più di me:


per me è tutto il resto a essere uno spreco.
Due anni! Ed era tutto uno sbaglio.
Julia! Perché non dici niente?
JULIALe hai dato quei due anni, come meglio potevi.
PETERQuando ha… intrapreso questa strada?
JULIADue anni fa.
PETERDue anni fa! Ho cercato di dimenticarla,


finché non ho cominciato a credermi un successo
e ad avere un po’ più di fiducia in me stesso;
e allora ho ricominciato a pensare a lei. Sempre di più.
All’inizio non volevo sapere nulla di Celia
e perciò non chiedevo mai. Poi volevo sapere
e non osavo chiedere. Mi ci è voluto tutto il mio coraggio
per chiedervi di lei poco fa; ma non avrei mai immaginato
una cosa simile. Suppongo di non averla conosciuta,
di non averla capita. Non capisco niente.
REILLYLei capisce il suo métier, signor Quilpe —


che è il massimo che nessuno di noi possa chiedere.
PETERE che métier! Ho cercato di crederci


per poter credere in me stesso.
Pensavo di avere idee capaci di fare una rivoluzione
nel cinema, che nessuno avrebbe potuto ignorare —
ed eccomi qua, a girare un film di second’ordine!
Ma pensavo che avrebbe portato a qualcosa di meglio,
e sembrava possibile, finché Celia era viva.
Lo volevo, ci credevo, per Celia.
E, certo, volevo fare qualcosa per Celia
ma quello che contava era che Celia fosse viva.
E adesso non vale più niente. Celia non è viva.
LAVINIANo, non è tutto senza valore, Peter. Hai appena cominciato.


Voglio dire, questo ti porta soltanto al punto
da cui devi cominciare. Dicevi poco fa


di non aver mai conosciuto Celia. Nessuno di noi la conosceva.
Ciò di cui hai vissuto è un’immagine di Celia
che ti sei costruito da te, per i tuoi bisogni.
Peter, ti prego, non pensare che io sia cattiva…
PETERNo, non penso che tu sia cattiva, Lavinia;


e so che hai ragione.
LAVINIAE forse quello che ho detto


sembrerà meno crudele se riuscirò a farti capire
che in realtà parlavo di me stessa.
EDWARDLavinia ha ragione. È da qui che si parte.


Se adesso scopri, Peter, cose su te stesso
che non ti va di guardare in faccia: beh, ricorda soltanto
che certi uomini devono imparare cose ben peggiori
su se stessi, e le imparano più tardi,
quando è più difficile riprendersi e ricominciare.
Per te non è così duro. Tu sei buono per natura.
PETERScusatemi. Non credo di aver afferrato


tutto quello che avete detto. Ma vi sono grato lo stesso.
Sapete, per tutto il tempo che avete parlato,
un solo pensiero mi girava e rigirava in testa —
che mi sono interessato soltanto a me stesso:
e questo non basta per Celia.
JULIADevi aver imparato a guardare la gente, Peter,


quando la guardi con l’occhio del cinema:
cioè quando non sei preso da te stesso
ma sei soltanto un occhio. Un giorno arriverai a pensare a Celia
così. E allora la capirai
e sarai riconciliato, e felice nel pensiero di lei.
LAVINIASir Henry, c’è una cosa che voglio dirle.


Mentre Alex ci raccontava che cosa era accaduto a Celia
io guardavo il suo volto. E dall’espressione sembrava
che il modo in cui è morta non la turbasse,
né il fatto che sia morta perché non ha voluto abbandonare
pochi indigeni morenti.
REILLYChi lo sa, signora Chamberlayne,


quale differenza abbia fatto per gli indigeni che morivano
o per lo stato d’animo in cui sono morti?
LAVINIASono disposta a concederlo. Quello che mi ha colpita, però,


è che il suo volto non mostrava né sorpresa né orrore
per il modo in cui è morta. Non so se la conoscesse.
Sospetto di sì. In ogni caso sapeva di lei.


Eppure mi è parso che la sua espressione fosse di… soddisfazione!
REILLYSignora Chamberlayne, o io sono molto trasparente


oppure lei è molto perspicace.
JULIAOh, Henry!


Lavinia è molto più osservatrice di quanto lei creda.
Credo che l’abbia messa con le spalle al muro.
REILLYDescrive la situazione con esattezza, Julia.


Le dispiace se cito dei versi, signora Chamberlayne?
LAVINIAOh no, mi piacerebbe molto sentirla recitare dei versi…
JULIAHa segnato un punto, Henry.
LAVINIA…se rispondono alla mia domanda.
REILLYPrima che Babilonia fosse polvere
il mago Zoroastro, o mia morta creatura,
incontrò la propria immagine che passeggiava nel giardino.
Quell’apparizione, solo fra gli uomini, egli vide.
Ché sappi: vi sono due mondi, di vita e di morte:
l’uno è quello che tu contempli; ma l’altro
sta sotto la tomba, dove abitano
le ombre di tutte le forme che pensano e vivono
finché la morte le unisca e più non si separino!
Quando incontrai per la prima volta la signorina Coplestone, in questa stanza,
vidi l’immagine, ritta dietro la sua sedia,
di una Celia Coplestone il cui volto mostrava lo stupore
dei primi cinque minuti dopo una morte violenta.
Se questo mette a dura prova la sua credulità, signora Chamberlayne,
le chiedo soltanto di accogliere l’ipotesi
che un’intuizione improvvisa, in certe menti,
tenda a esprimersi subito in un’immagine.
A me capita, a volte. Era dunque evidente
che avevo davanti una donna condannata a morte.
Quello era il suo destino. L’unica domanda,
allora, era: che genere di morte? Non potevo saperlo;


perché spettava a lei scegliere la via della vita
che conduce alla morte e, senza conoscerne la fine,
scegliere pure la forma della morte. Sappiamo quale morte ha scelto.
Io non sapevo che sarebbe morta in questo modo;
lei non lo sapeva. Perciò tutto quello che potevo fare


era guidarla nella via della preparazione.
Quella via, che lei accettò, portava a questa morte.
E se questa non è una morte felice, quale morte lo è?
EDWARDVuol dire che, avendo scelto questa forma di morte,


non ha sofferto come soffrono le persone comuni?
REILLYNon è affatto ciò che intendo. Semmai il contrario.


Direi che ha sofferto tutto quello che dovremmo soffrire
in paura e dolore e ribrezzo — tutto questo insieme —
e nella riluttanza del corpo a diventare una cosa.
Direi che ha sofferto di più, perché più consapevole
di noi altri. Ha pagato il prezzo più alto
in sofferenza. Anche questo fa parte del disegno.
LAVINIAForse aveva attraversato un’agonia più grande, prima.


Voglio dire — non so nulla dei suoi ultimi due anni.
REILLYQuesto mostra una certa penetrazione da parte sua, signora Chamberlayne;


ma un’esperienza simile si può soltanto adombrare
in miti e immagini. Per parlarne
ricorriamo alle tenebre, ai labirinti, ai terrori del Minotauro.
Ma quel mondo non prende il posto di questo.
Immagina forse che il Santo nel deserto,
col male spirituale sempre alle spalle,
soffrisse meno di noi per la fame, l’umidità, le intemperie,
i disturbi intestinali e la paura dei leoni,
il freddo della notte e la calura del giorno?
EDWARDMa se questo era giusto — se era giusto per Celia


allora dev’esserci qualcos’altro di terribilmente sbagliato,
e noi altri siamo in qualche modo implicati in quello sbaglio.
Dovrei parlare solo per me. Sono certo di esserlo io.
REILLYMi lasci liberare la sua mente da un ostacolo:


deve cercare di staccarsi da ciò che ancora sente
come una sua responsabilità.
EDWARDNon riesco a evitare la sensazione


che, in qualche modo, la mia responsabilità
sia maggiore di quella di un branco di selvaggi mezzi impazziti.
LAVINIAOh, Edward, lo sapevo! Sapevo che cosa stavi pensando!


Non ti aiuta sapere che anch’io mi sento colpevole?
REILLYSe fossimo tutti giudicati secondo le conseguenze


di ogni nostra parola e azione, al di là dell’intenzione
e al di là della nostra limitata comprensione
di noi stessi e degli altri, saremmo tutti condannati.
Signora Chamberlayne, spesso devo prendere una decisione
che può significare guarigione o rovina per un paziente —
e a volte ho preso la decisione sbagliata.
Quanto alla signorina Coplestone: poiché ritenete la sua morte uno spreco
date la colpa a voi stessi, e poiché date la colpa a voi stessi
pensate che la sua vita sia stata sprecata. È stata trionfale.
Ma io non sono più responsabile del trionfo —
e sono responsabile della sua morte tanto quanto voi.
LAVINIAEppure so che continuerò a incolparmi


di essere stata così cattiva con lei… così maligna.
Continuerò a vederla nel momento
in cui ci disse addio, due anni fa.
EDWARDLa tua responsabilità è nulla rispetto alla mia, Lavinia.
LAVINIANon ne sono così sicura. Se avessi capito te,


forse non avrei frainteso Celia.
REILLYDovrete convivere con questi ricordi e trasformarli


in qualcosa di nuovo. Solo accettando
il passato ne muterete il significato.
JULIAHenry, credo che sia tempo che dica qualcosa anch’io:


ognuno fa una scelta, dell’uno o dell’altro genere,
e poi deve accettarne le conseguenze. Celia scelse
una via la cui conseguenza fu Kinkanja.
Peter ha scelto una via che lo porta a Boltwell:
e là deve andare…
PETERCapisco che cosa vuoi dire.


Vorrei non doverlo fare. Ma la macchina starà aspettando,
e gli esperti — quasi me n’ero dimenticato.
Mi rendo conto che non posso tirarmene fuori —
e che altro potrei fare?
ALEXÈ il tuo film.


E so che Bela se ne aspetta grandi cose.
PETERAllora vado.
EDWARDTi rivedremo, Peter,


prima che tu lasci l’Inghilterra?
LAVINIACerca di venire a trovarci.


Sai, credo che farebbe bene a tutti noi —
a te e a me e a Edward… parlare di Celia.
PETERGrazie mille. Ma non questa volta


proprio non riuscirò.
EDWARDMa alla tua prossima visita?
PETERLa prossima volta che vengo in Inghilterra, ve lo prometto.


Ho davvero una gran voglia di rivedervi entrambi.
Addio, Julia. Addio, Alex. Addio, Sir Henry. [Esce]
JULIA…E ora la conseguenza della scelta dei Chamberlayne


è un cocktail party. Devono essere pronti ad affrontarlo.
I loro ospiti possono arrivare da un momento all’altro.
REILLYJulia, lei ha ragione. Ed è giusto anche


che i Chamberlayne diano ora un ricevimento.
LAVINIAE io sto pensando, da questi ultimi cinque minuti,


a come potrò affrontare i miei ospiti. Vorrei che fosse già finito.
Voglio dire… sono contenta che siate venuti… sono contenta che Alex ce l’abbia detto…
e Peter doveva saperlo…
EDWARDAdesso credo di capire…
LAVINIAAllora spero che me lo spiegherai!
EDWARDOh, non è molto


quello che capisco finora! Ma Sir Henry ha detto,
mi pare, che ogni momento è un nuovo inizio;
e Julia, che vivere è soltanto continuare;
e in qualche modo le due idee sembrano combaciare.
LAVINIAMa lo stesso… non ho voglia di vedere questa gente.
REILLYÈ il fardello che le è stato assegnato. E quanto al ricevimento,


sono certo che sarà un successo.
JULIAE io credo, Henry,


che dovremmo andarcene prima che il ricevimento cominci.
Se la caveranno meglio senza di noi. Anche tu, Alex.
LAVINIANon vogliamo che ve ne andiate!
ALEXAbbiamo un altro impegno.
REILLYE in quell’occasione non sarò inatteso.
JULIASu, Henry. Su, Alex. Andiamo dai Gunning.
(didascalia)[Escono JULIA, REILLY e ALEX]
LAVINIAEdward, come sto?
EDWARDMolto bene.


Direi quasi: mai stata meglio. Ma stai sempre al tuo meglio.
LAVINIAOh, Edward, così rovini tutto. Nessuna donna può credere


di essere sempre al suo meglio. Sei piuttosto trasparente,
sai, quando cerchi di tirarmi su.
Dire che sto sempre al meglio può solo voler dire il peggio.
EDWARDNon imparerò mai a fare un complimento.
LAVINIAQuello che avresti dovuto fare era ammirare il mio vestito.
EDWARDMa ti ho già detto quanto mi piace.
LAVINIAMa da allora sono successe tante cose. E poi,


a volte fa piacere sentirsi fare due volte lo stesso complimento.
EDWARDE adesso al ricevimento.
LAVINIAAdesso al ricevimento.
EDWARDSarà presto finito.
LAVINIAVorrei che cominciasse.
EDWARDEcco il campanello.
LAVINIAOh, che gioia. È cominciato.


SIPARIO
La melodia di One-eyed Riley (pagina 137), trascritta sotto dettatura dell’autore dalla signorina Mary Trevelyan.


Gli interpreti della prima rappresentazione
al
Festival di Edimburgo,
22–27 agosto 1949


Regia di E. MARTIN BROWNE
Scene di ANTHONY HOLLAND
Produzione di SHEREK PLAYERS LTD.
in collaborazione con THE ARTS COUNCIL

IL SEGRETARIO PRIVATO
Personaggi
SIR CLAUDE MULHAMMER
EGGERSON
COLBY SIMPKINS
B. KAGHAN
LUCASTA ANGEL
LADY ELIZABETH MULHAMMER