Un lusso eccessivo.
Un freddo pomeriggio di novembre… Avevo appena completato…
Un pasto insolitamente sostanzioso, nel quale il tartufo, utile per i disturbi digestivi, giocò un ruolo importante…
Non l’elemento meno importante. Era seduto da solo lì dentro.
Sala da pranzo, con i piedi appoggiati al parapetto e accanto a me…
Un piccolo tavolo che avevo avvicinato al focolare, e su cui.
Qualche scusa come dessert… insieme a alcune bottiglie varie
Vino, spirito e liquori… La mattina precedente avevo letto…
“‘Leonidas’ di Glover, ‘Epigoniad’ di Wilkie, e Lamartine…”
“Pellegrinaggio”, la “Columbiade” di Barlow, la “Sicilia” di Tuckermann… e altri ancora.
“Griswold’s ‘Curiosities’; sono disposto ad ammetterlo”
Ora mi sentivo un po’ stupido… Ho provato a riprendermi.
Con l’aiuto di abbondanti quantità di Lafitte… e, quando anche questo non bastò, decisi di ricorrere ad altro.
Un giornale abbandonato, nel mezzo del dispero. Dopo averlo letto attentamente, quella rubrica.
Della sezione “case in affitto” e della colonna “cani persi”, e poi.
“Due colonne intitolate ‘Mogli e apprendisti fuggiti’, le ho analizzate attentamente…”
“Grande risoluzione nell’approfondimento editoriale: leggendolo attentamente…”
Dall’inizio alla fine senza capire una parola… concepito così.
Possibilità che sia cinese… e quindi lo rileggo da capo.
“Tornato all’inizio… ma senza ottenere risultati più soddisfacenti.”
Gettare via, con disgusto
“#Questo foglio di quattro pagine… un lavoro davvero felice.”
“Che nemmeno i critici osano criticare”
Quando il paragrafo riuscì a destare in me un certo interesse…
Titolo:
Seguì…
“I percorsi che portano alla morte sono numerosi e strani. Un giornale di )Londra, ”
La morte per una causa singola
Giocare a “Puff the Dart”, un gioco che si utilizza con un lungo ago
Infilato in un tessuto di lana robusta e scagliato contro un bersaglio attraverso una latta
Tubo. Inserì l’ago dall’estremità sbagliata del tubo…
Trattenendo il respiro con forza per scagliare la freccia con maggiore potenza…
Portò l’ago nella sua gola… Entrò nei polmoni, e poi…
“Pochi giorni lo uccisero.”
In preda alla rabbia furiosa
“Questo oggetto”, esclamai, “è davvero spregevole”.
Menzogna: una misera truffa… il retrogusto di un’invenzione patetica
Penny-a-Liner – di qualche misero inventore di disastri…
Cocaigne. Questi individui, consapevoli della loro eccessiva credulità…
A quell’età, mettevano a frutto la loro immaginazione per creare storie improbabili.
Possibilità… di strani incidenti, come li chiamano loro; ma per un…
“Riflettendo l’intelligenza… come la mia”, aggiunsi tra parentesi.
“Mettendo inconsciamente il dito indice sul lato del naso…”
Una comprensione riflessiva, come quella che possiedo io stesso…
Subito evidente che l’aumento straordinario registrato di recente in questi “strani”…
“L’incidente chiamato ‘Accidents’ è di gran lunga il più strano di tutti… Per quanto mi riguarda…”
Non intendo credere più nulla di ciò che abbia anche solo un minimo di…
“Qualcosa di davvero unico al riguardo…”
“Mio Dio, ma perché quelle api devono fare una cosa del genere?” rispose uno di loro.
“Le voci più straordinarie che abbia mai sentito… All’inizio le ho scambiate per…”
“Rumore continuo nelle mie orecchie… come talvolta accade a una persona…”
Diventando molto ubriaco… ma, ripensandoci, ho deciso di…
Suona più simile a ciò che proviene da qualcosa di vuoto
“Rotto a colpi di bastone; e, in realtà, questo è proprio ciò che avrei dovuto fare…”
Concluse che fosse così, ma a causa della diversa articolazione delle sillabe…
Titolo:
Parole… Non sono affatto di natura nervosa, e le poche volte in cui lo sono…
“Gli bicchieri di Lafitte che avevo bevuto non fecero altro che darmi più coraggio…”
“Un po’ solo, così da non provare alcuna apprensione, ma soltanto…”
Alzai lo sguardo con movimenti lenti e attenti, osservando attentamente intorno a me.
“Cercavo ovunque nella stanza l’intruso… Ma non riuscivo a trovarlo.”
Assolutamente nessuno.
“Humph!” riprese la voce mentre continuavo il mio esame, “dovete…”
Ubriaco come un maiale… eppure non mi vedi nemmeno qui, seduto accanto a te
“Zide.”
Qui mi venne in mente di guardare immediatamente ciò che avevo davanti al naso.
E lì, proprio come previsto, seduto di fronte a me al tavolo c’era…
Personaggio poco descrittivo, anche se non del tutto impossibile da descrivere… Il suo
Il corpo assomigliava a un tubo per vino, o a una bottiglia di rum, o qualcosa del genere.
Personaggio dal carattere davvero tipico di Falstaff… Nel suo aspetto esteriore…
Due barili furono inseriti nelle estremità, e sembrava che questo risolvesse ogni problema…
Lo scopo delle gambe… Mentre per le braccia, pendevano dalla parte superiore del corpo.
“Di due bottiglie abbastanza lunghe, con il collo rivolto all’esterno…”
Per quanto riguarda le mani. Tutto ciò che vedevo nella testa di quel mostro era.
Uno di quei cantinieri hesseiani che assomigliano a grandi scatole da tabacco.
“Con un foro al centro del coperchio… Questa borraccia (munita di imbuto)”
Sopra, come un cappello da cavaliere che copre gli occhi, era posizionato…
Sul filo del rasoio, con il foro rivolto verso di me…
Attraverso questo buco, che sembrava raggrinzito come la bocca di…
La vecchia zitella estremamente precisa… quella creatura emetteva certi suoni rimbombanti
Rumori di lamentele che, evidentemente, intendeva far capire…
Parlare.
“Dico io,” disse lui, “non potresti bere come un maiale, per poi avere il coraggio di…”
Non sono qui; e dico: devi proprio comportarti come un maiale…
Sciogliere i misteri nascosti nella stampa…
“Troof… è davvero una parola molto strana, non è vero?”
“Chi siete, per favore?”, dissi con grande dignità, anche se un po’…
Perplesso… “Come sei arrivato qui? E di cosa stai parlando?”
“Su cosa?”
“Non è affar vostro”, rispose la figura, “non c’entra nulla con voi”.
Pizzness… e mentre ne parlo, sto proprio parlando di questo.
“Mi occupo di queste cose con cura… E, dato chi sono, è proprio questo che faccio.”
“Sono venuto qui per farvi vedere con i vostri occhi.”
“Sei un ubriacone e un vagabondo”, dissi, “e suonerò il campanello”.
“E ordinerò al mio valletto di buttarvi in strada.”
“Ehi! Ehi! Ehi!”, disse quell’uomo, “ehi! Ehi! Ehi! Vediamo se riuscite davvero a farlo…”
“Non posso farlo!”, dissi, “che cosa intendi?… Non posso fare cosa?”
“Anello di pelle”, rispose, cercando di sorridere con quel suo piccolo…
Bocca malvagia.
Cercai con tutte le mie forze di alzarmi, per poter mettere in atto la mia minaccia
“Mentre veniva messo in atto… quel delinquente allungò semplicemente la mano attraverso il tavolo.”
Con estrema deliberazione, mi diede una pacca sulla fronte…
“La parte superiore di una di quelle lunghe bottiglie… mi ha fatto barcollare all’indietro…”
“La poltrona da cui avevo appena iniziato ad alzarmi… Ero completamente sbalordito.”
E, per un momento, non seppe proprio cosa fare. In quel momento…
Nel frattempo, continuò la sua conversazione.
“Vedi,” disse lui, “è meglio restare fermi in questo momento… E ora tu…”
“Scoprirete chi sono… Guardatemi! Ecco… Io sono l’Angelo del Destino.”
“E stranamente anche,” osai rispondere; “ma io ho sempre…”
Con l’impressione che un angelo avesse le ali.
“Ti odio!”, gridò, furioso, “perché devo sopportare tutto questo con te?”
Mein Gott! Mi stai prendendo in giro?
“Mai… oh, mai!” risposi, molto allarmata, “tu non sei…”
“Pollo… di certo no.”
“Allora, sta fermo e taci, altrimenti ti picchierò di nuovo.”
Nel mio cuore… È come il frullio delle ali di un uccello, e il richiamo di una civetta.
E tu voli con le ali, e tu ti getti giù dalla testa… L’angelo
“Non volo al tuo fianco, ma sono l’Angelo del Destino.”
“E la tua questione riguardo a me in questo momento è…”
“La mia ‘pizzza’!”, esclamò quella creatura, “ma che razza di essere di bassa lega sei…”
“Devo chiedere a un gentiluomo e a un angelo cosa causi questa vertigine…”
Una lingua insopportabile… persino per me
Angelo. Allora, raccolto tutto il mio coraggio, afferrai una saliera che si trovava lì.
A portata di mano… e lo scagliò contro la testa dell’intruso. O qualcosa del genere.
Evitò, comunque… o forse la mia mira era imprecisa; perché in ogni caso…
La distruzione del cristallo che lo proteggeva è stata completata.
Il quadrante dell’orologio sul caminetto. Per quanto riguarda l’Angelo, lui.
Dimostrò il suo disappunto per la mia aggressione comportandosi in modo brusco e deciso con me.
Tre colpi consecutivi sulla fronte, come prima… Questo mi ridusse in uno stato di…
Una volta resosi conto della sottomissione… e mi vergogno quasi ad ammetterlo
Sia per il dolore che per l’irritazione, mi vennero giù qualche lacrima.
occhi.
“Mio Dio!”, disse l’Angelo dell’Impariato, apparentemente molto commosso.
Titolo:
“Nel mio momento di difficoltà… ‘Mio Dio, quell’uomo è o ubriaco o pazzo’”
Scusa. Non devi berlo così forte: devi aggiungere un po’ d’acqua prima di berlo.
Vino… Bevi un po’, come un vero gentiluomo, e non fare storie.
“Ora… no!”
Allora l’Angelo dell’Impari riempì di nuovo il mio calice (che era vuoto).
Una terza parte piena di Porto… e un liquido incolore che versò
Da una delle sue bottiglie fatte a mano… Notai che queste bottiglie avevano…
Titolo:
Etichette attaccate al collo, e queste etichette erano incise…
“Kirschenwasser.”
La gentilezza premurosa dell’Angelo mi ha molto consolato.
Una misura precisa. E, con l’aiuto dell’acqua con cui aveva diluito il mio Porto.
Più di una volta, alla fine sono riuscito a riprendere abbastanza calma per ascoltare
A discorso davvero straordinario… Non oso nemmeno tentare di descriverlo.
Tutto ciò che mi ha detto… ma da quanto ha raccontato ho capito che lui era…
Il genio che ha guidato attraverso i contrattempi dell’umanità…
Titolo:
A chi spettava il compito di causare quegli strani incidenti…
continuano a sorprendere il scettico. Una o due volte, quando ero.
Osando esprimere la mia totale incredulità riguardo a lui.
Le sue pretese lo fecero arrabbiare moltissimo, al punto che alla fine…
Ritenne più saggio non dire nulla e lasciarlo fare.
“Fare a modo suo… Parlò quindi per un lungo tempo, mentre…”
Mi appoggiai semplicemente allo schienale della sedia, con gli occhi chiusi, e mi divertii…
Mangiando uvetta e mordicchiando i gambi…
Stanza… Ma, poco dopo, l’Angelo interpretò improvvisamente questo comportamento in un altro modo.
Disprezzo per il mio operato. Si alzò, invaso da una furia terribile…
“Con il cappello che gli copriva interamente gli occhi, pronunciò un giuramento solenne…”
Minaccia di un personaggio che non ho compreso appieno
E infine fece un lieve inchino e se ne andò, augurandomi…
Titolo:
La lingua dell’arcivescovo in “Gil-Blas”: “Molto felicità…”
“Un po’ più di buon senso…”
La sua partenza mi ha dato sollievo. Le pochissime coppe di…
Il Lafitte che avevo bevuto mi ha reso sonnolento.
E mi venne voglia di fare un pisolino di quindici o venti minuti…
“Minuti… come è mia abitudine dopo cena. Alle sei ho…”
Titolo:
Un appuntamento di grande importanza… del quale non si poteva assolutamente fare a meno.
Dovrei tenerla. La polizza assicurativa della mia abitazione, la mia casa, aveva.
Scaduto il giorno prima; e, essendo sorta una disputa,…
Concordato che, alle sei, dovrei incontrare il consiglio di amministrazione della…
Negoziazione e definizione dei termini di rinnovo. Alzando lo sguardo…
L’orologio sul caminetto, perché mi sentivo troppo assonnato per prenderlo e controllarlo.
Venti-cinque ancora
Minuti in più… Erano le cinque e mezza; potevo tranquillamente andare a piedi…
Ufficio assicurativo in cinque minuti… e le mie solite sieste…
Mai si è verificato che superasse i cinquantadue. Mi sentivo abbastanza…
Ero quindi al sicuro, quindi mi rilassai immediatamente e mi addormentai.
Una volta terminati con soddisfazione, ho di nuovo rivolto lo sguardo verso…
Quell’orologio, e lui era quasi disposto a crederci.
Titolo:
La possibilità di incidenti imprevisti… quando scoprii che, al posto del mio…
“Solo tre minuti di sonno in quei soliti quindici o venti minuti…”
Ancora ventisette minuti all’orario stabilito…
mi rimisi a sonnecchiare, e alla fine mi svegliai una seconda volta,
quando, con mio totale stupore, mancavano ancora ventisette
minuti alle sei. Balzai in piedi per esaminare l’orologio, e trovai che
aveva cessato di camminare. Il mio orologio da tasca m’informò che erano le sette e
mezza; e naturalmente, avendo dormito due ore, ero troppo in ritardo per
il mio appuntamento. «Non farà differenza», dissi: «posso passare
in ufficio domattina e scusarmi; nel frattempo che cosa
può avere l’orologio?» Esaminandolo scoprii
che uno dei raspi d’uva passa che avevo schiccherato per la
stanza durante il discorso dell’Angelo del Disagio era volato
attraverso il cristallo incrinato e, conficcandosi, per singolare combinazione, nel
buco della chiave, con un’estremità sporgente all’infuori, aveva così arrestato
la rotazione della lancetta dei minuti.
«Ah!» dissi, «vedo come stanno le cose. La faccenda parla da sé. Un
accidente naturale, di quelli che capitano di tanto in tanto!»
Non diedi altra considerazione alla cosa, e alla mia ora consueta
mi ritirai a letto. Qui, dopo aver posato una candela su un leggio
al capezzale, e dopo aver tentato di scorrere alcune pagine
dell’«Onnipresenza della Divinità», mi addormentai purtroppo
in meno di venti secondi, lasciando il lume acceso com’era.
I miei sogni furono spaventosamente turbati da visioni dell’Angelo del
Disagio. Mi parve che stesse ai piedi del giaciglio, che scostasse
le cortine e, con i toni cavernosi e detestabili di una botte
da rum, mi minacciasse la più amara vendetta per il
disprezzo con cui l’avevo trattato. Concluse una lunga
arringa togliendosi il berretto a imbuto, infilandomi il tubo in
gola, e inondandomi così di un oceano di Kirschenwässer,
che versava, in un flusso continuo, da una delle bottiglie dal lungo
collo che gli servivano da braccio. La mia agonia divenne alla
fine insopportabile, e mi svegliai giusto in tempo per accorgermi che un
ratto era scappato con la candela accesa presa dal leggio, ma non
in tempo per impedirgli di fuggirsene con essa attraverso il
buco. Ben presto un forte odore soffocante mi assalì le narici:
la casa, me ne accorsi chiaramente, era in fiamme. In pochi minuti l’
incendio divampò con violenza, e in un lasso di tempo incredibilmente
breve l’intero edificio fu avvolto dalle fiamme. Ogni uscita dalla
mia stanza, tranne che per una finestra, era tagliata. La folla,
però, si procurò e rizzò in fretta una lunga scala. Per mezzo di
essa stavo scendendo rapidamente, e in apparente salvezza, quando un
porco enorme, nel cui ventre rotondo, e anzi in tutta la cui
aria e fisionomia, c’era qualcosa che mi ricordava
l’Angelo del Disagio — quando questo porco, dico, che fino allora
aveva sonnecchiato tranquillo nel fango, si mise a un tratto in
testa che la spalla sinistra avesse bisogno d’essere grattata, e non seppe trovare
palo da strofinamento più comodo di quello offerto dal piede
della scala. In un istante fui precipitato a terra ed ebbi la
sventura di fratturarmi un braccio.
Questo incidente, con la perdita della mia assicurazione, e con la più
grave perdita dei miei capelli, tutti quanti bruciacchiati via
dal fuoco, mi predispose a serie impressioni, sicché,
alla fine, mi decisi a prender moglie. C’era una ricca vedova
inconsolabile per la perdita del suo settimo marito, e al suo
spirito ferito offersi il balsamo dei miei voti. Ella cedette un
riluttante consenso alle mie preghiere. M’inginocchiai ai suoi piedi in gratitudine
e adorazione. Ella arrossì e chinò le sue rigogliose trecce in
stretto contatto con quelle fornitemi, temporaneamente, da Grandjean.
Non so come avvenne l’aggrovigliamento, ma così fu. Mi
rialzai con la zucca lucente, senza parrucca; ella con sdegno e ira,
mezzo sepolta in capelli altrui. Così finirono le mie speranze sulla vedova per un
incidente che non si poteva certo prevedere, ma
che la naturale sequenza degli eventi aveva prodotto.
Senza disperare, tuttavia, intrapresi l’assedio di un cuore meno
implacabile. I fati furono di nuovo propizi per un breve
periodo; ma di nuovo un banale incidente s’intromise. Incontrando la mia
promessa sposa in un viale affollato dell’élite della città,
mi affrettavo a salutarla con uno dei miei inchini più studiati,
quando una minuscola particella di non so quale materia estranea, annidatasi nell’
angolo dell’occhio, mi rese, per il momento, completamente cieco.
Prima che potessi ricuperare la vista, la dama del mio amore era
sparita, irreparabilmente offesa da quella che le piacque considerare
una mia premeditata scortesia nel passarle accanto senza salutarla. Mentre
stavo sbalordito dalla subitaneità di questo accidente (che avrebbe potuto
capitare, del resto, a chiunque sotto il sole), e mentre
continuavo a essere incapace di vedere, fui avvicinato dall’Angelo
del Disagio, che mi offrì il suo aiuto con una cortesia che non avevo
ragione di aspettarmi. Esaminò il mio occhio in disordine con molta
delicatezza e abilità, m’informò che vi avevo dentro una goccia, e
(qualunque cosa fosse una «goccia») la tolse, e mi diede sollievo.
Giudicai ormai giunta l’ora di morire (poiché la fortuna era tanto
determinata a perseguitarmi), e mi avviai di conseguenza al
fiume più vicino. Qui, spogliandomi dei miei abiti (poiché non
c’è ragione per cui non si possa morire come si è nati), mi gettai
a capofitto nella corrente; unico testimone della mia sorte una
cornacchia solitaria che era stata indotta a mangiare
Mais saturato di brandy… e così si allontanò barcollando da lui
Ragazzi. Non appena ero entrato nell’acqua, quell’uccello se l’era già presa.
Prendere l’idea assurda di portare via la parte più indispensabile…
“La mia roba… Pertanto, per il momento, rinuncio al mio progetto suicida.”
Design: Mi sono semplicemente infilato le estremità inferiori nelle maniche…
Inseguii il criminale con tutte le mie forze
Agilità necessaria alle circostanze del caso
Ammetto… Ma il mio destino malvagio continuava ad inseguirmi. Mentre correvo a tutta velocità…
Velocità, con il naso sollevato nell’atmosfera, concentrato esclusivamente su.
Il ladro della mia proprietà… All’improvviso mi resi conto che i miei piedi…
Non riposava più su “terra ferma”; in realtà, l’avevo gettata via.
Sull’orlo del baratro… e inevitabilmente sarei caduto
“Diviso in pezzi… ma per fortuna sono riuscito ad afferrare l’estremità di quel lungo…”
Cordoni guida, che pendevano da un pallone in movimento.
Non appena ebbi ripreso abbastanza i sensi da poter comprendere…
“Terribile situazione nella quale mi trovavo… o meglio, in cui ero intrappolato… Feci del mio meglio per uscirne.”
Con tutta la forza dei miei polmoni per far conoscere quella situazione difficile a tutti
Un astronauta sopra di me. Ma per molto tempo ho cercato invano di raggiungerlo.
O quel idiota non era in grado di percepirmi, o quel malvagio non voleva farlo.
Nel frattempo, la macchina saliva rapidamente verso l’alto, mentre la mia forza diminuiva ancora di più.
Fallì rapidamente… Presto fui sul punto di arrendermi.
Il mio destino… e silenziosamente cadde nel mare, mentre il mio spirito…
Risvegliato improvvisamente dall’udire una voce vuota provenire dall’alto…
Sembrava che stesse canticchiando pigramente un brano d’opera… Alzando lo sguardo, lo notai.
L’Angelo del Disagio. Era appoggiato lì, con le braccia incrociate.
Il bordo dell’auto… e con una pipa in bocca…
Soffiava tranquillamente, sembrava essere in ottimi rapporti con se stesso.
E l’universo… Ero troppo esausto per parlare; quindi ho semplicemente…
Lo guardò con un’espressione supplichevole.
Per diversi minuti, anche se mi guardava dritto in faccia, lui…
Non disse nulla. Alla fine, tolse con cura il suo piumino da pipa…
Un sorriso condiscendente
Parla.
“Chi sei tu”, chiese, “e che diavolo ti dà il diritto di farlo?”
“Di fronte a tale insolenza, crudeltà e affettazione, io potrei…”
Titolo:
Rispondi soltanto emettendo la parola monosillabica “Aiuto!”
“Elp!”, gridò il delinquente, “non sono io… Provateci pure… aiutatevi da soli!”
“E poi… basta così!”
Con queste parole, lasciò cadere una pesante bottiglia di Kirschenwasser.
Che, cadendo esattamente sulla mia corona, mi fece.
Immagina che il mio cervello fosse completamente distrutto… Impressionante, vero?
Quest’idea… stavo per arrendermi e rinunciarvi.
fantasma, con grande calma, quando fui arrestato dal grido di.
Angel, che mi aveva detto di aspettare.
“Vecchio mio!”, disse; “non affrettarti… per favore. Vuoi prendere…”
Di una bottiglia strana… o forse l’hai già trovata e sei tornato da me?
“Zenzes?”
Mi affrettai quindi ad annuire due volte… una volta…
Negativo, il che significa che preferirei non prenderlo.
Al momento, un’altra bottiglia… E una volta presa la decisione di farlo, con l’intenzione di procedere.
Così da far intendere che fossi sobrio e che fossi effettivamente arrivato lì di mia volontà…
I sensi. Con questi mezzi riuscii in qualche modo ad addolcire l’Angelo.
“E tu credi davvero, dieci?” chiese lui, “alla fine? Tu credi davvero che sia dieci?”
“Qual è la possibilità che tu sia diverso?”
Annuii nuovamente in segno di accordo.
“E tu credevi in me, angelo del destino?”
Annuii di nuovo.
“E ammetti di essere stato completamente ubriaco e pazzo?”
Annuii ancora una volta.
Titolo:
“Metti la tua mano destra nella tasca della mano sinistra, dieci, dentro.”
“Un pegno del tuo desiderio di servire l’Angelo del Destino.”
Questa cosa… per motivi piuttosto ovvi, l’ho trovata del tutto impossibile da gestire.
Per prima cosa, il mio braccio sinistro si era rotto a causa della caduta.
Dalla scala… e quindi, se avessi lasciato andare la presa…
Destra… Devo averla lasciata andare del tutto. In secondo luogo, io…
Non avevo alcuna soluzione… finché non ho incontrato il corvo. Ero…
Pertanto costretto, con grande rammarico, ad scuotere la testa…
Titolo:
“Negativo… Intendendo così far capire all’Angelo che io…”
Gli sembrò scomodo, proprio in quel momento, dovergli obbedire
Una richiesta assolutamente ragionevole… Tuttavia, non appena smisi di tremare…
Più di quanto… nella mia testa
“Vai all’inferno, maledetto!” ruggì l’Angelo dell’Impariato.
Tagliando l’aria con queste parole, fece scorrere un coltello affilato…
“#Guida che mi teneva sospeso… e proprio in quel momento…”
Proprio sopra la mia stessa casa, (che, durante i miei viaggi, )
Era stato ricostruito in modo molto bello… ma purtroppo è successo che io ci inciampassi sopra.
“Giù a capofitto nel vasto camino… e atterrato nella sala da pranzo.”
Caminetto.
Al riprendermi conoscenza… (poiché la caduta era stata davvero violenta)
Mi ha lasciato sbalordito. L’ho trovato verso le quattro di mattina. Ero sdraiato.
Disteso dove ero caduto dal pallone… La mia testa…
Si prostrò nelle ceneri di un fuoco spento, mentre i miei piedi.
Posato sui resti di un piccolo tavolo rovesciato, e in mezzo a…
Frammenti di un dessert variegato, mescolati insieme
Un giornale, del vetro rotto e bottiglie infrante… e nulla più.
“Jug of the Schiedam Kirschenwasser: Così si vendicò…”
Angelo dell’Improbabile.
Mabbott afferma che Griswold “ovviamente aveva una versione rivista” di…
Titolo: Utilizzato nel volume del 1856 delle opere di Poe. Mabbott non lo fa…
Dimostrare questa affermazione, ma certamente non è irragionevole.
Editori e persino errori tipografici potrebbero aver contribuito a…
Tutti i piccolissimi cambiamenti apportati in questa versione… (Infatti, due di essi…)
Parole assolutamente necessarie che sono state chiaramente omesse per errore… Un editore
Avrebbe potuto correggere “‘Epigoniad’ di Wickliffe” in “‘Epigoniad’ di Wilkie”
“‘Epigoniad’, ma è improbabile che includesse anche ‘Tuckerman’s’”.
“Sicilia” viene aggiunta all’elenco dei libri letti dal narratore. Griswold…
Non esitava a ricorrere alla falsificazione, quando questo serviva ai suoi scopi… nelle lettere di Poe
Ma ci sarebbe troppo poco da guadagnare con un simile sforzo in questo contesto
[Instance.]
AN EXTRAVAGANZA.
It was a chilly November afternoon. I had just consummated an
unusually hearty dinner, of which the dyspeptic truffe formed
not the least important item, and was sitting alone in the
dining-room, with my feet upon the fender, and at my elbow a
small table which I had rolled up to the fire, and upon which
were some apologies for dessert, with some miscellaneous bottles
of wine, spirit and liqueur. In the morning I had been reading
Glover’s “Leonidas,” Wilkie’s “Epigoniad,” Lamartine’s
“Pilgrimage,” Barlow’s “Columbiad,” Tuckermann’s “Sicily,” and
Griswold’s “Curiosities”; I am willing to confess, therefore,
that I now felt a little stupid. I made effort to arouse myself
by aid of frequent Lafitte, and, all failing, I betook myself to
a stray newspaper in despair. Having carefully perused the column
of “houses to let,” and the column of “dogs lost,” and then the
two columns of “wives and apprentices runaway,” I attacked with
great resolution the editorial matter, and, reading it from
beginning to end without understanding a syllable, conceived the
possibility of its being Chinese, and so re-read it from the end
to the beginning, but with no more satisfactory result. I was
about throwing away, in disgust,
“This folio of four pages, happy work
Which not even critics criticise,”
when I felt my attention somewhat aroused by the paragraph which
follows:
“The avenues to death are numerous and strange. A London paper
mentions the decease of a person from a singular cause. He was
playing at ‘puff the dart,’ which is played with a long needle
inserted in some worsted, and blown at a target through a tin
tube. He placed the needle at the wrong end of the tube, and
drawing his breath strongly to puff the dart forward with force,
drew the needle into his throat. It entered the lungs, and in a
few days killed him.”
Upon seeing this I fell into a great rage, without exactly
knowing why. “This thing,” I exclaimed, “is a contemptible
falsehood—a poor hoax—the lees of the invention of some pitiable
penny-a-liner—of some wretched concoctor of accidents in
Cocaigne. These fellows, knowing the extravagant gullibility of
the age, set their wits to work in the imagination of improbable
possibilities—-of odd accidents, as they term them; but to a
reflecting intellect (like mine,” I added, in parenthesis,
putting my forefinger unconsciously to the side of my nose,) “to
a contemplative understanding such as I myself possess, it seems
evident at once that the marvelous increase of late in these ‘odd
accidents’ is by far the oddest accident of all. For my own part,
I intend to believe nothing henceforward that has anything of the
‘singular’ about it.”
“Mein Gott, den, vat a vool you bees for dat!” replied one of the
most remarkable voices I ever heard. At first I took it for a
rumbling in my ears—such as a man sometimes experiences when
getting very drunk—but, upon second thought, I considered the
sound as more nearly resembling that which proceeds from an empty
barrel beaten with a big stick; and, in fact, this I should have
concluded it to be, but for the articulation of the syllables and
words. I am by no means naturally nervous, and the very few
glasses of Lafitte which I had sipped served to embolden me no
little, so that I felt nothing of trepidation, but merely
uplifted my eyes with a leisurely movement, and looked carefully
around the room for the intruder. I could not, however, perceive
any one at all.
“Humph!” resumed the voice, as I continued my survey, “you mus pe
so dronk as de pig, den, for not zee me as I zit here at your
zide.”
Hereupon I bethought me of looking immediately before my nose,
and there, sure enough, confronting me at the table sat a
personage nondescript, although not altogether indescribable. His
body was a wine-pipe, or a rum-puncheon, or something of that
character, and had a truly Falstaffian air. In its nether
extremity were inserted two kegs, which seemed to answer all the
purposes of legs. For arms there dangled from the upper portion
of the carcass two tolerably long bottles, with the necks outward
for hands. All the head that I saw the monster possessed of was
one of those Hessian canteens which resemble a large snuff-box
with a hole in the middle of the lid. This canteen (with a funnel
on its top, like a cavalier cap slouched over the eyes) was set
on edge upon the puncheon, with the hole toward myself; and
through this hole, which seemed puckered up like the mouth of a
very precise old maid, the creature was emitting certain rumbling
and grumbling noises which he evidently intended for intelligible
talk.
“I zay,” said he, “you mos pe dronk as de pig, vor zit dare and
not zee me zit ere; and I zay, doo, you mos pe pigger vool as de
goose, vor to dispelief vat iz print in de print. ’Tiz de
troof—dat it iz—eberry vord ob it.”
“Who are you, pray?” said I, with much dignity, although somewhat
puzzled; “how did you get here? and what is it you are talking
about?”
“Az vor ow I com’d ere,” replied the figure, “dat iz none of your
pizzness; and as vor vat I be talking apout, I be talk apout vat
I tink proper; and as vor who I be, vy dat is de very ting I
com’d here for to let you zee for yourzelf.”
“You are a drunken vagabond,” said I, “and I shall ring the bell
Un lusso eccessivo.
Un freddo pomeriggio di novembre… Avevo appena completato…
Un pasto insolitamente sostanzioso, nel quale il tartufo, utile per i disturbi digestivi, giocò un ruolo importante…
Non l’elemento meno importante. Era seduto da solo lì dentro.
Sala da pranzo, con i piedi appoggiati al parapetto e accanto a me…
Un piccolo tavolo che avevo avvicinato al focolare, e su cui.
Qualche scusa come dessert… insieme a alcune bottiglie varie
Vino, spirito e liquori… La mattina precedente avevo letto…
“‘Leonidas’ di Glover, ‘Epigoniad’ di Wilkie, e Lamartine…”
“Pellegrinaggio”, la “Columbiade” di Barlow, la “Sicilia” di Tuckermann… e altri ancora.
“Griswold’s ‘Curiosities’; sono disposto ad ammetterlo”
Ora mi sentivo un po’ stupido… Ho provato a riprendermi.
Con l’aiuto di abbondanti quantità di Lafitte… e, quando anche questo non bastò, decisi di ricorrere ad altro.
Un giornale abbandonato, nel mezzo del dispero. Dopo averlo letto attentamente, quella rubrica.
Della sezione “case in affitto” e della colonna “cani persi”, e poi.
“Due colonne intitolate ‘Mogli e apprendisti fuggiti’, le ho analizzate attentamente…”
“Grande risoluzione nell’approfondimento editoriale: leggendolo attentamente…”
Dall’inizio alla fine senza capire una parola… concepito così.
Possibilità che sia cinese… e quindi lo rileggo da capo.
“Tornato all’inizio… ma senza ottenere risultati più soddisfacenti.”
Gettare via, con disgusto
“#Questo foglio di quattro pagine… un lavoro davvero felice.”
“Che nemmeno i critici osano criticare”
Quando il paragrafo riuscì a destare in me un certo interesse…
Titolo:
Seguì…
“I percorsi che portano alla morte sono numerosi e strani. Un giornale di )Londra, ”
La morte per una causa singola
Giocare a “Puff the Dart”, un gioco che si utilizza con un lungo ago
Infilato in un tessuto di lana robusta e scagliato contro un bersaglio attraverso una latta
Tubo. Inserì l’ago dall’estremità sbagliata del tubo…
Trattenendo il respiro con forza per scagliare la freccia con maggiore potenza…
Portò l’ago nella sua gola… Entrò nei polmoni, e poi…
“Pochi giorni lo uccisero.”
In preda alla rabbia furiosa
“Questo oggetto”, esclamai, “è davvero spregevole”.
Menzogna: una misera truffa… il retrogusto di un’invenzione patetica
Penny-a-Liner – di qualche misero inventore di disastri…
Cocaigne. Questi individui, consapevoli della loro eccessiva credulità…
A quell’età, mettevano a frutto la loro immaginazione per creare storie improbabili.
Possibilità… di strani incidenti, come li chiamano loro; ma per un…
“Riflettendo l’intelligenza… come la mia”, aggiunsi tra parentesi.
“Mettendo inconsciamente il dito indice sul lato del naso…”
Una comprensione riflessiva, come quella che possiedo io stesso…
Subito evidente che l’aumento straordinario registrato di recente in questi “strani”…
“L’incidente chiamato ‘Accidents’ è di gran lunga il più strano di tutti… Per quanto mi riguarda…”
Non intendo credere più nulla di ciò che abbia anche solo un minimo di…
“Qualcosa di davvero unico al riguardo…”
“Mio Dio, ma perché quelle api devono fare una cosa del genere?” rispose uno di loro.
“Le voci più straordinarie che abbia mai sentito… All’inizio le ho scambiate per…”
“Rumore continuo nelle mie orecchie… come talvolta accade a una persona…”
Diventando molto ubriaco… ma, ripensandoci, ho deciso di…
Suona più simile a ciò che proviene da qualcosa di vuoto
“Rotto a colpi di bastone; e, in realtà, questo è proprio ciò che avrei dovuto fare…”
Concluse che fosse così, ma a causa della diversa articolazione delle sillabe…
Titolo:
Parole… Non sono affatto di natura nervosa, e le poche volte in cui lo sono…
“Gli bicchieri di Lafitte che avevo bevuto non fecero altro che darmi più coraggio…”
“Un po’ solo, così da non provare alcuna apprensione, ma soltanto…”
Alzai lo sguardo con movimenti lenti e attenti, osservando attentamente intorno a me.
“Cercavo ovunque nella stanza l’intruso… Ma non riuscivo a trovarlo.”
Assolutamente nessuno.
“Humph!” riprese la voce mentre continuavo il mio esame, “dovete…”
Ubriaco come un maiale… eppure non mi vedi nemmeno qui, seduto accanto a te
“Zide.”
Qui mi venne in mente di guardare immediatamente ciò che avevo davanti al naso.
E lì, proprio come previsto, seduto di fronte a me al tavolo c’era…
Personaggio poco descrittivo, anche se non del tutto impossibile da descrivere… Il suo
Il corpo assomigliava a un tubo per vino, o a una bottiglia di rum, o qualcosa del genere.
Personaggio dal carattere davvero tipico di Falstaff… Nel suo aspetto esteriore…
Due barili furono inseriti nelle estremità, e sembrava che questo risolvesse ogni problema…
Lo scopo delle gambe… Mentre per le braccia, pendevano dalla parte superiore del corpo.
“Di due bottiglie abbastanza lunghe, con il collo rivolto all’esterno…”
Per quanto riguarda le mani. Tutto ciò che vedevo nella testa di quel mostro era.
Uno di quei cantinieri hesseiani che assomigliano a grandi scatole da tabacco.
“Con un foro al centro del coperchio… Questa borraccia (munita di imbuto)”
Sopra, come un cappello da cavaliere che copre gli occhi, era posizionato…
Sul filo del rasoio, con il foro rivolto verso di me…
Attraverso questo buco, che sembrava raggrinzito come la bocca di…
La vecchia zitella estremamente precisa… quella creatura emetteva certi suoni rimbombanti
Rumori di lamentele che, evidentemente, intendeva far capire…
Parlare.
“Dico io,” disse lui, “non potresti bere come un maiale, per poi avere il coraggio di…”
Non sono qui; e dico: devi proprio comportarti come un maiale…
Sciogliere i misteri nascosti nella stampa…
“Troof… è davvero una parola molto strana, non è vero?”
“Chi siete, per favore?”, dissi con grande dignità, anche se un po’…
Perplesso… “Come sei arrivato qui? E di cosa stai parlando?”
“Su cosa?”
“Non è affar vostro”, rispose la figura, “non c’entra nulla con voi”.
Pizzness… e mentre ne parlo, sto proprio parlando di questo.
“Mi occupo di queste cose con cura… E, dato chi sono, è proprio questo che faccio.”
“Sono venuto qui per farvi vedere con i vostri occhi.”
“Sei un ubriacone e un vagabondo”, dissi, “e suonerò il campanello”.
and order my footman to kick you into the street.”
“He! he! he!” said the fellow, “hu! hu! hu! dat you can’t do.”
“Can’t do!” said I, “what do you mean?—I can’t do what?”
“Ring de pell,” he replied, attempting a grin with his little
villanous mouth.
Upon this I made an effort to get up, in order to put my threat
into execution; but the ruffian just reached across the table
very deliberately, and hitting me a tap on the forehead with the
neck of one of the long bottles, knocked me back into the
arm-chair from which I had half arisen. I was utterly astounded;
and, for a moment, was quite at a loss what to do. In the
meantime, he continued his talk.
“You zee,” said he, “it iz te bess vor zit still; and now you
shall know who I pe. Look at me! zee! I am te Angel ov te Odd.”
“And odd enough, too,” I ventured to reply; “but I was always
under the impression that an angel had wings.”
“Te wing!” he cried, highly incensed, “vat I pe do mit te wing?
Mein Gott! do you take me vor a shicken?”
“No—oh no!” I replied, much alarmed, “you are no
chicken—certainly not.”
“Well, den, zit still and pehabe yourself, or I’ll rap you again
mid me vist. It iz te shicken ab te wing, und te owl ab te wing,
und te imp ab te wing, und te head-teuffel ab te wing. Te angel
ab not te wing, and I am te Angel ov te Odd.”
“And your business with me at present is—is—”
“My pizzness!” ejaculated the thing, “vy vat a low bred buppy you
mos pe vor to ask a gentleman und an angel apout his pizziness!”
This language was rather more than I could bear, even from an
angel; so, plucking up courage, I seized a salt-cellar which lay
within reach, and hurled it at the head of the intruder. Either
he dodged, however, or my aim was inaccurate; for all I
accomplished was the demolition of the crystal which protected
the dial of the clock upon the mantel-piece. As for the Angel, he
evinced his sense of my assault by giving me two or three hard
consecutive raps upon the forehead as before. These reduced me at
once to submission, and I am almost ashamed to confess that
either through pain or vexation, there came a few tears into my
eyes.
“Mein Gott!” said the Angel of the Odd, apparently much softened
at my distress; “mein Gott, te man is eder ferry dronk or ferry
zorry. You mos not trink it so strong—you mos put te water in te
wine. Here, trink dis, like a goot veller, und don’t gry
now—don’t!”
Hereupon the Angel of the Odd replenished my goblet (which was
about a third full of Port) with a colorless fluid that he poured
from one of his hand bottles. I observed that these bottles had
labels about their necks, and that these labels were inscribed
“Kirschenwasser.”
The considerate kindness of the Angel mollified me in no little
measure; and, aided by the water with which he diluted my Port
more than once, I at length regained sufficient temper to listen
to his very extraordinary discourse. I cannot pretend to recount
all that he told me, but I gleaned from what he said that he was
the genius who presided over the contretemps of mankind, and
whose business it was to bring about the odd accidents which
are continually astonishing the skeptic. Once or twice, upon my
venturing to express my total incredulity in respect to his
pretensions, he grew very angry indeed, so that at length I
considered it the wiser policy to say nothing at all, and let him
have his own way. He talked on, therefore, at great length, while
I merely leaned back in my chair with my eyes shut, and amused
myself with munching raisins and filliping the stems about the
room. But, by and by, the Angel suddenly construed this behavior
of mine into contempt. He arose in a terrible passion, slouched
his funnel down over his eyes, swore a vast oath, uttered a
threat of some character which I did not precisely comprehend,
and finally made me a low bow and departed, wishing me, in the
language of the archbishop in Gil-Blas, “_beaucoup de bonheur et
un peu plus de bon sens_.”
His departure afforded me relief. The very few glasses of
Lafitte that I had sipped had the effect of rendering me drowsy,
and I felt inclined to take a nap of some fifteen or twenty
minutes, as is my custom after dinner. At six I had an
appointment of consequence, which it was quite indispensable that
I should keep. The policy of insurance for my dwelling house had
expired the day before; and, some dispute having arisen, it was
agreed that, at six, I should meet the board of directors of the
company and settle the terms of a renewal. Glancing upward at the
clock on the mantel-piece, (for I felt too drowsy to take out my
watch), I had the pleasure to find that I had still twenty-five
minutes to spare. It was half past five; I could easily walk to
the insurance office in five minutes; and my usual siestas had
never been known to exceed five and twenty. I felt sufficiently
safe, therefore, and composed myself to my slumbers forthwith.
Having completed them to my satisfaction, I again looked toward
the time-piece and was half inclined to believe in the
possibility of odd accidents when I found that, instead of my
ordinary fifteen or twenty minutes, I had been dozing only three;
for it still wanted seven and twenty of the appointed hour. I
“E ordinerò al mio valletto di buttarvi in strada.”
“Ehi! Ehi! Ehi!”, disse quell’uomo, “ehi! Ehi! Ehi! Vediamo se riuscite davvero a farlo…”
“Non posso farlo!”, dissi, “che cosa intendi?… Non posso fare cosa?”
“Anello di pelle”, rispose, cercando di sorridere con quel suo piccolo…
Bocca malvagia.
Cercai con tutte le mie forze di alzarmi, per poter mettere in atto la mia minaccia
“Mentre veniva messo in atto… quel delinquente allungò semplicemente la mano attraverso il tavolo.”
Con estrema deliberazione, mi diede una pacca sulla fronte…
“La parte superiore di una di quelle lunghe bottiglie… mi ha fatto barcollare all’indietro…”
“La poltrona da cui avevo appena iniziato ad alzarmi… Ero completamente sbalordito.”
E, per un momento, non seppe proprio cosa fare. In quel momento…
Nel frattempo, continuò la sua conversazione.
“Vedi,” disse lui, “è meglio restare fermi in questo momento… E ora tu…”
“Scoprirete chi sono… Guardatemi! Ecco… Io sono l’Angelo del Destino.”
“E stranamente anche,” osai rispondere; “ma io ho sempre…”
Con l’impressione che un angelo avesse le ali.
“Ti odio!”, gridò, furioso, “perché devo sopportare tutto questo con te?”
Mein Gott! Mi stai prendendo in giro?
“Mai… oh, mai!” risposi, molto allarmata, “tu non sei…”
“Pollo… di certo no.”
“Allora, sta fermo e taci, altrimenti ti picchierò di nuovo.”
Nel mio cuore… È come il frullio delle ali di un uccello, e il richiamo di una civetta.
E tu voli con le ali, e tu ti getti giù dalla testa… L’angelo
“Non volo al tuo fianco, ma sono l’Angelo del Destino.”
“E la tua questione riguardo a me in questo momento è…”
“La mia ‘pizzza’!”, esclamò quella creatura, “ma che razza di essere di bassa lega sei…”
“Devo chiedere a un gentiluomo e a un angelo cosa causi questa vertigine…”
Una lingua insopportabile… persino per me
Angelo. Allora, raccolto tutto il mio coraggio, afferrai una saliera che si trovava lì.
A portata di mano… e lo scagliò contro la testa dell’intruso. O qualcosa del genere.
Evitò, comunque… o forse la mia mira era imprecisa; perché in ogni caso…
La distruzione del cristallo che lo proteggeva è stata completata.
Il quadrante dell’orologio sul caminetto. Per quanto riguarda l’Angelo, lui.
Dimostrò il suo disappunto per la mia aggressione comportandosi in modo brusco e deciso con me.
Tre colpi consecutivi sulla fronte, come prima… Questo mi ridusse in uno stato di…
Una volta resosi conto della sottomissione… e mi vergogno quasi ad ammetterlo
Sia per il dolore che per l’irritazione, mi vennero giù qualche lacrima.
occhi.
“Mio Dio!”, disse l’Angelo dell’Impariato, apparentemente molto commosso.
Titolo:
“Nel mio momento di difficoltà… ‘Mio Dio, quell’uomo è o ubriaco o pazzo’”
Scusa. Non devi berlo così forte: devi aggiungere un po’ d’acqua prima di berlo.
Vino… Bevi un po’, come un vero gentiluomo, e non fare storie.
“Ora… no!”
Allora l’Angelo dell’Impari riempì di nuovo il mio calice (che era vuoto).
Una terza parte piena di Porto… e un liquido incolore che versò
Da una delle sue bottiglie fatte a mano… Notai che queste bottiglie avevano…
Titolo:
Etichette attaccate al collo, e queste etichette erano incise…
“Kirschenwasser.”
La gentilezza premurosa dell’Angelo mi ha molto consolato.
Una misura precisa. E, con l’aiuto dell’acqua con cui aveva diluito il mio Porto.
Più di una volta, alla fine sono riuscito a riprendere abbastanza calma per ascoltare
A discorso davvero straordinario… Non oso nemmeno tentare di descriverlo.
Tutto ciò che mi ha detto… ma da quanto ha raccontato ho capito che lui era…
Il genio che ha guidato attraverso i contrattempi dell’umanità…
Titolo:
A chi spettava il compito di causare quegli strani incidenti…
continuano a sorprendere il scettico. Una o due volte, quando ero.
Osando esprimere la mia totale incredulità riguardo a lui.
Le sue pretese lo fecero arrabbiare moltissimo, al punto che alla fine…
Ritenne più saggio non dire nulla e lasciarlo fare.
“Fare a modo suo… Parlò quindi per un lungo tempo, mentre…”
Mi appoggiai semplicemente allo schienale della sedia, con gli occhi chiusi, e mi divertii…
Mangiando uvetta e mordicchiando i gambi…
Stanza… Ma, poco dopo, l’Angelo interpretò improvvisamente questo comportamento in un altro modo.
Disprezzo per il mio operato. Si alzò, invaso da una furia terribile…
“Con il cappello che gli copriva interamente gli occhi, pronunciò un giuramento solenne…”
Minaccia di un personaggio che non ho compreso appieno
E infine fece un lieve inchino e se ne andò, augurandomi…
Titolo:
La lingua dell’arcivescovo in “Gil-Blas”: “Molto felicità…”
“Un po’ più di buon senso…”
La sua partenza mi ha dato sollievo. Le pochissime coppe di…
Il Lafitte che avevo bevuto mi ha reso sonnolento.
E mi venne voglia di fare un pisolino di quindici o venti minuti…
“Minuti… come è mia abitudine dopo cena. Alle sei ho…”
Titolo:
Un appuntamento di grande importanza… del quale non si poteva assolutamente fare a meno.
Dovrei tenerla. La polizza assicurativa della mia abitazione, la mia casa, aveva.
Scaduto il giorno prima; e, essendo sorta una disputa,…
Concordato che, alle sei, dovrei incontrare il consiglio di amministrazione della…
Negoziazione e definizione dei termini di rinnovo. Alzando lo sguardo…
L’orologio sul caminetto, perché mi sentivo troppo assonnato per prenderlo e controllarlo.
Venti-cinque ancora
Minuti in più… Erano le cinque e mezza; potevo tranquillamente andare a piedi…
Ufficio assicurativo in cinque minuti… e le mie solite sieste…
Mai si è verificato che superasse i cinquantadue. Mi sentivo abbastanza…
Ero quindi al sicuro, quindi mi rilassai immediatamente e mi addormentai.
Una volta terminati con soddisfazione, ho di nuovo rivolto lo sguardo verso…
Quell’orologio, e lui era quasi disposto a crederci.
Titolo:
La possibilità di incidenti imprevisti… quando scoprii che, al posto del mio…
“Solo tre minuti di sonno in quei soliti quindici o venti minuti…”
Ancora ventisette minuti all’orario stabilito…
betook myself again to my nap, and at length a second time awoke,
when, to my utter amazement, it still wanted twenty-seven
minutes of six. I jumped up to examine the clock, and found that
it had ceased running. My watch informed me that it was half past
seven; and, of course, having slept two hours, I was too late for
my appointment. “It will make no difference,” I said: “I can call
at the office in the morning and apologize; in the meantime what
can be the matter with the clock?” Upon examining it I discovered
that one of the raisin stems which I had been filliping about the
room during the discourse of the Angel of the Odd, had flown
through the fractured crystal, and lodging, singularly enough, in
the key-hole, with an end projecting outward, had thus arrested
the revolution of the minute hand.
“Ah!” said I, “I see how it is. This thing speaks for itself. A
natural accident, such as will happen now and then!”
I gave the matter no further consideration, and at my usual hour
retired to bed. Here, having placed a candle upon a reading stand
at the bed head, and having made an attempt to peruse some pages
of the “Omnipresence of the Deity,” I unfortunately fell asleep
in less than twenty seconds, leaving the light burning as it was.
My dreams were terrifically disturbed by visions of the Angel of
the Odd. Methought he stood at the foot of the couch, drew aside
the curtains, and, in the hollow, detestable tones of a rum
puncheon, menaced me with the bitterest vengeance for the
contempt with which I had treated him. He concluded a long
harangue by taking off his funnel-cap, inserting the tube into my
gullet, and thus deluging me with an ocean of Kirschenwässer,
which he poured, in a continuous flood, from one of the long
necked bottles that stood him instead of an arm. My agony was at
length insufferable, and I awoke just in time to perceive that a
rat had ran off with the lighted candle from the stand, but not
in season to prevent his making his escape with it through the
hole. Very soon, a strong suffocating odor assailed my nostrils;
the house, I clearly perceived, was on fire. In a few minutes the
blaze broke forth with violence, and in an incredibly brief
period the entire building was wrapped in flames. All egress from
my chamber, except through a window, was cut off. The crowd,
however, quickly procured and raised a long ladder. By means of
this I was descending rapidly, and in apparent safety, when a
huge hog, about whose rotund stomach, and indeed about whose
whole air and physiognomy, there was something which reminded me
of the Angel of the Odd,—when this hog, I say, which hitherto had
been quietly slumbering in the mud, took it suddenly into his
head that his left shoulder needed scratching, and could find no
more convenient rubbing-post than that afforded by the foot of
the ladder. In an instant I was precipitated and had the
misfortune to fracture my arm.
This accident, with the loss of my insurance, and with the more
serious loss of my hair, the whole of which had been singed off
by the fire, predisposed me to serious impressions, so that,
finally, I made up my mind to take a wife. There was a rich widow
disconsolate for the loss of her seventh husband, and to her
wounded spirit I offered the balm of my vows. She yielded a
reluctant consent to my prayers. I knelt at her feet in gratitude
and adoration. She blushed and bowed her luxuriant tresses into
close contact with those supplied me, temporarily, by Grandjean.
I know not how the entanglement took place, but so it was. I
arose with a shining pate, wigless; she in disdain and wrath,
half buried in alien hair. Thus ended my hopes of the widow by an
accident which could not have been anticipated, to be sure, but
which the natural sequence of events had brought about.
Without despairing, however, I undertook the siege of a less
implacable heart. The fates were again propitious for a brief
period; but again a trivial incident interfered. Meeting my
betrothed in an avenue thronged with the élite of the city, I
was hastening to greet her with one of my best considered bows,
when a small particle of some foreign matter, lodging in the
corner of my eye, rendered me, for the moment, completely blind.
Before I could recover my sight, the lady of my love had
disappeared—irreparably affronted at what she chose to consider
my premeditated rudeness in passing her by ungreeted. While I
stood bewildered at the suddenness of this accident, (which might
have happened, nevertheless, to any one under the sun), and while
I still continued incapable of sight, I was accosted by the Angel
of the Odd, who proffered me his aid with a civility which I had
no reason to expect. He examined my disordered eye with much
gentleness and skill, informed me that I had a drop in it, and
(whatever a “drop” was) took it out, and afforded me relief.
I now considered it high time to die, (since fortune had so
determined to persecute me,) and accordingly made my way to the
nearest river. Here, divesting myself of my clothes, (for there
is no reason why we cannot die as we were born), I threw myself
headlong into the current; the sole witness of my fate being a
solitary crow that had been seduced into the eating of
mi rimisi a sonnecchiare, e alla fine mi svegliai una seconda volta,
quando, con mio totale stupore, mancavano ancora ventisette
minuti alle sei. Balzai in piedi per esaminare l’orologio, e trovai che
aveva cessato di camminare. Il mio orologio da tasca m’informò che erano le sette e
mezza; e naturalmente, avendo dormito due ore, ero troppo in ritardo per
il mio appuntamento. «Non farà differenza», dissi: «posso passare
in ufficio domattina e scusarmi; nel frattempo che cosa
può avere l’orologio?» Esaminandolo scoprii
che uno dei raspi d’uva passa che avevo schiccherato per la
stanza durante il discorso dell’Angelo del Disagio era volato
attraverso il cristallo incrinato e, conficcandosi, per singolare combinazione, nel
buco della chiave, con un’estremità sporgente all’infuori, aveva così arrestato
la rotazione della lancetta dei minuti.
«Ah!» dissi, «vedo come stanno le cose. La faccenda parla da sé. Un
accidente naturale, di quelli che capitano di tanto in tanto!»
Non diedi altra considerazione alla cosa, e alla mia ora consueta
mi ritirai a letto. Qui, dopo aver posato una candela su un leggio
al capezzale, e dopo aver tentato di scorrere alcune pagine
dell’«Onnipresenza della Divinità», mi addormentai purtroppo
in meno di venti secondi, lasciando il lume acceso com’era.
I miei sogni furono spaventosamente turbati da visioni dell’Angelo del
Disagio. Mi parve che stesse ai piedi del giaciglio, che scostasse
le cortine e, con i toni cavernosi e detestabili di una botte
da rum, mi minacciasse la più amara vendetta per il
disprezzo con cui l’avevo trattato. Concluse una lunga
arringa togliendosi il berretto a imbuto, infilandomi il tubo in
gola, e inondandomi così di un oceano di Kirschenwässer,
che versava, in un flusso continuo, da una delle bottiglie dal lungo
collo che gli servivano da braccio. La mia agonia divenne alla
fine insopportabile, e mi svegliai giusto in tempo per accorgermi che un
ratto era scappato con la candela accesa presa dal leggio, ma non
in tempo per impedirgli di fuggirsene con essa attraverso il
buco. Ben presto un forte odore soffocante mi assalì le narici:
la casa, me ne accorsi chiaramente, era in fiamme. In pochi minuti l’
incendio divampò con violenza, e in un lasso di tempo incredibilmente
breve l’intero edificio fu avvolto dalle fiamme. Ogni uscita dalla
mia stanza, tranne che per una finestra, era tagliata. La folla,
però, si procurò e rizzò in fretta una lunga scala. Per mezzo di
essa stavo scendendo rapidamente, e in apparente salvezza, quando un
porco enorme, nel cui ventre rotondo, e anzi in tutta la cui
aria e fisionomia, c’era qualcosa che mi ricordava
l’Angelo del Disagio — quando questo porco, dico, che fino allora
aveva sonnecchiato tranquillo nel fango, si mise a un tratto in
testa che la spalla sinistra avesse bisogno d’essere grattata, e non seppe trovare
palo da strofinamento più comodo di quello offerto dal piede
della scala. In un istante fui precipitato a terra ed ebbi la
sventura di fratturarmi un braccio.
Questo incidente, con la perdita della mia assicurazione, e con la più
grave perdita dei miei capelli, tutti quanti bruciacchiati via
dal fuoco, mi predispose a serie impressioni, sicché,
alla fine, mi decisi a prender moglie. C’era una ricca vedova
inconsolabile per la perdita del suo settimo marito, e al suo
spirito ferito offersi il balsamo dei miei voti. Ella cedette un
riluttante consenso alle mie preghiere. M’inginocchiai ai suoi piedi in gratitudine
e adorazione. Ella arrossì e chinò le sue rigogliose trecce in
stretto contatto con quelle fornitemi, temporaneamente, da Grandjean.
Non so come avvenne l’aggrovigliamento, ma così fu. Mi
rialzai con la zucca lucente, senza parrucca; ella con sdegno e ira,
mezzo sepolta in capelli altrui. Così finirono le mie speranze sulla vedova per un
incidente che non si poteva certo prevedere, ma
che la naturale sequenza degli eventi aveva prodotto.
Senza disperare, tuttavia, intrapresi l’assedio di un cuore meno
implacabile. I fati furono di nuovo propizi per un breve
periodo; ma di nuovo un banale incidente s’intromise. Incontrando la mia
promessa sposa in un viale affollato dell’élite della città,
mi affrettavo a salutarla con uno dei miei inchini più studiati,
quando una minuscola particella di non so quale materia estranea, annidatasi nell’
angolo dell’occhio, mi rese, per il momento, completamente cieco.
Prima che potessi ricuperare la vista, la dama del mio amore era
sparita, irreparabilmente offesa da quella che le piacque considerare
una mia premeditata scortesia nel passarle accanto senza salutarla. Mentre
stavo sbalordito dalla subitaneità di questo accidente (che avrebbe potuto
capitare, del resto, a chiunque sotto il sole), e mentre
continuavo a essere incapace di vedere, fui avvicinato dall’Angelo
del Disagio, che mi offrì il suo aiuto con una cortesia che non avevo
ragione di aspettarmi. Esaminò il mio occhio in disordine con molta
delicatezza e abilità, m’informò che vi avevo dentro una goccia, e
(qualunque cosa fosse una «goccia») la tolse, e mi diede sollievo.
Giudicai ormai giunta l’ora di morire (poiché la fortuna era tanto
determinata a perseguitarmi), e mi avviai di conseguenza al
fiume più vicino. Qui, spogliandomi dei miei abiti (poiché non
c’è ragione per cui non si possa morire come si è nati), mi gettai
a capofitto nella corrente; unico testimone della mia sorte una
cornacchia solitaria che era stata indotta a mangiare
brandy-saturated corn, and so had staggered away from his
fellows. No sooner had I entered the water than this bird took it
into its head to fly away with the most indispensable portion of
my apparel. Postponing, therefore, for the present, my suicidal
design, I just slipped my nether extremities into the sleeves of
my coat, and betook myself to a pursuit of the felon with all the
nimbleness which the case required and its circumstances would
admit. But my evil destiny attended me still. As I ran at full
speed, with my nose up in the atmosphere, and intent only upon
the purloiner of my property, I suddenly perceived that my feet
rested no longer upon terra-firma; the fact is, I had thrown
myself over a precipice, and should inevitably have been dashed
to pieces but for my good fortune in grasping the end of a long
guide-rope, which depended from a passing balloon.
As soon as I sufficiently recovered my senses to comprehend the
terrific predicament in which I stood or rather hung, I exerted
all the power of my lungs to make that predicament known to the
æronaut overhead. But for a long time I exerted myself in vain.
Either the fool could not, or the villain would not perceive me.
Meantime the machine rapidly soared, while my strength even more
rapidly failed. I was soon upon the point of resigning myself to
my fate, and dropping quietly into the sea, when my spirits were
suddenly revived by hearing a hollow voice from above, which
seemed to be lazily humming an opera air. Looking up, I perceived
the Angel of the Odd. He was leaning with his arms folded, over
the rim of the car; and with a pipe in his mouth, at which he
puffed leisurely, seemed to be upon excellent terms with himself
and the universe. I was too much exhausted to speak, so I merely
regarded him with an imploring air.
For several minutes, although he looked me full in the face, he
said nothing. At length removing carefully his meerschaum from
the right to the left corner of his mouth, he condescended to
speak.
“Who pe you,” he asked, “und what der teuffel you pe do dare?”
To this piece of impudence, cruelty and affectation, I could
reply only by ejaculating the monosyllable “Help!”
“Elp!” echoed the ruffian—“not I. Dare iz te pottle—elp yourself,
und pe tam’d!”
With these words he let fall a heavy bottle of Kirschenwasser
which, dropping precisely upon the crown of my head, caused me to
imagine that my brains were entirely knocked out. Impressed with
this idea, I was about to relinquish my hold and give up the
ghost with a good grace, when I was arrested by the cry of the
Angel, who bade me hold on.
“Old on!” he said; “don’t pe in te urry—don’t. Will you pe take
de odder pottle, or ave you pe got zober yet and come to your
zenzes?”
I made haste, hereupon, to nod my head twice—once in the
negative, meaning thereby that I would prefer not taking the
other bottle at present—and once in the affirmative, intending
thus to imply that I was sober and had positively come to my
senses. By these means I somewhat softened the Angel.
“Und you pelief, ten,” he inquired, “at te last? You pelief, ten,
in te possibilty of te odd?”
I again nodded my head in assent.
“Und you ave pelief in me, te Angel of te Odd?”
I nodded again.
“Und you acknowledge tat you pe te blind dronk and te vool?”
I nodded once more.
“Put your right hand into your left hand preeches pocket, ten, in
token ov your vull zubmizzion unto te Angel ov te Odd.”
This thing, for very obvious reasons, I found it quite impossible
to do. In the first place, my left arm had been broken in my fall
from the ladder, and, therefore, had I let go my hold with the
right hand, I must have let go altogether. In the second place, I
could have no breeches until I came across the crow. I was
therefore obliged, much to my regret, to shake my head in the
negative—intending thus to give the Angel to understand that I
found it inconvenient, just at that moment, to comply with his
very reasonable demand! No sooner, however, had I ceased shaking
my head than—
“Go to der teuffel, ten!” roared the Angel of the Odd.
In pronouncing these words, he drew a sharp knife across the
guide-rope by which I was suspended, and as we then happened to
be precisely over my own house, (which, during my peregrinations,
had been handsomely rebuilt,) it so occurred that I tumbled
headlong down the ample chimney and alit upon the dining-room
hearth.
Upon coming to my senses, (for the fall had very thoroughly
stunned me,) I found it about four o’clock in the morning. I lay
outstretched where I had fallen from the balloon. My head
grovelled in the ashes of an extinguished fire, while my feet
reposed upon the wreck of a small table, overthrown, and amid the
fragments of a miscellaneous dessert, intermingled with a
newspaper, some broken glass and shattered bottles, and an empty
jug of the Schiedam Kirschenwasser. Thus revenged himself the
Angel of the Odd.
[Mabbott states that Griswold “obviously had a revised form” for
use in the 1856 volume of Poe’s works. Mabbott does not
substantiate this claim, but it is surely not unreasonable. An
editor, and even typographical errors, may have produced nearly
all of the very minor changes made in this version. (Indeed, two
very necessary words were clearly dropped by accident.) An editor
might have corrected “Wickliffe’s ‘Epigoniad’” to “Wilkie’s
‘Epigoniad’,” but is unlikely to have added “Tuckerman’s
‘Sicily’” to the list of books read by the narrator. Griswold was
not above forgery (in Poe’s letters) when it suited his purpose,
but would have too little to gain by such an effort in this
instance.]
Mais saturato di brandy… e così si allontanò barcollando da lui
Ragazzi. Non appena ero entrato nell’acqua, quell’uccello se l’era già presa.
Prendere l’idea assurda di portare via la parte più indispensabile…
“La mia roba… Pertanto, per il momento, rinuncio al mio progetto suicida.”
Design: Mi sono semplicemente infilato le estremità inferiori nelle maniche…
Inseguii il criminale con tutte le mie forze
Agilità necessaria alle circostanze del caso
Ammetto… Ma il mio destino malvagio continuava ad inseguirmi. Mentre correvo a tutta velocità…
Velocità, con il naso sollevato nell’atmosfera, concentrato esclusivamente su.
Il ladro della mia proprietà… All’improvviso mi resi conto che i miei piedi…
Non riposava più su “terra ferma”; in realtà, l’avevo gettata via.
Sull’orlo del baratro… e inevitabilmente sarei caduto
“Diviso in pezzi… ma per fortuna sono riuscito ad afferrare l’estremità di quel lungo…”
Cordoni guida, che pendevano da un pallone in movimento.
Non appena ebbi ripreso abbastanza i sensi da poter comprendere…
“Terribile situazione nella quale mi trovavo… o meglio, in cui ero intrappolato… Feci del mio meglio per uscirne.”
Con tutta la forza dei miei polmoni per far conoscere quella situazione difficile a tutti
Un astronauta sopra di me. Ma per molto tempo ho cercato invano di raggiungerlo.
O quel idiota non era in grado di percepirmi, o quel malvagio non voleva farlo.
Nel frattempo, la macchina saliva rapidamente verso l’alto, mentre la mia forza diminuiva ancora di più.
Fallì rapidamente… Presto fui sul punto di arrendermi.
Il mio destino… e silenziosamente cadde nel mare, mentre il mio spirito…
Risvegliato improvvisamente dall’udire una voce vuota provenire dall’alto…
Sembrava che stesse canticchiando pigramente un brano d’opera… Alzando lo sguardo, lo notai.
L’Angelo del Disagio. Era appoggiato lì, con le braccia incrociate.
Il bordo dell’auto… e con una pipa in bocca…
Soffiava tranquillamente, sembrava essere in ottimi rapporti con se stesso.
E l’universo… Ero troppo esausto per parlare; quindi ho semplicemente…
Lo guardò con un’espressione supplichevole.
Per diversi minuti, anche se mi guardava dritto in faccia, lui…
Non disse nulla. Alla fine, tolse con cura il suo piumino da pipa…
Un sorriso condiscendente
Parla.
“Chi sei tu”, chiese, “e che diavolo ti dà il diritto di farlo?”
“Di fronte a tale insolenza, crudeltà e affettazione, io potrei…”
Titolo:
Rispondi soltanto emettendo la parola monosillabica “Aiuto!”
“Elp!”, gridò il delinquente, “non sono io… Provateci pure… aiutatevi da soli!”
“E poi… basta così!”
Con queste parole, lasciò cadere una pesante bottiglia di Kirschenwasser.
Che, cadendo esattamente sulla mia corona, mi fece.
Immagina che il mio cervello fosse completamente distrutto… Impressionante, vero?
Quest’idea… stavo per arrendermi e rinunciarvi.
fantasma, con grande calma, quando fui arrestato dal grido di.
Angel, che mi aveva detto di aspettare.
“Vecchio mio!”, disse; “non affrettarti… per favore. Vuoi prendere…”
Di una bottiglia strana… o forse l’hai già trovata e sei tornato da me?
“Zenzes?”
Mi affrettai quindi ad annuire due volte… una volta…
Negativo, il che significa che preferirei non prenderlo.
Al momento, un’altra bottiglia… E una volta presa la decisione di farlo, con l’intenzione di procedere.
Così da far intendere che fossi sobrio e che fossi effettivamente arrivato lì di mia volontà…
I sensi. Con questi mezzi riuscii in qualche modo ad addolcire l’Angelo.
“E tu credi davvero, dieci?” chiese lui, “alla fine? Tu credi davvero che sia dieci?”
“Qual è la possibilità che tu sia diverso?”
Annuii nuovamente in segno di accordo.
“E tu credevi in me, angelo del destino?”
Annuii di nuovo.
“E ammetti di essere stato completamente ubriaco e pazzo?”
Annuii ancora una volta.
Titolo:
“Metti la tua mano destra nella tasca della mano sinistra, dieci, dentro.”
“Un pegno del tuo desiderio di servire l’Angelo del Destino.”
Questa cosa… per motivi piuttosto ovvi, l’ho trovata del tutto impossibile da gestire.
Per prima cosa, il mio braccio sinistro si era rotto a causa della caduta.
Dalla scala… e quindi, se avessi lasciato andare la presa…
Destra… Devo averla lasciata andare del tutto. In secondo luogo, io…
Non avevo alcuna soluzione… finché non ho incontrato il corvo. Ero…
Pertanto costretto, con grande rammarico, ad scuotere la testa…
Titolo:
“Negativo… Intendendo così far capire all’Angelo che io…”
Gli sembrò scomodo, proprio in quel momento, dovergli obbedire
Una richiesta assolutamente ragionevole… Tuttavia, non appena smisi di tremare…
Più di quanto… nella mia testa
“Vai all’inferno, maledetto!” ruggì l’Angelo dell’Impariato.
Tagliando l’aria con queste parole, fece scorrere un coltello affilato…
“#Guida che mi teneva sospeso… e proprio in quel momento…”
Proprio sopra la mia stessa casa, (che, durante i miei viaggi, )
Era stato ricostruito in modo molto bello… ma purtroppo è successo che io ci inciampassi sopra.
“Giù a capofitto nel vasto camino… e atterrato nella sala da pranzo.”
Caminetto.
Al riprendermi conoscenza… (poiché la caduta era stata davvero violenta)
Mi ha lasciato sbalordito. L’ho trovato verso le quattro di mattina. Ero sdraiato.
Disteso dove ero caduto dal pallone… La mia testa…
Si prostrò nelle ceneri di un fuoco spento, mentre i miei piedi.
Posato sui resti di un piccolo tavolo rovesciato, e in mezzo a…
Frammenti di un dessert variegato, mescolati insieme
Un giornale, del vetro rotto e bottiglie infrante… e nulla più.
“Jug of the Schiedam Kirschenwasser: Così si vendicò…”
Angelo dell’Improbabile.
Mabbott afferma che Griswold “ovviamente aveva una versione rivista” di…
Titolo: Utilizzato nel volume del 1856 delle opere di Poe. Mabbott non lo fa…
Dimostrare questa affermazione, ma certamente non è irragionevole.
Editori e persino errori tipografici potrebbero aver contribuito a…
Tutti i piccolissimi cambiamenti apportati in questa versione… (Infatti, due di essi…)
Parole assolutamente necessarie che sono state chiaramente omesse per errore… Un editore
Avrebbe potuto correggere “‘Epigoniad’ di Wickliffe” in “‘Epigoniad’ di Wilkie”
“‘Epigoniad’, ma è improbabile che includesse anche ‘Tuckerman’s’”.
“Sicilia” viene aggiunta all’elenco dei libri letti dal narratore. Griswold…
Non esitava a ricorrere alla falsificazione, quando questo serviva ai suoi scopi… nelle lettere di Poe
Ma ci sarebbe troppo poco da guadagnare con un simile sforzo in questo contesto
[Instance.]